SANTA GIOVANNA FRANCESCA DE CHANTAL
(1572-1641)
A
29 anni vedova e madre di quattro figli
Giovanna
Francesca Frémiot nacque a Digione, in Francia, il 23 gennaio 1572, in una
famiglia dell'alta nobiltà della Borgogna. Rimasta presto orfana di madre,
Giovanna Francesca ebbe in suo padre un sicuro punto di riferimento, sia per
l'educazione sia per la crescita nella fede. Oggi spesso si parla di "una
società senza padre", di famiglie con padri assenti, distratti, deboli,
demotivati nel loro ruolo. Non fu così nella vita di Giovanna Francesca. Ella
stessa disse di essere stata una "giovane pazzerella", con le solite
piccole pazzie proprie dell'età. Ma su di lei vigilava il padre: dal carattere
forte, un po' militare ma sempre saggio e ponderato. Dal sangue nobile ma
anche dalla pietà sincera e dalla fede tutta d'un pezzo. Ella non poté non
risentime l'influsso forte, benefico e duraturo. Giovanna alla sua scuola
maturò una fede solida, e insieme un grande amore ai poveri. Era diventata
ormai una giovane donna che non poteva passare inosservata anche per il prestigio
e la fama del padre. In un primo tempo lasciò cadere con garbo, ma con
risolutezza, alcune proposte di matrimonio, finché accettò "con gioia
spontanea" il "partito" propostole dal padre: Cristoforo Il,
barone de Chantal. Aveva 20 anni quando si sposò il 29 dicembre 1592. Fu un
"matrimonio felice". La neo baronessa si diede anima e corpo all’amministrazione
della casa, trasfondendo in questa nuova mansione intelligenza e capacità.
La tenuta dei De Chantal rifiorì, ed il barone non ebbe mai a pentirsi della
fiducia accordata alla moglie. I due sposi erano veramente "un cuor
solo ed un'anima sola", procedevano di comune accordo, nella stima,
fiducia, amore e confidenza reciproche. Dalla loro unione nacquero sei
figli, due dei quali però morirono alla nascita. Il dolore di questa perdita fu
colmato dagli altri quattro rimasti, voluti e accolti come veri "doni di
Dio". Questi figli allietavano l'atmosfera della casa, e nello stesso
tempo lenivano la sofferenza del suo cuore per le frequenti assenze del marito
per gli impegni a corte. Un particolare importante: quando il barone non era
al castello ella deponeva gli abiti nobili ed eleganti, e si dedicava
maggiormente alle pratiche di pietà. Da questa preghiera traeva la forza per
essere sempre dolce, serena, affabile con tutti, compresa la servitù, con gli
amici e con gli ospiti del castello. L'amore ai poveri, insegnatole dal padre,
era sempre una delle sue priorità. Non solo dava loro il necessario ma
spesso li serviva lei stessa. Durante la carestia dell'inverno del 1600
Giovanna, incurante delle dicerie e incoraggiata solamente da suo marito,
aprì le porte del suo castello trasformandolo in "ospedale" per
alloggiare mamme e bambini in difficoltà, distribuendo loro il suo pane.
Cresceva nella fede e nella carità, aiutata dalla frequenza alla Messa
quotidiana e dalla confessione. Dopo alcuni anni questa fede così robusta
venne messa a dura prova con una serie di lutti in famiglia. Dopo i due figli
morti dopo la nascita, nel 1601 perse il marito, che la lasciò sola a 29
anni, con quattro figli da mantenere. Decise di non risposarsi anche se non le
mancarono le occasioni.
L'incontro
con Francesco di Sales
Sentiva
intanto sempre più forte il richiamo e l'attrattiva di consacrarsi al
Signore nella vita religiosa, ma nello stesso tempo continuava con i propri
doveri di madre di famiglia, sicura che il Signore si sarebbe fatto
"vivo". Un particolare importante: anche in questi anni ebbe sempre
il conforto ed il consiglio del padre. Dovette quindi vivere con i figli nel
castello del suocero De Chantal, pur sapendo che qui c'era una "serva padrona"
che l'avrebbe fatta soffrire. Ma per amore dei figli fece anche questo
sacrificio. Nel 1604 la svolta. Arrivò a Digione per predicare il vescovo di
Ginevra, Francesco di Sales. Lei andò in chiesa con abiti scuri ma di
raffinata eleganza, e così il vescovo ne dedusse che cercava marito. Niente
di scandaloso: in fin dei conti aveva solo 32 anni. Quando gli rispose risolutamente
di no, il vescovo le disse: "Ma se non volete proprio risposarvi, madame,
allora è meglio ammainare anche le insegne". Cioè... cambiare vestiti.
Giovanna in quel periodo era in cerca di un direttore spirituale che la capisse.
Ebbene l'aveva trovato. Tuttavia non poté mettersi subito sotto la sua
direzione, ma si fece promettere che le avrebbe scritto. Tra loro iniziava così
una corrispondenza che è rimasta famosa nella storia della Chiesa. I due
divennero amici in profondità ed in santità. Alla base di ambedue c'era lo
stesso Dio che volevano servire ed amare. Francesco le raccomandava specialmente
l'umiltà, che è la base di ogni santità e opera di Dio ed insieme grande
coraggio e... pazienza. La liberò dagli scrupoli e da devozionalismi esagerati
e le ridiede serenità insegnandole una spiritualità tranquilla e
stimolante, semplice ma esigente nello stesso tempo, fatta soprattutto di
amore a Dio e fiducia in Lui. Particolare molto importante: una spiritualità
per niente in conflitto con i suoi doveri di madre di famiglia. Nel 1610 la
grande decisione. Sistemati i suoi figli (ai quali aveva lasciato tutto
addirittura con atto notarile) con altre due amiche creò ad Annecy il
"ritiro della Visitazione", e tre anni dopo diede origine al primo
importante convento con il nome della Visitazione. In tutto questo era
presente Francesco di Sales, che fu così il confondatore dell'Ordine della
Visitazione. Era un Ordine che doveva rispondere alle necessità del tempo,
che fosse dedito alla preghiera e nelle stesso tempo alla visita ai malati.
Una novità audace per il tempo. Troppo audace e geniale. Rivoluzionaria. E
puntuale arrivò lo stop del vescovo di Lione: si oppose al progetto. E così
anche il nuovo Ordine si adeguò alla regola claustrale. Morto Francesco di
Sales nel 1622, Madre Chantal andò avanti con numerose fondazioni in tutta
la Francia, divenendone la "Madre e Maestra spirituale", con una
grande fama e popolarità nella Francia di Luigi XIII e del card. Richelieu.
Ebbe anche i preziosi consigli ed aiuti di un altro grande santo del tempo San
Vincenzo de' Paoli, fondatore delle Figlie della Carità, che otterranno il
"privilegio" di uscire dai monasteri per aiutare i malati. Era Madre
spirituale del suo Ordine ma nello stesso tempo non dimenticava di essere
madre naturale di figli terreni. Ella continuò a seguirli, ad amarli
teneramente soffrendo per le loro sofferenze. Quando mori il marito della
figlia Francesca (l'unica che tra fratelli, figli, generi e nuora le sopravvivrà)
si lascerà sfuggire: "Quanti morti" correggendosi subito in:
"Quanti pellegrini che si affrettano a tornare alla Casa eterna; accoglili
o Signore, tra le braccia della tua misericordia". Giovanna Francesca de
Chantal fu sempre madre, e lo fu con la totalità del suo amore e del suo
cuore, un cuore grande, comprensivo, compassionevole. La doppia maternità,
fisica e spirituale, in lei si compenetravano ed arricchivano vicendevolmente
donando a lei una capacità di ascolto e di comprensione veramente grandi.
Madre Chantal crebbe grandemente proprio in questa maternità spirituale tanto
da diventare un grande esempio nella Chiesa. Ormai il suo più vivo desiderio
era quello di assicurare che in tutti i suoi conventi ci fosse lo spirito e la
dottrina del fondatore Francesco di Sales: questi aveva raccomandato
soprattutto il dovere di fare ogni cosa per amore, di mettere amore in ogni
azione e di vivere nell'amore fraterno. E tutte queste cose erano presenti
anche per la grande testimonianza di Madre Chantal. Testimonianza data fino alla
morte che avvenne il 13 dicembre 1641. Terminò di vivere dopo aver
pronunciato tre volte il santo nome di Gesù. In Paradiso l'attendevano tante
persone che l'avevano preceduta e che avevano avuto in lei chi una impareggiabile
figlia, chi una sorella, chi la propria madre, o sposa, o amica o madre
spirituale. Fu sepolta ad Annecy vicino a Francesco di Sales, suo direttore
spirituale e grande amico.