VENERABILE NICOLA D'ONOFRIO (camilliano)

PREGHIERA

Dio, buono e misericordioso, che hai chia-mato il tuo Servo Nicola D'Onofrio alla sequela di Gesù per offrire la ricchezza della sua giovane mente e dell'ardente cuore al servizio del figlio tuo nella persona dei malati, glorifica il tuo fedele Servo e fa' che i giovani di oggi riconoscano in lui un modello di vita nella via dell'amore e del sacrificio per portare le anime a Te che con il Figlio e lo Spirito Santo vivi e regni nei cuori dei tuoi figli. Amen

Chi desidera informazioni o ricevesse grazie è pregato di darne notizia a:

POSTULAZIONE GENERALE Curia Generalizia Camilliani

Piazza della Maddalena, 53 00186 Roma Tel. 06.899.281 - Fax 06.899.281.33

 

Presentazione

A 41 anni dalla morte, il ricordo di Nicola è ancora vivo, anzi più vivo e nel cuore di tanti altri che l'hanno conosciuto attra-verso i racconti o gli scritti dei testimoni. In poche pagine, il lettore troverà conden-sata la vicenda umana e spirituale di un giovane deciso ad offrire con gioia al Signore la sua giovane vita nel servizio dei malati nella famiglia religiosa di S. Camillo de Lellis. Con questa breve biografia si intende rag-giungere altre persone, soprattutto giova-ni, affinché siano spronate a dare alla pro-pria vita quel gusto che proviene dall'ap-partenere completamente al Sommo Amore. All'autore, padre Felice Ruffini, il ringra-ziamento non solo per questo testo e gli altri su Nicola D'Onofrio, ma anche per aver condotto in questi anni un accurato e appassionato lavoro di ricerca che è a fon-damento di questo scritto al quale augu-riamo larga diffusione.

P. Renato Salvatore

 

I PRIMI ANNI

Nicola D'Onofrio nacque a Vil-lamagna, Diocesi di Chieti - Abruzzo - il 24 marzo 1943. Nella Chiesa Parrocchiale di S. Maria Maggiore fu battezzato il 27 marzo successivo, ricevendo il nome di Nicola. Suo padre si chiamava Giovanni. Uomo moralmente integro, religioso, lavoratore tenace dei campi, pieno di sapienza popolare e conta-dina delle antiche famiglie abruzzesi. La madre - Virginia Ferrara - era una donna forte e delica-ta, eletta per pietà e spirito cristiano. Seppe tra-sferire nel figlio il culto della religiosità della vita, delicatezza e una notevole gentilezza e serenità di spirito.

Il giorno della festa del Corpus Domini, l'8 giu-gno 1950, riceve la Prima Comunione, mentre tre anni dopo riceverà il sacramento della Cresima il 17 ottobre 1953. Frequentò le scuole elementari di Villamagna in frazione Madonna del Carmine, distinguendosi per diligenza, bontà e disponibilità verso gli altri, così come attestarono la maestra e i coetanei. Non trascurò il servizio all'altare della chiesa parrocchiale, che raggiungeva anche in pieno inverno, ben-ché la sua casa fosse a diversi chilometri, posta sul confine con la vicina Bucchianico, terra nata-le di S. Camillo de Lellis.

 

IN SEMINARIO A ROMA

Un Sacerdote dell'Ordine di S. Camillo, suo concitta-dino, gli rivolse l'invito di entrare nel seminario camilliano di Roma. Nico-la lo accolse con gioia e subito manifestò ai genitori la sua decisione. Questi si opposero. La madre perché lo voleva nel seminario diocesano della vicina Chieti; il papà perché vedeva sottrarsi delle promettenti forti braccia per i campi. Anche due zie nubili, sorelle del papà, che vivevano con la famiglia, lo blandivano dicendo di farlo loro unico erede se rimaneva. Tutta la vita di Nicolino fu di una semplicità genuina.

L'opposizione della famiglia durò un anno. Tempo che Nicolino visse in preghiera e studio, e finalmente ottenne il permesso di entrare nello Studentato Camilliano di Roma. Era il 3 ottobre 1955 quando entrò, festa di S. Teresa del Bambin Gesù, che diventerà poi la sua guida spirituale. Nell'affollato seminario, come ancora erano a quei tempi, questi centri di selezione per il acerdozio, il gio-vanissimo Nicola non sfuggì all'os-servazione di chi doveva cogliere i segni orientativi di una vocazione cer-ta. Fu subito notata una serietà di intenzione a lavorare su tutto se stesso affidandosi com-pletamente ai superiori nella direzione dello spirito. Due anni dopo venne a conoscenza che il papà voleva riprenderlo e riportarlo a casa. Scrisse allora una forte lettera comunicando la sua decisa volontà di continuare per il Sacerdozio nell'Ordine Camilliano, costasse qualsiasi sacri-ficio. Molte le motivazioni portate a sostegno della sua decisione, tra le tante il detto di S. Giovanni Bosco: "La più bella benedizione per una famiglia è quella di avere un figlio Sacerdote".

 

NOVIZIO

Il 6 ottobre 1960 indossò l'Abito dei religiosi di S. Camillo, iniziando così l'anno di noviziato. Al ter-mine del corso di esercizi spirituali, per questa tappa molto importante della sua vita, scrisse: "...Gesù se un giorno dovrò buttare come tanti l'Abito santo, fa' che io muoia prima di riceverlo per la prima volta, non ho paura di morire ora, sono in Grazia tua. Che soave cosa poterti venire a vedere insieme alla Tua e mia mamma: Maria!

Tutto l'anno di noviziato lo passò riportando sul "Diario" propositi e piccole conquiste, momen-ti di lotta e di aridità. Da questo scritto si evi-denzia la volontà decisa di continuare per la strada della chiamata divina, affidandosi all'aiuto del Cielo, sintetizzato in questa espres-sione: "Il demonio si vince stando vicino a Gesù e a Maria coi sacramenti e con la preghiera". Già da questo momento viveva intensamente il cari-sma camilliano. In modo singolare brilla in occasione dell'assistenza prestata ad un anziano confratello, gravemente ammalato per un tu-more alla gola. Particolarmente da ricordare quanto disse al medesimo sacerdote in occasio-ne del Venerdì Santo di quell'anno: "Padre, unisca i suoi dolori a quelli di Gesù agonizzante... oggi è Venerdì Santo, giorno bello per lei che soffre insieme a Gesù".

 

I PRIMI VOTI RELIGIOSI

La mattina del 7 ottobre 1961, festa della Beata Vergine del Rosario, emise per tre anni i Voti di Povertà, Castità, Obbedienza e di Carità verso gli ammalati anche se conta-giosi, dopo un intenso anno di preparazione che i padri capitolari giudicarono ottimo. Ebbe ini-zio in quel giorno il periodo di formazione come Religioso Professo camilliano. Sereno e felice, disponibile per tutti, osservante della vita comune, assiduo alle preghiere e diligente negli studi, umilmente e con semplicità.

I suoi superiori immediati - il Provinciale e il Maestro dei chierici, - sono le sue guide e i testi-moni del suo progredire, lento ma costante, verso la vetta del Monte Santo di Dio. Nutrì un amore ardente per Gesù Eucaristia che riceveva quotidianamente, e visitava spesso durante il giorno nella chiesa del seminario, o dell'U-niversità Gregoriana. Si iscrisse anche alla "Guardia d'Onore al S. Cuore di Gesù", sce-gliendo dalle 8 alle 9 l'ora di riparazione. Una filiale e tenera devozione per la Vergine Maria e una accesa devozione a S. Teresa del Bambino Gesù, facendo propria la spiritualità della picco-la via.

Un amore profondo al suo Padre e Fondatore S. Camillo, studian-done a fondo lo spirito e sognando intense giornate di lavoro a servizio dei malati, quando un domani sareb-be diventato sacer-dote. Non aveva timore di manife-stare a chiunque il suo ardore per la vocazione camilliana. Diligente negli studi si applicava seria-mente agli impegni scolastici, nutrendo stima e affetto verso gli insegnanti. Era docile e attento, ansioso di recepire la scienza che gli veniva pre-sentata ritenendola necessaria per svolgere degnamente il suo Sacerdozio a servizio dei fra-telli sofferenti.

Nel breve periodo di vita quale studente reli-gioso camilliano, dimostrò grande amore e at-taccamento alla sua nuova famiglia, dichiaran-dosi felice di rimanere nella Casa religiosa non concedendosi facilmente uscite, e dedicando il suo cuore e ingegno e tempo alle varie urgenze e necessità della comunità religiosa.

 

IL TEMPO DELLA SOFFERENZA E DELLA MALATTIA

Sulla fine del 1962 inco-minciò ad avvertire i primi           sintomi del male che lo avrebbe portato alla morte a soli 21 anni. Si assoggettò obbediente alle decicioni dei superiori e dei medici fin dal primo momento. Il 30 luglio del 1963 venne operato presso il reparto di urologia dell'Ospedale S. Camillo di Roma. L'esame istologico della parte asportata dette la inequivocabile risposta d'un finale già segnato per scadenze brevi: tera-tosarcoma.

La degenza post-operatoria presso la casa dei cappellani dello stesso ospedale, lo fece rivelare paziente e sempre sorridente, attento a non disturbare i confratelli premurosi per la sua per-sona. Successivamente, il 19 agosto, venne rico-verato presso il Policlinico Umberto I della capi-tale per la cobalto terapia nella zona subtoraci-ca, con la segreta speranza del medico curante di circoscrivere il male. Dal 24 dello stesso mese continuò ambulatoriamente questa terapia presso il medesimo ospedale.

Il suo comportamento in questo tempo è di grande esempio a tutti per la pazienza che ha nel sopportare i dolori, e la disponibilità che manifesta di fare la volontà di Dio. Qualunque essa sia. Che conoscesse, o per lo meno sospet-tasse di avere un male di una certa gravità fin da questa estate, lo possiamo dedurre da una nota che abbiamo trovato tra le sue carte, dove scrive: "Fine di giugno: in 2-3 giorni assume pro-porzioni smisurate. Cure di Penicillina e Strepto sciolte con vitamine B e C", e più avanti - oltre alle date di ricovero e interventi chirurgici presso i due ospedali romani- scrive: "...12/8 Inizio di applicazioni con raggi g e non g (200 al giorno) ...20/8 VII applicazione, 2 lastre ai polmoni, e anali-si sangue ...23/8 X applicazione, 22 lastre all'appa-rato digerente...".

Alla ripresa dell'Anno Accademico in autunno, i superiori lo iscrissero al 1 anno di filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana, nonostante fosse ormai già preso profondamente dal cancro. Anche in questo luogo - profes-sori e condiscepoli- si evidenzia la sua diligen-za, serenità e bontà d'animo.

Ai primi di gennaio del 1964 venne eseguita una ulteriore radiografia al torace. Il polmone destro apparve invaso per buona parte dal male. Nicola si rese conto definitivamente del suo reale stato di salute, anche se nessuno anco-ra gli aveva parlato della gravità della sua situazione, anzi tutti concorrevano a nasconde-re e simulare le condizioni ormai senza alcuna speranza. Lo si deduce da un colloquio che ebbe col fratello Tommaso, nel quale accennava alla certezza di una sua non lontana dipartita da questo mondo, esprimendo solo preoccupazio-ne per il grande dolore che la mamma ne avreb-be patito.

Sulla fine del mese di marzo di quell'anno, chie-se un colloquio al superiore provinciale perché gli dicesse chiaramente quale fosse il suo vero stato di salute. Messo alle strette il detto supe-riore non pote' nascondere la verità, anche se l'accompagnò da grande speranza e soprat-tutto da grande fiducia nella bontà e potenza di Dio, che tutto può operare, anche un grande miracolo come quello di cui lui aveva bisogno.

Conosciuta la realtà non reagì con atti di dispe-razione, ma dopo un momento di intensa ri-flessione che passò quasi totalmente dinanzi a Gesù Eucaristia nella chiesa del seminario, ri-prese il normale sorriso e intensificò la preghie-ra dando spazi lunghi alla meditazione. In occa-sione di dialoghi con amici sulla realtà di una morte imminente, non evitava il discorrere né drammatizzava, ma affrontava con serenità e distacco. Coloro che gli stavano vicino ricorda-no di avere avuto la sensazione di contattare una creatura che già viveva della realtà dell'al-dilà come presente già nella sua esistenza, che troppo precocemente si avviava sul viale del tramonto.

Ricordano ancora vivamente che il suo discor-rere sull'altra vita era calmo e sereno, senza for-zature o fanatismo, e che un grande spirito di fede illuminava la sua esistenza che egli conti-nuava a condurre nella normalità, partecipando alla vita comune del seminario camilliano. Con la segreta speranza di ottenere un grande mira-colo, i Superiori lo mandarono pellegrino a Lourdes e a Lisieux. Nicola vi andò per obbedienza, soprattutto col motivo di chiedere l'aiu-to della Vergine Immacolata, e della sua grande piccola Santa Teresa, a compiere la volontà di Dio fino alle estreme conseguenze, serenamente unito alla Croce del Cristo. è il 10 maggio: man-cano appena 33 giorni al suo incontro con Dio per l'eternità.

 

A DIO CON TUTTO SE STESSO

Con dispensa "super triennium", il Papa Paolo VI, gli concesse di emette-re i Voti Perpetui. Nella festa del Corpus Domini, 28 maggio, nella chiesa del seminario camilliano romano, si consacrò a Dio in eterno: ultimo atto d'amore di una vita breve ma intensamente vissuta "pregando ed aman-do". La mattina del 5 giugno, festa del Sacro Cuore di Gesù, in piena coscienza accetta di ricevere l'Unzione degli Infermi che gli aveva proposto il superiore provinciale. Momento di intensa commozione per i numerosi confratelli al termine della S. Messa celebrata nella camera che lo ospita da qualche mese a piano terra, per facilitargli gli spostamenti che avvengono ora solo in carrozzina, e riceve le visite della mamma e dei molti amici.

Gli ultimi giorni della sua vita terrena sono una terribile e drammatica sofferenza continua. Il cancro che avanza e invade totalmente i polmo-ni, oltre ad atroci dolori genera momenti di sof-focamento. Nicolino vive eroicamente la soffe-renza unito alla Croce di Cristo, invocando l'aiuto di Maria e dei SS. Camillo e Teresa del B.G., sempre sereno e mai cadendo nella dispe-razione, attento a non creare disturbo a chi lo assiste, e sforzandosi di nascondere quanto più possibile la inevitabile maschera della sofferen-za, per evitare dolore alla mamma che gli è vici-na. Anche per chi lo conosce fin da piccolo que-sto straordinario affidamento alla Volontà di Dio, crea ammirazione e devozione.

 

UN FIORE NEL CUORE DI DIO

L'ultimo giorno per Nicolino venne col 12 giu-gno 1964. Una lunga ago-nia che inizia alle ore 16 per chiudere la sua ultima sera alle 21.15, dopo una giornata passata in preghiera ed espressioni di intensa Fede e ardente Amore per Gesù e Maria, con l'aiuto dei suoi due Santi prediletti, e il conforto della commossa preghiera di confratel-li e amici. Il suo superiore ancora oggi ricorda gli ultimi istanti così: "Intonavo le preghiere alle quali tutti i giovani confratelli, raccolti attorno a lui nella sua cameretta, rispondevano con animo pieno di fede. Egli ogni tanto ci invitava dicendo: ancora, ancora... più forte!, ed ogni tanto mescolava alle nostre qualche sua invocazione particolare che rivelava la sua Fede viva nella presenza di qualche cosa ultrasensibile che sen-tiva vicino."

Questo contatto con l'ultrasensibile fu notato anche da altri che erano presenti al trapasso. Le porte del Cielo gli si aprirono mentre lucido fino all'ultimo istante, ripeteva continuamente l'atto di offerta della propria vita e delle sue sof-ferenze rifiutando gli analgesici, e incitando i presenti a pregare con lui e per lui. Una coeren-te conclusione di vita con quanto si era propo-sto di vivere. L'impressione profonda che si fosse consumata una Passione, lo si può rileva-re dalle parole semplici di una donna del popo-lo, amica di famiglia da sempre: "Il Dottore con-trollato che era morto, ha aperto la porta e ha chiamato la mamma: Signora ecco tuo figlio!, quasi come se fosse la Madonna alla quale viene consegnato il figlio Crocifisso".

Un confratello legato a Nicolino da profonda amicizia, scriveva nei giorni seguenti alla mor-te: "Ora quaggiù fra noi non è rimasto che uno stelo reciso, il suo stelo. Il fiore è lassù immerso nel cuore di Dio. è per questo che pensando o parlando di Nicolino mi viene di guardare in al-to, trasognato, inchinato. Il mio eroe! Avevo intravisto, sognato l'ideale della Santità, mai l'a-vevo raggiunto, poiché per toccare una cosa bisogna esservi vicino, e perché l'ammirazione sia senza ombra, bisogna poter imitare l'eroe che l'ispira. Ho toccato il mio eroe, e poi... parve sfuggirmi. Ma come Teresina con Celina, io credo che egli camminerà sempre accanto a chi ha saputo scoprirlo. L'ho amato, mi morì fra le braccia, mi guardò con il suo ultimo sguardo, e mi fece ciao con la mano. Lo amo, ormai è il mio grande piccolo Santo con la sua e mia Teresina".

 

NELL'ATTESA DELLA RESURREZIONE

Al sacro rito funebre parteciparono una gran folla di confra-telli, amici, conoscen-ti. Le accorate e stra-zianti preghiere della mamma, indussero i superiori a concedere la tumulazione dei resti mortali di Nicola D'Onofrio in Villamagna, sua terra natale, nella tomba di famiglia. L'ultimo viaggio di ritorno al suo paese avvenne il 15 giugno, accompagnato da superiori e confratelli.

Dopo una solenne celebrazione eucaristica, alla quale partecipò l'intera popolazione, venne tumulato nella Cappella Ferrara, la famiglia della mamma. Dall'8 ottobre 1979, Nicola D'Onofrio riposa nelle adiacenze della Cripta del Santuario S. Camillo in Bucchianico, ricongiunto alla fami-glia religiosa di appartenenza, nell'attesa della risurrezione nell'ultimo giorno quando ritornerà il Cristo Trionfatore sulla Morte.

 

...E VIENE DA LONTANO

Il coinvolgimento di quanti lo conosceva-no nell'intimo, o solo ebbero modo di acco-starlo nella fase a tutti nota della rapida fine, affrontata con serenità e sorriso sulle labbra, stanno a testimoniare che fu un comportamento eccezionale. Ma questo non fu improvvisato, né tantomeno superficiale. La sua ascesa al Monte Santo di Dio viene molto da lontano.

Le pagine dei suoi scritti originali ci rivelano questo cammino iniziato fin dai primi momen-ti della sua vita nel seminario camilliano. La fase terminale della sua vita e la morte, sono soltanto il momento rivelatore della sua dimen-sione spirituale.

 

L'EREDITA' SPIRITUALE

La straordinaria on-data di emozione affettiva e religiosa che accompagnò il suo transito, reso ancora più drammatico dalle terribili sofferenze provo-cate dal male, lo si deve ascrivere alla verità "che nella sofferenza si diventa un uomo com-pletamente nuovo... Allorché questo corpo è profondamente malato, totalmente inabile e l'uomo è quasi incapace di vivere e di agire, tanto più si mettono in evidenza l'interiore maturità e grandezza spirituale, costituendo una commovente lezione per gli uomini sani e nor-mali".

Salvo casi sporadici di incomprensione, tutti avvertirono che in quell'anima Dio aveva pro-vocato delle straordinarie risposte, e il cammino era stato veloce verso la Santa Montagna. Una religiosa sua coetanea e amica d'infanzia, ha scritto che all'annunzio della morte sentì risuo-nare nel suo cuore le parole della Sapienza, "Giunto in breve alla perfezione ha compiuto una lunga carriera. La sua anima fu gradita a Dio, perciò Egli lo tolse in fretta da un ambiente malvagio" (4, 13-14a).

Un finale di vita così, non può essere improvvi-sato. Viene da lontano, e il tempo della morte ne è solo l'occasione della rivelazione del lavoro interiore svolto. Ed egli lo ha costruito fonda-mentalmente sulla Croce e la Passione del Signore Gesù, con lo sguardo sempre rivolto alla Gloria della Risurrezione. Ne fanno fede i suoi "Scritti" e chi lo ha frequentato.

 

DAI SUOI SCRITTI

La chiave rivelatrice di lettura del suo cammi-no, appare quasi subito all'inizio della sua nuova vita nel seminario minore, quando ascol-tando una meditazione sull'amore di Dio Padre per l'Uomo, durante l'annuale corso di Esercizi Spirituali, scrive: "Diremmo che non gli è inte-ressato niente del suo Figlio unigenito pur di salvarci. Gesù è morto per noi e il suo sangue, fino all'ultima stilla, ha lavato la nostra anima. Quanto bene ci ha voluto Gesù!".

E qualche mese più tardi, al termine del Ritiro mensile, così sottolinea la meditazione dettata: "Gesù è venuto in terra per dare gloria al Padre che l'aveva mandato, e per venire quaggiù "exi-nanivit se" si è esinanito, annientato. L'Incarnazione, la Crocifissione, l'Eucaristia, sono atti di annientamento per nostro amore e gloria del Padre. Col venire sulla terra Gesù ci ha dato l'esempio dell'annientamento; sta a noi ora seguirlo per dare al Cuore Santissimo la Gloria dovuta per controbilanciare il suo amore."

 

...Cristo Crocifisso il suo modello

Il Cristo Crocifisso entra nella sua vita, e diven-ta il suo libro quotidiano. La vita religiosa ini-ziata col Noviziato nel Vespro del 6 ottobre 1960, è una buona palestra dello spirito che lo porta alla convinzione che è necessario il con-trollo della facoltà umana essenziale all'ascesa, la volontà. Per un anno intero i messaggi che le guide dello spirito gli inviano, lo trovano ben disposto alla vigilia della Consacrazione a Dio con i primi Voti Religiosi.

Così al termine del primo giorno degli esercizi spirituali, scrive: "La volontà deve essere te-

nace, piena, eroica nell'ascesa. Una volontà che non cambi direzione secondo il vento ma resti fedele ai principi di Cristo crocifisso. Che non si perda in tante fatuità della terra ma si man-tenga sempre vivida e forte nel sostenere e nel far progredire la nostra corsa verso Dio. La no-stra ascesa inoltre richiede una volontà eroica perché il fine è difficile. Miriamo all'imitazione di un Cristo crocifisso il quale non ci presenta che la Croce da abbracciare quotidianamente. Eroica inoltre, perché la nostra ascesa non è a fasi ma continua e impegnativa, una ascesa che dovrebbe consumarci interamente. Ma per poter giungere a tanto indispensabili sono la Confessione e la Direzione spirituale."

"Sono stato felice di poter assistere il car.mo P Del Greco nella notte tra il mercoledì e giovedì santo. Per questa notte fu fatta l'adorazione a Gesù dalle undici a mezzanotte qui in casa. Io invece l'ho fatta vicino a Gesù sofferente nella persona del Padre. (L'ho fatta proprio con que-sta intenzione). Ora sembra che stia meglio, speriamo!".

Il Sacerdote camilliano assistito, operato per un tumore alla gola, completò in seguito quanto il D'Onofrio non scrisse nei suoi Appunti Spirituali: "Ero quasi moribondo e il chierico D'Onofrio mi assisteva e confortava dicendomi: 'Padre, unisca i suoi dolori a quelli di Gesù ago-nizzante. Oggi è Venerdì Santo, giorno bello per lei, che soffre insieme a Gesù!' Non ho mai dimenticato quelle parole che il nostro Chierico mi suggeriva con tanta amabilità e fede".

 

...e per Madre, Maria Immacolata

Accanto al Cristo Crocifisso Nicolino ha nutrito un affettuoso e specialissimo rapporto filiale con la Madre, Maria Immacolata. Nei suoi Scritti, e sul letto di morte, ha espressioni tene-re e dolci che vanno considerate nella dimensio-ne di un rapporto intimo e segreto dell'animo che esigono rispetto e grande considerazione. Così come si fa contemplando analoghi rappor-ti dei Santi che la Chiesa pone come modelli. Ne riportiamo un passo: "Sono stanco, direi sfi-duciato quasi... La vita di noviziato mi pesa... Perché? E' il nemico mortale dell'anima mia che strapazza, è il Signore che mi purifica. Quando finirà questo luogo di esilio?... "Ahi dura terra..." Voglio morire presto, se a Dio piace, per volare tra le braccia della mia Mamma. Voglio andare a riposarmi in Paradiso. Sì... Mammina dolce... Ecco che pian piano il sereno torna nel mio animo e posso mirare più lontano... E' que-sta la volontà di Dio. "Tota vita Christi crux fuit et martyrium..." ed io che voglio? Fare il signo-re. No, no, no. Ma tutto per voi Gesù, Maria!" .

 

..sulla "piccola via" di S. Teresa

Uno dei modelli intermedi che guidarono il suo cammino verso il Signore, fu S. Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo. La sua "picco-la via" divenne il codice di comportamento della sua vita. In una lettera alla mamma, preoc-cupata forse di chissà quali penitenze imponeva la vita religiosa, Nicolino per tranquillizzarla circa la normalità e la semplicità degli atti gior-nalieri così le scriveva: "...Tutto si fa per il Signore, per suo amore. Non ci sono da fare mica cose straordinarie come penitenze eccezio-nali, dormire per terra... Santa Teresina del Bambino Gesù, una suora Carmelitana francese, non ha fatto niente di speciale durante la sua vita, non ha fatto niente di particolare, ha fatto solo quello che doveva fare; a 24 anni è morta di tubercolosi ed è diventata santa. ..".

Scritta di suo pugno abbiamo una Preghiera che deve essere di un'anima mistica. Non siamo certi che sia la Santa di Lisieux. Ne riportiamo un breve passo perché illumina il nostro assun-to ampiamente: "...Datemi lo strazio, datemi il martirio d'amore solo e sempre quel che piace più a voi, solo e sempre quel che piace di più a voi per possedervi sempre perdutamente. ...Io sono innamorata di Cristo Crocifisso. Si allonta-ni da me ogni altra gioia, ogni altro gusto che non sia quello per il mio Diletto Sposo Crocifisso. Voglio possedere interamente per-dutamente il tuo Cuore squarciato, esservi in Esso come incarnato in una unica realtà:

Rinunziarmi completamente perché completa-mente, io sia Te, Amore. Rinunziarmi sempre, anche nel modo più duro, non più io, ma Tu, Tu Amore Crocifisso" .

In calce Nicolino annotò: "Preghiera che dirò almeno tre volte al giorno; possibilmente al mattino, a mezzogiorno e la sera prima di anda-re a letto".

Di S. Teresa aveva raccolto quanto era stato edito, richiedendo direttamente al Monastero di Lisieux le ultime pubblicazioni. Aveva un'otti-ma conoscenza della lingua francese, e si ap-plicò a tradurre le sue Poesie. A completamento di quanto brevemente ci è consentito di scri-vere, riportiamo due strofe di "Vivere per Amore", che ci rivelano la sua tensione a conformarsi al suo amato Cristo Crocifisso:

"... Vivere d'amore, su questa terra non signifi-ca / piantare le tende sulla vetta del Tabor. / Significa arrampicarsi con Gesù sul Calvario. /Significa vedere la croce come un tesoro! /In cielo, vivrò di gioia. / La prova allora sarà spa-rita per sempre, / quaggiù però, voglio nella sofferenza / viver d'amore! - ...Morire d'amo-re, è un troppo dolce martirio, / ed è questo che vorrei soffrire. / Cherubini! accendete le lire, / perché, lo sento, sta per finire il mio esilio... / Dardo infuocato, consumami senza tregua, / squarciami il cuore in questo triste soggiorno. / Gesù divino, realizza il mio sogno: / morire d'amore!..."."

E questo è il segreto della grande emozione, stima ed entusiasmo che suscitò il suo dramma-tico ultimo anno di vita e il suo passaggio al Cielo. Si avvertiva ampiamente la dimensione spirituale nella quale era immerso, e che il seguente passo dell'ultima lettera scritta ai genitori fedelmente sintetizza: "Io sono molto contento di poter soffrire un pochino adesso che sono giovane, perché questi sono gli anni più belli per offrire (qualcosa) al Signore. Santa Teresina è la santa che mi piace di più perché mi rassomiglia molto. Anche Lei si ammalò quan-do aveva poco più di venti anni, soffrì molto e a ventiquattro anni morì... Genitori carissimi, pregate anche voi affinché il Signore mi faccia rimettere in forze, così potrò diventare Sacerdote e lavorare ancora molto per le anime. Se il buon Dio però, volesse qualcosa di diffe-rente da me e da voi, sia benedetto il Signore perché Lui sa quello che fa e quello che va meglio per noi. E' inutile, noi non possiamo sapere queste cose, Dio solamente lo sa...".

 

"Sessione Conclusiva dell'Inchiesta Diocesana del Servo di Dio Nicola D'Onofrio, Religioso Professo Camilliano"

Roma 16 giugno 2004,Vicariato di Roma, Aula della Conciliazione. Presiede il Card. Camillo Ruini, Vica-rio Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma.

'Vorrei anzitutto porgere il più cordiale saluto al Padre Renato Salvatore, Vicario Generale dei Padri Camilliani, al Provinciale Padre Albino Scalfino, Provinciale, a Padre Felice Ruffini, Sottosegretario del Pontificio Consiglio per la Pastorale Sanitaria, a Madre Serafina Dalla Porta, Vicaria Generale delle Figlie di S. Camillo, al Sindaco di Bucchianico, dove il SdD è sepolto, al Sindaco di Villamagna, dove è nato il SdD ed al fratello Tommaso con la consorte. Si conclude oggi la fase diocesana del Processo di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Nicola D'Onofrio, Chierico Professo dell'Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi.

Non v'è alcun dubbio che questa testimonianza di vita evangelica, vissuta in modo ordinario in perfet-ta adesione al divino volere, culminata in una spon-tanea straordinaria offerta di sé al Signore, potrà costituire un particolare modello e conforto non sol-tanto per quanti soffrono nel corpo e nell'anima, ma anche per tanti giovani che si preparano al sacerdo-zio, che vivono la vita religiosa o l'impegno del ser-vizio laicale in opere d'amore per il prossimo.

Il Servo di Dio Nicola D'Onofrio nacque a Villa-magna (Chieti) il 24 marzo 1943 da genitori profon-damente cristiani, che seppero trasferire nel figlio il culto alla religiosità della vita, nonché una solida educazione umana e cristiana di stampo cattolico. Nicolino, ragazzo diligente, buono e disponibile verso gli altri, partecipava alla vita della Parrocchia nel generoso servizio all'Altare.

Avvertita la vocazione al sacerdozio, il Servo di Dio decise di intraprendere, nonostante le opposizioni dei genitori, la strada della vita religiosa nell'Ordine di San Camillo de Lellis, che lo accolse nello Studentato di Roma nel 1955. E' qui che il 6 ottobre 1960 il giovane D'Onofrio indossò l'abito religioso, ed emise il 7 ottobre 1961 i Voti di Povertà, Castità, Obbedienza e Carità verso gli ammalati.

I propositi di vita spirituale e i personali progetti di ministero apostolico, affidati in questo periodo alle sue carte private, lasciavano intravedere un giovane seminarista impegnato totalmente nelle gioie e nelle lotte della vita ascetica, e una forte volontà sostenu-ta dalla preghiera.

Anche quando cominciò il tempo della formazione intellettuale, si osservò in lui la tenace volontà di perseguire il cammino di perfezione di vita cristiana, propostogli dal suo Ordine religioso, secondo i prin-cipi di una salda spiritualità tradizionale: l'imitazio-ne del Signore, l'adorazione dell'Eucaristia, il filiale culto per la Madre di Dio e per il Fondatore del suo Ordine. Nicola stabili una singolare fraternità e ami-cizia spirituale con Santa Teresa di Gesù Bambino. Verso la fine del 1962, Nicola incominciò ad avverti-re i primi sintomi del male che lo avrebbe portato alla morte a soli 21 anni. Fu fatto ogni sforzo per ten-tare di salvare una così giovane esistenza, che tanto bene prometteva per il futuro ministero. Ebbe lui stesso certezza della gravità del male che gli corro-deva il corpo, soprattutto dopo un franco colloquio con il suo superiore maggiore.

E' questo il periodo nel quale si manifestò in lui la maturità spirituale. La preghiera, sempre più accre-sciuta anche nella sosta notturna dinanzi al San-tissimo Sacramento, sviluppò, come rivelano i suoi appunti spirituali, i tratti caratteristici della sua anima: una grande serenità interiore, l'abbandono nel Signore, la carità comunitaria, il distacco dalla terra per tendere mediante il dolore al polo unico della sua vita.

Il viaggio a Lourdes e a Lisieux, voluto dai superio-ri per impetrare da Dio la guarigione fisica, lo riempi di spirituale letizia e lo confermò nei propositi di cri-stiana fortezza. Non è facile scorgere i naturali senti-menti che prova un giovane dinanzi alla prospettiva della morte imminente nelle sue lettere spedite durante quei viaggi, tanto era posseduto dalla fede e dall'amore.

Consapevole delle difficoltà dell'epoca, che affonda-vano le radici in una profonda crisi culturale, Nicola si impegnò con diligenza nello studio per preparar-si ai compiti del ministero sacerdotale con un ade-guato bagaglio culturale.

Il 28 maggio 1964, per dispensa concessa dal Papa Paolo VI, Nicola emise la professione dei Voti perpe-tui, e il 5 giugno ricevette, in mezzo alla comunità dei confratelli, il Sacramento dell'Unzione degli Infermi. Ebbe una lunga agonia travagliata da gravi sofferenze e sostenuta costantemente dalla preghie-ra. Mori a Roma la tarda sera del 12 giugno 1964, mentre pregava incessantemente il Signore. "Consummatus in brevi, explevit tempora multa". Il medico curante, che ebbe modo di osservarlo durante tutto l'evolversi della malattia, espresse il miglior commento sulla sua vita: "La sua eredità consiste in questo esempio ed esortazione: pregare per vivere, pregare per morire".

Un finale di vita così, non può essere improvvisato. Viene da lontano e il tempo della morte è solo l'oc-casione della rivelazione del lavoro interiore svolto. Ed egli lo ha costituito fondamentalmente sulla Croce e la Passione di Gesù con lo sguardo sempre rivolto alla Gloria della Risurrezione. E' una grande lezione per tutti noi: ci invita a saper vedere - come più volte ci ha detto il Santo Padre - nella Croce, nella malattia, la forza redentrice del Signore Gesù per noi e per il nostro prossimo.

Non sono pochi i fedeli che, specialmente in Italia e in America Latina, si affidano alla sua intercessione presso il Signore; sono diverse le testimonianze di coloro che attestano di aver ottenuto da Dio, attra-verso la sua intercessione, favori e grazie celesti. Noi speriamo che il Signore voglia presto, per il giudizio della Santa Chiesa, glorificare anche in terra questo suo umile discepolo e proporlo come modello di vita alle generazioni cristiane del nostro tempo.

Mentre veramente vorrei rinnovare questo auspicio, vorrei anche ringraziare Mons. Bella e tutto il Tribunale Diocesano per l'impegno e la sollecitudine con cui hanno portato a termine la fase diocesana di questo processo di Beatificazione e Canonizzazione che mi ispira una piccola riflessione personale dato che, il SdD Nicola D'Onofrio è nato ben 12 anni dopo di me, molto più giovane di me, non capita fre-quentemente di aprire o chiudere la fase diocesana di un processo di una persona più giovane, almeno del sottoscritto, che certo è ormai anziano, comun-que vorrei additare lui come esempio ai giovani e alle ragazze che accolgono una speciale chiamata al Signore alla vocazione sacerdotale e religiosa, alla consacrazione, ma anche a tanti altri ragazzi e ragaz-ze che vogliono vivere fino in fondo il sacramento del Battesimo che hanno ricevuto."

 

Al termine dell'intervento del Cardinale Vicario, veniva eseguito il canto alla Madonna "Ave Maria" ad opera del Coro Polifonico della Casa di Cura Villa Immacolata di S. Martino al Cimino (VT).

 

 

LA FAMIGLIA CAMILLIANA

I Camilliani hanno per vocazione specifica l'assistenza agli infermi. Sono presenti in Centri di aiuto per malati di AIDS, bambini denutriti, disabili, case di cura, poliambulatori, leb-brosari, comunità terapeutiche e di accoglienza per i senza fissa dimora.

Sono cappellani negli ospedali, hanno centri di formazione sanitaria per volontari e laici, consultori familiari e animano associazioni nel mondo della salute.

RELIGIOSI CAMILLIANI: Studentato Camilliano

Via G. Pecori Giraldi, 51 - 00135 Roma - Tel. 0636303215 SANTUARIO S. CAMILLO DE LELLIS:

Piazza Roma, 3 - 66011 Bucchianico (CH) Tel. 0871381121

BASILICA PARROCCHIALE S. CAMILLO DE LELLIS:

Via Sallustiana, 24 - 00187 Roma - Tel. 064818188 ISTITUTO FIGLIE DI S. CAMILLO:

"Villa Immacolata" - Via Anagnina, 18

00046 Grottaferrata (Roma) - Tel. 069411927 MINISTRE DEGLI INFERMI DI S. CAMILLO:

Via M. D. Brun Barbantini, 135

00123 La Storta-Roma - Tel. 0630310804 SUORE ANCELLE DELL'INCARNAZIONE:

Via Picena, 96/98 - 66100 Chieti - Tel. 0871346153 ISTITUTO SECOLARE MISSIONARIE DEGLI INFERMI:

"Cristo Speranza"

Centro Animazione Missione Speranza

Via P. Rotta, 10 - 20162 Milano - Tel. 026470752 ASSOCIAZIONI:

Discepole e Discepoli di S. Camillo Betania dei Cuori di Gesù e Maria Via Isonzo, 90 - 20030 Seveso (MI) - Tel. 0362503264 La Tenda di Cristo

Via Oseline, 2 - 26037 S. Giovanni in Croce (CR) Tel. 037591852

La Sorgente

Via L. da Penne, 219/F - 66013 Chieti - Tel. 0871564053