SANTA CATERINA DA SIENA

Don Giuseppe TOMASELLI

INTRODUZIONE

A Roma, scendendo con la corriera da Piazza Termini verso il Tevere, si giunge ad una larga piazza, che è il Foro Argen­tina.

Inoltrandosi nella prima traversa del Foro, si arriva al Pantheon, monumento nazionale, ove sono le tombe dei grandi personaggi italiani. Guardando il Pan­theon, si vede a sinistra una Chiesa, detta Santa Maria alla Minerva. Qui dentro tante volte mi sono fermato a pregare, pensando: Questa e la Chiesa che Santa Caterina da Siena frequentava durante la sua dimora a Roma. - Nel presbiterio c'e un artistico Sepolcro, ove sta il corpo della Santa.

Nella Basilica Cateriniana di Siena, di reliquie della Santa c'è soltanto la testa mummificata ed un dito della mano, men­tre in questo tempio di Roma sta quasi al completo il corpo della Santa.

I locali adiacenti alla Chiesa sono stati formati con le pietre ed il materiale della casa, dove abitava Santa Caterina a Roma.

Sempre ho nutrito la devozione alla Santa di Siena, però non sapevo decider­mi, da modesto scrittore religioso, a com­porre un profilo storico di Santa Caterina. Finalmente mi son deciso ed ecco come.

Trovandomi a Chianciano, volli visitare Siena, o meglio i ricordi storici di Santa Caterina. Mi fu possibile vedere i parti­colari dell'abitazione della Santa e visitare la stanzetta, dove lei dormiva a terra con un guanciale di pietra e dove avvenivano le frequenti apparizioni di Gesù.

Potei visitare ad un paio di centinaia di metri la Chiesa dei Padri Domenicani, che la Santa frequentava a preferenza di altre Chiese. Questa Chiesa è dedicata a San Domenico,- ma dato che la sua storia è legata a quella della vergine di Siena, il Tempio si chiama Basilica Cateriniana di San Domenico.

Dopo tale visita mi decisi a scrivere un libretto riguardante una Santa così gran­de, la quale è dichiarata Patrona speciale d'Italia e Dottore di Santa Chiesa.

Tanti sono stati gli scrittori della sto­ria di Santa Caterina; ma lo scrittore prin­cipale e più preciso è il Beato Raimondo da Capua, Confessore e Direttore Spiri­tuale della Santa. Di questa fonte magi­strale mi sono servito per stendere il presente lavoro.

 

La prima età.

Santa Caterina nacque a Siena il 25 marzo del 1347. Fu provvidenziale il gior­no della nascita, perché il 25 marzo era allora la festa liturgica dell'Annunziazio­ne della Madonna.

Era la ventiquattresima di venticinque figli.

Suo padre, Giacomo Benincasa, tintore di pelli, e sua madre, Lapa Piacenti, for­marono una famiglia benedetta largamen­te da Dio. Nella loro casa non mancava il necessario e con il lavoro quotidiano po­tevano dirsi benestanti. Quantunque la fa­miglia fosse stata numerosa, fu unito alla figliolanza un orfanello, il quale, educato cristianamente, divenne Sacerdote Dome­nicano e fu il primo Confessore della Santa.

Dio è padrone di tutto e di tutti e può dare i suoi doni alle creature in quella dose che vuole; però dà a tutti i doni necessari per raggiungere l'eterna felicità ed è libero di dare i suoi talenti a chi più ed a chi meno, secondo il disegno che ha sulle varie persone. Ne sceglie talune in modo eccezionale che sono chia­mate anime privilegiate. Ma il merito non consiste nell'essere prescelte da Dio, bensì nel corrispondere generosamente ai dise­gni di Dio. Di anime privilegiate la Chie­sa Cattolica ne registra un buon numero; tra queste uno dei primi posti è assegnato a Santa Caterina da Siena.

Fin da piccola costei dimostrava un'in­telligenza speciale ed una attrattiva alla religiosità. Illuminata dallo Spirito Santo, all'età di sei anni desiderava già diventare eremita e cercava luoghi solitari per pen­sare soltanto a Gesù. Sentiva nel cuore un forte amore a Gesù e ne parlava con frequenza, essendo questo l'unico suo af­fetto.

Gesù, contento di tale aspirazione, a sei anni le fece dono della prima visione, la quale avvenne così:

Caterina ritornava a casa, dopo essere stata dalla sorella sposata Bonaventura. Passando davanti alla Chiesa di San Do­menico, alzati gli occhi, vide alla direzione del tetto della Chiesa un bellissimo trono sospeso in aria. Era ornato con magnifi­cenza regale. Sul trono stava seduto un imponente personaggio, Gesù, che sem­brava un imperatore, rivestito di abiti pontificali. Vicino a Gesù c'erano pure San Pietro, San Paolo e San Giovanni Evangelista.

A tale vista Caterina rimase come in­chiodata a terra, con lo sguardo fisso in alto. Gesù la guardò amorosamente con occhi pieni di maestà; poi alzò la mano sopra di lei e fece il segno della Croce, dandole il dono della sua eterna bene­dizione.

 

Trasformazione.

La visione operò in Caterina una pro­fonda trasformazione, per cui decise di consacrarsi al Signore ed alla Madonna per sempre, anima e corpo.

Afferma il suo Direttore Spirituale che Caterina, per le istruzioni che riceveva dallo Spirito Santo, a sette anni dimostra­va l'assennatezza di una donna di sett'an­tanni. Determinò di non sposare, di non legare il cuore a nessun uomo e di pensare unicamente a Gesù, quale suo Sposo di­letto.

Le mamme d'ordinario desiderano la sistemazione dei figli, specialmente delle femmine.

Mamma Lapa, vedendo che Caterina era graziosa, che si sviluppava bene fisica­mente e che dimostrava molta assennatez­za, sognava di trovarle un ottimo marito. Però era dispiaciuta, osservando che la figlia era refrattaria agli uomini, poiche sfuggiva alla loro compagnia e si sentiva a disagio soltanto a vederli.

Quando la madre accennava qualche cosa in proposito, Caterina cambiava di­scorso e con accento seccato: Ho trovato già lo Sposo, il più bello, il più ricco, il Datore di ogni bene. È Gesù il mio eterno Sposo. A Lui ogni mio affetto, sino a morire per essere sua. -

La madre, indispettita, non riuscendo a smuoverla, pensò di affidare il delicato compito a sua figlia Bonaventura, già spo­sata, affinché le stesse vicina e la invo­gliasse a sposare.

 

Periodo oscuro.

Si sa che la natura umana è debole; per conseguenza la compagnia di Bona­ventura scosse un poco la forte virtù di Caterina.

Le diceva la sorella: Abbiglia meglio la tua capigliatura; rendi il tuo viso più attraente che puoi; non aver paura di lasciarti ammirare dagli uomini e non sfug­gire la loro compagnia. Comportati così finché non abbi trovato un buon giova­ne. Facendo in tal modo, ti sistemerai nella vita, come mi sono sistemata io. -

Quantunque Caterina fosse fermissima nel proponimento di non sposare, tuttavia cominciò a cedere ad un poco di vanità ed a dare al suo corpo delle attenzioni maggiori.

Gesù non volle sopportare più il lavo­rio mondano della sorella Bonaventura, e permise che morisse di morte prema­tura. Così cessò la tentazione.

Passato del tempo, Caterina ebbe una visione. Gesù le fece vedere la sorella nel Purgatorio, immersa in gravi e lunghe pene.

La vicinanza insidiatrice della sorella Bonaventura fu per Caterina il periodo più oscuro e più doloroso della sua vita.

Morta la sorella, Caterina riprese la vita di intima unione con Gesù e ricomin­ciò pure le penitenze corporali di prima.

Per tutta la vita conservò l'amaro ri­cordo di quel brutto periodo e sempre nelle Confessioni Sacramentali si accusava di quanto aveva fatto per suggerimento della sorella e, confessandosi, piangeva di­rottamente come se avesse commesso del­le gravi colpe, mentre in realtà non c'era stato nulla di grave.

Per quanto ora è stato esposto, Cateri­na si credeva una grande peccatrice e vo­leva riparare i dispiaceri dati al Signore. Diceva a Gesù: Voglio imitare la Santa Maddalena, la grande peccatrice conver­tita, alla quale Tu, o Gesù, hai detto: Molto ti è stato perdonato, perché molto hai amato. -

Il Signore gradì questo sentimento di umiltà e di amore ed un giorno le presen­tò in visione Santa Maria Maddalena, di­cendo: Ti assegno per madre questa San­ta, peccatrice convertita. Procura d'imi­tarla. -

 

Via la chioma!

La signora Lapa non si rassegnava a vedere la figlia sempre ritirata e raccolta in preghiera; ma ciò che non ottenne per mezzo della figlia Bonaventura, pensò di ottenerlo per mezzo di un Sacerdote, ami­co di famiglia, Padre Tommaso Della Fonte.

Il Sacerdote tentò di persuadere Cate­rina a prendere marito; ma la giovane si opponeva ripetutamente ai suoi ragiona­menti. Padre Tommaso, vedendola riso­luta e disposta a tutto, per non venir meno al disegno di Dio, illuminato dallo Spirito Santo, disse a Caterina: Poichè madre, fratelli e sorelle vogliono metterti assolutamente nel mondo, tagliati i capelli e così tutti si acquieteranno. -

Avuto questo consiglio, Caterina prese le forbici e giubilante tagliò la chioma ra­sente al capo. Fatto ciò, coprì la testa con una cuffia. Appena la madre se ne accorse, le domandò ragione di quella cuf­fia e gliela strappò arrabbiata. A vedere la testa della figlia tutta rasata, gridò: Cosa hai fatto? Perché hai tagliato i tuoi bellissimi capelli? -

Caterina non le diede risposta ed andò a chiudersi in una camera.

I familiari accorsero alle grida della mamma e, conosciuto il fatto dei capelli, dissero: Vilissima donna, hai tagliato i capelli? Ma credi tu di non fare ciò che vogliamo noi? A tuo dispetto i capelli cresceranno ed anche quando tu non vor­rai, sarai costretta a prendere marito! Non ti daremo più pace! -

Le cercarono un giovane e lo trova­rono; ma Caterina neppure lo guardava. La famiglia stabilì di toglierle la camera privata, affinché non stesse ritirata e non avesse tempo di attendere alle preghiere ed alle meditazioni. Stabilirono perciò che Caterina avesse a compiere tutti i la­vori domestici, anche i più pesanti e umilianti, e pertanto licenziarono la ser­va.

Fratelli e sorelle, sebbene fossero ser­viti amorosamente da Caterina, la di­sprezzavano e la ingiuriavano. Però lei si mostrava sempre sorridente e giuliva nel servire tutti.

Il suo Direttore Spirituale in seguito le chiese: Ma tu come potevi sopportare disprezzi, ingiurie e fatiche con volto sor­ridente? -

Caterina rispose: Mi fu tolta la stanza privata per non pensare troppo a Gesù. Allora mi formai nel cuore una cella spi­rituale e così stavo sempre unita a Gesù. In mio padre vedevo Gesù, in mia madre vedevo la Madonna, nei fratelli e nelle sorelle vedevo gli Apostoli ed i discepoli di Gesù. In tal modo stavo sempre unita al mio Signore ed ero lieta di rendere servizio a tutti. -

 

Ed ora basta!

Un giorno Caterina si trovava nella stanza del fratello Stefano ed approfittò per inginocchiarsi e pregare in un can­tuccio. Per caso entrò nella stanza il pa­dre, il quale restò sbalordito a vedere la figlia in ginocchio, mentre sulla testa le stava sospesa una colomba bianchis­sima.

Giacomo Benincasa, riflettendo su tale scena, concluse: Questa mia figlia non è capricciosa; la sua vita è un mistero. È bene, quindi, che in famiglia si cambi condotta verso di lei. -

Lo stesso giorno chiamò moglie e fi­gli e, con l'autorità di padre di famiglia, ordinò: Da questo momento in poi nes­suno dia più fastidio a Caterina. Sia la­sciata libera in tutto ciò che vorrà fare e non permetto che alcuno le dia secca­ture. -

Giacomo Benincasa ci teneva alla sua autorità paterna e nessuno più si oppose il suo ordine.

Era Gesù che lavorava nella vergine sienese, arricchendola di grazia e di fa­vori celesti, pur sottoponendola alla pe­sante croce della incomprensione fami­liare.

 

Spirito di penitenza.

Il corpo, con le sue cattive tendenze, è il nemico dell'anima. Occorre vigilare per avere il dominio sugli istinti delle passioni. Il dominio sul corpo si ottiene con la preghiera e con lo spirito di mor­tificazione e penitenza.

I semplici fedeli, almeno quelli anima­ti di buona volontà, hanno lo spirito di mortificazione quando sopportano pazien­temente le traversie della vita, sostengono con generosità il peso del compimento dei doveri del proprio stato e si unifor­mano alla volontà di Dio nelle malattie e negli acciacchi dell'età. Tutto questo però con spirito di fede e per amore di Dio.

I Santi invece, oltre alla pratica eroica delle virtù cristiane, abbracciano volen­tieri e con generosità altre penitenze, per ricopiare in loro l'immagine di Gesù Cro­cifisso. Per i Santi la gioia e la felicità della vita è basata più sullo spirito che sul corpo.

I Santi amano la sofferenza per ren­dersi più cari a Gesù, per acquistare i tesori celesti e per salvare molte anime.

Caterina, ardente di amor di Dio, era straordinaria nell'esercizio della peni­tenza.

Assai devota di San Domenico, voleva imitarlo. Tre volte al giorno si flagellava con una catena di ferro, una volta per se, l'altra per i vivi e la terza flagella­zione era per i defunti. Impiegava un'ora e mezza per ciascuna flagellazione. Per molto tempo continuò in questa peniten­za; ma poi dovette smettere a motivo delle sue troppe infermità. Abitualmente teneva legata ai fianchi una catenella co­sparsa di punte acute. Vestiva sempre abiti di lana, d'inverno e d'estate. Giunse al punto che in due giorni dava al suo corpo meno di un'ora di sonno.

 

Digiuno misterioso.

Verso l'età di quindici anni Caterina mangiava solamente pane ed erbe crude. I cibi dolci le procuravano nausea. In seguito non prese più né cibo e né be­vanda.

Diceva il Beato Raimondo da Capua: La vita di Caterina è un continuo mi­racolo. -

Sia permessa a me scrivente una di­vagazione illustrativa. Da anni, anzi da decenni, il Signore ha permesso çhe io fossi Direttore Spirituale di anime mi­stiche. Credo bene riportare un episodio di una di queste anime, ancora vivente.

Mi ero interessato che questa persona fosse ricevuta in un Monastero di Clau­sura. Al principio di Quaresima Gesù le disse: Fino a Pasqua non avrai bi­sogno di cibo. Farai penitenza. -

Mi confidò quest'anima, di età giova­nissima: In questa Quaresima ho fame canina. Vorrei mangiare molto e spesso, ma devo astenermene. Aspetto con ansia l'ora di andare a tavola con le Consorelle. Talvolta non sento la forza di resistere ed allora mi umilio davanti all'Abbades­sa chiedendo un pezzetto di pane. Al­l'orario dei pasti della Comunità, cessa la fame e sento tanta ripugnanza a man­giare. Che sacrificio devo fare per ingoiare qualche boccone di cibo! Che tormento provo appena un po' di cibo arriva nello stomaco! Non vedo l'ora di alzarmi da

tavola. Finito il pasto, sono costretta ad andare a vomitare tutto. Dopo ricomin­cia la fame canina. -

L'Abbadessa mi disse: Reverendo, che meraviglia! Da molto tempo questa Re­ligiosa è in assoluto digiuno e lavora. Eppure, guardi che bel volto ha, colo­rito e paffuto! -

 

Non è opera diabolica.

Quanto qui ho esposto dimostra che il carisma di poter vivere senza mangiare e senza bere, è un dono eccezionale che Dio fa a certe anime mistiche, come, ad esempio, fece a Teresa Neumann, la quale stette trentacinque anni senza prendere cibo o bevanda.

Santa Caterina ebbe il carisma del di­giuno assoluto per molti anni. Ma tale dono di Dio le procurò umiliazioni e seccature, perché taluni dicevano: Cate­rina è indemoniata. Gesù mangiava e be­veva. Se Caterina non mangia e non beve, in lei deve esserci l'opera diabolica. -

 

Terziaria Domenicana.

Per custodire meglio la verginità e non avere ulteriori seccature, stabili di vestire l'abito del Terz'Ordine di San Domenico. Le Terziarie di San Domenico aveva­no una Cappella nella Chiesa del Santo e qui si riunivano e pregavano. Erano chiamate le Mantellate, perché portavano un largo mantello nero. Le Mantellate erano vedove e non volevano accettare Caterina tra loro perché vergine e troppo giovane. In seguito Dio permise che fos­se accettata, ma ebbe assai da soffrire per l'incomprensione e le gelosie di certe Mantellate, invidiose delle sue virtù.

 

Assalti diabolici.

Il demonio, per permissione di Dio, l'assaliva con insidie e tentazioni terribi­li. I pensieri più brutti le popolavano la mente.

I demoni le torturavano gli orecchi, facendole sentire parolacce e discorsi impuri. Le risvegliavano le passioni corpo­rali e le apparivano alla mente le scene più immorali del mondo.

Caterina cercava di distrarsi e pregava chiedendo aiuto a Gesù. Quando cessa­vano gli assalti impuri, le appariva Gesù. Caterina si lamentava con il suo Sposo Celeste e diceva: Ma quando, Gesù, Tu vedi che sono sotto questi assalti terri­bili, dove Te ne stai? - Me ne sto nel centro del tuo cuore e sostengo la tua volontà perché tu non ceda alle attratti­ve sensuali. Le tue vittorie sul nemico salvano tante anime. Non ti scoraggiare! Io sono con te! -

Erano tormentose le insidie diaboli­che, ma Gesù la contraccambiava con fre­quenti visite e le appariva assieme alla Madonna e ad altri Santi.

 

Scienza infusa.

Caterina non era andata mai a scuola e quindi era analfabeta. Ebbe in dono dallo Spirito Santo la scienza infusa. Per mezzo di questo dono poteva recitare as­sieme a Gesù le Ore Liturgiche in ita­liano ed in latino. Alla fine di ogni Salmo è prescritto il Gloria. La Santa, invece di dire « Gloria al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo » diceva: « Gloria al Padre, a Te ed allo Spirito Santo », poi­ché Gesù le stava a fianco.

Ciò che poteva piacere a Gesù, Cate­rina lo faceva; e siccome la carità piace molto a Dio, Caterina pigliava in casa cibi, olio, vino ed indumenti e tutto por­tava alle famiglie bisognose.

Fratelli e sorelle non approvavano !a carità sovrabbondante e la rimproverava­no. Ma il padre, che comprendeva la de­licatezza della figlia, diceva ai familiari: Non intromettetevi nel lavoro caritativo di Caterina. Sono io il responsabile di tutto. -

Quante famiglie bisognose e quanti poverelli furono beneficati! Diceva Ca­terina: Quello che faccio ai poverelli, lo faccio a Gesù! -

Molti fatti edificanti si potrebbero qui narrare. Se ne espongono alcuni.

 

La Crocetta.

Un giorno, trovandosi nella Chiesa dei Domenicani, fu avvicinata da un povero, che le chiese l'elemosina. Non avendo nulla da dare, gli disse: Aspettate qui; vado a casa e vi porterò ciò che vi ab­bisogna.

Ma il povero rispose: Se hai qui qual­che cosa da darmi, dammela pure, perché non posso più aspettare. -

Caterina si ricordò di avere addosso una piccola Croce d'argento; la prese e la diede al povero, il quale, appena l'ebbe, senza chiedere elemosina ad altri, se ne andò via subito e contento.

Nella notte, mentre stava a pregare, le apparve Gesù con in mano quella Cro­cetta, arricchita di preziosissime gemme. Gesù le disse: Caterina, riconosci questa Crocetta? - La riconosco benissimo; ma quando era mia non era così bella. - Tu ieri me la desti con slancio di carità ed io ti prometto che nel giorno del Giudizio Universale la presenterò così co­me è ora davanti agli Angeli ed ai Santi, affinché tutti sappiano che questa Croce l'hai data tu a Me. -

 

La lebbrosa.

A Siena c'era un'ammalata povera, di nome Tecca, la quale era stata ricoverata in un ospedale scarso di possibilità. Era lebbrosa ed era desolata pensando: Nes­suno vorrà avvicinarmi per paura del con­tagio. -

Caterina, saputo ciò, andò a visitarla, l'accarezzò e le diede tutto ciò che te abbisognava. Mattina e sera andava a tro­varla e la serviva con amore.

La lebbrosa, invece di essere grata, si dimostrava troppo esigente e si arrabbia­va se non le portava tutto ciò che desi­derava.

L'inferma, di certo sobillata dal demonio, le rivolgeva parole ingiuriose e la disprezzava.

Caterina offriva tutto a Gesù.

Chi conosceva ed amava Caterina, te­meva che avrebbe potuto prendere la leb­bra; infatti le sue mani, toccando spesso il corpo della lebbrosa, cominciarono ad infettarsi. Con tutto ciò la Santa non cessò di curarla, disposta ad avere tutto il corpo con la lebbra, anziché abbando­nare quella bisognosa.

Passato qualche tempo, l'ammalata morì.

Caterina, per compiere bene il suo atto di carità, lavò il cadavere, aiutò a met­terlo nella bara ed andò al cimitero per seppellirla con le proprie mani.

All'improvviso scomparve dalle mani ogni traccia del contagio della lebbra.

 

Palmerina.

Un'altra ammalata, di nome Palmerina, fu assistita con immenso amore. Eppure l'ammalata, invece di essere riconoscente, nutriva grande odio verso la sua benefat­trice. Quando l'ammalata giunse in fine di vita, Caterina intensificò la preghiera per lei. Questa infelice sarebbe andata all'inferno. La Santa disse a Gesù: Non mandarla all'inferno per causa mia. -

Dopo morta, Gesù fece vedere alla Santa lo stato di Palmerina e disse: L'ho liberata dall'inferno per un miracolo della misericordia. -

Dopo questo fatto Gesù diede alla San­ta un grande carisma, cioè la scrutazione dei cuori, per cui Caterina poteva vedere con il suo spirito l'intimo delle coscienze altrui e vedeva i peccati che avevano in cuore coloro che le parlavano ed anche i peccati di quelli che stavano lontano da lei.

Per mezzo di tale carisma, quando si trovava dinanzi a persone che erano in peccato mortale, sentiva una grande puz­za, che le provocava il vomito e non guar­dava in faccia quelli che erano in disgra­zia di Dio, però pregava per loro.

 

Bevanda nauseante.

Un'altra ammalata, vecchia, di nome Andrea (in quel tempo a Siena davano il nome maschile anche a certe donne), aveva il tumore al petto ed il male era così progredito da consumare buona par­te del seno. Emanava un fetore insoppor­tabile e quindi era lasciata sola.

Quando Caterina lo seppe, decise di assisterla amorosamente. Ogni giorno pu­liva, lavava e curava l'orribile piaga del petto. La Santa sentiva il nauseante feto­re della cancrena, ma lo sopportava in modo mirabile.

Un giorno, per vincere la ripugnanza di quel fetore, avvicinò le labbra a quella piaga e la baciò.

Il demonio assalì la vecchia e la spinse ad odiare Caterina, a disprezzarla ed a calunniarla. Malgrado ciò Caterina non interruppe il suo quotidiano atto di cari­tà. L'inferma dopo qualche tempo si pentì d'averla trattata male. È bene riportare un particolare.

Mentre la Santa un giorno lavava e pu­liva la piaga del cancro, provò molta ri­pugnanza a sopportarne il fetore ed allo­ra disse a se stessa: Tu, mio corpo, non gradisci questo fetore; ecco dunque ciò che faccio! -

Prese una scodella, vi mise dentro la lavatura della piaga assieme alla marcia e disse: Per amore di Gesù e per doma­re il mio corpo, voglio bere questo liqui­do! - E realmente lo bevve tutto.

Il suo Direttore Spirituale le chiese: Come hai fatto a bere quella lavatura e quella marcia? - Rispose la Santa: Da che sono al mondo non ho gustato mai una bevanda più dolce e squisita di quella. -

 

Sposalizio mistico.

Data la generosità di Caterina nel sof­frire e nel compiere atti di carità, le ap­parve Gesù e le impresse nel corpo le sue cinque Piaghe dicendole: Mi sei di­ventata sempre più cara. Io sono il Tuo Sposo Celeste e tu sei la mia Mistica Sposa. Voglio fare con te lo Sposalizio mistico e come segno ti metterò al dito l'anello. -

Come mi sono permesso una divaga­zione illustrativa allorche ho parlato del fenomeno del digiuno, così credo oppor­tuno presentare un'altra divagazione illu­strativa, riguardante lo Sposalizio Mistico e l'anello che dà Gesù.

Come ho detto innanzi, per divina di­sposizione, da tempo compio il delicato ufficio di Direttore Spirituale di anime mistiche. Posso affermare, senza esagera­re, certi particolari dello Sposalizio Mi­stico, che la massa dei fedeli ignora.

Non solo a Santa Caterina da Siena, ma anche ad altre anime Gesù fa dono di questo Sposalizio. Pare che in questi tempi, così difficili per l'umanità, Gesù scelga un buon numero di anime privile­giate, volendo servirsi di loro per ripara­re la moltitudine dei peccati con molte preghiere e molti sacrifici. Tali anime so­no di ambo i sessi e d'ordinario vivono nel nascondimento, tranne qualcuna che ha una missione sociale, come fu per Pa­dre Pio.

Allorquando le singole anime sono ben disposte e ben preparate, allora Gesù as­segna la data dello Sposalizio e suole da­re pure il nome di un fiore come sim­bolo della varia missione che affida. In fine suole dare l'anello, ma non lo dà a tutte.

Non mentisco; Gesù è testimonio del­la verità. Affermo che ho avuto in mano ed ho potuto studiare i particolari di quattro anelli mistici. È bene conoscere certi particolari di questi anelli.

Per lo più, quando l'anello deve resta­re invisibile agli estranei, resta aderente al dito e non si può staccare. Ma quando Gesù, per motivi particolari, lo rende visibile agli estranei, allora si può stac­care dal dito. L'anello è mistico ed an­che materiale. Chiarisco meglio il fe­nomeno. Qui si presenta la foto di un anello, che Gesù diede ad un'anima privilegiata, che è ancora vivente, il giono della festa dell'Assunta nel 1956. Davanti a me, scrivente, esso è appar­so una ventina di volte ed ho potuto tenerlo al mio dito.

Manifestando a un Sacerdote amico il meraviglioso fenomeno, si accese in lui la voglia di vedere l'anello Dopo molta preghiera l'anello si rese visibile.

Il Sacerdote andò a pesarlo sulla bi­lancia di una farmacia; il peso era di grammi dodici. Poi lo portò ad un ore­fice per farlo esaminare e risultò che l'anello era di diciotto carati.

Quel Sacerdote chiese a Gesù di poter­lo fotografare.

Nella foto acclusa l'anello e al dito mignolo della mano destra.

Si potrebbe domandare: Qual è il si­gnificato dell'anello mistico? - È un se­gno dell'unione intima tra Gesù e l'ani­ma privilegiata. Inoltre, la perla o le va­rie perle dell'anello emettono una bella luce, la quale varia d'intensità e di colori in rapporto allo stato di sofferenza dell'a­nima mistica.

 

La Sposa di Gesù.

Si espone ora lo Sposalizio di Santa Caterina.

Le apparve Gesù, la gloriosissima Ver­gine Madre, San Giovanni Evangelista, l'Apostolo San Paolo, San Domenico ed il Profeta Davide con l'arpa.

Mentre Davide suonava con tenerez­za, la Madonna prese con la sua santa mano la mano di Caterina e, presentan­dola a Gesù, lo invitò dolcemente a spo­sarla a Se nella fede. Gesù, dicendo gra­ziosamente di sì, presentò un anello di oro, nel quale stavano incastonate tutte in giro quattro perle ed un meraviglioso diamante nel mezzo. Con la Sua sacra­tissima mano destra poi lo lasciò scorre­re sul dito anulare di Caterina, dicendo: Ecco, Io ti sposo a me nella fede, a me, tuo Creatore e Salvatore. Conserve­rai illibata questa fede finché verrai in Cielo a celebrare con Me le nozze eterne. Da qui in avanti procura di agire virilmente e senza alcuna titubanza in tutto ciò che disporrò. -

La visione scomparve, ma l'anello ri­mase per sempre in quel dito.

Dice il suo Direttore Spirituale, il Bea­to Raimondo, di aver potuto vedere sol­tanto una volta l'anello. Gli altri non potevano vederlo, ma Caterina lo aveva sotto gli occhi.

La pietra di diamante, con la sua du­rezza, rappresentava la fortezza nelle pro­ve. Le quattro perle simboleggiavano le quattro purità di Caterina e cioè: purità d'intenzione, di pensiero, di parole e di opere.

I pittori e gli scultori delle immagini di Santa Caterina, la rappresentano con l'anello mistico al dito, come può veder­si sul coperchio a bassorilievo del sepol­cro della Chiesa di Santa Maria alla Mi­nerva a Roma.

 

Stato di estasi.

Finora si è parlato della vita intima spirituale di Santa Caterina nell'ambito familiare e nei rapporti con un numero ridotto di persone. Ma Gesù le disse: Tu devi essere madre di molti figli spi­rituali. Da ora in poi ti manderò tra una moltitudine di persone. Dovunque ti tro­verai non ti abbandonerò; nè mancherò, secondo il solito, di visitarti. -

Caterina, quantunque stesse col cor­po in mezzo alle persone, con l'anima stava vicina a Gesù. Le ore che trascor­reva con la gente, le sembrava che non finissero mai. Appena poteva, lasciava la gente e si ritirava nella sua cameretta per pensare meglio a Gesù.

In questo periodo s'intensificò il fe­nomeno delle estasi, cioè il grande soprav­vento del suo spirito sul proprio corpo.

Appena pensava con ardore a Gesù, si ritraeva dai sensi del corpo; le mani ed i piedi si rattrappivano; le dita pre­mevano tanto fortemente sulle palme delle mani, da sembrare inchiodate. Anche gli occhi le si serravano ed il collo re­stava così irrigidito che era impossibile smuoverlo.

Durante le estasi l'anima sua si tro­vava nella luce e nella felicità di Dio. Le estasi avvenivano non solamente quan­do era sola a pregare, ma pure alla pre­senza di altri.

Essendo ormai conosciuta la sua san­tità, uomini e donne spesso stavano in ginocchio davanti a lei. Taluni, però, la criticavano perché non impediva agli al­tri di restare inginocchiati davanti a lei.

Al suo Direttore Spirituale diede que­sta risposta: Sa il Signore che io poco o nulla vedo dei movimenti di chi mi sta attorno. Sono tanto occupata a leg­gere nelle loro anime che non bado per nulla ai corpi. -

 

Il cuore.

La Santa soleva fare questa preghie­ra: O Gesù, toglimi il cuore ed anche la volontà, in modo che io possa essere tutta tua. -

Gesù gradì tale offerta; apri il petto di Caterina dalla parte sinistra, le prese il cuore e poi andò via. Caterina rimase senza cuore, però vi­veva come se lo avesse.

Un altro giorno, finita un'estasi, fu avvolta da una luce celeste. Nella luce apparve il Signore, il Quale teneva nelle sue sante mani un cuore umano, vermi­glio e splendente. Caterina cadde a terra tremante. Gesù le si avvicinò, aprì di nuovo il petto della Santa e v'introdus­se il cuore che teneva nelle mani, dicen­dole: - Come l'altro giorno presi il tuo cuore, così ora ti do il mio, col quale sempre vivrai. -

Poi Gesù richiuse l'apertura che le a­veva fatto nel costato ed in quel punto rimase una cicatrice.

Afferma il Beato Raimondo: Il primo aprile 1375, domenica delle Palme, Ca­terina ebbe una grande visione. Vide il Signore confitto in Croce, che andava ver­so la Santa in una splendida luce. Allora dalle cicatrici delle Sue Sacratissime Pia­ghe scesero su Caterina cinque raggi san­guigni, diretti alle mani, ai piedi ed al cuore. Allora esclamò: Mio Dio, Ti pre­go che non appariscano queste stimmate all'esterno del mio corpo! -

Confidò poi al Direttore Spirituale: È tale il dolore che sento in questi cinque punti del corpo, specialmente nel cuore, che se il Signore non fa un altro miraco­lo, credo che in pochi giorni io potrei morire. -

Le persone amiche ed il Beato Rai­mondo pregarono affiché quelle ferite non recassero più alcuna sofferenza al corpo.

 

Morrai, ma non ora.

Caterina non era stanca di soffrire, ma desiderava morire, per stare sempre più intimamente unita a Dio, e diceva: Ge­sù, togli da me questo corpo mortale, che io considero come un carcere per il mio spirito. -

Gesù le rispose: Quantunque tu ab­bia un grande desiderio di unirti a Me, staccandoti dal corpo, devi aspettare pa­zientemente il tempo da Me stabilito per la tua morte. -

Caterina soggiunse: Sia fatta la Tua volontà; ma Ti prego che, durante il tem­po che Tu vuoi che io resti nel corpo, mi conceda di partecipare a tutti i pati­menti che Tu hai tollerato, affinché, non potendo per il momento unirmi a Te con la morte, sia unita a Te nei dolori. -Gesù le rispose di sì.

 

Morte temporanea.

Caterina provava i dolori della Passio­ne di Gesù e così diceva al Direttore Spi­rituale: I dolori sopportati da Gesù per la nostra salvezza, nessuno li avrebbe po­tuto sostenere senza morirne più volte, se ciò fosse possibile. -

Qui si riferisce quanto il Beato Rai­mondo ha scritto nella biografia di Cate­rina. Dice la Santa: Siccome Gesù au­mentava sempre più il fuoco dell'amor di Dio, il mio cuore non poté più resi­stere. Venne la morte ed io fui sciolta dal mio corpo. -

Domandò il Beato Raimondo: Quan­to tempo l'anima tua stette fuori dal cor­po? - Quelli che mi videro morta di­cono che questo stato durò circa quattro ore. Vennero molti del vicinato a conso­lare mia madre ed i miei parenti.

- Ora dimmi: Che cosa hai veduto in quelle quattro ore e come l'anima tua è ritornata nel corpo?

- L'anima mia vide ed intese ciò che dell'altro mondo per noi in terra e invi­sibile. Vidi la gloria dei Santi e le pene dei peccatori. Le parole umane non sono capaci di esprimere ciò che io ho visto. Cercherò di farlo alla meglio. L'anima mia ha contemplato la Divina Essenza, forte d'infinita felicità. Ed è per questo che io sono scontenta di essere ritornata nel carcere del mio corpo. Dio mi riman­dò nel mondo per salvare molte anime; vidi pure le pene dei dannati nell'infer­no e le pene di quelle che sono nel Pur­gatorio; ma non ci sono parole adatte per descrivere quello che io vidi. Se i po­veri mortali potessero intravvedere la più piccola di quelle pene, preferirebbero die­ci volte la morte prima di sopportare per un giorno solo la pena più leggera.

Fui colpita in modo speciale da come si puniscono coloro che peccano nello sta­to matrimoniale. -

Chiese il Direttore Spirituale: Ci sono peccati più gravi nel mondo. Come mai certi peccati degli sposati sono puniti co­sì gravemente?

- Tanti sposati non danno importan­za al peccato matrimoniale e per conse­guenza non ne hanno il dolore come de­gli altri peccati e quindi ricadono più spesso e con più facilità. Queste colpe sono molto pericolose, perché chi le com­mette non suole farne penitenza. Mi dis­se Gesù: Ritorna dunque alla vita terrena e fai capire a costoro il loro errore, il pericolo ed il danno. La salvezza di molte anime esige che tu ritorni in vita. La cella non sarà la tua consueta abita­zione; ti toccherà uscire anche dalla tua città. Ti condurrò davanti ai Pontefici, che sono i capi della Chiesa e del popolo cristiano. -

Mentre Dio così le parlava, l'anima di Caterina ritornò nel corpo. La Santa ne ebbe grande dolore, pensando di aver la­sciato il Paradiso.

 

Morte del padre.

Il padre di Caterina si ammalò grave­mente; la figlia andò subito ad assisterlo e fece questa preghiera: Gesù, se vuoi mio padre, sia fatta la Tua volontà, però Ti prego che vada su­bito in Paradiso, senza che passi per il Purgatorio. -

Gesù rispose: Bisogna salvare la Di­vina Giustizia, non essendo possibile che un'anima non perfettamente purificata pos­sa entrare in Paradiso. Benchè tuo padre abbia tenuto una condotta irreprensibile e si sia comportato bene con Me, spe­cialmente nei tuoi riguardi, tuttavia se l'anima sua non passasse per il Purgato­rio, ne andrebbe di mezzo la Divina Giustizia che ti manderò? -

Rispose la Santa: Se non si può otte­nere la grazia senza saldare la Divina Giu­stizia, fa' giustizia sopra di me, che sono disposta a sopportare qualunque pena. -

Gesù soggiunse: Ti esaudisco, ma fin­ché vivrai, sopporterai per lui le tribola­zioni che ti manderò. -

Rispose Caterina: Accetto, Signore, la Tua parola. -

Nell'istante in cui l'anima del padre usciva dal corpo, Caterina si sentì oppres­sa da un forte dolore ai fianchi, che por­tò per tutta la vita. La Santa chiamava questa sofferenza, il mio dolcissimo do­lore.

Il padre entrò in Paradiso e con fre­quenza appariva per ringraziarla del do­no che per mezzo suo aveva ricevuto.

 

Risurrezione della madre.

Se tale fu la fine del padre di Cateri­na, è più meraviglioso quanto avvenne a sua madre.

La signora Lapa era donna di grande semplicità e rettitudine, però non si da­va troppo pensiero dei beni spirituali. A­borriva il pensiero di dover morire. Do­po la morte del marito si ammalò sem­pre più seriamente. Era troppo attaccata alla vita e la figlia cercava di darle un po' di luce spirituale. Ma la signora La­pa disse a Caterina: Non parlarmi più assolutamente di morte. -

Gesù disse alla Santa: Dici a tua ma­dre, la quale ora non vuole separarsi dal corpo, che verrà un giorno in cui lei stes­sa domanderà di morire. Le piomberan­no addosso tante disgrazie, per cui si la­menterà di non poter morire. -

La signora Lapa morì senza i Confor­ti Religiosi, perché non si dava tanta cu­ra dell'anima.

Caterina, vista la mamma morta, disse a Gesù: Tu, Signore mi hai promesso che nessuno di casa mia sarebbe andato all'inferno. Io tremo assai perché la mam­ma è morta senza Sacramenti. Ora, Si­gnore, finché avrò vita non cesserò di pregarTi se prima non mi avrai restitui­to viva mia madre. -

Il Signore la esaudì; il cadavere della signora Lapa, alla presenza di tre donne, cominciò a muoversi, ritornò l'anima, ri­prese i movimenti di persona viva e vis­se fino all'età di ottantanove anni. I testi­moni del miracolo furono Caterina Ghit­to, Angela Di Vannino e la signora Lisa, che era nuora della signora Lapa.

Si può comprendere la santità di Ca­terina e la forza delle sue preghiere sino a togliere dal Purgatorio l'anima del bab­bo e di restituire la vita a sua madre morta.

 

Andrea di Naddino.

La missione di Caterina era quella di salvare le anime e quando sentiva che c'era qualche peccatore da convertire, non si dava pace finché non si fosse conver­tito.

C'era a Siena un certo Andrea di Nad­dino, uomo ricchissimo; viveva senza ti­more di Dio ed era infangato di peccati e di vizi. Essendo giocatore, era divenu­to un bestemmiatore ributtante contro Dio ed i Santi.

All'età di quarant'anni si ammalò in modo grave e la morte si avanzava a gran passi. Il Parroco andò a trovarlo per met­terlo in grazia di Dio, ma l'inferno se ne terlo in grazia di Dio, ma l'infermo se ne Dio. Il Confessore di Caterina era addo­lorato, andò da lei e le ordinò per ubbi­dienza di non cessare di pregare finche quel peccatore non si fosse convertito. Caterina pregò tutta la notte, sino alle cinque del mattino, dicendo al Signore: Non permettere la morte eterna a questo infelice, che è mio concittadino, mio fra­tello spirituale e che Tu hai redento col tuo Sangue. -

Gesù le rispose: Le orribili iniquità di questo bestemmiatore sono salite al Cie­lo. Non solo ha bestemmiato contro di Me e dei miei Santi, ma ha gettato nel fuoco un quadro, dove ero dipinto Io con la mia Santissima Madre. Giustizia vuole che anche lui bruci nel fuoco dell'infer­no. -

La Santa continuò: Se Tu, Gesù, tratti con rigore le nostre iniquità, chi potrà scampare dall'inferno? Tu, Gesù, hai por­tato sulle Tue Spalle le colpe di tutti; per­ciò libera questo peccatore dal baratro dell'ostinazione. Usa misericordia e non giustizia. -

Gesù gradì la preghiera e rispose: Ec­co, ti ho esaudita. In breve convertitò il peccatore. -

Nel medesimo istante il Signore appar­ve al peccatore agonizzante e gli disse: Perché non vuoi confessare i tuoi pec­cati? Confessa tutto al mio Ministro ed io ti perdonerò generosamente. -

L'ammalato disse ai presenti: Manda­te subito a chiamare per me un Sacerdo­te; voglio confessarmi! -

Il Sacerdote andò. Andrea di Naddino confessò i suoi peccati con immenso do­lore e dettò un testamento. Dopo di ciò, morì.

Questa conversione fu la meraviglia dei Sienesi.

Sono senza numero i peccatori conver­titi per mezzo della Santa e sarebbe trop­po lungo elencarli.

Dice il Beato Raimondo da Capua: E­rano tanti i convertiti, uomini e donne, che faceva piacere vedere la folla di quel­li che volevano confessarsi. -

 

La fama dei prodigi.

Di certo reca stupore la risurrezione di Caterina dopo quattro ore che era mor­ta; così pure stupisce la risurrezione del­la signora Lapa, la quale poi sopravvisse tanti anni. Ma non furono solamente due le resurrezioni avvenute per intercessione della vergine sienese. Se ne registrano parecchie altre.

Questo fenomeno spettacolare procurò alla Santa molte noie, poiché taluni di­cevano: Fa risorgere i morti. Ma è forse divenuta un altro Gesù Cristo? -

In realtà non era la potenza di Cate­rina che operava prodigi, bensì la poten­za di Gesù Cristo, che agiva per mezzo suo.

Le notizie dei prodigi di Caterina si diffondevano largamente e da molti si ac­correva a lei. Il suo compito era salvare le anime, esortando caldamente a fuggire il peccato ed a mettersi in grazia di Dio con una buona Confessione sacramentale.

Per riuscire meglio nell'apostolato; fe­ce in modo di avere tre sacerdoti, i qua­li la seguivano ed ascoltavano subito la Confessione dei ben disposti. Il Papa, in­formato dell'attività di Caterina, diede ai tre Sacerdoti la facoltà di assolvere da tutti i peccati riservati, come se fossero Vescovi.

 

Confèssati!

Da Pisa le pervenivano pressanti richie­ste per averla in questa città. La Santa vi andò, perché era stata suggerita da Gesù.

Arrivata a Pisa, le fu presentato un giovane ammalato. Caterina gli domandò subito da quanto tempo non si confessa­va; il giovane le rispose che erano pas­sati molti anni.

Gli soggiunse la Santa: Il Signore ha voluto che tu avessi questa malattia per­ché tu da molto tempo non hai voluto purificare l'anima tua con una santa Con­fessione. Va' subito a confessarti e vomi­ta la putritudine dei tuoi peccati, i qua­li hanno infettato l'anima tua ed il tuo corpo. -

Dopo essersi confessato, il giovane ri­tornò da Caterina, la quale gli pose una mano sulle spalle. In quel momento il gio­vane guarì e poi divulgò il fatto a Pisa.

In questa città si verificarono molte conversioni e guarigioni.

 

Nemica dei demoni.

In quel tempo il Papa Gregorio XI si recò da Avignone a Roma. Caterina ap­profittò per andarlo ad onorare e volle attenderlo a Genova. Qui si fermò per un mese.

Tra quelli che seguivano Caterina, c'e­rano dei bravi giovani. A costoro detta­va tante lettere, dirette a persone biso­gnose nell'anima e nel corpo. La presen­za di Caterina a Genova risvegliò la fede in molti.

Il Papa, che aveva molto apprezzato lo zelo di Caterina, quando rientrò a Ro­ma, le domandò di recarsi a Firenze, per­ché i Fiorentini gli si erano ribellati. Il compito di Caterina era di rappacificare il Papa ed i Fiorentini. La Santa riuscì a togliere il dissidio.

Il demone, acceso di rabbia per l'apo­stolato di Caterina, suscitò a Firenze una lotta accanita contro di lei, ma ogni mi­naccia cessò per l'assistenza divina.

Aveva un potere particolare sui demoni e quindi all'occasione s'interessava de­gli indemoniati. Satana non poteva più sopportarla ed un giorno, mentre libera­va un'indemoniata, il diavolo le disse: Se io uscirò da questa fanciulla, entrerò subito in te! -

Rispose Caterina: Senza il permesso di Dio non puoi fare ciò. Ma se Dio te lo permettesse, non avrei paura di te. Sono disposta a fare sempre quello che Dio vuole da me. -

Il demonio affermò: La mia più gran­de nemica è Caterina. -

 

Amica del Papa.

In quel periodo la Sede Papale da Ro­ma era stata trasferita in Francia, ad Avi­gnone. Gesù voleva che ritornasse a Ro­ma. Molte difficoltà impedivano questo ritorno. Si era interessata di questo pro­blema anche Santa Brigida, ma senza al­cun risultato. Soltanto Santa Caterina ci riuscì.

Il Papa, quando si stabilì a Roma, a­mava intrattenersi a colloquio con Cate­rina e tante volte mandava a chiamarla.

La Santa, illuminata da Dio, faceva conoscere al Papa i bisogni urgenti del Clero e dei laici e, dotata di spirito pro­fetico, prediceva le lotte contro la Chie­sa Cattolica, il sorgere di varie eresie ed il trionfo finale del regno di Gesù Cristo.

 

Scrittrice eccezionale.

Gesù Sacramentato era il segreto del­le attività di Caterina. A quei tempi non c'era la pratica della Comunione quoti­diana e quindi la Santa non poteva co­municarsi tutti i giorni, come lei arden­temente desiderava. Con l'andare del tem­po, man mano che aumentava la fede nel popolo cristiano, la pratica della Comu­nione quotidiana andò affermandosi sem­pre più.

Il Papa, che conosceva intimamente Ca­terina, con una Bolla Pontificia le concesse la Comunione frequente ed ordinò ad un Sacerdote di stare a disposizione di Caterina per darle spesso la Comunione e diede anche la facoltà di avere un alta­re portatile, affinché il Sacerdote potesse celebrare ovunque la Messa e così dare la Comunione a Caterina.

Disse il suo Direttore Spirituale: Quan­do aveva voglia di comunicarsi, mi dice­va: Padre, ho fame! Per amore di Dio, date il cibo all'anima mia! - Io com­prendevo e la comunicavo. Talvolta, men­tre la comunicavo, guardandola in viso non la riconoscevo. Mi sembrava un An­gelo circondato di luce. -

Gesù è Luce Divina e può dare la luce alle anime secondo la misura che vuole. Chi l'avrebbe mai pensato che una don­na analfabeta avrebbe potuto divenire una grande scrittrice religiosa? ...Gesù le suggerì di comporre un libro, dal titolo « Dialogo della Divina Provvidenza ».

Caterina quando lo compose era nel­lo stato di estasi e dettava a tre giovani, ora all'uno ed ora all'altro. Venne fuori un libro traboccante di pensieri profon­di e salutari, che le rivelava il Signore.

 

Dà coraggio al Papa ed ai Cardinali

La Chiesa di Gesù Cristo è assistita dallo Spirito Santo in modo mirabile. An­che quando l'inferno si scatena contro di essa, rimane sempre vittoriosa.

Nel tempo in cui Caterina svolgeva l'a­postolato, avvenne il cosiddetto Scisma di Occidente. Durante la residenza del Papa ad Avignone, i nemici della Chiesa spingevano i fedeli a staccarsi dalla Chie­sa Cattolica. Questa ondata diabolica ere­ticale si riversò specialmente in Italia ed in Francia.

Allorché la Chiesa è maggiormente combattuta, il Signore manda in aiuto ani­me straordinarie per sostenere meglio l'au­torità pontificia. Una di tali anime fu Santa Caterina da Siena, la quale, per at­tuare meglio il suo compito, lasciò Siena, e prese dimora a Roma. La sua abitazione era nella strada detta « Via del Papa », cioè tra la Minerva ed il Campo dei Fiori; ora si chiama Via di Santa Chiara.

Essere ricevuti dal Papa per colloqui privati, non è cosa tanto facile. Ma il Sommo Pontefice Urbano VI, che cono­sceva Caterina da lungo tempo e ne am­mirava la santità, fu lui stesso a chiamarla a Roma.

In conseguenza di ciò, Caterina aveva libero accesso al Vaticano e comodità di visitare il Papa quando lo voleva.

Il Papa era molto contento di averla vicino e volle che parlasse ai Cardinali raccolti, poiché essi erano assai turbati per lo Scisma d'Occidente.

La Santa li incoraggiò con molti ar­gomenti detti in belle maniere e li esortò ad una forte costanza. Dimostrò che la Divina Provvidenza è sempre presente. Concluse il suo discorso dicendo di non avere paura dello scisma e di fare quanto Dio avrebbe ispirato.

Il Papa, che era presente al discorso rivolto ai Cardinali, disse come conclu­sione: Questa donna ci confonde e ci ha ripresi dai nostri timori. Essa ci dà coraggio con le sue persuasioni. Dunque, di che cosa deve temere il Vicario di Gesù Cristo, ancorché tutto il mondo gli si mettesse contro? Cristo è più potente del mondo e non é possibile che abban­doni la sua Chiesa. -

Passati alcuni giorni, al Papa venne in mente di mandare Caterina a Napoli per convertire la regina Giovanna, la qua­le si era ribellata alla Santa Chiesa. Ca­terina si offerse di andare a Napoli, ma Gesù le suggerì che per il momento non era opportuno andarvi. Allora il Papa de­pose il suo pensiero.

 

Vittoria a Roma.

Durante la dimora a Roma, Caterina intensificava l'apostolato, rivolgendosi di­rettamente o per mezzo di persone adatte, con lettere ispirate da Gesù, ai più grandi nemici del Papa, per calmarli e conver­tirli.

Un anno prima della morte della Santa, il Signore diede alla sua Chiesa una dop­pia vittoria. Per consiglio di Caterina il Sommo Pontefice, seguito dalla moltitu­dine dei fedeli, si recò a piedi scalzi da Castel Sant'Angelo alla Chiesa di San Pie­tro in segno di gratitudine a Dio.

Tuttavia c'era ancora a Roma una schie­ra straniera di scismatici, i quali volevano uccidere il Papa. Allora Caterina inten­sificò la preghiera e vide in ispirito la città di Roma in preda ai diavoli, che se la prendevano con lei, gridando: Male­detta! Tu fai di tutto per ostacolarci, ma noi ti faremo morire di una morte orrenda! -

La Santa non s'impressionò delle mi­nacce e disse a Gesù: Perdona a questi cattivi e non abbandonare il tuo popolo! Se vuoi fare giustizia su questi nemici della tua Chiesa, manda sopra di me il castigo. Berrò volentieri il calice di pas­sione e di morte, come sempre ho desi­derato. -

Da quel momento il furore dei nemici del Papa cominciò a spegnersi e poi cessò. Allora i demoni sfogarono la loro rabbia sulla Santa con molta crudeltà. Il corpo di Caterina era pieno di dolori ed i demoni la battevano, dicendo: Ma­ledetta te, che sempre e dappertutto ci hai perseguitati! Noi ti toglieremo dal mondo! -

Realmente la Santa soffriva in modo indescrivibile.

In questo tempo, che era Quaresima, stando a letto sembrava prossima a mo­rire. Tuttavia ogni mattina si alzava da letto, andava a piedi alla Chiesa di San Pietro per la Messa e la Comunione. Nell'andare e venire camminava lesta, fa­cendo un cammino da stancare anche una persona sana.

 

La morte.

La fine della vita terrena è per tutti. Anche per Caterina arrivò l'ultimo giorno. È bene conoscere i particolari della sua morte.

In quell'ultimo periodo di vita stava quasi abitualmente a letto ed una buona schiera di persone amiche l'assisteva. Ca­terina tenne loro un lungo e memorabile discorso per esortare al profitto delle vir­tù. Poi chiamò uno ad uno a sé i pre­senti, esortando taluni a divenire frati, altri indirizzandoli alla vita eremitica e ad altri suggerì il Sacerdozio. Anche alle singole donne diede suggerimenti speciali. Poi domandò a tutti perdono, se avesse mancato verso di loro. Fece chiamare il Confessore, desiderando fare la Confes­sione generale. Dopo ricevette la Comu­nione ed il Sacramento dell'Estrema Un­zione.

Vedendo avvicinarsi l'istante della mor­te, disse: Signore, raccomando nelle Tue mani lo spirito mio! -

Detto questo, Caterina, come da tempo desiderava, fu sciolta dai lacci del corpo e si congiunse per sempre allo Sposo Ce­leste.

Era l'anno 1380, il 29 aprile, dome­nica, circa l'ora terza.

 

La salma ed il culto.

Avvenuta la morte, i presenti stabili­rono di trasportare la salma nella Chiesa di Santa Maria alla Minerva, perché si facessero le Esequie.

Per il momento si fece di tutto per tenerne nascosta la morte. Ma appena il corpo fu trasportato alla Chiesa, la noti­zia si sparse in breve per tutta Roma e fu un accorrere di folla alla Chiesa. Tutti volevano toccare almeno le vesti ed i piedi della Santa.

Per paura che la folla riducesse in pezzi il suo vestito, la salma fu messa dietro la cancellata di ferro, che era in detta Chiesa.

Si cominciò a condurre infermi e sof­ferenti presso la salma; costoro chiede­vano al Signore che li sanasse per i me­riti della Santa.

Cominciarono ad effettuarsi miracoli guarigioni improvvise. A motivo dei pro­digi, per tre giorni non fu possibile fare la sepoltura. Ma anche quando la salma fu messa nel sepolcro, i prodigi continua­vano, anzi se ne accrebbe il numero. Oltre alle guarigioni del corpo, molti ebbero la grazia della conversione.

Era tanta la stima che i Romani nu­trivano per Santa Caterina, da farli bri­gare per avere qualche oggetto che ap­parteneva alla Santa o qualche cosa che stava nella stanza, ove morì.

Cominciarono a diffondersi le imma­gini. Gli artisti s'interessarono a fare dei bei quadri, rappresentando la vita della Santa.

Si brigò per ottenere dal Papa la Ca­nonizzazione, ma per le difficili condizioni della Chiesa in quel tempo, la Canonizza­zione ebbe qualche ritardo. La dichiara­zione ufficiale della santità di Caterina si effettuò per opera del Pontefice Pio Se­condo, che era di Siena. Egli era grande ammiratore della sua concittadina.

In tutta l'Italia si festeggiò solenne­mente la Canonizzazione di Caterina, de­finita la più italiana fra le Sante.

Il culto della Santa andava diffonden­dosi rapidamente, anche in Ungheria, in Austria, in Francia ed altrove.

Il Sommo Pontefice Pio IX nominò Santa Caterina Compatrona di Roma ed il Papa San Pio X la proclamò Patrona delle Donne di Azione Cattolica.

Il Papa Pio XII la dichiarò Patrona primaria d'Italia assieme a San France­sco d'Assisi, come decoro della patria e difesa della Religione.

Le infermiere italiane ottennero dal Papa che Santa Caterina fosse la loro seconda Patrona.

Fu inaugurato, alla presenza dei Car­dinali, del Capo del Governo Italiano e di molte altre autorità ecclesiastiche e civili, un monumento a Santa Caterina, eretto in Piazza Pia a Roma.

Letterati e poeti illustrarono con i loro scritti, in prosa ed in versi, la straordina­ria vita della Santa.

Quanto è stato esposto in questo scrit­to, non ha nulla di esagerato ed è un semplice profilo storico; ma su Santa Ca­terina ci sarebbero da dire molte altre cose, che qui sono state omesse per mo­tivi di brevità, essendo questo un libretto religioso popolare.

 

Conclusioni pratiche

Nella vita di Santa Caterina c'è molto da ammirare e poco da imitare. Tuttavia, chi vuole può prendere non pochi inse­gnamenti spirituali.

Prima di tutto si conosce come Gesù lavori nelle anime mistiche straordinarie ed anche nelle anime comuni.

La storia di Santa Caterina dimostra l'esistenza di Dio, perché senza l'aiuto continuo di Dio la Santa non avrebbe potuto fare quanto fece.

Si imiti il suo amore per la purezza e lo zelo nell'esercizio della carità.

Nel mondo si vuole godere, più o meno lecitamente, e si sfugge da tutto ciò che richiede sacrificio. Eppure Santa Caterina, nel soffrire per fare piacere a Gesù: salvare le anime, trovò la felicità vera, quella felicità che le donne del mondo inutilmente cercano nella vanità e nei pia­ceri della vita.

Si imiti la Santa nell'accettare le ine­vitabili sofferenze della vita, con l'uni­formarsi alla volontà di Dio.

Tutti i Santi sono potenti intercessori presso Dio; ma pare che Santa Caterina abbia un'intercessione speciale. Se duran­te la vita otteneva tutto da Gesù, ora che è in Cielo quante grazie può ottenere per coloro che la invocano.

Si onori, dunque, e ci si raccomandi a Lei nei vari bisogni.

Si raccomanda di sceglierla come una protettrice particolare e di recitare ogni giorno qualche Ave Maria o altra preghie­rina in suo onore.

 

APPENDICE I

IL DIVIN SANGUE

Uomini e donne, giusti e peccatori, in­terrompete un momento la corsa dei vo­stri assilli quotidiani e contemplatemi sulla Croce!...

Mirate il mio preziosissimo Sangue!:.. Cominciai a versarlo da Bambino nel Tem­pio, poi in abbondanza nel Getsemani e continuai a spargerlo nel Pretorio e nel cammino doloroso del Calvario. Mirate le mie doloranti vive Piaghe, che mi diedero la morte! Per voi versai tutto il mio Sangue.

Da questo mio Sangue sparso germogliò sulla terra, (che il mio piede vacillante e stanco solcò come per lasciare il mio sigil­lo), germogliò il fiore della promessa e del perdono ... promessa dei gaudi eterni e perdono delle vostre colpe.

Solo l'amore di un Dio poteva, lavare nel suo Sangue puro le piaghe dei figli di Eva. Solo il Sangue, che zampillava quale miracolosa fonte dal Cuore trafitto del Redentore, poteva salvare le anime detur­pate dal peccato e restituirle a Dio!

Anime deboli, anime peccatrici, più che temere la mia Giustizia, contemplate la mia Bontà! Avete tanto bisogno del mio aiuto e della mia misericordia! ... Risol­vetevi a lasciare il peccato, non amareg­giate più il vostro Gesù che tanto vi ama! Venite a me! ...

Io sono l'Onnipotente Medico, pronto a curare le vostre piaghe! Sono il Ripara­tore delle miserie umane e pago per voi presso il Padre mio Celeste! Sono Fonte di salvezza! Sono Gesù, il Salvatore del mondo, e voglio salvarvi dall'ira divina e dalla morte eterna! Sono l'Agnello di Dio, che cancella i peccati e ridona la pa­ce! Sono Porta sicura di eternità! Chi segue i miei insegnamenti, entrerà in cie­lo, nel mio regno!

O voi tutti, contemplate questo mio Sangue Immacolato, che io diedi per gua­rire e convertire al Creatore la povera umanità caduta! Non resistete più agl'in­viti del mio amore, o anime peccatrici! Soltanto io, che vi amo teneramente, pos­so risvegliare nel mio Sangue preziosissi­mo le anime smarrite e farle ritornare in vita!

INVITO AMOROSO

E voi, anime generose, pecorelle fedeli, tanto care al mio Cuore, ascoltatemi! Chie­do la vostra cooperazione per salvare il mondo di oggi, che è schiavo di Satana.

Offritevi vittime al mio Amore Mise­ricordioso!

L'anima vittima deve sentire nel cuo­re le cicatrici sanguinanti, perché possa rassomigliare al mio Corpo piagato e far­si mediatrice presso il Padre Celeste per la salvezza dei fratelli.

Il Sangue mio è sceso lungo il legno della Croce, affinché le anime, addolorate per le colpe dell'umanità, comprendesse­ro il mio dolore e, imporporandosi le lab­bra di questo Sangue, sentissero la po­tenza sovrumana del sacrificio incorpora­to dalla Grazia.

Il mio Sangue stillò dal Cuore, perché fu l'amore che sacrificò la Vittima Divi­na. Il mio Cuore sanguinante fu la miste­riosa fontana, alla quale ogni anima in­ferma può attingere salute. O anime vittime, scenda sopra di voi una sola stilla di questo mio Sangue ge­neroso, benefico e prodigo di salvezza, rigeneratore di anime deboli e dubbiose, largo di fraterno amore e di carità!

Questo mio Sangue, che dal Cuore tra­fitto portò alla Chiesa nata sul Calvario i Sacramenti Divini, doni pure a voi « gra­zia ed amore » per rimanere forti nella Fede e grandi nella carità!

Cuori apostolici, sappiate lavorare e sacrificatevi, perché al Cielo non si arri­va inghirlandandosi di rose, ma con la corona di spine in capo e con la croce sulla spalla, rivestiti di amore e di carità. Amate i fiori vermigli!... Il fiore ver­miglio dell'amore e il Sangue mio!... Inghirlandatevi di fiori vermigli, di sacri­fici impreziositi dal mio Sangue.

Il mio Divin Sangue, anche una sola goccia, può formare questi fiori che non marciscono e che sono i fiori del Divino Amore.

Pregate il Padre mio che è nel Cielo; pregatelo per i meriti del Sangue prezio­sissimo di me, Cristo Salvatore. Egli vi darà la sua grazia e vi coprirà d'amore.

LA CORONA DI SPINE

Ed ora, voi tutti, che vi agitate sulla terra, date uno sguardo al mio Capo co­ronato di spine!

Quando mi mirate Crocifisso, restate colpiti dalle Piaghe delle mani e dei piedi. Pochi però pensano al mio Capo coro­nato di spine. Il dolore che provai con quelle spine, fu forse inferiore a quello delle Piaghe? ... Tutt'altro! Il mio Capo era ricoperto di spine; gli spasimi erano grandi e solo l'amore mi sosteneva. Tutte le spine erano pungenti, ma talune lo erano di più. Il Sangue imporporò la mia fronte e poi scendeva a solcare il volto.

Mentre il mio Capo grondava Sangue, pensavo alle mie creature e pensavo an­che a questa generazione, giacente nella colpa. Riparavo i peccati di coloro che stanno a capo, dei reggitori delle nazioni, dei superiori e dei genitori! ... Riparavo i peccati di pensiero dell'umanità tutta, peccati contro ciascuno dei miei Coman­damenti.

Siate devoti del mio Capo coronato di spine. Lo desidero tanto!

I Giudei mi imposero quella corona come a re di burla. Eppure io sono il Re dei re, il Centro dell'universo, il Prin­cipio di tutto!... Io sono il vostro Re. Io sono il Capo e voi siete le mie membra. Non vi staccate dal capo, se no mor­rete.

Istituendo la Chiesa, le ho dato un Ca­po... Il Papa, Capo visibile del mio Cor­po Mistico, soffre a vedere i gravi mali del mondo. Voi, che siete le membra del­la mia Chiesa, unitevi al Papa, seguitene le direttive; lavorate, sacrificatevi e lot­tate con lui contro il male invadente!

Si darà la corona a chi avrà legittima­mente combattuto!

... Ed ora ascoltate la Madre mia Ad­dolorata!

LA DONNA DEI DOLORI ...

Non badando tanto a ciò che avve­niva attorno a me, dimentica di me stes­sa, io, Madre Addolorata, stavo ai piedi della Croce con lo sguardo fisso al mio Gesù Agonizzante. Ne seguivo i movi­menti ed i respiri e sussultavo davanti a qualche contrazione delle membra sangui­nanti. Miravo le Piaghe delle mani e dei pie­di, ma tosto ne ritraevo lo sguardo per posarlo di nuovo sul Volto insanguinato e sul Capo coronato di spine. I miei occhi sovente si incontravano con quelli del Fi­glio mio. Non si parlava, ma ci si com­prendeva!... I dolori del mio Gesù si ripercuotevano nel mio Cuore materno.

Che pena a vedere quel Capo! Come avrei voluto estrargli quella corona! ... Quale martirio a mirare il bel Volto del Figlio mio irrigato del Sangue, che veniva giù dal Capo! ... Io, afflittissima Madre, impietrita dal dolore, guardavo, medita­vo e pregavo ...

Oh, anime, che, tanto siete costate al mio Gesù ed a me, meditate spesso la scena del Calvario! Meditando la Passio­ne del Figlio mio e ricordando i dolori della vostra Madre, avrete la forza di se­guire la via della Croce!... Con tale me­ditazione odierete il peccato, aspirerete sovente al Cielo e si accrescerà in voi lo zelo per la salvezza dei fratelli.

Quante anime, purtroppo vogliono pro­prio dannarsi, rendendo inutile il Sangue sparso dal Figlio mio e le lacrime da me versate.

Il mio Gesù è tanto buono!... Il la­drone pentito gli rivolse poche parole ed Egli subito lo perdonò e gli aprì la porta del Paradiso.

L'umanità peccatrice guardi il mio Ge­sù Crocifisso, detesti i peccati e ne riceve­rà subito il generoso perdono!

Dalle pie riflessioni fatte si tragga que­sto frutto:

1. Meditare spesso la Passione di Gesù.

2. Portare addosso il Crocifisso e ba­ciarne spesso le sante Piaghe.

3. Invocare con amore il preziosissimo Sangue, dicendo:

Sangue Divino - Amor, Bontà, - Salva le anime - Per pietà!

4. Recitare giornalmente sette Ave Ma­ria, in onore dei sette dolori della Vergi­ne Santissima. (Don Giuseppe Tomaselli)

 

APPENDICE II

INCONTRO CON IL RE D'AMORE

Il più gran dono che Gesù abbia fatto all'umanità, dopo la sua Incarnazione, è stato quello dell'Eucaristia. Pur essendo in Cielo nello stato glorioso, Anima e Corpo, ha voluto restare, in modo miste­rioso ma reale, vivo e vero, Anima e Cor­po, nella SS. Eucaristia. A Dio tutto è possibile.

Sia benedetta in eterno quell'ora, in cui il Figlio di Dio fece l'ultima Cena con i suoi discepoli!

Acceso d'amore, sino all'estremo limi­te, disse: « Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi pri­ma di partire ».

L'ardente desiderio di Gesù era l'isti­tuzione dell'Eucaristia. Infatti, finita la Cena, consacrò il pane ed il vino, mu­tandone la sostanza nel suo Corpo e nel suo Sangue, e diede il potere di rinno­vare la Consacrazione agli Apostoli ed ai loro successori.

Da quella Cena sino ad oggi e si­no alla consumazione dei secoli, Gesù è nei Tabernacoli, per ricevere le adorazio­ni e gli omaggi dei suoi redenti e per es­sere il loro cibo e sostegno nel pelle­grinaggio della vita.

Alle anime amanti di Gesù Eucaristico si lancia un appello, invitandole ad un incontro con il Re d'Amore alle ore 20 di ogni giovedì.

E’ questa l'ora dell'appuntamento con Gesù, ora memoranda del Mistero Euca­ristico; è l'ora che si propone:

1° Fare partecipare le anime più fer­venti a quella Mistica Mensa, dalla qua­le scaturì dal Cuore di un Dio fatto uo­mo tutto il suo ardente amore nel do­narsi alle anime.

2° Riparare le offese, le ingratitudini, la dimenticanza e tutti i sacrilegi che si commettono a contatto con l'Eucaristico Cibo Divino.

PRATICA

Essere puntuali all'ora­rio, affinché Gesù veda contemporanea­mente vicino a Se una grande schiera di cuori riconoscenti e riparatori.

Coloro che possono, facciano l'Ora Santa, in famiglia o altrove, da soli o meglio in compagnia. Chi non potesse dedicare un'ora o neppure un quarto di ora, si raccolga almeno per un po' di mi­nuti, andando con il pensiero ai mille Tabernacoli sparsi nel mondo, ove Gesù è solitario ed abbandonato. Si ripeta con amore la seguente invocazione, intonata al ringraziamento ed alla riparazione:

« Grazie, Gesù Sacramentato, del gran­de dono che ci hai dato! ».

« Per il tuo Sacramento d'Amore, mi­sericordia, mio Signore! ».

L'ora dell'incontro con Gesù si tra­scorra in un raccoglimento particolare, ma relativo, secondo le proprie necessità. Anche il canto di Lodi Eucaristiche dà gloria al Re d'Amore; L'anima amante faccia delle brevi Comunioni spirituali, dicendo: Gesù, Tu sei mio, io sono tua!

Diffondere a voce e per iscritto questa preziosa crociata.

Prima e dopo le preghiere private abi­tuarsi a dire: « Sia lodato e ringraziato ogni momento - Il Santissimo e Divenis­simo Sacramento ». Ciò servirà a ripa­rare la poca fede eucaristica e le irrive­renze che si commettono davanti ai Ta­bernacoli. (Don Giuseppe Tomaselli)

 

APPENDICE III

ATTO DI DOLORE PERFETTO

Il mezzo ordinario per ricevere il per­dono dei peccati è il Sacramento della Confessione.

Il mezzo straordinario è l'atto di do­lore perfetto, con il proposito di confes­sarsi al più presto. Che cosa è il dolore?

E' il dispiacere delle colpe commesse, che fa proporre di non peccare più.

Il dolore è di due specie: imperfetto e perfetto.

E' imperfetto se si è pentiti dei pec­cati, più per il timore dei castighi divini che per l'offesa fatta a Dio.

E' perfetto quando si è pentiti del ma­le fatto più per il dispiacere dato a Dio, il più buono dei padri, che per il giusto castigo meritato.

Quando si emette un atto di dolore perfetto, con la volontà di confessarsi al più presto, restano perdonati tutti i pec­cati, veniali e mortali.

La Santa Chiesa prescrive che, pur ri­mettendosi un'anima in grazia di Dio col dolore perfetto, non ci si accosti ai Sa­cramenti dei vivi, se prima non ci si è confessati. I Sacramenti dei vivi sono: Cresima, Eucaristia, Olio degli Infermi, Ordine Sacro e Matrimonio.

Come eccitarsi all'atto di dolore per­fetto? Riflettendo sulla bontà di Dio, che ci ha creati per renderci eternamente fe­lici in Paradiso, e riflettendo sulla bontà di Gesù, che per nostro amore si è fatto uomo, ha sparso il suo Sangue per noi ed è rimasto vivo e vero nei Tabernacoli per essere nostro sostegno nel pellegri­naggio della vita.

Più che tutto spinge al dolore perfetto la vista del Crocifisso, del Corpo di Gesù ricoperto di piaghe.

UN ESEMPIO

Tutti dovrebbero conoscere ed apprez­zare l'atto di dolore perfetto, il quale, se è fatto con vero amore e con limpidezza come l'acqua che scende da un'alta vet­ta, allora non solo cancella i gravi pec­cati, ma ne distrugge anche la meritata pena, cosicché morendo si può andare su­bito in Paradiso senza passare dal Pur­gatorio.

Questo sublime atto può farsi in pochi istanti anche col semplice pensiero.

Si porta un esempio: Una donna perversa è carica di gravi peccati; è donna pubblica; si è macchia­ta la coscienza con parecchi omicidi di bambini a motivo dell'aborto; la sua lin­gua diabolica ha vomitato molte bestem­mie; il suo cuore si nutre di odio; semina il male a larghe mani. E' un vero tizzone d'inferno sulla terra.

Sino ai quindici anni viveva nel timo­re di Dio; da allora ai cinquant'anni è stata un impasto d'iniquità.

Ma non sempre dura il bel tempo! Un forte malore improvviso la colpisce ed è trasportata d'urgenza all'ospedale con 1'autambulanza. -

E' lasciata sola sulla lettiga in una ca­mera, in attesa di qualche dottore per il controllo.

La povera donna è assai abbattuta e neppure riesce a parlare; tuttavia vede, sente e ragiona bene. E' ormai convinta di essere prossima a morire.

I suoi occhi si posano sopra un'imma­gine sacra, appesa alla parete; è il qua­dro della Pietà, l'Addolorata e Gesù morto.

Gesù ha versato il suo sangue per tutti ed anche per questa peccatrice; è pronto a perdonarle tutto, purché sia pentita, come ha perdonato tutto al buon ladro­ne pentito.

La grazia di Dio, specie se è abbon­dante, bisogna attirarsela in qualche mo­do o con le proprie opere buone o con le opere buone altrui, servendosi in parti­colare della preghiera. Mentre l'infelice donna è lì sulla let­tiga, ci sono in quella città anime devote che pregano per i moribondi e che offro­no a Dio sacrifici per quelli che stanno per lasciare questa vita.

La misericordia di Dio applica le ope­re buone altrui alla donna morente e la luce divina comincia ad illuminarla. E' ancora in tempo, prima di presentarsi a Gesù Cristo Giudice.

Essa pensa: Sono qui, nell'ospedale; mi sento troppo male. E se dovessi mo­rire?... Male ne ho fatto!... Cosa mi è ri­masto dei piaceri della vita?... Nulla!... E se, morendo, trovassi un'altra vita? ... Da giovanetta credevo al Paradiso ed al­l'inferno. Ci credevo ed ero convinta. Poi disprezzai la Religione... -

Lo sguardo a Gesù morto ed all'Addo­lorata le dà luce e pensa ancora: Gesù è morto in Croce per tutti. M'in­segnarono nella fanciullezza che Egli è il Buon Pastore che cerca la pecorella smarrita. Ed io sono una pecorella smar­rita. Che sia questo il momento in cui Egli mi ritrova?... -

La luce divina s'intensifica sempre più. La morente non può muoversi fisica­mente, ma il suo spirito è in grande at­tività; avviene in quell'anima una santa rivoluzione e trionfa la grazia. Allora nel­l'intimo del suo cuore dice: Gesù, Buon Pastore, perdonami! Trop­po ti ho offeso. Ora credo quanto Tu hai insegnato!... Detesto tutto il mio male operato! Sono pentita dei dispiaceri che ti ho dati! Vorrei poter annullare col mio sangue ogni mia colpa!... Gesù ti amo!... Molto ti ho offeso, ma molto ti voglio amare! Mi presento a te come la Madda­lena, pentita!... Se non morrò, cambierò vita e riparerò gli scandali dati!... Gesù, potessi confessarmi!... Appena potrò, lo farò!... Vergine Addolorata, Madre della Pietà, pietà di me!... - La morente si assopisce e dopo pochi istanti spira.

Sopraggiunge il dottore e constata la morte. La donna, pubblica, è conosciuta anche dal dottore, che esclama: Eh, don­naccia, sei morta! E' finita la bella vi­ta! -

Davanti al dottore ed a quanti la co­noscono quella è considerata « donnac­cia », degna del fuoco eterno.

Davanti a Dio è invece un'anima eletta. Per l'atto di dolore perfetto, unito alla volontà di confessarsi, ha ricevuto da Dio il perdono di tutti i suoi enormi peccati. Certamente l'anima è salva e molto pro­babilmente neppure passa dal Purgato­rio.

UTILIZZARLO

Se è cosi prezioso e potente l'atto di dolore perfetto, giova sapere quando uti­lizzarlo:

1) Se per debolezza spirituale si cades­se in grave peccato, si faccia di tutto per rimettersi al più presto in grazia di Dio, Non si resti in peccato, rimandando la Confessione Sacramentale a tempo inde­terminato, ma si emetta subito l'atto di dolore perfetto. E' dovere di tutti stare sempre in grazia di Dio.

2) E' conveniente rinnovare quest'atto ogni sera, quando si va a letto, perchè nella notte potrebbe avvenire la morte. Infatti, quanti al mattino sono trovati morti!

3) E' necessario compierlo in pericolo di vita e specialmente nelle ore di agonia.

4) Si utilizzi per i moribondi, per i col­piti d'infarto, di trombosi, ecc... Si è ri­scontrato che i moribondi d'ordinario conservano l'udito in discrete condizioni, anche quando pare che siano morti per l'immobilità delle membra.

Quando manca il Sacerdote per assi­stere l'ammalato o mentre si attende l’arrivo del Sacerdote, si suggerisca al moribondo parlandogli all'orecchio a voce un poco elevata. Se il moribondo sente e se­gue col pensiero quanto gli viene suggerito, in un attimo può rimettersi in grazia di Dio e salvare l'anima sua. Mentre si è in argomento, si dà uno schiarimento.

Avvenuta la cosi detta morte, non sem­pre questa è reale, perchè può essere ap­parente; difatti la Legge proibisce di sep­pellire i cadaveri prima delle ventiquat­to ore.

Quando di notte tempo o in pieno gior­no muore qualcuno senza i Conforti Re­ligiosi, si chiami al più presto il Sacer­dote, il quale, entro un paio di ore può dare l'Assoluzione Sacramentale “sotto condizione”.

Triste realtà

Visitando i Luoghi Santi si prova tanta gio­ia spirituale; però resta nell'anima una pro­fonda amarezza per la mentalità e la condotta degli Israeliti.

Sembrerebbe strano, ma è così: nella Terra Santa per coloro che vi abitano Gesù è un estraneo, un sopportato soltanto per la storia che li lega a Lui.

Per gli Israeliti Gesù non è il Messia pro­messo, il predetto dai Profeti; aspettano ancora il Messia. Sentono antipatia ed avversione ver­so coloro che lo riconoscono come Messia.

Per i Musulmani Gesù è una persona di gran lunga inferiore a Maometto e contrastano apertamente coloro che lo riconoscono Reden­tore del mondo.

La popolazione della Terra Santa è formata in massima parte d'Israeliti e di Maomettani. Di Cristiani vi stanno solo i Sacerdoti Cat­tolici e quelli Ortodossi, coloro che dimorano in un certo numero d'Istituti di Suore e poi... i pellegrini, che giornalmente vi giungono da ogni parte del mondo.

La dimora e la condotta ostile o indifferente di chi abita nella Terra Santa, è una z:u:,tinua profanazione del luogo sacro ed un insulto inin­terrotto al Figlio di Dio, che ivi diede tutto se stesso.

Si preghi per gl'infedeli e specialmente per gli Israeliti e per i Maomettani, o Musulmani.

Iniziativa santa

Nel « Padre Nostro », si dice:... Venga il tuo regno!

Il regno di Gesù Cristo c'è nel mondo, ma non abbraccia tutti i popoli, stanno ancora nel mondo grandiose masse di infedeli. Di costoro bisogna interessarsi molto, affinché abbiano la vera luce e lascino le tenebre dell'errore.

Si suggerisce una santa iniziativa.

Un giorno al mese, a libera scelta, prefe­ribilmente l'ultimo sabato di mese per avere l'aiuto della Madonna, ogni anima pia offra a Dio le buone opere della giornata per la con­versione degli infedeli, in particolare per gli Israeliti e per i Musulmani dimoranti in Terra Santa.

In tale giorno non manchi l'assistenza alla Messa, la Comunione e la recita del Rosario. È cosa lodevole fare celebrare qualche Mes­sa mensile.

Giaculatoria: Gesù Nazareno, Redentore del mondo, pietà degli infedeli! Convertili!

 

La purezza

Vuoi custodire la purezza? Non dare troppa libertà agli occhi... Mortifica il cuore, perché è assai pericoloso... Tronca la cattiva compagnia. Non tenere discorsi disonesti e non ascoltarli vo­lentieri, anzi rimprovera chi li facesse. Non leg­gere libri o riviste pericolose... Non assistere a cinema indecenti o a varietà; non invitare altri ad andarvi... Non fare balli licenziosi... Il tuo abito sia modesto... La spiaggia potrebbe essere la tomba della tua purezza... Rispetta il tuo corpo e fallo rispettare, perché è più sacro del Calice della Messa...

 

Suggerimento di Gesù

Nel libro «Cum clamore valido» si legge un insegnamento di Gesù ad un'anima privilegiata: «A me piacciono le delicatezze, perché l'amore si alimenta con piccoli atti delicati. - Procura di evitare le piccole infedeltà; se ne commetti qualcuna, ripara subito lo strappo fatto al mio amore. - Sei caduta in un'impazienza? Ripara con due atti di mansuetudine. - Hai ceduto al­l'orgoglio? Ripara con due atti di umiltà. - Hai mancato di carità? Compi due atti di carità. - Ciò che si toglie alla gloria di Dio, si deve dare raddoppiato, possibilmente centuplicato...».

 

Comunicarsi con frutto

1. Preparati sin dal giorno precedente per por­tare a Gesù: atti di carità, di ubbidienza... e pic­coli sacrifici.

2. Prima di comunicarti, chiedi perdono di tutte le piccole mancanze e prometti di evitarle.

3. Ravviva la fede, pensando che l'Ostia Con­sacrata è Gesù, vivo e vero.

4. Ricevuta la S. Comunione, il tuo corpo diviene un Tabernacolo. Tanti Angeli ti stanno attorno.

5. Non distrarti! Offri ogni S. Comunione per riparare il Cuore di Gesù ed il Cuore Imma­colato di Maria. Prega per i nemici, per i pecca­tori, per i moribondi e le anime del Purgatorio. Prega specialmente per le Persone Consacrate.

6. Prometti a Gesù di evitate qualche man­canza particolare o di compiere qualche opera buona.

7. Non uscire dalla Chiesa, se non passa circa un quarto d'ora.

8. Chi ti avvicina lungo il giorno, deve accor­gersi che tu hai fatta la S. Comunione. Dimo­stralo con la dolcezza e con il buon esempio.

9. Lungo il giorno ripeti: Gesù, ti ringrazio che oggi sei venuto nell'anima mia!

 

Crociata spirituale

Gesù desidera la conversione dei peccatori.

Cerca anime, che cooperino al ravvedimento dei traviati.

Le opere buone acquistano un grande valore in unione ai meriti del Redentore. Si fa dunque una Crociata Spirituale: Offrire ogni giorno a Gesù « Cinque piccoli sacrifici », in onore delle cinque Piaghe, e recitare ogni giorno « Cinque Pater, Ave, Gloria » in ossequio alle stesse Divine Piaghe. Ogni anima pia potrebbe così offrire ogni an­no: circa due mila sacrifici e due mila preghiere. Si diffonda questa crociata, specialmente nei vari rami dell'Azione Cattolica.

PRATICA: Trovare almeno tre anime, disposte a far parte di questa mistica crociata.