SUOR ROSINA LA GRUA

SCRITTI SPIRITUALI

a cura di Salvino Leone

Profilo biografico di Alfredo Mario La Grua

ISTITUTO FIGLIE DELLA CROCE

PRESENTAZIONE

E' per me motivo di gratitudine, di gioia e di speranza presen­tare questa prima raccolta di "Scritti Spirituali" della consorella Suor Rosina La Grua, Figlia della Croce, che vengono pubblicati ad un anno di distanza dalla sua santa morte avvenuta a Castelbuono il 12 agosto 1989.

Un grazie al Dott. Salvino Leone, che, con vero intelletto d'amo­re, ne ha curato l'edizione; al Prof. Alfredo La Grua, che, in una meravigliosa sintesi, ha tracciato il profilo biografico di questa ange­lica figura che ha trascorso, immobile su un letto di sofferenza, settan­taquattro anni dei novantaquattro che il Signore le aveva concesso di vivere.

Commozione e gioia inondano il mio cuore per il dono di una testimonianza di vita concesso alla Congregazione delle Figlie della Croce, che oggi ha un esemplare a cui riferirsi per vivere il parti­colare carisma della sua spiritualità.

Negli " Scritti Spirituali " di Suor Rosina si legge l'itinerario di una creatura eccezionalmente provata, che nella sua lunga e dolo­rosa « Via Crucis » ha scoperto il segreto per accettare la sofferenza, per viverla gioiosamente, per farne strumento di santità per sé e le­zione di vita a quanti s'accostavano al suo letto di dolore, divenuto altare di grazia e cattedra di luce.

Sono " pensieri " scritti nel silenzio della sua cella, nelle ore di solitudine, di sofferenza, di preghiera per alimentare le sue medi­tazioni, per fissare i sentimenti scaturiti nella sua anima nei lunghi colloqui col suo Signore Crocifisso.

Attraverso di essi, una finestra si apre sulla insondabile profon­dità del mistero cristiano del dolore che Suor Rosina ha esperimen­tato nel suo fragilissimo corpo: nel fiore della sua giovinezza, all'età di 17 anni, veniva, apparentemente, tagliata fuori dal mondo in se­guito ad una malattia che si è soliti chiamare « disgrazia », ma che divenne per lei sorgente di grazia, palestra di virtù, fonte di carità. Nel Cristo crocifisso trovava la forza di vivere e la gioia di operare il bene.

Attraverso queste pagine, lo spirito di Suor Rosina vive tra noi, tra chi soffre, tra chi ha bisogno di un conforto, di un aiuto.

I suoi " pensieri spirituali " sono semi di misericordia, di gioia, di speranza nei solchi della miseria morale e fisica, sono colpi d'ala che ci sospingono in alto. Come quando la sua parola viva cadeva nel cuore di quanti con fiducia a lei si avvicinavano.

Sono soprattutto, un messaggio di speranza. A leggerli sembra di rivederla immobile nel suo lettino con gli occhi pieni di gioia, sem­bra riascoltare la sua voce dolce e suasiva; sembra riprovare la sere­nità, la fiducia, il coraggio che le sue parole lasciavano nel cuore.

La sua missione di amore non è finita. Suor Rosina se lo sentiva dentro quando gli anni e la malattia le facevano prevedere prossima la fine: « Sembra che l'ora si avvicina in cui sto per passare da que­sto mondo al Padre - così scriveva in un suo quadernetto -; e pri­ma di partire, vorrei mandare una parola del cuore, un testamento dell'anima mia a tutti, a tutti quelli che ho conosciuto in questa im­mensa valle di pianto ... In questa sera della mia vita sento quasi un fiume di tenerezza senza nome salire dal mio cuore per versarsi nel vostro » (n. 37).

Mi auguro che la parola di Suor Rosina scenda nel cuore di chi medita su queste pagine dettate dal suo letto di dolore, che era sua dimora, ove ha trovato una sapienza più grande di quella degli uomi­ni. A ciascuno di noi Suor Rosina ripete il suo messaggio: « Semina il tuo sorriso perché tutto splenda intorno a te » (n. 139).

SUOR SOFIA MIGLIARA

Superiora Generale delle Figlie della Croce

Palermo, 12 agosto 1990.

 

INTRODUZIONE GLI SCRITTI DI SUOR ROSINA

Poco prima di morire, suor Rosina aveva manifestato ad alcune consorelle il desiderio di affidare a me le sue «carte ». perché io le visionassi.

La sintonia spirituale che ci legava, il ricordo di lunghe conver­sazioni estive a dissertare di teologia ma soprattutto il suo grande af­fetto per me, di certo inadeguatamente ripagato, l'avevano indotta a questa decisione. Certamente altri avrebbero potuto, forse a mag­gior diritto, assumersi tale onere ma nel rispetto della sua volontà e con l'indubbia gratificazione dell'onore toccatomi mi sono accinto con scrupolo a tale compito. Del materiale cartaceo reperito nella sua cella è stato redatto un verbale consegnato alla superiora della comunità suor Maria Pia Di Vanni.

Insieme a una ingente mole di lettere ricevute, di immaginette, di appunti relativi alla comunità (conti, promemoria, ecc.) sono stati trovati tre quadernetti contenenti pensieri, riflessioni, meditazioni. Un prezioso bagaglio di spiritualità di cui mi è sembrato doveroso far partecipi quanti hanno conosciuto ed amato suor Rosina. Sono sicuro che non si tratta degli unici quaderni esistenti. Alcuni so per certo che sono stati stracciati dalla stessa, altri sono stati affidati a vari con­fessori (vivi? defunti?), altri ancora forse salteranno fuori da qualche parte. Anziché limitarmi alla pubblicazione di questi avrei potuto at­tendere più accurate ricerche. Ma nell'incertezza del buon esito delle stesse ma soprattutto nel vivo desiderio di poter avere pubblicati que­sti scritti per l'anniversario della sua morte ho preferito soprassedere nella speranza di poterli reperire (se ve ne sono) in un secondo tempo.

Accanto a questi quaderni (qui indicati come Manoscritto A, B, C, dei quali uno solo reca indicazioni cronologiche che lo fanno risalire al 1954) ho riportato alcuni pensieri che suor Rosina aveva l'abitudine di scrivere sul retro delle immaginette. Ve ne saranno in circolazione centinaia e credo sarà impossibile raccoglierli tutte. D'altra parte trattandosi di brevi pensieri « d'occasione » molti sono ripeti­tivi e spesso, pur nell'indubbia densità spirituale, hanno più un signi­ficato affettivo per la persona cui erano destinate che l'universale por­tata di uno spessore teologico da vagliare analiticamente.

Infine mi sono pervenuti due « epistolari »: quello della sig.ra Bolognani e quello di P. Alfredo Pagani che ringrazio per la loro cor­tesia. Delle lettere inviatemi, ovviamente, ho riportato solo quelle con­tenenti argomentazioni di interesse generale tralasciando quelle di con­tenuto strettamente privato. Anche qui l'appello è aperto a tutti coloro che si trovano in possesso di lettere di suor Rosina che, se un giorno riusciremo a raccoglierle tutte; potranno costituire un cospicuo patri­monio epistolare utile per poter non solo approfondire la conoscenza della sua spiritualità ma anche per poterne ricostruire il suo divenire storico.

Tutto questo materiale è stato analizzato, epurandone i brani ripor­tati da altri autori spirituali (che spesso suor Rosina ricopiava), le frequenti ripetizioni, i brani di attribuzione incerta, le frasi poco leg­gibili (si pensi che alcune pagine risalgono a più di tren'anni fa). In nota sono state riportate le fonti scritturistiche di citazioni incluse nel testo e alcuni elementi che possono aiutare a comprendere meglio, circostanziandoli, alcuni contenuti del testo stesso. Ogni « pensiero » è stato numerato per una più chiara circoscrizione della sua identità e per una più facile reperibilità mediante l'indice analitico.

Il lavoro compiuto ovviamente non può dirsi definitivo. Vuole essere solo un primo passo verso una completa raccolta degli scritti di suor Rosina. Mi auguro che a questa prima edizione possano seguirne delle altre arricchite dagli ulteriori contributi che col tempo perverranno. Prima di congedarmi sento il dovere di ringraziare:

- Madre Sofia Migliara, Superiora Generale delle Figlie della Croce che con pronta e generosa sollecitudine ha reso possibile la pub­blicazione di questi scritti;

- la sig.ra Annita Patti Bannò che ha messo a mia disposizione il materiale in suo possesso;

- Francesco Mazzola, Martíno Spallino e le nipoti di suor Rosina Nicla, Geppa e Rosetta che hanno pazientemente trascritto le fitte pagine degli originali.

 

LA SUA « SANTITA' »

Avendo a lungo analizzato, riletto, ordinato questi scritti avrei voluto quantomeno abbozzare il profilo spirituale di suor Rosina che da essi traspare. Ma ho preferito desistere dall'impresa.

Se fatta adeguatamente, avrebbe comportato un impegno tempo­rale per cui si sarebbe certamente differita la pubblicazione di questi scritti. E d'altra parte, farlo sommariamente non mi sarebbe sembrato rispettoso del loro spessore teologico e della stessa memoria di suor Rosina.

Oltretutto penso possa essere più bello offrirli così, nella loro immediatezza. Altri penseranno a tirare le fila del suo itinerario spi­rituale, a identificare le strutture portanti della sua vita interiore, a scoprire i temi fondamentali sul_ suo pensiero religioso.

In tale approccio pertanto, mi limito a riproporre alcune consi­derazioni che possono costituire una delle chiavi di lettura della per­sonalítà di suor Rosina quale emerge da questi scritti.

Santo e sacro nell'idea originaria esprimono un concetto assoluta­mente identico: denotano separazione dal mondo e quindi trascendenza, ineffabilità, totale alterítà. Ma è proprio questo il segreto della vera santità: essere « nel » mondo ma non « del » mondo (cfr. Gv 15, 18-19), separato perciò vicinissimo.

In questa sua separazione materiale, relegata in un'angusta e po­vera cella nessuno è stato più vicino al mondo di suor Rosina. Al mon­do, sì, non solo al ristretto ambito del paese o del circondario. Basti pensare alla vivacità con cui seguiva un fatto di cronaca, di politica o di vita ecclesiale dapprima solo attraverso la radio poi col telefono, partecipe, fino ad alcuni anni fa anche attraverso un'intensa attività epistolare. Credo si possa veramente dire che era « in comunione col mondo » perché in comunione con Dio.

Il segreto della sua vita parte da qui, non dall'amore verso gli altri per cui tutti la ricorderemo. Fonte della sua carità è stata l'amore per Dio al punto tale da volersi immedesimare nel cammino di Cristo lungo la via dolorosa. Esperienza mistica di straordinaria portata e di rara attuazione storica: offrire se stessa come « vittima » di espazione, non limitandosi ad accettare le sofferenze della vita ma condividendo fisicamente e volontariamente la corredenzione della Croce di Cristo. La vera origine della sua malattia è da porsi in questa effettiva, reale, cristificazione: « non sono più io che vivo ma Cristo vive in me » (Gal 2,20).

Se è vero, come ha detto il medico San Giuseppe Moscati che « non la scienza ma la carità ha trasformato il mondo », suor Rosina ci ha elargito quasi un secolo di carità, quasi un secolo di trasforma­zione del mondo. Proprio questa capacità rinnovatrice della carità è alla base: da un lato di quella personalissima attenzione al prossimo, ai suoi specifici e diversificati bisogni; dall'altro di quella grande aper­tura mentale (impensabile nella sua situazione esistenziale) con cui era capace di accogliere ogni novità. Ricordo ancora il grande interesse con cui conversavamo per ore delle « innovazioni » teologiche o con cui commentavamo l'elezione di un Papa « straniero » o con cui dibat­tevamo su certa miracolistica da cui, negli ultimi tempi, era circondata.

Nel Vangelo di Marco il centurione si converte vedendo che Gesù era morto « così », cioè come un malfattore, come uno qualunque, abbandonato e dimenticato. Anche suor Rosina, al di là di presunte previsioni sulla sua morte, è morta « così », cioè nella più assoluta normalità, ordinarietà. E' un altro non marginale aspetto del messag­gio che ci lascia: l'amore non per lo straordinario ma per il quotidia­no anche se vissuto in modo eroico, non la ricerca di segni e prodigi (cfr. Gv 4, 48) ma di perfezione della vita ordinaria, di fedeltà evan­gelica, di carità. Una carità che diventava a volte vera e propria ansia di donazione, come quella che, negli ultimi giorni, già obnubilata dal coma incipiente la portava ad annaspare, con quel gesto divenuto ormai abituale in quella che da piccolo chiamavo la sua « bottega » alla ri­cerca di dolciumi da donare.

Nella continuità di vita, per chi resta, la santità di chi è entrato nella definitiva esistenza acquista due connotati essenziali: l'interces­sione e l'imitazione.

La prima costituisce la consolante certezza di una presenza la cui attività non solo non si è esaurita ma è adesso corroborata da una più intima partecipazione alla potenza divina.

La seconda è un impegno. La via tracciata non è impercorribile né improponibile ed è una via intessuta di benevolenza, disponibilità, abnegazione, attenzione agli altri, delicatezza, perdono: il sorriso, ama­bile e delicato che è la tenerezza di Dio per l'uomo.

SALVINO LEONE

 

PROFILO BIOGRAFICO

LA VICENDA TERRENA DI SUOR ROSINA

La santità non si racconta; è un dono che Dio assegna, come proiezione del suo inestinguibile amore, alle creature, a tutte le crea­ture che vivono nella luce della sua grazia e la cui entità non può essere quantificata dall'uomo attraverso la registrazione di circostanze, di episodi, di « esempi » che ne siano la tangibile rivelazione. Per un imperscrutabile disegno di Dio, ad alcune creature per così dire « pri­vilegiate », questo dono è assegnato non per essere nascosto in uno scrigno, ma per essere potenziato ed esaltato da una disponibilità to­tale, da una vocazione che oseremmo definire « eroica » a fare della propria esistenza terrena una testimonianza di fede, di carità, di impe­gno, a servizio e in funzione del divino progetto di salvezza. Ma anche in questo caso, la santità di cui parlano gli agiografi sottolineando « esempi » inimitabili di eroica, sacrificale dedizione a Dio e al pros­simo è qualcosa che non può essere raccontata sia pure in chiave di edificazione spirituale, né tanto meno enfatizzata sulla base di eccezio­nali elementi biografici. Il « privilegio », se così vogliamo chiamarlo, rimane sempre qualcosa di soprannaturale che sfugge alla banale re­gistrazione di episodi e circostanze che appartengono alla cronaca.

Nel caso di Suor Rosina La Grua, alla cui santità, mentre ancora era in vita, gridarono a migliaia le persone che la conobbero e che, accostandosi al suo letto di sofferenza, si illuminarono del suo sguardo, del suo sorriso, della sua parola, questo « privilegio » ebbe certamente una sua eccezionale proiezione esterna, rappresentata certamente an­che dal « miracolo » dei settant'anni di malattia incredibilmente sop­portati in uno stato di debilitazione fisica e di vivacità mentale uma­namente inspiegabile, esplicata attraverso una operosità sorprendente e una straordinaria capacità di calarsi nella realtà, pur vivendo in una cameretta di pochi metri quadrati; ma fu un « privilegio » vissuto soprattutto nel segreto inesplorabile di una spiritualità fatta di consapevole, gioiosa accettazione della volontà di Dio, di intelligente inter­pretazione del messaggio evangelico, di profonda meditazione sulle ve­rità di fede, di preghiera.

Nel domino di questa spiritualità, velata di pudore, mai ostentata, solo in parte rivelata dal comportamento esteriore nel quotidiano, in­tenso rapporto con la gente, a nessuno è consentito di penetrare con la presunzione di « leggere » la santità di Suor Rosina La Grua. Se ne possono, e solo in parte, intravedere i frutti, attraverso il bene « pro­dotto » negli individui che a lei si rivolgevano per avere conforto, per chiedere consiglio, nelle famiglie che per risolvere i loro problemi con lei si confidavano, nella comunità religiosa di cui era l'animatrice, nella società civile per i cui esponenti, in umiltà e semplicità, eppure con grande autorità morale, Suor Rosina trovava sempre un suggerimento da dare, un ammonimento cristiano da far valere.

« Santa » a grido di popolo, per le migliaia di persone di ogni condizione sociale e culturale che venivano a trovarla, che le scrive­vano, che le telefonavano da ogni parte per avere una risposta ai loro dubbi, ai loro smarrimenti, ai loro assilli; « santa » per gli emarginati, per i frustrati, per i disperati che le consegnavano le loro pene, per i deboli, per gli afflitti, per i poveri che le affidavano i loro bisogni. Ma nella sua cameretta sostarono anche cardinali, vescovi, sacerdoti, suore; sostarono illustri personalità del mondo politico, amministratori comunali, uomini di cultura; e ne uscirono profondamente colpiti dalla carica di spiritualità che si sprigionava da questa fragilissima creatura, dalla sua sapienza, della sua duttilità, dal suo intuito, dal suo ampio ventaglio di interessi. E tuttavia, questa « santità » si avverte, si per­cepisce, ma non si racconta.

Si può raccontare, invece, senza enfatizzarla, la vicenda terrena di Suor Rosina. Tra i nipoti, io sono stato quello che più di tutti, dalla prima infanzia, quando essa non era ancora una « monaca regolare » alla maturità, ha avuto la ventura di starle vicino. Adesso che mi tocca di raccontare la sua vicenda terrena, avverto il rammarico di non es­sere stato un buon cronista quando, nelle ore di confidenziale conver­sazione, avrei avuto il tempo e il modo di attingere dalla sua viva voce un ricchissimo materiale biografico; per discrezione, rimandavo sempre l'occasione di chiederle notizie precise e dettagliate sui momenti più significativi del suo lungo itinerario. La ricostruzione della sua intensa vicenda terrena potrà dunque risultare lacunosa, anche perché quesi tutte le persone sue coetanee che in quel lungo itinerario le cammina­vano accanto sono scomparse da molte tempo senza aver lasciato testi­monianze scritte alle quali ora potrei attingere.

Farò tesoro, dunque, dei miei ricordi e delle testimonianze orali raccolte nell'ambito familiare, o tra le persone in possesso di notizie utili.

 

L'INFANZIA E L'ADOLESCENZA

Ultima dei cinque figli di Mastro Antonio, che lavorava in una piccola fornace di sua proprietà, e di Nicoletta Cusimano, casalinga, Suor Rosina La Grua nacque a Castelbono il 13 Luglio 1895, in una modestissima casa al n. 5 di Via Belvedere. La famiglia era nume­rosa e il pane quotidiano era stentato. Fratelli e sorelle, tre maschi e due femmine, erano venuti alla luce nell'arco di 14 anni.

Il padre, un uomo originale e bizzarro, al quale per le sue tro­vate beffarde la gente aveva dato il soprannome di « stizzusu », era uno di quegli artigiani che con mezzi rudimentali lavoravano l'argilla per farne mattoni e tegole di terracotta. Quando non era occupato nella fornace ('u stazzùni), si dedicava ai lavori di campagna.

La madre, la 'za Nicoletta, proveniente da un ceppo familiare individuato con il soprannome di « macinga », era una donna ener­gica, volitiva, di difficile carattere, ma profondamente devota. Nella famiglia Cusimano, del resto, c'erano due sacerdoti: un Canonico, Don Santo, figlio di un fratello della nonna e Padre Antonio, dell'Ordine Conventuale, fratellastro del primo. All'ultima figlia fu dato il nome di Rosina per devozione a Santa Rosa da Lima.

Fin dall'infanzia Rosina rivelò una straordinaria vivacità, una eccezionale attitudine all'apprendimento; frequentò la scuola elemen­tare (non più di questo) sotto la guida di una di quelle insegnanti che lasciavano una traccia profonda nell'educazione degli adolescenti, per la loro preparazione, per il loro metodo, per la loro materna sol­lecitudine: la Maestra Rosalia Turrisi, il cui ricordo fu sempre vivo e carico di riconoscenza in Rosína, sino alla vecchiaia. Rosina La Grua fu un'alunna bravissima. Con una punta di orgoglio, rievocando quel tempo felice, ci raccontava che, in 5a Elementare, il suo piccolo capo­lavoro in lingua italiana era stato un componimento che lei aveva svolto in ben cinque pagine sul tema « L'edera, simbolo di amor costante » e che, per la ricchezza di contenuto, la maestra fece leggere nelle altre classi. Lì, a scuola; Rosina imparò le poesie e le canzon­cine struggenti di tristezza che ancora a novant'anni, grazie alla sua formidabile memoria, riusciva a ripetere senza aver dimenticato un solo verso. Quando io ero bambino, e passavo gran parte del mio tempo appoggiato al letto della zia Rosina, affascinato dalla dolcezza dei suoi discorsetti, quelle poesie e quelle canzoncine (per es. quella dello spazzacamino), con un contorno di insegnamenti morali e sociali elementarissimi ma efficaci, passavano dalla sua bocca alle mie orec­chie e al mio cuore.

A scuola, Rosina La Grua rivelò la molteplicità dei suoi interessi e delle sue attitudini, compresa quella alla recitazione nel teatrino improvvisato. Pochissimi, allora, andavano oltre la 5a Elementare. Per i più, quello era il traguardo di arrivo dell'istruzione pubblica. Ma chi io raggiungeva, aveva già un bagaglio di formazione e di cono­scenze che oggi farebbe invidia a un alunno che ha superato l'obbligo scolastico. Rosina La Grua, con la sua minuta e nitida scrittura legger­mente inclinata a destra, e con il suo parlare sicuro e preciso, ebbe sempre un linguaggio formalmente ineccepibile, anche perché conti­nuamente esercitato e arricchito dalle letture e dalla corrispondenza epistolare.

Chiuso il periodo scolastico, Rosina fu presa dalle occupazioni domestiche: c'era la madre da aiutare nelle faccende, c'era da accudire ai fratelli 'Nzulo (mio padre), Santo (che poi avrà un'esistenza molto travagliata) e Gioacchino (che morirà molto giovane). Ma non poteva, questa ragazza così dotata di temperamento, così estroversa, limitarsi al ruolo di casalinga. Cominciò a lavorare come sartina. Una delle poche stanze della modesta casa di via Belvedere diventò il suo labo­ratorio. Disegnava e ritagliava modelli, cuciva, forniva spiegazioni sui campionari di moda. Presto, quel piccolo laboratorio diventò per le amiche un punto di riferimento, un luogo di convegno. Rosina già rivelava il suo carisma. Erano in tante, già allora, a venire a trovarla, a conversare con lei di cose abbastanza impegnative. Si discuteva, in quei convegni di amiche, di questioni religiose, di fede e di vocazione, di carità a servizio dei malati e dei poveri.

Quella consuetudine ebbe una breve parentesi. Per perfezionarsi in taglio e cucito, a 16 anni, Rosina si trasferì a Palermo, presso una sarta originaria di Geraci, e abitò in una « stanza in famiglia » in via Vito La Mantia: la stessa strada in cui, per pura casualità, sareb­bero andate ad abitare, tantissimi anni dopo, le due nipoti Nicolina e Pina, alle quali spesso ricordava quella circostanza.

Dev'essere stato quello il periodo in cui la giovane Rosina, che aveva un suo fascino, suscitò una vivissima simpatia in un giovane, anch'egli originario di Geraci e amico dei fratelli Nzulo e Gioacchino, certo Francesco Rinaldi, impiegato alle Poste di Palermo. La simpa­tia di questo giovane non fu alimentata, non fu corrisposta, non si tradusse neanche in un innocente idillio. Rosina deve averne accen­nato alle amiche, con un sorriso di distacco benevolo; a ben altri interessi, a ben altri richiami erano rivolti la sua mente e il suo cuore!

Rosina tornò a Castelbuono e il cenacolo delle amiche, ripresa la consuetudine delle lunghe conversazioni cominciò ad assumere i con­torni di una piccola comunità impegnata sul terreno religioso ed assi­stenziale. Tra le amiche che più assiduamente frequentavano la casa di via Belvedere, Titì Librizzi, Maria Cupone, Lucia Biundo; da Geraci, ogni tanto, scendeva col carretto per farle visita una famiglia che nella Badia di Castelbuono aveva una figlia monaca. Maturavano, in quell'atmosfera di « chiamata », le grandi scelte.

A 19 anni, nel Santuario di Gibilmanna, davanti alla veneratis­sima Madonna, per la quale in famiglia, come del resto nell'intera Castelbuono, c'era una profonda devozione, Rosina La Grua fece voto di perenne verginità e si consacrò a Cristo Sposo Celeste.

Qualche mese dopo si manifestavano in lei i primi sintomi di una grave debilitazione. I medici trovano che il suo stomaco è atrofico, ha la dimensione dello stomaco di un bambino da poco svezzato. La diagnosi della malattia pone interrogativi ai quali i clinici non sanno dare una risposta convincente. I mezzi diagnostici, ovviamente, non erano quelli di cui oggi dispone la medicina. Vengono consultati i più illustri luminari di Palermo. Qualcuno sentenzia che quell'orga­nismo, non potendo normalmente alimentarsi, è condannato a perire in breve tempo. Solo il Dott. Mariano Mitra, di Castelbuono, un me­dico di grande valore, afferma che un organismo così debilitato, con quella alimentazione limitata a poco latte, poca verdura e quasi niente altro, può durare cent'anni se non consuma energie. Una delle ultime volte che Rosina riesce a salire le scale di casa con le sue gambe è quando muore il padre, Mastro Antonio La Grua.

 

GLI ALBORI DI UNA SCELTA

Rosina ha 23 anni quando scoppia l'epidemia « spagnola »; ne resta contagiata, ma ne guarisce. Il 27 gennaio 1919, viene colpita da una grave forma di anchilosi alle ginocchia. Non può più muoversi liberamente. E' costretta a stare seduta o a letto. Qualcuno attribuisce questa infermità ai postumi della « spagnola »; altri lo escludono. Fatto sta che il corpo di Rosina si fa sempre più debole, sempre più fragile. Se si alza dalla seggiola per un bisogno suda in maniera inde­scrivibile. E se introduce qualche variante nella sua scarsissima ali­mentazione, insorgono disturbi digestivi gravissimi.

Alla debilitazione fisica Rosina reagisce con le straordinarie ri­sorse della sua spiritualità. Prega intensamente, si raccoglie in medi­tazione, legge le Scritture Sacre, le vite dei Santi, nella cui esperienza terrena si immedesima; accetta le sue infermità come un privilegio, come un segno che Dio esige da lei qualcosa che un'esistenza normale non le consentirebbe di esprimere. Soffrire ed offrire la propria esi­stenza in olocausto. Soffrire e dedicarsi al bene del prossimo, alla ca­rità. Soffrire e farsi strumento del progetto di salvezza che Dio rea­lizza attraverso i suoi servi. Rosina ha un sorriso, una parola, un con­siglio, un ammonimento per tutti. Peccato che le sue lettere, scritte con quella sua minuta grafia, siano in gran parte disperse. Pur non essendo andata oltre la 5a Elementare, Rosina La Grua possedeva una vastissima cultura religiosa; aveva soprattutto assimilato la lezio­ne dei mistici.

Dicevano che proprio in quel periodo, che fu di concentrazione, ma anche di proiezione nei bisogni altrui, maturavano le grandi scelte. La piccola comunità che si dava convegno a casa di Rosina La Grua cominciava ad occuparsi materialmente dei derelitti, dei malati, dei poveri. Per le vie del paese Maria Cupone e Lucia Biundo raccoglie­vano pane, verdure, legumi, frutta. Raccontano che il padre della Cupone, il « 'zu Stefano », quando intravedeva sulla strada la figlia intenta a quella « umiliante » attività, se ne sentiva mortificato al punto di cambiare direzione. Rosina accennava timidamente alla sua vocazione religiosa; ma la madre Nicoletta energicamente, duramente, sentenziava: - Meglio malata in casa che monaca -.

Per la « malata in casa » c'erano le attenzioni e le sollecitudini della famiglia; d'estate, per consuetudine, si andava per uno o due mesi in villeggiatura a Gibilmanna, dove la malata poteva respirare aria fina, poteva essere portata in seggiola nel Santuario della Ma­donna, poteva ricevere visite. Da Gratteri, a piedi, veniva a trovarla una certa signorina Zito e le portava un paniere di Savoiarde che Rosina assaggiava appena, imbevute in un bicchiere d'acqua. Ma a Gibilmanna c'erano anche monaci di alta levatura religiosa e cultu­rale, tra cui diversi castelbuonesi, come Padre Gerardo, Padre Lo­renzo, Padre Anselmo; con i quali Rosina aveva modo di conversare su argomenti di fede e su esempi di santità.

La sua vocazione si consolidava. E Rosina non voleva restare tra le mura domestiche, come « monaca di casa », vestita di un saio con­ventuale e cinta di un cordone, ma non consacrata suora e sottoposta a una Regola. Voleva diventare l'animatrice di una comunità di suore dedite all'esercizio della carità e alla preghiera. Con lei volevano ag­gregarsi in comunità Maria Cupone, l'amica e la confidente più assi­dua agli incontri domestici, una donna bella, elegante, colta, che ave­va voltato le spalle alle prospettive di una vita brillante; l'umile e semplice Lucia Biundo, animata da un grande fervore di carità, e così anche Anna Rosa Lupo, sorella del Cav. Giovanni, fondatore e diret­tore del « Bancarello », e così le altre che avvertivano il medesimo richiamo e che poi si aggregheranno alle promotrici. Le riunioni, nella casa di via Belvedere, duravano fino a sera inoltrata. Maria Cupone, qualche volta, veniva anche di notte, di nascosto. Nicoletta Cusimano, la madre di Rosina, non ne era entusiasta. « Meglio malata in casa che rronaca » continuava a ripetere.

 

"I CULUNNEDDI"

Era il 1934 (io avevo appena 8 anni) quando finalmente, in Via Parrocchia (ora via Giovanni Cucco), in un'antica casa gentilizia chiamata « Le Colonnette » (« 'i Culunneddi »), fu fondato l'Istituto del « Boccone del Povero ». Lì, con Rosina La Grua, si era insediato il gruppo delle « vocate » all'esercizio della carità; erano, se non mi sbaglio, cinque; avevano lasciato le rispettive famiglie, avevano indos­sato l'abito monacale, avevano chiesto, con l'assistenza dell'Arciprete Mons. Cipolla, ma trovando molte resistenze, il riconoscimento del Vescovo della Diocesi, che era allora S.E. Mons. Emiliano Cagnoni, Pastore di altissima levatura, piuttosto autoritario, il quale probabil­mente avrebbe preferito che quelle cinque « vocate » fossero inqua­drate secondo la Regola collaudata di un Ordine monastico operante nel territorio.

Le cinque « vocate » presero il nome da suore: Maria Cupone, Superiora, si chiamò Suor Benigna; Rosina La Grua, Madre Vicaria, si chiamò Suor Scolastica, col nome della Santa sorella di San Bene­detto; Lucia Biundo si chiamò Suor Chiara; Anna Rosa Lupo si chia­mo Suor Teresa, Giuseppa Città Suor Giuseppa.

Allora io ero un ragazzo; ma ricordo che dal ballatoio d'ingresso, al primo piano della casa delle « Colonnette », per arrivare nella stanza della zia Suor Scolastica, si dovevano attraversare tre o quat­tro camere allineate. Dal piano terreno, dove intorno a grandi tavoli di legno grezzo si raccoglievano i vecchi poveri del paese per un desi­nare caldo, saliva l'odore delle vivande preparate dalla buona e cara Suor Chiara. In un'epoca come quella, in cui in molte case e per le strade c'era la povertà autentica, l'Istituto del « Boccone del Povero » fu guardato dalla popolazione di Castelbuono con grande simpatia e con grande ammirazione. Le suore andavano in giro per la « cerca » e i benefattori, quando non potevano dare denaro, davano olio, fru­mento, legumi e quanto altro potesse servire. Il « Boccone del Po­vero » rimase alle « Colonnette » per 4 anni.

In estate, quando un po' tutti andavano in villeggiatura, a mio padre era consentito di prelevare dall'Istituto, in una grande sèggiola a braccioli portata da due robusti aiutanti, la zia Suor Scolastica, per portarsela in campagna, nella nostra casa di Pontesecco. Per noi, l'arrivo della zia Rosina, (così sempre la chiamavamo) era un avveni­mento, una festa. Pallida, stremata dalla fatica del « viaggio », la zia arrivava in quella specie di portantina attraverso la trazzera per S. Guglielmo non ancora trasformata in rotabile.

Nella nostra casa di campagna, a Pontesecco, su un grande ter­razzo ad est, si affacciava un'ampia finestra della camera riservata alla zia Rosina. Quella camera, anche quando la zia non venne più da noi a villeggiare, anche dopo che la casa subì delle trasformazioni, con­tinuò e continua a chiamarsi la « stanza della zia Rosina ». Sul da­vanzale basso della finestra che non esiste più, la zia che ancora po­teva stare seduta nella sèggiola a braccioli, si appoggiava da una parte; io dall'altra. Ed erano conversazioni interminabili, a bassa voce, su cose piccole e su cose grandi, e per me misteriose e affascinanti. Quando cominciava a far fresco, quelle conversazioni si trasferivano sul letto, dove la zia stava seduta.

Certe volte, in estate, venivano per una quindicina di giorni, in vacanza, i miei due fratelli francescani conventuali, Padre Gregorio, (Matteo) che si era laureato in Teologia alla Gregoriana di Roma, e Padre Daniele (Vincenzo), forbito predicatore. Allora, in quella ca­mera, i discorsi si facevano più profondi e più impegnativi. Ad accu­dire la zia erano mia madre e le mie sorelle e spesso Suor Chiara alla quale, per dormire, era riservato un angusto sottoscala.

La camera della zia Rosina era un luogo d'incontro per le per­sone che venivano a farle visita; tra queste, le più assidue, le sorelle insegnanti Sarina e Rosa Maimone, le sorelle Librizzí ed altre, che si intrattenevano a lungo. Quando l'incontro era più riservato e con­fidenziale, chi sopraggiungeva restava ad attendere il turno in terraz­zo. Quotidianamente veniva Suor Benigna, (la Cupone) e quando c'era lei nessuno si permetteva di entrare nella camera.

Ogni mattina, ad ora fissa, dalla vicina Chiesa dei Cappuccini, veniva un Padre a portare alla zia la Santa Eucarestia. O Padre Raf­faele che per 7 anni fu il suo confessore, o Padre Gerardo, o Padre Anselmo, o Padre Lorenzo. I Padri Cappuccini, da noi, erano di casa. Anche perché i miei genitori erano Terziari Francescani, come poi lo fu mia sorella Pina.

Alla Chiesa dei Cappuccini mia madre andava a piedi, ogni mat­tina. La chiesa distava da casa nostra circa un miglio e mezzo. Io fre­quentavo il Convento, com'era una volta, e di cui conoscevo alla per­fezione gli angoli più riposti. La domenica, dopo le Messe del mat­tino, le persone venivano a frotte a trovare la zia; era una specie di pellegrinaggio; facevano la coda per salutarla o chiederle la benedi­zione o sollecitarle una preghiera « particolare ».

Anche le suore del « Boccone del Povero » che qualche volta villeggiavano in una casa vicina, in località Torre, venivano a trovarla due per volta. A noi di famiglia tutto quel movimento, quel continuo andirivieni, quell'avvicendarsi di volti e di figure sembrava uno stra­no spettacolo. Del particolare carisma della zia, del fascino del suo sorriso e della sua parola, delle confidenze che tante persone veni­vano a consegnarle con incondizionata fiducia, noi non riuscivamo forse a cogliere il vero significato, che andava al di là del dato affet­tivo. Quando ci dicevano « la zia è una santa » ci limitavamo a sor­ridere, perché di lei conoscevamo di più le risorse umane di dolcezza, di semplicità, di pazienza, di accettazione della propria infermità. Quando finiva il tempo della villeggiatura, mio padre la faceva ri­portare alle « Colonnette ».

 

NEL MONASTERO DELLE BENEDETTINE

Dopo 4 anni, la comunità del « Boccone del Povero » ebbe una nuova sede. Presso il Castello, invasi dalle erbacce e abitati dalle pecore, c'erano i. resti dell'antico Monastero dei Benedettini, in parte di proprietà comunale e in parte di proprietà privata. Diruto per metà, malandato per il resto, l'ex-monastero era praticamente un rudere ina­bitabile. Qualcuno ne parlò alla zia Rosina che, inchiodata nel suo letto di sofferenza, non poteva avere un'idea precisa dello stato di quel rudere. Se lo disegnò nella mente; ne concepì, con gli occhi della sua sicura e vivace intuizione, il restauro.

A venire incontro alla sua determinazione di realizzare il pro­getto di recupero di quel rudere fu il benefattore Mons. Michele Pistorio, che per tanti anni era stato Direttore Didattico e poi Ispet­tore della Scuola Elementare di Castelbuono. Mons. Pistorio aveva con la nostra famiglia un rapporto di quasi-parentela, essendo stato

sempre ospite in casa di mia zia Anna Maria, sorella di zia Rosina e di mio padre; sempre, da quando, nativo di Resuttano, era venuto a Castelbuono.

Con l'assistenza di mio padre, Mons. Pistorio l'8 dicembre 1938 acquistò i resti del vecchio monastero dei Benedettini e ne fece dono al « Boccone del Povero ». C'è, nell'androne d'ingresso dell'ex-mona­stero, una lapide che ricorda tale donazione: « Mons. Michele Pistorio, l'8 dicembre 1938, comprò questi locali dell'ex-convento dei Benedet­tini, donandoli generosamente alla pia Istituzione ». Se non ricordo male l'acquisto fu stipulato per lire dodicimila. Erano dodicimila lire dell'anteguerra!

Rendere agibile quel rudere era un'impresa di proporzioni enor­mi. Suor Scolastica, animata da una straordinaria volontà e da una incredibile tenacia, facendo leva sul suo forte temperamento e sulla sua umiltà, convocò ingegneri, capo-mastri, operai; bussò a tutte le porte; scrisse ai nostri concittadini emigrati in America; si rivolse all'Amministrazione Comunale, agli uomini di Governo. Bisognava as­solutamente, in nome della carità, trovare i quattrini per fare di quel rudere una sede dignitosa per la comunità religiosa del « Boccone del Povero ». E i quattrini vennero. Il Comune si mostrò disponibile. Come per miracolo, sotto la direzione di Suor Scolastica, quel rudere fu reso abitabile. La ristrutturazione dell'ex-monastero passò attra­verso la piccola cameretta di Rosina La Grua che dava suggerimenti e indicazioni, proponeva modifiche strutturali e soluzioni pratiche, ani­mava imprenditori e operai, trasmettendo ad essi il suo fervore. La fragilissima Madre Vicaria non aveva più neanche l'assistenza di Suor Benigna che staccatasi dal Gruppo si era fatta monaca benedettina e se n'era andata in clausura a Catania.

I locali della pia Istituzione, intanto, si ampliavano, con il so­stegno del denaro pubblico e con l'aiuto dei benefattori. All'assistenza degli indigenti anziani subentrò il ricovero delle orfanelle. Il « Boc­cone del Povero » si trasformò in Orfanotrofio femminile.

Sempre con l'assistenza paterna dell'Arciprete Cipolla, in data 16 novembre 1942, Suor Rosina chiede ufficialmente la fusione della piccola comunità con la Congregazione « Figlie della Croce ». Il 6 gen­naio 1943, con Suor Rosina, vengono ammesse alla Vestizione a Suore le nuove incorporate, Suor Lucia Biundo, Suor Nicolina Fina, Suor Anna Rosa Lupo e successivamente Suor Giuseppa Città. Le suore ormai sono legate a una Regola, obbediscono ad una gerarchia. L'Orfa­notrofio, ampio, confortevole, funzionale, accoglie numerose bambine e fanciulle provenienti anche dai paesi viciniori. I benefattori ne aiutano la crescita. Particolarmente vicini a Suor Rosina sono i fratelli italo­americani Antonio e Rosario Cicero (a Castelbuono soprannominati « Bellizza »). La sorella Anna Cicero, per migliorare l'attrezzatura del­l'Orfanotrofio, fa dono di un moderno laboratorio per confezioni in lana, col contributo (come attesta una lapide) dell' « Italian Social Club » e dell' « Ockland Lions Club » di Pittsburg, Pa, in U.S.A. Quel laboratorio, oggi disattivato, fu per alcuni anni un punto di rife­rimento per l'avviamento al lavoro artigianale delle Orfanelle che crescevano. L'Istituto, del resto, ospitava anche alcune collegiali. Più tardi ebbe l'autorizzazione per un Asilo (2 sezioni) che è stato molto apprezzato per il metodo didattico e per le sollecitudini materne delle Suore insegnanti, che hanno anche dato vita, nel teatrino, a simpa­tiche, riuscitissime iniziative.

Oggi l'Istituto è un grande complesso, articolato su tre piani, con grandi saloni, ampio terrazzo, sala-teatro per manifestazioni e con­ferenze, aule scolastiche, sala di ricevimento, refettorio, camere per le Suore, lunghi corridoi, servizi moderni, riscaldamento, giardino. Le suore che si avvicendavano nel « governo » dell'Orfanotrofio ve­devano in Suor Rosina l'espressione della continuità e dell'autorità spirituale e morale. Sostavano nella sua cameretta per consultarla, per chiedere consigli, per sollecitare la sua mediazione nei rapporti con il mondo esterno.

Si potrebbe pensare che Suor Rosina, chiusa nei pochissimi metri quadrati della sua « cella » di vetro e compensato, afflitta da tante infermità che prostravano il suo fragilissimo corpo, fosse isolata dalla realtà esterna in rapida trasformazione, incapace di comprendere la dimensione dei nuovi problemi della società, di rendersi conto dei fenomeni che contrassegnano la crisi della famiglia e il travaglio esi­stenziale dei giovani, l'intiepídirsi della fede religiosa e il venir meno del culto per i grandi valori tradizionali. E invece era sorprendente la sua capacità di discutere e di valutare questi fenomeni, di trattare, e non soltanto sul piano religioso e morale, problemi come quelli dei rapporti coniugali, del divorzio, dell'aborto, della droga, della crimi­nalità, della corruzione; ne parlava con sicurezza, esplicitamente, adeguandosi al livello culturale e alla condizione sociale di chi, essendo venuto al suo capezzale per confidarle le proprie pene e per avere da lei un consiglio, un'indicazione, la stava ad ascoltare. La realtà esterna entrava in quella sua cameretta attraverso molteplici canali di comu­nicazione: le visite, che erano continue, le lettere (alle quali rispose fino a quando fu in grado di leggere e di scrivere), le telefonate, per le quali aveva a portata di mano, accanto al letto, un centralino. E lei, quella realtà, la assimilava, la elaborava, la filtrava attraverso la sua sensibilità, la sua esperienza, la sua attitudine ad ascoltare, a comprendere, a subordinare un giudizio, un consiglio, talora un sor­ridente rimprovero, all'insegnamento evangelico.

Non si scandalizzava, Suor Rosina, di argomenti scabrosi, che per una suora si potrebbero considerare sconvenienti. Li affrontava con grandissimo pudore, ma anche con sorprendente coraggio, senza ombra di ipocrisia. E per questo, chiunque le si apriva. Sarebbe sba­gliato credere che a confidarsi con lei fossero soltanto le cosiddette « santocchie »; si avvicendavano, al suo capezzale, persone di elevato livello culturale e sociale, ragazzi e ragazze alle prese con problemi molto seri, coppie in difficoltà, persino uomini che generalmente la società giudica poco raccomandabili, da tenere a distanza.

I rapporti non si esaurivano nell'ambito castelbuonese o del cir­condario; a trovare Suor Rosina veniva gente da Palermo, dalle altre province della Sicilia. A scriverle, a telefonarle, diverse persone del­l'Italia meridionale che per caso avevano sentito parlare di questa suora straordinaria. E la chiamavano « Santa » perché dal rapporto con lei uscivano consolate, edificate spiritualmente e moralmente, spes­se volte redente. « Non sono io che parlo; è Gesù che si serve di me ». E, quasi invariabilmente, l'espressione di commiato era: « Suor Rosina, preghi per me, mi raccomandi al Signore ».

Quante vocazioni religiose devono essere fiorite e maturate nella piccola, raccolta; semibuia cameretta di Suor Rosina! Ho motivo di ritenere, personalmente, che la vocazione dei miei due fratelli conven­tuali, Matteo (Padre Gregorio) e Vincenzo (Padre Daniele) si sia ali­mentata dalla carica di spiritualità e di donazione che da lei si spri­gionava. Delle orfanelle cresciute accanto al suo letto, alcune, diven­tate adulte, si fecero una loro vita sposandosi e riuscendo buone mo­gli e buone mamme; ma tra quelle che invece scelsero la sacrificale vita monastica, non può certamente essere dimenticata Suor Maria Antonietta Lo Bue, missionaria con altre Figlie della Croce in Mes­sico, morta prematuramente qualche anno fa in quella terra lontana, dove con tanto fervore si era dedicata all'istruzione e all'educazione dei bambini. Sulla vocazione missionaria di Padre Leone Cusimano, conventuale come i miei due fratelli, nipote per parte di madre, deve avere avuto la sua influenza lo slancio di fede e di carità con cui Suor Rosina incoraggiava le scelte più impegnative.

Figlia della Croce diventò un'altra nipote per parte di madre, Suor Giuseppina Cusimano, come pure Suor Nicolina Fina. Invece, Suor Graziella Failla, cresciuta nel Boccone del Povero, quando av­venne la fusione con le Figlie della Croce, come Suor Benigna, andò in un Collegio di Catania.

 

LA « ZIA » ROSINA

Per noi di famiglia, Suor Rosina era anzitutto la zia Rosina. Mio padre, il primo dei cinque figli, aveva per lei, l'ultima, una te­nerezza religiosa, una sollecitudine quasi paterna, ma anche una pro­fonda devozione. Quando ormai era lontano il tempo felice in cui la zia veniva in villeggiatura nella nostra casa a Ponteseccoi ed egli già cominciava ad invecchiare, andava a trovarla « ai Benedettini » ogni giorno, talvolta di mattino e di pomeriggio. A Castelbuono, del resto, dopo la morte della zia Maria, dei cinque figli era rimasto soltanto lui, che si sentiva un po' responsabile, a livello familiare, dell'assi­stenza dovuta alla sorella inferma.

Quando era stato acquistato il rudere dell'ex-monastero, una pic­cola area esterna, prima abitata dalle capre, era stata messa a coltura di ortaggi, e a soccorrere c'era anche una cisterna. Mio padre badava appunto all'orto e al pollaio e quando tornava a casa portava persino due uova fresche. Ma per lui, l'ora più bella, direi « sacra », era quella che poteva dedicare direttamente a lei, nella sua cameretta: l'ora delle confidenze, degli sfoghi, dei consigli.

Per noi figli, invece, via via che crescevamo, la zia Rosina era il punto di riferimento, la persona alla quale ci rivolgevamo, più o meno con periodicità settimanale, e quasi sempre separatamente, per consegnarle i momenti più significativi della nostra vicenda. Ad aver modo di frequentarla regolarmente, fino a quando anche noi lasciammo Castelbuono, eravamo io e mia sorella Pina. Ma un approdo ob­bligato, quando venivano da Palermo, la cameretta della zia era anche per l'altra mia sorella Nicolina, per i miei fratelli Gregorio, Daniele e Totò, per le mie cugine Nicla, Geppa e Rosetta; e più tardi, per i nipoti della seconda generazione. Si andava dalla zia, e non certo per un convenzionale, formale dovere di famiglia. Ci si sedeva, sco­stando un po' la pesante cortina che era sistemata intorno al letto, presso il suo capezzale; e lì, nella penombra, sottovoce, quasi in con­fessione, si stava a parlare, a raccontare le nostre cose, a consegnarle i nostri problemi.

Soffriva, la zia Rosina, quando le nostre visite non erano abba­stanza frequenti. Ce ne faceva sorridente, dolce rimprovero: « Non ci pensate, a questa povera zia malata ». Conosceva il nostro tempera­mento, intuiva le nostre inquietudini, penetrava nei nostri silenzi; con incredibile lucidità era capace di ripercorrere i nostri itinerari fino all'infanzia lontana; dominava il panorama sempre più largo e com­plesso delle vicende di ciascuno e di tutti insieme. Le cronache e la storia della famiglia La Grua passavano, con le loro luci e le loro ombre, nella mente e nel cuore della zia, vi si depositavano. Quando capiva che stavamo per accomiatarci, annaspava con una mano in qual­che sacchetto che teneva nascosto accanto al letto, ne tirava fuori dol­cini e biscotti, caramelle e cioccolatini che altri le avevano portato in dono, pur sapendo che non poteva assaggiarne, e ce li offriva come avrebbe fatto con dei bambini: non dovevano, i nipoti ormai diven­tati adulti, uscire dalla sua cameretta senza portarsi via, in tasca, un segno del suo affetto.

Si usciva dalla sua cameretta in punta di piedi come si era en­trati, ma liberati da qualche nostra pena, rinfrancati, corroborati da un suo consiglio; da un suo ammonimento, da una sua « iniezione » di fiducia, da un suo sorriso di comprensione.

 

GLI ULTIMI ANNI

C'è anche, nella vita di Suor Rosina, l'esercizio della carità che si concretizza in pratica opera di beneficenza e di assistenza a favore di chi non ha bisogno soltanto di sostegno spirituale e di conforto. Valga, come esempio, il caso di un carabiniere condannato per omicidio e assegnato a soggiorno obbligato a Castelbuono; bisognoso di tutto, per se, per la moglie e per i figli, ebbe in Suor Rosina una grande fonte di aiuto materiale (indumenti, forniture per arredare la casa, coperte, lenzuola, materassi, stoviglie e quant'altro fosse indi­spensabile, persino aiuto in denaro per le spese giudiziarie); tale aiuto integrò quello, spontaneo, corale, generoso, che gli fu assicurato dalla solidarietà della cittadinanza castelbuonese; ma fu accompagnato anche dall'assistenza morale, dai buoni consigli che allo sfortunato giovane restituirono fiducia e garantirono nuove e più solide certezze. Suor Ro­sina fu per lui madre e sorella. Veniva a trovarla spessissimo e si considerava di famiglia. Si prestava a qualunque servizio, per mani­festare la sua gratitudine. Dimenticava, in quell'atmosfera di com­prensione e di solidarietà, il brutto incidente che gli era capitato in servizio.

Gli ultimi anni della vita di Suor Rosina furono segnati dal mol­tiplicarsi e dall'acuirsi delle sofferenze fisiche. Non c'era parte del suo fragilissimo corpo che non fosse afflitto da un qualche male. E lei non lo nascondeva. Più di una volta i medici, allarmati dagli incredibili sbalzi di pressione arteriosa, o da qualche breve collasso, decretarono che non avrebbe resistito a lungo. E più di una volta le consorelle vegliarono pregando intorno al suo letto. Poi si riprendeva. E diceva: - Il Signore non ha ancora deciso di chiamarmi; sia fatta la Sua volontà -.

Delle suore fondatrici della comunità religiosa non rimaneva che lei. Le altre, ad una ad una, erano tutte scomparse e l'ultima ad andar­sene era stata la buona, dolce, paziente, umile, instancabile Suor Chiara, quella che assiduamente, amorevolmente l'aveva assistita per oltre mez­zo secolo.

Aveva però, Suor Rosina, giorno e notte il conforto premuroso delle consorelle, particolarmente della Superiora Suor Maria Pia e di Suor Giuseppina; e aveva, intorno al suo letto, il calore delle sue « figlie », Annita Bannò, Lilia Carollo, Teresa Castelli e tante altre che amorevolmente, chiamandola « mamma », le stavano vicine, con più assiduità di noi nipoti che, non vivendo più a Castelbuono, non potevamo quotidianamente farle visita. Un po' tutti, però, ci rende­vamo conto che si avvicinava la fine della sua santa esistenza terrena.

« Qualche giorno non troverete più la zia » ci diceva. E queste parole ci toccavano profondamente.

Per il suo 93'° compleanno, che cadeva il 13 luglio, su inizia­tiva di Annita Bannò e con il concorso dei parenti e delle « figlie » più devote, si era pensato di farle un dono significativo. La scelta si orientò su una statua in bronzo della Madonna, « Rosa Mistica », che fu realizzata con arte mirabile dallo scultore Tommaso Geraci di Cefalù; un'immagine stupenda della Madre Celeste, semplice e di intensa espressività, che Suor Rosina non avrebbe tenuta per sé, ma avrebbe a sua volta donata alle sue consorelle Figlie della Croce, perché la collocassero nella Cappella della loro residenza di campagna, in località « Calatella », realizzata per l'Istituto, e quindi anche per la villeggiatura delle Orfanelle, ristrutturando una grande casa già ap­partenente alla sorella, Annamaria La Grua.

La bellissima statua in bronzo, il 16 settembre 1988, fu consa­crata nella Chiesa dell'Annunziata, attigua all'Orfanotrofio, in una atmosfera di profonda devozione. La benedizione fu impartita, durante la Celebrazione Eucaristica, dal nipote Padre Matteo; la folla dei fe­deli piangeva di gioia. Suor Rosina poté seguire l'Omelia dal suo let­ticciolo, attraverso l'apertura praticata tra la sua cameretta e il coro della chiesa sin dall'insediamento della comunità; una specie di botola, che le consentiva ogni mattina di ascoltare la Santa Messa. La statua della « Rosa Mistica », Madre di Dio e della Chiesa, fu poi. portata processionalmente nella cameretta di Suor Rosina e lì rimase sino alla sua morte. Le suore, infatti, non si erano sentite di trasferirla nella cappella della casa di villeggiatura, finché lei fosse in vita.

Con il progressivo aggravarsi delle sue infermità Suor Rosina av­vertiva che il suo corpo debilitato non avrebbe resistito a lungo. Nella penombra, quando rimaneva sola, pregava. La preghiera era il suo vero alimento; nella preghiera la sua sofferenza si sublimava. Novantaquattrenne, Suor Rosina non aveva perso la sua lucidità; in certi momenti, quando rievocava pagine lontanissime della sua vita, la sua lucidità addirittura si esaltava. Né, nel suo sguardo e sulle sue labbra si era spento quel sorriso dolce e mite che fu sempre la proie­zione della sua bella anima nel cuore degli altri. Negli ultimi mesi non fu più in grado di rispondere, dal suo « centralino » alle telefo­nate. Le lunghe telefonate di chi aveva bisogno di confidarle le proprie pene e di raccomandarsi alle sue preghiere, la estenuavano. Il suo volto si incavava e diventava diafano. Ma gli occhi restavano lumi­nosi e vivaci. Chi riusciva a starle vicino, magari in silenzio per non affaticarla, si considerava privilegiato. Privilegio era, infatti, attingere consolazione e serenità standole accanto.

Ma intanto l'olio della lucerna si veniva esaurendo. Le care e premurose consorelle vegliavano e pregavano. Al suo capezzale si av­vicendavano, trepidanti, i nipoti e le « figlíe » in Cristo. Il medico curante aveva dato fondo a tutte le risorse della scienza, ma conti­nuava a prodigarsi in sollecitudini umane. Nelle ultime ore, non riu­scendo più a parlare, alla nostra domanda se ci riconoscesse essa ri­spondeva con una debole stretta di mano. Le porgevamo il ventaglio che soleva tenere sul letto o sul comodino e leì, con un movimento meccanico sempre più lento continuava a ventilarsi. Erano gli estremi segni di vita. Si spense, senza agonia, alle 17,50 del 12 Agosto 1989. Serenamente, fiduciosamente consegnando a Dio la sua bella anima, Suor Rosina entrava nel Regno della Luce Eterna.

ALFREDO M. LA GRUA

 

GLI SCRITTI

MANOSCRITTO " A "

1 I desideri dell'uomo sono molti e diversi, chi potrebbe nove­rarli? Tuttavia si possono ridurre a due sommi capi: gli spi­rituali che tendono verso le cose celesti ed eterne; quelli car­nali che hanno per oggetto le cose temporali e terrestri. Dei primi favellando il Profeta nei salmi ci dice: l'anima mia desi­dera in ogni tempo con ardore i vostri comandi, che sono pie­ni di giustizia, e la sposa, nel Cantico dei Cantici esclama: Io mi sono assisa all'ombra, che sì ardentemente desidero, e il cui frutto è tanto dolce e soave al mio palato?

2 Non vi è che un solo modo di vivere: ed è di vivere in se. Fuori la vita si disperde e svanisce. Un solo compito abbiamo in questo mondo, un solo dovere: realizzare noi stessi. Ma nes­suna realizzazione è possibile che non abbia per base l'amore e il sacrificio. L'uomo non troverà mai se stesso se non tra­scende se stesso. L'uomo non trova se stesso se non cerca Dio.

3 Chi vive solamente per sé vive una vita limitata e stretta, chiu­sa nel breve cerchio della sua persona, ma chi vive per gli altri vive l'esistenza infinita e molteplice dell'umanità. Non c'è da temere quando i nostri rapporti con le anime che si avvicinano si svolgono sempre sulle cime eccelse ove la creatura si materializza nella fiamma del divino amore. Cosi la nostra immagi­nazione ardente e casta intreccia di gigli la corona che ogni anima porta nel capo.

4 Quando la grazia vuol toccare un uomo lo raggiunge ovunque. La via del bene non è dura; basta entrarvi. Varcata la soglia, il cammino non è più una scelta ma una necessità. Non si ob­bedisce, si segue l'impulso. Le asperità della strada non sono ostacoli, ma sono eccitamenti. La gioia di superarli non fa sentire la fatica. Solo l'amore può redimere il peccato. A quelli che soffrono per noi, che ci riscattano, noi dobbiamo il nostro amore.

5 Deponiamo ogni rancore. L'amore solo redime. L'amore è la vita dell'anima. L'amore insegna tutto.

6 Gli avvenimenti che danno colore all'esistenza valgono secon­do come li fa valere lo spirito. L'avvenimento per se stesso è indifferente e assume il senso dell'anima che lo accoglie. Gioia e dolore non indicano in essenza una differenza di eventi, indi­cano semplicemente una differenza di anime. Ciò che è gioia per alcuno può essere innocuo o fonte di dolore per altri. L'anima è sovrana. Possiede poteri meravigliosi. Essa trasforma a propria somiglianza tutto ciò che cade sotto il suo influsso.

7 Quando l'anima è alta innalza tutto a sé. Ora quanto più ci si innalza, tanto più il dolore perde di tristezza e di avvili­mento, avvicinandosi alla vera gioia, finché nelle ansie più alte esso si confonde colla perfetta letizia.

8 La mente nell'umiltà gioisce e riposa; la pazienza è sua fighuola e la santa purità del cuore vede Dio, ma la vera devozione la gusta. Se tu ami sarai amato. Se tu servi, sarai servito. Se tu temi sarai temuto. Ma beato è colui che veramente ama, e non desidera di essere amato. Beato è colui che serve e non desidera di essere servito. Beato è colui che teme e non desi­dera di essere temuto.

9 Niente di grande si compie nel mondo senza l'amore. L'anima dove manca l'amore, anche se abbia tutti i doni della intelli­genza e della sapienza, è un'anima oscura e vuota. L'amore è vita; quando difetta, le tenebre coprono l'esistenza e ne annul­lano tutte le virtù.

10 Tutte le vie conducono a Dio. La santità non è solamente una gloria, è anche un peso: è soprattutto un peso grave. Ma come tutto ciò che viene da Dio, è un peso soave e leggero, e quando le spalle sono pure, portarlo è gioia e letizia. Se tutti i sentieri che conducono alla santità sono molti, una sola è la via maestra in cui tutti sbucano: è l'umiltà. Non vi è amore senza umiltà. Il segno che in un'anima domina l'amore è che in essa domina l'umiltà. La sapienza medesima, ove manchi l'umiltà, non è più che una fiamma priva di luce.

11 La creazione è stato un atto di amore del Creatore. Ogni crea­zione è un atto di amore. Quanto più l'amore è profondo e sincero tanto più la creazione è durevole. Tutto nel mondo vive secondo quanto di amore è in lui. L'unione mistica di un'anima con un'altra è un fatto trascendente.

12 Tutto ciò che si può immaginare di più forte, di più chiaro, di più luminoso, di più ardente, di più sublime ed eccelso è contenuto in questo amore. Sulle cime immacolate ove si libra, domina l'inalterabile sere­nità delle cose eterne. Amarsi l'uno nell'altro è mirabilmente umano: due anime che si comprendono e si completano col dono reciproco di sé stesse sono la meraviglia del creato e illu­minano veramente la terra. Ma amarsi l'un l'altro in Dio.

13 La scienza, la vera scienza che ci fa uscire da tutto, e principal­mente da noi medesimi, per slanciarci in Dio e non farci vivere che di Lui. Interamente... comprendiamolo bene, dimenti­carsi interamente.

14 Se i miei desideri, i miei timori, le mie gioie o i miei dolori, se tutti i movimenti che derivano da queste passioni non sono perfettamente ordinati a Dio, vi sarà del rumore in me e io non avrò la pace. Occorre dunque la quiete, il sonno delle po­tenze, l'unità dell'essere. Nell'unità delle potenze tutte per Cristo sigillate e custodite, regna la pace immutabile.

15 Che io non Ti lasci mai solo! Ma che tutto io dia a Te. Diamoci senza riserva all'azione dello Spirito, convinti che la vita spi­rituale consiste meno nel moltiplicare gli sforzi personali che nel lasciarsi prendere da Dio. Che la mia vita non sia che un riflesso della Tua vita. Non sono più io che vivo, Cristo vi­ve in me!

16 Bisogna andare a Dio con un movimento semplicissimo, tutto di amore. Soltanto l'amore dona la semplicità. Un'anima che in ogni cosa non cerca che la gloria divina, con amore per­fetto, è un'anima che va diritta a Dio.

17 (Suor Elisabetta). Credo che la mia missione in cielo sarà quella di attirare le anime nel raccoglimento aiutandole ad uscire da loro stesse. Che pena guardare il mondo oggi ... tutto è assorbito da una attività dinamica e non si pensa che alle azioni esteriori. Le anime non sanno più tacere per ascoltare Dio. In questo mondo moderno che si agita rumorosamente c'è forse una missione più urgente di questa? Ricondurre cioè le anime nella via del raccoglimento e introdurle in quel profondo si­lenzio interiore che permette a Dio di imprimersi in loro e di trasformarle in se medesimo. Un'anima che scende a patti col proprio io, che si occupa della sua sensibilità, che va dietro a un pensiero inutile, a un desiderio qualsiasi, quest'anima disperde le proprie forze, non è concentrata in Dio, la sua arpa non vibra all'unisono, e quando il Maestro Divino la tocca, Non può trarne armonie divine. Vi è ancora troppo di umano.

18 Per avvicinarsi a Dio bisogna credere a ciò che dice S. Paolo: « La fede è certezza delle cose che dobbiamo sperare e dimo­strazione di quelle che non vediamo ».

19 Fin da piccola ho cercato il mio cielo nella fede e allora sono più contenta di non gioire, io della Sua presenza, perché gioisca Lui, invece, del mio amore.

20 L'esempio della carità è più necessario di quello della fede. Quantunque grandi virtù teologali sono le due ali che ci ele­vano fino a Dio, credere non basta, bisogna amare ... soprat­tutto amare ...

21 Vorrei sempre cantare il Santus eterno, nell'attesa di intonarlo negli altri divini della casa del Padre. Tutto passa ... alla sera della vita, non rimane che l'amore ... Bisogna fare tutto per amore ... Bisogna dimenticarsi sem­pre ... il buon Dio gradisce tanto che ci si dimentichi ... oh!, se l'avessi fatto sempre! . . .

22 Oh beata Trinitas! La grazia di Dio ti inondi e ti invada spar­gendosi in te come un fiume di pace nell'ampie sue onde tran­quille ti immerga! Che nulla d'estraneo ti sfiori mai più.

23 Nell'intima pace di questo mistero sarai visitato da Lui, dal tuo Dio, e là ti festeggio in silenzio o mia Madre la Trinità Santa, adorando con te. Io non ho paura della mia debolezza perché il Forte è in me e la Sua virtù è onnipotente e opera più di quanto possiamo sperare.

24 Sento la natura così piena di Dio! Il vento che scuote i grandi alberi, gli uccellini che cantano, il bel cielo azzurro, tutto mi parla di Lui.

25 Bisogna sforzarsi ad amare il silenzio che fugge da tutto il creato per stare sempre alla presenza del Dio vivo, in fede. Il silenzio esteriore però non è il più necessario, anzi in alcu­ne circostanze non è nemmeno possibile. Ma all'anima rimane anche allora, una grande risorsa, rifugiarsi nell'intimo di se stessa, in quella interiore solitudine senza della quale è impos­sibile possedere l'unione con Dio. E tuttavia il silenzio este­riore deve essere custodito il più possibile perché favorisce quello interiore o, in linea normale, a quello conduce. L'amore del silenzio conduce al silenzio dell'amore.

26 Il mio cielo nella fede con la sofferenza e l'immolazione per Colui che ama. Cominciamo il nostro Cielo nell'amore. Questo amore è Lui, ce lo dice S. Giovanni: Deus caritas est. Rima­niamo nel suo amore e che il Suo amore sia in noi. Nescivi: non so più nulla, non voglio più nulla fuorché cono­scere Lui, essere partecipe dei Suoi dolori, essere conforme alla Sua morte. Come è indispensabile questa bella unità interiore, all'anima che vuol vivere quaggiù la vita dei beati, cioè degli esseri sem­plici, degli esseri ... degli spiriti ... Possono sopraggiungere allora, le agitazioni esterne, le interne tempeste, può venire intaccato il suo amore: Nescivi. Il mio Maestro non mi parla più che di Eternità ...

27 Marzo 1954. La nostra vita divina sulla terra è già la vita eterna incominciata. Per adorare perfettamente: prima di tutto l'anima deve pro­strarsi, immergersi nell'abisso della propria mente, penetrarvi così a fondo, da trovare - secondo l'ineffabile espressione di un mistico - la vera pace invincibile e perfetta che nulla può turbare, perché si è precipitata così in basso che nem­meno andrà a cercarla laggiù. Allora, potrà adorare. Sento che Egli mi conduce nel Suo Calvario ... è qui solo che si compie ogni santità ... i beati in Cielo ce lo confermano

28 Coeli emanant gloriam Dei: nel cielo interiore tutto canta la gloria dell'Eterno; gioie e consolazioni spirituali, come pure tutto ciò che non fugge. La notte annunzia alla notte una cosa davvero consolante, le mie impotenze crudeli, le mia assurdità, persino le mie colpe cantano la gloria dell'Eterno.

29 Quando il sacrificio della vittima più santa e più innocente fu consumata ed i colpi più austeri della giustizia ebbero ven­dicato l'offesa del Padre, la gloria che Cristo aveva sempre goduto nell'anima si riversò connaturalmente sul corpo e lo fece passare dallo squallore della morte alla beatitudine della vita più piena. Mai nella storia si operò una pasqua cioè un passaggio più reale e più complesso. Come nel paradiso terre­stre per la colpa di Adamo era decaduta dalla Giustizia ori­ginale, così nel Calvario in Gesù e per Gesù tutta l'umanità, vincitrice del peccato e della morte riacquista il titolo della vita e della gloria. Cristo è la nostra Pasqua e la nostra ri­surrezione.

30 E' il Signore che si compiace di immolare la Sua piccola ostia, ma questa Messa che Egli celebra con me, in cui il Sacerdote è l'amore, può durare molto tempo ancora. Lo Sposo mi ha presa, vuole che io Gli sia quasi un prolunga­mento di umanità dove Egli passa per la gloria del Padre, per i bisogni della Sua Chiesa. Come è necessario il dolore perché l'opera di Dio si compia nell'anima! Egli brama di arricchirci delle Sue grazie, ma sia­mo noi che limitiamo il Suo dono, che ne determiniamo la mi­sura in proporzione della generosità con cui ci lasciamo im­molare da Lui, ma immolare nella gioia, nell'azione di grazie come Gesù, dicendo con Lui: Non berrò dunque il calice pre­paratomi dal Padre mio?

31 Nel cuore di S. Giovanni è scolpito indelebile, il ricordo della ora suprema in cui Gesù morente ha lasciato Maria per Madre a lui e a tutti i predestinati e, nella sua Apocalisse, ci rivela come questa dolce Madre non si disinteressa di noi, dopo la Sua gloriosa assunzione, anzi, più vigile, più madre che mai, teneramente china su tutti i suoi figli, si vale della sua pre­senza dinanzi al volto dell'Onnipotente, per meglio intercedere in nostro favore. Amiamo perciò Maria con passione ...

32 Come è vero: I Santi giunti alle alte cime sono gli uomini più soli sulla terra. 33 La Vergine custodiva queste cose nel suo cuore; visse nel proprio cuore e a tale profondità che lo sguardo umano non può seguirla.

34 Gesù ci aspetta. Camminiamo sollevati all'incontro che ormai non può tardare. La Madre di Gesù che è Madre nostra ci è accanto nel lieto andare verso il Cielo.

35 L'anima che ha coscienza della sua grandezza entra in quella santa libertà dei figli di Dio di cui parla l'Apostolo, cioè su­pera tutte le cose ed anche se stessa. Mi sembra che l'aníma più libera sia quella che più si dímen­tica, e se mi si chiedesse il segreto della santità io sempre direi: non fare nessun conto di sé, rinnegare il proprio io, sempre. Ecco un buon sistema per uccidere l'orgoglio, farlo morire di fame.

36 Lo spirito di povertà è distacco: consiste non solo nel non stare attaccato ai beni della terra, ma nell'essere felice di es­sere povero.

37 Sembra che l'ora si avvicina in cui sto per passare da questo mondo al Padre; e prima di partire, vorrei mandare una parola del cuore, un testamento dell'anima mia a tutti, a tutti quelli che ho conosciuto in questa immensa valle del pianto. Il cuore del nostro Maestro adorato non fu mai così traboccante d'amore come nell'ora suprema in cui stava per lasciare i suoi, e qualche cosa simile mi pare avvenga in questa povera anima mia, in questa sera della mia vita sento quasi un fiume di te­nerezza senza nome salire dal mio cuore per versarsi nel vostro cuore.

38 Alla luce dell'eternità l'anima vede le cose nella sua smagliante verità; vede come tutto ciò che non è stato fatto per Dio e con Dio è nulla. Ponete su tutto, vi prego col cuore sulle labbra, il sigillo dell'amore: questo solo rimane, questo solo vale.

39 L'ascetica conduce alla mistica e ne costituisce la salvaguardia. Che il segno dell'amore si stabilisca in pieno nel vostro regno interiore e la forza di questo amore vi porti fino all'oblio totale di voi stessi ... beata l'anima che è giunta a questo assoluto distacco. L'anima vostra sia il santuario, il suo riposo su questa terra, in cui Egli è tanto atteso.

40 Il Direttore rivela un'anima comprensiva dei bisogni degli spi­riti, come tale non nasconde la disposizione alla maggiore in­dulgenza, al compatimento, la sua capacità di illuminare le coscienze appare chiaramente dalla luce che emana la sua parola, il tono tanto calmo manifesta un'altra virtù dal Direttore, la pazienza. Le anime hanno appunto bisogno di tali uomini nei quali nes­suna cosa desta stupore, sorpresa, disgusto, zelo angoloso; la simpatia li accosta ai bisogni dei cuori di ogni indole, l'affetto loro è espressione dell'amore di Dio. Quando parlano codesti scopritori di angoscie hanno le parole che per essere pregne di carità del Signore, aprono il varco ai segreti affanni, e cono­sciuti, li mediano con gesto sicuro. Quanto bene!

41 La lettura presenta la verità, ma è la meditazione che ce lo fa masticare, ruminare, ridurre nel bolo che alimenta, essa di­mostra la nostra miseria e ci infiamma del desiderio dei soc­corsi celesti.

42 Vi sono tre nulla: il nulla da cui Dio ci trae, il nulla in cui Adamo ci gettò per mezzo del peccato, il nulla nel quale noi dobbiamo ridurci per aderire a Cristo. O Vergine, scrisse S. Cipriano, voi passate per il mondo pre­sente senza lasciarvi da esso insudiciare. Rimanendo casta e ver­gine ugugliate gli angeli di Dio. S. Metodio ne canta le lodi e dice che la verginità ha una ori­gine divina; è una pianta trasportata dal fondo del cielo, e un profumo che la terra rimane incapace di possedere, ha i suoi piedi sulla terra ma col capo penetra i cieli. La santità è sostanziata di amore e S. Paolo ha detto giusta­mente che fede e speranza non frutterebbero nulla senza la mistica acqua dell'Amore.

43 La vita spirituale consiste in una cosa semplicissima e si com­pendia in una parola: Cristo. Sì, quelli che cercano Cristo hanno la pace e la misericordia.

44 E' necessario che ci adoperiamo ininterrottamente ed attenta­mente ad agire per amore di Dio in tutto quello che facciamo. Ogni azione fatta per puro amore e un atto di amore puro verso Dio, e più questo atto ci costa, più l'amore è grande e meritorio. Gesù Cristo, l'amore Suo più grande ce l'ha mo­strato sulla croce. Ciò che non costa nulla non vale nulla. Ma dove trovarlo questo puro amore? Noi lo troveremo nel Sacro Cuore di Gesù che è una infinita fornace d'amore, e siccome lo riceviamo questo Sacro Cuore Santo spesso nella santa Co­munione, non abbiamo a fare altro che mettere il nostro nel centro di questo Cuore divino per amarlo del Suo amore. Il Sacro Cuore è un tesoro infinito di amore divino e questo Cuore è nostro e abita sempre in noi. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue abita in me e io abito in lui.

45 1° Cerca Dio solo e la Sua volontà 2° Cerca Dio per la vera via: Gesù Cristo 3° Guarda molto più Dio che te stessa, vedi tutto in Lui anche le proprie colpe e le proprie miserie. La Sua misericordia è un oceano che le attira tutte.

46 Abbandoniamoci ogni mattina senza riserve a Gesù nella santa comunione, Egli sarà nostro Maestro nella vita spirituale... Lui solo sa quello che occorre a ciascuno e se noi ci mettia­mo a Sua disposizione farà Lui il resto. Una volta che Gesù sia divenuto l'unica vita dell'anima nostra, la vita dello spirito diverrà semplicissima come è semplice Dio medesimo. Tutti i giorni alla XIV stazione deponiamo con Gesù la Sua vita nel Sepolcro, rinnovando le promesse del Battesimo, poi prendia­mo la vita di Gesù risorto come fulcro della Sua vita e tutto andrà benissimo.

47 Simbolo e figura della vita mistica secondo S. Bonaventura: Signum vitae. Un albero con dodici rami a ciascuno dei quali corrispondono quattro prerogative di Cristo o circostanze della Sua Passione. La vite si pota, sono le ferite di Gesù; la vite si lega come Gesù durante la Passione; le sue foglie fanno ombra e Gesù sollevato sulla Croce ci protegge; ciascuna delle sette parole da Gesù pronunciate sulla Croce è una foglia sem­pre verdeggiante e benefica della vigna vera.

48 Il bene è frutto essenzialmente di dedizione e di sacrifici. Perché un nuovo ideale prenda radice in terra, occorre che sia fecondato colle lacrime e col sangue. Il dolore è stato sem­pre la parte di colui che ha portato nel suo cuore un amore più grande di quanto potesse contenere il cuore dei suoi fra­telli. Ma la prova non ha mai fermato l'eroe, essa è una tappa necessaria per realizzare il bene da lui voluto, essa anzi l'ha spronato a superarla, affinché una nuova forza fosse concessa alle anime per progredire. Poi il tempo che matura tutto matura anche i cuori e ciò che sembrava sogno o pazzia appare dopo come splendida verità; allora gli occhi che cercavano una luce più pura sono felici di seguire quella che brilla dinanzi a loro, le anime che soffrivano d'inestinguibile disgusto si slanciano liete al nuovo appello e diviene, se non facile almeno possi­bile ai molti d'inoltrarsi in una via già preparata e spianata.

49 Un solo atto di amore vale più di cento battaglie vinte. E solo l'amore a Cristo potrà diffondere la perfetta letizia tra le mi­serie dell'umanità dolorante e ripetere con maggior forza, in questi anni tormentati e sanguinosi il grido divino del diletto Galileo tra le vie della Palestina, il grido che proclama e glo­rifica la pace in terra: Fratelli, amatevi!

50 Il dono della Sapienza è il dono regale, quello che più di ogni altro mette le anime in possesso della verità. E l'estremo cul­mine, oltre il quale è impossibile innalzarsi al di qua della vi­ sione di Dio intuitiva e beatificante, massimo grado di sapienza.

51 E' lo sguardo del Verbo che spira l'Amore partecipato ad una anima, la quale giudica tutte le cose dalle cause più alte, più divine, dalle ragioni supreme, a quel modo che Dio le giudica e le conosce.

52 Una lode di gloria è un'anima di silenzio che se ne sta come un'arpa sotto il tocco misterioso dello Spirito Santo perché Egli ne tragga armonie divine. Ma che il dolore è la corda che produce i suoni più belli perciò è contenta che questa corda non manchi nel suo strumento, per commuovere più deliziosa­mente il cuore del Suo Dio.

53 Trasformata in Gesù Cristo è il mio ideale. Questo modello divino sempre dinanzi al mio sguardo, sempre, unico scopo contemplarlo per ... riprodurlo e così potermi presentare agli occhi del Padre! (4-4-'54).

54 L'anima vostra sia il suo santuario, il suo riposo su questa terra in cui Egli è tanto offeso. Che Egli faccia dell'anima vostra un piccolo paradiso ove possa riposarsi deliziosamente, toglietene tutto quello che potrebbe ferire il suo sguardo di­vino. Vivete insieme a Lui ovunque voi siate, qualsiasi cosa facciate Egli non vi lascia ma dunque rimanete voi pure con Lui sempre. Entrate nell'intimo dell'anima vostra; sempre ve lo troverete impaziente di farvi del bene.

55 L'esercizio della carità è ancora più necessario di quello della fede. Queste due grandi virtù teologali sono le due ali che ci elevano fino a Dio, credere non basta, bisogna amare, soprat­tutto amare ...

 

MANOSCRITTO " B "

56 Per cercare Dio basta allontanarsi dal mondo ma per portare Dio al mondo è necessario essere ancorata a Dio e, nello stesso tempo, comprendere il mondo e sapere parlare agli uomini. Ogni ordine va indietro quando non si osserva la disciplina e quando si accettano delle vocazioni mediocri. Ci si consacra a Dio semplicemente per Lui, egli è il fine ultimo. Lo scopo che si cerca di ottenere è di vivere in Lui, e quindi impregnarsi del suo spirito significa allora impregnarsi del Suo amore, ama­re come Lui, amare con Lui ciò che Egli ama.

Tutto il problema della vita religiosa si riduce dunque a quello di una vera carità autenticamente cristiana, che confina l'amore di Dio con l'amore del prossimo.

57 L'apostolo è al servizio del prossimo; ciò che egli cerca non è un vantaggio per sé, ma quello del prossimo. Vivere per gli altri importa un'austerità che esige un distacco radicale, per­ché se si vive per gli altri, la regola dell'azione non è mai la convenienza personale, ma quella del prossimo.

Per S. Teresa del Bambino Gesù, se la divina Provvidenza ha permesso la straordinaria diffusione del suo culto non è forse perché ella ha trasmesso e continua a trasmettere al mondo un messaggio di una sorprendente penetrazione spiri­tuale, una testimonianza unica di umiltà e di amore? Messag­gio di umiltà innanzitutto con il distacco assoluto dalle gran­dezze terrestri.

Fortuna, amore, influenze, efficacia temporale, nulla attira se non Dio e il suo Regno. Ma in compenso il Signore l'ha intro­dotta nella sua casa e le ha confidato i suoi segreti e a lei ha rivelato quelle cose che tiene velate ai saggi e ai potenti.` Ed ora dopo aver vissuto in silenzio e in nascondimento ecco essa parla.+ Essa si rivolge a tutta l'umanità, ai ricchi e ai poveri, ai grandi e agli umili dicendo loro con Cristo: Entrate per la porta stretta poiché larga e spaziosa e il cammino che conduce alla perdizione, e molti son quelli che la prendono ma stretta è la porta, e angusta la strada che conduce alla vita e pochi la trovano. Sebbene sia dolce e sorridente la messag­gera, molti troveranno difficile la pratica di tale umiltà. Ma essa aggiunge: Dio è un Padre che tende continuamente le sue braccia verso i suoi figli. Perché non rispondere al suo gesto? Perché non gridare continuamente a Lui il nostro bi­sogno estremo. Affidiamoci alla sua parola che invita il più miserabile come il più perfetto a non far valere davanti a Dio che la debolezza radicale e la povertà spirituale di una creatura peccatrice. Amate la chiesa perché aumenta il vostro amore, alla sposa di Cristo è depositaria, dei suoi eterni tesori. Vivere tutte unite senza divisioni né discordie fra di noi in confor­mità della fede che professate, affinché il mondo riconosca la santità della Chiesa. Prodigatevi per la salvezza del mondo.

58 Lo Spirito Santo ha investito il mio animo di una luce folgo­rante; mi ha fatto capire che io, tu e noi, siamo Gesù. Sì, sia­mo Gesù perché non dobbiamo fermarci, ma sappiamo bene che, purché siamo nella volontà di Dio siamo in Dio e in Dio non si può essere che da Gesù.

Quanta gioia procuriamo al Padre quando ci sentiamo Gesù, ci crediamo Gesù. La passione del Padre è una, vedere sem­pre Gesù, vedere tutto Gesù. La nostra vita si deve consumare proprio nel ridare al Padre Gesù. Che bello sentirci sempre Gesù come credo che il Padre sia felice di noi, ci vuole un be­ne particolare perché ci ha dato un ideale che pochi possiedono.

59 A tutto sempre preferiamo l'abbandono. Lui solo è il nostro ideale la Comunità Cristiana, l'Unità è una conseguenza, noi non dobbiamo fermarci alle conseguenze.

Riposiamo sempre ovunque in Lui. Abbandoniamoci e dare­mo alla luce, dove passeremo, « Gesù fra noi ».

60 L'altro giorno pensavo che forse mai il Padre avrà amato il Suo Gesù tanto che quando stava sulla croce. Era Gesù più completo in un certo senso perché quando stava in cielo era solo Gesù amore, sulla croce era invece Gesù Amore-Dolore. Anche noi come il Padre ... non è vero? Se non mi perse­guitano dunque mi perseguito da me stessa.

Gesù abbandonato: sempre. Se un minuto solo mi fermo a considerate la poca fede e l'incredulità degli altri è un minuto perduto: in noi non ci deve essere tempo per pensare al male, il male non deve esistere per noi perché per noi esiste una sola cosa Gesù: Gesù abbandonato.

61 Quando attorno al mio letto vedo le suore ho l'impressione di trovarmi davanti a un rosario pieno di tante rose dalle di­mensioni più svariate. E questo profumo veniva da quel rosario così vario e così bello e compatto! Non possiamo mai misurare quello che Gesù compie in mezzo a noi. Il dono della presenza Sua in mezzo a noi così sublime che noi non possiamo riassi­curarne la grandezza. Come è buono Gesù, sorelle dilette se sapeste quanta fiducia il Gesù che è in me nutre a vostro ri­guardo, anzi vi prego che voi stesse ingrandite la fiducia, la stima dell'una verso l'altra. Circondatevi l'un l'altra di molta fiducia, fate che essa cresca proprio quando la sorella sembra che si renda meno indegna di essa. Aver fiducia nella sorella è aver fiducia in Gesù. E aver fiducia nella sorella che verso di voi nutre una grande sfiducia è aver fiducia in Gesù abban­donato. Solo questa fiducia che deve stima, collaborazione, aiuto, amore per la sorella sostiene tutta la nostra unità. Non deside­rate altra cosa. Tutto crollerebbe se fosse diversamente e la­sciate crollare tutto ma mai l'amore intensissimo dell'una ver­so l'altra.

Non è forse questo mutuo amore che ci fa misurare l'amore a Gesù? E la misura dell'amore che portiamo alla sorella l'ab­biamo nella gioia che abbiamo di stare al fianco suo. Poca gioia

abbiamo nello stare con la sorella, poco amore abbiamo da Gesù Bambino. Ognuno lavori per la felicità dell'altro, ognuna sia dispensatrice di Gesù all'altra. La Mamma ci benedica e ci continui a dare il Suo amore: Gesù. In Lei e in Lui sempre unite.

62 E il rimanere senza luce, perciò a noi ci è stato dato non per aumentare le nostre luci, ma per essere felici quando esse man­cano perché allora si diventa come Lui senza luce. Tuttavia te ne parlo volentieri perché penso che mi capirai. Sono con­vintissima che soltanto quando si ama l'abbandonato trionfa l'Unità. Sei capace di amare le sue cadute, di amare la sua povertà, di amare il freddo che alle volte i fratelli ti procurano?

63 Se saremo capaci di tutto ciò, saremo capaci di Lui. Divente­remo Lui. E' così che si ama Lui, amando la miseria, ogni ari­dità, ogni tentazione, perché tutto è Lui. La caduta stessa è Lui perché è il Caduto. Oggi lui non mi affascina più dal fatto che non mi fa più cadere ma dal fatto che ci fa capaci di al­zarci da ogni caduta. Perciò la nostra forza sta nella debolezza, la nostra vita nella morte, la nostra perfezione nell'imperfe­zione." Ogni volta che qualcuno ci calpesta ci fa diventare come Lui, il Calpestato. Ogni volta che qualche anima ci ab­bandona ci fa diventare come Lui abbandonato.

Per questo noi dobbiamo essere felici di tutto e se qualche nostro minuto è pieno di dolore è perché abbiamo dimenticato e ... ripudiato l'abbandonato. Non sappiamo forse che è il dolore. Si può essere tutti Lui? Noi dell'unità dovremo ave­re un tesserino: la gioia, tutto si dovrebbe riconoscere da essa: la gioia si ha quando si ama l'abbandonato che e la gioia stessa. Per dirti quanto lo devi amare ti dico che devi essere felice non quando lo comprendi ma quando non riesci a sapere, a comprendere che Lui sia, anzi ti dico: vivilo ma non pensare a comprenderlo, amalo ma non pensare a sapere che Lui e fatto per essere senza luce, senza forza: l'abbandono. Ti dono tutto il mio paradiso fatto di abbandoni, di vuoti di separazioní.

64 Ecco le due righe desiderate: Gesù la ama tanto. Ne sia convinto. Glielo dice Gesù fra noi. Per questo le anime tutte che vivono per l'ideale lo amano tanto. Per ora ci comuniche­remo la luce e l'amore ogni mattina alla S. Comunione, perché io comunicandomi con Lui mi comunico con Lei e con loro perduti in Lui. E lei e loro si comunicano con me e con noi con quel « me » e « noi » che è Lui ed è Dio che solo vale. Sappia che è vivo fra noi il suo ricordo e la tua presenza in Gesù fra noi, che si vede ciascuno di noi in cui vede Gesù, e chi vede Gesù vede noi: dunque, chi vede ciascuno di noi vede Lei. E come è bello averlo così fra noi!

Siamo misere, siamo niente, continueremo a sbagliare, ma c'è chiesto soltanto d'amarlo, sì soltanto questo e nei fratelli, in tutti i fratelli anche di quelli che non capiscono l'Ideale. Ed è perché ci è richiesto solo questo che non dobbiamo temere di scomparire per lasciarlo vivere in noi in quel modo miste­rioso che Lui preferisce. Soltanto se Lui vive in noi noi ab­biamo la possibilità di amarlo negli altri. Il nostro dolore grande, che tante volte ci turba, troppe volte è il vedere la nostra caparbietà a morire, la nostra durezza che ci sembra non si cambi mai in dolcezza divina, la nostra superbia che si fa sempre più sottile, ecco questa nostra incapacità asso­luta a perfezionarci, l'offerta più bella che Lui attende perché Egli solo questo abbandono in Lui vuole da noi. A noi non deve quasi più interessare la « mia » personale santità; a noi deve solo interessare che tutte siamo uno per questo, vivia­mo come cristiani, per questo abbiamo offerto a Gesù e a Maria tutta la nostra vita. Perciò anche non ho timore di dirti che hai a tua disposizione un mezzo solo per vivere: morire; a misura che tu morrai vivrai. Vuoi lavorare per la tua felicità personale? Lavora per la felicità di chi ti sta vicino. Anzi ti dico se tu non lavori per i fratelli tu rubi loro perché parte della loro felicità dipende dal tuo lavoroY

Scrive [ ... 1:" Chiunque vuole conquistare la gioia deve con­dividerla con qualcuno, la felicità è nata gemella.

65 Se tu alla sera di ogni tua giornata ti senti così stanco è per­ché non hai saputo lavorare per gli altri. Assai, come si la­vora per sé: lavorando per gli altri nasce l'anima, allevia la vita.

66 Gesù ha bisogno di me, ha bisogno di noi. Noi ci dissetiamo a quella fonte, liberiamo quella potenza più guerriera, rendia­mo attuale quella grande unica aspirazione: l'Eucarestia e la concretizzazione in gesti del discorso unitario della cena. E' la preghiera di Gesù Padre che essi siano una sola cosa in me, come io e Te siamo una cosa sola, resa attuale. Gesù viene, esiste, ha bisogno del mio cuore, della mia vita per attuare in me e attraverso me la Sua divina aspirazione. In me Egli diventa e crea l'unità, amore che accresce, amore che la re­staura. Questo amore che pervade tutto il mio essere, che brucia tutto, che trasforma tutto in se, diventa realmente e potentemente unificante. Io divento, e attraverso me la comu­nià, l'attrazione vivente del suo profondo desiderio: che essi siano una sola cosa ma io devo dare tutta la Comunione che richiede questa donazione reciproca.

Comunione non ha significato, non ha seguito. Io detengo pri­gioniero l'amore, seppellito il denaro ... Io devo donare, tutto, senza riserve. E solo in questo vuoto che Gesù trasfonde con impeto trasformante il suo amore che unifica. Non inceppiamo la corrente, non accatastiamo ostacoli su questa forza, su que­sto crranel_lo di senapa che vuole ingigantire.

67 Il nostro lavoro e il vostro si chiama Gesù, il nostro amore si chiama Gesù, il nostro dolore si chiama Gesù, i nostri occhi vogliono vedere una sola cosa, Gesù, il nostro Cuore vuole amare un solo cuore, Gesù, che è in tutti i cuori. Così se scopriamo in ogni volto e in ogni parola del fratello Gesù, si vive sempre in cielo.

Come è bella, sorelle, questa vita di cielo! O Gesù perla a stella della nostra vita, compagno inseparabile del nostro [viag­gio], battito delle nostre anime, se sapessimo dire i tesori che tu hai riposto nel nostro cuore! Tu sei il nostro paradiso terrestre.

Con l'augurio che la nostra atmosfera sia sempre piena di gioia e di entusiasmo e che riusciamo sempre più a svuotarci, cioè a essere sempre di Gesù Crocifisso e Abbandonato.

68 Nlla di duraturo può costruire l'uomo se non costruisce in Dio. Il cielo non si trova unicamente oltre la distesa azzurra ove splendono le stelle, esso è anche nel cuore dell'uomo. Ren­diamo libero il divino in noi per opera dell'amore, e la nostra vita terrestre sarà un pregustamento delle gioie celesti.

69 La pace è un dono divino. Scende dal cielo portata dagli an­geli. La discordia è frutto infernale, gettato dal maligno tra gli uomini per la perdizione delle anime.

70 Dio vive in ognuno di noi; da lui solo l'uomo trae la virtù e la conoscenza. Ma se tutti siamo sapienti in potenza, ben pochi lo siamo in atto. 1 grandi uomini sono coloro che rea­lizzano le nostre capacità virtuali. Essi ci danno la nostra pro­pria immagine compiuta e perfetta, e così, in senso comune, ci rappresentano. Mercé questi esemplari di superiore umanità, noi ci risolleviamo dall'assidua frequentazione dei nostri si­mili e possiamo ultravedere nelle profondita misteriore ove hanno radici le nostre virtù. Essi abitano una sfera di pen­siero superiore alla nostra. nella quale non possiamo giungere che attraverso la pena e il martirio.

Ma senza di loro tale sfera ci sarebbe ignota, e non potremmo portarvi mai la nostra conquista.

71 L'uomo che confida in Dio, che vive in Dio, che serve Dio non ha da temere.

72 Niente di grande si compie nel mondo senza l'amore. Meglio che la chiave di volta, esso è il fondamento solido su cui si innalzano le costruzioni eterne.

73 L'anima dove manca l'amore, anche se abbia tutti i doni della intelligenza e della sapienza, è un'anima oscura e vuota. L'amo­re è vita; quando difetta, le tenebre coprono l'esistenza e ne annullano tutte le virtù.

74 La creazione è stata un atto di amore del Creatore. Ogni creazione è stata un atto di amore del Creatore. Quanto più l'amore è profondo e sincero, tanto più la creazione è durevole. Tutto nel mondo vive secondo quanto di amore è in Lui.

75 « Dimorate in me ed io dimorerò in voi ». Ma perché Dio entri in un'anima, bisogna che tutto ne esca; poiché Dio è Egli stesso tutto, e dove è Lui non vi e posto per altro. Quando

un'anima ha trasceso se stessa e si è unita a Dio non conce­pisce più nessuno amore e nessuna unione che non sia in Dio.

76 La gioia indicibile di donarsi a Dio colma di ansia l'anima verginale. Una dolcezza acuta fino al tormento ci tiene inchío­date, quasi prive di forza.

77 Dolce Sorella S. Chiara, giglio fra i gigli, il candore incande­scente della tua immagine fa scendere su noi una soave dolcezza, facendo soffrire la nostra anima che misura quanta faticosa di­stanza la separa da te. Tutta la sua vita e stata un sublime inno di amore verso il Creatore, un atto di amore sublime verso S. Francesco.

In lei come in quei rarissimi cuori che hanno sentito veramente l'amore, la creatura era lo specchio in cui si rifletteva l'immagine del Creatore. L'adorazione toccava l'uomo per poi ina­bissarsi gioiosamente in Dio.

Dove non è Dio non vi è amore e non vi è Sorella Chiara, più chiara del tuo nome.

Sola in un deserto col tuo amore, tu non hai sentito la solitu­dine, perché la purezza era nella tua anima. Tu che hai cono­sciuto veramente la vita, abbi pietà di noi, poveri dispersi nel vuoto rumore della nostra vita moderna, e insegnaci a vivere una vita più degna della nostra dignità di creature. Santa Chiara, Signora della luce, fà scendere tu nel nostro occhio, velato dal peccato, la pura luce della tua immacolata santità.

78 La morte del giusto è uno spettacolo consolante e pieno di maestà.

79 L'umiltà non è solamente una virtù, è un dono di Dio che ottengono solo le anime più nobili. Più esattamente, l'umiltà è una grazia. L'umiltà è al pari della povertà, è una liberazio­ne, affranca l'anima dalle catene dell'egoismo, aprendo la via all'amor divino.

80 Tendi sempre a quella perfezione a cui ti ha chiamato lo spi­rito di Dio. o anima cara attaccati al Cristo povero, segui Lui che fece di sé un oggetto di disprezzo, rendendoti per suo amore spregevole agli occhi del mondo. Il tuo sposo, generato nella magnificenza del Padre, si è fatto per la tua salvezza l'obbrobrio degli uomini, tutto il Suo corpo fu martoriato e flagellato, ed Egli è morto sulla Croce tra spasimi atroci.

Meditalo, o cara, questo esempio e tutto il tuo cuore si ac­cenda dal desiderio di imitarlo. Se soffri con Lui sarai con Lui glorificata, se piangi con Lui, con Lui sarai rallegrata, se ti stendi con Lui sulla Croce abiterai con Lui la celeste dimora, illuminata dalla luce dei santi. Il tuo nome sarà scritto nel libro della vita eterna e sarà glorioso nei secoli: Ama dunque con tutto il tuo cuore Colui che si è dato tutto per intero per amore tuo.

81 Come la gloriosa Vergine delle Vergini ha portato l'Uomo-Dio nel Suo seno verginale, egualmente, imitando Maria nell'umil­tà e povertà, potrai sempre portare spiritualmente nel tuo cuore quel medesimo Signore e contenere in te Colui in cui tutte le cose sono contenute.

82 Le sofferenze del Salvatore ripagano la salute del mondo. Attraverso la sofferenza l'anima si riscatta e conquista l'eter­na beatitudine.

83 Non sempre la morte è un distacco. I morti che abbiamo amato continuano a vivere in noi, nella nostra virtù e nel nostro amore. Essi rimangono uniti a noi; partecipi della nostra vita

e presenti in tutte le nostre azioni. Diventano la nostra fede e la nostra speranza, l'attesa della nostra anima e la forza del­la nostra volontà. Sorella morte è la grande esaltatrice dello spirito.

 

MANOSCRITTO " C "

84 La verginità è quasi un sacrificio e la Vergine è l'Ostia del pudore, la vittima della castità.

S. Metodio d'Olimpo, giunge a paragonare la verginità al mar­tirio e S. Gregorio Magno insegna che la castità perfetta so­stituisce il Martirio.

Il nostro Stato dunque ha il Suo Martirio anche se non met­tiamo il collo sotto il ferro, tuttavia noi uccidiamo con la spada dello spirito i desideri carnali della nostra anima.

La verginità consacrata a Dio esige quindi anime forti e no­bili pronti al combattimento e alla vittoria per il Regno dei cieli, chi poi si sentisse impari alla lotta ascolti l'avvertimento di S. Paolo: coloro che non possono contenersi, si sposino: è meglio sposarsi che bruciare.`

Se il dolore è il cammino più arduo per elevarsi a Dio è an­che il più sicuro. La Croce quindi deve essere la nostra con­solazione e la nostra gioia: chiediamo la Croce e abbracciamo il dolore.

85 Più grandi le nostre pene, più grande la nostra ricompensa. Amare è mettere la nostra felicità nel fare felici gli altri. Le pene cui Iddio sottopone i suoi servi fedeli sono talvolta così atroci che di fronte ad esse sono un nulla quelle prima che si debbono affrontare nel distaccarsi dal mondo.

Ripugna è vero alla natura il morire ad ogni gioia terrena e ad ogni desiderio umano, ma i beni del Cielo sono così attraenti, le consolazioni del Signore così deliziose e così dolce sapersi uniti a Dio, al Salvatore, sentirsi in comunione con la Vergine santissima con tutto il cielo dei Beati che la vittoria sopra il mondo non poi la più difficile.

Ma quando il sacrificio della carne è consumato Dio ne do­manda un altro più penoso: il sacrificio dello spirito` Allora le gioie della preghiera, la Consolazione del Sacramento, le pie soddisfazioni che si provano nel compimento delle opere di carità il gusto degli esercizi di penitenza, la speranza di pia­cere a Dio, la felicità del dovere compiuto, tutto questo spa­risce e l'oscurità dell'intelligenza, l'aridità dello spirito, la de­solazione del cuore, il senso di una sfiducia profonda s'impa­droniscono dell'anima, la piombano in una tristezza che ras­somiglia all'agonia e dal fondo di questo abisso non si leva che un grido: mio Dio, mio Dio, perché mi avete abbando­nato. E' l'ultimo grido della prova, al di là non vi è che un passo, ma non più angoscioso: la morte: non vi è che un Giu­dice. Signore io metto nelle vostre mani il mio spirito. Ecco l'ultimo passo: l'anima ha percorso tutta la sua via dolorosa. La Resurrezione e la gloria verrano dopo.

Ma perché tutto questo martirio? Ma perché questi spezza­menti di cuore queste lagrime che sono vive gocce di sangue? Perché l'anima impari a vivere unicamente, esclusivamente, in­teramente di Dio, perché ella sappia amare non le Consola­zioni e le Grazie che vengono da Lui, cosa molto facile ma Lui solo Lui senza le sue Grazie, le sue benedizioni, senza le sue consolazioni perché l'anima per amore del Suo Dio, cerchi una consolazione sola: quella di non averne cura.

86 Sorriso e dolcezza sono i fiori di delicatezza senza i quali man­ca sempre qualche cosa ai doni per quanto costosi siano delle anime a me consacrate.

O anime che prive di alcun timore godete la vostra felicità e ve ne state assorte nelle lodi del mio Dio come vi invidia la mia anima essendo essendo voi libere dal dolore che a me arrecano le gravi offese che in questi tempi tempi sventu­rati si fanno al mio Dio. O anime del cielo! Venite in aiuto della nostra miseria.

87 La Chiesa, l'ultima forza rimasta in piedi nella rovina di ogni forma di civiltà, impegnata nella lotta per la compensazione dei valori umani e divini farà il suo dovere anche se crudel­mente combattuta con. ogni arma, con ogni violenza, incidendo specialmente nella gioventù e nell'infanzia, ma sempre ferma nella convinzione che gli eterni valori allo spirito non potran­no perire, sempre fiduciosa nelle indefessibili promesse del Celeste Redentore.

88 Chi aiuta l'Apostolo avrà la mercede dell'Apostolo.

Per me è una pena osservare l'insegnamento delle maestre moderne che la prendono troppo alla leggera, la scuola per al­cune di esse è un passatempo o una necessità per trarre in­nanzi la vita, non sono animate da altra idealità che quella del salario mensile. Che bassezza!

La formazione delle anime dei fanciulli, la delicatezza con la quale questi debbono essere trattati, il rispetto che si deve avere per la loro innocenza, il sentimento morale e religioso che si deve in essi sviluppare, non sono cose che entrano nei fini della pedagogia moderna. Se il magistero è semplicemente una professione e non un apostolato, la scuola non può dare che risultati incompleti, insufficienti alla formazione spirituale dell'uomo e del cittadino.

89 Ritornare al focolare domestico, rientrare nella Casa.

L'uomo non si lasci distrarre dai mendaci richiami di un mon­do mediocre, sotto l'edonismo, il chiasso, la dissipazione c'è la frivolezza e il vuoto, al di sopra ci sono dei valori i quali ben possono dare soddisfazioni scevre di amari pentimenti, gioie intime che incoraggiano a vivere e a lottare per il bene. Se molte cose oggi non vanno bene è perché la famiglia è stata svuotata dal suo senso costituzionale e a chi sta a cuo­re il benessere sociale deve stare a cuore la salvaguardia della famiglia."

90 Fiducia: ogni nostro lavoro di persona consacrata partecipa - non dimentichiamolo - all'opera redentrice del Signore e ne segue quindi inevitabilmente la sorte di martirio e di Resur­rezione. Il Segreto sta nell'inseríre giorno per giorno e vorrei dire momento per momento il nostro sforzo di evangelizza­zione nella corrente divina dell'Amore che salva attraverso la infinita misericordia del Verbo incarnato." I risultati non man­cheranno. Non è il caso di ripetere che sarebbe stolto esigere di poter sempre mietere noi stessi là dove abbiamo seminato. Per noi deve essere sufficiente aver compiuto serenamente e soprannaturalmnte il breve compito della nostra povera vita. un soffio, un'increspatura nel mare, nel tempo e nella storia degli uomini. Ma un palpito d'amore divino nel disegno del Padre. E l'ultima parola, il trionfo ultimo sarà dell'amore.

91 Le nostre anime sono state attratte da irresistibile rapimento di Amore verso quel vero ideale di bellezza di grandezza e di bontà che è la Madre di Dio. La purissima Immacolata che è anche Madre nostra. Consolante verità che ricolma il Cuore di speranza e allontana dalla nostra mente ogni turba­mento. Gridiamolo all'orecchio degli uomini tutti che sono nostri fratelli.

Se pensassero che la Madre non giudica ma compatisce, non condanna ma perdona, come correrebbero tutti ai suoi piedi con confidenza di figli.

Visse tutta la poesia dell'Apostolato cristiano e seppe le gioie pure di quelle conquiste che allietano i santi e ne compensano le amarezze profonde. Si è grandi per la forza intellettuale co­ine si è grandi per squisita generosità di cuore.

92 E' l'anima che va studiata soprattutto nei santi. Non è solo l'importanza e la eccellenza degli atti esteriore che dobbiamo nei medesimi esaminare, ma è nell'anima che dobbiamo fissare lo sguardo per ricercarvi le bellezze più intime, per trovarvi i tesori più reconditi e per cogliervi quelle note divine che spesso sfuggono a chi riguardi le cose troppo superficialmente. Più si riesce a penetrare nell'anima dei santi e più si è co­stretti a riconoscere in essa una miniatura di Dio, un capola­voro mirabile della divina sapienza, una perla di inestimabile valore che a noi abituati a vedere giorno per giorno e a de­plorare le degradanti obiezioni dell'umana natura, infonde un senso di sollievo che ci fa ancora sperare intorno ad una ele­vazione sempre più alta e più pura di noi stessi.

I puri vincono, grandeggiano salgono in alto e conquistano l'aureola della Santità, dominano il tempo e lo spazio avvin­cono a sé le coscienze e le dominano e non temono la morte, nella quale pare che diffondano un raggio che rende belle le spoglie e luminoso il Sepolcro.

93 La virtù s'impone, la santità ha un fascino irresistibile che conquista ogni cuore. Il mondo per essere salvato ha bisogno di santi e non di anime mediocri.

Il meglio è appena bene (P.P.P. XII).

94 L'apostolo S. Giacomo ha indicato, parlando del vasto codice della vita cristiana, ha indicato tre dei suoi principali doveri. La saggezza del parlare e del tacere, la carità verso i più soffe­renti, la purezza del costume. Ci conceda Iddio da cui proce­dono tutti i beni, di pensare quelle cose che la Sua perfezione ci indica come rette e di compierle con suo provvido aiuto. Solo quello che offriamo in olocausto può venire consacrato, tramutato.

95 Domani e tutti i giorni ci ritroveremo all'ombra della Croce. Dica un Grazie a Gesù per me. C'è un essere che è l'Amore il quale vuole che viviamo in società con Lui. Egli è qui con me, mi tiene compagnia, mi aiuta a soffrire mi insegna a pas­sare al di à del dolore, per riposarmi in Lui, così tutto si tra­sforma. I nostri desideri sono la misura dei benefici di Dio. La conoscenza al par della Carità è una via che conduce a Dio. Il dolore è la coppa d'oro ove il Cristiano si disseta.

96 Ma il Frate minore conosceva meglio del « martello degli ere­tici » il cuore umano, egli temeva la scienza fonte di orgoglio e di cupidigia.` Continuo la mia corsa studiandomi di arrivare là dove Cristo mi ha destinato chiamandomi (S. Paolo). L'ap­pello di Gesù all'uomo: tu vieni a me e seguimi; l'atto del­l'uomo: lasciò ogni cosa e lo seguì. Alle parole del divino amore l'uomo risponde con dono gioioso di se stesso. Quando la fede raggiunge simili vette ogni regola è non solamente inu­tile, ma è quasi una menomazione.

97 Così via via nei secoli la storia di tutti i popoli si alimenta a sofferenze e di rinunzie, di lotte e di eroismi. Finché non si arriva a quella patria ove regnano eterni l'ordine, la pace

e l'amore. Anche con i comunisti valgono tutte le norme della carità cristiana.' Spinta fino all'eroismo, se è necessario farlo per salvare le loro anime. Ma che non credano che noi chiu­diamo gli occhi sul loro stato di ignoranti e di illusi. E che non credano che la nostra pazienza sia meschina paura. Dalla parte della verità siamo noi e non loro.

Sono convinta che mai si è meglio sicuri della riuscita nelle opere di Dío che quando si comunica con le armi vuote. Passano le sue orfanelle, Rev. Madre, possano essere per Lei come un marzo a fiori odorosi per le virtù.

98 Ripariamo per i religiosi indegni della loro vocazione che guar­dano e curano se invece che Gesù che prendono la vita religiosa come un modo di vivere più comodo e meno faticoso che si accontentano in tutto e sanno tanto bene fingere e mo­strare pietà mentre non c'è che comodità.

Secondo la parola di Cristo il Regno di Dio appartiene ai vio­lenti.` Infatti occorrono sempre sforzi tenaci, lotte lunghe e difficili per far trionfare il proprio ideale. Il dolore e l'ansia sono stati sempre la parte degli Apostoli e dei rivelatori di nuove verità.

99 Contro colui che domanda, che impone gli sforzi e dei sacri­fici inconsueti, si appongono inevitabilmente le obiezioni, i dub­bi, i sospetti e le accuse della gran massa dei fiacchi e dei pusillanimi mentre gli eletti non osano ancora sperare o cre­dere.` Il bene è fatto essenzialmente di dedizioni e di sacri­fici. Dove l'amore regna non vi è più servitù né dolore, né pena ma tutto è fede e gioia ed esaltazione. L'amore non co­nosce limitazioni, trascendendo la miseria della nostra carne, essa si afferma con forza irresistibile nel regno dello spirito. Le vie della Provvidenza sono infinite e misteriose, esse con­ducono l'uomo al suo destino qualunque sia il cammino da lui intrapreso. Solamente le anime mediocri si sviano. Ma quando un'anima è stata prescelta a testimoniare del Signore, la ne­cessità domina il suo sviluppo e la porta inconsapevolmente prima ancora che consapevolmente, al compimento del suo destino.

100 Oh Signore perché non ci ricordiamo che il premio è grande ed eterno?

Molti purtroppo potrebbero raggiungere le vette ed invece ri­mangono alla falde.

Perciò con S. Agostino vi supplico ardentemente di darmi ciò che mi comandate e di comandarmi ciò che volete. Col vostro aiuto e la vostra protezione non vi abbandonerò giammai.

101    Solo l'amore può dare diritto di pensare che questo vero amante, mio sposo e mio bene, abbia bisogno di noi. « Mi as­sisi all'ombra di colui che avevo desiderato e il suo frutto è dolce al mio palato. Il Re mi introdusse nella cella ... ».

102 Una volta ho letto in un libro che premio dei travagli è l'amo­re di Dio. Per un prezzo così prezioso chi non amerà le soffe­renze? Perciò supplico le anime di considerare che tutto fini­sce presto e che andiamo distaccandoci da tutte le cose che non devono durare eternamente.

Nostro Signore ti tenga vicino a Sé e ti liberi presto da quel­le sofferenze, ti conceda la fortezza per contentare in tutto Sua Maestà` come io lo supplico. Sia benedetto per sempre Dio, spero per la Sua misericordia che ci vedremo lassù e ca­piremo chiaramente le grandi grazie che ci ha fatto e lo lode­remo per sempre.

Il tuo desiderio sia di vedere Dio, il tuo timore di perderlo, il tuo dolore di non goderlo, la tua gioia in ciò che ti può condurre a Lui, così vivrai in gran pace.

103 La sventura, triste retaggio dell'umanità, accompagnava i pri­mi vagiti della bambina. I baci e le carezze materne che si prodigano sempre generosamente attorno ad una culla, ven­nero presto a cessare. E' triste per una orfanella sapere di avere avuto una madre e non averne potuto fissare nella me­moria la cara immagine e non poterne rammentare con le dol­ci parole le carezze squisite. Nella tenera età quando si ha maggiormente bisogno di guida e di aiuto, non avere più ma­dre ne padre. Aspettiamo il momento che egli ha indicato e proseguiamo in pace il nostro pellegrinaggio. Tutto ciò che finisce è breve e nulla riesce penoso a colui che spera. Quan­do un tale pensiero rianima il nostro languore quando ci sen­tiamo abbattuti. In mezzo a questo gran naufragio del mondo dice S. Giov. Crisostomo: « Una mano propizia ci aspetta, ci getta dall'alto la gomena della speranza che a poco a poco ri­tira dalle onde delle umane miserie e solleva sino al Cielo coloro che vi si attaccano fortemente ».

104 Il dono più prezioso: quello di poter consolare. E' senza dub­bio la più meravigliosa facoltà concessa a una creatura umana è proprio quella di poter consolare chi soffre e chi pena, chi piange e chi si dispera. Nel mondo gli afflitti formano una innumerevole folla. E' l'angoscia che prende alla gola e morde il cuore, ha mille nomi. Ma la creatura che al di sopra di ogni altra ha ricevuto dall'Onnipotente il potere di consolare, è Maria perché è la Madre.

105 La Madre riesce sempre a. comprendere il nome dell'angoscia che stringe alla gola e morde il cuore anche se il foglio non ne svela il nome. Solo una madre può interpretare un silenzio, solo una Madre può rimarginare una ferita.

Per questo da secoli, da quando gli uomini hanno imparato a conoscere la pietà, l'amore e l'intelligenza di Maria nei mo­menti più difficili e penosi si sono rivolti al cuore della Ma­donna. E poiché Maria è la Madre di tutti, può condividere il dolore di ogni figlio. Così la Vergine ha ascoltato le innu­merevoli e disperate invocazioni di intere folle di affissi di tormentati e di tribolati. E tutti ricorrono a lei sicuri di con­fidare il segreto che toglie il sonno e il respiro, il male oscuro che dilania senza tregua il corpo più stanco, l'angoscia, il mon­do, il rimorso, la pena che fa. tremare il cuore.

106 La Madonna, accogliente e sorridente, ha fatto proprie le af­flizioni dai cento nomi di tutti i figli suoi, coprendole con l'azzurro manto della sua misericordia. E poiché ha tanto amato nella sua vita terrena ed ha tanto sofferto ai piedi della Croce, comprende le nostre pene ed è divenuta la consola­trice di tutti gli afflitti.

107 Dice S. Girolamo, definito nel Concilio di Trento: « Alcuni a cui Dio concede tal grazia sublime, s'astengono dal matrimonio e vivono nel celibato che è uno stato di vita più perfetta ed elevata nella chiesa ».

La Corredentrice e la donna: la madre cristiana chiamata non solo a trasmettere la vita naturale ma a cooperare alla vita so­prannaturale del figlio attraverso le sofferenze di cui è tessuta la vita familiare. Ma i riferimenti vanno pure alla Vergine cri­stiana.

108 Chiamata a una più alta maternità spirituale che è il compito di formare il Cristo nelle anime. Occorre però uno spirito di immolazione e di sacrificio soprattutto nell'Apostolato.

Le lacrime della Vergine di Siracusa attendono soprattutto dalle anime siciliane alla Verginità consacrate questo impegno e que­sta consolazione.

109 Per la via della Fede i morti ci parlano.

Essi ci dicono che la vita é un dono fragile e prezioso. Fragile così che basta un nulla a spezzarla. E tuttavia e così preziosa che in ogni attimo possiamo realizzare una conquista e segnare una vittoria, di quelle vittorie, di quelle conquiste che valgono per quel tempo immortale che è l'Eternità di Dio e delle anime.

110 In questi giorni in cui la gloria di Pasqua trabocca nella sua pienezza, le vostre giovani e serenissime esistenze hanno vo­luto ricreare questa povera abitazione con la vostra presenza.'

Il 'fascino della vostra giovinezza e la felicità che esprimono i vostri occhi hanno lasciato una scia che mai puoi dimenticare. Ma io voglio augurarvi ardentemente che si possa ammirare in voi sempre lo splendore della fede cristiana. L'equilibrio amo­roso su la fedeltà irreprensibile alle esigenze della morale cri­stiana e il rispetto dei doveri che il vostro stato coniugale vi impone, l'esempio convincente di una felicità che poggia salda­mente sulla pace della coscienza, la serenità dell'anima e la. unione perfetta dei vostri spiriti nella carità che è amore.

111 La grazia divina ci aiuterà in ogni istante. Per questo il ver­bo di Dio si è fatto uomo per sostenere la debolezza degli uomi­ni e renderne fruttuoso il lavoro.

Ad ogni alba bisogna riconoscere. Anche se il nostro sforzo di ieri ci sembra sterile, anche se l'incostanza della nostra vo­lontà ci tenta di scoramento, non bisogna piegare. Se fossimo soli, sì ma non siamo soli. E' con noi Colui che ha nome il Salvatore.

Se la nostra volontà è retta, se la nostra fiducia in Lui è piena, ogni alba sarà per noi un Natale, sempre più limpido sempre più carico di gioia.

112 (San Paolo): Combattete, come un buon Soldato di Gesù Cri­sto. Rivestite l'armatura di Dio, perché abbiamo a sostenere non una guerra corpo a corpo e fino al sangue, ma un com­battimento spirituale contro le seduzioni, le grandezze, le po­tenze delle tenebre sulla terra, gli spiriti maligni del Cielo ».z8 Senza la collera, scrive S. Giovanni Crisostomo, né la verità progredisce né le leggi sussistono, ne le colpe vengono re­presse. La pazienza eccessiva fomenta i vizi, incoraggia le ne­gligenze, induce nella via del Male, non solo i cattivi ma per­fino i buoni.

113 Non dimentichiamo che il terreno del nostro cuore ha biso­gno di pioggia fecondatrice e senza lagrime non si feconda il campo del bene.

Le spine e i rovi, poiché ci sono, servono pure al solerte con­tadino; egli ne fa siepe e difesa intorno al suo potere. Misteri di Dio velati di bontà anche se amari tanto.

114 Quando io tacqui non mi pentii mai. Mi pentii solo quando parlai.

Tacere: segno di amore forte e generoso. Tacere di sé e delle cose proprie è umiltà. Tacere i difetti degli altri è carità. Tacere parole inutili è morffcazione. Tacere nelle croci è eroismo.

115 Senza la vita interiore ogni iniziativa è arida.

Il lavoro apostolico quando distoglie dalla preghiera e pregiu­dica l'unione dell'anima con Dio, diventa una vera maledizio­ne. Se non vi è interiormente lo Spirito Santo che ammaestra la lingua di chi insegna dal di fuori, lavora invano.

 

PENSIERI SPARSI

116 Tu lo sai o mio caro Angelo che fin dall'alba della mia vita, mi sono offerta a Gesù con semplicità di cuore e con gioia sem­pre da te assistita e protetta. Deh, ti prego di aiutarmi ancora di più in quest'ultimo squarcio di terreno pellegrinaggio che in verità di molto si è prolungato.

Quante cose vorrei dire ancora di te, o mio Angelo e anche della mia cara S. Scolastica il cui nome che per divina dispo­sizione mi fu imposto. S. Benedetto mi regalò la casa che an­cora abito mentre a sua sorella diede la sua sepoltura, affinché i corpi fossero uniti morti che fossero su questa terra."

Alleluia! Alleluia! Suor Rosina.

117 Voglio che tutti attiri a te come hai promesso e manterrai. Voglio che la Tua Culla non sia più fredda e che la Tua Croce non grondi più sangue, ma raggi di luce e del nostro Amore. Attira a Te ogni creatura umana, i bianchi, i neri, i rossi, i gialli perché tutti siamo uno con Te. E' questo il sogno e la passione di chi già conosce e ti ama.

Amen.

La povera inferma Suor Rosina della Croce. Castelbuono 18-4-1987.

118 Signor, fa che il desiderio del Profeta Davide sia anche quel­lo di tante anime.

Fa o Dio che io possa vivere sempre nei Tuoi atri divini per tutto il. tempo della mia vita."

Gesù mi ha ascoltato ma mi ha sempre tenuta nel mio letto dietro la Sua Porta.

Sr. Rosina la poverella. Castelbuono 9-5-1987.

119 Eccomi, Signore, si compia in me la Tua parola.

Maria è colei che ha dato spazio alla parola di Dio, nella sua vita, che ha lasciato risuonare dentro di sé, dalla prima parola dell'Angelo, fino alle ultime parole di Gesù dall'alto della Croce. Ed ora la Misericordia che dalle sue ginocchia ci porge con amore ci assicura la sua materna protezione e ci rende felici. Amen.

25-3 l'Annunziazione del Signore. Alleluia! 1987.

120 Cuor di Gesù fonte d'immensa gioia per Te, io vivo e dolce­mente muoio!!! Giglio di purità, rosa di amore fammi pura o Maria ed amante il core!

Dal santo amor vostro le dolci catene a Voi mi congiungono o caro mia bene deh! sempre a Voi bosso tenermi vicina o Re del mio cuore o cibo divino.

121 Signore nostro Gesù Cristo, Ti riconosco per Re universale. Esercita su di me tutti i Tuoi diritti. Io rinnovo le mie pro­messe battesimali, rinunziando a Satana, alle sue pompe, alle sue opere e prometto di vivere da buon cristiano.

In modo particolare mi impegno a far trionfare secondo i miei poveri mezzi i diritti di Dio e della sua chiesa.

Cuor divino di Gesù ti offro le mie povere azioni per otte­nere che tutti i cuori riconoscano la tua sovranità sacra affin­ché il regno della Tua pace si stabilisca nel mondo. Così sia Cuor di Gesù, venga il Tuo regno.

122 Gesù, mio amore Tu solo mi basti!!! Oh! Gesù, fa che io ti ami e il premio dell'amor mio, sia l'amarti sempre più!

Io vorrei che il mio cuore

non palpitasse, non respirasse, non sospirasse che per Gesù

e che Gesù solo, fosse a regnare in me. Si dilati il Santo Regno di Gesù, affinché tutti lo amino. Amen!

123 A te la gloria, o Dio re dell'Universo Santo, tutto il peso del mio niente. Mi sento anche incapace di rivolgerTi un solo pen­siero senza lo Spirito Santo. Gesù, prendilo questo niente: te lo offre Maria, la mia Mamma. Da Lei, sono sicura, che l'accetti perché me l'hai dato Tu stesso.

124 L'anima che confida in Dio, che serve Dio non ha da temere. Niente di grande si compie nel mondo senza l'amore. L'anima dove manca l'amore anche se abbia tutti i doni della intelligenza e della sapienza è un'anima oscura e vuota. L'amo­re è vita, quando le tenebre coprono l'esistenza e ne annullano tutta la virtù. Tutto nel mondo vive secondo quanto di amore è in lui. « Dimorate in me ed io dimorerò in voi ».3z Ma per­ché Dio entri in un'anima, bisogna che tutto ne esca, poiché Dio è Egli stesso tutto e dove è Lui non vi è posto per altri. S. Rosina Cb. 1985.

125 L'uomo saggio è fedele al Signore! Soffrire è bene Pregare è molto Amare è tutto! Dio benedica la mano che ci benefica. Suor Rosina. 31-8-1986.

126 A Maria. Credo nella sua mediazione di grazia per lo svilup­po della vita divina nelle anime. Credo nella sua presenza di amore accanto a ciascuna creatura, Madre amorosa, soccorritrice. Credo nel trionfo universale col cuore Immacolato di Maria oggi, perché questa è la sua ora!!! La povera inferma S. Rosina della Croce.

127 Sei tu Signore

Sei tu Signore la nostra forza.

Osserviamo il Vangelo o cari, saremo come quegli alberi tra­piantati, lungo il corso dell'acqua che sgorga dal Sacramento del suo Amore.

128 La Benedizione di Dio ovunque e sempre rimanga sopra di noi! Beati i poveri di spirito, di essi è il regno dei cieli. Fa, o Signore che non prevalga il mio sentimento, ma l'azione dello Spirito Santo.

La bellezza del creato annunzia la gloria di Dio.

129 L'AVE. Qual eco di voce lontana mi desta nel cuore un suo­no di campane dolce, struggente come il ricordo dell'infanzia quando nella pace raccolta della sera, vecchi e bambini atten­devano l'Ave per recitare assieme la preghiera.. Una campana suona con tocchi sommessi.

Per chi suona l'Ave nella sera?

C'è ancora il tempo di dire una preghiera? Ahime! si corre ... si ha fretta, solo per la preghiera non c'è tempo.

Suor Rosina la poverella.

130 Sento qualche volta, di rado però, una campana che suona con tocchi sommessi ... per chi suona questa campana?

Suona l'Ave Maria della sera. Mi domando: c'è ancora il tem­po di dire una preghiera?

Quanti ricordi nel silenzio, nella lunga solitudine ... a volte dici: meglio non ricordare il passato, l'infanzia, l'adolescenza; ma ora è diverso, il cuore palpita e sussurra, mi parla di po­veri giovani sbandati, di poveri vecchi abbandonati senza un sorriso, di oppressi abbandonati che attendono giustizia e un pò di pace, tutti chiedono un pò di amore. Il cuore batte for­te e dice di pensare un pò agli altri.

Dal Volume 4° dal « Poema dell'uomo Dio ».3' Cosa è Maria? E' la riparatrice. Ella annulla Eva. L'angelo la salute « Ave Maria ». Si dice che Ave è il capovolgimento di Eva.

Ave Maria, Madre del Primogenito Eterno, Madre pietosa del­l'umanítà, lavata nel tuo pianto e nel sangue che e tuo sangue. Ave Maria, piena di grazia in cui il Signore mai divisa da Lui che mi prende le sue delizie e i suoi riposi.

Ave Maria, Donna benedetta fra tutte le donne, amore vivente fatta dall'Amore, Sposa dell'Amore, Madre dell'Amore. In Te purezza, in Te pace, in Te speranza, in Te ubbidienza, in Te umiltà, in Te perfette le tre e le quattro virtù. Ave Maria, tu che possiedi il posto di Riparatrice estendi le tue ali az­zurre fino a raggiungere tutte le anime. Tu pieghi le volontà. Lasciamo le nostre difficoltà col silenzio e la preghiera.

Dio può tutto.

Rifugiamoci nell'ombra pia del mondo della nostra Mamma celeste e camminiamo insieme a lei, in questo mondo orrendo di pianto e di dolore, sicuri che sotto i suoi passi le spine si cambieranno in rose di pazienza, di bontà e di ogni virtù. Madre mia fiducia mia!

Gesù mio, fiducia mia! Gesù, Maria, vi amo, salvate anime. Gesù mio, fiducia mia! Gesù, Maria, vi amo, salvate anime.` Alleluia. 19-8-1988.

Eccelsa Regina Sovrana dei nostri cuori, Madre eletta, acco­glici all'ombra del tuo manto pio e volgi il tuo sguardo pro­tettore su di noi, Madre mia fiducia mia.

Suor Rosina della Croce. Castelbuono 23-8-1988.

131 Abbiamo bisogno o Maria di credere che il Tuo amore per noi allontanerà dalla vita nostra, il male che ci insidia,; che ci assale e pur ci attira e con cuore di madre, chiederai il be­ne 'per noi, figli Tuoi indegni e rei. Amen.

132 Preghiamo con la celeste mamma lo Spirito Santo Vieni e -'benedici Vieni e perdona Vieni e consola Vieni e risana Vieni e riforma Vieni e fortifica Vieni e :costruisci Vieni e feconda Vieni e rimani sempre Con ',noi."

La povera inferma S. Rosina della Croce. C. 3-8-1988.

133 Ó MARIA Siamo qui per ;guardarti e imparare da te.

Dammi uno sguardo puro un cuore attento e l'amore al silenzio per essere come Te, terra di Dio. Amen. La povera inferma Sr. Rosina.

134 Come sei folle o cuore a rincorrere nella girandola di giorni di mesi, di stagioni, come un fanciullo il suo aquilone, ciò che è soltanto un sogno o un'illusione!

Si insegue il tempo, si inventa il domani, si attende sempre qualcosa che dovrà arrivare e mentre fra desideri ed ansie sfug­ge il pensiero altrove, il tempo scivola, sopra di noi si affret­tano i giorni, si affretta la vita e intanto si invecchia, si muore!!!

135 Siamo pazienti nelle nostre avversità e sopportiamo con amore pensando che Gesù Cristo nostro Signore soffrì tanti affan­ni e tribolazioni per noi poveri peccatori.

136 La benedizione di Dio ovunque e sempre sopra di noi! Niente vi turba, niente sgomenta, tutto passa.

Dio non si muta. Chi a Dio tiene, di nulla manca. Con la pazienza tutto si acquista.

Dio solo basta.

137 La bontà del Signore ci colma di gioia.

Gesù ci dà la sua pace, l'esperienza del suo amore perché an­che noi possiamo divenire un'immagine vera ed efficace del­l'amore di Dio e messaggeri della pace di Cristo. Amen!

138 Miei cari, pensiamo un pò di più a Gesù Sacramento paziente e misericordioso in mezzo a noi che ci attende nel reclusorio del Tabernacolo. Eppure eccoci con questo fragile cuore di car­ne a dirti e a darti ancora il tormento per non saperti amare, per non saperti adorare, per non saperti vitalizzare in noi co­me Tu vorresti, e credici, come pure noi vorremmo!

Signore aiutaci Tu, fatti riconoscere, o Gesù Sacramentato per­ché possiamo seguirti con fedeltà e con costanza.

Prendici per mano e guidaci Tu, o caro Gesù. Amen. La povera inferma Sr. Rosina della Croce.

139 Alla cara sorellina Sr. Giuseppina Arcadia, che con amore e pazienza si appresta a dare aiuto alla mia infermità, mi sento ispirata a dirle qualche pensiero salutare.

Semina il tuo sorriso, o cara, perché tutto splenda intorno a te...

Semina la tua energia, la tua speranza per combattere la bat­taglia della vita.

Semina il tuo coraggio per risollevare quello del tuo prossimo. Semina il tuo entusiasmo per infiammare quello degli altri. Semina ed abbi fiducia ... ogni granellino arricchirà un pic­colo angolo della terra.

Io aggiungo ancora: Benedetti quelli che mi sono vicini nella sofferenza. Beati quelli che rallegrano gli ultimi giorni della mia vita. Quando entrerò nella vita senza fine mi ricorderò di loro presso il Signore Gesù che spero mi verrà incontro con il Suo volto di Amore. Grazie di cuore e ricordati di me quando non sarò più.

Con tenero affetto, la povera inferma dal suo letto. Suor Rosina della Croce - 23-2-85.

140 Quante meraviglie sublimi mi presentava la natura attorno al Santuario! ... quanta nostalgia provo ora che non posso dal mio letto vedere neanche un lembo di cielo! ... quel tra­monto del sole che si adagiava dolcemente sul mare rendendo le acque rosee, quelle albe argentee che sollevavano il cuore al Creatore, opera delle Sue Mani che io bacio ogni giorno.

Anche nel mio dolce eremo di Pontesecco io ho goduto deli­zie di Cielo.» Sotto quella cappa stellata, al chiârorè-della pal­lida luna, nel silenzio della notte, calda e spontanea si sprigio­nava dal cuore la preghiera al Donatore di tanti beni!

141 Ora che sono priva di tutto, che non posso cantare il Tuo amore neanche scarabocchiando qualche foglio, Ti ringrazio, o Gesù del mio cuore, di tutto quello che mi hai dato e di tutto quello che mi hai tolto, così più leggera vengo al Tuo incontro e Ti prego mostrami il Tuo volto di amore. Ti pre­go ancora di dare la Tua luce a tutti gli uomini onde apprez­zino l'opera delle Tue mani e lodino il Padre che è nei cieli. Signore venga il Tuo regno! Perdonami o Signore se non so rassegnarmi al pensiero che dopo venti secoli di cristiane­simo, tante anime ancora non ti conoscono e non ti amano. Forse la colpa è mia?

142 Oh Gesù, son sola nel mio tettuccio di dolore, anche Tu sei solo nel tabernacolo del tuo amore. Come vorrei venire ai Tuoi piedi e dirti da vicino che Ti amo tanto tanto e farti ricor­dare che fin dalla mia più tenera infanzia Ti ho sempre cer­cato nella Tua silenziosa dimora. Come ero felice quando en­travo in chiesa e non vi era nessuno, correvo ansiosa accanto a quella mistica lampada per dirti il mio amore, la mia brama repressa di farti compagnia. Ricordi o Gesù che Ti ripetevo sempre il mio ardente desiderio di volere sempre abitare nei Tuoi atri santi per tutto il tempo della mia vita." Mi hai ac­contentato o Gesù, ma dietro la Tua porta, io Ti ringrazio, ma Ti chiedevo però di potermi trascinare e portarmi fino al Tuo altare per riceverti nel mio cuore, ma non l'hai fatto e Ti sei voluto addossare il peso di venirmi a trovare nella mia immensa miseria e povertà. Aspetterò l'eternità, o Gesù, per ringraziarti abbastanza, per ora ripetero in ogni istante: Eter­na è la Tua Misericordia. Ricordo la mia giovinezza trascorsa per diversi mesi dell'anno nella bianca montagna di Gibilmanna ai piedi della « Gran Signura », gustando a larghi sorsi il suo materna sorriso e la sua intimità col suo diletto figlio, mio Eterno Sposo. Chi potrà ridire le gioie sublimi, i momenti paradisiaci trascorsi ai piedi della sua Immagine così affasci­nante, piena di amore e di dolcezza infinita?

143 Alle mie dilette sorelle di Azione Cattolica, allontanandomi perché ad altra missione Gesù mi ha chiamata, parte di me stessa lascio e la speranza mi porto che sempre unite saremo, il vero bene cercando.

144 S. Esercizi.

Importanza dei S.S. Esercizi, necessità, responsabilità. Per ren­derli efficaci

l'° Studiare noi stessi, conoscenza di noi stessi e conoscenza di Dio. La mancanza di non conoscere il proprio niente ci porta a presumere di noi stessi, disprezzando gli altri e mai crederci meritevoli di rimproveri e di richiami. Mentre l'an­nientamento ci porta allo stato di sapienza di Adamo prima della caduta, ci fa rivivere lo stato di purezza, di innocenza da farci dire non sono io che vivo ma Gesù Cristo in me.

2'° Conoscenza di Dio che ci esalta. Mezzi che chi aiutano a questa conoscenza: La natura che ci incanta e ci ricrea, l'ammiriamo, nella sua varie bellezza con occhio soprannatu­rale. L'uomo e la grazia.

3° La morte sua certezza ed incertezza nelle diverse circo­stanze che l'accompagnano non si sa quando né dove né come. Necessità di stare pronti alla chiamata.

145 All'educazione e studio dell'intelligenza segue l'educazione del­la volontà.

Bisogna valorizzare questa volontà, difetti di essa, impazienza e difetto. La volontà deve essere guidata. Le caratteristiche della bellezza l'ubbidienza: pronta, cieca, ilare, soprannaturale. La b dell'anima: predilezione di Dio Creatore, predilezione del Figlio

per la Redenzione e dello Spirito Santo che la ricrea e la nutre.

146 La preghiera deve essere giusta, fervorosa e costante. Il Giu­dizio: chi è che giudica? E' Dio, il codice è immenso, la sen­tenza inappellabile. L'amore nostro verso Dio, l'amore di Dio verso di noi: quanti motivi abbiamo d'amarlo! Ci ha fatto esseri nobili, ragionevoli, ci ha fatto cristiani col battesimo, la Cresima, l'Eucarestia. Sacerdoti, Religiose ... perché si è lasciato nel Tabernacolo Santo a nostro compagno, conforto?

147 Il precetto dell'amore e come solo l'amore può unirci e con­ciliare fede e scienza, capitalismo e lavoro, autorità e libertà ecc... e come Dio ha amato noi così vuole che amiamo il pros­simo solo per Lui e come sa amare Lui con pazienza, beni­gnità senza ambizione, compatendo, sopportando i difetti dei nostri fratelli.

148 La Madonna mediatrice e mezzo per cui possiamo ascendere al Cielo. Al dir di S. Agostino piacque la Vergine al Padre per la Sua grande umiltà e per la grande cognizione che la Sua intelligenza ebbe per Dio. La Sua volontà fu educata alla sot­tomissione, tanto che mentre aveva scelto la Verginità al co­mando del Padre rispose subito i1_ Fiat accettando la Maternità in una verginità feconda educando poi il Suo cuore a un'amore immenso pel Suo Dio in tutte le circostanze di gioie e di dolori ecc.

Anche noi possiamo somigliarla educando la nostra intelligenza, la nostra volontà il nostro cuore, ecc.

149 Quale è la misura di amare Gesù? La misura di amare Gesù è di amarlo senza misura. Oh! Gesù, fa che io ti amo, e il premio dell'amore mio sia l'amarti sempre più.

150 Innamorarsi di Dio è il più grande dei romanzi, cercarLo, la più grande delle avventure: trovarti, la più grande delle imprese.

151 La penna tace perché non riesce a mettere le parole separate l'una dall'altra. Ma la mente, il cuore no, i pensieri si affastel­lano a dismisura e si soffre, si soffre non poco a non poterli comunicare. La vita sembra impossibile poterla continuare in questa maniera, e piango, piango inconsolabilmente, piango, pur sapendo che a Gesù non piace questo stato di desolazione come io lo chiamo. Sorrideva sempre.

152 Io vorrei che il mio cuore non vivesse, non sospirasse che per Gesù, e che Gesù solo fosse a regnare in me ... si dilati il santo Regno affinché tutti lo amino.

Le Sante Piaghe di Gesù morente, impresse vorrei portare pro­fondamente.

Quando sarà crocifisso il mio amore, che io ti porto scolpito nel cuore?!

Altro non voglio, altro non bramo che replicare sempre: Gesù, Maria vi amo!

Del santo amor vostro le dolci catene a voi mi congiungono, o caro mio bene, deh! sempre a voi posso tenermi vicino o Re del mio cuore, o mio divino. Notte, 16-11-88.

153 Sorella mia buona, dato che mi assicura che ogni giorno mi ricorda a Gesù, lo preghi per conto mio che mi aiuti a sco­prire il suo Volto in ogni creatura, anche se nascosta nel fango. Che mi dia la forza di amare chi non vuole essere amato, di parlare a chi respinge la parola, di dare il mio cuore che è di Gesù a chi lo rifiuta.

Che io sia povera di me e ricca soltanto di Gesù. Che io sia infine; opera fatua, sacrificio, grano macinato" in questo píc­colo altare del mio letto.

154 Alla piccola violetta nascosta, Natuzza` di Gesù, vada la mia stima profonda e il mio devoto affetto. Il delicato profumo della violetta mammola è penetrarlo tra le mura squallide di questa mia dolce prigione. Ne sono lieta, inebriata e confusa insieme perché in verità niente sento di meritare e indegna davvero di tanto beneficio.

155 Un amore languido è un oltraggio a Dio. Chi non ha provato nulla sa anche poco.

La mia mente esaminò molte cose saggiamente e imparò (Eccl.). Soffrire è una breve sofferenza, aver sofferto è una lunga gioia. I Santi non si fanno con vittorie su tutta la linea, ma con re­plicate cadute, ultimamente e pazientemente accettate, con la determinazione ferma che ogni caduta sia l'ultima.

Cieche che siamo! Non vediamo che è il nostro amor proprio e il nostro segreto orgoglio che non vuole essere distrutto, né sentire il peso della sua umiliazione.

156 Lavaci i piedi o Maestro, lavaci i piedi perché tu solo puoi mondarci, lavaci i piedi perché così solo può abbassarsi la no­stra potenza, lavaci i piedi e insegnaci a lavarli ai nostri fra­telli. Hai tolto il mantello e l'hai deposto, hai cinto ai fianchi un asciugatoio e hai preso il catino per lavare i piedi ai tuoi discepoli, ecco il servizio, così solo si stabilisce l'uguaglianza, si raggiunge l'amore.

Impariamo la lezione del Maestro, questo desidera, questo co­manda: se io Maestro (come voi mi chiamate ed io lo sono) ho fatto questo, fatelo anche voi,' e dopo ha preso il man­tello. Che insegnamento meraviglioso! Riflettiamo ...

157 Sei tu Signore il centro della mia vita!

Nostro Signore non deve restare nascosto davanti a questa ge­nerazione indifferente e incredula; bisogna che il sole potente

dell'eucarestia si levi per dissipare tutti i fantasmi della notte e sgeli le anime ghiacciate quelle che sono colpite dal Suo Amore. Amen!!!

158 La Misericordia che è in grembo, tieni o Maria, tu che sei la dispensatrice di tutte le grazie stendi le tue ali azzurre su tutte le anime tu pieghi le volontà!

Gesù, Maria vi amo, salvate anime! Amen!

159 Tu gradisci o Signore- gli umili di cuore!

Se volete trovare la scienza vera la troverete al lume di quella lamrada che notte e giorno brucia e si consuma dinanzi al divin tabernacolo. Là troverete la scienza dei Santi, il corag­gio, la forza e ogni bene. Amen!

160 Gesù diletto che in braccio a Mamma dormi pacifico e a me non guardi che sono stanca ... un pò di spazio anche per me Piccolino. O Re dei Re! Amen!

161 S. Natale di Gesù 1987.

Fa o divin pargoletto che la luce e la pace soave di questo santo Natale possa risplendere su di noi e diffondersi per tut­to l'anno.

A te, mia cara, ti auguro che tu possa essere sempre nella Chiesa la pecorella pronta e docile e disposta a far riposare su di te sereno e tranquillo il Piccolo Emanuele (Dio con noi) onde rifarsi dell'abbandono, della noncuranza e dell'ingratitu­dine degli uomini.

Preghiamo, o cara, che lo splendore della sua presenza vinca le nostre tenebre e accenda nei nostri cuori una sete ardente di Lui e il suo Spirito ci unisca tutti in comunione di fede e di carità.

Esultiamo Dio perché è la nostra forza! Alleluia!

162 Il tuo banchetto o Signore è banchetto di Fraternità!

Il gesto di Gesù che si dona completamente al Padre per la salvezza dell'uomo deve alimentare in noi l'impegno, il co­raggio e la capacità di donarci agli altri!

163 Vieni Signore nella mia vita! Accostati all'altare e cibati a que­sta mensa Eucaristica.

Tieni presente che Gesù scende dal cielo ogni giorno non per trovare un ciborio di legno di pietra, ma per trovare un altro cielo: quello della tua anima, ove trova le sue delizie. Amen!!!

164 Lodiamo il Signore o miei cari tutti!

Santifica il grano del Signore, sforzati di viverlo nella sua autentica realtà. Considerate il più sacro dei giorni della set­timana. Sia per te il giorno della Eucarestia e della preghiera della comunità riunita nella fede e nella carità. Amen!

165 L'amore non è amato!, gridava con tutte le sue forze il sera­fico S. Francesco, perché non è conosciuto. Ma chi ha la brama di conoscerlo? povera umanità! La celeste Mamma è scesa dal cielo sulla terra mandata dal suo Figlio a chiedere preghiere, penitenze per la conversione dei gran peccati, ma dopo tanti anni pochi sono quelli che l'ascoltano, poveri noi! Ma accorriamo ai piedi della buona Madre gementi e piangenti perché ci perdoni e ci mostri la Misericordia che tiene in braccio col suo infocato amore. Così sia!

166 Signore, la mia forza e la mia povertà e il mio cammino verso te la tua grazia.

Temi Dio e osserva i suoi comandamenti perché questo per l'uomo è tutto.

Il Signore ha fatto prodigi per il Suo fedele.

Nulla ti manca se hai Dio nel cuore; basta il Suo amore.

167 Mostraci sempre il Tuo volto di amore o Gesù!

O mio dolce Gesù per gli schiaffi gli sputi e disprezzi che sfi­gurano le sembianze divine del tuo volto santo, abbi pietà dei poveri peccatori. O mio dolce Gesù per le lacrime che bagnarono il tuo volto divino trionfi il tuo eucaristico Regno nella santità dei tuoi sacerdoti. O mio dolce Gesù, per il su­dore di sangue divino nell'agonia del Getsemani illumina e fortifica tutti. Amen!

168 Compatiscimi o mia cara. Soffro tanto a gloria di Dio, ci vedo a stento e poi in posizione disagiata; prega tanto per me e di' alla Vergine Madre che mi attinga la forza di ripetere con generosità il suo Sì. In ginocchio vieni in un luogo accanto alla culla adoriamo in silenzio.

Con tenero affetto ti abbraccio unita su tutti.

La povera inferma Sr. Rosina della Croce di Castelbuono dal suo letto. Alleluja!

169 Temi Dio e osserva i suoi comandamenti perché questo per d'anima è tutto. Più l'anima si applica al suo piccolo impe­gno per quanto semplice, nascosto, segreto e spregevole ap­paia all'Eterno più Dio le sta vicino e l'aiuta a salire! Amen!

La povera inferma Sr. Rosina della Croce.

170 I nostri cuori esultano di gioia: Gesù è Risorto! Alleluia! Il Padre l'ha risuscitato nella potenza dello Spirito per noi che in Lui siamo risorti. La tua risurrezione è la nostra! La sua vittoria è la nostra! Beati i poveri di Spirito, di essi è il regno dei Cieli!

171 A Gesù.

Gesù, tu soffri per ottenere il perdono del Padre all'uomo. Espii colpe non Tue per amore dell'uomo. Tutto dài di Te, versi fino all'ultima goccia di sangue per redimere l'uomo.

Soffri e ti spinge all'ultimo sacrificio della vita l'infinito amore per l'uomo. Esempio più eloquente di vita non puoi dare all'uomo. Molti sono redenti del sacrificio del Figlio dell'uomo. Nulla tu temi, neppure la morte per far rivivere l'uomo. Im­pari io da te, Gesù, a vivere il mio Gethsemani per il Fratello uomo. Amen!

172 Settimana Santa 1987.

Approfondiamo un po' di più in questi giorni, o miei cari, la ;vita di Gesù trascorsa a Nazaret per 30 anni e poi per le vie di Palestina predicando e sanando tutti nell'anima e nel corpo e in ricompensa ebbe persecuzione, insulti, abbandoni e morte ignominiosa per la nostra salvezza; meditiamo, ripeto, per gustare meglio la dolcezza del suo perdono, la dolcezza inesprimibile della sua amicizia. Non solo ma il dono di se stesso nella Eucaristia, nella Comunione. Di che cosa? Di chi? Di Dio in Gesù Cristo Figlio di Dio fatto uomo e ora regnante col Padre e con gli uomini (mistero) attraverso un pezzo di pane ed un poco ' di vino benedetti, attraverso due elementi tratti da spighe di grano e da acini di uva. Grande mistero! Accessibile solo allo sguardo della fede! Amen!

173 O Madre Maria della chiesa, prega per noi e con noi! Maria Madre di Dio e Madre nostra! Il suo seno purissimo è il paradiso di Dio fatto uomo per noi. Incomincia per te una vita più intensa di amore di Dio. Non lo perde mai di vista; facciamo lo stesso anche noi facendo la comunione ogni giorno, ci avvicineremo un pò più alla piena di grazia della Madre nostra Maria. Amen!

174 Prendi, Signore, il poco che ho, il nulla che sono e donami il molto che spero, il tutto che sei! Sei tu o Signore la nostra pace!

175 Popoli tutti lodate il Signore! Anche se ci troviamo nei più silenziosi deserti Dio non ci abbandonerà e non ci lascerà mai soli.

Cerco nel mio esilio di non perdere la serenità. Poi ricordo gli urli degli Apostoli quando Gesù camminava sulle acque e disse: Sono io non temere.

Gustate e vedete quanto è buono il Signore!

176 Il nome di Gesù è dolcissimo. Questo è ; il Nome al quale riflettono cielo, terra e inferno.

Onora questo Nome santo. Bada di non macchiare mai la tua lingua, con parole cattive o oziose. Amen!

177 Signore, riscalda il mio cuore di amore per Te!

E la fiamma dell'amore che bisogna portare nelle anime tie­pide che si credono pie e non lo sono perché non hanno stabilità, non hanno il loro centro e la loro vita in Gesù nel santo Tabernacolo. Amen!

178 Eccomi Signore, si compia in me la Tua parola!

Chi è cosciente della presenza di Cristo che ci ricorda la sto­ria della salvezza vedrà tutto in una luce nuova, quella di Cristo, potrà scoprire tante possibilità di fare il bene e così potrà vincere il male. Mangeremo con gioia alle sorgenti della salvezza e andremo a Dio con la semplicità dei piccoli che co­noscono la loro incapacità. Egli dilaterà il nostro cuore per po­tere contenere il Suo amore a tutte le grazie di cui abbiamo bisogno. Amen!

179 In Te Signore ho posto la mia gioia! Accetto tutto o Signore momento per momento; cosa per cosa. Signore dammi fede così che veda la Tua divina volontà in tutto, dammi amore così che tutto diventi mezzo per amarti incessantemente come vuoi tu, o Madre mia e Madre di Gesù! Amen!

180 Per tutto ciò che di buono e di santo ci capita dobbiamo render grazie a Dio, quale principio di ogni santità e bontà. Tanta è la miseria umana e tanto grande la nostra debolezza che senza la Sua grazia niente di buono possiamo pensare di noi. Ricordiamolo!

181 Amate Dio sopra ogni creatura e il prossimo. Abbiate la men­te rivolta a Cristo nostro Salvatore che per la Sua grande cle­menza vi renderà buoni nella vita dell'anima. Amatevi a vi­cenda e fate tutto in carità. Amen!

182 Tu o Signore sei prezioso per la mia vita.

Dio non si deve amare per la consolazione e per i gusti sen­sibili che possono venire a noi, ma di un amore puro e disin­teressato e quindi quando siamo nelle aridità.

183 Presso il Tabernacolo.

L'anima Eucaristica ríparatrice trova presso il Tabernacolo l'am­biente più vero di Nazaret. Vi acquista una vita di raccogli­mento e di preghiera come avrebbe potuto condurre a Nazaret nella intimità con Gesù Maria e Giuseppe. Qui è attratta da Gesù in quel silenzio, in quella beata solitudine nella quale manifesta il suo amore. Qui consacra e perfeziona l'isolamento dell'anima del mondo. Qui impara a vivere nascosta dagli uomi­ni e ignorata, qui realizza con Gesù la sua offerta al Padre. Alleluja!

184 Mostrami o Signore la tua Misericordia. Tu che il mio nulla ben comprendi o Dio, l'abbassarti non temi fino a me. Sacra­mento adorato del cuore mio, discendi nel mio cuore che anéla a te. Voglio che la tua bontà dolce, Signore, mi faccia dopo ciò morire d'amore. La voce ascolta, del mio gran desìo, di­scendi nel cuore mio. Vieni dolcissimo Sposo diletto, mi sento struggere il cuore nel petto. Vieni che io palpiti, non tardar più, o vivente Gesù.

195 Tu gradisci o Signore gli umili di cuore!

Se volete trovare la scienza vera la troverete al lume di quel­la lampada che notte e giorno brucia e si consuma dinanzi al divin Tabernacolo. Là troverete la scienza dei Santi, il corag­gio, la forza di ogni bene. Amen!

186 Splenda, Signore, nel mondo la luce del tuo Vangelo! Noi corriamo nella via dell'amore, non dobbiamo mai tormen­tarci di nulla. Iddio è la nostra fuga e forza, la nostra spe­ranza, la nostra consolazione, la nostra vita, il nostro tutto. Gesù, Tu solo mi basti. Amen!

Sr. Rosina, la povera inferma. 09-05-1987.

187 S. Michele Arcangelo:

Principe nobilissimo delle angeliche gerarchie, amatore zelante della gloria del Signore, noi vogliamo essere tuoi servi e tuoi devoti e per tali ci offriamo, ci doniamo e ci consacriamo con le nostre famiglie, amici e parenti, alla nostra potentissima, preziosa protezione, mia dolce e cara Annita. Noi lo ricono­sciamo che l'offerta della nostra servitù è piccola e miseri pec­catrici siamo, ma Lui guarderà l'affetto del nostro cuore e ci accoglierà sotto il suo patrocinio. Chiediamogli la grazia di amare di cuore il nostro Dio e la nostra dolce Madre Maria e di difenderci sempre dai nemici dell'anima nostra. Preghiamo questo Principe potente di respingere lontano da noi, negli abissi dell'ínferno, quel dragone infernale assetato di anime specialmente in quest'ora in cui spera la sua vittoria. Ripetiamo sempre con fiducia: S. Michele Arcangelo difendici nella battagli affinché non periamo nell'estremo giudizio. Sem­pre vicini all'ombra del Tabernacolo in compagnia del Divin Salvatore la tua povera inferma. 15 Ottobre, S.T. Avila 1985 Castelbuono Sr. Rosina della Croce.

188 Fa' o Signore che ti senta vicino. Nutri l'anima di adorazio­ne, di presenza di Gesù Eucarestia. Abituati a vivere faccia a faccia col silenzio dell'anima, offrendo a Lui tutte le opere e i patimenti di anima e di corpo come sua Madre Maria!

189 Fa' o Signore che accolga il tuo dono di salvezza!

Come mai la tua Santissima presenza nei nostri cuori e nel Tabernacolo non ha potuto spezzare i nostri cuori di ferro, non li hai disposti a fare spazio dentro di sé, allo Spirito Santo? Così dolce il Vangelo sarà interiorizzato e l'esperienza dello amore di Dio ci farà veramente Vangeli viventi. Amen!

190 Lasciando il Tabernacolo.

Parto, mio Dio, vi lascio il mio cuore alla presenza del Vostro Divin Sacramento per eseguire la vostra volontà sacrificando la mia. Sì, mio divino Signore, si rimane innanzi a voi come una lampada ardente che si consuma nel vostro Sacro fuoco. Io supplico tutti gli ardenti Serafini ad offrire i loro santi ar­dori per riparare la pochezza del mio amore e quello di tutte le creature.

Parto, mio Dio, vi lascio il cuore mio. Amen!

Voi siete il mio Pastore, non manco di nulla. Alleluja!

191 A te velato!

Tu sai Signore! Anche oggi vi sono veroniche ad asciugare il volto con i lini, Nicodemi e Giuseppi con balsami ed aromi, Madri addolorate e donne pie che piangono perché perfino nella tua chiesa il disorientare è riuscito a far disorientare! Non son più dare alito di cielo, i tuoi Ministri di Spirito man­dano e più di Dio non sono. Delizie e discipline hanno ban­dito le gemme del vangelo, hanno adombrato e spento il fuoco della continenza, perfino la veste ti hanno rifiutato.

192 Nessuno si conosce finché non ha sofferto.

Più sopporti e più potrai avere la vera formazione. L'accrescimento interno e per conseguenza il potere di edifi­cazione e di vita, esigono che ci si abitui a questo paradiso di supplizio, ove le anime elette si aprono a tutto il reale e sanno incontrare Dio!

Oh! l'ineffabile tesoro nascosto nella sofferenza ...

193 Soffriamo qualche cosa senza che nessuno lo sappia, faremo cosa assai gradita a Gesù. Circondiamo i nostri ostacoli, le nostre preoccupazioni, di silenziosa preghiera. Amen!

194 Diamoci senza risorse all'azione dello Spirito convinti che la vita spirituale consiste meno nel moltiplicare gli sforzi per­sonali che nel lasciare prendere da Dio la nostra vita perché sia un riflesso della sua vita. Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! Amen!

195 E' un dono prezioso di Dio quello di poter consolare. E sen­za dubbio la più meravigliosa facoltà concessa a una creatura umana è proprio questa di poter consolare chi soffre e chi pena, chi piange e chi si dispera. Ma la creatura che al di sopra di ogni altra ha ricercato dall'Onnipotente il potere di consolare è Maria perché è la Madre di Gesù! Amen!

196 Si dice di S. Francesco di Sales che intingeva la penna nel cuore. Anche S. Francesco di Assisi aveva un'anima squisita­mente sensibile e un cuore vibrante di sentimenti nobili e umani. O Serafico Padre, parla ai nostri cuori induriti, alle nostre menti ottenebrate da false idee, come tanti secoli addietro par­lasti agli uccelli. Chissà se ci convertiremo! Prega per noi! Amen!

197 Fa' che viviamo sempre nella luce della tua presenza o Si­gnore! Vicino a te o Signore non si soffre più. Si ride pian­gendo, si gode soffrendo, si ama Gesù!

198 La bellezza del Creato annunzia la gloria di Dio! Beati i po­veri di Spirito, perché di essi è il Regno dei cieli!

Fa' o Signore che in certe cose non prevalga mai il sentimento, ma l'azione dello Spirito Santo.

199 O Signore, fa' che riconosca il tuo amore per me!

Il Suo amore per me è inspiegabile! Solo questa carità im­mensa può spingere Dio a fare tanto per noi. Perciò come è ingrato chi nel cuore suo non medita e non pensa sovente a questi sublimi misteri! Spirito Santo aiutami!

200 Non vi fate illusioni, ognuno mieterà quello che avrà semi­nato (S. Paolo)."

Tu nutri o Signore chi a te si affida. E' bene che senta le amarezze dell'esilio e i dolori dell'amore diverso.

201 Comunione sempre, la Comunione è il pane del povero, è il rimedio del debole, è la grazia dell'amore. Alleluia!

202 Natale 1986.

Le grandezze del mio Universo non ti conquistano, non ti com­muovono? Forse ti dirà qualche cosa la povertà della mia culla. Guarda! Da una parte e dall'altra ci sono io, il tuo Dio. Io sono grande! Sono piccolo! Scegli. Sono tutto ... sono nulla. Decidi a quale dei due vuoi darti.

203 Fa' o Signore che non cammini lontano da te!

E quanto mai lodevole che trascorriamo le nostre giornate per­correndo strade, lavorando nobilmente e santamente, purché Non dimentichiamo di riposarci un pò all'ombra del Santo Ta­bernacolo prima di iniziare le nostre giornate e dopo averle concluse.

204 Rinnova o Signore i prodigi del Tuo Amore! b Gesù care che il Tuo Regno di amore e di pace si estenda sempre a chiunque in tutte le menti e in tutti i cuori, ma deh!, regna soprattutto nell'anima mia, nel mio corpo, affinché dominata e sorretta sempre e continuamente dal Tuo Spirito, possa an­che io un giorno con Te regnare nel Santo Paradiso.

Così sia.

205 Spirito Santo, scendi come notturna brezza, come fuoco ce­leste che accende il mondo con il Tuo amore! Manda la pace in terra, o Signore. Amen.

206 Persecuzioni della nostra Madre Chiesa.

Un giorno Pio IX domandava a un seminarista: Sai dirmi le caratteristiche della chiesa cattolica fondata da Cristo? Sì, Santità. Esse sono: una, santa, cattolica ed apostolica. Ne manca una: Romana, rispose il seminarista. No, ce n'è un'altra più importante. Ma il seminarista non riuscì a dirla; allora il Papa gli disse: Perseguitata.

Questa è una delle caratteristiche più specifiche della chiesa di Cristo e l'ha indicata quando disse: Se il mondo vi odia sappiate che prima ha odiato me; se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi.

Ma ricordate che Gesù raccomandava sempre ai primi cristiani: L'amore e l'unità « affinché il mondo creda che il Padre per questo mi ha mandato ».

Fin dai primi anni i primi cristiani si conoscevano perché erano un cuore solo e un'anima sola.

207 Se l'amor tuo, Gesù, ti fa piccino, rendimi pure per umiltà bambino. Scolpiscimi o Gesù permeando di amore l'adorato tuo nome per mezzo del mio cuore.

208 Quando sei tentata di arrestarti di fronte alle difficoltà e di rinunziare ai tuoi sforzi caritatevoli, sforzati di superare l'osta­colo, ama ancora di più. Quando vorresti limitare l'amore che devi al prossimo oltrepassa questi limiti e ama di più! Quando il tuo egoismo vuol farti rinchiudere in te stesso, esci dal tuo rípiegamento per amare di più! Quando per riconci­liarti tu aspetti che l'altro faccia il primo passo, ama di più e sii il primo a prendere l'iniziativa. Quando esiti a fare un sacrificio a vantaggio altrui ama di più e segui la via della generosità. Amen! Alleluja!

209 Fa' che viviamo sempre nella tua luce, o Signore!

Ecco sin dove è giunta la carità vostra eccessiva o Signore. Voi delle vostre Carni, del vostro Sangue preziosissimo mi avete apprestato una mensa divina per donarmi tutto voi stesso. Chi mai vi spinse a tal trasporto di amore? Non altro certa­mente che il vostro amorosissimo Cuore.

210 Gesù, fornace ardente del divino amore, ricevete nelle vostre piaghe sacratissime l'anima mia affinché in questa scuola di Cristo impari a riamare quel Dio che mi diede si prova am­mirabile. Così sia!

211 Tu che il mio nulla non comprendi, o Dio, di abbassarti non temi fino a me. Sacramento adorato, nel cuore mio discendi, nel mio cuore che anéla a Te.

Voglio che la tua bontà, dolce Signore, mi faccia dopo ciò morire d'amore. La voce ascolta del mio gran desìo. Discendi nel cuore mio.

212 Che io comprenda, Signore, la grandezza del Tuo dono Euca­ristico! Cammineremo sempre per cercarti. Cammineremo per raccogliere frammenti di Paradiso che sono i Tuoi doni di Eucarestia, Signore; aiutato dall'Eucarestia spogliato di tutto forse ti troverò, Signore! Amen!

La povera inferma Sr. Rosina della Croce. Castelbuo no 28-06-1987.

213 Per l'uomo di ogni razza e ogni nazione.

Tu nel silenzio della Eucaristia con il tuo amor vivente e universale di tutti un cuore solo vorresti fare! Anime vuoi Signore, vai mendicando anime, anime chiedi a me per il tuo Cuore che è affaticato e stanco. Io lo ristorerei!

Ma pochi trovi in ascolto, dolce bene! In questo globo ro­rido di pianto siam dilaniati dall'esplosione del male. Sembrano giunti i precursori di Satana che vagano, versando tonnellate d'inganni, tempeste di vergogne e sudiciume, delitti senza nome e avvelenano i frutti di una scienza umana che è fuoco freddo, che non ha calore, negatrice dell'eterno indif­ferente a Te! Alleluja!

214 Per il segno della S. Croce, liberateci o Signore dai nostri nemici!

Ecco la Croce del Signore, fuggite parte avversa, il leone della tribù di Giuda, il Figlio di Davide ha vinto. Alleluia, Alleluia. Le sante piaghe di Gesù morente impresse io devo portare profondamente. Se vuoi disprezzare i tuoi patimenti me­dita i miei, dice Gesù. Amen. Non vi illudete, ognuno mie­terà quello che avrà seminato (S. Paolo).

Portiamo con dignità la propria croce, in silenzio e per amore senza farla pesare sulle spalle dei nostri fratelli già gravate delle loro croci!

215 Ti ho cercato o mio Dio nelle bellezze del creato, negli alti monti nevosi, negli abissi del mare, nel fiorellino del prato, nelle verdeggianti colline; nei nidi dei passeri, nella variopinta farfalla, nel dolore di una madre, nelle mani tremolanti di un vecchio.

Ti ho trovato nella luce della tua Parola, che ha dato senso alla mia vita! Ti ho amato nel cuore dei fratelli, che gioia o Gesù!

216 Parlo per esperienza, non sono le grandi azioni che fanno i santi, sono i santi che rendono grandi anche le minime azioni col puro e costante amore che li anima.

Nella vita della piccola Santa Teresa del B. Gesù, nessuna azione di grande rilievo, niente opere esteriori.

 

LETTERE

217 Pace e bene.

Cara sorella in Gesù, ho ricevuto la sua lettera e il libro .pre­zioso, pieno di episodi biblici, di esempi di santi e di salutari consigli. Farà certamente del bene a tante anime, se hanno sete. L'afflizione questa è, che si nota dappertutto tanta in­differenza e quasi disgusto per le cose del Cielo. Preghiamo che venga una nuova Pentecoste.

Nella sua lettera mi dice tante cose e ringrazio il Signore per il privilegio che le dà di lavorare nella sua vigna. A me tocca guardare da lontano la messe che aspetta i mietitori ma io non posso far nulla ed umiliata offro la mia impotenza. Desidererei sapere qualche notizia del Signor Camarda. Ove si trova?

Le auguro ogni bene nel Signore e l'abbraccio con santo affetto. Preghi ner me assai. - Suor Rosina. 30-12-1967.

218 Dio solo!

Carissima nel Signore. Per non farla stare in pensiero, con grave sforzo prendo la penna per dirle che oggi è arrivato il suo 'pacco. La ringrazio sentitamente ma la prego caldamente a non preoccuparsi mai per me, non dimentichi che io non magio queste cose e Lei fa tanta fatica. Io comprendo il suo buon cuore capace di fare sacrifici enormi per me che in ve­rità non merito proprio niente. Mi basta la preghiera e ne ho tanto bisogno. Mi ascolti per carità. La ricordo sempre unita ai suoi familiari e auguro a tutti un gran bene nel Signore. Cari saluti per la sig.ra Biondo.

L'abbraccio con tanto affetto. - Suor Rosina della Croce.

219 Pace e bene.

Sorella cara in Gesù, da mesi sto malissimo con forti dolori artritici anche nelle mani che non posso articolare, ma non voglio lasciare la sua lettera senza una parolina di risposta. La natura geme, lo so, alle calunnie, ai disprezzi ecc., ma il Maestro adorato ne ha fatto una delle più belle beatitudini. Beato chi soffre persecuzioni per la giustizia.

Per sì futile motivo non potevano cancellarla dal terz'Ordine, ma stia stranquilla che nel Cuore di Dio e in quello del Se­rafico S. Francesco il suo nome è sempre scritto a caratteri indelebili. Non è quell'anima che la fa soffrire, bensì Gesù per mezzo suo. Accetti tutto perciò con serenità e pace e viva sempre in umiltà. Io La ricordo a Gesù dal mio letto di do­lore, faccia Lei lo stesso per carità. Sempre unite in Gesù. - Suor Rosina. 19-5-1964.

220 Pace e bene.

Sorella carissima, non è stato possibile avere qualche suora per mandarle mie notizie e mi sforzo io come posso. Grazie di cuore per la Sua offerta per le nostre care orfanelle. Il Bambino Gesù glielo ricompensi a conto doppio. Io la ri­cordo sempre e ogni giorno prego, così come posso e offro le mie sofferenze perché le persone a me care siano benedette e protette da Dio nostro Padre amoroso.

Buon Anno cara Sorella e sia per Lei e i suoi familiari ricol­mo di serenità, di speranza e di gioia.

Quella gioia che gli Angeli nella notte beata annunziarono ai pastori che dormivano accanto al gregge.

Perciò la gioia è scesa dal Cielo perché Gesù nascendo bam­bino ci ha portato la salvezza. Che mistero: quanto amore; amiamolo anche noi fino alla follia. Sia felice in Gesù. Cordiali saluti per i suoi e con auguri. A Lei un caro abbrac­cio ai piedi della culla preghi per me.

La povera inferma S. Rosina della Croce.

221 Pace e bene.

Carissima sorella in Gesù, grazie delle sue condoglianze e dei cristiani suffragi per l'anima benedetta della mia santa cognata. 43 Il mio cuore è angosciato perché la scomparsa di quella cara creatura oltre al vuoto incolmabile nel cuore dei familiari, la­scia il disagio in cui è rimasta la povera nipote Pina, viva per miracolo in seguito a due operazioni difficili nel mese di luglio c.a., è spaventoso. Lo capisce lei, sola che si aggira ne­gli angoli vuoti della casa, sensibile oltre ogni dire e tanto sofferente.

Gesù abbi pietà di noi, non so dire altro.

Non può andare dai fratelli lontani o dalla sorella perché in­segna a Castelbuono, in casa non vuole nessuna e neanche vuol venire da me qui all'Orfanotrofio perché dice che sente la Mamma che si aggira per la casa e il suo spirito aleggia at­tono alla Sua anima.

Lei se ne può ricordare bene della buon'aníma di mia cognata quando siete andate in campagna e festeggiavamo le sue nozze d'oro. Uno dei figli Sacerdoti fece il discorso d'occasione. Ora per 12 giorni tutti i 6 suoi figli attorno al suo letto, recitando sempre preghiere e 15 poste di rosario ogni giorno e lei scor­reva la corona; comprese fino all'ultimo istante benedicendo tutti e senza potere inghiottire un sorso d'acqua come Gesù sulla Croce.

Diceva a stento che era andato a trovarla Papa Giovanni con tanti angeli attorno, le diede una benedizione larga e le disse: abbi fede. Fino all'ultimo giorno ripeteva come era bello e vo­leva carta e penna per scrivere a Roma a Papa Giovanni per ringraziarlo.

I figli religiosi, uno a destra e un altro a sinistra, raccolsero l'ultimo anelito recitando le preghiere del tremendo passaggio. L'indomani nella sua camera ove Lei spirò, i suoi figli senti­rono un odore in cielo, si convinsero che l'anima sua bella vi era giunta.

Sorella, non potevo davvero, mi creda; gli occhi sono gonfi e mi fanno gran male, ma sentivo il bisogno di parlare della sua preziosa morte. Quella casa era una Chiesa, i funerali so­no stati un trionfo. 15-12-1967.

222 Pace e bene.

Cara Sorella in Cristo, non abbiamo che questa sola giornata del tempo per fare del bene, l'indomani sarà l'Eternità. Io l'ho sempre rícordata a Gesù e a Maria tutti i giorni, presentan­dogli le sue pene e le sue tribolazioni. Lei non mi fa nessun cenno.

Speriamo che sia tornato il sereno sul Cielo delle vostre anime che hanno costato l'esborso del tuo preziosissimo Sangue allo amoroso Gesù.

Io avrei voluto scrivere per chiedere notizie ma le mie acute sofferenze mi costringono a delle crudeli privazioni. Mi dice nella sua che vorrebbe fare una scappatina per rivederci. Le consiglio di offrirlo a Gesù questo desiderio perché in questi ultimi due anni è successo tante volte che son venute amiche di paesi vicini e io non li ho potuti ricevere; immagini il mio tormento. Le amiche del paese vengono ripetute volte e se ne sono ritornate senza vedermi e tanti giorni neanche le Suore. Non sono buona a niente, solo a dare disturbo. Gesù ci per­dona e ci dà il suo divino aiuto e la forza di ben soffrire. Le auguro buona salute e tutto l'amore di Dio.

Sempre unite nella preghiera e nell'offerta quotidiana delle no­stre sofferenze. L'abbraccio in Gesù con devoto affetto.

La povera inferma Suor Rosína La Grua figia della Croce. 29-8-1964.

223 O Maria Madre della Chiesa prega per noi.

Mia cara Antonietta, scusami se scrivo con ritardo perché gli occhi mi fanno molto male. A suo tempo ho ricevuto il tuo vaglia. Grazie dei fiori. Le SS. Messe per i tuoi defunti sono state :celebrate e abbiamo pregato anche per i bisogni della tua famiglia ed anche i cari defunti intercedono presso Dio per i propri cari ancora pellegrini in questa valle del pianto. Spero la presente venga a trovare tutti un pò alleviati dalle sofferenze. Apprezziamo il valore salvifico della sofferenza e offriamola a Dio per la conversione dei poveri peccatori. Breve patire, eterno godere.

Ti prego, cara, di non mettere più nell'indirizzo Santa. Dio solo è Santo, Dio solo buono e perfetto. Capiscilo. Sempre nel Signore abbraccio tutti con affetto.

La vostra povera inferma Suor Rosina della Croce. 17-7-1987.

224 Pace e bene.

Cara Sorella in Gesù. La triste notizia della scomparsa fulmí­nea del nostro amato Padre' è giunta subito dappertutto come un lampo; non si aspettava così presto.

Era maturo per il Cielo e il Signore dal sonno lo trasse nel suo seno per darle la ricompensa dei giusti. La sua vita fu un luminoso esempio di virtù e di bontà; ha lasciato nella terra una scia splendente che mai si estinguerà. La sua salma si trova nel nostro cimitero, i parenti non hanno ceduto alla insistenza dei Messinesi che ad ogni costo avrebbero voluto

che rimanesse lì ove ha seminato tanto bene per ben 40 anni. lo non lo vidi più per l'ultima volta perché l'anno scorso non venne a rimpatrio. Pensi, sorella, che è stato Padre del­l'anima mia fin da quando si ordinò Sacerdote. Mi compren­deva e leggeva fin nelle più intime fibre del mio cuore. Sia fatta la volontà di Dio, non mi rimane più nessuno sulla terra, ma ormai anche io sono al tramonto, che Dio mi dia la grazia come a Lui di essere pronta all'ultimo sacrificio.

Dalla sua mia cara Sorella, argomento che ancora non è tor­nato il sereno nell'anima sua, ciò mi addolora e l'esorto a di­menticare tutto e riguardare anche nei suoi nemici. Gesù. Facciamo ora quello che avremmo desiderato in punto di morte. Tutto passa, solo la virtù rimane e la gioia di aver fatto sem­pre la volontà di Dio. Come sempre ci esortava a fare la santa anima di P.G.

Quelli che fanno del male e ci fanno piangere sono i nostri amici che ci aiutano senza loro saperlo, a scontare i nostri pec­cati e rafforzarci nella virtù.

Sono stanca, la lascio nel Cuore di Gesù ove sempre voglio trovarla.

Gesù la benedica. - Sua Suor Rosina La Grua. 1-4-1965.

225 Mia carissima nel Signore

Due paroline così come posso perché sono stata molto male con una forte influenza e Dio solo sa quante conseguenze oltre all'acuto soffrire. Tutto è poco per Iddio e per i nostri peccati. Mi dispiace che anche lei ha dei disturbi, ma questi della menopausa dureranno per un bel pò.

Lei intanto lavora nella vigna del Signore e io ne godo, ma le raccomando prudenza nell'annunziare il messaggio della sal­vezza. Con i comunisti poi dobbiamo usare una tattica tutta divina, impregnata di. dolcezza, di soavità e soprattutto di umiltà.` Le occorre, senza andarli a cercare questi cari fratelli del buon Dio, perché non essendo ben preparati non possia­mo sostenere una discussione per convincerli, ma se ci capita, poche parole semplici, cordiali e senza insistenza.

Sarà il Signore a lavorare nei loro cuori, noi intanto preghia­mo con fervore P. Gerardo che da circa un mese si trova a Catania perché i superiori hanno voluto un più accurato con­trollo. Dalla famiglia poi seppi che stava un pò meglio, ma non so se sia ritornato a Messina. Io come le dicevo sono stata assai male e non ho potuto ricevere nessuno. Preghiamo pure per le nostre consorelle che tante volte non ascoltano la voce di Dio, che sommessa parla nel fondo della nostra anima. Impariamo, o cara Sorella, a spese di altri, ma senza mai meravigliarci dei difetti altrui.

Sempre stretti alla Croce seguiamo con perseveranza le sue orme e siamo sicuri di non errare.

Termino, sono tanto sudata. Invochiamo l'aiuto delle Celesti Benedizioni e gradisca un affettuoso abbraccio nei cuori SS. di Gesù e di Maria.

Suor Rosina La Grua figlia della Croce. Castelbuono, 15-11-1964.

226 Santa Pasqua 1985. Alleluia!

Sono in possesso della sua cara lettera e la ringrazio del pen­siero gentile che nutre per me pura e misera creatura più di ogni altra, Mi dispiace che lei ha un concetto esagerato di me, Dio solo è buono, Dio solo é santo, Dio solo è potente e opera miracoli, si convinca una buona volta mia cara sorella. Mi duole sentire che in famiglia ci sono diverse malatine, ma coraggio e preghiamo Gesù Risorto che con la sua luce e il suo amore irradia il nostro cammino e infiamma i nostri cuori e anche la salute ai nostri cari infermi e soprattutto a lei che è la dolce e tenera mamma di tutti i membri della sua nume­rosa famiglia. Io ricordo tutti e mi unisco alle sue preghiere, glielo assicuro.

Poco fa e giunto il suo vaglia e la ringrazio di cuore per la sua gentile offerta, le S. Messe saranno celebrate: una domani stesso e l'altra dopodomani per le anime benedette di Salva­tore e Antonio e poi per Felicia e Marianna.

Ricambio fervidi auguri di una S. Pasqua di gioia e di sere­nità per tutti. Esultiamo Gesù che ha vinto la morte e ci ha dato la salvezza. Ringraziandolo e Alleluia! Alleluia! Cantando abbraccio tutti e pregate per la povera inferma. Suor Rosina della Croce.

227 Sei Tu o Signore l'unico nostro bene!

Mia cara Antonietta, dopo una lunga e terribile influenza che sembrava portarmi alla morte, eccomi a te, con grande sforzo però. Dio solo lo sa, per dirti che meriti una tiratina di orec­chi per il pacco che mi hai mandato. Te l'ho detto sempre e te lo ripeto, che non devi assolutamente affaticarti per me. Lo so che mi vuoi bene, anche se non lo merito, lo so che preghi tanto per me e questo basta, capisci? Perché tanto spreco e tanta fatica?

Grazie tanto della L. 50.000 per le Messe e i fiori alla celeste Mamma che hanno abbellito l'Altare e a te un sorriso di be­nevolenza e per me tanta sofferenza. Tutto è poco per Dio e per i miei peccati.

Tanti auguri per la S. Pasqua e tanta luce e gioia ai vostri cuori. Pregate per me, soffro tanto. Con tenero affetto abbrac­cio tutti in famiglia.

La vostra povera inferma Suor Rosina della Croce. Castelbuono 27-3-1987.

228 Pace e bene.

Carissima sorella in Cristo, stavo proprio per scrivere preoc­cupata del suo lungo silenzio. Ero in pensiero per la sua sa­lute e ringrazio il Signore che sta benino. Mi dispiace per suo cognato che deve sottoporsi a un intervento chirurgico. Abbia fede che Dio l'aiuterà: oggi la scienza fa miracoli, noi intanto preghiamo con la speranza di ottenere.

Anche suo fratello, non dubiti, accompagneremo con la preghiera fiduciosa. Iddio è nostro Padre e non abbandona i suoi figli nell'ora del pericolo. Anche io con i miei occhi soffro tanto, non le dico poi quanti dolori nel corpo. Ma pazienza, Gesù ha sofferto più di noi e prima di noi, Lui innocente e noi misere peccatrici.

Offriamo tutto con amore, perché la chiesa in quest'ora è mol­to ',combattuta. Teniamoci saldi sulla nostra fede e cerchiamo con la nostra vita di irradiare Cristo in mezzo agli uomini. Io la ricordo ogni giorno e prego la celeste Mamma che la faccia santa. Preghi per me, ne ho tanto bisogno.

L'abbraccio con tanto affetto in Gesù. - Suor Rosina La Grua. 21-3-1967.

229 Regna il Signore glorioso, in mezzo a noi!

Carissima Antonietta. Rispondo alla tua cara lettera, che mi comunica la caduta della cara Santina, mi dispiace tanto e spe­ro che la presente venga a trovarla guarita.

Con grande mio dolore ti comunico che la mia diletta e an­gelica nipote Pina è partita per la casa del Padre, il 17 dello scorso mese, il giorno che il Santo Padre si recò ad Assisi per pregare per la Pace, con tutte le religioni del mondo. Anche la mia buona nipote aveva offerto la sua vita e la sua sofferenza per la conversione dei giovani. Sia fatta la volontà del buon Dio, anche quando ci lacera e ci consuma. Preghia­mo tutti i Santi che oggi la Chiesa li festeggia e li invoca, affinché ci ottengano da Dio la loro forza per amarlo e ser­virlo con tutto il cuore. Vi ricordo sempre con affetto e vi auguro ogni bene nel Signore.

In unione di preghiere e _ di offerte vi          abbraccio,   la vostra povera inferma Suor Rosina della Croce. 1-11-1986. Alleluia!

230 Pace e bene.

Carissima nel Signore, ricevo la sua e mi affretto a rispon­dere pur non potendo. Grazie tanto delle sue affettuosità e delle preghiere che fate per me. Gesù ve lo ricompensi men­tre io vi prometto che mi ricorderò sempre di voi.

Riguardo al pellegrinaggio vi ringrazio di cuore che vorreste venire da me, ma ti prego di non 5arlo perché io non amo queste pubblicità, mi piace rimanere in silenzio e nel nascon­dimento, io vi vedo tutti con gli occhi della fede sperando che un giorno ci conosceremo tutti lassù e godere per sempre nella gloria del Padre. Grazie ancora e non se la prenda a male, lei ormai mi conosce.

Cari saluti e auguri per i suoi, a lei un caro abbraccio in Gesù e preghi per me.

Con affetto. - Sr. Rosina della Croce.

231 Gesù sia sempre il nostro rifugio, la nostra forza e il nostro unico conforto!

Mia cara Antonietta, tengo in mano la tua lettera e il suo con­tenuto mi addolora tanto. Ma Gesù ci dice che le sofferenze sono i Ministri della Misericordia. Accogliamoli con buon viso perciò e chiudiamo con fede che per tua Misericordia li alle­via e se no ci dia la forza di sopportarli con amore e rasse­gnazione.

Io a gloria di Dio soffro tanto e spesso sembra che sia giunta la fine e poi si continua il cammino della Croce aiutati dalla Sua Grazia Divina. Anche per voi tutti o miei cari è così. Coraggio, breve patire, eterno godere. Vi ricordo sempre con affetto e auguro ad ognuno di voi tutto il bene del Signore. Pregate anche voi per me che ne ho molto bisogno.

Sempre a voi vicina con dolce e tenero affetto. La vostra po­vera inferma Suor Rosina La Grua. Castelbuono 7-2-1987.

232 S. Pasqua di Resurrezione. Alleluia! Alleluia.

Mia cara in Gesù, scusi se non ho scritto prima perché in questi rigidi mesi invernali sono stata gravissima fino a te­mere la fine.

Ma per volontà del Signore sono ancora pellegrina in questa valle del pianto. La ricordo sempre e prego per le sue inten­zioni. Spero che questi miei auguri Pasquali vengano a tro­varla bene nell'anima e nel corpo e che Gesù Risorto l'abbia

investita della Sua luce e di rinnovato fervore. Preghi tanto per me e facciamo sì di trovarci tutti riuniti, nella celeste Patria. La Benedizione del Signore e della Madonna discenda sopra di noi e vi rimanga sempre.

La povera inferma Suor Rosina La Grua. 30-3-1980.

233 Viva Gesù.

Carissima sorella, prima del tempo è arrivata la Befana. Mentre la Superiora tirava dal pacco quanto di meglio e di buono il suo affetto profondamente cristiano aveva racchiuso là dentro con perizia e ordine ammirabile perché tutto giun­gesse intatto a destinazione, io ammiravo il suo amore e la sua squisita carità fraterna.

Tutto è arrivato bene. Grazie di gran cuore, ma torno a pre­garla, come una volta, che lei mai deve preoccuparsi del mio corpo, solo per lo spirito amandoci in Cristo Gesù nostro Sposo per crescere nel suo amore e basta.

Voglio sperare che il suo cuore stia bene e anche la buona Santina. Vi ricordo sempre con molto affetto. Sono stata trop­po male, oggi un pò meglio per venirvi a trovare con questo breve scritto.

Vi abbraccio e sul vostro capo imploro del bene. La vostra Suor Rosina della Croce.

Castelbuono 3-12-1983.

234 Grate per il suo gentile pensiero e sentiti auguri la ringrazio di cuore mentre il Signore la saprà ricompensare degnamente. Le assicuro il suo costante ricordo, come pure per la cara Santina alla quale auguro buona salute. Pregate anche per me mentre vi abbraccio con dolce affetto.

La Vostra povera inferma Suor Rosina della Croce. G-9-1984.

235 Pace e bene.

Mia cara sorella in Gesù, sebbene non posso scrivere, il cuore mi impone a fare almeno un cenno di gradimento alle sue

cortesie di cuore della bella Madre del Carmelo e della let­tera di auguri colma di lode che io non merito.

Se sapesse che miserabile peccatrice io sono, si spaventerebbe. Dio solo è buono; la sua Celeste Mamma è ricca di virtù e di bontà.

Godo nel sentire che lei sta bene ed è serena nello spirito, bramosa di amare e servire il Signore. Questa è una grande grazia e lei deve essere grata.

Fra giorni è la nascita della vezzosa Bambina che allieta la terra e che Dio costituì Corredentrice del genere umano. Amia­mola con tutto il cuore e lasciamoci da Essa amare.

Preghi sempre per me, io la ricordo a Gesù ogni giorno con la dolce Bambina, l'abbraccio e le auguro ogni bene. Suor Rosina.

236 Molto fa chi molto ama. E non è forse più amore, nel silen­zio patire che nell'inferno sospirare? Sotto l'effondersi di un perenne sorriso, sosteniamo minuto per minuto, la lotta con­tinua del nostro rinnegamento in cerca della nostra perfezione. Sono le piccole cose, gocce che consumano, tacere, offrire, donarsi.

Breve patire, eterno godere. Amen!

La povera inferma Suor Rosina della Croce. Castelbuono 1985.

237 Sei tu Signore, l'unico nostro bene.

Mia cara Antonietta, tengo in mano la tua ultima lettera giun­tami in questo momento. Vengo a te con il dolce e amabile volto del nostro adorato Gesù, purtroppo oggi oltraggiato, vili­peso e disprezzato dai nostri poveri fratelli lontani dall'ovile. Consoliamo il Suo Cuore trafitto con le nostre sofferenze of­ferte a Lui in riparazione di tanti peccati e preghiamo per la loro conversione.

Mi duole sentire che stai male ma ti prego non chiedere altre sofferenze, offri cori amore quelli che hai, è questo che Gesù vuole. Ho ricevuto pure il vaglia di L. 20.000, le S. Messe saranno celebrate domani e dopodomani. 1 vostri cari defunti

vi ringraziano come pure io dell'offerta che rimane del vaglia. La S. Messa Gregoriana per Salvatore sarà celebrata in Aprile, quella tua non lo so ancora di preciso. Di' a Santina che vi sono sempre vicina con molto affetto e gratitudine.

Vi abbraccio. La vostra povera inferma Suor Rosina della Croce. Castelbuono 20-2-1986.

238 Pace e bene!

Rev.mo e caro Padre, col cuore angosciato, ma sereno, traccio il presente biglietto.'.

Da tempo avrei voluto scrivere ma non ne ho avuto la forza. Il mio caro nipote Fabrizio di 18 anni è volato al Cielo dopo quattro anni di duro Calvario che Fratel Gino conosce' Per tre anni consecutivi, ogni mese la povera mamma ha pellegri­nato in terra straniera, a Parigi, nella speranza di trovare un rimedio al male crudele, invano Gesù aveva stabilito un altro piano che noi miseri mortali non arriviamo a conoscere quasi mai. E sia fatta la Sua divina volontà.

Per la gloria di Dio voglio dirle o Padre la morte beata che ha fatto Fabrizio.

La notte del 24 aprile chiese al fratello, che Fratel Gino co­nosce, di prendere il vestito nuovo che doveva indossare per­ché la sera sarebbe andato a passeggio con il Padre Eterno. La mattina chiamò il Vescovo Monsignor Cella, suo confessore, che era venuto altre volte durante la malattia, si confessò an­cora, ricevette il Sacramento dei vivi e in piena coscienza lui rispose con angelica serenità.

Alle 16 e 30 con un dolce sorriso spirò.

Poco dopo il Vescovo ritornò e vedendo quell'atmosfera di pa­ce esclamò: che odore di santità!

Padre mio, il dolore è forte, il vuoto immenso, ma la scia lu­minosa che lasciò alla sua dipartita immatura ha aumentato la fede nei cuori dei familiari.

Mi aiuti anche lei a ringraziare il Signore, Padre dolce e buono di noi poveri -pellegrini in cammino.

Per carità dica a Fratel Gino che ricordi a Gesù Fabrizio, e anche per me poverella una preghiera.

Il mio pensiero vola sempre a San Vittorino.

Le bacio o Padre la Santa destra e mi benedica sempre. Suor Rosina La Grua della Croce. 21-5-1980.

239 Viva Gesù.

Rev.mo e caro Padre. Grazie di cuore a Gesù che l'ha ispi­rato a scrivermi e grazie a Lei che ha aderito all'invito. Quanto amore da parte di Dio verso questa povera creatura tante volte ingrata e irriconoscente, sono presuntuosa stasera a prendere la penna perché ci vedo a stento e sono tanto sof­ferente ma la sua affettuosa e comprensiva lettera non poteva rimanere senza un segno di risposta.

Quante cose le direi, ma non mi fido e offro a Gesù questa dolorosa privazione.

Non vi è maggior dolore che ricordarsi dei giorni felici nella miseria ... da quando ero piccola Gesù mi ha sempre circon­data da Padri santi e da anime angeliche, ora ha fatto lo sco­glio attorno a me lasciandomi sola, sola al tramonto della vita carica di anni e di dolori che attanagliano la vita senza tregua. Fin dall'alba della vita Gesù mi chiede la vocazione al sof­frire e lo ringrazio di tanta degnazione, ma come le dicevo per tanti anni non sono stata sola a portare la Croce, tanti protesi Cirenei ha messo accanto a me e ora temo che possa venir meno a dire sempre sì e manifestare il mio amore al dolce Sposo Crocifisso.

La bellezza della natura e la meraviglia del creato mi aiuta­vano a lodare il Creatore ma ora che dal mio letto in questa amata prigione ove mi trovo da tanti anni non vedo più neanche un lembo di cielo, solo al mattino quando il sacerdote mi porta in cibo il bianco Gesù Sacramentato in tanta luce c'è l'ombra che non posso portarmi ai suoi piedi Padre mio, ma che dirle?

Quando ero giovinetta e felice potevo entrare in qualche chiesa correvo all'ombra del Tabernacolo e ripetevo a Gesù con tut­to il cuore di farmi abitare per sempre attorno ai suoi Taber­nacoli. L'ha fatto, ma dietro la sua porta.

Grazie Gesù che sforzo ... ma non posso più o Padre, mi perdoni, non posso farmi leggere ...

Mi mortifico al mio Dio del tramonto e dico a Gesù che mi venga incontro col suo volto di amore mite e festoso.

Dica a Fratel Gino che sono sempre a Voi vicina qui in terra e poi lassù per sempre.

Benedite sempre la povera Suor Rosina della Croce. S. Pasqua. Alleluia! 21-3-1983.

240 Sei tu Signore, l'unico mio bene.

Rev.mo e caro Padre, sono in possesso della Sua dolce lettera e non so come ringraziarla dopo la sublime telefonata con il caro Padre Gino. Non me l'aspettavo, mi sono sentita più pic­cola e più povera, dono davvero immeritato.

Misericordiam Domini, in eterno cantabo! Le sue insperate parole poi hanno penetrato la più intima fibra del mio cuore e mentre la ringrazio le sono grata per l'augurio che mi fa se il mio pellegrinaggio su questa terra dovesse prolungarsi. Nella carina immaginetta di Papa Paolo VI, mancava il mio ver­setto: felici voi infermi che con la moneta d'oro che avete in mano potete salvare tante anime. Sì, Padre, io lo desidero ardentemente e Lei mi aiuti. Servirò a stento, tremo tutta, pensi 90 anni!

Ricordo tutti, P. Gino mi benedica e anche Lei sempre. Sono povera, aiutatemi, lassù Vi ricompenserò. Suor Rosina della Croce.

241 S. Pasqua 1985. Alleluia!

Rev.mo, carissimo Padre, grazie tanto del Suo ricordo e dei suoi \paterni auguri.

Il suo silenzio dopo il Capitolo mi ha fatto stare in pensiero e neanche ora il minimo cenno mi fa nella sua. Speriamo che Lei sia rimasto contento nella decisione finale, tutto per la gloria di Dio e il bene della Comunità.

Giovedì Santo, ore 3 di notte, non posso prendere sonno o caro Padre, pensando Gesù prima all'orto di Getsemani che suda sangue per tutti i nostri peccati e poi i flagelli, le ingiu­rie, le percosse, gli oltraccí che 20 secoli addietro subì a que­st'ora nella casa del Sinedrio fino alle 3 di questo venerdì Santo, dai carnefici avvinazzati e senza cuore. Mi sento ac­canto al nostro caro P. Gino che come Gesù anche lui soffre in questa notte il martirio e i dolori atroci e prego così po­vera come sono il Padre che le dia la Sua forza e il suo amore per sopportare sì atroci pene.

Non posso prendere sonno, Padre, e neanche Lei, io .penso. Ne avrà per tutto questo giorno di Venerdì Santo e poi, dopo la gioia di aver sofferto tanto per riparare i peccati di questo mondo che precipita alla rovina. Io non posso fare niente, sono tanto povera e meschina o Padre, mi aiuti per carità. Domani, Sabato Santo, se può mi ricordi a P. Gino e Gli dica che prego per una S. Pasqua e che benedica sempre que­sta povera inferma.

Suor Rosina della Croce. - Ore 4 e 20.