SAN JOHN HENRY NEWMAN
(Londra 22-02-1801 + Birmingham 11-08-1890)
Era
un ragazzo alto e magro, gli occhi profondi grigio-scuri, intelligentissimo e
immancabilmente spettinato. A 10 anni, aveva già la certezza di essere
chiamato a "servire
la gloria di Dio". A
15, aveva incontrato Dio, “non come una nozione, ma come una persona che gli
disse «Tu»”. Aveva
già un fascino segreto. Si chiamava John Henry Newman ed era nato a Londra il
22 febbraio 1801, figlio di un banchiere anglicano e di madre discendente
dagli ugonotti francesi. La sua carriera fu rapida e brillantissima: entrato all"'Oriel
College" nel 1822, 21 anni di età, fu promosso 'fellow".
Due anni
dopo, era ordinato prete anglicano e diventava "tutor", cioè professore assistente. A 27 anni, era nominato vicar
cioè
parroco di S. Maria di Oxford, conservando le sue funzioni di docente
universitario. E insieme pubblicava studi di patrologia e di storia della
Chiesa. Oxford era un centro di pensiero straordinariamente vivo. Vi si davano
convegno i cervelli più fini dell'anglicanesimo. John Henry era tra questi, ma
non era soddisfatto: cercava la sua
strada.
Predicava al suo popolo: ascoltatissimo. Insegnava ai giovani di Oxford:
affascinava. Eppure, un tormento segreto lo rodeva dentro: questa Chiesa anglicana, iniziata da un re adultero
e omicida, come poteva essere la vera Chiesa di Cristo?
Viaggio
in Italia
John
Henry era un giovane uomo appassionato, dal temperamento schietto fino
all'imprudenza. Il denaro non lo interessava. Il prestigio lo lasciava insensibile,
ma solo la
Verità - la ricerca della Verità - lo dominava tutto. Fiaccato dall'intenso lavoro intellettuale, nel luglio
1833, compì un lungo viaggio in Italia. A Roma sentì agitarsi dentro di sé
le antiche avversioni degli anglicani contro il Papa, ma sentì pure il
fascino della Sede Apostolica, la Roccia che è Pietro, su cui poggia la
Chiesa, indefettibile e infallibile. Lì incontrò Nicola Wiseman, giovane
rettore del Collegio inglese, prete, professore di ebraico e siriaco, desiderosissimo
di far qualcosa per ridare dignità ai fratelli cattolici d'Inghilterra, che
da tre secoli ormai erano i reietti della sua terra. Proseguì, John Henry, il
suo viaggio fino in Sicilia, dove cadde ammalato e si trovò, presto, sospeso
tra la vita e la morte, senza medici e senza cure. Il suo domestico lo invitò
a esprimere le sue ultime volontà. Ma egli rispose: "Non morirò: non ho mai peccato contro la Luce.
Ho un lavoro da compiere in Inghilterra". Infatti,
inaspettatamente guarì e riprese la via del ritorno. Durante il viaggio, pregò
Dio in modo struggente: "Guidami,
Luce gentile; tra le tenebre, guidami Tu. Nera è la notte, lontana la casa:
guidami Tu. Amavo scegliere la mia strada, ma ora guidami Tu. Sempre mi benedisse
la tua potenza; ancora oggi mi guiderà per paludi e brughiere, finché svanisca
la notte e l'alba sorrida sul mio cammino". Rientrato
a Oxford, si stabilì, attorno a lui, un gruppo di anglicani che trattavano
problemi spinosi: la vera natura della Chiesa, il suo rapporto con la Tradizione
dei secoli, la sua autorità... Diventarono autorevoli e ascoltati: i gravi
"churchmen" (= i capi) della Chiesa anglicana non poterono più
affermare che erano solo dei monelli... Così il 5 maggio 1836, votarono un atto
solenne di biasimo contro quei giovani ribelli riuniti intorno a Newman. Giunse
allora addosso l'insulto più grave: "Papisti". Non si arresero.
John Henry era affascinato dai Padri della Chiesa del tempo in cui i cristiani
non erano ancora divisi: che cosa aveva di comune l’anglicanesimo con quei
Padri? Il dibattito continuò: la ricerca appassionata, densa di preghiera -
la preghiera a Dio-Luce - si fece in lui ancora più ardente. Le
tenebre dovevano essere fugate, la Luce doveva risplendere. Ora egli aveva attorno a sé la gioventù migliore
della Chiesa anglicana. Ai piedi del suo pulpito si accalcavano sempre più
numerosi i fratelli in ascolto. Avrebbe potuto, se non fosse stato così
retto, fondare la "sua" Chiesa, ma egli intuiva che la
Chiesa può solo essere una, come uno è Cristo. Perseguitato dalla Verità, si sentì su un letto di agonia. Si ritirò
a Littlemore, sconfessato dai vescovi anglicani, perché - lo si vedeva - era
sempre più vicino al Cattolicesimo. Il 24 settembre 1843, salì per l'ultima
volta il pulpito della sua parrocchia: rivolse i rimproveri più dolorosi e
severi alla Chiesa anglicana, chiese ai suoi amici di pregare per lui affinché
potesse sempre compiere la volontà di Dio. Disceso dal pulpito, si tolse di
dosso i paramenti e li gettò sulla balaustra ad indicare che tra lui e
l’anglicanesimo non c'era più nulla. Non era ancora cattolico, ma
certamente non era più anglicano.
“Sono
entrato nel
porto”
Nel
silenzio, meditò ancora a lungo e trovò risposta alla domanda che si poneva:
la Chiesa Cattolica di oggi è proprio quella degli antichi Padri dei primi secoli,
Ignazio, Ireneo, Ambrogio e Agostino? Come mai nella Chiesa Cattolica ci sono
realtà che sembrano non esserci nella teologia dei Padri? La luce venne a
grandi ondate: la
Chiesa Cattolica è quella uscita dal Cuore di Cristo, la medesima dei
martiri e dei
Padri antichi, ma è come un albero che, crescendo, si è sviluppato, restando
tuttavia il medesimo da Cristo fino ad oggi. Lo scrisse nel suo Saggio sullo sviluppo del dogma (1845),
poi chiese
di essere ammesso alla Chiesa Cattolica. L'8 ottobre 1845, nella pace di
Littlemore, John Henry Newman, nelle mani del Padre Domenico Barberi della
Madre di Dio, religioso passionista, pronunciò l'abiura dell'anglicanesimo
e diventò cattolico, apostolico, romano. Scrisse: "Fu per me come l’entrare in un porto, dopo
una crociera burrascosa. La mia felicità è senza interruzione". Gladstone,
primo ministro britannico, commentò: "Mai la Chiesa Romana, dopo la riforma
protestante, ha riportato una vittoria più grande!". La conversione di
Newman fu un avvenimento. Parecchi suoi intimi lo imitarono immediatamente.
Alcuni, anzi, lo avevano preceduto di qualche giorno. Altri lo seguiranno come
Faber che diventerà un grande maestro di vita cristiana. In meno di un anno,
si susseguirono oltre trecento conversioni, tutte di intellettuali,
professori, teologi. La Chiesa anglicana si sentì scossa. Di fronte alla
tempesta scatenata da Newman, cercò un uomo capace di rispondergli e di
confutare il "deplorevole" Saggio sullo sviluppo del dogma: Henry Manning, pastore zelante, che dopo la
morte della moglie, viveva come un eremita, ascetico e influente. Ma
Manning, partito per confutare, rimase confutato: il 6 aprile 1851, anche lui
entrava nella Chiesa Cattolica. Presto sarebbe diventato prete e Vescovo.
Intanto John Henry era stato inviato a Roma, da Mons. Wiseman, ora Vescovo dei
cattolici inglesi. Al Collegio di Propaganda Fide, completò i suoi studi
teologici e ricevette, il 26 maggio 1847, l'ordinazione sacerdotale. Poi,
incoraggiato da Papa Pio IX - che proprio in quei giorni pensava a ristabilire
il Cattolicesimo nella sua pienezza in Inghilterra, tornò nella sua patria
a fondarvi l’"Oratorio di San Filippo Neri". Ormai cinquantenne,
viveva la stagione più bella della sua vita: sicuro di aver raggiunto la
Verità, di essere in comunione con il Papa di Roma, cioè con Gesù Cristo fondò
le case dell"'Oratorio" a Marvyale, a Birmingham, a Londra, a Edgbaston...
Nel 1850, Mons. Wiseman era nominato arcivescovo di Westminster e Cardinale.
Davvero era tempo di lavorare per il trionfo della Chiesa Cattolica.
La
Croce risplende di luce
Tutto
all'inizio fu bello e facile. Poi venne un periodo di grandi prove. Pose mano
a grandi opere: la fondazione dell'Università a Dublino, la traduzione
inglese della Bibbia, la direzione di una rivista, la fondazione di un
Oratorio a Oxford per i giovani cattolici che frequentavano l'Università,
sembravano fallire tutte tra le sue mani. Padre Newman si trovò solo, incompreso,
considerato quasi pericoloso... Ma nulla lo scoraggiò. Fedelissimo alla
Chiesa Cattolica, compì la difesa della Verità con i suoi poderosi volumi
che guadagnarono al Cattolicesimo la simpatia degli anglicani e l'ammirazione
degli avversari. Lui, da parte sua, non si sentiva rivale di nessuno,
rispondeva con il perdono, la preghiera, il servizio ai giovani. Nell'Oratorio
di Birmingham, dove viveva, si occupava dell'educazione intellettuale, morale,
integrale dei ragazzi, con uno stile di bontà e di amorevolezza, sulla scia
di San Filippo Neri e come sarebbe piaciuto a un umile grandissimo contemporaneo,
Don Bosco (che per la conversione degli anglicani aveva pure pregato, sofferto
e operato presso Pio IX...). Ma sembrava essere un dimenticato: brillavano ora
quei convertiti - Faber, Manning, Ward - cui egli aveva aperto la strada. Nel
1864, però, capitò che il dott. Kingsley, in un opuscolo, tacciò i cattolici
di ipocrisia, aggiungendo che i preti cattolici sono dei bugiardi... Padre
Newman insorse con la forza del suo genio, spiegando tutti i motivi della sua
conversione al Cattolicesimo. Nacque il suo capolavoro: l'Apologia pro vita sua, in cui scriveva: "Nella Chiesa Cattolica, riconobbi immediatamente
una realtà nuovissima per me. Sentii che non ero io a costruirmi una Chiesa
con lo sforzo del mio pensiero. Il mio spirito allora si quietò in se stesso.
La contemplavo - la Chiesa - come un fatto obiettivo, di incontrovertibile
evidenza". Fu
un grande trionfo che fece risuonare per tutta l'Inghilterra il nome di John
Henry Newman: non era più possibile accusarlo di doppiezza e di slealtà. Nel
1879, Papa Leone XIII lo creò Cardinale. Quando gli fu portata la notizia
inattesa, pianse di gioia e disse: "Le nubi sono cadute per sempre". Era
la gioia di chi, dopo tante lotte per la Verità, vedeva che la Verità si era
fatta strada ed illuminava il cammino di molti. Visse ancora undici anni nel suo
romitaggio di Birmingham, in due stanze colme di libri, pregando, irradiando
luce, guidando le anime alla Verità, la sua unica passione fin dall'infanzia.
I suoi libri, le sue conferenze, la sua opera di educatore, rivelarono dovunque
il suo genio interamente posseduto da Cristo. L'undici agosto 1890, il Cardinal
John Henry Newman, diradata ogni tenebra, andava incontro al suo Dio, "la
Luce gentile" che
aveva guidato sempre i suoi passi. Sulla sua tomba volle scritto solo il suo
nome e la rapida sintesi della sua esistenza: "Ex umbris et imaginibus in Veritatem",
"Dalle ombre e dalle figure alla Verità". E
il Cristo - Verità che oggi deve poter guidare ogni uomo alla Verità piena e
totale nella Chiesa Cattolica.