SANT’ANNA
La madre della Madonna, una delle sante
più venerate in Italia e patrona di Caserta, non viene mai menzionata nei
Vangeli canonici ma soltanto negli apocrifi, tuttavia la Chiesa ne ha
tacitamente accettato le notizie leggendarie.
Il culto di sant'Anna, che è patrona di Caserta, è diffusissimo in
tutta l'Italia nonostante che la madre di Maria non sia mai ricordata nei Vangeli
canonici. Ne parlano invece gli apocrifi della Natività e dell'Infanzia di
cui il più antico è il cosiddetto Protovangelo di san Giacomo, scritto
non oltre la metà del Il secolo. Questi scritti, sebbene non siano mai stati
accettati formalmente dalla Chiesa e contengano talvolta anche eresie, hanno
influito sulla pietà e sulla liturgia perché se ne sono recepite alcune
notizie ritenute autentiche e in sintonia con la tradizione: si pensi ad
esempio alla presentazione di Maria al tempio e alla sua assunzione in cielo, o
al nome del centurione che colpì Gesù con la lancia, Longino, o alla storia
della Veronica; e l'elenco degli episodi non citati dai Vangeli canonici ma
descritti dagli apocrifi e accolti dalla cristianità potrebbe continuare per
una pagina intera. In Oriente e successivamente in Occidente si cominciò a
venerare sant 'Anna fin dai primi secoli, come testimonia la sua immagine tra i
mosaici dell'arco trionfale di Santa Maria Maggiore (V secolo) e quella tra gli
affreschi di Santa Maria Antiqua (VIII secolo) a Roma Ma la sua festa - che cade
il 26 luglio insieme con quella del marito, san Gioacchino - è attestata
soltanto verso il X secolo. Diventò popolare sul finire del medioevo sicché
nel 1584 Gregorio XIII la inserì nel messale estendendola a tutta la Chiesa.
Il Protovangelo di san Giacomo narra che Gioacchino era un uomo molto
ricco e pio. Un giorno, mentre stava portando le sue offerte al tempio, venne
affrontato dal gran sacerdote Ruben che gli disse: “Tu non hai il diritto di
farlo per primo perché non hai generato prole”. Gioacchino, addolorato, si
recò nell'archivio delle dodici tribù di Israele per controllare se quel che
diceva Ruben fosse vero e scoprì che tutti gli uomini pii e osservanti avevano
avuto figli. Sconvolto dalla notizia, decise di ritirarsi nel deserto. “Non
scenderò di qui” diceva digiunando “né per mangiare né per bere finché
il Signore mio Dio non mi avrà esaudito la mia preghiera”. La moglie Anna,
che nell'ebraico Hannah significa “Dio ha concesso la grazia”,
soffriva per la fuga del marito e per la sua sterilità: viveva come una
reclusa sentendosi vedova, finché un giorno la serva Giuditta la esortò ad
abbandonare le vesti da lutto e a indossare gli abiti da sposa profumandosi il
capo d'unguenti. Pur senza entusiasmo Anna seguì il suo consiglio: quando si fu
rivestita scese in giardino fermandosi all'ombra di un lauro sotto il quale
cominciò a implorare: “O Dio dei nostri padri, benedicimi ed esaudisci la
mia preghiera come hai benedetto il ventre di Sara dandole il figlio Isacco!”.
Mentre stava pregando le apparve un angelo annunciandole: “Anna, Anna, il
Signore ha ascoltato la tua preghiera e tu concepirai e partorirai, e si parlerà
della tua prole in tutto il mondo”. E lei rispose: “Com'è vero che vive il
Signore mio Dio, se io metterò al mondo un figlio, maschio o femmina, lo darò
come offerta al Signore mio Dio e starà al suo servizio per tutti i giorni
della sua vita”. Così avvenne, e dopo pochi mesi Anna partorì. “Che ho
messo al mondo?” domandò alla levatrice. “Una femmina”. “Allora”
esclamò “la mia anima è stata magnificata”. “Trascorsi i giorni
necessari” conclude il Protovangelo “si purificò, diede la poppa alla bimba chiamandola Maria,
ovvero "prediletta del Signore. In qualche codice del Protovangelo, come
anche nell'apocrifo Dell'infanzia del Salvatore e nello Pseudo Matteo,
si dice che Anna avrebbe concepito la Madonna in modo miracoloso durante
l'assenza del marito. Si tratta evidentemente di un calco parziale di un altro
episodio biblico la cui protagonista ha lo stesso nome. Nel Primo Libro di Samuele
si narra che un uomo di nome Elkana aveva due mogli, Peninna, che gli aveva
generato due figli, e Hannah, sterile. “La sua rivale per giunta affligeva
Hannah con durezza a causa della sua umiliazione perché il Signore aveva reso
sterile il suo grembo”. Un giorno
Hannah, addolorata, andò a supplicare il signore al tempio facendo questo voto:
“signore degli eserciti, se vorrai considerare la miseria della tua schiava e
le darai un figlio maschio, io l'offrirò a te per tutti i giorni della sua vita
e il rasoio non passerà sul suo capo.” Così fu, e nacque un maschio che
chiamò Samuele. “Per questo fanciullo ho pregato” esclamò presentandolo al
tempio “e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho chiesto”. Quale sarà
mai la verità storica? Forse gli apocrifi hanno arricchito e amplificato una
vicenda più semplice che così viene narrata in un discorso attribuito a
Demetrio di Antiochia: a Gerusalemme viveva un uomo della tribù di Giuda,
Gioacchino, sposato a una donna della tribù di David, di nome Susanna o Anna
(vi sono variazioni nelle redazioni del testo). Non riuscendo ad avere figli,
ne chiesero a Dio che mandò loro un giovane splendente ad annunciare la nascita
di una figlia da offrire a Lui. In ogni modo quel che è certo è che i
genitori della Madonna non potevano non essere pii per il ruolo stesso che
svolsero generando ed educando la madre del Cristo. Perciò il culto tributato a
sant'Anna non è ingiustificato sebbene abbia assunto talvolta aspetti che
sembrano rammentare culti precristiani a Grandi Madri. A questo processo, comune
d'altronde ad altri santi, possono aver contribuito due coincidenze. La prima
è la traduzione del nome ebraico nel latino Anna, che apparteneva a una dea
romana antichissima, Anna Perenna, ovvero «nutrice perenne» del cosmo, come ho
spiegato nel mio Catendano: veniva festeggiata il 15 marzo, all'inizio
dell'anno arcaico romano e della primavera, quando germogliavano le prime messi.
Forse per questo motivo sant'Anna fu rappresentata spesso con il manto verde,
che tuttavia è interpretato cristianamente come il colore del “germoglio di
speranza” nato dal suo ventre. La seconda coincidenza è la somiglianza della
coppia Anna-Maria, pur nel totalmente diverso contesto teologico, con quella
precristiana di Demetra-Persefone o Cerere-Proserpina. A questa sovrapposizione
sembrano ispirarsi in pittura i cosiddetti gruppi trinitari dove Anna sovrasta
o racchiude in sé, quasi una Magna Mater, la Vergine e il Bambino. Ne è un
esempio a Roma La Vergine, il Bambino ed Anna della scuola di
Antoniazzo Romano, nella chiesa di San Pietro in Montorio. Questi gruppi
trinitari assunsero nell'ultimo medioevo la forma delle cosiddette
statue-armadio: grandi sculture lignee della santa con uno sportello sul ventre
che, aperto, mostrava una statua interna della Vergine, a sua volta con un
altro sportello dietro il quale appariva Gesù Bambino. Questa singolare
struttura voleva rappresentare il mistero del doppio parto virginale perché nel
medioevo si diffuse la credenza che Maria fosse stata concepita castamente per
osculum, durante l'assenza del marito. Il ruolo tradizionale di Anna madre
per eccellenza si riflette anche nel suo patronato sulle mamme, sulle donne che
desiderano la maternità e sulle partorienti. Ma la santa è anche protettrice
delle lavandaie e delle ricamatrici i cui mestieri
appartengono all'ambito delle sue funzioni
di madre di famiglia. È invocata persino dagli agonizzanti per ottenere una
buona morte perché, secondo una leggenda, sarebbe stata assistita da Gesù
Bambino che le avrebbe risparmiato gli spasimi dell'agonia. Il suo culto ebbe la
massima diffusione fra il XIV e il XV secolo nei Paesi dell'Europa centrale e
settentrionale dove si usava la cosiddetta «acqua di sant'Anna» per curare le
febbri e gli ossessi. Molti centri minerari le furono dedicati col nome di
Annberg perché si diceva che i minatori portavano alla luce le ricchezze
nascoste nel seno della terra così come sant'Anna aveva messo ai mondo il
tesoro più prezioso, Maria. Ma la lista dei suoi patronati è
straordinariamente estesa: alla sua protezione si rivolgono anche gli orefici,
i falegnami, gli ebanisti, e infine i naviganti, sebbene ne sia oscura la
motivazione.