"CROCIFISSA COL CROCIFISSO" TERESA MUSCO (Serva di Dio)

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Presentazione

Nella lunga carriera della mia vita religiosa e, più ancora, nel lungo periodo di Consultore della Sacra Congregazione per le Cause dei Santi (27 anni continui), ho avuto occasione di leggere e di vagliare innumerevoli biografie di anime sante, di ogni tempo e di ogni luogo: eccezionali, dotate di doni straor-dinari, impressionanti. Nessuna però - a mio sommesso pa-rere - può paragonarsi alla vita e ai fenomeni straordinari di Teresa Musco.

 

Per me - e, vorrei pensare, per tutti coloro che legge-ranno questo primo abbozzo di Biografia - il nome di Teresa Musco rappresenta il più grande complesso fenomenico di ogni tempo e di ogni luogo: un fenomeno che ci costringe ad escla-mare col Profeta Isaia (59, I): « Non est breviata manus Domini », ossia, non si è accorciata la potenza e la bontà di Dio: potenza e bontà, per se stessa, infinita, infinitamente tra-scendente qualsiasi potenza e bontà umana, anche la più spet-tacolare

 

Gesù, come Capo di tutta l'umanità redenta, continua a sofrrire gli strazi della sua crocifissione redentrice nei membri del suo mistico corpo (dopo averli sofferti nel suo corpo fisico), in modo tutto particolare, in alcuni, poiché il bene spirituale di ogni singolo membro, a causa della « Comunione dei Santi »(ossia, della comunicazione dei membri tra loro) è anche il bene di tutti, come, analogamente, il male dei singoli membri del corpo fisico è il male di tutti.

Questo spiega la crocifissione con Cristo crocifisso da parte di alcuni membri privilegiati del suo mistico corpo.

 

E in questa autentica luce divina che va veduta e inqua-drata tutta la vita terrena di Teresa Musco. Ella può giustamente ripetere con l'Apostolo Paolo: « Sono crocifissa col Crocifisso ».

Teresa Musco non è per me una sconosciuta; e neppure e una conosciuta solo per averne sentito parlare: l'ho conosciuta personalmente, avendola incontrata più volte ed essendomi trat-tenuto a lungo con Lei; l'ho poi sempre attentamente seguita negli ultimi tre anni della sua santa e mirabile vita.

Sono quindi in grado di poterne parlare con una certa co-gnizione di causa, per conoscenza diretta. Alcuni dei fenomeni straordinari sono accaduti sotto i miei occhi.

Ho diviso questo mio lavoro in tre parti ben distinte, ma connesse, onde offrire ai lettori un panorama completo, per quanto mi è stato possibile, della persona e dei fenomeni verifi-catisi attorno alla figura di Teresa Musco.

Nella prima parte ho steso una biografia abbastanza com-pleta di tutto l'arco della vita di Teresa (33 anni, come aveva più volte predetto).

Fonte base di questa prima parte è stato il « Diario »(2.600 pagine) insieme ad altri scritti. In questi scritti, la vita, l'animo di Teresa si vede riflesso nel modo più vivo. Si nota una sincerità che, a volte, può apparire addirittura spietata. Anziché parlare io, ho preferito spesso far parlare Teresa.

Nel riferire gli scritti di Teresa, mi sono permesso di correggere per quanto possibile i molti errori di ortografia, di gram-matica, di sintassi, e qualche difetto di stile, salvo sempre il significato.

Teresa, incominciò a scrivere il suo « Diario » all'età di 12 anni: « All'età di 12 anni dice cominciai a scrivere questo quaderno; ma scrivevo solo per sfizio; oggi invece ca-pisco che per me, personalmente, mi serve per il bene del-l'anima mia, perché quando la carne si ribella allo spirito e non vuole più sofrrire, io leggo tutto ciò che Gesù mi ha fatto capire, e quante sofferenze avevo superato con l'aiuto di Dio » («Diario», p. 1407-1408).

 

Animata e sostenuta dall'amore, Teresa trovò la sua gioia nel dolore.

« O Gesù - esclamava - ma perché io mi devo sentire così felice di fronte ad una febbre così alta?... Forse perché provo troppa gioia stando accanto a Te. O Amore mio Gesù, io non voglio godere, ma voglio sentire tutta l'amarezza che hai provato quando ti appesero a quel legno. Vedesti tanta in-differenza (da parte) di noi figli ingrati che non abbiamo mai capito il tuo amore di Padre... Io, Gesù mio, sono qui ai tuoi piedi per pregare e per assaporare i tuoi stessi dolori, le tue stesse amarezze » (« Diario », p. 1997-1998).

Nella seconda parte, ho riferito, cronologicamente, tutto il complesso sbalorditivo di fenomeni verificatisi attorno alla persona di Teresa Musco, sia a Caserta sia a Castel S. Lorenzo.

Oltre al « Diario » e ad altri scritti, mi sono servito, nel-la stesura di questa seconda parte, dei diligentissimi appunti registrati dal P. Franco Amico. La voce stessa dei fatti, senza alcun commento, costituisce il più alto e potente invito ad una vita sinceramente cristiana.

Nella terza parte, ho avuto cura di riportare fedelmente le principali testimonianze di coloro che, avendo avvicinato Teresa, erano in grado di parlarci di Lei. Queste testimonianze confermano i vari aspetti della vita di Teresa come risulta dal suo copioso « Diario ».

Fra le varie espressioni di questo « Diario » preferisco sce-gliere, a modo di conclusione, questa: « Sento un fuoco che mi distrugge, che mi divora. Quanto vorrei gridare a tutti (o Gesù) il tuo amore e dire a tutti quanto e come ami gli uomini... » («Diario»), p. 2169).

Questo, e solo questo, il motivo che mi ha spinto a sten-dere questa biografia e a lanciarla, quale forte richiamo, ai cinque continenti di questo nostro vecchio e tormentato pia-neta, onde ricondurlo all'unica via di salvezza, di pace e di gioia: la Croce di Cristo.

P. GABRIELE M. ROSCHINI O.S.M.

 

CAPITOLO I

I PRIMI PASSI (1943 - 1948)

1. NELLA LUCE DI MARIA.

La vita di TERESA Musco, dalla culla alla tomba, si è svolta tutta nella luce di Maria: un vero alone di luce mariana. Di Teresa Musco si può con ragione ripetere ciò che Dante disse del grande, impareggiabile « Dottore Mariano » S. Ber-nardo di Chiaravalle:

« ... abbelliva di Maria, come del sole stella mattutina »(Par. XXXII, 107-108).

Ci conferma in questa nostra soave impressione un brano del suo « Diario »: « Mamma - cara scrive Teresa - come si sta bene sotto il tuo manto! Sin dalla mia tenera infanzia, Tu, o Mamma, sei stata la luce degli occhi miei, la via che mi ha condotta a Gesù, la guida delle mie azioni, il conforto nelle ore tenebrose. Fin dalla mia nascita, o Mamma cara, mi hai preso nelle tue braccia facendomi assaporare il tuo grande amore per me, e da allora tu non mi hai più lasciata » (« Dia-rio», p. 1846).

In una informazione diretta al celebre prof. Pontoni, Teresa candidamente confessava: « Posso dire che, dall'età di sei anni, sono stata circondata da particolare predilezione dalla Mamma celeste. Difatti era con me quando rassettavo, quando pregavo e anche quando giocavo mi sentivo chiamare per trat-tenermi con lei. Quando ero malata me la sentivo sempre vi-cina, e per me era un conforto e una protezione. L'unica cosa che mi ripeteva sempre era: « Offri la tua sofferenza per i pec-catori ».

 

2. « GIGLIO TRA LE SPINE ».

Questa espressione poetica del Cantico dei Cantici (2,2) posta sulle labbra della « Sposa », ci offre una specie di istan-tanea della eccezionale giovane Teresa Musco, vergine sposa di Cristo, nella quale si sono mirabilmente intrecciati due dei più alti valori spirituali: la verginità e il martirio.

« Giglio tra le spine. ... Una vita di 33 anni tutta avvolta da un'abbagliante e affascinante purezza. E spine, spine, spine a bizzeffe, una più acuta delle altre, fedeli compagne di tutta la sua mirabile vita, dall'alba al tramonto.

Questo giglio sbocciò a CAIAZZO (Caserta) il 7 giugno 1943, da Salvatore e Rosina Zullo, modesti agricoltori; quart'ultima di 8 figli, due dei quali volati al cielo nella prima infanzia e cinque tuttora viventi.

 

3. UNA BIMBA DI ECCEZIONE.

Fin dai suoi primi passi nella vita, Teresa - come ci fa sapere Ella stessa - fu « molto attaccata a Gesù » e il suo desiderio fu di « essere Crocifissa con Gesù e portare a Lui tante anime » (cfr. « Diario »). Questo, effettivamente, fu il programma di tutta la vita: crocifissa col Crocifisso per l'etérna salvezza delle anime.

« Tutti, in famiglia, - così scrive Teresa - mi dicono che nella mia infanzia sono stata molto vispa e birichina ». Aggiunge però che, verso i sette anni, cercò di « fare del tutto » per correggersi (« Diario », p. 657). Si era accorta di essere « orgogliosa ed egoista » (ibid.). Ricorda poi una « birichinata molto grossa », avvenuta all'età di quasi cinque anni (l'8 gen-naio 1948). Ad un certo momento incomincia a cadere una « grandine molto fitta ». La bimbetta, al richiamo di un tale fenomeno, esce tosto di casa, « mezza nuda », ed alzando le manine verso il cielo, cerca di raccogliere i chicchi di grandine. Ma il babbo la rincorre, le molla un solenne ceffone e la co-stringe a rientrare subito in casa. Poco tempo dopo la bimba vede una « Signora molto bella » che l'accarezza. La piccola, per sfogarsi, le racconta che suo padre l'aveva picchiata. Ma la Signora le dice: « Vedi, figlia mia, (tuo padre) ha fatto bene »(«Diario», p. 657-658). E' il primo, visibile intervento della « Mamma celeste »nella vita di Teresa.

 

4. « SONO LA MAMMA CHE TI GUIDA...».

Nel pomeriggio del giorno seguente (9 gennaio 1948), una giornata fredda e piovosa, mentre la bimba, non ancora cin-quenne, affetta da forte mal di testa, insieme alla famiglia, si trovava attorno al braciere recitando il santo Rosario, all'im-provviso sente che le manca il respiro e cade a terra svenuta, col piedino sul fuoco. Il babbo la prende subito tra le braccia. Rinvenuta, la bambina comincia a gridare pel dolore della scot-tatura. Trascorre la notte soffrendo e gemendo. La mattina se-guente non riesce a poggiare il piede a terra. Dopo alcuni giorni, il piede bruciato comincia ad emettere cattivo odore, per cui, vedendosi nell'impossibilità di alzarsi dal letto e camminare, di tanto in tanto è in preda a crisi di pianto. Il 12 gennaio (1948), alle 12,30, per la seconda volta, vede la « bella Signo-ra » in atto di prendere foglie di fava, metterle sul piedino dolorante, e dirle: « Non farlo sapere a nessuno: la Mamma tua ti guarirà! Sta calma... ». Ciò detto scompare. La bimba chiede allora alla mamma alcune foglie di fava; le mette sul piede malato e, dopo Otto giorni, il piedino malato comincia a guarire.

Il 17 gennaio poi scende dal letto e va a giocare con altri bambini. Non appena però sente suonare la campana della Chiesa vicina, la bimba lascia tùtti e corre in Chiesa a pregare. Ivi vede di nuovo la « bella Signora » la quale le mette di nuovo le foglie di fava sul piede. Il 21 gennaio era scomparsa, dal piedino, persino la cicatrice. Per ringraziare la Mamma ce-leste, la bimba incomincia a fare fioretti, astenendosi dalle ca-ramelle e dai cioccolatini... La Mamma le appare. nuovamente e le dice: « Figlia mia, io sono (la) tua Mamma che ti guida per la strada che piace al mio diletto Figlio ». Sono contenta dei sacrificio che mi offri, ma desidero che ciò persista, ossia, che continui». («Diario», pp. 658-661).

 

5. LA FUTURA « MAMMA SPIRITUALE ».

La mattina del 28 gennaio (1948), la bimba si sente come fuori di sé e si trova « di fronte ad una Signora bellissima, mol-to luminosa », la quale le dice: « Figlia mia, sai? Io sono la tua Mamma, e sono venuta a dirti... ». Che cosa? ... « Questo: verrà un giorno in cui dovrai abbandonare la casa paterna per andare a vivere a Caserta, dove incontrerai una donna bassa, capelli brizzolati, occhi neri..., la quale ?i aiuterà nelle tue difficoltà... ». Le fa conoscere anche nome e cognome dicen-dole: « Sarà la tua Mamma spirituale »... Ciò detto scompare, e la bimba riprende « a giòcare » col suo fratellino (« Diario », p. 662).

Il primo giorno di marzo (1948) la Madonna le appare, insieme alla sua futura « Mamma spirituale », la quale le dice: « Coraggio! Ti aspetto a Caserta... ». E, baciatala in, fronte, scompare insieme alla Madonna (ibid., p. 663).

 

6. « FIGLIA MIA... SII PIù BUONA! ».

Teresina, verso i cinque anni, era tutt'altro che anorma-le: le piaceva molto giocare con le sue amichette; ma le veniva negato. Allora, per trovar modo di giocare, si recava tutti i giorni in Chiesa, e ... come capobanda, organizzava con le altre amichette i suoi giochi. Un giorno, anzi, giunse anche a burlarsi del Vescovo in visita alla sua Parrocchia. Lo venne a sapere il babbo e, una sera, dopo avergliene date di santa ra-gione, l'ammonì dicendo: « Il Signore va rispettato e onorato; e insieme a Lui van rispettati i figli suoi prediletti... ».

Da quella sera in poi, Teresa, al ricordo di quanto aveva combinato, pianse amaramente, e decise di riparare il malfatto « con qualsiasi sacrificio... offerto a Gesù! ».

La notte seguente, poi, la Mamma celeste le apparve e le disse che era dispiacente per quanto era accaduto; la esortò a « mantenere » il proposito di non farlo più, ad .essere sempre buona, e concluse: « Io ti sarò vicina ». La bimba promise, e la Madonna scomparve.

Ma non appena.la Mamma celeste si allontanava, la bimba tornava a ricadere nei suoi difettucci: rispondeva con aria di-spettosa, si beffava di tutti, ecc. ecc. (« Diario », pp. 664-665).

 

7. UN BAGNO... POCO IGIENICO.

Una mattina il babbo di Teresa si rivolge alla figliola (non ancora cinquenne) e le dice: « Porta a bere l'asinello!...». La bambina prende per la corda la bestia e la conduce alla fon-tana. Ivi giunta, la bambina sale sul muretto della fontana e va a sedersi sulla testa dell'asinello. La bestia scuote, istin-tivamente, la testa e fa piombare la bimba dentro la fontana, per cui si bagna « dalla testa ai piedi ». Ritornata a casa, narra al babbo e alla mamma l'accaduto, e ne riceve in pena una solenne sgridata. La bimba promette che non l'avrebbe, fatto più («Diario», pp. 674-675).

 

8. TERESINA E IL SUO ANGELO CUSTODE.

La sera del 15 marzo 1948, durante un furioso tempo-rale, mentre Teresina stava pregando, le apparve il suo Angelo custode dalle « ali d'oro », dagli. « occhi come due stelle » e dalle labbra « come due rose ». Le fa fare « il segno di croce »e l'invita a ripetere: « Gesù, Maria, vi amo, vi dono la mia volontà, e datemi in salvo tutta l'umanità! ».

L'Angelo, inoltre, l'invita a pregare, a soffrire e ad offrire tutto con gioia, senza mai perdersi d'animo, per la liberazione delle anime del Purgatorio e per la salvezza delle anime. Ciò detto scompare, lasciando nella sua stanzetta un intenso pro-fumo (« Diario », pp. 666-667).

In seguito a ciò, la bimbetta incominciò a frequentare « con più impegno » la Messa nonostante che, ogni volta che si recava a sentirla, si sentisse male, fino al punto di dover essere accompagnata a casa, per cui non aveva quasi più « il coraggio di uscire » di casa.

La mattina del 30 marzo (1948), recatasi in Chiesa per la Messa, vede « accanto al Prete, Gesù sanguinante e coronato di spine». Alla fine della Messa, Gesù la chiama e le dice:

« Teresa, vuoi tu offrirti, coi tuoi piccoli sacrifici, ad aiutarmi a portare la croce per i peccatori? ». Teresa gli risponde: « Lo voglio. Fa' di me ciò che vuoi! ». Gesù allora l'esorta ad of-frire « i suoi piccoli sacrifici », e a recitare il S. Rosario anche per « le molte persone che non lo recitano », col pretesto che « non hanno tempo ». Le esprime, poi, il desiderio che impari « a scrivere » onde registrare tutto ciò che Egli desidera dire ai suoi « figli prediletti ». Le esprime inoltre, il desiderio di iniziare un'Opera « per vecchietti abbandonati », senza « pre-ferenze per nessuno » (« Diario », pp. 669-671).

 

9. LA « PREDILETTA » DELLA FAMIGLIA.

Per tutte le sue belle e precoci qualità, Teresina era diventata la prediletta del babbo, ed era sinceramente amata dai suoi fratelli. « Io e mio padre - scriveva - ci volevamo tanto bene. Io ero la preferita di mio padre ». Il padre di Te-resa era un tipo molto originale: un misto di contraddizioni. « Mio padre - scrive Teresa - è un tipo molto severo, un tipo tedesco, basso di statura. Bestemmia molto e spesso; ma tutte le domeniche e le altre feste di precetto... e il primo ad andare a Messa ». Ci fa sapere, inoltre, che, quando dalla Chiesa ritornava a casa, ripeteva alla moglie ciò che aveva udito predicare dal Sacerdote.

Approfittando di questa predilezione paterna, allorché in casa i fratelli facevano qualche maldestro, per evitar loro i rim-brotti e le busse del babbo, si dichiarava essa stessa colpevole, e il babbo, per l'affetto particolare che nutriva per la sua « coc-ca », si asteneva da qualsiasi rimbrotto (« Diario », p. 687).

 

10. UN GUSTOSO «PESCE D'APRILE».

Il primo aprile 1948, la vispa Teresa, insieme ad altre quattro amichette, ammanni un « pesce d'aprile » molto gu-stoso ad un vecchietto vicino di casa. Lo invitarono a recarsi presso una persona, asserendo che era desiderato per trattarecon lui un affare... Il vecchietto, appoggiato al suo bastoncino, si porta subito presso la persona indicata. Al ritorno, lo vedono col volto tutto corrucciato; ma le cinque birichine lo circon-dano allegramente gridando: « Primo aprile... Primo aprile...». « Me l'avete fatta - grida il vecchietto - brutte birbanti! ».

Lì per li Teresina rimase soddisfatta; ma poco dopo, presa da un « grande rimorso », si fece un dovere di chiedere « per-dono » al povero vecchietto pel « pesce » disgustoso che gli aveva dato in pasto. Il volto del vecchietto, dinanzi a questa umìle richiesta di perdono, fu visto tutto raggiante di gioia. Teresina ne fu felice, e non dimenticò mai quel « pesce » fa-moso (« Diario », pp. 671-672).

 

11. LE VISITE DELL'ANGELO CUSTODE.

« Tutte le mattine - scrive Teresa in data 3 aprile (1948) - l'Angelo mi veniva a far visita e mi faceva pregare insieme a lui ». Dopo la preghiera, l'Angelo le diceva: « Teresa, prega per i peccatori e per la salvezza delle anime! Sappi che i peccati che mandano le anime all'inferno sono i peccati im-puri » («Diario », p. 673).

Questa familiarità con l'Angelo Custode - tanto dimen-ticato, ordinariamente, da tanti cristiani, anche se non rinne-gato - non è infrequente nell'agiografia cristiana. Nessuna meraviglia perciò se l'incontriamo nella vita di Teresa Musco, colei che avrebbe dovuto esser vittima con la Vittima, croci-fissa col Crocifisso.

 

12. Lo « ZIMBELLO DELL'ASILO ».

Il 30 aprile 1948, Teresina, insieme alla sorella mag-giore, incominciò a frequentare l'Asilo tenuto dalle Suore. Vi andò volentieri, ma non vi si trovò bene. La ragione?... Questa:

« Non (ci) facevano mai pregare, (ma) solo dormire e giocare; e a me - diceva Teresa - dormire e giocare non mi andava proprio; e alla sera, quando mamma mi veniva a prendere, le dissi che io lì non mi trovavo bene; ma la mamma, senza sa-pere i motivi e senza neppure chiederli, rispose: « Ci devi andare per forzà... Io non posso tenerti in mezzo alla strada ».

La piccola, ovviamente, dovette piegarsi al volere della madre. Il giorno 8 maggio, « dedicato alla Madonna », Teresina, « in-vece di dormire sul banco come tutte le altre », volava nella Cappella delle Suore, ed ivi « passava molto tempo », « quasi senza che se ne accorgesse ». Le Suore, agitate, la cercavano... Trovatala, una Suora la prese « per i capelli e la trascinò fin dove erano le altre... », e la tenne in castigo tutto il tempo che dovette rimanere con loro. Dovette « chiedere, in ginocchio, perdono di fronte a tutte ». Uscite poi dalla scuola, nella stra-da, tutte le sue compagnette la beffeggiarono. Ma la piccola ben lungi dal reagire, offrì tutto a Gesù. « Tornai a casa - di-ce - tutta piangente e con febbre alta ». Il babbo, venuto a conoscenza della cosa, fece il resto, picchiandola di santa ragione e dicendole che doveva « essere buona, poiché è un onore sentirsi dire: avete i figli buoni ». La piccola promise che non l'avrebbe fatto più. («Diario», pp. 676-677). Ma da quel giorno in poi divenne « lo zimbello dell'Asilo ». « Tutti la picchiavano ». Teresa, non si sa perché, tutte le sere ritornava a casa con febbre. I suoi genitori perciò decisero di non mandarla più all'Asilo. Fu in queste condizioni che spuntò, nel cuore della piccola, una forte avversione per le Suore. Un giorno poi, parlando col Canonico Mone (il quale era solito regalarle caramelle), gli rivolse questa ingenua domanda: « Com-metto peccato se odio le Suore?... ». Il buon Canonico le ri-spose dicendo che Gesù piange quando una bambina odia le suore o qualsiasi altra persona. La bimba gli chiede la bene-dizione e ritorna a casa. Durante tutta la notte non fece altro che piangere al pensiero che aveva fatto « piangere Gesù » (« Diario », pp. 678-679).

 

13. A SCUOLA DI CUCITO E RICAMO.

A metà aprile del 1948, verso i cinque anni, Teresina, spinta dalla brama di imparare a leggere e a scrivere, chiese al babbo di permetterle di frequentare la scuola. Ma il babbo le rispose con un netto rifiuto, adducendo la necessità di la-vorare e la mancanza di mezzi finanziari. Diceva, inoltre, che, essendo donna, non era necessario che avesse « un titolo di studio ». La mamma, invece, era di parere contrario, per cui, in famiglia, vi erano « sempre litigi, parolacce », ecc. (« Dia-rio», p. 682).

Nel luglio del 1948, la piccola, già cinquenne, fu affidata ad una signora per imparare a cucire e a ricamare. A mezzo-giorno faceva ritorno in famiglia e aiutava la mamma. Alle due pomeridiane, la bambina si portava di nuovo presso la maestra (« Diario », p. 683).

 

14. LA PICCOLA TERESA E IL PICCOLO GESù.

Fin dalla tenera età di cinque anni, Teresa incominciò ad avere una grande dimestichezza con Gesù Bambino. Durante una visita fatta a sua sorella maggiore, entrata fra le Suore di Carità, le venne regalato un Gesù Bambino piccolissimo. La piccola lo gradì oltre ogni dire; l'avvolse in un fazzolettino e lo portò sempre con sé, sia di giorno che di notte (« Diario », p. 683).

Un giorno, il 15 luglio 1948, il Bambinello la chiamò per nome (« ho sentito la voce - scriveva - proprio nel cuore.

La bambina gli rispose dicendo: « Cosa vuoi?...». E intese queste parole: « Mi ami tu?... ». Ma la piccola, non riuscendo a rendersi conto della domanda, non rispose (« Diario », p. 687).

La mattina seguente (16 luglio), mentre si trovava sul terrazzo col fratellino per prendere un po' di sole e aveva con sé il suo indivisibile Bambinello, lo vide « come ingrandirsi », e l'udì dire: « Teresa, mi ami?... ». Era la seconda volta che il Santo Bambino le rivolgeva una tale domanda. La piccola ri-spose: « Si! ». E, a sua volta, chiese a Gesù: « E tu, mi ami? ». « Si! », - rispose Gesù Bambino - Ed aggiunse che l'amava tanto da essere pronto a morire di nuovo sulla croce per lei. Ciò detto scomparve. E la piccola si trovò di nuovo con... Gesù piccolo («Diario », p. 884).

Il 31luglio (1948), Teresina, insieme al fratellino Luigi, si era recata a fare fasci d'erba per le bestie. Dopo aver lavo-rato per una mezza giornata, stanca, si mette a sedere: tira fuori il suo indivisibile Bambinello, se lo pone dinanzi agli occhi e incomincia a pregare.

Il Bambino allora le parla e le chiede - per la terza volta!... - « Teresa, mi ami?... ». La piccola gli rispose dicendo: « Si! Ti amo! ». E il Bambinello riprende a parlare e a dire: « Soffrirai tanto nella tua famiglia... Sarai incompresa e maltrattata ». A queste parole, la piccola gli chiede: « O Gesù, e io come potrò vivere in questo modo?...».

« Non temere - le risponde il S. Bambino - Io ti sono vicino, e la mia dolce Mamma ti condurrà per mano fino a quando non sarai grande e agirai da sola. Lascerai la tua fa-miglia per fare la mia volontà. Soffrirai tanto, ma io ti sono molto vicino » (« Diario», pp. 686-687).

La mattina del 27 agosto (1948), mentre giocava, Tere-sina sente una voce che la chiama: era la voce del Bambino Gesù che la piccola portava « sempre con sè ». Lo prende tra le mani e gli chiede: « Gesù Bambino mio, dimmi cosa vuoi da me ». E il Bambino le risponde dicendo: « Teresa, figlia mia, desidero che tu offra tutto per i peccatori. Tanti vanno all'inferno perché peccano, maggiormente (specialmente) con-tro la purezza. Desidero che tu offra la tua vita e i tuoi piccoli sacrifici per i peccatori ». « Detto ciò - riferisce Teresa -il Bambino ritorna normale, e la voce non si sente più. Io riprendo a giocare con le poche amichette » (« Diario », pp. 688-689). « La mia felicità - prosegue - la trovo stando ore ed ore a pregare col mio piccolo Bambinello ». Sente, però, dentro di sé, che glielo avrebbero « portato via » e « una grande me-stizia » invase il suo cuore. « Non lo lasciavo più - scrive -. Lo portavo sempre con me. Eravamo amici inseparabili »(« Diario », pp. 688-689).

Il giorno seguente (28 agosto) si verificava ciò che aveva presentito, con indicibile strazio del cuore. Il suo fratellino Luigi prende fra le sue mani Gesù Bambino e, col pretesto di rimirarlo, all'improvviso, con un morso, gli stacca la testina dal collo!...». Teresina, ferita nelle più intime fibre del suo cuore, per tutta la giornata non fece altro che versare lacrime amarissime. La sera riferì quell'atto inconsulto del fratellino a suo padre; ma il padre, anziché deplorare l'accaduto, le molla un ceffone dicendo: « Invece di pensare al piccolo, tu pensi a giocare! ».

Dopo il ceffone e i rimbrotti del babbo, la piccola prese il suo Bambinello con la testolina staccata, se lo strinse « sul petto baciandolo ripetutamente », e se ne andò a letto.

Ma il Bambinello non tardò a consolare la sua piccola amica. La mattina del 10 settembre (1948), « guardando il Bambinello nel cassetto del comodino », la piccola vide che esso era ritornato come prima. Chi l'aveva fatto ritornare in quel modo?... A questa ovvia domanda, Teresina, col più ingenuo candore, rispose: « Non lo so! ». « Posso dire solo - aggiunse - che la Mamma celeste lo prese tra le sue mani e mi disse: « Va', piccola mia! E accomodato. Ma non legarti ad alcun oggetto! Devi essere sempre distaccata da tutto. Devi solo offrire la tua sofferenza, i tuoi piccoli sacri-fici secondo la volontà del Padre ».

La bambina capì la lezione, e cercò di metterla fedelmente in pratica. « Molto di più - confessava - sto dedicandomi al mio fratellino, e molto più sto aiutando la mamma nelle faccende di casa. Non gioco più con le amiche perché lo sento [reputo] tempo perduto. Rassetto [la casa], pulisco le stalle degli animali e prego; faccio in casa i servizi più umili, pulisco il maiale, i conigli, e ne sono felice ». Dinanzi alle incompren-sioni e a qualche titolo poco simpatico affibbiatole dai fratelli, la piccola è ben lontana da qualsiasi reazione: offre tutto al suo « dolce Gesù » ripetendo: « Gesù mio, non mi ribello per-ché voglio offrire tutto a Te in silenzio. Ma tu, Gesù mio, mi devi aiutare tanto ad amarti. So che io ti amo così poco; ma tu accendi in me il fuoco tuo divino. E tu, Mamma mia celeste, aiutami ad amare Gesù come Tu lo ami! » (« Diario », pp. 691-692).

La mattina del 20 settembre (1948) Teresina ha un'altra penosa sorpresa: si desta e... non trova più il Bambinello den-tro il suo comodino. Chiede spiegazioni ai fratelli, ma questi, in luogo di rispondere, scoppiano in una grossa risata e le di-cono: « Sei ormai grande, e pensi ancora a giocare » (sottin-teso: col Bambinello). « Non potevano capire - scrive Tere-sa - che io non giocavo [col Bambinello]; ma attraverso quel piccolo giocattolo, come lo chiamavano loro, il mio cuore vo-lava a Gesù, e lo sentivo molto dentro di me, che mi aiutava, mi sosteneva e mi proteggeva, anche quando mi sentivo abban-donata da tutti ».

Dieci giorni dopo (la mattina del 30 settembre) la piccola venne a sapere dal suo fratellino Luigi che il Bambinello era stato gettato sul tetto della casa di una loro vicina. - In seguito a questa penosa rivelazione, la piccola vola sul terrazzo e vede che il suo Bambinello era lì, sul tetto, quasi in atto di implorare aiuto. « Ho tanto pregato - scrive Teresa - affin-ché Gesù Bambino venisse di nuovo da me: non so perch~, ma sento il desiderio di riavere quel Bambinello. Gesù mio, pensaci Tu ».

Giunge intanto la sera, e la piccola è di già sul suo lettino. Verso le ore 10, vede presentarsi un angioletto il quale le consegna il suo Bambino: l'aveva preso dal tetto e glielo aveva portato. Indescrivibile la gioia della piccina: « quasi non cre-devo - scriveva - a me stessa ». Quando poi vide che sul tetto « il Bambinello non vi era più - narra Teresa - ne fui tanto felice: l'abbracciai con tutta la forza e lo baciai, strin-gendolo a me con tutta la gioia » (« Diario », pp. 690-693).

 

15. PRECOCE SPIRITO DI MORTIFICAZIONE.

Il 5 ottobre (1948), sul « Diario » di Teresa, allora di 5 anni e 4 mesi, leggiamo: « Continuo ad offrire le mie morti-ficazioni a Gesù e alla Madonna; e per mortificare la mia carne ho fatto una corda con tutti nodi e me la sono stretta intorno; e ogni dolore, ogni trafittura [che sento], la offro per i pec-catori e per le anime del Purgatorio » (« Diario », p. 694).

Pochi giorni dopo (il 15 ottobre), la Madonna l'esortava ad « offrire tutto per le anime del Purgatorio » e a soffrire « per le anime che rischiano l'inferno », e « sono quelle - specificava - che peccano contro la purezza, e non vi è chi si sacrifi-chi per loro ».

In seguito a questa materna esortazione, la piccola di-chiarò: « Sono pronta a offrire tutta la mia vita per i miei fra-telli, per i peccatori » (« Diario », p. 695).

 

16. « OFFRI, SOFFRI E TACI!... ».

Mentre stava pensando, con tristezza, alla pazza gioia alla quale si era abbandonato il paese nella notte di Capodanno (1948-1949), Teresina sente una « mano » che le tocca la spalla; è la Madonna che le dice: «Vieni, figlia mia! Voglio che tu ti ricordi di ciò che oggi ti dirò». Prende quindi la mano della piccina e le fa scrivere, sopra un foglietto: « Figlia mia, offri, soffri e taci ».

Ciò detto, la Madonna scomparve, e Teresa rimase a ri-flettere su ciò che aveva veduto e udito. « Era - dice Tere-sa - di una bellezza indescrivibile ». Aveva il capo e il cuore coronati di pungenti spine. Nel centro di quella corona di spine vi era una lancia conficcata. A quella vista, la piccina non riuscì a trattenere le lacrime e singhiozzava. La Madonna al-lora le chiese: « Perché piangi, figlia?... Non sono forse i tuoi peccati che mi hanno ridotta così?...». Ciò detto scomparve. « Scomparve, - ha annotato Teresa - lasciando un'angoscia dentro di me ». (« Diario », p. 710).

 

17. TRA LE « BENIAMINE DI AZIONE CATTOLICA ».

Fin dai più teneri anni, Teresina incominciò a frequentare la sezione « Beniamine » del suo paese.

Nelle adunanze, nelle istruzioni catechistiche, si distinse subito per intelligenza, diligenza e profitto. Era ritenuta « la prima » fra tutte. Il Parroco stesso la elogiò dinnanzi a tutte e la premiò con un libretto di ammissione alla prima Comu-nione.

Il babbo era orgoglioso della sua bambina; ma quanto a Comunione, non ne volle mai sapere, né allora né poi, con indicibile dispiacere della piccina («Diario », p. 1237).

I'

CAPITOLO Il

SETE DEL CROCIFISSO (1949-1950)

1. «TU DEVI RICEVERE GESù!... » (LA MADONNA).

Verso l'età di sei anni, Teresa incominciò a sperimentare in se stessa una « sete di Gesù », e un vivo desiderio di acco-starsi al banchetto eucaristico. Come si produsse in lei, que-sta sete?... Ce lo rivela ella stessa nel suo « Diario ».

Una « donna bella, alta, con la veste lunga », le apparve e le disse: « Tu devi ricevere Gesù ». La bambina riferisce alla mamma e al babbo questa specie di ingiunzione, ma essi non danno alcun peso alle sue parole.

Senonché il 7 gennaio 1949, la «bella Signora» le ap-pare nuovamente e le dice: « Di' a tua madre che per l'8 maggio devi accostarti al Banchetto Eucaristico ».

La bimba riferisce « subito » a sua madre l'ordine rice-vuto e la madre le risponde assicurandola che l'avrebbe « ac-contentata ». La bimba, allora, piena di celeste letizia, si dà tosto allo studio del Catechismo, e a frequentare le adunanze dell'Azione Cattolica. « Mi sentivo - scriveva - una sete di amore per Gesù e dicevo: quando vado a scuola, mi scrivo tutto quello che ricordo ». E nel suo « Diario » continua a dir-ci: « La bella Signora viene tutti i giorni e mi parla una lingua che non capisco e non conosco. E mi dice: "Figlia, tu devi scrivere tutto quello che io ti dico". E le insegna il.-" Padre nostro ", il " Gloria Patri " e il " Credo ". Poi le invia un Angelo che si chiama "Gemma Galgani", la quale le in-segna l' "Ave Maria", la istruisce sulla "importanza della pre-ghiera" e le dice: « Teresa, il Signore ha molti disegni su di te. Prega sempre così e sii sempre buona e brava! Vedi quella bella Signora? E' la Mamma di Gesù » («Diario », p. 160-162).

 

2. IL RACCONTO DELLA PASSIONE.

Un giorno, il 15 agosto del 1950, mentre si trovava sola in casa sua (il babbo, la mamma, i fratelli erano tutti al la-voro), la « bella Signora » le si presenta e le dice: « Figlia mia, quanti scandali, quante bestemmie si scagliano contro il Cuore Immacolato di mio Figlio! Mi raccomando, prega, prega mol-to ». E così dicendo le traccia il segno della croce sulla fronte e scompare. Ma ecco che immediatamente le si presenta Gesù con una grossa croce sulla spalla e, lamentandosi, le mostra le sue spalle con le ferite causategli dai flagelli. La piccina allora prende un fazzolettino e si mette ad asciugare il sangue che scendeva dal viso e dalle ferite delle spalle. « Io - scrive Te-resa - piangendo gridai: "Chi te l'ha fatto?... E lui, con un fil di voce, mi ha risposto: sono sfati i vostri peccati ". Poi mi chiese: "Vuoi sapere come me li hanno fatti? ". Io rispo-si: "Sì!". Egli mi disse: " Non devi dirlo a nessuno. Vener-dì ti racconterò come e perché mi hanno ridotto in questo mo-do" ». Ciò detto, la benedisse e, nel benedirla, "scomparve. (« Diario », p. 168-172).

Quella settimana di attesa le parve « lunga », intermina-bile. Finalmente, il venerdì 20 ottobre, Gesù le si presenta, la « prende per mano », e le fa scrivere quanto segue. Le dice che, « dopo l'"ultima cena", dopo avere istituito l'Eucaristia, la-sciò il Cenacolo annunziando che uno dei suoi Apostoli l'avrebbe rinnegato (Pietro) e un altro l'avrebbe tradito (Giuda). Tutti però protestarono asserendo che non avrebbero mai fat-to simili cose. "Era la notte del Giovedì Santo - prosegue Gesù - e mi dirigevo al monte degli ulivi. Ma all'entrata del-l'Orto, ordinai agli Apostoli di fermarsi. Presi con me solo Pietro, Giacomo e Giovanni. Mi sentivo in una... angoscia estrema. Voltatomi [verso di loro] dissi: "l'anima mia [è] piena di tristezza. Rimanete qui con me, e pregate e veglia-te ... Mi guardavo intorno e non vedevo che angosce ... sem-pre di più, come nubi cariche di immagini spaventose... Di-scesi un po' verso la sinistra e mi nascosi sotto una roccia in una grotta profonda sei piedi... Il Padre pose su di me le iniquità di tutti... Mi sentii schiacciato, come un lebbroso percosso dal Padre. Umiliato caddi bocconi a terra: sembravo un verme; sangue ed acqua scendevano dalle mie gote ... Ero completamente irriconoscibile; le mie labbra erano livide.

Ero divenuto uno di voi; accettai di riparare ogni colpa uma-na, a qualunque prezzo... Vidi intorno a me un largo cerchio di immagini che andava sempre [più] rinserrandosi

Ero uno perseguitato da spaventosi uragani e cercai un rifu-gio... per pregare; ma le visioni minacciose mi seguirono fin nella grotta e si facevano ancora più distinte. Oh! figlia mia Teresa, basta, per oggi. Quella stretta caverna sembrava rac-chiudere l'orribile spettacolo di tutti i peccati commessi dalla prima caduta [di Adamo ed Eva] fino alla fine del mondo e quello del loro castigo perché, figlia, proprio in quest'Orto de-gli ulivi si rifugiarono Adamo ed Eva quando mio Padre li cacciò dal paradiso, mandati raminghi sulla terra inospitale.

Figlia, non mi restò che abbandonarmi ai dolori della mia Pas-sione che stava per cominciare... Mi immolai per tutti i pec-cati del mondo... Io, volontaria Vittima, chiamai sopra di me le pene e i castighi dovuti a tutti quei peccati... Figlia mia Teresa, che sudore freddo cadeva dal mio volto quando vedevo il Calice amaro colmo di tanti gravi peccati presenta-tomi dal Padre mio!...» («Diario», p. 172-184). E il rac-conto angoscioso, circostanziato, straziante, continua. Troppo lungo sarebbe riferirlo interamente. Basti, per averne un'idea, questo piccolo saggio.

 

3. « TEMPO PERDUTO...! ».

Il 10 gennaio 1949, mentre la piccola Teresa stava gio-cando con due sue amichette, udì una voce che la chiamava:

« Teresa!... ». Si volse verso il punto dal quale veniva la voce, e vide sull'uscio della casa un bambino coperto di sole con una palla in mano, palla in mano, il quale le disse: « Teresa, vedi?... Io desidero che tu preghi. Non voglio che tu pensi a giocare, perché è tem-po perduto. Ti insegnerò a pregare ». E pregarono insieme. Poi scomparve. In seguito a questo monito solenne, la piccola de-cise « di non giocare più ».

Incominciò a cercare, tra le vecchiette, chi le parlasse di Gesù; « ma nessuno - dice - me ne parlava » (« Diario », p. 711).

 

4. «QUANTO PIù MI SCACCI, TANTO PIù MI AGGRAPPO A TE».

Il 31 marzo 1949 (a soli cinque anni e nove mesi), Teresa, la quale bramava tanto di stare « vicina a Gesù », e di « strin-gerlo al cuore », all'improvviso viene assalita da una « grande febbre ». I suoi genitori si spaventano. Ed Ella sente nel suo cuore una voce che le dice (era, evidentemente, la voce del Maligno): « Non ti illudere, poiché io non ti amo ». A que-sta voce, la bambina, accorata, si rivolge a Gesù, e gli chiede: « O unico mio bene, mi scacci forse perché Tu non mi vuoi vicino a Te in Paradiso?... ». E protesta: « Gesù, io ti ripeto, fà di me quello che vuoi Tu, poiché io ti cerco e mi aggrappo a Te... e quanto più mi scacci (tanto) più io mi aggrappo a Te. E se proprio Tu, Gesù, mi scacci ... allora (io) mi rivolgo alla Mamma tua: voglio vedere se poi hai ancora il coraggio di scacciarmi. Desidero essere il Tabernacolo nascosto dove Tu puoi riposare (e) fare la tua dimora senza essere disturbato. Ti dono il mio cuore per cuscino, il mio amore per culla e per riscaldarti dal grande gelo. Gesù, amor mio, desidero la tua croce, e l'amo. Solo così Tu non puoi più scacciarmi » (« Dia-rio », p. 720-721).

 

5. UNA MAESTRA ... ECCEZIONALE.

Il 12 settembre 1949 (a sei anni e mezzo), nel vedere i bambini e le bambine che, si recavano a scuola, Teresa provò un vivo senso di tristezza pel fatto che essa, per volere del

babbo, non poteva unirsi a loro. Era infatti nato, da poco, l'ul-timo dei dieci figli, e il babbo voleva che accudisse al medesi-mo » (« Diario », p. 740). A tutto ciò si aggiungeva una grave malattia del babbo. Verso la metà di ottobre, il padre promise a Teresa che, non appena sarebbe stato bene, l'avrebbe man-data a scuola (« Diario », p. 744).

Nel novembre dello stesso anno, la Madonna si degna farsi sua Maestra, e le insegna a scrivere (« Diario », p. 746).

Il 25 dicembre (1949) le appare la Madonna e le dice:

« Teresa, figlia mia, io sono qui perché voglio insegnarti a scrivere. Lei era lì, seduta accanto a me, ed io scrivevo come se avessi scritto già da molti anni. Vedendo lo scritto, ne ero tanto felice, anche senza saper leggere; ma capivo bene ciò che scrivevo» («Diario», p. 819-820).

« La Mamma celeste - annotava il 15 gennaio 1950 - continua ad insegnarmi a scrivere, ed io sono tanto ma tanto fe-lice perché si è abbassata fino a questa misera creatura, e pen-sando a ciò non riesco a dire altro: Gesù, Sposo mio, dammi il tuo fuoco divino per amarti di più» («Diario», pp. 762-76).

Il 6 febbraio 1950, Teresina scriveva: « Come sono con-tenta... La Mamma celeste mi ha insegnato a scrivere, e mi insegnerà ancora » (« Diario », p. 772).

Il 1° maggio (1950), scriveva: « Sono molto felice (per)ché si parla di mandarmi a scuola, forse appena mio padre sta(rà) meglio. Io ne sono felice; ma (sono) più felice ancora nel pensare che poi scriverò tutto quanto mi dirà il mio Angioletto » («Diario », p. 784).

Sette giorni dopo (l'8 maggio), a mezzogiorno, mentre stava dando la pappa al fratellino, Teresina sente una voce che le dice: « Teresa, figlia mia, sono la Mamma celeste che ti parla:

desidero che tu impari a scrivere... Tuo padre non vuole che tu vada a scuola... lo stessa ti insegnerò a scrivere; ma ti raccomando di tenere questo segreto per te. Non (lo) devi dire a nessuno ». La bambina promise che avrebbe mantenuto il se-greto (« Diario », pp. 784-785). « La Mamma celeste - scri-veva - giorni dopo con la sua mano sulla mia mi fa scrivere ciò che Lei desidera; ma io ero sempre più asino per-ché non capivo nulla; anzi, fino ad oggi, quello che mi diceva mi si metteva (fissava) nella mente come (se venisse) scolpito. Oggi posso dire che, appena Lei mi lascia sola, non ricordo più nulla e questo mi fa tanta ma tanta rabbia ». E pregava la Madonna affinché le avesse fatto capire ciò che le faceva scri-vere (« Diario», p. 784-785).

Il 29 maggio, felice pel fatto che incominciava a mettere insieme le parole, diceva: « Vedo che la nostra Mamma cele-ste mostra (di mettere) tutto l'impegno nell'insegnarmi ». E aggiungeva: « Circa un anno fa » faceva come fa la maestra coi bambini delle scuole: « ogni tanto mi dava una lezione; ma ora, quasi tutti i giorni sto veramente imparando a scrivere molto bene quello che io non avrei mai pensato » (« Dia-rio», p. 786-787).

Molte volte, per avere insistito di voler andare a scuola, il babbo la castigava lasciandola senza alcun cibo. La piccola diceva che ciò « le faceva bene » (« Diario », p. 792).

Il 13 giugno (1950), la «bella Signora» entra, a porta chiusa, nella cameretta di Teresa e le presenta carta e penna dicendo: « Scrivi, figlia mia! ». La bambina scrive: « Figlia mia Teresa, sapessi quanti peccati si commettono nel mondo!

Molti uomini trafiggono il cuore già tanto lacerato di mio Fi-glio ». La Mamma continua àsserendo che se gli uomini non si ravvederanno, il Padre infliggerà al mondo « un grande casti-go e tutto sarà disastro ». L'esorta a pregare e a fare sacrifici. E l'assicura: « Io sono con te. Ci vedremo presto ». Ciò detto scompare, « in una luce abbagliante » (« Diario », p. 833). Nello stesso giorno, con viva soddisfazione, può scrivere:

« Mio padre, finalmente, ha deciso di mandarmi a scuola; ma ormai già so leggere e scrivere; non mi interessa più, quasi. Ma la Mamma celeste mi ha detto: Tu non devi dire che già sai... per te questo è un segreto, non ne dovrai parlare con nessuno; fà tutto quanto ti dicono e ti comandano! Compor-tati come tutte le altre compagne! Sappi che tu non sei mi-gliore delle altre, e se ti sto vicino, è proprio perché sei tanto cattiva ... » (« Diario », p. 834).

 

6. UNA PRIMA COMUNIONE ... FUORI SERIE.

Fin dalla tenera età di cinque anni, Teresina incominciò a sentire « una gran sete di Gesù », ossia, della Comunione eucaristica. Chiese con insistenza al babbo di essere ammessa

a fare la prima Comunione; ma il babbo le rispose: « La farai

quando avrai 12 anni ». Le implorazioni e le lacrime della fi-glia furono ben lontane dall'intenerire il cuore del padre. « Il desiderio di ricevere Gesù - scriveva - mi divora; sento un bruciore acceso in me, che solo con la presenza del mio unico bene può spegnersi» («Diario », p. 685).

Ma il desiderio di ricevere il pane degli angeli, anziché affievolirsi, divenne sempre più acuto e tormentoso. Diceva:

« Il miò unico desiderio è di fare la S. Comunione ». E aveva allora solo cinque anni e quattro mesi... Spinta da questo acu-tissimo desiderio, tornò all'assalto col babbo. Ma costui, forse per irritarla, le rispose: « Farai la Comunione quando avrai vent'anni! ». A questa risposta, la povera figliola, pienamente delusa, pianse « tutta la notte ». Nella sua infantile sempli-cità credeva che anche gli altri, in quel giorno memorando, avrebbero provato la stessa gioia paradisiaca che ella, col pen-siero e col desiderio, già pregustava. E disse fra sé: « Io non gliela darò vinta. Smetterò di chiedere al babbo la prima Comu-nione solo quando l'avrò fatta » (« Diario », pp. 698-699).

Il 2 novembre (1948), Commemorazione dei fedeli de-funti, Teresina, insieme a tutti gli altri, si recò al Cimitero. Ivi tutti assistettero alla S. Messa e si accostarono al banchetto eucaristico. « Io sola - annota con tristezza sul « Diario » (p. 700-701), mi sono sentita sola e vuota, perché il mio unico desiderio era quello di ricevere Gesù. Mi sono raccomandata alle sorelline morte perché mi avessero aiutata, e ne ho sentito grande conforto, come se le avessi proprio vedute venire ac-canto a me ».

Rientrata in casa e andata a letto, vide scendere quattro angioletti bianco vestiti e venire a giocare con lei, a confor-tarla, ad esortarla a soffrire e ad offrire. In quei quattro angio-letti, ella vide le sue sorelline defunte.

La notte del 1° gennaio 1950, durante un « sogno » (così lo chiama), Gesù le dice: « Di' a tuo padre che ti faccia (fare) la S. Comunione », e « benedicendo » scompare « in una luce abbagliante ». Appena alzata, Teresa incomincia ad insistere, con suo padre, perché le conceda di accostarsi al banchetto eucaristico. Il babbo, il quale non voleva sentir parlare di una simile cosa, sfilò dai calzoni la sua cintura di cuoio e gliene suonò in modo così brutale da costringerla a mettersi a letto con una febbre alta. Nel delirio della febbre - le fece poi sa-pere la madre - la piccola continuava a ripetere: « Voglio ricevere Gesù!... ». « Sentivo in me - scriveva Teresa - un ardore che non si spegneva ». E aggiungeva: « Il mio pensiero è quello di pregare affinché Gesù gli faccia comprendere quanta importanza ha per me (la S. Comunione) » (« Diario », p. 849).

Una solenne cantonata presa da suo padre, permise alla piccola Teresa di ricevere buone e sode lezioni di catechismo. Teresina, infatti, aveva una sorella maggiore: una sorella che - come si è espressa Teresina stessa - era « un vero angio-letto »: taciturno, semplice, dolce. Questa sorella riuscì ad entrare in un Istituto religioso con l'intenzione di consacrarsi a Dio. Vi rimase, indisturbata, per qualche tempo. Ma nella mente del babbo vi era un'idea fissa: voleva, a tutti i costi, che la figlia si sposasse. E la costrinse a lasciare l'Istituto e a far ritorno in famiglia. La poverina, vittima della prepotenza paterna, piangeva « tutti i giorni ». Teresina cercava di conso-larla. La sorella, allora, cercò di approfittare di quella penosa occasione per impartire a Teresina lezioni di catechismo a base di domande e risposte. « Tutti i giorni - racconta la piccina -mi faceva fare la ripassatina di tutto ». E aggiungeva: « Ne sono felice. Non vedo l'ora di imparare [il catechismo] perché quando l'avrò imparato, mio padre dovrà consentire a farmi ricevere Gesù» («Diario», p. 699-700).

In data 7 gennaio (1950), Teresa, dinnanzi all'aggravarsi del babbo, scriveva: « Il mio unico desiderio è quello di ama-re il mio sposo. Sento un grande desiderio di ricevere la santa Eucaristia, ma i miei non vogliono. Ogni volta che lo chiedo mi viene rifiutato perché mio padre sta male; ma nel mio cuore c'è il grande desiderio: una voce che udii e (non) mi lascia mai dice: « Desidero venire nel tuo cuore, desidero rimanere in te, piccola mia. Mi ami? ». E per tutto il giorno queste pa-role mi perseguitano; io, cerco di distrarmi, ma nulla da fare: niente mi distrae » (« Diario», p. 760-761).

Vedendo che gli uomini non si piegavano a concederle la S. Comunione, Gesù stesso pensò di appagare l'ardente brama della sua piccola Sposa. Ed ecco come.

Il 10 gennaio (1950) fu per Teresa un giorno memorando,. il più bello della sua vita. La mattina di quel giorno, Teresa si sentiva « crocifissa », inchiodata al letto, in preda a soffe-renze mai prima avvertite. Ad un certo momento si presenta al suo sguardo uno scritto che dice: « Questi sono momenti di grazia ». Lette queste parole, vede alcuni uomini travestiti i quali le assestano forti frustate, fino a ridurre il suo corpi-cino « tutto una piaga ». « Ma io - annota Teresa - sentivo l'amore per il mio Sposo ». Quand'ecco le si presenta Gesù e le tende le braccia. In quel momento le parve che Gesù la tirasse fuori da un grande abisso di dolore, da un sepolcro senza fondo e tutto bagnato. Le dice: « Vieni qui, figlia mia, e riposa qui, dentro il mio Cuore! Coraggio, figlia, prendi forza da Me, e rialzati dalla tua sfinitezza. Và a ricevermi nella Santa Comunione: Io desidero di essere in te e vivere tutt'uno ». Dietro questo dolce e ambitissimo invito, Teresina si rivolge a Gesù e gli dice: « Sento un grande fuoco dentro di me, che non riesco a spegnere. O Gesù, dammi la forza di sentire [sopportare] questo fuoco divoratore dentro di me. Ardo solo dal tuo desiderio [dal desiderio di Te] e sono certa che solo tu, mio Sposo celeste, puoi placarlo ».

Verso le 10,30 di quello stesso giorno, la bambina, die-tro ordine dei suoi, si porta in una frazione vicina a Caiazzo, per fare fasci d'erba pel suo somarello. Si mette al lavoro e fa un bel mucchio di erba. Sente poi una voce che le dice:

« Qui c'è una mia Casa ». Teresa alza gli occhi e scorge, poco lungi da lei, una Chiesa. Vi entra e vede che si sta celebrando la Messa per uno sposalizio. Durante la Messa si accorge che un Sacerdote sta confessando. Si avvicina al confessionale e fa la sua confessione. Giunto poi il momento della Comunione, si presenta, con gli altri, all'altare e riceve la SS. Eucaristia... Era la sua prima Comunione!... « Gesù - annota la piccola - entrava nel mio cuore. Ne fui felice. Fu quello il giorno più bello della mia vita ». Prima della Comunione, al momento in cui il Sacerdote celebrante spezzava l'Ostia consacrata, la pic-cola vide che da essa cadeva sulle mani del Sacerdote « tanto sangue ». Nel momento, poi, in cui doveva andare a ricevere Gesù, « non vide più » né la sposa né le persone che l'attor-niavano: vide solo « fuoco », e doveva stare attenta dove met-teva i piedi, per evitare di cadere. Appena ricevuta la S. Co-munione, tutto ritornò normale. Accanto al Sacerdote, nell'atto di benedire i fedeli, vide che vi era Gesù in persona, in atto di indicare il suo Cuore, dicendo: « Vieni in esso, figlia mia: in esso vi è posto per tutta l'umanità, specialmente per i pec-catorì ».

Terminato il sacro rito, la piccola fece in tutta fretta ri-torno al luogo del suo lavoro e cominciò a legare in fasci le erbe raccolte. Allorché poi il fratello venne a prenderla, la pic-cola aveva di già riempito due bei sacchi d'erbe.

La sera di quel giorno memorando, prima di andare a riposo, nella sua stanzetta si mise in preghiera, offrendo tutta se stessa allo Sposo celeste che l'aveva nutrita col suo Corpo e col suo Sangue. Mentre era assorta in preghiera, vide entrare, attraverso la finestra, il suo Sposo Crocifisso tutto piagato. Pro-fondamente commossa, le rivolge questa domanda: « Gesù, Sposo mio, dimmi cosa posso fare per consolarti ». E Gesù le risponde: « Figlia mia, desidero che tu continui a ricevermi nel tuo cuore: in te trovo il mio riposo ». « A queste parole - annota Teresa - posso dire che non fui felice, né provai gioia ». Il motivo?... Perché incominciò ad essere tormentata da un grosso scrupolo: quello di essersi comunicata « di na-scosto », ossia, di straforo. Questo scrupolo fu come una spina infitta al suo fianco. Sotto la puntura di questa spina, decise di dir tutto al babbo malato. Non l'avesse mai fatto... Il bab-bo, stizzito, la minaccia dicendo: « Se pensi una tal cosa, ti ammazzo... ». E riafferma deciso che si sarebbe parlato della cosa quando avrebbe compiuto i 12 anni. A tale minacciosa risposta, la piccola rimane disorientata, sconvolta. Ma « un grande ardore interiore, un ardore come un fuoco » la spinge ad accostarsi, segretamente, nei « paesi vicini », al banchetto eucaristico, e solo accostandosi ad esso il « grande fuoco in-terno » si. placava. Ed esclamava: « Come vorrei comuni-care il gran fuoco ai miei genitori!... » (« Diario », p. 763-768).

Sostenuta dal « pane della vita », la piccola si sentiva « più forte per affrontare il lavoro e le difficoltà giornaliere » (« Diario», p. 769)...

Il 28 febbraio (1950), Teresina, insieme alla mamma, si reca a vendere la verdura. Entra in una casa e vi trova una signora straniera, venuta dall'Argentina. Questa signora, ap-pena veduta la bambina, rimane presa, affascinata, ed esclama:

« Vorrei farle da madrina~... ». La bambina rimane muta: non sapeva cosa significasse il termine « madrina». La signora in-siste... Si reca persino dal babbo malato e gli dice: « Non mi dovete negare un così grande regalo... ». Il babbo finì col dire: « E va bene... Per S. Stefano si faranno le prime Comu-nioni ». Ma la bimba rispose: « Ma io la prima Comunione l'ho già fatta! ». A questa risposta, il malato le mollò un so-lenne ceffone dicendole: « Non è vero... Sei una bugiarda! ». E tutto, per allora, « finì lì ».

Cinque giorni dopo (il 5 marzo 1950), Teresina, mentre si recava col fratello a raccogliere l'erba, incontra il Canonico Don Pasquale Mone, lo saluta e gli dice: Padre, vorrei farvi una confidenza su ciò che mi sta accadendo. Dietro il suo bene-volo assenso, la piccola gli narra per filo e per segno il modo con cui aveva fatto la sua prima Comunione, la proposta della madrina, l'atteggiamento del babbo, ecc. Dopo averla attenta-mente ascoltata, Don Pasquale le disse: « Senti, figlia mia! Sta' zitta e indossa il vestitino bianco. Gesù ti ha perdonato. Non temere! Io prego per te come Sacerdote, e tu prega per me come figlia ». La bambina riacquista la sua pace e ne rin-grazia il Signore. Si senti più leggera («Diario», pp. 275-277).

 

7. IL PANE DEI FORTI.

Si avvicina, intanto, per Teresa, il giorno della I Comu-nione. Il babbo la manda, tutte le sere, al catechismo tenuto nella Chiesa, a brevissima distanza da casa. La bambina obbedisce, nonostante che conoscesse già molto bene (a causa delle lezio-ni catechistiche impartitele dalla sorella maggiore) le verità che le venivano insegnate. La signorina catechista, vedendo che la piccola sapeva già rispondere molto bene a quelle domande, gliene rivolse altre più difficili, e si accorse che la piccola sa-peva rispondere bene anche a quelle. In seguito a questa sco-perta, la maestrina disse all'alunna: « Puoi ricevere Gesù, per-ché sei già ben preparata ». La bimba pensò e disse fra sé: « se sapessero che la prima Comunione io l'ho già fatta, non me la farebbero più fare! » («Diario», p. 777-778).

La sera del 21 marzo(1950), il Parroco dichiarava che quelli i quali si portavano con frequenza in Chiesa avrabbero potuto fare la prima Comunione il giorno del "Corpus Domini". Dinanzi a questa dichiarazione, la bimba disse fra sé: "Ne sono felice, perché finisce questo incubo che sento dentro di me, (che( è diventato come una ossessione". (Diario, pag, 779).

 

8. UN « BORSELLINO » MISTERIOSO.

La famiglia Musco, in seguito alle grandi spese subite durante la grave e lunga malattia del capo della famiglia e a causa della disoccupazione dei figli, navigava in brutte acque. I debiti erano pesanti. Ogni riserva era esaurita. Rimaneva solo la casa... Venderla?... La numerosa famiglia sarebbe stata gettata, in tal caso, in mezzo ad una strada, senza trovare un luogo ove posare il capo.

In tale disastrosa situazione economica, la mattina del 31 gennaio 1950, la piccola Teresa usciva di casa e si portava a « raccogliere erbe per un muletto cieco che nessuno voleva comprare ». In una strada solitaria, mentre taglia le erbe, in un cespuglio trova un borsellino con cinquantamila lire [quelle di allora]. Il borsellino era senza documenti.

Per uno senza coscienza, quella cospicua somma, date le tristi condizioni della famiglia, avrebbe potuto apparire come una manna... Ma alla piccola Musco, un tale pensiero non passa neppure per l'anticamera del cervello. Immediatamente smette di tagliare l'erbe e va a chiedere a diverse persone se avessero smarrito qualche cosa. Ma le risposte erano tutte ne-gative. Rientrata a casa, si ammala: febbre a 40, mal di testa, vomiti, ecc. Il babbo, da uomo onesto, fa mettere il borsellino nella sua cassetta, dicendo di conservarlo, caso mai si fosse ri-trovato il proprietario (« Diario», p. 770-771).

 

9. SOTTO LA GUIDA DELLA « BELLA SIGNORA ».

« All'età di 7 anni - leggiamo nel suo « Diario », (p. 162-163) - la bella Signora mi ha preso per mano e mi ha fatto scrivere così: «E' il primo maggio del 1950: figlia mia, tu avrai molto da soffrire; girerai ospedali, medici, e nes-suno capirà la malattia che il Padre ha posto nel tuo cuore. E tu, con molto coraggio, sopporta tutto, per amore del Babbo celeste che è nei cieli ad attendere la tua vittoria ».

Il 30 luglio susseguente, la « bella Signora » le appare e le dice: « Scrivi così: "figlia, quanti peccati si commettono nel mondo! Molti uomini trafiggono il cuore lacerato di mio Figlio e se non pregano e si ravvedono, Dio manderà sul mon-do un grande castigo, un disastro. Tu prega e fa' penitenza »(«Diario), p. 163-164).

 

10. UN « SUSSIDIO » ... ULTRATERRENO.

Le tristi condizioni economiche della famiglia Musco non solo continuavano ma si facevano sempre piu critiche: manca-vano di tutto. Tutti poi erano costretti a letto con l'influenza.

Teresina, impressionatissima, si rivolge alla Madonna e, con viva fiducia le dice: «Ti prego! Aiuta la mia famiglia... ». All'improvviso, in « una luce grandissima » vede « un Angelo molto, ma molto luminoso », tanto da non potersi guardare. Le dice: « Teresa cara, la Mamma celeste mi comanda di darti questi soldi. Così potete fare la spesa per una settimana. Però non devi dire come li hai avuti: dev'essere un segreto tuo. Io ritornerò. Ti raccomando di pregare e di offrire tutto ciò che ti capita. Ti saluto. Sono l'Angelo Gabriele ».

La bimba si avvicina tutta lieta a sua madre e, « Mamma - le dice - una Signora che io non conosco mi ha dato que-sti soldi ». La mamma, esultante, esce di casa e va a fare la spesa: compra il latte pel fratellino « che tanto ne aveva bi-sogno », e quanto occorreva per la famiglia. Con la mamma la cosa andò liscia, ma col babbo... saputa la cosa, non tardò a chiedere: « Chi ha dato a Teresa questi soldi?... ». Ma la fi-gliola insisteva asserendo di non conoscere la benefica Signora. Il babbo, in preda all'ira e allo sdegno, la prende a schiaffi dicendo: « Perché non mi vuoi dire chi te li ha dati quei sol-di?... ». Ma la piccola, serena, offrì tutto « al dolce Gesù ». E scrisse: « Piangevo tanto » (« Diario », p. 836-8,37).

Le brutali scenate del padre non finirono lì. Tutte le volte che con quei soldi si faceva qualche acquisto, il babbo, malato, la chiamava vicino al suo letto e le ripeteva: « Teresa, cerca di ricordarti chi era quella Signora, perché così possiamo chie-derle un prestito per poter andare avanti. Che ne dici, te lo farà?...». Ma Teresa, imbarazzatissima, non sapeva « cosa ri-spondere ». Finalmente gli diede questa risposta: « Non la co-nosco; ma sono certa che, se voglio, me li darà ». E si ritirò nella sua stanzetta a pregare. Quand'ecco, alle ore 12,30, l'Angelo Gabriele, molto più bello e più luminoso dell'altra volta, le si presenta di nuovo, e le consegna un'altra somma dicen-dole: « Teresa, ora ha inizio il tuo Calvario, simile a quello di Gesù. Sii contenta e felice! Accetta tutto con amore! Ti sa-luto, e ci vedremo ancora quando il Padre vorrà... ».

A questo punto, Teresa stessa così ci descrive il suo nuovo imbarazzo: « Avevo i soldi tra le mani, e non sapevo cosa fare: il cuore mi batteva. Mi avvicinai al letto dei miei genitori dicendo: "Ecco i soldi"... E passata la Signora e mi ha dato questi soldi ». Mio padre, invece di essere contento, cominciò a dire che io ero ladra, e chi sa a chi avevo rubato quei soldi; e voleva sapere dove li avevo presi. Io continuavo a dire che quella Signora era passata e me li aveva dati; ma egli continuava a dire: "ladra! ". "Tu hai rubato!... ". E mi diede tante percosse che la sera mi venne la febbre molto alta ». La piccola, in sì triste situazione, si rivolse al suo Gesù dicendogli: « O Gesù, tu sai (tutto)! Io ti offro tutto, con tutto l'amore. Voglio (solo) il tuo aiuto! ».

Ma il babbo, sempre più stizzito, ogni volta che l'incon-trava le sputava in faccia dicendo: « Io, in casa mia, non vo-glio una ladra... ». E continuava a scagliarle addosso « sputi e bestemmie ». Povera piccola... « Pianti, lacrime e sospiri» erano il suo cibo continub e, insieme, « la sua felicità »; « la sentivo dentro (di me) - così scriveva - specialmente quando pregavo ». Era la felicità della croce!

Per punire poi la presunta « ladra », l'irragionevole ge-nitore le ingiunse di andare, con la mamma, a « vendere la verdura », a guadagnare, col lavoro, qualche soldo. Si vide quindi costretta ad alzarsi, la mattina, alle quattro e, dopo aver preso un po' d'orzo caldo, uscire per la vendita della verdura. Lungo la strada, mamma e figlia recitavano il Rosario e tante altre preghiere che sua madre aveva cura di insegnarle. Ma an-che la mamma, attanagliata dalla curiosità, di tanto in tanto, con le sue domande, cercava di scoprire « chi era quella Si-gnora che le aveva dato i soldi ». La bambina, saggiamente, finì col dirle: « Mamma, senti!... Quando sarà arrivato il tempo (di dirlo), te lo dirò; ora no! ». E la cosa finì così. Però, in pena delle sue pretese ruberie, due volte la settimana, il lunedì e il giovedì, la povera bambina poco più che settenne e di sa-lute cagionevole, si vide costretta a salire una montagna sulla quale sorgevano tre paesetti (Villa Santa Croce, Strangolagalli e Sasso) e un altro paese situato ancora più in alto, chiamato Frassi, a vendere la verdura. « Era - scrive Teresa - una bella stancata! Il cesto che io portavo sul capo era pesantissi-mo ». Arrivata « a metà strada », madre e figlia sostavano per un po' di riposo. « Ma poi - dice Teresa - non ce la facevo più ». La salita della montagna era molto faticosa: non riu-scivo più ad andare avanti. Ad un certo punto, mentre si tra-scina pregando, sente « qualcuno » accanto a sé che le fa com-pagnia. Tutto ad un tratto sente che il peso è diminuito, e così può proseguire per Villa Santa Croce. Ivi molte persone fecero acquisto della verdura, e così il peso venne notevolmente di-minuito.

Nel pomeriggio, alle 14,20, le due venditrici prendevano la via del ritorno. Strada facendo, recitavano il Rosario per ringraziare la Madonna, perché tutto era andato bene. Dopo una giornata così « dura », Teresina giungeva a casa ove il babbo l'accoglieva a suon di bestemmie e di insulti. Era - di-ceva Teresina - « una vita da cani! ». Molte volte, per i troppi litigi del babbo con la mamma, madre e figlia se ne andavano a letto « senza cena ». Era il premio che il capo della famiglia dava a quelle due povere donne dopo una gior-nata così dura («Diario », p. 836-841).

 

11. COMPRENSIONE DIVINA E INCOMPRENSIONE UMANA.

Verso la metà d'agosto del 1950, la famiglia, Musco attra-versò momenti di miseria veramente nera. Tutti i membri del-la famiglia, Teresa compresa, caddero malati. Nessuno perciò poteva lavorare, e le risorse finanziarie, già estremamente esi-gue, erano completamente esaurite. Erano giunti fino al punto di non potere fare alcun acquisto, neppure delle cose piu indi-spensabili, neppure il latte per il piccolo Pietro. Teresina era desolata: soffriva, offriva e pregava. Rivolse ardenti suppli-che al suo Sposo divino perché accorresse in loro aiuto. Men-tre pregava con tutta la sua fede, avvertì un intenso profumo... In seguito a ciò, si assopì e perdette completamente conoscen-za. Era il 15 agosto. Le si presenta un Angioletto e le dice:

« Il Padre che è nei cieli mi ha mandato per aiutarti ». A que-ste parole, la bambina, col fratellino tra le braccia, si inginoc-chia e mostra all'Angelo i suoi cari inchiodati dalla febbre nel letto. L'Angioletto prosegue: « Teresa, Gesù si è compiaciuto delle tue preghiere, e mi ha mandato ad aiutarti. Tieni que-sto! ». E le consegna una bustarella contenente diecimila lire (quelle di allora). Teresa, tutta felice, corre presso il letto del babbo infermo e gli consegna la somma. Ma il babbo, al solito, invece di ringraziare il Padre celeste, così buono e provvido, non potendo picchiarla (per le condizioni di salute in cui si trovava), le grida: « Ladra... E tutta una messa in scena... Tu l'hai prese dalla mia tasca, ed ora, vedendo che occorrevano, hai imbastito questo trucco! ». E facile immaginare le la-crime amare versate dalla povera bambina dinnanzi a tale e tanta incomprensione.

La notte poi del 15 agosto, alle ore tre, mentre tutti, in casa, dormivano, la piccola si sfogò col suo Signore dicendo:

« O Gesù caro, hai visto quanto ho sofferto?... Accetto tutto per amor tuo. Ma ora capisco che è doloroso anche far del bene. Ma tu, amor mio, non ti sei mica offeso?... ». Gesù le passa benevolmente la mano sulle spalle e le dice: « Non te-mere, figlia, perché, anche se mi sono fatto male, tu mi hai medicato con l'atto del tuo amore... ». La bacia quindi sulla fronte, e scompare, lasciando un gran profumo di incenso (« Diario», p. 1232-1234).

 

12. « SALIRAI IL CALVARIO INSIEME A GESù ».

La mattina dell'11 ottobre 1950, mentre Teresina è in preghiera, le si presenta di nuovo l'Angelo Gabriele, il quale le dice che Gesù sta soffrendo moltissimo nel vedere che tanti gli scagliano addosso orrende bestemmie. La piccola fa pre-sente all'Angelo che anche suo padre bestemmia tanto, e gli chiede come comportarsi. L'Angelo le risponde: « Solo pre-gare ed offrire tutto con tanto amore ». E aggiunge: « Salirai il Calvario insieme a Gesù. Tu hai già incominciato a cam-minare per la via molto spinosa. Ma la Mamma celeste è ac-canto a te. Non devi temere. Solo devi soffrire senza dir nulla, come già stai facendo. Ti saluto e ci rivedremo presto » (« Dia-rio», p. 842).

 

13. A TU PER TU COL BABBO.

La sera del 31 ottobre (1950), mamma e figlia, fecero ritorno, stanche morte, dalla solita vendita della verdura. Ma ebbero la triste sorpresa di non trovarvi il figlio maggiore: ave-va litigato col babbo e, stanco per tante soperchierie, si era allontanato da casa.

Entrate in casa, trovarono il babbo « infuriato ». In pre-da alla furia, si scaglia contro la moglie e la percuote. La mo-glie, stanca e stufa per tanti maltrattamenti, si allontana an-ch'essa da casa e si mette in cerca del figlio maggiore. Tere-sina prende il fratellino Pietro e se ne va al riposo: « Avevo - scrive - i nervi che mi stringevano la gola ».

La mattina seguente, il babbo la chiama vicino al suo letto e tenta, a modo suo, una difesa. Ma la piccola, preso il corag-gio con tutte e due le mani, in modo chiaro e tondo, sia pure rispettoso, gli dice: « Papà, sentite... Io sono una ragazza di otto anni (in realtà aveva solo sette anni e cinque mesi), e non saprei rispondervi. Ma io so che avete torto. Per stare (com-portarvi) sempre così (vi dev'essere qualcuno) che vi mette contro di noi, e noi (siamo) stanchi. Potreste anche cambiar tono ». E lo prega a lasciare le donne in casa e ad andare lui a lavorare. A queste parole così franche, il babbo monta su tutte le furie e vuole picchiarla. Ma la figliola, preso il fratel-lino fra le braccia, gli dice: « Badate papà, che io vado a denun-ciarvi. Non mi interessa che siete mio padre. In questi casi, è meglio vivere senza padre che avere un padre. Sono certa che la Madonna non potrà essere contenta di voi ».

L'accenno alla Madonna addolcisce il cuore alla belva e l'ammansisce. Esce di casa, e si mette in cerca sia della moglie che del figlio maggiore. Inoltre, da quel giorno in poi, anzi-ché mandar le due povere donne a vendere la verdura e la car-bonella, vi andò lui. In casa si cominciò a respirare. La salu-tare lezione della figlia al padre non era rimasta senza effetti

 

14. « TU, UN GIORNO, SARAI COME ME ».

Il primo novembre 1950, Teresina si recò in Chiesa per ascoltare la S. Messa.

Un Sacerdote, prima che la Messa avesse inizio, parte dal-l'altare, si dirige verso di lei, e le dice: « Figlia, ti raccomando!

Prega per la salvezza delle anime che si trovano nel Purgatorio:

non c'è chi prega per loro ». La bambina allora gli chiede: « Chi sei?... ». E lui, « con un dolce sorriso », le risponde: « Io sono Padre Pio, cioè, Francesco. Gesù mi ha detto di dirti di non dire mai a nessuno quanto ti viene riferito. Tu un giorno sa-rai come me. Guarda... », e la fa vedere le ferite che aveva nelle mani. Poi le dice: « Coraggio, e abbi fiducia... ». Ciò detto la benedice e scompare.

Poco dopo il Parroco iniziava la celebrazione della Messa. In seguito a ciò, Teresa scriveva: « In questo mese, ho tanto pregato per le anime del Purgatorio. Offrii tutta la mia soffe-renza, senza risparmiarmi in nulla » (« Diario », p. 1238).

 

CAPITOLO III

L'OMBRA DELLA CROCE (1951 - 1953)

1. NELL'ISTITUTO DELLE SUORE DI CARITà.

Nella città di Teresa vi era un Istituto delle « Suore di Carità » di Santa Giovanna Antida Touret, presso le quali era entrata la sorella maggiore, Fortunata.

Il primo gennaio 1951, la Superiora dell'Istituto mandò a chiamare di urgenza la mamma di Teresa. Costei pensando che la Superiora l'avesse chiamata per chiederle la retta della figliola Fortunata che si trovava in quell'Istituto, stretta dalla morsa della disastrosa situazione economica familiare, evitò di accogliere l'invito. Ma non tardò a giungerne un secondo. Non avendo accolto neppure questo, gliene giunse un terzo. Im-pressionata da questa insistenza, la mamma, sottosopra, si pre-sentò alla Superiora. Tutti, in famiglia, attendevano con tre-pidazione il ritorno della mamma.

Appena giunta, tutta trepidante, alla presenza della Su-periora, la mamma si sentì dire, con accenti di grande e deli-cata bontà: « Sono stata messa a conoscenza della vostra si-tuazione familiare... e ho deciso di ospitare nell'Istituto i quat-tro figli più piccoli ».

E' troppo facile immaginare la lieta sorpresa della povera donna dinanzi a questa provvidenziale proposta. Anche il babbo di Teresa, lietissimo, diede un gran respiro di sollievo.

Ma più di qualsiasi altro balzò per la gioia il cuore di Teresa, allora di 7 anni e mezzo: « Ero - scrisse - veramente felice ».

Il 12 gennaio, i quattro piccini fecero il loro ingresso in quel provvidenziale Istituto. Vi rimanevano dalla mattina alla sera. Ritornati a casa, il babbo ogni sera chiedeva sempre che cosa avevano fatto e che cosa avevano detto le Suore in quel giorno.

Durante i primi giorni di dimora nell'Istituto, Teresa provò un certo disagio a stare « con le altre bambine »; men-tre il fratellino Pietro giocava volentieri con i suoi compa-gnetti. Per superare il disagio, Teresina correva nella Cappella delle Suore e là, dinanzi a Gesù Sacramentato, cuore del suo cuore, il tempo le volava, o meglio, perdeva addirittura la nozione del tempo. Ad un certo punto poi vide « la Mamma del Cielo » tutta brillante di luce. Sentendosi un po' in colpa, rivolta alla Madonna, le dice: « Mamma dolce cara, cosa devo fare per ringraziarti di tutti i favori e grazie che tu, maternamente, hai sparso lungo tutto il mio e nostro cammino?... Rin-grazia tu, per me, il caro Gesù di quanto ha donato a me e pel bene che mi dimostra... Ah! dolce Mamma, bacia Gesù per me... ». « La Mamma - annotava Teresa - mi benedice e, pian piano, si allontana ». Ritornata in mezzo ai bambini, trova il fratellino tutto piangente che la cercava... E conclude: « Ci siamo messi a giocare tutti insieme ».

Nell'Istituto, la piccola Teresa « piangeva tutti i giorni ». Il motivo?... Ce l'ha manifestato ella stessa: « Perché non potevo amare la Mamma celeste e Gesù come volevo io ». In altri termini: avrebbe voluto amarli di più, molto di più. E questa mancanza di maggiore amore l'affliggeva.

Il babbo intanto continuava a star male... Le molte me-dicine, anziché giovargli, l'avevano intossicato. La bimba ne era afflittissima e pregava per lui. La mattina andava molto volentieri dalle Suore, perché così poteva finalmente darsi alla preghiera. (« Diario», pp. 1290-1294).

 

2. RIFORNIMENTI CELESTI E MALTRATTAMENTI TERRENI.

La mattina del 28 febbraio 1951, gli abitanti di Bosco di Caiazzo si svegliarono trovando il paese tutto coperto di neve. La candida coltre era alta più di un metro. Nessuno poteva uscire di casa per fare acquisti. La neve condannava la famiglia Musco al digiuno. Teresa, ritiratasi nella sua stanzetta, si im-merge nella preghiera. Dopo lunghe preghiere, le si presenta l'Angelo Gabriele e le dice: « Teresa, ecco, Gesù manda ciò (di cui avete bisogno) perché vuole che tu stia tranquilla, che a tutto pensa il Signore ». E ciò dicendo, tira fuori dalla sua lunga veste ogni qualità di frutta e una bottiglia di olio. Con-temporaneamente, una borsa piena di ogni ben di Dio (patate, farina, pasta, quasi due chili di carne) viene trovata alla porta della casa, senza riuscire a conoscere chi ve l'aveva posta. L'Angelo poi aggiunge: « Gesù è stanco di tanti peccati e vuole anime che si sacrifichino per i peccatori e per le anime del Pur-gatorio. Tu hai tanto da soffrire; ma non temere, perché la Mamma celeste ti è accanto e mai ti lascia sola: è lì (con te) sempre a guidarti e a seguirti. Ti sarà di coraggio nei momenti più tristi ».

Il babbo, dinanzi a tutta quella provvidenza, chiede sba-lordito: « Chi è che vi ha dato tutta quella roba?... ». Teresina, pronta, prende la palla al balzo e risponde: « Papà, una Signo-ra me l'ha portata ». A questa risposta, il babbo, infuriato, si precipita sulla piccola e la percuote selvaggiamente dicendo:

« Quante volte ti ho detto che non devi prendere roba da nes-suno? ». Dopo essersi stancato di picchiarla, si ritira. Ma due o tre ore dopo, la belva, ammansita, si porta in cucina e comin-cia a mangiare la frutta. Nel frattempo, Teresina, nella sua stan-zetta, attendeva alla preghiera (« Diario », pp. 849-851).

 

3. ALCUNI GIORNI A FOGGIA.

Dopo il fatto ora raccontato (la inattesa provvista da parte del Cielo), e dopo le selvagge percosse ricevute dal babbo, Teresina cadde in un grave stato di agitazione e di pena. Càpita in casa, per qualche giorno, la sorella maggiore, diventata Suora della Carità. Teresina si apre con la sorella, e le manifesta la sua agitazione. La sorella l'invita a cambiare ambiente e a recarsi

con lei a Foggia, nell'Istituto di S. Giuseppe, per trascorrervi in pace alcuni giorni. Teresina acconsente e, col permesso dei suoi, la mattina del 31 marzo 1951, quasi ottenne, parte, con la sorella, alla volta di Napoli e poi alla volta di Foggia. Durante il viaggio si sentì molto male. Nel pomeriggio (verso le 2,25) giungeva a Foggia.

Ma anche a Foggia, nel silenzio e nella quiete, nonostante la lontananza, sentiva echeggiare tremendamente nel suo cuore « gli urli e i gridi » di suo padre. « Li sentivo - scrive - an-che da tanto lontano, nelle mie orecchie... quelle orribili be-stemmie ».

La Superiora dell'Istituto l'incarica subito di prestare il suo aiuto nella lavanderia, per lavare i grembiulini dei bam-bini. Teresa accetta con entusiasmo e con gioia l'incarico. « Qui - scriveva - ho trovato la mia gioia ».

La mattina del 13 aprile, appena scesa in lavanderia, le sì presenta la « bella Signora » tutta vestita di sole e le dice:

« Non voglio questo per te... voglio le tue sofferenze e i tuoi sacrifici ». Le dice che quello era un posto che poteva essere occupato da qualunque ragazza. E le ingiunge: « Voglio che tu torni subito a casa ». Queste parole produssero nel suo animo una grande tristezza, e le fecero sfumare l'entusiasmo provato nei primi giorni della sua dimora nell'Istituto. Le mani, per il lungo e frequente lavare, le si erano gonfiate. Fece quindi ri-torno in famiglia.

 

4. IL « GIORNO PIù BELLO » DELLA SUA VITA.

Il primo maggio 1951, all'età di Otto anni, l'ardente sete di Gesù eucaristico venne finalmente appagata. « Oggi - scri-ve Teresa - è stato il giorno più bello della mia vita. Mi sono accostata al banchetto eucaristico, col mio sposo celeste. Come è stato commovente vedere Gesù sull'altare, il Sacerdote che celebrava ha spezzato l'Ostia e ho visto che sgorgava il san-gue ». Riferisce poi che « la bella Signora » le « stava vicino ». Alla domanda: « Chi sei? », Ella rispondeva: « Io sono la Vergine Immacolata e Madre tua. Conserva tutto ciò che Io ti faccio scrivere. Poi sarà [verrà] il tempo che dovrai conse-gnarli gli scritti. Non perdere questo Diario che dovrai farlo leggere a Don Borra (Salesiano, suo Direttore spirituale) e a Padre Franco Amico (il Sacerdote che l'ha fedelmente assistita fino alla morte). L'assicura che, a suo tempo, le avrebbe detto che cosa sarebbero state, per lei, queste due persone. Dopo averla benedetta, la bella Signora l'ha « baciata in fronte » ed è « scomparsa in una nuvola bianca » (« Diario », pp. 164-166)

 

5. UNA PREGHIERA... FUORI SERIE.

Il 31 maggio 1951, si presenta a Teresa l'Angelo Gabriele e le detta, « parola per parola », una preghiera « mai sentita da altri ». « Sono qui - le dice il Messaggero celeste - per fartela scrivere ». La bambina prende la penna e carta e scrive « come - dice - se fossi già a scuola da molti anni »:

« O Dio! Permettetemi che io sia sempre nelle vostre mani, in mezzo ai Cuori di Gesù e di Maria siano riposti il cuore, il corpo e l'anima mia. Gesù, l'anima mia te l'offro per pisside, il cuore per custodia, i miei sospiri per incenso, i miei pensieri per adoratori, gli affetti miei per lampade accese, l'ani-ma mia che vola sempre attorno al tuo sacro Cuore. Gesù mio, vi amo, raddoppiate il mio amore. Vi credo, accrescete la mia fede, ogni giorno. Da Voi tutto spero, o Dio. Confermate la mia speranza! Fatelo per il doloroso viaggio che faceste al Cal-vario per me, per tutti i passi dati per me. Fatelo per tutti i palpiti del vostro tenerissimo Cuore, per i travagli della vostra Passione e per le lacrime della vostra SS. Madre Maria. O Gesù, senza di te i giorni non passano mai e le ore sono tenebre. Venite, Gesù, e restate nel mio cuore. Non lasciatemi. Senza di voi non so resistere e non posso vivere, perché solo la spe-ranza di rivedervi mi dà un Paradiso» («Diario », pp. 940-941).

E' una preghiera, questa, che trascende, in modo assoluto, tutta la capacità fisica, e intellettuale e morale di una bambina ottenne ed analfabeta. Solo con le più robuste ali dei più grandi mistici si possono raggiungere simili altezze...

 

6. « LA MAMMA CELESTE... HA GRANDI DISEGNI SU DI TE ».

La mattina del 2 giugno 1951, secondo il solito, Teresa si reca con la mamma a vendere la verdura. Camminavano e reci-tavano il Rosario, perché - scrive Teresa - « solo così si percorreva la strada senza avvertire un minimo di stanchezza ». Oltrepassata Villa Santa Croce, le due donne avevano raggiunto Castel di Sasso. In questo paesino viveva - narra Teresa -« un'anima privilegiata ». Costei era solita acquistare dalle due donne frutta e verdura. Quella mattina, appena incontrata Te-resa, la chiama in disparte, le regala una coroncina e un anel!o dicendole: « Teresa, la Mamma Celeste ti manda questo anello e dice che su di te ha grandi disegni. Soffri e offri la tua soffe-renza e i tuoi sacrifici ».

Teresa ci fa sapere che, durante quel viaggio, siccome camminava « a piedi nudi », dalle ferite dei piedi « emanava sangue ». Allorché poi si fermava per prendere un po' di respiro, il dolore si faceva « sempre più vivo ». La mamma, per di-strarla e sollevarla, durante il cammino, le raccontava alcuni « fatterelli ». La bambina offriva « volentieri » tutto ciò che soffriva « per far piacere a Gesù e alla Mamma Celeste ». « O Gesù - esclamava - desidero consolarti il Cuore per quelli che non ti consolano, che non ti amano, e non sperano in te, mio dolce bene» («Diario», pp. 941-942).

 

7. «GESù TI ASPETTA SUL CALVARIO...».

La mattina del 3 giugno 1951, Teresina si reca, secondo il solito, a fare fasci d'erbe « per gli asinelli ». Ad un tratto vede dinanzi a sé « un fanciullo bellissimo » il quale si mette ad aiutarla nel suo lavoro, e l'aiuta in modo tale da fare, « in un attimo, un fascio d'erbe ». Si siede poi sul ciglio della strada e incomincia a pregare. Il bambino le si avvicina e le dice: « Teresa, sai? Gesù ti aspetta sul Calvario. Vuole che tu percorra la sua strada. Nel tuo cuore ha posto la croce. Tu soffri-rai tanto, ma Egli stesso ti starà accanto, non ti abbandonerà e la Mamma Celeste ti copre col suo manto ». A questo punto Teresina gli chiede: « Ma tu, chi sei?... ». Ma il bambino, sull'istante, scompare in una nuvola più bianca della neve, gettando su di lei « petali di rose bianche di un profumo intenso e soave » il quale l'accompagna durante tutta la strada fino a che non giunge a casa. Ma in casa viene assalita da una profonda tri-stezza: le gambe le tremano, come immersa in una caldaia d'olio bollente: il fuoco internamente la divora: « un amore incredibile, mai provato », « un desiderio di amare Gesù, di saperlo tutto suo », di amarlo più di qualsiasi altro, la invade e la spinge a gridare: « Gesù, dammi la forza di amarti sempre più» («Diario», pp. 942-943).

 

8. TRA LE FACCENDE DOMESTICHE.

All'età di soli otto anni, e nonostante la sua precaria sa-lute, la piccola Teresa si vide costretta a fare la donna di casa. Il babbo e la mamma si recavano al lavoro, e perciò la piccola - l'unica donna della famiglia doveva far fronte a tutte le faccende domestiche e accudire al fratellino di appena due anni.

Il 5 giugno 1951, assalita da una « febbre alta », si vide costretta a mettersi a letto. Dopo le preghiere del mattino si presenta dinanzi al suo sguardo « un Angelo tanto bello » il quale le dice: « Tu avrai molto da soffrire ». Nonostante tutto, la piccola, sorretta dall'amore divino, non viene mai meno ai suoi doveri di figlia di famiglia: « Tutto faccio con amore - scriveva - e lo depongo nelle mani di Maria Madre di Gesù e Madre nostra » (« Diario », pp. 166-167).

Teresa, inoltre, ci fa sapere che essa, « con l'aiuto della Mamma Celeste », imparava a scrivere, poiché la Madonna le guidava la mano; l'aiutava a preparare il pranzo per i genitori » che ritornavano dal lavoro; le insegnava « a ricamare e ad ag-giustare i pantaloni » e « a pregare ». Ci fa sapere che la prima preghiera insegnatale dalla Maestra celeste è stata questa:

« Gesù, io mi stringo alla tua Croce e voglio essere crocifissa con Te. Fammi crescere sempre buona e sotto la tua guida. Gesù, quando sarò crocifissa, io porterò a te tante anime. Solo chiedo a Te coraggio e forza ». Teresa ci assicura che sentivà « la sua voce » e udiva « il suono delle sue parole » (« Diario », pp. 166-169).

 

9. REGALI... PER IL COMPLEANNO.

Il 7 giugno (1951) Teresina compiva otto anni. In quel fausto giorno non le mancò un bel « regalo » da parte del bab-bo: « una bella scarica di botte ». Il motivo?... Aveva rotto, per disgrazia, una bottiglia di latte, indispensabile per il suo

fratellino. Dopo quella sfuriata di busse, la piccola, anziché ribellarsi, non fece altro che dire: « E' giusto che le ho prese, perché sono sgarbata e cattiva. Gesù, perdonami, dammi la forza e la volontà di essere sempre migliore e di non far più dispiacere ai miei cari. Tutto per il tuo amore! ». Poscia, si presenta a suo padre e gli chiede umilmente perdono. Ma il padre le molla ancora un ceffone e le dice: « Un'altra volta stà più attenta... ». La piccola si ritira, piangendo, nella sua stanzetta. Quand'ecco ode una dolce voce che la chiama e le dice: « Voglio mostrarti ancora quanto ha sofferto mio Figlio. Vieni, non piangere! Tutto passa ». Ciò detto, la Mamma celeste le porge « la carta e la penna », e prosegue il racconto della Passione («Diario», pp. 443-444).

 

10. UN GRAVE MONITO AI SACERDOTI.

Il 13 settembre 1951, dopo essere stata trattata dal babbo non già come figlia, ma « come cane », Teresina vede Gesù il quale si presenta a lei per consolarla. Ed ha una visione. « Non potendo rivelare - così scrive - ciò che vedo, racco-mando solo ai Sacerdoti di stare attenti al momento della con-sacrazione della Messa, perché Gesù è lì in persona e si impresta (prende in prestito) le mani, la bocca, la lingua del Sacerdote. E' lì accanto a loro, e osserva la sua mensa, il suo mistero. Que-sto è quanto posso dire » (« Diario », p. 877). Poche parole - come si vede, - ma quanto tremende!... Che dire allora di quei Sacerdoti i quali, durante il momento solenne della Mes-sa, recitano le parole tremende della consacrazione con quella stessa indifferenza e disinvoltura con la quale racconterebbero una qualsiasi favoletta?...

 

11. « SEI CONTENTA DI AIUTARE A PORTARE LA CROCE AL PADRE TUO?...».

Il 30 settembre 1951 si presenta a Teresa la Madonna e le chiede: « Teresa, figlia mia, sei contenta di aiutare a por-tare la Croce al Padre tuo?... ». La bambina le risponde con un bel « SI! ». Dietro questa risposta così pronta e piena, la Madonna soggiunge: « Le tue sofferenze devi sempre offrirle fino a che (non) sarai distrutta. Ho posto sopra le tue spalle una grande croce, molto pesante. Io ti benedico affinché (tu) non ti impazientisca mai. E quando la consegnerai ai Padre tuo, la porterai carica di perle e brillanti e mio Figlio grandi ri-compense ti darà. Alle tue invocazioni nulla ti negherà. Grandi flagelli sono diretti sull'Italia, e solo i parafulmini sono quelli che centrano in pieno il Cuore di mio Figlio e quello del Padre, poiché voi reggete (trattenete?...) la loro ira e sorreggete il mondo con i vostri sacrifici ». Ciò detto la Vergine passa ad ammonire i Sacerdoti ricordando le lorò gravi responsabilità dinanzi a questi provvidenziali « parafulmini » dell'ora divi-na. « Voi Sacerdoti - dice la Mamma - non esponete alle tentazioni di disperazione le anime scelte da Me, poiché per voi sarà il fuoco eterno. Molte anime si perdono per causa vostra. Pensate al vostro dovere, ché un giorno piangerete. Pensate a incoraggiarle, non a scoraggiarle... » (« Diario », pp. 360-362).

 

12. UNA PROFEZIA.

Il primo venerdì di ottobre del 1951, alle ore 12,30, « in un raggio di luce abbagliante », si presenta a Teresina la Mam-ma celeste, le fa « un segno di croce sul capo », e le dice: « Fi-glia mia, scrivi quanto ti dico: nel 1968 - tu lascerai la tua fa-miglia per volontà del Padre, e andrai ad abitare da sola. Là troverai il Padre spirituale che ti confesserà, e potrai confidar-gli tutto. Poi troverai il fratello spirituale, e il segno sta in questo: ti parlerà di tanti messaggi, e tu gli darai questo: egli ti farà da fratello e ti vorrà guidare come il mio cuore desidera. Ascoltalo e ubbidisci a ciò che ti dirà: si chiama Francesco, e il Padre spirituale si chiama Giuseppe Borra. Ascolta ciò che ti diranno. Ecco, queste sono le persone che si prenderanno cura di te; e non sentire altri, perché sbaglieresti. Ascoltali e non temere dell'abbandono; (pur) trovandoti sola e sperduta, nulla ti mancherà. Sono io stessa che ti provvederò di tutto: solo il tuo cuore e il tuo amore tu hai da offrire, e bere alla fonte divina distaccata da ogni cosa terrena. Figlia mia, sono pronti i flagelli che il Padre ha diretto sull'Italia, e solo le anime che si offrono vittime possono centrare in pieno il cuore di mio Figlio e fermare l'ira del Padre. Sorreggete il mondo coi vostri sacrifici, e fra queste anime Io ho scelto anche te, Teresa. De-sidero che tu ti offra e soffra tutto per la mia (= secondo la) volontà. Io ti benedico, tua Mamma Maria Immacolata di Na-zareth. La Madonna allarga le braccia e lasciando una luce ab-bagliante, scompare » (« Diario », pp. 1064-1065).

 

13. SOTTO IL PESO DELLA CROCE.

In seguito alla generosa accettazione, la croce incominciò subito a far sentire il suo grave peso sulle spalle di Teresina. Dopo il messaggio della « Mamma celeste », infatti, il 30 ot-tobre 1951, la generosa bambina incomincia immediatamente a soffrire « dolori colici ». Inoltre, un ginocchio incomincia a gonfiarsi e ad infliggerle « dolori lancinanti ». Ciò nonostante, la bambina tace e offre tutto al Signore.

Nonostante le medicine prescrittele dal medico, le coliche continuarono a straziarla e il ginocchio continuò a gonfiarsi. In seguito a ciò, il medico si vide costretto ad operarla. Le prescrisse anche dei « calmanti », ma Teresa fu ben lontana dal preoccuparsene.

Un giorno, mentre rassetta la casa, le si presenta la Ma-donna e le dice: « So che ora (tutto) ti sembra un sogno. (Ma) quando verrà quel giorno, vedrai che è tutta verità (quanto ti ho detto). Non piangere, figlia, perché Io ti sono vicina. Voglio che (durante) tutto questo tempo tu soffra (senza) dire nulla a nessuno. Devi soffrire in silenzio, senza parlare » (« Diario », pp. 363-364).

 

14. IL TERZO « SEGRETO DI FATIMA ».

Il 3 gennaio 1952, la Madonna si degna apparire a Te-resa e dirle: « Voglio dirti che il mondo è così cattivo. Sono apparsa nel Portogallo dando messaggi, e nessuno mi ha ascol-tato; e a Lourdes, alla Salette, ma pochi cuori duri si sono ravveduti. Anche a te voglio dire tante cose che affliggono il mio Cuore. (Voglio) parlarti del terzo segreto di Fatima: mi raccomando: non devi giocare con ragazzi, come tutti gli altri; ti voglio in casa, e Io voglio parlare anche a te del terzo se-greto che diedi a Lucia, a Fatima, e ti dico che da tempo è stato letto, ma nessuno si è pronunciato ». La Madonna predice il pel-legrinaggio del S. Padre Paolo VI a Fatima, ove inviterà tutto il mondo alla preghiera e alla penitenza. E aggiunge che il Papa non oserà parlare del « segreto », perché è « spaventoso ». « Il mondo - dice la Vergine - cammina verso una grande ro-vina... Il popolo si sbizzarrisce sempre di più... ». E minaccia orrendi castighi: « Fuoco e fumo - dice - sconvolgerà il mondo [scoppio di bombe atomiche?...]. Le acque degli oceani diventeranno fuoco e vapore. La schiuma (si) innalzerà, scon-volgerà l'Europa, e affonderà tutto in una lava di fuoco, e milioni di uomini e bambini periranno nel fuoco, e i pochi eletti rimasti invidieranno i morti. Perché da qualunque parte si volge(rà) lo sguardo, non si vedrà altro che sangue e morti e rovine in tutto il mondo » (« Diario », pp. 364-368).

Un mese dopo (il 29 febbraio 1952), annotava: « Le co-liche non mi lasciano mai. Sono continue. Io non trovo pace. Molte volte rimango senza respiro. Non ho forza neppure di fare un lamento. Ma io lascio tutto a Gesù, per il suo amore. Non trovo altro che Lui nel mio cuore. E così offro tutte le mie sofferenze per i peccatori, per i Sacerdoti e per le anime del Purgatorio... » («Diario», p. 370).

Nel marzo dello stesso anno (1952) - scriveva - « sono di nuovo con la gamba gonfia e con febbre alta, costretta di nuovo a stare a letto. Passano i giorni tra le lacrime, gridi e lamenti. Tutto il vicinato cerca di denunciarmi perché non vogliono sentire lamenti. La Mamma mia celeste viene accanto a me per aiutarmi a recitare il santò Rosario, però (devo) notare che Lei rispondeva solo al Padre nostro, e poi taceva » (« Dia-rio, pp. 370-371).

E così andrà avanti, con coliche, febbri alte, dolori lan-cinanti alle gambe, per cui si dovrà assoggettare a vari ricoveri in ospedale a 117 dolorosi interventi chirurgici, di modo che poté offrire, in riparazione, tutto un corpo « crivellato ».

 

15. NELLE SCUOLE PUBBLICHE.

Il 20 febbraio 1952, una signora - la bidella della scuola - si presenta a casa Musco, chiede di parlare col capo-famiglia e gli comunica che veniva a nome del Direttore delle scuole e del Sindaco per notificargli che egli aveva due bambini i quali, per legge, erano tenuti a frequentare la scuola. E l'avverte che, se avesse continuato a tenerli lontani dalla scuola sarebbero venuti in casa i Carabinieri per condurveli. Il cuore di Teresa, nell'udire questa minaccia, si riempie di gioia. Il babbo, così ostile a mandare a scuola la figlia, si vide costretto a capitolare. Il mattino seguente, per Teresa, spuntò « il primo giorno di scuola ». Contava ormai nove anni! « Sentivo - scri-veva - come se tutti i mali fossero scomparsi: ero felice, di una felicità mai provata ». Mentre la maestra faceva le sue spiegazioni, l'alunna dentro di sé diceva: « O Cuore divino di Gesù, per opera dello Spirito Santo, la mia vita sia come la Tua: un olocausto perenne a Te gradito, consumato nel Cuore Immacolato di Maria, nel distacco da tutte le creature, nel si-lenzio e nel nascondimento, nel disprezzo, nell'annientamento di me, per la risurrezione e la vita dei fratelli e sorelle, a, lode e gloria del Padre ». Ogni tanto però dalla maestra le veniva qualche sgridata perché si accorgeva che la sua mente volava ad altre cose: « Il pensiero di Musc6 - diceva - è alla ricerca di farfalle, tra le nuvole ». E tutti ridevano alla spalle della povera alunna.

Teresa stessa ci fa sapere che ella si recava a scuola « ri-dendo e scherzando come tutte le altre ragazze ». La maestra godeva pei suoi rapidi progressi e la elogiava. Ma gli elogi - ci dice - le « davano fastidio » (« Diario», pp. 1093-1095). Si alzava presto, appena i suoi genitori erano usciti pel lavoro (verso le quattro). Rassettava la casa, andava a Messa e poi a scuola. Nel pomeriggio era libera per fare i suoi compiti sco-lastici, per recitare le sue preghiere e per preparare la cena («Diario», pp. 1095-1096).

Il babbo, sempre fisso nelle sue idee, mise in opera tutto per impedirle di frequentare la scuola. « Ma io - annotava Teresa - desideravo imparare a leggere per capire tante cose del Vangelo ». Ed esclamava: « Gesù, aiutami tù, se vuoi che io impari a leggere ». E poi gli chiedeva: « Come farò a tagliare le erbe per i muli? ». Sente allora una voce che le dice: « Và a scuola e non temere! ». Teresa va a scuola ed esclama: « Come sono felice di trovarmi in mezzo alle altre, sentire tante belle cose che la maestra ci spiega! » (« Diario »pp. 1126-1127).

 

16. L'OBBEDIENZA PREMIATA.

Verso la fine di marzo del 1952, il babbo, rientrato in casa dal lavoro, chiama Teresa e le dice: « Teresa, da domani in poi tu devi andare a raccogliere anche un po' d'erba... Non devi fare la signora in casa. Devi lavorare ». « Sì! - gli ri-sponde Teresa - Ma col fratellino piccolo, ancora lattante; come devo fare?... ». « Te lo porterai », le risponde.

La bambina, al pensiero che sarebbe così rimasta priva della Messa, trascorse tutta la notte piangendo; addormentatasi, fece un sogno: vide, nei pressi del Cimitero, due Angioletti i quali stavano tagliando l'erba ed erano in attesa di chi, al mat-tino, si sarebbe recato a prenderla. Destatasi verso le quattro, Teresina sente che i suoi genitori stanno per uscire. Si alza in fretta, col pretesto di chiudere la porta, e si mette subito a rassettare la casa. Alle 5,30 afferra il sacco e si avvia verso il Cimitero lasciando il fratellino addormentato, con la bottiglia del latte accanto alla bocca. Giunta sul posto da lei sognato durante la notte, trova l'erba già tagliata. Riempie il sacco e ritorna a casa, ringraziando il Signore per averla messa in grado di poter partecipare al santo sacrificio della Messa, dopo aver portato il fratellino all'asilo » (« Diario », pp. 1096-1097).

 

17. I DOLORI DELLA CROCIFISSIONE.

Il primo di agosto del 1952, Teresa fu presa da un « son-no profondo ». Le parve di trovarsi in una strada lunga e spi-nosa: le spine le, strappavano le vesti e i capelli. Ad un certo punto vede dinanzi a sé un Crocifisso il quale le dice: « Pic-cola figlia mia, vuoi aiutarmi a salvare le anime?.. ». « O sposo mio - gli risponde Teresa - cosa devo fare, come devo fare?

Dimmi che cosa vuoi da me ». Allora Gesù le chiede: .« Vuoi farmi scendere un po' da questa croce? ». « SI! », gli risponde. Allora due sbirri l'afferrano e l'inchiodano su quella croce. Destatasi da quel « sonno » vede, terrorizzata, lividure doloro-sissime nelle mani, nei piedi e nel costato. Si rese conto che era solo un sogno; però il dolore le rimase vivo (« Diario », pp. 1223-1224). Erano i dolori della crocifissione!

 

18. PER UN ATTO DI CARITà!...

Ai primi di settembre del 1952, Teresa venne a cono-scenza di una famiglia con sette figli in miseria, senza aver nulla per calmare gli stimoli della fame. Impietositasi, prende mezzo chilo di fagioli e corre a soccorrere quei poveretti. Una vicina di casa se ne accorge e riferisce tutto al babbo. Costui chiama la bambina e le chiede: « E' vero che hai regalato i fagioli?... ». «E' vero - risponde la piccola - Ma ne abbiamo tanti... ». Il babbo, pieno di furore, si leva la cinghia, e giù, botte a più non posso! Dopo averla così selvaggiamente percos-sa, in pena, la manda a letto senza cibo. La bambina si stringe, piangendo, al suo Crocifisso e gli offre le sue sofferenze. A mezzanotte sente bussare al vetro della finestra. Guarda e vede un Angelo che le dice: « Vedi? Ti ho portato da man-giare. Non piangere più! Mi ha mandato a te la Mamma celeste a consolarti ». E le presenta una torta di miele e un pezzo di agnello arrostito. « Non avevo mai assaggiato - annota Te-resa - (nulla) di simile » (« Diario », p. 1142).

La Madre del cielo volle premiare così la generosità della sua figliola prediletta.

 

19. « IL GIORNO DELLE ROSE ».

Nel pomeriggio del 15 settembre 1952, mentre la piccola Teresa si trovava sul terrazzo della sua casa, vide una nuvola bianca che scendeva pian pianino dal cielo. Arrivata ad una certa altezza, la nuvola si apre ed esce da essa una donna tutta splendore: i suoi occhi erano come due stelle. Aveva al fian-co, come cintura, una striscia di sole. Allarga le braccia, e fit-tissime strisce di luce, a forma di lance, partono da esse. Le sue labbra erano come due fiammelle di fuoco: i suoi capelli erano d'oro; aveva nelle dita anelli di perle preziose. Rivolta alla piccola veggente le dice: « Mia piccola figlia, sono qui per dirti che il mio Diletto ha posto in te la croce, e ora ti avvii sempre più verso il Calvario. Lo vuoi tu? ». « Sì, Mamma - le risponde tosto Teresa - lo voglio! ». Allora la Madonna, con la mano destra, fa su di lei un segno di croce, mentre gli An-geli facevano cadere « una fittissima pioggia di petali di rose bianche: alcuni di essi, prima di toccare la terra, svanivano; altri invece rimanevano sul terrazzo. Il babbo, visti quei petali, crede che li abbia buttati Teresa, per cui la picchia con furore gridando: « Pensi sempre al gioco, mentre vi sono tanti servizi da fare... ». La piccola, dopo quelle busse, scende dal terrazzo e incomincia a sfaccendare. Ma suo padre la chia-ma di nuovo sul terrazzo e, irritato, le chiede: « Cosa signifi-cano tutte quelle rose?... ». La bambina, imbarazzata, tace. Allora, con modi bruschi, soggiunge: « Và giù e prendimi una scopa! ». La bimba corre a prendere la scopa e, ritornata presso il padre per consegnargliela, lo trova in preda alla meraviglia:

i petali di rose erano tutti scomparsi... Erano stati raccolti da un Angelo il quale, con essi, era volato verso il cielo. Quel 15 settembre 1952, venne appellato da Teresa: « Il giorno delle rose » (« Diario », pp. 1142-1144).

 

20. UN TURBAMENTO SCONCERTANTE.

Verso la metà di settembre (del 1952), Teresa fu in preda ad un turbamento che divenne per lei sconcertante. Causa di un tale turbamento era la disastrosa situazione economica della sua famiglia. Si rivolse perciò con filiale fiducia alla sua « Mam-ma celeste » e le disse: « O Mamma celeste, aiutami Tu, io ho un tale turbamento che mi fa impazzire: il turbamento che è entrato in me il 15 settembre (festa dell'Addolorata). Prego, mi sforzo, ma non mi posso aiutare. Te ne prego, aiuta i miei genitori, allontana un po' dai miei genitori questi debiti che ci hanno buttati giù! Fà soffrire solo me, perché io offro anche per loro, come a te piace ». All'improvviso Teresa vede di-nanzi a sé, « come un quadro », la Madonna la quale le prende la mano e gliela porta verso il suo Cuore: « Sotto la mia mano - dice Teresa - sentivo i battiti del suo cuore molto accen-tuati, e mi ripeteva: « Figlia mia, la mia tristezza e il mio do-lore è quello di vedere tanti figli correre verso la perdizione perché non c'è chi si sacrifichi per loro. Sono qui, figlia mia, per chiederti di pregare per tutti loro ». E (così dicendo), una goccia di lacrime della Mamma mi cadde tra le mani. Non ve-devo la testa, ma sentivo che la voce era bellissima. Poi, come in un buio, cominciai a vedere nell'ombra il suo volto luminoso, e mi scomparve dicendo: « ti benedico, e prega... ». « Quei battiti del cuore - scrive Teresa - li sentivo: non era falso (un'illusione), perché era caldo; non era come le statue gelide che sono nella Chiesa ». E conclude esclamando: « O Spirito Santo, illuminami la mente, vieni e scendi su di me, rischiara-mi con la tua luce! Governami con la tua sapienza e santificami col tuo amore! Animami con la tua grazia! Sostienimi con la tua fortezza! Penetra con la tua unzione! Adottami per figlia con la tua carità! Purificami con la tua presenza! Salvami con la tua infinita misericordia, e sollevami dalla terra al cielo, af-finché ti lodi e ti benedica per tutta l'eternità... ».

Dopo questa ardente preghiera, si presenta dinanzi al suo sguardo « un uomo alto, bellissimo, coi capelli d'oro puro, con gli occhi verde cupo, con le guance rosee, con la barba a forma di cuore sul mento, con la veste candida e sul petto un cuore fiammeggiante d'amore e circondato da una corona di lunghissime spine. Aveva le « mani aperte » verso di lei e, « sul palmo delle mani » profondissime ferite che sbucavano dal-l'altra parte. Era avvolto « da un manto rosso porpora, e dal-l'apertura del manto uscivano le mani rosa con le dita affuso-late... gonfie dalle dure ferite, le sue labbra erano come due strisce sottilissime di fuoco che comparivano in mezzo alla bionda barba. Era di aspetto mesto, ma di una mestizia dolce che invitava all'amore. Guardandolo bene, vedo che nelle fiamme che scaturivano dal cuore, nel mezzo, vi era pian-tata una, croce. Era lì, immobile, senza una parola. Allora Te-resa gli chiede: « Padre, cosa posso fare?... ». Gesù, « con un lieve sorriso », le risponde e le dice: « O figlia, desidero che tu mi aiuti a portare la croce. Sono tanto stanco! ». Poi, « fis-sandola sempre piu coi suoi grandi occhi verdi », alza la mano destra, e con tre dita (pollice, indice e medio), le imparte « una grande benedizione facendo un largo segno di croce. Teresa allora ritorna in sé e si accorge che era passato molto tempo, quasi un'ora e mezzo » (« Diario », pp. 1145-1148).

 

21. « FIGLIA, IO MI SERVO DELLE NULLITà' ».

La mattina del 25 settembre (1952), Teresa sente suo padre che bestemmia in un modo spaventoso. Atterrita, balza immediatamente dal letto e si mette in ginocchio per fare « un quarto d'ora di riparazione » per quelle orrende bestemmie. Il motivo di tutte quelle bestemmie?... Questo: perché la figlia, la sera precedente, per una dimenticanza, non gli aveva prepa-rato il caffè e latte. La povera figlia corre poi presso di lui per chiedergli scusa e per preparargli subito il caffè-latte; ma il babbo le molla un ceffone così violento da farla rimanere stor-dita per l'intera giornata. Dovette inoltre farsi molta violenza per dominare l'istintivo senso di ribellione e per guardarlo in faccia. « In casa - dice Teresa - il da fare è tanto che io, da sola (aveva appena nove anni) non riesco più a farvi fron-te ». Rivolta poi al suo Gesù gli dice: « Gesù, dammi tanta forza! Io non ne posso proprio più. Vedi come sono debole? Ho paura di cadere. Sono così peccatrice: non riesco neppure a non far più bestemmiare mio padre. Sono insignificante, sono un nulla. Gesù, sposo mio, io ti amo! Ma Tu come hai fatto a scegliere me così povera?...». « A questo punto - scrive Teresa - sento in me la voce del mio Sposo che dice: « Figlia, io mi servo delle nullità. Alla tanto povera nullità dò il mio operato ». In seguito a questa risposta, Teresa scrive: « In me si è di nuovo accesa tanta gioia, tanta volontà di vivere » (Dia-rio», pp. 1149-1150).

 

22. PREDILEZIONE PER I « VECCHIETTI ».

Il cuore di Teresa era diventato già così grande da acco-gliere tutti, giusti e peccatori, giovani e vecchi. I vecchietti però, nel cuore di Teresa, fin dai suoi nove anni, ebbero sem-pre un posto particolare. « Sento - scriveva nel settembre del 1952 - un trasporto per i vecchietti. (Sento) di amarli come tanti padri ». A questo pensiero, Teresa sente dentro di sè una voce che le dice: « Figlia mia, sono tua Mamma che ti par-la, e sono tanto felice che a te piacciono i vecchietti, così, quando sarai grande, io ti aiuterò a costruire una casa dove potrai accudire tanti vecchietti. Ma prima affronterai tanta, tanta sofferenza, prima che avvenga tutto ciò. Soffri ed offri! Sono io a servirmi di te, e ti invierò come a me piace, ai tuoi superiori: sarò io ad illuminarli, se loro pregheranno ed accet-teranno tutto ciò che loro capita per amore del mio Figlio di-letto » (« Diario », p. 1150).

 

23. «PREGA ED OFFRI PEI SACERDOTI!...».

Dopo le surriferite parole, la Madonna invita la sua figliola prediletta a pregare, a soffrire e ad offrire pei Sacerdoti « Figlia mia - le dice - offri tutto quello che ti capita di soffrire per i Sacerdoti, perché... non capiscono più quale sia la volontà di Dio. Quei pochissimi che sono rimasti fedeli a me, hanno tanta paura di esporsi, e così continueranno a vivere fin quando mio Figlio deciderà. La mia Casa (la Chiesa) sta percorrendo un brutto momento: quelli che vi comandano si avviano verso le tenebre, perché la comodità che hanno è tan-ta... danno troppo retta alla carne, e mettono a tacere lo spi-rito. Io ti raccomando, figlia, prega per loro, che tanto ne hanno bisogno! E se nella tua vita passerà un'ora della giornata senza aver pregato pei figli miei prediletti, sappi che (quella) è una giornata perduta nella tua vita!... Io ti benedico » (« Diario », pp. 1151-1152).

 

24. « OFFRI TUTTO CIò' CHE TI CAPITA!...».

Le occupazioni domestiche della bimba novenne erano tali e tante da non darle quasi respiro, per cui non le era possibile di darsi a suo bell'agio - come era suo vivo desiderio - alla preghiera. Il fratellino Pietro, al quale doveva fare da mamma, le dava continuamente « tanto da fare ». Doveva andare in cam-pagna a tagliare erba e a farne fasci per le bestie. Doveva ras-settare da sola tutta la casa. Doveva preparare, per tutti, al-lorché facevano ritorno dal lavoro, la cena. Solo alla sera, ad ora tarda, « quando tutti dormivano - dice Teresa - riesco a fare i compiti di scuola e a pregare, sperando che, anche al-l'ultima ora, Gesù accetti la preghiera ». Ella pensava che Gesù, conoscendo come tutto il giorno era « assorbita da tutto quello che vi era da fare », sarebbe stato ugualmente contento. Non si ingannava. Nel cuor suo, infatti, sente una voce che le dice:

« Offri tutto quello che ti capita! Offri la tua volontà! ». « Io - dice Teresa facevo continui atti di amore. Quando poi la sera tutti erano a letto, io sentivo, dalla mia stanzetta, tutti i di-scorsi che facevano i miei genitori. Mi tappavo le orecchie per non sentire, ma li sentivo lo stesso... Erano ragionamenti che do-vevo fare fatica a dimenticarli, e piangevo ininterrottamente: per me, erano cose molto grosse che rimanevano impiesse nel cuore e nella mente... Solo l'amore del mio Amore riusciva a farmi dimenticare tutto » (« Diario », pp. 1152-1153).

 

25. « LO SCOPO MIO ».

Intanto i giorni si susseguivano ai giorni... Teresa, scontenta, insoddisfatta del suo progresso sulla via del dolore e dell'amore, in data 1° ottobre scriveva: « Vedo che i giorni pas-sano come fiori sfioriti... Senza scopo è la mia vita. Lo scopo mio è quello di amare Gesù e il prossimo. Sento un desiderio di amarlo (così forte) che sono gelosa di chi lo ama più di me ... Non è giusto, è vero, ma io desidero che Gesù, unico amore che non tradisce mai, sia solo mio, e nessuno potrà strapparmelo » (« Diario », p. 1154). Questi i nobili senti-menti che sbocciavano, fragranti come gigli, dal cuore di una bimba appena novenne!...

 

26. « IO TI CONDUCO PER MANO... GIORNO DOPO GIORNO...».

La sera del 5 ottobre (1952), « dopo una giornata di la-voro e di stanchezza », Teresa non vedeva l'ora di « andare a riposare ». Entra perciò nella sua stanzetta e vede la « Mamma celeste » che l'attende vicino al letto. La bambina si inginoc-chia e le chiede: « Mamma, cosa vuoi?... ». E la Madonna le risponde: « Figlia mia, sono venuta da te per dirti (ripeterti) tante volte che desidero che tu preghi ed offra per i Sacerdoti Io ti conduco per mano in ciò che io ti chiedo giorno per giorno. Figlia mia, tu cresci nel dolore, ma desidero che il dolore lo trasformi in tante gemme per il mio Gesù. Ti benedico. Ci ri-vedremo presto ». A questa esortazione materna, Teresa ag-giunge, annotando: « Desidero scrivere ciò che dice e desidera La Mamma mi tortura giorno dopo giorno, perché non riesco a capire quanto Ella vuol dirmi. Scrivo come capisco... Prendo gli appunti per ricordarmi tutto... » («Diario », pp. 1157-1158).

 

27. UN « CIBO STOMACHEVOLE ED INSIPIDO ».

La notte del 5 ottobre - leggiamo sul « Diario » - un Angelo si presenta a Teresa e le porta la S. Comunione. In seguito a ciò, Teresa si sente « trasformata », « fuori di sé ». E vede, dinanzi ai suoi occhi, Gesù sommamente afflito e ama-reggiato ». Nel vederlo in quello stato, la bambina lo prega di versare su di lei « tutte le sue amarezze ». « Ma Gesù - dice Teresa - non mi dava per niente retta ». Dopo tanta mia insi-stenza, Gesù si compiace di versare su di lei un po' della sua amarezza. Poco dopo Teresa gli chiede: « Signore, non vi sen-tite meglio ora? ». « Sì! - le risponde Gesù - ma non è l'a-marezza che ho versato su di te quella che mi dà maggior pena. Ciò che mi dà maggior pena - soggiunge Gesù - è un cibo stomachevole e insipido che non mi lascia riposare ». Teresa replica: « Riversane ancora un po' su di me... ». Ma Gesù le risponde: « Se non posso digeririo e sopportarlo io, come lo potrai sopportare tu?... ». « O Gesù - continua ad insistere Teresa - so bene che la mia debolezza è estrema, ma voi mi darete grazia e forza, e così potrò riuscire a ritenerlo ». Allora Gesù le fa chiaramente comprendere che « il cibo stomache-vole di cui parlava », non era altro che « l'impurità »; e il cibo « insipido » non era altro che « le cose buone fatte malamen-te », cose che « a Nostro Signore erano piuttosto di fastidio e di peso ». Dopo ciò - narra la bambina - « la visione scom-pare, e mi sono trovata vuota, sgomenta... Pregando, ho cer-cato di riaddormentarmi » («Diario », pp. 1158-1159).

 

28. AMORE E SPERANZA.

« Sono passati alcuni giorni - scrive Teresa il 12 otto-bre 1952 - e io mi sento sempre più vuota... ». Perché?... « Perché - dice la bambina - l'adorabile: Gesù non si è fatto più vedere. Mi sento diffidente circa la speranza di poterlo ve-dere di nuovo; anzi, credo che tutto sia finito per me ».

Aveva appena terminato di formulare un tale pensiero che il suo « diletto Gesù » le si presenta portando sul capo « una orribile corona di spine ». Si siede accanto a Teresa e si la-menta, quasi in atto di chiedere aiuto... Teresa allora, imme-diatamente, « pian pianino gliela toglie » e, « per dargli gu-sto », se la pone sul suo capo. A questo nobilissimo gesto, Gesù le dice: « Figlia mia, il vero amore è sostenuto dalla speranza, dalla speranza perseverante. Se la speranza non è perseverante, questo da te oggi lo spero, domani no! L'amore si rende infermo. Quanto più alimento la speranza somministra all'a-more, tanto più (l'amore) diventa forte, robusto, vivo; ma se questo viene a mancare, il povero amore prima si inferma e poi, rimanendo solo, senza sostegno, finisce col morire del tutto. Perciò, per quanto grandi siano le tue difficoltà, figlia mia, mai, neppure per un momento, devi scostarti dalla spe-ranza col timore di perdermi; anzi, devi fare in modo che la speranza, superando tutto, ti faccia trovare sempre unita con me. Solo allora l'amore avrà perennemente vita » (« Diario », pp. 1160-1161).

 

29. « ORA MI SENTO PLACATO...».

La mattina del 14 ottobre (1952), Teresa stava attenden-do, con fiducia, Gesù. Ma erano già trascorse tre ore pregan-do, e Gesù non si era fatto ancora vedere. Bramava vederlo per la semplice ragione che voleva raccomandargli caldamente un infermo. Finalmente Gesù le si presenta e le mostra « le pia-ghe » infertegli da quell'infermo che ella voleva raccoman-dargli. La bambina cerca di pregarlo, di placarlo, riparando le offese arrecate a Gesù da quell'infermo. Ad un certo punto guarda quelle « piaghe » e le pare che si fossero « cicatriz-zate ». Gesù allora, « tutto sorridente », si rivolge a Teresa e le dice: « Figlia mia, vedi?... Tu, oggi, mi hai prestato l'opera di un medico, perché non solo hai cercato di fasciare e di medicare, ma (hai cercato) anche di guarire le piaghe fattemi da quell'infermo. Perciò ora mi sento placato e ristorato ». « Ho compreso - conclude Teresa - che, pregando per gli infer-mi, il mio Diletto è placato, perché è Lui che soffre in quella stessa (sua) immagine » (« Diario », pp. 1161-1162).

Ancora più tardi, Gesù si fa nuovamente vedere; ma è « tanto afflitto » e la bambina non ha neppure il coraggio di « dirgli una parola ». Gesù allora l'invita a scrivere « sulla carità verso il prossimo ». « Mi pareva - dice Teresa - im-possibile; mi sentivo ferito il cuore da mille punture; mi sen-tivo chiudere, ammutolire la bocca e venir meno il coraggio di scrivere ». Ma « per obbedienza », Teresa continua a scri-vere. Lo strazio però che ella prova è immenso, per cui si sente spinta a dire: « O Gesù, unico mio bene, dammi la forza di esserti sempre fedele!... Quale creatura al mondo può dare la

tua stessa fedeltà, il tuo amore?... Io amo te, e nessuno possa (mai) separarmi da Te! » (ibid.).

 

30. «L'AMORE è PERFETTO QUANDO è FATTO BENE, PER IL SOLO FINE D'AMARE ».

« Il mio Amore - continua a scrivere il giorno seguente, 15 ottobre - questa mattina continua a farsi vedere afflit-to... Mi ha trasportato fuori di me stessa, e mi ha fatto vedere le varie offese che Gesù riceve. Ed io ho incominciato a pre-garlo spontaneamente di nuovo che versasse su di me le sue amarezze ». Gesù - dice Teresa - in un primo tempo, « non mi ascoltava »; ma poi, in un secondo tempo, si volgeva verso di lei e le diceva: « Figlia mia Teresa, l'amore è perfetto quan-do è fatto bene, per il solo fine di amare. Allora è vero, e viene riconosciuto da me, quando si è spogliato di tutto ». Si tratta, evidentemente, del puro amore, senza mescolanza di egoismo.

Dinanzi ad una tale asserzione, Teresa, « non sapendo cosa dire », prende « lo spunto » dalle sue stesse parole e gli dice: « Gesù mio caro, è proprio questo (quello) che voglio da Te: che Tu versi in me tutte le tue amarezze per poterti sol-levare da tanta pena... Come ti prego che (Tu) risparmi la mia famiglia, cioè, i miei genitori, da tanta pena e da tanta sof-ferenza!... » (« Diario », p. 1163).

 

31. «DILETTATI A RESTARE CROCIFISSA SULLA MIA STESSA CROCE!».

La mattina del 23 ottobre (1952), Teresa si trova in preda ad un « mal di testa molto forte ». Ed emette lamenti... Immediatamente le si presenta Gesù « tutto afflitto, come se fosse sulla Croce », e le dice: « Figlia mia, sai?... la croce fu il mio letto fiorito, non perché non soffrissi su di essa atroci spasimi, ma perché per mezzo della croce ho partorito tante anime alla grazia e ho fatto spuntare tanti bei fiori che dove-vano produrre frutti celesti. Desidero che anche tu, figlia mia, prenda come delizie le pene. Dilettati a restare crocifissa sulla mia stessa croce! Sii coraggiosa!... Da te stessa, figlia, espo-niti al patire ».

Dopo queste parole - continua Teresa - vidi « il mio buon Angelo custode che stava preparandosi per crocifigger-mi ». Allora « da me stessa distesi le braccia e l'Angelo mi ha crocifisso ». « Quando mi son ripresa - dice Teresa - mi sono accorta che era solo un brutto sogno ». Nel tardo pome-riggio di quello stesso giorno (alle 18,30) le si presenta la « Mamma celeste » e le dice: « Figlia mia Teresa, se tu offri tutte le tue preghiere, Io, tua mamma, cambierò tanti cuori. Sai, figlia?... Tanti scienziati stanno inventando armi con le quali sarà possibile distruggere, in pochi attimi, gran parte del-l'umanità... Dio castigherà (l'umanità) con maggiore severità che non abbia fatto col diluvio. Se tutto dovesse procedere come ora, e se l'umanità non si convertirà, vedrete che i grandi e i potenti, i piccoli e i deboli periranno insieme. Ti benedico, figlia, e ci vedremo presto» («Diario», pp. 1164-1166).

 

32. «DI QUANTO TI DIRò, NON NE DEVI PARLARE A NES-SUNO... ».

Il 31 ottobre 1952, la « Mamma celeste » si rivolge a Teresa e le dice: « Figlia mia, di tutto quanto ti dirò, non devi mai parlarne a nessuno, perché nessuno ti potrà capire. Ne incomincerai a parlare quando te lo dirò io, solo al Padre spi-rituale e al Fratello spirituale e poi a nessun altro. Ancora molto dovrai aspettare, offrire e soffrire. Dopo che sarai arri-vata alla crocifissione; lascerai la tua casa e sarò io a guidarti. Stà calma e tranquilla! Non aspettarti comprensione e sollievo, che non ne troverai: dovunque troverai sofferenza e croce. La via del Calvario è lunga e dolorosa. Quando sarai crocifissa, io ti starò maggiormente vicino, non per toglierti dalla croce, ma per aggiustarti sulla croce. Abbi fiducia! Desidero che tu mi dia tutti i tuoi peccati ». Ciò detto, le accarezza il capo e la benedice dicendo: « Io ti benedico, la tua Mamma Maria Im-macolata» (« Diario», pp. 1174-1175).

 

33. « SOSTEGNO » DELLA « COLONNA DELLA CHIESA ».

Il primo novembre (1952), festa di tutti i Santi, Teresa, trovandosi in Chiesa, mentre prega, va « fuori di sé », e si trova dinanzi ad un Sacerdote il quale .sta celebrando il divin Sacrificio della Messa. E mentre celebrava, ripeteva queste pa-role: « La Colonna della mia Chiesa non ha dove appoggiarsi ». Mentre ripeteva queste parole, Teresa vede la Colonna che, con la sua cima toccava il cielo. Ma tanti erano gli scontri che una tale colonna riceveva, da non riuscire a star ferma: tra-ballava di qua e di là. Sulla cima della Colonna vi era il Santo Padre che, con una catena d'oro, veniva sorretto quando bar-collava. Il Sacerdote ha soggiunto: « Io ti ho chiamata per dirti: vuoi tu diventare vittima per essere un piccolissimo sostegno per questa Colonna in tempi così incorreggibili?... ». Teresa, per timore di non avere la forza, prova « brividi in tutto il corpo »; ma poi, senza alcuna esitazione, risponde:

« Sia fatta la tua volontà! ». E così pronunzia il suo « Fiat! ». In quello stesso momento, si vede circondata da Angeli, Santi ed Anime purganti, e si sente tormentata da flagelli e da altri strumenti. Da principio si sente assalita da un grande timore, ma poi, quanto più soffriva, tanto più sentiva aumentare il desiderio di soffrire, apparendole « come un dolcissimo netta-re ». « Il pensiero che mi assaliva - scrive Teresa era que-sto: chi sa se questo mio soffrire sia un mezzo per consumare la vita e così spiccare il volo verso il mio Sommo Bene... Ma con grande rammarico, dopo aver sofferto acerbe pene, mi sono resa conto che non consumavano la mia vita. Oh! che pena per me nel vedere che questa fragile carne mi impediva di unirmi col mio Bene eterno! E in breve mi è stata mostrata una san-guinosa guerra che dovrà venire » (« Diario », pp. 1175-1177).

 

34. IL 2 NOVEMBRE 1952.

Il 2 novembre (1952), commemorazione di tutti i fedeli defunti, Teresa, coi suoi genitori, si reca al Cimitero « per far visita ai quattro fratellini defunti ». Trovandosi lì, davanti alla fossa, prega per tutte le anime, particolarmente « per le più abbandonate ». Ad un certo momento però un pensiero l'as-sale: « Chi sa - si chiede - se per la prossima volta non sarò io pure fra loro?... ». Questo pensiero, anziché spaven-tarla, le dà - dice Teresa ancora novenne - « tanta gioia, pensando che il mio unico fine è quello di vivere in Cristo e di essere perdutamente abbandonata in Lui ». E conclude di-cendo: « Ti amo, Gesù! Non lasciarmi mai... ».

Appena tornati dal Cimitero, il babbo comincia « ad ur-lare ». Il motivo. Questo: a causa della fretta di uscire, Teresa non aveva ancora « spazzata la casa » che poi era già quasi pulita. Si affretta a scoparla. Ma il babbo le toglie la scopa dalle mani e giù, colpi su colpi. Quando poi ebbe finito di pulire, la povera bimba viene immediatamente mandata a letto senza cena. Ma la « Mamma celeste », in compenso, le fa un « grandissimo regalo »: le fa portare, dall'Angelo custode, il cibo eucaristico. « Ricevutolo - narra Teresa - ho chiuso tutto nel mio cuore e ho pianto tutta la notte » (« Diario », pp. 1178-1179).

 

35. UN SOGNO TERRIFICANTE.

Il 6 novembre (1952) fu, per Teresa, un giorno di atroci sofferenze, sia fisiche che morali.

Si sentì tormentata da un forte mal di testa e da « lanci-nanti » dolori addominali. Suo padre, appresa questa brutta notizia, perde subito le staffe e incomincia a vomitare bestem-mie e parolacce... « Ogni sua parola - scrive Teresa - en-trava nel mio cuore come una fiamma di fuoco: il solo pen-siero del dispiacere di Gesù e della Mamma celeste (mi tor-mentava). Cercavo di mettermi un po' in ginocchio per pregare e far penitenza... ». Durante la notte Teresa fa un brutto so-gno: vede che dagli occhi, dagli orecchi, dalle narici e dalla bocca dei bestemmiatori uscivano tutte fiamme di fuoco le quali poi prendevano la forma di grossi serpenti. « Al pensiero che anche mio padre - dice Teresa - se avesse continuato a be-stemmiare, sarebbe stato come una di quelle persone, non po-tei resistere, e gli raccontai tutto il sogno ». « Da quel mo-mento - dice Teresa - lo sentii bestemmiare molto meno ». Ma i suoi modi (ossia, il modo di trattare con quelli di fami-glia) erano molto bruschi e brutali... « Era tuttavia - rileva l'affezionata figliola - un uomo molto onesto ».

Quando voleva, pregava. Aveva molta carità coi più po-veri, e non so spiegarmi perché verso di me aveva un atteggia-mento diverso: alle volte mi veniva molto da piangere, pen-sando che mio padre non mi voleva bene: lo sentivo in me e pregavo per lui. Avrei voluto stringerlo sul mio cuore, baciarlo con tanto affetto, che il mio babbo, da un altro essere, mi veniva strappato dal mio cuore: un essere che tutti sanno ma che nessuno vuole ammettere (Satana) » (« Dia-1179-1181).

 

36. «MI SENTO COME CROCIFISSA!...».

La mattina del 28 novembre (1952), Teresa si sente « molto male... ». « Mi sento - scriveva - come crocifissa. Mi fanno male le mani, i piedi, e il capo me lo sento come se lunghissime spine si conficcassero in esso ». Rivolta poi a Gesù, gli domanda: « Ma tu, Gesù, come hai potuto sopportare tanti tormenti che io stessa ti do e ti ho dato?... Ti chiedo perdono per quelli che non ti chiedono perdono e non vogliono conso-lar'ti. Gesù, sposo mio, fà sentire anche a me le tue angosce, i tuòi tormenti! Tu mi dai la forza, perché sai quanto sono pòvera e misera » (« Diario », pp. 1186-1187).

Si tenga presente che Teresa aveva solo circa nove anni e mezzo!...

 

37. « TI STAI AVVIANDO SEMPRE PIù VERSO IL CALVARIO!...».

La mattina del primo dicembre (1952), Gesù si presenta di nuovo a Teresa con in capo « una grandissima corona di spine ». Dinanzi ad una scena così straziante, la piccola si ri-volge a Gesù e gli dice: « Mio caro Gesù, io non desidero che tu soffra tanto. Dalla un po' a me quella tua corona ». Ma Gesù le risponde: « Se io appena riesco a sopportarla, come puoi farcela tu... ». Ma Teresa insiste dicendo: « Caro mio Gesù, la forza me la dai Tu, e così io ce la farò ». Dopo aver tanto insistito - narra Teresa - Gesù ripete: « Figlia, sono qui per dirti che tu ti stai avviando sempre più verso il Calvario, dove c'è anche la mia Madre diletta ad attenderti, Lei ti sarà vicina e ti condurrà per mano... » (« Diario », pp. 1188-1189).

 

38. UNA FAMIGLIA « MOLTO PROVATA ».

La famiglia di Teresa - non si può negare - è una famiglia molto provata. Teresa stessa ci fa sapere che quattro figli erano morti in tenerissima età: uno di essi - una bam-bina - era morta « bruciata... In seguito a questa orrenda sciagura, il babbo, per far fronte alle spese, si vide costretto a vendere la casa. Il babbo conservava « gelosamente » un ric-ciolo dei capelli della figliola tragicamente perita: glielo aveva tagliato dopo la morte. Ogni tanto raccontava a Teresa la sto-ria di ciuesta sua sorellina, e, col volto velato di indicibile tri-stezza, ripeteva, desolato: « Questo il Signore non doveva farmelo! ». Invano Teresina cercava di illuminarlo; concludeva con « parolacce contro i Preti ». A tutto questo cumulo di mali, verso la metà di dicembre (1952) venne ad aggiungersi una grave malattia all'ultimo tra i figli: il piccolo Pietro, il beniamino, « il giocattolo di tutti », per cui - come riferisce Teresa - « tutti piangevano »; « sembrava che in casa (oltre a Pietro) non ci fosse più nessuno ». In questa triste congiuntura, Teresa si fece un dovere di stare molto vicino al piccolo infermo, fino a che non lo vide guarito (« Diario », pp. 1103-1104).

 

39. ALLE PRESE CON LA FEBBRE E CON LE OCCUPAZIONI.

La mattina del 5 dicembre (1952), Teresa, nel suo « Dia-rio », scriveva: « Sento una febbre che mi consuma giorno per giorno. Cerco di sopportarla, anche perché ora, in casa, c'è tanto bisogno di lavorare: è una famiglia molto grande, e an-che povera, e quindi si deve andare alla giornata per vivere, e perciò mettermi a letto è un lusso che poche volte posso permettermi, anche perché c'è il fratellino più piccolo, e ha bisogno di tanto aiuto ». Ci fa anche sapere che il fratellino, il quale aveva ormai tre anni, era « molto vivace » e, peggio ancora, era « molto viziato ». Cosa spiegabilissima: era l'ulti-mo, il beniamino! E « tutti gli volevano - dice Teresa - un bene diverso, e perciò incominciava ad approfittarsene: tirava pietre in faccia agli altri, rompeva vetri, piatti, bicchieri... e « la responsabilità » ricadeva tutta su Teresa. « Sono io - dice Teresa - che debbo stare attenta, e molte volte mi avvili-sce ». Una mattina - tanto per citare un esempio - Teresa gli mollò uno schiaffetto perché voleva « cecare gli occhi ad un altro bambino ». Non l'avesse mai fatto... Il babbo, che aveva un debole per il suo « cocchino », « infuriatosi - narra Te-resa - mi ha tanto picchiato - . - con la cintura - Restare col piccolo mi avvilisce, perché mio padre non vuole che lo toc-chi ». Non smise però di offrire tutta la sua sofferenza al Si-gnore (« Diario», pp. 1190-1192).

Anche dieci giorni dopo (il 15 dicembre), Teresa accom-pagnò la mamma alla vendita della verdura. « Sono veramente felice - scriveva - perché abbiamo pregato tutto il giorno, nell'andare e nel tornare: ho una felicità immensa che non si può descrivere. Sento accanto a me come se ci fosse uno che mi suggerisce le parole, e (mi dice) di amare Gesù, di essere sua sposa, di offrire tutto per i peccatori e per la santificazione di tanti Sacerdoti. Sento le parole alle orecchie come se una per-sona me le suggerisse, e sento in me un amore che solo Gesù può spegnerlo » («Diario», pp. 1194-1195).

 

40. LA FRATTURA DI UN BRACCIO.

L'8 dicembre (1952), ancora una volta, la piccola Te-resa, col pesante canestro sul capo, accompagna la mamma alla vendita di verdura: « Ciò - dice la piccola - mi stanca mol-tissimo, ma non importa ». Perché non le importava?... Per due motivi: perché era cosa « necessaria » per la sua famiglia e perché, « per tutta la strada », pregavano. « Anche mia ma-dre - dice Teresa - riesce a pregare, e poi... per farmi camminare, mi racconta i fatterelli di Gesù e della Madonna:

cosa che mi fa tanto piacere ». Però, nel portarsi presso una vecchietta per aiutarla, cade e si frattura un braccio: « il do-lore - dice Teresa - non lo so descrivere; ma sono felice di poter offrire questo piccolo sacrificio per il mio Sommo Bene, e solo chiedo forza e coraggio » (« Diario », p. 1192).

 

41. IL NATALE DEL 1952.

Quella notte fu, per Teresa, una notte memoranda! Tutta la famiglia si portò in Chiesa per la Messa di mezzanotte; ma Teresa, a causa della febbre che la tormentava, si vide costretta a rimanere sola in casa. Mentre stava meditando sulla « durezza incredibile » del cuore degli uomini e sulla sua stessa « du-rezza verso il suo unico Bene », le si presenta la Vergine-Madre col Divino Bambino tra le braccia, « tutto tremante e ravvolto in un pannolino », glielo pone tra le braccia dicendole: « Fi-glia mia Teresa, riscaldalo coi tuoi affetti! Mio Figlio nacque in una estrema povertà, in un totale abbandono degli uomini ed in sovrana mortificazione ». « Come era carino Gesù - escla-ma Teresa - con quella sua celeste bellezza...»

L'ho preso tra le mie braccia e me lo sono stretto sul mio cuore per riscaldarlo: era intirizzito dal freddo. Non avendo altra cosa che lo coprisse (fuorché) un solo pannolino, dopo averlo riscaldato per quanto ho potuto, il mio tenero Bambinello, snodando le sue labbra purpuree mi ha detto:

« Teresa, mi prometti tu di essere vittima per amor mio sem-pre e come Io lo sono per amor tuo?...». Io gli ho risposto:

« Sì, si, tesoretto mio! Te lo prometto ». Ma Gesù Bambino replica dicendole: « Non mi accontento delle parole. Deside-ro che tu scriva di tuo pugno la promessa ». E mentre io scri-vevo (mi accorsi che) invece di usare inchiostro era sangue ». Ed aggiunge: « Durante il giorno di Natale son rimasta sem-pre con la febbre ». Ma alle 9,30 di sera, quando già tutti dormivano, ecco che la Mamma celeste le si presenta di nuovo col Bambino in atto di allattarlo. Teresa le chiede un po' di quel latte celestiale; ma appena ne ha prese due gocce, la vi-sione scompare, lasciandola immersa in una ineffabile gioia («Diario», pp. 1206-1209).

 

42. « QUANDO MI DARAI I TUOI DOLORI?... ».

Teresa, non ancora decenne, avvertiva in modo vivo la velocità del tempo e le sue responsabilità verso Dio: « Il tem-po e gli anni - scriveva - volano veloci, e io sento una gran-de responsabilità verso Dio ». L'ultimo giorno di febbraio (del 1953), sotto la spinta di questo duplice pensiero, Teresa si rivolge al Crocifisso e gli chiede: « Padre, Tu mi hai detto che mi avresti dato i tuoi dolori; ma quando me li darai?... Io non so soffrire. Come potrò sopportarli?... ». Ma il Crocifisso le risponde: « Ora sei troppo piccola... Pensa a giocare e a pregare... ». « Ma que-st'oggi (29 febbraio) annotava (sento che) febbre e do-lori alle spalle non mi danno pace: dolori da fare spaven-tare ». I suoi, vedendo che la febbre persiste, chiamano il medico, il quale diagnostica « pleurite alla spalla destra », per cui dovette assoggettarsi a « cure dolorosissime » (« Dia-rio», pp. 381-383).

 

43. « IL MONDO CORRE VELOCE VERSO UN ORRIBILE PRE-CIPIZIO... ».

Il 31 agosto (1953), mentre Teresa stava rattoppando i pantaloni dei suoi fratelli, la « Mamma celeste » le appare e le dice: « Figlia, tu devi scrivere! Prendi carta e penna!... ». Teresa obbedisce e, sotto dettatura della Madonna, scrive:

« Figlia mia, quanti peccati nel mondo! Mille volte ogni mo-mento crocifiggono, configgono mio Figlio sulla croce. Il Padre è stanco e pieno d'ira nel vedere il Figlio suo sempre così tra-fitto e calpestato da tanti uomini crudeli. Figlia mia, prega e fa' penitenza perché il popolo corre veloce verso un orribile precipizio. Parla ai piccoli come te affinché preghino, perché le preghiere degli innocenti valgono molto più di quelle delle persone grandi. Solo pregando si può placare l'ira di Dio. E tu, con le tue pene e preghiere, puoi cambiare tanti cuori duri. Prega. molto, specie per i figli a me cari, i Sacerdoti, prediletti di mio Figlio. Voglio un fervore vivo e vero nella preghiera, e non (già) una cosa imparata e detta per abitudine, specie le preghiere (fatte) davanti a Gesù Sacramentato. Così tu ob-blighi a tornare da me tanti e tanti Sacerdoti » (« Diario », pp. 387-388).

 

44. « CON LA COMUNIONE STO BENE TUTTO IL GIORNO ».

Teresa, a soli dieci anni, era già una perfetta donna di casa. Invece di andare a scuola, si vedeva assediata da molte faccende. I genitori e i fratelli si recavano a lavorare in cam-pagna. Ella perciò rimaneva sola. Doveva rassettare, da sola, la casa. Doveva accudire il fratellino, il quale le dava molto da fare. « Il piccolo - scriveva il 31 ottobre 1953 - conta ormai cinque anni. E' terribile. Non mi dà pace. Mi dà da fare ogni attimo del giorno » (« Diario », p. 391). Oltre ad assistere il fratellino, doveva rattoppare i vestiti. Doveva preparare la cena per sei persone.

Il babbo, prima di recarsi al lavoro, lasciava una fetta di pane sia per Teresa che pel piccolo Pietro. Ma Teresa, per un mese intero (il mese di agosto del 1953) volle fare « un fio-retto » astenendosi dalla porzione di pane a lei destinata per passarla al fratellino Pietro. Diceva: « Con la santa Comu-nione, io sto bene tutto il giorno », e ciò nonostante le sue quotidiane fatiche e la precarietà della sua salute (« Diario », pp. 387-389).

 

45. MONITI E PRESAGI MATERNI.

Il 30 ottobre (1953), la Madonna appare a Teresina e le dice: « Figlia mia, ti raccomando, questo quaderno [nel quale Teresa registrava quanto le veniva detto] non devi farlo vedere a nessuno, fino a quando non te lo dirò Io. Non aspet-tarti sollievo e comprensione dai tuoi cari, perché non ne tro-verai. La tua sofferenza sarà lunga e penosa. Dopo molto tem-po, una nuova sofferenza ti colpirà: (una sofferenza) che ti crocifiggerà anima e corpo ». Dopo questi moniti e presagi, la Mamma celeste le fa coraggio dicendole: « Io ti sono vicino, non per alleggerirti (il peso della croce), ma per aggiu-starti sulla croce » (« Diario », p. 396).

 

46. « STO PORTANDO AVANTI LA MIA CROCE...».

In data 19 dicembre (1953), Teresa faceva sul suo « Dia-rio » le annotazioni seguenti: « Il fratellino (Pietro) si è fatto molto grande: ha sei anni; prega con me con le manine giunte, come un angioletto ». Insieme all'aiuto materiale, Teresa fu sempre ben lontana dal negare al fratellino tutto l'aiuto spiri-tuale che era in grado di offrirgli.

Passando poi a parlare dei suoi malanni, registra: « Av-verto sempre dolori all'addome: le coliche non mi lasciano mai. Il ginocchio si gonfia ogni tanto: non capisco cosa vuole da me. Il medico ogni tanto mi prescrive la penicellina. E così sto portando avanti la mia croce » (« Diario », p. 397).

Pochi giorni dopo (24 dicembre) veniva assalita da « do-lori di testa tali da non poter tollerare neppure « un po' di luce ». « Tale - scriveva - è il dolore che io non capisco più nulla. Mi sento come pazza; chiamato il medico, ha detto che devo fare i raggi alla testa... » (ibid., pp. 397-398).

Qualche giorno dopo Teresa veniva portata a Caserta, ai Quattro Palazzi, per i raggi alla testa. Risultato: sinusite fron-tale e al cranio. In seguito alla cura prescritta, l'inferma inco-mincia a sentirsi «benino» (ibid., pp. 398-399).

 

CAPITOLO IV

«SEMPRE NEL SACRIFICIO» (1954-1956)

1. « GIOCATTOLO SENZA ALCUN VALORE ».

Nel gennaio del 1954, Teresa incominciò ad avvertire disturbi al fegato. Fattasi visitare dal medico, si senti dire:

« Hai un fegato di un bue ». E le prescrisse una cura doloro-sissima. « Ormai - scriveva Teresa - (tutto) mi è di tanto amore che tutto mi è gioia ». E rivolta a Gesù, gli diceva: « Fa' o Gesù, che io sia, per Te, il giocattolo senza alcun valore, di modo che puoi buttarmi di qua e di là. Strappa, o Gesù, il mio cuore da ogni affetto terreno, e legami solo al tuo affetto. Gesù, io voglio che tu mi crocifigga: il mio cuore sia unito al tuo! Dammi tutta la sofferenza che Tu conosci sia bene per la mia anima, fino a che, nella bella e dolce sofferenza, veda Te, o Gesù, che fai continua veglia accanto al mio corpo. Ho sen-tito la tua cocente mano che ha bruciato la mia gelidità dell'a-nima e ha dato tanto calore nel mio cuore » (« Diario », pp. 400-401).

Non molto dopo, scriveva: « Il dolore è dolce e soave come la tua parola, o Gesù! Io parlo con te, o Gesù, perché so che tu mi ascolti e mi aspetti quando ti mormoro le mie parole. O Gesù, io, per il tuo amore, vorrei girare tutti i luo-ghi della terra dove Tu stai meno riverito, asciugando coi miei capelli tutte le tue lacrime versate per Causa mia. Dammi la forza affinché io possa consumare tutto il mio corpo e versare tutto il mio sangue per amor tuo e per il bene delle anime. Tu, o Gesù, accendi sempre il mio cuore del tuo amore arden-tissimo!... » («Diario», pp. 401-402).

 

2. « TI REGALO QUESTA CORONA...».

Il 29 marzo (1954), alle 11,30, la Mamma celeste si pre-senta a Teresa e le dice: « Figlia mia, vedo che mio Figlio ha messo sulle tue spalle una Croce molto pesante. Io ti regalo questa Corona affinché, al termine del tuo Calvario, la porti a me piena di perle preziose. Tuo padre è contro di te, e i tuoi... ti credono pazza, e si allontanano da te. La tua casa è a Ca-serta, dove rimarrai sola a lottare e a soffrire. Molti scoraggia-menti prenderanno sfogo sulla tua natura. Ma in tua compa-gnia sincera ci sarà Antonietta e Padre Franco Amico. Tu mo-rirai in modo traumatico, e col tuo sangue tante anime lave-ranno le loro anime. Molti peccatori si salveranno, frutti del tuo sacrificio » (« Diario », pp. 403-404).

Due giorni dopo, scriveva: « La mia malattia prende sem-pre più radice su di me. Mi sento sempre peggio. Le gambe sono deboli e flosce. Sento un peso sulle mie spalle che non riesco a superarlo. Prego sempre (e, più prego) sempre più pe-sante è la pena. Il compito della sofferenza mi ritorna alla mente. Ma la mia gioia è grande, nel sapere che la mia vita l'ho donata a Gesù, mio amore e mio Sposo » (ibid., pp. 404-405).

 

3. IL MERCOLEDì SANTO DEL 1954.

In questo giorno della Settimana Santa, Teresa sente il suo povero corpo « pieno di ferite, (pieno) di tutti i dolori di tutte le qualità ». La febbre poi era talmente alta che il medico, spaventato, si ostinava a ripetere: «E' impossibile...». Le mi-sura la temperatura con quattro termometri diversi, ma tutti e quattro erano concordi nel segnalare l'altissimo grado di tem-peratura. In seguito a ciò somministra alla povera inferma an-tibiotici di varie qualità.

Come sopportò Teresa questo impetuoso assalto - di mali?... « In tutti i momenti - così ha risposto Teresa stessa a quest'ovvia domanda - offrivo (le sofferenze) per i pecca-tori, per i Sacerdoti, per la pace delle nazioni e per la vera fratellanza nella famiglia. La mia sofferenza l'offrivo così!... » (« Diario », pp. 1307-1308). Poteva forse offrirla per scopi più sublimi?...

4. « INSISTANO I SACERDOTI SULLA FREQUENZA DEI SACRA-MENTI, SULLA RECITA DEL ROSARIO!... ».

La mattina del giorno di Pasqua del 1954, verso le 11,30, mentre Teresa stava recitando una « piccola giaculatoria », le si presenta Gesù Risorto « a braccia aperte » e le dice: « Te-resa, figlia mia, se nelle famiglie non ci sarà sempre la recita del Rosario e la frequenza dei Sacramenti, né la pace né l'amo-re ci sarà mai in esse. Quindi tu, quando sarai grande e ti tro-verai di fronte a tanti Sacerdoti, figli a me cari, mi raccomando di dir loro che insistano sempre sulla frequenza dei Sacramenti e sulla recita del Rosario. Sappiano bene che la Chiesa dovrà avere forti è gravi disguidi [disorientamenti? ...1 provenienti dalle molte riforme che vorranno fare, e che molte anime si perdono per causa loro. E tu dovrai soffrire, soffrire e tacere, per loro che son figli maggiormente a me cari ». Ciò detto scom-pare (« Diario », pp. 1306-1307). Nelle accorate parole rí-volte dal Salvatore a Teresa, è difficile non vedere i molti abusi liturgici (i cosiddetti « esperimenti ») verificatisi in seguito alla sapientissima riforma liturgica, già opportunamente promossa dal Concilio Vaticano II...

 

5. UN SOGNO MISTERIOSO...

Nel pomeriggio del 25 aprile (1954), alle ore 17,30, dopo aver ascoltato la S. Messa e aver fatto la S. Comunione, Teresa si metteva a letto. Addormentatasi, incominciò a fare « sogni cattivi ». Svegliatasi poi di soprassalto, sente « una voce così bella e soave che chiamava a (voce) distesa: era un bimbo biondo, coi riccioli d'oro che gli scendevano giù al collo ». Ri-volto a Teresa, le dice: «« Teresa, vieni in casa mia! Ti vuole mia Mamma... ». La prende quindi per mano e la conduce « nella chiesa di S. Pietro » (in Vaticano? ... ). La vede tutta addobbata, come se dovesse « arrivare il Papa ». « La Chiesa - diceva Teresa - era talmente piena di persone che non vi era nessun posto vuoto. Arrivati al trono (papale?...) « il bimbo - dice Teresa - si è staccato dalla mia mano e mi ha detto: « Aspetta!... Adesso arriva mia Mamma! ». « Do-po pochi minuti di attesa, è arrivata una Signora vestita di seta nera, tutta piangente, e mi ha detto, indicandomi la gente: « Vedi, Teresa?... Tutte queste persone sono persone che han bisogno di essere salvate! ». Ciò detto, le lacrime le solcano le gote. Io le ho chiesto: « Ma perché piangete?... Cosa vi è suc-cesso?... ». E Lei mi ha risposto: « Quando una mamma vede i suoi figli camminare male, senz'altro si dispiace ». Ciò detto, mi ha impartito la benedizione ed è scomparsa... » (« Diario », pp. 405-406).

 

6. «TI SARò SEMPRE ACCANTO NEL TUO CALVARIO!...».

La pia maestra della sua scuola aveva preparato, presso la sua cattedra, una cassettina nella quale le alunne deponevano bigliettini sui quali avevano scritto i « fioretti », fatti nel maggio in onore della Mamma celeste.

L'8 maggio (giorno della «Supplica» alla Madonna di Pompei), dopo la solenne processione, una bimba di prima elementare estraeva dalla cassettina i fioretti: qualcuno di essi veniva letto, e poi venivano tutti bruciati. Il terzo bigliettino estratto era proprio quello di Teresa. In esso, la giovanetta, of-friva tutte le sue sofferenze a Maria, per amore di Lei.

Tutte le bimbe avevano fatto ritorno nelle proprie case. Teresa rimase lì a pregare, da sola, « per tutti quelli che non pregavano ». E mentre stava così pregando vide la statua della Madonna animarsi e chiederle: « Vuoi tu aiutare mio Figlio a portare la croce? -.. Sappi che il mio cuore di Madre sanguina: ho versato fiumi di lacrime, ho pianto amaramente; ma pochissimi sono quelli che si convertono e che vogliono capire la mia parola. Sappi che io ti sarò sempre accanto nel tuo Calvario ». Le predisse, inoltre, varie cose che si sono poi perfettamente avverate. E concluse: « Ora ti lascio la bene-dizione e ci rivedremo presto» (« Diario», pp. 1310-1311).

 

7. A DIECI ANNI: UN PROGRAMMA DI VITA.

Nel « Diario » di Teresa leggiamo: « Dettato dalla Mam-ma celeste all'età di 10 anni, 1954:

« Dio solo per fine

Gesù per modello

Maria per guida

L'Angelo per aiuto

Io sempre nel sacrificio »

Un intero programma di vita in soli cinque punti...

Non si potrebbe immaginare un programma di vita più completo, indiscutibilmente superiore all'intelligenza di una decenne. Ed è il programma realizzato perfettamente da Te-resa durante la sua breve vita.

 

8. «NON TEMERE! TI SONO SEMPRE VICINO!...».

Nel luglio del 1954, Teresa, già undicenne, nonostante la debolezza del suo fisico ed i suoi malanni, si unì ai suoi nei lavori per la mietitura e la raccolta del granturco e delle pa-tate, e per la trebbiatura. Si prestò anche per la ripulitura del terreno ingombro da non poche pietre. Fu anche suo pensiero raccogliere frutta per donarla a chi non ne aveva.

Durante un po' di riposo, spossata dal lavoro e dal caldo, si distese all'ombra di un albero e si mise a leggere il Vangelo.

Dopo « un attimo », avverte una « dolce voce » che le dice:

« Teresa, non temere!... Io ti sono sempre vicino ». Era il suo Angelo custode. Le insegna il modo di recitare il Rosario e varie altre preghiere. La invita ad offrire tutta la sua vita e tutti gli attimi della medesima a Gesù, e le insegna tante altre cose («Diario», p. 1313).

Anche in seguito, in varie occasioni, l'Angelo custode farà sentire a Teresa la sua benefica presenza.

 

9. CASA, CHIESA E SCUOLA.

Agli inizi del mese di settembre si riaprirono le scuole. Teresa frequentò la scuola con la più viva diligenza e con la brama di fare rapidi progressi. Tanto più che ben sapeva come ogni settimana, per due giorni (il lunedì e il giovedì) avrebbe dovuto assentarsi per andare, con la mamma, a vendere la ver-dura e la frutta del suo terreno.

Nella scuola incontrò con gioia « quasi tutte le ragazze dell'anno precedente ».

La sua giornata si iniziava con l'alzata alle cinque del mattino. I genitori e i tre fratelli si recavano quindi al lavoro. Teresina rimaneva in casa per rassettarla e per accudire, nel-l'assenza della mamma, al fratellino. Alle 6,20 si recava in Chiesa per assistere alla S. Messa e per accostarsi alle mensa eucaristica. Ritornava a casa, portava il fratellino all'asilo e poi se ne andava a scuola. Dopo la scuola, si portava a rilevare il fratellino dall'asilo e faceva ritorno a casa. Ivi, messo il piccolo a dormire, svolgeva i compiti scolastici. Quindi reci-tava con calma il S. Rosario e altre preghiere. Verso sera poi preparava la cena per i genitori e pei fratelli che rientravano dal lavoro (« Diario », pp. 317-318).

 

10. PRESTO « IL PADRE CELESTE POSERà SULLE TUE SPALLE LA CROCE ».

Il 28 ottobre 1954, mentre era assorta in preghiera, Teresina ha una rapidissima visione (« un paio di secondi ») e vede « in una luce di sole », la Madonna, e ode queste precise parole: « Figlia mia, poco tempo ancora, e il Padre celeste po-serà sulle tue spalle la croce con cui hai da salvare tante ani-me che si trovano lontane dal diletto Figlio mio. E tu, anche se non potrai continuare (a frequentare) la scuola, non preoc-cuparti; perché ormai le belle cose le scriverai lo stesso: sono Io a reggere la tua mano. Quindi, abbi tanto coraggio e non avvilirti! Sappi che ora soffrirai da sola; ma quando lascerai la tua famiglia per seguire il mio consiglio e le mie orme, lì troverai chi ti saprà guidare e anche sorreggerti. E tu accet-terai tutto con tanta umiltà e senza ribellarti. Ti voglio una figlia da me prediletta» («Diario », pp. 1318-1319).

 

11. NUOVI ASSALTI DEL MALE.

Il 30 novembre 1954, ritornata a casa dalla scuola, Tere-sina venne assalita da violenti dolori all'addome. Dopo tre gior-ni di strazio, viene chiamato il medico il quale riscontra un'ap-pendicite acuta e suggerisce un ricovero di urgenza. Dinanzi a questo nuovo malanno, la giovinetta corre col pensiéro a ciò che le aveva predetto la Mamma celeste. Ai dolori si aggiunge una febbre talmente alta che la poverina non riesce « a tenere neppure gli occhi aperti ». Il medico le ordina digiuno com-pleto. Teresa, per rendere « più bella » la sua sofferenza, ag-giunge ad essa la preghiera, e offre « tutto al grande Amore ».

Verso la fine del 1954 (il 27 dicembre), Teresa, mentre si recava, con sua madre, in un paese per vendere la verdura, ad un certo momento si sente assalita « da dolori acutissimi alle ginocchia e alla schiena » in modo tale da non riuscire più a camminare. Si trascinava tutta curva. Arrivate a casa, di sera, la mamma racconta tutto a suo marito; ma la risposta di lui fu solo questa: parolacce, bestemmie, ecc. Giunse perfino a dichiarare: « Per me può pure morire! Io non ho soldi per lei ».

Quattro giorni dopo, mentre tutti i membri della fami-glia si trovavano seduti dinanzi alla cappa del camino per ri-scaldarsi, Teresa, colta da grave malore, cadeva a terra sve-nuta, perdendo la conoscenza.

Il medico, chiamato di urgenza, « non seppe dire cosa fos-se »: si limitò a prelevarle il sangue per le analisi, e prescrisse « assoluto riposo, penicellina mattina e sera ». Imbarazzato, il medico insistè dicendo che la « bambina » doveva essere rico-verata in Ospedale. Ma il babbo dell'inferma opponeva l'impos-sibilità di far fronte alle spese. Fu fatto appello al sindaco, ma costui rispose asserendo che il padre aveva « terra e casa ». Final-mente in seguito a minacce di denunzia fattegli dal medico, il sindaco dichiarò di esser disposto a far fronte alle spese del ricovero.

 

12. NELL'OSPEDALE CIVILE DI CASERTA.

Il 10 gennaio la malata venne trasportata al « pronto soccor-so » dell'Ospedale civile di Caserta. Dopo una rapida visita, venne immediatamente trasportata in sala operatoria. Dopo l'operazione venne portata nell'infermeria. Ivi, in seguito ad uno sforzo, le si ruppero i punti, per cui dovette subirne dei nuovi, nonostante la febbre molto alta.

Tre giorni dopo l'operazione, l'inferma vede al capezzale del suo lettino « una bella bambina bionda con le ali d'oro » la quale « con voce incantevole » le dice: « Offri tutto per i pec-catori, senza lamentarti » - Mentre stava per chiedergli « Tu chi sei? », si sente dire: « Sono l'Angelo Gabriele, e ti sono sempre accanto. Non preoccuparti! ».

Dopo Otto giorni di degenza nell'Ospedale, Teresa faceva ritorno a casa. « Mi accorgevo - dice - che non potevo cam-minare diritta: qualcosa me lo impediva ». Giunta a casa, fu as-salita da febbri « molto alte », le quali le durarono « per molti giorni ». Dieci giorni dopo, si curvò per raccogliere un oggetto che le era caduto, e sentì « come un colpo alla ferita », la quale « si aprì tutta ». La mamma, impressionata, chiamò subito il medico, il quale fece del suo meglio; ma non esitò a dichiarare:

« Se continuerà così, bisognerà di nuovo ricoverarla » (« Diario », pp. 1321-1325).

 

13. « GESù, ACCETTAMI COME SONO: NULLA E MISERIA ».

Il 7 marzo 1955 Teresa, priva di forze, ma piena di buona volontà, piena soprattutto di premure nell'aiutare la madre, si portò con lei in un paese a vendere, secondo il solito, la verdura. Camminava « zoppicando », a causa del gonfiore del ginocchio destro.

Piena di tristezza, la piccola si rivolgeva al suo Gesù e gli diceva: « Gesù, tu che vedi il mio amore e il mio cuore, accettami (così) come sono: nulla e miseria. Rafforza il mio amore verso di Te!... » « Il mio ginocchio destro - scriveva - si gonfia molto; il medico dice che ho bisogno di assoluto riposo ».

Il 30 marzo, Teresa veniva sottoposta al «primo taglio»; il primo di una lunga serie (117 tagli!). «Dentro di me - anno-tava l'inferma - sentivo sempre ribellione... Volevo agire come le altre...», e invece, «vedendomi nel letto, mi sentivo an-nientata».

Quattro giorni dopo (il 2 aprile), Teresina dovette sotto-porsi ad un nuovo intervento chirurgico. « Mi sentivo - dice - disperata: gridavo, piangevo, non volevo rassegnarmi in nessun modo ». (« Diario », pp. 1325-1327). Questa assenta mancanza di « rassegnazione » va intesa - a quanto sembra - nel senso di ribellione istintiva, non già volontaria.

 

14. «STAI PER AVVIARTI AL CALVARIO...».

Il 12 aprile 1955 alle 17.20, Teresa, mentre si trovava distesa sul letto; vede penetrare nella sua stanza « un raggio di sole molto luminoso », talmente luminoso « da non poterlo guardare ». Ad un certo momento sente recitare l'Ave Maria e poi vede « un'ombra molto alta e, più ancora, molto bella ». Istintivamente Teresa le chiede: « Chi sei... Che vuoi.. » E ode questa risposta: « Sono stato mandato dalla Mamma del cielo per dirti che Lei ti è vicina. Ma tu hai accettato la croce, e ora stai per avviarti al Calvario. Quando sarai arrivata alla vetta, il tuo corpo sarà un crocifisso e il tuo cuore un taber-nacolo vivente... ». L'Angelo inoltre la esorta a recitare questa preghiera: «Cingi la mia testa con la tua corona! O Padre, trapassa le mie mani e i miei piedi coi tuoi chiodi! Trafiggi il mio costato con la tua lancia! Mi stringo sulle tue ginocchia per sentire la tua flagellazione e l'amarezza del tradimento di Giuda, accetta la mia nullità!...» (« Diario », pp. 1328-1329).

 

15. PER MANTENERSI IN CARREGGIATA CON LA SCUOLA.

Le compagne di scuola di Teresa, vedendola costretta al letto, si danno premura per ragguagliarla sui vari compiti e sugli svolgimenti delle lezioni. Tutto ciò la metteva in grado di poter continuare, anche dal letto, il suo studio.

Anche la sua « cara » Maestra di scuola, ogni quattro o cinque giorni, si dava premura per farle visita, per correggerle i compiti e per aiutarla nello studio. « Io - scriveva l'infer-ma - tutta felice, con un sorriso ironico sul viso, pensavo al dolore che mi divorava ».

Nel frattempo, la sua sofferenza diventava grande: « Il ginocchio si ingrossava (si gonfiava) fino a non lasciarle più riposo » (« Diario », pp. 1329-1330).

 

16. IL « PARAFULMINE DEI NOSTRI PECCATI ».

L'8 maggio 1955, l'Ispettore scolastico si recava a far visita alla piccola inferma. Consapevole delle sue sofferenze e intuendo l'alto scopo delle medesime, non appena si trovò din-nanzi alla giovane inferma, fu visto allargare le braccia e fu udito esclamare, emozionato: « Ma questa è davvero il para-lulmine dei nostri peccati ». Si fermò quindi ad esaminare i compiti datile dalla maestra, e poi disse: « Questo angioletto avrà una bellissima pagella ». La maestra poi la proponeva come « esempio » alle sue alunne. Il successo scolastico di Teresina e i lusinghieri elogi della maestra suscitarono - chi se ne meraviglia... - la gelosia delle sue condiscepole. Si sca-gliarono perciò contro di lei. Si recavano persino a casa sua per insultarla, col pretesto di venire a « farle visita ». Ma Te-resa, fedele alla sua consegna, soffriva, offriva e taceva (« Dia-rio», pp. 1332-1333).

 

17. «HO SETE DI AMORE!...».

Il 31 marzo 1955, Teresa, mentre «piena di dolori» stava seduta in mezzo al letto e offriva « di continuo preghiere alla bella Mamma celeste », ad un tratto si sentì « tutta presa » da una qualcosa che « l'attirava sempre più ». Si sentiva « pie-na di gioia, piena di volontà, piena di entusiasmo per prega-re ». E nelle sue preghiere si sentiva spinta a « stringersi a Gesù ». Quand'ecco sente risuonare alle orecchie « una voce molto soave » che dice: « Ogni tuo atto di amore verso il Padre celeste rimane in eterno... Ogni tuo sforzo di sofferen-za... Gesù ti ama. Ogni tuo atto d'amore è un'anima che si salva... Perché ho sete del tuo amore. Per un tuo atto d'amore creerei il Paradiso. L'atto d'amore ti aiuta a valorizzare al mas-simo ogni attimo di questa giornata terrena, facendoti osser-vare il primo e massimo comandamento, « Ama Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua mente e con tutta la tua forza ». Lui ti aiuterà al colmo, (fino ad) essere con Lui stesso crocifis-sa» (« Diario», pp 1334-1335).

 

18. RICOVERO ALL'OSPEDALE.

Verso la fine di giugno del 1955 il ginocchio di Teresa incominciò a diventare « quasi livido ». Chiamato il medico, costui emise questo giudizio: « Sbrigatevi a farla ricoverare, altrimenti andrà a finir male. Mi sembra che abbia bisogno di una operazione ».

Dinanzi a questo giudizio del medico, il babbo diede in escandescenze, pronunziando bestemmie e parolacce. Rivolto poi alla povera inferma, disse: « A te piace fare la donnaccia; e per questo hai accettato di farti ricoverare; in caso diverso, tu non l'avresti accettato ». Teresa, al solito, tacque, e pensò se non era il caso di evitare il ricovero. Tanto più che provava un grande disagio nel pensare che avrebbe dovuto allontanarsi dal suo piccolo Pietro senza poterlo più vedere per una decina di giorni. Ma ecco che ad un tratto, mentre stava pregando lo Spirito Santo perché si fosse degnato di illuminarla, vede una graziosa fanciulla accanto al suo letto, la quale le dice:

« Teresa, tu devi accettare la croce e patire. Gesù vuole così! Prega per la tua famiglia! La croce ti pesa sulle spalle, ma tu devi avere forza e coraggio. La Mamma del cielo ti è vicina! ».

Quella graziosa fanciulla, molto probabilmente era S. Gem-ma Galgani.

In seguito a ciò, la notte del 2 luglio 1955, Teresa, ac-compagnata dalla mamma, viene trasportata al « pronto soc-corso » dell'Ospedale Civile di Caserta. Sua madre, il giorno seguente, fa ritorno a casa e così la povera figlia rimane sola in preda a grandi sofferenze, ma anche « piena di gioia » al pensiero che aveva qualche cosa di « prezioso » da offrire al suo Gesù!

Fatte le solite analisi cliniche, la notte del 10 luglio (alle ore 21), l'inferma venne portata in sala operatoria. La sua gam-ba era « gonfia e nera ». Il chirurgo le infila « grossi aghi » nella gamba causandole dolori insopportabili. Ma la povera pa-ziente offre tutto « alla cara Mamma celeste », e lo offre « con pieno amore ». Un sudore gelido le scende dalla fronte... Verso le 22,30, dopo un'ora e mezzo di martirio, la paziente viene portata al suo lettino.

Sei giorni dopo l'operazione, la gamba sembrava guarita. Ma all'improvviso la malata avverte « un dolore acuto che non le dà pace ». « Medici e medicine » sembravano gridare al fallimento: il gonfiore e il dolore della gamba operata diven-tavano sempre più intensi. « Il Dottore De Maria - scrive Teresa - non sapeva più cosa fare ». Finalmente fu decisa un'altra operazione al ginocchio. Il 20 luglio, alle ore 23, l'in-ferma venne nuovamente trasportata nella sala operatoria. Ivi le praticarono due tagli, uno proprio sopra il ginocchio e l'altro sotto il ginocchio. « Pensavo - scrive Teresa - che volevo soffrire per essere la Crocifissa di Gesù, e amarlo sempre, fino alla morte ».

Il 31 agosto, il chirurgo disse che la gamba poteva ormai essere « liberata da quella terribile immobilizzazione » e che avrebbe potuto fare un po' di esercizio camminando.

Tutte le mattine il Cappellano dell'Ospedale le portava la S. Comunione e le ripeteva: «Dì una parolina per me a Gesù, figlioletta mia! Io ti sono vicino con le mie preghiere, e tu ricordati di me!». E aggiungeva: « Gesù, un giorno, ti farà conoscere quanto bene hai fatto con le tue piccole sofferenze ». Ma l'inferma gli rispose: « Padre, mi scusi! Io non voglio questo da Gesù e dalla Mamma celeste. Voglio solo essergli vicino alla croce e vedere il suo dolce amore ».

Ma in che modo Teresa trascorreva, in Ospedale, la sua giornata? Ce lo fa sapere essa stessa. Al mattino, dopo aver recitato le sue preghiere, diceva il Rosario e poi faceva la Co-munione. Nel pomeriggio, poi, recita del Rosario e di altre preghiere ch'ella era solito dire, e riflessione sulle sofferenze della giornata onde offrirle a Gesù, onde evitare di sentirsi dire: « Oggi non hai offerto e sofferto abbastanza e con amore; non hai avuto pietà per quell'altro malato; oppure: non hai saputo dire una parola buona ad una che soffre più di te ». Ed aggiunge che queste « riflessioni » la facevano « sudare di spavento ».

La giornata di Teresa, perciò, in quel luogo del dolore si potrebbe riassumere in due sole parole: preghiera e sofferenza.

Il 20 settembre, mentre stava recitando, in letto, il Ro-sario, Teresa vede « un angioletto con le ali d'argento e gli occhi luminosi come due stelle », il quale la mira senza par-lare. Poco dopo però, schiude le sue labbra e le dice: « Sono venuto in nome della Mamma celeste a dirti che devi recitare questa preghiera e meditarla con tutto il cuore per l'amore che nutri verso la Mamma celeste ». Ciò detto incomincia a ripe-terle, « con un flì di vocina delicata », la preghiera, in modo da insegnargliela. La preghiera era questa: « O mio Gesù, per il dolore delle tue carni sante e immacolate, trafitte per amor mio, ti prego di concedermi quanto ti chiedo: santificami, o Gesù mio, col tuo sangue versato dalle tue piaghe; purificami con l'acqua sgorgata dal tuo cuore squarciato; accendimi l'ani-mo col fulgore delle tue ferite divine. O amor mio Gesù, che i raggi di amore che da esso scaturiscono, si infiggano nel mio cuore come altrettanti strali infuocati e vi stampino l'impronta del tuo Cuore trafitto, affinché io divenga una crocifissa d'a-more. Concedimi, per l'amore delle tue sante piaghe, una sempre più ardente sete di Te e una sempre più profonda immedesima-zione con Te, una sempre più avvampante carità. Tu mi mondi e purifichi dalle colpe, e mi rendi sempre più pronta per il Cielo».

Dopo questo meraviglioso dettato, l'Angelo la benedice con un « luminosissimo » segno di croce, e scompare, lasciando « un profumo di mille sfumature ».

Il 30 settembre, alle ore 21, Teresa lasciava l'Ospedale per far ritorno a casa sua. Ma la febbre, di tanto in tanto, tornava a far capolino. Recitava ogni tanto la preghiera che le era stata dettata dall'Angelo: « le sue parole - dice Teresa - mi ritor-navano sempre alla mente » (« Diario », pp. 1337-1344).

 

19. « TRA LE BRACCIA DELLA MAMMA CELESTE ».

Il 30 settembre 1955 si scatenava un temporale spaven-toso. Teresina, nel suo lettino, tremava per lo spavento. Dopo alcuni istanti si rivolge al Signore e lo supplica con ardore. Ma all'improvviso si sente stringere fra due braccia: quelle del-la Vergine Immacolata. La giovane sente in cuore un sussulto vivissimo e grida: « Mamma... Mamma... ». « Solo allora - ci fa sapere l'avventurata fanciulla - assaporai questa pa-rola lungamente; ma la dolcezza immensa, infinita, superava tutte le gioie provate nella mia fanciullezza; fino a quel mo-mento non avevo mai potuto avere un po' di calore della famiglia... » («Diario », pp. 1345-1346).

Quelle ineffabili gioie erano un compenso delle tante amarezze provate in famiglia, oltre a compensarla delle amarezze passate. La Madonna ebbe forse anche il pensiero di preparare la sua figlia prediletta alle amarezze che avrebbe dovuto gustare in un prossimo futuro. Effettivamente, nei primi giorni di gennaio del 1956, il babbo la vessò in modo scandaloso. La rimproverò aspramente pel fatto che ella teneva troppo impegnata, con le sue malattie, la mamma: « Io - le diceva - sono sposato, e tua madre serve a me ». « Tu - aggiungeva - non hai alcun diritto di tenere la mamma sempre vicino a te... Vedi tu cosa devi fare...». Tre giorni dopo (il 10 gennaio) il babbo incominciava a be-stemmiare e, in preda al furore, vedendo dal balcone la figlia sulla strada, le scaraventa addosso una bottiglia gridando: « Tu sei una donna di strada. Sposati e fa' presto, ché sono stanco di averti davanti, tra i piedi. Tu mi sei di peso e di vergogna nella famiglia: sei fradicia, ed io voglio che in casa mia Preti non ne entrino mai più. Non serve farti la Comunione tutti i giorni e poi farmi arrabbiare »

Dinanzi a questa sfuriata da energumeno, la povera fi-gliola, impallidita, non osò proferire parola. Ma quanto era eloquente, per se stesso, quel silenzio!... Da quel momento però, la poverella, per volere di suo padre, il quale non tollerava « Preti in casa sua », perdette il grande, indicibile conforto della Comunione quotidiana.

 

20. « L'AMORE HA FORMA DI CROCE ».

L'alba del 1956 sorse, per Teresa, densa di nubi minac-cianti tempesta: la sua povera gamba era ormai diventata li-vida. Il medico curante, dinanzi alla inutilità di tutte le medi-cine, incominciò a perdersi d'animo; non sapeva più cosa fare. « Io - dice Teresa - parlavo col Crocifisso e gli dicevo: Oh! caro amore mio! Vorrei, Signore, asciugare, coi miei dolori, tutte le tue lacrime, per far ritornare a Te le anime che si al-lontanano da Te. Sono incompresa ed umiliata per il tuo amore. Fa' che non possa mai reagire, ma per il tuo grande amore sem-pre perdonare (allusione ai plateali insulti del babbo e alla proibizione fatta al Sacerdote di metter piede in casa sua per portare alla figlia la S. Comunione). Metti sotto la tua prote-zione la mia famiglia affinché siano salvi per godere la tua gloriosa Patria» (« Diario », pp. 1355-1356).

 

21. « STO QUI PER AIUTARTI E PER AGGIUSTARTI SEMPRE DI PIù SULLA CROCE ».

La notte del 10 settembre 1956, mentre stava recitando le preghiere della sera, Teresa vede la Madonna che le si avvi-cina, le pone la mano sulla fronte che scòttava per la febbre, e le sussurra all'orecchio: « Figlia, Io sto qui per aiutarti e per aggiustarti sempre di più sulla croce ». Le dice inoltre che Gesù, suo Figlio, vuole la sua collaborazione volenterosa e amo-rosa ». « Il tuo cuore - le dice - brucia d'amore per il mio Figlio diletto ». Per questo - aggiunge - Egli vuol trovare, nel tuo cuore, una culla, e nell'anima tua un guanciale per ri-posare... La previene dicendole che Gesù, da quel giorno, non si farà più sentire da lei; ma l'assicura che la guarderà, la vigi-lerà e la custodirà con la sua presenza. L'assicura che Ella, la Madonna, sarebbe stata con lei nelle ore di solitudine e di tenebre. Ciò detto la benedice e scompare (« Diario », pp. 1385-1386).

 

22. LA COMMEDIA DEGLI « ESORCISMI ».

Verso la fine del settembre (1956) si presentò a Teresa una signorina. La Madonna - riferisce Teresa - le fece vedere l'anima di lei « come un libro aperto ». Pensò allora di par-larle in modo molto chiaro, con l'intento di stimolarla al bene. Ma la signorina, dopo esser rimasta molto sorpresa per quanto le era stato detto, si presenta al babbo di Teresa e gli dice: « Vostra figlia è indemoniata!... Le hanno fatto la fattura ». In seguito a ciò, il babbo si porta subito dal Parroco e gli rife-risce quanto gli era stato detto. Il Parroco, su due piedi, senza fare la minima indagine, gli risponde: « Verrò ad esorcizzarla ». Si recò infatti a casa e incominciò ad esorcizzarla, comandando a Belzebù di lasciarla libera. La poveretta dovette subire tutto tacendo e offrendo a Dio l'umiliazione che le era stata inflitta («Diario », pp. 1388-1389).

 

23. « ECCO LA CROCE CHE HO COSTRUITO PER TE ».

Il 24 dicembre 1956, verso le 23,30, mentre Teresa, sul suo lettino, prega, soffre ed offre in favore dei poveri peccatori, vede una luce che inonda la sua stanzetta e poi scorge una figura d'uomo che le si avvicina, la fissa a lungo e le dice: « Figlia del mio cuore, ti faccio troppo soffrire, vero? Ma l'umanità ne ha tanto bisogno... ». E, fra l'altro, aggiunge: « Figlia del mio cuore, ecco la croce che ho costruito per te... Stai per arri-vare alla cima del Calvario ». E le predice varie cose future, che poi si sono avverate. Quindi la benedice e scompare.

In seguito a ciò, Teresa, rivolta al suo Signore, lo prega:

« Donami tutto ciò che favorisce la mia unione con Te... To-glimi a me stessa, e fa' che io sia un puro dono a Te!... Io sono pronta a rinunciare a tutto il mondo per amor Tuo e per il bene delle anime... Stringimi alla tua croce... Io ti voglio essere fedele fino alla morte... ». («Diario », pp. 1387-1401).

« Le mie sofferenze - scriveva - sembrano superare le mie forze. La mia debolezza aumenta, ma il mio cuore cerca Gesù... ». Il medico stesso, venuto a visitarla, non riuscì a trattenere le lacrime e disse: « Questa ragazza dev'essere ricoverata!... Vi è il pericolo di una setticemia alla gamba ». In seguito a questo scoraggiante verdetto, il 17 gennaio '57 l'inferma, accompagnata dalla mamma, venne trasportata, per la terza volta, all'Ospe-dale civile di Caserta. Questo nuovo ricovero fu, per lei, « un incontro col suo Sposo celeste », un incontro tanto atteso. Il giorno susseguente poté ricevere, con indicibile soddisfazione, il suo « caro Amore senza paura del babbo ».

Eseguite le analisi, il medico curante « fece chiudere la gamba - dice Teresa - in una gabbietta di ferro, senza po-tersi muovere... ». « Ma anche stando così crocifissa - scrive l'inferma - mi sentivo terribilmente (sic) felice: sentivo den-tro di me un amore che mi bruciava, e il mio corpo bruciava come un braciere acceso ».

La gamba, nel frattempo, pur tenendola immobilizzata, continuava a gonfiarsi, e i dolori lancinanti non le davano un momento di tregua. La febbre - che Teresa soleva chiamare « sorella » - le teneva fedele compagnia. La sua sofferenza era tale da non riuscire a proferire parola. Il Cappellano del-l'Ospedale, pieno di comprensione, cercava di farle coraggio, e un giorno le rivolse questa domanda: « Per chi offri le tue sofferenze?... ». Si sentì rispondere: « Per tutti i Sacerdoti, pei Vescovi e per il Papa, affinché diventino grandi Santi ».

Il primo di febbraio, alle ore 23,30, l'inferma venne tra-sportata in sala operatoria per l'estrazione del pus dal ginoc-chio. L'operazione fu dolorosissima pei fatto che non si poté praticarle l'anestesia. Allorché il chirurgo infilò un grande ago nel ginocchio, la povera paziente provò dolori così atroci da emettere grida spaventose. « Quando vidi scrive Teresa - che il dolore sopraffaceva le mie forze, io cominciai a ragionare con Gesù dicendo: « Tenero amore, quanto dolore!... Fa' che possa salvare i Sacerdoti dalla cattiva strada... Tutto dono a Te: la mia anima, la mia vita, il mio corpo e tutti i miei dolori, lamenti, insieme a tutti i palpiti del mio cuore. Voglio seguirti fino al Calvario, come a Te piace, tenero amore mio Gesù ».

Riportata, dopo l'operazione, nella sua stanzetta, dopo aver versato alcune lacrime, la malata cadde in un sonno profondo.

Il 5 febbraio, verso le ore 10,30, il Cappellano dell'Ospe-dale, recatosi a farle visita, trovatala in quello stato, non ebbe coraggio di parlarle e si limitò soltanto a chiederle: « Teresa, cosa stai dicendo al dolce Gesù?...». L'inferma, col sorriso sulle labbra, rispose: « Gli ho detto: Gesù, sposo mio trasfor-merò, con le tue forze, qùesto mio dolore in un altare, onde offrirmi come anima riparatrice.. per amore dei fratelli... ».

Il 28 febbraio, in seguito al risultato della visita medica, la povera inferma venne nuovamente trasportata nella sala operatoria per un nuovo intervento chirurgico. « Mi legarono al tavolo - narra Teresa - e cominciarono le ricerche con l'ago nel ginocchio. L'ago lo sentivo proprio nel mia cuore, come se (vi) fosse fatto un buco. Gridai: Gesù, perdonami, aiutami, accetta le offerte mie ».

Ai fastidi della gamba, si aggiungevano, nei giorni seguenti, « febbri altissime, dolori forti alle spalle ». « Ma se Gesù mi vuole vittima - diceva l'inferma - perché io devo lamentar-mi? Gesù ha sofferto tutto in silenzio ». Ella sentiva solo di trovarsi « in un letto di dolore ».

La notte del 30 marzo, la povera vittima venna nuova-mente trasportata nella sala operatoria. Subì un nuovo inter-vento chirurgico senza anestesia e senza alcuna iniezione che avesse attenuato il dolore. Durante il dolorosissimo intervento, la vittima pregava per i medici e diceva, fra, sé: « Gesù, se oggi sono vittima, fa' che domani, possa essere la tua Crocifissa ». « Mi sentivo - dice - veramente felice »: era la sola felicità del dolore sofferto con amore, per cui poté dire: a per me (il dolore) era tanta gioia»: E rivólta a Gesù, ripeteva fra sè: « Gesù, come, come potrò vivere.. un -,di senza di Te? Donami Tu la forza di essere sempre pronta alla tua dolce chiamata.».

Dopo 15 giorni di assenza, la mamma si decise di andare a trovare la sua povera figlia, e le portò uno specchietto. La figlia si vide nello specchio e rimase atterrita: occhi languidi e infossati, volto pallidissimo, corpo ridotto uno scheletro... Spaventata, si rivolse alla Madonna: la dolce Mamma celeste se la strinse al cuore e la inondò di pace e di forza.

Il giorno 20 aprile, l'inferma ebbe l'ineffabile gioia di assistere alla S. Messa celebrata nella sua stanzetta e di stringere affettuosamente al suo cuore l'unico vero Consolatore, Gesù!

Il 30 aprile, agli acuti dolori fisici, si aggiunsero dolori morali, molto più acuti di quelli fisici. L'inferma si sentiva « lontana da Gesù ». Sentiva, inoltre, che le era « impossibile arrivare a chiudere tutta la sua volontà dentro il Cuore di Gesù ». Il medico, nel passare la visita, le dice che si trattava di « tubercolosi ossea », per cui era necessario che venisse in-gessata. L'inferma si sentì come travolta dal dolore. Fra le strette delle sofferenze, cercò di rifugiarsi nel Cuore del Con-solatore degli afflitti e una « pace soave » inondò l'anima sua:

la presenza del suo Sposo divino placò i flutti del suo cuore agitato e sostenne la sua debolezza. « Il Cuore di Gesù - disse fra sè - ha bisogno di vittime le qua]i riparino i mali del mondo ». Il mattino seguente (primo giorno del mese di mag-gio), dopo una notte « passata in bianco e in pianto », la S. Comunione la confortò e le infuse « un'energia sovrumana ».

L'8 maggio, l'inferma venne trasportata nella « sala delle ingessature » ove le ingessarono la gamba. Anche in questa dolorosa circostanza, l'inferma, pensando al suo stato di « vit-tima », anziché infelice, si sentì « felice ».

Finalmente, l'11 maggio, dopo cinque mesi di degenza, l'inferma, assai malconcia, potè lasciare quel « luogo di soffe-renza » e fare ritorno a casa sua. Il medico curante le racco-mandò la « massima immobilità della gamba ». A chi la com-pativa dicendole: « Ma è possibile che il Signore le mandi tutte a te? », l'inferma rispondeva: « Io desidero che mi faccia diventare un'ostia vivente secondo i suoi amorosi desideri, e (desidero) che il mio cuore si distrugga nell'amore e nella com-pleta adesione alla sua divina volontà ». Esortò poi la suddetta persona a non pregare per la sua guarigione dicendo: « Se (la guarigione) è per il bene dell'anima mia, il Signore lo farà senz'altro », ossia, senza esserne pregato (« Diario », pp. 1355-1370). « L'amore - diceva Teresa - ha forma di croce »(« Diario », p. 1376). Per lei, ogni taglio non era altro che « una carezza del suo caro Gesù » (ibid., p. 1378). « Mi trovo - diceva - come crocifissa » (ibid., p. 1380). E rivolta al suo Sposo divino gli diceva: « Bruciami nel fuoco del tuo amore! »(ibid., p. 1381). Esclamava, poi, con vivo accento di soddisfa-zione: « Mi hai fatto assaporare l'amore della tua Passione e la gioia della tua Crocifissione... Tienimi con Te in croce... »(ibid., p. 1383).

 

24. SULLE ALI DELLA PREGHIERA.

Dall'abisso del suo nulla e della sua miseria, Teresa si sollevava verso l'alto, anzi, verso l'Altissimo, sulle ali robuste della preghiera.

Per farsene un'idea, basti pensare che essa, ogni giorno, recitava, in media, « 15 Rosari » (« Diario », p. 1453). Poteva perciò appellarsi « un Rosario vivente », un « Rosario perenne ».

Pregava il Signore per avere da Lui la forza di unifor-marsi pienamente, sempre, in tutto, alla sua volontà: « Gesù - pregava - fa' che la mia volontà sia la Tua! » (« Diario », p.. 1462). «Io voglio essere crocifissa con Te » (ibid., p. 1460).

Pregava per tutti, ma in modo particolare pei Sacerdoti e per la loro santificazione. Riteneva « un giorno perduto » un giorno trascorso senza aver pregato pei Sacerdoti (« Diario ») pp. 1961; 1975).

 

CAPITOLO V

SOTTO IL PESO DELLA CROCE (1957 - 1962)

1. « GELOSISSIMA DELL'AMORE DI GESù ».

Teresa stessa ci fa sapere, nel suo « Diario », che giunta all'età di 14 anni, provava in se stessa « una specie di gelosia », ma non riusciva a capire « cosa fosse ». Finalmente, il 10 gen-naio (1957) riuscì a capire che la sua « gelosia » esplòdeva, in lei, quando sentiva che qualcuno volesse superarla nell'ama-re Gesù. « Sono gelosissima - diceva - dell'amore di Gesù ». Per cui si sentiva spinta a ripetere a Gesù: « Costi quello che costi, ma io voglio conoscere le persone che ti amano più di me; voglio, voglio conoscerle perché, costi quello che costi, asso-lutamente voglio superarle. Non voglio essere battuta da nessun altro nell'amore di Gesù ». Rivolta poi a Gesù, gli chiedeva:

« Gesù, è vero che tu non sei dispiaciuto perché io voglio su-perare (nell'amarti) tutte quelle anime che ti amano più di me?... I miei 14 anni vedo che sviluppano in me molte cose... »(« Diario », pp. 1405-1406). Ma amare Gesù equivaleva ad amare la croce; amare Gesù più di qualsiasi altro, equivaleva a portare la croce con Lui più di qualsiasi altro.

 

2. « GESù, TU LO VUOI, E LO VOGLIO PURE IO!... ».

Il 31 gennaio, il medico curante si porta a casa di Teresa per operarla. Nel vedere il medico, « una paura terribile » l'in-vade. Ma poi, chiamate a raccolta tutte le sue forze, esclama:

« Gesù, Tu lo vuoi, e lo voglio pure io!... (Voglio) unirmi alla tua Passione e risurrezione. Per tutta la vita e per la morte, voglio sempre sentire la tua Risurrezione e assaporare sempre la tua Passione. Con questo pensiero - prosegue Teresa -stringendomi alla croce di Gesù, e offrendo quel dolore senza parlare, mi sentivo davvero vicina vicina al Cuore di Gesù, mentre il medico mi dava il taglio all'addome ». Il « taglio »

- dice Teresa - fu « davvero doloroso; ma in quel dolore orribile vidi Gesù che mi tendeva le braccia; ed io offrivo sem-pre di più la mia vita, le mie azioni, le mie sofferenze, tutti i sacrifici che sopporto nella mia famiglia. Tutto offro a Te, dolce amore mio. Tu m'hai dato la vita, e Tu la devi prendere. Io, Gesù, ti restituisco il mio corpo tutto crivellato, cioè, tutto bucato, quel corpo che Tu, tenero Amore, mi desti così sano, così bello. Io, capace di nulla, te lo restituisco con tanti buchi. Gesù, fà che queste ferite, queste operazioni, accettate per amor tuo, siano per il bene delle anime e, maggiormente, per la salvezza dell'anima mia. Amore mio, io affido tutto, senza lamento, nelle tue mani, affinché Tu mi aiuti i Sacerdoti e mi salvi le anime ». (Diario, pp. 1405-1407).

 

3. PEI DISORDINI DEL CARNEVALE...

« Per il paese - annota Teresa - sfilano maschere di bambini e uomini: tutti col viso coperto chi con belle maschere e chi con bruttissime maschere ».

Inorridita per tanti disordini, frutto di quella baldoria, Teresa scriveva: « Quanti peccati si commettono in questi gior-ni... Gesù, io voglio soffrire ed offrire per il tuo amore e per il bene delle anime » («Diario», p. 1408).

 

4. UN NUOVO RICOVERO ALL'OSPEDALE

La catena delle sofferenze continua: dura, ininterrotta. Ma insieme alla sofferenza, continua, in Teresa, l'amore verso la medesima, considerata nella sua nobilissima funzione ripa-ratrice. Ella è ben lieta di « assaporare sempre più la Passione » di Cristo, « aggrappata alla sua croce », per la salvezza delle anime.

Il 28 maggio 1957 dovette subire, per la terza volta, il ricovero all'Ospedale Civile di Caserta. Le sue gambe si erano tutte e due gonfiate. La febbre non le dava tregua. I dolori di-ventavano sempre più lancinanti. La lotta fra la carne e lo spi-rito si fa sempre più dura. I medici, sconcertati, si chiudono in un eloquente mutismo: non sanno più dove mettere le mani. Teresa poi, da parte sua, anziché abbattersi sotto il peso della croce, chiede a Gesù di renderla « Crocifissa d'amore », di darle « una sempre più ardente sete » di Lui, una « sempre più profonda immedesimazione » con Lui, una « sempre più divampante Carità ». Bramava di essere « disprezzata e maltrattata » per « conquistare il cuore di Gesù e il suo amore ».

In seguito alla dolorosissima estrazione del « pus », le condizioni di salute dell'inferma segnarono un certo miglio-ramento. « Il gonfiore (delle gambe) - annotava Teresa -si è attenuato, ma ancora non posso girarmi nel letto, e stando sempre nella stessa posizione, davvero mi sento come legata in croce ». Ma « il pensiero di amare Gesù e di salvare le anime - scriveva l'inferma -, tramutava in me il dolore in gioia ». Alchimia divina... Il pensiero che la sosteneva e che riusciva a mutare il dolore in gioia era questo: « l'Amore mio (Gesù) mi ama senza misura », ed Ella bramava di fare altrettanto, cer-cando di acquistare « un amore senza misura ». Nella durissima lotta tra la carne e lo spirito, Teresa si rivolge con fiducia alla sua Mamma celeste e le dice: « La mia anima sarà profumata di cielo se sarà toccata da Te, o Maria! Spazza via da me tutti gli attacchi al peccato, tutti i residui di male che fermentano in fondo alla mia anima! Fammi respirare in un'atmosfera di purezza, di bontà, di virtù. Dammi, o Mamma, la nausea del mondo e dei suoi piaceri. E fà che tutta la mia giornata si svolga secondo i desideri del tuo purissimo Cuore... Ti amo, Ti amo, e Ti chiedo la benedizione ».

Il 31 luglio 1957, il medico curante, in ufficio, dava alla mamma di Teresa questo tristissimo annunzio: « Tua figlia avrà pochi mesi di vita ». In seguito a questo fatale verdetto, la mamma decise di portarsela a casa: cosa che avvenne il 26 agosto dello stesso anno. Prima però di lasciare l'Ospedale, Teresa salutò il medico con queste parole: « Vi saluto... Vado via... Vi dico che ho fiducia in voi». Ma poi, indicandogli una statuetta della Madonna aggiunse: « Io non morirò! E verrò a farvi visita. Ciò detto diede l'addio all'Ospedale (« Diario », pp. 1407-1426).

 

5. LO STRAZIO DELLE STIMMATE.

Il 31 agosto 1957, Teresa incominciò a sentire un « do-lore molto forte » « alle mani, ai piedi ed al costato ». Una sua comare, recatasi a farle Visita, posò lo sguardo sulle mani e le chiese: « Cosa ti sei fatta sulle mani?... Sono rosse, gonfie e in mezzo vi è un livido...». Ma Teresa cercò di deviare il discorso rispondendo: « Sono i geloni, forse ». E continuò a nascondere tutto il dolore sotto il velo di « un dolce sorriso ». Rivolta poi alla sua dolcissima Mamma celeste, chiedeva: « O Mamma, cosa è il dolore quando ci sei Tu? Per me è la più grande gioia» («Diario », pp. 1427-1429). Diceva, col più vivo ac-cento di persuasione: « Vedo che, senza dolore, la vita non ha senso » (« Diario », p. 1431). Il motivo?... Questo: « Al di là del dolore; trovo Dio » (ibid.).

 

6. LA SCELTA DELLO STATO.

Per dimostrare che Teresa era una ragazza del tutto nor-male, Dio, forse, permise che il cuore di lei, per qualche tempo, ondeggiasse alquanto fra l'amore verso Dio e l'amore - istin-tivo, naturalissimo in qualsiasi donna - verso l'uomo. Teresa - ritengo necessario rilevarlo - non si era ancora data a Dio col voto di verginità (cosa che farà - come diremo - più in là). Era quindi pienamente libera di scegliere la sua via.

Ciò premesso, due ragazzi fecero una certa presa sul suo cuore: uno autentico angelo, e l'altro piuttosto autentico de-monietto. Sia 'con l'unò che jcon l'akro nutri relazioni di cor-diale amicizia; un'amicizia pulitissima, contenuta sempre den-tro i limiti di una perfetta correttezza cristiana. Sacrificò tuttavia generosamente tutte le sue simpatie sia per l'uno che per l'altro, per finire di donate, in totale e perenne, il suo cuore a Dio ed alla augusta Madre di Lui. « Solo Lui (Dio) - scrisse - mi ama, e solo Lui voglio amare (Diario, p. 1591).

 

7. UN AMORE... IDILLIACO.

Un bel giorno, nel 1957, all'età di 14 anni, si imbatté in un ragazzo eccezionale, suo coetaneo, il quale, affascinato dalla sua bellezza spirituale più che da quella fisica, incominciò a farle la corte. La fanciulla, quantunque afflitta da gravi malan-ni fisici rimase tutt'altro che indifferente: « Gli volevo bene - annotava sul « Diario » - e provavo per lui un certo sen-timento, nella speranza di formarmi una famiglia » (p. 1450). E aggiungeva: « Mi sentivo qualcosa... Era una cosa più forte di me: non volevo pensarlo, ma purtroppo il mio pensiero era rivolto a lui. E pregavo affinché fossi guarita presto per cor-rere in sua compagnia ». E necessario riconoscere che il ragaz-zo - come diremo - era tutt'altro che indegno dell'animo nobile ed elevato di Teresa.

La sera di Natale del 1957, il giovane prese il coraggio con tutte e due le mani e si portò in casa di Teresa per presen-tarle i suoi auguri di guarigione. Il babbo di Teresa, intuendo l'intenzione del ragazzo - un certo Tonino - gli fece una cordiale accoglienza. Teresa poi, a sua volta, scriveva: « Molte volte pensavo (ad) una casa tutta mia, (ad) una famiglia tutta per me. Volevo educarlo come volevo io » (« Diario », p. 1461).

Pochi giorni dopo, il 5 gennaio 1958, Tonino si recò di nuovo a far visita alla sua Teresa: « Quando lo vidi - anno-tava Teresa nel suo « Diario » - pensando che stavo sola in casa, ebbi un tuffo al cuore » (p. 1452). Il giovane si sedette accanto al letto, prese le mani di Teresa fra le sue e le disse: « Teresa, senti! Se Gesù ci chiedesse di dare (donare) il nostro affetto a Lui, dobbiamo farlo, a costo della propria vita ». Teresa gli rispose: « Sì! Ma se il Signore vuole che noi for-miamo una famiglia... ». Il ragazzo replicò: « Faremo la sua volontà ». E aggiunse: « Senti, Teresa! Siamo nel nuovo anno. Facciamo il proposito di fare tutta la volontà di Dio » (« Diario», pp. 1451-1452).

Il 5 agosto del 1958, Teresa, rivolta alla « Mamma del cielo », la supplicava dicendo: « Mamma del cielo, tu lo sai quanto voglio bene al ragazzo. Se è per me, dammelo; e se non è per me, fammelo dimenticare... La mia intenzione è di formarmi una famiglia, ma sempre se è la tua volontà, perché io, da sola, sono capace di nulla. E tu, mamma, questo lo sai.

Io voglio offrirti questo mio cuore e devo essere tua » (« Dia-rio», pp. 1474-1475).

Verso la metà di agosto del 1958, il cuore di Teresa fu come invaso da foschi presentimenti: « Sentivo - così leg-giamo nel suo « Diario » - che qualche cosa stava per sca-tenarsi in me... Sentivo che stava per succedere qualche cosa... »(p. 1477). In preda a questi tristi presentimenti, Teresa perdette la sua abituale tranquillità! Cercava un rifugio e non lo trovava; pregava e non sentiva nulla. Sentiva di essere come in procinto di perdere qualche cosa che ella amava... E rivolta a Gesù pro-testava: « Preferisco la morte anziché perdere Te, Gesù! »(«Diario», p. 1478).

Fu in queste tristi condizioni che Tonino, nel pomeriggio del 20 agosto, trovò la povera Teresa. Costei, non appena se lo vide dinanzi, gli svelò il suo stato d'animo. E Tonino le ri-spose: « Teresa, anch'io sento questa tristezza nell'anima (e perciò) ti posso capire. Quanto è terribile sentirsi andare già, momento per momento... L'unica cosa è quella di non pen-sare a nessuno. Tu sopporti le liti di tuo padre, e io le liti dei miei. Offriamoci a Gesù, che solo Lui può guidarci sulla retta via del mondo così malvagio. Fatti coraggio, e stà unita sempre più alla croce di Cristo... Teresa, anch'io sento di volerti molto bene, ma nel nostro amore deve tacere la parte della sensibilità. Dobbiamo risvegliare l'amore del nostro Padre celeste, il no-stro Gesù » (« Diario », p. 1478).

Pochi giorni dopo, il 24 agosto, Teresa, insieme a Tonino, faceva una passeggiata sulla montagna. « Abbiamo pregato tanto sotto gli alberi - scriveva - e contemplato la natura... vedendo quella bellezza che ci circondava... comprendevamo quanto era grande il Signore ».

Ma dopo questi vivi raggi di sole, ecco che si scatena la tempesta: un turbine nero viene a scuotere il loro animo, simile a un vento impetuoso il quale scuote e schianta gli alberi della foresta. Fosche previsioni vengono ad agitare e a sconvolgere le pianticelle dei loro giovani cuori: l'anima loro vuole spiegare il volo verso l'alto, verso il cielo, ma vi è qualcosa che la trat-tiene su questa misera terra. « Tutti e due - riferisce Teresa - ci incontravamo a Messa ». Quell'incontro, quella convergenza verso un'unica meta, era, per entrambi, fonte di autentica gioia e, insieme, di viva e penosa apprensione.

Il babbo di Teresa, scoperto quell'idillio amoroso, si im-pose alla figlia dicendole: « Voglio che tu ti sposi! », e accom-pagnò il suo « voglio » con una serqua di parolacce. La figlia gli fa presente le sue tristi condizioni di salute e poi, con estre-ma franchezza, gli dice: « La mia vocazione non è quella del matrimonio ». Allora il babbo, col coltello in mano, fece questa insulsa minaccia: « Io devo ammazzare tutti... ». Rivolto quindi alla figlia, la quale era tormentata da una febbre molto alta, le disse: « Non è vero nulla!... Sei un'impostora». « Papà - gli rispose con calma la figlia - abbi pazienza... Io so bene che tu non mi vuoi più in casa... Ma io dove devo andare... ». Il babbo, in preda ad un cieco furore, le molla un ceffone di-cendole: « Voglio che ti sposi, se no ti faccio uscire morta da questa casa: o vi esci da sposa, o con la bara ». Erano le otto di sera. Il babbo si reca difilato nella casa di Tonino, e dice alla mamma di lui: « Io voglio che i due ragazzi si sposino presto ». La signora, però, gli risponde di botto: « Ma voi siete matto... Quelli sono ancora ragazzi (avevano entrambi 15 anni!...). Lasciamo che decidano loro »! Dinanzi a questo sag-gio consiglio, il babbo di Teresa, tremendamente urtato, ri-spose: « Allora io non voglio più vedere il ragazzo in casa mia. Se li vedrò ancora insieme, li ucciderò tutti e due ».

Ritornato a casa, racconta l'accaduto. « Io - dice Tere-sa - mi sentii venire meno il cuore ». E, saggiamente, prefe-rì tacere. Tutta la notte però non riuscì a chiudere un occhio: non fece altro che pregare e ripetere: « Gesù, fammi compren-dere quale è la mia strada!... » (« Diario », pp 1481-1482).

Verso la fine di dicembre del 1958, dopo aver pregato e dopo aver fatto la sua lettura spirituale, Teresa sente una voce che le dice: « Teresa, tieni i tuoi occhi fissi al cielo, perché quello che è di quaggiù non vale niente » («Diario», p. 1500).

Il primo gennaio 1959, la Madonna si presenta a Teresa e le dice: « Teresa, figlia mia, il mio Figlio ti vuole con Lui sulla croce, e tu non devi dirgli mai di no ». L'assicura che le starà sempre vicino e l'esorta ad offrirsi vittima per la salvez-za delle anime. Ciò detto le chiede: « Vuoi tu accettare... Sappi che se tu non mi rispondi con un "si", non mi vedrai più!... ». Teresa, dubitando di essere in preda a suggestioni dia-boliche, risponde: « La mia idea è quella di formarmi una fa-miglia ». Ma la Madonna replica: « Sappi che quel ragazzo verrà presto in Paradiso con me. E tu, ancora per molto (tempo), dovrai soffrire. Tu non mi vedrai più. Mi rivedrai (soltanto) quando ti sarai pentita di non avermi risposto » (« Diario », pp. 1502-1503). « Il mio cuore - annotava Teresa - non trova pace perché mi manca un qualcosa che non conosco, o che conosco e non ho saputo tenerlo. Per me i giorni non pas-sano più. Sento in me come una tempesta. Gesù, poni nel mio cuore un pò di pace e un pò del tuo amore!... Domando invano, attendo una risposta invano. Mi sento straziare l'anima. Quante volte sto rimpiangendo... (il fatto) di non aver voluto rispon-dere " si " » (« Diario », p. 1505).

Tonino, venuto a conoscenza dello stato d'animo di Te-resa, il 25 marzo (del 1959) si fece un dovere di andarle a fare una visitina. Sedutosi presso il capezzale, prese a dirle: « Teresa, sai?... Gesù mi ha detto che tu, ora, dovrai soffrire e offrire da sola, senza alcun conforto. Io ancora per poco ti starò vicino; ma poi andrò in Paradiso, e da lassù pregherò per te, per aiutarti a fare sempre la volontà di Dio, senza dire mai no" ». A questo mestissimo annunzio, Teresa non ebbe più pace. Solo nella preghiera trovava un qualche sollievo, in-sieme alla forza di « soffrire e offrire ».

Sei giorni dopo (il 31 marzo), Tonino si reca di nuovo in casa di Teresa. Recita insieme a lei il Rosario e, fatta la let-tura spirituale, i due danno inizio ad un « discorso piacevole ». «Io - dice Tonino - ti lascerò presto... e tu devi farti corag-gio! ». La esorta, quindi, durante i mesi di aprile e di maggio, ad assistere con lui, tutte le mattine, alla S. Messa e a fare con lui la Santa Comunione. « Io - continua Tonino - voglio lasciarti su questa terra con questo ricordo ». Teresa, « guar-dando la (sua) gamba gonfia e pronta per avere un altro taglio, gli risponde: « Sì! Sì!... Va bene!... E così, tutte le mattine, Teresa, insieme a Tonino, si portò in Chiesa e si accostò a rice-vere, insieme a lui, il Cibo dei forti. Usciti poi di chiesa, « ognu-no... prendeva la sua strada » (« Diario », pp. 1607-1609).

La mattina del 12 aprile, incontratisi in Chiesa, Tonino ri-volto a Teresa le dice: « Teresa, questa notte ho avuto una brutta visione: ho capito che devo morire. Dapprima ero con-vinto che si trattasse di un brutto sogno; ma poi ho visto che io ero sveglio» («Diario », pp. 1509-1510).

E troppo facile comprendere l'angoscia che invase Teresa a un tale annunzio. « Per me - scriveva - (Tonino) era tutto, perché amava Gesù più di me e aveva una fede straordina-ria... Gli volevo bene, e volevo anche sposarlo... Il nostro desi-derio era quello di sposarci e consacrare la nostra vita al caro Sposo celeste che tanto è legato al nostro cuore... Il nostro è un amore incorreggibile per Gesù ».

La mattina del 28 aprile, Teresa si svegliava tutta in la-crime: aveva visto, nel sogno, che il suo Tonino era morto schiacciato da un camion... E aveva anche visto che una Si-gnora « alta e bella », dopo averlo preso tra le sue braccia, se lo « portava con sé in alto, in alto... », e a lei rivolta, mostrandole Tonino, diceva: « Eccolo, me lo sono portato con me in Para-diso; e tu rimarrai molto più a lungo a soffrire e offrire. Il Padre ha altri disegni su di te. Io ti sarò accanto a sostenerti. Coraggio! Offri tutto con grande amore! Un giorno ne sarai soddisfatta e contenta ». Pronunziate queste parole, la « bella Signora » scomparve fra le nuvole (« Diario », pp. 1508-1511).

Il 30 aprile, nell'imminenza del mese di Maggio, sacro alla Madonna, Tonino, « tutto contento », si reca a casa di Teresa e le dice: « Teresa, ci dobbiamo fare tutto il mese di Maggio... E tutti e due fanno un fermo proposito. Tutte le sere, Tonino e Teresa, anche in fretta e con febbre alta, si por-tavano in chiesa pel Mese Mariano, pregavano con fervore, fa-cevano i « fioretti », ecc.

La sera del 7 maggio, Tonino si reca nuovamente da Te-resa e le dice: « Teresa, ho fatto un brutto sogno!... ». E glielo racconta. Era il sogno preciso che aveva già fatto Teresa: la morte di Tonino schiacciato da un camion! Tutti e due, pro-fondamente emozionati, versano lacrime a profusione. Calmatisi alquanto, Tonino le dice: « Senti, Teresa! Andiamo a Messa domani mattina, perché domani sera per me sarebbe troppo tardi ». « Perché - gli chiese Teresa - perché parli così?... ». « Non capisci - le rispose Tonino - che la morte mi insegue?... »

La mattina seguente, 8 maggio, Teresa si portava in chiesa e attendeva Tonino. Ascoltarono tutti e due la S. Messa e si accostarono alla S. Comunione. Ad un certo punto Tonino ebbe una specie di svenimento. Usciti di Chiesa, decisero di fare una passeggiatina « sul monte », recitando devotamente il Rosario di 15 poste. Quindi, sdraiatosi un poco sull'erba, Tonino dice: « Ora sono contento! ». E aggiunge: « Teresa, tu mi vuoi bene, e allora non devi piangere quando io non ci sarò più ». E la prega di accompagnarlo fino alla piazza. Ad un certo punto vedono venire un camion... I freni del camion si spezzano, il povero Tonino viene investito in pieno. « Per me - dice Te-resa - fu il momento più nero: vedevo il suo cuore uscito dal petto che ancora batteva a terra... Per un attimo non capii più nulla...». Quel giorno, 8 maggio, Tonino compiva 16 anni. Ma il suo compleanno, anziché celebrarlo sulla terra, andò a cele-brarlo nel Cielo. La sera di quel tristissimo giorno, allorché Teresa rac-contò in famiglia, con tutti i suoi particolari, il tragico inci-dente, il babbo ne provò il più vivo rammarico. (« Diario », pp. 1509-1617). « Il mio amore - dirà in seguito Teresa - dopo la perdita del ragazzo, è totalmente di Gesù. Più di tutta me stessa sento di amare Gesù, il mio unico ed eterno Amore ». (« Diario », p. 1580). E aggiungeva: « La malattia non perde tempo. Non mi curo di quanto soffro. Solo il pensiero di an-dare in Paradiso suscita in me tanta gioia che quasi non mi fa parlare » (« Diario », p. 1581).

 

8. UNA NUOVA AVVENTURA D'AMORE.

Ai primi di gennaio del 1960, Teresa, mentre sentiva an-cora nel suo cuore il vuoto per la tragica scomparsa del suo angelico Tonino, s'imbatteva in un altro ragazzo il quale non tardò a farle dichiarazioni di amore. Lì per lì la ragazza rimase molto titubante, quasi sospesa tra il « sì » e il « no ». Si ri-volse quindi al Signore in cerca di luce e di forza. La « voce del cuore » si faceva sentire abbastanza forte al suo orecchio. Sen-tiva però che vi era « qualche cosa contro la sua volontà ». Pochi giorni dopo incontrò nuovamente quel ragazzo. « Il mio cuore - annotava nel suo « Diario » - è quasi conten-to »; per cui si decise a dirgli: « Si, ti voglio un pò di bene ». Il fatto si è che, da quel giorno in poi, i due cominciarono ad incontrarsi « spesso ». Sentiva che nella sua vita mancava « qualche cosa » e non trovava pace: era diventata « nervosa » e « sempre più preoccupata ». Nei suoi 17 anni, sentiva istintivamente il bisogno di amare e di essere amata. Scor-gendo nel nuovo ragazzo un tipo « buono e calmo », Teresa si sentiva legata « sempre più a lui ». Nutriva poi la dolce illu-sione che il suo male, dopo gli ultimi interventi chirurgici, sa-rebbe finalmente scomparso. Illusioni!... Il 20 febbraio, in pieno carnevale, le maschere folleggiavano allegre. Ad un certo momento, Teresa, sola in casa, sente bussare alla porta; corre ad aprire e si trova davanti una maschera. Capì immediatamente che si trattava del suo nuovo ragazzo, e ne « rimase male », provando « disgusto e disprezzo ». Comprese subito che quello « non era il ragazzo per lei ». Versò anche lacrime amare. Il ragazzo chiese scusa, e così - dice Teresa - « tornò una finta pace fra noi due ».

Alcuni giorni dopo, Teresa, mentre si avvicinava verso la casa del medico per le medicazioni, s'imbatté con la mamma del ragazzo, la quale disse « un sacco di cose contro il figlio ». Le disse, fra l'altro, che egli aveva di già un'altra ragazza, ricca e sana. Riceveva poi una lettera anonima da parte della « fidan-zata », la quale l'invitava a « non fare l'intrusa ».

Due giorni dopo (il 7 marzo) il ragazzo si presenta in casa e chiede di parlare con Teresa. « Teresa - gli risponde la mamma - seccata - non è per te, perché è malata. Lasciala stare! ». Teresa ebbe un certo malore. Riavutasi, corse in Chiesa, e solo li riuscì a riacquistare la calma. Profondamente turbata, si rivolse finalmente a Gesù dicendogli che, se l'avesse ritenuto opportuno, le avesse dato la croce che le aveva mo-strato nel sogno: « anche se grande - diceva - sono certa che Tu mi darai la forza. Perché questo verme di Teresa non saprà riuscire a nulla ».

La notte del primo aprile, Teresa vide in sogno la Mamma celeste e udì queste parole: « Figlia, non temere! Sono accanto a te per aiutarti ad aggiustarti sulla croce ». Poi le chiese: « Accetti la croce che ti è stata posta sulle tue spalle? ». E Te-resa rispose: « Sì! L'accetto ». La Madonna soggiunse: « Ora soffrirai sola e abbandonata; ma presto passerà. Da te voglio carità, umiltà e pazienza. Soffrire, tacere ed offrire! ».

Il 30 aprile (1960), Teresa dichiarava a Gesù che inten-deva allontanare dal suo cuore qualsiasi affetto verso qualsiasi uomo. « Comprendo - diceva - per tua grazia, che... non è di tua volontà. Io voglio, a qualsiasi costo, tutta la tua vo-lontà» («Diario », pp. 1543-1555). Tra i dolori lancinanti della gamba, tra gli ardori della febbre, il cuore di Teresa bat-teva veloce. « O cuore insensato - si domandava l'inferma - per chi batti ora e sempre?... Il cuore, continuando a bat-tere, ripete sotto voce: batto, batto per il tuo Amore Gesù... Sulla croce, con Gesù, ho trovato il vero amore » (« Dia-rio», p. 1559).

 

9. « LASCIA QUESTA CASA!...».

Il 2 novembre 1960, l'Angelo Gabriele - narra Tere-sa - le si presenta e, dopo averle raccomandato l'eterna sal-vezza di un' anima, « con bontà, ma con fermezza », le fa pre-sente « il prossimo sacrificio » che Gesù vuole da lei. Le dice: « Gesù vuole che tu faccia il sacrificio di lasciare questa casa... e i tuoi cari » (« Diario », pp. 1588-1589). Queste parole im-mersero il cuore di Teresa in una grande, inesprimibile tri-stezza. « Il dolore - scriveva Teresa - era tale che non mi dava pace. Cercavo di lavorare ricamando, cucendo, ma gli aghi mi si infilavano nelle dita... ».

Due giorni dopo (il 5 novembre), un altro Messaggero del Signore le ripeteva: « Teresa, Gesù vuole che tu vada via da questa casa, se non vuoi che il Signore prenda in cielo i tuoi genitori ». « A questo punto - scrive Teresa - raccogliendo le mie forze, gli ho risposto: "Ma come potrò, sola e senza soccorsi, portando (il peso della) responsabilità della vita e della via in cui debbo camminare? Sento il mio cuore turbato e il mio spirito agitato ».

Ma poco dopo le si presenta la Mamma celeste e le dice: « Figlia mia, non temere! Le vie di Dio sono impenetrabili agli occhi delle creature... Non temere, figlia mia! Il sacrificio che tu te ne vada è per il bene dell'anima tua e per molte altre. Gesù ti ama. Vivi solo per Lui! ». « A questo punto - prosegue Teresa - la mia risposta fu: " ... il mio affetto per loro (quelli della famiglia) non mi permette di separarmi" » (« Diario », pp. 1588-1590). Ma cinque giorni dopo (il 10 novembre 1960), «dopo giorni di terribile sofferenza », Teresa fa un atto di abbandono completo al volere divino. « Voglio - scrisse - l'abbandono completo in Gesù! Solo Lui nii ama, e solo Lui voglio ama-re!... ». E protestava di amare « tanto » Gesù, « di un amore tale che nessuno possa spegnerlo... Qualunque cosa mi costi, lascerò questa casa che tanto amo, e tutto il resto con essa. Andrò dove Gesù vorrà, perché solo Lui amerò, solo a Lui renderò conto, e solo a Lui dovrò piacere... Gesù legge nell'ani-ma tutto quanto ho donato e donerò per tutta la mia vita... A questo punto - nota Teresa - una voce dolce e soave si udì ripetere: « Figlia mia cara Teresa, tu mi consoli... » (« Dia-rio» pp. 1590-1591). Non si stancava mai di ripetere: « Sia fatta sempre la vo-lontà tua! Fammi bere lo stesso tuo calice e fammi salire sulla tua stessa croce... Amore mio Gesù, tu lo sai: io ho messo a tua disposizione tutto il mio corpo e la mia volontà per farne tutto quello che vuoi. Ora, se tu non lo fai, quando mi tro-verò faccia a faccia con Te, tenero amore mio, non potrai dir-mi: « questo tu non me l'hai dato », perché io ti risponderò: « e tu, perché non te l'hai preso?... » (« Diario », p. 1582). La sua parola d'ordine era questa: « Non indietreggiare mai di fronte alla sofferenza!... » (« Diario », p. 1593). Durante il carnevale del 1961, Gesù le apparve e le disse: « Teresa, figlia mia, durante questi giorni nei quali ricevo tante offese, voglio averti per cireneo. Sì, tu mi aiuterai a portare la Croce. E la Croce dell'Amore, la Croce del mio Amore per le anime. Tu mi consolerai, e tutti e due soffriremo per esse » («Diario», pp. 1613-1614). Il demonio, il padre della menzogna e della discordia, nulla risparmiò per mettere tutti contro di lei: padre, madre e fratelli. Ci ripugna scendere in particolari. « Tu, figlia - le disse Gesù - devi essere macinata come il grano e spremuta come un grappolo d'uva » (« Diario », p. 1562). Ma la rispo-sta di Teresa fu pronta e piena: « O Gesù, grazie, perché mi hai associata alla tua Passione. Capisco, o Gesù, che la Croce è lo scrigno che contiene il grande tesoro. E solo, solo guar-dando ad essa sono veramente felice. E godo il Paradiso in terra » (« Diario », p. 1576).

 

10. LA LOTTA CONTINUA...

Anche dopo la ferma decisione di darsi tutta e solo a Gesù, non cessò tuttavia la tentazione dell'amore umano. Suo padre si invaghi di un ragazzo, il quale abitava in un terreno vicino al suo. « Parlava sempre (con lei) di quel ragazzo e diceva che avevano molte proprietà! ». L'assicurava che voleva sposarla, anche malata com'era. « Io - dice Teresa - sen-tivo in me amore per Gesù e per nessun altro al mondo, e in-tendevo difendermelo con tutte le mie forze ». Oppose quindi a suo padre un netto e deciso rifiuto: « No! ». « Non voglio sposarmi... ». Dinanzi a questa netta e ferma posizione, il babbo si infuria e le dice: « Da oggi in poi, se tu non ci pensi bene, devi dimenticare che io sono tuo padre; devi dire che non hai più famiglia». Ciò detto si allontana. E facile imma-ginare come dovette rimanere la povera figliola. « Io - dice-va - a mio padre voglio un bene straordinario, ma sentivo che in me un amore più grande di lui aveva occupato il posto di Padre, di Sposo. Mi sentivo forte per lottare » (« Diario », pp. 1607-1608).

« Vedo che Satana - così scriveva - si è impossessato di mio padre e lo fa agire a modo suo ». Ma ella continua ad abbandonarsi « all'amore di Gesù » e a resistere « sempre di più alle offese ed agli insulti di suo padre... ». E diventato - scriveva - come un demonio... Prima non era così catti-vo ». E pregava affinché avesse raggiunto il Paradiso con lei («Diario», p. 1609).

In un altro luogo del suo « Diario » Teresa, per scagio-nare il babbo, esprime, in altri termini, lo stesso pensiero: « Mi accorgo che c'è qualche cosa che agisce nell'animo di mio pa-dre, e la sua forza di volontà è così poca che non riesce a libe-rarsi. Vedo che, in lui, agisce, contro di me, la forza del male. Delle volte sa vincersi e delle volte no. Caro papà, come soffre lottando fra il corpo e lo spirito... Per lui è una lotta spie-tata » (« Diario », p. 1664). Non mancavano però al babbo - è bene rilevarlo per dovere di obbiettività - momenti di sincera bontà e di pa-terna tenerezza. Così, per esempio, la mattina di Natale del 1961, tornato in casa dalla Messa, si gettò fra le braccia della figlia e le espresse i suoi auguri. « Vedevo nei suoi occhi - an-notava Teresa - la gioia; vedevo il mio vero padre »(«Diario», p. 1666).

 

11. CI HAI LIBERATO DALLE PENE DEL PURGATORIO!...».

Il novembre 1962, Teresa, non potendo portarsi al Cimitero, si unì « spiritualmente » alle anime del Purgatorio. « E' veramente bello - diceva - offrire non fiori mondani ma preghiere e sofferenze per le anime del Purgatorio ». Nelle prime ore pomeridiane, mentre era assorta in preghiere di suf-fragio, vede la sua cameretta gremita di persone... Dinanzi ad un tale spettacolo, le uscì spontanea la domanda: « Cosa vo-lete... ». E loro, con un grido di gioia, la salutano dicendo: « Ci hai liberato dalle pene del Purgatorio... ». Dopo pochi attimi, tutte quelle persone scompaiono... Era uno dei frutti della sua pesantissima croce. Questa visione servì non poco a rendere sempre più viva ed operosa la sua devozione verso le anime del Purgatorio, e ad eccitarla ad offrire preghiere e sof-ferenze a loro vantaggio. Metà dei suoi guadagni, frutto dei suoi lavori di ricamo, erano da lei destinati per la celebrazione di sante Messe (« Diario », p. 1710).

 

11. ELL'ABISSO DEL SUO NULLA...

I grandi doni concessi da Dio, con mano veramente mu-nifica, alla figlia sua prediletta, ben lungi dall'insuperbirla, ser-vivano a rafforzare il bassissimo concetto ch'ella aveva di se stessa. « Sono - diceva - un nulla... » (« Diario », p. 1802). « Sono la più (grande) peccatrice del mondo» (ibid., pp. 1437-1438). « Sono lo scandalo del mio paese » (ibid.). « Io son solo capace di commettere (di combinare) pasticci » (ibid., p. 1542). « Tutti i peccati che esistono li ho fatti » (ibid., p. 1438). « Merito solo l'inferno... » (ibid.). « Sono un leta-maio...» (ibid., p. 1441).

E il florilegio potrebbe allungarsi. E il frasario dei Santi: quelli veramente autentici. Quanto più si sentono investiti dalla luce di Dio tanto più avvertono le folte tenebre del proprio «io».

 

CAPITOLO VI

L'OFFERTA (1963 - 1965)

1. IL VOTO DI VERGINITà

Alle 13.30 del 15 ottobre 1963, mentre Teresa si trova sola in casa, sente picchiare alla porta. Va ad aprire e trova un religioso misterioso venuto a portarle la S. Comunione. Dopo la Comunione pregano insieme e, alla fine, il religioso si rivolge a Teresa e le chiede: « Figliola, vuoi donare la tua verginità a Maria Santissima?... ». Dietro la risposta affermativa di Te-resa, il religioso le ordina di prendere il quaderno, di scrivere e di ripetere, dietro di lui: « O Gesù amabilissimo, ecco la vostra serva arrivata al colmo della sua felicità. Adesso non ho più che desiderare, dopo che Voi, Re del cielo e della terra, cotanto Vi abbassate ad eleggermi vostra sposa diletta. Quindi, con tutto il cuore penetrato da sincera gratitudine, con la vo-lontà ferma e decisa, con l'intelletto persuasissimo, faccio voto di consacrare al mio dolcissimo Signore Gesù la mia purità verginale eleggendo Voi solo a castissimo sposo dell'anima mia e privandomi quindi della libertà di poter entrare in matrimonio con uomo alcuno. Voi, dunque, Gesù mio amatissimo, d'ora in poi sarete il padrone dell'anima mia, del mio corpo, dei miei affetti e di tutta me stessa. D'ora in poi non mi considererò mia, ma tutta vostra, tutta, interamente risoluta di perdere la vita piuttosto che esservi infedele. Oh, Dominus meus et Deus meus, datemi la santa perseveranza e poi sono contenta. Gesù, Gesù, Gesù, io vi amo; ma perché vi amo troppo poco, desidero di amarvi assai. Deh, fate, bene mio, che io muoia al mondo ed a me stessa per vivere solo per Voi. O Maria, deli-zia delle vergini, a Voi raccomando la mia purità verginale: custoditela e preservatela da ogni macchia! Santa Gemma, Santa Teresa, Santa Maria Goretti, dolci sorelline mie, aiutatemi voi ad essere fedele al mio Dio ed a mantenere il mio voto e da-temi un poco del vostro amore per Gesù ».

Alla fine, il religioso le fa un segno di croce sulla fronte e si avvia giù per le scale per uscire. Prima però di lasciarla, le raccomanda di leggere la preghiera: ne avrebbe ricevuto più forza («Diario», pp. 1718~1720).1

 

2. « UMILE OSTIA DELL'OSTIA D'AMORE »

Il 23 ottobre 1963, il misterioso religioso che era solito portare a Teresa la S. Comunione, ad un certo punto - come aveva fatto una settimana prima, il 15 ottobre - si rivolge a Teresa e le ordina: « Prendi la penna e scrivi. Così potrai leg-gerla spesso, allorché io non avrò più ordine di venire ».

« Gesù, prima di vederti lassù nei cieli, divino Sposo del-l'anima mia, nella gioia della visione eterna, voglio passare la mia vita quaggiù quale piccola Ostia dell'Ostia d'Amore.

« Come l'Ostia del Tabernacolo, voglio essere tutta bian-ca, voglio che il mio cuore rimanga sull'altare tra il cielo e la terra con Te, Gesù, unita e immolata per la tua gloria.

« Come l'Ostia del Santo Sacrificio, voglio essere nelle mani dei miei Superiori come Tu sei per amor mio e per mio ammaestramento in quelle del Sacerdote, che io mi lasci, a tua imitazione, abbassare e innalzare, spezzare, consumare nei sa-crifici di una vera abnegazione.

« Che io sia disposta a ricevere, come l'Ostia del Sacri-ficio, croci sopra croci. O Gesù, io voglio andare a tutti sotto forma di Ostia, cioè, del sacrificio ispirato dal tuo Amore. Amen »!

In questa preghiera, così luminosa e di così ampio respiro, chi non vede un programma completo, dettagliato, preciso per a vita di un'anima che, con la sua consacrazione, tutto ha re-stituito a Colui dal quale tutto ha ricevuto? Questa preghiera, semplice insieme e sublime, completa e concretizza, in modo meraviglioso, la precedente preghiera di « consacrazione a Dio » dettata a Teresa dallo stesso misterioso religioso.

 

3.DOPO «TREDICI ANNI DI SOFFERENZA»

Il primo gennaio 1964, nel «Diario » di Teresa si legge: « Inizia un nuovo anno di sofferenza ». « Gli anni - continua Teresa - passano veloci, quasi non me ne accorgo: tale è la gioia di soffrire per amore! E l'unico scopo che io ho è aiutare i Sacerdoti, i peccatori, e tutto in riparazione dei miei peccati. Come è bello! Metto piede nel tredicesimo anno di sofferenza. Prego, prego, ma ardo di amore per il mio grande Amore. Gesù, a Te ho (dedicato) e voglio dedicare la mia vita, anima e corpo... Senza Gesù non posso vivere » (« Diario », p. 1780).

Dalla indicazione fornitaci da questo brano del « Diario », veniamo a sapere che la vita di sofferenza, per la nostra Teresa, ebbe inizio nel 1951, verso i 7-8 anni. Questa « vita di soffe-renza » - come vedremo - si protrarrà fino all'ultimo giorno e all'ultimo istante della sua vita: una vita di 33 anni, come quella del suo Amore-Crocifisso... Aveva predetto più volte che sarebbe morta, come Gesù, all'età di 33 anni. E così fu.

 

4. LOTTA PER LA S. COMUNIONE

Il 10 gennaio del 1964, il misterioso religioso che era solito portarle la S. Comunione, non si fece più vedere. « Mio padre - scriveva Teresa - non vuole che io faccia la Santa Comunione, e la mia anima lotta contro la carne: sento una lotta, in me, che non so descrivere ». Nelle prime ore del po-meriggio, Teresa avverte due voci in contrasto tra di loro. Una di esse le diceva: « Quest'anima è mia!... »: era la voce di satana. L'altra, invece, rispondeva: « Non l'avrai, perché io la difenderò »: era la voce dell'Angelo Custode. « Quando non si fa la S. Comunione - rileva Teresa - l'Angelo ha molto da lottare ».

Vedendo che l'Angelo lottava per lei pei fatto che era priva della S. Comunione, per la semplice ragione che il babbo non voleva vedere preti in casa sua, Teresa si fa coraggio: chia-ma suo padre e, candidamente, gli dice: « E' inutile che tu metta le spie (per vedere se io faccio la S. Comunione) perché io la Comunione voglio farla... ». E dinanzi a lui chiama una donna e, tramite questa, fa chiamare il Parroco del Duomo, il quale le porta, immediatamente, la S. Comunione. Teresa si sente « felice ». Ma questa felicità viene tosto amareggiata dalla diabolica reazione del babbo. Costui aggredisce la figlia « con tutte le parolacce del mondo ». Nel suo cieco furore, giunge a bestemmiare l'Immacolata. La povera figlia, a questo punto, non ne può più. Amareggiata fino all'inverosimile, si rivolge al babbo e gli dice: « Me ne andrò via di casa... ». Ma si intese rispondere: « Mi farai un grande regalo! E proprio questo che aspetto!... » (« Diario », pp. 1730-1731).

 

5. UN PENOSO COMMIATO

Fra tante sofferenze causatele, per lo più, dalle persone più vicine e più care al suo cuore, Teresa ebbe il conforto della affettuosa e premurosa assistenza di una signora della sua città, certa Ester Faraone. Teresa la riteneva come sua « Mammina spirituale ». Era una donna - dice Teresa - alta, robusta... e di una bontà eccezionale ». Ma anche questo conforto venne ben presto a mancarle. Verso la fine di marzo del 1964, la sud-detta signora si recava a casa di Teresa per farle visita. Parla-rono « per quasi un'ora, di Gesù e della Mamma celeste ». Ma dopo, « con le lacrime agli occhi » la piissima signora le disse:

« Teresa, piccolo angelo del mio cuore, mi dispiace, ma debbo lasciarti: io volerò in Cielo, e da lassù ti guarderò e ti guiderò, affinché la dolce Mamma ti dia un'altra persona più buona di me ». A questo luttuoso annunzio, la giovane inferma non riu-scì a trattenere le lacrime: « sapevo bene - scriveva - che l'avrei perduta, come avevo perso il compagno più caro (Tonino) ». Fu, quello un commiato oltremodo penoso. « O dolce Gesù - esclamò la figliola in cuor suo - conservala ancora per molti anni! Ma sia fatta la tua volontà! Tu, Gesù, conosci la mia volontà, ma conosci anche il bene dell'anima mia » («Diario », pp. 1736-1737).

 

6. « VOTO DI VITTIMA »

Il 31 maggio 1964, a conclusione del mese sacro a Maria, Teresa, con l'intento di essere « sempre più impegnata » nella sua dolorosa missione salvifica, col permesso del suo Confessore, Mons. Pasquale Mone, al voto di verginità unì il voto di vit-tima, ossia, offrì tutta se stessa, « con voto », come « vittima » alla divina giustizia, per l'eterna salvezza delle anime, mettendo « nelle mani » della Vergine la sua « offerta verginale » (« Diario », p. 1163).

Iddio benedetto, nella sua infinita bontà e misericordia, si degnò accettare questa umile e generosa offerta. Quanto di-remo non sarà altro che una luminosa conferma di questa asserzione.

 

7. UN SOGNO SIGNIFICATIVO

Il 20 giugno 1964, poco prima del mezzogiorno, Teresa, presa « un po' » dal sonno, sognava due Angeli che le porgevano una croce. « Io - annota Teresa - guardandola, ho visto che era brillante, piena di smeraldi ». Ne vide poi un'altra « molto ruvida ». Posando poi lo sguardo sulla croce e sui due angeli, Teresa chiese: « Ma (la croce) non è più luminosa?... ». « Si » - le rispose l'Angioletto -. Ed aggiunse: « Gesù vuole che la devi coprire tu coi tuoi smeraldi e pietre preziose. Se tu vuoi, puoi, perché Egli ti darà forza, coraggio e volontà ». Dopo aver detto « volontà », Teresa si destava.

Questo, evidentemente, fu per Teresa un sogno sti-molante...

 

8. « QUESTE SONO TUTTE ANIME DA SALVARE... »

La notte del primo luglio 1964, mentre Teresa, nella sua stanzetta è tutta assorta in preghiera, le si presenta Gesù sotto forma di vezzoso bambino, la prende per mano e le dice:

« Vieni! Mia Mamma ti aspetta ». E la conduce in Cattedrale. Entra, e vede la chiesa gremita di persone. Tutte vogliono abbracciarla. Ma il Bambino, a voce alta, ripete tre volte: « Basta... Basta... Basta... ». Tutti fanno ritorno al proprio posto. Giunti all'altare, il Bambino si ferma e le dice: « Aspet-ta!... Ora arriva ». E scompare. Si presenta subito la Madonna e va ad assidersi sul trono del Vescovo. La chiama presso di sé e le dice: « Teresa, figlia mia, ecco, queste sono tutte anime da salvare... ». « Come e cosa posso fare... » le chiede Te-resa. La « dolce Signora » le pone le mani sul capo e le dice:

« Devi accettare la croce di mio Figlio con più rassegnazione e con più gioia. Vuoi accettarla?... ». « Si, Mamma! » - le ri-spose Teresa -. Dopo questa risposta, il volto della Madonna appare pieno di splendore: due lacrime sgorgano dagli occhi e le solcano il volto. Poi si allontana e scompare dietro l'al-tare. Riappare allora il Bambino, la prende di nuovo per mano e, mentre l'accompagna a casa, le dice: « Quelle anime sono quelle che, durante la loro vita terrena, non hanno mai ascol-tato la Messa ».

Giunti dinanzi al portone di casa già aperto, i due sal-gono le scale. Raggiunta la stanzetta, il Bambino scompare, e Teresa si trova in piedi, accanto al suo letto.

 

9. « ANCORA QUATTRO ANNI E POI... »

Il 31 luglio del 1964, dopo giorni di « atroci sofferenze » e dopo due dolorosissimi interventi chirurgici, la povera infer-ma ebbe una breve parentesi di respiro: il medico, venuto a visitarla, la trova senza febbre, senza dolore. Si dà, forse, in preda alla gioia?... Tutt'altro!... Sentendosi senza dolore, le parve di sentirsi « senza Dio ». Il dolore, infatti, era ormai diventato il suo pane quotidiano: un pane del quale non po-teva fare più a meno.

Nel pomeriggio di quel giorno, si presentò a Lei quel reli-gioso misterioso che veniva a portarle, da un paese lontano, la Comunione e le disse: « Figlioletta di Gesù, sappi che hai molto da lottare altri quattro anni. Non avvilirti mai, neppure quando la croce diventerà molto pesante, perché il Signore ti darà la forza, e tu la porterai. Tutto devi rimettere alla volontà di Dio ». Dette queste parole, tutti e due recitarono questa preghiera: « Gesù amabilissimo, ecco i tuoi servi che, arrivati al colmo della loro felicità, ti adorano profondamente dove Tu te ne stai meno riverito e più abbandonato. Io desidero di amarti in tutti i luoghi della terra ». Terminata questa breve preghiera, il misterioso religioso le fa un segno di croce sulla fronte dicendole: « Soffri in pace... ». E lentamente si al-lontana...

La predizione fattale da quel personaggio misterioso si è poi puntualmente avverata: dopo quattro anni di travaglia-tissima dimora in famiglia, Teresa - come diremo - dovette lasciare la casa e trasferirsi a Caserta, ove terminerà santamente il suo tribolatissimo esilio. Sulla croce!

 

10. NOSTALGIA DELLA PATRIA.

In preparazione alla festa della Vergine SS. assunta in anima e corpo alla gloria del Cielo (15 agosto), Teresa aveva digiunato e pregato, con l'intento di ottenere dalla Mamma celeste l'aiuto per seguire in tutto la volontà del suo divin Figlio. In occasione poi di questa solennità, senti acuirsi il de-siderio del Cielo, la nostalgia della Patria. Questa nostalgia era tale da « estranearla e da renderla lontana - così si espri-me - da tutto e da tutti, dal mondo e dai suoi beni caduchi ». « La mia anima - scriveva - vuole arrivare ad una mèta che io non conosco..., che è il Cielo («Diario », pp. 1773-1774).

 

11. «Fà TUTTO CIò CHE I MEDICI CREDONO OPPORTUNO FARE!...».

Dinanzi a tanti malanni, a tanti medici e a tante medicine pressoché inutili, Teresa provò un discreto disagio. Ma Gesù la tolse dall'imbarazzo dicendole: « Teresa, fa' tutto quello che i medici credono opportuno fare! Tu devi abbandonarti alle loro mani come un agnello mansueto, senza strepiti e senza lacrime, deponendo la tua volontà. Sappi che io ti sono sempre accanto e ti guardo. Tutto ciò che dovrai affrontare, tu lo saprai prima. Devi stare (mantenerti) serena e tranquilla » (« Diario », p. 1778).

 

12. PREGA PEL TUO PAPà!... ».

Il 14 settembre 1964, dopo essersi assoggettata ad un dolorosissimo intervento chirurgico, e dopo aver offerto tutto, con gran cuore al Signore, attraverso le mani di Maria, per la sua salvezza e per quella dei suoi dilettissimi genitori, sente una voce « misteriosa » che le dice: « Teresa, prega pel tuo papà, perché presto andrà in Cielo ». Questo annunzio pro-dusse « una trafittura » al suo cuore. Chiese poi chi era colui che le aveva dato questa triste notizia, ma non ebbe « nessuna risposta ». Sentì solo « un grandissimo profumo di rose » («Diario», p. 1778).

Effettivamente, il 1973, il babbo terminava la sua vita terrena. Le insistenti preghiere e le sofferenze della figlia, da lui tanto maltrattata, gli valsero l'eterna salvezza.

 

13. UN MESE... « TRA LA VITA E LA MORTE ».

Il 30 settembre 1964, Teresa scriveva, nel suo « Diario »:

« Questo mese sono stata fra la vita e la morte ». Giunse fino al punto che le venne amministrato « l'Olio Santo » (o - come si dice, oggi, con termini più appropriati, l'Unzione degli in-fermi). « Mi sono sentita - scriveva -... sospesa fra il Cielo e la terra ». « Il cuore - diceva ancora - lo sento squar-ciato: il mio scopo è solo quello di poter entrare in Paradiso »(«Diario», p. 1751).

 

14. INTIMITà DIVINE...

Attraverso l'amore e il dolore Teresa raggiunse un'inti-mità ineffabile con Gesù e, in modo particolare, con Gesù croci-fisso: attraverso il dolore trovava la croce, e attraverso la croce trovava Dio, l'Amore, l'Amore infinito (« Diario », p. 1796).

La notte del 9 febbraio (1965), Teresa sentì Gesù accanto a sè in un modo del tutto singolare: « Ho sentito - diceva a Gesù - il tuo caldo, i battiti del tuo cuore; ho pure sentito il tuo respiro lievemente profondo, e la sofferenza me la sono dimenticata: ho dimenticato persino che io avessi un corpo. Ho sentito la corona di spine che hai sul tuo capo... Io ho avvi-cinato il mio corpo accanto al tuo e una tua spina si è infilata in mezzo alla mia testa, e che dolore acuto... Ma con Te e per Te tutto è nulla, perché il mio cuore vuole tanto, ma tanto amarti!... ». Gesù le ripete: « Sposa mia, sposa del mio cuore e del mio amore!... » («Diario », p. 1797).

Due giorni dopo (l'11 febbraio), rivolta a Gesù, gli di-ceva: « Gesù, sento il tuo cuore battere col mio. Non è uno sbaglio (una illusione), perché il medico l'ha controllato e ha detto: « E' impossibile che una ragazza possa avere questa ve-locità di battiti. Mi ha ordinato delle gocce ogni otto ore » «Diario», p. 1798).

 

15. PIU' IL CORPO è DEPRESSO, PIù LO SPIRITO VOLA...

La salute di Teresa è continuamente in preda ad alti e bassi sconcertanti. Scriveva (in data 19 marzo): « Comincia a gonfiarsi di nuovo la gamba, dolori di testa terribili e molto acuti. La « sorellina » febbre aumenta. Ipodermoclisi che vanno e vengono, penicillina senza fine. Nonostante le cure, così accu-rate, del medico, l'infiltrazione aumenta con dolore acutissimo ».

Otto giorni dopo annotava: « Sono passati otto giorni, ma la mia gamba si è gonfiata moltissimo, con infezione febbrile molto alta: 40,1 ».

Ma quanto più il povero corpo di Teresa andava in sfa-celo, tanto più il suo spirito si fortificava e si slanciava in alto, verso il perfetto amore, verso la « perfetta letizia ». « Non so perché - diceva - quando sento molto dolore, non solo non sono triste, ma provo grande gioia, nell'animo, e sento che la mia anima si alza sempre più in alto, come se volesse tanto volare sempre più verso il tuo cuore, verso la mensa del tuo altare, verso la tua divina Maestà » (« Diario », pp. 1800-1801). Ciò nonostante protestava: « Sono nulla, valgo nulla e nulla so fare » (« Diario », p. 1802).

 

16. ERSO IL PUNTO PIù DURO DELLA SALITA DEL CALVARIO.

Il 31 maggio, verso mezzogiorno, mentre Teresa era tutta assorta nella preghiera, sente nel suo cuore una voce « chiara » che le dice: « Teresa, figlia mia, sai... Tu devi essere di nuovo ricoverata: ma questa volta (sarai ricoverata) a Napoli. Non temere!... Questa è la salita più dura del Calvario. Poi raggiun-gerai la vetta, dove ti aspetta il Figlio mio diletto per inchiodarti sulla croce ».

A questo annunzio, Teresa risponde: « Sia fatta la tua volontà! ». La Madonna la benedice e la lascia ammonendola:

« Ti raccomando di obbedire sempre... Lascia che ti guidi io!...» («Diario», pp. 1804-1805).

Sette giorni dopo (il 7 giugno), verso le ore 11, la stessa voce si fa sentire nel suo cuore e le dice: « Sono la tua Mamma! Lasciati condurre per mano come una piccola bambina!... Sappi, piccola del mio cuore, che nella tua anima vi è già l'immagine del mio diletto Figlio. E un tesoro e dovrai custodirlo in te, solo per te. Quando poi dovrai parlarne ad altri, sarò io a dirtelo... Io sono in te e con te » (« Diario », p. 1805).

 

17. SEI MESI AL « CARDARELLI » DI NAPOLI.

La mattina del 15 giugno (1965), Teresa viene traspor-tata al reparto chirurgico della clinica « Cardarelli » di Na-poli. Appena arrivata, viene subito assoggettata alla visita medica e, dopo i primi accertamenti, viene sottoposta ad una cura. Il 10 luglio i medici decidevano di estrarle il « pus » dalla gamba gonfia. « Non posso descrivere - annota Teresa - il grande dolore che ho avvertito. Pensavo che tutto fosse finito lì. Invece, dopo quattro ore, il gonfiore era il triplo, ed io non riuscivo a trattenere gli urli ».

Il 30 luglio annotava: « Mia mamma mi lascia sola in Ospedale con febbre altissima, e se ne ritorna a casa per accu-dire il fratello e mio padre. Alle 17,10, la voce continua a parlare nel mio cuore dicendo: « Figlia mia, sono la Vergine Immacolata, e vengo a dirti che, nonostante il tuo male, devi aiutare gli altri con opere e parole. La mia benedizione è sem-pre con te »

In seguito a questo invito, Teresa incomincia a recitare il S. Rosario in camera, con tutte le nove ammalate, tutte felici perché - dicono - « si sentono più leggere nelle loro sof-ferenze ».

Il 2 agosto viene nuovamente operata. Nonostante la dolorosa operazione, Teresa si mette a far la visita alle inferme.

Tutte le si affezionano e, con tenerezza materna, la chiamano « la figlioletta nostra ». Se la contendevano. E a tutte ripeteva: « Sentite, sorelline care, Gesù ha bisogno della nostra soffe-renza, e noi tutte dobbiamo essere così buone e generose con Gesù, da offrirgli tutto, affinché nulla vada perduto, neppure le più piccole briciole di sofferenze: le dobbiamo donare a Lui! ». Parole semplici, ma sublimi, e perciò mirabilmente efficaci.

Nel frattempo, la recita del Rosario in Ospedale si era molto allargata: anche gli uomini si uniscono alle donne, verso le 17,20, nella recita della mistica corona di rose, aspirandone il celestiale profumo. « Era veramente commovente - anno-tava Teresa - vedere tutti così raccolti ». L'esempio della sin-golare malata, Teresina, li trascinava (« verba movent, exempla trahunt »).

Per curare non solo le anime ma anche i corpi, Teresa, dimenticando quasi i suoi gravissimi mali, chiedeva al medico curante di poter imparare a fare le iniezioni. Il medico accon-discende. Tre giorni dopo incomincia a fare le prime iniezioni, sera e mattina. Le malate erano tutte vivamente soddisfatte:

volevano sempre lei; chi la chiamava di qua e chi di là: crede-vano che fosse una « infermiera ». In tal modo fu in grado di avvicinare molti malati ai quali, oltre alle iniezioni materiali, faceva anche potenti iniezioni spirituali, con la parola e con l'esempio. « Ormai - scriveva - la mia vita di Ospedale è legata alla sofferenza fisica e morale. Soffro tanto, ma nell'aiu-tare gli altri malati dimentico facilmente i miei dolori, la mia sofferenza. Offro tutto a Gesù affinché mi dia la forza di fare tanto ma tanto bene. Tutto per la tua gloria, Gesù! ».

La mattina del 13 settembre, la mamma di Teresa, dopo una lunga assenza, riesce a fare una visita, in Ospedale, alla figlia malata. Le racconta candidamente tutto ciò che era acca-duto in famiglia. La povera donna aveva avvertito suo marito che si sarebbe recata a Napoli per andare a trovare la figlia malata. Ma il babbo si era opposto in modo violento. Dietro l'insistenza della moglie, l'uomo, estremamente impulsivo, af-ferra un coltello e minaccia di ucciderla. A questa truce scenata, fece seguito una nottata infernale. Spuntata l'alba, la povera donna, seguendo la voce del cuore contro il crudele e irragio-nevole parere del marito, parte per Napoli insieme al figliolo più piccolo, e si porta presso il capezzale della sua povera figlia. « Il mio cuore - dice Teresa - era infranto nel vedere mia madre e mio fratello in Clinica... L'infermiere, così gentile, offre loro due lettini in una stanzetta vuota, ove poter dormire ». La povera figliola, durante tutta la notte, non riuscì a trattenere le lacrime, pensando a quanto era accaduto e, in particolare, pensando che sua madre e suo fratello si trovavano fuori di casa. Li indirizzò quindi presso una sua cugina che abitava a Napoli. « Sposo mio - esclamò rivolta a Gesù - lo so che sono tanto cattiva, ma aiutami! Io voglio offrirti tutta la mia vita in riparazione dei loro peccati, ma Tu non puoi rimanere indifferente, o Gesù, di fronte ad una causa così gran-de. Dimmi cosa devo fare ». E la voce, nel mio cuore - annota Teresa - comincia a dire: « Figlia mia, scrivi a tuo padre af-finché si calmi, poiché tutto passerà; e digli che Gesù si era solo allontanato da lui, e lui non aveva più capito cosa face-va ». « La voce interna - riferisce Teresa - è finita, e io subito ho scritto a mio padre, facendo partire presto la lettera, perché volevo tranquillizzarlo e calmarlo, invitandolo a venire da me ». E aggiunge: « La mia commozione e i miei nervi furono così scossi nel pensare a quanto era successo; non trovavo pace: tra il dolore fisico e quello morale, mi sentivo andare all'altro mondo ».

Il 25 settembre (una settimana dopo la spedizione della lettera), verso le 11,20, si presenta a Teresa una Suora infer-miera e le consegna una lettera: era la risposta di suo padre. Col cuore che le batte forte forte, apre quella lettera e legge:

« Gentile signorina Teresa, io da lei non vengo, perché mi fa impressione entrare in Ospedale. E poi io non ho nessuna figlia ricoverata; quindi fra tua madre, tuo fratello e te, trovatevi la casa, perché io la mia la vendo. Saluto con affetto. Musco Salvatore ».

Dinanzi ad un atteggiamento privo di un benché minimo senso di responsabilità e di ragionevolezza, la povera figliola dovette sentirsi cadere le braccia e, più ancora, il cuore. E non poté fare a meno di rivolgersi all'unico vero consolatore degli afflitti, esclamando più col cuore che con le labbra: « Gesù! Gesù!... è proprio vero che chi non patisce non può compatire... Gesù, oggi, più degli altri giorni, mi sei stato vicino. O Gesù, quando, quando sarà concesso all'anima mia di contemplarti in Paradiso?... Dio, Dio mio, se godo tanto quando Tu mi acca-rezzi con la tua mano paterna, cosa sarà per me in quel giorno?... » (« Diario », pp. 1813-1815).

Solo questi pensieri, suggeriti dalla fede più viva, riu-scirono a riportare la tranquillità e la pace nel mare agitato dell'anima sua.

I giorni intanto succedono ai giorni, e Teresa se li vede trascorrere senza alcuna utilità, senza il minimo miglioramento. Incomincia a sentirsi sempre più innervosita... Era cosa, questa, più che comprensibile. « I dolori - scriveva - mi tolgono la forza... Non ho più volontà (così le pareva!...). Vorrei tanto sorridere, ma mi manca la forza. Tutti gli ammalati, vedendomi a letto e udendo le grida di dolore, vengono a visitarmi. Nella visita, il professore dice che col furatantum e con la penicillina non si ottiene più nulla: ci vuole solo il taglio; quindi, devo essere per forza di nuovo operata. Davanti ai miei occhi c'è un velo: non vedo più nulla. Sento solo questo: « Sì, o Gesù mio!... E egoismo se ti chiedo di morire?... Ma io lo voglio quando lo vuoi Tu. Prima voglio tanto, ma tanto soffrire. Si, Gesù, nulla devi risparmiarmi! Fammi soffrire... Io t'amo e sempre più voglio amarti! ».

La mattina del primo ottobre, la povera figliola veniva di nuovo operata. « Questa volta - scrive Teresa - l'opera-zione è stata molto grande: mi hanno tagliata quasi tutta la gamba... Immobile nel letto... con lavaggi éndovenosi ». « O Gesù - esclamava l'inferma - io non posso pensare al tuo martirio perché mi sento trapassare l'anima e il cuore. Tu dici, o Gesù, che io soffro tanto; invece no: non soffro, ma godo. Gesù, non avrei mai creduto che la croce fosse così leggera e potesse dare tutte le soddisfazioni ».

Il 2 ottobre Teresa scriveva: « Pel troppo sangue che ho perduto, mi hanno dovuto medicare... Che sofferenza viva ho avuto!... Ho sentito tanto dolore... Ma rivolgendo sempre più lo sguardo in alto, vedo la dolce Mamma che mi guarda mo-strandomi la croce e mi dice queste parole: "Teresa, piccola anima mia, vedi?... Questa è la croce che tu stai portando e la stai coprendo con argento, pietre preziose e gemme di amo-re ardente" ». « La Mamma celeste - narra Teresa - era tal-mente luminosa che vedevo la figura e non distinguevo nulla ».

Il 6 ottobre, annotava: « Soffrendo molto, vedo la croce che Gesù ha voluto porre sulle mie misere spalle. La croce è lo scrigno che contiene il grande tesoro. Solo guardando essa e stringendomi sempre più fortemente ad essa, sono veramente felice: vediamo il Paradiso in terra ». E concludeva, con una logica impeccabile: « Il Paradiso esiste perché io già vi sono...».

Il 10 ottobre, accanto al suo lettino viene sistemata una povera donna affetta da gravi emorragie allo stomaco. Il san-gue emesso effondeva cattivo odore. Le infermiere, nauseate, stanno alla larga... Nessuno le presta qualche servizio. Per sua buona ventura era capitata proprio vicino a Teresa, la quale, nonostante le sue gravi condizioni, e nonostante i giramenti di capo causatile quando stava in piedi, si alza, fa tutte le pulizie, le cambia gli indumenti, la pettina, ecc. La povera in-ferma, emozionata, non finiva di ringraziarla. « Signora - le dice Teresa - non dirmi « grazie », ma dì per me una preghie-ra alla Mamma celeste affinché ci dia la forza di amare Gesù e di adorarlo e offrirgli ogni attimo della nostra sofferenza perché nulla vada perduto ».

Il 29 ottobre annotava: « Passano i giorni, e la mia so-rellina febbre mi fa restare molto tempo a letto. Ma il mio spirito combatte visibilmente contro la carne, contro la sen-sibilità... Tutto mi sembra finito: la vita mi sembra così tiranna verso di me da negarmi i più santi piaceri: la Santa Messa, i santi desideri, un conforto ad amare Dio... ». Ma la voce (della Madonna) - rileva tosto Teresa - si fa di nuovo sentire nel mio cuore: «Coraggio! Coraggio!... Il Figlio mio diletto vuole che tu arrivi alla vetta: avrai ancora da soffrire; fra non molto te ne dovrai andare da casa. Voglio che tu segua mio Figlio...».

Il 30 ottobre arrivava, finalmente, il tanto atteso e sospi-rato « vaccino » nel quale erano riposte le ultime speranze dei sanitari della Clinica. Il professore dà ordine di iniettarlo all'inferma. Il mattino seguente, Teresa, dopo aver fatto col suo solito fervore la S. Comunione, si sottopone a quel nuovo preparato. « Davanti ai miei occhi, come (davanti) ad un flì-mato, vedevo tutto quello che mi accadeva. Alle 17,10, la cara Suor Domenica vide che il mio respiro era molto affannoso e la febbre era elevatissima. Io ricordo solo questo: la borsa di ghiaccio in testa e la bombola di ossigeno. Poi non capii più nulla.

Il « vaccino » che le era stato iniettato, le aveva procurato un'infezione.

Il primo dicembre la povera inferma venne sottoposta al martirio: con gli aghi infilati nella schiena, le estraggono il « pus » che vi si era formato.

Dopo circa sei mesi di inutile degenza al « Cardarelli » e di inutili tentativi, il medico curante, rivolto alla povera paziente, finì per dirle: « Figlia mia cara, vattene a casa e non andare più in giro... ». La scienza riconosceva il suo completo fallimento.

L'8 dicembre 1965, Teresa lasciava la Clinica « Carda-relli » e faceva ritorno a casa sua. Ivi giunta, trovò le porte chiuse a chiave, nonostante che i suoi fossero stati preavvertiti del suo ritorno. La chiusura delle porte di casa simboleggiava la chiusura delle porte dei cuori... (« Diario», pp. 1807-1824).

La notte di Natale, a causa della febbre molto alta, l'in-ferma dovette rinunziare alla Messa di mezzanotte. Assopitasi, vede un bel Bambinello tra le braccia della Mamma, la quale le sorride e le dice: « Ecco il Bambin Gesù, lo vedi?...». Te-resa lo prende tra le sue braccia e lo ricopre di baci. Quindi gli dice: « Tu lo sai, Gesù mio, quanto ti amo... Tu lo sai che ti voglio bene ». Il Bambino le sorride e le dice: « E' vero! Porta la croce e seguimi fin dove io voglio...». A questo punto Te-resa si desta e si trova nel letto.

Il 31 dicembre, rivolta al suo Gesù, con tono confiden-ziale gli dice: « Gesù, tu sai quanto sto soffrendo. Ormai non riesco più a soffrire. Ma quando ci sei Tu, tutto mi è più facile e la croce mi pare un nulla... » (« Diario », pp. 1807-1825).

 

CAPITOLO VII

SUL CALVARIO (1966 - 1968)

1. DONA LA VITA PEI SACERDOTI.

Il 31 gennaio 1966, dopo le preghiere giornaliere, Teresa, all'età di 22 anni e mezzo, si sente spinta, da una voce che le viene dal cuore, a fare un'offerta spontanea e totale della sua vita a spirituale vantaggio dei Sacerdoti: « Gesù - dice - Tu lo sai. Se io avessi mille vite, e milioni di vite, le sacrificherei tutte per i Sacerdoti. Tu lo sai, dolce Amore, che la loro mis-sione (io) la sento nel sangue; e quando essi soffrono, io soffro con loro; quando uno di loro si allontana da quella altezza sublime (alla quale sono stati innalzati), allora io lo seguo con la preghiera e coi mio piccolo sacrificio ».

Teresa ci fa anche sapere che, un giorno del 1960, Gesù le rivolse queste parole: « Un giorno Io sanguinerò per i Sa-cerdoti. Lascerò cadere su di loro il mio sangue e quello della mia Mamma amatissima. Mi basta la fedeltà di uno di loro per far conoscere ad essi il medicamento divino ». E benedicendola, si allontanò lentamente (« Diario», p. 1832-1833).

 

2. VATTENE, SATANA!...».

Nelle prime ore pomeridiane del primo novembre 1966, si presenta a Teresa « una figura di uomo molto alto: dai suoi occhi, dalle sue mani, dal suo costato e dai suoi piedi emanano raggi luminosissimi ». Persuasa di essere in preda ad una illusione diabolica, Teresa prende un'arancia (regala-tale dalla sua maestra di scuola) e gliela scaglia addosso di-cendogli: « Vattene, vattene Satana!... Tu sei la mia rovina. Vattene e non farti vedere mai più!... ». Il presunto... Satana, non solo non se ne va, ma lentamente si avvicina al letto di lei. I raggi luminosi vanno anch'essi leggermente spegnendosi e così permettono all'inferma di vederlo più chiaramente. L'uo-mo apparsole le carezza la testa e le dice: « Grazie, figlia mia cara! Da un amore come il tuo, tutto ci si può aspettare. Presto finirà questo tuo Calvario. Prega e non preoccuparti, perché Io sono con te. Ancora una volta sarai ricoverata (in Clinica); ma stà attenta! Prega! Ti benedico e ci vedremo presto » («Diario », p. 1850).

 

3. MATERNO RICHIAMO...

Nel pomeriggio d'un giorno di Carnevale del 1966, «una sfilata di ragazzi - annota Teresa nel suo Diario - percorrono la città vestiti di maschere di ogni tipo (forma) e di ogni colo-re ». Teresa, dal suo terrazzo, si mette a osservare quel « gran-de frastuono ». Ma ad un tratto sente una voce soave che dice: « Figlia mia, perché stai togliendo (sottraendo) questo tempo alla tua vita, così prezioso, mentre abbiamo bisogno di anime che si offrano e che preghino per salvare il mondo che va alla rovina?...». Ed aggiunge: « Figlia, i miei occhi emette-ranno lacrime di sangue in diverse città d'Italia affinché gli uomini si ravvedano. Posso ancora reggere il braccio del Padre, perché è molto indignato vedendo così calpestato da tutti il Sangue sparso per voi dal suo innocente Figliolo ». E conclude dicendo: « Prega, figlia mia cara! Io sono Maria Immacolata che ti parla. Ti benedico ».

« Dopo di ciò - scrive Teresa - la mia mente non ra-giona più, la mia lingua non si muove più: tale (è) l'emo-zione (che) mi (ha) sorpreso! » («Diario», pp. 1833-1834).

 

4. ESSO UN... « FATTUCCHIERE ».

Una tale, imbattutasi in un violentissimo scontro tra padre e figlia, chiama il babbo in disparte e gli dà ad inten-dere che qualcuno doveva aver fatto a sua figlia la cosiddetta «fattura ». Il babbo, credulone, superstizioso, riferisce tutto a sua moglie; e tutti e due decidono di trascinare la figlia a S. Gregorio di Piedimonte di Alife presso un vecchio « fattuc-chiere », il quale aveva fama di togliere « le fattnre ». La figlia, nonostante la « febbre altissima » che la tormentava, viene costretta a portarsi con loro, presso il suddetto fattucchiere. Tutto si ridusse ad una ridicola commedia. Il vecchio si sedette accanto alla pretesa spiritata e si mise all'opera. Nel leggere (i suoi scongiuri) - narra la povera figliola - ogni tanto mi pestava un piede: io gridavo, ed egli diceva che lo spirito (che l'aveva invasa) era muto. Io dicevo che (era) lui (che) mi pestava il piede; (ma) egli diceva che era la mia impressione:

il demonio che mi faceva vedere le cose che non (vi) erano... ». Disse anche che la febbre che tormentava la ragazza era cau-sata dallo spirito con l'intento di non farla muovere. In con-clusione, lo stregone « si prese le prime quattro mila lire (quelle del valore di allora...) e, dopo aver detto che avrebbero dovuto ritornare da lui « al più presto possibile », li congedò (« Dia-rio», pp. 1731-1733).

Cinque giorni dopo (il 9 febbraio), il babbo, credulone, la condusse di nuovo presso il suddetto fattucchiere. Povera figlia!... Appena giunta presso quell'impostore, viene legata ad una sedia. Il fattucchiere si mette a leggere chi sa che cosa e ad interrogarla; ma l'inferma evitava di rispondere. E allora... schiaffi su schiaffi. Il fattucchiere diceva che lo spirito dal quale la ragazza era invasata, doveva rispondere alle sue doman-de... Ma siccome non rispondeva, allora... schiaffi a bizzeffe. Incomincia poi a gettare, sopra la malcapitata, acqua su acqua (che il fattucchiere diceva « benedetta », mentre, in realtà, era acqua attinta dal pozzo). La povera malcapitata perciò ricevette « botte a non finire ». Dopo « due ore di flagellazione, la sciol-sero dalla sedia e la lasciarono libera. Uscita fuori da quella casa, la povera inferma non poté trattenersi dal dire: « Questa casa è senza Dio. Siete ladri! Rubate i soldi alla gente... ».

Ritornata a casa, il babbo, sempre vittima delle sue idee superstiziose, rimprovera acerbamente la figlia che... « non vuole guarire... ». Ma la figlia, dopo queste assurde recrimi-nazioni, prese il coraggio con tutte e due le mani e, rivolta al babbo, gli diede questo saggio consiglio: «Papà, se è vero che vuoi guarirmi, prendi i soldi e compra le medicine prescritte dal dottore, e non dar retta alle cretinaggini che ti danno a credere gli altri » (« Diario », pp. 1733-1734).

 

5. E « CINQUE ROSE » E LE « CINQUE FERITE ».

L'8 maggio 1966, giorno dedicato alla Madonna di Pom-pei, Teresa chiese alla Vergine cosa doveva fare per piacere a Lei. E la Mamma celeste le rispose: « Voglio che tu mi offra cinque rose, con grande sacrificio ».

Teresa si mette subito alla ricerca, presso i fiorai, delle rose desiderate dalla Vergine, ma non riesce a trovarle. Inca-rica allora una sua amica a volerle acquistare a Caserta. Costei le acquista e poi le porta a Teresa. Ma non somigliavano affatto a quelle mostratele dalla Madonna.

Il giorno 23 maggio, la Vergine si presenta di nuovo a Teresa la quale, nel vederla, le dice: « Mi dispiace di non essere riuscita a trovare le rose come le hai chieste Tu. Se può essere utile cambiarle con la mia vita, prendila pure! ». Ma « la dolce Mamma », col suo angelico viso, le dice: « Figlia mia cara, sai? Le cinque rose che tu intendevi comprare non sono quelle che io cerco. Le cinque rose che tu, con ferma volontà, devi accettare, sono le cinque piaghe del mio diletto Figlio». Guardando i piedi della Vergine che poggiavano sopra una nuvola sorretta da quattro angeli, Teresa li vede coperti da due rose; vede anche altre due rose nelle mani e una sul co-stato. Da queste cinque rose vide emanare « una grandissima luce ». Comprese allora che le cinque rose desiderate dalla Madonna non significavano altro che le cinque ferite le quali stavano per apparire nelle sue mani, nei suoi piedi e nel suo costato, ossia, le Stimmate (« Diario », pp. 1837-1838).

 

6. UNA CROCE... ROSSA », « COLMA DI GEMME BRILLANTI ».

Il 21 giugno 1966, Teresa, divorata da una « febbre alta », talmente alta da « non farle capire più nulla », « sente un fuoco che le penetra nell'anima e la brucia fino in fon-do ». Nel medesimo tempo si presenta al suo sguardo Gesù, « carico di croci », in atto di « distribuirle » a tutti quelli che incontra. Arrivato accanto a Teresa, la guarda fisso negli occhi e le dice: « Teresa, figlia mia, eccola, ti ho conservato la tua, e fra le tante che avevo, ho preso una croce grossa » e me la porge sulla spalla destra. E prosegue: « Figlia, la voglio colma di gemme e brillanti quando dovrai riconsegnarmela ». Teresa china umilmente il capo e, riflettendo su quelle parole, si sente venir meno; ma poi, pensando all'aiuto di Gesù il quale mai l'avrebbe lasciata sola, risponde: « Gesù, tu sai e conosci quanto è grande la mia miseria. Aiutami,ed io sono pronta a raccogliere gemme e pietre preziose come a Te piace. Voglio il tuo aiuto e la santa perseveranza. Morire anziché peccare...» (« Diario », p. 1841).

 

7. « SEI SUL CALVARIO »...

Il 15 ottobre 1966, Teresa è in preda ai suoi atroci do-lori e li offre tutti al suo Gesù; all'improvviso sente una mano delicatissima che le carezza la fronte e con voce soavissima le dice: « Teresa, piccola mia, sei sul Calvario; ma non sei sola. Non temere, io sono con te, non ti lascio mai. Sono con te nella via del Calvario, per amore degli altri. Tanti fratelli han biso-gno di chi preghi per loro e non vi sono. Io ti ho scelta perché tu offra tutta la tua volontà, il tuo sangue, la tua vita, i tuoi de-sideri, tutto per la salvezza loro. Vedrai che io mi servirò del tuo modo di parlare, del tuo atteggiamento per guarire i miei figli che ne hanno bisogno. Vedrai quanti Sacerdoti, figli pre-diletti del mio diletto Figlio, i quali rinnegano la presenza di mio Figlio, molti dei quali si svestono per andarsene via (dalle fila del Clero). Sappi, figlia, che ci vogliono molte anime che si offrano vittime per i Sacerdoti. Molti di loro si oppongono ai loro Vescovi e molti di loro non ammettono neppure di avere sbagliato. Offri, soffri e prega per loro... » (« Diario », pp. 1847-1848).

Pochi giorni dopo (il 22 ottobre), scriveva: « La mia sof-ferenza diventa sempre più preoccupante. Mi sono gonfiata tutta; il mio cuore batte velocissimo; mi sento debolissima, però il mio unico desiderio è sempre quello di arrivare a qualunque costo ad ottenere un pò di bene dal mio Sposo celeste. La febbre continua; la mia anima la sento sospesa fra il cielo e la terra; una lotta fra lo spirito e la carne continua a martellare il mio cuore, perché voglio che batta solo per Te, Gesù, e per nessun'altra persona di questo mondo ».

 

8. IL LAVORO, NONOSTANTE I SUOI MALANNI.

Dolori continui alle gambe, tagli continui, febbre conti-nua...: è la condizione abituale di Teresa. Ma in casa non è compresa. Si dice apertamente che è tutta una finzione, una messa in scena (« Diario », p. 1844).

Una mattina, poi, del 1966, il babbo, in preda ai nervi, incomincia a maltrattarla e a dirle che essa non voleva la-vorare, che voleva « mangiare alle spalle dei genitori » e che le piaceva solo « la vita da signora ». Le fa inoltre capire che è « una donna di strada » e che si fingeva malata per-ché le piaceva il medico, perché le piaceva di « farsi guardare » da lui... E poi finisce col dire che « a queste condizioni », egli non intende più tenerla.

Dinanzi a questa valanga di accuse così assurde ed insul-se, la povera malata raduna tutte le poche forze che le riman-gono, e, nonostante i suoi gravissimi mali, va in campagna a mietere il grano, a cogliere il granturco, a raccogliere le patate e le ulive, va in montagna a vendere la verdura come se fosse una persona sana.

Un mattino del mese di novembre, nonostante la febbre molto alta, il babbo la tira giù dal letto, le sputa in viso, le tira i capelli, e poi se ne va in campagna... E per circa un mese, evita di ritornare in casa per non vedere... la sua povera figlia...

Fedele alla sua parola d'ordine, Teresa soffre, offre e tace... « Diario», pp. 1848-1851).

 

9. UN TRAGICO MOMENTO DI DEPRESSIONE E DI SMARRIMENTO.

Il babbo di Teresa - come si è detto - da un mese circa non metteva più piede in casa sua. Diceva: « Rientrerò in casa quando Teresa non vi sarà più ». Si rifiutava di comprarle le medicine prescrittele dal medico, per cui il medico stesso si vide costretto a procurargliele a sue spese. « Le mie lacrime - scriveva Teresa - non bastano a colmare le amarezze che io ingoio giorno per giorno ». Il 2 dicembre (1966) si sotto-poneva ad un altro « taglio ». In seguito poi all'interessamento di alcuni amici di famiglia (i cosiddetti « compari »), il babbo, finalmente, si decise a lasciare la campagna e a rientrare a casa, ma a questa condizione soltanto: a condizione, cioè, di non mettere piede nella stanzetta della figlia. La povera figliola, nel pensare che era di tanto peso per la sua famiglia, si sentì tremendamente depressa. Aveva già trascorso molte notti in bianco senza dormire e sempre fra lamenti che disturbavano gli altri di casa; in un momento di comprensibile smarrimento, in-geri alcune compresse di cortisone e cadde in un sonno pro-fondo. Si svegliò alle ore 22 circa del giorno seguente (26 ore, circa, di sonno), senza sapere dove si trovasse. Era in-fatti « convinta » di svegliarsi... in Paradiso. Appena rien-trata in se stessa, vede la « Mamma celeste accanto al suo letto, piangente... ». « Io - scrive Teresa - la guardai, e pren-dendole la mano le ho chiesto: "perché piangi? Cosa posso fare per non farti piangere?... " ». Ed Essa: « Ti sembra giu-sto - le risponde - quel che hai fatto?... Ebbene, non vuoi più aiutare il mio diletto Figlio?... Sappi che tutto fa parte della Passione. Tu soffrirai, ma starai bene. E per quello che hai fatto, io ti farò sentire la mia distanza, il mio abbandono. Prega e fatti coraggio! » («Diario», pp. 1851-1852).

Per misurare la responsabilità morale di quell'atto, in un momento di crisi e di smarrimento, in circostanze penosissime, è necessario tener presente che, con esso, o meglio, attraverso esso, l'inferma riteneva di « svegliarsi in Paradiso »!... Se fosse stata consapevole della gravità morale di quell'atto inconsulto avrebbe piuttosto dovuto pensare di « trovarsi », al risveglio, « all'Inferno ».

Tredici giorni dopo (il 15 dicembre), Teresa confessa « tutto quello che aveva combinato » e si vede negata l'assolu-zione. Zelo poco illuminato!... « Il desiderio di ricevere Gesù - scriveva - e il non poterlo ricevere, è stato per me il più grande sacrificio e la più grande penitenza che avrebbe potuto darmi ».

Spinta dal vivo desiderio di ricevere Gesù, cinque giorni dopo (il 20 dicembre), Teresa mandò a chiamare il suo Con-fessore. Fece di nuovo la sua confessione e, dopo aver rice-vuto l'assoluzione, ricevette anche Gesù: « Ricevo Gesù final-mente nel mio cuore e gli prometto di non dargli più motivo di allontanarsi da me » (« Diario », p. 1853).

 

10. UN TRISTE CAPODANNO.

Il primo di gennaio del 1967, Teresa nota, nel suo « Diario », il contrasto fra la gioia che trionfa fuori di casa pel nuovo anno, e la tristezza che regna nella sua casa. « Tutti - scrive - fanno festa; ma nella mia casa, su tutti i volti, c'è tristezza, malinconia. Solo il piccolo Pietro è venuto accanto al mio capezzale: mi stringe forte e dice: "Teresa, capisco che tu così non puoi continuare. Capisco pure che stai progettando per lasciarci. Ebbene, io voglio venire con te. Tu mi hai cre-sciuto, e tu, per me, sei mia mamma " ». Teresa sorride e gli risponde: « Ma no! Dove vuoi che io possa andare, così mala-ta?... Non preoccuparti! ».

Ma la tristezza non le lascia tregua. Due giorni dopo (3 gennaio), Teresa annota ancora: « La mia tristezza è quella di non potermi muovere. Ma il pensiero di partire mi tormenta. Devo partire e non so dove. E triste lasciare questa stanza. Le pareti mi chiedono: "Dove vai? " "Non lo so", rispondo. Ma vedrete, tornerò presto tra voi!...». Sorride poi dolcemen-te alla vita che va lentamente consumandosi sul suo « candido lettino » e confessa: « Con tristezza vedo scorrere un altro anno» («Diario», pp. 1855-1856).

 

11. UN VIAGGETTO NELL'AL DI LA'...

Il 25 gennaio 1967, Teresa si trova in preda a « gon-fiori in tutto il corpo, a dolori atrocissimi e a febbre che la con-suma ». Sola, abbandonata da tutti, non ha « neppure con chi parlare ». Ad un certo punto avverte una forte bussata alla porta e vede presentarsi « un bel Bambino biondo, con occhi azzurri, labbra rosso fuoco », e le dice, triste: « Scotti di feb-bre, parla, dimmi tutto ciò che senti ». E Teresa, immaginan-do di parlare « ad un amico », così si sfoga: « Nessuno può vedermi in casa. Sempre sola. Non posso muovermi. Non ho nessuno che mi prenda un bicchiere d'acqua. Sono stanca, sono stanca », e nel ripetere queste parole due grosse lacrime irri-gano il suo volto. Una manina « morbida come un batuffolo di cotone » l'accarezza, dicendo: « Non temere! Ci sono Io accanto a te. Presto passerà ». E con queste « dolci e semplici parole » all'orecchio, l'inferma chiude gli occhi ad un dolce sopore.

Durante il sonno, vede quello stesso Bambino in atto di gui-darla, tenendola per mano, attraverso monti e valli... « Que-sta - le dice - è la strada che ti porta al Padre ». Prosegue poi su quella stessa strada attraverso rovi e spine lunghe come grossi aghi. Nonostante che camminassero a piedi scalzi, le spi-ne, come se avessero avvertito il loro passaggio, si spostavano; altre invece si rizzavano, fino a giungere ad una porta sulla quale erano scritte le parole: « Pene eterne ». Più oltre, si leggevano le parole: « Pene momentanee ». Ancora più oltre, si leggevano, a caratteri grandi, le parole: « Non si gode e non si soffre. Ci vuole chi preghi per loro ». A questo punto, il Bambino che la conduceva per mano spalanca la porta, e l'in-ferma vede ragazze dai 18 ai 20 anni e bimbi dai 3 ai 4 anni.

Giunti ancora piu avanti, vede « una porta d'oro » con una scritta a lettere ancora più grandi: « Gioia eterna, Para-diso ». Aperta la porta, ode un canto angelico che va dritto al cuore. L'inferma versa lacrime di emozione; ma il Bimbo le dice: « Su, su! Vedrai che cosa ti faccio vedere ora! ». I due salgono una scala di vetro adorna di molti e meravigliosi fiori, tra i quali ve n'era uno sconosciuto all'inferma. « Questo - le dice il Bimbo - è l'infinito: là vi è il Padre». Apre poi un'al-tra porta sulla quale era scritto: « Dio Padre », e « la Mam-ma Regina ».

Ivi giunta, il Bambino, « che era di una bellezza infinita »le dice: « Io sono il Figlio, la via e la vita che conduce al Padre ». A queste parole, Teresa si mette in ginocchio e, pian-gendo, dice: « Ma io sono così peccatrice! Come posso stare qui?...». E Dio le risponde: « Ti ho scelta fra le altre perché tanti hanno bisogno di preghiere e di chi si offra vittima per la loro salvezza ».

Destatasi, si trova sola soletta. « Ma nel mio cuore - dice - vi è una grande gioia per quanto avevo visto. Pen-sando alla meraviglia che m'aspetta, voglio a tutti i costi non perderla. Voglio perdere la vita, ma non Te, Gesù! » (« Dia-rio», pp. 1856-1859).

 

12. SULL'ORLO DELLA TOMBA.

Verso la fine di gennaio del 1967, le condizioni di sa-lute di Teresa divennero così gravi da destare nel medico serie preoccupazioni per la sua vita. Il gonfiore si era esteso a tutto l'addome causando atroci dolori e vomiti strazianti. Nessuna medicina riusciva ad arrecarle qualche sollievo. Il medico, nel vederla in quello stato, non riesce a trattenersi dall'esclamare:

« Ma questo è un fenomeno terribile... ». E ordina due ipo-dermoclisi al mattino e due alla sera, da mezzo litro l'uno. In tutto il paese si parla di questo aggravamento e si diffonde la voce: « Teresa è in fin di vita! ». L'inferma, quantunque avesse la mente lucidissima, non riusciva più a proferire parola. Il medico si fece un dovere di assisterla fin verso le ore 22.30. Poi si alzò per far ritorno a casa dicendo: « Se dovesse succe-dere qualche cosa, venitemi a chiamare, a qualunque ora ». E le prescrisse alcune iniezioni. I familiari e gli amici si misero in moto, con macchine e biciclette, per trovare le iniezioni pre-scritte, ma invano... Nessun farmacista le aveva. Il medico stesso si recò di persona a Caserta e riuscì a procurarle.

Dopo quasi un mese di acerbi dolori, Teresa incominciò a stare un pò meglio. Per far cessare lo stato febbrile, dovette sottoporsi ad una incisione la quale costò indicibilmente al suo verginale pudore. Il medico si decise ad un tale intervento con « due lacrime che gli scendevano sulle gote ». Teresa, nel pen-sare all'infinito che aveva veduto, provò un grande sollievo. Volle che all'operazione fosse presente solo sua madre (« Dia-rio », pp. 1860-1863).

 

13. « COSI' TRATTO CHI MI AMA ».

Verso la fine di marzo del 1967, Teresa, in preda ad atroci dolori, col « cuore trafitto, lacerato », si rivolge a Gesù e, con ammirabile semplicità, gli dice: « Dillo Tu, Gesù, al Padre tuo, che io ti amo tanto e che sto facendo tutti gli sforzi possibili per conservare un cuore semplice e puro, per non lasciarti solo. Ma Tu, Gesù, che tanta sofferenza mi dai, non vedi che io ti amo, e Tu mi tratti così?... ». « Ma Gesù - annota Teresa nel suo Diario - apparendomi davanti mi ha detto: « Sai, fi-glia, piccola mia, Io, tratto in questo modo chi mi ama: con le croci e con le mortificazioni, flagellando l'anima sua ». « A questo punto - annota Teresa - ho capito che non devo fare altro che obbedire al Confessore in tutto quello che vuole da me » (« Diario », p. 1864).

Il lettore ricorderà facilmente come una simile risposta l'aveva già data Gesù a Santa Teresa d'Avila, Protettrice della nostra Teresa: « Così io tratto i miei amici ». « Per questo - soggiunse S. Teresa - ne hai così pochi... ». Non si può negare che uno di questi pochi « amici » era precisamente la nostra Teresa, la quale, due mesi dopo, non esitò a scrivere; « O Gesù, quanto sei buono con me! Desidero unirmi a tutti i buoni (agli "amici di Dio ") e a tutti i Santi del Cielo per rin-graziarti di quanto amore hai per me standomi vicino sulla stessa croce sulla quale Tu hai dato il sangue per i miei pec-cati. Ed io, per quel pochino che posso, voglio darti la mia vita, il mio amore, la mia anima e la mia mente » (« Dia-rio », p. 1867).

 

14. TRISTE COMPLEANNO.

Il 7 giugno 1967 Teresa compiva i suoi 24 anni. «Mi chiedo fra me e me - scriveva - se ho trascorso invano tutti questi giorni. Gesù, amor mio, Tu sai che da oggi voglio sfor-zarmi di fare tutto quello che a Te piace. Che grande solitu-dine ho provato oggi!... Non ho avuto neanche chi mi aprisse la porta! (da sola non posso) né girarmi, né voltarmi. Il mio cuore batte veloce, ma la mia paura è quella di essere superba. Aspettavo qualche amichetta, ma nessuna si è ricordata di me. Alle ore 17.20 ho sentito bussare alla porta. Pensando che fosse qualche amica ho detto: « Avanti »... « Chi è?... ». E prosegue: « Sapete chi compare sulle scale?... Gesù carico del pesante legno della croce in atto di lamentarsi. Il sangue gli colava dal volto. Mi ha detto: « Figlia mia, piccola mia. Io e te ci capiamo tanto; ma tu non sei gioiosa di amarmi ». Vedendo che stava andando via, scattando come una molla nel letto, ho gridato: « Gesù, ma Tu, se non sei il Diavolo, lo sai che io ti voglio tanto bene. Perché mi dici così, quando io non amo più nessuno fuori di Te?... » («Diario», pp. 1867-1868).

 

15. « TERESA, TU LASCERAI LA TUA CASA!...».

La mattina del 17 giugno 1967, dopo aver recitato le preghiere giornaliere e dopo aver fatto la lettura spirituale, alle 12.15, Teresa sente bussare alla porta, e sente anche « una voce angelica » che le dice: « Teresa, Teresa, anima mia! ». Teresa guarda l'uscio e vede « una donna vestita di bianco, col manto verde e il velo bianco sul capo... ». Questa donna fissa i suoi occhi su Teresa. « Io - dice Teresa - volevo guardarla, ma la sua luminosità mi abbagliava la vista: i raggi luminosissimi che emanava erano di color d'oro rossastro e giallo chiaro ».

La donna luminosa le dice: « Teresa, tu lascerai la tua casa per volontà del mio diletto Figlio, per il bene tuo e per il bene delle anime che tanto hanno bisogno e non vi è chi si offra per loro. Raccomando particolarmente i miei figli predi-letti, i Sacerdoti, poiché Satana sta per scatenarsi contro di loro, e loro, così deboli per le tante cadute, non riescono a rialzarsi. Voglio che tu offra maggiormente per loro. La tua offerta dev'essere per tutte le anime, ma maggiormente per i miei figli prediletti. Io ti benedico maternamente, e ci rive-dremo » (« Diario », p. 1869).

 

16. DI NUOVO IN OSPEDALE...

Il 31 luglio 1967, in seguito ad un notevole aggravamento, Teresa, per la sesta volta, dovette essere ricoverata d'ur-genza in una Clinica di Napoli, della quale, prudentemente, non si fa il nome. In quella Clinica, infatti, vi era un medico... molto equivoco e pericoloso. Un'infermiera, in confidenza, aveva messo Teresa sull'attenti.

Effettivamente, il suddetto sanitario non tardò a far chiamare Teresa nel suo studio. Teresa si reca da lui, ma accom-pagnata dall'infermiera. Il medico voleva allontanare l'infer-miera; ma Teresa oppose un netto rifiuto: « Se va via l'infer-miera - disse - vado via anch'io ». Ma il dottore le rispose:

No! Qui comando io, non già le donne di servizio! ». Teresa, allora, senza alcuna esitazione, si butta giù dalla barella e se ne ritorna faticosamente al suo letto. Dinanzi a questo gesto inatteso, il medico, sdegnato, esclama: « Se ne pentirà!... ». E, purtroppo, fu di parola: da quel giorno in poi, per parecchi giorni, il medico non la guardò più in faccia. La povera inferma se ne lamenta dolcemente con Gesù dicendogli: « Ma perché devo essere trattata così... ». E un Angelo « ai piedi del let-to », le risponde: « Teresa, stà attenta!... Sono protestanti. Stà attenta a ciò che vogliono da te! Avrai molto, ma molto da sof-frire. Non lasciarti influenzare dalle loro chiacchiere! Gesù ti vuole tutta per Sé. Anche questo fa parte della croce per sal-vare le anime ».

Dalla cartella clinica posta sopra il suo letto, Teresa viene a conoscenza delle cure che avrebbero dovuto apprestarle. Ma constatò con pena che esse rimanevano lettera morta: nessuno gliele apprestava. Continuavano intanto i suoi « dolori atrocissimi ». Ma « i medici - dice - facevano i sordi e i muti ».

Un bel giorno, anzi, un brutto giorno, il medico, al quale abbiamo già accennato, la manda a chiamare (credendo forse di averla debellata); ma l'inferma si rifiuta di andare da lui senza l'infermiera. Allora quel bel - tipo si porta presso il suo letto e le dice: « Se vuoi che io sia buono, devi fare quello che dico io e che voglio io ». Ma la malata gli risponde, con santa franchezza: « Ciò che fa parte della cura, il Signore lo per-mette; ma quello che non fa parte della cura, il Signore non lo permette, perché Gesù ha detto: siate limpidi come colombe, ma prudenti come serpenti ». Un ceffone fu la risposta data da quel medico alla ferma e saggia risposta della giovane ma-lata. E la piantò lì, sul suo letto di dolore, gridandole con ira:

« Disgraziata!...».

Per rinfrancarla, le fu donato - non si dice da chi - un quadretto della Madonna. Teresa lo accettò con gioia e lo si-stemò sul comodino, accanto al suo letto. Ma al momento della visita, si presenta l'infermiera e le ordina: « Togli quel qua-dretto, perché il Professore non lo vuol vedere... ». L'inferma, seccata, le risponde: « Lascia che il Professore parli con me! Sono capace anche di sbatterglielo in testa! Lui non può im-porre la sua volontà agli altri, come gli altri non possono im-porla a lui. Io amo la Madonna, e lui non può impormi la sua volontà ». Mentre stava pronunziando queste parole, entra il medico e, muto, passa oltre, senza neppure degnarla di uno sguardo. Uscendo però non riuscì a trattenersi dal dire: « E' dura come un macigno... ».

Tre giorni dopo, il dottore si affaccia alla porta della stanza di Teresa e le dice: « Tu stai scherzando col fuoco... Perché non ti lasci visitare?... ». Ma l'inferma gli risponde:

« Perché non mi visitate qui come tutti gli altri?... ». Ma il dottore replica dicendo: « Hai forse paura di me?... ». L'in-ferma, prudentemente, preferì tacere.

Passano intanto altri dieci giorni. Il dottore ritorna al-l'assalto e la fa avvertire che l'attendeva nel suo studio. Che fare?... Si raccomanda a Gesù affinché l'assista e, sforzandosi, si reca nello studio del dottore, il quale, non appena la vede, le sorride, tutto compiacente, e le dice: « Finalmente ti sei de-cisa!... Ma lo sai che io ti voglio bene?... Tu mi sembri una persona conosciuta da tanto tempo e che si lasci desiderare ». « In quel momento - annotava Teresa - io avrei voluto sprofondarmi: i miei occhi erano fissi sul suo volto, come due pi-stole ». Ma il dottore le chiede: « Perché mi guardi così?

Cosa ti ho fatto?... Tu che non puoi vedermi, non pensi che puoi essere la moglie di un medico che ti ama? ». A questo punto, Teresa, « come pazza », gli dà alcuni titoli ben poco parlamentari ma ben meritati e gli chiede: « Ma con chi ti credi di stare parlando?... I medici come te, per me non con-tano niente!... ». Allora il medico cerca di stringerla a sé; ma l'inferma, chiamate a raccolta tutte le sue forze, fugge dalla stanza e... cade nel corridoio. Gli infermieri la raccolgono e la riportano al letto. Il medico allora ordinò di praticarle una inie-zione la quale l'immerse in un sonno profondo. La mattina seguente, svegliatasi, si trova in preda a fortissimi stimoli sen-suali, violentissime tentazioni impure. L'inferma, di nascosto, manda a chiamare un Sacerdote e, dopo essersi confessata, riac-quista la calma. Ma il Sacerdote, rendendosi conto della sua imbarazzante situazione, le dà questo saggio consiglio: « Vat-tene di qua, figlia cara. I medici non tollerano che noi si metta piede in questa Clinica ». Più tardi, il Sacerdote le portò an-che, a suo conforto, la S. Comunione. L'inferma poté così sfogarsi con il suo Sposo celeste dicendogli: « Gesù, dolce amor mio, questo è il momento in cui tu non devi lasciarmi sola. Come faccio senza di Te?... Aiutami, Gesù!... Vedi che brutta tentazione mi tortura?... Come dirti ciò che sente il mio cuore? Ma Tu già lo sai. Grazie, o Gesù! Poiché sono indegna della tua croce, ti offro tutte le soddisfazioni e le gioie di questa giornata!...».

Il 15 ottobre, onomastico di Teresa, venne. Organizzata, nella sua stanzetta, una festicciola, ossia, un modesto « rin-fresco » al quale presero parte, beneaugurando, anche i medici della Clinica, eccettuato, ovviamente il medico che si era ri-servata la parte di perseguitarla.

Il 19 ottobre, finalmente, Teresa decise di lasciare la Cli-nica. Il giorno seguente, il noto medico entra nella stanza di Teresa, manda fuori tutti, rimane lì, solo con Teresa, la quale si rivolge subito al suo Sposo divino dicendogli con la più viva fiducia: « Gesù, la mia forza è nelle tue mani! ». Il me-dico cerca di abbracciarla. La giovane inferma reagisce. Ma il tentatore finisce col mollarle un ceffone dicendole: « Sei una disgraziata! ». A questo punto, la povera inferma afferra una bottiglia piena d'acqua e gliela scaglia in testa. « Fu - dice Teresa - una lotta durissima ». Le rimase « un solo deside-rio »: quello di conformarsi « con gioia » al volere divino. « Il tuo amore - dice a Gesù - mi tiene su di un letto, dal quale mi fai contemplare la tua grandezza ». Con questi senti-menti nel cuore, Teresa lascia quel luogo di dolore e fa ritorno a casa. (« Diario», pp. 1875-1885).

 

17. DA CAIAZZO A CASERTA.

Verso la fine di dicembre del 1967, 1a povera mamma di Teresa si presenta alla figlia e le dice: « Tuo padre, dopo una giornata intera di lavoro in campagna, non mi ha neppure fatto entrare in casa. E mi ha detto: se non la metti fuori di casa tu la Teresa, metterò fuori di casa te! ». Udito questo discorso, Teresa va a consigliarsi col Maresciallo il quale, dopo avere ascoltato il suo racconto, le dice: « Tu sei padrona di fare quello che vuoi. Tuo padre non ha più diritto di tenerti ».

Per calmare suo padre, Teresa cerca e trova, a pigione, una casa a Caserta. Il solo pensiero di lasciare la casa paterna la torturava. Scriveva: « Che brutti momenti, Signore! Donami Tu la forza di lottare e fà tu in modo che io possa lasciare la casa. Lascio cuore, anima e volontà nelle tue mani ». Si mette quindi in preghiera. Mentre sta trattenendosi filialmente con Dio, Teresa sente la voce « lenta e chiara » della Mamma celeste che la chiama e le dice: « Teresa forza, forza! Tu devi amare e pregare, perché il regno dei cieli è fatto per te. Tu vai a Caserta, ove io ti darò forza, amore e coraggio! Tu ti prodigherai per le anime, ed io penserò a te pel corpo e per l'anima. Non ti lascerò mai sola. Sarò sempre con te a guidarti e seguirti. Prega, prega! Ti benedico » («Diario», pp. 1888-1889).

Ma il pensiero di doversi allontanare dai suoi cari non le dava tregua. « Quanti pianti - scriveva - che dolore nel pensare che devo lasciare i miei! Io voglio tanto bene a mio padre. Il mio cuore ha una ferita, non sarà così facile distac-carmi. Gesù, amore dell'anima mia, come è bello vivere con Te sulla croce! Come potrei vivere senza di essa?... Ep-pure ne sono priva, mi sfugge sempre di più. Dei momenti mi sembra che l'abbia trovata; ma basta uno sguardo alla Mam-ma celeste e la mia croce, o Gesù, non esiste più. Forse Tu hai comandato agli Spiriti celesti di portare essi la mia croce per-ché quei momenti sono i più belli della mia vita. Grazie, dol-cissimo Sposo dell'anima mia. Accresci in me il soffrire e l'amore! » («Diario», pp. 1888-1890).

Queste sublimi parole di Teresa richiamano spontanea-mente alla memoria le parole scritte da S. Luigi Maria da Montfort nel suo celebre « Trattato sulla vera devozione alla B. V. Maria »: « Questa buona Madre, tutta piena di grazia e dell'unzione dello Spirito Santo, condisce tutte quelle croci, tagliate da lei medesima, nello zucchero della materna sua dol-cezza e nell'unzione del suo puro amore: di modo che essi le inghiottiscono allegramente come fossero noci candite, sebbene in realtà siano amarissime » (Trattato, n. 154).

L'8 gennaio 1968, alle 10.20, finalmente, Teresa, col cuore sanguinante, dava un mestissimo « addio » alla sua casa natale e si trasferiva a Caserta (in Via Patturelli, n. 18; in se-guito poi a Via Ricciardi, 7 e, infine, a Via Battistessa, 24). « Lascio - scriveva - la piccola stanzetta dove ho passato ben sedici anni di sofferenza (dai nove anni in poi), i giorni più belli della mia giovinezza. Ed ora, con grande dolore, lascio casa per trasferirmi a Caserta » (« Diario », p. 1891). Cinque giorni dopo questo penosissimo distacco, scriveva: « Sono pas-sati cinque giorni dalla distanza da casa, e la mia sofferenza mi rode dentro, pensando che è il desiderio di amare sempre più Gesù. Ma al pensiero di aver lasciato solo mio padre, io non ho più pace» («Diario », p. 1891).

Pochi giorni dopo (il 16 gennaio), scriveva: « La febbre comincia ad essere alta. Mia madre, che era venuta via con me e mio fratello (Pietro) parlavano a bassa voce, senza farsi capire. La mamma (poi) viene accanto al letto e dice: « Se vuoi cominciare con la febbre [come se la febbre dipendesse dalla volontà della povera inferma...], io sono anche pronta a lasciarti, perché io, per causa tua, sono qui ». A queste parole ben poco incoraggianti, Teresa, a modo di commiato, aggiunge-va: « Non sapevo dove buttarmi e dove nascondere il mio viso per piangere. Non risposi, ma in me vi è una tristezza che non finisce mai» («Diario», pp. 1891-1892).

Il 7 febbraio, il babbo di Teresa, insieme al medico cu-rante che gli offrì un passaggio in macchina, si portava a Ca-serta, presso la figlia inferma. Quando si vide di fronte a sua moglie, le chiese scusa per quanto era successo. Ma per la figlia e pel piccolo Pietro non ebbe neppure una parola di scusa. Rivolto anzi alla sua povera figlia, le disse: « Lei può pure stare, perché a me non mi serve ». Ma il medico immediata-mente soggiunse: « No, Salvatore, perché vostra figlia è ma-lata, e perciò vostra figlia non potete lasciarla ». Ma quell'uomo rude si limitò a rispondere: « Allora voglio che mia moglie, almeno una o due volte la settimana, venga a farmi le pulizie ». La mamma accettò la proposta.

Per fortuna, o meglio, per un gesto elegante della Prov-videnza divina, una pia signora di Caserta, che Teresa chia-merà affettuosamente « zia Antonietta », prese Teresa con sé, pagò la pigione di casa, la circondò di amorevoli cure.

 

18. UN NUOVO RICOVERO IN CLINICA.

Teresa, in seguito ad un nuovo disturbo, dovette essere ricoverata, per la settima volta, in una clinica di Caserta, quella di « S. Luca ». Le venne prescritto riposo, calma, tranquillità: « cosa - diceva Teresa - impossibile ». Si sforzò di seguire, con la migliore volontà, le prescrizioni del medico. « Zia An-tonietta » le dava premurosa, « i più santi consigli ». Le pro-pose, tra l'altro, un pellegrinaggio al celebre Santuario di Lourdes, col treno riservato ai malati. Eseguiti i vari accertamenti clinici, il 20 marzo, dopo 20 giorni di degenza, Teresa fu in grado di lasciare la Clinica.

Il 25 marzo, l'inferma incominciò a stare « abbastanza alzata per fare servizietti e cucinare », nonostante la sua grande debolezza, aggravata da « diversi giorni » di digiuno, per man-canza di qualsiasi provvista. Suo fratello Pietro non riusciva a trovare lavoro, ed essa, la povera inferma, non era in grado di fare lavori lucrativi.

La Provvidenza intanto le veniva incontro. La superiora delle Suore di Carità (presso le quali si trovava sua sorella Fortunata), venuta a conoscenza della tristissima situazione in cui la povera inferma era venuta a trovarsi, le fece una visita affettuosa, le lasciò un'offerta di centomila lire, e con esse Teresa potè pagare il fitto di casa per diversi mesi.

 

19. LA « BAMBINAIA ».

Verso la fine di marzo (del 1968), Teresa, costretta dalla necessità, nonostante le sue tristi condizioni di salute, riuscì a trovare un piccolo impiego: quello di bambinaia (baby sitter), ossia, l'assistenza ad una bambina malata. Per fortuna la sua casa era di fronte a quella ove si trovava la bambina. La mamma di questa bambina, « molto buona », non potendo assisterla per impegni scolastici, l'affidava, durante la sua assenza, a Teresa, che, nonostante tutto, accettò di buon grado quell'incarico, e vi si applicò con tutta la sua buona volontà. Durante le ore di assenza della signora, oltre ad assistere la bambina, per evi-tare l'ozio si metteva a rassettare la casa, a cucinare, ecc., di modo che la signora, quando ritornava dalla scuola, « ne era felice ».

La povera inferma - neanche a dirlo - si impegnava sopra le sue forze e perciò si stancava « moltissimo ». « Ma purtroppo - diceva - devo farlo, perché ne ho bisogno». La buona signora, ignara delle reali condizioni fisiche di Teresa (credeva che si fosse trasferita a Caserta per accudire il fratello Pietro in cerca di lavoro), divenne sempre piu esigente con la sua « bambinaia ». Dopo soli pochi giorni, Teresa ebbe un crollo: la gamba si era gonfiata, i dolori forti, la febbre alta le impedivano perfino di alzarsi dal letto. Facendo uno sforzo straordinario, si gettava giù dal letto e si trascinava a mala pena. Quando la signora rientrava, Teresa faceva ritorno a casa sua ed era costretta a mettersi a letto. « Ma il mio cuore - scriveva - non trovava pace, perché in casa non c'era nulla da mangiare! ». All'improvviso però Teresa ode un ru-more nella cucina: va e trova una borsa piena di pasta di tutte le qualità e un'altra borsa piena di scatole di tonno, di olio, di carne, insieme ad una busta con 50.000 lire. « Continuai - di-ce Teresa - il secondo Rosario, ringraziando Gesù e la Mamma celeste. Dopo pochi attimi ha una visione: vede la Madonna che, a lei rivolta, le dice: « Figlia mia, tu hai donato e doni la tua vita, la tua volontà, la tua libertà, il tuo cuore, il tuo amore al diletto Figlio mio, ed io penserò a (tutto) ciò che serve a te materialmente. Tu devi soffrire, offrire, tacere, hai capito? Io ti benedico» («Diario», pp. 1896-1898).

Alla malferma salute e alle necessità di ordine materiale si aggiungeva l'opprimente peso della solitudine: « Come sono triste! - scriveva il 5 aprile 1968 - mi trovo sola e sper-duta. Mia madre non è più venuta a farmi visita, neanche per cinque minuti (è necessario qui tener presente che la mamma era, necessariamente, succuba del marito). Mio fratello Pietro è partito per lavoro in Calabria, ed io sono (rimasta) sola. Gesù, stammi Tu accanto! Stammi Tu quanto piu vicino possibile »(« Diario», p. 1899).

Anche il giorno seguente (6 aprile) annotava, nel suo « Diario », « una tristezza ed una solitudine » che la faceva « sudare freddo ». Ed esclamava: « O caro Gesù mio, come sono belli quei momenti in cui la natura geme!... Gesù, pro-lunga le tue carezze, e l'anima mia ti sente vicino ed è felice: sono ore di Paradiso. Grazie, Mammina, io mi abbandono fra le tue braccia, perché voglio vivere secondo la tua santissima volontà e quella di Gesù! » (« Diario », p. 1899).

Nonostante i dolori e la febbre continua, Teresa, nascon-dendo tutto col suo abituale sorriso, continuerà a prestare la sua opera nella casa della suddetta signora. La miseria in cui nuotava non le permetteva di rimanere inerte: « Non volevo dire a nessuno - scriveva - che io avevo tanto bisogno »(« Diario», pp. 1931-1932).

 

20. A CASTEL VOLTURNO. LE « STIMMATE ».

Verso la fine di aprile del 1968, la signora presso la quale Teresa era stata, per alcuni giorni, custode della sua bambina, le chiese se era disposta ad accompagnarla a Castel Volturno perché la bambina aveva bisogno dell'aria di mare. Teresa le rispose: « Vengo! Però dovete condurmi ad ascoltare la S. Messa ».

Partirono per Castel Volturno la mattina del 25 aprile. Entrata in chiesa, Teresa chiede di confessarsi nel confessio-nale con il Parroco, Padre Franco Amico (colui che, in seguito, l'assisterà fino al giorno della morte).

Accenna, al Parroco, quanto la Madonna voleva da lei, e come era in cerca di un Sacerdote [di S. Maria Capùa Vetere il quale però dimorava nei dintorni di Caserta, il cui nome era:

Padre Franco Amico]. Egli doveva essere - per volere della Madonna - suo «fratello spirituale» e a lui ella avrebbe do-vuto obbedire in tutto ciò che le avrebbe detto.

Il Confessore, a queste parole, senza minimamente scom-porsi, risponde: « Signorina, voi non dovete preoccuparvi per-ché, se la Madonna vuole, dovrà essere Lei a farvelo incontrare questo Sacerdote. Ma la Madonna non vi ha detto quale età, più o meno, avrebbe avuto questo Parroco?...». « No - ri-sponde Teresa - questo no! Ma ora io non ce la faccio più. Se voi lo conoscete, perché non me lo dite? ».

A questa domanda il Confessore evita di rispondere. Si limita soltanto a dirle: « Non temete... Pregate! Se la Madonna vuole, sarà Lei a metterlo sulla vostra strada ». Ricevuta la benedizione, Teresa si congeda da lui. Ma alzatasi, si accorge che dalle sue mani era uscito, non si sa come, un po' di sangue, dopo averle appoggiate sul confessionale. « Partii - annota Teresa sul suo Diario - col cuore in pena, pensando che avevo detto cose che non avrei dovuto dire. Mi sollevava il pensiero di ciò che mi aveva detto: se ne avete bisogno, tornate da me.

Strano! Le sue frasi le sentivo ripetere nella mia mente. Pensavo di ritornarvi, ma coraggio non ne avevo: mi sentivo vuota, perduta, come se avessi fatto una brutta figura senza saperne il motivo» («Diario», pp. 1900-1901).

Il mese passato da Teresa a Castel Volturno le volò « sen-za accorgersene ». « Ho avuto e superato - scrive - una sofferenza che mai ho avuta in quel modo. I piedi si sono gonfiati dandomi dolori acutissimi; così pure le mani: giusto in mezzo al palmo, alla direzione del dito medio, è comparsa. una macchia violacea, e giusto in mezzo, una lividura grande quanto la testa di uno spillino. Al costato una lividura grande quanto un dito. Ma oggi, 30 aprile, i dolori vanno scomparendo giorno per giorno » (« Diario », p. 1902).

 

21. RITORNO A CASERTA.

Dopo un mese di dimora a Castel Volturno, Teresa, insie-me alla signora che l'aveva invitata, faceva ritorno a Caserta.

Riprese la solita vita: un intreccio continuo di preghiere, sofferenze ed offerte. Tutte le sere, accompagnata dalla « zia Antonietta », si portava in chiesa per fare un'ora di adorazione dinanzi a Gesù Sacramentato. Era quella l'ora più deliziosa della sua giornata, anche se tormentata dai suoi soliti incomodi. Ai quali, però, verso la fine di maggio, si aggiunse « un gonfiore al seno, al lato sinistro », il quale le procurava « un dolore fortissimo ». Il suo stato penoso non sfuggì ad un Sacerdo-te. La fece chiamare e le chiese perché era « così triste ». Teresa gli fece presente la sua salute così precaria e le sue condizioni familiari. Il buon Parroco, senza la minima esi-tazione, tirò fuori una somma dal suo portamonete e la mise nelle mani della « zia Antonietta » dicendole: « Signora, pren-dete Teresa e fatele fare i raggi e una visita ».

Pochi giorni dopo, Teresa si recava a Caiazzo, presso il medico che l'aveva sempre avuta in cura, per una visita. Ma il medico, in considerazione del grave pericolo al quale l'inferma sarebbe andata incontro, passò senz'altro all'operazione. Lo stesso medico si fece un dovere di accompagnarla a Caserta per verificare il risultato dei « raggi » che aveva già fatti (« Dia-rio», p. 1903).

 

22. IN PELLEGRINAGGIO A LOURDES.

Il 6 giugno 1968, Teresa ebbe la gioia di una visita da parte di sua sorella, Suora della Carità, proveniente dalla Ca-labria. Teresa le parla tosto dell'invito che le era stato rivolto di recarsi a Lourdes col « treno malati », e le fa presente il bisogno di una persona che l'avrebbe dovuta accompagnare. La sorella si offre subito, con gioia, per accompagnarla. Chiese poi tale favore alla Superiora, la quale fu ben lieta di acconten-tarla. Si prenotò quindi per il prossimo settembre. Il direttore del pellegrinaggio, però, constatate le sue condizioni fisiche, si preoccupò un poco, pensando che non ce l'avrebbe fatta ad affrontare un viaggio così lungo. Teresa gli rispose assicuran-dolo che sarebbe stata accompagnata da sua sorella; e così riuscì ad aggirare l'ostacolo.

L'8 settembre giungeva a Caserta la sorella suora che si era impegnata ad accompagnarla. Ma non appena vide due ferite aperte alla gamba e all'addome, si spaventò: temeva che le sarebbe accaduto chi sa che cosa durante il viaggio.

La stessa Teresa, al pensiero della partenza, aveva - dice ella stessa - « una paura matta ». Ma siccome tutto ormai era pronto per la partenza, decisero di partire.

La notte precedente la partenza (quella dall'11 al 12 set-tembre), per l'ansia di partire e pel timore di lasciare solo suo fratello (Pietro), non riuscì « a prendere sonno ». Stanca per la notte insonne, la mattina, di buon'ora (alle 5,30), corse con la sorella, alla stazione per prendere il treno per Roma. Alle 9,30, finalmente, prese il treno per Lourdes, ove giunse il 13 settembre, alle ore 11,10 ant. « Viaggiammo - narra Teresa - giorno e notte; ma nel secondo giorno fummo ai piedi della dolce e cara Mamma celeste: ivi, ho pianto e so-spirato tanto ».

Appena giunta in quella terra benedetta, tutta impregnata di celestiali profumi lasciati dalla presenza della « Tutta bella », Teresa - neanche a dirlo!... - « corse subito alla grotta ». « Pregai - dice - e poi mi allontanai verso la piscina, dove subito, vedendo che ero malata, mi hanno fatto fare il bagno ». Ivi sentì persone le quali emettevano « gemiti » per il freddo; « ma io - dice Teresa - « con il mio pensiero rivolto a Gesù, mi sono fatto il bagno. Tutte dicevano che l'acqua era freddis-sima; ma io l'ho sentita calda, così tiepida che non mi sapevo spiegare. Nello scendere nella piscina -- aggiunge - ho visto seduta, accanto alla piscina, la dolce Mamma celeste che mi ha detto: « Teresa, tu ripari i peccati di tante anime, e devi dire a tutte quelle anime che ti avvicinano che il mio cuore non è solo un abisso di amore, ma è anche un abisso di miseri-cordia per i peccatori che hanno fiducia in Me; io nascondo le miserie del cuore umano, da cui non sono esenti neppure le anime che prediligo. Voglio che le loro azioni, per piccole che siano, possano acquistare valore infinito per le anime e per la salvezza del mondo ». E aggiungeva che, mentre « la dolce Mamma celeste » la benediceva, ella si trovò fuori della piscina « Io - dice - ero svenuta; ma la più bella è che mi sono ri-cordata, a memoria, tutto ciò che mi aveva riferito la Mamma celeste ».

Il 16 settembre Teresa scriveva: « Sono passati tre giorni di permanenza a Lourdes; ma non mi stancherei mai di restare lì, alla grotta, ai piedi della nostra cara Mamma celeste, ai piedi della dolce Mamma (la quale) mi dice: « Teresa, figlia dell'anima mia, non posso più trattenere il braccio del Padre: molte delle anime che ho scelto mi tradiscono. Sappi, figlia mia, che a Firenze vi è uno scandalo che tu non puoi immagi-nare, e tante ragazze vanno nella perdizione: si gettano tra le braccia di Satana... Prega, prega con la corona del Rosario per la loro salvezza ». Teresa conclude esclamando: « O dolce Mamma, come è bello vivere qui ai tuoi piedi e in un silenzio che fa molto bene alla mia anima! Nel silenzio si prega molto e si ragiona meglio; nella preghiera ho una voglia matta di ragionare con Te, Mamma mia Santa!...

Il 18 settembre, Teresa, imponendo uno sforzo al suo cuore, insieme agli altri partecipanti al pellegrinaggio, lasciava Lourdes e iniziava il viaggio di ritorno. « Come è triste - an-notava sul « Diario » - lasciare questo luogo... Durante la prima notte passata sul treno per il viaggio di ritorno, mentre tutti, nel suo scompartimento, sono immersi nel sonno, le si presenta la « Mamma celeste » e le dice: « Teresina, figlia mia, di a tutti che le anime elette dal mio cuore sono incaricate di distribuire al mondo le grazie mediante il loro amore ed i loro sacrifici. Sì, il mondo è pieno di pericoli. Quanti figli miei per-duti, trascinati al male! Hanno bisogno di aiuto costante, visibile. Figlia mia cara, te lo ripeto, le anime prescelte non cono-scono ancora abbastanza il tesoro che perdono per se stesse e per gli altri quando non fanno tesoro della loro vita ordina-ria. Figlia mia cara, Teresa, anche se imperfetta, offri la tua vita. Che grandi meriti, non quaggiù ma lassù, sono ad aspet-tarti... Ti benedico, figlia! ».

Il 19 settembre, poco dopo mezzogiorno, Teresa col cuore ripieno dei profumi di Lourdes, giungeva a Caserta, accolta, alla stazione, dal fratello Pietro e dalla « zia Antonietta ».

Durante il soggiorno a Lourdes, la « Mamma celeste » non omise di rivolgere un suo materno sorriso alla sua figlia pre-diletta. Dopo il primo bagno nella piscina, Teresa, spinta dalla sua filiale devozione, volle farne un secondo. Orbene, durante questo secondo bagno, le due ferite aperte (alla gamba e al-l'addome) istantaneamente si chiusero. « Per me - annotava Teresa - fu un miracolo grandissimo ». Però decise di tenerlo tutto per sé, senza manifestarlo ad alcuno: « Sono stata egoi-sta - scriveva - a non parlare ». Se non che, undici giorni dopo il suo ritorno, un Sacerdote di Caserta che aveva orga-nizzato il pellegrinaggio, si portò a farle visita e le disse: « Si-gnorina Teresa, sapete? Il vostro miracolo è stato pubblicato sopra un giornale francese; e noi abbiamo fatto gli scemi ». A questa notizia, Teresa fece, come suol dirsi, « lo gnorri »; e rispose: « Ma che cosa state dicendo?... Io non so nulla ». « Si - replicò il Sacerdote - voi, nel bagno, avete parlato francese e avete detto quanto sentivate, cioè, che la Mamma celeste vi guariva, che eravate di Caserta, e che eravate andata (in pellegrinaggio) coi Paolini di Caserta, e di Caserta solo voi siete andata. E voi avete avuto il coraggio di fare un viaggio così lungo senza dire nulla... Che coraggio avete avuto... ». Ma Teresa continuò a nascondere il fatto.

Inebriata dalle celestiali fragranze dell'Immacolata di Lourdes, Teresa volle poi comporre una « preghiera per gli am-malati », da recitarsi in preparazione alla benedizione quoti-diana del SS. Sacramento. E' una preghiera traboccante di fede e di amore. Termina con queste parole: « Per me domando una sola cosa: restami sempre vicino con la fiamma del Tuo Amo-re! Consolami nei grandi dolori! Che non mi separi più da Te e dal mio dolce Gesù Crocifisso, in terra e in cielo! ». (« Dia-rio », pp. 1921-1989).

 

23. UN COMPLEANNO FESTOSO. «SEMPRE PIù IN ALTO!...».

Il 7 giugno 1968, Teresa compiva « 25 anni di età e di sofferenza ». Nelle prime ore del mattino, un Sacerdote, pro-digo di attenzioni per la povera giovane inferma, si reca presso di lei insieme ad un gruppetto di ragazze della sua parrocchia, per presentarle gli auguri e per farle conoscere quelle figliole.

Verso mezzogiorno vede presentarsi Gesù, « bellissimo, luminoso ». Presa da viva emozione, Teresa non riesce a pro-ferire parola. « Teresa - le dice Gesù - tu sei una fanciulla ignorante e molto povera nell'anima. Io voglio arricchirti di virtù. Tu sei piena di vizi, di difetti e di tanti peccati. Io ho voluto prenderti con me per sempre, perché dei talenti che ti ho donato e delle virtù di cui ti ho colmata tu tragga profitto. Qui è cominciata la tua salita al Calvario ». Dette queste pa-role, Gesù scompare facendole provare un vivo senso della sua « nullità » e un non meno vivo senso del « peso » dell'impegno per la salvezza delle anime. « L'anima mia - così scriveva Teresa in quel giorno del suo compleanno - è gioiosa e felice, perché vuole andare sempre piu in alto, verso il Creatore, verso il mio Sposo ».

Pochi giorni dopo (l'11 giugno), mentre era assorta nella preghiera, Gesù l'ammonisce: « Teresa, anima mia, sai quanto sei misera?... Non fidarti mai di te stessa e, molto meno, del proprio giudizio. Sapendo poi quanto sei ignorante ed inesper-ta, (ti raccomando) un totale abbandono nelle mani del Confes-sore e della persona che ti guida. Ricordati quante Nolte hai sbagliato seguendo il tuo proprio giudizio. Pensa che il demo-nio lavora assai e lavorerà con arte così fine, da bravo tessitore, che tu non immagini neppure, pur di ingannarti. A tal fine io ti obbligo di non nascondere nemmeno la minima cosa al tuo Confessore e a chi ti dirige. Il Confessore giudicherà e tu sen-tirai quanto è grande la ripugnanza e la vergogna se tu, anche per un attimo, cercherai di ritirare la promessa fatta. Il Con-fessore darà il proprio giudizio, e tu rimarrai quella che sei, ignorante e miserella, senza conforto e senza onore » (« Dia-rio », pp. 1906-1907).

 

24. « TERESA, AMI TU IL MIO ROSARIO?...».

Il 22 ottobre 1968, dopo le preghiere, si presenta a Te-resa una « Signora ». Quasi spaventata, Teresa voleva gridare. Ma la « Signora », « con voce dolce e soave », le chiede: « Te-resa, ami tu il mio Rosario?... ». « Sì »! le risponde Teresa. La Signora, dietro questa risposta, continua: « Recitalo con tanto amore! Perché non è la quantità che conta (si ricordi che Te-resa recitava, in media 5 Rosari completi al giorno) ma è l'in-tensità della preghiera, è il modo con cui viene recitato. Sappi, figlia, che tu devi amare il mio diletto Figlio, e tutto il mondo deve conoscere quanto è grande l'amore del Cuore di mio Figlio. Voglio che tutti gli uomini conoscano il mio amore e quello del-l'adorato Figlio (attraverso, ovviamente, la meditazione dei 15 misteri del Rosario). Sanno forse ciò che ho fatto Io per essi? Io vengo a dir loro che è vano cercare la felicità fuori di me, poiché non la troveranno ». « O Maria, Madre mia cara - escla-ma Teresa - come e quanta riconoscenza sento per Te! Come vorrei amarti! Il mio cuore, lo sento, scoppia alle volte, per-ché vorrei che tutti ti amassero come me. O Madre mia e Madre del divino Amore, come posso non amarti dal momento che tu mi ami senza misura?... Tu, con la tua bellezza e con la tua materna voce, dilegui ogni ombra, ogni piccola nube che vuole offuscare il sereno del mio cuore. Il solo pensiero che tu mi stai vicino, mi solleva tanto il cuore, ed è felice di sof-frire. Basta che il mio spirito vada in paradiso. Ti dono cuore e volontà! Salva l'umanità!... » (« Diario », pp. 1930-1931).

 

25. « TORNA A FIORIR LA ROSA...».

Nell'ottobre del 1968, dopo il ritorno da Lourdes, la sa-lute di Teresa, così precaria e cattiva negli anni precedenti, in-cominciò a rifiorire... Ce lo fa sapere ella stessa: « E passato diverso tempo, e, finalmente, non ho avuto più tagli (gli ascessi non si ripetevano più). Mi sento diversa. Mi sento un'al-tra donna. Posso camminare, correre da sola, girare di qua e di là senza provare dolori. Sono leggera leggera come una piu-ma. Noto che il mio corpo è contento, ma la mia anima è triste fino a gustare il sapore della morte... Solo mi rallegra la presenza di Gesù e di Maria che sento in me, la sua reale pre- senza... La mia vita la svolgo in questo modo: Messa e Comu-nione, anche affrontando diverse sofferenze; poi visita a Gesù Sacramentato. Lavoro cucendo oppure ricamando. Ma sento che Gesù vuole da me qualche altra cosa che non so: lo sento solo» («Diario», pp. 1934-1935).

Cosa voleva?... La crocifissione!...

 

CAPITOLO VIII

LA CROCIFISSIONE (1968 - 1971)

1. «VOGLIO CHE TU MI SOMIGLI»: IL DONO DELLE «STIM-MATE» VISIBILI.

Il 25 ottobre 1968, Teresa vide apparire le « Stimmate » nelle sue mani (fino a quel giorno erano rimaste invisibili). Scriveva: « E venerdì: le mie mani sono rosse, molto gonfie, ma giusto in mezzo al palmo della mano; sul dorso delle mani si nota un piccolissimo buchettino, quasi invisibile, ma che quasi non mi lascia alzare neppure le braccia: talmente è doloroso! Temendo che fossero i soliti ascessi..., le mie lacrime comincia-rono a non finirla più. Gesù, perché sono stata così superba da credere che tu mi avessi guarita, mentre invece non è vero? Sono illusa?... Perché mi hai fatto questo?... Credere, cioè, che ero guarita?...».

Cinque giorni dopo (il 31 ottobre 1968) scriveva: «Il dolore alle mani è sempre così duro e doloroso ». Mentre verso mezzogiorno stava distesa sul letto e piangeva, sente bussare alla porta: solleva il capo e vede « un uomo alto e bellissimo », il quale la guarda fissa negli occhi. Teresa, « senza neppure fiatare », si mette in ginocchio « per implorare grazia ». Ma Egli le dice: « Teresa, anima mia, dammi qua le tue mani ». E così dicendo, prende le mani di Teresa tra le sue e le dice: « Io voglio che mi somigli: ti ho donato le mie impronte visibili, in modo che tutti possano vederle. Non temere se sei sola, perché penserò io a procurarti compagnia. Il tuo lavoro deve essere questo: Continua ad offrirti sempre più senza mai stancarti. Le sofferenze che ti hanno condotta al Calvario te le ho tolte (gli ascessi con febbre, ecc.). Ma ora ti lascio le mie impronte. Vuoi seguirmi?». « Sì! » gli risponde Teresa. Dietro questa risposta, Gesù alza la mano, la benedice e scom-pare in un alone di « luce meravigliosa » (« Diario », pa-gine (1935-1936).

 

2. « O GESù, PERCHE TI SEI ALLONTANATO?...».

Sarebbe un errore pensare che Teresa sia stata sempre in balia dell'onda carezzevole della ineffabile presenza di Cristo. Più volte, infatti, anche lei, come tutte le anime mistiche, provò l'amarezza dell'anima che si ritiene quasi abbandonata dal suo Dio e, come una colomba, gemeva. « Gesù - diceva -perché mi hai lasciata allontanandoti sempre più da me?... Gesù, non posso neppure immaginare la tua distanza!... Sai bene che non so vivere senza di Te. Non so vivere senza il tuo grande amore che mi hai fatto gustare per un momento. Strin-gimi forte al tuo amore per lasciarmi assaporare con più forza e più responsabilità il peso della tua croce che per tua volontà io accetto e gusto » (« Diario », p. 1933).

 

3. NELL'ABBANDONO PIù COMPLETO.

Il 16 marzo 1969, Pietro, l'ultimo dei fratelli, colui al quale Teresa aveva sempre fatto da mamma, e che l'aveva se-guita a Caserta, si allontanava da lei pronunciando parole che straziarono il cuore di Teresa. Siccome, a causa delle stimmate, Teresa non poteva poggiare i piedi a terra, il fratello, credendo che lo facesse per finzione, le dava uno spintone facendole battere la testa per terra. « Ho provato - annotava Teresa - un dolore mai visto, mai immaginato: voleva che io fossi uscita e fossi andata a lavorare... ».

Rimasta sola, abbandonata da tutti, Teresa offrì tutto al Signore (« Diario », p. 1951).

Angosciata, la povera giovane si rivolgeva con fede alla sua « Mamma celeste » e le diceva: « O Mamma mia, dimmi Tu che cosa posso fare, sola, indifesa e senza guida... Io non ce la faccio più. Mi sento dolori allo stomaco che non mi danno pace. Tante volte sono andata dal medico, ma le medicine non mi recano alcun giovamento. Mamma mia santa, tu lo sai che la mia mamma è come se non l'avessi, per cui mi rivolgo a Te. Come e cosa posso fare?... ». « A questo punto la statuina della Madonna che ho sull'altarino si è animata e mi ha detto: "Fi-glioletta mia, tutto questo non e per te ma per tutti i fratelli che appartengono al mio Cuore di Madre, ai quali io parlerò e concederò grazie tramite Te. E per tuo fratello, prega e non temere voglio la tua sofferenza, perché i figli a me cari pregano molto poco... Ma io dirò a loro, attraverso te, che per amarmi occorre pregare di più e dedicarsi molto di più ad onorare il mio diletto Figlio lasciato solo e abbandonato nel Tabernacolo». (« Diario », pp. 1951-1958).

Il Giovedì Santo del 1969, verso le 10 antimeri-diane, si presenta, accanto al letto di Teresa, la Mamma cele-ste « vestita di nero, col viso triste e coperto di lacrime, col velo nero dalla testa ai piedi... e le dice: « Teresa, devi venire venti minuti con me: il Figlio mio prediletto vuole donarti per sempre le sue impronte ». Teresa avverte un « forte giramento di testa ». « Mi trovo - scrive - nell'angolo dell'ar-madio, in ginocchio a terra e lì davanti a me vi è Gesù, molto più luminoso delle altre volte. Dai suoi vestiti partivano luci di svariati colori. Stava lì, davanti a me, col capo coronato di spine dal quale emanavano raggi luminosi. Gesù dice: « Teresa, mi ami?... ». «Sì!... Sì!... - gli risponde Teresa -. « Guardami negli occhi! - soggiunge Gesù - perché anch'io ti amo, sai? ». Rivolgo il mio sguardo (verso di Lui) per guar-darlo: raggi meravigliosi in forma di lancia arrivano fino a me. Mi vidi abbagliata da una luminosità che mi ha fatto rimanere quasi cieca. Poi Gesù, chinatosi su di me, mi hà presa fra le sue braccia e mi ha stretto al suo cuore. Poi mi ha detto: « Devi percorrere la via del Calvario con me ». Cominciammo all'improvviso a camminare verso una salita molto alta, pietrosa e molto spinosa, con pietre molto appuntite e taglienti. Arri-vati alla vetta, trovammo una grande croce, così grande che mi sono vista sperduta, indifesa e senza aiuti. Sono poi arrivati due uomini bruttissimi e, come carnefici, mi hanno afferrato e get-tato sulla croce inchiodandomi. Mi sentivo i nervi rizzarsi e tutta la sensibilità scossa » (« Diario », pp. 1953-1957).

La mattina di Pasqua, sempre del 1969, verso le quattro del mattino, Teresa si riprende e chiede a « zia Antonietta »: « Che cosa è oggi?... ». « Zia Antonietta », tutta piangente, le risponde: « Figlia mia, oggi è Pasqua. Tu stai così fin da Gio-vedì, senza conoscenza e senza parole; i tuoi occhi erano (sem-pre) fissi lì nell'angolo. Dimmi, cosa hai visto?... ». Io le ho ri-sposto: « Non so ». La mammina Antonietta, continuando a parlarmi, mi ha detto: « Riguardo alle mani, ti ho messo i guanti bianchi e lunghi. Ora tu non devi far nulla. Faccio tutto io ». Le raccomandai di non parlare con nessuno. Me lo promise. Ma siccome il Parroco della Cattedrale abitava poco lontano da loro, si portò presso di lui e gli disse: « Padre, sapete? A Teresa sono apparse le Stimmate alle mani e ai piedi... ». Ma si intese rispondere: « Portatela dal medico... ». Zia Antonietta riferisce tutto, con molta pena, a Teresa, ma Teresa ci ride sopra e dice: « Non fa nulla! ... » (« Dia-rio», pp. 1957-1958).

Il 30 aprile Teresa annotava: « Non posso poggiare i piedi a terra; le mani non riesco a muoverle perché sono tutte gonfie ed esce molto sangue. Sul dorso della mano si è for-mata come la testa di un chiodo e nel palmo della mano è come se dal chiodo fosse stato portato via un pezzo di carne ». Un fuoco mi brucia nel mio cuore come fosse arroventato ».

 

4. UN « INCENDIO SPIRITUALE ».

Anche Teresa, come tante altre anime mistiche, ha sen-tito il suo cuore tutto avvolto e tormentato dalle fiamme dell'amore.

« Mi sento il fuoco nelle vene - scriveva in data 10-11 maggio 1969 -; mi sento svenire; le gambe mi tremano. Gesù! non voglio essere abbandonata in questo letto di mor-bide piume mentre il tuo letto era una croce! Gesù, amore mio, cibo delle anime forti, fortificami, purificami, divinizzami! Gesù dell'anima mia, aiutami a salvarmi!... Ho sete di Te. O Gesù, non lo vedi quanto soffro alla mattina prima di cibarmi di Te? Fà che resti sazia di Te, del tuo amore, del tuo fuoco! O Gesù, il mio piccolo cuore brucia di tanto amore, così for-temente da bruciare la pelle sino all'esterna superficie... O Gesù, Tu lo sai che, continuando in questo (stato) spirituale, il feno-meno del fuoco, se prima era ristretto (limitato) solo al cuore, ora si è diffuso in tutto il corpo. Sento che il mio povero corpo è diventato tutto una fiamma, e sento la voce del mio cuore che di continuo, nel dolore del fuoco, grida al Padre che vuole es-sere vittima d'amore » (« Diario », pp. 1959-1960).

 

5. « LASCIA CHE SIA IO A COSTRUIRE, MOMENTO PER MO-MENTO, IL TUO AVVENIRE, LA TUA VITA » (LA MADONNA).

Il 31 maggio (1969), mentre Teresa, per vari motivi, si sentiva « molto avvilita », all'improvviso ode una voce che la chiama: è la « Mamma celeste » che le appare e le dice: « Figlia mia, ecco, sta (riposa) sul mio cuore e non pensare a nulla di quanto avrai da soffrire per causa dei miei figli prediletti. Se passerà un 'ora della giornata senza aver pregato per i Sacer-doti, sappi figlia, che il tuo è un giorno perduto. Fidati di me! Lascia che sia io a costruire, momento per momento, il tuo av-venire, la tua vita. A te basta abbandonarti a Me come una bambina che cerca la sua mamma per il suo affetto. Da te, figlia mia, voglio sentire queste parole: « Mamma, mi fido di te, mi lascio condurre da te! Dimmi: cosa devo dire e cosa fare? Io ti benedico » (« Diario », p. 1961).

Animata da queste parole squisitamente materne, Teresa si abbandona, con illimitata fiducia, nelle mani della Mamma celeste. La supplica, in modo particolare, di custodire la sua verginale purezza! « Dolce Mammina mia, - le diceva - nel guidarmi in questo lurido mondo, aiutami ad attraversarlo come il sole (attraversa) il fango, senza macchiarmi! » (« Dia-rio », p. 1976).

 

6. « GESù, VOGLIO SOMIGLIARTI IN TUTTO! ».

Il 2 giugno 1969 Teresa, in un dolce impeto di amore, rivolta a Gesù, gli esprimeva i nobilissimi sentimenti del suo cuore in questi termini:

« Signor mio Gesù, voglio somigliarti in tutto. Quando le1 mie labbra si avvicineranno alle tue per baciarti, fammi sen-tire il fiele tuo! Quando le mie spalle si avvicineranno alle tue, fammi sentire, o Amore mio Gesù, i tuoi flagelli. O grande Amore mio, quando la tua carne si avvicinerà alla mia (nell'Eucarestia), fammi sentire la tua dolorosa Passione. O Tesoro mio Gesù, quando la mia testa si avvicinerà alla tua, fammi sentire e gustare le tue spine! O ardentissima sorgente dell'anima mia, quando il mio costato si avvicinerà al tuo, fammi sentire il sapore e dolore della tua lanciata! O Tesoro, Sposo dell'anima mia, che mai ti darò io per tanti doni che mi hai fatti? O anima mia, benedici Gesù, e non dimenticarti che t'ha fatto tanti doni, e ama quel Dio... che tanto ti ha amato!... »(«Diario», p. 1962).

« Anima mia, anima mia - scriveva alcuni giorni dopo, sempre sullo stesso tono - sai cosa ti dico? Sollevati a Lui, che tanto si è abbassato per te!... O anima mia, non vedi come è vigilante su di te? O anima mia, mostrati (con Lui) come Egli si mostra con te! Sii pura, ama il tuo Gesù che ti ha solle-vata da tanta miseria. Ama il tuo Dio, e benedici il tuo Si-gnore! » (« Diario », p. 1968).

 

7. « FRA SEI MESI INCONTRERAI IL TUO CONFESSORE ».

La mattina del 22 giugno 1969, mentre Teresa assisteva alla S. Messa, al momento stesso della consacrazione, vede Gesù che le dice: « Figlia mia, fra sei mesi incontrerai il tuo Confessore, il quale dovrà essere il tuo Padre spirituale ». Ciò detto la benedice. Giunta poi alla fine della Comunione, Gesù dispare. Ma a Lui rivolta gli dice: « Dio mio, Sposo mio, illu-mina Tu il mio Confessore! Tu lo sai che io ho tanta paura di incontrarlo e di parlare per tutte le cose straordinarie che Tu stesso ti sei compiaciuto di concedermi. Ed ora prendi Tu la mia lingua e parla Tu per me! O tenero Sposo dell'anima mia, sono contenta perché tutto quanto ho chiesto all'Amore, tutto me l'ha dato: chiodi, lancia, spine, flagellazione, coronazione al capo» («Diario», p. 1963-1964).

Il Confessore profetizzatole - come vedremo - è il Rev. Don Giuseppe Borra, Rettore dei Salesiani di Caserta.

 

8. « SE TU NON TI DECIDI) IO ANDRò DALLA MAMMA TUA!...».

Il giorno 30 giugno 1969, nel «Diario» di Teresa si leggono queste parole fragranti di fiducia verso l'augusta Madre del Salvatore. « Anima dell'anima mia - così dice rivolta a Gesù - ti sei seccato, ti sei stancato di me?... Sì, te le fac-cio di tutti i colori, o mio Signore Gesù! Ma Tu mi sorridi... Ma sai, Gesù, io non rido fino a quando Tu non mi concederai la grazia che ti ho chiesta. Io non ti sorriderò più! E se Tu non ti decidi (a concedermi la grazia richiesta), io andrò dalla Mamma tua. Voglio vedere se hai il coraggio di dire di no alla Mamma tua! ».

« La grazia che cerco - specifica - è quella che riguarda mio padre, perché Gesù mi ha detto che presto se lo porterà in Paradiso. Ed io voglio che non me lo porti via presto, per-ché tanto io non ascolto quello che mi dirà contro i Sacerdoti, contro la Chiesa, contro tutto. Tu, anima mia, amor mio Gesù, Tu lo sai che è malato, ma in fondo alla mia anima sento di volergli tanto bene... Gesù, tu per me sei un tesoro. Prima non ti conoscevo bene, ma ora che ti ho conosciuto tutto mio, spe-cialmente il tuo cuore, sì, è mio, perché tante, ma tante volte, o Amore mio Gesù, tu me l'hai donato per me tutto intero. Ma, o Gesù, il tuo cuore è così pieno, ricolmo di tanta luce; il mio, invece, è pieno di tante tenebre. Oh! quando potrò passare da queste basse tenebre alla luce del tuo cuore chiaro e così colmo di tanto splendore?... Io non riesco piu a riposare senza la tua luce, senza il tuo amore, senza la tua vita. Sposo mio, quanto potrò resistere in queste condizioni? Amami, Gesù, che io tanto, tanto ti amo! » (« Diario », pp. 1964-1966).

La stessa strategia seguì nel chiedere a Gesù la guarigione di una bambina ammalata («Diario», pp. 1968-1969).

 

9. LA CORONA DI SPINE.

Il 31 luglio 1969, essendo giovedì, giornata sacerdotale, Teresa, secondo la sua abitudine, si raccoglie in se stessa e si mette a pregare pei Sacerdoti. Concentrò la sua devota rifles-sione sulla crocifissione di Gesù. Dopo qualche minuto di rac-coglimento, Gesù si fa sentire vicino a lei: « Mi sentii - narra Teresa - andar via dal corpo, e mi trovai vicino a Gesù che soffriva pene terribili, indescrivibili. Oh - esclama - come fare a veder soffrire Gesù e non aiutarlo ?... ». E provò in sé «una grande volontà », un vivo desiderio di soffrire con Gesù. Chiese un tale favore, e Gesù l'accontentò. « Fece - dice Te-resa - come aveva fatto altre volte. Mi si avvicinò, prese la corona di spine dal suo capo e la passò sul mio, e con le sue luminose mani la pigiò nelle tempie... Sono veramente momenti dolorosi, ma altrettanto felici ». E « per due ore », rimase a « soffrire con Gesù ». « E' bello - esclamava - amare Gesù. Ma è ancora più bello trovarsi sulla sua stessa croce » (« Dia-rio», pp. 1967-1968).

 

10. « PRESTO PORTERò TUO PADRE IN PARADISO ».

Il primo settembre 1969, Teresa, trovatasi per caso di-nanzi alla Chiesa di S. Vitaliano, vi entra e vede, lontano, una donna (la Madonna) che la chiama e le dice: « Figlia mia, tuo padre presto lo porterò in Paradiso. Voglio che tu offra, soffra e preghi; e io, attraverso te, parlerò alle anime che ti avvici-nano. I Sacerdoti si trovano in pericolo. Prega e soffri per loro!...» («Diario», pp. 1972-1973).

Neanche presso « zia Antonietta » il babbo la lasciava in pace: inviava alla generosa donna « minacciose lettere ano-nime » («Diario», p. 1975).

 

11. « TI VOGLIO VITTIMA IN MEZZO AL MONDO ».

Dopo la partenza del fratello Pietro per Milano (31 agosto 1969), Teresa venne a rimanere sola. « In casa mia - scri-veva - non vi è più fuoco; non si accende più la cucina; tutto è vuoto: la casa, l'armadio, il lettino, il suo posto. In casa mia non vi è più nessuno. Prego, me ne vado a fare l'ora di adora-zione al Santissimo Sacramento, e lì cercò di parlare solo con te, Gesù, perché qui nessuno mi capisce. Ho chiesto a Gesù se potevo andare dalle Suore claustrali; ma tu, o Gesù, mi hai dato questa risposta: « Ti voglio vittima in mezzo al mondo ». La mamma mia spirituale - aggiunge - si è accorta che io non cucino, e ha voluto per forza che io vada da lei, ora che il figlio non c'è più, essendo partito per il servizio militare » (« Dia-rio », pp. 1973-1974).

 

12. A S. GIOVANNI ROTONDO, DA P. PIO.

Il 10 novembre 1969, a Caserta venne organizzato un pellegrinaggio, in auto, per S. Giovanni Rotondo. Teresa fu invitata a parteciparvi. « Pensavo proprio - scriveva - che non avrei potuto andarvi, poiché la febbre era alta ». Ma « all'improvviso », « tutto è tornato normale: la febbre è an-data via ». Poté così partire alla volta di S. Giovanni Rotondo. Non troviamo, però, sul « Diario », notizie particolari rela-tive a questo devoto pellegrinaggio (« Diario », p. 1977).

 

13. «FIGLIA, PIANGI SUL MIO CUORE!...».

Il 30 novembre 1969 fu, per Teresa, un giorno di par-ticolari sofferenze fisiche e morali; aveva una gran voglia di piangere. Quand'ecco sente bussare alla porta, corre ad aprire e vede Gesù dinanzi a sè il quale, presala fra le sue braccia, le dice: « Figlia, amor mio, piangi sul mio cuore!... Io voglio tenerti stretta al mio cuore. Voglio che tu provi un pò di quel-l'amore che ho per te ». « A questo punto - scrive Teresa - mi sono trovata con un fuoco, come già avevo avvertito un'altra volta ». E concludeva: « Grazie, Gesù mio, (perché) Tu tanto mi ami » (« Diario », p. 1978).

 

14. PRODIGIOSI « PETALI DI ROSE ».

La mattina del 30 novembre, mentre assisteva alla S. Mes-sa, Teresa avverte un forte dolore al petto. Si rivolge alla « Mamma celeste » e le chiede non già di guarirla, ma di darle forza. In luogo della sua, le chiede la guarigione di un malato il quale, più di lei, aveva bisogno di una buona salute. A questo punto vede una Signora dalla veste candida, dal manto rosso, con una fascia azzurra ai fianchi, la quale le si avvicina e le dice: « Figlia mia, ecco, questo è il segno che ti dò per dirti che l'ammalato è guarito. Prega, prega, figlia, poiché il mondo ha bisogno delle tue preghiere ». Ciò dicendo, le butta sul capo alcuni meravigliosi petali di rose, i quali, « mantennero la loro freschezza per molto tempo. Ne conservò qualcuno, e gli altri li diede a qualche malato (« Diario », pp. 1978-1980).

 

15. MA SI! LO DICEVO IO CHE CI DOVEVA ESSERE QUALCOSA DI DIVINO!...».

Il 10 dicembre il gonfiore delle mani arrossate e il do-lore era talmente acuto da non permetterle di lavorare. I dolori le causavano persino vomito e mal di testa fortissimo. « Mi vedo avvilita - scriveva Teresa - perché non so cosa fare ». Va a Caiazzo, presso il medico che l'aveva curata per 15 anni; ma non appena il medico vede le mani, esplode in queste parole: «Ma sì, lo dicevo io, che ci doveva essere qualcosa di divino! Per questo non sapevo spiegarmi». Teresa, ingenuamente, gli chiede una cura... Ma dovette ritornarsene a Caserta portando nel cuore una grande pena e, nello stesso tempo, « una grande gioia» («Diario », p. 1941-1942).

Rientrata in casa, a causa delle sofferenze insopportabili, si vide costretta a mettersi a letto. Dopo dieci giorni, il giorno di Natale del 1969, riuscì ad alzarsi per rassettare la casa e per cucinare. Mette sul fuoco una pentola nuova, acquistata tre giorni prima, per cuocere la pasta. Ma non appena la ritira dal fuoco - cosa inspiegabile! - il manico si stacca dalla pentola e questa, con tutta l'acqua bollente, le cade sopra l'addome, causandole gravi ustioni e forti dolori. Teresa attribuisce quel brutto scherzo al demonio. Ma non si perde d'animo: offre le sue sofferenze per le anime attraverso le mani di Maria. « Tale è il dolore - scriveva - da non riuscire a formulare nessun pensiero, tranne quello di offrire tutto e tutta me stessa e quello che mi capita, per le anime » (« Diario », pp. 1942-1943)

 

16. UN « REGALINO »: LA FLAGELLAZIONE!

Nel « Diario », al giorno 20 novembre, Teresa annotava: «Ogni giovedì, venerdì e martedì (Gesù) mi ha fatto un rega-lino a me caro: mi ha fatto provare qualche colpo della sua flagellazione in tutto il corpo. E' stato dolorosissimo!... Ma è nulla in confronto dei dolorosissimi colpi che provò il mio amato Gesù. Posso dire però che questa volta il dolore è stato mag-giore delle altre volte, (tale) che io non avrei neppure im-maginato. O amor mio Gesù, donami la forza di amarti e soffrire sempre per amor tuo... » (« Diario », p. 1981).

 

17. UN TRISTISSIMO NATALE!

Il Natale del 1969, anziché fonte di pace e di serena leti-zia, fu, per Teresa, fonte di turbamento e di amarezza. « E' una pena - scriveva - che non si può cancellare ».

In occasione di questa festa delle famiglie cristiane, tutti i fratelli di Teresa erano ritornati, da vari luoghi, a casa, per trascorrere le feste insieme ai loro genitori. Anche Teresa, perciò, penso di recarsi in famiglia, sicura di fare a tutti cosa gradita.

Partì da Caserta alle ore 9,30, e arrivò a Caiazzo alle 10,10. Non l'avesse mai fatto!... Suo padre, non appena la vide, in-cominciò a vomitare bestemmie e a darle i titoli più volgari e obbrobriosi. Le disse, fra l'altro, che essa era « un diavolo », perché si era permessa di andare a guastargli la festa... Teresa, vedendo che non la finiva di ingiuriarla, si permise di dirgli: « Papà, se ti dispiace, io me ne vado. Non voglio farti arrab-biare ». Il babbo immediatamente soggiunse: « Ma quando te ne vai?... Qui nessuno ti ha chiamata... In casa mia vi entrerai solo quando ti sarai sposata; diversamente, non devi farti più vedere. Vattene!... Vattene... ». E così la cacciò di casa come se fosse stata un cane ». Appena uscita, tutti i suoi « hanno in-cominciato a ridere e a scherzare ». « Vedo - scriveva Teresa - e non credo a quello che mi stanno facendo ». E se ne ritorna, desolata, a Caserta. « Sono arrivata a casa - annota Teresa -senza farmi vedere da zia Antonietta, perché non stava bene disturbare la loro festa ». Entrata a casa, la povera figlia si getta sul letto... Ma era tanta l'amarezza che non riuscì né a dormire né a piangere. Rivolta poi a Gesù, quasi sentendosi in colpa per l'accaduto, gli dice: « O Amor mio, hai visto cosa ho combinato?... Li ho fatti arrabbiare ». Appena detto ciò, le appare Gesù e le dice: « Figlia mia Teresa, non temere' Nessun guaio hai combinato; il guaio più grande l'hanno com-binato loro che non hanno apprezzato il tuo gesto. Io sono tuo Padre, tuo Sposo, tuo Amore; ed ecco tua Mamma che mai ti abbandonerà. Offri, figlia mia, senza stancarti, poiché un gran-de premio avrai non già su questa terra (in questa vita), ma nell'altra: una gloria che tu non puoi né pensare né imma-ginare; e una tale gioia proveranno anche tutti coloro che ti avvicineranno» («Diario », pp. 1982-1984).

« Mi sento - scriveva pochi giorni dopo questo infortu-nio - mi sento che sono l'ultima di tutti » (« Diario », p. 1984), « un piccolo verme coperto di fango » (« Diario », p. 1984). A casa sua non veniva chiamata neppure per nome, ma solo: « quella »; oppure « quella cretina » o « quella sce-ma » (« Diario », p. 1985). Nessuna meraviglia!... Gesù non fu trattato in modo diverso. I membri di Lui seguono la sorte del Capo.

 

18. LA FERITA DEL COSTATO.

E il 15 gennaio 1970. Gesù si presenta a Teresa e le dice: « Figlia mia Teresa, voglio offrirti la ferita del mio costa-to. Tu che ne dici?... Te la offro per la salvezza delle anime ». Teresa, immediatamente risponde: « Si, amor mio Gesù, l'ac-cetto, e voglio tutto ciò che hai avuto Tu per i miei peccati. Si, sì, la voglio... E Tu, come mai ti abbassi ad un simile ver-me? Grande Amore mio, ho sete del tuo amore. Voglio bere alla sorgente del tuo costato per gustare il dolore che hai provato Tu. Me lo fai questo grande regalo?... Che ne dici?... ».

Quattro giorni dopo, il 19 gennaio, giovedì, mentre stava « in ginocchio pregando », Teresa ode una voce che la chiama. Si gira di scatto, e pensa tosto che sia Gesù, poiché in casa non vi è nessuno. Vede infatti Gesù il quale, col dito, le indica il suo Cuore. Teresa posa lo sguardo su quel Cuore e vede che da esso « uscivano fiamme di tutti i colori ». « Vedi, figlia mia - le dice - guardami! ». Teresa posa su di esso il suo sguardo e si sente - dice - « come incantata, come se la testa non l'avesse più ». Le pare di trovarsi « sopra una collina molta alta » e si vede « inchiodata sulla croce... con dolori indescrivibili ». Ad un tratto « un uomo come un mostro »prende la lancia e le ferisce il cuore. « Ho sentito - dice - lo strappo della carne, e poi un dolore ancora più forte, e non ho capito (più) nulla. Quando mi sono svegliata, mi sono trovata distesa sul letto e tutta insanguinata ». Tre giorni dopo (il 22 gennaio) scriveva: « Nella mia mente vedo ancora (come in) uno specchio, l'accaduto. Ma il cuore, così debole, quasi si rifiuta di accettare quel quadro che, di tanto in tanto, (mi) si affaccia alla mente. La mia mammina spirituale piangendo, dice: « Ci vuole un Prete!... Non è possibile (rimanere) così. Tu hai bisogno di qualcuno che ti guidi. Io posso far poco perché in queste cose ci vuole un Sacerdo-te ». Ma due sue amiche, alle quali zia Antonietta aveva comu-nicato, imprudentemente, lo straordinario fenomeno, sconsi-gliarono Teresa a mettere in esecuzione il consiglio. Venne così a trovarsi tra due fuochi. In preda ad un tale stato d'animo, si rivolge al suo Gesù e gli dice: « O Gesù mio adorato, Tu sai cosa voglio chiederti in questa S. Messa: « Fammi conoscere il mio Padre spirituale, il quale mi aiuti a portare la croce, perché altrimenti io, da sola, non ce la faccio più ». A questo punto una voce che viene dal profondo del mio cuore mi assi-cura che, non a lungo, lo conoscerò il Padre spirituale ». Ma Teresa replica: « O amore mio Gesù, Tesoro dell'anima mia, dimmi dove lo posso trovare: ho bisogno di farmi una santa Confessione. Ora non ne posso più! Dimmi Tu, Gesù, cosa debbo fare ». Ma la voce le risponde e le dice: « Non (andrà) a lungo l'incontrerai. E lui che ti cercherà » (« Diario », pp. 1985-1989).

 

19. « TERESA, TERESA, AIUTAMI!... AIUTAMI!...».

Il venerdì 2 febbraio (1970), Teresa, ad un certo mo-mento, vede Gesù legato alla colonna, mentre lo stanno fla-gellando. « Ad ogni colpo - così si esprime Teresa - la carne se ne salta a brandelli. Nel vedere trattare Gesù, il mio Sposo, il mio Signore, così, mi sento mancare le forze. E stata una cosa che non so ridire: piaghe da per tutto, ed erano fonde un centi-metro. E mentre lo percuotevano, Gesù disse: « Teresa, Teresa, aiutami! aiutami... ». A questa voce - continua a dire Tere-sa - « mì buttai (nella mischia) ed ebbi la forza di strappare la frusta (il « flagellum ») che aveva uno di quei boia e gliele suonai di santa ragione. Tutti scapparono via. Ed io, in com-pagnia di una donna, prendemmo Gesù e lo adagiammo in un lettino. Era tutto una piaga. Lo medicai, gli rimboccai le co-perte e mi sedetti accanto, come se quelle ferite le avessi sen-tite io. Nel riprendermi da questa visione, ho trovato le mie carni così ferite come quelle che avevo visto in Gesù (« Dia-rio », p. 1991).

Il giorno seguente (3 febbraio), Teresa ci fa sapere che le ferite ricevute il giorno precedente si erano già rimarginate: le erano rimaste solo « strisce di lividure nere »: due in un braccio, piuttosto lunghe; e altre due in una gamba, a destra, tonde; un'altra nel mezzo del petto in direzione della gola. « O dolce Gesù - esclamava - come son felice di sentirmi accanto a Te, sulla tua stessa croce! Non posso neppur cam-minare. Ma se Tu, Sposo mio, mi dai tanta gioia quaggiù, quale gaudio sarà lassù?... » («Diario », p. 1992).

 

20. IL PRIMO INCONTRO COL « PADRE SPIRITUALE ».

« Non andrà a lungo e incontrerai il tuo Padre spirituale. E lui che ti cercherà »; così aveva detto Gesù a Teresa il 15 gennaio 1970. E così fu. Il 15 marzo dello stesso anno 1970, e perciò solo due mesi dopo la promessa, Teresa ebbe la grazia di incontrare e di conoscere il suo Padre spirituale: il Rev.do Don Giuseppe Borra, Rettore dei Salesiani di Caserta.

L'incontro avvenne così. Il 15 marzo, verso sera, una signora di Caserta si reca da Teresa per farle visita; e durante 14a visita, fra l'altro, le dice: « Signorina Teresa, il Direttore dei Salesiani vi vuole conoscere... Volete venire?... ». « Ma io - le risponde Teresa - non ce la faccio a camminare » (a causa delle stimmate ai piedi). La signora replica: « Vi ci porto io, in macchina ». Teresa accetta ben volentieri la gentile pro-posta; si mette in macchina e si porta nella Chiesa dei Sa-lesiani.

Quando si trovò dinanzi al Rettore dei Salesiani, Teresa gli disse che cercava, da tempo, un certo Don Giuseppe Borra, Salesiano. E gli diede a leggere il messaggio che aveva ricevuto da Gesù. E' troppo facile immaginare quale dovette essere la sorpresa di Teresa allorché si intese rispondere: « Sono io che mi chiamo così! » Ed aggiunse: « Ma io sono cattivo. Come può la Madonna volermi bene e scegliere me?... ».

In seguito a questo felice e sospirato incontro, Don Borra, il 22 marzo, una settimana dopo il primo incontro, si recava a casa della « mamma spirituale » di Teresa; parlò e recitò con lei una posta del Rosario e, dopo averla benedetta, fece ritorno al suo Istituto. « Io e la mia mammina - annotava Teresa - continuammo il Rosario e poi ci recammo in Chiesa, al Duomo, per la S. Messa ». E nel colmo della gioia aggiunse: « Gesù, vorrei gridare a tutti che finalmente ho avuto anch'io un Padre spirituale!... » («Diario », pp. 1995-1996).

Nel maggio del 1970, a proposito del suo Padre spirituale, scriveva: « O Gesù, quanto sono contenta perché il Padre spi-rituale non mi ha lasciato parlare (ed esporre) quanto volevo chiedergli; ma mi ha capito in pieno, e mi ha dato la risposta (che cercavo). Grazie, Gesù! E' proprio vero quel che Tu, fin dal 1956 (mi dicesti). In una visione, mi mostrasti così chiaro il mio Padre spirituale che si teneva per mano con Don Franco, e mi dicesti: « Sono figli a Me cari ». Queste frasi penetrarono nel mio cuore, e le conservo ancora adesso... » (« Diario », p. 2000).

 

21. GESù E IL SACRIFICIO EUCARISTICO.

La notte dal 30 al 31 marzo (1970) fu, per Teresa, una notte tremenda, per cui, col poeta Ovidio, avrebbe potuto an-ch'ella esclamare: « Nocteni illam!... »: « Quella notte!...» Senti persino ballare il letto; « O Gesù - esclamava - voglio solo avere la forza di non lamentarmi mai. Le gambe mi fanno cilecca; ma l'ardente desiderio di ricevere Gesù mi assale... Dopo una lotta che mi aveva immobilizzata, finalmente vedo i segni che (mi rivelavano) di essere stata legata alle mani, ai piedi e alla vita... ». Nonostante tutto, alle ore 6,30 del mattino si portava in Chiesa per assistere alla S. Messa e per accostarsi al banchetto eucaristico.

Durante la Messa, Teresa vede che il volto del Sacer-dote celebrante era diventato « luminoso » e l'Ostia consa-crata « emanava raggi di ogni colore ». Accanto poi al Sacer-dote celebrante vede Gesù « vestito di paramenti sacerdotali, con le braccia allargate e sul capo una corona di spine. Gesù le mostra che, « ogni volta che si rinnova il Sacrificio eucaristico », Egli è realmente presente, e perciò - scriveva - « ogni Sa-cerdote rappresenta Cristo vivo e vero: il Sacerdote è un sem-plice strumento il quale dona (presta) le sue membra al Cristo; e, a sua volta, Cristo Gesù si serve della loro lingua, della (loro) mente, dei (loro) gesti, di ogni loro atto. E Cristo Gesù che ci parla (per mezzo loro) » («Diario », pp. 1996-97).

Tutto ciò risponde perfettamente alla scultorea espressione di S. Tommaso d'Aquino: « Sacerdos agit in persona Christi »: « il Sacerdote, nella Messa, agisce nella persona di Cristo », ossia, rappresenta la persona di Cristo, agisce nella persona di Cristo.

 

 

22. « TUTTE LE NOTTI L'ORA DI AGONIA ».

Da una bella pagina del « Diario » veniamo a sapere che Teresa, ogni notte, col permesso del suo Sposo divino, si alzava e faceva « l'ora di agonia ». « Tu, Sposo mio - così scrive - mi hai dato il permesso di alzarmi la notte per pregare e godere, assaporare, gustare la tua vera Passione, con Te, in Te, per Te. Io lo farò. Sono pronta. Eccomi, Sposo dell'anima mia, (pronta) al tuo volere!... » (« Diario », p. 1999).

L'effetto spontaneo di questa così viva e continua parte-cipazione alla tremenda Passione di Cristo?... Non poteva es-sere altro che questo: un odio implacabile per il peccato, unica vera causa di una così straziante Passione, unico vero crocifis-sore di Cristo. Di qui l'ardente brama di chiedere a Gesù che la faccia morire, perché - diceva - io non ce la faccio più a vivere sempre tremando di pena per il grande pericolo di spia-cergli, ossia, di peccare («Diario», pp. 1999-2000).

 

23. LO STRAZIO DELL'ANIMA.

Il 15 maggio (1970) Teresa si accorse che le ferite delle mani e dei piedi si erano chiuse e non le davano più neppure « il minimo dolore ».

Ma non tardò ad accorgersi che, allo strazio del corpo, era subentrato uno strazio ancora più grande: quello dell'anima, « un dolore - diceva - mai provato ».

In che cosa consisteva questo dolore?... Ce lo descrive così: « Sento una vera Passione nel mio cuore: non è nulla (in confronto) quando si sente nel corpo e quando si assiste con gli occhi; ma non si può mai avvertire, il dolore, se non si assapora quando lo gusta l'anima che è (si trova) nella Pas-sione ». E conclude: « Anche questa sofferenza per me ci vo-leva » (« Diario », p. 2000). Questo martirio dell'anima pro-vato da Teresa dinanzi alla tremenda Passione di Cristo, ci può dare una pallida idea del martirio dell'anima sofferto dalla nostra Madre celeste sul Calvario, dinanzi al Figlio suo crocifisso.

 

24. «ABBANDONO TUTTO PER TROVARE IL TUTTO!...».

E' una frase, questa, che, nel suo vigore sintetico, esprime il pieno distacco di Teresa da tutto ciò che non è Dio e la sua piena e continua adesione a Dio.

Scriveva: « Tu (o Dio) sei il mio amore. Tu sei il mio Te! Te lo prometto: abbandono tutto (tutto ciò che non è Dio) per trovare il Tutto (Dio). Ti ripeto sempre: mai mi separerò da Te! Ti seguirò ove (ovunque) Tu vorrai condurmi » (« Diario », p. 2007).

Ancora: « Vedendo Te, Gesù, umiliato per fare la vo-lontà del Padre, anch'io voglio sottomettermi umilmente alla volontà tua o del Confessore, qualunque essa sia. Amare questa dipendenza, e questa soggezione... L'anima mia deve trovarsi nella disposizione abituale di tutto fare, tutto soffrire, tutto sacrificare, anche le cose più belle, tutto per compiere la volon-tà di Dio. Ti chiedo, Gesù, di poter vivere in uno spogliamento assoluto, affinché Tu, amore dell'anima mia, possa realizzare in me i tuoi desideri » («Diario», p. 2008).

 

25. « L'OMBRA DI SATANA ».

Il « maligno » per antonomastia, sdegnato per le anime sot-tratte da Teresa al suo spietato dominio, fece pesare tremendamen-te su di lei la sua diabolica stizza. « O Amore mio Gesù - così sfogava Teresa il suo animo esacerbato dinanzi al suo Signo-re - come vedi, l'ombra di Satana si stende sempre di più sul mio cammino. O Gesù, perché mi succede tutto questo? Non vorrei che fosse una mia illusione. Ma sento che ho fatto una lunga discesa nell'inferno, e satana mi ha messo di fronte ai posti vuoti procurandomi strazi... Forse è la sua vendetta contro di me perché dice che gli ho sottratto delle anime. O Gesù, Tu lo sai. E tutto perché tu mi hai dato la forza. Quando, però, mi riprendo, mi sento annientata e stremata di forze. Ma voglio soffrire, voglio essere pronta a tutto soffrire per la salute del mondo. So che questa offerta è secondo la tua volontà, e non è stata fatta invano; ma la mia anima rientra nella notte oscura. Gesù, vieni in mio aiuto! Vedi in quali tenebre sono immersa... Non abbandonarmi nelle tenebre dei miei nemici... O amore mio Gesù, da molti anni non ho altro desiderio che quello di appartenerti, vivere per Te ed amarti!... Gesù mio, Tesoro mio, se non trovo la pace in Te dove andrò a cercarla? Trascorro giorni di timore e di disgusto, di turbamento e di sofferenze. Perché il demonio ha preso tanta libertà su di me? Amore mio, io voglio tutto dal tuo cuore: voglio essere tutta tua, e te lo ripeto nel momento più terribile che io abbia mai attraversato. Tu, amore dell'anima mia, sai bene in quale deso-lazione sono immersa » (« Diario », pp. 2008-2010).

Gesù non fu davvero sordo ai gemiti della sua Sposa posta sotto il tiro di satana. « Gesù - scriveva Teresa - mi insegna a resistere alla tentazione. Mi mostra quando il diavolo si ac-costò a Lui per darmi sempre più coraggio, insegnandomi che la tentazione è il crogiuolo della virtù. Tu l'abbandoni (l'anima) alle tentazioni per fortificarla, preservandola da ogni vanità, rendendola, mediante la propria esperienza, più utile al pros-simo» («Diario », pp. 2011-2012). «Nel tempo della tenta-zione e della desolazione devo ricorrere alla preghiera per ot-tenere sollievo, ma soprattutto per avere la forza di compiere sempre la tua volontà. Quanto è duro il mio cuore, Gesù! Ma davanti alla tua Passione, subito devo decidermi a seguirti nel cammino che tu stai insegnandomi, quello dell'umiliazione, della rinunzia e il completo abbandono di me stessa » (« Dia-rio», p. 2013).

 

26.UN MONITO DI S. ANNA.

Il 26 luglio (1970), festa di Sant'Anna, «la mamma della Mamma nostra », Teresa, mentre stava leggendo la Vita della Madonna, all'improvviso le appare la grande Santa immersa « in un grandissimo splendore », e le dice: « Teresa, anima mia, tu vivrai per molto tempo nella più profonda e completa oscurità. Sei stata scelta come vittima. Tu soffrirai e morirai inabissata nei patimenti. Non devi cercare un riposo e un sol-lievo nelle tue sofferenze, perché non ne troverai, avendo così disposto il Padre. Ma il Cuore Immacolato di Maria ti sosterrà. Io ti benedico» (« Diario», pp. 2014-2015).

 

27. IL CUORE DI GESù ABISSO DI MISERICORDIA.

La notte del primo giorno di settembre del 1970, mentre Teresa, in preda a gravi angustie, pregava e riparava le offese arrecate da tante anime a Colui che era il cuore del suo cuore, Gesù all'improvviso le appare e le dice: « Figlia mia, io ti dirò (detterò) tutto ciò che scriverai. Nessuna delle mie pa-role andrà perduta. Niente di tutto ciò che ti dico verrà mai annullato. Poco importa se tu sei piccola e miserabile. Sono Io, piccola mia, che farò tutto. Dimostrerò agli increduli e ai dotti che le mie opere poggiano sulla nullità e sulla miseria, e questo è l'anello dell'amore che dimostrerò alle anime. Mi servirò di te, piccolina mia, per mostrare che io mi servo (della miseria e della piccolezza) e amo la miseria, la piccolezza e il niente di niente. Farò conoscere alle mie anime fino a qual punto il mio Cuore le ama e le perdona, e come mi compiaccio delle loro stesse cadute. Sì, si, scrivilo! Me ne compiaccio ».

Spiega poi in qual senso Gesù si « compiace » persino delle nostre cadute. Dice: « Leggendo nel fondo del loro cuore, vedo il loro desiderio di piacermi, di glorificarmi, e l'atto di umiltà che sono costrette a fare. Ed ecco che capiscono quanto sono deboli: si straziano, e non capiscono che quell'atto con-sola e glorifica il mio Cuore. Di loro, figlia mia, che a me poco importa la loro debolezza [si tratta perciò di peccati di fragilità, non già di malizia], perché sono Io che supplisco a ciò che manca a tutte loro » (« Diario », pp. 2020-2021). Quanta forza di coraggio sprizza da queste parole, fragranti di misericordia... E come aprono il cuore alla fiducia e all'amore... Gesù si compiace delle cadute non già considerate in se stesse, ma perché offrono a chi è caduto l'occasione di umiliarsi, di deplorare il mal fatto, eccitando diffidenza in se stesso e fiducia in Lui.

 

28. « TUO PADRE è MOLTO GRAVE...».

Il 2 novembre, commemorazione dei fedeli defunti, Teresa, come al solito, si porta al Cimitero di Caiazzo per pregare sulla tomba dei suoi cari defunti. Ivi trova i suoi genitori, ma essi non si degnano neppure di rispondere al suo saluto.

Ritornata a casa, verso sera, mentre sta pregando, le si presenta Gesù e le dice: « Teresa, figlia mia, sai?... Tuo padre è molto grave... Sta male... Ha ancora poco tempo di vita. Sono le tue preghiere che lo salveranno. Anche se gli stai lontana, prega!... Non temere, tu non sbagli. Tu ami solo Me. Ed il mio cuore esulta di gioia nel vedere il tuo amore per Me. Devi pen-sare che non sei tu che ami Me, ma sono io che ho donato il mio amore a te. Ho avuto misericordia dei tuoi tanti peccati, e tanto ti amo perché sei peccatrice, misera e povera. Io amo la tua povertà, la tua miseria, i tuoi peccati » (« Diario », pp. 2037-2038).

 

29. LA NOTTE DI NATALE DEL 1970.

Il 24 dicembre del 1970, per la Messa di mezzanotte, Teresa si reca alla Chiesa dei Salesiani. Dopo la Messa, in-sieme a tutti gli altri, si appressa alla statuetta del Bambinello per baciarla, e avverte un intenso profumo. Deposto il S. Bam-bino nel Presepio, quando tutti i fedeli erano già usciti di Chiesa, Teresa si avvicina al presepe e vede il S. Bambino che si anima, le tende le manine e si getta tra le sue braccia di-cendole: « Teresa, voglio stare nascosto nel tuo cuore. Mi ... Il tuo cuore è così caldo ed ha molto amore per me. Donami un bacio!...». Teresa dà un bacione alla manina destra del Bambino, ma Lui, il Bambino, ha allungate le sue braccine baciandola ripetutamente sulle labbra. Poi la benedice con la sua manina e... « diventa di nuovo di terracotta com'era prima ».

Ritornata poi a casa verso le tre di notte, si mette a letto. Vede di nuovo Gesù il quale fa dolci carezze, e ad ogni carezza - scrive Teresa - « un'ondata di profumo e petali di rose cadono dalla sua mano destra », dicendole: « Figlia mia, io ti voglio tutta per me. Nessuno deve portarti via da me! La mia immagine è scolpita nella tua anima e nel tuo corpo. L'amore che ho per te, te l'ho mostrato in questo modo, do-nandoti le mie ferite. Il tuo capo coronato, i tuoi piedi piagati e il tuo cuore squarciato come il mio... Vedi, figlia mia cara, Io sono in te e tu sei in me. Ti benedico ». Ciò detto, dispare («Diario», pp. 2047-2048).

Con questi squisiti atti di amore, incomparabilmente più dolci del miele, il Sovrano dell'Universo compensava la solitudine, l'abbandono, le amarezze, in una parola, la crocifissione della sua fedelissima Sposa.

 

30. « LA MIA CROCE SI PRESENTA A TE SOTTO VARI ASPETTI ».

Giunta al termine dell'anno 1970, Teresa dà tino sguar-do retrospettivo ai 365 giorni di quell'anno e sente impellente il bisogno di sprofondarsi nell'abisso del suo nulla e della sua miseria ». « E' passato - scrive - un altro anno della mia vita, e vedo che non ho fatto nulla di buono, non ho fatto altro che essere ribelle e senza amore per il prossimo ». Geme, quindi, ed esclama: « O Gesù, dammi l'amore!... Fa' che io mi converta... ». A questo punto Gesù le dice: « Teresa, sia che la mia croce si presenti a te sotto forma di malattia, o sotto altro aspetto, anche contrario ai tuoi gusti o anche (sotto for-ma di) dimenticanze, poiché Io ti conosco, accetto anche un atto di sottomissione di cui la tua volontà è capace. Voglio che nulla sia tuo e che tutto ciò che è tuo sia mio. Facciamo (di due) una sola volontà » (« Diario », p. 2053).

Con questo serio proposito nel cuore, Teresa iniziava, fidente e fervorosa, il nuovo anno.

 

31. « MI COMPIACCIO DELLE ANIME CHE SI DECIDONO A SEGUIRMI SULLA VIA DEL CALVARIO...».

L'alba del 1971 trovò Teresa inchiodata, con chiodi invi-sibili, sulla croce. Oltre ad una febbre molto alta, avvertiva « dolori fortissimi alle mani, ai piedi e al costato ». « Non parlo poi - aggiunge Teresa - delle bestioline (le spine) che molte volte si fanno sentire sul mio capo... Il mio cuore batte ve-loce... ». Ella offriva al Signore « tutti i battiti » del suo cuore protestando: « Voglio che il mio cuore batta solo per Te ».

Alle 16,30 del primo gennaio, Gesù le si presenta con un vestito color viola, con un manto color sangue, con gli occhi azzurro-scuro, i capelli castani e col volto color olivastro. « La sua voce, dolce come una melodia, ti incanta con la sua bellezza ». Dice: « Teresa, piccola mia, Io sono Colui che ha sofferto per tutti, e ora mi com piaccio delle anime che si deci-dono a seguirmi sulla via del Calvario: quelle sono le anime che si trovano e abbracciano la vita perfetta e si consacrano al mio servizio, non per portare una parte della mia croce, ma per portarla tutta intera. Si, figlia, il loro unico desiderio è quello di darmi riposo e consolarmi. Teresa, anima mia, (esse) si offrono a tutto ciò che a me piace. E tu, anima mia, non devi pensare né alla ricompensa né ai meriti che io ti darò, non per te ma per gli altri. Il tuo unico pensiero e desiderio è di dimo-strarmi il tuo amore e di consolare il mio cuore » (Diario », pp. 2061-2062).

 

32. « L'INFERNO SI è SCATENATO CONTRO DI ME ».

Il 12 febbraio (1971), sul « Diario » di Teresa leggiamo:

« L'inferno si è scatenato contro di me. Mio padre continua a non volermi vedere. Ha scritto lettere anonime inviandole a qualche persona del paese dicendo tante sciocchezze sul mio conto, e molti di loro gli prestano fede. Questo mi addolora tanto, scavando nel profondo del mio cuore la terribile ferita del dolore. La chiamo ferita del mio dolore perché è un dolore che non mi lascia mai. E al dolore che sento ho dato ancora un altro nome: « la compagnia che mi dà il mio Gesù ». Sotto il peso di un tale dolore, Teresa non può trattenersi dall'escla-mare: « O Amor mio, è vero che, se non si soffre non si rag-giunge lo scopo della croce. Io amo soffrire perché amo l'Amore » (« Diario», p. 2056).

Altra sorgente di dolore, per Teresa, era la ripetuta esor-tazione, da parte di suo padre, « a lasciar perdere - come di-ceva - il suo Gesù ». Il risultato di questa diabolica esorta-zione?... Questo: più egli cercava di distaccare la figlia da Gesù, e più la figlia si attaccava perdutamente a Lui: cosa che l'irri-tava. « Io - diceva Teresa - tanto lo amo (Gesù) e non trovo altra gioia o amore in nessun'altra cosa al mondo se non è Lui, mio amore e mia gioia » (« Diario », p. 2055).

 

33. IL SUO FERMO PROPOSITO: « SERVIRE LO SPOSo SOTTO QUALSIASI FORMA ».

Il 10 marzo (1971) Teresa scriveva: « Mi trovo con le mani, i piedi e il costato tutto forato... Il muovermi, il lavo-rare, per me è impossibile. I miei dicono che a loro (tutto ciò) non interessa; (dicono) che io sono grande e posso fare da me. Tutto questo - aggiunge Teresa - perché io non voglio sposarmi. Hanno capito quello che io desidero, pensiero è quello di servire il mio Sposo diletto sotto qualsiasi forma » («Diario », pp. 2051-2052).

 

34. IL « RAMOSCELLO DI ULIVO » RIFIUTATO.

Il 4 aprile (1971), Domenica delle Palme, nei paesi del napoletano vi è l'uso di scambiarsi il ramoscello di ulivo benedetto e di presentare gli auguri pasquali. Seguendo il vivo impulso del cuore, Teresa lascia Caserta e si avvia con l'intento di offrire ai suoi familiari l'ulivo d'auguri pasquali. Offre il ramoscello di ulivo al babbo; ma costui, invece di apprezzare e di gradire il delicato e affettuoso pensiero della figlia, sdegnosamente lo rifiuta; e rifiuta anche il suo augurio di pace dicendo: « Dopo la morte ci vedremo!...» La povera figliola rimase li, in casa, per due ore. Ma vedendo che nessuno dei suoi si degnava rivolgerle la parola, non tardò a comprendere che non era gradita. Li saluta, senza alcuna risposta al saluto, e si allontana «col cuore affranto », e fa ritorno a Caserta. Senza dir nulla a nessuno Teresa corre, a sfogare il suo dolore, dinanzi al consolatore degli afflitti: Gesù Sacramentato. La dolce Mamma celeste - conclude Teresa - non ha tardato a restituirmi la calma e la tranquillità » (« Diario », pp. 2060

 

35. « DOLORI... DA IMPAZZIRE ».

Il martedì santo, 6 aprile, Teresa, nel suo «Diario» nota: « Dolori fortissimi alle mani, ai piedi e dolore che mi lascia impazzire: non trovo pace, quasi non capisco più nulla; la febbre sale fortissima; non so dove poggiare la testa; il cuore è come se battesse per conto suo; sulla testa poi mi sento come un cappello di spine, come se trapassasero nuca e il cervello; tanto, ma tanto sangue vedo davanti ai miei miei occhi... ». Rimane in tale stato per cinque giorni, ossia fino all'11 aprile. Ma la mattina di Pasqua Teresa si sente come se fosse se fosse in Paradiso ». Ed aggiunge: «anche se, nel mio cuore, sento la mancanza dei miei genitori». (Diario pp. 2061-2062).

 

36. L'INCONTRO COL « FRATELLO SPIRITUALE ».

La mattina del 20 aprile (1971), mentre Teresa assiste alla S. Messa, vede la Mamma celeste che le dice: «Teresa, vedi? oggi ti dico che ti faccio conoscere il tuo Fratello spi-rituale, che da tempo tu attendi. Prega! ... ».

Effettivamente, nel pomeriggio di quel giorno, zia Anto-nietta si presenta a Teresa e le dice: « C'è un Prete alto che ti vuole parlare... ». Padre Franco si presenta a Teresa... « Non appena l'ho visto - scrive Teresa - ho provato un tuffo al cuore: era il Padre presso il quale io mi ero già confessata, senza saperlo... ». Dopo aver parlato per circa due ore, don Franco si licenzia da lei. « A questo punto - dice Teresa - la Mamma celeste mi dice: « Quello è il tuo Fratello spirituale: obbediscigli in tutto, e farai quello che il Confessore ti dirà di. fare » (« Diario », pp. 2063-2064).

« Padre Franco - scrive Teresa - viene tutti i giorni a casa: mi sta correggendo su tanti punti sbagliati, sempre sotto il controllo dell'obbedienza del P. Spirituale... » (« Dia-rio », p. 2064-2065).

Queste eleganti disposizioni della Provvidenza divina con-tribuirono non poco a tenere Teresa sempre più stretta alla sua pesantissima croce e a spronarla ad una sempre più intima unio-ne col Capo Crocifisso. Risalgono infatti a quel tempo queste significative espressioni: « O Gesù, è più facile e bello per me) morire che allontanarmi da Te un attimo solo » (« Diario », p. 2077). « Mi sento più forte - scrive - come se avessi Gesù sempre presente, e come se mi sentissi una colonna ac-canto » (« Diario », p. 2091).

37. « VOGLIO IL TUO AIUTO PER UN'ANIMA PARTICOLARE... ».

La mattina del 6 agosto (1971), dopo essere tornata in casa dalla S. Messa, Teresa, mentre stava sbucciando le patate, ode una voce che la chiama e le dice: « Teresa, bambina mia, vedi quanto il mio cuore sta soffrendo?... ». E vede Gesù con le braccia sollevate in alto e gli occhi fissi verso il cielo azzurro..., avvolto in una veste candida come la neve. « Teresa - con-tinua a dire - vuoi tu consolare il mio Cuore?..». Dietro la risposta affermativa di Teresa, Gesù continua il suo discorso dicendole: «Voglio il tuo aiuto, Teresa, per un' anima parti-colare, e tu la deyi avvicinare al mio Cuore: è un anima a me carissima. Ora tu; figlia mia, metti l'intenzione di offrire tutto per lei... Teresa, presenta spesso al Padre mio il sangue del mio Cuore!.. Bacia la terra per adorare quel sangue oltrag-giato e calpestato da questo peccatore a me molto caro!.. Col permesso del Confessore, devi rispettare pienamente e rego-larmente l'osservanza delle vere religiose, adorando il mio san-gue e offrendolo al Padre per lui » (« Diario », pp. 2077-2079).

Teresa si mette subito all'opera, offrendo al Padre celeste tutte le sue « tentazioni, azioni » e tutti « i palpiti del suo cuore », unendoli a quelli del Cuore di Gesù, affinché non fosse lei ad agire, bensì Gesù agisse in lei. Ma « per fare arri-vare, come per telegramma, nelle mani di Dio Padre » le sue offerte, il giorno 15 agosto pensò di metterle « nelle mani di Maria SS. » per la salvezza del suddetto peccatore. « Oggi - scriveva - in Cielo il telegramma di salvezza arriverà prima, perché ho sentito Gesù ripetere alla Madre sua: « Mam-ma, lo vuoi Tu, ed io lo voglio con Te!.. » (« Diario », pp. 2079-2080).

 

38. « AMMAZZATI!.. CHE CI STAI A FARE?.. SEI SOLO DI FASTIDIO!..».

La mattina del 31 agosto (1971), Teresa si trova inchio-data sul letto con le mani legate dietro la schiena e coi piedi legati con una corda... E poi « tante percosse, senza sapere da dove venivano... Sente, inoltre, sussurrare agli orecchi parole cattive, insolenti: « Ammazzati... tanto che ci stai a fare (qui sulla terra)?.. Sei solo di fastidio!.. Ammazzati, e non dirlo a nessun Sacerdote! ». Ma Teresa, senza dare ascolto a tali voci, chiama un Sacerdote, gli dice tutto, in confessione, e segue i suoi consigli. Ma non appena il Sacerdote esce dalla camera da letto, e mentre Teresa si trova in preda a coliche renali, sente un colpo tremendo dietro la nuca e rimane svenuta per due ore. Ritornata in sè, la testa non se la sente più: era tal-mente stordita da non capire più nulla: parlare a lei era come parlare « ad una parete » (« Diario », pp. 2092-2093).

 

39. « SANGUE DALLA FERITA DEL COSTATO ».

La mattina del 3 settembre, primo venerdì del mese, Te-resa si reca, per la S. Messa, nella Chiesa dei Salesiani. Ivi giunta, vede sull'Altare « un uomo alto circa 1.90, il quale, dopo averla fissata, le dice: « Teresa, guardami!.. ». E apren-do il manto color rosso sangue, le mostra « la ferita del co-stato, larga otto centimetri; la profondità non si vedeva perché il sangue scorreva come una fontanella... ». Allora Teresa l'asciuga con un fazzoletto di lino, imbrattandosi di sangue le mani. Nell'asciugano, sentiva, sotto le mani, « i palpiti del suo cuore ». Resasi conto della grandezza della realtà che ella aveva dinanzi ai suoi occhi, la giovane non ha quasi il coraggio di parlare, e si limita a dire: « Gesù, Sposo mio, non soffrire più!.. Io cercherò di essere più buona, cercherò di non farti soffrire più. Ma Tu fa' di me quello che puoi fare e quello che vuoi!

O Dio mio, se la porta del mio cuore un giorno dovesse restare chiusa, abbattila ed entravi, o Signore, e non andare piu via! . («Diario », pp. 2093-2094).

 

40. « MI SENTO COME IN CROCE...».

Il 14 settembre, martedì, Teresa si sentì « come in cro-ce... »: « sentivo - dice - colpi sulla schiena, sulle gambe; dolori incomprensibili nelle mani, nei piedi, nel cuore e nel capo ». Erano tali, questi dolori, da toglierle il respiro: « mi sentivo - dice Teresa - come un masso sul petto ». Dopo pochi attimi le si presenta « l'Angelo Paciere », S. Gabriele, il quale le dice: « Sono venuto ad aiutarti ». Le presenta un ca-lice e le dice: « Bevi questo calice!... E il calice che ha bevuto nostro Signore. Ora vuole dividerlo anche con te ». « Ne ho be-vuto - riferisce Teresa - un sorso, poi un altro sorso...; ma quanto più andavo al fondo (del calice) tanto più amaro lo sentivo... L'ultimo sorso del calice è stato talmente amaro che il cuore ha cessato di battere ed è rimasto così per cinque mi-nuti. Quando mi sono ripresa, ho trovato la mamma mia spi-rituale che mi sorreggeva tra le sue braccia chiamandomi. Dopo essermi ripresa, mi sono trovata con la schiena, con la vita e il lenzuolo imbrattato di sangue, e con la camicia tutta strisciata di sangue: era un sangue per me significativo, indicandomi che quanto era accaduto era tutto vero e che mi trovavo nella Verità... » (« Diario », pp. 2094-2095).

 

41. « NON CAPISCO PIù NEPPURE SE SONO VIVA O MORTA...».

Il 30 settembre (1971), sul «Diario» di Teresa si legge:

« Sono quindici giorni che soffro tanto. (La sofferenza è) tale che non capisco più neppure se sono viva o morta. Mi sento il cuore infranto. Sento che il cuore è stanco di restare in questo corpo. La febbre è a 40 e 1. Il medico dice che è pericolosissi-mo quando la febbre da quaranta si abbassa subito. Ma la mia sensibilità combatte fortemente contro la natura: è una lotta che mi fa paura: la paura di perdermi e di andare all'inferno. La sofferenza, la più atroce, è quella di non essere più capace di soffrire. Mi sento la testa che mi scoppia. Per distrarmi, mi metto in preghiera dicendo: « Cingi la mia testa con la tua corona! Trapassa le mie mani e i miei piedi! Tra-figgi il mio cuore... Dammi a bere il tuo calice... Dammi il sapore della tua crudele flagellazione... Fammi sentire il grande dolore che provasti nell'orto degli ulivi!... Ti chiedo, o Amor mio, la santa carità, castità e pazienza!... Voglio essere can-dida come la neve per amarti sempre più!..».

A questo punto le si presenta l'Angelo Gabriele e le dice:

« Teresa, ti ho portato Gesù! Egli ti darà più forza e coraggio di soffrire e di amare ». Ciò detto le dà la Particola. Teresa, pensa che si tratti di un sogno, ma constata subito che si tratta di una realtà. Prende infatti la Particola e l'avvolge in un fazzoletto candido e resta così in adorazione per tre ore continue. Quindi si comunica e rimane ancora in adorazione. Conserva poi il fazzoletto per qualche malato. Si presenta infatti a lei una mamma, venuta dall'America, con una bambina affetta da leucemia (cancro del sangue). Rivolta a questa madre desolata, le porge il fazzolettino dicendole: « Ti do questo fazzolettino per tre giorni. Durante questi tre giorni, tutti, in famiglia, confessatevi, fate la S. Comunione. Vedrete che Gesù vi ascolterà!.. Io pregherò per voi, e voi pregate per me!.. Non preoccupatevi!.. ».

Il 10 ottobre, primo venerdì del mese, Teresa ascolta la S. Messa, fa la Comunione e un'ora di adorazione « per quella bambina ». Ad un certo punto cerca di alzarsi dai banchi di quella chiesa, ma non vi riesce: suda freddo, sente che le forze le vengono meno... Ma continua a pregare dicendo: « Basta che tu, Gesù, mi guarisca quella bambina ». « Gesù, fammi questo grande miracolo!.. ». Ma Gesù, voltandole le spalle, le risponde: « Prega!.. Prega!.. ».

Passano intanto « diversi giorni »; ma il miracolo non viene. Pensa allora di rivolgersi alla Mamma celeste, onde otte-nere la sua potentissima intercessione presso il Figlio. La Ma-donna le si presenta col volto mesto, ascolta la sua supplica, solleva triste lo sguardo verso il Cielo e pronunzia parole che Teresa non riesce a capire; capisce solo la risposta che dice: « Mamma mia, lo vuoi Tu... Io lo voglio per Te!..». Rivolta poi a Teresa, la Madonna le dice: « Figlia mia, ti è stata con-cessa la grazia. Però non devi parlarne con nessuno... ».

 

42. « SONO VENUTO A RACCOGLIERE LE GOCCE DEL TUO SAN-GUE PER PORTARLE AL PADRE... » (l'Angelo).

La mattina del primo dicembre (1971), mentre Teresa apre la finestra della sua stanzetta, vede un angioletto che ha tra le mani un calice di perle preziose. Gli chiede: « Cosa vuoi?.. » « Sono venuto - le risponde l'Angelo triste fino alle lacrime - a raccogliere le gocce del tuo sangue per presentarle al Padre ». Teresa, dopo essere rimasta alcuni attimi sospesa, continua ad interrogarlo: « Ma tu, chi sei?.. Come ti chiami? Preghiamo insieme! ». L'Angioletto allora, guardandola fissa negli occhi, le risponde: « Sì, sì!.. Preghiamo!.. Sappi che vengo da Dio, non da satana. Fai bene ad essere timorosa di satana! »Ed aggiunge: « Vieni, Teresa, il Padre ti aspetta!.. » e presala per mano, la conduce sopra un monte sul quale era scritto: Calvario. Mentre sta leggendo questa scritta, l'Angelo scom-pare. Due uomini la prendono, la gettano a terra sopra un legno di spine, l'inchiodano causandole « uno spasimo indicibile, che solo con un grande amore si può superare ». Appena inchiodata sulla croce, vede l'Angelo il quale raccoglie il sangue; e ai piedi della croce vede molte anime le quali invocano preghiere. Teresa le guarda per vedere se vi erano persone da lei conosciute: le sembra di conoscerle tutte, e per tutte ella si offre... Vede anche che queste anime, indossato l'abito di gloria, si elevano verso l'alto, benedicendola.

Allorché rientra in sé, Teresa si trova « accanto al letto, con le mani, i piedi e il costato insanguinati ». « Ma il dolore per me - concludeva Teresa - è come se fosse sbocciato in amore per Gesù» («Diario», pp. 2100-2102).

 

CAPITOLO IX

VERSO L'IMMOLAZIONE (1972 - 1974)

1. UN « COLPO D'ALA ».

«O PAROLA ETERNA, VOGLIO PASSARE LA MIA VITA AD ASCOLTARTI!.. ».

« Quando mi guardo - scrive Teresa - e vedo in me l'immagine del Cristo, soffermandomi alle piaghe redentrici del mio Crocifisso per amore, con un colpo d'ala l'anima mia si slancia verso il Verbo. O Verbo eterno, parola del mio Dio e mio Signore, prometto che voglio passare la mia vita ad ascol-tarti. Cosa importano all'anima che ha incontrato il Verbo, tutte le meraviglie della natura?.. Sono in Te, ed è in Te che le cerchiamo, o dolce Amore. I cieli che narrano la tua gloria, non ti celano ai miei sguardi, o Verbo eterno, Parola eterna del mio Dio. Voglio passare la mia vita ad ascoltarti! Tu mi dischiudi tutti i segreti racchiusi nel seno del Padre: il mistero dei Tre nell'unità. Voglio essere dolcissima, per imparare tutto da Te!.. O amato mio Cristo! Quando si tratta di Te, non c'è più (altro) che amarti, amarti fino a morirne. Ho già detto che avrei voluto farti conoscere a tutto il mondo... Sette anni di intimità di vita quotidiana di Sposa del Cristo!.. Sempre più fedele Sposa, a lavorare in onore di Dio... Gesù, dimmi come (fare per) correggere (assoggettare) il mio asinello (il corpo) al-l'anima perché non siano nemici ma amici nel viaggio terreno, fino a che non potrò raggiungere la Patria del Paradiso!.. »(« Diario », p. 2120).

Con questo autentico « colpo d'ala », nel gennaio del 1972, Teresa, la « crocifissa col Crocifisso », si slanciava verso le più alte vette dell'amore per essere immolata insieme alla Vittima delle vittime, Gesù.

 

2. « DOLCEZZA MAI PROVATA...».

Quasi un mese dopo, il 23 febbraio 1972, Teresa nel suo « Diario », scriveva: « Il mio cuore lo sento (immerso) in una dolcezza che mai ho provato ». Che cosa le era accadu-to?... Questo: « All'improvviso - narra Teresa - viene a farmi visita mio padre con mia madre. Subito mio padre inco-mincia a minacciarmi dicendo che a me piace fare la civettuola e la donnaccia... A queste parole mi sono sentita come una ferita al cuore, come se una lancia avesse trapassato le mie co-stole arrivando fino al cuore ». Questo atteggiamento così disgu-stoso, anziché spegnere nel suo cuore la fiamma dell'amore filia-le, la fa sempre più divampare. « Non li odio - scrive Tere-sa - anzi sento in me un grande desiderio di amarli sempre più; anzi, adoro mio padre, dopo il Cristo Crocifisso... Dopo la crisi di mio padre, trovo la pace solo ai piedi di Gesù Sacra-mentato. Passo molto tempo qui, ai piedi di Gesù Sacramenta-to... ». « Il dolore (che ti arrecano i tuoi cari) - le dice Gesù - devi ricambiarlo con gioie, carezze e attenzioni verso di loro. Io voglio così» («Diario», p. 2127). E così fece. Alcuni giorni dopo il disgustosissimo incontro, Teresa acquista delle belle arance e va a casa per offrirle al babbo, « sapendo che non poteva mangiare altro ». Prima però di offrirgliele, gli dà un bel bacio. Non l'avesse mai fatto!.. Il babbo, prima si pulisce il punto del volto sul quale aveva ricevuto il bacio, e poi scaraventa via le arance gridando: « Tu mi vuoi per forza attaccare la tua malattia!.. Te ne sei andata, ed ora devi stare per conto tuo... Perché vieni qui ad insultarmi?.. » « Papà - gli risponde tutta accorata la figlia - io vi voglio bene, e non voglio insultarvi. Se è per questo me ne vado via subito ». E se ne va via, col cuore fatto a pezzi per la « malvagità » di suo padre. « Ma io - protestava - sento un (tale) fuoco di amore verso di lui, da non riuscire a spegnerlo ». Giunta a casa, la povera, desolata figliola prende una foto del babbo e imprime su di essa i suoi fervidi baci asserendo che lo baciava « per calmare il fuoco di amore che le bruciava il cuore ». Rivolta poi al suo Sposo divino esclama: « Grazie, o Gesù!.. Quanto do-lore, ma (anche) quanta gioia nello stare con Te sopra la tua stessa croce!.. O Gesù mio crocifisso, Sposo che adoro, pacifica l'anima mia, rendila tuo Cielo, tua amata dimora, un luogo del tuo riposo!... Che io non ti lasci più solo!... Gesù, staccami da ogni affetto terreno e legami solo al tuo affetto, al tuo amore! Voglio abbracciare e baciare solo Te, Sposo mio diletto!.. Voglio baciare le tue ferite, il tuo Cuore trafitto e nascondermi in esso per non peccare mai più... Voglio attingere tutto da Te! »(« Diario», pp. 1127-1129).

Questa la « delizia » provata dalla nostra Teresa all'alba del 1972. Era una « delizia » « sui generis », la quale doveva disporla allo strazio supremo dell'immolazione.

 

3. IL MARTIRIO DELL'ABBANDONO...

Una delle pene più crocifiggenti, per Teresa, fu indubbia-mente la sensazione di vedersi sola, abbandonata da tutti, per-sino dal suo Sposo divino, a causa - così pensava - dei suoi peccati. E la cosiddetta « notte dello spirito » (come viene ap-pellata dai mistici). « Caro amor mio Gesù - esclamava - sento che ti sei stancato di me e ti sei allontanato da me. Sento un vuoto in me che nessuna parola e nessun affetto può col-mare, perché sento il tuo abbandono... O Gesù mio, qual è il mezzo più rapido per raggiungerti?.. Sappi che questo tuo abbandono è per me un martirio!..». Ma a questo punto Te-resa sente la voce di Gesù che le dice: « Figlia mia Teresa, fatti piccolissima e donati completamente per vivere l'amore, per sempre! .. » (« Diario » p. 2130).

Il giorno 26 marzo 1972, mentre era divorata dalla febbre, sente di nuovo la voce di Gesù che le dice: « Sono Gesù. In te voglio riposare, in te. E voglio chiederti quale ge-nere di martirio ti piace ». « Mi piacciono tutti, Gesù, - gli risponde Teresa - specie quello dell'amore. Ma è bene che Tu mi renda forte in tutto. Me li lasci provare tutti!.. So bene, Gesù, che per amarti devo, per prima cosa, imparare a soffrire. L'anima mia vede in tutto Te, Gesù, e a Te solo io porto l'ani-ma mia. Ma Tu, Gesù, vedi quanto sono misera e povera: cado sempre nello stesso peccato, la natura si ribella. O Gesù, sento l'ardore del tuo fuoco che mi divora dentro; il sangue sgorga sempre più dalle mie ferite... Accendi il mio amore per Te!..» (« Diario», pp. 1130-1131).

 

4. « TUO PADRE PRESTO VERRà CON ME...».

Il 16 aprile (1972), la Madonna si presenta a Teresa, le accarezza i capelli e le dice: « Teresa, sai?.. Il Padre (celeste) ha deciso di prendersi prima il tuo papà e dopo la tua mam-ma. Me lo dai con gioia?.. ». « Io - narra Teresa - le ho risposto: « Mamma celeste, tu sai quanto gli voglio bene. Nes-suno mi può togliere l'affetto che sento, anche se non riesco a dimostrarlo ». La Mamma celeste continua: « Si, Teresa, tuo padre presto verrà' con me ». « Mammina mia, se puoi scam-biare la sua vita con la mia, prendila!.. ». Ma la mia risposta (domanda) è rimasta vuota ». Dinanzi ad una tale situazione, Teresa, rivolta alla Vergine, esclama: « Oh! cara Mammina mia, la tua carezza mi ha ricolmato il cuore di un altro dolore. Ma la gioia che sento è quella (di sapere) che tu lo porti in Paradiso, e che un giorno mi aspetterà lassù nei Cieli. Sento tanto affetto nel mio cuore, ma non so esprimerlo. Vorrei co-prirlo di baci mio padre, ma vengo respinta dal suo forte carattere» (« Diario », pp. 2136-2138).

 

5. « MA SAI, MAMMINA, CHE TI AMO?..».

La sera del 30 aprile (1972), alla vigilia del mese dei fiori, sacro al più bel Fiore della terra e del Cielo, Teresa si rivolge all'augusta Regina del maggio e le dice: « O Mammina celeste, prendi nelle tue mani tutto ciò che' il mio cuore ha offerto al Padre (celeste), e presentalo tu (a Lui), perché a Te, Mammina, non sa e non può dire di no. Digli che io gli dono cuore e vo-lontà, ma che mi salvi l'Umanità!... O Mammina mia cara, bisogna essere per forza felice con Te, anche se la carne trova motivi per turbare la serenità dell'anima. E necessario rendersi superiori ad essa... Sai, Mammina, che ti amo?.. E per dimo-strarti il mio amore, in tutte le mie azioni ho cercato tutti i fiorellini, e ne ho raccolti un bel mazzetto. Voglio offrirli a Te questa sera. Perdonami, Mammina, ma questi sono i fiorellini che sono sbocciati nel mio giardino questo giorno » (« Diario », pp. 2138-2139).

Il susseguente 8 maggio, rivolta alla sua diletta Mamma celeste, così effondeva i sentimenti filiali che le tumultuavano in cuore: « Sai, Mammina, che è bello sentirsi sotto il tuo sguardo, anche quando un'ombra vuole offuscare il sole che dà luce all'anima mia?.. Sai che (cosa) chiedo, per domani, Mammina, la volontà di Gesù in tutto, perché io sono tanto dura, non appena mi lascia sola. Solo tu, Mammina, puoi insegnarmi e aiutarmi a non dimenticarlo e ad amarlo sempre di più. Voglio un po' di amore per Gesù, e solo Tu, Mammina, me lo puoi dare! » («Diario », pp. 2138-2140).

Pochi giorni dopo (il 13 maggio), annotava: « O cara Mammina mia, Tu mi hai presa fra le tue braccia, ed io così, come la più piccola bambina, sotto il tuo manto mi addormento, e sono veramente felice, di una felicità che nessuna persona di questo mondo potrebbe darmi » (« Diario », p. 2140).

Ma anche tutta questa « felicità » non aveva altro scopo che prepararla sempre più, in modo prossimo, alla immola-zione suprema.

 

6. « IO TI DICO: NON ANDARE DAL MEDICO!...».

Il 31 maggio (1972), Teresa, sentendo affievolire sempre più le sue già deboli forze fisiche, prima di decidersi a chiamare il medico, chiede a Gesù: « Gesù, Sposo dell'anima mia, dimmi Tu, devo andare dal medico per tutto ciò che avverto?..». Appena pronunziate queste parole, Teresa sente Gesù alle sue spalle che le dice: « Teresa, figlia mia, io ti dico: non andare dal medico, perché potresti spaventarti. Essi (i medici) ti di-ranno che (non) vali nulla, che la vita che (tu) hai non è tua, e che stai in fin di vita... Eppure hai vissuto fino ad oggi. Sono 22 anni e forse ancora devi sapere che sei un rottame, sei mi-seria e nulla; ed è di questa nullità che io mi sono servito e mi servirò. Insegna ad amarmi, e di loro che io sono Via e Vita eterna » (« Diario », p. 2142).

 

7. « HO SCELTO TE PER MANIFESTARMI AGLI UOMINI ».

Il 12 agosto (1972) Teresa scriveva: « I giorni sono tra-scorsi, ma io non riesco più a tenere imprigionate nel mio cuore le fiamme della tua bruciante Carità. Gesù, aiutami, per-ché devo comunicare a tutti, quando a Te piace, questo tuo grande Amore ». Gesù le dice: « Teresa, piccola mia, attra-verso te devo manifestarmi agli uomini per arricchirli dei miei preziosi tesori che sono (stati) rivelati a te ». E le fa presente il motivo per cui Egli l'ha scelta per affidarle una così grande missione. « Ho scelto te - le dice Gesù - come abisso di in-degnità e di ignoranza, per realizzare il mio grande progetto, affinché, piccola mia, tutto sia fatto da Me ». E Teresa, a sua volta, gli dice: « Sì, Gesù mio, io sono a tua disposizione. Però tu sai quanto sono debole e incapace. Ho tanta ma tanta paura di offenderti. Donami coraggio, forza, volontà, castità, povertà, e tanto ma tanto amore affinché possa darne a tutti, secondo la tua volontà!... » (« Diario », pp. 1155-1156).

 

8. « ECCO UN SEGNO PREZIOSO DEL MIO AMORE!..».

La notte dal 31 agosto al primo settembre, Teresa non riuscì a prendere sonno. Verso le ore due della notte, si alza dal letto e si reca nella sua cappellina domestica. Mentre è intenta a leggere un libro spirituale, all'improvviso avverte un leggero tocco di mano sulla spalla. « Questa mano - narra Teresa - tagliò il mio fianco, ne trasse il cuore e lo mise dentro il suo costato. Guardavo, perché vedevo il mio cuore in mezzo a quello del mio Gesù: era piccolissimo e bru-ciava come in una fornace ardente. Tirando (poi) il cuore mio dal suo costato, trasse fuori una fiamma a forma di cuore ar-dentissimo. Non ho sentito (alcun) timore allorché Gesù, con le sue mani, mi ha rimesso il cuore nel petto dicendomi: « Di-letta figlia mia, ecco un segno prezioso del mio amore: l'ho voluto donare a te. Così ho allungato i tuoi giorni di vita ter-rena, perché sono Io la vite, e tu sei un mio tralcio!... (« Dia-rio », p. 2157).

« O Gesù - scriveva Teresa, piena di comprensibile me-raviglia - non ci posso pensare che Tu mi hai tolto il cuore e poi me lo hai rimesso. Ed io sono (rimasta) senza timore, senza paura ». Ma qualche ora dopo scriveva: « (Sento) una tale tristezza che mai avevo avvertita. O Gesù, che agonia!.. Una vera e propria agonia fisica e morale. Il mio cuore che è stato in mezzo a quello del mio Gesù era divenuto una fiamma che tuttora brucia viva dentro il mio petto, e tale dolore forse (è) perché deve rimanere in te per la tua gloria. O Gesù, forse hai permesso questo dolore (perché) possa rimanere in me fino alla fine della mia vita, affinché io possa offrire tutta me stessa per la salvezza dei Sacerdoti e per tutti i peccatori, per-ché Gesù ha sofferto e offerto per tutti il suo sangue... » (« Dia-rio», p. 2158).

Anche due giorni dopo, (il 5 settembre) Teresa si sentì «così angosciata fino ai capelli di quel fuoco di amore divino ». «Io, così fuori di me, devo farmi viva violenza per poter dire una sola parola al mio Padre spirituale che benissimo mi ha capita, anche senza parlare; mi ha detto solo: « Hai un viso così strano!.. Cerca solo di non metterti in mostra, cioè, in vista!.. Stà nascosta quanto più puoi!.. » Datami la benedizione, me ne andai via, ancora con un'angoscia più bruciante e più terribile; (sono stata) seduta sopra una sedia per tutto un giorno, senza toccar cibo: non ne avevo forza » (« Diario », p. 2159).

 

9. «QUESTO è IL CUORE CHE DEVI AMARE E MOSTRARE AGLI UOMINI PER TOCCARE IL LORO CUORE!..»..

Il 25 settembre (1972), Teresa ebbe un'altra « visione » che la scosse tutta. Ce la descrive così: « Davanti al mio sguar-do vidi il Cuore di Gesù Cristo seduto sopra un trono di fuoco e di fiamme, emanante raggi da ogni parte, più luminoso del sole e più trasparente di un cristallo. Si vedeva (in modo) evi-dente la ferita che aveva ricevuto sulla Croce dalla lanciata del Centurione. Io invece la vedo circondata da una corona di spine e sormontata da una croce. Per la prima volta Gesù mi parla della stretta somiglianza fra il suo grande amore e le sue sofferenze, e un grande desiderio di essere amato perfettamente dagli uomini. Gesù dice: « Aprirò il mio Cuore per darlo, in questi ultimi tempi, agli uomini, per dar loro un'ultima prova del mio Amore ». Gesù mi assicura che dobbiamo amare sem-pre con più amore e fervore il Cuore di Dio, sotto la figura di questo Cuore di carne ». E porgendomi un Cuore fra le mani mi ha detto: « Figlia, questo è il Cuore che devi amare e mostrare agli uomini per toccare il loro cuore!.. » (« Diario », pp. 2160-2161).

« Quante lacrime - scriveva cinque giorni dopo (il 30 settembre) - quanti dolori, quanta tristezza!.. Ma tanto amore sento dentro di me, come una sorgente che ho da donare. Si spegne solo quando mi trovo di fronte al Crocifisso » (Diario», p. 2161).

 

10. « OGNI NOTTE, TRA IL GIOVEDì E IL VENERDì, TI FARò PRENDERE PARTE ALLA MIA AGONIA NEL GETSEMANI...»

Il 17 ottobre (1972), Teresa, parlando con Gesù, gli n-volse questa supplica: « Gesù, ti supplico, abbi pietà e mise-ricordia di tante e tante mie debolezze ». In seguito a questa supplica, Gesù la guarda fissa e le dice: « Teresa mia, non te-mere nulla!... Sii solo attenta alla mia voce. Raccomando di ricevere la Santa Comunione quanto più spesso è possibile. Se sorgono difficoltà, non temere. Stà attenta alla mia voce, che te la porterò Io» («Diario », pp. 2164-2165).

Otto giorni dopo (il 25 ottobre), durante la S. Comunione, Gesù le dice: « Teresa, sposa mia, sai?.. Ogni notte tra il giovedì e il venerdì, io ti farò prendere parte all'opprimente tri-stezza che io provai nell'Orto degli ulivi. Figlia mia, questa tri-stezza così profonda ti ridurrà ad una agonia più dura della mòrte stessa, per tenermi compagnia ». « O mio Gesù - escla-ma Teresa - dammi tanta forza e coraggio col quale io possa amarti e farti anche amare da chi mi avvicina » (« Diario », p. 2165).

 

11. « TERESA, TU MI DEVI DARE TUO PADRE...».

Il 23 novembre 1972, Teresa ode Gesù che le dice: « Te-resa, figlia mia, tu mi devi dare tuo padre!.. Lo porto con me... Sei contenta?.. Me lo dai con piacere?..». Teresa, pensando che le voleva bene, si reca da sua madre. Ma questa, per evitare che suo marito, come al solito, si arrabbiasse, le vietò di avvi-cinarlo.

Tre giorni dopo (il 26 novembre), non riuscendo a ripo-sare, Teresa si reca di nuovo a casa sua, si presenta a suo padre, ma lo trova « nervoso, agitato ». Rifiuta persino di rivolgerle uno sguardo. Non solo, ma la mortifica con parolacce. « Nel mio cuore - dice Teresa - non c'è odio: sento solo un grande amore per lui... Io sono rimasta a guardarlo per lungo tempo; poi me ne sono andata via contenta, cercando di chiedergli per-dono per averlo lasciato, andandomene via ». Ma lui, ostinato, le dice con stizza: « Vattene via!.. Io non voglio lavorare per una che non sa fare niente. Tu mi hai distrutto la vita e la famiglia!.. Per causa tua, se vuoi saperlo, i tuoi fratelli se ne sono andati di casa... ». « A queste parole - scrive Teresa non gli risposi ». Ricordò allora le parole rivoltele da Gesù nel 1955: « Tu andrai via di casa e, dopo poco, mi porterò via tuo padre ». « Queste parole - dice Teresa - mi risuona-rono sempre alla mente fino a che sul mio volto il sorriso non vi era più: era scomparso del tutto, non si notavano che occhi gonfi di lacrime» («Diario», pp. 2169-2170).

E' commovente leggere con quanta bontà Teresa, la povera figliola, scusava questo deplorevole modo di agire del proprio genitore. « Mio padre - scriveva - era come un demonio. Poveretto!.. La colpa non era sua: era di quel brutto diavolo che si serviva di lui per maltrattarmi e odiarmi, fino a cacciarmi via di casa, anche quando andavo a fargli visita. Io ci piangevo, perché avevo ben capito quanto era falso il demonio. Ma a mio padre volevo tanto bene e gli ero attac-cata, attaccatissima: evitavo di andarlo a visitare quando il dottore mi disse che non potevo, (farlo senza arrecargli) di-spiacere. Molte volte vi andavò lo stesso, ma dovevo fer-marmi da una signora vicina. Il, mio pensiero era questo: « Gesù, sai? Tutto voglio offrirti in riparazione dei suoi peccati. Fa' che tu l'accolga in Paradiso, in un giorno in cui a Te piace! ... » («Diario », p. 2337).

 

12. VISIONI ESTENUANTI E STRUMENTI DI PENITENZA.

Le frequenti estasi dolorose - ci fa sapere Teresa - l'ave-vano costretta a giacere a letto e avevano sottoposto il suo corpo « a rigori senza riguardi, sin quasi alla fine della vita ». In seguito a ciò, quando la mammina (« zia Antonietta ») sco-pri tutti gli strumenti di penitenza che aveva usato da tempo, riferì tutto al suo Padre spirituale il quale volle vedere i sud-detti strumenti e le disse: « Ti raccomando: quando devi usarli, chiedi il permesso a me! » (« Diario », p. 2168).

 

13. « PRESTO... IN PARADISO ».

Il 13 marzo 1973, Gesù fece capire a Teresa che presto l'avrebbe portata in Paradiso. « Io - le disse Gesù - per glorificarti, ti trasferirò nel mio Regno, perché tu possa cantare, nei secoli, senza fine, la lode alla mia gloria. Questo non è a lungo. Voglio che prima mi consoli (sic) tanti cuori duri; che Io, attraverso te, possa mostrare il mio Cuore agli uomini, fa-cendo capire loro quanto li amo ». « Gesù - rispose Teresa -: Gesù, le tue parole mi salgono alla mente. Non sono capace di nulla. Solo tu puoi aiutarmi, facendo capire a tutti la tua vo-lontà. Io sono un verme sì piccolo che nulla fa senza lo Sposo »(« Diario», p. 2152).

« Gesù mio, amore mio, il pensiero degli ultimi giorni mi tormenta; completare fin da questa vita il desiderio della vita eterna. La grazia che cerco è quella di vivere raccolta interior-mente nel più profondo dell'anima. Oh! L'anima mia è un cielo dove vivo nell'attesa della celeste Gerusalemme. Bisogna che questo cielo canti la gloria dell'Eterno, nient'altro che la gloria dell'Eterno » («Diario », p. 2193).

Una decina di giorni dopo (il 31 marzo 1973), rivolta a Gesù, gli diceva: « Gesù, quest'oggi ho pensato, più intensa-mente, a mio padre, il quale è a godere in Cielo quella bea-titudine che a me hai promesso. Mi viene da piangere solo al pensiero che non c'è più, mi consola che presto potrò raggiun-gerlo in Paradiso... » (« Diario », pp. 2193-2194). « In questo letto di dolore non sogno altro che di morire come Cristo crocifisso. Il pensiero del Cristo occupa il « posto-centro » della mia vita » («Diario », p. 2194).

 

14. LA «MASSIMA SOFFERENZA».

Il 17 aprile 1973, Teresa, pensando al Paradiso che le era stato promesso, si rivolgeva a Gesù e gli diceva: « Gesù, Sposo mio, grazie!.. Il Paradiso è bello, ma è molto più bello l'esilio, soffrendo per amore del Paradiso. Sposo mio Gesù, io voglio un amore vero e puro, che apra il Cielo all'anima che per esso si è visibilmente esercitata. E ti prego, Gesù, che la mia anima sia degna del tuo amplesso. O Gesù, sposo mio, con Te offro a Dio il mio calice, invocando, con tanta letizia, il tuo santissimo nome ».

In questo momento Gesù le dice: « Teresa, piccola mia, la tua maggiore soflerenza si manifesterà nel mese di settem-bre 1974...» («Diario », p. 2196).

 

15. « FIDATI DI ME!.. » (la Madonna).

Verso il mezzogiorno del 17 giugno 1973, festa della SS. Trinità, la Madonna appare a Teresa e le rivolge queste parole: « Teresa, figlia mia, fidati di me!.. ». Lasciami costruire, mo-mento per inomento, il tuo avvenire!.. Piccola figlioletta mia, sai? A te basti dire, proprio come una bambina, così: « Mammi-na mia, mi fido di Te. Mi voglio. lasciar condurre da Te per la via dolorosa, come conducesti il tuo Figlio e mio Padre. Figlia mia, questa sola frase voglio sentire pronunciare dalle tue lab-bra, e sgorghi dal tuo cuoricino » (« Diario », p. 2217).

Pochi giorni dopo (il 30 giugno), la Madonna ritornava sullo stesso argomento dicendo, attraverso una statuina molto cara a Teresa: « Figlia mia, dimmi, perché ti agiti, perché ti preoccupi?.. Essere consacrata a Me vuol dire lasciarti con-durre per mano da Me. Devi fidarti di Me e, come una bambina, lasciarti condurre per mano dalla Mamma... » (« Diario », p. 2220).

 

16. MONITI MATERNI AI SACERDOTI.

Il 23 luglio 1973, la Madonna, parlando con la sua di-figliola Teresa, le faceva questa specie di confidenza, che si risolve in un monito di notevole importanza: « Figlia Teresa, sappi che molti Sacerdoti, figli, miei prediletti e tanto amati da me, dicono che io, Mamma, oscuro la gloria e l'onore di mio Figlio!.. Oh, poveri figli miei insensati!.. Quanto sono ciechi!... Come si sono fatti prendere dal demonio... A quanta cecità sono giunti per non aver ascoltato né Gesù né me. Ma io sono pronta ad accoglierli fra le mie braccia, perdonando loro ogni offesa» («Diario», p. 2227).

Una settimana dopo (il 31 luglio), la Madonna ripren-deva lo stesso discorso e diceva: « Dicono che io oscuro la gloria e l'onore di mio Figlio!.. Ma non sono io stata creata per servire mio Figlio?.. Non mi ha dato a voi tutti, ai piedi della sua Croce?.. Ed ora sono io che oscuro il culto (dovuto) a Gesù?.. Poveri figli miei, quanto sono insensati, quanto son ciechi!... E come il demonio si serve proprio di loro, figli pre-diletti: li ha saputi prendere, raggirandoli come ha voluto... Vi siete lasciati condurre, da soli, per mano, da satana... e voi, figli a me cari, volete arrivare a cancellarmi dai cuori delle creature. Teresa, offri tutta te stessa per loro che non capiscono cosa fanno. Tu, con la tua offerta, puoi portare molti di loro al mio cuore» («Diario», pp. 2229-30).

Quale e quanta efficacia probativa in quella esclamazione:

« Io, Mamma, oscuro la gloria e l'onore di mio Figlio!... ». Può forse una mamma oscurare la gloria e l'onore di suo figlio?.. La gloria del Figlio, non si riflette forse tutta sulla Màdre, come la gloria della Madre non può non riflettersi tutta sul Figlio?.. Madre e Figlio costituiscono un'unica persona morale: chi ama l'una ama l'altro.

E quanta materna tenerezza in quelle parole: « Io sono pronta ad accoglierli tra le mie braccia! » Braccia aperte e cuore aperto: questa, e questa sola, è la nostra impareggiabile Mam-ma celeste!..

 

17. « HO BISOGNO DI SACERDOTI UMILI E CORAGGIOSI!.. »

(la Madonna).

La mattina dei 29 luglio 1973, Teresa, appena rientrata in casa dalla Messa, avverte un fruscio di abiti di seta, entra nella camera da letto e vede una « luce abbagliante »: e in essa la « dolce Mamma celeste », la quale muove le labbra, e mentre parla, due Angeli le aprono dinanzi agli occhi un rotolo di per-gamena: « Teresa - le dice la Madonna - piccola figlia mia, sono la Mamma che ti parlo. Di a tutti che Io ho bisogno di Sacerdoti umili e coraggiosi, pronti ad essere ammazzati, derisi, calpestati, a perdere la propria vita, il proprio sangue, affinché per mezzo di essi Io possa risplendere più luminosa nella Chiesa, dopo la grande purificazione. Solo con questi Sacerdoti umili, derisi, calpestati, Io, vostra Mamma, ho il potere di riportare a Casa i figli miei cari smarriti, e consegnare al mio Figlio Gesù un grande e innumerevole numero di figli puri-ficati ormai dalla grande tribolazione che avranno i Sacerdoti umili, puri e pronti ad ogni lotta della Chiesa che le muoveranno i figli ormai ciechi di tante cecità» («Diario », p. 2229.

 

18. «SENZA DI TE... SONO UN NIENTE... SONO UN PEZZO DI GHIACCIO!..».

L'11 agosto 1973, Teresa, non si sa per quale ragione, rimase senza la S. Comunione. E descrisse gli effetti di una tale privazione. « Questa mattina - scriveva - mi sono sen-tita come in preda ad un sudore freddo (che) scendeva lungo il corpo. Perché mai, Gesù, tutto ciò?.. Ma vedo che sono stata lontana da Te, Gesù; non ho ricevuto Te, Gesù, nel mio cuore; non abbiamo potuto essere l'uno nell'altro. E ora Tu, Gesù, mi vuoi far capire quanto sono niente senza di Te: sono un pezzo di ghiaccio senza vita e senza amore... » (« Diario », p. 2232).

Quattro giorni dopo (il 15 agosto, solennità dell'Assun-zione di Maria), Teresa annotava: « O Gesù, questa mattina, dopo aver recitato il S. Rosario, mi sono avviata (verso la Chiesa) per assistere al tuo mistero di salvezza, e ho ricevuto la tua Particola, cioè, Te vivo e vero. E voglio stringermi con tutta la volontà a Te!..». Dopo queste parole, Teresa sente « una voce interna » che le dice: « Teresa, sono Maria Immacolata, e il mio Cuore sanguina nel vedere tante ingratitudini (con le quali) i figli così ingrati si scagliano contro il Cuore del mio Figlio diletto. Ed io ho il Cuore squarciato da tanto dolore. Voglio che tu, figlia mia, ti offra per alleggerirmi il dolore per tanti peccati. Tu devi essere la Vittima. Soffrirai tanto, perché nessuno potrà capire il dolore che tu, figlia mia, conservi nella tua anima. Io non ti lascerò sola a soffrire: sono con te » (« Diario », p. 2233).

 

19. A NAPOLI, PER UNA VISITA MEDICA.

La mattina del 18 agosto (1973), Teresa dovette recarsi a Napoli per farsi visitare le « Stimmate » dal celebre prof. Pontoni, medico cattolico, fervente terziario dei « Servi di Maria ». « O Mamma mia - scriveva Teresa - devo andare a Napoli per la visita delle ferite [così chiamava Teresa le « Stimmate » alle mani, ai piedi e al costato]. Ma chi, se non Tu, può capire la mia sofferenza?.. Mi sento triste; ho tanta paura, e non capisco perché. O Mammina, dimmelo Tu, se faccio bene oppure no! Solo Tu puoi dirmelo e puoi aiutarmi!...

Giunta nello studio del professore Pontoni, mentre at-tende il suo turno per la visita, sente che il cuore le balza nel petto; batteva « veloce », e il sangue le andava alla testa; « mille cattivi pensieri » invadevano la sua mente. Presentatasi al professore, ebbe di lui la migliore delle impressioni: «Il prof. Pontoni - scriveva - aveva il viso di un Angelo; dava tanta fiducia e spirava tant'o amore fraterno, oltre ad essere medico ». Non appena si vide dinanzi Teresa, amabilmente le chiese: « Signorina, perché tanta paura?.. Io voglio solo aiu-tarla, e non altro!.. ». Queste paterne parole la tranquillizza-rono, e sentì crescere in sé la fiducia verso il professore. Poté fare così le solite analisi di laboratorio, e nelle prime ore del pomeriggio fu in grado di far ritorno a Caserta.

Il prof. Pontoni visitò e seguì Teresa anche in seguito. Esortò Teresa a non preoccuparsi, poiché i suoi dolori non potevano avere una spiegazione naturale. L'esortò perciò a guardarsi bene dai medici: « Se volete star bene - le disse - non date retta ai medici!..». Poco dopo, il prof. Pontoni la-sciava la terra per il Cielo. « Ora che il caro professore - an-notava Teresa il 25 aprile 1974 - è volato in Paradiso, sento risuonare nella mia mente tutti i suoi consigli, le sue parole. Presentarmi a lui, era, per me, come presentarmi davanti ad un Angelo... » (« Diario», p. 2302).

 

20. « FIGLIA MIA, HAI VINTO,TU!.. » (Gesù).

La mattina del 18 ottobre (1973), mentre Teresa prega fervorosamente per la conversione di un povero Sacerdote com-pletamente fuori di strada, le appare Gesù con un viso molto severo (non l'aveva mai visto in queI modo). Teresa gli rac-comanda caldamente quel povero Sacerdote; ma Gesù le ri-sponde: « Teresa, figlia mia, è inutile che tu preghi per lui, perché dal giorno della sua prima Messa, mi ha sempre oltrag-giato e non mi ha mai pregato... ». Continua su questo tristissi-mo tono... E conclude: « Quanto mi fa sanguinare il Cuore!.. Ed ora smetti di pregare per lui, perché non ne voglio più sapere!..». Ma Teresa, santamente audace, gli risponde: « Gesù, questo tu non lo permetterai!.. Non permetterai che se ne vada all'inferno ». « Ti ho già detto - le ripete Gesù - che non voglio che tu preghi ancora per lui. Io non ne voglio più sapere!.. ». « Gesù - replica arditamente Teresa - senti! Ma che ti sei messo in testa?... Se mandi lui all'inferno, vi mandi anche me, perché io pregherò e lo voglio: dove va lui, andrò anch'io. Gesù, dì che la tua Teresina non la manderai all'in-ferno, vero? ». « Piccola mia - le risponde Gesù - questo non lo posso fare, mandare la mia Sposa all'inferno!.. ». « E allora, Gesù - conclude Teresa - salva pure lui!.. Egli verrà con me: se mandi via lui, manderai via anche me ». « Figlia mia - le risponde Gesù - hai vinto tu!.. Ma guarda che le - pene che avrai per lui - aggiunge - saranno insopportabili, e non so cosa tu ne penserai ». « O amor mio Gesù - gli risponde Teresa - da sola sono un nulla, ma con Te, sulla tua stessa Croce, ce la farò, sempre! » («Diario », p. 2553). Ed aggiunge: « Voglio offrire con tutto l'entusiasmo tutto ciò che mi capita. Ti prego, accettale le mie sofferenze, anche quando sarò così scoraggiata e senza amore, sappi che io voglio essere tua, e solo per Te offro la mia vita, la mia anima, il mio cuore che batte solo per Te: ogni palpito ed ogni respiro è tuo. Offro a Te tutto ciò che mi resta per le anime che sono più abban-donate, specie per le anime dei tuoi cari Sacerdoti ». A questo punto, una voce le ripete: « O dilettissimi che mi amate e vi-vete nella mia Parola, scrigni nei quali depongo le gemme del mio pensiero, lampade d'oro che splendete, venite! Io guardo a questo piccolo gregge di agnelli amorosi fra le tane dei lupi rapaci e feroci, quegli agnelli che testimoniano di Me sono una prova che vi è Dio e sfavillano di gioia contrassegnati dal mio Segno! Oh!.. venite, benedetti! Il mio Cuore vi è aperto Venite e posate su di esso. Venite, venite, tutti, tutti. Gesù » («Diario », pp. 2253-2254).

Tre giorni dopo (il 25 ottobre), Teresa esprimeva in questi termini l'atrocità delle sue sofferenze per le anime: « Gesù, Amore mio, quanto dura è questa sofferenza! L'oscurità è tanta che offusca la mia mente; ma è per il mio grande amore verso di Te che riesco a tenermi stretta a Te, dolce mio Sposo. Ma sento svanire in me tutta la tua presenza, e come è dura la solitudine senza di Te! Ho una tale paura che non si può mi-surare, perché è tanta senza di Te. Vieni, amore mio Gesù! Vieni in me a proteggermi e a tenermi stretta al tuo Cuore! Si, si, Gesù, io voglio togliere tutte le spine che hai sul tuo capo e voglio farti una corona di rose e gigli: rose pel grande amore che ho per Te, e gigli per serbare a Te la mia purità fino al momento della mia morte e dopo la morte. Tutta, tutta tua voglio essere!.. » («Diario», pp. 2254-2255).

Anche il giorno seguente (26 ottobre), Teresa avanzava questa richiesta: « O Gesù, cosa significa questa mia tristezza colma di angoscia e paura senza misura?.. Aiutami, Gesù, vieni a proteggermi, ché la paura e l"angoscia spadroneggiano in me. Ti prego, non lasciarmi più sola! Senza di Te sono misera e povera!..». In questo momento Teresa vede Gesù sotto la Croce il quale le dice: « Ti ricordi di quel Sacerdote?... Se tu avessi cessato di pregare per lui, egli sarebbe andato all'inferno. Io sono contento che tu abbia insistito e lottato per lui. Quanto più dura è la tua lotta e la tua sofferenza, tante più anime ven-gono a Me per lodarmi con tutti gli Angeli e Serafini » (« Dia-rio», p. 2256).

 

21. «GESù, SALVA L'UMANITà!..».

Il primo novembre 1973, Teresa, nel suo « Diario », an-notava: « Gesù, quanto sei stato caro con me mandandomi l'Angelo Gabriele a darmi la Santa Comunione!.. Sono vera-mente confusa, perché io non sono degna di avere davanti a me un Angelo da Te mandato. Appena ricevuta la Particola mi metto in preghiera. L'Angelo è ancora li a seguirmi nella preghiera e mi suggerisce: Teresa, tu devi pregare così: Gesù, ti dono cuore, anima, amore e volontà! Salva l'umanità! Cingi la mia testa con la tua corona! Trapassa le mie mani e i miei piedi con i tuoi stessi chiodi! Trapassa il mio costato con la tua lancia! Si, si, si, Gesù, voglio, se Tu vuoi, sentire la tua flagel-lazione. O amore mio Gesù, fammi sentire l'amarezza del tuo calice! Assaporare io voglio la ferita preziosa che Tu, amor mio Gesù, conservi, nascondendola nella profondità del tuo ama-bilissimo Cuore ». Dopo averle suggerito queste sublimi espres-sioni, l'Angelo Gabriele scompare... ». « La sofferenza che ha invaso il mio cuore - annotava Teresa - alle ore 4.30, è stato qualcosa di spaventoso... » (« Diario», pp. 2259-2260).

 

22. INCORAGGIAMENTI DIVINI...

Il 10 novembre (1973), mentre Teresa sta pregando nella sua stanzetta, le appare Gesù e l'incoraggia con queste amabili parole: « Teresa, tu amami, e non temere affatto la tua debo-lezza, perché ti sosterrò Io col mio cuore e col mio amore! Tu mi ami ed Io ti amo. Tu sei mia ed Io sono tuo. Cosa vuoi di più?».

A queste incoraggianti espressioni, Teresa, emozionata, si rivolge a Gesù e gli dice: « O Gesù, Tu mi parli con tanta ar-dente bontà. Io mi sento perduta in Te. Gesù, non so spiegare quello che ha provato questa mia misera anima. Gesù, insegnami ad amarti, perché io non so amarti, e non desidero altro che amarti quaggiù, e vivere per amare il mio Gesù, così buono! » («Diario », p. 2265).

 

CAPITOLO X

L' IMMOLAZIONE (1974 - 1976)

1. UN'ORA DI TREGUA...

La mattina del 15 aprile (1974), Teresa trovò i suoi piedi, a causa delle « Stimmate », « gonfi come un palloncino ». « Il dolore - annotava - non si può sostenere ». Ci fa poi sapere che « all'improvviso » le balena l'idea di chiedere a Gesù di sospendere un po' un tale dolore onde poter dormire, per lo meno « per un'ora ». Quand'ecco vede Gesù dinanzi a sé, ai piedi del suo letto: era talmente luminoso da sembrarle « un sole visto da vicino ». Mentre Teresa si sforza di fissare lo sguardo su di lui, ode la sua voce che le dice: « Figlia, sta' calma!.. Riposa, dormi, dormi!.. ». A queste parole, Teresa si trova libera dai suoi dolori e si immerge in un sonno profondo. Ma dopo « un'ora », viene svegliata da « un atroce dolore », fino a pensare che stava « per impazzire » (« Diario », p. 2302).

 

2. RICOVERATA IN UN OSPEDALE DI PISA.

Le condizioni di salute di Teresa incominciarono a destare preoccupazioni. Fu deciso perciò di ricoverarla in qualche Ospedale. Fu fatta rischiesta ad un Ospedale di Pisa, e il 20 giugno ricevette una telefonata per assicurarla che sarebbe stata accettata.

Questo nuovo ricovero in Ospedale fu, per Teresa, parti-colarmente doloroso, di modo che non riuscì a trattenere le lacrime: « La tristezza - scriveva in quell'occasione - come la morte, spadroneggia nel mio cuore... ». Si rivolse, quasi per istinto, al Signore invocando il suo aiuto. La risposta di Gesù non si fece attendere: « In un secondo - scrive Teresa - un profumo intenso invade la mia camera, e in cuor mio trovo pace, forza, volontà e amore per cui tutti i pensieri, le ansie erano da me scomparsi ».

Il 24 giugno, accompagnata da don Franco, Teresa partì, « tutta felice », alla volta di Pisa, ove giunsero nelle prime ore del pomeriggio. Ivi l'attendeva una prima delusione: il posto che Teresa avrebbe dovuto occupare nell'Ospedale, non era ancora disponibile: sarebbe rimasto libero solo nel pomeriggio del giorno seguente. Proseguirono perciò per Lucca, e pernotta-rono nel Monastero delle Suore Carmelitane di San Colombano, non molto lontano dalla città. Teresa, per la stanchezza e per i suoi dolori, non riuscì a prendere sonno. La mattina seguente, dopo avere assistito alla Messa e aver fatto la S. Comunione, fece ritorno a Pisa. Ma il posto non era ancora libero. Decisero allora di spingersi fino a Chiavari, per fare visita all'Ecc.mo Mons. Daniele Ferrari, Vescovo diocesano, il quale li accolse con grande cordialità e si trattenne a lungo colloquio. Pernotta-rono in Episcopio; ma anche in quella seconda notte Teresa non riuscì a chiudere un occhio. « Ho pregato - scriveva nel suo Diario - tutta la notte ». Il Maligno la tentava dicendole:

« Buttati giù dalla finestra!.. ». E mentre camminava per la strada le diceva: « Gettati sotto le macchine!.. ». « Solo il pen-siero del tuo Amore - scrive Teresa - mi trattiene dal com-piere azioni così insane! ».

La mattina seguente, dopo avere ascoltato la Messa nella Cappella privata dell'Ecc.mo Vescovo, Teresa e Padre Franco ripresero la via per Pisa. Giunti all'Ospedale, li attende una nuova delusione: il posto non era ancora disponibile!.. Girano per la città tutto il giorno, fino a notte; ma la notte materiale, con le sue folte tenebre, era, si può dire, l'immagine viva della notte spirituale che incombeva, con le sue tenebre, sull'anima sua: « La notte - scriveva Teresa - penetra in me: il mio cuore diventa come la mezzanotte. Nessuna parola mi è di conforto: tutto ciò che mi dicono mi infastidisce: pianti e sospiri non mi davano pace ». Finalmente, verso le 17.30, entrati nell'Ospedale, trovarono la camera pronta e così potè essere rico-verata. La prima impressione?.. « Mi sono sentita - scriveva Teresa - come in una prigione, senza (via di) scampo ». Ri-mase infatti « sola ». Verso notte le fecero i primi prelievi per le solite analisi cliniche. Qualche giorno dopo aveva inizio la cura.

Il 30 giugno, la povera inferma scriveva: « I giorni pas-sano veloci ma la notte non passa mai...». Il risultato delle analisi cliniche fu « preoccupante ». I medici parlavano fra di loro sotto voce, evitando di rivolgere all'inferma qualsiasi parola. Si limitarono a dirle: « Ci vuole tempo!.. Non può mangiare nulla... ».

La mattina del 10 luglio, Teresa lasciava l'Ospedale con l'ordine di ritornarvi a settembre. Dopo una rapida visita al Monastero delle Carmelitane di S. Colombano, iniziava il viag-gio di ritorno alla volta di Roma. « Durante il viaggio - scri-veva - abbiamo tanto, tanto pregato ». Arrivati a Roma, fecero una breve sosta per prendere un po' di riposo. Poco dopo ripresero il viaggio alla volta di Caserta.

« A casa mia - scriveva Teresa - mi sento diversa ». Ma il giorno dopo l'arrivo (11 luglio) si vide costretta a registrare:

« Non riesco a trovare la sistemazione: mi sento come ubriaca; la testa mi gira; lo stomaco mi causa vomiti. Meno male che la pressione si tiene al suo posto... O Gesù mio, io vorrei chie-derti tante cose, ma mi accorgo che quando sono dinanzi (a Te) non ho più voglia di chiedere... Vedo che nulla mi manca, e a tutti posso dare qualcosa, perché Tu riempi di sole la mia povertà, e tanto voglio amarti! Maria, Madre mia, dammi le tue lacrime, dammi i tuoi dolori, e dammi pure il tuo grande cuore, perché col tuo amore voglio amare Gesù!.. » (« Diario », pp. 2309-2317).

 

3. « TI VOGLIO VITTIMA!.. VUOI TU ACCETTARE?..».

Verso il meriggio del 15 agosto (1974), festa dell'Assun-zione di Maria SS., in anima e corpo, alla gloria del Cielo, Teresa ha una dolce visione: vede dinanzi a sé « una Signora molto bella; ma la sua bellezza - diceva - veniva coperta da una luce immensa che non si poteva guardare. La sua voce (era) come una melodia; dalle sue mani uscivano raggi luminosi, e dal suo cuore uscivano tanti raggi di luce. (Era) vestita di bian-co; la cintura (era) azzurra, e il suo manto (era) del colore del cielo. Il velo, sul capo, era bianco, ma con tante stelle brillanti; ai piedi vi (era) come una nuvola bianchissima, più' bianca della neve. (Era) come se mi fossi trovata in un giardino grandissimo, e vi erano tanti ma tanti angioletti. Io ero li, in un angolino, e guardavo... Vedo che (la Signora) si alza di mezzo a loro e si avvia verso di me dicendo: « Figlia, io non sono morta ma mi sono addormentata, e ora mi trovo in mezzo a voi per vedere chi si vuole offrire vittima su questa terra per poi godersi il regno del mio dolce Figlio; e voglio anche te, figlia cara, su questo piano di vittima. Vuoi tu accettare?.. ». A questa do-manda, Teresa non esita un istante a rispondere: « (accetto) con tutta la mia anima e con tutta la mia volontà, donandomi anima e corpo per i peccatori e per la liberazione delle anime che si trovano nel Purgatorio. Mamma celeste, fa' tu di me tutto quello che vuoi!..» («Diario», pp. 2319-2321).

In seguito a ciò, Teresa, rivolta a Gesù, non esita a dirgli: « Ti prego, Gesù, amor mio! Accetta il mio povero corpo, che vorrei fare a pezzetti e brani, tutto per i peccatori » (« Diario », p. 2322).

 

4. «BISOGNA STAR SEMPRE IN GUARDIA!..».

Il giorno 8 settembre (1974), festa della Natività della Madonna, Teresa, nel suo Diario, riferisce un episodio singo-larmente istruttivo. Rivolta al suo Sposo divino, protestava il suo amore per Lui con questi accenti pieni di vigore: « O Gesù... - diceva - sento di amarti fino alla morte; (sento) che nulla può farmi cambiare idea. Eppure questa mattina ho appena finito di rinnovare il mio atto di consacrazione della mia ver-ginità a Dio, e subito, alla vista di un ragazzo, ho sentito di amarlo...». E a questo punto la povera giovane si domanda, impressionata e quasi smarrita: « Come fare, Gesù?.. Eppure io amo Te, solo Te! Amor mio, aiutami!.. E' proprio vero, Gesù, che... il cuore è un libro chiuso: non sappiamo quando si apre ». E conclude, saggiamente: « Bisogna star sempre in guardia. Vigilare sempre, lottare e vincere per il tuo grande amore »(« Diario », p. 2327).

 

5. « UN GRANDE SEGNO CI SARà NELLA TUA FAMIGLIA E IN-TORNO A TE!..».

Il 13 settembre 1974, mentre Teresa si trovava seduta vicino alla finestra e leggeva il libro delle « Visite a Gesù Sa-cramentato » di S. Alfonso M. de Liguori, si sente come « ra-pita da una volontà superiore alla sua », e si trova a cammi-nare in una via adorna di piante da tutti e due i lati. Su di un cartellino vede scritto: Piemonte. Viene poi a trovarsi in « un piccolo mondo » nel quale vi era una casetta, nella quale abi-tava « una vecchietta molto bella e semplice ». Questa vec-chietta, rivolgendosi a lei, le dice: « Io sono la Mamma della Mamma tua! ». Ma Teresa, pensando a sua nonna (la mamma di sua madre), immediatamente le risponde: « Oh, no... Perché la mamma di mia mamma è più brutta!.. ». Ma la vecchietta insiste dicendo: « No! La tua mamma non è quella!.. ». E ciò dicendo, le addita, dalla finestra, un giardino con fiori mera-vigliosi, rose bellissime; e in mezzo ad essi una meravigliosa Signora, la Madonna. Allora Teresa scende difilato nel giardino e si getta tra le braccia di quella Signora, la quale, stringendola fortemente al suo cuore, le dice: « Io sono Maria Immacolata, tua Mamma. Mio Figlio ti ha scelta per portare la Croce con Lui, e tu hai accettato. Ed io dico che del tuo cuore formerò come una Pisside vivente, cioè, Gesù vivo nel tuo cuore. Figlia, un grande segno ancora ci sarà nella tua famiglia e intorno a te Io mi servirò di te per salvare le anime » (« Diario », p. 2331).

In queste ultime parole, è troppo facile vedere una chiara allusione ai fenomeni straordinari che si sarebbero poi verificati nella casa di suo fratello Luigi (a Castel S. Lorenzo) e intorno a Teresa stessa (fenomeni sbalorditivi, dei quali parlerò ampia-mente nella seconda parte di questo lavoro).

 

6. «IO GLI SCEMI VADO CERCANDO: TI HO SCELTA PER QUESTO!».

Il primo gennaio 1975, inizio del nuovo anno, fu, per Teresa, molto doloroso. Scriveva: « Comincia il nuovo anno, ed io mi sento tanto ma tanto male: ho un forte dolore allo stomaco; la schiena mi dà un fastidio enorme; i reni, spesso, mi danno un po' di dolore e di fastidio; la testa, molto spesso, non riesco a tenerla alzata... Mi sento una carcassa vecchia. E Tu, dolce Sposo, come hai potuto, fra tanti, scegliere proprio me, indegna?.. Ti diverti a vedermi così scema?.. A questo punto, (sento) una voce in me che mi dice: « Figlia mia, non temere! (Sono) gli scemi (quélli) che Io vado cercando. Ti ho scelto per questo!.. ». In seguito a questa risposta, Teresa escla-ma: « Come mi sono sentita rafforzata nell'amarti sempre di più!.. Sento un vulcano dentro di me. Cerco un po' di ghiaccio per spegnere un po' di fuoco; ma vedo che il tuo fuoco è più forte del ghiaccio... Gesù, - prosegue Teresa - questa mat-tina mi hai mostrato montagne che diventano fuoco: il fuoco era color rosso e giallo, e molte fiamme (erano) verdi con sva-riati colori. Ancora sento le grida di quelle anime, e ti prego di alleviare le loro pene e di salvarle (liberarle) da tanti tor-menti. Portale a godere la luce del tuo volto!.. O Gesù, anch'io mi sento tutta peccato, e penso che un giorno Tu puoi mandarmi in quello stesso luogo, perché l'ho meritato. Ti prego, Gesù, dammi tutte, ma tutte le sofferenze che io, per tua volontà, posso sopportare, purché liberi ogni anima da quel luogo!...». («Diario», p. 2375).

 

7. IL « PERCHE' » DI UNA SCELTA DIVINA...

Nel pomeriggio del 30 gennaio (1975), Gesù disse a Te-resa: « Figlia mia Teresa, sono qui per dirti che le tue sofferen-ze debbono essere tutte per le anime, per la loro salvezza. Io ho scelto la tua famiglia non perché l'avete meritato, e neanche perché tu lo desideravi, ma perché il mondo, i peccatori, le anime dimenticate da tutti hanno bisogno di chi si offra Vittima per i loro peccati. Io ho usato su di voi la mia misericordia, e voglio che voi mi amiate con la vostra volontà... » (« Diario », p. 2393).

 

8. LA S. MESSA IN CASA.

Lo stesso giorno, 30 gennaio (1975) fu, per Teresa, un giorno di Paradiso. Con i debiti permessi della Autorità eccle-siastica, la sera di quel giorno Padre Franco celebrò la S. Messa nella stanzetta dell'inferma. Quel giorno ricorreva il secondo anniversario della sepoltura del babbo. Teresa era fuori di sé per la gioia! « Veramente sei stato proprio Tu, Gesù - così scriveva - che sei venuto a farmi visita in casa mia per mo-strarmi il mio papà, ed io ho provato la più grande felicità» (« Diario», p. 2401).

 

9. « IN OGNUNO DI LORO VI è IL MIO DILETTO FIGLIO...».

Molte volte Teresa era stata invitata dalla Madonna a pregare e a far penitenza pei figli suoi prediletti, i Sacerdoti. L'11 marzo 1975, per eccitarla in modo più vivo ad un'opera così meritoria, le indicò il motivo intimo della medesima, sve-landole la singolarissima e trascendente dignità del Sacerdote. « Figlia mia - le disse - se io ti mostrassi l'anima di un Sacerdote, vedresti che in ognuno di loro vi è il mio diletto Figlio, perché come nell'anima, così nel corpo, portano impresso in loro mio figlio Gesù ». Detto ciò, la voce non si sentì più: solo grandi profumi in tutta la stanza (di modo che) ogni per-sona mi domandava se avessi buttato il profumo... » (« Dia-rio», p. 2417).

 

10. «NON VOGLIO QUESTO DA TE!..».

La mattina del 19 marzo (1975), appena alzata, Teresa sente una voce che la chiama. Volge lo sguardo al punto pre-ciso dal quale viene quella voce, e vede « un uomo alto, bello » Capisce subito che è Gesù, e immediatamente l'abbraccia, si tiene stretta al cuore di Lui e incomincia a baciarlo... Ma dopo il secondo bacio, Gesù la respinge e si mostra triste in volto. «Gesù mio - gli chiede Teresa - perché mi respingi?.. »E Gesù le risponde: « Non voglio questo da te. Desidero la tua perseveranza nella sofferenza per i tuoi fratelli. Desidero che tu offra te stessa senza mai dir di no ». « Ma tu, Gesù - gli chiede Teresa - mi ami? Mi vuoi bene? » E Gesù le risponde: « Io ti amo fino a morire di nuovo sulla Croce. Ma tu, mi ami?..». « Io - risponde Teresa - ti amo pochissimo quando tutto mi va bene; il mio amore è tanto limitato; ma in quel limite sento il desiderio vivo di amarti con tutta la mia forza, con tutto il mio cuore, o Gesù ». Mentre pronunzia queste parole, Gesù scompare lasciando sul pavimento una pioggia di goccioline d'acqua salatissima e, ancora una volta la casa rimane invasa da un grande profumo...». Dopo ciò, Teresa inizia la sua giornata, come tutti i giorni, « tra preghiere, pianti e sospiri » («Diario », pp. 2417-2419).

 

11. TRA LE BRACCIA DI GESù'...

La mattina del 2 ottobre (1975), Teresa vede dinanzi a sé il suo Angelo Custode: « Era bellissimo - dice - coi capelli biondo-oro, (con) le ali d'argento, col vestito bianco. Aveva ai piedi sandaletti bellissimi d'oro. Le sue labbra erano due fiammelle; i suoi occhi erano due stelle; alla cintura aveva una striscia di sole. Gli ho chiesto: Angelo mio Custode, sento un grande desiderio di stringermi tra le braccia di Gesù. Quan-do gli sarò vicina, tu angioletto mio, dammi la forza di abbrac-ciarlo. L'Angelo mi ha risposto: « Si! Lo farò! ».

« Alle 12.30, nello stesso giorno, al termine delle pre-ghiere, vedo Gesù. Spinta da una forza più grande (di me) e da un amore infinito, corro ad abbracciarlo. Ma mentre stavo stringendolo a me, è scomparso... Io ho pianto amaramente, pensando che non ne ero degna perché cattiva. E stato per me un grandissimo dolore » (« Diario », p. 2453).

Sei giorni dopo (l'8 ottobre), Teresa era « tutta angosciata » per tutto ciò che le era accaduto il 2 ottobre, poiché da quel giorno non aveva piu visto e udito nulla. Verso mezzo-giorno, dopo aver recitato l'« Angelus Domini » e una decina di « Ave Maria », vede di nuovo Gesù. Timorosa gli si avvi-cina. Gesù, con la sua mano, le sfiora leggermente la testa. Teresa, spinta da una forza interiore, l'abbraccia, si stringe a Lui e gli dice: « Perdona i miei peccati, Sposo mio!.. Perché il 2 ottobre te ne sei andato e mi hai fatto tanto soffrire?.. ». E Gesù « con molta tranquillità », le risponde: « Figlia mia, non sai che a me è servita, quella sofferenza, per le anime?..».

« Sono stata - conclude Teresa - tanto felice nel sen-tirlo tanto vicino e nel pensare che nessuno può portarmelo via, nessuno può strapparmi dal mio Sposo celeste » (« Diario », pp. 2492-2493).

 

12. «SATANA è RABBIOSO E APRE SOPRA DI TE I SUOI ARTI-GLI INFERNALI »..

La mattina del 16 ottobre (1975), Teresa si destava in preda ad una indefinibile, « orribile angoscia ». Appena ricevuta la S. Comunione, confida la sua pena al Signore, « senza pen-sare di avere una risposta ». Ma Gesù, « buono come sem-pre », con la sua Sposa-Vittima, le si fa sentire e le dice: « Su, su, via, coraggio, piccola mia! Sappi che satana è rabbioso e apre sopra di te i suoi artigli infernali. Ma sappi che non vin-cerà! Confida, confida!.. E prega molto, offrendo tutto ciò che ti capita!.. ».

In seguito a queste incoraggianti parole, Teresa così sfoga i sentimenti del suo cuore: « O Gesù, mi sento proprio più sollevata dalle mie orribili angosce. Non capisco neanche cosa mi sia capitato. Sento solo di avere alleggerito le mie spalle e la mia anima da un grande dolore e dalle angosce ». Ed escla-ma: « Mio Gesù, non vivo più (io): vive il mio dolore amato; vive soltanto il mio inspiegabile martirio... (per) dare la vita alle anime... » («Diario », pp. 2436-2437).

Pochi giorni dopo (il 21 ottobre) annotava: « Mi sento morire [venir meno] completamente quel soffio di vita, molto leggero... Non sento più la mia respirazione... Che grande gioia! Vive in me il dolore, e in ogni quantità, in ogni qualità e specie. Mi sento completamente morta per il mondo... Gesù, dà vita alle anime con la mia morte! Dà loro la tua eternità, il tuo cielo, o Sposo celeste dell'anima mia!.. » (« Diario », p. 2437). « Amor mio, fa' che io, col tuo amore, possa incendiare tutti i cuori dei tuoi diletti figli!.. » («Diario », p. 2439).

 

13. « HAI LA MISSIONE PIù BELLA!..».

« Amor mio Gesù - scriveva Teresa il 24 ottobre - quante volte avrei voluto dirti: « Sposo mio, non ne posso più, non resisto più; ma non te lo dico; anzi, ti ripeto: fa' presto a darmi maggior sofferenza, ma con essa dammi le anime! ». A questa ardente richiesta, Gesù, « con una voce incante-vole », le risponde: « Figlia mia, soffrire di più non puoi; ma abbi coraggio!.. Io con te vigilo e vinco. Figlia mia, hai la mis-sione più bella!.. Io ti benedico ». A questo punto Teresa an-nota: « Sento in me l'inizio della crocifissione. Sento tanta gioia a lasciarmi crocifiggere dal mezzogiorno alla mezzanotte della domenica (24 ottobre). Gesù, il mio Sposo celeste, si è compiaciuto di non darmi più maggiori croci fisicamente ma spiritualmente. Ha cambiato il modo di crocifiggermi. Ma tutto è bello quando è fatto con grande amore. Non sono (più) io che vivo, ma Colui che si compiace di vivere in me. Il mio Sposo mi promise che, con questa mia crocifissione, avrebbe salvato tante anime, ed io, mentre ero crocifissa gli ripetevo la sua promessa... ». A questo punto, Teresa, si sente « ripetere alle orecchie »: « Figlia mia, non puoi capire quanto soffro perché molti mi ricevono, nella Comunione, freddamente. De-sidero che (tu) offra la tua sofferenza anche per loro » (« Dia-rio », pp. 2439-2441).

 

14. « NELL'ABISSO DI TENEBRE E DI MORTE...».

Il 28 ottobre (1975), Teresa, in seguito ai ripetuti feno-meni straordinari che si verificavano in casa sua (immagini e statue sanguinanti), venne a trovarsi in un mare di guai. « Oggi, per me - scriveva - non vi è né sole né giorno... vedo solo oscurità... E soltanto notte. Lo scoraggiamento, l'abbattimento e la lotta costante mi rende insopportabile a me stessa. Sposo mio, Mammina, vi prego, aiutatemi!.. Non lasciatemi cadere!.. Sento in me un grande abbandono della terra e del cielo. Povera me! Non voglio ingannarmi, né voglio ingannare nessuno. O Sposo mio, aiutami, dammi forza! Vedi quanto mi sento indegna e misera... ». A questo punto Gesù le si fa sentire: « Gesù - annota Teresa - viene anche oggi a sollevarmi dall'abisso di tenebre e di morte con le sue divine braccia... Mi fa reclinare il capo sul suo Cuore, sul suo costato già tanto trafitto, facen-domi bere il sangue del suo Cuore ». Dinanzi a queste divine finezze di amore, Teresa non riesce a trattenersi dall'esclama-re: « O Sposo mio, quanta meraviglia e bontà divina!.. Sento il sangue del Cuore di Gesù affluire in me abbondantemente, mentre Gesù dolcemente mi ripete: « Figlia mia Teresa, co-raggio! Il mio Sangue e la mia Carne sono il tuo alimento e la tua Vita ». « Il mio Sposo - conclude Teresa - mi ha sa-ziato, mi ha fatto rivivere. Vedo il sole che brilla. Sono tua, dolce Amore! ... ». (« Diario», pp. 2493-2494).

 

15. «NASCONDO IN TE IL MIO DIVIN CUORE, AFFINCHE' I PEC-CATORI NON POSSANO OFFENDERLO!...»

Il 31 ottobre (1975), mentre Teresa ha la mente tutta presa dai fenomeni straordinari che si verificano nella sua abi-tazione, viene rapita in visione: vede dinanzi a sé Gesù « in-chiodato sulla croce »; ma non le rivolge neppure una parola e, in un attimo, scompare. Ad una tale vista, Teresa rimane come « morta ». Passati però « pochi attimi », Gesù si presenta a lei di nuovo; ma « questa volta - dice Teresa - è meraviglioso; il suo volto, tanto bello, è tutto splendore, tutto luce. Mi si è avvicinato e mi ha confidato che mi affidava il suo Cuore divino con la grande piaga da cui usciva una grandissima fiamma, (così) brillante da poter incendiare e illuminare tutto il mondo ». A questo punto Gesù le dice: « Nascondi in te il mio divin Cuore, affinché i peccatori non possano offenderlo... ».

Vicino all'abitazione di Teresa vi erano alcuni operai in-tenti alla costruzione di un palazzo. Ad un certo punto, uno di essi pronunzia un orrenda bestemmia contro il divin Cuore di Cristo. « In questo stesso momento - annota Teresa - mi sono sentita il mio cuore balzare come se avesse voluto fug-gire via. Ho capito che quel cuore che voleva fuggire da me: era il Cuore di Gesù rifugiato nel mio». («Diario», p. 2495-2496).

Rivolta al suo Sposo divino, Teresa esclama: « Volgi il tuo sguardo verso di me! Leggi, per Te e per le anime, il mio dolore! Tu vedi che, senza di Te, mio Sposo, io non esisto e non resisto a tanta nostalgia del Cielo. Vedi, mio Sposo, quanta ansia di amarti vi è in me!... ». («Diario », p. 2497).

 

16. « TUTTI I GIORNI VI è UN PRODIGIO... »

Il 7 novembre (1975), Teresa, nel suo « Diario », anno-tava: « Mio Sposo celeste, cosa sta succedendo a casa mia?

Tutti i giorni vi è un prodigio. Tutti possono dubitare del fatto prodigioso che avviene!... Ma io non posso dubitare: so che Gesù non vuole dare più messaggi a parole, ma vuole darli con qualcosa di più evidente, di più grande. Ma alle ore 12.10 Gesi mi dice: "Si, figlia mia, solo i puri di cuore, possono capire, comprendere i miei segni, i miei messaggi. Sono con-tento che tu non parli. Lascia decidere a loro. Ma se non pre-gano molto, molti saranno aiutanti di satana"... » (« Diario », p. 2501).

 

17. « L'ORA è GRAVE... »

Il 18 novembre (1975), Teresa vede che il Crocifisso po-sto nella sua stanza da letto « gocciola sangue ». Impressionata, gli rivolge questa domanda: « Gesù, dimmi perché [stai emet-tendo sangue] e cosa posso fare!... Guidami Tu!...».

« A questo punto - narra Teresa - Gesù Crocifisso mi dice: "Figlia mia, colomba, ancora vengo a te per dirti: l'ora è grave; grave è il pericolo. Accetta, figlia, quanto ti sto per chiedere: guardami bene, figlia, e ripara per me: non ho più cuore; gli uomini me lo hanno annientato con le tante iniquità; l'hanno distrutto col dolore procuratomi" ». « A questo punto - continua Teresa - ho visto Gesù senza cuore nel petto: il suo Corpo divino non era più che uno scheletro; i suoi occhi, senza brillìo, si scioglievano in lacrime. Mi sono sentita un misto di compassione e di amore. Alzando verso di Lui il mio cuore e le mie mani, gli ho detto: "Chiedimi tutto quello che tu vuoi, ogni dolore, ma dimmi che ne è del tuo cuore e della tua bellezza!... ". Ma Gesù, ancora più mesto, ripete: "O figlia mia, come puoi amarmi così? ". Teresa gli risponde: "Mio dolce Sposo, ti amo! Io sono la tua Vittima. Voglio soffrire, sof-frire, soffrire, nella certezza e nella ferma fiducia che Tu, Sposo mio, mi aiuti a soffrire, che non mi abbandoni. Io non voglio vederti soffrire !... Desidero, e lo voglio. Per tutto il tuo amore e per l'amore della tua Mamma, ti chiedo di perdonare l'uma-nità. A (che) cosa, Sposo mio, ti hanno ridotto, essendo Dio onnipotente!... ». - « Gesù - continua ancora Teresa - con la sua dolce voce, dice: "Figlia mia amata, tranquilliz-zati!... Io ti amo, e proseguo ancora. Per amarti ho cuore, cor-po, ho tutta la bellezza; ma era questo lo stato in cui mi ave-vano ridotto gli uomini" ».

Teresa conclude dicendo: « Ho visto Gesù tutto amore, tutto bellezza, e il suo divin Cuore ». (« Diario », pp. 2509-2512).

 

18. « HAI LA MISSIONE PIù RICCA E PIù BELLA!... »

La mattina del 26 novembre (1975) Teresa si trovò in preda all'angoscia. Ma dopo aver ricevuto Gesù - dice - « l'angoscia mi è passata; anzi (si è acceso) un fuoco vivo in me; quel fuoco che brucia ma non consuma; e mentre ringra-ziavo Gesù di essersi sacrificato per l'anima mia, Gesù mi ha risposto così: "Figlia, tu vedi che neanche un solo istante puoi vivere senza di me. Le anime hanno bisogno, per salvarsi, di tanti atti di amore. Nel tuo cuore io ho trovato riposo. O figlia, io amo e ho tanto amore da poter dare; ma tante sono le anime che non conoscono il mio amore. Desidero che lo conoscano. Mi servirò di te per far capire quanto amo le anime ". Mi ha lasciato dicendomi: " Io sono con te e ti benedico " ». (« Dia-rio », pp. 2514-2515).

Alcuni giorni dopo (il 30 novembre), Gesù l'incoraggia fa-cendole nel cuore una specie di iniezione di fiducia nella im-mensa misericordia del suo Cuore divino. Prostrata dinanzi a Gesù, Teresa dà libero sfogo al suo cuore e gli dice: « Gesù, io desidero consolare il tuo Cuore; faccio sempre il proposito di essere migliore; ma alla fine della giornata mi accorgo che non ho fatto nulla di nulla. Come posso dirti ancora: "voglio evitare il peccato, perché non voglio essere io a farti soffrire", quando alla fine della giornata ancora una volta vedo la mia mi-seria, e che avrei potuto comportarmi in modo diverso: mi sento tutta peccato, come fossi tutta una piaga di peccato. Sento in me tutta l'indegnità di rivolgere lo sguardo al mio Sposo celeste ». Ma dopo qualche tempo Teresa sente una voce che la incoraggia dicendole: « Teresa, figlia mia, dammi i tuoi peccati! Donami tutto quello che vi è di marcio nel tuo cuore, e vieni a gettarti nel mio Cuore: li troverai pace, forza e sere-nità ». Mentre Gesù le rivolgeva queste parole, Teresa si sente come « illuminata da una gran luce ». « In me - dice - era ritornato il sereno... mi sentivo tranquilla... Solo il pensiero di non sapere amare per niente Gesù mi rattrista ». Ma Gesù, ancora una volta, inaspettatamente, si fa sentire e le dice: « Fi-glia mia amata, siccome tu non sai amare, lasciati amare da Me, che tanto ti amo!... Abbandonati al mio Cuore e alla mia volontà come e quanto piu puoi, e vedrai che avrai da Me tanto amore!... Tu non puoi amare perché non sai amare ». (« Diario » pp. 2521-2522).

Alcuni giorni dopo (il 5 dicembre), Teresa, tutta presa dalla brama di salvare le anime onde strapparle all'inferno, ri-volta a Gesù gli dice: «Il desiderio di soffrire, in me si fa sempre più vivo... ». Ma Gesù le risponde: « Figlia mia, tu non puoi soffrire di più, ma coraggio!... Io sono con te, e con te vinco e trionfo. Sei la mia Vittima più amata. Hai la mis-sione più ricca e più bella per Me ». « O mio Sposo celeste - replica Teresa .... io confido in Te... Che altro posso vo-lere se non essere crocifissa? Crocifiggimi, o Gesù, e non rispar-miarmi, mio Amore; ma risparmia loro (alle anime) le pene dell'inferno... Tieni chiusa, Signore, la porta dell'inferno! Met-ti, o mio Sposo, la sbarra a quella porta, e lasciala li (la sbar-ra) fino a quando nel mondo vi sarà una sola anima; Toglimi tutto!... Lasciami sola!... Tu solo mi basti, o mio Sposo Gesù! Amor mio, sento che per l'anima, l'unica Verità sei Tu! Il mio vero cammino sei Tu! L'unica vita sei Tu! O mio Gesù, fa' che tutti ti seguano, tutti ti amino! Io non desidero altro che quello che vuoi Tu! ... ». («Diario», pp. 2523-2525).

 

19. « DESIDERO AMORE ATTRAVERSO L'EUCARISTIA »

Il 23 dicembre (1975), verso mezzogiorno, Teresa sente presente Gesù il quale l'esorta alla devozione verso la SS. Eu-caristia, all'adorazione, alla riparazione. « Figlia mia - le di-ce - fa' che Io sia consolato e riparato nella mia Eucaristia... Desidero che passino un 'ora in intima comunione con me tutti i giorni. Io prometto il cielo. Desidero amore attraverso l'Eu-caristia e le mie sante piaghe ». La risposta di Teresa non po-teva essere che questa: « O mio Diletto, faccio e desidero fare quanto posso per lasciarti amare e adorare anche dagli altri fra-telli. Solo ti chiedo forza e tanto coraggio ». (« Diario », p. 2544).

 

20. « GESù' BAMBINO MI HA SORRISO... »

La notte di Natale del 1975, Teresa, nonostante tutti i suoi dolori, volle prendere parte alla S. Messa di mezzanotte. Verso le sette del mattino di Natale, ritorna in Chiesa per assistere alla S. Messa. Mentre pregava - racconta - « ho visto che Gesù Bambino, che si trovava accanto all'altare, mi ha sor-riso e mi ha detto: "Teresa, prega per i peccatori e per tante anime che cadono nell'inferno. Prega affinché non ne cadano più! (Vi sono) anime che non hanno chi preghi e si sacrifichi per loro" ». (« Diario », pp. 2546-2547).

Tre giorni dopo (la notte del 28 dicembre), Teresa, non riuscendo a prender sonno, si alzava da letto e si recava nella stanza vicina per pregare. Mentre era immersa nella preghiera, vede Gesù Bambino, il quale, si alza dalla sua piccola culla, tende verso di lei le sue piccole braccia e le dice: « Figlia mia, desidero tanto essere amato da te! Desidero restare nel tuo cuo-re. Voglio riposare in te. Voglio tutto il tuo cuore e il tuo amore a mia disposizione ». L'esorta quindi a pregare per la pace delle nazioni. («Diario», pp. 2547-2548).

 

21. L'ALBA DELL'ULTIMO ANNO... «MI SENTO COME IN CROCE! »

L'alba del nuovo anno - l'ultimo per Teresa - così lieta per tutti, si presentò a lei col viso avvolto dalla più nera tri-stezza. « Ho pianto - annotava sul "Diario " - tutta la gior-nata, non so perché, certamente sento tanti dolori che non so neppure capire come sono. Intorno a me vedo tutto buio, un'oscurità immensa. Tutti sono in festa per il nuovo anno; ma io qui con Te, mio tesoro Gesù, in questo letto di dolore, non ne posso più! Mi sento come in croce. Sento veramente i chiodi nelle mie mani e nei miei piedi; il cuore lo sento come se fosse trafitto e diviso in due, e sentivo che una parte batteva per Gesù, l'altra parte invece batteva non so per chi. Sento solo una grandissima angoscia, un'angoscia simile alla morte ». (« Diario », p. 2554).

« Quest'anno - scriveva il 5 gennaio - è cominciato con tanto ma tanto dolore. Il dolore più grande è di vedere le immagini piangere sangue. Questa mattina ho chiesto a Gesù Crocifisso, mentre piangeva, perché dava questi segni. Gesù Crocifisso mi ha detto: "Teresa, figlia mia, tu vedi quanta mal-vagità esiste nei cuori dei miei figli, specialmente quelli che dovrebbero avere più amore e dare (maggior) buon esempio, mentre (sono quelli che) più lasciano a desiderare. Tu prega, figlia mia, per loro, e offri senza risparmio. Vedrai che quaggiù non troverai comprensione, ma lassù sarai felice e piena di glo-ria». (Diario », p. 2554).

 

22. IL « GRANDE TERRORE DELLA MORTE... »

Il 10 gennaio (del 1976) fu, per Teresa, « una giornata molto agitata ». Il motivo?... « Il pensiero della morte - scri-veva - molte volte e molto spesso mi fa paura. Ho paura di morire senza che nessuno mi veda, senza che qualcuno mi possa soccorrere. Penso che Gesù e la Madonnina si trovino in Para-diso, e poi io sono così cattiva!... Come mi possono stare vi-cino?... Dubbi sopra dubbi, pianti e sospiri... Ma non posso fare altro. Sento il desiderio di amare Gesù, ma sento anche il grande terrore della morte... (Sento) un pensiero, (alcune) pa-role che mi vengono suggerite alle orecchie e mi dicono: "Vedi, tu devi per forza morire, non c'è scampo... non ti vede nes-suno... Quando se ne accorgeranno, non si troverà (altro) che cenere". Facendo un grande atto di amore, ho detto: "Vat-tene, satana!... Io amo solo Gesù e la Madonna, e appartengo solo a loro. Và via!... Tu con me non puoi far niente!... Io ti odio e ti detesto!... ". Dopo un po' vedo nell'altra stanza una luce brillante come se stesse per uscire il sole attraverso il vetro; ma non vi era sole: il cielo era pieno di nuvole nere. Vado a vedere la luce, e vedo che veniva dall'angolo della casa: era la Mamma celeste che era li seduta e mi chiamava. Non vo-levo credere neanche a me stessa: dovetti fare un atto di fede veramente grande, (poiché) pensavo che fosse un giochetto di satana. Per essere sicura, l'invitai a pregare con me. Pregammo insieme. Quando fui certa che non era satana, le chiesi per-dono e la sua benedizione. La Madonna mi ha detto: "Figlia mia, sii sempre vigilante per il leone ruggente che ti circola intorno. Sii vigilante con te stessa. Prega e offri tutto... Il Padre verrà da te (per farti conoscere) tutto ciò che ti vuol chiedere " ». (« Diario », p. 2561).

 

23. PER I PREDILETTI DI CRISTO

Il 25 gennaio 1976, Teresa ebbe da Gesù una visita piena di incoraggiamenti e di esortazioni. « Teresa - le disse piccola figlia mia, sin da quando eri piccola ti comandai di pren-dere la croce; e tu, figlia mia, curva sotto il peso della croce, ti muovevi quasi a bocconi. Tante volte fosti trascinata. Quante lacrime sentisti nel cuore! (Fosti) trattata tanto crudelmente! Io ti amo, figlia, e soffro tanto ». La esorta quindi a portare la croce e a seguirlo sul Calvario per la salvezza dei suoi consa-crati... (« Diario», pp. 2565-2566).

Sei giorni dopo (il 31 gennaio), durante la notte, si sve-glia e dinanzi ai suoi occhi vede un monte con una croce. Te-resa, in un trasporto di amore, l'abbraccia e la bacia. Poi - rac-conta - « mi hanno afferrato, (mi hanno) tirato ben bene le braccia e le gambe per inchiodarle. Io sentivo che dalle piaghe uscivano fiotti di sangue. Vedo che viene verso di me il de-monio a raddoppiare la sofferenza. Io, così inchiodata, non po-tevo muovere né mani né piedi. Offro tutto al mio Sposo, e mi dono continuamente e completamente a Gesù dicendo: "Ti amo, o mio Gesù! Dammi amore, forza e volontà per poterti amare sempre più! ". Sono le 7.30 del mattino. Alzatami, dopo tanta sofferenza, ho visto che anche la Madonna piangeva. Ho cercato di pregare per placare il dolore che la Mamma sente per noi nel suo cuore ». (« Diario », pp. 2568-2569).

 

24. NOSTALGIA DEL CIELO...

Il 4 febbraio (1976), Teresa così scriveva nel suo « Dia-rio »: « Mi sento come sbattuta da una tempesta. Il mio unico desiderio è quello di andare in Cielo. Ma vedo che non c'è fine (la strada è lunga) per raggiungere il Cielo. Mi sento come coperta (avvolta) da una grossa nuvola nera » («Diario », p. 2571).

« Sento - scriveva - che per me il dolore è come il pane: mi nutro di esso e vivo in esso, da quando avevo nove anni. Sì, Gesù, volli dirti " sì" pel Calvario; e volli dirti sì nell'Orto. Come posso dirti di no oggi, che sei sotto la croce? E' giusto che dica "si", e riprenda a camminare a fianco a Te, sotto la croce ». (« Diario », pp. 2545-2546).

 

25. « LA DONNA DEI BUONI CONSIGLI ».

Durante la sua breve vita terrena e, in modo tutto parti-colare, negli otto anni di dimora a Caserta, Teresa esercitò un continuo e fecondo apostolato sia con l'esempio che con la parola. Da molte parti accorrevano a lei, ed Ella aveva per tutti la parola giusta, una parola che conosceva le vie del cuore.

Tra coloro che hanno avvicinato Teresa in soli otto mesi, dal 1° ottobre 1975 fino al luglio 1976, si notano una sessan-tina di Sacerdoti, una quarantina di Suore, e un numero impo-nente di semplici fedeli venuti da Roma (nove), da Latina (cin-que), da Roccasecca dei Volsci (cinque), da Priverno (quattro), da Ponza (due), da Napoli (sessantacinque), da Frattamaggiore (dodici), da Pozzuoli (dieci), da Caserta (quattordici), da S. Maria Capua Vetere (trentaquattro), da Alife (Otto), da Ca-stelvolturno (sei), da Salerno (undici), da Benevento (trentaset-te), da Pontelandolfo (dodici), da S. Antonio Abate (quindici), da Castellammare di Stabia (sei), da Morolo (diciannove) e da molti altri paesi e città: 360 circa.

Parecchi di essi hanno potuto constatare, coi propri occhi, i fenomeni straordinari verificatisi, quasi quotidianamente, nella casa di Teresa. Molti di essi, scossi da quei fenomeni, non-ché dall'esempio e dalla fervida parola di Teresa, hanno fatto ritorno alla fede, ai sacramenti, ad una vita cristiana o reli-giosa sempre più fervida.

Dai frutti si conosce l'albero.

Non senza ragione Teresa è stata appellata « la donna dei buoni consigli».

 

CAPITOLO XI

« DALLA CROCE ALLA LUCE» (Aprile - 19 Agosto 1976)

 

1. « MORIRAI IN MODO TRAUMATICO ».

Il 21 marzo 1954 (e perciò 22 anni prima del suo tra-monto alla terra), la Madonna, apparendo a Teresa, le disse:

« Tu morirai in modo traumatico, e col tuo sangue tante anime laveranno le loro anime » («. Diario », p. 494).

La profezia si è verificata in modo impressionante.

Il « Diario » di Teresa si protrae fino al venerdì 2 apri-le 1976. Riflettendo sui continui segni dati dalla Madonna, verso le 14,30 Teresa ode la voce della « Mamma celeste » la quale le dice: « Figlia mia, queste mie lacrime inietteranno un risveglio nel cuore di tante anime che vogliono essere fredde e di tante altre che non hanno volontà. Ma per coloro che non pregano e dicono che la preghiera è fanatismo, sappi, figlia mia, che per loro queste lacrime, se non si ravvedono, saranno la condanna » («Diario », pp. 2600-2601).

Il vuoto degli ultimi quattro mesi, lasciato dal «Diario» di Teresa, viene fortunatamente ricolmato da alcuni diligentissi-mi « appunti » avuti dal P. Franco Amico.

 

2. L'INIZIO DELLA FINE. SETTIMANA SANTA PIù' DURA DEGLI ANNI PASSATI.

Verso i primi di aprile del 1976, le condizioni di Teresa si aggravarono fino al punto da destare serie preoccupazioni: « Sul suo viso - annotava Don Franco - vi erano segni di atroci sofferenze; sulla fronte ogni tanto comparivano dei pun-tini di sangue e il guanciale era sparso di macchiette di sangue. Asciugandole la fronte, si notava che in tutto il capo, fin sotto i capelli, era sanguinante. Nonostante ciò, per non fare im-pressionare i presenti, dava loro coraggio dicendo che non era niente. Spesso si assopiva, in preda a forti dolori di testa ».

Nel tardo pomeriggio, dell'11 aprile, Domenica delle Pal-me, incominciò a peggiorare: sembrava essere in lotta con qualcuno: si dimenava e, ogni tanto, sembrava voler evitare dei colpi, al punto che bisognava starle vicino. Dalle sue parole si capiva che stava lottando con il nemico. Dopo alcune ore si calmò, pian pianino cambiò aspetto. Si rasserenò e, dopo poco, era a colloquio con la Mamma celeste: sul suo viso le sofferenze di quella giornata sembravano scomparse: era tutta un sorriso. Il dialogo durò quasi un quarto d'ora.

Nei giorni seguenti (12-16 aprile, giorno di Pasqua) si notò un certo miglioramento di modo che il 20 aprile, insieme ad alcuni amici, poté portarsi a Castel Volturno, e il martedì in Albis poté fare, in macchina,. un devoto pellegrinaggio al Santuario della « Madonna della Civita », presso Formia. Nel-l'uscire da quel Santuario disse che la Madonna aveva gradito molto quella visita.

Il 25 aprile fece anche un pellegrinaggio al Santuario del-la Madonna in Caldana di Mondragone.

 

3. NELL'OSPEDALE CIVILE DI CASERTA.

Il miglioramento della salute di Teresa fu più effimero che reale, di modo che il 23 giugno dovette essere ricoverata nell'Ospedale Civile di Caserta, nel reparto di Nefrologia. Fatti i debiti accertamenti clinici, fu riscontrata nell'inferma una « uremia cronica con ipertensione arteriosa di grado elevato ». Fu sistemata in una stanza a sei letti, e, per vari motivi, venne a trovarsi molto a disagio. I piccoli guanti che ella era costretta a portare per nascondere le stimmate furono oggetto di domande indiscrete da parte di medici, infermieri e malate. Teresa era solita rispondere con un'alzata di spalle.

« In Ospedale - ci fa sapere Don Franco - familiarizzò con tutti, però con discrezione, sempre per incoraggiare gli altri, dimenticando a volte il proprio stato ».

Accanto alletto di Teresa vi era una bimba di 12-13 anni. Povera bimba! Consapevole della gravità del suo male, lo era anche pienamente della sorte che l'attendeva. Teresa, con squisita bontà materna, quando la vedeva abbattuta, le si avvi-cinava e le faceva coraggio dicendole: « Filomena, coraggio! Quando saremo lassù, niente più ci farà soffrire ».

A queste parole, calde lacrime scendevano dagli occhi della mamma desolata che l'assisteva. Teresa ascoltava con bontà i suoi racconti, i suoi sfoghi, e poi l'esortava alla preghiera. Quel-la povera donna, non sapendo chi fosse Teresa, non finiva di esaltare la squisita bontà di quella Signorina.

All'altro lato del letto di Teresa, venne sistemata, per due giorni, una povera vecchietta, abbandonata da tutti i suoi familiari, fino al punto che, quando venne dimessa dall'Ospedale, ciascuno dei suoi figli si rifiutò di accoglierla in casa... Dinanzi al contegno di figli così snaturati, il tenero cuore di Teresa rimase tremendamente ferito.

Il posto di quella povera vecchietta venne tosto occupato da una signora negra. Poveretta!... I malati di quella stanza, ad eccezione di Teresa, l'accolsero molto male, con manifesta anti-patia: la guardavano come « una bestia rara ».

La poveretta, dinanzi alle più indiscrete domande, seccata, si chiuse in un silenzio assoluto, evitando tutti. Teresa allora prese le sue difese e fece notare che, davanti a Dio « siamo tutti uguali ». A queste parole, gli occhi della povera negra si posarono con sollievo su Teresa e, piena di riconoscenza, inco-minciò a parlare e a familiarizzare con lei raccontandole tutta la sua dolorosa storia.

Tutte le volte che Teresa riceveva qualche cosa da casa sua e dai suoi amici, immediatamente faceva il giro della stan-za, e ne faceva parte a tutte, in modo particolare a quella po-vera negra.

Raramente, quella povera negra, riceveva la visita del marito insieme alle sue due bambine mulatte. Teresa familia-rizzò anche con le due bambine, e volle anche preparare loro un regalino, fra l'emozionata gratitudine della loro mamma la quale a stento riusciva a ripeterle: « grazie... ».

Questa signora si vedeva spesso pregare; e ciò riempiva di gioia il cuore di Teresa la quale le regalò un Rosario insieme ad alcune immagini sacre.

Nel frattempo le condizioni di salute di Teresa divennero sempre più gravi e preoccupanti: era tormentata da moltissimi mal di testa, da vomiti, da crampi in tutto il corpo. Anche la solitudine, la lungaggine degli accertamenti, la flebo quotidiana continuarono a deprimerla.

Il calice dell'amarezza toccò poi il colmo allorché un me-dico, avendo voluto vedere le stimmate, la costrinse a portarsi, in autoambulanza, al vecchio Ospedale di Caserta per una vi-sita... dermatologica!... La risposta del dermatologo fu chiara e netta: « Si tratta di Stimmate ». Dinanzi a questo responso, un medico dell'Ospedale non riuscì a trattenersi dall'esclamare sarcasticamente: « Abbiamo un'altra Santa... ». Teresa pru-dentemente tacque e offrì tutto al Signore.

Durante i primi giorni di ricovero all'Ospedale di Caserta, Don Franco, per confortarla, le portò il Bambinello con le mani al viso avvolto in una busta di plastica. Lo poggiò sul letto e, mentre lo scopriva per farglielo vedere, il Bambinello apparve tutto bagnato di gocce di sudore. Teresa però, temendo che gli altri se ne accorgessero, lo fece riportare subito a casa.

Ciò nonostante, anche tutte le rose poste dinanzi ad una piccola immagine del Cuore Immacolato di Maria, si riempi-rono di rugiada.

 

4. ALL'OSPEDALE DI MERCATO S. SEVERINO (SALERNO).

Un ulteriore aggravamento delle condizioni di salute di Teresa la costrinsero a lasciare l'Ospedale di Caserta e ad es-sere trasportata in autoambulanza, il 9 luglio, nell'Ospedale di M. S. Severino (Salerno) essendosi resa indispensabile l'emo-dialisi; si sperava di trovare lì un posto d'emergenza.

Si trovava come in uno stato di torpore: da alcuni giorni non prendeva più cibo o bevanda, ed era continuamente tor-mentata da conati di vomito e da crampi.

Purtroppo anche all'Ospedale di M. S. Severino, come già. era successo per l'Ospedale Civile e per la Clinica S. Luca di Ca-serta, non c'era niente da fare nonostante l'interessamento di vari amici. Nell'ultima estasi del 25 luglio a Villa dei Gerani la Mamma celeste le dirà: « Ho voluto farti provare quello che io sentii nel cuore quando non fui accolta. Soffrirai ancora un poco e poi ti porterò alla presenza del Padre ».

Siccome per varie ragioni non era possibile, nell'Ospedale di M. S. Severino, procedere alla emodialisi, fu deciso di traspor-tare la malata nella « Clinica dei Gerani », di Napoli, a Capodimonte.

 

5. ALLA « CLINICA DEI GERANI » DI NAPOLI.

Fatti nuovi accertamenti, le fu riscontrata una « insuffi-cienza renale cronica ». Trovò un ambiente molto calmo e se-reno. Le Suore della Clinica, intuendo la singolare bontà della malata, le si affezionarono e la trattavano come una sorella. Teresa dimostrò sempre verso di loro la più viva riconoscenza, edificandole con l'esempio e coi suoi saggi consigli. Anche i sani-tari le usavano molti riguardi, e non tardarono ad accorgersi di trovarsi dinanzi ad una paziente fuori serie.

Dopo i primi accertamenti, venne subito sottoposta al-l'intervento ordinato a prepararla alle dialisi rese particolar-mente difficili dalle condizioni generali dell'inferma.

Il primo intervento al braccio sinistro durò alcune ore. Teresa era sveglia. Dopo il lungo e doloroso intervento, non fu udita emettere un solo lamento, di modo che il medico, Dott. Franzese, non riuscì a trattenersi dal felicitarsi con l'inferma asserendo che tutti i pazienti avrebbero dovuto essere come lei. Si recava poi frequentemente a controllare le sue condizioni e la incoraggiava ricordandole la forza d'animo dimostrata duran-te l'intervento precedente.

Il secondo intervento al braccio destro, fatto a breve di-stanza dal primo, fu ancora più doloroso. Anche questa volta Teresa era sveglia. Dopo molte ore trascorse in sala operatoria, la povera paziente venne riportata nella sua stanza, in preda a dolori così acuti che non le permisero di chiudere occhio.

Sopraggiunse ben presto una complicazione tale da far svanire ogni speranza. « Era - narra Don Franco - paraliz-zata a letto con tutte e due le braccia che poggiavano su due cuscini... I dolori erano fortissimi ad ambedue le braccia. Più volte ci ripeté che la sera prima del secondo intervento aveva visto dinanzi agli occhi tutto ciò che le sarebbe accaduto. Si calmò soltanto verso le sei quando Suor Francesca nella sua stanza, come tutte le mattine, preparava la mensa per la S. Co-munione... Teresa aspettava con ansia quell'ora, specialmente quella mattina « dopo le grandi sofferenze di quella intermina-bile notte ».

Quando (Suor Speranza) vedeva che Teresa stava un po' meglio, le portava a farle vedere dei bimbi appena nati che sta-vano nel nido. Teresa era contenta perché amava tanto i bam-bini, e ad una scelse anche il nome (quello di Maria) dicendo che non vi era un altro nome più bello di quello della Mamma celeste.

Nei momenti di maggiore tristezza, alcune Suore infer-miere, rivolte all'inferma, le chiedevano cosa desiderasse, di-chiarandosi pronte ad accontentarla. Ma Teresa, fissando il suo languido sguardo su di loro, rispondeva: « Io desidero una cosa sola che nessuno mi può dare: il Paradiso... ».

A tutti coloro che si recavano a farle visita, Teresa rivol-geva questa richiesta: « Pregate affinché Gesù mi porti presto in Paradiso... ».

Il 16 luglio, venerdì, - riferisce P. Franco - nel giorno de-dicato alla Vergine del Carmelo, nella clinica Villa dei Gerani, tutto è disposto per la prima applicazione del rene artificiale a Teresa. Questa ha tutto il corpo dolorante, quasi immobile sul lettino bian-co, il minimo movimento le procurava dolori atroci alle braccia es-sendo stata operata ad ambedue i polsi. Erano circa le ore quindici, Teresa, a bruciapelo mi domanda: « Ma è vero che sotto quell'ap-parecchio si può anche morire? ». Io cerco di convincerla a non da-re retta a certi pensieri, la esorto a stare calma e serena nel com-piere in tutto la volontà di Dio. Mi chiede di confessarsi e lo fa con tanta umiltà. Poi tranquilla si lascia portare nel reparto dia-lisi. L'indice di creatinemia è altissimo: 24 mg. %. Dirà poi Suor Idalberta che Teresa, come stavano le cose alle 15,10, doveva terminare la sua esistenza terrena. Il cuore stava per cedere, poi si riprese. I dottori assistenti ebbero a dire: « Il primo mira-colo l'ha fatto a sè stessa ». Non era giunta l'ora segnata dalla Provvidenza. La Madonna del Carmine colmava la sua sete di martirio col prolungare la sua agonia che durerà oltre un mese ancora sull'irta salita del Calvario.

Un giorno, una malata, rivolta a Teresa, si lamentò molto della sua malattia, ed aggiunse: « Vorrei sapere da Gesù Cristo cosa ho fatto per men tare questo male ». Teresa, penosamente sorpresa, fu udita esclamare: « Ma se lo abbiamo messo in croce!... ». A questa risposta la povera donna reagì, ma Don Franco, presente a quella scenetta, le spiegò con pazienza che noi, coi nostri peccati, continuamente crocifiggiamo Gesù.

Ben presto, la povera paziente venne sottoposta all'emo-dialisi, a giorni alterni, e ognuna di esse aveva la durata di 5 ore. Durante l'emodialisi Teresa - riferisce Don Franco - stava calma come un agnellino, e raramente si lamentava, solo quando aveva dei vomiti, dei crampi e allora bisognava farle dei massaggi sulle gambe. Sudava enormemente e non riusciva a bere un sorso d'acqua, al contrario degli altri ammalati i quali mangiavano persino. Dopo le prime emodialisi diminuì di 10 chili.

Durante la degenza a Villa dei Gerani, riferisce Suor Idal-berta, Teresa rinnovò la sua consacrazione a Vittima per il bene della S. Chiesa, per i Sacerdoti e per tutti i peccatori.

 

6. TRA CASERTA E NAPOLI.

Il 26 luglio Teresa venne dimessa dalla Clinica, con l'ordi-ne però di farvi ritorno, a giorni alterni, per continuare la cura.

Durante il viaggio di ritorno verso casa, parlò molto del-l'opera che avrebbe voluta far sorgere a Caserta pei poveri vecchi, e, in modo particolare pei Sacerdoti. Parlava con serena disinvoltura della sua prossima fine, e giunse a pregare Don Franco a volersi interessare per l'acquisto di un loculo nel Cimi-tero di Caiazzo o in quello di Caserta.

Il 28 luglio si recò per l'ultima volta a Castel S. Lorenzo. Tre Suore della Clinica « Villa dei Gerani » prelevate al « Get-semani », si unirono a Teresa durante il viaggio per venerare il quadro del Cuore Immacolato di Fatima che emetteva sangue da oltre tre anni.

Teresa parlando al fratello Luigi gli disse: « Questa è l'ultima volta che io vengo qui. Ormai la mia missione è finita. Quello che ti raccomando di più e questo: non dimenticarti di pregare continuamente per i Sacerdoti ».

La penultima dialisi (quella del 17 agosto) fu particolar-mente dolorosa. Verso la fine della seduta, Teresa non ebbe più la forza di sopportare i due tubicini che permettevano il deflusso del sangue. Il cuore accusava grande stanchezza. Par-ticolare strano! Allorché Teresa, dopo quella dialisi, risalì in macchina per far ritorno a Caserta, nell'attivare il motore, Don Franco notò che due immagini (quella cioè della Madonna di Fatima di Castel S. Lorenzo e quella del Volto Santo della Sacra Sindone) erano tutte coperte di sudore quasi da cima a fondo. Fece notare a Teresa il fenomeno, ma non fu fatto alcun commento. Proseguendo il viaggio, giunti presso Melito, Teresa cominciò a dare segni di smania: si sentiva mancare l'aria; il cuore poi batteva in modo molto forte. Sorse il timore di un collasso. Poco dopo però Teresa parve presentare una lenta ripresa, e così, evitando con diligenza ogni minima scossa, riuscì a raggiungere Caserta. Provò tuttavia una grande diffi-coltà, superiore a quella delle altre volte, nel salire le scale fino al secondo piano: le pareva di salire il Calvario. Quando poi raggiunse la sua stanzetta, apparve sfinita: la sua vita parve legata ad un tenuissimo filo. Più tardi si mise a letto.

Ma il giorno seguente (18 agosto) non ebbe la forza di alzarsi. Ricevette con sommo piacere la visita di Don Borra, suo padre spirituale, venuto espressamente da Roma. Parlò con lui, fra l'altro, dei primi passi da compiere per la realizzazione dell'opera assistenziale che era stato sempre il grande sogno della sua vita: l'acquisto cioè della Casa per i Sacerdoti an-ziani, per religiosi, per vecchietti privati di ogni affetto a S. Cle-mente, poiché la Madonna le aveva detto espressamente che Ella voleva quella Casa. In seguito a ciò, Don Borra, con Don Franco, si recò in macchina a Napoli per trattare la casa con l'Amministratore dell'Ispettoria Salesiana proprietaria del-la Casa che stava tanto a cuore a Teresa. Ritornati a Caserta, i due Sacerdoti riferirono a Teresa le condizioni per l'acquisto della Casa. Il cuore di Teresa sussultò di gioia, pur in mezzo a tanti dolori.

 

7. TERESA NELLE IMPRESSIONI DELLE SUORE INFERMIERE.

Non sarà senza particolare interesse riferire le impressioni suscitate da Teresa nelle varie Suore che, nella « Clinica dei Gerani », le prestarono devota e affettuosa assistenza durante gli ultimi giorni della sua vita terrena.

Una di esse ce la presenta con queste brevi ma eloquenti parole: « Appena l'ho vista, ho capito che era un 'anima tutta piena di Dio e di amore di Dio ». La presenta come « un 'anima semplice, piena di sofferenza... una sofferenza che, con tanta spontaneità, offriva a nostro Signore ».

Un'altra Suora, riferisce, tra l'altro, che Teresa, nei suoi dolori, le ripeteva quei versi ispirati del Padre Bigazzi S. I., programma vissuto per tutta la sua giornata terrena: « Il mio penare è una chiavina d'oro, piccola, ma che mi apre un gran tesoro:è Croce, ma è Croce di Gesù:quando l'abbraccio, non la sento più! Non ho contato i giorni del dolore:so che Gesù li ha scritti nel suo cuore. Mi han detto che, guardata dal di là, tutta la vita un attimo parrà. Passa la vita, vigilia di festa, muore la morte: il Paradiso resta!... Due stille ancora dell'umano pianto, e di vittoria poi l'eterno canto!... ».

Una terza Suora mette in rilievo lo « spirito di mortifi-cazione » di Teresa. Ci fa sapere che, mentre veniva a farle le dialisi, aveva molta sete e non beveva, perché si vedeva che lo faceva proprio per mortificarsi, per spirito di penitenza.

Riferisce che spesso, nei momenti liberi, si recava da lei per riceverne edificazione, forza e conforto.

Una quarta Suora infermiera è rimasta impressionata per «quella serenità, quella dolcezza, quel viso sempre sereno: come avvicinava qualcuno, lei sorrideva sempre, e col suo sorriso affascinava le persone ». « Le sue sofferenze - aggiun-ge - erano atroci; però sapeva affrontarle con serenità!... Devo dire che offriva volentieri le sue sofferenze per la Chiesa, per le anime, specie pei Sacerdoti. Due volte ho notato che, mentre soffriva moltissimo, alzava le mani in alto in segno di sofferenza, e somigliava a Gesù in croce... Soffriva crampi fortissimi: si scuoteva tutta... M'ha dato l'impressione, con tutte le sue sofferenze, che era un'anima prediletta... ».

A questo coro osannante alle singolari virtù di Teresa Musco ha fatto eco anche il Sig. Francesco Mauriello, tecnico di dialisi. « Ai miei occhi - dice Mauriello - era una ma-lata modello. Se fossero tutte così (le malate), il nostro lavoro sarebbe semplificato. Non l'ho mai sentita lamentarsi... Mi ricordo (che) alcune volte, quando le venivano quegli attacchi di ipotensione, (per cui doveva rimettere), chiedeva scusa del disturbo che dava, come se avesse avuto paura di arrecare fa-stidio agli altri... ».

 

8. L'ULTIMO GIORNO TERRENO DI TERESA.

L'alba del giovedì 19 agosto si presentò quasi identica a tutte le altre: Teresa giaceva a letto spossata, in preda a for-tissimo male di testa. Ciò però non le impedì di ricevere alcune persone, tra le quali P. Basso O.M.I. e P. Bonaventura Marti-gnetti O.F.M. Il Bambinello con le manine al volto, quella mattina, versò lacrime bianche da entrambi gli occhi.

Verso le 12,30 Teresa partì da Caserta alla volta di Napoli per la solita dialisi. Nonostante le grandi sofferenze che si no-tavano nel volto, appariva serena, gioviale. Parlò molto, du-rante il viaggio, della Casa pei poveri vecchi e della bontà del Signore nei suoi voleri su ciascuna delle nostre persone.

Giunti a Napoli, ebbero una prima sorpresa: l'apparecchio non era pronto per mancanza di acqua, per cui la dialisi, anziché alle 13,30, ebbe inizio alle 15.

La povera paziente si siede sul letto, in pieno abban-dono nelle mani di Dio. Quand'ecco le si avvicina una signora colpita dallo stesso suo male e le chiede: « Perché il Signore mi fa soffrire tanto?... Teresa con la massima carità e pacatezza, le diede questa saggia risposta: « Non sapete che il Signore Gesù per dimostrarci il suo Amore è morto per noi in Croce?... Non sapete che anche noi, coi nostri peccati, abbiamo gridato e voluto la morte di Gesù?... Beati noi se sappiamo soffrire e offrire tutto al Signore. Niente va perduto. Il Signore non si tiene niente, e saprà ben ricompensarci delle nostre sofferenze ».

Fu questo l'ultimo discorso di Teresa, il suo testamento spirituale, il suo grandioso messaggio, la mirabile sintesi di tutta la sua vita.

Intanto ha inizio la dialisi. L'ultima. Il cuore incomincia ben presto a dimostrare di non farcela più. Fortissimo mal di testa, crampi dolorosissimi ai polpacci, agli stinchi e ai piedi la spingono a chiedere con insistenza che l'avessero liberata dai lacci. Don Franco le rivolge parole di conforto e di incoraggia-mento. Recita insieme con lei varie preghiere: il Padre nostro, l'Ave Maria, il Gloria al Padre con l'atto di piena conformità al volere divino, e la Salve Regina.

« Notai con sollievo - riferisce Don Franco - che Teresa, con le labbra, seguiva la recita delle preghiere ». Poco dopo incominciò a provare dolori acutissimi ai fianchi e ai piedi, violenti e ripetuti conati di vomito: « il cuore pareva spezzarsi da un momento all'altro ».

Nel frattempo le campane di una Chiesa vicina incomin-ciano a suonare, di tanto in tanto, a distesa, onde chiamare i fedeli a riparare il sacrilego trafugamento di Particole consacrate. Le Suore infermiere si recano tutte in Chiesa, per l'Ora di riparazione. E così Teresa rimase sola. La Madonna - rileva Don Franco - aveva aderito ad un vivo desiderio di Teresa: quello di « morire sola ». Riferisce infatti che, nell'aprile o maggio del 1972, Teresa, in estasi (nell'abitazione di via Ric-ciardi) fece con la Madonna questa specie di patto: « Mamma, allora siamo d'accordo: quando sarà quel giorno, voglio essere sola, non voglio nessuno vicino a me; voglio morire sola, sulla croce. Va bene così? D'accordo. Me lo prometti?... ». Presso Teresa perciò rimase solo Don Franco, in preghiera. Ad un certo momento, Teresa, fra strazi indicibili, si ode escla-mare: « Aspetta!... Aspetta!.. » A chi si rivolgeva?... Non è difficile comprenderlo, se si tiene presente che Teresa - come riferisce Don Franco - quando andava in estasi, al termine della medesima, ossia, al saluto di congedo della Mamma cele-ste, era solita ripetere, per trattenerla, le parole: « Aspetta! Aspetta!...». E aggiungeva: « Quando mi porti con Te?... Quando verrò pure io?... ». Si trattava perciò di una visita della Mamma celeste alla figlia sua prediletta moribonda: l'ultima. Dopo le surriferite espressioni (« Aspetta!.... Aspetta!... (e secondo altri: « Vengo, vengo!...») Teresa parve riposare un tantino. « Ma poi, all'improvviso - riferisce don Franco - ecco che le sue braccia si sollevano più in alto della testa, e tutto il suo corpo, le gambe, i piedi assunsero una rigidità come se fosse diventata tutta di marmo ». Teresa assunse l'atteggia-mento di Gesù agonizzante con le braccia spalancate sulla croce ».

I medici, chiamati d'urgenza presso la moribonda, non fanno altro che constatare un progressivo aggravamento, per-dendo qualsiasi speranza di salvarla. Don Franco allora amministrò a Teresa l'unzione degli infermi. Dopo di ciò, i Medici acconsentirono che la moribonda fosse riportata a Caserta, nella sua modesta casetta. La scienza non aveva più nulla da fare. Le Suore si prodigarono per adagiare la moribonda sulla macchina. Giunse a Caserta ancora calda. Fu portata a braccia sul suo lettuccio. Chiamato il medico, constatò la morte. Era il 19 agosto, alle ore 20,30. Aveva 33 anni.

Durante gli ultimi mesi, l'Arcivescovo di Caserta aveva seguito il decorso della malattia di Teresa inviandole spesso la sua particolare benedizione.

 

9. FOLLE DI FEDELI SFILANO DINANZI ALLA SALMA.

Vari giornali e riviste, con annunzi ed articoli, non tarda-rono a diffondere la notizia della santa morte della stigmatizzata di Caserta.

Il Tempo usciva con questi vistosi titoli e sottotitoli: « Un caso che ha suscitato l'interesse dell'intera Terra di Lavoro. - Teresa Musco « segnata » dalle stimmate, è deceduta in vero odore di santità! - La donna è morta a soli 33 anni dopo una esistenza dedicata alla preghiera. Un'immensa folla ai funerali concelebrati da venti Sacerdoti.

L'omaggio del Vescovo di Caserta. Testimonianza di molti « miracolati » da tutta Italia. Un aiuto morale dato a tanti bi-sognosi » (Dom. 22 ag.).

La notizia della morte di Teresa rimbalzò il giorno dopo dai giornali italiani a quelli di tutto il mondo.

Dal triste spettacolo di odi, violenze, sopraffazioni, un fiore impareggiabile veniva colto, una luce d'incomparabile splendore veniva offerta come esempio alla povera umanità che languisce lontana da Dio.

Per due giorni e due notti dopo il pussimo transito, una marea di gente di ogni ceto e di ogni condizione sociale, da Ca-serta, da tutta la Terra di Lavoro e da varie parti d'Italia si riversa nell'umile casetta per rendere omaggio alla salma, stesa sul suo candido lettino, circondato da fiori, vestita con l'abito candido della sua consacrazione a Dio. L'afflusso dei visitatori è stato continuo e talmente imponente da costringere le autorità di Pubblica Sicurezza ed i Vigili Urbani a disciplinare l'entrata nella camera ardente e a bloccare il traffico automobilistico nelle vie adiacenti.

 

10. SOLENNISSIME ESEQUIE.

Alle solennissime esequie e alla Messa funebre concelebrata da 20 Sacerdoti nella Cattedrale di Caserta, « hanno parteci-pato - scriveva Il Mattino di Napoli - migliaia di persone che hanno bloccato il traffico al centro »

« Se n'è andata - rilevava il giornale, riferendo la voce del popolo - in umiltà, quasi in punta di piedi, senza clamori, come in umiltà ed in silenzio e nella medesima riservatezza ha sempre vissuto la sua breve esistenza terrena »

Un caloroso spontaneo battimani accolse la bianca bara non appena apparve sul portoncino dello stabile in cui abitava in via Battistessa. Battimani che si ripeté ancora più inaspettato e fragoroso nell'entrata e nell'uscita dal Duomo di Caserta.

Commovente, mentre si svolgeva il corteo, il canto del-l'inno pieno di fede e di speranza rivolto alla Vergine Santa: « Andrò a vederla un dì ». Quante volte Teresa in casa si rivol-geva alla Mamma celeste con questo canto con la sua voce argentina! Finalmente per lei era diventata realtà, per noi ancora pellegrini, motivo di maggiore speranza e conforto. Giu-stificabile, perciò, anche l'altra invocazione che il popolo spontaneamente, ad alta voce, improvvisamente consapevole di aver avuto una grave perdita ma nello stesso tempo di avere una speciale protettrice in Cielo diceva: Teresa, prega per noi. Te-resa, prega per noi!

« All'ufficio funebre, celebrato nella Cattedrale di Caserta il 22 agosto - scriveva il Roma - hanno assistito migliaia di persone. Mai la Chiesa ed il sagrato erano stati così gremiti come oggi ». Durante le solennissime esequie, il P. Adalberto dell'Addolorata, Passionista, pronunziò il seguente elogio fu-nebre che riferiamo, come è stato possibile raccogliere dalle sue labbra: « Gesù disse: quando le mie mani saranno trapassate dai chiodi, quando questi piedi saranno trapassati da chiodi, quando questo costato sarà aperto, quand'io sarò immolato la sulla Croce attirerò tutti a me. Teresa, piccola crocifissa, im-magine viva di Gesù inchiodato. Teresa, che hai fatto vedere a noi le mani trafitte di Cristo, i piedi trafitti, Teresa, questa popolazione è qui attirata, attratta a te, e per mezzo tuo, a Cristo Crocifisso. Lui l'unico punto di attrazione per l'universo intero nel quale tutto si ricapitola, si compendia in Cristo; ed è questa la legge che nostro Signore pone: per crucem ad lucem, per mezzo della Croce, dei chiodi, delle spine, delle piaghe, attira, illumina, conforta, risana, parla alle nostre anime. Se il chicco di grano non muore, se non marcisce rimane solo, ma se muore, darà molto frutto, lui Gesù granum mortifican-dum et multiplicandum, dice S. Agostino, e in lui noi tutti cri-stiani perché in morte Christi baptizzati sumus, Cristianus alter Cristus; e allora attraverso questo invito e desiderio di Cristo di attirare anime e anime ci sono state generose creature che hanno detto: « SI o Gesù, eccoci, ci offriamo vittime per te, vittime per l'umanità perché questa sola è la realtà: amarti, viverti, esprimerti, o Crocifisso. Ed una di queste creature, come un Francesco d'Assisi, come una Teresa di Neuman, come un Padre Pio, una di queste tante creature, onore del genere umano e onore d'Italia, è proprio questa violetta nascosta che viveva tra noi, ignorata, silenziosa; quando camminava aveva paura anche di disturbare l'aria; a questa creatura dal cuore più grande del mondo si è presentato Cristo, e lui Crocifisso.. Già dalla tenera età di 9 anni ha conosciuto il dolore, le sofferenze, il pianto, poi altre sofferenze lungo il corso della vita. Miei cari, da lì parla e invita tutti noi ad una vita intensa, cri-stiana. Parlava a chi poteva parlare nella sua semplicità e in-vitava tutti alla purezza della vita, a noi sacerdoti alla santità sacerdotale, all'attaccamento alla gerarchia cattolica, all'amore al Papa, all'amore alla Chiesa cattolica, alla fedeltà e obbedienza al proprio Vescovo, parlava e confortava, ma se la parola o quelle poche righe che poteva scrivere colpivano seriamente, ma più, più adesso colpirà il suo silenzio, più e più ancora dalla sua bara e dalla sua tomba farà sentire la sua voce di croci-fissa, ampliata, potenziata dal cuore trafitto di Cristo crocifisso, gloria suprema dei cristiani e dei Santi. E vissuta nascosta, già venne qui a Caserta nel 1968 e poi l'anno seguente nel 1969 in un momento (la persona è qui presente) presentò le sue mani, « vedi che mi ha fatto Gesù »: quelle mani erano tra-passate, quei piedi erano trapassati dai chiodi e da allora, dal 1969, contro ogni legge possibile inspiegabile di natura, per-ché ogni ferita ogni piaga, e nessun medico chirurgo del mondo può smentire questo principio, o guarisce o va in putredine. Quelle ferite vive, vive come voi le avete vedute, visitando la salma, quelle piaghe aperte che in certi giorni dell'anno, di pas-sione e di crocifissione di Cristo, versavano sangue abbondante; anche quel costato aperto, quel capo trafitto da spine, non pote-vano presentarsi da viva a voi perché sarebbe stata una esibizione che la Chiesa non avrebbe permessa, ma per questo non ne è dimi-nuito il valore, anzi esso è moltiplicato proprio per questa umiltà, ~er questo nascondimento, per questa morte completa a se stes-sa. A nome di tutti voi dò alla mamma che è presente, alla mani ma di Teresa, alla sorella di Teresa le condoglianze. Non erava-mo degni, Teresa. Perdonaci di non averti capita e forse contri-stata e amareggiata. Dall'alto del Cielo guardaci, guardaci, ele-viamo a te le nostre mani supplici, ti invochiamo, vorremmo dare la nostra preghiera di suffragio, ma si spegne dinanzi a una crocifissa, dinanzi ad una assimilata al Potente, all'Invinci-bile, al Santo, al Cristo. Ed ora ascoltiamo ancora un'ultima tua parole e termino con questo. Proprio pochi giorni fa, diceva alla sorella religiosa, qui presente che è qui alla mia sinistra ad ascoltarmi « scrivi dietro questo santino, scrivi, io ti detto. Manda queste parole al P. Adalberto ».

Nel leggere queste parole dettate da Teresa, pochi giorni fa, pochi giorni prima che morisse, ho avuto come la sensa-zione di un testamento solenne, un testamento rivolto non solo a me, ma a voi, ma a tutti, ma anche, oso dire, ai secoli futuri. un semplice santino e dettò queste precise parole che rivolgo a nome di Teresa a voi tutti: « Vi saluto sperando di vederci sempre e addio, chiedete la benedizione alla Madonna per me, vi saluto in Cristo Gesù Crocifisso. Teresa Musco. « Per voi vi lascio le parole scritte sull'immaginetta, parole solenni di S. Giovanni Crisostomo stampate qui: "Mio Dio, che il mio silenzio lasci il posto alle vostre parole ~ E silenzio qui nella bara, non parla più, perché ha lasciato il posto alla parola di Dio, alla voce di Dio che si farà sentire nella Chiesa. Sì, ve lo dico sin d'ora, la voce di Dio si farà sentire, perché questa umile ha lasciato il posto a Dio, solo a Lui che deve essere glorificato dai suoi piccoli crocifissi e quando l'altra sera moriva circon-data dai medici curanti, quando sotto le loro mani in un mo-mento Teresa si trasfigurò, pronunciò queste parole: "Aspetta, aspetta". Moriva così salendo verso la luce, verso il Sole, verso Iddio. E a te, o piccola Teresa, a te s'innalzano e &i t)rotendono queste nostre braccia, a te che ora sei nel Sole ».

 

11. NEL CIMITERO DI CASERTA.

Dalla Cattedrale, dopo le esequie, l'imponente concorso dei fedeli accompagnava la venerata salma al Cimitero di Caserta, ove venne sistemata, provvisoriamente, nella Cappella dell'Arci-confraternita di Briano. Veniva poi tumulata al terzo piano del-la Cappella della suddetta Confraternita, nel loculo segnato col n. 157, offerto al « Comitato Pro Teresa Musco » dalla Signora Gelsomina Pasquariello in Tescione di Briano di Caserta tramite i buoni uffici del Sac. Don Domenico Vozza, in attesa di una sistemazione definitiva.

La salma, all'esame dei periti, non presentava i segni della rigidità cadaverica (processo naturale, questo, che, di solito, suo-le manifestarsi anche un'ora dopo l'esalazione dell'ultimo respi-ro, quando cioè viene a mancare la circolazione del sangue ne-gli organi vitali).

Anche nel. Cimitero, durante i giorni 22 e 23 agosto, l'af-flusso dei fedeli è stato continuo, imponente. Secondo Il Mattino di Napoli, « oltre diecimila persone hanno sfilato dinanzi al loculo del Cimitero di Caserta ». Il suddetto quotidiano parla anche di una « pioggia di fiori sulla tomba della donna delle stimmate » (24 agosto 1976).

Il popolo - come ha riferito qualche quotidiano - par-lando di Teresa Musco, non ha esitato ad appellarla « Santa Teresa di Gesù Crocifisso »... ~ forse il caso di ripetere: "Vox populi vox Dei!"...

Lo giudicherà la Chiesa. Non mancano tuttavia, varie ri-sposte dal Cielo, ossia, favori prodigiosi impetrati da Teresa in favore di coloro che hanno fatto a Lei fiducioso ricorso.

 

 

PARTE Il

 

FENOMENI VERIFICATISI INTORNO A TERESA MUSCO

 

CAPITOLO I

 

SGUARDO PANORAMICO

Teresa Musco, nel suo « Diario », parlando dei fenomeni straordinari verificatisi in casa sua, ha scritto che tali fenomeni si verificavano « ogni giorno ».

Non è, questa, un'iperbole, ma è la pura realtà. Per con-vincersene è sufficiente dare un rapido sguardo a quanto ci accingiamo a narrare, basandoci sulla diligentissima documenta-zione fornitaci, oltreché dal « Diario » di Teresa, dal Rev. Padre Franco Amico, che ha fraternamente assistito Teresa Musco negli ultimi cinque anni della sua vita terrena. Avremo cura di citare i testi oculari dei vari fenomeni.

Seguiremo, nella esposizione, l'ordine cronologico, che ci è parso il più adatto.

Per una rapida e sintetica informazione dell'imponente complesso dei fenomeni che sono l'oggetto della nostra informazione, ritengo opportuno premettere una breve panoramica dei vari fenomeni:

1) il luogo e il tempo dei fenomeni;

2) le immagini che hanno pianto o sudato;

3) i testimoni oculari;

4) l'analisi scientifica del sangue miracoloso;

5) significato e scopo dei fenomeni.

 

1. IL LUOGO E IL TEMPO DEI FENOMENI.

Ci troviamo, indiscutibilmente, dinanzi al più grande e impressionante complesso di fenomeni straordinari verificatisi, da che mondo è mondo, in ogni tempo e in ogni luogo, nella storia dell'umanità.

Questi fenomeni straordinari si sono verificati nella casa di Teresa Musco in ben 175 giorni, durante un periodo di tempo di circa 18 mesi (dal 26 febbraio 1975 al 19 agosto 1976).

I fenomeni straordinari si sono verificati, ordinariamente, più volte nello stesso giomo (fino a tre, quattro e cinque volte) in varie ore del giorno.

I fenomeni sono consistiti in versamenti di lacrime, sia bianche (normali) sia di sangue, e in sudorazione da parte di varie effigi sacre (stampe, foto o statue di gesso).

 

2. LE IMMAGINI SACRE CHE HANNO PIANTO O SUDATO.

Le immagini sacre nelle quali si sono verificati i surriferiti fenomeni straordinari sono 24, tutte raffiguranti o Gesù o Maria:

1) Madonna Immacolata (statua: cm. 60);

2) Madonna Immacolata (statua: cm. 30);

3) Madonna Addolorata (cm. 30);

4) Madonna col Bambino (cm. 15);

5) Madonna Addolorata (quadro: 40x40);

6) Immaginetta della Madonna di Fatima (6x9);

7) Calendario raffigurante la Madonna del Carmine col Bambino (30x40);

8) Madonna col Bambino e con due Angeli (60x70 circa);

9) Volto Santo di Napoli (quadro: 40x40 circa);

10) Volto e Cuore di Gesù (cartolina);

11) Volto di Gesù (quadro: 20x20);

12) Volto di Gesù della S. Sindone (cartolina);

13) Quadro dell'« Ecce Homo » (60x80 circa);

14) Quadretto di S. Giuseppe col Bambino (6x8);

15) Quadretto del Bambino Gesù (5x7);

16) Sacro Cuore di Gesù (statua: cm. 50);

17) Sacro Cuore (statua: cm. 30);

18) Bambino Gesù di Betlem;

19) Bambino Gesù con le manine al volto;

20) Bambino Gesù di Betlem;

21) Bambino Gesù con i capelli biondi;

22) « Ecce Homo » (statuetta: cm. 35 circa);

23) « Ecce Homo » statuetta: cm. 20.

24) Il Crocifisso.

 

3. I TESTIMONI DEI FENOMENI.

I testimoni che hanno visto i vari fenomeni e li hanno attestati sia con la parola sia con lo scritto sono centinaia, dei più vari ceti sociali: Sacerdoti, religiosi, religiose, laici, persone intellettuali (Dottori, Professori) e persone del popolo. Tutti hanno ammesso la realtà dei fenomeni.

Si farebbe torto, indubbiamente, al buon senso, alla stima di tanti e tanti testi oculari se si osasse mettere in dubbio le loro unanimi attestazioni.

Tutti i numerosi testi oculari (ad eccezione di uno: un Prete) sono concordi nell'escludere qualsiasi causa naturale (trucchi, manipolazioni ecc.), e perciò sono concordi nel ricono-scere una causa preternaturale. Orbene, la causa preternaturale può essere duplice: o Dio o il suo più grande antagonista, satana.

Che non possa essere satana appare dal fatto che gli effetti prodotti da tali fenomeni straordinari sono tutti contro satana e in favore di Dio: conversioni, ossia, ritorni a Dio, ritorno alla pratica della vita cristiana, alla preghiera, ai Sacramenti (specie quello della penitenza e dell'Eucaristia).

« Dai frutti si conosce l'albero » - ha detto il Maestro di tutti i maestri - se i frutti sono buoni, l'albero non può non essere che buono; se i frutti sono cattivi, l'albero non può non essere che cattivo.

 

4. L'ANALISI SCIENTIFICA DEL SANGUE MIRACOLOSO.

Aggiungiamo qui la relazione dell'analisi del sangue mi-racoloso eseguita dal dott. Francesco Guarino.

« Io sottoscritto, dott. Guarino Francesco, biologo analista, dichiaro quanto segue: Il 19 aprile del 1975, sabato, nel tardo pomeriggio vennero a casa mia l'ing. Lojacono, il maresciallo dell'A. M. Cap-pabianca e la mia fidanzata Lucia De Pascale. L'ingegnere mi chiese se era possibile effettuare un emogruppo; dopo avergli spiegato che potevo farlo solo in laboratorio, poiché non avevo l'occorrente, ci recammo a Caserta dalla signorina Teresa Mu-sco per prelevare il sangue dal quadretto di Gesù che in gior-nata aveva pianto abbondantemente lacrime di sangue. Arrivati a Caserta, a casa di Teresa, trovammo Padre Franco Amico, la signora Antonietta Donisi in Di Gioia e la signora Cellini in Cappabianca con i suoi due figlioli; in presenza di tutti questi mi apprestai a prelevare il sangue che stava sotto il bordo infe-riore della cornice del quadretto e nel fondo di un contenitore di plastica dura che fungeva da custodia del quadretto. Il sangue era in parte coagulato e in parte ancora liquido. Con un cuc-chiaino raccolsi il sangue dalla cornice del quadretto e lo misi in una provetta, da me portata, contenente due gocce di EDTA, poi Teresa raccolse altro sangue dal fondo del contenitore di plastica e lo depose nella stessa provetta. Il sangue raccolto era circa 3-4 cc. Agitai la provetta per far sì che la parte di sangue ancora liquida non coagulasse. Poi io, il signor Cappabianca e Lucia andammo con il sangue al laboratorio dell'ospedale Pala-sciano di Capua, dove lavoro. Appena nel laboratorio estrassi dal frigo i reattivi immunum testserum anti-A della Bering-werc, anti-B dell'Istituto Sieroterapico Milanese e anti-Rh del-la Ortho Diagnostics occorrenti per determinare l'emogruppo, per far si che tornassero a temperatura ambiente. In presenza dei due testimoni versai il sangue in una provetta più grande, aggiunsi 5-6 cc. di soluzione fisiologica della Baxter e con un bastoncino ho rotto il coagulo per liberare quante più emazie possibili. Dopo aver centrifugato la provetta ad alti giri e allon-tanato il supernatante, ripetei un'altra volta questa operazione e alla fine fui pronto per determinare l'emogruppo sulla 'pappa' di emazie rimasta nella provetta. Sempre in presenza dei due testimoni, posi con una pipetta da 1 cc tre gocce di sangue ri-spettivamente su due vetrini, ad una ho aggiunta una goccia di reattivo anti-A, alla seconda di anti-B e alla terza, posta sul secondo vetrino, di anti-Rh(D). Dopo aver stratificato circolar-mente il sangue con i rispettivi sieri con le punte di un altro vetrino, ho fatto, ancora roteare « delicatamente » i vetrini. Dopo pochi minuti, alla luce di una lampada, lessi il risultato: non vi era agglutinazione né dove avevo aggiunto alle emazie il siero anti-A, né dove avevo aggiunto l'anti-B, ma vi era una buona ed evidente agglutinazione ove avevo aggiunto alle ema-zie il siero anti Rh (D).

L'emogruppo di quel sangue è, dunque, 0(zero) Rh positivo. La lettura del gruppo con conferma del risultato fu fatta anche da Lucia in quanto anche lei esperta perché frequentatrice di un laboratorio di analisi cliniche.

Raccolto il sangue residuo, la fisiologica usata per 'lavare' le emazie, i vetrini sui quali era stato effettuato l'emogruppo (chiusi i vetrini in una capsula di Petri sigillandola con del ce-rotto) ed insieme agli altri due, mi recai a Caserta a casa di Teresa alla quale consegnammo il tutto ».

S. Maria C. V., 19-6-1976

In fede Dott. Franco Guarino

 

5. IL SIGNIFICATO E LO SCOPO DEI FENOMENI.

Qual è o potrebbe essere il significato di questa impo-nente serie - mai vista nel passato - di fenomeni straordi-nari? Non sembra difficile comprenderlo. Viviamo in tempi di universale crisi di fede e di morale, quale mai si è verificata nei tempi passati. L'ateismo, speculativo e, soprattutto, pratico, l'allontanamento delle masse da Dio, son cose che stanno di-nanzi agli occhi di tutti. E' perciò più che spiegabile un forte, inaudito, straordinario richiamo da parte di Dio ad una umanità che cammina brancolando fra le tenebre degli errori, e che vive immersa nella materia, nel fango, nel materialismo pagano.

Questa serie imponentissima di fenomeni straordinari è come un assedio supremo di amore da parte di Dio per l'uma-nità errante; è un supremo e, Dio non voglia, estremo, insistente richiamo a voler ritornare a Colui che è il nostro principio e il nostro fine supremo, il Bene sommo, l'unico capace di saziare quella fame e quella sete di infinito, di felicità senza limiti, che tanto invade e tormenta l'uomo di questo nostro secolo.

Lo scopo di tutto questo imponente complesso di feno-meni? L'ha indicato chiaramente la Madonna a Teresa il 19 agosto 1975: « I segni che verranno, e quelli che stanno già avve-nendo, sono per la salvezza delle anime. Desidero che li vedano tutti!... » (« Diario », p. 2455).

Essi sembrano ripetere a tutti, con Santa Caterina da Siena, in una lettera ad un alto Prelato: « Ahimé, non più ta-cete. Gridate con cento migliaia di lingue. Veggo che per tacere il mondo è guasto. La Sposa di Cristo è impallidita [toltogli il colore perché si è succhiato il sangue di dosso. Ahimé che io muoio e non posso morire] » (Lettera 16 ad un alto Prelato).

Il mondo - non è davvero questa una frase retorica! - sta andando in rovina: è ormai giunto all'orlo del precipizio. Per ritrarlo dal precipitarvi, il Redentore e la Corrredentrice hanno usato ogni mezzo: hanno usato, in primo luogo, la paro-la, attraverso svariati messaggi (si ricordi, per esempio, quello di Fatima).

Riuscite inutili le parole, han fatto ricorso ai fatti, ed han versato lacrime (per esempio a Siracusa).

Riuscito inutile anche il richiamo delle lacrime bianche, han fatto ricorso alle lacrime di sangue. E il richiamo supremo: « Vox sanguinis clamat » (Gen. 4,10).

Questa voce così potente invita tutti a riflettere seria-mente a quale caro prezzo siamo stati redenti: « Voi sapete - ha scritto S. Pietro - che non a prezzo di cose corruttibili, come l'argento e l'oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia » (I Pt 1, 18).

Il Signore può ripetere con ragione: « Che cosa potevo io fare alla mia vigna che io non l'abbia fatto?.. » (Is. 5, 4).

 

CAPITOLO Il

CRONISTORIA DEI FENOMENI - ANNO 1975

1. FEBBRAIO.

1. La mattina del 26 febbraio 1975, Teresa Musco, da Ca-serta si porta a Caiazzo per far visita alla mamma nella sua sua casa nativa. Ad un certo punto la mamma le dice: « Teresa, va' in camera tua e prendimi un tovagliolo bianco ». Teresa si reca nella sua vecchia stanzetta e la trova ridotta ad un ripo-stiglio. A tale vista, il cuore le piange. Sente, poi, dentro di sé, una voce che le dice: « Portami via, portami via;.. ». Messasi a guardare, vede un quadretto del Santo Volto di Gesù (15x10), e lo trova « tutto pieno di ragnatele », come lo aveva visto in un sogno fatto una settimana prima (la notte del 19 febbraio). Teresa lo prende così come era, lo incarta e poi se lo porta con sé a Caserta.

Giunta a casa, si mette a pulire il quadro; ma, mentre lo pulisce, scorge negli occhi una macchia rossa; la macchia del-l'occhio sinistro appariva « più grossa e si allungava lentamente lungo la guancia ». Teresa propone di non dir nulla a nessuno; ma ecco che giunge Padre Franco Amico, e le chiede: « Vi sono novità?..». A questa domanda non poté fare a meno di rive-largli il fatto miracoloso. Padre Franco chiede subito di vedere il quadretto; la macchia di sangue si era maggiormente allungata sulla guancia. Prende il quadro e lo porta dal Vescovo. Quando, poi, ritorna a casa, la macchia di sangue appare sempre piu allungata.

Padre Franco ci fa sapere che anche « il Cuore del qua-dretto » (per conto suo) emana sangue. Anzi, in basso al-l'Immagine si nota tutta una macchia sanguigna che copre tutto...

Col passare dei giorni si può rilevare che dal Cuore fuori-esce sangue ed acqua o siero, perché, asciugandosi la macchia, di nuovo riappaiono i contorni del Cuore » (Fenomeni avvenuti intorno a Teresa Musco, p. 3).

 

2. Il 27 febbraio, il quadro del Volto di Gesù continua a versare lacrime di sangue sia dagli occhi che dal Cuore. Tra i testimoni del fenomeno vi è anche Don Stefano Gobbi, di Milano, iniziatore del « Movimento Sacerdotale Mariano », venuto a Caserta per parlare al Clero della Diocesi. Anche Don Gobbi prende il quadro e va a mostrarlo all'Ecc.mo Mons. Vescovo. Sono testimoni del fenomeno Teresa, Padre Franco, Don Gobbi, la zia Antonietta e suo figlio Pio Di Gioia (I. c., p. 4).

 

2. MARZO.

3. Il 1° marzo, verso le ore 10-11 ant., il Cuore di Gesù presenta sulla guancia sinistra (a destra di chi guarda) una stri-scia collegata alle lacrime sgorgate dagli occhi da un trattino (un capillare); poi s'ingrossa fino al bordo della cornicetta.

Alle 16 si notano sempre, al centro della guancia sinistra, e un pochino al di sotto di quanto sopra accennato, alcuni filet-tini (capillari) di sangue che, col passare del tempo, diventano sempre più evidenti.

Sottoscrivono l'esposto tre testimoni oculari (1. c., p. 5).

4. Il 2 marzo, Teresa, sul suo « Diario », scriveva: « Il sangue continua a scendere ancora. Tutto il sangue si è ravvi-vato. Desidero che tutti preghino, ma vengo tanto contrastata, e questo mi fa tanto soffrire; ma sono lieta di offrire tutto alla dolce Mamma e al Signore, mio diletto Sposo » (« Diario », pp. 2406-2408).

5. Il 4 marzo, la goccia di sangue del Volto del S. Cuore si allunga sulla parte destra fino a raggiungere l'altezza del Cuore (Don Franco, 1. c., p. 7).

6. Il 5 marzo, Teresa annotava: « Questa mattina il qua-dretto raffigurante il Volto del Cuore di Gesù continua a lacri-mare, dalle 6 alle 7.30.

Ho chiesto a Gesù cosa vuole con questo suo pianto; e Gesù, come una persona vera e del tutto normale, mi ha detto: « Figlia mia, io desidero che tutti i miei figli prediletti sap-piano che queste lacrime sono per loro. Desidero che correg-gano la loro vita mondana e piena di vizi; desidero che non mi lascino solo, che preghino affinché vengano riparati tanti scandali fatti da loro. Io voglio che tanto sangue innocente venga va-lorizzato ».

In seguito ad una tale risposta, Teresa gli chiede: « Gesù, dimmi cosa posso fare, cosa posso offrire! Tu, mio unico bene, lo sai ciò che vuoi!... Fammi soffrire come desideri Tu, e non farmi mancare il Tuo amore» (« Diario », pp. 2411-2412).

7. Il 6 marzo, il sangue scende abbondantemente dal Cuore e dagli occhi fino a congiungersi sul fondo della cornice (Padre Franco, ibid.).

8. Il 7 marzo, il sangue scende dal Cuore in modo così abbondante da uscire dal di sotto della cornice e da raccogliersi nell'involucro di plastica (Padre Franco, ibid.).

9. L'8 marzo, il sangue, nel fondo di plastica, è liquido ancora (Padre Franco, ibid.).

La stessa mattina dell'8 marzo, la Mamma celeste appare a Teresa accanto al suo letto ed emette. un profondo lamento in modo - dice Teresa - « tanto forte e continuato che l'ha sentito anche zia Antonietta che era a dormire con me ». La Mamma celeste l'invita a dire al suo Padre spirituale che faccia presente al Vescovo « quanto sta succedendo » dicendogli che Ella desidera che il miracolo del sangue del suo Divin Figlio venga fatto conoscere a molti fedeli. « E tempo - dice la Madonna - di muoversi. Tante anime sono sbandate da satana. Ci vuole preghiera e penitenza, non solo a parole. Da te, figlia, desidero che ti faccia guidare da me ».

Anche dopo la scomparsa della Madonna, Teresa continua a sentire il suo lamento « colmo di dolore e di martirio ».

Terminato quel lamento, sente solo « un grande profumo di rose, di gigli e di ciclamini... » (« Diario », pp. 2413-2414) ~

 

3. APRILE

10. Il 14 aprile, alle ore 14.30, alla presenza di Teresa e di Padre Franco, si nota un rivoletto di sangue nel fondo dell'involucro di plastica (Padre Franco, 1. c., p. 8).

11. Il 15 aprile, alle ore 13.30, nella parte posteriore del quadro, in corrispondenza del Cuore, si nota una fuoriuscita di sangue, che è poi colato nel fondo di plastica (Padre Franco, 1. c., p. 6).

12. Il 18 aprile, alle ore 15, tutto il Volto di Gesù pre-senta sangue che cola particolarmente nelle parti laterali. Il Cuore appare completamente insanguinato. Dalla parte poste-riore, che corrisponde al Cuore, esce sangue abbondante (Padre Franco, 1. c., p. 9).

Nella foderina di plastica si vede depositata una quantità impressionante di sangue vivo (Ibid.).

Alle ore 16, Padre Franco si reca dal Vescovo di Caserta.

13. Il 19 aprile, dal fondo di plastica che protegge il quadretto del S. Volto di Gesù, viene prelevato del sangue non ancora del tutto coagulato. L'operazione è stata eseguita dal dott. Franco Guarino, biologo analista, alla presenza di Teresa, Don Franco, Lucia de Pascale, Maresciallo Cappabianca, ing. Lo Jacono.

Gli esami hanno dato questo risultato: Gruppo 0-Rh posi-tivo (è identico a quello di Castel S. Lorenzo, sgorgato dagli occhi della immagine della Madonna di Fatima in casa del fra-tello di Teresa Musco).

14. Il 28 aprile, verso le ore 16, dall'occhio sinistro del S. Volto di Gesù scendono tre o quattro goccioline di sangue e si raccolgono nella foderina di plastica (1. c., p. 11).

Nello stesso giorno, fra la meraviglia di tutti gli astanti, una statuetta in gesso di Gesù Bambino (cm. 25 circa), posta nella sua piccola culla, presenta, nell'occhio destro, una grossa lacrima che, copre tutto l'occhio. Al fenomeno erano presenti Teresa, Padre Franco, Rita Villani, e, più tardi « zia Anto-niètta ».

Contemporaneamente, a Castel S. Lorenzo, nella casa di Luigi (fratello di Teresa), un altro Gesù Bambino tenuto in braccio da S. Giuseppe, versava sangue dagli occhi (1. c., p. 11).

15. Il 29 aprile, verso le 20, alcune persone, mentre sta-vano recitando il S. Rosario, notavano che il quadro dell'Addo-lorata incominciava a lacrimare. Alcune lacrime caddero sul viso di Teresa che si trovava a letto, per cui fu la prima ad avvertire il fenomeno (1. c., p. 13).

16. Il 30 aprile, il quadretto di S. Giuseppe con Gesù Bambino nella casa di Teresa si presenta tutto bagnato: si vede scorrere un liquido, sia sotto il vetro, sia sopra il vetro. Il fazzo-lettino posto sotto il quadretto appare tutto bagnato.

Le gocce di liquido scendono dagli occhi in modo continuo sulle gote, tanto da lavare il sangue che prima appariva rag-grumato. In tal modo il volto del Bambinello appare tutto lavato.

A distanza di pochi minuti un'altra sorpresa: nell'occhio sinistro del Bambinello di Betlemme, posto nella sua piccola culla, si va lentamente formando una grossa lacrima, e l'occhiaia lentamente si riempie. Per più di un'ora, la lacrima rimane vi-sibile, prima di evaporare. I presenti provano a toccare e assaporare il liquido e lo trovano salato.

Anche il quadro dell'Addolorata posto nella stanza da letto di Teresa, presenta una sudorazione in alto, diffusa intorno al volto. Si rileva (dato che il quadro è sigillato), che la sera precedente la Madonna aveva pianto, come appare dalle mac-chie poste sotto gli occhi e sotto il vetro, e come era stato notato da Pio (figlio di « zia Antonietta ») la sera precedente.

A questi fenomeni erano presenti, oltre Teresa e Padre Franco, anche Emilio Tasciotti, con la signora Marisa Mandatori insieme alle due bambine, Silvia (che aveva fatto la sua prima Comunione il 25 aprile) e Monica e alla sorella della Mandatori, Rita, tutti giunti da Latina (P. Franco, 1. c., p. 12).

 

4. MAGGIO.

17. Il 7 maggio, verso le ore 20, sul foglio di plastica traspa-rente che ricopre il quadretto del S. Cuore di Gesù, dalla parte esterna, vengono notate alcune lacrime. Mezz'ora dopo, verso le 21.30, apparivano di nuovo altre lacrime (quelle precedenti si erano già asciugate), lasciando una chiara impronta sul qua-dro, senza lasciar dubbi sulla sua natura.

Al fenomeno erano presenti Teresa, Pio di Gioia, il Sig. Cesare Cellini e famiglia, il Maresciallo Cappabianca, P. Fran-co Amico, Don Stefano Gobbi e la « zia Antonietta » 1. c., p. 15).

18. L'8 maggio, guardando il quadretto sul lato sinistro, Teresa e P. Franco notano più di venti gocce di varia grandezza, dall'alto in basso, all'esterno della foderina di plastica.

Dopo mezz'ora circa, notano che, tutto il lato destro, in-teriormente alla foderina di plastica trasparente, era pieno di lacrime. Ogni tanto qualche goccia compiva tutta la traiettoria, dall'alto in basso, depositandosi nel fondo, ove si trovava già del sangue coagulato, sciogliendolo in parte.

Verso le 17.30, giungevano, provenienti da Napoli, il Rev. Don Angelo Masi con la nipote sig.na Maria Assunta e signora Mena Cristina d'Alessio, il prof. Eligio Marroni e si-gnora Bove Anna e la famiglia del Maresciallo Cappabianca. Tutti notarono che sul quadro vi erano cinque lacrime, più una in formazione.

Alle ore 18.05 sopraggiungevano Cappabianca Pietran-tonio, Cellini Filomena ed Ennio Cellini. Tutti e tre sottoscri-vevano la seguente dichiarazione: « Abbiamo notato la lacrima nell'occhio sinistro del Bambino di Betlemme; inoltre, avendo notato il quadretto di S. Giuseppe col Bambino, abbiamo visto la differenza: mentre prima il visino del Bambino era tutto coperto di sangue, oggi abbiamo notato che il visino del Bam-binello era come se fosse lavato » (1. c., p. 13).

19. Il 17 maggio, alle ore 19.30, appena terminata la recita del S. Rosario, fu notato che il Bambinello Gesù aveva versato copiose lacrime. Erano presenti: Cesare Cellini, Pati-tucci Nunzia, Mena Cellini, Cappabianca Pietrantonio, Cappa-bianca Maria Grazia, Donisi Antonietta. Don Borra, venuto a Caserta, prende e porta con sé a Roma il quadretto raffigurante S. Giuseppe col Bambino Gesù.

Il Bambino ha incominciato a piangere a Castel S. Lorenzo. Riportato a Caserta, ha continuato a dare manifestazioni varie. Il quadretto, originariamente, per molti anni, era collocato nella stanza da letto ove Teresa giaceva ammalata, nella sua casa nativa di Caiazzo (1. c., p. 17).

 

5. GIUGNO.

20. Il 17 giugno, Teresa e il sig. Pio di Gioia, da Caserta, si recano a Castel S. Lorenzo, in casa del fratello di Teresa (Luigi Musco). Al ritorno, appena entrati in casa, si avvicinano all'alta-rino domestico e sulla copertina trasparente di plastica del qua-dretto raffigurante il Volto e il Sacro Cuore di Gesù vedono goccioline di varie dimensioni diffuse su tutta l'ampiezza del quadretto stesso.

E' da tener presente che, dal momento della partenza dei suddetti testimoni fino al loro ritorno, nessuno aveva messo piede nella casa di Teresa (1. c., p. 19).

21. Il 21 giugno, alle ore 10.30, si ripete il fenomeno della sudorazione della parte interna dell'involucro di plastica conte-nente il S. Volto di Gesù (1, c., p. 19).

22. Il 27 giugno, verso le ore 14.40, Teresa Musco e il Sig. Pio di Gioia, notano che sul vetro, che ricopriva l'immagine del Sacro Cuore di Gesù, nella parte interna, vi erano lacrime fram-miste a gocce di sangue, dovute a precedenti lacrimazioni, come si poteva notare dal colore più rosso-vivo.

Verso le ore 18.30, lo stesso quadretto fu visto ricoperto da uno strato di lacrime, come appariva dal luccicare che esse, non ancora essiccate, mandavano per riflesso provocato dalla lampada.

Questo fenomeno è stato attestato da Teresa, e dalla Signora Antonietta Donisi di Gioia.

Finalmente, alle ore 20.45 dello stesso giorno, fu vista comparire una lacrima sulla guancia del Bambino Gesù dalla parte sinistra, all'altezza dell'occhio. Erano presenti al fenomeno Teresa Musco, Pio di Gioia e Antonietta Donisi di Gioia.

 

6. AGOSTO.

23. L'8 agosto, alle ore 9 ant., dagli occhi del S. Volto furono viste sgorgare e scendere lacrime di sangue: quello di sinistra dal centro dell'occhio, e quello di destra a distanza di due o tre millimetri.

Alle 14.10, Gesù Bambino, all'improvviso, presentava due lacrime le quali riempivano le occhiaie, tanto da scendere sulle gote e sulle spalle. Al fenomeno erano presenti sei testimoni oculari (1. c., pp. 34-35).

24. Il 9 agosto, alle ore 17.05, alla presenza di sette testimoni oculari (i quali poi sottoscrissero una dichiarazione), dall'occhio sinistro del Bambino Gesù in gesso, fu vista spuntare una lacri-ma di sangue.

Dopo una decina di minuti, mediante una lente di ingran-dimento, constatarono che quella lacrima continuava ad espan-dersi con molta lentezza: cosa che è durata circa 45 secondi (v. 1. c., p. 20).

Lo stesso fenomeno si è ripetuto copiosamente alle ore 19.15 dello stesso giorno. E stato attestato e sottoscritto da otto testi oculari (1. c., p. 20).

25. Il 10 agosto, alle ore 10 ant., Gesù Bambino fu visto versare lacrime di sangue dall'occhio destro. Ne ha fatto fede il Sig. Pio di Gioia (1. c., p. 36).

Alle ore 10.45, negli occhi del Bambino Gesù furono vi-ste spuntare alcune lacrime di sangue, le quali incominciaro-no poi a scorrere lentamente sulle gote della statuetta. Erano presenti al fenomeno Teresa Musco, il Sig. Pio di Gioia, Do-menico di Gioia e Donisi Antonietta (1. c., p. 21).

26. L'11 agosto, alle ore 13, il Bambino Gesù emette dagli occhi lacrime bianche, le quali sciolgono un tantino il san-gue. Era presente P. Franco.

Alle ore 15, le lacrime bianche vengono a sovrapporsi alle lacrime rosse (1. c., p. 37).

27. Il 12 agosto, Don Borra, venuto da Roma, alle ore 6 ant. si reca da Teresa per la celebrazione della S. Messa. Prima, però, di iniziare il S. Sacrificio, ordina a Teresa di pulire il Bam- binello, perché così faceva impressione e non stava bene farlo vedere alle persone. Dopo la Messa, Don Borra chiede a Te-resa: « Cosa ti ha detto la Madonna?... » - « Mi ha detto - risponde Teresa - che dovete pulirlo voi. Me l'ha detto per ben tre volte ». In seguito a ciò, Don Borra, con l'ovatta, si mette a pulire il Bambinello. Ma ad un certo punto inco-mincia a turbarsi e a tremare...: il Bambinello emette sudore in tutto il corpo, dai capelli fino ai piedini, con gocce o goc-cioloni. Anche dagli occhi spuntano lacrime... Ha appena pu-lito in minima parte l'occhietto sinistro che si arresta... Il Signore si degnava dare una risposta atta ad eliminare dub-bi e perplessità!

Il Bambinello continuò ad emettere dall'occhio sinistro lacrime bianche, le quali poi si trasformavano in lacrime di sangue.

Nel prendere il treno per far ritorno a Roma, Don Borra s'incontra con l'Ecc.mo Vescovo di Caserta al quale racconta l'accaduto.

Dopo la partenza di Don Borra, Don Franco e Teresa si recarono ad Airola. Ritornati a Caserta verso le 15, tro-vavano che il Bambinello versava lacrime di sangue, le quali si sovrapponevano alle precedenti (1. c., pp. 38-39).

28. Il 13 agosto, alle 12, il Bambinello fu visto piangere, e la rosa a lui portata da Airola fu vista emettere liquido...

Alle 13, nuove lacrime e sudore...

Alle 14.30, il Bambinello emette lacrime di sangue, prima dall'occhio sinistro e poi anche dall'occhio destro.

Alle 18.30, portato in macchina a Frigento, nel San-tuario della Madonna del Buon Consiglio, il Bambinello, nelle mani di Don Nello; suda e versa lacrime normali (1. c., pp. 39-40).

29. Il 14 agosto, alle ore 9, Gesù Bambino versa lacrime normali alla presenza della mamma di Teresa.

Alle 12.30, il Bambinello versa di nuovo abbondanti la-crime normali, le quali portano via, dagli occhi, un pò di sangue.

Alle 13.30 il Bambinello appare pieno di gocce di sudore in tutto il suo corpicino. Ma poi, pian pianino, il sudore si asciuga.

Alle 15.50, Gesù Bambino, dall'occhio destro, emetteva sangue fresco di colore rosso vivo il quale si sovrapponeva a quello preesistente.

Alle ore 16, il Bambinello versava abbondanti lacrime di sangue anche dall'occhio destro.

Alle ore 18.15 il Bambinello emetteva dagli occhi la-crime bianche normali, mentre sudava per tutto il corpicino (1. c., pp. 40-41).

Le persone presenti - dice Teresa - « tutte commos-se » hanno incominciato a non lasciar più la Messa (festiva) e la Comunione» («Diario », pp. 2451-2452).

30. Il 15 agosto, solennità dell'Assunzione di Maria SS., alle ore 9, la statuetta del Bambinello si presenta tutta coperta di sudore, in tale quantità da bagnare il panno sul quale era adagiato.

Anche l'addome appare cosparso di sangue il quale si è sovrapposto a quello preesistente. Erano presenti quattro persone, due delle quali sacerdoti.

Alle 17.30, la statuina si ricopriva nuovamente di ab-bondante sudore, impregnando i panni sui quali era adagiato. Sono apparse anche sei macchie di sangue. Erano presenti quattro persone (1. c., pp. 41-42).

31. Il 16 agosto, di mattina, mentre Teresa stava in preghiera insieme a qualche altra persona, si sente chiamare; si reca nella stanza accanto e vede che dagli occhi del quadretto del Sacro Cuore di Gesù escono lacrime di vivo sangue, ingrossandosi e allungandosi sempre più verso la base (« Diario », p. 2453).

Alle ore 7.30, continua la sudorazione di Gesù Bambino per tutto il corpo. Le goccioline di sudore presentano il ca-ratteristico colore lattiginoso trasparente.

Alle ore 12, sia Teresa che P. Franco avvertono che dai pannolini del Bambino emana un profumo tutto particolare.

Alle ore 13.45, il Bambinello appare tutto sudato, con gocce che scendono lungo le gambine e i piedini. Il petto è tutto bagnato. Alcune gocce dai capelli scendono sulle spalle.

Il colore delle gocce è più lattiginoso.

Alle 14.30, una lacrima spunta dall'occhio destro del Bambino.

Alle 15, dall'occhio destro del Bambinello esce del san-gue che copre tutta la pupilla, in parte pulita e lavata dalla precedente lacrimazione normale. Si avverte un profumo par-ticolare. Le tre roselline offerte al Bambinello la sera prece-dente appariscono piene di rugiada.

Alle ore 19.15, alla presenza di dodici testi oculari (i quali hanno sottoscritto una « dichiarazione »), sugli occhi della statuetta del Bambino Gesù, furono viste comparire alcune lacrime, accompagnate da un intenso profumo di rose» (1. c., p. 26).

Teresa, nel suo « Diario », ci fornisce i seguenti parti-colari: « Ancora quest'oggi (16 agosto), alle ore 19.15, dopo aver recitato il Rosario, vedo che il Maresciallo Cappabianca si avvicina al Bambinello e, meravigliato, mi chiama e, insieme agli altri, abbiamo potuto costatare che dagli occhi di Gesù Bambino uscivano delle lacrime salate. Mentre eravamo lì a pregare, le lacrime sono state accompagnate da un intenso pro-fumo di rose. Finito il Rosario ed altre preghiere, tutti anda-rono via con la promessa che avrebbero pregato molto Gesù Bambino» («Diario », pp. 2453-2454).

32. Il 17 agosto, alle ore 14.30, dalla statuetta di Gesù Bam-bino spuntano due grosse lacrime le quali riempiono gli oc-chietti e poi si fermano sotto i medesimi.

Dalle 14.55 alle 15.15, dall'occhio destro (già quasi del tutto pulito dalla lacrimazione) esce una grossa lacrima di san-gue che devia verso la destra dello zigomo; esce poi un'altra goccia di sangue che pure devia verso la destra dello zigomo.

Alle 16.20, tutti e due gli occhi della statuina si riem-piono di lacrime bianche... Poco dopo, un rivolo di sangue rosso vivo scende e si raccoglie sotto il collo della statuetta. Viene raccolto per evitare che fosse andato perduto. A un certo punto tutto il volto del Bambinello diventa una maschera di sangue impressionante: è la lacrimazione più ab-bondante da quando il Bambinello ha incominciato a lacri-mare. Sul petto del Bambino si vede raccolto molto sangue.

Dalle 20.30 alle 21 la lacrimazione (liquido bianco) con-tinua, e lava completamente gli occhietti del Bambinello libe-randoli dai grumi di sangue e restituendoli alla primitiva lucen-tezza (1. c., pp. 44-45).

33. Il 18 agosto, alle ore 13.15, una goccia scende dall'occhio destro del Bambinello e si ferma sullo zigomo. Oltre a P. Fran-co e a Teresa, è presente anche Biagio Amico.

Alle ore 14.15, copiosa sudorazione: si notano goccio-line su tutto il corpicino, sui capelli, sul petto e sulle gambine.

Alle 16.30, si notano alcune gocce di sudore sul pannolino bianco che cinge il Bambinello, e per molto tempo non si asciugano.

Alle 20.55, dall'occhio destro di Gesù Bambino sgorga una lacrima di sangue e poi scorre sulla guancia; e dall'occhio sinistro sgorga una lacrima bianca la quale scioglie il sangue essiccato delle lacrimazioni precedenti (1. c., p. 46).

34. Il 19 agosto, alle ore 13.15, dall'occhio destro del Bam-binello spunta una lacrima che, scendendo sul volto, scioglie un po' di sangue.

Dalle 13.45 alle 16, da entrambi gli occhi, sempre lucidi, defluisce sottilmente liquido bianco. Durante il viaggio in macchina per Airola, una goccia di vivo sangue sgorga dal-l'occhio destro. Il fenomeno è stato osservato, in Airola, anche dal P. Bonaventura Martignetti O.F.M.

Alle 19, durante il viaggio di ritorno da Airola a Ca-serta, il Bambinello versa lacrime dall'occhio destro.

Alle 19.15 escono lacrime da entrambi gli occhi, sul collo e sulle dita delle mani si forma un gocciolone il quale, per lungo tempo gli bagna le spalle e i fianchi. Anche sul ric-ciolo si forma una goccia, la quale riempie l'incavatura.

Alle 22.15, dall'occhio sinistro sgorga un'abbondante la-crimazione bianca la quale, scorrendo, raggiunge il collo (1. c., p. 47).

35. Il 20 agosto, alle 11.15, il Crocifisso, posto nella stanza da letto di Teresa, emette dagli occhi lacrime normali le quali scendono su tutto il corpo, dai capelli alle braccia, al petto e alle gambe. In varie parti, anche dietro le spalle, si formano goccioloni. Al fenomeno, oltre a Teresa e a P. Franco, erano presenti la zia Antonietta e suo figlio Pio di Gioia. Don Franco prova ad assaggiare il liquido, e lo trova salato.

Alle 13.25, il Crocifisso presenta di nuovo gocce di su-dore in varie parti del corpo. Una goccia di sangue vivo è visi-bile nella parte superiore della ferita del, ginocchio.

Alle 13.35, anche il Bambinello emette una lacrima di sangue, la quale scende lentamente dall'occhio sinistro fino allo zigomo.

Alle 13.45, il Bambinello suda in tutto il corpo ed emette dagli occhi lacrime normali (1. c., p. 48).

Alle ore 17.15, il Bambinello emette lacrime continue dall'occhio sinistro, le quali sciolgono le lacrime di sangue.

Sono presenti al fenomeno quattro testi oculari.

Alle 17.30, nell'altra stanza, il Crocifisso, nel ginocchio destro, presenta una nuova effusione di sangue il quale, per molto tempo, si mantiene vivo. Anche questo fenomeno ha avuto vari testi oculari.

Alle 17.40, il Bambinello emette, da entrambi gli occhi, abbondanti lacrime normali, le quali stentano a scendere e for-mano un ripieno di liquido trasparente misto a sangue sciolto che occupa parte degli occhi fino alle falde del naso. Dopo un pò di tempo, si nota che da entrambi gli occhi sgorga sangue di colore rosso vivo, il quale, poi, viene a coprire completa-mente i due occhietti del Bambino, destando viva impressione tra i presenti.

Questa lacrimazione dura a lungo, e solo alle 20.30 si nota che il sangue si è essiccato, lasciando però gli occhietti molto lucidi (1. c., p. 49).

36. Il 21 agosto, alle 12.25, il Crocifisso versa di nuovo san-gue dalla ferita di entrambi i ginocchi e dal piede destro. Al-cune gocce vanno a cadere sul vaso di fiori sottostante il Cro-cifisso e bagnano le foglioline di una rosa.

Alle 14, il Bambinello emette lacrime bianche da en-trambi gli occhietti.

Alle 17, il Bambinello emette lacrime di sangue da tutti e due gli occhi. Ai fenomeni erano presenti sette testimoni oculari i quali hanno firmato una dichiarazione.

Alle 18.10, nella ferita del ginocchio destro del Croci-fisso è apparsa una goccia di sangue rimasta sospesa per 15 minuti circa, prima di coagularsi. Erano presenti tre testi ocu-lari i quali hanno firmato una dichiarazione.

Alle 19.30, il Crocifisso presenta un'abbondante sudora-zione di gocce bianche in varie parti del corpo, che, scendendo, vanno a cadere sul mobile sottostante. Pochi istanti dopo, un'abbondante sudorazione ha bagnato il pannolino sottostante. Hanno assistito al fenomeno molte persone le quali hanno sottoscritto una dichiarazione.

37. Il 22 agosto, festa di Maria SS. Regina, alle 13.15, il Crocifisso ha sanguinato nuovamente dal ginocchio destro. An-che il Bambinello ha emesso lacrime di sangue dall'occhio si-nistro. Nello stesso occhio, inoltre, si forma una grossa lacri-ma di liquido trasparente. Erano presenti al fenomeno tre te-sti, fra i quali il P. Bonaventura Martignetti O.F.M.

Alle 13.45, mentre Teresa, P. Franco e P. Bonaventura stanno pranzando in cucina, Teresa si sente chiamare. Si reca presso l'altarino domestico, e trova il Bambinello tutto ba-gnato di sudore. Lo prende e lo porta in cucina.

Alle ore 17, il Bambinello viene trovato da Teresa tutto bagnato di sudore. Teresa, P. Franco e P. Bonaventura si recano al Santuario di Roccamonfina. Nel piazzale del Santua-rio, P. Bonaventura coglie tre boccioli di rose e le pone dentro la scatola contenente il Bambino. Dopo aver preso acqua alle Terme, Teresa alza il coperchio della scatola e vede il Bambino tutto bagnato di sudore, insieme alle tre rose tutte inzuppate di rugiada (1. c., p. 54).

38. Il 23 agosto, le tre rose poste accanto al Bambino appa-riscono ancora piene d'acqua, e la riversano sul piattino sot-tostante.

Alle ore 14.10, il Bambinello emette abbondante sudore. Contemporaneamente, Teresa, nell'altra stanza, vede il Cro-cifisso che emette sangue abbondante dal ginocchio, più abbon-dante delle altre volte, fino a formare una lunga striscia. An-che il Bambinello, da entrambi gli occhi, versa lacrime di sangue (1. c., p. 55).

39. Il 24 agosto, alle ore 17.30, Teresa dice a P. Franco: « Vengo subito!... » e si dirige verso l'altra stanza (quella dove si trovava il Crocifisso). Don Franco la precede, e vede il Crocifisso che, dal ginocchio destro sprizza sangue che bagna la gamba destra. Oltre a Teresa e a P. Franco, erano presenti altri quatro testi oculari (1. c., p. 56).

40. Il 25 agosto, alle 14.30, il Bambinello versa lacrime nor-mali da entrambi gli occhi. Il liquido trasparente, scendendo, porta via con sé il sangue dei giorni precedenti depositandolo nell'ovatta posta sotto le spalline del Bambino.

Dalle 15.15 alle 15.30, per due volte il Bambinello versa lacrime bianche (1. c., p. 56).

41. Il 26 agosto, alle ore 8, mentre Teresa, insieme ad altre due persone, sta chiudendo la porta di casa per recarsi a Castel Volturno, si sente chiamare dal Bambino Gesù. Rien-trata, chiama i suddetti signori e questi constatano che il Bambinello ha una grande lacrima di sangue mista ad acqua che gli copre tutto l'occhio destro. Teresa decide di portarlo con sé a Castel Volturno.

Lungo la strada, prima di giungere a Castel Volturno, i tre viaggiatori fanno una breve sosta; nel salire nuovamente in macchina, tutti e tre avvertono un delicato profumo di rose il quale poi li accompagna durante tutto il viaggio.

Alcuni boccioli di rose posti accanto al Bambino, appa-riscono tutti inzuppati di acqua. Verso le 11, il Bambino ha sudato sangue: si notavano infatti gocce di sangue sul viso, fra le mani, sull'addome, sulle gambe, fino a bagnare il cotone idrofilo posto sotto la statuetta.

Giunti presso P. Franco, sistemano la statuetta sopra un tavolo. Ivi, le rose che si trovavano attorno al Bambino inco-minciano a piangere e continuano a piangere durante tutta la giornata. Nelle prime ore pomeridiane, alla presenza di un-dici testimoni oculari, dall'occhio destro del Bambino è sgor-gata un'altra lacrima (1. c., p. 57).

42. Il 27 agosto, alle ore 14.30, il Crocifisso, all'improvviso, emette dal ginocchio una grossa goccia di sangue la quale scorre sullo stinco fino alla metà del medesimo.

Poco dopo, alle 14.40, un'altra goccia di sangue sgorga e scende per circa cinque centimetri. Erano presenti al feno-meno, oltre a Teresa e a P. Franco, altre tre persone, tra le quali Don Gabriele da Poggiocatino.

Alle 16, Teresa, dopo aver preso una cartolina rappre-sentante la Madonna di Fatima per donarla al Dott. Nocerino di Afragola, la mette ai piedi di Gesù Bambino, gli chiede di proteggere il Dottore e di dargli un segno di avere accolto la sua preghiera. All'improvviso il Bambino versa lacrime dagli occhi e continua a versarle per diverse ore.

Alle 21.10 la statuetta del Bambinello si ricopre di ab-bondante sudore, mentre dall'occhio destro sgorga una grossa lacrima bianca (1. c., pp. 58-59).

43. Il 28 agosto, alle ore 7.45, il Bambinello appare tutto pieno di sudore.

Alle 10.45, anche il Crocifisso emette, dal ginocchio, due goccioline di sangue, alla presenza di due famiglie venute una da Roma e l'altra da Roccasecca.

Alle 15.15, dal ginocchio del Crocifisso escono di nuovo diverse gocce di sangue: due scendono sulla gamba e altre due cadono sull'ovatta sottostante. Il Prof. Eligio Marroni, con un fazzoletto, asciuga una goccia di sangue. Poco dopo apre il fazzoletto e lo trova macchiato in diverse parti. Al-cuni istanti dopo, anche il Bambinello appare ricoperto di fit-tissime goccioline di sudore per tutto il corpo, specialmente nelle braccine. Dagli occhi poi sgorgano lacrime bianche che portano via il sangue raggrumato. Per molto tempo gli occhi rimangono bagnati. Al fenomeno erano presenti alcune per-sone (1. c., pp. 59-60).

44. Il 29 agosto, alle ore 15.15, il Crocifisso emette sangue dal ginocchio: due gocce, le quali scendono sullo stinco (1. c., p. 60).

45. Il 30 agosto, alle ore 7.50, il Bambinello piange dinanzi ad un giovane di Benevento (?) il quale si diceva Protestante e dichiarava di non credere ai miracoli.

Alle 11.45, il Bambinello versa lacrime alla presenza del babbo di P. Franco.

Alle 13.25, il Bambinello appare tutto bagnato di su-dore: grandi gocce scendono da diverse parti del corpo: dalle mani, dalle braccia, dai capelli e dalle gambe. Poi piange per diverse ore.

Alle 16 il Bambinello piange alla presenza del Sig. D'Angelo Michele, il quale sottoscrive una dichiarazione in propo-sito. Il Bambinello, per diverse ore, ha gli occhi bagnati.

Nel pomeriggio arriva da Roma Don Borra il quale, men-tre osserva il Bambinello, questi incomincia a piangere. Il fenomeno è stato osservato anche da altre persone (1. c., p. 61).

46. Il 31 agosto, le rose, al mattino, appariscono tutte piene di rugiada, anche c'uelle sfogliate nel cestino.

Alle 13.30, il Bambinello appare bagnato di sudore in tutto il corpo. Dagli occhi poi sgorgano lacrime.

Alle 14 si ripete la sudorazione del bambino e le lacrime continuano a sgorgare dagli occhi.

Alle 15, il Crocifisso emette abbondante sangue dal gi-nocchio e qualche goccia scende fino al piede.

Alle 15.30, dagli occhi del Bambinello sgorgano abbon-danti lacrime di sangue, il quale poi defluisce sul collo, sulle labbra, sulla bocca.

Anche dal ginocchio del Crocifisso sgorga una goccia di sangue che poi va a fermarsi sotto il ginocchio stesso.

Alle 16.15, anche la statua della Madonna di Lourdes, posta sull'altarino domestico, emette lacrime dagli occhi: al-cune lacrime scendono fin sotto il mento, ed altre sul petto. Anche il Crocifisso emette altre gocce di sangue misto, sem-bra, a siero: esse si fermano sulla punta delle dita del piede destro. A tutti questi fenomeni erano presenti quattro testi-moni (1. c., p. 63).

 

7 SETTEMBRE

47. Il 1° settembre, alle ore 16.15, il Crocifisso emette dal ginocchio gocce di sangue, alcune delle quali vanno a cadere sull'ovatta posta sul comodino. Pochi istanti dopo, anche il Bambinello incomincia a lacrimare abbondantemente: qualche goccia scende fino al collo. Al fenomeno erano presenti cinque persone di Manziana (Diocesi di Nepi e Sutri), tra le quali un Sacerdote e due Suore (1. c., p. 63).

Alle 19.10, per la prima volta, la statua di legno del Sacro Cuore di Gesù (cm. 50) posta sull'altarino domestico, versa due lacrime da entrambi gli occhi, alla presenza di otto persone le quali hanno sottoscritto una dichiarazione.

Alle 20, il Crocifisso appare pieno di sudore, particolar-mente sul petto.

Alle 20.30, il Bambinello emette grosse lacrime dall'oc-chio destro, lacrime che, scendendo, arrivano fino alle labbra (1. c., p. 64).

48. Il 2 settembre, alle ore 17.15, Teresa, di ritorno da Caiazzo, entra in casa e trova il Bambinello tutto bagnato di sudore.

Alle 18.45, il Bambinello emette due lacrime le quali, scendendo, arrivano fino alle labbra.

Alle 21.30, l'Ecc .mo Vescovo di Caserta visita, in forma privata, la casa di Teresa.

Alle 22.05, la statua del S. Cuore di Gesù emette, in un primo tempo, lacrime bianche e poi, in un secondo tempo, lacrime di sangue.

Alle 22.35, la statua dell'Immacolata di Lourdes emet-te lacrime normali (1. c., p. 66).

49. Il 3 settembre, alle ore 6 antim., il Bambinello fu visto piangere...

Alle 9.30 circa, la statua del S. Cuore di Gesù versa la-crime bianche le quali, scendendo, lavano il sangue versato il giorno precedente.

Alle 16.30, il Bambinello appare pieno di sudore: le goc-cioline dai capelli scendono fino ai piedini.

Alle 19.30, durante la recita del Rosario, da entrambi gli occhi del Bambinello sgorgano due lacrime.

50. Il 4 settembre, alle ore 12.20, dalla ferita del ginocchio destro del Crocifisso, sgorga una goccia di sangue; un'altra goccia cade nel cotone idrofilo posto sotto il Crocifisso in previsione del fenomeno. Erano presenti sei persone.

Alle 13.40, nella parte superiore della ferita del ginoc-chio si forma una goccia di liquido bianco e scende fino al centro del piede.

Alle 16.30, una goccia di sangue spunta dal ginocchio e poi scende, fermandosi a metà dello stinco.

Alle 17.40, da entrambi gli occhi del Bambinello sgor-gano lacrime di sangue. Erano presenti al fenomeno quattro persone.

Alle 18.10 il Crocifisso appare bagnato di sudore in tutta la parte superiore, dalla cintura in su.

Alle 18.15, il Bambinello piange, alla presenza di cin-que testimoni i quali sottoscrivono la dichiarazione (1. c., p. 69).

51. Il 5 settembre, alle ore 16.30, il Crocifisso, per la prima volta, emette sangue dalla ferita del Costato: una goccia scen-de e va a depositarsi sul panno che lo cinge.

Alle 16.45, spuntano, dal Costato del Crocifisso, altre gocce di sangue che poi si asciugano ai bordi inferiori della lacerazione.

Alle 17.35, nella stessa ferita, si formano altre gocce di sangue e di acqua. Dopo lungo tempo, una goccia scende velo-cemente verso destra, supera il panno che l'involge e va a fer-marsi all'estremità del panno stesso (1. c., p. 69).

52. Il 6 settembre, alle ore 10.30, il Crocifisso suda sangue dalla piaga del Costato alla presenza di P. Franco e del Se-gretario dell'Arcivescovo di Salerno Mons. Aquaro.

Alle 13.05, il Crocifisso emette di nuovo sangue dalla ferita del Costato, mentre Teresa sta facendo il ringraziamen-to dopo la S. Comunione.

Alle 16, dalla ferita del Costato esce di nuovo sangue ed acqua, e, attraversa tutto il corpo, scende sotto la coscia e va a dondolare sotto il piede.

Alle 17.40, il Crocifisso appare tutto cosparso di sudore alla presenza di cinque testimoni, i quali sottoscrivono una dichiarazione (1. c., p. 70).

53. Il 7 settembre, P. Franco Amico portava a Caserta, in casa di Teresa, Gesù Bambino che aveva emesso, a Castei Volturno, lacrime bianche e lacrime di sangue, per mostrano a Don Borra.

Alle 17.30, mentre stava scendendo le scale per far ri-torno a Castei Volturno, Teresa lo chiama. P. Franco, insieme a zia Antonietta, torna indietro, si reca presso Teresa e vede Gesù Bambino pieno di abbondante sudore (1. c., p. 32).

54. L'8 settembre, il Bambino Gesù fu visto sudare abbon-dantemente dalle ore 18.50 alle 19.15, allorché dall'occhio si-nistro venne fuori un pò di sangue (1. c., p. 32).

55. Il 9 settembre, alle 7.45, il Bambinello versa lacrime.

Alle 10.40, il Bambinello appare pieno di sudore: gocce di varia grandezza sono sparse per tutto il corpo.

Alle 15 circa, il Bambinello emette sangue, prima dal-l'occhio sinistro e poi anche da quello destro. Alle lacrime rosse si alternano lacrime bianche le quali si mantengono vive fino alle 19. Erano presenti sei persone, le quali hanno sot-toscritto una dichiarazione (1. c., p. 71).

56. L'11 settembre, alle ore 17.20, il Bambinello piange san-gue, alla presenza di quattro persone, tra le quali un Prelato: tutti hanno sottoscritto una dichiarazione (1. c., p. 73).

57. Il 13 settembre, il Crocifisso emette sangue dalla ferita del Costato. Anche il Bambinello emette sangue dall'occhio destro, alla presenza di cinque persone, tra le quali un Sacer-dote. Tutti hanno sottoscritto una dichiarazione.

Alle 16.30, il Crocifisso emette acqua e sangue dalla fe-rita del petto e del Costato.

Alle 16.45, il Bambinello appare tutto pieno di sudore alla presenza di quattro persone (1. c., p. 74).

58. Il 14 settembre, dalle ore 9.30 alle 10, Teresa sente una voce che la chiama. Si reca nella sua stanza da letto e vede il Crocifisso versare siero. Dalla ferita del braccio destro (al centro) e dalla ferita del Costato fluisce sangue.

Alle 14.30, il Crocifisso versa sangue dal petto e, di nuo-vo, dalla ferita del braccio destro. Anche dalla ferita del Co-stato esce sangue, come pure da entrambe le ginocchia. Tre grosse gocce di sangue rosso-vivo sono sprizzate nei fazzoletti posti alla base del Crocifisso, sul comodino. Anche il Bambi-nello comincia a versare lacrime.

Alle 17.10, Teresa, mentre sta per iniziare una sua par-ticolare sofferenza, tiene fra le mani la statuetta dell'« Ec-ce Homo ».

Rivolta a P. Franco, dice di aver sete. Don Franco va a prendere un bicchier d'acqua. Al suo ritorno presso Teresa, vede il Volto di Gesù « trasformato »: ha gli occhi pieni di sangue. Era la prima volta che l'« Ecce Homo » dava segni particolari. Ha inizio la sofferenza di Teresa, sofferenza che termine verso le ore 18.50.

L'« Ecce Homo » continua ad emettere lacrime normali. Ma poi scende ancora del sangue dal lato sinistro. Dagli occhi dell'« Ecce Homo » scendono ancora lacrime bianche, le quali raggiungono le labbra e portano via parte del sangue deposi-tato sugli occhi.

Alle 20, l'« Ecce Homo » appare pieno di sudore il quale porta via tutto il sangue versato dagli occhi. Il sudore deflui-sce anche dai capelli, dalla barba, e l'ovatta posta sotto il bu-sto della statuetta si impregna di liquido color rosa.

Alle 21.30, mentre Teresa porta i vasi di fiori in cucina, una rosa appare tutta aspersa di liquido colore rosa. A tutti questi fenomeni, durante tutta la giornata, è stato presente il P. Adalberto Cerusico, Passionista, di Soriano al Cimino, insieme a P. Franco e ad un'altra persona.

Dopo aver descritto tutti questi fatti, Teresa dice: « A questi, dovete aggiungerne un altro ». Ciò detto si reca nell'al-tra stanza, e vede che la Madonna Addolorata (cm. 30) posta sotto il Crocifisso, versa lacrime di sangue, e poi lacrime bian-che (1. c., pp. 75-76).

59. Il 15 settembre, alle ore 13.30, dagli occhi della Madon-na Addolorata si vedono scendere lacrime bianche, le quali di-luiscono, fino alle labbra, il sangue versato il giorno precedente fermatosi sotto gli occhi.

Alle 19.15, l'« Ecce Homo » versa lacrime di sangue, susseguite poi da lacrime normali. In varie parti del busto (tra le spine, tra i capelli, alla base) si notano gocce di sudore molto salate. In alcuni punti il sudore si deposita e vi rimane fino alle 21 (1. c., p. 77).

60. Il 16 settembre, alle ore 12.20, il Bambinello emette dagli occhi abbondanti lacrime di sangue il quale va a deposi-tarsi dietro le spalle. L'ovatta aderisce fortemente alla statuet-ta: staccandola si notano due grosse macchie di sangue rosso vivo (1. c., p. 77).

Il 17 settembre, alle ore 18.10, il Crocifisso emette su-dore dal petto fino alle gambe, per cui molto sangue dei giorni scorsi viene lavato.

Alle 18.25, anche l'« Ecce Homo » versa abbondante su-dore e dagli occhi versa lacrime bianche, le quali lavano il san-gue versato nei giorni precedenti. Tra le spine del Capo, sui capelli e alla base si deposita liquido salato. Erano presenti tre persone (1. c., p. 78).

62. Il 18 settembre, alle ore 9.30, il Bambinello piange e suda alla presenza di Don Borra (oltreché di P. Franco e di Teresa), prima della S. Messa.

Alle 14, il Crocifisso, il Bambinello e l'« Ecce Homo» emettono sudore. L'« Ecce Homo » emette anche due lacri-me. Erano presenti quattro persone (1. c., p. 78).

63. Il 19 settembre, alle ore 21.15, l'« Ecce Homo » suda e versa abbondanti lacrime. Anche il Crocifisso suda abbon-dantemente.

Alle 21.30, all'improvviso, per la prima volta, dalla fe-rita della gamba destra del Crocifisso scende un rivolo di san-gue e va a fermarsi nei pressi del tallone, alla presenza di quattro persone. Durante la notte, poi, tutto il sangue viene lavato dal sudore: rimane solo un segno appena percettibile (1. c., p. 79).

64. Il 20 settembre, alle ore 17.30, durante la recita del Rosario, il Crocifisso, per la prima volta, versa lacrime di san-gue; successivamente poi, alcune lacrime bianche scendono in basso e diluiscono il sangue. Il volto del Crocifisso appare tal-mente trasformato da impressionare. Al fenomeno erano pre-senti sei persone, le quali hanno sottoscritto una dichiara-zione (1. c., p. 79).

65. Il 21 settembre, alle ore 15.30, il Crocifisso si presenta in modo impressionante: alle lacrime di sangue del giorno pre-cedente se ne sono aggiunte altre, di modo che tutto il Volto, specie la gota sinistra, appare ricoperto di sangue. Sotto il mento, attorno al collo, e in tutto il petto, dalla ferita in forma circolare fino alla cintura, è tutto sangue che, pian piano si raccoglie in gocce e defluisce per tutto il corpo. Dagli occhi alle gambe il Crocifisso è tutto ricoperto di sangue. Dopo una ventina di minuti, il sangue appare secco. Alcuni minuti dopo, ha inizio un sudore liquido, bianco, per cui il sangue incomincia a sciogliersi...

Prima di sera, il Crocifisso riprendeva l'aspetto normale dei giorni precedenti. Erano presenti solo Teresa e P. Fran-co (1. c., p. 80).

66. Il 22 settembre, alle ore 17.45, nella parte superiore della ferita del ginocchio destro del Crocifisso si forma una goccia di sangue e scende, fermandosi sotto la ferita a qual-che centimetro di distanza. Erano presenti sette persone, le quali hanno sottoscritto una dichiarazione (1. c., p. 81).

67. Il 23 settembre, alle ore 12, un'altra statuetta di Gesù Bambino emette, da entrambi gli occhi, due lacrime di sangue rosso vivo. Poscia, una dopo l'altra, a distanza di qualche mi-nuto, il Crocifisso, l'« Ecce Homo » e il Bambinello si rico-prono di sudore in tutto il corpo. Erano presenti Teresa e P. Franco (1. c., p. 81).

68. Il 24 settembre, alle ore 11.50, il Bambinello emette san-gue dall'occhio destro: alcune gocce di liquido oscuro (lacri-me bianche che sciolgono il sangue) scendono fin dietro le spal-le e bagnano l'ovatta. Erano presenti un Sacerdote ed un Si-gnore di Salerno.

Alle 12.30, il Crocifisso emette sudore in due parti del corpo.

Alle 17.20, dalla ferita del ginocchio destro del Croci-fisso scende un rivoletto di sangue e arriva fino al collo del piede.

Alle 17.30, dalla stessa gamba, però al lato interno, scen-de un altro rivoletto di sangue fermandosi un pò più in su di quello precedente. Erano presenti Teresa e P. Franco (1. c., p. 81).

Alle 18.10, dalla ferita della coscia destra del Crocifisso esce un altro rivoJetto di sangue, il quale percorrc- la coscia fino al ginocchio (al lato esterno) e scende un pò sullo stinco. Erano presenti quattro persone (1. c., p. 83).

69. Il 25 settembre, alle ore 16, l'« Ecce Homo » versa la-crime di sangue, prima dall'occhio destro e poi anche da quello sinistro.

Anche un piccolo Crocifisso di ferro che la Signora Eve-lina Caloni ha portato con sé per farlo toccare da Teresa, emet-te sangue dal volto e dal Costato. Erano presenti tre persone, le quali hanno firmato una dichiarazione.

Alle 16.30, il Bambinello emette abbondanti lacrime dal-l'occhio sinistto: una grossa lacrima ha solcato le gote ed èandata a fermarsi. sul collo del 5. Bambino.

Erano presenti il Sac. Giuseppe Ferrazzano, Parroco di Pratella, ed altre cinque persone.

Alle 21, nella ferita centrale del petto del Crocifisso ècomparsa una goccia di sangue, mentre dalla ferita sulla co-scia destra è scesa un'altra goccia fermandosi a metà altezza.

Nel frattempò, anche sull'occhio destro dell'« Ecce Homo » una goccia di sangue scende sul viso, fermandosi un poco sotto l'occhio. Inoltre, è uscito del sangue anche dalla gamba destra del Crocifisso. Hanno testimoniato il fenomeno sette testi oculari (1. c., p. 84).

70. Il 26 settembre, alle ore 12.15, il Bambinello prima versa lacrime normali, e poi lacrime di sangue dall'occhio destro; e dopo un pò di tempo, anche dall'occhio sinistro.

Alle 18, il Crocifisso appare tutto bagnato di sudore: le gocce scendono sull'ovatta bagnandola abbondante-mente (1. c., p. 85).

71. Il 27 settembre, alle ore 12.30, l'« Ecce Homo » versa lacrime di sangue: due grosse gocce coprono il punto centrale dell'occhio e vi restano fino a che non si asciugano.

Erano presenti, sottoscrivendo una dichiarazione, il salesiano Don Fausto Leggeri residente a Genzano, insieme ad al-tri quattro testimoni (1. c., p. 85).

72. Il 28 settembre, alle ore 17, il Crocifisso è tutto gron-dante sudore: abbondanti gocce vanno a cadere sull'ovatta, alla presenza di Otto persone di varie parti, le quali hanno sot-toscritto una dichiarazione (1. c., p. 86).

73. Il 29 settembre, alle ore 12, la stanza ove si trova l'al-tarino domestico, il corridoio e la stanza da letto di Teresa, appariscono cosparse di acqua, simile, nel sapore, alle gocce di sudore versate dalle statuette.

Alle ore 16.45, il Crocifisso emette sangue dal ginocchio destro: nella parte superiore del ginocchio si forma una grossa goccia di sangue. Erano presenti due Sacerdoti i quali hanno sottoscritto la dichiarazione (1. c., p. 86).

Alle 18, sul piedino destro del Bambinello si formano due piccole gocce di sangue.

Alle 18.30, il Crocifisso appare tutto bagnato di sudore alla presenza di due Sacerdoti: Don Ettore Mariotti, salesiano di Roma (via Marsala) e Don Luigi D'Amico di 5. Antonio Abate (NA) (1. c., p. 87).

74. Il 30 settembre, alle ore 10.45, il Crocifisso emette san-gue dalla ferita del petto: un rivoletto di sangue scende giù fino alla cintura. Il Bambinello, poi, emette sangue da ambedue gli occhi. Il Crocifisso, inoltre, emette copioso sudore in tutto il corpo, sudore che dura anche durante la S. Messa celebrata dai Padri Marino Musconi e P. Marcello Ermini, assistiti da due fratelli laici venuti tutti da Giulianova.

Alle 15.40, mentre i quattro suddetti religiosi stanno per lasciare la casa di Teresa, il Crocifisso gronda sudore in tutto il corpo. Anche il Bambinello appare tutto bagnato di sudore. I suddetti quattro religiosi han sottoscritto una dichiarazione (1. c., p. 87).

Alle 16.45, il Crocifisso appare tùtto bagnato di sudore: alcune gocce scendono e cadono sull'ovatta. Son presenti il Prof. Corrado Giancaspro di Benevento e il P. Bonaventura Martignetti O.F.M. (1. c., p. 88).

 

8 OTTOBRE

75. a ottobre, alle ore. 13, il Bambinello versa lacrime dal-l'occhio destro: le lacrime scendono lungo la parete nasale e riempiono la boccuccia del Bambino. Nell'altra stanza, il Cro-cifisso emette sangue dalla ferita della coscia e dalla ferita al centro del petto. Inoltre, emette sudore da tutto il corpo. Po-chi istanti dopo anche il Bambinello appare tutto bagnato di sudore, e dall'occhio sinistro sgorgano lacrime. Erano presenti quattro persone, tra le quali due Parroci e un Avvocato. Tutti han sottoscritto una dichiarazione (1. c., p. 88).

Alle 13.45, l'« Ecce Homo », mentre si trova tra le mani di Teresa, emette lacrime dall'occhio destro e, poco dopo, anche da quello sinistro. Erano presenti, sottoscrivendosi, le surriferite quattro persone.

Alle 19.30, sull'occhio destro della statuetta del Bam-binello appare una lacrima di sangue la quale conserva il suo stato liquido fino alle 19.50 circa, quando incomincia a coa-gularsi. Hanno assistito al fenomeno il Rev. Don Angelo Masi e il Prof. Marroni Eligio con la consorte.

Alle 21.15 sia il Bambinello sia il Crocifisso si presen-tano ricoperti di sudore (1. c., p. 89).

76. Il 2 ottobre, alle 17.30, da entrambi gli occhi del Bam-binello sgorgano lacrime di sangue. Poco dopo, anche il Crocifisso emette sangue dal ginocchio, dalla ferita della coscia e dalla ferita del polpaccio destro. Sono presenti cinque per-sone, tra le quali due Sacerdoti.

77. Il 3 ottobre, le rose appariscono tutte piene d'acqua...

Alle 15.30, il Crocifisso appare bagnato di sudore alla coscia e al ginocchio destro, alla presenza di Teresa e di P. Franco (1. c., p. 90).

78. Il 4 ottobre, alle 16.30, il Bambinello versa dagli occhi lacrime normali, le quali scendono fino ad arrivare dietro le spalle. Gocce di sudore si notano anche tra i capelli, sul ric-cioletto della fronte, alla presenza di Teresa, di P. Franco e di alcune Suore Riparatrici (1. c., p. 90).

79. Il 5 ottobre, alle 17, il Bambinello appare tutto bagnato di sudore. Poco dopo, sotto l'occhio destro del Bambino, si stacca una crosticina e appare il colore del gesso; ma dopo al-cuni istanti, proprio in quel posto, scende una lacrima di san-gue (1. c., p. 91).

80. Il 6 ottobre, alle 10.30, il Crocifisso emette sangue dal ginocchio destro alla presenza di tre giovani venuti da Napoli insieme al fratello del Parroco di Pratella.

Alle 16, il Crocifisso emette sangue dalla ferita del pet-to: un rivoletto di sangue scende verso la cintura.

Alle 16.10, anche dalla ferita della coscia e dall'ampio squarcio della ferita al lato sinistro del petto scende molto sangue, al quale si aggiunge poi il sudore diffuso per tutto il corpo. Anche l'« Ecce Homo » versa lacrime dall'occhio de-stro. Erano presenti due persone (1. c., p. 91).

81. Il 7 ottobre, alle 17.15, dalla ferita situata al centro del petto del Crocifisso, lungo tutto il lato inferiore, scendono di-versi rivoletti di sangue. Tutto ciò si è verificato alla presenza di P. Franco (1. c., p. 92).

82. L'8 ottobre, alle ore 12, il Bambinello appare tutto ba-gnato di sudore, e dagli occhi sgorgano lacrime bianche.

Alle ore 16, le spalle del Bambino apparivano tuttora ba-gnate (1. c., p. 92).

Alle 16.30, il Crocifisso appare tutto bagnato di sudore. Alle 16.40, il Crocifisso emette di nuovo gocce di su-dore le quali scendono e cadono sull'ovatta. Tutto cio si e verificato alla presenza di P. Franco (1. c., p. 92).

83. Il 9 ottobre, alle 11.25 sul ginocchio destro del Croci-fisso appare una goccia di sangue, mentre sul corpo, all'altez-za del ventre, appariscono gocce di sudore. Dopo circa dùe minuti, nell'occhio destro del Bambinello compare una goccia di sangue la quale scende sul viso e si ferma sulla guancia.

Alle 11.30, dalla ferita del petto del Crocifisso è uscita una goccia di sangue la quale, scorrendo, arriva fino al basso ventre. Erano presenti il persone, tra le quali il Canonico Dott. Nicola Longobardi di S. Antonio Abate (NA) (1. c., p. 93).

Alle 17.30, il Crocifisso emette, dal ginocchio, una goccia di sangue la quale scorre sul ginocchio stesso. Dopo pochi istanti il Bambinello appare tutto bagnato di sudore. Anche il Croci-fisso emette abbondante sudore dal volto, dal petto e dalle dita dei piedi: le gocce di sudore scendono e si posano sul-l'ovatta. Sono presenti ai fenomeni quattro persone, tra le quali due Sacerdoti.

84. Il 10 ottobre, alle 18.45, il Bambinello versa lacrime nor-mali da tutti e due gli occhi. La lacrimazione dura qualche minuto. E presente D. Franco (1. c., p. 94).

85. L'11 ottobre, alle 15.30, il Bambinello versa lacrime di sangue. Il Crocifisso emette sangue dalla ferita del petto: su tutto il lato inferiore scendono diversi rivoletti di sangue.

Alle 15.45, il Bambinello versa lacrime normali: il li-quido bianco elimina il sangue dagli occhi, i quali appariscono più chiari. L'ovatta, dietro le spalle del Bambinello, si bagna di sangue e di lacrime. L'addome del Bambinello si vede ba-gnato di sangue.

Alle 16.45, il Crocifisso appare di nuovo tutto bagnato di sudore. Questi fenomeni vengono attestati da sette testi-moni (1. c., p. 95).

86. Il 12 ottobre, alle 14.30, dinanzi al Crocifisso viene po-sto un vaso di rose: una di queste, color rosa, si vede goccio-lare ripetutamente. Il fenomeno dura per molte ore. I presenti rilevano che la goccia cade ad intervalli di circa 30 secondi. Un bicchiere viene posto sotto la rosa gocciolante per racco-gliere il liquido. La mattina seguente, il bocciolo di rosa si stacca dallo stelo (1. c., p. 96).

87. Il 13 ottobre, alle 12.30,, il Crocifisso emette sangue dalla ferita del Costato: un rivoletto scende in direzione e lungo la ferita del Costato. Anche il Bambinello versa lacrime di sangue da tutti e due gli occhi. I due fenomeni durano più di mezz 'ora. Sono presenti sei testimoni, dei quali due Sa-cerdoti. Alcune rose, portate dalla mamma del P. Consiglio Borrelli, appena poste sotto il quadro del Cuore Immacolato di Maria, emettono liquido bianco il quale viene raccolto in una tazzina.

Alle 16.40, il Crocifisso appare bagnato di sudore...

Alle 17.40, il Bambinello emette lacrime da tutti e due gli occhi. Un'altra rosa (di colore rosso), incomincia a goccio-lare con una intermittenza regolare per diverse ore. Erano presenti cinque testimoni, i quali hanno sottoscritto la dichia-razione (1. c., p. 96-97).

88. Il 14 ottobre, alle 17.45, dalla ferita del petto del Cro-cifisso sgorga sangue formando vari rivoletti (1. c., p. 97).

89. Il 15 ottobre, alle 11.30, circa, dalla ferita del petto del Crocifisso esce altro sangue il quale scioglie quello preceden-temente versato: sul petto si notano rivoletti di sangue. Al fenomeno erano presenti otto persone, fra le quali un Parroco di Napoli. Tutti hanno sottoscritto una dichiarazione.

Alle 20.25, dalla ferita del petto del Crocifisso sgorgano alcune gocce di sangue le quali prendono varie direzioni. Il fe-nomeno si è verificato alla presenza di sette persone, le quali hanno sottoscritto una dichiarazione (1. c., p. 98).

90. Il 19. ottobre, dopo la S. Messa celebrata da Don Borra, alla presenza di Teresa, di zia Antonietta e di Domenico di Gioia, il Bambinello e il Crocifisso trasudano vivo sangue il quale viene raccolto in una carta argentata, dalla quale, da Don Borra, viene fatto colare dentro una boccettina contenente anticoagulante. Don Borra consegna la boccettina al Vescovo.

Tutto ciò - annota D. Franco - era stato predetto da Teresa da parecchi giorni, ed era stato confermato il giorno precedente. « Quello che mio Figlio ha promesso - aveva detto la Madonna a Teresa - stà tranquilla che avverrà ».

Al fenomeno, oltre a Don Borra, era presente anche il salesiano Elio Menichelli.

Alle 16.15, il Bambinello presenta l'occhio destro « stra-pieno » di sangue misto ad acqua.

Nel frattempo dalla ferita della spalla sinistra del Croci-fisso scende sangue in gran copia misto ad acqua, attraversa tutto il corpo, e le gocce vengono raccolte nella sottostante carta argentata. Il Bambinello bagna di sangue le spalle e l'ovatta rimane tutta imbevuta di sangue sceso dall'occhio de-stro. Anche il Crocifisso, per la seconda volta, appare tutto inondato di sangue misto ad acqua, sgorgato dalla ferita del Costato. Anche il Bambinello emette sangue da entrambi gli occhi, sangue che si diffonde su tutto il corpo del medesimo, sulle braccia, sul volto e sulle gambe. Il fenomeno è impres-sionante. Il dott. Guarino, alle 17,30, preleva il sangue e ne esegue le analisi.

Alle 18, si verifica, per la terza volta nel pomeriggio, una effusione di sangue misto ad acqua, che investe tutto il Cro-cifisso, il quale appare tutto costellato di gocce di sangue, sulle braccia, sul petto, sull'addome, sul panno che avvolge la cin-tura e le gambe.

Gocce di sangue sono sparse anche sul muro ai lati della Croce, nel mezzo e sulla carta stagnòla.

Dalle 18.15 alle 18.20, all'improvviso, il Crocifisso si ricopre tutto di sudore che, scendendo a rivoletti, lava l'intero corpo, eliminando il sangue da cui era tutto ricoperto. Il feno-meno dura cinque minuti, dopo i quali il Crocifisso riprende l'aspetto normale degli altri giorni. Erano presenti cinque te-stimoni (1. c., p. 100-101).

91. Il 20 ottobre, alle ore 18, dalla ferita del petto del Cro-cifisso scende un rivoletto d'acqua e giunge fino al lembo estre-mo sinistro (1. c., p. 101).

92. Il 22 ottobre, alle 16.25, il Crocifisso emette sangue dalla ferita posta al centro del petto: due rivoletti scendono verso l'addome. Sono presenti Otto testimoni i quali hanno sottoscritto una dichiarazione (1. c., p. 101).

Alle 19, dal petto del Crocifisso promana del liquido bianco che fa scendere ulteriormente quello versato poche ore prima. Erano presenti quattro testimoni (1. c., p. 101-102).

93. Il 23 ottobre, alle 15.10, dalla parte del petto del Cro-cifisso esce un liquido che elimina il sangue raggrumato. Era-no presenti tre testimoni, fra i quali il P. Angelo Bosco.

Alle 17.35, dalla ferita del petto del Crocifisso esce del liquido il quale elimina il sangue raggrumato, alla presenza di quattro testimoni (1. c., p. 102).

94. Il 24 ottobre, sia il Bambinello che il Crocifisso sono da oggi interamente ricoperti da una custodia di vetro plasticato trasparente (1. c., p. 103).

95. Il 25 ottobre, alle ore 12, il Crocifisso emette abbon-dante sudore: le gocce si vedono scendere sull'ovatta. Nella parte interna dell'involucro trasparente di plastica si notano moltissime gocce di sudore che scendono in basso. Ne è inte-ressata metà superficie dell'involucro.

Anche il Bambinello emette sudore: molte gocce scen-dono dietro le spalle.

Alle ore 16, il màterassino del Bambinello appare tutto bagnato.

Alle 16.20, l'« Ecce Homo » versa lacrime di sangue.

Alle 17, il Crocifisso emette sudore dalle gambe, e il sudore si vede comparire nella stoffa celeste posta dietro il Crocifisso.

Altre gocce si vedono cadere in continuazione dalla parte più sporgente dell'alluce del piede destro. Anche l'« Ecce Homo » suda acqua mista a sangue, e versa lacrime normali.

Dalle 16.20 in poi erano presenti ai fenomeni quattro testimoni (1. c., p. 103).

96. Il 28 ottobre, alle ore 13.15, l'« Ecce Homo » versa la-crime normali da entrambi gli occhi. Altrettanto fa il Bambi-nello. Erano presenti quattro persone.

Alle 16.40, l'« Ecce Homo » versa nuove lacrime da tutti e due gli occhi, alla presenza di Teresa e di D. Franco (1. c., p. 104).

97. Il 29 ottobre, alle ore 10 ant., il Bambinello versa lacri-me normali alla presenza di sei testimoni, fra i quali il P. Mi-chele Santoro O.F.M., il P. Carmine Coppola e il Parroco di S. Antonio Abate.

Alle 14.05, il Bambinello versa nuove lacrime. Il feno-meno si verifica, in modo più accentuato, nell'occhio destro. Si nota anche sudore sparso in varie parti del corpo, specie nel petto, sul pannolino e nelle gambe (1. c., p. 104-105).

Alle 17.30, il Crocifisso emette abbondante sudore dalla cintura in giù (alcune gocce scendono dalle gambe sull'ovatta), alla presenza di alcuni Sacerdoti di Napoli, tra i quali il P. Vita, Carmelitano e P. Michele, Conventuale.

Alle 19.15, il Crocifisso emette di nuovo sudore dalla cintura in giù. Ad un certo punto si vede uscire sangue dal piede sinistro del Crocifisso: una striscia di sangue scorre sotto la pianta del piede, ed una goccia si raggruma sotto le dita. Il flusso di sangue è continuato per una decina di minuti in modo più marcato che all'inizio (1. c., p. 104-105).

 

9. NOVEMBRE

98. Il i~ novembre, alle ore 16.25, il Crocifisso emette su-dore dalla cintura in giù, e, abbondantemente, sulle gambe.

Alle 16.35, il Bambinello versa abbondanti lacrime da tutti e due gli occhi e alcune di esse scendono sotto il mento.

Sono presenti tre testimoni, i quali sottoscrivono la di-chiarazione (1. c., p. 106).

99. Il 2 novembre, alle ore 16.25, il Crocifisso emette su-dore nel piede destro: una goccia penzola dal chiodo. Sono presenti cinque testimoni i quali sottoscrivono una dichiara-zione (1. c., p. 106).

100. Il 3 novembre, alle ore 15.30, il Bambinello versa la-crime da tutti e due gli occhi. Il fenomeno è durato un'ora, alla presenza di varie persone.

Alle 18.55, anche l'« Ecce Homo » versa lacrime da en-trambi gli occhi: meno abbondantemente dall'occhio sinistro, e più abbondantemente da quello destro. Il fatto viene atte-stato e sottoscritto da cinque testimoni.

Alle 19.55, la foto della Madonna di Fatima, che ha ver-sato copiose lacrime di sangue a Castel S. Lorenzo (presso Luigi Musco, fratello di Teresa), per la prima volta versa lacrime di sangue da entrambi gli occhi anche nella casa di Te-resa, alla presenza di cinque testimoni, i quali sottoscrivono la dichiarazione (1. c., p. 107).

101. Il 5 novembre, alle ore 15.30, la foto della Madonna di Fatima di Castel 5. Lorenzo continua a versare lacrime di san-gue, in tale copia che un rivolo arriva al labbro sinistro del-l'immagine, all'altezza della mano sinistra; un altro rivolo scor-re sul rivolo già tracciato in precedenza. Il fenomeno viene at-testato e sottoscritto da quattro persone.

In seguito a ciò, P. Franco si reca presso S. E. Mons. Arcivescovo diocesano Vito Roberti per mostrargli l'immagine prodigiosa, sulla quale si notava ancora sangue vivo (1. c. p. 108).

102. Il 6 novembre, verso le 11, il quadretto del Volto di Gesù versa lacrime di sangue da entrambi gli occhi, sul vetro.

Alle 14, il Volto di Gesù continua a versare sangue. Il siero raggiunge la cornice nel lato inferiore, mentre il san-gue si ferma all'altezza del labbro inferiore. Il Crocifisso si presenta bagnato sul collo del piede.

Alle 15.30, il Crocifisso, dalla ferita causata dal chiodo al piede destro, emette gocce di sangue (1. c., p. 108).

103. L'8 novembre, alle ore 9.45, il Crocifisso presenta una sudorazione sanguigna proveniente, principalmente, da tutto il petto, dalla barba, dai capelli, dalle braccia, formando rivoli di grosse gocce di sangue che, oltrepassato l'addome, continua-no a colare. Altre gocce cadono dall'alluce dei piedi al disotto della pianta dei medesimi. Il fenomeno è attestato e sottoscritto da due testi de visu.

Alle 10, altre gocce di sangue si vedono scendere dal ginocchio destro: un rivolo delle medesime raggiunge il piede. Ne fan fede sei persone le quali sottoscrivono una dichiarazione.

Alle 12, il Crocifisso emette di nuovo abbondante san-gue da varie parti del corpo: dal petto, dai capelli e dal ginoc-chio destro. Il sangue, in grosse gocce, scorre e va a cadere sull'ovatta sottostante. Anche dal braccio destro della ferita centrale, per la prima volta, esce sangue.

Alle 12.15, anche il Bambinello versa dagli occhi copiose lacrime di sangue e di acqua.

Alle 12.25, il Crocifisso emette un liquido normale, il quale lava tutto il sangue versato in mattinata. Rimangono, qua e là, solo alcune gocce di sangue essiccate.

Alle 12.35, il Bambinello versa di nuovo lacrime di san-gue e presenta gocce di sudore dalla testa ai piedi.

Il sudore continua a scendere per oltre mezz'ora, da va-rie parti del corpo. Altrettanto si dica delle lacrime di sangue.

Alle 15.04, il Bambinello è di nuovo tutto bagnato di sudore dai capelli ai piedi; esso lava il sangue raggrumato il quale viene spinto dietro le spalle e sul materassino, che ap-pare tutto bagnato. La dichiarazione dei fenomeni viene sot-toscntta da quattro testi de visu (1. c., pp. 109.110).

104. Il 9 novembre, verso le 8 ant., il Crocifisso presenta gocce di sudore nel corpo. La parte centrale del vetro, all'in-terno, presenta una larga chiazza di piccolissime gocce (simili a punte di spillo). Dai due piedi si vede pendere qualche goc-cia che poi scende e raggiunge l'ovatta sottostante. Al feno-meno era presente anche Don Borra.

Alle 13.20, si ripete lo stesso fenomeno ora descritto. Dopo alcuni minuti, le goccioline, dense come nebbia, evapo-rano; rimangono, però, per diverso tempo, le gocce più grosse

105. Il 10 novembre, alle ore 9.05, il Bambinello versa lacri-me normali da entrambi gli occhi.

Alle 12.30, dal piede destro del Crocifisso si vede scen-dere qualche goccia di liquido trasparente.

Alle 18.15, il Crocifisso emette sudore da varie parti del corpo. Il vetro, nella parte centrale interna, appare tutto pieno di sudore. Al fenomeno sono presenti alcuni giovani di Na-106.

Il 13 novembre, alle ore 10, il Crocifisso presenta gocce di sudore, alla presenza di sette testimoni i quali sottoscri-vono una dichiarazione.

Alle 17.50, il Crocifisso presenta di nuovo gocce di su-dore all'altezza dell'inguine, mentre sul vetro della custodia, nella parte interna, si vedono depositate molte gocce di su-dore. Al fenomeno erano presenti tre persone, le quali hanno sottoscritto la dichiarazione (1. c., p. 112).

107. Il 15 novembre, alle ore 10.10, il Crocifisso sanguina alla presenza di tre religiosi, i quali sottoscrivono la dichiarazione.

108. Il 16 novembre, alle ore 13.20, il Bambinello versa la-crime di sangue da entrambi gli occhi.

Alle 14.40, l'« Ecce Homo » versa lacrime normali da tutti e due gli occhi. quelle dell'occhio destro si fermano nel-l'occhiaia, mentre quelle dell'occhio sinistro scendono sulla barba.

Alle 15.15 l'« Ecce Homo » continua a versare lacrime normali. le lacrime dell'occhio sinistro si vedono scendere fino al collo. Il fenomeno è stato testimoniato e sottoscritto da otto persone, fra le quali sei Suore (1. c., p. 113).

109. Il 18 novembre, alle ore 11.15, una lacrima scende lenta-mente dall'occhio destro del Bambinello e va a posarsi sulla sua guancia; anche l'altro occhio si presenta pieno di lacrime. Il fenomeno è testimoniato e sottoscritto da due signore.

Alle 16 si vedono apparire piccole gocce di sangue su di una rosa bianca (1. c., p. 113).

110. Il 22 novembre, alle ore 14.30, su di una rosa bianca, posta dinanzi al Crocifisso, si vedono apparire piccole gocce di sangue vivo, éollocate nell'interno dei petali in modo tale che risulta impossibile una manipolazione. Il fenomeno viene attestato e sottoscritto da quattro testi de visu, due dei quali Sacerdoti.

Alle 15.45, un'altra rosa (di colore rosa) posta dinanzi al Crocifisso, viene spruzzata di sangue vivo e colante, proprio nell'atto in cui Teresa donava l'altra rosa (anch'essa spruz-zata di sangue vivo) alla Signora Liberali Giustina, dopo aver chiesto a Gesù se era contento di una tale donazione.

Il fenomeno è attestato e sottoscritto da un Sacerdote Don Gabriele Antoniazzi, dalla Liberali e da un'altra Signo-ra (1. c., p. 114).

111. Il 23 novembre, alle ore 14, l'« Ecce Homo » versa lacrime di sangue dagli occhi.

Alle 15.35, gli occhi dell'« Ecce Homo. » si presentano pieni di lacrime normali trasparenti: una di queste lacrime, molto grande, scivola lungo la parete nasale spingendo giù il sangue versato poco prima. Contemporaneamente la rosa (di color ròsa), che il giorno precedente era stata sprùz-zata dal sangue, si presenta cosparsa di goccioline d'acqua

112. Il 25 novembre, alle ore 10.30, il Crocifisso versa lacri-me dagli occhi. Le lacrime, aumentando, scendono lungo il corpo. Grosse gocce di sudore partono anche dalla fronte, dal Costato e scendono lungo il Corpo, bagnando tutte e due le gambe. Anche i capelli e la faccia appariscono tutti bagnati. Il fenomeno viene testimoniato e sottoscritto da tre testi ocu-lari, tra i quali il P. Bonaventura Martignetti O.F.M. di Airo-la (1. c., p. 115).

Alle 16.30, il vetro che ricopre il Crocifisso, dalla parte interna, presenta gocce di liquido trasparente, le quali, al-l'altezza degli occhi, prendono la forma di una raggiera, fino a raggiungere il fondo ove si trova l'ovatta.

Il Crocifisso medesimo presenta liquido gocciolante dalla barba, dai capelli, dal petto, liquido il quale scende giù, fino ai piedi di modo che l'ovatta appare tutta imbevuta di quel li-quido. Le gocce man mano che si asciugano nel vetro, la-sciano tracce molto evidenti del sale che rimane essiccato nel vetro medesimo (1. c., p. 116).

113. Il 27 novembre, alle ore 10 ant. il Crocifisso versa san-gue dalla piaga del piede destro. Si notano anche alcune gocce di li~uido incolore sulle vesti e sulla gamba destra. Il vetro che ricopre il Crocifisso, nella parte interna, appare cosparso di gocce di un liquido trasparente il quale, essiccato, lascia tracce di sale.

Testimoniano e sottocrivono il fenomeno tre testi oculari

 

10. DICEMBRE

114. Il 1° dicembre, alle ore 10.15 ant., il Bambinello pre-senta varie macchie di sangue vivo in varie parti del corpo (fronte, orecchie, sopracciglia, faccia, labbra, petto, stomaco, braccia, mani, ecc.); si nota anche, nell'occhio destro, una grossa lacrima di sangue; anche nel canale lacrimale si nota una grossa lacrima di sangue che tende a scendere lungo il na-so, già in via di coagulazione. Macchie di sangue vivo si nota-no anche nella culla; nei merletti, nella custodia di plastica (all'interno) ecc.

Tutto ciò viene attestato e sòttoscritto da sei testi oculari.

Alle 13.30, il Bambinello versa lacrime di sangue, par-ticolarmente dall'occhio sinistro. Il liquido, rosso vivo e rosso oscuro, impregna abbondantemente l'ovatta sottostante. Molto sangue, discendendo, si deposita sotto le braccia. Attestano e sottoscrivono il fenomeno tre testi oculari (1. c., p. 118).

115. Il 6 dicembre, alle ore 10 ant., il Crocifisso versa lacri-me di sangue. Inoltre, il suo capo appare pieno di sangue il quale scende lungo i capelli bagnando tutto il corpo, spruz-zando tutto il vetro. Molte gocce di sangue cadono sul cotone idrofilo. Le gocce, cadute sul vetro, scendono giù lentamente, formando tanti piccoli coaguli.

Il fenomeno viene testimoniato e sottoscritto da sei te-sti oculari (1. c., p. 119).

116. Il 7 dicembre, alle ore 16, mentre Teresa si aggira per la stanza ,nota e fa notare che le rose poste davanti ad una im-magine dell'Immacolata appariscono piene d'acqua.

Pio Di Gioia preleva l'acqua. In precedenza P. Franco ave-va rilevato che le rose erano senz'acqua (1. c., p. 120).

117. L'8 dicembre, alle ore 10 ant., la statua dell'Immacolata versa sangue dall'occhio destro. Ai bordi, verso l'angolo ester-no destro della pupilla, si forma del sangue: una gocciolina risale verso l'alto dell'angolo, due rivoletti scendono dall'oc-chio... Entrambi percorrono dai 5 ai 7 cm.

Il fenomeno è attestato da quattro testi oculari (1. c., pagina 120).

118. Il 9 dicembre, alle 15.30, l'Immacolata emette, dall'oc-chio destro, liquido bianco. Il sangue, versato dalla statuetta il giorno precedente, viene portato in basso, alla presenza di P. Pio da Siena, cappuccino (Teresa, rivolta alla Madonna, aveva detto: « Per P. Pio non fai nessun segno?...).

Il fenomeno è testimoniato e sottoscritto dallo stesso P. Pio, da Teresa e da P. Franco (1. c., p. 120).

Alle 15.45, nell'occhio destro dell'Immacolata, alla pre-senza di cinque testimoni oculari, si forma una lacrima che, gradatamente, aumenta il suo volume fino ad uscire fuori dai bordi dell'occhio per scendere lentamente sulla guancia, sotto il collo, dietro le mani giunte.

Il fenomeno è durato circa mezz'ora, e si è ripetuto, per intero, quattro volte (1. c., p. 121).

119. Il 15 dicembre, alle ore 13.35 pom., la statuetta dell'Im-macolata versa lacrime bianche dall'occhio destro e, dopo po-chi istanti, anche da quello sinistro. Il rivoletto di liquido scende sulle guance e si ferma nei pressi del mento, ove rimane fino alla evaporazione.

Il fenomeno si è verificato alla presenza di quattro testi-moni (1. c., p. 122).

120. Il 16 dicembre, alle 20.40, la statuetta dell'Immacolata versa lacrime bianche da entrambi gli occhi. I due rivoletti scendono lungo le pareti nasali e si fermano sotto le narici.

Il fenomeno è testimoniato da quattro persone presenti (1. c., p. 122).

121.

Il 18 dicembre, alle ore 14.45, la statuetta dell'Immaco-lata emette nuovamente lacrime bianche.

Il fenomeno dura solo pochi minuti, ed è attestato da Te-resa e da P. Franco (1. c., p. 123).

122. Il 24 dicembre, alle ore 18.55, a Castei Volturno, nella stanza di Don Franco, la Madonna di Lourdes versa, dall'oc-chio destro, lacrimucce di colore trasparente. Anche il Bam-binello appartenente a P. Franco, versa da entrambi gli occhi lacrime bianche. Ai due fenomeni è presente anche Teresa in-sieme ad altri due testi (1. c., p. 123).

123. Il 25 dicembre, alle 9 ant. circa, sempre a Castei Voi-turno, presso P. Franco, Gesù Bambino versa lacrime normali da entrambi gli occhi.

Verso le 9.30, Teresa, insieme ad altre due persone, parte da Castei Volturno per far ritorno a Caserta. P. Franco, dopo averli salutati, entra nell'ufficio Parrocchiale e nota che la foto del Volto Santo della Sindone, posta sotto il cristallo che copre la cattedra, ha una striscia di bagnato lunga una quindicina di centimetri e larga tre o quattro cm. Il liquido incolore ha inizio dai capelli, scende lungo la barba, e si allarga fuori dél bordo inferiore (1. c., p. 124).

124. Il 26 dicembre, alle ore 14.30, la immagine cartacea del Cuore Immacolato di Maria (che in precedenza aveva già san-guinato) versa lacrime bianche dall'occhio sinistro: le lacri-me scendono lentamente fino alle gote.

Il fenomeno è accaduto alla presenza di tre testimoni, due dei quali Sacerdoti (1. c., p. 124).

125. Il 27 dicembre, una rosa posta dinanzi al vetro del Bam-bino Gesù senza vaso (e quindi senz'acqua) si riempie d'acqua.

Alle ore 16.25, il Bambino Gesù di P. Franco (che abi-tualmente si trova a Castei Volturno e che è stato portato a Caserta, presso Teresa) versa lacrime bianche da tutti e due gli occhi.

Il fenomeno viene attestato e sottoscritto da sei testi-moni oculari (1. c., p. 125).

126. Il 29 dicembre, alle ore 18.40, la statuetta della Ma-donna Addolorata versa lacrime dall'occhio destro: il liquido, scorre e, passando lungo il setto nasale, raggiunge il mento.

Sono presenti al fenomeno e appongono la loro firtùa alla dichiarazione cinque persone (1. c., p. 125).

127. Il 31 dicembre, alle ore 13.30, la statuetta della Ma-donna Immacolata versa lacrime da entrambi gli occhi: le la-crime, dal lato destro, scendono fin sotto il mento; dal lato sini-stro, invece, scendono a metà délle gote (1. c., p. 126).

 

II°. ANNO 1976

 

1. GENNAIO

128. Il 3 gennaio, alle ore 12.10, la statuetta dell'Immacolata versa lacrime bianche dall'occhio destro: il rivoletto scende fin sotto il mento (o mascella destra).

Il fenomeno è attestato e sottoscritto da sei per-sone, tra le quali due Sacerdoti e il Prof. Domenico Lanzano (1. c., p. 126).

Alle 12.30 circa, anche la statuetta dell'Addolorata prima versa sangue dall'occhio destro, e poi versa lacrime normali, alla presenza di sei persone le quali sottoscrivono la dichia-razione (1. c., p. 127).

129. Il 4 gennaio, alle ore 15, il Bambino Gesù emette lacrime bianche dall'occhio destro: il rivoletto scende lungo il nasino e raggiunge il collo; alcune gocce molto grosse rimangono so-spese nella parte interna del vetro sulla testa, all'altezza del petto (1. c., p. 127).

130. Il 7 gennaio, alle ore 18.10, la statuetta dell'Addolorata emette lacrime bianche da tutti e due gli occhi.

Alle 18.32, la stessa statuetta versa lacrime di sangue da tutti e due gli occhi. Al centro, sotto gli occhi, si forma una striscia di sangue.

Alle 18.40, anche la statuetta dell'Immacolata emette, da entrambi gli occhi, lacrime bianche. Dall'occhio destro l'emis-sione del liquido è più abbondante.

Alle 18.42, la statuetta dell'Immacolata emette sangue dall'occhio destro: un rivoletto di sangue si ferma sulle gote; poi, lacrime normali, portano giù il sangue che scende sotto il collo, sul petto e, infine, dietro le mani giunte dal lato sinistro.

Alle 19.45,. la statuetta dell'Addolorata emette. la-crime normali, e così il sangue versato un'ora prima comincia a sco~parire.

Alle 19.46, anche la statuetta dell'Immacolata continua ad emettere dall'occhio destro lacrime normali, le quali fanno scomparire quasi completamente il sangue prima versato.

I fenomeni vengono attestati e sottoscritti da cinque te-sti oculari (1. c., p. 128).

131. L'8 gennaio, alle ore 18.40, la statuetta dell'Addolorata versa lacrime bianche prima dall'occhio destro e poi anche dal-l'occhio sinistro. Le lacrime dell'occhio destro si fermano sotto l'occhio stesso; mentre le lacrime versate dall'occhio sinistro scendono fra il naso e le labbra.

Il fenomeno è attestato e sottoscritto da nove testi ocu-lari (1. c., p. 129).

Alle 20.05, la statuetta dell'Addolorata, dopo la celebra-zione della 5. Messa, appare piena di sudore sulla fronte e poi, man mano, anche nella parte superiore del viso.

Pochi istanti dopo, nell'altra stanza, anche la statuetta dell'Immacolata appare piena di. sudore sulla fronte, e, con-temporaneamente, da entrambi gli occhi, sgorgano lacrime bianche: quelle dell'occhio destro scendono sulla mascella al-l'altezza delle labbra; mentre quelle dell'occhio sinistro scen-dono fin sotto il collo.

Il fenomeno è attestato e sottoscritto da tre testi oculari (1. c., p. 129).

132. Il 9 gennaio, alle ore 8.45, la statuetta dell'Immacolata versa lacrime da entrambi gli occhi.

Il fenomeno viene attestato e sottoscritto da quattro te-sti oculari (1. c., p. 130).

133. Il 10 gennaio, alle ore 11, durante la recita del Rosario, il Crocifisso emette sudore da tutto il corpo; il sudore scende fino ai piedi e va a finire nell'apposita ovatta.

Il fenomeno viene attestato e sottoscritto da un Parroco e da due Suore.

Alle 15.05, la statuetta dell'Immacolata versa lacrime nor-mali da tutti e due gli occhi, alla presenza di Teresa e di P. Franco (1. c., p. 131).

134. Il 12 gennaio, alle ore 10.45 ant., dopo la recita del Ro-sano fatta dinanzi all'altarino domestico, il Crocifisso appare cosparso di gocce di sudore.

Il fenomeno è avvenuto alla presenza di sei persone, due delle quali Sacerdoti (uno di New York) (1 c., p. 131).

135. Il 12 gennaio, alle ore 16.30, un Parroco con altre quat-tro persone, mentre osservano le varie immagini sacre, vedono che dagli occhi della statua dell'Immacolata scendono lacrime. Il fenomeno è durato circa 20 minuti (1. c., p. 132).

136. Il 13 gennaio, alle ore 13.50 circa, la statua dell'Imma-colata versa lacrime di sangue rosso vivo: le lacrime dell'occhio destro, scendendo, prendono due o tre direzioni, mentre quelle dell'occhio sinistro scorrono lungo la parete nasale; un altro rivoletto, dal centro si sposta verso il lato sinistro.

Alle 14.05, le lacrime bianche della statuetta dell'Imma-colata si alternano a quelle di sangue e si sovrappongono ad esse. Gli occhi sono lucidissimi: il sangue, versato poco prima, scende un tantino più in basso.

Alle 14.30, la summenzionata statuetta versa nuove la-crime di sangue; gli occhi .appariscono pieni di sangue, speci~ negli angoli esterni...

Alle 14.50, lacrime bianche si sovrappongono alle lacri-me di sangue. Gocce miste d'acqua e sangue scendono fin sotto il mento. Il volto della Madonna incomincia a diventare pulito.

Alle ore 15, ancora sangue vivo; ai bordi, rivoletti di lacrime bianche scendono lungo il viso e lungo il collo.

Alle 15.30, sangue misto ad acqua, in forma di rivoletto, scende sul giro della veste, sulla veste e si deposita nella piega del braccio sinistro.

Verso le ore 16, termina ogni fenomeno. Il volto del l'Immacolata riprende quasi il colorito che aveva prima (alle ore 13).

Rimane soltanto qualche lieve filettino oscuro ai bordi delle gote e sul collo (1. c., p. 133).

Tutti i surriferiti fenomeni fino alle ore 14.40, sono avvenuti alla presenza di Teresa e di P. Franco.

Dalle 14.40 in poi, sono stati presenti anche il Parroco di Pratella Don Geppino con suo fratello (1. c., p. 134).

137. Il 14 gennaio, alle ore 19, durante la celebrazione della Messa dinanzi al Crocifisso, la statuetta dell'Immacolata inco-mincia a versare lacrime di sangue dall'occhio desiro: sotto l'angolo estremo destro si è formata una striscia. Erano pre-senti sei testimoni, i quali hanno sottoscritto una dichiarazione.

Teresa, durante la Messa, al momento della consacrazione, avverte il fenomeno avvenuto nell'altra stanza, nella quale non vi era nessuno (1. c., p. 134).

138. Il 21 gennaio, alle ore 10.05, il Crocifisso gronda san-gue da tutto il lato destro, dai capelli alla spalla: si vedono strisce lasciate dal sangue, e l'ovatta posta nell'involucro sotto il Crocifisso appare inzuppata di sangue.

Alle 10.30, anche la statua dell'Immacolata versa lacrime bianche da entrambi gli occhi: il liquido appare roseo e scende lungo il viso, sotto il collo, lungo l'abito bianco, fino ai bordi della striscia azzurra (1. c., p. 135).

139. Il 23 gennaio, alle ore 9.30, la statua dell'Immacolata versa lacrime bianche da tutti e due gli occhi: il liquido scende lungo il viso e, sotto il mento, si notano due grosse gocce le quali, dalla parte destra, scendono sul vestito.

Il fenomeno è accaduto alla presenza di Teresa, di P. Franco e di zia Antonietta (1. c., p. 135).

140. Il 26 gennaio, alle ore 11.10, il Crocifisso emette sudore e versa lacrime bianche che, cadono e inzuppano l'ovatta. An-che la Madonna versa lacrime bianche.

Testimoniano il fenomeno e lo confermano con la loro firma quattro persone, tra le quali il Can. Dott. Nicola Lon-gobardi di 5. Antonio Abate (1. c., p. 136).

141. Il 29 gennaio, le rose portate il giorno precedente appa-riscono piene di acqua (1. c., p. 137).

142. Il 30 gennaio, verso le ore 18, il Bambino Gesù (quello con le manine al viso) versa lacrime normali da entrambi gli occhi: il rivoletto, dal lato destro, scende sotto il mento, all'i-nizio del collo.

Il fenomeno è avvenuto alla presenza di Teresa, di P. Franco e di zia Antonietta (1. c., p. 137).

 

2. FEBBRAIO

143. Il 1° febbraio, alle ore 18.55, il Bambino Gesù (come sopra) versa lacrime bianche da entrambi gli occhi: il liquido, dal lato destro, arriva fino alle labbra; dal lato sinistro invece defluisce sopra la manica raggiungendo il dorso della mano. Le rose appariscono piene di acqua.

Alle 19.10, il fenomeno si ripete: lacrime bianche sgor-gano dagli occhietti del Bambino. Allorché poi il liquido ver-stato evaporizza, si notano con evidenza piccoli cristalli di sale.

Il Fenomeno si è verificato alla presenza di cinque per- sone (1. c., p. 137). 144.

Il 2 lebbraio, alle 14.25, Gesù Bambino emette lacrime bianche da entrambi gli occhietti.

Il fenomeno è attestato e sottoscritto da due testimoni oculari (1. c. p. 138).

145. Il 3 lebbraio, alle ore 9.45, la statuetta dell'Immacolata versa lacrime normali da entrambi gli occhi.

Alle 10.30, alle lacrime normali succedono lacrime di san-gue: la lacrima all'occhio destro scende sullo zigomo, mentre quella dell'occhio sinistro si fetma sotto l'occhio.

Alle 12, nuova lacrimazione di sangue della stessa Madonna.

Alle 14.30, alle lacrime di sangue succedono quelle nor-mali le quali eliminano il sangue versato prima.

Alle 15, nuove lacrime bianche.

Alle 15.45, il fenomeno si ripete.

Alle 16.30, la lacrimazione normale continua, e il sangue (antecedentemente versato) viene portato giù, lungo il collo.

Alle 18.30, nuova lacrimazione normale da parte della Madonna che continua ad eliminare il sangue dal volto e dal collo.

Alle 19.40, ancora lacrime normali, le quali rendono la statuetta completamente pulita (1. c., p. 139).

146. Il 5 lebbraio, alle ore 15.40, il Bambino Gesù (quello con le manine al volto) versa lacrime normali da ambedue gli occhi.

Alle 15.45, all'improvviso si nota che il medesimo Bam-bino, dall'occhio destro, prima versa una lacrima di sangue, e poi emette lacrime normali da ambedue gli occhi.

Alle 16.10, si npete lo stesso fenomeno nell'occhio sinistro.

Alle 16.30, nuove lacrime normali, per cui il sangue, pri-ma versato, viene diluito e portato verso il collo, fino a che non evapora lasciando lievissime tracce.

Il fenomeno viene attestato e sottoscritto da cinque testi oculari (1. c., p. 139).

147. Il 6 febbraio, a Castel Volturno, nell'Ufficio Parrocchia-le, l'immagine del Volto della Sindone (formato cartolina) ver-sa abbondanti lacrime, alla presenza del Parroco P. Franco, di Teresa e di Lucia De Pascale (1. c., p. 140).

148. Il 7 fbbraio, alle 14.30, la statua dell'Immacolata versa lacrime dall'occhio sinistro: il liquido si ferma in prossimità del labbro superiore.

Alle 14.40, anche dall'occhio destro si vedono scendere lacrime trasparenti le quali raggiungono il mento.

Alle 14.55, sgorgano altre lacrime bianche le quali vanno a fermarsi sotto gli occhi.

Alle 15.10, sgorgano altre lacrime normali le quali eli-minano il sangue fermatosi, in antecedenza, ai bordi e sotto gli occhi.

Alle 17.35, ancora lacrime normali: dalla parte destra acqua e sangue raggiungono lo zigomo; mentre dalla parte sini-stra il sangue raggiunge le narici e vi si ferma.

I fenomeni vengono attestati e sottoscritti da tre testi oculari (1. c., p. 140).

149. L'8 lebbraio, alle ore 12.30, la statua dell'Immacolata, da ambedue gli occhi versa lacrime di sangue, formando stri-sce rosso vivo.

Alle 13.45, dall'occhio destro sgorga altro sangue il quale scende sulle gote.

Alle 14.15, dagli occhi sgorgano lacrime bianche le quali sciolgono, in parte, il sangue prima versato.

Alle 14.40, il volto dell'Immacolata appare tutto im-brattato di sangue: vari rivoletti irrigano il volto da entram-bi i lati.

Alle 14.50, nuove lacrime bianche vengono a pulire in parte il viso della statuetta.

Alle 15.15, continua la lacrimazione bianca la quale eli-mina, poco a poco, dal volto della statua i residui di sangue.

Alle 15.45, nuove lacrime bianche.

Alle 16.10, la statua continua a versare lacrime normali.

Alle 16.20, il volto della statua della Madonna appare completamente pulito (1. c., pp. 142-143).

150. Il 9 febbraio, alle ore 12.55, la statua dell'Immacolata versa lacrime bianche da ambedue gli occhi: il rivoletto del-l'occhio destro scende sotto il mento; mentre quello dell'occhio sinistro si ferma all'altezza del naso.

Il fenomeno è attestato e sottoscritto da tre testi oculari, due dei quali provenienti da Roma (1. c., p. 143).

151. Il 10 febbraio, alle ore 11.15, il Bambino Gesù appare col viso tutto imperlato di lacrime le quali scendono lungo il corpo, bagnando perfino la culla (1. c., p. 144).

152. L'11 lebbraio, alle ore 18.10, il Crocifisso appare ba-gnato di sudore.

Il fenomeno viene attestato e sottoscritto da sette testi oculari (1. c., p. 145).

153. Il 14 febbraio, alle ore 15.45, la statuetta dell'Immaco-lata versa lacrime bianche da ambedue gli occhi alla presenza di tre testi oculari.

Alle 17.10, la stessa statua emette dagli occhi alcune la-crime bianche.

Alle 17.35, la stessa statua emette da ambedue gli occhi lacrime bianche ancora più abbondanti. Anche la fronte della statua appare bagnata (1. c., p. 146).

154. Il 16 febbraio, verso le ore 15.15, il Bambino Gesù (quel-lo con le manine al volto) versa lacrime normali da ambedue gli occhi. Il liquido è talmente abbondante che Teresa, aven-dolo preso tra le braccia, ne ha le vesti bagnate.

Verso le 15.55, la statua dell'Immacolata emette due la-crime di sangue le quali scendono sulle gote.

P. Roschini e la Sig.na Irma Baschirotto le asciugano con l'ovatta e le portano a Roma con sé, come reliquia.

Erano presenti anche P. Franco e Teresa.

155. Il 17 febbraio, alle ore 14 circa, il Bambino Gesù (quello con le manine al volto), a Roma, in Via Marsala, presso le Suo. re di Maria Ausiliatrice, emette lacrime bianche da ambedue gli occhi: molto liquido si deposita sotto il collo.

Sono presenti al fenomeno Teresa, Don Borra (padre spi rituale di Teresa) Don Franco e la Superiora delle Suore di Maria Ausiliatrice (1. c., p. 147).

156. Il 20 febbraio, alle ore 11.10, la statuetta dell'Immaco-lata versa lacrime bianche, le quali liberano il volto della Madonna dal sangue versato quattro giorni prima.

Al fenomeno erano presenti tre testimoni oculari (1. c., p. 148).

157. Il 21 febbraio, alle ore 10.10, la statua dell'Immacolata incomincia a versare lacrime di sangue le quali scendono sul mento e sul collo. Emette poi lacrime bianche le quali elimi-nano quelle di sangue.

Alle 11.10, la stessa statua continua a versare lacrime bianche le quali, scendendo, bagnano il nastro azzurro della statua.

Il fenomeno è attestato e sottoscritto da quattro testi-moni oculari (1. c., p. 149).

Alle 15.30, la stessa statua versa lacrime di sangue da ambedue gli occhi, ma in modo più abbondante dall'occhio destro, di modo che il rivoletto di sangue rosso vivo scende fino al collo.

Alle 15.40, la stessa statua versa lacrime bianche:

Alle 15.55, dall'occhio sinistro della statua sgorgano la-crime bianche.

Alle 16.15, la lacrimazione bianca continua, eliminando, insieme alle precedenti lacrimazioni, il sangue prima versato.

Si notano anche gocce di liquido sulle mani. giunte della statua, lungo le braccia, sulle pieghe del vestito bianco e lungo la fascia azzurra.

Il fenomeno viene attestato e sottoscritto da cinque testi oculari (1. c., p. 149).

158. Il 23 febbraio, alle ore 17.10, la statuetta dell'Immaco-lata emette lacrime bianche da tutti e due gli occhi. Una goc-cia rimane sulla gota sinistra per oltre mezz 'ora. Contempo raneamente, anche la statuetta del S. Cuore di Gesù, posta nello stesso altarino, versa lacrime bianche.

Alle 17.40, anche il busto dell'« Ecce Homo » nella stanza da letto, ove si trova Teresa malata, versa lacrime bianche specie dall'occhio sinistro: il rivoletto scende, lungo il naso, sulle labbra.

Alle 19.30, l'« Ecce Homo » continua a versare lacrime da ambedue gli occhi. Inoltre, si notano, in piu parti, gocce di sudore. Il viso appare tutto irrigato di lacrime.

Il fenomeno viene attestato da cinque testi oculari (1. c., p. 150).

159. Il 24 febbraio, alle ore 13.15, la statuetta dell'Immaco-lata versa dall'occhio destro una lacrima la quale raggiunge il mento, alla presenza di quattro testi oculari.

Alle 15.10, dall'occhio destro dell'Immacolata sgorga sangue che scende lungo le gote.

Alle 15.15, un'altra goccia di sangue scende, sulla mede-sima traettoria, fermandosi più in su (1. c., p. 151).

160. Il 25 lebbraio, alle ore 11.15, la statuetta dell'Immaco-lata versa dall'occhio sinistro (di chi guarda) lacrime che scen-dono lungo il viso, alla presenza di due testi oculari i quali hanno apposto, alla dichiarazione, la loro firma (1. c., p. 151).

 

3. MARZO

161. Il 1° marzo, alle ore 14.05, la statuetta dell'Immacolata versa lacrime bianche da ambedue gli occhi: una goccia del lato sinistro scende sotto il mento.

Alle 14.15, anche l'« Ecce Homo » versa copiose lacrime bianche le quali scendono lungo il viso. Anche la statuetta del-l'Immacolata continua ad emettere lacrime bianche le quali scendono lungo il viso, bagnano l'abito bianco e la fascia azzurra.

Alcune gocce, per la prima volta, vengono raccolte e de-positate in una boccettina ermeticamente chiusa (1. c., p. 152).

162. Il 4 marzo) alle ore 7.40, la statuetta dell'Immacolata versa lacrime di sangue misto ad acqua, da ambedue gli occhi: i rivoletti scendono fino al mento. Una di queste lacrime scen-de lungo il collo, sotto il braccio e lungo la fascia azzurra.

Verso le 11, una lacrima, dall'occhio destro della Madon-na, scende e va a fermarsi sulla gota, e lì evapora.

Alle 14.20, il Bambino Gesù (quello che ha le mani al viso) versa prima due lacrime di sangue e poi lacrime bianche.

Alle 15.30, la statua dell'Immacolata versa di nuovo ab-bondanti lacrime di sangue misto ad acqua, le quali scendono lungo il viso e sul collo; una grossa lacrima scende sotto il braccio sinistro.

Alle 15.40, il Bambino Gesù versa lacrime normali le quali sciolgono il sangue precedentemente versato.

Alle 16, il volto dell'Immacolata appare tutto cosparso di sangue; ma da nuove lacrime bianche viene completamente nettato.

Alle 16.10, il Bambinello continua a versare lacrime bianche. Tutti i surriferiti fenomeni vengono attestati e sot-toscritti da P. Adalberto Cerusico, Passionista di Soriano al Cimino.

Alle 17.45, il Bambinello versa nuove lacrime bianche da ambedue gli occhi. Quest'ultimo fenomeno, oltreché dal P. Adalberto, viene attestato e sottoscritto da nove testi ocu lan, fra i quali l'Ing. Gennaro De Stefano.

Alle 18.15, il bambino emette di nuovo lacrime bianche (1. c., pp. 153-154).

163. Il 6 marzo, alle ore 12.45, il Bambinello (quello con le mani al viso) versa lacrime bianche da ambedue gli occhi: il rivoletto destro scende lungo il viso e si nasconde dietro la mano. Contemporaneamente, anche la statuetta dell'Immaco. lata versa lacrime dall'occhio destro: un lacrimone scende sot-to il mento.

I due fenomeni vengono attestati e sottoscritti da due te-sti oculari (1. c., p. 155).

164. Il 7 marzo, alle ore 10 circa, il Bambino Gesù, nell'in volucro di plastica, presenta goccioline sulla fronte e le lacrime bianche negli occhi. Gocce di liquido bianco si vedono sparsc nella parte interna del vetro.

Erano presenti al fenomeno Don Borra e Don Archenti, salesiani, nonché l'autista che li aveva portati da Roma.

Alle 16, è ancora visibile la goccia nella parte interna dell'involucro di plastica.

Alle ore 16,35, il Bambino Gesù (quello con le manine al volto) emette lacrime bianche da entrambi gli occhi, alla presenza di tre testi oculari i quali hanno sottoscritto una di-chiarazione (1. c., p. 155-156).

165. L'8 marzo, alle ore 12, il Bambino Gesù (quello con le manine al viso) versa lacrime da ambedue gli occhi: il liquido scorre lungo il viso e si raccoglie abbondantemente sul collo.

Il fenomeno è attestato e sottoscritto da due Padri Trini-tari, testi oculari.

Alle 20.45, la statuetta dell'Immacolata versa da ambe-due gli occhi lacrime che scendono fin sotto il mento alla pre. senza di cinque testimoni oculari (1. c., p. 156).

166. Il 9 ntarzo, alle ore 15.45, la statua dell'Immacolata versa lacrime bianche da entrambi gli occhi: dal lato destro il liquido scende fin sotto il mento (1. c., p. 157).

167. Il 12 marzo, alle emette lacrime bianche scendono per il viso fin ore 15.40, la statua dell'Immacolata da tutti e due gli occhi le lacrime sotto il mento (1. c., p. 157).

168. Il 13 marzo, alle ore 12, il Bambinello (quello con le manine al volto) versa lacrime dall'occhio destro: il liquido scende sul viso e batte sotto il vetro. Dalla fronte scende il sudore e si riversa su tutto il corpo.

Il fenomeno si è verificato alla presenza di cinque testi-moni (1. c., p. 158).

Alle 15.20, mentre il Bambinello viene tolto dall'invo-lucro di plastica perché troppo bagnato, Teresa lo prende in braccio. Poco dopo dall'occhio scendono lacrime bianche le quali scendono lungo il viso e sotto il collo.

Il fenomeno è attestato e sottoscritto da un Sacerdote e 'da un suo fratello.

Alle 15.30, il Bambinello versa di nuovo lacrime bianche da ambedue gli occhi: il liquido scende lungo il viso portandosi dietro il sangue da tanto tempo coagulato.

Anche questo fenomeno viene attestato e sottoscritto dai due sullodati testi oculari (1. c., p. 159).

169. Il 15 marzo, alle ore 12, il Bambinello (quello con le ma-nine al volto) versa lacrime bianche da ambedue gli occhi, di-nanzi a D. Franco e a due religiosi Trinitari, un P. Provin-ciale di Napoli (1. c., p. 159).

Alle 16.20, la statua dell'Immacolata versa lacrime bian-che dall'occhio destro, alla presenza di cinque testimoni i quali attestano e sottoscrivono (1. c., p. 160).

170. Il 16 marzo, alle ore 12.50, il Bambinello (quello con le manine al volto) versa lacrime bianche da entrambi gli occhi, alla presenza di tre testimoni i quali sottoscrivono la dichiara-zione (1. c., p. 160).

171. Il 17 marzo, alle ore 11.30, la statua dell'Immacolata piange; e poco dopo anche i fiori appariscono bagnati.

Il fenomeno è attestato e sottoscritto da cinque testi ocu-lari.

Alle 16.20, la stessa statua emette lacrime dall'occhio de-stro: il rivoletto scende fino alle labbra.

Il fenomeno è attestato e sottoscritto da tre testi ocu-lari (1. c., p. 161).

172. Il 20 marzo, alle ore 9.10, il Bambinello custodito nel-l'urna di vetro sigillato, ad un tratto appare tutto bagnato di pianto, e alla gola si osserva sangue rosso vivo.

Il fenomeno è attestato da quattro testi oculari (1. c., p. 162).

173. Il 21 marzo, alle ore 14.30, la statua dell'Immacolata versa lacrime di sangue da ambedue gli occhi: il rivoletto dell'oc-chio destro scende all'altezza del labbro; mentre quello dell'oc-chio sinistro si ferma sotto l'occhio stesso.

Il fenomeno è particolarmente impressionante pel fatto che il colore del sangue è rosso vivo forte, e non vi è traccia di lacrime bianche miste a sangue.

Alle 15, al sangue sgorgato dagli occhi della statua si so-vrappongono lacrime bianche le quali portano in giù il sangue fin sotto il collo.

Alle 15.30, nuove lacrime bianche sgorgano dagli occhi dell'Immacolata, e il volto incomincia ad apparire pulito.

Alle 16.35, dall'occhio destro dell'Immacolata sgorgano abbondanti lacrime.

Alle 16.40, il volto della Madonna appare completamente pulito.

Tutto ciò viene attestato da due testi oculari (1. c., p. 163).

174. Il 22 marzo, alle ore 10.15, la statua dell'Immacolata versa lacrime da ambedue gli occhi, alla presenza di sei testi oculari, tra i quali tre Sacerdoti (1. c., p. 164).

175. Il 25 marzo, alle ore 15.30, la statua dell'Immacolata versa sangue da ambedue gli occhi.

Alle 15.40, l'« Ecce Homo », nell'altra stanza, ha gli occhi velati di sangue, specie quello sinistro.

Alle 15.45, la statua dell'Immacolata di nuovo, da ambe-due gli occhi, versa lacrime di sangue vivo rosso, le quali scen-dono lungo la guancia.

Il fenomeno viene attestato da D. Franco, dal Sac. P. Pel-legrino e dal Dott. Francesco Tartaglia (1. c., p. 165).

Alle 17.50, dagli occhi della statua dell'Immacolata si vede sgorgare un liquido bianco il quale lava alquanto il volto imbrattato di sangue.

Il fenomeno viene attestato da cinque testi oculari, fra i quali P. Michele Paoletti O.F.M.

Alle 20.15, dagli occhi dell'Immacolata sgorgano lacrime bianche.

Alle 21.15 si ripete la lacrimazione bianca: molte gocce trasparenti si fermano lungo l'abito bianco, accanto ai grani del Rosario che la Madonna tiene nel braccio destro.

Alle 21.20, anche l'« Ecce Homo » versa lacrime bianche da ambedue gli occhi.

I fenomeni vengono attestati e sottoscritti da due testi oculari (1. c., p. 166).

176. Il 27 marzo, alle ore 15.20, il Bambinello (quello con le mani al volto) versa lacrime dagli occhi.

Alle 15.30, si ripete il medesimo fenoméno (1. c., p. 167).

177. Il 28 marzo, alle ore 15.30, mentre Teresa sta cercando alcune carte, si imbatte in un Calendario che ha sulla coper-tina una Madonna del Carmine col Bambino sulle ginocchia: il Bambino presenta due rivoletti di sangue rosso vivo che scen-dono lungo il viso.

All'indomani mattina, le gocce di sangue sono scese durante la notte, lungo il corpo, sotto le braccia (1. c. p. 167).

178. Il 29 marzo, alle ore 14.30, una immagine della Madon-na di Fatima, dopo aver versato lacrime di sangue al mattino (dinanzi a Teresa), versa, da ambedue gli occhi, nuove lacri-me: un rivoletto scende in direzione del Cuore, dal quale esce sangue (1. c., p. 168).

179. Il 30 marzo, verso le ore 10 ant., il Bambinello nella sca-tola di plastica si presenta, all'improvviso, cosparso di goccio-line di sudore sulla fronte, sul viso, sulle braccia e sulle gambe. Pochi momenti prima non vi era nulla di straordinario.

Il fenomeno è attestato da testimoni oculari (1. c., p. 168).

Alle 15, il Bambino (quello con le mani al volto) versa lacrime da ambedue gli occhi: quelle dell'occhio destro scen-dono e si fermano sotto il collo; mentre quelle dell'occhio si nistro scendono sotto l'orecchio e nell'ovatta. Il lenzuolo dei lettino rimane bagnato sotto il capo.

Alle 15.30, il Bambinello versa nuove lacrime, le quali vengono raccolte e messe dentro una bottiglietta sigillata.

Questi fenomeni vengono attestati da due testi oculari (1. c., p. 169).

180. Il 31 marzo, alle ore 15.45, il volto di Gesù, dentro la custodia di plastica, presenta, all'improvviso, molte gocce di sudore (o lacrime) sulla parte esterna dell'involucro9.

Il fenomeno è attestato da D. Franco (1. c., p. 169).

 

4. APRILE

181. Il 2 aprile, alle ore 13, la statua dell'Immacolata versa lacrime di sangue da ambedue gli occhi: il sangue scende lungo le ciglia inferiori, dividendosi poi in due rivoletti che, a metà del naso, quasi si congiungono.

Dalla parte sinistra invece il sangue si ferma sotto l'occhio.

Il fenomeno si protrae fino alle 13.30.

Alle 14.20, al sangue già uscito, si sovrappone altro sangue.

Alle 16.35, dall'occhio sinistro dell'Immacolata sgorgano lacrime bianche.

Alle 16.40, sgorgano lacrime anche dall'occhio destro, fino alle 17 ed oltre.

Il sangue, versato in mattinata, viene tutto portato via, e la Madonna appare tutta ripulita (1. c., p. 170).

182. Il 3 aprile, alle ore 10.30, la statua dell'Immacolata versa appena un po' di sangue da entrambi gli occhi: le goccioline si fermano sulle ciglia.

E presente al fenomeno un Sacerdote di Alife col fratello. Alle 11.05, D. Franco nota la lacrimazione di sangue da-gli occhi dell'Immacolata. Subito dopo si reca presso l'Ordinario Diocesano.

Alle 12.50, di ritorno dalla Curia, trova Teresa sulla porta della casa che gli dice: « Fate presto!...». Cosa era ac-caduto?... L'Immacolata ha il volto pieno di sangue: i rivo-letti di sangue freschissimo, rosso vivo, stanno per scendere sotto il mento e lungo il collo.

Dalle 13.30 alle 14.50, a più riprese, gli occhi dell'Im-macolata versano lacrime bianche, e, a poco a poco, il volto appare lavato.

Alle 15, la Madonna, appare tutta ripulita (1. c., p. 171).

183. Il 4 aprile, alle ore 16.55, il Bambinello (quello con le manine al viso), da entrambi gli occhi, versa lacrime bianche; il rivoletto della parte destra scende dietro il collo.

Il fenomeno viene attestato e sottoscritto da sei testi ocu-lan.

Alle 17.20, la lacrimazione del Bambinello si ripete, ed è attestato da due testi oculari (1. c., p. 172).

184. Il 6 aprile, alle ore 11.30, l'« Ecce Homo » emette san-gue da ambedue gli o~cchi, alla presenza di due Sacerdoti (1. c., p. 173).

185. Il 7 aprile, alle ore 15.45, il Bambinello' (quello con le mani al volto) versa lacrime bianche da entrambi gli occhi: le lacrime si vedono crescere di volume e irrigare il volto, rag-giungere le labbra e fermarsi sotto la parte destra del collo; dalla parte sinistra le lacrime raggiungono la manina.

A distanza di pochi minuti, il fenomeno si ripete, alla pre-senza di quattro testi oculari, di cui due Sacerdoti (1. c., p. 173).

186. L'11 aprile, Domenica delle Palme, alle ore 15.40, il Bam-binello (quello con le mani al volto), da entrambi gli occhi versa lacrime di sangue: il rivoletto, dal lato destro, raggiunge il collo e le gambe; l'ovatta, sotto le spalle, si impregna di sangue.

Alle 16.20, il medesimo Bambinello versa lacrime nor-mali, per cui molto sangue versato in antecedenza viene por-tato via; l'ovatta ne rimane imbevuta.

Il fenomeno è attestato da due testi oculari Sacerdoti.

Durante la notte, il Bambinello emette nuove lacrime nor-mali, per cui il volto appare completamente lavato. Sia l'ovatta che il fazzolettino in cui il Bambinello era avvolto, appariscono ulteriormente macchiati di sangue misto ad acqua.

Il fenomeno è stato notato la mattina seguente (1. c., p. 176).

187. Il 16 aprile, Venerdì Santo, verso le ore 4 ant., Teresa riferisce che l'« Ecce Homo » ha versato lacrime bianche in modo da lavarsi completamente (1. c., p. 175).

188. Il 18 aprile, Pasqua, alle ore 15.30, l'« Ecce Homo »versa abbondanti lacrime normali dagli occhi e in varie parti del volto si notano goccioline di sudore. Negli angoli posteriori, all'inizio del collo, si depositano diverse gocce di liquido tra-sparente.

Il fenomeno viene attestato da due testi oculari, Sacer-doti (1. c., p. 175).

189 Il 23 aprile, verso le ore 8, appena terminata la celebra-zione della S. Messa, il Bambinello (quello con le mani al viso) che da Teresa era stato posto sulla mensa, versa lacrime le quali si fermano sulle occhiaie.

Il fenomeno si ripete, anche poco dopo, alla presenza di cinque testimoni (1. c., p. 176).

190. Il 24 aprile, alle ore 12.15, il Bambinello (quello con le mani al viso) versa lacrime di sangue da ambedue gli occhi, e si formano due rivoletti: quello del lato destro scende lungo il collo, mentre quello del lato sinistro arriva fino alla manina.

Alle 12.20, la statuetta della Madonna di Lourdes emette dagli occhi abbondante sangue: quello che scende dalla parte destra raggiunge il volto e il mento, mentre quello che scende dalla parte sinistra si ferma sotto l'occhio, con una larghezza di 3 o 4 cm.

Il fenomeno è attestato e sottoscritto da cinque testimoni oculari (1. c., p. 176).

Alle 12.40, il Bambinello continua a versare lacrime bian-che, le quali scendono lungo il petto (dalla parte destra) e lungo la manina e sotto il braccio (dalla parte sinistra).

Il fenomeno si verifica in varie riprese, per cui il sangue inizialmente uscito dagli occhi, viene completamente porta-to via.

Alle 12.50, la Madonna, contemporaneamente al Bambi-nello, versa lacrime bianche, le quali le nettano il viso (1. c., p. 177).

191. Il 25 aprile, alle ore 10.50, a Castel Volturno, presso D. Franco, il Bambinello (quello con le mani al viso) versa la-crime normali da entrambi gli occhi: il liquido scende e si fer-ma sotto gli occhi lavando un grumo oscuro di sangue versato il giorno precedente.

Il fenomeno avviene alla presenza di Teresa, di D. Franco e di altri sei testi oculari (1. c., p. 18).

192. Il 26 aprile, alle ore 10.30, il solito Bambinello, in casa di Teresa, versa lacrime dall'occhio destro. Viene notata anche una goccia di sudore sulla fronte.

Il fenomeno è stato testimoniato e sottoscritto da due Sacerdoti di Castellammare e da altre cinque persone (1. c., p. 178).

Alle 15, il solito Bambinello, nell'occhio sinistro, pre-senta del sangue che fuoriesce dalla pupilla inferiore.

Il fenomeno viene testimoniat6 da cinque testimoni ocu-lan (1. c., p. 178).

193. Il 28 aprile, alle ore 16.20, il solito Bambinello versa due grosse lacrime di sangue rossastro, da ambedue gli occhi, le quali si sono sparse sulle gote.

Hanno attestato il fenomeno 13 testimoni oculari (1. c., p. 179).

Alle 19.25, il Bambinello versa dagli occhi abbondanti la-crime bianche che si sono riversate sul petto, fino a ripulire le gocce di sangue precedentemente versato, alla presenza di quat-tro testimoni oculari (1. c., p. 180).

194. Il 30 aprile, alle 13.40, la statua dell'Immacolata presenta sugli occhi due grosse lacrime di sangue vivo.

Alle 13.45, la statuetta emette, dall'occhio sinistro, la-crime bianche le quali lavano le gote.

Alle 13.55, nuova emissione di lacrime da ambedue gli occhi.

Alle 14.05, avvengono altre lacrimazioni bianche.

E' la prima volta che si verifica una lacrimazione di san-gue così abbondante che tutta la statua si presenta solcata da un rivolo rosso il quale, alla base della statua, si dirama in varie direzioni.

Alle 15, nuove lacrime normali.

Alle 15.15, anche il solito Bambinello, nell'altra stanza, comincia a lacrimare (1. c., p. 182-183).

 

5. MAGGIO

195. Il 10 maggio, alle ore 11.55, il Bambinello Gesù, da en-trambi gli occhi, versa scarse lacrime di sangue.

Dopo una decina di minuti, dall'occhio destro emette li-quido incolore che scende fino al collo e, passando sotto il braccio destro, va a cadere sul pannolino.

Il fenomeno viene attestato da quattro testimoni oculari (1. e., p. 183).

196. Il 2 maggio, alle ore 8.50, la statua dell'Immacolata emet-te, da entrambi gli occhi, lacrime di sangue.

Alle 9 circa, emette lacrime bianche scendenti fino al se-no, portando via il sangue che era rimasto sul volto.

Il fenomeno viene attestato da tre testimoni oculari.

Alle 12.50, nuove lacrime di sangue riempiono gli occhi dell'Immacolata, e scendono fino alla metà del collo, alla pre-senza dei tre suddetti testimoni (1. c., p. 184).

Alle 12.50, i rivoletti di sangue vivo che scendono da en-trambi gli occhi dell'Immacolata si incrociano sotto il mento e poi confluiscono, in un unico rivoletto, lungo il collo.

Dalle 13.30, alle 16.50, si verifica, ad intervalli, la lacri-mazione normale, per cui il volto dell'Immacolata, gradata-mente viene ripulito dal sangue versato in mattinata (1. c., p. 184).

197. Il 3 maggio, alle ore 12, l'Immacolata di Lourdes emette lacrime di sangue da ambedue gli occhi: l'interno dell'occhio destro appare pieno di sangue.

Alle 13.45, la Madonna continua a versare lacrime di san-gue rosso vivo da entrambi gli occhi.

Alle 15.50, la Madonna versa lacrime bianche le quali eliminano il sangue emesso in antecedenza (1. c., p. 185).

198. Il 4 maggio, alle ore 16.30, la Madonna di' Lourdes versa lacrime bianche da ambedue gli occhi, per cui il vQlto continua a ripulirsi dal sangue (1. c., p. 186).

199. Il 6 maggio, alle ore 12.15, l'Immacolata dall'occhio de-stro, versa una lacrima bianca la quale si ferma lungo la parete nasale e, dopo pochi minuti, evapora.

Alle 12.25, il Bambinello (quello con le manine al viso) versa lacrime normali da entrambi gli occhi, sciogliendo al-quanto il sangue raggrumato dei giorni scorsi.

Il fenomeno viene attestato e sottoscritto da quattro te-stimoni oculari, due dei quali Sacerdoti (1. c., p. 186).

200. Il 10 maggio, alle ore 13, molte rose si riempiono sem-pre più di acqua.

Alle 15.10, la Madonna emette lacrime trambi gli occhi: il sangue si ferma sotto le

Alle 15.30, la Madonna versa lacrime portano via il sangue della parte sinistra del destra rimane un po' di sangue raggrumato.

Dalle 15.40 alle 16.30, sotto il mento della Madonna si notano, per lungo tempo, due gocce di liquido color rosa (acqua e sangue disciolto).

Il fenomeno viene attestato e sottoscritto da li testimoni oculari (1. c., p. 187).

201. L'11 maggio, alle ore 6.40, durante un viaggio in mac-china verso Roma, il Bambinello (quello con le manine al vol-to) versa dagli occhi due grosse lacrime, per cui il cerchio di sangue formatosi nei giorni precedenti scompare.

Alle 17.30, in Roma, nel parlatorio delle Suore di Maria Ausiliatrice, alla presenza di Don Borra, di alcune Suore e di altre persone, il Bambinello versa qualche lacrima, specie dal-l'occhio sinistro.

Qua e là, sulla fronte e sul capo si notano gocce di sudore diffuso (1. c., p. 188).

202. Il 13 maggio, alle ore 17.15, il Bambinello versa, da am bedue gli occhi, lacrime bianche.

Dopo circa 10 minuti, la lacrimazione si ripete nuova-mente, e più abbondantemente, alla presenza di tre testi ocu-lari (1. c., p. 188).

203. Il 14 maggio, alle ore 9, la statuetta della Madonna di Lòurdes versa lacrime bianche (1. c., p. 189).

204. Il 16 maggio, alle ore 11.55, la statuetta della Madonna di Lourdes versa lacrime bianche da ambedue gli occhi, e por-tano giù dalla guancia destra un grumo di sangue versato sei giorni prima.

Il fenomeno viene attestato da tre testimoni oculari (1. c., p. 189).

Alle 22.10, da entrambi gli occhi dell'Immacolata scen-dono copiose lacrime bianche (1. c., p. 189).

205. Il 17 maggio, alle ore 10.30, il Bambinello (quello con le mani al volto) versa lacrime di sangue da entrambi gli oc-chi, alla presenza di otto testi oculari.

Alle 11.30, il Bambinello versa dagli occhi nuove lacri-me di sangue (1. c., p. 190).

Alle 11.55, dagli occhi del Bambinello si vedono scendere lacrime bianche.

Alle 12.30, nuove e abbondanti lacrime bianche si ve-dono sgorgare dagli occhi del Bambinello: scendono sotto la spalla destra passando sotto il braccio destro.

Alle 16.35, il volto dell'« Ecce Homo » emette sangue alla presenza di sei testimoni oculari (1. c., p. 191).

206. Il 22 maggio, alle ore 12, dagli occhi della Madonna di Lourdes sgorgano due lacrime di sangue e scendono fino all'altezza del mento alla presenza di due testi oculari (1. c., p. 192).

Alle 15.15, la Màdonna versa lacrime bianche dall'occhio sinistro.

Alle 15.30, il Bambinello (quello con le mani al volto) versa lacrime normali da entrambi gli occhi: dalla parte destra raggiungono il collo, e dalla parte sinistra la manina.

Alle 15.45, la Madonna versa nuove e abbondanti lacri-me da ambedue gli occhi (1. c., p. 192).

207. Il 24 maggio, alle ore 13.25, il Bambinello (quello con le manine al volto) versa, da ambedue gli occhi, lacrime di san-gue: le gocce, rosso vivo, per qualche istante ristagnano sotto gli occhi e poi scendono a metà viso.

Alle 13.40, il Bambinello versa lacrime normali.

Alle 13.55, il Bambinello versa nuove lacrime normali, le quali defluiscono verso il collo.

Alle 15.10, nuove lacrime normali, per cui il volto del Bambinello appare completamente lavato.

I suddetti fenomeni vengono testimoniati da due testi oculari (1. c., p. 193).

208. Il 25 maggio, alle ore 8.40, il Bambinello, nella sua cu-stodia di plastica, versa dagli occhi lacrime normali, le quali solcano il volto e raggiungono il collo, alla presenza di due te-stimoni oculari (1. c., p. 194).

209. Il 26 maggio, alle ore 14.40, il Bambinello Gesù (quello con le manine al volto) presenta gli occhi pieni di sangue, alla presenza di tre testi oculari.

Alle 14.50, anche la statuetta della Madonna di Lourdes versa lacrime di sangue da ambedue gli occhi, e i rivoletti di sangue raggiungono gli zigomi del viso.

Alle 15.10, il Bambinello versa abbondanti lacrime nor-mali, per cui il sangue versato poco prima comincia a sciogliersi e a defluire in basso.

Alle 15.40, anche la Madonna, dalla fronte al collo, ap-pare tutta bagnata di lacrime le quali lavano il sangue versato qualche ora prima e nei giorni precedenti.

Alle 16.10, l'impressionante spettacolo continua, sia da parte del Bambino che da parte della Madonna (1. c., p. 195).

210. Il 28 maggio, alle ore 9 ant. il Bambinello, dentro l'invo-lucro di plastica, appare tutto pieno di sudore, dalla testa ai piedi, alla presenza di quattro testi oculari.

Alle 12, la Madonna versa lacrime da entrambi gli occhi.

Anche il Bambinello, nell'altra stanza, versa lacrime dagli occhi, alla presenza di due testi oculari (uno proveniente da Bologna e l'altro da Modena), oltre a D. Franco (1. c., p. 196).

211. Il 29 maggio, alle ore 15.50, la Madonna versa lacrime da ambedue gli occhi, alla presenza di D. Franco e di Teresa (1. c., p. 196).

 

6. GIUGNO

212. Il 2 giugno, alle ore 16.45, il Bambinello (quello con le manine al volto) versa lacrime dagli occhi alla presenza di Te-resa, di D. Franco e di tre Sacerdoti: uno dei tre però, non credendo ai suoi occhi, fa l'incredulo e si astiene dall'apporre la sua firma (1. c., p. 197).

213. Il 3 giugno, alle ore 11.30, la statua del Cuore di Gesù incomincia a versare lacrime di sangue alla presenza della Prof.ssa Titina brio, del Dott. Giuseppe brio (Medico-chi-rurgo), del Dott. Benedetto Marone e della Sig.ra Giuseppina Marone, tutti provenienti da Salerno (1. c., p. 198).

Nello stesso giorno, a più riprese, e in modo impressionan-te, il Cuore di Gesù dagli occhi emette lacrime di sangue e poi lacrime normali. Questo per almeno quattro volte. Sarà stata la risposta al comportamento del sacerdote del giorno pre cedente?

214. Il 4 giugno, alle ore 11.53, la statua dell'Immacolata ver-sa dagli occhi sangue rosso vivo, alla presenza del P. Bonaven-tura Martignetti O.F.M. e del Prof. Corrado Giancaspro.

Verso le 12.07, anche il Bambinello versa sangue dagli occhi, dinanzi ai due testi oculari suddetti e ad altri.

Alle 16.45, la Madonna di Lourdes versa lacrime normali le quali fanno scomparire il sangue versato verso le 12.

Alle 17.15, il Bambinello versa lacrime normali le quali, anch'esse, detergono il sangue prima versato.

Alle 17.40, la Madonna versa nuovamente, dagli occhi, lacrime normali (1. c., p. 199-200).

215. Il 5 giugno, alle ore 10.29, il Bambinello, sotto la custo-dia di plastica, emette una grossa goccia bianca. Sulla fronte' poi, sul braccio sinistro, dietro l'orecchio sinistro e dietro il collo si notano gocce di sudore a forma di bollicine.

Il fenomeno viene attestato da due testi oculari, uno dei quali Parroco (1. c., p. 201).

216. Il 12 giugno, alle ore 14.20, la Madonna di Lourdes versa lacrime normali da entrambi gli occhi: il liquido si vede scen-dere lungo le pareti nasali e raggiunge quasi le narici (1. c., p. 202).

217. Il 15 giugno, alle ore 12.45 circa, il Bambinello (quello con le manine al volto) versa sangue dall'occhio destro alla presenza del P. Vincenzo Cuomo, Sacerdote di Napoli, di D. Franco e di Teresa (1. c., p. 202).

218. Il 16 giugno, alle ore 11.50, viene notata, sulla tova-glietta dell'altarino, una macchia di sangue freschissimo, ver-sato dalla Madonnina.

Alle 11.55, il Bambinello (quello con le manine al vol-to) presenta lacrime di sangue negli occhi.

Alle 12.50, il sangue posto sotto l'occhio destro del Bam-bino si allarga a causa delle lacrime bianche sopraggiunte.

Alle 16, anche la Madonna versa lacrime bianche, per cui il viso si deterge.

Anche il Bambino versa lacrime bianche detersive (1. c., p. 203).

219. Durante il mese di giugno, nel tempo in cui Teresa era degente nell'Ospedale Civile di Caserta, il Bambinello di Bet-lem viene trovato, da D. Franco, bagnato di copioso sudore.

Nei giorni seguenti, tre rose, poste sul comodino, hanno mostrato goccioline sparse sui petali (1. c., p. 204).

 

7. LUGLIO

220. Il 28 luglio, alle ore 12, un'altra statuetta del S. Cuore di Gesù emette sangue dall'occhio destro (1. c., p. 203).

221. Il 29 luglio, alle ore 12, la statuetta del giorno prece-dente del S. Cuore di Gesù versa di nuovo sangue, ma da en-trambi gli occhi e con maggiore abbondanza (1. c., p. 203).

222. Durante la degenza di Teresa nella Clinica « Villa dei Ge-rani » di Napoli ,il Bambinello di Betlem, nascosto nell'arma-dio della stanzetta, più volte, alla presenza di alcune Suore (Teresa, operata nei polsi, giaceva immobile al letto) è stato visto piangere.

Quasi tutti i giorni le rose presentavano goccioline spar-se (1. c., p. 204).

 

8. AGOSTO

223. L'11 agosto, alle ore 12.15, tutte le rose, poste sui vasi dell'altarino domestico, appariscono piene di goccioline di varia grandezza. Il volume di tali goccioline viene visto aumentare fino a bagnare la tovaglietta e il pavimento.

Anche la statuetta dell'Immacolata versa lacrime noimali dall'occhio sinistro.

Si notano, inoltre, molte gocce di liquido sull'abito, dal petto fino alla base. Anche queste gocce si vedono aumentare di volume.

Il fenomeno si è verificato alla presenza di D. Franco e di altre tre persone (1. c., p. 205).

224. Il 13 agosto, alle ore 8.50-9;. il volto dell'Immacolata pre-senta due lacrime bianche le quali scendono da entrambi gli occhi, arrivano fino agli zigomi e poi colano dal volto alle spalle e lungo il vestito.

Tutte le rose contenute nei vasi presentano gocce di varia grandezza diffuse sui petali.

A poco a poco le rose si riempiono di tale liquido e così rimangono per tutto il resto della giornata.

Il fenomeno della lacrimazione e sudorazione è stato os-servato e descritto da Teresa e da altri due testimoni oculari; mentre quello delle rose è stato osservato anche da D. Franco e da altri tre testimoni oculari (1. c., p. 206).

225. Il 15 agosto, alle ore 9.50, la statuina dell'Immacolata ha iniziato a versare sangue da tutti e due gli occhi, e il sangue si è fermato sul viso.

Alle 10, la stessa statuina versa lacrime bianche dall'oc-chio destro, detergendo il sangue sparso in precedenza.

Alle 10.03, la stessa statuina incomincia a versare lacri-me bianche anche dall'occhio sinistro detergendo il sangue fino al mento.

Il fenomeno viene attestato da cinque testi oculari (1. c., p. 207).

226. Il 19 agosto, alle ore 11.25, il Bambinello Gesù versa lacrime alla presenza di cinque testimoni oculari, tra i quali

P. Vincenzo Basso O.M.I. e P. Bonaventura Martignetti O.F.M.

Alle 20.30, Teresa viene chiamata al premio eterno (1. c., p. 208).

 

FENOMENI STRAORDINARI

Verificatisi a CASTEL S. LORENZO (Diocesi Vallo della Lucania)

 

Intimamente connessi coi fenomeni straordinari verifica-tisi nell'abitazione di Teresa Musco, sono vari altri fenomeni impressionanti verificatisi in casa del sig. Luigi Musco, fra-tello di Teresa.

Anche nell'elencare questi fenomeni seguo l'ordine crono-logico basandomi sugli ampi e precisi appunti forniti da P. Franco Amico.

 

ANNO 1974

1. Negli ultimi giorni di luglio del 1974, un'immagine del Cuore Immacolato della Madonna di Fatima (donata da P. Franco a Teresa che a sua volta ne fece regalo al fratello Luigi il 25 ottobre del 1972) versa lacrime normali bianche che col ripetersi del fenomeno si presentano di color roseo (acqua e sangue) tutto alla presenza del signor Luigi Musco e consorte (1. c., pag. 1).

2. L'11 settembre, alle 11 ant., la stessa immagine emette dagli occhi lacrime color roseo (1. c., pag. 1).

3. Il 14 settembre, verso le ore 10 la stessa immagine versa lacrime di sangue (1. c., pag. 1).

4. Il 3 ottobre, la stessa immagine versa abbondanti la-crime di sangue raggiungendo l'altezza del Cuore (1. c., pag. 1)

5. Il 5 ottobre la stessa immagine presenta sudore diffuso sul volto (1. c., pag. 1).

6. Il 20 ottobre l'immagine versa sul vetro lacrime bian-che alla presenza di varie persone (1. c., pag. i b).

7. Il 21 ottobre, l'immagine, dalle ore 9 alle 12,30 ant. versa lacrime di sangue alla presenza di molte persone. Il giorno seguente viene informato dei fenomeni il Vescovo di Vallo della Lucania (1. c., pag. i b).

8. Il 23 ottobre, dalle 6,30 alle 7 ant. l'immagine emette gocce di sudore (1. c., pag. 3).

9. Il 24 ottobre, dalle 7 alle 7,15, l'immagine versa lacrime bianche e sudore. Il Parroco del luogo raccoglie col dito una di quelle lacrime (1. c., pag. 4).

10. Il 28 ottobre, dalle 6,30 alle 7 ant. l'immagine versa lacrime normali le quali scendono fino al Cuore (1. c., pag. 4).

 

ANNO 1975

11. Il 30 marzo, Pasqua, alle ore 10 ant. si nota un su-dore diffuso su tutti i vetri (1. c., pag. 4).

12. Il 31 marzo, alle 10 ant. si ripete l'identico feno-meno (1. c., pag. 4).

13. Il 5 aprile, alle ore 10 ant. si ripete l'identico feno-meno (1. c., pag. 4).

14. L'8 aprile, dalle ore 10 alle 10,50, l'immagine versa lacrime normali alla presenza degli Insegnanti delle Scuole elementari del Paese e varie altre persone (1. c., pag. 5).

15. Il 10 aprile, dalle 9 alle 12 ant. moltissimi notano la-crime normali a goccine sotto il vetro grande (1. c., pag. 5).

16. Il 17 aprile, alle 11 ant., la Madonna versa lacrime normali e gocce di sudore. Accorrono molte persone dai paesi vicini (1. c., pag. 5).

17. Il 23 aprile, alle ore 17,45, lo stesso fenomeno si ripete dinanzi ad un vigile urbano di Roccadaspide e ad altre persone. Moltissimi, da Roccadaspide, corrono a verificare il fenomeno (1. c., pagg. 5-6).

18. Il 23 aprile, dalle 9 alle 10,30 ant. nuova lacrima-zione (1. c., pag. 5).

19. Il 28 aprile, alle 12 ant., si verifica lo stesso fenomeno dinanzi ad una ragazza, venuta da Tqrino, mentre sta pregando dinanzi all'immagine (1. c., pag. 6).

20. Il 3 maggio, alle 6,30 ant. lo stesso fenomeno avvie ne dinanzi al Parroco, un altro sacerdote e ad altre persone (1. c., pag. 6).

21. Il 10 maggio, alle 9,15 ant., nuova lacrimazione, alla presenza di molti testimoni (1. c., pag. 6).

22. Il 3 giugno, alle 5,15 ant., la Madonna versa di nuovo sudore e lacrime (1. c., pag. 6).

23. L'8 giugno, alle 14,15 la Madonna versa lacrime alla presenza di molte persone e di un gruppo di Suore (1. c., pag. 6).

24. Il 3 luglio, alle ore 10 ant., nuova lacrimazione e sudorazione, alla presenza di molte persone tra le quali un maresciallo di P.S. di Benevento (1. c., pag. 6).

25. Il 12 luglio, alle 14, la Madonna, di nuovo, suda e piange alla presenza di varie persone (1. c., pag. 7).

26. Il 3 agosto, alle 13, di nuovo sudore e pianto alla presenza di molte persone estranee al Paese (1. c., pag. 8).

27. Il 13 agosto, alle 11,30 si ripete il fenomeno dinanzi a molte persone (1. c., pag. 8).

28. Il 22 settembre, alle 13, nuova e abbondante lacrima-zione dinanzi ad alcuni testimoni (1. c., pag. 8).

29. Il 3 ottobre, alle 13,15, sul mento della Madonna si notano gocce di sangue rosso vivo. Sono presenti varie per-sone, tra le quali il Sindaco del Paese (1. c., p. 8).

30. Il 20 ottobre, nuovo pianto della Madonna (1. c., pagg. 8 e 9).

31. Il 6 novembre, nuove lacrime di sangue (1. c., pag. 9).

32. Il 14 novembre, alle 11,30, la Madonna versa lacrime bianche alla presenza di varie persone e d'insegnanti della scuo-la elementare (1. c., pag. 9).

33. Il 16 dicembre, alle 10,20 ant., la Madonna, dinanzi a molte persone, emette sudore di sangue (1. c., pag. 9).

34. Il 18 dicembre, alle 11,15 ant., la Madonna piange e suda sangue dinanzi a testimoni (1. c., pag. 9).

 

ANNO 1976

35. Il 3 gennaio si rinnovano i soliti fenomeni alla pre-senza di parecchie persone (1. c., pag. 10).

36. Il 15 gennaio alle ore 11,30 e alle 13,30, idem. (1. c., pag. 10).

37. Il 21 gennaio, il sangue gocciola dallo spago che si-gilla il quadro della Madonna alla presenza di molte persone (1. c., pag. 10).

38. Il 4 febbraio, alle 9,30, alle 10,30 e alle 13,10, si verificano i soliti fenomeni alla vista di molte persone (1. c., pag. 11).

39. La mattina dell'8 marzo si verificano i soliti fenome-ni (1. c., pag. 11).

40. Il 22 marzo, alle 11,45, visita del Vescovo Diocesa-no. Due garofani emettono lacrime.

41. Il 29 marzo, alle 10,30, i soliti fenomeni (1. c., p. 11).

42. Il 16 marzo, dall'angolo della cornice esterna fuorie -un rivolo di sangue, alla presenza di vari testimoni (1. c., pag. 11).

43. Il 9 aprile, alle 10,20, i soliti fenomeni alla presenza di alcuni testimoni (1. c., pag. 12).

44. L'11 aprile, alle 9,30, i soliti fenomeni, dinanzi a vari testimoni (1. c., pag. 12).

45. Il 12 aprile, alle 11, la Madonna versa sangue color rosa (sangue ed acqua), goccioline cadono sui sigilli dinanzi agli insegnanti del Paese e di altre persone (1. c., pag. 12).

46. Il 16 aprile, alle ore 10; i soliti fenomeni attestati da varie persone (1. c., p. 12).

47. Il 12 maggio, alle 5,30 i soliti fenomeni coi relativi testi (1. c., pag. 12).

48. Il 14 maggio, alle 9,30 e alle 13, i soliti fenomeni (1. c., pag. 13).

49. L'11 giugno, alle 11 ant., si notano gocce nel filo del sigillo e sul bordo della cornice interna. Dal bordo inferiore destro grosse e spesse gocce che si posano sul bordo (1. c., pag. 13). Altri fenomeni si venficano alle ore 11,10; 18,45 e alle 19, alla presenza di tre Sacerdoti, molte Suore ed altre persone (1. c., pag. 14).

50. Il 16 giugno, alle 19,35, i soliti fenomeni (1. c., pag. 15).

51. Il 15 luglio, alle 17,30 i soliti fenomeni dinanzi ad alcune signore di Salerno (1. c., pag. 15).

52. Il 26 luglio, alle 16,30 e alle 17,25 molti testimoni (giunti dal Canada, dalla Francia e da altre parti) vedono scen-dere gocce di sangue (1. c., pag.. 16).

53. Il 10 ottobre, i soliti fenomeni alla presenza di vari testimoni (1. c., pag. 7).

54. Il 23, il 29 e il 30 dicembre i fenomeni iniziano a verificarsi contemporaneamente in una statua raffigurante il Cuore Immacolato di Maria di Fatima e in una statuetta raffi-gurante il Bambino Gesù. Da precisare: la Madonna emette sangue solo dal Cuore che scende fino alla base lungo il vestito della stessa statua (1. c., pag. 10).

 

ANNO 1977

55. Il 10 gennaio alle 11,30 fenomeni nella statua del Cuore Immacolato di Maria e nel Bambinello (1. c., pag. 58).

56. Il 15 gennaio, alle 17,30 i soliti fenomeni (1. c., pag. 62).

57. Il 18 gennaio alle 15,30, i fenomeni si ripetono (1. c., pag. 63).

58. Il 20 gennaio verso le 17, i fenomeni si ripetono nel Bambinello; e alle 22 nella statua del Cuore Immacolato (1. c., pag. 64).

59. Il 21 gennaio, alle 9,30 e alle 21,45, i fenomeni si ripetono nella suddetta statua (1. c., pagg. 68-69).

60. Il 24 gennaio, alle 16, fenomeni nella suddetta statua (1. c., p. 70).

61. Il 25 gennaio, alle 16,30, idem (1. c., pagg. 71-73).

62. Il 26 gennaio, alle 10,30, fenomeni nella statua del Cuore Immacolato di Maria e nel Bambinello (1. c., pag. 74).

63. Il 7 febbraio, alle ore 15, la statua del Cuore Imma-colato versa lacrima per circa 20 minuti alla presenza di molte persone tra le quali quattro Sacerdoti (1. c., pag. 76).

64. Il 13 febbraio, alle ore 12,05, il Bambinello, e alle 19,10 la statua dell'Immacolata, alla presenza di molti testi-moni, presentano i soliti fenomeni (1. c., pp. 78-79).

65. Il 14 febbraio, alle ore 9 ant. e alle 19,45, nuovi fe-nomeni nella statua del Cuore Immacolato e del Bambino, alla presenza di molti testimoni (1. c., pagg. 80-81).

66. Il 15 febbraio, alle 10,20, alle li e alle 11,30, i fenomeni si ripetono nella statua del Cuore Immacolato (1. c., pag. 82).

67. Il 17 febbraio, alle 20, fenomeni nella statua del Cuore Immacolato di Maria, anche i tulipani si riempiono d'acqua (1. c., pag. 83).

68. Il 18 febbraio, alle 21,45, fenomeni nella statua del Cuore Immacolato (1. c., pag. 83).

69. Il 24 febbraio, alle 13,30, fenomeni nella statua del Cuore Immacolato di Maria e nel Bambino; anche i fiori sono tutti bagnati (1. c., pag. 84).

70. Il 28 febbraio, alle ore 20,30, i fenomeni si ripetono nelle suddette immagini (1. c., pag. 85).

71. Il 2 marzo, alle 9,45, fenomeno nella statua del Cuore Immacolato (1. c., pag. 86).

72. Il 3 marzo, alle 17,45 e alle 20,45, fenomeni nella statua del Bambinello (1. c., pag. 87).

73. Il 7 marzo, alle 20,35, fenomeni nella statua del Cuore Immacolato; alle 20,50 una foto di Teresa Musco emette sangue dagli occhi e dalle stimmate alla presenza di vari testi-moni (1. c., pag. 89).

74. Il 9 marzo, alle 16,30, la statua del Cuore Immaco-lato emette lacrime normali e lacrime di sangue (1. c., pag. 90).

75. L'11 marzo, alle 8,30 e alle 9,30, la statua del Cuore Immacolato versa lacrime di sangue. Alle 10,30 anche il Bam-binello versa lacrime di sangue (1. c., pag. 90).

76. Il 13 marzo, alle 14,05, la statua del Cuore Imma-colato versa lacrime di sangue (1. c., pag. 90).

77. Il 14 marzo alle 10,30, il fenomeno si ripete (1. c., pag. 90).

78. Il 15 marzo, alle 9,30, appare pieno d'acqua (1', c., pag. 91).

79. Il 19 marzo, ore, 9, il viso della Madonna di Fatima è coperto da molte gocce di sudore. Queste gocce che aumentano di volume e scivolano lungo la statua sciogliendo il sangue dei giorni scorsi (1. c., pag. 92).

80. Il 22 marzo il Cuore Immacolato (statua) emette san-gue. Il Bambino Gesù emette sangue e lacrime normali dagli occhi (1. c., pag. 93).

81. Il 25 marzo, ore 10,15, gocce di sudore ricoprono la statua della Madonna, anche il Bambinello presenta lo stesso fenomeno che si evolve alla presenza di testimoni che assag-giano il liquido che è salato (1. c., pagg. 96-97).

83. Il 28 marzo, ore 6,30, si ripete come sopra sia nella statua che nel Bambinello (1. c., pag. 98).

84. Il 30 marzo, ore 6,30, si nota sudore sul vestito e sul Cuore della Madonna. Lacrime e liquido incolore fuoriescono rispettivamente dagli occhi e dalla bocca del Bambino Gesù (1. c., pag. 99).

85. Il primo di aprile, ore 10,30, la statua della Madonna suda abbondantemente, una goccia di sangue pende dal Cuore e ugualmente una grossa goccia di sangue pende dalla pallina sotto il Crocefisso. Il Bambinello piange, la sua fronte presenta goccioline di sudore (1. c., pagg. 99-100).

86. Il 5 aprile, alle ore il, la Madonna presenta gocce di sudore dappertutto. Anche i garofani sono cosparsi di liquido incolore salato. Il Bambinello lacrima. Alle 13,30 la Madonna. presenta sangue vivo alla punta estrema del Cuore e sotto il Crocefisso. Il Bambino di nuovo piange.

87. Il 7 aprile, alle, ore 13, la statua della Madonna suda sul Cuore, sul vestito, sui piedi. Contemporaneamente an-che il Bambino suda (1. c., pag. 103).

88. Il 9 aprile, alle ore il 11.15, la Madonna è tutta rico perta di gocce di sangue misto ad acqua. Alle 12,15 ancora dal Cuore un'altra esplosione di sangue ed acqua per cui tutta la statua ne rimane imbrattata dal volto fino ai piedi. Alla base della statua si raccoglie sangue abbondante (1. c., pag. 104).

89. Il 12 aprile, ore il, la statua della Madonna suda. Presente anche il Parroco del Paese (1. c., pagg. 105-106).

90. Il 15 aprile, ore 15,30, la statua suda acqua e san-gue. Alle ore 17 gocce di sudore pendono nel vuoto dal mento, dal naso; altre gocce scorrono lungo il vestito,. Sudore sui ga-rofani e su tutto ciò che si trova intorno alla statua (1. c., pagg. 107-108).

91. Il 17 aprile, ore 17,10, la Madonna suda abbondan-temente, le goccioline di sudore sono sparse un po dovunque: sulla cassa, sui fiori, sul muro. Anche la prece di Teresa nella parte interna al vetro è tutta bagnata (1. c., pagg. 109-110).

92. Il 21 aprile, ore 8, il Bambinello Gesù emette sangue dagli occhi e anche dalla bocca. Si forma sangue sul petto e poi suda per tutto il corpicino (1. c., pag. 111).

Il 24 aprile, ore 7, la Madonna versa sangue rosso vivo dal Cuore che scende sui piedi. Contemporaneamente anche il Bambinello piange sangue ed ha la bocca piena di sangue (1. c., pag. 112).

94. Il 25 aprile, ore 13,30, la Madonna suda abbondan-temente. Il liquido bianco scioglie molto sangue che defluisce alla base della statua. Anche una rosa è piena di liquido che al gusto risulta salato. Presenti molti testimoni (1. c., pagg. 113-114).

95. Il primo maggio, ore 7, la Madonna è tutta ricoperta di gocce di sudore. Il Bambinello emette lacrime bianche men-tre dall'ombelico esce un gocciolone di sangue che poi rico-prirà quasi tutto l'addome. Alle ore 17, presenti molti testi-moni, sia la Madonna sia il Bambino Gesù sudano (1. c., pagg. 115-116).

96. Il 6 maggio 1977, alle ore 17.30, il quadro del Cuore Immacolato piange e suda lacrime normali. Alle 18.10, gocce trasparenti imperlano tutto il quadro e anche il vetro dalla parte interna. Numerosi i testimoni (1. c., pp. 126-128).

97. L'8 maggio1977, alle ore 7.30, è la volta del quadro della Madonna di Fatima. Gocce di sangue scivolano lungo la cornice dal lato sinistro cii chi guarda. Altre gocce di sangue sul volto, sulle labbra della Madonna. Sono presenti molti testi-moni, fra i quali gl'insegnanti della scuola elementare (1. c., pp. 121-122).

98. Dal 10 maggio la statua del Cuore Immacolato di Maria e il Bambino Gesù sono chiusi in vetrinette. Il 14 mag-gio, ore il 14,15, la statua del Cuore Immacolato presenta gocce di sudore sul Cuore, il Bambinello versa lacrime bianche. Alle ore 14,15 una grossa goccia di sudore pende dal mento della Madonna, resterà così sospesa per più di un giorno. Il Bam-bino emette abbondante sangue dalla bocca (1. c., pag. 118).

99. Ore 16,45 del 18 maggio, la Madonna è abbondan-temente sudata, grosse gocce pendono dal mento e dal naso (1. c., pag. 119).

100. Il 19 maggio, alle 7,30, ancora visibili le gocce di sudore del giorno precedente (1. c., pag. 120)

101.11 26 maggio, ore 5, sia la Madonna (statua) di Fatima, che il Bambino Gesù presentano lacrime agli occhi e sudore diffuso su tutto il corpo (1. c., pp. 129-130).

102. Il 29 maggio 1977, ore 13, la statua della Madonna piange e suda. Il liquido scende fino alla base abbondantemente

103.11 9 giugno 1977, ore 8.30, si nota sudore diffuso sulla fronte della statua della Madonna di Fatima. Gli occhi sono pieni di lacrime che cadono gocciolando sui piedi. Anche il Bambinello emette lacrime. Le rose davanti alla statua e anche quelle davanti al quadro, contemporaneamente sono colme di liquido che al gusto risulta salato (1. c., p. 132).

104. Nello stesso giorno, alle ore 18.30, sangue vivo viene sprizzato dal cuore. Ne rimane imbrattato il volto della statua, così pure il collo, le braccia, i vetri della custodia, un gocciolone si forma sotto il mento. Numerosi i testimoni (1. c., ,pp. 133-135).

105. Il 14 giugno 1977, alle ore 9.30, la statua della Ma-donna di Fatima è tutta ricoperta di sudore. Il viso imbrattato di goccioline di sangue si pulisce, sotto il mento si formano grosse gocce di sangue misto ad acqua che cadono dopo diverso tempo sotto gli occhi di coloro che osservano il fenomeno (1. c., pp. 136-i 37). Per tutta la giornata la Madonna (statua) versa lacrime (1. c., pp. 138-140).

106. Il 20 giugno 1977, la statua della Madonna di Fati-ma emette lacrime dagli occhi e suda abbondantemente. I pre-senti hanno potuto constatare il formarsi delle goccioline e il continuo evolversi, mentre aumentano di volume e si staccano cadendo ai piedi (1. c., p. 141).

107.Il 12 luglio 1977, alle ore 22.05, gocce di liquido trasparente imperlano gli occhi (specie il sinistro) del quadro della Madonna di Fatima (1. c., p. 142).

108. Il 17 luglio 1977, alle ore 19.10, gocce di sudore sulla fronté, sul viso, sul collo e sul cuore della statua della Madonna di Fatima. Dagli occhi fuoriescono lacrime, dall'oc-chio destro esce liquido rosa. Alle 19.30 due goccioline cadono dal mento. Presenti diversi testimoni (1. c., p. 143).

 

TRE DEPLIANTS stampati nel trigesimo della morte di Teresa hanno emesso sangue a Castel S. Lorenzo.

109. Il 3 novembre 1976, un depliant, che riporta le foto di Teresa Musco, in casa del fratello Luigi a Castel S. Lorenzo, emette sangue dagli occhi, dalle mani e dai piedi.

110. La settimana dopo lo stesso depliant continua ad emettere sangue dagli occhi, dalle ferite delle mani e dei piedi. Un altro depliant emette sangue ed acqua solo dagli occhi.

Il 7 marzo 1977, un terzo depliant, sempre con le foto di Teresa Musco, emette sangue dagli occhi, dalle ferite delle mani e dei piedi.

111. Mentre andiamo in macchina apprendiamo che: Sa-bato 27 agosto, la Madonna di Fatima e il Bambinello hanno emesso sudore e lacrime normali. Anche i fiori si sono imper-lati di gocce di rugiada. Tutto ciò si e verificato alla presenza dei coniugi Antimo e Filomena Verde venuti da Queens N. Y. (U.S.A.).

112. Il 5 settembre 1977, alle ore 13,30, gocce di liquido trasparente dalla parte superiore della cornice del quadro del Cuore Immacolato di Fatima scendevano fino a quella inferiore Al fenomeno erano presenti pellegrini venuti in visita da Casagiove (Caserta).

 

PER CONCLUDERE:

I fenomeni (solo quelli registrati) in casa di Teresa Mu-sco, a Caserta, ammontano a circa 757.

A Castel S. Lorefizo, i fenomeni straordinari, fino al 27 agosto 1977 si aggirano intorno ai 216.

 

FENOMENI AVVENUTI A CASERTA DOPO LA MORTE DI TERESA MUSCO

Si può dire che Teresa, anche se ha lasciato in terra, « il suo asinello », sia rimasta spiritualmente e fisicamente vicina a quanti l'hanno conosciuta e a quanti l'invocano. Eccone alcuni segni.

Ancora sul lettino bianco nella sua casa, alcune persone hanno passato sulle piaghe delle mani, dei fiori, ebbene questi hanno cominciato a versare liquido bianco per diverso tempo.

Non poche volte al Cimitero, dinanzi alla sua tomba, i fiori, specie le rose, hanno dato i medesimi segni che davano nella sua casa davanti all'altarino della Madonna di Lourdes e del Cuore di Gesù.

Indimenticabili saranno i fenomeni verificatisi, nel Cimi-tero di Caserta, durante la celebrazione della S. Messa nel gior-no del suo onomastico il 15 ottobre 1976.

Prima iniziarono ad emettere liquido alcune rose portate da-vanti alla tomba. Verso la fine della Messa alla presenza di tante persone tutte le rose erano bagnate e infine anche quelle pog-giate in ultimo sopra l'altarino, erano traboccanti di liquido. Qualcuno dirà che sono segni a cui non bisogna dare tanto retta, eppure alla gente semplice, parlano di una presenza irre-futabile.

Ancora nella sua casa questi fenomeni si sono ripetuti varie volte. Ne fanno fede testimonianze scritte da Sacerdoti, da Religiosi e Religiose e varie altre persone. Ciò e avvenuto il 13 aprile 77 alle ore 17; il 18 aprile 77; il 26 aprile 77 dopo la recita del S. Rosario; il giorno 21 maggio 77, alle ore 16,50.

Varie sono anche le testimonianze avute a voce di feno-meni avvenuti in case private.

 

TERZA PARTE

1.

MONS. DANIELE FERRARI - VESCOVO DI CHIAVARI

Ho avuto diversi colloqui con Teresa Musco, e l'ho anche ospitata in casa in occasione d'un suo viaggio a Pisa per dia-gnosi mediche.

Mi ha profondamente colpito la sua estrema semplicità. Aveva conservato in tutto la modestia umile della brava figliola di campagna, per nulla toccata dal fenomeno delle stimmate e dai tanti fatti singolari che accadevano in lei e attorno a lei.

Anche nei colloqui che ho avuto con lei ho verificato il fatto che si raccoglieva in preghiera, conversando rapidamente e distintamente, con un linguaggio incomprensibile, con Colei che ella chiamava la « Mamma celeste ». Le sue affermazioni erano improntate ad un amore semplice e tenerissimo; afferma-zioni che volevano essere come una specie di messaggio che Maria per mezzo suo ci inviava.

Era tipico il suo raccoglimento davanti all'Eucarestia, che lasciava trasparire un sentimento di profonda adorazione. Mi diceva che di Gesù aveva una certa soggezione, mentre sentiva una profonda confidenza verso la Madonna. Certo, questo suo singolarissimo conversare coll'al di là pone un grosso problema teologico ed ascetico, unitamente ai tanti fatti singolari della sua esistenza. Ma non può essere questo. una risposta che Dio manda ad un mondo incredulo che per principio nega ogni ma-nifestazione soprannaturale, concentrando in una semplice fan-ciulla tante singolari manifestazioni inspiegabili umanamente?

Non è possibile che Teresa mentisse. Pregherò affinché un giorno la Chiesa possa dare una risposta, almeno parziale, ai tanti interrogativi di questa singolare vita. Forse Dio ha mani-festato come Egli si rivela ai semplici.

Chiavari, 4 maggio 1977.

+ Daniele Ferrari

Vescovo di Chiavari

2.

DON GIUSEPPE BORRA:

RELAZIONE SULLA STIGMATIZZATA «TERESA MUSCO»

Per invito dell'autorità ecclesiastica mi accingo a dare una relazione sulla stigmatizzata TERESA MUSCO, nata a Caiazzo (Caserta) il 7-6-1943, in qualità di direttore spirituale della me-desima. Riferirò i fatti più salienti e le impressioni da me pro-vate in varie circostanze davanti a manifestazioni fuori dell'or-dinario

Conobbi Teresa Musco in un momento in cui la giovane era particolarmente incerta e senza una guida spirituale: essa stessa diceva di non aver bisogno di guida spirituale. Un giorno mi venne presentata da una buona signora di Caserta, mia pe-nitente, la quale aveva intuito la condizione particolarmente de-licata in cui si trovava Teresa Musco. Da quel momento Teresa si mise sotto la mia guida: mi portò uno scritto, nel quale si diceva che avrebbe trovato il suo direttore nella persona del sottoscritto. Era ben chiaro il nome e cognome del direttore del collegio di Caserta che allora io dirigevo.

Di fronte alla mia titubanza sulla validità e veridicità dello scritto la giovane rimase internamente sofferente affermando che quanto aveva scritto risaliva a parecchi anni prima e che era stato scritto sotto dettato della Madonna. Anche la grafia rive-lava una scrittura di bambina delle elementari.

Nei colloqui con Teresa mi colpì subito il dialetto da Lei parlato (aramaico?) come pure la chiarezza delle idee e delle ve-rità da Lei esposte. Ancora oggi, prima di rispondere, si consulta prima con la Madonna (così ella dice) in questo linguaggio per noi incomprensibile. ~ certo che i responsi che escono dalle sue labbra sono la traduzione di quanto Le è stato detto e sono la manifestazione di verità che non sempre concordano con il piano delle vedute umane. Dimostra di conoscere le coscienze e se anche non sempre prudentemente (almeno nei primi anni) parla con chiarezza delle verità di fede e di morale. Il suo col-loquio è preciso quando si tratta di anime da salvare o di anime già in Paradiso.

Ora alcuni fatti personali: muore un mio nipote e allora avverto Teresa che debbo allontanarmi per alcuni giorni da Ca-serta. Ella prega un istante e poi vede mio nipote nella gloria del cielo e mi riferisce questa frase: « dite ai miei genitori di non piangere perché sto molto bene ». (Mio nipote aveva molto sofferto nei suoi dodici anni di vita: cosa che Teresa ignorava).

Una mattina porto la comunione a Teresa: come altre volte ci mettiamo a pregare. Improvvisamente Teresa è rapita e dice: « Vedo una signora vestita di bianco in mezzo ai fiori ». Poi si riprende e non vuole dire altro.

A mezzogiorno ricevo una telefonata dai fratelli: « La mamma è gravissima ». Comprendo che nel « gravissimo » c'era una pia bugia. Prendo l'aereo e giunto in Piemonte al mio paese entro nella stanza della mamma. Come aveva visto Te-resa: la mamma vestita di bianco (con l'abito della confrater-nita) in mezzo ai fiori. Teresa aveva visto questo fin dal mattino.

Di questi fatti è ricca la vita di Teresa nei riguardi di molte persone. Mi limito a riferire quanto mi disse S. Ecc .za Mons. Vito Roberti:

a) Alla morte della Mamma del Vescovo Teresa scrisse: « Ho visto la mamma di V. Ecc.za come un angelo in cielo ve-stita di smaglianti colori nella gioia e in indicibile grazia e bel-lezza ».

b) Alcune volte Teresa ha ritenuto avvertire il Vescovo su circostanze relative alla Diocesi scendendo a rivelare partico-lari umanamente inspiegabili.

Nella mia qualità di direttore del collegio Salesiano più volte chiesi consiglio alla Madonna per mezzo di Teresa.

Il capitolo SOFFERENZE è però quello che più mi ha impressionato. Da bambina la povera Teresa soffrì moltissimo per le incomprensioni e la intolleranza del babbo: oltre a pic-chiarla e a non comprenderla, essendo ella spesso ammalata, la considerava la rovina e il disonore della famiglia. Fu in tali occasioni che trovandosi da tutti abbandonata veniva la Madonna a consolarla. Anche padre Pio, in bilocazione, più volte venne addirittura ad alzarla da letto o a porgerle un bicchiere d'acqua. Le malattie della bimba erano piuttosto strane e mi-steriose. Una specie di foruncolosi, che si alternava a febbri altissime, costrinse i dottori curanti a sottoporre la piccola a ben oltre 117 tagli. Cessava la febbre, si suturava la ferita rapi-damente, poi riprendeva un nuovo foruncolo, un nuovo taglio tra dolori lancinanti.

La piccola, ammaestrata dalla Madonna, offriva tutto a Gesù ed era contenta delle sofferenze e godeva in certo modo di soffrire per amore del Signore. La povertà familiare, gli in-sulti e le bestemmie del padre costrinsero la figlia a cercare al-loggio altrove. Prestò servizio per poco tempo, ma poi venne accolta dalla signora (zia) Antonietta che le fa da madre spi-rituale, l'assiste nella notte e spesso anche di giorno. Poté così lasciare la nativa Caiazzo e venire a Caserta.

Le sofferenze fisiche furono ben presto accompagnate da sofferenze mistiche: molte volte l'ho vista soffrire indicibil-mente, fuori di sé, rapita in estasi, con le mani sanguinanti per le stigmate che apparvero all'esterno verso la Pasqua del 1969 (interne già le sentiva da tempo).

Ha rivissuto più volte le sofferenze della Passione, ha avuto visioni dopo le quali ritornava in sé con i vestiti insan-guinati. Queste sofferenze si ripetono ancora oggi. Ha fatto suo il programma che le ho suggerito « accettare, soffrire, tacere », dire di si quando Gesù vuole che abbia a portare la croce per suo amore. Mi pare di aver visto il suo carisma nella linea della croce più che in quella dell'apostolato. Tuttavia nei vari col-loqui, ritenendo che fosse pure volontà della Madonna, ho per-messo che accogliesse, e con frutto, sacerdoti spiritualmente bi-sognosi e anche qualche altra persona in particolari necessità spirituali. L'ho trovata docile anche quando la ispirazione o altri suggerimenti avrebbero voluto che facesse diversamente.

Ho già accennato a parecchi segni di ordine straordinario ma i più significativi e impressionanti si possono così riassu-mere:

a) Lacrime delle rose. Rose fiorite messe davanti alle immagini di Gesù o della Madonna hanno cominciato a lacri-mare abbondantemente al di fuori di ogni forma naturale. Ab-biamo raccolto bottigliette di dette lacrime. Teresa, interrogata in merito, diceva che la Madonna era triste e piangeva per le infedeltà dei cristiani, delle anime religiose e sacerdotali. Que-ste lacrimazioni si possono vedere tuttora in casa di Teresa. Con le lacrime spesso si espandeva in tutto l'ambiente un profumo eccezionale. Un giorno capitai da Teresa. La zia mi disse: Te-resa non c'è. Al suo posto c'è il suo angelo custode. Tutta la casa era profumata in maniera eccezionale e si era in periodo in cui fiori non ce n'erano.

Di notte Teresa è rapita spesso dal suo corpo e portata sulla terra o nel cielo dalla Mamma Celeste. Ha visto rovine e distruzioni che si sono poi verificate. Ultimamente è stata por-tata a vedere le pene dell'Inferno. Quando si svegliò si trovò con gli abiti bruciacchiati.

b) Lo sdoppiamento a cui ho accennato si è verificato spesso: ella vede il suo corpo giacere, a volte freddo (confer-mato dalla zia), mentre essa è portata fuori di sé, legata a un tronco della croce, insultata, portata nell'orto degli ulivi e vede Gesù sofferente che le parla dolcemente « Teresa, figlia mia »

Ha scritto a questo riguardo la passione a cui ella ha assistito momento per momento e in vari tempi. Spesso si sente chia-mare mentre sta lavorando e intesse un colloquio con un essere misterioso. Nella registrazione di una sofferenza mistica mentre Teresa parla si sente una seconda voce che Le suggerisce quando ella si inciampa nel parlare.

c) Una mattina mi sento chiamare al telefono: « Venga subito, c'è un quadro del Volto di Gesù che lacrima sangue ». Siamo nel giugno 1971. Constato il sangue ancora fresco che scende dal volto del Signore. Però non volendo dare troppa im-portanza al fatto, anche perché si conosce la severità della Chiesa in merito, si decide di mettere detto quadro, avvolto in un panno, in un baule. Solo raramente è stato esposto dinanzi a poche per-sone per pregare. Detto q'uadro reca la firma e la testimonianza di un sacerdote che la Madonna vuole sia il fratello spirituale di Teresa: padre Franco Amico, parroco di Castelvolturno. Eì di questo sacerdote l'opera di assistenza giornaliera a Teresa nelle necessità fisiche e materiali, con suo grande sacrificio. Teresa è stata accompagnata più volte dai medici che hanno male dia-gnosticato sul suo avvenire presentendo una vita breve a causa delle sofferenze fisiche e di molte disfunzioni organiche. Infatti con le sofferenze mistiche si sono verificate emottisi, dolori in-tensi addominali, ai reni ecc.

d) Altro fatto di eccezionale importanza il volto di un Gesù che Teresa aveva da bambina nella sua povera stanzetta al paese. Misteriosamente attratta e spinta da una visione si reca al paese e vede il quadro del volto di Gesù tutto impolverato mentre gocce di sangue inumidivano il volto del Signore. Era il 26 febbraio 1975. Il volto di Gesù continuò a lacrimare e an-cora oggi versa, in certe occasioni, lacrime di sangue. Il Vescovo è stato avvertito e ha preso a cuore il fatto con la prudenza ne-cessaria per evitare vani fanatismi e pubblicità inopportuna. Si tratta di un fatto inesplicabile che si ripete davanti allo sguardo di numerosi testimoni.

Da notare che circa un anno prima nella casa del fratello di Teresa, che abita a Castel S. Lorenzo (Salerno), il quadro di una Madonna ha dato uguali segni con lacrimazione di san-gue, fenomeno continuato ancora dopo, sotto lo sguardo di molti testimoni. Il fratello di Teresa, Luigi Musco, di professione mu-ratore, era stato in Svizzera e da poco si era stabilito con la moglie e la figlia a Castel S. Lorenzo. Aveva avuto in dono da Teresa il quadro di Fatima in oggetto, quadro che dapprima si inumidiva nel volto della Madonna poi dopo qualche tempo co-minciò a lacrimare lacrime di sangue. Il sig. Luigi parlò del fatto a Teresa la quale lo consigliò di pregare e di prendere con-siglio da un sacerdote confessore. Il fenomeno dura da oltre un anno e di tutto è al corrente il Vescovo di Vallo della Lu-cania.

Altro quadretto in mio possesso con S. Guseppe e Gesù Bambino ha il volto macchiato di sangue, sangue ripetutamente manifestatosi in casa del fratello di Teresa dapprima e poi nella casa di Teresa.

Altri fatti meno appariscenti ma ugualmente inspiegabili av vengono nell'abitazione di Teresa. Ci sono testimoni oculari che sembrano escludere ogni forma di inganno umano.

e) La cosa più strepitosa risale al giorno 8 agosto 1975. Una delicata statuina di Gesù Bambino piange lacrime di san-gue. Per esaminare il fatto e con animo alquanto titubante a causa di tutte queste manifestazioni il giorno 12 agosto nelle prime ore del mattino mi recai da Teresa. Ricordo che dissi a Teresa: « Perché non asciughi il volto di Gesù Bambino? » (Tra me pensavo: verserà altro sangue e ritorneranno a ristagnare sotto gli occhi altre gocce). Teresa non rispose e rimase inter-detta e io lasciai di insistere avendo notato una sua sofferenza. Mi preparai e celebrai la S. Messa. Durante la celebrazione Te-resa era particolarmente concentrata in preghiera. Terminata la celebrazione mi disse in tono deciso e perentorio: « La Madonna vuole che il volto a Gesù lo asciughi il padre spirituale ». Presi la statuina tra le mani e vidi che aveva gli occhi umidi e ba-gnati di sangue. Con un batuffolo di cotone asciugai alquanto l'occhio sinistro di Gesù che apparve bianco come un vivente. Nello stesso tempo notai che il corpicino di Gesù si copriva di sudore. Una essudorazione abbondante sul petto, alle spalle e alla nuca mentre i capelli del capo si inumidivano. Asciugai il sudore di Gesù e poi dissi a Teresa: « Domanda alla Madonna, che cosa significa questo fatto? ». E Teresa a nome della Ma-donna: « Perché i miei figli prediletti non mi amano ».

Riposi la statuina nella piccola culla ma notai dopo un poco di tempo che era di nuovo sudata e, bagnato di sudore, era pure il pannolino della culla. Asciugai ancora una volta il cor-picino. Dovendo partire lasciai Teresa desiderando incontrarmi al più presto col Vescovo per narrare l'accaduto. Provvidenza volle che, giunto alla stazione, incontrassi il Vescovo in partenza con un pellegrinaggio per Lourdes e mi invitasse a fare il viaggio nel suo scompartimento fino a Roma. Gli riferii l'accaduto. Sep-pi poi che nel pomeriggio la statuina di nuovo versò lacrime ed ebbe altre essudorazioni, fenomeni che ancora oggi si ri-petono.

f) Sabato 30 agosto tornai a Caserta. Dopo aver pregato e parlato con Teresa presi in mano Gesù Bambino che subito cominciò a piangere lacrime di sangue. Riposi il Bambino men-tre alcune persone presenti si misero a pregare. Intanto nella stanza di Teresa si verificava un altro fatto straordinario: il ginocchio di un Gesù Crocifisso, il ginocchio destro, che già nei giorni precedenti (dal 20 agosto) aveva dato gocce di siero e san-guinolenti, presentava ai miei occhi una grossa goccia di san-gue che stava per staccarsi. Con un poco di ovatta la raccolsi e la consegnai a un confratello che era con me.

g) Il 26 agosto Teresa si recò a Castelvolturno, presso il parroco D. Franco Amico che mi raccontò quanto segue: D. Franco ha un Bambino Gesù, preso in mano da Teresa co-minciò a lacrimare, dapprima lacrime normali poi lacrime di sangue. Detto Bambinello si trova, con gli occhi macchiati, pres-so detto Parroco.

h) Domenica 7 settembre mi recai a Caserta per leggere la presente relazione a S. Ecc.za Mons. Vescovo. Passai da Te-resa, celebrai la Messa durante la quale la statuina di Gesù Bambino cominciò a lacrimare; dopo la Messa presi tra le mani la statuina che si copri di macchie di sudore. Nel pomeriggio ri-passai da Teresa, c'era pure D. Franco Amico che aveva con sé la statuina portata da Castelvolturno. Vidi sia il Bambino di Te-resa che quello di D. Franco con gli occhi pieni di lacrime che scendevano sulle guance, e lacrime normali e lacrime di san-gue. Ci mettemmo a pregare. Poi pregai Teresa di chiedere alla Madonna la causa del pianto. La risposta: « Ogni domenica si commettono troppi peccati invece di dare a Dio il culto dovuto: Gesù chiede che si facciano preghiere di riparazione ».

Prima di partire vidi pure che le rose attorno all'altarino dove è posato Gesù Bambino erano piene di lacrime che cade-vano e si spandevano per terra. Anche il ginocchio del Croci-fisso era striato di gocce di sangue.

Durante questi fenomeni Teresa si sente, ella dice, nervosa perché queste lacrime sono causate dai peccati che fanno sof-frire Gesù a Cui vuole molto bene.

Conclusione: credo che si possa affermare trattarsi di realtà che sfuggono alla umana ragione e che dimostrano la volontà di salvezza da parte di Dio. Il Signore abbonda di misericordia e

di bontà quando gli uomini si allontano dalla giusta via. Ri-tengo questi segni (forieri anche di tempi tristi) un richiamo per tutti ma soprattutto per le anime sacerdotali e religiose per le quali Teresa ha offerto e offre continuamente le sue sofferenze e la sua vita.

Il Signore produce questi segni per dare la grazia suffi-ciente anche a un'anima sola; nei disegni di Dio la conversione delle anime potrà avvenire anche in futuro al racconto di quello che avviene nella povera stanza di Teresa in Caserta. Ogni pub-blicità potrebbe certo essere utile anche oggi, ma potrebbe pure nuocere per la incredulità di molti che, non credettero ai miracoli di Gesù ma trassero occasione per farlo condannare.

Ho attinto notizie per quello che ho scritto anche dai qua-derni di appunti che Teresa, per mio consiglio, ha compilato in forma scorretta ma con contenuto di avvenimenti da Lei vis-suti. Ho tenuto scarso conto di quello che ho sentito da altre persone sulla figura di Teresa. Le voci su Teresa in Caserta non sono univoche ma contrastanti e questo pare per espresso desi-derio del Signore. Nessuno è profeta in patria sua.

Roma, 7. settembre 1975

Sac. Prof. Giuseppe Borra - Roma

 

3.

P. FRANCO AMICO

Cristo Gesù è il centro della storia dell'umanità, pietra angolare della Chiesa, motivo e speranza della salvezza di ogni uomo. « In Lui - ci dice 5. Paolo - abbiamo la redenzione mediante il suo Sangue, la remissione dei peccati secondo la ric-chezza della sua grazia ». Dio « ci ha fatto conoscere il mistero del suo volere, il disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra ». In questo disegno stupendo della misericordia divina trova conferma la testimonianza dei santi attraverso i secoli. In ogni epoca, specie nei momenti più tragici della storia della Chiesa, ecco qua e là s'accendono fari luminosi, luce propria dell'unico Sole Cristo che si riflette e a sua volta viene proiet-tata a noi, tramite anime semplici, strumenti docili della grazia nelle mani di Dio.

Teresa Musco è una di queste anime. Il messaggio di sal-vezza di Cristo viene riproposto attraverso questa anima agli uomini d'oggi e di domani. Mentre il mondo s'ingolfa sempre più nel materialismo, nel consumismo e nell'edonismo più sfac-ciato, ecco i valori dello spirito vengono posti sul candelabro, perché « facciano luce a tutti quelli della casa » perchè sia « lievito che fermenti » perché tutti « glorifichino il Padre che è nei cieli ».

 

FEDE.

E' stato proprio questo ultimo motivo il fulcro della vita di Teresa Musco. Nelle sue preghiere, in modo particolare nelle sue estasi, si rivolgeva al Padre con tenerezza che commuoveva « Padre, Padre mio » erano le sue espressioni. Atteggiamento diverso da quello che aveva quando in altre occasioni collo-quiava con Gesù e con la Mamma celeste. Con Gesù e la Ma-donna, pur nei limiti, il discorso diventava più familiare.

Tante e tante erano le espressioni nelle sue estasi che ri-flettevano il dispiacere di vedere l'amore del Padre calpestato, rifiutato dagli uomini, suoi figli. Quanto era commovente sen-tire dire sempre nelle estasi: « Padre, vorrei percorrere tutte le strade del mondo, andare in tutti i paesi anche i più sper-duti per dire a tutti gli uomini quanto è grande il Tuo Amore, quanto ami ciascun uomo, come tu desideri il loro vero bene ».

Altre volte si rammaricava e diceva con tanta tristezza:

« Se gli uomini veramente conoscessero come Dio Padre vuole bene a ciascuno di loro, come potrebbero rifiutarsi d'accet-tarlo? ».

Nel suo piccolo, secondo i desideri che le venivano comu-nicati anche da Gesù e dalla Mamma celeste, desiderava avvici-nare molte persone per parlare loro dell'Amore del Padre, ma gli ordini del Padre Spirituale erano tassativi ed ella se ne stava serena e tranquilla nell'obbedienza.

Qualche volta quando le sofferenze fisiche e morali rag-giungevano l'apice, quando il diavolo con le sue insinuazioni le ripeteva all'orecchio: « Ma perché non devi avere una vita normale come tutte le altre giovani della tua età, « ma chi te lo fa fare a soffrire?, tanto vedi: gli uomini continuano ad offendere Dio e tutto quello che soffri, va tutto perduto »: op-pure: « ognuno pensi a se stesso e si salvi, se non vuole salvarsi, peggio per lui».

Teresa dopo il primo atto di smarrimento si riprendeva subito e controbatteva: « Oh no! Oh no! io voglio soffrire tanto. Quanto è bello vedere il Padre che si compiace della mia sof-ferenza: quando posso riuscire a salvare qualche anima è la mia più gr,ande soddisfazione. Che sarebbe la mia vita senza l'amore del Padre, Oh no! neanche un attimo vorrei cambiarla con le soddisfazioni di questo mondo, rinunzio a tutto quello che mi può offrire il mondo per piacere al Padre che è nei cieli. « Che cosa sono al confronto delle gioie del Paradiso le misere soddisfazioni di questo mondo, sono soltanto spazzatura, immondizie ».

Un culto particolare Teresa ha avuto per tutto ciò che sapeva essere volontà di Dio. Carattere piuttosto forte di na-tura, un pochino ereditato anche dal papà. Ma di fronte agli ordini del Padre spirituale cessava ogni contestazione e ubbi-diva. Don Borra le ordinò che, quando si recava alla S. Messa al mattino dai Salesiani o quando usciva di casa, avrebbe do-vuto calzare i guanti neri sì da ricoprire l'intera mano; i mezzi guanti bianchi avrebbero potuto più facilmente richiamare l'at-tenzione dei passanti. Teresa ubbidisce!

Le viene ordinato che non deve assolutamente permettere che le persone, venendo in visita, le bacino la mano. Teresa ub-bidisce anche se il più delle volte presa d'improvviso non ne-sce a ritirare la mano con conseguente strappo delle dita e do-lore acuto alla piaga della mano.

Con scrupolosità si è sempre attenuta alle disposizioni dei medici curanti circa la sua malattia. Chi conosce le malattie renali sa veramente quanto sia difficile e quanta pazienza richie-de seguire la dieta. Negli ultimi mesi di vita, desiderava ardentemente rag-giungere il Cielo. Il curziulo delle sofferenze superava ogni li-mite. Più spesso che nel passato sulle sue labbra affiorava il la-mento: « Non ce la faccio più! non ce la faccio più! ». Anche se chi gli stava accanto le ripeteva: « Non abbiate paura, Gesù non vi abbandona, egli ci fa camminare sempre sul filo del rasoio, al momento opportuno si farà vivo e tutto passerà. Chi ènelle mani di Gesù o della Madonna se non voi? Vi hanno se-guito da bambina e vi sono sempre stati al fianco ». A queste parole si rasserenava un po'. Ma poi la sofferenza ritornava più forte di prima.

Momento importante della sua giornata era quello in cui riceveva Gesù nella S. Comunione. Ebbene, negli ultimi due mesi quando ogni giorno sembrava un passo verso la penosa difficile salita del Calvario, e le dialisi né più e né meno una agonia di cinque ore che si rinnovava a giorni alterni, Teresa trovava tutta la forza e il coraggio di compiere la volontà di Dio in Gesù Ostia. Tenui ormai erano i fili che la legavano a questa terra, ella desiderava il Paradiso, io avrei voluto tratte-nerla quaggiù per lunghissimi anni, alla fine venimmo ad un patto e le dissi: « Teresa, facciamo la volontà del Signore, tutto quello che fa Lui è bene per noi, preghiamo, recitiamo insieme questa preghiera scritta da Don Dolindo Ruotolo alla Divina Volontà. Se il Signore vuole che continuiate a soffrire quaggiù voi l'accetterete, così pure io accetterò se il Signore vi vuole in Paradiso ». Teresa accettò e così negli ultimi giorni con questa preghiera concludeva il suo ringraziamento alla S. Comunione.

A proposito della devozione di Teresa a Gesù Eucaristia, ci sarebbe tanto tanto da dire. Qualche volta nella fretta anche a me capitava di dimenticare di prendere nella teca Gesù nel l'Ostia consacrata, e quando giungevo alla sua casa senza Gesù, grave era il suo disappunto e la sua tristezza. Senza Gesù tutti i giorni, non poteva stare. Diceva: « Mi sembra un giòrno per-duto quando non faccio la S. Comunione ».

Grande era la sua gioia quando poteva assistere alla S. Mes-sa. Negli ultimi anni quando i piedi non le permettevano di fare molti passi perché doloranti, o perché era continuamente afflitta da mal di testa, da conati di vomito e facilmente per-deva l'equilibrio e se non si stava attenti poteva sbattere a terra e farsi male, provvidenziale venne il permesso concessomi tra-mite Don Borra da S. Ecc. Mons. Roberti di poter binare una volta alla settimana in casa di Teresa. Dati i miei impegni par-rocchiali ogni tanto cercavo di accontentarla.

Assisteva alla S. Messa tutta assorta, sembrava che tutto il resto scomparisse. Solo lei e Gesù sul Calvario. Quando era possibile liturgicamente si sceglievano i testi relativi ,o all'Esal-azione della S. Croce, o della festa dell'Addolorata o del Cuore Immacolato di Maria. Il più delle volte dopo la Consacrazione andava in estasi, così pure nel ringraziamento alla S. Comunione.

A qualche persona più intima ha spiegato che ogni S. Mes-sa si svolgeva alla presenza di Gesù, primo sommo ed eterno Sa-cerdote. Il posto di Gesù era dietro o a fianco del sacerdote ce-lebrante. Per lei tutto questo era normale perché sapeva identi-ficare il Sacrificio della Croce con quello dell'Altare, per noi uomini di poca fede sembravano cose eccezionali.

 

AMORE ALLA PREGHIERA

Si può affermare senza paura di sbagliare che Teresa pre-gava sempre, era in continua preghiera il suo contatto con il Signore, con la Mamma Celeste era costante, ininterrotto. Spe-cialmente quando stava fuori casa, la si vedeva spesso, anche se fisicamente presente, estraniata da tutto e da tutti, era as-sorta. Non partecipava più a ciò che si svolgeva attorno a lei, bisognava scuoterla, ripetere tutto da capo per avere il suo pa-rere su ciò che si discuteva.

Anche quando viaggiava in macchina questo era il suo at-teggiamento, le labbra si muovevano in un colloquio orante, oppure veniva subito la sua esortazione: « diciamo il Rosario alla Madonna ».

Rimproverava molto spesso le persone che parlavano, sen-za stancarsi, di argomenti futili e non si dedicavano a pregare. Molto spesso si domandava: « Come fanno certe persone a vi-vere senza pregare, senza pensare al Padre e alla Mamma Ce-leste, la loro vita deve essere veramente molto triste ».

 

SPERANZA

Teresa viveva la vera speranza cristiana. Nel suo lungo soffrire spesso la si sentiva ripetere una efficace poesiola: e con ottimi risultati la declamava a quanti andavano da lei per lamen-tarsi delle croci della vita; Diceva spesso: « Tutto passa, che cosa è mai un anno o due di sofferenza oppure l'intera vita, nel confronto all'eternità? ».

« Meglio soffrire un poco qui e poi godere insieme a Gesù e alla Mamma Celeste in Paradiso ».

Quanto era contenta, quando, ritornando in sé dopo le estasi, raccontava di aver visto la Madonna, i suoi occhi avevano uno splendore veramente di cielo. Tutto l'insieme del suo volto, così luminoso, faceva intravedere la visione che aveva goduto. Poi con la sua voce argentina veramente angelica intonava « Andrò a vederla un dì » e il suo canto si faceva sempre più commovente e sentito da farle uscire dei lacrimoni dagli occhi.

Altre volte pur sempre immersa in un mare di soffe-renza, seduta in mezzo al letto, esclamava sbattendo e fregandosi le mani in un sorriso celestiale: « Che bello, che bello, il Para-diso ci aspetta, staremo sempre con la Mamma celeste ». La Madonna ha detto che ci vuole vicini a sé. Quando verrà que-sto bel giorno? ». Altre volte diceva tutta contenta: « La Ma-donna ha detto che presto verrà a prendermi, come sono fe-lice ». Si dichiarava disposta, pronta a tutte le sofferenze non solo per poter meritare per sè il Paradiso ma per tutti gli uomi-ni che nell'unico sacrificio Redentore di Cristo Gesù in Croce riteneva suoi fratelli.

 

CARITà

Se vogliamo dare una spiegazione alla vita di Teresa, se c'è un perché della sua offerta fin, possiamo dire, dall'uso di ragione, se il mondo si chiede come una giovane abbia potuto rinunziare volontariamente alle legittime soddisfazioni della fa-miglia, a quella di avere dei bambini che tanto amava, l'unica risposta che possiamo darci è questa: « Solo l'amore per il Si-gnore ha potuto fare tutto ciò ».

Gesù nel Vangelo ha messo come termine di paragone del-l'amore le seguenti espressioni: « Chi mi ama, osserva i miei comandamenti. Chi mi ama, ama Colui che mi ha mandato. Io e il Padre siamo una cosa sola ».

Teresa ha centrato in pieno queste verità. E' stata una di quelle anime che, scarsa di erudizione e d'insegnamento, è an-data diritto diritto al sodo. Non si è soffermata alla teoria, lei ha praticato, ha vissuto in pieno, attimo per attimo della sua vita, l'amore verso Dio.

Dire che Teresa sia una santa nata, è quanto di più er-rato si possa dire. Una caratteristica che renderà accettabile agli uomini del nostro secolo, il messaggio di Teresa è proprio que-sto: il fatto che Teresa sentiva il peso della sofferenza, avver-tiva di essere sotto il torchio, che l'amore che portava al Signore doveva subire la prova del fuoco come si cola l'oro e non per questo ella si faceva indietro, anche se la natura re-calcitrava.

Ricordo a proposito che ai primi tempi quando il Signore dispose il nostro incontro, Teresa venne a trovarsi nel giugno 1971 in una crisi terribile. Da una parte il Signore le chiedeva l'offerta a stato di vittima con conseguente immolazione defi-nitiva, compiendo esattamente la sua volontà fino al Calvario, dall'altra parte Teresa si sentiva debole e incapace ed era rilut-tante a dare il suo assenso. Don Borra in quei giorni di tre-menda crisi, suo malgrado, dovette constatare che addirittura erano scomparse le piaghe alle mani e ai piedi e al costato. In-fine la grazia di Dio ébbe il sopravvento, Teresa con rinnovato amore rinnovò la sua generosa offerta nello stato di vittima per la gloria di Dio, per il bene dei fratelli. Un pomeriggio erano circa le ore 14,30 la trovammo inginocchiata davanti al suo al-tarino con le mani alzate in forma di Croce. In corrispondenza delle piaghe delle mani si notavano due pozze di sangue. I piedi ricoperti dai calzini, erano tutti e due una massa sanguinante. Sull'inginocchiatoio c'era il messalino aperto, anch'esso insan-guinato per il sangue fuoriuscito dalla testa, nella pagina destra si poteva leggere la lettura di S. Paolo in cui vien detto: « do-vete porre le vostre membra a servizio della giustizia, per la santificazione » e più avanti « liberati dal peccato e diventati servi di Dio, avete come frutto la santificazione e come fine la vita eterna ». Ancora oltre Gesù ammonisce nel Vangelo: non chiunque mi dice: « Signore, Signore entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio, che è nei cieli, en-trerà nel regno dei cieli ».

Di lì a pochi giorni Teresa volle fare la sua offerta come vittima al Signore nel Santuario della Madonna di Leporano cir-condata da pochi intimi. Da allora la sua vita ha preso la strada più difficile del Calvario, lentamente ma inesorabilmente si farà strada nel suo fisico la grave malattia renale che la porterà alle soglie del Paradiso a distanza di cinque anni dalla sua con-sacrazione definitiva.

« Non c e amore più grande di colui che dà la vita per i suoi amici » Teresa sull'esempio di Gesù ha donato tutta la sua vita per i suoi fratelli peccatori, primi fra tutti i sacerdoti.

E questo molte volte si poteva riscontrare all'istante. Quanti andavano a raccontare i propri malanni, in lei trova-vano pieno conforto, parole di comprensione e di aiuto. Non raro il caso che poi, quando queste persone si distaccavano da lei, non avvertivano più quel disturbo che avevano raccontato, come mal di testa o altro: era Teresa che si caricava delle sof-ferenze degli altri, pur di veder sorridere chi le aveva parlato e confidato.

Chi ha avvicinato Teresa restava colpito dalla sua sem-plicità, dalle sue premure, dense di carità con cùi circondava gli ospiti.

Molte volte si faceva tardi, le dispiaceva mandare via delle persone venute da lontano senza mangiare, e allora chie-deva il permesso e, poi, subito in cucina preparava il pasto per tutti, pasto frugale ma accompagnato da tanta delicatezza e bontà e gioia che traspariva dai suoi occhi. Quando poteva e le forze fisiche glielo permettevano non si tirava mai indietro in qualunque cosa le si chiedesse.

Per sé non desiderava mai nulla, ma per gli altri si faceva a pezzi.

Seppe che un ragazzo, seminarista a Sessa Aurunca, aveva molta difficoltà a pagare la retta. I genitori non erano troppo fa-vorevoli alla sua permanenza in Seminario. Teresa, quando lo venne a sapere, incoraggiò il ragazzo e gli promise che avrebbe pensato lei alla retta. Difatti con l'aiuto di altre persone buone, tutti i mesi, finché il Signore la conservò in vita, inviava il vaglia al Seminario di Sessa Aurunca.

Nella ricorrenza del Natale 1975 alcuni giovani molto vicini a P. Salvatore Marseglia, parroco in Napoli, portarono a Teresa uno scatolone contenente ogni ben di Dio. Quando mi recai il giorno dopo a casa di Teresa tutto era scomparso: era stato portato a dei vecchietti poveri della città, niente aveva conservato per sé.

Così pure informata che dei vecchietti erano malati, ab-bandonati in un letto, si preoccupava di mandare il dottore presso il loro domicilio.

Che dire della delicatezza che usava nei miei riguardi. Cer-cava di ricambiare quel poco che le davo come sacerdote.

Si preoccupava della mia salute, era sua premura alle-stire qualcosa da parte per la cena. Sapeva che stavo solo in Parrocchia « altrimenti mi sarei trascurato » diceva. Era pronta a smacchiare qualche mio abito talare perché diceva: « la Mamma Celeste vuole che i suoi sacerdoti vadano ordinati, puliti ». Una volta sapendo che ero febbricitante, a mia insa-puta, pregò il Maresc. Cappabianca a seguirmi dietro con la sua macchina per paura che potesse succedermi qualcosa e così, mi ha confidato il maresciallo dopo la morte di Teresa, mi fece da angelo custode per circa 30 Km.

Non stava nei panni quando sapeva che la sua mamma stava poco bene. Si affrettava a portarle qualcosa, andava a pre-levare la biancheria per lavargliela. Finché non la sapeva alzata da letto, tutte le mattine andava a trovarla, le rassettava la casa, mettevà tutto in ordine. E pensare che le sue condizioni di sa-lute erano sempre al limite. Era anche esortata a farne a meno, ma non sentiva nessuno: « si tratta di dovere - diceva - e devo correre ».

Anche quando si recava a Castel S. Lorenzo in visita al fra-tello Luigi, costretto a licenziarsi dal lavoro di manovale per-ché malato e con a carico moglie e una figlia, non andava mai a mani vuote. Si privava volentieri anche di soldi pur di sapere il fratello meno preoccupato.

Un grande atto di generosità verso un religioso Fratello Coadiutore Passionista, anche lui sottoposto a dialisi nella stessa clinica, ci rivela il cuore e la bontà di Teresa. Un monsignore di Salerno aveva donato a Teresa una certa somma per poter far fronte alle tante spese. Teresa seppe che il Passionista era molto sofferente, che era aiutato a sostenere le enormi spese della dialisi dalla carità di persone buone. Mentre un giorno Teresa era sottoposta a dialisi, mi suggerì: « Vogliamo fare noi una offerta al Fratello Passionista? ». Io ribattei che anche lei aveva bisogno della carità degli altri, e che le sue condizioni economiche erano nulle. Ma poi non potei fare a meno di darle la gioia di compiere simile gesto: « Il Signore è stato tanto buono con me, penserà Lui ad aiutarmi nel bisogno » e mise a disposizione del Passionista cinquanta mila lire.

 

PUREZZA

In oltre cinque anni che ho avuto « sotto osservazione »Teresa posso affermare che in lei non ho mai visto nessun gesto, nessuna parola o atteggiamento che potesse offendere la santa purità. Quando si accorgeva che il discorso scivolava in terre-no scabroso, era lei ad interrompere o a cambiarlo. Quanto si affliggeva perché le persone che si rivolgevano a lei molte volte chiedevano cose riguardanti la vita matrimoniale. Diceva: « Come, non mi sono sposata, eppure devo venire a conoscenza di tante brutte cose! ». Spesso il suo ringraziamento andava al Si-gnore che l'aveva messa sulla strada della verginità.

Pur essendo non istruita su problemi particolari che si possono ascoltare solo in confessionale, posso dire che quando risolveva un dubbio o dava dei consigli a riguardo, per essere sicura di non aver sbagliato nel comunicare quanto le suggeriva la Mamma Celeste, mi riferiva il tutto ed io dovevo confermare che quanto aveva raccomandato era conforme a quanto viene a noi sacerdoti insegnato in Teologia morale.

 

UMILTà

Teresa aveva il più basso concetto di se stessa, veramente commovente quando, con le lacrime agli occhi, diceva di essere la più cattiva, di non meritare tanta predilezione da parte di Gesù e della Mamma Celeste. Bisognava veramente mettercela tutta nei momenti in cui si faceva notte fonda nel suo spirito per risollevarla. La fiducia nell'amore di Gesù era la sua àncora di salvezza. « Chi sa che sarebbe stato di me, se il Signore non fosse intervenutò nella mia vita » diceva. Altre volte ripeteva:

« Che ha trovato di buono in me il Signore per posare i suoi occhi sù questa miserabile creatura? Veramente l'amore di Dio è grande, per noi peccatori! ».

Questa bassa stima di sé si rifletteva nella vita pratica. Con tutti quei segni della presenza di Gesù, nel suo corpo con le stimmate e con i fenomeni nelle varie immagini, l'umiltà di Teresa non ha sofferto, anzi tutto questo era motivo per na-scondersi sempre più e per donarsi più generosamente nello stato di vittima. Nessuna faccenda domestica le era estranea: posso affermare, fino agli ultimi giorni della sua vita terrena rassettava la casa, cucinava, lavava i piatti, il tutto con una disinvoltura eroica. Era sempre lei la prima ad offrirsi nelle cose più umili e faticose, pur di risparmiare la fatica agli altri. Si trascinava alcune volte pur di non disturbare gli altri. Chi era attento osservatore non poteva fare a meno di constatare di trovarsi di fronte ad una creatura eccezionale, veramente piena dello Spirito di Dio. Il Divino, l'Onnipotenza, la presenza e l'a-more di Dio si evidenziavano ogni giorno di più, man mano che l'umano interesse scompariva nella più profonda umiltà e na-scondimento. Sempre più giusta l'espressione di P. Adalberto alcuni anni fa: « la vita di Teresa è straordinaria nell'ordinario. Tutto qui è straordinario ma nella più grande semplicità e umiltà ».

 

POVERTà E DISTACCO DALLE COSE TERRENE

Teresa viveva nella più assoluta povertà, la sua unica ric-chezza era la piena fiducia nell'aiuto del Signore. Varie volte le persone che l'avvicinavano chiedevano: Ma come fate a vive-re? La sua risposta era: « Il Signore quando mi ha chiamato a questa vita mi ha detto: "Tu pensa a me, che a te penserò io " ». Ed era realtà possiamo dire quasi di tutti i giorni. Non infrequente anche il caso che quando desiderava una cosa, ecco che durante la giornata si presentava qualche persona a portarle quella cosa di cui aveva bisogno. Qualche volta doveva soste-nere qualche spesa, poco dopo riceveva in busta la stessa cifra versata. Non raro il fatto che aprendo la porta di casa trovasse delle borse di plastica con il necessario per il pranzo: verdura, frutta, carne.

In occasione del suo onomastico o altra ricorrenza rice-veva qualche regalo. Passava qualche giorno e parecchi di que-sti oggetti scomparivano, a sua volta li regalava. La rimprove-ravo dicendo che alcune cose potevano essere utili per la casa, ma lei era più contenta di far felici gli altri. Sovente ripeteva: « Non voglio attaccarmi a nulla ». Altre volte affermava: « Niente di questo mondo mi attrae, mi sento distaccata da tutto, tutto mi è estraneo, niente mi attira. Mi basta l'amore di Gesù e della Mamma Celeste ».

Le suppellettili di casa erano molto povere, eccetto qual-che mobile che le regalarono. Però ci teneva moltissimo pur nella povertà che tutto fosse in ordine e pulito. Qualche volta non si accontentava delle pulizie che facevano con tanto affetto le altre persone e allora ecco che pur piena di dolori, specie di mal di testa, prendeva secchio, straccio e spazzolone e giù curva a terra per ripulire tutta la casa. Ci teneva che venendo per-sone a visitarla potessero trovare una casetta povera sì, ma linda e pulita.

Si aggiunga a tutto questo un grande spirito di mortifica-zione. Spesso per lunghi periodi mi confidava che non sentiva alcun gusto nel mangiare i cibi. Per lei tutto aveva lo stesso sapore e faceva veramente grande fatica a mandar giù qual-che cosa.

In modo particolare negli ultimi anni, nutrirsi secondo la dieta stabilitale a Pisa, era veramente un supplizio. Ma ancora più straziante era il fatto che il più delle volte mentre mangiava, o subito dopo, con sforzi indicibili rimetteva tutto. Sembrava che il cuore da un momento all'altro dovesse spezzarsi, ma lei non diceva niente, non si lamentava, il suo atteggiamento era sempre quello di una pecorella docile e mansueta che si lasciava condurre dal suo Divin Pastore per i pascoli della sofferenza più cruda.

 

In questa poesia si compendia la speranza di Teresa. Spesso citava qualche strofetta e la canticchiava con la sua voce d'an-gelo e con un sorriso celestiale.

SI, GESù CARO, VA BENE COSI'

Se di latte Ei ti nutre e di miele

più che mamma un suo tenero nato

e in te forma le magiche tele

dell'arcano suo amore increato

tu - fidente - ripetiGli: si,

Gesù caro, va bene così.

Se fil d'erba assetato vederti

tutto pesto in un irto sentiero

a Lui piace o in non ciel tenerti

come un povero piccolo zero

tu - stupita - balbettaGli: si,

Gesù, caro, va bene così.

S'Ei ti vuol simile al rubino

che si strugge a lui presso brillando

e ti dona il suo fuoco divino

luce e amor dal suo Cuore irradiando

tu - contenta - sussurraGli: si,

Gesù, caro, va bene così.

Se per farti più lieve nel volo

la salute ti toglie per anni

adagiata in un letto di duolo

vuol provarti con strazi ed affanni

tu - felice di ascendere -: si,

diGli ancora, va bene così.

Se chiedendoti il sangue a battaglia

ti chiamasse fra i prodi e gli eroi

che non bramano alcuna medaglia

ma soltanto l'onor d'esser suoi,

più che mai allor grida il tuo: si,

Gesù, caro, va bene così.

Si, va bene così. Ed è vero!

Non lo affermi per sola poesia,

ti risponde l'esercito intero

che nel ciel fa corona a Maria:

per ogni alma che in Dio rifiorì

questo è l'inno: va bene così.

Si, va bene così, perché «AMORE»

anche quando a noi paion misteri,

sia che apportino gaudio o dolore

tutti sono i divini voleri.

Quando mai il tuo cuor si pentì

d'aver detto: va bene così?

Iddio dunque nel mistico agone

ognor veggiati in giubilo santo

Rose? Spine? Lavoro? Inazione?

Vita? Morte? Non muti il tuo canto.

Chi l'amore di Cristo capì

canta sempre: va bene così.

 

LE SOFFERENZE MISTICHE

Nel dare uno sguardo panoramico alla vita di Teresa Mu-sco, si può dire che è stata un'esistenza piena di dolori fisici e morali. Una volta donatasi al Signore, non era in grado di poter scegliere il tipo di sofferenza, era il Signore stesso a tenerla sul filo del rasoio, sempre ai limiti delle possibilità umane, sorretta da una forza inspiegabile.

Dei mali sofferti nel suo corpo, che lei chiamava « il suo asinello », possiamo farcene un'idea dal suo diario, dalle testi-monianze dei medici. Il suo fisico è stato tagliuzzato, crivellato di ferite più o meno ampie. Come Sant'Ignazio di Antiochia anche Teresa ha desiderato e ottenuto di essere « grano scelto per essere stritolato, macinato per divenire ottima farina » per Cristo.

Ma le sofferenze fisiche non sono niente al paragone di quelle sofferte moralmente. Incomprensione del papà e della famiglia in genere, giudizi errati e umilianti da parte di alcuni medici, molte volte incompresa dalle persone che la circon-davano.

Si cercava in qualche modo di sollevarla, di distrarla. Ella mentre ringraziava per le premure usate nei suoi confronti di-ceva: « Mi sento immersa in una tristezza profonda, mi sento di stare in un buio fitto. Nessuna gioia di questo mondo riesce ad appagare il mio animo ». Le ore di tristezza e di abbandono del Getsemani sono state le più continuamente sofferte nella vita di Teresa.

Molte volte poi avveniva un intreccio fra sofferenze fisiche e mistiche. Ricordo che vi fu un certo periodo in cui ero stufo di sentire dire ripetutamente da parte di Teresa che aveva mal di testa. Quando, poi, guardando la sua fronte mi accorsi che una linea bianca la solcava e che ai bordi di questa linea il san-gue premeva fino a sprizzarne fuori e a formare dei piccoli grumi di sangue, da allora in poi non potei più dubitare.

Altre volte, le sofferenze erano del tutto mistiche con ri-flessi esterni nel suo corpo. Durante le estasi, da quanto descri-veva, si poteva dedurre che veniva presa, portata nel deserto, legata, flagellata, coronata di spine, inchiodata in croce, abbe-verata di fiele. Naturalmente non era semplice descrizione, le reazioni fisiche dimostravano che in quel momento erano soffe-renze reali che subiva.

La sua unica gioia e conforto erano il fatto di subirle in-sieme con Gesù, difatti spesso ripeteva: « O Gesù come è dolce per me stare in croce con te ». Molte volte però si sentiva sola sola sulla Croce. Alla fine di ogni sofferenza mistica inter-veniva o Gesù o la Mamma Celeste con qualche particolare messaggio, che la spronavano ad essere vittima sempre più ge-nerosa per la gloria di Dio e per la conversione dei peccatori.

Rilievo particolare meritano le sofferenze mistiche del pe-riodo di Quaresima che culminavano nella Settimana Santa. Di anno in anno è stato un crescendo sempre più doloroso. Nel-l'ultima settimana santa, quella del 1976, in modo particolare, il sangue sprizzava all'improvviso dal capo e in varie direzioni. Costretta a stare a riposo, martoriata fisicamente, con il cuscino tutto impregnato di sangue, il suo letto diventava la sua croce e lei crocifissa di amore, misticamente unita al Divin Martire del Golgota.

Dal giorno della risurrezione di Gesù poi lentamente si riprendeva.

 

IL PARTICOLARE LINGUAGGIO DI TERESA

Molti si domandano che lingua era quella che Teresa par-lava nelle estasi, o che, a volte, usava nella preghiera, o prima di dare un consiglio o una risposta alle persone che venivano a visitarla.

Tramite Don Stefano Gobbi ho ricevuto questa testimo-nianza a voce. Il 1° febbraio 1975 venne in visita a Caserta Don Carlo De Ambrogio - Salesiano - residente a Torino grande apostolo della devozione Mariana tramite i gruppi G.A.M. (Gioventù Ardente Mariana). Il P. Carlo è uno studioso delle lingue semitiche, a lui, infatti, si attribuiscono traduzioni di salmi del V.T. Ebbene quando Teresa alla sua presenza parlò quella famosa lingua, il P. Carlo pregò Teresa di pronunciare lentamente ogni singola parola. Conclusione: Don Carlo De Am-brogio, riferendo a Don Stefano l'accaduto, ha affermato di aver compreso il significato di ogni singola parola e di poter dire che il linguaggio di Teresa è il medesimo che si parlava ai tempi di Gesù e della Madonna e perciò, secondo lui: lingua aramaica di Nazareth.

Molte volte mentre si recitava il Rosario, ecco che Teresa, con gli occhi chiusi, si rendeva assente, ma rispondeva a tempo de-bito all'intercalare della preghiera nella lingua di cui sopra. Così pure nelle litanie della Madonna, a tono con gli altri, ma in lingua aramaica, diceva: prega per noi.

La mamma di Teresa riferisce che questo linguaggio strano è iniziato all'età di nove anni. Molte volte vedeva Teresa come fuori di sé, guardare in un angolo qualsiasi della casa e parlare con una persona invisibile. Ciò capitava anche a scuola tanto è vero che la maestra diceva a Teresa, rimproverandola: « Te-resa, io ti ho insegnato l'italiano, di ciò che stai dicendo, non capisco nulla; chi ti ha insegnato quest'altra lingua? ».

 

I FENOMENI IN CASA DI TERESA

Dai primi mesi che ho conosciuto Teresa nel 1971 si sono verificati fenomeni sulle immagini e sulle statuette che erano in casa sua. Premetto che tali fenomeni hanno interessato solo immagini o statue raffiguranti Nostro Signore Gesù Cristo (Gesù Bambino, Cuore di Gesù, Ecce Homo, Crocifisso) e la Vergine Santa (Immacolata di Lourdes, Vergine Addolorata e in modo particolare raffiguranti il Cuore Immacolato di Fatima).

Alle prime volte, io riferivo subito al Padre Spirituale Don Borra e a dir la verità grande era il mio imbarazzo. Facile per entrambi la tentazione: « abbandoniamo Teresa a sè stessa, queste cose sono incredibili e improbabili ». Quindi, in entram-bi, situazioni di grave disagio. Io sinceramente m'ero proposto, stando vicino a Teresa, di togliere via tutto quello che non ve-niva dal Signore e di coltivare invece nei limiti delle mie pos-sibilità quanto poteva risultare a gloria di Dio.

Don Borra, da parte sua, diceva: Noi non siamo stati testi-moni oculari di questi fenomeni, per ora accogliamo quello che Teresa dice, poi in seguito si vedrà. « Continuiamo ad es-sere attenti e prudenti osservatori ».

I fenomeni quindi avvenivano saltuariamente ogni tanto, e alla presenza di persone dalle più svariate provenienze. Com-parivano stimmate a statuette della Madonna, e a Bambinelli Gesù. Poi sangue in quadri dell'Ecce Homo e Volti di Gesù.

Ma questi fenomeni venivano accolti nella più grande indiffe-renza e, non esagero se dico, anche ostilità da parte mia e di Don Borra. Solo col passar del tempo ci siamo resi conto che il nostro comportamento era uno strazio per Teresa, motivo di grande sofferenza morale. Il Signore così voleva per il bene suo e per il trionfo della verità.

Era inutile il rimprovero e l'ubbidienza imposta a Teresa di dire a Gesù e alla Madonna di non dare quei segni.

Quando veniva interrogata, Teresa diceva: « Sì, ho pre-gato, gliel'ho detto a Gesù, ma Lui ha risposto dicendo: Don Borra e P. Franco facciano il loro dovere, poi so io quello che devo fare riguardo a questi fenomeni ».

Poi c'è stato un periodo di lunga stasi, i fenomeni di la-crimazione erano quasi dimenticati.

Nel 1974 e, precisamente nel luglio, eccoli di nuovo nella fenomenologia più grande dei nostri tempi.

Teresa era appena tornata da Pisa con la diagnosi della terribile malattia che l'avrebbe poi portata alla morte. Quasi contemporaneamente in casa del fratello inizia la lacrimazione di lacrime normali, poi rosea (sangue e acqua) poi solo sangue. L'immagine è del Cuore Immacolato di Maria che Teresa aveva regalato al fratello Luigi residente a Castel S. Lorenzo (Saler-no). Quando sento la notizia non ci dò peso, quasi faccio finta di non sentire: ritorna subito l'incubo di cui sopra. Varie volte invitato a fare un sopralluogo, mi rifiuto. Infine nell'ottobre, il giorno dopo l'onomastico di Teresa, 16 ottobre (le manifesta-zioni erano cominciate in luglio), mi reco a vedere il quadretto a Castel S. Lorenzo. Lo vedo, lo sigillo, raccomando il segreto e di atténdere altra manifestazione se il tutto viene dalla Madonna.

Quattro giorni dopo, la Madonna piange sangue sopra il vetro e alla presenza di tanti testimoni. Il fatto diventa pubbì co, la stampa ne parla, la notizia giunge dappertutto. Il feno-meno si ripete fino alla fine del mese di ottobre per poi rico-minciare nel giorno di Pasqua, Anno Santo 1975.

In casa di Teresa il primo fenomeno di lacrimazione di sangue, in modo diciamo così, sistematico, si è verificato nel quadretto del Volto di Gesù il 26 febbraio 1975. Fu subito portato il quadretto da S. E. Mons. Roberti il quale lo esaminò anche il giorno dopo, presentatogli da Don Stefano Gobbi, fon-datore del Movimento Sacerdotale Mariano.

In occasione del Giovedì Santo, P. Stefano Manelli Con-ventuale recava da parte di S. E. l'Arcivescovo la notizia che permetteva l'esposizione di detto quadretto nell'altarino pri-vato di Teresa.

Questi i due luoghi e i due quadri che dettero varie ma-nifestazioni per tutta l'estate del 1975.

Il 9 agosto è la volta del Bambino Gesù in casa di Teresa, che dà segni, in modo sistematico, cioè quasi tutti i giorni, mentre prima dava segni sporadici.

Il 20 agosto è la volta di Gesù Crocifisso, che inizia emet-tendo ripetutamente gocce di sangue fino a diventare rivoletti dal ginocchio destro. Le manifestazioni del Crocifisso sono du-rate per circa tre mesi, quasi tutti i giorni, poi si sono diradate nel tempo.

L'8 dicembre 1975 inizia ad emettere sangue la statuetta dell'Immacolata di Lourdes (sempre a Caserta in casa di Teresa) tutti i giorni fino al 15 agosto 1976, possiamo dire all'antivigilia della sua morte.

Inserite in queste manifestazioni, altre statue hanno pre-sentato analoga fenomenologia: statua del Cuore di Gesù e altre immagini.

 

COME AVVENIVANO I VARI FENOMENI

Nel modo più semplice e naturale. Molte volte Teresa era in cucina e attendeva alle faccende domestiche, io ero intento in altra stanza. Teresa mi chiedeva all'improvviso: « che vole-te? mi avete chiamato? » Io rispondevo di no, ma dopo le prime volte, costatammo che quando si sentiva chiamare, il riscontro, qualche immagine o statua presentava qualche fe-nomeno. Ogni qualvolta mi sentivo chiedere: « che volete? » io per primo correvo a vedere quali delle immagini lacrimavano o sudavano.

Teresa accorreva anche lei, si commuoveva a tale spettacolo, più di una volta le venivano le lacrime agli occhi e diceva: « Forse sono io che faccio piangere Gesù, io non sono troppo buona ». « Cosa farei per non vederli piangere ».« Cosa possiamo fare per alleviare le sofferenze di Gesù e della Ma-donna? ».

Molte volte capitava anche che, quando veniva gente e io facevo un po' da cicerone, cercando di spiegare i fenomeni che presentavano le statue, ecco che la Madonnina, quasi per confermare le mie impacciate spiegazioni, emetteva lacrime bianche dagli occhi.

Questo fenomeno si è verificato pure nel Crocifisso e nel Bambinello Gesù. Ciò avveniva anche quando si recitava il S. Rosario: alle litanie, ecco che il Bambinello presentava la-crime agli occhi.

Da tener presente che, specialmente quando le immagini hanno emesso sangue, mai i fenomeni si sono verificati in modo identico, sempre in modo differente, mai si è ripetuto nello stesso modo. Alcune volte la statua dell'Immacolata cominciava ad emettere lacrimucce di sangue. Poi il volume di quest'ultimo aumentava sempre più, fino a far diventare tutto il viso una maschera di sangue, alcune volte si incanalava lungo il collo. Poi iniziava la fuoriuscita di lacrime normali bianche che piano piano portavano via il sangue dagli occhi poi dalle gote e dal collo. Così il viso dell'Immacolata riappariva pulitissimo, terso come prima del fenomeno.

E tutto questo poteva durare un quarto d'ora, mezz'ora, più ore o l'intera giornata. Poi il giorno dopo ricominciava nuo-vamente in modo diverso. Impressionante la visione di Gesù Crocifisso quando di-ventava tutto una maschera di sangue che fuoriusciva dagli occhi e da per tutto il corpo. Era tutto ricoperto di sangue, dai capelli ai piedi. Poco dopo incominciava a sudare e ad emettere lacrime bianche dagli occhi. Il sudore convogliava al centro del costato tutto il sangue cosparso sull'intero petto e addome e dinanzi ai nostri occhi, sbarrati, attenti a non lasciarci sfuggire il minimo particolare, il Divin Crocifisso a poco a poco si la-vava come se avesse fatto una doccia, ritornava tutto bello e pulito più di prima che iniziasse il fenomeno. Restavamo io e Teresa così sbalorditi tanto da confidarci: Teresa, a chi lo an-diamo a dire, chi può credere a tutto quello che abbiamo visto con i nostri occhi? Se non si vedono certe meraviglie del Signore, chi può descriverle? Naturalmente spontaneo sorgeva l'interrogativo: allora il Signore lo ha fatto per noi che 'abbiamo visto il tutto, cosa dobbiamo fare? Teresa mi rispondeva: Gesù vuole amore. Dobbiamo riparare, compensare l'amore che tanti, an-che sacerdoti, gli negano ».

Ci sarebbero tanti altri particolari, ma voglio concludere con due episodi caratteristici.

 

LA « PAROLA MAGICA ».

Vennero a Castel Volturno per trascorrere una giornata particolare Don Gabriele Antoniazzi, Parroco di Poggio Catino, ed altre persone. Anche Teresa era a Castel Volturno. Fu notato che Teresa facilmente si distraeva, non partecipava a ciò che si faceva, ogni tanto le sue labbra si muovevano per reci-tare preghiere, bisognava scuoterla per richiamarla alla realtà. Quando finì il pranzo, vezzeggiava il mio Bambinello Gesù. Era poi il Bambino che Teresa mi aveva regalato alla fine del 1971 e che nel giorno dell'Epifania 1972, mentre era esposto davanti all'altare maggiore della Parrocchia, apparve macchiato di sangue sotto gli occhi. Da questo episodio quindi erano tra-scorsi quasi 4 anni, io l'avevo addirittura lavato. Teresa col Bambino in braccio, come un normale bambino, se lo culla, lo porta nella veranda passeggiando. I miei occhi erano fissi agli occhi del Bambinello e alle labbra di Teresa. Volevo insomma scoprire « il segreto », sapere « la parola magica ». Per l'inse-gnamento svolto in scuole speciali per sordi facilmente riesco a leggere i movimenti delle labbra, ebbene quando poi dissi a Teresa: Voi avete ripetuto tante volte questa frase « Gesù ti amo, Gesù ti amo » lei, al vedersi scoperta, diventò rossa rossa. Questa quindi la parola magica, ma non semplice pa-rola, ma vita vissuta; perciò Gesù rispondeva all'amore intenso della sua vittima chiedendole con questi segni ancora amore. Ebbene potei osservare attentamente l'inizio della lacrimazione normale di liquido trasparente, il liquido aumentare di volume, poi incominciare a colorirsi di un rosa pallido, poi rosa più carico, poi rosso, infine rosso vivo brillante e tutto sotto i miei occhi e degli altri presenti.

 

LE ANALISI DEL SANGUE DEL CROCIFISSO.

L'altro episodio avvenne quando Sua Ecc. Roberti ci fece sapere, tramite il Padre Spirituale Don Borra, che desiderava del Sangue che usciva dalle immagini per sottoporlo ad analisi.

Io in verità rimasi sbigottito perché mi domandavo: come è possibile raccogliere il sangue, quando fuoriesce in quantità minima e nello scendere si rapprende? Ma dicevo: staremo a vedere se sarà possibile. Raccomandavo a Teresa di farlo pre-sente alla Madonna, solo Lei poteva toglierci dall'imbarazzo. Ebbene il giovedì antecedente la domenica 19 ottobre, Te-resa era in estasi e la Madonna per la sua bocca diceva: « Abbi fiducia, quello che il Vescovo vuole, mio Figlio lo farà ». « Dì a P. Franco che prepari tutto l'occorrente per raccogliere il sangue ». Io registrai il messaggio, ma in me persisteva un grosso punto interrogatiyo anche se la fiducia nella Madonna da una parte mi dava certezza. Il sabato mattina 10 ottobre mi telefona da Roma Don Borra e avverte che l'indomani verrà per raccogliere il sangue. Io preciso che, dato l'orario festivo delle S. Messe, non potrò essere a Caserta prima delle ore 13,30.

Nel pomeriggio dello stesso sabato riferisco a Teresa. Ella mi dice: « La Madonna è qui al nostro fianco e mi ripete: Non abbiate paura, mio Figlio farà quello che ha promesso ».

Dopo la Messa di mezzogiorno mi affretto a giungere a Caserta e quale non fu la mia sorpresa quando mi fu detto:

Don Borra ha fatto tutto, il sangue del Crocifisso è stato por-tato nelle mani delle Suore in Episcopio perché il Vescovo èassente. Da una parte rimasi contento perché tutto si era avve-rato come era stato detto dalla Madonna, dall'altra parte desi-deravo vedere un fatto di per sè straordinario nello straordi-nario. Come era avvenuto: mentre Don Borra sorbiva nella cucina il caffè dopo aver celebrato la S. Messa, avevano posto un foglio di carta stagnola per alimenti sotto il Crocifisso, ecco che ci fu uno scroscio di sangue per cui fu cosa facile riversarlo in una boccettina.

Ma ancora più sorprendente e mirabile fu la bontà del' Signore nel pomeriggio. Io avevo offerto quella rinuncia alla Madonna. Verso le 15,30 giunsero i dott. Lucia De Pascale e Franco Guarino. Ecco che inizia il Bambino Gesù a piangere, allora dico a Teresa se posso mettere ancora una volta la carta stagnola sotto il Crocifisso: « non si sa mai ». dico. Non fac-ciamo in tempo a metterlo in esecuzione ed ecco che il Bambino emette sangue dagli occhi e da tutto il corpo, il Crocifisso egualmente emette uno scroscio di sapgue. In quattro persone non sappiamo più dove correre dato che le due statuette sta-vano in stanze differenti. Pare di stare in una sala chirurgica o in un mattatoio. Il Crocifisso scroscerà sangue non una ma due, tre volte; così pure il Bambino Gesù diventa una maschera di sangue, inzuppando anche il materassino. Il dott. Franco Guarino si accinge a fare le analisi. Il gruppo è sempre identico a quello di Castel S. Lorenzo (Cuore Immacolato di Maria) e a quello del quadretto del Volto Santo: Gruppo O, fattore Rh positivo.

Giornata veramente indimenticabile quella del 19 ottobre nella storia delle particolari manifestazioni del Signore in casa di Teresa!

Qualche volta capitava che mentre si consumava un pasto frugale, il Bambino nell'altra stanza emetteva lacrime, allora lo si prendeva e si metteva al posto d'onore a tavola accan-to a noi.

Altre volte Teresa doveva uscire per recarsi in macchina in qualche luogo. Mentre scendeva le scale si accorgeva di aver dimenticato qualcosa e ritornava indietro. Trovava il Bambi-nello piangente e allora non c'era altro da fare che prenderLo e portarLo con noi.

Più d'una volta nel piccolo parlatorio delle Suore di Maria Ausiliatrice in via Marsala a Roma' in presenza di Don Borra il Bambino emetteva lacrime. Anche in questo modo viene confermato la frase di Gesù: « Io sarò con voi fino alla fine del mondo ». Giustamente Teresa concludeva: « Egli ci segue passo passo col suo amore, noi invece Lo crediamo lontano, Lo di~mentichiamo, evitiamo di credere alla sua presenza e di rendere la nostra esistenza una continua risposta d'amore al suo infinito amore ».

 

IL PLURALISMO DEI FENOMENI

Molti, venendo da Teresa e sostando davanti all'altarino dove era posta la Madonna Immacolata e il Cuore di Gesù, hanno potuto constatare con i propri occhi i vari fenomeni nelle statue.

Varie sono state le impressioni e non sempre corrispon-denti al significato dei fenomeni stessi.

Alcuni sentivano tanto spavento e si domandavano su-bito: che succederà nei mesi che verranno? Un po' presi dal panico per il mondo che va alla deriva, per i peccati mostruosi che si commettono e che si vorrebbero sempre più legalizzare contro la « suprema legge » di Dio, impauriti anche per lo spa-ventoso armamento atomico e per i focolai di un incendio cata-strofico che potrebbe verificarsi da un momento all'altro in varie parti del mondo, ci sentiamo veramente dei moscerini presi dal vortice.

La spiegazione più esatta, secondo ciò che Teresa stessa suggeriva, è questa: sono segni, messaggi di amore e di dolore.

Amore divino unicamente preoccupato per la salvezza di ciascuno di noi. Amore di Gesù sulla Croce che ha versato tutto il suo Sangue preziosissimo per l'Umanità intera, amore di Gesù in questo sangue versato dalle immagini per riportarci al suo Cuore divino trafitto sul Calvario. « Amore più grande non può esserci di colui che dà la vita per i suoi amici » ecco perciò la continua, insistente proposta di questa verità. E in quella dimo-strazione di amore non c'è per nulla da meravigliarsi se vi si aggiunge l'amore materno di Maria SS.ma. Gesù e Maria sono al vertice del grandioso mistero della Comunione dei Santi. Te-resa, dopo la sua morte, anche lei si è inserita in questi continui richiami d'amore. Difatti alcune sue immagini hanno versato sangue dagli occhi, dalle ferite delle mani e dei piedi. Possiamo dire che in questi fenomeni il Cielo e la terra si toccano, come avvenne un giorno sul Calvario.

Sono anche segni di dolore, di un dolore cocente che of-fende il Cuore più grande e più tenero che possa esistere in cielo e in terra: il Cuore stesso di Dio; perché l'uomo volta le spalle a questo amore, recalcitra, non ne vuole sapere, addirit-tura offende e disprezza; in una parola: non vuole credere all'Amore eterno e infinito di Dio.

Perciò tutti questi richiami d'amore. Il Signore non si dà per vinto, insiste ancora, è sempre alla ricerca della pecorella smarrita. E' sempre Gésù il Divino Buon Pastore.

E che dire della Madonna? Ma allora non abbiamo capito ancora niente delle apparizioni de La Salette, di Lourdes, di Fatima, del pianto a Siracusa? Non ci accorgiamo che è un cre-scendo di manifestazioni impressionanti? Facciamo finta di nien-te, cerchiamo degli alibi, facciamo ricorso alla psicanalisi o alla parapsicologia! Veramente c'è il pericolo di renderci ridi-coli davanti al Cielo, che si commuove per svegliarci dal sonno e dal letargo che potrebbero essere fatali per il raggiungimento del fine eterno della nostra esistenza. La Madonna stessa nei suoi messaggi a Teresa non fa altro che supplicare maternamente tutte le anime, specie i « prediletti » ad un sincero ri-torno a Dio, a vivere nella sua grazia e nel suo Amore.

Altri ancora che non vOgliQno credere a questi segni di amore adducono il pretesto: ma perché il pluralismo dei feno-meni, perché in tante statue?

E' il tempo in cui si usano tante parole difficili, piuttosto si vada al sodo. Giustamente quando Mons. Aquaro di Salerno rivolse tale difficoltà a Teresa, ella rispose: « La Madonna mi dice che il pluralismo dei fenomeni è dovuto al fatto che tanti sono i peccati dei Sacerdoti con la tolleranza di molti Vescovi ».

Altrove la Madonna dirà che la causa di queste lacrime di sangue sono i peccati che si commettono in tutto il mondo.

Quindi possiamo dire che a « pluralismo di peccati » si op-pone un « pluralismo di fenomeni » che vengono dal Cielo. Questo pluralismo non è altro o per lo meno dovrebbe essere un richiamo più forte, più persuasivo, più insistente, più con-vincente. Il Si~nore ancora una volta guardando dal Cielo la sua prediletta Vigna (la Chiesa) ripete: « Cos'altro potevo fare o non l'ho fatto. Quali altre dimostrazioni d'amore potevo darvi e non ve le ho date? ».

A noi le conclusioni.

 

I SANTUARI VISITATI DA TERESA

Queste visite erano veramente oasi nel grande deserto della sua vita piena di sofferenze. Oasi in cui ritemprava lo spirito ed era incoraggiata a sostenere giorni sempre più difficili.

A noi dicono anche quali erano le devozioni più care.

Si è recata a Lourdes per ben tre volte nel 1969, nel 71, nel 73. Nel 73, grazie ad alcuni amici di Latina, proseguì il viaggio da Lourdes fino a Fatima. Nel 1974 nel viaggio fatto per essere ricoverata a Pisa, visitò il Santuario di S. Gemma a Lucca, il Santuario della Madonna dell'Orto a Chiavari, il San-tuario della Madonna nei pressi di Livorno.

Intorno a Roma ha visitato il Santuario della Madonna del Divino Amore, della Rivelazione alle Tre Fontane, della Madonna di Fatima a S. Vittorino Romano. Anche la Madonna della Civita di Itri (Latina) e il santuario di S. Maria Goretti furono mète dei suoi pellegrinaggi come pure il bel santuario della Madonna Addolorata di Castel Petroso (Isernia), e il San-tuario Eucaristico di Lanciano, la Madonna del Buon Consiglio a Frigento.

Ripetute furono le sue visite ai santuari più vicini: Volto Santo di Airola, la Madonna di Leporano, la Madonna dell'Arco presso Napoli, il Santuario di Montevergine e quello di Pompei.

 

4.

P. ADALBERTO CERUSICO

Rev.mo Padre Gabriele Roschini, sia lode alla Madonna SS. Addolorata che muove la sua penna, o padre, e il suo cuore, nel fare una biografia della cara Teresa Musco. Lo vengo a sapere ora dal P. Franco Amico il quale mi scrive da Castel Volturno pregandomi di inviarle, padre, una breve testimonianza per lettera. In verità sono molto restio a scrivere. Ma per questa volta, per l'amore profondo che ho per la diletta Teresa, le dico senz'altro - in poco - quanto d'im-menso ho chiuso nell'animo. stato, per me, un grande dono di Gesù Crocifisso l'avvicinarmi (anche se per pochissimo tempo) a questa autentica eroina della Croce, per apprendere come si deve amare Dio e le anime.

Ho sempre constatàto in Teresa un vivo esercizio di Fede profonda, Fede operativa. E questa Fede che la guidava per pia-' cere a « Dio solo » camminando in Lui e con Lui, pur in mezzo alle più fitte tenebre della prova e delle aridità. Questa Fede le faceva vedere, venerare ed amar Dio solo nella Sua Santa Chiesa, nei Suoi ministri, e in tutte le membra del mistico cor-po. Altra luce non aveva in quegli occhi; in ogni avvenimento in tutto e in tutti la Sua Fede immensa le svelava Dio solo.

Da qui proveniva quella SPERANZA filiale e certa che per i meriti del Suo adorato SPOSO CROCIFISSO unitamente alla sua doverosa e amorosa adesione della propria vita alla vita, passione, morte e risurrezione dell'adorato Gesù avrebbe conseguito la vita eterna per l'infinita misericordia del Signore.

L'amore poi, oh! la sua CARITà verso Dio e verso il pros-simo è più chiara e palese del sole stesso. Per amore di Dio e delle anime si offrì vittima... e vittima insanguinata lo fu! Quante angosce quante amarezze e lacrime... quanto martirio nel corpo e nello spirito... Pur d'assimilarsi al suo amore crocifisso, e dargli anime, anime, anime. Son pagine eterne di Carità scritte giorno per giorno col suo sangue, in una incessante, implorante ed orante vita interiore... e di questa vita intima e segreta inti-mità con Gesù Crocifisso e con la Mamma SS. Addolorata volle per sua bontà, riversare qùalcosa nella mia povera anima sa-cerdotale.

E fu umile! Umiltà schietta, sincera, nitida, era davvero tanto in basso al suo sguardo, quanto era in alto al cospetto del-l'Altissimo, e nella luce di Dio-Verità si vedeva e si teneva. Teresa non si può mai comprendere, nella sua realtà; se non si vedesse, da noi, nella sua sublime interiorità, tutta divina.

Si! In Teresa v'era la scorza esteriore, quella patina che la sua natura e il suo carattere metteva con semplicità sotto gli occhi di tutti. Ma chi non avesse avuto lo sguardo più pro-fondo nel mirarla come Dio vuole che siano mirati Lui stesso e i suoi Santi, non avrebbe mai gustata quella beatitudine na-scosta di nostro Signore: « E beato chi non si sarà scandaliz-zato di me ». Era proprio questa sua naturalezza così umana e così semplice - pur sempre dignitosa e sacra - che faceva barcollare e indietreggiare alcuni, errando (senza dubbio nei pro-pri giudizi su Teresa).

In Teresa, il Divino, (direi così) non era meno sublime dell'umano. E l'uno e l'altro siano inscindibili se si vuole co-gliere nel giusto segno di giudizio esatto - in quella luce vera ove viveva Teresa -. Schietta, aperta, sincera, univa la mas-sima prudenza alla più aperta e disinvolta difesa della giustizia e verità nella carità. Ho detto che era umile. Era umilissima. Ricorda, buon Padre, quando andammo insieme con Teresa in casa di Luigi a Castel S. Lorenzo? Ebbene in quella sera, ritor-nati che fummo a Caserta dopo che lei, Padre, partì per Roma potei constatare la pronta ubbidienza e sincera umiltà di Teresa. Sa come? Poco prima di cena, prendendo io lo spunto da un difetto che mi sembrava di aver notato in Teresa, le dissi decisamente di baciare i piedi a zia Antonietta. Immediata-mente cadde in ginocchio dinanzi alla buona signora Antonietta, si curvò, e volle che zia Antonietta non le sfuggisse, restasse li ferma per baciarle i piedi, ed ubbidirmi così con animo pronto e gioioso. Teresa poi pensava al bene e alla salute e alle neces-sità di tutti, aveva certe finezze di carità che solo chi ama dav-vero nel Signore può avere.

Una volta pregai zia Antonietta di cucirmi il santo abito sotto la manica destra che si era scucita: e lo fece. Però dopo Teresa si accorse che non era stato cucito così bene come avreb-be desiderato, e quindi senza che lo sapesse zia Antonietta per non farla rimanere male, volle essa stessa con quelle sue mani così bucate da parte a parte, fare per bene un lavoro esatto.

Quando arrivavo da lei, o quando ripartivo, si preoccupava su-bito di farmi da mangiare e di preparare il necessario per il viaggio. Quando pregava poi era tutta assorta e vivamente rac-colta; specialmente nel Santo sacrificio dell'altare finché quale serafino dell'Eucarestia, ricevuto Gesù si immergeva in un pro-fondo amoroso ringraziamento. Come voleva bene a Gesù Bam-bino, a Gesù Crocifisso, alla Madonna Addolorata! Il cuore di Teresa era tutto amore per il suo adorato Redentore e Sposo e per la Mamma SS. In questo incendio di carità divina amava il Papa, i Vescovi, i Sacerdoti tutti, questa santa e diletta Chiesa Cattolica. Abbracciava in sé e nel suo cuore il mondo intero, i popoli tutti! Le sofferenze di tutti erano le sue sofferenze; le lacrime di Gesù e della Madonna e di tutta l'umanità scende-vano cocenti dai suoi occhi di vittima vera... Padre mio, questa è una pallida idea di Teresa che la Madonna mi ha fatto cono-scere; di Teresa che amo e che porto nel cuore; di Teresa cara, volata lassù, lassù... in Paradiso.

In una seconda lettera lo stesso Padre Adalberto prosegue:

Aggiungo la presente per completare l'esposizione di ciò che ricordo. Teresa fu un vero giglio illibato di purezza. Giglio che custodi e difese con tutte le sue forze e con l'aiuto di Dio. Una volta un tale « sposato » l'afferrò per farla peccare. Te-resa lottò, lo respinse decisamente per amore dell'adorato suo Sposo Gesù. Gli fece capire, con fermezza che non - si permet-tesse più simili cose e parole: da quel tale, poi, fu sempre lon-tana il più possibile. Teresa combatté tanto contro ogni forte tentazione, pregava, implorava la Madonna, si corroborava con i Santi Sacramenti, ed era sincerissima col suo Padre Spirituale, col suo confessore e con quei sacerdoti ai quali apriva la sua anima. La cara e piccola Teresa ha conosciuto davvero il do-lore; « Padre Adalberto, (mi scriveva così il 2 dicembre 1973), mi sento tanto male non riesco neppure a pregare né guardare chi si avvicina... » e il 17/1/1974 scriveva « Padre Adalberto... sono stata operata, sto tanto soffrendo ma basti che sia tutto per la gloria del Signore, accetto tutto. Padre, il professore che mi ha operata mi ha detto: « Sig.na, ma invece di soffrire così perché non si sposa che solo così può star bene ». Io glielo confido, Padre, sa che in me una tentazione terribile si è suscitata, sto tanto soffrendo, quasi io non trovo pace, prego e chiamo la dolce Mamma, ma tutto è vano, nessuna luce si accende per me. Sono al buio e senza Sole, il Sole per me si è oscurato... e sento la mancanza del mio sposo Celeste, padre Adalberto, aiutatemi voi » e nell'aprile 1974: « ... babbo, babbino mio, l'anima mia, l'anima mia ha sete di amore per Gesù, pregate affinché que-sta nuova operazione non avvenga, ora sto facendo un mese di cura sperando che vada bene, ogni volta che inizio la cura ho tentazioni gravissime contro la purezza, cosa devo fare? Mi aiuti con la preghiera e dite alla Cara Mamma che dicesse al Figlio di allontanare da me questo calice così colmo, le mie forze sono poche e la mia volontà è nulla. Come posso fare?... ho paura del demonio perché mi dice che mi vuole distruggere...

Padre mio, di quanto vi ho scritto pregate anche voi che non mi inganni e né voglio ingannare il mio babbo perché per me ci sarebbe la morte... ».

Il 2 maggio 74 mi scriveva: « Padre Adalberto, babbo, babbino dell'anima mia, pregate per me, io sto tanto pregando, sapete bene che tutta la notte per me non c'è sonno... » e nella stessa lettera, dopo avermi riferita una cosa, aggiunge con sen-timenti di gratitudine per Padre Franco Amico: « io certo ve l'ho detto, a Padre Franco mio fratello, lo voglio santo con me in Paradiso perché grandi sono i sacrifici che fa per me, così indegna, e mai avrei pensato di trovare un fratello così buono dopo tante esperienze della mia famiglia, ho capito che è pro-prio la Mamma Celeste che me l'ha messo accanto... Molte volte mi sento tentata a non ubbidire più a nessuno, vorrei fare tutto per conto mio, però devo ammettere che ho sempre sba-gliato. Il pensiero è questo: tu sei fissata e visionaria; ma poi delle cose visibili mi affermano la volontà di Dio e non so fare altro che chiedere perdono a Gesù e piangere. Chiedo preghiere e aiuto anche da voi. Teresa ».

Il 16 maggio 1974 mi confida la sua agonia d' anima. « ... sono stanca e avvilita, la mia vita non ha più scopi, mi sento senza valore, io che tutto avevo lasciato per Gesù ora mi vedo in questo modo...».

E nella lettera del 24 maggio 1974 mi svela l'immensa delicatezza di figlia in Cristo... «padre Adalberto, oggi ore 16,20 ho visto Gesù e gli ho detto che mi sento triste fino alla morte e gli ho chiesto: Gesù, Gesù, vai da Padre Adalberto e digli che lo aspetto, che sto male; e termina questa lettera (dopo avermi parlato del suo spirito) con il seguente grido filiale: « padre, babbo, babbino dell'anima mia, ho bisogno di sentire la vostra voce materna e paterna... pregate per me, babbino... ». Il venerdì 12 luglio mi scriveva... « questa mattina men-tre che stavo tanto piangendo, non riesco a pregare perché su-bito mi vien voglia di piangere. Non lo so il perché, non riesco a recitare nessuna preghiera e mi dispero a piangere offrendo in cuor mio tutta quella pena che sento... babbino, quanto vi amo in Cristo Gesù e nel cuore della dolce Mamma celeste, aiutatemi ad offrire sempre la mia vita per Gesù, babbino fac-ciamo che la nostra vita sia unica e sola di Gesù... vostra figlia spirituale Teresa ».

Venerdì 2 agosto 1974 termina una sua lunga lettera a me con queste parole... « perdonatemi e chiedetemi perdono ancora alla Mammina, ditele che voglio stare con suo Figlio sul-la Croce come adesso. Saluto baciandovi la mano con tanto ma tanto affetto in Cristo... Teresa Musco »

Il 20 agosto 1974 fra le tante cose mi scriveva in una sua lettera... « spero che presto ci possiamo parlare, pregate per me come io prego per voi che tanto ne ho bisogno, perché io ho sempre tanta paura che non capisco neanche che cosa sia, ed io penso, forse mi sono scimunita perché mi sento avere neanche l'idea del tempo che passa, anche mentre sto scri-vendo mi sento vuotata di ogni cosa... babbo, babbino aiuta-temi ad amare sempre più Gesù, mi sento che non vivo d'altro e che non potrei più andare avanti... ».

Nel sabato 7 sett. 74 in un grido lacerante d'anima sotto il torchio di ogni dolore termina la sua lettera a me... « Io mi sento paura e certe volte mi ripeto: io sono una visionaria e pazza, ho bisogno solo del manicomio, perdonatemi, babbino mio, il mio pensiero molte volte è quello. Mi avete lasciata tanta serenità ma dopo sento che sono più vuota di prima, cerco di ricordarmi le vostre parole, le promesse che ho fatto ma purtroppo sono venuta meno alle parole. Perdonatemi, babbino, ho solo voi che bene capite la mia anima... vostra figlia SP. Teresa Musco ».

Il 10 sett. 74 mi scriveva al termine della sua lettera: babbino, aiutatemi, non ho dove poggiare la testa, quasi quasi vedo che non sono più buona a nulla, babbino, babbino, padre dell'anima mia aiutatemi. Pregate per questa mia testa dura, rimproveratemi pure quando ne ho bisogno. So di meritar-melo...». Ed ecco come scrive il 28 ottobre 74, riferisco poche pa-role di questa sua lettera così accoràta: ... « Mio caro babbino, il mio cuore è influenzato da desideri indescrivibili, non ho più la forza di reagire con me stessa, mi sento oppressa da una forza superiore a me, non so come spiegarvi o dirvi... ma sono certa che capite tutto quanto vorrei dirvi, vorrei tanto amare Gesù ma mi sento tanto respingere da Lui come se non mi amas-se più, come per dirmi tu sei la donna più peccatrice. Vattene da me. Ho una mestizia che mi fa paura, io vedo il sole che brilla, ma nel mio cuore non c'è, babbo, non ce la ,faccio più... La Madonna continua a piangere, lo so, sono io a farla piangere perché sono cattiva e ingiusta. Vostra figlia spirituale, vi saluto Teresa Musco.

14 novembre 1974 così comincia una sua lunga lettera a me:... « Padre Adalberto, capisco tutto quanto mi ha scritto e soffro tanto nel sentire che voi soffrite per me. Solo io capisco quanto sono p#ssima e non sono degna di avere quelle parole da voi che siete un angelo » e termina così:... « babbino, non mi sento più idee perché mi sento come ubriaca, so dire solo babbo, babbino soffro tanto e non capisco più nulla...». Ecco poi nella sua lettera del 12 novembre 1974 il gemito straziante che affida al mio cuore sacerdotale; riferisco solo poche parole: « ... mi sento persino senza amore, senza affetto, è come se non credessi... perché il mio cuore è gelido, ho solo voglia di piangere, mi sento distaccata da tutti ormai, sento in me (e qui le lacrime caddero sulla carta dilatandosi su quanto scriveva) la distanza tra me e la Madonna, c'è un abisso che ci separa ed io mi ero illusa da tanti anni che Gesù mi stava accanto e che lui mi voleva con sé; è una illusione che mi porta alla tomba. Ho sfogato tutto quanto avevo nell'anima, chièdetemi ~voi per-dono a Gesù e alla Madonna SS.» O Teresa! o piccolo fiore di Calvario, o dolce creatura irrorata di pianto e di sangue, il tuo povero P. A. non ha più la forza di proseguire e sfogliare le tue lettere così colme di martirio. Sei la vittima, la vera vittima che più volte nel S. Sa-crificio della mia Messa ho offerta e ti sei offerta amorosa-mente per le mie mani all'adorato Sposo Crocifisso a salvezza dell'umanità intera. Sino all'ultimo tuo respiro, tutto in te fu un crescendo divino nell'amplesso fortissimo al Cristo Crocifisso e... ne diventasti vera e viva immagine di Lui. Addio Teresa cara! Addio piccola mia che tanto amo in Dio. Deh, che io pure ami così Gesù Crocifisso, ch'io pure ami così, come te la cara Mamma Addolorata... che io muoia, martire d'amore e di sangue per questa nostra grandissima Chiesa Cattolica e per la Gloria di Gesù e di Maria. Grazie, o Teresa che poco prima di morire dettasti per me, a tua sorella, queste parole... « vi saluto spe-rando di vederci sempre e chiedete la benedizione alla Madon-na per me. Vi saluto in Cristo Gesù crocifisso, Teresa Musco. Pr voi vi lascio le parole scritte sulla immaginetta. Vi bacio la mano con affetto ». Dietro l'immaginetta ci sono queste parole di 5. Giovanni Crisostomo: « Mio Dio! che il mio silenzio lasci il posto alle vostre parole ». O Teresa, o Teresa, dall'abis-so del mio nulla tendo le braccia a te che... sei nel Sole!

Padre Adalberto Cerusico Passionista

 

5.

DON ANTONIO CHICHIERCHIA

Ad Jesum per Mariam!

Caiazzo, 19-7-1977

Oggetto: CONOSCENZA DI TERESA MUSCO

Ho conosciuto la giovane Teresa Musco, all'inizio del mio sacerdozio, nella casa della Sig.ra Faraone Esterina, ved. Perreca, donna cristiana, che partecipava alla gioia ed in particolare ai dolori di quanti conosceva. La Signora, mi affidava Teresa; iniziò così una relazione spirituale; accolsi la prima volta, la confessione nella chiesa dell'Annunziata. Ragazza dal volto pal-lido, malaticcia, ma serena e sorridente.

Alcuni mesi dopo la mia ordinazione sacerdotale: 19-7-59 il mio Vescovo, Mons. De Girolamo, mi destinava al Seminario come prefetto, dopo pochi anni rendevo il mio servizio in Dio-cesi come Rettore del Pio Istituto e Direttore O.V.E.R.; mentre il Signore mi affidava tale ufficio, incominciava per Teresa l'ora della prova, del Getsemani: un male misterioso: all'improvviso appariva su una parte del suo corpo una macchia rossa, che ve-niva a suppurazione, oltre febbre alta, collasso - quante volte chiamato all'improvviso - poi arrivava il dott. Sorbo Franco, incideva... e tutto tornava normale... Quale era il comporta-mento della giovane sofferente?... sereno; tutto offriva per le Vocazioni sacerdotali, per la santificazione del clero. Un anno ebbe uno di questi interventi proprio di Venerdì Santo: incontrandola prima mi diceva: « Ho offerto questa sof-ferenza per quanto vi sta a cuore: Sacerdoti e Vocazioni sacer-dotali ».

Le portavo la Comunione, come potevo; l'appuntamento particolare il 1° Venerdì del mese.

Quante volte mi recavo da Teresa, trovavo sempre buone persone che le facevano compagnia, perché il padre di Teresa viveva in campagna, la mamma, molte volte, usciva di mattina e ritornava verso sera. La Sig.ra Esterina Faraone, si interessava di tutto, medicinali e quanto poteva occorre per Teresa... se-guiva poi la Sig. Ada Molfino, insegnante elementare di Teresa.

Infine, poiché il male era persistente, le analisi sempre negative, - sempre per iniziative di persone buone - come le sorelle Maria e Rosa Cesarino - si affidò il caso al dott. Luigi Ferrucci, cardiologo, residente in Alvignano, il quale con la sua consorte, accompagnarono Teresa all'Ospedale « Gesù e Ma-ria » di Napoli; ma anche qui, dopo un certo tempo di de-genza tutto risultò negativo. Un giorno mi recai a farle visita, era ricoverata al reparto infettivo - come sempre espresse il pia-cere di vedere persone che le erano vicine con un sorriso - in questo incontro Teresa si lamentava perché il dottore le aveva sottratto o tentava di sottrarle - non ricordo bene - il suo diario.

Ritornò a Caiazzo... continuò la sofferenza.

Teresa si trasferì a Caserta, per motivi familiari, e non per-ché non stimata dai suoi compaesani.

Mentre è stata a Caiazzo, non si sono mai verificati feno-meni mistici.

La seguii per un certo tempo a Caserta... ma poi non mi fu più possibile, sapevo sue notizie tramite amici o da qualche sua rarissima visita.

Ebbi l'ultimo incontro al confessionale, nella Cappella dei S. Cuore, dove di solito ascolto le confessioni, poco dopo che si erano verificate o meglio comparse le stimmate. Tutto il colloquio fu al confessionale.

L'ho vista, l'ultima volta alla clinica dei Gerani a Napoli, all'inizio di agosto, tornando dal Cardarelli, per una visita ad un giovane ammalato.

E poi appresi per caso che il 19-8-1977, Teresa terminava la sua esistenza terrena, all'età di 33 anni.

Debbo avere delle lettere di Teresa, che mi faceva per-venire quando non mi riusciva andare, o mi chiamava perché sentiva il bisogno di una parola di conforto o del Cristo-Ostia.

In fede

Sac. Antonio Chichierchia

Parroco del Duomo in Caiazzo

6.

RELAZIONE DEL DOTT. FRANCESCO SORBO

Testimonianza del Dott. Franco Sorbo resa all'Autorità Eccle-siastica subito dopo la morte di Teresa Musco.

Attesto di aver avuto in cura ininterrottamente e per circa 13 anni - all'incirca dal 1956 al 1969 - la sig.na MUSCO Teresa, da Caiazzo, Via Vitrera, recentemente scomparsa.

Oltre che per affezioni intercorrenti di scarso significato clinico, la mia opera professionale veniva prevalentemente e di-rei quasi esclusivamente richiesta per ricorrenti processi setti-copiemici delle parti molli, adeziopatogenesi mai chiarita (se non con molta approssimaziòne - stafilococco?), neppure at-traverso accertamenti praticati presso gabinetti privati, presso l'Ospedale Cardarelli e la Clinica di malattie infettive dell'Uni-versità di Napoli, dove rimase degente per circa un anno.

L'infezione si preannunciava con i caratteristici sintomi della flogosi acuta: « edema infiammatorio con "calor" » se-guito da « tumor », « dolor » e « functio lesa ».

Il processo settico non aveva particolare predilezione di sede; la regione meno colpita era quella dorsale.

Un alternarsi quindi di ascessi e flemmoni acuti, per i quali ero costretto ad intervenire chirurgicamente - e per circa 117 volte! - dopo il fallimento sistematico delle cure mediche, an-che con antibiotici ad altissimo spettro e di assoluta avanguardia, quali quelle poste in essere grazie alla comprensione e bene-volenza di collaboratori scientifici di note case farmaceutiche, ai quali illustravo l'interessante caso di « settico-piemia » delle parti molli di Teresa Musco.

Non infrequente una seria compromissione dello stato ge-nerale, della crasi ematica e della funzionalità renale. La de-genza a letto e la conseguente immobilità aveva comportato una ipotrofia marcata dei muscoli degli arti inferiori con notevole impotenza funzionale, che si evidenziava quando molto rara-mente - sollecitata - la si costringeva a lasciare il letto e a dare qualche passo.

La ferita operatoria guariva in genere in pochissimi gior-ni, in meno di una settimana, e solo dopo qualche medicazione.

Rari i periodi di pausa patologica (1 mese o 2 al massimo). Dal 1969, epoca del suo trasferimento a Caserta, gli epi-sodi settici andarono sempre più diradandosi sino a scomparire del tutto.

La paziente era destinata ad altra patologia, certamente legata dal punto di vista etiopatogenetico alla precedente, ma ben più grave, quella renale, uremica che doveva condurre alla morte una ragazza senza giovinezza, psichicamente sana, intelli-gente, pronta, che, nella rassegnazione, pur tanto temeva il ta-glio del bisturi, sì da costringere la povera mamma a chiedere l'aiuto dei vicini per tenerla ferma e consentirmi l'intervento.

In fede.

Dott. Francesco Sorbo

Medico Chirurgo

Caiazzo (Caserta)

INTERVISTA ALLO STESSO MEDICO CURANTE

- Le sue generalità per favore?

- Sono il dottor Francesco Sorbo da Caiazzo medico chi-rurgo, ho avuto l'onore di conoscere Teresa circa 25 anni fa quando lei aveva più o meno 9-10 anni. Quando fui chiamato la prima volta al suo capezzale presentava degli ascessi, non ricordo in quale parte del corpo. Ascessi che si sono poi rin novati con una ricorrenza periodica per i quali io ero costretto ad intervenire chirurgicamente per lo svuotamento. Svuotamen-to e intervento che la ragazza accettava con rassegnazione an che se molte volte eravamo costretti a chiamare gli amici vicini di casa per cercare di farla tenere. La cosa che mi ha colpito maggiormente, mi impressionava, era la celerità con la quale queste ferite venivano a guarire. Il giorno dopo addirittura le trovavo guarite, cicatrizzate.

- Cicatrizzate anche?

- Cicatrizzate. Poi non passavano 7 o 8 giorni ecco si ri-petevano in altre parti del corpo. Su per giù sempre gli stessi fenomeni: febbre alta preceduta da brividi, febbre che raggiun-geva anche i 40~41° e naturalmente regrediva con là incisione e svuotamento di questi ascessi.

- Questo per quanto tempo?

- Questo è durato penso per 15-16 anni o qualcosa di questo genere. Fui costretto a ricorrere anche all'ospedale, a con-sigliare la spedalità di questa ragazza, spedalità che prima av-venne per circa un semestre presso l'Istituto di Malattie infet-tive dell'Università di Napoli Gesù e Maria e, successivamente presso il Cardarelli di Napoli.

- Dalle cartelle cliniche risulta prima il Cardarelli e poi l'Istituto di malattie infettive.

- Preciso: prima il Cardarelli e poi l'Istituto di ma-lattie infettive del Gesù e Maria di Napoli. Presso il Cardarelli dopo sei mesi e dopo una infinità di indagini ecco venne fuori una diagnosi che già avevo fatto io: sepsi delle parti molli do-vuto molto probabilmente allo stafilococco aureo, ribelle a tutti gli antibiotici che anch'io avevo sperimentato a casa.

- Pare che lei abbia latto del siero dal suo stesso pus.

- Si era fatto anche l'antibiogramma per cercare di in-dividuare il germe e per cercare di trovare un medicamento antibiotico che più confacesse a questo caso. Dal Cardarelli al-l'Istituto di malattie infettive dove rimase ricoverata per quasi 6 mesi ancora. Una sera mi incontrai con dei colleghi e stemmo a parlare a lungo del caso e i colleghi avanzarono una certa ipo-tesi che io non condivisi: pensavano che fosse un'autolesionista.

- Lei come spiega, come difende Teresa da questa grave accusa?

- Prima di tutto la ragazza avrebbe dovuto disporre, se-condo me, di pus.

- Dall'esame di questo pus che è stato latto si può ri-scontrare che è una cosa spontanea del fisico stesso. O no?

- Era una cosa spontanea perché io per potermi infettare debbo disporre di una materia infettante. Se noi vediamo quello che succede nella realtà: se tutte le punture di ago, se tutte le escoriazioni alle quali noi andiamo incontro, sopratutto i bam-bini, dovessero portare delle forme ascessuali, flemmose, tutto il mondo sarebbe continuamente nello stato in cui si trovava Teresa.

- Lei, dottore, ha mai riscontrato nella vita di Teresa un motivo per autolesionarsi? c'era in lei una certa predisposi-zione?

- Assolutamente no. Teresa aveva naturalmente l'ansia di guarire, di vivere la sua vita come tutte le altre sue com-pagne. Lei ha saltato a piè pari la sua giovinezza, non aveva nessun interesse di fare la vittima, aveva ben capito che quella sua malattia comportava disturbi soprattutto in famiglia, alla mamma, in maggior misura, che non sapeva chi accudire: la figlia abbandonata in un letto o il marito che stava in montagna solo.

- Come reagiva il padre alla malattia della figlia, essendo noto a tutti per il suo caratteraccio?

- Il padre molte volte si abbandonava a bestemmie e pa-rolacce. Teresa avrebbe voluto che in casa regnasse una mag-giore armonia. Non posso assolutamente spiegarmi il verdetto dato dall'Istituto di malattie infettive dell'Università di Napoli. Proprio per la pace in famiglia Teresa chissà cosa avrebbe fatto. Soffriva, posso affermare, più per la situazione familiare che per il male fisico.

- Del resto penso che le incisioni non dovevano essere un passatempo o un diversivo per una bambina che entrava nel-l'età più bella?

- Le incisioni, questo è importante, io le facevo con del cloruro di etile che procurava una certa anestesia, anestesia mol-to superficiale, quasi nulla. Comportava un dolore piuttosto for-te, violento. Non credo che si possa trovare una ragazza che fosse disposta a 11 - 12 anni ad accettare un dolore del genere. Dall'altro canto Teresa ha fatto sempre tutte le cure che io le prescrivevo, si sarebbe eventualmente rifiutata di farle. Anti-biotici di avanguardia sono stati tutti quanti sperimentati su di lei. Qualche volta sono riuscito ad ottenere dal collaboratore scientifico di case farmaceutiche molto affermate antibiotici che ho sperimentato sulla ragazza, ma purtroppo hanno dato sempre esito negativo. Questa situazione si è protratta per moltissimi anni.

- Fino a quando si è protratta?

- Finché Teresa non è venuta a Caserta e anche dopo il 1968. Naturalmente questi sono stati i motivi per cui si sono verificati in Teresa dei fenomeni patologici a carico del rene.

- Ha avuto anche blocchi renali? Il cuore è stato inte-ressato a questi interventi?

- SI, non saprei precisare quante volte, non meno di 4-5 volte ha avuto blocchi renali. Il cuore ha sofferto quello che ha sofferto, ma non eccessivamente, trattandosi di soggetto piut-tosto giovane. I blocchi renali riuscivamo a sbloccarli con fle-boclisi. Tutto ciò è stata la causa per cui Teresa è stata poi ricoverata a Pisa nel 1974. Posso dire, per quanto riguarda la personalità psichica, che Teresa è stata una ragazza normalis-sima, una ragazza sensibilissima. Aveva anche una intelligenza spiccata, nonostante la carenza di cultura: non leggeva gior-nali, né libri, non aveva televisione, né radio, era informa-tissima, rispondeva sempre a tono e ho potuto constatare che aveva delle facoltà divinatorie. Molte volte io ero a casa e di-ceva alla mamma: « sta per arrivare il dottore » e già comin-ciava a tremare perché io andavo ad incidere. Ed era pro-prio così.

- Ha detto divinatorie perché non sa spiegare diversa-mente, ma ha conosciu~ qualche altra qualità del suo interno?

- Non so spiegare diversamente. Altre volte diceva: Lei dottore è passato qualche ora fa per quella strada. Difatti era così, mi sorprendevano questi fatti in una ragazza così soffe-rente. Del suo intimo non ho saputo niente altro.

- Aveva contatti anche con altre persone?

- SI, si, molti andavano a trovarla. Era un fatto pietoso. Sapevano delle condizioni economiche e si adoperavano per cer-care di aiutarla. Credo che da una paziente simile che accoglieva sempre e tutti col sorriso sulle labbra c'era più da ricevere che da dare. Teresa viveva in una casa molto povera, al piano terra c'era la stalla con il mulo. A volte il brutto odore della stalla arrivava ai primo piano dove giaceva Teresa in un letto matri-moniale. Qualche volta tra l'anidride carbonica del braciere e il... profumo della stalla si può immdglnare che gradevole am-biente. Il padre si faceva vedere molto di rado. Quello che maggiormente mi dava fastidio è che la mamma, povera don-na, era costretta ad accudire i figli e il padre. Il padre poi pre-tendeva che a mezzogiorno gli si portasse da mangiare e la ma-dre era costretta a fare corse pazzesche su e giù per le colline.

- Fra un intervento e l'altro che intervallo c'era?

- All'inizio dovevo intervenire quasi ogni settimana. Poi gli interventi si diradavano nel tempo alla distanza di 15 giorni o un mese.

- Negli intervalli Teresa andava a scuola?

- No, lei non è mai uscita. Io cercavo di convincerla ad alzarsi a fare qualche passo. Solo poche volte è riuscita a ri-prendersi e camminare. Si ebbe una ipotrofia degli arti inferiori.

- Venendo a Caserta nel 1968 sono stati necessari altri interventi?

- Anche a Caserta ho dovuto incidere più di una volta.

- Lei dottore ha osservato mai le mani, i piedi di Teresa dopo il 1969?

- No. Ho saputo, e avrei voluto che lei mi dicesse qual-che cosa, invece non ha detto mai niente a proposito. Io non sono entrato in merito. Veniva spesso con le mani inguantate. Speravo che lei a un bel momento mi parlasse, non mi ha detto niente e così tutto è passato inosservato. Avrei potuto recarle dispiacere, mi sembrava di mettere il naso in qualche cosa di particolarmente suo, di troppo intimo, perciò ho preferito non chiedere.

- Dal lato spirituale può dirci qualche altra cosa?

- Io so e posso affermare che era una gran brava ragazza, non ha conosciuto adolescenza, ha saltato a pié pari la giovinez-za, sempre immersa nel dolore e nella sofferenza.

Come soffriva Teresa? Come accettava questa soffe-renza? Lasciava intravedere niente del suo interno per cui il do-lore era desiderato e oflerto per qualche scopo?

- Teresa stava ferma e diceva: « non mi fate male, la-sciatemi stare » poi finiva per accettare. Non lasciava' intravedere niente del suo interno, probabilmente nell'intimo aveva qualche cosa che non voleva che gli altri sapessero e che io non ho vo-luto violare. E' stato per me sempre un fenomeno strano che si allontanava dalla normalità: vedere una fanciulla così soffe-rente e paziente insieme. Non ero un medico novellino, avevo una certa esperienza, ne discutevo volentieri con altri colleghi.

- Teresa ha fatto ricorso a lei quasi fino alla morte per cure varie, per farsi scrivere delle ricette. Avete notato niente di strano dal lato psichico? Aveva un comportamento norma-le? Era socievole con le altre persone?

- Non ho notato niente di strano. Il comportamento sempre normale. Con gli altri era molto socievole, tranquilla, serena.

- Stando a letto faceva qualche lavoretto?

- SI, stando a letto quando le forze glielo permettevano faceva ricami, delle coperte, per qualche periodo ha insegnato ad altre ragazze a ricamare, a fare l'uncinetto.

- Ritornando al discorso di prima, che dice ancora, dot-tore, nei confronti di quella illazione fatta da altri colleghi?

- Dico subito che Teresa in clinica non sia stata osser-vata accuratamente. Penso che non ci sia stata un'osservazione diretta e le conclusioni derivarono da motivi che non saprei giustificare.

- La madre « mi pare » che a un bel momento se la volle portare via per forza a casa perché l'ambiente non le sod-dis/aceva.

- Potrebbe darsi che uno dei motivi principali sia stato perché il padre la voleva in campagna, perché diceva che Teresa andava a perdere tempo; poi secondariamente che Teresa si sia vista contraddetta soprattutto perché sia stata distorta la verità su quella infezione.

- Non pensa lei che una volta vistasi scoperta se fosse stata vera la diagnosi, gli ascessi non avrebbero dovuto più ve-rificarsi in Teresa?

- Non ne parliamo proprio più, è incredibile, pazzesco, pensare a dell'autolesionismo in una ragazzina che ha la vita davanti a sé e tanta voglia di vivere. Io posso ammettere ciò in una ragazza matura che abbia avuto delle disillusioni ma non in una ragazzina psichicamente normale, anzi normalissima.

- Addirittura è stato affermato che Teresa si procurava da sé le ferite perché la maggior parte di questi ascessi si sono verificati là dove poteva arrivare con le mani.

- Non è giusto. Sarebbe bastato una penna o un qualsia-si ago su un pezzo di legno per continuare l'inganno in altre parti del corpo. Ma tutto ciò è assurdo in Teresa.

- Quando lei faceva l'ispezione di un nuovo ascessi cosa poteva dedurre?

- La ispezione della parte mi diceva soltanto che era un fatto normale anche se non sapevo spiegarmi la causa. Non c'era un puntino, non una escoriazione, niente, niente, la pelle era completamente indenne, né un morso di pulce. Se avessi scoperto un minimo di inganno mi sarei rifiutato di continuare la mia opera di assistenza che svolgevo a titolo gratuito per ri-portare Teresa alla vita normale delle altre sue coetanee. Molte volte, sa, a noi medici, capita che quando non sappiamo spiega-re l'origine di certi mali ricorriamo a certe espressioni: « è un fatto nervoso » così per Teresa, non riuscendo a fare una dia-gnosi precisa, non avendo elementi chiari, non riuscendo a con-fessare la propria impotenza, ecco che si è ricorsi a quella for-mula che è pura illazione e non fa onore a dei medici. Natural-mente di ritorno dall'ospedale di Napoli ho voluto anch'io ren-dermi conto con ispezione più meticolosa e posso affermare che questi fenomeni ascessuali si verificavano in Teresa che non si poteva muovere e tanto meno scendere dal letto, ci furono dei periodi in cui non si reggeva proprio all'in piedi per la de-bolezza, le gambe erano atrofizzate, i muscoli delle cosce tagliati in più parti, lo stato febbrile che arrivava a 40-41°. Il derino, le sofferenze erano enormi, atroci. In uno stato simile come si può pensare a un continuo autolesionismo?

- Questi dolori così misteriosi può colle garli, dottore, alla cicatrizzazione che alcune volte si verificava nel giro di sole 24 ore?

- Era una meraviglia. I poteri di difesa dell'organismo erano grandi, io me lo spiegavo così; a qualcosa di straordinario o addirittura di soprannaturale non ci pensavo.

- Nelle sue soflerenze Teresa se la prendeva mai contro la Provvidenza, desiderava morire?

- No, nel modo più assoluto. Gli altri malati general-mente si lamentano, si augurano che il dolore passi. Lei questo non lo diceva, ha tirato avanti così tranquillamente, la soffe-renza non era un dramma per lei. E', come ripeto, rimasto un mistero della sua vita interiore ed io non ho infranto il suo silenzio, il mio dovere era di curare il corpo, del resto, non era di mia stretta competenza quanto fosse di ordine spirituale.

Concludendo: mi sono prodigato notte e giorno in questa assistenza a Teresa. Ogni volta che mi chiamavano, anche di notte, correvo per prestare le cure necessarie. Quando il padre non voleva o non poteva, provvedevo io stesso a dare le co-stose medicine di cui aveva urgente bisogno. Era un caso che mi stava molto a cuore. Era per me veramente uno strazio vedere soffrire una ragazza desiderosa di vivere e di rendersi utile non solo per le precarie condizioni economiche della fa-miglia, ma anche per concorrere particolarmente alla sospirata concordia e pace familiare.

Ho saputo della vita che Teresa conduceva a Caserta, del suo apostolato di sofferenza, delle persone che ricorrevano a lei per c6nsigli e per raccomandarsi alle sue preghiere. Ho pia-cere che la Chiesa si stia occupando di Teresa, il tutto non mi meraviglia affatto. Veramente Teresa ha dato tutta se stessa con spirito di grande dedizione per il bene degli altri. L'umanità di oggi ha bisogno di questi esempi. Ringrazio il Signore che si èvoluto servire di me, della mia opera di medico per prepararsi una vittima scelta, uno strumento della sua augusta presenza nel mondo nella persona della cara e indimenticabile mia pa-ziente: Teresa Musco.

Il Dottore

Francesco Sorbo

7.

P. STEFANO MANELLI

Frigento, 9 agosto 1977

Ave Maria!

Mi recai da TERESA MUSCO nella mattina del Giovedì Santo del 1975. Ero mandato, in forma del tutto privata, da parte dell'Arcivescovo di Caserta, Mons. Vito Roberti. Lo scopo della mia andata era una visita di conoscenza della Musco e una concessione da rilasciare, da parte dell'Arcivescovo di Ca-serta, sull'esposizione in casa di un quadretto del S. Cuore che aveva sanguinato.

L'incontro ed il colloquio non furono lunghi. Anche i contenuti del colloquio furono molti semplici e utili: la soffe-renza, l'amore e la misericordia di Gesù, la carità di Maria, il bisogno della preghiera...

La MUSCO stava a letto. Dava qualche segno di soffe-renza, a volte con un brivido violento che le attraversava il volto. Fu molto contenta della concessione dell'Arcivescovo, che le rilasciai in scritto, e mi pregò di ringraziare vivamente l'Arci-vescovo.

Le mie impressioni sulla MUSCO dopo quell'incontro?

Molto positivo. Mi parve una creatura semplice ed umile, da una parte, riservata ed austera dall'altra. Una personalità, piuttosto forte, nel complesso, che sapeva il fatto suo. Radi-cato nello spirito il suo parlare, sempre agganciato all'Alto. ~ulla di trascendentale nel linguaggio che, anzi, risultava molto comune nell'insieme, salvo il fenomeno delle brevi frasi in una lingua incomprensibile, che poi ella stessa traduceva immedia-tamente in italiano. Si presentava con tutta la modestia di chi è povero e distaccato da se stesso e dalle cose. Appariva preoc-cupata solo da interessi vasti ed importanti: quali la salvezza del mondo, la santità del Clero, la conversione dei peccatori, il bisogno della preghiera e del sacrificio... Ebbi l'impressione che parlava di ciò come chi ha parte in causa, chi è coinvolto per-sonalmente: e ciò si poteva leggere nel suo stato di sofferenza che la faceva apparire una creatura immolata, una vittima per gli altri.

Questo è il ricordo di quell'incontro che non fu l'unico, ma il più importante. Gli altri non fecero che confermare le mie prime impressioni.

Rev. P. Stefano Manelli

Santuario « Maria SS. del Buon Consiglio » Frigento (Av)

 

Caserta, Giovedì Santo 1975 - 27 marzo

S. Ecc. Mons. Vito Roberti, Arcivescovo di Caserta, con-cede che il quadretto del Sacro Cuore di Gesù, da lui visto ed esaminato, possa tenersi esposto sull'altarino domestico di Teresa Musco, per la devozione dei fedeli, purché non se ne faccia propaganda.

In fede

P. Stefano Maria Manelli

8.

P. CONSIGLIO BORRELLI O.F.M.

Ebbi la fortuna di conoscere la Signorina Teresa Musco. Capita solo qualche volta, e non sempre, nella vita, avvicinare una persona come Teresa.

Esprimano altri un giudizio sulla sua figura, io dico solo le mie impressioni. Premetto che non sono tenero verso coloro che preten-dono avere speciali carismi e verso quelli dei quali si affer-mano particolari commerci col soprannaturale.

Per Teresa Musco, però, è tutt'altra cosa.

Qui il soprannaturale diventa « naturale » perché tutto èsoprannaturale.

Ella viveva in questo clima che era il suo e perciò la natu-ralezza e la semplicità ti conquistavano.

Atteggiamenti, nessuno. Cordialità vera, proprio quella del cuore, un sorridere non da persona superiore, ma da amica di vecchia data.

Gli incontri con lei erano improntati a quella grande stima che lei nutriva per il prossimo e da quel suo grande interessa-mento per te che ti incoraggiava a confidarle i tuoi segreti come si confidano solo al sacerdote.

E la risposta ti faceva vedere al di là di un velo che solo lei poteva sollevare per te.

Si trasformava in volto, lo sguardo all'infinito, anche se guardava a terra, una preghiera in una lingua sconosciuta a noi:

« La Mamma celeste dice....

Il tutto con una naturalezza e una semplicità che non la-sciava dubbi. E' alla tua presenza, nel mistero, la Madonna aveva posato lo sguardo su di te e ti aveva benedetto e in-coraggiato.

Ogni incontro con lei ti dava gioia e incoraggiamento. Col permesso del suo direttore, ho potuto vedere le stim-mate delle sue mani. Erano allora in una fase che potrei dire asciutta. Una crosta rigonfia dentro e fuori della mano. Quando sarebbero cadute le croste, mi diceva il suo direttore, si sareb-be veduta la luce attraverso il foro.

Ma ho avuto anche il privilegio di vedere uscire sangue dal costato di un Crocifisso e dagli occhi di un Bambino Gesù, nella sua casa. Un miracolo nella semplicità più assoluta. Lei quasi distratta e distaccata.

Una cosa normale in chi, offertasi alla Divina Misericordia, versava sangue in tante mistiche agonie da ogni parte del corpo.

Veramente mirabile è Dio nei suoi Santi.

P. Consiglio Borrelli

Pasqua 1977

9.

DON RENZO DEL FANTE

Caro P. Franco

In confidenza ti dirò che come avvenne per i martiri dei primi secoli, così si ripete per questi « martiri » del puro amore, quali Teresa Musco.

La morte di uno di loro, ne fa fiorire molti altri nella Santa Chiesa. Coraggio, quindi, caro P. Franco, perché mentre il male dilaga, il Bene infinito che è Dio non lascia mancare al mondo il contrappeso di tante anime belle; Ti auguro di portare avanti felicemente tutto quanto compi per Teresa...

Con affetto

Don Renzo Del Fante

(Milano)

Ave Maria,

Sono lieto di poter offrire questa testimonianza su Teresa Musco di Caserta. Essa si basa sulla persona, anche se limitatasi a due soli dei primi di settembre 1975.

1) Ho trovato l'abitazione in ordine, senza lusso di sorta ma dignitosa ed accogliente. Anche l'ospitalità è stata semplice e schietta, come si conviene tra Cristiani.

2) Il linguaggio di Teresa mi è sembrato fin dall 'inizio scarno, essenziale, quasi sbrigativo; non si perde in fronzoli e complimenti, non ignora l'arguzia e il buon umore.

3) Il contenuto dei colloqui mi è rimasto impresso non solo nella memoria ma, per la grazia di Dio che credo li ac-compagnasse, pure nella mia vita. Pur nel comprensibile riser-bo del contenuto specifico, posso testimoniare:

a) l'assenza di egocentrismo in Teresa; ciò che importava era di seguire la volontà di Dio e di far del bene al prossimo; b) l'attenzione equilibrata al prossimo, visto non solo sotto l'aspetto spiritua-listico, ma in tutte le sofferenze e necessità anche materiali; c) la chiarezza di certe espressioni, giudizi e consigli non era mai contro la prudenza e la carità.

Mi par di concludere per l'assenza di forme di isterismo, fana-tismo religioso e di orgoglio; anzi, pur nelle differenze di ruoli, per finalità, cultura ecc., mi è sembrato di ravvisare una certa somiglianza con il modo di esprimersi che avevo ripetutamente notato in Padre Pio da Pietrelcina.

4) Riconosco come lodevole in Teresa l'aver saputo tacere, anche per ubbidienza, sui fenomeni di cui era personalmente e in casa, privilegiata. Senza nasconderli o minimizzarli, dava loro l'importanza meritata, preferendo immensamente di più il Datore dei beni (i quali spesso si traducevano per lei in mo-tivi di sofferenza, e quindi di partecipazione maggiore alla Pas-sione di Gesù e della Chiesa) ai beni stessi anche se di marca, a mio parere, soprannaturale.

5) Ho visto con i miei occhi e toccato con le mani feno-meni di essudazione da statue, di lacrimazioni sanguigne da statue e quadri. Non c'era in Teresa nessun senso di esalta-zione (nè di gioia, nè di spavento) ma di dolorosa e calma par-tecipazione.

6) So che il suo corpo era segnato dalle sacre stimmate, ma nè a me è venuta l'idea di chiederle che me le mostrassc (almeno quelle che portava sulle mani) nè tanto meno a lei il desiderio di mostrarmele. Ciò che amava era la partecipa-zione alla Passione di Gesù e non il segno, anche se miracoloso, di essere stata associata così intimamente alle sofferenze spiri-tuali, morali e anche fisiche di Gesù Crocifisso.

7) Non conoscendo l'aramaico, non posso dare giudizi in merito, ma ricordo benissimo che quando la vedevo « assorta »in Gesù, in un atteggiamento però né di trance né di estasi, ma di sereno e profondo raccoglimento in Dio, alle mie do-mande rispondeva a nome di Gesù o della Madonna con un linguaggio per me indecifrabile, poi subito si esprimeva in un italiano nitido, conciso, sovente pittoresco.

Come ho già detto, il contenuto di tali colloqui non voglio rivelarlo, ma costituisce per me una fonte di luce soprannatu-rale alla quale volentieri mi riaccosto.

8) La stima per l'autorità religiosa e il rispetto per le sue disposizioni era in lei connaturale; nei riguardi di altre anime privilegiate non ha espresso giudizi apodittici nè contro nè in favore, nessun sentimento di esagerata stima o di invidia anche se inconscia. Ha chiesto solo la collaborazione della pre-ghiera, ritenendo che ciascuno abbia la propria missione spe-cifica e le grazie e luci sufficienti per poterla compiere.

9) Mi hanno edificato in modo speciale il suo incoraggia-mento a credere anche più nella dignità sublime del mio Sacer-dozio, nella profonda e incolmabile mia povertà e miseria umana su cui con tenerezza e potenza si chinava la Provvidenza di Dio e il Cuore materno di Maria, in un clima di coraggiosa infanzia spirituale.

Ringrazio il Signore di aver conosciuto anche di persona Teresa Musco e lo prego che conceda a questa Anima di starmi sempre vicina con l'intercessione e protezione celeste.

In fede

Don Renzo Del Fante

(Milano)

10.

P. CARMINE COPPOLA

Carissimo don Franco, con grande soddisfazione ho sentito che si stanno raccogliendo testimonianze relative alla vita e alla persona di Teresa Musco. Avendo anch'io conosciuta « de visu » Teresa nell'ultimo anno della sua vita ed essendo stato testimone oculare difatti « stra-ordinari » che posso attestare con giuramento, mi sento in coscienza interpellato a rivelare la mia esperienza. Già Le inviai una copia del periodico « Il Crocifisso » dalla Parroc-chia di Scala, dove descrissi la mia conoscenza di Teresa. Ora cerco di compendiare i miei ricordi.

Andai la prima volta a Caserta, da Teresa, dietro vivissime insistenze e in compagnia di un Parroco della Diocesi di Castel-lammare, presso cui ero stato a predicare la novena dei defunti, nel novembre 1975. Così la incontravo la prima volta. E fu un'esperienza indimenticabile e scioccante. Io ero restato nella stanzetta accanto, mentre il confratello era a colloquio con Teresa nella stanzetta interna. Fu allora che vidi ùna statuetta del Bambino Gesù, custodita e chiusa in un astuccio di vetro che piangeva, e le sue lagrime abbondanti inondavano gli occhietti e il volto della statuetta. Dopo vive insistenze presso la sig. Antonietta Di Gioia, che assisteva Teresa, potei ottenere di osservare il Bambino fuori del vetro, e, asciugare quelle lagrime col mio fazzoletto, che conservo ancora macchiato di sangue. Avevo asciugato benissimo gli occhietti di Gesù, che fu rimesso nell'astuccio di vetro, per evitare che Teresa uscendo se ne accorgesse. Dopo pochi minuti però, prima di par-tire, sono ritornato a guardare e baciare il Bambino, l'ho ritrovato ancora, con agghiacciante sorpresa, con gli occhi pieni di lagrime di sangue.

Già allora mi resi conto del comportamento di Teresa, della forte obbedienza al suo Direttore, della discrezione gran-de con cui nascondeva fatti straordinari e si nascondeva, in una semplicità ammirabile.

Aveva un rispetto grande per i Ministri di Dio. « Per loro io mi sono offerta al Signore » diceva qualche giorno prima della morte. Qualche volta ha voluto con le sue mani preparare una tazza di the a noi due sacerdoti. L'ho vista accompagnarci fino alla porta e salutare con affetto baciando le nostre mani con quelle sue mani fasciate.

Più di una volta ho visto e ho ascoltato Teresa in estasi rispondere alle nostre domande in una lingua ignota, affine a quella ebraica, di cui ricordavamo un po' di fonetica. Rientran-do dall'estasi poi con una naturalezza infantile traduceva in italiano, iniziando: « la Madonna vuole... la Madonna dice... »Spesso mi ha risposto direttamente con una prontezza e preci-sione sorprendente. Ho sperimentato che Teresa leggeva e rivelava pensieri nascosti.

Molte altre cose ho sentito raccontare di Teresa, ma non avendole sperimentate di persona non le trascrivo.

Alla sua morte ho potuto finalmente osservare, toccare, e baciare le mani e i piedi, forati da parte a parte. Credevo che le stimmate fossero superficiali, soltanto una partecipazione alla passione del Signore, invece erano autentici fori che trapassa-vano le mani e i piedi.

Conservo geloso anche un suo scritto: è una letterina per la Pasqua 1976.

Le auguro una S. Pasqua e ottimo lavoro pastorale. Abbia grande pazienza e sapienza nella causa di quest'anima privile-giata, che ha avuto il piacere e l'onore di assistere in vita, credo voglia renderla anche partecipe di una parte della sua passione e sofferenza.

Mi raccomando alle Sue preghiere.

P. Carmine Coppola - Redentorista

Scala - Salerno

11.

DON GABRIELE ANTONIAZZI

Carissimo Don Franco, avendo letto, in una pagellina-ricordo di Teresa, che chi l'ha conosciuta dia notizie, e non sapendo a chi mandarle, scrivo due righe a te, perché tu le faccia pervenire a chi si interessa del caso.

Io l'ho avvicinata negli ultimi due anni della sua vita pa-recchie volte, stando in casa sua anche mezze giornate.

Ciò che mi ha fatto impressione era sopratutto la sua virtù:

Preghiera: passava con tutta naturalezza dalle cose mate-riali al colloquio con Dio frequentemente, come ci fosse uno vicino a seguirla. Spesso andava in estasi (giudichi la Santa Chiesa; ma secondo il mio giudizio erano vere estasi).

Delicatezza di coscienza: manifestava verso ogni forma di peccato più che l'orrore, che rende talvolta acidi, il dispia-cere che fosse offeso il Signore. Voleva soffrire lei, non Gesù, per queste offese. Umiltà, non si scomponeva per nulla di fronte alle lodi, anzi talvolta ci piangeva o ci scherzava, dicendo che era la piu miserabile di tutti.

Equilibrio e buon senso pratico: in tutte le cose trattate con lei, anche questioni, delicatissime e gravi, ho avuto risposte azzeccate e risolutive, in tutti i casi. E questo con una natura-lezza da sbalordire. Era anche allegra e vivace nel rispondere.

Purezza: il comportamento, il parlare era di un pudore, modestia e delicatezza semplici che facevano tanto piacere. Amava il candore. Anche quando toccava problemi delicati di persone che chiedevano aiuto, bastavano due parole.

Amore forte al Papa, al Vescovo di Caserta, ai sacerdoti, alla Chiesa. Guai parlarle male, ne soffriva. Anche quando si avvicinava, sapeva trovare la parola che rimedia e copre: espiava e pregava per questo.

Amore al dolore: ambiva di cuore sostituirsi al Crocifisso, all'Addolorata e alle sofferenze altrui. Diceva che non era capace che di soffrire e di amare. Ci sono state delle per-sone che, per mezzo mio, l'hanno avvicinata e poi l'hanno molto fatta soffrire. Mai verso di loro è uscita dalla sua bocca una parola amara, anzi esortava me ad avere comprensione.

Fortezza: di fronte alla verità e al bene non cedeva, anche a costo di essere disprezzata. Senza però eccedere in asprezza o nell'umiliare gli altri. Pregava molto perché il Signore illu-minasse le persone.

Fede: tutto il suo parlare era sempre improntato ad una elevazione a Dio. Aveva iri tutto spirito di fede: come se Gesù fosse sempre davanti a lei, e a Lui tutto indirizzava.

Distacco dalle cose terrene e speranza ferma nei valori eterni e spirituali. Mai ho notato in lei il minimo desiderio di denaro, mai preoccupata per il vivere. Viveva d'abbandono alla Provvidenza in ogni momento - anche quando soffriva la mancanza di mezzi.

Fiducia senza limiti nella misericordia di Dio. Non dispe-rava nemmeno di fronte ai casi per me più disperati. Diceva che Gesù avrebbe rimediato. Pregava e faceva pregare. Era una bellezza vedere come preparava le anime, che da tempo non si avvicinavano a Dio, alla confessione e alla comunione! Sapeva farle pentire dei loro peccati senza umiliarle.

Salto l'accenno ad altre virtù, per toccare i doni di Dio straordinari, che secondo il mio giudizio aveva e usava in bene delle anime.

1) Profezia: cinque casi da lei predetti mi si verificarono in pieno: a) un giovane che doveva diventare sacerdote; b) una ragazza che si doveva sposare; c) una casa per giovani da co-struire; d) un ragazzo si sarebbe rovinato; e) la morte di una ragazza mai vista.

2) Introspezione dell'anima: molti casi. Leggeva dentro come su un libro. Talora sapeva, ma delicatamente tirava sopra il velo della carità.

3) Ricevere un messaggio in aramaico trasmetterlo e veri-ficarsi rispondente al caso. Chiaro, preciso.

4) Stimmatizzazione e sofferenza della Passione di Gesù.

5) Lotta contro il demonio: una mattina aveva il viso tumefatto dalle botte.

6) Le immagini e statue del S. Cuore della Madonna, del Crocifisso, di Gesù Bambino, dell'Ecce Homo, più volte sotto i miei occhi e dinanzi a persone che sono venute con me, hanno versato dagli occhi lacrime anche di sangue e sudore dal corpo come gli agonizzanti. Più volte le ho assaggiate per sentirne il gusto.

Il fenomeno era continuo, talora è durato mezz'ora, un' ora. Teresa chiedeva che il Signore, o la Madonna dessero un segno che ci stavano vicini e ci volevano bene e succedeva questo. Assolutamente impossibile qualsiasi trucco, o in~anno. Ouesti fenomeni di lacrimazioni succedevano anche con le rose e i fiori che si mettevano davanti alle immagini.

7) Predizione della sua morte...

N.B. - Secondo il mio spassionato e personale giudizio Teresa Musco è una creatura scelta da Dio come vittima di espiazione dei peccati, come sorella che aiuta i sacerdoti con la preghiera e la sofferenza e come fulgido esempio per tutti i cri-stiani che amano sinceramente Dio e la Chiesa Santa. Aliena da ogni forma di esaltazione religiosa e di messa in scena, sem-plice e sopratutto equilibrata e coi piedi per terra, carica di male e di tanto dolore, sempre col sorriso sul volto e la pro-fonda pace nello spirito, era per quelli che l'avvicinavano, ma-dre, maestra, sorella, con la parola e con l'esempio. Ti toglieva ogni male dello spirito e ti dava pace, gioia, sicurezza. Sembrava, in sua compagnia, che tu esperimentassi che cosa vuol dire l'amore di Dio. Ci sarebbero tante altre cose da dire ma ci vorrebbe un libro.

Saluti cari, Don Franco.

In fede, tuo aff.mo

Don Gabriele Antoniazzi

Parroco di Poggio Catino (RI)

 

12.

P. BONAVENTURA MARTIGNETTI O .F.M.

12 gennaio 1972 - 19 agosto 1976

TERESA MUSCO: LA STELLA DI CASERTA.

L'ho vista per la prima volta il 12 gennaio 1972, a Caserta in via Ricciardi. Mi avevano parlato di lei, ma non l'avevo voluta conoscere; pressato da insistenze di amici l'ho avvicinata.

Dal primo istante sentii di comportarmi con lei in modo aperto e amichevole. Stava poggiata, a letto, per un forte dolore all'orecchio: quello che mi sorprese fu il fatto che ri-fiutava qualsiasi medicamento e molto più l'attaccamento, anzi l'amore, al patire per Gesù e per le anime.

Il 15 gennaio fu lei a venire a Benevento.

S'iniziò così una forte e profonda amicizia.

L'ho vista, poi, l'ultima volta il 19 agosto 1976: fui con lei durante il mattino, fui presente al pasto, l'accompagnai alla macchina in partenza per Napoli per la dialisi.

La mattina del 20 agosto seppi della sua morte improvvisa. Nell'ultimo tempo il dolore fisico l'aveva sopraffatta, per-ché le era venuta meno quell'iniziale fame e sete di sofferenza: una vittima consumata. Dopo il primo incontro ne sono seguiti moltissimi altri, favoriti dalla stima e dalla benevolenza che avevano per lei il signor Aldo Miele, di Benevento, e il prof. Corràdo Gian-caspro, i quali ben volentieri mi accompagnavano a Caserta, in tutte le ore, ma particolarmente di sera, perché liberi da im-pegni di ufficio. Nel tratto di cielo di via Battistessa, quando a sera si ripartiva, tra le tante stelle ve n'era una più splen-dente e luminosa delle altre: pensando Teresa e guardando quella stella mi dicevo: « un giorno chiameranno Teresa « la stella di Caserta ». Tutte le occasioni e tutte le ore erano buone per andare da « Teresa di Caserta »; dalla sua persona e dal suo contatto, per quel che diceva e per quel che acca-deva, emanava un fascino che creava serenità, contatto di cielo, amicizia. La sua parola illuminava la mente, placava l'anima, riempiva il cuore di pace e di gioia. La sua parola era poi, a suo dire, « Parola di Gesù di Nazareth ». Parola di Maria di Nazareth » espressa in un linguaggio misterioso e reso acces-sibile dalla sua traduzione. Lasciando Teresa ognuno riportava un senso di gioia celeste, di vicinanza col cielo, che rendeva più generosi e più entusiasti nell'impegno di vita cristiana.

Era semplice: sincera: a volte, rude e impulsiva, ma sem-pre buona e amabile.

Le parole spessissimo erano accompagnate da segni evi-denti che si verificavano su fiori e sopra immagini. Tanta gente, penso che sarà addirittura una moltitudine, ha visto fiori lacri-mare, Gesù Bambino piangere sangue, il Crocifisso sprizzare sòngue ed acqua, l'Immacolata versare sangue dagli occhi.

La sua persona, le parole e i segni rendevano come una realtà presente la persona di Gesù e la persona di Maria: lei, si sa, era uno « strumento », ma in lei, noi da quest'altra parte della barriera, vedevamo come lo stesso Gesù e la stessa Mamma celeste: lei era « immagine di Gesù e della sua passione e immagine di Maria » e della sua Maternità vicina, amabile e soave.

Teresa, una ragazza venuta su da un ambiente di cam-pagna, cresciuta tra privazioni e stenti, segnata da sofferenze senza nome e senza numero, è stata una come noi: amava, sof-friva, si affezionava, rideva, gioiva, si lamentava, alzava la voce, si arrabbiava, chiedeva scusa: soffriva come o~ni altra donna nel vivere i problemi di una donna che desidera una famiglia, una casa, la sistemazione: e soffriva una sua parti-colare solitudine interiore, sospesa tra il cielo e la terra, tra il peccato e la grazia, tra la tentazione seducente e la perseve-ranza nella grazia. Tutti noi, perciò le volevamo bene: perché, pur essendo come noi, aveva il dono, d'un colpo, di trasportarci « fuori tempo e fuori spazio » nel Regno della luce. Ecco: una ragazza profondamente umana, radicata nel nostro tempo -televisore, lavatrice, permanente, auto, cliniche, mutua - e una ragazza profondamente cristiana radicata nel Corpo e nel Cuore di Cristo. Cinque piaghe, flagellazione, corona di spine come Gesù e colpi di rabbia demoniaca, resa « segno di sal-vezza » per gli uomini lungo la via del Cielo.

Teresa amava Gesù. Lo amava di un amore ardente, totale e per dire esatta la mia impressione, originata dall'averla vista tanto violentemente soffrire per amore di Gesù e delle anime. Lo amava di un « amore passionale e feroce »: la passi6ne di amore la spingeva verso Gesù « bellissimo Dio e bellissimo Uomo » e la rendeva feroce contro satana e il peccato.

Teresa amava Maria. Era felice, felicissima anche se feli-cemente pudica, nel tratteggiarmi le espressioni di amore, di cui la gratificava la Mamma celeste. La Madonna per lei e per noi era sempre e solo « La Mamma celeste ».

Teresa amava la Chiesa; amava i Vescovi, i Sacerdoti di un amore di predilezione, anche se, libera e forte, ne denun-ciava le manchevolezze.

Teresa amava le anime: per la loro salvezza, come Gesù, ha offerto anima, corpo, vita.

Sono contento di averla conosciuta e amata. Mi è stata di tanto aiuto e conforto: ha illuminato con la luce di Gesù e con la luce di Maria il cammino di questi miei ultimi anni. Anche lei amava tanto il Volto Santo di Gesù: e quando il Vescovo di S. Agata dei Goti, Mons. Irario Roatta, lo rilasciò per brevi istanti, lei, preavvisata da Suor Concetta Pantusa, era nella Casa di Airola ad attenderlo: come pure, quando il Vescovo lo riconsegnò definitivamente, lo portai in casa sua a Caserta per farglielo venerare e baciare.

Sono contento per averle dato l'ultima grande gioia della sua vita, allorquando dalla sua casa la misi in comunicazione telefonica con Suor Speranza di Airolà: parlava, dimentica dei suoi dolori, piena di felicità e di gioia, con gli occhi e il volto risplendenti di luce e di sorriso.

P. Buonaventura Martignetti

Airola

13.

DON VINCENZO CUOMO

Ho conosciuto Teresa Musco visitandola più di una volta

Ho assistito una volta al fenomeno della lacrimazione di sangue di un Bambinello di creta.

Dal colloquio collettivo e privato avuto con lei ho potuto notare in lei una grande semplicità, una istintiva ritrosia ad esporsi e insieme un grande distacco dai numerosi fenomeni straordinari che in lei e fuori di lei si verificavano.

In fede...

Sac. Vincenzo Cuomo

Napoli,18 maggio 1977

14.

MONS. OTTAVIO MICHELINI

Mons. Ottavio Michelini, in data 5 sett. 1976 così scriveva, da Carpi, a Don Franco: « ho saputo del transito di Teresa: gioia e dolore sono stati i sentimenti del mio animo allorché me ne fu data notizia: gioia per saperla in Paradiso, dolore per la grave perdita che noi Chiesa abbiamo subito, grave per-dita per il corpo mistico, grande conquista per il Cielo. Ha pagato per noi - con Gesù e come Gesù -. Grande è la sua gloria in Cielo... la vedo sempre affaccendata coi fornelli... sem-plice, umile, tutta di Dio. Fortunata Teresa, Gesù le ha rispar-miato, in terra, di assistere e vedere l'ora della purificazione che si avvicina, e gli uomini seguitano il loro cammino nel buio...».

 

15.

P. BERNARDINO CENNAMO O.F.M.

Padre Bernardino Cennamo O.F.M., venuto a conoscenza della santa morte di Teresa, scriveva in data 23 agosto '76 a P. Franco: « comprenderete' come siano vive, sincere e pater-ne le mie condoglianze in occasione del trapasso di questa pic-cola e grande sorella, nella quale il Signore ha voluto rinnovare il mistero della sua passione e morte in maniera tanto grande e terribile. Quale monito per noi sacerdoti così poco vittime, dinanzi a queste vittime cruente pur non essendo sacerdoti. Quale « segno dei tempi è stata ed è questa straordinaria crea-tura... attraverso fatti inauditi e incredibili a vedersi... Ho già tenuto una conferenza alle 50 Suore degli Esercizi presen-tando la straordinaria « sposa di sangue » del Crocifisso morta a Caserta. Hanno trattenuto il respiro~... Penso sia stato deci-sivo per la buona riuscita degli Esercizi...! ».

 

16.

DON ANGELO MASI

Aver incontrato TERESA MUSCO è stato per me:

1) un dono della Madonna, da Lei chiamata la « Mam-ma Celeste »;

2) un continuo ritrovare me stesso: la mia identità;

3) una risposta gioiosa alla mia vocazione Sacerdotale. Dopo ogni incontro c'era da ringraziare, il Signore. Prima dell'11 febbraio 1973 non conoscevo Teresa né ne avevo sentito parlare.

Dal 17 ottobre 1972 ho incominciato a non star bene. Gli esami fatti al reparto di Medicina Nucleare dell'Università Me-dica di Parma (~ennaio 1973) accertarono ciste (adenoma) al lobo sinistro della tiroide. Il Prof. Visioli, amico di mio fra-tello, P. Nicolino, Missionario Saveriano, mi voleva per forza trattenere e sottopormi subito ad intervento. Non volli; pen-savo che una cura, nonostante il parere del Prof. Visioli, sarebbe stata sufficiente a rimettermi a posto.

Ulteriori ricerche fatte a Latina e l'attesa peggiorarono la situazione. L'11 febbraio avevo rimesso tutto nelle mani della Madonna durante la celebrazione della SS. Messa.

Nel pomeriggio della stessa giornata mio cugino, D'Achille Alessandro, mi telefonava e s'incontrava con me parlandomi di Teresa. Prendemmo immediatamente appuntamento a mezzo telefono con il Sac. Don Franco Amico. L'incontro fu fissato per il 17 febbraio.

Le mie impressioni: Lei era a letto; soffriva:

Sono rimasto colpito:

1) dalla sua serenità;

2) dalla perfetta concordanza (usate le stesse parole) con il giudizio e il pensiero del Prof. Visioli di Parma;

3) per avermi parlato a nome della Mamma Celeste;

4) per la tranquillità interiore provata e l'accettazione a sottopormi all'operazione. Avevo terrore dell'ospedale e del-l'operazione.

Alcune sue parole: « Pregherò per Lei... ma Lei preghi... Le sarò vicino... non abbia timore... andrà tutto bene » e mi offriva una Corona del Rosario.

Per farmi coraggio Le avevo presentato i saluti dell'amico Eligio Marroni da Roccasecca dei Volsci che Lei ben conosceva per averlo salvato, anche lui per la tiroide. Di questa notizia ero venuto a conoscenza qualche giorno prima di andare a Caserta.

Ho sempre attentamente riflettuto sulle varie coinci-denze!...

Mi sono sempre domandato come mai Teresa, benché sof-frisse molto, si mostrasse serena, normale, pronta alla battuta spiritosa, con parole tipiche paesane, e nella più grande natura-lezza.

Stupiva per il suo carattere forte, vivace, intelligente e di grande equilibrio.

Aveva il gusto dell'ospitalità. dell'accoglienza; e per tutti e per ciascuno presentava attenzione senza mai lamentarsi. Una cosa esigeva, e questo per eseguire la volontà dei Superiori Ec-clesiastici, che l'incontro venisse concordato con D. Franco.

Stupenda è l'espressione che ho raccolto, quasi come una tipica esperienza, da molti: « mi trattava come volesse bene solo a me ».

anche la mia esperienza! Passava ore ed ore, mattina e pomeriggio fino a tarda sera, eccetto alcuni giorni della settimana, ad ascoltare, a rispondere, a dare consigli. Si usciva dal colloquio con una pace interiore e tanta tene-rezza nel cuore: rinnovati.

Di fronte alla resistenza o al peccato... Teresa invitava prima a passare dal Confessore.

Il suo carattere forte non accettava situazioni ambigue di coscienza ed era esigente anche se comprensiva.

Passava con tanta naturalezza a trattare argomenti comuni, quelli di ogni giorno, con altri di ordine teologico, ascetico e mistico... da esperta... Lei che aveva frequentato solo la quinta elementare!

Sapeva ben nascondere la grande realtà soprannaturale che viveva e la sua condizione di Vittima... Quando, a volte, apriva qualche spiraglio lo faceva sempre con discrezione e altrettanta discrezione richiedeva a chi accordava tale fiducia.

Se si chiedeva qualcosa... ditelo a D. Franco se lo concede o al P. Spirituale, rispondeva.

L'umiltà? Tra le varie confidenze trovo segnato nel mio taccuino: 8 giugno 1976: « credimi, lo dico veramente, ci si, sente come una "schiappa"... prega tanto, tanto per me »

Mi sentii un niente di fronte a Teresa!

La sua sofferenza? L'ha sentita e forte e in maniera scon-certante dal punto di vista umano ed ha pagato quale VIT-TIMA fino alla fine.

« Sono gelosissima delle mie sofferenze... » mi aveva scritto il 5 novembre 1975; « Pregherò e accetterò di soffrire per... » mi ripeteva di fronte a problemi delicati; e inutili erano i tentativi per dissuaderla. Ti vinceva con il sorriso. Teresa av-vertiva profondamente i problemi della Chiesa: « soffrire per questo, per me diventa una gioia » aggiungeva.

Il pomeriggio dell'8 giugno 1976, tra sofferenze inaudite e continui svenimenti mi diceva: « è il momento di dimostrare di amare... perché è facile dirlo quando si sta bene...».

Quando il penultimo giorno di vita su questa terra, 18 agosto 1976, le avevo con sincerità ripetuto, preoccupato per le sue condizioni fisiche e per il colloquio che si protraeva: « Teresa, come fai a soffrire tanto e ad ascoltarci così! » « non ti preoccu-pare, ... parlami... lo farò per tutta la vita » fu la risposta.

La sua era una spiritualità Mariana ed Eucaristica e per questo invitava a formare gruppi di preghiera. Per quel poco che so, perché troppo intimo, l'amore alla Mamma Celeste e all'Eucarestia erano la forza delle sue giornate e del suo impe-gno... ed è così che si spiega la particolare attenzione per i Sa-cerdoti.

Di una persona, di cui tralascio il nome, mi aveva detto:

« Se dicesse il S. Rosario... risolverebbe tutti i problemi ».

Non so dire quante volte ho constatato lacrimazioni anche di sangue in casa di Teresa. Volto di Gesù, Gesù Bambino, S. Cuore, Crocifisso, Madonna di Lourdes, quadretto della S. Fa-miglia... e non avveniva solo questo! E che dire delle rose?

L'Autorità Ecclesiastica, ove lo reputi opportuno, inter-venga, verifichi, giudichi!

Cosa è stata Teresa per me e per la mia famiglia? Molto... ma veramente molto e, affermando questo, so di non dire nien-te... ove si pensi che ha accettato di fungere da Madrina di Cresima per mia nipote Anna a Lourdes, proprio nella Grotta!

A me, in particolare, resta nel cuore tutto il bene spiri-tuale fattomi, l'amore alla Mamma Celeste, i tanti discorsi, un grande sorriso luminoso rivoltomi durante la recita del S. Ro-sario la sera del 18 agosto 1976... e poi quella frase che Lei scherzosamente gettò quella sera tra quanti ci attardavamo at-torno al suo letto: ... e se domani fosse l'ultima volta che vado a Napoli? » (veniva accompagnata in macchina alla clinica Villa Gerani a Napoli per la dialisi).

Non credemmo, Lei però ci anticipava la sua morte, avve-nuta la sera del giorno seguente, 19 agosto 1976!

E come dimenticare il canto, fioco ma vibrante di gioia della sera dell'8 giugno 1976 «Andrò a vederLa un dì...»!

Fu questo il canto con il quale l'enorme folla di Caserta accompagnò la salma di Teresa dal Duomo alla Piazza della Prefettura il 21 agosto.

Al Cimitero di Caserta, alle 14,30, un bocciolo di rosa ormai avvizzito per il caldo, raccolto per terra perché caduto dalla corona di fiori mi fu consegnato e poi passato sulla fronte e sulle stimmate di Teresa... quando mi fu restituito aveva gocce nei suoi petali...

Forse un saluto di Teresa...

Sac. Don Angelo Masi

Priverno (LT)

17.

P. ARSENIO LEO

Carissimo Don Franco, scrivo per comunicarti la mia testimonianza circa la vita di Teresa Musco. Ho conosciuto Teresa nel 1975 in un momento difficile della mia vita.

In quel tempo avevo tanto bisogno di essere aiutato spi-ritualmente e Teresa mi accoglieva sempre con tanto amore, mi ascoltava, mi capiva e mi aiutava. Ebbi subito la sensazione di trovarmi di fronte ad una ragazza piena di Dio, umile, po-vera e semplice. Pregava molto e a me raccomandava la devo-zione alla Madonna e all'Eucaristia, e la pratica del Vangelo. Era molto sofferente, ma sapeva tramutare il suo dolore in gioia, poiché appariva sempre serena e sorridente. Aveva il grande dono di parlare con la Madonna in aramaico. E di ciò sono fermamente convinto, poiché tutto ciò che la Madonna mi rivelò tramite Teresa, tutto si è avverato. Cito un esempio miracoloso: ero smarrito abbandonato ammalato e con l'aiuto di Teresa ho trovato la guarigione e sopratutto la mia serenità. Circa i fenomeni prodigiosi che si verificavano in casa di Teresa aggiungo che due volte Gesù Bambino ha pianto sangue in mia presenza.

Sono certo che Teresa ancora oggi ci assiste dal cielo.

Padre Arsenio Leo

Parroco di Fisciano (Salerno)

 

18.

MADRE TERESA DI S. GIUSEPPE - CARMELITANA

Rev.mo e Carissimo P. Franco Amico,

con il cuore ricolmo di riconoscenza a Dio aderisco al suo desiderio d'inviarle una relazione sulla piccola-grande Mar-tire d'amore e di dolore Teresa Musco.

Posso accertare con questa relazione: Il 9 aprile 1973 alle ore 19, P. Franco Amico condusse P. A. Passionista in casa del-la Stimmatizzata, era a letto sofferente. Impressione buona, crea-tura angelica, semplice, dallo sguardo sereno. P. Franco è vera-mente degno di stare spiritualmente vicino a quella figliuola. Teresa ha dichiarato che siamo unite come due sorelle nella preghiera. P. Adalberto ha visto le piaghe delle mani: nel dorso avevano un alto agglomerato di sangue, come grandi tappi di bottiglie, o come la capocchia di chiodi che crocifissero Gesù. Nella palma, invece, si vedeva benissimo la ferita dei chiodi (tut-to ciò desunto da uno scritto a me di P. Adalberto).

In seguito seppi molto di Teresa ma non spetta a me dichiararlo: solo affermare che Teresa Musco era una povera, angelica vittima, anima nascosta in continua offerta. Operavà miracoli in vita, parlava o scriveva in estasi o sotto dettatura. Comunicava misticamente per bilocazione, diretta spiritualmen-te dal Padre Borra Salesiano.

Teresa ebbe sofferenze inimmaginabili anche dal demonio e dalle persone, maggiormente soffriva per le anime Sacerdotali che cedevano al mondo e alle creature.

Negli ultimi tempi soffriva molto per le manifestazioni sanguinanti del Crocifisso, dell'Immacolata, di Gesù Bambino. Sentiva il cuore stretto da una morsa perché capiva che i nostri peccati ne erano la causa, si preoccupava e avvertiva tante tenta-zioni che a volte le impedivano di pregare.

Termino ricopiando l'ultima lettera della cara Teresa scrittami il 27-5-76. « Dio Solo » Mia Rev.ma Madre Teresa, Mammina cara in Cristo, ho letto la vostra lettera e ne sono rima-sta tanto contenta, ogni volta che vedo un vostro scritto sono tanto felice, provo una felicità che non so descrivere. Comun-que io prego tanto per voi e anche voi pregate tanto per me, mi sento tanto male e non ho la forza neppure di scrivere. Vi saluto in Cristo, Teresa Musco.

Questo il conforto per aver recato io una stilla di balsamo alla piccola Ostia per la salvezza del mondo!

Rev.mo P. Franco, ho risposto aderendo al suo desiderio. Quando sarà l'ora segnata dalla Misericordiosa Bontà di Dio, altre pagine, colme di luce, riveleranno le più dolci relazioni d'anima con Teresa, consumate e piovute in privilegi di Gra-zia, dai fulgori della Beatitudine Eterna, che ora... devono ri-manere nel segreto di personali manifestazioni... a gloria di Dio!...

Madre Teresa di S. Giuseppe

Carmelitana Scalza (S. Colombano - Lucca

19.

DOTT. SILVERIO D'ATRI

La prima volta che mi sono incontrato con Teresa Musco, nella casa a « Via Ricciardi » a Caserta, ho avuto l'impressione di conoscere una ragazza semplice, mite e serena con un volto di pace e lieve sorriso.

Era in compagnia del fratello spirituale don Franco Amico e mi donò due Rosari: uno ordinario e l'altro dell'Addolorata.

I Rosari erano profumatissimi e mi fu detto che erano stati benedetti dalla Santissima Vergine Maria: la mia gioia fu grande.

La Teresa Musco aveva le mani coperte da semiguanti di stoffa che coprivano le stimmate.

Ricordo che la prima volta, a via Ricciardi, le domandai che cosa potesse dirmi di tanta aberrante confusione sociale e mondiale, e lei mi rispose: « I tempi vanno male e peggiore-ranno, ma io non ci sarò ».

Sapendo che aveva il « Carisma » di parlare con la Ver-gine Santa, altra volta le domandai di chiedere alla Mamma Ce-leste qualche consiglio per la mia anima, e lei, entrando in estasi, con gli occhi e tutto il volto rivolto in alto, parlò in modo strano senza che io capissi il significato. Poi si riprese e mi disse: « La Mamma Celeste vuole che preghiate sempre e viviate in grazia e in pace perché vi sta sempre vicina ».

Seppi poi che il linguaggio incompreso era ebraico e così aumentò la mia sorpresa, in quanto sapevo che aveva appena frequentato le elementari.

Diverse famiglie di Ponza hanno avuto la possibilità di visitarla, sempre col debito consenso, ed anche io ho tanto gioito a vedere queste famiglie rinnovarsi e frequentare i Sacra-menti con viva Fede e Amore, elevando il loro modo di vivere cristiano, che prima era meno evidente e poco generoso.

Anche la mia famiglia ha avuto la gioia di incontrarla e con-fortarsi ai suoi Santi Consigli.

Dr. Silverio D'Atri

Ponza (Lt)

20.

DOTT. GIUSEPPE IORIO

Tramite mia sorella Titina, ho avuto l'opportunità di co-noscere la Sig.na Teresa Musco e di frequentarla per circa un anno con una certa assiduità e posso dichiarare come uomo e come medico trattarsi di persona molto particolare: un' anima mistica così umile e così grande.

I suoi colloqui con me, spesso in lingua aramaica, mi col-pivano sempre più e un giorno, parlando di una particolare ma-lattia, da cui era affetta una mia paziente, m'ha fatto, con spa-ventosa rapidità, la diagnosi esatta del male, con un linguaggio tipicamente e strettamente scientifico, mi ha prospettato l'ur-genza di un intervento chirurgico, descrivendo nei minimi par-ticolari, come tale intervento si sarebbe svolto. Tutto si è avve-rato alla perfezione in quanto sono stato presente in sala ope-ratoria.

Oltre che guida spirituale, la Sig.na Musco è stata per me anche una paziente: l'ho visitata alcune volte ed ho notato nella sua persona i segni delle stimmate, inoltre, nella sua casa sono stato testimone di fenomeni di lacrimazione a sangue su diver-se immagini: sul Crocifisso, sul Volto di un Ecco Homo e su quello di un Bambin Gesù. Era presente con me mia sorella Titina, il dottore Marone e Sig.ra, abitanti in Salerno.

Di simili fenomeni sono stato e sono continuamente testi-mone in casa del fratello della Sig.na Musco, Luigi, in Castel S. Lorenzo.

In fede.

Dott. Giuseppe brio

Medico Chirurgo presso l'Osp. Ortopedico di Salerno

21.

DOTT. CARMINE PENTANGELO VILLA DEI GERANI

Viale Colli Aminei a Capodimonte Napoli

Il mio primo incontro con Teresa Musco l'ho avuto in un pomeriggio del luglio 76; solo dopo averLa visitata sono stato informato del « segreto » che questa ragazza, apparsami come una donna qualsiasi, celava.

Il primitivo atteggiamento diffidente, miscredente di noi tutti, che la seguivamo nel decorso della sua malattia, lasciava spazio a molti dubbi che ogni giorno, migliorando sempre più la conoscenza di Lei, si diradavano.

Teresa è apparsa una creatura piena di umanità di fronte al dolore, che accettava con rassegnazione; ciò che di sopranna-turale Ella aveva lo mostrava e con non poca reticenza solo nell'intimità del colloquio.

Il ricordo personale, che più mi è vivo, è quello di un col-loquio avuto una sera, nella sua camera: con il linguaggio dei semplici Teresa mi parlò dei miei trascorsi, di mie prospettive future, mi raccontò le sue peripezie, mi mostrò il suo « Gesù Bambino », fugò insomma tutti i miei dubbi.

Teresa è morta in una serata in cui una serie di coincidenze apparentemente fortuite, mi avevano voluto presente in dialisi.

Alla luce degli eventi devo confessare che anche questo mi è ap-parso come quasi un « disegno voluto ».

Non saprei far commenti sulla morte di Teresa: la sua morte mi è apparsa non diversa da quella che, purtroppo talora colpisce malati come Lei; ma il ricordo insieme con il rimpianto per un colloquio, che è stato troppo breve, si rinnova quotidia-namente coll'avverarsi di quelle cose che Lei con naturale sem-plicità mi aveva predetto.

Napoli, 19-7-77

Dott. Carmine Pentangelo

 

22.

DOTT. SALVATORE FRANZESE CENTRO DI NEFROLOGIA E EMODIALISI

presso Villa dei Gerani - Napoli

Ad un anno circa dall'avvenuto decesso di Teresa Musco, non posso non ricordare l'esemplarità di questa fanciulla che, anche in condizioni abbastanza precarie, riusciva a trovare per gli altri ammalati sempre una parola di incoraggiamento e di conforto.

Il suo ricordo, vivo in me, mi è di continuo sprone nel sollievo della sofferenza di questi ammalati in trattamento emo-dialitico che lottano di giorno in giorno per la sopravvivenza.

Dott. Salvatore Franzese

 

23.

FAMIGLIA QUATTRINI - DICHIARAZIONE

Siamo una famiglia formata da cinque persone.

Abitiamo in Morolo (FR) Contrada Cerquotti, 36.

Siamo stati privilegiati nel conoscere TERESA MUSCO, una donna semplice, umile, ma con un cuore immenso.

L'abbiamo conosciuta nell'aprile 74.

Era un triste periodo per noi, in quanto avevamo alcune preoccupazioni finanziarie.

Ci presentammo a Teresa al limite della disperazione, ella ci accolse con un gran sorriso sulle labbra, un viso che ci ispi-rava molta fiducia, con il suo parlare semplice e con i suoi con-sigli riuscì a darci la forza e la fiducia che avevamo perduta. In-fatti, tornammo a casa con una gran voglia di reagire a tale si-tuazione. Con la preghiera, la fede e l'aiuto di Teresa riuscimmo a superare tale periodo.

Da quel giorno la nostra vita cambiò e notammo nuovi progressi. i nostri incontri con Teresa divennero frequenti, an-davamo a trovarla quasi tutti i mesi per riunirci in preghiera e ringraziare insieme la Mamma Celeste.

Durante questi incontri sempre più affettuosi, davanti ai nostri occhi si verificarono alcuni fatti straordinari.

Ricordiamo, un giorno, mentre stavamo recitando il Santo Rosario, ci accorgemmo che, sull'altarino all'angolo della ca-meretta, alcune rose piangevano, infatti i loro petali erano ba-gnati da goccioline.

Questo fatto si verificò più volte in presenza nostra e di altre persone.

Ma ciò che ha colpito maggiormente è stato il pianto di alcune immagini sacre.

Teresa aveva un grande Crocifisso appeso ad una parete il quale Crocifisso piangeva « lacrime di sangue » e tali lacrime sgorgavano da ogni punto del suo corpo.

Altrettanto accadde a Gesù Bambino composto nell'alta-rino, ad un quadro raffigurante Gesù Cristo e ad un altro raffi-gurante la Mamma Cèleste.

Questi fatti li abbiamo constatati più volte.

Da tali immagini uscivano lacrime di sangue fino a coprire quasi tutta l'immagine.

Dopo tali avvenimenti soprannaturali, la nostra fede au-mentava sempre di più e notavamo in Teresa il dolore per i pec-cati di tutti gli uomini e con la sua umiltà, le sue sofferenze e le sue preghiere cercava di convertire i peccatori.

Con fede

Fam. Quattrini

24.

FERRENTINO LUCIA

Io sottoscritta Ferrentino Lucia sono stata sempre da pic-cola sfortunata, orfana di padre appena di quattro anni. Nei miei ventuno anni sono rimasta madre con due bambini sen-za sposarmi, delusa da un giovane fidanzato. Ora soltanto ho incominciato a capire che significa vivere in grazia di Dio e fare la sua volontà. Tramite la mia padrona di casa che spesso mi parlava della signorina Teresa mi fu presentata a casa della stessa padrona. Sentendola parlare e guardando l'umiltà di questa anima prediletta, acquistai subito fiducia nelle sue pre-ghiere. Dopo poco tempo ebbi il primo regalo, cioè quello di sistemare i due miei bambini all'asilo parrocchiale gratuitamente, perché le mie condizioni sia morali che materiali non potevano corrispondere.

Il giorno 20 agosto 1976 visitai Teresa sul letto di morte e le chiesi la grazia di un lavoro. Dopo pochi giorni fui inaspet-tatamente chiamata a prestare lavoro presso lo Stabilimento del-la Siemens, fu per me una grande grazia. Per intercessione di Teresa così ho acquistato la fede, con la speranza di fare sem-pre la volontà del Signore e che Teresa sarà per me sempre la mia protettrice dal cielo.

Ferrentino Lucia

 

25.

ROSANNA TOSI

Roma, 11 giugno 1977

Io Rosanna Tosi dichiaro vero quanto segue:

Ho conosciuto Teresa Musco nel 1972 e fin dalle prime volte ho ricevuto un grande beneficio dalle sue parole, le quali, anche negli anni seguenti, mi hanno permesso di superare le molte difficoltà che man mano mi si presentavano.

Ella mi voleva molto bene, perché sapeva che andavo da lei con cuore sincero e non per curiosità (fatto che avveniva molto di frequente e che lei avvertiva prima che si verificasse).

Io stessa ho visto le sue stimmate, che mi sono apparse come due profondissimi fori che le trapassavano le mani ed i piedi; una volta erano ricoperte di sangue coagulato, dalla forma di una testa di chiodo del diametro di un centimetro e mezzo circa.

Anche il costato presentava una profondissima ferita, esat-tamente sotto il seno destro, tanto profonda che una volta, su invito di Teresa, il mio indice vi entrò per quattro centimetri senza toccarne il fondo.

Nel 1975 e nei mesi del '76 che hanno preceduto la sua morte, ho potuto assistere anche ai seguenti fatti, per me, straordinari: tutte le immagini sacre che Teresa aveva in casa hanno pianto o sudato sangue varie volte.

Mi sono rimasti impressi sia un Bambinello, il quale pianse tanto sangue da impregnare la culla nella quale era adagiato, sia un quadro raffigurante un Cristo incoronato di spine, il quale trasudò tanto sangue da macchiare la parete alla quale era ap-peso. Infine, ricordo anche che, durante il viaggio di nozze, mio marito ed io, essendo andati a trovare lei e padre Franco, ve-demmo un Ecce Homo lacrimare sangue per alcuni minuti, dopo che Teresa aveva pregato per qualche tempo accanto al medesimo (3 Novembrè 1975, ore 20,30).

Pochi mesi prima di morire, Teresa e padre Franco ven-nero a Roma da padre Borra in via Marsala e portarono con loro una statuetta del Bambin Gesù che, alla presenza di una ventina di persone, me compresa, incominciò a piangere come un bambino vero (tale, per altro, lo giudicava sempre Teresa).

Inoltre, alcuni garofani, sempre in quell'occasione, posti intorno alla statuetta, s'impregnarono di gocce d'acqua, senza che nessuno li avesse toccati (anche a tale fenomeno, comunque, avevo assistito spesso a casa di Teresa).

Inoltre devo anche dire che, quando le chiedevo un con-siglio su di una questione molto grave, ella rivolgeva la doman-da alla « Mamma celeste », servendosi, in quell'occasione, di una lingua a me ignota che, a quanto ne so, esperti hanno affer-mato essere aramaico.

Potrei ~ ore ed ore a citare fatti altrettanto sorpren-denti, ma mi sono limitata a confermare quelli più noti.

In fede

Rosanna Tosi - Roma

26.

PAOLO CREMISINI

Io, sottoscritto Paolo Cremisini, ritengo mio dovere offrire testimonianza su fenomeni di cui, pur tralasciando di avanzare una qualsiasi spiegazione, non posso negare l'esistenza.

Il 3 novembre del 1975, durante il viaggio di nozze, mi trovavo in casa di Teresa Musco con mia moglie, che di lei era molto amica. Ebbene, in una stanza di detta casa, ebbi modo di vedere numerose immagini sacre coperte, in varia misura, di sangue o, per essere più obiettivi, di un liquido del colore del sangue, il quale, anzi, sgorgò, in mia presenza, dagli occhi di un busto di Cristo.

Questi i fatti, ad altri spetta l'interpretazione; l'unica cosa che posso dire è che, per quanto ho visto, sia da escludere, a mio parere, l'ipotesi di un trucco.

Roma, 11 giugno 1977

In fede

Paolo Cremisini - Roma

27.

EVELINA CALONI

Trovandomi sulla tomba di Padre Pio da Pietrelcina il 23 settembre 1975 (ricorrenza della sua morte) invocai calda-mente il Padre di rafforzare la mia fede, in quanto stavo attra-versando un periodo di dure prove, quindi avevo bisogno di es-sere sostenuta da qualcosa di veramente grande.

Il Padre, amorevolmente, mi esaudì subito, operando at-traverso una sua cara figlia spirituale, la stimmatizzata Teresa Musco da Caserta, che già conoscevo da alcuni anni.

Appena entrata a Roma, proveniente da San Giovanni Ro-tondo, ebbi l'invito di recarmi da Teresa.

Trovandomi accanto a lei, sentii la necessità di metterle fra le mani (stimmatizzate) un mio crocifisso di metallo - cm. 12 - ed alla presenza del Sacerdote (Franco Amico) e di una mia cara amica il Crocifisso sanguinò! Contemporaneamente l'Ecce Homo, che teneva Teresa sul suo comodino, lacrimava sangue; commossa per tale immenso avvenimento, mandai un pensiero di gratitudine al caro Padre Pio, per avermi ampia-mente esaudita.

Dopo questo grande e straordinario fatto, ringraziando Iddio per la Sua bontà, ho avuto altre occasioni di assistere a fenomeni soprannaturali.

Ho veduto più volte lacrimare immagini sacre in casa di Teresa, cioè: il Bambinello, la Madonnina di Lourdes, il Croci-fisso, il Cuore Immacolato di Maria ecc. ecc.

Eterna sarà la mia gratitudine a Teresa per avermi tanto stimata e benvoluta, nonché sorretta con le Sue preghiere nei momenti più difficili della mia vita.

Roma, 14-6-77

In dev.ne

Evelina Caloni - Roma

28.

FRANCA TOSI

Il Signore mi ha fatto un dono inestimabile nel farmi incontrare l'indimenticabile Teresa Musco di Caserta, della quale sento la presenza specie nei momenti più difficili ed alla quale mi rivolgo con fiducia. Nel 1972, in un pellegrinaggio a Collevalenza, sentii parlare di lei e l'indomani mi recai a cono-scerla. Già dal primo incontro ho sentito che era in continuo contatto con il Signore e con1 la Mamma Celeste.

Vidi le immagini sacre che ella aveva in casa con i segni evidenti del soprannaturale. Nel 1975 ho assistito a questo evento: le avevo donato un Ecce Homo perché, avendo visto il mio, ella aveva espresso il desiderio di averne uno simile; quel giorno, trovandomi con lei, presente Don Franco Amico, Teresa prese fra le sue mani Gesù e pregò per alcuni minuti, subito dopo incominciò a lacrimare Sangue Divino poi, pian piano si coagulò come aveva fatto altre volte, lasciando però l'impronta della divina sudorazione.

Quando io guardo il mio Ecce Homo ripenso a quei dolci momenti e riprovo quella stessa intensa commozione che nes-suna penna può descrivere. Teresa era molto umile, semplice e naturale in tutte le sue manifestazioni. Era affettuosa con me e mi seguiva nelle mie pene e sentivo l'efficacia delle sue pre-ghiere e sacrifici. Da tutti i nostri incontri ho ricavato grande pace e la certezza che la sua preghiera mi avrebbe sorretta in ogni caso.

Roma, 14 Giugno 1977

Con fede

Franca Tosi - Roma

29.

UN CONVERTITO: CARMELO MACHETTI E FRANCA

Sono stato toccato veramente da una grazia, la più gran-de: quella della conversione. Sono consapevole di essere pas-sato da una vita facile ad una timorata di Dio. Il racconto della vita di Teresa Musco mi ha scosso profondamente, sentivo il bi-sogno di pregare anche se non conoscevo alcuna preghiera, do-po tante tentazioni mi avvicinai ai Sacramenti e più mi convin-cevo che dovevo insistere sentendomi trascinato da una forza interiore grandissima che dà una gioia che solo il Signore può dare.

Ho avuto così un'altra visione della vita, quella che ora cercherò di dare ai miei figlioli. Teresa si è fatta sentire vicino a noi come ha raccontato mia moglie e anche se non l'ho cono-sciuta per me è come lo fosse stato.

Carmelo Machetti

 

Maggio1977

Io Ferrera Francesca ho assistito alla conversione di mio marito e posso confermare che nulla lo ha influenzato se non l'in-tercessione di Teresa Musco.

Teresa Musco ci ha dato tanto anche se l'abbiamo cono-sciuta dopo la Sua scomparsa.

Tutto infatti iniziò due giorni dopo la Sua morte quando mio marito, al lavoro, sentì parlare di Lei da alcuni suoi amici che, seppure scettici, erano rimasti scossi da ciò che ave-vano visto in casa sua.

Anche mio marito volle andarvi, ma la folla e il poco tempo disponibile (aveva lasciato il lavoro per un paio d'ore) non glielo permisero. Ciononostante da quel momento sentì che la sua vita stava cambiando e fu preso da un irresistibile bisogno di accostarsi ai SS. Sacramenti della Comunione e Con-fessione. Non l'aveva mai fatto tranne quando ci sposammo nel 1960 e quando fece la ia Comunione. Ora invece, oltre all'ac-costarsi quotidianamente alla Sacra Mensa, quando gli è possi-bile, ascolta più Messe per fare atto di riparazione.

A Teresa Musco, pur non avendola mai conosciuta, né sa-pendo quanto fosse grande, affidammo le nostre preghiere af-finché intercedesse presso il Signore per la guarigione di un no-stro cognato colpito da un male incurabile. E a Lei dedicavamo il S. Rosario la sera del 15 ottobre 1976.

In mattinata ero stata al cimitero perché si celebrava la S. Messa ed è stato li che venni a conoscenza che nella recita del S. Rosario prima di ogni mistero Ella soleva dire « O Maria, Regina e Madre delle famiglie cristiane, pregate per noi e man-dateci santi Sacerdoti ».

Allora anch'io per farLe cosa gradita ho pensato di ag-giungerla e la sera del 15 ottobre mandai a prendere dal cas-setto dove in verità l'avevo nascosta perché la mia bambina di 2 anni l'aveva bistrattata, la prece di Teresa. Ne avevo delle nuove, ma volli quella per non far si che la bambina ne mal-trattasse delle altre.

Seduta, la tenevo sulle ginocchia e quando abbiamo finito la recita del S. Rosario come attirata guardai l'immagine Sua raffigurata sul letto di morte e vidi un luccichio, guardai di nuo-vo e mi accorsi che dall'occhio sinistro scendevano delle la-crime, lasciando tuttora visibile, la traccia.

In fede.

Franca Ferrera in Machetti

30.

UNA GIOVANE: FELICINA MARUZZELLA

Sono una giovane diciassettenne. Le scrivo per farle sa-pere, che ho conosciuto da poco la incredibile e sofferente sto-ria di Teresa Musco.

Quel giorno ero proprio quasi disperata per ragioni per-sonali e per caso vidi la foto di Teresa, quel volto da madre se-vera, comprensibile e dolce, m'ispirò fiducia e confidenza. Mi misi subito a pregare lei, e così ho preso l'abitudine di un giorno si e un altro no di recitare il Santo Rosario, anche se prima non avevo mai recitato il Rosario. Ringrazio molto Teresa Musco, perché mi ha ridato la fede, serenità, fiducia e speranza, Distin-ti saluti.

Maruzzella Felicina

Casandrino (NA)

31.

RELAZIONE DI UNA VISITA

latta da noi qui sottoscritte Lucia Di Giacomo e Rita Cecere

alla signorina Teresa Musco il 22 dicembre 1972 Verso le ore 12 del 22 dicembre 1971, fui da Teresa Musco a Caserta, in Via Ricciardi, 23, insieme con Rita Cecere che già la conosceva. Trovammo Teresa sola in casa, e venne quindi ad aprirci personalmente dopo pochi minuti di attesa. Ci abbrac-ciammo come sorelle e subito ebbe inizio tra noi una serena e familiare conversazione, intercalata da battute umoristiche. Dal-la saletta di entrata, passammo alla camera da letto, ed io misi sul letto i vari oggetti di devozione che avevo portato, perché fossero benedetti dalla Madonna. Dopo alcuni istanti Teresa, Rita ed io ci recammo in un'altra stanzetta dove c'è un altarino improvvisato: in alto è esposta l'immagine del Volto Santo, in basso una statua del S. Cuore, una dell'Immacolata e un pic-col Bambinello. Davanti all'altarino c'era un vaso con alcune rose; ve ne mettemmo altre portate da noi e recitammo alcune preghiere. Dopo pochi minuti, Teresa ed io tornammo nella sua camera da letto per una conversazione particolare. Ci se-demmo vicino a una stufa elettrica e cominciai a raccontarle al-cuni fatti che mi erano capitati. Parlavo e piangevo. Teresa ad un certo punto mi disse: « Non piangere, perché la Madonna non vuole ». Poi si raccolse, parlò una lingua che non com-presi e mi diede delle risposte riguardanti la mia conversazione. Capii che aveva parlato con qualcuno che io non avevo visto, e pensai alla Madonna. Come per distrarmi dai miei pensieri, Te-resa mi chiamò dicendo: « Ora ti faccio vedere le piaghe, ma prima devo andare di là a prendere le garze di ricambio e a inu-midire queste che si sono attaccate ». Facendo poi l'atto di al-zarsi dalla sedia, cosa che feci io pure, continuò: « In questo momento la Mamma ha benedetto gli oggetti, prendi il Bambi-nello tuo ». Mi avvicinai al letto con emozione, presi il Bam-binello e - oh meraviglia! -, vidi che aveva il petto bagnato di sangue, come un fiotto uscito dal cuore; anche sul piedino destro c'era una macchia circocentrica e infine un puntino rosso sul ciglio sinistro, con un leggero segno sanguigno fino al nasino. Mentre contemplavo meravigliata e commossa il mio Bambi-nello, Teresa uscì dalla stanza per fare quanto aveva detto. In-tanto entrò Rita che, dopo aver baciato il Bambinello mio, andò a prendere il suo, molto piccolino, appartenente a un piccolo presepe preparato dal figlio. Anche Rita trovò su quel Bambino una macchia di sangue sulla guancia destra e un'altra sul co-stato. Presi poi la mia statuetta di legno della Madonnina mira-colosa e la trovai macchiata di sangue sulla faccia sinistra e sulle mani. Sull'altra statuetta di gesso, che ho sul comodino dell'ospedale dove la trovai nel giorno del mio ricovero, nessun segno. La statuetta di legno di cui sopra da anni troneggia sulla parete centrale della camera da letto, dove per molto tem-po ho dormito io e dove attualmente dormono i miei nipotini; di là ha assistito a tanti avvenimenti lieti e tristi personali e familiari: forse con questo segno la Madonna ha voluto dirmi che mi ha assistita sempre. Teresa, intanto, tornata in camera, ci fece vedere le piaghe. Il foro della mano sinistra lasciava ve-dere la luce dall'altro lato. Mi pare che a questo punto tornò in casa zia Antonietta, che io non conoscevo. Ci salutammo come se fossimo già note l'una all'altra. Chiesi allora a Teresa un pò di acqua della Madonna. Lei mi rispose: « Se ce la vuol dare... ». Andammo tutte e tre nella stanzetta dove sta l'alta-rino e pregammo un poco. Poi Teresa, con nostra grande mera-viglia, cominciò a prendere a una a una le rose da noi portate e le vuotava in un calice. « Ecco l'acqua - disse -, la Madon-na ti ha esaudita ». La versai in una boccettina di vetro che avevo portato e poi ne chiesi dell'altra, volendo portarla a delle amiche malate. Teresa aspettò qualche istante e poi ripetette la stessa operazione di prima, e anche questa volta l'acqua fu per me. Rita sorridendo disse umilmente: « E per me non ce n'è? ». Intanto si era fatto tardi oltre il previsto e l'autista aspettava impaziente fuori la porta. Teresa aggiunse: « Adesso vado a ve-dere se ce n e nel bicchiere di là... » e si allontanò da noi come per andare nella camera da letto. Tornò subito con un pò di li-quido in un calice e sorridendo lo versò nella bottiglina di Rita. Ci salutammo e tornammo a Napoli col cuore pieno di gioia. A casa, Rita volle assaggiare per devozione il liquido avuto da Teresa, e lo trovò salato: pensò subito che potevano essere lacrime.

Ho steso questa relazione che è stata letta e approvata in pieno da Rita Cecere e ambedue affermiamo con giuramento che tutto quanto è stato scritto corrisponde a verità.

Napoli, 10 gennaio 1972.

Lucia Di Giacomo ved. Gentile e Rita Cecere

 

32.

TESTIMONIANZA IN VERSI DI E. CELLINI

A TERESA

Mirabile l'esempio tuo! Abbracci la sofferenza, onde espiare gli altrui peccati. Da quale fonte, se non nella fede, attingere sì forza immensa?

Oh! Cuor nobile e santo! Oh! dolce, generosa creatura! Tu che dell'alta onorificenza porti le stimmate, prega per noi.

Prega per questa umanità travagliata e smarrita, per questo popolo di sangue assetato, affinché in esso brilli la fede, sbocci l'amore, che Gesù ci ha insegnato.

Ennio Cellini di Morolo (Fr)

 

33.

VARIE TESTIMONIANZE DI FAVORI ATTRIBUITI ALL'INTERCESSIONE DI TERESA MUSCO

1.

- P. Franco Amico di S. Maria C. V., attesta che il suo papà Pasquale, ai primi di maggio 1971, fu colpito da grave pa-ralisi al lato destro. Avendo conosciuto da pochi giorni Teresa, lo affidò alle sue preghiere. Teresa assicurò: « Non vi preoc-cupate, si tratta di una macchia (grumo) di sangue in te-sta ». Intanto intorno al capezzale dell'infermo venivano chia-mati medici a consulto. Il male e la paralisi progredivano sem-pre più. Fu deciso il ricovero al Cardarelli. Ormai il fisico del papà di P. Franco era tutto rattrappito, il viso sfigurato. Quan-do i familiari avevano già deciso di portarselo a casa, ormai ogni speranza sembrava perduta, gli esami radiografici diedero con-ferma della diagnosi fatta a distanza e con anticipo da Teresa. Dopo due ore di sala operatoria il paziente fu portato al suo lettino, con i lineamenti del viso già normali. Dopo pochi ~orni la ripresa fu generale, ora grazie a Dio, e all'intercessione di Teresa, il papà di P. Franco, all'età di 79 anni, conduce una vita nor-malissima.

Ancora per la sorella Maria in Contestabile, P. Franco e la sua famiglia non possono fare a meno di riconoscere l'effica-cia delle preghiere di Teresa.

In seguito all'operazione alla colecisti, la signora soffriva dolori acerbissimi. Ricoverata all'Ospedale Civile di Caserta, i dottori stabilivano di rioperarla. Teresa invece decisamente era di parere opposto e pronosticava un cattivo esito. Alla vigilia del giorno stabilito del nuovo intervento, la signora Maria la-sciava l'Ospedale, seguendo il consiglio di Teresa.

Ora continua a star bene senza sentire più quei brutti di-sturbi addominali.

2.

- La Sig.ra Fargnoli Rosa da Castelvolturno, afferma che nel 1971 era costretta a recarsi a giorni alterni dal medico per pulire una ferita all'addome rimastale aperta da quattro anni, epoca in cui aveva subito l'operazione alla cistifellea. Avendo sentito dell'acqua delle rose, chiese un po' di quest'acqua e ne bevve con devozione. Al mattino dopo si accorse che la ferita era chiusa e che nonostante gli sforzi fatti appositamente nel giardino zappando, vagando, tutto restò normale.

3.

- La Sig.ra Amato Giovanna da Pozzuoli, afferma di aver ricevuto da Teresa la diagnosi esatta che i medici solo dopo 6 anni di continui accertamenti sono riusciti a dare di un distur-bo alla pelle. Dichiara, inoltre, d'aver trovato molto giovamento dai suoi consigli.

4.

- Il Prof. Eligio Marroni - da Roccasecca dei Volsci -Latina, dichiara di essersi fatto operare dietro consiglio di Te-resa nel 1972. Teresa gli aveva predetto di avere altri Otto gior-ni di vita: difatti gli venne tolta una cisti tiroidale del peso di Kg. 1 e 600 che ormai aveva quasi del tutto schiacciato la vena aorta del collo. Afferma ancora che tutte le fasi dell'operazione furono previste da Teresa, che durante l'intervento vide in bilo-cazione Teresa e che dopo l'operazione a Caserta Teresa stessa descrisse luogo, persone e circostanze della sala operatoria.

5.

- I coniugi Tasciotti Emilio e Marisa da Latina ringra-ziano il Signore, perché tramite Teresa è ritornata la serenità nella loro casa.

6.

- Filomena Russo da Frattamaggiore nel 1973 dichiara di essere stata colpita all'età di 18 anni da un terribile male. Dietro le preghiere di Teresa, ricoverata all'ospedale « Pascale »per tumori, i dottori riscontrarono che il male era scomparso.

Ora la stessa è sposa felice.

7.

- Don Angelo Masi da Priverno e la sorella Dolores nel 1974 affermano che le preghiere di Teresa sono state molto efficaci per la loro salute.

8.

- Peluso Rosa da Frattamaggiore sempre nel 74 afferma dietro consiglio di Teresa, di essere guarita da grave forma di inappetenza per cui era giunta ad una debolezza estrema.

9.

- La signora Assunta De Matteo di Napoli afferma, in una sua dichiarazione, che nel 1974 si era ridotta in uno stato pietoso per le continue emorragie, nonostante le continue tra-sfusioni. Non voleva sentire parlare d'intervento chirurgico. Andata da Teresa, sentì tale forza d'animo che il mattino dopo si recò spontaneamente dal chirurgo per sottoporsi all'opera-zione. Durante l'intervento senti la visibile presenza di Teresa. Tutto riuscì bene. Erano otto anni che viveva in questo stato.

10.

- Il signor Tedesco Antonio - di Frasso Telesino - Be-nevento, nel 1974 afferma di aver chiesto preghiere per il figlio Enrico di anni 8 investito da una macchina e scaraventato in un burrone. I sanitari gli dissero che le condizioni erano gravis-sime e solo un miracolo poteva salvarlo.

Dopo aver raccomandato il caso a Teresa, dopo diversi giorni di sala di rianimazione al Cardarelli, il ragazzo improvvi-samente incominciò a migliorare.

11.

- La signora Tartaglia Concetta da Caiazzo nel 1974 as-serisce di essere st~ta colpita da infarto. Spacciata dai medici dell'Ospedale Civile di Caserta, stringeva con molta devozione e fede una corona regalatale da Teresa. Si svegliò poco dopo superando la grave crisi.

12.

- L'ms. Anna Reielli Avena da Gioi (Salerno), scrive:

« Debbo anche alle preghiere di Teresa Musco il felice risul-tato di due esami di mio nipote ».

13.

- Don Paolo Zinutti di Napoli attesta: « Portavo sul naso un epitelioma cutaneo ulcerato recidivante, che mi faceva preoccupare da più di un anno. Avevo fatto 10 applicazioni al « Pascale » (clinica tumori) di Napoli, ma inutilmente. Andai re-centemente sulla tomba di Teresa per i miei problemi sacerdo-tali e per il mio male. Oggi sono perfettamente guarito, al naso così bene che difficilmente ci. si accorge della piaga sanguinolenta che portavo tempo fa ».

14.

- Suor, Maria Pasqualina Raimondo delle Suore Orsoline, Benevento, dichiara di essere stata guarita per l'intercessione di Teresa da dolorosi disturbi senza bisogno di ricorrere né a me-dici né a medicine.

15.

- Suor Pia Francesca Facci - Suora della Nigrizia - Com-boniana - da Brescia, ci fa sapere d'aver ricevuto per l'inter-cessione di Teresa diversi favori personali. Qualche persona die-tro suo invito si è rivolta a Teresa ed è stata esaudita.

16.

La signora Raimondo Tommasina in Domenichetti, resi-dente in Lomazzo (Como), ci scrive che era colpita da frequenti collassi. Durante una crisi, il marito le mise sul corpo la foto-grafia di Teresa avuta da una sorella, Suora Pasqualina, che aveva conosciuta Teresa in vita. All'improvviso, mentre era ancora svenuta, vide accanto a sé una Signorina vestita di nero e, al suo fianco, una statua della S. Vergine. La Signorina, che ricono-sceva in Teresa Musco, le diceva: « Ti faccio la grazia, ti co-nosco, sei casertana come me. Voglio una messa e poi devi fare la S. Comunione tu, tuo marito e la tua bambina ». Dopo que-sta visione rinvenne e gridò al miracolo. Ora è perfettamente guarita.

17.

Il prof. Gatto Emilio da S. Maria C.V., ci attesta che dal-l'incontro con Teresa Musco ha avuto un profondo rinnovamento spirituale, un sostegno a vivere una vita più cristiana - e che, ancora, nel luglio del 1976, sofferente di disfunzione pancrea-tica, causata da ulcera gastroduodenale recidivante, faceva dalla figlia Maria avvicinare Teresa per un conforto. Teresa affermava: « Si faccia solo le analisi! ».

Incalzando la sofferenza si ricoverava in Ospedale, dove veniva deciso di sottoporlo ad atto operatorio. Con la moglie chiedeva a Teresa il suo intervento. Dopo qualche giorno l'operazione, prima decisa, veniva esclusa.

18.

I coniugi Cappabianca, da S. Maria C.V., che hanno co-nosciuto in vita la Sig.na Teresa Musco dichiarano di aver tratto molto giovamento nella vita spirituale e materiale dagli insegnamenti avuti dalla stessa. Nel maggio del 1976 Teresa predisse loro che avrebbero avuto una bambina. Il parto negli ultimi istanti si complicò poiché si rendeva necessario l'uso del forcipe che avrebbe messo in pericolo la vita della mamma o del nascituro. La preghiera rivolta in quei momenti a Teresa, ha scongiurato ogni pericolo e la bambina, a cui è stato posto il nome di Maria Teresa, in segno di ringraziamento, è nata nelle migliori condizioni.

19.

La sottoscritta Felice Sgambato in Arrigale, abitante in S. Felice a Cancello, dichiara di aver ottenuto una grazia tra-mite Teresa Musco. Aveva fatto la domanda per la pensione, ma sorgevano tante difficoltà che le impedivano di ottenerla.

Con fiducia invocò Teresa Musco di cui aveva la fotografia Dopo 4 giorni di preghiere ottenne la sospirata grazia.

20.

- Il sig. Vollano Enrico da S. Antonio Abate, Napoli, nel novembre 76 afferma di essere stato guarito da una cisti, grossa come una noce, uscitagli al polso. Chiedendo l'intercessione di Teresa non c'è stato bisogno dell'intervento chirurgico e tutto è scomparso.

21.

- La sig.na Santonastaso Angela da Casagiove, il 14 feb-braio 77 fu aggredita mentre era col suo fidanzato. Energumeni spaccarono i vetri della macchina ferendola al viso, lesionando gravemente l'occhio destro. Al Cardarelli i Sanitari diagnosti-carono che l'occhio ormai era perso. Fu invocata Teresa. Du-rante la notte, la prece di Teresa fu trovata bagnata sul viso e nelle mani e ciò ripetutamente.

A distanza di giorni, quando furono tolte le bende l'oc-chio apparì normale, passarono altri giorni ancora e nella misu-razione del grado di vista tutto è risultato normale.

22.

La sorella di Teresa, Suor Dorina che risiede a Catanzaro ci fa sapere che una signora della stessa città nel giugno 77 spacciata dai medici, con una sola ora di vita ha riacquistato la salute. Tutto questo sarebbe avvenuto dopo una fervorosa pre-ghiera fatta dai familiari al Signore interponendo l'interces-sione di Teresa e ponendo una sua immagine sotto il cuscino dell'inferma.

23.

La signora Ambrosone Maria di Castelvolturno afferma di aver invocato Teresa nel luglio 77 mentre il figlio Elio travolto da una macchina veniva catapultato a circa dieci metri di di-stanza. Trasportato in ospedale, al figlio vengono riscontrate lievi lesioni e il giorno dopo fa ritorno a casa mentre la dina-mica dell'incidente doveva avere un epilogo molto più grave.

34.

 

TERESA VISTA ATTRAVERSO ALCUNE LETTERE SCRITTE O RICEVUTE DA LEI

 

a) TERESA ALLA SORELLA SUOR DORINA

Caiazzo, 31-3-66

Mia cara sorella,

... mi devi scusare se ho tardato a risponderti, ma non è stato per trascuratezza ma per le care sofferenze che non si sono stancate di stare in mia compagnia. Sai, sorella cara, ora comincia il Calvario di Gesù ed io devo aiutarlo, non posso mancare. Perciò tu non devi stare in pensiero e non devi piangere per me perché io sono in compagnia del nostro Padre Celeste. Tu mi devi aiutare solo nelle preghiere, come pure io prego per te. Sai, cara sorella, ho avuto la visita del Rev.mo P. Mondrone. Non puoi immaginare che consigli mi ha dato, proprio belli. Cara sorella, non preoccuparti se non puoi rispondermi presto perché io voglio offrire anche questo al Signore. Ora sono un po' abbattuta. Venerdì sera il dottore... ha accennato che vuole mandarmi di nuovo ad un altro ospedale. Cara, gli strazi che mi hanno fatto e quelli che sto avendo sono infiniti. Ora ti ab-braccio con tanti baci

Teresa

 

Caiazzo, 8-12-66

Mia cara sorella,

... io non faccio altro che pregare per la rassegnazione di papà e della mamma che si abbattono troppo nel vedermi sof-frire. Tu lo vedi che nel Vietnam si combatte e ci vogliono molte preghiere e sofferenze per quella pace ed io sono pronta ad of-frire tutta me stessa per quella pace. Per i tanti peccatori che sono per andare all'inferno non devo forse riparare? Per le anime che vanno al purgatorio, non devo offrire io qualche cosa perché il mio Sposo Celeste le porti con lui al più presto?

Lo so, tu vuoi la mia guarigione, ma io voglio salvare tante anime. Il mio sposo lo sa se può guarirmi oppure no. Sai, D. An-tonio ha fatto il ritiro ai giovani e non vi è andato nessuno. è venuto da me e me lo ha detto. Ho avuto l'occasione di vedere il figlio della comare e l'ho invitato a dirlo a più di 15 ragazzi. Sai, per quando si è fatta la novena alla Madonna erano più uo-mini che donne e ora continuano ad andarci, quindi si vede che le mie misere preghiere portano frutti. E così sono apostola della preghiera anche da questo letto. Il mio letto è duro e do-loroso, ma ne sono contenta. Mia cara, non sai che il 6 dicem-bre sono stata operata e ora forse il giorno 9 devo avere un altro taglio? Ne sono immensamente felice perché posso offrire al Bambino Gesù sofferenze più grandi. Io chiedo la guarigione, come tu dici, ma se Gesù non vuole, chiedo la forza e la rasse-gnazione... Non devi dirmi più che sono un'anima privilegiata perché sono cattiva.

Saluti

Teresa

 

Sorella carissima,

lo sai in che condizioni sono, è una croce che supera le mie forze però tu l'hai visto che non ci penso tanto. Io sento ancora le tue parole nelle mie orecchie e mi sembra di averti sem-pre vicino. Sai, alle S e mezzo io recito sempre le mie misere preghiere. Se vuoi, farai un piccolo pensiero anche tu, così saremo vicine con la voce del cuore che è la presenza più bella dello starsene insieme. Io ho offerto tutto sempre per la pace delle famiglie, io ho pregato tanto ed ora il Signore mi ha esaudita. Ma cara sorella, non possiamo sapere per quale fine Gesù mi ha permesso tutto questo. Il giorno di Pasqua sono stata sola con la febbre alta come tu mi lasciasti... Alle 5 della sera del Sabato Santo io ero solo in casa, stavo piangendo quando ho sentito bussare alla porta. Ho detto di entrare ed era una bellissima Suora vestita di nero ed il velo bianco. Le ho chiesto chi era e lei mi disse che era stata mandata. Mi ha messo una mano sulla fronte e poi sulla spalla e mi ha detto: « Coraggio, vuoi dare queste sofferenze a Gesù? ». Ed io ho detto di sì. Lei mi ha detto: « Vieni a farmi visita. Ti aspetto ». Poi mi ha sussurrato altre parole alle orecchie, col segno di non poterle riferire.

Io intanto le ho chiesto: « Dov'è che devo venire? ». E lei mi ha risposto: « Dove non vuoi andare ». Sai, il posto dove non volevo andare era a Lourdes poiché avevo già ceduto il bi-glietto ad un'altra amica. Quando quella suora è uscita, dopo un po' si è presentata l'amica e mi ha detto: « Teresa, questo è il tuo biglietto e vai, perché tocca a te andare ». Non vedo l'ora di partire. Sono solo scoraggiata di non conoscere nessuno. Quando dovrò andare ti farò sapere qualche cosa. Non preoc-cuparti di me perché, quando sto sola sono in compagnia di Gesù~... Io smetto di scriverti perché con la spalla non ne posso più.

Ti abbraccio aff.ma sorella

Teresa

 

Senza data

Mia cara sorella,

ti scrivo con molto ritardo... volevo dirti tante cose, ma non appena mi metto a scrivere dimentico tutto, chissà perché; forse è colpa del mio povero asinello che è stanco di lottare e qualche volta cerca di ribellarsi al mio spirito. Ma io lo tengo sempre frenato per non fargli prendere il sopravvento. Sto per dirti un segreto, però ti prego di tenerlo per te. Mi voglio prima rendere conto di ciò. Sai, la luce che vidi a Lourdes ora solo la com-prendo. Per tre notti ho sognato che mi mettono una corona di spine in testa e che mi torturano.

Ma la quarta notte mi sono svegliata con tanti buchini di spine sulla fronte. Fortuna che ho i capelli e posso coprire tutto! Ora mi fanno male anche le mani e i piedi, chissà cosa mi suc-cede. Tu prega perché sto molto soffrendo, ma non piangere per me. Chissà che un giorno potrò darti una grande gioia dopo queste terribili sofferenze.

Ti abbraccio tua sorella

Teresa

b) SIG.RA ESTHER PERRECA-FARAONE (A TERESA)

Caiazzo, 5. Teresa, 1964 Mia carissima Teresa,

Stamane ho pregato per te più del solito e più ardente-mente, scongiurando il Signore misericordioso a voler porre fine alle tue sofferenze, perché tu possa, nella ricuperata salute, ini-ziare una vita nuova,. in una rinnovata giovinezza. Voglia Gesù buono, ascoltarmi e dare a te, alla tua mamma, ai tuoi familiari ed a noi tutti che ti amiamo, la gioia di vederti rifiorire come una pianta a primavera, dopo la sofferenza del crudo inverno. I tuoi patimenti, i tuoi dolori, figlia mia cara, non sono stati ste-rili, perché a te resta il grande merito di averli saputi sopportare generosamente, in unione alle sofferenze di nostro Signore e per noi sono stati una salutare lezione che difficilmente dimentiche-remo: la certezza cioè che chi soffre, è caro al Signore e percio e degno di santa invidia e non di sterile compatimento, che ha la pretesa di voler indagare quali sono i reconditi fini di Dio sulle sue creature...

Tua affezionatissima

Ester Perreca Faraone - da Caiazzo

 

Caiazzo, 17-6-1965

Mia carissima Teresa,

in questi giorni scorsi io mi sono continuamente infor-mata da tua madre sulle tue condizioni di salute e ho saputo che ti hanno tolto diverse volte il sangue per fare gli accertamenti dovuti e le analisi. I risultati ancora non si conoscono e io spero vivamente che si riesca ad individuare il « virus » che circola nel tuo sangue e ti fa soffrire da tanto tempo, povera figliuola mia!

Ma che dico, povera?

No, mi sbaglio, perché invece tu sei immensamente ricca: di coraggio, di pazienza, di rassegnazione, di fede e di amor di Dio! Queste sono le vere ricchezze che nessuno può toglierti e che fanno di te una prediletta del Signore. Coi tuoi dolori, tu ti unisci alle sofferenze di Gesù e ripari, in tal modo gli oltraggi che gli fanno i peccatori. Così contribuisci pure alla salvezza delle anime e compi in te quello che manca alla Passione di Cri-sto. Quale magnifica missione, che desta, non la compassione, ma una santa invidia nei buoni, che sanno il dolore è un potente mezzo di elevazione spirituale~...

La tua seconda mamma

Esther Perreca Faraone - da Caiazzo

 

Caiazzo, 25-6-65

Teresa mia cara,

io ti penso sempre, figlia mia carissima, e ti raccomando al Signore perché al più presto ti faccia tornare a casa comple-tamente guarita, in modo che tutti questi anni di sofferenza re-stino nella tua mente come il ricordo di un brutto sogno...

La tua aff.ma

Esther Perreca Faraone

 

Caiazzo, 3-11-65

Teresa mia carissima,

mi dici che fra non molto ci rivedremo. Non puoi imma-ginare quanto più piacere mi abbia fatto questa notizia, come pure l'altra della tua perfetta rassegnazione alla volontà di Dio! Per queste tue buone disposizioni e per la generosa offerta che fai delle tue sofferenze per la conversione e la santificazione dei peccatori, il Signore ti concederà la grazia della guarigione e ti metterà in condizione da poter fare tanto bene al prossimo con la preghiera e con l'esempio...

Sempre tua aff.ma

Esther Perreca Faraone

 

c) LETTERE DI P. DOMENICO MONDRONE

Padre Domenico Mondrone S. I., scrittore della Civiltà Cattolica » (il quale più volte 5 incontrò con Teresa ha espresso il seguente giudizio in data 25 agosto 1966:

« ... Inutile dirti che io comprendo benissimo quanto il Signore ti sta donando; vorrei solo che Gesù stesso ti facesse comprendere che tutto questo e amore - un amore che croci-figge, si - ma amore che egli ti sta dimostrando: di una cosa che gli uomini non capiscono, ma per questo è divinamente grande. Sono spiacente che qualche persona si permette di dirti certe cose. Ma tu non badarci, offri al Signore e perdona...

A parte ti mando il libretto di una ra~azza crocifissa come te - vedrai che ha fatto il Signore... ».

Esther Perreca Faraone

 

Roma, 1° ottobre 1966

Signorina Teresa,

Volentieri sarei venuto a farvi una visitina, ma proprio non mi riuscì. Forse voi fate troppo affidamento sulle mie po-vere parole. La forza di cui voi avete bisogno non possono darvela queste, ma la grazia di' Dio. Ed io tutti i giorni, nella Messa,. mi ricordo di chiedervela. E son sicuro che il Signore ve la darà fino alla fine. Non vi meravigliate dell'abbandono che soffrite da parte degli uomini. Ho l'impressione che il Signore vi abbia destinata a seguirlo da vicino sulla via del Calvario, e quando egli chiede questo a un' anima, chiede anche la ri-nunzia alle povere consolazioni umane, che sono veramente poverissima cosa. Dite che non vi riesce di pregare. E il Signore forse, non lo vede che ciò vi è difficile. E state tranquilla che egli non vi domanda lunghe preghiere. Da voi vuole soltanto brevissimi atti di accettazione di quanto carica sulle vostre povere spalle.

Cercate di prendere la vostra croce giorno per giorno: è il modo migliore per alleggerirne il peso. Pensate a quello che vi state mettendo da parte per l'eternità con tante sofferenze.

Vi benedico e offrite anche per me una parte delle vo-stre sofferenze.

P. Domenico Mondrone S.I. della « Civiltà Cattolica »

 

d) RISPOSTA DEL CENTRO «PRO CLERO» ALL'ULTIMA CONSACRAZIONE

Roma, 1-9-1976

Gent.me Teresa Musco e Sr. Idalberta Caserta

 

Con vivo piacere abbiamo ricevuto la Sua adesione al no-stro Centro di spiritualità « pro Clero ».

Ringraziamo con Lei Gesù, sommo ed eterno Sacerdote, che, per mezzo del suo divino Spirito, Le ha fatto sentire il va-lore e il fascino di questa vocazione di squisita carità ecclesiale: pregare ed immolarsi, con semplicità e umiltà, per la santifica-zione dei Sacerdoti.

Da parte nostra, cercheremo di aiutarLa, inviandoLe men-silmente un foglio di riflessione e di collegamento, affinché possa essere sempre più illuminata, fedele e fervorosa nel mantenere l'impegno assunto.

Sentiamoci nel « cuore della Chiesa », con Maria, Regina degli Apostoli!

Fraternamente

La Direzione del Centro

 

APPENDICE

 

UNA PREDILETTA DEL CROCIFISSO: TERESA MUSCO

 

Da « Il Crocifisso » pubblicazione mensile del Santuario di Scala (Salerno)

Nei nostri giardini in estate fiorisce la passiflora, fio-re della Passione. E' una pianta esotica rampicante, i cui fiori, con una corolla ricca di stami e di pistilli, sono fatti in modo da ricordare gli strumenti della Passione di N. S. Gesù Cristo: chiodi, corona di spi-ne ecc. Ma nel giardino della Chiesa la « Passiflora » è il Fiore di tutte le stagioni e di tutte le latitudini, che porta in sé evidenti e veri i segni del Crocifisso. L'ultima « passiflora » mistica delle nostre terre, rac-colta dal Redentore in questi ultimi giorni è fiorita a Caserta. Si chiama TERESA Musco.

 

Il 20 agosto 1976 un manifesto insolito appare sulle mura delle case e delle strade di Caserta: « ... TERESA MUSCO - e volata al cielo - dopo una vita di sofferenze, offerta al Signore per la conversione dei peccatori ».

La mattina del 21 agosto una folla immensa si accalca in via Battistessa dove al n. 24 è l'abitazione della defunta Teresa Musco. Vogliono salire al secondo piano per vedere « la santa »prima che venga chiusa nella bara.

Un imponente servizio d'ordine riesce a mala pena a con-tenere la marea di gente che arriva. Io con l'aiuto della polizia, sono riuscito a salire. Teresa, avvolta nel vestito bianco della sua consacrazione al Signore, adagiata su un candido lettino cir-condato di fiori, sembra dormire. E' davvero il sonno dei giusti. Il candore della veste e del lettino rende più evidenti nelle mani e nei piedi scoperti, gli squarci delle stimmate. Non sono pia-ghe superficiali, come immaginavo, ma fori profondi che attra-versano da parte a parte sia le mani che i piedi. Contempora-neamente - assicura il Confessore e il medico curante - il co-stato presenta uno squarcio largo e profondo.

Avevo più di una volta parlato con Teresa; mai mi ero permesso chiedere di farmi vedere le mani ferite. Conoscevo la sua estrema riservatezza ed umiltà. Ora ho visto le stimma-te, le ho osservate, le ho contemplate... a lungo, le ho baciate. E ho pianto. Pensavo al martirio di sangue di questa ragazza, vittima volontaria per la salvezza dei fratelli, che muore a 33 anni. Pensavo ai fratelli ignari, che bruciano nella febbre del sensi e del peccato la loro giovinezza. Pensavo a Teresa, vera eroina di Cristo, che si immola per essi. Pensavo: sono questi gli eroi nascosti, che ci difendono, che insegnano, che salvano davvero l'umanità! Il popolo accorso sembra avesse intuito que-sta verità, perché al passaggio della bianca bara, portata a spalle, prorompeva in applausi e gettava fiori.

Teresa era nata il 7 giugno 1943 a Caiazzo, paese anti-chissimo, secondo gli storici, che era cinto di fortezze gia prima della fondazione di Roma. Era la penultima di una famiglia numerosa, che riesce a vivere stentatamente col lavoro dei campi.

Fin. dall'età di nove anni cade ammalata e dovrà subire da allora nella carne viva per tutta la vita, tanti interventi chi-rurgici. Il Dr. Sorbo, medico di Caiazzo, dice che ha dovuto incidere e disinfettare più di 100 volte grosse infezioni epider-miche che si formavano sul corpo di Teresa. Questi interventi sono sostenuti sempre con esemplarità forte e pazienza inspie-gabile in una giovinetta. Così, sempre, per lunghi anni. Per questo Teresa non ha potuto neppure frequentare le scuole, riuscendo a fare soltanto la V elementare. « Non si è mai saputo di preciso che avesse - dice il parroco di Caiazzo -« certo erano sofferenze indicibili ».

Alle sofferenze fisiche si aggiungono quelle morali, spesso più atroci. In casa non si sopporta Teresa, che quella strana malattia rende inabile al lavoro proficuo. E Teresa è costretta ad andare via per la pace della famiglia. Andrà vicino, a Caserta, ma è sempre fuori casa sua.

Lavora di ricamo, lavora come domestica presso una fa-miglia, lavora come e per quanto riesce a lavorare con quella salute così debole, per pagare il fitto della casetta di Via Battistessa n. 24, dove vive gli ultimi anni fino alla morte. La nota distintiva era sempre il nascondimento e l'umiltà. Qui a Ca-serta, in questa casetta, incominciarono a manifestarsi con una evidenza impressionante carismi straordinari. Molti sacerdoti e semplici fedeli, analfabeti e professori universitari, hanno ascoltato Teresa in estasi, parlare « in vece della Madonna » una lingua ignota, che rientrando dall'estasi, poi, traduceva in ita-liano. I competenti identificarono quel linguaggio nell'aramaico antico, parlato nella zona di Nazaret al tempo di Maria SS.ma.

Teresa possedeva abitualmente i carismi di cui parla S. Paolo al cap. 12, 1-12 della I lettera ai Corinti. Godeva la conoscenza sensibile dei misteri della Fede e aveva una fami-liarità infantile col mondo soprannaturale specialmente con gli Angeli. Quando assisteva alla S. Messa aveva la visione del sa-crificio di Gesù Crocifisso con accanto la Mamma Addolorata.

Quando il Comitato dei volenterosi, costituitosi per racco-gliere e difendere l'eredità spirituale di Teresa, ci donerà la bio-grafia della carismatica « le cose nascoste saranno rivelate » e noi vedremo le meraviglie del Signore. Qui nella casetta di Via Battistessa nella notte tra il gio-vedì e il venerdì santo del 1969, in una lunga notte di dolore e di agonia, Teresa ricevette il dono visibile delle stimmate. Aveva 26 anni, ma già dal 21° anno le aveva sofferte in modo invisibile. Le anime elette sono tutte destinate a riprodurre in sé l'immagine del Cristo, ma per alcune anime privilegiate, che il Signore si sceglie quali Vittime d'amore e di espiazione, la so-miglianza con Cristo è spinta fino alla ripresentazione vivente della sua Passione e morte, nella propria persona. E Teresa riviveva - specie nei venerdì e in certi periodi liturgici forti - tutta la Passione di Gesù: l'agonia nell'orto, la flagefla-zione, la coronazione di spine, la crocifissione, la morte. Du-rante quelle ore la tragedia del Calvario si riproduceva terribile e visibile nella persona di Teresa... che sudava sangue, cadeva a terra, e la sua testa diventava una maschera di sangue e nelle ferite delle stimmate sentiva lo strazio dei chiodi invisibili che l'appendevano alla Croce. Poi moriva. Anche il cuore cessava di battere. Come Gesù. Fenomeni ancora più sconcertanti si ve-rificavano a casa di Teresa. Una statua della Madonna di Lourdes, un grande Crocifisso e specialmente una statuetta del Bambino piangevano spesso lacrime di sangue. Lo stabiliva un attento esame scientifico, che indicava anche il gruppo san-guigno diverso da quello di Teresa e dei componenti la fami-glia. Io stesso ho tenuto nelle mie mani la statuetta del Bam-bino - grande circa 25 cm - mentre piangeva; ho asciugato col fazzoletto quelle lacrime di sangue mentre gli occhietti della statuina tornavano subito a riempirsi di lacrime. Ora quel faz-zoletto macchiato lo conservo come una cara reliquia.

Che significa tutto questo? eppure deve avere una spie-gazione o un motivo!

Io che ho visto questi fenomeni credo che sono l'appello supremo del Signore a tutti gli uomini perché riconoscano i loro peccati e si convertano. Potrebbe essere tragico, eterna-mente tragico, non fare penitenza e convertirsi. Iddio c'è! La vita eterna c'è! Guai a perderli! Credo ancora che bisogna far conoscere questi appelli del Signore! Nasconderli è danneg-giare i fratelli, è offendere l'amore e la verità.

Gli scettici, i razionalisti, i superuomini, i materialisti di ogni colore, credono di dare una risposta buttando nel discor-so le parole grosse di parapsicologia, di autosuggestione, di iper-sensibilità, di medianità ecc. giudicando quindi arretrati, infan-tili, creduloni, quelli che sono andati a vedere e hanno creduto. Dimenticano che in Teresa Musco la presenza del dolore, di un dolore indicibile e cosciente, voluto, sofferto e offerto come espiazione comunitaria, e la ricerca costante del silenzio e del-l'umiltà e il rifiuto drastico di ogni parvenza di tornaconto, e l'obbedienza costante al Padre spirituale superano e mortificano tutte le leggi delle scienze parapsicologiche e medianiche. In Teresa Musco troviamo il rifiuto di ogni esibizione o sentimen-talismo, troviamo la gioia e l'equilibrio interiore costante e una estrema semplicità di comportamento nei rapporti umani. Te-resa va giudicata coi principi della Teologia.

Qui una digressione. Oggi proprio i Sacerdoti e gli Evan-gelizzatori, hanno una paura straordinaria di studiare i feno-meni straordinari, forse preoccupati di dover ammettere cose che la maggior parte nega: e con la scusa dell'« obsequium ra-tionale » della nostra Fede si diventa invece irrazionali, negando l'evidenza dei fatti o pretendendo dare una spiegazione a fatti inspiegabili. Ancora la paura gioca brutte sorprese, e spesso si mettono a tacere le voci dello Spirito e le visite del Signore.

La fisionomia vera di Teresa Musco, che pochi hanno co-nosciuto nella sua fortezza ascetica, non è data tanto dai carismi straordinari, ma dal possesso del grande carisma della CARITA'. Teresa possedeva in grado eroico la CARITA' soprannaturale che fa i Santi, quella Carità così grande « che fa dare la vita per i propri fratelli ». Il Cristo Crocifisso è la suprema infinita manifestazione di Amore: è Dio che si dona come vittima al Padre per gli uomini. Teresa era « la prediletta del Crocifisso »perché amava con amore di Vittima. Fin dal giorno della I Co-munione, fatta all'età di 7 anni, a Gesù che la invitava a offrirsi vittima, aveva risposto con un grande « Si ». Da allora ogni giorno rinnovava l'offerta. Quanto più aumentavano le soffe-renze più aumentava l'amore e viceversa. Diceva sempre « si »allo Spirito Santo che la portava come portava Gesù. L'ultimo. « si » lo diceva la sera del 19 agosto, tornando dall'ospedale di Napoli, quando ha lasciato la terra invocando ad alta voce una persona invisibile.... «Aspetta! Aspetta!».

« Chi vuol venire con Me - dice Gesù - prenda la sua Croce e mi segua », Teresa ha seguito il Crocifisso, come MARIA ADDOLORATA, fino al Calvario, fin sulla Croce. Lo ha amato fino alla follia della Croce.

Ho letto in una letterina che Teresa aveva scritto a un Sacerdote nella Pasqua di quest'anno: « ... Gesù Vi ama paz-zamente ». Credo che possa essere questa la definizione migliore della stimmatizzata Teresa Musco. Ha amato pazzamente il Redentore e pazzamente ne è stata « prediletta ». Ha amato pazzamente la « Mamma celeste » con amore immenso, ha amato le anime fino a offrirsi per loro Vittima di espiazione.

L'applauso della folla, accorsa alle sue esequie trionfali e al trigesimo il lungo applauso del popolo di Dio che risuonò sotto le volte della Cattedrale di Caserta, sia un preludio alla acclamazione grande universale, che salga presto da tutta la Chiesa.

P. Carmine Coppola Redentorista

 

I° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI TERESA MUSCO

«Sono ritornata a TE, O SIGNORE non tanto perché vinta dal dolore delle mie sofferenze, ma quanto perché arsa dal vivo desiderio di possederTi da vicino e contemplarTi senza al-cun velo».

 

19 agosto 1977

Ad un anno dal ritorno alla Casa del Padre il ricordo di TERESA Musco è sempre vivo tra coloro che in vita le furono vicini e tra quelli che, dopo la sua morte, sono stati folgorati dalla « Grazia divina » per sua intercessione. Pochi, semplici manifesti d'invito ad unirsi in preghiera per la sua Anima be-nedetta hanno raccolto centinaia e centinaia di fedeli nella Cat-tedrale di Caserta, provenienti non solo dalle cittadine campane e laziali, ma anche da ogni parte d'Italia.

Un folto gruppo di sacerdoti e religiosi ha fatto corona intorno all'Altare maggiore del Tempio per la celebrazione del-la S. Messa. I concelebranti erano 23.

P. Adalberto dell'Addolorata ha ricordato, in una breve orazione commemorativa, la vita di dolore e di offerta della giovane stimmatizzata casertana ed il messaggio che ella ha lasciato alle anime sacerdotali ed al mondo perché si ritorni con maggior fede alla preghiera e alle pratiche cristiane e si accetti, infine, la sofferenza come identificazione con il Cristo crocifisso.

Subito dopo la cerimonia religiosa, gran parte dei fedeli s'è ritrovata nel cimitero di Caserta per rendere omaggio alle spoglie di TERESA Musco. Durante la recita del S. Rosario i petali di un gran fascio di rose si sono coperti di numerose gocce di liquido trasparente. Lo straordinario fenomeno ha com-mosso tutti e molti hanno esclamato: « TERESA è con noi e ci ascolta »!

Nel pomeriggio, poi, molti pellegrini si sono recati alla « Casa Daniele », in S. Clemente di Caserta, dove sorgerà il centro di diffusione del messaggio di amore e di dolore giuntoci attraverso Teresa, l'opera di assistenza per i sacerdoti e laici anziani. La folla ha pregato davanti la statua della Madonna di Fatima che già domina il giardino dell'antico fabbricato. Brevi, commosse e toccanti parole di P. Franco Amico hanno chiuso la giornata così intensa di fervore religioso rivolto alla gloria di Dio e della Vergine SS. tramite l'umile creatura, TE-RESA Musco.

 

SIAMO GIà IN MACCHINA E RICEVIAMO...

 

« TESTIMONIANZA DI VUOLO ANNA FU PASQUALE DA MARANO (NA) - VIA S. MARIA A CUBITO, 180 PER LA GUARI-GIONE DELLA SORELLA VUOLO TERESA, ATTRIBUITA ALLA INTERCES SIONE DI TERESA MUSCO ».

Mia sorella Teresa, di anni 35, coniugata e dimorante in Marano, era sofferente da 5 anni di colecisti con ricorrenti coliche. Nell'ultimo periodo i dolori diventarono acutissimi tanto che il 21 agosto 1976 dovette essere ricoverata d'urgenza al Pronto Soccorso del Cardarelli di Napoli, dove rimase un solo giorno. In condizioni gravissime fu trasferita alla clinica « Villa dei Gerani » di Napoli. Il prof. Lezza ed il dott. Franzese de-cisero un immediato intervento chirurgico. All'esame delle ra-diografie essi ritenevano trattarsi di un normale caso di cole-cisti anche se di una certa gravità.

Ad intervento chirurgico iniziato constatarono, invece, una gravità eccezionale: oltre a rinvenire più di trecentocinquantatrè calcoli nella colecisti, il pancreas presentava una necrosi in fase avanzata. Ad operazione ultimata il prof. Lezza dolorosamente mi comunicava che mia sorella non aveva nessuna possibilità di sopravvivenza perché aveva in atto una pancreatite acuta. Solo un intervento divino poteva salvarla. Anzi le sue parole furono: « Vedi a quale Santo devi rivolgerti! ». Proprio in quei giorni avevo appreso dai giornali della morte di TERESA MUSCO e dei carismi di cui era dotata.

Nella stessa clinica « Villa dei Gerani », nei primi giorni dell'agosto 1976, avevo conosciuto la Musco che era ricoverata in dialisi. Le ero stata utile in un piccolo servizio per il quale voleva offrirmi una mancia che io avevo naturalmente rifiutata anche perché la sua persona ispirava fiducia e dolcezza di animo. In quei tragici momenti, mentre mia sorella era in coma ed in ospedale si aspettava da un momento all'altro la sua fine, mi sembrò di avere a disposizione la strada che mi poteva far uscire dal tunnel della morte e della disperazione. Ritagliai da un gior-nale una foto di TERESA MUSCO e la posi sui letto di mia sorella. Invocai la giovane stimmatizzata, dicendo: « Teresa, tu volevi darmi la mancia in dialisi, io non l'accettai. Ora, se vuoi regalarmi, fammi la grazia di guarire mia sorella Teresa! ».

Da quel momento la febbre, che era altissima, cominciò a diminuire tanto che dopo alcuni giorni il prof. Lezza ed il dott. Franzese potevano comunicarmi che mia sorella era prov-videnzialmente fuori pericolo. La malata continuò a migliorare nei giorni successivi ed il 16 ottobre 1976 poté lasciare la cli-nica e ritornare a casa, tra i suoi tre fighuoletti e suo marito. Attualmente mia sorella è in ottime condizioni di salute.

Ad un anno da questo avvenimento, io, mia sorella ed il personale tutto della clinica attribuiamo all'intercessione di TERESA MUSCO la felice soluzione del difficilissimo caso del-la malattia.

 

CERTIFICATO MEDICO

Dott. SALVATORE FRANZESE CHIRURGO

Napoli, 8-9-77

Certifico che la sig.ra VUOLO TERESA, di anni 34, è stata operata di urgenza il 23-8-1976 per pancreatite acuta con necrosi massiva da litiasi colecisto-coledocica. Ad un mese dal-l'intervento la paziente era chirurgicamente guarita dopo un decorso post-operatorio burrascoso.

Rivista da me in data odierna la paziente si presenta in ottime condizioni generali.

Per gli usi consentiti.

Dott. SALVATORE FRANZESE

 

CHE LINGUA PARLAVA TERESA?

Don Carlo De Ambrogio esperto in lingue semitiche ci ha inviato: una testimonianza, fra tante.

« Ero arrivato da Teresa Musco piuttosto diffidente sulle voci che circolavano a riguardo di una lingua incomprensibile, che parlava e poi traduceva, sotto ispirazione - almeno così diceva il suo confessore. Ho dovuto ncredermi; Teresa parlava l'aramaico locale di Nazaret, inconfondibile per alcune partico-larità (studiate dal Dollmann, da J. Jeremias, ecc. ...); e poi traduceva in italiano. Era il 2 febbraio 1975. Posso attestare con esattezza.

Napoli, 26-1-1979.

Carlo De Ambrogio