MARIA DELL’INCARNAZIONE GUYART (1599-1672)

 

Il 22 giugno 1980 con il rito di beatifi­cazione presieduto da Giovanni Paolo Il, il mondo cattoli­co ha visto esaltata all'onore degli altari la dolce figura (cosi è stata tramandata da un a bella immagine) di Maria dell'Incar­nazione Guyart, fondatrice delle Suore Orsoline del Canada. Si può dire che con la sua festa litur­gica - fissata il 30 aprile - si chiude un mese cari­co di preziose testimonianze di numerosi eroi per la fede. La Beata Maria Guyart nacque nella città francese di Tours il 28 ottobre 1599 da Fiorenzo Guyart e Giovanna Michelet, umili panettieri. A quindici anni avvertì la vocazione religiosa ma il padre scelse per lei il matrimonio e Maria ob­bedì sposando Claudio Martin, proprietario di un modesto setificio. Nel 1619 nacque Claudio ma nello stesso anno rimase vedova, con la piccola azienda gravata da debiti e coinvolta in alcuni processi. Impegnata nel suo ruolo di madre e di modesta imprenditrice Maria rifiutò di passare a seconde nozze, dedicandosi sempre di più a una vita di contemplazione pur nel pieno delle sue at­tività: questo suo impegno la colloca fra le grandi mistiche della Chiesa. Per unire ancora di più la sua vita attiva con la contemplazione le fu affidata l'amministrazione generale di un'impresa di trasporti fece i voti di castità. povertà e obbedienza. Nel 1625 nella so­lennità di Pentecoste, ebbe la prima visione della Trinità seguita da una visione di Cristo. Due anni dopo, sempre al ricorrere della Pentecoste, ebbe una nuova estasi: "Perduta a me stessa - annotò - non mi vedevo più, essendo diventata Lui per partecipazione". Fu in questo periodo che maturò la sua vocazione religiosa. Nel gennaio 1631 entrò fra le Orsoline di Tours perché istituite per aiutare le anime". A tal punto vale la pena narrare e ciò è indicativo al fine di valutare il grado di ascesi spirituale a cui era giunta questa donna un particolare molto toccante dell'amore tra figlio e madre: Claudio, allora dodicenne, affidato da Maria alla sorella per obbedire a Dio, la accompagnò fino alla porta del monastero anche se per lui la decisione della madre rappresentasse una prova troppo grande e avesse, perciò, cercato di dissuaderla. Divenuto poi Benedettino e primo biografo di sua madre, il figlio rivelò attraverso i suoi appunti che la mamma, fin dall'epoca del matrimonio, aveva detto: "Se Dio mi farà la grazia di darmi un figlio, prometto di consacrarlo al suo servizio. Se poi egli mi ridarà la mia libertà, prometto anche di consacrarmi io stessa". Nel 1631, Maria ebbe la terza visione della Trinità. In quell'esaltante circostanza provò la sensazio­ne di essere un nulla che affonda nel Tutto". Ricevuto l'abito prese il nome di Maria dell'Incarnazione e fatto il noviziato, fece la pro­fessione religiosa nel gennaio 1633. Anche se ben presto fu nominata maestra delle novizie, Maria si sentiva disposta a lavorare per le anime e la grande occasione venne. Nel 1622, Papa Gregorio XV aveva istituito la Congregazione "de Propaganda Fide" per aiutare i molti missionari che partivano per evangelizzare. In questo clima di fervore apostolico Maria av­vertì ancora di più la vocazione missionaria e la manifestò anche con questi pensieri: "Il mio cor­po era un monastero ma lo spirito non poteva es­sere confinato. Questo spirito mi portava nelle Indie, nel Giappone, nell’America, in Oriente, in Occidente, nel Canada". Maria avviò così una continua corrispondenza con i missionari gesuiti del Canada e, tramite lo­ro, si mise in contatto epistolare con una vedova di Àlençon che voleva fondare nel Quèbec un convento per l'educazione delle bambine india­ne. Quando la incontrò, Maria riconobbe nella vedova la persona vista in sogno. Dopo pochi giorni, nel febbraio del 1639, in compagnia di una giovane lasciò Tours per Parigi dove si trat­tenne due mesi per concludere tutte le procedure relative alla fondazione. Poi si diresse a Dieppe da dove, con tre agostiniane a bordo del "St. loseph", approdò nel nuovo mondo nell'agosto dello stesso anno. L'intrepida suora si stabilì a Québec dove provvi­de a costruire un convento. Quando un incendio lo distrusse, lo ricostruì più grande. Ben presto la raggiunsero altre religiose e fu così che Maria si mise a redigere costituzioni e regole in vista della nuova fondazione religiosa. Ed ecco prendere sempre più corpo la sua gran­de opera missionaria tanto sospirata: senza usci­re dal convento, la Beata imparò i dialetti indiani degli Algonchini, dei Montagnesi e degli Uroni; per questa gente scrisse catechismi, trattati di linguistica e dizionari. Intanto si occupava dell'e­ducazione dei bambini indiani e del loro mante­nimento oltre a incoraggiare con la preghiera i missionari nel loro apostolato; scriveva lettere per coinvolgere quanti più poteva all'evangeliz­zazione del nuovo mondo e riceveva e dava con­sigli a tutti. Ad un certo momento, però, fu invitata energica­mente a rientrare in Francia per i pericoli che la minacciavano e dei quali il martirio subito dai ge­suiti era una tristissima prova: ma Maria non ab­bandonò il suo Canada. Purtroppo, per le sue condizioni di salute sem­pre più cagionevoli, fu esonerata dal suo prezio­so ufficio di superiora, Il 30 aprile 1672, Maria dell’Incarnazione moriva a Quèbec, lasciando una comunità di una trentina di suore, da cui sarebbero derivate le Orsoline del Canada: le sue spoglie mortali sono amorevolmente custo­dite nella cappella di Maria dell'Incarnazione nell'Oratorio accanto alla cappella delle Or­soline, a Québec.