SANDRA SABATTINI Serva di Dio

A cura della Comunità Papa Giovanni XXIII

Prefazione di don Oreste Benzi

PREFAZIONE

Qual è il segreto interiore profondo di Sandra? Il suo segreto è contenuto e svelato dalla beatitudine proclamata da Gesù: «Beati i puri di cuore perché vedranno Dio». Cioè beati quelli che hanno un cuo-re pulito perché vedranno Dio. Il cuore di Sandra era pulito perché occupato solo dall'amore di Dio e del prossimo.

Terminato il liceo era desiderosa di conoscere la volontà di Dio sulla via da intraprendere. Da una parte Sandra desiderava donarsi totalmente e subito ai poveri nella condivisione diretta mettendo la pro-pria vita con la loro; dall'altra parte c'era chi la con-sigliava di frequentare l'università prima di dedicarsi del tutto ai poveri e alla missione. Lei, fedelissima al cammino che aveva intrapreso nella Comunità Papa Giovanni XXIII, mi ha chiesto la conferma. E io la confermai per l'università. Lei fu contentissima, non tanto per la frequenza alla facoltà di Medicina, quan-to per la certezza di compiere la volontà di Dio.

La sua vita si svolgeva alla presenza di Dio in un dialogo continuo con lui. Dio è per lei Persona alla quale comunica tutto, con lui discute di tutto, Per-sona alla quale rivolge il suo sguardo stupito per le meraviglie che lui ha preparato per i suoi figli.

Uno dei punti portanti della vocazione della Co-munità Papa Giovanni XXIII è la preghiera e la con-templazione, perché per stare in piedi bisogna stare in ginocchio, perché sa stare del tutto con i poveri chi sa stare del tutto con il Signore. Inoltre i membri della Comunità hanno come aspirazione e impegno il fare dell'unione con Dio un modo di essere. Molte erano le ore che Sandra trascorreva in preghiera e in contemplazione. Quanto era impegnata con il Si-gnore, tanto lo era con i poveri. Come Gesù, Sandra non si apparteneva: quanto si sentiva appartenere a Dio, tanto sentiva di appartenere ai poveri.

La condivisione diretta della vita degli ultimi è un aspetto essenziale della vocazione della Comunità. Tutto il suo tempo libero dalla frequenza dell'uni-versità lo dava ai tossicodipendenti in terapia nelle nostre comunità terapeutiche. Ciò che stupisce in lei era il suo dono di saper suscitare in essi la nostal-gia di Dio.

Io ho conosciuto Sandra quando aveva 12 anni e con un gruppetto di adolescenti aveva iniziato a vivere la spiritualità della Comunità, fino alla mattina dell'incidente in cui è entrata in coma e l'ho accom-pagnata all'ospedale di Rimini tenendole aperta la bocca perché non rimanesse soffocata dal sangue che le fuoriusciva.

Sandra era sempre sorridente: il suo sorriso era la manifestazione della sua unione continua con Dio. Il desiderio che bruciava nel suo cuore era che tutti avessero Dio come loro unico bene. Il fascino parti-colare che esercitava su chi incontrava era dovuto al suo vivere continuamente alla presenza di Dio che si rifletteva sul suo volto. Lei era tanto vicina a tutti quanto era distaccata da tutti. Ed era tanto unita a tutti quanto era unita a Dio.

Sandra era un polo unitivo dei fratelli. Nessuno l'ha mai sentita dire una parola non positiva su altri. La sua fraternità era piena e gioiosa. Il suo amore alla Madonna era ricolmo di tenerezza. Il Rosario era un trattenersi con Gesù insieme a Maria.

Donaci, Signore, Sandra come sorella che ci ac-compagni nel nostro cammino di santificazione. DON ORESTE BENZI

 

I

Breve biografia

di don Fausto Lanfranchi

Sandra Sabattini nasce il 19 agosto 1961 nell'Ospe-dale di Riccione e abita in Misano Adriatico coi genitori, Giuseppe e Agnese Bonini e col fratello Raffaele.

La sua è una famiglia profondamente cristiana, che ad una sana educazione morale unisce l'insegna-mento della fede con la parola e la testimonianza. Si aggiunga che all'età di 4 anni va ad abitare, con la sua famiglia, nella canonica della Parrocchia di San Girolamo, dove è parroco lo zio Giuseppe, fratello della madre.

L'ambiente familiare e parrocchiale aprono il suo animo alla recezione dei valori più alti della vita e della fede.

Il 3 maggio 1970 riceve la prima Comunione e il 16 aprile 1972 il sacramento della Confermazione. Sandra è una bimba vivace e intelligente; già a 10 anni inizia a scrivere un diario, con questa affermazione: «La vita vissuta senza Dio è un passatempo, noioso o divertente, con cui giocare in attesa della morte». è pie-na di vita e di gioia, capace di dialogo in famiglia e generosa nell'aiuto delle faccende di casa. Nel pe-riodo dell'adolescenza, risolve tutti i suoi problemi facendo una scelta di fondo, che non ammette in-certezze. «Cosa voglio dalla mia vita? Ovvero cosa vuoi Tu dalla mia vita? Per ora posso dire solo questo. scelgo Te. Credo che la mia scelta, mano mano che passa il tempo si stia consolidando. Ora è giunto il momento di accettare tutto il Cristo e cambiarmi radicalmente».

Partecipa a tutte le attività del gruppo parrocchia-le, di cui fa parte; mostra già una grande maturità di giudizio e di fede: si ritira spesso in adorazione nella cripta della chiesa.

Un incontro casuale, a 12 anni, con don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, che si dedica ai disabili e agli "ultimi" nella società, apre il suo animo ad una dimensione nuova e segna il cammino della sua vocazione e della sua spiritualità: seguire Gesù povero e servo, condivi-dendo la vita degli ultimi.

Partecipa ad un corso di formazione per adole-scenti della Comunità ed ha un primo reale contat-to con giovani disabili. Tornata a casa afferma con decisione: «Quella gente io non l'abbandonerò mai».

Non si può andare ai poveri se non si è spiritual-mente poveri. Sandra inizia così un serio cammino di ascesi, scavando in se stessa per eliminare difetti e limiti. «Signore sento che Tu mi stai dando una mano per avvicinarmi a Te; mi dai la forza per fare un passo in avanti. Accettarti io vorrei, prima però devo sconfiggere me stessa, il mio orgoglio, le mie falsità. Non ho umiltà e non voglio riconoscerlo, mi lascio condizionare terribil-mente dagli altri, ho paura di ciò che possono pensare di me. Sono incoerente, con una gran voglia di rivoluzionare il mondo, e che poi si lascia assoggettare da questo. Dio, mi sai accettare così come sono, piena di limiti, paure, speranze?».

Nel periodo liceale, prenderà il diploma di ma-turità scientifica al Liceo di Rimini nel 1980, segue anche i poveri a domicilio e sensibilizza tutta la comunità parrocchiale ad una grande attenzione ai disabili: ce ne sono anche in Parrocchia, li segue e coinvolge altri nel suo lavoro.

All'Università sceglie la facoltà di medicina, dopo aver verificato nella sua vocazione che quella era la modalità voluta per lei dal Signore, per seguire Lui e condividere la vita degli ultimi. «Oggi, domenica, sono andata ad una festa per gli spastici. Ebbene solo dopo aver fatto ciò mi sento felice, tranquilla, sento dentro il mio ani-mo quella pace alla quale speravo veramente di giungere».

Tutto il tempo libero dagli studi è per i giovani ospiti di due Comunità terapeutiche di recupero. Anche le vacanze estive. Nel 1982 e nel 1983 pas-sa tutta l'estate nelle Comunità di Igea Marina e di Trarivi, come Responsabile, condividendo la vita e il lavoro dei tossicodipendenti. I giovani si sentono amati di un amore puro e disinteressato e pian piano recuperano il senso della loro vita, perché l'amore di Sandra per il Signore si riflette in tutti coloro che vengono a contatto con lei: la sua persona emanava una gioia che portava a Gesù.

«Grazie, Signore, di questo mondo, di questa vita, di que-ste persone, di questa gioia, per una nuova primavera che sorge. Oggi con un paio di scarpe e una bisaccia, se potessi, farei il giro del mondo. Grazie, Signore. Grazie perché ci sei, perché sei vicino a me, perché mi metti attorno gente così meravigliosa. Grazie perché Ti amo, perché so che Tu mi ami, perché Ti vedo nella mia gente... nella gente. Gra-zie. Signore».

Cresce ogni giorno il suo impegno di partecipa-zione e di servizio nella Comunità, incontra sempre nuovi giovani, ma nonostante la grande mole di la-voro non trascura mai gli studi: ad ogni esame ri-porta ottimi voti. Anche il legame con la famiglia è intenso e non limita mai il suo impegno vocazionale.

è molto unita al papà Giuseppe, alla mamma Agne-se, al fratello Raffaele: considerava la sua famiglia come un grande dono del Signore.

Sandra ha i poveri nel cuore. Si sente toccata dalla beatitudine: «Beati i poveri, perché di essi è il Re-gno dei Cieli». Ma questo amore per i poveri ha una profonda radice di fede. «Povertà è amore verso Gesù povero» e avverte che «non è sufficiente fare il voto di povertà per essere veramente poveri».

Quando i poveri bussavano alla porta di casa, San-dra non si accontentava dell'offerta data dalla fami-glia, ma correva dietro loro e portava quanto poteva.

Sceglieva liberamente di vivere come i poveri e gli emarginati erano costretti a vivere. Non amava comprarsi vestiti nuovi, ma adattava per sé indu-menti vecchi che trovava in casa. Una volta scambiò il suo maglione nuovo con il vecchio corpetto di un drogato. Col sorriso e con delicatezza contestava ogni spesa superflua che si faceva in famiglia.

Quando i famigliari, preoccupati per la sua salute, cercavano di frenare la sua dedizione agli altri, San-dra ascoltava in silenzio e poi continuava a correre e a sacrificarsi come prima e più di prima. L'amore ai poveri era per lei una forza irresistibile: non poteva concedersi soste. Temeva sempre di disturbare gli altri, non chiedeva mai nulla, preferiva sacrificare se stessa piuttosto che scomodare gli altri.

Per la sua forte carica comunicativa, veniva invita-ta a tenere conferenze o a guidare incontri; ma più che con le parole Sandra convinceva col suo entusia-smo e per la testimonianza della sua vita.

Le piaceva vivere in silenzio il suo rapporto con Dio, perciò si alzava presto di buon mattino, in me-ditazione al buio davanti al Santissimo Sacramento. Il primo giorno dell'anno, dall'una di notte alle due, stava davanti a Gesù in adorazione; amava pregare e meditare sempre seduta in terra, in segno di umiltà e povertà. «La verità è che dobbiamo imparare nella fede l'attesa di Dio, e questo non è un piccolo sforzo come atteg-giamento dell'anima. Questo attendere, questo non prepa-rare i piani, questo scrutare il cielo, questo fare silenzio è la cosa più interessante che compete a noi. Poi verrà anche l'ora della chiamata, ma ciechi se in tale ora penseremo di essere gli attori di tali meraviglie: la meraviglia semmai è Dio che si serve di noi così miserabili e poveri. La carità è la sintesi della contemplazione e dell'azione, è il punto di sutura tra il cielo e la terra, tra l'uomo e Dio».

Viveva intensamente la contemplazione, non solo nella preghiera, ma anche nell'azione; aveva capito che contemplazione e azione sono due facce di un medesimo incondizionato amore a Gesù, perciò aveva una forte unità interiore: quello che viveva nel suo intimo con Dio, lo esprimeva in ogni ambito di vita, con tanta semplicità da passare inosservata e con tanta intensità da lasciare un'impronta.

Amava contemplare il creato, che suscitava in lei sempre nuovo stupore. Davanti ad un mare calmo o in tempesta, davanti alle alte vette dei monti sentiva di penetrare nel mistero dell'infinito.

Il suo lavoro interiore era teso a crescere nella con-formità alla vita di Gesù povero e servo; la preghie-ra, la meditazione della Parola di Dio, la devozione alla Madonna col Rosario quotidiano, la dedizione silenziosa e intensa agli altri rendevano sempre più luminosa la sua vita.

«Non vivo da povera, con tutto quello che questo com-porta. umiltà, disponibilità, amore sincero per tutto e tutti. Dico di non voler farmi prendere dalle cose, e questo è vero. sono presa soltanto da me stessa, dai miei istinti (buoni o cattivi che siano). Mi sto chiudendo sempre più in me stes-sa, anche se apparentemente sono più espansiva di prima. Signore, aiutami a concretizzare in ogni momento della giornata questa nuova tensione di vivere con Te e di conse-guenza con gli altri sul serio».

Nel suo rapporto con gli altri cerca sempre traspa-renza e purezza.

«Aiutami ad essere sincera, pura di cuore con i miei fra-telli che condividono qui con me la vita. Devo essere pura dentro di me nel vivere questa esperienza perché, se no, ri-schio di boicottare anche le scelte già fatte. Essere pura vuol dire richiamarmi sempre che le cose le faccio per gli altri e quindi per Te e non perché attraverso di esse posso accresce-re lo spessore del mio orgoglio e della mia vanità».

In Comunità conosce un giovane, Guido, che ha i suoi stessi ideali e col quale condivide il lavoro verso gli ultimi; nasce una reciproca simpatia. Scrive nel suo diario: «Quel sentimento sta diventando qualcosa di sempre più certo e rassicurante. Grazie, Signore». Cammi-nano insieme, fidanzati, ma come se non lo fossero, secondo i criteri del mondo. Sognavano insieme di andare in Africa in una comunità della Papa Giovan-ni per dedicarsi agli ultimi degli ultimi. «Mi piacereb-be andare in Africa come missionaria. Ci sono ancora tante persone che come me hanno bisogno della tua fede e del tuo amore, Signore».

Attraverso la lettura dei suoi scritti (diario, fogli di appunti, agende) si apre come uno squarcio sul suo animo profondo e semplice, contemplativo e razio-nale, immerso in una fede profonda che la lasciava libera di esprimersi come figlia verso Dio, amato come un Padre.

Pensieri brevi, intenzioni, ragionamenti profon-di fanno emergere il suo rapporto con Dio-Amore, punto di partenza e termine del suo cammino inte-riore. Sandra viveva tesa verso l'Infinito, la Luce, il Mistero, l'Amore, Dio.

Il giorno del suo compleanno, 19 agosto 1982, scri-ve nel suo diario: «Potessero le mie ore essere una lode continua a Te. Ma come ringraziarTi se la voce con cui can-tarTi non è mia, ma è un tuo dono, e così gli occhi con cui stupirmi e tutto il mio essere che tenta di innalzarsi a Te?

Signore non posso che vederli come un miracolo gli anni di vita che mi hai dato finora. Grazie perché nonostante i miei limiti hai avuto pazienza di starmi vicino. Aiutami a fidarmi di Te, aiutami a non voler capire a tutti i costi quello che mi chiedi, perché questa è la mia superbia. voler misurarTi coi miei pensieri».

Il 29 aprile 1984 si teneva a Igea Marina un incon-tro di tutta la Comunità Papa Giovanni.

Sandra vi si reca in macchina assieme a Guido e un altro giovane. Appena scesa dalla macchina, in at-tesa di attraversare la strada, viene investita da una macchina pirata proveniente da senso contrario. Sandra viene colpita mortalmente alla testa: viene portata d'urgenza all'Ospedale S. Orsola di Bologna, dove muore, senza riprendere conoscenza, il 2 mag-gio 1984.

Meditando sul mistero della morte aveva scritto nel suo diario. «Che dire della morte? Paura, rassegnazio-ne, accettazione? Di una cosa però sono convinta. che non è male ogni tanto rammentarci di essa. Pensare a ciò ridi-mensiona un po' le cose, il mio orgoglio, le mie inutili corse, lo sciupio del tempo, delle cose e delle gioie che mi hai dato. Mi umilia in un certo senso e nello stesso tempo mi sprona a non sprecare neanche un istante di questa mia esistenza».

Sandra era pronta per l'incontro col Signore e qua-si lo presagiva. Pochi giorni prima di morire aveva scritto nel suo Diario: «Non è mia questa vita che sta evolvendosi ritmata da un regolare respiro che non è mio, allietata da una serena giornata che non è mia. Non c'è nul-la in questo mondo che sia tuo. Sandra, renditene conto! è tutto un dono su cui il Donatore può intervenire quando e come vuole. Abbi cura del regalo fattoti, rendilo più bello e pieno per quando sarà l'ora».

Il funerale si tiene nella Chiesa di San Girolamo il 4 maggio 1984.

Sandra viene sepolta in terra per sua espressa vo-lontà, nel cimitero di S. Andrea in Casale.

A 21 anni di distanza dalla sua morte, Sandra è punto di riferimento spirituale e modello per tanti giovani che l'hanno conosciuta direttamente o at-traverso la sua biografia.

La pubblicazione del suo Diario prima attraverso una editrice locale (1985) poi attraverso una editrice di diffusione nazionale (Diario di Sandra, a cura di don Oreste Benzi, Ed. Ancora, 2003), ne ha portato la conoscenza in tutta Italia, come attestano nume-rose lettere e testimonianze.

Dopo la sua morte molti hanno cominciato a pre-garla e ad invocarla: molti giovani devono a lei la scoperta dei valori cristiani e del servizio ai poveri. 

II

Profilo Spirituale

di Laila Lucci

Ciò che appare certo fin dall'inizio del diario di Sandra è un singolare dono di sapienza, di cui è stata fatta segno fin dalla più tenera età, realmente inso-lito per una bambina. Questo dono ha esercitato in lei l'ufficio di metterla in unione con le cose divine, di farle conoscere Dio, non in modo razionale, ma esperienziale. A dieci anni scrive: «La vita vissuta sen-za Dio è un passatempo, noioso o divertente con cui giocare in attesa della morte».`

Nell'adolescenza appare come spontaneamente orientata verso il divino, che la attira, opera in lei e che ella scopre progressivamente. «Grazie, Signore, perché della vita finora ho ricevuto solo cose belle ... ma so-pra ogni cosa ti ringrazio perché ti sei svelato a me, perché ti ho conosciuto», scrive a soli sedici anni.

Le sue riflessioni si presentano talora illuminate dalla luce di una speciale intuizione, che le fa com-prendere l'essenza del rapporto con Dio non in modo razionale, ma attraverso il cuore: «Non credo in Dio perché esiste; ma Dio esiste perché ci credo. Perché è stato Lui che mi ha dato la fede. La ragione non serve per raggiungere Dio»?

Il suo dono di sapienza l'ha aiutata ad amare il Si-gnore e la sua Parola e a diventare connaturale con il pensiero del Creatore sviluppando una sorta di istinto divino, che l'ha guidata al contatto personale con Lui nella preghiera assidua e prolungata, per la qua-le sacrificava le ore del riposo, come attestano varie testimonianze, nella S. Messa quotidiana e nella me-ditazione. La fedeltà a questo l'ha condotta anche a qualche assaggio speciale della presenza del trascen-dente: «Stasera... dopo la passeggiata... ho sentito grande dolcezza alla Tua presenza: "Gustate e vedete quanto è buono il Signore'». La sua certezza che Dio si potesse incontrare veniva così espressa dalla sua esperienza di diciassettenne: «Non sono io che cerco Dio, ma è Dio che cerca me. Non c'è bisogno che io cerchi chissà quali ar-gomentazioni per avvicinarmi a Dio. le parole prima o poi finiscono e ti accorgi allora che non rimane che la contemplazione, l'adorazione, l'aspettare che Lui ti faccia capire ciò che vuole da te... Sento la contemplazione necessaria al mio incontro con Cristo povero».

Per Sandra contemplare non significa guardare qualcosa di esterno a sé, ma vivere la vita divina il cui seme Dio ha deposto in lei, farla crescere fino ad arrivare alla "statura di Cristo". è una donna di de-siderio, capace di bramare il dono della conoscenza intima della vita di Dio. In lei appare una sorta di misticismo, non quello straordinario delle visioni o delle estasi di alcuni santi, ma come stato ordinario nel processo di maturazione cristiana. Il misticismo in lei è la vita cristiana vissuta più intensamente, è un amare molto intensamente nell'umiltà, nell'esse-re lieta, innamorata della sapienza di Dio, infiam-mata dal desiderio di possederla.

Varie testimonianze la descrivono di carattere vi-vace e di una gioia sempre contagiosa. Agli altri non la-sciava trasparire le inevitabili incertezze del periodo adolescenziale, perché in realtà lei risolveva i dubbi e le ansie mettendosi in atteggiamento di attesa fi-duciosa nell'intervento divino. Alle domande: «Ma io chi sono? Cosa voglio dalla mia vita? Ovvero cosa vuoi tu dalla mia vita?» rispondeva: «Per ora posso solo dire que-sto: scelgo Te».

Per Sandra senza la luce divina non si riesce a comprendere né ad accettare il proprio posto nel progetto di Dio. Nel frattempo l'importante era amare vigilando sul proprio modo di spendere la vita mettendo a frutto i talenti ricevuti da Dio.

Il mettersi continuamente in discussione la ren-deva docile all'azione dello Spirito Santo, non solo per contemplare le realtà soprannaturali, ma anche per giudicare sia le cose divine che quelle umane, in un equilibrio che le consentiva di vivere negli ambiti concreti della società umana, come la scuola e l'uni-versità, diventando lievito nella massa.

La sapienza ha espanso il suo cuore fino a farle pe-netrare il cuore di Dio e a fargliene carpire i segreti. La coscienza della finalità soprannaturale della vita umana si è trasformata col passare del tempo nella capacità di comprendere l'essenza delle realtà terrene e di ordinarle secondo una scala di valori ben definita al vertice della quale sta il Datore di tutto: « ... è mi-stificatorio pensare, pretendere che la verità sia frutto di varie libertà assommate. C'è il tentativo da parte di una ristretta cerchia di far correre l'uomo invano, di blandirlo con false libertà, falsi fini in nome di un benessere, di un mostro chiamato capitalismo e l'uomo viene così preso da un vortice di cose che... si ritorce contro se stesso... esige un mutamento radicale... esige la scoperta di nuovi fini... Non è la rivoluzione che porta alla verità, ma la verità che por-ta alla rivoluzione». Anche il fidanzamento, che per molte ragazze della sua età viene vissuto come un fine, per lei era inserito nel quadro della realizzazio-ne del piano di Dio e non inficiava minimamente la sua dedizione a Lui e al prossimo.

Il posto di Sandra era la "totalitarietà" e numero-sissimi sono nel diario i richiami in questo senso. «Signore, saprei adesso morire per te?»-; «Tu, aiutami ad essere me stessa senza compromessi»"; «ma c'è una gran vo-glia di amare, di gioire, di morire per amare; «sento sem-pre più la necessità di una scelta radicale, ma non so in che senso», sono solo alcuni dei pensieri a riguardo.

Questo desiderio la portava ad un continuo esame di coscienza nel quale metteva spietatamente a nudo le sue imperfezioni nell'amore: «Devo, però, fare i con-ti con il solito onnipresente egoismo, menefreghismo. Ciò che sto portando avanti ultimamente è una lotta spietata contro ciò, è quindi cercare di chiedermi in ogni cosa che faccio, in ogni situazione in cui mi trovo. per chi lo faccio, per me o per gli altri?»

Sandra nutriva una sacra avversione per la mediocrità e, contemporaneamente viveva una grande tensione all'amore. Per lei la carità costituiva la «sintesi della contemplazione e dell'azione, il punto di sutura fra il cielo e la terra, tra l'uomo e Dio»: «Quando ho amato davvero ho sentito invece, anche nella frazione di poco tempo, che Dio riempiva tutto e tutti»"; «Siamo intransigenti sul do-vere di amare. Non cediamo, non veniamo a compromes-si. Ridiamo di coloro che ci parleranno di prudenza». I battibecchi e i piccoli scontri in famiglia in fondo erano originati da questo modo totalitario di vede-re la vita: nel suo desiderio di donarsi passavano in secondo ordine i consigli sulla prudenza o sulla gra-dualità della donazione.

In particolare era attirata verso i poveri e la pover tà esercitava su di lei un grande fascino. Si sentiva toccata dalla prima delle beatitudini, «Beati i poveri, perché di essi è il Regno dei cieli», che lei interpretava letteralmente. Ma questo amore per le persone biso-gnose aveva una radice cristologica: «Povertà è amore verso Gesù povero, cioè verso l'accettazione volontaria di un limite. Gesù poteva essere ricco, no, volle essere pove-ro per partecipare alla limitazione universale dei poveri, per sopportare la mancanza di qualcosa, per soffrire nella sua carne la dura realtà che pesa sull'uomo che cerca il suo pane, e nel suo spirito l'instabilità perenne di chi non pos-siede. Povertà è povertà, e non è sufficiente fare il voto di povertà per essere poveri in spirito».

Il suo amore per le persone meno fortunate la spingeva ad una donazione gratuita che supera il do-vere della carità cristiana, fino a farle sacrificare le cose materiali e il tempo utili. Donava volentieri il poco denaro che riceveva, capi di abbigliamento e il tempo di un meritato riposo, per mettersi al servizio dei meno fortunati. Questo costituiva per lei un trampolino di lancio verso la perfezione: «Se veramente amo, come sopportare che un terzo dell'umanità muore di fame, mentre io conservo la mia sicurezza e stabilità economica? Facendo così, sarò un buon cristiano, ma non certamente un santo ed oggi c'è inflazione di buoni cristiani, mentre il mondo ha bisogno di santi».-

Sandra viveva spontaneamente, inconsapevolmen-te la virtù dell'umiltà. In tutto ciò che di buono face-va non considerava il proprio merito, perché aveva la coscienza che «è il Signore che ha fatto tutto, e ha fatto senza di me... Il merito è la Tua misericordia». Umana-mente dotata di doni naturali (intelligenza, intuito e sensibilità raffinati, concretezza, capacità organiz-zativa), non amava apparire. Ciò che vari testimoni vedevano in lei erano spesso la semplicità, la gioia interiore, l'umiltà.

Insolitamente per la sua età, Sandra sentiva talora la vicinanza della morte, il senso della contingenza e della vanità delle realtà umane, perché ciò che conta sono i beni celesti. Il suo grande bisogno di infinito la spingeva a guardare il cielo, ad attendere Dio, a non preparare piani nell'attesa di una chiamata per la quale già era stabilita un'ora.

A Sandra si attagliano bene alcune espressioni della S. Scrittura: il Signore è la mia gioia, il mio canto, la mia fortezza. Ella è arrivata ad un grado di con-templazione che ha saputo vivere l'intera vita in una tensione profonda all'amore, distinguendo ciò che è sapido da ciò che è insipido, nel desiderio di percorrere il mondo intero per cambiarlo attraverso l'amore," per sanare le ferite del corpo straziato di Cristo, visibile nell'umanità sofferente. Non rispar-miandosi nel servizio ai fratelli, soprattutto più po-veri e poggiando la sua opera solo su Dio, ha lasciato una rara testimonianza di dedizione incondizionata, il cui frutto più immediatamente visibile era la sua gioia di vivere.

Credo che le sue virtù possano essere di esempio e di sprone a quanti non trovano un senso nella vita, ma anche un modello per molti cristiani "impegna-ti", che desiderano andare a fondo nel loro servizio alla Chiesa e al mondo. Credo anche che molti gio-vani possano vedere in lei un fascio di luce, un faro che indica, fra le nebbie ingannevoli del mondo, la via verso il Regno dei cieli. 

III

Dal diario di Sandra

Sandra ha iniziato a scrivere il suo Diario nel 1972, all'età di 10 anni, interrotto solo il giorno prima del-la morte nel 1984.

Pensieri brevi, intenzioni, ragionamenti profondi. In essi emerge sempre il rapporto con Dio Amore, punto di partenza e termine del suo cammino inte-riore.

Nei pensieri del Diario ritroviamo il suo animo profondo e semplice, contemplativo e razionale, immerso in una fede profonda che la lasciava libe-ra di esprimersi come figlia verso Dio, amato come Padre.

Riportiamo alcuni brani più significativi. 

SIGNORE SCELGO TE

«Dico scelgo e basta. Per ora posso dire solo que-sto: scelgo te. Credo che la mia scelta, mano, mano che passa il tempo si sta consolidando. Ora è giunto il momento di accettare tutto Cristo e cambiarmi radicalmente». (Diario, 26.2J 978; 17 anni)

«Signore sento che tu mi stai dando una mano ad avvicinarmi, mi dai la forza per fare un passo in avanti.

Accettarti certo io vorrei, prima però devo scon-figgere me stessa, il mio orgoglio, le mie falsità. Non ho umiltà e non voglio riconoscerlo, mi lascio con-dizionare terribilmente dagli altri, ho paura di ciò che possono pensare di me. Sono incoerente, con una gran voglia di rivoluzionare il mondo, e che poi si lascia assoggettare da questo.

Dio, mi sai accettare così come sono, piena di li-miti, paure, speranze? Oppure sei stanco di questa farisea che ora ti chiede perdono e poi forse tra un po' se ne infischierà di te?

Chissà che in questo trambusto di voci che salgono a te giunga anche la mia, probabilmente la più falsa, e che tu possa guardarmi con compassione? Si-gnore aiutami; forse col tuo aiuto ce la farò, riuscirò a trovare una risposta che non so ma che spero di raggiungere». (Diario, 17.4.1979) 

SIGNORE, TU SEI CON ME

«Credevo di essere sola e non capivo che tu eri con me. Grazie, Signore, di questo mondo, di questa vita, di queste persone, di questa gioia, per una nuo-va primavera che sorge e che mi vede ancora viva. Oggi con un paio di scarpe e una bisaccia, se potessi fare il giro del mondo...

Grazie, Signore grazie perché ci sei perché sei vicino a me perché mi metti intorno gente così meravigliosa, perché mi metti in cuore una dolcezza così fantastica.

Grazie perché ti amo, perché so che Tu mi ami, perché ti vedo nella mia gente... nella gente. Grazie Signore». (Diario, 27.2.19-78)

«Signore, ti ringrazio perché mi vuoi bene, perché sei con me. è una gioia paragonabile a nessun'altra quella che sento in me. E la gioia di chi sa che non sarà mai solo; Signore non me lo merito tutto que-sto. Tu, Signore, non sei un'illusione, la tua pace non è falsa, il tuo amore è eterno, la tua vita vera.

Ho paura di stare vivendo un meraviglioso sogno, ho paura che tutto sia un'illusione, come del resto poi son sempre state le cose nella maggior parte dei casi (naturalmente a causa mia): un'illusione. Ma anche se quello che sto vivendo è un'illusione, Tu, Signore, non sei un'illusione, la tua pace non è falsa, il tuo amore è eterno, la tua vita vera.

Grazie perché mi fai capire che se il tuo Spirito è con me non posso aver timore. Grazie perché sto riassaporando quella gioia, quella serenità che cre-devo d'aver perduto una volta terminata l'infanzia». (Diario, 10.6.1979) 

VOGLIO SEGUIRE GESù POVERO

«Concretamente per me, ora, seguire Cristo pove-ro nella Comunità significa per quanto mi è possi-bile incontrarmi coi fratelli che vengo a conoscere attraverso gli incontri del lunedì con Don Oreste. Andare con loro vuol dire seguire Cristo abbando-nando ogni cosa: abbandonando cioè la mia vita si-cura, il mio orgoglio, quello che credo il mio stare bene, il mio bastare a me stessa.

Capito questo, una volta tornata nel cosiddetto "alto mare", nella realtà banale di tutti i giorni, a vol-te appare che non posso ritornare come prima. Sì, perché di fatto ho corso questo grosso rischio: com-portarmi in un modo con un tipo di persone (che quasi necessariamente ti portano a vivere in quel modo) e in un altro con quelle persone, con quella realtà che definirei solita, per cui non vale la pena di essere diversa, "perché tanto sono tutti così", che in un certo senso involontariamente ti porta a vive-re così. E per questo allora che da un po' di tempo in qua, pur con tutti i limiti, cerco di aver lo stesso modo di vita, di pensare, con tutte le persone sia-no esse povere o ricche, arroganti o umili». (Diario, 5.11.1979)

«La scelta di Cristo povero che ora mi entusiasma non è che agli inizi, ed è ancora facile, essendo in-completa perché ancora vincolata; ma quando sarà piena rimanere fedeli alla scelta sarà dura: ricordati, Sandra, che Dio ti "frega".

Adesso sento una gran gioia, una gran voglia di camminare su questa strada, ma quando l'impeto iniziale se ne andrà, sarà una gara dura. è per questo che è necessario la preghiera, perché solo se la mia fede sarà veramente vera riuscirò a portare a termi-ne quello che Tu vuoi da me, quello a cui Tu mi hai chiamato». (Diario, I4-15.10.1978) 

LA VITA è LOTTA

«In questo lasso di tempo ho cercato di mettere in pratica, nel mio piccolo, ciò che avevo capito, ciò che sentivo dentro me come un desiderio di fare. Non ho fatto nulla di speciale, ma ho tentato di fare il mio meglio nelle piccole cose di ogni giorno. Ho pregato un po' di più, sono riuscita ad essere, seppur con molti limiti, più disponibile al bisogno degli altri.

Ho cercato di richiamarmi in ogni situazione al-l'umiltà, alla disponibilità.

Tutto ciò però, devo ammetterlo, non esente mol-te volte da compromessi, egoismi e limiti vari. Ep-pure nonostante ciò che ho tentato di fare sia poco o niente, ho sentito nascere in me una serenità pro-fonda, ho sentito che l'essere col Cristo povero dà la gioia di vivere; a differenza di qualche tempo fa, ho sentito che ogni mia azione non era inutile, ma aveva un senso, un fine ben preciso.

La sera quando vado a dormire non mi sento in-differente verso il giorno nuovo che mi aspetta, ma sento di aspettare come un dono il nuovo giorno, un dono con cui riuscire, attraverso mille situazioni, ad avvicinarmi sempre più a Lui.

Finito questo pezzo di sfrenato ottimismo, è meglio che cerchi di ritornare alla realtà: il cammino è lungo ed io non sono che agli inizi». (Diario, 14-15.10.1978)

No, non si può e non si deve abbandonare la lotta: il Signore è con me, di chi avrò paura?

Grazie perché sto riassaporando quella gioia, quella serenità che credevo d'aver perduto una volta terminata l'infanzia». (Diario, 26.8.979) 

L'UNICA COSA IMPORTANTE è AMARE

«Il bisogno di infinito che è dentro di noi e che non possiamo far finta di ignorare, l'infinito è lì che ci aspetta ogni volta che cadono le "posticce" rispo-ste che abbiamo dato al suo bisogno. E poi il desi-derio di amare gli altri, così forte, ma così soffocato nella mia piccola realtà, dalle convenienze, le paure.

Sono convinta, però, ma davvero, che ciò che con-ta, l'unica cosa importante è amare. A volte ci pen-so: ma il mio essere che senso ha? Ciò che conta è amare, non chiedere di più. E quelle poche volte che mi è capitato di farlo davvero, disinteressatamente, ho sentito sul serio la pace; e se Dio è amore, non può essere che pace infinita in tutti i sensi». (Diario, 7.8.1980

«Potessero le mie ore essere una lode continua a Te. Ma come ringraziarti se la voce con cui cantarti non è mia ma è un tuo dono, e così gli occhi con cui stupirmi e tutto il mio essere che tenta di innalzarsi a Te?

Signore non posso che vederli come un miracolo gli anni di vita che mi hai dato finora. Grazie per ché nonostante i miei limiti hai avuto la pazienza di starmi vicino. Aiutami a fidarmi di Te, aiutami a non voler capire a tutti i costi quello che mi chiedi perché è questa la mia superbia: voler misurarti coi miei pensieri». (Diario, 19.8.1982) 

L' ORA DELLA CHIAMATA

«La verità che dobbiamo imparare nella fede: l'at-tesa di Dio; e questo non è un piccolo sforzo come atteggiamento della anima. Questo "attendere", questo "non preparare i piani", questo "scrutare il cielo", questo "far silenzio" è la cosa più interessante che compete a noi. Poi verrà anche "l'ora della chia-mata", ma ciechi se in tale ora penseremo di essere gli attori di tali meraviglie: la meraviglia, semmai, è Dio che si serve di noi così miserabili e poveri.

La carità è la sintesi della contemplazione e del-l'azione, è il punto di sutura tra il cielo e la terra, tra l'uomo e Dio.

Amando scoprirai la tua strada; amando ascolterai la Voce; amando, troverai la pace.

"In la sua volontade è la nostra pace"». (Diario, 13.2.1983)

«"Ogni giorno della vita salvaci, Signore".

Adesso che ho scelto l'Università, aiutami a far tesoro ogni giorno del tuo Amore, dei miei fratel-li, aiutami a non vivere gli anni di studio che mi si parano davanti solo come un transito necessario per giungere al fine, alla strada che Tu vuoi che im-bocchi. Aiutami a capire che perché non ho fatto la cosiddetta "scelta radicale" non è detto che non sia sulla Strada.

Voglio amarti ed amare ogni giorno, ogni momen-to della mia vita, anche nelle situazioni più assurde». (Diario, 8.8.1980) 

IV

Testimonianze

Ho un ricordo molto forte di Sandra. Secondo me lei ha incontrato Dio attraverso la natura, il creato. Si stupiva moltissimo di qualsiasi cosa, delle stagio-ni, del sole, della pioggia. Ed era sempre in contem-plazione: lodava così il Signore del dono che aveva fatto a tutti del creato. Era questa una cosa che usci-va da lei, non la teneva per sé. Per esempio, quando ci siamo trasferiti qui, a Trarivi, lei veniva giù per la discesa, attraverso i campi e la sentivi arrivare can-tando. Aveva questa gioia dentro ed era stupita dei fiori, degli uccelli, degli animali. Di questo non ho mai parlato con lei, ma l'impressione che ho avuto era che vedesse Dio nelle opere del Suo creato. LUCA SCARPONI

 

Sandra ha incontrato e conosciuto Gesù nella sua famiglia, nella comunità parrocchiale di S. Girolamo in Rimini, ma si è innamorata di Gesù quando è en-trata nella Comunità Papa Giovanni XXIII, allora Gesù è entrato veramente nel suo cuore e vi è entra-to assieme ai suoi prediletti: i poveri, gli emarginati, i portatori di handicap e le vittime della droga; da allora la vita di Sandra è stata un dono al Signore nel servizio agli ultimi.

Non è stato facile per noi capire come Sandra po-tesse riuscire a donarsi, a sacrificarsi per gli altri, e portare avanti contemporaneamente gli studi e la sua presenza attiva in famiglia. DON GIUSEPPE BONINI

 

Era la prima volta che uscivamo insieme come fi-danzati e mi ha portato in un... cimitero di campa-gna. Ogni tanto ci andava per pregare e per ricordar si del significato della vita.

Il segreto della sua gioia e del suo sorriso era che della vita non scartava nulla.

Aveva una particolare sensibilità per le sofferenze degli altri non solo come capacità di recepire, ma soprattutto come volontà e coraggio nell'affrontare e sostenere le scelte di condivisione. Era attratta nel profondo sia umanamente che spiritualmente dal mistero della gioia e del dolore, della vita e della morte che solo in un abbandono nel Signore trova soluzione. Guano Rossi

 

Di Sandra ricordo in particolare il sorriso, gli occhi luminosi, la sua semplicità e disponibilità ma anche la sua tenacia e fedeltà nel portare avanti quello che il Signore, attraverso la comunità, le faceva capire.

La ricordo sempre presente ai momenti di pre-ghiera ed agli incontri comunitari, la rivedo gioio-sa nei campeggi estivi a Canazei o al mare, sempre pronta ed attenta ai nostri fratellini con handicap, ho l'immagine di lei, seduta a gambe incrociate in Chiesa durante le adorazioni dei deserti di comuni-tà o in meditazione passeggiando in mezzo al verde dei boschi.

Sandra era una ragazza piena di vita, intelligente, che trasmetteva gioia, ma nello stesso tempo era umile ed amante del silenzio in cui dialogava inte-riormente con Dio. Aveva una certa dose di ironia che mai diventava mormorazione o critica sugli altri, ma nasceva piuttosto dalla percezione che aveva della relatività di tutte le cose, della coscienza della morte, della vanità di ogni impegno preso troppo sul serio dimenticando l'unico motivo per cui vale la pena di impegnarsi su questa terra, l'amore ed il regno di Dio.

Sandra era in questo mondo, ma proiettata nel modo dell'eterno, nel mondo di Dio di cui aveva una nostalgia vivissima. MARA ROSSI

 

Per me la sua è stata una presenza importante, ca-rica di speranza, gioia e serenità. Con il suo essere semplice e umile, aveva il grande dono di amare tut-to e tutti. Affrontava ogni situazione con la serena certezza che a tutto c'era una soluzione, riuscendo a trasmettere a chi le stava vicino la sua fiducia nella vita.

Per lei ogni cosa era manifestazione del Signore ed ogni attimo era occasione per ringraziarlo di tutto. Da questo traeva una gran pace e aveva la forza di travolgere gli altri nella sua gioia. Secondo me San-dra era proprio nel Signore e lo sentiva molto amico in ogni cosa che faceva: era coinvolta con lui in un continuo lavoro interiore che la portava ad annullar si come persona per lasciare spazio totale al Signore senza opporgli resistenza, offrendosi come umile strumento nelle Sue mani. GEPPI SANTAMATO

 

La gioia, l'accoglienza, il senso dell'umorismo era-no le sue caratteristiche più spiccate. Ricordo con intensità le nostre corse in bicicletta, il ritrovarsi insieme per andare il sabato pomeriggio alla mes-sa comunitaria alla Parrocchia della Resurrezione. L'eco delle nostre risate, i suoi meravigliosi occhi sgranati, il suo ciao pieno di vita che mi accoglieva e allontanava ogni malumore. Aveva un cuore grande, riusciva a ricordarsi di tutti con un bigliettino, un gesto affettuoso, una telefonata. Aveva tanti amici e riusciva a far sentire ognuno di loro molto importan-te. Mi sentivo molto voluta bene da lei, si ricordava sempre dei compleanni e di ricorrenze particolari, nella sua semplicità mi regalava un bigliettino con una frase importante, con una riflessione. DANIELA SANTINI

 

Sempre rimanendo nei ricordi di ciò che mi appari-va di lei, mi torna presente la radiosità del viso, delle sue movenze in cui si intuiva una tensione spirituale di chi è chiaramente dotato di una sensibilità spirituale particolare. Ciò mi affascinava molto perché anch'io cercavo rispondenze a moti interiori e spirituali che mi avvincevano. Altra onda di ricordi riguarda l'im-pegno e l'entusiasmo pacato che Sandra metteva nel suo rendersi disponibile al servizio senza mai nulla far pesare, portando anzi una nota di pace e di serenità. DON MARCO GUIDI

 

Era molto coerente, con il suo stile di vita, ai prin-cipi della vocazione della Comunità Papa Giovanni. Viveva le virtù della povertà, semplicità, frugalità, es-senzialità e pur richiamandoci nel nucleo con la corre-zione fraterna, era rispettosa del cammino di ognuno. Innamorata dei poveri, li ricordava nelle preghiere ed erano presenti nei suoi pensieri. Ricordo un giorno al nucleo che, preoccupata di come i poveri vivono, sentiva pesantemente i privilegi del nostro modo di vivere e non potendo fare molto, cercava di condivi-dere anche lavandosi con l'acqua fredda. DANIELA TONELLI

 

APPENDICE

Breve presentazione della Comunità Papa Giovanni XXIII

a cura di don Oreste Benzi

L'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII è un'Associazione internazionale di fedeli di diritto Ponti-ficio, riconosciuta dalla Santa Sede il 25 marzo 2004, con personalità giuridica.

L'Associazione è stata riconosciuta anche dallo Stato italiano il 5 luglio 1972, con personalità giuridica.

La vocazione specifica della Comunità consiste nel conformare la propria vita a Gesù, povero, servo, sofferente, che espia il peccato del mondo (specifico interiore della vocazio-ne) e nel condividere direttamente per Gesù, con Gesù, in Gesù, la vita degli ultimi (specifico visibile).

Gesù è al centro del cuore dei membri della Comunità. Il desiderio e l'impegno dei fratelli e delle sorelle della Comunità è di fare di Gesù il cuore del mondo. Gesù vol-le confondersi con gli ultimi fino a diventare maledetto per noi, morendo fuori dalle mura della città. Gesù ha scelto liberamente ciò che noi eravamo costretti a porta-re per condizione. Gesù si è identificato con i fratelli che sono nel bisogno fisico.

Come Gesù i membri della Comunità vivono il proprio carisma cercando in tutta la propria vita di compiere la volontà di Dio.

1 membri della Comunità vedono in Maria, che ha vo-luto essere la serva del Signore, la Madre e cercano di svi-luppare con lei un rapporto di fiducia e di amore. Vedono in S. Giuseppe il custode silenzioso del mistero dell'incar nazione, che si realizza in Maria.

1 membri della Comunità si impegnano in particolare: r) a condividere la vita degli ultimi, mettendo la propria vita con la loro vita. Gli ultimi modificano il modo di gestire la famiglia, la professione, la verginità, il celibato, l'eser-cizio del ministero pastorale, il tempo libero. L'evange-lizzazione avviene per trapianto vitale. Gli uomini da evangelizzare vogliono vedere Gesù e lo vedono non tanto per ciò che si dice di Lui ma per quanto si vive di Lui. La condivisione diretta è in se stessa evangelizza-zione perché contiene in se stessa la giustizia. La con-divisione diretta, che porta il povero nella tua famiglia e lo fa sentire amato, fa vedere a tutti che Dio c'è ed è amore;

a) a condurre una vita da poveri, scegliendo liberamente ciò che gli ultimi sono costretti a vivere per forza, liberan-doli;

3) a fare spazio alla preghiera e alla contemplazione. 1 membri della Comunità nella preghiera e nella contemplazio-ne tovano lo strumento privilegiato per sviluppare la relazione di figli con il Padre e l'amore a Dio. Cercano di fare dell'unione con Dio una dimensione di vita. La preghiera è il motore che traina tutta la vita dei mem-bri della Comunità, perché sa stare del tutto con i po-veri chi sa stare del tutto con il Signore, e perché per stare in piedi bisogna stare in ginocchio. Chi prega si distacca da se stesso e si unisce a Dio. Non c'è persona più impegnata in mezzo ai poveri di chi è del tutto im-pegnato con il Signore;

4) a lasciarsi confermare dai responsabili e dalla Comunità nelle scelte per compiere la volontà di Dio. Vivono l'obbe-dienza come libertà da se stessi per non correre invano e per attuare i cieli nuovi e la nuova terra dove regna la giustizia di Dio;

5) a vivere la fraternità. Ci piace molto chiamare la frater nità lo "specifico credibile" della vocazione. A chi ci chiede come si fa a vedere Gesù negli altri, rispondia-mo: «Comincia a trattare gli altri come li tratta Gesù». 1 membri della Comunità si propongono, oltre alla con-divisione diretta, anche di rimuovere le cause che creano l'emarginazione, di chiudere cioè le "fabbriche dei pove-ri" per essere voce di chi non ha voce, come Gesù che è venuto per spezzare le catene dei prigionieri, per liberare gli oppressi, per iniziare una nuova era per l'umanità at-traverso i poveri.

Viene stimato dono del Signore che dei membri del-la Comunità siano disponibili a lasciare anche la propria terra per trasferirsi a vivere la propria vocazione in terra di missione.

Tutta la Comunità vive nella fiducia del Signore ben sapendo che si è immersi nel suo amore e che Egli porta avanti il suo progetto di salvezza e che Egli opera al di là della capacità umana di capire.

La vocazione della Comunità viene vissuta nei diversi stati di vita (nel matrimonio, nella verginità e celibato, da singoli, nella vedovanza, nel sacerdozio) e nei vari ambiti di vita (case famiglia, famiglie aperte, famiglie naturali, professione, impegno politico, lavoro autonomo e di-pendente, ecc...). In ogni stato e ambito di vita i membri accolgono gli ultimi sotto il proprio tetto (condivisione diretta).

I membri della Comunità attualmente vivono in 23 Paesi nel mondo: in America latina, in Africa, in Europa, in Asia e in Australia.

La Comunità Papa Giovanni XXIII, come ha detto il Papa Giovanni Paolo II è un'unica grande famiglia, nella quale i fratelli e le sorelle si impegnano a santificarsi, si im-pegnano a costruire la Chiesa e partecipano alla missione evangelizzatrice e liberatrice attraverso la propria specifi-ca vocazione secondo l'azione dello Spirito Santo. Caratte-ristica della Comunità è la gioia e la festa senza fine.

 

Messaggio di Papa Giovanni Paolo II alla Comunità Papa Giovanni XXIII

in occasione dell'Udienza speciale del 29/11/2004

Signori Cardinali,

venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio, carissimi Fratelli e Sorelle!

i. Sono lieto di accogliere e di salutare ciascuno di voi, qui convenuti in occasione di questa speciale Udienza ai rappresentanti dei numerosi membri dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, diffusa in Italia e in altri 20 Paesi del mondo.

Saluto con particolare affetto il vostro Fondatore e Responsabile generale, il caro don Oreste Benzi, e lo ringrazio per le parole che mi ha rivolto a nome di tut-ti. Saluto i suoi collaboratori, i sacerdoti, i consacrati e quanti fanno parte a vario titolo del vostro benemerito Sodalizio, che proprio in questi giorni celebra il trente-simo anniversario di fondazione.

2. Fin dalle origini, da quando cioè don Oreste Benzi aprì la prima casa-famiglia, la vostra Comunità, che qualche mese fa è stata riconosciuta come Associazione internazionale privata di fedeli di diritto pontificio, si è distin-ta per un peculiare servizio agli ultimi e per uno stile di autentica condivisione, tesa a rigenerare nell'amore coloro che, per vari motivi, sono senza famiglia.

Essa è stata costantemente incoraggiata dai vostri Pa-stori e continua ad intrattenere rapporti di cordiale sintonia con le diocesi e le parrocchie in cui si trova ad operare. Le vostre attività cercano inoltre di inse-rirsi nel territorio e si aprono alla collaborazione delle strutture sociali pubbliche e private, senza però venir meno alla loro tipica ispirazione cristiana che sempre le orienta e le anima.

3. Voi siete ben consapevoli che l'azione caritativa verso i fratelli assume il suo pieno valore quando si fonda sul primato dell'amore di Dio. Per dare autentico amore ai fratelli è necessario attingerlo in Dio. Per questo op-portunamente voi dedicate soste prolungate alla pre-ghiera, all'ascolto della Parola di Dio, e fondate tutta la vostra esistenza su Cristo.

Carissimi Fratelli e Sorelle! Continuate a curare la vo-stra formazione spirituale e l'assidua frequenza ai Sa-cramenti. Fate, in particolare, dell'Eucaristia il cuore delle case-famiglia e di ogni altra attività sociale ed educativa. In questo anno dedicato al Sacramento del-l'altare, ravvivate l'ardore contemplativo e l'amore per il divin Redentore, che nell'Eucaristia si fa per noi cibo di vita immortale. Attingete da Lui l'energia spirituale per essere infaticabili operai del suo Vangelo, testimoniandone la tenerezza a quanti vivono in condizioni di disagio e di abbandono.

Inizia proprio oggi la novena dell'Immacolata. Vi affido a Lei, Vergine Madre di Dio, perché vi renda sempre seminatori di speranza, di amore e di pace. Con questi sentimenti, imparto a voi qui presenti, all'intera Asso-ciazione e a quanti sostengono in ogni modo la vostra importante opera una speciale Benedizione Apostolica.

 

«Signore, ti ringrazio perché mi vuoi bene, perché sei con me. è una gioia paragonabile a nessun'altra quella che sento in me. è la gioia di chi sa che non sarà mai solo. Signore, non me lo merito tutto questo. Tu, Signore, non sei un'illusione, la tua pace non è falsa, il tuo amore è eterno, la tua vita vera. Grazie perché mi fai capire che se il tuo Spirito è con me non posso aver timore» (dal diario di Sandra)