VITA DELLA BEATA SUOR FAUSTINA

(Apostola della Misericordia di Dio)

 

Nascita e primi anni

La Beata Suor Maria Faustina Kowalska (al secolo Elena) nacque il 25 agosto del 1905, nel villaggio di Glo­gowiec in provincia di Konin nella Polonia non ancora li­bera. I suoi genitori Stanislao Kowalski e Marianna Babel ebbero dieci figli e Faustina era la terzogenita. Secondo l'usanza familiare, il secondo giorno dopo la nascita e cioè il 27 agosto, la figlia fu portata alla chiesa in Swinice Warckie da suo padre, dove venne battezzata dal parroco, don Giuseppe Chodynski. Le difficili condizioni econo­miche della famiglia Kowalski fecero maturare nei figli un grande spirito di collaborazione ed un profondo senso di responsabilità. Infatti spesso rinunciavano a giocare per aiutare i genitori nei lavori della campagna, un piccolo ap­pezzamento di terreno che serviva ad integrare il salario del padre Stanislao che saltuariamente faceva il carpentie­re. Tuttavia la loro modesta vita quotidiana era pervasa da un profondo sentimento religioso. Marianna e Stani­slao curavano personalmente l'educazione cristiana dei loro figli approfittando del tempo libero dei giorni festivi e delle lunghe serate invernali. I bambini appresero dai ge­nitori la coerenza di una vita vissuta secondo l'insegna­mento di Gesù: la preghiera in comune, la partecipazione alla S. Messa, la pratica sacramentale.

La famiglia Kowalski, come molte famiglie polacche, nutriva una profonda devozione alla Madonna. Il padre stesso della Beata Faustina ogni mattina cantava Il Piccolo Ufficio dell’Immacolata Concezione e durante la Quaresima Le Lamentazioni. Egli inoltre aveva costruito personalmen­te, vicino alla loro casa, una piccola cappella dedicata alla Madonna, dove nel mese di maggio la Beata Suor Fausti­na si recava a pregare e a cantare canti mariani invitando anche i suoi coetanei. Nel mese di ottobre era molto sen­tita la partecipazione alla recita del S. Rosario nella chiesa parrocchiale a tal punto che i bambini anticipavano i lavo­ri di campagna, alzandosi presto la mattina.

Oltre alla devozione alla Madonna la fanciulla nutriva una particolare devozione verso l'Angelo Custode, devo­zione che trasmise anche ai fratelli più piccoli.

Una vita familiare, così ricca di valori cristiani, favorì nella Beata Suor Faustina la vocazione religiosa di dedi­carsi al servizio del Signore fin da quando aveva sette an­ni. Ella si sentiva attirata verso Dio, ma non riusciva anco­ra a capire quale fosse la strada da seguire per rispondere totalmente alla chiamata del Signore. Ebbe una prima ri­sposta all'età di nove anni nel 1914 quando ricevette la sua Prima Comunione. L'incontro con Gesù Eucaristico rafforzò la sua mistica unione con il Signore intuendo

profondamente il valore della S. Messa e proprio per que­sto ella esortava continuamente i suoi familiari a parteci­pare alla S. Messa domenicale e nei giorni festivi. A volte ella stessa sostituiva i suoi familiari nel lavoro dei campi per permettere loro di partecipare alla S. Messa.

Rendeva gloria a Dio non soltanto con la preghiera e con l'esempio di vita ma anche lodando la sua opera crea­trice. Espressione massima di questo rispetto per l'opera creatrice di Dio è l'amore per il prossimo, per i poveri, per i bisognosi, per i peccatori, per i quali esortava a pre­gare in riparazione dei loro peccati.

La Beata Suor Faustina, nonostante una vita spirituale così viva e intensa viveva la sua adolescenza come una ra­gazza normale: aveva un carattere aperto, allegro, vivace e nel contempo docile ed umile. Così infatti viene dipinto il suo carattere da coloro che la conobbero. Per i genitori era una figlia obbediente ed affettuosa e spesso era porta­ta come esempio agli altri figli suscitando la loro gelosia, ma ella sapeva vivere in armonia con tutti.

Nel 1917 a Swinice Warckie venne aperta una scuola con 4 classi; la Beata Suor Faustina iniziò a frequentare questa scuola all'età di 12 anni e lo poté fare solo per un po' più di due anni dovendo lasciare il posto alle allieve più giovani.

Lasciati gli studi rimase per qualche mese nella casa paterna aiutando la mamma nei lavori domestici, nell'accudire i fratelli più piccoli o nel lavoro della fattoria mentre le sorelle più grandi lavoravano a servizio presso famiglie benestanti.

 

Verso la realizzaazione della vocazione religiosa

La difficile situazione economica nella casa paterna spinse la Beata Suor Faustina a cercare lavoro. Non cono­scendo alcun mestiere, ma essendo pratica fin da piccola dei lavori domestici, decise di andare a servizio presso persone più abbienti.

Va osservato che in quei tempi la posizione della don­na di servizio era difficile. La sua condizione dipendeva in tutto dal datore di lavoro, dal suo senso di giustizia, dalla sua buona o cattiva volontà. Il suo lavoro non era tu­telato. I datori di lavoro stabilivano autonomamente sia le mansioni che la paga. La donna di servizio non aveva di­ritto alle ferie, all'assistenza medica in caso di malattia, ad un' assicurazione per infortunio, infermità o vecchiaia. Perfino le cosiddette « buone signore » trattavano le loro donne di servizio un po' da schiave, pretendendo una continua disponibilità ed una totale sottomissione alle loro esigenze. Se si smarriva un oggetto la prima ad essere so­spettata era la donna di servizio; ed anche quando si di­mostrava che il sospetto era infondato, non si riteneva op­portuno di chiederle scusa; al massimo si tirava un sospiro di sollievo per non essere stati ancora delusi da lei.

Pur conoscendo tale difficoltà la Beata Suor Faustina decise di farsi assumere come donna di servizio; non te­meva il lavoro, perché vi era stata abituata fin da piccola. Eseguire gli ordini non le poneva problemi: gliel'aveva in­segnato suo padre, affettuoso ma severo. Intraprese quin­di volentieri il lavoro in Aleksandrow presso la famiglia Bryszewski. Il signor Bryszewski mandava avanti un forno e sua moglie l'aintava; avevano perciò bisogno di una donna di servizio che si occupasse del bambino e tenesse in ordine la casa. La Beata Suor Faustina prestò servizio presso la famiglia Bryszewski pér circa un anno; dopo ri­tornò alla casa paterna.

Sicuramente in questo periodo maturò nel suo animo la decisione di entrare in convento nonostante i suoi geni­tori non accettassero tale decisione sia per motivi affettivi, infatti erano molto legati a questa figlia, sia per motivi economici: in quel periodo per entrare in convento era necessario portare la dote e possedere il corredo. La fami­glia della Beata Suor Faustina, pur vivendo un'esistenza dignitosa, non aveva i mezzi economici per affrontare una tale spesa. Di fronte a queste difficoltà la Beata Suor Fau­stina decise di cercarsi nuovamente un lavoro per procu­rarsi il denaro sia per la dote che per il corredo.

Nel frattempo il 30 ottobre 1921 la Beata Suor Fausti­na ricevette il Sacramento della Confermazione nella par­rocchia di Aleksandrow, città dove lavorava. Da Aleksan­dr6w si trasferì a Lodz dove lavorò presso diverse fami­glie. A questo punto va osservato che ella, pur pensando alla realizzazione della propria vocazione, tuttavia non so­lo cercava di procurarsi i mezzi materiali per la dote, ma soprattutto si curava di approfondire la propria vita spiri­tuale. Infatti, nonostante numerosi compiti, trovava sem­pre il tempo per pregare, per andare alla Santa Messa o ad altre funzioni celebrate nella Cattedrale. Usufruiva sempre della direzione spirituale del sacerdote, dal quale andava a confessarsi fin dal suo arrivo a Lodz. La signora Sadowska, presso la quale la Beata Suor Faustina lavorò per diverso tempo, si esprime così nei suoi confronti: « Era molto buona, gentile e laboriosa, andava d'accordo con tutti; era serena, la sera raccontava favole ai bambini, ridendo insieme a loro ». La padrona ammirava la Beata Suor Faustina anche per le sue rinunce e mortificazioni.

La Beata Suor Faustina non nascondeva alla signora Sadowska il suo progetto di entrare in convento. Nel mo­mento però in cui si decise di bussare alla porta di un convento, seppe che la sua padrona stava aspettando un bambino. Di fronte a tale fatto, rimase in servizio fino al momento del parto. La signora Sadowska, ancora dopo anni, non trovava parole per esprimere tutta la sua stima e riconoscenza per un tale comportamento.

 

Primo incontro con le Suore della Congregazione della Beata Vergine Maria della Misericordia

Quando la padrona di casa ebbe partorito felicemente, la Beata Suor Faustina lasciò il servizio per poter realizza­re la sua vocazione religiosa. A tale scopo partì per Varsa­via dove cominciò a cercare un convento disposto ad ac­coglierla. Dopo varie ricerche bussò alla porta della Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia. La Beata Suor Faustina descrisse questo momento nel suo Diario nel modo seguente: « Quando mi venne incontro la madre superiora, l'attuale Madre Generale Suor Michaela, dopo un breve colloquio mi dis­se di andare dal padrone di casa e domandargli se mi ac­coglieva. Capii subito che dovevo chiederlo al Signore Gesù. Tutta felice mi recai in cappella e chiesi a Gesù:

"Padrone di casa, sei disposto ad accettarmi? Una delle suore di qui m'ha mandata da Te con tale domanda". Im­mediatamente udli questa voce: "Ti accolgo, sei nel mio cuore". Quando tornai dalla cappella, la madre superiora mi chiese prima di tutto: "Ebbene, il Signore ti ha accet­tata?". "Sì", le risposi. Ed essa: "Se ti ha accettata il Si­gnore, t'accetterò anch'io". Fu così ch'io venni ammessa nel convento ».

La Madre Michaela Moraczewska, a quel tempo supe­riora della casa della Congregazione delle Su9re della Bea­ta Vergine Maria della Misericordia, in via Zytnia a Var­savia, durante l'incontro con la Beata Suor Faustina rima­se colpita dal fatto che la candidata avesse un bel sorriso, un'espressione simpatica del viso e che durante il collo­quio manifestava molta semplicità, sincerità di cuore e nelle sue parole traspariva molto buon senso. Per tali mo­tivi sentì il desiderio di accoglierla, ma la cosa fu ostacola­ta dalla totale povertà della candidata; Madre Michaela le suggerì quindi di andare per un po' di tempo a servizio, per potersi pagare il corredo ed in seguito entrare nella Congregazione.

 

Servizio domestico nella casa dei Lipszvc

Con la promessa di ammissione alla Congregazione la Beata Suor Faustina si recò dai signori Lipszyc, abitanti di Ostrowek, parrocchia Klembow. Precedentemente il si­gnor Lipszyc aveva chiesto a don Dabrowski   già par­roco a Klembow   di aiutarlo a trovare una donna di servizio che si occupasse della casa e dei bambini: cinque propri e due di parenti prossimi. U Rev. Dabrowski pro­pose al signor Lipszyc la Beata Suor Faustina che fu subi­to accettata da lui e da sua moglie. I Lipszyc l'accolsero fin dal primo momento non come domestica, ma come una della famiglia.

La signora Lipszyc racconta che la Beata Suor Fausti­na amava i bambini, e giocava volentieri con loro, come se fosse una di loro, scoppiando di risate e di gioia. Inoltre era diligente, ogni lavoro veniva fatto da lei di buon gra­do, senza sollecitazioni esterne, autonomamente. Tutti l'amavano e la stimavano. I bambini le obbedivano, ben­ché non fossero né timidi né docili, perché le volevano be­ne e non volevano darle dispiaceri. Piena di pace e di se­renità di spirito, lavorava con semplicità, sorridente, come se nessun lavoro le fosse di peso.

 

Ingresso nella Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia

La Beata Suor Faustina pensava sempre con fermezza di entrare nella Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia, e quindi viveva con sobrietà, mettendo da parte i soldi per il corredo richiesto e portandoli al convento in via Zytnia a Varsavia. Questa infatti era stata la condizione posta dalla Madre Michaela Moraczewska, dalla quale dipendeva di fatto la sua am­missione al convento. Era normale quindi che la Beata Suor Faustina cercasse di raccogliere al più presto possibi­le la somma necessaria. Tuttavia questo non le impedì di crescere spiritualmente, anzi cercò di rassomigliare sem­pre di più a Gesù Cristo, con il quale desiderava raggiun­gere una perfetta unione. Lo attesta il fatto che, prima an­cora di entrare nella Congregazione, nel 1925, fece il voto privato di castità. A questo proposito scrive così nel Dia­rio: « Fu durante l'ottava del Corpus Domini. Dio inondò l'anima di una luce interiore così profonda da farmi rico­noscere in Lui il sommo bene e la suprema bellezza. Compresi quanto Dio mi amasse: dall'eternità il Suo amo­re per me! Durante i vespri, con parole semplici che mi sgorgavano dal cuore feci a Dio voto di castità perpetua ».

Finalmente il 1° agosto 1925 la Beata Suor Faustina poté cominciare il postulandato nella Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia a Var­savia. Fu per lei un giorno particolarmente felice.

Le superiore assegnarono alla nuova candidata, Elena Kowalska, il compito di aiutare le consorelle addette alla cucina, mentre l'assistenza della stessa toccò alla maestra del postulandato, Suor Giovanna Bartkiewicz.

La Beata Suor Faustina, entrando in convento, era convinta di poter pregare molto, parlare liberamente del Signore e con il Signore, di unirsi più fortemente a Lui.

Invece la sua partecipazione alle preghiere, conformemen­te alle regole della Congregazione relative alle postulanti, era limitata alle preghiere del mattino e della sera e alla S. Messa. Anche quando in cucina non c'era molto da fa­re, la suora cuciniera non sempre permetteva alla Beata Suor Faustina di recarsi in cappella per adorare il SS.mo Sacramento.

Questi e altri problemi legati al nuovo stato di vita fecero sì che la Beata Suor Faustina pensò di cambiare congregazione religiosa. Cercando di rassicurarsi ella chie­se il parere al suo confessore. Ed anche se il confessore l'aveva tranquillizzata affermando che essa doveva rima­nere in quella Congregazione, tuttavia le difficoltà non scomparvero. Quando faceva la donna di servizio, nella maggior parte dei casi aveva a che fare con dei bambini, con i quali giocava allegramente, rideva, cantava in libertà; nessuno le poneva dei limiti per questo. Nel convento invece, fin dal primo giorno, silenzio e raccoglimento; ciò non era per niente facile, visto il carattere gioviale della Beata. La stessa Beata confesserà che all'inizio le era diffi­cile adattarsi a tutte le regole e a tutte le usanze della Con­gregazione.

Le difficoltà esteriori ed interiori avevano indebolito fisicamente la Beata Suor Faustina. La superiora della ca­sa di Varsavia, Madre Michaela Moraczewska, preoc­cupata per la sua salute, la mandò insieme a delle suore più anziane per un breve periodo a Skolimow, vicino a Varsavia. Li, pur riposandosi, doveva aiutare le suore, che andavano a curarsi. Nella casa di villeggiatura a Skolimow aveva molto meno lavoro rispetto a Varsavia, e quindi considerò il suo soggiorno in quella località come una va­canza e ne fu molto riconoscente alla superiora.

Il 23 gennaio 1926 la Beata Suor Faustina arrivò nella casa di Cracovia per terminare il periodo del postulandato ed iniziare i due anni di noviziato. « Una gioia inimmagi­nabile regnava nella mia anima »   scrisse nel Diario ri­cordando quel giorno.

Verso la fine del mese di aprile del 1926, la Beata Suor Faustina fece gli esercizi spirituali di otto giorni, in modo da prepararsi bene alla vestizione e all'inizio del noviziato.

 

Noviziato

Con la cerimonia della vestizione, che avvenne il 30 aprile 1926, durante la quale Elena Kowalska ricevette l'abito religioso e il nuovo nome di Suor Maria Faustina, iniziò l'intenso periodo della vita di noviziato. La funzio­ne di maestra fu svolta da Suor Maria Giuseppina Brzoza, ben preparata per la formazione delle giovani novizie.

Durante il noviziato alla Beata Suor Faustina fu asse­gnato il compito di aiutare in cucina. All'inizio lavorò nel­la cucina dove venivano preparati i pasti per le suore; in seguito, la maestra la destinò a quella in cui si preparava­no i pasti per le educande. Le educande erano molto più numerose e quindi anche il lavoro era più pesante. Malgrado ciò ella non si lamentava mai cercando di essere sempre svelta, precisa e coscienziosa nel suo lavoro. Nello stesso tempo non trascurava le occasioni per la preghiera e le pratiche spirituali. Oltre alle preghiere prescritte face­va ancora ogni giorno la Via Crucis e si affrettava ad an­dare all'adorazione del SS.mo Sacramento; le piaceva pre­gare vicino al tabernacolo.

Raccolta e silenziosa nel corso della giornata, durante il lavoro e nei momenti dedicati al silenzio, diventava sem­pre allegra e serena durante la ricreazione. Saltava, rideva, sprizzava di gioia, ma nelle conversazioni parlava sempre di cose di Dio. Le sue compagne di noviziato stavano vo­lentieri in sua compagnia, ricavandone molti vantaggi per la loro anima. La chiamavano « la teologa » per via dei suoi saggi ed appropriati consigli. Anche se per tutto il giorno aveva lavorato duramente, durante la ricreazione serale, quando le novizie si recavano nella grotta della Ma­donna, nel giardino del convento, per una breve preghie­ra, lei correva davanti a loro come se avesse le ali.

Nonostante lavorasse duramente, si adeguava sempre alle usanze del convento e non mangiava nulla al di fuori dei pasti stabiliti. Apprezzando il valore della mortifica­zione, non cercava nella vita alcun piacere.

Si dimostrava sempre disponibile con gli altri e se le consorelle avevano bisogno del suo aiuto, metteva volen­tieri a loro disposizione le proprie energie, esperienze e consigli. Si offriva spontaneamente, in caso di necessità, per portare il vitto alle novizie malate. Ad una sorella an­ziana, durante l'inverno, portava la borsa dell'acqua calda perché potesse riscaldarsi il letto prima di coricarsi. Quando non poteva farlo personalmente, chiedeva ad un'altra novizia di sostitufrla. Una volta, per sbaglio, una pietanza dietetica venne data ad una suora alla quale non spettava. La Beata Suor Faustina, appena se ne accorse, preparò un'altra porzione, in modo che la suora malata non ne risentisse le conseguenze.

Per questi motivi la Maestra delle novizie la additava alle altre novizie come modello da imitare.

Quando il gruppo della Beata Suor Faustina lasciò il noviziato, la maestra disse una frase molto significativa: « In questo gruppo, che ora lascia il noviziato, c'è una so­rella che è così fortemente unita a Dio, che se mi avesse detto di aver parlato con Lui le avrei creduto ». Allora Suor Bernadetta disse: « È Suor Faustina ». La Maestra non lo negò.

 

Difficoltà spirituali

Una questione a parte, legata a quel periodo, sono le esperienze interiori della Beata Suor Faustina sulla vita di unione col Signore. Come osserva nel suo Diario, dopo le grandi gioie di cui era stata colmata all'inizio della vita re­ligiosa, verso la fine del primo anno di noviziato, comin­ciò a farsi buio nella sua anima. Le fu difficile fare la me­ditazione e fu presa da una crescente paura della Maestà di Dio. Sempre più spesso aveva l'impressione che Dio non gradisse la sua preghiera, che accostandosi alla S. Co­munione, non solo non ne ottenesse un vantaggio spiri­tuale, ma offendesse maggiormente Dio. Le semplici veri­tà della fede diventarono per lei incomprensibili. Venne tormentata dal pensiero che era dannata e respinta da Dio; venne assalita dalla tentazione che non aveva senso cercare le virtù e fare delle mortificazioni, se tutto ciò non era gradito a Dio.

Questo stato spirituale le causò una sofferenza così grande che non era in grado di nasconderla. Per di più le sue condizioni fisiche si indebolirono; cosa che lei stessa annotò nel Diario.

In quei momenti difficili per la sua anima, anche quando si sentiva come respinta da Dio, non smetteva di pregare, anzi, si intratteneva più spesso davanti al SS.mo Sacramento, e pur non trovando sollievo alla sua sofferen­za, implorava Dio di accordarle la Sua misericordia. Più era in preda alla disperazione, più pregava; quando le sembrava che Dio avrebbe usato nei suoi confronti solo la giustizia, l'assicurava che sarebbe rimasta accanto a Lui nonostante tutto. Manifestava a Dio la sua fiducia contro ogni speranza, contro le convinzioni ed i sentimenti che si erano impadroniti della sua anima.

Nei momenti di difficoltà spirituali la Beata Suor Fau­stina non fu sola. Nel cammino della vita ebbe grande conforto spirituale dal confessore, don Teodoro Czaputa, che non le permise mai di trascurare la S. Comunione quotidiana, dandole insegnamenti e indicazioni appro­priate. Anche se la Beata non capiva nulla di quanto le di­ceva, tuttavia gli fu obbediente.

Oltre al confessore, per il superamento delle difficoltà spirituali e per la perseveranza, nonostante le contrarietà, fu di grande aiuto alla Beata Suor Faustina la maestra del­le novizie La Beata Suor Faustina parlava spesso con lei in merito alla vita interiore, confidandole i suoi stati d'ani­mo, e trovava nella maestra non solo comprensione, ma anche incoraggiamento a resistere nei momenti della prova.

Dimostrando fedele obbedienza al confessore e alla maestra delle novizie, la Beata Suor Faustina poté attra­versare velocemente il periodo della purificazione interio­re, per vivere in seguito una grande unione con Dio, per sentirsi invasa da Dio e per potersi consumare per Lui at­traverso un amore attivo, del quale chi le stava accanto non riusciva a rendersene conto.

 

Attività della Beata Suor Faustina a Varsavia

Al termine dei due anni di noviziato la Beata Suor Faustina, assieme alle altre novizie iniziò il 20 aprile 1928 gli esercizi spirituali di otto giorni durante i quali si pre­parò spiritualmente alla sua prima professione religiosa. Infatti il 30 aprile dello stesso anno fece i suoi primi voti di castità, povertà e obbedienza, desiderando come lo sottolineò lei stessa   annientarsi per Dio attraverso un amore attivo, ma in modo tale che ciò non fosse percetti­bile dalle suore e da quelli che le stavano più vicino. La solenne cerimonia le permise di vivere profondamente il fatto stesso della professione dei voti religiosi.

Alla professione religiosa della Beata Suor Faustina presero parte anche i suoi genitori che non incontrava da alcuni anni. I genitori non erano molto convinti che la scelta della loro figlia allo stato religioso fosse giusta. Il convento separato dall'ambiente circostante da un alto muro, l'atmosfera di preghiera della cappella, la quiete ed il silenzio delle suore nonostante il gran numero di ospiti, li indusse a chiedersi se la loro figlia, sempre vivace e desiderosa di cantare, potesse trovarsi a suo agio in un simile ambiente. E per questo, mentre facevano insieme una passeggiata in giardino, il padre chiese direttamente alla cara figliola come si trovava in convento e se non si annoiava. Ma lei rispose: « Papà, sono tanto felice! Per­ché dovrei annoiarmi quando abito con Gesù sotto lo stesso tetto? ». Dopo aver sentito una tale risposta il pa­dre della Beata Suor Faustina si commosse e assieme alla madre le diedero finalmente la loro benedizione.

Dalla professione dei primi voti fino alla fine del mese di ottobre del 1928, la Beata Suor Faustina rimase a Cracovia lavorando in cucina. Aveva già acquisito molta esperienza, sapeva organizzare bene il lavoro preparando pietanze appetitose. Al riguardo aveva sempre nella mente le regole della Congregazione che dicevano: « La cuoca deve essere umile, aver amore per il prossimo, essere raccolta in Dio; deve ricordare che quando lavora per le Suore, lavora per Dio stesso, e unendosi ai sentimenti della Madonna nell'adempiere i propri doveri, cercherà di evitare la confusione e la fretta. Nel caso in cui i suoi doveri le impedissero di partecipare alle pratiche di pietà, cercherà di compierle nel tempo libero. Dovrà cercare con assiduità di insegnare i lavori di cucina alle aiutanti indi­cate dalla superiora ». Ella considerava queste regole della Congregazione come direttive per il suo comportamento e quindi le rispettava con fedeltà; nel lavoro era molto di­sponibile, zelante, irreprensibile; si distingueva per una grande serenità di spirito e per una calma straordinaria.

Il 31 ottobre 1928, la Beata Suor Faustina, obbediente alla volontà delle superiore, andò a Varsavia dove iniziò a lavorare nella cucina delle ragazze dell'istituto tenuto dalla Congregazione. Rimase a Varsavia in questo istituto fino al mese di giugno del 1930, ad eccezione di due brevi pe­riodi trascorsi a Wilno e a Kiekrz. Infatti nel febbraio del 1929 fu mandata a Wilno, per sostituire in cucina una suora ammalata. Come a Varsavia,così anche a Wilno si rivelò un'ottima organizzatrice del lavoro. Anche se faceva da mangiare per 30 persone coadiuvata da una sola postu­lante e con l'ausilio sommario di qualche ragazza, era m grado non solo di preparare tutto a tempo, ma anche di trovare un momento di riposo nel boschetto adiacente.

Il suo breve soggiorno, di poco meno di due mesi, a Wilno è testimoniato da una lettera della superiora alla maestra delle novizie. In questa lettera, la superiora scri­veva: « Faustina è da noi in cucina. Ci edifica tutte con il suo comportamento ». La maestra, dopo aver letto questa frase alle novizie, disse: « Che di ciascuna di voi si possa dire lo stesso! ».

Al suo ritorno a Varsavia, la Beata Suor Faustina, a causa del lavoro estenuante e delle difficoltà interiori che stava attraversando, si ammalò (probabilmente erano i primi sintomi della tubercolosi). Per alcuni giorni non po­té adempiere i suoi doveri. Pensava che Gesù l'avrebbe portata via con sé.

Nonostante l'interessamento dei superiori e dei medi­ci, la Beata Suor Faustina non migliorava e nemmeno peg­giorava. A quel punto alcune suore cominciarono a mor­morare che stesse fingendo, cosa che alla Beata Suor Fau­stina fece ancor più male. In tale situazione la sostenne Gesù, facendole capire che molte persone avrebbero trat­to vantaggio dalla sua sofferenza. Questo pensiero le solle­vò lo spirito, le restituì le forze e il desiderio di sopportare tutte le sofferenze e di affrontare gli impegni quotidiani.

Il 7 luglio del 1929 la Beata Suor Faustina venne man­data a Kiekrz, vicino a Posnania, a sostituire la suora ad­detta alla cucina che si era ammalata, rimanendovi tutto il mese di luglio. In una lettera ai genitori alla vigilia della sua partenza scriveva: « ... Sono dunque tornata felice­mente a Varsavia, ma non mi fermerò qui. Domani parto per Posnania. Non meravigliatevi del fatto che oggi sono qui e domani in un altro luogo. Il nostro comune aposto­lato ci chiede ciò. Combatto con gioia per salvare le anime ed è meno importante dove e su quale terreno...».

La piccola casa che stava sorgendo a Kiekrz, il numero ristretto di suore, i bei dintorni e il clima salubre, tutto

contribuiva a creare condizioni favorevoli perché la Beata Suor Faustina si riposasse e riacquistasse le forze. Infatti, terminato il lavoro quotidiano, ella aveva molto tempo per la preghiera e lodava il Signore nella bellezza della natura, soprattutto nel giardino e sul lago. In quel luogo la Beata Suor Faustina approfondi in sé la verità sull'amore di Dio:

Dio ama immensamente l'uomo, poiché ha fatto tante belle cose per lui. La bellezza della natura che la circondava, la portava a riflettere sulla bellezza della vita eterna in cielo. E non mancò nemmeno, in un momento libero, di fare una giornata di ritiro per avvicinarsi maggiormente al Signore.

Dopo la sua partenza da Kiekrz, la superiora Suor Saveria Olszamowska, nella lettera inviata alla superiora generale, ringraziando per l'aiuto mandatole nella persona della Beata Suor Faustina, scriveva: « La sua vita interiore è molto profonda ed è dotata dal Signore di grazie parti­colari ». La sua profonda spiritualità non passò quindi inosservata, anche se il periodo di permanenza fu breve.

La Beata Suor Faustina era sempre pervasa di spirito apostolico e di un grande desiderio di adorare il Signore e questo lo si vedeva dal suo atteggiamento durante il lavo­ro. Nonostante le difficoltà nell'adempiere i doveri e no­nostante lo sforzo necessario nell'intraprendere il lavoro, ella con tanto zelo incoraggiava se stessa e le sue consorel­le, dicendo: « Facciamolo per Gesù ». Una giovane postu­lante, osservando la vita e il comportamento delle 70 suo­re del convento a Varsavia, giunse alla conclusione che la Beata Suor Faustina era la più fervente fra di esse. Ciò era testimoniato dalla sua vita, dalle opere e dall'atteggiamen­to personale.

 

Attività a Plock

Verso la metà del 1930 la Beata Suor Faustina partì per Plock. Inizialmente lavorò in cucina. Non fu facile perché, per andare alla porta del convento e nella panette­ria gestita dalla Congregazione, bisognava attraversare la cucina. Alle persone che passavano per la cucina molto stretta, la Beata Suor Faustina sorrideva sempre serena, come se tale fatto non la disturbasse per niente. Tutti si erano abituati a tale stato di cose e solo quando in cucina venne un'altra suora cominciarono lamentele e malintesi, perché le persone di passaggio disturbavano la cuoca nel suo lavoro.

La superiora, dopo qualche tempo, affidò alla Beata Suor Faustina il lavoro nel negozio del pane ed in assenza delle suore anche nel forno. Sia nel negozio che nel forno organizzò bene il lavoro, comportandosi con avvedutezza e benevolenza nei confronti delle consorelle e delle perso­ne laiche che usufruivano dei suoi servizi.

 

Prima apparizione di Gesù Misericordioso

Un momento importante nella sua vita ebbe luogo il 22 febbraio 1931. In merito scriveva nel suo Diario:

« La sera, stando nella mia cella, vidi il Signore Gesù vestito di una veste bianca: una mano alzata per benedire, mentre l'altra toccava sul petto la veste, che ivi leggermen­

te scostata lasciava uscire due grandi raggi, rosso l'uno e pallido l'altro. Muta tenevo gli occhi fissi sul Signore; l'anima mia era presa da timore, ma anche di gioia grande.

Dopo un istante, Gesù mi disse: "Dipingi un'immagi­ne secondo il modello che vedi, con sotto scritto: Gesù, confido in Te! Desidero che questa immagine venga vene­rata prima nella vostra cappella e poi nel mondo intero.

Prometto che l'anima, che venererà quest'immagine, non perirà.

Prometto pure già su questa terra, ma in particolare nell'ora della morte, la vittoria sui nemici. Io stesso la di­fenderò come Mia propria gloria".

Quando ne parlai al confessore, ricevetti questa rispo­sta: "Questo riguarda la tua anima". Mi disse così: "Di­pingi l'immagine divina nella tua anima . Quando lasciai il confessionale, udii di nuovo queste parole: "La Mia im­magine c'è già nella tua anima. Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l'immagine, che di­pingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica de­ve essere la festa della Misericordia".

A quel punto la Beata Suor Faustina si rivolse alla su­periora chiedendole cosa doveva fare. La superiora pre­tendeva un segno esplicito, in base al quale avrebbe po­tuto riconoscere che si trattava di cosa del Signore e che era stato proprio Gesù a fare quella richiesta. La Beata Suor Faustina chiese al Signore un tale segno, ricevendo questa risposta: « Mi farò conoscere dalle Superiore at­

traverso le grazie che concederò mediante questa im­magine ».

Dopo questa apparizione la Beata Suor Faustina sem­brava non tener conto dell'ambiente che la circondava. Era sempre più profondamente immersa nella preghiera, sottoponeva spesso la sua vita interiore al consiglio del confessore, faceva visita sovente al SS.mo Sacramento e tuttavia eseguiva con precisione i lavori che le erano affi­dati, con grande soddisfazione della superiora e dei clienti che venivano nel negozio.

 

Soggiorno a Biala

Verso la fine del 1931, la Beata Suor Faustina fu man­data alla casa filiale di Biala. Questa casa aveva un grande appezzamento di terra di 35 ettari, lavorato in prevalenza dai braccianti, dal momento che c'erano solo tre suore ed alcune educande. Alla Beata Suor Faustina furono affidati i lavori di cucina. Vi rimase per quasi un anno, come atte­sta una sua lettera inviata a Suor Ludvina il 2 agosto 1932.

A Biala c'era una situazione particolarmente difficile. Questa casa filiale era distante dal convento di Plock circa 10km e non vi era un'assistenza spirituale sufficiente. Le suore non avevano un confessore fisso e solo una volta alla settimana veniva celebrata la S. Messa nella loro cappella. Anche se tutti i giorni andavano nella chiesa parrocchiale distante un chilometro, una di loro doveva sempre rima­nere a casa, per sorvegliare la casa ed i lavoratori. Essendo solo in tre, due volte alla settimana una di loro non poteva partecipare alla S. Messa, ed era privata anche della S. Co­munione. La Beata Suor Faustina si sottomise a queste esigenze ma quando le era possibile approfittava di ogni occasione per assistere alla S. Messa e ricevere la S. Co­munione. Per alleviare le difficili condizioni che erano a Biala la Beata Suor Faustina faceva frequenti visite al SS.mo Sacramento, adornava con fiori l'altare della cap­pella e si impegnava maggiormente nella sua vita interiore.

 

Periodo di preparazione alla professione perpetua

Verso la metà di novembre del 1932 la Beata Suor Faustina andò a Varsavia, dove insieme ad altre suore, sotto la guida di Suor Margherita Gimbutt, doveva fare la terza probazione. Prima di cominciarla si recò a Walen­dow per gli esercizi spirituali annuali che non aveva anco­ra fatto. Finiti gli esercizi, il 1° dicembre 1932, assieme a due consorelle, iniziò a Varsavia il periodo di prepara­zione alla professione perpetua chiamato « la terza proba­zione »

Durante questo periodo la tubercolosi che andava progredendo, si fece sentire maggiormente, cosa che pro­curò alla Beata Suor Faustina nuove occasioni di umilia-

zione. Accusava dolori al petto, ma la dottoressa dopo averla visitata affermò che « nei polmoni non aveva trova­to niente ». La Beata Suor Faustina, pallida e deperita, in quella occasione disse: « Tuttavia, mi fa male » e lasciò con calma l'infermeria, dove era stata visitata.

Nel periodo della terza probazione, la Beata Suor Fau­stina capi ancora meglio il valore dei sacrifici quotidiani, che, pur essendo piccoli, spesso richiedono uno sforzo eroico per affrontarli ed essere costantemente disponibili a farli. Comprese sempre meglio che nelle sofferenze, par­ticolarmente in quelle spirituali, solo Dio può consolare l'uomo, perché gli uomini spesso diventano impotenti op­pure non vogliono.

 

Professione perpetua

Il giorno 18 aprile del 1933 la Beata Suor Faustina parti per Cracovia, dove fece gli esercizi spirituali prima della professione perpetua. In quel convento le tornarono in mente i momenti del noviziato, soprattutto gli incontri con la maestra. Nel corso degli esercizi ebbe con lei un colloquio spirituale che chiari molte cose e rassicurò la Beata Suor Faustina di trovarsi sul retto cammino.

Dopo gli esercizi spirituali la Beata Suor Faustina ven­ne ammessa alla professione dei voti perpetui. La cerimo­nia fu presieduta dal Vescovo Stanislao Rospond, grande amico della Congregazione.

La Beata Suor Faustina visse profondamente quella solenne funzione e, in modo particolare, il momento in cui rimase prostrata per terra, coperta con un panno nero in segno di morte al mondo.

il vescovo aspergeva d'acqua benedetta le suore pro­strate per terra pronunciando le parole: « Sorgete, voi che siete morte al mondo, e Gesù Cristo vi illuminerà ».

Emessi i voti, le suore ricevevano una candela accesa, in segno d'illuminazione celeste e di fervido amore e l'anello, in segno di alleanza perpetua con Gesù Cristo.

Dopo la professione perpetua, la Beata Suor Faustina rimase quasi fino alla fine di maggio a Cracovia. Aiutava le suore nel giardino. Solo verso la fine di maggio la supe­riora generale la destinò al convento di Wilno. Approfit­tando del viaggio a Wilno la Beata Suor Faustina chiese il permesso alla Madre Generale di poter fare una sosta a Czestochowa per pregare davanti all'Immagine della Ma­donna Nera di Jasna G6ra. « Per la prima volta   scrisse nel suo Diario   vidi la Madonna allorché mi recai, alle cinque del mattino, ad assistere allo "scorrimento" del-l'immagine. Rimasi là a pregare senza interruzione fino al-le undici e mi sembrava d'essere appena arrivata. La Ma­dre di Dio mi disse molte cose. Affidai a Lei i miei voti perpetui; sentivo di essere la Sua bambina e che Lei era mia Madre ».

La Beata Suor Faustina pregava con tale fervore da perdere la nozione del tempo e solo l'intervento di una suora, inviata dalla superiora della casa di Czestochowa, la costrinse a congedarsi da quel luogo santo e caro al cuore di ogni polacco.

 

Attività a Wilno

Giunta a Wilno il 25 maggio 1933, giorno dell'Ascen­sione, fu accolta dalla superiora locale, Suor Irene Krzyzanowska, che le affidò l'incarico di prendersi cura dell'orto e del giardino. La Beata Suor Faustina lo aveva già saputo a Cracovia dalla superiora generale, e pur non avendo alcuna esperienza in materia, accettò di buon grado questo compito come espressione della volon­tà di Dio.

Suor Irene si rendeva conto che per coltivare un orto e un giardino non bastava solo la buona volontà della religiosa e quindi, per un certo tempo, mandò la Beata Suor Faustina dai Padri Redentoristi, dove un frate orto­lano e giardiniere esperto, le diede insegnamenti e consigli utili soprattutto per quanto riguardava la coltivazione dei fiori. L'insegnamento non andò perso e la Beata Suor Faustina molto presto poté rallegrarsi dei frutti del suo la­voro. Aveva dei bellissimi fiori e la gente pensava che fos­se una giardiniera di professione.

Adempiva i compiti che le venivano affidati sempre con diligenza ed impegno facendo scrupolosamente i conti dei soldi ricevuti per le spese riguardanti la gestione del giardino e di quelli incassati con la vendita dei fiori e degli ortaggi.

Oltre al lavoro nel giardino ella si occupò anche degli alveari che le suore avevano a Wilno, e, poiché era anche un'ottima fornaia e cuoca, assai spesso veniva distolta dal

lavoro del giardino perché aiutasse a preparare dei dolciu­mi in occasione delle varie solennità, o il pranzo per digni­tari ecclesiastici, o benefattori della Congregazione. Le suore addette alla cucina, vedendo che la Beata Suor Fau­stina le aiutava volentieri, sfruttavano le sue doti, soprat­tutto la domenica, quando non era impegnata nel lavoro di giardinaggio.

La Beata Suor Faustina cercava di instaurare un dialo­go con tutte le consorelle, particolarmente con quelle più giovani, per rafforzarle nella vocazione ed incoraggiarle ad un maggior fervore nel proprio perfezionamento e ad un adempimento più scrupoloso dei doveri quotidiani. Nei confronti delle ragazze-educande mostrava sempre molta disponibilità, bontà ed apertura al dialogo e all'ascolto. Insegnava a tutte a pregare durante il lavoro, faceva inter­rompere, con decisione e fermezza, ogni tentativo di mal­dicenza e di mormorazione contro le superiore, incorag­giava all'adorazione del SS.mo Sacramento e ad accostarsi di frequente alla S. Comunione.

La Beata Suor Faustina, con l'adempimento coscien­zioso di tutte le pratiche di pietà, la destinazione del tempo libero alla preghiera individuale ed il comporta­mento personale, riusciva ad influire in maniera positiva sulle persone che le stavano vicino. Anche se talvolta riceveva dei torti da parte di qualche suora o educanda, perdonava facilmente e dimenticava subito l'episodio spiacevole.

 

Visita alla famiglia a Glogowiec

Un evento importante nella vita della Beata Suor Fau­stina fu la visita che fece alla sua casa paterna. La mattina del suo onomastico, il 15 febbraio 1935, ella ricevette per la seconda volta la notizia che sua madre era gravemente ammalata e desiderava vedere la sua cara figliola prima di morire. La superiora acconsentì che si recasse in famiglia ed ella si mise in viaggio in quello stesso giorno.

La sera del 16 febbraio giunse a casa portando, con la sua visita, una grande gioia a tutta la famiglia e in partico­lare alla madre che, non appena vide la sua amatissima fi­glia, si senti meglio, come se il suo organismo avesse recu­perato nuove energie. Il giorno seguente era domenica. La madre poté accompagnare la figlia in chiesa per assi­stere alla S. Messa e da quel giorno in poi godette di per­fetta salute. Visse fino all'età di 90 anni.

Lasciando in seguito Glogowiec, era contenta che sua madre fosse tornata in salute, che ci fosse così grande amore nella sua famiglia e che il Signore le concedesse tante grazie. Prima di andar via chiese la benedizione ai suoi genitori e senti scendere sulla sua anima la potenza della grazia divina. Piansero tutti augurandole la massima fedeltà alla grazia di Dio e le dissero di non dimenticare mai quante grazie aveva ottenuto dal Signore nella sua vo­cazione religiosa; infine le chiesero di pregare per loro.

Sulla via del ritorno la Beata Suor Faustina si fermò qualche giorno a Varsavia dove ebbe l'opportunità di par­lare di persona con la superiora generale. Ritornata a Wil­no, riprese il suo pesante lavoro nell'orto.

 

Inizio del Diario

A Wilno la Beata Suor Faustina conobbe il suo diret­tore spirituale per il quale da tempo e con molto fervore pregava. Si trattava di don Michele Sopoéko, il quale pro­prio in quel periodo fu nominato confessore ordinario della Casa di Wilno. La Beata Suor Faustina trovò in lui una guida valida, una grande comprensione ed un aiuto spirituale. Si confessava spesso da lui. Le sue confessioni, però, richiedevano molto tempo, dovendo ella svelare i suoi stati d'animo e presentare le richieste di Gesù. Tale fatto non solo impediva di poter ascoltare le confessioni delle altre suore, ma suscitava impazienza ed una certa cu­riosità nelle consorelle e per questo don Sopocko ordinò alla Beata Suor Faustina di mettere per iscritto le proprie esperienze spirituali, le ispirazioni e gli incarichi ricevuti da Gesù; poi egli, in quanto confessore, avrebbe di tanto in tanto letto le sue confessioni scritte per conoscere il contenuto. Obbediente a tale disposizione, la Beata Suor Faustina iniziò a tenere un Diario.

Nel 1934, don Sopocko andò per qualche settimana in Palestina e, in questo periodo, pensando che tutto fosse il­lusione e non avendo una persona di fiducia a cui rivol­gersi per chiedere un consiglio, la Beata Suor Faustina bruciò il Diario. Al ritorno del confessore, come peniten­za, dovette rifare la parte distrutta scrivendo contempora­neamente gli avvenimenti interiori correnti, omettendo purtroppo molti particolari relativi al periodo che prece­dette il suo ingresso in convento. In seguito, continuò a

scrivere il Diario regolarmente quasi sino alla fine della sua vita.

Don Sopocko, ascoltando le confessioni della Beata Suor Faustina, cominciò a riflettere seriamente sul conte­nuto di queste, le esaminò, si consigliò con altri sacerdoti saggi e prudenti, temendo che quanto viveva la sua peni­tente fosse un'illusione, una manifestazione di qualche al­lucinazione o di una fantasia esagerata. Chiese anche il parere della superiora e di altre suore; indagò innanzi tut­to sul suo comportamento, come svolgeva le pratiche spirituali e adempiva i compiti a lei affidati, e se la sua in­fluenza sull'ambiente circostante fosse positiva. Chiese inoltre di fare degli esami specialistici circa la sua salute psichica e fisica.

 

Realizzazione dell'Immagine di Gesù Misericordioso

Dopo che tutte le sue indagini avevano dato esito mol­to positivo, don Sopoéko, spinto più dalla curiosità che dalla fede nella veridicità delle visioni della Beata Suor Faustina, decise di compiere il passo successivo, e cioè, di ordinare al prof. Eugenio Kazimirowski un dipinto che rappresentasse Gesù secondo l'apparizione da lei avuta a Plock.

La Beata Suor Faustina, accompagnata dalla superio­ra, Suor Irene Krzyzanowska e, in seguito, da Suor Borgia

Tichy, si recò ripetutamente nello studio del pittore, per fornirgli indicazioni e verificare contemporaneamente se l'immagine fosse conforme alla visione avuta. La Beata Suor Faustina non era soddisfatta del dipinto, e anzi si la­mentava che Gesù, su questa tela, non fosse così bello co­me era apparso a lei. L'immaginé venne definitivamente conclusa a metà del 1934.

Interrogata da don Sopoéko circa il significato dei due raggi, la Beata Suor Faustina non seppe rispondere. Sol­tanto in seguito, mentre pregava, ricevette la seguente spiegazione: « I due raggi rappresentano il Sangue e l'Ac­qua. Il raggio pallido rappresenta l'Acqua che giustifica le anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita delle anime. Entrambi i raggi uscirono dall'intimo della Mia misericordia, quando sulla croce il Mio Cuore, già in agonia, venne squarciato con la lancia. Tali raggi riparano le anime dallo sdegno del Padre Mio. Beato colui che vi­vrà alla loro ombra, poiché non lo colpirà la giusta mano di Dio ».

L'immagine di Gesù Misericordioso dipinta secondo le indicazioni della Beata Suor Faustina aveva alcuni elementi nuovi, e perciò la sua collocazione in una chiesa richiedeva l'autorizzazione dell'Arcivescovo di Wilno. Don Sopoéko   come egli stesso disse   si vergognava di chiederla e tanto più di spiegarne l'origine. Quindi fece collocare l'immagine nel corridoio buio del convento delle Suore Bernardine, presso la chiesa di San Michele, dove era rettore.

 

Apparizione dei raggi

Fra i nuovi elementi iconografici dell'immagine della Divina Misericordia, i raggi sono senza dubbio i più sa­lienti. Un evento particolare avvenuto in questo periodo e che riguardava questi raggi servi a confermare presso la Beata Suor Faustina l'efficacia della promessa della devo­zione a Gesù, « La Divina Misericordia », a lei progressi­vamente rivelata dal Signore e per la quale avrebbe soffer­to molto. La forte impressione che questo evento ha avu­to sulla Beata Suor Faustina si intuisce dalla grande quan­tità di particolari descritti nel Diario. Esso ebbe luogo a Wilno, il venerdì del 26 ottobre 1934, nell'orto del con­vento, alle ore 17.50, mentre stava andando a cena con le educande, e durò forse circa quattro minuti e poi scom­parve. La Beata Suor Faustina vide Gesù sulla cappella, con lo stesso aspetto di quando l'aveva visto la prima volta a Plock nel 1931, così come è dipinto nell'immagine. Gli stessi due raggi uscivano dal Cuore di Gesù e coprivano la cappella, l'infermeria, poi tutta la città estendendosi sul mondo intero.

Una delle educande che era assieme a lei un po' die­tro alle altre, vide quei raggi, ma non vide Gesù e non vi­de da dove questi uscivano. Tuttavia rimase talmente im­pressionata che non riusciva a darsi pace: « Continua­mente ne avrei parlato », ripeteva spesso alla Beata Suor Faustina.

Evidentemente la cosa non finì lì perché un mese dopo la superiora, Suor Irene Krzyzanowska, fece scri­

vere una testimonianza sulla visione che fu firmata dalla Beata Suor Faustina e da Suor Taide che l'aveva scritta. L'autenticità della dichiarazione fu confermata dalla superiora e nuovamente attestata da lei in un se­condo tempo.

 

Esposizione dell'Immagine a « Ostra Brama » a Wilno

Obbedendo alla volontà del Signore la Beata Suor Faustina insistette con la sua guida spirituale affinché l'immagine fosse esposta alla venerazione pubblica nel Santuario di « Ostra Brama » a Wilno per un triduo che doveva celebrarsi in quel luogo. In seguito don Sopocko era venuto a sapere che davvero un triduo doveva aver luogo e la chiusura dello stesso cadeva la prima domenica dopo Pasqua, il giorno che   secondo la Beata Suor Fau­stina   il Signore voleva fosse celebrata la festa della Di­vina Misericordia e fosse anche fatta una predica sulla Sua grande Misericordia. E infatti, il rettore del santuario in­vitò proprio lui a predicare quel triduo a conclusione del Giubileo della Redenzione del Mondo.

Don Sopoéko accolse la proposta del rettore; pose pe­rò la condizione di poter esporre, durante il triduo, su una finestra del portico adiacente alla chiesa di S. Te­resa (che sta accanto alla cappella con l'immagine miraco­losa della Madonna della Misericordia), l'immagine di Gesù, « La Divina Misericordia ». Così nei giorni 26, 27 e 28 aprile 1935, l'immagine della Divina Misericordia venne esposta, per la prima volta, alla venerazione pub­blica. Col permesso della superiora, all'allestimento ed all'addobbo dell'immagine collaborò anche la Beata Suor Faustina.

La gente rimase colpita dalla bellezza dell'immagine e chiedeva spiegazioni circa il suo significato e la sua origi­ne, ma né la Beata Suor Faustina né le consorelle dissero nulla.

L'effetto dell'esposizione della sacra immagine fu quello predetto da Gesù alla Beata Suor Faustina e cioè:

questa immagine doveva essere come un recipiente dal quale gli uomini potevano venire ed attingere le grazie cò­me alla sorgente della misericordia.

Finite le solennità del giubileo l'immagine fu riportata dov'era prima, cosa che non piacque al Signore, perché disse alla Beata Suor Faustina: « Di' al confessore che questa immagine deve venire esposta in chiesa e non nel convento dentro la clausura ». Soltanto il 3 aprile 1937, con il consenso dell'Ordinario, l'Arcivescovo Romualdo Jalbrzykowski, l'immagine venne collocata nella chiesa di 5. Michele, vicino all'altare maggiore. In seguito essa ven­ne esposta ogni anno alla venerazione pubblica in occasio­ne della processione del Corpus Domini, organizzata dalla vicina parrocchia di S. Francesco, suscitando grande com­mozione e attirando attorno a sé molta gente. In questo modo la Beata Suor Faustina, con l'efficace aiuto del suo confessore don Sopoéko, realizzò il desiderio di dipingere l'immagine di Gesù che Lo rappresenta come la Divina Misericordia Incarnata e di esporla al culto pubblico.

 

La Coroncina della Divina Misericordia

Altro evento di grande importanza ebbe la Beata Suor Faustina durante il suo soggiorno a Wilno, per quanto ri­guarda lo sviluppo della missione circa la devozione a Ge­sù Misericordioso e cioè: la rivelazione della Coroncina della Divina Misericordia. Nel suo Diario la Beata Suor Faustina annotò quattordici rivelazioni che riguardano questa Coroncina, un fatto che dimostra l'importanza nel complesso degli elementi che insieme compongono la de­vozione alla Divina Misericordia nelle autentiche forme da lei proposte. La prima e fondamentale rivelazione avven­ne alla vigilia della festa dell'Esaltazione dellaS. Croce, il 13 settembre 1935, durante la quale le venne indicato il modo di recitarla usando la comune corona del rosario:

« Prima reciterai il Padre nostro, l'Ave Maria ed il Credo; poi sui grani del Padre Nostro, dirai le parole seguenti:

Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l’Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Signore Nostro Gesù Cristo in espiazione dei nostri peccati e di quelli del monào intero. Sui grani delle Ave Maria reciterai le parole se­guenti: Per la Sua dolorosa Passione abbi misericordia di noi e del mondo intero. Infine reciterai tre volte queste parole:

Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale: abbi pietà di noi e del mondo intero ».

Un anno più tardi, cioè il 9 dicembre 1936, la Beata Suor Faustina annotò nel Diario: «Il Signore mi ha detto di recitare questa coroncina per nove giorni prima della festa della Misericordia. La novena deve cominciare il Ve­nerdì Santo », ed in seguito nel Diario, senza alcuna spie­gazione, sta scritta questa promessa del Signore legata a tale novena: « Durante questa novena elargirò alle anime grazie di ogni genere ».

 

Segni della malattia della Beata Suor Faustina a Wilno

Secondo la superiora della casa di Wilno, la Beata Suor Faustina fin dall'inizio del suo soggiorno in quella città soffriva di tubercolosi. Un leggero stato febbrile era praticamente il suo stato normale, e ciò nonostante ese­guiva tutti i compiti che le venivano affidati. Però verso la fine del 1935 la sua salute cominciò a peggiorare notevol­mente. Per alleggerirle un po' il lavoro le superiore decise­ro di trasferirla in un clima più mite.

 

Soggiorno nelle case di Walendòw e Derdy

Il 19 marzo 1936 la Beata Suor Faustina ricevette dalla Superiora Generale l'ordine di lasciare la Casa di Wilno. Due giorni dopo tale ordine partì per Varsavia dove rima-

se per alcuni giorni. La Superiora Generale intendeva si­stemarla nella Casa di Cracovia, ma l'impellente necessità di un aiuto a Walendow influi sul cambiamento del programma.

Il 25 marzo 1936 la Beata Suor Faustina si trovava già a Walendow, una località distante 20 km da Varsavia, dove le suore l'accolsero molto affettuosamente. La superiora le affidò la mansione di addetta al refettorio, facendole notare che come prima cosa avrebbe dovuto togliere la muffa dalle pareti umide e fare lo stesso lavoro nella sala adiacente. Le consorelle ritenevano che tale lavoro fosse decisamente troppo pesante per una persona malata, ma la Beata Suor Faustina non era dello stesso parere: anche se le sue condizioni di salute erano precarie, tuttavia era convinta di riuscire ad adempiere, con l'aiuto di Dio, il compito affidatole.

Dopo due settimane, assieme con Suor Samuela Wasi­lewska la Beata Suor Faustina fu inviata alla casa filiale di Derdy, lontana due km da Walendow, assumendo l'impe­gno di cuoca.

Il piccolo convento situato nel bosco offriva ad una persona malata, come la Beata Suor Faustina, condizioni ideali per riposarsi. Finito il lavoro obbligatorio, la Beata Suor Faustina poteva passare più tempo all'aria aperta, irrobustendo la salute compromessa e godendo della bellezza della natura, ma nonostante la salute precaria era sempre disponibile con gli altri. Per esempio ella dedicava molto tempo a Suor Sebastiana, malata di mente, mentre altre consorelle la evitavano. Spiegava che nei confronti dei malati bisognava usare molta misericordia. Oppure quando seppe che Suor Teodora doveva essere espulsa dalla Congregazione, la Beata Suor Faustina chiese alla su­periora di poterla avere come aiutante e di consentirle di rimanere ancora un po' nel convento. In questo modo sal­vò la vocazione di Suor Teodora che continuò a lavorare nell'Istituto.

Pur nella brevità del suo soggiorno a Walendow e a Derdy la sua presenza lasciò delle tracce evidenti. Le edu­cande ricordavano sempre che la Beata Suor Faustina si distingueva per la sua grande calma e pazienza.

 

Nella casa di Lagiewniki presso Cracovia

Dopo quasi due mesi dalla partenza da Wilno la Beata Suor Faustina arrivò finalmente l’11 maggio 1936 alla de­signata destinazione di Lagiewniki, vicino a Cracovia, do­ve venne assegnata ad un gruppo di suore che aiutavano la responsabile dell'orto, Suor Clemenza Buczek. Nel la­voro la Beata Suor Faustina dimostrò una grande saggez­za ascoltando prima il Signore e poi gli uomini. A Lagiew­niki c'era la consuetudine che le suore ortolane, la dome­nica dopo i vespri, si recassero nell'orto a cogliere la ver­dura da preparare per venderla il giorno successivo. La Beata Suor Faustina si oppose a tale usanza, dicendo che un'occupazione del genere andava contro il terzo coman­damento del Signore, perché di domenica anche i religiosi devono astenersi dai lavori manuali. Ella propose alla su­periora che le suore facessero questo tipo di lavoro alzan­dosi presto la mattina di lunedì e la superiora accettò la proposta.

Pian piano però, lo stato di salute della Beata Suor Faustina peggiorava fino ad arrivare al punto che si rese necessario affidarla alle cure di un medico del sanatorio antitubercolare a Pradnik. Infatti nell'autunno del 1936 ella stava sempre più in infermeria. Non si risparmiava però a causa della sua malattia e, non appena si sentiva meglio, tornava a lavorare nell'orto o ad aiutare nelle fac­cende domestiche.

 

Primo ricovero nell'ospedale di Pradnik

La malattia della Beata Suor Faustina progrediva sem­pre di più e si rese necessario curarla in un ospedale spe­cializzato con un'assistenza medica costante. Venne quin­di mandata nell'ospedale antitubercolare di Pradnik, dove rimase dal 9 dicembre 1936 al 27 marzo 1937.

Nonostante il suo stato di salute il medico acconsentì che la paziente passasse le feste di Natale nel convento. La Beata Suor Faustina fu contenta di poter stare assieme alla Comunità. Partecipò alla solenne cena della vigilia che sempre aveva a cuore, dopo di che pregò molto nella cappella ed inoltre assisté alla S. Messa di mezzanotte. Subito dopo le feste, il 27 dicembre, la Beata

Suor Faustina ritornò in ospedale, dove ogni giorno an­dava nella vicina cappella alla S. Messa e si accostava alla S. Comunione. Alle volte il medico, dato il peggioramen­to della sua salute, le dava il permesso di fare soltanto la S. Comunione. La Beata Suor Faustina, nonostante il grande dispiacere, si sottomise a tale disposizione del medico.

Ogni giornata era piena di sofferenze che lei univa alla Passione di Cristo. Pregava con fervore, e quando le forze glielo consentivano, faceva anche dei lavoretti a mano.

 

Lavoro nella portineria

Migliorate le sue condizioni di salute, il 27 marzo 1937 la Beata Suor Faustina lasciò l'ospedale per tornare nel convento di Lagiewniki, dove le venne assegnato il servizio nella portineria esterna del convento. Li venne a contatto con la miseria materiale e morale di quelli che chiedevano l'elemosina, cercavano una parola di conforto, si lamentavano delle condizioni di vita troppo pesanti. Si fece subito conoscere come grande protettrice dei poveri, sempre affettuosa, equilibrata e paziente.

Stando in portineria ebbe l'opportunità di venire a co­noscenza della vita delle persone, dei loro bisogni, dei pe­ricoli ai quali erano esposte e soprattutto si rendeva conto a quale livello di degradazione morale conduceva la piaga della disoccupazione. Non potendo rimediare a tale male, aumentava le sue preghiere ed offriva le proprie sofferen­ze per questa gente infelice.

Il 29 luglio 1937 la Beata Suor Faustina venne manda­ta nel convento di Rabka, perché potesse riposare e ri­prendere le forze grazie al clima salubre della montagna. Tuttavia l'aria troppo rigida non le fu di giovamento e il 10 agosto ritornò a Lagiewniki in condizioni peggiori.

Nel tardo autunno del 1937 la Beata Suor Faustina si sentiva talmente debole da non essere in grado di servire alla porta e chiedeva di poter ogni tanto interrompere il suo lavoro e mettersi a letto. Di solito la superiora le dava il consenso, ma nei momenti in cui nel convento c'era molto da fare, le ordinava di rimanere alla porta e allora, come disse lei stessa, « quando sono giunta in portineria, mi sono sentita stranamente forte e per tutta la giornata sono rimasta al mio lavoro e mi sono sentita bene. Ho sperimentato il potere della santa obbedienza ».

In seguito ad un attacco di dolori particolarmente for­ti, il 30 dicembre 1937 la Beata Suor Faustina si mise a letto. Era talmente sfinita dagli attacchi del male che non era in grado di partecipare alla preghiera comune di fine anno: « Siccome non potevo andare alle comuni pratiche religiose, mi sono unita spiritualmente a tutta la comunità. Quando le consorelle si alzarono alle undici di notte per vegliare e salutare l'anno nuovo, io dal crepuscolo fino alla mezzanotte continuai a torcermi fra i dolori. Unii la mia sofferenza alle preghiere delle suore che vegliavano in

cappella in riparazione delle offese fatte a Dio dai pec­catori ».

Per rendersi utile alla comunità anche durante la ma­lattia sgranava dei legumi. L'occupazione sembrava poco impegnativa, ma la polvere che usciva dai baccelli irritava le vie respiratorie e danneggiava la sua salute e quindi do-vette interrompere anche quel lavoro.

Oltre al dolore fisico la Beata Suor Faustina sopportò anche sofferenze di altra natura. Più durava la malattia, più si sentiva abbandonata. Le consorelle si erano abitua­te alle sue condizioni e spesso si dimenticavano di lei. Inoltre, ella era tormentata anche dalle tentazioni che mi­ravano a toglierle la fiducia nel Signore. Accettò tutte que­ste sofferenze e le prove di vario genere dimostrando co­raggio ed una grande calma. Non si lamentava dei distur­bi anche se alla domanda se stava soffrendo rispondeva in maniera affermativa.

 

Secondo ricovero nell'ospedale di Pradnik

Nella primavera del 1938 uno specialista, visitando la Beata Suor Faustina, diagnosticò la tubercolosi ad uno stadio molto avanzato e disse che non era possibile ridarle la salute già compromessa, ma si poteva cercare di miglio­rarla ricoverandola in ospedale. Dietro suo consiglio, il 21 aprile la Beata Suor Faustina venne nuovamente ricovera­ta nell'ospedale di PraÀnik; nonostante la terapia intensiva, non fu possibile arrestare l'avanzare della tubercolosi. La Beata Suor Faustina soffriva moltissimo, ma non vole­va alcun calmante anche se le suore infermiere glielo pro­ponevano, e non aveva alcuna esigenza.

Alla Beata Suor Faustina procurò una grande gioia la visita della superiora generale Madre Michaela Moraczew­ska. Pur essendo di breve durata, le lasciò un ricordo molto piacevole. Poco meno di un mese più tardi la Beata Suor Faustina le scrisse la sua ultima lettera. In questa di­ceva che si trattava del loro ultimo colloquio sulla terra e che, nonostante le sofferenze fossero in aumento, si era sottomessa alla volontà di Dio, viveva in una grande pace interiore e non aveva paura della morte. Ringraziava per tutto il bene che aveva ricevuto nella congregazione fin dal suo ingresso, chiedeva perdono per tutte le mancanze nei confronti della regola, per il cattivo esempio dato alle consorelle, e domandava una benedizione speciale per l'ora della morte.

Il 24 agosto la Beata Suor Faustina stette molto male e il medico si aspettava che morisse da un momento all'al­tro. Suor Camilla ne informò la superiora che venne in ospedale e passò l'intera notte accanto alla malata. Il gior­no successivo le propose di ricevere il sacramento degli in­fermi che la Beata Suor Faustina accettò prontamente, pur essendo in cuor suo convinta che non sarebbe ancora morta.

Il medico curante, il dott. Adamo Silberg, costatò che la Beata Suor Faustina era una religiosa straordinaria, che la S. Comunione costituiva per lei una vera forza

nelle terribili sofferenze fisiche; disse che nel convento avrebbe avuto una migliore assistenza spirituale e quindi propose di trasferirla in convento. Prima di salutarla le chiese un'immaginetta di S. Teresa di Gesù Bambino che desiderava appendere sopra il letto del suo bambino. Quando una delle suore gli disse che l'immaginetta avreb­be potuto essere il veicolo per il bacillo di Koch, che avrebbe potuto contagiare il suo bambino, il medico non tenne conto di tale avvertimento dicendo che i santi non contagiano.

Il 17 settembre 1938 la Beata Suor Faustina fu trasfe­rita dall'ospedale di Pradnik al convento di Lagiewniki. Era molto debole e quasi non accettava cibo. In attesa della morte dava un esempio edificante con la sua serenità e pazienza a quanti le stavano attorno.

Conformemente alle usanze, il 22 settembre, alla pre­senza delle consorelle radunate presso il suo letto, chiese perdono all'intera comunità per le mancanze involontarie verso la regola della congregazione.

Intanto lo stato di salute della Beata Suor Faustina peggiorava sempre più per arrivare a tal punto che si do­vette vegliarla giorno e notte.

 

Morte della Beata Suor Faustina

Il 5 ottobre 1938 la Beata Suor Faustina ebbe ancora la possibilità di confessarsi per l'ultima volta. Nella tarda serata la Comunità venne informata che la Beata Suor Faustina era moribonda. Le suore riunite accanto a lei, guidate dal cappellano don Teodoro Czaputa, recitarono le preghiere per gli agonizzanti. La Beata Suor Faustina cosciente si univa alla loro preghiera. La morte giunse alle ore 22.45 dello stesso giorno 5 ottobre 1938. L'agonia fu breve. La Beata Suor Faustina rivolse gli occhi verso l'alto e in quel preciso momento, senza alcun evidente do­lore, spirò.

I funerali si tennero il 7 ottobre 1938, festa della Ma­donna del Rosario e primo venerdì del mese, giorno sem­pre tanto caro alla Beata Suor Faustina. Alla cerimonia fu­nebre parteciparono alcuni sacerdoti, le consorelle e le educande. Da parte dei familiari non c'era nessuno. La Beata Suor Faustina fu sepolta nel cimitero del convento di Lagiewniki, a Cracovia.

 

Verso la gloria degli altari

La sua fama di santità si diffuse immediatamente in un crescendo di devozione in tutto il popolo. L'Arcivesco­vo di Cracovia, il Cardinale Carlo Wojtyla, attuale Sommo Pontefice, nel 1965 inizia il Processo Ordinario per la ca­nonizzazione della Beata Suor Maria Faustina Kowalska, conclusosi nel 1967.

il 3 dicembre 1979, la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, rilascia il « nulla osta » per il prose­guimento della Causa. Il 9 giugno 1981 la Congregazione per le Cause dei Santi emana il Decretum super revisione scriptorum ed il 22 dicembre 1990 il Decretum super validi­tate Processus.

Il 6 dicembre 1991 si riunisce il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi, sotto la presidenza di Mons. An­tonio Petti, Promotore Generale della Fede, dando esito favorevole sulle virtù eroiche.

Il 18 febbraio 1992 la Congregazione Ordinaria dei Padri Cardinali e dei Vescovi si è pronunciata sulle sue virtù eroiche.

Il Decreto sulla eroicità delle virtù della Beata Suor Maria Faustina Kowalska viene emanato il 7 marzo 1992.

Intanto gli Attori della Causa di Canonizzazione il 19 marzo dello stesso anno presentano alla Congregazione delle Cause dei Santi la documentazione riguardante la guarigione, ritenuta miracolosa, della signora Maureen Cahill Digan, da linfedema cronico, ottenuta da Dio, per l'intercessione della Beata Suor Faustina, il 28 marzo 1981, durante la preghiera presso la sua tomba a Craco­via. Il parere positivo dei due medici periti del 31 marzo 1992 apre la strada per lo studio della Consulta Medica la quale il 14 maggio 1992 si pronuncia unanimemente sul­l'inspiegabilità scientifica della guarigione avvenuta in mo­do rapido, completo e duraturo.

Il 29 maggio 1992 viene ultimata la redazione della Positio super miraculo, la quale viene studiata e discussa prima dai Consultori Teologi il 30 giugno e poi dai Padri Cardinali il 6 ottobre 1992, i quali si pronunciano all'una­nimità, ritenendo la guarigione della signora Maureen Cahill Digan, operata da Dio per l'intercessione della Beata Suor Faustina, come miracolosa. Il relativo Decreto al ri­guardo viene dato il 21 dicembre 1992. Con questo ulti­mo atto si apre la strada per la beatificazione indetta dal Santo Padre Giovanni Paolo Il per il 18 aprile 1993, la prima domenica dopo Pasqua.