SANTA CATERINA DI ALESSANDRIA

(…) I primi documenti che parla­no di lei sono stati redatti tra i se­coli VI e il secolo IX cioè in­spiegabilmente tardi rispetto al­la presunta morte avvenuta nel 305 circa.

Per quanto riguarda la docu­mentazione iconografica invece abbiamo un affresco del secolo IX, nella Basilica di San Loren­zo fuori le mura a Roma. Tem­po fa infatti è stata ritrovata sui muri di una cappella, una serie di dipinti che raffigurano la Vergi­ne Maria col Bambino, angeli, e i santi Lorenzo, Andrea, Gio­vanni Evangelista e... Caterina. Di quest'ultima restano soltanto la parte superiore del corpo e la testa. La santa è rappresentata senza corona e senza altri di­stintivi suoi propri (cioè la ruo­ta e la palma). Accanto a lei c'è il nome Caterina (scritto in ver­ticale). Alcuni archeologi, in ba­se all'analisi della tecnica e del­lo stile degli affreschi e all'esa­me paleografico delle iscrizioni, hanno affermato che non pote­vano essere posteriori al IX se­colo. Questa testimonianza del­la santa, assolutamente isolata, sarebbe inoltre la più antica. Si è trovata qualche raffigurazione anche a Napoli (sec. X-X1) nel­le catacombe di San Gennaro. Ma anche i succitati docu­menti iconografici a suo benefi­cio non sono bastati ai revisori del Calendario Romano del 1969. Questi infatti decretarono im­pietosamente la sua eliminazio­ne dal detto Calendario scriven­do: "Si elimina la commemora­zione di Santa Caterina, iscritta nel Calendario Romano del se­colo XIII. Non solo la Passione di Santa Caterina è interamente leggendaria, ma sul suo conto non si può affermare nulla di si­curo". (…)

Tuttavia nel Supplemento al­la Liturgia delle Ore, a cura del­la Conferenza Episcopale Italia­na ed edito dalla Libreria Editri­ce Vaticana nel 2003, nel giorno 25 novembre troviamo indicata la Memoria facoltativa della Santa con la seguente didascalia: "Si narra che la vergine Santa Cate­rina di Alessandria, dotata di a­cuta intelligenza, sapienza e for­tezza d'animo, testimoniò con il martirio la propria fede. Il suo corpo è venerato con pia devo­zione nel celebre cenobio sul Monte Sinai". 

Caterina, esperta di filosofia e teologia

Torniamo al racconto della Passione di Santa Caterina. Sem­bra essere questo il primo docu­mento che parla di lei e che de­ve essere ritenuta la fonte o me­glio il pretesto per gli sviluppi ulteriori (abbellimenti e amplia­menti vari) fatti da altri autori o estensori agiografici. Questi era­no preoccupati di dare in nutri­mento al popolo semplice, figu­re di santi e sante che stimolas­sero l'imitazione o per lo meno l'ammirazione, che dovevano poi condurre all'invocazione. Perché questo? Un'ipotesi: nella mag­gior parte di questo genere di Passioni (certamente quella di Caterina di Alessandria) sono sta­te scritte per dare una identità ci­vile e religiosa a martiri cristia­ni dei quali però si sapeva po­chissimo o quasi nulla, o anche perché talvolta la loro storia (o quel poco che si sapeva di certo e documentato) non piaceva: al­lora veniva "aggiornato" e abbellito, a seconda dell'uditorio. Inoltre questi racconti di marti­rio spesso erano tramandati o­ralmente e inevitabilmente cam­biati, arricchiti, adattati a secon­da della fantasia del narratore di turno, finché venivano codifica­ti e magari alla fine risultavano notevolmente diversi dall'origi­nale. Altre volte pii racconti di pura fantasia, a scopo pareneti­co, venivano accreditati come storici e tramandati (acritica­mente diciamo noi moderni) co­sì di bocca in bocca e di libro in libro, facendo nascere una devo­zione a santi e sante immagina­ri non provati storicamente. Qual­cosa di simile deve essere capi­tato per la Nostra.

Per la verità, qualcuno ha vo­luto identificare la Caterina di A­lessandria con la celebre Ipazia, una filosofessa della stessa città, che morì assassinata nel 415. Ma quest'ultima, dicono gli storici, era ancora pagana quando morì vittima di una sommossa popo­lare opera di fanatici religiosi. Può darsi anche che elementi di vita di quest'ultima siano stati fatti entrare (scientemente o per disinformazione storica) nella vi­ta di Caterina, dandole una con­sistenza ed un "appeal" filosofi­co (e teologico), presso gli stu­denti di dette materie, nel Me­dio Evo. Gli ordini mendicanti che mandavano i loro studenti nelle Università (come quelle di Parigi, di Padova o di Bologna) davano ad essi anche un patrono o una patrona (ancora meglio), e questi non potevano che essere essi stessi "ferrati" in filosofia e teologia. E Caterina, leggiamo dalla Passione, lo era stata. Infatti, secondo questa, quando nel 305 ad Alessandria arrivò Massimi­no Daia, nominato governatore dell'Egitto e della Siria, furono indette feste grandiose, con il co­rollario di sacrifici di animali al­le divinità pagane. Un atto ob­bligatorio per tutti i sudditi, e guai a chi non obbediva (perse­cuzione cruenta dei cristiani). Caterina, ragazza ricca non­ché bella, di famiglia nobile e anche famosa, si presentò a Mas­simino invitandolo, senza tanti preamboli, a riconoscere invece degli idoli, Gesù Cristo come redentore dell'umanità, rifiu­tandosi naturalmente di sacrifi­care agli idoli. Il governatore, non potendo mandarla al marti­rio date le caratteristiche del sog­getto rifiutante (famosa, bella, ricca, intelligente, di buona cul­tura filosofica e teologica) con­vocò allora un gruppo di intel­lettuali alessandrini, perché la convincessero a venerare gli dèi.

Caterina non solo vinse il duello filosofico ma anche li con­vinse a farsi cristiani. Massimi­no infuriato li fece uccidere tut­ti, e, fallite le vie cattive, propo­se quelle buone, ovvero... il ma­trimonio.

Secondo e sdegnoso rifiuto e partita chiusa. Ecco allora la con­danna definitiva: il martirio, lo strumento di tortura una ruota (chiamata poi ruota di Santa Ca­terina). Salvata da un miracolo venne infine decapitata. Fine del­la storia, anzi no, perché gli an­geli trasportarono miracolosa­mente il suo corpo da Alessandria fino al Sinai, dove ancora oggi l'altura vicina a Gebel Mussa (Montagna di Mosè) si chiama Gebel Kathrin. E ai piedi di det­ta altura c'è il famoso monaste­ro, intitolato naturalmente a lei.  

Caterina, patrona degli studenti che studiano

Il primo devoto di Santa Ca­terina di cui abbiamo notizia fu un greco che abitava molto lon­tano dal Monte Sinai, e si chia­mava San Paolo di Latros, mor­to nell'anno 955. Questa circo­stanza rafforza l'impressione di un culto nato più da fonti lette­rarie che intorno ad una tomba miracolosa, meta di pellegrinag­gi di fedeli.

Lo stesso monastero del Si­nai, intitolato a Santa Caterina, non fu costruito appositamente in suo onore e per il suo culto: infatti, anche se i pellegrini me­dievali che si recavano al Sinai parlavano di un "itinerario di Santa Caterina", in questo mo­nastero il sarcofago della marti­re non occupa una delle confes­sioni o il centro della basilica, ma è semplicemente collocato a destra del coro, come dire che non è poi la cosa più importan­te da visitare.

Eppure nonostante tutti que­sti elementi non aiutino a dare sicurezza dal punto di vista sto­rico (o forse anche grazie ad es­si), Santa Caterina ebbe un cul­to vastissimo. La popolarità del­la santa toccò il suo apogeo alla fine del Medio Evo, perché si nu­triva una grande fiducia in una martire che, subito prima del martirio, si era ricordata di pre­gare per i suoi futuri devoti e fe­deli. Dio in persona inoltre a­vrebbe promesso che l'avrebbe e­saudita.

La sua cerchia di devoti era quindi ben al di là degli studenti di filosofia e teologia o degli av­vocati. In vari ospedali infatti vennero erette cappelle in suo onore perché ella aveva prega­to Dio di allontanare ogni ma­lattia da chi l'avrebbe invocata. I prigionieri la invocavano, vi­sto che anche lei lo era stata. Le confraternite di ragazze la in­vocavano pure loro in forza del presunto matrimonio mistico e dell'anello donatole direttamente da Cristo.

Condannata alla morte e ac­compagnata da grande folla chie­se al suo carnefice un po' di tem­po per pregare. L'ultimo deside­rio non si nega mai a nessuno. E così fu anche per lei. Allora Ca­terina alzando le mani al cielo, pronunziò la seguente preghiera che è, in parte, all'origine del suo vasto culto e del seguito di così tanti devoti: «Signore mio Dio, e­saudiscimi e per il tuo amore, concedi a chi si ricorderà di me, Caterina, l'abbondanza del pa­ne e del vino, la salute del cor­po, il servizio degli animali. Tie­ni lontana da loro ogni malattia e ogni tempesta e concedi a tut­ti coloro che venereranno il mio nome di non morire di morte im­provvisa e di non perdere mem­bra alcuna. Le donne non abor­tiscano e non muoiano di parto, non ci siano carestie nella città e nel paese, ma la rugiada del cielo discenda su di loro di gior­no e di notte. Concedi ai miei devoti la remissione dei peccati. Se qualcuno si ricorda della tua serva Caterina nell'ora della sua morte, concedi che i tuoi angeli lo conducano al santo riposo del tuo paradiso».

Non c'è che dire, una splen­dida preghiera. Peccato che della Caterina che l'avreb­be pronunciata, oltre che ad essere una qualche martire di Alessandria dei primi secoli, non si sap­piano con certezza altri particolari storici. Si festeggia il 25 novembre.

Mario Scudu

Tratto da: “Maria Ausiliatrice” Torino 11/2005.