TERESITA (Venerabile)

PROFILO BIOGRAFICO DI MARIA TERESA GONZÂLEZ-QUEVEDO (1930-1950)

Alle ragazze d'oggi, che cercano l'amore e la gioia di vivere, san­no guardare lontano e partire... Paolo Risso

«Venenito»

Le campane di Madrid suonano l'alleluja della Risurre­zione del Cristo. È il sabato santo 14 aprile 1930. Nella casa del dottor Callisto Gonzâlez-Quevedo e di Maria del Carmen Cadarso, nasce una bella bambina. Il 20 dello stesso mese, è battezzata con i nomi di Maria Teresa Josefina Justina. In casa la chiameranno Teresita.

Ha due fratellini: Luis, di tre anni, e Carmencita, di se­dici mesi. Il papà è un illustre medico della capitale e ha 14 fratelli. La mamma è una signora virtuosa e colta, nipote del­l'ammiraglio Cadarso y Rey. Famiglia di forti tradizioni cat­toliche, di fede viva e intensa.

Teresita vive negli agi di una famiglia benestante, in una bella casa sulla piazza del palazzo reale di Madrid. Cresce libera e felice, vivace come una trottola, scatenata, capace di marachelle e di burle a non finire. Per questo cominciano a chiamarla «venenito», cioè piccolo veleno, ed ella si diver­te assai.

I giardini di Madrid sono il suo luogo prediletto. Andar­vi è la soddisfazione più bella della giornata. Giocare, corre­re, saltare, rincorrere gli altri, nascondersi, far fracasso, per cinque sono i suoi divertimenti, il suo spasso. Non mancano i guai, ma Teresita disarma tutti con il suo sorriso, la sua bellezza.

Sembra - a guardarla - un piccolo angelo che abbia sbagliato strada; dal cielo è sceso sulla terra e si è dimentica­to di tornare, almeno per ora. Sì, è una peste, ma è pure un amore di bambina: sincera, buona, ama la preghiera. I suoi occhi si sono posati presto su un'immagine della Madonna e non la dimenticherà più.

Papà Callisto le ha insegnato una preghiera:

«O mia Si­gnora e Madre mia, io mi dono tutta a te e per dimostrarti la mia devozione, ti consacro oggi i miei occhi, le mie orec­chie, la mia bocca, il mio cuore, il mio corpo, tutta me stes­sa. Poiché dunque sono tua, custodiscimi e difendimi come cosa e possessione tua».

Diventa la preghiera di Teresita alla Madonna. La ripete con il papà e la mamma e si ferma a dirla da sola davanti all'immagine di Maria. Per lei, fin da piccola, ha un amore speciale. Ha un gusto precoce per le realtà del Cielo.

Ma gioca tutto il giorno. Alla sera casca dal sonno. Ha imparato che, prima del riposo, si prega Gesù e sua Madre con il Rosario. Ma una sera, più stanca del solito, chiama il papà: «Non ho detto il Rosario e ho tanto sonno». Le ri­sponde il dottor Callisto: «Non ti preoccupare. Di' tre Ave Maria e dormi tranquilla». Teresita si addormenta e sono so­gni d'oro.

 

Nipote di martiri

Arriva l'estate. Si parte per le vacanze. Si va nel paese d'origine del papà, Barrioplacio. Si attraversa metà Spagna in auto, verso Santander, verso il Mar Cantabrico. Una gran­de allegria andare in vacanza, il viaggio per la Spagna, il sog­giorno nella vecchia casa della nonna, dove tutto - o quasi - è permesso: una vera cuccagna!

Là sono concessi, fino a un certo punto, persino i capricci. Ed anche i dispetti ai bambini più poveri che vengono ad arrampicarsi al cancello per vedere un'auto che arriva dalla capitale e dei bambini cosi ben vestiti ed eleganti. Ma Teresi­ta comprende dalla nonna, dai genitori, che quelli sono figli di Dio come lei, che deve amarli come fratelli, aiutarli...

Viene il 1936 e scoppia la guerra civile spagnola. I comu­nisti compiono stragi. All'inizio i signori Gonzâlez-Quevedo vivono indisturbati a Madrid, ma presto papà Callisto, me­dico e uomo di profonda fede e vita cattolica, deve nascon­dersi per non cadere nelle mani dei senza-Dio. Un grande do­lore per tutti, per Teresita che non trova più il suo papà così generoso di affetto per lei.

Sono quindici lunghi tormentosi mesi. Il medico, prima ospite in casa di amici, trova rifugio all'ambasciata france­se. Ma i suoi familiari non lo sanno e vivono nella trepida­zione e nell'ansia continua, sperando e pregando. Nell'otto­bre 1937, papà Callisto riesce a tornare a Barrioplacio. Ma la vita non è più come prima. Nella spaventosa per­secuzione sono caduti, in tre anni, settemila sacerdoti e tre­dici Vescovi, senza contare le vittime tra i credenti. Sono ca­duti sotto il piombo dei comunisti, a causa della loro fede cattolica, anche tre fratelli del dottor Callisto, zii di Teresi­ta: Manolo, il suo padrino di Battesimo, ingegnere; Josè, av­vocato; Francisco, ancora studente universitario. Hanno pa­gato con il sangue la loro fedeltà a Cristo.

Teresita ha soltanto sette anni, ma ha capito che per Lui, il Signore che ha dato la vita per noi, tre zii hanno sacrifica­to la loro giovane esistenza. Si sente nipote di eroi e di mar­tiri della fede. E lei, che cosa farà per Gesù?

Il suo papà ora è anche il papà dei cuginetti rimasti orfa­ni. Callisto prepara Teresita e il nipotino Oscar alla prima comunione. Parla loro di Gesù e spiega che è il più grande amico che abbiamo, anzi l'unico amico vero che abbiamo.

Che molti, nel passato, hanno dato la vita per lui: i santi, le vergini, i martiri. Anche gli zii Manolo, Josè e Francisco sono fra questi.

Teresita comprende. Il suo sguardo si fa pensoso. È sem­pre vivace ed allegra, ma si è fatta raccolta... Prega... Il 29 luglio 1938, grande festa nella sua vita: riceve per la prima volta Gesù dallo zio gesuita, P. Antonio Gonzâlez-Quevedo. Gesù le fa comprendere che la vita è dono d'amore, che va vissuta come dono d'amore.

Adesso non fa più i dispetti ai bambini più poveri, anzi ha capito che quelli sono i prediletti di Gesù e saranno quin­di pure i suoi prediletti. Nel suo cuore. Teresita fa tanti pro­positi di bene: Gesù se li merita proprio. Ed anche la sua Mamma che ci ha dato Gesù ed è pure la nostra Mamma.

Non ha smesso di essere vivace. Le scappano ancora le birichinate. Ma ha imboccato una strada nuova.

 

La natura è più bella dei libri

Nella primavera 1939, la pace ritorna a Madrid e nella Spagna. O almeno sta ritornando. La vita riprende. Duran­te l'estate, Teresita e i fratelli fanno una lunga vacanza sulla spiaggia del Mar Cantabrico, nel Nord basco. Tornano a Ma­drid ed è ora di far le persone serie.

Il 9 novembre 1939, Teresita, preparata dalla testimonian­za dei martiri di Spagna, dei suoi indimenticabili zii, si acco­sta alla Cresima: tocca a lei, ora, testimoniare Gesù, anche con il sangue, se le sarà richiesto, per amore. Ed è ora di an­dare a scuola.

Carmencita e Teresita sono iscritte all'Istituto del Car­mine presso le Suore Carmelitane della Carità, in Piazza S. Francesco il Grande. Tra le religiose, c'è una sorella di pa­pà. Quando la bambina entra a scuola, capisce subito di essere finita in gabbia: non sarà più libera adesso, con orari, libri, quaderni e maestre. C'è subito incomprensione tra lei e i libri.

Veramente ama frequentare la scuola, perché ci sono tante bambine come lei e si può con loro far belle esperienze, gio­care, far baccano, tante cose piacevoli. Triste invece è dover studiare, anche perché lei impara senza i libri. Dice «La scuo­la, senza i libri, sarebbe una meraviglia».

Preferisce la natura. Osserva tutto ed impara tante cose. Sa osservare anche la vita degli uomini ed apprende altre co­se interessanti. Tuttavia deve studiare sui libri. Ma Teresita non si spreca. S'impegna quel tanto che basta per riuscire. E, intelligente così come Dio l'ha creata, riesce anche bene. Ama il disegno. Disegna per sé e per le compagne. Sa aiu­tare e gode un mondo ad aiutare le compagne. Le quali, quan­do la loro amica è nei guai, le vengono incontro per fare il compito e studiare la lezione per lei e a ripetergliela, fino a quando riesce a far bella figura.

 

«Ho deciso di farmi santa»

Non ha ancora dieci anni, ma un giorno riesce a intro­dursi tra le compagne più grandi durante gli esercizi spiri­tuali. Ascolta tutto, capisce tutto: che la santità è la più bel­la avventura della vita. Scrive sul quaderno il suo proposito: «È decidido ser santa». Tradotto in italiano, vuol dire «O deciso di farmi santa», scritto senza acca al verbo avere.

Ma che importa l'acca? La Madonna lo sa che ha fatto un proposito serio che le cambierà tutta la vita. Teresita co­mincia ad offrire alla Madonna, «la Madrecita», come lei la chiama, un intero mese di maggio. Per undici mesi all'an­no, sarà vivace, sbarazzina, studierà secondo i suoi gusti, ma a maggio, non si può: tutto diventa offerta per Maria. Gli altri la vedono farsi silenziosa, generosa verso le compagne, ubbidiente, persino capace di piccole mortificazioni.

Nel 1942, Teresita ha dodici anni. Le sue insegnanti han­no compreso che, sotto le sue prodezze, è un tesoro nasco­sto. È poco studiosa, ma ama la preghiera, Gesù Eucaristi­co, la Madonna. Di qui la sua purezza incantevole, la sua voglia di donare che commuove. Vuole tutto bello attorno a sé: non si siede più per terra per fare il pic-nic, per timore di imbrattarsi il vestito, ma d'inverno gode un mondo a la­sciare la sua impronta nella neve candida e soffice. Adole­scente, piena di vita, ha bisogno di scoprire davvero un grande ideale che le riempia la vita.

Tredicenne ormai, le viene proposto dalle Carmelitane del­la sua scuola di entrare nella Congregazione Mariana: si tratta di vivere con lo stile di Maria, con il suo «sì» totale a Dio, con l'impegno di portare Gesù agli altri con la vita e con la parola... Teresita ne è entusiasta. Scrive la sua «lettera di schiavitù», di affidamento totale alla Madonna, secondo lo spirito di S. Luigi de Montfort, ed entra a far parte della Con­gregazione Mariana. Il 13 dicembre 1944, Teresita pronun­cia la formula di consacrazione.

«Madre mia mi consacro a te, ricevimi per figlia tua, guida i miei passi, difendimi dai nemici, fa' che io compia con per­fezione in questa vita il progetto di Dio su di me ... ».

È davvero felice. Ora sa che la Madrecita la guiderà sem­pre. Sulla medaglia della Vergine, che sarà il suo distintivo, fa scrivere il suo programma di vita «Madre mia, chi guarda me, veda Te». Davvero, il proposito di farsi santa, benché scritto senza acca, è molto serio e Teresita, guidata da Ma­ria, lo porterà a compimento. Il Rosario diventa ancora di più la sua preghiera prediletta.

 

Com'è bella la vita!

Tutto la incanta e la appassiona. Dal fratello Luis, impa­ra a guidare l'auto di papà e corre spericolata, divertendosi un mondo. Ama passeggiare per Madrid ad osservare le ve­trine piene di cose belle, di vestiti costosi, e godersi le opere d'arte ricche di storia antica. Un giorno, mentre guarda una vetrina, un ragazzo si ferma ad osservarla a lungo, poi escla­ma «Meraviglia! Questa ragazza sembra la Madonna a pas­seggio per la gran Via!».

Ma al termine del suo passeggio, va dalle Suore dei Po­veri, a far visita alle vecchiette: porta loro dolci e le diverte cantando e danzando per loro, raccontando barzellette. Non accetta di essere corteggiata da nessun ragazzo, anche se sente di essere amata. Accetta però i cioccolatini che le offrono per darli ai suoi poveri, ai suoi bambini.

Sì, perché Teresita è anche catechista presso l'Istituto delle Carmelitane della Carità da lei frequentato. A lei affidano un bambino solo, perché lo prepari alla prima Comunione. È il bambino più povero, il meno amato e Teresita lo colma di spiegazioni, di premure, di amore. Quando il «suo» bam­bino si accosta per la prima volta alla Confessione, alla Co­munione, ella prega a lungo, in ginocchio, davanti al Taber­nacolo, perché Gesù gli doni tante grazie. Durante la setti­mana, si interessa di tutti i bambini che vengono all'Istituto: porta loro dolci e giocattoli, ma ha una meta unica, guidarli tutti a Gesù per mezzo di Maria.

Sente parlare dalle sue insegnanti delle missioni, dei mis­sionari. Comprende che deve pregare per la conversione de­gli infedeli a Cristo, perché Dio mandi tanti operai nella sua messe. Offre sacrifici, raccoglie denaro. La sua amica Lolita dirà «Nello sguardo di Teresita, brillava l'ansia di conqui­stare il mondo a Cristo!». Si prende a cuore le missioni dei Gesuiti in Alaska, dove lavora il padre Llorente, amico del­lo zio, P. Antonio. Teresita, appena adolescente, riesce ad avere come «figlioccia» una bambina dell'Alaska, Maria Kluinalpk.

Non ha dimenticato però di essere Teresita: continua a cantare, a giocare, ad amare le gite, i bei vestiti, le compa­gnie allegre e chiassose. Quando c'è lei, in mezzo alle com­pagne, tra i bambini, è sempre festa, la gioia contagiosa che dilaga, straripa... Eppure ora ama chiedersi, non solo nel suo cuore, ma con le compagne: «Alla Madonna piacerà di più che io faccia questo o quest'altro?». E Maria la guida, le se­gna il cammino: alla sua scuola, impara come si ama Gesù e si servono le anime.

 

«Madrecita, sono tutta tua»

Tutti notano il suo cambiamento. Nessuno, né a scuola né a casa, deve più dirle: «Teresita, studia». Le costa molto studiare, ma ora si distingue per l'impegno serio, deciso. Lo fa per la Madonna. I bambini più poveri, che prima le ripu­gnavano, ora sono i suoi prediletti. Sembra che non pensi ad altro che a godersi la vita, ma quando torna dalla Comu­nione, si comprende che sta parlando con il suo Amore. In casa, compie ancora prodezze, ma accetta tutti i sacrifici che la vita comporta.

Dentro si sé, ha pregato la Madonna di accettarla com'è, ma di trasformarla come Ella vuole, ad immagine di Gesù. Studia sempre di più la vita, lo stile della Madonna e la imita nella sua vita quotidiana. Frequenta compagnie allegre e spen­sierate, ma è di un candore incredibile, nella sua eleganza di ragazza dell'alta società madrilena. Senza perdere nulla del suo brio, della sua vivacità, si lavora, si lascia modellare da Maria: «Che fare - si chiede - per essere sempre più di Ma­ria? ».

Siamo nel 1945, di nuovo a maggio, il mese di Maria, il mese di Teresita. La ragazza, un giorno, nella cappella del suo Istituto, prega... Quasi senza rendersene conto, dice alla Madonna: «Madrecita, dammi la vocazione religiosa!». Ma immediatamente, si pone la mano sulle labbra, prova quasi terrore per quella preghiera involontaria: «E se la Madonna me la dà davvero?». Sa che Gesù, per mezzo di Maria, le con­cede tutto. Ora si è compromessa: sarà presa in parola? Sor­ride di gioia e di sgomento: farà quel che vuole la Madreci­ta. E sta in una grande pace, serena, perché con Maria è in buone mani.

Intanto cerca di vivere fino in fondo le regole della Con­gregazione Mariana che si possono riassumere nell'impegno di essere veramente cristiani, di cercare con tutte le forze la propria santificazione, nel proprio stato di vita, disponibili al servizio dei fratelli.

Quando prega, è una gioia dell'anima vederla. «Che co­sa dice Teresita al Signore Gesù e alla sua Madre celeste?». Le amiche se lo chiedono. La sua compagna di banco, Ade­laide, la definisce: «Il mio angelo giocherellone». Mercedes è colpita dalla sua naturalezza. Paquita è incantata dal suo sorriso. Petrita è attratta dalla sua semplicità e dalla sua ca­rica di simpatia.

Vengono le vacanze. Teresita si gode, con i suoi cari, gior­nate di sole e di libertà sul Mar Cantabrico. Al ritorno in cit­tà, avvicina la zia suor Teresa: «Io vorrei - le dice - che tu mi cercassi un Confessore che se ne intenda molto di Con­gregazioni Mariane». Il 26 ottobre 1945, Teresita si confessa per la prima volta dal Padre Gioacchino Múzquiz, gesuita, direttore delle Congregazioni Mariane di Madrid: grandi co­se capiteranno nella sua anima con la guida di un santo sa­cerdote e della Madrecita.

Il padre Múzquiz la conduce ad un amore grandissimo a Gesù Eucaristico e alla Madonna. Ogni giorno la Comunio­ne, il colloquio intimo, cordiale, cuore a cuore con Gesù nel tabernacolo, il Rosario, meditato, pregato, per trovarvi sem­pre di più lo stile di Gesù e di Maria. Tra le virtù della Ma­donna, la purezza incanta maggiormente Teresita. C'è sem­pre stato in lei un candore istintivo, ma ora è custodito e di­feso gelosamente.

È sempre disinvolta e brillante. Pare senza inibizioni, gaia e prorompente di vita, ma mai nulla appanna la sua purez­za: rifiuta il male quasi per istinto. Qualche volta è stata tur­bolenta, ostinata, ma sempre innocente. Ora, guidata dal pa­dre Múzquiz, comprende che la purezza è virtù d'amore al Cristo, è dedizione a Lui... L'8 dicembre 1945, festa dell'Im­macolata, con il permesso del Confessore, fa voto di vergi­nità: «Madrecita, adesso sono davvero tutta tua, tutta di Gesù».

Continua a frequentare divertenti compagnie, il club spor­tivo. Gioca volentieri a tennis. Nelle gare, negli incontri, nelle gite ci sono anche numerosi ragazzi. Impossibile che non po­sino lo sguardo su di lei, così bella, così fine ed elegante... Risa, canti, scherzi, scambi di autografi. Ma tutti compren­dono che quella ragazza non può appartenere a loro.

Per loro Teresita è solo compagna, amica. Si sacrifica per loro, ma solo con il suo atteggiamento, esige profondo ri­spetto. Un giorno una compagna le confida «Io mi divertirò finché sarò giovane... Quando sarò vecchia, entrerò in con­vento per assicurarmi il Cielo». Teresita esclama: «Che egoi­sta sei! Sarebbe bello che Gesù ti accettasse ormai piena di acciacchi, dopo che hai dato il meglio di te al mondo! Gesù ha buon gusto, sai, vuole la giovinezza con tutte le sue gioie e i suoi sogni».

 

Legge un libro...

Ogni mercoledì, si presenta al padre Múzquiz per la con­fessione settimanale. Il sacerdote ha compreso che ha davanti un'anima eccezionale, tutta della Madonna, quindi innamo­ratissima di Cristo, assetata di rassomigliare a Lui in tutto, nella perfezione evangelica. Per questo le accenna, con di­screzione, la via della consacrazione a Dio nella vita religio­sa. Teresita gli fa capire che per ora è prematuro: le basta amare tanto il Signore, non offenderlo mai, farlo amare, stare alla scuola di Maria, godersi la sua famiglia che la adora, le vacanze così belle. Poi si vedrà.

Passano alcuni anni. Scuola, studio, vacanze. Ora Tere­sita ha 17 anni: 17 anni luminosi, puri, sereni, già interamente donati al Cristo, ribelle al mondo per amore. Sembra sem­pre presa dalla consueta vita brillante, ma accade qualcosa di straordinario. Ecco, il Cristianesimo è sempre un fatto che accade: il Cristo che viene nel mondo e salva l'umanità, il Cristo che avvince a sé le anime predilette.

È la fine del febbraio 1947. Teresita entra presso le An­celle del S. Cuore per una settimana di Esercizi Spirituali. Inizia il suo diario di quei giorni con le parole «A Gesù, per Maria». Sarà la sua sigla per tutta la vita. Ora segna rifles­sioni, scoperte, propositi:

«Ricchezze ed onori del mondo sono le cose che più ci disturbano per andare a Dio».

«La carità è indispensabile per essere quello che Dio vuole da me».

«Quando moriremo, dovremo lasciare tutto qui... tutto. L'unica cosa che non lasceremo, saranno le nostre buone opere».

«Tutti dobbiamo prendere la nostra croce se vogliamo se­guire Gesù: per questo Egli stesso si fece nostro modello».

«Gesù, rendimi molto umile ed obbediente, come Tu mi hai insegnato con il tuo esempio».

«La mia vita dev'essere con Cristo, in Cristo e per Cristo».

Teresita matura molto durante questa settimana. I suoi propositi si fanno precisi e concreti: tutti i giorni la visita a Gesù Eucaristico, non perdere tempo a scuola e studiare di più; obbedire sempre alla mamma; tutto sotto la guida della Madrecita. Concludendo, dice al Signore: «Chiedimi ciò che vuoi».

Finiti gli esercizi, è decisa a vivere con le «antenne» dello spirito ben tese, per cogliere al volo la volontà di Dio. In un dialogo continuo con la Madonna, sa che Ella le indicherà ciò che dovrà fare nel suo futuro. Ormai vive solo per il Si­gnore Gesù ed Egli irromperà presto nella sua vita e ne pren­derà possesso.

Torna a casa, sorridente, felice, straripante di gioia. Sem­pre di buonumore, contagia ottimismo e felicità dappertut­to. È sempre molto bello stare con lei. Tutti amano la sua compagnia: i suoi coetanei, i suoi familiari, i bambini ai quali non è mai sazia di parlare di Gesù e di farli divertire, gli an­ziani, i poveri. E la Madonna è sempre più presente nella sua vita.

Un giorno le viene offerto un libro. «Lo presi per educa­zione - riferirà Teresita - ma senza la minima intenzione di leggerlo. Ma al principio di maggio volli offrire alla Ma­donna questo sacrificio». Il libro parla della vocazione reli­giosa: forse per questo Teresita ha deciso di leggerlo. Al ter­mine della lettura, commenta: «Quest'ultima domanda: Che vorrò essere stata io nell'ora della morte: religiosa o no? fu per me il colpo decisivo».

Ha compreso, ha quasi sperimentato che tutte le cose ter­rene passano, che restano soltanto le realtà eterne. Vuole spendere la vita nel modo più alto possibile, vuole assicurarsi l'eternità felice, vuole essere come Maria per «Gesù solo». Dal profondo del cuore, sale a Dio la decisione ferma, irre­vocabile: «Sarò religiosa! Ecco, sì, io vengo, o Signore!».

Il 14 maggio 1947, festa dell'Ascensione di Gesù al Cie­lo, Teresita ne parla con il padre Múzquiz: «Voglio diventa­re suora. Carmelitana della Carità». Il padre se lo aspettava e non si stupisce molto. Le domanda: «Perché Carmelitana della Carità?». «Perché questa Congregazione si propone di glorificare la mia Madrecita. E lavora per le missioni».

Fatta la scelta, avuta l'approvazione incondizionata del suo Padre Spirituale, Teresita è più serena che mai. Arriva­no le vacanze estive del 1947.

Sono le ultime vacanze «nel mondo» e ha deciso di go­derle fino in fondo.

 

Mare, sole, giochi...

Fuenterrabìa è un delizioso villaggio di pescatori nella pro­vincia di Guipuzcoa, nelle regioni basche del Nord della Spa­gna. Da quando Teresita ha potuto trascorrere un'estate in questo splendido luogo, non è più mancata all'appuntamen­to con la sua spiaggia e il suo mare. Ogni anno ci torna vo­lentieri. Là ha un buon numero di amici e di amiche ed ella sente il bisogno di avvicinare tanta gente, di rendersi utile, di far felici gli altri, di condividere gioie e dolori.

Nell'estate del 1947, torna a Fuenterrabìa. È l'ultima vol­ta, perché, l'anno dopo, sarà in noviziato. Se la passa ma­gnificamente come sempre. Fa amicizia con altri pescatori e pesca calamari con la sorella Chatina. «Canta un po' - le dice - così i pesci abboccheranno meglio». Tutto il vil­laggio la conosce e le vuole bene. Teresita raccoglie denaro per opere di bene, lo mette in comune con quello delle ra­gazze di Fuente, sue amiche, e tutte insieme vanno per le botteghe a comprare sandaletti, ventagli, abiti per i bambini più poveri dei pescatori. Organizzano pesche di beneficenza per le Missioni.

Teresita ama tuffarsi nelle onde del mare pieno di sole e di azzurro, giocare con le amiche e i bambini sulla spiag­gia, andare a passeggio con loro per ogni dove, divertendoli e godendosela un mondo. Organizza canti, recite, partite a tennis e a pallavolo, cerca simpatiche compagnie.

Ma ogni mattina, immancabilmente, Teresita partecipa alla Messa, riceve Gesù nella Comunione. Alla sera, conclu­de il Rosario intero, offerto alla Madrecita, iniziato al mat­tino. È questa la sorgente della sua gioia.

Incontra ragazzi e ragazze provenienti da ogni parte: so­no spagnoli del sud e del nord, della città e delle campagne, sono argentini, francesi... Si diverte ad attraversare il confi­ne francese, senza farsi vedere dalle guardie di frontiera. Fa gite in mare e si spinge al largo, lontano dalla costa e qui si diverte a tuffarsi in alto mare.

Da Fuente scrive lettere alle amiche: cominciano tutte «A Gesù per Maria», ma raccontano storie di divertimenti spen­sierati, di birbonate, si concludono con improvvisi inaspet­tati inviti ad amare la Madonna e a vivere come Lei. Nel cuore ha custodito il suo segreto: «L'anno prossimo sarò Carmeli­tana della Carità». Per ora basta che lo sappiano il suo Pa­dre Spirituale, Gesù e la Mamma celeste.

Le vacanze finiscono. Teresita torna a Madrid. A Fuente tutti hanno avuto in lei l'esempio di come una ragazza piena di vita, avida di sole, di bellezza e di allegria, possa vivere tutta di Dio. A Madrid sembra che nessuna ragazza sia di­sposta più di lei a restare nel mondo per godere delle cose belle e buone che esso può dare. Ma, giunta in città, si reca subito dal Padre Múzquiz: vuole donarsi tutta a Dio, ma sente che ci arriverà solo per le mani e per il Cuore della Madrecita. È stato Gesù stesso a creare questo stupendo rapporto di maternità tra la Mamma sua e Giovanni, il prediletto, tra la Mamma sua e l'umanità intera.

Il Padre, impressionato dalla decisione della ragazza, avanza un'idea: «E se parlassi ai tuoi genitori il giorno del­l'Immacolata?». Teresita gli rispose: «Lo farò il giorno del­l'Epifania. Così celebreremo le feste natalizie senza amarez­ze causate da me».

Festeggia il suo onomastico, in ottobre, in famiglia. Alla fine del mese le Carmelitane della Carità organizzano a Tar­ragona un grande convegno dei gruppi della Gioventù Mis­sionaria di tutti i loro Istituti, per celebrare il 25° Anniversa­rio di Fondazione. Arrivano a Tarragona 400 giovani. Da Madrid, l'Istituto manda un gruppo capeggiato da Teresita. Tutti la notano: «Hai visto com'è bella, come si veste e si pettina? Ma è anche così semplice, così cordiale... Ha qual­cosa di angelico, non ti pare?».

La ragazza si appassiona all'ideale missionario. Il tema «Cristo e la Cina» la riempie di entusiasmo. Scopre che è dif­ficilissima la missione in Cina, con i comunisti che si avvici­nano al potere. Ma dovunque la missione è difficile. Teresi­ta però possiede una risposta infallibile: Gesù è venuto nel mondo per mezzo di Maria. Così ora il mondo deve arrivare o tornare a Cristo per mezzo di Maria: a Lei è affidata la Chiesa. Esperienze, incontri, racconti dei missionari, svela­no alla ragazza orizzonti nuovi, inesplorati: anch'ella sarà, nel modo che Dio vorrà, missionaria in pieno. Il 25 ottobre è il suo giorno più felice a Tarragona, perché il tema è «La Madonna e le missioni». Il sogno mariano e missionario è il suo sogno e Teresita lo realizzerà tra le Carmelitane della Carità.

Nel cuore le sboccia, ardente, la preghiera: «O Gesù, mio Amore, o Madrecita, che si compia presto il mio sogno!».

 

«Papà, sarò Carmelitana»

Le giovani partecipanti al convegno di Tarragona, al ter­mine degli incontri, si recano a Vic (provincia di Barcello­na), dove c'è la Casa Madre delle Carmelitane della Carità e la tomba della loro fondatrice, Gioacchina de Vedruna. Te­resita prega sulla sua tomba, chiedendole luce e forza per il passo che sta per fare.

Riprendendo la scuola, si impegna molto per conseguire il Premio d'onore. Spiega alla sua compagna di banco, Con­chita, che la guarda meravigliata: «Non ti sembra una brut­ta cosa che io lasci l'Istituto senza aver ottenuto almeno una volta il Premio d'Onore? Lo faccio per la Madonna: se non per Lei, per chi?».

Il segreto di farsi carmelitana sente che deve condivider­lo con qualcuno. Il 21 novembre, festa della Presentazione di Maria Bambina al tempio, Teresita si rivolge, nel suo Isti­tuto, alla zia suor Teresa: «Voglio farmi Carmelitana».

«Ci penserai: c'è tempo».

«No, zia, ho pensato abbastanza. Questo per me è l'ulti­mo trimestre. Vorrei entrare in febbraio».

«Sei troppo giovane! Aspetta almeno fino a vent'anni». «Ormai ho deciso. Anche il Padre Múzquiz è d'accordo. Devo solo annunciarlo in famiglia».

Suor Teresa abbraccia la nipote, commossa, e la condu­ce con sé in cappella a pregare.

Qualche giorno dopo, Teresita si apre con Carmen, la sua amica del cuore:

«Questo trimestre sarà l'ultimo. Non verrò più a scuola». «Ma non dire sciocchezze! Vai ad abitare fuori Madrid?». «Entrerò in Noviziato».

Carmen getta le braccia al collo dell'amica e piange. «Ma che fai - le dice Teresita - piangi perché io sono felice?».

Il 9 dicembre si presenta alla Madre Generale della Con­gregazione per fare regolare domanda di ammissione. L'ultimo giorno prima delle vacanze di Natale, 20 dicem­bre, Teresita saluta le amiche. Mentre cantano tutte in coro la Salve Regina, Adelaide nota che Teresita piange silenzio­sa. Lasciare il mondo - si accorge ora - non è poi tanto facile. Lasciare le amiche, gli amici, i luoghi cari, la casa, i genitori, fa soffrire, ma in fondo alla strada, anche cospar­sa di sassi e di spine, sorride e tende le braccia la sua Madre­cita.

Le vacanze di Natale trascorrono serene. Teresita scrive lettere sbarazzine alle amiche, introdotte tutte dalla sua fra­se «A Gesù per Maria», ma parlando di feste, pettinature, vestiti e chiedendo alla fine: «Prega per me». Arriva il 7 gen­naio 1948, il giorno stabilito per dire il suo segreto ai fami­liari. Ha nel cuore una grande pace che stupisce anche il suo confessore.

Dopo pranzo, papà è andato a riposare. Teresita entra nella sua stanza. Il papà le domanda:

«Vuoi qualcosa, Teresuca?». «Sì, papà, se mi ascolti».

Si avvicina, gli si inginocchia davanti, gli prende le mani: «Papà, mi costa dirtelo, perché ti farò soffrire. Vorrei farmi carmelitana».

Tace il dottor Callisto Gonzâlez-Quevedo: lo prevedeva, se l'aspettava, ma obietta:

«Teresuca, ti rendi conto di quanto mi dici? Tu che sei così vivace ed allegra, che ti diverti tanto nelle feste?». «Niente di ciò mi soddisfa più, papà!».

«Ti aspetta una vita di sacrificio».

«Lo so, ma è proprio questo che io cerco».

«Che dice il tuo confessore?».

«Dice che la mia è vera vocazione».

«Quando penseresti di entrare?».

«In febbraio».

Il papà conclude: «Andiamo a chiamare la mamma».

Quel pomeriggio, tutti in casa Gonzâlez-Quevedo sanno che il Cristo è passato tra di loro e ha chiamato per nome Teresita per farla sua sposa. In breve tutta Madrid sa che la figlia dell'illustre medico vuol farsi carmelitana. Ognuno di­ce la sua: «Un capriccio? Una delusione? Un colpo di testa?». I signori Gonzâlez sanno che quando Dio chiede, occorre ri­spondere sì, che i figli sono del Signore, che è onore e gloria per una famiglia dare i figli a Lui. E lasciano dire.

 

Nella notte stellata, la neve

Teresita comunica la sua decisione alle amiche. Qualcu­na è stupita. Altre lo pensavano segretamente. Ma ora tutte pregheranno per lei e la accompagneranno alla meta. Tutto sembra pronto per partire, ma il 31 gennaio, il dottor Calli­sto si ammala così gravemente che riceve gli ultimi Sacramen­ti. La ragazza non ha paura: «Mio padre guarirà. La Ma­donna non delude mai». Infatti, papà guarisce davvero e ri­comincia la sua vita di prima.

I giorni passano veloci. Teresita ha stabilito di entrare in Noviziato il 23 febbraio. Ad un'amica, spiega per telefono: «Sono felice, ma ho un piccolo desiderio: spero che la Ma­donna me lo appaghi... Che il 23 nevichi... Che quel giorno tutto sia bianco». La vigilia del 23, alcune amiche vanno a salutarla. Ella veste un abito bellissimo; «Adiòs, Consueli­ta! Ma vedi che bella notte? Non ci sarà nulla, non ci sarà la neve domani...».

Fuori il cielo è gremito di stelle, sereno, luminoso. Ma durante la notte, all'improvviso, una fitta nevicata, in un'atmosfera silenziosa, quasi d'incanto, copre Madrid e dintor­ni. Al mattino Teresita vede tutto il candore che le ha rega­lato la sua Madrecita: trema di gioia.

Il noviziato di Carabanchel attende. In auto, con il fra­tello Luis, il papà Callisto, Teresita parte serena.

Sulla porta del Noviziato, l'attende suor Carmen Gonzâ­lez-Quevedo, Maestra delle novizie. È la zia di Teresita, ma ella la chiamerà sempre «Madre», dandole del lei, rispetto­samente. Alcune amiche si sono fatte trovare là per salutar­la. Ancora una volta è elegantissima e denota una grande pace.

Madre Carmen l'accompagna all'interno e le fa indossa­re l'abito semplice ed austero delle postulanti. Quando si pre­senta di nuovo alle amiche, commenta ridendo: «Mi sembra di essere una di quelle scatole di cioccolatini, quelle che han­no forma di bambolotto e si aprono all'insù».

Il telefono squilla. È la mamma che chiama da Madrid la sua bambina uscita di casa, senza farsi vedere da lei, per non farla soffrire. La mamma accetta il dono che Dio le sta facendo.

Sulla porta del convento, papà Callisto abbraccia la fi­glia e la saluta: «Addio, cara! Mi raccomando: sii santa!». Ella gli risponde, commossa, con voce ferma, sicura: «Sì, papà!».

 

«Sono davvero felice»

Teresita inizia la sua ascesa verso le sue «nozze» con Ge­sù. Ora che i suoi cari se ne sono andati, sente il dolore del distacco, ma, dentro il cuore, è serena. Zia Carmen l'accom­pagna in cappella, davanti ai suoi due grandi Amori, Gesù Eucaristico e la Madonna. Nove giovani, giunte prima di lei, la salutano, piene di affetto.

È venuta qui, Teresita, per farsi santa, come aveva deci­so da bambina, non solo per salvare la sua anima, ma per salvare, con la preghiera e le opere dell'amore, tutti i fratel­li. Ci saranno difficoltà, sofferenze - già lo intravede - ma la Madrecita provvederà a tutto. Le affidano un'umile lavo­ro di cucito: accetta serena. Ciò che più le costa, sono i mo­menti di silenzio lungo la giornata. Ma è contenta.

Viene l'amica Consuelo a trovarla. Teresita le confida: «Qui è l'anticamera del Cielo: se tutti lo sapessero, ti assicu­ro che non ci sarebbero abbastanza conventi».

Il diario che comincia a tenere, rivela il lavoro che, gui­data da Maria, compie nella sua anima: l'ha iniziato due gior­ni dopo il suo ingresso in convento.

«Prima di tutto, voglio togliermi tutto ciò che non piace a Gesù».

«Oggi è il primo giorno in cui ho fatto il bucato e nel far­lo pensavo al modo in cui la santissima Vergine lavava i panni di Gesù Bambino e mi sono unita a Lei».

Abituata ad essere servita, ora impara a servire, anche se, all'inizio, non le è troppo facile. «Non mi piace per nien­te studiare, però lo vuole la Madonna». Ella sarà una copia viva della «Piena di grazia».

Sorride sempre. Non si scoraggia davanti alle difficoltà che incontra, alle rinunce che le sono richieste, perché può sempre contare su Maria. «Questa vita mi piace ogni giorno di più e penso quanto sarò tranquilla all'ora della morte». Chiede alle compagne che le facciano notare i suoi difet­ti. Accetta contenta le loro osservazioni, ma sa che Maria la porterà alla perfezione: «Madre mia, prendimi per mano e non mi lasciare affinché tutto ciò che faccio, sia per conso­lare il tuo Cuore santissimo... Voglio che tu trovi in me un cuore che vive solamente per amarti; nelle tue mani metto tutto, da oggi fino all'ultimo momento della mia vita».

Trascorre la prima Settimana Santa in convento nella pre­ghiera e nella gioia più pura. Il lunedì di Pasqua, Teresita partecipa alla celebrazione per la vestizione delle postulanti che sono entrate prima di lei ed annota: «Siamo rimaste solo in cinque... Ho voglia di vedermi con il santo Abito, ma de­vo prepararmi...». Il suo primo mese di maggio in conven­to, lo dedica a chiedere alla Madrecita tutte le grazie neces­sarie per salire in alto, verso di Lei, verso Gesù.

Non ha dimenticato la sua famiglia. Una grande gioia per lei, le visite dei genitori, dei nonni. Li coinvolge tutti nella sua ascesa: «Pregate molto per me dal giorno 20 luglio, per­ché io faccia bene gli esercizi». Proprio in quel giorno, arri­va Padre Múzquiz a predicare gli esercizi, in preparazione alla vestizione.

Teresita scrive: «Voglio solo quello che Tu mi darai, Ge­sù mio». - «Con le mie preghiere voglio salvare molti pec­catori: che nessuno, Signore, si perda per il mio poco fervo­re...». - «Devo andare alla preghiera con molta fiducia, ab­bandonandomi nelle braccia della SS. Vergine».

Al termine degli esercizi, con il permesso del suo Diretto­re Spirituale, Teresita fa il voto di non commettere mai pec­cato veniale deliberato. Ma è tempo di villeggiatura e le com­pagne di Teresita, da Madrid giungono a Carabanchel a far­le visita. La trovano raggiante di gioia. Tutte la interrogano: «Come va?». Ella risponde: «Se voi sapeste quanto si sta bene qui, verreste tutte anche voi, di corsa!».

Un'amica le confida: «Sono fidanzata e passo un sacco di tempo a scrivere al mio ragazzo». Teresita le risponde: «Io sono più fortunata di te, perché non devo far altro che an­dare vicino al tabernacolo e lì, anche se non dico una paro­la, Gesù comprende quello che voglio».

Un'altra domanda: «Non ti ricordi di Fuenterrabìa?». Ri­batte: «Certo, non ho perso la memoria, ma non ne sento la mancanza. Se sapeste come si sta bene qui! Io credo che se nel mondo si sapesse che cos'è il Noviziato, ci sarebbe la fila per entrarvi!».

Scrive alla sorella Carmencita: «Ovunque io vada, sono contenta, perché porto tutto con me e per questo sono feli­ce. Non mi preoccupo d'altro che di piacere a Gesù. Ho tan­ta voglia di essere santa: aiutami pregando per me».

 

«Suor Maria Teresa di Gesù»

L'8 settembre 1948, festa della Natività di Maria, è il gior­no della Vestizione Religiosa, la festa del suo «fidanzamen­to» con Gesù. Teresita è piena di stupore perché «il Signore l'ha scelta». È entusiasta del passo che sta per compiere. Giungono per lei fiori a mazzi, a fasci, in convento e a casa Gonzâlez.

Nella cappella, piena di luce e di profumo, il Padre Múz­quiz domanda alle cinque postulanti: «Che cosa chiedete?». «Chiediamo - risponde a nome di tutte Teresita - di vesti­re il santo abito di Nostra Signora del Carmelo per meglio dedicarci al servizio di Dio e a quello della sua santissima Ma­dre ...». Segue il discorso del celebrante, la Santa messa, la cerimonia della vestizione. Teresita è radiosa, quando il Pa­dre Múzquiz le pone tra le mani l'Abito desiderato. Al ter­mine della celebrazione, ascolta il nome che le viene dato: «Ti chiamerai suor Maria Teresa di Gesù».

È un programma meraviglioso quel nome: l'avvicina alle grandi donne del Carmelo: Teresa d'Avila, Teresa di Li­sieux... Dovrà rassomigliare a queste figure gigantesche, ma non si sgomenta: provvederà la Madrecita a portarla alle vette più alte. Ed ella realizzerà in pieno il suo «cognome» religio­so: sarà tutta «di Gesù».

Ha 18 anni appena, e quello è stato il giorno più bello della sua vita. Nel silenzio della sua «cella», bacia il suo sca­polare: per una carmelitana è l'abito della Madonna, un con­tinuo richiamo alla sua protezione. Otto giorni dopo, il 15 settembre, festa della Madonna Addolorata, riceve dalla Ma­dre Provinciale il libro delle Regole della Congregazione: sa­rà il grande amore di Teresita e non se ne separerà mai, fe­dele ad esse fino all'eroismo.

Il diario si riempie di riflessioni stupende:

«Per essere santi, il primo passo è la fiducia, poi l'abban­dono nelle mani della Vergine, perché Dio faccia quello che vuole».

«Quando noi chiediamo qualcosa alle nostre mamme, ce la concedono con gioia e soddisfazione; quanto più lo farà questa Madre che tanto ci ama! Non capisco come ci siano persone alle quali la Madonna sia indifferente e non vivano di Lei, perché si complicano di molto la vita. Quando non faccio le cose come devo, le affido alla Madonna, perché el­la le aggiusti e non dubito che lo fa».

La vita di novizia è intessuta di osservanza della Regola, di umiltà e di obbedienza, di fede, di abbandono nelle mani di Dio. «Vedo tutte le cose - scrive - come venute dalle mani di Dio e non voglio altro che compiere in tutto la sua santa volontà. Dio, per mezzo della sua santissima Madre, mi porta alla santità che attende da me».

Iniziando il noviziato, Teresita ha confidato alla Madre Maestra: «Io neppure di nome conosco l'umiltà. Come devo fare ad essere umile?». Ma di fatto ella è umile nelle cose ordinarie della vita. Cerca sempre l'ultimo posto, i lavori più ingrati, più pesanti. Maria davvero la modella a sua imma­gine, nel silenzio, nell'umiltà, nella povertà, nell'obbedien­za... Teresita vuole rivivere in tutto il «sì» dell'annunciazio­ne di Maria. Così, come i piccoli prediletti da Gesù, ha una intuizione: «Essere santa è molto facile».

«Sei santa, mia cara?» - le chiede un giorno la cugina Martita.

«No, non lo sono... ma lo sarò».

Lo dice con una sicurezza sorprendente a tutti, perché a tutti, dovunque, nel mondo o nel convento, in famiglia o nella verginità consacrata, è possibile farsi santi, o meglio, lasciarsi far santi da Gesù e da sua Madre.

Viene papà a trovarla:

«Teresuca, dimmi, sei felice? Dimmi la verità!».

«Sì, papà, sono felicissima».

Essere felice non vuol dire che non abbia difficoltà, non abbia sofferenze. Ma ella sa superare tutto, con semplicità, con confidenza nella sua Madrecita.

«Ora sei entusiasta, suor Maria Teresa, ma sii umile, an­che tu, domani puoi essere infedele ai voti» - le ricorda qual­cuno.

« È vero, ma io confido nella Madrecita. La Madonna non delude mai. Per essere santa devo fare tutte le cose come le farebbe la Madonna.

 

L'aspro quotidiano... gioioso

Non aveva voglia di studiare a Madrid né di leggere. Ora studia, legge, specialmente le Regole, i libri della spiritualità carmelitana. Aveva una bella comoda casa a Madrid, ed era coccolata da tutti. Qui ha niente di suo, solo una piccola cel­la con un letto, una sedia, un armadio, un Crocifisso alla pa­rete. Qui è chiamata a servire ogni giorno, nelle piccole e gran­di cose. Era vivace, sbarazzina, scatenata qualche volta, fi­no all'ultima estate a Fuenterrabìa. Qui ha imparato a far silenzio, a raccogliersi, a nascondersi, quasi ad annullarsi. Ma ha il cuore pieno di gioia.

«Voglio nella mia anima copiare la tua bellezza, o Ma­drecita».

I giorni in noviziato sono spesso tutti uguali, intessuti di piccole cose, apparentemente banali, insignificanti. Ella fa tutto per amore a Gesù e alla Madre Sua. Se fa le pulizie, vi si dedica con la massima cura. Se serve in refettorio, è co­me se avesse fatto l'inserviente da sempre. Ama la sua divisa e la vuole sempre bella, religiosamente elegante: «Mi piace vedere le persone ordinate e tanto più le Spose di Cristo». Non tollera di essere una suora tiepida o mediocre: ogni gior­no almeno un passo avanti verso la perfezione. Si adatta a tutte le situazioni, a tutti i temperamenti; da tutte dice che ha qualcosa da imparare. Tutto sempre con estrema natura­lezza.

Un tempo diceva alle amiche: «Com'è il tuo vestito nuo­vo? Hai vinto a tennis?». Ora, naturalmente come allora, do­manda: «Vai a messa? Dici il Rosario? Ti raccomando: ama tanto la Madonna! ».

Sa che deve farsi santa nelle piccole cose di ogni giorno, nel quotidiano, quasi sempre monotono, spesso difficile, a volte aspro e terribile. Ma la Madonna - sa Teresita - fa diventare grandi le cose piccole, rende gioiose le asprezze della vita: «Ella fa tutto, ma proprio tutto: mi dà l'Amore gran­de, che io non ho, che piace a Gesù, che salva le anime! ». Una giovane le narra i sacrifici che compie per piacere al suo fidanzato. Teresita sorride tra sé e coclude: «Si sacrifica per un uomo. Io invece faccio tutto per Gesù».

«Sorella, mi insegni a far bene il bucato» - chiede ad una suora. D'inverno, per soffrire qualcosa di più «per Amo­re», sceglie la vasca con l'acqua più fredda, in lavanderia. Quando si distribusicono i vari compiti, sceglie i più pesanti, i più contrari alle sue inclinazioni. E fa tutto in silenzio, rac­colta nel suo cuore, insieme all'Ospite Divino.

Così ha imparato a vivere nella memoria continua di Cri­sto vivo nella sua anima, unita sempre, in comunione d'amore con Lui. Nel silenzio, tutto si fa preghiera, sollecitudine per la gloria di Dio e per la salvezza dei fratelli: la sua pre­ghiera è un continuo bussare al Cuore della sua Madrecita. Anche per lei, ci sono i momenti grigi, piatti, le ore di aridi­tà e di buio. Allora fa una cosa sola: offre tutto alla Madon­na fino a trasformare la sua esistenza in un vivere con Lei e per Lei. Non si sgomenta davanti ai suoi limiti, ai suoi di­fetti: «Quando ci sorprendiamo pieni di miserie, non dob­biamo odiarci, perché questo è amor proprio, ma dobbiamo fare il possibile per conoscerci sinceramente... E quando non abbiamo altro da offrire a Gesù, diciamo alla Madonna che gli presenti il poco che siamo».

Sente l'urgenza di far presto. Forse Teresita ha intuito di aver poco tempo? È certo che vuole essere presto santa.

 

«Maria è la nostra via»

Inizia il maggio 1949, il primo mese mariano, da novi­zia, per Teresita. Il primo giorno, annota sul diario: «Madre mia, eccomi qui, disposta a tutto; però... ho paura; aiutami, Madrecita, fammi vedere ciò che vuoi da me e dammi la for­za di compierlo».

Ha una tosse stizzosa. Gli occhi lucenti, il volto pallido. La Madre Maestra si accorge che Teresita non sta bene: ha la febbre alta e deve mettersi a letto. Comprende che la Ma­donna le ha donato un cespo di spine, ma che dentro, potrà raccogliervi fiori rari per Lei. Alle consorelle che passano nella sua stanzetta a trovarla, tuttavia appare serena:

«Faccio la volontà di Dio... Sono nelle mani della mia Madrecita. Ella sa ciò che mi conviene». «Pensavo al modo con cui onorare la Vergine e questo era ciò che Ella voleva. Sono contentissima». «Oggi amo la Madonna più di ieri, e domani... ancora di più».

Già dai primi giorni di malattia, comprende che la croce di Gesù sarà la sua compagna; che l'amore con cui accetterà la croce, le renderà gioiosa la vita anche nel dolore; che sarà missionaria, come desidera da sempre, mediante la sofferen­za, come il divino Crocifisso del Golgota. Nel silenzio, nella preghiera che ora riempie totalmente la sua giornata, Teresi­ta si convince sempre di più che la sua missione sulla terra è presentare al mondo la Madonna come via sicura verso il Signore: Maria nella gioia, che canta il Magnificat; Maria nel dolore sotto la croce del Figlio; Maria a Betlemme, a Na­zaret e a Cana di Galilea, ma anche sul Calvario.

Nel suo letto è più ottimista che mai e contagia otti­mismo e gioia di vivere. Ad un'amica passata a trovarla, dice: «Mettiti sotto la protezione della Vergine e non aver paura di niente». Stupisce i medici che la curano, con la sua gioia, nonostante i forti dolori ad un fianco, gli sbalzi di tempera­tura, l'inappetenza. Il papà, dottor Callisto, diagnostica bron­chite acuta che potrebbe degenerare in qualcosa di più gra­ve, e comincia a preoccuparsi. Sta pensando a portarsi a ca­sa la figlia, se non migliora. Teresita trema all'idea di dover tornare nel mondo, ma commenta: «Se la Madonna lo vuo­le, accetterò».

Sono potenti le cure che riceve e, poco alla volta, Teresi­ta guarisce. O almeno sembra guarita. Vuole subito tornare alla sua vita ordinaria, all'osservanza perfetta della Regola. Ma i consigli dei medici, l'ubbidienza alla Madre Maestra, la moderano. Deve riposare, godersi il sole, la natura, ripren­dere gradualmente la vita di prima. Le consorelle la vedono pregare in giardino, come se fosse davanti al Tabernacolo o contemplasse Dio, faccia a faccia. Un giorno una novizia la nota nella sua cella con gli occhi «incollati» sull'immagi­ne della Madonna. Teresita si volta e dice: «Sorella, quale Madre abbiamo in cielo... Dobbiamo amarla molto, amarla davvero!».

In giugno ci sono gli esercizi spirituali predicati dal Pa­dre Jesús, zio di Teresita. Non le è concesso di parteciparvi, ma lo zio tiene, per lei e per un'altra novizia malata, una se­rie di conferenze.

Può conoscere quale anima grande sia ormai Teresita. Un giorno le dice: «A me non sembrava bene che tu entrassi in convento così giovane».

«Zio, dobbiamo dare al Signore le primizie!».

«Sì, però io sapevo che la vita delle Carmelitane è molto dura».

«Anch'io sapevo che non entravo per suonare il piano­forte».

In quella vita, prima di postulante, ora di novizia, Tere­sita ha guardato sempre alla Madonna, come al modello più alto da imitare per avvicinarsi a Gesù. Ma ha davanti allo sguardo anche due altri esempi: Teresa d'Avila, la grande ri­formatrice del Carmelo, spagnola come lei, e Teresa di Li­sieux, la piccola grande carmelitana francese, morta a 24 anni, nel 1897, che ha affascinato i semplici e i grandi.

Teresita durante il noviziato ha letto tutta intera la «Sto­ria di un'anima», l'autobiografia di S. Teresa di Lisieux. An­nota nel diario: «Cercherò di imitarla perché Gesù trovi in me tutte le consolazioni che le diede la piccola santa». Il gior­no del suo primo compleanno in noviziato, scrive: «Nella Co­munione, avevo tale desiderio di darmi tutta a Gesù per di­mostrargli quanto volevo amarlo che mi sono offerta vitti­ma, perché faccia di me ciò che vuole, unendomi in spirito a questa piccola santa che voglio imitare».

Anche la piccola Teresa di Madrid si avvia per la «picco­la via» già sperimentata dalla santina di Lisieux. Le umili cose diventano amore. La stessa fiducia e confidenza dei bambini nel cammino verso Dio. La medesima immolazione d'a­more per la gloria di Dio e per la salvezza delle anime. Ideale contemplativo e missionario ardente. Ma Teresita spiega: «Mi piace molto la piccola via di santa Teresina, ma per me que­sta via deve passare attraverso la Madonna».

 

Innamorata, missionaria

Dall'affezione alla Madonna, dal contatto continuo con Gesù Eucaristico, dall'esempio di Teresa di Lisieux, Teresi­ta ha imparato ad amare, con cuore ardente, Dio e il prossi­mo, a far proprie le ansie della Chiesa. Capisce tutte, aiuta tutte, scusa tutte. Partecipa al dolore e alle gioie di tutti co­loro che l'avvicinano. Con una delicatezza eccezionale, pre­viene i desideri delle consorelle, nelle piccole e nelle grandi cose. A nessuna dice di no, anche se rispondere sì, spesso le costa molto, ed ora ancora di più con la salute così fragile.

Dopo la malattia di maggio, a volte si sente triste. Lo con­fida alla Madre Maestra. Nelle ore buie, va da Gesù e dalla sua Madrecita.

Il suo amore ha lo stile di Maria, quindi di madre. Maria ha avuto la sollecitudine di donare Gesù all'umanità ed oggi forma negli uomini i figli di Dio, ad immagine del Figlio suo. È un amore missionario l'amore di Teresita. Maria condu­ce, in questi ultimi mesi della sua esistenza, Teresita alla san­tità più alta. Scrive: «Io amo tanto la Madonna che ormai non posso amarla di più. Il pensiero di Lei è così vivo ed ar­dente che non mi lascia addormentare». «Dare soddisfazio­ne alla mia Madrecita è l'unica cosa che desidero e so che con il suo aiuto ci riuscirò sempre». «Ho molta speranza di arrivare alla meta per il bene che voglio alla Madonna. È co­sì consolante vedere che ho una Madre che può tutto e che mi vuole aiutare ad essere santa. Vado pazza per Lei e inol­tre la sento così vicina!».

Essere immagine di Maria significa per Teresita essere te­stimone, missionaria. Lo chiede spesso alla Madonna: «Ma­drecita, se tu vuoi... io, missionaria». Prova una gioia gran­dissima, quando saluta alcune Carmelitane che partono mis­sionarie per il Perù e sa che la Congregazione prepara una spedizione missionaria ad Anking, in Cina: sogna di partire un giorno, anche lei per quella missione, come Teresa di Li­sieux sognava di partire per il Vietnam... Intanto fa proprie tutte le attese della Chiesa, i suoi problemi, il suo impegno di irradiazione di Cristo. Prega, ama, soffre, offre: tutto per i missionari, per i fratelli lontani da Dio. Chiusa tra le mura del convento, percorre con il cuore il mondo intero in cerca di anime da salvare.

Un giorno, confida alle compagne: «Io, quando sarò in cielo, mi metterò ai piedi della santissima Vergine e non mi separerò più da Lei». Sa che da Lei può ottenere tutto per i fratelli, per le anime che attendono Gesù Salvatore. Ripete dolcemente, appoggiandosi all'intercessione della Madonna: «È molta la messe, Signore, ma pochi gli operai. Signore della messe, manda tanti missionari alla messe».

Ha scoperto che sarà tanto più missionaria quanto più sarà santa. Il 10 settembre 1949, scrive la sua ultima lettera alla sorella Carmen: «... non è colpa di nessuno, se Dio ti ha dato un nasino così piccolo, ma ciò non impedisce che tu piaccia a Saverio... È ora che ti renda conto che finché non saremo in cielo, noi non vivremo più insieme: cerca di accumulare molti meriti, per poter stare vicine, perché io pen­so proprio di diventare santa».

Un giorno, la mamma, in visita alla figlia, le domanda: «Teresita, come va la santità?». Le risponde: «Va avanti, mamma». «Ma ti costa molto! » - le insinua la signora Gon­zâlez. Risposta pronta della ragazza: «Anche a Luis costa di­ventare ingegnere e non c'è confronto tra le due cose».

È sempre lei, allegra e seria, birbona e mistica.

La prima domenica d'Avvento 1949, inizia per volontà di Papa Pio XII, l'Anno Santo. Teresita promette a se stes­sa: «Ora comincio a farmi santa anch'io». L'8 dicembre, fe­sta dell'Immacolata, è un giorno di Paradiso: «In questa no­vena - dice - la Madonna mi aiuterà». Ad una novizia, confida: «Quando io sarò lassù, non lascerò la Vergine un momento in pace, perché conceda tutto quello che le chiedo­no dalla terra. Io sono sicura che ci andrò presto».

Sente che la sua «ora», l'ora di andare in Paradiso, è vi­cina. Per questo raddoppia il suo impegno, il suo amore. In quell'Avvento, la Madre Maestra parla dell'Anno Santo e spiega che probabilmente il Papa proclamerà il dogma di Ma­ria Assunta in cielo in corpo e anima. Teresita si lascia sfug­gire: «Siccome quest'anno ci sarà in cielo una festa speciale e molto grande, la Vergine non mi può lasciare qui, e quel giorno lo passerò con mia Madre». Suor Catalina le dice: «Il prossimo 14 aprile avrai vent'anni». Le risponde, serena, Te­resita: «Festeggerò il mio ventesimo compleanno in cielo».

 

Festa di nozze

Il giorno 18 gennaio 1950, suor Maria Teresa Gonzâlez si mette a letto. Ha dolori lancinanti alla testa. La Madre Maestra chiama subito il padre, dottor Callisto. Teresita, no­nostante il male, appare serena, felice. Il papà la saluta: «Ma Teresuca, stai male un'altra volta?!». Si china sulla figlia, la visita: il pianto gli sale in gola. Esce dalla stanzetta e co­munica alle suore: «Si tratta di meningite tubercolare. Per­deremo presto Teresita». Il dottor Lozano, medico della co­munità, conferma la diagnosi.

Le suore assicurano: «La cureremo... faremo tutto il pos­sibile per salvarla». Ma il dottor Callisto non s'illude. Sa che è suo dovere di padre e di medico cattolico preparare la fi­glia al grande passo. Il 24 gennaio le parla chiaro, dolce: «Te­resuca, lo sai che stai male? Noi cercheremo di farti guarire, comunque sarà bene che tu ti prepari...». La figlia capisce che Gesù la chiama alla patria. Papà continua: «Tu lo sai, Teresuca... È nello spirito della Chiesa che quando la malat­tia è di qualche importanza, ci prepariamo a ricevere i Sa­cramenti... ».

«Sì, papà, al più presto».

«Sai, Teresuca, la Madre Maestra adesso ti dirà una cosa bella che ti farà piacere...».

Suor Carmen le si avvicina:

«Sì, suor Maria Teresa, abbiamo deciso di concederti i santi Voti e con essi tu apparterrai per sempre alla nostra Con­gregazione... ».

Il volto di Teresita si illumina di gioia. È Gesù, che ora la chiama alle nozze, facendola sua sposa per sempre nella professione religiosa in articulo mortis. « È la mia Madrecita - pensa - che mi ha condotto a quest'ora».

Cominciano i preparativi per la celebrazione del Viatico e della professione religiosa di Teresita. Nel suo letto di do­lore, ella è felice. La Madre Maestra la prepara a emettere i Voti: «Sarai una cosa sola con Gesù e Lui ti porterà in cie­lo... Ma tu non l'hai ancora guadagnato. Come potrai pos­sederlo così presto?».

Teresita risponde sbarazzina: «Non l'ho guadagnato, ma me lo regalano. Tu sai la sto­ria del buon ladrone. Se Gesù e Maria mi vogliono regalare il cielo, sono liberi di farlo... Gesù mi dà il cielo per mezzo della Vergine».

Entra il Padre Múzquiz per confessarla. Teresita l'acco­glie festosa: «Quando sarò in cielo, mi metterò al fianco del­la Madonna e nessuno potrà mai separarmi da Lei». Il Padre - che è da diversi anni il suo Direttore Spirituale - sa che si è offerta vittima, mettendosi nel Cuore di Cristo, per le mani di Maria. «Non ho niente che mi rimorda la coscien­za» - confida Teresita semplicemente: è sempre rimasta pic­cola, nell'innocenza e nella grandezza spirituale richiesta da Gesù per entrare nel suo regno.

Ora accoglie la processione che giunge nella sua stanzet­ta: le suore della comunità, il papà, il Padre Múzquiz che porta Gesù Eucaristico. Cantano il salmo «Miserere». Da­vanti alla Madre Vicaria della Congregazione e al Padre Múz­quiz, Teresita, con voce giovanile, festosa, pronuncia: «Io suor Maria Teresa Gonzàlez-Quevedo y Cadarso di Gesù, fac­cio voto di povertà, castità e obbedienza, secondo le Costi­tuzioni dell'Istituto delle Carmelitane della Carità».

La Madre Vicaria la accoglie nella Congregazione. Il Pa­dre Múzquiz la invita ad offrire la vita, i dolori, il distacco per le intenzioni del Papa e dell'Anno Santo. Riceve la Co­munione e parla a lungo con Gesù: «Il mio Dio è per me e io sono per il mio Dio».

Alle suore che la salutano, promette: «L'aiuterò dal cielo».

Sorride a tutte le novizie, sue compagne carissime, e a cia­scuna dice la parola giusta, una parola bella.

Confida alla Madre Maestra: «Zia, un giorno più bello di questo non è possibile. Ciò che mi consola in quest'ora è la devozione che ho sempre avu­to alla Vergine... Di' alle ragazze della Congregazione Ma­riana che una di loro deve venire ad occupare il mio posto in noviziato».

Scende la sera su Carabanchel e anche il dottor Callisto se ne va. Gli domanda Teresita:

«Papà, hai sofferto molto?».

«No, cara, no... Ma mi dispiace per la mamma».

«A mamma la pena durerà solo finché io non giungerò in cielo: appena arriverò, le darò una grandissima rassegna­zione».

Ad un passo dalla morte, sofferente per i dolori lanci­nanti, Teresita ha vissuto il giorno più bello della sua vita. Ha celebrato le nozze con Gesù ed è davvero felice. Non le resta che attendere l'ora di vederlo, faccia a faccia, così co­me Lui è. E la sua gioia sarà piena.

 

«Ecco lo Sposo che viene»

I medici iniziano le cure per strapparla alla morte. Cure forti e dolorose: puntura lombare ogni giorno, iniezioni di streptomicina ogni otto ore, iniezioni di calcio e di vitamina B... I dolori alla testa sono continui. Malessere generale, inap­petenza, nausea... Una creatura umana, solo con le sue for­ze, non potrebbe sopportare. Teresita sopporta tutto eroica­mente: senza lamentarsi, senza chiedere di alleviare i suoi do­lori. Solo qualche lacrima silenziosa tradisce la sofferenza acuta. Sa che la sua Madrecita è vicina e con lei c'è Gesù.

In Paradiso è attesa e vuole andarci, felice, così come è vissuta. «Senti, Teresuca, perché questa fretta di andare in cielo?» - le domanda papà. «Non pensi alla mamma?». «Non ti preoccupare per la mamma - gli risponde la figlia - appena giungerò in cielo dirò alla Vergine che la conso­li... e la mamma sarà una gran santa! ».

Accoglie tutti quelli che l'avvicinano, con una parola, con un sorriso, anche quando, stanchissima, le costa molto. Ap­pare sempre contenta, anzi con la voglia di scherzare. A tut­ti parla della Madonna: «Amala molto, amala sempre, affi­dati a Lei in ogni momento!». Prega continuamente sotto­voce, ma qualche volta le suore la sentono cantare. Quando il dolore le diventa insopportabile, invoca la Madonna: «Oh, non abbandonarmi, Madre mia!». Stupisce il papà, gli altri medici che la curano, ma fiduciosa nella Vergine, più di una bambina nella sua mamma, ha potuto sopportare sessanta punture in due mesi e tanto dolore.

Ha però una paura che la fa tremare: che la malattia sia vinta, ma la lasci minorata di mente. Ma pensa subito: «Se Dio lo vuole, lo voglio anch'io». E si rivolge ad una conso­rella: «Se perderò la ragione, mi ricordi spesso i Voti, mi sus­surri qualche preghiera alla Madonna, come «Madre mia, chi guarda me, veda te», o anche «Madre mia, insegnami ad ama­re Gesù». Ogni giorno, riceve Gesù Eucaristico... Poi viene il vomito e non può più: per lei è una sofferenza indicibile: «Gesù, domani non chiedermi più il sacrificio di restare sen­za di Te». Quando qualcuno si lascia veder piangere, quasi lo rimprovera con il suo sorriso: «Ma io ora vado nella gioia, vado da mia Madre».

Giunge aprile, la settimana santa: l'ultima del Cristo su questa terra, l'ultima di Teresita. Con Gesù, ella percorre, passo dopo passo, la via della croce. Poi toccherà il Cielo: la gloria con Gesù.

I dolori si fanno terribili. Il giovedì santo, Teresita riceve per l'ultima volta Gesù Eucaristico, proprio nel giorno in cui il divino Maestro ha lasciato il suo Corpo e il suo Sangue in dono. È felice. Sembra riprendersi. Poi, un gemito stra­ziante. I medici tentano le ultime cure.

Seguono momenti di lucidità e di incoscienza. Teresita non dimentica mai la Madonna. La invoca: «Gesù... Madrecita!». Segue una notte d'agonia, come quella di Gesù nel Getsema­ni. Dolori lancinanti, insopportabili. Geme e prega: «Tutto posso... in Colui che mi conforta... Madre d'amore... copri con il tuo manto la mia vita...». «Amore... e ancora amo­re... che non dice mai basta... Quanto più amiamo Dio, più vorremmo amarlo...».

Diversi pensieri si susseguono confusi nella sua mente, ma la rivelano nella sua identità, nella sua grandezza: «Signore, Signore... invia operai... nella tua messe... nella tua vigna... molti operai... La messe è molta... gli operai pochi». Il ve­nerdì santo è lungo giorno di agonia. Teresita sembra trova­re conforto, quando le danno il Crocifisso e l'immagine di Maria da baciare. Riceve, serena, l'Unzione degli infermi. Sente che la Madrecita è davvero con lei.

Spunta l'aurora del sabato santo. Il suo giorno: era na­ta di sabato santo, vent'anni prima. Le campane suonano «il gloria» della risurrezione del Cristo. «Papà, sto male, molto male» - dice Teresita, appena vede entrare il dottor Callisto. Trascorre il mattino tra fortissimi dolori, pregan­do: «Quanto dolore, Madre mia, quanto dolore! Madrecita sono tutta tua... fa' di me quello che vuoi... Gesù, ti amo, ti amo, per quelli che non ti amano...». Le suore della co­munità le sono vicine e pregano con le preghiere dei mo­renti.

Al termine, Teresita chiede alla zia, la Madre maestra: «Dammi la tua benedizione». «Tu ami molto il Signore, suor Maria Teresa» - le dice la Madre. «Per Lui solo vivo» - le risponde Teresita. «Prega molto per l'Istituto, perché non manchi mai la carità». Si avvicina la fine. Scende la notte su Carabanchel: Teresita apre gli occhi, tende le braccia co­me per rivolgersi a qualcuno e grida a gran voce: «Madre mia, vieni a ricevermi! Portami con Te in Cielo...».

Qualche istante dopo: «Per quelli che non ti amano... ».

«Madre mia... ciò che Tu vuoi! Che bello!».

Il suo volto si apre ad un sorriso luminoso, in una visio­ne d'amore.

Sono le ore 23 dell'8 aprile 1950.

La sua Madrecita le dice: «Ecco mio Figlio, ecco il tuo Sposo che viene».

 

La gloria

Nel 1954 ebbe inizio a Madrid il processo per la beatifi­cazione di Suor Maria Teresa Gonzâlez-Quevedo y Cadar­so. Il 9 giugno 1983, Anno Santo della Redenzione, a Ro­ma, Giovanni Paolo Il l'ha dichiarata «eroica nelle sue vir­tù», quindi venerabile per il popolo di Dio.

Sono migliaia e migliaia le grazie e i favori straordinari ottenuti per la sua intercessione, in ogni parte del mondo. La sua biografia è una splendida storia d'amore tra una creatura d'eccezione e Cristo, storia nella quale Maria è la Madre, la Guida, l'Artista sapiente di un'opera straordina­ria.

Presto - lo speriamo, ne siamo sicuri - potremo vene­rare Teresita elevata agli onori degli altari, come S. Teresa d'Avila, S. Teresa del Bambino Gesù, la Beata Elisabetta della Trinità, i «fiori» stupendi del Carmelo.

Il suo messaggio, meraviglioso, più attuale che mai, ri­porta al cuore della storia della salvezza.

Quando Dio ha voluto salvare il mondo, non ha convo­cato gli esperti, neppure i teologi, ma è andato da una fan­ciulla quindicenne, Maria di Nazaret, e le ha domandato: «Vuoi essere Tu la madre del mio Figlio?».

Maria ha risposto sì e Gesù è venuto tra noi, Maestro e Salvatore.

Quando noi, Chiesa di oggi, sacerdoti e laici, vogliamo donare al mondo il Cristo, dobbiamo seguire la stessa via per­corsa da Dio, perché questa è la via migliore: attraverso Ma­ria - annunciata, amata, pregata, imitata... - radicare Gesù nelle anime.

Di qui parte, con stile forte e gentile, estremamente pe­netrante, la nuova evangelizzazione del mondo.

Così hanno fatto i Santi. Così invita oggi il Papa Gio­vanni Paolo II.

«Gesù è venuto nel mondo per mezzo di Maria: per mez­zo di Maria deve regnare nel mondo» (S. Luigi da Montfort). E la prima parola che Dio pronuncia nel Vangelo - Te­resita ce lo ripete con il suo sorriso - è soltanto questa (Mc 1,20-21):

«Non temere di prendere con te Maria: Ella ti darà Gesù, tuo Salvatore».

 

Preghiera

O Gesù che ci hai dato come Madre la Vergine Maria, degnati di glorificare la Venerabile

Maria Teresa Gonzâlez Quevedo che fece della devozione alla Madre tua la caratteristica della sua vita. Concedici le grazie che per sua intercessione ti domandiamo, e fa' che anche noi, seguendo il suo esempio, fiduciosi nella protezione di Maria SS., facciamo della nostra vita un SI gioioso alla tua volontà. Amen

Suore Carmelitane della Carità Via G. Prati, 4 00 152 - ROMA. Tel. 06.3217709