SANTA LUCIA

Di Don Giuseppe Tomaselli

INTRODUZIONE

Ero giunto a Venezia col proposito "di visitare la città. Poco distante dalla stazione ferroviaria c'è il Canal Grande della laguna.

Andai alla prossima fermata del tra­ghetto, il quale, al di là dal Ponte di Rialto introduce nella grande laguna. Seppi che questa fermata del traghetto è detta Santa Lucia.

Mi rivolsi ad un tale: So che qui, a Venezia, c'è un importante ricordo di Santa Lucia. -

Mi fu risposto: A pochi passi da qui c'è la Chiesa di questa Santa. - Pensai di andarla a visitare subito. La Chiesa è semplice e modesta.

Domandai ad un Sacerdote del luogo: Quale ricordo di Santa Lucia c'è in questa Chiesa?

- C'è il suo corpo. - E dove è sepolto?

- Dietro l'Altare maggiore. - Andai a vedere e potei mirare il sarco­fago riparato dal vetro, con dentro il corpo della Santa, pienamente visibile. Mi fermai a lungo ad osservare il sacro corpo nei suoi particolari.

La lunghezza del corpo è quanto la statura regolare di una giovane di quindi­ci anni. Le vesti sono alla romana, a co­lori; la mano sinistra lascia vedere le ossa ed i nervi incorrotti. Manca soltanto un dito, che trovasi a Siracusa.

Toccando la mano, si ha la sensazione di toccare la pelle. Il volto è ricoperto da un'artistica maschera d'argento.

Il corpo è incorrotto, conservatosi tale non per misture ma o per fenomeno na­turale o per grazia particolare di Dio, es­sendo il corpo di Santa Lucia verginale. Poiché la storia di questa grande Santa merita di essere molto conosciuta ed ap­prezzata, mi decisi a scrivere un libret­to popolare.

Mi sono servito degli scritti di diver­si autori, cioè di Ottavio Garana, di Giovanni Parisi e di altri scritti tradi­zionali ricavati da libri greci e latini, in particolare del codice Papadopoli.

In una storia che rimonta a dicias­sette secoli fa, non sogliono mancare det­ti e fatti da attribuirsi alle pie tradizioni.

È da tenere presente che durante le persecuzioni erano incaricati sette per­sone, o notai, per registrare quanto ac­cadeva nei tribunali romani. In princi­pio si effettuava solo a Roma tale regi­strazione; in seguito si utilizzò questa pratica in tutte le capitali delle provincie romane. Si attuò anche a Siracusa, es­sendo allora questa città capitale della provincia romana sicula. Nella stesura di queste pagine spero di essere fedele a quanto c'è scritto sulla Martire di Sira­cusa.

PROEMIO

Le persecuzioni.

Per comprendere meglio la storia di Santa Lucia, è necessario un discreto prologo.

La società di quel tempo era sconvolta dalla lotta ufficiale, che facevano gli im­peratori romani ai seguaci di Gesù Cristo.

Siccome gli Apostoli diffondevano lar­gamente gli insegnamenti del Figlio di Dio, accompagnando con i miracoli la nuova dottrina religiosa, gl'imperatori ro­mani temevano che venisse distrutto il culto degli idoli.

L'impero romano si reggeva infatti con la violenza, col culto degli dei e con la schiavitù.

La preoccupazione dei Cesari non fu vuota di significato, poiché, proibita la schiavitù secondo gl'insegnamenti del Cristianesimo, l'impero romano a poco a poco si dissolvette.

La forza romana si scatenò contro i Cristiani in modo orribile. Cominciarono le persecuzioni ufficiali, con le quali si voleva reprimere il progresso religioso dei seguaci di Gesù. I persecutori stabili­rono di individuare i Cristiani sparsi nel­l'impero. Coloro che venivano scoperti dovevano perdere tutte le loro ricchezze, essere giudicati con molto rigore e, se avessero perseverato nella loro dottrina, avrebbero dovuto essere martirizzati pub­blicamente nei modi più crudeli, quali, per esempio, essere dati in pasto alle belve.

I Cristiani non potevano fare alcun atto di culto pubblico ed erano costretti a riunirsi nelle catacombe.

Furono dieci le persecuzioni, una più feroce dell'altra; però la nona, che fu quella dell'imperatore Decio, fu tra le più terribili.

Per avere un'idea della crudeltà roma­na di quei tempi, basta conoscere qualche caso, ad esempio, quello avvenuto a Catania nella persona della vergine Santa Agata.

Verso la metà del secolo terzo, mentre c'era la persecuzione di Decio, viveva a Catania una certa Agata, il cui nome significa « buona » appartenente a nobile famiglia; giovanissima e di aspetto gra­zioso.

Era d'illibati costumi, si teneva lontana dai godimenti mondani ed amava la vita ritirata per conservare il cuore puro, in­namorata di Gesù e fedele osservante degli insegnamenti evangelici. In città dai buoni era molto conosciuta ed assai sti­mata.

 

Agata.

Giunse all'orecchio di Quinziano, con­sole romano, la fama di Agata; egli venuto a sapere che era Cristiana, ordinò che gli fosse presentata personalmente.

La giovane Agata, prevedendo quanto le sarebbe potuto capitare, si affidò a Dio per essere aiutata. Allorché Quinziano mirò le sembianze del volto di Agata, fu preso da un forte sentimento di simpatia; pensò di riuscire a piegarla ed a farle lasciare il Cristianesimo.

Le disse: Ho saputo che sei Cristiana e quindi non accetti il culto delle divinità romane. O rinunci alla dottrina del tuo Cristo Crocifisso ed allora avrai onori, ricchezze, piaceri e potrai padroneggiare in tutta la città; te ne darò il potere. Ma se non ti decidi a questa rinunzia, perderai le tue ricchezze e la tua libertà e sarai sottoposta ai tormenti riservati a chi non vuole sottostare agli ordini im­periali. -

La giovane Agata non aveva bisogno d'indugiare nella scelta e rispose: -Abbraccio le torture, abbraccio la morte e voglio restare fedele al mio sposo Gesù. -

Quinziano, ferito nel suo amor proprio davanti alla fortezza della giovane, co­mandò che si preparassero le torture.

L'abitazione di Quinziano probabil­mente era nei pressi dell'attuale Piazza Stesicoro in cui ancora oggi si trovano i ruderi dell'anfiteatro romano, ove si te­nevano le bestie feroci, che dovevano sbranare i credenti in Cristo.

I tribunali romani operavano all'aperto, così avrebbe potuto assistere agli inter­rogatori, alle dispute ed alle esecuzioni delle torture chiunque lo volesse.

Durante il martirio di Sant'Agata la piazza era popolata di curiosi, in parte pagani ed in parte Cristiani.

Quinziano ordinò ai carnefici: Strap­pate il seno alla giovane! - Le tenaglie di ferro furono arroventate e quasi incan­descenti le furono applicate al seno della giovane.

Agata esclamò:

- E tu, Quinziano, non ti vergogni di strappare ad una donna quel seno, che tu hai succhiato sul petto ma­terno? -

La vista di quella scena indignò i pre­senti.

Quinziano, pensando che la giovane sarebbe morta per dissanguamento, co­mandò che fosse rinchiusa nel carcere in attesa della morte.

Al presente si può visitare la piccola cella del carcere sulla quale fu edificato un tempio, chiamato oggi « Sant'Agata la Vetere », e che trovasi alle spalle della Chiesa Parrocchiale di Piazza Stesicoro.

Nella celletta è conservata la catena di ferro, con la quale la Santa fu legata. Il carcere la notte era custodito dai sol­dati.

Sant'Agata sanguinante doveva trascor­rere la notte in uno stato molto doloroso. All'improvviso apparve nella cella un uomo, piuttosto vecchio. La Santa, forte­mente sorpresa per quella comparsa, disse a quell'uomo:

- Allontanati da me e vai subito via! -

Ma il misterioso personaggio la rincorò dicendo: Non temere! Sono un Apostolo del Signore. Iddio mi manda a te per ridarti la sanità. -

Difatti, appena l'Apostolo del Signore toccò il petto di Agata, miracolosamente riapparve il seno, senza traccia di cica­trice.

Trascorsa la notte, rientrate le guardie nella cella di Agata, invece di trovarla morta o agonizzante, come credevano, la trovarono vegeta e fresca, come se niente le fosse capitato nel giorno prece­dente. Corsero a darne notizia a Quinzia­no, il quale sbalordito per quanto era accaduto nella notte, volendo riuscire nel suo perfido intento di vederla morta, ordinò che Agata gli si presentasse di nuovo.

Qui si fa notare che sulla parete ester­na del Tempio, ove avvenne il prodigio, si vede una lapide di marmo, rappresen­tante la figura dell'Apostolo del Signore e la Santa nella cella.

Se grande fu l'umiliazione della Santa ed il tormento di sentirsi strappare il seno, un'altra tortura l’attendeva.

Quinzano ordinò di preparare il fuoco, sul quale infuocare la graticola di ferro e deporvi la giovane nuda, per essere ar­rostita barbaramente alla presenza di tutti i circostanti.

Ma Dio non dormiva ed appena co­minciò la tortura del fuoco, si avvertì un forte terremoto tanto che una parete cadde su alcuni presenti, che morirono. Allora Quinziano rimase molto scosso.

La folla che era in piazza atterrita per il terremoto cominciò ad urlare, recla­mando la salvezza della giovane Agata.

Quinziano, temendo il tumulto della folla ed atterrito per il terremoto, disse ai soldati: Riportatela nella prigione e lasciate che muoia nella cella. -

Intanto lui, nascostamente uscì per una porta segreta dai locali del tribunale. Ed ecco la Santa nella cella del carcere; qui in un dato momento, sollevò le braccia in atto di preghiera e disse: - O Dio, tu che mi hai creata e custo­dita fin dalla mia infanzia, che togliesti l'amore del secolo, che preservasti il mio corpo dalla contaminazione, che mi face­sti vincere i tormenti del carnefice, il ferro ed il fuoco, che mi donasti nei tormenti la virtù della fortezza, ti prego di ac­cogliere il mio spirito, perché è già tempo che io lasci questo mondo e che giunga alla beata eternità. -

Finita la preghiera, poco dopo rese lo spirito.

 

Il culto.

I Cristiani, avendo saputo che la Mar­tire era morta, fecero di tutto per, porta­re via dal carcere il corpo di lei e lo ri­posero in un sepolcro nuovo, dopo averlo unto con aromi.

Subito cominciarono le devote visite al sepolcro della Santa e si constatò che il Signore per onorare la sua serva fedele elargiva molte grazie e operava anche prodigi a vantaggio di coloro che implo­ravano con fede la sua intercessione.

La fama del martirio di Sant'Agata si diffuse in tutta la Sicilia ed anche altrove.

Il giorno della morte di Sant'Agata, 5 febbraio 1251, cominciò ad essere so­lennizzato tutti gli anni fino ai nostri giorni.

Quanto avvenne a Catania, in seguito si verificò anche a Siracusa per la Martire Santa Lucia.

 

Lucia.

Siracusa, città distante da Catania circa settanta chilometri, città molto rinomata per le sue antichità ed importante per la sua posizione geografica, fu sede capitale di diversi governanti. Pare che Siracusa abbia avuto delle predilezioni da parte di Dio, come appare dalla visita apostoli­ca che vi fece San Paolo e dalla solenne lacrimazione della Madonna, avvenuta nel 1953. È anche segno di predilezione il martirio di Santa Lucia.

Dopo la morte di Decio, si rallentò per qualche tempo la nona persecuzione con­tro i Cristiani. Nei primi anni del quarto secolo prese le redini dell'impero romano Diocleziano, il quale scelse per sede la Dalmazia e si costruì un imponente edificio a Spalato, cittadina marittima. L'anti­co edificio è ancora in piedi, ma deterio­rato dagli anni.

Con Diocleziano si riaccese presto la decima persecuzione, che fu più terribile delle altre. La Sicilia, essendo provincia romana, non potè più contare le vittime del martirio.

A Siracusa aveva la sede un feroce rap­presentante dell'imperatore romano, di nome Pascasio, di forte carattere e procli­ve alla crudeltà verso i Cristiani.

Sotto il suo governo consolare dimo­rava a Siracusa una giovane di nome Lucia, appartenente ad una ricca famiglia e profondamente cristiana.

Costei conosceva abbastanza bene la storia del Cristianesimo ed era delicata osservante dei precetti evangelici. Nel suo cuore ardeva l'amore di Gesù e coltivava fin dall'infanzia il proposito di essere una sua fedele seguace.

Giunta la pubertà, dovendo scegliere uno stato di vita, consapevole che il ma­trimonio è un Sacramento, che dà tanta gloria a Dio, Lucia determinò di spo­sare un bravo giovane, di nome Valerio. Questi s'innamorò di lei, attratto dalla sua bontà e dalle sue fattezze. I parenti dei due fidanzati erano assai contenti del­l'ottima scelta di ambo le parti.

Ma il Signore aveva altri disegni su Lucia e la Divina Provvidenza dispose tutto per il maggior bene.

 

Al sepolcro di Sant'Agata.

La madre di Lucia di nome Eutichia, da tempo era affetta da un noioso males­sere. Soffriva di perdite di sangue; per lunghi anni era ricorsa invano ai dottori, spendendo molto denaro per medici e me­dicine.

Lucia, che amava molto la madre, sof­friva per l'incurabilità del male materno ed era disposta a qualunque sacrificio per la sua guarigione.

Della Martire Agata di Catania si par­lava con tanto entusiasmo anche a Sira­cusa.

Schiere di pie persone siracusane anda­vano in pellegrinaggio a Catania per pre­gare al sepolcro della Martire, presso cui si ottenevano grazie.

Nel cinquantesimo anno dalla morte di Sant'Agata, il festeggiamento fu più solenne degli altri anni e proprio allora Lucia determinò di andare con la madre a Catania per implorarle la grazia della guarigione.

In un momento in cui il sepolcro della Santa era stato lasciato sgombro dai devo­ti, Lucia e la madre s'inginocchiarono e prostrate con la faccia a terra, comincia­rono a pregare. Poi la giovane disse alla madre:

- Come 1'emorroissa del Vangelo, ap­pena toccata la veste di Gesù con fede, all'istante fu risanata, così bacia anche tu con fede il sepolcro di Sant'Agata. -

Dopo ciò, Lucia sentì internamente la convinzione che la madre fosse già gua­rita. Subito dopo Lucia ebbe una visione, rimanendo assopita per lo stato di estasi. Vide in una irradiante luce Sant'Agata, la quale fissò amorevolmente Lucia e così le parlò:

Lucia, sorella mia e vergine del Signo­re, perchè chiedi a me ciò che tu stessa puoi ottenere da Dio? La tua fede è stata di grande giovamento a tua madre, che ormai è guarita. Come per me è ricolma di grazie la città di Catania, così sarà Si­racusa per te, poichè il Signore ha gradito la tua fede e la tua verginità. -

Finita la visione di Sant'Agata, Lucia ebbe un'altra visione improntata a torture ed a scene di sangue. Questa seconda le squarciò il velo del suo futuro, cioè il martirio che l'attendeva.

Finita la visione, Lucia disse ad Euti­chia: Eccoti già guarita. - Dopo quanto era avvenuto, la madre e Lucia ripresero la via del ritorno; Eutichia era lieta e grata a Dio per la guarigione, mentre Lu­cia era presa da forti pensieri, riflettendo sulle parole della Martire Agata, special­mente sulla frase: « Come Catania riceve grazie per me, così Siracusa riceverà gra­zie per te! » Quindi pensava la giovane:

La mia sorte sarà come quella di Agata, cioè mi attenderà il martirio. -

Si convinse sempre di più, riflettendo sula visione di sangue e di torture.

 

Decisione.

Lucia, illuminata da luce celeste e raf­forzata dall'assistenza dello Spirito Santo, comprese: Dio non mi ha scelta per il mondo; vuole da me la verginità. Ormai rinunzio alla decisione di sposare e non voglio più sentire di fidanzamento. - Di poi, rivolta alla madre, la supplicò così: « Nella mia vita ti ho risparmiato ogni dispiacere; ed ora ti chiedo di non opporti ad una santa decisione che ho pre­sa. Non parlarmi più di fidanzamento e di matrimonio ».

- Ma, figlia mia, per questa tua de­cisione il fidanzato ed i suoi parenti si rassegneranno?

- Capiti qualunque cosa, ma io non muterò la mia volontà.

- Figlia mia, se così vuoi, così si faccia. In questo taglio col fidanzato io ti sosterrà. -

È da immaginarsi la sorpresa e l'indi­gnazione del fidanzato e dei suoi pa­renti. Si tentarono tutte le vie per fare desistere Lucia dal suo proposito; ma tutto fu inutile.

Certamente Lucia ebbe a soffrire molto per resistere alle pressioni del fidanzato e dei suoi congiunti.

Lucia, abbastanza risoluta nel suo di­segno, pensando che qualcuno per ven­detta avrebbe potuto denunziarla come Cristiana, volle dedicarsi alle opere ca­ritative, affinché il suo ricco patrimonio non andasse a finire nelle mani del con­sole Pascasio.

Lucia, prudente, faceva un passo per volta. Disse alla madre: « Se io avessi voluto sposare, tu mi avresti data la dote. Dato che ho lasciato il fidanzamento, dammi lo stesso il mio patrimonio, af­finché io ne disponga a mio piacimento ». Eutichia rispose: « Abbiamo in famiglia molti beni; poiché tu lo meriti, a­vrai tutti i beni miei e di tuo padre; però non subito, ma alla mia morte ».

- Vedi, madre mia, io ti ringrazio; ma perché darmi questi beni dopo la tua morte, quando allora dovrai lasciarli per necessità? Dammeli ora, mentre sei in vita e renderai più gloria a Dio. -

Eutichia, che amava molto Lucia, la accontentò.

Dalla visita al sepolcro di Sant'Agata al martirio di Santa Lucia passarono tre anni.

 

Denunzia.

In questo triennio Lucia, memore del­le parole di Gesù: « Ciò che avrete fatto ai poveri, l'avrete fatto a me », distribui­va le sue sostanze ai poveri, agli orfani, alle vedove, alle famiglie bisognose ed ai pellegrini.

Di Lucia si parlava molto in bene in tutta la città.

L'ex fidanzato, che bramava avere quei beni sposando Lucia, ardendo di rabbia per i beni perduti e per la delusione dell'amore, si presentò a Pascasio per de­nunziare Lucia come Cristiana.

Espose al console il suo caso: « Metto nelle tue mani, o Pascasio, una giovane Cristiana, di nome Lucia, la quale invece di rendere il culto agli idoli, si è legata al culto del Nazareno Crocifisso. La vita che conduce è del tutto contraria ai de­creti dell'imperatore; perciò merita di essere trattata come una ribelle. Punisci­la come merita ».

Pascasio ordinò che la giovane fosse presentata a lui per essere giudicata. Lucia, che già da tempo pensava a questa comparsa, fiduciosa in Dio, senza timore andò davanti a Pascasio.

Ed ecco il lupo davanti all'agnello! « Mi è stato riferito - disse Pasca­sio - che tu disprezzi l'imperatore ed i suoi decreti per seguire la dottrina che disprezza i nostri idoli. Io ti costringerò a mettere l'incenso nel fuoco che arde davanti alle nostre divinità ».

- Questo - disse Lucia - non av­verrà giammai. Io adoro il vero Dio ed a Lui offro l'adorazione ed ogni mio sacri­ficio ed accetterò a tal fine ogni sorta di tortura. -

- Ma tu sei pazza! - esclamò Pa­scasio.

- Non sono pazza. Sono serva del mio Dio, come tu sei servo del diavolo. - Ed osi parlare così a chi rappresen­ta l'imperatore romano?! Rifletti bene prima di parlare.

- Presentandomi a te, o Pascasio, non ho preparato il discorso da tenere con te, perché Gesù Cristo ha detto: « Quan­do vi condurranno davanti ai tribunali, non vi preoccupate di quello che avete a dire; ma ciò che in quel momento vi sarà suggerito, quello dite, perché non siete voi che parlate, ma lo Spirito Santo (Marco, XIII-11).

- Lo Spirito Santo? - esclamò il console - E chi è lo Spirito Santo?

- E’ il vero Dio.

- Ma insomma, tu sei il vero Dio?

- Sono una serva di Dio ed in me di­mora lo Spirito Santo, perché quando un corpo è puro, è Tempio dello Spirito Santo.

- Troppe fandonie stai dicendo! Ma quando dalle parole verremo ai fatti, ti farò perdere lo Spirito Santo, contami­nando il tuo corpo.

- Anche quando avverrà questo con­tro la mia volontà, lo Spirito Santo re­sterà lo stesso con me con doppia corona: quella della verginità, e quella del marti­rio. -

Pascasio, comprendendo bene che la grande tortura per una giovane modesta era la vergogna di essere offesa nel pudo­re, ardente di rabbia ed offeso nel suo or­goglio per l'incapacità di non riuscire a battere una donna nei suoi principi, disse ai soldati:

- Conducete Lucia in luogo infame, nella casa delle donne immorali. -

In quel momento agiva l'iniquità u­mana; ma la potenza di Dio che se ne ride della fortezza umana, volle dare pro­va di sé con un miracolo, dando a Lucia la perfetta immobilità del corpo.

 

Immobilità.

I soldati intimarono alla giovane di andare con loro; ma essa non poté fare un passo. Si tentò di trascinarla legando con una corda le braccia e le gambe. Ma Lucia non si poteva muovere; era dive­nuta come una colonna di granito.

Nessuna forza umana riusciva a rimuo­verla.

Qui si fa notare una circostanza, che era riportata nel Breviario Romano, pri­ma che questo venisse riformato, e cioè che Pascasio ordinò che Lucia fosse smos­sa con corde legate a sei paia di buoi. Anche questo fu inutile.

Il console, svergognato davanti alla folla dei circostanti, diede ordine: Si pas­si alla tortura del fuoco! Vedremo se potrà resistere.

Dio non permise che Lucia andasse in luogo infame.

 

Il fuoco.

Si legge nella Bibbia che Nabucco, re di Babilonia, fece mettere in una fornace, accesa sette volte più del solito, tre fan­ciulli giudei, perché non ubbidivano ai suoi decreti.

I fanciulli erano Sadrach, Merach e Abdenago. Costoro entrarono coraggiosi nella fornace, vestiti come erano.

Appiccato il fuoco. Nabucco rimase nei pressi della fornace, curioso di vede­re la fine dei tre giudei.

Intanto i fanciulli, malgrado le terri­bili fiamme, passeggiavano con volto ilare, lodando il Signore.

Le fiamme si allontanavano dai tre fan­ciulli, lasciando intatte anche le loro vesti.

Il re disse: Siano liberati dal fuoco questi giudei! Sono convinto che il loro Dio è il vero Dio. -

Un fatto simile si ripeté durante il martirio di Lucia.

Pascasio, attribuendo ad influsso ma­gico il fenomeno dell'immobilità, stabilì di troncare con il fuoco la vita di Lucia..

Collocata la giovane sopra una catasta di legna con sostanze infiammabili, fece ungere il corpo con pece, zolfo, olio e grassi ed ordinò di appiccare il fuoco.

Ma come i tre fanciulli giudei prega­rono Dio e lo benedivano, così Lucia assorta in Dio, mentre le fiamme la cir­condavano, restava serena.

Dio non permise che il fuoco nuoces­se al corpo verginale di Lucia e le fiam­me si allontanavano da lei senza toccare alcun lembo della sua veste.

 

Uccisione.

Pascasio, non sopportando quanto si effettuava di misterioso nella giovane, volle farla finita, ordinando ai soldati di ucciderla con la spada.

Prima di essere trucidata, Lucia il­luminata dallo Spirito Santo fece una profezia, dicendo: Presto verrà la pace nella Chiesa di Dio per la morte di Dio­cleziano, perché con la sua morte non lontana cesseranno le persecuzioni. -

Tutto si avverò, perché Costantino il Grande, sconfitto Massenzio, avendo visto prima della battaglia decisiva il segno di Gesù Cristo in cielo, cioè la Croce con la dicitura: « In questo segno vincerai », prese le redini dell'impero, si convertì a Gesù Cristo e proibì ogni persecuzione contro i Cristiani.

Dopo che Lucia ebbe pronunciate le parole profetiche, un soldato le infisse il pugnale al collo ed un altro soldato le trapassò il ventre con la spada.

Con questa morte gloriosa la Santa volò al Cielo, per aumentare la schiera dei Martiri e delle Vergini.

Avvenuta la morte, essendo stati presenti al martirio non pochi Cristiani, costoro s'interessarono di prendere il sacro corpo e di seppellirlo onoratamente.

Come al sepolcro di Sant'Agata afflui­vano i devoti, così avvenne al sepolcro di Santa Lucia.

 

Il sepolcro.

Per molto tempo, date le varie vicende storiche di Siracusa, gli scrittori e gli archeologi non riuscivano ad individuare il luogo ove la Santa fosse stata seppellita.

Per qualche tempo si credette che fosse stata sepolta nelle Catacombe di San Giovanni in Siracusa, basandosi qualche archeologo sull'iscrizione di un sepolcro portante questa dicitura:

«Eutichia, la irreprensibile, vissuta buona e pura per anni circa venticinque, morì nella festa di Santa Lucia, per la quale non c'è elogio condegno. Fu Cristia­na, fedele, perfetta».

Questa dicitura non prova nulla del sepolcro della Martire, ma solamente che Eutichia era devota di Santa Lucia.

La Provvidenza venne in aiuto nel 1950.

Alcuni operai siracusani, mentre faceva­no lavori di scavi nella piazza della Bor­gata di Santa Lucia, trovarono nel sotto­suolo una nuova zona di Catacombe, mol­to estesa e a diversi piani.

S'intrapresero degli studi e gli archeo­logi in base alle date conclusero che quel luogo era l'antico cimitero della città e che quindi fosse ivi il sepolcro della Martire.

Il Dottor Giuseppe Agnello, ispettore della Pontificia Commissione di archeolo­gia sacra, andò in queste Catacombe per appurare notizie del sepolcro di Santa Lucia.

Al tempo dei Martiri, quando la fre­quenza dei devoti era rilevante per visita­re e pregare presso il sepolcro di qualche Martire, si soleva costruire un oratorio o Tempietto.

Nelle Catacombe della Borgata di Santa Lucia c'è un recinto con i ruderi di un Tempietto, che la pia tradizione considera quale posto, dov'era il sepolcro della Santa.

Sulla piazza di questa Catacomba è stato eretto tre secoli fa un Tempio se­centesco ottagonale, detto comunemente il Tempio del Sepolcro di Santa Lucia; è sito poco distante dalla grande Basilica della Santa.

 

Vicende del corpo.

Ciò che ora interessa sapere è come mai il corpo di Santa Lucia si trovi a Venezia e non a Siracusa.

La città di Siracusa, verso la fine del nono secolo, cadde in mano dei Musul­mani. Si sa bene che quando una città va in possesso dei nemici conquistatori, costoro sogliono impadronirsi delle cose più preziose.

Fortunatamente il corpo della Martire sfuggì al saccheggio musulmano, essendo stato nascosto nelle Catacombe. In se­guito, dopo circa due secoli, siccome Santa Lucia era molto onorata, il generale bizantino Giorgio Maniace fece di tutto per rintracciare il corpo della Santa e ne fece dono all'imperatrice di Costantino­poli, Teodora.

Quando l'impero bizantino cadde al tempo dei Crociati, il Doge di Venezia, Enrico Dandolo, portò il corpo di Santa Lucia a Venezia. I veneziani, lieti ed orgo­gliosi di essere in possesso del corpo della Santa, non vollero darlo più a nessuno.

I siracusani, mettendo avanti i loro diritti, tentarono di riavere in patria il prezioso corpo. Tutti i tentativi sono stati inutili.

Tanti Vescovi di Siracusa, raccolta di firme di tutti i Vescovi della Sicilia, pres­sioni sul capo dello Stato, non sono riusci­ti a far ritornare il corpo della Santa a Siracusa.

Il Papa San Pio Decimo, che era stato Patriarca a Venezia, supplicato d'interes­sarsi del caso con autorità, ricevuto un comitato di Siracusa, rispose: Non sono ne sfavorevole nè favorevole che, Santa Lucia ritorni nella sua patria. Lascio la decisione agli interessati locali. - Fino ad oggi le cose sono rimaste immutate.

 

Festa del Patrocinio.

La festa liturgica di Santa Lucia è il tredici dicembre, data della sua morte. Ma a Siracusa c'è un'altra festa cittadina speciale; è la festa del Patrocinio della Santa, la prima domenica di maggio. E’- bene conoscere l'origine di tale festa.

Verso la metà del secolo diciassettesi­mo la Sicilia era ridotta in tristi condizio­ni. Oltre ai disagi ed alle guerre, piombò una forte e lunga carestia. Sopravvennero anche delle pestilenze; ma ciò che era più assillante era il problema della fame.

Siracusa non fu esente da questo stato di angustia. Il Vescovo determinò di ri­volgersi per aiuto a Santa Lucia. Si tra­sportò la statua della Santa nella Catte­drale e per otto giorni si fecero pubbliche preghiere.

I fedeli, fiduciosi nell'intercessione del­la loro Santa concittadina, da un giorno all'altro speravano qualche prodigio per avere la possibilità di sfamarsi.

Il tredici maggio, mentre la Cattedrale era gremita di oranti, entrò in Chiesa una colomba, la quale fece tre giri dentro la Chiesa e poi si posò vicino al Vescovo. Si voleva dare un'interpretazione a questo segno. In quel momento nel porto della città erano giunti alcuni bastimenti carichi di grano e di legumi.

Così la popolazione ebbe la possibilità di sfamarsi e fare delle provviste. Si rin­graziò pubblicamente Santa Lucia e tutti fecero voto, il senato ed il popolo, che ogni anno la prima domenica di maggio il simulacro della Santa venisse trasporta­to con solennità processionalmente nella Chiesa a lei dedicata, per otto giorni di preghiera.

 

Il culto.

Il culto della Santa si estendeva rapida­mente in Sicilia, in Italia ed in tante altre nazioni.

Il suo nome fu inserito nel Canone della Messa.

Nella città di Roma furono dedicate a lei una ventina di Chiese. In non poche nazioni si eressero Chiese con feste parti­colari al tredici dicembre.

Tanti paesi e borgate portano il nome della Martire siracusana; anche molte ditte hanno il nome della Santa ed in moltissime famiglie qualche membro ne porta il nome.

Per grazie ottenute o da ottenere si onora la Santa con un abito rosso e cintura bianca.

In Sicilia il giorno della festa di Santa Lucia è onorato con un digiuno particola­re. Molti in quel giorno si privano di man­giare pane o pasta e si nutrono di fru­mento cotto, chiamato popolarmente « cuccia ».

 

Il nome.

Santa Lucia, nelle immagini, negli af­freschi e nelle statue è rappresentata te­nente in mano un piattello con dentro due occhi. Ciò fa pensare che nelle tortu­re le siano stati strappati gli occhi; è considerata d'ordinario come la patrona della vista.

Taluni invece pensano che il rapporto tra la Santa e gli occhi sia dovuto al nome di Lucia, basandosi sul fatto che il nome ha origine dalla parola « luce ».

 

Conclusioni pratiche.

Dopo quanto si è esposto finora sulla storia di Santa Lucia, veniamo alle con­clusioni pratiche, che siano il frutto di questo modesto scritto.

l ° Gli occhi del corpo umano sono un grande dono di Dio, perché per mezzo di essi ci si mette a contatto con quanto ci circonda.

L'occhio umano è assai delicato e basta un nonnulla per guastarlo. Nelle malattie oculari ci si rivolge ai medici, ma non sempre costoro riescono a curare tutti i disturbi degli occhi. Ciò che non può ot­tenersi con la scienza, può ottenerlo la intercessione dei Santi presso Dio.

Per il grande numero di quelli che pre­gano Dio per la vista, per le molte guari­gioni ottenute con l'intercessione della Martire di Siracusa, Santa Lucia è con­siderata quale Protettrice speciale della vista.

2° Quando si ha qualche disturbo vi­sivo, è bene fare un triduo o novena di preghiere a Santa Lucia e possibilmente ricevere la Santa Comunione.

3 ° Degli occhi bisogna fare buon uso, evitando di profanarli con sguardi im­modesti o immorali.

Ci sono di quelli che invece di essere grati a Dio per la buona vista, non fanno altro che pascersi di brutture, profanan­do gli occhi.

 

Santa della purezza.

Santa Lucia non deve considerarsi sol­tanto come la Santa della vista, ma anche come la Santa della purezza.

Non si può essere veri devoti di Santa Lucia, se non si pratica bene la virtù della purezza. Giova soffermarsi un poco su tale argomento.

Quando la Chiesa canonizza qualcuno, annoverandolo nella schiera dei Santi, si propone di presentarlo alla Cristianità, oltre che come intercessore presso Dio, anche come modello da imitare.

Ogni Santo ha una caratteristica par­ticolare, così ad esempio, San Francesco d'Assisi è il Santo della povertà, San Francesco di Sales è il Santo della man­suetudine, San Gregorio Settimo è il San­to della fortezza. Santa Lucia ha per ca­ratteristiche la purezza e la verginità.

Perciò la Martire Siracusana più che essere considerata la Protettrice della vi­sta, deve essere onorata ed invocata quale Santa della purezza.

La purezza è la virtù per cui si porta il massimo rispetto al proprio corpo ed al corpo altrui. Dio gradì tanto questa virtù in Santa Lucia, premiandola facen­dole superare il fuoco e dandole l'im­mobilità per liberarla dalle case di pec­cato.

Il Signore l'ha resa celebre in tutto il mondo e dopo diciassette secoli dalla morte, è ancora viva nella mente e nel cuore d'innumerevoli devoti, mentre re­gine ed imperatrici durante la loro vita, avvenuta la morte sono rimaste nell'o­blio.

Il corpo dei più illustri personaggi del mondo va in putrefazione, mentre il cor­po della Santa è incorrotto e le autorità religiose e civili se lo contendono quale prezioso tesoro.

Come conclusione di questo scritto, si raccomanda di custodire la purezza del corpo e dello spirito, sia nello stato ver­ginale che coniugale, perché come dice Gesù Cristo, la purezza viene premiata con la beata visione di Dio: « Beati i pu­ri di cure, perché vedranno Dio! » in vita con la luce della fede e nel­l'altra vita con la visione diretta di Dio.

La purezza esige il tenere lontano tut­te le forme d'impudicizia, custodendo be­ne i pensieri, gli occhi e gli affetti del cuore. La purezza è una virtù che può custodirsi con la preghiera, con la fre­quenza ai Sacramenti della Confessione e della Comunione e con la fuga delle occasioni.

Il vizio contrario a questa virtù è l'im­moralità, la quale dilaga nel mondo con il lavorio diabolico e per la debolezza della natura umana ferita dal peccato o­riginale.

L'umanità di questo tempo è infangata nell'impudicizia.

Uomini e donne calpestano la purez­za, procurandosi infelicità in questa vita e nell'altra.

Sono incentivi all'impurità i canti e la musica lasciva, il libertinaggio delle dan­ze, la spudoratezza della spiaggia e del vestiario femminile, i discorsi scandalosi, i cinema e le trasmissioni disoneste della televisione, non esclusa la stampa porno­grafica.

Quante donne si disonorano nelle case di peccato, quante ragazze madri, quante infedeltà matrimoniali e quanti milioni di aborti frutto di immoralità.

A tutte queste categorie di persone Santa Lucia può dire: Dopo la morte vor­rete andare all'eterna perdizione nell'in­ferno? ...

Allora continuate la vostra vita im­morale. Vorrete venire in Paradiso con me? Coltivate la purezza.

Dice ancora la Santa: Vi sentite de­boli per resistere alle passioni? Chiedete l'aiuto di Dio ed io potrò intercèdere presso la Divinità per ottenervi la forza necessaria.

Si consiglia a tutti, in particolare alle donne, specie alle giovani, di fare qual­che novena ad onore di Santa Lucia per custodire intatta la purezza. È consiglia­bile comunicarsi a tale scopo ogni tre­dici di mese.