SAN LUIGI ORIONE

Brevissimi cenni biograficiPiccolo Cottolengo di Don Orione Milano.

Sull'imbrunire di una giornata primaverile del 1880, alcuni fanciulli si trastullano lungo una viuzza di Pon­tecurone. Uno di essi ha otto anni e attende che la mamma torni con la fascina. Su una siepe tremolano le bianche «campanelle». Ha un'idea: ne coglie una e come il chierichetto alla Messa, fa innocentemente la mossa di suonare. Ma quel fiore dà un chiaro squillo come di bronzo. Il bambino ripete incredulo il gesto e di nuovo la «campanella» suona, fra lo stupore dei compagni accorsi e meravigliati... (fig. 1)

Don Orione - era lui quel bimbo - raccontando l'epi­sodio commentava: « Forse fin d'allora il Signore mi avrà voluto far intendere che sarei diventato sacerdote ».

Non soltanto sacerdote fu Don Orione, ma suscita­tore di tanti sacerdoti e apostolo di ardentissima carità. Quel misterioso suono argentino vibrato in un vicolo dimenticato di Pontecurone. divenne nel tempo, sim­bolo e presagio della straordinaria missione di bene che egli avrebbe svolto a salvezza di innumerevoli anime a conforto degli umilissimi tra i nostri fratelli i più poveri, i più diseredati, i più infelici. Espressione vivente della divina, multiforme carità che è sostanza dei Cristiane­simo, Don Orione apparve, nella nostra tribolata genera­zione, quale richiamo alla fede e alla azione, per gettare in tutti gli strati della civile società il fermento dell'a­more. E il grido dell'amore egli ha fatto risuonare in tanti cuori, tra le classi nobili e le bisognose, tra i grandi e gli umili tutti invitando al banchetto della evangelica fraternità, insegnando ai piangenti e agli afflitti il segreto della cristiana. serena fiducia, ai ricchi e agli spensierati la sapienza celeste che sa rendere utile la ricchezza e sorgente di merito i beni di fortuna.

Don Luigi Orione visse, insegno e operó nell'Amore!

 

DON LUIGI ORIONE 1872 - 1940

LA FAMIGLIA. - Nacque a Pontecurone il 23 giugno 1872, ultimo di quattro figli.

Il papà, Vittorio, era rimasto per molti anni arruolato nell'esercito, portando a casa, dalle armi e caserme, una certa indifferenza religiosa in segui­to guarita per le preghiere del suo Luigi. Piemontese schietto e robusto, dotato di grande bontà naturale, faceva il selciatore, impegnato qua e là. La mamma, Carolina Feltri, apparteneva a salariati, oriundi lom­bardo-veneti, costretti a cambiare di luogo allo sca­dere degli ingaggi coi padroni. Cameriera in una osteria del paese, lì l'aveva conosciuta Vittorio Orione soldato del Re, che ne apprezzò subito le doti di fermezza e di serietà, proprio in grazia di un cef­fone che essa gli appioppò in risposta a certe co­lorite espressioni di rusticana galanteria. Donna pia, forte e risparmiatrice, Carolina rimase nel cuore dei figli espressione di dirittura evangelica, mista, occorrendo, a paesana, intransigente ruvidezza.

 

SAPIENZA DI MADRE. - Don Orione ebbe fami­liare il detto: « questo mi insegnava mia madre, questo faceva, diceva, raccontava mia madre!... Ci faceva pregare ma seduti solo se malati!» Essa non esitò, a volte, di confessarsi dal figlio sacerdote. «Io sentivo la sua voce dietro la grata... Come? Le dicevano le donne. Vi andate a confessare da vo­stro figlio? Per grazia di Dio, rispondeva, non ho nulla da vergognarmi a confessarmi da mio figlio, e mio figlio non ha nulla da perdere a confessare sua madre!... »

Nella famiglia degli Orione non mancò mai il necessario: ma erano poveri, tra le famiglie più povere del paese. Dei quattro figli uno morì piccino.

Candore e sacrificio apparirono subito come le linee maestre seguite dalla Feltri nella educazione cristiana dei figli. Appena potè si rese utile Luigi nella raccolta della legna, nella spigolatura, negli umili servizi della casa, con levate sollecite che il sole non era ancora nato. E gli ispirava santi pen­sieri con i più pressanti inviti alla pietà convinta, alla umile soggezione.

 

TEMPERAMENTO « SELVAGGIO ». - Buono e in­nocente, Luigi rivelava però apertissima energia di temperamento, volontà tenace: un carattere che egli stesso in seguito non dubiterà di definire « sel­vaggio ». Carolina comprendeva: non lo perdeva d'occhio e badava che egli se ne rendesse dominatore.

Si mantenne pure decisa a non risparmiare qualche buona « battuta ». « E come mi ha domato! Adesso che abbiamo i capelli bianchi benediciamo la severità della buona mamma!.»

 

CON LA MAMMA A SPIGOLARE. - Nel 1879-80 Luigi Orione frequentò la sezione maschile della pri­ma inferiore delle scuole elementari di Pontecurone. Però le assenze erano numerose: la necessità del pane induceva la mamma a portarlo con sè sui cam­pi assolati. Per animarlo a raccogliere le spighe gli sussurrava: « Cata sü, Luis, ch'lè pan! - Prendi su, Luigi, che è pane! » E gli narrava la leggenda di Gesù quando andava a cavallo coi suoi discepoli e sce­se di sella per raccogliere da terra un pezzo di pane. Per presentarlo alla scuola, Carolina mise a Lui­gi il vestito già fatto passare agli altri due figli.

 

IL CANONICO CATTANEO. - Crebbe illibato e la­borioso. A Pontecurone un pio Canonico, Don Miche­le Cattaneo, prese ad interessarsi di lui. Lo Vedeva assiduo alla chiesa e tanto ricco d'intelligenza nel­lo sguardo luminoso: lo portò quindi con sè nelle visite all'Ospedale, di cui era Cappellano, e lo pose a contatto con il dolore degli ammalati e dei poveri. Fu quella una celeste ispirazione che accese nella mente di Luigi Orione la prima idea di ospizi per indigenti.

 

LA VOCAZIONE. - Già da tempo il fanciullo ave­va dimostrato chiari segni di vocazione ecclesia­stica e religiosa.

Portava fiori e verde in chiesa; faceva la pro­cessione da solo con una croce di legno attorno al tavolo; conduceva i compagni alle cappellette della Vergine, frequenti nel paese.

Decenne, presso gli zii di Casalnoceto, durante la veglia sentì parlare dei ruderi di un vicino Santuarietto della Madonna della Fogliata. Ne fu im­pressionato: salì quietamente sul ballatoio e di là, rivolto verso il luogo, disse: « Se mi fai la grazia di diventare sacerdote, Santa Madonna, ricostruirò la tua casa ». Poi si recò su quei ruderi, coperti di neve, e con la mano scoprì qualche sasso, pregò e sentì una grande pace e sicurezza nell'anima.

 

PICCOLO SELCIATORE. - Prima però di realiz­zare il suo vivissimo desiderio, passarono tre lunghi anni: dovette andare col papà a guadagnarsi il pane, facendo il manovale a trasportare pietre, a battere il selciato. Era una grave prova per la sua vocazione. Più di una volta sul lavoro, udite parole in­giuriose o blasfeme, egli corse in chiesa, con l'acqua santa si lavò la lingua e se la sciacquò bene bene pre­gando il Signore che gli desse la grazia di non be­stemmiarlo. A Tortona aiutò il padre a selciare la salita del Convento dei Cappuccini: « E i frati che passavano mi mettevano addosso una gran voglia di farmi francescano ».

 

PADRONE DEL CUORE DELLA MADONNA - Nel maggio 1885 Luigi Orione era con i suoi a Castelnuo­vo Calcea. « Si faceva il mese della Madre di Dio; c'era in parrocchia un bell'altare, preparato molto bene, con dei lunghi, bellissimi rami di fiori bianchi ed io mi rifugiavo nelle ore libere ai piedi di quello altare a pregare la Madonna che mi facesse diventa­re sacerdote come era stato il mio respiro fin da piccolo ». Maria SS. gli appianò la via del Convento.

Mamma Carolina infatti ruppe le ultime rilut­tanze del babbo. Si recò a Molino dei Torti. Lungo la via di Casei Gerola, madre e figlio passavano davanti ad un'altra vecchia chiesa abbandonata, de­dicata alla Madonna SS. delle Grazie. « Quante volte, di ritorno da Molino dei Torti, dove andavo a sup­plicare quel Parroco perchè mi mettesse nei Fra­ti, mi sono fermato qui, ho appoggiato la testa sul­la porta della chiesa, e m'è venuto da piangere... E ho promesso, sin d'allora, che se mi avesse aiutato a diventare sacerdote mi sarei dato a restaurare quella casa di Maria. Bisogna diventare padroni del cuore della Madonna, poi, del Cuore di Gesù, se ne fa quello che si vuole! »

Fin da quegli anni si stabili tra la Vergine SS. e Luigi Orione una gara di affetti, che resta spie­gazione di tanti prodigi operati dalla Madre di Dio a sostegno e conforto del devotissimo suo servo.

 

PRESSO I FRATI DI VOGHERA. - Il 4 settem­bre 1885, dopo tante preghiere e lacrime, Luigi Orio­ne entrava nel convento dei Francescani Riformati a Voghera. « A metà strada tra il mio paese e Voghe­ra, mi voltai indietro e con la voce, ma più col cuore, perchè io andavo a fàrmi frate davvero, dissi addio... » Si dimostrò subito figlio fedelissimo di San Francesco e già si preparava a riceverne la divisa ma non sognavo ormai più altro che la tonacella con il cappuccio ed il cordone ai fianchi... Ma il gio­vedì santo (si era nella settimana santa dell'anno successivo), mentre si trasportava il SS.mo nel Santo Sepolcro, io mi sentii dei brividi nelle ossa... qual­che cosa che non capii, e poi, poi mi ritrovai su un letto. Ero svenuto in chiesa e mi avevano portato sul mio letticciolo. Avevo quella che mi pare sia la mia malattia particolare, la polmonite... » Attorno al giovinetto infermo sussurri di preghiere e volti sconsolati di pii religiosi... Egli aveva dato mano alle penitenze senza remissione e si era indebolito...

 

IL PRIMO SOGNO DELLE COTTE BIANCHE. - Il papà accorso da Pontecurone era accanto a lui. La mamma singhiozzava nel parlatorio. Gli avvenne allora un fatto sempre ricordato: « In quel momento io mi trovai come fuori di me. Non so se ero sveglio o se dormivo. Vidi come se il muro in fondo alla mia stanzetta scomparisse e mi apparve una schiera di giovani preti, tutti con la cotta bianchissima, ma bianca come la neve... »

(Era il primo di non pochi sogni poi avverati nel 1928, una schiera di chierichetti di Don Orione prendeva possesso di quel Convento ceduto allora dai Francescani, alla sua piccola Congregazione). Orione si riprese dalla malattia, scongiurò di es­sere tenuto in Convento anche come fratello laico, anche come questuante; gli fu invece pronosticato qualche mese di vita e venne rimandato in famiglia.

 

DA DON BOSCO. - Mamma Carolina confortò, il figliuolo e riprese la strada di Molino dei Torti. Quel Parroco lo indirizzò a Torino presso Don Bosco, in un'oasi spirituale corrispondente agli aneliti interiori del suo fervoroso raccomandato.

Il 4 ottobre 1886 Luigi Orione si presentava all'Oratorio di Valdocco come alunno del primo an­no superiore di ginnasio: tra i più grandi della classe.

Si mostrò subito servizievole ed intraprenden­te, dotato di entusiasmo per ogni cosa buona, special­mente per la Madonna e per il Papa. Catechista dei più piccoli e chierichetto esuberante, traeva larghis­simo profitto dalla presenza di Don Bosco e dall'arte sapientissima dei suoi collaboratori. Tenace nello stu­dio compì, nei tre anni di permanenza all'Oratorio, il ginnasio, avvalendosi della estiva « scuola di fuoco ».

 

GRANDE PECCATORE. - Ottenne di confessarsi da Don Bosco già malato. La prima volta che si presentò teneva in tasca due quaderni pieni di... peccati copiati. Il Santo lo ascoltò un po', quindi si fece dare i quaderni e li lacerò. « Ed ora, con­cluse, la confessione è fatta. Non pensare mai più a quanto hai scritto, e non voltarti più indietro a con­templare il passato. Sta allegro... E mi sorrise come lui sapeva sorridere ».

Soprattutto Don Bosco accrebbe in lui l'amore all'angelica virtù e gli insegnò i mezzi per porla in sicurezza: preghiera, sobrietà, fuga dell'ozio.

« Un giorno Don Bosco questo mi disse, strin­gendomi a sè e guardandomi fisso: Ricordati che noi saremo sempre amici! - Io non capii allora il valore di quella frase...»

 

IL VOTO DI PUREZZA. - Qualche mese dopo il suo ingresso all'Oratorio, Don Rua gli permise di fare il voto di purità. Era il giorno dell'Immacolata del 1886; il pio giovane si offerse tutto alla Madonna. Vergine Purissima, per sempre.

La vigilia di Natale del 1887 Don Bosco ricevette il Viatico. Sei giovani offrirono la vita per la salute del caro Padre: una supplica venne posta sulla pa­tena con attorno le sei sacre particole. Tra essi c'era Orione che servì anche la Messa.

 

IL DITO SQUARCIATO. - Morto il Santo egli fu posto con altri a regolare l'afflusso alla salma. Nel ta­gliare il pane che intendeva distribuire agli infermi, dopo di averlo toccato alle spoglie venerate di Don Bosco, si squarciò il dito indice della mano destra, perchè talvolta era mancino. « La ferita era grave, molto sangue colava per terra. Subito un pensiero angoscioso lo assalì: senza quel dito, non avrebbe potuto diventare sacerdote. Che fare? Sostenendo il dito con l'altra mano, rivolò da Don Bosco e là con viva fede appressò l'indice sanguinante alla mano di lui fino a toccargliela, tanto che essa si macchiò di sangue. A quel contatto subito il dito si risanò e tornò intatto... » Così narrava di sè D. Orione.

 

VERSO IL SEMINARIO DIOCESANO. - Nel 1889 an­dò all'Istituto di Valsalice per fare gli Esercizi e la domanda di ammissione al noviziato. Che è, che non è, egli cominciò a pensare con insistenza al seminario diocesano sebbene mai minimamente avesse dubitato della propria vocazione a farsi salesiano. « Ero agi­tatissimo... Che avrebbero detto?... Volli consultare Don Bosco. Tutta la notte restai a piangere e a pre­gare sulla tomba del Padre amato: se proprio dovevo entrare in seminario dovevano avverarsi tre segni. Fu una ragazzata, ma tant'è... » Ecco i tre segni potesse entrare in seminario senza fare domanda scritta come allora si richiedeva; gli facessero la veste senza che egli si lasciasse prendere la misura; il padre ritornasse alla pratica della vita cristiana. Luigi Orione sospese per allora la domanda al novi­ziato e tornò in famiglia. Questi segni si verificarono.

Tuttavia era ancora perplesso. Ma fece un so­gno. « Don Bosco, splendente come non l'avrei mai immaginato, teneva spiegata tra le braccia una veste talare, e in un attimo me la indossò. Non disse una parola: solo mi guardò con un sorriso dolcissimo... Mi svegliai tutto in pianto: ma era un pianto risto­ratore: finalmente ero certo che Iddio mi voleva per il Seminario...»

 

SEMINARISTA. - Il 16 Ottobre 1889 Luigi Orio­ne entrava nel Seminario di Tortona per gli studi di filosofia e teologia, con la ferma decisione di « vo­lersi far santo », fondando la propria vita interiore sulla preghiera e sullo sforzo della perfezione cri­stiana. Tre idee soprattutto dominavano la sua men­te: il sogno fatto da fanciullo nel Convento di Voghe­ra con quella lunga teoria di giovani chierici in cotta bianca; la lezione di Don Bosco, dal quale aveva imparato a darsi completamente all'educazione della gioventù povera; la lezione del Cottolengo, che lo stimolava all'amore dei poveri e dei reietti.

 

VUOL FARSI SANTO. - Fu subito notato per la pietà, la virtù e il tratto riservato, la delicata carità verso i compagni, la bella giovialità scattante e servi­zievole, modello in ogni minimo dovere della vita seminaristica.

A volte faceva cose che gli altri di solito non fanno: in camerata teneva un teschio a fianco del letto; in chiesa spesso si commoveva in tutto il suo essere. Strinse amicizie preziose; conchiuse con i compagni più generosi patti e appuntamenti per il Paradiso: chi avrebbe salvato più anime, chi si sa­rebbe fatto più santo... Una volta questo patto fu suggellato con una croce a sangue in fronte, la cui cicatrice durò a lungo.

 

TUTTO DI GESU' E DEL PAPA. - Promotore del­la Comunione quotidiana, affrontava, con adesione intransigente alla Chiesa e alle direttive del Papa, le questioni sociali. Ebbe opposizioni e contrarietà dai meno ferventi. Sentì le punture della povertà e della mortificazione, lieto di imitare il Crocefisso fin da quegli anni supremo modello e ideale della sua anima. Si firmava « Luigi di Gesù e del Papa ». Libertà di governo pastorale e anche di sovranità temporale per il Romano Pontefice erano i costanti temi delle sue conversazioni in casa e fuori.

La retta pagata in seminario era la minima con­cessa. Durante l'estate si cibava di poco pane e di qualche rara minestra. Non andò mai in vacanza.

 

CUSTODE IN DUOMO. - Nel gennaio 1892, rice­vuti i Sacramenti, gli moriva il padre. La sua lunga malattia fu disastro economico per la famiglia. Luigi avrebbe dovuto lasciare il seminario? Era usanza al­lora che i tre chierici teologi più poveri prestassero opera in Duomo, come custodi, cioè inservienti.

Orione entrò come il più giovane di essi, ai pri­mi di dicembre 1891, retribuito con lire 12 mensili e trovò modo di offrirne 6 per un chierico povero.

Pregava molto, facendo adorazioni notturne e rimanendo assorto in meditazione, con tra le mani quel teschio avuto a Pontecurone. Una notte, in fer­vida preghiera davanti al Tabernacolo, sentì a pìù riprese un fruscio leggero tra i banchi: « ...Pensai che fosse il demonio, perciò mi rivolsi da quella par­te e dissi forte: Sì, sì, vieni, qui c'è uno più forte di te! accennando al Tabernacolo. Mi ritirai in camera. Ad un certo punto vidi una luce che s'aggirava per la chiesa. Allora capii e chiamai... » Era un ladro.

 

I SUOI PROPOSITI. - Dalla fervida preghiera i santi propositi. Eccone alcuni: « Visita degli ospedali, dei carcerati, dei prigionieri, dei malati poveri - limosina sempre ai poveri; con danaro o altro - almeno con tre parole e un abbraccio... consolare, confor­tare... Quando non avrai più niente, vai dai sacer­doti... Fa di alleviare... i giovani che sai. Falli santi. Fa su i giovani, dà loro qualche cosa di buono, non sgridarli mai, sempre ridente con essi, attrarli, af­fascinarli, dà loro qualche libro... fanne su molti... Non sprecare briciole di tempo... E' per Gesù e che non si fa per Gesù? Occhi sotto i piedi. Coraggio! E' per farti santo - che ti gioverà tutto il resto se non ti farai santo? »

E questo rimase veramente il programma di tutta la sua vita!

Imparò a maneggiare il mandolino. Dopo servita la Messa alle carceri, suonava « per togliere i car­cerati dai cattivi pensieri ».

Frequentò riunioni di carità, tenne conferenze ai giovani sullo scetticismo, sull'immoralità, sul ri­spetto umano « davanti a tre citrulli ».

 

L'ORATORIO FESTIVO. - Nella settimana santa del 1892, uno dei ragazzi del catechismo di quare­sima della parrocchia di San Michele in città si merita alcune busse e corre a consolarsi dal chierico, Orione in Duomo. Con una medaglietta ed una car­ruba questi ne dissipa il broncio, lo conduce nella sua cameretta, lo acquieta, gli fa un po' di catechi­smo e lo invita a ritornare... E quegli torna, ma con altri. « Insegnavo loro la dottrina cristiana, li te­nevo allegri con raccontini, si passava insomma quel po' di tempo in santa letizia ». I fanciulli lo seguivano a schiere in chiesa e per le vie della Città. Il vici­nato era impensierito. Ma il Vescovo Mons. Bandi, avvertito, comprese, favorì, aiutò, benedisse l'iniziativa: « E diede il suo stesso giardino e parecchie stan­ze del palazzo vescovile, a pian terreno. Fu il primo Oratorio che si aperse in Diocesi e fu nella casa dello stesso Vescovo ».

L'inaugurazione solenne si fece il 3 luglio 1892, presenti il Vescovo, Canonici ed ecclesiastici degnis­simi, i Seminaristi e la famiglia Perosi. Il Chierico Orione, ventenne, pronunciò alla moltitudine dei ra­gazzi e dei genitori un suo ardentissimo discorso dal tema: « Anime! Anime! ». - Iniziò così l'Oratorio Fe­stivo San Luigi, prima culla della « Piccola Opera ».

« L'Oratorio è il primo compito nostro, è il cam­po delle nostre battaglie. La salvezza della gioventù di tutto il mondo, più che dai Collegi, si avrà dagli Oratori Festivi e dalla scuola. La nostra Congrega­zione è nata da un Oratorio Festivo! »

 

FATEMI VEDERE IL PAPA. - Tre mesi dopo, dal fratello Benedetto, manovale in ferrovia, ebbe un biglietto di viaggio gratuito per Roma. Non potè tuttavia superare la barriera burocratica e vedere il Papa: e fu grande suo dolore. Insistette con le lacrime agli occhi: « Fatemelo vedere: mi contento di vederlo anche di lontano, magari da una porta socchiusa!... » Impossibile! Incontrato un gruppo di ragazzi, che giocavano sulla piazza di San Pietro in Vincoli, se li fece amici e comprò loro « i santini » e pregarono. « Di quei momenti, ho detto a quei figli che sarei poi venuto anche a Roma a piantare un Oratorio... e tutti eravamo fuori di noi! »

Non aveva più soldi: « mi coricai in un fossato un pò alto verso i prati di Castello, in modo da ve­dere la cupola di San Pietro... Passò un ragazzo e mi condusse dove una vecchierella linda e pulita mi diede da dormire e da mangiare per cinque o sei giorni... Venni poi a Roma più volte; ma per quanto abbia cercato non mi fu più dato di trovare indi­cazioni della casa della vecchietta, in via Missione ».

Abbiamo accennato che ad ogni occasione l'ar­dente chierico rivendicava la libertà spirituale e ter­ritoriale del Papa.

Un giorno fece una conferenza: citò Vittorio Emanuele II... e disse ciò che nessuno osava dire. Ci fu una denuncia. Il Vescovo pur prediligendo il suo seminarista credette prudente, almeno tem­poraneamente, decidere la chiusura dell'oratorio.

 

IL SOGNO DELL'ORATORIO. - Quella domenica sera, salutati per l'ultima volta i suoi ragazzi, Orione pose, con filiale abbandono, le chiavi dell'Oratorio nelle mani della Madonna che dominava il cortile. Salito in cameretta, pregando e piangendo, si ad­dormentò chino sul davanzale della finestrella prospi­cente l'Oratorio. « E ho fatto questo grande e san­to sogno che non ho dimenticato mai più. Il Signore e la Madonna vollero dare quella notte un conforto ineffabile al mio spirito... Vidi la Madonna SS., che stringeva col suo braccio destro Gesù Bambino. Era d'una bellezza indescrivibile, risplendente tutto all'in­torno, luminosissima nel volto. Le scendeva dalle spal­le un manto molto più bello dell'azzurro del cielo. Era vestita d'una veste candidissima e una fascia ce­leste le cingeva i fianchi. Proteggeva l'Oratorio e mi guardava con molta consolazione ed amore. Poi il manto azzurro cominciò ad allargarsi. Anche il cielo scomparve, solo si vedeva il manto azzurro della Madonna. Ed ecco apparire sotto il manto tante, tante teste, tutte di ragazzi, che giocavano e si di­vertìvano. Erano di diversi colori, di colore bianco, di color nero, di color come il rame, che andavano perdendosi nell'immenso della pianura, in numero incalcolabile, che io non conoscevo; e si moltiplica­vano, era tutto un formicolare. Ragazzi, chierici, sacerdoti... La Madonna si volse a me indicandomeli. E scese dall'alto un canto, il Magnificat, cantavano tutti, ognuno nella sua lingua, ma i vari idiomi si fondevano in un solo, mirabile coro. La Madonna si unì a quel canto... E mi svegliai. Mi svegliai con una pace nel cuore ch'io non potrei descrivere...

Tanti anni dopo Don Orione commentava: « Og­gi sono passati 40 anni, da quel sogno. Quell'Orato­rio si è moltiplicato in tante Case dei Figli. della Divina Provvidenza. Gli uomini avevano chiuso l'O­ratorio, ma la bontà di Colei che è la nostra Madre, Patrona e Fondatrice, aperse cento Oratori e cento Case. Abbiamo migliaia e migliaia di giovani e di poveri di color bianco e di color nero e di color bronzo, di tutti quei colori e tipi umani di cui la Divina Provvidenza ha voluto adornare e abbellire il genere umano sparso nell'uno e nell'altro emisfero. La SS. Vergine si degnò maternamente di prendere sin d'allora sotto il suo manto celeste non solo l'Ora­torio, ma tutta la moltitudine senza fine dei Figli della Divina Provvidenza che sarebbero venuti poi, d'ogni genere e colore... »

Questo sogno parve indicare chiaramente - se­condo l'interpretazione stessa di Don Orione - che la Congregazione sarebbe sviluppata e avrebbe avuto anche le Missioni.

 

PER LE VOCAZIONI POVERE. - Orione sentì desi­derio di aiutare i seminaristi poveri come lui. Consi­gliatosi con Don Rua « quel chierico prese il coraggio a due mani, e si presentò al Vescovo. Era il 15 Set­tembre del 1893, festa dell'Addolorata.

- Eccellenza, vi è un gruppo di quattordici o quindici ragazzi poveri, tutti figli di lavandaie o di gente che va a fare le fascine in campagna. Permetta che si apra una specie di collegetto per questi, che un giorno potranno essere buoni sacerdoti. Ricevuta la benedizione, quel chierico scese e sulla piazza del Duomo incontrò un ragazzo dell'Oratorio. Questi condusse « il capo dei barabba di Tor­tora » da suo padre, che aveva una casa libera nel rione di San Bernardino, accanto ad un antico Con­vento che un tempo aveva ospitato il Santo di Siena.

Quel padrone guardava il chierico da capo a piedi, perchè aveva veste poverissima e le scarpe rot­te; e disse: « Sì, ma voglio 400 lire d'affitto, e lei come mi paga? ». E il chierico: « La Divina Provvidenza! » « E' bella la Divina Provvidenza, ma... se poi... Bene, se c'è la Provvidenza, le do' otto giorni... »

Quel chierico si avvia per tornare al Duomo. In­contra una vecchietta, che lo conosce e gli domanda dove va. Saputa la cosa essa gli raccomanda un suo ni­pote che deve fare il ginnasio. « Io ho in casa quat­trocento lire, fatte su in un barattolo, perchè non voglio si sappia che ci sono. Gliele dò tutte».

Andò a casa, tornò; mise in mano al chierico le quattrocento lire. Il chierico, dopo neanche un'ora, era dal padrone di casa. « Come? Dove le ha rubate? » « Niente rubate, è la Divina Provvidenza! »

E ritorna glorioso e trionfante alla Cattedrale, per ringraziare Nostro Signore. Ma il Vescovo lo ha mandato già a chiamare: « Per tua norma, gli disse molto seriamente, ti tolgo tutte le benedizioni. Chi sa quanti debiti farai! Finirai per disonorare il Cle­ro.» Quel chierico si mise in ginocchio e narrò quanto era avvenuto. Il Vescovo gli mise allora le mani sulla testa: « Va, che la benedizione di Dio ti segua, e ti conforti, e ti sostenga per tutta la tua vita, in tutti i passi della tua vita! »

Don Orione raccontando sottolineava: « E' stata la benedizione di Dio, perchè le benedizioni di Dio discendono per le mani del Suo Vicario e dei Vescovi. La benedizione del Papa, la benedizione del Vescovo, sono le benedizioni di Dio! »

 

IL COLLEGETTO S. LUIGI. - Il 15 ottobre 1893 il Collegio San Luigi accoglieva i primi ragazzi nel rione San Bernardino. - La Divina Provvidenza prese subito sotto le sue ali materne quell'opera da essa voluta: vi condusse i primi alunni, una trentina; spinse i Superiori a concedere a Orione l'aiuto di altri chierici per la scuola e l'assistenza. Egli intanto in­tronizzò subito nei locali una statua della Madonna. Si trattava di una Addolorata. Ma quegli affezionati figlioli le strapparono dal petto la spada, la spez­zarono e l'arsero: in quel cuore avrebbero deposto unicamente consolazioni ed amore. Diventò così la Madonna della Divina Provvidenza, la cara immagine, davanti alla quale sostarono e pregarono generazioni di allievi e sacerdoti, simbolo della filiale fiducia del­l'Opera nell'aiuto di Maria SS.

 

PREDICATORE CHIERICO. - Visti i buoni inizi, nel giugno 1894 Mons. Bandi in un'assemblea di clero additò Orione, « quale secondo Don Bosco » dandogli facoltà di predicare in ogni chiesa della diocesi. Suoi argomenti preferiti: la Chiesa, il Papa, le ani­me, i giornali, le biblioteche popolari circolanti, le letture per i fanciulli, l'educazione e la formazione dei giovani, le attività caritative... Ricercatissimo gettò ovunque semi e fermenti di entusiastica azione cattolica. Tutto, naturalmente, quale semplice ap­pendice alla sua giornaliera fatica di fondatore e direttore. Pregava e lavorava con foga indicibile.

 

IL COLLEGIO « SANTA CHIARA ». - Sul finire del primo anno di San Bernardino bisognava già prov­vedere locali più capaci e adatti. Esisteva in città, lungo la via Emilia, proprio di fronte all'attuale Casa Madre, un antico Convento detto di Santa Chiara, in passato abitato da Suore. Clarisse, poi trasformato in caserma e proprietà del Comune. Disponeva di un bel numero di vani e di ampi cortili. Il Comune lo cedette in affitto al giovane fondatore con scadenza di dieci anni.

 

DON STERPI DONO DELLA MADONNA. -, Nel 1894 Orione saliva, a piedi, da Tortona al lontano Santuario di Monte Spineto per chiedere alla Ma­donna la grazia di ottenere dal Vescovo qualche col­laboratore fisso. Presso il seminario di Stazzano si incontrò con il chierico Sterpi Carlo, suo compagno, che promise di unirsi a lui. A Mons. Bandi rincresceva privarsi di un tale modello di chierico, ma poi diede il consenso e Don Sterpi divenne per 50 anni il braccio destro del Fondatore e suo primo successore.

 

SCUOLA DI RETTITUDINE. - Lo scopo dell'Isti­tuto, i criteri di ammissione, i programmi? « La di­sciplina è paterna sì, ma in fatto di studi è intran­sigente e il Collegio. è clericalissimo. Nostro fine è formare cattolici onesti, franchi e d'un pezzo, o pre­ti apostolici ». - Insegnante, direttore, predicatore, Orione si buttava a capo fitto nel lavoro. Nel cuore gli brillava la luce di un avvenire meraviglioso per frut­ti. Sognava schiere e schiere di giovani da salvare. Tutto « ortodosso » nel suo Collegio, educazione, stu­dio, pietà, tutto, inequivocabilmente, « papalino ». « I Sacramenti, affermava, sono il regolamento e la vita. Senza Sacramenti, conte potrebbero i nostri giova­netti frenare le passioni, crescere onesti figliuoli? » « Ci ha formato uomini quella scuola, affermano antichi alunni. La sua educazione mirava a farci sinceri, leali, retti: era una scuola di rettitudine morale ».

 

L'ORDINAZIONE SACERDOTALE. - Don Orione fu ordinato Sacerdote il 13 aprile 1895. Passò la notte della vigilia al capezzale del Canonico Andrè, Vicarie della Diocesi, e restò solo a vegliarne la salma: stanco s'addormentò sulla sponda del letto ove giaceva il morto. Così lo trovarono quando, di prima mattina, vennero a chiamarlo perchè si pre­parasse alla sacra cerimonia.

Chiese al Signore, durante la prima Messa, tre grazie: la salvezza eterna per tutti coloro che si fossero avvicinati a lui; la efficacia della parola; e, nei fatti non ordinari della sua vita, che gli altri non guardassero al miserabile strumento ma a Dio. « Preservatemi, o Signore, - lasciò scritto - dalla funesta illusione, dal diabolico inganno che io Prete debba occuparmi solo di chi viene in chiesa ed ai Sacramenti, delle anime dei fedeli e delle pie donne. Certo il mio ministero riuscirebbe più facile, più gra­devole; ma io non vivrei di quello spirito di aposto­lica carità verso le pecorelle smarrite che risplende in tutto il Vangelo ».

 

IL VELENO NELLA SCODELLA. - In un paese del Tortonese, nella novena dell'Immacolata, predicando su la misericordia di Dio, esprime la certezza cri­stiana che anche chi avesse posto il veleno nella scodella, della mamma riceverebbe il perdono, se sinceramente pentito. Mentre a tarda sera, dopo aver molto confessato, ritorna a piedi a Tortona, viene rag­giunto da un pellegrino che, pieno di mistero, gli chie­de se egli sia veramente convinto e sicuro della pro­messa di perdono fatta in chiesa. Don Orione con­ferma quanto ha detto. « Mi avvicinai ad un para­carro, spazzai un po' per terra... Si confessò, pian­gendo. Poi si alzò e mi abbracciò, sempre piangendo, e non sapeva staccarsi da me, tanta era la consola­zione da cui era inondato. Anch'io piansi... »

 

DAL BALLO AL CIMITERO. - A Volpara Piacen­tina, Don Orione per la festa dell'Addolorata pre­dica, secondo le direttive del Vescovo, contro il ballo.

Una parte della popolazione diserta la chiesa per recarsi al palco della danza. Egli parla affocato: ha in mano un teschio e in un silenzio impressionante ri­pete le parole: « Dal ballo al cimitero breve è il pas­so! » Fatto è che una ragazza di 19 anni, corsa per prima al ballo, si sente mancare mentre danza e muore qualche giorno dopo: il funerale passò davanti al palco non ancora disfatto.

 

NASCE LA CONGREGAZIONE. - In quegli anni attorno a Don Orione si era andato formando il pri­mo nucleo di anime generose decise a restar sempre con lui per condividerne le fatiche, gli ideali. Con il permesso del Vescovo Monsignor Bandi, si unirono presto in vera e propria Congregazione religiosa con vita comune, regole, voti. Si trattava di sacerdoti ed alunni convinti della santità di colui che, malgrado la sua giovine età, essi amavano e obbedivano come padre e superiore. « Sfacchinare » a bene degli umili, era il loro scopo; fervore di preghiera, fiducia nella Divina Provvidenza, attaccamento alla Sacra Gerar­chia, rispetto alle autorità: questi i capisaldi del nuovo spirito religioso della minuscola ma ardente comunità. Due motti: « Gesù, Anime, Papa, Maria » e « Instaurare omnia in Christo » espressero, fin da quei tempi, questi concetti.

 

PROPOSITI DI SANTITA' - Nel 1897, durante gli Esercizi Spirituali, Don Orione stese i suoi propositi sono trenta punti, minuti, severi, e parlano di vita interiore, di unione con Dio, di mortificazioni e pe­nitenze, di carità, di lavoro. Ne riportiamo solo qual­cuno. « O Signore Gesù, oggi comincia vita nuova, co­me un secondo battesimo. Prometto di fare tutto ciò che vedrò che potrà farmi santo, di abbandonar­mi in tutto nelle braccia di Gesù... Voglio fare penitenza dei miei peccati e amare il Signore con il cuore e con le opere tanto da morire arso dalla sua carità. Vivrò col permesso del confessore a pane, acqua e mi­nestra. Mi confesserò possibilmente tutti i giorni e non meno di ogni tre giorni. Andrò a confessarmi da chi mi farà più santo... Mi farò la disciplina e met­terò il cilicio. Parlerò poco, pregherò molto e lavo­rerò tanto da scadere alla sera stanco stanco nelle braccia di Gesù, mio bene e mio tutto ».

Mangia quando e come può, dorme poco e nelle condizioni meno agiate; lo si troverà persino nella greppia, per lasciare ad altri un povero letto. Limita il sonno, il cibo, porta il cilicio, sostiene fatiche indi­cibili, si fa chiudere nella camera mortuaria dell'ospe­dale, in tempo di predicazioni dorme accanto al muric­ciolo del cimitero. Sente di dover meritare le grazie del Signore sulla Congregazione e per quando predica.

 

GLI EREMITI. - Egli volle affiancare ai suoi sa­cerdoti, chierici e coadiutori, lanciati nel vortice del­l'azione, delle anime oranti, secondo la pratica e lo spirito dei monaci solitari antichi, col motto « Ora et labora ». Essi si sarebbero divisi tra i cenobi solita­ri e abbandonati e le colonie agricole, in umiltà, pre­ghiera, e fatica manuale. L'8 settembre 1898 al San­tuario della Madonna sul Monte Spineto, presente il Vescovo Monsignor Bandi, Don Orione indossò l'a­bito penitente ai primi tre Eremiti della Divina Provvidenza. Raccolse anche gli eremiti ciechi. A tutti lasciò come testamento i dodici gradi dell'umiltà di San Benedetto. Contro la bramosia dell'oro, essi sa­ranno poveri; contro la disonestà, essi saranno ca­sti; contro l'orgoglio, essi saranno umili.

 

IN SICILIA. - Il 15 agosto 1898 pubblica il primo numero del foglietto dell'Istituto intitolato « L'Opera della Divina Provvidenza ». Una copia di esso giunge presto in Sicilia: Mons. Blandini, Vescovo di Noto, chiama subito Don Orione e i suoi per aprirvi prima un Convitto e poi una Colonia Agricola con eremiti. - E' il primo passo della Piccola Opera, autorizzata dal Vescovo, fuori della Diocesi. La storia successiva dirà che questa fu una vera disposizione della Provvidenza, perchè assicurerà, anni dopo, in un frangente molto difficile e doloroso, l'esistenza stessa, della Congregazione.

 

LE DAME DELLA PROVVIDENZA. - Nel settem­bre dello stesso anno Don Orione raccoglie il primo gruppo delle Dame della Divina Provvidenza. « E' una associazione che ci aiuta a far tanto bene a molti fanciulli dove tante anime, che amano davvero Id­dio, si trovano unite nel campo della carità, ed in uno stesso pensiero di abnegazione e sacrificio. Pos­sono farne parte anche le povere madri di famiglia con le loro figliuole... Aiutano il bene alla semplice con quello che loro Dio ispira ».

 

LA CONGREGAZIONE DEL PAPA. - Il 18 giugno 1899 Don Orione traccia il programma per la costi­tuzione di una Compagnia del Papa, sogno suo fin da quando era chierico. Essa reclama anche un quar­to voto: morire, se necessario, per la difesa del Papa. «Vorrei costituire un corpo di arditi del Papa. Occorrono cinque qualità: essere e fare i facchini di Dio e della Chiesa, sempre pronti ad ogni ora; non cercare di far soldi, ma cercare solo Gesù e le anime; pregare molto e vivere illibati; essere devo­tissimi della Madonna e del Papa e volere la libertà del Papa; lottare in tutti i modi onesti, anche i più moderni, per mantenere salda la fede e la vita cat­tolica nel popolo... »

Erano tempi tristi quelli. La massoneria liberale si alleava, per la circostanza, al demagogico socialismo ateo, nell'identico, perfido intento di combattere la Chiesa di Gesù: i due nemici che nell'ora nostra si contendono le sorti dell'umana società, si trova­vano concordi allora - come attualmente del resto - nell'odio contro il Sacerdozio e la religione cristiana.

Don Orione ebbe subito il suo posto di combat­timento in questa lotta: franco, leale, schietto, irri­ducibile, vicino al Papa.

 

L'APPROVAZIONE DIOCESANA. - Il 21 marzo 1903, festa di San Benedetto, tra l'incontenibile gioia dell'Apostolo della Carità e dei suoi figli, il Vescovo Diocesano Monsignor Igino Bandi concedeva il De­creto di Approvazione Diocesana dell'Opera della Divina Provvidenza. Ecco qualche brano del docu­mento: « A questo l'Opera della Divina Provvidenza mira: unire, attraverso l'esercizio di tutte le opere di misericordia - in particolare con l'istruzione dei fanciulli, nella fede cattolica, con l'evangelizzazione dei poveri e le opere di carità a salvezza degli op­pressi, - il popolo cristiano con vincolo dolcissimo e strettissimo di tutta la mente e del cuore alla Sede Apostolica, nella quale il Beato Pietro, al dir del Grisologo, vive, presiede e dona, a chi la desidera, la verità della Fede... »

 

SCOPO DELLA PICCOLA OPERA. - La Congre­gazione, dunque, si propone teme scopo principalis­simo di amare e servire Gesù Cristo, la Chiesa e il Papa con tutte le forze; vuole diffondere questi amori nel popolo cristiano; specialmente il più povero e bisognoso; dell'amore e del servizio del Papa si fa un essenziale, distintivo obbligo ed impegno.

Don Orione senza collegi, senza orfanotrofi, per­fino senza Piccoli Cottolengo, si può ancora capire.. Ma Don Orione senza l'amore alla Chiesa e al Papa perde la sua inconfondibile fisionomia morale. Perchè questo amore alla Chiesa e al Papa è il fine, la energia, l'anima del suo essere e della sua attività.

Le opere di misericordia di qualunque forma non restano che mezzi al fine, e la carità è solo via per portare alla Chiesa di Roma coloro che della ca­rità hanno bisogno e godono. La carità, dunque, si fa per stringere i poveri alla Chiesa, fondata da Gesù.

 

LA CASA DELLA DIVINA PROVVIDENZA - Non avendogli il Comune di Tortona rinnovato il contrat­to decennale d'affitto dei locali del Convento S. Chiara, Don Orione dovette provvedere altra sede. « Nel 1904 - egli racconta - dovevamo levar le tende dell'Istituto S. Chiara di Via Emilia in Tor­tona. Mi recai alla Casa degli Oblati Diocesani - che era di fronte a noi - con una statuetta chiusa fra due coppi e la seminati nell'orto, pregando la Madon­na così: - Concedimi questa casa per i miei ragaz­zi: Tu sarai la padrona. - E la casa venne e fu de­dicata alla Madonna della Divina Provvidenza. Un nostro eremita in seguito scoperse la statua della Madonna sepolta... » - Egli usò poi gettare medaglie della Madonna nei terreni da acquistare.

 

LA MADONNA DEI BIGLIETTI DA MILLE. - Tra acquisto e riparazioni della Casa, 26 mila lire. Qualcuno temeva, o attendeva, il collasso dell'Opera... Due benefattori invece li offrirono, proprio di Prov­videnza. Don Orione li collocò tutt'attorno al quadro della Vergine. del Buon Consiglio, « la Madonna dei biglietti da mille », tra le travi della casa ancora in riparazione. E invitò a vederli proprio coloro che ritenevano giunta l'ora del fallimento del « pasticcio di Don Orione ». - Altra volta bucò le orecchie della statua della Madonna della Divina Provvidenza, appendendovi gli orecchini della sua buona mamma e venne puntuale la grossa somma sospirata.

 

TERREMOTO CALABRO-SICULO. - La - mattina del 28 dicembre 1908, il terremoto devastava le ri­denti contrade di Reggio Calabria e di Messina, sep­pellendo gran numero di abitanti, mentre incendi, maremoto, pioggia, venti freddi e persino la neve ag­giungevano tormento all'orrore di quella sciagura. - Don Orione apprende dai giornali i primi portico­lari: Che ne sarà dei suoi di Noto? Parte da solo sbarca a Messina, vi sta due giorni senza toccare quasi cibo; va a Reggio, consegna in Arcivescovado una somma raccolta: può celebrare e rifocillarsi. Raccoglie i primi orfanelli che affida al Vescovo di Cassano Ionio Monsignor La Fontaine. Inizia la «spola della carità » tra città e luoghi. Quanto la­vorò in quei mesi! Più tardi confessava d'aver per­duto qualche anno di vita!

Carico di borse con grandi tasche - le locali « bettole x - passava, in quei primi giorni, sulle ma­cerie fumanti, tra gente ammutolita o impazzita. Per le strade, a gran voce, offriva pane e fichi, scovati in un magazzeno militare. diroccato; aiutava nello sterro delle macerie; assisteva i morenti; seppelliva i morti. Stabilitosi in un carro merci abbandonato in un binario morto, dirigeva i lavori, provvedeva, organizzava; e di notte teneva corrispondenza con i suoi figli lontani in ansia per lui. - La Missione Pon­tificia inviata da Pio X trovò sul posto Don Orione e già fervidamente avviato il lavoro.

 

PIO X E DON ORIONE. Pio X diede a D. Orio­ne l'obbedienza di fermarsi a Messina, Vicario Ge­nerale di quel Vescovo. Furono anni di generosissimo lavoro e di autentico martirio, le sette massoniche, le rivalità campanilistiche, le diffidenze regionali, lo sforzo diabolico degli oppositori della fede, tutto que­sto procurò a Don Orione affanni profondi, solitu­dine, situazioni incresciose. Pio X lo definì « un mar­tire, un vero martire ». - Al Santo del resto egli fu sempre molto caro, in comunione di grandi ideali, di santità viva e operante, non aliena persino da qualche facezia.

 

MEMORABILI UDIENZE. - Ricordiamo tre udien­ze: 9 dicembre 1906: Pio X « prese la regola e mi tolse alcuni dubbi. Benedisse lo spirito e il fine del­l'Opera con la benedizione più grande ».

Consigliò di mutare il titolo « Opera della Di­vina Provvidenza » in « Piccola Opera ». Poi parlò della... Patagonia fuori Porta San Giovanni in Roma. Questa è appunto l'origine della vasta parrocchia di Ognissanti. Nel 1908 Don Orione trasformò in cap­pella una doppia rimessa di cavalli. Con un campanel­lo e gettando caramelle, attirò dai dintorni ragazzi e adulti e predicò la prima missione.

10 ottobre 1910. Si fa da alcuni il tentativo di soffocare la giovane Congregazione: Don Orione è ancora a Messina e Mons. Bandi, per varie ragioni, sembrava prestarsi alla gravissima decisione. Ma Pio X interviene direttamente e concede a Don Orione un rescritto per quattro vescovi affinchë ammettano agli ordini sacri i candidati da lui presentati. La Con­gregazione è salva.

19 aprile 1912: « Chiesi al Papa di degnarsi nel­la sua bontà di ricevere nelle sue mani i miei voti perpetui. Il Papa disse subito di sì. Osai dirgli: Pa­dre Santo, come Vostra Santità sa, ci vorrebbero due testimoni, a meno che si degnasse dispensare. E il Papa, guardandomi dolcissimamente e con un sorriso celeste sulle labbra, mi disse: Da testimoni faranno il mio e il tuo Angelo Custode... »

 

VOCAZIONI E MISSIONI. - Finito il duro trien­nio in Sicilia, Don Orione si preoccupò di reclutare vocazioni e preparare le Missioni all'estero.

Le attività iniziatesi sviluppavano. Tortona, No­to, Cuneo, San Remo. Reggio C., Roma, Messina, Bra accoglievano istituti professionali, colonie agri­cole, case di formazione della Piccola Opera: occor­reva personale, si richiedevano tante vocazioni! E per formarle decise a tutto, dava semplici istruzioni ai superiori: « Ci sia solo lo strettissimo necessario per non soffrire freddo e fame, e vivete umilissima­mente nell'orazione e nel lavoro, e in dolce povertà della grotta di Betlemme e della Croce ».

Già anni prima, nel 1907, l'Arcivescovo di Ma­rianna, nel Brasile, gli aveva offerto lavoro nella sua Diocesi. Don Orione aveva esultato, ricordando il famoso sogno del manto della Madonna, che si stendeva su ragazzi d'ogni colore. Ma Monsignor Bandi ritenne ancora troppo ridotto il personale della Congregazione per reggere una missione. Solo nel 1913 venne decisa la prima spedizione di Mis­sionari, per il Brasile.

 

PADRE DEGLI ORFANI DELLA MARSICA. - 13 Gennaio 1915. All'alba un violentissimo terre­moto colpisce la Marsica, epicentro Avezzano, spia­nata al suolo. Percosse tutte le zone rivierasche del Fucino, dove la neve già alta livella e ricopre le macerie. Pochi superstiti. Radi colpi di fucile ten­gono a bada i lupi e gli uomini sciacalli. Soltanto dopo qualche giorno il Governo si rende pienamente conto della vastità della sciagura.

La diocesi dei Marsi per due terzi è distrutta. Cosa strana! I superstiti sono in maggioranza vecchi o ragazzi. Terribile problema quello degli orfani Marsicani! La sera del 15 Don Orione giunge ad Avezzano. Subito, su una vecchia macchina scoperta è in giro a raccogliere bimbi; raccoglie pure docu­menti per tutelarne i - beni; è incaricato dell'Ufficio Ricuperi; si oppone a che i cadaveri vengano bru­ciati e fa preparare dagli stessi orfani casse da ci­mitero. Ricerca ansiosamente tra le macerie le sa­cre Specie Eucaristiche e i corpi e le reliquie dei santi. Di una baracca fa una cappella, celebra, con­fessa, predica la santa rassegnazione cristiana.

 

L'AUTO DEL RE. - Un giorno, viste libere alcune auto, del seguito del Re, D. Orione vi carica pronta­mente alcuni orfanelli tolti alle rovine del terremoto.

I carabinieri protestano richiamando l'attenzione del sovrano. Don Orione, per nulla intimidito, chiede pro­prio a lui che gli lasci a disposizione una macchina per il trasporto di quei poveri fanciulli a Roma. Vit­torio Emanuele III, edificato dalla risolutezza nel bene di quell'umile prete, accondiscende. E gli orfani si uniscono ai molti che già gremiscono gli Istituti di Don Orione nella Capitale e in alta Italia.

 

ASSALITO DAI LUPI. - Sulla salita di Montebove la neve è alta. La macchina che porta gli orfani raccolti non può proseguire. Ad un tratto sale il grido: I lupi, i lupi!. Con sangue freddo Don Orione e l'autista risolvono la situazione: manovrano la macchina con sforzi inauditi e sparano colpi di ri­voltella riprendendo la discesa... I lupi spaventati dalle grida e dagli spari s'arrestano un istante ed è la salvezza... - Testimoni affermano che il Don Orione trasportava i bimbi a tre per volta in mezzo alle macerie. Uno ricorda: « D. Orione è quegli che io ricordo ad Avezzano: la veste impillaccherata, il colletto sbottonato; le guance pallide e smunte, la testa piegata sul collo e gli occhi... i suoi occhi, tristi e mansueti, velati d'indefinita pietà... »

 

GUERRA E SOCIALISMO. - Il primo terribile « guerrone », previsto e pianto dal santo Pio X, colse Don Orione nella vasta fatica di sistemare il bene già avviato. - Il socialismo! ecco, nel suo pensiero, la sorgente di tutti i mali, la ventata fredda che congelando i cuori aveva preparato il campo alla idra dalle molte teste, la guerra. Tutto quanto si­gnificava reciprocai umana solidarietà era nelle aspi­razioni di Don Orione. Ma per lui gli uomini erano sopra ogni altra cosa « fratelli » e « figli di Dio », retaggio di Cristo Crocefisso e Redentore. Il socia­lismo, invece, in sostanza negava Dio: e dove si ne­ga Dio come padre è palesemente impossibile ve­dere.gli uomini come fratelli in Cristo e figli di Dio.

 

LE PICCOLE SUORE MISSIONARIE DELLA CARITA'. Alla guerra, del resto, con le sue brutalità e al socia­lismo con le fallaci, roboanti promesse e illusioni, Don Orione aveva già dato una silenziosa risposta suscitando una Congregazione femminile, le Piccole Suore Missionarie della Carità, alle quali affidò so­prattutto il servizio dei poveri, dei derelitti, dei ma­lati, dei piccoli, delle fanciulle abbandonate o perico­lanti. - Nell'ottobre 1917 Mons. Albera, figlio dell'O­pera, dava l'abito alle prime tre di esse con i nomi di Suor Fede, Suor Speranza e Suor Carità.

Così Don Orione avviava la sua Congregazione verso l'attività caritativa, quella che più d'ogni al­tra lo rese amato e benedetto. Don Orione fu alla scuola di Don Bosco e del Cottolengo: lì scelse e fece propri ispiratori. Finora aveva lavorato per la gioven­tù: adesso si volge all'apostolato preminente della carità in favore delle « perle della società ». Nelle case dette « Piccoli Cottolengo di Don Orione » tutto è sublimato, nella superiore luce dell'amore di Cristo. Questo nome poi di Piccoli Cottolengo non fu nè pensato nè voluto da Don Orione: nacque dalla spon­tanea definizione del semplice popolo.

 

I PICCOLI COTTOLENGO. - « I Piccoli Cottolen­go, scriveva Don Orione, devono essere i paraful­mini delle grandi città, attirando da Dio con l'apo­stolato della sofferenza e della preghiera le benedi­zioni sulle città... La preghiera è la nostra forza!, l'unica forza!... La porta del Piccolo Cottolengo non domanderà a chi entra se abbia un nome, una reli­gione, ma soltanto se abbia un dolore! »

 

IL SANTUARIO VOTIVO DELLA GUARDIA. - Intanto nei tristi frangenti della guerra Don Orione maturò il proposito d'implorare dalla Vergine SS.ma la vittoria della Patria e la protezione sul popolo Tortonese e, in modo specialissimo, sui soldati al fronte, promettendo con voto unanime l'erezione in Città di un grandioso tempio mariano. Il 29 Agosto 1918 a voce di popolo che gremiva l'umile antica chiesetta di San Bernardino - dove era onorata la Santa Madonna della Guardia - si fece il voto, poi ripetuto tante volte nella Cattedrale di Tortona du­rante la caratteristica processione annuale. La quale dall'anno 1919 arrivò fino alla torre del Castello, e di là Don Orione rivolgeva affocate parole.

Era anche questa una pagina nuova nella vita di Don Orione, tutta dedicata al culto della Vergine specialmente con l'erezione di santuari. Già agli inizi del ministero sacerdotale Don Orione si era fatto promotore di imponenti pellegrinaggi dio­cesani: ora si faceva costruttore, un po' dovunque, di bellissime case della Madonna.

 

IL 25° DI ORDINAZIONE. - Si celebrò nel 1920, in Cattedrale, presente il Vescovo. Ma in casa non volle feste, anzi passò la notte precedente al capezzale di un suo chierico moribondo, e, all'ora del pranzo, si fermò presso di lui prodigandogli tutti quegli uffici « umili sì, ma santi, che una madre prodiga ai suoi bambini ». - Per gratitudine alla diocesi accettò di dar vita all'Istituto Dante Alighieri in Tortona.

 

PRIMO VIAGGIO IN AMERICA. – Il 4 agosto 1921 Don Orione partiva per le missioni del Brasile. In novembre è all'Uruguay, poi passa in Argentina. Risultato: una seconda spedizione di Missionari lo raggiunge e apre Scuole d'Arti e Mestieri, preventori per minorenni, istituti professionali e parrocchie. Dopo 11 mesi trascorsi in un generoso slancio di bene tra le opere ivi dislocate, ritorna a Genova il 4 luglio 1922. « Piangevo nel vedere quel popolo senza un sacerdote che battezzasse i loro bambini, che confortasse i loro malati, che benedicesse le tom­be dei loro morti! ». Occorreva più doloroso stimolo a lavorare e far lavorare i suoi in quelle terre?

 

NUOVI SVILUPPI. - Nel 1921 mandò religiosi in Palestina ad aprire la Colonia Agricola di Rafat e l'Ospizio per gli Italiani di Cafarnâo.

Pio XI in un'udienza poteva dire: « La gran­de famiglia della Chiesa, che è la Famiglia di Dio, attende nuovi progressi e incrementi. Per far ciò i Religiosi della Piccola Opera non hanno che da imitare gli esempi del loro padre spirituale, il dilet­tissimo Don Orione... » - Nel 1924 l'Opera si estese alla Polonia: ora vi conta cinque case. Pure nel 1924, Don Orione riaperse a Novi Ligure il Collegio S. Gior­gio dalla plurisecolare tradizione di cultura e di pietà; e diede vita al Piccolo Cottolengo Genovese con molte sezioni. Nel 1925 ospitò a Rodi numerosi orfani ar­meni, alcuni dei quali divennero sacerdoti della Con­gregazione in Italia.

 

IL « CANINO » DI SANTA MARGHERITA. - Nel 1925, chiamato urgentemente a Cortona dalla vec­chia Signora Caterina Servetti, e giunto in città di notte, smarrì la strada. Non volendo chiedere in­formazioni a quell'ora, per evitare eventuali indeli­cati giudizi, rivolto verso il Santuario di S. Marghe­rita la Penitente, protettrice della città, la invocò di­cendo così: Oh! se tu volessi mandarmi il tuo cane! Un cagnolino bigio apparve improvviso e lo accom­pagnò alla casa della vecchietta; poi, ricevuta la bene­dizione di Don Orione e fatti tre inchini, scomparve. S. Margherita è appunto raffigurata col cane.

 

LE SUORE CIECHE. - All'Assunta del 1926 ri­sale la fondazione delle Suore Cieche Adoratrici, con regola ed abito speciale: pregano per la Con­gregazione, per la Chiesa e il Papa, per il mondo. Eseguiscono lavori di squisita fattura. « La salvezza delle anime, diceva il Fondatore, si compie più con le ginocchia che con tutto il resto... ». - Nel 1927 egli ideava un'altra famiglia religiosa: le Figlie della Madonna della Guardia, per la cura e il decoro dei Santuari, costituite poi nel 1934.

 

LA « QUESTUA DELLE VOCAZIONI ». - Nel 1927­-28 lanciò l'appello famoso per la « Questua delle vo­cazioni », nel quale con bonomia apostolica insiste sul concetto della spigolatura per i propri istituti mentre lascia il più facile e comodo raccolto ai Vescovi per i loro Seminari. « ...Come quando ragazzo andavo con la mia povera Madre a spigolare, vengo anch'io, in nomine Domini, a raccogliere le spighe lasciate indietro, quelle umili spighe che potrebbero andare perdute ». E prega di inviargli « qualche giovinetto povero, forse un po' dimenticato ma col candore dell'innocenza e i segni della vocazione al servizio di Dio... » Poi fa una rassegna delle molte­plici « nicchie » della Congregazione: c’é posto per tutti: aspiranti, missionari, suore, uomini liberi, ve­dovi, disingannati del mondo, eremiti, veggenti e cie­chi... E conchiude: «Solo cerco che abbiano buono spirito, buona salute, buona volontà di amare e ser­vire Gesù Cristo, di lavorare in umile obbedienza, di sacrificarsi nella carità, di fare del bene ai pove­relli. La nostra Congregazione è per i poveri, anzi per i più poveri e abbandonati».

 

LA « MATER DEI ». - Il 1931 ricordava il XV Centenario del Concilio di Efeso e della proclama­zione del dogma della Madonna SS. Madre di Dio. Era la data tanto attesa da Don Orione per portare a compimento il Voto dei Tortonesi con la erezione del Santuario della Madonna della Guardia. - Chi può dire il fervore di quegli anni? Don Orione scri­veva: « Riprendono le armonie della fede, e della santa fatica e della carità... Ho visto le pietre muo­versi; ho udito canti di cielo e fin le pietre concla­mare! Ho sognato la Madonna! Ho visto la S. Madon­na lavorare con noi e le pietre del Santuario e le opere di fede e di carità prendevano vita, fiorivano, cantavano, insieme con noi conclamavano Marial Maria! Maria! »

 

LA CONGREGAZIONE HA IL SUO SANTUARIO. - Il 29 agosto 1931, S. E. Monsignor Grassi apriva solennemente al culto il bel Santuario. Un'apo­teosi mariana, un trionfo di fede cristiana! I chie­rici e giovani di Don Orione, « facchini della Ma­donna» per tre anni, recavano in processione car­riole e - strumenti di lavoro. - La « Mater Dei » aveva il suo Tempio, e quel titolo diveniva l'invocazione mariana più cara e familiare alla Congregazione perchè la divina Maternità è il privilegio principe, ragione e fonte di tutti gli altri privilegi e gran­dezze della Madonna SS. - Don Orione esprimeva in quella circostanza speranze e certezze da santo « Tortona, canta a Dio un cantico nuovo: la inaugu­razione del tuo Santuario è un'aurora! Quanti leve­ranno i loro sguardi a te! Quanti e da quante vie diverse volgeranno al Santuario i loro passi anelanti a un'alta vita di fede e di onesto vivere cristiano e civile, avidi di amare Dio e i fratelli e di servire a Cristo nella orfanità e nei poveri, in umiltà, cari­tà e lavoro!... Tortona, vedi quei piccoli lavoratori del Santuario? Ti sembrano garzoni muratori e sono leviti di Dio: sono vestiti di stracci e di calce, più poveramente che Francesco d'Assisi... ma un dì li vedrai, li vedrai... Dio li trasformerà in apostoli e si divideranno il mondo in funiculo fraternitatis... »

 

LE PIGNATTE ROTTE. - A divulgare la cono­scenza del Santuario e la divozione alla Madonna escogitò due geniali iniziative: la questua delle « pi­gnatte rotte » e il « presepio vivente ». La prima consisteva nel raccogliere in tanti paesi il rame in disuso per ricavarne una grande statua della Ma­donna. « Sapete? Ormai mi danno il nome che nes­suno mai me lo leverà: mi chiamano il prete delle pignatte rotte. E ben venga anche questo nome, ba­sta servire la Madonna!... »

 

IL PRESEPIO VIVENTE. - Devotissimo del mi­stero natalizio e ripieno di spirito francescano por­tò per le vie di Tortona e di altre città pastori con greggi, pifferari con cornamuse, angeli osannanti, fastosi cortei di re magi, disseminando ovunque com­mozione tra i piccoli estasiati e i grandi divenuti buoni e inteneriti. Asseriva: « ... Se in un certo pe­riodo della vita può sembrare talvolta che Cristo sia sepolto, Egli è tal morto che sempre, ;presto o tardi, ma sempre risuscita ». A questa resurrezione miravano le sue molte intraprese religiose popolari.

 

GLI EX ALLIEVI. - Seguire Don Orione in que­sto ultimo decennio della sua laboriosissima vita, è impossibile. - Il 27 maggio 1934 si raccoglie­vano a Tortona i più Antichi Allievi dell'Opera nel loro primo Convegno. « Non avrei mai creduto - confessava Don Orione - d'essere ancora ricordato e tanto amato, nè che in tanti fosse così viva, con la fiamma del cuore, la fiamma della fede, lo spi­rito e la vita onesta e religiosa della cristiana edu­cazione ricevuta... »

 

IL 2° VIAGGIO IN AMERICA. - Intanto il Fonda­tore decideva di recarsi ancora in visita alle Case di oltre oceano: attendere di prù sarebbe stato forse tar­di per la sua salute; i suoi missionari ne reclamavano la viva parola e la presenza. Scriveva: « L'altra vol­ta, nel 1921, trovai in America un solo Istituto com­pleto, pieno di ragazzi bianchi e neri... Oggi ci sono quindici Istituti, sparsi in Brasile, Argentina, Uru­guay. Adesso cercherò di spingermi nel Cile... e non è escluso il Nord America. L'opera nostra si svolge in molta parte a bene degli Italiani é dei loro fi­gliuoli... » Dinanzi a grande folla celebrò la Messa di addio nel Santuario di Tortona, il 23 settembre 1934. « I nostri grandi amori sono Gesù, Maria SS., il Papa e una grande carità verso le anime dei nostri fra­telli, specialmente dei più poveri, bisognosi e abban­donati. Questi grandi e santi amori sono i ricordi che io vi lascio ».

Diede ordine ai suoi che dicessero, ogni giorno una Salve Regina « perchè il Signore ci mandi delle croci e ci dia la forza di ben sopportarle ». Egli ne portava tante e gravi oltre mare!...

L'indomani partiva da Genova sul Conte Gran­de con altri suoi missionari lieto di viaggiare sulla nave che recava il Cardinale Pacelli, Legato del Pa­pa al Congresso, Eucaristico Internazionale.

Il 9 ottobre sbarcava a Buenos Aires. Coi suoi Missionari assisteva e collaborava al trionfo di Ge­sù Eucaristico. « Uno spettacolo ineffabile! scri­veva. Ho visto che cos'è, com'è grande la miseri­cordia di Dio: più grande dei cieli!... Che sentivano essi? Cristo! Fratelli, i popoli sono stanchi, sono disillusi, sentono che tutta è vana, tutta è vuota la vita senza Dio. Cristo ha pietà delle turbe. Cristo vuole risorgere, vuol riprendere il suo posto: Cristo s'avanza: l'avvenire è di Cristo!

 

FERVIDE ATTIVITA' - Poi inizia la sua « caro­vana » per gli Stati dell'America del Sud confor­tato da autorità ecclesiastiche e civili: inaugura Piccoli Cottolengo, sorvola a 5000 metri le Ande, getta il.seme e guida i primi passi delle sue opere; il resto, non dubita, lo faranno la Divina Provvidenza e il sacrificio generoso dei suoi. Segue ogni sviluppo della Congregazione in Italia, invia radiomessaggi e la sua voce per dischi, dà incremento alle voca­zioni locali, va nell'interno del Chaco a Itatì : « Ci sono i protestanti, gli ebrei, i mercanti che per il cotone e la ricchezza stanno là, e non ci sarà il Sa­cerdote per le anime, per i poveri?... » Scrive mira­bili, lunghe lettere, vera « magna charta » dello spi­rito dell'Opera e testimonianza della sua attività e santità. - Nel 1937 a Buenos Ayres esorcizza una fanciulla indemoniata che con acume diabolico tra­sforma in orribili bestemmie la giaculatoria: O Ma­ria concepita senza peccato... All'intimazione di uscire dall'inferma in nome di Colei che gli ha schiac­ciato il capo, il demonio, dopo non poche ripulse e villanie, lascia libera l'ossessa.

 

RITORNA IN ITALIA. - Scrivevano i suoi religio­si dall'America: Se il nostro caro Padre rimane an­cora qui, muore per il lavoro. Don Orione fu pre­gato di tornare: obbedì, salutato da grande folla di popolo e dal Presidente della Repubblica. Giunse a Tortona per le feste della Madonna della Guardia del 1937: immenso il giubilo della Congregazione e dei Tortonesi. Ma lo videro fatto più curvo e incanutito. Per lui tuttavia fu tutto co­me prima. - Lavora e fa la spola settimanale tra le città più generose e affezionate. Sulla cattedra del­l'Università Cattolica leva, un inno alla Carità (19 dic. 1937) e alla Divina Provvidenza (22 genn. 1939). Dà incremento agli studi dei suoi chierici, apre nuove case, accorre da una città all'altra. - Du­rante l'inaugurazione dell'Istituto S. Filippo a Ro­ma nel gennaio 1938 al suono dell'Angelus fa reci­tare a cardinali, ministri, autorità e popolo presenti la preghiera alla Madonna e poi rampogna il Sen. Cavazzoni oratore ufficiale: « Carissimo Senatore, quante esagerazioni, quanti complimenti! Io non faccio altro che rappezzare i piani della Divina Provvidenza ».

Nel marzo seguente riconferma l'istituzione del­la Laus Perennis, la preghiera incessante, durante tutto il giorno, dei rappresentanti delle varie fami­glie religiose negli Istituti di Carità: « E' con la preghiera che si fanno le opere di Dio... E' da essa che abbiamo la luce divina, la forza sovrumana, il coraggio del bene, la serenità nelle tribolazioni, la calma celeste che si riverbera talvolta anche nell'a­spetto della persona che prega... E' con la orazione che si fanno le cose!... »

 

ULTIMO INCONTRO CON PIO XII. - Nel set­tembre, alla fine di una bellissima udienza, Pio XII gli ripeteva: Ritorni, ritorni!... Un mese dopo Don Orione ritornava dal Papa, ma lungo la via Appia, dove i 1700 alunni del suo « S. Filippo » avevano un appuntamento con Pio XII. Con lacrime di gioia egli premè sul proprio capo la mano del Vicario di Cristo: « affinchè, commentava dopo scherzosamente, mi aggiustasse i sentimenti ».

 

IL VIALE INESORABILE. - Ancora in America aveva confidato: « Qualche volta mi sono raccoman­dato l'anima da me. Ho un po' di mal di cuore che mi fa voltare e rivoltare di qua e di là per delle ore lenza darmi requie; ma via! siamo giovanotti di 62 anni; se anche viene sorella morte l'accoglieremo a festa, chè siamo vissuti abbastanza, ti pare?... »

La morte parve veramente venisse il primo aprile 1939 mentre egli si trovava in Alessandria: ma si riprese: « Sono risuscitato. Ave Maria e avanti! » telegrafava. La sua vita parve ancora spezzarsi al­l'alba del 9 febbraio 1940: chiese il Viatico e l'Estre­ma Unzione. Lentamente la crisi fu superata e ri­nacque nei cuori la speranza. Volle rimettersi al la­voro: e fece dire a D. Sterpi che gli consigliava il ri­poso: « Dirai a D. Sterpi che rinunzio alla salute, ri­nunzio alla vita ma voglio fare il mio dovere fino al­l'ultimo ». La penna tuttavia gli cadde di mano e al­lora dettò lettere e lettere.

 

PRESENTIMENTI DI PADRE. - Segue un mese di alternatìve: riesce a celebrare, e va a dare gli addii perchè i medici lo vogliono mandare un poco a San­remo. Si prepara a partire: « Povera la mia veste - esclama quando la fa riordinare - non ne può pro­prio più come la mia vita!.. » A San Remo c'è stato di passaggio dieci anni addietro: gli stona terribil­mente quel nome. La vigilia della partenza dà la Buona Notte, che sarà l'ultima e protesta: «Non è tra le palme che voglio morire ma tra i poveri che sono Gesù Cristo ». Poi parla di ordinazioni, dei po­lacchi travolti dalla guerra, delle Missioni, delle tre grandi Madri dei Figli della Divina Provvidenza la Madonna, la Chiesa, la Congregazione, della fedeltà a Dio e alla vocazione; e conchiude « Dunque, ad­dio, cari figliuoli, addio! » Paterno presentimento!

 

A SAN REMO. - A San Remo passa tre giorni nel pensionato S. Clotilde della Congregazione, dal 9 al 12 marzo. Tre giorni di preghiera e di lavoro: prepara una spedizione missionaria, scrive lettere, in­via telegrammi - uno bellissimo al Papa nell'annuale dell'incoronazione -, riceve confratelli che gli fanno visita. Il 12 lo trascorre gran parte in cappella, a servire la S. Messa come un chierichetto, a pregare. A un parroco di Roma dà una cartolina ricordo con la scritta Ave Maria e avanti ripetuta più volte da ogni lato. Prima di cena vuol dire le orazioni in comune con l'infermiere e il rosario in ginocchio, per terra. Alle dieci, dietro una telefonata da Roma, accetta ancora una povera infelice nel Piccolo Cotto­lengo... Poi, finalmente, si ritira a riposare.

 

GESU'! GESU'! GESU'! - Ma ecco, alle 22,45, il respiro si fa tagliente, si sente morire, ha appena la forza di chiamare. Il chierico accorre, lo sostiene, lo aiuta. Una suora si fa sulla porta; però D. Orione le fa cenno paterno e deciso di non entrare. Si chiama il medico. Ma il male precipita. Come per rispondere all'invito evangelico « Ecco Gesù che viene; muovia­mogli incontro! », Don Orione ripete con flebile ge­mito: Gesù... Gesù... Gesù... E reclina il capo sul. braccio dell'infermiere, dolcemente.

 

IL SUO TRIONFO. - Non solo l'umile sua Con­gregazione, ma l'Italia tutta fu scossa dalla improv­visa dipartita di Don Orione. Per una settimana le sue compiante Spoglie passarono come in trionfo da S. Remo a Genova, Alessandria, Milano, Pavia, Vo­ghera, Tortona, venerate da E.mi Cardinali e da Ve­scovi, da Autorità e rappresentanze, tra le lacrime e le preghiere dei suoi Figli spirituali, dei molti be­neficati e dell'umile gente che dalla missione d'amore del Servo di Dio avevano ricevuto conforto, incorag­giamento e richiamo alla fede in Cristo, nella sua Chiesa, nella divina potenza del bene.

Don Orione è sepolto nella Cripta del Santuario della Madonna della Guardia in Tortona. Vicino a lui è ora anche il suo più valido collaboratore e primo successore Don Carlo Sterpi, morto nel 1951.

 

GLI « AMICI DI DON ORIONE ». - La scomparsa del Fondatore ha come polarizzato gli sguardi di molti sulla Piccola Opera, circondata di benevolenza dalle schiere degli umili e dei poveri, prediletti suoi e della Santa Chiesa di Dio. Sono così sorti ovunque i Gruppi Amici di Don Orione, che ne zelano lo spirito di ca­rità, pregano e s'adoperano per la Congregazione.

In Italia e all'estero è un consolante fermento di bene per il quale sono insufficienti le schiere dei religiosi moltiplicatesi in questi anni, fioritura uber­tosa del seme gettato dal Padre Fondatore nell'ul­timo periodo della sua vita.

 

IL SUO DONO. - Nel cuore dei suoi Figli, degli Ex Allievi, degli Amici e di quanti sono sensibili alla esigenza del bene, Don Luigi Orione ha acceso, alta e confortatrice, una grande fiamma, una divina luce, speranza e certezza unica di salvezza in mezzo alle tenebrose bufere del mondo, la CARITA' DI CRISTO. Deo gratias!