SUOR BENIGNA CONSOLATA FERRERO (serva di Dio)
CENNI
BIOGRAFICI
LA
PICCOLA APOSTOLA della MISERICORDIA E DELL'AMORE RELIGIOSA DEL MONASTERO DELLA
VISITAZIONE SANTA MARIA DI COMO.
E'
infatti bello e consolante in quest'epoca in cui il male imperversa, e l'uomo,
calpestando ogni diritto divino, s'aderge contro il suo Creatore, il vedere,
lo studiare, il contemplare sotto ogni suo aspetto la vita di un'angelica
creatura, che, quale ostia di riparazione e d'amore, si consuma in olocausto a
Dio. Si trova in ciò un po' di sollievo alla dolorosa impressione che cagiona
il quadro della nequizia umana, s'impara a confidare in un migliore avvenire.
- Non basta.
La
vita tutta semplice, tutta composta di piccoli atti e di virtù nascoste di
quest'anima cara ci è di molto utile ammaestramento. Volgari apprezzatori della
santità, noi non stentiamo a ravvisarla rivestita a colori smaglianti, ma per
soggiunger subito, Essa non è per me. Qui invece ci si presenta nella vita
comune, sotto una forma che non ispaventa la nostra debolezza, e ciò,
illuminandoci sulla sua vera natura, c'incoraggia e ci attira all'imitazione. -
Accogliamo la buona ispirazione, affine di non meritarci il rimprovero del Divin
Maestro. " E' venuto Giovanni che non mangia nè beve, e voi dite che è
un indemoniato; è venuto il Figliuol dell' Uomo che mangia e beve, è voi dite
che è un Samaritano.
Allora
anche per noi si spalancherà quel Cuore, che, ripieno di tenerezza, non
desidera altro che di trovare anime pure e fedelmente fedeli per farne i trofei
della Sua grazia e del Suo amore.
La
nostra angelica Suor Benigna Consolata Ferrero nacque a Torino il 6 Agosto 1885
da distinti e piissimi genitori, e venne battezzata il dì seguente nella Chiesa
di S. Dalmazzo, ricevendovi i nomi di Maria Consolata, Rosalia, Teresa,
Filomena e Gaetana. La signora Ferrero dovette a malincuore affidare il suo
tesoretto ad una nutrice; ma verso i quattordici mesi se la riprese, e fu una
festa in famiglia. La bimba era carina ed intelligente, e la saggia madre
dolcemente ed a piccoli passi l'iniziava alla sua santa scuola. A cinque anni
Maria cominciò a frequentare le classi, e presso le Reverende Suore di S.
Giuseppe si preparò con la sorellina Adele alla prima Comunione. Non sappiamo
nulla di quest'atto solenne della sua vita: a sua memoria ci rimangono soltanto
due quadernetti con brevi riassunti di prediche ed istruzioni, intitolati:
Riassunti dei S. Esercizi fatti in preparazione alla mia Prima Comunione: sono
scritti da lei stessa con la sua manina di bimba. - Crescendo in età andarono
svolgendosi nella cara fanciulla rarissime e pregevolissime doti. Ad un ingegno
versatile, ad una grande bontà naturale, ella univa una tenacia di volontà,
che le faceva vincere ogni ostacolo se le presentasse all'acquisto vero e del
bene. Risplendeva così fra le sue compagne pei suoi successi scolastici, e più
ancora per le sue virtù. Professori e condiscepole l'ammiravano e la
elogiavano in ogni incontro; ma ella sembrava non addarsene, e, sempre umile e
modesta, non cercare altro che un pò d'erbetta per nascondervisi quale mammola
di Aprile. - Amabilissima era pure in famiglia. Era felice, se riusciva ad
aiutare la persona di servizio nelle faccenduole del mattino, prima di recarsi
alla scuola. Docile affetuo sa sempre, sempre contenta di quanto le si dava,
nulla cercava, e dovendo scegliere, preferiva il più scadente. Eppure il buon
gusto lo aveva, e quanto fino!... - Quando, compiti molto lodevolmente gli
studi, ella si diede tutta alle cure domestiche, la mamma sua trovò in lei il
più valido appoggio. S'occupava a tenere i conti di casa, ed era sì esatta che
non dimenticava mai nulla; pure a suo carico prese la corrispondenza coi
fratelli lontani, coi contadini e con tutte le persone colle quali la famiglia
aveva affari da trattare. Ammalatosi il fratel suo Giovanni di quella malattia,
che ahimè! doveva trarlo al sepolcro, Maria gareggiò cogli altri membri della
casa nell'essergli assidua infermiera, e suo studio quotidiano divennero
allora più che mai la dimenticanza di sè, la serenità costante, la vittoria
sulle rivolte dei sensi: fu in questa occasione che incominciò ad emulare certi
Santi, nel vincere, con atti eroici, estreme ripugnanze. Dagli esempi della
sua dolce custode, il povero ammalato attingeva pazienza e rassegnazione: "
Mi sei più necessaria del pane,,, le diceva egli sovente. Fino all'ultimo
Maria lo assistette, quale angelo di conforto e pietà, ed avvenuta la dolorosa
catastrofe, che rapiva alla società un distintissimo medico, alla famiglia la
gloria sua più cara, la buona sorella, soffocando le proprie lagrime, non ebbe
che. un pensiero: alleviare con un raddoppiamento di attenzioni filiali, il
dolore degli afflittissimi genitori. - La benefica influenza di tanta virtù
non poteva rimaner ristretta nella piccola cerchia della famiglia: tutti quelli
che la conoscevano ne subivano il fascino, e comunemente era chiamata la Maria
Angelo. Anche nei varii luoghi ove si recò a villeggiare la sua memoria è
rimasta in benedizione. Il grande spirito di carità che l'animava la faceva
ovunque tutta a tutti, il suo zelo per la gloria di Dio e la salute delle anime
la rendeva santamente industriosa e franca in ogni occasione. A Moretta trovò
un anno la famiglia del buon fattore colpita da grave disgrazia: la mamma se
n'era volata al Cielo. Maria subito si prese a compito la cura dei quattro
piccoli orfanelli: li serviva in tutto come una seconda madre, li sorvegliava,
li guidava al bene con un'abnegazione di sè a tutta prova. - Qui ancora si
ricorda la sua premurosa cura nell'ornare di fiori il simulacro della Consolata
posto sulla facciata di casa: davanti ad esso riuniva ogni sera quei buoni
contadini per la recita del S. Rosario.... E che dire delle passeggiate, o
meglio, dei frequenti pellegrinaggi della pia fanciulla al Santuario della
Madonna di Loreto, vicino a Lanzo Torinese? Oh la pietà! era veramente l'anima
dell'anima sua. - E' un semplice abbozzo quello che abbiamo tracciato, a cui
mancano molti e molti ammirabili dettagli; ma è sufficiente per farci
esclamare: Ecco il vero tipo della Filotea secondo S. Francesco di Sales. Maria
è divota, e la sua divozione la rende ottima figlia ed ottima scolara, il
profumo della famiglia, l'aiuto e la consolazione di tutti. – In tal modo ogni
fanciulla dovrebbe nella sua prima giovinezza preparare al Divino Artefice una
bianca tela, su cui dipingere le opere sue diverse. Per Maria ne aveva scelta
una di grande predilezione.
Quegli
che nel Vangelo ci dice: “Le mie delizie sono di stare coi figliuoli degli
uomini, e ancora: “Chi mi ama, sarà amato dal Padre mio, e noi verremo a lui,
e faremo presso di lui la nostra dimora. Già manifestava in quest'anima cara
l'evidenza di tale verità. Le stava sempre vicino, la circondava di delicatezze
silenziose, d' incalzanti inviti, l'istruiva in tutto, e l'andava passo passo
innalzando a grande perfezione e preparando ad una missione non meno grande.
" Voglio fare dell'anima tua un capolavoro della mia grazia; non interromperne
la benefica azione, anzi procura di assecondarne i benefici impulsi, stando
fedele a compiere ciò che lo t' ispiro; e quando t'accorgi che la natura vuole
in un modo, tu fa all'opposto per assoggettarla completamente..." Maria,
tu hai bisogno di un cuore che ti comprenda e ti ami; sappi che questo può
essere soltanto il cuore del tuo Dio; a Lui rivolgiti unicamente, come faresti
con un amico al quale niente tieni nascosto, perchè sai che ti comprende e
che condivide le tue pene..." Mi offro Io stesso quale tuo modello, sul
quale ti devi studiosamente formare.. Immaginati, Maria, con quale perfezione
hai tu da vivere, se hai da manifestare nella tua persona Gesù vivente e
regnante in te!...
Il
Divin Maestro la sollecita di pregare poi poveri peccatori: "Pregami
specialmente in questi giorni vicini alla Pasqua, ed otterrai ciò che domandi:
ti ho messa come intermediaria tra i poveri peccatori ed il tuo Celeste Sposo:
perora la loro causa. ...Il 3 Aprile 1903 Maria si dispone a fare una
confessione generale: il Divin Maestro le domanda se preferisce il gusto delle
consolazioni sensibili e la grazia di piangere i suoi peccati, oppure la
rinunzia completa di ogni soddisfazione sua per ottenere la conversione di un
peccatore. Gli risponde. "O Gesù, prenditi tutto, io non voglio cercare
altro che te e la tua gloria: privami di ogni consolazione.... permetti anche
che l'infernale nemico mi tenti, mi faccia credere completamente rovinata, a
Te discara perchè colpevole, mi faccia nascere in cuore dei vani timori, purchè
in tale stato d'animo io non abbia ad offenderti colla mancanza di confidenza
nella tua Divina Bontà. Ben soave balsamo alle ferite del mio cuore sarà il
sapere il Tuo consolato per il ritorno di anime smarrite, e fa che siano
numerose, o Gesù. - Come totale è già la donazione di quest'anima a Dio!
grande il suo distacco da tutto, il suo spirito di sacrificio anche nelle cose
più difficili!... Tali le disposizioni che il Signore sempre ricerca per poter
fare da padrone assoluto in un cuore. - E Gesù accetta la generosa donazione
della sua prediletta Sposa: la vita sua passerà in alternative ben dolorose di
pene e timori cagionati da un'eccessìva delicatezza di coscienza, ed in mezzo
a spasimi ed angosce si crudeli ella sarà chiamata a salire rapida e decisa la
via d'una totale fiducia e confidenza in Dio, e divenirne tosi la martire, ella
che doveva esserne l'apostola. Il 16 Aprile essa scrive: "Sono in certi
momenti coli oppressa dal dolore, così angustiata dal timore di non fare ciò
che devo, per corrispondere alle grazie di Dio e piacere a Lui, che provo pena a
capacitarmi ed a confidare nella Sua infinita Bontà. Quando mi metto a pregare,
allora specialmente mi si accrescono le pene e gli affanni... E il Divin
Maestro sempre dolce e riconfortante: "Sappi, le dice, che in quei momenti
in cui ti sembra che il demonio ti voglia strappare dal mio Cuore, sei a Me
maggiormente unita coi vincoli di un forte amore: tu sei la fortunata preda
dell'amor mio. Ma nel tempo stesso l'ammonisce ch'ella é destinata "a maturare
nell'afflizione. Continuerò a provarti con pene interne; ed a queste aggiungerò
le esterne.... voglio che tu giunga a non cercare te stessa in qualsivoglia cosa
che tu faccia... Ed ecco che ai dubbi, alle incertezze, viene ad aggiungersi
la più desolante aridità. Gesù si serve di quest'anima bella per illuminare
la via di chi la dirige; essa ha il dono della discrezione degli spiriti,
legge nel futuro: ma l'anima sua è per ciò che la riguarda in dense tenebre.
Fedele e costantemente forte: "Si, mio Sposo, le dice, se tu volessi che
restassi in questo stato anche fino al termine della mia vita lo vorrei anch'io.
La mia volontà non deve essere che la Tua; prenditi tutto, parenti, roba, affezioni,
sanità, onore, tutto, tutto, purchè mi lasci il cuore per amarti sempre più.
E Gesù di ricambio: "O povera mia diletta, per quanti torchi ti voglio far
passare, affinché esca da te tutto ciò che può anche menomamente offendere il
tuo Dio! Ne sarà stritolata e sconcia la natura, ma lo spirito vivrà di un
vigore nuovo, e tu da queste pene, sopportate con eroica pazienza, ritrarrai
tale desiderio di patire, che non ti lascerà più requie. Ed infatti la colomba
geme, e non sospira che la croce, e protesta che ben felice si stimerà se il
suo Diletto la farà patire, tanto quanto può soffrire una creatura. - Sempre
lo stesso spirito nei Santi! Formati alla scuola di Colui che con ardor
sovrumano esclamava: "Un battesimo di sangue mi aspetta, e qual pena è
la mia fino a tanto che non sia adempiuta! essi ripetono col grande Apostolo:
"A Dio non piaccia, ch'io mi glorii in altro che nella Croce di N. S. Gesù
Cristo - Ed ora, o Amor Crocifisso, che la Tua diletta non fa che uno stesso
spirito con Te, puoi depositare in essa i Tuoi più ricchi tesori, compiere i
Tuoi disegni d'amore. " Ho bisogno, Gesù le dice il 3 Settembre 1903, che
tu m' impresti il
tuo
capo, la tua vita, le tue facoltà delle quali Io stesso ti ho fatto dono, che
tu doni tutta te stessa per divenire lo strumento della mia misericordia... Il
desiderio di vedere e sapere il mio Cuore sempre più conosciuto ed amato deve
spingerti ad accettare questa missione.... accettala per l'amore che porti al
mio Sacro Cuore, entra nell'Ordine della Visitazione.... Il Monastero sarà il
pulpito dal quale mi farai conoscere... Si può facilmente immaginare quanto
quest'anima già serafica anelasse a seguire i divini inviti, che divenivano
ognor più stringenti: "Là, o Sposa, avrai le umiliazioni, avrai il
raccoglimento, avrai tutto ciò che ti occorrerà; Io avrò il mio tornaconto
quando tu entrerai in Monastero, perchè mi guadagnerai delle anime...
Tuttavia solo nel Marzo 1906 i suoi amati genitori seppero imporsi il
dolorosissimo sacrificio di separarsi da lei, e Maria entrò allora finalmente
nel Monastero della Visitazione di Pinerolo.
Ecco
la colomba nel forame della pietra chi ne dirà l'intimo gaudio?... Ma un calice
amarissimo l'aspetta. Nella piena della sua gioia quest'anima bella, manifesta
candidamente alle sue Superiore le intime e divine comunicazioni, i suoi
sospiri ardenti.... Seri timori si destano sulla via straordinaria per cui è
condotta, e si prende motivo da una indisposizione sopravvenutale per
rimandarla in famiglia.... A qual duro cimento fu messa allora la fede della
angelica Maria!... Che ne era del suo Gesù, dell'interna voce che la chiamava
alla Visitazione?... Lunghi mesi di dolorosissime angoscie si susseguirono...
Il padre soffriva immensamente, vedendo la figlia della sua predilezione
impallidire e consumarsi, ed i1 30 Dicembre 1907, qual novello Abramo condusse
egli stesso il suo Isacco al Monastero della Visitazione di Como, che; nella
Madre Maria Luisa Sobrero. allora Superiora colà le apriva le braccia ed il
cuore.
Forse
si sarà indotti a pensare, conoscendo in parte almeno, la dovizia dei divini
tesori che Maria Ferrero racchiude in cuore, stia ella per intraprendere fra le
benedette mura del chiostro, una vita tutta di straordinarietà e di eccezioni.
Invece, nulla di tutto ciò. - Quella che nel mondo aveva saputo involare allo
sguardo umano l'intensa vita interiore che tutta l'assorbiva, e non altro
apparire che un perfetto modello di giovane cristiana, in religione pure saprà
passare inosservata. "Ti terrò all'oscuro per tenerti al sicuro, le aveva
detto Gesù. Anche con le sue Superiore, con le quali avrebbe pur potuto
effondere l'anima sua, le era stato ordinato di tenere un assoluto silenzio:
l'esperienza fatta a Pinerolo ben doveva ammaestrare per l'avvenire. Solo
negli ultimi due anni di sua vita potè procurarsi questo aiuto e questa
consolazione: la Madre Giuseppina Antonietta Scazziga era la destinata da Dio ad
essere l'Angelo Raffaele del suo sfolgorante tramonto. - La nuova Postulante,
adunque, apparve fra le compagne del Noviziato spoglia di alcunchè di
singolare. Le restava ancora da vincere interamente qualche suo difettuccio,
specie un pò di tenacia nelle proprie idee: a questo attese, come anche a ben
formarsi secondo la S. Regola. - Oh la Regola! la Regola! Davvero che si può
dire la santa novizia avere effettuato con perfezione quanto il Santo Fondatore,
Francesco di Sales, enfaticamente dice nella Prefazione: Se la prese, la
masticò e l'inghiotti. Le sue parole furono giorno e notte davanti ai suoi
occhi per meditarle, e sulle sue braccia per portarle, e tutte le sue viscere
ne lodavano Dio.
Anche
Gesù, nelle intime lezioni che dava alla Sua Beniamina, pareva non occuparsi
che della S. Regola, e gliela faceva studiare parola per parola, assaporare ed
apprezzare quale ruscello scaturito dal Suo Cuore. "Per copiarmi, le
diceva, non voglio che abbi altro mezzo che la S. Osservanza.- E Maria, con un
impegno minuzioso e costante, quale l'amore solo può mantenere, si diede tutta
a formarsi su di essa nell'interno e nell'esterno, al punto da tramutarsi in
una vera Regola vivente. - Ecco cosa vedevano di lei le sue compagne di
Noviziato, cosa appariva in Comunità. - Così senz'ombra d'ostacolo, il 5
Novembre 1908, ella venne ammessa alla S. Vestizione, ricevendovi il nome di
Suor Benigna Consolata, ed il 23 Novembre 1909 alla S. Professione.
Il
Divin Maestro continuava ad istruirla famigliarmente: " Mia Benigna, la
purità dell'amore consiste nella purità del sacrificio, e non v'è
sacrificio che mi piaccia tanto quanto quello della stima, dell'onore, della
riputazione, che è la vita morale dell'uomo. Quando un'anima è giunta al punto
di amare il disprezzo per dar più gloria a Dio, Io la guardo con tale sguardo
che se l'anima potesse vederlo ne morrebbe di gioia... E Suor Benigna Consolata
sentiva crescere, crescere in sè la sete del disprezzo.
Si
facevano avvertimenti in comunità? Subito si metteva in ginocchio accusandosi
ella pure colpevole. Sovente invece ne era affatto innocente, ed allora la si
riprendeva per l'abuso che faceva perla pratica di dire i propri mancamenti,
“vero eccesso…” le si diceva, “smania di farsi notare…”
Essa arrossiva, la sua natura sensibilissima soffriva grandemente, ma,
alla prima occasione, la sete che aveva di conformarsi al suo Gesù la
spingeva, senza che se ne avvedesse, a maggiormente umiliarsi. Epperò, più
il Divin Maestro le mostrava le sue predilezioni, più ella andava sviscerando
con un'indicibile soavità le più nascoste latebre del cuore, le più minute
produzioni di quella radice infetta, che é triste retaggio del comun padre,
Adamo. - Le sue Sorelle le sembravano tutte migliore di lei, ed ammirandole come
bellissimi fiori collocati in un ameno giardino, guardava a sè, come al luogo
dove sta riposto il concime, onde disse un giorno: “ Madre mia, quando vedo le
mie Sorelle così buone, così virtuose, pure come angeli, mi sembra di essere
un'intrusa qua dentro”.
Pari
alla umiltà era la sua obbedienza. Fu essa l'usbergo sicuro di quest'anima
privilegiata contro le innumerevoli ed insidiose astuzie di Satana, il faro
che la guidò felicemente al porto, nonostante le spaventose tempeste di tante
pene interne. Nell'obbedienza riposava con abbandono sicuro e completo,
dimentica di sè, come un bimbo inconscio e fidente tra le braccia amorose
d'una tenera madre. - Due sole furono le madri che la guidarono, ed entrambe
sono concordi nell'attestare la loro impotenza ad esprimere degnamente quanto
questa virtù fosse radicata nel cuore di Suor Benigna Consolata. Potevano
metterla in alto o in basso, a destra o a sinistra, affidarle ogni sorta d'incombenze
o lasciarla in un angolo, a tutto si prestava con perfetta indifferenza. - In un
libriccino apposito notava le osservazioni e le raccomandazioni che tratto
tratto la Superiora faceva pel buon ordine della casa ed il buon andamento della
vita comune, e nella pratica non ne dimenticava pur una. - Un giorno la Madre
mostrò esser suo desiderio si procurasse di togliere sempre le foglie secche
dalle panche del pergolato in giardino. D'allora in poi Suor Benigna Consolata,
sebben occupatissima, trovò sempre tempo anche per questo. "Una volta,
narra una novizia, trovandomi con lei a compiere tale obbedienza ed avendo fra
tutte e due raccolte ben poche foglie, le dissi che non mi pareva il caso
andassimo a portarle fino in fondo al giardino, come il solito, e che potevamo
bene gettarle in un cantuccio poco discosto, la Sorella, mi rispose con bel
garbo, nostra Madre desidera che le portiamo laggiù, e se ne avessimo
raccolto anche una sola, mi sembrerebbe il caso di doverci andare, e di
continuare fino a tanto che mi venisse un'altra obbedienza.
-
Siamo d'inverno, e in tempo della ricreazione della sera Suor Benigna
Consolata si avvicina alla Madre dicendole: "Mia Madre, le finestre della
stanza dove sì, distende la biancheria sono ancora aperte, se permette
andiamo a chiuderle. "Come sa lei che sono aperte? interroga questa.
(Bisogna notare che si tratta di finestre tosi appartate; che bisogna portarsi
appositamente presso detta stanza per poterle vedere.) "Mia Madre, rispose
la buona Suora, da quest'estate, quando Vostra Carità disse in Comunità esser
cosa prudente, osservare che prima di notte quelle finestre fossero chiuse,
tutte le sere ci andai per obbedienza. Chi non rimane ammirato da tanta costanza
e da tanta fedeltà ?... Era Gesù che la formava in tal modo. "Oh se si
conoscesse il pregio dell'obbedienza! le diceva Egli spesso: "Non bisogna
lasciar cadere nessuna parola della Madre e come tu, anche sotto il più piccolo
frammento d'Ostia consacrata, mi credi presente, così devi credere che lo ho
deposto la mia autorità nella Superiora... Mia Benigna, Io annetto la
grazia della vita interiore alla fedeltà che ha un'anima alle raccomandazioni
dell'obbedienza.
A
questo bell'assieme d'umiltà e d'obbedienza va aggiunta un'altra pregevolissima
tinta, che è pure molto spiccata nel quadro morale della “Beniamina di Gesù”
e ci è data dal suo spirito sì costante, minuziosa, multiforme mortificazione.
Ella non praticò, no, quelle grandi austerità che meravigliano tanto nella
vita de' Santi: vi si sarebbe sentita inclinata, ma nè il carattere del suo
Istituto, nè la via per cui la conduceva il Signore vi si adattavano; epperò,
quale affamato in cerca di minuzzoli, dappertutto sapeva metter della mirra.
Teneva sempre un contegno grave e modesto, il tono della voce sommesso e
dolce, gli occhi ordinariamente bassi anche in ricreazione, e quando li alzava,
anzichè guardare, sembrava cercasse e rimirasse un Bene estremamente caro e
noto a lei sola. In Coro, stando in orazione e ovunque pregasse rimaneva
immobile, ginocchioni, senz'appoggio, colle mani giunte per gelo o caldo che
facesse. Durante la recita dell'Ufficio, quando secondo il cerimoniale stava
seduta, teneva, senza dar nell'occhio, i piedi un po' rialzati da terra, il che
le costava un vero tormento. Anche nei cibi era morti morificatissima e ad
esempio del suo S. Fondatore, non vi faceva distinzione alcuna. Pur soffrendo
un'ardente sete, passava sovente giornate intere senza prendere un sorso d'acqua
offrendo la sua sete a Gesù per salvare anime; trovava modo di tormentarsi
perfino di notte, prendendo il necessario riposo, e bisognava alle volta che
intervenisse Gesù stesso per dirle: “Basta, Nigna, riposa ora”. Insomma,
saremmo interminabili su tale argomento. Era la risposta dell'amore agli inviti,
ai lamenti del Celeste Sposo. “Mia Benigna, le diceva Egli, se si avesse più
fede, si potrebbe vivere di mortificazione come si vive di pane, invece la si
fugge come la peste!.... Non sai che potere ha su di Me un'anima fedele? tante
volte una cosa da niente, come una parola taciuta in tempo di silenzio, una
risposta data dolcemente, quando si ha premura, può essere quella che ottiene
la grazia, come un piccolissimo ostacolo può far deviare una grande corrente
d'acqua.... Se non puoi fare grandi cose per Mio amore, fa le piccole con
grande amore. Vale di più un grammo d'oro o un chilo di ferro? Vale di più un
inchino di capo fatto per amore che un digiuno fatto per forza.... Dà uno
sguardo a Gesù in Croce, e vedrai il programma della tua mortificazione...
Mia Benigna, un'austera austerità consiste nel tenere così a freno la natura
coi legami d'una rigorosa mortificazione, che la natura venga legata come un
delinquente in carcere. Contrariarsi sempre... quando sei in dubbio fra due
cose, e non sai che cosa fare, guarda sempre da che parte c'è più di
mortificazione perché, dove c'è più mortificazione, c'è più di
perfezione... Perché anche fra le Religiose ci sono poche contemplative? poche
anime alle quali posso fare grazie straordinarie? perché c'è poca
mortificazione... Ve lo dico per amore, e pel desiderio che ho di farvi grazie
grandi, e se non siete mortificate, non ve le posso fare... La mortificazione è
come il canale di trasmissione dove passano le mie comunicazioni speciali...”
Ma...
fermiamoci un momento. Nel pensiero del buon lettore ci sembra scorgere questa
domanda: E della missione della cara privilegiata che ne è? Ci si permetta
rispondere che in parte l'abbiamo già tratteggiata. - In un'occasione Gesù le
aveva detto: “Strumenti delle Mie misericordie sono gli stessi uomini, che
Io di tanto in tanto suscito, formo ed allevo, fornendo di quelle grazie che
sono loro necessarie per compiere la missione che loro affido. Secondo le
necessità, Io vengo disponendo e formando le anime, che dovranno nella società
far rivivere lo spirito cristiano. Ci furono pel passato ci sono al presente, e
ci saranno per l'avvenire. Tu sei una di queste anime. Per ora nell'intimo della
famiglia; più tardi nel Monastero, e dal Monastero nel mondo, dovranno
spandersi i profumi soavi di quelle virtù che con tanto amore vado in te
coltivando”. - E infatti, anche dal poco che abbiamo qua e là spigolato, non
ci si presenta un assieme meraviglioso, di una forza divinamente efficace
per illuminare e vivificare le anime?.... Sono insegnamenti celesti, che mirano
a render ubertose le radici del vero spirito religioso, e che vengono illustrati
da fedelissimi esempi di piccole, ma tanto più grandi virtù. - Se mai, lo
sfibramento morale ed il senso umano che regnano sovrani nel mondo avessero
avuto qualche presa su di noi, ritempriamoci a questa fonte purissima, e ci
renderemo vasi di elezione al cospetto di Dio.
É
pur vero tuttavia che la missione di Suor Benigna Consolata non è qui tutta: ci
manca anzi da parlare della sua parte più importante del suo Apostolato
d'Amore, di quell'amore che la consumò come una dolce sua Vittima.
Quest'anima
privilegiata cominciò a scrivere quanto le comunicava Gesù nel 1902, per obbedienza
al suo Direttore. Lo faceva alla sfuggita, interrottamente e mai, secondo le
aveva promesso il suo Diletto, venne scoperta da quei di casa. - In Monastero
dovette continuare per parecchi anni a comportarsi nello stesso modo, poi
ottenne la licenza di dedicarvi una mezz'ora al giorno, e poi di più, finchè
in ultimo venne lasciata al servizio dell'Amore. - E perché scriveva?... E che
cosa scrisse?... Scriveva per rivelare al mondo le Misericordiose Tenerezze del
Sacro Cuore di Gesù. - A suggello dei divini insegnamenti, " Mia Benigna,
le diceva sempre il Celeste Sposo, Io parlo a te, ma è per le anime.... Io
dico a te, ma è per le anime... Mi servo di te, come d'un canale per far
giungere la Mia parola alle anime...” E suor Benigna Consolata scriveva,
scriveva, e veniva assicurata dall'Amore che i suoi scritti si sarebbero
diffusi ovunque, e avrebbero prodotto un bene incalcolabile. - E' il lungo,
appassionato grido del Buon Pastore, che va in cerca della pecorella smarrita,
e la chiama coi più teneri accenti: “Io son tutto Misericordia. Io non
cerco che di usare Misericordia. Ma ciò che ti voglio dire, o mia Benigna, ed
Io concentro in poche parole molto sugo, è questo: che l'anima non abbia mai
paura di Dio, che Dio è sempre pronto ad usarle misericordia, e che il più
gran piacere che possa avere il Cuore del tuo Gesù è quello di poter condurre
al Suo Eterno Padre il più gran numero di peccatori che sia possibile. Sono
queste le mie glorie, o mia Benigna: li amo tanto i poveri peccatori!... Il mio
Cuore non solo compatisce, ma si rallegra quanto ha più da riparare... Quando
un'anima si pente, quando un'anima detesta ciò che ha avuto la disgrazia, di
commettere, quando un'anima lo deplora con tutto il cuore, credi tu che Io sia
poi così duro da non dimenticare? Tu non conosceresti il mio Cuore se lo
pensassi così. Il mio amantissimo Cuore ha talmente fame e sete dei poveri
peccatori, che quando un'anima incomincia il movimento di ritorno verso il suo
Dio, il mio Cuore non può tenersi e le corre incontro. Quand'anche un'anima
fosse coperta di tutti i peccati che si possono commettere dalle persone che
sono state, che sono e che saranno fino alla fine del mondo, se quell'anima si
pente, e che il mio Sangue la purifichi, non resta più in quell'anima neppure
la più piccola macchia, perchè la mia grazia opera sempre quando trova
nell'anima le dovute disposizioni. Tu non puoi credere il piacere che provo nel
farla da Salvatore: è tutto il mio contento, e faccio i più bei capolavori
appunto delle anime che ho tolto più dal basso, più dal fango. Una volta che i
peccati sono perdonati, si convertono per l'anima che li ha commessi in fonti
di grazie, perchè sono fonti perenni d'umiltà…”
Alle
interminabili citazioni che si potrebbero fare degli inviti del Divin Cuore alle
anime da lui lontane, si uniscono quelle non meno commoventi e calde,
invitanti alla più illimitata fede e confidenza in Lui. “La principal cosa
che desidero si sappia è che Io son tutto amore, e che la più gran pena che
si potrebbe fare al mio Cuore sarebbe di dubitare della mia Bontà…”
“Senti, mia gioia, scrivi questo: Se si vuol farmi un piacere grande è
credere al mio Amore; se me lo si vuol fare più grande è credere di più, e
per farmelo poi grandissimo è non metter limiti a questa Fede nel mio Amore....
La confidenza è la chiave che apre i tesori della mia Misericordia.... Le anime
confidenti sono le ladre delle mie grazie.... E' certo che cento peccati
m'offendono più di uno, ma se quest'uno fosse di diffidenza, Mi ferirebbe il
Cuore più che cento altri, perchè la diffidenza ferisce il mio Cuore nel più
intimo; amo tanto gli uomini!... Io amo gli uomini, Io amo teneramente gli
uomini, li amo tenerissimamente come miei fratelli; benchè ci sia una distanza
infinita fra Me e loro, Io non la conto…” E siccome l'amore vuole la
corrispondenza: “Mia Benigna, continua l'Amante Divino, fatti l'Apostola del
mio Amore, grida forte che ti senta tutto il mondo che Io ho fame, che lo ho
sete, che lo muoio dal desiderio di esser ricevuto dalle Mie creature.... Sono
nel Sacramento del mio Amore per le mie creature, ed esse ne fanno si poco
caso!... Mia Benigna, ho sete dell'amore delle Mie creature! I Serafini mi amano
tanto, i Santi mi amano tanto, il loro amore è più puro, Io ho tanto amore in
Cielo, ma vengo a cercarlo in terra, perchè in terra l'amore è libero...”
Sono pagine e pagine meravigliose di cui ogni linea, ogni parola è una
scintilla caduta dalla fornace ardente del Cuore Sacratissimo di Gesù nel mondo
delle anime per accendervi quel fuoco di cui è scritto: " Ignem veni
mittere in terram, et quid volo visi ut accendatur? E così si compie quanto fu
detto alla “piccola segretaria” del Divin Cuore: “Voglio un nuovo
risorgimento nella società, e voglio che questo sia operato dall'Amore.... Mi
servirò di te quale mezzo per comunicarmi alle Mie creature....”
Tutto
vero. Ma non dobbiamo mai dimenticare che la nostra salute vien dal Calvario,
e che, nell'economia divina, solo la croce ha virtù fecondatrice. Epperò:
“Mia Benigna, dammi delle anime” “Come devo fare, o Gesù, per darti
anime?” I° Col sacrificio. Si,
mia Benigna, che tu sia in un continuo stato di sacrificio. Quando tu ti trovi
fuori di questo stato ti devi sentire fuori di posto. Bisogna continuamente
accenderlo nel cuore questo fuoco... le anime non si salvano col far
niente...” La parola “sacrificio”, è sempre stata la nota dominante degli
insegnamenti divini; ma se dapprima il Divin Maestro additava con essa alla sua
fortunata discepola la via più breve per giungere a quella perfezione eroica
a cui la chiamava, nell'ultimo periodo di sua vita gliene parlava come
dell'unico mezzo per glorificare il Suo Cuore, e dargli anime. “Il mondo corre
a precipizio, le diceva, ma Io lo fermerò nella sua corsa vertiginosa con un
drappello di anime generose, che combatteranno sotto la mia scorta”. Ed in
altra circostanza: “Mia Benigna, la sete che Io ho di salvare anime più che
posso Mi spinge a cercarmi delle anime che io associo alla mia opera
d'amore...” Nel 1915 Gesù chiedeva infatti alla beniamina del Suo Cuore di
unirsi a Lui col voto di vittima. "Avuto il consenso dei miei Superiori,
prosegue essa nei suoi manoscritti, e fatto quanto Egli desiderava, così
mi disse: " L'Amore vuole precipitarsi in te, l'Amore ti investirà,
l'Amore ti consumerà, ma tutto con tanta soavità che, pur soffrendo un martirio
d'amore, desidererai di sempre più patire... Si, mia piccola Sposa, Io accetto
in tutta l'espansione del mio amore il tuo sacrificio.... Io t' immolerò,
ma sempre coi dardi che ti lancerà l'amore, Io t'incatenerò, ma coi legami
d'amore, Io ti consumerò, ma nel fuoco del mio amore...” - Ed ecco
tracciata in poche parole la vita di Suor Benigna Consolata nell'ultima sua
fase. Arrivata già alle cime dell'abnegazione di sè, altro non restava a
quest'anima bella che salire qual novello Isacco sulla catasta, e lasciarsi
lambire dalle fiamme dell'Amore... E' quello che fece. - Assai sovente le sue
Sorelle la vedevano tutta emaciata in viso, come persona affranta... L'Amore
aveva versato nel cuore della Sua Diletta la piena del Suo dolore per vedersi
tanto poco compreso, amato, corrisposto... Oh! quante volte al termine
dell'Orazione o di Mattutino Suor Benigna Consolata sentiva il bisogno di
buttarsi fra le braccia materne, e là scoppiare in direttissimo pianto!... -
La mattina del 7 Marzo 1916, vigilia delle Sacre Ceneri, ebbe la vista
intellettuale del Divin Cuore in forma di un cuore di carne lacerato
rabbiosamente dai cani, che, disputandoselo a vicenda, ne facevano orrido
scempio.... Erano gli stravizzi del giorno che lo facevano tanto soffrire. La
dolce vittima è invitata alla riparazione ed alla penitenza.... In Comunità si
fa un'insolita ricreazione.... Suor Benigna Consolata, formata dal Suo Celeste
Sposo alla vita comune, trova modo di conciliare l'una cosa coll'altra; ma chi
ne dirà l'eroico sforzo?... - Ell'era veramente “il sollievo dell'amore”
epperò lo spirito nemico con livore satanico non lasciava intentato nessun
mezzo per strapparla al Divin Cuore. Se fortissime erano sempre state le sue
tentazioni, in quest'ultimo periodo l'assalivano con una veemenza ancor
maggiore. Il timore della sua eterna condanna, e tutto ciò che v'ha di più
terribile ed orrendo passava nella sua mente e nel suo cuore, e la straziava così
da sembrare volerla condurre a disperazione. Infine ritornava la bonaccia, e con
essa un'affluenza rinnovata di tenerezze divine. “Tu sarai consumata
dall'amore” le aveva detto Gesù, e così veramente avveniva. - Attendendo
alle sue faccende, in ricreazione, in refettorio, aveva alcunchè di astratto e
di assorto in Dio; si capiva che languiva pel desiderio del Cielo, che era
famelica di orazione. Ormai più non le bastavano due ore di soavissimi
colloqui a metà della notte.... Tre, quattro, cinque ore di notturna preghiera
le volavano rapide più del baleno, ora in fervidi slanci, in ardenti
aspirazioni per la conversione delle anime, ora in ricevere le divine
confidenze. - Ma intanto il fragile involucro si logorava, ed ognuno presentiva
che l'angelica farfalla stava per prendere il volo in seno alla divinità. - Per
sempre meglio purificare la sua Diletta prima di ammetterla alle nozze eterne,
il Celeste suo Sposo l'invitò a fare un ritiro: “Chiedi a tua Madre, le
disse, il permesso di ritirarti in solitudine dalla sera del 20 Giugno fino al 2
Luglio inclusivo”.
E
siccome ella Gli faceva osservare che i soliti ritiri non oltrepassavano mai i
dieci giorni: “Dodici giorni, rispose Gesù, non sono di troppo per prepararti
a ben morire”. - Quando Suor Benigna Consolata si congedò dalla Comunità
per entrare in ritiro aveva un'espressione di felicità nuova sul volto.... l'Amore
ve l'attirava. - Non é in questi pochi cenni biografici che si possa favellare
di giorni sì pieni. Diremo solo che il 30 Giugno, Festa del Sacratissimo Cuore
di Gesù, aderendo alla richiesta del divino Amante, ella fece la sua solenne
Professione coll'Amore, rinnovando i voti religiosi e quelli a lei particolari
alla presenza di S. E. Mgr. Alfonso ArchiVescovo di Como e della sua
Superiora. - Uscì dalla solitudine tutta profumata, e come stillante aromi di
benedizione. Le consorelle desideravano ardentemerte riaverla nella cara vita
della Comunità; ma quando riapparve più d'una non osò avvicinarsele per
darle il “ben tornata”. Simile a Mosè ritornante dal Monte, pur avvolta in
veli di abbassamento e di modestia, aveva alcunchè che comandava il rispetto e
la venerazione: ella stessa non si sentiva più di questa terra. - Sulla fine
del Luglio fu presa dai primi sintomi del male, e la sera del 31 Suor Benigna
Consolata lasciava prima del solito la Comunità, e si poneva a letto.
Incancellabile rimarrà nella memoria di chi lo afferrò, l'ultimo sguardo
ch'ella diede allora all'amata sua famiglia: vi era la viva espressione di
quella soavissima benignità con cui l'aveva sempre imbalsamata, l'assicurazione
del perenne ricordo che avrebbe conservato, il suo ultimo addio. - Grandi
sofferenze l'aspettavano, ma la dolce vittima ne era famelica. “Si, Gesù, diceva,
ancora di più. Bastona, bastona il tuo somaro, ma dammi anime. Chiudi
l'inferno, che più nessuno vi entri. Oh! s'io sapessi che soffrendo anche
maggiormente -, non solo per settimane, per mesi ed anni, ma anche sino alla
fine del mondo, se fosse possibile, non meritassi niente, ma dessi gloria a Dio
e salvassi anime, oh! come soffrirei volontieri ogni sorta di mali!... certo non
da me sola, ma con Gesù che mi sta sempre vicino, mi aiuta in tutto e mi parla
continuamente. Sovente mi chiama: “Mia Nigna, mia gioia”. - La S.
Comunione le veniva portata ogni giorno; il 14 Agosto manifestò il desiderio
le si amministrasse l'Estrema Unzione, e la ricevè con sommo gaudio. Quella
sera Mgr. Vescovo andò a visitarla; già qualche giorno prima vi si era recato
con grande bontà e paterna degnazione, e Suor Benigna Consolata non rifiniva
dal parlargli della sua felicità di patire, e patire per amore. - Vennero poi
tuttavia anche le ore di lotta.... i dubbi strazianti di aver ingannato i
Superiori, narrando di quella voce.... tutti gli scritti falsi.... la vita tutta
un'impostura. Solo l'obbedienza la ritornava allora in calma. - La dolce
vittima dell'Amore aveva predetto che il dì 28 sarebbe stato terribile per lei.
La sera della vigilia, in tempo di Mattutino, scoppiò un furiosissimo temporale
che frantumò molti vetri del Monastero. “Mia Madre, disse Suor Benigna
Consolata, sente come infuria la tempesta? Così è infuriato il nemico contro
di me. So da Gesù che non è un solo, ma una legione di demoni che mi sta
d'attorno”. All'indomani l'angelica morente fu assalita al punto da
obbligare Mgr. Vescovo ad esorcizzarla più volte. - Possono stupirsi, i
semplici, di questo fatto: ma dotti teologi vedono invece in questo scatenarsi
delle furie d'averno nell'ultima ora di una vita tanto privilegiata, un
contrassegno indefettibile della sua santità. - Epperò ne dava continuo e
dolce spettacolo. In un'intera dimenticanza di sè, si occupava solo
nell'ascoltare il suo Diletto e nel dargli gusto. Le si portava un pò di
gelato? Vi si sarebbe gettata sopra; ma al contrario lo prendeva con gran calma,
e dopo alcuni cucchiai smetteva. Richiesta del perchè, “Gesù, rispose, mi
ferma. “Basta, Nigna, mi dice, da un giusto sollievo passeresti ad
accontentare la natura”. La caritatevole Superiora, cercava pure di
toglierle la molestia delle mosche e delle zanzare, ma essa non glielo
permetteva, dicendo amabilmente che Gesù in Croce non poteva procurarsi nessun
sollievo. " Se sapesse, soggiungeva in altra occasione, che ardore di
soffrire mi ha messo in cuore Gesù!... Mi resta ancor poco tempo, e vorrei
patire senza sollievo. L'egregio suo fratello si recò, durante queste ultime
settimane, più volte a Como per visitarla: la rivedeva in un piccolo parlatorio
al primo piano, dove era condotta in una carrozzella. L'ultima volta Suor
Benigna Consolata non fu più in grado di andarvi. L'affezionato fratello le
scrisse allora dal parlatorio una lettera, come suo ultimo addio. Ella l'attese
con desiderio vivissimo, e quando le fu portata, tese la mano, l'aprì con
gioia, ma poi, senza leggerne una parola, la consegnò alla Superiora, e:
"Sento, disse, che Gesù mi domanda questo sacrificio " Almeno, replicò
la Madre, mi dirà qual risposta debbo dargli.... è in parlatorio, e aspetta.
Al che, Suor Benigna Consolata: "Mia Madre, La prego, faccia Vostra Carità
come meglio le sembra; quanto a me sento che Gesù vuole che Gli dia questa
prova d'amore... Lo stesso fece riguardo a un suo nipotino. - Eppure era
vivissimo l'affetto che portava ai suoi! Nei pochi momenti di delirio che ebbe,
li nominava tutti con tenerezza indicibile! - Quale era stata in vita, tale fu
sul letto di morte: di un'abnegazione costante, semplice, e insieme eroica. -
Spuntò alfine il dì della liberazione. Gesù le aveva detto che ogni giorno
della sua malattia aveva la missione di espiare per un anno di sua vita: ne
erano passati trent'uno, ed ella contava altrettanti anni d'età. - La,
mattina del primo settembre potè per l'ultima volta ricevere il S. Viatico:
poi d'ora in ora andò sempre più affievolendosi, finchè, fissati gli occhi
in un punto lontano e luminoso, placidamente spirò. - Erano le 15 di un Venerdì,
del primo Venerdì del mese. - Non sembra che il Divin Cuore abbia voluto, con
circostanze così meravigliose, render glorioso il trapasso della Sua
Beniamina, apporre un sigillo divino alla sua vita ed alla sua missione?... Ed
ecco che quella che passò inosservata perfino tra le sue consorelle, oggi è
nota in ogni paese: i pochi frammenti dei suoi scritti,
già dati alle stampe vengono tradotti in tutte le lingue gustati,
apprezzati altamente: la sua tomba è sempre coperta di fiori, circondata di
devoti, ed è una moltitudine ormai quella che attesta di aver ricevuto grazie a
sua intercessione.
E’
il trionfo dell'umiltà, posseduta dall'Amore. Dio sia benedetto!
Per
richiedere il libretto della biografia, le rivelazioni, le immagini
e reliquie o per comunicare grazie ricevute, rivolgersi al Monastero della
Visitazione - Via Briantea, 14 –
Como – Tel.: 031306150