SS COSMA E
DAMIANO
I
due santi gemelli, che erano medici a Egea in Cilicia, dove vennero martirizzati
nel IV secolo, sono considerati patroni dei medici e dei chirurghi, ma anche dei
farmacisti e dei barbieri oltre ad essere invocati come risanatori di ogni male.
Nel VI secolo i santi Cosma e Damiano erano così popolari a
Roma che la regina dei Goti Amalasunta donò a papa Felice IV (526-530) una
delle due biblioteche poste ai lati del tempio della Pace e il tempio rotondo
dei Penati perché si costruisse il santuario in onore dei due taumaturghi
considerati i patroni dei medici. Nello stesso periodo la loro basilica di
Costantinopoli era un santuario nazionale in cui accorrevano centinaia di
malati che passavano la notte in chiesa secondo il rito dell'incubazione:
durante il sonno i due santi venivano a curarli, consigliando loro un
medicamento oppure applicando un impacco composto di olio e cera o addirittura
operandoli come chirurghi. Non diversamente si comportavano i pagani che
chiedevano la guarigione al dio Asclepio - Esculapio in latino - oppure a Iside,
a Serapide, ai gemelli Castore e Polluce. Sicché si è osservato che la
straordinaria popolarità dei due martiri della Cilicia è dovuta al ruolo di
guaritori che ereditarono dai gentili secondo un'accorta regia della Chiesa
che si preoccupava di cristianizzare tradizioni troppo radicate per essere
cancellate senza traumi. Se si leggono le prime leggende sui miracoli dei due
santi, si notano tante analogie con leggende precristiane. D'altronde
straordinariamente simili sono gli ex
voto, le
tavole su cui era narrata la guarigione a lode e ringraziamento della divinità.
Secondo la maggior parte delle fonti si può ragionevolmente sostenere che Cosma
e Damiano erano medici a Egea, in Cilicia, dove oltre a curare convertirono al
cristianesimo molte persone fino a meritare il martirio durante la persecuzione
di Diocleziano. Da quella cittadina, che era un centro importante del culto ad
Asclepio insieme con Epidauro e Pergamo, si irradiò la loro fama in tutto
l'Oriente. Le reliquie vennero traslate a Kyros, in Siria, dove nel VI secolo
Giustiniano, guarito da una gravissima malattia per loro intercessione,
ricostrui la basilica dov'erano sepolti e da dove furono traslati a Roma in
epoca imprecisata. Secondo la tradizione erano fratelli gemelli, come Castore e
Polluce, e di origine araba: chi dice immigrati in Cilicia, chi invece nati in
una famiglia
che faceva parte di una colonia arabo-cristiana. Quanto al significato dei nomi,
Kosmos in
greco era un ipocoristico di nome composto il cui secondo termine era formato da
k6smios, ornato,
bene ordinato; e ipocoristico era pure Damianos, derivato da un composto il cui secondo termine era -damas,
da damezein,
domare. Come
è sempre successo quando il nucleo della venerazione è di tipo rituale,
fiorirono su di loro tante leggende, raccolte in due Passiones e poi nel medioevo nella Leggenda
Aurea di
Jacopo da Varagine, che ispirarono un'iconografia tra le più ricche
dell'Occidente, specie in Italia, Francia e Germania. È in Italia, nella
basilica romana dei Santi Cosma e Damiano, la più antica rappresentazione dei
due medici detti anargiri, cioè «senza denaro» perché secondo la tradizione
praticavano la medicina senza chiedere compensi; un comportamento che
corrispondeva fra l'altro a un'esortazione di Esculapio ai medici («Darete
delle cure gratuitamente, se c'è da soccorrere un povero o uno straniero, perché
dove c'è l'amore degli uomini c'è l'amore dell'arte») ed era consono
all'insegnamento cristiano. Nel mosaico absidale del VI secolo, dove campeggia
il Cristo come giudice, si vede a sinistra Pietro che in veste bianca accompagna
Cosma con il borsello da medico al braccio e sulle mani la corona d'alloro dei
martiri mentre sulla destra è Paolo ad accompagnare Damiano simile al fratello:
entrambi barbati e baffuti. Ai lati estremi della scena appaiono a sinistra papa
Felice IV con il modellino della basilica in mano e a destra il soldato san
Teodoro, allora molto popolare perché fmo al IX secolo era l'unico martire
militare universalmente venerato e lo si considerava il patrono dell'esercito
bizantino. Nella basilica romana vi è anche un ciclo di affreschi barocchi
attrihuiti a Tullio Montagna e Simone Lagi, che narrano alcuni episodi leggendari
della loro vita. Ma dei tanti mirabolanti miracoli soltanto due sono
rappresentati: la guarigione di un dromedario e quella di una donna emorroissa,
Palladia. Gli altri quadri rappresentano alcuni episodi del martirio ordinato
dal prefetto Lisia dopo che i due medici si furono rifiutati di sacrificare
agli dei: subite varie torture, fra cui la flagellazione, Cosma e Damiano
vengono gettati dall'alto di una rupe in mare con un pesante macigno al collo,
ma gli angeli li sorreggono sulle onde e li riportano a riva. Allora Lisia li
condanna al rogo ma le fiamme evitano persino di lambirli, anzi assalgono i
carnefici. Manca in questo ciclo l'episodio delle frecce che, scoccate dagli
arcieri sui due martiri legati nudi alle croci, non solo non li colpiscono ma
come boomerang si ritorcono contro i soldati. E manca anche la lapidazione
fallita, perché le pietre si comportano come le frecce. Esasperato dai loro
portenti, Lisia li fa infine decapitare mentre da una nube si affaccia un
angioletto con la simbolica palma. Questa scena, insieme con il seppellimento,
conclude il ciclo sulle pareti mentre sul soffitto la Gloria dei martiri, che
alcuni storici dell'arte attrihuiscono a Benedetto Cesari e altri a Montagna e
Lagi, celebra la loro comunione divina. Nella basilica inferiore, ricavata nel
XVII secolo quando venne rialzato di sette metri il pavimento di quella
attuale, è rimasto l'antico altare alabastrino nel cui pozzetto si conservano
le reliquie dei santi Cosma e Damiano traslate al tempo di san Gregorio Magno
(590.604). Ma secondo un'altra tradizione - tedesca - le reliquie sarebbero
state traslate nel IX secolo da sant'Alfredo nel Duomo di Hildesheim e, dopo
una serie di spostamenti, prima a Brema e poi a Bamberga, sarebbero giunte nel
XVI secolo, per ordine di Massimlliano Il, nella chiesa di San Michele di
Monaco. Nel ciclo della basilica romana è dipinta anche la scena di Lisia che
li condanna alle torture. Il Beato Angelico invece ha rappresentato
l'interrogatorio non solo di Cosma e Damiano, ma anche degli altri tre loro
fratelli, Antimo, Leonzio ed Euprepio, ricordati nella Passio araba
e nella Leggenda
Aurea. Ispirandosi
a quest'ultima il frate dipinse fra gli altri l'episodio di Palladia che,
guarita da un inarrestabile flusso di sangue, offrì loro un modestissimo
regalo: tre uova, che i santi rifiutarono. Allora la donna, preso da parte
Damiano, lo scongiurò in nome del Cristo di accettare quel piccolo omaggio; e
il medico lo prese per non dare l'impressione di spregiare il nome del Cristo.
Quando il fratello lo venne a sapere si adirò a tal punto che ordinò
pubblicamente di non seppellirlo nello stesso sepolcro con Damiano. In un'altra
scena è rappresentato il funerale col miracolo del dromedario che cominciò a
parlare dicendo di seppellire tutti e cinque i fratelli insieme perché il
Cristo aveva pienamente scagionato Damiano. Il Beato Angelico, su impulso dei
Medici che avevano eletto Cosma e Damiano loro patroni per l'omonimia del
cognome della famiglia con la loro professione, dipinse più di una ventina di
episodi sia nella pala di San Vincenzo di Annalena, commissionata espressamente
da Cosimo, sia nell'altra pala di San Marco: fra questi il primo trapianto, pur
leggendario, di una gamba che la storia conosca. Narra la Leggenda
Aurea che il
guardiano della basilica romana aveva la gamba rosa da un orribile cancro. Ma
una notte gli apparvero i due santi martiri con unguenti e un coltello in mano.
Disse un fratello: «Dove possiamo prendere una gamba sana da applicare al posto
di questa imputridita?». E l'altro rispose: «Oggi nel cimitero di San Pietro
in Vincoli è stato sepolto un etiope; prendiamogli una gamba e mettiamola al
nostro devoto. Quando il guardiano si svegliò si accorse di essere
perfettamente guarito, sebbene la gamba non fosse più bianca ma nera. La Leggenda Aurea narra un altro episodio leggendario, dipinto
invece dal Tintoretto a San Giorgio Maggiore di Venezia: un giorno un contadino,
dopo aver falciato il grano, si addormentò nel campo a bocca aperta. Una serpe
ne approfittò per entrare nello stomaco. Al risveglio il contadino non sentì
nessun dolore; ma alla sera cominciò a soffrire le pene dell'inferno fino a
quando ebbe la felice idea di invocare i santi Cosma e Damiano. Poi si recò
alla loro chiesa dove cadde in un sonno profondo: e la serpe gli uscì dallo
stomaco. Col rinascimento l'iconografia di Cosma e Damiano si arricchì di nuovi
attributi oltre a quello tradizionale del borsello per le medicine, che poteva
essere ovale o rettangolare: veste di panno rosso, come quella dei medici
dell'epoca, ampio mantello foderato di vaio, cappuccio o berretto cilindrico; in
mano gli strumenti della professione, come la cassetta da chirurgo, il mortaio
da farmacia, la scatola di unguenti, la spatola, il vaso per le urine. Ormai i
due santi gemelli erano considerati i risanatori di ogni male, specie di quelli
dei reni e della gola. Non soltanto i medici e i chirurghi li veneravano come
patroni, ma anche i farmacisti perché le due professioni si erano differenziate
molto tardi, soltanto verso l'XI Secolo. I farmacisti prediligevano Damiano,
tant'è vero che lo facevano raffigurare come uno di loro. Anche i barbieri, che
praticavano nel medioevo la medicina minore, li elessero a loro patroni: il
Collegio dei parrucchieri e Barbieri di Roma, nato a Roma nel 1243, si chiamò
infatti Compagnia dei santi Cosma e Damiano. A sua volta la facoltà di medicina
di Bologna volle sul proprio gonfalone e sul Sigillum
magnum l'effigie
dei santi Cosma e Damiano. In Italia si moltiplicarono le chiese in loro onore:
a Roma le più antiche avevano un ospizio per i malati dove i Benedettini o i
Basiliani prestavano la loro opera caritatevole, come per esempio
nell'Oratorio dei Santi Cosma e Damiano in
xenodochio Tuscio, presso il Laterano. Oggi i santuari più importanti, oltre alla basilica
romana, sono quelli di Alberobello, di Bitonto, di Gaeta, di Isernia, che
conserva due reliquie ed è visitato da interminabili carovane di pellegrini, di
Matera, di Oria, nei pressi di Brindisi, di Ravello e infine di Anela, in
provincia di Sassari. Secondo il nuovo calendario romano generale la loro festa
cade in Occidente il 26 settembre mentre una volta era al 27, considerato il
giorno commemorativo della dedicazione della basilica a loro intitolata nel Foro
Romano.
PREGHIERA
O
Gloriosi Santi Cosma e Damiano, Voi, dopo una vita ripiena di opere di
misericordia verso gli ammalati, generosamente affrontaste i tormenti e spargeste
il sangue in testimonianza di fede e di amore a Gesù Cristo. Per questo la
Chiesa Vi onora come Martiri, si rallegra della vostra gloria e invoca il vostro
aiuto nei mali dai quali siamo angustiati e oppressi. E noi siamo venuti qui,
nel vostro Santuario, per venerare le vostre insigni reliquie e per implorare il
vostro efficace aiuto. O Santi Cosma e Damiano, Voi siete fratelli: accendete in
noi l'amore fraterno. Voi siete martiri: accrescete in noi la fede e l'amore al
Signore. Voi siete medici potenti e pietosi: venite in nostro soccorso,
guariteci dai mali dell'anima e dalle malattie del corpo, e confortateci sempre
con la vostra bontà, con la vostra preghiera per noi e con la continua e
compassionevole vostra protezione. Amen.
200
giorni d'indulgenza