VIA
LUCIS_2003
Celebrazione della resurrezione del Signore «Questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che ora vi annunziamo: Dio è luce e in lui non ci sono tenebre. Se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri » (1 Giovanni 1,Sss) «Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo; nella sua grande misericordia egli ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce (1 Pietro 1,3s)
G.
Esulti il coro degli angeli, esulti l'assemblea celeste: un inno di gloria
saluti il trionfo del Signore risorto.
T.
Gioisca la terra inondata da così grande splendore: la luce del Re eterno ha
vinto le tenebre del mondo.
G.
Gioisca la madre Chiesa, splendente della gloria del suo Signore...
T.
Questo è il tempo che salva su tutta la terra i credenti nel Cristo
dall'oscurità del peccato
e
dalla corruzione del mondo,
G.
Li consacra all'amore del Padre e li unisce nella comunione dei santi.
T.
Questo è il tempo in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte, risorge
vincitore dal sepolcro.
G.
Rallegriamoci ed esultiamo nel Signore, alleluia.
T.
Cristo, nostra Pasqua, è risorto, alleluia.
GESÙ
RISORGE DA MORTE
Dopo
il sabato, la festa. Dopo l'attesa nel buio, la luce. Dal seno della notte
esplode l'aurora; l'unica fra tante, la prima di tutte, l'alba della Pasqua,
l'inizio di un giorno che non avrà mai tramonto.
Inaugura
l'uomo nuovo: ieri crocifisso, oggi risuscitato per vivere senza fine.
Il terremoto, il candore come di neve, la luce come sul Tabor, sono segni della manifestazione di Dio.
Egli
tutto ribalta come la pietra del sepolcro «Ecco io faccio nuove le cose» (Ap
21,5)
Dio
è novità, è «bellezza sempre antica e sempre nuova», è giovane eterno, ci
vuole giovani per sempre. Nel battesimo ci ha dato il germe della giovinezza.
Siamo portatori di novità. Le donne, fedeli al Maestro, hanno in mano i vasetti
degli aromi per i morti.
L'angelo
annuncia una novità per la vita: «Non abbiate paura».
Da
sempre l'uomo aspettava questa notizia la morte è morta. È scoppiata la vita
G.
Cristo, nostra Pasqua, è
risorto. Alleluia.
T.
Facciamo festa nel Signore. Alleluia.
II
STAZIONE
I
DISCEPOLI TROVANO IL SEPOLCRO VUOTO
Quanta
concitazione attorno a una tomba. Maria di Màgdala, vista la pietra ribaltata,
corre in città.
Pietro e Giovanni accorrono al sepolcro dove era stato deposto il corpo in fretta, per l'imminente festa della Parasceve (Gv 19,42). Uno spettacolo inusuale in un sepolcro fresco:bende per terra e sudario da un canto.
Le
persone si agitano attorno alla tomba e cercano di capire.
Il
nuovo incute timore. Giovanni comincia a credere all'onnipotenza di Dio. Dio può,
Dio vuole, Dio fa.
Può, perché onnipotente.
Vuole,
perché Padre. Fà, perché fedele.
G.
Cristo, nostra Pasqua, è risorto. Alleluia.
T.
Facciamo festa nel Signore. Alleluia.
III
STAZIONE
IL
RISORTO SI MANIFESTA ALLA MADDALENA
Giovanni
e Pietro, tornati a Gerusalemme, attendono qualcosa di nuovo.
Maria
di Màgdàla invece resta li: attraverso il velo delle lacrime, osserva la
tomba.
Agli
angeli che la intèrrogano espone il motivo del suo pianto «Lo hanno portato
via».
È come paralizzata dal dolore.
Gesù
ancora in incognito la chiama per nome: «Maria». Il cuore della Maddalena si
infiamma, il volto si illumina di gioia, lo spirito si accende: è Lui che ha
pronunciato il suo nome con quell'accento unico, con quella carica tutta sua.
Maria, chiamata per nome, risponde con quell'altro nome carico di affetto e di rispetto immenso: «Maestro».
G.
Cristo, nostra Pasqua, è risorto. Alleluia.
T.
Facciamo festa nel Signore. Alleluia.
IV
STAZIONE
IL
RISORTO SULLA STRADA DI EMMAUS
«Io sono la strada» aveva detto Gesù.
Egli,
strada di Dio all'uomo, incrocia i viottoli oscuri dell'umanità lacerata dentro
e sfilacciata fuori. L'emblema di questo incrocio tra i passi luminosi di Cristo
e quelli vacillanti dell'uomo l'abbiamo sulla strada che và verso Emmaus, nel
mattino del giorno della risurrezione.
Il
Risorto, strada di Dio verso l'uomo, comincia a diventare la strada dell'uomo
verso Dio.
Era il giorno della luce, e i discepoli rimanevano ciechi. Era il giorno della gioia, e i discepoli rimanevano tristi. Era il giorno della Pasqua, e i discepoli rimanevano come morti. Dio tallona l'uomo sulle sue strade perché l'uomo è la sua premura.
Gesù
è Dio in incognito a Emmaus, e diventa nostro compagno di viaggio. Non rompe i
vetri delle nostre finestre, ma bussa, attende, entra, ascolta, interroga Poi,
con paziente pedagogia, spiega, cioè, si spiega.
G.
Cristo, nostra Pasqua, è risorto. Alleluia.
T.
Facciamo festa nel Signore. Alleluia.
V
STAZIONE
IL
RISORTO SI MANIFESTA ALLO SPEZZARE DEL PANE
Il
Signore Gesù entra nella locanda.
Su pressante invito dei due, si mette a tavola per la prima volta dopo la risurrezione. È la prima cena del Gesù celeste, dopo l'ultima cena del Gesù terrestre, è l'assaggio dell'eterna cena nel Regno.
Il
destino dell'uomo è la cena, cioè la comunione con Dio e con i figli di Dio.
I
due discepoli, preparati dal Maestro lungo la strada mediante la lettura della
Scrittura, aprono gli occhi nella frazione del pane. La fede completa l'apertura
del cuore.
È
lui, il Signore.
Emmaus
è un lento processo di riconoscimento. C'è la guida del Maestro verso il
nucleo della Parola.
E
poi c'è il gesto del Maestro, nell'attuazione del la grande Parola: la Cena.
G.
Cristo, nostra Pasqua, è risorto. Alleluia.
T.
Facciamo festa nel Signore. Alleluia.
VI
STAZIONE
IL
RISORTO SI MOSTRA VIVO AI DISCEPOLI
Il
Risorto è il maestro paziente sulla strada di Emmaus, come nel cenacolo.
Ecco un tratto della sua pedagogia pasquale: con la parola e con i gesti, guida i suoi alla convinzione della verità della risurrezione. Li porta dal terrore iniziale alla gioia incontenibile.
«Toccatemi,
verificatemi» (Lc 24,39).
Il
verbo che adopera connota l'esperienza tattile. Sarà il verbo del realismo
dell'annuncio cristiano. Giovanni, nella sua prima lettera, lo userà: «Lo
abbiamo toccato con le nostre mani» (1 Gv 1,1).
Il Risorto non è un'ombra.
La
risurrezione non è una favola. La Pasqua non è un mito. Il Risorto è vivo. Il
Risorto è vero.
È
il segno vero del Dio vivo.
È
la sua potenza d'amore. Il Risorto è il segno dell'uomo: la sua vittoria sulla
morte, sempre sognata e mai raggiunta. II bello della vita, che vive, qui
diventa vero.
È
sta davanti all'uomo.
Palpabile
come la carne di un bimbo appena nato. Il mondo ha bisogno di questa pedagogia
pasquale.
G.
Cristo, nostra Pasqua, è risorto. Alleluia.
T.
Facciamo festa nel Signore. Alleluia.
VII
STAZIONE
IL
RISORTO DÀ IL POTERE DI RIMETTERE I PECCATI
Lo Spirito Santo: ecco il primo dono pasquale che il Risorto, ormai costituito Signore invia, insieme con il Padre, agli uomini.
Nella
Pasqua, il Padre e l'Unigenito risuscitato offrono il loro massimo dono.
È
il loro vincolo eterno d'amore.
È
il loro «bacio infinito».
È
la loro gioia reciproca.
È
la loro festa senza ombre.
Lo
Spirito è simboleggiato con l'alito, che è il soffio di vita che parte dal
profondo del petto.
Proprio
come lo Spirito, che sgorga dal profondo della vita del Padre e del Figlio.
Perciò il Risorto comunica qui la pace, lo shalom: la remissione dei peccati.
Lo
Spirito è l'armonia perfetta fra il Padre e il Figlio. «Tanto il Padre ha
amato il mondo da donare suo Figlio» (Gv 3,16).
Tanto
il Padre e il Figlio risorto hanno amato il mondo da donare il loro Spirito.
Qui
si tocca il fondo dell'amore, che dona e perdona.
G.
Cristo, nostra Pasqua, è risorto. Alleluia.
T.
Facciamo festa nel Signore. Alleluia.
VIII
STAZIONE
IL
RISORTO CONFERMA LA FEDE DI TOMMASO
Tommaso,
l'incredulo, viene condotto per mano a toccare le piaghe di un morto
risuscitato.
Tocca,
si prostra ed esclama: «Mio Signore e mio Dio». Quelle cicatrici sono le
credenziali di Dio, sono la firma di Dio nell'operato di Gesù di Nazaret.
Sono la garanzia delle sue .dichiarazioni, con al centro la sua autoaffermazione: «Io sono la via. Io sono la verità. Io sono la vita.
Io
e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 14,6; 10,30). Qui il mondo tocca il segno
vero del Dio vivo. Tommaso faceva la sua esperienza a nome di noi tutti.
Fu
invitato a toccare le piaghe per noi tutti.
E
questo lo fece guarire dalle sue piaghe personali di incredulo.
E
attraverso questa esperienza, anche noi guariamo dalle nostre piaghe.
E
rifiorisce la fede.
G.
Cristo, nostra Pasqua, è risorto. Alleluia.
T.
Facciamo festa nel Signore. Alleluia.
IX
STAZIONE
IL
RISORTO SI INCONTRA CON I SUOI AL LAGO DI TIBERIADE
Gesù
chiede di mangiare.
Eppure non ne ha bisogno; il suo corpo è glorioso. Fa questa richiesta per condividere ancora, con gli uomini, le loro necessita, per partecipare alla loro mensa quotidiana.
Come
quando, al pozzo di Sicar, chiedeva l'acqua a una donna di Samaria.
Dio
che chiede: è un Dio inédito. Chiede all'uomo per introdursi nel mondo
dell'uomo e rispondervi con la sua potenza d'amore.
Domanda,
per stimolare i suoi a gettare le reti prima ostinatamente vuote e ora
prodigiosamente piene.
Poi li invita a una mensa lauta e lieta.
Senza
di lui, la tavola sarebbe stata misera e triste.
G.
Cristo, nostra Pasqua, è risorto. Alleluia.
T.
Facciamo festa nel Signore. Alleluia.
X
STAZIONE
IL
RISORTO CONFERISCE IL PRIMATO A PIETRO
Gesù
risorto incontra Pietro cuore a cuore, con lo sfondo sonoro dello sciabordio
del suo lago.
Dopo
ogni grande incontro, c'è una grande consegna. Gli sollecita la triplice
dichiarazione di amore: «Mi ami tu, Simone, più di costoro?». Tre volte,
qualche giorno prima, lo aveva rinnegato.
Tre
volte ora, doveva riparare al tradimento d'amore con una rinnovata dichiarazione
d'amore.
«Tu
lo sai, tu sai tutto, sai che io ti amo». E dopo ogni attestazione del cuore,
il conferimento di quei poteri, che sono il servizio dell'amore:
«Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle». Amare Gesù, al di sopra di tutto, non è un idillio: è un impegno per quanto Gesù ha di più caro. L'ha pagato con il suo sangue.
G.
Cristo, nostra Pasqua, è risorto. Alleluia.
T.
Facciamo festa nel Signore. Alleluia.
XI
STAZIONE
IL
RISORTO AFFIDA AI DISCEPOLI LA MISSIONE UNIVERSALE
Il
Risorto è il Signore della storia.
Il
potere che il Padre gli dà lo trasmette ai suoi. Sul monte di Galilea inaugura
la nuova storia.
Come
sul monte delle beatitudini, Egli ha indicato il nuovo codice genetico, oggi,
sul monte di Galilea, uomini di carne, investiti dallo Spirito, ricevono la
consegna di trasformare il mondo.
Battezzare
è divinizzare l'uomo, ogni creatura fragile. Ammaestrare è fare luce sulla
nuova destinazione del mondo. Far discepole tutte le genti è inserirle nella
comunità pasquale, la Chiesa, senza distinzione di razza e di cultura.
Questa
comunità è casa e segno dell'amore trinitario. Casa a cui tutti sono chiamati.
Compito
immane, quello dell'invio, della missione: è dedizione totale all'annuncio.
A
Pasqua, il dinamismo non finisce, ma comincia.
Il
campo del lavoro, la sua vigna, è il mondo intero, fino alla fine dei secoli.
G. Cristo, nostra Pasqua, è risorto. Alleluia.
T.
Facciamo festa nel Signore. Alleluia.
XII
STAZIONE
IL
RISORTO SALE AL CIELO
Il
Risorto ha vinto la morte.
È entrato nella sfera della vita senza fine. Anche il suo corpo è segnato dalla gloria. Nei quaranta giorni pasquali si fa vedere, toccare, abbracciare; conversa, mangia e cammina con i suoi; fà loro l'ultima suprema promessa: «Avrete forza dallo Spirito Santo» per dare compimento alla missione universale.
Quel
grido: «Tutto è compiuto», emesso sulla croce, diventa ora realtà in
pienezza.
Entrando
nella sfera della `vita senza fine, il Risorto si sottrae alla vista normale per
la fragilità del nostro occhio. Ma il Risorto resta con gli uomini, come ha
promesso: «Sarò con voi tutti i giorni».
Gesù
condivide con il Padre la signoria universale. Ora siede alla sua destra. Così
la natura dell'uomo entra nella sfera di Dio.
Nessun
materialista potrà mai glorificare tanto la materia quanto essa è
glorificata nel mistero dell'ascensione del Risorto.
G. Cristo, nostra Pasqua, è risorto. Alleluia.
T.
Facciamo festa nel Signore. Alleluia..
XIII
STAZIONE
CON
MARIA, IN ATTESA DELLO SPIRITO
In
attesa dello Spirito. Discesi dal monte, entrano in preghiera, Gesù non è più
visibile. La «nube» dell'ascensione lo ha fissato nella gloria.
Il Risorto, non più visibile con occhi di carne, è raggiungibile solo con quelli della fede. La comunità pasquale implora lo Spirito. Ora egli è atteso nella pienezza dei suoi doni. Suggellerà la nascita della Chiesa, l'inizio del suo cammino come missionaria del Risorto.
L'implorazione
dello Spirito è sempre efficace. L'aveva garantito Gesù: «Se voi, che siete
cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro dei
cieli darà lo Spirito Santo a coloro che lo chiedono» (Lc 11,13).
Da
allora e per sempre la comunità pasquale è radunata nel nome del Risorto, con
Lui in mezzo, per implorare dal Padre lo Spirito Santo d'amore, che rinnova la
faccia della terra. Ed è Pentecoste perenne.
La
preghiera pasquale è segnata dalla presenza di Maria, la Madre di Gesù; già
presente a Cana, ove il primo gruppo comincia a credere ai segni; presente sul
Calvario, ove la Chiesa è in gestazione; ora presente nel Cenacolo, ove nasce
la Chiesa.
Maria,
l'esperta del mistero pasquale:morte e vita, croce e risurrezione.
G. Cristo, nostra Pasqua, è risorto. Alleluia.
T.
Facciamo festa nel Signore. Alleluia.
XIV
STAZIONE
IL
RISORTO MANDA AI DISCEPOLI LO SPIRITO PROMESSO
Pentecoste,
patto mantenuto.
Il Risorto adempie la sua promessa solenne: «Il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome» (Gv 14,26). Dio è fedele. Mantiene i suoi appuntamenti. Egli disse: il Figlio dell'uomo darà la sua «vita come prezzo per molti» (Mt 20,28). E la sua Parola fu storia: venerdì santo. Egli disse: «"Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere...... Egli parlava del tempio del suo corpo» (Gv 2,19.21).
E
la sua parola fu la vittoria sulla morte. Egli disse: «Avrete forza dallo
Spirito Santo, che scenderà su di voi» (At 1,8).
E
a compimento delle sette settimane pasquali la sua parola fu Pentecoste: forza
dello Spirito, natale della Chiesa.
L'umanità
nuova in cammino.
G. Cristo, nostra Pasqua, è risorto. Alleluia.
T.
Facciamo festa nel Signore. Alleluia.
XV
STAZIONE
GESÙ
RISORTO APPARIRÀ PER L'ULTIMA VOLTA ALLA FINE DEL MONDO
G.
Sono risorto, sono sempre con voi. Alleluia.
T. Tuo è il regno, tua la potenza e la gloria nei secoli. Alleluia.
G.
« Vidi poi un grande trono bianco e Colui che se deva su di esso. E Colui che
sedeva sul trono disse: "Ecco, io faccio nuove tutte le cose. Ecco so no
compiute! lo sono l'Alfa e l'Omega, il Principio e la Fine. A colui che ha sete
darò gratuita mente acqua della fonte della vita" » (Ap20,11; 2 1,5-6).
G.
Gesù, mediatore tra Dio e gli uomini, giudice del mondo e Signore
dell'universo,
T.
non si è separato dalla nostra condizione umana,
G.
ma ci ha preceduti nella dimora eterna,
T.
per darci la serena fiducia che dove è lui, capo e primogenito, saremo anche
noi, sue membra, uniti nella stessa gloria.
G.
Per questo mistero, nella pienezza della gioia pasquale, esultiamo cantando
l'inno della tua gloria:
T.
Santo, Santo, Santo
il
Signore Dio dell'universo. I cieli e la terra
sono
pieni della tua gloria. Osanna nell'alto dei cieli. Benedetto colui che viene
nel nome del Signore. Osanna nell'alto dei cieli.
G.
Cristo nostra Pasqua, è risorto. Alleluia.
T.
Facciamo festa nel Signore. Alleluia.
G.
O Gesù redentore fammi risorgere ogni giorno a nuova vita, per mostrare a tutti
il tuo volto glorioso. Amen. Alleluia
T.
Santa Madre del Redentore, porta dei cieli, stella del mare, soccorri il tuo
popolo che anela a risorgere. Amen. Alleluia.