SANTA ELISABETTA DELLA TRINITA’

. Cronologia della vita

La sua esistenza: date e avvenimenti

18.7.1880 nasce da Francesco Giuseppe e Maria Rol­land a Camp d'Avor (Bourges) nel campo militare

22.7.1880 festa di S. Maria Maddalena il S. Battesimo

2.10.1887 rimane orfana di padre

19.4.1891 parr. S. Michele di Digione la Comunione

8.6.1891 a Notre Dame di Digione Confermazione

1894 emette il voto di verginità

1899 la madre dà il consenso: entrerà a 21 anni

2.8.1901 entra nel Carmelo di Digione

8.12.1901 abito religioso e inizio noviziato

1902 anni di prove spirituali, di aridità, di scrupoli

11.1.1903 professione

21.1.1903 velazione

1905-1906 esaurimento e morbo di Addison

19.3.1906 entra definitivamente in infermeria

1906 domenica delle palme Unzione degli Infermi

9.11.1906 mattino muore 25.11.1984 beatificazione

 

2. Fonti e documenti a nostra disposizione

I suoi scritti, in Scritti, Roma 1967; Oeuvres complètes, Paris 1979-1980, ed. critica n. 3 volumi a cura di C. De Meester. preghiera a S. Elisabetta 1894

escursione nel Giura 1895 diario - frammenti 1899-1900 biglietti a persone diverse 1901-1906 questionario o formulario che Suor Elisabetta riempì 8 giorni dopo il suo ingresso in religione 12.8.1901 (vedi Ricordi, pag. 87) Elevazione alla SS. Trinità 1904

Ritiro come si può trovare il cielo sulla terra 1906

Ultimo Ritiro di Laudem gloriae 1906 (il titolo è dato da M. Germana)

Ultimo biglietto prima di morire composizioni poetiche 1894-1906 Quello che di lei ha scritto Madre Germana di Gesù

- la circolare o lettera circolare sulla morte di Suor Elisabetta senza titolo

firmata datata festa dell'Aspettazione della Santissima Vergine 18.12.1906

- Suor Elisabetta della SS. Trinità, Ricordi, Roma 1984, libro fondamentale.

Quello che di lei e su di lei hanno scritto

P. Simeone della S. Famiglia (Tomàs-Fernàndez) ha curato la Bibliografia, Roma 1974 - fino al 1973 erano 507 tra libri e articoli apparsi su riviste e studi.

Tra tutti questi autori meritano un posto di particolare rilievo o per la profondità dello studio sulla sua vita o per gli aspetti illuminanti della sua dottrina

- E. Vandeur,

O mio Dio Trinità che adoro, Firenze 1923. - P.M.V. Bernadot,

Dall'Eucaristia alla Trinità, Torino 1924.

- Maria Amabel del Cuore di Gesù, O.C.D., Verso la luce, l'amore, la vita, Milano 1939. - M. - M. Philipon,

La dottrina spirituale di Suor Elisabetta della Trinità, Brescia 1967, con prefazione di R. Garrigou - Lagrange.

- H.U. Von Balthasar,

Suor Elisabetta della Trinità e il suo messaggio spirituale, Milano 1959.

- M. - M. Philipon,

L'inabitazione della Trinità nell'anima -

La spiritualità di Elisabetta della Trinità, Milano 1966. - E. Ancilli,

Una testimone dei nostri tempi: Sr. Elisabetta della Trinità, Rivista di vita spirituale 22 (1968) 573-595.

- Sr. Giovanna della Croce,

Nel silenzio e nell'adorazione: Elisabetta della Trinità, in Il Carme­lo - Invito alla ricerca di Dio, Roma 1970, 315-342.

- M.D. Poinsenet,

Questa presenza di Dio in te, Milano 1971. - H.U. Von Balthasar,

Sorelle nello spirito - Teresa di Lisieux e Elisabetta di Digione, Milano 1974.

- V. Macca, Elisabetta della Trinità. Un'esperienza di grazia nel cuore della Chiesa, Roma 1976.

- A.A.V.V., Elisabetta della Trinità - Esperienza e dottrina, Roma 1980.

- Ardens,

Un balzo nel divino (Vita e pensieri di Elisabetta della Trinità), Roma 1983.

- R. Moretti,

Introduzione a Elisabetta della Trinità - Vita scritti - dottrina, Roma 1984.

- A. Sicari,

Elisabetta della Trinità. Un'esistenza teologica, Roma 1984. - Elisabetta parla ancora, Roma 1984.

- C. De Meester,

Elisabeth ou lAmour est là, Paris (forse per il 1991). - C. De Meester,

Elisabeth de la Trinité. Paroles, annotations personnelles et premiers témoins oculaires, Paris (forse per il 1991).

- A.A.V.V.

L'esperienza mistica di Elisabetta della Trinità, Napoli 1987, parti­colarmente Sr. Giovanna della Croce, Elisabetta della Trinità e l'esperienza mistica, o. c. 115-148.

 

3. Messaggio

1) Il centro dell'esistenza teologica di Elisabetta è Gesù Cristo, il Verbo eterno, il "Crocifisso per amore".

2) La conformità a Cristo e la trasformazione in Cristo fino al paradiso è sviluppata nella vita d'unione con la Trinità che si dona in Cristo: vita d'immersione nei Tre e d'inabitazione dei Tre accolti nel silenzio, nell'adorazione dell'anima che diventa la "lode di gloria" dell'unico amore trinitario.

3) In Cristo e per Cristo nella Trinità inabitante, Elisabetta si unisce a tutte le persone care, e con Cristo ripara per tutto il mondo dei peccatori.

4) La vita cristico-trinitaria fa crescere in Elisabetta una strug­gente nostalgia del cielo, del faccia a faccia nella gloria, dopo il faccia a faccia nella fede.

5) La creatura che più ha vissuto il mistero di Cristo e la vita trinitaria è Maria, presenza respirata continuamente da Elisa­betta.

6) Queste linee dinamiche, crescenti simultaneamente nelle Lettere, si raccolgono nella Elevazione alla Trinità, nei due Ritiri, e negli ultimi Biglietti.

Prima di evidenziare i passi esplicitamente sulla Trinità e lo svolgersi di alcuni eventi trinitari precedenti, concomitanti o seguenti, occorre ricordare i seguenti brani come una introdu­zione sulla vita interiore di Elisabetta, tenendo presente che la datazione dei singoli passi è stata verificata in base al testo critico di C. De Meester, o.c.

Il 19 aprile 1891 fa la prima comunione. Un'immagine con una strofa che la priora del Carmelo le dona sarà un fatto trinitario che la fanciulla non ancora undicenne assimilerà sempre più coscientemente

«Figlia, il tuo nome un gran mistero asconde che in questo dì si compie, ed hai ben donde farne tua gloria: Casa di Dio ti chiami; tuoi ospiti manenti sono i Tre che ami». Così scrive Madre Germana:

«Durante la commovente cerimonia, Elisabetta pianse in silen­zio, e "quando uscimmo di chiesa", racconta la comunicanda che le era compagna, "ella mi disse: non ho fame, Gesù mi ha nutrita". Quante volte anche noi dopo una fervente orazione, l'udimmo ripetere: «Oh, il Signore, come mi ha nutrita bene!». La sera ella ebbe un abboccamento al Carmelo con colei che otto anni più tardi, divenuta priora, doveva sostenerla durante i due lunghi anni di aspettativa: «l'impressione che essa mi lasciò - ci scriveva la Reverenda Madre - è incancellabile. Le dissi che secondo l'etimologia del suo nome, ella doveva essere la fortu­nata piccola Casa di Dio, e questo pensiero la colpì vivamente. Glielo scrissi a tergo di un'immagine, senza però supporre affatto, allora, che il mistero del divino soggiorno nell'anima sua diverrebbe il motto proprio della sua vita interiore».

Un giorno del febbraio 1900, a 19 anni, avviene l'incontro col padre domenicano Ireneo Vallée che le chiarisce il mistero dell'inabitazione della Trinità

"«Sì, figlia mia, tutta la Trinità è là, nella sua anima, come dice il testo di San Paolo: "Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito Santo dimora in voi?" (I Cor. 3,16). La sua anima è il tempio della Trinità»...

Certo non si era mai trovato dinanzi una interlocutrice del valore di quella giovane di diciannove anni, il cui atteggiamento, proprio in quel momento, rivelava la qualità del raccoglimento spirituale che l'aveva colta. Egli stesso doveva dire in seguito: «Le ho detto tutto in una volta. L'ho vista levarsi come un'ondata». Questo non gli impedì di continuare a parlare per quasi due ore...

«Non vedevo l'ora che tacesse,» - confessò Elisabetta alla Priora dei Carmelo ... 11(3).

 

Vita alla presenza di Dio prima dell'ingresso al Carmelo Elisabetta avverte la presenza di Dio nel creato come attestano le Escursioni nel Giura (agosto-settembre 1895) e diverse lettere. Ma è solo il primo grado, che è già preghiera iniziale, perché la sua unione con Dio, col S. Cuore e con gli altri in Dio, è vissuta nella pienezza della preghiera come Elisabetta ripetutamente dice nelle lettere a Maria Luisa Maurel, 28 settembre 1899 (L 23, 91) (cfr. 17 giugno 1900, L 27, 97). Nella lettera a Margherita Gollot 1 luglio 1900 (L 35, 100) per la prima volta si firma - Elisabetta della Trinità.

A Maria Luisa Maurel il 12 agosto 1900 (L 31, 101) narra la bellezza dell'oceano a Biarritz, il suo grandioso spettacolo e il fascino che esercita sul suo spirito "questo orizzonte sconfinato" (cfr. 7 ottobre 1900, L 35, 105 e 16 ottobre 1900, L 24, 92).

Nella lettera datata 1 dicembre 1900 (L 38, 109) al canonico Angles, traccia un programma di vita interiore ma adatto anche a chi vive nel mondo: abbandono e offerta a Dio che è "con me", agire "alla sua santa presenza, sotto quello sguardo divino che penetra nel più intimo dell'anima. Anche in mezzo al mondo si può ascoltarlo nel silenzio di un cuore che non vuole essere che suo".

Nella lettera del 24 dicembre 1900 (L 39, lll) ancora al canonico Angles, il Natale è vissuto nella sua interiorità: "che il divin Bambino... le risplenda nell'animo coi più dolci raggi del suo Amore!... Questa festa di Natale parla tanto all'anima e mi sembra che la inviti a morire a tutto per rinascere ad una vita nuova, una vita tutta d'amore".

A Margherita Gollot il 19 luglio 1901 (L 73 ed. francese t 11, 250) scrive: "andiamo a Lui che vuole che siamo tutte sue e ci avvolge d'ogni parte così che non viviamo più ma Lui viva in noi!"

 

Unione con Dio in tutte le azioni e cose

Troviamo degli accenni nella lettera del 18 febbraio 1901 di un lunedì sera non datato (L 40, 112.113).

Così nella lettera a Maria Luisa Maurel del lo maggio 1901 (L 46, 123.124).

Quello che le urge è la vita di dentro con lui solo in noi, l'unica sorgente zampillante, in un generoso abbandono "al nostro prediletto Gesù", sul Cuore del Maestro, nell'amore e nel raccoglimento, come scrive a Margherita Gollot, aprile-giugno 1901 (L 28, 98), 19 luglio 1901 (L 36, 106.107), 26 luglio 1901 (L 29, 99).

Alla sorella Margherita Catez il 30 agosto 1901 (L 83, 171): "tutto è delizioso al Carmelo: si trova il buon Dio al bucato come all'orazione. Non c'è che lui dappertutto! Lo si vive, lo si respira... Il mio orizzonte si allarga ogni giorno più": il suo orizzonte cristologico-trinitario.

Al canonico Angles scrive l’11 settembre 1901 (L 85, 175): "Amo Christum!... sento che tutti i tesori che sono rinchiusi nell'anima del Cristo sono miei e mi sento così tanto ricca. Con quanta felicità vado ad attingere a questa sorgente per tutti coloro che amo... Lui è tutto... e lo si trova dappertutto, al bucato come all'orazione! ".

Alla zia Matilde Rolland all'inizio d'ottobre 1902 (L 82, 170) scrive, dopo essere entrata al Carmelo: "ho trovato il mio cielo sulla terra in questa cara solitudine del Carmelo dove sono sola con Dio solo. Fo tutto con lui e a tutto vado con una gioia divina. O che spazzi, o che lavori, o che sia all'orazione, tutto trovo bello e delizioso perché è il mio Maestro che vedo dappertutto!"

 

Unione conformante con Cristo e trasformante in Cristo e per Cristo con la Trinità

Il suggello della croce porta a una maggiore rassomiglianza con Gesù, "l'Aquila divina": "siamo la preda del suo amore" (1901? a Margherita Gollot, L 40 112.113). Il venerdì santo c'impone di morire, nell'amore, con lui "l'Amore nostro Crocifisso", per risorgere con lui nella Pasqua, in attesa di celebrarla nel Carme­lo celeste (alla stessa, 30 marzo 1901, L 41, 113.114; 7 aprile 1901, L 42, 115.116).

In un giovedì dell'aprile 1901 le scrive (L 45, 121.122) sulla gioia di "soffrire, dare qualche cosa a colui che si ama... E là, ai piedi della croce, che ci si sente la sua fidanzata". Dall'amore per il crocifisso passa alla vita d'unione: "«Dio in me, io in lui»... Che gioioso mistero la presenza di Dio dentro di noi...

Preoccupiamoci di non lasciarlo mai solo".

L'8 maggio 1901 nel decimo anniversario della prima comunione, ritorna sulla croce come segno d'amore offerto da Gesù sposo, e accenna alla sua prova di una "pura fede", nell'oscurità senza la consolazione sensibile della presenza del Signore (L 47, 125.126).

Il 16 maggio 1901 (L 48, 126.127) l'esorta all`unione d'amore" e alla vita "nel cielo col nostro Diletto" e le chiede un ricordo per una serata di festa perché possa trasformarla in una serata di comunicazione agli altri della sua presenza di Dio: "Gli chieda... che egli sia talmente in me che lo si senta avvicinandomi e si pensi a lui!... Noi siamo le sue ostie viventi, i suoi piccoli cibori. Si, che tutto in noi lo rifletta e lo possiamo donare alle anime". Il 19 maggio 1901 scrive al canonico Angles (L 49, 128.129) confidandogli la nostalgia del cielos.

Il 23 maggio 1901 (L 50, 129.130) scrive a Margherita Gollot che non è andata a quella festa da ballo per un raffreddore che "il mio Diletto mi ha spedito" in una "delicatezza" del suo Cuore. Unione con gli altri in Cristo inabitante in noi

Accenni si trovano nelle lettere a Maria Luisa Maurel del 5-6 giugno 1901 (L 52, 131), a Margherita Gollot dello stesso giorno (L 53, 133), del 30 maggio (?) 1901 (L 69, 156) del 21 luglio 1901 (L 68, 154.155), a Cecilia Gantier del lo agosto 1901 (L 73, 159), a Francesca de Sourdon del 4 agosto 1901 (L 76, 161), alla mamma del 13 agosto 1901 (L 78, 163.164): "dopo la Comunione, posse­diamo tutto il Cielo nella nostra anima, eccetto la visione!... Nel buon Dio trovo tutte le valli, tutti i laghi, tutte le visuali... ti abbraccio vicino al buon Gesù"; a Francesca de Sourdon del 22 agosto 1901 (L 80, 167).

Alla sorella Margherita scrive due lettere, del 12 settembre e verso il 20 settembre 1901 iniziandole con Amo Christum (L 87, 179; L 88, 180.181) e le dice: "colui che sa tutto... è l'Ospite della tua anima... egli è dentro di te come in una piccola ostia... È vicino a lui che mi ritroverai sempre!... Bisogna amarsi al di sopra di tutto ciò che passa... Prendi il tuo Crocifisso, guarda, ascolta.

Sai che lì è il nostro appuntamento... le nostre anime sono diventate una sola in colui che è tutto amore.. Mi metto li, davanti alla nostra finestrella col mio Crocifisso e tiro l'ago con ardore mentre l'anima mia resta accanto a lui".

Nel Natale 1901 scrive alla mamma (L 89, 182): "È così bello ritrovarsi vicino al buon Dio... il piccolo Gesù della mangiatoia ti tende le braccia con amore e ti chiama "mamma"; gli hai dato la figlia per essere la sua piccola sposa ed ecco che egli diventa il tuo Figlio diletto... ascoltalo, fai silenzio".

L'1 dicembre 1901 scrive al canonico Angles (L 91, 184): "l'amo tanto il mio Cristo... La sua anima sarà in perfetta comunione con quella della fortunata fidanzata che finalmente si darà a colui che la chiama da tanto tempo... Gli chieda che non sia più io a vivere ma lui viva in me".

Il 16 febbraio 1902 (L 100, 194.195) alla sorella Guite dice: "non è vero forse che non ci lasciamo mai? Sai bene la preghiera che Gesù faceva al Padre: "Voglio che essi siano uno come tu ed io siamo uno"... quando quest`uno" è consumato fra le anime, mi pare che nessuna separazione sia più possibile... Vi amo tanto e mi sembra che questo amore cresca ogni giorno perché lui lo divinizza!... avevamo il SS.mo Sacramento nell'oratorio, domeni­ca in coro. Ho trascorso quasi tutta la giornata accanto a lui, e la mia Guite era là con me, perché mi sembra proprio di averti qui nella mia anima... vivi nella sua intimità: è qui che non formiamo più che una cosa sola".

Verso fine agosto 1902 scrive alla signora Maria Luisa Ambry (L 117, 219.220) consolandola per la morte di un bambino: "c'è un cuore di Madre nel quale può andare a rifugiarsi, quello della Vergine. È un cuore che ha conosciuto tutti i tormenti e tutti gli strazi eppure seppe conservarsi sempre calmo e forte perché appoggiato a quello del Cristo!"

Il 26 ottobre 1902 (L 120, 222.223) svolge un motivo costante, intimità di vita anche con quelli che sono morti in Cristo: "Si orienti con tutta l'anima verso l'eterna dimora della pace e della luce alla quale è volato il suo angioletto! Sapesse come le è vicino e come può vivere con lui in una dolce intimità. Sì, perché tutto questo mondo invisibile si avvicina a noi per la luce della fede e si stabilisce una vera comunione di vita tra quelli di lassù e quelli di quaggiù".

Alla mamma, 1 novembre 1902 (L 122, 225-226) scrive: «i cari scomparsi che ci hanno preceduto lassù. Mai li ho sentiti così presenti... il Carmelo è così vicino al cielo; è il cielo nella fede!... l'Agnello che i Beati adorano nella Visione è quello stesso del quale la tua Elisabetta è la fidanzata... Tutto questo mondo divino è mio, è il centro dove devo vivere e seguire fin da quaggiù, dappertutto il mio Agnello».

Il 15 febbraio 1904 (L 99, 193) consola la signora Farrat per la morte di un congiunto: «È accanto a lei... questo Maestro il cui cuore è così compassionevole. È lui che ha ricevuto lassù questa cara anima... Viva con esso in questo aldilà che è così vicino a noi... la morte non è una separazione».

 

Esponiamo cronologicamente numerandoli i brani trinitari immersi nel contesto della sua vita spirituale

1898

1. La sposa della Trinità

Il primo accenno è in una poesia "Pentecoste" del 29 maggio 1898 dove scrive (P. 54, 707.708)

Della tua fiamma, incandescente e pura brucia l'anima mia, Spirito Santo...

In Gesù solo sia la mia speranza... Tu, suprema bontà, bellezza eterna, che adoro ed amo nel mio nulla, o Dio, consuma nelle tue fiamme divine il corpo, il cuore, l'anima di questa umile sposa della Trinità, che a lei restar fedele solo aspira!

 

Testimonianza di una fanciulla amica, Margherita Gollot

«Conobbi Elisabetta nel novembre 1899.

Nel corso di due anni, ci vedemmo quasi tutti i giorni, al Carmelo, non altrove, e per circa un'ora, mai meno di mezz'ora di conversazione.

Al principio avvertivo di essere al medesimo livello... ma più tardi ho sentito che lei saliva, prendeva il volo.

E stata probabilmente la signorina Vuissard che le fece conosce­re il Padre Vallée che era il suo direttore spirituale.

Ella si trovava molto bene con lui ed era entusiasta della sua direzione; dunque è forse proprio lei che ha condotto Elisabetta dal Padre, allora Priore dei Domenicani. Fino a quel momento, Elisabetta spiritualmente era come impaniata; ma dopo cono­sciuto il Padre Vallée, fu come se le si fosse spalancata una porta dinanzi. Il domenicano le aveva aperto larghi orizzonti, e poco dopo ella non aveva più bisogno neppure di lui: presa la sua via, partì a volo. La Trinità l'aveva conquistata. Era il suo tutto. La Trinità, e poi più nulla. Verso l'ultimo periodo dei nostri incontri, Elisabetta non parlava quasi più, era come presa dalla Trinità.

Viveva "al di dentro".

Diceva spesso: «Mi sembra che Egli sia qui». E faceva il gesto di stringere tra le braccia e al cuore Qualcuno.

Entrata al Carmelo, non mi ha più scritto».

«La trasformazione in Gesù Crocifisso, era tutto il suo ideale di santità: laonde quando la Madre Priora le disse l'intenzione che aveva di dedicarla alle Tre Divine Persone, le costò dover rinunziare al nome da lei vagheggiato, di Elisabetta di Gesù».

Secondo la testimonianza di suor Amata di Gesù, al primo entrare nella sua cella di postulante (2 agosto 1901) mormorò «La Trinità è qui».

Nel formulario che suor Elisabetta riempì otto giorni dopo il suo ingresso in Carmelo leggiamo, tra le altre, anche le seguenti domande e risposte.

D. Ha ella grande desideri del Paradiso? R. Ne ho talvolta la nostalgia; ma tranne la visione di Dio, già lo posseggo nel più intimo dell'anima mia...

D. Quale è il suo motto? R. Dio in me' e io in Luilo.

Secondo la testimonianza di suor Odile, «Parlava dei suoi "Tre" con un candore stupefacente. Si sentiva che l'anima sua era al di sopra, in Dio... In giorni di ricreazione, una volta mi disse, stringendosi le mani sul cuore: `Lei non sente i TRE? Io li sento'»».

A Margherita Gollot in un martedì sera tra l'aprile e il giugno 1901 (L 69, 156) scrive sull'urgenza del silenzio vicino al Crocifis­so: «perdiamoci in lui. Non le sembra che a momenti questo bisogno di silenzio si faccia in noi tanto più forte? Mettiamo tutto a tacere per non udire che lui. È così bello il silenzio accanto al divin Crocifisso!... egli... dona sempre!».

 

2. Trinità, Dio tutto amore

Subito dopo, il giovedì sera del 30 maggio 1901 in una lettera a Margherita Gollot (L 70, 157) Elisabetta lascia cadere il secondo sviluppo trinitario, dopo aver parlato della sofferenza, della felicità del martirio per Gesù "dal Cuore così tenero" che dona la gioia di amarlo e di essere la sua vittima d'amore: «le nostre anime si perderanno in lui, in questa Trinità eterna, in questo Dio tutto amore!».

 

1901

3. Perdiamoci in questa Trinità

Il terzo accenno alla Trinità, come dimora in cui perderci, oltre alla firma delle lettere "E. della Trinità", è del 2 giugno 1901 (L 51, 130) a Margherita Gollot due mesi prima dell'entrata al Carmelo. L'inizio della lettera e la conclusione sono trinitari, ma il centro dinamico rivelativo ed elevante è il Crocifisso: «Cara sorellina, perdiamoci in questa Trinità Santa, nel Dio tutto amore, lasciamoci trasportare in quelle regioni dove non c'è più che lui, lui solo!... Rimaniamo unite sempre ai piedi della croce, immobili e silenziose presso il divin Crocifisso ad ascoltarlo e penetrare tutti i suoi segreti.

Ci svelerà tutto, è lui che ci condurrà al Padre, a colui "che ci ha tanto amato da donarci il suo Unigenito". A Dio, che non vi sia più altro che lui nel nostro cuore».

Nello stesso giorno su un'immagine, forse alla stessa Margherita scrive (L 59, 228 dell'edizione francese, t. II): «Che nelle nostre anime si consumino l`Uno" col Padre, col Figlio, e con lo Spirito Santo!».

 

4. Maria Elisabetta della Trinità

Un quarto ampliamento è del 14 giugno 1901 al canonico Angles (L 56, 136) dove svolge i pensieri sulla comunione al dolore del Signore, sulla comunione eucaristica, sulla comunione con Dio anche senza il sacramento eucaristico, "nel cielo della mia anima", la vocazione particolare contenuta nel suo- nome che porterà al Carmelo, al mistero della SS. Trinità "abisso in cui mi perdo". Anche qui la Trinità è vissuta esplicitamente più come la dimora abissale che non come presenza interiore (indicata sopra implicitamente). Riportiamo la lettera per la sua impor­tanza e profonda vivacità.

«Da dieci giorni sono in trappola: ho un versamento di sinovia ad un ginocchio. Eppure sono contenta, penso che si tratta di una attenzione del mio Diletto che vuol far partecipare la sua piccola fidanzata al dolore delle sue ginocchia divine sulla via del Calvario! Non posso andare in chiesa, non posso fare la S. Comunione, ma, vede, il buon Dio non ha bisogno del sacra­mento per venire da me, mi sembra di averlo tutto egualmente. È così bella questa presenza di Dio! È laggiù, in fondo, nel cielo della mia anima, che amo trovarlo perché non mi abbandona mai. «Dio in me, io in lui». Oh, è la mia vita!... È bello, non le pare, pensare che, salvo la visione, lo possediamo già come lo possiedono i Beati lassù, che possiamo non lasciarlo mai, non distrarci mai da lui! Lo preghi tanto perché mi lasci prendere tutta, rapire tutta!... Le ho mai detto il mio nome al Carmelo? Maria Elisabetta della Trinità. Mi sembra che questo nome indichi una vocazione particolare, non è forse vero che è bello? Amo tanto questo mistero della SS. Trinità, è un abisso in cui mi perdo!...».

 

5. La tenda vicino ai Tre

Il quinto brano trinitario è offerto da una poesia del dicembre 1901

Per la sua Vestizione 8 dicembre 1901

O dolce vita nella Trinità, tutta luce, tutta amore!... Vicino ai Tre alzo la mia tenda, sono piccola, poco ingombrante... Seguendo dovunque il mistico Agnello,

canteremo con lui il dolce cantico contemplando il fulgore senza fine della beata eterna Trinità.

 

6. Natale e Trinità

Il sesto squarcio trinitario è offerto da un'altra poesia del Natale 1901

O luminosa, dolce visione! dentro di me, nella mia anima si compie il sublime mistero, si rinnova l'Incarnazione!... Viene13 a rivelarci il mistero, tutti i segreti del Padre,

per condurci, di luce in luce fino al seno della Trinità.

 

1902

Il 28 gennaio 1902 (L 93, 187) scrive a Francesca de Sourdon «Mi sembra che la mia preghiera sia onnipotente perché non sono io che prego, ma il mio Cristo che prega in me!».

 

7. Invasa dai Tre!

L'11 febbraio 1902 o poco prima (L 134, 243) condensa in poche righe alla rev. M. Maria di Gesù una sintesi di vita trinitaria «Mia buona Madre, preghi un po' perché la piccola "casa di Dio" sia tutta piena, tutta invasa dai Tre! Sono partita nell'ani­ma del mio Cristo e voglio in essa trascorrere la mia quaresima. Gli domandi che non viva più io, ma lui viva in me, che si consumi ogni giorno di più l`uno" ed io resti sempre fissa nella grande visione! Mi sembra che sia qui il segreto della santità, ed è così semplice! E pensare, mia buona Madre, che abbiamo il cielo in noi, quel cielo di cui talvolta provo così pungente la nostalgia! Come sarà bello quando il velo cadrà, finalmente, e godremo l'eterno "faccia a faccia" con colui che unicamente amiamo. Nell'attesa vivo nell'amore, mi ci getto dentro e mi ci perdo. È l'Infinito, quell'Infinito di cui è affamata l'anima mia».

 

8. Con me saranno i Tre

Nella poesia Da una pia ricreazione sul mistero della Risurrezione del 30 marzo 1902 svolge il desiderio della visione finale dei Tre (P 89, 758.759)

Sempre cantare può l'anima mia, del Dio d'amor dimora: "Egli ama in me". Voglio fissar la luce del suo sguardo, lo splendore divino di quegli occhi. Contemplando del Padre il Verbo eterno, con me saranno i "Tre" e tutto il cielo... Presto, vision radiosa, lo vedrò

faccia a faccia, per sempre in lui perduta. Volgi lo sguardo a me, Verbo adorato, luminosa bellezza del mio Dio!

Il 7 aprile 1902 (L 102, 197.198) scrive al canonìco Angles: «il Maestro... Lo si trova tanto nel sonno quanto nell'orazione... Lei conosce la mia nostalgia del cielo; essa non diminuisce; ma io vivo già in questo cielo dal momento che lo porto in me».

In un martedì 22 aprile 1902 (L 103, 199.200) scrive a Bertina Guémard una pìccola comunìcanda: «quel giorno potrò... legge­re negli occhi della mia Bertina tutta la gioia che vi avrà lasciato Gesù, più ancora vedrò lui stesso nella cara comunicanda perché non è per pochi istanti soltanto che viene a lei, ma per rimanervi sempre... tra Gesù e la sua piccola comunicante s'inizia una unìone che deve essere un pregustamento del cielo»14.

 

9. Festa dei Tre

Scrivendo alla sorella Margherita (Guite)

Nella festa della SS. Trinità del 25 maggio 1902 (L 104, 200.201) troviamo il nono ampliamento trinitario dove Elisabetta scopre dì pìù la festa deì Tre come la sua festa e ìl mistero e la vocazione racchiusi nel suo nome

«Di' tutta la mia riconoscenza alle graziose voci che son venute a festeggiare la SS. Trinità, in particolare alla mia M. Luisa: dille che l'ho ben riconosciuta, come pure Alice, e prego molto per lei. Oh! sì, Guite mia, questa festa dei Tre è proprio la mia festa, non ce n'è un'altra simile. Ci stava proprio bene al Carmelo perché è una festa di silenzio e di adorazione. Mai avevo capito così bene il mistero e tutta la vocazione che vi è nel mio nome. Ti ho donato ai Tre, Guite cara, vedi come dispongo di te: sì, è in questo mistero che ti dò appuntamento. Che lui sia il nostro centro, la nostra dimora. Ti lascio questo pensiero del P. Vallée che sarà la tua orazione: "Che lo Spirito Santo vi attragga al Verbo, che il Verbo vi conduca al Padre, e che voi siate consumati in uno come lo era in verità del Cristo e dei nostri Santi"».

 

10. A lei vengono i Tre

Nella poesia a Madre Maria della Trinità, Festa della Trinità del 25 maggio 1902 (P 78, 742.743) contempla i Tre nella Vergine In un profondo silenzio, una ineffabile pace,

una divina orazione che non cessava mai,

con l'anima tutta inondata dagli eterni splendori, restava notte e giorno la Vergine fedele.

Il suo cuore come un cristallo rifletteva il Divino, l'Ospite che l'abitava, la Bellezza che non tramonta. Maria attira il cielo ed ecco il Padre a lei consegnerà il suo Verbo per esserne la Madre e della sua ombra la copre lo Spirito d'amore. A lei vengono i Tre, è tutto il cielo che s'apre e fino a lei s'abbassa. Adoriamo il mistero di questo Dio che s'incarna nella Vergine Madre. Sul monte del Carmelo vive un'altra Maria in grande comunione con Dio, di lui pervasa, in un raccoglimento profondo e misterioso, tutta al suo Dio donandosi, la notte e il giorno sempre. Brillare sul suo volto scorgo un raggio di luce, scintillante riflesso della faccia del Padre.

E come un giorno a Nazareth, nello stesso splendore, si china sulla vergine tutta la Trinità.

O "gratia plena", lasciami ripeter come l'Angelo, in questo giorno a te quella lode sublime.

Non sei tu pure, Madre, dall'Infinito invasa? Nell'anima serba un rifugio per la tua figliolina che ha il cuore traboccante di tanta gratitudine. Ne ho parlato al buon Dio in un silenzio profondo per te a lui domandando la totale invasione,

la difesa dei Tre nel consumato amore.

 

11. L'unità coi Tre

Il 25 maggio 1902 dietro a un'immagine scrive per suor Maria della Trinità (testo francese t 1 b, L 114, 83): «Che l'Uno si consumi nel più profondo delle nostre anime col Padre, col Figlio e con lo Spirito Santo».

 

12. Nell'unità dei Tre

Ancora nel 1902 tra maggio e settembre al basso d'una copia della preghiera di S. Caterina da Siena «O Trinità eterna» trascritta da Elisabetta, scrive (testo francese t I b, L 115, 83): «Che i Tre fondano le nostre anime nell'unità d'una stessa fede e d'un medesimo amore».

 

13. In comunione con i Tre

Alla sorella Margherita nella sera del venerdì 30 maggio 1902 (L 106, 203) scrive il programma trinitario: «continua a tenerti in comunione con i Tre, in ogni cosa: qui è il centro in cui ci ritroveremo».

 

14. Nel mistero dei Tre

Poco prima del 15 giugno 1902 (testo francese I b, L 119, 87) scrive alla sorella: «ti dono appuntamento nel mistero dei Tre». Alla sorella poco prima del 15 giugno 1902 (L 108, 205): «Abbia­mo in noi il nostro cielo, viviamolo».

Alla contessa de Sourdon nel 1902 (L 107, 204), poco dopo il 15 giugno (secondo l'ed. francese L 122, 90) scrive evidenziando il rapporto tra fede e visione, cielo interiore e cielo della gloria, l'adesione a Dio «attraverso ogni cosa»: «Noi portiamo in noi il nostro cielo poiché colui che sazia i glorificati nella luce della visione, si dà a noi nella fede e nel mistero. È la stessa cosa! Mi sembra di aver trovato il mio cielo sulla terra perché il cielo è Dio e Dio è nella mia anima. Il giorno in cui ho capito questo,

tutto s'è illuminato in me e vorrei sussurrare questo segreto a coloro che amo, perché anch'essi, attraverso ogni cosa, aderisca­no sempre a Dio e si realizzi quella preghiera del Cristo: «Padre, che siano consumati in uno».

 

15. Nella poesia Frammenti di una pia ricreazione

Per S. Germana, 15 giugno 1902 canta la comunione dei santi del cielo e della terra con l'unica Trinità (P 80, 744)

Voce del cielo

Nel sen dei Tre, sommersi nella luce, negli splendori del volto di Dio, penetriamo il segreto del mistero. Ed ogni giorno sorge più radioso! Infinita grandezza! Abisso immenso! A noi si unisce la Divinità!

O Trinità, o Dio, bene immutabile, noi ti vediamo in te, nella tua luce.

Voce della terra

Le anime della terra, i Santi in cielo si fondono in un solo, unico amore, nella profonda luce del mistero

un medesimo Dio sempre li sazia! In ogni cosa già ti possediamo sulla terra, visione radiosa.

Tutti riuniti nella stessa luce, o Deità, noi ci perdiamo in te.

Due frammenti di lettere scritte dopo il 21 giugno 1902 alla signorina Elena Cantener (L 129, 235) sono incisivi nella loro brevità: «che il Cristo ci introduca in quelle profondità, in quegli abissi dove non si vive che di lui... dimoriamo nel suo amore. Che egli ci verginizzi e imprima in noi la sua divina bellezza e che, traboccanti di lui, possiamo donarlo alle anime».

Il 24 luglio 1902 (L 109, 206) a Francesca de Sourdon signorina un poco ribelle svela il vero ideale, Cristo: «Egli affascina. Egli rapisce. Sotto il suo sguardo l'orizzonte diviene così bello, così vasto, così luminoso!... l'amo appassionatamente e in lui ho tutto! È attraverso di lui, al riflesso della sua luce che devo

guardare ogni cosa, andare a tutto!... Dimoriamo in lui... lasciati prendere nella rete del Maestro...

Elisabetta della Trinità, prigioniera di Cristo».

 

16. Il Padre, il Verbo e lo Spirito

Verso la metà del 1902 nelle Note intime del suo "Carnet" personale scrive la meditazione «Essere sposa di Cristo» (Ed. francese t 11, NI 13, 123): «Infine essere presa per sposa, sposa mistica, è aver rapito il suo Cuore al punto che dimenticando ogni distanza, il Verbo si spande nell'anima come nel seno del Padre con la stessa estasi d'infinito amore! È il Padre, il Verbo e lo Spirito che invadono l'anima deificandola, consumandola nell'Uno con l'amore. È il matrimonio, lo stato fisso, perché è l'unione indissolubile delle volontà e dei cuori. E Dio dice: FacciamoGli una compagna somigliante a Lui, saranno due in uno».

 

17. S'imprimono nell'anima i Tre

Nella poesia La Carmelitana del 29 luglio 1902 la vita trinitaria impressa nell'anima è già l'anticipo della visione (P 81, 745.746) La Carmelitana ha la sua beatitudine,

la sua visione agli splendori della fede; nel silenzio e nella solitudine

già le s'imprimono nell'anima i "Tre".

Nel Frammento di una scena di martirio a suor Agnese di Gesù-Maria (1902) sviluppa l'incontro con lo sguardo di Cristo (P 82, 747)

Non odi ormai l'eco del gran silenzio, l'inno d'amore che lassù si canta? Dimentica, sorella, questo esilio, salutiamo col cuore il giorno eterno. Non vedi lo splendore senza fine,

la Trinità che su di noi si china?

Il cielo s'apre, ascolta... ecco, ci chiamano. Sorella, raccogliamoci: è lo Sposo!

Non vedi quella nube luminosa

che ci raggiunge già col suo chiarore? Rimaniamo qui tutte silenziose

fissando l'immutabile bellezza. Lo sguardo di Cristo ci clarifica, imprime in noi la purità di Dio. Restiamo, sorella, perché ci deifichi, con l'anima nella sua anima, gli occhi nei suoi occhi. Lui stesso viene incontro alla sue vergini

per dare loro l'ineffabile bacio.

E qui con noi. Dall'ombra sua protette, guardiamolo perché ci verginizzi!... Purezza è il Cristo, splendore del Padre, viva immagine della Divinità.

Focolare egli stesso della luce

avvolge i suoi nel suo splendore eterno!

 

18. La Trinità in un cristallo

Il 2 agosto 1902 scrivendo al canonico Angles (L 115, 216) offre un nuovo squarcio trinitario che unisce l'eucaristia alla Trinità «Io vorrei essere tanto piena di lui da poterlo donare a quelle povere anime che ignorano il dono di Dio!

So che lei prega per me ogni giorno nella S. Messa. Oh, mi metta, la prego, nel calice affinché la mia anima sia tutta bagnata in questo sangue del mio Cristo di cui ho tanta sete, affinché sia tutta pura e trasparente, e la Trinità possa riflettersi in me come in un cristallo. Essa è tanto felice di contemplare la sua bellezza in un'anima. È questo che la costringe a donarsi sempre di più e a moltiplicare i suoi doni per operare il grande mistero d'amore e unità! Domandi a Dio che io viva pienamente la mia vita di Carmelitana, di fidanzata del Cristo».

Alla mamma il 2 agosto 1902 (L lll, 209) scrive: «L'amo appas­sionatamente, amandolo, mi trasforma in lui... mi consuma nell'essere uno cori lui».

 

19. Il grande sogno dei Tre

Nella seguente poesia del 6 agosto si definisce "l'innamorata dei Tre"

A Madre Maria della Trinità (P 83, 748.749) Fin dai secoli eterni, nel pensiero del Padre, dovevi essere un giorno la grande solitaria, la sposa del suo Cristo, dell'Altissimo il tempio, la vergine che illumina lo splendore dall'alto. Sotto i raggi divini, nel silenzio profondo, Iddio ti si rivela, la maestà infinita ti s'imprime nell'anima, in essa si diffonde, ti consuma nell'«uno», il gran sogno dei Tre. L'innamorata dei Tre, 6 agosto 1902 davanti al Crocifisso

Il 7 agosto 1902 (L 112, 210.211) spiega a Germana de Gemeaux la vocazione della carmelitana come attrazione alla carità del Crocifisso

«Una carmelitana, mia cara, è un'anima che ha fissato il Croci­fisso, che l'ha visto offrirsi come vittima al Padre per le anime, e raccogliendosi in questa grande visione della carità del Cristo, ha capito la passione d'amore della sua anima e ha voluto donarsi come lui!... Sulla montagna del Carmelo, nel silenzio, nella solitudine, in una orazione che non termina mai perché si continua in tutto, la carmelitana vive già come in cielo "di Dio solo". Quello stesso che sarà un giorno la sua beatitudine e la sazierà della sua gloria, si dona già a lei. Egli non la lascia mai, dimora nella sua anima. Più ancora, tutti e due non sono che uno. Per questo essa è affamata di silenzio per ascoltarlo sempre e penetrare sempre più a fondo nel suo essere infinito. Immede­simata col suo Diletto, lo trova dappertutto, lo vede risplendente in tutte le cose! Non è forse questo il cielo sulla terra?! Questo cielo, mia piccola Germana, lei lo porta nella sua anima».

 

20. I Tre, centro della vita

Nella lettera del 14 settembre 1902 (L 113, 211.212) a Germana de Gemeaux, parla di una consacrazione alla Trinità: «farò la S. Comunione per lei e se vuole darmi la sua anima, la consacrerò alla SS. Trinità perché la introduca nella profondità del suo mistero e questi "Tre", che tutt'e due amiamo tanto, siano veramente il centro in cui scorre la nostra vita! S. Teresa dice che l'anima è come un cristallo in cui si riflette la Divinità... quando vedo il sole invadere coi suoi raggi i nostri chiostri, penso che Dio invada nello stesso modo l'anima che non cerca che lui... Nell'orazione, durante la recita del divino Ufficio, dappertutto, è con me perché la tengo nella mia anima accanto a lui. Così ci perdiamo insieme nella SS.ma Trinità! Mi chiamo sempre Elisabetta, ma porto anche il nome della SS.ma Trinità».

 

21. Gesù, lo Spirito e il Padre

Il 29 settembre 1902 (L 116, 217.218) scrive alla signora Angles mettendo in rapporto la croce con le tre divine persone: «Non c'è altro legno capace come quello della croce di far divampare nell'anima il fuoco dell'amore!

E Gesù ha tanto bisogno di essere amato e di trovare in mezzo ad un mondo da cui è tanto offeso delle anime lanciate, cioè tutte abbandonate a lui... "Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato". Nostro Signore l'ha detto per primo e l'anima, unendosi a lui, entra nel movimento del suo Spirito Divino ed ha come unico ideale quello di realizzare la volontà del Padre che ci ha amato d'un amore eterno... ritroviamoci in colui che è amore e le nostre vite siano consacrate alla sua maggior gloria!».

Il 29 dicembre 1902 (L 126, 231.232) scrive alla signora Angles annunciandole la sua prossima professione religiosa per l'Epifa­nia: «verrà lo Sposo... mi farà sua regina e pronunzierò i voti che mi uniranno a lui per sempre!... Tutta una vita da trascorrere nel silenzio, nell'adorazione, nel cuore a cuore con lo Sposo!... In ogni circostanza e in ogni cosa non dimentichiamoci che è presente in noi».

 

22. Domenica, giorno dei Tre

Nell'imminenza della sua professione religiosa, (domenica fra l'ottava dell'Epifania, 11 gennaio 1903), il 31 dicembre 1902 scrive al Padre Vallée (L 127, 232.233): «certamente il Maestro le ha già fatto sapere che la sua figliolina stava per divenire sua sposa... e che in questa bella festa di luce e d'adorazione, in questo giorno che è quello dei Tre, le sarebbe venuto incontro per consumare con lei l'unione... mi sento tutta avvolta dalla carità del Cristo... Vorrei anche che questo fosse l'inizio d'un atto di adorazione destinato a non cessare mai più nella mia anima. Sono sicura che anche lei desidera che la sua figliolina sia un'adoratrice come la Maddalena, che taceva sempre per ascol­tare le parole che il Maestro diceva... Caro Padre, mi ha detto che per le anime non ci sono distanze. Voglia dunque tenere la mia vicino alla sua, dentro la sua, in modo che io sia tutta presa dal Cristo e non sia più io a vivere, ma lui viva in me».

Nello stesso giorno scrive al canonico Angles (L 128, 234.235)

«Mi sento immersa nel mistero della carità del Cristo... Oh, quale amore! Mi sento come schiacciata sotto il suo peso e non mi resta che tacere e adorare!... le sarei grata... se volesse offrire il S. Sacrificio per la sua carmelitana... affinché... possa dire con S. Paolo: "Non vivo più io, è il Cristo che vive in me"... la lascio per entrare con lo Sposo in un profondo raccoglimento».

 

23. Trinità e anno liturgico Natale 1902 (P 84, 750)

Spirito Santo, aumenta la tua fiamma, uniscimi più forte al Re divino. Gesù, splendore del Padre, guardami, io spero in te.

Preparami, Signore, per venire a te.

 

1903

Alla contessa de Sourdon il 21 febbraio 1903 (L 94, 188) esprime la sua preghiera: «Domando a Dio di rivelarle la dolcezza della sua presenza e di fare della sua anima un santuario in cui egli possa venire a consolarsi. Voglia permettere anche a me di penetrarvi e adorare colui che vi dimora».

 

23 bis. Perdermi nella Trinità

Nella lettera al chierico Chevignard del 24 febbraio 1903 (L 133, 242) svela come intende vivere nella Trinità il periodo liturgico (cfr. poesia precedente) con un nuovo brano cristologico-trinita­rio. «Durante questa quaresima, vorrei, come dice S. Paolo, "seppellirmi con Cristo in Dio", perdermi in quella Trinità che sarà un giorno la nostra visione e, sotto il suo divino fulgore, sprofondarmi nell'abisso del mistero».

Nel marzo 1903 (L 101, 197) scrive alla mamma ricordandole il suo consenso del 26 marzo di tre anni prima all'ingresso della figlia nel Carmelo: «Offri a Dio tutto quello che ferisce il tuo cuore... Pensa che giorno e notte hai qualcuno nella tua anima che non ti lascia mai sola».

 

24. Nella visione dei Tre

La dimora iniziale nella visione dei Tre è descritta nella poesia

A. Sr. Maria dell'Incarnazione, conversa del Carmelo di Digio­ne, del 16 aprile 1903 (P 85, 751.752)

Dimmi come nella preghiera, nel silenzio, nella fede, si dimora già sulla terra nella visione dei Tre!...

 

25. Attrattiva del mistero trinitario

Nella lettera del 20 maggio 1903 a Germana de Gemeaux (L 137, 247.248) un nuovo squarcio sulla Trinità nella domenica, il giorno del Signore

«La domenica trascorro la mia giornata in onore della SS.ma Trinità insieme a lei. Oh! mia piccola Germana, quanto è buono il Signore a darci l'attrattiva di questo mistero!».

 

26. Silenzio e canto dell'anima e della Trinità

Biglietto Alla sorella, signora Chevignard il 15 giugno 1903 (o.c. 595)

«Che nell'anima della mia Guite si faccia un profondo silenzio, eco di quello che è l'armonioso canto della Trinità.

Che la sua orazione non cessi mai, perché essa possiede già quello che sarà un giorno la sua visione e la sua beatitudine.

S. Germana 1903 Elisabetta della Trinità».

Al canonico Angles il 15 luglio 1903 (L 141, 255)

«Lo sento così vivo nella mia anima, non ho che da raccogliermi per incontrarlo dentro di me, e qui sta tutta la mia felicità».

 

27. Questo cuore tutto della Trinità

Alla mamma verso il 13 agosto 1903 (L 145, 261.262) scrive: «La nostra cella è piena di silenzio, piena soprattutto della presenza del buon Dio... Vivi nella sua intimità come si vive con colui che si ama, in un dolce cuor a cuore. È il segreto della felicità di tua figlia che ti abbraccia con tutto l'amore del suo cuore di carmelitana, questo cuore che è tutto tuo perché è tutto di lui, tutto della Trinità».

 

28. «E’ tutta la Trinità che dimora in noi»

È la frase agostiniana che Elisabetta scrive alla sig. Germana De Gemeaux 20 agosto 1903 (L 148, 266)

«È tutta la Trinità che dimora in noi e sarà la nostra Visione del cielo. Sia questo il suo chiostro, mia piccola sorella. Mi dice, e questo mi dà tanta gioia, che trascorre così la sua vita. Anche la mia. Sono «Elisabetta della Trinità», cioè Elisabetta che scom­pare, si perde nei Tre e si lascia invadere da loro».

Al canonico Angles, verso il 27 agosto 1903 (L 146, 263) scrive «Sento tanto amore intorno alla mia anima! E come un oceano in cui mi getto e mi perdo; è la mia visione sulla terra in attesa del «faccia a faccia» nella luce! Egli è in me ed io in lui. Non ho che da amarlo e lasciarmi amare, ad ogni istante, in ogni cosa: svegliarmi nell'amore, muovermi nell'amore, addormentarmi nell'amore, con l'anima nella sua anima, il cuore nel suo cuore, gli occhi nei suoi occhi, affinché attraverso il contatto egli mi purifichi, mi liberi dalla mia miseria».

 

29. La Trinità, l'amore inabitante

Alla signorina Germana de Gemeaux, 20 settembre, 1903 (L 151, 272.274)

«Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto Cara sorellina Germana della Trinità, sapesse come ho pregato per lei il giorno dei suoi 15 anni! Ho fatto la S. Comunione secondo questa intenzione e poi l'ho donata alla SS.ma Trinità e mi sembra che questo dono sia stato ancora più vero, più plenario che quello dell'anno passato. Sì, sorellina, ormai è tutta di "loro", dei "Tre",15 appartiene solo al buon Dio. Si abbandoni a lui, al suo amore!... Sr. Teresa del Bambino Gesù dice che «si è consumati dall'amore nella misura in cui ci si è abbandonati all'amore»... il suo cenacolo è l`amo­re", quell'amore che abita in noi. Così tutto il mio esercizio consiste nel rientrare in me stessa e perdermi in "loro", nei "Tre"16 che sono là! ...».

Commenta la promessa di Gesù sull'amore trinitario inabitante nella lettera alla signora Angles, 24 novembre 1903 (L 184, 325)

«Ma Gesù è ancora e sempre vivo. Vivo nell'adorabile Sacra­mento del tabernacolo, vivo nelle nostre anime.

È lui stesso che lo ha detto: "Se qualcuno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e verremo da lui e in lui stabiliremo la nostra dimora". Poiché vive in noi, teniamogli compagnia come l'amico all'amico! È proprio questa unione divina e tutta intima che forma la nostra vita al Carmelo, ne costituisce l'essenza e ci rende tanto cara la nostra solitudine. Come infatti dice il nostro Padre S. Giovanni della Croce, di cui facciamo oggi la festa, "due cuori che si amano preferiscono la solitudine a tutto"».

 

30. Trasformazione nelle Tre Persone Divine

S. Giovanni della Croce (Cantico B 39, 3.4) parla della trasfor­mazione per amore nelle divine persone trinitarie e di una certa partecipazione dell'anima e delle sue facoltà all'attività della Trinità, in modo particolare alla spirazione dello Spirito, «affin­ché ella spiri in Dio la medesima spirazione di amore che il Padre spira nel Figlio e il Figlio nel Padre, che è lo stesso Spirito Santo».

Tale dottrina e il passo specifico di S. Giovanni della Croce è così ripreso dalla beata Elisabetta della Trinità nella lettera del 28 novembre 1903 al chierico Chevignard (L 153, 278.279) «grazie per le sue buone preghiere, grazie per la sua lettera. Quel che mi dice intorno al mio nome, mi riempie di gioia. L'amo tanto questo nome che mi dice tutta la mia vocazione! Quando ci penso, la mia anima si sente rapita dalla grande visione del mistero dei misteri, da quella Trinità che fin d'ora è il nostro chiostro, la nostra dimora, l'infinito nel quale possiamo muoverci attraverso tutte le cose. Sto leggendo in questo mo­mento delle bellissime pagine del nostro beato Padre S. Giovan­ni della Croce, sulla trasformazione dell'anima nelle Tre Perso­ne Divine. Reverendo, a quale abisso di gloria siamo chiamati! Come comprendo il raccoglimento e il silenzio dei Santi che non riuscivano più ad uscire dalla loro contemplazione! E così Dio poteva trasportarli su quelle vette divine dove si consuma l`uno" fra lui e l'anima divenuta sposa nel senso mistico della parola. Il nostro beato Padre dice che allora lo Spirito Santo la solleva a così mirabili altezze da renderla capace di produrre in Dio la stessa spirazione d'amore che il Padre produce col Figlio e il Figlio col Padre, spirazione che non è altro che lo Spirito

Santo stesso! Poter dire che il buon Dio ci chiama, per la nostra stessa vocazione, a vivere in questi splendori santi, che mistero adorabile di carità! Vorrei corrispondere a questa vocazione passando sulla terra come la S. Vergine custodendo tutte queste cose nel mio cuore, seppellendomi, per così dire, nel fondo della mia anima per perdermi nella Trinità che ivi dimora, e trasfor­marmi in essa.

Allora il mio nome, "il mio luminoso ideale", come lei lo . chiama, sarebbe una realtà ed io sarei davvero Elisabetta della Trinità!...».

 

1904

Alle zie signorine Rolland tra il 30 dicembre 1903 e il 3 gennaio 1904 (L 155, 281.282) scrive: «un Natale al Carmelo, è una cosa unica... mi sono insediata in coro e là è trascorsa tutta la mia veglia con la S. Vergine, nell'attesa del Pargolo divino che questa volta stava per nascere non più nella mangiatoia, ma nella mia anima, nelle nostre anime perché è veramente 1'Em­manuele, il "Dio con noi"».

 

31. Sepolta nella Trinità

Al chierico Chevignard, 25 gennaio 1904 (L 186, 328)

«Ci sono due parole che per me riassumono tutta la santità, tutto l'apostolato: "unione, amore". Chieda al Signore ch'io ne viva pienamente, e rimanga per questo totalmente sepolta nella SS.ma Trinità. Non potrebbe augurarmi nulla di più bello!».

 

32. Lo Spirito che consuma l'«Uno» nella Trinità

Al sacerdote Paolo Jaillet curato di Pontoux 1'11 febbraio 1904 (L 98, 192) formula una promessa e un augurio dove notiamo uno sviluppo sulla Trinità e in particolare sullo Spirito Santo e il rapporto tra la vita liturgica e la vita con la Trinità: «In modo particolare durante l'Ufficio divino, le prometto di riserbarle ogni giorno una grande intenzione a Terza affinché lo Spirito d'amore, colui che suggella e consuma l"Uno" nella Trinità, le doni una supereffusione di se stesso e la porti per la via luminosa della fede a quelle cime dove non si vive più che di pace, d'amore e di quella unione che s'irradia ormai dai raggi stessi del sole Divino. Ultima­mente mi è stato scritto questo bel pensiero: "La fede è il faccia a faccia nelle tenebre". Oh, reverendo, voglia il cielo che questo si avveri per le nostre anime attraverso tutte le fasi per le quali il buon Dio vuole condurle e nulla al mondo possa distrarle dalla visione della sua carità. Ce l'ha detto mediante il suo Verbo Incarnato: "Restate nel mio amore". Che questo sia il divino appuntamento della nostre anime sulla terra, in attesa dell'appun­tamento del cielo ove andremo a cantare il Sanctus e il cantico dell'amore al seguito dell'Agnello!

Non so dirle, reverendo, quanto le sono riconoscente del ricordo che ha la bontà di serbarmi all'altare ed è proprio da codesto luogo sacro che la prego di volermi benedire».

In tre lettere parla della Trinità che viene a inabitare, col battesimo, nella sua nipotina.

 

33. Discesa della Trinità

Alla mamma, signora Catez, 1 marzo 1904 (L 162, 292)

«È commovente, vero? Sarai così buona da farmi sapere il giorno del suo Battesimo, perché potrò accompagnare al fonte battesimale la mia amata nipotina mentre la Santissima Trinità scenderà nella sua anima!».

 

34. Tempio della Trinità

Alla sorella, signora Chevignard, 12 marzo 1904 (L 163, 293.294) «mi sento tutta penetrata di riverenza di fronte a questo piccolo tempio della S. Trinità. La sua anima mi appare come un cristallo che riflette il buon Dio e se le fossi vicina, mi metterei in ginocchio per adorare colui che dimora in lei».

 

35. Adorazione della Trinità

Alle zie signorine Rolland, 9 aprile 1904 (L 165, 296)

«Non ho ancora visto la nipotina altro che in fotografia, me la devono condurre al primo raggio di sole ed è per me una gioia adorare lan SS.ma Trinità in questa animuccia divenuta il suo tempio col Battesimo: che mistero!...».

 

36. Vita della Trinità

Al chierico Chevignard, 27 aprile 1904 (L 166, 298.299) «Sarebbe così bello vivere, come lei stesso mi dice, di quella vita della Trinità che G. Cristo è venuto a portarci!...

Durante questo mese di maggio sarò unitissima a lei nell'anima della Vergine: è qui che adoreremo la SS. Trinità».

 

37. Il Padre misericordioso, il Cristo redentore, lo Spirito Santo fiamma purificante

Alla sua Madre Priora 15 giugno 1904 (P 86, 753) «Ricco in misericordia» resta Padre,

che il Cristo placa con la sua preghiera. «Perché splenda la gloria della grazia ci giustifica con la Redenzione». Vedremo, sì, la gloria del suo volto, chiamati ad esser suoi «figli adottivi». Realizziamo il suo voler supremo «rinnoviamo nel Cristo terra e cieli».

Il cielo è in noi e lo Spirito Santo lo purificherà nella sua fiamma.

«Leggendo il Dialogo di santa Caterina da Siena, Elisabetta rimase commossa dall'elevazione alla Trinità che lo conclude. "È la più bella di tutte le preghiere che conosco - confidò ad una suora - ed è quella che preferisco. Sento però che non conisponde completa­mente al movimento della mia anima. Se un giorno mi sentissi, ne comporrei un'altra più personale". L'ispirazione le venne il giorno della Presentazione della Madonna, 21 novembre 1904. Elisabetta compose di getto la sua nota elevazione, che esprime la sostanza della sua spiritualità trinitaria» (Testamento spirituale, a cura di E. Ancilli, Roma 1984, 57).

 

38. Miei Tre, mio Tutto

La Elevazione alla Santissima Trinità del 21 novembre 1904 (o.c. 605.606) si svolge attraverso cinque invocazioni. La prima e l'ultima sono alla Trinità, la seconda, la terza e la quarta a Cristo Verbo eterno, allo Spirito, al Padre.

1) "Mio Dio Trinità che adoro" = adorazione nel cielo dell'ani­ma

2) "O mio amato Cristo, crocifisso per amore" = amore, gloria, ascolto del Verbo eterno invocato nell'anima

3) "O Fuoco consumatore, Spirito d'amore, scendete sopra di me, affinché si faccia nella mia anima come un'incarnazione del Verbo..."

4) "e voi, o Padre, chinatevi sulla vostra piccola creatura... e non guardate in lei che il Diletto nel quale avete riposto tutte le vostre compiacenze"

5) "O miei Tre, mio Tutto, mia Beatitudine, Solitudine infinita, Immensità in cui mi perdo, mi consegno a voi... Seppellitevi in me perché mi seppellisca in voi, in attesa di venire a contempla­re nella vostra luce l'abisso delle vostre grandezze".

 

IM + IT

Mio Dio, Trinità che adoro, aiutatemi a dimenticarmi intera­mente per stabilirmi in voi, immobile e quieta come se la mia anima fosse già nell'eternità; che nulla possa turbare la mia pace o farmi uscire da voi, mio immutabile Bene, ma che ogni istante mi porti più addentro nella profondità del vostro mistero. Pacificate la mia anima, fatene il vostro cielo, la vostra dimora preferita e il luogo del vostro riposo; che io non vi lasci mai solo, ma sia là tutta quanta, tutta desta nella mia fede, tutta in adorazione, tutta abbandonata alla vostra azione creatrice.

O mio amato Cristo, crocifisso per amore, vorrei essere una sposa del vostro Cuore, vorrei coprirvi di gloria, vorrei amarvi... fino a morirne!... Ma sento la mia impotenza e vi chiedo di rivestirmi di voi stesso, di immedesimare la mia anima con tutti i movimenti della vostra Anima, di sommergermi, d'invadermi, di sostituirvi a me, affinché la mia vita non sia che un'irradiazione della vostra vita. Venite nella mia anima come Adoratore, come Riparatore e come Salvatore. O Verbo eterno, Parola del mio Dio, voglio passare la mia vita ad iascoltarvi, voglio farmi tutta docilità per imparare tutto da voi. Poi, attraverso tutte le notti, tutti i vuoti, tutte le impotenze, voglio fissare sempre voi e restare sotto la vostra grande luce. O mio Astro amato, incanta­temi perché non possa più uscire dallo splendore dei vostri raggi.

O Fuoco consumatore, Spirito d'amore, scendete sopra di me, affinché si faccia nella mia anima come un'incarnazione del Verbo ed io sia per lui un'aggiunta d'umanità nella quale egli rinnovi tutto il suo mistero; e voi, o Padre, chinatevi sulla vostra piccola creatura, copritela della vostra ombra e non guardate in lei che il Diletto nel quale avete riposto tutte le vostre compiacenze. O miei Tre, mio Tutto, mia Beatitudine, Solitudine infinita, Immensità in cui mi perdo, mi consegno a voi come una preda. Seppellitevi in me -perché mi seppellisca in voi, in attesa di venire a contemplare nella vostra luce l'abisso delle vostre grandezze. 21 novembre 1904

 

1905

39. In società con le tre divine Persone

Scrive alla signora contessa De Sourdon, poco prima del 20 gennaio 1905 (L 196, 347)

«Insieme con lei farò la S. Comunione per il caro scomparso, affinché Dio, ricco di misericordia, gli dia parte nell'eredità dei Santi, nella luce, se già non l'ha introdotto in questo regno. È fin là tuttavia che penetra la mia anima quando penso a lui e sono piuttosto portata a pregarlo che a pregare per lui. Ma lo farò lo stesso perché bisogna essere così puri, per comparire davanti a Dio! Eppure ci permette fin d'ora di vivere nella sua intimità e di cominciare in qualche modo la nostra eternità vivendo "in società" con le Tre Divine Persone. Che mistero! È qui che amo perdermi per ritrovarla, cara signora, chiedendo a Dio di strin­gere fortemente il nodo che unisce alla sua anima quella della sua piccola Elisabetta della Trinità r.c.i.».

 

40. Eucaristia e Trinità

Al signor canonico Angles, poco prima dell'8 marzo 1905 (L 161, 291)

«Preghi anche per la sua figliola, la consacri con la S. Ostia affinché non resti più nulla della povera Elisabetta, ma sia tutta della Trinità».

 

41. Sacerdozio e Trinità

Al rev. Chevignard alla vigilia dell'ordinazione sacerdotale, scri­ve il 7 aprile 1905 (L 200, 354)

«Per parte mia, desidero raccogliermi e ritirarmi nel più profon­do dell'anima, dove abita lo Spirito Santo, per pregare questo Spirito d'amore "che penetra ovunque, fino alle profondità di Dio", di darsi a lei in misura sovrabbondante e d'illuminare tutta la sua anima affinché, sotto la grande luce, essa possa ricevere "l'unzione del Santo" di cui parla il discepolo dell'amore. Insie­me con lei canto l'inno del ringraziamento e mi chiudo nel silenzio per adorare il mistero che avvolge tutto il suo essere: è tutta la Trinità che si accosta e si china su di lei per far risplendere "la gloria della sua grazia"».

 

42. Nella lettera al can. Angles del 1° giugno 1905 (L 230, 280.281 ed. francese), festa dell'Ascensione, parla del ritorno del Maestro al Padre, del sangue dell'Agnello, dello Spirito d'amore e di luce.

 

43-44. Le due lettere al rev. Chevignard nell'imminenza dell'or­dinazione sacerdotale, dell'inizio giugno e verso il 25 giugno 1905 (L 231 e 232, 281-285 ed. francese) sono una invocazione alle Tre Divine Persone perché si comunichino e plasmino l'essere sacer­dotale.

 

45. Lo Spirito imprime l'immagine della bellezza divina

Il 13 agosto 1905 o nei giorni seguenti scrive alla sorella, signora Chevignard (L 210, 371.372)

«Attraverso tutte le cose, in mezzo alle sollecitudini materne, mentre sei tutta dei tuoi angioletti, puoi ritirarti in questa solitudine per abbandonarti allo Spirito Santo perché ti trasfor­mi in Dio. Oh, egli imprima nella tua anima l'immagine della bellezza divina affinché il Padre chinandosi su di te, non veda più che il suo "Cristo" e possa dire: "Questa è la mia figlia diletta nella quale ho posto tutte le mie compiacenze". Oh, sorellina, in cielo gioirò vedendo comparire così bello il mio Cristo nella tua anima...

Quando sarai distratta dai tuoi numerosi doveri, cercherò io di compensare, e tu, se vuoi, allo scopo di raccoglierti, ad ogni ora, quando te lo ricorderai (se lo dimentichi, non fa niente) entrerai nel centro della tua anima, là dove dimora il divino Ospite e potrai pensare alle parole che già ti ho detto: "Le vostre membra sono il tempio dello Spirito Santo che abita in voi", e a quelle che sono del Maestro: "Restate in me ed io in voi". Di S. Caterina da Siena si dice che visse sempre in cella, pur in mezzo al mondo. In realtà essa viveva in questa abitazione interiore dove anche la mia Guite deve vivere!».

 

46. Un altro accenno trinitario è dell'8 ottobre 1905 nella lettera al sacerdote Chevignard dopo la sua ordinazione avvenuta il 29 giugno e la sua prima messa al Carmelo del 30 giugno (L 244, 307-309 ed. francese).

 

47. La Vergine dell'incarnazione, dove si dona tutta la Trinità

Alla signora contessa De Sourdon, 12? novembre 1905 (L 219, 386)

«Nella solitudine della nostra celletta, che io chiamo il mio "piccolo paradiso" perché è tutta piena di colui di cui si vive in cielo, non mi stancherò di guardare la preziosa immagine e mi unirò all'anima della Vergine al momento in cui il Padre la copriva della sua ombra mentre il Verbo s'incarnava in lei e sopraggiungeva lo Spirito Santo ad operare il grande mistero. Tutta la Trinità vi è impegnata, agisce, si dona».

 

48. La luminosità del Padre, del Verbo e dello Spirito

Al sacerdote don Chevignard nominato Vicario di Meursault, verso il 29 novembre 1905, scrive a conclusione della lettera (L 250, 319 ed. francese): «Vogliate benedirmi e far discendere nella mia anima la chiarità del Padre e del Verbo e dello Spirito».

 

49. Comunione con la Trinità e dimora interiore

A Germana de Gemeaux, fine dicembre 1905 (L 191, 337.338) «Ami sempre la preghiera, cara piccola Germana, e quando dico la preghiera non intendo tanto l'imporsi una quantità di preghie­re vocali ogni giorno, ma quella elevazione dell'anima a Dio, attraverso tutte le cose, che ci mette in una specie di continua comunione con la SS.ma Trinità, così, semplicemente, facendo tutto sotto il suo sguardo. Penso che abbia sempre una tale devozione a questo grande mistero e, se vuole, mia cara ami­chetta, questo sarà l'appuntamento delle nostre anime. Entrere­mo nel più intimo di noi stesse, là dove dimorano il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e in loro saremo una cosa sola. Le dò un appuntamento tutto speciale la sera alle cinque durante la nostra orazione, è contenta?».

 

1906

50. Trinità, dimora della terra e del cielo - L'azione dei Tre

Alla sorella, signora Chevignard, verso la fine di aprile 1906 (L 228, 400-402)

«Avendo amati i suoi che erano nel mondo li amò fino alla fine. Cara sorellina, non so se è venuta l'ora di passare da questo mondo al Padre mio, perché sto assai meglio e la santina di Beaune sembra volermi guarire: ma vedi, talvolta mi pare che l'Aquila divina voglia piombare sulla sua piccola preda per trasportarla là dove è lui: nella luce abbagliante! Ti sei sempre saputa dimenticare per la felicità della tua Elisabetta e sono sicura che, se me ne volassi via, sapresti rallegrarti del mio primo incontro con la divina bellezza. Quando il velo cadrà, con quale gioia mi inabis­serò fin nel segreto del suo volto! È qui che passerò la mia eternità. Nel seno di questa Trinità che già fu la mia dimora quaggiù sulla terra; pensa, Guite, poter contemplare nella sua luce gli splendori dell'essere divino, scrutare le profondità del suo mistero, esser fusi con colui che si ama, cantare senza tregua la sua gloria e il suo amore, essere simili a lui perché lo si vede come egli è... Sarei felice, sorellina, d'andare lassù per essere il tuo angelo. Come sarei gelosa della bellezza della tua anima già tanto amata sulla terra! Ti lascio la mia devozione per i Tre (all'amore!). Vivi al di dentro con essi. Il Padre ti coprirà della sua ombra, mettendo come una nube fra te e le cose della terra, per conservarti tutta sua, ti comunicherà la sua potenza perché lo ami con un amore forte come la morte. Il Verbo imprimerà nella tua anima come in un cristallo l'immagine della sua propria bellezza, perché tu sia pura della sua purezza, luminosa della sua luce. Lo Spirito Santo ti trasformerà in una lira misteriosa che nel silenzio, sotto il suo tocco divino, produrrà un cantico magnifico all'amore. Allora sarai "la lode della sua gloria". È quello che io avevo sognato di essere sulla terra. Tu mi sostitui­rai. Sarò invece "laudem gloriae" davanti al trono dell'Agnello e tu "laudem gloriae" nel centro della tua anima. Questo, sorelli­na, sarà sempre "l'uno" tra di noi. Credi sempre all'amore. Se hai da soffrire, pensa che sei più amata ancora e canta sempre "grazie". È così geloso della bellezza della tua anima! Non guarda che a questo.

Insegna alle piccole a vivere sotto lo sguardo del Maestro. Vorrei che Elisabettina avesse la mia devozione ai Tre. Sarò alla loro prima Comunione, t'aiuterò a prepararle. Tu pregherai per me: ho offeso il mio Maestro più che tu non creda, ma soprattutto digli grazie per me, un Gloria tutti i giorni. Perdono, ti ho dato spesso il cattivo esempio. Addio, quanto ti amo, sorellina. Forse andrò presto a perdermi nel focolare dell'amore. In cielo o in terra, che importa? Vivia­mo nell'amore e per glorificare l'amore!»

 

51. Inabissarmi nella Trinità

Al signor canonico Angles, 9 maggio 1906 (L 232, 406)

«La prospettiva di andar a vedere colui che amo nella sua ineffabile bellezza, e di inabissarmi in quella Trinità che è stata il mio cielo già qui sulla terra, mi mette nell'anima una gioia immensa. Oh, quanto mi costerebbe tornare sulla terra! Mi sembra così vuota quando esco dal mio bel sogno.

Solo in Dio tutto è puro, bello e santo. Fortunatamente, fin da questo esilio possiamo vivere in lui!».

"Era la mattina dell'Ascensione, e la M. Priora non avendo potuto far prima, perché trattenuta, la sua visita alla cara inferma, gliene manifestò il suo dispiacere, non senza notare l'espressione del volto della sua diletta figliuola che pareva tutto trasfigurato.

«O Madre mia, rispose la malatina, non se ne prenda pena; il buon Dio mi ha fatto una grazia tale, che ho perduta la notizia del tempo. Stamani ho udito in fondo all'anima questa parola: Chiunque ama me, il Padre mio lo amerà, e verremo da lui e porremo in lui la nostra dimora, e nell'istante medesimo ho veduto come ciò fosse vero. Non saprei dire come mi si rivelas­sero le Tre divine persone; ma pure io le vedevo tenere in me il loro consiglio di amore, e mi pare di vederle ancora così. Oh! come è grande Dio e come noi siamo amati da Lui!».

Fino a quel giorno - soggiunse la Madre - la cara figliola aveva tanto desiderato che le mie visite alla Infermeria non fossero ritardate; ma allora ella mi disse: «Oramai non si preoccupi più di appagare i miei desideri; e quando non potrà venire, pensi che io sono coi miei Ospiti divini. Non debbo, nè posso voler più niente, altro che vivere nella loro intimità, e sento così bene che essi son qui» diceva giungendo le mani sul cuore.

In seguito, se le raccomandavo qualche intenzione particolare: «Ne parlerò - rispondeva - al mio Consiglio onnipotente»;

perché così dall'Ascensione in poi ella chiamò le Tre divine Persone"17.

 

52. Le tre Persone Divine abitano in te

Alla mamma, signora Catez, verso il 27 maggio 1906 (L 239, 417.418)

«Se qualcuno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre l'amerà e Noi verremo a lui e stabiliremo in lui la nostra dimora...

Puoi credere alla mia dottrina perché non è mia: se tu leggi il Vangelo di S. Giovanni, vedrai che ad ogni istante il Maestro insiste su questo progetto: "Restate in me ed io in voi", e inoltre quel pensiero tanto bello che ho messo al principio della lettera nel quale dice di stabilire in noi la sua dimora. Nelle sue lettere S. Giovanni si augura che abbiamo società con la SS. Trinità. Questa parola è così dolce, così semplice e basta da sola. Lo dice anche S. Paolo, basta credere, Dio è spirito, ed è per la fede che ci avviciniamo a lui. Pensa che la tua anima è il tempio di Dio - è sempre S. Paolo che lo dice - ad ogni istante del giorno e della notte le tre Persone Divine abitano in te. Tu non possiedi la S. Umanità come quando ti comunichi, ma la Divinità, quest'essen­za che i beati adorano in cielo, essa è nella tua anima. Quando si ha coscienza di questo, si entra in una intimità davvero adorabile, non si è più soli mai!».

 

53. Tre arpe per lodare la gloria della Trinità

Alla signorina Maria Luisa Hallo, verso il 7 giugno 1906 (L 236, 413.414)

«Mi piacerebbe offrire alla nostra reverenda Madre una imma­ginetta simbolica da mettere nel suo breviario. Vedi tu se Carlo è in grado di prepararmela, mi rimetto a te. Si tratterebbe di rappresentare la SS.ma Trinità e tre anime con un'arpa in mano per cantare la sua gloria. Una di queste anime dovrebbe essere più bella delle altre perché deve rappresentare la Nostra Madre, la seconda è una mia piccola sorella dell'anima in questo Carmelo, la terza sarei io stessa. Sarebbe bello se tu potessi scrivere su questa immagine con la tua nitida e graziosa scrittu­ra: "Deus praedestinavit nos ut essemus laudem gloriae eius (cioè: Dio ci ha predestinati perché fossimo la lode della sua gloria)"».

 

54. L'ora di volare alla Trinità e l'azione distinta delle Tre Divine Persone

E il tema della lettera alla signorina Germana De Gemeaux, verso il ? 10 giugno 1906 (L 234, 409-411)

Il Padre è carità, il Figlio è grazia, lo Spirito Santo è comunicazio­ne (S. Paolo)...

La sera della domenica delle Palme ho avuto una crisi fortissima e ho creduto che fosse finalmente arrivata l'ora di volare alle regioni infinite della luce, a contemplarvi senza velo quella Trinità che è stata la mia dimora già qui sulla terra... Nella calma e il silenzio di quella notte ho ricevuto l'Estrema Unzione e la visita del Maestro e mi sembrava ch'egli aspettasse quell'i­stante per rompere i miei legami. Oh, sorellina, che giorni ineffabili ho passato nell'attesa della grande visione! La nostra reverenda e ottima Madre è rimasta sempre al mio capezzale per prepararmi all'incontro dello Sposo e, nel mio desiderio di andare a lui, trovavo ch'egli tardava troppo a venire. Quanto è soave e dolce la morte per la anime che non hanno amato che lui, che, secondo il linguaggio di S. Paolo, non hanno "ricercato le cose visibili perché sono passeggere, ma le cose invisibili perché durano eterne"! Ero così felice di morire carmelitana che mi sembra avrei domandato in cielo alla SS.ma Trinità che venisse a sostituirmi in questo Carmelo la piccola Germana... Che il Padre la copra della sua ombra e quest'ombra sia come una nube che l'avvolge e separa. Che il Verbo imprima in lei la sua bellezza, per contemplarsi nella sua anima come in un altro se stesso. Che lo Spirito Santo che è l'amore faccia del suo cuore un piccolo focolare, che rallegri le Tre Divine Persone con l'ardore delle sue fiamme.... è nella SS.ma Trinità, attraverso il Cuore di Gesù, che le nostre anime si ritrovano e non sono più che un'anima sola».

 

55. Adorando la Trinità

A suor Maria della Trinità vice-priora, 10 giugno 1906 (P 79, 743) O Beata Trinitas!

Che la grazia di N. S. Gesù Cristo e la carità di Dio e la comunica­zione dello Spirito Santo sia con voi!

Inundaverunt gratia Dei.

Che la grazia divina tutta t'inondi e invada dilagandoti dentro come un fiume di pace seppellendoti sotto le sue acque tranquille perché nulla di fuori mai ti faccia sfiorire. Nel silenzioso abisso di mistero ricolmo visitata sarai dalla Divinità!

Pur io, tutta raccolta, qui vengo a festeggiarti adorando con te la Santa Trinità Laudem gloriae

 

56. Nel seno dei Tre

Abbiamo creduto alla carità di Dio per noi, 10 giugno? 1906 per madre Germana (P 111, 786.787)

È Laudem gloriae, il tuo caro agnellino, che per prima vorrebbe intonarti il suo canto nel seno stesso dei Tre ove tutto è puro e bello. Nel cuore del Padre, tutto amore per te, ho potuto raccogliere un magnifico dono. Vedevo scintillare una freccia infuocata e il mio Verbo adorato, volgendo a me lo sguardo, faceva atto di prenderla dall'ardente fornace, poi a me consegnandola come un pegno d'amore, perché tu possa credervi sempre, in ogni momento, mi disse: «Lode di gloria, ora ritorna in terra e raccontale quanto grande è il mio amor per lei...»

 

57. Il mistero dei Tre

Alla stessa madre priora, 15 giugno 1906 (P 97, 773) Nel mistero divino il Padre è la sostanza da cui tutto deriva come da fonte eterna. Contemplando se stesso nella divina essenza egli genera il Verbo, fa nascere l'Amore.

li mistero dei Tre sì è riprodotto in terra dacché i nostri due cuori col tuo si sono fusi. Sì, Madre, come in Dio, così anche tra noi il traguardo è l'amore e l'unico legame.

Se tu sapessi, Madre, che soave missione l'adorato Maestro, un giorno m'ha affidato! Attirarti dal cielo un torrente di grazia che ti fissi per sempre nel centro dell'amore. Egli vuole rinchiuderti dentro quella fortezza, quell'abisso profondo ch'è il pio raccoglimento. Questo il fiore che t'offrono con tanto grato affetto le tue due figlioline che sono uno con te. Secondo le testimonianze di chi l'aveva conosciuta «Era presa dalla Trinità; la Trinità era tutto per lei».

 

58. Dio, Tre e Uno

Il 15 giugno 1906 insieme a suor Anna Maria presenta alla Madre Germana una serie di fioretti spirituali offerti per lei e conclude (testo francese I b, L 284, 382)

«E ora, che cosa ridaranno al Signore le sue due Lodi di gloria per il dono che ha fatto a loro d'una Madre così buona che ha ben voluto consentire a non essere più "che una" con loro all'immagine di DIO, TRE E UNO?».

 

59. La mia Trinità

Il 24 giugno 1906 conclude una lettera alla sorella (testo francese I b, L 288, 391): «mi sembra che tu sei là... nel mio cielo. E da là che io ti scrivo e domando alla mia Trinità una benedizione per le mie tre care piccole ostie di lode».

 

60. L'immenso mare dei Tre

Alla sorella, signora Chevignard, all'inizio di luglio 1906 (L 249, 435)

«Mando a te e agli angioletti tutto il mio amore passando per quello dei Tre, l'immenso mare in cui vi auguro d'essere som­merse.

Elisabetta Laudem gloriae».

 

61. In nome della Trinità

Al signor canonico Angles, 8 o 9 luglio 1906 (L 248, 433.434) «"Configuratus morti eius": ecco ciò che ancora mi urge dentro, mi dà forza all'anima nella sofferenza. Se sapesse quale opera di distruzione sento in tutto il mio essere! L la via del Calvario che si è aperta ed io sono felicissima di camminarvi come una sposa accanto al divino Crocifisso. Il 18 avrò 26 anni. Non so se quest'anno si compirà nel tempo o nell'eternità e le chiedo come una bambina a suo Padre di volermi consacrare nella S. Messa come un'ostia di lode alla gloria di Dio.

Oh, mi consacri integralmente perché non sia più me stessa, ma lui, e il Padre guardandomi possa riconoscere che sono conforme alla sua morte, che soffro in me quello che manca alla sua passione per il suo corpo che è la Chiesa, e poi m'immerga nel Sangue del Cristo perché sia forte della sua forza stessa. Da me, mi sento così debole, così piccola... e le domando di benedire anche me in nome di quella Trinità Santa a cui sono particolarmente consacrata».

Dopo la visione interiore delle tre divine Persone in lei, dovrà cercare il suo Dio nella fede e nella sofferenza, come dice alla sorella il 16 luglio 1906 (L 252, 440)

«il mio Maestro... sa nascondersi, ma allora risveglio la mia fede e sono più contenta di non godere della sua presenza, per far godere lui del mio amore».

 

62. Nella Trinità

A suor Anna di Gesù sua infermiera di 64 anni, il 26 luglio 1906 dice nella poesia (ed. francese t 11, P 104, 391)

Ci ritroveremo nella Trinità santa di cui amiamo sovente intrattenerci, nella sua immensità, sotto la sua divina stretta, le nostre due anime potranno riunirsi ancora.

 

63. La divina somiglianza trinitaria

Ad una delle sue consorelle, suor Maria - Giuseppe Propter nimiam charitatem, 29 luglio 1906 (P 102, 777.778) Ecco, il Divino Spirito ti sceglie per suo tempio, non ti appartieni più: questa è la tua grandezza!... Rimani silenziosa sotto il tocco divino perché s'imprima in te l'immagine di Cristo. A questa somiglianza fosti predestinata per un misterioso "decreto" del Creatore.

Non sei più tu, realmente, ma divieni lui stesso, in ogni istante ha luogo questa trasformazione. Sii grata al Salvatore, al suo voler supremo, e nell'adorazione inabissati tutta! "Credi sempre all'amore", qualunque cosa accada.

 

64. Nel focolare d'amore dei Tre

Al rev. P. Vallée, O.P., Carmelo, 2 agosto 1906 (L 257, 449.450) «Proprio nel giorno d'oggi, cinque anni fà, bussavo alla porta del Carmelo e lei era là per benedire i miei primi passi nella santa solitudine. Ora è all'eterne porte che busso, e le chiedo di chinarsi ancora sulla mia anima e di benedirla alle soglie della casa del Padre. Quando sarò nel grande focolare d'amore, nel seno dei Tre verso i quali lei ha orientato la mia anima, non dimenticherò tutto quello che lei è stato per me. Come sarò felice di ricambiare. l'amore di un Padre da cui ho tanto ricevu­to! Oserò esprimerle un desiderio? Sarei felice di ricevere da lei qualche riga in cui mi dicesse come devo realizzare il piano di Dio: essere conforme all'immagine del Crocifisso.

A Dio, reverendo Padre, la prego di benedirmi nel nome dei Tre e di consacrarmi a loro come una piccola ostia di lode».

 

RITIRO (…)

 

ULTIMO RITIRO di LAUDEM GLORIAE (agosto 1906)

 

PRIMO GIORNO - 16 agosto

1) Non voglio sapere più niente

2) Voglio solo conoscere Cristo 75.

3) Identificazione con Cristo per essere nel seno della mia Trinità Lode della sua gloria «allorché, lanciata nel seno della mia Trinità, sarò l'incessante Lode della sua gloria, "Laudem gloriae eius"».

4) La Vergine

 

SECONDO GIORNO

1) Possesso di sé alla presenza di Dio

2) Forza, unità interiore, silenzio, lode continuata attraverso tutte le cose nella semplicità

76. 3) L'anima entrata nella fortezza del santo raccoglimento, nella fede, scopre il suo Dio presente e vivente in lei. Così "semplificata, unificata, diviene il trono dell'Immutabile perché l'unità è il trono della SS. Trinità"

 

TERZO GIORNO

1) Predestinati affinché siamo la Lode della sua gloria in Cristo, santi al suo cospetto nella carità, cioè in Dio

2) Semplicità, contemplazione semplice, stato di innocenza ori­ginale, a immagine e somiglianza del creatore

3) Separazione dell'anima da tutto ciò che la circonda e da se stessa

4) Lode di gloria di tutti i doni di Dio e canta in tutto, anche attraverso le azioni più banali, il cantico grande, nuovo

 

QUARTO GIORNO

1) Celeste Gerusalemme

2) Solo la luce della fede

3) Fede nell'invisibile, nell'eccesso d'amore di Dio

4) Indifferenza a ogni consolazione

 

QUINTO GIORNO

1) Visione della grande moltitudine dell'Apocalisse

2) Conformità al Crocifisso per amore

3) L'anima che vuole adorare Dio nel suo tempio interiore deve partecipare alla passione del Maestro

4) Il Padre la riconosce come figlia per trasferirla nel regno della gloria

 

SESTO GIORNO

1) Creature che portano già sulle loro fronti il nome dell'Agnello e del Padre

2) Seguono l'Agnello dovunque va, morte a se stesse in Dio, viventi abitualmente nell'Essere divino, nel luogo spazioso, con lo sguardo fisso al Maestro

 

SETTIMO GIORNO

1) La mia anima è un cielo dove devo cantare la gloria dell'Eter­no

2) Tutte le luci di Dio alla mia anima

3) La mia fedeltà

4), Sguardo interiore che contempla tutte le cose di Dio nella semplicità

5) Oscurità, colpe, sofferenze

6) Ringraziamento offrendo il proprio sangue con quello di Gesù

7) L'anima nella quale è solo amore e gloria di Dio, è la tenda del sole, il Verbo-Sposo

 

OTTAVO GIORNO

1) Radicati nell'amore. "Tutto in lei rende omaggio al Dio tre volte santo. Diviene, per così dire, un perpetuo Sanctus, un'in­cessante Lode di gloria!..."

77.

2) Adorazione - silenzio trinitario. "L'adorazione è una parola del cielo più che della terra. Mi sembra che si possa definire l'estasi dell'amore. È l'amore schiacciato dalla bellezza, dalla forza, dalla grandezza immensa dell'oggetto amato, che cade in una specie di deliquio, in un silenzio pieno e profondo. Il silenzio di cui parlava David, quando esclamava: «II silenzio è la tua lode». Sì, è la lode più bella perché è quella che si canta nel seno della beata Trinità".

3) Adorazione e acqua viva

 

NONO GIORNO

1) Santità di Dio e nostra "Siate santi perché io sono santo"

2) Somiglianza con Dio "Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza"

3) Vita alla presenza di Dio "Cammina alla mia presenza e sii perfetto"

"Dio ci ha scelti in Cristo prima della creazione del mondo perché fossimo immacolati e santi alla sua presenza, nell'amore"

4) Morire a se stessi "Spogliarsi, morire a se stessi, perdersi di vista"

 

DECIMO GIORNO

1) Perfezione del Padre

2) Vivere come il Padre, in un eterno presente

3) Adorazione

78.

4) Morte a se stessi "Un'anima infatti che non è così distrutta e libera di se stessa, sarà necessariamente in certe ore banale e naturale, e questo non è degno d'una figlia di Dio, d'una sposa del Cristo, d'un tempio dello Spirito Santo"

5) Imitazione della perfezione di Dio "il grande solitario", nella solitudine, nel silenzio interiore, nell'ordinare a Dio desideri, timori, gioie, dolori, nell'oblio di se stessi, nella bellezza dell'u­nità interiore

 

UNDICESIMO GIORNO

1) Silenzio, solitudine interiore attiva della creatura

2) Solitudine passiva opera di Dio: "Il Creatore... l'ha fatta passare in quella solitudine immensa, infinita, in quel «luogo spazioso»... che non è altro che lui stesso"

3)Solitudine di ascolto e custodia della parola di Dio, santifica­zione nella verità

79.

4) Compimento della promessa di Gesù a chi custodisce la sua parola: "Non ha forse fatto questa promessa a chi custodisce la sua parola: «il Padre l'amerà e verremo a lui e porremo in lui la nostra dimora»? Tutta la Trinità abita nell'anima che ama la verità, cioè custodendo la sua parola"

5) Allora tutte le gioie invitano l'anima a rientrare in se stessa per gioire di Lui "Ed ha così, dice S. Giovanni della Croce, una certa somiglianza con l'Essere divino"

6) Dominio della volontà che è libera se inclusa in quella di Dio per essere mossa dal suo Spirito

 

DODICESIMO GIORNO

1) Incarnazione del Verbo - il mistero che è il Cristo - è la mia pace - in lui abita ogni pienezza perché «è piaciuto a questo Padre della luce che ogni pienezza abitasse nel Figlio e in lui stesso tutto fosse riconciliato, pacificando attraverso il sangue della sua croce tutte le cose esistenti, sulla terra o nei cieli». «Siete stati riempiti in lui»

80.

2) Il sangue della sua croce pacifica tutto nel mio cielo interiore perché sia il riposo dei Tre. "Ecco l'opera di Cristo di fronte ad ogni anima di buona volontà. È questo il lavoro che il suo immenso amore, il suo «amore eccessivo» lo spinge a fare in me. Egli vuol essere la mia pace perché nulla possa distrarmi o farmi uscire dalla fortezza inespugnabile del santo raccoglimen­to. È qui che mi darà l'«accesso al Padre» e mi custodirà immobile e tranquilla alla sua presenza come se già mi trovassi nell'eternità. Mediante «il sangue della croce», pacificherà tutto nel mio piccolo cielo perché sia veramente il riposo dei Tre. Mi riempirà di sé, sarò sepolta in lui e con lui rivivrò, della sua stessa vita: «Mihi vivere Christus est!» ... Allora sarò tutta trasferita in lui e potrò dire: «Non vivo più io, ma il Maestro vive in me» e sarò santa, pura, irreprensibile agli occhi del Padre"

 

TREDICESIMO GIORNO

1) Il Padre ha deciso di "instaurare" = restaurare ogni cosa in Cristo

2) Realizzazione del piano divino, seguendo il mio regolamento di vita

1- Camminare in Gesù Cristo = uscire da sé per entrare in lui

2 - radicata in lui in ogni avvenimento e in ogni cosa: «Mi assedi pure un esercito, non temo; sorga pure una battaglia, spero nonostante tutto, perché Jahvé mi nasconde nel segreto della sua tenda» e questa tenda non è altro che lui stesso. Ecco, mi sembra, che cosa intende S. Paolo quando parla di «essere radicati in G. Cristo»

3) Edificata sopra Cristo, la roccia, al di sopra di se stessa

4) Consolidata nella fede

5) Crescendo continuamente in lui mediante l'azione di grazie, per cantare la lode della sua gloria

 

QUATTORDICESIMO GIORNO

1) Vocazione divina a conoscere il Cristo, a guadagnarlo, a essere in comunione con le sue sofferenze e conformi alla sua morte, a raggiungere Cristo, a essere santi in Cristo

2) Risposta alla vocazione divina, trasformazione in Cristo, nel fare la volontà del Padre, come ostia di lode, fino al "tutto è consumato" e al trasferimento nel regno della luce

 

QUINDICESIMO GIORNO

81.

1) La Vergine, dopo G. Cristo, è la grande lode di gloria della SS,ma Trinità. "Dopo G. Cristo, senza dubbio alla distanza che vi è fra l'infinito e il finito, vi è una creatura che fu anch'essa la grande lode di gloria della SS.ma Trinità, che rispose pienamen­te all'elezione divina di cui parla l'Apostolo. Essa fu sempre «pura, immacolata, irreprensibile» agli occhi del Padre tre volte santo"

2) La sua anima e la sua vita, semplice, trasparente, luminosa, conservava nel suo cuore, viveva nel suo cuore; carità nella visitazione "così bella, così calma e maestosa, tutta raccolta dentro di sé col Verbo di Dio!", vera e umile ancella del Signore nell'annunciazione, Regina dei martiri "nel cuore", "in lei tutto accade al di dentro", Madre mia accanto alla croce, Ianua coeli per introdurmi negli eterni tabernacoli

 

SEDICESIMO GIORNO

82.

1) LAUDEM GLORIAE ha sete del Dio vivente e in attesa di essere trasferita nella santa Gerusalemme «beata pacis visio» anticipa il suo cielo scendendo nel profondo dell'anima, vivendo in seno alla beata Trinità.

"È il mio Maestro che mi esprime questo desiderio, il mio Maestro che vuole abitare in me col Padre e lo Spirito d'amore, perché io «sia in società con loro», secondo l'espressione del discepolo prediletto.

«Non siete più ospiti o stranieri, ma siete ormai della casa di Dio», dice S. Paolo. Ecco come io intendo essere della casa di Dio: vivendo in seno alla beata Trinità nel mio abisso interiore, in quella fortezza inespugnabile del santo raccoglimento, di cui parla S. Giovanni della Croce

83.

2) Ascensione continua fino al luogo spazioso dell'insondabi­le Trinità.

"È in grado ormai di «disporre ascensioni nel suo cuore» e di passare da questa valle di lacrime (cioè di tutto ciò che è meno di Dio) al luogo che è la sua mèta, quel «luogo spazioso» cantato dal salmista, che è, mi sembra, l'insondabile Trinità: «Immensus Pater, immensus Filius, immensus Spiritus Sanctus». Essa sale... s'eleva al di sopra dei sensi, della natura, di se stessa"

3) Senza uscire dal raccoglimento interiore, vive a immagine dell'immutabile Trinità, adorandola, contemplandola, diventan­do l'incessante Lode di gloria: "E tutto questo senza essere uscita dalla sua santa fortezza. Il Maestro le ha detto: «Affrettati a scendere». È ancora senza uscire di là che vivrà ad immagine dell'immutabile Trinità, in un eterno presente, adorandola sem­pre per se stessa e divenendo, attraverso uno sguardo sempre più semplice ed unitivo, «splendore della sua gloria», in altre parole, l'incessante Lode di gloria delle sue perfezioni".

84. Lode di gloria della Trinità

 

ULTIMO BIGLIETTO

della Serva di Dio alla sua Madre Priora, Madre Germana di Gesù (fine ottobre 1906)

Segreti per la nostra reverenda Madre

"Madre mia diletta, mio santo sacerdote, quando leggerà queste righe, la sua piccola Lode di gloria non canterà più sulla terra, ma abiterà nell'immenso focolare d'amore".

Lascia in eredità alla sua madre priora la sua vocazione di Lode di gloria della SS.ma Trinità: "Madre mia venerata, Madre consacrata per me dall'eternità, partendo, le lascio in eredità quella vocazione che fu la mia in seno alla Chiesa militante e che ormai adempirò incessantemente nella Chiesa trionfante: Lode di gloria della SS.ma Trinità".

 

85. Nella profondità dell'abisso trinitario

Ad una sua consorella, madre Germana di Gesù, 24 settembre 1906 (o.c. 597.598)

«Figlia mia, vengo per finire di rivestirti di Gesù Cristo affinché tu cammini in lui, via regale, cammino luminoso, affinché tu sia radicata in lui nella profondità dell'abisso, col Padre e lo Spirito d'amore, affinché tu sia edificata sopra di lui, tua roccia, tua

fortezza, affinché tu sia fortificata nella fede, credendo soprattut­to all'immenso amore che dal focolare della Trinità4 si riversa nel fondo della tua anima».

 

86. Precipitar nei Tre

Immensus Pater, immensus Filius, immensus Spiritus Sanctus, per madre Germana 24 settembre 1906(P 105, 781)

Della tua «Laudem gloriae» l'umile navicella eccoti, o Madre, reduce da un viaggio stupendo!... Nel profondo silenzio di una notte serena vogava dolcemente sopra l'oceano immenso... Sotto i cieli stellati, nella calma del mondo, sembrava risuonare «la gran voce di Dio». Poi d'improvviso sorsero giganteschi marosi e la fragile nave scomparve in mezzo all'onde. Della Trinità Santa precipitai nel seno e ho trovato il mio centro nell'abisso divino. Mai nessuno tornare mi rivedrà alla riva, nell'Essere infinito mi sommergo per sempre! In quest'immenso oceano l'anima mia riposa, con i suoi Tre già vive la sua eternità.

Ascolta ora l'epilogo di questa storia, o Madre, per fare più contenta la tua Lode di gloria: per festeggiarti meglio mi son gettata in Dio e voglio dimorare qui «nel luogo spazioso».

E poiché questo è il regno dell'Essere immutabile, ecco il sublime voto che sgorga dal mio cuore: durerà la tua festa fino al giorno solenne che la tua Laudem gloriae partirà per il cielo, ma per ricominciare, più bella di quaggiù, nel segreto divino della faccia del Padre.

A suor Maria Luisa di Gonzaga scrive in una poesia del 29 settembre 1906

"Gettiamoci nel fondo di questo doppio abisso «l'immensità di Dio e il nostro proprio nulla»" (ed. francese t II, P 118, 407: "Précipitons nous").

 

87. Sento vicini i miei Tre

Alla sua Madre Priora, la rev. M. Germana di Gesù dopo il 14 settembre probabilmente già in ottobre, 1906 (o.c. 599)

Ore undici. Dal palazzo del dolore e della beatitudine

«Madre mia, sento così vicino a me i miei Tre e sono più sotto il peso della gioia che del dolore. Il Maestro mi ha ricordato ch'egli è la mia dimora e non spetta a me scegliere le mie sofferenze. Mi getto perciò con lui nel mare del dolore con tutte le sue paure e le sue angosce».

 

88. L'insondabile profondità del mistero dei Tre

Nell'ottobre 1906 ringrazia una sua amica carmelitana Marta Weishardt per averle mandato una lettera (testo francese 1 b, L 332, 472.473)

"Mi sembra ch'Egli stia per venire a prendermi per portarmi là dove Egli è nella Luce abbagliante... Che cosa sarà, in questo primo faccia a faccia... di questo primo incontro con la Bellezza divina!... noi saremo ancora più consumati nell'Uno... Seppellia­moci in un eterno silenzio, e che il semplice sguardo su Lui ci separi da tutto e ci fissi nell'insondabile profondità del mistero dei Tre, nell'attesa del «Veni» dello Sposo".

 

89. Dono alla Trinità

A madre Germana 4 ottobre? 1906 (ed. francese, t 11, P 121, 409; ed. italiana, P 108, 785)

Come allora compresi in quella divina luce che se Dio m'aveva presa ed accettata, era solo perché tu m'avevi a lui offerta, ed ogni tuo minimo dono piace alla Trinità!

 

90. L'eccesso d'amore della Trinità

Propter nimiam charitatem, 9 ottobre 1906 (5° anniversario dell'e­lezione di Madre Germana come priora) (P 108, 784)

Che giorno memorabile nei decreti di Dio il giorno radioso che ti fece mia Madre!... Il mio cuor lo saluta e 1'«eccesso d'amore» adora e riconosce della Trinità Santa.

Lo so che Dio m'ha amato con «eccesso d'amore» fin dall'eternità; quando la sua prescienza, contemplando l'offerta a lui della mia vita, ti consacrava già «della sua propria unzione». Ecco fin dall'inizio, nel suo amore infinito, egli associava insieme vittima e sacerdote e A all'eternità fino all'eternità» sempre li vedrà uniti nel suo sguardo divino.

Se quest'ostia tua piccola, mio pontefice amato, fosse presto portata nella celeste patria, nell'eterna visione, ti apparterrà più ancora di quando camminava nell'ombra della fede.

Alla signora Gout De Bize il 23 ottobre 1906 (L 284, 499) scrive «È ciò che ha fatto della mia vita, glielo confido, un cielo anticipato: credere che un Essere, che si chiama l'amore, abiti in noi ad ogni istante del giorno e della notte e ci domandi di vivere in società con lui».

A fine ottobre (?) 1906 scrive ad Antonietta De Bobet (L 266, 466.467)

«Mia amata Antonietta, le lascio la mia fede nella presenza di Dio, del Dio tutto amore che abita nelle nostre anime. Glielo confido, è questa intimità con lui "al di dentro" che è stata il bel sole che ha irradiato la mia vita facendone come un cielo anticipato. È ciò che mi sostiene oggi nella sofferenza. Non ho paura della mia debolezza. Da qui deriva la mia confidenza perché il Forte è in me e la sua virtù è onnipotente».

«L'antivigilia della morte ritrovò forze bastanti per esprimere la sua felicità. Il medico, dietro sua domanda, non le nascose la debolezza estrema del suo polso: "Dunque fra due giorni sarò probabilmente in seno ai miei Tre - ella rispose - che mai può esservi di più meraviglioso? Laetatus sum in his quae ditta sunt mihi! È la Madonna, questo essere tutto luminoso, tutto puro della purità di Dio, che, prendendomi per mano, mi introdurrà nel cielo, in quel cielo così abbagliante!»...

In questa radiosa attitudine ella ci lasciò, senza che a noi fosse dato di sorprendere l'ultimo suo sospiro: tutto era proprio finito...

Là nostra dolce "lode di gloria" più non cantava sulla terra; i nostri cuori la cercavano nel grande focolare d'amore in seno ai suoi Tre, ove - appena giunta sulla soglia del Paradiso - aveva ella detto - mi slancerò come un piccolo dardo: non potendo una lode di gloria aver nell'eternità altro posto che questo"».

 

4. Sintesi conclusiva su Elisabetta

La "sposa nella Trinità" (1898), si perde nell'abisso della Trinità, vicino ai Tre alza la sua tenda come voleva Pietro sul Tabor, fino all'inabitazione eterna nella Trinità beatificante (1901).

I pensieri trinitari del 1902 sono i seguenti.

L'inabitazione dei Tre nell'anima pellegrina nel tempo è solo una partecipazione di quella eterna.

Su ogni vergine che si configura alla Vergine dell'Incarnazione, "si china tutta la Trinità". Ella vive "nel seno dei Tre" che "già le s'imprimono nell'anima". "L'innamorata dei Tre" desidera la consumazione nell`Uno", "il gran sogno dei Tre".

Vuole consacrare alla Trinità la signorina Germana di cui coltiva la vocazione al Carmelo, perché sia introdotta nei Tre, centro della vita, per perdersi insieme nella SS. Trinità.

Chiede che il sangue offerto nel calice della messa rendà la propria anima così trasparente che la Trinità vi si possa riflettere come in un cristallo.

Attraverso la croce trinitaria entriamo in comunione d'amore con le tre divine persone.

Definisce il giorno della sua imminente professione religiosa il giorno dei Tre.

 

Nel 1903 la sua vita trinitaria si esprime con le seguenti accen­tuazioni.

Vuole perdersi nell'abisso misterioso della Trinità e, nell'attesa della visione, prega per essere tutta piena e invasa dai Tre. "Tutta la Trinità dimori in noi" (cfr. il "nos tota inhabitet Trinitas" di Agostino).

Il suo nome "Elisabetta della Trinità" significa "Elisabetta che scompare, si perde nei Tre e si lascia invadere da loro".

Tutto il suo esercizio spirituale consiste nel rientrare in se stessa e perdersi nei Tre.

La Trinità è il nostro chiostro, la nostra dimora. L'anima viene trasformata nelle Tre Persone Divine. Ella vuole seppellirsi, perdersi nella Trinità inabitante e trasformante.

Seppellirsi, perdersi, sprofondarsi nell'abisso dei mistero della Trinità in attesa della visione, è il suo programma.

La sua comunione coi Tre cresce con a crescita della sua conformità al crocifisso, nella comunione d'amore sofferente ai suoi dolori.

 

Nel 1904 svolge i seguenti rilievi trinitari.

Già dal gennaio si sviluppa il suo desiderio di essere "Lode di gloria" della Trinità.

Prega perché sia consacrata con l'ostia della messa, quasi tran­sustanziata, per essere tutta della Trinità.

li battesimo della nipotina le offre lo spunto per ricordare che qui diventiamo tempio della Trinità.

Vuole adorare la SS. Trinità nell'anima della Vergine. Compone la Elevazione alla Trinità dove si condensa e sviluppa il grande tema della reciproca inabitazione fino al seppellimento prevalente nei Tre nell'attesa della contemplazione dell'abisso trinitario (21 novembre 1904).

Chiede ancora di rimanere tutta sepolta nella SS.ma Trinità.

 

Nel 1905 l'itinerario trinitario di Elisabetta si svolge così. Raccomanda a Germana, che vive ancora nel mondo, quella elevazione dell'anima a Dio, attraverso tutte le cose, che ci mette in una continua comunione con la SS.ma Trinità. Un'en­trata nel più intimo di noi stesse dove dimorano il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Incomincia a vivere la sua eternità in società con le Tre Divine Persone che imprimono nell'anima la loro immagine trasforman­te.

 

Nel 1906, l'ultimo anno di vita, gli accenni trinitari si concentra­no in pochi mesi, tra l'aprile e l'ottobre, e sono orientati alla grande visione paradisiaca, nel seno di quella Trinità che è già stata la sua dimora sulla terra, per essere per sempre "Laudem gloriae".

Alla sorella e alla nipotina lascia la sua devozione ai Tre.

La prospettiva d'inabissarsi nella Trinità le comunica una gioia immensa.

li 24 maggio 1906 ha la manifestazione delle tre persone divine che tengono in lei il loro consiglio d'amore.

Augura alla sorella e alle nipotine di essere sommerse nel mare dei Tre.

Nella prima metà di agosto scrive il ritiro di dieci giorni e dal 16 agosto quello finale di quindici giorni.

Aspetta e desidera di essere e precipitarsi nel seno dei Tre, nel focolare d'amore, nel silenzio della Trinità, nell'oceano dei Tre.

 

Dalla sintesi trinitaria emergono i seguenti rilievi

1) Elisabetta parla più spesso dei "Tre" o dei "miei Tre", spesso della Trinità, una volta della "mia Trinità".

Il termine "i Tre" indica con precisione e vivacità le tre divine persone nella loro distinzione e comunione.

"I Tre" o "Tre" è un'espressione del comma giovanneo (1 Gv 5,7): "Tres sunt qui testimonium dant in coelo: Pater, Verbum et Spiritus Sanctus, et hi tres unum sunt = Tre sono quelli che rendono testimonianza in cielo: il Padre, il Verbo e lo Spirito Santo: e questi tre sono uno solo", come si legge nella Volgata post-tridentina. E un ampliamento del testo presente in molti manoscritti. Tale passo però è sospetto dal punto di vista critico, perché compare solo nell'ottavo secolo nei manoscritti latini, e non si trova in alcun manoscritto greco prima del secolo quindi­cesimo.

Nessun Padre greco o orientale lo segnala, malgrado l'enorme importanza che avrebbe avuto nella controversia cristologica. Tuttavia osserva Lercher, si ritiene quale testimonianza della fede della Chiesa che lo utilizzò nella Liturgia. Anche se di difficile interpretazione, è pur sempre una testimonianza della tradizione (cfr. Biblica, 1947, art. di Ayuso Marazuela, Nuevo estudio sobre el "Comma Joanneum"; Lebreton, Histoire du dogme de la Trinité, 1, 645-652, cit. da B. Bartmann, Manuale di teologia dogmatica 1, Alba 1949, 259.260).

 

Elisabetta però non lo cita.

Nella patristica troviamo in Tertulliano: "ubi tres... ibi ecclesia quae trium corpus est = dove sono i Tre... lì è la chiesa che è il corpo dei Tre" (De bapt 6,2 CC l, 282); "tres dirigens... = affermando i tre, il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo"; "connexus Patris in Filio et Filii in Paracleto tres efficit cohaerentes... Qui tres unum sunt = la connessione del Padre nel Figlio e del Figlio nel Paracleto fa coerenti i tre... Questi tre sono una sola realtà" (Adv. Prax. 2,25).

Così in S. Agostino:

"tria" = le tre realtà (De Trin. 4,20,29, o.c. 224.225)

"ipsa Tria simul" (De Trin. 6,9,10, o.c. 282.283; 6,5,7, o.c. 276.277; 7,4,8, o.c. 310.311; 15,3,5, o.c. 620.621);

"quid Tres vel quid tria" = chi sono questi Tre, o che cosa sono questi Tre? (= queste tre realtà) (De Trin. 8,1, o.c. 326.327; cfr. 5,9, o.c. 250.251 "quid Tres"; 7,4,7, o.c. 306.307 "quid tria vel quid Tres"; 7,4,7, o.c. 308.309 "Quid... tres?"; 15,3,5, o.c. 622.623 "quid Tres").

Questa terminologia è frequente in Gregorio Nazianzeno (I cinque discorsi teologici, Orazione 31 (5) 4-20; Prima lettera al presbitero Cledonio, 21, I cinque discorsi teologici, Roma 1986, 163-190.204): "Dio... è un unico globo di luce, che si percepisce in tre Soli collegati l'uno all'altro... sono Tre quelli che noi adoriamo" (o.c. 175).

Riccardo di S. Vittore nel De Trinitate (Paris 1958, 167.184.185.195.265) adopera l'espressione "Tres illi in Trinitate" = quei tre nella Trinità, o quelli nella Trinità.

È adoperata dal Concilio Fiorentino nel decreto pro Jacobitis "unica è la sostanza dei tre" (Denz. 703).

Invece l'espressione "i miei Tre" è caratteristica di Elisabetta. 2) parla meno frequentemente delle tre divine persone distinte e dell'attività distinta del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo in noi

3) se è accentuata l'inabitazione trinitaria nell'anima, è ancora più sottolineata l'inabitazione della persona umana nelle tre divine persone fino all'unità perfetta paradisiaca

4) è meno marcata la vita intra-trinitaria, le relazioni tra le tre persone divine, ma è sottintesa perché la Trinità è Amore.