SAN PAOLO

Apostolo e martire

 

1

Il tuo nome, il tuo santo

 

Ti chiami Paolo? È un nome che ha origini latine e significa «piccolo». È un nome assai diffuso in Italia col suo diminutivo Paolino e i composti Gianpaolo e Pierpaolo, e pure in Francia, in Germania (Paul), in Spagna (Pablo, forma che ogni tanto compare anche in Italia). In Russia e in Jugoslavia diventa Pà­vel, in Ungheria Pàl. In Inghilterra (Paul) e in Olanda (Pauw) è abbastanza raro. Personaggi importantissimi hanno portato questo breve, armonioso nome: vari consoli romani, ad esempio, tra cui ricordiamo Pao­lo Emilio che a Canne, nelle Puglie, fu scon­fitto e ucciso dai cartaginesi. Era l'anno 216 a.C. Portarono il nome di Paolo ben sei papi, da Paolo I, santo, morto a Roma nel 767, a Paolo VI (Giovanni Battista Montini), nato a Concesio in provincia di Brescia nel 1897, collaboratore di Pio XII, poi arcivescovo di Milano, che divenne papa alla morte di Gio­vanni XXIII. Proseguì il concilio Vaticano Il e lo concluse, viaggiò in Terra Santa, in In­dia, fu a New York alla sede dell'Onu, sem­pre adoperandosi per la unificazione delle Chiese e il mantenimento della pace nel mondo. Anche un imperatore russo portò questo no­me: Paolo 1(1754-1801), figlio della grande Caterina. E Paolo si chiamò uno sterminato numero di personaggi nel campo della pittura (Paolo Caliari, detto il Veronese, Paolo Uccello, Paul Cézanne, Paul Gauguin, Pablo Picasso), del­la poesia (Paul Verlaine, Paul Eluard, Paul Valéry, Pablo Neruda, Pierpaolo Pasolini), della musica (Pablo Casals, Paul Hindemith), per tacere dei personaggi letterari, storici, dei fumetti, dello spettacolo. Onomastico: 29 giugno. Ma questo libro è dedicato al grande, ve­nerato Paolo, alla più possente voce che la ter­ra abbia mai ascoltato, alla figura dominante i tempi apostolici: a san Paolo, apostolo e martire. Giovane fariseo, si fa bruscamente propa­gatore instancabile di una dottrina che aveva condannato e perseguitato, e in umiltà percor­re proprio quella via che tanto si irritava di veder percorrere da altri. Furono trent'anni di una sublime, terribile avventura: solo, o con due o tre compagni, batté strade insidiate dai briganti, sostò in re­gioni barbare o pagane per portare la parola del Vangelo. Si guadagnava il pane tessendo rustiche tele per le tende dei nomadi come gli operai della sua città natale. Ovunque andasse, Paolo annunciava un Dio nuovo, il Messia, il Figlio di Dio, Reden­tore e Signore, Giudice dei vivi e dei morti. Egli non lo aveva visto, ma lo aveva udito par­lare in una visione di luce che l'aveva rove­sciato nella polvere e reso cieco per tre giorni. E questo Dio egli portò ai giudei, ai pagani, ai Romani. E per il suo Dio soffrì il soffribile e mori martire. Il più antico testo che parla di Paolo è la lettera del papa Clemente I e fu scritta intor­no agli anni '90, un documento raro che ci pre­senta Paolo così: «Caricato sette volte di catene, bandito, lapidato, divenuto araldo del­la fede in Oriente e in Occidente, egli ha rice­vuto per la sua fede una nobile gloria. Dopo aver insegnato la giustizia al mondo intero, dopo aver raggiunto i confini dell'Occidente, dopo aver compiuto il suo martirio davanti a quelli che governavano, ha abbandonato il mondo e se ne è andato in cielo, illustre mo­dello di pazienza».

 

2

Primi anni

 

Tarso era la capitale della Cilicia, una re­gione dell'Asia minore che faceva parte del­l'immenso Impero romano. Per la sua posi­zione era diventata un attivo centro commer­ciale, e per l'amore che portavano alle scien­ze i suoi abitanti, un grande centro univer­sitario, più importante - a detta di Strabo­ne, geografo greco vissuto tra il 65 a.C. e il 19 d.C. - di Atene e di Alessandria. L'abbellivano bianchi quartieri, dimore fa­stose, templi, terme, teatri. E un magnifico fiume, il Cidno, le portava le sue fresche pu­re acque. Contava più di trecentomila abitanti: beduini, greci, assiri, iraniani... tra i quali un gruppo di ebrei, che si faceva notare per riserbo e coesione. Vivevano piuttosto isolati, avevano capi, abitudini e tribunali propri e una sinagoga in cui tutti i membri della co­munità si riunivano. Fu appunto in una vecchia casa del quar­tiere ebreo, in un anno che ignoriamo - for­se una quindicina di anni dopo la nascita di Gesù - che nacque un bimbo cui furono im­posti due nomi: Saulo-Paolo. Saulo, perché il padre era un fariseo della tribù di Beniamino, uno di quei saggi che co­noscono la Legge (ossia i cinque libri di Mo­sè) alla perfezione, la meditano giorno e notte e si studiano di rendere i precetti sempre più aspri per sentirsi ancor meglio in pace con Dio, e anche perché Saul - che vuol dire «il desi­derato» - era stato il nome del primo re di Israele. Il secondo nome Paolo spettava di di­ritto al piccolo nato, in quanto cittadino ro­mano come suo padre. Essere cittadino ro­mano era a quei tempi un privilegio raro e in­vidiato. Il padre di Saulo era fabbricante e commer­ciante di una stoffa grossolana tessuta con peli di capra, impermeabile, che serviva per con­fezionare tappeti, tende, mantelli da pastore; era nota in tutto il mondo con il nome di cili­cio, appunto perché tessuta e filata in Cilicia. Era un tipo di industria molto diffuso in Oriente dove scarseggiavano gli alberghi e i viaggiatori erano obbligati a portarsi appres­so una piccola tenda per ripararsi durante le fredde notti. Nessuna meraviglia che il padre di Saulo esercitasse un mestiere apparentemente mode­sto: era di regola che gli intellettuali, i dottori della Legge fossero anche artigiani o operai. In casa di Saulo si parlava aramaico, la lin­gua corrente usata dagli ebrei, ma il bambino imparò prestissimo anche l'ebraico liturgico per recitare le preghiere nella lingua sacra, e il greco. Persa la mamma in tenera età, tanto da non conservarne quasi il ricordo, l'unica sorella an­data sposa a Gerusalemme, il ragazzo si sen­tiva spesso molto solo. Il padre gli metteva una gran soggezione, non osava importunarlo con i suoi dubbi. E così crebbe chiuso, scontroso. Sfuggiva la compagnia dei coetanei e trascor­reva lunghe ore nel laboratorio paterno. Im­parò presto a filare e a tessere: quel lavoro non gli dispiaceva, perché gli permetteva, pur aven­do le mani occupate, di lasciar vagare il pen­siero.

 

3

A Gerusalemme

 

Compì i tredici anni: non si poteva dir bello, secco com'era col volto spigoloso e quel gran naso. Ma aveva capelli neri ricciuti, ri­belli al pettine, e due occhi scuri entro i quali pareva ardere una fiammella, tanto brillava­no sotto le ispide sopracciglia. «Che fare di quel silenzioso ragazzo?» si chiedeva suo padre. Gli sembrava troppo in­telligente per sacrificarlo come operaio nella sua tessitura; aveva infatti frequentato con ot­timi risultati un prestigioso ginnasio, conosce­va a perfezione la Legge, leggeva i testi sacri. Forse era tempo che lo mandasse a Gerusa­lemme perché diventasse un letterato e com­pisse la sua educazione di fariseo. Lo chiamò, gli tenne un lungo discorso: - Hai già tredici anni. Fino a questo mo­mento i tuoi peccati non ti hanno macchiato; se qualche colpa hai commesso, essa è rica­duta su di me. Ma d'ora in poi tu sarai respon­sabile delle tue azioni. Ho deciso di mandarti a Gerusalemme. Uno dei precetti della Legge dice: «Provvediti di un maestro e allontana da te ogni dubbio». Saulo sussultò, scosso da improvvisa emo­zione: Gerusalemme! il suo sogno segreto! - Ormai conosci la storia gloriosa e dolo­rosa del nostro popolo - continuò suo pa­dre; - sai meditare i comandamenti di Dio, conosci la lingua sacra, ti ho insegnato a vi­vere nella minuziosa osservanza della Legge. È tempo che tu abbia un vero maestro.

 

Nella città santa.

Qualche tempo dopo, con una raccoman­dazione paterna per il capo della sinagoga dei Cilici di Gerusalemme e la guida di un amico di famiglia, poté intraprendere il gran viag­gio per mare. Ed ecco Gerusalemme, la città santa, la pa­tria spirituale di ogni ebreo credente. Al suo Tempio - a Pasqua o nelle grandi feste - folle di pellegrini salivano cantando Salmi d'a­more. Alla città di Sion accorrevano tutte le comunità ebraiche e migliaia di studenti avi­di di ascoltare la parola dei Maestri. L'inse­gnamento veniva impartito ovunque: nelle ca­se private, nelle sinagoghe o all'aperto sotto il portico del Tempio, tra le colonne. A Saulo non bastavano gli occhi; e il cuore, tanto tonfava, pareva volergli uscire dal petto. Com'era diversa Gerusalemme dalla sua cit­tà! Tarso era sprofondata nella pianura affo­cata; Gerusalemme troneggiava sulle colline nell'aria mite. Era una città aristocratica, ricca di splendide piazze, di solenni ricordi, e c'era nell'aria un delicato profumo d'incenso. Saulo si meravigliò di veder soldati romani in ogni strada. La sua guida gli spiegò che l'Impero era a conoscenza di un certo movi­mento di resistenza antiromano guidato da «zeloti» (così chiamati per il loro zelo), ar­mati di un pugnale, il sica, che tenevano na­scosto sotto la veste. Proprio per questo era­no anche soprannominati «sicari». Ma non c'era nulla da temere: i romani rispettavano gli ebrei, i loro usi e costumi, le loro tradizio­ni millenarie. Saulo scrollò il capo: a lui la po­litica non interessava affatto.

 

Incontro con Gamaliele

Sotto un colonnato, un'ascetica figura bianco-vestita era attorniata da un gruppo di allievi che di tempo in tempo ripetevano, rit­mandoli, alcuni versetti: non prendevano ap­punti, dovevano ricordare a memoria la lezio­ne con le stesse parole usate dal maestro. Saulo sorrise: - Lo so. Il Talmud dice che un buon al­lievo deve essere come una cisterna ben sta­gnata che non lascia filtrare alcuna goccia d'acqua. Ed era proprio quello il maestro che suo pa­dre aveva scelto per lui: Gamaliele. Affabile, generoso, anima profondamente religiosa, coscienza retta, il suo insegnamen­to era impeccabile, tanto che non Rab (mae­stro), non Rabbi (mio maestro) veniva chia­mato, bensì Rabban (nostro maestro). Sopra un' anima generosa come quella di Saulo, l'influenza di un tal uomo fu certamen­te profonda: anche lui era fariseo e come tale credeva all'immortalità dell'anima, alla Prov­videnza, alla risurrezione dei morti, al giudi­zio dei buoni e dei cattivi. Per lui la religione era il fondamento di ogni cosa: niente si fa fuori dello sguardo di Dio. Talmud: il complesso delle dottrine e degli insegnamenti ebraici.

 

Il giovane fariseo

Gli anni trascorsero, sei, sette... A ventun anni Saulo tornò a Tarso per aiutare il padre nel suo lavoro: l'industria e il negozio. Tene­va però presente uno dei precetti della Legge: «Colui che dà troppa parte di se stesso al com­mercio non acquista nessuna saggezza». Per­ciò parlava nella sinagoga, partecipava alle ce­rimonie religiose, faceva da paciere o da giudice nelle controversie (era anche questo un compito dei Rab), mostrava a tutti, con l'esempio, che cosa significava vivere secon­do Dio. Quando tornò a Gerusalemme (era circa l'anno 28) sentì parlare di un galileo fino a quel momento vissuto ignorato nel suo villag­gio di Nazaret, il quale andava in giro attor­niato da un gruppo di fanatici dicendo cose strane: che il regno di Dio era vicino, che dal­l'uomo vecchio doveva nascere l'uomo nuo­vo: «Non si mette vino nuovo in un otre vec­chio...», «Non si cuce un pezzo di stoffa nuo­va su un vecchio mantello liso...». Pareva an­che che se la prendesse coi farisei e li chiamasse «sepolcri imbiancati». Lì per lì Saulo sentì il sangue ribollirgli nelle vene, ma poi, sprofon­dato com'era nello studio dei libri sacri, non ci pensò più. E quando qualche tempo dopo venne a sapere che quel tale chiamato Gesù era stato messo in croce, la condanna gli par­ve legittima, giusta.

 

4

Stefano

 

Era trascorso del tempo da quando quel Ge­sù di Nazaret era stato crocefisso tra due mal­fattori. Si pensava non se ne dovesse più par­lare e invece... correva voce che il Nazareno fosse risorto e poi asceso al cielo. - Colui che avete crocefisso, Iddio lo ha risuscitato - andava ripetendo Pietro che era stato uno dei discepoli prediletti del sedicente profeta. E con lui Giovanni e gli altri... Li chiama­vano i Dodici (tanti erano stati i primi segua­ci di Gesù, poi uno aveva tradito ed erano ri­masti in undici, ma ad essi si era unito un certo Mattia). E non cessavano di predicare, così che tan­ti credevano e si univano nel nome di Gesù. Mettevano tutto in comune; molti vendevano le terre, le proprietà e portavano il ricavato agli Apostoli. La vita delle comunità cristiane diventò complicata, la coabitazione si fece difficile, la distribuzione dei pasti un affar se­rio. Nacquero discussioni e malintesi. I Dodici decisero allora di scegliersi degli aiutanti tra i nuovi adepti e convocarono un'assemblea: - Non è giusto che noi trascuriamo la pa­rola di Dio per occuparci di questioni mate­riali come la distribuzione delle razioni. Cer­cate tra voi sette uomini saggi. Daremo loro l'incarico di provvedere ai bisogni della comu­nità. Noi continueremo a pregare e a predi­care - così parlarono Pietro e Giovanni. La proposta piacque e subito furono eletti Stefano, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timo­ne, Parmenas e Nicola. Li chiamarono dia­coni.

 

Un'accesa discussione

 

Quando Saulo tornò in Giudea, tre o quat­tro anni dopo la morte di Gesù, seppe che mol­ti ebrei avevano accettato la nuova dottrina e s'indignò di trovare tra i convertiti non sol­tanto gente del popolo, ma anche intellettua­li e, ohibò, addirittura qualcuno dei suoi stessi compagni di studio. Ne fu sconvolto, tanto più che ora i naza­reni non se ne stavano più nascosti; s'erano fatti arditi, salivano al Tempio e discutevano coi giudei. Si accendevano discussioni, nasce­vano tumulti; i nazareni venivano cacciati, ma saltavano fuori un po' più in là. Saulo si buttava nelle discussioni con vio­lenza, difendeva la Legge con tutte le sue for­ze e gli accadde più volte di trovarsi faccia a faccia coi Diaconi. Uno dei sette, Stefano, rivelava doti straor­dinarie. Ricolmo di grazia, predicava, soccor­reva i poveri, guariva gli infermi. Quando par­lava nella sinagoga, nessuno riusciva a tener­gli testa: il giovane era ispirato dalla sapienza divina. Un giorno, a un certo punto del suo discor­so, disse che Dio non aveva affatto bisogno di un Tempio, né di una dimora costruita dal­l'uomo, perché la sua vera dimora è nella glo­ria del Padre. Fu allora che una turba di scalmanati gli piombò addosso e lo trascinò davanti al tri­bunale. - Ha bestemmiato contro il Tempio! - ur­larono in tanti. Il Tempio! Nessuna accusa po­teva essere più terribile: era il delitto che già era stato rimproverato a Gesù. Il Tempio era l'orgoglio, la ricchezza di Israele, era il luogo santo, il centro del mondo, vi abitava la glo­ria di Dio. Era una montagna di marmo: fre­gi d'oro sul tetto, possenti colonne, nove porte rivestite d'oro e d'argento e la decima in bron­zo di Corinto così massiccia - si diceva - che occorrevano le braccia di venti uomini per chiuderla. Da lontano, abbagliava. Stefano, calmo, ripeté: - L'Altissimo non abita in una casa co­struita dall'uomo. Il profeta ha detto: «Il cielo mi è trono, la terra uno sgabello per i miei pie­di...». Il sinedrio teneva le sue sedute nel recinto del Tempio, la sala era disposta in semicer­chio, sì che i giudici potessero vedersi l'un l'altro. In centro sedeva sul trono il Gran Sacerdote, la fronte cinta di una lamina d'o­ro. Davanti ai giudici, disposti su tre file, se­devano sessantanove discepoli. Tra di essi c e­ra Saulo, che lanciava su Stefano sguardi feroci. L'accusato era in piedi. I testimoni ripete­rono le loro accuse: - Ha detto che Gesù Nazareno distrugge­rà questo luogo. Ha bestemmiato contro Mosè... È vero tutto questo? - domandò a Ste­fano il Gran Sacerdote.

 

La lapidazione di Stefano

Con calma Stefano pronunciò allora un lun­go discorso, così come avrebbe fatto il suo maestro Gesù. Diritto, immobile, sembrava una colonna di luce: ricordò che Dio era ap­parso ad Abramo e gli aveva promesso nume­rosa discendenza benché non avesse ancora fi­gli; che Dio aveva guidato il popolo ebreo at­traverso il deserto fino alla Terra Promessa; che lui, sempre lui, aveva detto per bocca dei profeti di essere presente ovunque. - Da secoli - Stefano continuò, ispirato - egli ha preparato la venuta di suo Figlio tra noi, ma voi, testardi, ciechi e sordi, non l'a­vete riconosciuto e l'avete mandato a morte. Queste verità esasperarono i giudici. Stefano fissò gli occhi al cielo, tese le brac­cia ed esclamò: - Ecco, io vedo i cieli aperti e il Figlio del­l'uomo che sta alla destra di Dio. - Bestemmia! Bestemmia! - urlarono molti dei presenti. Battuto, insultato, la tunica a brandelli, Ste­fano fu condotto fuori del sinedrio. Venne spinto e trascinato su un'altura a nord di Ge­rusalemme, al luogo della lapidazione: una fossa profonda tre o quattro metri. Stefano vi fu fatto precipitare in modo che battesse la schiena, poi uno dopo l'altro i te­stimoni cominciarono a scagliargli addosso le pietre. Per esser più liberi, deposero i man­telli ai piedi di Saulo. Le pietre colpivano Stefano in fronte, sul petto. Il viso era una maschera di sangue, ma lo sguardo era rivolto al cielo. Sanguinante, dolorante, Stefano non ces­sava di pregare: - Signore, ricevi il mio spirito. Colpito da una grossa pietra, piegò le gi­nocchia e gridò: - Signore, non imputar loro questo peccato. Saulo non aveva lanciato di sua mano al­cuna pietra, ma, senza un moto di pietà, ave­va seguito la scena, accigliato. Riteneva giu­sta la morte di Stefano: la Legge, le cose san­te reclamano giustizia.

 

Guerra ai seguaci di Gesù

Continuò a far guerra ai nazareni, compor­tandosi secondo il rigore di un buon fariseo. Vi aggiunse la forza della giovinezza e il desi­derio di eccellere in un'opera giusta: persegui­tando i seguaci di Gesù pensava di rendere omaggio a Dio. Il suo zelo, la sua impetuosità lo misero in vista e le sue qualità di capo furono ricono­sciute. Quando i nazareni divennero un eser­cito incontenibile, il Gran Sacerdote decise la sistematica repressione di quella che era stata giudicata una tenace eresia, e Saulo venne no­minato commissario del sinedrio e investito d'un potere di alta polizia. Non ci voleva altro! Diventò violento. Partì a1l’attacco. Non abbiamo bisogno di immaginare ciò che fece. Lo ha scritto lui stesso: «Ho perse­guitato a morte la dottrina di Cristo, ho fatto incatenare e gettare in prigione tutti coloro che la praticavano, uomini e donne...».

 

5

In via per Damasco

 

Un giorno sui gradini del Tempio successe una mezza rivoluzione. Urla, minacce, insul­ti, botte: un pandemonio. Fu vista brillare la lama di qualche pugnale. I cristiani si dispersero davanti a tanta fu­ria, preferivano essere colpiti piuttosto che col­pire: chi fuggì a Gerico, chi a Damasco. Saulo accettò ben volentieri dal Gran Sa­cerdote l'incarico di recarsi a Damasco per cat­turare i fuggiaschi e trarli in catene a Ge­rusalemme, dove il sinedrio avrebbe fatto giu­stizia pronta e definitiva. Orgoglioso della missione assegnatagli, Sau­lo partì. Là sulla strada di Damasco il suo destino lo attendeva. Saulo, perché mi perseguiti?» Era un giorno d'estate, verso il mezzo­giorno. L'estate palestinese è aspra e dura. E ben­ché la carovana non avesse seguito la strada lungo la valle del Giordano, ma l'itinerario più breve sulle colline, faceva molto caldo. Erano tutti stanchissimi. Da otto giorni Saulo marciava lungo la pie­traia o in mezzo alla polvere sotto un cielo im­placabilmente azzurro. Tutto era grigio, d'un grigio monotono, i cespugli, le case dei rari villaggi, i ciottoli sul fondo dei torrenti mari­diti... Per fortuna la meta era vicina: già s'intrav­vedevano le mura di Damasco. Linee confu­se di verzura emersero a un tratto ai piedi di gialle colline: ecco le oasi che circondano la città. - Ci siamo! - Ripensando all'importan­za della missione che l'attende, Saulo allunga il passo: piccola statura, ma buone gambe... I conducenti spingono i cammelli che por­tano i bagagli. È in quel momento che una vampa abba­gliante, un lampo nel cielo sereno, che supe­ra il sole in intensità e fulgore, saetta dinanzi a Saulo e risplende per lunghi attimi. Percosso dalla gran luce, Saulo cade a ter­ra. Una Voce possente grida dall'alto, in aramaico: - Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Balbetta: - Chi sei tu, o Signore? La Voce riprende: - Sono Gesù di Naza­ret che tu perseguiti. Due volte l'Invisibile pronuncia le tremen­de parole: «Tu mi perseguiti!...»

 

«Signore, che vuoi che io faccia?»

Atterrito, tremante, Saulo comprende quel­la Verità che si era rifiutato di accettare. Egli aveva perseguitato i nazareni, non Gesù. Cri­sto e i suoi discepoli erano dunque una cosa sola. Dunque quel Gesù morto crocefisso e che ora gli parla è davvero risorto. Sconvolto, domanda con un filo di voce: - Signore, che vuoi che io faccia? La Voce si fa soave; con accento ineffabile spiega: - Alzati! Entra in città e là saprai che co­sa devi fare. Saulo non capisce più niente, si sente uno straccio. Non riesce a pensare, capisce soltanto che qualche cosa di prodigioso è capitato pro­prio a lui. Quella gran fiamma di odio che gli ardeva nel petto è improvvisamente scom­parsa e mille rimorsi lo divorano, ma al tem­po stesso una immensa speranza gli dilata l'animo. - Alzati, alzati! - lo sollecitano i compa­gni un po' impauriti. Hanno visto la vampa di luce, hanno udito Saulo parlare, ma non hanno visto alcuno e nemmeno hanno com­preso le parole. Si rialza lentamente, barcollando. E trase­cola: non vede più niente. Ha gli occhi ben aperti, eppure intorno a lui è la tenebra più fitta. - Dio, sono diventato cieco - mormora. Tende le mani per essere guidato. Come uno di quei mendicanti dagli occhi spenti che per­corrono le vie delle città tenuti per mano da amici pietosi, Saulo fa il suo ingresso in Da­masco.

 

Il pio Anania

Damasco era a quel tempo - ed è ancora - un' oasi meravigliosa che par sorgere per miracolo dall'arido deserto. Le sue sorgenti perenni danno vita ad alberi possenti: frassi­ni, pioppi, salici... Melograni, albicocchi, fi­chi crescono in riva ai ruscelli all'ombra dei palmizi e ovunque rose, gelsomini e tuberose spandono il loro dolce profumo. La città era un importante centro commer­ciale: vi convergevano le carovane provenienti dall'Oriente e dall'Occidente che portavano in Egitto, in Mesopotamia e in Persia carichi di pellicce, sete, sale, metalli preziosi. Dieci raz­ze vivevano in armonia e tra esse molti ebrei, in gran parte agiati negozianti e artigiani. Saulo, sorretto dai compagni, oltrepassò la porta fortificata della città e si trovò sulla via Diritta, un rettilineo lungo un chilometro e mezzo, largo trenta metri'. Qui venne con­dotto da un certo Giuda che aveva un nego­zio che dava sul cortile. Saulo, stordito e confuso, si rannicchiò in un angolo, rifiutò il cibo che gli venne premu­rosamente offerto e anche l'acqua benché si sentisse ardere di sete. Pregava sommessamen­te, gli occhi ciechi spalancati. Rivedeva col cuore e con la mente la scena del miracolo. Furono tre terribili giorni di solitudine e di meditazione nelle mani di Colui che l'aveva vinto; poi Anania, un uomo pio, uno di quelli che Saulo avrebbe dovuto portare, incate­nato, a Gerusalemme, gli si presentò: - Mi manda a te il Signore - disse - pro­prio quel Gesù che ti è apparso lungo la stra­da per Damasco. Sono qui perché tu ritrovi la vista e sia riempito di Spirito Santo. In quel preciso momento Saulo ricuperò la vista; si alzò, accettò del cibo. Le forze gli tor­narono, e Anania lo battezzò. Saulo è ora un uomo nuovo: Dio è in lui, lui è in Dio: chi sarà contro di lui? Un giorno dirà: «La mia vita è Cristo». Intanto aveva ricevuto la prima lezione del Vangelo: «Amare i propri nemici, perdonare coloro che ci offendono», e gliel'aveva impar­tita proprio Anania. Saulo non avrà abbastanza ore nella sua vita per rendere testimonianza di amore a Colui che lo aveva tanto amato da colpirlo al cuore.

 

6

Primi passi

 

Anania l'aveva chiamato fratello. Un con­vertito è come il figliuol prodigo della para­bola, si fanno gran feste in suo onore; è co­me la pecorella smarrita che è stata ritrovata dal Buon Pastore che per essa aveva lasciato le altre novantanove del gregge. Saulo sentiva che doveva raccontare a tutti la sua straordinaria esperienza: ne ha l'asso­luta consapevolezza. Il Cristo gli ha parlato, vero e reale come quando, dopo la risurrezione, era apparso a Pietro, alla Maddalena, a Tommaso, agli al­tri. Lo ha chiamato per nome, dunque lui, proprio lui, Saulo è un «apostolo» (parola greca che significa «inviato»). (Con fierezza, ma senza orgoglio, perché sa che il merito non è suo, dirà: «Sono un apostolo, ossia chia­mato a diffondere la grande Verità: Cristo è risorto», ma subito aggiungerà umilmente: «Io non sono che il minimo degli apostoli, in­degno di portare questo nome...»). Cominciò a predicare nelle sinagoghe: Saulo sapeva parlare bene, lo aiutava la sua gran cul­tura, ma era eccitato, le parole gli uscivano a fiotti, disordinate, e poi la gente diceva, meravigliandosi: - Ma costui non è lo stesso che a Gerusa­lemme perseguitava tutti coloro che pronun­ciavano il nome di Gesù? Non è forse venuto qui per arrestarci? Saulo comprese allora che doveva capire ciò che Gesù attendeva da lui. Doveva quindi met­tersi alla presenza di Dio e lasciar risuonare nel più profondo del suo spirito l'ordine divino.

 

Diffidenza verso il nuovo convertito

Prese la strada del deserto. In una località sperduta della Transgiordania si fermò. In solitudine, tra le dune, al riparo di qual­che anfrattuosità delle rocce, nutrendosi di fi­chi secchi, di cavallette, di una specie di tar­tufo bianco (la manna?) restò due anni. A me­ditare, a pregare, a cercar di capire. Sicura­mente nel profondo del cuore sentiva risuo­nare quella Voce che non ha bisogno di paro­le per farsi intendere. Pallido, estenuato, occhi ardenti, volto scu­rito dal sole, tornò a Damasco, ritrovò gli ami­ci, ricominciò a parlare nella sinagoga. Ma incontrò diffidenza: per i capi ebrei fe­deli alla Legge, Saulo era un traditore, anda­va denunciato al tribunale e condannato. An­zi, perché non tendergli un'imboscata e... pu­gnalarlo? I discepoli, che a Damasco l'avevano accol­~ dopo la conversione, escogitarono un mo­do avventuroso per farlo fuggire. Durante le tenebre notturne, lo calarono, rannicchiato dentro una cesta di vimini, da una finestra che s'affacciava di là dalle mura della città. E fu salvo, anche per merito di Giorgio, un soldato abissino che quella notte era di guardia e aveva volto il capo per non vedere al momento giusto: anche lui era un fedele di Cristo. Pagò il suo gesto con la vita. Un po' umiliato, Saulo si mise in viaggio per Gerusalemme. Voleva incontrare Pietro È giusto che l'ultimo incontri il primo...») e gli altri capi della Chiesa.

 

Un vero amico: Barnaba

Ma non gli fu facile mettersi in contatto coi discepoli: essi non avevano dimenticato il martino di Stefano. Diffidavano: c'era da crede­re alla sua conversione? Per fortuna un uomo generoso e saggio in­tervenne: si chiamava Barnaba. Era nato a Cipro ed era tenuto in grande considerazione dalla giovane Chiesa, perché per primo ave­va dato tutti i suoi beni alla comunità. Egli credette in Saulo, gli tese la mano, lo condusse dai fratelli, gli ottenne l'incontro con Pietro. L'apostolo, che veniva chiamato Kephas, la pietra, accolse Saulo come un fratello: con grande gentilezza d'animo evitò ogni parola, ogni domanda che potesse ferire la di lui sen­sibilità. Insieme discussero a lungo, s'intesero. Vide pure Giacomo e Giovanni, anche a lo­ro raccontò i particolari del suo straordina­rio incontro con Gesù. Gli altri apostoli erano assenti dalla città santa, occupati a portare la Parola di Dio nella Giudea e nella Samaria. Di Giacomo, uomo santo e pio, si raccon­tava che non aveva mai mangiato in vita sua né carne, né pesce, che passava lunghe ore in preghiera, tanto che la pelle delle sue ginoc­chia era diventata callosa e rugosa come quella dei cammelli. Saulo guardava a lui con parti­colare venerazione. Restò qualche tempo con Pietro e con Gia­como; essi lo istruirono sulle cose di Dio, lo portarono a visitare i luoghi dove si era svolta la passione di Gesù. Saulo si con­vinse: - Devo proprio ricominciare da capo, de­vo tornare là dove la predicazione di Stefano ha suscitato la mia ira... Capiva che gli ci voleva del coraggio, ma quello appunto doveva essere il suo primo do­vere. Si congedò dagli apostoli, salì al Tempio e proclamò arditamente che Gesù era il Messia. Era naturale che il suo entusiasmo ferisse quegli ebrei che un giorno insieme a lui ave­vano partecipato a esplosioni di fanatismo re­ligioso. Allora l'avevano ammirato, seguito... ma ora vedevano in lui un traditore, e congiurarono contro di lui. Ma Dio vegliava. Una sera, mentre pregava nel Tempio, eb­be una visione. Gesù, improvvisamente appar­so, gli stava dicendo: - Affrettati, esci da Gerusalemme. La gen­te di qui non accetterà il tuo messaggio. - Fuggire ora? - osò mutamente replica­re. - Non sarebbe viltà la mia? È giusto che io appaia a troppi occhi un traditore: l'ho me­ritato. Ma la Voce che egli ben conosceva e alla quale era impossibile resistere ordinò: - Parti. Io ti manderò lontano, verso i pa­gani. L'ordine era chiaro. Saulo, ora sapeva ciò che doveva fare: non tra i compatrioti (a que­sto avrebbe pensato Pietro) doveva portare la Parola divina, ma alle razze ancora pagane che non sapevano nulla e dovevano passare dalla totale ignoranza alla totale Verità.

 

«Predicheremo fianco a fianco»

Lasciò in fretta Gerusalemme, alcuni cristia­ni lo accompagnarono fino a Cesarea. Qui si imbarcò per la Siria e raggiunse Tarso, la sua città natale. Quanto tempo vi rimase? Che cosa vi fe­ce? Non sappiamo. La vita di Saulo somiglia a uno di quei fiumi che a un tratto scompaio­no sotto terra per riapparire qualche chilome­tro più in là. Sicuramente pregò, meditò, forse predicò, ma chissà se fu capito: nessuno è profeta in patria. Finì per ritirarsi in montagna: per un certo tempo visse in una grotta, in solitudine. Ma ancora una volta la Provvidenza lo pre­se per mano. Un giorno un uomo lo cercò. Era Barnaba, giunto appena da Antio­chia: - Sono venuto a prenderti, ti porto con me. E gli spiegò che, dopo i disordini seguiti alla lapidazione di Stefano, molti nazareni erano fuggiti e avevano trovato rifugio, ap­punto, in Antiochia, fondandovi una fioren­te comunità. - Ecco perché sono venuto a cercarti in Ci­licia. Predicheremo fianco a fianco... - con­clude Barnaba. Era un uomo bellissimo, affascinante, ama­to per la sua bontà, ammirato per la sua saggezza, la sua parola convinceva, trasci­nava. Saulo lo seguì senza chieder altro. Antiochia, a tre giornate di cammino da Tarso, era a quel tempo una città impor­tantissima, la terza dell'Impero dopo Roma ed Alessandria. Era chiamata «la bella» e anche «la dorata». Sorgeva ai piedi del mon­te Silpio, l'attraversava il fiume Oronte che scorreva tra palmizi, frutteti, campi rigoglio­si. Era ricchissima di templi, terme, colonna-ti, campi di corse, magnifiche strade pavimen­tate di marmo. Contava mezzo milione di abitanti.

 

«Andate, insegnate a tutte le genti»

Saulo aveva allora circa trentatré anni, la stessa età di Gesù quando morì, era nel pieno della sua maturità intellettuale, era colmo di entusiasmo, di zelo e anche di umiltà. La comunità dei fedeli ad Antiochia aveva acquistato importanza, era conosciuta da tutta la città e in essa Saulo, sotto la guida di Bar­naba, lavorò per un anno. Predicò, insegnò, istrui i neòfiti, cioè i nuovi cristiani. Fu proprio qui ad Antiochia che per la pri­ma volta i discepoli di Gesù furono chiamati «cristiani»; la pianta evangelica metteva ra­dici profonde e lunghi rami. Ma mentre Antiochia fioriva, Gerusalem­me soffriva a causa di una tremenda carestia. Commossa, la comunità di Antiochia si die­de a raccogliere denaro e viveri - grano, olio e fichi - per soccorrere i fratelli, poi incari­carono Barnaba e Saulo di recapitare le of­ferte. Furono accolti con gioia e riconoscenza, ma, assolto il loro compito, tornarono ad An­tiochia, conducendo seco Marco, cugino di Barnaba. Saulo però era inquieto, fremeva d'impa­zienza, troppo gli tardava iniziare il suo vero lavoro, dedicarsi alla missione definita da Ge­sù stesso: «Andate, insegnate a tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Chiunque crederà e sa­rà battezzato avrà la salvezza». Per un cristiano il primo dovere è infatti quello di tenere alta la fiaccola della fede che ha ricevuto in dono e diffonderne lo splendo­re. Un fedele di Cristo non può far altro che diventare propagandista, missionario, conqui­statore di anime: un apostolo, insomma. Tutto questo Saulo aveva ben capito duran­te le lunghe meditazioni, nei suoi intimi col­loqui con Dio. Aveva anche capito che il mes­saggio di Cristo doveva esser portato a tutte le genti, indistintamente, senza tener conto né di frontiere politiche, né di categorie sociali. Non dovevano esserci più né ebrei, né greci, né romani, ma soltanto fratelli.

 

Comincia l'avventura missionaria

Venne finalmente il giorno della partenza. Saulo, Barnaba e Marco, col permesso dei capi della comunità, partirono per Cipro (Barna­ba vi era nato, gli pareva giusto cominciare dalla sua isola). La comunità intera accompagnò i partenti per un buon tratto sulla strada per Seleucia, poi si congedarono invocando per loro luce e forza dallo Spirito Santo. I tre si imbarcarono: non avevano denaro nella cintura, non portavano bisaccia sulla spalla, forse non avevano nemmeno un basto­ne. Si sistemarono a prora, sotto le vele. I passeggeri si domandavano chi fossero quei tre pellegrini: uno aveva un aspetto ma­laticcio, ma il suo viso raggiava intelligenza e decisione, l'altro era alto, bello, riservatis­simo, il terzo era ancora giovane e appariva chiaramente agli ordini degli altri due.

 

Il primo convertito

Cipro era - ed è ancora - una bellissima isola, la più vasta del Mediterraneo orientale coi suoi novemila chilometri quadrati. A quei tempi era molto ricca, le capre non avevano ancora divorato le foreste e venivano ben sfruttate le miniere di rame che le avevano da­to il nome (cuprum, in latino, significa rame). Era possedimento romano ed era governata da un uomo intelligente, colto, di illustre fa­miglia: Sergio Paolo. Dopo due giorni e due notti di navigazio­ne, i tre viaggiatori sbarcarono a Salamina, vasto porto mercantile, e cominciarono a pre­dicare nelle sinagoghe. Furono ascoltati sen­za ostilità, ma non ottennero un considerevole numero di conversioni. Percorsero le città della costa, ricca di bel­le case fiorite di rose. Nelle sue predicazioni Saulo non tralasciava mai di condannare i co­stumi troppo liberi, di quella «libertà» che av­vilisce il corpo, tempio dello spirito, e di pro­clamare la santa grandezza del matrimonio. Si trovò a un tratto a dover smascherare cer­ti indovini imbroglioni che ingannavano la gente preparando filtri magici, vendendo ve­leni, esercitando malefizi, e tutto questo no­riostante le proibizioni legali. Uno ce n'era più pericoloso degli altri: era un certo Bariesus, soprannominato Elima, il mago; era anche riuscito scaltramente a msi­nuarsi tra i familiari del proconsole Sergio Paolo. Saulo decise di dare una bella lezione a quel falso profeta, che ingannava le anime facen­do credere di avere misteriose conoscenze tra­scendentali. Andò a cercarlo, gli piantò in viso quei suoi occhi fiammeggianti, lo investi con parole ter­ribili: - Figlio del diavolo, ripieno di malizia, ne­mico della giustizia, quando la smetterai di sconvolgere le rette vie del Signore? Divente­rai cieco, non vedrai più il sole fino a quando non sarai rinsavito. In quel momento una fitta nebbia, e poi profonde tenebre calarono dinanzi agli occhi di Elima, che, impaurito, tese le braccia in avanti in cerca di aiuto. Saulo aveva dunque inflitto a Elima lo stes­so castigo che Gesù aveva inflitto a lui stesso. Sergio Paolo, colpito da questo fatto, e pieno di ammirazione per la dottrina che Barna­ba e Saulo predicavano, credette nella parola del Signore e volle essere istruito sui misteri del cristianesimo. Era il primo pagano che diventava discepolo di Gesù; Saulo esultò: dunque anche Roma stessa potrebbe diventare cristiana! Per la gran gioia e la riconoscenza verso il primo romano di illustre famiglia che aveva accettato la Parola di Dio, Saulo decise che da quel momento avrebbe adottato il suo nome romano e da allora si sarebbe firmato Paolo. E più che mai sentì di essere un'anima in­teramente votata a Dio; ormai la sua vita era impegnata in un continuo dialogo con Gesù, la potenza ineffabile. - Non sono io che vivo - ribadì - è Cri­sto che vive in me.

 

7

In marcia per il vasto mondo

 

È a questo punto che Paolo, ricolmo di Spi­rito Santo, si lancerà nella grande avventura. Per ventidue anni il malaticcio missionario camminerà senza posa per le strade del mon­do. Andrà di città in città, di quartiere in quar­tiere, lungo strade poco sicure, solcherà mari pericolosi. Percorrerà migliaia di chilometri, più di cinquemila a piedi, più di quindicimila in battello. Nessun ostacolo da parte della na­tura, né da parte degli uomini riuscirà ad ar­restarlo. Si direbbe ch'egli si trovi a suo agio soltanto in mezzo alle difficoltà, alle tensio­ni, ai conflitti. Dopo Cipro, ecco Paolo lanciato sul nuo­vo terreno di evangelizzazione: l'Asia Mino­re. E un altipiano massiccio, scosceso, con go­le impervie, più vasto della Francia. Bisogna camminare attraverso passi pieni di neve, lun­go piste deserte dove è facile prendere colpi di freddo o di sole, buscarsi la malaria. Per non parlare dei banditi sempre in agguato. Possiamo immaginare Paolo, Barnaba e Marco marciare per giornate intere, fermarsi la notte in una stalla, in un khan, ossia in un mercato pubblico, mangiare pane d'orzo e pe­sce salato, e poi ravvolgersi nel kepenik, il mantello di pelo di capra, così pesante e rigi­do che sta in piedi da solo, per concedersi un breve sonno. I disagi, le fatiche sono tali e tanti che Mar­co - un ragazzo pieno di fede e volontà (e lo dimostrerà quando scriverà il suo Vange­lo) - non ce la fa ed è costretto a lasciare il piccolo nucleo missionario.

 

Nella sinagoga

Paolo e Barnaba, soli, si imbarcano a Pafo, prendono terra ad Attalia, piccolo porto della Panfilia, e raggiungono Antiochia di Pi­sidia, città greca, colonia dell'impero roma­no, centro di ebrei. Il sabato, durante l'ora dell'adunanza, gli apostoli entrano nella sina­goga, siedono su un banco in fondo alla sala, assistono compunti alle cerimonie. Il capo della sinagoga, ricordando che Pao­lo è stato allievo di Gamaliele, lo invita a com­mentare i brani della Legge appena letti. Che magnifica occasione! Paolo si alza e co­mincia a raccontare di Gesù, discendente di Davide, proprio quel Gesù che la gente di Ge­rusalemme non ha riconosciuto e ha fatto mo­rire. Ma era lui il Messia atteso dalla razza di Abramo. La prova? Egli è risorto! A questo punto la gente, che dapprima ave­va ascoltato con interesse, si accorse che la dottrina predicata dai nuovi venuti andava contro le tradizioni. Scoppiarono le ostilità. Paolo si rivolse ai responsabili dei disordini ed esclamò: - A voi per primi doveva essere annuncia­ta la parola di Dio. Ma dal momento che voi la respingete e vi giudicate indegni della vita eterna, noi ci rivolgeremo ai pagani, secondo l'ordine del Signore.Se l'apostolo aveva ancora bisogno di una prova per capire che il suo vero destino non era di andare verso gli ebrei, ma verso i paga­ni (i cosiddetti «gentili»), Iddio gliel'aveva data.

 

Conversione dei pagani Paolo e Barnaba, lasciarono la sinagoga e andarono a parlare ai pagani, in case private, sotto un portico, in un angolo di piazza. Na­turalmente usarono parole adatte al linguag­gio, alle abitudini, alle preoccupazioni, alla cultura del nuovo uditorio. Ben diverse cioè da quelle dotte rivolte agli ebrei. E così al primo esiguo numero di fedeli ebrei, si aggiunse il più nutrito gruppo di pa­gani convertiti, formando insieme una frater­na comunità cristiana. Il buon seme era stato gettato. Ma ciò mandò su tutte le furie gli ebrei, tan­to che Paolo e Barnaba dovettero fuggire. «Scossero la polvere dai loro calzari», come Gesù aveva consigliato di fare in simili occa­sioni e ripresero il cammino.

 

Iconio

Camminarono verso est lungo la grande strada romana e giunsero in Galazia, una zo­na dedita all'allevamento del bestiame e alla coltivazione dei cereali; in quattro o cinque giorni di cammino raggiunsero Iconio'. Fialmente dopo le steppe brune chiazzate di sa­le, una vera oasi con bei frutteti irrigati da ru­scelli di acqua cristallina. Sarebbe stato ripo­sante potersi fermare qualche tempo, ma an­che qui si ripeté la stessa scena di Antiochia: arrivo alla sinagoga, predicazione accolta dap­prima con interesse e poi collera di qualche gruppo scalmanato. La città si divise in due gruppi: l'uno parteggiava per gli ebrei e l'al­tro per gli apostoli. Che alla fine dovettero fuggire perché una ragazza, conquistata dal­le parole di Paolo, gridò che non voleva più sposare il fidanzato, ma donarsi a Cristo. Paolo e Barnaba, tuttavia, lasciavano die­tro di loro una piccola Chiesa già costituita.

 

A Listra conosce Timoteo

Continuarono il viaggio verso Oriente e fe­cero tappa a Listra, una cittadina ai piedi di un vulcano spento e qui Paolo compì un mira­colo. Tra i suoi ascoltatori c'era, attentissimo, un uomo zoppo dalla nascita tanto che non era mai riuscito a camminare. Paolo lo guar­dò fisso negli occhi e' improvvisamente gli co­mandò: - Alzati! E tienti ritto sui tuoi piedi. Di colpo l'uomo si alzò e si mise a cammi­nare tra lo stupore e le urla festose della folla. Il soggiorno a Listra trascorse nella calma e diede buoni frutti, e proprio qui Paolo in­contrò «il suo amatissimo figlio», Timoteo, di madre ebrea e di padre greco, un ragazzo colmo di entusiasmo e di fervore. Ma ecco giungere da Iconio i nemici di Pao­lo. Scatenarono una rivolta e l'apostolo fu tra­scinato fuori città, malmenato a sangue e ab­bandonato soltanto perché creduto morto. Gravemente ferito, barcollante, Paolo si rialzò. Fu soccorso e curato dai discepoli, ma i segni delle ferite rimasero scolpiti nei piedi, sulle mani, al fianco.

 

Derbe

Appena fu loro possibile, gli apostoli par­tirono e raggiunsero Derbe a 1200 metri di al­titudine, dove - stranamente - poterono predicare in tranquillità. Senza baruffe, sen­za contrasti, sorse, in quel paese sperduto, una Chiesa cristiana. A questo punto Paolo desiderò ritornare sui suoi passi per rivisitare le comunità cristiane sorte a Listra, a Iconio, ad Attalia. Sapeva be­ne che avrebbe potuto correre dei rischi, ma erano passati già tre anni e non voleva che le comunità che egli teneramente chiamava «le mie figliole » si sentissero abbandonate. Raggiunto il piccolo porto di Attalia, si im­barcò su un battello carico di porpora e di la­na. Ad Antiochia ebbe la gioia di trovare che molti pagani avevano accettato la Parola di Gesù. Quel primo viaggio aveva dunque dato buo­ni frutti: la porta della salvezza era aperta a tutti, ebrei e pagani. Paolo poteva ben sognare di portare Gesù nel vasto Impero romano che allora brillava in tutto il suo splendore e an­dava dall'Atlantico al Caucaso, dal Reno al Nilo, occupava tre milioni di chilometri qua­drati e contava sessanta milioni di abitanti.

 

L'accordo di Gerusalemme

Adesso Paolo e Barnaba erano impazienti di tornare a Gerusalemme per ritrovare gli apostoli, parlare di tante cose e ringraziare tut­ti insieme il buon Dio che aveva benedetto le loro fatiche. E anche per presentare il giova­ne pagano che li aveva seguiti: Tito.. A Gerusalemme fu tenuta un'assemblea. Paolo disse che sentiva di dover annunziare il Vangelo là dove il nome di Cristo non era mai stato pronunciato. Molti dei presenti in­vece obiettarono che i pagani non potevano fare il gran salto, dagli idoli a Gesù; secondo loro, i pagani convertiti per diventare cristia­ni dovevano prima farsi ebrei. Pietro però si alzò, chiese silenzio e procla­mò: - Io credo che davanti a Dio non ci sia nes­suna differenza tra pagani ed ebrei. Il pussimo Giacomo fu d'accordo. E così fu stabilito che i cristiani di origine ebrea erano liberi di continuare a seguire i pre­cetti dell'antica legge, completandola alla lu­ce di Cristo, mentre i pagani non dovevano essere obbligati a seguire le usanze ebraiche. Bastava che credessero in Gesù, Figlio di Dio e Redentore.

 

8

Il secondo viaggio

 

Paolo e Barnaba ottennero il permesso di ripartire. Tornarono ad Antiochia, ma dopo un breve soggiorno Paolo fu ripreso dalla sma­nia di viaggiare. D'accordo, i missionari si di­visero i compiti. Barnaba tornò a Cipro col cugino Marco; Paolo prese con sé Tito, il gre­co fedele, Sila, Timoteo e Luca, un medico greco, uomo intelligente e sensibile, e partì per la Troade, la piccola provincia, punta avan­zata dell'Asia Minore verso l'Europa. Paolo era piuttosto incerto sulla strada da prendere. Di andare in Grecia non se la senti­va ancora: i greci si consideravano il popolo civile per eccellenza e trattavano tutti gli altri come barbari, per di più Paolo parlava il gre­co con accento straniero... Chissà che acco­glienza i greci gli avrebbero riservato. La risposta gli arrivò in sogno. In una vi­sione di luce gli apparve un uomo nel costu­me del suo paese d'origine: la Macedonia. Portava la clàmide e un copricapo a larghe fal­de. L'uomo tese le braccia. - Vieni in Macedonia - sussurrò a Pao­lo. - Ti aspettiamo. Paolo non ebbe più dubbi, si mise in viag­gio. In una sola giornata di navigazione arri­vò a Samotracia. Il giorno dopo la nave en­trò nella base di Neapolis. A questa città faceva capo la bellissima strada romana chia­mata Egnazia. E questa la via che Paolo segui.

 

Nella casa di Lidia a Filippi

Arrivò a Filippi e cominciò a predicare an­cor fuori delle mura, lungo un fiume, e fece subito la conoscenza dei contadini macedoni, retti, primitivi, devoti. L'uditorio era per lo più femminile e questo a Paolo non dispiac­que: sapeva che l'animo femminile accoglie­va più apertamente di quello maschile il mes­saggio di Cristo. E infatti proprio una donna di nome Lidia fu subito conquistata dalla nuova dottrina, si fece battezzare con l'acqua del torrente insie­me alle persone della sua famiglia, poi offri a Paolo la sua casa perché vi fondasse la sua prima Chiesa. Ma proprio quando tutto sembrava anda­re per il meglio, per un banale incidente i mis­sionari si ritrovarono in prigione. C'era a Filippi una giovane schiava un po' stramba: prediceva l'avvenire, parlava con doppia voce come se in lei abitasse un'altra persona. Tutti le davano del denaro. Ogni volta che Paolo e Sila la incontrava­no, lei tendeva le mani e gridava: - Ecco i servi del Dio altissimo, essi ci an­nunciano la via della salvezza! Paolo capi che i demoni la possedevano. Si irritò, non poteva certo permettere che fosse il demonio a proclamarli araldi del Vangelo... Un giorno fermò la ragazza e ordinò allo spirito che abitava in lei: - In nome di Gesù, esci! La giovane si quietò. Ma i padroni di lei ca­pirono che, se la ragazza rinsaviva, il guada­gno sfumava. Furibondi, affrontarono Pao­lo e Sila, li insultarono, si gettarono su di lo­ro, li trascinarono al palazzo di giustizia, li de­nunciarono come disturbatori della quiete pubblica e propalatori di superstizioni.

 

In prigione

Avrebbero potuto difendersi proclamando­si, com'era vero, cittadini romani, ma non lo fecero. Furono flagellati e gettati in prigione con gli abiti strappati e le catene ai piedi. Ma erano contenti di soffrire per amore di Gesù e si misero a cantare. D'improvviso la terra tremò violentemen­te, tutte le porte si spalancarono; Paolo e Sila si ritrovarono, senza saper come, ritti in pie­di, con le gambe libere dai ceppi. Svegliato di soprassalto, il carceriere cre­dette che i prigionieri fossero fuggiti e, di­sperato, stava per trafiggersi con la spada. Paolo gentilmente lo rassicurò: - Siamo an­cora qui. L'uomo, sconvolto, comprese che un mira­colo era avvenuto, fece uscire i prigionieri, chiese di essere istruito, battezzato: - Che devo fare per esser salvo? - Credi nel Signore Gesù Cristo - gli ri­spose Paolo - e tu e tutta la tua famiglia sa­rete salvi. L'uomo portò a casa sua i prigionieri, lavò loro le ferite. Poi chiese il battesimo per sé e per i familiari. Il soggiorno a Filippi si concluse felicemen­te. Paolo e Sila si ebbero anche le scuse delle autorità perché era un delitto, a quel tempo, incatenare e battere un cittadino romano.

 

A Tessalonica

Usciti dalla città, Paolo, Sua e altri com­pagni ripresero la via Egnazia, percorsero pra­terie e valloni, superarono alture di nuda roc­cia e giunsero a Tessalonica, capitale della Ma­cedonia. Paolo trovò alloggio e lavoro presso un ebreo di nome Giasone. Per alcune settima­ne, facendo correre la spola, parlava di Ge­sù, della sua morte e della sua risurrezione con chiunque accettasse di ascoltarlo. Un sabato si recò alla sinagoga a predica­re, voleva dimostrare agli ebrei che Gesù era veramente il Messia. Alcuni ebrei credettero, e anche qualche gre­co e alcune nobili dame si convertirono. Molti giudei, irritati per questi successi, si precipi­tarono a casa di Giasone. Paolo non c'era e se la presero col povero padrone di casa che venne arrestato. I missionari dovettero di nuovo fuggire. Raggiunsero Berea e predicarono, con buon successo. Ma la plebaglia tessalonicese infu­nata irruppe in città. Paolo fu costretto a fuggire. Timoteo e Si­la restarono a Berea per continuare, se pure in tono sommesso, la predicazione. Nonostante tutto, però, piccole ma salde co­munità cristiane si formavano in tutte le città visitate, e Paolo, appunto perché gli erano co­state ansie e sofferenze, le amerà più di tutte le altre. Questa volta Paolo prese la via del ma­re: Timoteo e Sila lo avrebbero raggiunto ad Atene.

 

9

Atene

 

Sbarcò al Pireo e s'incamminò per la dirit­ta strada che portava ad Atene. Da lontano poté ammirare la meraviglia delle meraviglie: il Partenone: alto, sull'Acropoli, era il favo­loso tempio di marmo bianco dedicato ad Athena, la dea della sapienza. Ma si senti improvvisamente stanco e tri­ste. Templi pagani, statue d'ogni tipo e misu­ra affollavano le strade, i portici, gli androni delle case... C’erano simulacri di Zeus, Pàl­lade, Afrodite, Bacco dappertutto. L'Acropoli poi era così affollata di idoli che non ce ne sarebbe stato uno di più. Petronio, poeta latino, alcuni anni più tar­di scherzerà su questa mania greca. Scriverà: «Il nostro paese è talmente pieno di divinità che è più facile incontrare un dio che un uo­mo».

 

Predicazione incompresa

Paolo non perde tempo; si reca subito sul­l'Agorà, la piazza principale, e comincia a pre­dicare. La gente ascolta stupita: chi è questo nuovo Dio che si chiama Gesù? E la Risurre­zione che strana dea è? Va a finire che lo prendono per matto; per divertirsi lo invitano a parlare dal tribunale che sta sulla collina dell'Aeropago. Paolo è angosciato: che cosa dire a tutta quella gente perché capisca, perché creda? Col gesto chiede silenzio: - Ateniesi! Ho notato in città un altare con un iscrizione che dice: «Al Dio ignoto». Eb­bene, quello che voi venerate senza conoscer­lo io ve lo annuncio. Perché vi è un solo Dio che ha creato il mondo e tutto ciò che nel mon­do esiste. Egli è padrone del cielo e della ter­ra. Egli ha dato a tutti gli esseri la vita e l'anima. Ma non abita in un tempio costruito dagli uomini. Egli è un purissimo spirito... E continua a parlare, mettendo l'anima nel­le parole, finché arriva a nominare Cristo, il Risorto. E allora la gente che aveva ascoltato curiosa di vedere dove quel tipo sarebbe an­dato a parare, si mette a ridere: - Ma cosa dice questo pazzo?! I morti so­no morti definitivamente. Quando la terra ha bevuto il sangue d'un uomo non c’è risurre­zione possibile per lui. La folla, divertita, si disperde... Profondamente deluso, Paolo lascia Atene, ma la speranza non l'abbandona e si dirige verso Corinto. Il destino di Paolo sembra essere quello di viaggiare sempre. I viaggi più comodi sono quelli per mare su bastimenti da carico dove i passeggeri stanno ammucchiati sui ponti e mangiano quando possono. Di notte la nave sta all'àncora e anche d'inverno, così il viag­gio non finisce mai, tanto più che i battelli, per maggior sicurezza, non fanno traversate, ma seguono le coste. Quanto ai viaggi per terra... sì le strade ro­mane sono larghe, belle, costellate di osterie, si possono avere dei cavalli, ma occorre de­naro e Paolo e compagni non ne hanno. Così seguono scorciatoie e sentieri, su e giù per le colline, trenta chilometri al giorno...

 

Una nuova comunità cristiana

A Corinto, Paolo cercò subito lavoro e lo trovò presso due onesti ebrei, Aquila e Pri­scilla, fabbricanti di tende, che oltre al lavo­ro gli offrirono anche l'alloggio. Ogni sabato parlava nella sinagoga, ma i ri­sultati erano scarsi. Per di più non stava be­ne, era molto stanco, aveva dei soprassalti di febbre che lo stremavano, senza contare che a Corino l'estate è opprimente. Si senti meglio quando fu raggiunto da Si-la che ritornava da Filippi, e da Timoteo che aveva trascorso qualche tempo a Tessalonica. Entrambi portavano buone notizie. Ricominciò a predicare con l'entusiasmo di sempre e riuscì perfino a convertire un perso­naggio importante: Crispo, il capo della sina­goga. Ma l'incoraggiamento più determinante lo ebbe dal Signore. Gesù gli apparve in sogno e gli disse: - Non temere. Parla. Non tacere. Ho un popolo grande in questa città. Io sono con te. Paolo lanciò il buon seme a grandi braccia­te, andò tra gli scaricatori del porto, tra gli operai, tra la povera gente, i contadini... e si accorse che gli umili ricevevano la Parola di Dio con devozione e carità... meglio, molto meglio degli intellettuali di Atene. Dava consigli semplici: - Vivete in pace gli uni con gli altri... Cor­reggete quelli che vivono nel disordine... In­coraggiate i paurosi, sostenete i deboli... Usate pazienza con tutti. Che nessuno renda male per male; al contrario, fate del bene a tutti. Siate lieti... Pregate... Ringraziate sempre il Signore. Quando partì da Corinto, dopo un anno e mezzo di lavoro, lasciava una salda Chiesa e... tanto cuore. Non dimenticherà mai i suoi ca­ri corinzi.

 

10

A Efeso

 

Alla fine dell'anno 53, con Tito e Timoteo, Aquila e Priscilla, Paolo traversò il Mar Egeo e sbarcò a Efeso, città ricchissima e uno dei centri più importanti della Lidia. Dal suo por­to partivano battelli carichi d'oro, argento, pietre preziose, perle, legni pregiati, profumi, avorio lavorato, spezie... Efeso era anche famosa per il tempio dedi­cato ad Artemide, la stessa dea che i latini chiamavano Diana, meta di devoti pellegri­naggi. Anche a Efeso, come già a Corinto, Paolo cominciò a predicare nella sinagoga, poi si ri­volse ai pagani. Per insegnare gli occorreva pe­rò un locale riparato, ed ecco che un profes­sore, un certo Tiranno, gli offri una stanza del suo ginnasio: lui insegnava al mattino, la stan­za restava libera nel pomeriggio, Paolo avreb­be potuto servirsene a suo piacere. Una vera provvidenza... Quanti trascinanti discorsi riu­scì a tenervi! Il locale era sempre affollato. Durante il resto della giornata Paolo tesse­va tende per Aquila; la sera andava di casa in casa a istruire i pagani, a esortare fedeli. Era veramente « schiavo» del Signore, si dava in­teramente a lui e da questa unione riceveva una forza straordinaria. Senza neanche saperlo operava prodigi: ba­stava che qualcuno si impadronisse di uno dei fazzoletti con cui Paolo si detergeva il sudore e lo applicasse sul corpo di un malato, perché questi riacquistasse la salute. Non mancarono tuttavia le spine in tanto roseo panorama. Nell'anno 56 cominciarono le feste in ono­re della dea Artemide e arrivò gente da ogni parte. Un tale orefice di nome Demetrio, che aveva sempre fatto buoni affari vendendo «ri­cordini», ossia statuette e medaglie con l'ef­figie della dea, o piccole copie in argento del celebre tempio, si accorse a un certo punto che le vendite erano calate e ne fece colpa a Paolo: - Quel tizio racconta che Artemide è una falsa dea e danneggia il mio commercio... Gli altri orefici e rivenditori di «ricordini» gli fecero eco. Lo schiamazzo salì alle stelle e la quiete tornò soltanto quando intervenne il cancelliere della città: - Se la corporazione degli orefici ha qual­che lagnanza da fare, si rivolga al tribunale. L'episodio rattristò profondamente Paolo che già aveva sofferto dei soliti attacchi feb­brili. Decise di lasciare Efeso e di riprendere il cammino. A Efeso aveva~dedicato tre anni della sua vita.

 

11

Le lettere

 

Quella sera Paolo sente più del solito la no­stalgia delle sue «care figliole». Come desi­dera tornare in quelle città che gli hanno da­to tante spirituali soddisfazioni! Ma non può, deve andare avanti... avanti. Però - si rende conto a un tratto - un mezzo c'è per avere vicine le comunità cristia­ne, esortarle, far sentire loro il suo affetto. Può scrivere una lettera. Il suo pensiero vola a Corinto: cosa fanno i suoi diletti corinzi? Si comportano bene? Pregano? O, Dio non voglia, hanno dimenti­cato il nome di Gesù? Sentimenti dolci-amari lo agitano. E allora chiama un discepolo, Ti­to, o Timoteo, o Sila... sanno tutti scrivere perfettamente in greco, e li mette a parte del suo desiderio. Docile, il giovane si accoccola sui talloni, un foglio di papiro (la speciale car­ta fabbricata con canne provenienti dall'Egit­to) sulle ginocchia, in mano una penna d'oca ben appuntita. È pronto a scrivere sotto det­tatura. Paolo riordina le idee camminando su e giù per la stanza, poi, trattenendo a stento la va­langa di parole che urge alle sue labbra, co­mincia a dettare: «La grazia del Signore no­stro Gesù sia con voi...». E continua per ore finché la mano del di­scepolo si irrigidisce. - Continueremo domani - concede l'apo­stolo che non sente stanchezza. Domani, doman l'altro, un foglio dopo l'al­tro, la lettera è lunghissima, fitta di consigli, suggerimenti, esortazioni, di espressioni affet­tuose, e soprattutto ricolma di amore. «Io rendo continuamente grazie al mio Dio riguardo a voi, per la grazia di Dio che vi è stata fatta in Gesù Cristo, perché in lui siete divenuti ricchi di ogni cosa, d'ogni dono di parole e di scienza... Gesù Cristo vi farà an­che perseverare sino alla fine, perché siate sen­za colpa nel giorno della venuta del Signore nostro...». più avanti: «Quando venni da voi, non venni con su­blimi ragionamenti ad annunziare la testimo­nianza di Cristo. Fui presso di voi come un debole, con timore e trepidazione, e la mia predicazione e il mio discorso non consistet­tero in persuasivi argomenti della sapienza umana, ma nella manifestazione dello spirito della virtù, affinché la vostra fede non fosse fondata sulla speranza degli uomini, ma sul­la potenza di Dio». E ancora, con infinita umiltà: ..... Io credo che Dio abbia designato noi apostoli come ultimi degli uomini, come con­dannati a morte. Anche in questo momento soffriamo la fame e la sete, e siamo ignudi. Presi a schiaffi, non abbiamo dove posare e ci affanniamo; maledetti, benediciamo; per­seguitati, sopportiamo; calunniati, supplichia­mo. Siamo ancora stimati come le spazzature del mondo, il rifiuto di tutti...». E prosegue esortando i fedeli a non litiga­re, a subire piuttosto qualche torto, a essere caritatevoli, e allora trova parole bellissime e persuasive: «Quando io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli se non ho la carità, sono come un bronzo che suona o un cembalo che squil­la... La carità è paziente. La carità è piena di bontà. La carità non è invidiosa, né presun­tuosa, non si gonfia d'orgoglio. Essa fugge la disonestà e non fa nulla per il suo interesse. Essa non si inasprisce e non sospetta il male; non si rallegra dell'ingiustizia, ma ripone la sua gioia nella verità. La carità crede tutto, scusa tutto, spera tutto, sopporta tutto...». Quando la lettera è finita, Paolo aggiunge un saluto di suo pugno: «L 'amor mio è con voi tutti in Cristo Gesù. Così sia ».Poi la lettera viene arrotolata, infilata in un stuccio. Ora non resta che scrivere l'indirizzo: «Ai miei cari Corinzi ». Tito la recapiterà. E dopo la lettera ai corinzi, altre Paolo ne scriverà: gettava le sue frasi come la fontana getta acqua, come il vulcano la sua lava.

 

12

Ancora in cammino

 

È di nuovo per via in compagnia di Tito giunto da Corinto con buone notizie. È così felice che si accinge a scrivere ai Corinzi la sua seconda lettera; l'inizio, infatti è ricolmo di gioia, di affetto, di fiducia: Dio che consola sempre coloro che soffrono ha consolato an­che lui, ma bruscamente il tono cambia. Che cosa è successo? Forse da Corinto sono arri­vate altre notizie? O forse conversazioni più approfondite con Tito hanno rilevato certe difficoltà? Non può fare a meno di ricordare tutto ciò che ha sofferto per portare nel mondo la pa­rola di Dio. E con quali risultati? «Le fatiche, la prigionia, le battiture, i pe­ricoli mortali li ho conosciuti meglio di chiun­que altro. Cinque volte ho ricevuto dagli ebrei la flagellazione regolamentare, cioè quaranta colpi meno uno, tre volte sono stato basto­nato, una volta mi hanno lapidato, ho fatto naufragio tre volte, ho perfino passato un giorno e una notte nell'abisso. Viaggi senza numero, pericoli per passare i fiumi, pericoli dei ladri, pericoli da parte de­gli ebrei, pericoli da parte dei pagani, perico­li del deserto, pericoli del mare, pericoli da parte dei traditori e dei falsi fratelli. Sì, tutto questo ho conosciuto. E fatiche estenuanti, e veglie ripetute, e fame e sete e digiuni frequen­ti, e mancanza di vestiti in mezzo al gran fred­do, anche questo ha fatto parte della mia sorte. Senza parlare del resto: delle mie in­quietudini per tutti, per le comunità che ho creato: tale fu il mio destino di ministro di Cristo ». Non contento d'aver scritto, vuole andare di persona a Corinto per rendersi conto della situazione. Trova la comunità del tutto tran­quilla e allora si abbandona al suo antico so­gno. Vedendo nel calmo golfo di Corinto al­cuni battelli in procinto di salpare per l'Ita­lia giudei era vietato nella flagellazione di oltrepassare i qua­ranta colpi. I farisei, per non violare la Legge, ne infliggevano di solito trentanove. Tuttavia la flagellazione era così crudele che non di rado il paziente vi lasciava la vita. Spogliato fino alla cintola, ve­niva legato a una colonna, poi veniva colpito con uno staffile for­mato da alcune strisce di cuoio (il flagello, appunto) per tredici vol­te sul petto e altrettante su ciascuna spalla.ha, ricorda che a Roma è viva una importan­te comunità: quella avviata da Aquila e Pri­scilla. Anch'essi, a causa dei subbugli scate­nati dagli orefici efesini, avevano abbandona­to la città e si erano trasferiti a Roma, e là co­me a Efeso riunivano in casa loro i fedeli. E allora immagina di riuscire, prima o poi, a portare la parola di Dio a Roma, centro del­l'Impero. In tale fiduciosa speranza scrive ai Romani una lettera importante, un vero espo­sto delle dottrine che predica. Vuol far capire bene che cos'è il cristianesimo, la religione che salva l'uomo, tutti gli uomini. Al contrario, le religioni pagane altro non sono che ingan­ini, non innalzano l'uomo, lo degradano: la so­la salvezza è nel Vangelo, messaggio d'amore e di giustizia. È una lettera lunghissima che ha richiesto notti e notti di dettatura, colma di dottrina sot­tile, non sempre facile da capire. Alcune mas­sime però sono così chiare che le potrebbe spiegare un bambino: «La carità è senza ipocrisia. Aborrite il ma­le, attenetevi fermamente al bene. Amatevi gli uni gli altri di amore fraterno... Benedite co­loro che vi perseguitano... Rallegratevi con co­loro che sono lieti, piangete con quelli che piangono. Non siate orgogliosi. Se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare. Se ha sete, dagli da bere, perché bisogna vincere il male col bene...». La lettera termina con un invito a pregare per lui, perché la sua prossima andata a Ge­rusalemme sia ben accolta: «Vi scongiuro, fratelli, per il Signore no­stro Gesù Cristo e per la carità dello Spirito, a pregare per me, perché io sia salvo dalle ma­ni dei non credenti e perché il mio ministero a Gerusalemme trovi buona accoglienza ». Un presentimento?

 

 

13

Per l'ultima volta a Gerusalemme

 

Paolo e i compagni - un bel gruppetto que­sta volta! - erano in procinto di imbarcarsi per la Siria quando vennero avvertiti che un pericolo minacciava l'apostolo: forse i pirati avrebbero assaltato la nave? o forse qualche fanatico ebreo voleva sbarazzarsi di lui? Tra il viavai di un porto, tra marinai, scaricatori, viaggiatori, una coltellata fa presto a partire. Meglio la via di terra e un po' di prudenza. Paolo attraversò Tebe, la Tessaglia, la Mace­donia; si fermò qualche giorno a Filippi. Vi trovò tanto affetto e Dio sa se ne aveva biso­gno. S'imbarcò a Neapolis e in cinque giorni rag­giunse Troade. Approfittando del breve sca­lo che il battello faceva in questa città, Paolo parlò ai fedeli da una casa privata, prolungan­do la riunione fino a mezzanotte. Molte lam­pade illuminavano la sala che si tovava al ter­zo piano. L'aria era pesante, faceva molto cal­do anche per la gran folla accorsa. La fine­stra era aperta e un giovane, un certo Eutico, si era seduto sul davanzale al terzo piano. Mentre Paolo stava parlando, un grido di spavento gli troncò la parola. Eutico, forse ce­dendo al sonno, era caduto di sotto. Tutti, Paolo compreso, si precipitarono giù dalle sca­le: il ragazzo era morto. Paolo si chinò, pose le sue labbra su quelle del giovane, tenne le mani di lui tra le sue e, tranquillo, annunciò: - Non affliggetevi, la sua anima è in lui. Umile come se avesse semplicemente riani­mato un fanciullo svenuto, risalì, riprese a par­lare poi «spezzò il pane», ne mangiò coi pre­senti e ricominciò a conversare di Dio fino all' alba.

 

Il saluto ai fedeli di Efeso

Impaziente di arrivare a Gerusalemme per la festa di Pentecoste, Paolo si incamminò a piedi. I compagni lo avrebbero raggiunto con la nave. Arrivò ad Asso, qui trovò una nave in partenza per Tiro e s'imbarcò. Il battello oltrepassò le bellissime isole di Lesbo con le sue ville rosa, di Chio ricca di vigneti, puntò su Samo. Ma a Paolo non interessavano i bei panorami. Si fermò invece a Mileto. Efeso era vicina nello spazio e ancor più nel suo cuore, ma decise di non recarvisi: una strana impa­zienza lo sospingeva. Tuttavia, al momento dell'imbarco, ci ripensò; non poteva, proprio non poteva, passare così vicino ai suoi amici senza un saluto. Mandò un messaggio ed essi accorsero in massa: brava e umile gente, operai, mer­canti. E lì sulla spiaggia, non lontano dalla nave che lo avrebbe portato a Gerusalemme, Pao­lo tenne uno strano discorso, accorato come un addio - Ecco che avvinto dallo Spirito io mi di­rigo a Gerusalemme senza sapere che cosa mi attende, se non che lo Spirito mi avverte che catene e tribolazioni mi attendono. Ma in nes­sun modo io faccio caso alla mia vita pur di portare al suo fine la corsa e la missione che ho ricevuto dal Signore Gesù, quella di ren­dere testimonianza al Vangelo della grazia di Dio. Io so in questo momento che tutti voi, fra i quali sono passato predicando il Regno, non vedrete più il mio corpo... Durante tre an­ni notte e giorno non ho cessato di esortare ciascuno di voi... Vi affido al Signore e alla parola della sua grazia. Ricordatevi delle parole che il Signore stesso ha detto: «C’è maggior felicità a dare che a ricevere…» A queste parole Paolo si inginocchia e pre­ga ad alta voce. I presenti uniscono la loro vo­ce. Molti piangono. I marinai annunciano che è giunta l'ora del­la partenza. Paolo s'imbarca e la nave s'al­lontana. Ma per tutto il tempo che la vela co­br ocra resta visibile all'orizzonte, gli efesi­ni, commossi, la seguono con lo sguardo.

 

Un avvertimento

Paolo è di nuovo in viaggio: ecco Cos, l'i­sola dei vini neri, ecco Rodi, l'isola delle ro­se: egli nemmeno le vede. A Pàtara, sulla co­sta della Licia, deve sbarcare, ma ha la fortu­na di trovare un veliero pronto a salpare per la Fenicia. Cipro viene lasciata indietro insieme a tutti i ricordi della prima missione: Barnaba, il con­sole Sergio Paolo... quanto tempo è passato! Dopo quattro o cinque giorni di navigazio­ne ecco apparire Tiro. Non è più la sfarzosa metropoli di un tempo, è però un piccolo por­to attivo in cui viene raccolta e venduta la con­chiglia dalla quale si estrae la porpora. Là è nata una piccola comunità cristiana e Paolo si intrattiene coi fedeli durante la settimana in cui la nave scarica le sue merci. I cristiani bevono le sue parole, l'anima ne­gli occhi; supplicano l'apostolo di restare con loro, di non lasciarli soli. Risponde che non è possibile, non si può resistere agli ordini del­lo Spirito Santo. Il viaggio volge ormai alla fine. Paolo e i compagni sbarcano a Tolemaide, si fermano per salutare la piccola comunità lì residente. Poi raggiungono Cesarea, un grosso borgo che conta un buon nucleo di cristiani. Capo della Chiesa è Filippo, uno dei sette primi diaconi. Paolo accetta di fermarsi qualche giorno a ca­sa sua. Ed è qui che giunge dalle montagne un profeta, Agabo: è lo stesso che aveva por­tato a Paolo la notizia della grande carestia a Gerusalemme. Appena Agabo si trova alla presenza di Paolo, gli toglie la cintura, se ne lega mani e piedi ed esclama: - Ecco come verrà legato a Gerusalemme per colpa degli ebrei colui al quale appartiene questa cintura. L'avvertimento è preciso: che fare? I com­pagni di Paolo, i cristiani di Cesarea scongiu­rano l'apostolo di non andare a Gerusalem­me. Piangono, supplicano. Paolo, apparen­temente calmo, risponde: - Perché piangete così da spezzarmi il cuo­re? Io sono pronto non solo a esser legato, ma a morire a Gerusalemme per il Signore Gesù. - Che la volontà di Dio si compia - mor­morano angosciati i discepoli.

 

Ritorno a Gerusalemme

Da Cesarea marittima a Gerusalemme c'e­rano circa tre giorni di marcia. Le strade era­no affollate: la Pentecoste era una grande fe­sta per Israele e in quella circostanza molta gente si recava al Tempio per ringraziare il Si­gnore di aver dato a Mosè le tavole della Legge. Appena giunto nella città santa, Paolo si presentò ai membri della comunità cristiana. Fu accolto a braccia aperte. In casa di Giaco­mo, il decano della Chiesa, venne tenuta una riunione per lo scambio dei saluti e degli au­guri di pace. Paolo raccontò nei minimi particolari ciò che Dio aveva operato presso i pagani: il suo racconto fece molta impressione. Ma... a Gerusalemme erano in troppi a ri­cordare Paolo come persecutore dei cristiani. Altri lo conoscevano per averlo cacciato dal­la sinagoga quando aveva cominciato a pre­dicare e c'erano anch~ quelli che l'avevano de­nunciato alle autorità. Una specie di complotto si formò tra costo­ro e quelli che consideravano l'antico allievo di Gamaliele un traditore e un rinnegato.

 

Paolo viene imprigionato

Mentre Paolo era nel Tempio e finiva di compiere le offerte al posto di quattro ebrei che non avevano i mezzi per farlo, ci fu chi gridò: - Ecco l'uomo che dovunque vada aizza la gente contro il nostro popolo, contro la no­stra legge, i luoghi santi! Scoppiò subito uno di quei tumulti all'orien­tale, dove tutti gridano e non si capisce più niente. Un gruppo di forsennati si scagliò su Paolo e lo trascinò nel cortile esterno del Tem­pio. La sua vita era in grave pericolo. Per fortuna giunsero in tempo i legionari e Paolo fu salvo. Ma per poco, perché quan­do qualcuno andò a dire al tribuno Claudio Lisia che risiedeva alla fortezza Antonia' che ancora una volta il Tempio era teatro di di­sordini e di zuffe, egli prese con sé centurioni e soldati e piombò nel bel mezzo della mischia. Di colpo tutto si calmò. Alla vista delle dà­midi rosse e delle spade, tutti ammutolirono, ma il tribuno non stette a chieder troppe spie­gazioni. Era quel Paolo la ragione della ba­raonda? E allora lo si incateni e lo si porti al­la fortezza. Paolo chiese di parlare al tribuno. Quando fu alla sua presenza, si accorse che Claudio Lisia lo scambiava per un egiziano che in que­gli ultimi tempi aveva provocato dei disordi­ni e poi era fuggito nel deserto con un grup­po di sicari. - Io sono ebreo, ma nato a Tarso - pre­cisò Paolo. - Permettimi di spiegare al po­polo chi sono. Gli fu concesso.

 

Discorso alla folla tumultuante

Dai gradini della fortezza, Paolo cominciò a parlare. Ricordò il ragazzo che era stato, dis­se di aver studiato con Gamaliele, che poi Cri­sto gli era apparso e gli aveva ordinato di an­dare per il mondo a portare la salvezza alle nazioni pagane. A questo punto la calma finì: gli ebrei si era­no sentiti offesi: che cosa c'entravano i pa­gani? - A morte! A morte! - qualcuno gridò. Ci fu un parapiglia. Claudio Lisia non capiva niente, perché tutti urlavano in aramaico, e lui era romano. Così decise che, siccome Paolo era proprio la causa di quella confusione, un po' di tortura non gli avrebbe fatto male. Lo con­segnò a un centurione perché lo flagellasse. Calmo, Paolo chiese al tribuno: - Sei autorizzato a far flagellare un citta­dino romano, per di più senza processo? Io sono cittadino romano dalla nascita. Claudio Lisia rifletté: «Dunque si tratta di una persona di riguardo. Mi conviene man­darlo a Cesarea dal procuratore. O forse si tratta di una questione religiosa? In questo ca­so dovrei convocare il sinedrio, il tribunale re­ligioso degli ebrei». Optò per quest'ultima soluzione.

 

Davanti al sinedrio

Ohibò! Appena Paolo fu dinanzi ai giudici e aprì bocca per dire che la sua coscienza non gli rimproverava nulla, il Gran Sacerdote Ana­nia lo fece schiaffeggiare. La brutalità di Anania lo sconvolse, reagì: - Dio ti colpirà, muraglia imbiancata! Tu sei qui per giudicare secondo la Legge e violi la Legge facendomi percuotere. I presenti si scatenarono: - Ha insultato il Gran Sacerdote! Paolo si scusò: - Non sapevo che fosse il sommo Sacer­dote, altrimenti avrei taciuto. So bene che le Scritture dicono: «Non dirai male del capo del tuo popolo». Si rese tuttavia conto che difendendosi in tal modo non avrebbe ottenuto niente. Meglio giocare d'astuzia tanto più che conosceva be­ne i punti deboli dei suoi avversari. Sapeva cioè che il sinedrio si divideva in due partiti: i sadducei e i farisei. I primi rappresentava­no i ricchi della città, i possidenti, un po' faciloni in fatto di religione; i secondi erano quelli che sappiamo: aspri, rigidi, esigenti. I farisei credevano alla risurrezione dei morti, al giudizio dei buoni e dei cattivi, i sadducei non credevano a niente di tutto questo. E al­lora gridò: - Io sono fariseo, figlio di farisei, ed è per­ché credo alla risurrezione dei morti che sono stato condotto qui. I sadducei protestarono; i farisei invece si schierarono dalla parte dell'imputato. La seduta si trasformo in... un mercato do­ve tutti vociavano. Claudio Lisia, disperando di capire qualco­sa di quel trambusto, ordinò che Paolo fosse ricondotto alla fortezza. La situazione, per Paolo, si era fatta davvero drammatica.

 

Il Signore lo conforta

È notte. Paolo, chiuso in cella, sta medi­tando. È tutt'altro che tranquillo: che sarà di lui? Claudio Lisia potrebbe abbandonarlo in mano ai suoi avversari. Lo stesso centurione che lo sorveglia potrebbe ucciderlo. Morire co­sì... prima che la sua missione possa dirsi com­piuta? Paolo non si dà pace. Ma ecco che mentre si dibatte in sì ango­sciosi pensieri, il Volto che non si può descri­vere a parole gli appare e la Voce inconfon­dibile gli sussurra: «Coraggio! A Gerusalem­me tu hai dato testimonianza di me, e ora la darai a Roma! »

 

Una congiura contro Paolo

lo ricomparisse davanti al sinedrio e fosse con­dannato. Ma c'erano anche quelli che voleva­no liberarsi di lui e progettavano di pugnalarlo durante il tragitto tra la torre Antonia e il Tempio. Questi ultimi andarono ad informa­re Anania delle loro intenzioni e il Gran Sa­cerdote approvò. I congiurati erano più di quaranta e qual­cuno forse non seppe mantenere il segreto, fat­to sta che un nipote di Paolo venne a sapere del complotto e corse a informarne Claudio Lisia. Questi capì che doveva sbarazzarsi di quel prigioniero ingombrante, perciò decise di trasferirlo nottetempo a Cesarea ben scorta­to da ufficiali, cavalieri e fanti. Il procurato­re avrebbe deciso lui il da farsi dopo aver let­to la relazione che un ufficiale gli avrebbe con­segnato e che cominciava così: «Claudio Lisia all'eccellentissimo procuratore Felice ».

 

La prigionia a Cesarea

Paolo arrivò a Cesarea sano e salvo, vide il mare tremare in lontananza, pensò che, sol­cando quel mare, sarebbe giunto a Roma. E sospirò. Il tumulto che si era scatenato nel Tempio continuò in città. I giudei chiedevano che Pa­o lo ricomparisse davanti al sinedrio e fosse con­dannato. Ma c'erano anche quelli che voleva­no liberarsi di lui e progettavano di pugnalarlo durante il tragitto tra la torre Antonia e il Tempio. Questi ultimi andarono ad informa­re Anania delle loro intenzioni e il Gran Sa­cerdote approvò I congiurati erano più di quaranta e qual­cuno forse non seppe mantenere il segreto, fat­to sta che un nipote di Paolo venne a sapere del complotto e corse a informarne Claudio Lisia. Questi capì che doveva sbarazzarsi di quel prigioniero ingombrante, perciò decise di trasferirlo nottetempo a Cesarea ben scorta­to da ufficiali, cavalieri e fanti. Il procurato­re avrebbe deciso lui il da farsi dopo aver let­to la relazione che un ufficiale gli avrebbe con­segnato e che cominciava così: «Claudio Lisia all'eccellentissimo procuratore Felice». La prigionia a Cesarea Paolo arrivò a Cesarea sano e salvo, vide il mare tremare in lontananza, pensò che, sol­cando quel mare, sarebbe giunto a Roma. E sospirò.Cinque giorni dopo si presentò al procura­tore una delegazione del sinedrio mandata dal Gran Sacerdote e diede la sua versione dei fat­ti. Felice permise che l'accusato rispondesse liberamente alle domande e alle imputazioni che gli venivano rivolte, e Paolo affermò di non aver mai minimamente turbato l'ordine pubblico, si era trattato semplicemente di una disputa religiosa a proposito della via miglio­re da seguire per guadagnare il cielo. Felice, indeciso, rinviò la questione, disse che avrebbe assunto altre informazioni e or­dinò che nel frattempo il prigioniero fosse trat­tato con ogni riguardo, godesse di una certa libertà e potesse ricevere degli amici. Questa specie di prigionia durò due anni. Ogni tanto Felice mandava a chiamare l'apo­stolo e lo interrogava. Talvolta Drusilla, la sua giovane moglie, assisteva, incuriosita e affa­scinata, ai colloqui. Paolo pazientava: tutto questo tempo che trascorreva vuoto per lui, non era certamente perduto agli occhi del Signore, perché Luca che aveva accompagnato il maestro stava rac­cogliendo dalla viva voce di coloro che ave­vano conosciuto Gesù le notizie, le parabole, le parole esatte della predicazione: avrebbe tut­to raccontato scrupolosamente nel suo Van­gelo. «Mi appello a Cesare! » Le cose si risolsero quando Felice fu richia­mato a Roma da Nerone, il nuovo imperato­re. Porcio Festo, nuovo procuratore, suc­cessore di Felice, era un brav'uomo giusto e coscienzioso; esaminò subito il fascicolo ri­guardante il prigioniero. Ebbe momenti di im­barazzo: se si trattava di una controversia re­ligiosa toccava al sinedrio di Gerusalemme giudicarlo, ma Paolo era anche cittadino ro­mano... che fare allora? L'apostolo, stanco di tanto tergiversare, perse la pazienza. Sbottò: - Io mi appello a Cesare. Lui mi giu­dicherà! - E sia! - concesse Porcio Festo, con un respiro di sollievo. - Ti sei appellato a Cesa­re e andrai da Cesare. Qualche giorno dopo arrivarono due illu­stri visitatori: re Agrippa Il, nipote di Erode, e sua sorella Berenice. Chiesero di vedere Pao­lo, di cui avevano tanto sentito parlare a Ce­sarea, e di ascoltarlo. Paolo non si fece pregare, tutte le occa­sioni erano buone per proclamare alta la sua fede.Parlò davanti ai due principi, a una folta assemblea di ufficiali e notabili, e lo fece con ardore maggiore del solito. Con voce alta, vi­brante, evocò la sua vita fino all'incontro col Redentore. Agrippa, impressionato, tentò di scherzare: - Ancora un po' e mi farai diventare cri­stiano...Berenice aveva ascoltato in silenzio; si chi­nò verso il fratello e gli sussurrò: - Quest'uomo non ha fatto niente per me­ritare la prigione e la morte. Agrippa scosse il capo e, rivolto al procu­ratore, mormorò: - Se non si fosse appellato a Cesare, po­trebbe venir rilasciato, non ti pare? Al momento del congedo, Paolo, con mol­ta gentilezza si rivolse al re Agrippa: - Io prego Dio che, per poco o per molto, non solamente tu, ma tutti coloro che sono qui diventino quello che sono io, catene escluse.

 

14

La terribile traversata

 

Si era alla fine di autunno, il tempo si man­teneva sereno, soffiava un buon vento. Il va­scello che trasportava Paolo e i suoi discepoli Timoteo, Luca, Aristarco di Tessalonica, pro­veniva dalla Misia. Vi erano a bordo altri pri­gionieri, forse destinati alle bestie feroci del circo. Paolo era molto stanco, anche il mare lo fa­ceva star male: quei due anni di attese e di in­certezze lo avevano stremato. Viaggiava si­curamente sul ponte, esposto alle raffiche del vento, della pioggia o nel sottoponte tra i mi­serabili che vi erano ammassati. Un giorno, il vento del sud portò la nave a Sidone, un porto fenicio, e qui si ancorò. Il centurione Giulio, che non soltanto aveva ricevuto ordine di trattare bene il prigionie­ro, ma lo aveva in simpatia, gli permise di scendere a terra. La piccola Chiesa del posto accolse Paolo festosamente e l'apostolo, commosso, parlò a lungo ai fedeli, esortandoli a pregare. La nave riparù, ma il vento si era volto de­cisamente a ovest e non si poteva arrischiare l'alto mare. Il veliero dovette riparare dietro i monti di Cipro; poi, seguendo la costa della Cilicia e della Panfilia, raggiunse Mira, il gran­de porto della Licia. Qui fortunatamente trovarono una nave ab­bastanza grande, carica di grano, in partenza per l'Italia con scalo a Brindisi o a Napoli. Rullando e ballando per via del vento che con­tinuava a soffiare forte, il veliero raggiunse Cnido e poi Creta. Il comandante non volle fermarsi: aveva de­ciso di spingersi fino al porto di Fenice e li aspettare il tempo buono.

 

Nel mare in tempesta

Paolo - esperto in viaggi di mare e sicura­mente avvertito da una intuizione profetica -tentò di dissuadere il pilota e il padrone della nave: - Uomini, io vedo che andiamo incon­tro a un gran pericolo, non soltanto per il carico e per il vascello, ma anche per le nostre vite, se continuiamo la navigazione. Ma quelli alzarono le spalle, conoscevano bene il loro mestiere. E poi, quando mai era permesso a un passeggero, un prigioniero per di più, di dar consigli? Furono tolte le àncore. La nave seguì bor­deggiando, quanto più si poteva da vicino, le coste di Creta e le scogliere che strapiomba­vano nelle acque agitatissime. Ma all'improvviso dalle montagne dell'isola un uragano spaventoso si abbatté sul mare. - L'Euroaquilone! - gridarono i marinai. - Siamo perduti! Il comandante fece ammainare le vele e il vascello fu trascinato al largo dalla tempesta, nel buio, nel terrore. E a un tratto fu il caos: i marinai gridava­no, le tele stridevano, le corde fischiavano, le assi scricchiolavano, i venti incrociantisi ur­lavano, le onde spumeggiavano altissime e poi aprivano voragini, e la pioggia scrosciava. Ritornò il giorno, ma il sole non si fece ve­dere, la nave era in balia delle gigantesche on­d che la portavano in cima a montagne d'acqua per poi precipitarla in profondi abissi. E tornò un'altra notte d'incubo. Il terzo giorno l'equipaggio lanciò in mare le tavole, i banchi, gli arnesi inutili, le antenne schian­tate dal vento che ingombravano il ponte. L'uragano persisteva ostinato. Furono quattordici giorni spaventosi. Né sole, né stelle si erano fatti vedere, non si sa­peva più dove si fosse e dove si andasse. L'ac­qua aveva rovinato la riserva dei viveri, ma del resto nessuno, dei duecentosessanta pas­seggeri terrorizzati, pensava al cibo. Paolo pregava ardentemente, sentiva la pre­senza di Cristo liberatore, ma aspettava un se­gno. E una notte - la tredicesima - gli apparve un angelo e lo confortò: - Non temere Paolo. È necessario che tu compaia dinanzi a Cesare. Dio ti fa dono di tutti coloro che navigano con te. La mattina dopo, il tempo non era mutato, il mare era sempre livido e nero, il vento im­placabile, il cielo sconvolto. Ma Paolo poté fa­re il giro del ponte, passare tra i gruppi acca­sciati e comunicare la sua sicurezza poggiata in Dio: - Non succederà nulla. Sbarcheremo tutti sani e salvi. Ringraziamo il buon Dio.

 

Salvi sull'isola di Malta

E così fu. Il vento portò la nave non lonta­no dalla riva. Chi sapeva nuotare si gettò in acqua, gli altri si salvarono aggrappati alle ta­vole, sugli sfasciumi della nave. Sotto la pioggia, nel vento gelato, i naufra­ghi intirizziti, seminudi, avanzarono verso l'interno. Dove si trovavano? Dagli abitanti dei vil­laggi vicini, subito accorsi, seppero d'esser sbarcati su un'isola: Malta, appartenente a quel tempo alla Sicilia. Fu subito acceso un gran fuoco e tutti po­terono asciugare gli abiti zuppi. Paolo, sem­pre attivo, invece di scaldarsi come gli altri, volle aiutare i maltesi e i soldati romani ad ali­mentare la fiamma. Ma non s'accorse che nel­la bracciata di legna secca stava nascosta una vipera, che, al calore, si ravvivò tutta. La be­stia gli si avventò sulla mano e l'avvolse con le sue spire. Un po' di sangue sprizzò dalla ferita. Paolo, imperturbabile, scosse il rettile nel fuoco. I presenti, inorriditi, aspettavano di veder­lo cadere e morire dopo un'atroce agonia. Non successe nulla, e qualcuno, impressionato, si chiese: «Ma chi è costui? Un Dio? ». Paolo e i compagni trovarono presso Pu­buo, il primo cittadino dell'isola, una buona accoglienza. Restarono a Malta, da tutti chia­mata l'isola del miele, per tutto quello scor­cio d'inverno. E Paolo ebbe diverse occasioni per glorificare il suo Gesù.Quando il padre di Publio si ammalò, ba­stò che Paolo andasse a visitarlo e gli pren­desse le mani, perché l'uomo si alzasse, subito guarito. Allo stesso modo, nel nome di Gesù, guarì molti sofferenti, in particolare i colpiti dalla febbre maltese attribuita al latte elle ca­pre.

 

15

A Roma

 

Finalmente nella primavera dell'anno 61 il «Castore e Polluce », toccando Siracusa e Reggio Calabria, arrivò a Napoli, bagnata dal mare scintillante. Il Vesuvio fumava in mez­zo a una bruma leggera, non sembrava mi­naccioso. Il viaggio dalla Palestina all'Italia era du­rato nove mesi. Ci vorranno ancora quattro o cinque giorni di cammino perché il piccolo malaticcio conquistatore di Cristo, impolve­rato e incatenato, possa arrivare a Roma. Ma già al Foro di Appio, nel cuore delle pa­ludi pontine e poi alle Tre Taverne, piccole fol­le in attesa, ansiose di sentirlo parlare, lo fe­steggiano. Le piccole delegazioni cristiane han­no percorso a piedi una sessantina di chilo­metri per salutare Paolo. Il buon centurione Giulio, comprensivo, permette le soste e le pre­diche. lo si sente confortato e ringrazia il buon Dio. Sa che nella grande città cosmopolita, che conta un milione di abitanti, esiste una fio­rente Chiesa, sulla quale Pietro, rocca di fe­deltà, esercita il suo prestigio.

 

Nella città dei Cesari

Giunto a Roma, Paolo, in quanto cittadi­no romano, fu consegnato ai pretoriani e trat­tato con rispetto. Gli venne concesso di abi­tare in casa di amici non lontano dalla caser­ma e di ricevere visite: doveva però restare le­gato con una catenella a una guardia e non poteva uscire dalla città. Tuttavia, benché incatenato, l'apostolo si sentiva libero, perché la libertà procede dal­lo spirito. Approfittava della semilibertà per parlare di Gesù a quanti volevano ascoltar­lo. A un certo punto, però, il viavai diven­ne continuo e così intenso, che, per non disturbare troppo i suoi ospiti, Paolo chiese il permesso di affittare una casetta che di­sponeva di un locale abbastanza vasto. Vi si trasferì con Luca, Timoteo, Marco (che si era fatto perdonare la defezione ai tem­pi della prima missione), Aristarco, Tichico e altri. Quella casetta con le finestre senza vetri, do­ve entravano il vento, il freddo, la pioggia, di­venne un centro di propaganda, un luogo con­sacrato dal quale si diffondeva su Roma la pa­rola di Dio. Paolo riceveva chiunque volesse vederlo, per tutti aveva la parola giusta; molti, dopo averlo ascoltato, ritrovavano la calma. Capi­tò che parecchi dei pretoriani, incaricati di sor­vegliarlo, si convertissero. Riceveva messaggi dalle Chiese lontane, quelle che egli stesso aveva fondato e a tutte mandava la sua parola di incoraggiamento. Durante le lunghe notti insonni dettava, a que­sto o a quel discepolo, lettere vibranti e affet­tuose per le varie comunità.

 

Arrivano alcuni amici

Un giorno ricevette un povero schiavo, Onèsimo. Era fuggito dall'Oriente dopo aver derubato il suo padrone, Filèmone, cristia­no. Paolo gli parlò con carità e in modo così persuasivo che il giovane si pentì, si con­vertì. Poi lo battezzò e lo rimandò al suo padrone con una lettera bellissima. In essa pregava Filèmone di perdonare lo schiavo pentito e di trattarlo come un fratello. «Nella fede evangelica - annotava - non ci so­no più né schiavi né padroni». Un'altra volta si presentò alla porta Epa­fra, un discepolo che Paolo aveva lasciato a Colossi, la lontana città ai confini dell'Arme­nia, a dirigere la comunità cristiana. Egli espresse all'apostolo le sue preoccupazioni: i fedeli si erano lasciati traviare da supertizio­se credenze. Subito Paolo chiamò un discepolo e indi­rizzò ai colossesi una lettera per metterli in guardia contro gli agguati e i raggiri del demonio: «Camminate nel Signore Gesù Cristo co­me l'avete ricevuto, ben radicati e fondati in lui, saldi nella fede come vi è stato insegnato. Badate che nessuno vi inganni con la sua fi­losofia e con vuoti raggiri secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo...». Un'altra volta si trovò davanti un cristiano nel costume a lui ben noto della Macedonia... Lo riconobbe: - Tu sei Epafrodito e vieni da Filippi. Il brav'uomo raccontò che i filippesi ave­vano saputo che l'apostolo era prigioniero e infelice, e avevano anche pensato che, non po­tendo lavorare, doveva trovarsi in ristrettez­ze. Ecco dunque che avevano fatto una col­letta e avevano mandato a Roma proprio lui, Epafrodito, a portare la somma raggranellata. Paolo si commosse, come la ricordava e la amava quella piccola Chiesa fondata a Filip­Pi durante la sua seconda missione! Scrisse subito ai suoi cari filippesi una let­tera colma di gratitudine e di affetto: «Ho provato grande gioia nel Signore, per­ché finalmente avete fatto rifiorire i vostri sen­timenti nei miei riguardi: in realtà li avevate anche prima, ma non avete avuto l'occasione di esprimerli. Non dico questo per bisogno, perché ho imparato a bastare a me stesso in ogni occasione; ho imparato a essere povero e ho imparato a essere ricco, sono iniziato a tutto, in ogni maniera, alla sazietà e alla fa­me, all'abbondanza e all'indigenza. Tutto pas­sa in Colui che mi dà la forza. Tuttavia avete fatto bene a prendere parte alla mia tribolazione... Adesso ho il necessa­rio e anche il superfluo, sono ricolmo dei vo­stri doni ricevuti da Epafrodito. Il mio Dio a sua volta colmerà ogni vostro bisogno se­condo la sua ricchezza con magnificenza in Gesù Cristo...». Trascorsi due anni (la giustizia romana era lenta e severa, ma diritta) l'incartamento di Paolo venne accuratamente esaminato. Non conteneva nulla contro l'ordine pubblico e contro la sicurezza dello Stato, e il prigionie­ro fu liberato. Era l'inverno 62-63.

 

Di nuovo in cammino

Finalmente libero, Paolo tornò in Asia Mi­nore. L'infaticabile viaggiatore soggiornò a Efeso per rivedere quella comunità che gli era costata ansie e fatiche. Vi lasciò Timoteo, il giovane discepolo a lui tanto caro; più tardi gli scriverà due belle lettere piene di incorag­giamento e di consigli. Poi, probabilmente (mancano notizie sicure) fu in Macedonia, in Grecia, a Creta, l'isola che aveva appena sfio­rato durante l'avventuroso viaggio verso Ro­ma, e dove lasciò Tito, al quale indirizzò in un secondo tempo una lettera affettuosa e sti­molante. Forse fu anche in Dalmazia; conti­nuava, insomma, entusiasta ed insonne, a dis­sodare terre incolte e a gettarvi il seme del Vangelo. A Roma, intanto, era successo il finimon­do. L'imperatore Nerone, del tutto impazzi­to, aveva fatto uccidere sua madre e sua mo­glie. Insieme all'infame Tigellino, prefetto del Pretorio, commetteva ogni sorta di crimini. Nella notte tra il 18 e il 19 luglio 64, un vio­lentissimo incendio scoppiò in città. Il centro intorno al Palatino bruciò per sei giorni e dei quattordici quartieri di cui era composta Ro­ma, dieci furono distrutti. Il popolo accusò Nerone, ci fu chi disse di averlo visto in cima a una torre del suo palaz­zo mentre, con una lira tra le mani, cantava, godendosi lo spettacolo dell'incendio. Nerone temette una rivolta e pensò bene di incolpare qualcun altro. Chi? Naturalmente i cristiani: era ora di sterminare quell'esacra­ta «setta». Secondo la legge romana gli in­cendiari venivano condannati al rogo o get­tati in pasto alle belve. - I cristiani siano sterminati! - ordinò l'imperatore. E fu una strage. Ma i cristiani - vecchi, donne, bambini -andavano al martirio tranquilli, sorridendo. Molti cantavano inni di lode a Dio: sapevano che di là, nella gloria dei cieli, avrebbero ri­cevuto il premio della vita eterna.

 

Il scondo arresto

La persecuzione venne scatenata in tutte le province - Asia compresa - dove il cristia­nesimo aveva attecchito. Paolo che era a Troade avrebbe forse po­tuto salvarsi, senonché a Efeso, durante il suo ultimo soggiorno, aveva smascherato due cri­stiani rinnegati. Uno di essi, Alessandro, lo aveva denunciato alle autorità. Fu arrestato all'improvviso, non gli lascia­rono nemmeno il tempo di prendere il man­tello, i libri, le carte. In quel triste momento poté rendersi conto chi fossero gli amici veri. La persecuzione ave-va spaventato i paurosi, ma Aquila e Priscil­la, Timoteo e Onesiforo, un oscuro discepo­lo, gli dimostrarono una devozione senza limiti. Paolo venne portato a Efeso alla residenza del governatore e poi imbarcato. Destinazio­ne: Roma. L'apostolo sapeva bene che cosa l'aspet­tava.

 

16

Il martirio

 

La seconda prigionia romana sarà ben di­versa dalla prima. A Roma regnava il ter­rore. Nerone era appena sfuggito a un at­tentato e si vendicava: il filosofo Seneca e il poeta Lucano avevano ricevuto l'ordine di svenarsi. I processi e le esecuzioni si succede­vano con ritmo vertiginoso. Senatori e con­soli tremavano davanti al pazzo crudele. Anche Poppea, la seconda moglie, era morta per la brutalità di Nerone, pare per una pe­data al ventre. Il popolo era stanco; non gli importava che Nerone spendesse somme favolose per riedi­ficare la città, distribuisse gratuitamente olio e farina, organizzasse giochi e spettacoli. Nes­suno del resto aveva cuore di divertirsi veden­do i cristiani trasformati in torce ardenti ai lati delle strade, o morire su una croce, o sbrana­ti dalle belve. Pochissimi romani credevano veramente che fossero stati i cristiani a incen­diare Roma. Paolo fu cacciato in una cella sotterranea del carcere Mamertino: uno stretto budello umido e freddo, brulicante di immonde be­stiole. E non aveva nemmeno il suo mantello che era rimasto a Troade: chissà se Timoteo avreb­be potuto portarglielo. Glielo chiese con una straziante lettera, raccomandandogli nel con­tempo di mantenere salda la fede e di dirigere senza debolezze le comunità che gli erano state affidate. Quanto a sé, non si faceva illusioni sulla sorte che gli sarebbe stata riservata: «Vicino è il tempo della mia partenza. Ho combattuto un buon combattimento ed ora la mia corsa finisce. Ho conservata intatta la fede nel mio cuore. Non mi resta che ricevere la co­rona della giustizia, quella che mi concederà nel giorno supremo il Signore, il giusto giudi­ce, poiché questa corona è promessa a tutti coloro che avranno creduto alla sua gloria e vissuto nel suo amore». Su queste frasi così belle si chiude il mes­saggio dell'apostolo.

 

L'ultima testimonianza

Non abbiamo notizie sicure sulla sua fine terrestre. Non sappiamo davanti a quale tri­bunale sia stato deferito, né di che cosa fosse accusato, né chi abbia pronunciato la senten­za di morte. Si calcola che possa essere accaduto nell'an­no 67, lo stesso anno in cui Pietro, l'altra co­lonna della Chiesa, fu crocefisso a testa in giù, come egli stesso volle, per umiltà. Paolo, cittadino romano, secondo la legge poteva soltanto essere decapitato fuori delle mura di Roma. Noi possiamo soltanto immaginare la tra­gica scena. È una mattina d'autunno. Paolo ha pre­gato tutta la notte, come d'abitudine. È se­reno. La porta della cella viene aperta e un plo­tone di pretoriani al comando di un centurio­ne lo attende. - È l'ora - dice il comandante. - Sono pronto - risponde l'Apostolo. - Vedrò finalmente il mio Dio. Il piccolo corteo si muove. I calzari delle guardie martellano il selciato. Una piccola fol­la di amici accompagna il cndannato. Sono Luca, Lino, Pudente, Eubùlo, Marco, Ti moteo. Il centurione si pone a fianco di Paolo, mi­sura il suo passo con quello di lui, lo guarda con occhi colmi di compassione. - Sii tranquillo - lo conforta Paolo: - io credo nel Dio vero. Ed egli mi risusciterà dai morti, me e tutti quelli che credono in lui. Il piccolo ebreo malaticcio, pallido, magro, la testa calva, la barba bianca, cammina si­curo, non ha l'aria di un condannato a mor­te. Lo si direbbe un trionfatore. A un'ora di cammino dalle mura della cit­tà il corteo si ferma presso una valletta incor­niciata da boscose colline, un luogo ricco d'acque. Sono, appunto, le Aque Salviae. La scorta si avvicina a un pino. Paolo chiede il permesso di pregare. Lo fa stando ritto in piedi, le mani protese. Parla in ebraico al suo Signore, prega per «le sue care figliole», le Chiese da lui fondate, per la Chiesa futura, per la salvezza di Israele. Poiché la sentenza prevede che il condan­nato subisca la flagellazione regolamentare, il centurione lo fa legare all'albero. aolo offre le spalle, scarnificate dalle pre­Oggi la località viene chiamata «Tre Fontane». vi sorgono tre chiese e una comunità di Trappisti veglia e prega. cedenti flagellazioni subite, ai nuovi colpi. Poi gli bendano gli occhi. Paolo s'inginoc­chia e piega il capo in silenzio. Un sottuffi­ciale alza la spada. La terra romana beve avidamente il sangue dell'apostolo martire, morto per Cristo per ri­vivere in lui.

 

Paolo è ancora vivo nei suoi scritti

Sono trascorsi diciannove secoli, ma le quat­tordici Lettere (o Epistole) che san Paolo ci ha lasciato sembrano scritte oggi tanto sono vivide e ripiene del suo spirito. In esse c'è tutto il suo cuore, che era il cuo­re di Cristo, il cuore del mondo. Ma c'è an­che il suo carattere: impulsivo, entusiasta, irruente, intollerante e aggressivo di fronte alla disonestà e all'ingiustizia. Così può essere al tempo stesso fratello, amico, padre, maestro colto e profondo, e fu­stigatore di costumi. er questo le sue lettere sono volta a volta esplosioni di tenero affetto, estasi di pensie­ro, delicata poesia, grida di trionfo e... dichia­razioni di guerra. Egli, che imitò Gesù nello zelo apostolico, nell'amore per le anime, nella carità, nella ge­nerosità, nella donazione di sé, nel martirio, non poté imitarlo nel modo di scrivere, per­ché Gesù non scrisse nulla.Ma è certo che quando, nella « seconda let­tura» della santa Messa domenicale, ascoltia­mo le sue sublimi parole, esse, pur dopo tanti secoli, ci colpiscono dritto al cuore ci raggiun­gono nel più profondo dell'animo.Il corpo di san Paolo riposa sotto l'altare della Confessione nella basilica di San Paolo fuori le mura. Sulla lastra sepolcrale sta scrit­to: Paulo apostolo martyri (A Paolo aposto­lo e martire).

 

 

LETTERA AI COLOSSESI Introduzione Anno 63 d.C. Durante la prima prigionia in Roma.

Capitolo 1

Intestazione e ringraziamento a Dio. 1 - Paolo, per volontà di Dio apostolo di Cristo Gesù, e il fratello Timoteo, 2 ai santi e fedeli fratelli in Cristo, che sono in Colossi, grazia a voi e pace sia da Dio Padre nostro. 3 Ringraziamo Iddio, Padre del Signor nostro Gesù Cristo, ogni volta che preghiamo per voi, 4 sentendo la fede che avete in Cristo Gesù e l'amore che portate a tutti i santi, 5 per via della speranza che riposta per voi nei cieli; speranza che avete già da tempo concepito nella parola di verità del Vangelo, 6 pervenuto a voi, come in tutto il mondo sta producendo i suoi frutti e facendo progressi quali fa tra voi, da dì che l'avete udito, e avete conosciuto la grazia di Dio nella sua verità; 7 conforme avete imparato da Epafra, l'amato nostro conservo, il quale è fedele ministro di Cristo per voi, 8 e che ha fatto anche a noi palese lo spirituale effetto vostro. 9 Perciò anche noi, dal giorno che abbiamo udito ciò, non cessiamo dal pregare per voi e dal chiedere che siate ben compenetrati della conoscienza di quel che è la vostra volontà in tutto il campo della sapienza e intelligenza spirituale, 10 sì da procedere in modo degno del Signore, con pieno suo gradimento, in ogni opera buona, fruttificando e progredendo nella cognizione di Dio, 11 in ogni virtù fortificati secondo la sua gloriosa potenza a sopportare ogni cosa con pazienza e longanimità, 12 con gioia ringraziando Dio Padre dell'avervi resi atti ad aver parte nell'eredità dei santi nella luce; [quel Dio] 13 che ci ha sottratti all'impero delle tenebre, e ci ha trasportati nel regno del Figlio dell'amor suo, 14 in cui abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati. Dignità sovreminente di Gesù. 15 Egli è immagine dell'invisibile Dio, il primogenito d'ogni creazione, 16 giacchè in Lui furon create tutte le cose nei cieli e sulla terra, le cose visibili e le invisibili; siano i Troni, siano le Dominazioni, siano i Principati, siano le Podestà. Tutto per mezzo di lui e in vista di lui fu creato; 17 ed egli è avanti a tutto e il tutto in lui sussiste 18 ed è il capo del corpo, ossia della Chiesa. Egli è il principio, e primogenito di tra i morti, affinchè in ogni cosa egli tenga il primato; 19 giacchè in lui piacque [al Padre] che abitasse ogni pienezza, 20 e per lui fossero a sè riconciliate tutte le cose, avendole pacificate per il sangue della croce di lui, sia le cose della terra sia quelle dei cieli. 21 E voi che eravate una volta alienati e nemici nell'anima per le opere malvage, 22 ora vi ha riconciliati nel corpo della carne sua per via della morte, sì da presentarvi santi e immacolati e irreprensibili di fronte a se stesso, 23 se pur perseverate ben fondati e saldi nella fede, e non vi lasciate smuovere dalla speranza del Vangelo che avete udito, e che è stato predicato a tutte le creature sotto il cielo, di cui io Paolo sono stato fatto ministro. Ministero di Paolo. 24 Ora io mi rallegro nelle sofferenze che patisco per voi, e completo nella mia carne quel che manca delle sofferenze di Cristo, a pro del corpo suo che è la Chiesa, 25 della quale io sono stato fatto ministro, secondo il compito da Dio a me affidato rispetto a voi, di completare la parola di Dio; 26 il mistero occultato ai secoli e alle generazioni, che ora è stato rivelato ai santi di lui; 27 ai quali ha voluto Iddio far conoscere qual sia la ricchezza della gloria di questo mistero fra i Gentili, che è Cristo, in voi speranza di gloria; 28 Lui noi annunziamo esortando ogni uomo, e ogni uomo ammaestrando in tutta la sapienza, affinchè ogni uomo possiamo presentare come perfetto in Cristo. 29 Al qual fine, io m'affatico lottando secondo l'energia di lui che in me potentemente agisce.

Capitolo 2

1 - Giacchè voglio sappiate che lotta sostenga per voi e per quei di Laodicea, e per tutti quelli che non mi hanno visto di presenza; 2 affinchè siano consolati i loro cuori, uniti strettamente nell'amore, e giungano a possedere tutta la ricchezza della piena intelligenza, sì da conseguire la conoscenza del mistero di Dio, [cioè] Cristo, 3 in cui sono tutti i tesori riposti della sapienza e della scienza. 4 Questo dico, affinchè nessuno vi tragga in inganno per un parlar seducente. 5 Perchè se anche son da voi lontano di corpo, ma con lo spirito sono con voi; e godo osservando l'ordine vostro e la solidità della vostra fede in Cristo. L'Apostolo impugna i falsi dottori. 6 Come dunque avete accolto Cristo Gesù il Signore, in lui vivete, 7 radicati ed edificati in lui e rinforzati nella fede come vi era stato insegnato, progredendo in azioni di grazie. 8 Badate che alcuno non abbia essere il predatore vostro, per mezzo della filosofia e di un vuoto inganno, secondo la tradizione degli uomini secondo gli elementi del mondo, non secondo Cristo; 9 poichè in Esso abita corporalmente tutta la pienezza della Divinità, 10 e voi in Lui siete stati ripieni, in Lui che è capo d'ogni Principato e d'ogni Podestà. 11 In Lui siete anche stati circoncisi, con circoncisione non fatta da mano d'uomo, nella spogliazione del corpo di carne, [cioè] nella circoncisione di Cristo, 12 sepolti con Lui nel battesimo, nel quale anche siete stati con lui risuscitati, per la fede nell'onnipotenza di Dio che Lui risuscitò da morte. 13 E voi che eravate morti per i peccati e per l'incirconcisione della vostra carne, vi fece con se stesso rivivere, condonando a voi tutti i peccati, 14 scancellando il chirografo contro di noi delle disposizioni che erano a noi contrarie, ed ei lo levò di mezzo inchiodandolo alla croce; 15 e spogliati i Principati e le Podestà, li trascinò alla gogna, trionfando di loro su essa [croce]. 16 Nessuno dunque vi giudichi quanto al cibo e alla bevanda, o in riguardo di feste, di novilunii, di sabbati, 17 le quali cose son l'ombra di ciò che doveva avvenire, ma il corpo è di Cristo. 18 Nessuno v'inganni in affettazione di umiltà e seguendo il culto superstizioso degli angeli, andando dietro a sole fantasie, vanamente enfiato dei pensieri della carne, 19 non aderendo al capo, dal quale tutto il corpo ben sorretto per via delle articolazioni e dei legamenti e insieme compatto, prende quello sviluppo, che è da Dio. 20 Se siete morti in Cristo agli elementi del mondo, perchè come viventi nel mondo vi lasciate imporre precetti: 21 «Non pigliare di questo», «Non gustar di quello», «Non toccare», 22 che son cose tutte destinate a perir coll'uso secondo gli ordini e le discipline degli uomini? 23 Son cose che hanno sì ragion di sapienza per apparenza di spontaneo culto e di umiltà, e per trattare senza riguardi il corpo, ma non hanno alcun valore a soddisfazione della carne.

Capitolo 3

Vita nuova di virtù e di santità. 1 - Se dunque siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù dove Cristo è, sedente alla destra di Dio; 2 pensate le cose di lassù, non quelle della terra. 3 Poichè siete morti e la vita vostra, s'è nascosta con Cristo in Dio. 4 Quando Cristo si sarà manifestato che è la vita vostra anche voi allora con lui sarete manifestati nella gloria. 5 Mortificate dunque le vostre membra terrene, cioè la fornicazione, l'impurità, la libidine, la prava concupiscenza e l'avarizia che è un'idolaria; 6 per le quali cose piomba l'ira di Dio sui figliuoli della incredulità; 7 in quelle anche voi camminaste una volta quando in mezzo a que' visi vivevate;

8 ma ora buttate via anche voi tutte codeste cose: ira, animosità, malizia, bestemmia, turpiloquio che possa uscire dalla vostra bocca; 9 non ditevi bugie a vicenda, spogliandovi dell'uomo antico coll'opere sue, 10 e rivestendo il nuovo che si rinnovella in modo riconoscibile secondo l'immagine del suo creatore, 11 dove non è più Gentile nè Giudeo, circoncisione e incirconcisione, Barbaro o Scita, schiavo o libero, ma tutto e in tutti è Cristo. 12 Assumete dunque come eletti di Dio, santi e amati, viscere di misericordia, benignità, umiltà, modestia, longanimità, 13 sopportandovi a vicenda, e a vicenda perdonandovi, se uno abbia a muover lamento d'un altro; come il Signore perdonò a voi, così fate anche voialtri. 14 E soprattutto rivestitevi di quell'amore che è il vincolo della perfezione. 15 E la pace di Cristo risieda arbitra nei vostri cuori, [la pace] a cui siete stati chiamati formando un sol corpo; e siatene grati. 16 La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, in ogni sapienza ammaestrandovi ed esortandovi a vicenda, fra salmi, inni e cantici spirituali, dolcemente a Dio cantando nei vostri cuori; 17 e qualunque cosa facciate o con parole o con opere, tutto fate nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie a Dio padre per mezzo di lui. Doveri di una famiglia cristiana. 18 Mogli, siate soggetti ai mariti, come si conviene nel Signore. 19 Mariti, amate le vostre mogli e non le amareggiate. 20 Figliuoli, siate ubbidienti ai genitori in tutto, poichè questo è ben piacevole nel Signore. 21 Padri, non provocate a sdegno i vostri figliuoli affinchè non si perdano d'animo. 22 Servi, ubbidite in tutto a quelli che secondo la carne sono vostri padroni, non a servigio servizievoli all'occhio come fa chi vuol piacere all'uomo, ma in semplicità di cuore per timor di Dio. 23 Quel che avete a fare, fatelo di buon animo, come pel Signore, non per gli uomini, 24 sapendo che dal Signore riceverete la ricompensa dell'eredità. Servito a Cristo Signore, 25 poichè chi commette ingiustizia riceverà il male che ha fatto; e non vi è accettazione di persone presso Dio.

Capitolo 4

1 - Voi, padroni, date agli schiavi quel che è giusto ed equo, sapendo che anche voi avete un Signore nel cielo. Ultime raccomandazioni e saluti. 2 Perseverate nella preghiera vegliando in essa con senso di gratitudine; 3 pregando insieme anche per noi affinchè Iddio ci apra la porta della parola, e ci sia dato annunziare il mistero di Cristo, per il quale anche sono ora in catene; 4 affinchè io lo manifesti come conviene ch'io parli. 5 Diportatevi saviamente con gli estranei, cogliendo il tempo opportuno. 6 E il vostro parlare sia sempre grazioso, avveduto, per sapere come abbiate a rispondere a ciascuno. 7 Le cose mie ve le farà conoscere Tichico, fratello carissimo, e ministro fedele e conservo nel Signore, 8 cui ho mandato a voi, giusto perchè sappiate le cose nostre e perchè conforti i vostri cuori;

9 e l'ho mandato insieme col fedele e caro fratello Onesimo che è dei vostri. Tutto vi faranno essi conoscere delle cose di qui. 10 Vi saluta Aristarco il mio compagno di prigione e Marco il cugino di Barnaba, per il quale avete ricevuto delle raccomandazioni; se vien da voi, fategli accoglienza; 11 e Gesù soprannominato il Giusto; i quali provengono dai circoncisi; quegli soli sono miei cooperatori per il regno di Dio, e mi sono stati di conforto. 12 Vi saluta Epafra che è dei vostri, servo di Cristo Gesù, il quale si adopra sempre nelle sue orazioni a pro di voi, affinchè, perfetti, e pienamente convinti, rimaniate saldi in ogni volere di Dio. 13 Io sono a lui testimone che si preoccupa molto di voi, e di quei di Laodicea, e di quei di Gerapoli. 14 Vi saluta Luca, l'amato medico, e Demade. 15 Voi salutate i fratelli di Laodicea, e Ninfa e la chiesa di casa sua. 16 E quando questa lettera sia stata letta da voialtri, fate in modo che sia letta anche nella chiesa di Laodicea, e quella che verrà da Laodicea fate in modo di leggerla anche voi. 17 E dite ad Archippo: «Bada al ministero che hai ricevuto nel nome del Signore, e fa' di adempirlo!». 18 Il saluto è di mia mano, di me Paolo. Ricordatevi delle mie catene. La grazia sia con voi.

 

 

 

PRIMA LETTERA AI CORINTI Introduzione Pasqua anno 57 d.C., da Efeso

Capitolo 1

Preambolo e saluti. Ringraziamenti a Dio. 1 - Paolo, chiamato apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sostene, 2 alla Chiesa di Dio che è in Corinto, a voi santificati in Cristo Gesù, chiamati santi con tutti quelli che invocano in ogni luogo il nome del Signor nostro Gesù Cristo, Signore loro e nostro, 3 grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e Signore Gesù Cristo! 4 Rendo grazie sempre a Dio per voi, per la grazia di Dio che v'è stata data in Cristo Gesù, 5 perchè in tutto siete stati arricchiti in lui d'ogni dono di parola e d'ogni conoscenza. 6 Così la testimonianza di Cristo fu confermata in voi, 7 in guisa che non vi manca nessun carisma, mentre che aspettate la rivelazione del Signor nostro Gesù Cristo. 8 Il quale vi confermerà anche sino alla fine, in modo da essere irreprensibili, nel giorno del Signor nostro Gesù Cristo. 9 Fedele è Iddio, per opera del quale siete stati chiamati alla comunione del Figlio suo, Gesù Cristo Signor nostro. I partiti a Corinto. Condanna generale. 10 Io vi esorto, o fratelli, per il nome del Signor nostro Gesù Cristo, che diciate tutti la stessa cosa, e non vi siano tra voi degli scismi, ma siate uniti nello stesso pensare e nello stesso sentimento. 11 Giacchè mi è stato riferito intorno a voi, fratelli miei, da quei di Cloe, che vi son tra voi delle contese. 12 E questo dico, che ciascun di voi dice: «Io son di Paolo» e «Io di Apollo» e «Io di Cefa» e «Io di Cristo». 13 Cristo è stato fatto a pezzi? Forse Paolo fu messo in croce per voi, e nel nome di Paolo siete stati battezzati? 14 Ringrazio Dio che non ho battezzato nessuno di voi, all'infuori di Crispo e di Caio; 15 che nessuno abbia a dire che siete stati battezzati nel mio nome. 16 Ho battezzato anche la famiglia di Stefana; del resto, non so di aver battezzato altri. 17 Cristo non mi ha mandato a battezzare, ma ad evangelizzare, non in sapienza di parole, ma perchè non sia resa vana la croce del Cristo. Vera natura del Vangelo. 18 Infatti la parola della croce per quei che si perdono è una pazzia; ma per chi si salva com'è di noi, è la virtù di Dio. 19 Giacchè fu scritto: " Sperderò la sapienza dei savi e l'intelligenza degli intelligenti annienterò ". 20 O dov'è il savio? dove lo scriba? dove il dialettico di questo secolo? o non ha Iddio fatto vedere com'è stolta la sapienza del mondo? 21 Posciachè, nei sapienti disegni di Dio, il mondo non conobbe Dio per via della sapienza, si compiacque Dio di salvare i credenti mediante la stoltezza della predicazione. 22 Poichè e i Giudei vogliono dei miracoli e i Greci cercano la sapienza; 23 ebbene noi annunziamo Cristo crocifisso, scandalo a' Giudei, stoltezza per i Gentili, 24 ma per quelli chiamati, siano Giudei, siano Greci, Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio. 25 Giacchè questa pazzia di Dio e più sapiente degli uomini, e la debolezza di Dio è più forte degli uomini. 26 Guardate la vostra vocazione, o fratelli; non molti tra voi son sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili; 27 ma le cose stolte del mondo ha scelto Dio per svergognare i sapienti, le debolezze del mondo ha scelto per svergognare i forti, 28 e le cose vili del mondo e le spregevoli elesse Dio, cose che non son nulla, per annientare le cose che sono; 29 acciocchè nessun individuo si glorii al cospetto di Dio. 30 Orbene per opera di lui voi siete in Cristo Gesù; il quale è stato fatto da Dio sapienza per noi, e giustizia e santificazione e redenzione; 31 affinchè, come sta scritto: " Chi si gloria, nel Signore si glorii ".

Capitolo 2

La vera sapienza sta nel Vangelo. 1 - Anch'io quando venni presso di voi, o fratelli, non son venuto ad annunziare la testimonianza di Cristo con sublimità di ragionamento o di sapienza; 2 poichè non giudicai di saper alcuna cosa fra voi se non Gesù Cristo, e questo crocifisso. 3 Anch'io mi son trovato fra voi con un senso di debolezza, di timore e di grande trepidanza; 4 e il mio parlare e la mia predicazione non consisteva in persuasivi discorsi di umana sapienza, ma in dimostrazione di spirito e di virtù, 5 affinchè la vostra fede non si fondasse sulla umana sapienza, ma sulla virtù di Dio. 6 Di sapienza parliamo sì tra uomini perfetti, ma è sapienza non di questo secolo, la cui opera si riduce a nulla; 7 noi esponiamo la sapienza di Dio in mistero, la sapienza nascosta, che Dio preordinò avanti a tutti i secoli a gloria nostra, 8 e che nessuno dei principi di questo secolo ha conosciuto, perchè se l'avessero conosciuta non avrebbero crocifisso il Signore della gloria; 9 ma come sta scritto: " Ciò che occhio non vide nè orecchio udì, nè ascese al cuor dell'uomo è ciò che Dio preparò a quelli che lo amano ". 10 A noi lo rivelò Dio per mezzo dello Spirito suo, poichè lo Spirito penetra tutte le cose, anche le profondità di Dio. 11 E infatti chi fra gli uomini conosce le cose dell'uomo, se non lo spirito dell'uomo che è in lui? così anche le cose divine nessun altri le sa fuor che lo Spirito di Dio. 12 E noi non lo Spirito del mondo abbiamo ricevuto, ma lo Spirito che vien da Dio, affinchè conosciamo le cose da Dio a noi [graziosamente] donate; 13 le quali noi esponiamo non con le parole che t'insegna l'umana sapienza, ma con quelle insegnate dallo Spirito, adattando cose spirituali a cose spirituali. 14 Ma l'uomo animale non capisce le cose dello spirito di Dio; per lui sono stoltezze e non le può intendere, perchè non si possono giudicare che spiritualmente. 15 Invece l'uomo spirituale giudica sì tutto, ed egli non è giudicato da alcuno. 16 Giacchè chi mai ha conosciuto la mente del Signore da poterla comprendere? Noi invece la mente di Cristo la conosciamo.

Capitolo 3

1 - Ed io, o fratelli, non potei parlare a voi come a spirituali ma vi parlai come a gente carnale, quasi bambini in Cristo. 2 Vi ho dato del latte da bere, non del cibo solido: non eravate ancora in grado di tollerarlo. Gli operai evangelici e la loro missione. 3 Ma neanche ora siete in grado, poichè siete ancora carnali. Dal momento che vi sono tra voi gelosie e contese, non è egli vero che siete carnali, e vi conducete secondo l'uomo? 4 Quand'uno dice: «Io son di Paolo», e un altro: «Io d'Apollo», non siete uomini! E che cos'è Apollo? che cosa Paolo? 5 Sono dei ministri di Colui al quale avete creduto, secondo che a ciascuno ha dato il Signore. 6 Io ho piantato, Apollo ha innaffiato, ma è Dio che ha fatto crescere; 7 di modo che nulla è il piantatore, nulla l'innaffiatore, ma è tutto il Dio che fa crescere. 8 Il piantatore poi e l'innaffiatore sono la stessa cosa; ciascuno riceverà la propria mercede secondo la fatica propria; 9 poichè noi siamo cooperatori di Dio; il campo di Dio, l'edificio di Dio siete voi. 10 Secondo la grazia di Dio a me concessa, io da savio architetto ho posto il fondamento, un altro ci lavora su. Ciascuno guardi come fabbrica; 11 poichè nessuno può porre altra base oltre quella che già c'è, che è Gesù Cristo. 12 E se alcuno fabbrica sulla base cose d'oro, d'argento, pietre preziose, legni, fieno, paglia, 13 l'opera di ciascuno si farà manifesta; il giorno del Signore lo mostrerà, poichè quel giorno si rivela nel fuoco, e il fuoco metterà alla prova quale è l'opera di ciascuno. 14 E se rimarrà quel lavoro che uno ha sopraedificato, ne avrà ricompensa. 15 Se l'opera di qualcuno sarà bruciata, ne soffrirà danno; egli però sarà salvato, così appunto per mezzo del fuoco. 16 Non sapete che siete il tempio di Dio, e che lo Spirito di Dio in voi abita? 17 Se alcuno guasta il tempio di Dio, Iddio guasterà lui; poichè il tempio di Dio è santo, quali pur voi siete. Avvisi pratici ai fedeli. 18 Nessuno inganni se stesso; se alcuno fra voi crede di essere savio della sapienza di questo secolo, diventi stolto per farsi savio. 19 Poichè la sapienza di questo mondo è stoltezza presso Dio. Sta scritto: " Io impiglierò i savi nella loro malizia ". 20 E di nuovo: " Il Signore conosce i pensamenti dei savi, e sa che son vuoti ". 21 Di modo che nessuno si glorii quando si tratta di uomini; 22 ogni cosa è vostra, sia Paolo, sia Apollo, sia il mondo, sia la vita, sia la morte, sia le cose che sono ora, sia le avvenire, tutte son vostre; 23 ma voi siete di Cristo e Cristo di Dio.

Capitolo 4

1 - Noi ci si deve considerare come servitori di Cristo e come amministratori dei misteri di Dio. 2 Ebbene negli amministratori questo si cerca che sian ritrovati fedeli. 3 A me non importa minimamente essere giudicato da voi, o da un tribunale umano; ma neppur io stesso mi giudico; 4 non ho coscienza, no, di verun mancamento, ma non per questo mi sento giustificato; e chi mi deve giudicare è il Signore. 5 Conseguentemente, non giudicate [alcuna cosa] prima del tempo; verrà finalmente il Signore che darà luce ai nascondigli delle tenebre, e farà palesi i consigli dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio. 6 Ora, o fratelli, queste cose io le ho trasportate in figura su me e Apollo, perchè impariate dall'esempio nostro quel detto: «Non oltre quel che sta scritto», affinchè non vi gonfiate d'orgoglio l'uno contro l'altro a favor d'un terzo . 7 Poichè chi differenzia te da altri? e che cos'hai che tu non abbi ricevuto? e se l'hai ricevuto, perchè ti glorii come non avessi ricevuto? 8 Voi siete già sazi, siete già fatti ricchi! senza di noi siete saliti in trono! così foste davvero arrivati al regno, affinchè anche noi regnassimo con voi. 9 Poichè mi par che Dio noialtri apostoli ci abbia dichiarati ultimi, come condannati a morte, poichè siamo divenuti spettacolo al mondo, e agli angeli e agli uomini. 10 Noi siamo stolti per via di Cristo, e voi prudenti in Cristo; noi deboli, voi forti; voi in gloria, noi disprezzati! 11 Anche al momento presente noi soffriamo la fame e la sete, e siamo nudi, siamo schiaffeggiati, non stiamo mai fermi 12 e fatichiamo lavorando colle proprie mani; insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; 13 offesi con male parole, esortiamo; siamo diventati e siam tuttora come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti. 14 Non per far vergogna a voi scrivo queste cose, ma come ammonimento a figliuoli carissimi. 15 Poichè se anche avete migliaia di precettori in Cristo, ma non avete di molti padri; e per mezzo del Vangelo io in Cristo Gesù vi ho generati. 16 Vi esorto dunque, siete miei imitatori, come io lo sono di Cristo. 17 Per questo appunto v'ho mandato Timoteo, che è mio figlio diletto e fedele nel Signore; il quale vi rammenterà le mie vie, quelle in Cristo Gesù, come dappertutto in ogni Chiesa io le insegno. 18 Certuni si son gonfiati nella presunzione ch'io non venga più da voi, 19 ma se il Signore vuole, verrò presto, e conoscerò non le parole di quelli che si son gonfiati, ma le virtù, 20 poichè non nelle parole sta il regno di Dio, ma nella virtù. 21 Che volete, che io venga a voi colla verga, o con amore e spirito di mansuetudine?

Capitolo 5

Un grave scandalo a Corinto. 1 - Si sente dire comunemente che tra voi v'è della fornicazione, e di tal fatta quale non è neppur fra i Gentili, tanto che uno convive colla moglie di suo padre. 2 E voi siete gonfi; e non piuttosto vi siete rammaricati perchè fosse tolto di mezzo a voi chi ha commesso tale azione. 3 Io, assente di corpo ma presente di spirito, ho già giudicato come fossi presente chi ha fatto ciò; 4 e nel nome del Signore Gesù adunati voi e insieme il mio spirito, per il potere che mi viene dal Signore nostro Gesù, 5 decido di consegnare un uomo siffatto a Satana; per la rovina della sola carne però, affinchè lo spirito si salvi nel giorno del Signore. 6 Non è mica bello il vostro gloriarvi! Non sapete che un po' di fermento fa fermentare tutta la pasta? 7 Togliete via il vecchio fermento, affinchè siate una pasta nuova, come siete azzimi; poichè la nostra Pasqua, Cristo, è stata immolata. 8 Sicchè celebriamo la festa non col vecchio fermento, nè col fermento della malizia e della malvagità, ma cogli azzimi della purità e della verità. 9 Vi ho scritto nella mia lettera di non avere rapporti coi fornicatori; 10 non però in modo assoluto coi fornicatori di questo mondo, o cogli avari o coi rapaci o cogli idolatri; perchè dovreste uscire a dirittura dal mondo. 11 Ma ho inteso scrivervi di non aver rapporti; se uno chiamandosi fratello, fosse poi un fornicatore o avaro o idolatra, o maldicente o ubriacone o rapace; con un siffatto neppur mangiare dovete. 12 Che devo giudicar io quei di fuori? ma quei di dentro non siete voi che li giudicate? 13 Quei di fuori li giudicherà Iddio. Dunque eliminate di mezzo a voi chi è il malvagio.

Capitolo 6

I processi davanti ai pagani. 1 - Qualcuno di voi che abbia qualche lite con un altro, ha cuore di farsi giudicare da un tribunale d'ingiusti e non dai santi? 2 Non sapete voi che questo mondo lo giudicheranno i santi? e se tra voi il mondo sarà giudicato, siete forse indegni di giudicare in cose di pochissimo rilievo? 3 Non sapete che anche gli angeli giudicheremo? quanto più le cose del secolo? 4 Se dunque avete litigi su cose di questa vita, sceglierete come giudici quelli che nella Chiesa non hanno alcun valore? 5 Ve lo dico per farvi arrossire. O non vi è dunque tra voi nessun saggio, il quale possa pronunziare un giudizio tra fratello e fratello? 6 e il fratello invece, avendo lite col fratello, va a farsi giudicare dagli infedeli? 7 Già, in tutti i modi, è mancamento vostro l'aver liti e processi tra di voi! Perchè non soffrire piuttosto qualche ingiustizia? perchè non piuttosto patire qualche privazione? 8 Ma voi invece fate ingiustizia e portate danno, e questo a fratelli. 9 O non sapete che gente ingiusta non erediterà il regno di Dio? Non illudetevi; nè fornicatori, nè idolatri, nè adulteri; 10 nè effeminati, nè pederasti, nè ladri, nè avari, nè ubriaconi, nè maldicenti, nè rapaci erediteranno il regno di Dio. 11 E tale era qualcuno di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del Dio nostro. Malizia del vizio impuro. 12 Tutto mi è lecito, ma non tutto giova; tutto mi è lecito, ma non mi lascerò dominare da cosa alcuna. 13 I cibi sono pel ventre, e il ventre per i cibi; ma Dio questo e quelli ridurrà a nulla. Ma il corpo non è per fornicazione, bensì per il Signore, e il Signore per il corpo; 14 e Dio come risuscitò il Signore, risusciterà anche noi per il suo potere. 15 Non sapete che i nostri corpi sono membra di Cristo? or dunque le membra di Cristo le farò membra d'una meretrice? non sia mai! 16 O non sapete che chi si unisce con una meretrice forma un corpo solo con lei? poichè saranno, dice, due in una carne sola. 17 Ma chi s'unisce al Signore forma unico spirito con lui. 18 Fuggite la fornicazione. Qualunque peccato faccia l'uomo è fuori del corpo; ma il fornicatore commette un peccato rispetto al proprio corpo. 19 O non sapete che il corpo vostro è tempio del Santo Spirito che è in voi, [Spirito] che avete da Dio? e non siete di voi stessi, 20 perchè siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Iddio, e portatelo nel vostro corpo.

Capitolo 7

Risposta a diverse questioni. Matrimonio e verginità. 1 - Rispetto a quel che m'avete scritto, è bene per l'uomo non toccar donna; 2 ma, per [evitare] le fornicazioni, ciascuno si tenga la propria moglie, e ciascuna donna si tenga il proprio marito. 3 Alla moglie renda il marito quel che deve, e parimente la moglie al marito. 4 La moglie non è padrona del proprio corpo, ma lo è il marito; e del pari il marito non è padrone del proprio corpo, ma lo è la moglie. 5 Non privatevi l'uno dell'altro, se non per avventura di buon accordo per un certo tempo, per dedicarvi alla preghiera; ma poi di nuovo siate come prima, perchè non vi tenti Satana per via della vostra incontinenza. 6 Questo dico come concessione, non come ordine; 7 io vorrei sì che tutti gli uomini fossero come me, ma ciascuno ha il suo proprio carisma da Dio, l'uno così, l'altro in altro modo. 8 Dico poi ai celibi e alle vedove: «È bello per loro se rimangono come sono io, 9 ma se non si contengono, si sposino, poichè è meglio sposarsi che ardere». 10 Agli sposati poi dò consiglio, anzi, non io ma il Signore, che la moglie non sia separata dal marito; 11 e se separata, rimanga senz'altre nozze, o si riconcilii col marito; e l'uomo non ripudii la moglie. 12 Agli altri dico, io, non più il Signore: «Se un fratello ha per moglie un'infedele, e questa è contenta di abitar con lui, non la ripudii, 13 e quella moglie che ha il marito non credente, e questi è contento di star con lei, non ripudii il marito. 14 Poichè il marito non credente è santificato per la moglie, e la moglie non credente è santificata per il marito credente; se no, i vostri figli sarebbero impuri, e invece son santi. 15 Se poi il non credente si separa, si separi pure; non ha da rimaner schiavo il fratello o la sorella in cose siffatte; e alla pace ci ha chiamati Iddio; 16 perchè come puoi sapere tu, o moglie, se salverai il tuo marito? e tu, o uomo, se salverai la moglie? 17 Del resto a ciascuno secondo la parte assegnatagli dal Signore, ciascuno si regoli così come lo ha chiamato il Signore». Così io insegno in tutte le Chiese. 18 Un circonciso è stato chiamato? non cerchi di apparire incirconciso; è invece stato chiamato un incirconciso? non si circoncida. 19 Non è nulla la circoncisione, e il non esser circonciso pure non vuol dir nulla; quel che vale è l'osservanza dei precetti di Dio. 20 Ciascuno resti nella vocazione a cui è stato chiamato. 21 Fosti chiamato essendo schiavo? non te ne preoccupare, e se anche potessi diventar libero, piuttosto eleggi di approfittare della condizione di schiavo. 22 Perchè chi è chiamato nel Signore come schiavo, è un liberto del Signore, e chi è stato chiamato essendo libero, è un servo di Cristo. 23 Siete stati riscattati a caro prezzo, non vi fate schiavi degli uomini! 24 Ciascuno in quella vocazione che ha avuto, o fratelli, rimanga presso Dio. 25 Rispetto alle persone vergini, non ho nessun ordine del Signore, e dò consiglio solo per la misericordia usatami dal Signore d'essere degno di fiducia. 26 Credo che, date le necessità imminenti, sia buona cosa per l'uomo di rimanere così com'è. 27 Sei legato a una donna? non cercare di sciogliertene; non hai legame con donne? non lo cercare. 28 Se prendi moglie, non hai commesso peccato; se una ragazza si sposa non sbaglia; ma costoro avranno afflizioni nella carne, ed io vorrei risparmiare voi. - 29 Questo io dico, o fratelli; il tempo è breve, e resta che anche quelli che hanno moglie siano come non l'avessero; 30 e quei che piangono come non avessero motivo di pianto; e quelli che sono allegri, come non lo fossero; e quelli che comprano, come non dovessero conservare gli acquisti fatti; 31 e quelli che usano di questo mondo, come quelli che non ne usano; poichè passa la figura del mondo attuale. - 32 Ora io vorrei che voi foste senza preoccupazioni. Chi è celibe si preoccupa delle cose del Signore come possa piacergli, 33 ma chi è sposato pensa alle cose del mondo, come possa piacere alla moglie; e resta diviso. 34 Così anche la donna non maritata e la vergine si danno pensiero delle cose del Signore, volendo esser sante e di corpo e di spirito; ma la maritata è preoccupata delle cose del mondo, e del come possa piacere al marito. 35 Questo io dico nel vostro interesse, non già per tendervi un laccio, anzi in vista di ciò che è decoroso, e che permette di servire a Dio senza impedimenti. 36 Però, se alcuno crede far brutta figura per la sua ragazza, quando questa oltrepassi il fiore dell'età, e sente il suo dovere così, faccia quel che crede, non pecca, le dia marito. 37 Ma chi è fermo nel suo cuore, non avendo necessità che lo obblighi, e ha facoltà di fare secondo il suo talento, e ha deciso in cuor suo di conservar la propria figliuola vergine, farà bene. 38 Sicchè fa bene chi sposa la sua figliuola; e chi non la sposa farà ancor meglio. 39 La donna è legata per tutto il tempo che vive suo marito; se questi è morto, è libera di sposar chi altro vuole, purchè lo sposi nel Signore. 40 Ma più felice è se rimanga così, secondo il mio consiglio; e credo d'aver anch'io lo Spirito di Dio.

Capitolo 8

Sul cibarsi delle carni offerte in sacrificio agli idoli. 1 - Riguardo poi alle carni sacrificate agli idoli, sappiamo che tutti abbiamo scienza. La scienza gonfia, mentre la carità edifica; 2 se alcuno crede saper qualcosa, non ha ancora saputo come bisogna conoscere; 3 ma se uno ama Dio, egli è riconosciuto da Dio; 4 adunque intorno al mangiar le carni degli idoli, noi sappiamo bene che nessun idolo esiste al mondo; e non vi è nessun Dio se non quell'uno. 5 Poichè se vi sono esseri che son detti dèi in cielo e sulla terra, (come ci sono molti dèi e molti signori), 6 ma per noi c'è un unico Dio Padre, da cui ogni cosa è, e noi in lui, e un solo Signore Gesù Cristo, per cui tutte le cose, e noi per lui. 7 Ma non in tutti è tal scienza; alcuni per l'idea sinora avuta dell'idolo, mangiano quella carne sacrificata a un idolo; e la coscienza loro essendo debole n'è contaminata. 8 Certo non un cibo qualunque ci raccomanderà a Dio; nè, se ce ne asteniamo, abbiamo qualcosa di meno, nè, se ne mangiamo, qualcosa di più. 9 Ma badate che questa vostra piena libertà non divenga un inciampo pei deboli; 10 giacchè se uno vede te che hai scienza seduto a mensa in un luogo d'idoli, la coscienza di costui che è debole, non sarà indotta a mangiare le carni sacrificate agli idoli? 11 questo debole perisce per la scienza tua, lui il fratello per cui Cristo è morto. 12 Così peccando verso i fratelli e offendendo la loro coscienza debole, voi peccate contro Cristo. 13 Per conseguenza, se il cielo è di scandalo a un mio fratello, piuttosto non voglio più mangiar carne mai e poi mai, per non dar scandalo al mio fratello.

Capitolo 9

Bisogna evitare lo scandalo. 1 - Non sono io libero? non sono apostolo? non ho io veduto Gesù Cristo Signor nostro? ma non siete voi nel Signore? 2 se non sono apostolo per gli altri, lo sono per voi; il sigillo del mio apostolato siete voi del Signore. 3 Questa è la mia difesa contro quelli che fanno delle inchieste sul conto mio. 4 Forse non abbiamo la podestà di mangiare e di bere? 5 O non abbiamo facoltà di condurre attorno una donna, sorella, come donna, come gli altri apostoli e fratelli del Signore e Cefa? 6 Forse solo io e Barnaba non abbiamo il diritto di far questo? 7 Chi mai va alla guerra a sue spese? Chi pianta una vigna e non ne mangia il frutto? O chi pascola un gregge e non si nutre del latte di quel gregge? 8 E questo lo dico forse in senso umano? non lo dice anche la legge? 9 Nelle leggi di Mosè sta scritto: " Non mettere la musoliera al bue che trebbia il grano ". Forse che Dio si dà pensiero de' buoi? 10 o non parla in tutto per noi? poichè per noi fu scritto, che deve chi ara arare per la speranza, e chi trebbia trebbiare per la speranza di raccogliere il frutto. 11 Se noi abbiam seminato a voi le cose spirituali, sarà un gran chè se noi mieteremo le cose vostre materiali? 12 Se altri godono di questo diritto su voi, perchè non noi piuttosto? ebbene, noi non ci siamo valsi di questo diritto, ma sopportiamo ogni cosa, pur di non creare alcun ostacolo al Vangelo di Cristo. 13 Non sapete che quei che attendono alle cose sacre vivon dei proventi del santuario, e quei che servono all'altare hanno parte all'altare? 14 Così il Signore ha ordinato a quelli che annunziano il Vangelo, di vivere del Vangelo. 15 Ma io non mi son valso di nessuna di queste cose. Esempio di Paolo. E non scrivo mica ora tutto questo perchè così si faccia nel caso mio; preferirei morire anzi che qualcuno rendesse vano il mio vanto. 16 Se io predico il Vangelo, non ne ho gloria, è per me una necessità il farlo; perchè guai a me se non predicassi! 17 Solo se lo facessi di mia volontà, meriterei una mercede. E se lo fo senza voler mio, gli è che me ne è stato affidato l'incarico. 18 Quale è dunque la mia mercede? questa che annunziando il Vangelo, io lo faccio senza spesa alcuna, senza valermi dei diritti che il Vangelo mi darebbe. 19 Pur essendo libero da tutti, a tutti mi son fatto schiavo per guadagnarne il maggior numero; 20 e mi son fatto coi Giudei Giudeo, 21 con quelli sottoposti alla Legge come se fossi sotto la Legge mentre non lo sono, e ciò per guadagnare quelli che son sottoposti alla Legge: e con quelli senza Legge mi son fatto quasi senza legge, non essendo affatto senza la legge di Dio, ma anzi nella legge di Cristo, e ciò per guadagnare quelli che son senza legge. 22 Mi son fatto debole coi deboli, per guadagnare i deboli; mi faccio ogni cosa a tutti perchè tutti io salvi. 23 E tutto faccio per il Vangelo, affine di aver parte ad esso. 24 Non sapete che quei che nello stadio corrono, corrono tutti, ma uno solo riceve il premio? Correte anche voi così da riceverlo. 25 Ed ogni lottatore fa in ogni cosa delle astinenze; quelli dunque per ottenere una corona corruttibile, noi incorruttibile. 26 Anch'io dunque corro allo stadio, ma non come alla ventura; fo del pugilato, ma non dando colpi all'aria; 27 ma maltratto il mio corpo e lo rendo schiavo, perchè non avvenga che dopo aver predicato agli altri, rimanga io disapprovato.

Capitolo 10

Non è lecito partecipare ai conviti sacri. 1 - Non voglio che voi ignoriate, o fratelli, che i nostri padri sono stati tutti sotto la nuvola, e tutti passarono per il mare; 2 e tutti per andar dietro a Mosè s'immersero nella nuvola e nel mare; 3 e tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale e bevvero la stessa bevanda spirituale; 4 e bevevano dalla roccia spirituale che li accompagnava, e la roccia era Cristo. 5 Ma della maggior parte di loro non si compiacque il Signore, infatti furon prostrati nel deserto. 6 Or queste cose divennero esempio per noi del non dover esser desiderosi di cose cattive, come desiderarono anche quelli. 7 Nè dovete essere idolatri, come alcuni di quelli, secondo sta scritto: " Il popolo si sedette per mangiare e bere, poi s'alzarono a divertirsi ". 8 Nè fornichiamo come alcuni di loro fornicarono e in un sol giorno ne caddero ventitremila. 9 Nè tentiamo il Signore come alcuni di loro fecero e perirono vittime dei serpenti. 10 E non mormorate come alcuni di loro mormorarono, e perirono per opera dello sterminatore. 11 Queste cose accaddero loro a modo di esempio, e furono scritte per ammonimento a noi cui doveva toccare la fine dei secoli. 12 Cosicchè chi crede di star su, badi di non cadere. 13 Tentazione non vi ha sorpreso, se non umana; or Iddio è fedele, e non permetterà siate tentati oltre quel che potete, ma con la tentazione vi procurerà anche la via d'uscita, onde possiate sopportarla. Regole da seguire nei conviti privati. 14 Perciò, miei diletti, fuggite l'idolatria. 15 Parlo come a persone intelligenti: giudicate voi di quel che dico. 16 Il calice di benedizione che noi benediciamo, non è comunione del sangue di Cristo? e il pane che spezziamo non è comunione del corpo di Cristo? 17 perchè unico pane e unico corpo formiamo noi pur essendo molti, poichè tutti partecipiamo dell'unico pane. 18 Guardate l'Israele secondo la carne: non è egli vero che quelli che mangiano le carni delle vittime hanno comunione coll'altare? 19 Che dico io dunque? che l'immolato agli idoli è qualche cosa? o che qualche cosa sia l'idolo? 20 no, ma quel che sacrificano i Gentili, lo immolano ai demoni non a Dio. Non voglio che voi abbiate comunione coi demonii; 21 non potete bere il calice del Signore e il calice dei demonii, non potete partecipare alla mensa del Signore e a quella dei demonii. 22 Vogliam noi destar la gelosia del Signore? siam forse più forti di lui? 23 Tutto è lecito ma non tutto giova; tutto è lecito, ma non tutto edifica. 24 Nessuno cerchi il vantaggio proprio ma l'altrui. 25 Tutto quello che si vende al mercato, mangiatene senza indagare per quel che riguarda la coscienza, 26 poichè del Signore è la terra e la pienezza di essa. 27 E se v'invita qualcuno degli infedeli, e volete andarci, mangiate tutto quel che vi è apposto, senza indagare rispetto alla coscienza. 28 Ma se uno vi dica: «Questa è carne di vittima immolata»; non ne mangiate, per riguardo a lui che v'ha avvertito e per la coscienza, 29 la coscienza, dico, non di voi stessi, ma di quell'altro. Infatti perchè la mia libertà ha da esser giudicata dalla coscienza altrui? 30 se io partecipo [alla mensa] con rendimento di grazie, perchè ho a esser biasimato rispetto a ciò di cui ringrazio? 31 Sia che mangiate dunque, sia che beviate, sia che facciate altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio. 32 Non siate d'inciampo nè a Giudei nè a Gentili, nè alla Chiesa di Dio. 33 Nel modo che anch'io cerco compiacere a tutti non cercando il mio vantaggio, ma quello dei molti affinchè siano salvi.

Capitolo 11

L'abbigliamento delle donne nelle adunanze sacre. 1 - Siate imitatori miei, come anch'io sono di Cristo. 2 Vi lodo poi, fratelli, perchè in ogni cosa vi ricordate di me, e ritenete, come ve le ho date, le istruzioni mie. 3 Voglio però che sappiate, che d'ogni uomo il capo è Cristo, e che il capo della moglie è il marito, e il capo di Cristo è Dio. 4 Qualunque uomo preghi o profetizzi avendo la testa coperta, disonora il suo capo; 5 e qualunque donna preghi o profetizzi senza velo sulla testa, disonora il suo capo, 6 poichè, se non si vela la donna, si tagli anche i capelli; e se è turpe per la donna il tagliarsi i capelli e radersi, si veli dunque. 7 L'uomo no, non deve coprir di velo la testa, essendo immagine e gloria di Dio; e la donna è gloria dell'uomo. 8 Poichè non viene l'uomo dalla donna, ma la donna dall'uomo, 9 nè fu fatto l'uomo per la donna, ma la donna per l'uomo. 10 Per questo deve la donna aver sulla testa il segno della sua dipendenza, per via degli angeli. 11 Però nel Signore, nè la donna è indipendente dall'uomo, nè l'uomo può essere senza la donna; 12 poichè come la donna è dell'uomo così l'uomo [nasce] per mezzo della donna, e tutto è da Dio. 13 Giudicatene voi stessi; è decoroso che donna senza velo rivolga preghiera a Dio? 14 Non insegna la natura stessa, che se l'uomo porta lunghi capelli, è per lui disonore, 15 e per la donna invece la capigliatura è gloria? giacchè la chioma a lei è stata data in luogo di velo. 16 Se poi qualcuno si compiace a contendere, noi siffatto costume non l'abbiamo, neanche le Chiese di Dio. Abusi nella celebrazione della cena del Signore. 17 Dichiaro poi questo, a biasimo non a lode, che voi vi radunate non per il meglio ma per far peggio. 18 Prima di tutto, quando vi adunate in chiesa, sento che vi son tra voi delle divisioni; e in parte ci credo; 19 bisogna bene vi siano tra voi dei partiti, perchè diventino riconoscibili quelli degni d'approvazione. 20 Radunandovi dunque assieme, non è che mangiate la cena del Signore; 21 poichè ciascuno s'affretta a p rendere e consumare la propria cena, e c'è chi patisce la fame e chi invece si ubriaca. 22 O non avete le vostre case per mangiare e bere? Avete forse in dispregio la Chiesa di Dio, e volete fare arrossire quelli che non possedon nulla? Che vi ho a dire? vi loderò di ciò? no, in questo non vi lodo. 23 Poichè quello che io ho trasmesso, anche a voi, l'ho ricevuto dal Signore; e ciò è che il Signore Gesù la notte in cui fu tradito, prese del pane, 24 e dopo rese grazie a Dio, lo spezzò e disse: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo che sarà immolato per voi; fate questo in ricordo mio». 25 E parimente, dopo cenato, prese il bicchiere dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, e quante volte ne beviate, fate questo per ricordo di me. 26 Poichè quante volte voi mangiate questo pane e bevete questo calice, voi rammenterete l'annunzio della morte del Signore, fino a che egli venga». 27 Cosicchè chi mangi il pane o beva il calice del Signore indegnamente, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. 28 Esamini ognuno se stesso, e così mangi di quel pane e beva di quel calice; 29 poichè chi mangia e beve indegnamente, se non riconosce il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. 30 Per questo vi son tra voi molti deboli e privi d'ogni forza, e tanti giacciono. 31 Se ci esaminassimo bene da per noi stessi, non saremmo condannati; 32 ma giudicati dal Signore siamo castigati per non essere col mondo condannati. 33 Cosicchè, fratelli miei, radunandovi per mangiare, aspettatevi gli uni gli altri. 34 E se uno ha fame, mangi a casa sua onde non vi raduniate a vostra condanna. Le altre cose poi regolerò alla mia venuta.

Capitolo 12

I carismi, loro natura e utilità. 1 - Intorno ai doni spirituali poi, o fratelli, non voglio che siate nell'ignoranza. 2 Voi sapete che quando eravate Gentili, correvate dietro agli idoli muti secondo che eravate trascinati. 3 Per questo vi fo sapere, che nessuno che parli nello Spirito di Dio, dice: «Anàtema a Gesù»; e nessuno può dire: «Signore Gesù» se non in Spirito Santo. 4 E vi sono differenze di carismi, ma lo Spirito è uno solo; 5 e differenze di ministeri, ma il Signore è il medesimo; 6 e differenze di operazioni, ma è lo stesso Dio che opera ogni cosa in tutti. 7 A ciascuno è stata concessa la manifestazione dello Spirito per quel che è utile; 8 all'uno per via dello Spirito fu data la parola della sapienza, all'altro la parola della scienza secondo lo stesso Spirito. 9 A un altro la fede nel medesimo Spirito; ad un altro ancora il dono delle guarigioni nell'unico Spirito; 10 ad un altro ancora la potenza dei miracoli, ad un altro la profezia, ad un altro il discernimento degli spiriti, ad un altro le varietà delle lingue, ad un altro l'interpretazione delle lingue. 11 Orbene tutti questi effetti li produce l'unico e medesimo Spirito, che distribuisce a ciascuno secondo che vuole. 12 Poichè, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo pur essendo molte il corpo è uno, così anche Cristo; 13 poichè noi tutti, sia Giudei sia Gentili, sia schiavi sia liberi, in unico Spirito siamo stati battezzati sì da formare un corpo solo, e tutti siamo stati imbevuti di unico spirito. 14 Anche il nostro corpo non è un membro solo ma molte membra. 15 Se dicesse il piede: «Siccome non sono mano, non son del corpo», cessa forse per questo di far parte del corpo? 16 E se l'orecchio dicesse: «Siccome non sono occhio, non sono del corpo», per questo cesserebbe di far parte del corpo? 17 Se tutto il corpo fosse occhio dove sarebbe l'udito? e se tutto udito, dove l'odorato? 18 Ora Iddio ha creato le membra, ognuna nel corpo com'egli volle; 19 se tutto si riducesse a un membro solo, dove sarebbe il corpo? 20 Invece le membra son molte e unico il corpo. 21 Nè può l'occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; nè la testa ai piedi : «Non ho bisogno di voi»; 22 anzi le membra del corpo che paion più deboli sono molto più necessarie, 23 e quelle che stimiamo di meno pregio, noi le circondiamo di onor maggiore, sicchè le parti meno decenti hanno decenza maggiore, 24 e le parti più decenti non han bisogno di ciò. Ma Iddio compose l'organismo col dar maggior onore alle parti che ne mancavano, 25 affinchè non vi fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero riguardo le une alle altre allo stesso modo. 26 E se soffre un membro, tutti con esso soffrono, e se ha gloria un membro, tutte le membra con lui godono. 27 Or bene voi siete corpo di Cristo, e partitamente siete membra di esso. 28 E alcuni pose Dio nella Chiesa, in primo luogo apostoli, poi profeti, in terzo luogo maestri, e poi quelli che fanno miracoli, e poi le grazie delle guarigioni, e il soccorrere, e l'amministrare, e il parlare ogni specie di lingua e il capirle. 29 Forsechè son tutti apostoli? o tutti profeti? o tutti maestri? 30 o tutti uomini dei miracoli? o tutti hanno il dono delle guarigioni? o tutti parlano le lingue? o tutti interpretano? 31 Voi aspirate ai migliori carismi. Ebbene, io vi indico ancora una via di gran lunga migliore.

Capitolo 13

La carità e i carismi. L'elogio della carità. 1 - Se io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, e non avessi amore, non sarei che un bronzo risonante, o un cembalo squillante. 2 E se avessi il dono della profezia, e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e se avessi tutta la fede, sì da trasportar le montagne, e poi mancassi di amore, non sarei nulla. 3 E se anche sbocconcellassi a favor dei poveri tutto quel che ho, e dessi il mio corpo per esser arso, e non avessi amore, non ne avrei alcun giovamento. 4 L'amore è longanime, è benigno; l'amore non ha invidia; non agisce invano; non si gonfia; 5 non è ambizioso; non è egoista, non s'irrita, non pensa il male; 6 non si compiace dell'ingiustizia, ma gode della verità; 7 soffre ogni cosa, ogni cosa crede, tutto spera, tutto sopporta. 8 L'amore non mai vien meno; sian le profezie, termineranno; sian le lingue, cesseranno; sia la scienza, finirà in nulla, 9 poichè parzialmente conosciamo e parzialmente profetiamo, 10 ma quando venga ciò che è perfetto, il parzialmente finirà. 11 Quand'ero bambino, parlavo come bambino, pensavo come bambino, ragionavo come bambino; ma fatto uomo, ho cessato i costumi del bambino. 12 In questo momento noi vediamo traverso uno specchio in enigma, allora vedremo faccia a faccia; ora io conosco parzialmente, allora conoscerò per intiero, come anch'io sono stato conosciuto. 13 Ora soltanto queste tre cose perdurano, fede, speranza e amore, ma la più grande di tutte è l'amore.

Capitolo 14

Il dono della profezia e il dono delle lingue. 1 - Seguite dunque l'amore. E ambite i doni spirituali, specialmente quello di profezia, 2 poichè chi parla in lingua, parla non agli uomini ma a Dio; nessuno l'intende, e in ispirito dice cose misteriose. 3 Chi profetizza invece parla agli uomini, a edificazione ed esortazione e consolazione. 4 Chi parla in lingua edifica se stesso; chi profetizza edifica la chiesa. 5 Vorrei bene che tutti voi parlaste le lingue ma preferisco che siate profeti: è più grande il profeta che chi parla le lingue, salvo se faccia da interprete, affinchè la Chiesa ne abbia edificazione. 6 Difatti, o fratelli, se io venissi a voi parlando le lingue, in che vi gioverei se non vi parlassi o con qualche rivelazione, o con la scienza, o con la profezia, o con qualche ammaestramento? 7 Le cose inanimate che dànno un suono, ad esempio un flauto o una cetra, se non dessero una differenza di suoni, come si riconoscerebbe ciò che è sonato col flauto e ciò che si suona colla cetra? 8 E se la tromba di guerra desse un suono incerto, chi si preparerebbe al combattimento? 9 Così anche voi se per via del linguaggio non fate un discorso chiaro, come si capirà quel che dite? voi parlerete al vento. 10 Càpitano a essere tante le specie di dialetti nel mondo, ma nessuno è senza il suo significato; 11 se quindi non conosco il valore del suono, sarò un barbaro per chi parla, e chi parla per me sarà un barbaro. 12 Così anche voi, poichè siete amanti dei doni spirituali, cercate di averne in abbondanza per l'edificazione della Chiesa. 13 Perciò chi parla le lingue preghi di poter essere interprete; 14 chè se io prego in lingua, il mio spirito sì prega, ma la mia mente, riman priva di frutto. 15 Che cos'è dunque? pregherò collo spirito, ma pregherò anche coll'intelligenza, salmeggerò collo spirito e salmeggerò anche coll'intelligenza. 16 Poichè se tu benedici in ispirito, chi tiene il posto del semplice uditore, come dirà «Amen» al tuo rendimento di grazie? perchè non capisce quel che tu dica, 17 tu fai bene sì il ringraziamento, ma l'altro non riceve edificazione. 18 Ringraziando Dio, io parlo le lingue di tutti voi; 19 ma nell'adunanza preferisco dir cinque parole secondo il mio sentimento, onde io possa anche istruire altri, anzichè migliaia di parole in lingua. 20 Fratelli, non siate fanciulli di animo, ma per quel che è malizia siate bambini, e nell'animo procurate diventar perfetti. 21 Sta scritto nella legge: «In diversità di lingue e con labbra d'altri parlerò a questo popolo, ma neanche così mi ascolteranno», dice il Signore. 22 Di guisa che le lingue son per segno non ai credenti ma agli increduli, e la profezia non è per gl'increduli ma per quei che credono. 23 Quando dunque si raduni tutta la chiesa e tutti vi parlino le lingue, se entrino dentro dei profani o degli increduli, non direbbero che diventate matti? 24 E se tutti profetassero, ed entrasse un incredulo o un profano, egli è convinto da tutti, vien giudicato da tutti, 25 i segreti del suo cuore si fanno palesi, e così prostrandosi faccia a terra adorerà Dio, proclamando che Iddio è realmente in voi. Regole pratiche nell'uso dei carismi. 26 Che è dunque, o fratelli? quando vi adunate, ciascuno di voi ha chi il salmo, chi l'ammaestramento, chi la rivelazione da fare, o la lingua, o l'interpretazione; ebbene ogni cosa sia a scopo di edificazione. 27 Se c'è chi parli le lingue, parlino in due o in tre al più, ciascuno a sua volta, e uno faccia la spiegazione; 28 e se non ci sia un interprete, tacciano nell'adunanza, e parlino seco stessi e con Dio.

29 I profeti, parlino due o tre, e gli altri giudichino: 30 e se è stata fatta una rivelazione a un altro che sta a sedere, il primo si taccia. 31 Poichè potete tutti ad uno ad uno profetare, affinchè tutti imparino e tutti ricevano consolazione. 32 Gli spiriti dei profeti son soggetti ai profeti, 33 poichè non è del disordine Iddio, ma della pace, conforme io insegno in tutte le adunanze dei Santi. 34 Le donne nelle assemblee tacciano, poichè non è loro permesso di parlare; ma stiano sottoposte, come anche dice la legge. 35 E se vogliono imparar qualche cosa, in casa interroghino i proprii mariti; è cosa indecorosa per una donna parlare in un'assemblea. 36 Forse che da voi è uscita la parola di Dio, o a voi soli è pervenuta? 37 Se qualcuno si tiene per profeta o per uomo ispirato, riconosca che le cose ch'io scrivo a voi, sono precetti del Signore; 38 ma se qualcuno non lo sa, resti cosa ignorata. 39 Conseguentemente, o fratelli miei, cercate di profetare, però non impedite si parlino le lingue; 40 ma tutto si faccia decorosamente e con ordine.

Capitolo 15

La risurrezione dei morti. 1 - Vi rammento poi, o fratelli, il Vangelo che vi ho annunziato e che voi avete accolto, e in cui rimanete saldi, 2 per il quale anche siete salvati, se pur ritenete con che parola ve l'ho annunziato; salvo se senza alcuna base voi abbiate creduto. 3 Fra le prime cose, io v'ho trasmesso quello che anch'io ho ricevuto, vale a dire che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, 4 e fu sepolto, e risuscitò il terzo giorno secondo le Scritture; 5 e fu visto da Cefa e poi dai Dodici. 6 Dopo fu visto da più che cinquecento fratelli in una volta, de' quali i più son tuttora viventi, solo alcuni sono morti. 7 Poi fu visto da Giacomo, poi da tutti gli apostoli, 8 in ultimo di tutti fu visto da questo aborto che son io; 9 giacchè io sono il minimo degli apostoli, chè non son degno d'esser chiamato apostolo, perchè ho perseguitato la Chiesa di Dio; 10 ma per grazia di Dio son quel che sono, e la grazia di lui verso di me non fu cosa vana; anzi ho faticato più di tutti loro, non già io, ma la grazia di Dio con me. 11 Sia dunque io, siano loro, così predichiamo e così avete creduto. 12 Or se si predica che Cristo è stato risuscitato dai morti, come mai alcuni fra voi dicono che non ha luogo la risurrezione de' morti? 13 Se non ci fosse la risurrezione de' morti, neanche Cristo sarebbe risorto; 14 se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra predicazione, e vana la vostra fede, 15 e noi saremmo come falsi testimoni di Dio: giacchè noi abbiamo attestato rispetto a Dio, ch'ei risuscitò il Cristo; non l'avrebbe risuscitato se non risuscitano i morti; 16 poichè se i morti non risuscitano, neanche Cristo è risorto, 17 e se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede, e voi siete ancora nei vostri peccati; 18 e però anche quelli che son morti in Cristo sono periti. 19 Se solo per questa vita noi abbiam riposto in Cristo le nostre speranze, noi siamo più miserabili di tutti gli uomini. 20 Ma invece Cristo risuscitò proprio da morte, primizia di quelli che giacciono morti. 21 Infatti poichè per via di un uomo è la morte, anche per via d'un uomo v'è la risurrezione dei morti. 22 Come in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti saranno vivificati, 23 ciascuno al suo ordine; primizia è Cristo, poi quei di Cristo che nella venuta sua credettero; 24 poi sarà la fine, quando consegni il regno a Dio Padre, dopo aver annientato ogni signoria e ogni podestà e ogni potenza. 25 Poichè bisogna che Egli regni fino a che non abbia posto sotto i suoi piedi tutti i nemici. 26 Ultimo nemico sarà annientata la morte, giacchè tutto ha posto [Iddio] sotto i piedi di lui. 27 Quando dice «tutte le cose sono state assoggettate», è chiaro che si deve eccettuare Colui che ha a lui assoggettato ogni cosa. 28 E quando a lui tutte le cose siano soggette, allora anche il Figlio stesso sarà sottoposto a Colui che tutto gli ha assoggettato, affinchè Dio sia tutto in tutti. 29 Se così non fosse, a che si riduce il battesimo, di quelli che si fanno battezzare per i morti? Se del tutto i morti non risorgono, a che si fan battezzare per loro? 30 e anche noi perchè ci esponiamo ogni momento a pericoli? 31 In verità, lo affermo per la grande soddisfazione che ho di voi in Cristo Gesù nostro Signore, in ogni giorno sono esposto a morte. 32 Se ad Efeso ho lottato colle fiere per mire umane, che vantaggio ne ho avuto? se i morti non risorgono, «mangiamo e beviamo chè domani morremo». 33 Non lasciatevi sviare; «le cattive compagnie corrompono i buoni costumi». 34 Riscotetevi per bene e non peccate, poichè alcuni hanno ignoranza di Dio; ve lo dico a vostra vergogna. Modo della risurrezione e qualità dei corpi gloriosi. 35 Ma dirà taluno: «Come risorgono i morti? e con che corpo vengono?». 36 Stolto, quel che tu semini, non si vivifica se prima non muore; 37 e quando semini, non semini il corpo che deve venire, ma un nudo chicco, poni, di grano o di qualche altra cosa; 38 e Dio gli dà il corpo come ha voluto, e ciascun seme il proprio corpo. 39 Non ogni carne è la stessa carne, ma altra è la carne degli uomini, altra quella degli animali; altra la carne degli uccelli, altra quella de' pesci. 40 E corpi celesti vi sono e corpi terrestri, ma altra è la splendidezza dei celesti, altra dei terrestri; 41 altro è lo splendor del sole, altro quello della luna, altro quello degli astri, poichè un astro è differente da un altro per splendore. 42 Così è anche la risurrezione dei morti. Il corpo si semina corruttibilmente, risorge incorruttibile; 43 si semina ignobile, risorge in gloria; si semina debole, risorge in forza; 44 si semina corpo animale, risorge corpo spirituale. Se esiste il corpo animale vi è anche quello spirituale. Così anche sta scritto: 45 " Il primo uomo Adamo fu fatto anima vivente "; l'ultimo Adamo è spirito vivificante. 46 Ma non è prima l'elemento spirituale, bensì l'animale, lo spirituale, vien dopo. 47 Il primo uomo, tratto dalla terra è terrestre, il secondo uomo è dal cielo e celeste. 48 Qual è l'uomo terrestre, tali anche i terrestri; e quale il celeste tali anche i celesti. 49 E come abbiam portato l'immagine del terrestre, porteremo anche l'immagine del celeste. 50 E questo dico, o fratelli, che la carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio, nè la corruzione può ereditare l'incorruttibilità. 51 Ecco, io vi rivelo un mistero: tutti risorgeremo, ma non per tutti avverrà cangiamento; 52 in un attimo, in un batter d'occhio, al suon dell'ultima tromba; poichè sonerà e i morti risorgeranno incorruttibili; anche noi saremo cambiati. 53 Poichè bisogna che questo corpo corruttibile rivesta l'incorruttibilità; e che questo mortale rivesta l'immortalità. 54 E quando questo mortale rivesta l'immortalità, allora si avvererà la parola che è scritta: " È stata assorbita la morte nella vittoria. 55 O morte, dov'è la tua vittoria? dov'è, o morte, il tuo pungiglione? ". 56 Pungiglione della morte è il peccato, e quella che mostra l'essenza del peccato è la legge; 57 grazie sian rese a Dio che diè a noi la vittoria per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo. 58 Conseguentemente, o diletti fratelli, siate stabili, incrollabili, abbondando sempre nell'opera del Signore, sapendo che la fatica vostra non è vana nel Signore.

Capitolo 16

Raccomandazioni varie e saluti. 1 - Quanto alla colletta pei santi, fate anche voi come ho disposto per le Chiese della Galazia. 2 Ogni primo dì della settimana, ciascun di voi metta da parte presso di sè tesoreggiando tutto quel che gli venga bene, affinchè non si debbano far le collette dopo la mia venuta. 3 E quando sarò costì, quelli che avete designato, li manderò con delle lettere a riportare la vostra grazia a Gerusalemme. 4 E se converrà che ci vada anch'io, verranno con me. 5 Ora io verrò da voi, quando avrò traversato la Macedonia; perchè traverserò la Macedonia, 6 e da voi forse rimarrò o anche svernerò, affinchè mi accompagnate dovunque avrò da andare. 7 Non voglio vedervi solo di passata; spero anzi poter passare un po' di tempo con voi, se il Signore lo permette. 8 Ad Efeso rimarrò sino a Pentecoste, 9 poichè una porta grande e attiva mi è qui aperta, e molti sono gli avversari. 10 E se viene Timoteo, badate che stia fra voi senza timore, poichè lavora come me l'opera del Signore; 11 che nessuno dunque lo tenga a vile. E accompagnatelo in pace, perchè venga da me, lo aspetto coi fratelli. 12 Quanto al fratello Apollo, l'ho molto pregato a venir da voi coi fratelli, ma assolutamente non aveva voglia di venir ora; verrà quando ne abbia l'opportunità. 13 Vegliate, state saldi nella fede, siate uomini, siate forti. 4 Tutto si faccia tra voi con amore. 15 Vi prego poi, fratelli, voi sapete che la famiglia di Stefana è la primizia dell'Acaia, e che si è dedicata al servizio dei santi; 16 anche voi siate sottomessi a questi tali e a chiunque coopera e fatica con loro. 17 Mi compiaccio della presenza di Stefana, di Fortunato e di Acaico, perchè essi hanno riempito il vuoto lasciato dalla vostra mancanza, 18 e hanno ricreato lo spirito mio e il vostro. Riconoscete adunque siffatte persone. 19 Vi salutano le Chiese dell'Asia; vi saluta molto nel Signore Aquila, e anco Prisca, colla Chiesa di casa loro. 20 Vi salutano i fratelli tutti. Salutatevi a vicenda col santo bacio. 21 Il saluto è di mia propria mano, di me Paolo. 22 Se qualcuno non ama il Signore, sia anàtema. Maràn athà. 23 La grazia del Signore Gesù sia con voi. 24 L'amor mio è con tutti voi in Gesù Cristo.

 

SECONDA LETTERA AI CORINTI Fine anno anno 57 d.C., dalla Macedonia

Capitolo 1

Intestazione e saluti. Consolazione dell'apostolato. 1 - Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Timoteo alla Chiesa di Dio che è in Corinto con tutti i santi che sono nell'Acaia, 2 grazie a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signor Gesù Cristo! 3 Sia benedetto Iddio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, il padre delle misericordie e il Dio di ogni consolazione, 4 il consolatore nostro in ogni nostra tribolazione, affinchè anche noi possiamo consolare gli altri in ogni afflizione, per via della consolazione onde noi siam confortati da Dio. 5 Giacchè, come traboccano su noi i patimenti di Cristo, così per Cristo sovrabbonda la nostra consolazione. 6 E se siamo tribolati, è per consolazione e salvezza vostra; se siam consolati, è per la vostra consolazione, la quale mostra la sua efficacia nel farvi sopportare gli stessi patimenti che sopportiamo noi. 7 E salda è la nostra speranza su di voi, sapendo che come siete partecipi dei patimenti così anche della consolazione. 8 Non vogliamo ignoriate, o fratelli, rispetto alla nostra tribolazione subita in Asia, che siamo stati oltre misura e sopra le nostre forze aggravati, tanto da essere anche stanchi della vita. 9 Anzi in noi stessi abbiamo avuto come un responso di morte, e ciò perchè non ponessimo fiducia in noi stessi ma nel Dio che risuscita i morti. 10 Il quale ci ha liberati da sì gravi pericoli, e ci libera, e in lui speriamo che ancora dell'altro ci libererà,11 cooperando anche voi a favor nostro colla preghiera, affinchè il dono a noi concesso a mezzo di molte persone sia per molti oggetto di ringraziamento a riguardo nostro. Paolo si difende dall'accusa d'incostanza. 12 Poichè questo è il nostro vanto, la testimonianza della nostra coscienza, che in semplicità di cuore e genuino pensiero di Dio ci siam comportati nel mondo: non in sapienza carnale ma nella grazia di Dio, specialmente a rispetto di voi; 13 giacchè non altro a voi scriviamo se non quello che già avete avuto occasione di leggere e di riconoscere, e spero riconoscerete sino alla fine 14 come parzialmente avete già riconosciuto, che noi siamo il vostro vanto come voi il nostro pel giorno del Signore nostro Gesù. 15 E in questa fiducia volevo prima venir da voi, affinchè aveste una seconda grazia; 16 e attraverso il vostro paese poi passar nella Macedonia, e di nuovo di là tornar da voi, per fare coi vostri auguri il viaggio verso la Giudea. 17 Avendo questa intenzione, forse che ho agito con leggerezza? forse che ciò che voglio lo voglio secondo la carne in modo che sia in me il «sì» e il «no»? 18 Ma Iddio, fedele è testimone che il nostro parlare con voi non è ora «sì», ora «no»! 19 Gli è che il Figlio di Dio, Cristo Gesù, annunziato a voi per mezzo nostro, cioè per opera mia, di Silvano e di Timoteo, non era or «sì» or «no»; ma il «sì» fu in Lui; 20 poichè quante sono le promesse di Dio, in Lui sono il «sì», e però anche per opera di Lui è l'«Amen» che per noi si dice a Dio a titolo di gloria. 21 Or chi ci conferma con voi in Cristo e che ci ha unto è Dio, 22 il quale ha anche impresso su noi l'impronta del suo sigillo, e ci ha dato la caparra dello spirito nei nostri cuori. 23 E io chiamo Dio a testimone sull'anima mia, che gli è per risparmiarvi ch'io non son venuto più a Corinto. Non che noi vogliamo signoreggiare sulla vostra fede, ma siamo cooperatori della vostra allegrezza, perchè voi nella fede state saldi.

Capitolo 2

1 - E ho deciso meco stesso, di non venire di nuovo da voi in tristezza; 2 perchè se vi contristo, o chi vi sarà a rallegrar me se non proprio chi è stato da parte mia contristato? 3 E se ho scritto come ho scritto, gli è perchè non avvenga, che, al mio venire, io abbia dolore da quelli che mi avrebbero dovuto rallegrare, persuaso come sono rispetto a tutti voi, che la mia gioia è gioia di voi tutti. 4 Poichè se per la grande afflizione e angustia di cuore v'ho scritto fra molte lagrime, non lo feci perchè foste rattristati, ma perchè conosceste l'amore che ho grandissimo per voi. 5 E se qualcuno ha dato dolore, non me solo rattristò ma, almeno parzialmente per non esagerare, voi tutti. 6 Or basta a quel tale questa riprensione avuta dai più, 7 sicchè è meglio che voi ora invece gli usiate indulgenza e lo consoliate, non abbia per avventura quel tale a essere sfinito dal troppo dolore. 8 Perciò vi esorto a ravvivare il vostro amore verso di lui; 9 ho scritto anche per questo, per conoscervi alla prova se in tutto siete obbedienti. 10 A chi usate qualche indulgenza l'uso anch'io, poichè anch'io dove ho usato indulgenza, se in qualcosa l'ho fatto, l'ho fatto per vostro amore, nella persona di Cristo, 11 per non essere sopraffatti da Satana, i cui pensieri non ignoriamo affatto. 12 Quando venni a Troade per il Vangelo di Cristo, pur essendomi aperta la porta del Signore, 13 non ebbi requie nel mio spirito per non aver trovato Tito il mio fratello; e allora, preso congedo da loro, venni in Macedonia. 14 E grazie siano rese a Dio che sempre ci fa trionfare in Cristo, e per voi manifesta in ogni luogo il profumo della sua conoscenza; 15 giacchè fragranza di Cristo siam noi, davanti a Dio, fra quelli che si salvano e fra quelli che periscono; 16 per questi è odore che vien da morte e conduce a morte, per quelli è odore dalla vita alla vita. E a tali cose chi è adatto? 17 noi non siamo come i molti i quali adulterano la parola di Dio, ma, con sincerità e come da Dio, e alla presenza di Dio, in Cristo, parliamo.

Capitolo 3

Paolo si difende dall'accusa di arroganza e di orgoglio. 1 - Cominciamo di nuovo a raccomandare noi stessi? o forse abbiam bisogno come alcuni di commendatizie scritte a voi o da voi? 2 Siete voi la nostra lettera, scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini, 3 essendo manifesto che voi siete una lettera di Cristo, di cui noi fummo i ministri, scritta, non coll'inchiostro, ma collo Spirito di Dio, vivo, non su tavole di pietra ma su tavole consistenti in cuori di carne. 4 Tale fiducia noi l'abbiamo in Dio mediante il Cristo. 5 Non che da noi stessi siamo in grado di pensare alcunchè come fosse da noi, ma la sufficienza nostra vien da Dio, 6 il quale ci ha anche fatti idonei a essere ministri d'un Nuovo Patto, non di lettera ma di spirito: poichè la lettera uccide e lo spirito vivifica. 7 Che se il ministero della morte espresso in lettere su pietre fu glorioso, tanto da non potere i figli d'Israele guardar fisso alla faccia di Mosè per lo splendore pur non durevole della faccia di lui, 8 come non sarà molto più glorioso il ministero dello spirito? 9 Poichè se fa gloria il ministero della condanna, di gran lunga in gloria prevale il ministero della giustizia. 10 Per questo rispetto non si può neanche dir glorificato quel che è stato glorificato [prima con Mosè], e ciò per la tanto maggior gloria [d'ora di Cristo]; 11 se ciò ch'era non durevole ebbe luce di gloria, tanto più è in gloria quel che è permanente! 12 Avendo dunque siffatta speranza, noi ci valiamo di molta franchezza di parola, 13 e non facciamo come Mosè che si metteva un velo sul viso perchè i figli d'Israele non fissassero lo sguardo al fine di cosa non durevole. 14 Senonchè si sono indurate le menti loro; infatti fino al giorno d'oggi lo stesso velo rimane, durante la lettura dell'Antico Testamento, non rimosso, perchè in Cristo soltanto si annulla.

15 Anzi fino ad oggi quando si legge ad essi Mosè, un velo giace sopra il loro cuore; 16 ma non appena ci si volge al Signore, il velo si alza. 17 E il Signore è lo Spirito, e dove è lo Spirito del Signore ivi è libertà. 18 Noi tutti col viso scoperto, riflettendo come in ispecchio la gloria del Signore, ci trasformiamo nella stessa immagine di gloria in gloria, come per opera dello Spirito del Signore.

Capitolo 4

1 - Perciò, avendo questo ministero in virtù della misericordia di cui fummo oggetto, non ci perdiamo d'animo, 2 ma rinunziamo ai nascondigli della vergogna, non procedendo in astuzia nè adulterando la parola di Dio, ma colla manifestazione della verità raccomandando noi stessi a ogni coscienza d'uomo nel cospetto di Dio. 3 E se è anche velato il nostro Vangelo, è velato per quei che periscono; 4 nei quali il Dio di quest'età accecò le menti d'infedeli, sino a non isplendere più [loro] la luce del Vangelo della gloria di Cristo, che è l'immagine di Dio. 5 Giacchè noi non predichiamo mica noi stessi, ma Cristo Gesù Signore, e diciamo noi servi vostri per Gesù. 6 Quel Dio che disse: «Dalle tenebre splenderà la luce», egli stesso lampeggiò nei nostri cuori a illuminare la conoscenza della gloria di Dio [rifulgente] nel volto di Cristo. Sofferenze, travagli e speranze degli Apostoli. 7 Or noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinchè [si riconosca che] la superiorità della potenza è cosa di Dio e non viene da noi. 8 In tutto noi siam tribolati, senza essere però ridotti agli estremi; angustiati senza essere disperati; 9 perseguitati ma non abbandonati; abbattuti ma non perduti; 10 sempre portiamo attorno nel corpo nostro la morte di Gesù, affinchè anche la vita di Gesù sia nei nostri corpi manifestata. 11 Giacchè sempre noi viventi siamo esposti alla morte per Gesù, affinchè anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale. 12 Laonde in noi opera la morte, la vita in voi. 13 Ma avendo lo stesso spirito della fede secondo quel che sta scritto: " Ho creduto, perciò ho parlato ", anche noi crediamo, perciò anche parliamo, 14 sapendo che ci ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù, e ci farà riessere insieme con voi. 15 Poichè tutto è per voi, affinchè abbondando la grazia, per via del numero faccia abbondare anche i ringraziamenti per la gloria di Dio. 16 Perciò non ci scoraggiamo: ma se anche il nostro uomo esterno si corrompe, l'interno nostro si rinnova, tuttavia di giorno in giorno. 17 Poichè la momentanea e leggera tribolazione nostra procaccia a noi oltre ogni misura smisurato peso di gloria; 18 non mirando noi alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poichè le cose che si vedono son temporanee, e quelle che non si vedono eterne.

Capitolo 5

1 - Noi sappiamo che se l'abitazione nostra terrestre, consistente in una tenda, avesse a essere disfatta, abbiamo un'abitazione da Dio, non manufatta ed eterna nei cieli. 2 Quaggiù noi sospiriamo, bramando di penetrare in quella che è l'abitazione nostra celeste, 3 se pur saremo trovati vestiti, non ignudi; 4 poichè noi che siamo nella tenda, sospiriamo aggravati, in quanto che non vogliamo essere spogliati, bensì sopravvestiti, affinchè ciò che è mortale sia assorbito dalla vita. 5 Or chi ci ha lavorati a questo fine è Dio, quegli che ci ha dato la caparra dello spirito. 6 Facendoci dunque coraggio e sapendo che fin che alberghiamo nel corpo peregriniamo lontani dal Signore 7 (giacchè per fede noi camminiamo, non per visione), 8 siamo pieni di fiducia e teniamo in maggior conto peregrinar via dal corpo per viaggiare verso il Signore. 9 Perciò anche con ogni studio cerchiamo, sia che siamo usciti dal corpo sia che vi rimaniamo, di piacere a Lui. 10 Poichè tutti noi bisogna si comparisca davanti al tribunale di Cristo, affinchè ciascuno riceva le cose che gli spettano per via del corpo, secondo quel che ha fatto, o in bene o in male. Zelo degli apostoli e di Paolo nell'esercizio del loro ministero. 11 Sapendo dunque il timore che deve aversi del Signore, noi ne persuadiamo gli uomini; e a Dio siam ben noti e manifesti, ma anche nelle vostre coscienze spero di essere chiaro e manifesto. 12 Non è che di bel nuovo ci raccomandiamo a voi, ma vi diamo l'occasione di un vanto a rispetto nostro, perchè l'abbiate di fronte a quelli che si vantano di ciò che è apparenza ma non di ciò che è nel cuore. 13 Poichè se siam fuor di noi, gli è per Dio; se abbiam senno gli è per voi. 14 Poichè l'amore di Cristo ci costringe, considerando che uno è morto per tutti, e che perciò la sua morte è stata di tutti; 15 e per tutti egli morì affinchè i viventi non vivessero più per se stessi ma per chi è morto per loro e fu risuscitato. 16 Conseguentemente, da ora innanzi, noi non conosciamo più nessuno secondo la carne, e se abbiamo conosciuto secondo la carne, Cristo, or non lo conosciamo più così. 17 Sicchè, se uno è in Cristo, è una creatura nuova, quel ch'era vecchio è sparito, ecco è sorto il nuovo. 18 E il tutto è da Dio che ci ha a sè riconciliati per mezzo di Cristo, e ci affidò il ministero della riconciliazione; 19 giacchè era Dio colui che in Cristo riconciliava a sè gli uomini, non imputando ad essi i loro mancamenti, e riponendo in noi la parola della conciliazione. 20 Noi facciamo dunque le veci di ambasciatori di Cristo, come se Dio stesso vi esortasse per mezzo nostro. Per Cristo vi preghiamo, riconciliatevi con Dio. 21 Colui che non conosceva il peccato, per noi [Dio] lo ha fatto peccato affinchè noi diventassimo in lui giustizia di Dio.

Capitolo 6

1 - Or come cooperatori [di Cristo], noi esortiamo altresì a che voi non in vano riceviate la grazia di Dio. 2 Giacchè Egli dice: «Nel tempo favorevole t'ho esaudito e nel giorno della salvezza t'ho recato aiuto»; ecco ora il tempo assai favorevole, eccolo il giorno della salvezza. 3 A nessuno diamo noi ragion d'inciampo, a evitare che il ministero sia vituperato, 4 ma in ogni cosa raccomandiamo noi stessi quali ministri di Dio con grande costanza, in mezzo alle afflizioni, alle necessità, alle angustie, 5 sotto i colpi, nelle prigionie, nelle sommosse, tra le fatiche e le veglie e i digiuni; 6 vivendo in castità, con conoscenza, con longanimità, con dolcezza, nello Spirito Santo, in amore sincero, 7 con la parola della verità e la virtù di Dio; mediante le armi della giustizia, armi di offesa e difesa; 8 fra la gloria e l'ignominia, fra la calunnia e la lode; come seduttori eppur veritieri; come ignoti e pur ben conosciuti; 9 come moribondi ma ecco siam vivi; come castigati, eppur non siam messi a morte; 10 come addolorati eppur sempre lieti; come miserabili, ma facciam ricchi molti; come gente che non ha nulla, eppur possediamo ogni cosa. Paolo esorta i Corinti a corrispondere al suo amore. 11 La bocca nostra s'è aperta verso voi, o Corinti, e il nostro cuore s'è allargato; 12 non ci state allo stretto in noi, bensì siete allo stretto nelle vostre viscere; 13 ebbene lo dico come a figliuoli, in compenso allargatevi anche voi! 14 Non unitevi a un giogo sconveniente cogli infedeli; poichè che cosa ha a che fare la giustizia coll'iniquità? e che comunanza v'è tra la luce e le tenebre? 15 Che accordo tra Cristo e Belial? che rapporto tra il fedele e l'infedele? 16 Come mettere insieme il tempio di Dio e gli idoli? poichè noi siamo il tempio di Dio vivente; secondochè disse Iddio: «Io abiterò e camminerò in mezzo a loro; e sarò loro Dio ed essi saranno mio popolo»; 17 perciò «Uscite di mezzo ad essi, e separatevene» dice il Signore, e: «Non toccate cosa impura», 18 e io v'accoglierò e sarò a voi come padre e voi a me come figli e figlie, dice il Signore Onnipotente.

Capitolo 7

1 - Queste promesse avendo dunque, o diletti, purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e spirito, compiendo la santificazione nel timore di Dio. 2 Accoglieteci. Non abbiamo fatto ingiuria a nessuno, non abbiamo rovinato nessuno, non abbiamo messo in mezzo nessuno. 3 Non dico questo per condanna, ho già promesso che siete nel nostro cuore sino al vivere e morire insieme. 4 E io parlo franco con voi, e molto è il mio vanto sul conto vostro; sono ripieno di consolazione, e son colmo di gioia pur in mezzo a tutte le tribolazioni nostre. 5 Difatti da quando noi siam venuti in Macedonia la nostra carne non ha avuto alcun riposo, ma in tutto patimmo tribolazione; lotte di fuori, dentro apprensioni. 6 Ma colui che consola i miseri, Iddio, consolò anche noi con l'arrivo di Tito; 7 e non solo per esser venuto lui ma anche per la consolazione che egli ebbe presso di voi, riferendo a noi il desiderio vostro, il vostro pianto, il vostro zelo per me; ond'io tanto più mi son compaciuto. 8 E se anche v'ho rattristati nella lettera, non me ne pento; e se anche ne avessi avuto pena - vedo bene, che quella lettera, (sia pur temporaneamente), vi ha rattristato - 9 ora ne godo, non perchè avete sofferto pena voi, ma perchè la vostra pena ha servito al pentimento, la vostra pena è stata secondo Dio, sì che in nulla avete patito danno da parte nostra, 10 perchè il dolore secondo Dio produce un ravvedimento di cui si è soddisfatti e che conduce alla salvezza, invece il dolore del mondo produce la morte. 11 Appunto questo aver patito dolore secondo Dio, quanta premura ha prodotto in voi, anzi quanto desiderio di giustificarvi, quanto risentimento, quanto timore, quanto desiderio! e che zelo e che castigo! Per ogni verso avete dimostrato d'essere innocenti in quell'affare. 12 E se io ho scritto non è stato a motivo di chi ha commesso l'atto ingiurioso nè per chi l'ha patito, ma perchè palese divenisse presso di voi al cospetto di Dio la nostra premura per voi. 13 Per questo avanti a Dio siamo stati consolati. E nella nostra consolazione ancor più ci siam rallegrati per la gioia di Tito, giacchè lo spirito di lui fu da tutti voi tranquillizzato. 14 Che se alcun poco mi son gloriato con lui di voialtri, non ebbi a vergognarmene; ma come ogni cosa avevamo detto a voi in verità, così il nostro vanto con Tito divenne verità. 15 Ed egli ancor più svisceratamente vi ama, ricordando l'obbedienza di tutti voi, e con che timore e tremore lo avete accolto. 16 Son contento che in ogni cosa ho piena fiducia in voi.

Capitolo 8

Esortazione alla colletta per i poveri di Gerusalemme. - Esempio delle chiese di Macedonia. 1 - Ora vi facciamo conoscere, o fratelli, la grazia di Dio concessa alle chiese di Macedonia, 2 che pur essendo provati molto dalle tribolazioni, abbondano d'allegrezza e la loro profonda povertà ha prodotto le sovrabbondanti larghezze della semplicità loro. 3 E io son testimone che secondo le loro forze, anzi al di là delle loro forze, hanno dato, e spontanei, 4 con viva istanza pregandoci di questa grazia di esser partecipi a questo ministero in favore dei santi; 5 e non come noi ci si aspettava, ma diedero se stessi, primamente al Signore e a noi per la volontà di Dio, 6 sicchè noi pregammo Tito che come ha cominciato così anche conduca a termine presso di voi questa beneficienza. 7 Ma siccome in ogni cosa abbondate, in fede, parola e scienza e in ogni diligenza e in amore per noi, fate di sovrabbondare anche in questa carità. 8 Non parlo per dar ordini; ma, data la diligenza altrui, metto alla prova ciò che v'è di schietto nel vostro amore; 9 poichè voi conoscete la grazia del Signore nostro Gesù Cristo, che per noi mendicò essendo ricco, affinchè voi per la sua povertà diventaste ricchi. 10 In questo io dò semplicemente un consiglio, poichè questo a voi giova, a voi che fin dall'anno passato avete cominciato non solo a fare ma anche a volere. 11 Ed ora portate a termine anche il fare, affinchè alla prontezza del volere corrisponda anche il compimento dell'opera secondo i vostri averi. 12 Giacchè se vi è la pronta volontà, è bene accetta secondo che uno ha, non secondo non ha. 13 Non si tratta di dar sollievo ad altri e afflizione a voi, ma per uguaglianza al momento presente la vostra sovrabbondanza supplisca alla loro indigenza, 14 affinchè sopravvenga una sovrabbondanza loro a compensare la vostra indigenza, e ci sia così il pareggio, secondo sta scritto: 15 " Chi aveva raccolto molto non n'ebbe di troppo, e chi aveva raccolto poco non n'ebbe scarsità ". 16 E grazie sian rese a Dio che lo stesso zelo per voi ha posto nel cuore di Tito, 17 perchè accolse la preghiera, e fattosi più premuroso spontaneamente partì per venire da voi. 18 E con lui abbiamo inviato il fratello di cui risuona la lode nel Vangelo per tutte le chiese; 19 e anzi fu eletto dalle chiese compagno di viaggio nostro in questa buona opera amministrata da noi per la gloria dello stesso Signore, e per dar prova della nostra pronta volontà. 20 Noi disponiamo questo per evitare che altri ci biasimi relativamente a questa abbondante colletta che è amministrata da noi; 21 poichè noi ci preoccupiamo di quel che è bene, non solo al cospetto di Dio, ma anche degli uomini. 22 E con loro abbiam pure mandato il fratello nostro che in molte occasioni e tante volte abbiamo sperimentato come pieno di zelo, ed ora è molto più zelante per la molta fiducia che ha in voi. 23 Rispetto a Tito, dunque, dico, è un mio compagno e vostro cooperatore, e i nostri fratelli, sono apostoli delle Chiese, gloria di Cristo. 24 Date dunque in loro al cospetto delle Chiese, prova del vostro amore, e giustificazione del perchè noi meniamo vanto di voi.

Capitolo 9

Qualità e frutti copiosi dell'elemosina. 1 - Intorno al ministero in favore dei santi, mi è superfluo scrivere a voi; 2 conosco la vostra prontezza d'animo, quale a rispetto vostro io vanto coi Macedoni, dicendo che l'Acaia s'è preparata fin dall'anno scorso, e che il vostro zelo è stato di eccitamento a tanti. 3 Ma ho inviato i fratelli, perchè il nostro vanto rispetto a voi non riesca vano in questa parte e voi siate pronti (come ho detto); 4 non vorrei che se venissero con me dei Macedoni e vi trovassero impreparati, non avessimo a vergognarci noi (per non dir voi), per la fondata fiducia [in voi posta]. 5 Perciò ho creduto necessario pregare i fratelli a venir da voi prima, e preparare la già annunziata vostra larghezza, sì che questa sia pronta come larghezza; non come spilorceria. 6 Questo è; chi semina scarsamente, scarsamente anche mieterà, e chi semina largamente, largamente anche mieterà. 7 Ciascuno secondo che destinò nel suo cuore, non con rincrescimento, nè per forza, poichè ilare donatore ama il Signore. 8 E può Iddio sovrabbondare di ogni grazia su di voi, affinchè in ogni cosa e sempre avendo tutto il sufficiente sovrabbondiate in ogni opera di bene, 9 conforme sta scritto: " Ha profuso, ha dato ai poveri, la sua giustizia rimane in eterno ". 10 Or colui che somministra seme al seminatore, darà anche pane da mangiare e moltiplicherà la vostra semenza e accrescerà i frutti della vostra giustizia. 11 Così, arricchiti in tutto, potrete esercitare la più larga beneficienza, la quale per opera vostra dà luogo a ringraziamenti a Dio. 12 Il servizio di questa oblazione non solo è tale da soddisfare i bisogni dei santi, ma sovrabbonda anche per molti rendimenti di grazie a Dio; 13 poichè per la prova di questa somministrazione, glorificano Dio, a motivo della vostra soggezione al riconoscimento del Vangelo di Cristo e della liberalità e generosità vostra verso loro e verso tutti, 14 e, colle preghiere che fanno per voi, mostrano volervi un gran bene per la sovrabbondante grazia di Dio che è in voi. 15 Grazie sian rese a Dio per questo ineffabile suo dono.

Capitolo 10

Paolo userà la sua autorità contro i suoi avversari. 1 - Or io stesso Paolo, vi esorto per la mansuetudine e mitezza di Cristo, io che di presenza fra voi sono così umile, e assente poi sono sì ardito con voi, 2 vi prego di far in modo che io non debba, venendo, farmi forte di quella franchezza della quale si crede che io sia audace, contro quelli che fan conto di noi come gente che vive secondo la carne. 3 Giacchè pur vivendo nella carne non militiamo però secondo la carne; 4 poichè le armi della nostra milizia non sono carnali, ma potenti in Dio a distruggere anche delle fortezze, distruggendo noi i falsi ragionamenti 5 e ogni rocca elevata contro la conoscenza di Dio, e facendo schiava ogni intelligenza all'obbedienza di Cristo; 6 avendo in pronto anche il punire ogni disobbedienza quando la vostra obbedienza non sia completa. 7 Voi badate a quello che è l'apparenza delle cose. Se uno confida in sè d'essere di Cristo, questo di nuovo entro di sè rifletta, che com'è di Cristo lui, così anche noi. 8 Poichè se anche mi vantassi un po' di più della podestà nostra che il Signore ci diede, a edificazione vostra, e non a rovina, non avrei da vergognarmene; 9 che non abbia a sembrare ch'io vi voglia intimidire con le lettere. 10 Le sue lettere, dice taluno, sono gravi e forti, ma la presenza di persona è debole, e la parola non val nulla. 11 Chi dice così rifletta, che quali siamo assenti colla parola per mezzo delle lettere, tali siamo presenti coll'opera. 12 Non abbiamo certo il coraggio di metterci nel novero o di paragonarci ad alcuno di quelli che mettono avanti se stessi, ma misuriamo noi stessi in noi stessi, e paragoniamo noi a noi stessi; 13 noi non ci vanteremo senza misura, ma staremo alla misura di quel limite di cui Iddio ci ha fatto parte sì da giungere fino anche a voi. 14 Poichè noi non è che ci arroghiamo troppo, come sarebbe se non fossimo arrivati sino a voi, perchè sino a voi siam venuti nel predicare l'evangelo di Cristo; 15 non ci vantiamo fuor di luogo in fatiche altrui, e nutriamo speranza che crescendo la fede vostra in noi, il nostro campo d'azione potrà essere ingrandito secondo il limite nostro largamente, 16 sino a evangelizzare anche luoghi posti oltre i vostri confini, senza però invadere limiti altrui, sì da menar vanto di cose già apparecchiate da altri. 17 E chi si vanta, nel Signore si vanti, 18 giacchè non colui che raccomanda se stesso è approvato, ma quegli cui raccomanda il Signore.

Capitolo 11

Titoli di gloria di Paolo. 1 - Oh, se sopportaste un po' di stoltezza da parte mia! ma sì la dovete sopportare! 2 perchè io son geloso di voi, d'una gelosia di Dio, poichè vi ho fidanzati per darvi, vergine casta, a un uomo solo, a Cristo; 3 e temo che, come il serpente ingannò Eva, colla sua scaltrezza, così i vostri pensieri si siano corrotti allontanandosi dalla semplicità e purezza che conduce a Cristo. 4 Poichè se il primo venuto predica, o se riceve uno Spirito diverso quale non avete ricevuto [da me], o se egli annunzia un altro Vangelo da quello che avete accettato, costui lo sopportate benissimo! 5 Or io penso di non essere rimasto in nulla addietro a questi straordinari apostoli. 6 Se sono rozzo nel parlare, non lo sono nella coscienza, e l'ho pienamente manifestato fra voi in ogni cosa. 7 Ho io commesso una colpa, umiliando me stesso perchè voi foste inalzati, in quanto gratuitamente vi annunziai il Vangelo di Dio? 8 Ho spogliato altre chiese ricevendone stipendio per il servizio vostro; 9 e venuto da voi, e pur essendo in bisogno, non fui d'aggravio a nessuno, chè ai miei bisogni provvidero i fratelli venuti dalla Macedonia; e in tutto ho fatto in modo di non esservi di peso; e lo farò ancora. 10 Verità di Cristo è in me; questo vanto non sarà spezzato per me nelle contrade dell'Acaia. 11 E perche? perchè non vi amo? Lo sa Iddio. 12 Quel che fo, lo farò ancora per troncare il pretesto di quelli che vogliono un pretesto per essere trovati come siam noi in ciò di cui si vantano. 13 Costoro sono falsi apostoli, operai ingannevoli, travestiti da apostoli di Cristo. 14 Nè è da meravigliarsene, poichè lo stesso Satana si traveste in angelo della luce; 15 non è dunque un gran che se i suoi ministri si travestono come ministri della giustizia. Ma la loro fine sarà conforme alle loro opere. 16 Lo ripeto, (non forse alcuno creda che io sia pazzo; e se no, anche come pazzo accettatemi, perchè anch'io un tantino mi vanti). 17 Quel che dico in questa fiducia di vantamento, non lo dico secondo il Signore, ma come in istoltezza. 18 Dal momento che molti si vantano secondo la carne, anch'io mi vanterò. 19 Voi volentieri sopportate i pazzi, pur essendo savi; 20 tollerate che uno vi renda schiavi, o vi divori o vi rubi o vi tratti superbamente, o vi pigli a schiaffi! 21 Lo dico a nostra vergogna; noi ci siam davvero mostrati deboli! Ma dove altri ardisce, (parlo sempre da stolto), ardisco anch'io! 22 Son essi Ebrei? anch'io; sono Israeliti? anch'io; sono seme di Abramo? anch'io. 23 Sono ministri di Cristo? (parlo da stolto), ancor di più io; da più nelle fatiche, da più nelle prigionie, molto più nelle battiture ricevute, e spesse volte in rischio di morte. 24 Dai Giudei cinque volte ho ricevuto i quaranta colpi meno uno; 25 tre volte fui battuto colle verghe; una volta fui lapidato; tre volte naufragai; una notte e un giorno passai nell'abisso. 26 In viaggi sono stato più volte, in pericoli di fiumi, in pericoli di pirati, in pericoli da parte della mia schiatta, in pericoli da parte dei Gentili; pericoli in città, e nel deserto, e sul mare; pericoli tra i falsi fratelli, 27 in fatiche e pene, nelle veglie tante volte, nella fame e nella sete, nei frequenti digiuni, nel freddo e nella nudità. 28 E oltre questi mali esteriori v'è il cruccio quotidiano che su me incombe, cioè la cura di tutte le Chiese. 29 Chi è infermo che anch'io nol sia? Chi è scandalizzato senza che io non arda? 30 Se c'è da vantarsi, io vanterò gli atti della mia debolezza; 31 Iddio e Padre del Signore Gesù, colui che è benedetto nei secoli, sa che io non mento. 32 A Damasco il governatore del re Areta aveva posto guardie intorno alla città de' Damasceni per pigliarmi, 33 e per una finestra fui calato giù in una cesta lungo il muro, e sfuggii così dalle mani di lui.

Capitolo 12

1 - Se bisogna proprio vantarsi - non è una bella cosa - verrò alle visioni e rivelazione del Signore. 2 Conosco un uomo in Cristo che quattordici anni fa - o sia corporalmente, non lo so, o sia senza corpo non lo so, lo sa Dio - un uomo siffatto fu rapito sino al terzo cielo. 3 E so che un tal uomo - se nel corpo o fuori del corpo nol so, lo sa Iddio - 4 fu rapito in paradiso, e udì parole ineffabili che non è lecito ad uomo di proferire. 5 Riguardo a siffatto uomo mi vanterò; rispetto a me stesso non mi vanterò se non delle mie infermità. 6 Se volessi vantarmi, non sarei stolto, poichè dico il vero; ma mi astengo, perchè nessuno faccia conto su me, oltre quello che in me vede e sente da me. 7 E quanto all'eccellenza delle rivelazioni perchè io non abbia a insuperbirmene, mi fu dato uno stimolo nella carne, un angelo di Satana, che mi schiaffeggi, affinchè io non mi insuperbisca. 8 Rispetto a costui, tre volte ho pregato il Signore perchè lo allontanasse da me. 9 Ed egli mi disse: «Ti basta la mia grazia, perchè la virtù ha il suo compimento tra le infermità». Volentieri dunque mi glorierò di più nelle infermità, affinchè abiti presso di me la virtù di Cristo. 10 Per questo mi compiaccio nelle infermità, nelle violenze, nelle necessità, nelle persecuzioni e nelle angustie per Cristo; perchè quando sono in cruccio allora ho virtù. 11 Son diventato stolto; voi mi ci avete costretto. Poichè da voi avrei io dovuto essere raccomandato; non sono stato per nulla affatto inferiore a quegli egregi apostoli, se anche non valgo nulla. 12 I segni dell'apostolato mio sono stati operati in voi con tutta costanza, con miracoli e prodigi e virtù. 13 Giacchè in che cosa siete stati di meno in confronto delle altre Chiese, se non in questo che io non vi sono stato d'aggravio; oh, perdonatemi questo torto! 14 Ecco per la terza volta ho da venire da voi, e non vi sarò d'aggravio; poichè io non cerco le cose vostre, ma voi; non spetta ai figliuoli tesoreggiare per i genitori, ma ai genitori per i figli. 15 Ed io ben volentieri spenderò, e io stesso sarò speso tutto per le anime vostre. Se vi amo così esuberantemente, son io amato meno? 16 E sia pure, io non vi sono stato d'aggravio. Forse da furbo qual sono, vi ho preso coll'inganno? 17 o forse per mezzo di qualcuno di quelli che vi ho mandato vi ho ingannati? 18 Ho pregato Tito e insieme con lui mandai quell'altro fratello; forse v'ha ingannato Tito? non abbiam proceduto collo stesso spirito? non sulle stesse tracce? Timori, avvertimenti e saluti. 19 Da un pezzo voi pensate che noi vogliamo difenderci con voi; ma davanti a Dio noi parliamo in Cristo, e il tutto, o diletti, è per la vostra edificazione. 20 Poichè temo, venendo, di non trovarvi quali io voglio, e d'essere io trovato da voi quale non mi vorreste; che vi sia tra voi contesa, gelosia, animosità, rivalità, maldicenze, insinuazioni, superbie, sedizioni. 21 E temo che venendo io, il mio Dio mi umilii di nuovo rispetto a voi, e io abbia a piangere molti di quelli che prima hanno peccato e non si son pentiti dell'impurità e fornicazione e della dissolutezza in cui sono vissuti.

Capitolo 13

1 - Ecco dunque per la terza volta vengo da voi; «Ogni parola sarà posta sulla bocca di due o tre testimoni». 2 L'ho detto prima e lo ripeto, come quand'ero presente la seconda volta così ora essendo assente, e dichiaro a quelli che hanno mancato prima e a tutti gli altri, che al mio ritorno non li risparmierò. 3 Cercate forse la prova che Cristo parla in me, quel Cristo che non è debole rispetto a voi, ma anzi è in voi potente? 4 Fu crocifisso sì per debolezza, ma vive per la potenza di Dio. Anche noi siamo deboli in lui, ma vivremo con lui per la virtù di Dio su voi. 5 Mettete alla prova voi stessi se siete nella fede; fate l'esame di voi; o non riconoscete da voi stessi che Gesù Cristo è in voi? a meno che siate proprio da riprovare. 6 Ma spero riconoscerete che noi non siamo riprovevoli. 7 E preghiamo Dio che voi non facciate alcun male, non per apparir noi approvabili, ma perchè voi facciate il bene anche se noi siamo riprovati. 8 Nulla possiamo contro la verità, ma sì a pro della verità. 9 E ci rallegriamo di esser deboli se voi siete forti; e questo chiediamo pregando, la vostra perfezione. 10 Perciò scrivo queste cose assente, perchè venendo, non abbia ad agire duramente secondo la facoltà che mi concedette il Signore, a edificazione non a distruzione. 11 Del resto, o fratelli, siate allegri, fatevi perfetti, consolatevi, siate d'accordo nelle idee, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi. 12 Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio. Vi salutano tutti i Santi. 13 La grazia del Signore Gesù Cristo e l'amore di Dio e la comunione del Santo Spirito sia con tutti voi.

 

 

 

LETTERA AGLI EFESINI Fine anno 63 d.C. Durante la prima prigionia in Roma.

Capitolo 1

Intestazione. 1 - Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, ai Santi che sono in Efeso e ai fedeli in Gesù Cristo; 2 grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo. Il mistero concepito da tutta l'eternità. 3 Benedetto Iddio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, il quale ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale, celeste, in Cristo, 4 in quanto ci ha eletti in Lui, prima della fondazione del mondo, a esser santi e irreprensibili nel suo cospetto, per amore 5 avendoci predestinati a esser figli suoi adottivi per mezzo di Gesù Cristo, secondo la benignità del suo volere, 6 sì che ciò torni a lode della gloriosa manifestazione della grazia sua, di cui ci fece dono nel suo diletto Figliuolo. 7 In Lui noi abbiamo la redenzione per mezzo del suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia, 8 di cui fu largo a noi in ogni sapienza e prudenza, 9 facendoci conoscere il mistero della sua volontà secondo la benignità sua, volontà che Egli aveva in sè prestabilita, 10 per tradurla in atto nella pienezza dei tempi; e [il mistero consiste in questo]: cioè nell'instaurare tutte le cose in Cristo, sia le cose celesti sia le terrestri. In Cristo 11 nel quale siamo anche stati fatti eredi noi, predestinati a ciò secondo il proposito di Chi tutto agisce secondo il consiglio della propria volontà, 12 sì che noi riusciamo a lode della sua gloria; noi che fin da prima abbiamo sperato in Cristo; 13 nel quale anche voi, udita la parola della verità, (la buona novella della salvezza nostra), avete riposto fede, e avete ricevuto l'impronta dello Spirito Santo della promessa, 14 il quale è caparra della nostra eredità per la redenzione delle genti che egli fece sue a lode della sua gloria. Il mistero attuato nella Chiesa. 15 Per questo ancor io, sentendo la fede vostra nel Signore Gesù e l'amore che portate a tutti i santi, 16 non cesso dal ringraziare per voi, facendo di voi menzione nelle mie preghiere, 17 affinchè il Dio del Signor nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia Spirito di sapienza e di rivelazione, nella piena conoscenza di lui, 18 e siano illuminati gli occhi del vostro cuore, affinchè sappiate qual è la speranza a che v'ha chiamati, quanto sia ricca la gloria della sua eredità fra i santi, 19 e quanto immensamente grande la sua potenza su di noi credenti; per l'efficacia della sua potente forza; 20 la quale egli esercitò in Cristo, risuscitandolo dai morti, e facendolo sedere alla sua destra nei cieli, 21 al di sopra d'ogni Principato e Podestà, Virtù e Dominazione e al di sopra di ogni titolo che si possa dare non solo nell'età presente ma anche nella futura. 22 E tutto pose sotto i suoi piedi, e Lui

Capitolo 2

1 - E voi pure ha fatto rivivere, che eravate morti per i vostri falli e i vostri peccati, 2 nei quali una volta vi siete abbandonati secondo l'andazzo di questo mondo, secondo il principe delle podestà dell'aria, quello spirito che ora agisce tra i figli della incredulità. 3 Tra questi ci siamo aggirati anche noi tutti, nelle cupidigie della nostra carne, seguendo i capricci della carne e del pensiero, ed eravamo per natura figli d'ira come gli altri. 4 E Iddio, ricco di misericordia, per il grande amore che ci portava 5 pur essendo noi morti per le nostre colpe, ci richiamò a vita in Cristo (per sua grazia siete stati salvati), 6 in Cristo Gesù ci ha risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, 7 affinchè nelle età avvenire fosse fatta palese l'immensa ricchezza della sua grazia, nella benignità verso noi in Cristo Gesù. 8 Sì, per grazia siete stati salvati mediante la fede; e ciò non è da voi ma è dono di Dio; 9 non dalle opere vostre, che nessuno abbia a gloriarsene. 10 Noi siamo fattura di lui, creati in Cristo Gesù per opere buone, a cui ci preparò Iddio perchè le praticassimo. 11 Perciò ricordatevi che un tempo voi, pagani nella carne, voi detti gli incirconcisi da quelli che, circoncisi per operazione chirurgica nella carne, si chiamavan così, 12 eravate in quel tempo all'infuori di Cristo, esclusi dalla cittadinanza d'Israele ed estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo. 13 Ora invece in Cristo Gesù, voi che eravate lontani, siete diventati vicini nel sangue di Cristo. 14 Giacchè egli è la nostra pace; egli delle due cose ne ha fatta una sola, togliendo di mezzo il muro che li separava, cioè l'inimicizia, e nella sua carne 15 annullò co' suoi precetti la Legge delle prescrizioni [giudaiche], al fine di ridurre in se stesso, artefice di pace, i due in unico uomo nuovo, 16 e riconciliarli entrambi in un corpo unico a Dio per mezzo della croce, uccidendo in sè ogni inimicizia. 17 E venne a recare il buon annunzio di pace a voi che eravate lungi, e pace a questi che eran vicini; 18 e per lui noi abbiamo accesso entrambi in unico Spirito al Padre. 19 Perciò dunque non siete più ospiti e forestieri, ma siete concittadini dei santi e della famiglia di Dio;

20 edifizio eretto sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendone pietra angolare lo stesso Cristo Gesù; 21 su cui tutto l'edificio ben costruito s'inalza a tempio santo nel Signore; 22 e voi pure siete parte di quest'edificio, che ha da essere abitacolo di Dio nello Spirito. in Roma.

Capitolo 3

Rivelazione del mistero. 1 - In grazia di questo io Paolo, il prigioniero di Cristo Gesù per voi Gentili..., 2 poichè avete udito certo il compito che la grazia di Dio a me data mi ha affidato rispetto a voi, 3 e come per rivelazione fu da me conosciuto il mistero, come ho prima scritto in breve, 4 per cui potete, leggendo, capire l'intelligenza che ho nel mistero del Cristo, 5 il quale nelle altre età non fu conosciuto dai figli degli uomini, così com'ora è stato rivelato ai santi apostoli di lui e profeti nello Spirito, 6 e ciò è a dire che i Gentili sono coeredi e da formare unico corpo e compartecipi della promessa di Cristo Gesù mediante il Vangelo. 7 del quale io son diventato ministro, per dono della grazia di Dio, a me concessa per l'efficacia della sua virtù. 8 A me che sono meno che l'infimo di tutti i santi fu data questa grazia di recare ai Gentili la buona novella della imperscrutabile ricchezza di Cristo, 9 e mettere a tutti in luce, qual sia la traduzione in atto dell'arcano nascosto da secoli in Dio creatore di ogni cosa, 10 affinchè ora fosse nota ai Principati e alle Podestà dei cieli, per mezzo della Chiesa, la infinitamente varia sapienza di Dio, 11 secondo la determinazione eterna, che Egli ne fece in Cristo Gesù Signor nostro, 12 in cui abbiamo libero accesso a Dio, con piena fiducia mediante la fede in lui. 13 Per questo io vi chiedo di non perdervi d'animo nelle afflizioni che ho per voi, le quali sono la vostra gloria. 14 In vista di ciò io piego le ginocchia davanti al Padre del Signor nostro Gesù Cristo, 15 da cui ogni famiglia e nei cieli e sulla terra prende nome, 16 affinchè dia a voi, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere per mezzo dello Spirito di lui fortemente corroborati nell'uomo interiore, 17 e faccia sì che Cristo dimori nei vostri cuori per mezzo della fede, e voi radicati e fortificati in amore, 18 siate resi capaci di comprendere con tutti i santi, qual sia la larghezza e la lunghezza e l'altezza e la profondità, 19 e intendere quest'amore di Cristo che sorpassa ogni scienza, affinchè siate ripieni di tutta la pienezza di Dio. 20 E a lui che può far tutto, ben al di là di quel che noi domandiamo, o pensiamo, secondo la virtù che opera in noi, 21 a lui, sia la gloria nella Chiesa, e in Cristo Gesù per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli. Amen.

Capitolo 4

Virtù principali della vita cristiana. 1 - Io dunque vi esorto, io il carcerato nel Signore di condurvi in modo degno della chiamata che avete ricevuto, 2 con tutta umiltà e mansuetudine e con longanimità, tollerandovi a vicenda con amore, 3 sforzandovi di conservare l'unità dello spirito nel vincolo della pace; 4 un corpo solo, un solo spirito, come in unica speranza siete stati chiamati;

5 uno è il Signore, una la fede, uno il battesimo; 6 un Iddio e padre di tutti, colui che è sopra a tutti e per tutti in tutti.7 A ciascuno poi di noi fu data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. 8 Per questo dice: «Salito in alto s'impadronì di molti prigionieri, e diede doni agli uomini». 9 E l'esser salito che vuol dire, se non che era disceso nelle parti inferiori della terra? 10 Quegli che è disceso è lo stesso che è salito al di sopra dei cieli tutti, per portare a compimento ogni cosa. 11 Ed egli diede gli uni apostoli, gli altri profeti, gli altri evangelisti, gli altri pastori e maestri, 12 per il perfezionamento dei santi, in vista dell'opera del ministero, che è l'edificazione del corpo di Cristo, 13 fino a tanto che ci riuniamo tutti nell'unità della fede e nel riconoscimento del Figlio di Dio, giungendo alla maturità di uomo fatto, alla misura di età della pienezza di Cristo; 14 affinchè non siamo più dei bambini, sballottati e portati via da ogni vento di dottrina per gl'inganni degli uomini e la malizia loro a render seducente l'errore; 15 ma seguendo il vero con amore progrediamo in tutto verso di lui che è il capo, Cristo, 16 dal quale tutto il corpo ben composto e connesso per l'utile concatenazione delle articolazioni, efficacemente, nella misura di ciascuna delle sue parti, compie il suo sviluppo per l'edificazione di se stesso nell'amore. 17 Questo dunque dico io, e vi scongiuro nel Signore, di non vivere più come vivono i Gentili nella vanità della mente loro,

18 che ottenebrati nell'intelligenza, sono fatti estranei alla vita di Dio, per la ignoranza che è in loro per via dell'indurimento del loro cuore; 19 essi, perduto ogni sentimento si son dati alla dissolutezza sì da operare ogni impurità nella loro cupidigia di possesso. 20 Ma voi non così avete imparato Cristo, 21 se pur gli avete dato retta e siete stati in lui ammaestrati, confermemente alla verità che è in Gesù, 22 a deporre, rispetto alla vostra vita di prima, il vecchio uomo corrompentesi per le passioni ingannatrici, 23 e rinnovarvi nello spirito della vostra mente, 24 e rivestire l'uomo nuovo quello creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera. Avvertimenti generali ai cristiani. 25 Perciò rigettando ogni menzogna, dite la verità ciascuno al prossimo suo perchè siamo membri gli uni degli altri; 26 nell'ira non peccate e il sole non tramonti sul vostro sdegno, 27 nè date luogo al diavolo. 28 Chi rubava non rubi più, piuttosto s'affatichi lavorando colle proprie mani qualcosa di buono, affinchè abbia di che far parte a chi ha bisogno. 29 Ogni cattivo discorso non esca più dalla bocca vostra; se mai, qualche discorso buono che serva a edificazione, dato il bisogno, questo sì, affinchè dia grazia a chi l'ascolta. 30 E non contristate lo Spirito Santo di Dio, nel quale avete ricevuto l'impronta per il giorno del riscatto. 31 Ogni acrimonia e animosità e ira e clamore e maldicenza sia sbandita da voi insieme con ogni malizia. 32 Siate benigni gli uni verso gli altri, misericordiosi, donandovi a vicenda così come Dio in Cristo donò a noi.

Capitolo 5

1 - Fatevi dunque imitatori di Dio, come figli bene amati, 2 e vivete amandovi come anche Cristo amò noi, e diede se stesso per noi, oblazione e sacrificio a Dio, profumo di soave odore. 3 Fornicazione poi e qualsiasi impudicizia o avidità di possedere, non si nominino neppure tra voi, come conviene ai santi, 4 e così non disoneste parole, o buffonerie, o scurrilità che non convengono, ma piuttosto azioni di grazie. 5 Poichè questo dovete tenere a mente, che ogni adultero o impudico o avaro, che vuol dire idolatra, non ha eredità nel regno di Cristo e di Dio. 6 Niuno v'inganni con vuoti discorsi, poichè per tali cose viene l'ira di Dio sui figli ribelli. 7 Non fatevi dunque consoci di costoro, 8 poichè una volta eravate tenebre ma ora siete luce nel Signore; e come figli della luce dovete vivere, 9 giacchè il frutto della luce è in ogni bontà e giustizia e verità, 10 esaminando quel che è accetto al Signore; 11 e non prendete parte alle opere infeconde delle tenebre, ma anzi riprendetele, 12 perchè quel che si fa in segreto, è turpe anche il dirlo, 13 e le cose condannate son tutte messe in chiaro dalla luce, poichè tutto quello che è manifestato è luce. 14 Onde dice: «Risvegliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti» e Cristo ti darà luce. 15 Perciò state bene attenti a come vi portate; non da insipienti, 16 ma da saggi; valendovi del tempo opportuno, perchè i giorni son cattivi. 17 Perciò non siate imprudenti, ma cercate di capire qual è la volontà di Dio. 18 Nè inebriatevi di vino, nel che vi è la dissolutezza, ma siate ripieni dello Spirito Santo, 19 trattenendovi con salmi, inni, e canti spirituali, cantando e salmodiando di cuore al Signore, 20 rendendo sempre grazie per tutto, nel nome del Signor nostro Gesù Cristo, a Dio Padre, 21 sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo. Doveri della famiglia cristiana. 22 Le donne siano soggette ai loro mariti, come al Signore, 23 perchè l'uomo è capo della donna come anche Cristo è capo della Chiesa, egli il salvatore del corpo di lei; 24 or come la Chiesa sta soggetta a Cristo, così anche le donne ai mariti, in tutto. 25 E voi, o mariti, amate le vostre mogli, così come Cristo amò la Chiesa e diè se stesso per lei 26 nel fine di santificarla, purificandola col lavacro dell'acqua mediante la parola di vita, 27 per far comparire egli stesso davanti a sè gloriosa la Chiesa, affinchè sia senza macchia, senza ruga o altra cosa siffatta, ma anzi santa e immacolata. 28 Così anche i mariti devono amare le loro mogli come i propri corpi; chi ama sua moglie ama se stesso; 29 giacchè nessuno ha odiato mai la sua carne, ma la nutre e la circonda di cure come Cristo fa alla Chiesa, 30 giacchè noi siamo membra del corpo di lui; 31 per questo abbandonerà l'uomo suo padre e sua madre e s'unirà strettamente colla moglie sua e saranno due in una carne sola. 32 Grande è questo sacramento; - io dico a riguardo di Cristo e della Chiesa. - 33 Così dunque ciascun di voi ami la propria moglie così come se stesso, e la donna rispetti l'uomo.

Capitolo 6

1 - O figliuoli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perchè questo è giusto. 2 Onora tuo padre e tua madre, ecco il primo comandamento nella promessa, 3 perchè tu abbia bene e abbia lunga vita sulla terra. 4 E voi, padri, non provocate ad ira i vostri figliuoli, ma allevateli nella disciplina e negli ammonimenti del Signore. 5 O servi, obbedite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore nella semplicità del vostro cuore come a Cristo, 6 non servendo solo all'occhio come chi vuol piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, facendo la volontà di Dio di cuore, 7 servendo con buona volontà come a Dio non come ad uomini, 8 sapendo che ciascuno se fa il bene, bene riceverà dal Signore, schiavo o libero che sia. 9 E voi, padroni, fate lo stesso coi servi, astenendovi dalle minacce, sapendo che il Padrone loro e di voi è nei cieli, e non è appo lui accettazione di persone. Amatura del cristiano. 10 Del resto, fratelli, siate forti nel Signore e nel potere della forza di lui. 11 Rivestitevi dell'armatura di Dio per potere affrontare le insidie del diavolo, 12 poichè non è la nostra lotta col sangue e colla carne, ma contro i dominatori del mondo delle tenebre, contro gli spiriti maligni dell'aria. 13 Per questo prendete l'armatura di Dio affinchè possiate resistere nel giorno cattivo e, compiuto il vostro dovere, restar in piedi. 14 Saldi dunque, cingendo i vostri lombi nella verità e indossando la corazza della giustizia, 15 e calzando i piedi nella preparazione che dà il Vangelo della pace; 16 in ogni cosa impugnando lo scudo della fede, su cui possiate spegnere tutti i dardi infocati del maligno. 17 E prendete su anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio; 18 con ogni preghiera e supplicazione, pregando in ogni tempo in ispirito, e vegliando allo stesso fine con incessante perseveranza e supplicazione a pro dei santi tutti 19 e per me, affinchè nell'aprir bocca siami concessa la parola per far conoscere francamente il mistero del Vangelo, 20 per il quale sono ambasciatore nei ceppi, sì che io possa in caso usare tutta la libertà di parola come è conveniente. Conclusione. 21 E affinchè sappiate anche voi le cose mie, e come me la passo, d'ogni cosa v'informerà Tichico il caro fratello e fedele ministro nel Signore, 22 che ho mandato a voi appunto a questo scopo che voi conosciate le cose nostre e perchè conforti i vostri cuori. 23 Pace ai fratelli e amore con fede da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo. 24 La grazia sia con tutti quelli che, senza lasciarsi corrompere, amano il Signore nostro Gesù Cristo. Così sia.

 

 

 

LETTERA A FILEMONE IntroduzioneAnno 63 d.C. Da Roma.

1 - Paolo, prigioniero di Cristo Gesù e il fratello Timoteo al caro Filemone nostro cooperatore, 2 e alla sorella Appia, e ad Archippo nostro compagno d'armi e alla chiesa di casa tua, 3 grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signor Gesù Cristo. 4 Ringrazio il mio Dio ogni volta, e fo menzione di te nelle mie preghiere, 5 udendo l'amor tuo e la fede che hai nel Signor Gesù e in tutti i santi; 6 prego che la comunanza della fede tua diventi efficace nel far riconoscere tutto il bene che è fra noi in Cristo. 7 Davvero una gran gioia io ebbi e consolazione per l'amor tuo; perchè le viscere dei santi per l'opera tua ebbero un grande sollievo, o fratello. 8 Per la qual cosa, pur avendo in Cristo molta libertà di ordinarti quel che convenga, 9 preferisco pregarti a titolo di carità, così come sono, Paolo, vecchio e ora anche prigioniero di Cristo Gesù. 10 Ti prego per il figlio mio, che ho generato tra le catene, Onesimo, 11 quello che una volta fu disutile a te, e ora sarà a te e a me utilissimo; 12 io l'ho rimandato a te, lui, cioè le mie viscere. 13 Lo volevo tenere presso di me, affinchè in vece tua mi servisse nelle catene del Vangelo; 14 ma non ho voluto far nulla senza il tuo parere, affinchè il benefizio tuo non fosse forzato ma volontario. 15 Giacchè forse per questo fu separato da te per un po' di tempo, affinchè tu lo ricuperassi in eterno, 16 non più come schiavo, ma più che schiavo fratello carissimo, massime per me quanto più per te, e nella carne e nel Signore. 17 Dunque se tu tieni me per intrinseco, accoglilo come me stesso. 18 E se ti ha fatto torto o ti deve ancor qualcosa, questo mettilo a mio conto. 19 Io Paolo ho scritto di mio pugno il «pagherò», per non dirti che tu sei debitore a me di te stesso. 20 Sì, fratello, possa io ricavare un utile da te nel Signore, dà questo sollievo al mio cuore in Cristo. 21 Ti ho scritto fiducioso nella tua obbedienza, sapendo che tu farai anche di più di quel che dico. 22 E al tempo stesso preparami l'ospitalità, perchè spero che per le vostre preghiere vi sarò ridonato. 23 Ti saluta Epafra il mio compagno di prigionia in Cristo Gesù, 24 e con lui Marco, Aristarco, Demade, Luca, miei collaboratori. 25 La grazia del Signore Gesù Cristo sia col vostro spirito.

 

 

LETTERA A TITO IntroduzioneInizio anno 65 d.C. Da Roma (presumibilmente).

Capitolo 1

Intestazione e Saluti. 1 - Paolo, servo di Dio, apostolo di Gesù Cristo per la fede degli eletti di Dio e per il riconoscimento della verità, che è secondo la pietà, 2 e si fonda sulla speranza della vita eterna, la quale promise Iddio infallibile prima che cominciassero i secoli, 3 e a tempo opportuno manifestò la sua parola nella predicazione, di cui io fui incaricato per ordine di Dio Salvatore nostro, 4 a Tito diletto figlio mio secondo la fede comune, grazia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù nostro Salvatore. Qualita' dei presbiteri. 5 Per questo appunto t'ho lasciato in Creta, affinchè tu completi l'opera di riordinamento, e stabilisca città per città dei presbiteri, così com'io t'ho ordinato, 6 se qualcuno v'è irreprensibile, marito di una sol donna, che abbia figliuoli credenti, senza traccia di dissolutezza o di insubordinazione. 7 Giacchè il vescovo ha da essere uomo irreprensibile, come amministratore di Dio, non arrogante, non iracondo, non dedito al vino, non violento, non cercatore di turpe lucro; 8 ma per contro ospitale, amante di bene, saggio, giusto, pio, temperante, 9 attaccato alla parola di fede conforme all'insegnamento avuto; affinchè sia in grado anche di esortare nella sana dottrina e di confutare quelli che la contraddicono. 10 Giacchè molti vi sono insubordinati, chiacchieroni e ingannatori, massime fra i circoncisi, 11 ai quali bisogna chiuder la bocca; costoro sovvertono intiere famiglie insegnando quel che non si deve, per vil guadagno. 12 Disse uno di loro, un loro proprio profeta: «I Cretesi sempre bugiardi, male bestie, ghiottoni, infingardi»; 13 questa testimonianza è vera. Per la qual cosa redarguiscili recisamente, perchè si risanino nella fede, 14 non dando retta a favole giudaiche e a precetti di uomini che voltan le spalle alla verità. 15 Tutto è puro per i puri; per i contaminati e gli infedeli nulla è puro, ma si è contaminata in loro anche la mente e la coscienza. 16 Professano di saper chi è Dio, ma colle opere lo rinnegano, essendo abominevoli e ribelli e incapaci di qualsiasi opera buona.

Capitolo 2

Riforma dei costumi. 1 - Ma tu discorri le cose che si convengono alla sana dottrina. 2 Che i vecchi sian sobrii, degni di rispetto, saggi, sani nella fede, nell'amore, nella costanza; 3 e le donne d'età parimente si mantengano in un contegno di decorosa santità, non siano maldicenti, non schiave del molto vino, maestre di bene, 4 acciocchè rendan savie le giovani, sì da amare i mariti loro, amanti dei figli, 5 sagge, caste, lavoratrici in casa, buone, soggette ai proprii mariti, affinchè della parola di Dio non si dica male. 6 Del pari esorta i giovani a esser savii in tutto, 7 mostrando te stesso modello di opere buone, e nell'insegnare mostra purità, gravità, 8 parola sana e incensurabile, acciocchè chi ci sta contro abbia rispetto, non avendo nulla di male da dire di noi. 9 Gli schiavi siano soggetti ai loro padroni in tutto, compiacenti, non abbiano lo spirito di contraddire,

10 di mettere da parte a vantaggio proprio, ma mostrino in tutto la loro buona fede, in modo da far onore in ogni cosa alla dottrina del nostro Salvatore Dio. 11 Poichè la grazia di Dio s'è mostrata salvatrice per tutti gli uomini 12 ammaestrandoci, affinchè rinnegando l'empietà e le cupidigie mondane, saggiamente e giustamente e piamente viviamo nella presente vita, 13 attendendo quella beata speranza che è l'apparizione gloriosa del gran Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo; 14 il quale ha dato se stesso per noi affine di riscattarci da ogni iniquità e purificare per sè un popolo di sua proprietà, zelatore di opere buone. 15 Tali cose insegna ed esorta, e riprendi con tutta l'autorità. Che nessuno ti disprezzi.

Capitolo 3

Doveri generali dei cristiani. 1 - Rammenta loro che siano soggetti ai magistrati in carica, ubbidiscano, siano pronti a ogni opera buona, 2 non dican male di alcuno, non siano litigiosi, ma modesti, e mostrino tutta la mitezza possibile verso tutti. 3 Eravamo anche noi una volta insensati, increduli, traviati, schiavi alle passioni e ai piaceri di ogni sorta, vivendo in malizia e invidia, detestabili e in odio gli uni agli altri. 4 Ma quando apparve la bontà e l'amore verso gli uomini di Dio Salvatore nostro, 5 egli ci salvò, non per opere di giustizia fatte da noi, ma secondo la sua misericordia, mediante il lavacro di rigenerazione e un rinnovamento dello Spirito Santo, 6 ch'Egli copiosamente diffuse su noi per mezzo di Cristo Gesù Salvatore nostro, 7 affinchè giustificati per la grazia di lui diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna. 8 Parola di fede è questa, e su ciò voglio che tu parli con tutta sicurezza, affinchè quelli che han creduto in Dio, procurino di stare intenti alle opere buone. 9 Queste son le cose belle e utili agli uomini; ma le stolte discussioni e genealogie e contese e le controversie legali, queste sfuggile, chè sono inutili e vane. 10 L'uomo eretico, dopo una o due ammonizioni, evitalo, 11 sapendo che un siffatto s'è fuorviato, e pecca, essendo condannatore di se stesso. Ultime raccomandazioni e saluti. 12 Quando t'avrò mandato Artema o Tichico, affrettati a venir da me qua a Nicopoli, perchè ivi ho deciso di svernare. 13 Provvedi al viaggio di Zena il giureconsulto e di Apollo, affinchè non manchi loro nulla. 14 E imparino anche i nostri ad iniziare buone opere per i bisogni urgenti, onde non siano disutili. 15 Ti salutano tutti quelli che sono con me. Saluta quelli che ci amano nella fede.La grazia sia con tutti voi.

 

 

LETTERA AGLI EBREI IntroduzioneAnni tra il 63 ed il 64 d.C. Dall'Italia.

Capitolo 1

Gesù Cristo è superiore agli Angeli. 1 - Dopo aver Iddio in antico, a più riprese e in molte guise, parlato ai nostri padri per mezzo dei profeti, 2 in questi ultimi tempi parlò a noi a mezzo del Figlio suo, ch'egli costituì erede di ogni cosa, per mezzo del quale creò anche i secoli. 3 Questo Figlio, essendo il riflesso della gloria di Dio e l'impronta della sua sostanza, e tutto sostenendo colla parola della sua potenza, dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, si assise alla destra della Maestà divina nel più alto de' cieli, 4 diventato così tanto superiore agli angeli quanto più alto nome ereditò in comparazione di loro. 5 Difatti, a qual mai degli angeli disse Iddio: «Figlio mio sei tu, oggi ti ho generato?» e di nuovo: «Io sarò a lui come padre, ed egli sarà a me come figlio?». 6 E quando altra volta introduce il primogenito nel mondo dice: «E s'inchinino a lui tutti gli angeli di Dio». 7 E rispetto agli angeli dice: «Colui che fa suoi angeli i vènti e suoi servi i fuochi fiammanti». 8 Invece rispetto al figlio: «Il tuo trono, o Dio, è eterno» e: «La verga della rettitudine è scettro del tuo regno»; e: 9 «Tu hai amato la giustizia e odiato la iniquità; per questo ti unse Iddio, il Dio tuo, dell'olio dell'allegrezza ben più che i tuoi compagni»; 10 e: «Tu da principio, o Signore, hai fondato la terra, e opera delle tue mani sono i cieli; 11 essi periranno, ma tu rimarrai, tutti invecchieranno come un vestito, 12 tu li rivolterai come un mantello, ed essi saranno rivoltati, ma tu sei sempre lo stesso e i tuoi anni non verranno meno». 13 A qual degli angeli disse mai: «Siedi alla mia destra infino a che io faccia de' tuoi nemici lo sgabello de' tuoi piedi?». 14 Non sono tutti spiriti al servizio [di Dio], inviati a cagione di quelli che devono ricevere l'eredità della salvezza?

Capitolo 2

Applicazione pratica. 1 - Per questo bisogna che noi tanto più ci atteniamo alle cose udite, per evitare che per avventura ci avvenga di fuorviare. 2 Poichè se la parola proclamata per mezzo d'angeli ha avuto la sua sicura conferma, e ogni trasgressione e disobbedienza ha avuto una giusta retribuzione, 3 come scamperemo noi trascurando una cosiffatta salvezza, che annunziata prima dal Signore, è stata in noi confermata da quelli che l'avevano udita, 4 rendendo insieme testimonianza Iddio con segni e prodigi e ogni sorta di miracoli, e con i doni dello Spirito Santo distribuiti secondo la sua volontà? 5 Difatti non agli angeli sottopose Iddio il mondo a venire di cui parliamo. 6 E lo attestò qualcuno dicendo in un luogo: «Che cosa è l'uomo che tu ti ricordi di lui? O il figliuol dell'uomo, che tu ne prenda cura? 7 Tu l'hai fatto un poco inferiore agli angeli; di gloria e di onore lo hai coronato; e lo hai costituito sopra le opere delle tue mani. 8 Ogni cosa hai posto sotto i suoi piedi». Nel sottoporgli tutte le cose nulla lasciò che non fosse sottoposto. Ma per ora non vediamo ancora gli siano sottoposte tutte le cose; 9 bensì quel Gesù che è stato fatto un poco inferiore agli angeli, noi lo vediamo, per via della morte patita, coronato di gloria e d'onore, affinchè per la grazia di Dio a favor di tutti subisse la morte. 10 Giacchè ben si conveniva a colui, per mezzo del quale e a cagione del quale ogni cosa è, volendo condurre alla gloria molti figliuoli, render perfetto per via di patimenti l'autore della salvezza. 11 Poichè e chi santifica e i santificati provengono tutti da uno; gli è per questo che non ha scrupolo di chiamarli fratelli dicendo: 12 «Annunzierò il tuo nome a' miei fratelli; in mezzo all'assemblea ti loderò».13 E di nuovo: «Io metterò la mia fiducia in Lui», e ancora: «Eccomi, io e i figliuoli che Dio m'ha dato». 14 Poichè dunque i figliuoli partecipano del sangue e della carne, anch'egli ugualmente ne ebbe parte, affinchè per mezzo della morte annientasse colui che ha il potere della morte, cioè il diavolo, 15 e liberasse tutti quelli che, per paura della morte, durante tutto il loro vivere erano soggetti a schiavitù. 16 Giacchè non certo ad angeli Egli viene in aiuto, ma viene in aiuto al seme di Abramo. 17 Ond'è ch'egli doveva in tutto essere fatto simile a' suoi fratelli, per diventare misericordioso e fedele sacerdote nelle cose divine, affinchè fossero espiate le colpe del popolo. 18 Poichè appunto per essere stato provato lui e avere sofferto, per questo può venire in aiuto a quelli che sono nella prova.

Capitolo 3

Gesù Cristo è superiore a Mosè. 1 - Voi dunque, fratelli santi, che siete partecipi alla celeste chiamata ben considerate l'apostolo e il sommo sacerdote della nostra fede, Gesù; 2 il quale è fedele a colui che l'ha costituito, come anche Mosè fu [fedele] in tutta la casa di Lui. 3 Giacchè Gesù è stato fatto degno di tanta maggior gloria in confronto di Mosè, quanto maggior onore ha, in confronto a una casa, chi l'ha costruita. 4 Poichè ogni casa vien costruita da qualcuno e chi ha costruito ogni cosa è Dio. 5 Ora Mosè fu sì fedele in tutta la casa di Dio come servitore, a testimonianza delle cose che sarebbero state annunziate, 6 ma Cristo fu, come figlio, soprastante alla propria casa e la sua casa siamo noi, a condizione che manteniamo salda sino alla fine la sicura fiducia e la speranza di cui ci gloriamo. Bisogna perseverare nella fede di Cristo. 7 Perciò, come dice lo Spirito Santo: «Oggi, se voi udite la sua voce, 8 non indurite i vostri cuori come al tempo della contesa, nel giorno della tentazione nel deserto, 9 quando mi tentarono i vostri padri nella prova. E videro le opere mie 10 per quarant'anni; per cui mi irritai con questa generazione, e dissi: - Sempre si sviano nel cuor loro, e non hanno conosciuto le mie vie -; 11 sicchè io giurai nell'ira mia: - Non entreranno nel mio riposo -». 12 Badate, o fratelli, che non vi sia in alcuno di voi un cuor malvagio ed incredulo, sì da scostarsi dal Dio vivente, 13 ma esortatevi a vicenda ogni giorno, fino a che si può dire «oggi», affinchè non «s'indurisca» qualcuno di voi per l'inganno del peccato; 14 poichè noi siam partecipi di Cristo alla condizione che manteniamo salda sino alla fine la fiducia che avemmo a principio 15 quando si diceva: «Oggi se udite la voce di Lui, non indurite i vostri cuori come al tempo della contesa». 16 E chi furono quelli che ascoltata la sua voce contesero con Lui? non forse quelli tutti che erano usciti dall'Egitto per opera di Mose? 17 E contro chi s'irritò nei quarant'anni? non con quelli che avevano peccato, i cui cadaveri giacquero nel deserto? 18 A chi giurò che non sarebbero entrati nel suo riposo se non a quelli che non avevan creduto? 19 E noi vediamo che non poterono entrare per la loro incredulità.

Capitolo 4

1 - Temiamo dunque, non avvenga, che sussistendo ancora la promessa del poter entrare nel riposo di lui, qualcuno di voi sembri esser giunto troppo tardi. 2 Poichè la buona novella è stata annunziata a noi come a loro, ma a nulla giovò la parola udita da loro, non essendosi insinuata colla fede negli ascoltatori. 3 Invece noi entriamo «nel riposo», noi che abbiamo creduto, secondo disse: «Così giurai nell'ira mia: - Non entreranno nel mio riposo! -». E disse così, sebbene fossero già terminate le sue opere da quando ebbe creato il mondo. 4 Difatti in qualche luogo ha detto del settimo giorno così: «Dio nel settimo giorno si riposò da tutte l'opere sue». 5 E qui di nuovo: «Non entreranno nel mio riposo». 6 Or poichè è concesso ad alcuni di entrarvi, e quei che prima ricevettero la buona novella non vi entrarono per la loro disobbedienza, 7 di nuovo fissa un giorno «oggi» dicendo in David, dopo tanto tempo, come s'è visto sopra: «Oggi, se udite la voce di lui, non indurite i vostri cuori». 8 Poichè se Giosuè avesse loro dato il «riposo», David non avrebbe dopo ciò parlato di un altro giorno. 9 Adunque è riserbato un giorno di riposo al popolo di Dio. 10 Poichè chi è entrato nel riposo di lui, anch'egli si riposa dalle opere proprie, come Iddio dalle sue. 11 Affrettiamoci dunque di entrare in quel riposo, perchè non avvenga che qualcuno cada dando lo stesso esempio di disobbedienza. 12 Poichè viva è la parola di Dio, ed efficace, e più tagliente di una spada a due tagli, e penetrante sino a dividere l'anima e lo spirito, e le giunture e le midolle, e scrutatrice dei sentimenti e dei pensieri del cuore; 13 e non v'è creatura che rimanga nascosta davanti a Lui, ma tutto è nudo e palese agli occhi suoi, e a Lui noi dobbiamo render conto. Gesù Cristo è sommo sacerdote. 14 Avendo dunque un grande Sommo Sacerdote che ha traversati i cieli, Gesù figlio di Dio, rimaniamo fermi nella professione di nostra fede. 15 Non abbiamo infatti un sommo sacerdote che non possa compatire le nostre debolezze, ma invece è stato provato in tutto a somiglianza di noi, salvo il peccato. 16 Accostiamoci dunque con fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia per opportuno soccorso.

Capitolo 5

1 - Ogni sommo sacerdote, proveniente dagli uomini, è costituito a vantaggio degli uomini per i loro rapporti con Dio, allo scopo di offrire oblazioni e sacrifizi per i peccati; 2 egli può essere indulgente verso gli ignoranti e i traviati, 3 poichè anch'egli è soggetto a debolezza, e per questo deve, come per il popolo, così per se stesso soffrire sacrifici in espiazione dei peccati. 4 E non v'è alcuno che assuma da sè la dignità, ma vi è chiamato da Dio, com'è il caso di Aronne. 5 Così anche Cristo non s'arrogò da sè la gloria di diventare Sommo Sacerdote, ma gliela diede Colui che disse: «Tu sei figlio mio, oggi io ti ho generato»; 6 come anche in altro luogo dice: «Tu sei sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedec». 7 Egli nei giorni della sua vita nella carne, avendo con forti grida e lagrime, presentato preghiere e supplicazioni a chi lo poteva salvare dalla morte; ed essendo stato esaudito a cagion della sua pietà, 8 pur essendo Figlio, imparò da quel che sofferse a obbedire, 9 e giunto alla perfezione, divenne per tutti quelli che gli obbediscono, cagione di eterna salvezza, 10 proclamato da Dio Sommo Sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec. 11 Intorno a ciò è lungo il mio discorso e difficile a spiegare, perchè voi siete diventati lenti a capire. 12 Poichè mentre per il tempo dovreste essere maestri, avete ancora bisogno vi s'insegnino i primi elementi della parola di Dio, e siete diventati bisognosi di latte piuttosto che di nutrimento solido. 13 Chi prende ancora latte, non ha esperienza del discorso della giustizia, essendo ancora bambino; 14 il cibo solido è solo quello degli uomini fatti, cioè di quelli che per la pratica hanno le facoltà esercitate al discernimento del bene e del male.

Capitolo 6

1 - Perciò lasciando da parte l'insegnamento elementare di Cristo, solleviamoci all'insegnamento perfetto, senza affermare di nuovo i principi fondamentali del ravvederci dell'opere morte e della fede in Dio, 2 della dottrina dei battesimi, dell'imposizione delle mani, della risurrezione dei morti, e del giudizio eterno. 3 Faremo anche questo se Dio lo permetterà. 4 Poichè è impossibile che quelli che furono una volta illuminati, quei che hanno gustato il dono celeste, e son diventati partecipi dello Spirito Santo, 5 e hanno gustato la buona parola di Dio e le meraviglie del mondo a venire, 6 [è impossibile] se un'altra volta cadano, ricondurli a penitenza, ricrocifiggendo essi per conto proprio il Figlio di Dio ed esponendolo all'infamia. 7 La terra quando si imbeve della pioggia che su lei spesso cade, se produce erbe utili a quelli per opera dei quali è coltivata essa ha parte alla benedizione di Dio; 8 ma se non produce che spine e triboli, non gode stima, quasi quasi è maledetta, e la sua fine è il fuoco. 9 Ma rispetto a voi, o diletti, se anche parliamo così, noi abbiam fiducia in cose migliori, che menino alla salvezza. 10 Non è infatti ingiusto Iddio da dimenticarsi delle opere vostre e dell'amore che mostraste al suo nome, avendo reso servigi ai santi e tuttora rendendone. 11 E desideriamo che ciascuno di voi dimostri la stessa diligenza a conservare la più intera fiducia sino alla fine, 12 affinchè non vi facciate pigri, ma siate imitatori di quelli che per la fede e la perseveranza si fanno eredi della promessa. 13 Iddio quando fece la promessa ad Abramo, poichè non aveva da giurare per uno più grande di se stesso, giurò per se stesso, 14 dicendo: «Sì certo, ti benedirò e ti moltiplicherò». 15 Così avendo Abramo perseverato nella fede, ottenne si effettuasse la promessa. 16 Gli uomini infatti giurano per uno più grande di loro, e il giuramento come garanzia è fine a ogni disputa. 17 E Dio volendo più che mai mostrare agli eredi della promessa l'immutabilità della sua risoluzione, intervenne con un giuramento, 18 affinchè per via di due cose immutabili, nelle quali è impossibile c'inganni Dio, noi avessimo un vivo conforto, noi che ci eravamo rifugiati nell'attenerci stretti alla promessa postaci dinanzi; 19 la quale speranza noi teniamo, àncora dell'anima, sicura e salda; la quale penetra di là dal velo, 20 dove, precursore per noi, entrò Gesù, fatto Sommo Sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedec.

Capitolo 7

Gesù Cristo è Sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec. 1 - Questo Melchisedec, re di Salem, sacerdote del Dio altissimo, colui che mosse incontro ad Abramo quando tornava dalla sconfitta dei re, e lo benedisse, 2 a cui Abramo fece anche parte della decima d'ogni cosa, colui il cui nome fu interpretato «re di giustizia» e poi anche «re di Salem» ossia re della pace, 3 colui che è senza padre e senza madre, senza genealogia, e che non ha nè principio di giorni nè termine di vita - così è fatto simile al figlio di Dio, - colui rimane sacerdote in eterno. 4 Considerate quanto è grande colui, a cui il patriarca Abramo diede le decime del miglior bottino. 5 I discendenti dai figli di Levi, che ricevono il sacerdozio, hanno, secondo la Legge, l'ordine di prender le decime dal popolo, ciò è a dire, dai fratelli propri, sebbene usciti dai lombi di Abramo; Costui invece, che pure non è iscritto nelle loro genealogie, ha prelevato la decima su Abramo e ha benedetto colui che aveva le promesse. 7 Or senza alcuna possibilità di contraddire, è l'inferiore che riceve la benedizione del superiore. 8 E qui uomini mortali ricevon le decime, là invece le prende uno di cui si attesta che vive. 9 E (per così dire), Levi stesso che prende le decime, nella persona di Abramo ha ceduto le decime 10 poichè era ancora nei lombi del padre quando lo incontrò Melchisedec. 11 Se dunque la perfezione avesse potuto aver luogo per via del sacerdozio levitico (poichè sotto di esso ricevette il popolo la sua legislazione), che bisogno c'era ancora sorgesse un altro sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec, e non si dicesse secondo l'ordine di Aronne? 12 poichè mutato il sacerdozio, di necessità avviene anche il mutamento della legge. 13 Poichè colui rispetto al qual si dice questo, appartenne a un'altra tribù, dei cui discendenti nessuno fece servizio all'altare; 14 giacchè è certo che il Signor nostro è sorto dalla tribù di Giuda, rispetto alla quale Mosè non disse nulla di relativo a sacerdoti. 15 E molto più evidente ancora si fa la cosa quando si vede sorgere un altro sacerdote secondo la somiglianza di Melchisedec, 16 il quale sacerdote venne a essere non secondo la legge d'un ordine carnale ma in virtù d'una vita imperitura. 17 Difatti l'attestazione è: «Tu sarai in eterno sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec». 18 Così ha luogo l'abrogazione di una legge per quel che v'è di debole e d'inutile, 19 - poichè la Legge non ha portato nulla a perfezione - e v'è l'introduzione di una miglior speranza per cui ci accostiamo a Dio. Altre prerogative del sacerdozio di Gesù. 20 E come ciò avvenne non senza un giuramento (quegli altri senza giuramento sono stati fatti sacerdoti, 21 ma Egli con giuramento per via di chi gli disse: «Giurò il Signore, e non se ne pentirà: - Tu sarai sacerdote in eterno -»), 22 così d'un patto anche migliore del precedente s'è fatto garante Gesù. 23 Inoltre, quelli erano sacerdoti in molti perchè dalla morte erano impediti di perdurar tali; 24 ma Egli rimanendo in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette; 25 ond'è ch'Egli può anche salvar perfettamente coloro che per via di lui si accostano a Dio, sempre essendo vivo sì da poter intercedere in loro favore. 26 Tale era infatti il Sommo Sacerdote che a noi conveniva, santo, innocente, senza macchia, staccato dai peccatori, ed elevato al di sopra dei cieli; 27 il quale non ha bisogno, giorno per giorno, come gli altri sommi sacerdoti, di far sacrifizi prima per i propri peccati, poi per quelli del popolo, poichè questo lo fece per una volta tanto offrendo se stesso. 28 Poichè la Legge costituisce sacerdoti uomini soggetti a ogni debolezza, e la parola del giuramento posteriore alla Legge pone un Figliuolo che è perfetto in eterno.

Capitolo 8

Gesù Cristo è mediatore della nuova Alleanza. 1 - Un punto capitale in quel che stiamo dicendo è questo che noi abbiamo un Sommo Sacerdote tale che si è posto a sedere alla destra del trono della Maestà [divina] nei cieli, 2 qual ministro del santuario e del tabernacolo vero, cui eresse non un uomo ma il Signore. 3 Ogni sommo sacerdote è posto per offrire doni e sacrifizi; onde è necessario che anche egli abbia qualcosa da offrire. 4 Or se egli fosse sulla terra, non sarebbe neppur sacerdote, essendovi già di tali che offrono doni secondo la Legge; 5 i quali attendono a un servizio divino che è copia e ombra delle cose celesti, secondo che n'ebbe divino avviso Mosè nell'atto d'innalzare il tabernacolo; «Bada, dice, tu farai ogni cosa secondo il modello che ti è stato additato sulla montagna». 6 Ma ora Gesù ha ottenuto un servizio divino tanto più alto quanto di miglior patto egli è mediatore, patto fondato su migliori promesse. 7 Se quel primo patto fosse senza difetti, non vi sarebbe stato il caso di porne un secondo. 8 Giacchè gli è biasimo quello che il Signore espresse dicendo: «Ecco i giorni vengono, dice il Signore, in cui contrarrò un nuovo patto colla casa d'Israele e con quella di Giuda; 9 non come il patto che feci coi padri loro nel giorno in cui li presi per mano per condurli fuori dalla terra di Egitto; perchè essi non rimasero fermi al patto mio, e io non mi curai più di loro, dice il Signore. 10 Or questo è il patto che io stringerò colla casa d'Israele; dopo quei giorni dice il Signore: - Metterò le mie leggi nell'intelligenza loro, e sui loro cuori le scriverò, e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo. 11 E non avranno più da ammaestrare ciascuno il proprio concittadino e il proprio fratello dicendo: "Conosci il Signore", perchè tutti mi conosceranno dai piccoli ai grandi di loro; 12 io perdonerò alle iniquità loro e dei loro peccati non mi ricorderò più-». 13 Parlando così di un patto nuovo, ha reso antico quel di prima; e ciò che è fatto antico ed è invecchiato, è vicino a scomparire.

Capitolo 9

Il sacrificio levitico e il sacrificio di Gesù. 1 - Anche il primo patto aveva le sue norme di culto e il santuario terrestre. 2 Infatti fu costruito un tabernacolo con una parte anteriore in cui era il candeliere e la tavola e l'esposizione dei pani che si dice «il santo»; 3 e dietro un secondo tendone eravi il tabernacolo detto «Santo dei Santi» 4 contenente un turibolo d'oro, in cui v'era una tazza d'oro contenente la manna, e la verga d'Aronne che aveva fiorito, e le tavole del patto. 5 Sopra di essa arca, v'erano i Cherubini della gloria, facenti ombra al propiziatorio. Ma di tali cose non è il momento di parlare ora dettagliatamente. 6 Essendo le cose così disposte, nella parte anteriore entrano in qualunque momento i sacerdoti per compire il loro servizio, 7 ma nella parte seconda solo il sommo sacerdote entra una volta all'anno, e non senza sangue che egli offre, per se stesso e per i peccati del popolo; 8 questo volendo significare lo Spirito Santo; che non era ancora aperta la via al Santo dei Santi, finchè sussisteva il tabernacolo anteriore; 9 il che è figura da riferirsi al tempo presente, in quanto che s'offrono doni e sacrifizi non capaci, secondo coscienza, ad elevare alla perfezione chi presta questo culto; norme soltanto carnali oltre quelle che si riferiscono ai cibi, alle bevande, 10 alle diverse abluzioni, norme imposte soltanto fino al tempo della riforma. 11 Ma invece Cristo venuto come Sommo Sacerdote dei beni avvenire, attraverso un più grande e più perfetto tabernacolo, non fatto da mano d'uomo, cioè non di questa creazione [terrestre], 12 nè per il sangue di capri e di vitelli, ma mediante il proprio sangue, entrò una volta per sempre nel Santuario, ottenendoci una redenzione eterna. 13 Se il sangue di capri e di tori, e la cenere d'una giovenca, sparsa su quelli che sono immondi, li santifica rispetto al procurare la purità della carne, 14 quanto più il Sangue di Cristo, il quale per via dell'Eterno Spirito offrì se stesso immacolato a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perchè rendiamo culto al Dio vivente? 15 Per questo Egli è mediatore d'un nuovo patto, affinchè, avvenuta la sua morte allo scopo di redimere i trascorsi commessi sotto il patto di prima, i chiamati ricevano l'eredità eterna loro promessa. 16 Infatti dove c'è un testamento, bisogna intervenga la morte del testatore, 17 poichè un testamento è valido solo se trattasi di morti, nè ha forza alcuna finchè vive il testatore. 18 Ond'è che neppure il primo patto potè senza sangue essere rinnovato. 19 Infatti, quando Mosè ebbe esposti al popolo tutti i precetti secondo la legge, preso del sangue di vitelli e di capri, con acqua e lana scarlatta e issopo, asperse il libro stesso e tutto il popolo, 20 dicendo: «Questo è il sangue dell'alleanza che ha stretto con voi Iddio». 21 E parimenti col sangue asperse il tabernacolo e tutti gli arredi del culto; 22 e secondo la legge quasi ogni cosa si purifica nel sangue, e senza spargimento di sangue non si dà perdono. 23 Era dunque necessario che i simulacri delle cose che son nei cieli fossero purificati in questo modo, e le cose celesti stesse lo fossero con sacrifizi superiori a questi. 24 Cristo non entrò in un santuario manufatto, immagine di quello vero, ma entrò nel cielo stesso, per apparire davanti al cospetto di Dio, per amor nostro; 25 non già per offrire tante volte se stesso come il sommo sacerdote entra nel santuario ogni anno con un sangue che è d'altri; 26 poichè altrimenti molte volte avrebbe dovuto patire dal tempo della creazione; invece egli per una sola volta, al compirsi dei secoli, si manifestò, allo scopo di annullare il peccato per mezzo del sacrificio di se stesso. 27 E siccome è destino dell'uomo morire una sol volta, e che dopo la morte ci sia il giudizio, 28 anche il Cristo dopo essersi offerto una volta per togliere i peccati di molti, apparirà una seconda volta, non più col peccato, per dar la salvezza a quelli che lo aspettano.

Capitolo 10

Inefficacia del sacrificio levitico ed efficacia del sacrificio di Gesù Cristo. 1 - La Legge non avendo che un'ombra dei beni futuri, e non l'immagine essa stessa delle cose, non può mai, pur con codesti sacrifizi, sempre gli stessi anno per anno che perpetuamente offrono, condurre alla perfezione quei che accedono [all'altare]. 2 Altrimenti, non avrebbero essi cessato dall'essere offerti, dato che quei che rendono questo culto, una volta purificati, non avrebbero più alcuna coscienza dei loro peccati? 3 Invece per tali sacrifici il ricordo dei peccati d'anno in anno si rinnova, 4 poichè è impossibile che sangue di tori e di capri tolga le colpe. 5 Ecco perchè, entrando nel mondo, [dice Cristo]: «Tu non hai voluto sacrifizio nè offerta, ma mi hai preparato un corpo; 6 olocausto anche per il peccato tu non gradisti: 7 allora dissi: - Ecco io vengo - (giacchè di me si parla nel rotolo del libro) - per compiere, o Dio, la tua volontà -». 8 Avendo detto prima: «Non hai voluto nè gradito sacrifizi e offerte e olocausti per il peccato» e son le offerte secondo la legge; 9 appresso disse: «Ecco, io vengo a fare la tua volontà», annulla quel di prima perchè rimanga in piedi il secondo punto. 10 E in questa volontà noi siamo stati santificati per l'offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre. 11 Ed ogni sacerdote sta su ogni giorno per il servizio di culto, e offre tante volte gli stessi sacrifizi, i quali non possono mai levar di mezzo il peccato. 12 Questi offrendo unico sacrifizio per i peccati, si assise per sempre alla destra di Dio, 13 attendendo oramai che i suoi nemici siano posti «come sgabello de' suoi piedi». 14 Poichè con una unica offerta ha perfezionato per sempre quelli che son santificati. 15 A noi lo attesta anche lo Spirito Santo; chè dopo aver detto: 16 «Questo è il patto che io patteggerò con loro dopo quei giorni, dice il Signore; mettendo le mie leggi nei loro cuori e le scriverò nel loro pensiero, 17 e dei loro peccati e delle iniquità loro io non più mi ricorderò». 18 Or dov'è remissione dei peccati, non v'è più offerta per il peccato. Bisogna perseverare nella fede di Gesù Cristo. 19 Avendo dunque, o fratelli, in virtù del sangue di Gesù, piena facoltà d'ingresso nel Santuario 20 per quella via nuova e vivente che egli inaugurò per noi a traverso il tendone, cioè traverso la carne sua, 21 e avendo un grande Sacerdote sulla casa di Dio, 22 accostiamoci con cuore sincero, in pienezza di fede, purificati i cuori da ogni mala coscienza, e lavati il corpo con acqua pura; 23 manteniamo ferma la professione della nostra speranza poichè fedele è Chi ha promesso; 24 e a vicenda usiamoci vigilanza per eccitarci all'amore e alle opere buone, 25 non abbandonando le nostre adunanze, com'è costume di fare per alcuni, ma esortandoci, tanto più in quanto vedete che s'avvicina il giorno. Severo giudizio di Dio contro gli apostoli. 26 Poichè se volontariamente manchiamo dopo aver avuto la notizia della verità, non riman più alcun sacrifizio per i peccati, 27 e vi sarà una terribile attesa di giudizio, e la vampa d'un fuoco che sarà per divorare i ribelli. 28 Uno che abbia violato la legge di Mosè, senza pietà, in forza di due o tre testimonianze, muore; 29 di quanto più severo castigo pensate sarà per esser giudicato degno chi si sarà messo sotto i piedi il figlio di Dio, e avrà stimato vile il sangue del patto nel quale fu santificato, e avrà oltraggiato lo spirito della grazia? 30 Sappiam bene chi ha detto: «A me la vendetta, io ripagherò!»; e di nuovo: «Il Signore giudicherà il suo popolo!». 31 È terribile il cadere nelle mani del Dio vivente. Costanza mostrata in altre persecuzioni. 32 Richiamate alla memoria i giorni di prima, in cui dopo essere stati illuminati, doveste tollerare grande lotta di sofferenze, 33 da una parte esposti come a spettacolo a oltraggi e tribolazioni, dall'altra accomunandovi voi con quelli che così erano maltrattati. 34 E difatti voi soffriste insieme coi carcerati e la confisca delle vostre sostanze accoglieste con gioia, sapendo di avere per voi una ricchezza migliore e durevole. 35 Non rinunziate dunque alla vostra ferma fiducia, la quale ha una sicura ricompensa. 36 Poichè di costanza avete bisogno, affinchè facendo la volontà di Dio possiate conseguire la promessa. 37 Poichè ancora «un po' di tempo, poco dopo; e chi viene verrà e non tarderà; 38 e il giusto mio vivrà per la fede; ma se indietreggia, non ha gradimento in lui l'anima mia». 39 Ma noi non siamo quei della ritirata che porta alla perdizione, bensì della fede per la salvezza dell'anima.

Capitolo 11

Splendidi modelli di costanza nella fede. 1 - La fede è realtà di cose sperate, e convincimento di cose che non si vedono. 2 In questa gli antichi ricevettero buona testimonianza. 3 Per fede noi pensiamo che il mondo è stato formato dalla parola di Dio, in modo che ciò che si vede non è sorto da cose che già apparivano.- 4 Per fede Abele offrì a Dio un sacrifizio più eccellente che quel di Caino, e per esso ebbe la testimonianza di essere giusto, attestandolo Dio stesso col gradire le offerte di lui, e per via della fede, essendo morto, parla ancora.- 5 Per la fede Enoc fu trasportato sì che non vedesse la morte e non si trovò più perchè Dio l'aveva portato via, ma prima della sparizione ricevette la testimonianza di essere piaciuto a Dio. 6 Or senza fede non è possibile piacere a Dio, poichè chi s'accosta a Dio, deve credere che Egli esiste, e che Egli è rimuneratore di quelli che lo cercano.- 7 Per la fede Noè divinamente avvisato di cose ancor non visibili, con pia cautela costruì un'arca per la salvezza della sua casa, e per essa condannò il mondo e divenne erede di quella giustizia che si ottiene secondo la fede.- 8 Per la fede Abramo chiamato a partire per un luogo che doveva ricevere in eredità, obbedì, e partì senza sapere dove andava. 9 E per la sua fede venne a stanziarsi nella terra promessa come in terra straniera abitando nelle tende, insieme con Isacco e Giacobbe, eredi con lui della medesima promessa; 10 poichè egli attendeva la città fornita di solide fondamenta, di cui architetto e costruttore è Iddio.- 11 Per la fede la stessa Sara ricevette, oltre il limite dell'età, la virtù di dare in luce una creatura, poichè stimò fedele chi l'aveva promesso. 12 E però da uno solo, e da uno già decrepito nacquero tanti di numero quante sono le stelle del cielo e i granelli di sabbia presso la riva del mare, che sono innumerabili.- 13 Nella fede morirono tutti costoro senza aver conseguito la terra che era stata promessa, ma vedendola di lontano, e abbracciandola, e confessando di essere forestieri e di passaggio sulla terra. 14 Chi dice così mostra chiaramente che è in cerca di una patria. 15 Se avessero avuto in mente quella onde erano usciti, avrebbero avuto tempo di ritornarvi, 16 invece aspirano ad una migliore e vale a dire a una patria celeste. E però Dio non si vergogna di essere chiamato il Dio loro, poichè preparò loro una città.- 17 Per la fede Abramo messo alla prova offrì Isacco, l'unico suo figliuolo, egli che aveva ricevuto le promesse, 18 e gli s'era detto che «per via di Isacco una discendenza sarebbe chiamata col suo nome», 19 egli faceva conto che Dio può anche risuscitare da morte; ond'è che lo riebbe come in figura.- 20 Per la fede Isacco benedì Giacobbe ed Esaù, in cose avvenute.- 21 Per la fede Giacobbe morendo benedì ciascuno dei figli di Giuseppe, e «appoggiato al sommo del suo bastone s'inchinò».- 22 Per la fede Giuseppe morendo rammentò l'esodo dei figli d'Israele, e diè degli ordini relativamente alla sua salma.- 23 Per la fede Mosè appena nato rimase nascosto tre mesi per opera de' suoi genitori, perchè videro che il bambino era bello e non si lasciarono spaventare dall'ordine del re.- 24 Per la fede Mosè, fatto grande, rifiutò di esser detto figlio di una figlia di Faraone, 25 preferendo essere maltrattato insiem col popolo di Dio, che avere il godimento momentaneo della colpa, 26 e stimando maggior ricchezza dei tesori egiziani l'obbrobrio di Cristo, poichè aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa.- 27 Per la fede lasciò l'Egitto, non temendo l'ira del re, perchè come se vedesse l'invisibile, tenne duro.- 28 Per la fede celebrò la Pasqua e fece l'aspersione del sangue, perchè lo sterminatore dei primogeniti non toccasse quei di loro [Israeliti].- 29 Per la fede passarono il Mar Rosso come su terra asciutta, della quale avendo fatto la prova, gli Egiziani furono ingoiati.- 30 Per la fede caddero le mura di Gerico: fattone il giro per sette giorni.- 31 Per la fede Raab la cortigiana, non perì coi ribelli, avendo accolto le spie con benevolenza.- 32 E che dirò io ancora? mi mancherebbe il tempo a parlare di Gedeone, di Barac, di Sansone, di Jefte, di David e Samuele e dei profeti; 33 i quali per la fede conquistarono dei regni, esercitarono la giustizia, conseguirono le cose promesse, chiusero le gole dei leoni, 34 spensero la forza del fuoco, scamparono al taglio della spada, ricevettero forza quando s'erano infiacchiti, diventarono valenti in guerra, misero in fuga eserciti stranieri. 35 Delle donne riebbero i loro morti per risurrezione; altri furono messi alla tortura, non accettando la liberazione per ottenere una risurrezione migliore, 36 altri ebbero a provare scherni e sferze, e anche ceppi e prigione; 37 furon lapidati, sottoposti a dure prove, segati, morirono di spada, andarono in giro in pelli di capra, mancanti di tutto, perseguitati, maltrattati. 38 Di essi non era degno il mondo, e andavano errando per i deserti e i monti e le caverne e spelonche e le grotte della terra. 39 Ebbene anche costoro pur ricevendo testimonianza per la fede non conseguirono l'oggetto della promessa, 40 Dio avendo in vista qualcosa di meglio per noi, perchè non arrivassero alla perfezione senza di noi.

Capitolo 12

L'esempio di Gesù Cristo. Le tribolazioni segno dell'amor di Dio. 1 - Adunque anche noi, circondati come siamo da sì gran nuvolo di testimoni, facendo getto di ogni impedimento e del peccato che sì ci avvolge, con costanza corriamo l'agone che ci è proposto, 2 guardando al duce e perfezionatore della fede Gesù, il quale in luogo della gioia che gli si parava innanzi, sostenne il supplizio della croce disprezzandone l'ignominia, e si assise alla destra del trono di Dio. 3 Or considerate chi ha sopportato una tale opposizione contro la propria persona da parte dei peccatori, perchè non vi stanchiate perdendovi d'animo. 4 Voi non avete ancora resistito fino al sangue lottando contro il peccato, 5 e vi siete scordati dell'esortazione che a voi, come a figliuoli, dice: «Figlio mio, non far poco caso della disciplina del Signore, e non ti scoraggiare quando sei da lui ripreso; 6 poichè il Signore castiga chi ama e sferza ogni figliuolo che accoglie». 7 Perseverate nella disciplina; come figliuoli vi tratta Iddio; qual figlio c'è che il padre non corregga? 8 Se siete fuori di disciplina, di cui tutti sono partecipi, siete bastardi, non figli legittimi. 9 E poi, i nostri padri della carne noi li avevamo castigatori, e pur li rispettavamo; non dovremo tanto più sottoporci al padre degli spiriti, per aver la vita? 10 Quelli ci castigavano secondo quel che pareva loro per pochi giorni; Dio lo fa per nostro vantaggio, affinchè partecipiamo alla santità di lui. 11 Ogni castigo non sembra lì per lì esser di gioia, bensì di dolore; ma più tardi porta a chi è per via di esso esercitato, pacifico frutto di giustizia. 12 Perciò «rilevate le mani cascanti e le ginocchia sciolte», 13 è «sentieri diritti fate per i vostri piedi», affinchè lo zoppo non si svii ma anzi risani. Virtù da praticarsi dai fedeli. 14 Cercate sempre la pace con tutti, e la santità, senza la quale nessuno vedrà il Signore, 15 badando che nessuno si scosti dalla grazia di Dio; che nessuna radice di amarezza, mettendo su germogli, disturbi, e ne siano infetti i molti; 16 che nessuno sia impuro o profano, come Esaù, che per un sol cibo cedette la sua primogenitura. 17 Voi sapete che anche dopo, volendo ereditare la benedizione [paterna], fu respinto, perchè non trovò modo di farlo mutar di sentimento, per quanto la sollecitasse colle lagrime agli occhi. 18 Poichè voi non vi siete accostati a cosa tangibile nè a fuoco ardente, nè a nuvole, nè a tenebre, nè a tempeste, 19 nè al suon della tromba, nè alla voce parlante che chi l'udì, richiese non s'aggiungessero più discorsi, 20 poichè non tolleravano quel divieto «anche se una bestia tocchi il monte sarà lapidata» 21 e lo spettacolo era sì terribile che Mosè disse: «Sono spaventato e tremo tutto!», 22 ma voi vi siete accostati al monte Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste, e alle miriadi di angeli, adunata 23 e assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, e a Dio giudice di tutti, e agli spiriti dei giusti arrivati alla perfezione, 24 e a Gesù mediatore del nuovo patto, e al sangue dell'aspersione che parla meglio di quello d'Abele. 25 Badate a non dispensarvi dall'ascoltar chi parla; poichè se quelli [gli Israeliti] non scamparono avendo negato di dar ascolto a chi sulla terra pubblicava i suoi oracoli, molto meno scamperemo noi se voltiam le spalle a chi parla dai cieli. 26 La sua voce allora scosse a terra, ora ha promesso dicendo: «Ancora una volta io scuoterò non solo la terra ma anche il cielo». 27 Or questo «ancora una volta» indica il passaggio delle cose che possono essere scosse come cose create, affinchè sussistan sempre le cose che non possono essere scosse. 28 Perciò ricevendo noi un regno non scotibile, siamone grati, e colla gratitudine rendiamo a Dio un culto nel modo a lui gradito, con pietà e timore. 29 Poichè il nostro Dio è anche «un fuoco che divora».

Capitolo 13

1 - L'amor fraterno rimanga fra voi. 2 Non dimenticate l'ospitalità, poichè per via di essa alcuni ospitarono, senza saperlo, degli angeli. 3 Ricordatevi dei carcerati, come se foste compagni del carcere, e dei tormentati, pensando che anche voi avete un corpo. 4 Siano onorate le nozze in tutto, e il talamo sia senza macchia; gli impuri e gli adulteri Dio li giudicherà. 5 Senza avidità di danaro sia la vostra condotta, contentandovi di ciò che avete; poichè egli disse: «Io non ti lascerò, nè abbandonerò»; 6 talchè con piena fiducia possiamo dire: «Il Signore mi è di aiuto, io non temerò nulla; che male può farmi un uomo?». 7 Ricordatevi di quelli che sono stati a voi preposti, i quali vi hanno annunziato la parola di Dio; e considerando l'esito del loro tenor di vita, imitatene la fede. 8 Gesù Cristo è il medesimo ieri e oggi, ed è anche per i secoli. 9 Non lasciatevi trascinare da dottrine diverse e forestiere, poichè è bene che il cuore sia rinsaldato dalla grazia, e non da pratiche circa gli alimenti, che in nulla giovarono a chi le osservava. 10 Abbiamo un altare da cui non han diritto di trar cibo quelli che seguono il culto del tabernacolo. 11 Poichè i corpi delle vittime il cui sangue portato nel santuario si offre dal sommo sacerdote per i peccati, tali corpi son bruciati fuori del campo. 12 Gesù per santificare col suo sangue il popolo soffrì fuori della porta. 13 Usciamo dunque verso lui fuori del campo, portando gli oltraggi di lui, 14 poichè non abbiamo qui una città permanente, ma cerchiamo quella avvenire. 15 Per lui dunque offriamo continuamente a Dio un sacrifizio di lode, cioè il frutto di labbra confessanti il suo nome. 16 E non dimenticatevi di far del bene e di partecipare [il vostro ad altri]; poichè di tali sacrifizi Dio si compiace. 17 Obbedite ai vostri capi e siate sottomessi, giacchè essi vegliano per le anime vostre come ne devano render conto, affinchè con gioia lo facciano, non gemendo e sospirando, chè questo sarebbe senza alcun utile per voi. Ultime raccomandazioni e saluti. 18 Pregate per noi, poichè crediamo di avere una buona coscienza, volendo in ogni cosa condurci onestamente. 19 Sopratutto vi esorto a pregare affinchè al più presto io vi sia restituito. 20 E il Dio della pace che in virtù del sangue dell'eterno patto, ha risuscitato dai morti il gran pastore delle pecore, il Signor nostro Gesù, 21 vi renda atti a ogni opera buona sicchè possiate fare la sua volontà, operando egli in noi ciò che è gradito a' suoi occhi, per opera di Gesù Cristo a cui sia gloria nei secoli de' secoli. Amen. 22 Vi prego, o fratelli, prendete in buona parte il discorso di esortazione, poichè vi ho scritto brevissimamente. 23 Sappiate che il nostro fratello Timoteo è stato rilasciato; se egli verrà presto, io verrò a vedervi con lui. 24 Salutate tutti i vostri capi e tutti i santi. Vi salutano i fratelli d'Italia.

25 La grazia sia con voi tutti.

 

 

 

LETTERA AI FILIPPESI. IntroduzioneInizio 63 d.C. Durante la prima prigionia in Roma.

Capitolo 1

Intestazione e ringraziamento a Dio. 1 - Paolo e Timoteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi insieme coi vescovi e coi diaconi, 2 grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo. 3 Io ringrazio il mio Dio ad ogni ricordo di voi, 4 sempre in ogni orazione mia pregando con gioia per tutti voi, 5 a motivo della vostra partecipazione al Vangelo, dal primo giorno fino ad ora, 6 persuaso di questo appunto che chi ha cominciato in voi l'opera buona, la compirà fino al giorno di Gesù Cristo. 7 Ed è giusto per me il pensar questo di tutti voi, perchè vi ho nel cuore, come quelli che, e nelle mie catene, e nella difesa e nella confermazione del Vangelo, siete tutti compagni a me nella grazia. 8 Poichè Dio mi è testimone che io voglio bene a tutti voi nelle viscere di Cristo Gesù; 9 e questa è la mia preghiera che la nostra carità cresca sempre più e più, in cognizione e in ogni finezza di senso, 10 sì da riconoscere voi le cose migliori, affinchè siate schietti e irreprensibili fino al giorno di Cristo, 11 ripieni del frutto della giustizia per via di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio. La prigionia di Paolo è utile al Vangelo. 12 E voglio conosciate, o fratelli, che la condizione mia è riuscita ancor più al progresso del Vangelo, 13 sì da esser diventate palesemente catene in Cristo le mie per tutto il pretorio e per tutti gli altri;14 e molti dei fratelli, avendo per le mie catene fiducia nel Signore osano più che mai parlare, senza alcuna paura, la parola di Dio. 15 Vi son bene alcuni che annunziano Cristo per invidia e spirito di rivalità, ma v'è anche chi lo fa con sentimento di benevolenza; 16 questi per amore, ben sapendo che io qui mi trovo per la difesa del Vangelo; 17 quegli altri con spirito di rivalità annunziano il Cristo, non sinceramente, nell'idea di suscitarmi tribolazioni nelle mie catene. 18 Ma che importa? in ogni modo, sia per pretesto sia con veracità, il Cristo è annunziato, e di ciò io godo. E ancora ne godrò, 19 perchè so che ciò mi riuscirà a salvezza per via delle vostre preghiere e per l'aiuto dello Spirito di Gesù Cristo, 20 secondo l'aspettazione e la speranza mia che in nulla avrò da vergognarmi; ma in piena libertà di parola, come sempre, così ora sarà magnificato Cristo nella mia persona sia per la vita, sia per la morte. 21 Poichè per me, la vita è Cristo, e il morire un guadagno. 22 E se il vivere nella carne riesce per me frutto del mio apostolato, che cosa io debba preferire non so. 23 Son messo alle strette dalle due parti, avendo il desiderio di andarmene ed esser con Cristo, che è molto meglio, 24 ma il rimanere nella carne è necessario per voi. 25 E in questa fiducia so che rimarrò e che dimorerò con tutti voi, a vostro vantaggio e a gloria della fede; 26 affinchè abbondi, a motivo di me, il vostro gloriarvi in Cristo Gesù per via della mia nuova presenza fra voi. Esortazione alla carità e all'umiltà. 27 Soltanto, conducetevi in modo degno del Vangelo di Cristo, affinchè, sia che io venga a vedervi, sia che rimanga assente, io oda di voi che rimanete saldi in uno spirito, collaborando unanimi per la fede del Vangelo, 28 senza lasciarvi atterrire per nulla dagli avversari; ciò che è per loro una causa di perdizione, ma per voi di salvezza, e questa da Dio; 29 giacchè a voi fu data questa grazia rispetto a Cristo, non solo di credere in lui ma di patire per lui, 30 sostenendo la stessa lotta quale avete visto in me e ora sentite che continua in me.

Capitolo 2

1 - Se dunque è possibile qualche consolazione in Cristo, se v'è qualche conforto dell'amore, se v'è qualche comunanza di spirito, se avete viscere di compassione, 2 rendete compiuto il mio gaudio della concordia vostra, avendo uno stesso amore, una stessa anima, uno stesso sentire; 3 nulla si faccia per spirito di rivalità o per vanagloria, ma per umiltà, ritenendo ciascuno gli altri superiori a se stesso; 4 non guardi ciascuno solo alle cose proprie ma anche a quelle degli altri. 5 Abbiate in voi quel sentire che era anche in Gesù Cristo, 6 il quale, sussistendo in natura di Dio, non considerò questa sua eguaglianza con Dio come una rapina, 7 ma svuotò se stesso, assumendo la natura di schiavo, e facendosi simile all'uomo; e in tutto il suo esteriore atteggiamento riconosciuto come un uomo, 8 umiliò se stesso, fattosi obbediente sino alla morte, e alla morte di croce. 9 Perciò Iddio lo esaltò, e gli diede il nome che è sopra ogni nome, 10 affinchè nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, e degli esseri celesti e dei terrestri, e di quei sotto terra, 11 e ogni lingua confessi che Signore è Gesù Cristo nella gloria di Dio Padre. 12 Conseguentemente, o carissimi, come sempre siete stati obbedienti, non solo come se fossi presente, ma tanto più nella mia assenza, col timore e tremore procacciate la vostra salvezza; 13 poichè Dio è che produce in voi e il volere e l'agire con buona volontà. 14 Fate ogni cosa senza mormorazioni e senza dispute, 15 affinchè siate irreprensibili e schietti figli di Dio, senza biasimo in mezzo a una generazione prava e perversa, fra cui voi risplendete come luminari nel mondo, 16 conservando la parola della vita, affinchè io possa menar vanto, nel giorno di Cristo, di non aver corso invano e invano faticato. 17 Ma se anche io fossi immolato, godo del sacrifizio e dell'offerta della vostra fede, ne godo e me ne rallegro con tutti voi; 18 godete anche voialtri di questo e rallegratevene con me. Timoteo ed Epafrodito. 19 E io spero nel Signore Gesù di mandarvi questo Timoteo, affinchè anch'io stia di buon animo venendo a notizia delle cose vostre. 20 Giacchè non ho nessuno che sia così d'accordo con me, e che con sincera affezione s'interessi di voi; 21 tutti cercano le cose proprie, non quelle di Cristo Gesù. 22 E voi dovete riconoscere il saggio che Timoteo ha dato di sè, in quanto come figlio rispetto al padre ha servito con me a pro del Vangelo. 23 Lui dunque spero di mandarvi non appena avrò visto che piega prendano le cose mie; 24 e confido nel Signore che verrò presto anch'io. 25 Ma intanto ho stimato necessario mandarvi Epafrodito, fratello e cooperatore e commilitone mio, vostro messaggero e ministro delle mie necessità, 26 poichè egli aveva gran desiderio di tutti voi, ed era tutto triste perchè voi avevate sentito parlare della sua malattia; 27 difatti si ammalò a morte; ma Dio ebbe compassione di lui; e non solo di lui, ma anche di me, perchè io non avessi dolore sopra dolore. 28 Perciò mi sono affrettato a inviarlo, perchè, vedendolo, vi rallegriate di nuovo, e anch'io sia meno in pensiero. 29 Accoglietelo dunque nel Signore con tutta gioia, e abbiate in onore siffatti uomini, perchè per l'opera di Cristo s'avvicinò fino alla morte, mettendo al rischio la propria vita, per supplire a quel che non potevate far voi in mio servigio.

Capitolo 3

Avvertimento contro i giudaizzanti. Esortazione alla perfezione. 1 - Del resto, o fratelli miei, rallegratevi nel Signore. Scrivervi le stesse cose non è grave a me, ma per voi è questione di sicurezza. 2 Guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi dai mutilati. 3 Giacchè noi siamo i veri circoncisi, noi che allo Spirito di Dio prestiamo culto, e ci gloriamo in Gesù Cristo, nè poniamo fiducia nella carne. 4 Sebbene io ho di che confidare anche nella carne; se altri pensa dover confidare nella carne, io tanto più; 5 circonciso l'ottavo giorno, della schiatta d'Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo figlio di Ebrei, rispetto alla Legge Fariseo, 6 rispetto allo zelo persecutore della Chiesa, rispetto alla giustizia che sta nella Legge, vissuto irreprensibile. 7 Ma quelli che erano per me guadagni, io li stimai per via di Cristo perdite. 8 Sicuro, credo che tutte le cose siano una perdita di fronte alla preminenza della cognizione di Cristo Gesù Signor mio; per amor del quale mi son privato di tutto, e tutto tengo in conto di spazzatura, allo scopo di guadagnarmi Cristo, 9 e per poter esser trovato in Lui, non ritenendo come mia la giustizia che vien dalla Legge, ma quella che si ha per la fede di Cristo, quella giustizia che vien da Dio, basata sulla fede, 10 affine di conoscere lui e l'efficacia della sua risurrezione, e la comunanza dei suoi patimenti, conformandomi alla morte di Lui, 11 se in qualche modo giunga ancor io alla risurrezione di tra i morti. 12 Non che io abbia già ricevuto [il premio], o che già mi sia reso perfetto, ma sto dietro, se mai riesca ad afferrare quello, per cui sono stato anch'io afferrato da Cristo Gesù. 13 O fratelli, non ancora credo di aver io afferrato, ma [faccio] una cosa sola; dimenticando quel che mi è dietro le spalle, e slanciandomi alle cose davanti, vo dietro al segno 14 per raggiungere il premio della superna vocazione di Dio in Cristo Gesù. 15 Quanti dunque siamo perfetti, questi sentimenti nutriamo; e se in qualcosa voi pensate diversamente, anche su ciò Dio vi rivelerà, 16 solo che al punto a cui siamo giunti, dobbiamo camminare di conserva. 17 Siate imitatori miei, o fratelli, e guardate quelli che così procedono, conforme avete in noi il modello. 18 Perchè, come molte volte vi diceva, (e anche ora piangendo ve lo dico), molte procedono da nemici della croce di Cristo; 19 lo scopo dei quali è rovina, il cui Dio è il ventre, e si gloriano di ciò che è la loro vergogna, e non hanno altro pensiero che alle cose terrene. 20 Giacchè la cittadinanza nostra è ne' cieli, donde aspettiamo anche Salvatore il Signor Gesù Cristo. 21 Il quale trasformerà il corpo della miseria nostra sì, che sia conforme al corpo della sua gloria, ciò in virtù del suo potere e del suo assoggettare a sè ogni cosa.

Capitolo 4

Ultime raccomandazioni. 1 - Per conseguenza, o fratelli miei cari e desideratissimi, allegrezza e corona mia rimanete così fermi nel Signore, o carissimi. 2 Io esorto Evodìa ed esorto Sintìche ad avere gli stessi sentimenti nel Signore; 3 e scongiuro anche te, o vero compagno, porgi aiuto a costoro che con me combatterono insieme per il Vangelo; assieme anche con Clemente, e gli altri miei cooperatori, i cui nomi son nel libro della vita.4 Siate lieti sempre nel Signore; lo ripeto, siate lieti. 5 La vostra modestia sia nota a tutti gli uomini; il Signore è vicino. 6 Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa siano manifestate le vostre domande a Dio, con preghiere e suppliche, accompagnate da rendimento di grazie. 7 E la pace di Dio che sorpassa ogni intendimento, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù. 8 Del resto, o fratelli, tutte le cose che son vere, tutte le cose degne, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutto quel che è di buona fama, se v'è qualche virtù e qualche lode, a questo pensate: 9 e quel che avete imparato e ricevuto e udito e visto in me, fatelo: e il Dio della pace sarà con voi. Ringraziamenti e saluti. 10 Mi sono poi grandemente rallegrato nel Signore, che finalmente siete rifioriti nel pensare a me; ci pensavate sì, ma vi mancava l'occasione di manifestarlo. 11 Non che io parli così per rispetto alla penuria in cui mi trovo, perchè io ho imparato a bastare a me con le cose che mi trovo ad avere. 12 So anche esser povero, e so essere ricco, (in tutto e per tutto mi sono abituato), e ad essere sazio e ad aver fame, a nuotar nell'abbondanza e a patir nelle privazioni. 13 Ogni cosa io posso in Colui che mi dà forza. 14 Però avete fatto bene a prender parte alle mie tribolazioni. 15 Sapete bene anche voi, o Filippesi, che al principio della predicazione evangelica, quando venni via dalla Macedonia, nessuna chiesa ebbe con me comunione di conto del dare e del ricevere, eccetto voi soli, 16 poichè anche a Tessalonica e una volta e due volte avete spedito per i miei bisogni. 17 Non che io cerchi il dono, ma cerco il frutto abbondante pel conto vostro. 18 Or io ho tutto ricevuto e sono nell'abbondanza; e fui provvisto avendo ricevuto da Epafrodito ciò che mi veniva da voi, odore di soavità, ostia accetta, gradita a Dio. 19 E il mio Dio sazierà tutti i vostri bisogni, secondo la sua ricchezza, e gloriosamente in Cristo Gesù. 20 A Dio nostro Padre sia gloria nei secoli. Amen.

21 Salutate ognuno dei santi in Cristo Gesù. 22 Voi salutano i fratelli che son con me. E vi salutano tutti i santi, massime quelli della casa di Cesare. 23 La grazia del Signore Gesù Cristo sia con lo spirito vostro!

 

 

 

LETTERA AI GALATI IntroduzioneAnno 56 d.C. (stima). Durante il 3º viaggio apostolico.

Capitolo 1

Preambolo e Saluto. 1 - Paolo [fatto] apostolo non dagli uomini nè per mezzo d'uomo, ma da Gesù Cristo e da Dio Padre che lo risuscitò da morte, 2 e tutti i fratelli che son con me alle Chiese della Galazia; 3 grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo, 4 che diede se stesso per i nostri peccati, allo scopo di sottrarci all'età presente malvagia, secondo il volere di Dio Padre nostro, 5 a cui sia gloria per i secoli dei secoli. Amen. Paolo fa l'apologia del suo apostolato e della sua dottrina. 6 Mi meraviglio che così presto voi passiate, da quel Vangelo che v'ha chiamato nella grazia di Cristo ad uno diverso. 7 Ma non esiste un altro Vangelo; soltanto vi sono alcuni che vi disturbano, e vorrebbero sovvertire il Vangelo di Cristo. 8 Ma anche se noi stessi o un angelo del Cielo venisse ad annunziarvi [un Vangelo] diverso da quello che vi abbiamo annunziato noi, sia egli anàtema. 9 Già l'abbiamo detto e lo ripeto ora: se qualcuno evangelizza contro l'annunzio che avete ricevuto, sia anàtema. 10 Poichè ora ho io a conciliarmi gli uomini o Dio? cerco forse di piacere agli uomini? se ancora cercassi piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo. 11 Dovete sapere, o fratelli, che il Vangelo da me predicato non è secondo l'uomo, 12 e di fatto non l'ho mica ricevuto da un uomo, nè io ne fui ammaestrato, ma l'ho avuto per rivelazione di Gesù Cristo. 13 Avete certo sentito parlare di come mi comportavo nel giudaismo; perseguitavo accanitamente la Chiesa di Dio e la devastavo; 14 e progredivo nel giudaismo molto più di varii coetanei della mia stirpe, essendo gran zelatore delle tradizioni avite. 15 Ma quando Colui che mi aveva messo da parte fin dal seno di mia madre e mi chiamò colla sua grazia, 16 credette di rivelare in me il suo Figlio, affinchè lo annunziassi alle genti, immediatamente, senza consultare nè carne nè sangue, 17 e senza neppure salire a Gerusalemme a vedere quelli che prima di me erano apostoli, me ne andai in Arabia e poi di nuovo tornai a Damasco. 18 Appresso, dopo tre anni, venni a Gerusalemme per conoscere Pietro, e rimasi da lui quindici giorni. 19 e non vidi altri degli apostoli, se non Giacomo il fratello del Signore. 20 Per ciò che scrivo qui, ecco dichiaro davanti a Dio ch'io non mento. 21 Appresso venni nelle terre della Siria e della Cilicia; 22 ma di persona ero sconosciuto alle chiese della Giudea, quelle in Cristo, 23 solo avevano sentito dire che «chi una volta ci perseguitava, ora annunzia la fede che prima voleva distruggere», 24 e rendevano per me gloria a Dio.

Capitolo 2

Il concilio di Gerusalemme. 1 - Appresso, dopo quattordici anni, salii di nuovo a Gerusalemme con Barnaba, preso con me anche Tito. 2 Vi andai in seguito a rivelazione, ed esposi loro il Vangelo quale lo predico ai Gentili, ciò privatamente a quelli che erano più reputati, nel pensiero che io corressi forse o fossi corso invano. 3 Ma neanche Tito che era con me, essendo Gentile, fu obbligato a circoncidersi; 4 ciò per via di quegli intrusi falsi fratelli che si ficcaron dentro a insidiare la libertà che noi abbiamo in Cristo Gesù, per ridurci in servitù, 5 ma a costoro neanche per il momento volemmo assoggettarci a cedere affinchè la verità del Vangelo rimanesse integra rispetto a voi. 6 E da quelli che sembrano essere qualcosa (quali erano una volta, non vuol dir nulla per me: Dio non ha riguardo a persone), questi che sembrano qualcosa non aggiunsero nulla [a quel che io esposi], 7 ma al contrario vedendo che a me fu affidata l'evangelizzazione degl'incirconcisi, così come Pietro ne aveva l'incarico pei circoncisi, 8 (giacchè chi aveva dato energia a Pietro per l'apostolato della circoncisione diè potere anche a me per le genti), 9 e conosciuta la grazia a me concessa, Giacomo e Cefa e Giovanni, quelli che sono riputati le colonne, porsero a me e a Barnaba le destre a segno di unione e società fra noi, affinchè noi andassimo alle genti, e loro alla circoncisione; 10 e ci ricordassimo solo dei poveri, ciò appunto che io mi son dato premura di fare. Il contrasto di Antiochia. 11 Quando poi venne Cefa in Antiochia, gli resistei in faccia perchè aveva torto. 12 Difatti prima che venissero alcune persone da parte di Giacomo, mangiava coi Gentili, venute quelle si ritirò e se ne stette in disparte per paura di quei che provenivano dalla circoncisione. 13 E a tale simulazione di lui consentirono anche gli altri Giudei, sì che anche Barnaba fu trascinato da loro a quella simulazione. 14 Or quando io vidi che non camminavano rettamente secondo la verità del Vangelo, dissi a Cefa alla presenza di tutti: «Se tu che sei Giudei vivi da Gentile, non da Giudeo, perchè costringi i Gentili a far come i Giudei?». 15 Noi di nascita siamo Giudei, e non peccatori provenienti dai Gentili, 16 ma sapendo che non è giustificato un uomo dalle opere della Legge, bensì solo per la fede di Gesù Cristo, anche noi abbiamo creduto in Cristo Gesù per essere giustificati in forza della fede in Cristo, e non già in forza della Legge, per la ragione che dalle opere della Legge nessuna persona sarà giustificata. 17 Se poi procurando d'esser giustificati in Cristo, fossimo trovati anche noi peccatori, si avrebbe a dire dunque che Cristo sia ministro di peccato? Certo che no. 18 Poichè se le cose che ho distrutto di nuovo le edifico, mi fo da me prevaricatore. 19 Ma io per la Legge sono morto alla Legge, per vivere a Dio. Sono stato crocifisso con Cristo; 20 e vivo non più io, ma vive in me Cristo; e quel che vivo nella carne, vivo nella fede che ho nel Figliuol di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me. 21 Io non vo' render vana la grazia di Dio, perchè se la giustizia si avesse già per la Legge, allora Cristo sarebbe morto invano.

Capitolo 3

Esperienza dei Galati. Esempio di Abramo. 1 - O Galati insensati, chi vi ha affascinati da non più aderire alla verità, mentre pur fu vivamente dipinto agli occhi vostri Gesù Cristo per voi crocifisso? 2 Questo solo voglio saper da voi: «Lo Spirito l'avete ricevuto dalle opere della Legge o dall'adesione alla fede?». 3 Siete così stolti che avendo cominciato collo Spirito, credete ora di conseguire la perfezione colla carne? 4 Tante sofferenze le avete avute invano? Se pure anche invano. 5 Chi dunque vi dà lo Spirito, e opera tra voi de' miracoli, lo fa egli in seguito alle opere della Legge o in seguito all'adesione alla fede? 6 Come sta scritto: "Abramo credette a Dio, e ciò gli fu ascritto a giustizia". 7 Riconoscete dunque che quelli che provengono dalla fede, questi sono i figli di Abramo. 8 E la Scrittura prevedendo che Dio giustificherebbe i Gentili dalla fede, preannunziò ad Abramo: "In te tutte le Genti saranno benedette". 9 Sicchè dunque i provenienti dalla fede sono benedetti col credente Abramo. 10 Poichè tutti quelli che provengono dalle opere della Legge sono sotto una maledizione giacchè sta scritto: "Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le disposizioni scritte nel libro della legge per adempierle" 11 E che nella Legge nessuno sia giustificato presso Dio è manifesto, perchè il giusto vive della fede. 12 La Legge invece non viene dalla fede, ma chi avrà fatto ciò che la legge prescrive, avrà vita in quello. 13 Or Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge diventando lui maledizione per noi, poichè è scritto: "Maledetto chiunque pende dal legno"; 14 e ciò perchè la benedizione di Abramo scendesse sulle Genti in Gesù Cristo, affinchè noi ricevessimo la promessa dello Spirito per mezzo della fede. La natura della promessa e la natura della Legge. 15 O fratelli, (io parlo secondo l'uomo). Una volta stabilito un patto pur tra uomini, nessuno lo annulla o gli fa delle aggiunte. 16 Ora ad Abramo furono annunziate delle promesse, a lui e al suo seme; non dice: «A' suoi discendenti» come fossero molti, ma uno solo: «Al tuo seme», e questi è Cristo. 17 Ora io dico questo: Un patto stabilito da Dio, una legge di quattrocentotrent'anni dopo non lo può mica annullare, sì da rendere vana la promessa. 18 Se l'eredità fosse dalla Legge, non sarebbe più dalle promesse; ma ad Abramo l'ha data Dio in virtù della promessa. Fine della Legge nei disegni di Dio. 19 Che cos'è dunque la Legge? in vista delle trasgressioni essa fu posta, fino a che venisse il seme a cui fu fatta la promessa; la Legge veniva promulgata per mezzo d'angeli in mano d'un mediatore; 20 or non v'è un mediatore se si tratta di un solo; e Dio è unico.21 La Legge si dirà dunque essere contraria alle promesse di Dio? non sia mai. Se fosse stata data una legge che avesse la podestà di vivificare, allora sì dalla Legge verrebbe la giustizia. 22 Ma la Scrittura ha invece richiuso ogni cosa sotto il peccato, affinchè fosse concessa ai credenti la promessa congiunta con la fede in Gesù Cristo. 23 Prima che venisse la fede eravate custoditi rinchiusi sotto la Legge, in attesa che fosse rivelata la fede che doveva venire. 24 Sicchè la Legge è stata il nostro pedagogo a Cristo, affinchè per via della fede fossimo giustificati; 25 venuta quella, non siamo più sotto il pedagogo. 26 Difatti siete tutti figli di Dio per la fede in Cristo Gesù; 27 quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. 28 Non vi è più Giudeo nè Greco, non vi è schiavo nè libero, non maschio o femmina, ma tutti voi siete uno solo in Cristo Gesù. 29 E se voi siete in Cristo, siete seme di Abramo, eredi secondo la promessa.

Capitolo 4

1 - Or io dico: per tutto il tempo che un erede è fanciullo, non differisce punto da un servo, pur essendo padrone di tutto, 2 e sta sotto tutori e amministratori fino al tempo prestabilito dal padre. 3 Così anche noi, quando eravamo fanciulli, eravamo schiavi sotto gli elementi del mondo, 4 ma quando venne la pienezza dei tempi, Dio mandò suo figlio, nato di donna, nato sotto la Legge, 5 per riscattare quelli che erano sotto la Legge, e far che noi ricevessimo l'adozione dei figli. 6 E perchè siete figli, mandò Iddio lo Spirito del Figlio suo nei vostri cuori, il quale grida: «Abba» («Padre»). 7 Sicchè tu non sei più servo ma figlio, e, se figlio, anche erede per opera di Dio. 8 Allora non conoscendo Dio, eravate servi di tali che per loro natura non sono dèi, 9 invece ora, conoscendo Dio, e meglio ancora, riconosciuti da Dio, come mai vi rivolgete di nuovo ai deboli e poveri elementi, ai quali volete daccapo farvi schiavi? 10 Voi osservate i giorni e i mesi e le ricorrenze e gli anni; 11 in verità temo di voi, che invano io abbia tra voi faticato. Esortazioni di Paolo ed effusioni di cuore. 12 Siate come me, o fratelli, ve ne prego, che anch'io son come voi. Voi non mi avete mai fatto alcun torto; 13 sapete bene come la prima volta vi evangelizzai pur con un'infermità della carne; e questa prova a cui la mia carne vi sottoponeva, 14 voi nè la dispregiaste nè n'avete mostrato disgusto, ma mi avete accolto come un angelo di Dio, come Cristo Gesù. 15 Dove dunque se n'è ito quel vostro apprezzamento di felicità? poichè io vi rendo questa testimonianza, che se fosse stato possibile, vi sareste cavati gli occhi per darmeli. 16 Sicchè, sono io diventato vostro nemico dicendovi la verità? 17 costoro vi mostrano zelo ma non onestamente, anzi vi voglion chiuder fuori perchè voi volgiate le vostre premure a loro. 18 Ora è bello essere oggetto di premure nel bene, sempre, e non solo quando io son tra voi presente, 19 o figliuoli miei, che io di nuovo partorisco, fino a tanto che sia formato Cristo in voi; 20 oh, come vorrei esser tra voi ora, e cambiar tono, perchè son tanto perplesso a riguardo vostro. Inutilità della Legge dimostrata con l'allegoria di Agar e di Sara. 21 Ditemi voi che volete esser sotto la Legge, non l'avete letta la Legge? 22 Poichè sta scritto che Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava e uno dalla libera. 23 Ma quello che ebbe dalla schiava, nacque secondo la carne, quello che ebbe dalla libera fu secondo la promessa. 24 Le quali cose sono state dette per allegoria; perchè coteste donne figurano due patti d'alleanza; l'uno dal Monte Sinai, che porta alla schiavitù, e questo è Agar, 25 e Agar è appunto il monte Sinai nell'Arabia; e corrisponde alla Gerusalemme d'ora, che è serva co' suoi figliuoli. 26 Invece la Gerusalemme di lassù è libera, e quella è la nostra madre, 27 poichè sta scritto: "Rallegrati, o sterile, che non partorisci; prorompi in grida di gioia, o tu che non hai provato le doglie del parto, poichè molti più saranno i figli della donna abbandonata che di quella che aveva marito" 28 Ora noi, o fratelli, siamo figliuoli secondo la promessa che riguardava Isacco. 29 Ma come allora il figlio secondo la carne perseguitò quello secondo lo spirito, 30 così anche ora. Ma la Scrittura che dice? "Caccia la schiava e il figlio di lei, poichè non avrà l'eredità il figlio della schiava insieme col figlio della libera". 31 Pertanto, o fratelli, noi non siamo figli della schiava, ma della libera.

Capitolo 5

Inutilità della circoncisione. 1 - A tal libertà Cristo dunque ci ha liberati; voi state saldi e non lasciatevi impigliare di nuovo nel giogo di servitù. 2 Vedete, son io Paolo che ve lo dico: se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà a nulla. 3 Ma a chiunque è circonciso di nuovo dichiaro che egli è in dovere di osservare tutta la Legge. 4 Siete stati abbandonati dal Cristo voi che volete esser giustificati nella Legge; siete decaduti dalla grazia; 5 noi, con lo spirito dalla fede riceviamo speranza di giustizia. 6 In Cristo Gesù non ha valore l'essere circonciso o incirconciso, ma vale la fede operante per mezzo dell'amore. 7 Voi correvate così bene, chi vi ha urtato per via da non aderire più alla verità? 8 questa persuasione vostra non viene da Colui che vi chiama. 9 Un po' di fermento fa fermentare tutta la pasta. 10 Io per voi ho fiducia nel Signore che non sentirete diversamente; ma chi vi conturba porterà la condanna, chiunque egli sia. 11 Quanto a me, o fratelli, se ancora prèdico la circoncisione, perchè sono ancora perseguitato? sarebbe pur così eliminato lo scandalo della croce! 12 Oh, dovrebbero addirittura farsi evirare costoro che portan tra voi tale scompiglio! Libertà cristiana. 13 Ma voi sarete stati chiamati a libertà, o fratelli; solo non dovete usar la libertà come occasione alla carne, ma dovete per amore dello Spirito servire gli uni gli altri. 14 Poichè tutta la Legge ha la sua pienezza in quelle parole: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". 15 Se vi mordete o vi divorate gli uni gli altri, badate che non vi distruggiate a vicenda. 16 Io dico invece: Conducetevi secondo lo spirito, e non soddisfate ai desiderii della carne. 17 La carne ha desiderii contrari allo spirito e lo spirito li ha contrari alla carne; son cose opposte fra loro, sì che voi non dovete fare tutto quel che vorreste. 18 E se vi lasciate condurre dallo Spirito, non siete più sotto la Legge. 19 Or le opere della carne è chiaro quali sono: fornicazione, impurità, dissolutezza, lussuria, 20 idolatria, venefizi, inimicizie, discordie, gelosie, risentimenti, contese, divisioni, sètte, 21 invidie, omicidii, ubriachezza e gozzoviglie, e cose simili; io vi prevengo, come ho già detto prima, che quelli che fanno codeste cose non avranno in eredità il regno di Dio. 22 Invece frutto dello Spirito è l'amore, la gioia, la pace, la pazienza, 23 la benignità, la bontà, la longanimità, la mitezza, la fede, la moderazione, la continenza, la castità. Contro siffatte cose non c'è Legge. 24 I seguaci di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e le sue concupiscenze. 25 Se viviamo collo spirito procediamo anche collo spirito; 26 non siamo vanagloriosi, provocatori gli uni degli altri, e invidiosi gli uni degli altri.

Capitolo 6

Consigli diversi. 1 - O fratelli, se anche una persona fosse còlta in fallo, voi gli spirituali, correggete questo tale con spirito di mitezza, badando tu a te stesso, che alle volte non cada anche tu in tentazione. 2 Portate i pesi gli uni degli altri così adempirete la legge di Cristo. 3 Poichè se uno crede di essere qualcosa mentre non è nulla, illude se stesso; 4 ma ciascuno esamini l'opera propria, e allora avrà vanto solo riguardo a se stesso non rispetto ad altri; 5 poichè ciascuno porterà il suo peso. 6 E chi viene istruito nella parola divina faccia parte di tutti i suoi beni a chi lo istruisce. 7 Non illudetevi: Dio non si lascia deridere. 8 Ciò che uno avrà seminato, quello mieterà: chè chi semina nella sua carne, dalla carne mieterà corruzione, chi semina nello spirito, dallo spirito mieterà vita eterna. 9 E non stanchiamoci nel fare il bene; perchè a tempo giusto mieteremo se non ci rilasciamo. 10 Adunque, come l'occasione si presenta facciamo del bene a tutti, massime ai compagni di fede. Conclusione. 11 Vedete con che grosso carattere vi ho scritto qui di mia mano! 12 Tutti quei che vogliono figurar bene nella carne, vi costringono a circoncidervi, solo per non esser perseguitati per la croce di Cristo. 13 Poichè neanche essi circoncisi osservano la Legge; ma vogliono che voi vi facciate circoncidere per menar vanto nella vostra carne. 14 Quanto a me sia lungi il gloriarmi d'altro che della croce del Signor nostro Gesù Cristo, per la quale il mondo è stato per me crocifisso, e io pel mondo. 15 Nè la circoncisione ha valore, nè l'essere incirconciso; ma l'essere una creatura nuova. 16 Quanti seguiranno questa norma, pace su loro e misericordia, e pace sull'Israele di Dio. 17 D'or innanzi nessuno m'inquieti, perchè io porto nel mio corpo le stimmate di Gesù. 18 La grazia del Signor nostro Gesù Cristo collo spirito vostro, o fratelli! Amen.

 

 

 

LETTERA AI ROMANI Fine anno 57 d.C., da Corinto

Capitolo 1

Preambolo e saluto. 1 - Paolo, servo di Cristo Gesù, chiamato apostolo, e messo a parte per [annunziare] il Vangelo di Dio, 2 ch'egli aveva innanzi promesso a mezzo dei suoi profeti nelle sante Scritture, 3 relativamente a suo Figlio, - nato dal seme di David secondo la carne, 4 ma dichiarato in modo potente Figlio di Dio, secondo lo spirito di santità, mediante la risurrezione dei morti, - Gesù Cristo il nostro Signore, 5 per opera del quale noi abbiamo ricevuto la grazia e la missione di indurre, nel nome di Lui, all'obbedienza della fede tutti i Gentili, 6 fra i quali ci siete anche voi, chiamati ad essere di Gesù Cristo, 7 a tutti quanti siete in Roma, amati da Dio, chiamati santi, grazia a voi e pace, da Dio nostro padre e dal Signore Gesù Cristo. La fede dei Romani. 8 Prima di tutto ringrazio il mio Dio a mezzo di Gesù Cristo a motivo di voi tutti, poichè la vostra fede si annunzia in tutto il mondo. 9 Mi è testimone Iddio, a cui io rendo culto nel mio spirito propagando la buona novella relativa al Figlio di Lui, che non tralascio mai di far memoria di voi, 10 chiedendo nelle mie preghiere se mai una buona volta, io possa, nella volontà di Dio, trovare l'occasione di venir da voi. 11 Giacchè vivamente bramo di vedervi, per comunicarvi un po' di grazia spirituale, sì da esserne fortificati, 12 o meglio, per essere, in mezzo a voi, insieme confortati per la reciproca fede vostra e mia. La salvezza dipende dalla fede. 13 E non voglio ignoriate, o fratelli, che molte volte mi ero proposto di venir da voi, (e ne sono stato finora impedito), per raccogliere qualche frutto anche tra voi, come ho fatto tra gli altri Gentili. 14 A Greci come a Barbari, a sapienti come ad ignoranti, io sono debitore; 15 tanto è vivo il desiderio, (quanto a me) di annunziare il Vangelo anche a voi in Roma. 16 Giacchè io non mi vergogno del Vangelo; chè esso è il potere di Dio per dar la salute a chi crede, al Giudeo prima poi al Greco; 17 giacchè vi si rivela la giustizia di Dio proveniente dalla fede e che conduce alla fede, conforme sta scritto: «Il giusto vive di fede». Il peccato dei Gentili e la loro condanna. 18 Poichè l'ira di Dio si manifesta dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini, che soffocano la verità nell'ingiustizia; 19 infatti quel che si può conoscere di Dio è in essi manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato; 20 poichè le perfezioni invisibili di Lui fin dalla creazione del mondo, comprendendosi dalle cose fatte, si rendono visibili, quali la sua eterna potenza e la sua divinità; laonde essi sono inescusabili, 21 perchè avendo conosciuto Iddio non l'hanno glorificato come Dio, nè l'hanno ringraziato; ma s'invanirono nei loro ragionamenti, e fu avvolto di tenebre il loro stolto cuore. 22 Dicendo di esser sapienti divennero stolti, 23 e scambiarono la gloria dell'incorruttibile Iddio nella riproduzione di un'immagine di corruttibile uomo, e di volatili e di quadrupedi e di rettili. 24 Perciò li abbandonò Dio, nelle concupiscenze dei loro cuori, alla sconcezza del disonorare tra loro i loro corpi, 25 essi che scambiarono la verità di Dio con la menzogna, e venerarono e resero culto alla creatura invece che al Creatore, il quale è benedetto ne' secoli, così sia! 26 Per questo li abbandonò Iddio a passioni d'infamia, poichè le loro femmine scambiarono l'uso naturale in quello contro natura: 27 e similmente i maschi, lasciato l'uso naturale della donna, si accesero nel desiderio gli uni degli altri, atti turpi operando maschi con maschi, e ricevendo in se stessi la mercede che si conveniva della loro aberrazione. 28 E poichè non si diedero cura di conoscere Dio, li abbandonò Iddio ai reprobi sentimenti: far ciò che non si deve, 29 ripieni d'ogni ingiustizia, malvagità, fornicazione, avidità, malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di contesa, d'inganno, di malignità; sussurroni, 30 maldicenti, in odio a Dio, violenti, superbi, millantatori, inventori di male azioni, disobbedienti ai genitori, 31 insensati, disamorati, sleali, incapaci di sentir compassione; 32 i quali, pur avendo conosciuto la giusta sentenza di Dio, che chi fa tali cose è degno di morte, non solo le fanno, ma approvano chi le fa.

Capitolo 2

Il peccato dei Giudei. 1 - Per conseguenza tu sei inescusabile, o uomo, chiunque tu sia che giudichi; poichè in quella che giudichi gli altri, condanni te stesso, giacchè tu che giudichi fai le stesse cose. 2 Or noi sappiamo che il giudizio di Dio contro chi fa tali cose è secondo verità. 3 E fai conto tu, o uomo, che giudichi chi fa tali cose, e le fai tu stesso, di sfuggire al giudizio di Dio? 4 O disprezzi tu la ricchezza della sua benignità, della sua pazienza e della sua longanimità, ignorando che la bontà di Dio ti guida al pentimento? 5 Per la durezza tua e il cuore impenitente tu fai s'accumuli per te un mucchio d'ira nel giorno dell'ira e della manifestazione del giusto giudizio di Dio; 6 il quale renderà a ciascuno secondo le sue opere; 7 agli uni, che per costanza nell'opera buona cercano riputazione e onore e immortalità, eterna vita; 8 agli altri, figli della discordia e che disobbedienti alla verità obbediscono invece all'ingiustizia, ira e sdegno. 9 Tribolazione e angoscia sopra ogni anima d'uomo che fa il male, Giudeo prima poi Greco; 10 riputazione e onore e pace a chiunque fa il bene, Giudeo prima e poi Greco; 11 poichè non vi è riguardo a persone presso Dio. 12 Quanti senza legge peccarono, senza legge anche periranno; e quanti errarono nella legge, con essa legge saranno giudicati; 13 poichè non quelli che senton parlare della legge son giusti appo Dio, ma solo quelli che la praticheranno saranno giustificati. 14 Quando i Gentili che non han legge, fanno per natura le cose della Legge, costoro non aventi legge son legge a se stessi; 15 essi mostrano l'opera della Legge scritta nei loro cuori, attestandolo la loro coscienza e i loro pensieri, che a vicenda or si accusano tra loro or si difendono. 16 Ciò apparirà in quel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini, secondo il mio Vangelo per Gesù Cristo. La vera circoncisione. 17 E se tu ti chiami Giudeo, e ti riposi sulla Legge, e in Dio ti glorii, 18 e conosci la sua volontà, e, istruito dalla Legge riconosci ciò che è meglio, 19 tu ti fidi di essere guida dei ciechi, luce di quei che son nelle tenebre, 20 educatore degli ignoranti, maestro dei fanciulli, avendo nella Legge la formola della conoscenza e della verita; 21 tu dunque che ammaestri gli altri, non insegni a te stesso? tu che predichi di non rubare, rubi? 22 tu che dici non doversi commettere adulterio, lo commetti? tu che hai in abominio gli idoli, ne fai sacrilego commercio? 23 tu che ti glorii della Legge, colla trasgressione della Legge disonori Iddio? 24 (Giacchè «il nome di Dio per cagion vostra è bestemmiato tra le Genti» come sta scritto). 25 La circoncisione è utile se tu segui la Legge, ma se tu sei trasgressore della Legge, la tua circoncisione diventa incirconcisione. 26 Se dunque l'incirconciso osserva i comandamenti della Legge, la sua incirconcisione non sarà valutata come circoncisione? 27 e chi di nascita è incirconciso, osservando la Legge, giudicherà te che, con la tua lettera della Legge e la tua circoncisione, ne sei trasgressore. 28 Non è adunque quello che apparisce il vero Giudeo, nè è vera circoncisione quella che è palese nella carne; 29 ma il Giudeo è quello che è tale entro di sè, ed è la circoncisione del cuore, nello spirito non nella lettera, quella la cui lode non è dagli uomini ma da Dio.

Capitolo 3

L'uomo è giustificato mediante la fede. 1 - Che cos'ha di più dunque il Giudeo, o qual è l'utilità della circoncisione? 2 Grande per ogni riguardo. Prima di tutto perchè a lui furono affidati gli oracoli di Dio. 3 Che dunque? Se alcuni non credettero, forsechè la loro incredulità renderà vana la fedeltà di Dio? non può essere. 4 Dio è verace, ed «ogni uomo menzognero», conforme sta scritto: «affinchè tu, o Dio, sia riconosciuto giusto quando parli, e abbia vittoria quando ti si giudica». 5 Che se la nostra iniquità conferma la giustizia di Dio, che diremo? si dirà forse che è ingiusto Iddio il quale dà corso alla sua ira? 6 (parlo secondo l'uomo); non sia mai; poichè altrimenti come giudicherà Dio il mondo? 7 E se la veracità di Dio, nella mia menzogna, apparve maggiore, a sua gloria, perchè mi si giudica ancora come peccatore? 8 O non è il caso di dire, (conforme siamo calunniati e conforme alcuni spacciano che noi diciamo), che noi faremo il male acciò ne venga del bene? La condanna di questi calunniatori è giusta. 9 Che dunque? Siamo noi dappiù di essi? niente affatto. Noi abbiam già accusato Giudei e Greci di essere tutti in peccato, 10 conforme sta scritto: «Non vi è alcun giusto, neppur uno; 11 non vi è persona di senno, non vi è chi cerchi Dio; 12 tutti si sono sviati, e insieme son diventati inutili; non c'è chi faccia il bene, non c'è fino ad uno; 13 tomba aperta è la loro gola; della lingua loro si son fatto mezzo d'inganno; veleno d'aspidi sulle loro labbra; 14 la bocca loro è piena di maledizione e d'amarezza; 15 veloci i lor piedi per versar sangue; 16 distruzione e miseria nelle strade loro; 17 e la via della pace non conobbero. 18 Non v'è timor di Dio dinanzi agli occhi loro». 19 Or noi sappiamo che quanto la Legge dice, lo dice a quelli che son nella Legge, affinchè ogni bocca sia chiusa, e tutto il mondo sia soggetto al giudizio di Dio; 20 perchè dalle opere della Legge «nessuno sarà giustificato dinanzi a Dio», giacchè per via della Legge si ha (solo) la conoscenza del peccato. 21 Ma ora all'infuori della Legge s'è manifestata la giustizia di Dio, attestata dalla Legge stessa e dai Profeti; la giustizia di Dio, per mezzo delle fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che in essa credono; giacchè non v'è differenza; 23 tutti hanno peccato e rimangono lontani dalla gloria di Dio, 24 e son giustificati gratuitamente per la grazia di lui a mezzo della redenzione in Cristo Gesù; 25 lui Dio ha prestabilito mezzo di propiziazione, per via della fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, a motivo della tolleranza per le passate colpe 26 durante la sua divina sopportazione; per dimostrare (dico) la sua giustizia nel momento presente, sì da essere lui giusto, e giustificare colui che ha fede in Gesù. 27 Dov'è dunque il tuo vanto? è escluso. Per qual legge? quella delle opere? no, ma per la legge della fede, 28 poichè riteniamo essere l'uomo giustificato per la fede, all'infuori delle opere della Legge. 29 Forsechè soltanto dei Giudei è Dio? no, anche delle genti; 30 sicuro, anche delle genti, se è unico Dio quello che giustificherà i circoncisi in seguito alla fede, come i non circoncisi mediante la fede. 31 Annulliamo dunque la Legge per via della fede? non sia mai; anzi confermiamo la Legge.

Capitolo 4

Abramo giustificato mediante la fede. 1 - Che diremo dunque abbia conseguito Abramo, nostro progenitore secondo la carne? 2 poichè se Abramo è stato giustificato dalle opere, ha ragione di vantarsene, ma non davanti a Dio. 3 Che dice la Scrittura? «Abramo credette in Dio, e ciò gli fu calcolato a giustizia». 4 Ora a chi opera, la mercede non si conteggia a titolo di grazia, ma come cosa dovuta; 5 e a chi non fa le opere, ma crede in colui che giustifica l'empio, gli è calcolata la fede a giustizia secondo il proposito della grazia di Dio. 6 Come anche David parla della beatitudine di colui a cui Dio imputa la giustizia senza le opere: 7 «Beati quelli dei quali sono rimesse le iniquità e di cui sono coperti i peccati» e 8 «Beato l'uomo del cui peccato il Signore non ha tenuto conto». 9 Tale beatitudine è essa pei circoncisi, o anche pei non circoncisi? Poichè noi diciamo: «fu imputata ad Abramo la fede a giustizia»; 10 come fu imputata? quand'era circonciso o quand'era incirconciso? non nel tempo della circoncisione, ma prima. 11 E il segno della circoncisione ricevette poi come sigillo della giustizia della sua fede nel tempo dell'incirconcisione, affinchè potesse essere e padre di tutti i credenti dell'incirconcisione sì da essere ascritta anche a questi la giustizia, 12 e padre dei circoncisi, non solo di quelli che provengono dalla circoncisione, ma anche di coloro che seguono le orme della fede del padre nostro Abramo, ancora incirconciso. 13 Difatti non già per la Legge è stata fatta ad Abramo e alla sua discendenza la promessa dell'eredità del mondo, ma per la giustizia della fede. 14 Poichè se eredi fossero solo quelli della Legge, sarebbe vana la fede e annullata la promessa; 15 poichè la Legge produce l'ira, giacchè dove non v'è Legge non vi è neppure trasgressione; 16 perciò eredi si è in seguito alla fede, affinchè ciò sia per grazia, allo scopo che la promessa sia sicura per tutta la discendenza, non quella solo della Legge, ma anche quella che ha la fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi, 17 (conforme sta scritto: «Padre di molte genti io ti ho costituito»), dinanzi a quel Dio in cui credette, quello che rifà vivi i morti e chiama le cose che non sono come fossero. 18 Egli contro ogni speranza sperò, ed ebbe fede, rispetto al dover diventar «Padre di molte genti» secondo era stato detto: «Così sarà il tuo seme», 19 e non venuto meno nella fede vide sì il suo corpo impotente, essendo di circa cento anni, e senza vita ormai l'utero di Sara; 20 ma, data la promessa di Dio, non esitò per incredulità, anzi si rafforzò nella fede, dando gloria a Dio, 21 e pienamente convinto, che quello che ha promesso Egli è anche in grado di mantenerlo. 22 Perciò gli fu imputato a giustizia. 23 E non è stato scritto per lui solo che fu imputato a giustizia, 24 ma anche per noi, ai quali verrà imputato il credere in chi ha risuscitato Gesù Signor nostro dai morti, 25 il quale fu dato [a morte] per i nostri mancamenti, e fu risuscitato a motivo della nostra giustificazione.

Capitolo 5

Effetti della giustificazione mediante la fede. 1 - Giustificati dunque dalla fede, abbiano pace con Dio per mezzo del nostro Signor Gesù Cristo; 2 per il quale abbiamo anche avuto, mediante la fede, adito a questa grazia in cui siamo, e di cui meniamo vanto nella speranza della gloria dei figliuoli di Dio. 3 Nè solo questo, ma ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce tolleranza, 4 la tolleranza produce virtù provata, la virtù provata, spera nza; 5 e la speranza non inganna, perchè l'amore divino s'è riversato nei nostri cuori per lo Spirito Santo che ci fu dato. 6 Difatti, perchè mai essendo noi ancora deboli, al suo tempo Cristo morì per gli empi? 7 or a mala pena altri morrà per un giusto, e per un uomo dabbene qualcuno forse avrà cuore di morire; 8 ma Dio dà a vedere il suo vivo amore per noi, perchè essendo noi ancora peccatori, 9 Cristo per noi è morto. Or dunque, giustificati nel sangue di lui, tanto più saremo a mezzo di lui salvati dall'ira. 10 Giacchè se, essendo nemici, siamo stati riconciliati a Dio per la morte di suo Figlio, tanto più, riconciliati, saremo salvati nella vita di lui; 11 nè solo questo, ma anche ci gloriamo in Dio per opera del Signore Nostro Gesù Cristo, per mezzo del quale ora abbiamo ottenuto la riconciliazione. Il peccato e la grazia. I due Adami. 12 Per questo, come per opera d'un sol uomo entrò la colpa nel mondo, e per la colpa la morte, e così a tutti gli uomini s'è estesa la morte in quanto che tutti peccarono. 13 Giacchè fino alla Legge v'era sì la colpa, nel mondo, ma la colpa non s'imputava non essendovi la legge. 14 Nondimeno, regnò la morte da Adamo fino a Mosè, anche su quelli che non avevan peccato trasgredendo la legge come aveva fatto Adamo; il quale è figura di colui che doveva venire. 15 Ma non come il fallo è il dono, poichè se per la colpa d'uno tutti gli altri morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono nella grazia dell'unico uomo Gesù Cristo, ridondò a vantaggio di tutti. 16 E non come nel caso di quell'unico che fu colpevole è stato il dono; poichè in seguito a quell'unico si voltò in condanna il giudizio, la grazia in seguito a molte colpe si voltò in giustificazione. 17 Se per il fallo di un solo regnò la morte per via d'uno, molto più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia, in vita regneranno per via dell'unico Gesù Cristo. 18 Adunque come per un solo fallo si venne a una condanna per tutti gli uomini, così un unico atto di giustizia riescì per tutti gli uomini a giustificazione di vita. 19 Come per la disobbedienza di uno i molti sono stati costituiti peccatori; così per l'obbedienza di uno i molti saranno costituiti giusti. 20 La legge poi sopraggiunse sì che abbondò il fallo; ma dove abbondò il peccato ivi sovrabbondò la grazia, 21 affinchè come aveva regnato il fallo nella morte, così regni la grazia propria della giustizia, in eterno, per opera di Gesù Cristo nostro Signore.

Capitolo 6

Liberazione dalla schiavitù del peccato. 1 - Che diremo dunque? Rimarremo nel peccato affinchè abbondi la grazia? 2 non sia mai. Noi che siam morti al peccato, come vivremo ancora in esso? 3 O ignorate che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù siamo stati battezzati nella morte di lui? 4 Siamo stati dunque sepolti con lui per mezzo del battesimo nella morte, affinchè, come fu resuscitato Cristo da morte per la gloria del padre, così anche noi camminiamo in novità di vita. 5 Poichè se siamo stati come innestati alla somiglianza della morte di lui, lo saremo anche a quella della risurrezione; 6 sapendo questo, che il nostro uomo vecchio fu crocifisso con lui perchè fosse ridotto a nulla il corpo del peccato, in modo da non esser più noi schiavi del peccato; 7 perchè chi è morto è stato giustificato dalla colpa. 8 E se siamo morti in Cristo, abbiamo fede che rivivremo anche con lui, 9 sapendo che Cristo risorto da morte non muore più, la morte non avrà più dominio su lui. 10 Poichè per il fatto che è morto, è morto una volta per sempre al peccato, e quel che vive vive in Dio. 11 Così anche voi fate conto di esser morti al peccato, e di vivere a Dio in Cristo Gesù.

12 Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale, sì da ubbidire alle sue concupiscenze; 13 nè esibite le vostre membra come armi d'ingiustizia al peccato; ma offrite voi stessi a Dio come risuscitati da morte, e le vostre membra siano a Dio armi di giustizia.14 Poichè il peccato non vi comanderà più non essendo più sotto la Legge, ma sotto la grazia. 15 Che dunque? peccheremo perchè non siamo sotto la Legge ma sotto la grazia? non mai; 16 non sapete che a chi vi fate schiavi per obbedienza siete schiavi di quello cui ubbidite, sia del peccato che conduce alla morte, sia dell'obbedienza che mena alla giustizia? 17 E grazie si rendano a Dio perchè eravate schiavi del peccato, ma avete di cuore obbedito a quella forma di dottrina a cui siete stati ascritti; 18 e liberati dal peccato, siete divenuti schiavi della giustizia. 19 Io parlo in modo umano, per la debolezza della vostra carne. Perchè come offriste le vostre membra come schiave all'impurità e all'iniquità per l'iniquità, così ora offrite le vostre membra schiave alla giustizia per la santificazione. 20 Poichè quando eravate schiavi del peccato, eravate liberi rispetto alla giustizia. 21 E che frutto avevate allora? cose delle quali ora vi vergognate, poichè la fine loro è la morte. 22 Ma ora affrancati dal peccato e fatti schiavi a Dio, ne avete il frutto nella vostra santificazione, e il fine è una vita sempiterna. 23 Poichè la paga del peccato è morte, e il grazioso dono di Dio è la vita eterna in Gesù Cristo Signor nostro.

Capitolo 7

Il cristiano non è più sotto la legge, ma sotto la grazia. 1 - Ignorate voi, fratelli, che la Legge, (parlo a chi conosce la Legge), domina sull'uomo finchè egli vive 2 come una donna soggetta al marito è legata per legge al marito vivente; e se il marito muore vien sciolta dalla legge del marito. 3 Sicchè, vivente il marito, farà da adultera se stia con un altro uomo; e solo se muoia il marito, è libera dalla legge, rispetto al non essere adultera convivendo con un altro uomo. 4 Cosicchè, fratelli miei, anche voi siete morti alla Legge per il corpo di Cristo, sì da appartenere ad un altro, cioè a colui che risuscitò da morte, e ciò perchè cogliamo frutti a Dio. 5 Quando eravamo nella carne, le passioni peccaminose, occasionate dalla legge, agivano nelle nostre membra così da portar frutti alla morte; 6 ma ora siamo stati affrancati dalla Legge, morendo a ciò da cui eravamo detenuti, in modo da servire in novità di spirito e non secondo l'antica lettera. La Legge e il peccato nell'uomo. 7 Che diremo dunque? Che la Legge è peccato? mai no, ma il peccato non l'avrei conosciuto se non era la Legge; giacchè non avrei conosciuto la concupiscenza se la legge non avesse detto «Non desiderare»; 8 e il peccato, prese le mosse da quel comandamento, produsse in me tutta la concupiscenza; poichè all'infuori della Legge morto era il peccato. 9 Ed io una volta vivevo senza legge; ma venuto il precetto, il peccato prese vita, 10 e io morii; e così ne venne per me che il precetto, che mi doveva condurre alla vita mi fu cagion di morte; 11 perchè il peccato presa occasione dal precetto, mi ingannò e per esso mi uccise. 12 Sicchè, santa è soltanto la Legge, e il precetto è santo e giusto e buono. 13 Una cosa dunque buona mi fu cagion di morte? No, ma il peccato, per apparir peccato, mediante una cosa buona mi cagionò la morte, affinchè esso peccato diventasse estremamente colpevole per il divieto. 14 Noi sappiamo infatti che la legge è spirituale, ma io son carnale, venduto e soggetto al peccato. 15 Quello che fo io, non lo intendo; perchè non quel bene che voglio, io opero, ma quel male che odio, io fo. 16 E se fo quel che non voglio, consento alla legge, e riconosco che è buono; 17 ma ora non son più io che fo quello, bensì il peccato che abita in me. 18 Giacchè io so bene che non abita in me, cioè nella mia carne, il bene; c'è il volere sì in me, ma l'operare il bene no; 19 giacchè non fo il bene che voglio, ma il male che non voglio, questo io fo. 20 E se fo quel che non voglio, non son più io che lo fo, ma il peccato risedente in me. 21 Trovo dunque questa legge, che, volendo io fare il bene, mi sta presso il male; 22 mi diletto della legge di Dio secondo l'uomo di dentro, 23 e vedo un'altra legge nelle mie membra che fa guerra alla legge della mia mente, e mi rende schiavo nella legge del peccato: la quale è nelle mie membra.24 Disgraziato, che io sono! chi mi libererà da questo corpo di morte? 25 La grazia di Dio per Gesù Cristo Signor nostro; così io stesso colla mente sono servo della legge di Dio, colla carne della legge del peccato.

Capitolo 8

Filiazione adottiva di Dio: eredità della vita eterna. 1 - Nessuna condanna v'è dunque ora per quelli che sono in Cristo Gesù; i quali non camminano secondo la carne. 2 Poichè la legge dello spirito di vita in Cristo Gesù mi liberò dalla legge del peccato e della morte. 3 Poichè quel che era impossibile alla legge in quanto era indebolita per via della carne, Dio, mandando suo Figlio in carne simile a quella del peccato, condannò il peccato nella carne, 4 affinchè la giusta sentenza della legge si adempisse in noi, che non secondo la carne camminiamo ma secondo lo spirito. 5 Poichè quei che sono secondo la carne hanno in cuore le cose della carne, e quei che sono secondo lo spirito quelle dello spirito. 6 E il pensiero della carne è morte, quello dello spirito vita e pace. 7 La saggezza della carne è nemica a Dio, perchè non sta soggetta alla legge divina, non potendolo, 8 e quei che son nella carne non possono piacere a Dio. 9 Ma voi non siete nella carne, sì nello spirito, se lo spirito di Dio abita in voi. E se uno non ha lo Spirito di Cristo, non è de' suoi. 10 Se invece Cristo è in voi, il corpo è si morto per il peccato, ma lo spirito è vita per via della giustificazione. 11 E se abita in voi lo Spirito di chi ha risuscitato Gesù dai morti colui che risuscitò Gesù Cristo dai morti, farà rivivere anche i corpi vostri mortali per mezzo dello Spirito suo che risiede in voi. 12 Adunque, o fratelli, noi siam debitori non alla carne per vivere secondo la carne, 13 perchè se vivrete secondo la carne, morirete; ma se con lo spirito darete morte alle azioni della carne vivrete, 14 giacchè quanti son guidati dallo Spirito di Dio, questi son figli di Dio. 15 Non avete mica ricevuto spirito di servitù da ricader nel timore, ma spirito di adozione a figliuoli, in cui gridiamo : «Abba, Padre!». 16 Lo Spirito stesso attesta allo spirito nostro che siamo figli di Dio. 17 E se figli, anche eredi; eredi di Dio, coeredi di Cristo, se pur soffriamo con lui affine di essere anche con lui glorificati. 18 Poichè io ritengo che le sofferenze del tempo presente non han nulla a che fare colla gloria che dev'essere manifestata in noi, 19 giacchè l'ansiosa aspettativa del mondo creato attende la manifestazione dei figli di Dio; 20 poichè alla vanità è soggetta la creatura non di volontà propria, ma per causa di chi l'ha assoggettata; colla speranza però 21 che gli stessi esseri creati saranno liberi dalla schiavitù della corruzione, verso la libertà della gloria de' figli di Dio. 22 Sappiamo bene come la creazione fino ad ora geme tutta quanta e soffre quasi le doglie del parto; 23 nè solo essa, ma noi stessi che abbiamo in noi le primizie dello Spirito, gemiamo, aspettando l'adozione, cioè la redenzione del nostro corpo. 24 Nella speranza siamo stati salvati, ma quando quel che si spera, si vede, codesto non è più speranza; perchè chi già vede una cosa, che spera più? 25 Ma se speriamo quel che non vediamo, allora aspettiamo con pazienza. 26 Parimenti anche lo Spirito ci aiuta a sostenere la nostra debolezza, giacchè noi non sappiamo che cosa dobbiam dire nelle preghiere per pregar come si deve, ma lo stesso Spirito intercede per noi con ineffabili sospiri, 27 e colui che scruta i cuori sa bene qual sia l'aspirazione dello spirito, perchè intercede per i santi secondo Iddio. 28 Sappiamo poi che tutto coopera a bene per chi ama Dio, cioè per quelli che secondo il suo piano sono chiamati. 29 Perchè quelli che egli ha preconosciuti li ha anche predestinati a essere conformi all'immagine di Suo Figlio, sì da esser lui primogenito fra molti fratelli; 30 e quelli che ha predestinati, questi ha anche chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha anche giustificati; e quelli che ha giustificati li ha anche glorificati. 31 Che diremo dunque a tutto ciò? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32 Colui che non risparmiò il proprio Figliuolo, ma per tutti noi lo diede, come non ci donò anche ogni cosa con lui? 33 Chi porterà accuse contro gli eletti di Dio? Se Dio li giustifica, 34 chi li condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto, anzi risuscitato; il quale sta alla destra di Dio e intercede per noi. 35 Chi ci separerà dall'amore di Cristo? la tribolazione o l'angoscia o la fame o la nudità, o il pericolo, o la persecuzione, o la spada?

36 (Secondochè sta scritto: «Per cagion tua siam tratti a morte durante tutto il giorno, siamo stati calcolati come pecore da macello»): 37 ma in tutte queste cose siamo più che vincitori per opera di colui che ci ha amato. 38 Poichè io son persuaso che nè morte nè vita, nè angeli nè principati, nè virtù, nè cose attuali nè future, nè potestà, 39 nè altezza nè profondità, nè alcun'altra creatura potrà separarci dall'amore di Dio in Cristo Gesù Signor Nostro.

Capitolo 9

Incredulità dei Giudei. 1 - Dico la verità in Cristo; non mentisco, rendendone testimonianza la mia coscienza nello Spirito Santo: 2 grande dolore io provo e continua pena è nel mio cuore. 3 Vorrei essere io stesso anàtema e separato da Cristo, per i miei fratelli, parenti miei secondo la carne, 4 i quali sono Israeliti, dei quali è l'adozione a figliuoli e la gloria e i patti d'alleanza e la Legge e il culto e le promesse, 5 ai quali appartengono i patriarchi, e dai quali è Cristo secondo la carne, il Dio che è sopra tutte le cose benedetto nei secoli, amen. 6 Non già che sia andata perduta la parola di Dio, perchè non tutti i discendenti da Israele, sono Israeliti, 7 nè per essere seme d'Abramo son tutti figli; ma: «In Isacco avrà nome la tua discendenza». 8 Il che vuol dire: non i figli della carne sono i figli di Dio, ma i figliuoli della promessa van calcolati nella discendenza. 9 Poichè della promessa questa è la parola: «In questo tempo verrò, e Sara avrà un figliuolo». 10 E non solo questo, ma anche Rebecca ebbe due figli da un solo uomo, da Isacco nostro padre; 11 poichè pur non essendo ancora nati e non avendo fatto nulla nè di bene nè di male, affinchè fermo stesse il proponimento di Dio relativamente alla elezione, 12 non dalle opere ma dal voler di chi chiama, fu detto a Rebecca che: 13 «il maggiore sarà servo del minore», conforme sta scritto: «Ho amato Giacobbe, ho odiato Esaù». Dio non può essere accusato d'infedeltà o d'ingiustizia. 14 Che cosa diremo dunque? Forse è ingiustizia in Dio? non sia mai! 15 Egli dice a Mosè: «Userò misericordia a chi uso misericordia, e avrò compassione di chi avrò compassione». 16 Adunque non è di chi vuole nè di chi corre, ma di Dio misericordioso. 17 Dice la Scrittura a Faraone: «Per questo appunto ti ho suscitato, per mostrare in te la mia potenza, e perchè sia annunziato in tutto il mondo il mio nome». 18 Adunque a chi Egli vuole usa misericordia, e chi Egli vuole indura. 19 Mi dirai: «E allora, di che cosa ancora si lagna? poichè al voler di lui chi s'è opposto?». 20 O uomo, e chi se' tu che vieni a disputa con Dio? Non mica dirà il vaso al formatore: «Perchè mi hai fatto così?» 21 o non ha il formatore dell'argilla facoltà di fare della stessa pasta il vaso di uso onorevole, e quello spregevole? 22 E se Dio, volendo mostrare l'ira sua e far conoscere ciò che egli può, avesse tollerato con molta longanimità dei vasi d'ira pronti per la perdizione, 23 anche al fine di manifestare la ricchezza della sua gloria verso vasi di misericordia, già preparati per la gloria? 24 [Dico di] noi che anche chiamò non solo dai Giudei ma altresì dalle genti, 25 come dice anche in Osea: «Chiamerò quello che non è mio popolo, popolo mio: e colei che non era amata, amata», 26 e «Avverrà nel luogo ove fu detto loro: - Non siete mio popolo voi -», proprio là saranno chiamati «figli del Dio vivente». 27 E Isaia esclama sopra Israele: «Se anche il numero dei figli di Israele fosse come la rena del mare, non ne sarà salvato che il residuo». 28 Poichè la parola sua adempiendo e circoscrivendo, l'effettuerà il Signore sopra la terra. 29 Conforne anche aveva predetto Isaia: «Se il Dio degli eserciti non avesse lasciato a noi un seme, noi saremmo diventati come Sodoma e ci saremmo assomigliati a Gomorra». I Giudei responsabili della loro riprovazione. 30 Che diremo dunque? Diremo che le Genti le quali non andavano dietro alla giustizia l'hanno ottenuta, 31 e Israele che cercava la legge della giustizia a tal legge non pervenne. 32 E perchè? perchè non dalla fede [la cercò], ma dalle opere; urtarono nella pietra d'inciampo; 33 secondo che fu scritto: «Ecco io pongo in Sion un sasso d'inciampo, una pietra d'intoppo, e chi ha fede in lui non sarà svergognato».

Capitolo 10

1 - Fratelli, il desiderio del mio cuore e la preghiera ch'io fo a Dio per loro, è per la loro salvezza. 2 Poichè fo testimonianza per loro che hanno zelo di Dio, ma non secondo scienza. 3 Poichè ignorando la giustizia di Dio, e cercando di stabilire la propria, alla giustizia di Dio non si sono sottomessi. 4 Poichè Cristo è fine della Legge, per la giustizia di chiunque ha fede. 5 Difatti Mosè scrisse che l'uomo che pratica la giustizia, quella che vien dalla Legge, vivrà in essa. 6 E la giustizia dalla fede dice così: «Non dire nel tuo cuore: - Chi salirà al cielo? -», ciò è un trarne giù Cristo; 7 o: «Chi scenderà nell'abisso?», questo è un far risalir Cristo di tra i morti. 8 Ma che cosa dice la Scrittura? «Vicino a te è la parola, nella bocca tua e nel tuo cuore»; e questa è la parola della fede che noi annunziamo. 9 Se tu confessi nella bocca il Signore Gesù, e nel tuo cuore hai fede che Dio lo ha risuscitato da morte, sarai salvo; 10 poichè col cuore si crede per la giustizia, e con la bocca si fa la confessione per la salute. 11 Poichè dice la Scrittura: «Chiunque in lui crede non sarà svergognato». 12 Giacchè non vi è distinzione di Giudeo e Greco. È lo stesso il Signore di tutti, ricco per tutti quelli che lo invocano. 13 Poichè «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvo». 14 Come dunque invocheranno quello in cui non han creduto? e come crederanno in uno di cui non han sentito dir nulla? E come ne sentiranno parlare senza chi lo annunzi? 15 E come lo annunzieranno se non sono stati mandati? Conforme sta scritto: «Come belle sono le orme di quelli che recano lieto annunzio di cose buone!». 16 Ma non tutti hanno dato retta alla buona novella: Dice infatti Isaia: «Signore, chi ha creduto a quel che ha udito da noi?». 17 Adunque la fede vien dal sentir parlare, e il sentir parlare si fa per mezzo della parola di Cristo. 18 Ma, dico io: «Non hanno così sentito nulla?». Sicuro che hanno sentito: «Per tutta la terra si è sparsa la voce loro, e agli ultimi confini della terra abitata giunsero le loro parole». 19 Ma dico: «Forse non lo seppe Israele?». Mosè per il primo dice: «Io vi farò gelosi d'una nazione che non è nazione e contro una nazione che non è nazione e contro una nazione insipiente ecciterò il vostro sdegno». 20 E Isaia osa dire: «Sono stato trovato da tali che non mi cercavano, e divenni manifesto a tali che non domandavan di me». 21 E ad Israele dice: «Tutto il giorno ho teso le mani a un popolo che non crede e contraddice».

Capitolo 11

La riprovazione d'Israele è parziale. 1 - Io dico dunque: «Forsechè Iddio ha rigettato il suo popolo?». No certo, perchè anch'io sono Israelita, del seme d'Abramo, della tribù di Beniamino. 2 Dio non ha rigettato il popolo suo, che fin da prima riconobbe. Non sapete cosa dice la Scrittura nella persona di Elia, come sollecita Dio contro Israele? 3 «O Signore, hanno ucciso i tuoi profeti, hanno distrutto i tuoi altari, ed io fui lasciato solo, e cercano di togliermi la vita». 4 Ma che gli risponde la voce divina? «Mi son riserbato settemila uomini, i quali non piegarono il ginocchio a Baal». 5 Così dunque, anche nel momento presente vi è un residuo di eletti, effetto della grazia. 6 Se per la grazia, non più dunque per le opere; altrimenti grazia non è più grazia. 7 Che dunque? Quel che cerca Israele non l'ha ottenuto ma l'hanno ottenuto gli eletti. Gli altri sono stati accecati, 8 conforme sta scritto: «Diede loro Iddio spirito di stordimento, occhi da non vedere, orecchi da non sentire, fino al giorno d'oggi».9 E David dice: «La loro mensa sia per essi un laccio e un cappio e un inciampo e giusta punizione; 10 siano oscurati i loro occhi da non vederci più, e la loro schiena incurvata del tutto». Essa giova alla conversione dei Gentili. 11 Dico dunque: «forsechè inciamparono in modo di esser caduti?». No certo; ma col fallo loro n'è venuta la salvezza alle genti, per suscitar la loro gelosia. 12 E se il fallo loro è ricchezza del mondo, e la diminuzione loro è ricchezza delle genti, quanto più sarà la loro pienezza? 13 E a voi Gentili io dico: «In quanto io sono apostolo delle genti, farò onore al mio ministero, 14 se mi avverrà di suscitare l'emulazione del mio sangue e ne salverò alcuni. 15 Poichè se la loro reiezione è stata riconciliazione del mondo, che sarà la loro accettazione, se non un rivivere risorti da morte? 16 E se la primizia è santa, anche la massa è santa; e se è santa la radice, santi sono anche i rami. 17 Che se alcuni dei rami sono stati tagliati via, e tu, che eri un olivo selvatico, sei stato in luogo loro innestato, e sei diventato partecipe della radice e del succo dell'olivo, 18 non ti vantare, sprezzante, con quei rami; chè se tu li disprezzi, non sei tu che porti la radice, ma la radice che porta te». 19 Tu dirai: «Sono stati spezzati dei rami per essere innestato io». 20 «Va bene: per la incredulità sono stati tagliati quei rami e tu stai su per la fede; non levarti in superbia, ma temi; 21 poichè se Dio non risparmiò i rami naturali, non risparmierà neppur te. 22 Vedi dunque la benignità e la severità di Dio; la severità verso quelli che son caduti, e verso di te la benignità di Dio; purchè tu corrisponda a questa benignità; se no, anche tu sarai tagliato via. 23 E anche quelli, se non rimarranno ostinati nella incredulità, saranno innestati; poichè Dio è potente a innestarli di nuovo. 24 Poichè se tu sei stato tagliato dall'olivo per sua natura selvatico, e contro natura sei stato innestato nell'olivo buono, quanto più saranno essi naturalmente innestati nel loro proprio olivo! Alla fine anche Israele si convertirà. 25 Poichè io non voglio, o fratelli, che ignoriate questo mistero, (affinchè non siate entro voi stessi orgogliosi), che è avvenuto un induramento in una parte d'Israele, e ciò fin che non sia entrata la totalità dei Gentili; 26 allora tutto Israele si salverà, conforme sta scritto: "Verrà da Sion il liberatore e allontanerà l'empietà di Giacobbe";

27 e "Questo sarà il mio patto con loro, quando io abbia cancellato i loro peccati".

28 Riguardo al Vangelo, son nemici per via di voi, ma rispetto all'elezione sono amati per via dei padri; 29 i doni e la vocazione di Dio non son cose che soggiacciano a pentimento. 30 Come voi avete in passato disobbedito a Dio, ora invece avete ottenuto misericordia per la loro incredulità, 31 così anch'essi non hanno ora creduto per la misericordia che è stata usata a voi, affinchè anche essi ottengano misericordia. 32 Dio ha rinchiuso tutti nella incredulità per usare a tutti misericordia. 33 O profondità della ricchezza e sapienza e conoscenza di Dio! come imperscrutabili sono i suoi giudizi, e non intracciabili le sue vie! 34 "Chi ha conosciuto il pensiero del Signore? o chi gli fu consigliere?" 35 o "Chi diede a lui primo da averne il contraccambio?". 36 Chè da lui e per lui e a lui ogni cosa; a lui gloria nei secoli, così sia».

Capitolo 12

Doveri vicendevoli dei cristiani. 1 - Vi esorto dunque, o fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come ostia vivente santa, gradevole a Dio, ciò che è il vostro culto ragionevole;

2 e non conformatevi al secolo presente, ma trasformatevi col rinnovamento del vostro spirito, affinchè possiate ravvisare qual è la volontà di Dio, ciò che è bene e gradevole e perfetto. 3 Perchè, per la grazia che a me è stata data, dico a ciascuno che è tra voi, di non voler farsi saggio al di là del giusto limite, ma presuma solo di sè sino al grado della prudente saviezza, secondo che a ciascuno Dio distribuì la misura della fede. 4 Poichè come in unico corpo abbiamo varie membra, e le membra non hanno tutte la stessa funzione, 5 così noi molti siamo un corpo solo in Cristo, e, per i rapporti reciproci, siamo membri gli uni degli altri. 6 E secondo la grazia data a noi abbiamo doni differenti: o la profezia, [e chi l'ha, deve usarla] secondo la proporzione della fede; 7 o il ministero, [e chi v'è chiamato, attenda] al ministero; così chi insegna [si dedichi] a insegnare; 8 chi esorta [lavori] nell'esortazione; chi dà, [lo faccia] con semplicità; chi presiede, [lo faccia] con tutto impegno: chi fa opere di pietà [le faccia] con animo ilare. 9 L'amore sia senza ipocrisia. Odiando il male, siate attaccati al bene; 10 con amor fraterno amandovi gli uni gli altri, e quanto a rispetto, anteponendo ciascuno gli altri a se stesso. 11 Per diligenza non tardi; di spirito ferventi; a Dio servendo; 12 nella speranza rallegrandovi, nelle tribolazioni pazienti, perseveranti nella preghiera. 13 Ai bisogni dei santi prendete parte, praticate l'ospitalità. 14 Benedite quelli che vi perseguitano, benedite e non maledite. 15 Rallegrarsi con chi gode, piangere con chi piange. 16 Abbiate gli stessi sentimenti gli uni per gli altri; non alte cose presumendo, ma accompagnandovi cogli umili. «Non siate savi agli occhi di voi medesimi». 17 A nessuno rendete male per male, ricercando il bene a tutti gli uomini. 18 Se possibile per quant'è da voi, abbiate pace con tutti gli uomini; 19 non vendicandovi da voi stessi, o diletti, ma date luogo all'ira divina, perchè sta scritto: «A me la vendetta, io darò la retribuzione», dice il Signore. 20 Anzi: «Se ha fame il tuo nemico dagli da mangiare; se ha sete, abbeveralo; poichè facendo così radunerai carboni di fuoco sopra la sua testa».

21 Non lasciarti vincere dal male, ma vinci nel bene il male.

Capitolo 13

Doveri verso l'autorità. 1 - Ogni persona sia sottoposta alle autorità superiori; perchè non v'è podestà se non da Dio, e quelle che sono, son da Dio ordinate. 2 Sicchè chi si oppone all'autorità, fa contro l'ordine di Dio, e quelli che così resistono si tireranno addosso la condanna. 3 Poichè i magistrati non sono oggetto di paura per l'opera buona, ma per la cattiva. Vuoi tu non dover temere l'autorità? Fa' il bene, e avrai lode da essa, 4 che è ministra di Dio a te per il bene. Ma se fai il male, allora devi temere; poichè il magistrato non porta la spada inutilmente, essendo ministro di Dio, e vindice nell'ira divina per chi fa il male. 5 Perciò è necessario sottomettervi, non solo per tema dell'ira divina, ma anche per la coscienza. 6 Per questo anche voi pagate i tributi; vi son ministri di Dio che appunto a questo attendono. 7 Date a tutti ciò che è dovuto, a chi il tributo il tributo, a chi il dazio il dazio, a chi il timore il timore, a chi l'onore l'onore. i Romani 13 Esortazione alla carità e alla vigilanza. 8 Non siate debitori di nulla a nessuno, altro che di amarvi scambievolmente; poichè chi ama il prossimo ha adempiuto la Legge. 9 Poichè il «non fornicare», «non uccidere», «non rubare», «non dir falso testimonio», «non desiderare» e qualsiasi altro precetto, si riassume in questa formula: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». 10 L'amore non può far del male al prossimo; dunque la pienezza della Legge è l'amore. 11 E tutto questo dovete fare ben conoscendo il tempo, poichè è ora già che voi vi svegliate dal sonno; la salvezza nostra ora è più vicina di quando noi siamo diventati credenti. 12 La notte è inoltrata e il giorno si avvicina; gettiamo via dunque l'opera delle tenebre, rivestiamo le armi della luce. 13 Come in pieno giorno, camminiamo onestamente, non in crapule e ubriacature, non in alcove e in licenza, non in contese e invidia: 14 ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo, e non abbiate cura della carne sì da destarne le concupiscenze.

Capitolo 14

Doveri verso i cristiani più deboli nella fede. 1 - Colui che è debole nella fede, accoglietelo, non per discutere sulle differenti opinioni. 2 L'uno crede di poter mangiar d'ogni cosa; un altro che è debole non mangia che erbe. 3 Or chi mangia non sprezzi colui che non mangia; e chi non mangia non voglia giudicar chi mangia, poichè Dio stesso l'ha accolto. 4 O tu chi sei che vuoi giudicare il servo altrui? pel suo padrone, sta o cade; ma starà in piedi, perchè il Signore ha la potenza di sostenerlo. 5 C'è chi giudica un giorno più d'un altro, c'è chi ritiene tutti i giorni uguali; ognuno nella propria mente abbia la sua piena sicurezza. 6 Chi bada al giorno, lo fa per il Signore, e chi mangia, mangia per il Signore; tant'è vero che ne ringrazia Dio, e chi non mangia s'astiene per il Signore, e così rende grazie a Dio. 7 Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso; 8 se viviamo, viviamo pel Signore, e se moriamo, moriamo per lui; sia che viviamo sia che moriamo, siamo del Signore. 9 Per questo morì Cristo e risorse, per signoreggiare e morti e vivi. 10 E tu, a che giudichi tuo fratello? O anche tu perchè disprezzi tuo fratello? Tutti compariremo davanti al tribunale di Dio, 11 poichè sta scritto: "Come è vero che io vivo, dice il Signore, ogni ginocchio si piegherà avanti a me, e ogni lingua liberamente confesserà Dio". 12 Così dunque ognun di noi renderà conto di se stesso a Dio. 13 Dunque non giudichiamoci più gli uni gli altri, ma questo piuttosto decidete, di non porre inciampi al fratello o essergli cagion di caduta. 14 Io so e son persuaso in Cristo Gesù, che nulla cosa è volgare di per sè; però chi ritiene qualche cosa come volgare, tale è per lui. 15 Se per via del cibo il tuo fratello ha da aver un cruccio, tu non ti conduci più con amore. Non rovinare pel tuo cibo, colui per cui Cristo è morto. 16 Che quel che è vostro bene, dunque non sia oggetto di biasimo. 17 Il regno di Dio non è cibo nè bevanda, ma giustizia e pace e gioia nello Spirito Santo. 18 Chi serve a Cristo in questo, è gradevole a Dio e approvato dagli uomini. 19 Seguiamo dunque le vie della pace e della scambievole edificazione. 20 Non distruggere per via d'un cibo, l'opera di Dio; tutte le cose son pure, ma è male per l'uomo che ne mangia se dà occasione di scandalo. 21 Bello è non mangiar carne, nè bere vino, nè far ciò in cui il fratello tuo riceve scandalo. 22 La fede che tu hai, tientela per te stesso davanti a Dio. Felice chi non ha a condannare se stesso in ciò che approva; 23 e chi è incerto se debba mangiare, è condannato mangiandone, perchè non agisce secondo la sua fede; e tutto quello che non è secondo la fede è peccato.

Capitolo 15

1 - E dobbiamo noi, forti, sopportare le debolezze dei deboli, e non voler compiacere solo a noi stessi. 2 Ognuno di noi procuri di piacere al prossimo, nel bene, a edificazione, 3 anche Cristo non cercò piacere a se stesso, ma come sta scritto: "Gli oltraggi di quelli che oltraggiano te son caduti su di me". 4 Poichè tutto quel che già fu scritto, fu scritto per nostro ammaestramento, affinchè, mediante la perseveranza e la consolazione delle Scritture noi conservassimo la speranza. 5 Or il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di aver fra voi lo stesso sentire secondo Cristo Gesù, 6 affinchè con un animo solo e una sola bocca glorifichiate Dio il padre del Signor nostro Gesù Cristo. 7 Perciò, accoglietevi gli uni gli altri, così come Cristo ha accolto noi, a gloria di Dio. 8 Dico che Cristo è stato fatto ministro dei circoncisi per la veracità di Dio, al fine che fossero confermate le promesse dei padri; 9 e i Gentili glorificano Dio per la sua misericordia conforme sta scritto: "Per questo ti confesserò fra le Genti e salmeggerò al tuo nome". 10 E di nuovo dice: "Rallegratevi, o Genti, col suo popolo!". 11 E ancora: "Lodate, o tutte le Genti, il Signore e tutti i popoli lo esaltino". 12 E di nuovo Isaia dice: "Vi sarà la radice di Jesse e colui che sorgerà a comandare alle Genti; in lui le Genti riporranno la loro speranza". 13 Ora il Dio della speranza vi riempia d'ogni gaudio e di pace nella fede, sì che voi abbondiate nella speranza, in virtù dello Spirito Santo. Notizie personali.14 Io per me sono persuaso, o fratelli miei, a riguardo vostro che anche voi siete pieni di amore, ricolmi d'ogni sapere, in grado anche di ammonirvi gli uni gli altri. 15 Ma v'ho scritto un po' arditamente, come per richiamar la vostra memoria, per via della grazia concessa a me dal Signore, 16 di essere il ministro di Cristo tra le Genti, esercitando il sacerdozio del Vangelo di Dio, affinchè sia da lui bene accolta l'offerta delle Genti, santificata nello Spirito Santo. 17 Io ho adunque di che gloriarmi in Cristo Gesù per le cose di Dio, 18 perchè non ardirò dire che vi sia cosa che non l'abbia fatta Cristo per mezzo mio, onde trarre all'obbedienza le Genti, sia nelle parole sia nei fatti, 19 sia nella potenza dei miracoli e dei prodigi, nella virtù dello Spirito Santo; di guisa che da Gerusalemme e dai paesi all'intorno fino all'Illirico ho adempiuto la mia missione rispetto al Vangelo di Cristo. 20 E mi sono studiato di evangelizzare non là dov'era già stato nominato Cristo, per non edificare su base d'altri, secondo sta scritto: 21 "Vedranno quelli a cui non è giunta notizia di lui, e quelli che non l'hanno udito l'intenderanno". 22 Perciò anche sono stato parecchie volte impedito di venir da voi; 23 ora poi non avendo più nulla da fare in queste terre, e avendo da parecchi anni vivo desiderio di venir da voi, 24 quando viaggerò verso la Spagna, spero, passando, di vedervi e di esser da voi aiutato nel viaggio verso là, quando prima mi sarò in parte ripieno di voi. 25 Ora vado a Gerusalemme per portar soccorso a quei santi. 26 Perchè la Macedonia e l'Acaia hanno creduto bene fare una colletta a pro dei poveri fra i santi che stanno a Gerusalemme. 27 Hanno creduto come ho detto, ma ne sono anche debitori, perchè se le Genti sono state fatte partecipi nelle cose spirituali, devono anche nelle cose materiali aiutarli. 28 Fatto questo dunque, e assicurato loro questo frutto, partirò per la Spagna passando da voi. 29 E so che venendo da voi ci verrò nella pienezza della benedizione di Cristo. 30 Vi esorto, o fratelli, per il Signore nostro Gesù Cristo e per l'amore dello Spirito, di adoperarvi con me nelle preghiere che fate per me a Dio, 31 affinchè io sia liberato dagli infedeli che sono in Giudea, e l'offerta del mio ministero sia bene accettata ai santi a Gerusalemme, 32 affinchè con gioia venendo da voi per la volontà di Dio, possa godere con voi un po' di riposo. 33 Il Dio della pace sia con tutti voi, così sia!

Capitolo 16

Epilogo. - Saluti. 1 - Vi raccomando Febe, la sorella nostra, ministra della chiesa di Cenerea, 2 affinchè l'accogliate nel Signore in modo degno dei santi, e l'assistiate in quelle cose in cui abbia bisogno di voi; anch'essa è stata d'aiuto a molti e anche a me stesso. 3 Salutate Prisca e Aquila, i miei cooperatori in Cristo Gesù, 4 (i quali per la vita mia hanno esposto la loro testa, a cui non io solo son grato ma tutte le chiese dei Gentili); 5 e salutatemi pure la Chiesa che è in casa loro. Salutate Epeneto l'amico a me diletto, che è la primizia dell'Asia in Cristo. 6 Salutate Maria, la quale molto si è affaticata per voi. 7 Salutate Andronico e Giunia miei parenti e compagni di prigionia, i quali son segnalati tra gli apostoli e furono anche prima di me in Cristo. 8 Salutate Ampliato il mio diletto nel Signore. 9 Salutate Urbano il nostro cooperatore di Cristo Gesù e il caro amico Stachi. 10 Salutate Apelle, il provato in Cristo. 11 Salutate quei di casa di Aristobulo. Salutate Erodione mio parente. Salutate quei di casa di Narcisso che son nel Signore. 12 Salutate Trifena e Trifosa che faticano nel Signore. Salutate la carissima Perside, che molto s'affaticò nel Signore. 13 Salutate Rufo eletto nel Signore, e sua madre che è anche mia. 14 Salutate Asincrito, Flegonte, Erma, Patroba, Erme, e i fratelli che son con loro. 15 Salutate Filologo e Giulia, Nereo e sua sorella, e Olimpiade e tutti i santi che son con loro. 16 Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio. Vi salutano le Chiese tutte di Cristo. Ultime raccomandazioni. 17 O fratelli, vi esorto ad aprir gli occhi su quelli che son causa di dissensioni e d'inciampi contro la dottrina che voi avete appreso; e allontanatevi da loro; 18 poichè costoro non servono a Cristo Signor nostro, ma al loro proprio ventre, e coll'onesto parlare e colle lusinghe ingannano i cuori dei semplici. 19 Ma la vostra obbedienza è nota a tutti; di voi perciò mi compiaccio e voglio che siate saggi nel bene e semplici rispetto al male. 20 Il Signore della pace schiacci presto Satana sotto i vostri piedi. La grazia del Signor nostro Gesù sia con voi. 21 Vi saluta Timoteo il mio cooperatore, e Lucio e Giasone e Sosipatro, i miei parenti. 22 Vi saluto nel Signore io Terzo, che ho scritto la lettera. 23 Vi saluta Caio il mio ospite e l'ospite di tutta la Chiesa. Vi saluta Erasto il tesoriere della città, e il fratello Quarto. Dossologia finale. 24 La grazia del Signor nostro Gesù Cristo con tutti voi. Così sia. 25 A colui che può consolidarvi secondo il mio Vangelo e la predicazione di Gesù Cristo, conforme alla rivelazione di un mistero per lunghi secoli taciuto, 26 (ma ora rivelato per mezzo delle Scritture profetiche, giusta l'ordine dell'eterno Dio e conosciuto fra tutte le genti per trarle all'obbedienza della fede), 27 a Dio unico Sapiente, per via di Gesù Cristo, sia la gloria per i secoli dei secoli. Così sia !

 

 

 

INDICE

Lettera ai Romani ……………… pag 01

Prima lettera ai Corinzi ………… Pag 11

Seconda lettera ai Corinzi ……… Pag 21

Lettera ai Galati………………… pag 27

Lettera agli Efesini ……………… Pag 31

Lettera ai Filippesi ……………… Pag 34

Lettera ai Colossesi ………………pag 37

Prima lettera ai Tessalonicesi …… pag 39

Seconda lettera ai Tessalonicesi … pag 31

Prima lettera a Timoteo ………… Pag 42

Seconda lettera a Timoteo ……… pag 45

Lettera a Tito …………………… pag 47

Lettera a Filemone ……………… pag 48

Lettera agli Ebrei ………………… pag 49

LETTERA AI ROMANI Fine anno 57 d.C., da Corinto

Capitolo 1

Preambolo e saluto. 1 - Paolo, servo di Cristo Gesù, chiamato apostolo, e messo a parte per [annunziare] il Vangelo di Dio, 2 ch'egli aveva innanzi promesso a mezzo dei suoi profeti nelle sante Scritture, 3 relativamente a suo Figlio, - nato dal seme di David secondo la carne, 4 ma dichiarato in modo potente Figlio di Dio, secondo lo spirito di santità, mediante la risurrezione dei morti, - Gesù Cristo il nostro Signore, 5 per opera del quale noi abbiamo ricevuto la grazia e la missione di indurre, nel nome di Lui, all'obbedienza della fede tutti i Gentili, 6 fra i quali ci siete anche voi, chiamati ad essere di Gesù Cristo, 7 a tutti quanti siete in Roma, amati da Dio, chiamati santi, grazia a voi e pace, da Dio nostro padre e dal Signore Gesù Cristo. La fede dei Romani. 8 Prima di tutto ringrazio il mio Dio a mezzo di Gesù Cristo a motivo di voi tutti, poichè la vostra fede si annunzia in tutto il mondo. 9 Mi è testimone Iddio, a cui io rendo culto nel mio spirito propagando la buona novella relativa al Figlio di Lui, che non tralascio mai di far memoria di voi, 10 chiedendo nelle mie preghiere se mai una buona volta, io possa, nella volontà di Dio, trovare l'occasione di venir da voi. 11 Giacchè vivamente bramo di vedervi, per comunicarvi un po' di grazia spirituale, sì da esserne fortificati, 12 o meglio, per essere, in mezzo a voi, insieme confortati per la reciproca fede vostra e mia. La salvezza dipende dalla fede. 13 E non voglio ignoriate, o fratelli, che molte volte mi ero proposto di venir da voi, (e ne sono stato finora impedito), per raccogliere qualche frutto anche tra voi, come ho fatto tra gli altri Gentili. 14 A Greci come a Barbari, a sapienti come ad ignoranti, io sono debitore; 15 tanto è vivo il desiderio, (quanto a me) di annunziare il Vangelo anche a voi in Roma. 16 Giacchè io non mi vergogno del Vangelo; chè esso è il potere di Dio per dar la salute a chi crede, al Giudeo prima poi al Greco; 17 giacchè vi si rivela la giustizia di Dio proveniente dalla fede e che conduce alla fede, conforme sta scritto: «Il giusto vive di fede». Il peccato dei Gentili e la loro condanna. 18 Poichè l'ira di Dio si manifesta dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini, che soffocano la verità nell'ingiustizia; 19 infatti quel che si può conoscere di Dio è in essi manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato; 20 poichè le perfezioni invisibili di Lui fin dalla creazione del mondo, comprendendosi dalle cose fatte, si rendono visibili, quali la sua eterna potenza e la sua divinità; laonde essi sono inescusabili, 21 perchè avendo conosciuto Iddio non l'hanno glorificato come Dio, nè l'hanno ringraziato; ma s'invanirono nei loro ragionamenti, e fu avvolto di tenebre il loro stolto cuore. 22 Dicendo di esser sapienti divennero stolti, 23 e scambiarono la gloria dell'incorruttibile Iddio nella riproduzione di un'immagine di corruttibile uomo, e di volatili e di quadrupedi e di rettili. 24 Perciò li abbandonò Dio, nelle concupiscenze dei loro cuori, alla sconcezza del disonorare tra loro i loro corpi, 25 essi che scambiarono la verità di Dio con la menzogna, e venerarono e resero culto alla creatura invece che al Creatore, il quale è benedetto ne' secoli, così sia! 26 Per questo li abbandonò Iddio a passioni d'infamia, poichè le loro femmine scambiarono l'uso naturale in quello contro natura: 27 e similmente i maschi, lasciato l'uso naturale della donna, si accesero nel desiderio gli uni degli altri, atti turpi operando maschi con maschi, e ricevendo in se stessi la mercede che si conveniva della loro aberrazione. 28 E poichè non si diedero cura di conoscere Dio, li abbandonò Iddio ai reprobi sentimenti: far ciò che non si deve, 29 ripieni d'ogni ingiustizia, malvagità, fornicazione, avidità, malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di contesa, d'inganno, di malignità; sussurroni, 30 maldicenti, in odio a Dio, violenti, superbi, millantatori, inventori di male azioni, disobbedienti ai genitori, 31 insensati, disamorati, sleali, incapaci di sentir compassione; 32 i quali, pur avendo conosciuto la giusta sentenza di Dio, che chi fa tali cose è degno di morte, non solo le fanno, ma approvano chi le fa.

Capitolo 2

Il peccato dei Giudei. 1 - Per conseguenza tu sei inescusabile, o uomo, chiunque tu sia che giudichi; poichè in quella che giudichi gli altri, condanni te stesso, giacchè tu che giudichi fai le stesse cose. 2 Or noi sappiamo che il giudizio di Dio contro chi fa tali cose è secondo verità. 3 E fai conto tu, o uomo, che giudichi chi fa tali cose, e le fai tu stesso, di sfuggire al giudizio di Dio? 4 O disprezzi tu la ricchezza della sua benignità, della sua pazienza e della sua longanimità, ignorando che la bontà di Dio ti guida al pentimento? 5 Per la durezza tua e il cuore impenitente tu fai s'accumuli per te un mucchio d'ira nel giorno dell'ira e della manifestazione del giusto giudizio di Dio; 6 il quale renderà a ciascuno secondo le sue opere; 7 agli uni, che per costanza nell'opera buona cercano riputazione e onore e immortalità, eterna vita; 8 agli altri, figli della discordia e che disobbedienti alla verità obbediscono invece all'ingiustizia, ira e sdegno. 9 Tribolazione e angoscia sopra ogni anima d'uomo che fa il male, Giudeo prima poi Greco; 10 riputazione e onore e pace a chiunque fa il bene, Giudeo prima e poi Greco; 11 poichè non vi è riguardo a persone presso Dio. 12 Quanti senza legge peccarono, senza legge anche periranno; e quanti errarono nella legge, con essa legge saranno giudicati; 13 poichè non quelli che senton parlare della legge son giusti appo Dio, ma solo quelli che la praticheranno saranno giustificati. 14 Quando i Gentili che non han legge, fanno per natura le cose della Legge, costoro non aventi legge son legge a se stessi; 15 essi mostrano l'opera della Legge scritta nei loro cuori, attestandolo la loro coscienza e i loro pensieri, che a vicenda or si accusano tra loro or si difendono. 16 Ciò apparirà in quel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini, secondo il mio Vangelo per Gesù Cristo. La vera circoncisione. 17 E se tu ti chiami Giudeo, e ti riposi sulla Legge, e in Dio ti glorii, 18 e conosci la sua volontà, e, istruito dalla Legge riconosci ciò che è meglio, 19 tu ti fidi di essere guida dei ciechi, luce di quei che son nelle tenebre, 20 educatore degli ignoranti, maestro dei fanciulli, avendo nella Legge la formola della conoscenza e della verita; 21 tu dunque che ammaestri gli altri, non insegni a te stesso? tu che predichi di non rubare, rubi? 22 tu che dici non doversi commettere adulterio, lo commetti? tu che hai in abominio gli idoli, ne fai sacrilego commercio? 23 tu che ti glorii della Legge, colla trasgressione della Legge disonori Iddio? 24 (Giacchè «il nome di Dio per cagion vostra è bestemmiato tra le Genti» come sta scritto). 25 La circoncisione è utile se tu segui la Legge, ma se tu sei trasgressore della Legge, la tua circoncisione diventa incirconcisione. 26 Se dunque l'incirconciso osserva i comandamenti della Legge, la sua incirconcisione non sarà valutata come circoncisione? 27 e chi di nascita è incirconciso, osservando la Legge, giudicherà te che, con la tua lettera della Legge e la tua circoncisione, ne sei trasgressore. 28 Non è adunque quello che apparisce il vero Giudeo, nè è vera circoncisione quella che è palese nella carne; 29 ma il Giudeo è quello che è tale entro di sè, ed è la circoncisione del cuore, nello spirito non nella lettera, quella la cui lode non è dagli uomini ma da Dio.

Capitolo 3

L'uomo è giustificato mediante la fede. 1 - Che cos'ha di più dunque il Giudeo, o qual è l'utilità della circoncisione? 2 Grande per ogni riguardo. Prima di tutto perchè a lui furono affidati gli oracoli di Dio. 3 Che dunque? Se alcuni non credettero, forsechè la loro incredulità renderà vana la fedeltà di Dio? non può essere. 4 Dio è verace, ed «ogni uomo menzognero», conforme sta scritto: «affinchè tu, o Dio, sia riconosciuto giusto quando parli, e abbia vittoria quando ti si giudica». 5 Che se la nostra iniquità conferma la giustizia di Dio, che diremo? si dirà forse che è ingiusto Iddio il quale dà corso alla sua ira? 6 (parlo secondo l'uomo); non sia mai; poichè altrimenti come giudicherà Dio il mondo? 7 E se la veracità di Dio, nella mia menzogna, apparve maggiore, a sua gloria, perchè mi si giudica ancora come peccatore? 8 O non è il caso di dire, (conforme siamo calunniati e conforme alcuni spacciano che noi diciamo), che noi faremo il male acciò ne venga del bene? La condanna di questi calunniatori è giusta. 9 Che dunque? Siamo noi dappiù di essi? niente affatto. Noi abbiam già accusato Giudei e Greci di essere tutti in peccato, 10 conforme sta scritto: «Non vi è alcun giusto, neppur uno; 11 non vi è persona di senno, non vi è chi cerchi Dio; 12 tutti si sono sviati, e insieme son diventati inutili; non c'è chi faccia il bene, non c'è fino ad uno; 13 tomba aperta è la loro gola; della lingua loro si son fatto mezzo d'inganno; veleno d'aspidi sulle loro labbra; 14 la bocca loro è piena di maledizione e d'amarezza; 15 veloci i lor piedi per versar sangue; 16 distruzione e miseria nelle strade loro; 17 e la via della pace non conobbero. 18 Non v'è timor di Dio dinanzi agli occhi loro». 19 Or noi sappiamo che quanto la Legge dice, lo dice a quelli che son nella Legge, affinchè ogni bocca sia chiusa, e tutto il mondo sia soggetto al giudizio di Dio; 20 perchè dalle opere della Legge «nessuno sarà giustificato dinanzi a Dio», giacchè per via della Legge si ha (solo) la conoscenza del peccato. 21 Ma ora all'infuori della Legge s'è manifestata la giustizia di Dio, attestata dalla Legge stessa e dai Profeti; la giustizia di Dio, per mezzo delle fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che in essa credono; giacchè non v'è differenza; 23 tutti hanno peccato e rimangono lontani dalla gloria di Dio, 24 e son giustificati gratuitamente per la grazia di lui a mezzo della redenzione in Cristo Gesù; 25 lui Dio ha prestabilito mezzo di propiziazione, per via della fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, a motivo della tolleranza per le passate colpe 26 durante la sua divina sopportazione; per dimostrare (dico) la sua giustizia nel momento presente, sì da essere lui giusto, e giustificare colui che ha fede in Gesù. 27 Dov'è dunque il tuo vanto? è escluso. Per qual legge? quella delle opere? no, ma per la legge della fede, 28 poichè riteniamo essere l'uomo giustificato per la fede, all'infuori delle opere della Legge. 29 Forsechè soltanto dei Giudei è Dio? no, anche delle genti; 30 sicuro, anche delle genti, se è unico Dio quello che giustificherà i circoncisi in seguito alla fede, come i non circoncisi mediante la fede. 31 Annulliamo dunque la Legge per via della fede? non sia mai; anzi confermiamo la Legge.

Capitolo 4

Abramo giustificato mediante la fede. 1 - Che diremo dunque abbia conseguito Abramo, nostro progenitore secondo la carne? 2 poichè se Abramo è stato giustificato dalle opere, ha ragione di vantarsene, ma non davanti a Dio. 3 Che dice la Scrittura? «Abramo credette in Dio, e ciò gli fu calcolato a giustizia». 4 Ora a chi opera, la mercede non si conteggia a titolo di grazia, ma come cosa dovuta; 5 e a chi non fa le opere, ma crede in colui che giustifica l'empio, gli è calcolata la fede a giustizia secondo il proposito della grazia di Dio. 6 Come anche David parla della beatitudine di colui a cui Dio imputa la giustizia senza le opere: 7 «Beati quelli dei quali sono rimesse le iniquità e di cui sono coperti i peccati» e 8 «Beato l'uomo del cui peccato il Signore non ha tenuto conto». 9 Tale beatitudine è essa pei circoncisi, o anche pei non circoncisi? Poichè noi diciamo: «fu imputata ad Abramo la fede a giustizia»; 10 come fu imputata? quand'era circonciso o quand'era incirconciso? non nel tempo della circoncisione, ma prima. 11 E il segno della circoncisione ricevette poi come sigillo della giustizia della sua fede nel tempo dell'incirconcisione, affinchè potesse essere e padre di tutti i credenti dell'incirconcisione sì da essere ascritta anche a questi la giustizia, 12 e padre dei circoncisi, non solo di quelli che provengono dalla circoncisione, ma anche di coloro che seguono le orme della fede del padre nostro Abramo, ancora incirconciso. 13 Difatti non già per la Legge è stata fatta ad Abramo e alla sua discendenza la promessa dell'eredità del mondo, ma per la giustizia della fede. 14 Poichè se eredi fossero solo quelli della Legge, sarebbe vana la fede e annullata la promessa; 15 poichè la Legge produce l'ira, giacchè dove non v'è Legge non vi è neppure trasgressione; 16 perciò eredi si è in seguito alla fede, affinchè ciò sia per grazia, allo scopo che la promessa sia sicura per tutta la discendenza, non quella solo della Legge, ma anche quella che ha la fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi, 17 (conforme sta scritto: «Padre di molte genti io ti ho costituito»), dinanzi a quel Dio in cui credette, quello che rifà vivi i morti e chiama le cose che non sono come fossero. 18 Egli contro ogni speranza sperò, ed ebbe fede, rispetto al dover diventar «Padre di molte genti» secondo era stato detto: «Così sarà il tuo seme», 19 e non venuto meno nella fede vide sì il suo corpo impotente, essendo di circa cento anni, e senza vita ormai l'utero di Sara; 20 ma, data la promessa di Dio, non esitò per incredulità, anzi si rafforzò nella fede, dando gloria a Dio, 21 e pienamente convinto, che quello che ha promesso Egli è anche in grado di mantenerlo. 22 Perciò gli fu imputato a giustizia. 23 E non è stato scritto per lui solo che fu imputato a giustizia, 24 ma anche per noi, ai quali verrà imputato il credere in chi ha risuscitato Gesù Signor nostro dai morti, 25 il quale fu dato [a morte] per i nostri mancamenti, e fu risuscitato a motivo della nostra giustificazione.

Capitolo 5

Effetti della giustificazione mediante la fede. 1 - Giustificati dunque dalla fede, abbiano pace con Dio per mezzo del nostro Signor Gesù Cristo; 2 per il quale abbiamo anche avuto, mediante la fede, adito a questa grazia in cui siamo, e di cui meniamo vanto nella speranza della gloria dei figliuoli di Dio. 3 Nè solo questo, ma ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce tolleranza, 4 la tolleranza produce virtù provata, la virtù provata, spera nza; 5 e la speranza non inganna, perchè l'amore divino s'è riversato nei nostri cuori per lo Spirito Santo che ci fu dato. 6 Difatti, perchè mai essendo noi ancora deboli, al suo tempo Cristo morì per gli empi? 7 or a mala pena altri morrà per un giusto, e per un uomo dabbene qualcuno forse avrà cuore di morire; 8 ma Dio dà a vedere il suo vivo amore per noi, perchè essendo noi ancora peccatori, 9 Cristo per noi è morto. Or dunque, giustificati nel sangue di lui, tanto più saremo a mezzo di lui salvati dall'ira. 10 Giacchè se, essendo nemici, siamo stati riconciliati a Dio per la morte di suo Figlio, tanto più, riconciliati, saremo salvati nella vita di lui; 11 nè solo questo, ma anche ci gloriamo in Dio per opera del Signore Nostro Gesù Cristo, per mezzo del quale ora abbiamo ottenuto la riconciliazione. Il peccato e la grazia. I due Adami. 12 Per questo, come per opera d'un sol uomo entrò la colpa nel mondo, e per la colpa la morte, e così a tutti gli uomini s'è estesa la morte in quanto che tutti peccarono. 13 Giacchè fino alla Legge v'era sì la colpa, nel mondo, ma la colpa non s'imputava non essendovi la legge. 14 Nondimeno, regnò la morte da Adamo fino a Mosè, anche su quelli che non avevan peccato trasgredendo la legge come aveva fatto Adamo; il quale è figura di colui che doveva venire. 15 Ma non come il fallo è il dono, poichè se per la colpa d'uno tutti gli altri morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono nella grazia dell'unico uomo Gesù Cristo, ridondò a vantaggio di tutti. 16 E non come nel caso di quell'unico che fu colpevole è stato il dono; poichè in seguito a quell'unico si voltò in condanna il giudizio, la grazia in seguito a molte colpe si voltò in giustificazione. 17 Se per il fallo di un solo regnò la morte per via d'uno, molto più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia, in vita regneranno per via dell'unico Gesù Cristo. 18 Adunque come per un solo fallo si venne a una condanna per tutti gli uomini, così un unico atto di giustizia riescì per tutti gli uomini a giustificazione di vita. 19 Come per la disobbedienza di uno i molti sono stati costituiti peccatori; così per l'obbedienza di uno i molti saranno costituiti giusti. 20 La legge poi sopraggiunse sì che abbondò il fallo; ma dove abbondò il peccato ivi sovrabbondò la grazia, 21 affinchè come aveva regnato il fallo nella morte, così regni la grazia propria della giustizia, in eterno, per opera di Gesù Cristo nostro Signore.

Capitolo 6

Liberazione dalla schiavitù del peccato. 1 - Che diremo dunque? Rimarremo nel peccato affinchè abbondi la grazia? 2 non sia mai. Noi che siam morti al peccato, come vivremo ancora in esso? 3 O ignorate che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù siamo stati battezzati nella morte di lui? 4 Siamo stati dunque sepolti con lui per mezzo del battesimo nella morte, affinchè, come fu resuscitato Cristo da morte per la gloria del padre, così anche noi camminiamo in novità di vita. 5 Poichè se siamo stati come innestati alla somiglianza della morte di lui, lo saremo anche a quella della risurrezione; 6 sapendo questo, che il nostro uomo vecchio fu crocifisso con lui perchè fosse ridotto a nulla il corpo del peccato, in modo da non esser più noi schiavi del peccato; 7 perchè chi è morto è stato giustificato dalla colpa. 8 E se siamo morti in Cristo, abbiamo fede che rivivremo anche con lui, 9 sapendo che Cristo risorto da morte non muore più, la morte non avrà più dominio su lui. 10 Poichè per il fatto che è morto, è morto una volta per sempre al peccato, e quel che vive vive in Dio. 11 Così anche voi fate conto di esser morti al peccato, e di vivere a Dio in Cristo Gesù.

12 Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale, sì da ubbidire alle sue concupiscenze; 13 nè esibite le vostre membra come armi d'ingiustizia al peccato; ma offrite voi stessi a Dio come risuscitati da morte, e le vostre membra siano a Dio armi di giustizia.14 Poichè il peccato non vi comanderà più non essendo più sotto la Legge, ma sotto la grazia. 15 Che dunque? peccheremo perchè non siamo sotto la Legge ma sotto la grazia? non mai; 16 non sapete che a chi vi fate schiavi per obbedienza siete schiavi di quello cui ubbidite, sia del peccato che conduce alla morte, sia dell'obbedienza che mena alla giustizia? 17 E grazie si rendano a Dio perchè eravate schiavi del peccato, ma avete di cuore obbedito a quella forma di dottrina a cui siete stati ascritti; 18 e liberati dal peccato, siete divenuti schiavi della giustizia. 19 Io parlo in modo umano, per la debolezza della vostra carne. Perchè come offriste le vostre membra come schiave all'impurità e all'iniquità per l'iniquità, così ora offrite le vostre membra schiave alla giustizia per la santificazione. 20 Poichè quando eravate schiavi del peccato, eravate liberi rispetto alla giustizia. 21 E che frutto avevate allora? cose delle quali ora vi vergognate, poichè la fine loro è la morte. 22 Ma ora affrancati dal peccato e fatti schiavi a Dio, ne avete il frutto nella vostra santificazione, e il fine è una vita sempiterna. 23 Poichè la paga del peccato è morte, e il grazioso dono di Dio è la vita eterna in Gesù Cristo Signor nostro.

Capitolo 7

Il cristiano non è più sotto la legge, ma sotto la grazia. 1 - Ignorate voi, fratelli, che la Legge, (parlo a chi conosce la Legge), domina sull'uomo finchè egli vive 2 come una donna soggetta al marito è legata per legge al marito vivente; e se il marito muore vien sciolta dalla legge del marito. 3 Sicchè, vivente il marito, farà da adultera se stia con un altro uomo; e solo se muoia il marito, è libera dalla legge, rispetto al non essere adultera convivendo con un altro uomo. 4 Cosicchè, fratelli miei, anche voi siete morti alla Legge per il corpo di Cristo, sì da appartenere ad un altro, cioè a colui che risuscitò da morte, e ciò perchè cogliamo frutti a Dio. 5 Quando eravamo nella carne, le passioni peccaminose, occasionate dalla legge, agivano nelle nostre membra così da portar frutti alla morte; 6 ma ora siamo stati affrancati dalla Legge, morendo a ciò da cui eravamo detenuti, in modo da servire in novità di spirito e non secondo l'antica lettera. La Legge e il peccato nell'uomo. 7 Che diremo dunque? Che la Legge è peccato? mai no, ma il peccato non l'avrei conosciuto se non era la Legge; giacchè non avrei conosciuto la concupiscenza se la legge non avesse detto «Non desiderare»; 8 e il peccato, prese le mosse da quel comandamento, produsse in me tutta la concupiscenza; poichè all'infuori della Legge morto era il peccato. 9 Ed io una volta vivevo senza legge; ma venuto il precetto, il peccato prese vita, 10 e io morii; e così ne venne per me che il precetto, che mi doveva condurre alla vita mi fu cagion di morte; 11 perchè il peccato presa occasione dal precetto, mi ingannò e per esso mi uccise. 12 Sicchè, santa è soltanto la Legge, e il precetto è santo e giusto e buono. 13 Una cosa dunque buona mi fu cagion di morte? No, ma il peccato, per apparir peccato, mediante una cosa buona mi cagionò la morte, affinchè esso peccato diventasse estremamente colpevole per il divieto. 14 Noi sappiamo infatti che la legge è spirituale, ma io son carnale, venduto e soggetto al peccato. 15 Quello che fo io, non lo intendo; perchè non quel bene che voglio, io opero, ma quel male che odio, io fo. 16 E se fo quel che non voglio, consento alla legge, e riconosco che è buono; 17 ma ora non son più io che fo quello, bensì il peccato che abita in me. 18 Giacchè io so bene che non abita in me, cioè nella mia carne, il bene; c'è il volere sì in me, ma l'operare il bene no; 19 giacchè non fo il bene che voglio, ma il male che non voglio, questo io fo. 20 E se fo quel che non voglio, non son più io che lo fo, ma il peccato risedente in me. 21 Trovo dunque questa legge, che, volendo io fare il bene, mi sta presso il male; 22 mi diletto della legge di Dio secondo l'uomo di dentro, 23 e vedo un'altra legge nelle mie membra che fa guerra alla legge della mia mente, e mi rende schiavo nella legge del peccato: la quale è nelle mie membra.24 Disgraziato, che io sono! chi mi libererà da questo corpo di morte? 25 La grazia di Dio per Gesù Cristo Signor nostro; così io stesso colla mente sono servo della legge di Dio, colla carne della legge del peccato.

Capitolo 8

Filiazione adottiva di Dio: eredità della vita eterna. 1 - Nessuna condanna v'è dunque ora per quelli che sono in Cristo Gesù; i quali non camminano secondo la carne. 2 Poichè la legge dello spirito di vita in Cristo Gesù mi liberò dalla legge del peccato e della morte. 3 Poichè quel che era impossibile alla legge in quanto era indebolita per via della carne, Dio, mandando suo Figlio in carne simile a quella del peccato, condannò il peccato nella carne, 4 affinchè la giusta sentenza della legge si adempisse in noi, che non secondo la carne camminiamo ma secondo lo spirito. 5 Poichè quei che sono secondo la carne hanno in cuore le cose della carne, e quei che sono secondo lo spirito quelle dello spirito. 6 E il pensiero della carne è morte, quello dello spirito vita e pace. 7 La saggezza della carne è nemica a Dio, perchè non sta soggetta alla legge divina, non potendolo, 8 e quei che son nella carne non possono piacere a Dio. 9 Ma voi non siete nella carne, sì nello spirito, se lo spirito di Dio abita in voi. E se uno non ha lo Spirito di Cristo, non è de' suoi. 10 Se invece Cristo è in voi, il corpo è si morto per il peccato, ma lo spirito è vita per via della giustificazione. 11 E se abita in voi lo Spirito di chi ha risuscitato Gesù dai morti colui che risuscitò Gesù Cristo dai morti, farà rivivere anche i corpi vostri mortali per mezzo dello Spirito suo che risiede in voi. 12 Adunque, o fratelli, noi siam debitori non alla carne per vivere secondo la carne, 13 perchè se vivrete secondo la carne, morirete; ma se con lo spirito darete morte alle azioni della carne vivrete, 14 giacchè quanti son guidati dallo Spirito di Dio, questi son figli di Dio. 15 Non avete mica ricevuto spirito di servitù da ricader nel timore, ma spirito di adozione a figliuoli, in cui gridiamo : «Abba, Padre!». 16 Lo Spirito stesso attesta allo spirito nostro che siamo figli di Dio. 17 E se figli, anche eredi; eredi di Dio, coeredi di Cristo, se pur soffriamo con lui affine di essere anche con lui glorificati. 18 Poichè io ritengo che le sofferenze del tempo presente non han nulla a che fare colla gloria che dev'essere manifestata in noi, 19 giacchè l'ansiosa aspettativa del mondo creato attende la manifestazione dei figli di Dio; 20 poichè alla vanità è soggetta la creatura non di volontà propria, ma per causa di chi l'ha assoggettata; colla speranza però 21 che gli stessi esseri creati saranno liberi dalla schiavitù della corruzione, verso la libertà della gloria de' figli di Dio. 22 Sappiamo bene come la creazione fino ad ora geme tutta quanta e soffre quasi le doglie del parto; 23 nè solo essa, ma noi stessi che abbiamo in noi le primizie dello Spirito, gemiamo, aspettando l'adozione, cioè la redenzione del nostro corpo. 24 Nella speranza siamo stati salvati, ma quando quel che si spera, si vede, codesto non è più speranza; perchè chi già vede una cosa, che spera più? 25 Ma se speriamo quel che non vediamo, allora aspettiamo con pazienza. 26 Parimenti anche lo Spirito ci aiuta a sostenere la nostra debolezza, giacchè noi non sappiamo che cosa dobbiam dire nelle preghiere per pregar come si deve, ma lo stesso Spirito intercede per noi con ineffabili sospiri, 27 e colui che scruta i cuori sa bene qual sia l'aspirazione dello spirito, perchè intercede per i santi secondo Iddio. 28 Sappiamo poi che tutto coopera a bene per chi ama Dio, cioè per quelli che secondo il suo piano sono chiamati. 29 Perchè quelli che egli ha preconosciuti li ha anche predestinati a essere conformi all'immagine di Suo Figlio, sì da esser lui primogenito fra molti fratelli; 30 e quelli che ha predestinati, questi ha anche chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha anche giustificati; e quelli che ha giustificati li ha anche glorificati. 31 Che diremo dunque a tutto ciò? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32 Colui che non risparmiò il proprio Figliuolo, ma per tutti noi lo diede, come non ci donò anche ogni cosa con lui? 33 Chi porterà accuse contro gli eletti di Dio? Se Dio li giustifica, 34 chi li condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto, anzi risuscitato; il quale sta alla destra di Dio e intercede per noi. 35 Chi ci separerà dall'amore di Cristo? la tribolazione o l'angoscia o la fame o la nudità, o il pericolo, o la persecuzione, o la spada?

36 (Secondochè sta scritto: «Per cagion tua siam tratti a morte durante tutto il giorno, siamo stati calcolati come pecore da macello»): 37 ma in tutte queste cose siamo più che vincitori per opera di colui che ci ha amato. 38 Poichè io son persuaso che nè morte nè vita, nè angeli nè principati, nè virtù, nè cose attuali nè future, nè potestà, 39 nè altezza nè profondità, nè alcun'altra creatura potrà separarci dall'amore di Dio in Cristo Gesù Signor Nostro.

Capitolo 9

Incredulità dei Giudei. 1 - Dico la verità in Cristo; non mentisco, rendendone testimonianza la mia coscienza nello Spirito Santo: 2 grande dolore io provo e continua pena è nel mio cuore. 3 Vorrei essere io stesso anàtema e separato da Cristo, per i miei fratelli, parenti miei secondo la carne, 4 i quali sono Israeliti, dei quali è l'adozione a figliuoli e la gloria e i patti d'alleanza e la Legge e il culto e le promesse, 5 ai quali appartengono i patriarchi, e dai quali è Cristo secondo la carne, il Dio che è sopra tutte le cose benedetto nei secoli, amen. 6 Non già che sia andata perduta la parola di Dio, perchè non tutti i discendenti da Israele, sono Israeliti, 7 nè per essere seme d'Abramo son tutti figli; ma: «In Isacco avrà nome la tua discendenza». 8 Il che vuol dire: non i figli della carne sono i figli di Dio, ma i figliuoli della promessa van calcolati nella discendenza. 9 Poichè della promessa questa è la parola: «In questo tempo verrò, e Sara avrà un figliuolo». 10 E non solo questo, ma anche Rebecca ebbe due figli da un solo uomo, da Isacco nostro padre; 11 poichè pur non essendo ancora nati e non avendo fatto nulla nè di bene nè di male, affinchè fermo stesse il proponimento di Dio relativamente alla elezione, 12 non dalle opere ma dal voler di chi chiama, fu detto a Rebecca che: 13 «il maggiore sarà servo del minore», conforme sta scritto: «Ho amato Giacobbe, ho odiato Esaù». Dio non può essere accusato d'infedeltà o d'ingiustizia. 14 Che cosa diremo dunque? Forse è ingiustizia in Dio? non sia mai! 15 Egli dice a Mosè: «Userò misericordia a chi uso misericordia, e avrò compassione di chi avrò compassione». 16 Adunque non è di chi vuole nè di chi corre, ma di Dio misericordioso. 17 Dice la Scrittura a Faraone: «Per questo appunto ti ho suscitato, per mostrare in te la mia potenza, e perchè sia annunziato in tutto il mondo il mio nome». 18 Adunque a chi Egli vuole usa misericordia, e chi Egli vuole indura. 19 Mi dirai: «E allora, di che cosa ancora si lagna? poichè al voler di lui chi s'è opposto?». 20 O uomo, e chi se' tu che vieni a disputa con Dio? Non mica dirà il vaso al formatore: «Perchè mi hai fatto così?» 21 o non ha il formatore dell'argilla facoltà di fare della stessa pasta il vaso di uso onorevole, e quello spregevole? 22 E se Dio, volendo mostrare l'ira sua e far conoscere ciò che egli può, avesse tollerato con molta longanimità dei vasi d'ira pronti per la perdizione, 23 anche al fine di manifestare la ricchezza della sua gloria verso vasi di misericordia, già preparati per la gloria? 24 [Dico di] noi che anche chiamò non solo dai Giudei ma altresì dalle genti, 25 come dice anche in Osea: «Chiamerò quello che non è mio popolo, popolo mio: e colei che non era amata, amata», 26 e «Avverrà nel luogo ove fu detto loro: - Non siete mio popolo voi -», proprio là saranno chiamati «figli del Dio vivente». 27 E Isaia esclama sopra Israele: «Se anche il numero dei figli di Israele fosse come la rena del mare, non ne sarà salvato che il residuo». 28 Poichè la parola sua adempiendo e circoscrivendo, l'effettuerà il Signore sopra la terra. 29 Conforne anche aveva predetto Isaia: «Se il Dio degli eserciti non avesse lasciato a noi un seme, noi saremmo diventati come Sodoma e ci saremmo assomigliati a Gomorra». I Giudei responsabili della loro riprovazione. 30 Che diremo dunque? Diremo che le Genti le quali non andavano dietro alla giustizia l'hanno ottenuta, 31 e Israele che cercava la legge della giustizia a tal legge non pervenne. 32 E perchè? perchè non dalla fede [la cercò], ma dalle opere; urtarono nella pietra d'inciampo; 33 secondo che fu scritto: «Ecco io pongo in Sion un sasso d'inciampo, una pietra d'intoppo, e chi ha fede in lui non sarà svergognato».

Capitolo 10

1 - Fratelli, il desiderio del mio cuore e la preghiera ch'io fo a Dio per loro, è per la loro salvezza. 2 Poichè fo testimonianza per loro che hanno zelo di Dio, ma non secondo scienza. 3 Poichè ignorando la giustizia di Dio, e cercando di stabilire la propria, alla giustizia di Dio non si sono sottomessi. 4 Poichè Cristo è fine della Legge, per la giustizia di chiunque ha fede. 5 Difatti Mosè scrisse che l'uomo che pratica la giustizia, quella che vien dalla Legge, vivrà in essa. 6 E la giustizia dalla fede dice così: «Non dire nel tuo cuore: - Chi salirà al cielo? -», ciò è un trarne giù Cristo; 7 o: «Chi scenderà nell'abisso?», questo è un far risalir Cristo di tra i morti. 8 Ma che cosa dice la Scrittura? «Vicino a te è la parola, nella bocca tua e nel tuo cuore»; e questa è la parola della fede che noi annunziamo. 9 Se tu confessi nella bocca il Signore Gesù, e nel tuo cuore hai fede che Dio lo ha risuscitato da morte, sarai salvo; 10 poichè col cuore si crede per la giustizia, e con la bocca si fa la confessione per la salute. 11 Poichè dice la Scrittura: «Chiunque in lui crede non sarà svergognato». 12 Giacchè non vi è distinzione di Giudeo e Greco. È lo stesso il Signore di tutti, ricco per tutti quelli che lo invocano. 13 Poichè «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvo». 14 Come dunque invocheranno quello in cui non han creduto? e come crederanno in uno di cui non han sentito dir nulla? E come ne sentiranno parlare senza chi lo annunzi? 15 E come lo annunzieranno se non sono stati mandati? Conforme sta scritto: «Come belle sono le orme di quelli che recano lieto annunzio di cose buone!». 16 Ma non tutti hanno dato retta alla buona novella: Dice infatti Isaia: «Signore, chi ha creduto a quel che ha udito da noi?». 17 Adunque la fede vien dal sentir parlare, e il sentir parlare si fa per mezzo della parola di Cristo. 18 Ma, dico io: «Non hanno così sentito nulla?». Sicuro che hanno sentito: «Per tutta la terra si è sparsa la voce loro, e agli ultimi confini della terra abitata giunsero le loro parole». 19 Ma dico: «Forse non lo seppe Israele?». Mosè per il primo dice: «Io vi farò gelosi d'una nazione che non è nazione e contro una nazione che non è nazione e contro una nazione insipiente ecciterò il vostro sdegno». 20 E Isaia osa dire: «Sono stato trovato da tali che non mi cercavano, e divenni manifesto a tali che non domandavan di me». 21 E ad Israele dice: «Tutto il giorno ho teso le mani a un popolo che non crede e contraddice».

Capitolo 11

La riprovazione d'Israele è parziale. 1 - Io dico dunque: «Forsechè Iddio ha rigettato il suo popolo?». No certo, perchè anch'io sono Israelita, del seme d'Abramo, della tribù di Beniamino. 2 Dio non ha rigettato il popolo suo, che fin da prima riconobbe. Non sapete cosa dice la Scrittura nella persona di Elia, come sollecita Dio contro Israele? 3 «O Signore, hanno ucciso i tuoi profeti, hanno distrutto i tuoi altari, ed io fui lasciato solo, e cercano di togliermi la vita». 4 Ma che gli risponde la voce divina? «Mi son riserbato settemila uomini, i quali non piegarono il ginocchio a Baal». 5 Così dunque, anche nel momento presente vi è un residuo di eletti, effetto della grazia. 6 Se per la grazia, non più dunque per le opere; altrimenti grazia non è più grazia. 7 Che dunque? Quel che cerca Israele non l'ha ottenuto ma l'hanno ottenuto gli eletti. Gli altri sono stati accecati, 8 conforme sta scritto: «Diede loro Iddio spirito di stordimento, occhi da non vedere, orecchi da non sentire, fino al giorno d'oggi».9 E David dice: «La loro mensa sia per essi un laccio e un cappio e un inciampo e giusta punizione; 10 siano oscurati i loro occhi da non vederci più, e la loro schiena incurvata del tutto». Essa giova alla conversione dei Gentili. 11 Dico dunque: «forsechè inciamparono in modo di esser caduti?». No certo; ma col fallo loro n'è venuta la salvezza alle genti, per suscitar la loro gelosia. 12 E se il fallo loro è ricchezza del mondo, e la diminuzione loro è ricchezza delle genti, quanto più sarà la loro pienezza? 13 E a voi Gentili io dico: «In quanto io sono apostolo delle genti, farò onore al mio ministero, 14 se mi avverrà di suscitare l'emulazione del mio sangue e ne salverò alcuni. 15 Poichè se la loro reiezione è stata riconciliazione del mondo, che sarà la loro accettazione, se non un rivivere risorti da morte? 16 E se la primizia è santa, anche la massa è santa; e se è santa la radice, santi sono anche i rami. 17 Che se alcuni dei rami sono stati tagliati via, e tu, che eri un olivo selvatico, sei stato in luogo loro innestato, e sei diventato partecipe della radice e del succo dell'olivo, 18 non ti vantare, sprezzante, con quei rami; chè se tu li disprezzi, non sei tu che porti la radice, ma la radice che porta te». 19 Tu dirai: «Sono stati spezzati dei rami per essere innestato io». 20 «Va bene: per la incredulità sono stati tagliati quei rami e tu stai su per la fede; non levarti in superbia, ma temi; 21 poichè se Dio non risparmiò i rami naturali, non risparmierà neppur te. 22 Vedi dunque la benignità e la severità di Dio; la severità verso quelli che son caduti, e verso di te la benignità di Dio; purchè tu corrisponda a questa benignità; se no, anche tu sarai tagliato via. 23 E anche quelli, se non rimarranno ostinati nella incredulità, saranno innestati; poichè Dio è potente a innestarli di nuovo. 24 Poichè se tu sei stato tagliato dall'olivo per sua natura selvatico, e contro natura sei stato innestato nell'olivo buono, quanto più saranno essi naturalmente innestati nel loro proprio olivo! Alla fine anche Israele si convertirà. 25 Poichè io non voglio, o fratelli, che ignoriate questo mistero, (affinchè non siate entro voi stessi orgogliosi), che è avvenuto un induramento in una parte d'Israele, e ciò fin che non sia entrata la totalità dei Gentili; 26 allora tutto Israele si salverà, conforme sta scritto: "Verrà da Sion il liberatore e allontanerà l'empietà di Giacobbe";

27 e "Questo sarà il mio patto con loro, quando io abbia cancellato i loro peccati".

28 Riguardo al Vangelo, son nemici per via di voi, ma rispetto all'elezione sono amati per via dei padri; 29 i doni e la vocazione di Dio non son cose che soggiacciano a pentimento. 30 Come voi avete in passato disobbedito a Dio, ora invece avete ottenuto misericordia per la loro incredulità, 31 così anch'essi non hanno ora creduto per la misericordia che è stata usata a voi, affinchè anche essi ottengano misericordia. 32 Dio ha rinchiuso tutti nella incredulità per usare a tutti misericordia. 33 O profondità della ricchezza e sapienza e conoscenza di Dio! come imperscrutabili sono i suoi giudizi, e non intracciabili le sue vie! 34 "Chi ha conosciuto il pensiero del Signore? o chi gli fu consigliere?" 35 o "Chi diede a lui primo da averne il contraccambio?". 36 Chè da lui e per lui e a lui ogni cosa; a lui gloria nei secoli, così sia».

Capitolo 12

Doveri vicendevoli dei cristiani. 1 - Vi esorto dunque, o fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come ostia vivente santa, gradevole a Dio, ciò che è il vostro culto ragionevole;

2 e non conformatevi al secolo presente, ma trasformatevi col rinnovamento del vostro spirito, affinchè possiate ravvisare qual è la volontà di Dio, ciò che è bene e gradevole e perfetto. 3 Perchè, per la grazia che a me è stata data, dico a ciascuno che è tra voi, di non voler farsi saggio al di là del giusto limite, ma presuma solo di sè sino al grado della prudente saviezza, secondo che a ciascuno Dio distribuì la misura della fede. 4 Poichè come in unico corpo abbiamo varie membra, e le membra non hanno tutte la stessa funzione, 5 così noi molti siamo un corpo solo in Cristo, e, per i rapporti reciproci, siamo membri gli uni degli altri. 6 E secondo la grazia data a noi abbiamo doni differenti: o la profezia, [e chi l'ha, deve usarla] secondo la proporzione della fede; 7 o il ministero, [e chi v'è chiamato, attenda] al ministero; così chi insegna [si dedichi] a insegnare; 8 chi esorta [lavori] nell'esortazione; chi dà, [lo faccia] con semplicità; chi presiede, [lo faccia] con tutto impegno: chi fa opere di pietà [le faccia] con animo ilare. 9 L'amore sia senza ipocrisia. Odiando il male, siate attaccati al bene; 10 con amor fraterno amandovi gli uni gli altri, e quanto a rispetto, anteponendo ciascuno gli altri a se stesso. 11 Per diligenza non tardi; di spirito ferventi; a Dio servendo; 12 nella speranza rallegrandovi, nelle tribolazioni pazienti, perseveranti nella preghiera. 13 Ai bisogni dei santi prendete parte, praticate l'ospitalità. 14 Benedite quelli che vi perseguitano, benedite e non maledite. 15 Rallegrarsi con chi gode, piangere con chi piange. 16 Abbiate gli stessi sentimenti gli uni per gli altri; non alte cose presumendo, ma accompagnandovi cogli umili. «Non siate savi agli occhi di voi medesimi». 17 A nessuno rendete male per male, ricercando il bene a tutti gli uomini. 18 Se possibile per quant'è da voi, abbiate pace con tutti gli uomini; 19 non vendicandovi da voi stessi, o diletti, ma date luogo all'ira divina, perchè sta scritto: «A me la vendetta, io darò la retribuzione», dice il Signore. 20 Anzi: «Se ha fame il tuo nemico dagli da mangiare; se ha sete, abbeveralo; poichè facendo così radunerai carboni di fuoco sopra la sua testa».

21 Non lasciarti vincere dal male, ma vinci nel bene il male.

Capitolo 13

Doveri verso l'autorità. 1 - Ogni persona sia sottoposta alle autorità superiori; perchè non v'è podestà se non da Dio, e quelle che sono, son da Dio ordinate. 2 Sicchè chi si oppone all'autorità, fa contro l'ordine di Dio, e quelli che così resistono si tireranno addosso la condanna. 3 Poichè i magistrati non sono oggetto di paura per l'opera buona, ma per la cattiva. Vuoi tu non dover temere l'autorità? Fa' il bene, e avrai lode da essa, 4 che è ministra di Dio a te per il bene. Ma se fai il male, allora devi temere; poichè il magistrato non porta la spada inutilmente, essendo ministro di Dio, e vindice nell'ira divina per chi fa il male. 5 Perciò è necessario sottomettervi, non solo per tema dell'ira divina, ma anche per la coscienza. 6 Per questo anche voi pagate i tributi; vi son ministri di Dio che appunto a questo attendono. 7 Date a tutti ciò che è dovuto, a chi il tributo il tributo, a chi il dazio il dazio, a chi il timore il timore, a chi l'onore l'onore. i Romani 13 Esortazione alla carità e alla vigilanza. 8 Non siate debitori di nulla a nessuno, altro che di amarvi scambievolmente; poichè chi ama il prossimo ha adempiuto la Legge. 9 Poichè il «non fornicare», «non uccidere», «non rubare», «non dir falso testimonio», «non desiderare» e qualsiasi altro precetto, si riassume in questa formula: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». 10 L'amore non può far del male al prossimo; dunque la pienezza della Legge è l'amore. 11 E tutto questo dovete fare ben conoscendo il tempo, poichè è ora già che voi vi svegliate dal sonno; la salvezza nostra ora è più vicina di quando noi siamo diventati credenti. 12 La notte è inoltrata e il giorno si avvicina; gettiamo via dunque l'opera delle tenebre, rivestiamo le armi della luce. 13 Come in pieno giorno, camminiamo onestamente, non in crapule e ubriacature, non in alcove e in licenza, non in contese e invidia: 14 ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo, e non abbiate cura della carne sì da destarne le concupiscenze.

Capitolo 14

Doveri verso i cristiani più deboli nella fede. 1 - Colui che è debole nella fede, accoglietelo, non per discutere sulle differenti opinioni. 2 L'uno crede di poter mangiar d'ogni cosa; un altro che è debole non mangia che erbe. 3 Or chi mangia non sprezzi colui che non mangia; e chi non mangia non voglia giudicar chi mangia, poichè Dio stesso l'ha accolto. 4 O tu chi sei che vuoi giudicare il servo altrui? pel suo padrone, sta o cade; ma starà in piedi, perchè il Signore ha la potenza di sostenerlo. 5 C'è chi giudica un giorno più d'un altro, c'è chi ritiene tutti i giorni uguali; ognuno nella propria mente abbia la sua piena sicurezza. 6 Chi bada al giorno, lo fa per il Signore, e chi mangia, mangia per il Signore; tant'è vero che ne ringrazia Dio, e chi non mangia s'astiene per il Signore, e così rende grazie a Dio. 7 Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso; 8 se viviamo, viviamo pel Signore, e se moriamo, moriamo per lui; sia che viviamo sia che moriamo, siamo del Signore. 9 Per questo morì Cristo e risorse, per signoreggiare e morti e vivi. 10 E tu, a che giudichi tuo fratello? O anche tu perchè disprezzi tuo fratello? Tutti compariremo davanti al tribunale di Dio, 11 poichè sta scritto: "Come è vero che io vivo, dice il Signore, ogni ginocchio si piegherà avanti a me, e ogni lingua liberamente confesserà Dio". 12 Così dunque ognun di noi renderà conto di se stesso a Dio. 13 Dunque non giudichiamoci più gli uni gli altri, ma questo piuttosto decidete, di non porre inciampi al fratello o essergli cagion di caduta. 14 Io so e son persuaso in Cristo Gesù, che nulla cosa è volgare di per sè; però chi ritiene qualche cosa come volgare, tale è per lui. 15 Se per via del cibo il tuo fratello ha da aver un cruccio, tu non ti conduci più con amore. Non rovinare pel tuo cibo, colui per cui Cristo è morto. 16 Che quel che è vostro bene, dunque non sia oggetto di biasimo. 17 Il regno di Dio non è cibo nè bevanda, ma giustizia e pace e gioia nello Spirito Santo. 18 Chi serve a Cristo in questo, è gradevole a Dio e approvato dagli uomini. 19 Seguiamo dunque le vie della pace e della scambievole edificazione. 20 Non distruggere per via d'un cibo, l'opera di Dio; tutte le cose son pure, ma è male per l'uomo che ne mangia se dà occasione di scandalo. 21 Bello è non mangiar carne, nè bere vino, nè far ciò in cui il fratello tuo riceve scandalo. 22 La fede che tu hai, tientela per te stesso davanti a Dio. Felice chi non ha a condannare se stesso in ciò che approva; 23 e chi è incerto se debba mangiare, è condannato mangiandone, perchè non agisce secondo la sua fede; e tutto quello che non è secondo la fede è peccato.

Capitolo 15

1 - E dobbiamo noi, forti, sopportare le debolezze dei deboli, e non voler compiacere solo a noi stessi. 2 Ognuno di noi procuri di piacere al prossimo, nel bene, a edificazione, 3 anche Cristo non cercò piacere a se stesso, ma come sta scritto: "Gli oltraggi di quelli che oltraggiano te son caduti su di me". 4 Poichè tutto quel che già fu scritto, fu scritto per nostro ammaestramento, affinchè, mediante la perseveranza e la consolazione delle Scritture noi conservassimo la speranza. 5 Or il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di aver fra voi lo stesso sentire secondo Cristo Gesù, 6 affinchè con un animo solo e una sola bocca glorifichiate Dio il padre del Signor nostro Gesù Cristo. 7 Perciò, accoglietevi gli uni gli altri, così come Cristo ha accolto noi, a gloria di Dio. 8 Dico che Cristo è stato fatto ministro dei circoncisi per la veracità di Dio, al fine che fossero confermate le promesse dei padri; 9 e i Gentili glorificano Dio per la sua misericordia conforme sta scritto: "Per questo ti confesserò fra le Genti e salmeggerò al tuo nome". 10 E di nuovo dice: "Rallegratevi, o Genti, col suo popolo!". 11 E ancora: "Lodate, o tutte le Genti, il Signore e tutti i popoli lo esaltino". 12 E di nuovo Isaia dice: "Vi sarà la radice di Jesse e colui che sorgerà a comandare alle Genti; in lui le Genti riporranno la loro speranza". 13 Ora il Dio della speranza vi riempia d'ogni gaudio e di pace nella fede, sì che voi abbondiate nella speranza, in virtù dello Spirito Santo. Notizie personali.14 Io per me sono persuaso, o fratelli miei, a riguardo vostro che anche voi siete pieni di amore, ricolmi d'ogni sapere, in grado anche di ammonirvi gli uni gli altri. 15 Ma v'ho scritto un po' arditamente, come per richiamar la vostra memoria, per via della grazia concessa a me dal Signore, 16 di essere il ministro di Cristo tra le Genti, esercitando il sacerdozio del Vangelo di Dio, affinchè sia da lui bene accolta l'offerta delle Genti, santificata nello Spirito Santo. 17 Io ho adunque di che gloriarmi in Cristo Gesù per le cose di Dio, 18 perchè non ardirò dire che vi sia cosa che non l'abbia fatta Cristo per mezzo mio, onde trarre all'obbedienza le Genti, sia nelle parole sia nei fatti, 19 sia nella potenza dei miracoli e dei prodigi, nella virtù dello Spirito Santo; di guisa che da Gerusalemme e dai paesi all'intorno fino all'Illirico ho adempiuto la mia missione rispetto al Vangelo di Cristo. 20 E mi sono studiato di evangelizzare non là dov'era già stato nominato Cristo, per non edificare su base d'altri, secondo sta scritto: 21 "Vedranno quelli a cui non è giunta notizia di lui, e quelli che non l'hanno udito l'intenderanno". 22 Perciò anche sono stato parecchie volte impedito di venir da voi; 23 ora poi non avendo più nulla da fare in queste terre, e avendo da parecchi anni vivo desiderio di venir da voi, 24 quando viaggerò verso la Spagna, spero, passando, di vedervi e di esser da voi aiutato nel viaggio verso là, quando prima mi sarò in parte ripieno di voi. 25 Ora vado a Gerusalemme per portar soccorso a quei santi. 26 Perchè la Macedonia e l'Acaia hanno creduto bene fare una colletta a pro dei poveri fra i santi che stanno a Gerusalemme. 27 Hanno creduto come ho detto, ma ne sono anche debitori, perchè se le Genti sono state fatte partecipi nelle cose spirituali, devono anche nelle cose materiali aiutarli. 28 Fatto questo dunque, e assicurato loro questo frutto, partirò per la Spagna passando da voi. 29 E so che venendo da voi ci verrò nella pienezza della benedizione di Cristo. 30 Vi esorto, o fratelli, per il Signore nostro Gesù Cristo e per l'amore dello Spirito, di adoperarvi con me nelle preghiere che fate per me a Dio, 31 affinchè io sia liberato dagli infedeli che sono in Giudea, e l'offerta del mio ministero sia bene accettata ai santi a Gerusalemme, 32 affinchè con gioia venendo da voi per la volontà di Dio, possa godere con voi un po' di riposo. 33 Il Dio della pace sia con tutti voi, così sia!

Capitolo 16

Epilogo. - Saluti. 1 - Vi raccomando Febe, la sorella nostra, ministra della chiesa di Cenerea, 2 affinchè l'accogliate nel Signore in modo degno dei santi, e l'assistiate in quelle cose in cui abbia bisogno di voi; anch'essa è stata d'aiuto a molti e anche a me stesso. 3 Salutate Prisca e Aquila, i miei cooperatori in Cristo Gesù, 4 (i quali per la vita mia hanno esposto la loro testa, a cui non io solo son grato ma tutte le chiese dei Gentili); 5 e salutatemi pure la Chiesa che è in casa loro. Salutate Epeneto l'amico a me diletto, che è la primizia dell'Asia in Cristo. 6 Salutate Maria, la quale molto si è affaticata per voi. 7 Salutate Andronico e Giunia miei parenti e compagni di prigionia, i quali son segnalati tra gli apostoli e furono anche prima di me in Cristo. 8 Salutate Ampliato il mio diletto nel Signore. 9 Salutate Urbano il nostro cooperatore di Cristo Gesù e il caro amico Stachi. 10 Salutate Apelle, il provato in Cristo. 11 Salutate quei di casa di Aristobulo. Salutate Erodione mio parente. Salutate quei di casa di Narcisso che son nel Signore. 12 Salutate Trifena e Trifosa che faticano nel Signore. Salutate la carissima Perside, che molto s'affaticò nel Signore. 13 Salutate Rufo eletto nel Signore, e sua madre che è anche mia. 14 Salutate Asincrito, Flegonte, Erma, Patroba, Erme, e i fratelli che son con loro. 15 Salutate Filologo e Giulia, Nereo e sua sorella, e Olimpiade e tutti i santi che son con loro. 16 Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio. Vi salutano le Chiese tutte di Cristo. Ultime raccomandazioni. 17 O fratelli, vi esorto ad aprir gli occhi su quelli che son causa di dissensioni e d'inciampi contro la dottrina che voi avete appreso; e allontanatevi da loro; 18 poichè costoro non servono a Cristo Signor nostro, ma al loro proprio ventre, e coll'onesto parlare e colle lusinghe ingannano i cuori dei semplici. 19 Ma la vostra obbedienza è nota a tutti; di voi perciò mi compiaccio e voglio che siate saggi nel bene e semplici rispetto al male. 20 Il Signore della pace schiacci presto Satana sotto i vostri piedi. La grazia del Signor nostro Gesù sia con voi. 21 Vi saluta Timoteo il mio cooperatore, e Lucio e Giasone e Sosipatro, i miei parenti. 22 Vi saluto nel Signore io Terzo, che ho scritto la lettera. 23 Vi saluta Caio il mio ospite e l'ospite di tutta la Chiesa. Vi saluta Erasto il tesoriere della città, e il fratello Quarto. Dossologia finale. 24 La grazia del Signor nostro Gesù Cristo con tutti voi. Così sia. 25 A colui che può consolidarvi secondo il mio Vangelo e la predicazione di Gesù Cristo, conforme alla rivelazione di un mistero per lunghi secoli taciuto, 26 (ma ora rivelato per mezzo delle Scritture profetiche, giusta l'ordine dell'eterno Dio e conosciuto fra tutte le genti per trarle all'obbedienza della fede), 27 a Dio unico Sapiente, per via di Gesù Cristo, sia la gloria per i secoli dei secoli. Così sia !

 

PRIMA LETTERA AI CORINTI Pasqua anno 57 d.C., da Efeso

Capitolo 1

Preambolo e saluti. Ringraziamenti a Dio. 1 - Paolo, chiamato apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sostene, 2 alla Chiesa di Dio che è in Corinto, a voi santificati in Cristo Gesù, chiamati santi con tutti quelli che invocano in ogni luogo il nome del Signor nostro Gesù Cristo, Signore loro e nostro, 3 grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e Signore Gesù Cristo! 4 Rendo grazie sempre a Dio per voi, per la grazia di Dio che v'è stata data in Cristo Gesù, 5 perchè in tutto siete stati arricchiti in lui d'ogni dono di parola e d'ogni conoscenza. 6 Così la testimonianza di Cristo fu confermata in voi, 7 in guisa che non vi manca nessun carisma, mentre che aspettate la rivelazione del Signor nostro Gesù Cristo. 8 Il quale vi confermerà anche sino alla fine, in modo da essere irreprensibili, nel giorno del Signor nostro Gesù Cristo. 9 Fedele è Iddio, per opera del quale siete stati chiamati alla comunione del Figlio suo, Gesù Cristo Signor nostro. I partiti a Corinto. Condanna generale. 10 Io vi esorto, o fratelli, per il nome del Signor nostro Gesù Cristo, che diciate tutti la stessa cosa, e non vi siano tra voi degli scismi, ma siate uniti nello stesso pensare e nello stesso sentimento. 11 Giacchè mi è stato riferito intorno a voi, fratelli miei, da quei di Cloe, che vi son tra voi delle contese. 12 E questo dico, che ciascun di voi dice: «Io son di Paolo» e «Io di Apollo» e «Io di Cefa» e «Io di Cristo». 13 Cristo è stato fatto a pezzi? Forse Paolo fu messo in croce per voi, e nel nome di Paolo siete stati battezzati? 14 Ringrazio Dio che non ho battezzato nessuno di voi, all'infuori di Crispo e di Caio; 15 che nessuno abbia a dire che siete stati battezzati nel mio nome. 16 Ho battezzato anche la famiglia di Stefana; del resto, non so di aver battezzato altri. 17 Cristo non mi ha mandato a battezzare, ma ad evangelizzare, non in sapienza di parole, ma perchè non sia resa vana la croce del Cristo. Vera natura del Vangelo. 18 Infatti la parola della croce per quei che si perdono è una pazzia; ma per chi si salva com'è di noi, è la virtù di Dio. 19 Giacchè fu scritto: " Sperderò la sapienza dei savi e l'intelligenza degli intelligenti annienterò ". 20 O dov'è il savio? dove lo scriba? dove il dialettico di questo secolo? o non ha Iddio fatto vedere com'è stolta la sapienza del mondo? 21 Posciachè, nei sapienti disegni di Dio, il mondo non conobbe Dio per via della sapienza, si compiacque Dio di salvare i credenti mediante la stoltezza della predicazione. 22 Poichè e i Giudei vogliono dei miracoli e i Greci cercano la sapienza; 23 ebbene noi annunziamo Cristo crocifisso, scandalo a' Giudei, stoltezza per i Gentili, 24 ma per quelli chiamati, siano Giudei, siano Greci, Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio. 25 Giacchè questa pazzia di Dio e più sapiente degli uomini, e la debolezza di Dio è più forte degli uomini. 26 Guardate la vostra vocazione, o fratelli; non molti tra voi son sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili; 27 ma le cose stolte del mondo ha scelto Dio per svergognare i sapienti, le debolezze del mondo ha scelto per svergognare i forti, 28 e le cose vili del mondo e le spregevoli elesse Dio, cose che non son nulla, per annientare le cose che sono; 29 acciocchè nessun individuo si glorii al cospetto di Dio. 30 Orbene per opera di lui voi siete in Cristo Gesù; il quale è stato fatto da Dio sapienza per noi, e giustizia e santificazione e redenzione; 31 affinchè, come sta scritto: " Chi si gloria, nel Signore si glorii ".

Capitolo 2

La vera sapienza sta nel Vangelo. 1 - Anch'io quando venni presso di voi, o fratelli, non son venuto ad annunziare la testimonianza di Cristo con sublimità di ragionamento o di sapienza; 2 poichè non giudicai di saper alcuna cosa fra voi se non Gesù Cristo, e questo crocifisso. 3 Anch'io mi son trovato fra voi con un senso di debolezza, di timore e di grande trepidanza; 4 e il mio parlare e la mia predicazione non consisteva in persuasivi discorsi di umana sapienza, ma in dimostrazione di spirito e di virtù, 5 affinchè la vostra fede non si fondasse sulla umana sapienza, ma sulla virtù di Dio. 6 Di sapienza parliamo sì tra uomini perfetti, ma è sapienza non di questo secolo, la cui opera si riduce a nulla; 7 noi esponiamo la sapienza di Dio in mistero, la sapienza nascosta, che Dio preordinò avanti a tutti i secoli a gloria nostra, 8 e che nessuno dei principi di questo secolo ha conosciuto, perchè se l'avessero conosciuta non avrebbero crocifisso il Signore della gloria; 9 ma come sta scritto: " Ciò che occhio non vide nè orecchio udì, nè ascese al cuor dell'uomo è ciò che Dio preparò a quelli che lo amano ". 10 A noi lo rivelò Dio per mezzo dello Spirito suo, poichè lo Spirito penetra tutte le cose, anche le profondità di Dio. 11 E infatti chi fra gli uomini conosce le cose dell'uomo, se non lo spirito dell'uomo che è in lui? così anche le cose divine nessun altri le sa fuor che lo Spirito di Dio. 12 E noi non lo Spirito del mondo abbiamo ricevuto, ma lo Spirito che vien da Dio, affinchè conosciamo le cose da Dio a noi [graziosamente] donate; 13 le quali noi esponiamo non con le parole che t'insegna l'umana sapienza, ma con quelle insegnate dallo Spirito, adattando cose spirituali a cose spirituali. 14 Ma l'uomo animale non capisce le cose dello spirito di Dio; per lui sono stoltezze e non le può intendere, perchè non si possono giudicare che spiritualmente. 15 Invece l'uomo spirituale giudica sì tutto, ed egli non è giudicato da alcuno. 16 Giacchè chi mai ha conosciuto la mente del Signore da poterla comprendere? Noi invece la mente di Cristo la conosciamo.

Capitolo 3

1 - Ed io, o fratelli, non potei parlare a voi come a spirituali ma vi parlai come a gente carnale, quasi bambini in Cristo. 2 Vi ho dato del latte da bere, non del cibo solido: non eravate ancora in grado di tollerarlo. Gli operai evangelici e la loro missione. 3 Ma neanche ora siete in grado, poichè siete ancora carnali. Dal momento che vi sono tra voi gelosie e contese, non è egli vero che siete carnali, e vi conducete secondo l'uomo? 4 Quand'uno dice: «Io son di Paolo», e un altro: «Io d'Apollo», non siete uomini! E che cos'è Apollo? che cosa Paolo? 5 Sono dei ministri di Colui al quale avete creduto, secondo che a ciascuno ha dato il Signore. 6 Io ho piantato, Apollo ha innaffiato, ma è Dio che ha fatto crescere; 7 di modo che nulla è il piantatore, nulla l'innaffiatore, ma è tutto il Dio che fa crescere. 8 Il piantatore poi e l'innaffiatore sono la stessa cosa; ciascuno riceverà la propria mercede secondo la fatica propria; 9 poichè noi siamo cooperatori di Dio; il campo di Dio, l'edificio di Dio siete voi. 10 Secondo la grazia di Dio a me concessa, io da savio architetto ho posto il fondamento, un altro ci lavora su. Ciascuno guardi come fabbrica; 11 poichè nessuno può porre altra base oltre quella che già c'è, che è Gesù Cristo. 12 E se alcuno fabbrica sulla base cose d'oro, d'argento, pietre preziose, legni, fieno, paglia, 13 l'opera di ciascuno si farà manifesta; il giorno del Signore lo mostrerà, poichè quel giorno si rivela nel fuoco, e il fuoco metterà alla prova quale è l'opera di ciascuno. 14 E se rimarrà quel lavoro che uno ha sopraedificato, ne avrà ricompensa. 15 Se l'opera di qualcuno sarà bruciata, ne soffrirà danno; egli però sarà salvato, così appunto per mezzo del fuoco. 16 Non sapete che siete il tempio di Dio, e che lo Spirito di Dio in voi abita? 17 Se alcuno guasta il tempio di Dio, Iddio guasterà lui; poichè il tempio di Dio è santo, quali pur voi siete. Avvisi pratici ai fedeli. 18 Nessuno inganni se stesso; se alcuno fra voi crede di essere savio della sapienza di questo secolo, diventi stolto per farsi savio. 19 Poichè la sapienza di questo mondo è stoltezza presso Dio. Sta scritto: " Io impiglierò i savi nella loro malizia ". 20 E di nuovo: " Il Signore conosce i pensamenti dei savi, e sa che son vuoti ". 21 Di modo che nessuno si glorii quando si tratta di uomini; 22 ogni cosa è vostra, sia Paolo, sia Apollo, sia il mondo, sia la vita, sia la morte, sia le cose che sono ora, sia le avvenire, tutte son vostre; 23 ma voi siete di Cristo e Cristo di Dio.

Capitolo 4

1 - Noi ci si deve considerare come servitori di Cristo e come amministratori dei misteri di Dio. 2 Ebbene negli amministratori questo si cerca che sian ritrovati fedeli. 3 A me non importa minimamente essere giudicato da voi, o da un tribunale umano; ma neppur io stesso mi giudico; 4 non ho coscienza, no, di verun mancamento, ma non per questo mi sento giustificato; e chi mi deve giudicare è il Signore. 5 Conseguentemente, non giudicate [alcuna cosa] prima del tempo; verrà finalmente il Signore che darà luce ai nascondigli delle tenebre, e farà palesi i consigli dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio. 6 Ora, o fratelli, queste cose io le ho trasportate in figura su me e Apollo, perchè impariate dall'esempio nostro quel detto: «Non oltre quel che sta scritto», affinchè non vi gonfiate d'orgoglio l'uno contro l'altro a favor d'un terzo . 7 Poichè chi differenzia te da altri? e che cos'hai che tu non abbi ricevuto? e se l'hai ricevuto, perchè ti glorii come non avessi ricevuto? 8 Voi siete già sazi, siete già fatti ricchi! senza di noi siete saliti in trono! così foste davvero arrivati al regno, affinchè anche noi regnassimo con voi. 9 Poichè mi par che Dio noialtri apostoli ci abbia dichiarati ultimi, come condannati a morte, poichè siamo divenuti spettacolo al mondo, e agli angeli e agli uomini. 10 Noi siamo stolti per via di Cristo, e voi prudenti in Cristo; noi deboli, voi forti; voi in gloria, noi disprezzati! 11 Anche al momento presente noi soffriamo la fame e la sete, e siamo nudi, siamo schiaffeggiati, non stiamo mai fermi 12 e fatichiamo lavorando colle proprie mani; insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; 13 offesi con male parole, esortiamo; siamo diventati e siam tuttora come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti. 14 Non per far vergogna a voi scrivo queste cose, ma come ammonimento a figliuoli carissimi. 15 Poichè se anche avete migliaia di precettori in Cristo, ma non avete di molti padri; e per mezzo del Vangelo io in Cristo Gesù vi ho generati. 16 Vi esorto dunque, siete miei imitatori, come io lo sono di Cristo. 17 Per questo appunto v'ho mandato Timoteo, che è mio figlio diletto e fedele nel Signore; il quale vi rammenterà le mie vie, quelle in Cristo Gesù, come dappertutto in ogni Chiesa io le insegno. 18 Certuni si son gonfiati nella presunzione ch'io non venga più da voi, 19 ma se il Signore vuole, verrò presto, e conoscerò non le parole di quelli che si son gonfiati, ma le virtù, 20 poichè non nelle parole sta il regno di Dio, ma nella virtù. 21 Che volete, che io venga a voi colla verga, o con amore e spirito di mansuetudine?

Capitolo 5

Un grave scandalo a Corinto. 1 - Si sente dire comunemente che tra voi v'è della fornicazione, e di tal fatta quale non è neppur fra i Gentili, tanto che uno convive colla moglie di suo padre. 2 E voi siete gonfi; e non piuttosto vi siete rammaricati perchè fosse tolto di mezzo a voi chi ha commesso tale azione. 3 Io, assente di corpo ma presente di spirito, ho già giudicato come fossi presente chi ha fatto ciò; 4 e nel nome del Signore Gesù adunati voi e insieme il mio spirito, per il potere che mi viene dal Signore nostro Gesù, 5 decido di consegnare un uomo siffatto a Satana; per la rovina della sola carne però, affinchè lo spirito si salvi nel giorno del Signore. 6 Non è mica bello il vostro gloriarvi! Non sapete che un po' di fermento fa fermentare tutta la pasta? 7 Togliete via il vecchio fermento, affinchè siate una pasta nuova, come siete azzimi; poichè la nostra Pasqua, Cristo, è stata immolata. 8 Sicchè celebriamo la festa non col vecchio fermento, nè col fermento della malizia e della malvagità, ma cogli azzimi della purità e della verità. 9 Vi ho scritto nella mia lettera di non avere rapporti coi fornicatori; 10 non però in modo assoluto coi fornicatori di questo mondo, o cogli avari o coi rapaci o cogli idolatri; perchè dovreste uscire a dirittura dal mondo. 11 Ma ho inteso scrivervi di non aver rapporti; se uno chiamandosi fratello, fosse poi un fornicatore o avaro o idolatra, o maldicente o ubriacone o rapace; con un siffatto neppur mangiare dovete. 12 Che devo giudicar io quei di fuori? ma quei di dentro non siete voi che li giudicate? 13 Quei di fuori li giudicherà Iddio. Dunque eliminate di mezzo a voi chi è il malvagio.

Capitolo 6

I processi davanti ai pagani. 1 - Qualcuno di voi che abbia qualche lite con un altro, ha cuore di farsi giudicare da un tribunale d'ingiusti e non dai santi? 2 Non sapete voi che questo mondo lo giudicheranno i santi? e se tra voi il mondo sarà giudicato, siete forse indegni di giudicare in cose di pochissimo rilievo? 3 Non sapete che anche gli angeli giudicheremo? quanto più le cose del secolo? 4 Se dunque avete litigi su cose di questa vita, sceglierete come giudici quelli che nella Chiesa non hanno alcun valore? 5 Ve lo dico per farvi arrossire. O non vi è dunque tra voi nessun saggio, il quale possa pronunziare un giudizio tra fratello e fratello? 6 e il fratello invece, avendo lite col fratello, va a farsi giudicare dagli infedeli? 7 Già, in tutti i modi, è mancamento vostro l'aver liti e processi tra di voi! Perchè non soffrire piuttosto qualche ingiustizia? perchè non piuttosto patire qualche privazione? 8 Ma voi invece fate ingiustizia e portate danno, e questo a fratelli. 9 O non sapete che gente ingiusta non erediterà il regno di Dio? Non illudetevi; nè fornicatori, nè idolatri, nè adulteri; 10 nè effeminati, nè pederasti, nè ladri, nè avari, nè ubriaconi, nè maldicenti, nè rapaci erediteranno il regno di Dio. 11 E tale era qualcuno di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del Dio nostro. Malizia del vizio impuro. 12 Tutto mi è lecito, ma non tutto giova; tutto mi è lecito, ma non mi lascerò dominare da cosa alcuna. 13 I cibi sono pel ventre, e il ventre per i cibi; ma Dio questo e quelli ridurrà a nulla. Ma il corpo non è per fornicazione, bensì per il Signore, e il Signore per il corpo; 14 e Dio come risuscitò il Signore, risusciterà anche noi per il suo potere. 15 Non sapete che i nostri corpi sono membra di Cristo? or dunque le membra di Cristo le farò membra d'una meretrice? non sia mai! 16 O non sapete che chi si unisce con una meretrice forma un corpo solo con lei? poichè saranno, dice, due in una carne sola. 17 Ma chi s'unisce al Signore forma unico spirito con lui. 18 Fuggite la fornicazione. Qualunque peccato faccia l'uomo è fuori del corpo; ma il fornicatore commette un peccato rispetto al proprio corpo. 19 O non sapete che il corpo vostro è tempio del Santo Spirito che è in voi, [Spirito] che avete da Dio? e non siete di voi stessi, 20 perchè siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Iddio, e portatelo nel vostro corpo.

Capitolo 7

Risposta a diverse questioni. Matrimonio e verginità. 1 - Rispetto a quel che m'avete scritto, è bene per l'uomo non toccar donna; 2 ma, per [evitare] le fornicazioni, ciascuno si tenga la propria moglie, e ciascuna donna si tenga il proprio marito. 3 Alla moglie renda il marito quel che deve, e parimente la moglie al marito. 4 La moglie non è padrona del proprio corpo, ma lo è il marito; e del pari il marito non è padrone del proprio corpo, ma lo è la moglie. 5 Non privatevi l'uno dell'altro, se non per avventura di buon accordo per un certo tempo, per dedicarvi alla preghiera; ma poi di nuovo siate come prima, perchè non vi tenti Satana per via della vostra incontinenza. 6 Questo dico come concessione, non come ordine; 7 io vorrei sì che tutti gli uomini fossero come me, ma ciascuno ha il suo proprio carisma da Dio, l'uno così, l'altro in altro modo. 8 Dico poi ai celibi e alle vedove: «È bello per loro se rimangono come sono io, 9 ma se non si contengono, si sposino, poichè è meglio sposarsi che ardere». 10 Agli sposati poi dò consiglio, anzi, non io ma il Signore, che la moglie non sia separata dal marito; 11 e se separata, rimanga senz'altre nozze, o si riconcilii col marito; e l'uomo non ripudii la moglie. 12 Agli altri dico, io, non più il Signore: «Se un fratello ha per moglie un'infedele, e questa è contenta di abitar con lui, non la ripudii, 13 e quella moglie che ha il marito non credente, e questi è contento di star con lei, non ripudii il marito. 14 Poichè il marito non credente è santificato per la moglie, e la moglie non credente è santificata per il marito credente; se no, i vostri figli sarebbero impuri, e invece son santi. 15 Se poi il non credente si separa, si separi pure; non ha da rimaner schiavo il fratello o la sorella in cose siffatte; e alla pace ci ha chiamati Iddio; 16 perchè come puoi sapere tu, o moglie, se salverai il tuo marito? e tu, o uomo, se salverai la moglie? 17 Del resto a ciascuno secondo la parte assegnatagli dal Signore, ciascuno si regoli così come lo ha chiamato il Signore». Così io insegno in tutte le Chiese. 18 Un circonciso è stato chiamato? non cerchi di apparire incirconciso; è invece stato chiamato un incirconciso? non si circoncida. 19 Non è nulla la circoncisione, e il non esser circonciso pure non vuol dir nulla; quel che vale è l'osservanza dei precetti di Dio. 20 Ciascuno resti nella vocazione a cui è stato chiamato. 21 Fosti chiamato essendo schiavo? non te ne preoccupare, e se anche potessi diventar libero, piuttosto eleggi di approfittare della condizione di schiavo. 22 Perchè chi è chiamato nel Signore come schiavo, è un liberto del Signore, e chi è stato chiamato essendo libero, è un servo di Cristo. 23 Siete stati riscattati a caro prezzo, non vi fate schiavi degli uomini! 24 Ciascuno in quella vocazione che ha avuto, o fratelli, rimanga presso Dio. 25 Rispetto alle persone vergini, non ho nessun ordine del Signore, e dò consiglio solo per la misericordia usatami dal Signore d'essere degno di fiducia. 26 Credo che, date le necessità imminenti, sia buona cosa per l'uomo di rimanere così com'è. 27 Sei legato a una donna? non cercare di sciogliertene; non hai legame con donne? non lo cercare. 28 Se prendi moglie, non hai commesso peccato; se una ragazza si sposa non sbaglia; ma costoro avranno afflizioni nella carne, ed io vorrei risparmiare voi. - 29 Questo io dico, o fratelli; il tempo è breve, e resta che anche quelli che hanno moglie siano come non l'avessero; 30 e quei che piangono come non avessero motivo di pianto; e quelli che sono allegri, come non lo fossero; e quelli che comprano, come non dovessero conservare gli acquisti fatti; 31 e quelli che usano di questo mondo, come quelli che non ne usano; poichè passa la figura del mondo attuale. - 32 Ora io vorrei che voi foste senza preoccupazioni. Chi è celibe si preoccupa delle cose del Signore come possa piacergli, 33 ma chi è sposato pensa alle cose del mondo, come possa piacere alla moglie; e resta diviso. 34 Così anche la donna non maritata e la vergine si danno pensiero delle cose del Signore, volendo esser sante e di corpo e di spirito; ma la maritata è preoccupata delle cose del mondo, e del come possa piacere al marito. 35 Questo io dico nel vostro interesse, non già per tendervi un laccio, anzi in vista di ciò che è decoroso, e che permette di servire a Dio senza impedimenti. 36 Però, se alcuno crede far brutta figura per la sua ragazza, quando questa oltrepassi il fiore dell'età, e sente il suo dovere così, faccia quel che crede, non pecca, le dia marito. 37 Ma chi è fermo nel suo cuore, non avendo necessità che lo obblighi, e ha facoltà di fare secondo il suo talento, e ha deciso in cuor suo di conservar la propria figliuola vergine, farà bene. 38 Sicchè fa bene chi sposa la sua figliuola; e chi non la sposa farà ancor meglio. 39 La donna è legata per tutto il tempo che vive suo marito; se questi è morto, è libera di sposar chi altro vuole, purchè lo sposi nel Signore. 40 Ma più felice è se rimanga così, secondo il mio consiglio; e credo d'aver anch'io lo Spirito di Dio.

Capitolo 8

Sul cibarsi delle carni offerte in sacrificio agli idoli. 1 - Riguardo poi alle carni sacrificate agli idoli, sappiamo che tutti abbiamo scienza. La scienza gonfia, mentre la carità edifica; 2 se alcuno crede saper qualcosa, non ha ancora saputo come bisogna conoscere; 3 ma se uno ama Dio, egli è riconosciuto da Dio; 4 adunque intorno al mangiar le carni degli idoli, noi sappiamo bene che nessun idolo esiste al mondo; e non vi è nessun Dio se non quell'uno. 5 Poichè se vi sono esseri che son detti dèi in cielo e sulla terra, (come ci sono molti dèi e molti signori), 6 ma per noi c'è un unico Dio Padre, da cui ogni cosa è, e noi in lui, e un solo Signore Gesù Cristo, per cui tutte le cose, e noi per lui. 7 Ma non in tutti è tal scienza; alcuni per l'idea sinora avuta dell'idolo, mangiano quella carne sacrificata a un idolo; e la coscienza loro essendo debole n'è contaminata. 8 Certo non un cibo qualunque ci raccomanderà a Dio; nè, se ce ne asteniamo, abbiamo qualcosa di meno, nè, se ne mangiamo, qualcosa di più. 9 Ma badate che questa vostra piena libertà non divenga un inciampo pei deboli; 10 giacchè se uno vede te che hai scienza seduto a mensa in un luogo d'idoli, la coscienza di costui che è debole, non sarà indotta a mangiare le carni sacrificate agli idoli? 11 questo debole perisce per la scienza tua, lui il fratello per cui Cristo è morto. 12 Così peccando verso i fratelli e offendendo la loro coscienza debole, voi peccate contro Cristo. 13 Per conseguenza, se il cielo è di scandalo a un mio fratello, piuttosto non voglio più mangiar carne mai e poi mai, per non dar scandalo al mio fratello.

Capitolo 9

Bisogna evitare lo scandalo. 1 - Non sono io libero? non sono apostolo? non ho io veduto Gesù Cristo Signor nostro? ma non siete voi nel Signore? 2 se non sono apostolo per gli altri, lo sono per voi; il sigillo del mio apostolato siete voi del Signore. 3 Questa è la mia difesa contro quelli che fanno delle inchieste sul conto mio. 4 Forse non abbiamo la podestà di mangiare e di bere? 5 O non abbiamo facoltà di condurre attorno una donna, sorella, come donna, come gli altri apostoli e fratelli del Signore e Cefa? 6 Forse solo io e Barnaba non abbiamo il diritto di far questo? 7 Chi mai va alla guerra a sue spese? Chi pianta una vigna e non ne mangia il frutto? O chi pascola un gregge e non si nutre del latte di quel gregge? 8 E questo lo dico forse in senso umano? non lo dice anche la legge? 9 Nelle leggi di Mosè sta scritto: " Non mettere la musoliera al bue che trebbia il grano ". Forse che Dio si dà pensiero de' buoi? 10 o non parla in tutto per noi? poichè per noi fu scritto, che deve chi ara arare per la speranza, e chi trebbia trebbiare per la speranza di raccogliere il frutto. 11 Se noi abbiam seminato a voi le cose spirituali, sarà un gran chè se noi mieteremo le cose vostre materiali? 12 Se altri godono di questo diritto su voi, perchè non noi piuttosto? ebbene, noi non ci siamo valsi di questo diritto, ma sopportiamo ogni cosa, pur di non creare alcun ostacolo al Vangelo di Cristo. 13 Non sapete che quei che attendono alle cose sacre vivon dei proventi del santuario, e quei che servono all'altare hanno parte all'altare? 14 Così il Signore ha ordinato a quelli che annunziano il Vangelo, di vivere del Vangelo. 15 Ma io non mi son valso di nessuna di queste cose. Esempio di Paolo. E non scrivo mica ora tutto questo perchè così si faccia nel caso mio; preferirei morire anzi che qualcuno rendesse vano il mio vanto. 16 Se io predico il Vangelo, non ne ho gloria, è per me una necessità il farlo; perchè guai a me se non predicassi! 17 Solo se lo facessi di mia volontà, meriterei una mercede. E se lo fo senza voler mio, gli è che me ne è stato affidato l'incarico. 18 Quale è dunque la mia mercede? questa che annunziando il Vangelo, io lo faccio senza spesa alcuna, senza valermi dei diritti che il Vangelo mi darebbe. 19 Pur essendo libero da tutti, a tutti mi son fatto schiavo per guadagnarne il maggior numero; 20 e mi son fatto coi Giudei Giudeo, 21 con quelli sottoposti alla Legge come se fossi sotto la Legge mentre non lo sono, e ciò per guadagnare quelli che son sottoposti alla Legge: e con quelli senza Legge mi son fatto quasi senza legge, non essendo affatto senza la legge di Dio, ma anzi nella legge di Cristo, e ciò per guadagnare quelli che son senza legge. 22 Mi son fatto debole coi deboli, per guadagnare i deboli; mi faccio ogni cosa a tutti perchè tutti io salvi. 23 E tutto faccio per il Vangelo, affine di aver parte ad esso. 24 Non sapete che quei che nello stadio corrono, corrono tutti, ma uno solo riceve il premio? Correte anche voi così da riceverlo. 25 Ed ogni lottatore fa in ogni cosa delle astinenze; quelli dunque per ottenere una corona corruttibile, noi incorruttibile. 26 Anch'io dunque corro allo stadio, ma non come alla ventura; fo del pugilato, ma non dando colpi all'aria; 27 ma maltratto il mio corpo e lo rendo schiavo, perchè non avvenga che dopo aver predicato agli altri, rimanga io disapprovato.

Capitolo 10

Non è lecito partecipare ai conviti sacri. 1 - Non voglio che voi ignoriate, o fratelli, che i nostri padri sono stati tutti sotto la nuvola, e tutti passarono per il mare; 2 e tutti per andar dietro a Mosè s'immersero nella nuvola e nel mare; 3 e tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale e bevvero la stessa bevanda spirituale; 4 e bevevano dalla roccia spirituale che li accompagnava, e la roccia era Cristo. 5 Ma della maggior parte di loro non si compiacque il Signore, infatti furon prostrati nel deserto. 6 Or queste cose divennero esempio per noi del non dover esser desiderosi di cose cattive, come desiderarono anche quelli. 7 Nè dovete essere idolatri, come alcuni di quelli, secondo sta scritto: " Il popolo si sedette per mangiare e bere, poi s'alzarono a divertirsi ". 8 Nè fornichiamo come alcuni di loro fornicarono e in un sol giorno ne caddero ventitremila. 9 Nè tentiamo il Signore come alcuni di loro fecero e perirono vittime dei serpenti. 10 E non mormorate come alcuni di loro mormorarono, e perirono per opera dello sterminatore. 11 Queste cose accaddero loro a modo di esempio, e furono scritte per ammonimento a noi cui doveva toccare la fine dei secoli. 12 Cosicchè chi crede di star su, badi di non cadere. 13 Tentazione non vi ha sorpreso, se non umana; or Iddio è fedele, e non permetterà siate tentati oltre quel che potete, ma con la tentazione vi procurerà anche la via d'uscita, onde possiate sopportarla. Regole da seguire nei conviti privati. 14 Perciò, miei diletti, fuggite l'idolatria. 15 Parlo come a persone intelligenti: giudicate voi di quel che dico. 16 Il calice di benedizione che noi benediciamo, non è comunione del sangue di Cristo? e il pane che spezziamo non è comunione del corpo di Cristo? 17 perchè unico pane e unico corpo formiamo noi pur essendo molti, poichè tutti partecipiamo dell'unico pane. 18 Guardate l'Israele secondo la carne: non è egli vero che quelli che mangiano le carni delle vittime hanno comunione coll'altare? 19 Che dico io dunque? che l'immolato agli idoli è qualche cosa? o che qualche cosa sia l'idolo? 20 no, ma quel che sacrificano i Gentili, lo immolano ai demoni non a Dio. Non voglio che voi abbiate comunione coi demonii; 21 non potete bere il calice del Signore e il calice dei demonii, non potete partecipare alla mensa del Signore e a quella dei demonii. 22 Vogliam noi destar la gelosia del Signore? siam forse più forti di lui? 23 Tutto è lecito ma non tutto giova; tutto è lecito, ma non tutto edifica. 24 Nessuno cerchi il vantaggio proprio ma l'altrui. 25 Tutto quello che si vende al mercato, mangiatene senza indagare per quel che riguarda la coscienza, 26 poichè del Signore è la terra e la pienezza di essa. 27 E se v'invita qualcuno degli infedeli, e volete andarci, mangiate tutto quel che vi è apposto, senza indagare rispetto alla coscienza. 28 Ma se uno vi dica: «Questa è carne di vittima immolata»; non ne mangiate, per riguardo a lui che v'ha avvertito e per la coscienza, 29 la coscienza, dico, non di voi stessi, ma di quell'altro. Infatti perchè la mia libertà ha da esser giudicata dalla coscienza altrui? 30 se io partecipo [alla mensa] con rendimento di grazie, perchè ho a esser biasimato rispetto a ciò di cui ringrazio? 31 Sia che mangiate dunque, sia che beviate, sia che facciate altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio. 32 Non siate d'inciampo nè a Giudei nè a Gentili, nè alla Chiesa di Dio. 33 Nel modo che anch'io cerco compiacere a tutti non cercando il mio vantaggio, ma quello dei molti affinchè siano salvi.

Capitolo 11

L'abbigliamento delle donne nelle adunanze sacre. 1 - Siate imitatori miei, come anch'io sono di Cristo. 2 Vi lodo poi, fratelli, perchè in ogni cosa vi ricordate di me, e ritenete, come ve le ho date, le istruzioni mie. 3 Voglio però che sappiate, che d'ogni uomo il capo è Cristo, e che il capo della moglie è il marito, e il capo di Cristo è Dio. 4 Qualunque uomo preghi o profetizzi avendo la testa coperta, disonora il suo capo; 5 e qualunque donna preghi o profetizzi senza velo sulla testa, disonora il suo capo, 6 poichè, se non si vela la donna, si tagli anche i capelli; e se è turpe per la donna il tagliarsi i capelli e radersi, si veli dunque. 7 L'uomo no, non deve coprir di velo la testa, essendo immagine e gloria di Dio; e la donna è gloria dell'uomo. 8 Poichè non viene l'uomo dalla donna, ma la donna dall'uomo, 9 nè fu fatto l'uomo per la donna, ma la donna per l'uomo. 10 Per questo deve la donna aver sulla testa il segno della sua dipendenza, per via degli angeli. 11 Però nel Signore, nè la donna è indipendente dall'uomo, nè l'uomo può essere senza la donna; 12 poichè come la donna è dell'uomo così l'uomo [nasce] per mezzo della donna, e tutto è da Dio. 13 Giudicatene voi stessi; è decoroso che donna senza velo rivolga preghiera a Dio? 14 Non insegna la natura stessa, che se l'uomo porta lunghi capelli, è per lui disonore, 15 e per la donna invece la capigliatura è gloria? giacchè la chioma a lei è stata data in luogo di velo. 16 Se poi qualcuno si compiace a contendere, noi siffatto costume non l'abbiamo, neanche le Chiese di Dio. Abusi nella celebrazione della cena del Signore. 17 Dichiaro poi questo, a biasimo non a lode, che voi vi radunate non per il meglio ma per far peggio. 18 Prima di tutto, quando vi adunate in chiesa, sento che vi son tra voi delle divisioni; e in parte ci credo; 19 bisogna bene vi siano tra voi dei partiti, perchè diventino riconoscibili quelli degni d'approvazione. 20 Radunandovi dunque assieme, non è che mangiate la cena del Signore; 21 poichè ciascuno s'affretta a p rendere e consumare la propria cena, e c'è chi patisce la fame e chi invece si ubriaca. 22 O non avete le vostre case per mangiare e bere? Avete forse in dispregio la Chiesa di Dio, e volete fare arrossire quelli che non possedon nulla? Che vi ho a dire? vi loderò di ciò? no, in questo non vi lodo. 23 Poichè quello che io ho trasmesso, anche a voi, l'ho ricevuto dal Signore; e ciò è che il Signore Gesù la notte in cui fu tradito, prese del pane, 24 e dopo rese grazie a Dio, lo spezzò e disse: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo che sarà immolato per voi; fate questo in ricordo mio». 25 E parimente, dopo cenato, prese il bicchiere dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, e quante volte ne beviate, fate questo per ricordo di me. 26 Poichè quante volte voi mangiate questo pane e bevete questo calice, voi rammenterete l'annunzio della morte del Signore, fino a che egli venga». 27 Cosicchè chi mangi il pane o beva il calice del Signore indegnamente, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. 28 Esamini ognuno se stesso, e così mangi di quel pane e beva di quel calice; 29 poichè chi mangia e beve indegnamente, se non riconosce il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. 30 Per questo vi son tra voi molti deboli e privi d'ogni forza, e tanti giacciono. 31 Se ci esaminassimo bene da per noi stessi, non saremmo condannati; 32 ma giudicati dal Signore siamo castigati per non essere col mondo condannati. 33 Cosicchè, fratelli miei, radunandovi per mangiare, aspettatevi gli uni gli altri. 34 E se uno ha fame, mangi a casa sua onde non vi raduniate a vostra condanna. Le altre cose poi regolerò alla mia venuta.

Capitolo 12

I carismi, loro natura e utilità. 1 - Intorno ai doni spirituali poi, o fratelli, non voglio che siate nell'ignoranza. 2 Voi sapete che quando eravate Gentili, correvate dietro agli idoli muti secondo che eravate trascinati. 3 Per questo vi fo sapere, che nessuno che parli nello Spirito di Dio, dice: «Anàtema a Gesù»; e nessuno può dire: «Signore Gesù» se non in Spirito Santo. 4 E vi sono differenze di carismi, ma lo Spirito è uno solo; 5 e differenze di ministeri, ma il Signore è il medesimo; 6 e differenze di operazioni, ma è lo stesso Dio che opera ogni cosa in tutti. 7 A ciascuno è stata concessa la manifestazione dello Spirito per quel che è utile; 8 all'uno per via dello Spirito fu data la parola della sapienza, all'altro la parola della scienza secondo lo stesso Spirito. 9 A un altro la fede nel medesimo Spirito; ad un altro ancora il dono delle guarigioni nell'unico Spirito; 10 ad un altro ancora la potenza dei miracoli, ad un altro la profezia, ad un altro il discernimento degli spiriti, ad un altro le varietà delle lingue, ad un altro l'interpretazione delle lingue. 11 Orbene tutti questi effetti li produce l'unico e medesimo Spirito, che distribuisce a ciascuno secondo che vuole. 12 Poichè, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo pur essendo molte il corpo è uno, così anche Cristo; 13 poichè noi tutti, sia Giudei sia Gentili, sia schiavi sia liberi, in unico Spirito siamo stati battezzati sì da formare un corpo solo, e tutti siamo stati imbevuti di unico spirito. 14 Anche il nostro corpo non è un membro solo ma molte membra. 15 Se dicesse il piede: «Siccome non sono mano, non son del corpo», cessa forse per questo di far parte del corpo? 16 E se l'orecchio dicesse: «Siccome non sono occhio, non sono del corpo», per questo cesserebbe di far parte del corpo? 17 Se tutto il corpo fosse occhio dove sarebbe l'udito? e se tutto udito, dove l'odorato? 18 Ora Iddio ha creato le membra, ognuna nel corpo com'egli volle; 19 se tutto si riducesse a un membro solo, dove sarebbe il corpo? 20 Invece le membra son molte e unico il corpo. 21 Nè può l'occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; nè la testa ai piedi : «Non ho bisogno di voi»; 22 anzi le membra del corpo che paion più deboli sono molto più necessarie, 23 e quelle che stimiamo di meno pregio, noi le circondiamo di onor maggiore, sicchè le parti meno decenti hanno decenza maggiore, 24 e le parti più decenti non han bisogno di ciò. Ma Iddio compose l'organismo col dar maggior onore alle parti che ne mancavano, 25 affinchè non vi fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero riguardo le une alle altre allo stesso modo. 26 E se soffre un membro, tutti con esso soffrono, e se ha gloria un membro, tutte le membra con lui godono. 27 Or bene voi siete corpo di Cristo, e partitamente siete membra di esso. 28 E alcuni pose Dio nella Chiesa, in primo luogo apostoli, poi profeti, in terzo luogo maestri, e poi quelli che fanno miracoli, e poi le grazie delle guarigioni, e il soccorrere, e l'amministrare, e il parlare ogni specie di lingua e il capirle. 29 Forsechè son tutti apostoli? o tutti profeti? o tutti maestri? 30 o tutti uomini dei miracoli? o tutti hanno il dono delle guarigioni? o tutti parlano le lingue? o tutti interpretano? 31 Voi aspirate ai migliori carismi. Ebbene, io vi indico ancora una via di gran lunga migliore.

Capitolo 13

La carità e i carismi. L'elogio della carità. 1 - Se io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, e non avessi amore, non sarei che un bronzo risonante, o un cembalo squillante. 2 E se avessi il dono della profezia, e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e se avessi tutta la fede, sì da trasportar le montagne, e poi mancassi di amore, non sarei nulla. 3 E se anche sbocconcellassi a favor dei poveri tutto quel che ho, e dessi il mio corpo per esser arso, e non avessi amore, non ne avrei alcun giovamento. 4 L'amore è longanime, è benigno; l'amore non ha invidia; non agisce invano; non si gonfia; 5 non è ambizioso; non è egoista, non s'irrita, non pensa il male; 6 non si compiace dell'ingiustizia, ma gode della verità; 7 soffre ogni cosa, ogni cosa crede, tutto spera, tutto sopporta. 8 L'amore non mai vien meno; sian le profezie, termineranno; sian le lingue, cesseranno; sia la scienza, finirà in nulla, 9 poichè parzialmente conosciamo e parzialmente profetiamo, 10 ma quando venga ciò che è perfetto, il parzialmente finirà. 11 Quand'ero bambino, parlavo come bambino, pensavo come bambino, ragionavo come bambino; ma fatto uomo, ho cessato i costumi del bambino. 12 In questo momento noi vediamo traverso uno specchio in enigma, allora vedremo faccia a faccia; ora io conosco parzialmente, allora conoscerò per intiero, come anch'io sono stato conosciuto. 13 Ora soltanto queste tre cose perdurano, fede, speranza e amore, ma la più grande di tutte è l'amore.

Capitolo 14

Il dono della profezia e il dono delle lingue. 1 - Seguite dunque l'amore. E ambite i doni spirituali, specialmente quello di profezia, 2 poichè chi parla in lingua, parla non agli uomini ma a Dio; nessuno l'intende, e in ispirito dice cose misteriose. 3 Chi profetizza invece parla agli uomini, a edificazione ed esortazione e consolazione. 4 Chi parla in lingua edifica se stesso; chi profetizza edifica la chiesa. 5 Vorrei bene che tutti voi parlaste le lingue ma preferisco che siate profeti: è più grande il profeta che chi parla le lingue, salvo se faccia da interprete, affinchè la Chiesa ne abbia edificazione. 6 Difatti, o fratelli, se io venissi a voi parlando le lingue, in che vi gioverei se non vi parlassi o con qualche rivelazione, o con la scienza, o con la profezia, o con qualche ammaestramento? 7 Le cose inanimate che dànno un suono, ad esempio un flauto o una cetra, se non dessero una differenza di suoni, come si riconoscerebbe ciò che è sonato col flauto e ciò che si suona colla cetra? 8 E se la tromba di guerra desse un suono incerto, chi si preparerebbe al combattimento? 9 Così anche voi se per via del linguaggio non fate un discorso chiaro, come si capirà quel che dite? voi parlerete al vento. 10 Càpitano a essere tante le specie di dialetti nel mondo, ma nessuno è senza il suo significato; 11 se quindi non conosco il valore del suono, sarò un barbaro per chi parla, e chi parla per me sarà un barbaro. 12 Così anche voi, poichè siete amanti dei doni spirituali, cercate di averne in abbondanza per l'edificazione della Chiesa. 13 Perciò chi parla le lingue preghi di poter essere interprete; 14 chè se io prego in lingua, il mio spirito sì prega, ma la mia mente, riman priva di frutto. 15 Che cos'è dunque? pregherò collo spirito, ma pregherò anche coll'intelligenza, salmeggerò collo spirito e salmeggerò anche coll'intelligenza. 16 Poichè se tu benedici in ispirito, chi tiene il posto del semplice uditore, come dirà «Amen» al tuo rendimento di grazie? perchè non capisce quel che tu dica, 17 tu fai bene sì il ringraziamento, ma l'altro non riceve edificazione. 18 Ringraziando Dio, io parlo le lingue di tutti voi; 19 ma nell'adunanza preferisco dir cinque parole secondo il mio sentimento, onde io possa anche istruire altri, anzichè migliaia di parole in lingua. 20 Fratelli, non siate fanciulli di animo, ma per quel che è malizia siate bambini, e nell'animo procurate diventar perfetti. 21 Sta scritto nella legge: «In diversità di lingue e con labbra d'altri parlerò a questo popolo, ma neanche così mi ascolteranno», dice il Signore. 22 Di guisa che le lingue son per segno non ai credenti ma agli increduli, e la profezia non è per gl'increduli ma per quei che credono. 23 Quando dunque si raduni tutta la chiesa e tutti vi parlino le lingue, se entrino dentro dei profani o degli increduli, non direbbero che diventate matti? 24 E se tutti profetassero, ed entrasse un incredulo o un profano, egli è convinto da tutti, vien giudicato da tutti, 25 i segreti del suo cuore si fanno palesi, e così prostrandosi faccia a terra adorerà Dio, proclamando che Iddio è realmente in voi. Regole pratiche nell'uso dei carismi. 26 Che è dunque, o fratelli? quando vi adunate, ciascuno di voi ha chi il salmo, chi l'ammaestramento, chi la rivelazione da fare, o la lingua, o l'interpretazione; ebbene ogni cosa sia a scopo di edificazione. 27 Se c'è chi parli le lingue, parlino in due o in tre al più, ciascuno a sua volta, e uno faccia la spiegazione; 28 e se non ci sia un interprete, tacciano nell'adunanza, e parlino seco stessi e con Dio. 29 I profeti, parlino due o tre, e gli altri giudichino: 30 e se è stata fatta una rivelazione a un altro che sta a sedere, il primo si taccia. 31 Poichè potete tutti ad uno ad uno profetare, affinchè tutti imparino e tutti ricevano consolazione. 32 Gli spiriti dei profeti son soggetti ai profeti, 33 poichè non è del disordine Iddio, ma della pace, conforme io insegno in tutte le adunanze dei Santi. 34 Le donne nelle assemblee tacciano, poichè non è loro permesso di parlare; ma stiano sottoposte, come anche dice la legge. 35 E se vogliono imparar qualche cosa, in casa interroghino i proprii mariti; è cosa indecorosa per una donna parlare in un'assemblea. 36 Forse che da voi è uscita la parola di Dio, o a voi soli è pervenuta? 37 Se qualcuno si tiene per profeta o per uomo ispirato, riconosca che le cose ch'io scrivo a voi, sono precetti del Signore; 38 ma se qualcuno non lo sa, resti cosa ignorata. 39 Conseguentemente, o fratelli miei, cercate di profetare, però non impedite si parlino le lingue; 40 ma tutto si faccia decorosamente e con ordine.

Capitolo 15

La risurrezione dei morti. 1 - Vi rammento poi, o fratelli, il Vangelo che vi ho annunziato e che voi avete accolto, e in cui rimanete saldi, 2 per il quale anche siete salvati, se pur ritenete con che parola ve l'ho annunziato; salvo se senza alcuna base voi abbiate creduto. 3 Fra le prime cose, io v'ho trasmesso quello che anch'io ho ricevuto, vale a dire che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, 4 e fu sepolto, e risuscitò il terzo giorno secondo le Scritture; 5 e fu visto da Cefa e poi dai Dodici. 6 Dopo fu visto da più che cinquecento fratelli in una volta, de' quali i più son tuttora viventi, solo alcuni sono morti. 7 Poi fu visto da Giacomo, poi da tutti gli apostoli, 8 in ultimo di tutti fu visto da questo aborto che son io; 9 giacchè io sono il minimo degli apostoli, chè non son degno d'esser chiamato apostolo, perchè ho perseguitato la Chiesa di Dio; 10 ma per grazia di Dio son quel che sono, e la grazia di lui verso di me non fu cosa vana; anzi ho faticato più di tutti loro, non già io, ma la grazia di Dio con me. 11 Sia dunque io, siano loro, così predichiamo e così avete creduto. 12 Or se si predica che Cristo è stato risuscitato dai morti, come mai alcuni fra voi dicono che non ha luogo la risurrezione de' morti? 13 Se non ci fosse la risurrezione de' morti, neanche Cristo sarebbe risorto; 14 se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra predicazione, e vana la vostra fede, 15 e noi saremmo come falsi testimoni di Dio: giacchè noi abbiamo attestato rispetto a Dio, ch'ei risuscitò il Cristo; non l'avrebbe risuscitato se non risuscitano i morti; 16 poichè se i morti non risuscitano, neanche Cristo è risorto, 17 e se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede, e voi siete ancora nei vostri peccati; 18 e però anche quelli che son morti in Cristo sono periti. 19 Se solo per questa vita noi abbiam riposto in Cristo le nostre speranze, noi siamo più miserabili di tutti gli uomini. 20 Ma invece Cristo risuscitò proprio da morte, primizia di quelli che giacciono morti. 21 Infatti poichè per via di un uomo è la morte, anche per via d'un uomo v'è la risurrezione dei morti. 22 Come in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti saranno vivificati, 23 ciascuno al suo ordine; primizia è Cristo, poi quei di Cristo che nella venuta sua credettero; 24 poi sarà la fine, quando consegni il regno a Dio Padre, dopo aver annientato ogni signoria e ogni podestà e ogni potenza. 25 Poichè bisogna che Egli regni fino a che non abbia posto sotto i suoi piedi tutti i nemici. 26 Ultimo nemico sarà annientata la morte, giacchè tutto ha posto [Iddio] sotto i piedi di lui. 27 Quando dice «tutte le cose sono state assoggettate», è chiaro che si deve eccettuare Colui che ha a lui assoggettato ogni cosa. 28 E quando a lui tutte le cose siano soggette, allora anche il Figlio stesso sarà sottoposto a Colui che tutto gli ha assoggettato, affinchè Dio sia tutto in tutti. 29 Se così non fosse, a che si riduce il battesimo, di quelli che si fanno battezzare per i morti? Se del tutto i morti non risorgono, a che si fan battezzare per loro? 30 e anche noi perchè ci esponiamo ogni momento a pericoli? 31 In verità, lo affermo per la grande soddisfazione che ho di voi in Cristo Gesù nostro Signore, in ogni giorno sono esposto a morte. 32 Se ad Efeso ho lottato colle fiere per mire umane, che vantaggio ne ho avuto? se i morti non risorgono, «mangiamo e beviamo chè domani morremo». 33 Non lasciatevi sviare; «le cattive compagnie corrompono i buoni costumi». 34 Riscotetevi per bene e non peccate, poichè alcuni hanno ignoranza di Dio; ve lo dico a vostra vergogna. Modo della risurrezione e qualità dei corpi gloriosi. 35 Ma dirà taluno: «Come risorgono i morti? e con che corpo vengono?». 36 Stolto, quel che tu semini, non si vivifica se prima non muore; 37 e quando semini, non semini il corpo che deve venire, ma un nudo chicco, poni, di grano o di qualche altra cosa; 38 e Dio gli dà il corpo come ha voluto, e ciascun seme il proprio corpo. 39 Non ogni carne è la stessa carne, ma altra è la carne degli uomini, altra quella degli animali; altra la carne degli uccelli, altra quella de' pesci. 40 E corpi celesti vi sono e corpi terrestri, ma altra è la splendidezza dei celesti, altra dei terrestri; 41 altro è lo splendor del sole, altro quello della luna, altro quello degli astri, poichè un astro è differente da un altro per splendore. 42 Così è anche la risurrezione dei morti. Il corpo si semina corruttibilmente, risorge incorruttibile; 43 si semina ignobile, risorge in gloria; si semina debole, risorge in forza; 44 si semina corpo animale, risorge corpo spirituale. Se esiste il corpo animale vi è anche quello spirituale. Così anche sta scritto: 45 " Il primo uomo Adamo fu fatto anima vivente "; l'ultimo Adamo è spirito vivificante. 46 Ma non è prima l'elemento spirituale, bensì l'animale, lo spirituale, vien dopo. 47 Il primo uomo, tratto dalla terra è terrestre, il secondo uomo è dal cielo e celeste. 48 Qual è l'uomo terrestre, tali anche i terrestri; e quale il celeste tali anche i celesti. 49 E come abbiam portato l'immagine del terrestre, porteremo anche l'immagine del celeste. 50 E questo dico, o fratelli, che la carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio, nè la corruzione può ereditare l'incorruttibilità. 51 Ecco, io vi rivelo un mistero: tutti risorgeremo, ma non per tutti avverrà cangiamento; 52 in un attimo, in un batter d'occhio, al suon dell'ultima tromba; poichè sonerà e i morti risorgeranno incorruttibili; anche noi saremo cambiati. 53 Poichè bisogna che questo corpo corruttibile rivesta l'incorruttibilità; e che questo mortale rivesta l'immortalità. 54 E quando questo mortale rivesta l'immortalità, allora si avvererà la parola che è scritta: " È stata assorbita la morte nella vittoria. 55 O morte, dov'è la tua vittoria? dov'è, o morte, il tuo pungiglione? ". 56 Pungiglione della morte è il peccato, e quella che mostra l'essenza del peccato è la legge; 57 grazie sian rese a Dio che diè a noi la vittoria per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo. 58 Conseguentemente, o diletti fratelli, siate stabili, incrollabili, abbondando sempre nell'opera del Signore, sapendo che la fatica vostra non è vana nel Signore.

Capitolo 16

Raccomandazioni varie e saluti. 1 - Quanto alla colletta pei santi, fate anche voi come ho disposto per le Chiese della Galazia. 2 Ogni primo dì della settimana, ciascun di voi metta da parte presso di sè tesoreggiando tutto quel che gli venga bene, affinchè non si debbano far le collette dopo la mia venuta. 3 E quando sarò costì, quelli che avete designato, li manderò con delle lettere a riportare la vostra grazia a Gerusalemme. 4 E se converrà che ci vada anch'io, verranno con me. 5 Ora io verrò da voi, quando avrò traversato la Macedonia; perchè traverserò la Macedonia, 6 e da voi forse rimarrò o anche svernerò, affinchè mi accompagnate dovunque avrò da andare. 7 Non voglio vedervi solo di passata; spero anzi poter passare un po' di tempo con voi, se il Signore lo permette. 8 Ad Efeso rimarrò sino a Pentecoste, 9 poichè una porta grande e attiva mi è qui aperta, e molti sono gli avversari. 10 E se viene Timoteo, badate che stia fra voi senza timore, poichè lavora come me l'opera del Signore; 11 che nessuno dunque lo tenga a vile. E accompagnatelo in pace, perchè venga da me, lo aspetto coi fratelli. 12 Quanto al fratello Apollo, l'ho molto pregato a venir da voi coi fratelli, ma assolutamente non aveva voglia di venir ora; verrà quando ne abbia l'opportunità. 13 Vegliate, state saldi nella fede, siate uomini, siate forti. 4 Tutto si faccia tra voi con amore. 15 Vi prego poi, fratelli, voi sapete che la famiglia di Stefana è la primizia dell'Acaia, e che si è dedicata al servizio dei santi; 16 anche voi siate sottomessi a questi tali e a chiunque coopera e fatica con loro. 17 Mi compiaccio della presenza di Stefana, di Fortunato e di Acaico, perchè essi hanno riempito il vuoto lasciato dalla vostra mancanza, 18 e hanno ricreato lo spirito mio e il vostro. Riconoscete adunque siffatte persone. 19 Vi salutano le Chiese dell'Asia; vi saluta molto nel Signore Aquila, e anco Prisca, colla Chiesa di casa loro. 20 Vi salutano i fratelli tutti. Salutatevi a vicenda col santo bacio. 21 Il saluto è di mia propria mano, di me Paolo. 22 Se qualcuno non ama il Signore, sia anàtema. Maràn athà. 23 La grazia del Signore Gesù sia con voi. 24 L'amor mio è con tutti voi in Gesù Cristo.

SECONDA LETTERA AI CORINTI Fine anno anno 57 d.C., dalla Macedonia

Capitolo 1

Intestazione e saluti. Consolazione dell'apostolato. 1 - Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Timoteo alla Chiesa di Dio che è in Corinto con tutti i santi che sono nell'Acaia, 2 grazie a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signor Gesù Cristo! 3 Sia benedetto Iddio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, il padre delle misericordie e il Dio di ogni consolazione, 4 il consolatore nostro in ogni nostra tribolazione, affinchè anche noi possiamo consolare gli altri in ogni afflizione, per via della consolazione onde noi siam confortati da Dio. 5 Giacchè, come traboccano su noi i patimenti di Cristo, così per Cristo sovrabbonda la nostra consolazione. 6 E se siamo tribolati, è per consolazione e salvezza vostra; se siam consolati, è per la vostra consolazione, la quale mostra la sua efficacia nel farvi sopportare gli stessi patimenti che sopportiamo noi. 7 E salda è la nostra speranza su di voi, sapendo che come siete partecipi dei patimenti così anche della consolazione. 8 Non vogliamo ignoriate, o fratelli, rispetto alla nostra tribolazione subita in Asia, che siamo stati oltre misura e sopra le nostre forze aggravati, tanto da essere anche stanchi della vita. 9 Anzi in noi stessi abbiamo avuto come un responso di morte, e ciò perchè non ponessimo fiducia in noi stessi ma nel Dio che risuscita i morti. 10 Il quale ci ha liberati da sì gravi pericoli, e ci libera, e in lui speriamo che ancora dell'altro ci libererà,11 cooperando anche voi a favor nostro colla preghiera, affinchè il dono a noi concesso a mezzo di molte persone sia per molti oggetto di ringraziamento a riguardo nostro. Paolo si difende dall'accusa d'incostanza. 12 Poichè questo è il nostro vanto, la testimonianza della nostra coscienza, che in semplicità di cuore e genuino pensiero di Dio ci siam comportati nel mondo: non in sapienza carnale ma nella grazia di Dio, specialmente a rispetto di voi; 13 giacchè non altro a voi scriviamo se non quello che già avete avuto occasione di leggere e di riconoscere, e spero riconoscerete sino alla fine 14 come parzialmente avete già riconosciuto, che noi siamo il vostro vanto come voi il nostro pel giorno del Signore nostro Gesù. 15 E in questa fiducia volevo prima venir da voi, affinchè aveste una seconda grazia; 16 e attraverso il vostro paese poi passar nella Macedonia, e di nuovo di là tornar da voi, per fare coi vostri auguri il viaggio verso la Giudea. 17 Avendo questa intenzione, forse che ho agito con leggerezza? forse che ciò che voglio lo voglio secondo la carne in modo che sia in me il «sì» e il «no»? 18 Ma Iddio, fedele è testimone che il nostro parlare con voi non è ora «sì», ora «no»! 19 Gli è che il Figlio di Dio, Cristo Gesù, annunziato a voi per mezzo nostro, cioè per opera mia, di Silvano e di Timoteo, non era or «sì» or «no»; ma il «sì» fu in Lui; 20 poichè quante sono le promesse di Dio, in Lui sono il «sì», e però anche per opera di Lui è l'«Amen» che per noi si dice a Dio a titolo di gloria. 21 Or chi ci conferma con voi in Cristo e che ci ha unto è Dio, 22 il quale ha anche impresso su noi l'impronta del suo sigillo, e ci ha dato la caparra dello spirito nei nostri cuori. 23 E io chiamo Dio a testimone sull'anima mia, che gli è per risparmiarvi ch'io non son venuto più a Corinto. Non che noi vogliamo signoreggiare sulla vostra fede, ma siamo cooperatori della vostra allegrezza, perchè voi nella fede state saldi.

Capitolo 2

1 - E ho deciso meco stesso, di non venire di nuovo da voi in tristezza; 2 perchè se vi contristo, o chi vi sarà a rallegrar me se non proprio chi è stato da parte mia contristato? 3 E se ho scritto come ho scritto, gli è perchè non avvenga, che, al mio venire, io abbia dolore da quelli che mi avrebbero dovuto rallegrare, persuaso come sono rispetto a tutti voi, che la mia gioia è gioia di voi tutti. 4 Poichè se per la grande afflizione e angustia di cuore v'ho scritto fra molte lagrime, non lo feci perchè foste rattristati, ma perchè conosceste l'amore che ho grandissimo per voi. 5 E se qualcuno ha dato dolore, non me solo rattristò ma, almeno parzialmente per non esagerare, voi tutti. 6 Or basta a quel tale questa riprensione avuta dai più, 7 sicchè è meglio che voi ora invece gli usiate indulgenza e lo consoliate, non abbia per avventura quel tale a essere sfinito dal troppo dolore. 8 Perciò vi esorto a ravvivare il vostro amore verso di lui; 9 ho scritto anche per questo, per conoscervi alla prova se in tutto siete obbedienti. 10 A chi usate qualche indulgenza l'uso anch'io, poichè anch'io dove ho usato indulgenza, se in qualcosa l'ho fatto, l'ho fatto per vostro amore, nella persona di Cristo, 11 per non essere sopraffatti da Satana, i cui pensieri non ignoriamo affatto. 12 Quando venni a Troade per il Vangelo di Cristo, pur essendomi aperta la porta del Signore, 13 non ebbi requie nel mio spirito per non aver trovato Tito il mio fratello; e allora, preso congedo da loro, venni in Macedonia. 14 E grazie siano rese a Dio che sempre ci fa trionfare in Cristo, e per voi manifesta in ogni luogo il profumo della sua conoscenza; 15 giacchè fragranza di Cristo siam noi, davanti a Dio, fra quelli che si salvano e fra quelli che periscono; 16 per questi è odore che vien da morte e conduce a morte, per quelli è odore dalla vita alla vita. E a tali cose chi è adatto? 17 noi non siamo come i molti i quali adulterano la parola di Dio, ma, con sincerità e come da Dio, e alla presenza di Dio, in Cristo, parliamo.

Capitolo 3

Paolo si difende dall'accusa di arroganza e di orgoglio. 1 - Cominciamo di nuovo a raccomandare noi stessi? o forse abbiam bisogno come alcuni di commendatizie scritte a voi o da voi? 2 Siete voi la nostra lettera, scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini, 3 essendo manifesto che voi siete una lettera di Cristo, di cui noi fummo i ministri, scritta, non coll'inchiostro, ma collo Spirito di Dio, vivo, non su tavole di pietra ma su tavole consistenti in cuori di carne. 4 Tale fiducia noi l'abbiamo in Dio mediante il Cristo. 5 Non che da noi stessi siamo in grado di pensare alcunchè come fosse da noi, ma la sufficienza nostra vien da Dio, 6 il quale ci ha anche fatti idonei a essere ministri d'un Nuovo Patto, non di lettera ma di spirito: poichè la lettera uccide e lo spirito vivifica. 7 Che se il ministero della morte espresso in lettere su pietre fu glorioso, tanto da non potere i figli d'Israele guardar fisso alla faccia di Mosè per lo splendore pur non durevole della faccia di lui, 8 come non sarà molto più glorioso il ministero dello spirito? 9 Poichè se fa gloria il ministero della condanna, di gran lunga in gloria prevale il ministero della giustizia. 10 Per questo rispetto non si può neanche dir glorificato quel che è stato glorificato [prima con Mosè], e ciò per la tanto maggior gloria [d'ora di Cristo]; 11 se ciò ch'era non durevole ebbe luce di gloria, tanto più è in gloria quel che è permanente! 12 Avendo dunque siffatta speranza, noi ci valiamo di molta franchezza di parola, 13 e non facciamo come Mosè che si metteva un velo sul viso perchè i figli d'Israele non fissassero lo sguardo al fine di cosa non durevole. 14 Senonchè si sono indurate le menti loro; infatti fino al giorno d'oggi lo stesso velo rimane, durante la lettura dell'Antico Testamento, non rimosso, perchè in Cristo soltanto si annulla.

15 Anzi fino ad oggi quando si legge ad essi Mosè, un velo giace sopra il loro cuore; 16 ma non appena ci si volge al Signore, il velo si alza. 17 E il Signore è lo Spirito, e dove è lo Spirito del Signore ivi è libertà. 18 Noi tutti col viso scoperto, riflettendo come in ispecchio la gloria del Signore, ci trasformiamo nella stessa immagine di gloria in gloria, come per opera dello Spirito del Signore.

Capitolo 4

1 - Perciò, avendo questo ministero in virtù della misericordia di cui fummo oggetto, non ci perdiamo d'animo, 2 ma rinunziamo ai nascondigli della vergogna, non procedendo in astuzia nè adulterando la parola di Dio, ma colla manifestazione della verità raccomandando noi stessi a ogni coscienza d'uomo nel cospetto di Dio. 3 E se è anche velato il nostro Vangelo, è velato per quei che periscono; 4 nei quali il Dio di quest'età accecò le menti d'infedeli, sino a non isplendere più [loro] la luce del Vangelo della gloria di Cristo, che è l'immagine di Dio. 5 Giacchè noi non predichiamo mica noi stessi, ma Cristo Gesù Signore, e diciamo noi servi vostri per Gesù. 6 Quel Dio che disse: «Dalle tenebre splenderà la luce», egli stesso lampeggiò nei nostri cuori a illuminare la conoscenza della gloria di Dio [rifulgente] nel volto di Cristo. Sofferenze, travagli e speranze degli Apostoli. 7 Or noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinchè [si riconosca che] la superiorità della potenza è cosa di Dio e non viene da noi. 8 In tutto noi siam tribolati, senza essere però ridotti agli estremi; angustiati senza essere disperati; 9 perseguitati ma non abbandonati; abbattuti ma non perduti; 10 sempre portiamo attorno nel corpo nostro la morte di Gesù, affinchè anche la vita di Gesù sia nei nostri corpi manifestata. 11 Giacchè sempre noi viventi siamo esposti alla morte per Gesù, affinchè anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale. 12 Laonde in noi opera la morte, la vita in voi. 13 Ma avendo lo stesso spirito della fede secondo quel che sta scritto: " Ho creduto, perciò ho parlato ", anche noi crediamo, perciò anche parliamo, 14 sapendo che ci ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù, e ci farà riessere insieme con voi. 15 Poichè tutto è per voi, affinchè abbondando la grazia, per via del numero faccia abbondare anche i ringraziamenti per la gloria di Dio. 16 Perciò non ci scoraggiamo: ma se anche il nostro uomo esterno si corrompe, l'interno nostro si rinnova, tuttavia di giorno in giorno. 17 Poichè la momentanea e leggera tribolazione nostra procaccia a noi oltre ogni misura smisurato peso di gloria; 18 non mirando noi alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poichè le cose che si vedono son temporanee, e quelle che non si vedono eterne.

Capitolo 5

1 - Noi sappiamo che se l'abitazione nostra terrestre, consistente in una tenda, avesse a essere disfatta, abbiamo un'abitazione da Dio, non manufatta ed eterna nei cieli. 2 Quaggiù noi sospiriamo, bramando di penetrare in quella che è l'abitazione nostra celeste, 3 se pur saremo trovati vestiti, non ignudi; 4 poichè noi che siamo nella tenda, sospiriamo aggravati, in quanto che non vogliamo essere spogliati, bensì sopravvestiti, affinchè ciò che è mortale sia assorbito dalla vita. 5 Or chi ci ha lavorati a questo fine è Dio, quegli che ci ha dato la caparra dello spirito. 6 Facendoci dunque coraggio e sapendo che fin che alberghiamo nel corpo peregriniamo lontani dal Signore 7 (giacchè per fede noi camminiamo, non per visione), 8 siamo pieni di fiducia e teniamo in maggior conto peregrinar via dal corpo per viaggiare verso il Signore. 9 Perciò anche con ogni studio cerchiamo, sia che siamo usciti dal corpo sia che vi rimaniamo, di piacere a Lui. 10 Poichè tutti noi bisogna si comparisca davanti al tribunale di Cristo, affinchè ciascuno riceva le cose che gli spettano per via del corpo, secondo quel che ha fatto, o in bene o in male. Zelo degli apostoli e di Paolo nell'esercizio del loro ministero. 11 Sapendo dunque il timore che deve aversi del Signore, noi ne persuadiamo gli uomini; e a Dio siam ben noti e manifesti, ma anche nelle vostre coscienze spero di essere chiaro e manifesto. 12 Non è che di bel nuovo ci raccomandiamo a voi, ma vi diamo l'occasione di un vanto a rispetto nostro, perchè l'abbiate di fronte a quelli che si vantano di ciò che è apparenza ma non di ciò che è nel cuore. 13 Poichè se siam fuor di noi, gli è per Dio; se abbiam senno gli è per voi. 14 Poichè l'amore di Cristo ci costringe, considerando che uno è morto per tutti, e che perciò la sua morte è stata di tutti; 15 e per tutti egli morì affinchè i viventi non vivessero più per se stessi ma per chi è morto per loro e fu risuscitato. 16 Conseguentemente, da ora innanzi, noi non conosciamo più nessuno secondo la carne, e se abbiamo conosciuto secondo la carne, Cristo, or non lo conosciamo più così. 17 Sicchè, se uno è in Cristo, è una creatura nuova, quel ch'era vecchio è sparito, ecco è sorto il nuovo. 18 E il tutto è da Dio che ci ha a sè riconciliati per mezzo di Cristo, e ci affidò il ministero della riconciliazione; 19 giacchè era Dio colui che in Cristo riconciliava a sè gli uomini, non imputando ad essi i loro mancamenti, e riponendo in noi la parola della conciliazione. 20 Noi facciamo dunque le veci di ambasciatori di Cristo, come se Dio stesso vi esortasse per mezzo nostro. Per Cristo vi preghiamo, riconciliatevi con Dio. 21 Colui che non conosceva il peccato, per noi [Dio] lo ha fatto peccato affinchè noi diventassimo in lui giustizia di Dio.

Capitolo 6

1 - Or come cooperatori [di Cristo], noi esortiamo altresì a che voi non in vano riceviate la grazia di Dio. 2 Giacchè Egli dice: «Nel tempo favorevole t'ho esaudito e nel giorno della salvezza t'ho recato aiuto»; ecco ora il tempo assai favorevole, eccolo il giorno della salvezza. 3 A nessuno diamo noi ragion d'inciampo, a evitare che il ministero sia vituperato, 4 ma in ogni cosa raccomandiamo noi stessi quali ministri di Dio con grande costanza, in mezzo alle afflizioni, alle necessità, alle angustie, 5 sotto i colpi, nelle prigionie, nelle sommosse, tra le fatiche e le veglie e i digiuni; 6 vivendo in castità, con conoscenza, con longanimità, con dolcezza, nello Spirito Santo, in amore sincero, 7 con la parola della verità e la virtù di Dio; mediante le armi della giustizia, armi di offesa e difesa; 8 fra la gloria e l'ignominia, fra la calunnia e la lode; come seduttori eppur veritieri; come ignoti e pur ben conosciuti; 9 come moribondi ma ecco siam vivi; come castigati, eppur non siam messi a morte; 10 come addolorati eppur sempre lieti; come miserabili, ma facciam ricchi molti; come gente che non ha nulla, eppur possediamo ogni cosa. Paolo esorta i Corinti a corrispondere al suo amore. 11 La bocca nostra s'è aperta verso voi, o Corinti, e il nostro cuore s'è allargato; 12 non ci state allo stretto in noi, bensì siete allo stretto nelle vostre viscere; 13 ebbene lo dico come a figliuoli, in compenso allargatevi anche voi! 14 Non unitevi a un giogo sconveniente cogli infedeli; poichè che cosa ha a che fare la giustizia coll'iniquità? e che comunanza v'è tra la luce e le tenebre? 15 Che accordo tra Cristo e Belial? che rapporto tra il fedele e l'infedele? 16 Come mettere insieme il tempio di Dio e gli idoli? poichè noi siamo il tempio di Dio vivente; secondochè disse Iddio: «Io abiterò e camminerò in mezzo a loro; e sarò loro Dio ed essi saranno mio popolo»; 17 perciò «Uscite di mezzo ad essi, e separatevene» dice il Signore, e: «Non toccate cosa impura», 18 e io v'accoglierò e sarò a voi come padre e voi a me come figli e figlie, dice il Signore Onnipotente.

Capitolo 7

1 - Queste promesse avendo dunque, o diletti, purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e spirito, compiendo la santificazione nel timore di Dio. 2 Accoglieteci. Non abbiamo fatto ingiuria a nessuno, non abbiamo rovinato nessuno, non abbiamo messo in mezzo nessuno. 3 Non dico questo per condanna, ho già promesso che siete nel nostro cuore sino al vivere e morire insieme. 4 E io parlo franco con voi, e molto è il mio vanto sul conto vostro; sono ripieno di consolazione, e son colmo di gioia pur in mezzo a tutte le tribolazioni nostre. 5 Difatti da quando noi siam venuti in Macedonia la nostra carne non ha avuto alcun riposo, ma in tutto patimmo tribolazione; lotte di fuori, dentro apprensioni. 6 Ma colui che consola i miseri, Iddio, consolò anche noi con l'arrivo di Tito; 7 e non solo per esser venuto lui ma anche per la consolazione che egli ebbe presso di voi, riferendo a noi il desiderio vostro, il vostro pianto, il vostro zelo per me; ond'io tanto più mi son compaciuto. 8 E se anche v'ho rattristati nella lettera, non me ne pento; e se anche ne avessi avuto pena - vedo bene, che quella lettera, (sia pur temporaneamente), vi ha rattristato - 9 ora ne godo, non perchè avete sofferto pena voi, ma perchè la vostra pena ha servito al pentimento, la vostra pena è stata secondo Dio, sì che in nulla avete patito danno da parte nostra, 10 perchè il dolore secondo Dio produce un ravvedimento di cui si è soddisfatti e che conduce alla salvezza, invece il dolore del mondo produce la morte. 11 Appunto questo aver patito dolore secondo Dio, quanta premura ha prodotto in voi, anzi quanto desiderio di giustificarvi, quanto risentimento, quanto timore, quanto desiderio! e che zelo e che castigo! Per ogni verso avete dimostrato d'essere innocenti in quell'affare. 12 E se io ho scritto non è stato a motivo di chi ha commesso l'atto ingiurioso nè per chi l'ha patito, ma perchè palese divenisse presso di voi al cospetto di Dio la nostra premura per voi. 13 Per questo avanti a Dio siamo stati consolati. E nella nostra consolazione ancor più ci siam rallegrati per la gioia di Tito, giacchè lo spirito di lui fu da tutti voi tranquillizzato. 14 Che se alcun poco mi son gloriato con lui di voialtri, non ebbi a vergognarmene; ma come ogni cosa avevamo detto a voi in verità, così il nostro vanto con Tito divenne verità. 15 Ed egli ancor più svisceratamente vi ama, ricordando l'obbedienza di tutti voi, e con che timore e tremore lo avete accolto. 16 Son contento che in ogni cosa ho piena fiducia in voi.

Capitolo 8

Esortazione alla colletta per i poveri di Gerusalemme. - Esempio delle chiese di Macedonia. 1 - Ora vi facciamo conoscere, o fratelli, la grazia di Dio concessa alle chiese di Macedonia, 2 che pur essendo provati molto dalle tribolazioni, abbondano d'allegrezza e la loro profonda povertà ha prodotto le sovrabbondanti larghezze della semplicità loro. 3 E io son testimone che secondo le loro forze, anzi al di là delle loro forze, hanno dato, e spontanei, 4 con viva istanza pregandoci di questa grazia di esser partecipi a questo ministero in favore dei santi; 5 e non come noi ci si aspettava, ma diedero se stessi, primamente al Signore e a noi per la volontà di Dio, 6 sicchè noi pregammo Tito che come ha cominciato così anche conduca a termine presso di voi questa beneficienza. 7 Ma siccome in ogni cosa abbondate, in fede, parola e scienza e in ogni diligenza e in amore per noi, fate di sovrabbondare anche in questa carità. 8 Non parlo per dar ordini; ma, data la diligenza altrui, metto alla prova ciò che v'è di schietto nel vostro amore; 9 poichè voi conoscete la grazia del Signore nostro Gesù Cristo, che per noi mendicò essendo ricco, affinchè voi per la sua povertà diventaste ricchi. 10 In questo io dò semplicemente un consiglio, poichè questo a voi giova, a voi che fin dall'anno passato avete cominciato non solo a fare ma anche a volere. 11 Ed ora portate a termine anche il fare, affinchè alla prontezza del volere corrisponda anche il compimento dell'opera secondo i vostri averi. 12 Giacchè se vi è la pronta volontà, è bene accetta secondo che uno ha, non secondo non ha. 13 Non si tratta di dar sollievo ad altri e afflizione a voi, ma per uguaglianza al momento presente la vostra sovrabbondanza supplisca alla loro indigenza, 14 affinchè sopravvenga una sovrabbondanza loro a compensare la vostra indigenza, e ci sia così il pareggio, secondo sta scritto: 15 " Chi aveva raccolto molto non n'ebbe di troppo, e chi aveva raccolto poco non n'ebbe scarsità ". 16 E grazie sian rese a Dio che lo stesso zelo per voi ha posto nel cuore di Tito, 17 perchè accolse la preghiera, e fattosi più premuroso spontaneamente partì per venire da voi. 18 E con lui abbiamo inviato il fratello di cui risuona la lode nel Vangelo per tutte le chiese; 19 e anzi fu eletto dalle chiese compagno di viaggio nostro in questa buona opera amministrata da noi per la gloria dello stesso Signore, e per dar prova della nostra pronta volontà. 20 Noi disponiamo questo per evitare che altri ci biasimi relativamente a questa abbondante colletta che è amministrata da noi; 21 poichè noi ci preoccupiamo di quel che è bene, non solo al cospetto di Dio, ma anche degli uomini. 22 E con loro abbiam pure mandato il fratello nostro che in molte occasioni e tante volte abbiamo sperimentato come pieno di zelo, ed ora è molto più zelante per la molta fiducia che ha in voi. 23 Rispetto a Tito, dunque, dico, è un mio compagno e vostro cooperatore, e i nostri fratelli, sono apostoli delle Chiese, gloria di Cristo. 24 Date dunque in loro al cospetto delle Chiese, prova del vostro amore, e giustificazione del perchè noi meniamo vanto di voi.

Capitolo 9

Qualità e frutti copiosi dell'elemosina. 1 - Intorno al ministero in favore dei santi, mi è superfluo scrivere a voi; 2 conosco la vostra prontezza d'animo, quale a rispetto vostro io vanto coi Macedoni, dicendo che l'Acaia s'è preparata fin dall'anno scorso, e che il vostro zelo è stato di eccitamento a tanti. 3 Ma ho inviato i fratelli, perchè il nostro vanto rispetto a voi non riesca vano in questa parte e voi siate pronti (come ho detto); 4 non vorrei che se venissero con me dei Macedoni e vi trovassero impreparati, non avessimo a vergognarci noi (per non dir voi), per la fondata fiducia [in voi posta]. 5 Perciò ho creduto necessario pregare i fratelli a venir da voi prima, e preparare la già annunziata vostra larghezza, sì che questa sia pronta come larghezza; non come spilorceria. 6 Questo è; chi semina scarsamente, scarsamente anche mieterà, e chi semina largamente, largamente anche mieterà. 7 Ciascuno secondo che destinò nel suo cuore, non con rincrescimento, nè per forza, poichè ilare donatore ama il Signore. 8 E può Iddio sovrabbondare di ogni grazia su di voi, affinchè in ogni cosa e sempre avendo tutto il sufficiente sovrabbondiate in ogni opera di bene, 9 conforme sta scritto: " Ha profuso, ha dato ai poveri, la sua giustizia rimane in eterno ". 10 Or colui che somministra seme al seminatore, darà anche pane da mangiare e moltiplicherà la vostra semenza e accrescerà i frutti della vostra giustizia. 11 Così, arricchiti in tutto, potrete esercitare la più larga beneficienza, la quale per opera vostra dà luogo a ringraziamenti a Dio. 12 Il servizio di questa oblazione non solo è tale da soddisfare i bisogni dei santi, ma sovrabbonda anche per molti rendimenti di grazie a Dio; 13 poichè per la prova di questa somministrazione, glorificano Dio, a motivo della vostra soggezione al riconoscimento del Vangelo di Cristo e della liberalità e generosità vostra verso loro e verso tutti, 14 e, colle preghiere che fanno per voi, mostrano volervi un gran bene per la sovrabbondante grazia di Dio che è in voi. 15 Grazie sian rese a Dio per questo ineffabile suo dono.

Capitolo 10

Paolo userà la sua autorità contro i suoi avversari. 1 - Or io stesso Paolo, vi esorto per la mansuetudine e mitezza di Cristo, io che di presenza fra voi sono così umile, e assente poi sono sì ardito con voi, 2 vi prego di far in modo che io non debba, venendo, farmi forte di quella franchezza della quale si crede che io sia audace, contro quelli che fan conto di noi come gente che vive secondo la carne. 3 Giacchè pur vivendo nella carne non militiamo però secondo la carne; 4 poichè le armi della nostra milizia non sono carnali, ma potenti in Dio a distruggere anche delle fortezze, distruggendo noi i falsi ragionamenti 5 e ogni rocca elevata contro la conoscenza di Dio, e facendo schiava ogni intelligenza all'obbedienza di Cristo; 6 avendo in pronto anche il punire ogni disobbedienza quando la vostra obbedienza non sia completa. 7 Voi badate a quello che è l'apparenza delle cose. Se uno confida in sè d'essere di Cristo, questo di nuovo entro di sè rifletta, che com'è di Cristo lui, così anche noi. 8 Poichè se anche mi vantassi un po' di più della podestà nostra che il Signore ci diede, a edificazione vostra, e non a rovina, non avrei da vergognarmene; 9 che non abbia a sembrare ch'io vi voglia intimidire con le lettere. 10 Le sue lettere, dice taluno, sono gravi e forti, ma la presenza di persona è debole, e la parola non val nulla. 11 Chi dice così rifletta, che quali siamo assenti colla parola per mezzo delle lettere, tali siamo presenti coll'opera. 12 Non abbiamo certo il coraggio di metterci nel novero o di paragonarci ad alcuno di quelli che mettono avanti se stessi, ma misuriamo noi stessi in noi stessi, e paragoniamo noi a noi stessi; 13 noi non ci vanteremo senza misura, ma staremo alla misura di quel limite di cui Iddio ci ha fatto parte sì da giungere fino anche a voi. 14 Poichè noi non è che ci arroghiamo troppo, come sarebbe se non fossimo arrivati sino a voi, perchè sino a voi siam venuti nel predicare l'evangelo di Cristo; 15 non ci vantiamo fuor di luogo in fatiche altrui, e nutriamo speranza che crescendo la fede vostra in noi, il nostro campo d'azione potrà essere ingrandito secondo il limite nostro largamente, 16 sino a evangelizzare anche luoghi posti oltre i vostri confini, senza però invadere limiti altrui, sì da menar vanto di cose già apparecchiate da altri. 17 E chi si vanta, nel Signore si vanti, 18 giacchè non colui che raccomanda se stesso è approvato, ma quegli cui raccomanda il Signore.

Capitolo 11

Titoli di gloria di Paolo. 1 - Oh, se sopportaste un po' di stoltezza da parte mia! ma sì la dovete sopportare! 2 perchè io son geloso di voi, d'una gelosia di Dio, poichè vi ho fidanzati per darvi, vergine casta, a un uomo solo, a Cristo; 3 e temo che, come il serpente ingannò Eva, colla sua scaltrezza, così i vostri pensieri si siano corrotti allontanandosi dalla semplicità e purezza che conduce a Cristo. 4 Poichè se il primo venuto predica, o se riceve uno Spirito diverso quale non avete ricevuto [da me], o se egli annunzia un altro Vangelo da quello che avete accettato, costui lo sopportate benissimo! 5 Or io penso di non essere rimasto in nulla addietro a questi straordinari apostoli. 6 Se sono rozzo nel parlare, non lo sono nella coscienza, e l'ho pienamente manifestato fra voi in ogni cosa. 7 Ho io commesso una colpa, umiliando me stesso perchè voi foste inalzati, in quanto gratuitamente vi annunziai il Vangelo di Dio? 8 Ho spogliato altre chiese ricevendone stipendio per il servizio vostro; 9 e venuto da voi, e pur essendo in bisogno, non fui d'aggravio a nessuno, chè ai miei bisogni provvidero i fratelli venuti dalla Macedonia; e in tutto ho fatto in modo di non esservi di peso; e lo farò ancora. 10 Verità di Cristo è in me; questo vanto non sarà spezzato per me nelle contrade dell'Acaia. 11 E perche? perchè non vi amo? Lo sa Iddio. 12 Quel che fo, lo farò ancora per troncare il pretesto di quelli che vogliono un pretesto per essere trovati come siam noi in ciò di cui si vantano. 13 Costoro sono falsi apostoli, operai ingannevoli, travestiti da apostoli di Cristo. 14 Nè è da meravigliarsene, poichè lo stesso Satana si traveste in angelo della luce; 15 non è dunque un gran che se i suoi ministri si travestono come ministri della giustizia. Ma la loro fine sarà conforme alle loro opere. 16 Lo ripeto, (non forse alcuno creda che io sia pazzo; e se no, anche come pazzo accettatemi, perchè anch'io un tantino mi vanti). 17 Quel che dico in questa fiducia di vantamento, non lo dico secondo il Signore, ma come in istoltezza. 18 Dal momento che molti si vantano secondo la carne, anch'io mi vanterò. 19 Voi volentieri sopportate i pazzi, pur essendo savi; 20 tollerate che uno vi renda schiavi, o vi divori o vi rubi o vi tratti superbamente, o vi pigli a schiaffi! 21 Lo dico a nostra vergogna; noi ci siam davvero mostrati deboli! Ma dove altri ardisce, (parlo sempre da stolto), ardisco anch'io! 22 Son essi Ebrei? anch'io; sono Israeliti? anch'io; sono seme di Abramo? anch'io. 23 Sono ministri di Cristo? (parlo da stolto), ancor di più io; da più nelle fatiche, da più nelle prigionie, molto più nelle battiture ricevute, e spesse volte in rischio di morte. 24 Dai Giudei cinque volte ho ricevuto i quaranta colpi meno uno; 25 tre volte fui battuto colle verghe; una volta fui lapidato; tre volte naufragai; una notte e un giorno passai nell'abisso. 26 In viaggi sono stato più volte, in pericoli di fiumi, in pericoli di pirati, in pericoli da parte della mia schiatta, in pericoli da parte dei Gentili; pericoli in città, e nel deserto, e sul mare; pericoli tra i falsi fratelli, 27 in fatiche e pene, nelle veglie tante volte, nella fame e nella sete, nei frequenti digiuni, nel freddo e nella nudità. 28 E oltre questi mali esteriori v'è il cruccio quotidiano che su me incombe, cioè la cura di tutte le Chiese. 29 Chi è infermo che anch'io nol sia? Chi è scandalizzato senza che io non arda? 30 Se c'è da vantarsi, io vanterò gli atti della mia debolezza; 31 Iddio e Padre del Signore Gesù, colui che è benedetto nei secoli, sa che io non mento. 32 A Damasco il governatore del re Areta aveva posto guardie intorno alla città de' Damasceni per pigliarmi, 33 e per una finestra fui calato giù in una cesta lungo il muro, e sfuggii così dalle mani di lui.

Capitolo 12

1 - Se bisogna proprio vantarsi - non è una bella cosa - verrò alle visioni e rivelazione del Signore. 2 Conosco un uomo in Cristo che quattordici anni fa - o sia corporalmente, non lo so, o sia senza corpo non lo so, lo sa Dio - un uomo siffatto fu rapito sino al terzo cielo. 3 E so che un tal uomo - se nel corpo o fuori del corpo nol so, lo sa Iddio - 4 fu rapito in paradiso, e udì parole ineffabili che non è lecito ad uomo di proferire. 5 Riguardo a siffatto uomo mi vanterò; rispetto a me stesso non mi vanterò se non delle mie infermità. 6 Se volessi vantarmi, non sarei stolto, poichè dico il vero; ma mi astengo, perchè nessuno faccia conto su me, oltre quello che in me vede e sente da me. 7 E quanto all'eccellenza delle rivelazioni perchè io non abbia a insuperbirmene, mi fu dato uno stimolo nella carne, un angelo di Satana, che mi schiaffeggi, affinchè io non mi insuperbisca. 8 Rispetto a costui, tre volte ho pregato il Signore perchè lo allontanasse da me. 9 Ed egli mi disse: «Ti basta la mia grazia, perchè la virtù ha il suo compimento tra le infermità». Volentieri dunque mi glorierò di più nelle infermità, affinchè abiti presso di me la virtù di Cristo. 10 Per questo mi compiaccio nelle infermità, nelle violenze, nelle necessità, nelle persecuzioni e nelle angustie per Cristo; perchè quando sono in cruccio allora ho virtù. 11 Son diventato stolto; voi mi ci avete costretto. Poichè da voi avrei io dovuto essere raccomandato; non sono stato per nulla affatto inferiore a quegli egregi apostoli, se anche non valgo nulla. 12 I segni dell'apostolato mio sono stati operati in voi con tutta costanza, con miracoli e prodigi e virtù. 13 Giacchè in che cosa siete stati di meno in confronto delle altre Chiese, se non in questo che io non vi sono stato d'aggravio; oh, perdonatemi questo torto! 14 Ecco per la terza volta ho da venire da voi, e non vi sarò d'aggravio; poichè io non cerco le cose vostre, ma voi; non spetta ai figliuoli tesoreggiare per i genitori, ma ai genitori per i figli. 15 Ed io ben volentieri spenderò, e io stesso sarò speso tutto per le anime vostre. Se vi amo così esuberantemente, son io amato meno? 16 E sia pure, io non vi sono stato d'aggravio. Forse da furbo qual sono, vi ho preso coll'inganno? 17 o forse per mezzo di qualcuno di quelli che vi ho mandato vi ho ingannati? 18 Ho pregato Tito e insieme con lui mandai quell'altro fratello; forse v'ha ingannato Tito? non abbiam proceduto collo stesso spirito? non sulle stesse tracce? Timori, avvertimenti e saluti. 19 Da un pezzo voi pensate che noi vogliamo difenderci con voi; ma davanti a Dio noi parliamo in Cristo, e il tutto, o diletti, è per la vostra edificazione. 20 Poichè temo, venendo, di non trovarvi quali io voglio, e d'essere io trovato da voi quale non mi vorreste; che vi sia tra voi contesa, gelosia, animosità, rivalità, maldicenze, insinuazioni, superbie, sedizioni. 21 E temo che venendo io, il mio Dio mi umilii di nuovo rispetto a voi, e io abbia a piangere molti di quelli che prima hanno peccato e non si son pentiti dell'impurità e fornicazione e della dissolutezza in cui sono vissuti.

Capitolo 13

1 - Ecco dunque per la terza volta vengo da voi; «Ogni parola sarà posta sulla bocca di due o tre testimoni». 2 L'ho detto prima e lo ripeto, come quand'ero presente la seconda volta così ora essendo assente, e dichiaro a quelli che hanno mancato prima e a tutti gli altri, che al mio ritorno non li risparmierò. 3 Cercate forse la prova che Cristo parla in me, quel Cristo che non è debole rispetto a voi, ma anzi è in voi potente? 4 Fu crocifisso sì per debolezza, ma vive per la potenza di Dio. Anche noi siamo deboli in lui, ma vivremo con lui per la virtù di Dio su voi. 5 Mettete alla prova voi stessi se siete nella fede; fate l'esame di voi; o non riconoscete da voi stessi che Gesù Cristo è in voi? a meno che siate proprio da riprovare. 6 Ma spero riconoscerete che noi non siamo riprovevoli. 7 E preghiamo Dio che voi non facciate alcun male, non per apparir noi approvabili, ma perchè voi facciate il bene anche se noi siamo riprovati. 8 Nulla possiamo contro la verità, ma sì a pro della verità. 9 E ci rallegriamo di esser deboli se voi siete forti; e questo chiediamo pregando, la vostra perfezione. 10 Perciò scrivo queste cose assente, perchè venendo, non abbia ad agire duramente secondo la facoltà che mi concedette il Signore, a edificazione non a distruzione. 11 Del resto, o fratelli, siate allegri, fatevi perfetti, consolatevi, siate d'accordo nelle idee, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi. 12 Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio. Vi salutano tutti i Santi. 13 La grazia del Signore Gesù Cristo e l'amore di Dio e la comunione del Santo Spirito sia con tutti voi.

LETTERA AI GALATI Anno 56 d.C. (stima). Durante il 3º viaggio apostolico.

Capitolo 1

Preambolo e Saluto. 1 - Paolo [fatto] apostolo non dagli uomini nè per mezzo d'uomo, ma da Gesù Cristo e da Dio Padre che lo risuscitò da morte, 2 e tutti i fratelli che son con me alle Chiese della Galazia; 3 grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo, 4 che diede se stesso per i nostri peccati, allo scopo di sottrarci all'età presente malvagia, secondo il volere di Dio Padre nostro, 5 a cui sia gloria per i secoli dei secoli. Amen. Paolo fa l'apologia del suo apostolato e della sua dottrina. 6 Mi meraviglio che così presto voi passiate, da quel Vangelo che v'ha chiamato nella grazia di Cristo ad uno diverso. 7 Ma non esiste un altro Vangelo; soltanto vi sono alcuni che vi disturbano, e vorrebbero sovvertire il Vangelo di Cristo. 8 Ma anche se noi stessi o un angelo del Cielo venisse ad annunziarvi [un Vangelo] diverso da quello che vi abbiamo annunziato noi, sia egli anàtema. 9 Già l'abbiamo detto e lo ripeto ora: se qualcuno evangelizza contro l'annunzio che avete ricevuto, sia anàtema. 10 Poichè ora ho io a conciliarmi gli uomini o Dio? cerco forse di piacere agli uomini? se ancora cercassi piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo. 11 Dovete sapere, o fratelli, che il Vangelo da me predicato non è secondo l'uomo, 12 e di fatto non l'ho mica ricevuto da un uomo, nè io ne fui ammaestrato, ma l'ho avuto per rivelazione di Gesù Cristo. 13 Avete certo sentito parlare di come mi comportavo nel giudaismo; perseguitavo accanitamente la Chiesa di Dio e la devastavo; 14 e progredivo nel giudaismo molto più di varii coetanei della mia stirpe, essendo gran zelatore delle tradizioni avite. 15 Ma quando Colui che mi aveva messo da parte fin dal seno di mia madre e mi chiamò colla sua grazia, 16 credette di rivelare in me il suo Figlio, affinchè lo annunziassi alle genti, immediatamente, senza consultare nè carne nè sangue, 17 e senza neppure salire a Gerusalemme a vedere quelli che prima di me erano apostoli, me ne andai in Arabia e poi di nuovo tornai a Damasco. 18 Appresso, dopo tre anni, venni a Gerusalemme per conoscere Pietro, e rimasi da lui quindici giorni. 19 e non vidi altri degli apostoli, se non Giacomo il fratello del Signore. 20 Per ciò che scrivo qui, ecco dichiaro davanti a Dio ch'io non mento. 21 Appresso venni nelle terre della Siria e della Cilicia; 22 ma di persona ero sconosciuto alle chiese della Giudea, quelle in Cristo, 23 solo avevano sentito dire che «chi una volta ci perseguitava, ora annunzia la fede che prima voleva distruggere», 24 e rendevano per me gloria a Dio.

Capitolo 2

Il concilio di Gerusalemme. 1 - Appresso, dopo quattordici anni, salii di nuovo a Gerusalemme con Barnaba, preso con me anche Tito. 2 Vi andai in seguito a rivelazione, ed esposi loro il Vangelo quale lo predico ai Gentili, ciò privatamente a quelli che erano più reputati, nel pensiero che io corressi forse o fossi corso invano. 3 Ma neanche Tito che era con me, essendo Gentile, fu obbligato a circoncidersi; 4 ciò per via di quegli intrusi falsi fratelli che si ficcaron dentro a insidiare la libertà che noi abbiamo in Cristo Gesù, per ridurci in servitù, 5 ma a costoro neanche per il momento volemmo assoggettarci a cedere affinchè la verità del Vangelo rimanesse integra rispetto a voi. 6 E da quelli che sembrano essere qualcosa (quali erano una volta, non vuol dir nulla per me: Dio non ha riguardo a persone), questi che sembrano qualcosa non aggiunsero nulla [a quel che io esposi], 7 ma al contrario vedendo che a me fu affidata l'evangelizzazione degl'incirconcisi, così come Pietro ne aveva l'incarico pei circoncisi, 8 (giacchè chi aveva dato energia a Pietro per l'apostolato della circoncisione diè potere anche a me per le genti), 9 e conosciuta la grazia a me concessa, Giacomo e Cefa e Giovanni, quelli che sono riputati le colonne, porsero a me e a Barnaba le destre a segno di unione e società fra noi, affinchè noi andassimo alle genti, e loro alla circoncisione; 10 e ci ricordassimo solo dei poveri, ciò appunto che io mi son dato premura di fare. Il contrasto di Antiochia. 11 Quando poi venne Cefa in Antiochia, gli resistei in faccia perchè aveva torto. 12 Difatti prima che venissero alcune persone da parte di Giacomo, mangiava coi Gentili, venute quelle si ritirò e se ne stette in disparte per paura di quei che provenivano dalla circoncisione. 13 E a tale simulazione di lui consentirono anche gli altri Giudei, sì che anche Barnaba fu trascinato da loro a quella simulazione. 14 Or quando io vidi che non camminavano rettamente secondo la verità del Vangelo, dissi a Cefa alla presenza di tutti: «Se tu che sei Giudei vivi da Gentile, non da Giudeo, perchè costringi i Gentili a far come i Giudei?». 15 Noi di nascita siamo Giudei, e non peccatori provenienti dai Gentili, 16 ma sapendo che non è giustificato un uomo dalle opere della Legge, bensì solo per la fede di Gesù Cristo, anche noi abbiamo creduto in Cristo Gesù per essere giustificati in forza della fede in Cristo, e non già in forza della Legge, per la ragione che dalle opere della Legge nessuna persona sarà giustificata. 17 Se poi procurando d'esser giustificati in Cristo, fossimo trovati anche noi peccatori, si avrebbe a dire dunque che Cristo sia ministro di peccato? Certo che no. 18 Poichè se le cose che ho distrutto di nuovo le edifico, mi fo da me prevaricatore. 19 Ma io per la Legge sono morto alla Legge, per vivere a Dio. Sono stato crocifisso con Cristo; 20 e vivo non più io, ma vive in me Cristo; e quel che vivo nella carne, vivo nella fede che ho nel Figliuol di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me. 21 Io non vo' render vana la grazia di Dio, perchè se la giustizia si avesse già per la Legge, allora Cristo sarebbe morto invano.

Capitolo 3

Esperienza dei Galati. Esempio di Abramo. 1 - O Galati insensati, chi vi ha affascinati da non più aderire alla verità, mentre pur fu vivamente dipinto agli occhi vostri Gesù Cristo per voi crocifisso? 2 Questo solo voglio saper da voi: «Lo Spirito l'avete ricevuto dalle opere della Legge o dall'adesione alla fede?». 3 Siete così stolti che avendo cominciato collo Spirito, credete ora di conseguire la perfezione colla carne? 4 Tante sofferenze le avete avute invano? Se pure anche invano. 5 Chi dunque vi dà lo Spirito, e opera tra voi de' miracoli, lo fa egli in seguito alle opere della Legge o in seguito all'adesione alla fede? 6 Come sta scritto: "Abramo credette a Dio, e ciò gli fu ascritto a giustizia". 7 Riconoscete dunque che quelli che provengono dalla fede, questi sono i figli di Abramo. 8 E la Scrittura prevedendo che Dio giustificherebbe i Gentili dalla fede, preannunziò ad Abramo: "In te tutte le Genti saranno benedette". 9 Sicchè dunque i provenienti dalla fede sono benedetti col credente Abramo. 10 Poichè tutti quelli che provengono dalle opere della Legge sono sotto una maledizione giacchè sta scritto: "Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le disposizioni scritte nel libro della legge per adempierle" 11 E che nella Legge nessuno sia giustificato presso Dio è manifesto, perchè il giusto vive della fede. 12 La Legge invece non viene dalla fede, ma chi avrà fatto ciò che la legge prescrive, avrà vita in quello. 13 Or Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge diventando lui maledizione per noi, poichè è scritto: "Maledetto chiunque pende dal legno"; 14 e ciò perchè la benedizione di Abramo scendesse sulle Genti in Gesù Cristo, affinchè noi ricevessimo la promessa dello Spirito per mezzo della fede. La natura della promessa e la natura della Legge. 15 O fratelli, (io parlo secondo l'uomo). Una volta stabilito un patto pur tra uomini, nessuno lo annulla o gli fa delle aggiunte. 16 Ora ad Abramo furono annunziate delle promesse, a lui e al suo seme; non dice: «A' suoi discendenti» come fossero molti, ma uno solo: «Al tuo seme», e questi è Cristo. 17 Ora io dico questo: Un patto stabilito da Dio, una legge di quattrocentotrent'anni dopo non lo può mica annullare, sì da rendere vana la promessa. 18 Se l'eredità fosse dalla Legge, non sarebbe più dalle promesse; ma ad Abramo l'ha data Dio in virtù della promessa. Fine della Legge nei disegni di Dio. 19 Che cos'è dunque la Legge? in vista delle trasgressioni essa fu posta, fino a che venisse il seme a cui fu fatta la promessa; la Legge veniva promulgata per mezzo d'angeli in mano d'un mediatore; 20 or non v'è un mediatore se si tratta di un solo; e Dio è unico.21 La Legge si dirà dunque essere contraria alle promesse di Dio? non sia mai. Se fosse stata data una legge che avesse la podestà di vivificare, allora sì dalla Legge verrebbe la giustizia. 22 Ma la Scrittura ha invece richiuso ogni cosa sotto il peccato, affinchè fosse concessa ai credenti la promessa congiunta con la fede in Gesù Cristo. 23 Prima che venisse la fede eravate custoditi rinchiusi sotto la Legge, in attesa che fosse rivelata la fede che doveva venire. 24 Sicchè la Legge è stata il nostro pedagogo a Cristo, affinchè per via della fede fossimo giustificati; 25 venuta quella, non siamo più sotto il pedagogo. 26 Difatti siete tutti figli di Dio per la fede in Cristo Gesù; 27 quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. 28 Non vi è più Giudeo nè Greco, non vi è schiavo nè libero, non maschio o femmina, ma tutti voi siete uno solo in Cristo Gesù. 29 E se voi siete in Cristo, siete seme di Abramo, eredi secondo la promessa.

Capitolo 4

1 - Or io dico: per tutto il tempo che un erede è fanciullo, non differisce punto da un servo, pur essendo padrone di tutto, 2 e sta sotto tutori e amministratori fino al tempo prestabilito dal padre. 3 Così anche noi, quando eravamo fanciulli, eravamo schiavi sotto gli elementi del mondo, 4 ma quando venne la pienezza dei tempi, Dio mandò suo figlio, nato di donna, nato sotto la Legge, 5 per riscattare quelli che erano sotto la Legge, e far che noi ricevessimo l'adozione dei figli. 6 E perchè siete figli, mandò Iddio lo Spirito del Figlio suo nei vostri cuori, il quale grida: «Abba» («Padre»). 7 Sicchè tu non sei più servo ma figlio, e, se figlio, anche erede per opera di Dio. 8 Allora non conoscendo Dio, eravate servi di tali che per loro natura non sono dèi, 9 invece ora, conoscendo Dio, e meglio ancora, riconosciuti da Dio, come mai vi rivolgete di nuovo ai deboli e poveri elementi, ai quali volete daccapo farvi schiavi? 10 Voi osservate i giorni e i mesi e le ricorrenze e gli anni; 11 in verità temo di voi, che invano io abbia tra voi faticato. Esortazioni di Paolo ed effusioni di cuore. 12 Siate come me, o fratelli, ve ne prego, che anch'io son come voi. Voi non mi avete mai fatto alcun torto; 13 sapete bene come la prima volta vi evangelizzai pur con un'infermità della carne; e questa prova a cui la mia carne vi sottoponeva, 14 voi nè la dispregiaste nè n'avete mostrato disgusto, ma mi avete accolto come un angelo di Dio, come Cristo Gesù. 15 Dove dunque se n'è ito quel vostro apprezzamento di felicità? poichè io vi rendo questa testimonianza, che se fosse stato possibile, vi sareste cavati gli occhi per darmeli. 16 Sicchè, sono io diventato vostro nemico dicendovi la verità? 17 costoro vi mostrano zelo ma non onestamente, anzi vi voglion chiuder fuori perchè voi volgiate le vostre premure a loro. 18 Ora è bello essere oggetto di premure nel bene, sempre, e non solo quando io son tra voi presente, 19 o figliuoli miei, che io di nuovo partorisco, fino a tanto che sia formato Cristo in voi; 20 oh, come vorrei esser tra voi ora, e cambiar tono, perchè son tanto perplesso a riguardo vostro. Inutilità della Legge dimostrata con l'allegoria di Agar e di Sara. 21 Ditemi voi che volete esser sotto la Legge, non l'avete letta la Legge? 22 Poichè sta scritto che Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava e uno dalla libera. 23 Ma quello che ebbe dalla schiava, nacque secondo la carne, quello che ebbe dalla libera fu secondo la promessa. 24 Le quali cose sono state dette per allegoria; perchè coteste donne figurano due patti d'alleanza; l'uno dal Monte Sinai, che porta alla schiavitù, e questo è Agar, 25 e Agar è appunto il monte Sinai nell'Arabia; e corrisponde alla Gerusalemme d'ora, che è serva co' suoi figliuoli. 26 Invece la Gerusalemme di lassù è libera, e quella è la nostra madre, 27 poichè sta scritto: "Rallegrati, o sterile, che non partorisci; prorompi in grida di gioia, o tu che non hai provato le doglie del parto, poichè molti più saranno i figli della donna abbandonata che di quella che aveva marito" 28 Ora noi, o fratelli, siamo figliuoli secondo la promessa che riguardava Isacco. 29 Ma come allora il figlio secondo la carne perseguitò quello secondo lo spirito, 30 così anche ora. Ma la Scrittura che dice? "Caccia la schiava e il figlio di lei, poichè non avrà l'eredità il figlio della schiava insieme col figlio della libera". 31 Pertanto, o fratelli, noi non siamo figli della schiava, ma della libera.

Capitolo 5

Inutilità della circoncisione. 1 - A tal libertà Cristo dunque ci ha liberati; voi state saldi e non lasciatevi impigliare di nuovo nel giogo di servitù. 2 Vedete, son io Paolo che ve lo dico: se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà a nulla. 3 Ma a chiunque è circonciso di nuovo dichiaro che egli è in dovere di osservare tutta la Legge. 4 Siete stati abbandonati dal Cristo voi che volete esser giustificati nella Legge; siete decaduti dalla grazia; 5 noi, con lo spirito dalla fede riceviamo speranza di giustizia. 6 In Cristo Gesù non ha valore l'essere circonciso o incirconciso, ma vale la fede operante per mezzo dell'amore. 7 Voi correvate così bene, chi vi ha urtato per via da non aderire più alla verità? 8 questa persuasione vostra non viene da Colui che vi chiama. 9 Un po' di fermento fa fermentare tutta la pasta. 10 Io per voi ho fiducia nel Signore che non sentirete diversamente; ma chi vi conturba porterà la condanna, chiunque egli sia. 11 Quanto a me, o fratelli, se ancora prèdico la circoncisione, perchè sono ancora perseguitato? sarebbe pur così eliminato lo scandalo della croce! 12 Oh, dovrebbero addirittura farsi evirare costoro che portan tra voi tale scompiglio! Libertà cristiana. 13 Ma voi sarete stati chiamati a libertà, o fratelli; solo non dovete usar la libertà come occasione alla carne, ma dovete per amore dello Spirito servire gli uni gli altri. 14 Poichè tutta la Legge ha la sua pienezza in quelle parole: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". 15 Se vi mordete o vi divorate gli uni gli altri, badate che non vi distruggiate a vicenda. 16 Io dico invece: Conducetevi secondo lo spirito, e non soddisfate ai desiderii della carne. 17 La carne ha desiderii contrari allo spirito e lo spirito li ha contrari alla carne; son cose opposte fra loro, sì che voi non dovete fare tutto quel che vorreste. 18 E se vi lasciate condurre dallo Spirito, non siete più sotto la Legge. 19 Or le opere della carne è chiaro quali sono: fornicazione, impurità, dissolutezza, lussuria, 20 idolatria, venefizi, inimicizie, discordie, gelosie, risentimenti, contese, divisioni, sètte, 21 invidie, omicidii, ubriachezza e gozzoviglie, e cose simili; io vi prevengo, come ho già detto prima, che quelli che fanno codeste cose non avranno in eredità il regno di Dio. 22 Invece frutto dello Spirito è l'amore, la gioia, la pace, la pazienza, 23 la benignità, la bontà, la longanimità, la mitezza, la fede, la moderazione, la continenza, la castità. Contro siffatte cose non c'è Legge. 24 I seguaci di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e le sue concupiscenze. 25 Se viviamo collo spirito procediamo anche collo spirito; 26 non siamo vanagloriosi, provocatori gli uni degli altri, e invidiosi gli uni degli altri.

Capitolo 6

Consigli diversi. 1 - O fratelli, se anche una persona fosse còlta in fallo, voi gli spirituali, correggete questo tale con spirito di mitezza, badando tu a te stesso, che alle volte non cada anche tu in tentazione. 2 Portate i pesi gli uni degli altri così adempirete la legge di Cristo. 3 Poichè se uno crede di essere qualcosa mentre non è nulla, illude se stesso; 4 ma ciascuno esamini l'opera propria, e allora avrà vanto solo riguardo a se stesso non rispetto ad altri; 5 poichè ciascuno porterà il suo peso. 6 E chi viene istruito nella parola divina faccia parte di tutti i suoi beni a chi lo istruisce. 7 Non illudetevi: Dio non si lascia deridere. 8 Ciò che uno avrà seminato, quello mieterà: chè chi semina nella sua carne, dalla carne mieterà corruzione, chi semina nello spirito, dallo spirito mieterà vita eterna. 9 E non stanchiamoci nel fare il bene; perchè a tempo giusto mieteremo se non ci rilasciamo. 10 Adunque, come l'occasione si presenta facciamo del bene a tutti, massime ai compagni di fede. Conclusione. 11 Vedete con che grosso carattere vi ho scritto qui di mia mano! 12 Tutti quei che vogliono figurar bene nella carne, vi costringono a circoncidervi, solo per non esser perseguitati per la croce di Cristo. 13 Poichè neanche essi circoncisi osservano la Legge; ma vogliono che voi vi facciate circoncidere per menar vanto nella vostra carne. 14 Quanto a me sia lungi il gloriarmi d'altro che della croce del Signor nostro Gesù Cristo, per la quale il mondo è stato per me crocifisso, e io pel mondo. 15 Nè la circoncisione ha valore, nè l'essere incirconciso; ma l'essere una creatura nuova. 16 Quanti seguiranno questa norma, pace su loro e misericordia, e pace sull'Israele di Dio. 17 D'or innanzi nessuno m'inquieti, perchè io porto nel mio corpo le stimmate di Gesù. 18 La grazia del Signor nostro Gesù Cristo collo spirito vostro, o fratelli! Amen.

LETTERA AGLI EFESINI Fine anno 63 d.C. Durante la prima prigionia in Roma.

Capitolo 1

Intestazione. 1 - Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, ai Santi che sono in Efeso e ai fedeli in Gesù Cristo; 2 grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo. Il mistero concepito da tutta l'eternità. 3 Benedetto Iddio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, il quale ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale, celeste, in Cristo, 4 in quanto ci ha eletti in Lui, prima della fondazione del mondo, a esser santi e irreprensibili nel suo cospetto, per amore 5 avendoci predestinati a esser figli suoi adottivi per mezzo di Gesù Cristo, secondo la benignità del suo volere, 6 sì che ciò torni a lode della gloriosa manifestazione della grazia sua, di cui ci fece dono nel suo diletto Figliuolo. 7 In Lui noi abbiamo la redenzione per mezzo del suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia, 8 di cui fu largo a noi in ogni sapienza e prudenza, 9 facendoci conoscere il mistero della sua volontà secondo la benignità sua, volontà che Egli aveva in sè prestabilita, 10 per tradurla in atto nella pienezza dei tempi; e [il mistero consiste in questo]: cioè nell'instaurare tutte le cose in Cristo, sia le cose celesti sia le terrestri. In Cristo 11 nel quale siamo anche stati fatti eredi noi, predestinati a ciò secondo il proposito di Chi tutto agisce secondo il consiglio della propria volontà, 12 sì che noi riusciamo a lode della sua gloria; noi che fin da prima abbiamo sperato in Cristo; 13 nel quale anche voi, udita la parola della verità, (la buona novella della salvezza nostra), avete riposto fede, e avete ricevuto l'impronta dello Spirito Santo della promessa, 14 il quale è caparra della nostra eredità per la redenzione delle genti che egli fece sue a lode della sua gloria. Il mistero attuato nella Chiesa. 15 Per questo ancor io, sentendo la fede vostra nel Signore Gesù e l'amore che portate a tutti i santi, 16 non cesso dal ringraziare per voi, facendo di voi menzione nelle mie preghiere, 17 affinchè il Dio del Signor nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia Spirito di sapienza e di rivelazione, nella piena conoscenza di lui, 18 e siano illuminati gli occhi del vostro cuore, affinchè sappiate qual è la speranza a che v'ha chiamati, quanto sia ricca la gloria della sua eredità fra i santi, 19 e quanto immensamente grande la sua potenza su di noi credenti; per l'efficacia della sua potente forza; 20 la quale egli esercitò in Cristo, risuscitandolo dai morti, e facendolo sedere alla sua destra nei cieli, 21 al di sopra d'ogni Principato e Podestà, Virtù e Dominazione e al di sopra di ogni titolo che si possa dare non solo nell'età presente ma anche nella futura. 22 E tutto pose sotto i suoi piedi, e Lui

Capitolo 2

1 - E voi pure ha fatto rivivere, che eravate morti per i vostri falli e i vostri peccati, 2 nei quali una volta vi siete abbandonati secondo l'andazzo di questo mondo, secondo il principe delle podestà dell'aria, quello spirito che ora agisce tra i figli della incredulità. 3 Tra questi ci siamo aggirati anche noi tutti, nelle cupidigie della nostra carne, seguendo i capricci della carne e del pensiero, ed eravamo per natura figli d'ira come gli altri. 4 E Iddio, ricco di misericordia, per il grande amore che ci portava 5 pur essendo noi morti per le nostre colpe, ci richiamò a vita in Cristo (per sua grazia siete stati salvati), 6 in Cristo Gesù ci ha risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, 7 affinchè nelle età avvenire fosse fatta palese l'immensa ricchezza della sua grazia, nella benignità verso noi in Cristo Gesù. 8 Sì, per grazia siete stati salvati mediante la fede; e ciò non è da voi ma è dono di Dio; 9 non dalle opere vostre, che nessuno abbia a gloriarsene. 10 Noi siamo fattura di lui, creati in Cristo Gesù per opere buone, a cui ci preparò Iddio perchè le praticassimo. 11 Perciò ricordatevi che un tempo voi, pagani nella carne, voi detti gli incirconcisi da quelli che, circoncisi per operazione chirurgica nella carne, si chiamavan così, 12 eravate in quel tempo all'infuori di Cristo, esclusi dalla cittadinanza d'Israele ed estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo. 13 Ora invece in Cristo Gesù, voi che eravate lontani, siete diventati vicini nel sangue di Cristo. 14 Giacchè egli è la nostra pace; egli delle due cose ne ha fatta una sola, togliendo di mezzo il muro che li separava, cioè l'inimicizia, e nella sua carne 15 annullò co' suoi precetti la Legge delle prescrizioni [giudaiche], al fine di ridurre in se stesso, artefice di pace, i due in unico uomo nuovo, 16 e riconciliarli entrambi in un corpo unico a Dio per mezzo della croce, uccidendo in sè ogni inimicizia. 17 E venne a recare il buon annunzio di pace a voi che eravate lungi, e pace a questi che eran vicini; 18 e per lui noi abbiamo accesso entrambi in unico Spirito al Padre. 19 Perciò dunque non siete più ospiti e forestieri, ma siete concittadini dei santi e della famiglia di Dio;

20 edifizio eretto sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendone pietra angolare lo stesso Cristo Gesù; 21 su cui tutto l'edificio ben costruito s'inalza a tempio santo nel Signore; 22 e voi pure siete parte di quest'edificio, che ha da essere abitacolo di Dio nello Spirito. in Roma.

Capitolo 3

Rivelazione del mistero. 1 - In grazia di questo io Paolo, il prigioniero di Cristo Gesù per voi Gentili..., 2 poichè avete udito certo il compito che la grazia di Dio a me data mi ha affidato rispetto a voi, 3 e come per rivelazione fu da me conosciuto il mistero, come ho prima scritto in breve, 4 per cui potete, leggendo, capire l'intelligenza che ho nel mistero del Cristo, 5 il quale nelle altre età non fu conosciuto dai figli degli uomini, così com'ora è stato rivelato ai santi apostoli di lui e profeti nello Spirito, 6 e ciò è a dire che i Gentili sono coeredi e da formare unico corpo e compartecipi della promessa di Cristo Gesù mediante il Vangelo. 7 del quale io son diventato ministro, per dono della grazia di Dio, a me concessa per l'efficacia della sua virtù. 8 A me che sono meno che l'infimo di tutti i santi fu data questa grazia di recare ai Gentili la buona novella della imperscrutabile ricchezza di Cristo, 9 e mettere a tutti in luce, qual sia la traduzione in atto dell'arcano nascosto da secoli in Dio creatore di ogni cosa, 10 affinchè ora fosse nota ai Principati e alle Podestà dei cieli, per mezzo della Chiesa, la infinitamente varia sapienza di Dio, 11 secondo la determinazione eterna, che Egli ne fece in Cristo Gesù Signor nostro, 12 in cui abbiamo libero accesso a Dio, con piena fiducia mediante la fede in lui. 13 Per questo io vi chiedo di non perdervi d'animo nelle afflizioni che ho per voi, le quali sono la vostra gloria. 14 In vista di ciò io piego le ginocchia davanti al Padre del Signor nostro Gesù Cristo, 15 da cui ogni famiglia e nei cieli e sulla terra prende nome, 16 affinchè dia a voi, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere per mezzo dello Spirito di lui fortemente corroborati nell'uomo interiore, 17 e faccia sì che Cristo dimori nei vostri cuori per mezzo della fede, e voi radicati e fortificati in amore, 18 siate resi capaci di comprendere con tutti i santi, qual sia la larghezza e la lunghezza e l'altezza e la profondità, 19 e intendere quest'amore di Cristo che sorpassa ogni scienza, affinchè siate ripieni di tutta la pienezza di Dio. 20 E a lui che può far tutto, ben al di là di quel che noi domandiamo, o pensiamo, secondo la virtù che opera in noi, 21 a lui, sia la gloria nella Chiesa, e in Cristo Gesù per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli. Amen.

Capitolo 4

Virtù principali della vita cristiana. 1 - Io dunque vi esorto, io il carcerato nel Signore di condurvi in modo degno della chiamata che avete ricevuto, 2 con tutta umiltà e mansuetudine e con longanimità, tollerandovi a vicenda con amore, 3 sforzandovi di conservare l'unità dello spirito nel vincolo della pace; 4 un corpo solo, un solo spirito, come in unica speranza siete stati chiamati;

5 uno è il Signore, una la fede, uno il battesimo; 6 un Iddio e padre di tutti, colui che è sopra a tutti e per tutti in tutti.7 A ciascuno poi di noi fu data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. 8 Per questo dice: «Salito in alto s'impadronì di molti prigionieri, e diede doni agli uomini». 9 E l'esser salito che vuol dire, se non che era disceso nelle parti inferiori della terra? 10 Quegli che è disceso è lo stesso che è salito al di sopra dei cieli tutti, per portare a compimento ogni cosa. 11 Ed egli diede gli uni apostoli, gli altri profeti, gli altri evangelisti, gli altri pastori e maestri, 12 per il perfezionamento dei santi, in vista dell'opera del ministero, che è l'edificazione del corpo di Cristo, 13 fino a tanto che ci riuniamo tutti nell'unità della fede e nel riconoscimento del Figlio di Dio, giungendo alla maturità di uomo fatto, alla misura di età della pienezza di Cristo; 14 affinchè non siamo più dei bambini, sballottati e portati via da ogni vento di dottrina per gl'inganni degli uomini e la malizia loro a render seducente l'errore; 15 ma seguendo il vero con amore progrediamo in tutto verso di lui che è il capo, Cristo, 16 dal quale tutto il corpo ben composto e connesso per l'utile concatenazione delle articolazioni, efficacemente, nella misura di ciascuna delle sue parti, compie il suo sviluppo per l'edificazione di se stesso nell'amore. 17 Questo dunque dico io, e vi scongiuro nel Signore, di non vivere più come vivono i Gentili nella vanità della mente loro, 18 che ottenebrati nell'intelligenza, sono fatti estranei alla vita di Dio, per la ignoranza che è in loro per via dell'indurimento del loro cuore; 19 essi, perduto ogni sentimento si son dati alla dissolutezza sì da operare ogni impurità nella loro cupidigia di possesso. 20 Ma voi non così avete imparato Cristo, 21 se pur gli avete dato retta e siete stati in lui ammaestrati, confermemente alla verità che è in Gesù, 22 a deporre, rispetto alla vostra vita di prima, il vecchio uomo corrompentesi per le passioni ingannatrici, 23 e rinnovarvi nello spirito della vostra mente, 24 e rivestire l'uomo nuovo quello creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera. Avvertimenti generali ai cristiani. 25 Perciò rigettando ogni menzogna, dite la verità ciascuno al prossimo suo perchè siamo membri gli uni degli altri; 26 nell'ira non peccate e il sole non tramonti sul vostro sdegno, 27 nè date luogo al diavolo. 28 Chi rubava non rubi più, piuttosto s'affatichi lavorando colle proprie mani qualcosa di buono, affinchè abbia di che far parte a chi ha bisogno. 29 Ogni cattivo discorso non esca più dalla bocca vostra; se mai, qualche discorso buono che serva a edificazione, dato il bisogno, questo sì, affinchè dia grazia a chi l'ascolta. 30 E non contristate lo Spirito Santo di Dio, nel quale avete ricevuto l'impronta per il giorno del riscatto. 31 Ogni acrimonia e animosità e ira e clamore e maldicenza sia sbandita da voi insieme con ogni malizia. 32 Siate benigni gli uni verso gli altri, misericordiosi, donandovi a vicenda così come Dio in Cristo donò a noi.

Capitolo 5

1 - Fatevi dunque imitatori di Dio, come figli bene amati, 2 e vivete amandovi come anche Cristo amò noi, e diede se stesso per noi, oblazione e sacrificio a Dio, profumo di soave odore. 3 Fornicazione poi e qualsiasi impudicizia o avidità di possedere, non si nominino neppure tra voi, come conviene ai santi, 4 e così non disoneste parole, o buffonerie, o scurrilità che non convengono, ma piuttosto azioni di grazie. 5 Poichè questo dovete tenere a mente, che ogni adultero o impudico o avaro, che vuol dire idolatra, non ha eredità nel regno di Cristo e di Dio. 6 Niuno v'inganni con vuoti discorsi, poichè per tali cose viene l'ira di Dio sui figli ribelli. 7 Non fatevi dunque consoci di costoro, 8 poichè una volta eravate tenebre ma ora siete luce nel Signore; e come figli della luce dovete vivere, 9 giacchè il frutto della luce è in ogni bontà e giustizia e verità, 10 esaminando quel che è accetto al Signore; 11 e non prendete parte alle opere infeconde delle tenebre, ma anzi riprendetele, 12 perchè quel che si fa in segreto, è turpe anche il dirlo, 13 e le cose condannate son tutte messe in chiaro dalla luce, poichè tutto quello che è manifestato è luce. 14 Onde dice: «Risvegliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti» e Cristo ti darà luce. 15 Perciò state bene attenti a come vi portate; non da insipienti, 16 ma da saggi; valendovi del tempo opportuno, perchè i giorni son cattivi. 17 Perciò non siate imprudenti, ma cercate di capire qual è la volontà di Dio. 18 Nè inebriatevi di vino, nel che vi è la dissolutezza, ma siate ripieni dello Spirito Santo, 19 trattenendovi con salmi, inni, e canti spirituali, cantando e salmodiando di cuore al Signore, 20 rendendo sempre grazie per tutto, nel nome del Signor nostro Gesù Cristo, a Dio Padre, 21 sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo. Doveri della famiglia cristiana. 22 Le donne siano soggette ai loro mariti, come al Signore, 23 perchè l'uomo è capo della donna come anche Cristo è capo della Chiesa, egli il salvatore del corpo di lei; 24 or come la Chiesa sta soggetta a Cristo, così anche le donne ai mariti, in tutto. 25 E voi, o mariti, amate le vostre mogli, così come Cristo amò la Chiesa e diè se stesso per lei 26 nel fine di santificarla, purificandola col lavacro dell'acqua mediante la parola di vita, 27 per far comparire egli stesso davanti a sè gloriosa la Chiesa, affinchè sia senza macchia, senza ruga o altra cosa siffatta, ma anzi santa e immacolata. 28 Così anche i mariti devono amare le loro mogli come i propri corpi; chi ama sua moglie ama se stesso; 29 giacchè nessuno ha odiato mai la sua carne, ma la nutre e la circonda di cure come Cristo fa alla Chiesa, 30 giacchè noi siamo membra del corpo di lui; 31 per questo abbandonerà l'uomo suo padre e sua madre e s'unirà strettamente colla moglie sua e saranno due in una carne sola. 32 Grande è questo sacramento; - io dico a riguardo di Cristo e della Chiesa. - 33 Così dunque ciascun di voi ami la propria moglie così come se stesso, e la donna rispetti l'uomo.

Capitolo 6

1 - O figliuoli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perchè questo è giusto. 2 Onora tuo padre e tua madre, ecco il primo comandamento nella promessa, 3 perchè tu abbia bene e abbia lunga vita sulla terra. 4 E voi, padri, non provocate ad ira i vostri figliuoli, ma allevateli nella disciplina e negli ammonimenti del Signore. 5 O servi, obbedite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore nella semplicità del vostro cuore come a Cristo, 6 non servendo solo all'occhio come chi vuol piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, facendo la volontà di Dio di cuore, 7 servendo con buona volontà come a Dio non come ad uomini, 8 sapendo che ciascuno se fa il bene, bene riceverà dal Signore, schiavo o libero che sia. 9 E voi, padroni, fate lo stesso coi servi, astenendovi dalle minacce, sapendo che il Padrone loro e di voi è nei cieli, e non è appo lui accettazione di persone. Amatura del cristiano. 10 Del resto, fratelli, siate forti nel Signore e nel potere della forza di lui. 11 Rivestitevi dell'armatura di Dio per potere affrontare le insidie del diavolo, 12 poichè non è la nostra lotta col sangue e colla carne, ma contro i dominatori del mondo delle tenebre, contro gli spiriti maligni dell'aria. 13 Per questo prendete l'armatura di Dio affinchè possiate resistere nel giorno cattivo e, compiuto il vostro dovere, restar in piedi. 14 Saldi dunque, cingendo i vostri lombi nella verità e indossando la corazza della giustizia, 15 e calzando i piedi nella preparazione che dà il Vangelo della pace; 16 in ogni cosa impugnando lo scudo della fede, su cui possiate spegnere tutti i dardi infocati del maligno. 17 E prendete su anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio; 18 con ogni preghiera e supplicazione, pregando in ogni tempo in ispirito, e vegliando allo stesso fine con incessante perseveranza e supplicazione a pro dei santi tutti 19 e per me, affinchè nell'aprir bocca siami concessa la parola per far conoscere francamente il mistero del Vangelo, 20 per il quale sono ambasciatore nei ceppi, sì che io possa in caso usare tutta la libertà di parola come è conveniente. Conclusione. 21 E affinchè sappiate anche voi le cose mie, e come me la passo, d'ogni cosa v'informerà Tichico il caro fratello e fedele ministro nel Signore, 22 che ho mandato a voi appunto a questo scopo che voi conosciate le cose nostre e perchè conforti i vostri cuori. 23 Pace ai fratelli e amore con fede da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo. 24 La grazia sia con tutti quelli che, senza lasciarsi corrompere, amano il Signore nostro Gesù Cristo. Così sia.

LETTERA AI FILIPPESI. Inizio 63 d.C. Durante la prima prigionia in Roma.

Capitolo 1

Intestazione e ringraziamento a Dio. 1 - Paolo e Timoteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi insieme coi vescovi e coi diaconi, 2 grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo. 3 Io ringrazio il mio Dio ad ogni ricordo di voi, 4 sempre in ogni orazione mia pregando con gioia per tutti voi, 5 a motivo della vostra partecipazione al Vangelo, dal primo giorno fino ad ora, 6 persuaso di questo appunto che chi ha cominciato in voi l'opera buona, la compirà fino al giorno di Gesù Cristo. 7 Ed è giusto per me il pensar questo di tutti voi, perchè vi ho nel cuore, come quelli che, e nelle mie catene, e nella difesa e nella confermazione del Vangelo, siete tutti compagni a me nella grazia. 8 Poichè Dio mi è testimone che io voglio bene a tutti voi nelle viscere di Cristo Gesù; 9 e questa è la mia preghiera che la nostra carità cresca sempre più e più, in cognizione e in ogni finezza di senso, 10 sì da riconoscere voi le cose migliori, affinchè siate schietti e irreprensibili fino al giorno di Cristo, 11 ripieni del frutto della giustizia per via di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio. La prigionia di Paolo è utile al Vangelo. 12 E voglio conosciate, o fratelli, che la condizione mia è riuscita ancor più al progresso del Vangelo, 13 sì da esser diventate palesemente catene in Cristo le mie per tutto il pretorio e per tutti gli altri;14 e molti dei fratelli, avendo per le mie catene fiducia nel Signore osano più che mai parlare, senza alcuna paura, la parola di Dio. 15 Vi son bene alcuni che annunziano Cristo per invidia e spirito di rivalità, ma v'è anche chi lo fa con sentimento di benevolenza; 16 questi per amore, ben sapendo che io qui mi trovo per la difesa del Vangelo; 17 quegli altri con spirito di rivalità annunziano il Cristo, non sinceramente, nell'idea di suscitarmi tribolazioni nelle mie catene. 18 Ma che importa? in ogni modo, sia per pretesto sia con veracità, il Cristo è annunziato, e di ciò io godo. E ancora ne godrò, 19 perchè so che ciò mi riuscirà a salvezza per via delle vostre preghiere e per l'aiuto dello Spirito di Gesù Cristo, 20 secondo l'aspettazione e la speranza mia che in nulla avrò da vergognarmi; ma in piena libertà di parola, come sempre, così ora sarà magnificato Cristo nella mia persona sia per la vita, sia per la morte. 21 Poichè per me, la vita è Cristo, e il morire un guadagno. 22 E se il vivere nella carne riesce per me frutto del mio apostolato, che cosa io debba preferire non so. 23 Son messo alle strette dalle due parti, avendo il desiderio di andarmene ed esser con Cristo, che è molto meglio, 24 ma il rimanere nella carne è necessario per voi. 25 E in questa fiducia so che rimarrò e che dimorerò con tutti voi, a vostro vantaggio e a gloria della fede; 26 affinchè abbondi, a motivo di me, il vostro gloriarvi in Cristo Gesù per via della mia nuova presenza fra voi. Esortazione alla carità e all'umiltà. 27 Soltanto, conducetevi in modo degno del Vangelo di Cristo, affinchè, sia che io venga a vedervi, sia che rimanga assente, io oda di voi che rimanete saldi in uno spirito, collaborando unanimi per la fede del Vangelo, 28 senza lasciarvi atterrire per nulla dagli avversari; ciò che è per loro una causa di perdizione, ma per voi di salvezza, e questa da Dio; 29 giacchè a voi fu data questa grazia rispetto a Cristo, non solo di credere in lui ma di patire per lui, 30 sostenendo la stessa lotta quale avete visto in me e ora sentite che continua in me.

Capitolo 2

1 - Se dunque è possibile qualche consolazione in Cristo, se v'è qualche conforto dell'amore, se v'è qualche comunanza di spirito, se avete viscere di compassione, 2 rendete compiuto il mio gaudio della concordia vostra, avendo uno stesso amore, una stessa anima, uno stesso sentire; 3 nulla si faccia per spirito di rivalità o per vanagloria, ma per umiltà, ritenendo ciascuno gli altri superiori a se stesso; 4 non guardi ciascuno solo alle cose proprie ma anche a quelle degli altri. 5 Abbiate in voi quel sentire che era anche in Gesù Cristo, 6 il quale, sussistendo in natura di Dio, non considerò questa sua eguaglianza con Dio come una rapina, 7 ma svuotò se stesso, assumendo la natura di schiavo, e facendosi simile all'uomo; e in tutto il suo esteriore atteggiamento riconosciuto come un uomo, 8 umiliò se stesso, fattosi obbediente sino alla morte, e alla morte di croce. 9 Perciò Iddio lo esaltò, e gli diede il nome che è sopra ogni nome, 10 affinchè nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, e degli esseri celesti e dei terrestri, e di quei sotto terra, 11 e ogni lingua confessi che Signore è Gesù Cristo nella gloria di Dio Padre. 12 Conseguentemente, o carissimi, come sempre siete stati obbedienti, non solo come se fossi presente, ma tanto più nella mia assenza, col timore e tremore procacciate la vostra salvezza; 13 poichè Dio è che produce in voi e il volere e l'agire con buona volontà. 14 Fate ogni cosa senza mormorazioni e senza dispute, 15 affinchè siate irreprensibili e schietti figli di Dio, senza biasimo in mezzo a una generazione prava e perversa, fra cui voi risplendete come luminari nel mondo, 16 conservando la parola della vita, affinchè io possa menar vanto, nel giorno di Cristo, di non aver corso invano e invano faticato. 17 Ma se anche io fossi immolato, godo del sacrifizio e dell'offerta della vostra fede, ne godo e me ne rallegro con tutti voi; 18 godete anche voialtri di questo e rallegratevene con me. Timoteo ed Epafrodito. 19 E io spero nel Signore Gesù di mandarvi questo Timoteo, affinchè anch'io stia di buon animo venendo a notizia delle cose vostre. 20 Giacchè non ho nessuno che sia così d'accordo con me, e che con sincera affezione s'interessi di voi; 21 tutti cercano le cose proprie, non quelle di Cristo Gesù. 22 E voi dovete riconoscere il saggio che Timoteo ha dato di sè, in quanto come figlio rispetto al padre ha servito con me a pro del Vangelo. 23 Lui dunque spero di mandarvi non appena avrò visto che piega prendano le cose mie; 24 e confido nel Signore che verrò presto anch'io. 25 Ma intanto ho stimato necessario mandarvi Epafrodito, fratello e cooperatore e commilitone mio, vostro messaggero e ministro delle mie necessità, 26 poichè egli aveva gran desiderio di tutti voi, ed era tutto triste perchè voi avevate sentito parlare della sua malattia; 27 difatti si ammalò a morte; ma Dio ebbe compassione di lui; e non solo di lui, ma anche di me, perchè io non avessi dolore sopra dolore. 28 Perciò mi sono affrettato a inviarlo, perchè, vedendolo, vi rallegriate di nuovo, e anch'io sia meno in pensiero. 29 Accoglietelo dunque nel Signore con tutta gioia, e abbiate in onore siffatti uomini, perchè per l'opera di Cristo s'avvicinò fino alla morte, mettendo al rischio la propria vita, per supplire a quel che non potevate far voi in mio servigio.

Capitolo 3

Avvertimento contro i giudaizzanti. Esortazione alla perfezione. 1 - Del resto, o fratelli miei, rallegratevi nel Signore. Scrivervi le stesse cose non è grave a me, ma per voi è questione di sicurezza. 2 Guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi dai mutilati. 3 Giacchè noi siamo i veri circoncisi, noi che allo Spirito di Dio prestiamo culto, e ci gloriamo in Gesù Cristo, nè poniamo fiducia nella carne. 4 Sebbene io ho di che confidare anche nella carne; se altri pensa dover confidare nella carne, io tanto più; 5 circonciso l'ottavo giorno, della schiatta d'Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo figlio di Ebrei, rispetto alla Legge Fariseo, 6 rispetto allo zelo persecutore della Chiesa, rispetto alla giustizia che sta nella Legge, vissuto irreprensibile. 7 Ma quelli che erano per me guadagni, io li stimai per via di Cristo perdite. 8 Sicuro, credo che tutte le cose siano una perdita di fronte alla preminenza della cognizione di Cristo Gesù Signor mio; per amor del quale mi son privato di tutto, e tutto tengo in conto di spazzatura, allo scopo di guadagnarmi Cristo, 9 e per poter esser trovato in Lui, non ritenendo come mia la giustizia che vien dalla Legge, ma quella che si ha per la fede di Cristo, quella giustizia che vien da Dio, basata sulla fede, 10 affine di conoscere lui e l'efficacia della sua risurrezione, e la comunanza dei suoi patimenti, conformandomi alla morte di Lui, 11 se in qualche modo giunga ancor io alla risurrezione di tra i morti. 12 Non che io abbia già ricevuto [il premio], o che già mi sia reso perfetto, ma sto dietro, se mai riesca ad afferrare quello, per cui sono stato anch'io afferrato da Cristo Gesù. 13 O fratelli, non ancora credo di aver io afferrato, ma [faccio] una cosa sola; dimenticando quel che mi è dietro le spalle, e slanciandomi alle cose davanti, vo dietro al segno 14 per raggiungere il premio della superna vocazione di Dio in Cristo Gesù. 15 Quanti dunque siamo perfetti, questi sentimenti nutriamo; e se in qualcosa voi pensate diversamente, anche su ciò Dio vi rivelerà, 16 solo che al punto a cui siamo giunti, dobbiamo camminare di conserva. 17 Siate imitatori miei, o fratelli, e guardate quelli che così procedono, conforme avete in noi il modello. 18 Perchè, come molte volte vi diceva, (e anche ora piangendo ve lo dico), molte procedono da nemici della croce di Cristo; 19 lo scopo dei quali è rovina, il cui Dio è il ventre, e si gloriano di ciò che è la loro vergogna, e non hanno altro pensiero che alle cose terrene. 20 Giacchè la cittadinanza nostra è ne' cieli, donde aspettiamo anche Salvatore il Signor Gesù Cristo. 21 Il quale trasformerà il corpo della miseria nostra sì, che sia conforme al corpo della sua gloria, ciò in virtù del suo potere e del suo assoggettare a sè ogni cosa.

Capitolo 4

Ultime raccomandazioni. 1 - Per conseguenza, o fratelli miei cari e desideratissimi, allegrezza e corona mia rimanete così fermi nel Signore, o carissimi. 2 Io esorto Evodìa ed esorto Sintìche ad avere gli stessi sentimenti nel Signore; 3 e scongiuro anche te, o vero compagno, porgi aiuto a costoro che con me combatterono insieme per il Vangelo; assieme anche con Clemente, e gli altri miei cooperatori, i cui nomi son nel libro della vita.4 Siate lieti sempre nel Signore; lo ripeto, siate lieti. 5 La vostra modestia sia nota a tutti gli uomini; il Signore è vicino. 6 Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa siano manifestate le vostre domande a Dio, con preghiere e suppliche, accompagnate da rendimento di grazie. 7 E la pace di Dio che sorpassa ogni intendimento, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù. 8 Del resto, o fratelli, tutte le cose che son vere, tutte le cose degne, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutto quel che è di buona fama, se v'è qualche virtù e qualche lode, a questo pensate: 9 e quel che avete imparato e ricevuto e udito e visto in me, fatelo: e il Dio della pace sarà con voi. Ringraziamenti e saluti. 10 Mi sono poi grandemente rallegrato nel Signore, che finalmente siete rifioriti nel pensare a me; ci pensavate sì, ma vi mancava l'occasione di manifestarlo. 11 Non che io parli così per rispetto alla penuria in cui mi trovo, perchè io ho imparato a bastare a me con le cose che mi trovo ad avere. 12 So anche esser povero, e so essere ricco, (in tutto e per tutto mi sono abituato), e ad essere sazio e ad aver fame, a nuotar nell'abbondanza e a patir nelle privazioni. 13 Ogni cosa io posso in Colui che mi dà forza. 14 Però avete fatto bene a prender parte alle mie tribolazioni. 15 Sapete bene anche voi, o Filippesi, che al principio della predicazione evangelica, quando venni via dalla Macedonia, nessuna chiesa ebbe con me comunione di conto del dare e del ricevere, eccetto voi soli, 16 poichè anche a Tessalonica e una volta e due volte avete spedito per i miei bisogni. 17 Non che io cerchi il dono, ma cerco il frutto abbondante pel conto vostro. 18 Or io ho tutto ricevuto e sono nell'abbondanza; e fui provvisto avendo ricevuto da Epafrodito ciò che mi veniva da voi, odore di soavità, ostia accetta, gradita a Dio. 19 E il mio Dio sazierà tutti i vostri bisogni, secondo la sua ricchezza, e gloriosamente in Cristo Gesù. 20 A Dio nostro Padre sia gloria nei secoli. Amen.

21 Salutate ognuno dei santi in Cristo Gesù. 22 Voi salutano i fratelli che son con me. E vi salutano tutti i santi, massime quelli della casa di Cesare. 23 La grazia del Signore Gesù Cristo sia con lo spirito vostro!

LETTERA AI COLOSSESI Anno 63 d.C. Durante la prima prigionia in Roma.

Capitolo 1

Intestazione e ringraziamento a Dio. 1 - Paolo, per volontà di Dio apostolo di Cristo Gesù, e il fratello Timoteo, 2 ai santi e fedeli fratelli in Cristo, che sono in Colossi, grazia a voi e pace sia da Dio Padre nostro. 3 Ringraziamo Iddio, Padre del Signor nostro Gesù Cristo, ogni volta che preghiamo per voi, 4 sentendo la fede che avete in Cristo Gesù e l'amore che portate a tutti i santi, 5 per via della speranza che riposta per voi nei cieli; speranza che avete già da tempo concepito nella parola di verità del Vangelo, 6 pervenuto a voi, come in tutto il mondo sta producendo i suoi frutti e facendo progressi quali fa tra voi, da dì che l'avete udito, e avete conosciuto la grazia di Dio nella sua verità; 7 conforme avete imparato da Epafra, l'amato nostro conservo, il quale è fedele ministro di Cristo per voi, 8 e che ha fatto anche a noi palese lo spirituale effetto vostro. 9 Perciò anche noi, dal giorno che abbiamo udito ciò, non cessiamo dal pregare per voi e dal chiedere che siate ben compenetrati della conoscienza di quel che è la vostra volontà in tutto il campo della sapienza e intelligenza spirituale, 10 sì da procedere in modo degno del Signore, con pieno suo gradimento, in ogni opera buona, fruttificando e progredendo nella cognizione di Dio, 11 in ogni virtù fortificati secondo la sua gloriosa potenza a sopportare ogni cosa con pazienza e longanimità, 12 con gioia ringraziando Dio Padre dell'avervi resi atti ad aver parte nell'eredità dei santi nella luce; [quel Dio] 13 che ci ha sottratti all'impero delle tenebre, e ci ha trasportati nel regno del Figlio dell'amor suo, 14 in cui abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati. Dignità sovreminente di Gesù. 15 Egli è immagine dell'invisibile Dio, il primogenito d'ogni creazione, 16 giacchè in Lui furon create tutte le cose nei cieli e sulla terra, le cose visibili e le invisibili; siano i Troni, siano le Dominazioni, siano i Principati, siano le Podestà. Tutto per mezzo di lui e in vista di lui fu creato; 17 ed egli è avanti a tutto e il tutto in lui sussiste 18 ed è il capo del corpo, ossia della Chiesa. Egli è il principio, e primogenito di tra i morti, affinchè in ogni cosa egli tenga il primato; 19 giacchè in lui piacque [al Padre] che abitasse ogni pienezza, 20 e per lui fossero a sè riconciliate tutte le cose, avendole pacificate per il sangue della croce di lui, sia le cose della terra sia quelle dei cieli. 21 E voi che eravate una volta alienati e nemici nell'anima per le opere malvage, 22 ora vi ha riconciliati nel corpo della carne sua per via della morte, sì da presentarvi santi e immacolati e irreprensibili di fronte a se stesso, 23 se pur perseverate ben fondati e saldi nella fede, e non vi lasciate smuovere dalla speranza del Vangelo che avete udito, e che è stato predicato a tutte le creature sotto il cielo, di cui io Paolo sono stato fatto ministro. Ministero di Paolo. 24 Ora io mi rallegro nelle sofferenze che patisco per voi, e completo nella mia carne quel che manca delle sofferenze di Cristo, a pro del corpo suo che è la Chiesa, 25 della quale io sono stato fatto ministro, secondo il compito da Dio a me affidato rispetto a voi, di completare la parola di Dio; 26 il mistero occultato ai secoli e alle generazioni, che ora è stato rivelato ai santi di lui; 27 ai quali ha voluto Iddio far conoscere qual sia la ricchezza della gloria di questo mistero fra i Gentili, che è Cristo, in voi speranza di gloria; 28 Lui noi annunziamo esortando ogni uomo, e ogni uomo ammaestrando in tutta la sapienza, affinchè ogni uomo possiamo presentare come perfetto in Cristo. 29 Al qual fine, io m'affatico lottando secondo l'energia di lui che in me potentemente agisce.

Capitolo 2

1 - Giacchè voglio sappiate che lotta sostenga per voi e per quei di Laodicea, e per tutti quelli che non mi hanno visto di presenza; 2 affinchè siano consolati i loro cuori, uniti strettamente nell'amore, e giungano a possedere tutta la ricchezza della piena intelligenza, sì da conseguire la conoscenza del mistero di Dio, [cioè] Cristo, 3 in cui sono tutti i tesori riposti della sapienza e della scienza. 4 Questo dico, affinchè nessuno vi tragga in inganno per un parlar seducente. 5 Perchè se anche son da voi lontano di corpo, ma con lo spirito sono con voi; e godo osservando l'ordine vostro e la solidità della vostra fede in Cristo. L'Apostolo impugna i falsi dottori. 6 Come dunque avete accolto Cristo Gesù il Signore, in lui vivete, 7 radicati ed edificati in lui e rinforzati nella fede come vi era stato insegnato, progredendo in azioni di grazie. 8 Badate che alcuno non abbia essere il predatore vostro, per mezzo della filosofia e di un vuoto inganno, secondo la tradizione degli uomini secondo gli elementi del mondo, non secondo Cristo; 9 poichè in Esso abita corporalmente tutta la pienezza della Divinità, 10 e voi in Lui siete stati ripieni, in Lui che è capo d'ogni Principato e d'ogni Podestà. 11 In Lui siete anche stati circoncisi, con circoncisione non fatta da mano d'uomo, nella spogliazione del corpo di carne, [cioè] nella circoncisione di Cristo, 12 sepolti con Lui nel battesimo, nel quale anche siete stati con lui risuscitati, per la fede nell'onnipotenza di Dio che Lui risuscitò da morte. 13 E voi che eravate morti per i peccati e per l'incirconcisione della vostra carne, vi fece con se stesso rivivere, condonando a voi tutti i peccati, 14 scancellando il chirografo contro di noi delle disposizioni che erano a noi contrarie, ed ei lo levò di mezzo inchiodandolo alla croce; 15 e spogliati i Principati e le Podestà, li trascinò alla gogna, trionfando di loro su essa [croce]. 16 Nessuno dunque vi giudichi quanto al cibo e alla bevanda, o in riguardo di feste, di novilunii, di sabbati, 17 le quali cose son l'ombra di ciò che doveva avvenire, ma il corpo è di Cristo. 18 Nessuno v'inganni in affettazione di umiltà e seguendo il culto superstizioso degli angeli, andando dietro a sole fantasie, vanamente enfiato dei pensieri della carne, 19 non aderendo al capo, dal quale tutto il corpo ben sorretto per via delle articolazioni e dei legamenti e insieme compatto, prende quello sviluppo, che è da Dio. 20 Se siete morti in Cristo agli elementi del mondo, perchè come viventi nel mondo vi lasciate imporre precetti: 21 «Non pigliare di questo», «Non gustar di quello», «Non toccare», 22 che son cose tutte destinate a perir coll'uso secondo gli ordini e le discipline degli uomini? 23 Son cose che hanno sì ragion di sapienza per apparenza di spontaneo culto e di umiltà, e per trattare senza riguardi il corpo, ma non hanno alcun valore a soddisfazione della carne.

Capitolo 3

Vita nuova di virtù e di santità. 1 - Se dunque siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù dove Cristo è, sedente alla destra di Dio; 2 pensate le cose di lassù, non quelle della terra. 3 Poichè siete morti e la vita vostra, s'è nascosta con Cristo in Dio. 4 Quando Cristo si sarà manifestato che è la vita vostra anche voi allora con lui sarete manifestati nella gloria. 5 Mortificate dunque le vostre membra terrene, cioè la fornicazione, l'impurità, la libidine, la prava concupiscenza e l'avarizia che è un'idolaria; 6 per le quali cose piomba l'ira di Dio sui figliuoli della incredulità; 7 in quelle anche voi camminaste una volta quando in mezzo a que' visi vivevate;

8 ma ora buttate via anche voi tutte codeste cose: ira, animosità, malizia, bestemmia, turpiloquio che possa uscire dalla vostra bocca; 9 non ditevi bugie a vicenda, spogliandovi dell'uomo antico coll'opere sue, 10 e rivestendo il nuovo che si rinnovella in modo riconoscibile secondo l'immagine del suo creatore, 11 dove non è più Gentile nè Giudeo, circoncisione e incirconcisione, Barbaro o Scita, schiavo o libero, ma tutto e in tutti è Cristo. 12 Assumete dunque come eletti di Dio, santi e amati, viscere di misericordia, benignità, umiltà, modestia, longanimità, 13 sopportandovi a vicenda, e a vicenda perdonandovi, se uno abbia a muover lamento d'un altro; come il Signore perdonò a voi, così fate anche voialtri. 14 E soprattutto rivestitevi di quell'amore che è il vincolo della perfezione. 15 E la pace di Cristo risieda arbitra nei vostri cuori, [la pace] a cui siete stati chiamati formando un sol corpo; e siatene grati. 16 La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, in ogni sapienza ammaestrandovi ed esortandovi a vicenda, fra salmi, inni e cantici spirituali, dolcemente a Dio cantando nei vostri cuori; 17 e qualunque cosa facciate o con parole o con opere, tutto fate nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie a Dio padre per mezzo di lui. Doveri di una famiglia cristiana. 18 Mogli, siate soggetti ai mariti, come si conviene nel Signore. 19 Mariti, amate le vostre mogli e non le amareggiate. 20 Figliuoli, siate ubbidienti ai genitori in tutto, poichè questo è ben piacevole nel Signore. 21 Padri, non provocate a sdegno i vostri figliuoli affinchè non si perdano d'animo. 22 Servi, ubbidite in tutto a quelli che secondo la carne sono vostri padroni, non a servigio servizievoli all'occhio come fa chi vuol piacere all'uomo, ma in semplicità di cuore per timor di Dio. 23 Quel che avete a fare, fatelo di buon animo, come pel Signore, non per gli uomini, 24 sapendo che dal Signore riceverete la ricompensa dell'eredità. Servito a Cristo Signore, 25 poichè chi commette ingiustizia riceverà il male che ha fatto; e non vi è accettazione di persone presso Dio.

Capitolo 4

1 - Voi, padroni, date agli schiavi quel che è giusto ed equo, sapendo che anche voi avete un Signore nel cielo. Ultime raccomandazioni e saluti. 2 Perseverate nella preghiera vegliando in essa con senso di gratitudine; 3 pregando insieme anche per noi affinchè Iddio ci apra la porta della parola, e ci sia dato annunziare il mistero di Cristo, per il quale anche sono ora in catene; 4 affinchè io lo manifesti come conviene ch'io parli. 5 Diportatevi saviamente con gli estranei, cogliendo il tempo opportuno. 6 E il vostro parlare sia sempre grazioso, avveduto, per sapere come abbiate a rispondere a ciascuno. 7 Le cose mie ve le farà conoscere Tichico, fratello carissimo, e ministro fedele e conservo nel Signore, 8 cui ho mandato a voi, giusto perchè sappiate le cose nostre e perchè conforti i vostri cuori; 9 e l'ho mandato insieme col fedele e caro fratello Onesimo che è dei vostri. Tutto vi faranno essi conoscere delle cose di qui. 10 Vi saluta Aristarco il mio compagno di prigione e Marco il cugino di Barnaba, per il quale avete ricevuto delle raccomandazioni; se vien da voi, fategli accoglienza; 11 e Gesù soprannominato il Giusto; i quali provengono dai circoncisi; quegli soli sono miei cooperatori per il regno di Dio, e mi sono stati di conforto. 12 Vi saluta Epafra che è dei vostri, servo di Cristo Gesù, il quale si adopra sempre nelle sue orazioni a pro di voi, affinchè, perfetti, e pienamente convinti, rimaniate saldi in ogni volere di Dio. 13 Io sono a lui testimone che si preoccupa molto di voi, e di quei di Laodicea, e di quei di Gerapoli. 14 Vi saluta Luca, l'amato medico, e Demade. 15 Voi salutate i fratelli di Laodicea, e Ninfa e la chiesa di casa sua. 16 E quando questa lettera sia stata letta da voialtri, fate in modo che sia letta anche nella chiesa di Laodicea, e quella che verrà da Laodicea fate in modo di leggerla anche voi. 17 E dite ad Archippo: «Bada al ministero che hai ricevuto nel nome del Signore, e fa' di adempirlo!». 18 Il saluto è di mia mano, di me Paolo. Ricordatevi delle mie catene. La grazia sia con voi.

PRIMA LETTERA AI TESSALONICESI Anni 52-53 d.C. Da Corinto

Capitolo 1

Intestazione e ringraziamento a Dio. 1 - Paolo e Silvano e Timoteo alla Chiesa dei Tessalonicesi, in Dio Padre e Signore Gesù Cristo, grazia a voi e pace. 2 Noi rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, facendone menzione nelle nostre preghiere, 3 e non cessando mai di ricordare nel cospetto di Dio e Padre nostro, l'opera vostra di fede e la carità laboriosa e la costante speranza che avete in Gesù Cristo Signor nostro. 4 Noi sappiamo, o fratelli amati da Dio, che siete fra gli eletti, 5 poichè il nostro Vangelo non è stato tra voi solo a parole ma con possanza, e nello Spirito Santo, e in molta pienezza; così voi sapete quali noi siamo stati fra voi per amor vostro. 6 E voi vi siete fatti imitatori nostri e del Signore, accogliendo la parola, pur in mezzo a molte tribolazioni, con la gioia dello Spirito Santo, 7 tanto da riuscir voi modello a tutti i credenti nella Macedonia e nell'Acaia. 8 Poichè da voi si divulgò la parola del Signore, non solo nella Macedonia e nell'Acaia, ma da per tutto si è sparsa la fede vostra in Dio, sicchè non occorre di riparlarne; 9 giacchè la gente stessa riferisce di noi, quale accoglienza abbiamo avuto tra voi, e come vi siete dagli idoli convertiti a Dio per servire al Dio vivo e vero, 10 e attendere dai cieli il Figlio di lui (ch'egli risuscitò dai morti), Gesù, il quale ci salverà dall'ira ventura.

Capitolo 2

Ministero apostolico di Paolo. 1 - Voi ben sapete, o fratelli, che la nostra venuta non è stata vana,

2 ma avendo patito e ricevuto oltraggi, (come sapete) a Filippi, pure abbiamo preso coraggio nel nostro Dio di parlare il Vangelo di Dio pur con tanta preoccupazione. 3 Poichè l'esortazione nostra, non da errore procede, nè da idee men pure, nè si aggira in inganni, 4 ma siccome fummo approvati da Dio perchè a noi si affidasse il Vangelo, così ne parliamo, non per piacere agli uomini ma a Dio che scruta i nostri cuori. 5 Poichè, come sapete, non mai fu il nostro discorso di adulazione, nè pretesto di guadagno, Dio ci è testimone, 6 nè cercavamo gloria fra gli uomini nè da voi, nè da altri, 7 pur potendo essere di un qualche peso come apostoli di Cristo, ma ci siamo fatti piccoli in mezzo a voi, come una nutrice, che carezzi le proprie creature; 8 così dunque nel nostro tenero amore per voi eravamo disposti a darvi non solo il Vangelo di Dio, ma anche la nostra stessa vita perchè eravate diventati per noi oggetto di grande amore. 9 Voi ricordate, o fratelli, le nostre fatiche e angustie; notte e giorno lavorando per non esser di peso a nessuno di voi, abbiamo annunziato tra voi il Vangelo di Dio. San Paolo predica ai tessalonicesi 10 Siete voi testimoni, e lo è pure Iddio, come santamente e giustamente e irreprensibilmente ci siam diportati con voi credenti; 11 e sapete altresì che, (come un padre fa' co' suoi figliuoli), 12 noi esortavamo ciascuno di voi, confortando e anche scongiurando, a tenere una condotta degna di Dio, che vi chiamò al suo regno e alla sua gloria. 13 Ed è per questo che noi ringraziamo continuamente Iddio, che voi accogliendo la parola di Dio da noi udita, l'avete accettata, non come parola di uomini, ma (com'è davvero), parola di Dio, la quale mostra la sua efficacia in voi che credete. 14 Giacchè voi, o fratelli, siete diventati imitatori delle chiese di Dio che sono nella Giudea, in Cristo Gesù; e difatti avete sofferto anche voi le stesse cose da parte dei vostri connazionali, come quelli dai Giudei, 15 cioè da coloro che anche hanno ucciso il Signore Gesù e i profeti, e hanno perseguitato noi, e che non piacciono a Dio, e sono contrari a tutti gli uomini, 16 in quanto impediscono noi di parlare alle Genti onde siano salvate, talmente, che essi colmano continuamente [la misura dei] loro peccati. Ma è giunta su loro l'ira [di Dio] sino in fondo. Amore sollecito di Paolo per i Tessalonicesi. 17 E noi, o fratelli, strappati da voi per un po' di tempo, separati d'aspetto ma non di cuore, tanto maggiormente, pel gran desiderio, ci siam proposti di rivedervi; 18 per ciò avevamo disposto di venir da voi, almeno io Paolo, e una e due volte; ma Satana c'impedì. 19 Giacchè qual sarà la nostra speranza o gioia o corona di gloria davanti al Signor nostro Gesù nel momento della sua venuta, se non sarete anche voi? 20 Sì, voi siete la gloria nostra e la nostra gioia.

Capitolo 3

1 - Perciò non potendo più resistere, abbiamo pensato bene di rimaner soli in Atene, 2 e mandammo Timoteo, il nostro fratello e ministro di Dio nel Vangelo di Cristo, per confermarvi e incoraggiarvi nella vostra fede, 3 sì che nessuno si conturbi in queste tribolazioni; sapete anche voi che a questo siam destinati; 4 poichè anche quando eravamo da voi, vi predicevamo che si sarebbero avute tribolazioni, come avvenne e voi lo sapete. 5 Per questo appunto anch'io non potendo più tenermi ho mandato a prender notizia della vostra fede, per timore che il tentatore vi avesse tentati, e la nostra fatica fosse riuscita a vuoto. 6 Ma testè, essendo tornato Timoteo da voi, e dandoci la buona novella della vostra fede, del vostro amore e della buona memoria che conservate sempre di noi, e del vostro desiderio di vederci, come è di noi per voi, 7 per questo abbiamo avuto grande consolazione, o fratelli, rispetto a voi, pur in mezzo a tutte le necessità e afflizioni nostre a cagione della vostra fede. 8 Ora sì viviamo, se voi rimanete saldi nel Signore. 9 E qual ringraziamento possiamo noi fare a Dio sul conto vostro per tutta la gioia che proviamo per causa vostra davanti al nostro Dio, 10 dì e notte sempre più caldamente pregandolo di poter rivedere la vostra presenza, e perfezionare dove ha mancamenti la vostra fede? 11 Or lo stesso Dio e Padre nostro, e il Signor nostro Gesù, ci aprono la via per venir da voi, 12 e faccia il Signore che in voi cresca e sovrabbondi l'amore e tra voi e verso tutti, come anche il nostro amore verso di voi, 13 al fine di confermare i vostri cuori innocenti nella santità davanti al Dio e Padre nostro, per la venuta del nostro Signor Gesù con tutti i suoi santi.

Capitolo 4

Esortazione alla purità, alla carità, al lavoro. 1 - Del rimanente, fratelli, poichè avete sentito da noi qual sia la condotta da tenere per piacere a Dio, vi chiediamo e vi esortiamo nel Signore Gesù a seguir questa condotta, affinchè progrediate sempre più. 2 Voi ben sapete quali precetti noi vi abbiamo dato per via del Signore Gesù. 3 Poichè questa è la volontà di Dio, la santificazione vostra; che v'asteniate dalla fornicazione; 4 che ciascuno di voi sappia tenere il proprio corpo in santità e onestà, 5 non lasciandovi dominare dalla concupiscenza, come fanno i Gentili che non conoscono Dio; 6 che nessuno usi soperchierie o inganni nei negozi col proprio fratello, perchè il Signore fa giustizia di tutte queste cose, come v'abbiamo già detto e dichiarato. 7 Dio ci ha chiamato non a impurità, ma a santificazione. 8 Dimodoche chi sprezza ciò, non disprezza un uomo ma Iddio stesso, che dà a voi il suo Spirito Santo. 9 Quanto all'amor fraterno, non avete bisogno ch'io vi scriva, poichè voi stessi avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri; 10 e lo fate veramente per tutti i vostri fratelli in tutta la Macedonia. 11 Noi, o fratelli, vi esortiamo a farlo sempre di più, e abbiate l'ambizione di viver tranquilli, e attendere ai vostri affari e lavorare colle vostre mani, come vi abbiamo inculcato, 12 affinchè viviate in modo decoroso rispetto a quei di fuori, e non abbiate bisogno di nessuno. La sorte dei trapassati. 13 Non vogliamo poi, o fratelli, che siate nell'ignoranza per quel che riguarda quelli che dormono [il sonno della morte], affinchè non vi rattristiate come gli altri che non hanno speranza. 14 Se crediamo che Gesù è morto ed è risuscitato, del pari Iddio quelli che son morti per via di Gesù li ricondurrà con sè. 15 Questo vi diciamo colla parola del Signore, che noi rimasti vivi fino alla venuta di Lui, non precederemo quelli che si sono addormentati. 16 Il Signore stesso al segnale, alla voce dell'arcangelo e allo squillo della tromba divina, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo prima risusciteranno, 17 appresso, noi rimasti vivi insiem con loro, saremo rapiti nelle nuvole per muovere incontro al Signore nell'aria, e così saremo sempre col Signore. 18 Sicchè riconfortatevi a vicenda in siffatti discorsi.

Capitolo 5

Il tempo della venuta di Gesù è ignoto. 1 - Quanto al tempo e al momento, o fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; 2 voi stessi sapete benissimo che il dì del Signore verrà come un ladro di notte. 3 Quando diranno: «Pace e sicurezza», allora improvvisa sopraggiungerà la rovina, come le doglie del parto a donna incinta, e non sfuggiranno. 4 Ma voi, o fratelli, non siete nelle tenebre, sì che quel giorno vi abbia a sorprendere come un ladro; 5 poichè siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte nè delle tenebre. 6 Adunque non dormiamo come gli altri, ma vegliamo e siamo sobrii. 7 Poichè quei che dormono, dormon di notte, e quei che si inebriano, s'inebriano di notte; 8 ma noi figli del giorno, siamo sobrii, rivestendo la corazza della fede e della carità, e prendendo per elmo la speranza della salvezza; 9 poichè Iddio non ci ha destinati all'ira ma all'acquisto della salvezza per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo, 10 morto per noi, affinchè, sia che vegliamo sia che dormiamo, insieme con lui viviamo. 11 Perciò consolatevi a vicenda, ed edificatevi l'un l'altro, come state facendo. Raccomandazioni diverse. - Saluti.12 Vi preghiamo poi, o fratelli, di riconoscere quelli che faticano tra voi e vi guidano nel Signore e vi danno consigli; 12 abbiateli in amore grande per l'opera loro. Vivete in pace fra voi. 14 E vi esortiamo, o fratelli, ammonite i disordinati, confortate i pusillanimi, sostenete i deboli, siate pazienti con tutti. 15 Badate che nessuno renda altrui male per male, ma sempre fatevi del bene a vicenda e verso tutti. 16 Sempre state allegri, 17 e pregate senza cessar mai. 18 In ogni cosa rendete grazie, poichè questa è la volontà di Dio manifestata a voi in Gesù Cristo. 19 Non spegnete lo spirito. 20 Le profezie tenetele in conto. 21 Tutto esaminate, ritenete il bene. 22 Da ogni specie di male astenetevi. 23 Lo stesso Dio della pace vi santifichi in modo completo, e tutto l'essere vostro, lo spirito, l'anima e il corpo, sia conservato irreprensibilmente alla venuta del Signor nostro Gesù Cristo. 24 Chi vi ha chiamato è fedele, e farà anche questo. 25 Fratelli, pregate per noi. 26 Salutate tutti i fratelli col bacio santo. 27 Vi scongiuro pel Signore che questa lettera sia letta da tutti i santi fratelli. 28 La grazia del Signor nostro Gesù Cristo sia con voi.

SECONDA LETTERA AI TESSALONICESI Anno 53 d.C., da Corinto.

Capitolo 1

Iscrizione, ringraziamento a Dio e incoraggiamenti. 1 - Paolo e Silvano e Timoteo alla Chiesa dei Tessalonicesi in Dio Padre nostro e nel Signore Gesù Cristo, 2 grazia a voi e pace da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo. 3 Noi dobbiamo sempre ringraziar Dio per voi, o fratelli, com'è degno, perchè cresce la vostra fede e s'aumenta l'amore di ognuno di voi verso gli altri; 4 tanto che noi stessi ci gloriamo di voi nelle chiese di Dio a motivo della vostra costanza e fede in tutte le vostre persecuzioni e afflizioni che dovete sopportare; 5 indizio del giusto giudizio di Dio, a fine che siate ritenuti degni del regno di Dio, per il quale anche soffrite; 6 essendo pur giusto presso Dio il ricambiare tribolazioni a quei che fan tribolar voi, 7 e che a voi tribolati sia data requie con noi; ciò nel rivelarsi che farà il Signor Gesù dal cielo coi potenti angeli suoi, 8 in un incendio di fiamme, facendo vendetta di coloro che non conoscono Iddio e non ubbidiscono al Vangelo del Signor nostro Gesù; 9 i quali saranno puniti d'eterna perdizione, lungi dalla faccia del Signore e dalla gloria della sua potenza; 10 in quel giorno quando Egli verrà per essere glorificato in mezzo a' suoi santi e ad essere ammirato fra tutti quelli che hanno creduto, poichè anche presso voi ha trovato fede la nostra testimonianza. 11 Al qual fine noi preghiamo anche sempre per voi, onde il nostro Dio vi faccia degni della sua chiamata, e compia efficacemente tutta la volontà sua buona, e l'opera della fede, 12 affinchè sia glorificato il nome del Signor nostro Gesù Cristo fra voi e voi in lui, secondo la grazia del Dio nostro e del Signore Gesù Cristo.

Capitolo 2

Segni precursori della fine del mondo. 1 - E vi preghiamo, o fratelli, quanto alla venuta del Signor nostro Gesù Cristo e alla nostra radunata per muovergli contro, 2 di non lasciarvi smuovere dal vostro pensiero, nè lasciarvi intimorire nè per false ispirazioni nè per discorsi nè per lettera come venisse da me, quasicchè sia imminente il giorno del Signore. 3 Che niuno v'inganni in nessuna maniera; perchè ciò non sarà, se prima non venga l'apostasia e si sia rivelato l'uomo del peccato, il figlio della perdizione, 4 l'avversario, che si innalza sopra tutto quello che è chiamato Dio o che è oggetto di venerazione al punto da sedersi egli nel tempio di Dio, proclamando se stesso come Dio. 5 Non ricordate che quando ero ancora presso voi, ve le dicevo queste cose? 6 Adesso sapete ciò che lo trattiene, in modo che egli si manifesterà solo al tempo opportuno. 7 Già è in azione il mistero dell'iniquità; solamente v'è colui che lo trattiene ora e lo tratterrà fino a che sia tolto di mezzo. 8 Allora l'iniquo si manifesterà, e il Signore Gesù lo distruggerà col fiato della sua bocca e lo annichilirà con lo splendore di sua venuta. 9 La venuta di costui avrà luogo per opera di Satana, con ogni potenza e segni e prodigi bugiardi, 10 e con tutti gli inganni di ingiustizia per quelli che periranno per non aver accolto l'amore della verità in maniera da salvarsi. E per questo manderà loro Iddio forza d'inganni sì che credano alla menzogna, 11 onde siano condannati quelli che non hanno creduto alla verità e anzi si son compiaciuti dell'ingiustizia. 12 Noi poi dobbiamo rendere sempre grazie al Signore per voi, o fratelli amati dal Signore, perchè vi ha scelti Iddio primizie della salvezza, nella santificazione dello Spirito e nella fede della verità; 13 e a ciò v'ha chiamato mediante il nostro Vangelo per l'acquisto della gloria del nostro Signor Gesù Cristo. 14 Adunque, o fratelli, state saldi, e tenete fermi gli insegnamenti che avete ricevuto sia col discorso sia a mezzo della nostra lettera. 15 Lo stesso Signor nostro Gesù Cristo e Iddio nostro Padre che ci ha amato e ci ha dato eterna consolazione e buona speranza nella grazia sua, 16 consolino i vostri cuori e vi confermino in ogni opera e discorso buono.

Capitolo 3

Raccomandazioni diverse. - Saluti. 1 - Del resto, pregate, o fratelli, per noi, perchè la parola del Signore abbia corso e sia glorificata come presso di voi, 2 e affinchè noi siamo liberati dagli uomini protervi e malvagi, poichè non è di tutti la fede. 3 Ma fedele è Dio che vi conforterà e custodirà dal maligno. 4 Abbiam piena fede in Dio per voi, che voi fate e farete le cose che ordiniamo. 5 E il Signore diriga i vostri cuori all'amore di Dio e alla paziente aspettativa di Cristo. 6 Vi prescriviamo poi, o fratelli, nel nome del Signore Gesù Cristo, di tenervi lontani da qualunque fratello che si conduca disordinatamente, e non secondo l'insegnamento che avete ricevuto da noi. 7 Poichè voi sapete come ci dovete imitare; non mica in modo disordinato noi abbiamo vissuto fra voi, 8 nè abbiamo mangiato gratuitamente il pane da nessuno, ma con fatica e pena, notte e giorno lavorando, per non esser di peso ad alcuno di voi. 9 Non che non avessimo la podestà di ciò, ma per dare in noi stessi a voi un esempio da imitare. 10 E quando eravamo presso di voi, questo precetto vi davamo che se uno non vuol lavorare, neppur non deve mangiare. 11 Ma sentiamo dire, che alcuni fra voi si conducono disordinatamente, non facendo nulla ma dandosi da fare in cose che non appartengono loro. 12 Ora a sì fatti noi prescriviamo ed esortiamo nel Signore Gesù Cristo, che mangino il loro pane lavorando tranquillamente. 13 E voi, o fratelli, non vi stancate di fare il bene. 14 E se qualcuno non dà retta alla nostra parola per mezzo di questa lettera, costui segnatelo, rammentando di non aver commercio con lui affinchè si vergogni; 15 non dico di trattarlo come nemico, ma ammonitelo come fratello. 16 E lo stesso Signore della pace dia la pace a voi del continuo in ogni maniera. Il Signore sia con voi tutti. 17 Il saluto di mia mano di Paolo, che è come il sigillo di ogni lettera; io scrivo così. 18 La grazia del Signor nostro Gesù Cristo sia con tutti voi.

PRIMA LETTERA A TIMOTEO Anno 65 d.C. circa. Dalla Macedonia.

Capitolo 1

Intestazione e saluti. 1 - Paolo apostolo di Cristo Gesù, secondo l'ordine di Dio Salvatore nostro, e di Cristo Gesù nostra speranza, 2 a Timoteo diletto figlio nella fede, grazia, misericordia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù nostro Signore. Timoteo deve combattere le false dottrine. 3 Già ti ho raccomandato venendo in Macedonia, di rimanere ad Efeso per far intendere ad alcuni di non insegnare dottrine aliene, 4 e di non andar dietro a miti e genealogie interminabili, le quali dànno luogo a dispute, anzichè promuovere l'opera di Dio che sta nella fede. 5 Ora il fine dell'ammaestramento è l'amore che proviene da un cuore puro, da una coscienza buona e da una fede sincera, 6 le quali cose perdendo di mira, alcuni si son sviati a un vano parlottare, 7 pretendendo essere dottori della Legge, mentre non sanno neppure quel che dicono, nè intorno a che cosa mostrano tanta sicumera. 8 Ora noi sappiamo bene che la Legge è buona se altri se ne serva legittimamente, 9 nella persuasione che la Legge non è fatta per il giusto, ma per i non giusti e riottosi, per gli empi e i peccatori, per gli scellerati e i profani, per i parricidi e matricidi e omicidi, 10 per i fornicatori, per i sodomiti, per i ladri d'uomini, i bugiardi, gli spergiuri, e se altra cosa s'oppone alla sana disciplina, 11 conforme al Vangelo di gloria del beato Dio, che fu a me affidato. 12 Io rendo grazie al mio datore di forza Cristo Gesù nostro Signore, che mi ha stimato fedele, ponendomi nel suo ministerio, 13 mentre prima ero bestemmiatore e persecutore violento; ma ottenni misericordia perchè agii per ignoranza nella mia incredulità, 14 e la grazia del nostro Signore sovrabbondò, con la fede e con l'amore in Cristo Gesù. 15 Ecco una parola di fede e degnissima d'ogni accoglimento, questa, che Cristo Gesù venne nel mondo a salvare i peccatori; di cui io sono il primo; 16 ma per questo ottenni misericordia perchè in me primo mostrasse Gesù Cristo tutta la sua longanimità, a esempio di chi è per credere a lui per la vita eterna. 17 Al re dei secoli, immortale, invisibile, unico Dio, onore e gloria per i secoli dei secoli. Amen. 18 Questi avvertimenti ti raccomando, o figlio Timoteo, secondo le predizioni prima fatte su di te; affinchè tu, conforme a quelle, combatta la buona battaglia,19 mantenendo la fede e la buona coscienza, la quale rigettando, alcuni han fatto naufragio rispetto alla fede. 20 E son di questo numero Imeneo ed Alessandro, che io ho abbandonato a Satana, perchè imparino a non dir bestemmie.

Capitolo 2

La preghiera pubblica. 1 - Ti esorto dunque prima di tutto a far preghiere, supplicazioni, invocazioni, azioni di grazie per tutti gli uomini, 2 e per i re e tutti quelli che stanno in posizione elevata, affinchè possiamo condurre una vita tranquilla e quieta, con tutta pietà e dignità. 3 Questo è bello e accetto al cospetto di Dio Salvatore nostro, 4 il quale vuole che tutti gli uomini si salvino, e pervengano al riconoscimento della verità. 5 Poichè uno è Iddio, uno anche il mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, 6 colui che diede se stesso prezzo di riscatto per tutti; testimonianza fatta nel suo proprio tempo; 7 per la quale io sono stato costituito araldo e apostolo (dico la verità, non mento), maestro dei Gentili nella fede e nella verità. 8 Io voglio dunque che in ogni luogo preghino gli uomini, alzando mani pure, senz'ira e senza dispute. 9 Parimenti le donne voglio che si abbiglino in modo decoroso, con verecondia e modestia, non in riccioli e oro o perle o vesti preziose, 10 ma, come conviene a donne che fan professione di pietà, con opere buone. 11 La donna impari silenziosa e in tutta soggezione; 12 di far da maestra, alla donna non lo permetto, nè di dominar sull'uomo, ma se ne stia in silenzio. 13 Poichè prima fu plasmato Adamo, poi Eva. 14 E Adamo non fu sedotto, fu la donna a lasciarsi sedurre, e però cadde in trasgressione; 15 sarà salvata per la procreazione di figli, purchè rimanga nella fede e nella carità e nella santità con modestia.

Capitolo 3

La scelta dei ministri sacri. 1 - Parola sicura questa: Se alcuno aspira all'ufficio di vescovo, desidera una cosa bella e buona. 2 Ma il vescovo bisogna che sia irreprensibile; marito di una sola donna, sobrio, prudente, dignitoso, costumato, ospitale, atto ad insegnare; 3 non sia dedito al vino, nè violento, ma mite, pacifico, senza amor di danaro, 4 della propria casa buon direttore e tenga i figliuoli così da essere subordinati con perfetta condotta; 5 se uno non sa governare la propria casa, come potrà aver cura della Chiesa di Dio? 6 Non sia un neofito, perchè non succeda che gonfiandosi d'orgoglio, incorra nella condanna del diavolo.7 Ancora bisogna ch'egli sia in buona riputazione presso gli estranei, perchè non cada in discredito e nei lacci del diavolo.8 I diaconi del pari convien che siano dignitosi, non doppi nel parlare, non dediti al molto vino, non avidi di brutto guadagno, 9 ma conservino il mistero della fede con pura coscienza. 10 E anche questi siano prima messi alla prova, e siano addetti all'ufficio di diaconi quando siano inappuntabili. 11 Del pari le donne siano caste, non malediche, sobrie, fedeli in tutto. 12 Anche i diaconi siano mariti di una donna sola, e sappiano tener bene i figliuoli e le case proprie. 13 Quelli che hanno adempito bene il loro ufficio di diaconi, si fanno un posto onorevole e acquistano una grande sicurezza nella fede in Cristo Gesù. 14 Queste cose io ti scrivo, pur sperando di venir presto da te, 15 affinchè, se mi capiterà di tardare, tu sappia come regolarti nella casa di Dio, che è la chiesa del Dio vivente, colonna e base della verità. 16 Senza contrasto è grande il mistero della pietà. Colui che si manifestò in carne, che fu giudicato nello Spirito, fu visto dagli angeli, fu annunziato alle Genti, fu creduto nel mondo, fu assunto nella gloria.

Capitolo 4

Come opporsi agli errori. 1 - Ma lo Spirito dice espressamente che nei tempi avvenire alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti ingannatori e a dottrine di demoni 2 ipocritamente mentitori, bollati a fuoco nella propria coscienza, 3 i quali vietano le nozze, e vogliono l'astensione da cibi che Dio ha creati per il godimento, con azioni di grazie, dei fedeli e di quelli che han conosciuto la verità. 4 Giacchè ogni cosa creata da Dio è buona, e nessuna è da rigettare, se presa con azioni di grazia; 5 essendo santificato per la parola di Dio e per la preghiera. 6 Queste cose proponendo ai fratelli, sarai un buon diacono di Cristo Gesù, nutrito colle parole della fede e della sana dottrina, che tu hai esattamente seguìto. 7 E le favole profane e da vecchierelle, rigettale: esercitati invece nella pietà. 8 Poichè l'esercizio del corpo è utile a poco, ma la pietà è utile a tutto; avendo promessa di vita, sì della vita presente, sì della futura. 9 Ecco una parola sicura e da accettarsi con piena fiducia: 10 per questo noi ci affatichiamo e lottiamo, perchè abbiamo messo la nostra speranza nel Dio vivente, il quale è il Salvatore di tutti gli uomini, massime dei fedeli. 11 Tu annunzia queste cose e insegnale. 12 Nessuno abbia a disprezzare la tua giovinezza, ma sii modello ai fedeli nella parola, nella condotta, nella carità, nella fede, nella purezza. 13 Fin ch'io torni bada alla lettura, all'esortazione, all'insegnamento. Anno 65 d.C. circa. Dalla Macedonia. 14 Non trascurare il carisma che è in te, il quale ti fu dato per ispirazione profetica, con l'imposizione delle mani degli anziani. 15 Cura queste cose, vivi in quelle, perchè il tuo progredire sia palese a tutti. persevera; facendo così, salverai te stesso e i tuoi ascoltatori.

Capitolo 5

Vedove e seniori. 1 - Non muover rimproveri all'uomo d'età, ma rivolgigli la tua esortazione come a un padre, e i giovani trattali come fratelli, 2 le donne anziane come madri e le giovani come sorelle, con ogni castità. 3 Onora le vedove che veramente son vedove. 4 E se una vedova ha figliuoli o nipoti, questi imparino prima di tutto a usar pietà verso la propria casa, e a rendere il contraccambio ai genitori, poichè questo è accetto al cospetto di Dio. 5 La vera vedova, rimasta sola, ha riposto le sue speranze in Dio e persevera nelle preghiere e nelle supplicazioni, di notte e di giorno; 6 ma quella che si dà alla lussuria, pur vivendo è morta. 7 Fa' loro queste esortazioni, perchè siano irreprensibili. 8 Che se alcuno non pensa a' suoi, massime a quei di casa, costui ha rinnegato la fede ed è peggio d'un infedele. 9 Una vedova non sia messa in nota se non abbia almeno sessant'anni di età, e sia stata moglie d'un solo marito, 10 e abbia attestazione di opere buone, se allevò figliuoli, se praticò l'ospitalità, se lavò i piedi dei santi, se aiutò gl'infelici, se ad ogni opera buona tenne dietro. 11 Le vedove giovani trascurale, perchè quando son diventate tracotanti contro Cristo, vogliono rimaritarsi, 12 avendo la condanna di aver rotto la prima fede; 13 e insieme sfaccendate s'abituano ad andar in giro per le case; non solo sfaccendate, ma anche chiacchierone, pettegole, curiose, e cinguettano di quel che non devono. 14 Perciò voglio che le più giovani si sposino, facciano figli, governino la casa, in modo da non dar nessuna occasione all'avversario di maldicenza. 15 E già alcune si son sviate per andar dietro a Satana. 16 Se qualcuno tra i fedeli ha delle vedove, le soccorra e non ne sia aggravata la Chiesa, perchè questa possa bastare a quelle che veramente son vedove. 17 Gli anziani che si comportano bene nell'ufficio di capi, siano fatti degni di doppio onore, massime quei che s'affaticano nel parlare e nell'insegnare. 18 Dice la Scrittura: «A bue che trebbia non mettere la musoliera», e «degno è l'operaio della sua mercede». 19 Contro un anziano non ricevere accuse, salvo se sostenute da due o tre testimoni. 20 Quelli che sbagliano riprendili in faccia a tutti, perchè anche gli altri abbiano paura. 21 Ti scongiuro dinanzi a Dio e a Cristo Gesù e agli angeli eletti di osservar questi precetti, senza prevenzione, nulla facendo per spirito di parzialità. 22 Non imporre le mani a nessuno con precipitazione, e non prender parte ai mancamenti altrui; conservati puro. 23 Non bever più soltanto acqua, ma fa' uso di un po' di vino per via del tuo stomaco e delle tue frequenti indisposizioni. 24 I peccati di certe persone sono manifesti, prevenendo il giudizio, mentre per altri si scopron dopo; 25 parimente le opere buone son manifeste, e quelle che non lo sono non possono rimaner nascoste.

Capitolo 6

1 - Quanti son sotto il giogo schiavi, d'ogni onore stimino degni i proprii padroni, perchè non si dica male del nome di Dio e della disciplina nostra. 2 E quelli che hanno i padroni credenti, non li disprezzino, per il motivo che son fratelli, ma piuttosto li servano bene appunto perchè son fedeli e diletti quelli che son partecipi d'un tal benefizio. Raccomandazioni Diverse. Saluti. Tali cose insegna ed esorta. 3 Se qualcuno insegna cose diverse e non si attiene ai sani discorsi, quelli del nostro Signor Gesù Cristo, e conformi alla disciplina della pietà, 4 è pieno d'orgoglio e non sa nulla, ma ha la malattia delle dispute e delle logomachie, onde nasce invidia, discordia, maldicenza, sospetti cattivi, 5 controversie di uomini corrotti di mente e privati della verità, gente che crede la pietà strumento di guadagno. 6 Ed è veramente fonte di guadagno grande la pietà accompagnata dal contentarsi di quel che si ha; 7 poichè nulla abbiam portato nel mondo e senza dubbio nulla ne possiamo portar via; 8 ma avendo cibi e vestimenti, di questi ci contenteremo. 9 Ma quelli che vogliono arricchire, cadono nella tentazione e nel laccio del diavolo, e concepiscono molti desiderii stolti e dannosi, che sommergono gli uomini nella rovina e nella perdizione. 10 Giacchè radice di tutti i mali è l'amor del denaro, a cui aspirando taluni si sviarono dalla fede e si son creati molti guai. 11 Tu, o uomo di Dio, fuggi codeste cose, segui invece la giustizia, la pietà, la fede, la carità, la costanza, la mansuetudine. 12 Combatti il buon combattimento della fede, afferra l'eterna vita a cui sei stato chiamato, e hai fatto quella bella professione di fede in presenza di molti testimoni. 13 Ti scongiuro davanti a Dio, dator di ogni vita e di Cristo Gesù, che rese testimonianza davanti a Ponzio Pilato facendo quella bella professione, 14 di osservare questi precetti, immacolato, irreprensibile, fino all'apparizione del nostro Signor Gesù Cristo; 15 cui a suo tempo farà vedere il beato e unico Sovrano, re dei re. Signore dei Signori, 16 l'unico che possiede l'immortalità, che abita una luce inaccessibile e che nessuno degli uomini vide, nè può vedere, al quale s'appartiene onore e potere sempiterno. Amen. 17 Ai ricchi dell'età presente dà il consiglio di non essere alteri d'animo, e di non riporre la speranza nell'incerto della ricchezza, ma di sperar in Dio, che ogni cosa ci somministra copiosamente per il nostro godimento; 18 facciamo del bene, si arricchiscano di opere buone, siano facili a dare, a far parte 19 tesoreggiando così per se stessi un buon fondamento per l'avvenire, affinchè possano raggiungere quella che è veramente vita. 20 O Timoteo, custodisci il deposito, evitando le profane novità d'espressioni e le contraddizioni di quella che falsamente si chiama scienza, 21 cui annunziando taluni persero la mira della fede.La grazia sia con voi!

SECONDA LETTERA A TIMOTEO Anno 67 d.C. Da Roma al termine della 2ª prigionia, prima di morire.

Capitolo 1

Intestazione e azioni di grazie. 1 - Paolo apostolo di Cristo Gesù per volere di Dio secondo la promessa di vita in Cristo Gesù, 2 al diletto figlio Timoteo, grazia, misericordia, pace da Dio Padre e da Cristo Gesù nostro Signore. 3 Grazie a Dio, al quale servo, come già gli antenati miei, in pura coscienza, io fo sempre, senza tralasciar mai, menzione di te nelle mie preghiere, di notte e di giorno; 4 e ricordando le tue lagrime vivamente desidero di vederti per esser ricolmo di gioia; 5 ho presente la sincera fede che è in te, quale prima albergava nella tua nonna Loide e in tua madre Eunice, e son ben persuaso che alberga anche in te. 6 Per questa ragione ti rammento di ravvivare il carisma di Dio che è in te per l'imposizione delle mie mani. 7 Poichè Iddio ci ha dato non uno spirito di viltà, ma di forza e di amore e di saggezza. 8 Non ti vergognare dunque di render testimonianza al nostro Signore nè di me incatenato per lui, ma soffri anche tu per il Vangelo, sorretto dalla virtù di Dio; 9 il quale ci ha salvati e ci ha chiamati con una santa chiamata, non già per le nostre opere, ma secondo il proprio disegno e per la grazia concessa a noi in Cristo Gesù avanti che cominciasse il tempo dei secoli; 10 grazia manifestata ora per l'apparizione del Salvatore nostro Cristo Gesù, il quale annullò la morte, e alla vita diè luce e immortalità mediante il Vangelo,11 per il quale io sono stato designato araldo e apostolo e maestro dei Gentili. 12 È questa la causa per cui io soffro queste cose; ma non me ne vergogno, perchè so in chi ho posto fede, e son convinto che egli ha il potere di conservare il mio deposito fino a quel giorno. 13 Tu conserva, nella fede e nell'amore in Cristo Gesù, la sostanza delle sane istruzioni che hai ricevuto da me. 14 E il bel deposito custodisci per mezzo dello Spirito Santo che abita in noi. 15 Tu sai come si sono alienati da me tutti quelli dell'Asia, tra i quali Figello e Ermogene. 16 Usi il Signore misericordia alla famiglia di Onesiforo, che spesso mi ha consolato, e della mia prigionia non s'è vergognato, 17 ma venuto egli a Roma mi ha con sollecitudine cercato e mi ha trovato, - 18 gli conceda Iddio di trovar misericordia presso il Signore in quel giorno -; e quanti servigi egli mi rese ad Efeso tu lo sai meglio di me.

Capitolo 2

1 - Tu dunque, figlio mio, fortificati nella grazia in Cristo Gesù, 2 e le cose che hai sentito da me a mezzo di molti testimoni, tu trasmettile a persone fedeli, che saranno in grado di ammaestrare altri. 3 Anche tu sopporta i dolori come buon soldato di Cristo Gesù. 4 Nessuno che militi s'implica in affari della vita, allo scopo di piacere a chi lo ha arrolato.5 Anche chi prende parte alle gare atletiche, non riceve la corona se non ha combattuto secondo le regole. 6 Il contadino che lavora bisogna che abbia prima la sua parte di frutti. 7 Rifletti a quel che ti dico, giacchè il Signore ti darà intelligenza in ogni cosa. 8 Ricordati che Gesù Cristo risuscitò dai morti, Egli del seme di David, secondo il mio Vangelo. 9 Per il quale soffro de' guai, fino alle catene, come un malfattore; ma la parola di Dio non si lega con catene. 10 Per questo sopporto tutto, per amor degli eletti, affinchè anche loro conseguano la salvezza in Cristo Gesù, coll'eterna gloria. 11 È parola di fede, che se siamo insieme morti, con lui insieme anche vivremo; 12 se siamo costanti con lui anche regneremo: se lo rinnegheremo anch'egli rinnegherà noi; 13 se siamo fedeli noi, egli rimane fedele perchè non può mica rinnegare se stesso. Condotta da tenere coi novatori. 14 Queste cose richiama alla memoria, scongiurando davanti a Dio, che non si contrasti a parole; cosa che non giova a nulla se non alla rovina di quelli che ascoltano. 15 Tu studiati di comparire degno di approvazione davanti a Dio, come operaio che non ha da arrossire mai, dispensando convenientemente la parola di verità. 16 Evita le profane e vuote chiacchiere; poichè avanzeranno sempre più nell'empietà, 17 e la loro parola va serpeggiando come cancrena. Son di questo numero Imeneo e Fileto, 18 i quali han perso di mira la verità, dicendo che la risurrezione è già avvenuta, e sovvertono la fede di alcuni. 19 Pure saldo rimane il fondamento di Dio, e porta questo suggello: «Ha ben conosciuto il Signore quelli che son suoi» e: «Si ritragga dall'iniquità» chiunque «pronunzia il nome del Signore». 20 In una gran casa non vi sono soltanto vasi d'oro e d'argento, ma anche di legno e d'argilla, gli uni a uso d'onore, gli altri a uso vile; 21 se adunque uno si sarà serbato puro da tali cose, sarà come un vaso di rispetto, santificato, utile al padrone adatto a qualunque opera buona. 22 Fuggi le passioni giovanili, segui la giustizia, la fede, la carità, la pace, con quelli che invocano il Signore con puro cuore. 23 E le stolte e incivili dispute evitale, sapendo che generano contese; 24 un servo del Signore non deve litigare ma esser affabile con tutti, bravo a insegnare, paziente, 25 tale che con mitezza ammaestri quelli che gli si schieran contro, se mai conceda loro Iddio il pentimento per riconoscere la verità, 26 e ritornino in sè liberandosi dai lacci del diavolo, che li aveva fatti prigionieri perchè eseguissero la volontà sua.

Capitolo 3

1 - Or sappi questo, che negli ultimi giorni verranno dei tempi difficili; 2 perchè gli uomini saranno egoisti, avidi di danaro, vantatori, superbi, maldicenti, ribelli ai genitori, ingrati, irreligiosi, disamorati, sleali, calunniatori, intemperanti, crudeli, 3 senz'amor di bene, 4 traditori, temerari, gonfi di orgoglio, amanti del piacere, più che di Dio, 5 con parvenza di pietà, ma rinnegatori di quel che n'è l'essenza vera. Anche costoro fuggi; 6 perchè tra essi vi son quelli che s'insinuano nelle case, e accalappiano delle donnicciuole cariche di peccati, trascinate da svariate passioni, 7 che imparan sempre e non posson mai giungere alla conoscenza della verità. 8 E in quel modo che Janne e Jambre si opposero a Mosè, così anche costoro resistono alla verità; gente corrotta di mente, di nessun valore per rispetto alla fede. 9 Ma non andranno molto avanti, poichè la loro stoltezza si farà manifesta a tutti, come fu anche il caso di quei due. 10 Ma tu hai seguito dappresso la mia dottrina, la mia condotta, i propositi, la fede, la longanimità, l'amore, la costanza, 11 le persecuzoni, i patimenti, quali mi sopravvennero in Antiochia, a Iconio, a Listri; sai quali persecuzioni io ho sopportato, e da tutte mi ha liberato il Signore. 12 E quanti vogliono vivere piamente in Cristo Gesù, saranno perseguitati. 13 Ma i malvagi e gli impostori andranno di male in peggio, traviatori e traviati. 14 Tu attienti a quello che hai imparato e di cui ti sei fatto persuaso, sapendo da chi hai imparato, 15 e che fin da fanciullo conoscevi le sacre Scritture, le quali hanno la virtù di darti la saggezza che ti porterà alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù. 16 Tutta la Scrittura è divinamente ispirata, e utile ad insegnare, a redarguire, a correggere, a educare alla giustizia 17 affinchè l'uomo di Dio sia perfetto e reso adatto a qualsiasi opera buona.

Capitolo 4

Bisogna insistere fino all'ultimo. 1 - Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che deve giudicare i vivi e i morti, nel nome della sua apparizione e del suo regno, 2 fatti araldo della parola divina, insisti a tempo opportuno e anche non opportuno, confuta, sgrida, esorta, con grande pazienza e voglia d'insegnare. 3 Poichè vi sarà un tempo che non sopporteranno la sana dottrina, ma secondo le proprie passioni, per prurito di orecchio, faran sì che si affollino i maestri; 4 ma dalla verità ritrarranno l'orecchio per voltarsi alle favole. 5 Tu sii vigile in ogni cosa, pronto a soffrire, e a far opera di evangelista, adempi i doveri del tuo ministero. 6 Quanto a me, già sono offerto in libagione, e il tempo del mio discioglimento è imminente. 7 Ho combattuto il buon combattimento, ho compiuto la mia carriera, ho conservato la fede; 8 quel che resta è pronta per me la corona della giustizia, che darà a me in quel giorno il Signore, il giusto giudice, e non solo a me ma a tutti quelli che amano la sua venuta. Ultime raccomandazioni e saluti. Studiati di venir presto da me; 9 poichè Demade mi ha lasciato, per amore di questo secolo, e se n'è andato a Tessalonica. 10 Crescente è andato in Galazia e Tito in Dalmazia; 11 solo rimane Luca con me. Prendi teco Marco e menalo con te, poichè mi è molto utile pel ministero. 12 Tichico l'ho mandato a Efeso. 13 Il mantello che lasciai a Troade presso Carpo, venendo portamelo, e anche i libri, specialmente le pergamene. 14 Alessandro il ramaio, mi ha fatto del male assai; lo retribuirà il Signore secondo le sue opere. 15 Guardatene anche tu perchè troppo violentemente si è opposto alle nostre parole. 16 Nella mia prima difesa nessuno mi è stato appresso, ma tutti mi abbandonarono; che non sia loro imputato! 17 Ma il Signore m'assistè e mi diè forza affinchè per mio mezzo fosse compiuta la predicazione e l'odano tutte le Genti, e fui liberato dalla bocca del leone. 18 E mi libererà il Signore da ogni opera malvagia, e mi salverà nel suo regno celeste; a lui gloria nei secoli dei secoli. Amen. 19 Saluta Prisca e Aquila e la famiglia di Onesiforo. 20 Erasto è rimasto in Corinto, Tròfimo l'ho lasciato a Mileto poco bene in salute. 21 Cerca di venire prima dell'inverno. Ti saluta Eubulo e Pudente e Lino e Claudia e tutti i fratelli. 22 Il Signore sia col tuo spirito.La grazia con voi.

LETTERA A TITO anno 65 d.C. Da Roma (presumibilmente).

Capitolo 1

Intestazione e Saluti. 1 - Paolo, servo di Dio, apostolo di Gesù Cristo per la fede degli eletti di Dio e per il riconoscimento della verità, che è secondo la pietà, 2 e si fonda sulla speranza della vita eterna, la quale promise Iddio infallibile prima che cominciassero i secoli, 3 e a tempo opportuno manifestò la sua parola nella predicazione, di cui io fui incaricato per ordine di Dio Salvatore nostro, 4 a Tito diletto figlio mio secondo la fede comune, grazia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù nostro Salvatore. Qualita' dei presbiteri. 5 Per questo appunto t'ho lasciato in Creta, affinchè tu completi l'opera di riordinamento, e stabilisca città per città dei presbiteri, così com'io t'ho ordinato, 6 se qualcuno v'è irreprensibile, marito di una sol donna, che abbia figliuoli credenti, senza traccia di dissolutezza o di insubordinazione. 7 Giacchè il vescovo ha da essere uomo irreprensibile, come amministratore di Dio, non arrogante, non iracondo, non dedito al vino, non violento, non cercatore di turpe lucro; 8 ma per contro ospitale, amante di bene, saggio, giusto, pio, temperante, 9 attaccato alla parola di fede conforme all'insegnamento avuto; affinchè sia in grado anche di esortare nella sana dottrina e di confutare quelli che la contraddicono. 10 Giacchè molti vi sono insubordinati, chiacchieroni e ingannatori, massime fra i circoncisi, 11 ai quali bisogna chiuder la bocca; costoro sovvertono intiere famiglie insegnando quel che non si deve, per vil guadagno. 12 Disse uno di loro, un loro proprio profeta: «I Cretesi sempre bugiardi, male bestie, ghiottoni, infingardi»; 13 questa testimonianza è vera. Per la qual cosa redarguiscili recisamente, perchè si risanino nella fede, 14 non dando retta a favole giudaiche e a precetti di uomini che voltan le spalle alla verità. 15 Tutto è puro per i puri; per i contaminati e gli infedeli nulla è puro, ma si è contaminata in loro anche la mente e la coscienza. 16 Professano di saper chi è Dio, ma colle opere lo rinnegano, essendo abominevoli e ribelli e incapaci di qualsiasi opera buona.

Capitolo 2

Riforma dei costumi. 1 - Ma tu discorri le cose che si convengono alla sana dottrina. 2 Che i vecchi sian sobrii, degni di rispetto, saggi, sani nella fede, nell'amore, nella costanza; 3 e le donne d'età parimente si mantengano in un contegno di decorosa santità, non siano maldicenti, non schiave del molto vino, maestre di bene, 4 acciocchè rendan savie le giovani, sì da amare i mariti loro, amanti dei figli, 5 sagge, caste, lavoratrici in casa, buone, soggette ai proprii mariti, affinchè della parola di Dio non si dica male. 6 Del pari esorta i giovani a esser savii in tutto, 7 mostrando te stesso modello di opere buone, e nell'insegnare mostra purità, gravità, 8 parola sana e incensurabile, acciocchè chi ci sta contro abbia rispetto, non avendo nulla di male da dire di noi. 9 Gli schiavi siano soggetti ai loro padroni in tutto, compiacenti, non abbiano lo spirito di contraddire,

10 di mettere da parte a vantaggio proprio, ma mostrino in tutto la loro buona fede, in modo da far onore in ogni cosa alla dottrina del nostro Salvatore Dio. 11 Poichè la grazia di Dio s'è mostrata salvatrice per tutti gli uomini 12 ammaestrandoci, affinchè rinnegando l'empietà e le cupidigie mondane, saggiamente e giustamente e piamente viviamo nella presente vita, 13 attendendo quella beata speranza che è l'apparizione gloriosa del gran Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo; 14 il quale ha dato se stesso per noi affine di riscattarci da ogni iniquità e purificare per sè un popolo di sua proprietà, zelatore di opere buone. 15 Tali cose insegna ed esorta, e riprendi con tutta l'autorità. Che nessuno ti disprezzi.

Capitolo 3

Doveri generali dei cristiani. 1 - Rammenta loro che siano soggetti ai magistrati in carica, ubbidiscano, siano pronti a ogni opera buona, 2 non dican male di alcuno, non siano litigiosi, ma modesti, e mostrino tutta la mitezza possibile verso tutti. 3 Eravamo anche noi una volta insensati, increduli, traviati, schiavi alle passioni e ai piaceri di ogni sorta, vivendo in malizia e invidia, detestabili e in odio gli uni agli altri. 4 Ma quando apparve la bontà e l'amore verso gli uomini di Dio Salvatore nostro, 5 egli ci salvò, non per opere di giustizia fatte da noi, ma secondo la sua misericordia, mediante il lavacro di rigenerazione e un rinnovamento dello Spirito Santo, 6 ch'Egli copiosamente diffuse su noi per mezzo di Cristo Gesù Salvatore nostro, 7 affinchè giustificati per la grazia di lui diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna. 8 Parola di fede è questa, e su ciò voglio che tu parli con tutta sicurezza, affinchè quelli che han creduto in Dio, procurino di stare intenti alle opere buone. 9 Queste son le cose belle e utili agli uomini; ma le stolte discussioni e genealogie e contese e le controversie legali, queste sfuggile, chè sono inutili e vane. 10 L'uomo eretico, dopo una o due ammonizioni, evitalo, 11 sapendo che un siffatto s'è fuorviato, e pecca, essendo condannatore di se stesso. Ultime raccomandazioni e saluti. 12 Quando t'avrò mandato Artema o Tichico, affrettati a venir da me qua a Nicopoli, perchè ivi ho deciso di svernare. 13 Provvedi al viaggio di Zena il giureconsulto e di Apollo, affinchè non manchi loro nulla. 14 E imparino anche i nostri ad iniziare buone opere per i bisogni urgenti, onde non siano disutili. 15 Ti salutano tutti quelli che sono con me. Saluta quelli che ci amano nella fede.La grazia sia con tutti voi.

LETTERA A FILEMONE Anno 63 d.C. Da Roma.

1 - Paolo, prigioniero di Cristo Gesù e il fratello Timoteo al caro Filemone nostro cooperatore, 2 e alla sorella Appia, e ad Archippo nostro compagno d'armi e alla chiesa di casa tua, 3 grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signor Gesù Cristo. 4 Ringrazio il mio Dio ogni volta, e fo menzione di te nelle mie preghiere, 5 udendo l'amor tuo e la fede che hai nel Signor Gesù e in tutti i santi; 6 prego che la comunanza della fede tua diventi efficace nel far riconoscere tutto il bene che è fra noi in Cristo. 7 Davvero una gran gioia io ebbi e consolazione per l'amor tuo; perchè le viscere dei santi per l'opera tua ebbero un grande sollievo, o fratello. 8 Per la qual cosa, pur avendo in Cristo molta libertà di ordinarti quel che convenga, 9 preferisco pregarti a titolo di carità, così come sono, Paolo, vecchio e ora anche prigioniero di Cristo Gesù. 10 Ti prego per il figlio mio, che ho generato tra le catene, Onesimo, 11 quello che una volta fu disutile a te, e ora sarà a te e a me utilissimo; 12 io l'ho rimandato a te, lui, cioè le mie viscere. 13 Lo volevo tenere presso di me, affinchè in vece tua mi servisse nelle catene del Vangelo; 14 ma non ho voluto far nulla senza il tuo parere, affinchè il benefizio tuo non fosse forzato ma volontario. 15 Giacchè forse per questo fu separato da te per un po' di tempo, affinchè tu lo ricuperassi in eterno, 16 non più come schiavo, ma più che schiavo fratello carissimo, massime per me quanto più per te, e nella carne e nel Signore. 17 Dunque se tu tieni me per intrinseco, accoglilo come me stesso. 18 E se ti ha fatto torto o ti deve ancor qualcosa, questo mettilo a mio conto. 19 Io Paolo ho scritto di mio pugno il «pagherò», per non dirti che tu sei debitore a me di te stesso. 20 Sì, fratello, possa io ricavare un utile da te nel Signore, dà questo sollievo al mio cuore in Cristo. 21 Ti ho scritto fiducioso nella tua obbedienza, sapendo che tu farai anche di più di quel che dico. 22 E al tempo stesso preparami l'ospitalità, perchè spero che per le vostre preghiere vi sarò ridonato. 23 Ti saluta Epafra il mio compagno di prigionia in Cristo Gesù, 24 e con lui Marco, Aristarco, Demade, Luca, miei collaboratori. 25 La grazia del Signore Gesù Cristo sia col vostro spirito.

LETTERA AGLI EBREI nni tra il 63 ed il 64 d.C. Dall'Italia.

Capitolo 1

Gesù Cristo è superiore agli Angeli. 1 - Dopo aver Iddio in antico, a più riprese e in molte guise, parlato ai nostri padri per mezzo dei profeti, 2 in questi ultimi tempi parlò a noi a mezzo del Figlio suo, ch'egli costituì erede di ogni cosa, per mezzo del quale creò anche i secoli. 3 Questo Figlio, essendo il riflesso della gloria di Dio e l'impronta della sua sostanza, e tutto sostenendo colla parola della sua potenza, dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, si assise alla destra della Maestà divina nel più alto de' cieli, 4 diventato così tanto superiore agli angeli quanto più alto nome ereditò in comparazione di loro. 5 Difatti, a qual mai degli angeli disse Iddio: «Figlio mio sei tu, oggi ti ho generato?» e di nuovo: «Io sarò a lui come padre, ed egli sarà a me come figlio?». 6 E quando altra volta introduce il primogenito nel mondo dice: «E s'inchinino a lui tutti gli angeli di Dio». 7 E rispetto agli angeli dice: «Colui che fa suoi angeli i vènti e suoi servi i fuochi fiammanti». 8 Invece rispetto al figlio: «Il tuo trono, o Dio, è eterno» e: «La verga della rettitudine è scettro del tuo regno»; e: 9 «Tu hai amato la giustizia e odiato la iniquità; per questo ti unse Iddio, il Dio tuo, dell'olio dell'allegrezza ben più che i tuoi compagni»; 10 e: «Tu da principio, o Signore, hai fondato la terra, e opera delle tue mani sono i cieli; 11 essi periranno, ma tu rimarrai, tutti invecchieranno come un vestito, 12 tu li rivolterai come un mantello, ed essi saranno rivoltati, ma tu sei sempre lo stesso e i tuoi anni non verranno meno». 13 A qual degli angeli disse mai: «Siedi alla mia destra infino a che io faccia de' tuoi nemici lo sgabello de' tuoi piedi?». 14 Non sono tutti spiriti al servizio [di Dio], inviati a cagione di quelli che devono ricevere l'eredità della salvezza?

Capitolo 2

Applicazione pratica. 1 - Per questo bisogna che noi tanto più ci atteniamo alle cose udite, per evitare che per avventura ci avvenga di fuorviare. 2 Poichè se la parola proclamata per mezzo d'angeli ha avuto la sua sicura conferma, e ogni trasgressione e disobbedienza ha avuto una giusta retribuzione, 3 come scamperemo noi trascurando una cosiffatta salvezza, che annunziata prima dal Signore, è stata in noi confermata da quelli che l'avevano udita, 4 rendendo insieme testimonianza Iddio con segni e prodigi e ogni sorta di miracoli, e con i doni dello Spirito Santo distribuiti secondo la sua volontà? 5 Difatti non agli angeli sottopose Iddio il mondo a venire di cui parliamo. 6 E lo attestò qualcuno dicendo in un luogo: «Che cosa è l'uomo che tu ti ricordi di lui? O il figliuol dell'uomo, che tu ne prenda cura? 7 Tu l'hai fatto un poco inferiore agli angeli; di gloria e di onore lo hai coronato; e lo hai costituito sopra le opere delle tue mani. 8 Ogni cosa hai posto sotto i suoi piedi». Nel sottoporgli tutte le cose nulla lasciò che non fosse sottoposto. Ma per ora non vediamo ancora gli siano sottoposte tutte le cose; 9 bensì quel Gesù che è stato fatto un poco inferiore agli angeli, noi lo vediamo, per via della morte patita, coronato di gloria e d'onore, affinchè per la grazia di Dio a favor di tutti subisse la morte. 10 Giacchè ben si conveniva a colui, per mezzo del quale e a cagione del quale ogni cosa è, volendo condurre alla gloria molti figliuoli, render perfetto per via di patimenti l'autore della salvezza. 11 Poichè e chi santifica e i santificati provengono tutti da uno; gli è per questo che non ha scrupolo di chiamarli fratelli dicendo: 12 «Annunzierò il tuo nome a' miei fratelli; in mezzo all'assemblea ti loderò».13 E di nuovo: «Io metterò la mia fiducia in Lui», e ancora: «Eccomi, io e i figliuoli che Dio m'ha dato». 14 Poichè dunque i figliuoli partecipano del sangue e della carne, anch'egli ugualmente ne ebbe parte, affinchè per mezzo della morte annientasse colui che ha il potere della morte, cioè il diavolo, 15 e liberasse tutti quelli che, per paura della morte, durante tutto il loro vivere erano soggetti a schiavitù. 16 Giacchè non certo ad angeli Egli viene in aiuto, ma viene in aiuto al seme di Abramo. 17 Ond'è ch'egli doveva in tutto essere fatto simile a' suoi fratelli, per diventare misericordioso e fedele sacerdote nelle cose divine, affinchè fossero espiate le colpe del popolo. 18 Poichè appunto per essere stato provato lui e avere sofferto, per questo può venire in aiuto a quelli che sono nella prova.

Capitolo 3

Gesù Cristo è superiore a Mosè. 1 - Voi dunque, fratelli santi, che siete partecipi alla celeste chiamata ben considerate l'apostolo e il sommo sacerdote della nostra fede, Gesù; 2 il quale è fedele a colui che l'ha costituito, come anche Mosè fu [fedele] in tutta la casa di Lui. 3 Giacchè Gesù è stato fatto degno di tanta maggior gloria in confronto di Mosè, quanto maggior onore ha, in confronto a una casa, chi l'ha costruita. 4 Poichè ogni casa vien costruita da qualcuno e chi ha costruito ogni cosa è Dio. 5 Ora Mosè fu sì fedele in tutta la casa di Dio come servitore, a testimonianza delle cose che sarebbero state annunziate, 6 ma Cristo fu, come figlio, soprastante alla propria casa e la sua casa siamo noi, a condizione che manteniamo salda sino alla fine la sicura fiducia e la speranza di cui ci gloriamo. Bisogna perseverare nella fede di Cristo. 7 Perciò, come dice lo Spirito Santo: «Oggi, se voi udite la sua voce, 8 non indurite i vostri cuori come al tempo della contesa, nel giorno della tentazione nel deserto, 9 quando mi tentarono i vostri padri nella prova. E videro le opere mie 10 per quarant'anni; per cui mi irritai con questa generazione, e dissi: - Sempre si sviano nel cuor loro, e non hanno conosciuto le mie vie -; 11 sicchè io giurai nell'ira mia: - Non entreranno nel mio riposo -». 12 Badate, o fratelli, che non vi sia in alcuno di voi un cuor malvagio ed incredulo, sì da scostarsi dal Dio vivente, 13 ma esortatevi a vicenda ogni giorno, fino a che si può dire «oggi», affinchè non «s'indurisca» qualcuno di voi per l'inganno del peccato; 14 poichè noi siam partecipi di Cristo alla condizione che manteniamo salda sino alla fine la fiducia che avemmo a principio 15 quando si diceva: «Oggi se udite la voce di Lui, non indurite i vostri cuori come al tempo della contesa». 16 E chi furono quelli che ascoltata la sua voce contesero con Lui? non forse quelli tutti che erano usciti dall'Egitto per opera di Mose? 17 E contro chi s'irritò nei quarant'anni? non con quelli che avevano peccato, i cui cadaveri giacquero nel deserto? 18 A chi giurò che non sarebbero entrati nel suo riposo se non a quelli che non avevan creduto? 19 E noi vediamo che non poterono entrare per la loro incredulità.

Capitolo 4

1 - Temiamo dunque, non avvenga, che sussistendo ancora la promessa del poter entrare nel riposo di lui, qualcuno di voi sembri esser giunto troppo tardi. 2 Poichè la buona novella è stata annunziata a noi come a loro, ma a nulla giovò la parola udita da loro, non essendosi insinuata colla fede negli ascoltatori. 3 Invece noi entriamo «nel riposo», noi che abbiamo creduto, secondo disse: «Così giurai nell'ira mia: - Non entreranno nel mio riposo! -». E disse così, sebbene fossero già terminate le sue opere da quando ebbe creato il mondo. 4 Difatti in qualche luogo ha detto del settimo giorno così: «Dio nel settimo giorno si riposò da tutte l'opere sue». 5 E qui di nuovo: «Non entreranno nel mio riposo». 6 Or poichè è concesso ad alcuni di entrarvi, e quei che prima ricevettero la buona novella non vi entrarono per la loro disobbedienza, 7 di nuovo fissa un giorno «oggi» dicendo in David, dopo tanto tempo, come s'è visto sopra: «Oggi, se udite la voce di lui, non indurite i vostri cuori». 8 Poichè se Giosuè avesse loro dato il «riposo», David non avrebbe dopo ciò parlato di un altro giorno. 9 Adunque è riserbato un giorno di riposo al popolo di Dio. 10 Poichè chi è entrato nel riposo di lui, anch'egli si riposa dalle opere proprie, come Iddio dalle sue. 11 Affrettiamoci dunque di entrare in quel riposo, perchè non avvenga che qualcuno cada dando lo stesso esempio di disobbedienza. 12 Poichè viva è la parola di Dio, ed efficace, e più tagliente di una spada a due tagli, e penetrante sino a dividere l'anima e lo spirito, e le giunture e le midolle, e scrutatrice dei sentimenti e dei pensieri del cuore; 13 e non v'è creatura che rimanga nascosta davanti a Lui, ma tutto è nudo e palese agli occhi suoi, e a Lui noi dobbiamo render conto. Gesù Cristo è sommo sacerdote. 14 Avendo dunque un grande Sommo Sacerdote che ha traversati i cieli, Gesù figlio di Dio, rimaniamo fermi nella professione di nostra fede. 15 Non abbiamo infatti un sommo sacerdote che non possa compatire le nostre debolezze, ma invece è stato provato in tutto a somiglianza di noi, salvo il peccato. 16 Accostiamoci dunque con fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia per opportuno soccorso.

Capitolo 5

1 - Ogni sommo sacerdote, proveniente dagli uomini, è costituito a vantaggio degli uomini per i loro rapporti con Dio, allo scopo di offrire oblazioni e sacrifizi per i peccati; 2 egli può essere indulgente verso gli ignoranti e i traviati, 3 poichè anch'egli è soggetto a debolezza, e per questo deve, come per il popolo, così per se stesso soffrire sacrifici in espiazione dei peccati. 4 E non v'è alcuno che assuma da sè la dignità, ma vi è chiamato da Dio, com'è il caso di Aronne. 5 Così anche Cristo non s'arrogò da sè la gloria di diventare Sommo Sacerdote, ma gliela diede Colui che disse: «Tu sei figlio mio, oggi io ti ho generato»; 6 come anche in altro luogo dice: «Tu sei sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedec». 7 Egli nei giorni della sua vita nella carne, avendo con forti grida e lagrime, presentato preghiere e supplicazioni a chi lo poteva salvare dalla morte; ed essendo stato esaudito a cagion della sua pietà, 8 pur essendo Figlio, imparò da quel che sofferse a obbedire, 9 e giunto alla perfezione, divenne per tutti quelli che gli obbediscono, cagione di eterna salvezza, 10 proclamato da Dio Sommo Sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec. 11 Intorno a ciò è lungo il mio discorso e difficile a spiegare, perchè voi siete diventati lenti a capire. 12 Poichè mentre per il tempo dovreste essere maestri, avete ancora bisogno vi s'insegnino i primi elementi della parola di Dio, e siete diventati bisognosi di latte piuttosto che di nutrimento solido. 13 Chi prende ancora latte, non ha esperienza del discorso della giustizia, essendo ancora bambino; 14 il cibo solido è solo quello degli uomini fatti, cioè di quelli che per la pratica hanno le facoltà esercitate al discernimento del bene e del male.

Capitolo 6

1 - Perciò lasciando da parte l'insegnamento elementare di Cristo, solleviamoci all'insegnamento perfetto, senza affermare di nuovo i principi fondamentali del ravvederci dell'opere morte e della fede in Dio, 2 della dottrina dei battesimi, dell'imposizione delle mani, della risurrezione dei morti, e del giudizio eterno. 3 Faremo anche questo se Dio lo permetterà. 4 Poichè è impossibile che quelli che furono una volta illuminati, quei che hanno gustato il dono celeste, e son diventati partecipi dello Spirito Santo, 5 e hanno gustato la buona parola di Dio e le meraviglie del mondo a venire, 6 [è impossibile] se un'altra volta cadano, ricondurli a penitenza, ricrocifiggendo essi per conto proprio il Figlio di Dio ed esponendolo all'infamia. 7 La terra quando si imbeve della pioggia che su lei spesso cade, se produce erbe utili a quelli per opera dei quali è coltivata essa ha parte alla benedizione di Dio; 8 ma se non produce che spine e triboli, non gode stima, quasi quasi è maledetta, e la sua fine è il fuoco. 9 Ma rispetto a voi, o diletti, se anche parliamo così, noi abbiam fiducia in cose migliori, che menino alla salvezza. 10 Non è infatti ingiusto Iddio da dimenticarsi delle opere vostre e dell'amore che mostraste al suo nome, avendo reso servigi ai santi e tuttora rendendone. 11 E desideriamo che ciascuno di voi dimostri la stessa diligenza a conservare la più intera fiducia sino alla fine, 12 affinchè non vi facciate pigri, ma siate imitatori di quelli che per la fede e la perseveranza si fanno eredi della promessa. 13 Iddio quando fece la promessa ad Abramo, poichè non aveva da giurare per uno più grande di se stesso, giurò per se stesso, 14 dicendo: «Sì certo, ti benedirò e ti moltiplicherò». 15 Così avendo Abramo perseverato nella fede, ottenne si effettuasse la promessa. 16 Gli uomini infatti giurano per uno più grande di loro, e il giuramento come garanzia è fine a ogni disputa. 17 E Dio volendo più che mai mostrare agli eredi della promessa l'immutabilità della sua risoluzione, intervenne con un giuramento, 18 affinchè per via di due cose immutabili, nelle quali è impossibile c'inganni Dio, noi avessimo un vivo conforto, noi che ci eravamo rifugiati nell'attenerci stretti alla promessa postaci dinanzi; 19 la quale speranza noi teniamo, àncora dell'anima, sicura e salda; la quale penetra di là dal velo, 20 dove, precursore per noi, entrò Gesù, fatto Sommo Sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedec.

Capitolo 7

Gesù Cristo è Sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec. 1 - Questo Melchisedec, re di Salem, sacerdote del Dio altissimo, colui che mosse incontro ad Abramo quando tornava dalla sconfitta dei re, e lo benedisse, 2 a cui Abramo fece anche parte della decima d'ogni cosa, colui il cui nome fu interpretato «re di giustizia» e poi anche «re di Salem» ossia re della pace, 3 colui che è senza padre e senza madre, senza genealogia, e che non ha nè principio di giorni nè termine di vita - così è fatto simile al figlio di Dio, - colui rimane sacerdote in eterno. 4 Considerate quanto è grande colui, a cui il patriarca Abramo diede le decime del miglior bottino. 5 I discendenti dai figli di Levi, che ricevono il sacerdozio, hanno, secondo la Legge, l'ordine di prender le decime dal popolo, ciò è a dire, dai fratelli propri, sebbene usciti dai lombi di Abramo; Costui invece, che pure non è iscritto nelle loro genealogie, ha prelevato la decima su Abramo e ha benedetto colui che aveva le promesse. 7 Or senza alcuna possibilità di contraddire, è l'inferiore che riceve la benedizione del superiore. 8 E qui uomini mortali ricevon le decime, là invece le prende uno di cui si attesta che vive. 9 E (per così dire), Levi stesso che prende le decime, nella persona di Abramo ha ceduto le decime 10 poichè era ancora nei lombi del padre quando lo incontrò Melchisedec. 11 Se dunque la perfezione avesse potuto aver luogo per via del sacerdozio levitico (poichè sotto di esso ricevette il popolo la sua legislazione), che bisogno c'era ancora sorgesse un altro sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec, e non si dicesse secondo l'ordine di Aronne? 12 poichè mutato il sacerdozio, di necessità avviene anche il mutamento della legge. 13 Poichè colui rispetto al qual si dice questo, appartenne a un'altra tribù, dei cui discendenti nessuno fece servizio all'altare; 14 giacchè è certo che il Signor nostro è sorto dalla tribù di Giuda, rispetto alla quale Mosè non disse nulla di relativo a sacerdoti. 15 E molto più evidente ancora si fa la cosa quando si vede sorgere un altro sacerdote secondo la somiglianza di Melchisedec, 16 il quale sacerdote venne a essere non secondo la legge d'un ordine carnale ma in virtù d'una vita imperitura. 17 Difatti l'attestazione è: «Tu sarai in eterno sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec». 18 Così ha luogo l'abrogazione di una legge per quel che v'è di debole e d'inutile, 19 - poichè la Legge non ha portato nulla a perfezione - e v'è l'introduzione di una miglior speranza per cui ci accostiamo a Dio. Altre prerogative del sacerdozio di Gesù. 20 E come ciò avvenne non senza un giuramento (quegli altri senza giuramento sono stati fatti sacerdoti, 21 ma Egli con giuramento per via di chi gli disse: «Giurò il Signore, e non se ne pentirà: - Tu sarai sacerdote in eterno -»), 22 così d'un patto anche migliore del precedente s'è fatto garante Gesù. 23 Inoltre, quelli erano sacerdoti in molti perchè dalla morte erano impediti di perdurar tali; 24 ma Egli rimanendo in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette; 25 ond'è ch'Egli può anche salvar perfettamente coloro che per via di lui si accostano a Dio, sempre essendo vivo sì da poter intercedere in loro favore. 26 Tale era infatti il Sommo Sacerdote che a noi conveniva, santo, innocente, senza macchia, staccato dai peccatori, ed elevato al di sopra dei cieli; 27 il quale non ha bisogno, giorno per giorno, come gli altri sommi sacerdoti, di far sacrifizi prima per i propri peccati, poi per quelli del popolo, poichè questo lo fece per una volta tanto offrendo se stesso. 28 Poichè la Legge costituisce sacerdoti uomini soggetti a ogni debolezza, e la parola del giuramento posteriore alla Legge pone un Figliuolo che è perfetto in eterno.

Capitolo 8

Gesù Cristo è mediatore della nuova Alleanza. 1 - Un punto capitale in quel che stiamo dicendo è questo che noi abbiamo un Sommo Sacerdote tale che si è posto a sedere alla destra del trono della Maestà [divina] nei cieli, 2 qual ministro del santuario e del tabernacolo vero, cui eresse non un uomo ma il Signore. 3 Ogni sommo sacerdote è posto per offrire doni e sacrifizi; onde è necessario che anche egli abbia qualcosa da offrire. 4 Or se egli fosse sulla terra, non sarebbe neppur sacerdote, essendovi già di tali che offrono doni secondo la Legge; 5 i quali attendono a un servizio divino che è copia e ombra delle cose celesti, secondo che n'ebbe divino avviso Mosè nell'atto d'innalzare il tabernacolo; «Bada, dice, tu farai ogni cosa secondo il modello che ti è stato additato sulla montagna». 6 Ma ora Gesù ha ottenuto un servizio divino tanto più alto quanto di miglior patto egli è mediatore, patto fondato su migliori promesse. 7 Se quel primo patto fosse senza difetti, non vi sarebbe stato il caso di porne un secondo. 8 Giacchè gli è biasimo quello che il Signore espresse dicendo: «Ecco i giorni vengono, dice il Signore, in cui contrarrò un nuovo patto colla casa d'Israele e con quella di Giuda; 9 non come il patto che feci coi padri loro nel giorno in cui li presi per mano per condurli fuori dalla terra di Egitto; perchè essi non rimasero fermi al patto mio, e io non mi curai più di loro, dice il Signore. 10 Or questo è il patto che io stringerò colla casa d'Israele; dopo quei giorni dice il Signore: - Metterò le mie leggi nell'intelligenza loro, e sui loro cuori le scriverò, e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo. 11 E non avranno più da ammaestrare ciascuno il proprio concittadino e il proprio fratello dicendo: "Conosci il Signore", perchè tutti mi conosceranno dai piccoli ai grandi di loro; 12 io perdonerò alle iniquità loro e dei loro peccati non mi ricorderò più-». 13 Parlando così di un patto nuovo, ha reso antico quel di prima; e ciò che è fatto antico ed è invecchiato, è vicino a scomparire.

Capitolo 9

Il sacrificio levitico e il sacrificio di Gesù. 1 - Anche il primo patto aveva le sue norme di culto e il santuario terrestre. 2 Infatti fu costruito un tabernacolo con una parte anteriore in cui era il candeliere e la tavola e l'esposizione dei pani che si dice «il santo»; 3 e dietro un secondo tendone eravi il tabernacolo detto «Santo dei Santi» 4 contenente un turibolo d'oro, in cui v'era una tazza d'oro contenente la manna, e la verga d'Aronne che aveva fiorito, e le tavole del patto. 5 Sopra di essa arca, v'erano i Cherubini della gloria, facenti ombra al propiziatorio. Ma di tali cose non è il momento di parlare ora dettagliatamente. 6 Essendo le cose così disposte, nella parte anteriore entrano in qualunque momento i sacerdoti per compire il loro servizio, 7 ma nella parte seconda solo il sommo sacerdote entra una volta all'anno, e non senza sangue che egli offre, per se stesso e per i peccati del popolo; 8 questo volendo significare lo Spirito Santo; che non era ancora aperta la via al Santo dei Santi, finchè sussisteva il tabernacolo anteriore; 9 il che è figura da riferirsi al tempo presente, in quanto che s'offrono doni e sacrifizi non capaci, secondo coscienza, ad elevare alla perfezione chi presta questo culto; norme soltanto carnali oltre quelle che si riferiscono ai cibi, alle bevande, 10 alle diverse abluzioni, norme imposte soltanto fino al tempo della riforma. 11 Ma invece Cristo venuto come Sommo Sacerdote dei beni avvenire, attraverso un più grande e più perfetto tabernacolo, non fatto da mano d'uomo, cioè non di questa creazione [terrestre], 12 nè per il sangue di capri e di vitelli, ma mediante il proprio sangue, entrò una volta per sempre nel Santuario, ottenendoci una redenzione eterna. 13 Se il sangue di capri e di tori, e la cenere d'una giovenca, sparsa su quelli che sono immondi, li santifica rispetto al procurare la purità della carne, 14 quanto più il Sangue di Cristo, il quale per via dell'Eterno Spirito offrì se stesso immacolato a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perchè rendiamo culto al Dio vivente? 15 Per questo Egli è mediatore d'un nuovo patto, affinchè, avvenuta la sua morte allo scopo di redimere i trascorsi commessi sotto il patto di prima, i chiamati ricevano l'eredità eterna loro promessa. 16 Infatti dove c'è un testamento, bisogna intervenga la morte del testatore, 17 poichè un testamento è valido solo se trattasi di morti, nè ha forza alcuna finchè vive il testatore. 18 Ond'è che neppure il primo patto potè senza sangue essere rinnovato. 19 Infatti, quando Mosè ebbe esposti al popolo tutti i precetti secondo la legge, preso del sangue di vitelli e di capri, con acqua e lana scarlatta e issopo, asperse il libro stesso e tutto il popolo, 20 dicendo: «Questo è il sangue dell'alleanza che ha stretto con voi Iddio». 21 E parimenti col sangue asperse il tabernacolo e tutti gli arredi del culto; 22 e secondo la legge quasi ogni cosa si purifica nel sangue, e senza spargimento di sangue non si dà perdono. 23 Era dunque necessario che i simulacri delle cose che son nei cieli fossero purificati in questo modo, e le cose celesti stesse lo fossero con sacrifizi superiori a questi. 24 Cristo non entrò in un santuario manufatto, immagine di quello vero, ma entrò nel cielo stesso, per apparire davanti al cospetto di Dio, per amor nostro; 25 non già per offrire tante volte se stesso come il sommo sacerdote entra nel santuario ogni anno con un sangue che è d'altri; 26 poichè altrimenti molte volte avrebbe dovuto patire dal tempo della creazione; invece egli per una sola volta, al compirsi dei secoli, si manifestò, allo scopo di annullare il peccato per mezzo del sacrificio di se stesso. 27 E siccome è destino dell'uomo morire una sol volta, e che dopo la morte ci sia il giudizio, 28 anche il Cristo dopo essersi offerto una volta per togliere i peccati di molti, apparirà una seconda volta, non più col peccato, per dar la salvezza a quelli che lo aspettano.

Capitolo 10

Inefficacia del sacrificio levitico ed efficacia del sacrificio di Gesù Cristo. 1 - La Legge non avendo che un'ombra dei beni futuri, e non l'immagine essa stessa delle cose, non può mai, pur con codesti sacrifizi, sempre gli stessi anno per anno che perpetuamente offrono, condurre alla perfezione quei che accedono [all'altare]. 2 Altrimenti, non avrebbero essi cessato dall'essere offerti, dato che quei che rendono questo culto, una volta purificati, non avrebbero più alcuna coscienza dei loro peccati? 3 Invece per tali sacrifici il ricordo dei peccati d'anno in anno si rinnova, 4 poichè è impossibile che sangue di tori e di capri tolga le colpe. 5 Ecco perchè, entrando nel mondo, [dice Cristo]: «Tu non hai voluto sacrifizio nè offerta, ma mi hai preparato un corpo; 6 olocausto anche per il peccato tu non gradisti: 7 allora dissi: - Ecco io vengo - (giacchè di me si parla nel rotolo del libro) - per compiere, o Dio, la tua volontà -». 8 Avendo detto prima: «Non hai voluto nè gradito sacrifizi e offerte e olocausti per il peccato» e son le offerte secondo la legge; 9 appresso disse: «Ecco, io vengo a fare la tua volontà», annulla quel di prima perchè rimanga in piedi il secondo punto. 10 E in questa volontà noi siamo stati santificati per l'offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre. 11 Ed ogni sacerdote sta su ogni giorno per il servizio di culto, e offre tante volte gli stessi sacrifizi, i quali non possono mai levar di mezzo il peccato. 12 Questi offrendo unico sacrifizio per i peccati, si assise per sempre alla destra di Dio, 13 attendendo oramai che i suoi nemici siano posti «come sgabello de' suoi piedi». 14 Poichè con una unica offerta ha perfezionato per sempre quelli che son santificati. 15 A noi lo attesta anche lo Spirito Santo; chè dopo aver detto: 16 «Questo è il patto che io patteggerò con loro dopo quei giorni, dice il Signore; mettendo le mie leggi nei loro cuori e le scriverò nel loro pensiero, 17 e dei loro peccati e delle iniquità loro io non più mi ricorderò». 18 Or dov'è remissione dei peccati, non v'è più offerta per il peccato. Bisogna perseverare nella fede di Gesù Cristo. 19 Avendo dunque, o fratelli, in virtù del sangue di Gesù, piena facoltà d'ingresso nel Santuario 20 per quella via nuova e vivente che egli inaugurò per noi a traverso il tendone, cioè traverso la carne sua, 21 e avendo un grande Sacerdote sulla casa di Dio, 22 accostiamoci con cuore sincero, in pienezza di fede, purificati i cuori da ogni mala coscienza, e lavati il corpo con acqua pura; 23 manteniamo ferma la professione della nostra speranza poichè fedele è Chi ha promesso; 24 e a vicenda usiamoci vigilanza per eccitarci all'amore e alle opere buone, 25 non abbandonando le nostre adunanze, com'è costume di fare per alcuni, ma esortandoci, tanto più in quanto vedete che s'avvicina il giorno. Severo giudizio di Dio contro gli apostoli. 26 Poichè se volontariamente manchiamo dopo aver avuto la notizia della verità, non riman più alcun sacrifizio per i peccati, 27 e vi sarà una terribile attesa di giudizio, e la vampa d'un fuoco che sarà per divorare i ribelli. 28 Uno che abbia violato la legge di Mosè, senza pietà, in forza di due o tre testimonianze, muore; 29 di quanto più severo castigo pensate sarà per esser giudicato degno chi si sarà messo sotto i piedi il figlio di Dio, e avrà stimato vile il sangue del patto nel quale fu santificato, e avrà oltraggiato lo spirito della grazia? 30 Sappiam bene chi ha detto: «A me la vendetta, io ripagherò!»; e di nuovo: «Il Signore giudicherà il suo popolo!». 31 È terribile il cadere nelle mani del Dio vivente. Costanza mostrata in altre persecuzioni. 32 Richiamate alla memoria i giorni di prima, in cui dopo essere stati illuminati, doveste tollerare grande lotta di sofferenze, 33 da una parte esposti come a spettacolo a oltraggi e tribolazioni, dall'altra accomunandovi voi con quelli che così erano maltrattati. 34 E difatti voi soffriste insieme coi carcerati e la confisca delle vostre sostanze accoglieste con gioia, sapendo di avere per voi una ricchezza migliore e durevole. 35 Non rinunziate dunque alla vostra ferma fiducia, la quale ha una sicura ricompensa. 36 Poichè di costanza avete bisogno, affinchè facendo la volontà di Dio possiate conseguire la promessa. 37 Poichè ancora «un po' di tempo, poco dopo; e chi viene verrà e non tarderà; 38 e il giusto mio vivrà per la fede; ma se indietreggia, non ha gradimento in lui l'anima mia». 39 Ma noi non siamo quei della ritirata che porta alla perdizione, bensì della fede per la salvezza dell'anima.

Capitolo 11

Splendidi modelli di costanza nella fede. 1 - La fede è realtà di cose sperate, e convincimento di cose che non si vedono. 2 In questa gli antichi ricevettero buona testimonianza. 3 Per fede noi pensiamo che il mondo è stato formato dalla parola di Dio, in modo che ciò che si vede non è sorto da cose che già apparivano.- 4 Per fede Abele offrì a Dio un sacrifizio più eccellente che quel di Caino, e per esso ebbe la testimonianza di essere giusto, attestandolo Dio stesso col gradire le offerte di lui, e per via della fede, essendo morto, parla ancora.- 5 Per la fede Enoc fu trasportato sì che non vedesse la morte e non si trovò più perchè Dio l'aveva portato via, ma prima della sparizione ricevette la testimonianza di essere piaciuto a Dio. 6 Or senza fede non è possibile piacere a Dio, poichè chi s'accosta a Dio, deve credere che Egli esiste, e che Egli è rimuneratore di quelli che lo cercano.- 7 Per la fede Noè divinamente avvisato di cose ancor non visibili, con pia cautela costruì un'arca per la salvezza della sua casa, e per essa condannò il mondo e divenne erede di quella giustizia che si ottiene secondo la fede.- 8 Per la fede Abramo chiamato a partire per un luogo che doveva ricevere in eredità, obbedì, e partì senza sapere dove andava. 9 E per la sua fede venne a stanziarsi nella terra promessa come in terra straniera abitando nelle tende, insieme con Isacco e Giacobbe, eredi con lui della medesima promessa; 10 poichè egli attendeva la città fornita di solide fondamenta, di cui architetto e costruttore è Iddio.- 11 Per la fede la stessa Sara ricevette, oltre il limite dell'età, la virtù di dare in luce una creatura, poichè stimò fedele chi l'aveva promesso. 12 E però da uno solo, e da uno già decrepito nacquero tanti di numero quante sono le stelle del cielo e i granelli di sabbia presso la riva del mare, che sono innumerabili.- 13 Nella fede morirono tutti costoro senza aver conseguito la terra che era stata promessa, ma vedendola di lontano, e abbracciandola, e confessando di essere forestieri e di passaggio sulla terra. 14 Chi dice così mostra chiaramente che è in cerca di una patria. 15 Se avessero avuto in mente quella onde erano usciti, avrebbero avuto tempo di ritornarvi, 16 invece aspirano ad una migliore e vale a dire a una patria celeste. E però Dio non si vergogna di essere chiamato il Dio loro, poichè preparò loro una città.- 17 Per la fede Abramo messo alla prova offrì Isacco, l'unico suo figliuolo, egli che aveva ricevuto le promesse, 18 e gli s'era detto che «per via di Isacco una discendenza sarebbe chiamata col suo nome», 19 egli faceva conto che Dio può anche risuscitare da morte; ond'è che lo riebbe come in figura.- 20 Per la fede Isacco benedì Giacobbe ed Esaù, in cose avvenute.- 21 Per la fede Giacobbe morendo benedì ciascuno dei figli di Giuseppe, e «appoggiato al sommo del suo bastone s'inchinò».- 22 Per la fede Giuseppe morendo rammentò l'esodo dei figli d'Israele, e diè degli ordini relativamente alla sua salma.- 23 Per la fede Mosè appena nato rimase nascosto tre mesi per opera de' suoi genitori, perchè videro che il bambino era bello e non si lasciarono spaventare dall'ordine del re.- 24 Per la fede Mosè, fatto grande, rifiutò di esser detto figlio di una figlia di Faraone, 25 preferendo essere maltrattato insiem col popolo di Dio, che avere il godimento momentaneo della colpa, 26 e stimando maggior ricchezza dei tesori egiziani l'obbrobrio di Cristo, poichè aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa.- 27 Per la fede lasciò l'Egitto, non temendo l'ira del re, perchè come se vedesse l'invisibile, tenne duro.- 28 Per la fede celebrò la Pasqua e fece l'aspersione del sangue, perchè lo sterminatore dei primogeniti non toccasse quei di loro [Israeliti].- 29 Per la fede passarono il Mar Rosso come su terra asciutta, della quale avendo fatto la prova, gli Egiziani furono ingoiati.- 30 Per la fede caddero le mura di Gerico: fattone il giro per sette giorni.- 31 Per la fede Raab la cortigiana, non perì coi ribelli, avendo accolto le spie con benevolenza.- 32 E che dirò io ancora? mi mancherebbe il tempo a parlare di Gedeone, di Barac, di Sansone, di Jefte, di David e Samuele e dei profeti; 33 i quali per la fede conquistarono dei regni, esercitarono la giustizia, conseguirono le cose promesse, chiusero le gole dei leoni, 34 spensero la forza del fuoco, scamparono al taglio della spada, ricevettero forza quando s'erano infiacchiti, diventarono valenti in guerra, misero in fuga eserciti stranieri. 35 Delle donne riebbero i loro morti per risurrezione; altri furono messi alla tortura, non accettando la liberazione per ottenere una risurrezione migliore, 36 altri ebbero a provare scherni e sferze, e anche ceppi e prigione; 37 furon lapidati, sottoposti a dure prove, segati, morirono di spada, andarono in giro in pelli di capra, mancanti di tutto, perseguitati, maltrattati. 38 Di essi non era degno il mondo, e andavano errando per i deserti e i monti e le caverne e spelonche e le grotte della terra. 39 Ebbene anche costoro pur ricevendo testimonianza per la fede non conseguirono l'oggetto della promessa, 40 Dio avendo in vista qualcosa di meglio per noi, perchè non arrivassero alla perfezione senza di noi.

Capitolo 12

L'esempio di Gesù Cristo. Le tribolazioni segno dell'amor di Dio. 1 - Adunque anche noi, circondati come siamo da sì gran nuvolo di testimoni, facendo getto di ogni impedimento e del peccato che sì ci avvolge, con costanza corriamo l'agone che ci è proposto, 2 guardando al duce e perfezionatore della fede Gesù, il quale in luogo della gioia che gli si parava innanzi, sostenne il supplizio della croce disprezzandone l'ignominia, e si assise alla destra del trono di Dio. 3 Or considerate chi ha sopportato una tale opposizione contro la propria persona da parte dei peccatori, perchè non vi stanchiate perdendovi d'animo. 4 Voi non avete ancora resistito fino al sangue lottando contro il peccato, 5 e vi siete scordati dell'esortazione che a voi, come a figliuoli, dice: «Figlio mio, non far poco caso della disciplina del Signore, e non ti scoraggiare quando sei da lui ripreso; 6 poichè il Signore castiga chi ama e sferza ogni figliuolo che accoglie». 7 Perseverate nella disciplina; come figliuoli vi tratta Iddio; qual figlio c'è che il padre non corregga? 8 Se siete fuori di disciplina, di cui tutti sono partecipi, siete bastardi, non figli legittimi. 9 E poi, i nostri padri della carne noi li avevamo castigatori, e pur li rispettavamo; non dovremo tanto più sottoporci al padre degli spiriti, per aver la vita? 10 Quelli ci castigavano secondo quel che pareva loro per pochi giorni; Dio lo fa per nostro vantaggio, affinchè partecipiamo alla santità di lui. 11 Ogni castigo non sembra lì per lì esser di gioia, bensì di dolore; ma più tardi porta a chi è per via di esso esercitato, pacifico frutto di giustizia. 12 Perciò «rilevate le mani cascanti e le ginocchia sciolte», 13 è «sentieri diritti fate per i vostri piedi», affinchè lo zoppo non si svii ma anzi risani. Virtù da praticarsi dai fedeli. 14 Cercate sempre la pace con tutti, e la santità, senza la quale nessuno vedrà il Signore, 15 badando che nessuno si scosti dalla grazia di Dio; che nessuna radice di amarezza, mettendo su germogli, disturbi, e ne siano infetti i molti; 16 che nessuno sia impuro o profano, come Esaù, che per un sol cibo cedette la sua primogenitura. 17 Voi sapete che anche dopo, volendo ereditare la benedizione [paterna], fu respinto, perchè non trovò modo di farlo mutar di sentimento, per quanto la sollecitasse colle lagrime agli occhi. 18 Poichè voi non vi siete accostati a cosa tangibile nè a fuoco ardente, nè a nuvole, nè a tenebre, nè a tempeste, 19 nè al suon della tromba, nè alla voce parlante che chi l'udì, richiese non s'aggiungessero più discorsi, 20 poichè non tolleravano quel divieto «anche se una bestia tocchi il monte sarà lapidata» 21 e lo spettacolo era sì terribile che Mosè disse: «Sono spaventato e tremo tutto!», 22 ma voi vi siete accostati al monte Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste, e alle miriadi di angeli, adunata 23 e assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, e a Dio giudice di tutti, e agli spiriti dei giusti arrivati alla perfezione, 24 e a Gesù mediatore del nuovo patto, e al sangue dell'aspersione che parla meglio di quello d'Abele. 25 Badate a non dispensarvi dall'ascoltar chi parla; poichè se quelli [gli Israeliti] non scamparono avendo negato di dar ascolto a chi sulla terra pubblicava i suoi oracoli, molto meno scamperemo noi se voltiam le spalle a chi parla dai cieli. 26 La sua voce allora scosse a terra, ora ha promesso dicendo: «Ancora una volta io scuoterò non solo la terra ma anche il cielo». 27 Or questo «ancora una volta» indica il passaggio delle cose che possono essere scosse come cose create, affinchè sussistan sempre le cose che non possono essere scosse. 28 Perciò ricevendo noi un regno non scotibile, siamone grati, e colla gratitudine rendiamo a Dio un culto nel modo a lui gradito, con pietà e timore. 29 Poichè il nostro Dio è anche «un fuoco che divora».

Capitolo 13

1 - L'amor fraterno rimanga fra voi. 2 Non dimenticate l'ospitalità, poichè per via di essa alcuni ospitarono, senza saperlo, degli angeli. 3 Ricordatevi dei carcerati, come se foste compagni del carcere, e dei tormentati, pensando che anche voi avete un corpo. 4 Siano onorate le nozze in tutto, e il talamo sia senza macchia; gli impuri e gli adulteri Dio li giudicherà. 5 Senza avidità di danaro sia la vostra condotta, contentandovi di ciò che avete; poichè egli disse: «Io non ti lascerò, nè abbandonerò»; 6 talchè con piena fiducia possiamo dire: «Il Signore mi è di aiuto, io non temerò nulla; che male può farmi un uomo?». 7 Ricordatevi di quelli che sono stati a voi preposti, i quali vi hanno annunziato la parola di Dio; e considerando l'esito del loro tenor di vita, imitatene la fede. 8 Gesù Cristo è il medesimo ieri e oggi, ed è anche per i secoli. 9 Non lasciatevi trascinare da dottrine diverse e forestiere, poichè è bene che il cuore sia rinsaldato dalla grazia, e non da pratiche circa gli alimenti, che in nulla giovarono a chi le osservava. 10 Abbiamo un altare da cui non han diritto di trar cibo quelli che seguono il culto del tabernacolo. 11 Poichè i corpi delle vittime il cui sangue portato nel santuario si offre dal sommo sacerdote per i peccati, tali corpi son bruciati fuori del campo. 12 Gesù per santificare col suo sangue il popolo soffrì fuori della porta. 13 Usciamo dunque verso lui fuori del campo, portando gli oltraggi di lui, 14 poichè non abbiamo qui una città permanente, ma cerchiamo quella avvenire. 15 Per lui dunque offriamo continuamente a Dio un sacrifizio di lode, cioè il frutto di labbra confessanti il suo nome. 16 E non dimenticatevi di far del bene e di partecipare [il vostro ad altri]; poichè di tali sacrifizi Dio si compiace. 17 Obbedite ai vostri capi e siate sottomessi, giacchè essi vegliano per le anime vostre come ne devano render conto, affinchè con gioia lo facciano, non gemendo e sospirando, chè questo sarebbe senza alcun utile per voi. Ultime raccomandazioni e saluti. 18 Pregate per noi, poichè crediamo di avere una buona coscienza, volendo in ogni cosa condurci onestamente. 19 Sopratutto vi esorto a pregare affinchè al più presto io vi sia restituito. 20 E il Dio della pace che in virtù del sangue dell'eterno patto, ha risuscitato dai morti il gran pastore delle pecore, il Signor nostro Gesù, 21 vi renda atti a ogni opera buona sicchè possiate fare la sua volontà, operando egli in noi ciò che è gradito a' suoi occhi, per opera di Gesù Cristo a cui sia gloria nei secoli de' secoli. Amen. 22 Vi prego, o fratelli, prendete in buona parte il discorso di esortazione, poichè vi ho scritto brevissimamente. 23 Sappiate che il nostro fratello Timoteo è stato rilasciato; se egli verrà presto, io verrò a vedervi con lui. 24 Salutate tutti i vostri capi e tutti i santi. Vi salutano i fratelli d'Italia.

25 La grazia sia con voi tutti.

 

 

 

PRIMA LETTERA AI TESSALONICESI Anni 52-53 d.C. Da Corinto

Capitolo 1

Intestazione e ringraziamento a Dio. 1 - Paolo e Silvano e Timoteo alla Chiesa dei Tessalonicesi, in Dio Padre e Signore Gesù Cristo, grazia a voi e pace. 2 Noi rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, facendone menzione nelle nostre preghiere, 3 e non cessando mai di ricordare nel cospetto di Dio e Padre nostro, l'opera vostra di fede e la carità laboriosa e la costante speranza che avete in Gesù Cristo Signor nostro. 4 Noi sappiamo, o fratelli amati da Dio, che siete fra gli eletti, 5 poichè il nostro Vangelo non è stato tra voi solo a parole ma con possanza, e nello Spirito Santo, e in molta pienezza; così voi sapete quali noi siamo stati fra voi per amor vostro. 6 E voi vi siete fatti imitatori nostri e del Signore, accogliendo la parola, pur in mezzo a molte tribolazioni, con la gioia dello Spirito Santo, 7 tanto da riuscir voi modello a tutti i credenti nella Macedonia e nell'Acaia. 8 Poichè da voi si divulgò la parola del Signore, non solo nella Macedonia e nell'Acaia, ma da per tutto si è sparsa la fede vostra in Dio, sicchè non occorre di riparlarne; 9 giacchè la gente stessa riferisce di noi, quale accoglienza abbiamo avuto tra voi, e come vi siete dagli idoli convertiti a Dio per servire al Dio vivo e vero, 10 e attendere dai cieli il Figlio di lui (ch'egli risuscitò dai morti), Gesù, il quale ci salverà dall'ira ventura.

Capitolo 2

Ministero apostolico di Paolo. 1 - Voi ben sapete, o fratelli, che la nostra venuta non è stata vana,

2 ma avendo patito e ricevuto oltraggi, (come sapete) a Filippi, pure abbiamo preso coraggio nel nostro Dio di parlare il Vangelo di Dio pur con tanta preoccupazione. 3 Poichè l'esortazione nostra, non da errore procede, nè da idee men pure, nè si aggira in inganni, 4 ma siccome fummo approvati da Dio perchè a noi si affidasse il Vangelo, così ne parliamo, non per piacere agli uomini ma a Dio che scruta i nostri cuori. 5 Poichè, come sapete, non mai fu il nostro discorso di adulazione, nè pretesto di guadagno, Dio ci è testimone, 6 nè cercavamo gloria fra gli uomini nè da voi, nè da altri, 7 pur potendo essere di un qualche peso come apostoli di Cristo, ma ci siamo fatti piccoli in mezzo a voi, come una nutrice, che carezzi le proprie creature; 8 così dunque nel nostro tenero amore per voi eravamo disposti a darvi non solo il Vangelo di Dio, ma anche la nostra stessa vita perchè eravate diventati per noi oggetto di grande amore. 9 Voi ricordate, o fratelli, le nostre fatiche e angustie; notte e giorno lavorando per non esser di peso a nessuno di voi, abbiamo annunziato tra voi il Vangelo di Dio. San Paolo predica ai tessalonicesi 10 Siete voi testimoni, e lo è pure Iddio, come santamente e giustamente e irreprensibilmente ci siam diportati con voi credenti; 11 e sapete altresì che, (come un padre fa' co' suoi figliuoli), 12 noi esortavamo ciascuno di voi, confortando e anche scongiurando, a tenere una condotta degna di Dio, che vi chiamò al suo regno e alla sua gloria. 13 Ed è per questo che noi ringraziamo continuamente Iddio, che voi accogliendo la parola di Dio da noi udita, l'avete accettata, non come parola di uomini, ma (com'è davvero), parola di Dio, la quale mostra la sua efficacia in voi che credete. 14 Giacchè voi, o fratelli, siete diventati imitatori delle chiese di Dio che sono nella Giudea, in Cristo Gesù; e difatti avete sofferto anche voi le stesse cose da parte dei vostri connazionali, come quelli dai Giudei, 15 cioè da coloro che anche hanno ucciso il Signore Gesù e i profeti, e hanno perseguitato noi, e che non piacciono a Dio, e sono contrari a tutti gli uomini, 16 in quanto impediscono noi di parlare alle Genti onde siano salvate, talmente, che essi colmano continuamente [la misura dei] loro peccati. Ma è giunta su loro l'ira [di Dio] sino in fondo. Amore sollecito di Paolo per i Tessalonicesi. 17 E noi, o fratelli, strappati da voi per un po' di tempo, separati d'aspetto ma non di cuore, tanto maggiormente, pel gran desiderio, ci siam proposti di rivedervi; 18 per ciò avevamo disposto di venir da voi, almeno io Paolo, e una e due volte; ma Satana c'impedì. 19 Giacchè qual sarà la nostra speranza o gioia o corona di gloria davanti al Signor nostro Gesù nel momento della sua venuta, se non sarete anche voi? 20 Sì, voi siete la gloria nostra e la nostra gioia.

Capitolo 3

1 - Perciò non potendo più resistere, abbiamo pensato bene di rimaner soli in Atene, 2 e mandammo Timoteo, il nostro fratello e ministro di Dio nel Vangelo di Cristo, per confermarvi e incoraggiarvi nella vostra fede, 3 sì che nessuno si conturbi in queste tribolazioni; sapete anche voi che a questo siam destinati; 4 poichè anche quando eravamo da voi, vi predicevamo che si sarebbero avute tribolazioni, come avvenne e voi lo sapete. 5 Per questo appunto anch'io non potendo più tenermi ho mandato a prender notizia della vostra fede, per timore che il tentatore vi avesse tentati, e la nostra fatica fosse riuscita a vuoto. 6 Ma testè, essendo tornato Timoteo da voi, e dandoci la buona novella della vostra fede, del vostro amore e della buona memoria che conservate sempre di noi, e del vostro desiderio di vederci, come è di noi per voi, 7 per questo abbiamo avuto grande consolazione, o fratelli, rispetto a voi, pur in mezzo a tutte le necessità e afflizioni nostre a cagione della vostra fede. 8 Ora sì viviamo, se voi rimanete saldi nel Signore. 9 E qual ringraziamento possiamo noi fare a Dio sul conto vostro per tutta la gioia che proviamo per causa vostra davanti al nostro Dio, 10 dì e notte sempre più caldamente pregandolo di poter rivedere la vostra presenza, e perfezionare dove ha mancamenti la vostra fede? 11 Or lo stesso Dio e Padre nostro, e il Signor nostro Gesù, ci aprono la via per venir da voi, 12 e faccia il Signore che in voi cresca e sovrabbondi l'amore e tra voi e verso tutti, come anche il nostro amore verso di voi, 13 al fine di confermare i vostri cuori innocenti nella santità davanti al Dio e Padre nostro, per la venuta del nostro Signor Gesù con tutti i suoi santi.

Capitolo 4

Esortazione alla purità, alla carità, al lavoro. 1 - Del rimanente, fratelli, poichè avete sentito da noi qual sia la condotta da tenere per piacere a Dio, vi chiediamo e vi esortiamo nel Signore Gesù a seguir questa condotta, affinchè progrediate sempre più. 2 Voi ben sapete quali precetti noi vi abbiamo dato per via del Signore Gesù. 3 Poichè questa è la volontà di Dio, la santificazione vostra; che v'asteniate dalla fornicazione; 4 che ciascuno di voi sappia tenere il proprio corpo in santità e onestà, 5 non lasciandovi dominare dalla concupiscenza, come fanno i Gentili che non conoscono Dio; 6 che nessuno usi soperchierie o inganni nei negozi col proprio fratello, perchè il Signore fa giustizia di tutte queste cose, come v'abbiamo già detto e dichiarato. 7 Dio ci ha chiamato non a impurità, ma a santificazione. 8 Dimodoche chi sprezza ciò, non disprezza un uomo ma Iddio stesso, che dà a voi il suo Spirito Santo. 9 Quanto all'amor fraterno, non avete bisogno ch'io vi scriva, poichè voi stessi avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri; 10 e lo fate veramente per tutti i vostri fratelli in tutta la Macedonia. 11 Noi, o fratelli, vi esortiamo a farlo sempre di più, e abbiate l'ambizione di viver tranquilli, e attendere ai vostri affari e lavorare colle vostre mani, come vi abbiamo inculcato, 12 affinchè viviate in modo decoroso rispetto a quei di fuori, e non abbiate bisogno di nessuno. La sorte dei trapassati. 13 Non vogliamo poi, o fratelli, che siate nell'ignoranza per quel che riguarda quelli che dormono [il sonno della morte], affinchè non vi rattristiate come gli altri che non hanno speranza. 14 Se crediamo che Gesù è morto ed è risuscitato, del pari Iddio quelli che son morti per via di Gesù li ricondurrà con sè. 15 Questo vi diciamo colla parola del Signore, che noi rimasti vivi fino alla venuta di Lui, non precederemo quelli che si sono addormentati. 16 Il Signore stesso al segnale, alla voce dell'arcangelo e allo squillo della tromba divina, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo prima risusciteranno, 17 appresso, noi rimasti vivi insiem con loro, saremo rapiti nelle nuvole per muovere incontro al Signore nell'aria, e così saremo sempre col Signore. 18 Sicchè riconfortatevi a vicenda in siffatti discorsi.

Capitolo 5

Il tempo della venuta di Gesù è ignoto. 1 - Quanto al tempo e al momento, o fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; 2 voi stessi sapete benissimo che il dì del Signore verrà come un ladro di notte. 3 Quando diranno: «Pace e sicurezza», allora improvvisa sopraggiungerà la rovina, come le doglie del parto a donna incinta, e non sfuggiranno. 4 Ma voi, o fratelli, non siete nelle tenebre, sì che quel giorno vi abbia a sorprendere come un ladro; 5 poichè siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte nè delle tenebre. 6 Adunque non dormiamo come gli altri, ma vegliamo e siamo sobrii. 7 Poichè quei che dormono, dormon di notte, e quei che si inebriano, s'inebriano di notte; 8 ma noi figli del giorno, siamo sobrii, rivestendo la corazza della fede e della carità, e prendendo per elmo la speranza della salvezza; 9 poichè Iddio non ci ha destinati all'ira ma all'acquisto della salvezza per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo, 10 morto per noi, affinchè, sia che vegliamo sia che dormiamo, insieme con lui viviamo. 11 Perciò consolatevi a vicenda, ed edificatevi l'un l'altro, come state facendo. Raccomandazioni diverse. - Saluti.12 Vi preghiamo poi, o fratelli, di riconoscere quelli che faticano tra voi e vi guidano nel Signore e vi danno consigli; 12 abbiateli in amore grande per l'opera loro. Vivete in pace fra voi. 14 E vi esortiamo, o fratelli, ammonite i disordinati, confortate i pusillanimi, sostenete i deboli, siate pazienti con tutti. 15 Badate che nessuno renda altrui male per male, ma sempre fatevi del bene a vicenda e verso tutti. 16 Sempre state allegri, 17 e pregate senza cessar mai. 18 In ogni cosa rendete grazie, poichè questa è la volontà di Dio manifestata a voi in Gesù Cristo. 19 Non spegnete lo spirito. 20 Le profezie tenetele in conto. 21 Tutto esaminate, ritenete il bene. 22 Da ogni specie di male astenetevi. 23 Lo stesso Dio della pace vi santifichi in modo completo, e tutto l'essere vostro, lo spirito, l'anima e il corpo, sia conservato irreprensibilmente alla venuta del Signor nostro Gesù Cristo. 24 Chi vi ha chiamato è fedele, e farà anche questo. 25 Fratelli, pregate per noi. 26 Salutate tutti i fratelli col bacio santo. 27 Vi scongiuro pel Signore che questa lettera sia letta da tutti i santi fratelli. 28 La grazia del Signor nostro Gesù Cristo sia con voi.

 

SECONDA LETTERA AI TESSALONICESI Anno 53 d.C., da Corinto.

Capitolo 1

Iscrizione, ringraziamento a Dio e incoraggiamenti. 1 - Paolo e Silvano e Timoteo alla Chiesa dei Tessalonicesi in Dio Padre nostro e nel Signore Gesù Cristo, 2 grazia a voi e pace da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo. 3 Noi dobbiamo sempre ringraziar Dio per voi, o fratelli, com'è degno, perchè cresce la vostra fede e s'aumenta l'amore di ognuno di voi verso gli altri; 4 tanto che noi stessi ci gloriamo di voi nelle chiese di Dio a motivo della vostra costanza e fede in tutte le vostre persecuzioni e afflizioni che dovete sopportare; 5 indizio del giusto giudizio di Dio, a fine che siate ritenuti degni del regno di Dio, per il quale anche soffrite; 6 essendo pur giusto presso Dio il ricambiare tribolazioni a quei che fan tribolar voi, 7 e che a voi tribolati sia data requie con noi; ciò nel rivelarsi che farà il Signor Gesù dal cielo coi potenti angeli suoi, 8 in un incendio di fiamme, facendo vendetta di coloro che non conoscono Iddio e non ubbidiscono al Vangelo del Signor nostro Gesù; 9 i quali saranno puniti d'eterna perdizione, lungi dalla faccia del Signore e dalla gloria della sua potenza; 10 in quel giorno quando Egli verrà per essere glorificato in mezzo a' suoi santi e ad essere ammirato fra tutti quelli che hanno creduto, poichè anche presso voi ha trovato fede la nostra testimonianza. 11 Al qual fine noi preghiamo anche sempre per voi, onde il nostro Dio vi faccia degni della sua chiamata, e compia efficacemente tutta la volontà sua buona, e l'opera della fede, 12 affinchè sia glorificato il nome del Signor nostro Gesù Cristo fra voi e voi in lui, secondo la grazia del Dio nostro e del Signore Gesù Cristo.

Capitolo 2

Segni precursori della fine del mondo. 1 - E vi preghiamo, o fratelli, quanto alla venuta del Signor nostro Gesù Cristo e alla nostra radunata per muovergli contro, 2 di non lasciarvi smuovere dal vostro pensiero, nè lasciarvi intimorire nè per false ispirazioni nè per discorsi nè per lettera come venisse da me, quasicchè sia imminente il giorno del Signore. 3 Che niuno v'inganni in nessuna maniera; perchè ciò non sarà, se prima non venga l'apostasia e si sia rivelato l'uomo del peccato, il figlio della perdizione, 4 l'avversario, che si innalza sopra tutto quello che è chiamato Dio o che è oggetto di venerazione al punto da sedersi egli nel tempio di Dio, proclamando se stesso come Dio. 5 Non ricordate che quando ero ancora presso voi, ve le dicevo queste cose? 6 Adesso sapete ciò che lo trattiene, in modo che egli si manifesterà solo al tempo opportuno. 7 Già è in azione il mistero dell'iniquità; solamente v'è colui che lo trattiene ora e lo tratterrà fino a che sia tolto di mezzo. 8 Allora l'iniquo si manifesterà, e il Signore Gesù lo distruggerà col fiato della sua bocca e lo annichilirà con lo splendore di sua venuta. 9 La venuta di costui avrà luogo per opera di Satana, con ogni potenza e segni e prodigi bugiardi, 10 e con tutti gli inganni di ingiustizia per quelli che periranno per non aver accolto l'amore della verità in maniera da salvarsi. E per questo manderà loro Iddio forza d'inganni sì che credano alla menzogna, 11 onde siano condannati quelli che non hanno creduto alla verità e anzi si son compiaciuti dell'ingiustizia. 12 Noi poi dobbiamo rendere sempre grazie al Signore per voi, o fratelli amati dal Signore, perchè vi ha scelti Iddio primizie della salvezza, nella santificazione dello Spirito e nella fede della verità; 13 e a ciò v'ha chiamato mediante il nostro Vangelo per l'acquisto della gloria del nostro Signor Gesù Cristo. 14 Adunque, o fratelli, state saldi, e tenete fermi gli insegnamenti che avete ricevuto sia col discorso sia a mezzo della nostra lettera. 15 Lo stesso Signor nostro Gesù Cristo e Iddio nostro Padre che ci ha amato e ci ha dato eterna consolazione e buona speranza nella grazia sua, 16 consolino i vostri cuori e vi confermino in ogni opera e discorso buono.

Capitolo 3

Raccomandazioni diverse. - Saluti. 1 - Del resto, pregate, o fratelli, per noi, perchè la parola del Signore abbia corso e sia glorificata come presso di voi, 2 e affinchè noi siamo liberati dagli uomini protervi e malvagi, poichè non è di tutti la fede. 3 Ma fedele è Dio che vi conforterà e custodirà dal maligno. 4 Abbiam piena fede in Dio per voi, che voi fate e farete le cose che ordiniamo. 5 E il Signore diriga i vostri cuori all'amore di Dio e alla paziente aspettativa di Cristo. 6 Vi prescriviamo poi, o fratelli, nel nome del Signore Gesù Cristo, di tenervi lontani da qualunque fratello che si conduca disordinatamente, e non secondo l'insegnamento che avete ricevuto da noi. 7 Poichè voi sapete come ci dovete imitare; non mica in modo disordinato noi abbiamo vissuto fra voi, 8 nè abbiamo mangiato gratuitamente il pane da nessuno, ma con fatica e pena, notte e giorno lavorando, per non esser di peso ad alcuno di voi. 9 Non che non avessimo la podestà di ciò, ma per dare in noi stessi a voi un esempio da imitare. 10 E quando eravamo presso di voi, questo precetto vi davamo che se uno non vuol lavorare, neppur non deve mangiare. 11 Ma sentiamo dire, che alcuni fra voi si conducono disordinatamente, non facendo nulla ma dandosi da fare in cose che non appartengono loro. 12 Ora a sì fatti noi prescriviamo ed esortiamo nel Signore Gesù Cristo, che mangino il loro pane lavorando tranquillamente. 13 E voi, o fratelli, non vi stancate di fare il bene. 14 E se qualcuno non dà retta alla nostra parola per mezzo di questa lettera, costui segnatelo, rammentando di non aver commercio con lui affinchè si vergogni; 15 non dico di trattarlo come nemico, ma ammonitelo come fratello. 16 E lo stesso Signore della pace dia la pace a voi del continuo in ogni maniera. Il Signore sia con voi tutti. 17 Il saluto di mia mano di Paolo, che è come il sigillo di ogni lettera; io scrivo così. 18 La grazia del Signor nostro Gesù Cristo sia con tutti voi.

 

 

 

PRIMA LETTERA A TIMOTEO Anno 65 d.C. circa. Dalla Macedonia.

Capitolo 1

Intestazione e saluti. 1 - Paolo apostolo di Cristo Gesù, secondo l'ordine di Dio Salvatore nostro, e di Cristo Gesù nostra speranza, 2 a Timoteo diletto figlio nella fede, grazia, misericordia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù nostro Signore. Timoteo deve combattere le false dottrine. 3 Già ti ho raccomandato venendo in Macedonia, di rimanere ad Efeso per far intendere ad alcuni di non insegnare dottrine aliene, 4 e di non andar dietro a miti e genealogie interminabili, le quali dànno luogo a dispute, anzichè promuovere l'opera di Dio che sta nella fede. 5 Ora il fine dell'ammaestramento è l'amore che proviene da un cuore puro, da una coscienza buona e da una fede sincera, 6 le quali cose perdendo di mira, alcuni si son sviati a un vano parlottare, 7 pretendendo essere dottori della Legge, mentre non sanno neppure quel che dicono, nè intorno a che cosa mostrano tanta sicumera. 8 Ora noi sappiamo bene che la Legge è buona se altri se ne serva legittimamente, 9 nella persuasione che la Legge non è fatta per il giusto, ma per i non giusti e riottosi, per gli empi e i peccatori, per gli scellerati e i profani, per i parricidi e matricidi e omicidi, 10 per i fornicatori, per i sodomiti, per i ladri d'uomini, i bugiardi, gli spergiuri, e se altra cosa s'oppone alla sana disciplina, 11 conforme al Vangelo di gloria del beato Dio, che fu a me affidato. 12 Io rendo grazie al mio datore di forza Cristo Gesù nostro Signore, che mi ha stimato fedele, ponendomi nel suo ministerio, 13 mentre prima ero bestemmiatore e persecutore violento; ma ottenni misericordia perchè agii per ignoranza nella mia incredulità, 14 e la grazia del nostro Signore sovrabbondò, con la fede e con l'amore in Cristo Gesù. 15 Ecco una parola di fede e degnissima d'ogni accoglimento, questa, che Cristo Gesù venne nel mondo a salvare i peccatori; di cui io sono il primo; 16 ma per questo ottenni misericordia perchè in me primo mostrasse Gesù Cristo tutta la sua longanimità, a esempio di chi è per credere a lui per la vita eterna. 17 Al re dei secoli, immortale, invisibile, unico Dio, onore e gloria per i secoli dei secoli. Amen. 18 Questi avvertimenti ti raccomando, o figlio Timoteo, secondo le predizioni prima fatte su di te; affinchè tu, conforme a quelle, combatta la buona battaglia,19 mantenendo la fede e la buona coscienza, la quale rigettando, alcuni han fatto naufragio rispetto alla fede. 20 E son di questo numero Imeneo ed Alessandro, che io ho abbandonato a Satana, perchè imparino a non dir bestemmie.

Capitolo 2

La preghiera pubblica. 1 - Ti esorto dunque prima di tutto a far preghiere, supplicazioni, invocazioni, azioni di grazie per tutti gli uomini, 2 e per i re e tutti quelli che stanno in posizione elevata, affinchè possiamo condurre una vita tranquilla e quieta, con tutta pietà e dignità. 3 Questo è bello e accetto al cospetto di Dio Salvatore nostro, 4 il quale vuole che tutti gli uomini si salvino, e pervengano al riconoscimento della verità. 5 Poichè uno è Iddio, uno anche il mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, 6 colui che diede se stesso prezzo di riscatto per tutti; testimonianza fatta nel suo proprio tempo; 7 per la quale io sono stato costituito araldo e apostolo (dico la verità, non mento), maestro dei Gentili nella fede e nella verità. 8 Io voglio dunque che in ogni luogo preghino gli uomini, alzando mani pure, senz'ira e senza dispute. 9 Parimenti le donne voglio che si abbiglino in modo decoroso, con verecondia e modestia, non in riccioli e oro o perle o vesti preziose, 10 ma, come conviene a donne che fan professione di pietà, con opere buone. 11 La donna impari silenziosa e in tutta soggezione; 12 di far da maestra, alla donna non lo permetto, nè di dominar sull'uomo, ma se ne stia in silenzio. 13 Poichè prima fu plasmato Adamo, poi Eva. 14 E Adamo non fu sedotto, fu la donna a lasciarsi sedurre, e però cadde in trasgressione; 15 sarà salvata per la procreazione di figli, purchè rimanga nella fede e nella carità e nella santità con modestia.

Capitolo 3

La scelta dei ministri sacri. 1 - Parola sicura questa: Se alcuno aspira all'ufficio di vescovo, desidera una cosa bella e buona. 2 Ma il vescovo bisogna che sia irreprensibile; marito di una sola donna, sobrio, prudente, dignitoso, costumato, ospitale, atto ad insegnare; 3 non sia dedito al vino, nè violento, ma mite, pacifico, senza amor di danaro, 4 della propria casa buon direttore e tenga i figliuoli così da essere subordinati con perfetta condotta; 5 se uno non sa governare la propria casa, come potrà aver cura della Chiesa di Dio? 6 Non sia un neofito, perchè non succeda che gonfiandosi d'orgoglio, incorra nella condanna del diavolo.7 Ancora bisogna ch'egli sia in buona riputazione presso gli estranei, perchè non cada in discredito e nei lacci del diavolo.8 I diaconi del pari convien che siano dignitosi, non doppi nel parlare, non dediti al molto vino, non avidi di brutto guadagno, 9 ma conservino il mistero della fede con pura coscienza. 10 E anche questi siano prima messi alla prova, e siano addetti all'ufficio di diaconi quando siano inappuntabili. 11 Del pari le donne siano caste, non malediche, sobrie, fedeli in tutto. 12 Anche i diaconi siano mariti di una donna sola, e sappiano tener bene i figliuoli e le case proprie. 13 Quelli che hanno adempito bene il loro ufficio di diaconi, si fanno un posto onorevole e acquistano una grande sicurezza nella fede in Cristo Gesù. 14 Queste cose io ti scrivo, pur sperando di venir presto da te, 15 affinchè, se mi capiterà di tardare, tu sappia come regolarti nella casa di Dio, che è la chiesa del Dio vivente, colonna e base della verità. 16 Senza contrasto è grande il mistero della pietà. Colui che si manifestò in carne, che fu giudicato nello Spirito, fu visto dagli angeli, fu annunziato alle Genti, fu creduto nel mondo, fu assunto nella gloria.

Capitolo 4

Come opporsi agli errori. 1 - Ma lo Spirito dice espressamente che nei tempi avvenire alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti ingannatori e a dottrine di demoni 2 ipocritamente mentitori, bollati a fuoco nella propria coscienza, 3 i quali vietano le nozze, e vogliono l'astensione da cibi che Dio ha creati per il godimento, con azioni di grazie, dei fedeli e di quelli che han conosciuto la verità. 4 Giacchè ogni cosa creata da Dio è buona, e nessuna è da rigettare, se presa con azioni di grazia; 5 essendo santificato per la parola di Dio e per la preghiera. 6 Queste cose proponendo ai fratelli, sarai un buon diacono di Cristo Gesù, nutrito colle parole della fede e della sana dottrina, che tu hai esattamente seguìto. 7 E le favole profane e da vecchierelle, rigettale: esercitati invece nella pietà. 8 Poichè l'esercizio del corpo è utile a poco, ma la pietà è utile a tutto; avendo promessa di vita, sì della vita presente, sì della futura. 9 Ecco una parola sicura e da accettarsi con piena fiducia: 10 per questo noi ci affatichiamo e lottiamo, perchè abbiamo messo la nostra speranza nel Dio vivente, il quale è il Salvatore di tutti gli uomini, massime dei fedeli. 11 Tu annunzia queste cose e insegnale. 12 Nessuno abbia a disprezzare la tua giovinezza, ma sii modello ai fedeli nella parola, nella condotta, nella carità, nella fede, nella purezza. 13 Fin ch'io torni bada alla lettura, all'esortazione, all'insegnamento. Anno 65 d.C. circa. Dalla Macedonia. 14 Non trascurare il carisma che è in te, il quale ti fu dato per ispirazione profetica, con l'imposizione delle mani degli anziani. 15 Cura queste cose, vivi in quelle, perchè il tuo progredire sia palese a tutti. persevera; facendo così, salverai te stesso e i tuoi ascoltatori.

Capitolo 5

Vedove e seniori. 1 - Non muover rimproveri all'uomo d'età, ma rivolgigli la tua esortazione come a un padre, e i giovani trattali come fratelli, 2 le donne anziane come madri e le giovani come sorelle, con ogni castità. 3 Onora le vedove che veramente son vedove. 4 E se una vedova ha figliuoli o nipoti, questi imparino prima di tutto a usar pietà verso la propria casa, e a rendere il contraccambio ai genitori, poichè questo è accetto al cospetto di Dio. 5 La vera vedova, rimasta sola, ha riposto le sue speranze in Dio e persevera nelle preghiere e nelle supplicazioni, di notte e di giorno; 6 ma quella che si dà alla lussuria, pur vivendo è morta. 7 Fa' loro queste esortazioni, perchè siano irreprensibili. 8 Che se alcuno non pensa a' suoi, massime a quei di casa, costui ha rinnegato la fede ed è peggio d'un infedele. 9 Una vedova non sia messa in nota se non abbia almeno sessant'anni di età, e sia stata moglie d'un solo marito, 10 e abbia attestazione di opere buone, se allevò figliuoli, se praticò l'ospitalità, se lavò i piedi dei santi, se aiutò gl'infelici, se ad ogni opera buona tenne dietro. 11 Le vedove giovani trascurale, perchè quando son diventate tracotanti contro Cristo, vogliono rimaritarsi, 12 avendo la condanna di aver rotto la prima fede; 13 e insieme sfaccendate s'abituano ad andar in giro per le case; non solo sfaccendate, ma anche chiacchierone, pettegole, curiose, e cinguettano di quel che non devono. 14 Perciò voglio che le più giovani si sposino, facciano figli, governino la casa, in modo da non dar nessuna occasione all'avversario di maldicenza. 15 E già alcune si son sviate per andar dietro a Satana. 16 Se qualcuno tra i fedeli ha delle vedove, le soccorra e non ne sia aggravata la Chiesa, perchè questa possa bastare a quelle che veramente son vedove. 17 Gli anziani che si comportano bene nell'ufficio di capi, siano fatti degni di doppio onore, massime quei che s'affaticano nel parlare e nell'insegnare. 18 Dice la Scrittura: «A bue che trebbia non mettere la musoliera», e «degno è l'operaio della sua mercede». 19 Contro un anziano non ricevere accuse, salvo se sostenute da due o tre testimoni. 20 Quelli che sbagliano riprendili in faccia a tutti, perchè anche gli altri abbiano paura. 21 Ti scongiuro dinanzi a Dio e a Cristo Gesù e agli angeli eletti di osservar questi precetti, senza prevenzione, nulla facendo per spirito di parzialità. 22 Non imporre le mani a nessuno con precipitazione, e non prender parte ai mancamenti altrui; conservati puro. 23 Non bever più soltanto acqua, ma fa' uso di un po' di vino per via del tuo stomaco e delle tue frequenti indisposizioni. 24 I peccati di certe persone sono manifesti, prevenendo il giudizio, mentre per altri si scopron dopo; 25 parimente le opere buone son manifeste, e quelle che non lo sono non possono rimaner nascoste.

Capitolo 6

1 - Quanti son sotto il giogo schiavi, d'ogni onore stimino degni i proprii padroni, perchè non si dica male del nome di Dio e della disciplina nostra. 2 E quelli che hanno i padroni credenti, non li disprezzino, per il motivo che son fratelli, ma piuttosto li servano bene appunto perchè son fedeli e diletti quelli che son partecipi d'un tal benefizio. Raccomandazioni Diverse. Saluti. Tali cose insegna ed esorta. 3 Se qualcuno insegna cose diverse e non si attiene ai sani discorsi, quelli del nostro Signor Gesù Cristo, e conformi alla disciplina della pietà, 4 è pieno d'orgoglio e non sa nulla, ma ha la malattia delle dispute e delle logomachie, onde nasce invidia, discordia, maldicenza, sospetti cattivi, 5 controversie di uomini corrotti di mente e privati della verità, gente che crede la pietà strumento di guadagno. 6 Ed è veramente fonte di guadagno grande la pietà accompagnata dal contentarsi di quel che si ha; 7 poichè nulla abbiam portato nel mondo e senza dubbio nulla ne possiamo portar via; 8 ma avendo cibi e vestimenti, di questi ci contenteremo. 9 Ma quelli che vogliono arricchire, cadono nella tentazione e nel laccio del diavolo, e concepiscono molti desiderii stolti e dannosi, che sommergono gli uomini nella rovina e nella perdizione. 10 Giacchè radice di tutti i mali è l'amor del denaro, a cui aspirando taluni si sviarono dalla fede e si son creati molti guai. 11 Tu, o uomo di Dio, fuggi codeste cose, segui invece la giustizia, la pietà, la fede, la carità, la costanza, la mansuetudine. 12 Combatti il buon combattimento della fede, afferra l'eterna vita a cui sei stato chiamato, e hai fatto quella bella professione di fede in presenza di molti testimoni. 13 Ti scongiuro davanti a Dio, dator di ogni vita e di Cristo Gesù, che rese testimonianza davanti a Ponzio Pilato facendo quella bella professione, 14 di osservare questi precetti, immacolato, irreprensibile, fino all'apparizione del nostro Signor Gesù Cristo; 15 cui a suo tempo farà vedere il beato e unico Sovrano, re dei re. Signore dei Signori, 16 l'unico che possiede l'immortalità, che abita una luce inaccessibile e che nessuno degli uomini vide, nè può vedere, al quale s'appartiene onore e potere sempiterno. Amen. 17 Ai ricchi dell'età presente dà il consiglio di non essere alteri d'animo, e di non riporre la speranza nell'incerto della ricchezza, ma di sperar in Dio, che ogni cosa ci somministra copiosamente per il nostro godimento; 18 facciamo del bene, si arricchiscano di opere buone, siano facili a dare, a far parte 19 tesoreggiando così per se stessi un buon fondamento per l'avvenire, affinchè possano raggiungere quella che è veramente vita. 20 O Timoteo, custodisci il deposito, evitando le profane novità d'espressioni e le contraddizioni di quella che falsamente si chiama scienza, 21 cui annunziando taluni persero la mira della fede.La grazia sia con voi!

 

 

 

SECONDA LETTERA A TIMOTEO Anno 67 d.C. Da Roma al termine della 2ª prigionia, prima di morire.

Capitolo 1

Intestazione e azioni di grazie. 1 - Paolo apostolo di Cristo Gesù per volere di Dio secondo la promessa di vita in Cristo Gesù, 2 al diletto figlio Timoteo, grazia, misericordia, pace da Dio Padre e da Cristo Gesù nostro Signore. 3 Grazie a Dio, al quale servo, come già gli antenati miei, in pura coscienza, io fo sempre, senza tralasciar mai, menzione di te nelle mie preghiere, di notte e di giorno; 4 e ricordando le tue lagrime vivamente desidero di vederti per esser ricolmo di gioia; 5 ho presente la sincera fede che è in te, quale prima albergava nella tua nonna Loide e in tua madre Eunice, e son ben persuaso che alberga anche in te. 6 Per questa ragione ti rammento di ravvivare il carisma di Dio che è in te per l'imposizione delle mie mani. 7 Poichè Iddio ci ha dato non uno spirito di viltà, ma di forza e di amore e di saggezza. 8 Non ti vergognare dunque di render testimonianza al nostro Signore nè di me incatenato per lui, ma soffri anche tu per il Vangelo, sorretto dalla virtù di Dio; 9 il quale ci ha salvati e ci ha chiamati con una santa chiamata, non già per le nostre opere, ma secondo il proprio disegno e per la grazia concessa a noi in Cristo Gesù avanti che cominciasse il tempo dei secoli; 10 grazia manifestata ora per l'apparizione del Salvatore nostro Cristo Gesù, il quale annullò la morte, e alla vita diè luce e immortalità mediante il Vangelo,11 per il quale io sono stato designato araldo e apostolo e maestro dei Gentili. 12 È questa la causa per cui io soffro queste cose; ma non me ne vergogno, perchè so in chi ho posto fede, e son convinto che egli ha il potere di conservare il mio deposito fino a quel giorno. 13 Tu conserva, nella fede e nell'amore in Cristo Gesù, la sostanza delle sane istruzioni che hai ricevuto da me. 14 E il bel deposito custodisci per mezzo dello Spirito Santo che abita in noi. 15 Tu sai come si sono alienati da me tutti quelli dell'Asia, tra i quali Figello e Ermogene. 16 Usi il Signore misericordia alla famiglia di Onesiforo, che spesso mi ha consolato, e della mia prigionia non s'è vergognato, 17 ma venuto egli a Roma mi ha con sollecitudine cercato e mi ha trovato, - 18 gli conceda Iddio di trovar misericordia presso il Signore in quel giorno -; e quanti servigi egli mi rese ad Efeso tu lo sai meglio di me.

Capitolo 2

1 - Tu dunque, figlio mio, fortificati nella grazia in Cristo Gesù, 2 e le cose che hai sentito da me a mezzo di molti testimoni, tu trasmettile a persone fedeli, che saranno in grado di ammaestrare altri. 3 Anche tu sopporta i dolori come buon soldato di Cristo Gesù. 4 Nessuno che militi s'implica in affari della vita, allo scopo di piacere a chi lo ha arrolato.5 Anche chi prende parte alle gare atletiche, non riceve la corona se non ha combattuto secondo le regole. 6 Il contadino che lavora bisogna che abbia prima la sua parte di frutti. 7 Rifletti a quel che ti dico, giacchè il Signore ti darà intelligenza in ogni cosa. 8 Ricordati che Gesù Cristo risuscitò dai morti, Egli del seme di David, secondo il mio Vangelo. 9 Per il quale soffro de' guai, fino alle catene, come un malfattore; ma la parola di Dio non si lega con catene. 10 Per questo sopporto tutto, per amor degli eletti, affinchè anche loro conseguano la salvezza in Cristo Gesù, coll'eterna gloria. 11 È parola di fede, che se siamo insieme morti, con lui insieme anche vivremo; 12 se siamo costanti con lui anche regneremo: se lo rinnegheremo anch'egli rinnegherà noi; 13 se siamo fedeli noi, egli rimane fedele perchè non può mica rinnegare se stesso. Condotta da tenere coi novatori. 14 Queste cose richiama alla memoria, scongiurando davanti a Dio, che non si contrasti a parole; cosa che non giova a nulla se non alla rovina di quelli che ascoltano. 15 Tu studiati di comparire degno di approvazione davanti a Dio, come operaio che non ha da arrossire mai, dispensando convenientemente la parola di verità. 16 Evita le profane e vuote chiacchiere; poichè avanzeranno sempre più nell'empietà, 17 e la loro parola va serpeggiando come cancrena. Son di questo numero Imeneo e Fileto, 18 i quali han perso di mira la verità, dicendo che la risurrezione è già avvenuta, e sovvertono la fede di alcuni. 19 Pure saldo rimane il fondamento di Dio, e porta questo suggello: «Ha ben conosciuto il Signore quelli che son suoi» e: «Si ritragga dall'iniquità» chiunque «pronunzia il nome del Signore». 20 In una gran casa non vi sono soltanto vasi d'oro e d'argento, ma anche di legno e d'argilla, gli uni a uso d'onore, gli altri a uso vile; 21 se adunque uno si sarà serbato puro da tali cose, sarà come un vaso di rispetto, santificato, utile al padrone adatto a qualunque opera buona. 22 Fuggi le passioni giovanili, segui la giustizia, la fede, la carità, la pace, con quelli che invocano il Signore con puro cuore. 23 E le stolte e incivili dispute evitale, sapendo che generano contese; 24 un servo del Signore non deve litigare ma esser affabile con tutti, bravo a insegnare, paziente, 25 tale che con mitezza ammaestri quelli che gli si schieran contro, se mai conceda loro Iddio il pentimento per riconoscere la verità, 26 e ritornino in sè liberandosi dai lacci del diavolo, che li aveva fatti prigionieri perchè eseguissero la volontà sua.

Capitolo 3

1 - Or sappi questo, che negli ultimi giorni verranno dei tempi difficili; 2 perchè gli uomini saranno egoisti, avidi di danaro, vantatori, superbi, maldicenti, ribelli ai genitori, ingrati, irreligiosi, disamorati, sleali, calunniatori, intemperanti, crudeli, 3 senz'amor di bene, 4 traditori, temerari, gonfi di orgoglio, amanti del piacere, più che di Dio, 5 con parvenza di pietà, ma rinnegatori di quel che n'è l'essenza vera. Anche costoro fuggi; 6 perchè tra essi vi son quelli che s'insinuano nelle case, e accalappiano delle donnicciuole cariche di peccati, trascinate da svariate passioni, 7 che imparan sempre e non posson mai giungere alla conoscenza della verità. 8 E in quel modo che Janne e Jambre si opposero a Mosè, così anche costoro resistono alla verità; gente corrotta di mente, di nessun valore per rispetto alla fede. 9 Ma non andranno molto avanti, poichè la loro stoltezza si farà manifesta a tutti, come fu anche il caso di quei due. 10 Ma tu hai seguito dappresso la mia dottrina, la mia condotta, i propositi, la fede, la longanimità, l'amore, la costanza, 11 le persecuzoni, i patimenti, quali mi sopravvennero in Antiochia, a Iconio, a Listri; sai quali persecuzioni io ho sopportato, e da tutte mi ha liberato il Signore. 12 E quanti vogliono vivere piamente in Cristo Gesù, saranno perseguitati. 13 Ma i malvagi e gli impostori andranno di male in peggio, traviatori e traviati. 14 Tu attienti a quello che hai imparato e di cui ti sei fatto persuaso, sapendo da chi hai imparato, 15 e che fin da fanciullo conoscevi le sacre Scritture, le quali hanno la virtù di darti la saggezza che ti porterà alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù. 16 Tutta la Scrittura è divinamente ispirata, e utile ad insegnare, a redarguire, a correggere, a educare alla giustizia 17 affinchè l'uomo di Dio sia perfetto e reso adatto a qualsiasi opera buona.

Capitolo 4

Bisogna insistere fino all'ultimo. 1 - Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che deve giudicare i vivi e i morti, nel nome della sua apparizione e del suo regno, 2 fatti araldo della parola divina, insisti a tempo opportuno e anche non opportuno, confuta, sgrida, esorta, con grande pazienza e voglia d'insegnare. 3 Poichè vi sarà un tempo che non sopporteranno la sana dottrina, ma secondo le proprie passioni, per prurito di orecchio, faran sì che si affollino i maestri; 4 ma dalla verità ritrarranno l'orecchio per voltarsi alle favole. 5 Tu sii vigile in ogni cosa, pronto a soffrire, e a far opera di evangelista, adempi i doveri del tuo ministero. 6 Quanto a me, già sono offerto in libagione, e il tempo del mio discioglimento è imminente. 7 Ho combattuto il buon combattimento, ho compiuto la mia carriera, ho conservato la fede; 8 quel che resta è pronta per me la corona della giustizia, che darà a me in quel giorno il Signore, il giusto giudice, e non solo a me ma a tutti quelli che amano la sua venuta. Ultime raccomandazioni e saluti. Studiati di venir presto da me; 9 poichè Demade mi ha lasciato, per amore di questo secolo, e se n'è andato a Tessalonica. 10 Crescente è andato in Galazia e Tito in Dalmazia; 11 solo rimane Luca con me. Prendi teco Marco e menalo con te, poichè mi è molto utile pel ministero. 12 Tichico l'ho mandato a Efeso. 13 Il mantello che lasciai a Troade presso Carpo, venendo portamelo, e anche i libri, specialmente le pergamene. 14 Alessandro il ramaio, mi ha fatto del male assai; lo retribuirà il Signore secondo le sue opere. 15 Guardatene anche tu perchè troppo violentemente si è opposto alle nostre parole. 16 Nella mia prima difesa nessuno mi è stato appresso, ma tutti mi abbandonarono; che non sia loro imputato! 17 Ma il Signore m'assistè e mi diè forza affinchè per mio mezzo fosse compiuta la predicazione e l'odano tutte le Genti, e fui liberato dalla bocca del leone. 18 E mi libererà il Signore da ogni opera malvagia, e mi salverà nel suo regno celeste; a lui gloria nei secoli dei secoli. Amen. 19 Saluta Prisca e Aquila e la famiglia di Onesiforo. 20 Erasto è rimasto in Corinto, Tròfimo l'ho lasciato a Mileto poco bene in salute. 21 Cerca di venire prima dell'inverno. Ti saluta Eubulo e Pudente e Lino e Claudia e tutti i fratelli. 22 Il Signore sia col tuo spirito.La grazia con voi.