dei Servi di Maria
Siccome
oggi sorgono varie discussioni e divergenze sul modo di svolgere il sevizio di
pastore nella Chiesa, può esser molto utile guardare alla figura di Sant'Antonio
Maria Pucci, il curatino di Viareggio (1819-1892), che ha dato corpo all'immagine
del “Buon Pastore”. Egli è stato indubbiamente una realizzazione viva
dell'immagine con la quale Gesù si è spesso e volentieri identificato. In
realtà la sua vita è trascorsa in maniera del tutto normale. Cresciuto
avendo a disposizione solo il necessario, ha ricevuto dalla sua famiglia una
profonda fede cristiana. Nessuna meraviglia quindi se già da giovane ha
scelto di entrare nell'Ordine dei Servi di Maria e se anche qui non ha mai
compiuto atti che potessero in qualche modo far presagire la sua reale santità.
Era si fedele alla vita dell'Ordine, diligente nello studio, ma la sua fu una
carriera comune a tanti altri frati anche nell'Ordine. Quand'era ancora un
giovane prete venne inviato a Viareggio, una città di mare (dove rimase fino
alla morte), ma non per prendere il sole. Lo attendeva un duro lavoro di cura
d'anime e sul volto del giovane “padrino” cominciò a soffiare il gelido
vento del liberalismo e del nazionalismo allora incipienti in Italia. “Uno
shock di responsabilità”, si direbbe oggi. Ma il giovane pretino accettò
la sfida. E proprio qui troviamo le prime tracce della sua santità: lui è uno
che si impegna nella pratica, ma non uno che si esaurisce in contrasti senza
senso. Preferisce compiere dei fatti che, ispirati direttamente dal Vangelo,
convincono tutti. Lo vendo affrontare fanatismi e ideologie, non raccolse
molti consensi tuttavia tutti gli riservavano rispetto. “Con la Chiesa io
non voglio aver nulla a che fare - dicevano in molti - ma questo curatino merita
rispetto”. La goccia scava il sasso: così le grandi conversioni avvennero nel
silenzio, sul letto di morte, senza chiasso o propaganda. Un'altra traccia della
sua santità la troviamo nella coerenza del Pucci: uno che non transigeva mai
sulle regole del suo Ordine, che coniugava sempre con armonia il difficile
rapporto tra ora et labora, tra azione e contemplazione, tra fatti e
silenzio. Lui sapeva bene dov'era la fonte di tutto. Quello che questo santo
curatino fa, lo fa senza mezze misure, con dedizione totale. Un bilancio di
tutta la sua vita lo troviamo condensato in una frase pronunciata pochi giorni
prima di morire. Aveva appena donato a un povero, durante il mese di gennaio,
il suo mantello perché quegli si riparasse dal gelo. A chi lo rimproverava
per l'imprudente generosità, sant’Antonio M. Pucci rispose: “Importante
non è vivere molto, ma amare molto”. Qui troviamo la radice della sua santità:
non nelle gesta straordinarie che lui ebbe compiuto, ma una vita di amore
portata avanti senza risparmio. La sua vita è diventata un raggio dell'amore di
Dio in questo mondo. Chiunque avvicinava il curatino di Viareggio non rimaneva
mai deluso: riceveva sempre quello di cui aveva bisogno. Tipico in questo
senso è stata l'istituzione di una colonia marina per i bambini ammalati di
TBC, figli di poveri. Sant'Antonio Maria Pucci fu talmente colpito da questo
problema che realizzò l'opera senza avere una lira a disposizione: lo aiutò un
medico suo amico di Firenze. Il bisogno di una persona non era mai per il Pucci
un falso sentimento di passeggera compassione, ma forza per cambiare il
mondo. A differenza di molti di noi, che cercano sempre buone scuse per non fare
niente in pratica! E qui, a mio avviso, la differenza tra la santità e la normalità:
far in modo che i bisogni spronino ad azioni. Sant'Antonio Maria Pucci ha accettato
l'invito di Gesù di dare la propria vita per le sue pecorelle, da buon pastore
di Viareggio.
Il
Pucci a Viareggio
Viareggio,
la nota località balneare toscana, era fino al 1800 un comune villaggio di
pescatori, che non contava più di 200 abitanti. Ma all'inizio del XIX secolo,
con l'interesse per le cure marine, cominciò ad espandersi così rapidamente
che già nel 1820 ottenne il titolo di città. In conseguenza di un tale
sviluppo urbano, divenne obbligo costruire una nuova chiesa. Così nel 1836 fu
posta la prima pietra e nel 1841 venne inaugurata la chiesa dedicata
all'apostolo S. Andrea, patrono dei pescatori. Nello stesso anno il
Duca di Lucca Carlo Luigi, affidò ai Servi di Maria la cura pastorale della
nuova parrocchia. Sant'Antonio Maria Pucci venne inviato a Viareggio come
cappellano il 16 luglio 1844, quand’era ancora giovane prete, ma dopo appena
tre anni ne divenne parroco di S. Andrea, giacché il suo predecessore, il padre
Conti, era stato eletto Provinciale della Provincia toscana dei Servi. Aveva
appena 28 anni. In quell'anno, 1847, ottenne anche il titolo di baccalaureato
in teologia. Il “Curatino”, così era comunemente denominato il padre
Antonio Maria anche per la sua minuta figura, dovette assumersi questa non
facile responsabilità e la portò avanti ininterrottamente per 45 anni, fino
alla morte. Restò parroco anche nei 24 anni in cui ricoprì pure la carica di
Priore della sua comunità e nei sette anni (1883-90) che fu Provinciale di
Toscana. La sua santità si rivelò soprattutto nel fatto che seppe mantenere
sempre una grande armonia tra la fedeltà alle regole della vita religiosa e i
pressanti impegni pastorali. Come un buon pastore dà la sua vita per le pecore,
così padre Antonio Maria si dedicò ai fedeli della sua parrocchia senza
risparmio. Quando all'inizio del 1892 le sue forze erano venute meno a motivo
dell'età avanzata si buscò una
forte bronchite per aver regalato (ancora una volta) il suo mantello a un
povero ed essersi in tal modo esposto al gelido vento del mare. Gesto
assolutamente “imprudente” per cui venne rimproverato da un suo
confratello. Ben presto le sue condizioni di salute peggiorarono, così da far
prevedere una rapida fine. Alla notizia dell'aggravamento della salute del “Curatino”,
tutta la città di Viareggio si radunò in chiesa per pregare. Ma il 12 gennaio,
alle ore 14, Antonio M. Pucci fu chiamato dal Signore nella gloria eterna.