VENERABILE NICOLA D’ONOFRIO (camilliano)
PREGHIERA
Dio, buono e misericordioso, che hai chiamato il tuo Servo Nicola D'Onofrio alla sequela di Gesù per offrire la ricchezza della sua giovane mente e dell'ardente cuore al servizio del figlio tuo nella persona dei malati, glorifica il tuo fedele Servo e fa' che i giovani di oggi riconoscano in lui un modello di vita nella via dell'amore e del sacrificio per portare le anime a Te che con il Figlio e lo Spirito Santo vivi e regni nei cuori dei tuoi figli. Amen
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GENERALE Curia Generalizia Camilliani
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Presentazione
A 41 anni dalla morte, il ricordo di Nicola è ancora vivo, anzi più vivo e nel cuore di tanti altri che l'hanno conosciuto attraverso i racconti o gli scritti dei testimoni. In poche pagine, il lettore troverà condensata la vicenda umana e spirituale di un giovane deciso ad offrire con gioia al Signore la sua giovane vita nel servizio dei malati nella famiglia religiosa di S. Camillo de Lellis. Con questa breve biografia si intende raggiungere altre persone, soprattutto giovani, affinché siano spronate a dare alla propria vita quel gusto che proviene dall'appartenere completamente al Sommo Amore. All'autore, padre Felice Ruffini, il ringraziamento non solo per questo testo e gli altri su Nicola D'Onofrio, ma anche per aver condotto in questi anni un accurato e appassionato lavoro di ricerca che è a fondamento di questo scritto al quale auguriamo larga diffusione.
Nicola
D'Onofrio nacque a Villamagna, Diocesi di Chieti - Abruzzo - il 24 marzo 1943.
Nella Chiesa Parrocchiale di S. Maria Maggiore fu battezzato il 27 marzo
successivo, ricevendo il nome di Nicola. Suo padre si chiamava Giovanni. Uomo
moralmente integro, religioso, lavoratore tenace dei campi, pieno di sapienza
popolare e contadina delle antiche famiglie abruzzesi. La madre - Virginia
Ferrara - era una donna forte e delicata, eletta per pietà e spirito
cristiano. Seppe trasferire nel figlio il culto della religiosità della vita,
delicatezza e una notevole gentilezza e serenità di spirito.
Il
giorno della festa del Corpus Domini, l'8 giugno 1950, riceve la Prima
Comunione, mentre tre anni dopo riceverà il sacramento della Cresima il 17
ottobre 1953. Frequentò le scuole elementari di Villamagna in frazione Madonna
del Carmine, distinguendosi per diligenza, bontà e disponibilità verso gli
altri, così come attestarono la maestra e i coetanei. Non trascurò il servizio
all'altare della chiesa parrocchiale, che raggiungeva anche in pieno inverno,
benché la sua casa fosse a diversi chilometri, posta sul confine con la
vicina Bucchianico, terra natale di S. Camillo de Lellis.
Un
Sacerdote dell'Ordine di S. Camillo, suo concittadino, gli rivolse l'invito di
entrare nel seminario camilliano di Roma. Nicola lo accolse con gioia e subito
manifestò ai genitori la sua decisione. Questi si opposero. La madre perché lo
voleva nel seminario diocesano della vicina Chieti; il papà perché vedeva
sottrarsi delle promettenti forti braccia per i campi. Anche due zie nubili,
sorelle del papà, che vivevano con la famiglia, lo blandivano dicendo di farlo
loro unico erede se rimaneva. Tutta la vita di Nicolino fu di una semplicità
genuina.
L'opposizione
della famiglia durò un anno. Tempo che Nicolino visse in preghiera e studio, e
finalmente ottenne il permesso di entrare nello Studentato Camilliano di Roma.
Era il 3 ottobre 1955 quando entrò, festa di S. Teresa del Bambin Gesù, che
diventerà poi la sua guida spirituale. Nell'affollato seminario, come ancora
erano a quei tempi, questi centri di selezione per il acerdozio, il giovanissimo
Nicola non sfuggì all'osservazione di chi doveva cogliere i segni orientativi
di una vocazione certa. Fu subito notata una serietà di intenzione a lavorare
su tutto se stesso affidandosi completamente ai superiori nella direzione
dello spirito. Due anni dopo venne a conoscenza che il papà voleva riprenderlo
e riportarlo a casa. Scrisse allora una forte lettera comunicando la sua decisa
volontà di continuare per il Sacerdozio nell'Ordine Camilliano, costasse
qualsiasi sacrificio. Molte le motivazioni portate a sostegno della sua
decisione, tra le tante il detto di S. Giovanni Bosco: "La più bella
benedizione per una famiglia è quella di avere un figlio Sacerdote".
Il
6 ottobre 1960 indossò l'Abito dei religiosi di S. Camillo, iniziando così
l'anno di noviziato. Al termine del corso di esercizi spirituali, per questa
tappa molto importante della sua vita, scrisse: "...Gesù se un giorno dovrò
buttare come tanti l'Abito santo, fa' che io muoia prima di riceverlo per la
prima volta, non ho paura di morire ora, sono in Grazia tua. Che soave cosa
poterti venire a vedere insieme alla Tua e mia mamma: Maria!
Tutto
l'anno di noviziato lo passò riportando sul "Diario" propositi e
piccole conquiste, momenti di lotta e di aridità. Da questo scritto si evidenzia
la volontà decisa di continuare per la strada della chiamata divina,
affidandosi all'aiuto del Cielo, sintetizzato in questa espressione: "Il
demonio si vince stando vicino a Gesù e a Maria coi sacramenti e con la
preghiera". Già da questo momento viveva intensamente il carisma
camilliano. In modo singolare brilla in occasione dell'assistenza prestata ad un
anziano confratello, gravemente ammalato per un tumore alla gola.
Particolarmente da ricordare quanto disse al medesimo sacerdote in occasione
del Venerdì Santo di quell'anno: "Padre, unisca i suoi dolori a quelli di
Gesù agonizzante... oggi è Venerdì Santo, giorno bello per lei che soffre
insieme a Gesù".
La
mattina del 7 ottobre 1961, festa della Beata Vergine del Rosario, emise per tre
anni i Voti di Povertà, Castità, Obbedienza e di Carità verso gli ammalati
anche se contagiosi, dopo un intenso anno di preparazione che i padri
capitolari giudicarono ottimo. Ebbe inizio in quel giorno il periodo di
formazione come Religioso Professo camilliano. Sereno e felice, disponibile per
tutti, osservante della vita comune, assiduo alle preghiere e diligente negli
studi, umilmente e con semplicità.
I
suoi superiori immediati - il Provinciale e il Maestro dei chierici, - sono le
sue guide e i testimoni del suo progredire, lento ma costante, verso la vetta
del Monte Santo di Dio. Nutrì un amore ardente per Gesù Eucaristia che
riceveva quotidianamente, e visitava spesso durante il giorno nella chiesa del
seminario, o dell'Università Gregoriana. Si iscrisse anche alla "Guardia
d'Onore al S. Cuore di Gesù", scegliendo dalle 8 alle 9 l'ora di
riparazione. Una filiale e tenera devozione per la Vergine Maria e una accesa
devozione a S. Teresa del Bambino Gesù, facendo propria la spiritualità della
piccola via.
Un
amore profondo al suo Padre e Fondatore S. Camillo, studiandone a fondo lo
spirito e sognando intense giornate di lavoro a servizio dei malati, quando un
domani sarebbe diventato sacerdote. Non aveva timore di manifestare a
chiunque il suo ardore per la vocazione camilliana. Diligente negli studi si
applicava seriamente agli impegni scolastici, nutrendo stima e affetto verso
gli insegnanti. Era docile e attento, ansioso di recepire la scienza che gli
veniva presentata ritenendola necessaria per svolgere degnamente il suo
Sacerdozio a servizio dei fratelli sofferenti.
Nel
breve periodo di vita quale studente religioso camilliano, dimostrò grande
amore e attaccamento alla sua nuova famiglia, dichiarandosi felice di
rimanere nella Casa religiosa non concedendosi facilmente uscite, e dedicando il
suo cuore e ingegno e tempo alle varie urgenze e necessità della comunità
religiosa.
Sulla
fine del 1962 incominciò ad avvertire i primi
sintomi del male che lo avrebbe portato alla morte a soli 21 anni. Si
assoggettò obbediente alle decicioni dei superiori e dei medici fin dal primo
momento. Il 30 luglio del 1963 venne operato presso il reparto di urologia
dell'Ospedale S. Camillo di Roma. L'esame istologico della parte asportata dette
la inequivocabile risposta d'un finale già segnato per scadenze brevi: teratosarcoma.
La
degenza post-operatoria presso la casa dei cappellani dello stesso ospedale, lo
fece rivelare paziente e sempre sorridente, attento a non disturbare i
confratelli premurosi per la sua persona. Successivamente, il 19 agosto, venne
ricoverato presso il Policlinico Umberto I della capitale per la cobalto
terapia nella zona subtoracica, con la segreta speranza del medico curante di
circoscrivere il male. Dal 24 dello stesso mese continuò ambulatoriamente
questa terapia presso il medesimo ospedale.
Il
suo comportamento in questo tempo è di grande esempio a tutti per la pazienza
che ha nel sopportare i dolori, e la disponibilità che manifesta di fare la
volontà di Dio. Qualunque essa sia. Che conoscesse, o per lo meno sospettasse
di avere un male di una certa gravità fin da questa estate, lo possiamo dedurre
da una nota che abbiamo trovato tra le sue carte, dove scrive: "Fine di
giugno: in 2-3 giorni assume proporzioni smisurate. Cure di Penicillina e
Strepto sciolte con vitamine B e C", e più avanti - oltre alle date di
ricovero e interventi chirurgici presso i due ospedali romani- scrive:
"...12/8 Inizio di applicazioni con raggi g e non g (200 al giorno) ...20/8
VII applicazione, 2 lastre ai polmoni, e analisi sangue ...23/8 X
applicazione, 22 lastre all'apparato digerente...".
Alla
ripresa dell'Anno Accademico in autunno, i superiori lo iscrissero al 1 anno di
filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana, nonostante fosse ormai già
preso profondamente dal cancro. Anche in questo luogo - professori e
condiscepoli- si evidenzia la sua diligenza, serenità e bontà d'animo.
Ai
primi di gennaio del 1964 venne eseguita una ulteriore radiografia al torace. Il
polmone destro apparve invaso per buona parte dal male. Nicola si rese conto
definitivamente del suo reale stato di salute, anche se nessuno ancora gli
aveva parlato della gravità della sua situazione, anzi tutti concorrevano a
nascondere e simulare le condizioni ormai senza alcuna speranza. Lo si deduce
da un colloquio che ebbe col fratello Tommaso, nel quale accennava alla certezza
di una sua non lontana dipartita da questo mondo, esprimendo solo preoccupazione
per il grande dolore che la mamma ne avrebbe patito.
Sulla
fine del mese di marzo di quell'anno, chiese un colloquio al superiore
provinciale perché gli dicesse chiaramente quale fosse il suo vero stato di
salute. Messo alle strette il detto superiore non pote' nascondere la verità,
anche se l'accompagnò da grande speranza e soprattutto da grande fiducia
nella bontà e potenza di Dio, che tutto può operare, anche un grande miracolo
come quello di cui lui aveva bisogno.
Conosciuta
la realtà non reagì con atti di disperazione, ma dopo un momento di intensa
riflessione che passò quasi totalmente dinanzi a Gesù Eucaristia nella
chiesa del seminario, riprese il normale sorriso e intensificò la preghiera
dando spazi lunghi alla meditazione. In occasione di dialoghi con amici sulla
realtà di una morte imminente, non evitava il discorrere né drammatizzava, ma
affrontava con serenità e distacco. Coloro che gli stavano vicino ricordano
di avere avuto la sensazione di contattare una creatura che già viveva della
realtà dell'aldilà come presente già nella sua esistenza, che troppo
precocemente si avviava sul viale del tramonto.
Ricordano
ancora vivamente che il suo discorrere sull'altra vita era calmo e sereno,
senza forzature o fanatismo, e che un grande spirito di fede illuminava la sua
esistenza che egli continuava a condurre nella normalità, partecipando alla
vita comune del seminario camilliano. Con la segreta speranza di ottenere un
grande miracolo, i Superiori lo mandarono pellegrino a Lourdes e a Lisieux.
Nicola vi andò per obbedienza, soprattutto col motivo di chiedere l'aiuto
della Vergine Immacolata, e della sua grande piccola Santa Teresa, a compiere la
volontà di Dio fino alle estreme conseguenze, serenamente unito alla Croce del
Cristo. È il 10 maggio: mancano appena 33 giorni al suo incontro con Dio per
l'eternità.
Con
dispensa "super triennium", il Papa Paolo VI, gli concesse di emettere
i Voti Perpetui. Nella festa del Corpus Domini, 28 maggio, nella chiesa del
seminario camilliano romano, si consacrò a Dio in eterno: ultimo atto d'amore
di una vita breve ma intensamente vissuta "pregando ed amando". La
mattina del 5 giugno, festa del Sacro Cuore di Gesù, in piena coscienza accetta
di ricevere l'Unzione degli Infermi che gli aveva proposto il superiore
provinciale. Momento di intensa commozione per i numerosi confratelli al termine
della S. Messa celebrata nella camera che lo ospita da qualche mese a piano
terra, per facilitargli gli spostamenti che avvengono ora solo in carrozzina, e
riceve le visite della mamma e dei molti amici.
Gli
ultimi giorni della sua vita terrena sono una terribile e drammatica sofferenza
continua. Il cancro che avanza e invade totalmente i polmoni, oltre ad atroci
dolori genera momenti di soffocamento. Nicolino vive eroicamente la sofferenza
unito alla Croce di Cristo, invocando l'aiuto di Maria e dei SS. Camillo e
Teresa del B.G., sempre sereno e mai cadendo nella disperazione, attento a non
creare disturbo a chi lo assiste, e sforzandosi di nascondere quanto più
possibile la inevitabile maschera della sofferenza, per evitare dolore alla
mamma che gli è vicina. Anche per chi lo conosce fin da piccolo questo
straordinario affidamento alla Volontà di Dio, crea ammirazione e devozione.
L'ultimo
giorno per Nicolino venne col 12 giugno 1964. Una lunga agonia che inizia
alle ore 16 per chiudere la sua ultima sera alle 21.15, dopo una giornata
passata in preghiera ed espressioni di intensa Fede e ardente Amore per Gesù e
Maria, con l'aiuto dei suoi due Santi prediletti, e il conforto della commossa
preghiera di confratelli e amici. Il suo superiore ancora oggi ricorda gli
ultimi istanti così: "Intonavo le preghiere alle quali tutti i giovani
confratelli, raccolti attorno a lui nella sua cameretta, rispondevano con animo
pieno di fede. Egli ogni tanto ci invitava dicendo: ancora, ancora... più
forte!, ed ogni tanto mescolava alle nostre qualche sua invocazione particolare
che rivelava la sua Fede viva nella presenza di qualche cosa ultrasensibile che
sentiva vicino."
Questo
contatto con l'ultrasensibile fu notato anche da altri che erano presenti al
trapasso. Le porte del Cielo gli si aprirono mentre lucido fino all'ultimo
istante, ripeteva continuamente l'atto di offerta della propria vita e delle sue
sofferenze rifiutando gli analgesici, e incitando i presenti a pregare con lui
e per lui. Una coerente conclusione di vita con quanto si era proposto di
vivere. L'impressione profonda che si fosse consumata una Passione, lo si può
rilevare dalle parole semplici di una donna del popolo, amica di famiglia da
sempre: "Il Dottore controllato che era morto, ha aperto la porta e ha
chiamato la mamma: Signora ecco tuo figlio!, quasi come se fosse la Madonna alla
quale viene consegnato il figlio Crocifisso".
Un
confratello legato a Nicolino da profonda amicizia, scriveva nei giorni seguenti
alla morte: "Ora quaggiù fra noi non è rimasto che uno stelo reciso, il
suo stelo. Il fiore è lassù immerso nel cuore di Dio. È per questo che
pensando o parlando di Nicolino mi viene di guardare in alto, trasognato,
inchinato. Il mio eroe! Avevo intravisto, sognato l'ideale della Santità, mai
l'avevo raggiunto, poiché per toccare una cosa bisogna esservi vicino, e
perché l'ammirazione sia senza ombra, bisogna poter imitare l'eroe che
l'ispira. Ho toccato il mio eroe, e poi... parve sfuggirmi. Ma come Teresina con
Celina, io credo che egli camminerà sempre accanto a chi ha saputo scoprirlo.
L'ho amato, mi morì fra le braccia, mi guardò con il suo ultimo sguardo, e mi
fece ciao con la mano. Lo amo, ormai è il mio grande piccolo Santo con la sua e
mia Teresina".
Al
sacro rito funebre parteciparono una gran folla di confratelli, amici,
conoscenti. Le accorate e strazianti preghiere della mamma, indussero i
superiori a concedere la tumulazione dei resti mortali di Nicola D'Onofrio in
Villamagna, sua terra natale, nella tomba di famiglia. L'ultimo viaggio di
ritorno al suo paese avvenne il 15 giugno, accompagnato da superiori e
confratelli.
Dopo
una solenne celebrazione eucaristica, alla quale partecipò l'intera
popolazione, venne tumulato nella Cappella Ferrara, la famiglia della mamma.
Dall'8 ottobre 1979, Nicola D'Onofrio riposa nelle adiacenze della Cripta del
Santuario S. Camillo in Bucchianico, ricongiunto alla famiglia religiosa di
appartenenza, nell'attesa della risurrezione nell'ultimo giorno quando ritornerà
il Cristo Trionfatore sulla Morte.
…E
VIENE DA LONTANO
Il
coinvolgimento di quanti lo conoscevano nell'intimo, o solo ebbero modo di
accostarlo nella fase a tutti nota della rapida fine, affrontata con serenità
e sorriso sulle labbra, stanno a testimoniare che fu un comportamento
eccezionale. Ma questo non fu improvvisato, né tantomeno superficiale. La sua
ascesa al Monte Santo di Dio viene molto da lontano.
Le
pagine dei suoi scritti originali ci rivelano questo cammino iniziato fin dai
primi momenti della sua vita nel seminario camilliano. La fase terminale della
sua vita e la morte, sono soltanto il momento rivelatore della sua dimensione
spirituale.
La
straordinaria ondata di emozione affettiva e religiosa che accompagnò il suo
transito, reso ancora più drammatico dalle terribili sofferenze provocate dal
male, lo si deve ascrivere alla verità "che nella sofferenza si diventa un
uomo completamente nuovo... Allorché questo corpo è profondamente malato,
totalmente inabile e l'uomo è quasi incapace di vivere e di agire, tanto più
si mettono in evidenza l'interiore maturità e grandezza spirituale, costituendo
una commovente lezione per gli uomini sani e normali".
Salvo
casi sporadici di incomprensione, tutti avvertirono che in quell'anima Dio aveva
provocato delle straordinarie risposte, e il cammino era stato veloce verso la
Santa Montagna. Una religiosa sua coetanea e amica d'infanzia, ha scritto che
all'annunzio della morte sentì risuonare nel suo cuore le parole della
Sapienza, "Giunto in breve alla perfezione ha compiuto una lunga carriera.
La sua anima fu gradita a Dio, perciò Egli lo tolse in fretta da un ambiente
malvagio" (4, 13-14a).
Un
finale di vita così, non può essere improvvisato. Viene da lontano, e il
tempo della morte ne è solo l'occasione della rivelazione del lavoro interiore
svolto. Ed egli lo ha costruito fondamentalmente sulla Croce e la Passione del
Signore Gesù, con lo sguardo sempre rivolto alla Gloria della Risurrezione. Ne
fanno fede i suoi "Scritti" e chi lo ha frequentato.
La
chiave rivelatrice di lettura del suo cammino, appare quasi subito all'inizio
della sua nuova vita nel seminario minore, quando ascoltando una meditazione
sull'amore di Dio Padre per l'Uomo, durante l'annuale corso di Esercizi
Spirituali, scrive: "Diremmo che non gli è interessato niente del suo
Figlio unigenito pur di salvarci. Gesù è morto per noi e il suo sangue, fino
all'ultima stilla, ha lavato la nostra anima. Quanto bene ci ha voluto Gesù!".
E
qualche mese più tardi, al termine del Ritiro mensile, così sottolinea la
meditazione dettata: "Gesù è venuto in terra per dare gloria al Padre che
l'aveva mandato, e per venire quaggiù "exinanivit se" si è
esinanito, annientato. L'Incarnazione, la Crocifissione, l'Eucaristia, sono atti
di annientamento per nostro amore e gloria del Padre. Col venire sulla terra Gesù
ci ha dato l'esempio dell'annientamento; sta a noi ora seguirlo per dare al
Cuore Santissimo la Gloria dovuta per controbilanciare il suo amore."
...Cristo
Crocifisso il suo modello
Il
Cristo Crocifisso entra nella sua vita, e diventa il suo libro quotidiano. La
vita religiosa iniziata col Noviziato nel Vespro del 6 ottobre 1960, è una
buona palestra dello spirito che lo porta alla convinzione che è necessario il
controllo della facoltà umana essenziale all'ascesa, la volontà. Per un anno
intero i messaggi che le guide dello spirito gli inviano, lo trovano ben
disposto alla vigilia della Consacrazione a Dio con i primi Voti Religiosi.
Così
al termine del primo giorno degli esercizi spirituali, scrive: "La volontà
deve essere te-
nace,
piena, eroica nell'ascesa. Una volontà che non cambi direzione secondo il vento
ma resti fedele ai principi di Cristo crocifisso. Che non si perda in tante
fatuità della terra ma si mantenga sempre vivida e forte nel sostenere e nel
far progredire la nostra corsa verso Dio. La nostra ascesa inoltre richiede
una volontà eroica perché il fine è difficile. Miriamo all'imitazione di un
Cristo crocifisso il quale non ci presenta che la Croce da abbracciare
quotidianamente. Eroica inoltre, perché la nostra ascesa non è a fasi ma
continua e impegnativa, una ascesa che dovrebbe consumarci interamente. Ma per
poter giungere a tanto indispensabili sono la Confessione e la Direzione
spirituale."
"Sono
stato felice di poter assistere il car.mo P Del Greco nella notte tra il
mercoledì e giovedì santo. Per questa notte fu fatta l'adorazione a Gesù
dalle undici a mezzanotte qui in casa. Io invece l'ho fatta vicino a Gesù
sofferente nella persona del Padre. (L'ho fatta proprio con questa
intenzione). Ora sembra che stia meglio, speriamo!".
Il
Sacerdote camilliano assistito, operato per un tumore alla gola, completò in
seguito quanto il D'Onofrio non scrisse nei suoi Appunti Spirituali: "Ero
quasi moribondo e il chierico D'Onofrio mi assisteva e confortava dicendomi:
'Padre, unisca i suoi dolori a quelli di Gesù agonizzante. Oggi è Venerdì
Santo, giorno bello per lei, che soffre insieme a Gesù!' Non ho mai dimenticato
quelle parole che il nostro Chierico mi suggeriva con tanta amabilità e
fede".
...e
per Madre, Maria Immacolata
Accanto
al Cristo Crocifisso Nicolino ha nutrito un affettuoso e specialissimo rapporto
filiale con la Madre, Maria Immacolata. Nei suoi Scritti, e sul letto di morte,
ha espressioni tenere e dolci che vanno considerate nella dimensione di un
rapporto intimo e segreto dell'animo che esigono rispetto e grande
considerazione. Così come si fa contemplando analoghi rapporti dei Santi che
la Chiesa pone come modelli. Ne riportiamo un passo: "Sono stanco, direi
sfiduciato quasi... La vita di noviziato mi pesa... Perché? E' il nemico
mortale dell'anima mia che strapazza, è il Signore che mi purifica. Quando
finirà questo luogo di esilio?... "Ahi dura terra..." Voglio morire
presto, se a Dio piace, per volare tra le braccia della mia Mamma. Voglio andare
a riposarmi in Paradiso. Sì... Mammina dolce... Ecco che pian piano il sereno
torna nel mio animo e posso mirare più lontano... E' questa la volontà di
Dio. "Tota vita Christi crux fuit et martyrium..." ed io che voglio?
Fare il signore. No, no, no. Ma tutto per voi Gesù, Maria!" .
..sulla
"piccola via" di S. Teresa
Uno
dei modelli intermedi che guidarono il suo cammino verso il Signore, fu S.
Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo. La sua "piccola via"
divenne il codice di comportamento della sua vita. In una lettera alla mamma,
preoccupata forse di chissà quali penitenze imponeva la vita religiosa,
Nicolino per tranquillizzarla circa la normalità e la semplicità degli atti
giornalieri così le scriveva: "...Tutto si fa per il Signore, per suo
amore. Non ci sono da fare mica cose straordinarie come penitenze eccezionali,
dormire per terra... Santa Teresina del Bambino Gesù, una suora Carmelitana
francese, non ha fatto niente di speciale durante la sua vita, non ha fatto
niente di particolare, ha fatto solo quello che doveva fare; a 24 anni è morta
di tubercolosi ed è diventata santa. ..".
Scritta
di suo pugno abbiamo una Preghiera che deve essere di un'anima mistica. Non
siamo certi che sia la Santa di Lisieux. Ne riportiamo un breve passo perché
illumina il nostro assunto ampiamente: "...Datemi lo strazio, datemi il
martirio d'amore solo e sempre quel che piace più a voi, solo e sempre quel che
piace di più a voi per possedervi sempre perdutamente. ...Io sono innamorata di
Cristo Crocifisso. Si allontani da me ogni altra gioia, ogni altro gusto che
non sia quello per il mio Diletto Sposo Crocifisso. Voglio possedere interamente
perdutamente il tuo Cuore squarciato, esservi in Esso come incarnato in una
unica realtà:
Rinunziarmi
completamente perché completamente, io sia Te, Amore. Rinunziarmi sempre,
anche nel modo più duro, non più io, ma Tu, Tu Amore Crocifisso" .
In
calce Nicolino annotò: "Preghiera che dirò almeno tre volte al giorno;
possibilmente al mattino, a mezzogiorno e la sera prima di andare a
letto".
Di
S. Teresa aveva raccolto quanto era stato edito, richiedendo direttamente al
Monastero di Lisieux le ultime pubblicazioni. Aveva un'ottima conoscenza della
lingua francese, e si applicò a tradurre le sue Poesie. A completamento di
quanto brevemente ci è consentito di scrivere, riportiamo due strofe di
"Vivere per Amore", che ci rivelano la sua tensione a conformarsi al
suo amato Cristo Crocifisso:
"...
Vivere d'amore, su questa terra non significa / piantare le tende sulla vetta
del Tabor. / Significa arrampicarsi con Gesù sul Calvario. /Significa vedere la
croce come un tesoro! /In cielo, vivrò di gioia. / La prova allora sarà sparita
per sempre, / quaggiù però, voglio nella sofferenza / viver d'amore! -
...Morire d'amore, è un troppo dolce martirio, / ed è questo che vorrei
soffrire. / Cherubini! accendete le lire, / perché, lo sento, sta per finire il
mio esilio... / Dardo infuocato, consumami senza tregua, / squarciami il cuore
in questo triste soggiorno. / Gesù divino, realizza il mio sogno: / morire
d'amore!..."."
E
questo è il segreto della grande emozione, stima ed entusiasmo che suscitò il
suo drammatico ultimo anno di vita e il suo passaggio al Cielo. Si avvertiva
ampiamente la dimensione spirituale nella quale era immerso, e che il seguente
passo dell'ultima lettera scritta ai genitori fedelmente sintetizza: "Io
sono molto contento di poter soffrire un pochino adesso che sono giovane, perché
questi sono gli anni più belli per offrire (qualcosa) al Signore. Santa
Teresina è la santa che mi piace di più perché mi rassomiglia molto. Anche
Lei si ammalò quando aveva poco più di venti anni, soffrì molto e a
ventiquattro anni morì... Genitori carissimi, pregate anche voi affinché il
Signore mi faccia rimettere in forze, così potrò diventare Sacerdote e
lavorare ancora molto per le anime. Se il buon Dio però, volesse qualcosa di
differente da me e da voi, sia benedetto il Signore perché Lui sa quello che
fa e quello che va meglio per noi. E' inutile, noi non possiamo sapere queste
cose, Dio solamente lo sa...".
"Sessione Conclusiva dell'Inchiesta Diocesana del Servo di Dio Nicola D'Onofrio, Religioso Professo Camilliano"
Roma 16 giugno 2004,Vicariato di Roma, Aula della Conciliazione. Presiede il Card. Camillo Ruini, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma.
'Vorrei
anzitutto porgere il più cordiale saluto al Padre Renato Salvatore, Vicario
Generale dei Padri Camilliani, al Provinciale Padre Albino Scalfino,
Provinciale, a Padre Felice Ruffini, Sottosegretario del Pontificio Consiglio
per la Pastorale Sanitaria, a Madre Serafina Dalla Porta, Vicaria Generale delle
Figlie di S. Camillo, al Sindaco di Bucchianico, dove il SdD è sepolto, al
Sindaco di Villamagna, dove è nato il SdD ed al fratello Tommaso con la
consorte. Si conclude oggi la fase diocesana del Processo di Beatificazione e
Canonizzazione del Servo di Dio Nicola D'Onofrio, Chierico Professo dell'Ordine
dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi.
Non
v'è alcun dubbio che questa testimonianza di vita evangelica, vissuta in modo
ordinario in perfetta adesione al divino volere, culminata in una spontanea
straordinaria offerta di sé al Signore, potrà costituire un particolare
modello e conforto non soltanto per quanti soffrono nel corpo e nell'anima, ma
anche per tanti giovani che si preparano al sacerdozio, che vivono la vita
religiosa o l'impegno del servizio laicale in opere d'amore per il prossimo.
Il
Servo di Dio Nicola D'Onofrio nacque a Villamagna (Chieti) il 24 marzo 1943 da
genitori profondamente cristiani, che seppero trasferire nel figlio il culto
alla religiosità della vita, nonché una solida educazione umana e cristiana di
stampo cattolico. Nicolino, ragazzo diligente, buono e disponibile verso gli
altri, partecipava alla vita della Parrocchia nel generoso servizio all'Altare.
Avvertita
la vocazione al sacerdozio, il Servo di Dio decise di intraprendere, nonostante
le opposizioni dei genitori, la strada della vita religiosa nell'Ordine di San
Camillo de Lellis, che lo accolse nello Studentato di Roma nel 1955. E' qui che
il 6 ottobre 1960 il giovane D'Onofrio indossò l'abito religioso, ed emise il 7
ottobre 1961 i Voti di Povertà, Castità, Obbedienza e Carità verso gli
ammalati.
I
propositi di vita spirituale e i personali progetti di ministero apostolico,
affidati in questo periodo alle sue carte private, lasciavano intravedere un
giovane seminarista impegnato totalmente nelle gioie e nelle lotte della vita
ascetica, e una forte volontà sostenuta dalla preghiera.
Anche
quando cominciò il tempo della formazione intellettuale, si osservò in lui la
tenace volontà di perseguire il cammino di perfezione di vita cristiana,
propostogli dal suo Ordine religioso, secondo i principi di una salda
spiritualità tradizionale: l'imitazione del Signore, l'adorazione
dell'Eucaristia, il filiale culto per la Madre di Dio e per il Fondatore del suo
Ordine. Nicola stabili una singolare fraternità e amicizia spirituale con
Santa Teresa di Gesù Bambino. Verso la fine del 1962, Nicola incominciò ad
avvertire i primi sintomi del male che lo avrebbe portato alla morte a soli 21
anni. Fu fatto ogni sforzo per tentare di salvare una così giovane esistenza,
che tanto bene prometteva per il futuro ministero. Ebbe lui stesso certezza
della gravità del male che gli corrodeva il corpo, soprattutto dopo un franco
colloquio con il suo superiore maggiore.
E'
questo il periodo nel quale si manifestò in lui la maturità spirituale. La
preghiera, sempre più accresciuta anche nella sosta notturna dinanzi al Santissimo
Sacramento, sviluppò, come rivelano i suoi appunti spirituali, i tratti
caratteristici della sua anima: una grande serenità interiore, l'abbandono nel
Signore, la carità comunitaria, il distacco dalla terra per tendere mediante il
dolore al polo unico della sua vita.
Il
viaggio a Lourdes e a Lisieux, voluto dai superiori per impetrare da Dio la
guarigione fisica, lo riempi di spirituale letizia e lo confermò nei propositi
di cristiana fortezza. Non è facile scorgere i naturali sentimenti che
prova un giovane dinanzi alla prospettiva della morte imminente nelle sue
lettere spedite durante quei viaggi, tanto era posseduto dalla fede e
dall'amore.
Consapevole
delle difficoltà dell'epoca, che affondavano le radici in una profonda crisi
culturale, Nicola si impegnò con diligenza nello studio per prepararsi ai
compiti del ministero sacerdotale con un adeguato bagaglio culturale.
Il
28 maggio 1964, per dispensa concessa dal Papa Paolo VI, Nicola emise la
professione dei Voti perpetui, e il 5 giugno ricevette, in mezzo alla comunità
dei confratelli, il Sacramento dell'Unzione degli Infermi. Ebbe una lunga agonia
travagliata da gravi sofferenze e sostenuta costantemente dalla preghiera.
Mori a Roma la tarda sera del 12 giugno 1964, mentre pregava incessantemente il
Signore. "Consummatus in brevi, explevit tempora multa". Il medico
curante, che ebbe modo di osservarlo durante tutto l'evolversi della malattia,
espresse il miglior commento sulla sua vita: "La sua eredità consiste in
questo esempio ed esortazione: pregare per vivere, pregare per morire".
Un
finale di vita così, non può essere improvvisato. Viene da lontano e il tempo
della morte è solo l'occasione della rivelazione del lavoro interiore svolto.
Ed egli lo ha costituito fondamentalmente sulla Croce e la Passione di Gesù con
lo sguardo sempre rivolto alla Gloria della Risurrezione. E' una grande lezione
per tutti noi: ci invita a saper vedere - come più volte ci ha detto il Santo
Padre - nella Croce, nella malattia, la forza redentrice del Signore Gesù per
noi e per il nostro prossimo.
Non
sono pochi i fedeli che, specialmente in Italia e in America Latina, si affidano
alla sua intercessione presso il Signore; sono diverse le testimonianze di
coloro che attestano di aver ottenuto da Dio, attraverso la sua intercessione,
favori e grazie celesti. Noi speriamo che il Signore voglia presto, per il
giudizio della Santa Chiesa, glorificare anche in terra questo suo umile
discepolo e proporlo come modello di vita alle generazioni cristiane del nostro
tempo.
Mentre
veramente vorrei rinnovare questo auspicio, vorrei anche ringraziare Mons. Bella
e tutto il Tribunale Diocesano per l'impegno e la sollecitudine con cui hanno
portato a termine la fase diocesana di questo processo di Beatificazione e
Canonizzazione che mi ispira una piccola riflessione personale dato che, il SdD
Nicola D'Onofrio è nato ben 12 anni dopo di me, molto più giovane di me, non
capita frequentemente di aprire o chiudere la fase diocesana di un processo di
una persona più giovane, almeno del sottoscritto, che certo è ormai anziano,
comunque vorrei additare lui come esempio ai giovani e alle ragazze che
accolgono una speciale chiamata al Signore alla vocazione sacerdotale e
religiosa, alla consacrazione, ma anche a tanti altri ragazzi e ragazze che
vogliono vivere fino in fondo il sacramento del Battesimo che hanno
ricevuto."
Al
termine dell'intervento del Cardinale Vicario, veniva eseguito il canto alla
Madonna "Ave Maria" ad opera del Coro Polifonico della Casa di Cura
Villa Immacolata di S. Martino al Cimino (VT).
LA
FAMIGLIA CAMILLIANA
I
Camilliani hanno per vocazione specifica l'assistenza agli infermi. Sono
presenti in Centri di aiuto per malati di AIDS, bambini denutriti, disabili,
case di cura, poliambulatori, lebbrosari, comunità terapeutiche e di
accoglienza per i senza fissa dimora.
Sono
cappellani negli ospedali, hanno centri di formazione sanitaria per volontari e
laici, consultori familiari e animano associazioni nel mondo della salute.
RELIGIOSI
CAMILLIANI: Studentato Camilliano
Via
G. Pecori Giraldi, 51 - 00135 Roma - Tel. 0636303215 SANTUARIO S. CAMILLO DE
LELLIS:
Piazza
Roma, 3 - 66011 Bucchianico (CH) Tel. 0871381121
BASILICA
PARROCCHIALE S. CAMILLO DE LELLIS:
Via
Sallustiana, 24 - 00187 Roma - Tel. 064818188 ISTITUTO FIGLIE DI S. CAMILLO:
"Villa
Immacolata" - Via Anagnina, 18
00046
Grottaferrata (Roma) - Tel. 069411927 MINISTRE DEGLI INFERMI DI S. CAMILLO:
Via
M. D. Brun Barbantini, 135
00123
La Storta-Roma - Tel. 0630310804 SUORE ANCELLE DELL'INCARNAZIONE:
Via
Picena, 96/98 - 66100 Chieti - Tel. 0871346153 ISTITUTO SECOLARE MISSIONARIE
DEGLI INFERMI:
"Cristo
Speranza"
Centro
Animazione Missione Speranza
Via
P. Rotta, 10 - 20162 Milano - Tel. 026470752 ASSOCIAZIONI:
Discepole
e Discepoli di S. Camillo Betania dei Cuori di Gesù e Maria Via Isonzo, 90 -
20030 Seveso (MI) - Tel. 0362503264 La Tenda di Cristo
Via
Oseline, 2 - 26037 S. Giovanni in Croce (CR) Tel. 037591852
La
Sorgente
Via
L. da Penne, 219/F - 66013 Chieti - Tel. 0871564053