SANTA GELTRUDE

Don TOMASELLI G.

INTRODUZIONE

Ricevetti una lettera spedita dall'Ab-badessa del Monastero « Romite Ambro-siane », dimorante al Sacro Monte di Varese.

Mi fece meraviglia quella lettera, per-ché spedita da persona a me ignota. Il contenuto era: Reverendo, Le mando un volume importante, perchè credo che nel-le sue mani potrebbe essere utile. -

Mi pervenne il volume dal titolo « L'Araldo del Divino Amore », cioè « Santa Geltrude ».

Dopo averlo letto ed averne constatato la preziosità, pensai: L'Abbadessa avrà avuto una santa ispirazione per inviarmi il volume. -

Anch'io ebbi un'altra ispirazione: scri-vere un libretto popolare per fare cono-scere Santa Geltrude, chiamata «La Gran-de », degna di paragonarsi, secondo il giu-dizio dei Teologi, a Santa Teresa D'Avila.

Il titolo del libretto « L'Araldo del Divino Amore » significa che la Santa è stata scelta dal Signore come canale dei tesori divini a vantaggio delle anime.

Il volume contiene cinque libri. Nella esposizione della materia per il libretto che intendo comporre, spero essere fede-le a quanto già è stato pubblicato nel vo-lume sopra indicato.

 

INFANZIA

Sono tre le Sante che portano il nome di Geltrude, ma quella di cui trattiamo e Santa Geltrude La Grande, detta anche Santa Teresa della Germania.

Nacque il 6 gennaio 1256 ad Helfta (Sassonia). Ancora bambina rimase orfana di padre e di madre. Ormai è conosciuta la lodevole condotta delle Suore nell'ac-cettare le orfanelle nei loro istituti.

La piccola Geltrude all'età di cinque anni fu ricevuta nel Monastero Cister-cense di Helfta. Questo Monastero era in quel tempo un notevole centro di vita intellettuale e spirituale. Ammessa alla scuola, subito si distinse per vivacità e finezza d'intelligenza, sorpassando le com-pagne in qualsiasi ramo di studio.

La sorella dell'Abbadessa, che poi fu dichiarata Santa, di nome Matilde, era di-rettrice delle scuole del Monastero ed an-che Maestra delle Novizie.

Santa Matilde ebbe una cura particola-re di Geltrude, fino a disporla a divenire Suora.

 

GIOVANE SUORA

Geltrude era così avida di sapere, che per venti anni lo studio era diventato la sua occupazione preferita; cosicché all'età di venticinque anni aveva una grande istruzione. Provava il suo diletto nello stu-dio delle lettere, della filosofia, del canto e delle arti belle.

Quantunque fosse Suora e vivesse nel Monastero da vera Suora, la sua vita spi-rituale s'intiepidì nella pratica degli eser-cizi spirituali.

A Suor Geltrude, sebbene fosse tiepida spiritualmente per il troppo attaccamento allo studio profano, Dio, siccome voleva attuare su di lei dei meravigliosi disegni spirituali, le venne in aiuto per mezzo di una forte crisi spirituale. Era necessaria questa crisi per farla uscire dallo stato di tiepidezza ed introdurla nella via dell'ar-dente fervore spirituale. La crisi durò pa-recchie settimane.

Suor Geltrude cominciò a provare un'-angosciosa mestizia; si sentiva sola, sper-duta ed avvilita. Non sapeva come uscire da quello stato.

Non trovando più soddisfazione alcuna in ciò che non tendeva a Dio, stabilì di darsi generosamente a Dio e di trovare il suo diletto nell'amore divino.

 

PRIMA VISIONE DI GESù

Dopo questa risoluzione venne nell'ani-ma sua la serenità ed il conforto. Essendo cessata la tiepidezza ed incominciato il vero fervore spirituale, Geltrude il 27 gennaio 1281, quando contava ventisei anni, ebbe la prima visione di Gesù.

La Santa così riferisce questa prima visione: Avevo ventisei anni ed era la seconda feria (giorno benedetto per me) che pre-cedeva la vigilia della festa della Purifica-zione della Madonna. Era sera, dopo Com-pieta, e Gesù venne a dissipare le tenebre che mi circondavano; cominciò a placarsi il turbamento, che già da un mese stava nel mio cuore. Quella crisi era destinata a rovesciare la fortezza della mia vanaglo-ria e della curiosità letteraria e scientifica, che io avevo innalzato nel mio insensato orgoglio, benchè portassi il nome e l'abi-to di Suora. Pertanto, nell'ora sopra detta, stando in mezzo al dormitorio, vidi da-vanti a me un Giovane splendente di gra-zia e di bellezza; poteva avere circa sedici anni ed il suo aspetto era tale che i miei occhi non avrebbero potuto ammirare nul-la di più attraente. Con accento di grande bontà Egli mi disse: La tua salvezza non tarderà. Perche ti consumi nel dolore?

Non hai un consigliere che possa calmare queste tue angosce? Io ti libererò; non temere di nulla. Detto questo, Egli pre-se la mia mano destra nella sua mano no-bile e delicata; poi soggiunse: Ritorna finalmente a me ed io ti inebrierò al tor-rente dei piaceri divini. - Mentre così Egli parlava, scorsi tra lui e me una siepe lunga; la sua superficie era coperta di spi-ne molto fitte. Questa siepe non mi per-metteva di passare per stare a fianco di Gesù. Ero titubante, quando Egli stesso, tenendomi la mano, mi sollevò senza dif-ficoltà e mi pose al suo fianco. Scorsi al-lora su quella mano una sacra Piaga. Da quel momento la mia anima ritrovò la se-renità ed incominciò a gustare le dolcezze dell'amore divino. -

Dopo questa visione Geltrude venne trasformata da intellettuale a spirituale; lasciò lo studio profano e si dedicò allo studio della Sacra Bibbia, agli scritti dei Santi Padri ed allo studio della Teologia. Divenne così istruita sulle questioni reli-giose da divenire consigliera a molte persone, che andavano a trovarla nel Mona-stero.

Scrisse anche libri spirituali, ricchi di grande soavità per il suo stile di scrittrice chiaro e convincente. Nel parlare era dol-ce e penetrante, persuasiva ed efficace:; in taluni ispirava sincero pentimento dei pec-cati; in altri ispirava la luce per conosce-re Dio e ad altri dava sollievo e conforto; in molti accendeva la fiamma del divino amore.

 

PROFONDA UMILTà

Le apparizioni di Gesù e della Madon-na cominciarono a moltiplicarsi e Geltru-de veniva istruita larghissimamente da tutto ciò che Gesù e la Madonna le ma-nifestavano.

Il dono delle visioni potrebbe fare in-superbire le anime deboli nella virtù. Ge-sù, per attuare i suoi disegni in un'anima privilegiata, vuol trovare in essa una pro-fonda umiltà. Con questa virtù si ha nel cuore la vera sorgente di ogni grazia.

Tra le virtù di Geltrude primeggiava quella dell'umiltà. Essa si stimava inde-gna dei doni di Dio e diceva a se stessa: Sono una grande peccatrice e mi meravi-glio che la terra mi sostenga peccatrice come sono. Non voglio che gli altri co-noscano i doni ed i privilegi di cui Dio mi ha arricchita. -

 

IL LIBRO

Dio si degnò manifestare la sua volon-tà, che cioè venisse pubblicato un libro riportante quanto di straordinario avveni-va in lei.

Geltrude era alquanto restia, pensando quale utilità avrebbe potuto avere tale libro. Gesù le disse: Molte anime, sen-tendo la narrazione dei privilegi a te ac-cordati, potranno desiderarli e per esser-ne degne si sforzeranno di correggersi dei loro difetti. Io ho posto in te tale abbon-danza di grazie da doverne esigere frutti copiosi. -

Quando questo libro fu terminato, Gesù apparve a Geltrude. Egli teneva il li-bro stretto al cuore e disse: Stringo il mio libro al petto, perchè tutte le parole che contiene siano penetrate della dolcezza della Divinità. Chi leggerà questo libro con devozione, ne ritrarrà frutti di eterna salvezza. -

Gesù, stendendo la mano, tracciò sul libro il segno della Croce ed aggiunse: La persona che ha scritto il mio libro, ha fatto opera a me così gradita, come se mi avesse circondato di tanti flaconi di pro-fumo, quante sono le lettere ivi tracciate. Mi piace specialmente nel mio libro la dolcezza inesprimibile del divino amore. Renderò feconde tutte le parole del libro, perchè è stato scritto sotto l'influsso del mio Spirito. Chiunque vorrà leggere que-ste pagine col desiderio del mio amore, lo terrò a me vicino. Ma chi oserà falsare il senso del libro, lo tratterò come un insolente e lo confonderò con la mia for-za divina. -

La Santa fece l'offerta del libro a Gesù, dicendo: O Cristo Gesù, che sei la sor-gente delle luci eterne, Ti offro in questo libro il nettare prezioso della tua bontà infinita. Te l'offro come adeguato ringra-ziamento per tutta la felicità che mi hai data, dai e darai in avvenire a coloro che leggeranno queste pagine. Te l'offro come una degna soddisfazione per tutte le colpe che la meschinità della mia intelligenza, il mio scarso zelo, la mia inesperienza mi hanno fatto commettere in questa espo-sizione così imperfetta dei tesori nascosti che mi hai affidati, affinché io li rivelassi per il bene del prossimo. Te l'offro in espiazione degli oltraggi e dei disprezzi che i cattivi fanno alla tua bontà infinita. Vedendo, o Gesù, Dio del mio cuore, che Ti sei degnato scegliermi per fare cono-scere grazie così sublimi, pur essendo io un vile atomo, o meglio, la spazzatura del mondo, e considerando pure che nella miseria nulla posso darti in compenso, Ti offro il mio povero cuore. -

 

RICHIAMO AL SACERDOTE

L'Eucaristia è mistero di Fede, Gesù Sacramentato e il centro dell'amore divino.

Santa Geltrude, che con tanto amore e frutto faceva la Comunione, desiderava che tutte le altre anime si comunicassero con frequenza. Un Sacerdote, che era Ret-tore del Monastero, nelle prediche si di-mostrava contrario alla Comunione fre-quente, facendo rilevare che le anime d'or-dinario per i loro difetti non possono da-re gioia a Gesù ricevendo la Comunione; cosicchè tante Suore del Monastero era-no sfiduciate e timorose di comunicarsi e tralasciavano con frequenza la Comu-nione.

La Santa chiese a Gesù: Signore, quan-do mi comunico, che cosa avviene? - Gesù rispose: Mi do a Te come mi sono dato alla mia Santissima Madre. -

Insistette la Santa: Ieri le Consorelle Ti ricevettero con me; oggi nessuna ha fatto la Comunione. Ti chiedo, Gesù, se Tu approvi il metodo austero di quel Sacerdote. -

Rispose Gesù: Le mie delizie deriva-no dallo stare con i figli dell'uomo. Per contentare il mio amore, ho istituito il Sa-cramento Eucaristico ed ho voluto che le anime mi ricevessero con frequenza. Se dunque qualcuno, con pubbliche istruzio-ni o con privato consiglio allontana dalla Santa Comunione un'anima che non è in peccato mortale, impedisce ed interrompe le delizie del mio Cuore. Eccoti un esem-pio: Se un principino, che è sotto la cu-ra di un precettore, si compiacesse gran-demente di parlare e di giocare con fan-ciulli poveri, di bassa condizione, non resterebbe dispiaciuto se il suo precettore lo riprendesse duramente e cacciasse i po-veri contadinelli, sotto il pretesto che la dignità di un giovane principe non per-mette simili giuochi in compagnia di gen-te povera? -

Allora la Santa soggiunse: Se quel Sa-cerdote predicatore mutasse opinione e condotta riguardo alla frequente Comunione, non perdoneresti le sue esagera-zioni? -

Non solo lo perdonerei subito, ma re-sterei grato di tale mutamento. -

 

RAPPORTI EUCARISTICI

Un giorno Geltrude si avanzava verso l'Altare per comunicarsi e domandò al Signore di preparare Lui stesso la sua ani-ma a ricevere degnamente la Santa Ostia per la gloria di Dio e per la salvezza del-le anime del mondo intero. Gesù si chi-nò verso di lei ed impresse sull'anima sua un soavissimo bacio, dicendo: Io col mio bacio divino ti regalo la santità della mia Umanità e della mia Divinità, affinchè ti serva di preparazione e possa tu venire degnamente a ricevermi. -

Il giorno dopo, mentre ella ringraziava di un tale beneficio, Gesù la prese fra le sue braccia e la presentò all'Eterno Padre, il quale molto si compiacque di quell'ani-ma presentata dal Figlio suo.

Un'altra volta durante la Santa Messa ricevette da Gesù questa luce: Tutte le volte che una persona assiste alla Santa Messa, unendosi a Gesù che s'immola sul-l'Altare, l'Eterno Padre la guarda con la stessa compiacenza dell'Ostia Santa. -

Geltrude chiese ancora: Se una per-sona cadesse in qualche mancanza veniale, si spegnerebbe in esse la luce divina? - No, figlia mia, perche chi commette qual-che mancanza non grave, pone, per così dire, l'ombra di una nube tra essa e la mia misericordia. -

Un altro giorno, dopo avere ricevuta la Santa Comunione, Geltrude rifletteva sulla vigilanza con cui bisogna custodire la lingua per evitare qualsiasi peccato, es-sendo proprio la lingua che ha il grande onore di ricevere il Corpo di Gesù.

Fu illuminata da Gesù con questo pa-ragone: Se qualcuno non sta attento per evitare parole bugiarde, immodeste o mal-dicenti, e senza averne fatto penitenza si accosta a ricevermi, costui mi accoglie come farebbe una persona che, aprendo la sua casa ad un ospite, gli rovesciasse ad-dosso un mucchio di pietre. -

In altra occasione, dopo essersi comu-nicata, vide Gesù sotto figura di un pel-licano, il quale, come si suole rappresen-tare, si apre il petto col becco per dare il suo sangue ai suoi piccoli. Così la Santa comprese molto meglio l'immenso amore che Dio porta alle sue creature.

Un altro giorno, mentre faceva il rin-graziamento alla Comunione, la Santa dis-se a Gesù: Tu mi hai invitato al tuo Sa-cro Banchetto ed io sono venuta cantando le tue lodi. Le fu risposto: Sappi che io ti desideravo con tutto l'amore del Cuo-re. - La Santa soggiunse: Quale gloria e quale gioia può ridondare alla tua Divini-tà, dal fatto che con la mia lingua indegna, ho accolto il tuo Immacolato Sacramen-to? -

Il dolce Gesù soggiunse: L'amore che si porta a persona amica, fa trovare un incanto speciale in tutte le sue parole; così la mia tenerezza mi fa gustare nel cuore di chi mi riceve amorosamente, tali gioie che non si possono nè supporre nè provare: -

 

IL CROCIFISSO

Santa Geltrude comprese l'importanza della devozione alla Passione di Gesù e si convinse che qualsiasi anima, benché molto tiepida nella devozione, potrebbe ottenere favori celesti meditando con amo-re i patimenti di Gesù.

Un venerdì rimirava il Crocifisso e fu penetrata di dolore e di amore. Ella disse fiduciosa: Amatissimo Salvatore, quanto hai sofferto per la mia salvezza ed io oggi, che e venerdì, ho pensato poco alla tua Passione. -

Gesù le rispose: Dall'alto della Croce io ho supplito alle tue negligenze. - Afferma la Santa: Appena l'anima ne-gligente ha formulato un solo pensiero guardando il Crocifisso, rimpiangendo i dolori di Gesù, lo stesso Gesù offre a Dio Padre la - soddisfazione per essa. -

Un altro giorno, mentre Geltrude con-templava il Crocifisso, comprese che l'ani-ma, guardando amorosamente il Crocifis-so, merita che Dio rivolga con bontà il suo sguardo verso di lei. Sotto l'influsso del medesimo sguardo divino, l'anima di-viene brillante come uno specchio, ove si riflette l'immagine del Salvatore. Quan-do una persona guarda il Crocifisso con devozione, deve pensare che Gesù le dica: Ecco, come io ho voluto soffrire per te! Il mio Cuore è così amante del tuo, che, se per salvarti fosse necessario, sopporte-rei volentieri per te sola un'altra volta la Passione.

 

GESù CROCIFISSO INSEGNA

Un giorno, mentre era immersa nella considerazione dei patimenti di Gesù, comprese che le preghiere o le meditazio-ni che hanno qualche relazione col miste-ro della Croce, portano all'anima mag-giore frutto degli altri esercizi spirituali.

- Infatti, dice la Santa, come è impos-sibile maneggiare la farina senza impol-verarsi, così l'anima non può meditare la Passione senza trarne qualche vantag-gio. -

Geltrude vicino al letto teneva il Cro-cifisso. Una notte esso si animò come stes-se per cadere e si chinò su di lei. Geltru-de prese la sacra immagine, se la strinse al cuore e la coperse di carezze e di baci.

Gesù le insegnò che l'anima deve uni-re tutte le sue pene e difficoltà alla sua santissima Passione. Se il numero e l'in-tensità dei suoi mali la portano all'impa-zienza, deve ricordare la dolcezza del Cuo-re di Gesù, che simile a mansueto agnel-lo, si è lasciato prendere e crocifiggere senza emettere lamento. Se qualcuno sta per vendicarsi del male ricevuto, ricordi la generosità del Salvatore del mondo, che mai rese male per male e non fece vendet-ta per gli oltraggi ricevuti; anzi in cam-bio degli atroci dolori che gl'inflissero i suoi nemici, li riscattò con le sue sofferen-ze e con la sua morte. Se taluno sente odio verso i suoi nemici, pensi con quale amore Gesù pregava sulla Croce per coloro che l'avevano crocifisso.

Geltrude chiese ancora: Gradisci, o Gesù mio, l'amore che si porta all'im-magine della tua Croce? - Io l'accetto con profonda gratitudine. Però tutte le prove di amore e di rispetto prodigate al Crocifisso non possono farmi piacere, se non si cerca nello stesso tempo di imitare gli esempi della mia Passione. -

 

I CHIODI DELLA CROCE

Scrive la Santa nel suo libro « Araldo del Divino Amore »:

Il secondo anno dopo la mia conversio-ne, trovai in un libro la seguente preghie-ra: « Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio Vivente, dammi di aspirare al possesso di te, di dirigere verso di te, felicità supre-ma, tutti i palpiti del mio cuore, scolpi-sci col tuo Sangue nel mio cuore le tue Piaghe, affinché io possa leggervi i tuoi dolori ed il tuo amore. Fa' che la memo-ria delle tue ferite mi sia sempre presente nel segreto del cuore. Fa' altresì che ogni cosa creata sia per me cosa spregevole e che tu solo sii dolce al mio cuore ». Que-sta preghiera mi piacque e la recitai con frequenza. In un dato momento, mentre stavo meditando la suddetta preghiera, compresi che Dio mi esaudiva, cioè che Gesù mi avrebbe impresse nel cuore le stimmate adorabili delle sue Sante Piaghe. Infatti, sentii nel mio spirito i segni ed i dolori delle cinque Sante Piaghe. -

Un venerdì Geltrude, dopo aver passata l'intera notte in preghiera, si ricordò di avere tolto i chiodi del Crocifisso, per porvi boccioli profumati di garofano. Chiese pertanto a Gesù: O mio diletto Signore, cosa hai tu pensato quando con atto tenerissimo tolsi i chiodi dalle ferite dei tuoi piedi e delle tue mani, per porvi fragranti bocciolini? - Tale prova d'amo-re mi ha così consolato che ho diffuso sulle piaghe dei tuoi peccati il balsamo della mia Divinità -

Geltrude insistette: Mio Gesù, accor-derai lo stesso favore a tutti coloro che ti onoreranno in questo modo? - Non a tutti, ma solamente a coloro che compi-ranno questo atto con lo stesso tuo amo-re; però grande sarà la ricompensa an-che per le anime che non ti uguaglie-ranno in fervore e devozione. -

A tali dolci parole, Geltrude prese il Crocifisso, lo coperse di teneri baci e lo strinse al cuore.

 

LA MADRE DI GESù

Geltrude era stata avvisata che avrebbe dovuto sopportare un'avversità per cre-scere in merito. La Santa era timorosa di affrontare le avversità perchè si sentiva fragile.

Gesù ne ebbe compassione e le diede sua Madre, l'augusta dispensatrice delle grazie, per sopportare generosamente le tribolazioni. Egli voleva che, se la sof-ferenza le avesse stretto l'anima al di so-pra delle sue forze, subito si rivolgesse al-la Madre della misericordia, la quale im-mediatamente le avrebbe accordato soc-corso.

Poco tempo dopo Geltrude si trovò immersa nella desolazione più tormentosa. Ricorse con fiducia alla Consolatrice degli afflitti e fu senz'altro sostenuta.

 

LODARE LA REGINA DEL CIELO

Un'altra volta Geltrude, prima di co-minciare la meditazione, pregò Gesù d'in-dicarle il soggetto più adatto della medita-zione per il bene dell'anima sua ed ebbe questa risposta: Tieniti vicino alla Madre mia, che è qui al mio fianco, e onorala con lodi ferventi. -

Allora Geltrude salutò la Regina del Cielo, dicendo: Paradiso di delizie, io Vi lodo con tutto il cuore, perchè siete stata gradevolissima abitazione del Figlio di Dio, il quale, conoscendo tutte le crea-ture, si è degnato di sceglierVi per sua dimora. Vi prego di accordare a me un cuore adorno delle vostre stesse virtù, affinché Dio si possa compiacere di abita-re nel mio cuore. -

La Beatissima Vergine s'inchinò verso Geltrude in atto di piantare nel suo cuo-re la rosa della carità, il giglio della purez-za, la viola dell'umiltà, il girasole dell'ub-bidienza. In tal modo la Santa riconobbe che la Madre di Dio è sempre pronta ad esaudire le preghiere di coloro che l'invo-cano con fiducia.

 

ISTRUZIONI

Finora abbiamo esposto gli argomenti con un certo ordine. Ora verranno esposti tanti insegnamenti, che la Santa ha rice-vuto da Gesù, di varie specie. Secondo il parere dell'autore, quanto verrà esposto in seguito è la parte più utile di tutto il libretto.

 

PAZIENZA DI GESù

Tutti abbiamo difetti nella vita spiri-tuale. Ci si domanda come Dio possa ave-re tanta pazienza nel sopportare le nostre colpe.

Geltrude era turbata per avere com-messo un fallo a motivo della vivacità del suo carattere. Si meravigliava di quan-to sentisse nell'anima e fece questa pre-ghiera: Mio Dio, Ti ringrazio della visio-ne che mi hai concessa, la quale mi e riu-scita gradita ed utile. Tu mi hai fatto co-noscere con quale pazienza aspetti per condurci alla correzione. Ti sei degnato di mostrarti a me sotto le sembianze di un pellegrino sfinito ed abbandonato da tutti e mi hai detto, per farmi meglio compren-dere la lezione, queste parole amorose: - Se un povero malato, che si e con fa-tica trascinato al dolce raggio del sole, fos-se ad un tratto sorpreso dal temporale, non troverebbe conforto sperando che presto il temporale finirà? Ebbene, anche io faccio così con le anime che mancano, aspettando che finalmente si ravvedano ed aspetto l'attimo benedetto in cui l'anima abbia il pentimento e si umilii. -

 

PROVE E MERITI

Gesù vuole arricchirci di meriti e per-mette delle prove dolorose nella vita per arricchirci di meriti per l'eternità.

Però, conoscendo la debolezza umana, non permette che la prova superi le nostre forze.

Geltrude aveva delle infermità ed es-sendo Suora, le costava molta fatica il se-guire la comunità. Quando le Suore sta-vano nel coro per recitare il divino ufficio, la Santa, constatando la fatica che le co-stava, provava tristezza e scoraggiamento.

Un giorno la Santa disse a Gesù: Vor-rei risparmiarmi certi sforzi a motivo della salute. Ma perché risparmiarmi così, dato che non ho più speranza di recuperare la salute? -

Gesù rispose: Quando tu con retta in-tenzione risparmi le forze e curi il tuo corpo, io ti resto grato come se tu donas-si un necessario sollievo alle mie mem-bra inferme ed io ti sono grato e ti ri-compenserò secondo la grandezza della mia magnificenza. -

 

L'INSONNIA

La Santa aveva trascorsa una notte qua-si interamente senza dormire, rimanendo stanca e svigorita. La mattina offrì a Ge-sù la sua pena in eterna lode per la salvez-za delle anime.

Il Signore, compatendo con bontà la sua sofferenza, le insegnò d'invocarlo in casi simili con questa preghiera:

O Gesù, per la tranquillissima dolcezza con la quale hai riposato da tutta l'eter-nità nel seno del Padre Celeste, per il gradito tuo soggiorno di nove mesi nel seno purissimo della Vergine, per le gioie che hai gustato nel cuore di anime parti-colarmente amate, ti prego, o Dio miseri-cordioso, di degnarti non per mia sod-disfazione, ma per la tua eterna gloria, di accordarmi un po' di riposo, affinché le mie membra affaticate possano rinvigo-rirsi. -

Rispose Gesù: Quando una persona si trova sfinita e priva di forze per l'inson-nia, può rivolgermi tale preghiera. Se poi non la esaudisco ed essa sopporta la sua debolezza con umile pazienza, allora sarà accolta dalla mia divina bontà con gioia tutta speciale. Chi mi offre pazientemen-te la sua infermità notturna, quantunque la malattia e la veglia abbiano esaurite le sue forze, mi è assai più caro di colui che, avendo buona salute, passa l'intera notte in orazione senza risentire disa-gio. -

 

PURIFICAZIONE

Mentre la Santa recitava il sacro uffi-cio, alle parole bibliche « Santificatevi, figli d'Israele », illuminata da Dio, com-prese che se un'anima deplora le colpe che ha commesse e rimpiange di non a-ver compiuto tutto il bene che le era pos-sibile, risoluta ormai di sottomettersi in tutto alla legge di Dio, appare agli occhi di Gesù già purificata, come il lebbroso che fu purificato dallo stesso Salvatore, il quale disse al lebbroso: Voglio che tu sia purificato. -

 

VISIONE SIGNIFICATIVA

Geltrude comprese che il Figlio di Dio, essendo stato mandato per sollevare i tribolati, suole provate i suoi eletti con la sofferenza, per avere poi l'occasione di portarvi rimedio. In tale caso Gesù si avvicina all'anima, non toglie la prova che, pur spezzando il cuore, riesce meri-toria, ma si applica a guarire nella fra-gile creatura ciò che può essere perico-loso o funesto.

In una visione vide Gesù avanzarsi su di una strada fiancheggiata da verdura e fiori, ma stretta e spinosa. Era difficile attraversarla. Davanti a Gesù apparve una Croce, che apriva il passaggio ren-dendo la via praticabile.

Gesù si rivolse con volto sereno verso coloro che camminavano dietro a lui ed invitava i suoi amanti a seguirlo, di-cendo: Chi vuole seguirmi, prenda la sua croce e mi segua. -

Ascoltando tali parole, la Santa com-prese che la croce di ciascuno è la sua tentazione o prova personale. Noi dob-biamo portare la nostra croce, soffrendo volentieri quanto di duro e di penoso ci presenta la volontà di Dio.

 

ASPIRAZIONI DI GELTRUDE

La Santa prima della Comunione si era abituata a ripetere queste parole: O Gesù, o eccellentissimo Re dei re, illu-strissimo Principe! -

Una mattina chiese al Signore: O mio amatissimo Gesù, che farai di queste espressioni che mi ritornano così spesso alla mente ed alle labbra? -

Gesù le mostrò una collana d'oro, com-posta di quattro parti. - Geltrude comprese che la prima parte indicava la Divinità di Gesù Cristo; la seconda la sua Santis-sima Anima; la terza parte l'anima fe-dele riscattata col sua Divin Sangue; la quarta rappresentava il Corpo Immaco-lato del Salvatore.

Gesù fece notare che l'anima fedele si trovava fra l'Anima ed il Corpo di Gesù, per significare il vincolo d'amore col quale il Signore avrebbe unita a se l'ani-ma fedele. Poi Geltrude disse questa i-spirata preghiera: - O vita dell'anima mia! Che gli affetti del cuore mio mi uni-scano intimamente a Te! Che il mio cuore sia privo di vita, qualora amasse alcuna cosa senza di Te! Non sei Tu che dài ai colori la leggiadria, ai sapori la delizia, agli odori il profumo, ai suoni l'armo-nia, alle più care affezioni le loro attrat-tive e dolcezze? Sì, Gesù! In Te si tro-vano i più deliziosi godimenti; da Te zampillano le grazie abbondanti della vi-ta; verso di Te attrae un incanto irresi-stibile; per Te l'anima è inondata di santi affetti, poiché Tu sei l'abisso illimitato della Divinità. O Re dei re, o Sovrano supremo, Principe di gloria, Maestro dol-cissimo, Protettore onnipotente, Tu sei la perla vivificante della. dignità umana, Creatore delle meraviglie, Consigliere di sapienza infinita, aiuto generoso, Amico fedelissimo! Chi si unisce a Te, gusta le più caste delizie, riceve le più tenere carezze da Te, che sei il più dolce degli amici, il più tenero dei cuori, il più casto degli zelatori! I fiori di primavera non più sorridono se si paragonano a Te, fio-re dello splendore di Dio! O amabilis-simo Fratello, o Adolescente pieno di gra-zia e di forza, o Compagno infinitamente caro, Ospite generoso, Albergatore mu-nifico, che servi i tuoi amici come se fossero tanti re! Io rinunzio a tutte le creature per scegliere Te solo; per Te respingo ogni piacere; per Te supero ogni contrarietà; e dopo aver fatto tutto per Te, non voglio essere apprezzata dà al-cuno, ma solo da Te! Riconosco col cuo-re e con la bocca che sei il Creatore ed il Conservatore di ogni bene. Unisco i miei desideri e la mia devozione alla forza irresistibile delle, tue preghiere, affinché per questa Divina unione io sia condotta alla vetta della più alta perfezione; dopo aver estinto in me tutti i movimenti della natura ribelle -.

Geltrude vide che ciascuna di queste aspirazioni brillava come perla incasto-nata in monile d'oro.

Un giorno recitava con grande devo-zione questa preghiera e le sembrava che Gesù ne provasse gioia immensa. Allora gli disse: O amatissimo Gesù, poiché que-sta preghiera ti è tanto gradita, voglio diffonderla, così molte persone potranno offrirtela a guisa di un gioiello d'oro -.

Gesù rispose: Nessuno può darmi ciò che e mio; sappi però che, se qualche persona recita devotamente questa pre-ghiera, otterrà la grazia di conoscermi meglio ed attirerà sopra di se e riceverà nell'anima sua lo splendore della Divi-nità, come colui che girando verso il sole una piastra di puro oro, vede riflettere il fulgore dei raggi di luce

 

GRAZIA E RICAMBIO

Il Monastero, ove dimorava la Santa, era gravato di un grande debito. Gel-trude pregava il Signore affinché venisse in aiuto. Gesù rispose: Cosa mi darete voi Suore in ricambio di questa grazia? Se ci fai questo grande favore, noi Suore potremmo servirTi con minore inquietu-dine e con maggiore devozione -.

Ma il Signore replicò: A me non in-teressa che mi serviate così; per me è indifferente vedervi applicate agli esercizi spirituali oppure ai lavori esterni. è l'in-tenzione che dà la misura del merito. Fare la mia volontà nella consolazione è come darmi dell'oro, ma compierla nella tribolazione è aggiungere all'oro lo splen-dore di una perla di alto pregio. Come il corpo e formato da diverse membra unite tra loro, così nell'anima i diversi sentimenti: il timore, la sofferenza, la gioia, l'amore, la speranza, ecc. Nel giorno della risurrezione, quando il corpo diven-terà incorruttibile, ogni suo membro ri-ceverà una speciale ricompensa per le opere compiute e per i lavori che avrà fatti per mio amore. L'anima poi avrà un premio particolare più sublime per l'amore con cui mi avrà servito per mezzo del suo corpo.

 

MERITO DELLA RASSEGNAZIONE

Una persona era gravemente ferita e soffriva assai. La Santa era commossa e pregava Dio di guarirla. Gesù le rispose: La guarirò ed ella otterrà un premio gran-de per il dolore sofferto. Chi sopporta per mio amore un dolore, viene santi-ficato dalla parola che ho detto nel Get-semani: « Padre, se e possibile, passi da me questo calice »! Chi nella sofferenza ripete queste parole, acquista molti me-riti ed una grande ricompensa -.

La Santa insistette: Ma Tu, Gesù, non preferisci quell'anima che ha una sofferen-za e non cerca alcun ristoro?

Gesù spiegò: Chi si rassegna nella sofferenza e chi nella sofferenza non cerca ristoro, ha due diversi sentimenti, e sono come due colori ben distinti, ma così belli che sarebbe difficile stabilire quale sia il migliore -.

 

AIUTARE I MALATI

è un atto di carità pregare per i malati. Geltrude un giorno supplicò Gesù di dirle quale preghiera fare per un certo am-malato. Ebbe questa risposta: Basta che tu mi rivolga due brevi preghiere, ma con devozione. La prima preghiera è: Dire: - Conserva, o Dio, all'ammalato la pazienza. La seconda preghiera è: O Signore, fa' che secondo gli eterni desi-deri del tuo Cuore paterno ogni istante di patimento di questo infermo procuri la tua gloria ed accresca i suoi meriti per il Cielo. Ogni volta che ripeterai questa preghiera, i tuoi meriti aumenteranno con i meriti dell'ammalato. è come quando si mette una vernice fresca sopra una tela, affinché il dipinto brilli di nuovo splen-dore -.

 

VANTAGGIO DI UNA COLPA

Geltrude pregava per una persona che era afflitta perché non poteva correggersi del cadere in una mancanza. Gesù le diede questa risposta: Permetto tale prova per farle conoscere e detestare un difetto, in cui spesso cade, senza riuscire a correggersi. L'umiliazione che si prova per tale impotenza, cancella quasi inte-ramente altri difetti, che quella persona non conosce. Chi scorge di avere una macchia sulla mano, si lava e così puri-fica le sue mani da ogni bruttura, cosa che non avrebbe fatto se non ci fosse stata quella macchia -.

 

SEGRETO DI MISERICORDIA

Ogni anno a Roma i fedeli usavano venerare il Santo Volto di Gesù nella seconda domenica dopo l'Epifania.

Santa Geltrude si preparò a questa pia pratica con una Confessione generale. In quel giorno baciava con affetto e devo-zione il Santo Volto di Gesù, implorando misericordia e perdono dei suoi peccati.

Poi Gesù le disse: Ora accetta la pe-nitenza che ti do per riparare i tuoi pec-cati. Ogni giorno, per un anno intero, farai un'opera di carità come se la facessi a me stesso, in unione all'amore con cui mi sono fatto Uomo per salvarti ed al-l'infinita tenerezza con cui ho perdonato le tue colpe -.

Geltrude accettò di gran cuore e con riconoscenza; ma poi, ricordandosi della propria fragilità, disse: Se qualche volta trascurassi quest'opera buona quotidiana, cosa dovrei fare? -

Rispose Gesù: Come potrai tu trascu-rarla, se è così facile? Io non ti chiedo che un solo passo offerto a tale inten-zione, un gesto di bontà, una parola buona detta al prossimo, un Requiem per i defunti, un accento di carità a fa-vore di un peccatore o di un giusto. Di uno solo di questi atti sarà pago il mio Divin Cuore -.

Domandò la Santa: Potrebbero anche altri avere parte a tale privilegio, com-piendo la medesima pratica? - Sì! - rispose Gesù. Quale dolce accoglienza farò al termine dell'anno a coloro che a-vranno coperto con tali atti di carità tante loro colpe! Quale felicità gusteranno co-loro che avranno praticato questo eser-cizio per un anno o anche solo per un mese! Per loro è preparata in Cielo una grande ricompensa. -

 

DESIDERIO DI MORIRE

Nella festa di S. Martino, mentre si cantava l'Ufficio, Geltrude sentì, a pro-posito del Santo, queste parole: «Il Bea-to Martino conobbe l'ora della sua morte molto tempo prima di morire».

Allora la Santa disse al Signore: Quan-do, mio diletto Gesù, darai a me la stessa lieta notizia di morire? -

- Presto ti ritirerò da questa vita. Tale affermazione accrebbe nella Santa il desiderio di morire, per essere sempre intimamente unita a Gesù in Cielo.

Dopo alcuni giorni, ricevuta la Santa Comunione, Gesù le disse: Nel tempo che ti rimane di restare in terra, sforzati di procurare la mia gloria. Ora scegli quello che vuoi: o morire presto o ren-dere più bella la tua anima con la lunga malattia -.

La Santa rispose: Gesù, scegli tu stes-so; si compia in tutto la tua santa vo-lontà -.

In seguito si riaccese vivamente il de-siderio di morire e pregò il Signore di prenderla presto con se.

Le fu risposto: Ti lascio ancora un poco su questa terra, perché dopo la morte l'anima non può crescere in merito, né lavorare per Dio. Non devi trascurare nulla per ben prepararti alla morte -.

Santa Geltrude chiese: Come farò a capire quando è giunta l'ora della morte, nella quale mi toglierai dalla prigione del corpo? E Gesù replicò: Manderò due Angeli, i quali con le loro trombe d'oro faranno giungere al tuo orecchio un dolce canto con queste parole: Ecco lo Sposo che viene! Andategli incontro! -

 

OGNI COSA HA IL SUO TEMPO

Un giorno Geltrude implorò la mise-ricordia di Dio per l'ora della sua morte. Disse a Gesù: Se Tu mi avessi tolta dal mondo quando tempo fa mi avevi pro-messo che presto sarei venuta a te, credo che sarei stata meglio disposta alla buona morte. Ma con tutto questo ritardo, sento di essere diventata tiepida e negligen-te -.

Ebbe questa risposta: Nelle sagge di-sposizioni della mia Provvidenza, tutte le cose hanno il loro tempo -.

La Santa si ammalò ed aveva molto da soffrire. Gesù le disse: Le tue forze, ormai sfinite, ti faranno capire che la morte è vicina ed allora ti darò un bacio soavissimo ed avrai il Sacramento del-l'Estrema Unzione. Questo Sacramento penetrerà in modo così intimo l'anima tua, che quando mi disporrò a portarti in Cielo, tu sarai interiormente avvertita e l'anima tua trasalirà di allegrezza nel-l'attesa della mia venuta. Io verrò a pren-derti raggiante di gioia. Mi presenterò ai tuoi sguardi pieno di grazia, d'incanto, di delizie, col fascino della mia Divinità e della mia Umanità -.

 

LASCIA LA TERRA

In questo periodo di preparazione alla morte aveva presa l'abitudine di riti-rarsi il venerdì da qualsiasi occupazione esteriore, adducendo il motivo che aveva bisogno di riposo e quindi non essere disturbata da nessuno. Faceva per se stessa quello che si usa fare con le per-sone che sono in agonia.

In uno di questi venerdì Gesù le mo-strò le felici circostanze che avrebbero accompagnato la sua morte. Schiere di Angeli e di Santi giunsero giubilanti nella camera dove essa giaceva a letto. In un angolo della camera venne anche una schiera di demoni sotto forma di ro-spi e di serpenti, ma non potevano fare nulla contro la Santa. Era presente an-che il suo Angelo Custode e San Michele Arcangelo; era presente pure la Madonna. Gesù fece poggiare Geltrude sopra il suo Cuore.

Come il sole nel suo pieno calore as-sorbe e volatizza la gocciolina di rugiada, così il Figlio di Dio con la sua virtù di-vina attrasse l'anima fortunata di Gel-trude, staccandola dalla terra ed intro-ducendola in Cielo.

Era il 17 novembre 1302.

è preziosa al cospetto del Signore la morte dei suoi Santi.

 

 

I CINQUE SABATI DELLA MADONNA

Il Sacro Cuore di Gesù domandò a Santa Margherita Alacoque nove Comu-nioni Riparatrici da farsi per nove mesi consecutivi nel Primo Venerdì e fece la Grande Promessa di assicurare il Pa-radiso.

Assicurazione del Paradiso significa che il Sacro Cuore darà tanta grazia ed assistenza, specie al momento della mor-te, da fare spirare nella sua divina ami-cizia chi compie bene la pratica delle nove Comunioni.

Anche la Madonna, sotto il titolo di Cuore Immacolato, domandò a Lucia di Fatima le Comunioni Riparatrici, però non nove, ma cinque e da farsi nei Primi Sabati del mese.

C'e anche la Grande Promessa della Madonna inerente alla pratica dei Primi Sabati.

Si espongono le condizioni per meritarla.

 

Le condizioni.

La prima condizione è questa: essere. in grazia di Dio. Se si e perduta, può riacquistarsi con la Confessione.

La seconda condizione e che si riceva la Comunione nel Primo Sabato del me-se e questo per cinque mesi consecutivi. Se s'interrompono, devono ricominciarsi.

La terza condizione è la recita del Ro-sario; e sufficiente la terza parte, cioè la recita di cinque postine. Il Rosario può dirsi da soli o in compagnia.

La quarta condizione e fare compagnia alla Madonna per un quarto d'ora, me-ditando i misteri del Rosario, o tutti quindici oppure qualche mistero parti-colare. Ci sono dei libretti in proposito, ma chi e capace può farlo anche senza l'aiuto del libretto, riflettendo sui vari misteri.

La quinta ed ultima condizione e ave-re l'intenzione di comunicarsi per ripa-rare gli oltraggi che riceve il Cuore Im-macolato da parte dei bestemmiatori. Questa intenzione è sufficiente metterla quando comincia il turno delle cinque Comunioni.

 

Perseveranza.

Molti, che fanno le Comunioni dei Primi Venerdì, non si contentano di far-ne un turno, due o tre, ma ormai hanno la buona abitudine di comunicarsi sem-pre, ininterrottamente, in tutti i Primi Venerdì; fanno così per anni ed anni, sperando poter continuare sempre.

Lo stesso si raccomanda per i Primi Sabati: prendere l'abitudine di comuni-carsi tutti i Primi Sabati del mese, pro-curando di perseverare per tutta la vita.

Se la Grande Promessa è stata fatta dalla Madonna a chi la ripara con un solo turno dei Primi Sabati, ne usufruiran-no di più certamente coloro che ripetono i turni per tutta la vita.

Chi legge questo scritto è invitato a fare alla Vergine la seguente promessa, la quale non obbliga con responsabilità di peccato:

«Cuore Immacolato di Maria, con amo-re filiale vi prometto che finché sarò in vita, farò il possibile per comunicar-mi in tutti i Primi Sabati ».

Che aumenti sempre più il numero del-le anime disposte a fare ed a mantenere questa promessa!

 

Essere apostoli.

Altro è avere una devozione ed altro e esserne apostoli. Chi è devoto compie qualche particolare pratica; invece chi è apostolo diffonde la devozione.

Di certo danno maggiore gloria a Dio gli apostoli, anziché i semplici devoti. Gesù, dopo aver fatto la Grande Pro-messa ai devoti del suo Divin Cuore, aggiunse: « Il nome di quelli che dif-fonderanno questa devozione, sarà scrit-to nel mio Cuore e non sarà cancellato giammai! ».

In base a ciò, si può arguire lo stesso per chi diffonde la devozione al Cuore Immacolato e specialmente la pratica dei Primi Sabati: « Chi glorifica il mio Cuo-re Immacolato si assicura una protezione speciale ed i nomi di quelli che diffon-deranno i Primi Sabati saranno sigillati nel mio Cuore e non ne verranno mai più cancellati! ».

Chi non brama poter dire: Il mio no-me è scritto nel Cuore Immacolato di Maria?

Per meritare tanta grazia si sugge-risce:

Ogni Primo Sabato portare ai piedi della Madonna una o due anime, pecca-trici o tiepide o indifferenti.

Per riuscirvi, durante il mese si tro-vino tali anime e si dispongano bella-mente alla Comunione del Primo Sabato. Chi volesse, potrebbe riuscirci..

 

 

MENSA EUCARISTICA

La S. Comunione si riceva spesso, de-votamente e con frutto.

Preparazione prossima.

1. - Non basta essere in grazia di Dio, cioè senza alcuna colpa grave. Conviene avere il cuore mondo, purificato anche delle colpe leggere, il che si ottiene con un atto di vero pentimento, da farsi pri-ma di ricevere Gesù.

2. - Ci si umilii sentitamente, reci-tando con fede la bella invocazione li-turgica:

« Signore, non sono degno che Tu entri nel mio cuore! ... » ecc.

3. - Si abbia il contegno devoto e l'a-bito modesto.

 

Comunione.

l. - Ricevendo Gesù, fare possibil-mente questa preghiera:

Gesù, mio Salvatore e Redentore, ti ringrazio che sei venuto nel mio cuore. Poiché non sono capace di adorarti de-gnamente, ti offro le adorazioni della Madre tua, Maria, e di tutta la Corte Celeste.

Angelo mio Custode, ringrazia e ado-ra tu Gesù per me!

Intendo, Gesù mio, con questa Co-munione adorarti, amarti e benedirti per coloro che non ti adorano, non ti ama no e non ti benedicono.

Intendo riparare tutti i peccati che si sono fatti e si faranno, specialmente i miei e quelli delle persone a me care. Distruggi con il tuo Divin Sangue tutte le colpe dell'umanità, in particolar modo i sacrilegi, le bestemmie, i delitti e gli scandali.

Nel tuo Divin Cuore e nel Cuore Im-macolato e Addolorato di Maria metto tutte le anime più bisognose della tua Misericordia. Ti raccomando i Sacerdoti, i moribondi, le anime del Purgatorio, i miei nemici ed i bisogni della tua Santa Chiesa. Amen!

2. - Terminata la suddetta preghiera, fare qualche proponimento, ad esempio, evitare lungo il giorno una data man-canza, ovvero compiere un particolare atto di virtù.

3. - Fatto il ringraziamento e finita la Messa, finché non si sia usciti dalla Chiesa osservare bene il silenzio e non rivolgere la parola ad alcuno senza una urgente necessità.

 

L'ora più preziosa.

Dalla Comunione alla fine della Messa passano pochi minuti. E' doveroso il rin-graziamento.

Chi per forti motivi dovesse uscire dalla Chiesa appena finita la Messa, con-servi per qualche tempo un relativo rac-coglimento; chi può fermarsi ancora in Chiesa, continui il suo ringraziamento.

Le ragioni sono varie; se ne rileva una in particolare.

Finché le Sacre Specie Eucaristiche perdurano, cioè non si consumano nel corpo umano, resta la presenza reale di Gesù Cristo, vivo e vero; per conseguen-za il corpo di chi si comunica diviene un Tabernacolo vivente.

Non pùò precisarsi quanto tempo du-rino le Specie Eucaristiche nel corpo di chi si comunica; ciò dipende dai vari or-ganismi. Per taluni potrebbero bastare dieci minuti, per altri un quarto d'ora, per altri mezz'ora e forse più.

Nel giorno ci sono ventiquattro ore; però l'ora più preziosa e da santificare in modo speciale è quella che segue la Comunione. Durante quest'ora:

1. - Si conservi un discreto e relativo raccoglimento, pur attendendo ai propri doveri.

2. - Si recitino, ad intervalli, devote giaculatorie, sollevando spesso la mente ed il cuore a Gesù. E' anche preghiera il canto di lodi sacre.

3. - Si evitino le piccole mancanze vo-lontarie.

Sia santificato anche il resto della gior-nata, in modo che chiunque avvicini chi ha ricevuto Gesù, si accorga che questi si distingue dagli altri, per la prova che ne dà con la pazienza, la dolcezza e la carità.

Lungo il giorno si dica: Gesù, ti rin-grazio che sei venuto nel mio cuore!

 

Riflessioni.

1. - Fa pena il vedere taluni che, ri-cevuta la Comunione, dopo due o tre minuti, usciti dalla chiesa, riprendono la vita quotidiana distratti, dissipati, mo-strandosi nei rapporti col prossimo alteri, superbi ed intolleranti, poco curandosi della carità e del buon esempio. Quale frutto ricevono costoro dalla Comunione, forse quotidiana? A costoro Gesù po-trebbe dire:

Povere anime, così vi accostate alla Mensa Eucaristica? Non sapete assimi-larmi bene e vivere la vita di un Dio, ricevuto e mangiato con infinita umiltà ed annichilimento di me stesso!

Abbiate amore nel ricevermi, amore nel fare il ringraziamento, amore nel con-servarmi bene nei vostri cuori, amore nel circondarmi di attenzioni, amore sempre ed ovunque. Questa è la mia sete scot-tante quando mi do alle anime: amare ed essere amato!

Voi che vi comunicate, riflettete quale onore io, Dio, dono a voi nel permet-tere che vi nutriate di me! Voi, misere creature, ricevete l'Onnipotente, l'Infini-to. Se gli Angeli invidiano la vostra sor-te, voi dovreste almeno rassomigliare a loro per darmi degna dimora.

Il lamento di Gesù potrebbe esten-dersi ancora:

Quanto si è avari con me! Tante anime mi ricevono tutti i giorni e non mi offrono nulla che possa appagare i miei desideri di un infinito amore! Io mi dono tutto, senza riserve; non limito il mio sviscerato amore nel donarmi alle anime; ma esse, ahimé, quanto sono ava-re nel donarsi interamente a me!

Molte anime mi sono vicine con la Comunione, però non sono tali quali la sete del mio amore desidera, possederle.

Vorrei, in chi mi riceve, la completa assimilazione, il totale spogliamento del più piccolo piacere che possa trovare fuo-ri di me e che non offra nessun atomo d'incenso al mio nemico, Satana.

Quanti cuori profumati desidero tro-vare all'incontro del mio Eucaristico Amore! Versare in essi tutto il mio de-lirio ardente di amore!,... Ma tante ani-me non si lasciano prendere, non si la-sciano invadere e non comprendono af-fatto cosa voglia dire: avere un cuore pieno di Dio!

Tu che leggi, rifletti e rispondi nei tuo intimo!

Come ti prepari alla Comunione?... Come t'intrattieni con Gesù, quando l'hai ricevuto?... Quale frutto ricavi da tante Comunioni?... Una Comunione ben fat-ta dà tanta gloria a Dio ed a tutta là Corte Celeste.

2. - La seconda riflessione è la se-guente:

Quando ci si presenta alla Mensa Eu-caristica, il Sacerdote depone Gesù sulla lingua del comunicando. E' quindi la lingua che ha il primo contatto diretto con Gesù. La lingua!... Ognuno che si comunica dovrebbe dire a se stesso:

Ma questa lingua è veramente degna di toccare Gesù?... E' così pura, imma-colata e santa da mettersi a contatto con le Carni Immacolate del Figlio di Dio?... Non mi è servita ad offendere Gesù con mormorazioni, critiche, bugie, parole e di-scorsi poco decenti e parole di ribellione alla volontà di Dio?...

Si faccia di tutto per presentarsi a Ge-sù con la lingua monda da ogni colpa, per comunicarsi senza rimorsi...

 

APPENDICE 1

IL DIVIN SANGUE

Uomini e donne, giusti e peccatori, in-terrompete un momento la corsa dei vo-stri assilli quotidiani e contemplatemi sulla Croce!...

Mirate il mio preziosissimo Sangue!:.. Cominciai a versarlo da Bambino nel Tem-pio, poi in abbondanza nel Getsemani e continuai a spargerlo nel Pretorio e nel cammino doloroso del Calvario.

Mirate le mie doloranti vive Piaghe, che mi diedero la morte! Per voi versai tutto il mio Sangue.

Da questo mio Sangue sparso germogliò sulla terra, (che il mio piede vacillante e stanco solcò come per lasciare il mio sigil-lo), germogliò il fiore della promessa e del perdono ... promessa dei gaudi eterni e perdono delle vostre colpe.

Solo l'amore di un Dio poteva, lavare nel suo Sangue puro le piaghe dei figli di Eva. Solo il Sangue, che zampillava quale miracolosa fonte dal Cuore trafitto del Redentore, poteva salvare le anime detur-pate dal peccato e restituirle a Dio!

Anime deboli, anime peccatrici, più che temere la mia Giustizia, contemplate la mia Bontà! Avete tanto bisogno del mio aiuto e della mia misericordia! ... Risol-vetevi a lasciare il peccato, non amareg-giate più il vostro Gesù che tanto vi ama! Venite a me! ...

Io sono l'Onnipotente Medico, pronto a curare le vostre piaghe! Sono il Ripara-tore delle miserie umane e pago per voi presso il Padre mio Celeste! Sono Fonte di salvezza! Sono Gesù, il Salvatore del mondo, e voglio salvarvi dall'ira divina e dalla morte eterna! Sono l'Agnello di Dio, che cancella i peccati e ridona la pa-ce! Sono Porta sicura di eternità! Chi segue i miei insegnamenti, entrerà in cie-lo, nel mio regno!

O voi tutti, contemplate questo mio Sangue Immacolato, che io diedi per gua-rire e convertire al Creatore la povera umanità caduta! Non resistete più agl'in-viti del mio amore, o anime peccatrici! Soltanto io, che vi amo teneramente, pos-so risvegliare nel mio Sangue preziosissi-mo le anime smarrite e farle ritornare in vita!

 

INVITO AMOROSO

E voi, anime generose, pecorelle fedeli, tanto care al mio Cuore, ascoltatemi! Chie-do la vostra cooperazione per salvare il mondo di oggi, che è schiavo di Satana.

Offritevi vittime al mio Amore Mise-ricordioso!

L'anima vittima deve sentire nel cuo-re le cicatrici sanguinanti, perché possa rassomigliare al mio Corpo piagato e far-si mediatrice presso il Padre Celeste per la salvezza dei fratelli.

Il Sangue mio è sceso lungo il legno della Croce, affinché le anime, addolorate per le colpe dell'umanità, comprendesse-ro il mio dolore e, imporporandosi le lab-bra di questo Sangue, sentissero la po-tenza sovrumana del sacrificio incorpora-to dalla Grazia.

Il mio Sangue stillò dal Cuore, perché fu l'amore che sacrificò la Vittima Divi-na. Il mio Cuore sanguinante fu la miste-riosa fontana, alla quale ogni anima in-ferma può attingere salute.

O anime vittime, scenda sopra di voi una sola stilla di questo mio Sangue ge-neroso, benefico e prodigo di salvezza, rigeneratore di anime deboli e dubbiose, largo di fraterno amore e di carità!

Questo mio Sangue, che dal Cuore tra-fitto portò alla Chiesa nata sul Calvario i Sacramenti Divini, doni pure a voi « gra-zia ed amore » per rimanere forti nella Fede e grandi nella carità!

Cuori apostolici, sappiate lavorare e sacrificatevi, perché al Cielo non si arri-va inghirlandandosi di rose, ma con la corona di spine in capo e con la croce sulla spalla, rivestiti di amore e di carità. Amate i fiori vermigli!... Il fiore ver-miglio dell'amore e il Sangue mio!... Inghirlandatevi di fiori vermigli, di sacri-fici impreziositi dal mio Sangue.

Il mio Divin Sangue, anche una sola goccia, può formare questi fiori che non marciscono e che sono i fiori del Divino Amore.

Pregate il Padre mio che è nel Cielo; pregatelo per i meriti del Sangue prezio-sissimo di me, Cristo Salvatore. Egli vi darà la sua grazia e vi coprirà d'amore.

 

LA CORONA DI SPINE

Ed ora, voi tutti, che vi agitate sulla terra, date uno sguardo al mio Capo co-ronato di spine!

Quando mi mirate Crocifisso, restate colpiti dalle Piaghe delle mani e dei piedi. Pochi però pensano al mio Capo coro-nato di spine. Il dolore che provai con quelle spine, fu forse inferiore a quello delle Piaghe? ... Tutt'altro! Il mio Capo era ricoperto di spine; gli spasimi erano grandi e solo l'amore mi sosteneva. Tutte le spine erano pungenti, ma talune lo erano di più. Il Sangue imporporò la mia fronte e poi scendeva a solcare il volto.

Mentre il mio Capo grondava Sangue, pensavo alle mie creature e pensavo an-che a questa generazione, giacente nella colpa. Riparavo i peccati di coloro che stanno a capo, dei reggitori delle nazioni, dei superiori e dei genitori! ... Riparavo i peccati di pensiero dell'umanità tutta, peccati contro ciascuno dei miei Coman-damenti.

Siate devoti del mio Capo coronato di spine. Lo desidero tanto!

I Giudei mi imposero quella corona come a re di burla. Eppure io sono il Re dei re, il Centro dell'universo, il Prin-cipio di tutto!... Io sono il vostro Re. Io sono il Capo e voi siete le mie membra. Non vi staccate dal capo, se no mor-rete.

Istituendo la Chiesa, le ho dato un Ca-po... Il Papa, Capo visibile del mio Cor-po Mistico, soffre a vedere i gravi mali del mondo. Voi, che siete le membra del-la mia Chiesa, unitevi al Papa, seguitene le direttive; lavorate, sacrificatevi e lot-tate con lui contro il male invadente!

Si darà la corona a chi avrà legittima-mente combattuto!

... Ed ora ascoltate la Madre mia Ad-dolorata!

 

LA DONNA DEI DOLORI ...

Non badando tanto a ciò che avve-niva attorno a me, dimentica di me stes-sa, io, Madre Addolorata, stavo ai piedi della Croce con lo sguardo fisso al mio Gesù Agonizzante. Ne seguivo i movi-menti ed i respiri e sussultavo davanti a qualche contrazione delle membra sangui-nanti.

Miravo le Piaghe delle mani e dei pie-di, ma tosto ne ritraevo lo sguardo per posarlo di nuovo sul Volto insanguinato e sul Capo coronato di spine. I miei occhi sovente si incontravano con quelli del Fi-glio mio. Non si parlava, ma ci si com-prendeva!... I dolori del mio Gesù si ripercuotevano nel mio Cuore materno.

Che pena a vedere quel Capo! Come avrei voluto estrargli quella corona! ... Quale martirio a mirare il bel Volto del Figlio mio irrigato del Sangue, che veniva giù dal Capo! ... Io, afflittissima Madre, impietrita dal dolore, guardavo, medita-vo e pregavo ...

Oh, anime, che, tanto siete costate al mio Gesù ed a me, meditate spesso la scena del Calvario! Meditando la Passio-ne del Figlio mio e ricordando i dolori della vostra Madre, avrete la forza di se-guire la via della Croce!... Con tale me-ditazione odierete il peccato, aspirerete sovente al Cielo e si accrescerà in voi lo zelo per la salvezza dei fratelli.

Quante anime, purtroppo vogliono pro-prio dannarsi, rendendo inutile il Sangue sparso dal Figlio mio e le lacrime da me versate.

Il mio Gesù è tanto buono!... Il la-drone pentito gli rivolse poche parole ed Egli subito lo perdonò e gli aprì la porta del Paradiso.

L'umanità peccatrice guardi il mio Ge-sù Crocifisso, detesti i peccati e ne riceve-rà subito il generoso perdono!

Dalle pie riflessioni fatte si tragga que-sto frutto:

1. Meditare spesso la Passione di Gesù.

2. Portare addosso il Crocifisso e ba-ciarne spesso le sante Piaghe.

3. Invocare con amore il preziosissimo Sangue, dicendo: Sangue Divino - Amor, Bontà, - Salva le anime - Per pietà!

4. Recitare giornalmente sette Ave Ma-ria, in onore dei sette dolori della Vergi-ne Santissima.

 

APPENDICE II

INCONTRO CON IL RE D'AMORE

Il più gran dono che Gesù abbia fatto all'umanità, dopo la sua Incarnazione, è stato quello dell'Eucaristia. Pur essendo in Cielo nello stato glorioso, Anima e Corpo, ha voluto restare, in modo miste-rioso ma reale, vivo e vero, Anima e Cor-po, nella SS. Eucaristia. A Dio tutto è possibile.

Sia benedetta in eterno quell'ora, in cui il Figlio di Dio fece l'ultima Cena con i suoi discepoli!

Acceso d'amore, sino all'estremo limi-te, disse: « Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi pri-ma di partire ».

L'ardente desiderio di Gesù era l'isti-tuzione dell'Eucaristia. Infatti, finita la Cena, consacrò il pane ed il vino, mu-tandone la sostanza nel suo Corpo e nel suo Sangue, e diede il potere di rinno-vare la Consacrazione agli Apostoli ed ai loro successori.

Da quella Cena sino ad oggi e si-no alla consumazione dei secoli, Gesù è nei Tabernacoli, per ricevere le adorazio-ni e gli omaggi dei suoi redenti e per es-sere il loro cibo e sostegno nel pelle-grinaggio della vita.

Alle anime amanti di Gesù Eucaristico si lancia un appello, invitandole ad un incontro con il Re d'Amore alle ore 20 di ogni giovedì.

E' questa l'ora dell'appuntamento con Gesù, ora memoranda del Mistero Euca-ristico; è l'ora che si propone:

1° Fare partecipare le anime più fer-venti a quella Mistica Mensa, dalla qua-le scaturì dal Cuore di un Dio fatto uo-mo tutto il suo ardente amore nel do-narsi alle anime.

2° Riparare le offese, le ingratitudini, la dimenticanza e tutti i sacrilegi che si commettono a contatto con l'Eucaristico Cibo Divino.

 

PRATICA: l'Essere puntuali all'ora-rio, affinché Gesù veda contemporanea-mente vicino a Se una grande schiera di cuori riconoscenti e riparatori.

2° Coloro che possono, facciano l'Ora Santa, in famiglia o altrove, da soli o meglio in compagnia. Chi non potesse dedicare un'ora o neppure un quarto di ora, si raccolga almeno per un po' di mi-nuti, andando con il pensiero ai mille Tabernacoli sparsi nel mondo, ove Gesù è solitario ed abbandonato. Si ripeta con amore la seguente invocazione, intonata al ringraziamento ed alla riparazione:

« Grazie, Gesù Sacramentato, del gran-de dono che ci hai dato! ».

« Per il tuo Sacramento d'Amore, mi-sericordia, mio Signore! ».

3° L'ora dell'incontro con Gesù si tra-scorra in un raccoglimento particolare, ma relativo, secondo le proprie necessità. Anche il canto di Lodi Eucaristiche dà gloria al Re d'Amore; L'anima amante faccia delle brevi Comunioni spirituali, dicendo: Gesù, Tu sei mio, io sono tua!

4° Diffondere a voce e per iscritto questa preziosa crociata.

Prima e dopo le preghiere private abi-tuarsi a dire: « Sia lodato e ringraziato ogni momento - Il Santissimo e Divenis-simo Sacramento ». Ciò servirà a ripa-rare la poca fede eucaristica e le irrive-renze che si commettono davanti ai Ta-bernacoli.

 

APPENDICE III

ATTO DI DOLORE PERFETTO

Il mezzo ordinario per ricevere il per-dono dei peccati e il Sacramento della Confessione.

Il mezzo straordinario è l'atto di do-lore perfetto, con il proposito di confes-sarsi al più presto.

Che cosa è il dolore?

è il dispiacere delle colpe commesse, che fa proporre di non peccare più.

Il dolore è di due specie: imperfetto e perfetto.

Imperfetto se si e pentiti dei pec-cati, più per il timore dei castighi divini che per l'offesa fatta a Dio.

E' perfetto quando, si è pentiti del male fatto più per il dispiacere dato a Dio, il più buono dei padri, che per il giusto castigo meritato.

Quando si emette un atto di dolore perfetto, con la volontà di confessarsi al più presto, restano perdonati tutti i pec-cati, veniali e mortali.

La Santa Chiesa prescrive che, pur rimettendosi un'anima in grazia di Dio col dolore perfetto, non ci si accosti ai Sacramenti dei vivi, se prima non ci si è confessati. I Sacramenti dei vivi sono: Cresima, Eucarestia, Olio degli Infermi, Ordine Sacro e Matrimonio.

Come eccitarsi all'atto di dolore per-fetto? Riflettendo sulla bontà di Dio, che ci ha creati per renderci eternamente fe-lici in Paradiso, e riflettendo sulla bontà di Gesù, che per nostro amore si è fatto uomo, ha sparso il suo Sangue per noi ed è rimasto vivo e vero nei Tabernacoli per essere nostro sostegno nel pellegri-naggio della vita.

Più che tutto spinge al dolore perfetto la vista del Crocifisso, del Corpo di Gesù ricoperto di piaghe.

 

UN ESEMPIO

Tutti dovrebbero conoscere ed apprez-zare l'atto di dolore perfetto, il quale, se è fatto con vero amore e con limpidezza come l'acqua che scende da un'alta vet-ta, allora non solo cancella i gravi peccati, ma ne distrugge anche la meritata pena, cosicché morendo si può andare subito in Paradiso senza passare dal Purgatorio.

Questo sublime atto può farsi in pochi istanti anche col semplice pensiero.

Si porta un esempio:

Una donna perversa è carica di gravi peccati; è donna pubblica; si è macchiata la coscienza con parecchi omicidi di bam-bini a motivo dell'aborto; la sua lingua diabolica ha vomitato molte bestemmie; il suo cuore si nutre di odio; semina il male a larghe mani. è un vero tizzone d'inferno sulla terra.

Sino ai quindici anni viveva nel timo-re di Dio; da allora ai cinquant'anni è stata un impasto d'iniquità.

Ma non sempre dura il bel tempo! Un forte malore improvviso la colpisce ed e trasportata d'urgenza all'ospedale con l'autambulanza.

è lasciata sola sulla lettiga in una ca-mera, in attesa di qualche dottore per il controllo.

La povera donna è assai abbattuta e neppure riesce a parlare; tuttavia vede, sente e ragiona bene. è ormai convinta di essere prossima a morire.

I suoi occhi si posano sopra un'im-magine sacra, appesa alla parete; e il quadro della Pietà, l'Addolorata e Gesù morto.

Gesù ha versato il suo sangue per tutti ed anche per questa peccatrice; è pronto a perdonarle tutto, purché sia pentita, co-me ha perdonato tutto al buon ladrone pentito.

La grazia di Dio, specie se e abbon-dante, bisogna attirarsela in qualche modo o con le proprie opere buone o con le o-pere buone altrui, servendosi in parti-colare della preghiera.

Mentre l'infelice donna è lì sulla let-tiga, ci sono in quella città anime devote che pregano per i moribondi e che of-frono a Dio sacrifici per quelli che stanno per lasciare questa vita.

La misericordia di Dio applica le opere buone altrui alla donna morente e la luce divina comincia ad illuminarla. è ancora in tempo, prima di presentarsi a Gesù Cristo Giudice.

Essa pensa: Sono qui, nell'ospedale; mi sento troppo male. E se dovessi mo-rire? ... Male ne ho fatto! ... Cosa mi è rimasto dei piaceri della vita? ... Nul-la! ... E se, morendo, trovassi un'altra vita? ... Da giovanetta credevo al Pa-radiso ed all'inferno. Ci credevo ed ero convinta. Poi disprezzai la Religione... -

Lo sguardo a Gesù morto ed all'Addo-lorata le dà luce e pensa ancora:

Gesù è morto in Croce per tutti. M'in-segnarono nella fanciullezza che Egli è il Buon Pastore che cerca la pecorella smar-rita. Ed io sono una pecorella smarrita. Che sia questo il momento in cui Egli mi ritrova? . . . -

La luce divina s'intensifica sempre più. La morente non può muoversi fisicamen-te, ma il suo spirito è in grande attività; avviene in quell'anima una santa rivolu-zione e trionfa la grazia. Allora nell'inti-mo del suo cuore dice:

Gesù, Buon Pastore, perdonami! Trop-po ti ho offeso. Ora credo quanto Tu hai insegnato! ... Detesto tutto il mio male operato! Sono pentita dei dispiaceri che ti ho dati! Vorrei poter annullare col mio sangue ogni mia colpa! ... Gesù ti a-mo! ... Molto ti ho offeso, ma molto ti voglio amare! Mi presento a te come la Maddalena, pentita! ... Se non morrò, cambierò vita e riparerò gli scandali da-ti! ... Gesù, potessi confessarmi! ... Ap-pena potrò, lo farò!... Vergine Addolo-rata, Madre della Pietà, pietà di me!... -

La morente si assopisce e dopo pochi istanti spira.

Sopraggiunge il dottore e constata la morte. La donna, pubblica, è conosciuta anche dal dottore, che esclama: Eh, don-naccia, sei morta! E' finita la bella vita! -

Davanti al dottore ed a quanti la co-noscono quella è considerata « donnac-cia », degna del fuoco eterno.

Davanti a Dio è invece un'anima e-letta.

Per l'atto di dolore perfetto, unito alla volontà di confessarsi, ha ricevuto da Dio il perdono di tutti i suoi enormi peccati. Certamente l'anima è salva e molto pro-babilmente neppure passa dal Purgatorio.

 

UTILIZZARLO

Se è così prezioso e potente l'atto di dolore perfetto, giova sapere quando uti-lizzarlo:

1) Se per debolezza spirituale si cades-se in grave peccato, si faccia di tutto per rimettersi al più presto in grazia di Dio, Non si resti in peccato, rimandando la Confessione Sacramentale a tempo inde-terminato, ma si emetta subito l'atto di dolore perfetto. è dovere di tutti stare sempre in grazia di Dio.

2) è conveniente rinnovare quest'atto ogni sera, quando si va a letto, perché nella notte potrebbe avvenire la morte. Infatti, quanti al mattino sono trovati morti!

3) è necessario compierlo in pericolo di vita e specialmente nelle ore di agonia.

4) Si utilizzi per i moribondi, per i colpiti d'infarto, di trombosi, ecc.... Si è riscontrato che i moribondi d'ordinario conservano l'udito in discrete condizioni, anche quando pare che siano morti per l'immobilità delle membra.

Quando manca il Sacerdote per assi-stere l'ammalato o mentre si attende l'ar-rivo del Sacerdote, si suggerisca al mori-bondo parlandogli all'orecchio a voce un poco elevata. Se il moribondo sente e segue col pensiero quanto gli viene sug-gerito, in un attimo può rimettersi in grazia di Dio e salvare l'anima sua. Mentre si è in argomento, si dà una schiarimento.

Avvenuta la così detta morte, non sempre questa è reale, perché può essere ap-parente; difatti la Legge proibisce di sep-pellire i cadaveri prima delle ventiquattro ore.

Quando di notte tempo o in pieno gior-no muore qualcuno senza i Conforti Re-ligiosi, si chiami al più presto il Sacerdote, il quale entro un paio di ore può dare l'Assoluzione Sacramentale « sotto con-dizione ».

 

APPENDICE

1. Offerta di vittima,

Gesù cerca un esercito di « anime vit-time ».

Si consiglia a chi vuole andare incontro ai desideri di Gesù, la lettura del libretto « Anime ostie ». Riporto una pagina di tale scritto:

Scegli, o anima pia, una data solenne per fare a Gesù la tua offerta di vittima; conviene che ti prepari con un devoto no-venario. In questi nove giorni purificherai il tuo cuore con una Confessione partico-lare ed offrirai le opere buone in ripara-zione dei peccati commessi, in ringrazia-mento dei benefici ricevuti e per impe-trare nuove grazie.

Quando sarai ben preparata, dopo di aver ricevuta la Santa Comunione farai la seguente offerta:

« O Dio, onnipotente ed eterno, che mi hai creata per amarti con tutte le mie for-ze, dégnati ricevere l'umile mia offerta!

Alla presenza della Vergine Maria e del mio Angelo Custode e di tutta la Celeste, mi offro a te come vittima d'amore e di riparazione per i peccatori.So che sono debole, ma so pure che tu sarai la mia forza. Eccomi disposta ad accettare con umile sottomissione le croci, che nella tua bontà vorrai mandarmi, intendendo con ciò venire in aiuto a tanti poveri pecca-tori.

« Maria Santissima ed il mio Angelo Custode ti offrano continuamente tutto ciò che faccio e dico, specialmente le soffe-renze.

« Intendo rinnovare quest'atto ad ogni palpito del mio cuore. Amen! ».

Ogni anno é bene rinnovare con solen-nità l'offerta di vittima, facendola prece-dere sempre da un triduo privato.

Dopo che avrai fatto questa consacrazio-ne, lavorerai con più intensità nel tuo spirito.

Inizierai così un nuovo periodo della tua vita spirituale.

(Da « Anime Ostie. »).

 

2. Triduo particolare.

Ci sono delle anime, che alla fine del-l'anno sogliono fare un piccolo triduo pri-vato con le seguenti intenzioni:

1° - 29 dicembre: Riparare le infedeltà commesse durante l'anno.

2° - 30 dicembre: Ringraziare Dio dei benefici ricevuti nel corso dell'anno.

3° - 31 dicembre: Implorare la Benedi-zione di Dio per il nuovo anno.

Questo triduo si consiglia anche in oc-casione del proprio compleanno.

 

3. Offerta del Divin Sangue.

(in forma di Rosario, in 5 Poste) Grani grossi - Eterno Padre, Eterno Amore - Vieni a noi col tuo Amore - E distruggi del nostro cuore - Tutto ciò che ti dà dolore - Pater Noster.

Grani piccoli -

D). Eterno Padre, io vi offro per il Cuore Immacolato di Maria il Sangue di Gesù Cristo.

R) Per la santificazione dei Sacerdoti e la conversione dei peccatori, per i mori-bondi e le anime del Purgatorio.

(10 volte) Gloria Patri.

S. Maria Maddalena De' Pazzi offriva ogni giorno il Divin Sangue per 50 volte. Gesù, apparendole, disse: Da che tu fai questa offerta, non puoi immaginare quan-ti peccatori si siano convertiti e quante anime siano  uscite dal Purgatorio!

Si raccomanda ogni giorno l'offerta di cinque piccoli sacrifici in onore delle Cin-que Piaghe, per la conversione dei pecca-tori.

 

4. Domeniche santificate.

La Comunione di Pasqua, una volta l'an-no, non è sufficiente a vivere da buoni Cri-stiani. Il Concilio di Trento dichiarò che è desiderio della -Chiesa che i fedeli, ogni qualvolta assistono alla Messa, si accostino alla Comunione.

La domenica si va a Messa; si consiglia quindi di comunicarsi ogni domenica. Vantaggi. La Comunione domenicale: 1) Soddisfa al desiderio di Gesù, che dice nella Messa: «Prendete e mangiatene tut-ti! ». 2) Fa partecipare attivamente al Divin Sacrificio. 3) Santifica il giorno del Signore. 4) Dà la forza di vivere cristia-namente durante la settimana.

Invito. 1 fedeli, almeno una volta nella vita, per un anno intero, santifichino le domeniche con l'accostarsi alla Comunione.

Scopo. Ognuno metta un'intenzione, ad esempio: Riparare i peccati che si fanno nella domenica... Liberare qualche anima dal Purgatorio ... Convertire qualche pec-catore ... Fare un buon matrimonio ... Ri-parare i peccati propri e della famiglia ... Assicurare la buona morte a sè ed ai propri cari ... ecc. ...

 

Norme pratiche

1) Comunicarsi per un anno intero ogni domenica.

La pratica può iniziare nella prima do-menica dell'anno, ovvero in qualunque al-tra, purché le domeniche raggiungano il numero annuale.

2) Chi fosse impedito a comunicarsi la domenica, potrebbe supplire in altro giorno della settimana.

3) Gli ammalati cronici e coloro che per gravi motivi non potessero comuni-carsi ogni domenica, basta che ricevano la Comunione cinque volte durante l'anno, in ossequio alle cinque Piaghe di Gesù, ed offrano le loro sofferenze: per la pace del inondo, per il Sacerdozio Cattolico e per la conversione dei peccatori.

4) L'essenza dalla pia pratica è la Co-munione domenicale. Il resto si lascia alla generosità dei fedeli.

5) Si consiglia di seguire le direttive suggerite nell'apposito libretto «Domeni-che santificate ».

 

Pro unione Chiese Separate

Uno dei più grandi problemi religiosi è la Conciliazione delle Chiese Cristiane Separate con la Chiesa Cattolica. La Chie-sa di Gesù Cristo non è ancora un solo Ovi-le sotto un solo Pastore.

Si compia la pratica delle Domeniche Santificate per impetrare dallo Spirito Santo la luce divina ai capi delle Chiese Scismatiche, Ortodosse e Protestanti. af-finché riconoscano la suprema autorità del Papa, legittimo Successore di San Pietro nella Sede di Roma.

Nessun Cattolico resti indifferente da-vanti a questo urgente problema!

Le anime zelanti diffondano, a voce e, per iscritto, i vantaggi di questa Crociata. Pratica. Ogni fedele sia un apostolo e trovi almeno una decina di persone da disporre alla Comunione domenicale.

(Da « Domeniche Santificate »)

 

Per richiedere i libri scrivere a:

OPERA CARITATIVA SALESIANA DON GIUSEPPE TOMASELLI - Viale Regina Margherita 27 - 98121 MESSINA  - offerta libera - CCP. n. 12047981