Breve
riassunto della vita di SANTA
MARIA GORETTI
Considerando
che la gioventù sembra aver dimenticato i comandamenti di Dio, e pertanto non
è felice, proponiamo un breve riassunto della vita di santa Maria Goretti nella
speranza che possa far riflettere i giovani, i genitori e tutti coloro che hanno
delle responsabilità nell' educazione.
NEL
SEGNO DELLA POVERTÀ
Santa Maria Goretti nacque a Corinaldo il 16 ottobre 1890 in provincia di Ancona, vicino a Senigallia, da Luigi e Assunta Carlini. Prima di lei era nato Tonino, che morì pochi mesi dopo la nascita, poi Angelo; dopo di lei nacquero Mariano, Alessandro, Ersilia e Teresa alle Ferriere, tre mesi prima della morte del padre. Il 17 ottobre venne battezzata, entro le 24 ore dalla nascita, nella chiesa di San Francesco con il nome di Maria e Teresa. La madre si chiamava Assunta Carlini, era orfana, fu adottata da due coniugi senza prole, più poveri di lei che era sola al mondo... In compenso quei genitori adottivi erano rigorosi in fatto di morale e la salvaguardavano dai pericoli del mondo e dalla vita libera, abituandola alle privazioni e ai dolori della vita. Purtroppo non fu mandata neanche a scuola. Le verità del catechismo e le preghiere le imparò a furia di ascoltarle. Fu questa donna che Luigi Goretti conobbe ed amò. Egli era per natura un uomo mite e di cuore buono. Non poteva patire di vederla così; tanto più che notava in lei tante belle qualità di vita pratica e laboriosa, una rettitudine ed una fortezza d'animo a tutta prova.
Maria
ricevette l'educazione in famiglia dal padre e specialmente dalla madre,
educazione che impartivano in modo uguale agli altri figli perchè crescessero
buoni cristiani. La madre insegnava ai piccoli le orazioni: il Pater, l'Ave
Maria, il Credo e i primi elementi della vita cristiana. Ella ricordava: «In
special modo, Maria, che era la più grande delle figliole, approfittava dei
miei insegnamenti e a sua volta si faceva maestra dei fratellini. Finché fummo
a Corinaldo, ella fu sempre buona, ma non notai nulla di straordinario nella sua
condotta». Mons. T. Signori, Arciprete di Nettuno, scrisse che secondo la
testimonianza della mamma: «[Maria] aveva un'indole buona, docile arrendevole;
quindi il terreno era molto ben disposto perchè vi lavorasse la divina grazia,
fino a spingerla all'eroismo nei primi albori della vita».
La
casa di Corinaldo, in località Pregiagna, in cui abitavano non era molto
grande, essi erano con la famiglia del fratello del papà, il terreno era poco e
così cominciarono a pensare di emigrare, come facevano molti marchigiani.
"Dio sempre provvede" disse allora Luigi. Assunta approvò quel
sentimento di fede che era anche il suo. Prima di partire fecero cresimare
Angelo di 8 anni e Maria di 6 anni perché intuivano di andare incontro
all'ignoto e dubitavano di trovare, nella campagna romana, l'opportunità di far
cresimare all'età giusta i due bambini maggiori. D'altra parte, a Corinaldo, lì
a due passi, il Vescovo amministrava la Cresima. I genitori fecero imparare loro
l'essenziale. Mamma Assunta racconta che Maria aveva tanta soggezione del
sacerdote che le rivolgeva le domande che non rispondeva. Allora la madre
dell'Arciprete la prese in braccio e in questo modo rispose a tutte le piccole
domande e recitò le sue preghiere, così il giorno di San Francesco, 4 ottobre
1896, la piccola Maria ricevette il sacramento della Cresima da Mons. Boschi,
Vescovo di Senigallia. Era quanto le occorreva per la futura lotta contro il
peccato e il demonio.
Il
12 dicembre 1896, dunque, la famiglia Goretti emigrò a Colle Gianturco (FR),
vicino a Paliano, nella campagna romana, nell'azienda del senatore Scelsi. Là
Giovanni e Alessandro Serenelli, padre e figlio, anch'essi marchigiani, vennero
ad abitare con loro perché anche essi erano soli e poveri. Infatti il senatore
Scelsi li consigliò di associarsi con un'altra famiglia dicendo ai Serenelli:
«Voi non potete fare da soli, perchè non associarsi coi Goretti?». Fatto
chiamare Luigi Goretti gli espose il caso. Fu così che i Serenelli presero a
convivere con la famiglia Goretti.
Di
Maria, mamma Assunta ricorda l'ubbidienza esatta; fin d'allora cominciò ad
essere d'aiuto nella cura della casa e dei fratelli minori. L'animo buono della
bambina fu notato anche da altri, tra i quali Angela Terenzi che aveva la stessa
età di Maria. Costei, incontrandola, cercò più volte di avvicinarla e di
parlarle come fanno le bambine di quell'età. Maria rallentava un istante, la
sogguardava e seria si allontanava, quasi avesse timore. Noi preferiamo pensare
al carattere riservato della fanciulla e alla sua premura di ubbidire alla
mamma, che sempre le raccomandava di non attardarsi lungo il cammino. Inoltre a
casa c'era Ersilia, nata da pochi mesi. Maria era incaricata della sua custodia
e perciò cercava di tornare presto, camminando svelta, con quei suoi piedini
scalzi.
Il
lavoro a Colle Gianturco venne interrotto bruscamente perchè Giovanni Serenelli
litigò col figlio del senatore Scelsi, il "sor Peppino", il quale
licenziò sui due piedi il Serenelli ed i suoi soci, cioè la famiglia Goretti.
Era febbraio e che cosa dovevano fare così fuori stagione? Lì per lì non
videro altra soluzione che quella di seguire tanti altri marchigiani che
scendevano nelle Paludi Pontine, dove si richiedeva mano d'opera senza fine.
D'altronde anche i loro amici Cimarelli avevano fatta quella strada.
Nel
mese di febbraio 1899, la famiglia Goretti, seguita dai due Serenelli, si
trasferì a Le Ferriere di Conca, nelle Paludi Pontine, dove il conte Mazzoleni
prometteva pane e benessere. La casa, chiamata Cascina Antica, era ampia,
spaziosa e in muratura. Così le due famiglie abitarono nello stesso casolare.
Il terreno era fertile, il clima mite, ma vi era un'alta mortalità causata
dalla malaria. Le speranze di un futuro migliore diventavano finalmente
concrete. Dopo tanto lavoro il raccolto fu buono, i Goretti erano contenti e nel
frattempo era nata Teresa. Però il 6 maggio 1900 Luigi Goretti, di 41 anni, si
ammalò, fu chiamato il medico e la diagnosi fu terribile: malaria, polmonite e
meningite. Morì lasciando tutto il peso del mantenimento della famiglia,
formata da sei figli, sulle spalle di mamma Assunta. Giova ricordare che, ad
onta dell'ignoranza, delle superstizioni e dei pregiudizi che regnavano sovrani
tra la gente delle Paludi, Luigi Goretti fu assistito da un buon medico e
ricevette in punto di morte tutti i conforti religiosi.
Fu
in questa circostanza che Maria, di appena dieci anni, rivelò un contegno ed
un'assennatezza, così superiore alla sua età, da destare l'ammirazione di
tutti. Infatti le prime parole che conosciamo di lei vennero pronunciate in quel
momento: «Mamma, non ti abbattere, io penserò alle faccende di casa, tu
prenderai il posto di papà in campagna. Vedrai, Dio non ci abbandonerà».
Disse questo in lacrime, in quell'occasione di lutto che turbò profondamente
l'animo di mamma Assunta e mise in scompiglio tutta la sua famiglia. Ricordava
così le espressioni udite dal padre che era un uomo pieno di fede e che seppe
trasmetterla ai figli. Egli era stato un uomo laborioso, un marito esemplare ed
un padre premuroso. La sera soleva radunare i suoi figli per la recita del santo
Rosario, mentre la moglie finiva di preparare la cena. A Corinaldo e poi a Colle
Gianturco, come in seguito alle Ferriere, i coniugi Goretti si erano sempre
preoccupati d'impartire un'educazione cristiana ai loro figli, secondo le
direttive tradizionali che essi stessi avevano appreso in seno alle loro
famiglie. Essi si recavano alla Messa domenicale, davano testimonianza di vita
onesta e laboriosa e si distinsero nettamente dagli altri coloni della Palude,
diversificandosi, per così dire, per un più elevato e dignitoso comportamento
morale.
Le
chiese di Corinaldo, di San Procolo a Paliano, di Conca, di Campomorto e di
Nettuno li videro assidui alla Messa e ai sacramenti. In quindici anni di vita
matrimoniale quei coniugi ebbero sette figli e aiutarono i sei sopravvissuti a
crescere tutti timorati di Dio e fiduciosi nella divina Provvidenza. Possiamo
notare che mentre oggi in Italia, secondo le statistiche, vi è la natalità più
bassa del mondo, in quella famiglia vi era una grande fede e un abbandono
fiducioso nella Provvidenza. «Chi accoglie uno di questi piccoli in mio nome,
accoglie me», disse un giorno Gesù (Mt 18, 5), questa generosità è una
promessa di una grande ricompensa eterna. Nello stesso senso Pio XII diceva agli
sposi: «Ricordatevi, figlioli miei, che in cielo i vostri figli saranno la
vostra corona».
Il
martirio della santa non fu effetto dell'abiezione o dell'ignoranza, ma della
fede e della educazione cristiana ricevuta in famiglia. Il difficile ambiente
della Palude contribuì negli ultimi tre anni della sua vita, a rendere più
matura la sua personalità di fanciulla cristiana, che si era già andata
formando nella natia Corinaldo e poi nella contrada di Colle Gianturco. Se
infinite furono le privazioni e le angustie alle quali dovettero far fronte,
bisogna dire, col Manzoni, che, fortunatamente per loro, Dio non tenta mai la
gioia dei suoi figli se non per prepararne loro una più grande e duratura!
Quando
la piccola Maria giunse con la famiglia alle Ferriere aveva già quasi nove anni
e possedeva un bagaglio di educazione e conoscenze religiose sufficienti per
farle capire la sostanziale differenza tra il bene e il male e il dovere
cristiano di scegliere sempre il bene, evitando il male. La fanciulla era in
grado di formulare i suoi buoni propositi. Poi la grazia di Dio fece il resto.
Questo si rileva dalla lettura attenta dei processi canonici, compilati con
scrupolosità per provare la sua santità di vita ed il suo martirio.
Riguardo
alla famiglia Goretti non fa meraviglia che la piccola Maria crescesse così
buona, perché i suoi genitori ne davano l'esempio ed ella diventò presto
matura seguendo le loro orme. La povera mamma Assunta era una donna del popolo,
analfabeta, ma dotata di buon senso. «Maria era desiderosa - racconta la madre
- di imparare le cose della fede e più volte mi ha chiesto di parlare in
proposito. Non ricordo sia mancata alla Santa Messa e pur non sapendo leggere si
era imparata a memoria l'Ave Maria, il Padre Nostro e le altre preghiere e
soprattutto il Santo Rosario che le era indispensabile come l'aria che respirava».
«In chiesa - ricorda Teresa Cimarelli - era molto devota e raccolta, si vedeva
che era una figliola tirata su per il Signore».
Una
testimone che gestiva la dispensa di Conca disse: «La fanciulla non dava
confidenza a nessuno, non si associava per strada ad altre ragazze; nessuno poté
mai farle un appunto, ma tutti invidiavano sua madre perché aveva una figlia
così buona! ».
Mamma
Assunta poi ci assicura che, dopo la morte del povero Luigi: «Marietta era
quella che reggeva la casa», specialmente quando ella si trovava a lavorare nei
campi.
La
fanciulla non litigava mai coi fratelli, se riceveva qualche dono di frutta o
altro era lieta di distribuirlo ai fratellini e alla mamma. Per sé riservava i
resti. «Maria - diceva mamma Assunta - nel mangiare contentava prima gli altri
e poi se stessa e non assaggiava nulla se prima non aveva fatto la parte a me ed
ai fratellini. E se le sembrava che io avessi preso poco, insisteva perché
prendessi dell'altro». «Prendete mamma: io sono più piccola di voi!»
Tale
era la frase che ripeteva ogni volta che la mamma stanca ed affaticata, ma
preoccupata dei figli piccoli, si privava a tavola anche del necessario.
Con
tutti era sincera e leale; non fu mai intesa dire bugie. Raggiunse l'età
dell'adolescenza senza aver mai dato motivo a critiche e lagnanze a suo
riguardo.
Il
pensiero di Maria in quel tempo andava irresistibilmente orientandosi verso il
Tabernacolo. Era l'anno 1900, da qualche mese il padre era morto in seguito alla
malaria; Maria aveva 10 anni e portava il peso del lavoro in casa; in quei tempi
l'età media per accostarsi alla Santa Comunione per la prima volta si aggirava
sui 12 anni e nessuno a quell'epoca avrebbe immaginato che san Pio X, nel 1910,
avrebbe pubblicato il decreto Quam Singularis che avrebbe permesso ai
piccoli di ricevere la Santa Eucaristia a partire dall'età di ragione, cioè
verso i 7 anni. Un giorno ella disse alla mamma: «Mamma quando faccio la
Comunione io?».
La
madre rispose: «Cuore mio, come la puoi fare se non sai bene la dottrina?...
Non sai leggere, non ci sono soldi per farti il vestito, le scarpe, il velo; non
hai un minuto di tempo libero; c'è sempre da fare...». «Mamma cara, ma così
non la faccio mai! ».
«Ma
che ci può fare la sventurata mamma tua, cuore mio? Tocca di vedervi venire su
come bestioline».
«Ebbene,
mamma Dio provvederà. A Conca c'è la sora Elvira che sa leggere. Io vi
prometto di sbrigar prima tutte le faccende di casa, ed il tempo libero voi me
lo lasciate per andare a Conca ad imparare la dottrina». Maria era una bambina
tenace e volenterosa, il suo impegno di responsabilità in casa lo portava
avanti con cura e precisione, si occupava bene anche dei fratellini e così per
anticipare il giorno della sua Prima Comunione imparò tutto a memoria. Ella era
così attenta a quello che apprendeva che a sera in casa, rivelando notevoli
capacità comunicative, insegnava ai fratellini, ciò che aveva imparato. Una
volta, dopo aver assistito alla funzione del Venerdì Santo nel Santuario di
Nettuno, ripeté a casa per filo e segno l'intera omelia dimostrando così la
sua grande memoria. Durante quel tempo Maria non solo apprendeva le nozioni di
catechismo ma andava diventando sempre più buona. Il pensiero di ricevere Gesù
la spronava ad ornarsi delle più belle virtù. Era sempre più raccolta, più
devota, più affettuosa verso la mamma e i fratellini, la prima ad accorrere in
chiesa e l'ultima ad uscirne.
Maria
non aveva i dodici anni richiesti così mamma Assunta per togliersi ogni
scrupolo, la vigilia della Prima Comunione, prese la bambina e la portò con sé
a Nettuno dall'Arciprete Temistocle Signori. A lui espose la cosa e lo pregò di
nuovo di esaminare la figliola. L'Arciprete esaminò attentamente la fanciulla e
tutto contento disse alla mamma: «Voi affidatela alla Madonna e mettetela sotto
il suo manto e poi non abbiate paura». Poi la confessò per prepararla bene a
ricevere Gesù per la prima volta nel suo cuore.
Il
16 giugno 1901 Maria ricevette la Prima Comunione nella chiesa di Conca, oggi
Borgo Montello. Prima di presentarsi in chiesa in quell'importante giorno si
avvicinò alla mamma e le chiese perdono di ogni mancanza che avesse potuto
commettere, poi per suggerimento della mamma chiese perdono anche ai Serenelli,
padre e figlio, dimostrando così che il catechismo lo aveva imparato non solo a
memoria. Il fratello Angelo, quel mattino, non ci voleva andare perché non
aveva le scarpe nuove. Allora Maria si avvicinò per convincerlo e gli disse: «Ma
Gesù non guarda mica le scarpe... guarda il cuore». In chiesa la mamma e le
altre persone notarono in lei una compostezza «ad occhi bassi» tutta
straordinaria. Si confessò di nuovo al sacerdote passionista che era venuto per
la cerimonia. La mamma pregava: «Madonna mia fatela riuscire bene questa Santa
Comunione! Vergine Santa, io la affido tutta a voi!». Alla Messa il sacerdote
si volse verso i comunicandi e parlò loro di Gesù che è tutto bontà e
purezza... di Gesù che deve restare sempre nel loro cuore... Perciò guerra al
peccato, sempre, anche a costo della loro vita... insieme al grande amore per
Gesù i fanciulli dovranno avere una specialissima devozione alla Madonna,
imitandone le virtù e onorandola ogni giorno con l'Ave Maria». La parola di
Dio affondava nel cuore della piccola Maria come il buon seme in un terreno ben
preparato. Non una sillaba era caduta invano. In chiesa con Maria vi erano
dodici bambine e due bambini per la stessa festa. Tra i banchi della chiesa, vi
erano parenti ed amici, a far da cornice ad una cerimonia sentita
particolarmente dalla gente semplice.
Quando
Maria ricevette Gesù ripeté a Lui la sua grande promessa, già formulata da
molto tempo: «O Gesù piuttosto che offenderti mi faccio ammazzare». Poi il
suo pensiero volò al padre defunto. Gli aveva voluto tanto bene. Quella
preziosa Prima Comunione fu fatta in suo suffragio, come attestò mamma Assunta.
Don
T. Signori disse che Maria si era distinta fra le altre bambine per la pietà,
ardore, devozione nel prepararsi a fare la sua Comunione, tanto che egli avrebbe
desiderato che tutte le bambine si fossero preparate a ricevere in tal modo la
SS.ma Eucaristia. La santa fanciulla poté ricevere in vita non più di quattro
o cinque comunioni. Il sacerdote che ufficiava regolarmente la chiesetta di
Conca ogni domenica non aveva il permesso di confessare perché era troppo
giovane. Perciò ben si spiega che in tali occasioni la Santa non poté ricevere
l'Eucaristia, essendo allora d'uso, anche per chi non aveva peccati gravi, di
confessarsi prima di ogni singola comunione. Questo però non toglie nulla alla
sua fede e devozione. Le strade erano proibitive: tutte pozzanghere d'inverno,
cariche di miasmi d'estate. Ora se Maria poté ricevere la Prima Comunione
all'età di dieci anni e otto mesi, lo dovette alle sue insistenze, alla sua
fede viva, al suo ardente desiderio di ricevere Gesù, del cui amore aveva pieno
il suo cuore innocente. O meglio, fu Dio stesso che le accese nel cuore tanto
desiderio della divina Eucaristia, affinché nutrita in tempo del Pane degli
Angeli, crescesse sempre più in quelle virtù cristiane che la facevano
assomigliare agli angeli e la preparassero al grande atto del martirio. Lo
stesso suo uccisore affermò: «Nella circostanza della sua Prima Comunione si
fece ancora più ubbidiente... ed anche in seguito continuò questo
miglioramento di vita». Il giorno della sua Prima Comunione segnò una data
decisiva nella sua storia, infatti ella disse: «Mamma, sarò più buona» e
mantenne con fedeltà l'impegno.
«Teresa
quando ci riandiamo?»: queste parole dette da Maria alla Cimarelli lo stesso
giorno della Prima Comunione, dimostrano il suo grande desiderio eucaristico.
Questo desiderio in linguaggio ascetico si chiama comunione spirituale: «La
comunione sacramentale si perfeziona con la comunione spirituale che ne perpetua
i santi effetti» (Tanqueray).
Maria
ci è presentata dai testimoni come una fanciulla ubbidiente ed assennata,
dedita alla famiglia, ligia al dovere. Modesta e riservata... tutti quelli che
l'hanno conosciuta l'hanno descritta come un ideale di fanciulla.
Il
proposito di diventare più buona fu per lei un impegno serio che mantenne fino
alla morte. Sentiamo la mamma: «Sempre, sempre, sempre Maria mi ha fatto
l'ubbidienza. Correggeva anche i fratelli e quando il fratello maggiore mi dava
qualche dispiacere ella lo rimproverava dicendo: "Fai inquietare la mamma
perché non c'è più il babbo!... Come faresti se non ci fosse più la
mamma?". Non ho notato in lei nessun difetto. Se a volte l'ho sgridata è
stato perché io, preoccupata dell'azienda, sentendomi nervosa, eccedevo anche
se ella non ne avesse colpa, anche oggi me ne faccio un rimprovero; Maria
prendeva la sgridata immeritata, con calma, senza rispondere e seguitava le sue
faccende non portandomi affatto il broncio». «Alla prima chiamata della mamma
lasciava ogni cosa e rispondeva ubbidiente», aggiunse Alessandro.
Dire
santa Maria Goretti è lo stesso che dire purezza illibata. Fu educata da sua
madre alla modestia fin dall'infanzia. Anche il suo uccisore testimoniò: «Seguendo
le orme della madre era modesta». Mamma Assunta disse: «Ebbi cura della sua
modestia e non permisi mai che vestisse o spogliasse i fratellini, come pure
facevo dormire in una camera i maschietti e in un'altra le femmine che, morto
mio marito, facevo dormire in camera mia».
Quando
si stava preparando alla Prima Comunione, avendo sentito certe parolacce da una
compagna, scambiate con un giovane, mentre stava riempiendo una brocca alla
fontana, le riferì scandalizzata alla mamma, che le rispose: «Fa' che quello
che è entrato da un orecchio esca dall'altro», e l'ammonì di non pronunciare
mai simili cose. Ed ella di rimando: «Se io dovessi parlare come lei è meglio
morire». Questo dimostra che sapeva scegliere tra i diversi valori i più
giusti. Non contenta di premunirla con le parole, la mamma la vigilava mentre
andava per la strada. «Quando andava a Nettuno, perché distante, era
accompagnata da me o dalla signora Cimarelli». Alla vigilanza aggiungeva la
raccomandazione di fuggire le cattive compagnie, che portano inevitabilmente al
male.
Le
donne del borgo dicevano ad Assunta: «Che angelo di figliola avete voi! Se le
si dice qualche cosa risponde modestamente, tira diritto per la sua strada e non
si ferma con nessuno».
Il
movente per la santa era la fede, l'amore a Gesù e alla Madonna, la paura
dell'inferno che si merita col peccato! Fu questo il solo motivo che ella oppose
all'aggressore al momento del martirio. Infatti disse in quell'occasione: «Alessandro
che fai? Tu vai all'inferno, Dio non vuole!».
Dopo
la morte di Luigi Goretti, tutti dovettero riprendere il lavoro quotidiano e
adattarsi alla nuova situazione. Assunta prese il posto del marito lavorando il
terreno con i Serenelli e Maria prese il governo della casa per le faccende
domestiche. Ella era una massaia laboriosa e solerte e si occupava di tutte le
faccende di casa: spazzare, rifare i letti, mettere in ordine i vari oggetti,
lavare i piatti, andare a prendere l'acqua, lavare i panni, attendere al
pollaio, preparare i cibi da cuocere, pulire le verdure, far cuocere i cibi,
provvedere la legna per il fuoco, preparare la tavola, ecc. Soprattutto badare
ai fratellini e alle sorelline più piccoli. Solo quando si richiedeva la
"forza", come per levare il paiuolo dal fuoco, veniva la mamma. Sicché
per la sua età faceva anche troppo.
La
madre raccontava che «alla domenica dormivano tutti un po' di più, ma c'era da
andare alla Santa Messa e da accompagnarvi i fratelli, ed allora quante
raccomandazioni faceva Maria perché fossero ordinati nella persona e nei
vestiti.
In
chiesa li teneva vicino a sé, li faceva genuflettere. Quando una volta la
settimana c'era da fare il pane dovevamo alzarci prima. Alla sera andava ancora
alla fontana a prendere l'acqua per il mattino, poi subito dopo cena faceva
inginocchiare i fratellini per dire il Rosario e le orazioni e li accompagnava a
letto.
Ma
non aveva ancora finito e senza disturbare il sonno dei fratellini veniva vicino
a me ed alla luce della lanterna ad olio rammendava calzoni, camicie,
raccontandomi i fatti del giorno. Poi dopo aver dato l'ultimo sguardo ai
fratellini, diceva le preghiere e cadeva immediatamente nel sonno. Io che tante
volte non riuscivo ad addormentarmi, la contemplavo un momento, pregavo per lei
e prima di spegnere la luce la benedicevo. Come avrei potuto immaginare un
angelo migliore?».
Benché
fuggite con ogni mezzo, tuttavia le insidie vennero a raggiungerla nello stesso
focolare domestico: l'insidiatore fu il ventenne Alessandro della famiglia
Serenelli con i quali i Goretti si erano uniti in società di lavoro e che
vivevano nello stesso casolare. Una bassa passione spingeva il giovane a porre
gli occhi sull'innocente fanciulla.
Maria
era una ragazzina indifesa a causa della morte del padre, costretta dalla povertà
ad accudire a lavori domestici superiori alla sua età. Intimorita dalle minacce
e dalle tentazioni di Alessandro, si rifugiò nella preghiera e ricorse alla
Madonna recitando anche più Rosari al giorno e si rinforzò sempre più in quel
proposito della sua Prima Comunione:
O
Gesù, piuttosto di offenderti mi faccio ammazzare!». Alessandro era un
giovanotto di vent'anni, pronto a partire per il servizio militare, pieno di
vita, robusto, privo della guida materna, in balìa delle sue passioni, con un
carattere chiuso. Pare che il tempo della tentazione almeno iniziale, risalisse
a circa un anno prima. Che Maria sul letto di morte non l'abbia ricordato è
spiegabile: era in fin di vita, forse, anche, un anno prima ci aveva capito ben
poco non essendo stata una tentazione così cruda come quelle dell'ultimo mese.
Ecco la testimonianza di Alessandro: «Io coabitavo con la famiglia Goretti e
per ben due volte nel mese di giugno tentai di indurla alle mie voglie. E vero
che circa un anno prima feci a Maria una prima proposta... alla quale non volle
acconsentire. Io fin dalla prima volta ingiunsi alla ragazza di non dir nulla
alla madre, e glielo dissi con forma severa, sicché ne rimase intimorita. Io -
prosegue Alessandro - non deposi mai il desiderio di raggiungere i miei intenti
e dopo il secondo tentativo nella mia mente si formò il proposito di ucciderla
se avesse continuato ad opporsi alle mie voglie». Da allora Maria fece
l'impossibile per non rimanere sola in casa, senza che nessuno ne intuisse il
dramma. Il particolare non sfuggì ad Alessandro: «Marietta cercava di non star
sola con me ed io lo rilevai bene. Mi accorsi pure che cercava di schivarmi,
ella poi aveva intensificato le sue preghiere. Tante volte io l'ho sentita
chiedere alla mamma che le permettesse di andare ai sacramenti». La fanciulla
viveva nella più completa solitudine la tragedia più logorante della sua vita.
Spesse volte il suo atteggiamento suscitò incomprensioni e rimproveri; la
stessa mamma Assunta non percepì lo stato d'animo nel quale si trovava sua
figlia. Come abbiamo detto, la luce tra tanta oscurità le venne dalla preghiera
e dalla fiducia in Dio. Solo un frase sussurrata dolcemente alla cara Teresa
Cimarelli tradì la sua angoscia: «Teresa andiamo domani a Campomorto? Non vedo
l'ora di fare la Comunione!». Quel domani fu il 5 luglio 1902, il primo giorno
della sua passione.
Alessandro
assunse un contegno sempre più ostile verso la fanciulla. La madre depose: «Un
mese circa prima dell'assassinio, Alessandro si mostrava spesso aspro verso
Maria dandole ordini gravosi con animo, si vedeva, di farle dispetto. Non gli
andava più bene niente di quello che ella faceva. Maria faceva lo stesso le
faccende ordinate di nuovo da lui, pur facendo le giuste rimostranze qualche
volta a voce, qualche volta col pianto, tanto che io più volte dovevo
confortarla dicendole: "Porta pazienza, tanto fra poco andrà a fare il
soldato"».
Alessandro
era più che mai risoluto a spuntarla, e voleva ad ogni costo piegare la
fanciulla alle sue voglie. Dal canto suo, Maria era decisa a resistere, anche a
costo della vita, infatti, i ripetuti attentati alla sua purezza erano però
sempre stati coraggiosamente respinti.
Durante
la battitura del favino, fatta sull'aia del casolare, Maria, dopo aver
rigovernata la cucina, aveva preso una camicia da rammendare con le pezze e pose
a dormire su una coperta imbottita, distesa sul pianerottolo, la piccola Teresa
di circa due anni e mezzo, e le si era seduta vicino a lavorare.
Ecco
il racconto dello stesso Alessandro: « Il 5 luglio io ero risoluto a ritornare
al terzo assalto e verso le ore 15,00 mentre io stavo sul carro triturando le
fave nell'aia, vedendo Maria sul pianerottolo, intenta a rattoppare la mia
camicia che avevo dato alla mamma, pensai che era quello il momento opportuno
per attuare il mio disegno. Scesi dal carro, pregai la mamma di sostituirmi ed
io mi recai in casa. Mio padre si trovava davanti alla stalla dei buoi, coricato
a terra preso da un attacco di febbre di malaria. Gli domandai come stava e
quindi continuai la mia strada. Passai davanti a Maria senza dir nulla e andai
in una camera dove vi era una cassetta di ferri vecchi per prendervi un'arma,
trovai un punteruolo... lo presi... ciò fatto mi accostai a Maria, la invitai
ad entrare dentro casa. Ella non rispose, né si mosse. Allora l'acciuffai quasi
brutalmente per un braccio e, facendo ella resistenza, la trascinai dentro la
cucina. Ella intuì che io volevo ripetere l'attentato delle due volte
precedenti e mi diceva: "No, no, Dio non vuole, se fai questo vai
all'inferno".
Io
allora vedendo che non voleva assolutamente accondiscendere alle mie brutali
voglie, andai su tutte le furie e, preso il punteruolo, cominciai a colpirla...
In quel momento io capivo bene che volevo compiere un'azione contro la legge di
Dio e che volevo indurre Maria al mio peccato e appunto l'uccidevo perchè si
opponeva. Ella ripeteva: "Che fai Alessandro tu vai all'inferno". Nel
momento che vibravo i colpi, non solo si dimenava per difendersi, ma invocava
ripetutamente il nome della madre e gridava: "Dio, Dio, io muoio! Mamma,
Mamma". Io ricordo di aver visto del sangue anche sulle sue vesti e di
averla lasciata mentre ella ancora si dimenava, però capivo bene che l'avevo
colpita mortalmente. Buttai l'arma dentro il cassone e mi ritirai nella mia
camera, mi chiusi dentro e mi buttai sul letto». Tre anni dopo, Alessandro
completò nel processo Apostolico la sua deposizione che aveva fatto ad Albano
nel processo Ordinario. Ecco come riferì le parole di Maria al momento del
martirio: «Dio non vuole queste cose, tu vai all'inferno. Sì, sì, Dio non
vuole queste cose, tu vai all'inferno!».
Nell'ora
del dramma nessuno fu testimone della "passione" di Maria. Il motivo
dell'uccisione è chiaro e lampante: la fortezza della martire di fronte al
peccato. Lo riconobbe lo stesso uccisore, prima davanti alle autorità civili,
poi a quelle ecclesiastiche. «Lo ripeto, l'unica causa per cui aggredii Maria e
la uccisi, fu quella che ho esposto, cioè che ella non ha voluto acconsentire
le due volte precedenti alla mia volontà di compiere atti disonesti».
Finalmente
con le poche forze rimaste, Marietta si trascinò fino alla porta e chiamò il
vecchio Serenelli: «Venite su che Alessandro mi ha ammazzata». La piccola
Teresa svegliata di soprassalto incominciò a smaniare e a piangere, il suo
pianto smorzò il frastuono della trebbiatura. Quando la madre sentì la piccola
piangere, alzando gli occhi non vide più Maria sul pianerottolo, sicché
temendo che la piccola cadesse per le scale, mandò suo figlio Mariano. Mentre
costui andava, la madre vide il vecchio Serenelli che si era alzato da dove
riposava e saliva frettolosamente le scale. Quando egli aprì la porta si voltò
per chiamarla: «Assunta venite un po' su», poi chiamò anche Mario Cimarelli
che batteva la fava sulla sua aia. «Madonna mia! Che sarà successo in casa
mia?» mormorò Assunta, mentre angosciata scendeva dal carro. Quando giunse la
madre vide che Mario aveva in braccio Maria con la testa appoggiata alla spalla,
come se fosse morta. La fanciulla fu adagiata sul letto. Fu questa l'immagine
che si presentò agli occhi della madre. «Io seguii Marietta che veniva portata
nella camera da letto e mi balenò subito il sospetto che la mia piccola fosse
stata violentata da Alessandro che non era presente... Io diedi un urlo ed
allora i Cimarelli mi portarono fuori sul pianerottolo svenuta». Tornò Teresa
con l'aceto e riuscì a far riprendere mamma Assunta. Poco dopo anche Marietta
diede segni di vita e la verità si fece strada; la madre le domandò: «Marietta
mia, cosa è successo, chi è stato, com'è stato?» Ella rispose: È stato
Alessandro mi voleva far fare del male ed io non ho voluto».
«Allora
- continua la madre - diedi un urlo e gli altri mi portarono in casa Cimarelli».
Mario
Cimarelli il primo ad accorrere, così descrisse la scena straziante: la ragazza
giaceva carponi a terra, poggiata nel fianco destro... raccolta da terra la
Goretti con le vesti intrise di sangue, la adagiai sul letto della madre...
sopraggiunta Teresa le cambiò la veste insanguinata e stracciata. Poi con
l'aiuto di Mario, le fasciò le ferite, mentre Maria ripeteva il suo monologo:
«Alessandro quanto sei triste... tu vai all'inferno». La veste era anche
impolverata, perchè sul pavimento mancavano molti mattoni, e la giovinetta per
non lasciarsi scoprire le vesti da Alessandro si era avvoltolata per terra su
quel calcinaccio. Mamma Assunta piangeva dirottamente e diceva: «Teresa mi
hanno ucciso la figlia!».
«Teresa
- gemette Maria - voglio star sola con te. Levami di qui, per carità non fate
venir su Alessandro».
«Che
ti ha fatto Alessandro Marietta?» Le domandò Teresa.
«Mi
voleva far fare del male ed io gli dicevo di no! E così lui mi ha tirato tanti
colpi».
La
notizia dell'odioso misfatto di Le Ferriere si diffuse rapidamente per tutta la
Palude. Decine di persone intenzionate a fare giustizia sommaria marciarono
compatte verso Cascina Antica. Anche l'uomo della Palude aveva un suo codice
d'onore che non era possibile calpestare impunemente e il gesto di Alessandro
non era tra quelli che avevano diritto ad attenuanti. In una situazione così
tragica, nella solitudine delle Paludi Pontine, l'opera dei Cimarelli fu
provvidenziale. Erano tre fratelli: Mario, Domenico e Antonio, più Teresa, la
moglie di Mario. Domenico corse subito a Conca ad avvisare il conte Mazzoleni
dell'accaduto e per farsi dare un cavallo per andare a chiamare un medico. Mario
appena prestati insieme alla moglie i primi soccorsi, si precipitò a Nettuno a
cercare i carabinieri e il medico condotto. Il Mazzoleni mandò a chiamare i
carabinieri di Cisterna e la Croce Rossa di Carano. Il conte quando giunse da
Conca fece sorvegliare l'assassino da guardiani armati in attesa dell'arrivo dei
carabinieri. Poco dopo arrivarono i carabinieri che arrestarono Alessandro e
riuscirono a stento a difenderlo dalla folla inferocita. Il Mazzoleni poi chiamò
la madre per dirle che doveva accompagnare la figlia all'ospedale sul Carro
della Croce Rossa. Dopo l'arrivo del mezzo di soccorso, distesa su una barella,
Marietta varcò quella porta che dava sul pianerottolo e scese i gradini tra gli
occhi velati di pianto e di amarezza delle persone presenti. Sul piccolo ponte
dell'Astura i contadini si toglievano il cappello come facevano solo nel giorno
del Corpus Domini. Quella notte a Cascina Antica non dormì nessuno. I fratelli
Goretti vennero amorevolmente ospitati nella casa dei Cimarelli. La signora che
li ospitò attestò di averli trovati durante la notte con gli occhi sbarrati
dalla paura. Marietta per loro era veramente tutto!
La
Croce Rossa Arrivò a Nettuno alle otto di sera. Mentre si aspettava che si
aprisse la sala operatoria, Maria chiedeva un po' d'acqua. Il cappellano
dell'Ospedale dei Fatebenefratelli chiese: «Sposa, siamo cristiani?» Ed ella:
«Eh, mancherebbe altro!» Ed aggiunse: «Allora prima di operarla la
confessiamo». Ed ella acconsenti volentieri. A richiesta del dottore -
riferisce mamma Assunta - io domandai alla figliola se mai altre volte
Alessandro l'avesse tentata. Ed ella mi rispose con voce calma: «Mamma, altre
due volte». Ed io: «Oh Madonna Santissima, perchè non l'hai detto a mamma
tua?». Ed ella rispose: «Perchè mi aveva detto che mi avrebbe ammazzata se io
lo dicevo. E pertanto poi mi ha ammazzata lo stesso». Ed io ancora: «Da quanto
tempo?» Ed ella: «Da un mese».
La
gravità delle condizioni della piccola non permisero l'anestesia ed i medici
Bartoli, Perotti ed Onesti tentarono l'impossibile. Il dott. Bartoli così
ricordò quei momenti: «La trovai colpita in più parti dell'addome e nel
torace, come pure dopo nell'atto dell'autopsia, la trovai ferita al cuore.
Durante le cure che io le apprestavo la fanciulla aveva invocazioni alla Madonna
e conservò la sua calma. Ora non ricordo le parole precise pronunciate dalla
Goretti, però attesto che ella ha sempre conservato lucidissime le facoltà
mentali».
Appena
fuori la camera operatoria Marietta sussurrò alla mamma: «Mamma sto bene, come
stanno i fratellini? Stai qua stanotte?». Però non fu permesso alla madre di
rimanere in ospedale. Appena si fece giorno mamma Assunta ritornò all'ospedale
e chiese a Maria come stesse: «Benino» rispose la fanciulla. Ma la voce era più
debole della sera precedente. Maria le chiese dove avesse passato la notte,
manifestò il desiderio di rivedere i fratellini e la pregò di non far entrare
il Serenelli. Ma la setticemia compiva inesorabilmente il suo corso, la febbre
divenne altissima, il suo volto sempre più trasparente.
«Pareva
una santa Filomena, tutta bianca con la chioma sciolta - raccontò mamma Assunta
- la guardavo non solo per affetto ma anche per venerazione». Vennero i
carabinieri per il rito dell'interrogatorio e poco dopo i medici per la
medicazione. I ricordi tornarono alla mente di Marietta in modo convulso, la sua
passione continuò sempre più straziante. Le divenne insopportabile anche la
sete: «Datemi una goccia d'acqua. Possibile che non possiate darmi un goccia
d'acqua?»
«Mariettina
- rispose la mamma - il dottore ha detto che ti farebbe male. Porta pazienza per
amore di Gesù in croce assetato più di te».
Sono
sorprendenti le analogie tra gli ultimi momenti di Maria e quelli di Gesù: le
stesse parole, la stessa sete, il medesimo perdono. I presenti rimasero colpiti
dalle numerose espressioni di amore di Maria per la Madonna. Tanto amore alla
Vergine spinse il cappellano dell'ospedale, P. Martino Guijarro, a proporre alla
piccola martire la sua iscrizione all'Associazione delle Figlie di Maria. A
quella proposta ella aprì gli occhi e un sorriso sfiorò il suo viso angelico.
Nella cameretta stessa erano presenti due suore e una pia contessa che
l'assistevano; venne fatta la breve funzione della iscrizione e la benedizione
della medaglia della Madonna. Il suo volto, sempre più di cielo, s'illuminò
quando il cappellano, iscrivendola all'associazione le appese al collo la
medaglia che lei non finiva poi di baciare. Suor Aurelia Pecchini, riferì che a
un certo momento Maria vedeva la Madonna e chiedeva di essere posta più vicino
a lei. Ma nessuno la vedeva. E lei meravigliata: «Possibile che non la vediate?
È così bella!..., tutta luce!..., tutta fiori! Mettetemi vicino alla
Madonna... io voglio stare più vicino alla Madonna».
Chi
fu presente non ebbe nessun dubbio che la Madonna le fosse apparsa.
Imitando
Gesù, Maria perdonò il suo assassino. Pare che una prima volta l'avesse
perdonato per suggerimento della mamma, nelle lunghe ore di attesa sul letto di
famiglia, prima che venisse trasportata all'ospedale. La sorella Teresa affermò
che la madre fu premurosa nell'inculcare alla figlia il pensiero del perdono e
che Maria non ebbe nessuna esitazione, e disse che lo perdonava ben volentieri e
che lo voleva con sé in Cielo.
Il
perdono del suo assassino è il gesto più qualificante della sua santità. Fu
il parroco Temistocle Signori a porre esplicitamente la domanda, infatti dopo
aver detto qualche cosa di Gesù in croce, le chiese se anche lei era pronta a
perdonare Alessandro per amore di Gesù. La risposta non si fece attendere,
seppur con quel filo di voce che le rimaneva: «Sì per amore di Gesù gli
perdono, e voglio che venga con me in Paradiso». La stessa mattina Alessandro
con il treno venne condotto a Roma nel carcere Regina Coeli. Particolare
significativo: il convoglio passò davanti all'ospedale Orsenigo mentre la
Goretti lo stava perdonando. Accanto al perdono di Maria va ricordato anche
quello della madre, la quale, appena fu pronunziata la sentenza di condanna per
Alessandro, fu interpellata dal Presidente del Tribunale: «Signora Assunta
Goretti, perdonate voi all'uccisore di vostra figlia?» «Per conto mio -
rispose Assunta - sì, gli perdono di cuore, signor Presidente». Tra la folla
si udì un brusìo confuso. Qualcuno disse: Io non gli perdonerei!». Ma la
coraggiosa donna osservò: «E se neppure Gesù Cristo perdonasse a noi?».
Le
condizioni di Marietta peggiorarono improvvisamente, perse più volte
conoscenza. Poco prima che la fanciulla morisse, mamma Assunta chiese al medico
se Alessandro riuscì comunque nel suo intento: «Non dubitare - rispose il
medico - ella è come è nata».
L'Arciprete
T. Signori ricorda: Nei momenti di delirio rievocava le circostanze della
sanguinosa tragedia e fra le altre diceva le testuali parole: «Alessandro, che
fai..., tu vai all'inferno...», espressioni che ella dovette dire nell'atto
dell'esecrando delitto. Le sue ultime premure furono per i fratellini, la mamma,
il babbo, quasi un testamento di amore per coloro che erano stati il suo mondo.
Chiamò
anche la dolce Teresa in un'impossibile invocazione di aiuto, poi si abbandonò
serenamente senza vita sul cuscino. Era il 6 luglio 1902, aveva 11 anni, 8 mesi
e 21 giorni.
Il
popolo intuì chiaramente: « E’ morta una martire, è morta una santa».
Mamma Assunta ricorda che, dopo i primi tentativi di conforto, la gente passò
addirittura alle congratulazioni per essere la mamma fortunata di una Santa.
Il
giornale «Il Messaggero» di Roma, il 7 luglio fece conoscere a Roma e a tutta
l'Italia l'eroismo di Maria. Ai funerali vi fu una grandissima partecipazione di
persone, di associazioni, di autorità venute da Roma e anche di numerosissime
personalità. L'arciprete Signori, che fu a capo di tutta quella grande
manifestazione, terminò con questa bella invocazione: «... E tu, fanciulla
eroica, insegna alle nostre fanciulle, e a tutte, come si lotta e si muore in
difesa della purezza. Intercedi presso la Vergine Immacolata particolarmente per
la nostra gioventù e per le Figlie di Maria, della cui schiera divenisti
sorella nell'ultima ora! Tu, che tutti noi speriamo salutare un giorno anche
qual loro seconda protettrice!». Egli nel redigere l'atto di morte nel Registro
dei Defunti annotava che: «La fanciulla, timorata di Dio... trasportata
all'ospedale Fatebenefratelli, si confessò, ricevette il S. Viatico e l'Olio
degli Infermi dal cappellano Rev. P. Martino Guijarro. E perdonando il suo
uccisore spirò nel bacio del Signore».
Il
martire è un testimone e nella terminologia cristiana è la persona che ha reso
testimonianza a Gesù Cristo con il suo sangue. Primo elemento è il fatto
provato della morte violenta. Non è sufficiente che essa sia stata minacciata o
decretata se poi per un qualsiasi motivo non si è verificata. La morte deve poi
essere dipesa da una responsabilità estrinseca e distinta dalla vittima.
Il
terzo elemento è la causa, la ragione della morte. Il martire deve morire per
un motivo di fede o di una virtù morale riferibile o riferita a Dio. Motivo
della morte può essere la fedeltà al Magistero della Chiesa e ad un precetto
morale e naturale in quanto sancito dalla autorità di Dio.
Vi
è infine un elemento psicologico che integra la figura del martire e lo
manifesta vero testimone di Cristo: la morte deve essere consapevolmente
accettata e subita con particolari disposizioni spirituali che sono la costante
fortezza e la serena mitezza, ispirati a princìpi di ordine soprannaturale.
Maria
espresse chiaramente il motivo per cui preferì la morte: «No, no è peccato,
Dio non vuole, tu vai all'inferno». Il perdono, poi, concesso al suo uccisore
prima di morire, oltre a rivelare il livello della sua maturità cristiana,
dimostra la serenità con cui accettò la morte.
La
vita di S. Maria Goretti è stata illuminata dalla fede, dalla speranza e dalla
carità. Non ha fatto grandi gesta, ma è stata fedele al suo dovere quotidiano
ed ella ci conferma ancora che quello che ha detto Gesù è sempre vero ed
attuale: «Chi è fedele nelle piccole cose lo è anche nelle grandi» (Lc 16,
10). Così Maria nella prova più grande, aiutata dalla grazia soprannaturale,
non ha voluto offendere il suo Redentore.
Ella,
con la sua famiglia, ha anche molto da insegnare a tutti, specialmente ai
genitori, che hanno la responsabilità della salvezza delle anime dei loro
figli. San Carlo Borromeo diceva: «Allevare, educare i figli, vuol dire
condurli a Gesù». Tutti i genitori, come fecero i genitori di Maria, devono
insegnare ai figli a pregare, ad aver e conservare il timor di Dio, ricordandosi
che esso è un dono dello Spirito Santo e che come dice la S. Scrittura: «...è
l'inizio della Sapienza» (Ecl 1, 16; Prov 9, 10). Tra l'altro nell'antifona
della Comunione della Messa per la Santa (il 6 luglio), leggiamo: «Il timore
del Signore è il suo tesoro» (Is 33,6).
Quanto
sia importante il timor di Dio lo conferma anche questo episodio riportato da P
A. Rodriguez: «All'inizio della Compagnia di Gesù, vi erano molti sacerdoti
giovani ed erano visti in mezzo a tante occasioni e pericoli eppure traspirava
da loro tanto odore di castità, il che molto sorprendeva la corte, dove perciò
si parlava con ammirazione dei Padri. Dicono che il Re, ragionando un dì col P.
Araoz, gli disse: "Mi è stato detto che quelli della Compagnia portano con
sé una certa erba che ha la virtù di conservare la castità". Il P Araoz,
che era un uomo assai pronto ed accorto, gli rispose: "È stato detto il
vero a Vostra Maestà". Soggiunse il Re: "Ditemi, per la vita vostra,
che erba è questa?". "Sire, replicò il Padre, l'erba che quelli
della Compagnia portano con sé per conservare la castità è il santo timor di
Dio, questa è l'erba che fa tale miracolo, perchè ha la virtù di far fuggire
i demoni"» (P A. Rodriguez, Esercizio di perfezione e di virtù cristiane,
Soc. Editrice Internazionale, vol. III, giugno 1963).
La
madre affermò: «Che fosse brava lo sapevo, che sarebbe diventata Santa non me
l'aspettavo... è vero che feci di tutto per darle un'educazione cristiana, ma
non avrei mai creduto che fosse così eroica da dare la sua vita». Dio è
sempre stato al primo posto nella vita di Maria ed Egli ha orientato tutta sua
vita. Qualsiasi tentativo di raccontare la vita della Santa escludendo questo
valore è una manipolazione che non tiene conto della verità e della storia. La
fede di Maria si è manifestata nel quotidiano, nelle faccende concrete della
vita, nell'accettazione del dolore e della gioia, nel servizio degli altri,
nell'abbandono alla Provvidenza, nell'amore alla Vergine e alla Santa
Eucaristia.
Sulla
tomba di Marietta avvennero guarigioni prodigiose, la Chiesa quindi prese in
esame la documentazione presentata dal passionista P Mauro Liberati e il 31
maggio 1935 iniziò il Processo canonico ad Albano Laziale.
Il
25 marzo 1945 Pio XII riconobbe l'autenticità del suo martirio.
Il
27 aprile 1947 fu dichiarata beata. Ecco un estratto del discorso del Papa in
quell'occasione: «Maria Goretti che dovette così giovane, dodicenne, lasciare
questa terra, è un frutto maturo del focolare domestico, ove si prega, ove i
figli sono educati nel timore di Dio, nell'ubbidienza verso i genitori,
nell'amore della verità, nella verecondia, nella illibatezza; ove essi fin da
fanciulli si abituano a contentarsi di poco, ad essere ben presto di aiuto nella
fattoria... La nostra Beata fu una forte. Ella sapeva e comprendeva, e
precisamente per ciò preferì morire. Non aveva ancora compiuto dodici anni,
quando cadde martire... No, non è un'anima piccola e debole, è un'eroina, che
sotto la stretta del ferro del suo uccisore, non pensa alla sua sofferenza, ma
alla bruttezza del peccato, che risolutamente respinge...».
La
canonizzazione avvenne il 24 maggio 1950, durante l' Anno Santo, tre anni appena
dopo la beatificazione: ad essa assistettero anche mamma Assunta e i suoi figli.
La cerimonia fu celebrata all'aperto, in piazza San Pietro, a causa dell'immensa
folla di devoti convenuti da ogni parte del mondo. Si calcola che furono
presenti almeno 500.000 persone. Riportiamo una parte del discorso tenuto da Pio
XII in quell'occasione: «Se è vero che nel martirio di Maria Goretti sfolgorò
soprattutto la purezza, in essa e con essa trionfarono anche le altre virtù
cristiane. Nella purezza era l'affermazione più elementare e significante del
dominio perfetto dell'anima sulla materia; nell'eroismo supremo, che non si
improvvisa, era l'amore tenero e docile, obbediente ed attivo verso i genitori;
il sacrificio nel duro lavoro quotidiano; la povertà evangelicamente contenta e
sostenuta dalla fiducia nella Provvidenza celeste; la religione tenacemente
abbracciata e voluta conoscere ogni giorno di più, fatta tesoro di vita e
alimentata dalla fiamma della preghiera, il desiderio ardente di Gesù
Eucaristico, ed infine, corona della carità, l'eroico perdono concesso
all'uccisore; rustica ghirlanda ma così cara a Dio, di fiori campestri, che
adornò il bianco velo della Prima Comunione, e poco dopo il suo martirio... O
giovani, fanciulli e fanciulle, pupille degli occhi di Gesù e nostri, - dite -
siete voi ben risoluti a resistere fermamente, con l'aiuto della grazia divina,
a qualsiasi attentato (Sì!...) a qualsiasi attentato che altri ardisse fare
alla vostra purezza? (Sì!...).
E
voi, padri e madri, al cospetto di questa moltitudine, dinanzi alla immagine di
questa vergine adolescente, che col suo intemerato candore ha rapito i vostri
cuori, alla presenza della madre di lei, che, educatala al martirio, non ne
rimpianse la morte, pur vivendo nello strazio, ed ora s'inchina commossa ad
invocarla, - dite - siete pronti ad assumere il solenne impegno di vigilare, per
quanto è da voi, sui vostri figli, sulle vostre figlie, al fine di preservarli
e difenderli contro tanti pericoli che li circondano, e di tenerli sempre
lontani, dai luoghi di addestramento all'empietà e alla perversione morale (Sì!...
) (Nella registrazione sonora si sentono bene questi «sì» levarsi della
piazza gremita)
Ed
ora, o voi tutti che ci ascoltate, in alto i cuori! Sopra le malsane paludi ed
il fango del mondo si estende un cielo immenso di bellezza. È il cielo che
affascinò la piccola Maria; il cielo a cui ella volle ascendere per l'unica via
che ad esso conduce: la religione, l'amore di Cristo, l'eroica osservanza dei
comandamenti... ».
Il
Papa poi decretò che il 6 luglio è la festa liturgica annuale di santa Maria
Goretti
Alessandro
Serenelli non conobbe la madre, morta qualche mese dopo la sua nascita, in una
casa di cura per malattie mentali. Visse la sua infanzia tra la casa di suo
cugino e di suo fratello, ma nessuno si curò veramente della sua formazione. A
12 anni andò a Torrette, frazione di Ancona, come aiuto marinaio, poi ad
Olevano Romano ed infine a Paliano nella tenuta del senatore Scelsi. Il fatto di
una famiglia incompleta ed il continuo cambiamento di ambienti e di amicizie
accentuarono in lui la tendenza alla solitudine, tanto da venir descritto dai
suoi contemporanei come un tipo taciturno e introverso. Sembra che il suo
passatempo preferito fosse la lettura di riviste. Il Serenelli attribuì un peso
considerevole alla sua formazione alle amicizie contratte alle Torrette, da lui
definite dubbie, infatti egli affermò: «Quando fui aiuto marinaio a Torrette,
frequentavo purtroppo compagni licenziosi e quindi anche il mio animo cominciò
a corrompersi, fatto che perdurò, anzi si accrebbe nella campagna. Di carattere
ero piuttosto amante della solitudine. Alle Ferriere non avevo compagni né
buoni né cattivi».
Nel
1986 a Paliano la famiglia Serenelli conobbe i Goretti. Il 5 luglio 1902
Alessandro visse la giornata più brutta della sua vita uccidendo Maria. Fu
condannato a 30 anni di reclusione, che scontò parte in Sicilia, parte in
Sardegna (evitò l'ergastolo perchè minorenne).
Egli
racconta che nella cella del carcere a Noto gli apparve in sogno Marietta tutta
vestita di bianco che raccoglieva dei gigli in un giardino e glieli porgeva. Al
momento della consegna i gigli si trasformavano in tanti lumicini accesi. Poi
disparve, fu l'unica volta che la sognò. Per il giovane fu la fine della
disperazione e l'inizio della conversione. Allora si ravvide, si pentì del suo
passato. Un'altra tappa della sua conversione fu il colloquio che ebbe nel
carcere di Noto con il Vescovo della città Mons. Blandini. Il 10 novembre 1910
il Serenelli in una lettera inviata allo stesso prelato riconobbe la gravità
del suo gesto e il proposito di riscattarsi; in seguito a quella lettera si
confessò. Dopo 27 anni di detenzione fu graziato per buona condotta e quando
uscì dal carcere di Alghero, nel 1929 aveva 47 anni, era un altro Alessandro.
Ne visse altri 42 fuori, fu un lavoratore esemplare e un cristiano praticante.
Visse il suo ruolo di ex carcerato pensando sempre a Dio. Sopportò umiliazioni
e malintesi, più volte fu indiziato solo perché si chiamava Serenelli. Di lui
va ricordato un episodio edificante. Nel 1937 si recò a Corinaldo col proposito
di chiedere perdono del delitto a mamma Assunta ed alla famiglia Goretti. Si
gettò in ginocchio e nella commozione riuscì appena a balbettare: «Assunta
perdonatemi». La madre della Martire esclamò: «Eh, vi ha perdonato lei, vi ha
perdonato Iddio...! Vi perdono anch'io». E gli gettò le braccia al collo. Fu
allora che si avviarono in chiesa a ricevere la Comunione, l'uno a fianco
dell'altra. La chiesa era affollatissima di gente. Era la notte di Natale del
1937.
Il
desiderio di riscattarsi divenne il programma della sua vita. La ricerca di Dio
nel silenzio e nella preghiera suggerì ad Alessandro l'idea del chiostro. Fu
accolto dai Capuccini di Ascoli. «Non era un frate - dichiarò un religioso -
ma visse tra di noi come un vero figlio di S. Francesco». Il 15 gennaio 1970,
mentre si recava in chiesa per assistere alla S. Messa, cadde e si fratturò una
gamba. Morì il 6 maggio 1970 all'età di 89 anni. Nel giorno e nel mese in cui
settanta anni prima morì anche Luigi Goretti. Tra gli effetti personali, il P
Urbano cappuccino trovò una lettera sigillata che conteneva uno scritto datato
5 maggio 1961. È il suo testamento spirituale, eccolo:
«Sono
vecchio di quasi 80 anni, prossimo a chiudere la mia giornata. Dando uno sguardo
al passato, riconosco che nella mia giovinezza infilai una falsa strada, la via
del male che mi condusse alla rovina.
Vedevo
attraverso la stampa, gli spettacoli ed i cattivi esempi, che la maggior parte
dei giovani segue quella via, senza darsi pensiero ed io pure non mi preoccupai.
Persone credenti e praticanti le avevo vicino a me, ma non ci badavo, accecato
da una forza bruta che mi sospingeva verso una cattiva strada. A 20 anni
consumai il delitto passionale, del quale oggi inorridisco al solo ricordo.
Maria
Goretti, ora santa, fu l'Angelo buono che la Provvidenza aveva messo dinanzi ai
miei passi per salvarmi. Ho impresse ancora nel cuore le sue parole di
rimprovero e di perdono. Pregò per me ed intercedette per il suo uccisore.
Seguirono 30 anni di prigione, se non fossi stato minorenne sarei stato
condannato a vita. Accettai la sentenza meritata, rassegnato espiai la mia
colpa. La piccola Maria fu veramente la mia luce, la mia protettrice: con il suo
aiuto mi portai bene nei 27 anni di carcere e cercai di vivere onestamente,
quando la società mi accettò tra i suoi membri. I figli di san Francesco,
minori Cappuccini delle Marche, con carità serafica mi hanno accolto tra di
loro non come servo ma come fratello e con loro convivo da 24 anni. Ora aspetto
sereno il momento di essere ammesso alla visione di Dio, di riabbracciare i miei
cari, di essere vicino al mio angelo protettore ed alla sua cara mamma Assunta.
Coloro che leggeranno questa mia lettera vogliano trarre il felice insegnamento
di fuggire il male, seguire il bene sempre. Fin da fanciulli pensino che la
religione con i suoi precetti non è una cosa di cui si può fare a meno ma è
il vero conforto, l'unica via sicura in tutte le circostanze anche le più
dolorose della vita. Pace e bene».
Don
Giuseppe Rottoli