SUPPLICA
ALLA SS VERGINE MARIA MADRE DEL BUON CONSIGLIO

Nel
nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Vorremmo
aprire il nostro cuore al tuo cuore immacolato di Madre, per dirti i nostri
pensieri, i nostri desideri, le nostre angosce, i nostri timori e le nostre
speranze.
Tu
che sei piena di Spirito Santo e ci conosci nell'intimo, insegnaci a pregare, a
chiedere a Dio ciò che il nostro cuore non osa sperare e non sa domandare.
Ci
spinge il pensiero che fra i tanti luoghi dove hai voluto dare un segno
tangibile della tua operosa presenza in mezzo al popolo di Dio, hai scelto anche
Genazzano, per essere invocata quale Madre del Buon Consiglio, perché sicuro
sia il nostro cammino e retto il nostro operare.
O
madre, rendici degni di tanto privilegio! Fà che impariamo a vedere in te il
modello dei discepoli
del
Signore Gesù: docili ai tuoi consigli, obbedienti alle tue parole che ci
esortano a fare ciò che il tuo Figlio ci ha insegnato a compiere, o Madre
nostra del Buon Consiglio.
(Tre
Ave Maria, Gloria... L'invocazione cantata: « Madre dolcissmia del
Buon Consiglio, deh! benediteci col vostro Figlio »).
O
Madre, tu sai che i nostri pensieri sono instabili e insicuri i nostri passi.
Tu
conosci le insidie, le suggestioni, le lusinghe che contrastano, oggi, il nostro
cammino di fede.
Tu,
piena di grazia, da sempre sei stata associata dal Padre, al mistero di Cristo,
e in tutta l'estensione del tuo itinerario terreno, ne sei divenuta partecipe,
avanzando nella peregrinazione della fede.
Guida,
ora, il nostro cammino, perché insieme a te, nella forza dello Spirito Santo,
anche noi sappiamo rendere presente agli uomini d'oggi, il mistero del Cristo.
Apri,
o Madre, il nostro cuore alla beatitudine dell'ascolto della Parola di Dio,
e,
nella potenza dello Spirito, fà che anche noi diventiamo luogo santo in cui,
oggi, si compie la Parola di salvezza, che trovò in te pieno compimento, o
Madre nostra del Buon Consiglio.
(Tre
Ave Maria, Gloria... L'invocazione cantata: « Madre dolcissmia del
Buon Consiglio, deh! benediteci col vostro Figlio »).
Vergine
potente contro il male, donna del dolore, che ben conosci la sofferenza umana,
e
nella libertà dell'amore sei stata associata alla passione del tuo Figlio, e da
Gesù morente ti siamo stati affidati come figli: guarda, ora, con amore i
poveri, gli infelici, i malati, i morenti. Scuoti il cuore di quanti rimangono
insensibili, indifferenti al dolore umano.
Rafforza
negli uomini di buona volontà quell'amore operoso che si fa responsabile di
ogni gemito che invoca giustizia, amore, pace e salvezza. Fà, o Madre, che
mentre ci facciamo artefici laboriosi della città terrena e temporale, non
dimentichiamo mai di essere pellegrini solerti verso quella patria celeste ed
eterna, dove tu risplendi quale nostro rifugio, nostra speranza, o Madre
dolcissima, Maria del Buon Consiglio.
(Tre
Ave Maria, Gloria... L'invocazione cantata: « Madre dolcissmia del
Buon Consiglio, deh! benediteci col vostro Figlio »).
Prima
di chiudere quest'incontro di filiale confidenza e di preghiera, desideriamo il
conforto della tua benedizione, quale segno sicuro della benedizione del tuo
Figlio divino.
Questa
benedizione sia feconda di beni temporali ed eterni.
Guardando
alla tua esemplarità, tu ci consigli a fare della nostra vita un'offerta
gradita al Padre, per poter cantare l'inno del ringraziamento e della lode, al
Dio della vita,
con
gli stessi accenti, sgorgati dal tuo cuore umile e filiale: « L'anima mia
magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore ».
Madre
della Chiesa, benedici il sommo Pontefice... perché sia guida sicura del
viandante popolo di Dio, e la tua chiesa sia un cuor solo, un'anima sola.
Benedici
i governanti del nostro paese e tutti coloro che reggono le sorti dei popoli,
perché collaborino ad edificare un mondo di giustizia, di verità, d'amore e di
pace. Benedici il nostro vescovo e tutti i pastori della chiesa, perché la
comunità cristiana sia sempre guidata da uomini saggi e generosi. Benedici le
autorità e il popolo di Genazzano, perché memori della tua predilezione,
rimangano fedeli alla fede e alle speranze dei padri.
Benedici
i religiosi agostiniani custodi di questo santuario, gli iscritti alla Pia
Unione, vivi e defunti, e tutti coloro che con zelo diffondono il tuo culto.
Una
particolare benedizione ti chiediamo, o Madre, sull'odierno Movimento Ecumenico.
La potenza dell'Altissimo che un giorno ti adombrò a Nazareth, scenda, per la
tua benedizione, nel cuore di tutti i cristiani, e renda propizio l'avvento
dell'ora in cui i discepoli di Cristo, rivivranno la piena comunione nella fede.
Benedici
ancora, o Madre, i nostri parenti, i benefattori di questo santuario, gli amici
e i nemici.
Su
tutti scenda copiosa la tua benedizione, che ci renda degni di chiamarci ed
essere veramente tuoi figli, e un giorno poter cantare con tutta la chiesa
celeste: sia lodata e ringraziata la Regina del cielo e della terra, la cara
nostra Madre Maria del Buon Consiglio.
(Tre
Ave Maria, Gloria... L'invocazione cantata: « Madre dolcissmia del
Buon Consiglio, deh! benediteci col vostro Figlio »).
SANTUARIO MADONNA DEL BUON CONSIGLIO 00030 GENAZZANO (ROMA) - TEL. 06/9579002
Una
storia straordinaria e ben documentata.
"Nell'anno
1467 dell'Incarnazione del Figlio di Dio, nella festa di Marco, sul Vespro,
l'Immagine della Madre di Dio che venerate nella tribuna di marmo di questo
tempio, si affacciò dall'Alto".
Così leggiamo sulla lapide (scritta in latino) sotto il timpano della porta del Santuario della Madonna del Buon Consiglio di Genazzano. A detta degli studiosi, è coeva ai fatti narrati, cioè risale alla fine del secolo XV Altri ancora sono i documenti che risalgono all'epoca del prodigio. La cappella interna, dove si custodisce la miracolosa immagine di Maria, è sovrastata da una bella tribuna di rari marmi, anch'essa risalente alla fine del XV secolo. Sull'arco della tribuna si legge questa semplicissima scritta latina che traduciamo: "Divinamente apparve questa immagine nell'anno 1467 il 25 aprile".
II
padre Ambrogio da Cori, detto il Coriolano, era allora provinciale degli
agostiniani della provincia romana, dalla quale dipendeva la chiesa, donata agli
agostiniani dai Colonna, i feudatari locali. Il Coriolano deve difendere
l'Ordine dalle accuse dei Canonici Lateranensi di Frisonia e, allo scopo, scrive
l'opera In Difensorium Ordinis fratrum heremitarurn Sancta Augustani, dove fra
l'altro elenca una serie di figure di santi fioriti nella sua famiglia
religiosa.
«L'ottava - ci dice - fu la beata Petruccia di Genazzano, la quale tutto ciò che possedeva lo spese per riparare la nostra chiesa, mettendo così in pratica il consiglio di Cristo: se vuoi essere perfetto, va, vendi quello che hai, dallo ai poveri, e seguimi (...)
Poiché
la sua proprietà non era sufficiente per completare il lavoro di restauro, la
gente cominciò a deriderla. Ma lei tranquillamente rassicurava: Non vi
preoccupate, figlioli miei; prima che io muoia - era allora molto avanti negli
anni - la Beata Vergine e sant' Agostino porteranno a termine i lavori di
riparazione della chiesa stessa.
La
profezia ebbe compimento in modo meraviglioso. Non era trascorso un anno che
essa aveva proferito le parole su riferite che, ecco, miracolosamente apparve
una immagine della Beata Vergine nella parete di detta chiesa Per ammirarla si
mosse la gente da ogni parte l'Italia (... ) Vi furono prodigi e miracoli. Con
le elemosine che superarono ogni aspettativa, vivente ancora la beata
Petruccia, non solo si poté ricostruire la chiesa, ma fu possibile anche
costruire un bel convento».
I
pellegrinaggi a Genazzano furono talmente numerosi, che il Papa Paolo II inviò
due vescovi perché si rendessero conto della situazione, secondo quanto
risulta sia dalla sua biografia scritta nel 1478 che dall'Archivio vaticano. Non
risultarono irregolarità, e ciò spiega il sostegno che i pontefici
continuarono a dare al Santuario nei secoli. La tomba con i resti di Petruccia,
da sempre venerata come santa, è all'ingresso della chiesa. Nell'anno della
"venuta" della Madonna, come i genazzanesi descrivono il fatto, fu
redatto sotto notaio il "codice dei miracoli", che descrive 161
miracoli avvenuti nella cappella tra il 25 aprile e il 14 agosto del 1467. Il
prefetto dell'archivio vaticano, mons. Marini, ne certificò l'autenticità
nel 1779. Vi figura persino la risurrezione di un morto!
Dopo
appena sei mesi dalla "venuta", i padri agostiniani non hanno potuto
più continuare a documentare così accuratamente la fiumana dei prodigi,
limitandosi ad accettare gli ex voto in oro, argento e marmo che venivano
offerti a memoria degli interventi soprannaturali.
Descriviamo
la immagine con le parole dell'agostiniano Francisco Javier Vàsquez, generale
dell'Ordine nel XVIII secolo: «La sua bellezza rapisce i cuori, il suo
sembiante a volte è ilare a volte è mesto, ed a volte si vede come infiammato
dal colore rosa, la sua venustissima faccia è da paragonarsi al Paradiso, per
cui fin dagli inizi dell'apparizione viene chiamata Santa Maria del Paradiso».Santa
Maria del Paradiso, infatti, è il titolo col quale gli abitanti di Genazzano
hanno chiamato lungo questo rettangolo d'intonaco affrescato e precariamente
poggiato sul muro della Chiesa. Ma col passare del tempo gli agostiniani
ottennero, con l'avallo dei pontefici, che l'immagine venisse da tutti chiamata
col titolo originario della chiesa che sorgeva sul posto: Madonna del Buon
Consiglio. Cosa che, come vedremo, non è senza significato.
Se
fin qui i documenti sono incontrovertibili, c'è una tradizione orale, vecchia
di cinquecento anni, che rafforza il carattere prodigioso dei fatti
riguardanti questa bellissima icona mariana. Essa accomuna quanto credono due
popoli, molto diversi per geografia, cultura e lingua. Inconcepibile pensare che
queste due realtà si siano messe d'accordo per imbrogliare tutti per secoli. Lo
dice efficacemente padre Amedeo Eramo, rettore del Santuario: "Qui si
tratta di due popoli che nello stesso tempo (da ben 5 secoli) affermano questo
fatto umanamente inspiegabile: l'immagine della Madre del Buon Consiglio
proviene da Scutari (Albania). Come pensare ad una infatuazione collettiva, ad
una mistificazione, ad una pia invenzione?".
S.S.
Giovanni Paolo II, visitando Genazzano proprio prima di recarsi in Albania, ha
avallato questa credenza: «Da Scutari proviene l'immagine della Madonna del
Buon Consiglio qui venerata: secondo una pia tradizione, essa trasmigrò dalla
chiesa che là l'ospitava, scampando cosi miracolosamente all'invasione turca
del 1467».
E
a questo punto bisogna dire qualcosa per inquadrare storia e tradizione.
Effettivamente, nel 1467 incomincia l'invasione del "Paese delle
aquile", l'Albania, da parte del potere ottomano. Ciò coincide con lo spegnersi
dell'atleta di Cristo, come viene chiamato il più formidabile campione della
Cristianità del suo tempo, Giorgio Castriota Skanderbeg. Finché Skanderbeg
visse, l'Albania resistette. Con la sua morte avviene il crollo definitivo. 1
cristiani fuggono sempre più a nord dall'invasione islamica. L'ultima
roccaforte è Scutari, quasi alla frontiera col Montenegro.
Appena
fuori da questa città c'è il Santuario di Nostra Signora di Shkoder (Scutari).
Esso viene costruito dopo la caduta del comunismo sullo stesso posto dove,
all'epoca dell'invasione turca, si venerava in una chiesuola un prodigioso
affresco di Maria col Bambino.
Gli
albanesi hanno sempre sostenuto che si tratta dello stesso affresco venerato a
Genazzano. Un bel giorno, sotto la pressione dell'offensiva turca, sparì il
pezzo di parete con l'affresco. Poi il santuario venne ridotto dagli invasori ad
un rudere scoperchiato, ma ancora si poteva vedere un rettangolo vuoto sul muro.
Nel
1967, questo rudere venne fatto saltare con la dinamite dal governo
stalinista-maoista. Era una presenza scomoda per uno Stato che si dichiarava
ateo già nella sua Costituzione. Infatti, per secoli i cattolici albanesi,
residenti soprattutto nelle montagne "delle aquile", vi si recavano a
pregare: 'Torna, torna, O Madre Pia, torna presto in Albania".
Il
vescovo di Scutari, Paolo Cambsi, venne a Genazzano nel 1754, dove attesta in
una deposizione che in quella chiesa non c'era più la Madonna un tempo venerata
dai fedeli, anche se questi ancora vanno li a pregare e in alcune notti, come
confermano persino fonti turche, si vede al di sopra dell'edificio "un
insolito splendore (...) come una nube candida". Aggiunge che la Madonna di
Genazzano "è del medesimo colore di cui sono dipinte altre immagini
della Beata Vergine nella suddetta chiesa". Un secolo dopo, nel 1878,
questo attestato è confermato in una lettera al priore di Genazzano dal vicario
generale della dio cesi di Scutari, Angelo Radoja: «Sappiamo dire con tutta
schiettezza di aver udito sempre non dai sacerdoti solamente, ma molto più
dai nostri antenati, che certo non avevano il minimo bisogno di ingannare la
posterità, che nella chiesuola situata alle falde della fortezza di Scutari tra
i due fiumi Driono e Boiana, sia esistita l'immagine della Signora di Scutari
(...) e che qualche anno prima che i turchi s'impossessassero di Scutari è
partita da quella chiesuola e trasportata prodigiosamente in terra estera, cioè
a Genazzano».
Nel
XIX secolo i vescovi albanesi proclamarono ufficialmente la Madonna del Buon
Consiglio, patrona dell'Albania. Nel 1932 ci fu un grande pellegrinaggio
nazionale albanese a Genazzano, presieduto dall'arcivescovo di Scutari, e di
cui parlò abbondantemente l'Osservatore Romano. 1 pellegrini posero una lapide
tuttora conservata: 'Torna Signora in Albania".
Prima
di venire inghiottito dal regime comunista, il delegato apostolico mons. G.B.
Nigris scrive, il 28/12/1946: «Il 25 aprile 1467 è la data in cui l'affresco
prodigiosamente si sarebbe staccato dall'altare e, varcato l'Adriatico a volo
fra uno stuolo di angeli sarebbe sceso a Genazzano», aggiungendo che purtroppo
sono state distrutte le prove nella «violenta islamizzazione del paese», ma
che rimane ancora «la devozione diffusa e viva della Madonna del Buon
Consiglio, venerata come Patrona dell'Albania (...) Non c'è casa di cattolici
in cui non troneggi l'immagine della Madonna del Buon Consiglio».
Una
tradizione si armonizza con l'altra Da parte loro, i genazzanesi dicono che, da
remota memoria, qualche giomo dopo la "venuta" si stabilirono nel
paese un paio di albanesi, di nome Giorgio e Sclavis. Essi, dopo aver visto
l'affresco partire da Scutari, lo avrebbero seguito anche sulle onde del mare.
Gli atti del notaio M.A. Rose, che vanno dal 1487 al 1529, parlano di sei
albanesi residenti a Genazzano e c'è il testamento di uno di loro, un tale
Giorgio, in favore dei suoi figli. Alcune famiglie di sicura origine albanese,
ancora residenti a Genazzano, dicono di provenire da Giorgio.
1
primi documenti esistenti che collegano l'Albania all'apparizione risalgono al
1681, ma bisogna tenere conto che il santuario fu derubato molto prima, motivo
per cui Alessandro VI spiccò una scomunica contro i ladri nel 1502. Nel 1778,
otto anziani di Genazzano, laici e sacerdoti, stilarono di fronte a un notaio un
documento confermando la vecchia tradizione, che vuole la Madonna venuta da
Scutari.
I
critici d'arte ravvisano nella Madonna di Genazzano un misto stupendamente
riuscito dell'iconografia bizantina con la tecnica del colore veneziana, una
pittura adatta a quel crocevia delle due culture che era l'Albania. Quattro
papi pellegrinarono al Santuario di Genazzano. Leone XIII, a causa dell'impedimento
politico che lo teneva rinchiuso in Vaticano, non poté venire mai da Papa,
tuttavia lo elevò al rango di basilica e inserì l'invocazione Mater Boni
Consilii nelle litanie lauretane. Numerosi i santi e i fondatori, fra essi don
Bosco e don Orione, pellegrini alla cittadina medievale del Lazio per chiedere a
Maria quel dono dello Spirito Santo, il dono del Consiglio appunto, in momenti
di particolare difficoltà.
Ma
che cosa è questo straordinario dono del Consiglio che a Genazzano possiamo
chiedere alla Madonna? Cercheremo di dirlo in poche parole.
E
prima di tutto uno dei doni dello Spirito Santo, che «nella loro pienezza
appartengono a Cristo», secondo quanto insegna il Catechismo della Chiesa
Cattolica. Vale a dire, così come san Luigi da Montfort parla di Lui come
"la Sapienza eterna e incarnata", un altro dono del Paraclito, si
potrebbe dire che Egli è anche "il Consiglio eterno e incarnato".
E
il teologo Fabiàn Rodero spiega: «È madre del buon consiglio, innanzitutto e
principalmente perché è Madre del "Consigliere Ammirabile" (Is.9,5),
come Isaia chiama profeticamente il Redentore del mondo».
Come
dire che, identificandosi Gesù Cristo col Buon Consiglio, chiedendo questo
dono a Maria la preghiamo di unirci pienamente al Figlio, opera per cui Ella è
lo strumento più adeguato e perfetto.
E
poi il Consiglio è ciò che ci offre lo stesso Signore, quando ci dice: «lo ti
farò saggio, ti indicherò la via da seguire; con gli occhi su di te, ti darò
il consiglio» (Sai, 32, 8).
I
teologi dell'Enciclopedia Cattolica insegnano che i doni dello Spirito Santo
perfezionano le virtù di coloro che li ricevono. E, nel caso particolare del
Consiglio, esso ci perfeziona particolarmente nella virtù della prudenza
facendoci «fare prontamente e sicuramente, per una intuizione soprannaturale,
ciò che conviene, specialmente nei casi difficili».
La
mancanza di un tale dono ci rende «confusi nei pensieri, precipitosi nelle
risoluzioni, imprudenti nelle pa role, temerari nelle opere». In senso opposto,
col dono del Consiglio «l'anima cristiana ha il sicuro discemimento dei mezzi,
vede la propria vita e la batte intrepida- per ardua e ripugnante che sia». «Ora
chi più della Madonna - ricolma di grazia, che "conservava tutto nel suo
cuore e meditava, che tutte le generazioni chiameranno beata - deve illuminarci
con i suoi "consigli?"», scrive il rettore del Santuario, padre
Amedeo Eramo (OSA).
Come
stupirci allora se Papi, santi, uomini e donne di grande fede siano venuti ai
piedi della Madonna di Genazzano a chiedere questo dono del
"consiglio", specialmente in momenti di difficoltà, d'incertezze,
di rischio per le loro opere di apostolato?
Nel
1985, l'allora priore di Genazzano, P Antonio Belli, chiese al grande leader
cattolico brasiliano Plinio Corréa de Oliveira di scrivere la testimonianza
di una grazia da lui ricevuta nel 1967 al culmine di una terribile prova fisica
e morale, allo scopo di stamparla sulla rivista del Santuario. In essa, fra
l'altro, leggiamo: «Quando la fissai, ebbi l'insperata impressione che la
figura di Nostra Signora, ur non mutando in nulla, mi esprimesse una ineffabile
e materna dólcezza, che mi confortava e infondeva nell'anima, non so come, la
convinzione che la Santissima Vergine mi prometteva che non sarei morto senza
aver prima realizzato l'opera desiderata. Ciò mi infuse una grande soavità
nell'anima». Plinio Corréa de Oliveira morì a 86 anni, nel 1995, quando la
sua opera era diffusa in tutti i continenti.