San
Tarcisio il giovane e primo martire dell’Eucaristia
a
cura di p. Giorgio Finotti
Sapete
chi è stato il primo martire dell'Eucarestia? Non è un caso che sia proprio
un giovanetto che ha un nome dolcissimo: Tarcisio. La sua storia è così
commovente che senza volere ci scenderanno le lacrime dagli occhi arrossati.
Mamma cristiana, pensa se fosse tuo figlio! Amico cristiano, pensa se fosse
tuo figlio, o tuo fratello più piccolo, o tuo nipote, magari il preferito!
Quando
da piccolo andavo al catechismo, suor Luigina Colombo, nel raccontarci la storia
edificante di san Tarcisio, mi faceva provare una gioia grande pur piangendo
per la pena del suo martirio e poi con la sua consueta dolcezza, la cara suora
catechista diceva a tutti noi ragazzi: "Bambini, dobbiamo amare Gesù
Eucarestia, sempre, e se occorre bisogna difenderla (l'Eucarestia, ndr) non
tanto dai monelli di strada, ma dai veri nemici dell'anima: il diavolo, i
peccati, il mondo... ".
A
quelle parole, mi esaltavo e m'immaginavo di essere anch'io come san Tarcisio,
un difensore strenuo della divina Eucarestia. Leggete dunque la bella e
drammatica storia del giovane Tarcisio, così com'è descritta in questa
splendida narrazione.
Nell'anno
260 in Roma si era scatenata una terribile persecuzione contro i cristiani. Le
carceri erano zeppe di condannati; quale conforto poteva esserci per quei
fratelli che sapevano di dover andare incontro a tormenti spaventosi e alla
morte più crudele?
I
sacerdoti tentavano con ogni mezzo di far giungere loro il Pane eucaristico, cibo
di vita, il Corpo di Gesù, perché li sostenesse con la sua forza divina e la
sua presenza.
L'Eucarestia,
nascosta nelle case dei cristiani, veniva portata ai condannati con ogni
strategia, pur sapendo che si doveva essere pronti ad affrontare qualunque
pericolo per recare ai propri fratelli incarcerati il Corpo Santissimo del
Salvatore.
Un
giorno si offrì per tale incarico un giovanetto, di nome Tarcisio.
"Nessuno farà caso a me - disse - nessuno penserà che io porti il Santo
Mistero". "E se ti prendono? Tarcisio, piccolo caro giovanetto, saprai
essere forte nelle torture se verrai scoperto?". Ci fu una pausa di
silenzio lunghissima. "No, no, non possiamo mettere a repentaglio la tua
vita, sei ancora troppo giovane!". "Nessuno se ne accorgerà -
incalzò Tarcisio - e se verrò scoperto, Gesù mi difenderà. Io sono solo un
ragazzo, è vero, ma Gesù è Dio. Vi prego... ".
L'implorazione
di Tarcisio fu così decisa che i cristiani presenti ne rimasero convinti.
"E sia! - dissero - però sta' attento: cammina per i luoghi solitari e
non ti fermare per strada. Capito?". "Sì, sì, grazie, Gesù sarà
con me".
E
gli fu affidato il Pane consacrato, avvolto in un panno bianco. Tarcisio se lo
nascose in seno sotto la sua rozza tunica di ragazzo; era bellissimo,
raggiante. "Ora va', piccolo 'Cristoforo', porta Gesù ai nostri fratelli
prigionieri. Noi ti accompagneremo pregando. Tu cammina pregando, ma va'
svelto, senza dare nell'occhio: Gesù è con te!".
Tarcisio,
felice di quell'incarico, strinse le mani sul petto per timore che gli cadesse
a terra il sacro deposito, e pregava dicendo sommessamente: "Gesù,
cammina con me! Gesù, ti amo da morire e ti porto ai nostri fratelli che ti
aspettano con tanto ardore. Gesù, sei qui sul mio petto, che grazia! Che
fortuna!".
Camminando
per le vie nascoste di Roma, Tarcisio s'imbatté proprio in un gruppo di
ragazzi che lo riconobbe: "Ehi, Tarcisio, vieni a giocare con noi!".
"Non posso amici, devo prima fare una commissione urgente. Al ritorno
giocherò volentieri con voi". "Una commissione urgente? E che devi
fare? Ci manca giusto uno per il nostro gioco preferito". "Non
posso, vi dico. Lasciatemi passare che ho fretta!". "Che cosa tieni
stretto sul petto, Tarcisio? Facci vedere! Che cosa nascondi?". "No,
non posso! Lasciatemi, vi prego!". "Non pregare, ma facci vedere, apri
le braccia, cretino!".
I
ragazzi erano diventati improvvisamente crudeli: volevano, in ogni modo,
aprire le mani che Tarcisio teneva strette sul petto. "Se non ci mostri
quello che tieni così stretto con le mani sul petto ti tiriamo delle pietre
fino a farti male! Mostra!". "No, non posso!". I ragazzi gli
furono addosso per aprirgli le mani, ma il giovane sembrava diventato di
pietra. "Apri! Altrimenti te la facciamo vedere noi!". Un silenzio
tremendo: quei ragazzi sembravano essere diventati simili a tanti leoncelli
rabbiosi, pronti ad aggredire. "Ah!!!". Una pietra aguzza aveva
colpito in fronte il piccolo eroe, e poi un'altra gli aveva arrossato la bocca
di sangue... un'altra ancora gli aveva insanguinato una mano. Uno di loro, più
tremendo degli altri, si avvicinò a Tarcisio e con un sasso cominciò a
colpirgli le mani.
"Apri,
ti dico, testardo! Fammi vedere...". Tarcisio sentiva che sotto i colpi
stava perdendo i sensi per il dolore, ma non mollò la presa preziosa, e
sentendosi perduto gridò: "Gesù, Gesù, salvami!". Quando cadde a
terra tutto insanguinato, tutti gli furono addosso come un branco di cani
furiosi. Tarcisio, tuttavia, non aprì le mani, sebbene gli facessero tanto
male: "Gesù, Gesù, salvami!".
"Che
avviene qui?". Una voce possente giunse alle sue orecchie ferite e, pur
quasi svenuto dal terribile dolore, riconobbe il soldato romano che si
chiamava Quadrato, che cacciò via quei ragazzi cattivi. Quadrato era proprio un
gigante e mollò molti ceffoni a quei piccoli delinquenti "Non essere
duro con loro, Quadrato - mormorò Tarcisio - porto il Pane eucaristico ai
fratelli in carcere; ho Gesù qui sul petto, ma nessuno l'ha toccato sai? L'ho
tenuto stretto a me. Ah!, le mani non le ho aperte nemmeno un istante, ma a te
sì, perché tu sei cristiano come me... mi sento morire...". Le braccia
di Tarcisio, tinte di sangue, si aprirono dolcemente, e Quadrato, commosso,
capì immediatamente il gesto del piccolo eroe e prese il panno bianco con
dentro i Santi Misteri. "Lo porterò io ai prigionieri, Tarcisio, ma tu,
come stai?". Tarcisio allora fece un bellissimo sorriso e poi piegò la
testa da un lato, con un sospiro: "Gesù!". Il cuore del piccolo
martire dell'Eucarestia si arrestò, cedendo al dolore, ma non all'amore per
il suo Gesù, che lo prese tra le braccia e se lo portò in Cielo: era Lui
adesso che stringeva il giovanetto sul petto!
Quadrato,
e anche noi con lui, era sicuro che il coraggio di Tarcisio fosse un miracolo
dell'Eucarestia, perché nessuno era riuscito a strappare le Ostie sante dalle
mani insanguinate del ragazzo, nonostante la ferocia dell'aggressione che
aveva subìto. Come poteva infatti un piccolo fanciullo avere tanta forza e
non aprire nemmeno per un attimo le piccole mani, pur insanguinate dalle
pietre, nella difesa eroica del Pane eucaristico?
Quanto
c'è da imparare anche da un fanciullo! Noi, stimati grandi, non solo apriamo le
braccia, ma anche consegnamo Gesù quando pecchiamo! E quanti sono i
"monelli" della vita che incontriamo lungo le diverse vie della
nostra strada per rubarci Gesù!