SERVA DI DIO:

SUOR CONSOLATA BETRONE

(Clarissa cappuccina)

COME TUA MADRE

CERCA LA PERLA

La Madonna fu una perla preziosissima, creata solo per la gioia del Padre Celeste, del Figlio e dello Spirito Santo. L'angelo la salutò: «Sia gio-ia a te, o piena di grazia». Come Madre tua, Ella desidera che anche tu divenga una piccola perla sfavillante di grazia. Gesù te lo spiega con una parabola: Il Regno dei Cieli è simile a un commerciante che cerca belle perle.

Il Regno dei Cieli, in questo caso, non è una cosa, ma un uomo che cerca. Il nostro mondo contiene tante belle perle, vere perle (per esem-pio, la scienza, l'arte, la tecnica, la musica, ecc.). Nessuna ci soddisfa. Lasciano però pre-vedere che esiste in qualche parte una perla preziosissima e ci dànno il gusto di cercarla.

Quando trova una perla di gran pregio, vende tutto ciò che possiede e la compera.

La grazia di Dio vuol farsi trovare da coloro che la cercano. Reazione istintiva di chi la tro-va: vende tutto ciò che possiede per comperarsi quella perla che gli dà una gioia quale le altre perle non gli dànno. Questa perla che dà gioia si chiama «grazia di Dio». Maria è la Madre della Divina Grazia.

 

Gesù, Maria, vi amo, salvate anime

Suor Consolata Betrone Clarissa Cappuccina

Libretto non commerciabile Centro Mater Divinae Gratiae 10090 Rosta (Torino) Tel. (011) 95.40.170

Pierina Betrone (1903-1946) fu una suora di clausu-ra, clarissa cappuccina. In monastero, si chiamò suor Consolata.

Figlia spirituale di santa Chiara e di san Francesco d'Assisi, seguì fedelmente le loro orme. Divenne una pietra viva nella Chiesa.

La sua causa di canonizzazione ha avuto inizio, nella basilica santuario di Maria Ausiliatrice in Torino, il gior-no 8 febbraio 1995, per opera del cardinale Giovanni Saldarini, arcivescovo della città.

Suor Consolata, con l'eroicità della sua vita, ha testi-moniato coerenza tra fede ed opere, senza la quale tut-to può essere parvenza e illusione. Il suo viaggio terre-no non fu lungo, ma ebbe i caratteri di un'ardua vicen-da. Tutto ella ordinò a un unico fine: rispondere, con l'amore più appassionato, all'amore infinito del Cuore di Cristo. Fu una rocciatrice del cielo. Cercò la santità ad ogni costo al fine di poter ancora, dopo la sua mor-te, operare in terra per guarire le anime consumate dal disamore e intossicate dall'indifferenza verso l'Amore più grande.

 

Come la Vergine Maria.

Molti cristiani conoscono le suore di clausura in modo superficiale. Pensano con disappunto ai loro monasteri, alle grate che le separano dall'esterno. Non sanno che queste sono, per le suore, un mezzo efficacissimo di comunicazione con tutto il mondo, trasparenti al loro sguardo. Anche chi non le conosce minimamente può essere con loro in presa diretta.

Come la Vergine Maria portò Cristo nel suo grembo, le claustrali lo portano, spiritualmente, nel loro corpo ca-sto e verginale per donarlo a tutti. Di giorno, quando il traffico caotico delle città fa da sfondo a tante miserie materiali e morali, e anche di notte, quando ogni dolore è fasciato dalla solitudine e le stelle trapuntano il cielo, le suore di clausura pregano con intensità d'amore. Con Maria e come Lei, supplicano dal Padre celeste, per ogni creatura, il dono della Divina Grazia e il suo aiuto misericordioso. Nel loro atteggiamento di offerta, costante e sacrificata, converge il dolorante dramma di tutta l'umanità.

Giovanni Paolo II volle, in Vaticano, una comunità di suore di clausura, perché sorreggano, con la loro opera orante, nascosta e silenziosa, la sua azione apostolica. Come suor Consolata, esse appartengono all'ordine delle Clarisse.

 

Gesù, Maria vi amo, salvate anime.

Che cosa sia la speciale vocazione delle claustrali è un segreto, che si può soltanto intuire. Occorrerebbe rac-cogliere tutto il meglio dell'amore, il suo aspetto più dolce, moltiplicarlo all'infinito, trasportarlo sul piano di Dio: eccone un barlume. Le claustrali riparano, placano il Sommo Bene, offeso da tanta immoralità, da egoismi, da bestemmie, da incredulità. La loro offerta si cambia in luce per molti cuori, ottenebrati dal male. è un trionfo dello spirito sulla materia, un appello alla pace interiore, un contributo validissimo alla redenzione del-l'umanità.

La testimonianza di suor Consolata ha valore in questo senso. Essa fu maestra di ardente amore al Cuore divi-no di Gesù. Con questo amore si santificò e meritò di chiamare altri a godere della sua medesima grazia. La sua spiritualità si può definire: la santità, a ogni costo, nell'amore.

Il suo carisma è condensato nell'invocazione suggeritale da Gesù: «Gesù Maria vi amo salvate anime». Essa la-sciò questo dono a innumerevoli cuori. Gesù le aveva promesso: «Quando il tuo ultimo Gesù Maria vi amo sarà lanciato, milioni di anime lo raccoglieranno e ti se-guiranno nella tua piccola via di confidenza e di amore».

 

Una sensibilità acutissima.

Pierina Betrone nacque a Saluzzo, cittadina della pro-vincia di Cuneo, il 6 aprile 1903. La serenità e il clima di autentica fede della sua famiglia, alimentarono in lei, fin dai più teneri anni, una spiccata attrattiva per la pre-ghiera, un vivo amore verso la Mamma celeste. Nella cameretta di Pierina e della sorellina Teresa, la mamma aveva collocato una statuetta dell'Immacolata. Non ap-pena Teresa si addormentava, Pierina si alzava dal letto, si inginocchiava ai piedi della Madonna. Pregava...

La sua viva intelligenza e il suo ricco temperamento la portavano a vivere in profondità. Aveva un cuore gene-roso e una sensibilità acutissima. Una seria istruzione catechistica la guidò precocemente sulla via della ve-rità. Nulla fu più importante di un simile inizio. Pierina studiò con vero entusiasmo il catechismo, che le fece penetrare i grandi misteri della fede, del peccato, della grazia e l'aiutò ad aprirsi alla comprensione e all'amore per il Vangelo. Riconoscere Gesù come Figlio di Dio, ecco la fede. Seguire i suoi insegnamenti, ecco l'amore. Santa Bertilla Boscardin era stata come folgorata dalle verità apprese nel catechismo. Fino alla morte portò nella tasca dell'abito religioso, la dottrinella della sua prima Comunione.

 

Mio Dio, vi amo.

Una profonda carica spirituale arricchisce la fanciullez-za della serva di Dio: frequenza ai Sacramenti, preghie-ra. Essa amava sostare dinanzi a una icona del Sacro Cuore. Imparava, quasi istintivamente, ad effondersi in quell'Unico che tutto comprende, senza che ci dobbia-mo sforzare di spiegargli il nostro povero mistero. L'a-more di Dio si accresce sempre nella preghiera.

La vera pietà ha una dolcezza che traspare anche all'e-sterno di chi la pratica, ma resta sempre un suo segre-to. Coloro che dicono, oggi, di non potersi più confes-sare e nemmeno pregare, non conoscono la preghiera. Confessione e preghiera sono fondamentali nella prati-ca religiosa, perché la confessione libera l'anima dal veleno del peccato e le ridona lo splendore della divina grazia. è un'esperienza di gioia. Dinanzi a un'anima che prega, Dio è come un vinto: la ricolma di grazia.

Nella grossa borgata di Airasca, in provincia di Torino, dove la famiglia Betrone si era trasferita, percorrendo le vie del paese per sbrigare alcune commissioni affi-datele dalla mamma, Pierina avvertì per la prima volta, in modo sensibile, la presenza di Dio in lei. Le salì alle labbra il suo primo atto di amore: «Mio Dio io vi amo!». Fu il primo anello di una catena di luce. La sua vita sa-rebbe diventata, più tardi, un atto incessante d'amore.

 

«Sì».

In questo clima, la piccola vergine saggia teneva gelo-samente accesa la lampada della fedeltà a Gesù. Tra-sferitasi a Torino con la famiglia, diede la sua adesione all'associazione delle Figlie di Maria, nella sua parroc-chia. In quell'occasione, all'età di tredici anni, nella san-ta Comunione avvertì l'invito di Gesù ad appartenergli totalmente. Era giunta per lei l'ora della vocazione.

Quando un'anima pronuncia il suo «sì» alla chiamata del Signore, il Paradiso scende accanto a lei. Essa sce-glie Dio come unico amore. Dio diventa suo. Non c'è amore più grande. Per Pierina, essere tutta di Gesù, si-gnificava farsi suora. Lo decise. Nella realtà quotidiana, il grande segreto della sua vocazione divenne sempre più dolce. Fu come l'eco della voce del Maestro, pos-sente e suasiva, voce amica, voce divina, che la stimolava a operare, la incoraggiava e la colmava di gioia. Essa non anticipò il futuro, continuò a occuparsi del presente, con grande serenità, trovando in Gesù tutto il suo mondo, ma quando confidò ai genitori il suo desi-derio di consacrarsi totalmente al Signore, questi le di-mostrarono freddezza e ostilità. In molti genitori le pa-role, anima, vocazione, vita eterna, suscitano una stra-na malinconia...

Per Pierina fu un'ora di dolore. Una desolante tristezza l'avvolse e la sua salute ne ebbe un contraccolpo. Ri-cuperò serenità con l'aiuto del suo padre spirituale e con un totale abbandono alla Mamma celeste. In attesa dell'ora di Dio, riprese con gioia le sue abituali occupa-zioni.

All'età di 21 anni fu come folgorata dalla lettura dell'au-tobiografia di santa Teresina del Bambino Gesù e sentì esplodere, in sè, la sua vocazione all'amore, nella for-ma praticata dalla santa carmelitana. Annota nel suo diario che gli atti di amore fiorirono in lei con grande continuità, per mezzo della giaculatoria preferita: «Mio Dio, vi amo».

 

Con forte dolcezza.

La figura spirituale della serva di Dio si delinea e avan-za, pervasa da un'ansia di evangelizzazione. Servendo-si della sua immediatezza gioiosa nello stabilire rappor-ti umani con gli altri, divenne, nella sua Parrocchia, l'a-nimatrice del gruppo delle Piccole Rosarianti, delle Be-niamine di Azione Cattolica e della scuola di catechi-smo. Come Gesù prediligeva i piccoli. Era più propensa a compatirli e ad aiutarli che a biasimarli e a punirli. Non li scoraggiava, non li metteva mai in difficoltà. Con forte dolcezza cercava sempre di semplificare i loro problemi e di far convergere la loro attenzione e il loro fresco amore su Gesù e sulla Mamma celeste.

Durante il giorno, non era raro scorgere qualche ragaz-zina entrare furtiva nel negozio dei Betrone, avvicinarsi a Pierina per un breve colloquio o per un fuggevole sa-luto. Pierina fu un'educatrice di stampo evangelico. Fondava la sua catechesi sulla Parola di Dio, che puri-fica le anime e le stacca dal peccato, e sull'amore alla Madonna che è fonte di purezza e di tutte le virtù.

 

Una candida, promettente fioritura.

Le occupazioni e le preoccupazioni si succedevano, asseragliavano la giovane, ma nel suo cuore andava accentuandosi il divino invito di Gesù: «Vieni e segui-mi». Ogni lieve richiamo ne ridestava la purissima fiam-ma. Dalle ostilità dei suoi familiari, nei confronti della sua vocazione, essa si era sempre difesa con un con-traccambio di amore. I suoi genitori, vinti dalla sua abi-tuale, affettuosa bontà, acconsentirono che entrasse a far parte delle suore di don Bosco, le Figlie di Maria Ausiliatrice.

Iniziava a dipanarsi il filo d'oro che la legava alla Ma-donna, alla luce del programma di Don Bosco: «Da mihi animas». Pierina venne accolta nell'Istituto come aspi-rante; era animata da un appassionato desiderio di do-narsi totalmente e da un fervore che neppure gli angeli avrebbero potuto superare.

Dopo qualche tempo di prova, venne ammessa al po-stulato, primo stadio di vita religiosa. II beato Filippo Rinaldi, a quel tempo rettor Maggiore dei Salesiani, le consegnò la medaglia distintivo di Maria Ausiliatrice, accendendo nel suo cuore sentimenti, che soltanto i santi sanno ispirare.

L'amore a Gesù, come sorgente limpida e tersa, ali-mentava la sua profonda pietà, una delicata carità fra-terna e una totale obbedienza. La candida, promettente fioritura faceva presagire abbondanti frutti di bene sul cammino della giovane postulante. Le superiore erano entusiaste, ma non presagivano il doloroso futuro.

 

Chiusa in un immenso dolore.

Le leggi naturali hanno talvolta riscontro nella vita dello spirito. In inverno, il vignaiolo tronca soltanto i rami secchi e sterili, ma in primavera pota anche i rami buo-ni. Questo parve avverarsi per la giovane postulante. Un buio tenebroso l'avvolse. Cominciò a sottrarsi dol-cemente ad ogni studio, che potesse sottolineare le sue attitudini migliori, come la pittura e la musica. Chiedeva di essere adibita a lavori umili e pesanti. Si stimava indegna di una vocazione tanto bella, come quella di Figlia di Maria Ausiliatrice.

Una crudele prova subentrò nel suo intimo: turbamenti, scrupoli, incapacità di aprirsi con chi avrebbe potuto il-luminarla. La sua situazione diveniva, di tempo in tem-po, più drammatica, nonostante la comprensione delle superiore e il loro vivo interessamento. Gesù pareva soddisfare la sete di sofferenza della sua piccola spo-sa, quasi ignorando le sue lacrime silenziose e il suo immenso dolore. Essa si stimava ormai refrattaria alla divina grazia, incapace di amare il Signore, in una si-tuazione disastrosa e spiritualmente irrimediabile. La circondava l'orizzonte della fede nuda e pura, senza tracce di consolazione.

Paura e disorientamento causarono, nella postulante la dolorosa determinazione di lasciare l'istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Lo fece spontaneamente, perché era convinta di essere oggetto di un rifiuto da parte di Dio. Chiaramente, la dura prova non era segno dell'ab-bandono divino. Le nostre desolazioni non sono che l'ombra della sua mano tesa ad accarezzarci.

 

Una scelta nuova.

Pierina, tornata sui suoi passi, si credeva una grande peccatrice e più si faceva buio dentro di lei, più inten-sificava i suoi propositi di penitenza e di espiazione. Sentiva il richiamo di una realtà nuova che, confusa-mente, anelava a raggiungere, ma che ancora non com-prendeva. Le difficoltà non la spinsero però a battute di arresto nella ricerca della volontà divina, a suo riguardo, la indussero invece a una scelta nuova, che poteva sembrare umanamente assurda. Fece domanda di es-sere ammessa tra le Taidine, le suore penitenti del Cot-tolengo.

Nel complesso della Piccola Casa della Divina Provvi-denza, il monastero di santa Taide era, a quel tempo, un'oasi di severa penitenza e accoglieva giovani desi-derose di riparare una vita di mondanità e anche di peccato. Il fenomeno della conversione a Cristo non è mai cessato, in duemila anni di Cristianesimo. Fa can-tare di gioia gli angeli in cielo, come dice Gesù.

Il monastero c'è ancora, ma ha cambiato nome in mo-nastero di san Giuseppe, e le sorelle che lo abitano, si abbandonano all'azione di Dio, con le finezze dell'amo-re, non più con eroiche penitenze. In un clima di profonda umiltà e di gioiosa carità, pregano incessan-temente, perché tanti fratelli si lascino coinvolgere dal-la fede, dal pentimento, dall'amore a Dio.

 

La dura lotta tra il bene e il male.

Pierina rimase tra le suore di santa Taide per breve tempo, perché la sua salute delicata non potè reggere al loro stile di vita troppo austero. I superiori la trasferi-rono tra le suore di santa Marta, una comunità cotto-lenghina di vita attiva. Per lei erano ancora in primo piano la dolorosa rinuncia e l'annientamento dei suoi desideri.

Nel monastero di san Giuseppe, non è stata dimentica-ta. Il suo passaggio è ricordato tuttora da un grande quadro, che la raffigura in abito da clarissa cappuccina. Pierina aspirava a un'assoluta purezza di vita, come mezzo per amare Dio e vincere il male in se stessa e nei fratelli. Maturava nel dolore la missione che la divi-na Provvidenza le avrebbe affidato: strappare infinite anime, soprattutto di consacrati, agli artigli di Satana, alle seduzioni del peccato.

Era costantemente dominata da un assillo: che cosa rendere al Signore in cambio delle sue presunte infe-deltà. Pareva dimenticare che ostacolo all'amore di Dio non è il ripetersi delle nostre involontarie imperfezioni, ma l'attaccamento al peccato... Ma è proprio perdendo i parametri umani, le nostre prospettive, i nostri calcoli imperfetti che ci si ritrova nel progetto esaltante di Dio.

 

Un sì a tutti.

Nonostante le impressioni contrarie che continuavano a fasciarla di sofferenza, anche tra le suore di santa Mar-ta la novizia Betrone viveva la realtà dell'amore senza gustarlo, in presa diretta con il Cuore di Gesù. Ascolta-va e praticava ogni sua divina Parola, assecondava ogni ispirazione nella preghiera, nell'umiltà, nel sacrifi-cio, nell'obbedienza. Effondeva intorno a sè il fascino della presenza di Dio, perché teneva costantemente fis-so lo sguardo non alla croce, ma al Crocifisso. Quando veniva interpellata per qualche incombenza, benché occupatissima, si accingeva prontamente al nuovo incarico, con il sorriso sulle labbra. Per lei il sorriso fu sempre il segno più evidente di una totale disponibilità alla volontà di Dio. Più tardi scriverà nel suo diario: «Un sì a tutti con il sorriso». Dissero di lei le sue consorelle: - Era generosa, lavorava volentieri, parlava poco e con semplicità.

- Avevo modo d'imparare da lei come da un vero mo-dello. Era umile, obbediente.

- Quando veniva rimproverata a torto, taceva, chiedeva la penitenza e sorrideva.

- In cappella era molto raccolta.

- Per nulla al mondo avrebbe trascurato un punto della regola.

- Era animata da spirito missionario, dal desiderio di salvare le anime, tutte le anime.

 

Travagli, sconforti, timori.

Lo stile della giovane religiosa appariva a tutti, superio-ri e consorelle, efficace e incisivo. Era però chiaro che i suoi continui richiami interiori con difficoltà avrebbero potuto armonizzarsi con una vita carica di doveri e di relazioni esteriori, come quella di una religiosa di vita attiva... La discordanza tra ciò che si desidera e ciò che occorre vivere, nel proprio quotidiano, può essere causa di veri conflitti interiori.

Il 26 agosto 1928, la novizia Betrone fu consigliata di lasciare definitivamente la Piccola Casa della Divina Provvidenza. Era alla vigilia della sua professione reli-giosa. Il nuovo doloroso passo fu confortato da una lettera a lei diretta da don Accomasso, suo confessore e direttore spirituale e in seguito superiore generale del «Cottolengo».

Eccone uno stralcio: «il divin Pastore le dimostra un grande amore... Non l'abbandona... Vuole che lei si la-sci guidare totalmente dal padre spirituale. Se avrà questa umiltà di spirito sarà salva. Potrà cercare qual-che comunità di vita penitente. A questo scopo le oc-corre: pregare, pregare, pregare».

Le esperienze di vita tra le Figlie di Maria Ausiliatrice e tra le suore di san Giuseppe Benedetto Cottolengo si erano risolte negativamente. Pierina continuava ad es-sere immersa nelle tenebre di una profonda sofferenza interiore, ma non cessava però di supplicare il Signore, perché le venisse svelato il senso della sua misteriosa prova. La sua mente naufragava nell'abisso del dolore. Non aveva più un pensiero di pace. Il cupo uragano, che soffocava ogni voce di conforto, pareva travolgerla. Dice san Giovanni della Croce: «Travagli e sconforti, ti-mori e tentazioni, aridità... tribolazioni, tenebre... angu-stie sono necessari per giungere al puro amore».

 

Nulla mi attira tra le Cappuccine.

L'umiltà porta in alto. Chi cammina per altra via cade, anzichè ascendere. Nell'incontro con una religiosa di santa vita, molto esperimentata nelle vie dello spirito, Pierina aprì il suo cuore. Le confidò la dolorosa prova che, da qualche anno, l'affliggeva: la suora riuscì a convincerla che sarebbe giunta a possedere l'anima sua nella pazienza, nella docilità, seppellendo la poten-za della propria libertà nella profondissima misericordia di Dio. La persuase che le difficoltà, le croci, le pene non sono un segno della disapprovazione divina, ma sono tocchi di Dio.

Pierina si sentì pienamente compresa nelle sue aspira-zioni di vita austera e penitente e seguì il consiglio di bussare alla porta delle Clarisse Cappuccine di Torino, in borgo Po. Le Clarisse l'accettarono e fissarono la sua entrata in monastero per il 17 aprile 1929, festa in quel tempo, del patrocinio di san Giuseppe. A questo glorioso santo, Pierina si era affidata con invincibile fi-ducia.

Tra le Figlie di Maria Ausiliatrice e al Cottolengo, era entrata con grande entusiasmo, ora confessava: «Nulla mi attira tra le Cappuccine». Ma, troppo grande era il dolore di vedersi sottratto Colui, per il quale aveva ab-bandonato ogni cosa: per raggiungerlo era disposta a tutti i sacrifici.

 

Una fervente novena alla Madonna del Rosario.

Il monastero delle Clarisse, che accolse Pierina, era molto povero, ma ricco di gioioso fervore, nella ricerca di Dio, che è tutto ciò che una creatura può desiderare. Le monache notarono, con soddisfazione, che la nuova postulante era umile e come calamitata dalla preghiera.

Suor Maria dell'Immacolata Concezione, allora maestra delle novizie, riuscì a poco a poco, a ottenerne la con-fidenza. Era una suora ricchissima di amore a Dio e di-venne successivamente abbadessa: essa esprimeva at-traverso a ogni suo gesto, a ogni suo consiglio, una profonda carità.

Conosciuto il calvario di Pierina, le espresse una gran-de comprensione e si unì alle sue preghiere, perché il Signore facesse luce dentro di lei. Iniziarono insieme una fervorosa novena alla Madonna del Rosario, per in-tercessione di santa Teresina del Bambino Gesù.

Il giorno otto maggio, festa della Madonna del Rosario, il Cuore della Madonna fu conquistato. Gesù tornò a il-luminare, in modo sensibile, il cuore di Pierina. Ebbe fi-ne la dolorosa prova che l'aveva spinta a un limite di sacrificio, quasi superiore alle sue umane possibilità. Non è raro, nella vita dei mistici, l'intervento diretto di Dio per risolvere le loro dolorose prove, dalle quali sca-turisce sempre una profezia, un messaggio per il popo-lo di Dio.

 

Tutto è per Lui, per il Cuore di Gesù.

Il sublime tormento si era placato nella pace. Pierina parla di questa celeste circostanza, nel diario che ella scrisse per ordine del suo direttore spirituale, padre Lorenzo Sales, missionario della Consolata, morto in concetto di santità. In quell'otto maggio 1929, essa stava pregando in cella, ai piedi del Crocifisso. A un tratto, ebbe l'impressione che un essere invisibile le passasse accanto. Si sforzò di formulare un atto di amore perfetto per tutte le sue passate mancanze. Ven-ne pervasa da un immenso desiderio di amare il Signo-re e una grande pace subentrò nella sua anima. Si sentì pronta a ogni sacrificio.

Quando la grazia ci solleva e ci libera da noi stessi, non si pensa più che la strada può ancora essere lunga e che la stanchezza tornerà a farsi sentire. Continua letteralmente il suo diario: «Non solo è ritornato Gesù, è ritornata anche la Mamma celeste».

Il mattino dopo, durante la santa Comunione, la Ma-donna le fece intendere che, con le sue mani verginali, avrebbe offerto a Gesù tutto il bene che lei avrebbe, in futuro, operato. A tale materna condiscendenza, la suo-ra rispose: «Mamma io offro tutto a Te, ma tutto è per Lui, per il Cuore di Gesù».

 

Suor Maria Consolata.

Il giorno 11 febbraio 1930, ebbe luogo la cerimonia del-la vestizione religiosa. In tale circostanza era, allora consuetudine di imporre alle giovani reclute un nome nuovo, per significare la loro novità di vita. Abitualmen-te veniva scelto dalle superiore; nel caso di Pierina avevano deciso di chiamarla suor Lorenzina: «Mamma, (pregava lei, rivolta alla Madonna), vogliono chiamarmi suor Lorenzina. Non lo permettere, dammi il tuo nome». Per un succedersi di circostanze provvidenziali, la novi-zia fu chiamata suor Maria Consolata. Provò una inten-sissima gioia e ne ricevette uno stimolo potente a sup-plicare per tutti, dalla sua celeste patrona, la pienezza della consolazione, che è la divina grazia e il sollievo da tante miserie materiali e morali. Con gli occhi fissi a Lei, visse il suo nome.

La B. V. Consolata è la protettrice di Torino e del Pie-monte. Il suo culto risale a circa quindici secoli fa, ad opera di san Massimo, primo vescovo ed evangelizza-tore della città. Sono innumerevoli i miracolosi interven-ti della Consolata a favore di ciascuno dei suoi figli e della collettività. Non c'è dolore affidato a Lei, che non sia seguito da una grande speranza. Dietro al suo sorri-so così soave, la Consolata nasconde la gioia di mira-coli e di grazie senza numero, dovuti alla potenza della sua mediazione materna presso Dio.

 

Sarai la Consolata di tutti.

Suor Consolata non vedeva soltanto il piccolo quadrato di cielo sovrastante la sua cella, rinchiusa nel suo pic-colo mondo. Essa desiderava abbracciare tutte le sof-ferenze dell'umanità, al fine di essere consolatrice di tutti.

Gesù le fece, in seguito, promesse meravigliose: «Sarai la Consolata di tutti: per il bimbo e per il vecchio, per l'innocente e per il peccatore, per il giglio candido e per il giglio infangato... Ma prima bisogna che tu soffra ogni dolore, ogni angoscia, ogni amarezza». E ancora: «Dopo la tua morte, sarai la Consolata di tutti: una margheritina a cui tutti si rivolgeranno per avere un sì». Le promesse di Gesù si stanno avverando. Tanti dolori, molte tristezze si sono cambiati in gioia, affidati all'in-tercessione di questa celeste sorella dei tribolati. Suor Consolata tende la mano anche a noi. Un'onda di con-solazione ci avvolgerà se ci metteremo sotto la sua protezione. La sua bontà si è mutata, in cielo, in un te-soro senza prezzo, capace di arricchire la nostra po-vertà disattenta e peccatrice.

 

Era fatta così.

Suor Maria dell'Immacolata, la madre maestra, aveva attribuito alla novizia un significativo soprannome: suor folgore e tempesta. I temperamenti più impetuosi sono, in generale, i più generosi, i più altruisti. Suor Consola-ta era dotata di qualità umane invidiabili, ma era incline all'azione energica e lottava per la dolcezza. Era fatta così: spietata nell'osservanza della regola, ma pronta ad interrompere, anche il silenzio rigoroso, per conso-lare una sorella. Ecco una lista di deposizioni significa-tive delle sue consorelle:

- Si mostrava sempre lieta. Aveva l'anima aperta alla gioia composta, ma schietta, spontanea e costante, senza disuguaglianze di umore, nè malinconia.

- Parlava volentieri nei tempi in cui era permesso. Era l'anima della ricreazione. Aveva la parola facile, amabi-le e faceta.

Ecco un'attestazione particolare: «Mi dava la vita e la comunicava alla ricreazione. Narrava volentieri con un'espressione tutta sua. Lasciava intravvedere il fuoco della sua carità».

- Era un piacere andare a chiederle un favore. E ancora:

- Per il solo fatto che entravo nella sua cella, mi senti-vo trasformata.

Sarò il ciabattino della comunità.

Attraverso a varie rinunce, suor Consolata giunse all'in-combenza di ciabattino della comunità. Era stata ad-detta al guardaroba, ma la madre l'aveva tolta di scat-to, perché, come novizia, non avrebbe potuto parlare con la professa che lavorava con lei, ma di tanto in tanto, questa la interpellava.

Anche la pittura è un'occupazione propria delle suore di clausura. Suor Consolata ne aveva l'attitudine e ave-va incominciato a dipingere, in noviziato. Ma la madre era di nuovo intervenuta:

- Lei è robusta, lavori. Lasci la pittura alle sorelle più delicate.

- Madre, dipingo solo nell'ora libera del silenzio...

- No, non sono contenta.

La sera stessa, suor Consolata restituiva colori e pen-nelli e due quadri non ultimati. Il sacrificio dovette co-starle.

«Da allora in poi (ella scrive) mi appassionai a fare il ciabattino, sicura che quel lavoro nessuno me l'a-vrebbe invidiato. Mi misi ad aggiustare i sandali a tutte le suore: oggi poichè ho imparato il mestiere, non ho bisogno di applicarvi la mente, che posso li-beramente fissare in Dio. Nessuno mi invidia questo mestiere, perciò nessun contrasto. Ho tutte le appro-vazioni, tutti i diritti; in cella ho tutto l'occorrente e fi-no all'ultima sera del viver mio, sarò il ciabattino del-la comunità».

 

Serena e implacabile umiltà.

L'interiore è la vita dell'uomo e insieme il suo tormento. Nel pensiero rivive ogni cosa, senza riposo; nessuna sosta in questa meravigliosa fucina... Capitava anche a suor Consolata di ritornare sulle cose, di inghiottire no-di che le serravano la gola, di avvertire reazioni contra-rie alla carità, di lasciarsi sfuggire qualche moto primo, primo... Racconta nel suo diario: «Ero andata a lavare i piatti per fare un atto di carità. Una consorella mi fece una domanda che sollevò, nel mio cuore, un po' di vento contrario e in seguito a ciò, mi lasciai sfuggire, con la madre, una frase che era me-glio avessi taciuto. Raccontai la mia colpa a Gesù presso il tabernacolo e aggiunsi: Gesù, aiutami a ripa-rare. Soffrire sì, ma mai far soffrire. Andai a bussare al-la porta della superiora e la trovai intenta a lavare... le presi la bacinella e mi recai in lavanderia».

Ogni tre anni, in monastero, le incombenze vengono cambiate. In occasione della nomina della nuova infer-miera, questo ufficio, per motivi di anzianità, sarebbe toccato a suor Consolata. Ciò non avvenne ed essa parla di insistenti sentimenti di avversione verso la su-periora; li vince pregando: «Gesù, tu sai che la madre io la amo. Fa che non abbia a contristare il suo cuore materno».

Non giustificarsi, neppure dentro di noi, è il primo pas-so verso la santità. Nel giudicare se stessi occorre se-rena e implacabile umiltà.

 

Gesù, Maria, vi amo, salvate anime.

All'inizio della sua vita monastica, suor Consolata face-va consistere l'amore di Dio, nel lavorare tanto.

«Tu ti affanni per troppe cose (le insinuò Gesù): una so-la cosa è necessaria: amarmi».

Scrisse nel suo diario: «Fin dai primi esercizi spirituali che feci in monastero, Gesù mi chiese l'atto incessante d'amore. Da allora, le divine richieste in proposito non si contarono più. Egli stesso me ne precisò la formula: Gesù, Maria, vi amo, salvate anime».

Ecco la sua risposta: «Con l'aiuto della divina grazia, voglio corrispondere e lasciare che questo atto di amo-re assorba tutta la mia giornata... Voglio, fortissima-mente voglio, un Gesù, Maria, vi amo, salvate anime continuo».

Con questa invocazione, ripetuta il più sovente possibi-le per motivare i suoi atti di carità, i suoi doveri in genere, la vita di suor Consolata sarebbe diventata un incessante atto di amore attuale, non soltanto inten-zionale.

 

Tu continua ad amare.

Un giorno Gesù suggerì a suor Consolata: «Non solo il mio Cuore è tuo, ma anche quello della Madonna è tuo. Puoi disporre di entrambi a piacimento per te e per gli altri». La materna sollecitudine della Madonna, per lei, era soprattutto finalizzata, come quella di Gesù, a te-nerla ferma e alacre nella continuità d'amore, in tutte le condizioni di spirito, poiché le suggeriva: «Caschi il cie-lo e la terra non importa, tu continua ad amare. Con la continuità dell'atto di amore vincerai tutte le lotte».

Gesù, Maria, vi amo, salvate anime non è per suor Con-solata una nuova giaculatoria. è l'indicazione di una via spirituale, che esprime la sua volontà d'amore, la rende moralmente continua, la eleva al grado massimo e in-cessante, in tutte le manifestazioni della sua esistenza. Questo suo canto di incessante amore continuava nella misura che le circostanze lo, permettevano. Non doveva necessariamente essere pronunciato con le labbra, non era soltanto una semplice frase vocale, ma un atto in-teriore della volontà che voleva amare. La formula le era di aiuto, per vivere il perfetto amore.

 

Dono per dono.

Con la professione solenne dei voti religiosi, suor Con-solata si legò totalmente a Dio, il giorno 8 aprile 1934. Scrisse in quella circostanza: «O Gesù, gioia immensa del mio cuore, se un regalo vuoi fare alla tua sposa... è questo: che io sia fedele al tuo amore fino all'ultimo re-spiro... Gesù ti amo, incendia questo cuore, brucialo per te e per la nostra tenera Mamma».

«Consolata mi credi onnipotente?» (la interpellava Gesù). «Gesù, sì».

«Ebbene, ti dono tutte le anime dell'universo. Sono tue... E come io mi moltiplico in ogni ostia consacrata, così moltiplicherò la tua preghiera, i tuoi sacrifici a fa-vore di ciascuna».

Suor Consolata era come avvolta da un incanto... Come sempre, cercò di rispondere a dono con dono: «Nel mio povero cuore serrai tutte le anime e tutte, ogni mattina, immergo nel Sangue divino di Gesù. Per tutte e per ciascuna prego e offro».

 

Una nuova creatura.

Con la professione solenne o perpetua, il religioso si inserisce pienamente nella Comunità. Rìferendosi a quel giorno, suor Consolata annota nel suo diario che, dopo i tre giorni di festa abituali per la circostanza, la madre andò a prenderla in noviziato e l'accompa-gnò in cella. Prima di riceverne la benedizione di con-gedo, la religiosa si inginocchiò e le disse: «madre, mi dia il merito di obbedienza di cominciare a farmi santa».

«Con tutto il cuore» rispose la madre. Suor Consolata riferisce che in quel mento sentì come se la grazia, a stento trattenuta, straripasse, la inondò di luce e di forza meravigliosa, come fosse una nuova creatura, piena di buona volontà a proseguire il cammino.

La nuova vita entrava nella sua pienezza. La strada po-teva essere ancora ardua e difficile, ma non sarebbe stata sola a percorrerla; vi si inoltrò con la Madonna. «Ogni anima che porta frutti con pazienza» (Lc 8,51) è per la Madonna, in virtù della sua maternità spirituale, una realtà così importante, come se Maria non dovesse pensare ad altre anime. «Maria è diventata tutto per tutti» (San Bernardo).

 

Fedeltà alle piccole cose.

Gesù continuava a farsi sentire alla sua sposa, dandole quella pace che a lungo aveva cercato. La formava con dolcezza. Le spiegava: «La mortificazione cercala nella fedeltà a tutti i tuoi doveri. Il dovere ti accompagna a ogni passo, non lascia libertà di scelta, è fonte di mor-tificazione continua». La sofferenza è nascosta nelle circostanze quotidiane, anche più insignificanti e dona all'amore la sua finalità.

Nel giorno della solenne professione, suor Consolata aveva chiesto a Gesù, come dono, anche la fedeltà alle piccole cose. Come ogni vita, quella umile e nascosta delle claustrali è intessuta di piccole cose. Per prepa-rarsi alle solennità della Chiesa, alle date anniversarie della sua vita, essa faceva sempre precedere tridui o novene di fedeltà a tutti i suoi doveri, trovandovi moti-vazioni sempre nuove e sempre dettate dall'amore. Provava soprattutto gioia nel mettersi a disposizione delle sue consorelle, con sollecitudine e indifferenza di scelta, per quanto le veniva richiesto, lieta di far nasce-re la gioia con i suoi piccoli sacrifici.

 

Verginità di sofferenza.

Suor Consolata era sorretta dalla certezza che, nono-stante la sua debolezza, Gesù avrebbe realizzato in lei il suo disegno.

Gesù le faceva comprendere che, dopo aver conosciu-to le soavi attrattive dell'amore, avrebbe dovuto esperi-mentarne fino in fondo le severe esigenze.

«Tu, Consolata sarai vittima del mio amore».

«Non saranno subito le grandi sofferenze, però il sacri-ficio minuto deve formare come l'impasto della tua vita quotidiana».

«Sì, Consolata, è giunta l'ora ed è questa, che io viva in te Crocifisso».

Le divine parole si mescolavano come lievito a tutti i palpiti del suo cuore, che comprendeva come la grazia sia mediata dalla croce. La istruiva ancora Gesù: «Io non ho mai fatto la mia volontà. Ho accettato momento per momento la sofferenza. Anche tu devi fare altret-tanto. A ogni porzione di dolore la sua grazia corri-spondente».

Gesù avrebbe donato alla sua fedele sposa il triplice martirio: del cuore, dello spirito, del corpo. Su tutto, essa avrebbe dovuto stendere il velo del silenzio. In questo modo ella avrebbe potuto avvicinare i Fratelli a Gesù, con la verginità della sofferenza.

 

I Fratelli e te Sorelle.

Nel diario di suor Consolata c'è vivacità di esposizione, agilità, freschezza, immediatezza. Si sente che al primo posto non c'è un suo lavoro di pensiero e di riflessione. Le sue parole sono una buona e lieta novella, che riflet-te sulle anime un'ondata di spirituale fervore. I Gesù, Maria, vi amo di suor Consolata sono per raggiungere tutti indistintamente, ma in particolare i consacrati infe-deli alla loro chiamata. Essa li chiamava Fratelli e So-relle. Fu la sua speciale missione.

Gesù le aveva svelato la sofferenza del suo Cuore Divino per le infedeltà dei suoi prediletti: «Se mi offende l'im-mensità delle colpe del mondo, uno dei miei, che mi tra-disce è uno strazio senza nome. Sì, Consolata, andrai in cerca di ogni Fratello e di ogni Sorella e me li riporterai». Altra volta Gesù aveva sottolineato: «raccoglierai tanti fiorellini di virtù... a questi io conferirò un valore im-menso, perché tu me li offri con tanto amore. Questi nonnulla li tramuto in grazie di conversione per gli infe-lici nostri Fratelli».

L'intensissima vita d'amore di suor Consolata, ogni suo singolo atto di amore, ogni sua preghiera doveva esse-re offerta in particolare per la loro salvezza. «Sì, tu ti immoli per tutti, per ciascuna anima dell'universo, ma la tua missione sono i Fratelli».

 

Piccole mortificazioni a grappolo.

Gesù aveva chiesto, a suor Consolata, la mortificazione dei sensi; in quale misura? La istruiva Egli stesso: «Sei una piccola anima, accontentati di darmi i piccoli non-nulla con tanto amore». Gesù non esigeva da lei morti-ficazioni straordinarie, ma lo spirito di mortificazione e le suggeriva: «Per mantenere continuo l'atto d'amore è necessario che arda nel tuo cuore il fuoco del sacrifi-cio, alimentato da continui piccoli atti di virtù».

Suor Consolata proponeva: «In coro non sedermi, non appoggiare la fronte al banco e neppure le mani duran-te la meditazione. In refettorio non appoggiarmi allo schienale della sedia. Per tuo amore, Gesù, non cer-cherò mai, a mensa, l'acqua fredda, ma sarò lieta di berla tiepida, pensando alla tua bocca amareggiata. In coro non devo turarmi le orecchie per diminuire la sof-ferenza che mi procura una consorella...

Il canterellare quando il silenzio è dispensato, è soddi-sfazione di natura: canterò solo in coro con le altre. O Gesù, ti prometto di non correre più nei corridoi, nè camminare frettolosamente». Sempre dal suo diario: «A mensa passarono per la seconda volta i fagioli. Lasciai capire che li preferivo al brodo e la consorella me ne riempì il piatto. Internamente intesi: è più perfetto non esprimere un desiderio e prendere, con indifferenza, ciò che vogliono darti». L'elenco potrebbe continuare.

 

Tu solo!

Suor Consolata si controlla, si esamina, si corregge. Domina le illogicità che facilmente si introducono nella trama della vita e della giornata. Modella la volontà, spesso tarda a rispondere alle intenzioni, con spinta vi-gorosa e decisa. Gesù la guida al distacco dalla fami-glia, dalla comunità, dallo stesso padre spirituale.

«Tu solo!» prega suor Consolata e Gesù di rimando le fa capire che quanto deve sacrificare è il conforto che le viene dagli affetti, con la solitudine del cuore. Nel caso particolare della madre le suggerisce ad esempio: «Taci, sorridi sempre. Nel tuo sorriso la madre si sente  tranquilla, tua madre la ritroverai, come ritrovai la mia, ai piedi della croce, nell'ultima agonia».

Suor Consolata difese il suo sensibilissimo cuore da tutti gli affetti troppo umani. Vi riuscì, tanto che potè scrivere al padre spirituale: «Anche con suor X, Gesù mi dona la libertà del cuore». Il desiderio di «Gesù so-lo», tanto vivo in lei, a poco a poco si realizza: «Oggi mi sento veramente sola... Non più la madre che mi leggeva nello sguardo o la sorella con la quale potevo confidarmi... più nessuno. La mia pace è grande».

 

Povertà intransigente.

Anche nell'esercizio della povertà, suor Consolata era inesorabile. Poneva la massima attenzione nel non at-taccarsi a nulla.

Scrive nel suo diario: «Un giorno compresi che ero at-taccata ai sandali belli, che la mamma mi aveva regala-to per la vestizione». Si confidò con Gesù: «Gesù, sen-to di essere attaccata a quei sandali. Pensaci tu».

Nel pomeriggio di quello stesso giorno andò da lei una suora che necessitava di sandali. Per combinazione quelli le calzavano a meraviglia. La rinuncia fu fatta. Continua suor Consolata: «Quasi per ripagarmi dei sa-crificio compiuto, montai a nuovo un paio di sandali usati. Riuscirono magnificamente, ma quando furono ultimati, Gesù mi chiese il sacrificio anche di quelli e li passai a un'altra consorella. La stessa cosa feci con una bella sottana di lana, donatami dalla madre. Era troppo bella per me e la restituii».

Una suora, sua consorella, aveva chiesto in dono a Ge-sù, nel giorno della professione, la canonizzazione di qualcuna di loro. «Pensavo di chiedere la canonizzazio-ne per suor...» e l'impareggiabile madre la consigliò di non fissare nomi. Con il passare degli anni le venne di pensare: «Gesù mi avrà fatto la grazia per suor Con-solata?!».

 

Amava intensamente il lavoro.

San Francesco aveva insegnato: «Io con le mie mani la-voro e voglio che come me lavorino, di onesto lavoro, tutti gli altri frati. Quelli che non sanno lavorare imparino, non per avidità di guadagno, ma per dare buon esempio e tenere lontano l'ozio».

Qualche sua consorella, notando la sua instancabile di-sponibilità a ogni richiesta di lavoro, si domandava: «è il caso di lavorare tanto e vegliare di notte, per poi sonnecchiare in coro?!».

C'è da notare, a questo proposito, che anche santa Bertilla Boscardin fu accusata di consumarsi di lavoro nel servizio dei malati e poi di dormire in tempo di me-ditazione. Il lavoro di suor Consolata, sempre concreto e produttivo, l'avrebbe portata allo stremo delle forze. Destinata allora in portineria, nelle pause libere, cuciva veloce. Appoggiato di fronte a sè teneva un cartello: Gesù, Maria, vi amo, salvate anime.

 

Ecce ancilla.

Un giorno suor Consolata aprì il Vangelo e lesse: «Va', vendi ciò che hai, dallo ai poveri poi vieni e seguimi». Si chiese: «Che cosa mi resta da vendere?». La rispo-sta intima fu immediata: «La volontà». Essa prometteva: «Gesù, per le mani di Maria, ti offro la volontà in olo-causto per i Fratelli e per l'avvento del tuo regno di amore nel mondo. Accetto che Tu, attraverso le creatu-re, me la contrasti, me la spezzi e me l'annienti a ogni istante. Ti prometto di accettare tutto in silenzio senza scuse, e con il sorriso».

Nei primi tempi erano lotte intime per piegarsi ad ag-giustare i sandali a tutte le consorelle, poi, la carità trionfò e le ore più felici per lei furono quelle trascorse a fare il ciabattino.

Gesù le sussurrava: «Consolata, se il grano di frumento caduto in terra non muore, resta infecondo; ma se muore porta frutti abbondanti. Lasciami fare e vedrai che faccio tutto bene e tutto io, e la mia piccola ostia diventerà feconda di amore e di anime». E lei propone-va: «Vedere Gesù, la sua volontà nelle disposizioni quo-tidiane a mio riguardo... Fidarmi di lui che mi ama e, ogni mattina, mettermi nelle disposizioni dell'Ecce An-cilla, intenta solo ad amare e a vedere e a trattare Gesù in tutte».

 

«Sali al mio Cuore»

Il messaggio di suor Consolata Betrone, nell'evoluzione storica della devozione al Cuore divino di Gesù, rappre-senta una tappa. Nel 1600, Gesù aveva svelato i seguiti del suo Cuore, contemporaneamente, a santa Margheri-ta Maria Alacoque, suora visitandina nel monastero di Annessy (Francia) e a santa Veronica Giuliani, suora cappuccina nel monastero di Mercatello (Italia). Nel 1900, Gesù riprende il colloquio divino, in Polonia, con suor Faustina Kowalska, apostola della divina miseri-cordia e, con suor Consolata Betrone, apostola dell'in-cessante atto d'amore.

A quest'ultima, Gesù assicurava: «Tu sarai l'apostola del mio Cuore fino alla fine dei tempi. In paradiso otter-rai grazie inesauribili per tutti. I miei meriti saranno i tuoi e tu potrai attingervi grazie da distribuire come vorrai».

Suor Consolata non fu destinata a grandi opere esterio-ri, ma solo a scavare dentro di sè. Lo fece fino a far zampillare una sorgente di acqua viva. Il suo vero mira-colo, la sua santità è questa. In un giorno di spirituale difficoltà, interiormente posò le labbra sulle pieghe dei piedi di Gesù e intese una voce: «Sali al mio Cuore».

 

Confidenza d'amore.

Suor Consolata lasciò scritto: «Credo che Gesù mi farà santa e che in seno alla Chiesa io sarò la confidenza». Viene riferita la sua specialità di riprendersi, immediata-mente, dopo le imperfezioni che, per temperamento, le sfuggivano quasi inavvertite. Era diventato dolce per lei, dopo una colpa, ritornare subito a Dio.

La nostra santità non è giocata da un passato in note-vole disavanzo o per le infedeltà che ci sfuggono. Sono le anime grette e meschine che la pensano così. Il Van-gelo è pieno di peccatori che confessano le loro colpe. Il buon ladrone passa dal patibolo al cielo. L'esempio del buon ladrone rapiva il cuore di suor Consolata. Ge-sù le aveva parlato di lui: «Senti Consolata, se il buon ladrone, con le sue, avesse commesso anche le tue colpe, avrei forse cambiato sentenza?!».

«Oh, no, caro Gesù. Tu avresti ugualmente detto: oggi sarai con me in Paradiso!».

«Ebbene la stessa cosa dirò anche a te... Sai quando sono più contento? Quando tu imperterrita, sollevando-ti da tutto, continui il tuo atto d'amore». Una sua con-sorella afferma: «Mi esortava soprattutto alla confiden-za nel Cuore di Gesù. Mi diceva di sentirsi particolar-mente chiamata a questa confidenza d'amore».

Suor Consolata capiva di dover rimanere umile tutta la vita. Confidava a un'altra consorella: «La nostra vita è una corsa fatta di salti e di ruzzoloni. L'importante è rialzarsi in fretta e continuare a correre».

 

«Un sì a tutti, con il sorriso».

Gesù aveva suggerito alla sua prediletta: «Non perdere un atto di carità da una Comunione all'altra». Ma come tradurre in pratica questo suggerimento del Signore? Le divine lezioni a riguardo della carità si possono compendiare così: «Un sì a tutti, con il sorriso, amando e vedendo Gesù in tutti».

Anche la Madonna esortava suor Consolata in questo senso: «Sii buona, sempre buona con tutti. Prevalga in te sempre e solo la bontà». Gesù ribadiva: «Donati a tutti con un sorriso, sempre. Quando bussano alla por-ta della tua cella è più perfetto lasciare il lavoro e an-dare ad aprire, che continuare a lavorare mentre le so-relle entrano. Continua ad essere la serva di tutti fino all'ultimo giorno. Annientati in un atto incessante di amore e di carità. Non vedere più le creature, ma solo Gesù attraverso di esse. Ogni sacrificio ti sarà dolce. Annientati. Io per te mi sono fatto ostia. Vedi? Mi prendono, mi posano, mi espongono, mi abbandonano, fan-no di me ciò che vogliono. Così fa' anche tu, lascia che le tue consorelle facciano di te ciò che vogliono».

Chi divide l'amore di Gesù dall'amore del prossimo, lo distrugge.

 

Sono tutte Gesù.

Il sorriso virtuoso, dettato dalla carità, non le fu sempre facile. Racconta suor Consolata, nel suo diario, che, in-tensificando il suo esercizio di carità, capitò si impos-sessasse di lei una strana sensibilità, per cui tutto la urtava... Gesù le suggeriva: «Il demonio ti solleverà tut-te le tentazioni possibili nei riguardi della carità, ma tu rimani salda. Per te le consorelle sono tutte Gesù».

Dal suo amore per la comunità nasce la preghiera per essa. Scrive: «Ho la gioia di constatare che, dopo fervida preghiera per la madre e le consorelle, fastidi, dispiaceri, tristezza svaniscono come d'incanto. Intensificherò ogni giorno la mia preghiera per tutte. La carità scava il no-stro cuore di pietra e fa sgorgare una musica che com-muove il cuore di Dio. Occorre provare per credere».

 

Le finezze dell'amore.

C'era una consorella dal carattere alquanto difficile e suor Consolata aveva da fare con lei. Gesù l'ammae-strava: «Con la tua bontà piega e vinci il suo carattere: il sentirsi amata e compatita l'aiuterà molto nella via della perfezione. Fa' scendere ogni giorno su di lei la tua preghiera: mi piegherai sempre in suo favore».

Un giorno suor Consolata si era sbrigata con una suora anziana per andare a far ricreazione con le altre. Le suggeriva Gesù: «Sai che cosa è la carità? è preferire la tua sorella a te stessa... Era più carità se tu avessi passato tutto il tuo tempo libero con quella suora an-ziana». E volle da lei il proposito di scegliere, in ricrea-zione, la compagnia delle suore anziane e di far di tutto per dare loro un po' di gioia.

Occorre non sognare circostanze diverse da quelle or-dinarie. Ogni nostro atto di carità richiede sempre due poli: lo sguardo fisso a Gesù e alla «piena di grazia» con il nostro cuore colmo di umiltà. Questa era certa-mente la consuetudine di suor Consolata che, nell'inti-mità con il Cuore divino, imparava le finezze dell'amore.

 

Taci, soffri, nascondi e sorridi.

Tacere, nascondere e sorridere era ormai diventata, per suor Consolata, una consuetudine. Sostenuta dal suo Signore, essa cercava di perseguire la continuità d'a-more. Gesù le aveva insegnato, in precedenza: «Amar-mi alla follia, per te, non è scegliere la sofferenza, ma accettarla momento per momento con grande amore. A procurarti il dolore, ci penso Io».

Gesù aveva anche promesso alla sua prediletta il co-piosissimo frutto della sua sofferenza, sempre celata gelosamente a tutti indistintamente: «Unito al mio, il tuo sacrificio sarà non solo di salvezza a favore dei Fratelli, ma di ogni singola anima dell'universo e per il trionfo del mio regno d'amore».

Soggiungeva ancora Gesù: «Voglio che le tue pagine di dolore non siano scritte, ma che, attraverso il mio Cuo-re, esalino il profumo unicamente per il cielo... Taci, soffri, nascondi e sorridi».

 

Moriondo.

Nel 1939, suor Consolata passa dal monastero di Torino borgo Po al nuovo monastero di Moriondo. Il monastero di borgo Po, molto ricco di vocazioni, era diventato trop-po piccolo per contenerle tutte. Era stata perciò decisa la fondazione di una nuova sede, in una villa regalata da un benefattore nei pressi di Torino. Si era incerti a chi dedicare il nuovo monastero. La madre propendeva per la Madonna, suor Consolata per il Sacro Cuore. Il vicario moniale si pronunciò in favore della giovane religiosa. Il soggiorno di suor Consolata a Moriondo, verso il quale ella si sentiva stranamente attratta, avrebbe por-tato a compimento l'impresa ardua della sua santifica-zione, con il timbro dell'eroismo già largamente presen-te nella sua vita.

I superiori erano convinti che la robusta fibra di suor Consolata e la sua grande buona volontà potessero essere di valido aiuto nella nuova fondazione, biso-gnosa di tutto. La sua partenza per Moriondo fu deci-sa nel luglio 1939. Qui, Gesù l'avrebbe messa nell'oc-casione di dargli eroicamente l'atto d'amore, il «sì» a tutto e a tutti. Moriondo sarebbe stato il suo Calvario. Prima di partire da Torino scrisse al Padre spirituale: «Chiudo gli occhi, inabissandomi in una confidenza senza limiti».

 

Totale annientamento.

Ecco il programma della serva di Dio a Moriondo: «Per essere un incessante atto d'amore verginale bisogna scomparire». Suor Consolata riflette: « So che la morte è tanto vicina; so che se non dò tutto e non mantengo a qualunque costo il dono fatto, non riuscirò a nulla. So che sul mio totale annientamento, Gesù compirà l'ope-ra sua meravigliosa».

E promette: «Annientamento di ogni pensiero, di ogni desiderio, di ogni ragionamento, di ogni giudizio, di ogni interessamento di me stessa, o famiglia, o comu-nità. Non lasciare entrare più nulla, assolutamente più nulla. Solo e sempre l'atto d'amore».

La regola del silenzio, dell'incognito, che si era imposta suor Consolata, non poteva essere praticata, in manie-ra assoluta, all'interno di una piccola comunità. Anzi la volontà del Signore era di parlare sempre quando fosse necessario per non mancare di carità. Così faceva. Suor Consolata desiderava fare della sua anima un al-tare, dove ininterrottamente ardesse il fuoco dell'amo-re. Aspirava ad essere una candida ostia, offerta in sa-crificio dalle mani stesse di Gesù. Il momento si avvici-nava. Stanca talvolta nel cuore e nello spirito, per quel continuo lottare contro se stessa, si aggrappava all'atto d'amore ininterrotto e continuava il suo lavoro più forte e serena di prima.

 

Voglio l'atto incessante d'amore.

Riportiamo alcuni punti salienti dell'annientamento di suor Consolata. Si rilevano dal suo diario: «Cedere sempre, non contraddire mai, far trionfare la volontà al-trui e annientare la mia, con il compito di amare inces-santemente». A Moriondo essa condivideva l'ufficio di cuoca con una consorella di carattere incisivo come il suo. Ne risultavano screzi involontari da una parte e dall'altra, fonte di amarezze reciproche. Anche la madre le causava sofferenza a motivo di vedute divergenti dalla sue. Suor Consolata scriveva: «Con la madre oc-corre che io condivida pienamente tutte le viste, altri-menti non mi trovo bene con il Signore».

A riguardo della consorella concludeva: «Dal Paradiso le sarò riconoscente, perché, nelle mani di Dio, fu stru-mento per estirpare i miei vizi». Scriveva: «La più gran-de virtù, che io esercito, è quella di non scoraggiarmi mai, di sempre ricominciare. Vedere tutto da fare e agi-re come per forza. Neppure questo mi toglie la pace, perché confido in Lui».

Si attacca alla croce dell'atto incessante d'amore e scrive al padre spirituale: «Sento il bisogno di vivere, in tutta la sua pienezza, la mia piccolissima via d'amore. Voglio l'atto incessante d'amore».

 

Avanti, sempre, anche se ferita.

Con sincerità cristallina, suor Consolata annota nel suo diario: «Gesù a mia somma confusione, dovrei scrivere questa sera che tutto è perduto: verginità di mente (sempre in lotta), verginità di lingua (lamento e biasi-mo), l'atto d'amore, sempre ripreso e sempre lasciato. Tutto perduto?! Oh, no, c'è ancora la confidenza. Gesù perdonami, se tutto ti ho ripreso: in quest'istante tutta mi immergo nel tuo cuore e tutto ti ridono. Ricomincio confidando in te: Gesù, Maria, vi amo, salvate anime». Le imperfezioni della serva di Dio contribuivano al suo totale annientamento, grazie al quale si sentiva scom-parire, come una goccia d'acqua nell'oceano infinito della bontà e della potenza divina. «Gesù, anche se so-no sempre a terra, voglio continuare a dirti che ti amo e che confido in te».

Nei suoi esami di coscienza, essa era più portata a se-gnare il passivo che l'attivo e non cercava attenuanti nelle sue condizioni di spirito: aridità desolante, tedio, noia. «Io so che una lotta continua, assillante, tenace, mi attende dallo svegliarmi all'addormentarmi, per darti un atto incessante di amore, per vederti in tutte, per di-re un «sì» generoso a ogni richiesta. Voglio andare avanti, sempre avanti, anche se ferita».

 

Una pagina del suo quotidiano.

L'amore è il tema di questo messaggio di Gesù al mon-do. Nessuna retorica nella vita di suor Consolata, ma l'effluvio di una spiritualità finissima di stile evangelico. Nello sgomento, di fronte al sacrificio sempre crescen-te e le sue forze fisiche in rilevante diminuzione, preva-le sempre il suo proposito di amare ininterrottamente. Ecco una pagina del suo quotidiano.

«Passai un pomeriggio a gettare giù sabbia dalle infer-riate della cantina, per i lavori della nuova cucina. Ve n'erano più carrate e il gelo le aveva indurite, in modo che il lavoro di zappa e paia era alquanto faticoso. Mi ero accinta, con tanto entusiasmo, pensando che tutto si sarebbe trasformato in anime. Perseverai da dopo mezzogiorno fino alle quattro e un quarto. Mancava un quarto d'ora alla chiamata in coro... Ma proprio in quell'istante, mi prese un tedio, una noia, una ripu-gnanza a proseguire, da non poterne veramente più. Come in un lampo ebbi davanti agli occhi la mia vita. Anche in essa, a un quarto d'ora dalla sua fine, tutte le ripugnanze mi assalivano tanto da non poter più pro-seguire.

Pregai intensamente la Madonna e con tutti gli sforzi, al suonare del coro, la sabbia era tutta in cantina. Vado avanti con tutti gli sforzi, con tutte le ripugnanze come in quel famoso quarto d'ora».

 

Fino al consummatum est.

Ma la prova suprema per lei, sensibile a tutti i dolori, fu il sopraggiungere della guerra mondiale (1940-1945), il dilagare dei suoi stermini. Abbracciando, in un immen-so palpito di carità, la sua Torino, la patria, il mondo in-tero, ne accolse in cuore l'immenso dolore, dolore ine-narrabile senza sollievo.

La serva di Dio ne era come soffocata. Con l'insistente preghiera, con ogni sacrificio, cercava di vincere il Cuore divino. «Perdonami Gesù, ma non desisterò dalla lotta di preghiera, finchè la tua pace divina non scenda sulla mia patria diletta e sul mondo intero».

Non c'è più gioia per lei. Da tutto trae invito alla pre-ghiera e al sacrificio espiatorio. «La mia offerta a favore dei mondo è divenuta passione bruciante nel mio pove-ro cuore. Pregare, pregare, pregare per i Fratelli e le Sorelle, per i soldati, perché nessuno passi all'eternità senza il tuo divino perdono, per i cappellani militari, perché siano all'altezza della loro vocazione, per il san-to Padre, per tutti i cuori che soffrono.

Ecco le intenzioni per cui mi offro fino al consumma-tum est, di tutto cuore, con l'atto incessante di amore, con il digiuno da ogni pensiero, parola, sguardo, nel pianto e nel duolo della preghiera e del sacrificio, per-ché Gesù perdoni e ridoni la pace alle nazioni e alle anime». All'esterno apparivano, talvolta, solo le debo-lezze di suor Consolata non lo sforzo, le vittorie su se stessa e la sua immensa generosità.

 

Il mio cibo è l'atto d'amore.

Una delle prove più dure per suor Consolata, durante l'ultimo periodo della sua vita, fu la fame imposta dalla guerra. Si può dire che ne morì. Mancavano gli alimenti di prima necessità, soprattutto ai poveri, che non erano in grado di procurarseli, non avendo denaro sufficiente. Benché suor Consolata fosse cuoca e avesse sottoma-no le provviste della comunità, fu rigorosissima a non approfittarne: «Il mio cibo è l'atto d'amore... per nessun motivo mangerò o berrò fuori pasto... Le mie consorelle sono Gesù, perciò tutta e sempre la preferenza a loro, la parte migliore, per nessun motivo prenderò cibo più delle altre sempre in meno...».

A colazione, nel suo ultimo anno di vita, si accontenta-va, in estate, di un pomodoro. Riduceva la propria ra-zione di pane per farne parte alle consorelle. La suora occupata a lavorare in giardino ne riceveva un supple-mento. Suor Consolata si impegna in rigorosi esami di coscienza sull'attaccamento a se stessa (fame). Scrive: «Ieri sera si vuotò il pozzo nero e si terminò alle dieci. A mattutino avevo fame. pensai di anticipare la colazio-ne e mangiai la mezza pagnotta che mi ero riservata. Nella mattinata in cucina non seppi sopportare il digiu-no fino a mezzogiorno e nell'assaggiare la minestra, per il sale, ne presi mezza scodella».

Nel 1942, parla di crollo fisico, di cure che la madre le procura, ma quasi contemporaneamente annota: «Gior-nata di intenso lavoro... La cucina mi ha trattenuta da dopo la Comunione fino a tarda sera... Il campanello mi chiamò alla porta, poi a Vespro, poi alla vendemmia, quindi a macinare, a portare i sacchi di segala e poi in cucina». In questo periodo, suor Consolata venne ri-chiesta da una consorella, malata di polmoni, come in-fermiera notturna: ...cuciniera di giorno, infermiera di notte.

 

Per i tuoi Fratelli la vittima sei Tu.

In una lettera al padre spirituale, suor Consolata scrive-va: «Sembra che Gesù si sia addormentato, più nulla di Lui, e allora ricorro alla Madonna. Lei è sempre mam-ma. Però tutto il sensibile è scomparso». Ha perso 10 kg. di peso, cammina come una sciancata: prevede la sua fine. «Nessuno, un giorno, dovrà rimproverarsi di non avermi curata, perché tale fu il volere di Dio». Ri-pete a se stessa e scrive nel suo diario: «Fidando nel-l'aiuto della Madonna, non manifesterò a nessuno, fino alla morte, le mie sofferenze fisiche, morali e spirituali. Con cura gelosa nasconderò tutto con il sorriso, per Gesù e per la Madonna».

E ancora: «Voglio soffrire con tutta la gioia e l'amore che l'aiuto divino farà sgorgare dal mio cuore. Voglio salire cantando anche tra le lacrime. La mammina cele-ste mi esortò a sopportare, senza sollievo, e a dividere ancora il mio pane...». Essa prega: «Mammina aiutami a lasciarmi immolare in silenzio e con gioia».

Suor Consolata era chiamata alla privazione di ogni soddisfazione sensibile nell'amore e nel dolore, a espe-rimentare nella sua vita, la prova crudele dell'abbando-no di Dio.

Gesù le aveva spiegato, fin dal lontano 1936: «Su di una croce ti ho redenta, su di una croce darai alla luce i tuoi Fratelli... per i tuoi Fratelli la vittima sei tu».

 

Seguire Gesù fino alla fine.

Scriveva la serva di Dio, in quel periodo: «Tutto mi pesa e il cielo tace». La notte cupa e minacciosa si era ad-densata su di lei, come le aveva predetto il Maestro di-vino. Si sprofondava sempre più nella solitudine, nel suo continuo mortificarsi per far tacere la natura ribelle. Di tutte le sue imperfezioni si accusava come se dipen-dessero dalla sua inerzia spirituale. Il 1943 passò anco-ra in uno sforzo eroico, nel sacrificio diurno e notturno di una continua sofferenza fisica. Era immersa a capo-fitto nel suo lavoro di cuciniera, di ascoltatrice, accom-pagnatrice, segretaria.

Il 21 agosto 1944, allo stremo della resistenza, viene eletta portinaia e si concentra «con tutte le forze nell'at-to d'amore» allo scopo di «seguire Gesù fino alla fine». Scrive: «Consolata ha solo più le mani servibili, ma il mio dovere devo farlo scrupolosamente: porta, segre-teria, cucito». Arde nel suo cuore una confidenza sen-za limiti, mai vinta dalla constatazione delle sue man-canze...

Suor Consolata lasciò Moriondo nel novembre del 1945 per essere ricoverata in sanatorio, a causa di una tisi galoppante... Ritornò in monastero nel luglio successi-vo e vi morì santamente il giorno 18, all'età di 43 anni.

 

Vidi il suo Cuore...

Un particolare della sua vita: il giorno prima della sua partenza per il sanatorio, quando le consorelle vennero, alla spicciolata a salutarla, l'ammalata, all'entrare di ciascuna nella sua cella, scese dal letto e in ginocchio chiese perdono.

L'umiltà di suor Consolata si è trasformata in abba-gliante luce. Essa gode dell'amplesso divino, come aveva previsto. Nei primi anni della sua vita religiosa, alla vigilia di un primo venerdì del mese, mentre si tro-vava in coro, accanto al tabernacolo, a un tratto tutto disparve alla sua presenza.

Racconta nel suo diario: «Vidi Gesù, il suo Cuore, divi-namente bello, immensamente bello con accanto una bimba di circa 6 anni: la mia anima. Gesù mi strinse al Cuore, mi fece magnifiche promesse: "Passerai dalla cella al cielo... Ti lascerò scendere sulla terra per fare un bene immenso".

L'esperienza spirituale di alcune anime è una specie di profezia, che il popolo cristiano considera come ispira-ta da Dio, anche se l'autore umano conserva il suo temperamento, la sua mentalità, il suo linguaggio, i suoi limiti, le sue ignoranze, le sue dolcezze, i suoi ec-cessi. è il caso di suor Consolata: instancabile lavora-trice continua dal cielo, la sua missione sulla terra e suggerisce a ogni anima di buona volontà, freccia di fuoco, il suo laconico messaggio: Gesù, Maria, vi amo, salvate anime.

 

«VENITE A ME»

Nel suo Cuore divino.

Religione, alleanza d'amore, comunione di amicizia di Dio con l'uomo e dell'uomo con Dio: la si annoda e si compie nel mistico santuario del Cuore trafitto del Re-dentore.

Se tutto l'uomo si concentra nel suo «cuore», tutto il mistero dell'Uomo-Dio si concentra e si riassume nel Cuore di Cristo. «Nessuno, perciò, potrà capire ade-guatamente Gesù crocifisso se non gli è stato dischiu-so il mistero del suo Cuore» (enciclica Haurentis aquas, n. 70).

Chiare indicazioni in questo senso si trovano nel Van-gelo. Tutto il messaggio può riassumersi nella parola di Cristo: «Venite a me» (Mt 11,29; Gv 7,37; 14,9): incon-trarsi con lui significa incontrarsi con l'amore del Padre per l'eternità. Invitando gli uomini a sé, Gesù sembra voglia indurli non a un contatto puramente esteriore, ma a entrare in lui, a penetrare al centro dei suo miste-ro, per dissestarsi alla sorgente profonda dell'acqua della vita, là dove umanità e divinità sono l'unità di una stessa Persona: nel suo Cuore divino.

 

Troverete riposo

«Venite a me». Il passo sapienzale di Mt 11,28-29 è im-portante per il messaggio che contiene. Nella sua bre-vità, quasi lapidaria, si possono distinguere: la condi-zione morale dell'umanità decaduta; «voi che siete affa-ticati e stanchi»; l'offerta della salvezza: «troverete ripo-so»; le condizioni della salvezza: aderire a Cristo me-diante la fede: «venite a me»; lasciarsi istruire da lui: «imparate da me».

La garanzia che Gesù adduce a provar; la veracità del-la sua promessa sembra essere la fedeltà di Dio verso i poveri d'Israele, e la docilità di costoro alle indicazioni di Dio: che sono «mitezza e umiltà di cuore». Gesù si presenta non solo come l'anàu, il «povero» per eccel-lenza, incondizionatamente abbandonato al beneplacito di Dio, ma anche come l'anàu, il povero di cui Dio si serve per offrire la salvezza all'intera umanità, schiava dei peccato.

 

Se qualcuno ha sete...

Lo stesso tema, con stile e immagini diverse, ma con lo stesso messaggio globale, è in Gv 7,37-39: «Se qualcu-no ha sete, venga a me, e beva chi crede in me ...». Questo egli disse dello Spirito che dovevano ricevere i credenti in lui. Occorre sottolineare: la condizione mo-rale dell'umanità, «assetata»; l'offerta della salvezza: «se qualcuno ha sete, beva» («attingerete l'acqua con gioia, alle sorgenti della salvezza», diceva già Is 12,3); le condizioni della salvezza: «venga, chi crede». L'ac-qua della vita è il dono dello Spirito, e sgorgherà dal corpo, cioè dall'umanità di Cristo immolato e risorto (Gv7,9).

 

CORONCINA AL SACRO CUORE DI GESù

- O Dio vieni in mio aiuto

- O Signore affrettati ad aiutarmi

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo come era nel principio e ora e sempre e nei secoli dei secoli. Così sia. 

1. Amorosissimo mio Gesù, nel considerare la pietà e la dolcezza di cui è colmo il tuo Cuore per i peccatori, provo gioia e fiducia di essere bene accolto da te. Quanti peccati ho commesso! Ma ora li piango e li de-ploro, sull'esempio di san Pietro e di santa Maddalena, perché offendono Te che sei il Sommo Bene. Accorda-mi il tuo perdono e fa che io muoia prima di offenderti ancora e che viva soltanto per amarti. Padre nostro... Gloria al Padre...

Dolce Cuor del mio Gesù, fa' che io ti ami sempre più. 

2. O Gesù, benedico il tuo umilissimo Cuore. Ti ringra-zio di avermelo dato per esempio, insegnandomi ad imitarlo con tante tue umiliazioni. La mia ingratitudine mi ha allontanato da Te. Perdonami. Con cuore umile e mite, desidero seguirti e raggiungere pace e salvezza nell'umiltà. O Gesù, dà forza ed efficacia a questi miei propositi e io, in eterno, loderò il tuo Cuore. Padre nostro... Gloria al Padre...

Dolce Cuor del mio Gesù, fa' che io ti ami sempre più. 

3. O Gesù, il tuo pazientissimo Cuore mi affascina. Ti ringrazio per i tuoi meravigliosi esempi di sofferenza, offerti a me, insofferente e ribelle ad ogni più piccola pena.

Infondi, ti prego, nel mio cuore un fervido amore alle tribolazioni, alle croci, alla mortificazione e alla peniten-za: fa che seguendoti sulla via del Calvario, giunga con Te alla gioia eterna in Paradiso. Padre nostro... Gloria al Padre...

Dolce Cuor del mio Gesù, fa' che io ti ami sempre più. 

4. O Gesù, nel contemplare il tuo mansuetissimo Cuo-re, inorridisco alla vista del mio, così diverso dal tuo. Un'ombra, un gesto, una parola, che mi contraria, mi causano inquietudine e lamento. Perdona queste mie debolezze e concedimi di imitare, per l'avvenire, la tua inalterabile mansuetudine nelle contrarietà, per godere sempre della tua santa pace. Padre nostro... Gloria al Padre...

Dolce Cuor del mio Gesù, fa' che io ti ami sempre più.

5. O Gesù, il tuo generosissimo divin Cuore, vincitore della morte e dell'inferno, sia benedetto in eterno. So-no profondamente confuso nel vedere il mio, così me-schino e colmo di rispetto umano. Imploro da Te corag-gio e buona volontà per combattere e vincere le insidie del mondo, e raggiungerti nella tua gloria in cielo. Padre nostro... Gloria al Padre...

Dolce Cuor del mio Gesù, fa' che io ti ami sempre più. 

Rivolgiamoci a Maria, rinnovando il nostro filiale affida-mento a Lei e con immensa fiducia preghiamola:

O Madre di Dio e madre mia Maria, per i meriti del tuo dolcissimo Cuore, ottienimi una viva devozione al Cuo-re sacratissimo di Gesù, tuo figlio.

Fa' che guardando a Lui, scegliendolo come unico mio amore, possa adempiere tutti i miei doveri, compiere con alacrità di cuore la sua volontà e servirlo oggi e per tutta la mia vita. Così sia.

Cuore di Gesù, ardente di amore per noi. Infiamma il nostro cuore d'amore per Te.  

Preghiamo: O Dio fa' che lo Spirito Santo, infiammi il nostro cuore di quel fuoco, che Gesù portò sulla terra e volle che divam-passe. Egli, che è Dio e vive e regna con Te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Così sia.

 

LITANIE DEL SACRO CUORE

Signore, pietà.

Signore, pietà.

Cristo, pietà.

Cristo, pietà.

Signore, pietà.

Signore, pietà.

Cristo, ascoltaci.

Cristo, ascoltaci.

Cristo, esaudiscici.

Cristo, esaudiscici.

Padre Celeste, che sei Dio abbi pietà di noi

Figlio Redentore del mondo, che sei Dio abbi pietà di noi

Spirito Santo, che sei Dio abbi pietà di noi

Santa Trinità, unico Dio abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, Figlio dell'Eterno Padre abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, formato dallo Spirito Santo nel seno della Vergine Maria abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, unito alla Persona del Verbo di Dio abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, maestà infinita abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, tempio santo di Dio abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, tabernacolo dell'Altis-simo abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, casa di Dio e porta del cielo abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, fornace dì carità abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, fonte di giustizia e di carità abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, pieno di bontà e di amo-re abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, abisso di ogni virtù abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, degno di ogni lode abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, re e centro di tutti i cuori abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, tesoro inesauribile di sapienza e di scienza abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, in cui abita tutta la pie-nezza della divinità abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, in cui il Padre si com-piacque abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, dalla cui pienezza noi tutti abbiamo ricevuto abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, paziente e misericordio-so abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, generoso verso tutti quelli che ti invocano abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, fonte di vita e di santità abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, colmato di insulti abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, propiziazione per i no-stri peccati abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, annientato dalle nostre colpe abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, obbediente fino alla morte abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, trafitto dalla lancia abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, vita e risurrezione no-stra abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, pace e riconciliazione nostra abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, vittima per i peccatori abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, salvezza di chi spera in te abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, speranza di chi muore in te abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, gioia di tutti i santi abbi pietà di noi

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo perdonaci, Signore.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo esaudiscici, Signore.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo abbi pietà di noi.

Gesù, mite e umile di cuore, Rendi il nostro cuore simile al tuo.

Preghiamo - O Dio Padre, che nel Cuore del tuo di-lettissimo Figlio ci dai la gioia di cele-brare le grandi opere del suo amore per noi, fa' che da questa fonte inesauribi-le attingiamo l'abbondanza dei tuoi doni.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

CONSACRAZIONE UNIVERSALE AL S. CUORE DI GESù

Gesù dolcissimo, Redentore del genere umano, guarda a noi umilmente prostrati dinanzi a Te.

Noi siamo tuoi e tuoi vogliamo rimanere; e per poter vi-vere più intimamente uniti a Te, ognuno di noi oggi, spontaneamente, si consacra al tuo sacratissimo Cuore. Molti non Ti conobbero mai! Molti, disprezzando i tuoi comandamenti, Ti rinnegarono!

Abbi pietà di essi, o Gesù, abisso d'amore, e attira tutti al tuo Cuore divino.

Sii Re, o Signore, non solo dei fedeli che non si allon-tanarono mai da Te, ma anche di quei figli prodighi che Ti abbandonarono! Fa' che essi ritornino alla casa paterna, per non morire di miseria e di fame!

Sii Re di coloro che sono vittime dell'errore e divisi dall'odio. Richiamali alla verità e all'unità della fede, affinchè, presto, si faccia un solo ovile sotto un solo pastore.

Dona, o Signore, vita e libertà alla tua Chiesa; e a tutti i popoli la tranquillità dell'ordine; fa' che da un capo al-l'altro della terra risuoni questa unica voce: Sia lode al Cuore divino da cui venne la nostra salvez-za; a Lui onore e gloria nei secoli. Così sia.

 

PROMESSE DI GESù AGLI APOSTOLI DEL SUO CUORE DIVINO

- Concederò ai miei devoti le grazie necessarie al loro stato.

- Metterò la pace nelle loro famiglie.

- Li consolerò in tutte le loro pene.

- Sarò il loro rifugio in vita e soprattutto nell'ora della morte.

- Spanderò abbondanti benedizioni su tutte le loro attività.

- I peccatori troveranno nel mio Cuore la sorgente e l'oceano infinito della misericordia.

- Le anime tiepide diventeranno ferventi.

- Le anime ferventi raggiungeranno rapidamente la per-fezione.

- Benedirò le case in cui sarà esposta e venerata l'im-magine del mio Cuore.

- Darò ai sacerdoti la grazia di convertire i cuori più in-duriti.

- Le persone che propagheranno questa devozione avranno il loro nome scritto nel mio Cuore e non sarà più cancellato.

- Io prometto nella sovrabbondanza della mia miseri-cordia, che il mio amore onnipotente accorderà a tutti coloro che si comunicheranno nei primi venerdì di nove mesi consecutivi, la perseveranza finale. (santa Margherita Maria Alacoque)

 

1. Primo venerdì di .....................................................................

2. Primo venerdì di .....................................................................

3. Primo venerdì di .....................................................................

4. Primo venerdì di .....................................................................

5. Primo venerdì di .....................................................................

6. Primo venerdì di .................................................................... .

7. Primo venerdì di .....................................................................

8. Primo venerdì di .....................................................................

9. Primo venerdì di .....................................................................

Firma  .........................................................................................

 

ATTO DI RIPARAZIONE AL CUORE DIVINO DI GESù

O Gesù dolcissimo, consapevoli che il tuo immenso amore viene da molti ripagato con ingratitudine, oblio, indifferenza e disprezzo, prostrati davanti a Te, inten-diamo riparare i peccati e gli oltraggi con i quali viene ferito dagli uomini il tuo amatissimo Cuore.

Molto addolorati di averti noi pure tante volte offeso, imploriamo la tua misericordia. Desideriamo vivamente riparare non solo i nostri peccati, ma anche quelli di coloro che, ostinandosi nelle loro colpe, ricusano di se-guirti come pastore e guida, calpestano le promesse battesimali e ricusano il giogo soave della tua legge. Mentre ci proponiamo di espiare il cumulo di queste colpe, desideriamo di riparare in particolare l'immora-lità della vita e dell'abbigliamento, la corruzione delle anime innocenti, la profanazione dei giorni festivi, le bestemmie, gli orribili sacrilegi con i quali viene profa-nata l'Eucarestia, Sacramento del tuo divin amore e le colpe pubbliche delle nazioni.

Soltanto il lavacro del nostro sangue potrebbe essere una degna espiazione!

Come riparazione al tuo divino onore calpestato, ti pre-sentiamo, unitamente alla degna espiazione della Vergi-ne tua Madre, di tutti i santi e delle anime penitenti, quel sacrificio che di te stesso facesti al Padre, sulla croce, rinnovato ogni giorno sugli altari.

Ti promettiamo, con l'aiuto della tua grazia, di riparare i nostri peccati e quelli di tutto il mondo, con la fermez-za della fede, l'innocenza della vita, l'osservanza dei Comandamenti di Dio, la carità, l'impegno di impedire il male e di promuovere il bene.

O Gesù dolcissimo, accogli, per le mani di Maria tua Madre, questa nostra riparazione e degnati di conser-varci fedeli nel tuo servizio fino alla morte. Fa' che giungiamo al tuo celeste regno, dove eternamente vivi e regni con il Padre e con lo Spirito Santo per tutti i se-coli dei secoli. Così sia.

 

IL ROSARIO DEL DIVINO AMORE

Signore vieni in mio aiuto, Signore affrettati ad aiutarmi.

Si premette ad ogni decina l'invocazione:

Mio dolcissimo Gesù, io ti amo con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente, con tutte le forze e so-pra ogni cosa, perché Tu sei buono, infinitamente buo-no, ma siccome non so amarti come dovrei, supplisci Tu per me ed offri a Dio, tuo Padre, l'amore del tuo Cuore.

 

Sui grani piccoli:

1. decina - Mio dolcissimo Gesù, io ti amo con tutto il cuore e ti ringrazio di avermi amato.

2. decina - Mio dolcissimo Gesù, io ti amo con tutto il cuore e ti domando perdono d'averti finora sì poco amato.

3. decina - Mio dolcissimo Gesù, io ti amo con tutto il cuore e voglio amarti sempre di più.

4. decina - Mio dolcissimo Gesù, io ti amo con tutto il cuore e non voglio amare che Te.

5. decina - Mio dolcissimo Gesù, io ti amo con tutto il cuore e voglio santificarmi nell'umiltà e nel nascondi-mento.

6. decina - Mio dolcissimo Gesù, io ti amo con tutto il cuore e mi consacro interamente a Te.

7. decina - Mio dolcissimo Gesù, io ti amo con tutto il cuore e voglio ciò che Tu vuoi.

8. decina - Mio dolcissimo Gesù, io ti amo con tutto il cuore e mi fido ciecamente di Te.

9. decina - Mio dolcissimo Gesù, io ti amo con tutto il cuore e detesto tutti i miei peccati per tuo amore.

10. decina - Mio dolcissimo Gesù, io ti amo con tutto il cuore e propongo di non peccare più avvertitamente.

11. decina - Mio dolcissimo Gesù, io ti amo con tutto il cuore e voglio farti amare.

12. decina - Mio dolcissimo Gesù, io ti amo con tutto il cuore e credo al tuo amore per me.

13. decina - Mio dolcissimo Gesù, io ti amo con tutto il cuore e amo il prossimo mio come me stesso per tuo amore.

14. decina - Mio dolcissimo Gesù, io ti amo con tutto il cuore e voglio provartelo col sacrificio del mio amor proprio.

15. decina - Mio dolcissimo Gesù, io ti amo con tutto il cuore e desidero morire consumato d'amore per Te.

 

Sugli ultimi tre grani piccoli si dirà:

O Gesù, io ti amo con l'amore di Maria, tua Madre, per me e per il mondo intero.

O Gesù, io ti amo con l'amore del tuo Cuore per me e per il mondo intero.

O Gesù, io ti amo con l'amore di tutto il Paradiso, per me e per il mondo intero.

 

CORONCINA ALLA DIVINA MISERICORDIA (Suor Faustina Kowalska)

Padre nostro, Ave Maria, Credo.

«Eterno Padre, io ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del tuo dilettissimo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero» (Si ripete prima di ogni decina). 

«Per la sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero» (si ripete per cinque decine). 

«Dio santo, Dio forte, Dio immortale abbi pietà di noi» (Si ripete per tre volte al termine della coroncina).

 

PROMESSE DI GESù MISERICORDIOSO

«Proteggerò, come una madre protegge il suo bambino, le anime che diffonderanno il culto alla mia Misericor-dia, per tutta la loro vita; nell'ora poi della loro morte, non sarò per loro Giudice, ma Salvatore...».

«L'umanità non troverà la pace finchè non si rivolgerà con fiducia alla mia Misericordia».

«Di' all'umanità sofferente che si rifugi nel mio Cuore Misericordioso ed io la ricolmerò di pace».

 

CORONCINA AL SACRO CUORE DI GESù (recitata abitualmente da P. Pio)

I. - O mio Gesù, che hai detto «in verità vi dico, chiedete ed otterrete, cercate e troverete, picchiate e vi sarà aper-to!», ecco che io picchio, io cerco, io chiedo la grazia... Pater, Ave, Gloria.

Sacro Cuore di Gesù, confido e spero in Te. 

II. - O mio Gesù, che hai detto «in verità vi dico, qua-lunque cosa chiederete al Padre mio nel mio nome, Egli ve la concederà!», ecco che al Padre tuo, nel tuo nome, io chiedo la grazia... Pater, Ave, Gloria.

Sacro Cuore di Gesù, confido e spero in Te. 

III. - O mio Gesù, che hai detto «in verità vi dico, pas-seranno il cielo e la terra, ma le mie parole mail», ecco che appoggiato all'infallibilità delle tue parole io chiedo la grazia... Pater, Ave, Gloria.

Sacro Cuore di Gesù, confido e spero in Te. 

O Sacro Cuore di Gesù, cui è impossibile non avere compassione degli infelici, abbi pietà di noi miseri pec-catori, ed accordaci le grazie che ti domandiamo per mezzo dell'Immacolato Cuore di Maria, tua e nostra te-nera Madre.

San Giuseppe, Padre Putativo di Gesù, prega per noi

Salve Regina... 

La Madonna ti conosce ti vuole immensamente bene ti segue... attimo per attimo. Se tu alzi in questo momento il pensiero a Lei sei teologicamente certo che ti incontri

con il sorriso di Maria. Mattino e sera prega cosi: Padre nostro...

Ave Maria... Ave Maria... Ave Maria...

Gesù mio perdono peccati mai più perché ti voglio bene. 

Consacrazione alla Madonna

O Maria, Madre mia, io mi dono e mi con-sacro interamente a te: a te offro la mia mente, il mio cuore, la mia volontà, il cor-po e l'anima mia, tutto me stesso. Poiché sono tuo, o Madre cara, guardami, difen-dimi, custodiscimi, salvami come cosa e proprietà tua. Dalla tua misericordia aspet-to, nonostante la mia infinita miseria, tut-te le grazie necessarie alla mia anima e al mio corpo. Amen.

Mater Divinae Gratise, ora pro nobis