VITA DI SANTA MATILDE

Principessa, felicemente sposata, madre responsabile di famiglia non senza problemi coi figli (an­che lei!), regina di Germania e di­chiarata santa dalla Chiesa. Matilde nacque intorno al­l'895 in una famiglia aristocra­tica della Westfalia, nord est del­la Germania. Secondo i costumi del tempo i suoi genitori, il conte Dietrich e Reinhilde, misero la bambina in un monastero fem­minile accanto alla nonna pa­terna diventata badessa, dopo la sua vedovanza. Matilde, si legge in un documento, fu messa nel monastero non per diventare monaca, ma per acquisire un’educazione e una formazione in­tellettuale conforme al suo ran­go. Era la prassi. Nel 909 sposò Enrico di Sassonia. Dal loro ma­trimonio nacquero ben cinque fi­gli tutti destinati a brillanti car­riere. Ottone I chiamato poi il Grande, Gerberga futura regina di Francia, Edvige, Enrico il Gio­vane, e Bruno che diventerà ar­civescovo di Colonia. Le prime vere difficoltà per Matilde arrivarono con la morte del consorte che avvenne nel 936, lasciandole un notevole bene pa­trimoniale. Per la successione lei non era molto favorevole al pri­mogenito Ottone, e tentò di far proclamare Enrico che, secondo lei, era più degno anche perché nato dopo che il marito era di­ventato re. Si arrivò al conflitto tra i due fratelli, e nonostante l'ap­poggio della madre, Ottone vin­se la partita. Questi liquidò velocemente la disputa dei familiari per la successione, ma rinunciò, saggiamente, alla vendetta. Nel 955 sconfisse poi gli Ungari, po­nendo fine ai loro saccheggi in molte parti d'Europa (anche in Italia). Con la corona imperiale ottenuta a Roma nel 962, arrivò anche la piena riconciliazione con tutta la famiglia. È interessante notare (e que­sto conferma indirettamente la santità di Matilde) che attorno agli anni 938-941 ad un certo pun­to i due fratelli, Ottone ed Enri­co, già in discordia per la suc­cessione al trono, furono invece concordi nell'allontanare la lo­ro madre perché, questa l'ac­cusa che ci fa sorridere, spen­deva troppo per soccorrere le chiese e i poveri. La obbliga­rono a rinunciare i propri be­ni e la rinchiusero in un mo­nastero. Le vennero restituiti i suoi diritti solo per intervento della regina Edith. Tuttavia que­sto fatto indebolì per un certo tempo la sua influenza in seno alla famiglia. Matilde superò an­che questa dura prova. Dal 946 fino alla morte recuperò tutta la sua autorità e influenza, conti­nuando l'opera a favore della chiesa e dei poveri. Creò infatti monasteri maschili a Poelde e Quedlinburg e abbazie femmini­li a Enger e Nordhausen. Onorata e rispettata dai suoi durante que­sto periodo, la regina ebbe la gioia di ricevere l'omaggio del­la propria parentela durante l' as­semblea dinastica di Colonia nel 965, dove ella venne festeggiata come simbolo dell'unità fami­liare. Si spegneva tre anni dopo a Quedlinburg, il 14 marzo 968, e venne sepolta accanto al mari­to Enrico. Una vita movimentata quella di Matilde. Come madre di fa­miglia e come regina. Una vita che però risplendeva per le sue virtù, pur all'interno di un am­biente, dove non mancavano ric­chezza e lusso. La sua santità venne riconosciuta subito in am­bito locale, specialmente grazie a due sue biografie, anche se le autorità ecclesiastiche non la ri­conobbero subito. Il suo culto liturgico si impo­se proprio a Quedlinburg. Ma­tilde veniva menzionata in alcu­ne compilazioni martirologiche del XV e XVI secolo, finché ven­ne iscritta nel Martirologio Ro­mano, e la sua santità fu ricono­sciuta anche al di fuori della Ger­mania. È interessante notare che gli agiografi della regina Matilde a­vrebbero potuto offrire un'im­magine convenzionale della sua santità: insistendo magari sulla sua pia vedovanza e sui legami con monasteri e abbazie. Pre­sentarono invece la sua santità come qualcosa di cresciuto all’interno della sua scelta di vita familiare. Matilde è santa per­ché ha vissuto santamente il suo essere sposa, il suo essere ma­dre e anche il suo essere regina, con tutte le incombenze proprie di questo stato, non semplice. Potremmo dire che in lei c'è u­na santità regale, matrimoniale, e familiare. I suoi biografi ci han­no mostrato una santità autenti­ca acquisita giorno dopo giorno in seno alla propria famiglia, nel­le gioie e dolori che essa com­porta. Veniva proposto così un nuovo modello di santità, diver­so da quello vissuto nei monasteri e nelle abbazie. Naturalmente an­che il marito Enrico era d'ac­cordo con il suo modo di vivere. In una delle biografie si rispon­de alle voce che già circolava di avere Enrico sposato una mona­ca, troppo dedita alla preghiera. "Nottetempo... Matilde si alza­va, e all'insaputa del marito, abbandonava la camera reale per consacrarsi alla preghiera e ritornare a Dio che lei ama­va d'un amore puro e serviva con una fede senza tentenna­menti. Chi avrebbe dubitato che essa poteva agire così sen­za che il re non lo sapesse? E di fatto egli se ne accorse, ma faceva finta d'ignorarlo, sa­pendo che le azioni di Matilde erano buone ed utili ad en­trambi. Dava quindi il suo con­senso a tutto ciò che lei desi­derava". Un ultima annotazione. Ap­pena il marito Enrico morì, Matilde chiese al primo sacerdote che era digiuno di pregare per il defunto marito. Gli diede un suo braccialetto dicendogli: "Ricevi questo oggetto d'oro e canta la messa delle anime". Sembra che questo sia stato uno dei primi e­sempi di preghiera di suffragio per le anime. La vedova Matil­de non cessava di essere unita spiritualmente al marito anche se defunto. Ella si sentiva anco­ra "responsabile" di lui perché lo amava ancora, e voleva la sal­vezza della sua anima. Anche dopo la morte di uno dei coniugi, la coppia di sposi cristiani rima­neva una piccola comunità lega­ta da un amore eterno e indisso­lubile. Le preghiere dell'uno ser­vivano (e servono ancora oggi) alla salvezza dell'altro. Il matri­monio veniva visto in questo mo­do come un autentico ed impor­tante strumento di salvezza per i coniugi. E’ importante notare, inoltre, la stupefacente visione positiva del matrimonio cristiano. Era visto come un autentico "luogo" di circolazione della gra­zia di Dio. Quanti sposi cristiani vivono il loro matrimonio come un "cir­colo virtuoso" di grazie recipro­che come lo è stato per Enrico e Matilde?