SAN PELLEGRINO LAZIOSI

 

Succede sempre che quando il piede non gli «funziona», il mio caro amico Cùnther viene a pregare nella cappella di San Pellegrino, costruita nel 1728 all'inter­no della nostra chiesa dei Servi (Serviten­kirche) di Vienna e i suoi «dolorini» gene­ralmente scompaiono. E sono molti quelli che fanno come lui, specialmente nella set­timana precedente la festa del santo, il 4 maggio, e poi per tutto il mese: si mettono davanti all'urna d'argento del santo tauma­turgo e gli espongono le loro preoccupa­zioni le loro necessità, i loro bisogni.

   Pellegrino Laziosi (Forlì 1265-1345) da giovane non era certamente uno stinco di santo. Al contrario. Nel 1273, quando la sua città di Forlì si trovò nuovamente a do­ver combattere contro le truppe pontificie, lui non si comportò certamente in forma evangelica. Con il suo carattere collerico e fanatico andò a lanciarsi contro il pulpito dove San Filippo Benizi, il santo Servo di Maria inviato dal Papa, predicava per ri­portare la pace nella città e gli mollò pubblicamente due sonori ceffoni. Questo episodio di violenza però doveva cambiare radicalmente la vita di Pellegrino. Si pentì subito del suo scatto di collera e tornò pre­sto da quello che aveva umiliato. San Filippo gli perdona in modo spontaneo e di cuore. Questo colpisce tan­to Pellegrino che gli chiede di poter essere accolto nell'Ordine dei Servi. Suo deside­rio è di appartenere alla comunità dove vi­vono uomini tanto grandi di cuore. Nell'Ordine dei Servi di Maria Pelle­grino condurrà una vita laboriosa da sem­plice frate. Evidentemente la coscienza gli rode ancora dentro il cuore, giacché si sot­topone a una ferrea disciplina per esem­pio, di notte dorme sempre stando in piedi o, al massimo, seduto. A 40 anni il medico del convento gli diagnostica un tumore os­seo alla gamba destra e decide che bisogna procedere all'amputazione della gamba per salvare la vita dell'ancor giovane frate. Di certo, una vera tortura  senza anestesia o calmanti del dolore! Un inter­vento pericolosissimo senza antibiotici! Ma il buon frate la notte prima dell'operazione si trascina pieno di dolori davanti al croce­fisso nella sala del capitolo e trascorre lì tutta la notte in orazione. Presto cade in un sogno febbrile. E ha una visione: il Cro­cefisso si piega verso di lui, mette la mano sulla sua piaga e gli dice: «Alzati, sei guari­to!» Al mattino seguente Pellegrino si sveglia fresco, come rinato non c’è più ne febbre, né tumore, né dolore alcuno. Si sente guarito. La visione notturna è dive­nuta realtà. In occasione dell'esame compiuto nel 1959 delle sue ossa-reliquie, si è accer­tato che il tumore osseo si è a un certo punto fermato. Infatti lui è morto ben 40 anni dopo, ottuagenario, considerato un santo guaritore ancora in vita. La chiesa lo venera come patrono degli ammalati di tu­more e di quanti soffrono dolori cronici ai piedi e alle gambe. Ancor oggi il nostro Ordine riceve notizie di persone da tutto il mondo che vengono guarite per sua inter­cessione. Dall'anno della sua canonizzazio­ne, il 1727, San Pellegrino gode di una particolare devozione in quasi tutti i con­venti del nostro Ordine e quasi ovunque si trovano immagini della sua miracolosa gu­arigione. A Pietralba la sua immagine viene venerata nella cappella, sul fianco destro della chiesa, cui si accede dal corridoio dei confessionali. E forse qualche lettore ora potrà di­re: «Io, che ho tanti dolori, io che ho cer­cato tanto ... Ecco, questo è il santo giusto per me!». Venga pure, fiducioso, nei vari luoghi del nostro Ordine di Servi di Maria dove si venera l'immagine di San Pellegri­no e dica con fiducia: San Pellegrino, pre­ga per me!