SANTA VERONICA GIULIANI VERA DISCEPOLA E APOSTOLA DI MARIA
FR. EMMANUELE DEL CUORE IMMACOLATO E ADDOLORATO DI MARIA
PRESENTAZIONEL'urgenza di Maria Vergine in questi tempi giustamente detti "mariani" è l'urgenza di santa Veronica Giuliani. E’ questo un richiamo forte e nuovo, sollecitato da esperienzee di fede venute dall'Oriente cristiano tribolato, dalla Siria e dal Libano, per incoraggiare una ricerca più decisa di Dio e dei valori dello spirito. L'ispiratore di questa rinnovata devozione e animazione cristiana è stato infatti un giovane religioso della Siria, Fr. Pietro "Jalmud" Atallah, vero "dono di Dio", che ha attribuito la sua "guarigione" sia fisica che spirituale a santa Veronica, e ha ricevuto attraverso segni provvidenziali la missione di far conoscere e diffondere la devozione e l'amore alla santa mistica cappuccina di Città di Castello come strumento di rinnovamento del popolo cristiano. Egli ha fatto appena in tempo a manifestare questa sua forza missionaria, poiché «divenuto caro a Dio, fu amato da Lui e.. . giunto in breve alla perfezione, ha compiuto una lunga carriera»: consummatus in brevi, explevit tempora multa (Sap 4, 10.13).
La
sua chiamata e il suo cammino luminoso viene oggi continuato dal suo
inseparabile confratello libanese Fr. Emmanuele, Servo del Cuore Immacolato e
Addolorato di Maria, che ha sentito un irresistibile impulso a continuare questa
missione di riforma della fede e dei costumí, di incremento della pietà e
della víta cristiana attraverso la dottrina e la spiritualità di santa
Veronica Giuliani. Egli ha conservato e meditato nel cuore questo esempio ed è
riuscito a trasformarlo in un libretto tutto sostanza e concretezza per gli
uomini di oggi, soprattutto come una vocazione a portare l’ardore di
consacrazione al Cuore Immacolato di Maria con la fiamma di amore e di dolore
della grande mistica cappuccina, vera promotrice della consacrazione totale,
personale e comunitaria a Maria.
Tutto
questo è ricavato con spigliatezza e con profonda intuizione dal grande
"penna del dolore e dell'amore" che è il Diario, che la Santa per
obbedienza scrisse a partire dal 1693 fino al 25 marco 1727, anno della sua
morte, pubblicato ultimamente in sette volumi compreso l'epistolario. Qui si
sente e si respira il divino in una maniera unica e irripetibile, unica anche
tra i mistici cristiani. E l'immersione in Maria, la Madre di Gesù, si rende
abissale soprattutto negli ultimi anni di vita della Santa, allorcbé scriveva
sotto dettatura della Madre di Dio, avendo per così dire perso la cognizione di
se stessa e di ciò che scriveva, divenuta quasi una "altera Maria",
come qualcuno ha detto di santa Chiara d Assisi.
È
davvero un fuoco che sospinge con chiarezza e forza nel Cuore di Cristo e nel
Cuore Immacolato e Addolorato di Maria. Ma è un testo
"controcorrente"; come Benedetto XVI ha animato in un inconto i
giovani ad essere nel mondo di oggi "controcorrente": E spiegando
meglio aggiungeva: «Chiedo a voi giovani e a tutti voi che siete qui, cari
fratelli e sorelle, chiedo a tutta la Chiesa, in particolare alle anime
consacrate, specialmente dei Monasteri di clausura, di essere assidui nella
preghiera, spiritualmente uniti a Maria nostra Madre, di adorare Cristo vivo
nell'Eucaristia, di innamorarvi sempre più di Lui, che è nostro fratello e
amico vero, lo sposo della Cbìesa, il Dio fedele e misericordioso che ci ha
amati per primo".
La
consegna è stata data agli "Amici di santa Veronica" che hanno
raccolto con amore e riconoscenza questo messaggio e sperano di diventarne
divulgatori e testimoni appassionati, creando anche una forza di preghiera, di
intercessione e di immolazione, della quale la Chiesa ha urgente bisogno.
Ho
premesso velocemente queste riflessioni, per incarico del vescovo di Fr.
Emmanuele, perché credo che questo libretto, scritto con passione e amore per
la salvezza delle anime, produrrà molto frutto di rinnovamento e di conversione
a Cristo Crocifisso, alla Croce oggi spesso abbandonata, alla Chiesa, alla
Vergine Maria corredentnce e, come Lei stessa dettò alla Santa, «mediatrice di
tutte le grazie».
Fr.
Costanzo Cargnoni
Istituto
Storico dei Cappuccini -Roma
SANTA
VERONICA DOTTORE DELLA CHIESA?
DETTI
DIVERSI
...Non è una santa, ma una gigante di Santità (Beato Pio IX).
Il
Diario torna senta dubbio non meno a gloria di s. Veronica, che a profitto delle
anime religiose: anzi di tutte quelle che, pur nel secolo, hanno veramente a
cuore la loro perfezione (Leone XIII).
Le
cose che la vergine Veronica scrisse, con l’aiuto certamente di Dio, saranno
di grande profitto a quelli che studiano di acquistare la perfezione cristiana
(San Pio X).
... Veronica Giuliani è un luminare tanto grande dí Santità che basterebbe da solo a illustrare la Chiesa, a disprezzo dell'irrisione e della calunnia della più superba e mordace filosofia deglí íncredulí (Pio VII).
Questa
donna è capace di governare un intero impero (Mons. Eustachi, vescovo di Città
di Castello).
I
favori straordinari, concessi da Dio a Veronica, furono da lei spiegati con
quella chiarezza ed esattezza di espressione che formano, del Diario, «uno dei
più classici trattati di mistica sacra» (Card. Lucido M. Parocchi, Segretario
del S. Ufficio - 1896).
La
missione dí santa Veronica deve ancora incominciare nella Chiesa... Occorre
fermarsi sull'aspetto dell'espiazione, che ha tanta parte nel Diario della Santa
e che ci dà il diritto di additarla come Maestra, per eccellenza, della
dottrina dell'espiazione (Card. Pietro Palazzini).
Il
Diario è una catechesi, un dottorato, una missione permanente, che la Chiesa
del Vaticano II non può né deve ignorare, se vuole dar fondo a tutte le sue
energie di ripresa. Un gesto solenne della Chiesa potrebbe ridare al messaggío
salvifico della Santa il lancio che merita (Card. Pietro Palazzini).
Esprimo
í miei auguri più ferventi perché la missione dí Veronica, in favore di
tutta l'umanità, diventi ancora più estesa e più efficace tramite la sua
elevazione alla drgnítà dí dottore della Chiesa Universale, se il Santo Padre
lo crederà opportuno (Card. Luigi M. Ciappi O. P., Teologo della Santa Sede).
E
inutile che io scriva delle bellezze e della sublimità delle cose che il Diario
contiene... E mi giova sperare che esso abbia ad incontrare il favore di molti e
possa a molti giovare per il loro spirituale profitto, e servire ancora di
conforto e di stimolo in questa nostra età, sì fertile di corruttela, di
miscredenza e di apostasia (P. Pietro Pizzicaria S.I.).
Il
Diario si colloca tra la letteratura mistica più alta di tutti i tempi (P.
Metodio da Nembro, cap.).
La
mistica di Veronica si impone ogni giorno di più all attenzione degli studiosi.
L'abbondanza delle esperienze registrate, la descrizione capillare di inconsueti
fenomeni soprannaturali, l'immediatezza delle comunicazioni rievocate, l'umiltà
dello stile che rifugge da ogni forzatura retorica e che quindi presenta
assolutamente intatta la verità fattuale, l'altissimo livello delle
comunicazioni divine, alcune delle quali non hanno riscontro in nessun manuale
specializzato: tutto questo permette agli attenti ricercatori moderni di porre
santa Veronica Giuliani ai vertici delle anime mistiche di ogni tempo (P.
Giocondo Pagliara, cap.).
In
santa Veronica la cosa più notevole non sono tanto le grandi penitenze, né
pure i fenomeni mistici: ma l'abbondanza di luce mistica e la precisione con la
quale spiega magistralmente, come penso non abbia fatto nessun altro mistico -
neppure san Giovanni della Croce - , la diversità delle
"comunicazioni" divine che ebbe (P. Làzaro Iriarte, cap.).
Leggevo
Veronica, Teresa dAvila e Caterina da Siena: e questo alimentava la mia
preghiera. Ma è Veronica che mi ha dato un amore vivo della Croce e la
comprensione della funzione redentrice della sofferenza UeanJoachim Bouflet,
scrittore).
Le
pagine scritte dalla grande cappuccina sono considerate tra le più elevate e le
più belle della letteratura mistica. _Quando avverrà, come si spera, la
proclamazione del dottorato ottenuto dalla "discepola dello Spirito
Santo", la biografia di Veronica Giuliani sarà conclusa (Piero Bargellini,
scrittore).
PARTE
PRIMA
Leggiamo
nel Diario della nostra grande Santa che un giorno, mentre era rapita fuori dei
sensi, il Signore Gesù le fece vedere delle anime che riposavano nel Suo
Sacratissimo Cuore e abbia inteso che erano le anime di coloro che si sarebbero
impegnate, nel futuro, a far conoscere al mondo la sua vita e i suoi scritti.
Beati allora tutti quelli che si affaticheranno per divulgare la devozione e la
venerazione verso questa anima eletta, perché, così facendo, non proclameranno
la sua gloria, ma la gloria di Colui al quale è piaciuto mostrare, per mezzo di
lei, la Sua maestà, potenza e grandezza e la munificenza dei Suoi doni, in modo
più unico che raro.
Perciò,
lode a Te, Signore, per i Tuoi Santi! E quanto sei grande, o Dio, nella Tua
figlia prediletta Veronica Giuliani! Le hai molte volte ripetuto che desideri
che il mondo intero «la conosca a gloria del Tuo Nome, per la conferma della
fede e il trionfo dell'amore». Felice dunque colui che potrebbe aver parte
nella realizzazione di questo Tuo santo desiderio, perché è per Tua grazia e
scelta che si impegnerà a ciò; perché i tempi sono Tuoi, Signore, e «mille
anni sono ai Tuoi occhi come il giorno di ieri che è passato» (Sal 90, 4) per
«innalzare gli umili» (Lc 1, 52) e rendere «la sterile quale madre gioiosa di
figli» (Sal 113, 9).
Il
card. Pietro Palazzini, uno dei più grandi studiosi della santa, diceva: «Non
è un'esagerazione affermare che santa Veronica è ancora quasi sconosciuta. La
missione di santa Veronica deve ancora iniziare nella Chiesa».
E
padre Desirè des Planches, uno degli scrittori più innamorati di santa
Veronica, ribadiva nell'introduzione al suo infuocato libro La passione
rinnovata: «È stato detto che voi non siete una santa, ma una gigante di
santità (Papa Pio IX). Eppure non siete conosciuta.
«È
stato detto che nessuna creatura umana, tranne la Madre di Dio, fu ornata più
di voi di doni soprannaturali (Papa Leone XIII), e che riunite in voi sola le
grazie straordinarie elargite ai più celebri santi; eppure non siete
conosciuta.
«È
stato detto - voce dell'alto (Diario) - che voi siete la dominatrice
dell'inferno, la liberatrice del purgatorio, la dispensatrice delle ricchezze
del cielo; eppure non siete conosciuta.
«È
stato detto - voci divine (Diario) - che la vostra vita deve illuminare tutto il
mondo per la conferma della fede come per il trionfo dell'amore; eppure non
siete conosciuta.
«Per
obbedienza avete scritto degli enormi volumi, la cui dottrina potrebbe essere
invidiata dai dottori; eppure non siete conosciuta.
«E
dunque venuto il tempo ... ». È veramente arrivato il tempo!
Da
questo accorato grido in poi, hanno preso inizio seri studi sul Diario che era
rimasto in oblio per più di due secoli: sono apparse bellissime
"vite", assai esaurienti, edizioni sempre più nuove e complete del
Diario (e delle lettere), un "Centro di Studi Veronichiani", e subito
la materia così sublime contenuta negli scritti della santa ha fatto sì che
l'episcopato dell'Italia centrale, l'Ordine dei frati cappuccini, e altre
istituzioni e insigni personalità abbiano indirizzato un fervente appello al
Santo Padre affinché santa Veronica venga proclamata "Dottore della
Chiesa".
Pare
evidente che la materia non manchi per attuarlo. Ma bisogna prima che la santa
sia più conosciuta, più studiata!
Ecco
lo scopo di questo libretto: far conoscere santa Veronica (Parte Prima),
mostrando la sua grande "attualità" (Parte Seconda), farla amare,
pregarla e farla pregare (Parte Terza). Perciò questa Prima Parte ci offrirà
un quadro, anche se ristretto, della sua vita, come invito a leggerla in altri
libri più esaurienti, e anche a tradurla in altre lingue.
Ci
siamo lasciati «aiutare», oltre che dal Diario e dal libro già citato La
passione rinnovata, anche dal volume Esperienza e dottrina mistica di p. Lâzaro
Iriarte, uno degli scrittori più approfonditi nella spiritualità della Santa.
E
l'abbiamo diviso in quattro capitoli:
1.
1660-1677: Fanciullezza (dalla nascita alla vestizione)
2.
1677-1697: Purificazione (fino alla stimmatizzazione)
3.
1697-1717: Illuminazione (fino all'elezione di abbadessa)
4.
1717-1727: Sotto la guida di Maria SS.ma (fino alla morte).
1660,
27 dicembre La Santa nasce a Mercatello-PS (Marche/Italia)
1667
Riceve la Cresima a Mercatello
1670
Prima Comunione a Piacenza
1674-1676
Lotta difficile per la sua vocazione religiosa
1677,
28 ottobre Vestizione religiosa. Riceve il nome di Veronica
1681,
4 apr. (Ven. Sto) Coronazione di spine. "Mezzana" tra Dio e i
peccatori
1688
Eletta maestra delle novizie a ventisette anni
1697,
5 apr. (Ven. Sto) Riceve le Sacre Stimmate a trentasette anni
1702,
24 dicembre Riceve il nome di "Veronica di Gesù e di Maria"
1705,
2 luglio I tre Cuori di Gesù, Maria e Veronica uniti in uno
1710
Le sette spade dei dolori di Maria SS.ma nel cuore
1712,
6 gennaio Due calici, uno col Sangue di Gesù, l'altro con le lacrime di Maria
1712,
15 gennaio Un secondo Angelo Custode assegnatole da Maria SS.ma
1715
Unione mistica con Maria
1716,
5 aprile Eletta abbadessa a pieni voti
1720,
14 agostoComincia a scrivere sotto dettatura di Maria SS.ma
1727,
6 giugno Inizia la sua ultima
malattia (per trentatré giorni)
1727,
9 luglio Muore alle ore 03.30, a sessantasette anni (cinquanta di clausura)
1773
La casa nativa è trasformata in convento
1804,17
giugno È proclamata beata da Papa Pio VII
1839,
26 maggio È proclamata santa da Papa Gregorio XVI
1982,
27-31 ottobre Convegno internazionale di studi a Roma sul tema «Testimonianza e
missione di Santa Veronica»
1993,
16 maggio Beatificazione della sua vicaria, suor Florida Cevoli
Capitolo
Primo
FANCIULLEZZA
(1660-1677)
Orsola nacque a Mercatello sul Metauro, il 27 dicembre 1660, da Francesco Giuliani, una delle persone più ragguardevoli del posto, intelligente e ambizioso, che sarà un giorno sopraintendente del Ducato di Parma; e da Benedetta Mancini, sposa profondamente pia, custode gelosa dell'anima delle sue sette figlie (due delle quali morirono in tenera età). A loro inculcava l'orrore per tutto ciò che è mondano, e le allevava nel santo timor di Dio.
Orsola,
l'ultima nata, fu battezzata il giorno dopo. Né pianti, né grida, ma
beatamente tranquilla. Il suo carattere vivace riempi di gioia e di vita tutta
la casa. Giocava, rideva, piangeva, si arrabbiava... Dirà di se stessa nel
Diario: «Ero la più piccola, ma volevo stare sopra tutti, e tutte volevo che
facessero a mio modo. E, in effetti, mi contentavano in tutto... tutti mi
chiamavano fuoco».
Nonostante
il suo temperamento vivace e quasi irruente, era tutta tesa verso Dio. Amava
giocare alla costruzione degli altarini, spendendovi ore e ore.
Il
soprannaturale si fece vedere presto nella sua vita. In certi giorni rifiutava
il latte materno: si noterà che erano i mercoledì e venerdì e sabato,
tradizionalmente consacrati alla penitenza.
A
cinque mesi, il giorno della Santissima Trinità, scivola dalle braccia di sua
madre, corre verso un quadro della Santissima Trinità appeso al muro, e si
inginocchia davanti estasiata.
A
poco più di un anno di età sgriderà un mercante di olio disonesto: «Fate
giustizia! Dio ci vede!». Un giorno, mentre giocava coi fiori nel suo giardino,
gli appare il Bambino Gesù: «Sono Io il fiore dei campi».
Quante
volte porterà da mangiare al Bambino Gesù in un quadro dove appare in braccio
alla Madonna: «Vieni, prendi. Se non mangi, neppure io mangio». E poi,
rivolgendosi alla Madonna: «Oh, Maria, datemeLo, ve lo scongiuro; datemeLo,
senza di Lui non posso vivere. Lo nutrirò come se fossi Voi». Qualche volta
divenne vivo tra le sue braccia. Una volta Egli le disse: «Io sarò davvero il
tuo Sposo», e rivolgendosi alla Sua Madre Divina: «La Nostra Orsola! Voi ne
sarete una mamma e la guida!».
A
pochi anni di età, vedeva tante volte il Bambino Gesù nell'Ostia consacrata,
sentiva un bel profumo uscire dalla bocca delle sorelle dopo la Comunione: «Oh
come profumate!».
Aveva
cinque anni, quando morì la sua mamma. Mentre si portava il Viatico, la bambina
gridò: «La voglio, la voglio!». «È per tua mamma», le disse serio il
sacerdote. La fanciulla insistette: «Una particella sola e avrò Lui tutto
intero come mia madre». Tutti ascoltarono la piccola teologa, muti dallo
stupore.
Prima
di morire, mamma Benedetta abbracciò ad una ad una le figliole, raccomandando
loro di coltivare l'Amore Divino, e assegnò a ciascuna di loro una delle piaghe
del Salvatore. Riservò ad Orsola la piaga del Sacro Costato. Disegno
provvidenziale: Orsola abiterà davvero nel Cuore di Gesù.
Ma
l'Ostia la riceverà solamente all'età di dieci anni, il 2 febbraio 1670, un
po' dopo che la famiglia si era trasferita a Piacenza. La notte antecedente non
poté dormire. Risuonava in lei una dolce voce: «Sono Io! Sono con te!». Un
fuoco la bruciava dopo la Comunione. Giunta a casa, domandò ingenuamente alle
sorelle: «Per quanto tempo si brucia?».
Ma
l'aspetto più rilevante, fin da allora, è il suo amore alla sofferenza. In
casa si leggevano la vita e le gesta dei Santi. Si leggevano e si imitavano. Il
rumore del disciplinarsi delle sorelle giungeva alla sua orecchia. Dio la
chiamava così alla penitenza. Nella sua anima andava precisandosi la dottrina
dell'espiazione: «Io soffrirò; io espierò». Si fabbrica una disciplina. La
mamma un giorno la sorprende in atto di flagellarsi. Non parla, si ritira
piangendo di consolazione.
La
sua cara santa Rosa da Lima si era fatta schiacciare un dito. Si farà
schiacciare le dita anch'essa mentre una sorella, non sapendolo, chiudeva con
violenza la porta. Il sangue sprizza... Orsola non si dà cura. Accorre il
chirurgo in tutta fretta, taglia la carne. «Perché mi curate? Bisogna
soffrire!», dirà la bambina. Perire nel fuoco come tante vergini martiri!
Immerge la mano in un braciere ardente. La mano è salvata "in
extremis" solo all'arrivo di una sorella.
«Bisogna
soffrire», ripeteva. Dopo averla chiamata all'immolazione tramite la
famiglia, Gesù gli appare crocifisso, coperto di piaghe sanguinanti: «Tu sei
la Mia sposa, la Mia associata nell'espiazione: la Croce ti attende».
Inizia
ad abituarsi ai sacrifici; sacrifici di curiosità: non guardare vanità...; di
sensualità: Gesù gli chiederà di regalare un sacchetto di confetti ai poveri.
Ne gusterà uno solo; ma più tardi espierà il peccato di gola...; di vanità:
gli si comprano nuove scarpette. Un povero chiede la carità in nome di Dio. La
fanciulla si ricorda delle parole di Gesù... regala le sue scarpette... Un
giorno saprà che il mendicante era Gesù in persona.
È
ormai giovinetta. È bella. Il mondo la lusinga, la attrae. Il babbo la guastava
per eccesso di amore: «Mi voleva sempre presso di sé». Voleva vestirla bene,
alla moda, prenderla alle feste; i giovani la corteggiavano con fini e belle
parole, «ma lei buttava i mazzi di fiori dalla finestra»... una lotta tra il
mondo e Dio. Il suo cuore è per Dio, ma le voci divine diventavano più tenui
man mano che "il mondo" progrediva.
Entrò
nell'adolescenza, ignorante dei misteri della vita, perciò senza malizia... Ha
ferito Gesù? Quanto detesterà sotto l'abito religioso i capricci della sua
infanzia e la dissipazione della sua adolescenza! Verserà lacrime di sangue e
ricorderà senza fine ciò che ella chiama "i suoi peccati".
È
una lotta ben descritta nel Diario, che quasi ogni vocazione sperimenta, a
livelli differenti, e che sarà edificante meditare e approfondire per rendersi
conto di quanto il demonio, il mondo e la carne combattono contro la
realizzazione di una vera vocazione. Si sentiva sempre più portata
all'orazione. E più si dava a questo esercizio, più sentiva il vuoto di tutte
le soddisfazioni terrene.
Tre
delle sue sorelle si fanno suore. «Sarò religiosa», rispondeva a tutti... E
alla fine, trionferà contro il babbo che l'ostacolava apertamente e la voleva
sempre con sé: «Io vi amo. Ma devo amare Dio più di voi. Vado a Lui, e
lasciandovi, vi porto a Lui».
Il
padre affidò allo zio, mentre abitava nella sua casa, la missione di
distruggere in Veronica la vocazione. Ma si ammalerà fino al punto che il
medico affermerà che l'unica guarigione è di contentare il suo cuore.
Sceglierà
il monastero più povero e austero, quello delle cappuccine che professano la
regola primitiva di santa Chiara, stabilite da poco a Città di Castello. Le
visita. La sua persona e le sue parole toccano le monache, ma il numero delle
suore fissato dall'autorità ecclesiastica era già completo. Le si consiglia di
visitare il vescovo, che la trova troppo gìovane; aveva infatti solo sedici
anni. Inoltre, non si può superare il numero.
Desolata
scende le scale.
Ma
poi ritorna risolutamente indietro. A di nuovo ai piedi del vescovo. Gli bacia
lo scapolare e lo supplica con lacrime di accettarla.
Ammirando
la sua fede e la sua decisione, procede subito all'esame consueto. Le dà un
grosso breviario: «Leggete». Legge senza errori, senza esitazioni. La
meraviglia si dipinge sul volto dello zio, poiché sapeva che la nipote non
conosceva il latino! Seguono alcune domande che danno luogo a risposte umili e
precise. Ogni ostacolo è vinto. L'entrata è fissata per il 28 ottobre del
1677.
Ultimo
attacco del demonio: agitazioni, turbamenti..., ma ella sfidava ogni tempesta.
Il
babbo non parteciperà alla cerimonia...
Arriva
il giorno. A vestita da "sposa di Cristo". Presiede il vescovo, Il
rito si svolse in tutta la sua impressionante maestà. Sotto le forbici cadono i
capelli. Il vescovo le dà il nome di Veronica e profetizza la sua futura santità.
Si apre la porta di clausura. Ultimo attacco del mondo, tramite giovani
corteggiatori. Sentiamola raccontare ciò:
«
- Signora Sposa, avete ancora tempo; se volete dire di no, potete -.
«E
replicarono ciò più volte. Mi servì di gran tentazione, ma con animo generoso
mi rivoltai e dissi: `V'ho ben pensato; e mi dispiace che non ho fatto ciò
molti anni sono'.
«Cominciai
a cavarmi tutte le gioie e addobbamenti che avevo. Quelle dame e signore che
erano con me non volevano. lo dissi: `Non voglio pigliare la croce con queste
frascherie addosso. Mi levino pure tutto'.
«Così
feci. Mentre mi spogliavo di ciò, cercavo di stare con la mia mente in Dio, e
facevo offerta di me stessa al Signore. Non volli vedere più nessuno di quanti
erano in Chiesa. Mai più aprii gli occhi, finché non misi il piede nella
clausura».
Là
vivrà i suoi successivi eroici cinquanta anni.
Beata
lei, beata Città di Castello, beato monastero delle Cappuccine che vedrà il
cielo aperto sopra di esso con una abbondanza mai vista, fino al punto che il
vescovo dirà: «Se i cittadini sapessero quello che stà accadendo dentro
queste mura, le bacerebbero da fuori».
Capitolo
Secondo
PURIFICAZIONE
(1677-1697)
Appena
entrata in monastero, iniziò la lotta: «La prima notte che fui vestita di
quest'abito, io stavo un poco sossopra per la novità e la mutazione che avevo
fatto. Quando mi vidi fra queste mura, la mia umanità non sapeva quietarsi; ma
dall'altra parte, lo spirito stava tutto contento... Ogni cosa gli pareva poco
per amor di Dio».
In queste poche parole troviamo quasi un riassunto della sua vita futura: lotta tra quello che chiamerà "umanità", che è la «parte inferiore», «nemica del bene, amante della propria comodità, lamentosa, brontolona, restia al patire, alle rinunce, al sacrificio, all'umiliazione, all'obbedienza», e tra "lo spirito", che è la «parte superiore» che si apre alla luce e all'azione divina che lo attira, lo governa, gli comunica forza e generosità; tende sempre verso l'alto, e vorrebbe avanzare senza fermarsi per la strada del puro patire, dell'accettazione della pura Volontà di Dio.
Con
l'umanità si accordano i sensi, l'amor proprio, la prudenza umana e tutti i
sentimenti che derivano dall'affermazione del proprio io. Nello spirituale, si
mostra avida di consolazioni, di quiete amorosa, mentre trema e «alza il grido
fino alle stelle» ogni volta che si presenta il tormento dell'aridità,
dell'abbandono di Dio, delle tentazioni.
«Tra
lo spirito e l'umanità non è possibile la pace». In realtà non è altro che
una versione del binomio carne-spirito di san Paolo: «I desideri della carne
sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge, e
neanche lo potrebbero» (RM 8, 6). Carne: l'insieme delle tendenze egoistiche
del "Vecchio Adamo"; spirito: l’uomo nuovo" rivestito da
Cristo, che «cerca le cose di lassù e non quelle della terra» (Ga13, 1-2).
Veronica
ha dedicato a questa lotta drammatica pagine piene di vivacità, perfino di buon
umore, celebrando festosamente le resistenze, i lamenti e le lacrime dell'umanità
sotto il rigore delle esigenze dello spirito. Ripete molto spesso: «L'umanità
piangeva, lo spirito giubilava».
La
grazia si mise subito all'opera: appena nel monastero, Veronica vide il Signore
«fare festa» con la corte celeste dicendo: «Questa è già nostra» e le
chiese: «Dimmi che cosa vuoi?» Veronica gli chiese tre grazie: «La prima che
mi facesse grazia che io vivessi secondo che richiedeva lo stato (di vita
religiosa) che avevo intrapreso; la seconda che io non partissi mai dal Suo
Santo Volere; la terza che mi tenessi sempre crocifissa con Lui. Tutto mi
promise concedermi e mi disse: "Io t'ho eletta per gran cose, ma ti converrà
patire di molto per Mio Amore". E quest'ultima parola restò così impressa
nella mia mente, che tutti gli anni trascorsi mi ha servito d'aiuto».
E
ci voleva veramente; perché mentre ella baciava l'abito e le mura ringraziando
il Signore della grande grazia di averle dato l'abito, l'umanità e il demonio
iniziavano immediatamente il loro spietato attacco:
Sentiva
ripugnanza per il luogo: il monastero, la cella gli parevano un sepolcro, una
prigione. Tutto le pesava fino a pensare di fuggire dal tetto.
Ripugnanza
per il lavoro: domestico e manuale, ai quali non era abituata.
Ripugnanza
della preghiera: abituata a cercare il suo Dio con spontaneità, si vede ora in
un ritmo comunitario monotono, prestabilito nei minimi particolari, nei quali
l'uniformità è un valore primario e la spontaneità è tacciata di singolarità.
Solo più tardi scoprirà il senso della regolarità e dell'osservanza uniforme,
che coltiverà gelosamente in sé e nelle altre.
Ma
specialmente ripugnanza per le persone: più costoso ancora fu il suo
inserimento nella realtà della convivenza comunitaria... sentiva certe sue
confidenze divulgate... perse fiducia... si chiuse alla maestra, alla superiora,
perfino al padre confessore; scriverà: «Non solo non dicevo con la superìora
e la maestra, ma nemmeno con il confessore. Stetti tre mesi che non mi confessò.
«Dicevo
qualche difetto o mancamento, ma di fastidi e tentazioni non dissi mai niente, e
provavo battaglie giorno enotte... oh quante pene ho passato per via di ciò! Il
demonio mi tentava ogni volta più su questo punto del tacere con il confessore...».
Piangeva a lungo nelle notti...
Si
capirà più tardi che il demonio giunse perfino ad assumere le sembianze della
maestra e consigliarle di non aprirsi al confessore, ordinando di tenere ciò in
segreto... di prendere anche le sue sembianze per aizzare altre suore contro la
madre superiora, la quale, credendo a ciò, le diventerà ostile, affrontandola
con freddezza e silenzio.
Il
demonio aveva presentito e iniziato la lotta con la sua futura grande nemica.
E
che dire dei sensi? Quanta fatica per vincere se stessa di fronte alle ostilità
e gelosie di certe suore: «Il mio senso sentiva ciò tanto al vivo, e non
voleva star fermo. Cercavo di pensare alla Passione del Signore, e dicevo fra me
stessa: `Veronica, ricordati che sei venuta per patire, però sta cheta...'.
Sentivo che il senso apprendeva più di quello che non era, e voleva riscaldarsi
un poco; ma con l'aiuto di Dio, la passavo bene. Cercavo di non mostrare niente,
e facevo tutto l'opposto di quello che l'umanità e il senso volevano... io mi
sentivo crepare lo stomaco della violenza...» e si accusava nel suo Diario
della sua poca umiltà: «Tutto però veniva perché in me non v'era spirito di
umiltà e virtù...», e aggiungeva «Quando non potevo altro, andavo a far
orazione per queste tali...».
Quanti
insegnamenti preziosi da imparare!
Così
iniziò i primi anni di consacrazione. Per tutta la sua vita camminerà sulla
strada della croce, dei patimenti, per amor di Dio e la salvezza delle anime.
Dirà frequentemente: «Croce e patimenti son gioie e son contenti».
Quante
volte ripeterà: «Mio Dio! Anime! Vi chiedo anime!», e una voce gli
rispondeva: «Comprale con i soldi del patire». E Veronica, stendendo le
braccia, mostrando le mani, i piedi e il suo cuore, disse: «Signore, le ho
comprate. Sono tua vittima. Crocifiggimi!».
Questo
periodo che segue i primi anni di formazione, sarà delimitato da due notevoli
fenomeni di ordine corporale: la coronazione di spine (4 aprile 1681) e la
stimmatizzazione (5 aprile 1697). In questo tempo Veronica svolgerà diversi
compiti e servizi: trasportare l'acqua del pozzo, infermeria, cuoca... e sarà
eletta per due trienni maestra delle novizie.
È
caratterizzato inoltre dal fatto che Veronica, nel suo zelo giovanile, andrà
alla ricerca delle penitenze più eclatanti per risponder a tanto amore con il
quale Dio la ricolmerà. Dirà lei stessa: «...così, non sapendo cosa fare,
cominciai a disciplinarmi...», definendole come «pazzie che mi faceva fare
l'amore» fino alla "stravaganza": grida, canta, suona la campana
fuori tempo, invita le consorelle, corre per l'orto nelle ore profonde della
notte, sale sugli alberi per invitare i peccatori a convertirsi... fuori di sé
senza poter contenere i suoi impeti.
Mentre
accenneremo alle sue mortificazioni volontarie nella seconda parte di questo
libretto, diamo ora uno sguardo veloce a quelle che il suo Sposo Crocifisso le
chiese o le assegnò per confermarla e unirla sempre più a Sé, interiormente
ed esteriormente. Ci sarà impossibile poter riferire anche il minimo
necessario per far immergere i devoti lettori nel concetto importante di
"Amore-dolore" nella sua vita, ove ripeterà spesso: «La scuola
dell'amore, del vero amore, è il patire... e il libro non è altro che Cristo
Crocifisso». Perciò elencheremo solamente certi punti, invitando alla lettura
di libri esaurienti sulla vita della santa:
-
Gesù le chiese di cibarsi solo di Lui (e le ottenne il permesso della Comunione
quotidiana, mentre allora si prendeva due volte per settimana). Davanti al
rifiuto dei superiori lo mitigò a pane ed acqua. E non ottenendo nemmeno
quello, fece sì che il suo stomaco rifiutasse e vomitasse ogni altro cibo,
finché i superiori accettarono.
-
Le chiese di andare scalza; e davanti al rifiuto dell'autorità che temeva la
singolarità, gli si gonfiarono inspiegabilmente i piedi... la medicina proclamò
la sua impotenza... cadde la resistenza, e venne il permesso...
-
Le fece bere tante volte il calice amaro del Getsemani, talmente che tutto
quello che la circondava diventava di una amarezza mortale: cibo, acqua, aria...
fino allo svenimento... arrivando a piangere lacrime di sangue... e a soffrire
febbri mortali.
-
La coronò di spine, misticamente, innumerevoli volte, causando gonfiore
anormale di testa, che i medici non facevano che aggravare con i loro metodi
strazianti di cura... spine che entravano nel cranio, nella testa, nelle tempie,
nelle orecchie, negli occhi... fino a farla cadere per terra come morta: «Sentirai
quasi per tutta la vita queste spine», le dirà Gesù alzandola.
-
Flagellazione da mani invisibili fino a far scorrere il sangue per terra...
-
Appoggiarle la Sua pesantissima Croce sulla spalla, fino a che l'osso ne resterà
incavato, come attesterà l'autopsia...
-
La ripetizione della mistica e tremenda "confessione generale", dove
le si crepava il cuore per la visione delle sue offese a Dio, con un'angoscia
mortale che offriva per la conversione dei peccatori, specialmente di quelli che
trovavano difficoltà ad avvicinarsi al sacramento della Penitenza... pagine che
meritano di essere lette, rilette e meditate.
-
E in un elenco di favori speciali ricevuti dal Signore stesso in un'ulteriore
visione dell'8 settembre 1701, troviamo tra l'altro:
-
cinquecento volte ha rinnovato per lei il dolore del cuore perforato dalla
lancia, ferendola 100 volte con una ferita segreta (e qualche volta visibile,
testimoniata dal vescovo, dal medico...)
-
trentatré volte le fece subire appieno i supplizi della Sua Passione, facendole
sentire e vedere nettamente i tormenti che Egli aveva sopportato, grazia che
dona unicamente alle anime elette e privilegiate.
-
venti volte le è apparso con apparizioni corporali tutto ferito ed
insanguinato...
Ma
troviamo anche le consolazioni.
-
sessanta volte le ha rinnovato la celebrazione delle Divine Nozze.
-
tre volte si è distaccato dalla Croce per stringersi al petto di Veronica.
-
nove volte le ha accostato la bocca alla ferita del Suo Sacratissimo Cuore.
-
cinque volte le ha dato da bere il liquore che sgorgava dal Suo Sacro Costato.
-
quindici volte le ha lavato il suo cuore con il Sangue del Suo Sacratissimo
Cuore.
-
dodici volte le ha tolto il suo cuore dal petto per purificarlo dalle piccole
macchie.
-
duecento volte l'ha abbracciata, con abbracci d'amore, a prescindere da altri
abbracci illuminanti che sono quasi continui.
-
E l'ha illuminata innumerevoli volte con lumi interiori attorno alle Virtù e ai
Sacramenti, al peccato, alla conoscenza di Dio e alla conoscenza di se stessa.
E
questo per ventisei anni prima della morte! Lei stessa dirà: «Perché
contarle! Non finiremo più».
E
per meglio valutare, ricordiamo che le più grandi sante e santi mistici hanno
vissuto solo qualche volta ciò che lei viveva così frequentemente e
familiarmente.
Malgrado
questo continuo patire, e il fatto che il vescovo e il confessore non hanno
nemmeno potuto sopportare di continuare la loro testimonianza oculare, ma hanno
dovuto fuggire davanti all'orrore di certe scene della passione che erano
riprodotte in lei, Gesù, Nostro amatissimo e benignissimo Redentore e
Salvatore, le disse: «I tuoi dolori non sono che una scintilla dalla fornace
della Mia Passione».
O
immensità dell'Amore Divino! C'è veramente da rimanere muti e annichiliti
davanti a tanto amore di Dio per noi, confermato da tanto dolore che Gesù
Cristo, vero Dio e vero uomo, ha voluto soffrire per noi. Chiediamo e
supplichiamo perciò Iddio, per i meriti di Maria Santissima Addolorata e per i
patimenti di santa Veronica di concederci "la grazia delle grazie":
aborrire il peccato, meditando i suoi tragici effetti in noi e sull'umanità
intera.
Ricordiamo
che è in questo primo periodo che il padre Bastianelli, allora confessore del
monastero, le diede, in aprile 1693, l'obbedienza di iniziare a scrivere il
Diario, obbedienza riconfermata più avanti dal vescovo.
Tutto
culminerà, il 5 aprile 1697, Venerdì Santo, con la stimmatizzazione esterna:
cinque raggi, come dardi infuocati, uscirono da Gesù Crocifisso e le
perforarono le mani, i piedi e il costato, e la resero crocifissa con Il Suo
Sposo Crocifisso.
E’
la prima e l’unica stimmatizzata nell’Ordine femminile di San Francesco.
Capitolo
Terzo
ILLUMINAZIONE
(1697-1717)
La
ricezione delle stimmate, riferita nei particolari dal Diario, segna, in
Veronica Giuliani, il culmine di un processo di configurazione appassionata e
sensibile con Cristo Crocifisso e, nello stesso tempo il punto di partenza di un
secondo processo, in certo modo all'inverso, di interiorizzazione, o meglio, di
"intrinsecazione" - per adoperare il suo stesso vocabolo -, aiutata
sicuramente in questo dai confessori.
A
questo cambiamento contribuirono efficacemente le umiliazioni che Dio permise
dal momento in cui il Sant'Ufficio prese su di sé il caso (dopo le stimmate).
Gli dirà il Signore: «Preparati a grande patire» (agosto 1697). Si vide
sottomessa a esami e prove moleste. Mesi più tardi era deposta dalla carica di
maestra delle novizie. Nel mese di luglio 1699 venne privata della voce attiva e
passiva e rinchiusa nell'infermeria per 50 giorni in totale incomunicabilità.
Le
misure del Sant'Ufficio diventarono più insistenti nell'anno 1700, e di nuovo
nel 1703. Quello che ha dovuto sopportare esteriormente e interiormente è quasi
inconcepibile. Ma tutto si chiarificherà e quieterà, piano piano, grazie alla
sua grande obbedienza e umiltà. Fu proprio la serenità nell'accettare
interrogatori e controlli molestissimi a convincere tutti che Dio operava in
lei, anche se in maniera sconcertante.
Non
fu difficile dimostrare la rettitudine e buona fede di suor Veronica, ma restava
il dubbio se tutto fosse opera miracolosa di Dio oppure imbroglio e arte del
diavolo. Il segno più sicuro che le diede la garanzia che erano cose di Dio fu
invariabilmente la luce della propria cognizione e il dolore dei propri peccati
che diventava sempre più profondo in lei dopo ogni fenomeno mistico.
Ogni
cosa si andava intrinsecando progressivamente in virtù di una chiamata
insistente che Veronica sentiva nel suo interno. Anzitutto la sua maniera di
contemplare e di condividere la Passione di Cristo, diretta ormai più alle pene
interne che non ai dolori fisici del Redentore. Poi il suo modo di patire, senza
cedere in intensità: adesso il "nuovo patire" era un patire con
sentimento, più intimo, più nascosto, meno accompagnato da soddisfazione,
anche spirituale. E la brama di macerazione si interiorizzava fino a scomparire
totalmente alcuni anni dopo le stimmate. Rimarrà qualche nostalgia che verrà
dominata senza difficoltà. La santa scriverà, nel mese di maggio 1699: «Volevo
partire di cella per qualche penitenza, ma fui ispirata di non uscire».
Diventando badessa, ebbe perfino cura che le suore giovani sapessero «moderare
il loro desiderio di penitenza».
La
sua penitenza d'ora in poi consisterà nella negazione vigilante della propria
volontà, dell'amore di se stessa, di ogni soddisfazione personale, e nella
donazione generosa alle consorelle della comunità nelle opere di carità.
Mentre
prima duplicava il rigore davanti alle esigenze dell'umanità, ci sorprende
adesso, qualche volta con riflessioni come questa: «Sentivo l'umanità molto
abbattuta e bisognosa di riposo, per poter fare le faccende dell'ufficio».
Docile
all'orientamento ascetico ricevuto dai confessori, sottomise a revisione tutto
l'edificio spirituale, iniziando dalla vita sacramentale e dalla preghiera, per
continuare con le virtù fondamentali. Nel Diario degli anni 1699-1700 la
vediamo ripetere espressioni come queste: «Non ho saputo mai fare orazione...».
«Mi trovo spoglia di tutte le virtù... non c'è in me ombra di virtù... mai
ho praticato la vera carità... il vero patire non l'ho praticato mai... non più
amore in parole, ma in opere e fatti... voglio mutare vita». La luce sui propri
difetti è continua e incalzante è l'esigenza di rinnovamento radicale.
In
questa purificazione vedremo l'importanza crescente che attribuisce alla
confessione sacramentale; la vedremo confessarsi anche più di una volta in
certi giorni.
La
vedremo praticare ritiri straordinari, di dieci giorni, con un programma
totalmente ascetico: febbraio 1700, ogni giorno su una virtù; maggio 1701, sul
comportamento generale alla luce della Volontà di Dio. Sentirà tante volte il
richiamo interno di leggere nel libro di se stessa.
Alla
scalata di doni e di segni del dominio progressivo del Sommo Bene corrisponde il
processo di approfondimento nella conoscenza di se stessa e di purificazione
passiva che lascia il proprio io umiliato, ridotto al nulla.
In
realtà non è altro che una purificazione di tutto quello che ancora può
ostacolare la via dell'Unione con Dio. Aveva sempre avuto esperienze di Unione,
mai però aveva raggiunto, come alla fine di questa terza tappa, il «nuotare in
Dio», l'«essere in Dio». Prima si sentiva «rapita», «attratta», «inondata
da comunicazioni indefinibili...»; adesso il Sommo Bene dà Se Stesso a lei, la
identifica con Sé, le comunica le Sue stesse proprietà, la divinizza. Le fa
provare in anticipo l'unione eterna dei beati nella gloria del cielo.
Valeva
la pena un lavaggio così profondo dello spirito.
La
maggior parte delle grandi esperienze intime della santa hanno come campo
proprio il cuore: incendi, bussi, impeti...; ferite, dardi, chiodi; incastro
degli strumenti della Passione, dei dolori di Maria SS.ma, delle lettere che
richiamano certe virtù. Molto significativo è il fenomeno della sostituzione
del «cuore ferito» (il suo) per il «cuore amoroso» (del Signore), gioco
mistico che riempirà molte volte le pagine più vivaci del Diario...
impossibile a credere: certe volte il suo cuore le è tolto dal petto per essere
purificato! Realmente tolto!...
Altre
volte ha due cuori nel petto: il suo e quello di Gesù; il primo batte
normalmente, il secondo gli solleva le costole, lo sentono le sorelle da
lontano, la sentono bruciare sotto l'effetto del fuoco d'amore di questo secondo
Divino Cuore: per refrigerio, gli immergono le mani nell'acqua: incredibile!
L'acqua inizia subito a bollire.
Siamo
ancora nella sfera della logica, o non dovremmo invece inginocchiarci davanti al
Divino che irrompe, ringraziando Dio e santa Veronica di queste testimonianze
che ci aiutano a rafforzare la nostra fede e uscire dai meschini ragionamenti
umani, così limitati e mancanti davanti alla Realtà e alla Potenzialità di
Dio?
Ma
la modalità più saliente è il nuovo posto che occupa Maria Santissima, non
solo nella pietà di Veronica, ma in tutte le sue vivenze mistiche, e questo in
forma progressiva, in maniera quasi da sostituire Gesù Cristo, sebbene sempre
nella sua qualità di Madre che la conduce efficacemente all'amore e alla fedeltà
a suo Figlio e, sempre all'adorazione e contemplazione della Santissima Trinità.
Questa
presenza centrale di Maria SS.ma ha inizio nell'anno 1700, proprio nei mesi duri
del grande abbandono e abbattimento, quando tutto intorno alla stimmatizzata
erano sospetti e riserve, ed essa dubitava di se stessa. La «Cara Mamma»
offriva alla sua figlia tribolata, non solo la soavità del suo grembo
accogliente, ma la garanzia di una guida Sicura, di un magistero luminoso.
Il
29 aprile 1700 si vede accolta espressamente da Maria SS.ma come discepola. Dal
24 dicembre 1702 riceve un nuovo nome: Veronica di Gesù e di Maria. Nel 1703,
entrando nuovamente come maestra delle novizie, inizia il suo nuovo noviziato
come «novizia di Maria»; nel luglio 1705 i cuori di Gesù, di Maria e di
Veronica formano un cuore solo. Il 21 novembre 1708 Veronica sottoscrive una
solenne protesta di donazione a Maria come sua serva. Nel 1711, la «fedeltà»
che prima la legava al Divino Sposo prende come termine immediato la Madonna...
Finalmente nel 1715 le grazie di unione mistica sono sperimentate attraverso la
compenetrazione con l'anima di Maria. Ne leggeremo qualcosa nella Seconda Parte.
E
in conclusione di questo capitolo, non si può tralasciare l'importanza che
acquista in questo periodo, nella contemplazione e nella intercessione
espiatrice della santa, il purgatorio, fino a prendere quasi il primato sullo
zelo precedente per i peccatori. Si sente chiamata sempre più, e anche
obbligata dal confessore, a scontare in se stessa le pene purgative delle anime
di defunti concreti, che le vengono raccomandate, accettando il purgatorio in
vita. È una nuova modalità del patire, ed è anche un nuovo modo di amare.
Per
eccitarla alla salvezza dei peccatori, Dio le aveva mostrato il giudizio e
l'inferno; per eccitarla alla liberazione delle anime, ora le mostra il
purgatorio. Lo vede, e ci va, quasi ogni notte, come lei stessa attesta: «Questa
notte l'ho passata, al solito, in purgatorio, fra fuoco, fra ghiacci, fra pene,
fra tormenti, in abbandono e senza sussidio alcuno. Sia Benedetta la volontà di
Dio...».
Sentiamola
raccontare qualcosa, non dimenticando però che nel purgatorio ci sono anche le
gioie, e sono reali come le pene: «Le pene del purgatorio sono così atroci che
nessuna intelligenza umana potrà comprenderle. Il fuoco è così ardente, così
penetrante, che nello spazio di un lampo distruggerebbe il mondo fondendolo come
cera. Le anime sono come incorporate nel fuoco... non c'è requie: non è finito
un supplizio che subito ne principia un altro, più duro del primo. Si muore di
sofferenza; si rinasce per soffrire ancora.
«Che
sono i tormenti dei martiri? Nulla, nulla a confronto... nell'ipotesi che
un'anima potesse ritornare sulla terra, affronterebbe tutti i martìri pur di
risparmiarsi il purgatorio... potessi correre il mondo e gridare a tutti:
Penitenza! Penitenza! Non peccati ma virtù e sacrifici! Evitate il fuoco del
purgatorio... ho parlato e non ho detto niente... i dolori del corpo sono un
nulla a confronto di quelli dell'anima... ogni minuto è un'eternità!».
In
un altro luogo, la Santa ci fa capire che non è Dio che manda severamente le
anime al purgatorio, ma l'anima stessa, vedendo chiaramente nel giudizio
particolare la bontà infinita di Dio e le offese recateGli dai nostri peccati,
scappa volentieri nel purgatorio, pronta a tutto e desiderosa di purificarsi pur
di poter riavvicinare un Dio così buono, perché in cielo non può entrare
nulla di impuro.
Si
esibisce volentieri a patire per le anime, al posto di loro: «Salite al cielo;
resto io a soddisfare per voi»; le sarà consentito. Le dirà il cielo: Tu sei
l’aiuto delle anime del purgatorio.
Le
anime di notte verranno a bussare nella sua camera: «La mano del Signore mi ha
toccato; pietà di me» (Gb 19, 21). I confessori abuseranno nel farla purgare
per tante anime di parenti, amici, e altri: tra l'altro, purgherà per suo padre
Francesco Giuliani, per il Sommo Pontefice Clemente XI, per tanti padri suoi
confessori, per tante suore che le erano ostili, come suor Angelica
l'incorreggibile sua avversaria... troppo lungo sarebbe inserire questi
meravigliosi racconti, sparsi frequentemente nel Diario.
Pativa
al loro posto e queste anime uscivano bianche, luminose e volavano su verso il
cielo, mentre lei, pur vivendo sulla terra tra le suore, soffriva nel
purgatorio. Le consorelle la vedevano di un pallore mortale, vacillante,
sfinita: «Oh! Avrei voluto gridare tanto da agghiacciare il mondo dallo
spavento».
Capitolo
Quarto
SOTTO
LA GUIDA DI MARIA SANTISSIMA
(1717-1727)
Il
suo spirito dimora ormai in cielo, ma i piedi poggiano sulla terra più che mai
per effetto di quella armonia che si produce, quando l'invasione di Dio è
completa. Appare dotata del dono del consiglio e di un senso della realtà che
nessuno le avrebbe attribuito.
Le
suore della comunità la vogliono come badessa, e ottengono ciò dal
Sant'Ufficio, dopo un'ultima e veramente inumana prova e umiliazioni impostele
dal padre Crivelli, con l'autorità del vescovo nell'anno 1714. Il Sant'Ufficio
manterrà però la proibizione di uscire alla grata, se non per esaminare la
vocazione delle candidate. Una misura che le piace, giacché da tempo aveva
desiderato l'incomunicabilità con l'esterno.
Fu
eletta il 5 aprile 1717. Non si pentirono le suore del voto dato; anzi la
rieleggeranno ripetutamente fino alla sua morte. Cominciarono subito ad affluire
le vocazioni in tal numero che fu necessario alzare il numero fissato dal breve
di fondazione; e aumentavano pure le elemosine, tanto che prima di finire
l'anno, iniziarono i lavori di costruzione di una nuova ala del monastero. Tutto
fu pagato dalla sola Provvidenza.
Il
suo grande amore per la povertà, che le costò, all'inizio, di essere
perseguitata come «riformatrice», non le vietò di discernere l'importanza di
realizzare un'istallazione di distribuzione di acqua, malgrado l'opposizione
delle suore anziane. Così mise fine a quell'incessante portare secchi
d'acqua... e fino a oggi, possiamo leggere nella Cappella di San Franceso
l'iscrizione latina che fece, invitando le suore a «versare le loro preghiere
per i benefattori con la stessa continuità con la quale scorre l'acqua della
fontana».
Comunque i maggiori successi li ebbe nel regime interno della Comunità. Un gruppo di suore, piccolo all'inizio, poi maggioritario, ricevette l'influsso del suo magistero spirituale. Ne citiamo qualcuna: Suor Clara Felice, sua compagna nel mettere il cordone, e che la vide una volta, nel noviziato, in estasi; suor Marianna, che amava pregare con lei per la conversione dei peccatori; suor Anna Mazzocchi, una delle fondatrici, che era la sua solita compagna nelle processioni notturne; suor Maddalena Boscarini, che le era compagna nel flagellarsi nella Cappella di San Francesco; suor Giacinta, che la legava di notte sulla croce; e specialmente la oggi beata Florida Cevoli, sua vicaria e imitatrice delle sue virtù.
Tutte
le novizie, che stettero sotto il suo governo, le conservarono una confidenza
filiale e camminarono eroicamente nella via che Veronica aveva loro insegnato.
Veronica
tutto attribuisce alla guida immediata della Madonna, che le ha promesso di
essere la superiora; la Santa, infatti, subito dopo l'elezione, aveva messo
davanti alla sua immagine le chiavi del monastero, la regola, e il sigillo
dell'Ordine dicendo alle suore: «Eccola, eccola la nostra abbadessa».
«Figlia
sta posata: Sono io la superiora, non ti mancherà niente. Poni tutte le tue
speranze in me, abbi fede, non pensare a niente, sta ferma nella divina volontà,
vivi quieta... Me ne incharico io, secondo i tuoi desideri; tutto procederà per
il meglio».
È
persuasa che è Maria SS.ma a portare le candidate, a muovere la volontà dei
benefattori, a dare docilità alle suore, e soprattutto a ispirarla come deve
comportarsi in ogni cosa. La sente presente in modo particolare quando presiede
il capitolo detto "delle colpe", che è di notevole efficacia proprio
perché Maria Santissima le và suggerendo quanto deve dire ad ognuna e le
esortazioni ardenti che dirige a tutte. Le suore se ne accorgeranno spesso dopo,
come risulta in questo passo: «... Ivi, a' piedi di Maria SS.ma, risolviamo
tutte di mutar vita, per arrivare alla vita di vere e sante religiose; pregate
per me meschina.
«Alla
vicaria dissi che vada spesso alla piaghe di Gesù ed al cuore addolorato di
Maria; e che rifletta chi ha piagato il figlio ed ha addolorato la madre.
«È
vero che sono stati i peccati di tutto il mondo, ma in specie, i nostri. Ognuna
di noi si specchi qui, cioè nelle piaghe di Gesù, nel cuore di Maria.
Risolviamoci a mutare vita. Così sia».
«Nel
cominciare il Te Deum, mi accorsi di aver fatto il capitolo. Sia tutto a gloria
di Dio e di Maria SS.ma! Ella ha detto e fatto tutto».
Certe
volte, Maria è fisicamente e realmente presente al suo posto. Le suore
attesteranno che il timbro della sua voce era così soave da incantarle.
«Veronica
della Volontà di Dio, figlia e professa di Maria Santissima» vive oramai
celebrando ogni giorno la vittoria dell'Amore. Si trova stabilizzata nel sì e
nel no: sì alla volontà divina in fedeltà eterna; no all'«umanità», ad
ogni soddisfazione e aspirazione egoistica.
L'esperienza
della «grazia delle tre grazie» - unione, trasformazione, sposalizio celeste -
che dal 1714 riceve ad ogni Comunione, totalizza l'operazione divina nella sua
anima. È un saggio anticipato del convito eterno dell'Amore, cosi intimo, cosi
superiore a tutto quanto finora sperimentato, inenarrabile... l'intero Diario è
pieno di questo Dio «pazzo d'amore», questo «oceano di pace e d'amore» nel
quale «nuotava», quando la rapiva a Sé... questo Dio regnante, dominante,
operante, inenarrabile, incomprensibile, infinito... bisogna davvero leggere
queste pagine celesti!
D'altra
parte, scrivendo ancora il Diario per obbedienza, vede che tutto le sfugge dalla
memoria, lei che prima poteva descrivere ogni particolare. Perciò, dopo il
1720, ricorre all'ausilio di Maria SS.ma, e, cosa mai udita, la Mamma Celeste le
và dettando quanto deve riferire... sono delle pagine di grande luminosità,
che avranno fine il 25 marzo 1727, quando Maria le dirà per l'ultima volta: «Fa
punto!».
Abbiamo
così sette anni di scritti provenienti dalle labbra della Madre di Dio!
Non
pensiamo però che tutto fosse soavità di Paradiso. Veronica va nel patire sino
alla fine. Ed è un patire in uno spoglio totale, senza sapere di fare la Volontà
di Dio. È un nuovo patire inconscio, molto diverso e più profondo di
quell'altro «patire con sentimento». Questo è «puro patire!». La coscienza
però della sua missione espiatrice non solo non viene meno, ma prende nuovo
impeto nel triplice «Sì, sì, sì! Più, più, più!». Crocifissa fino alla
fine, dalle sue piaghe sgorga ancora sangue il 17 settembre 1726, festa delle
stimmate di san Francesco.
Approfittiamo,
a questo punto, di questa festa francescana per aprire una parentesi di non poca
importanza sull'amore che santa Veronica aveva per i santi, ricorrendo
spessissimo, umilmente e in tutto, alla loro intercessione. Naturalmente il
primo posto va a san Francesco d'Assisi, «il Padre Santo», e santa Chiara «da
santa Madre». Riceveva ogni anno nella festa dell'uno e dell'altra delle grazie
straordinarie. Occupavano anche posti speciali san Giuseppe, santa Teresa d'Avila,
santa Caterina da Siena, santa Rosa da Lima, e tanti altri come san Filippo
Neri, sant'Ignazio di Loyola, san Francesco Saverio, sant'Antonio di Padova, san
Bonaventura, san Florido protettore di Città di Castello, san Giovanni
Evangelista, sant'Andrea Apostolo il cui saluto alla Croce - O Buona Croce! -
tanto le piaceva. Caso a parte è quello di san Paolo che chiamava «il mio san
Paolo» come vedremo più avanti.
Non
possiamo nemmeno tralasciare il ruolo importante dell'Angelo Custode che non
manca mai accanto a santa Veronica: è lui che la rialzava quando cadeva sotto
il peso della croce; la difendeva, quando i demoni l'assalivano; l'assisteva
nelle ore tremende dei giudizi particolari, come in quelle gioiose dello
sposalizio; alcune volte le comunicava in nome di Gesù; era l'ambasciatore di
Maria Santissima presso la Santa quando l'obbedienza le imponeva di essere in
due posti nello stesso tempo: prendeva forma di luce bianca, pensava alla
dispensa, faceva cuocere gli alimenti...
E
verso la fine della sua vita, acquistata una santità più alta, poiché era
assalita più forte che mai dall'inferno, vari Angeli furono inviati a
custodirla: «Miei Angeli», scrive, infatti, nelle sue note; sono essi che la
accompagnavano nelle sue visite all'inferno. Era così riconoscente e devota
agli Angeli Custodi fino a meritare che le fosse rivelato, da parte di Dio,
questo mirabile fatto: all'elezione di ogni nuovo Sommo Pontefice, il cielo gli
concede altri dieci Angeli Custodi per assisterlo. Notizia che fece piangere di
gioia e di commozione l'ormai beato Papa Giovanni XXIII, quando volle leggerla
personalmente.
L'atto
finale, dunque, di questa crocifissione sono i trentatré giorni di preparazione
alla morte che iniziarono il 6 giugno con sofferenze indicibili. Era una agonia
continua fino al 9 luglio 1727 quando la sua anima volò in cielo, solo per
obbedienza. Infatti le suore e il confessore la assistevano senza capire come
mai fosse ancora in vita, guardando supplichevolmente il padre confessore. Aveva
prima raccomandato loro di osservare la cara Regola dell'Ordine, d'essere
ubbidienti alla Carità Divina, di volersi bene l'una con l'altra; poi diede
loro a baciare il Crocifisso.
Il
padre confessore intuì finalmente che quest'anima che aveva sempre vissuto
nell'obbedienza non poteva morire che nell'obbedienza. Commosso gliela diede,
tra il pianto delle consorelle che la videro sorridere loro per l'ultima volta.
E
la sua anima benedetta volò in cielo subito, bianca come una colomba!
Le
sue ultime parole furono: «L'Amore si è fatto trovare! Questa è la causa del
mio patire. Ditelo a tutte, ditelo a tutte!».
«È
morta la Santa! È morta la Santa!», si ripeteva nella città, tra il concorso
della gente e il suono delle campane. Tutta la città fu in movimento; quando il
popolo poté finalmente entrare in chiesa, avvenne un tumulto tanto grande che
la salma fu riportata nell'interno del monastero.
All'indomani,
durante i funerali solenni erano presenti tutta la nobiltà, il governatore, il
clero... era una vera glorificazione. Nonostante la sua vita nascosta, la sua
fama e stima erano quasi mondiali fin da allora: basta ricordare che il duca di
Toscana e l'Imperatore Carlo II dovettero accontentarsi di inviarle ambasciatori
per implorare i suoi lumi e aiuti; solo "Violante di Baviera" ottenne
di entrare nel monastero ed ebbe gli occhi guariti appena vide le stimmate.
Iniziò
presto il processo di introduzione della Causa, con delle testimonianze orali
delle suore, confessori, medici... testimonianze insolite e quasi mai udite. Il
25 aprile 1796 fu dichiarato il decreto apostolico sull'eroicità delle virtù.
Il 17 giugno 1804, Veronica fu beatificata da Pio VII e Città di Castello
celebrò l'evento con grande concorso di fedeli esultanti nel rendere omaggio a
quella che essi consideravano l'onore della Chiesa e la gloria del paese.
Lungamente
ritardata a causa di ogni genere di avversità nel campo sociale, la
canonizzazione ebbe luogo il 26 maggio 1839, sotto Gregorio XVI, per la gloria
di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.
Siccome
l'uomo razionalista di oggi potrebbe pensare che tutti questi fenomeni mistici
soprannaturali descritti nel Diario non siano che fantasie di donne, ascolti
quello che dicono i fatti storici e scientifici: Prima dei funerali il vescovo
convocò il governatore Torregiani, il pittore Angelucci, il medico Bordiga, il
chirurgo Gentili, il cancelliere Fabbri, il notaio principale, i confessori del
monastero e i principali della città per procedere all'autopsia. Estrassero il
cuore alla morta e glielo aprirono. La piaga era tanto profonda che lo
attraversava da parte a parte. Esisteva da trent'anni e contrariamente alle
leggi della biologia, era sempre viva; invece del fetore che si poteva
aspettare, ne uscì un profumo estasiante.
Esaminarono
il cuore: che videro? Videro riprodotta nella carne la descrizione fatta anni
addietro dalla Santa; vi erano stampati: la Croce, la corona di spine, la lancia
e la canna legate insieme, l'iscrizione, i martelli, i chiodi, lo stendardo di
Cristo Re, le due fiamme simboleggianti l'amore di Dio e l'amore del prossimo,
le sette spade dell'Addolorata, e le iniziali del Nome di Gesù e di Maria con
quelle delle grandi Virtù. L'autopsia rivelò altre cose straordinarie come la
miracolosa incurvatura dell'osso della spalla...
La
storia aveva mai riferito una simile meraviglia?
Il
miracolo vivente è ormai in cielo. Ci rimane la sua fortissima intercessione,
il suo santo corpo, tanti miracolosi oggetti e santi ricordi, e specialmente il
suo incomparabile Diario, chiamato appunto "un tesoro nascosto".
Lettori,
muovetevi a visitarla, a conoscerla, a pregarla e ad amarla! Vale veramente la
pena!
PARTE
SECONDA
INTRODUZIONE
Ora
che i devoti lettori hanno potuto, crediamo, "toccare con mano" il
livello di santità quasi unico di questa serafica Santa, e scorgere l'immensità
delle ricchezze divine nascoste nella sua vita e nel suo Diario, saranno
senz'altro d'accordo con padre Iriarte nel dire che «davanti al caso Veronica
Giuliani, non si può avere né l'atteggiamento di una pseudo-spiritualità che
corre dietro lo straordinario, né dello scienziato che non riesce a percepire
altro che quadri clinici, ma piuttosto l'atteggiamento di Mosè davanti al
roveto che ardeva senza consumarsi: "Voglio avvicinarmi a vedere questo
grande spettacolo" (Es 3, 3); e anche nel suo affermare che:
"l'estatica cappuccina di Città di Castello è un caso a sé anche tra i
santi. Lo è, anzitutto per la molteplicità e singolarità delle sue esperienze
mistiche: non c'è fenomeno animico o corporeo, dei registrati nell'agiografia,
che essa non lo abbia provato e descritto; ed è stata favorita da altri
assolutamente inediti. Eccezionale è anche la sua vocazione alla partecipazione
ai patimenti di Cristo e al mistero del dolore... nessuno ha gioito e patito così
intensamente».
Ora
sì che possiamo prendere più sul serio la parola del card. Palazzini: «La
missione di santa Veronica ha ancora da iniziare nella Chiesa»; una missione
che il Signore stesso ha affermato che sarà per «il trionfo dell'Amore e la
conferma della Fede». Sentiamolo dire ancora: «Quello di Veronica è un grande
messaggio profetico che sembra proprio riservato ai nostri tempi: per correggere
pericolose deviazioni di chi va alla ricerca di un Cristianesimo senza Croce,
di chi si adagia voglioso nell'abbondanza di quei beni di consumo di cui
Cristo ha predicato la moderazione per tutti, e la rinuncia per i forti».
Ma è
anche, e soprattutto, un messaggio profetico contro il razionalismo che,
consapevolmente o no, cerca di svuotare la fede della sua dimensione
soprannaturale: la ragione rimane sconcertata davanti all'irrompere del Divino
nel quotidiano vissuto e scritto della Santa, in fenomeni corporei innegabili,
inspiegabili, ripetuti. È Dio stesso che tramite una donna inoffensiva volle
confutare, già da allora, e a maggior ragione oggi e con quale intensità, il
razionalismo fino a renderlo ridicolo davanti all'evidenza. Se è vero che la
fede e la ragione non si contraddicono, è altrettanto vero che la ragione deve
riconoscere i suoi limiti e chinare la testa davanti al Divino.
Meditando
la dottrina del Diario, ci sentiamo spinti a dire:
-
Quanto ci è necessario oggi il suo esempio di fede assoluta nell'obbedienza a
Dio e alla Sua Santa Chiesa; già come maestra, insegnava alle novizie il
Catechismo prima ancora della spiritualità propria; scriveva con fermezza: «Credo
ciò che crede la Chiesa Romana»; ma specialmente l'obbedienza ai
rappresentanti di Dio: superiori, confessori e autorità ecclesiale che lei
chiamava «vice-Dio in terra», tanto che, per esempio, la ferita del suo cuore
si apriva e chiudeva secondo il volere dell'obbedienza, e che le scene della
Passione si rinnovavano a volontà dei superiori... fino a guarire e a morire -
come abbiamo visto - per obbedienza; per lei l'obbedienza al confessore diventò
come «il sigillo della fedeltà a Dio e a Maria Santissima», fino a firmare
col nome di "figlia dell'obbedienza".
- E quanto è importante per noi approfondire la sua umiltà: così santa, ricorreva all'intercessione dei santi, supplicandoli; vedendo il suo "nulla" davanti a Dio, si considerava indegna di stare con le sorelle, a maggior ragione di essere badessa. Quanto gli costava scrivere di sé nel Diario, e quanto si vergognava di «questi segni esteriori», ossia delle stimmate, chiedendo a Dio di nasconderle; cercava davvero la strada del nascondimento... Beata lei! Quanti insegnamenti per l'uomo vanitoso, superbo di oggi, che va alla ricerca del potere, della stima, della vanagloria...
-
E che dire anche del suo amore e fedeltà alla santa povertà, che le è costata
tante ostilità e incomprensioni...? Quando trovava degli abusi, sentiva spesso
i rimproveri di san Francesco e di santa Chiara: allora usava sia la dolcezza,
sia la fermezza, sempre con prudenza, e trionfava... Considerava la povertà
come la condizione essenziale per arrivare all'amore. Il suo esempio e un
rimprovero vivente alla ricerca del benessere e all'abbondanza nella quale si
vive oggi, spesso anche tra i religiosi.
- E della sua profonda venerazione alla Santissima Trinità, già da bambina, come abbiamo visto, fino a meritare di essere chiamata da Maria Santissima: «Figlia del Padre, Sposa del Figlio, Discepola dello Spirito Santo».
-
E alla Santissima Eucaristia, questa «grande invenzione dell'amore», come la
chiamava, alla quale ricorreva per chiedere le grazie più difficili, ottenendo
la licenza di riceverla ogni giorno; e quante volte l'ha ricevuta dalle mani
degli Angeli... o di Maria SS.ma... Bisogna specchiarci nel Diario per capire
quanto vergognosamente e con quanta poca riverenza avviciniamo oggi il Sacro, e
con quanta poca fede nella presenza reale e operante di Dio in questo mirabile
Sacramento, fino al limite della desacralizzazione... Quanto era importante per
lei il modo di riceverLo!... tutti i frutti spirituali dipendevano da ciò: «Ogni
qualvolta che Lo riceviamo nel Santissimo Sacramento, Iddio rinasce nelle anime
giuste che di cuore Lo servono e Lo ricevono con purezza». Basta ricordare che
era rapita in unione con Dio quasi dopo ogni Comunione...
-
E che dire della sua preghiera? Quanto cercava di perfezionarla! Basta ricordare
che vide, una notte, il Signore che le stava seduto accanto in coro recitando
con la comunità il mattutino, visto solo da lei; Gesù ha offerto quella
preghiera in riparazione delle mancanze e imperfezioni commesse dalla Santa
nella preghiera liturgica dell'officio divino... Che specchio per mirarci dentro
e ridare nel modo dovuto il culto e la lode a Dio!
Ma
sarebbe troppo lungo andare avanti. Bisogna leggere il Diario per avere anche
solo una minima idea della sua carità e altre virtù! Perciò, in questa
seconda parte, ci soffermeremo su quattro aspetti e insegnamenti che ci sono
parsi, accanto alla confutazione del razionalismo, i più significativi, attuali
e necessari; e la divideremo nei seguenti capitoli:
1.
L'Amore infinito di Dio
2.
La realtà spaventosa dell'inferno e degli angeli ribelli
3.
La dottrina dell'espiazione.
4.
Il ruolo indispensabile di Maria Santissima
Capitolo
Primo
Dio è amore (1Gv 4, 8). È la verità più «vera» - nel senso di ovvia -, più bella e più confortante. È la base di tutto l'edificio spirituale e di fede dei Cristiani, ma anche di tutta l'umanità. Dio è amore! Dio è buono: «Solo Dio è buono» (Lc 18, 19). Ha creato tutto per amore e con amore, e «non disprezza nulla di ciò che ha creato» (Sap 11, 24).
Una vera visione di Dio, - specialmente dopo Gesù Cristo, Verbo incarnato, vero Dio e vero Uomo, nato bambino e morto povero per noi, perdonandoci e scusandoci sulla Croce - non può dubitare del fatto che tutta la storia dell'umanità, e di ogni uomo, va letta in quest'ottica: ho in cielo un Padre buono, che è l'Amore in Se stesso, che è mio babbo, che veglia su di me, che trasforma tutto in bene se credo in Lui, alla Sua Parola, se ricorro a Lui, se pongo la mia fiducia in Lui, se Lo invito a fare ciò.
Senza
questa visione di bambini che confidano in Dio, non si può entrare in cielo: «Se
non ridiventerete come bambini non entrerete nel Regno dei cieli» (Mt 18, 3).
Ora questo Regno è l'Amore in se stesso, è la luce in se stessa, è la pace in
se stessa.
È
questo che ci vuol far capire la vita di santa Veronica. Lei, affidandosi,
conoscendo bene il suo nulla, anzi il nulla di ogni creatura davanti al
"tutto" del Creatore, è stata portata a «nuotare in Dio», a «fondersi
in Dio» nell'Amore fino a concludere la sua beata esistenza con queste parole,
già citate: «L'amore si è fatto trovare! Questo è il segreto del mio patire!
Ditelo a tutte, ditelo a tutte!».
Sì,
solo per amore si accetta e si capisce il patire. Perché?
Perché
Dio è Santo; e la Vita Eterna è l'unione con Dio, con «Il Santo», con La
Santità stessa. Non potremo unirci a Lui, se siamo ancora macchiati. Ecco il
motivo del dolore, del patire, che ci purifica per unirsi a Dio, per fondersi e
bearsi in Lui per tutta l'Eternità; ma anche già da adesso, a misura della
nostra accettazione e sopportazione di questa purificazione, dovuta a causa del
peccato.
Con
questa ottica, umile e verace, si capisce che la sentenza di Dio sul primo uomo,
dopo il peccato originale, non va vista come punizione, bensì come rimedio: è
la via indispensabile per la purificazione degli effetti disastrosi del peccato.
Ecco
anche il motivo del purgatorio, verso il quale - al dire della Santa - corrono
le anime contente, malgrado le pene, per purificarsi e poter godere
dell'abbraccio eterno di un Dio così bello, così buono, così puro, così
Santo. Le anime del purgatorio si comportano così perché hanno visto, nel
giudizio particolare subito dopo la morte, la verità di questo Dio buono,
misericordioso, offeso dai peccati, e hanno visto palesemente l'orrore del
peccato che macchia l'anima rendendola incapace di avvicinare «E Santo», e
perciò si affrettano al rimedio.
Questo
ci svela santa Veronica nella sua esperienza. Beati noi se, pur non vedendo,
crederemo a ciò: «Beati quelli che crederanno pur senza aver visto» (Cv 20,
29).
Ecco
anche il motivo dello stesso inferno, che non è punizione, ma è una
conseguenza inevitabile per coloro che rifiutano questo amore, che non credono,
che non accettano di lasciarsi purificare, che non vogliono l'«ordine»
stabilito da Dio per la Vita Eterna, tramite i Suoi Comandamenti e le Sue Leggi
che sono leggi di vita, d'amore, e trascurandole si perde la vita perché si
rifiuta di accettare le regole del Paradiso.
Dio,
nel suo infinito amore, non obbliga l'uomo che ha creato, ma nemmeno lo
distrugge, perché la vita è un dono, e «i Doni di Dio sono irrevocabili» (Rm
11, 29), ma insegnandoli la Verità, invita l'uomo a scegliere la vita: «Ti ho
messo davanti la vita e la morte; scegliti la vita» (DI 30, 19); e in questa
verità, gli presenta anche l'inferno, non per minacciarlo, ma per fargli
intendere il risultato delle sue scelte, della sua disobbedienza, per aiutarlo a
rifiutare il peccato, per spingerlo a lottare, per il suo bene... dunque glielo
presenta «per amore, per misericordia, per giustizia», affinché l'uomo non
possa un giorno lamentarsi di Dio accusandolo di non avergli fatto sapere ciò,
di averlo lasciato nel buio, senza la luce totale della verità.
Ecco
il ruolo importantissimo di santa Veronica! Ecco il suo contributo al «trionfo
dell'amore». Sì, Dio è Amore; sì, il Paradiso è stupendo; ma, nello stesso
tempo c'è anche l'inferno per chi non crede al Paradiso, per chi non lo pensa e
non lo desidera e non vuole sacrificare certe vanità per meritarselo, per chi
rifiuta questo Amore, che è anche ordine, obbedienza: «Chi mi ama osserva i
miei comandamenti» (Gv 14, 23). «Chi non mi ama, non osserva le mie parole; la
parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato» (Gv 14,
24).
Ma
il demonio e la nostra natura umana superba vogliono farci vedere le cose al
rovescio.
E
perché?
Il
demonio, perché è il «padre delle menzogne» (Gv 8,44), ci odia e vuole farci
credere che Dio non è Amore se crea l'inferno, o, peggio ancora, che Dio è
falso e l'inferno non esiste.
La
nostra natura umana, sia perché è superba, autosufficiente e indisciplinata e
cerca una falsa libertà che non vuole sottomettersi alle leggi di Dio, sia
perché è ferita e debole e non vuole tralasciare le sue delizie, i cosiddetti
«piaceri», gioie...
Sì,
l'uomo è creato per la felicità, e perciò la cerca spontaneamente; ma
leggendo gli Scritti della Santa, e meravigliandosi di questo Dio regnante,
dominante, operante, oceano infinito d'amore, di luce, di pace... inizieremo a
vedere molto più meschine e effimere le nostre "gioie", i nostri
"piaceri", a vedere anzi la loro pericolosità, il veleno nascosto
come nel frutto del giardino dell'Eden che era «bello e piacevole» (Gn 2, 6),
e convincersi della vanità di questo mondo passeggero; e allora inizieremo a
dire con san Francesco: «Tanto è il bene che mi aspetto, che ogni pena mi è
diletto».
Quanto
sono vere queste parole! Come le ha vissute bene la Santa!
Anche
lei, per eccesso di luce e di amore e di conoscenza di Dio, piangeva come san
Francesco perché «d'Amore non è amato». Avrebbe voluto correre per il mondo
intero a gridare che Dio è Amore, un Dio Creatore, Redentore, che, per Sua
natura, non può che dare, amare, fino alla pazzia, alla follia della croce che
Veronica ha toccato e descritto; e a gridare anche la penitenza e la
conversione, per poter gustare ciò: «Convertitevi, il Regno dei cieli è vícino!»
(Mt 3, 2).
Leggiamo
qualche brano di questo «poema d'amore» quasi unico che è sparso nel Diario
di questa «eletta tra gli eletti»:
-
«... Più l'abisso del mio nulla è profondo, più mi riposo nella
considerazione degli attributi divini. Mi fermo su quello della misericordia e,
come in uno specchio, vedo di quale amore Dio mi ha amata e mi ama ancora. Io
spero in questo amore...».
-
«Ho sperimentato l'amore. La mia anima è immersa nell'immensità di questo
mare; l'amore trasforma la mia anima nell'amore stesso. La mia anima è in Dio.
Dio è nella mia anima. Dio parla con la voce del silenzio, l'anima risponde, ma
la sua risposta è l'eco della voce di Dio, che in lei ama se stesso. La mia
anima, con l'amore, sembra che conosca Dio in Dio stesso e condivida la sua
felicità eterna. Dio la tira a Sé con trasporti, slanci, rapimenti, frutti
dell'amore, e la conoscenza nuova di Dio produce una nuova trasformazione in Dio».
-
«O padre della mia vita, sposo dell'anima mia, cuore del mio cuore, tornate nel
mio cuore!... stelle che splendete davanti a Lui, ditegli che io languisco
d'amore...».
Dio
godeva degli ardori della Santa, ritornava, la consolava: «Sono l'Amore in
persona; Io t'amo e ti porto nel mio Cuore. Il mio Cuore è la vita del tuo. Tu
sei la Sposa del mio Cuore!». Le chiede: «Questo cuore che vedo nel tuo petto,
di chi è?». «Vostro o Signore». «Allora me lo prendo». E lo fa riporre sul
Cuore di Maria che è presente; poi lo ripone sul proprio petto. «Ed ora qual
è il mio cuore?», domanda la Santa. E Gesù risponde: «Il tuo cuore sono
io... ti ho trasformata in Me; tu sei divenuta Me stesso».
Quante
volte arrivava all'unione: prima parla di «unione strettissima» nella quale
l'anima si sente attratta come il ferro dalla calamita, «legata» dolcemente,
«ingolfata» nel mare dell'amore di Dio; più tardi aggiungerà l'esperienza di
sentirsi ««uniformata», "trasformata» in Dio; e nell'ultima tappa,
quando riceve in ogni comunione la «grazia delle tre grazie», raggiungerà il
culmine dei saggi dell'unione dei beati nel cielo: è il momento delle «comunicazioni
intime» che passano tra Dio e l'anima, quindi ineffabili. «Non si possono
descrivere», afferma, ma riesce a riferire al confessore gli effetti che
lasciano in tutta la persona.
«...in
un istante mi è parso di sentire infondere il Divino Amore in tutta l'anima
mia; ed ella farsi una stessa cosa col Divino Amore... non sapevo se ero in
cielo o in terra; avevo cognizione di me stessa, parevami di essere il più vile
vermicciolo della terra... vedevo che sono nulla. A questo mi si aggiungeva la
vista di tante ingratitudini... un Dio tanto benefico, tanto grande, tanto
misericordioso essere stato tanto offeso da una ingrata creatura!... ero assorta
in Dio... vedevo i Divini attributi di Dio... Iddio era mia memoria, Iddio era
mio intelletto, Iddio era mia volontà; tutto Iddio nell'anima, e tutta l'anima
in Dio. Di quello che ho provato in questi momenti, non se ne può parlare...
l'anima mia restava via più distaccata da tutto quello che non è Dio...
parevami di stare come in una fornace...
«L'umanità
patisce tanto in queste operazioni del Divino Amore... voleva lagnarsi... ma
stava cheta, e lo spirito gridava forte: O Amore! O Amore! O Amore, tanto poco
conosciuto dalle creature e da me, in particolare! No, No; non sarà più così,
perché voglio voi solo e con voi resto...
-
«...l'anima ha sperimentato in sé, in quel punto, certe operazioni del Divino
Amore... parevami di notare in Dio quella sua immensità di amore infinito che
si manifestava a quest'anima; ed essa, per via di quelle comunicazioni intime
fra Dio e l'anima, restava tutta unita al sommo bene... era tutta, in tutto,
trasformata nel suo Dio di amore... e l'amore medesimo operava in lei, e per lei
tutta immersa in Dio che si comunicava tutto ad essa... queste cose non si
possono mai spiegare con parole... solo dico che l'anima, in quel punto, resta
così assorta in Dio, che, tornata ai propri sentimenti, le pare ogni cosa novità!
Oh! Che pena le è il vedersi così carcerata in questo corpo mortale! Resta una
nausea di tutte le cose terrene...
-
«...mentre l'anima stava tutta nuotando nel mare immenso della Divinità, in
quel istante, si è rappresentato avanti l'anima mia Gesù, in quel modo che uscì
alla luce per redimere noi peccatori... in quel punto vi fu un non so che in
questa anima; parvemi mi mutasse in un'altra; e mi pare che, in quello stesso
punto, Iddio mi ponesse in Sé e riempisse questo cuore e questa anima tutta di
amore. Sentivo certi impulsi che levavano me da me, e nel tempo medesimo mi
sentivo essere tutta unita al Sommo Bene... ».
Caro
lettore, il Diario è arcipieno di questo linguaggio sublime. Un bene così
grande merita un po' di penitenza, di astinenza.
E
se non sarà possibile imitare la Santa in tante cose, voglia Dio che questi
Scritti ci aiutino ad umiliarci profondamente, accorgendosi a quali livelli Dio
chiama l'uomo, creato a Sua immagine e somiglianza, e come invece siamo ancora
strisciando nel fango dei falsi piaceri che ci offre il mondo e il principe di
questo mondo.
Capitolo
Secondo
Il
mondo razionalista di oggi tende a non credere più a tante, per non dire tutte,
le realtà invisibili di fede; soprattutto quella dell'esistenza dell'inferno e
dei demoni come creature, come «esseri», limitandosi ad accettare, per forza,
l'esistenza del «male».
Anche
tra certi "credentí" si tende a fuggire di pensare a queste realtà,
limitandole, negandole, o almeno negando l'eternità dell'inferno, o
considerandolo vuoto, rifiutando di credere a delle pene e sofferenze concrete,
fuoco, ecc.... basandosi su un falso concetto di un Dio misericordioso che non
potrà permettere ciò, concetto che abbiamo cercato di chiarire prima.
Ora
la vita, gli scritti e l'esperienza di santa Veronica, in questo ambito, non
sono che un grido di difesa della dottrina, una potente conferma della fede e
dell'ínsegnamento della Chiesa. Il Diario è pieno delle sue lotte con i demoni
e delle sue visite e descrizioni dell'inferno.
Abbiamo
visto come il demonio aveva preso, fin dai primi mesi, le sue sembíanze per
creare problemi nella fraternità. Poi, non si è fatto molto aspettare per
attaccarla di persona, e quello che segue non è sola affermazione di Veronica,
ma anche dichiarazioni di testimoni veridici che deporranno con giuramento al
processo.
Leggiamo
nel Diario che i demoni gli strappavano di mano brocche e altri utensili,
rovesciavano acqua bollente su di lei in cucina; gli strappavano la penna,
rovesciavano l'inchiostro, mentre scriveva il Diario. Non aveva quasi una notte
tranquilla: le apparivano in gran numero, in deformità orribili, minacciosi,
osceni... urlavano, muggivano, bestemmiavano... buttavano fuori degli odori
infetti fino a farla svenire... gli gettavano nella sua scodella pugni di
capelli, ragni, topi morti... la buttavano nel fuoco... la lanciavano contro i
muri, le lanciavano addosso enormi pietre, le davano delle botte e dei colpi
inimmaginabili...
Sono
fantasmi? Immaginazioni? Qualcuno potrebbe pensarlo. Niente affatto. Le suore
udivano; certe volte vedevano; e quando ciò accadeva, la Santa doveva
incoraggiarle e rassicurarle. Tante volte dovevano correre di notte alla sua
cella, fino a che l'autorità permise che una suora dormisse con lei per non
lasciarla sola. Ma la Santa non aveva paura. Sfidava e rimproverava i suoi
nemici: Venite, cogitemi, martirizzatemi; è mia felicità soffrire per il mio
Dio... pusillanimi che siete, venire così numerosi contro una povera donna come
me! Una volta Maria Santissima apparve durante una lotta e disse ai demoni che
cercavano di fuggire: «Ecco la mia figlia; la mia figlia è dominatrice
dell'inferno».
L'attaccavano
generalmente, quando compiva il suo ufficio di vittima mediatrice e redentrice,
quando pregava e si mortificava per la conversione dei peccatori. «Smetti», le
urlavano, «smetti o noi ti faremo sentire i supplizi dell'inferno».
Oh!
La forza della preghiera e della penitenza!
Certe
volte la malmenavano fino a lasciarla tutta una piaga... un giorno le troncarono
un piede. Le rimase penzoloni come un cencio. Le suore la portarono al
confessionale in questo stato, e istantaneamente risanò, perché il confessore
le impose di chiedere a Dio la guarigione...
Nell'agonia
di suor Luisa, che le era stata sempre nemica, santa Veronica vedeva i demoni
che venivano a prenderne l'anima, gridando: « È nostra! È nostra! Guai a te!».
Suor Luisa prendeva convulsivamente la mano di Veronica: «Difendetemi!
Salvatemi!»; e quella gridava: «È di Dio»; poi supplicava: «Mio Dio,
calcate sulla mia testa la corona di spine, ma di grazia risparmiate quest'anima»...
...E
di suor Angelica, che la maltrattò durante tutta la sua vita, la Santa restò
giorno e notte accanto al letto, inginocchiata, in preghiera, senza appoggio,
offrendosi in sacrificio: «Signore Gesù - supplicava mentre i demoni la
coprivano di colpi - fate parlare il vostro Sangue e i vostri meriti per
quest'anima, ottenete questa grazia dal Vostro Padre Eterno! Sono disposta a
tutti i tormenti».
Dopo
giorni con questo ritmo, si gettò ai piedi del Santissimo Sacramento, mentre
una voce rabbiosa miagolava «Tu hai vinto, ma me la pagherai, miserabile», e
un gatto mostruoso si lanciò su di lei... La morente, però, esalò il suo
ultimo respiro nelle sue braccia.
Lo
vede quasi ogni giorno, coi suoi orrori e i suoi supplizi. Lo visita non di
rado, per volontà di Dio, accompagnata normalmente dai suoi Angeli Custodi in
modo visibile, e da Maria Santissima in modo invisibile. E per obbedienza lo
descrive nel Diario. Riferiremo qui solo una parte della visione del 17 gennaio
1716. Le apparve la Vergine Maria, che la trasportò ai piedi della Trinità
Gloriosa; poi ordinò agli Angeli Custodi di condurla in spirito nell'abisso. «Non
temere, figlia mia; io sono con te».
Ecco
la descrizione: «In un batter d'occhio, mi ritrovai in una regione bassa, nera,
fetida, piena di muggiti di tori, di urli di leoni, di fischi di serpenti, di
tuoni fragorosi. Vedevo dei lampi sinistri serpeggiare fra un fumo denso. Ma
questo era nulla. Una grande montagna si alzava a picco davanti a me ed era
tutta coperta di aspidi e di basilischí legati insieme. Essi si agitavano, si
contorcevano, ma non potevano liberarsi. La montagna viva era un clamore di
maledizioni orribili. Tornai verso i miei Angeli e chiesi loro che fosse tutto
ciò. Mi risposero che era l'inferno superiore, cioè l'inferno benigno.
Infatti, la montagna si spalancò e nei suoi fianchi aperti vidi una moltitudine
di anime e di demoni intrecciati con catene di fuoco. 1 demoni, quasi tori
furiosi, schizzavano fuoco dagli occhi, dal naso, dalla bocca. I loro denti,
simili a pugnali d'acciaio, mordevano le anime fra un clamore spaventoso di urli
disperati. A questa montagna seguivano altre montagne più orride, le cui
viscere eran teatro di atroci e indescrivibili supplizi.
«Nel
fondo dell'abisso, vidi un trono mostruoso, fatto di demoni terríficanti. Al
centro una sedia formata dai capi dell'abisso. Satana ci sedeva sopra nel suo
indescrivibile orrore. Aveva una testa composta di 100 teste, ed era sormontata
da enormi picche viventi, che finivano con un occhio di fuoco. Questi occhi si
aprivano e lanciavano fiamme il cui ardore aumentava l'incendio infernale.
Satana vedeva tutti i dannati, e questi vedevano satana. Gli Angeli mi
spiegarono che la visione di satana, il mostro, forma il tormento dell'inferno,
come la visione di Dio forma la delizia del Paradiso. Sui suoi sudditi, satana
lanciava tormenti, che li divoravano. Egli bestemmiava maledizioni e tutti gli
facevano coro: erano grandi urla di disperazione.
«Dissi
ai miei Angeli: - Quanto tempo dureranno questi supplizi? - mi risposero: - per
sempre, per tutta l'eternità -. E quando io tacqui, muta di spavento, notai che
il muto cuscino della sedia di Lucifero erano Giuda ed altre anime disperate
come lui. Chiesi alle mie guide: - Di chi sono quelle anime? -. Mio Dio, quale
risposta! - furono dignitari della Chiesa e prelati religiosi!-.
«...Ebbi
coscienza che la mia presenza raddoppiava la rabbia dei dannati. Senza
l'assistenza dei miei Angeli e di Maria, che invisibile stava al mio fianco, io
sarei morta di spavento.
«Silenzio.
Io non detto nulla. Non posso dir nulla. Di fronte all'inspiegabile verità,
tutto ciò che raccontano i predicatori non è niente. Niente!». E nell'abisso
tenebroso, soggiorno di spavento, ella vide cadere una pioggia di anime.
In
altre visioni è il Signore stesso che le risponde che sono supplizi «per
sempre, per l'Eternità». Le disse anche: «Mira e guarda bene questo luogo che
non avrà mai fine...».
In
altre descrizioni più lunghe, descrive i sette livelli dell'inferno, con le
loro rispettive categorie di dannati...
In
più vide un posto più orribile per i religiosi che avevano infranto e
disprezzato le loro sante regole; e un altro posto per i sacerdoti che non erano
fedeli all'insegnamento della Chiesa, e che perciò sono stati causa di rovina
di tante anime. Si soffriva atrocemente in quei luoghi...
Incredibile!
Vide anche, in un luogo appartato, dei dannati in anima e in corpo! Ne era
spaventata. La Madonna le spiegò che erano quelli che avevano venduto la loro
anima al demonio con patto volontario...
Si
potrebbero citare pagine e pagine, ma basta ciò per vedere quanto questa verità
di fede fosse "familiare" e concreta nella quotidianità della vita e
dell'esperienza di santa Veronica, in «conferma della fede», per chi cerca
veramente e umilmente la Verità, arrendendosi davanti all'evidenza.
Capitolo
Terzo
Ecco
un altro punto attualissimo: La società attuale, edonistica e del benessere non
può concepire un tale insegnamento, perché contraddice tutti i suoi principi
di piacere, di corsa sfrenata dietro tutto quello che i sensi e i desideri
appetiscono, tutto quello che "piace". Ora, questa dottrina
dell'espiazione insegna non solo l'accettazione delle sofferenze e delle
difficoltà che la vita ci riserve, ma anche la ricerca volontaria della
rinuncia, della privazione e della mortificazione.
Dove
trovare i fondamenti di una tale dottrina?
Prima
di ricorrere alla Sacra Scrittura e alla Teologia, non possiamo, specialmente
dopo il capitolo precedente sull'inferno, non menzionare la famosa parola
rivolta dalla Madre di Dio a tutta l'umanità, tramite i tre fanciulli Veggenti,
nelle apparizioni di Fatima, e che sintetizza nel modo più semplice e
mirabilmente completo questa dottrina:
«Tante
anime vanno all'inferno perché non c'è chi prega e fa sacrifici per loro».
In
questa parola è condensata tutta la dottrina dell'espiazione, che è famosa
soprattutto negli scritti di san Paolo Apostolo, - che la Santa chiamava «mio
san Paolo», come già abbiamo detto -, specialmente nella lettera ai Colossesi
1, 24: «Ora io mi rallegro nelle sofferenze che patisco per voi, e completo
nella mia carne quel che manca alle sofferenze di Cristo, a pro del corpo suo
che è la Chiesa»; ma anche nella prima lettera di san Pietro Apostolo 2, 21:
«Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio perché ne seguiate le orme».
E
quanto bene ha saputo seguirle santa Veronica!
La
vita e gli scritti della Santa, come abbiamo visto, sono tutti impregnati del
profumo della dottrina dell'espiazione, tanto che il cardinal Palazzini, dopo
aver detto che la missione di santa Veronica deve ancora iniziare nella Chiesa,
aggiunge: «...è necessario fermarci all'aspetto dell'espiazione, che ha così
grande posto nel Diario della Santa, e che ci dà il diritto di considerarla
come la maestra per eccellenza della dottrina dell espiazione».
Già
a Mercatello, da bambina, Gesù le aveva detto: «Tu sei Mia. Io sono tuo. Tu
sarai la Mia Sposa, la Mia associata nell'opera della redenzione».
E
questo invito sarà sempre più approfondito; Gesù le spiegherà: «L'uomo,
creato dall'Amore e per Amore, ha offeso l'Amore con l'orgoglio dello spirito e
con la ribellione della carne. Io ho chiuso la ferita fatta all'Amore creatore,
e l'ho chiusa per mezzo del supremo dolore. Chi vorrà come me, dietro il mio
esempio, soddisfare l'Amore creatore? Chi vorrà perfezionare in sé ciò che
manca alla mia passione redentrice? Mi ami tu?».
E
Veronica risponderà: «Eccomi, Signore; io voglio la Vostra Croce. Voglio in me
tutti i tormenti che furono in Voi; con Voi e dietro a Voi, voglio soddisfare
l'Amore creatore; di più, voglio che tutte le spade che trapassarono il Cuore
di Maria corredentrice, trapassino il mio cuore. Voi mi chiedete: Mi ami tu? Oh!
Se Vi amo, o Signore! Infatti Vi dico: crocifiggete Veronica».
Gesù
continuerà: «Mediante le mie ferite ho chiuso la ferita fatta all'amore
creatore. Chi vorrà lenire le ferite fatte a me, Amore redentore?». E Veronica
vede Gesù tutto sanguinante: sangue negli occhi, nella bocca, su tutto il
corpo. «Mio Dio, grida, chi Vi ha ridotto in codesto stato?». Le risponde: «I
peccatori, gli eretici; soprattutto coloro che mi negano l'attributo dell'Amore».
Allora
lei si fa avanti con mano fremente, singhiozzando: «Sarò io la vostra
Veronica, la riparatrice e la consolatrice. Io do il mio sangue per risparmiare
il vostro... io mi offro, perché i peccatori mi inchiodino al vostro posto...
io sarò il vostro apostolo. Vi amo».
Gesù
la illumina sul valore della sofferenza; allora ella compose un cantico in onore
della sofferenza: «Un'oncia di sofferenze val più di tutte le ricchezze e di
tutte le gioie del mondo. Se avessi mille lingue non potrei esprimere il bene
che porta all'anima la sofferenza... la sofferenza è la chiave dell'amore...
chi cammina nella vera sofferenza, non ha altro desiderio che di servire Dio con
puro amore, e il puro amore aumenta man mano che s'accresce la vera
sofferenza... croci! Io voglio delle croci! La mia volontà è di non vivere
senza pena; senza pene io non posso vivere.... O bona crux, venite a me! O cara
croce, pigliatemi, crocifiggetemi in voi! O tesoro immenso, o letto di amore,
fate che mi riposi fra le vostre braccia! O croce cara, venite a me! Voi sola
bramo, voi solo piglio per mio appoggio e sostegno».
Perché
questa vita?
Percorrendo
il Diario risulta chiaro: per coloro che peccano, per quelli che si esibiscono
impudentemente, per quelli che godono, per quelli che non pregano, per quelli
che non amano; per tutti costoro si espia, si soffre, si prega, si ama.
Si
sente, quindi, chiamata ad offrire allo Sposo un complemento di pene
volontarie, per espiare per sé stessa prima - come amava ripetere - e per i
peccatori. Perciò troveremo nella sua vita una vastissima gamma di preghiere e
di sacrifici, più o meno imitabili:
Le
«Vie Crucis» con una pesante croce sulla spalla, o un tronco d'albero, o una
pesantissima panca; in ginocchio, sui sassi, sulla neve, in processioni
notturne, talvolta anche comunitarie, salendo le scale in ginocchio,
sanguinando...
Le
lunghe veglie, piene di mortificazioni, penitenze, dormendo poco e su tavole
di legno, o sarmenti di vite, cuciendo delle spine nell'abito, pensando al
Crocifisso...
Digiuni,
astinenze, flagelli e catene, cilici, per indebolire il corpo, e per espiare i
tanti peccati commessi dagli uomini in questo ambito...
Inventa
tanti modi di espiazione: Per punire la lingua di qualche parola vana o contro
carità, le poggiava sopra una pesante pietra per un periodo di tempo... Si
imprigionava in posizioni scomodissime per espiare la libertà abusata di
altri...
Sarebbe
troppo lungo elencare altri metodi e invenzioni, ben più austeri... invitiamo i
lettori a scoprirli nella lettura di libri più esaurienti. Leggiamo a questo
proposito qualche passo dalla Santa:
-
«Mi sentii accendere il cuore di brama... andai a chiamare una sorella, e la
menai all'orto; e nella Cappella di San Francesco, recitammo tutto il Rosario
per la conversione dei peccatori. Ella stette coi bracci aperti, ed io mi battei
colla catena. E poi, facemmo altre devozioni, pure per quest'effetto...»;
-
«Terminata la Messa, io bruciavo come una fornace. Cantavo l'Ufficio delle Lodi
con voce più forte che mai. Dopo invitai alcune suore a seguirmi in giardino.
Nove di loro mi seguirono... Dissi alle suore: Andiamo e chiamiamo i peccatori.
Con questa intenzione recitammo le Litanie della Madonna e l'Ave Maris Stella...
Arrivate alla Cappella di San Francesco, ci disciplinammo; poi ritornammo in
chiesa cantando il Te Deum. Là nuove discipline con trentatré invocazione al
Salvatore del mondo... Poi chiesi perdono dei miei scandali, e le compagne mi
imitarono piangendo.
Esse
tornarono nelle loro celle, ma io... tornai in giardino e vi restai a lungo. La
neve era alta... La mia voce non bastava per chiamare le anime e vi aggiunsi la
voce delle catene, delle corde, delle spine; ad ogni colpo invitavo al
pentimento i peccatori, gli eretici e i turchi...».
Quanti
importanti insegnamenti ed esempi! Lei così frequentemente rapita nel
soprannaturale, ricorrere a queste preghiere, processioni, penitenze così
semplici, così comuni e a portata di tutti.
Il
suo spirito di riparazione ci è oggi così necessario! Una riparazione che
oltrepassa la sua persona per dilatarsi in una riparazione comunitaria, come
abbiamo visto. E non basta così, ma quante volte vi indurrà anche i superiori.
Ricordiamo, ad esempio, quando Dio le fece vedere il pericolo che minacciava la
sua stessa città per il moltiplicarsi delle discordie e dei peccati, ed essa
indusse il vescovo mons. Eustachi a organizzare una processione di penitenza...
e Dio fu placato.
Quanto
sembra lontano oggi questo linguaggio, pur così semplice e veritiero dei Santi!
Quanto ne abbiamo bisogno! Dove sono oggi le processioni di penitenza? Abbiamo
forse dimenticatoi risultati del voto fatto da Papa Pio XII alla Madonna del
Divino Amore se avesse salvato Roma dai bombardamenti? E l'ha salvata! E la
preghiera del Santo Rosario indotta da san Pio V per la battaglia di Lepanto? La
Madonna non l'ha deluso! Forse non pensiamo nemmeno più al profeta Giona e alla
conversione dei Niniviti? Ci crediamo ancora? O ci vergogniamo di essere
criticati da un mondo razionalista, autosufficiente e arrogante?
Quanto
bisogna rispettare la sapienza dei Santi e usufruirne! Se san Giovanni
Evangelista insegna che non possiamo amare Dio che non vediamo, se non amiamo il
prossimo che vediamo (1 Gv 4, 20-21), come potremmo essere grati al Signore per
la Redenzione, se non siamo grati prima ai Santi, membri del Suo Corpo Mistico,
che hanno patito anche loro così tanto per la nostra salvezza? Che hanno
completato nella loro carne quello che mancava delle Sofferenze di Cristo, a pro
del Corpo Suo che è la Chiesa: che siamo noi.
Grazie,
dunque, santa Veronica! Grazie a tutti voi santi! E Grazie soprattutto alla Gran
Madre di Dio, e Madre nostra, "Corredentrice" per eccellenza del
mondo.
Capitolo
Quarto
Avremmo
forse esagerato concludendo così il precedente capitolo? Ricordiamo però che
alle prime parole dette a Fatima: «Molte anime vanno all'Inferno perché non c'è
chi prega e fa sacrifici per loro» la Madonna aggiunge subito dopo: «Per
impedire questo, la Santissima Trinità vuole stabilire nel mondo la devozione
al Mio Cuore Immacolato». La risposta verrà chiarificata inoltrandosi in
questo capitolo mariano, culmine del messaggio profetico della Santa, vedendo
che la vergine Veronica aveva inteso e vissuto un totale affidamento personale e
comunitario profetico a Maria SS.ma, fino a diventarne quasi un incomparabile
segno e apostolo.
Ecco,
dunque, un altro punto molto discusso oggi: Il posto e il ruolo che Maria
Santissima occupa nella Chiesa e nella Storia di Salvezza. È esagerato come lo
pretende qualcuno? O invece è ancora da scoprire, sviluppare e rispettare, come
ribadiscono altri?
Ci
sembra che non bisogna essere molto dotti e íntelligentí, ma bensì piccoli e
semplici, per vedere come questi nostri tempi portano un chiaro sigillo mariano
mai visto prima nella storia. Dalla catena delle sue apparizioni, - "Rue du
Bac" con la medaglia miracolosa, Lourdes, La Salette, Fatima e altre
apparizioni approvate dalla Chiesa, o ancora sotto studi e discernimento -, come
anche da diversi movimenti mariani e realtà ecclesiale suscitate dallo Spirito
Santo e dalla Madonna stessa, si profila chiaramente quello che è diventato
un'espressione comune: «I tempi mariani», espressione che sentiamo o leggiamo
spesso, anche nei discorsi di Papi e di grandi Prelati della Santa Chiesa.
I
tempi mariani sembrano essere i tempi in cui Lo Spirito Santo sta conducendo la
Chiesa, e di conseguenza il mondo, a capire - e poi proclamare - la «verità»
(Gv 14, 17a), tutta intera, su Maria, sul Suo ruolo decisivo: quello della «Donna»
che schiaccerà la testa dell'antico serpente, «metterò inimicizia tra te e la
donna...» (Gn 3, 15); quello della «Donna» vestita di sole che combatte il
drago (vedi: Ap 12); la «Donna» alla quale il Signore, solo dopo averle
affidato nel Discepolo amato tutta l'umanità come figli che Ella genera con il
Salvatore, ai piedi della Croce, disse: «Tutto è compiuto» (Cv 19, 30a); la
«Donna» delle Nozze di Cana, che intercede per l'umanità alla quale viene a
mancare il vino della Grazia (vedi: Cv 2); la «Donna» alla quale Dio non può
rifiutare niente, perché Lei non Gli ha rifiutato niente, nemmeno Il Sacrificio
del Suo Unico Figlio, che è Dio, diventando, come Abramo, Madre di tanti
popoli.
Questa
"invasione" mariana progredisce su due fronti che vanno a pari passi:
Il primo, teologico e dogmatico; il secondo, popolare e devozionale, però a
livello ecclesiale universale.
Ora,
sul primo fronte, vediamo il "germogliare" di dogmi mariani: Il primo
è il dogma dell'Immacolata (1854) confermato subito dal cielo, dalla Madonna
stessa a Lourdes, 4 anni dopo: «Io sono l'Immacolata Concezione» (1858); poi
il dogma dell'Assunzione in cielo in corpo e anima, nel 1950, da Papa Pio XII,
con tutto quello che questi due dogmi contengono di fondamentale per l'uomo e
per la Storia della Salvezza, e che sarebbe, purtroppo, troppo lungo sviluppare
qui.
Dove
è destinato a arrivare questo primo fronte?
La
Madonna l'ha chiarito nelle apparizioni della «Regina di tutti i popoli» ad
Amsterdam, apparizione approvata dal vescovo nella seconda metà degli anni
1990, dove si proclama Mediattlce di tutte le grazie celesti e «Corredentrice».
Ecco,
dunque, il punto d'arrivo! Maria non è una scelta in più, anche se importante,
nella Chiesa. Maria è indispensabile nella redenzione storica e personale di
ogni uomo. Maria è, non per virtù propria, ma per volontà di Dio, Vera
Corredentrice del mondo, di tutta l'umanità. Questo ci sembra molto evidente
nella simbologia della medaglia miracolosa, data da Maria stessa nella sua
apparizione, nel 1830, a Parigi, a santa Caterina Labouré:
L'Immacolata,
sulla prima faccia della medaglia rappresenta il dogma di partenza, e il simbolo
della «M» intrecciata in modo inseparabile con la Croce sulla seconda faccia
rappresenta il dogma d'arrivo: la Corredenzione; un percorso che passa
attraverso il Sacro Cuore di Gesù, e anche attraverso quello Immacolato e
Addolorato di Maria, presenti tutti e due sulla Medaglia; infatti, la Madonna
annunzierà, più avanti: «La Santissima Trinità vuole stabilire nel mondo la
devozione al mio Cuore Immacolato» (Fatima 1917).
E
qui siamo già nell'ambito del secondo fronte, quello della devozione personale
ed ecclesiale a Maria Santissima. Questi due fronti sono complementari tra loro.
La devozione deve arrivare al suo culrnine, secondo l'insegnamento mariano per
eccellenza di san Luigi Maria Grignion di Montfort nel suo famoso Trattato della
vera devozione, nella consacrazione personale e comunitaria totale alla
Santissima Vergine Maria; un insegnamento che è frutto della maturazione sempre
più approfondita dalla scuola francese di spiritualità, fondata sul mistero
dell'Incarnazione; un affidamento e abbandono totale a Colei che più di tutti
conosce Gesù, alla Maestra che ci può guidare nella via più sicura e diretta
al suo Figlio Benedetto, alla quale Gesù stesso si è affidato.
Questo
insegnamento è stato ripreso, assimilato, approfondito, concretizzato e offerto
a tutto il mondo da Papa Giovanni Paolo II, con il suo famoso Totus Tuus, e la
consacrazione del mondo intero e del terzo millennio a Maria Santissima,
invitando tutti ripetutamente a leggere «i segni dei tempi», e a comprendere
questa Consacrazione, per attuarla, secondo la richiesta della Madonna a Fatima.
Stranamente,
o meglio provvidenzialmente, vedremo che la figura e il ruolo di Maria è il
punto più rilevante e sottolineato nell'esperíenza di vita e negli scritti di
santa Veronica, che ha molto da dirci in proposito. Perciò, ci pare doveroso
chiamarla non solo «discepola di Maria», come troviamo nel Diario, ma anche «apostola
di Maria».
Basta
uno sguardo alla cronologia della sua vita, per vedere il ruolo
"invadente" di Maria SS.ma. Sfogliando il Diario, troveremo che, per
lei, Maria Santissima è indubbiamente e palesemente Mediatrice di tutte le
grazie e Corredentrice; anzi questo le viene detto dal cielo esplicitamente. E
quanto alla Consacrazione a Maria, la nostra santa è arrivata al culmine
personale e comunitario.
Dunque,
già da bambina, abbiamo visto come si rivolgeva familiarmente alla Madonna,
quando voleva il Bambino Gesù, o voleva darGli da mangiare, ricevendo spesso
quel che chiedeva; e come si è sentita dire tante volte non solo dalle labbra
del Divino Sposo, ma anche di Maria Santissima: «Tu sei la mia prediletta».
E
abbiamo anche visto, nel terzo e quarto capitolo, come questa relazione è
andata sempre crescendo, specialmente dopo la stimmatizzazione, fin «quasi a
sostituire Gesù», come scrive padre Làzaro Iriarte, che non è minimamente un
sentimentale, ma uno studioso che pesa meticolosamente le sue espressioni,
spiegando dopo che è «un sostituire» a favore di un «arrivare» più sicuro
e facile a Gesù. È la stessa logica del Montfort nel suo Trattato della vera
devozione: «Gesù è venuto a noi tramite Maria, e vuole che andiamo a Lui
dalla stessa strada ».
Dopo
aver visto nella sua vita il ruolo concreto di Maria, vediamolo ora nella
dimensione mistica, soprannaturale, piena di insegnamenti celesti e dottrinali.
In
questo libretto, non possiamo pretendere di sviluppare studi e analisi per
tirarne conclusioni teologiche, ma vogliamo spingere a ciò, perché siamo
sicuri che, nel suo Diario, vero «tesoro nascosto», si trova un materiale
dottrinale sicuro, e può darsi unico, che sarà molto necessario per aiutare a
chiarire questi traguardi così importanti nella storia della Salvezza:
-
Maria Mediatrice di tutte le grazie e Corredentrice.
-
La necessità della Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria.
Sperando
che i seguenti passi del Diario, scelti con occhio veloce, possano servire a
destare una santa curiosità e voglia di cercarne altri più sostanziosi in
materia:
*
Il 1° novembre 1702, Veronica riceveva addirittura un velo miracoloso, che si
conserva ancora nel monastero di Città di Castello, mentre era invitata ad
aggiungere al suo nome di religiosa: Veronica di Gesù e di Maria, di Gesù
Crocifisso, e di Maria compaziente... La vittima doveva provare le sofferenze
del Redentore, i tormenti della Corredentrice.
*
Maria le dettava le parole da scrivere... Le dava la Comunione tutti i giorni
nella prigione, finché durò la prova imposta dal S. Ufficio... La comunicava
nei giorni in cui la comunità non faceva la Comunione... Per mezzo di Maria,
ella guariva le suore ammalate... Per ispirazione di Maria, il giorno della
Presentazione del 1708, solennemente si consacrò alla Madonna... Il 28 ottobre
1711, presenti san Francesco e santa Chiara, la Madonna le donò un anello con
sopra impresso il Nome di Maria e la chiamò figlia sua, carissima tra tutte le
figlie. Poi le pose due calici: Uno con il Sangue di Gesù, l'altro pieno delle
lacrime di Maria, calici che la Santa offrì all'Eterno Padre ottenendone ogni
sorta di grazie. Maria la fece partecipe dei dolori provati ai piedi della Croce
e delle spade che le avevano trapassato il Cuore... (cfr. La Passione rinnovata,
pp. 126-127).
*
«...Questo amore infinito mi pareva che rapisse il mio cuore al Cuore di Maria
SS.ma, fonte e mare ove sta rinserrato un incendio di vero amore, e che l'anima
stesse nuotando nell'amore divino, per mezzo del Cuore di Maria SS.ma... che
facevami capire, per via di comunicazione, che Ella m'infondeva un non so che di
quello che Ella partecipava, quando aveva il Verbo Divino nelle sue viscere. Oh!
Carità grande di Maria!» (25-5-1717: Diario, III, 922-924).
*
«... L'anima ha penetrato e provato che anche Maria Ssa.ma ha fatto lo stesso.
La pietà di Lei è tutta uniforme alla Misericordia di Dio; ambedue sono tutte
a pro dell'anima mia; e l'anima è tutta ferma e fiduciosa in Dio e in Maria
SS.ma.
«Qui,
vi è stato l'unione dei tre cuori in uno solo, e l'unione di tre volere in un
volere solo, nel volere di Dio...» (12-10-1719: Diario IV, 112s.)
*
«Figlia, la notte fosti ai miei piedi, ed io adornai l'anima dell'anima mia
colle mie virtù, donai ad essa i miei meriti acciò ella con essi meriti si
offerisse a Dio. In quel mentre vi fu il rapimento, e avesti la grazia di unirti
col cuore dell'anima mia. Uno e l'altro unirono te a Dio, in Dio. Trovandoti
avanti a Dio, conoscendo la tua meschinità e da niente nel niente stesso, Dio
comunicò il suo amore in te per mezzo del mio cuore e dell'anima mia...»
(28-10-1725: Diario IV, 796s.)
*
«Figlia mia, voglio che tu scriva le grazie che Dio ed io ti facemmo per la
festa della mia Purificazione... Ricordati che la santa obbedienza ti mandò ai
miei piedi; ed io ti diedi un caro abbraccio. In quel punto avesti nel cuore per
via di comunicazione un saggio di amore, il quale comunicò nell'anima
dell'anima mia il sentimento di purità angelica, e questo fu per mezzo della
stessa mia purità. Il mio cuore e l'anima mia fecero sentire penetrantemente
nel cuore del mio cuore il valore della mia purità. Figlia, fa conto di questa
grazia, la quale è tanto gradita a Dio. L'anima semplice e pura è sempre
mirata da Dio, graziata colle sue divine grazie e doni. Figlia, il divino
sguardo di Dio santifica, vivifica le anime innocenti e pure» (febbraio 1726:
Diario IV, 829834).
*
«... E partecipando le pene medesime, il cuore del mio cuore si univa al cuore
mio, e più volte in detto giorno si rinnovarono i miei dolori in detto cuore, e
questi davano il dolore, ma con penetrante modo di amore imparavi a patire. La
vita penante del mio Figlio e la mia, servivano a te per imparare a vivere... ed
io stavo presso di te, ti ammaestravo e ponevo te nell'esercizio più perfetto»
(05-4-1726: Diario IV, 840s.).
*
«A questa confermazione la stessa anima mia per te cooperò con un atto di
ringraziamento a Dio, e Dio operatore in quel mentre ti diede l'invito, e
confermò quest'anima eletta fra gli eletti. Si fece festa in paradiso di questa
conferma fatta, e tu restasti legata colla volontà di Dio. Cominciò in te
l'anticipato paradiso...» (253-1727: Diario IV, 909s.).
*
«... Tre volte hai lagrimato lacrime di sangue... Il demonio ha fatto quanto ha
potuto per levarti dalla Divina Volontà e per farti cascare in peccati e colpe,
ma io ti difendevo e facevo precipitare esso nell'inferno, e davo forza a te di
superare tutto l'inferno. Esso moveva, e trovava modo di farti inquietare per
mezzo delle creature; ed io davo modo a te come potevi fare per esercitare virtù
e pace...» (25-12-1725: Diario IV, 815).
*
«... In quel punto, vi è stato un nuovo dolore dei dolori di Maria, come
appunto mi succede la notte... Vi è stata la rinnovazione della Crocifissione
e, nel fine, si sono rinnovati i dolori di Maria... Maria SS.ma mi accennava
verso il sigillo e comprendevo che ogni bene sta ivi ove sta esso, cioè che nel
Cuore di Maria è il fonte d'ogni grazia...» (Diario III, 584s.).
*
«... ti feci vedere distinto il tuo Serafico Padre (san Francesco), e tu lo
pregasti che t'impetrasse qualche grazia, e gli raccomandasti la tua Religione,
le anime del purgatorio, i peccatori e molte altre cose. Esso allora, rivolto a
me, ti disse: Corri, corri ivi, ove è il fonte di grazie, ti fece cenno verso
il mio cuore...» (Diario IV, 315).
*
«... mi faceva cenno verso il suo Cuore passato da sette spade, e dicevami:
Questo è il fonte delle grazie» (Diario III, 1232).
*
«... in un tratto, mi è parso che quello specchio sia divenuto, nuovamente,
come un sigillo dove è scritto: Fonte di grazie; e ho veduto scolpite nel Cuore
di Maria sette spade» (Diario 111, 442).
*
«... tutto potete, se volete, perché in voi e da voi escano le grazie, siete
fonte di grazie, avete in mano tutte le grazie, e ci pare vedere, nel vostro
cuore, i vostri dolori che, come sigillo, tutti dicono: Fonte di grazie. Dunque,
il vostro cuore è fonte di tutte le grazie, e noi siamo tutte umiliate e
prostrate davanti di esso...» (Diario V, 836).
Chi
ha orecchi da intendere, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese! (Ap 2,
7.11.29; 3, 6.13.22) e che nel mondo intero risuoni questa bellissima
giaculatoria: «Sacro Cuore di Gesù, fa che io ti ami sempre più. Dolce Cuore
di Maria, siate la salvezza dell'anima mia!». E con questa preghiera entriamo
già nel clima orante della Terza Parte.
TERZA
PARTE
INTRODUZIONE
Questa
Terza Parte vuol essere un invito a diventare devoti, amici e propagatori del
culto e del messaggio di questa «gigante di santità», che collaborano, con le
loro preghiere e sforzi, a portare a termine la missione della Santa per
dissipare tante tenebre con lo splendore della luce che emana dei suoi scritti e
dalla sua vita, e ricorrendo con la preghiera alla forza della sua
intercessione.
Perciò,
in questa ultima parte, invitiamo i lettori, impressionati, speriamo, dalla
vita e dalla dottrina della Santa, a non rimanere "spettatori", anche
se meravigliati, ma a diventare "collaboratori", ricorrendo alla
preghiera per "incarnare" in sé il seme sparso nei loro cuori tramite
la lettura di questo libretto, e a diffonderlo per gli altri.
Le
preghiere che presentiamo e che sono approvate dall'autorità della Chiesa, sono
formate, specialmente la Coroncina e le Litanie, dalle stesse parole rivolte
dalla Santa al suo Sposo, o viceversa, da nominativi dati in rapimenti dal cielo
alla Santa. Mentre la Novena cerca di trasformare in preghiera alcuni aspetti
del suo insegnamento per far vincere la verità sulle tenebre e sulla confusione
che regnano oggi, concludendo tutto con una supplica per l'elevazione della
Santa al Titolo di "Dottore della Chiesa".
«Chiedete
e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto» (Lc 11, 9). Perciò, invitiamo i
devoti e amici della Santa a prendere come impegno:
-
La preghiera quotidiana della Coroncina, che ripete le parole rivolte nel Diario
della Santa al Suo Signore, e mette in rilievo, dopo, il ruolo del Cuore
Immacolato di Maria SS.ma.
-
La recita settimanale delle Litanie, possibilmente nel giorno di mercoledì.
-
La recita, tre volte durante l'anno, della Novena, specialmente in occasione
delle feste più significative della Santa (9 luglio, 28 ottobre, 5 aprile...).
E
li invitiamo ancora a riscoprire l'importanza delle processioni parrocchiali e
diocesane, non come devozionalismo superficiale ed emotivo, ma organizzate e
vissute profondamente, come insegna la Santa, quali atti penitenziali che
possono placare la giustizia divina offesa e attirare sul mondo le grazie, e
come forma naturale di manifestazione esterna della fede e dell'amore a Dio,
alla Vergine e ai santi.
Con
ciò si auspica di formare una comunione spirituale tra «Amici di santa
Veronica», che crei una forza di preghiera per chiedere soprattutto le tre
seguenti grazie:
1-
Proclamazione dei dogmi mariani di «Corredentrice» e di «Mediatrice».
2-
Elevazione di santa Veronica al Titolo di «Dottore della Chiesa Universale».
3
- Formazione di un manto di amore e di appoggio al Santo Padre, al proprio
vescovo e al Clero di Città di Castello e di Mercatello, cari alla Santa.
Diventati
così veri devoti e amici di questa Santa, che ci proietta continuamente a
Cristo crocifisso ed eucaristico, potremmo aggiungere allora la nostra umile
voce a quella dei tanti che si sono pronunciati a favore della Santa e della
divulgazione del suo culto, rendendo - speriamo - anche l'omaggio di visitarla
qualche volta a Città di Castello, e magari anche nella sua città natia di
Mercatello, baciando la terra che ha visto le sue "eroicità", e
baciando gli strumenti di penitenza che sono stati sicuramente causa di
conversione di tante anime e può darsi anche delle nostre, mostrandoci così
grati a colei che ha meritato di sentirsi nominare «generatrice di predestinati
in Paradiso».
Gloriosa santa Veronica, che sei stata ripetutamente confermata dall'Alto
«figlia del Padre, sposa del Figlio e discepola dello Spirito Santo»; tu che
ti sei così tanto sacrificata affinché il mondo possa dare la giusta gloria,
lode e gratitudine alla Santissima Trinità, impetra, te ne supplichiamo,
all'umanità di oggi, così ingrata e dimentica di Dio, un sincero pentimento, e
strappa con i tuoi meriti il più gran numero possibile di anime dalla via della
perdizione, perché, credendo all'infinita Misericordia di Dio, possano gustare,
cantare e lodare la Sua Bontà adesso e per tutta l'Eternità. Amen. (Un
momento di silenzio... Un Pater, Ave Maria e Gloria)
Protettrice nostra, la cui vita e scritti Cristo volle che fossero
conosciuti nel mondo per la conferma della fede, guarda benigna alla Santa
Chiesa e allontana da essa il cancro delle false ideologie ed errate correnti
teologiche, riportandola all'obbedienza e rispetto al Santo Padre e al
Catechismo ufficiale, supplicando il tuo Sposo e Signore di avere misericordia
di essa, dando lume a tanti pastori e fedeli, contagiati dal permissivismo e dal
relativismo, di ravvedersi e confortare il Sacro Cuore di Gesù con la loro
umile sottomissione e pacifica unione. (Un momento di silenzio... Un Pater,
Ave Maria e Gloria)
Figlia della Santa Obbedienza, che pregavi sempre per i bisogni del Santo
Padre, chiamandolo «Cristo in terra», difendi e proteggi, illumina e
fortifica, te ne supplichiamo, il Santo Padre e tutti i Vescovi e Sacerdoti
uniti a lui, affinché possa, confortato e aiutato dalla loro preghiera e
unione, guidare la barca di Pietro affidatagli, e portarla indenne al porto
sicuro del Sacro Cuore di Gesù, per mezzo del Cuore Immacolato di Maria
Santissima, rifugio dei peccatori e aiuto dei Cristiani. (Un momento di
silenzio... Un Pater, Ave Maria e Gloria)
Intrepida e generosissima, amante della perfezione, suscita, te ne preghiamo, con il grande tesoro dei tuoi meriti, santi e sante vocazioni religiose, come anche ferventi laici che custodiscano una profonda vita di preghiera, sacrificio, abnegazione, rifiuto dei piaceri mondani, fedeli alle promesse battesimali e che sappiano nutrirsi devotamente e piamente alla Mensa del Corpo di Cristo e della Sua Parola, amanti della purezza, umiltà, castità, concordia, veri figli, discepoli e apostoli di Maria, consacrati totalmente a Lei, come lo fosti mirabilmente. (Un momento di silenzio... Un Pater, Ave Maria e Gloria)
Figlia e discepola di Maria, che hai capito profondamente il Suo ruolo integrante di Madre e di Maestra nel cammino dell'anima verso il ritorno e l'unione con il suo Dio, intercedi presso il tuo Sposo Divino, perché apra gli occhi del mondo alla verità intera su Maria, affinché si attui la Consacrazione del mondo, di ogni comunità e di ogni singola persona al Cuore Immacolato e Addolorato di Maria, Nuova Arca dell'Alleanza, e perché sia proclamato il dogma decisivo della sua vera funzione di Mediatrice e di Corredentrice. (Un momento di silenzio... Un Pater, Ave Maria e Gloria)
PREGHIERA PER LA PROCLAMAZIONE DI SANTA VERONICA DOTTORE DELLA CHIESA
Santissimo
Signore, giusto Giudice, guardate, Ve ne preghiamo, a questo tesoro nascosto che
Voi stesso avete voluto che la vostra prediletta sposa santa Veronica scrivesse
per il trionfo dell'amore e la conferma della fede, e ispirate ai responsabili
ecclesiastici di dare il giusto merito a questa «eletta tra gli eletti»,
elevandola all'onore di Dottore della Chiesa Universale, perché possa questa
brillante luce splendere su di noi e aiutare a far dissipare le tenebre che
avvolgono la Chiesa e il mondo, per intercessione del Cuore Immacolato e
Addolorato di Maria, Tua Madre. Amen.
Kyrie,
eleison
Christe,
eleison
Kyrie,
eleison
Signore
Gesù Cristo, ascoltaci
Padre
del cielo che sei Dio, abbi pietà di noi
Figlio
Redentore del mondo che sei Dio, abbi pietà di noi
Spirito
Santo Dio, abbi pietà di noi
Trinità
Santa unico Dio, abbi pietà di noi
Maria
Santissima Immacolata, intercedi per noi
Maria
SS.ma patrona dell'Ordine Francescano, intercedi per noi
Serafico
Padre san Francesco, intercedi per noi
Santa
Madre Chiara, intercedi per noi
Santa
Veronica, intercedi per noi
Immagine
autentica di Gesù, intercedi per noi
Insignita
delle piaghe di Gesù, intercedi per noi
Figlia
prediletta della Madonna, intercedi per noi
Consolatrice
del Sacro Cuore di Gesù, intercedi per noi
Meraviglioso
sigillo di fedeltà, intercedi per noi
Abisso
di umiltà, intercedi per noi
Figlia
della Santa Obbedienza, intercedi per noi
Specchio
della Divina bellezza, intercedi per noi
Incendio
del Divino Amore, intercedi per noi
Ardore
di zelo apostolico, intercedi per noi
Arricchita
di doni eccelsi, intercedi per noi
Limpidezza
della Santa Semplicità, intercedi per noi
Anima
eterea arsa di Amore, intercedi per noi
Gioia
del cielo e della terra, intercedi per noi
Generatrice
di predestinati al cielo, intercedi per noi
Fiaccola
ardente nella Chiesa di Dio, intercedi per noi
Martire
di penitenza, intercedi per noi
Affidata
al Divino Costato, intercedi per noi
Vittima
della Divina Giustizia, intercedi per noi
Pane
e vino alla mensa della SS.ma Trinità, intercedi per noi
Grido
vibrante del coraggio di Cristo, intercedi per noi
Liberatrice
delle anime del purgatorio,
intercedi per noi
Dominatrice
dell'inferno, intercedi per noi
Spada
che terrorizza i demoni, intercedi per noi
Profumo
delle ferite di Cristo, intercedi per noi
Sposa
dello Sposo di sangue, intercedi per noi
Detentrice
della scienza dei Santi, intercedi per noi
Gloria
delle figlie di santa Chiara, intercedi per noi
Sposa
prediletta di Cristo, intercedi per noi
Coronata
di gloria, intercedi per noi
Nostra
potente protettrice, intercedi per noi
Agnello
di Dio che togli i peccati del mondo, ascoltaci o
Signore.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, esaudiscici o Signore.
Agnello
di Dio che togli i peccati del mondo, abbi pietà di
noi.
Christe,
eleison
Kyrie,
eleison
-
Prega per noi santa Veronica Giuliani
-
E saremo fatti degni delle promesse di Cristo.
Preghiamo
Signore Gesù Cristo, che
hai decorato miracolosamente la santa vergine Veronica con le stimmate della tua
passione, abbi compassione di noi e aiutaci a crocifiggere i nostri corpi per
raggiungere gli eterni gaudi. Tu che vivi e regni glorioso con il Padre e lo
Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.
CORONCINA
DI SANTA VERONICA
Si usi la Corona del Santo Rosario
Al
posto del « Pater»:
-
Eterno Padre, io ti offro il Preziosissimo Sangue e Acqua scaturiti dalla ferita
del Sacratissimo Cuore del Tuo Figlio in espiazione dei nostri peccati e per le
necessità di tutta la Santa Chiesa.
Al
posto dell'«Ave Maria»:
-
Aprimi il Tuo Cuore affinché io entri in Te da quella porta e diventi una cosa
sola con Te.
Al
posto del «Gloria»:
-
Dolce Cuore di Maria sii la Nostra Guida alla luce del Volto di Cristo.
Come
potremmo finire di parlare di una santa come la nostra, più unica che rara, che
Maria SS.ma chiamava addirittura «cuore del mio cuore» e «anima della mia
anima», e le diceva: «II tuo cuore è il Mio», e che era «figlia sua,
carissima fra tutte le figlie»; un serafino del quale il Signore Gesù ha
detto, in visione, a san Francesco: «Francesco, la tua figlia è la preferita
tra le mie spose»?.
Una
Santa alla quale il Signore ha detto: «Ciò che tu toccherai durante la
preghiera, lo lo benedirò... Tu sarai l'araldo del mio amore... Le tue ferite
saranno una difesa per te e per gli altri... Io ti ho arricchita di tutti i
tesori, a profitto del mondo... Ti ho fatto dispensatrice delle ricchezze del
cielo...».
E
però, dobbiamo concludere questo libretto che vuol essere: 1 - Un saggio che
invita a tuffarsi in libri più esaurienti, addirittura nel Diario stesso; ce lo
auguriamo.
2
- Un libretto che dissipa le tenebre di tanti errori molto diffusi oggi, per
spingere anime generose a una vera immolazione e a partecipare all'esercito
delle anime espiatrici che consolano Dio Creatore e Dio Redentore; ce lo
auguriamo davvero!
3
- Un aiuto a creare una nuova e forte catena di preghiere alla Santa e con la
Santa, per attrarre la sua potente intercessione e invitarla a irrompere
fortemente nella battaglia aperta e violenta tra il bene e il male, una lotta
che il Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II aveva preannunciato come la battaglia
finale tra la Chiesa e l'antichiesa, tra il Vangelo e l'antivangelo, aggiungendo
che la Comunità Cristiana non ha capito bene questa realtà.
E
l'abbiamo voluto specialmente perché contribuisca alla proclamazione del «Dottorato»
della Santa e dei dogmi mariani che rallegreranno il cielo e sconfiggeranno
l'inferno; e abbiamo fiducia che questi nostri «cinque pani e due pesci» (cfr.
Mt 14, 17) saranno moltiplicati dal sorriso benedicente di Dio e di Maria.
Che
questa Santa possa "ricompensare", in un certo senso, sua Madre e
Maestra, Maria Santissima, aiutando a convincere sull'indispensabilità della
vera e totale Consacrazione al suo Cuore Immacolato e Addolorato, «Fonte di
tutte le grazie», e a far rifiorire la vita interiore e spirituale che chiude
l'anima al mondo per aprirla al mondo di Dio, e alimentare di nuovo nel cuore
degli uomini l'anelito al Paradiso.
Prima
di concludere, vedendo nella figura di Padre Pio - il santo gigante di questo
ultimo secolo - il "Cireneo" che aiuta la Chiesa a portare oggi la sua
croce, ci sembra di vedere anche in santa Veronica Giuliani la
"Veronica" della Via Crucis che sta sorgendo, quasi a sorpresa di
tutti, per cavalcare tutte le ostilità e confortare ancora oggi il Suo Signore.
Inoltre non ci sembra difficile cogliere una forte devozione di san Pio di
Pietrelcina verso questa Santa, cappuccina come lui, stimmatizzata come lui,
notando che il suo affresco nella chiesa vecchia si colloca proprio a fianco del
luogo preciso dove Padre Pio ha ricevuto le stimmate ed è stato riprodotto
nella nuova chiesa del convento in un grande e bellissimo mosaico; abbiamo
saputo in più che l'immagine della Santa è rimasta attaccata sulla porta della
cella del santo, fino a molto tempo dopo la sua morte (notizia confermata da p.
Paolino, cappuccino, Santuario Madonna dello Splendore, Giulianova), e che un
quadro della Santa era sempre davanti agli occhi di p. Pio nell'antico
refettorio del convento.
Ora
pienamente convinti dell'affermazione del Bargellini: «... Quando avverrà,
come si spera, la proclamazione del dottorato ottenuto dalla "discepola
dello Spirito Santo"; la biografia di Veronica Giuliani sarà conclusa»,
prestiamo l'ultima parola all'amato card. Pietro PalaZZini: «... Un gesto
solenne della Chiesa potrebbe ridare al messaggio salvifico della Santa illancio
che merita».
Con
questo, affideremo questo libretto all'Apostolo delle genti, san Paolo,
nell'anno 2008-2009 che il Santo Padre gli consacrerà nel ricordo dei duemila
anni circa dalla sua nascita, e che la Santa amava in modo speciale tra tutti i
Santi e chiamava «mio san Paolo» proprio per la sua dottrina dell'espiazione
nella quale egli dice: «completo nella mia carne quello che manca alla Passione
di Cristo» (Col 1, 24), sapendo che santa Veronica, per il suo virile ed eroico
anelito di immolazione nel desiderio di convertire tutte le genti, è stata
definita da qualcuno, con espressione ardita, ma non ingenua, «il san Paolo
degli ultimi tempi».
Infine,
un giusto debito spetta alla persona di Fr. Pietro, vero devoto e consacrato al
Cuore Immacolato di Maria e "figlio" di santa Veronica. A lui l'autore
del presente libretto deve molto della sua crescita spirituale. Il suo ruolo non
è finito con la sua separazione fisica da noi, ma potrebbe diventare ancora più
influente con i ricordi che Fr. Emmanuele è stato pregato per obbedienza di
mettere per iscritto con l'augurio che la sua esperienza così particolare,
mariana e veronichiana, possa produrre frutti spirituali copiosi nei cuori.
Finalmente
uniamo la nostra debole e tiepida preghiera a questo grido infuocato della
Santa, con il quale ci sembra conveniente concludere: «Venite, venite a me, o
Sposo mio, Amor mio, caro Bene ritornate un poco, io vi bramo, vi voglio;
venite, venite... O stelle, o cieli, apritevi; dimostratemi Gesù, mio Sposo. O
Santi, o Sante, o Cortigiani celesti, dite a Gesù che L'aspetto. O Beata
Vergine, voi siete meZ.Zana per farci le grafie, però dite al mio Sposo che
venga. Sentivo che non potevo più; e parevami di aver un certo lume e
sentimento che mi faceva penetrare quanto gusto ha Iddio, che noi tutti, viatori
della terra, l'amiamo di vero cuore. Io dicevo: Signor mio, il mio cuore lo
vedete; non occorre chi vi esponga le sue brame. Rivolta a tutto il mondo,
dicevo: Su, su creature tutte, venite con me a cercare Gesù. Egli è un bene
infinito. Se volete tesori, Gesù è vero tesoro immenso; se volete ricchezze,
Gesù è vera ricchezza, se bramate gusti e piacere, Gesù è il sommo gusto e
contento; in una parola, se bramate ogni bene, non lasciate Gesù, perché è
tutto, è sommo ed infinito Bene. O voi, Eretici e Turchi, venite alla vera
fede. Gesù è fede, speranza e carità; venite a Gesù. Venite a Gesù, o
peccatori iniqui ed ostinati, convertitevi tutti a Gesù; lasciate il demonio.
Venite a Gesù, o
Religiosi
tiepidi e rilassali, venite a Gesù. Egli è tutto amore; venite a questa
fornace, abbruciatevi, consumatevi in questo amore infinito. Venite tutti,
venite tutte; a Gesù vi chiamo. O anime amanti, su, su, venite a Gesù; io
verro con voi, e, di cuore, lo voglio amare. Tutte e tutti uniti in amore,
amiamo il Sommo Bene>>.
Si
situa al confine dell'Umbria con la Toscana, a quasi 70 Km a nord di Assisi
(città di san Francesco e di santa Chiara), e a quasi 30 km a sud del monte
Verna (dove san Francesco ha ricevuto le stimmate nel 1224).
Sede
vescovile diocesana, comprende più di 15 chiese (5 conventi, 3 di clausura).
È
una città arricchita dai corpi di diversi santi: i due patroni, i santi Amanzio
(+600) e Florido (+599), festeggiati il 13 novembre; sant'Illuminato eremita
(+1150), festeggiato nella seconda domenica di luglio; san Ventura, martire
(+1250), nell'antico seminario, festeggiato il 5 settembre; la beata Margherita
(13 aprile 1320) nella chiesa di San Domenico; e il beato vescovo Carlo Oliviero
(+1932) fondatore dell'Istituto delle Suore del Sacro Cuore, e festeggiato il 30
maggio.
Il
monastero delle Clarisse Cappuccine si trova nel centro storico, e contiene,
nella sua devota chiesa, dedicata a san Martino, le reliquie di santa Veronica
Giuliani, sotto l'altare maggiore, in vetro visibile al pubblico, come pure
l'urna della beata Florida Cevoli (+1767), sua vicaria, festeggiata il 12
giugno, sotto l'altare al lato destro.
Nel
piccolo (materialmente, ma grandissimo spiritualmente) museo di santa Veronica,
dentro il primo chiostro del monastero, accessibile ai pellegrini - in clima di
assoluto raccoglimento e devozione - si condensano le "memorie"
lasciate dalla Santa: abiti, strumenti di penitenza, libri liturgici e
devozionali personali, oggetti personali vari, croce che portava nella Via
Crucis, maschera di cera che ci ha lasciato l'impronta ultima del suo viso
estasiato di dolore e amore, il disegno del suo cuore con gli strumenti e i
disegni stampateci sopra ecc., ma soprattutto:
-
Il grande Crocifisso che diventò vivo e l'abbracciò e le parlò diverse volte.
-
Una scala santa, che i devoti pellegrini salgono, in ginocchio, in silenzio,
pregando e chiedendo le grazie con fiducia.