SANTA VERONICA PARLA AI SACERDOTI
Suore
Francescane dell’Immacolata
“Monastero
delle Murate”
Città
di Castello PG
PRESENTAZIONE
In occasione del 50° anniversario di
sacerdozio del loro Fondatore, Padre Stefano Maria Manelli, la novella Comunità
contemplativa di Città di Castello ha voluto, con questa piccola
pubblicazione, offrire il suo modesto omaggio al loro Padre, che vive in tutta
pienezza il suo sacerdozio cristiano, sotto lo sguardo materno della Vergine
Santa, Madre del sommo ed eterno Sacerdote e di tutti i sacerdoti.
L'anniversario
di sacerdozio del Padre Comune e la speciale vicinanza della novella Comunità a
S. Veronica Giuliani sono state le occasioni privilegiate per ricercare se e
che cosa una stimmatizzata del `6-700 barocco abbia da dire ai sacerdoti del
Terzo Millennio. S'è scoperto così, ancora una volta, nel "Tesoro nascosto"
del Diario (D) della Santa, una ricchezza di dottrina e di spiritualità sul
sacerdozio cristiano che fa ben stupire, specie se si considera che le 50
riflessioni qui raccolte - a ricordo dei 50 anni di sacerdozio del Padre Comune
- sono opera di una monaca cappuccina priva di cultura teologica, vissuta
sempre all'ombra del chiostro.
Così
è nata questa ben modesta pubblicazione dall'eloquente titolo "Santa
Veronica parla ai sacerdoti".
Essa
vuol esser una sorta di vademecum per ogni sacerdote che desideri vivere
santamente la sua vocazione, alla scuola dei Santi, e dei santi francescani in
particolare, come S. Veronica, a cui - non dimentichiamolo - anche S. Pio da
Pietrelcina era particolarmente devoto.
Voglia
questo opuscolo spronare ogni sacerdote ad una maggior perfezione e santità, e
per il nostro amato Padre Comune sia segno del nostro amor filiale e della
nostra infinita gratitudine per quanto ha fatto, fa e farà per noi ad multos
annos.
Da
parte nostra assicuriamo una preghiera costante a S. Veronica, affinché renda
il nostro amato Padre perfetta immagine di Cristo Sacerdote, nato dalla Vergine
Madre, a gloria di Dio e a salvezza delle anime. Amen.
1.
CONSIGLI AI SACERDOTI
1.
Una volta, andando in Chiesa feci la Comunione spirituale, e sentii in me un
forte desiderio di ricevere il Santissimo. Oh! Se avessi potuta passare per
quelle grate, per andare almeno a baciarlo! E pensando fra me stessa, così
dicevo a tutti voi sacerdoti: «E perché, quando vi sentite afflitti, e con
qualche travaglio, non correte subito, a questa fonte di vita»? (D I, 543).
2.
Oh, sacerdoti, se mai avete amato il patire, ora è tempo d'incominciare. Tutti
i vostri contenti siano posti nella nuda croce, così Iddio vuole, e sola così
date grande gusto a Dio. Dunque: «Viva la croce! Viva il patire!» (cf. D I,
191).
3.
Iddio, o sacerdoti, vuole unirsi con le anime vostre attraverso la croce. Voi
non siate sordi alle sue chiamate, correte ai suoi inviti, corrispondete alle
sue grazie e ai suoi doni. Egli vi vuole, vi vuole, e, per mezzo vostro vuole
operare grandi cose nelle anime che ha posto sotto la vostra guida (cf. D I,
191-2).
4.
Oh, sacerdoti, ciò che vi raccomando è che non facciate mai passare un sol
giorno di vostra vita senza aver celebrato la Santa Messa, poiché per quanti
scrupoli vi venissero sappiate che è tutta opera del tentatore, il quale non
vuole che prendiate in voi quel Cibo divino, che è il Santissimo Sacramento
dell'Altare (cf. D VI, 347).
5.
Sacerdoti, sappiate che la vera medicina di tutti i nostri mali è la divina
Eucaristia; poiché se noi siamo deboli, Essa ci dà forza; se siamo freddi, ci
riscalda, se siamo afflitti, ci consola, ma non delle consolazioni che noi
intendiamo, bensì col mandarci più pene e più fastidi! Oh, si! Queste son
le vere consolazioni che piovono dal cielo su di noi! (D VI, 347).
6. Oh,
sacerdoti, ciò che vi raccomando è di essere tiranni di voi stessi; di non
perdonarvi niente; di uccidere in voi quello che si trova di umano, di proprio
gusto e di terreno. Se volete progredire nella via della perfezione, non
rimirate più le cose passate; ma, di momento in momento, esaminatevi, per
essere più vigilanti su quello che Iddio vuole da voi, cioè la vostra morte (cf.
D I, 403-404).
7.
Benedite la mano che vi percuote, o confessori [...] e siate fedeli a Dio,
vivete in perfetta osservanza e vigilate, specialmente sulle anime religiose.
Abbiate la carità di non permettere mai, nelle comunità religiose, alcun
abuso, benché piccolo. Ve lo ripeto, vigilate, perché queste son cose che
molto dispiacciono a Dio. Da una cosa piccola si viene poi alle cose grandi: «Vigilate;
vigilate»! (cf. D I, 404).
8.
Oh, sacerdoti, ricordatevi sempre che il Signore si compiace di vedere i suoi
servi nel puro patire, perché in esso si uniscono di più a Dio [...]! Infatti,
non vi è cosa più cara in questa vita che il patire; non vi è cosa più
preziosa che la croce; non vi è contento più grato né allegrezza più vera
che fare la volontà di Dio, sommo Bene; non vi è spasso né sollievo più
dilettevole che andare cercando il patire; non vi è riposo più soave che stare
in croce con l'amato Bene. E in questo non bisogna che voi cerchiate il
sentimento o il gusto spirituale, ma piuttosto l'amarezza; tutto ciò non lo si
deve fare con un discorso, ma con un atto interno di non volere altro volere
che quello di Dio (D VI, 152).
9. Vi stia a
cuore la santa carità, o sacerdoti, e fate che, nel cuore vostro, non vi sia
neppure un'ombra di contrarietà con nessuno, in particolare. Vincetevi col
far del bene ai vostri avversari, perché qui sta il punto più perfetto; e
giacché Iddio vi porge tali occasioni, non le trascurate, ma esercitatevi in
atti eroici, come ben spesso avete modo. Questi sono i veri frutti che piacciono
al Re celeste (cf. D VI, 164).
10.
Due parole di amorevolezza e carità, a voi, o sacerdoti, non costano niente e,
per mezzo di esse, fate un gran passo nella strada della perfezione. Lo sapete
meglio di me che i violenti rapiscono il cielo; così a noi le violenze ci
tirano avanti. [...]. Accostatevi al sommo Bene, vincetevi con generosità, e
fate che nel vostro cuore e nella vostra mente non resti nemmeno un pensiero
delle cattiverie ricevute; anzi, quelli che ve le recano, siano da voi più
accarezzati degli altri. Così facendo darete gusto a Dio! (cf. D VI, 164).
2.
ESPERIENZE MISTICHE
11.
Una volta, quando il sacerdote che portava la comunione alle inferme, mi fece
baciare la pisside, Gesù Bambino mi comunicò una tal fede viva verso di lui
(il sacerdote) che mi disse: «Io ti do questo per tuo direttore, ed, ora e
sempre, lo pongo in mio luogo». Scendendo [...], io lo vidi quasi del tutto
trasformato in persona di quel Dio che teneva in mano. E mi sentii dire nel
cuore: «Io te l'ho fatto vedere, come appunto tu lo devi tenere, in persona mia».
Io, infatti, non scorgevo più i suoi paramenti, ma lo vedevo tutto ricoperto
di splendori; e, tanta era la fede che Iddio mi comunicò che quando il
sacerdote ritornò giù per andarsene, l'avrei abbracciato e gli sarei corsa
dietro (D I, 450-451).
12. Quando il
sacerdote, che portava la Comunione alle inferme, mi lasciava baciare quel Dio
Sacramentato che stava racchiuso e posto nelle sue mani, io, in quei
momenti, non vedevo più lui ma lo vedevo tutto trasformato nella stessa persona
di Nostro Signore, e questo avveniva in un tale modo che non so farvelo
intendere (cf. D I, 330).
13.
Tempo fa, stando in orazione durante la notte, fui rapita in estasi ed ebbi
questa visione: «Il
Signore mi fece vedere una moltitudine di anime, tutte avevano in mano una croce
differente: chi grande, chi piccola, ed erano anche vestite diversamente. In
un tratto, si misero ordinatamente, e le potei vedere tutte. [...]. Le prime
avevano una croce molto grande e la portavano in mano, poiché erano contente
d'averla e, con tale giubilo ed allegrezza, invitavano il mondo tutto alla sequela
di essa. Le seconde la tenevano abbracciata come cosa carissima; le terze la
portavano in spalla, e mi parve di vederne alcune quasi con la bocca per
terra: tanto le aggravava quel peso! Desiderando sapere il significato di tale
visione, il Signore mi fece intendere che quelle che andavano avanti erano
tutte le anime dei sacerdoti, i quali portavano la croce in mano qual segno che
molto si affaticavano per far conoscere alle creature il suo valore e il suo
pregio. Le seconde erano tutte le anime delle religiose appartenenti a più
Religioni [...], le quali stavano abbracciate alla croce perché amavano molto
il patire, ed il Signore faceva loro carezze e le benediceva. Le terze,
infine, erano anch'esse religiose assieme ad anime secolari, le quali portavano
quella croce con tanta fatica, [...] perché erano pigre e ancora non avevano
gustato che cosa fosse il patire (cf. D I,455).
14. In un
rapimento, raccomandai al Signore tutti i sacerdoti, affinché camminino secondo
il divino beneplacito e tutti svolgano il loro ministero sacerdotale con
quella perfezione che si richiede a tale ufficio. Dopo ciò, Gesè Bambino mi
fece vedere il suo Cuore aperto, e, quivi dentro, alcuni sacerdoti, e subito
sparì (cf. D I, 842).
15.
In un raccoglimento, vidi accanto ad un sacerdote due Angeli che portavano in
mano due bandiere: una bianca, l'altra rossa. Desiderando subito saperne il
significato, [...], Iddio così mi disse: «La bandiera bianca è segno della
purità che si richiede in chi ha un tale officio, cioè quello di stare in
luogo di Dio medesimo, e che tutte le gioie e le gemme che l'adornavano, erano
tutte fatte per via dei patimenti sofferti con l'esercitare tale ufficio,
poiché ogni minimo patire fatto per aiutare le anime, Iddio lo trasforma nella
sua fornace d'amore, lo purifica e con le sue mani ne fa gioie e gemme. La
bandiera rossa, invece, altro non vuol significare che la riportata vittoria su
tutte le contrarietà e i disprezzi patiti e sopportati per le creature» (cf.
D I, 190-1).
16.
In una visione, il Signore mi fece vedere un sacerdote con una croce in mano, la
quale si unì alla croce che teneva Gesù, sino a diventarne una. Dal costato di
Gesù, poi, vidi uscire un certo raggio che colpiva il cuore del sacerdote.
Questo raggio gli infondeva grande coraggio e forza [...]. Anche dalla croce
incominciarono ad uscire raggi risplendenti come fiamme che sembravano bruciarlo,
poiché lo circondavano tutto. Queste fiamme, invece, lo rendevano ogni volta più
bello, e, a poco a poco, lo purificavano in maniera tale, che mi pareva di
rimirare un lucidissimo cristallo.
In questo punto, Iddio mi comunicò che solo per la via dei patimenti e delle
croci le anime si purificano; e dopo questo disparve (cf. D I, 191).
17. In un
rapimento, vidi un'anima sacerdotale patire nel Purgatorio per aver commesso
diverse mancanze nei sei anni di superiorato, nel ministero della santa
confessione, ma, soprattutto, per aver lasciato passare, qui da noi, molti
abusi, senza risolvere i problemi del nostro Istituto. Pativa, inoltre, per
aver avuto troppa sollecitudine nelle cose dei suoi parenti e per altri motivi a
me sconosciuti. Quel denso fumo, poi, che gli usciva dalla bocca, proveniva
dalle mancanze commesse nel santo Sacrificio della Messa; infine, il luogo, solitario
e deserto, in cui stava era per i piaceri che cercò la sua umanità quando
Iddio, in vita, lo teneva derelitto ed arido (cf. D III, 670).
18.
Partecipando ad una Santa Messa, nel momento della consacrazione, rimasi fuori
dai sensi e vidi il mio Angelo Custode assistere al santo Sacrificio. Non
compresi chi fosse il celebrante, ma lo vidi immerso in una grande luce e
circondato da Angeli, senza numero. Nell'atto, poi, che il sacerdote si
comunicò, venne a comunicarmi un altro sacerdote che non riconobbi. Fu il mio
Angelo Custode a dirmi che era S. Domenico (D II, 234).
19.
Mentre accompagnavamo il sacerdote, con il Santissimo, dalle inferme, il Signore
mi fece comprendere l'alta dignità che hanno i sacerdoti. In quel momento,
stando io dietro di lui, mi sembrò di vederlo trasformato nella persona di Gesù
Cristo. Capii, allora, come dobbiamo riverire, benedire e rispettare chiunque
rappresenta Gesù Cristo in terra (cf. D II, 436).
20.
In una visione, il Signore mi fece vedere il suo Cuore spalancato, a guisa di
una bellissima stanza, la quale era come una fornace ardente, e dentro vi erano
molte anime, le quali tutte bruciavano; ma, nello stesso tempo, venivano a
purificarsi e, mentre si purificavano, venivano rivestite con una candidissima
veste. Tra queste anime vi erano anche i sacerdoti, che però avevano una
veste differente dalle altre. La loro era tutta ricoperta di fiori. Fiori che
rappresentano le tante anime che i sacerdoti, con il loro ministero, strappano
dalla mano di Satana, e le pongono nella strada della virtù (cf. D I, 205).
21. In un
raccoglimento, rivolta verso il Signore, gli dissi: «Mio Sposo, [...], solo una
grazia vi chiedo, che offriate Voi, per me, al vostro Eterno Padre tutto
quello che avete sofferto e patito nel corso dei 33 anni di vostra vota per
tutti i sacerdoti, [...] affinché concediate loro una viva fede, un perfetto
amore e un'ardente carità. Mio Signore, […] io vorrei che fossero tutti
Santi, perché amassero Voi, Sommo mio Bene. Colmateli col vostro amore, perché
si spoglino da tutto e con pura e retta intenzione operino tutto. In
particolare, fate loro grazia che si accostino al sacro altare, con le dovute
disposizioni». Dopo ciò, il Signore mi fece intendere che avrei ottenuto
tale grazia, ma che mi sarebbe costata molto patire (D I, 467).
22.
Una mattina, prima della Comunione, il mio confessore mi diede un po' di
consolazione, breve, ma efficace. Quando cominciò a parlare, sentii dentro
al cuore: «Io, Iddio-Sacramentato, parlo in persona di questo mio servo».
Allora, mi venne un dolore così grande delle mie ingratitudini; che sembrava di
trovarmi al giudizio, non di condanna, ma di misericordia. Ad ogni parola, mi
parve di sentire Iddio medesimo. Quando poi disse che era risoluto di mutarmi
nome, se non avessi mutato vita: mi fece un tale effetto, che mi sentii crepare
il cuore. Ma mi sentii subito ravvivare, e con animo risoluto feci come il mio
S. Paolo; ed il Signore intimamente mi disse: «Questo è Anania, per te. Devi
dirgli tutto, e manifestargli le mie misericordie» (II, 793).
23.
In una Santa Messa, nel momento della Consacrazione, all'elevazione del
Santissimo, vidi il sacerdote, divenuto chiaro come un cristallo, in un mare,
anch'esso chiaro. Alzando su per aria il Santissimo Calice, vidi scendere giù,
in quel mare, molte gocce di quel Sangue prezioso; e in un tratto vidi, ivi
dentro, certe cose che si muovevano e stavano vicino ai piedi del sacerdote.
Infine, quando il sacerdote mise nel calice il pezzetto d'Ostia, ebbi una
comunicazione che mi fece comprendere il significato di tale visione: il mare,
in cui si trovava il sacerdote, rappresenta Dio medesimo e il sacerdote che
eleva il calice, da cui scendono gocce di Sangue, indica il ministro di Dio
tutto intento a convertire anime per mezzo del divinissimo e santissimo Sangue
di Gesù. Quelle cose che si muovevano ai piedi del sacerdote, invece,
compresi che erano tutte anime peccatrici, che per mezzo dei Sacramenti
ricevono grazie e lumi speciali (D V, 178).
24. Nel
momento in cui il sacerdote elevava la Sacra Ostia, spesso, vedevo emanare da
Essa sì chiaro splendore che il volto del sacerdote pareva anch'esso un sole (D
V, 184).
25.
Una mattina, nel momento in cui il sacerdote si comunicò, ebbi un rapimento e
vidi Iddio entrare in lui sotto forma di un bellissimo bambino, tutto
grondante sangue e coronato di spine... I rivoli di sangue grondavano
specialmente dalle sue SS.me Piaghe; capii allora, che per mezzo di quelle
Piaghe il sacerdote avrebbe ottenuto una grazia speciale, ossia la conversione
di un'anima (cf. D III, 100).
26.
Ricordo che in una delle mattine che il sacerdote entrò in Monastero per
portare la Comunione alle mie inferme, mentre stavo per comunicarmi, ebbi la
grazia di vedere sopra la mano del sacerdote una rilucente stella la quale
stava sospesa in aria. Questa vista mi apportò gran contento. E dopo essermi
comunicata, ebbi subito un rapimento, nel quale Nostro Signore mi fece
comprendere che detta stella era Lui medesimo e che mi avrebbe guidata secondo
il suo beneplacito. Le sue opere e patimenti suoi sarebbero state le mie guide
e i miei sentieri, le sue sante Piaghe il mio porto sicuro (D I, 333-334).
3.
RIFLESSIONI SUI SACRAMENTI
27. La notte prima di comunicarmi,
non riuscivo mai a riposare, tant'è che la passavo in orazione e in penitenze,
invitando il Signore a venire spiritualmente nel mio cuore. Oh! Dio! Delle
volte questi inviti li facevo così bene che vi sentivo lo stesso gusto e gli
stessi effetti di una Comunione sacramentale. Appena Lo chiamavo, infatti, subito
veniva nel mio cuore e, allora, non riuscivo a capire ed a comprendere come fate
voi sacerdoti a tenere quel Dio fra le vostre mani e a non impazzire d'amore.
Questo solo pensiero mi faceva uscire dai sensi (D I, 84).
28.
Quando i sacerdoti facevano le prediche sopra il santissimo Sacramento, oh,
quanto restava contenta quest'anima mia!... Di questo divin Sacramento avrei
voluto che tutti ragionassero, perché una volta avessero ben penetrato il
valore di questa grande invenzione d'amore che ha trovato Iddio per restare
con noi, per essere cibo delle anime nostre! Oh! Dio! È una realtà che al
solo pensiero fa impazzire. Oh! E pensate a chi lo riceve con sentimento! E
chi con vero sentimento lo tiene nelle mani come voi sacerdoti! Io penso che
nell'atto della consacrazione non siate in voi e che vi sentiate trasformati in
Dio medesimo e son sicura che diveniate fuoco, poiché tenendo fra le mani il
divino amore, penso che bruciate tutti e che non possiate spiegare con parole
quanto in quel momento fa ed opera il Divino Amante nelle anime vostre (D I,
96).
29.
Spesso, medito e penso che, se davvero riflettessimo sul valore del Santissimo
Sacramento impazziremmo per la veemenza e forza che dà un tanto amore. Oh!
Dio! Il nostro cuore diventa tempio della SS. Trinità. Si può dire di esso
nell'atto della Comunione: "Ave templum totius Trinitatis". Quello
che mente umana, non può capire, viene ad intrinsecarsi e ad unirsi con le
anime nostre, sino a divenire una stessa cosa con noi. E, quale uomo non si
risolverà ad amare chi tanto ci benefica e ci ama? E come si può riposare
nella notte che precede il giorno della santa Comunione? Io non credo che si
abbia voglia di riposare, ma piuttosto passare la notte pensando a come poter
meglio prepararci per poter ricevere il divin Sacramento. Credo che voi
sacerdoti non dormiate mai né possiate cibarvi d'altro cibo che di cose
spirituali. Credo che qui solo troviate il vostro sostentamento, e che questo
divinissimo cibo del Sacramento sia per tutti voi un sostentamento vitale,
credo che non gustiate altro (D I, 96).
30.
Nel Sacramento della Penitenza si lavano le anime dai peccati, rinnovandosi con
un battessimo sì prezioso, com'è il santissimo Sangue di Gesù: una sola
stilla, una sola goccia basterebbe per salvare tutto l'Universo e milioni di
mondi, se vi fossero. Oh, Dio! Che grazia è questa! Ebbi qualche penetrazione
sui Sacramenti dell'altare e della Penitenza, [...], dai quali dipende ogni
nostro bene e mi fu comunicato che ogni sacerdote dovrebbe celebrare il
sacrificio della Messa con una tale purezza da essere chiaro come un cristallo
(D V, 178).
31.
In una comunicazione il Signore mi diede tanta fede verso il SS. Sacramento ed
anche verso la persona che rappresenta il medesimo Signore (il sacerdote) e tal
lume sopra di ciò, che raccontare non posso. Solo mi ha lasciato una riverenza,
umiltà, obbedienza e soggezione tale, che io mi sono stabilita di stare, come
morta, ad ogni minimo comando o detto dei sacerdoti (D I, 675).
32. In un
rapimento il Signore mi fece intendere che, tutte le volte che noi ci
comunichiamo, la santa Comunione, per la nostra anima, è sempre come un nuovo
sposalizio, per 1'intrinsichezza amorosa di unione che fa Iddio con essa. [...].
Questo dono che fa Iddio alle anime, di dare se stesso per cibo nostro,
rinchiude in sé tutti gli altri doni e grazie che Dio ci dispensa sempre; e
perciò, il nostro vivere, ma specie quello dei sacerdoti, deve essere un
continuo apparecchio, per disporci a tanto gran dono (cf. D I, 623).
33.
Spesso, quando il confessore mi parlava, mi pareva di stare come fuori di me,
e m'incuteva tanto timore!... Mi sembrava di trovarmi ai piedi di Dio e di
sentire il Medesimo Iddio. Dopo questi sentimenti interni, facevo la santa
confessione e, nel medesimo istante, Iddio mi concedeva, in modo speciale, il dolore
delle mie colpe. Quando il confessore, poi, mi assolveva dalle colpe, pareva che
Iddio mi confermasse la sua benedizione col lavare l'anima mia nel suo
Prezioso Sangue (D II, 1212).
34. Il
Signore, in una visione, rimproverò le mie ostinazioni verso il confessore; e
mi disse di obbedire alla cieca e senza una minima scusa, a chi sta in suo
luogo; poiché la voce del confessore è la sua. Esso parla in sua vece. Qui, mi
comunicò un non so che, sopra il punto di chi sta in luogo suo, ma non saprei
raccontare niente. Solo so che quando vado al confessionale, mi si imprime
grandemente chi è quello che sta ivi; e mi pare di stare proprio ai piedi di
Gesù Cristo (D II; 571).
4.
I "GIUDA" TRADITORI
35.
Questa notte, dopo lungo travaglio, ho avuto il raccoglimento nel quale il
Signore mi ha fatto vedere una moltitudine di sacerdoti, tutti con abito
sacerdotale; ma anche, nel medesimo punto, mi ha fatto comprendere che, fra
essi, vi sono molti Giuda e suoi nemici. In un subito, una parte di essi
sono divenuti come mostri infernali e peggio che gli stessi demoni. A questa
vista così spaventevole il Signore, da capo a piedi tutto grondava sangue; ed,
in questo punto, mi ha comunicato che quel sangue che Lui versava, glielo
facevano versare i peccati e sacrilegi che commettevano detti sacerdoti, ed
erano come tante spade e pugnali, come tante ferite e colpi verso Sua Divina
Maestà. E mi fece vedere quel suo preziosissimo sangue scorrere come un fiume
per terra, acciò io vedessi la poca stima e poco conto che ne faceva chi aveva
potestà di tenerlo nelle medesime mani ed anche riceverlo indegnamente, come
facevano tutti quei tali che Egli mi faceva vedere. Io
gli domandai se mi volesse fare intendere chi erano, ma Egli mi disse: «No,
questi non si sapranno sino al dì del Giudizio. Già sono tutti condannati al
fuoco eterno». Io risposi: «Sia fatta la vostra santa volontà! Ma ditemi,
Signore, Voi non mi avete eletta per mezzana fra Voi e i peccatori? Ora io
eccomi pronta anche a dare la vita e il sangue, per la gloria vostra e per
salute di queste anime». Il Signore mi disse: «Sì, tutto è vero; ma ora, per
questi tali, non vi è nessun rimedio, perché di continuo, mi calpestano e mi
flagellano». Così dicendo, con volto tutto severo, ha detto: «Ite, maledicti!».
Oh, Dio! In un subito, li ho veduti sparire come densissimo fumo. Quelli, invece,
che erano restati con la veste sacerdotale, il Signore li ha benedetti, e li ha
confermati padroni del suo Corpo e del suo Sangue (D I, 926).
36.
Una volta il Signore mi fece comprendere quanto gli dispiacciono le offese che
gli recano i religiosi ed, in particolare, quelli che si fanno padroni del suo
Santissimo Corpo e Sangue, cioè i sacerdoti. «Questi tali - così mi disse il
Signore - sono cagione di tirare al precipizio tutto il mondo, perché si
servono di me, mi prendono, mi tengono nelle loro mani, non per magnificarmi, ma
per farmi ogni ignominia ed oltraggio». Poi mi disse: «Mira». In un subito mi
fece vedere, tutti quei tali divenuti più spaventevoli degli stessi demoni: «Non
posso fare grazie a questi; no, no, no!». E, di nuovo, li scacciò da Sé, con
la maledizione (D II, 9).
37.
Dopo la santa Comunione, subito fui rapita in estasi e vidi Nostro Signore
Glorioso, il quale così mi disse: «Io sono il tuo Sposo; […] Fermati
in me; confermati nel mio volere e non dubitare. Sono io per te. Dimmi: che
brami?». In quel momento gli raccomandai una persona e, nello stesso istante,
me la fece vedere: sembrava un demonio dell'inferno, tant'è che il Signore si
copriva il volto per non guardarla. Domandai al Signore chi fosse quel mostro
d'inferno ed Egli mi disse che era quel tale che io gli raccomandai. Oh, Dio!
Che spavento mi diede! Non sto a dire chi esso sia; bensì che non è di questa
città, ma che sta qui ed è anche un sacerdote. Iddio mi fece capire che costui
aveva tutto il suo pensiero nelle cose della terra e che ambiva molto alle
dignità umane, la qual cosa reca a Iddio molto dispiacere, poiché questi sono
cuori attaccati alle ricchezze, in cui regna una superbia occulta che il Signore
non può tollerare, specie nei sacerdoti. Capii
così che Iddio sta tra le mani di questi tali come stava tra le mani di Giuda,
il traditore. Subito dopo disparve tutto come denso fumo (D II, 58).
38.
Mentre raccomandavo a Dio i bisogni presenti, mi parve d'intendere che Egli era
molto offeso, a causa dei "Giuda" che lo tradiscono, ogni mattina, sul
santo Altare. Iniziai, allora, ad offrirgli preghiere, a domandargli perdono
delle mie colpe e delle mie ingratitudini, supplicandolo, per amor mio, di non
castigarli; mi esibii a patire tormenti e pene, in penitenza dei miei peccati e
di quelli altrui; gli chiesi anime, tutte le anime e dicevo: «Dio mio, Voi che
siete tutto amore e carità; fatemi questa grazia, deponete il castigo e
perdonateci! Io mi esibisco a patire pene e tormenti per vostro amore». Detto
ciò, capii che mi avrebbe fatto la grazia, ma solo per quella volta. Allora,
subito replicai: «Dio mio, questa grazia la vorrei per sempre!», ma Egli così
rispose: «Per adesso te la concedo; ma per sempre, no!». Il Signore era
davvero offeso (cf. D III, 74).
39.
Una mattina, facendo la Comunione spirituale provai lo stesso effetto della
Comunione sacramentale e fui rapita in estasi. Ricordo che Iddio mi raccomandò,
in modo speciale, tutti i sacerdoti, ma sopratutto quelli che stanno in
disgrazia di Dio, poiché quanti, oh, quanti ve ne sono! (D III, 420).
40.
In un'estasi, Maria SS.ma mi disse: «Figlia,
[...]; vi sono cristiani che vivono come le bestie; non vi è più fede nei
fedeli, vivono come se Iddio non esistesse; e mio Figlio sta col flagello in
mano per punirli... Oh, quanti sacerdoti, poi, e quanti religiosi e religiose
offendono Dio! Tutti costoro calpestano i Sacramenti, disprezzano il
Preziosissimo Sangue di Gesù e lo tengono sotto i loro piedi. Questi infettano
le Comunità, le città intere; sono come appestati, hanno il nome di cristiani,
ma sono peggio degli infedeli. Figlia, prega, patisci pene e fa' che tutti
facciano lo stesso, acciò Iddio deponga il flagello» (cf. D III, 999).
41.
Al termine di una Messa, chiesi a Maria SS.ma di benedire, assieme al Padre
celebrante, i miei superiori, le mie consorelle, tutti coloro che aiutano
l'anima mia, il Pontefice e tutti i poveri cristiani, ed Ella così mi rispose:
«Il Pontefice ne ha pochi di veri cristiani. Figlia, prega e fa' pregare,
soprattutto per i sacerdoti che trattano sì malamente mio Figlio» (cf. D III,
1196).
42.
Maria SS.ma a S. Veronica: «Figlia,
sappi che ora nel mondo è venuto un vivere tale che pochi si salveranno. Tutti
offendono Dio, tutti sono contrari alla legge di Dio, ma quello che più
dispiace a Dio è il peccato, specie quello commesso nelle Religioni e dai
sacerdoti che, ogni mattina, consacrano indegnissimamente. Oh! Quanti, oh,
quanti vanno giù nell'inferno. Figlia, Iddio vuole che tu patisca e preghi per
tutti costoro» (D IV, 358).
43.
Maria SS.ma a S. Veronica: «Figlia,
voglio che tu descriva i sette luoghi, più penosi, che stanno nell'inferno, e
per chi sono.
Il
primo è il luogo ove sta
incatenato Lucifero, e con esso vi è Giuda che gli fa da sedia, e vi sono tutti
quelli che sono stati seguaci di Giuda.
Il secondo è il luogo ove stanno tutti gli ecclesiastici e i prelati di santa Chiesa, poiché essendo stati elevati in dignità ed onori hanno pervertito maggiormente la fede, calpestando il sangue di Gesù Cristo, mio Figlio, con tanti enormi peccati […].
Nel
terzo luogo che tu
vedesti, vi stanno tutte le anime dei religiosi e delle religiose.
Nel
quarto vi vanno tutti i
confessori, per aver ingannato le anime, loro penitenti.
Nel
quinto, vi stanno tutte le
anime dei giudici e dei governatori della giustizia.
Il
sesto luogo, invece, è
quello destinato a tutti i superiori e alle superiore della religione.
Nel
settimo, infine, vi stanno
tutti quelli che hanno voluto vivere di propria volontà e che hanno commesso
ogni sorta di peccati, specie i peccati carnali» (D IV, 744).
44.
Maria SS.ma a S. Veronica: «In un rapimento, fosti
portata nell'inferno per subire nuove pene e, nel tuo arrivo, vedesti che
precipitavano in esso tante e tante anime, ed ognuna aveva il suo luogo di
tormento. Ti fu fatto conoscere che queste anime erano di varie nazioni, di
tutte le sorte di stati, cioè di cristiani e d'infedeli, di religiose e di
sacerdoti. Quest'ultimi stanno più vicini a Lucifero, e patiscono così tanto
che mente umana non può comprenderlo. All'arrivo di queste anime, tutto
l'inferno si mette in festa e, in un istante, partecipano di tutte le pene dei
dannati, offendendo Dio» (D IV, 353).
5.
MARIA SS.MA E I SACERDOTI
45.
Maria SS.ma a S. Veronica: «Figlia
mia, se i sacerdoti si mantengono umili e saranno sempre fedeli al loro
ministero, Io li assisterò sempre. Gli onori mondani fanno perdere le anime,
l'umiltà santa le santifica» (cf. D IV, 379).
46.
Durante la santa Messa ebbi la visione di Gesù e di Maria SS.ma. Tutti i Santi
e gli Angeli assistevano ivi, al sacerdote che appunto stava nell'atto della
Consacrazione; e due raggi, uno proveniente dal Cuore di Gesù, l'altro dal
cuore di Maria, come due soli, lo coprivano e lo rendevano così chiaro, che
pareva un purissimo cristallo (III, 811).
47.
All'elevazione del SS.mo, dopo la consacrazione del divinissimo Sacramento,
vidi il sacerdote divenire come un serafino, e l'Ostia Sacrosanta splendere
come un sole. (Dico così, ma il sole materiale, al suo confronto, è oscuro).
Maria SS.ma, poi, fissando gli occhi nell'Ostia Santissima, fece una profonda
riverenza, assieme a tutti quei Santi che le facevano corona durante la Santa
Messa. (D IV; 23)
48.
In tutte le benedizioni che il sacerdote faceva durante la Santa Messa, vedevo
Maria SS.ma accompagnarlo, ma tre volte, in special modo, gli diede la
benedizione. La prima, mentre consacrava; la seconda, quando prese il
Santissimo in mano, per comunicarsi; la terza quando diede la benedizione al
popolo. In queste benedizioni mi parve che la SS.ma Vergine concedesse grazie
speciali all'anima del sacerdote; di nuovo, mi fece capire che Ella sarà
sempre in suo aiuto. (D III, 1152).
49.
In una delle Sante Messe ebbi la grazia di vedere Maria SS.ma prendere con le
sue mani, unite a quelle del sacerdote, l'Ostia Sacrosanta e comunicarlo
[...]. Mi parve, poi, che dal cuore di Maria SS.ma uscisse un raggio che si unì
con l'Ostia e andò nel cuore del sacerdote assieme al divinissimo Sacramento.
In quel momento capii che Maria stessa avrebbe guidato, ammaestrato e aiutato in
tutto il sacerdote (cf. D V, 170-171).
50.
Una volta, nel momento in cui il sacerdote diceva la Messa, ebbi il
raccoglimento; mi parve di vedere i miei Angeli Custodi che assistevano al Santo
Sacrificio ed avevano, mentre il sacerdote consacrava, due calici in mano (uno
del Sangue SS. di Gesù e un altro delle SS. Lagrime di Maria). Quando il
sacerdote alzò il SS.mo - sì la Sacra Ostia come il Calice - essi facevano lo
stesso con quei calici, ed offrivano a Dio quel prezioso sangue, e quelle
lagrime. Nell'atto che il sacerdote si comunicò, io restai fuori dei
sentimenti; e i miei Angeli mi presentarono ai piedi di Maria SS.ma; ivi, ai
piedi dell'altare, il Confessore e Maria SS.ma mi comunicarono; e, nell'atto
della Comunione, tutti gli strumenti del cuore si fecero sentire, e così i
dolori di Maria. (D
III, 572).
Laus Deo!