SAN
LORENZO
Festa il 10 agosto
Il
suo leggendario martirio sulla graticola infuocata ha ispirato non soltanto
pittori scultori e architetti, rna, grazie a una coincidenza calendariale con il
periodo più caldo dell'anno, una serie di proverbi meteorologici
Si
favoleggia che le stelle cadenti del 10 agosto siano le scintille del fuoco
che ardeva sotto la graticola di san Lorenzo: levatesi miracolosamente fino al
cielo durante il martirio, ricompaiono nella magica notte estiva quando ogni
Perseide, così detta perché pare provenire dalla costellazione di Perseo,
esaudisce un desiderio: così si afferma. «San Lorenzo dei martiri inozenti,
casca dal ciel carboni ardenti» dice un proverbio veneto ricollegando le stelle
cadenti alla morte dell'arcidiacono romano. Secondo un'altra tradizione
sarebbero invece le lacrime di san Lorenzo versate per i peccati degli uomini.
Ispirandosi a questa credenza Giovanni Pascoli scrisse una poesia, X agosto,
dove rievocava l'uccisione del padre, avvenuta in quel giorno del 1867: San
Lorenzo, io lo so perché tanto di stelle per l'aria tranquilla arde e cade,
perché sì gran pianto nel concavo cielo sfavilla.
Così
cominciava per finire: E tu, Cielo, dall'alto dei mondi sereni, infinito,
immortale oh! d'un pianto di stelle lo inondi quest'atomo opaco del male!
Il
martire, la cui festa a Roma veniva in ordine di importanza dopo quella dei
santi Pietro e Paolo, è ricordato dalla Depositio martyrum che testimonia di un
culto già radicato al 10 agosto nel secondo decennio del IV secolo presso il
suo sepolcro sulla via Tiburtina. Il Martirologio Gerominiano (V secolo)
precisa che era arcidiacono. Secondo la tradizione morì durante la persecuzione
di Valeriano nel 258, quando venne ucciso anche papa Sisto II. Il giorno, il
mese e l'anno sono confermati dal Liber pontificalis nella biografia di san
Sisto II: «Tre giorni dopo la passione del beato Sisto, nel quarto giorno delle
Idi di agosto furono martirizzati il beato Lorenzo suo arcidiacono, il
suddiacono Claudio, il presbitero Severo, il lettore Crescenzio e il
sagrestano Romano». Siccome sappiamo da una lettera di san Cipriano di
Cartagine, loro contemporaneo, che Sisto II fu decapitato il 6 agosto 258,
durante la fase più acuta della persecuzione, possiamo considerare la
datazione del 10 agosto 258 come storicamente fondata.
Quanto
al supplizio sulla graticola, tanto caro alla tradizione popolare così come
all'iconografia, gli agiografi lo escludono sebbene sant'Ambrogio, che ne ha
narrato la storia con toni oleografici, lo affermi esplicitamente, non
diversamente da san Massimo che in un sermone scriveva: «Si dice che quel
crudelissimo persecutore abbia stabilito per lui questa punizione: collocato un
mucchio di carboni ardenti e steso su una graticola di ferro, Lorenzo avrebbe
dovuto consumarsi a fuoco lento». E il vescovo di Milano commentava: «Lorenzo
illuminò il mondo con quella luce da cui fu egli stesso avvolto e riscaldò
d'amore i cuori dei fedeli con le fiamme fra cui consumò il suo martirio».
Probabilmente
i due santi, vissuti un secolo dopo, tramandavano già una truce leggenda. In
realtà l'imperatore Valeriano col rescritto inviato nell'agosto del 258 al
senato aveva ordinato l'immediata esecuzione capitale dei vescovi, presbiteri
e diaconi escludendo qualunque tortura; sicché si pensa che Lorenzo sia stato
decapitato come papa Sisto II che lo ha preceduto nel martirio. Sul suo sepolcro
fiorì la leggenda narrata compiutamente nella Passio Polycronii, la cui prima
redazione risale alla fine del V secolo e fu poi arricchita di nuovi particolari
sino alla Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine. Si narrava che Lorenzo era spagnolo.
Il vescovo Sisto lo aveva conosciuto recandosi a un concilio convocato a
Toledo - ma la più antica assemblea generale della Chiesa tenuta in quella
città è documentata soltanto nel 589 - e lo aveva condotto con sé a Roma
ordinandolo arcidiacono. Un giorno Lorenzo s'imbatté in Sisto II che veniva
condotto al martirio. Avrebbe voluto seguire il suo vescovo che però lo
dissuase dicendogli che avrebbe dovuto attendere ancora tre giorni. «Non
sarebbe conveniente per te vincere a fianco del maestro, quasi avessi bisogno di
aiuto» gli diceva secondo il racconto di Ambrogio. «I discepoli deboli possono
precedere il maestro, i forti lo seguono. Questi vincono senza il maestro perché
non hanno più bisogno del suo insegnamento. Così anche Elia ha lasciato
indietro Eliseo. Io incarico te di proseguire la mia virtus di uomo.» In quel
momento il prefetto Cornelio Secolare lo riconobbe e, sapendo che l'arcidiacono
aveva il compito di custodire i tesori della Chiesa romana, gli ordinò di
consegnarglieli. Il santo chiese tre giorni di tempo per radunarli, ma obbedì
a modo suo: vendette quei tesori distribuendone il ricavato ai poveri. Poi,
raccolti poveri, malati, ciechi e zoppi, li presentò al prefetto dicendo: «Questi
sono gli eterni tesori che mai vengono meno, ma sempre crescono».
Fu
condannato al supplizio della graticola: i carnefici lo distesero su un letto di
ferro sotto il quale scoppiettava il fuoco. Mentre le sue carni friggevano,
Lorenzo si rivolse al prefetto pronunciando la celebre frase: «Ecce, miser,
assasti tibi partem unam, regira aliam et manduca», ecco, miserabile, hai
abbrustolito per te una parte, ora rigirami dall'altra e mangia.
La
Depositio martyrum e il Martirologio Gerominiano concordano nell'indicare il
luogo della sepoltura sulla via Tiburtina dove poi Costantino costruì la prima
basilica. L'attuale, costruita da papa Onorio III (1216-1227), che vi inglobò
quella precedente di Pelagio II (579-590), si trova tuttora sul luogo del
sepolcro come si è constatato durante i lavori di ricostruzione per riparare
i gravissimi danni del bombardamento angloamericano del 19 luglio 1943.
Successivamente a Roma si costruirono altre trentatré chiese in onore di
Lorenzo la cui leggendaria origine spagnola è probabilmente la testimonianza
della sua popolarità nella penisola iberica fin dai primi secoli del
medioevo. Se il supplizio della graticola può essere il frutto della fantasia
agiografica, verosimile è invece il racconto del tesoro venduto e distribuito
ai poveri. La storia si adatta perfettamente alla persecuzione di Valeriano
perché l'imperatore e il suo ministro Macrino miravano anche a impossessarsi
del patrimonio della Chiesa.
Fra
le tante chiese che gli erano dedicate a Roma, San Lorenzo in Palatio,
l'oratorio privato del papa nel patriarco lateranense, custodiva il capo del
martire, che ora si trova in Vaticano, nella cappella di San Lorenzo: dove il
papa ascolta le prediche quaresimali tenute nella contigua cappella Matilde,
oggi ribattezzata Redemptoris Mater. Secondo la tradizione a San Lorenzo in
Lucina sarebbe conservata in un reliquiario la leggendaria graticola. In
un'altra chiesa, San Lorenzo di Panisperna, che in latino significa «pane e
prosciutto», nel medioevo si distribuiva ai poveri una pagnottella con
companatico secondo una tradizione che si faceva risalire all'arcidiacono di
Sisto II.
San
Lorenzo - il cui nome latino Laurentius significava originariamente «cittadino
o oriundo della città di Laurentum», a sua volta interpretata popolarmente
come «città dei lauri» per la comune radice con laurus, la pianta simbolo
della vittoria e della sapienza - venne rappresentato quasi sempre nelle
sembianze di un giovane con ampia tonsura e rivestito dalla dalmatica. I suoi
attributi più frequenti sono la croce, il libro dei Salmi e la graticola che
appaiono separatamente o riuniti, come nel mosaico del Mausoleo di Galla
Placidia, a Ravenna, che risale al V secolo. Nell'arco trionfale della basilica
di San Lorenzo fuori le mura il martire tiene invece tra le mani la croce e il
libro con la scritta: «Dispersit dedit pauperibus». Gli sta accanto papa
Pelagio che offre il modellino della basilica da lui ricostruita. Più tarda è
la borsa del tesoro distribuita ai poveri, come ad esempio nel quadro della
scuola di Lorenzo Monaco, custodito al Louvre. La scena della sua vita che ha
ispirato la maggior parte dei pittori è quella del martirio sulla graticola
che il Tiziano rappresentò in un quadro straordinario, ora alla chiesa dei Gesuati
a Venezia, che nei suoi colori sanguigni e funerei allo stesso tempo sembra
preludere alla stagione barocca.
Il
martirio della graticola ha ispirato curiosamente il suo patronato contro gli
incendi così come la credenza che alla sua festa si raggiunga l'apice della
canicola: «San Lorenzo la gran calura, sant'Antonio la gran freddura, l'una e
l'altra poco dura» dice un proverbio meteorologico. Forse questa coincidenza
con il periodo canicolare potrebbe spiegare la nascita della leggenda della
graticola e il culto straordinario di cui ha goduto il martire, considerato
dal poeta Prudenzio il principale artefice della vittoria sull'idolatria a Roma.
Non sottovaluterei nemmeno un'altra coincidenza: il 9 agosto si celebrava in
epoca imperiale un sacrificio in onore del Sol Indiges, del Sole Indigete, sul
colle del Quirinale; mentre il 12 agosto si sacrificava a Ercole Invitto o
Trionfatore nel tempio presso il Circo Massimo in ricordo della sua mitica
venuta nel Lazio come liberatore: ed Ercole, si sa, è un eroe solare.
D'altronde la festa di san Lorenzo cadeva, come oggi d'altronde, proprio nel
segno del Leone che è sede del Sole. Sicché non sarebbe del tutto infondato
congetturare che a poco a poco, con la graduale conversione dei Romani, si siano
trasferiti gli attributi solari di quegli dei pagani sul martire non casualmente
«infuocato» nella leggenda.
San
Lorenzo è il patrono principale di Grosseto il cui Duomo, ricostruito dal 1294
al 1302 da Sozzo di Rustichino sui resti di una chiesa comacina e più volte
restaurato fino al secolo scorso, gli è dedicato. Il culto del martire romano
si è diffuso anche in Germania grazie a una coincidenza: il 10 agosto 955
l'imperatore Ottone I vinse gli Ungari a Lechefeld attribuendone il merito a
san Lorenzo. In Spagna, come si è già rilevato, lo si considerava un santo
nazionale; ed era così venerato che quando Filippo II, tra il 1563 e il 1584,
costruì il suo palazzo dell'Escorial, il ricordo di Lorenzo influì sulla
progettazione della pianta. Con la nuova grande costruzione il sovrano spagnolo
voleva ringraziarlo per una vittoria militare ottenuta per sua intercessione il
10 agosto 1557. Sicché oggi il palazzo ripete nella pianta la forma della
leggendaria graticola, come d'altronde la certosa di San Lorenzo a Padula,
nella Campania.