SAN
FRANCESCA SAVERIO CABRINI
FONDATRICE
DELLE MISSIONARIE DEL SACRO CUORE DI GESU’.
PENSIERI E PROPOSITI
IMMAGINE DI UN'ANIMA
prefazione alla scelta antologica operata da Giuseppe De Luca su vari scritti di Madre Cabrini e pubblicata nell 1938 col titolo «Parole sparse»
La Beata non osò mai tener giornale della sua anima. Non parlava, immaginiamoci se avrebbe voluto scrivere della sua vita interiore. Nascose Iddio così bene, per quel che potesse venirne di gloria a lei, che non fu mai possibile, nemmeno alle sue Figlie più vicine, forzare la consegna e intraveder nulla della sua anima profonda. Tibi silentium laus, potrebbe essere il motto della sua unione con Dio. Non le parole, ma i fatti dovevano testimoniare Iddio. Anche le parole, come ogni cosa; ma dopo i fatti, e se necessarie.
La Beata Cabrini fu anima silenziosa, essenzialmente. Parlò, nella misura che l'azione vera comportava, e cioè molto poco, fra pochi. La sua parola dall'azione nasceva, nell'azione moriva. Non si sa che abbia apportato il minimo contributo a quel vampo di parole che illuminò e infoschi sinistramente, torcendosi come uno sconfinato fuoco di paglia, l'anteguerra. Non si parlava che di pace, e scoppiò la guerra; non si parlava che di questione sociale, e straripò il comunismo; non si parlava che di benessere, e venne la più dura depressione economica che il mondo abbia sofferto. Tra cattolici, non si parlava che di ideali, e scoppiò la più ipocrita delle eresie, il modernismo.
La Beata Cabrini tacque e operò. Non disse mai nulla, e fece tutto.
Prezioso, pertanto, oltre ogni dire ci apparisce questo fascetto di propositi, scampato Dio sa come alla distruzione, a cui regolarmente la Madre assoggettava tutte le sue carte. Si sono ritrovati in un quadernetto, che riproduciamo testualmente una pagina dopo l'altra, senza osare nessuno spostamento e nessuna correzione, né di date né di brani.
In queste pagine ricorrono preghiere stupende e talune delle espressioni più caratteristiche della Beata: «Con Dio farò cose grandi»; «Rendimi il cuore largo come l'universo»; «Oh, mio Diletto, come sei tu?». Il lettore non si deve lasciar disanimare, sulle prime, dalla semplicità di eloquio, dal tono dimesso e andante delle notazioni. Si soffermi a pesare e scoprire: vi troverà, in parole, una spia della vita profonda della Beata.
Nessuna altra volta ci capiterà di ascoltare la Beata, allorquando parla a se stessa, e parla di Dio e della sua anima. Altra testimonianza, più di questa immediata e probante, non ci rimane del suo fervore di carità.
Quanti, ancor essi occupati nella loro quotidiana crocifissione della virtù per amore di Dio, dell'anima e delle anime; quanti, chiamati alla vita cristiana e alla perfezione della vita cristiana, leggeranno le poche scarne robuste pagine dei Propositi, ne avranno di certo quel diletto che accompagna la Grazia: prodromo della virtù, frutto dell'amore.
Per giungere dove noi vogliamo, bisogna camminare: la meta che pur apparisce vicina, è remota. Per «vedere l'anima» della Beata Cabrini, bisognerà, rapidamente, più rapidamente che si potrà, lasciarsi addietro tutto quello che è intorno a lei, e lei non è.
La Beata Cabrini non si sa che abbia avuto maestri di spirito, nel senso che si dava, a questa espressione nel secolo decimosettimo. Nemmeno diede mai segno nessuno di voler seguire, seguitando Cristo nella via della croce e della virtù, questo o quell'indirizzo storico, questa o quella teoria o prassi già definita. Neanche pretese, sia pure inconsapevolmente, aprire una strada nuova, formulare nuovi dettami di pietà, segnare un itinerario alla perfezione tutto proprio.
Ebbe a Maestra la Chiesa, con quegli insegnamenti eterni e quelle particolarità temporali che furono del suo tempo. Accettò e mutuò espressioni e direttive, così come tra il 1880 e il 1910 la Chiesa le offriva, riconoscendovi il divino e non rifiutandone l'umano. Anima immortale e donna del suo tempo, fece il suo viaggio terrestre sulla nave della Chiesa, accomodandosi senza disdegni sublimi né intelligenza critica al colore del tempo.
«Noi siamo nel seno della Chiesa cattolica, e sempre adagiamo il capo sulla pietra misteriosa e cara che è Gesù».
Empirismo, si dirà. Rispondiamo: se la Beata avesse professato teoria, il rimanere nell'empirismo poteva essere una colpa. Ella, invece, non voleva che farsi santa, e santificare. In questo e per questo, partì dal dato tradizionale e fece bene. Non aprì discettando chimeriche strade, sulla carta stampata, che sta alla verità come la carta geografica a una terra; ma l'aprì di fatto, come vedremo, facendo la sua strada, giungendo essa di fatto alla santità e conducendosi dietro un popolo di donne.
Sappiamo che lesse taluni libri, e li predilesse.2 Frequentò, nella misura che glielo consentiva il suo perpetuo viaggiare, non pochi religiosi. Alcuni di essi ebbe in opinione di santità. Ma né da libri né da uomini apprese la sua strada, se non per quel tanto che libri e uomini riferivano, autorevolmente, la Chiesa. Non possiamo, pertanto, aiutarci con la conoscenza di particolan libri e personaggi, per conoscere la sua anima.
I luoghi nei quali passò la sua vita, intensa e rapida non ci offrono maggior aiuto. Lombarda, nessun carattere della sua Lombardia lasciò dominare nella sua vita spirituale. E nessun carattere dei paesi, di tutti gl'innumerevoli paesi che percorse e in che sostò. Parrebbe agevole, data la sua origine lombarda e la sua vita negli Stati Uniti, parrebbe agevole uscirsene con la formuletta della vita attiva (anzi, «dell'attivismo»), per definire la Beata Cabrini.
Non meno comodo e sbrigativo, uno sguardo al suo tempo potrebbe fornirci uno specifico, una quintessenza della sua santità. Si ricorderebbe Leone XIII, poi la questione sociale, anzi i vari aspetti della questione sociale; si soggiungerebbe una parola sopra la misera condizione dei poveri, anzi, come si dice, delle classi povere; quindi si potrebbe inferire esser stata la santità della Cabrini una santità sociale, anzi a tipo sociale. Parole.
La santità è sempre qualcosa di personale come la salvezza, e se non è possibile senza amore del prossimo, è sempre cosa d'un'anima. Coi semplici riflessi sociali non si fa un Santo e nemmeno un cristiano. La Chiesa, com'è noto, è società d'un'altra natura, che non le più sacre e sante società terrestri, le quali restan sempre nel limite del contigente e del caduco.
L'anima, e la santità in un'anima, non è per traducern: dicevano una volta i filosofi. E opera di Dio, volta per volta, uomo per uomo, santo per santo. Il punto, al quale bisogna puntare, volendo raggiungere e vedere e toccare con mano - quant'è possibile - la santità d'un santo, è a parer nostro la sua anima, e Iddio nella sua anima. Il rimanente vien da qui, come da una sorgente.
Deurn nerno vidit unquarn. E nemmeno mai nessuno vide un'anima. Per ea quae facta sunt si riconosce Iddio e si riconosce un'anima, creata a sua somiglianza. Iddio parla, l'anima parla.
C'è un mistero intorno all'anima, come intorno a Dio. Per giungere a intendere Iddio, non c'è miglior via che la purità di cuore. I puri di cuore Deum videbunt. Ora è un fatto che a conoscere i santi, occorre la stessa purezza. Ed è un fatto che nessuno conosce i Santi meglio d'un Santo, o, in mancanza della santità, un buon cristiano. L'esperienza stessa ci dice, che gli umili, i semplici, i buoni, sono i conoscitori nati della santità, gli amatori dei santi, i seguitatori primi. Costoro sulle prime seguirono Gesù, furono i primi sudditi e gerarchi del suo povero, errante Regno.
A questo punto, non ci resterebbe che pregare Iddio perché desse a noi e ai nostri lettori la purezza di cuore, e smettere noi di scrivere, i lettori di leggere: vedremmo assai meglio la Beata Cabrini, nella sua intimità arsa e ardente di Dio.
C'è conoscenza e conoscenza, tuttavia. Oltre la prima e miglior conoscenza, che è questa spirituale che abbiamo detto, propria di chi «fa la verità», e la conosce nella misura in cui «fa la verità»; oltre questa, c'è una conoscenza logica, dialettica, che delle cose conosce l'ombra nei loro concetti e queste ombre abbraccia come cose salde. Iddio è altra cosa che il nostro concetto di Dio, e così dicasi di tutto ciò che esiste. Nel nostro caso, noi, in mancanza della purezza di cuore d'un Santo, ci serviremo dell'acutezza e attenzione dell'intelligenza, per giungere ad avere un concetto esatto, un ombra perfetta di quella santità della Beata Cabrini.
A tal fine, come in ogni strada intellettuale, dopo aver pulito il cammino dagli ingombri, vediamo di quali aiuti ci si può valere.
Sappiamo di già, che la Beata poche notazioni ci lasciò del suo itinerariurn rnentis in Deurn; poche notizie della sua vita profonda. E le poche rimaste, rimasero contro la sua intenzione, né rivelano compiutamente il fervore della sua anima. Non soltanto celò il suo segreto, ma sviò chi avesse voluto spiarla, e veder chiaro.
Di suoi rapporti mistici con il Signore, noi non sappiamo assolutamente nulla, né da lei né da chi le visse accanto. Chiamò risolutamente «sogni» quelli che a noi sembrano ben diversa cosa dai nostri sogni, torbidi e pazzi.
Essa medesima, una volta scrive, naturalmente di sè: «Una di noi, che desiderava assai di trovarsi per un momento vicino al Tabernacolo, vide in sogno una gran processione di Santi, che venivano con Gesù a consolarla nel suo grande desiderio».
Anche il martirio, lo «sognava»: «Per circa sei o sette notti, ad ogni piccolo fracasso credevo che venissero per togliermi la vita: non faceva però a tempo ad impossessarsi di me lo spavento, perché più in fretta veniva a sorprendermi una sognata gioia di un martirio, come dovette subirlo Giovanni Battista per la medesima causa».
La M. Antonietta della Casa, che le successe nel governo della Congregazione, ci riferisce:
«Ella aveva grande ripugnanza per le piaghe e sangue. Mi disse di aver visto in sogno la Madonna, che iserviva gli ammalati nelle corsie d'un ospedale... Essa corse per aiutarla, ma la Vergine con un volto un po'
severo disse: - Non vuoi farlo tu, lo faccio io! - Dopo di questo accettò subito l'ospedale, che aveva sempre rifiutato ed ebbe vivamente a cuore di curare ed assistere gli ammalati, visitandoli ogni mattina, confortandoli, soddisfacendo ai loro leciti desideri».
Un'altra volta diceva a una Suora: «Quello che tu non mi hai fatto vedere, me lo ha indicato il Sacro Cuore in sogno»
Quando qualcuna delle sue Figlie poteva appena appena credersi sul punto di aver la chiave del segreto, la Madre cambiava serratura.
«Suor Franceschina Cairo, la cuciniera di Codogno, un angioletto di Suora, che ora, come piamente possiamo supporre, sta cantando con gli angioli in Cielo, era compagna di stanza della Madre. Una notte, destandosi, vide la camera illuminata da un vivissimo splendore. «Madre ha visto?» «Si, dormi, non è nulla» fu la tranquilla risposta. Ma la sera dopo, Suor Franceschina trovò il suo letto preparato in un'altra cella, e da quel girono la Madre dormi sola».
Tutte le testimonianze e tutte le testimoni sono concordi nell'affermare la sua ripugnanza invincibile a parlare di sè, della sua Grazia, delle sue Grazie. Ma tutte concordano nella certezza che, a solo vederla, non era anima di comuni doni. Qualche volta, vedevano.
«Una volta, credendo che si sentesse male, le portai un bicchiere d'acqua e dovetti chiamarla due o tre volte e scuoterla anche un poco e neppure si accorse della mia presenza. Restai in ginocchio al suo fianco impressionata di vederla raggiante nel volto, con le mani giunte e con gli occhi fissi nel Tabernacolo. Dopo oltre quindici minuti si accorse della mia presenza e dicendole io che le avevo portato un po' d'acqua perché forse si sentiva male, Ella mi rispose: «Cosa dici figliuola? Sto preparandomi a ricevere Gesù: preparati anche tu». Era la notte di Natale del 1903, quando mi fu dato osservare il fatto riferito. La mattina di quel Natale mi fece togliere dal posto a suo fianco e mi pose nel banco innanzi a Lei, credo per non fàrsi vedere nelle sue estasi d'amore verso Gesù»
Nemmeno ci possono aiutare i suoi confessori. Nessuno la seguì in modo, da poterla obbligare a scrivere.
«A quindici anni sentì il bisogno di una direzione più forte e si scelse per confessore il Prevosto Don Bassano Dedè. Questi comprese di avere a fare con un'anima posta in modo speciale sotto la direzione dello Spirito Santo ed alle confidenze che la giovanetta gli faceva Egli per solito rispondeva: «vallo a raccontare al tuo Gesù». Essa ubbidiva e diceva più tardi di essere molto riconoscente a questo Confessore per averle insegnato un metodo che le aveva dato una grande tranquillità di spirito, specialmente nella sua vita missionaria e di viaggi continui che avrebbero reso non troppo facile una direzione spirituale continuata».
La vita raminga che essa menò non permise, inoltre, che avvenisse nella sua anima quella precipitazione, a così dire, per cui si può scrivere ciò che si contempla, o parlarne. L'otiurn dei contemplanti le mancò sempre. Pregò, ma subito levatasi dalla preghiera, agiva. La preghiera passava nei fatti, non nelle parole. Ebbe, perciò, sempre, un sottile fastidio della réclame. «Diceva: Lasciate che le opere parlino da se stesse». Non volle, per tagliar in radice la vanagloria, nemmeno tener troppi calcoli né troppe statistiche. «So che alla sua morte», scrive una testimone, «lasciò 67 case, che contammo noi, perché la Madre non contava né il numero delle religiose né quello delle case».
Immaginiamoci, con tanta noncuranza dei dati statistici, se era donna da starsi a mirare nello specchio della psicologia, sia pure la psicologia religiosa. Non ebbe il dono così caro ai lettori e agli artisti, dell'interpretazione del proprio animo e dell'altrui in figurazioni splendenti ed espressioni folgoranti, al modo di S. Teresa e di S. Caterina. Le accadeva, ma eccezionalmente, non di continuo, prepotentissimamente, come una vocazione e un destino. Sant'Agostino era, letteralmente, il naùfrago del pensiero che gli nasceva fragoroso (e silenzioso) nella rnens, e lo sommergeva e assorbiva come tra gorghi e onde, dalle quali si salvava con le bracciate stanche (e immense) della sua retorica.
In compenso, Madre Cabrini ebbe il dono di dir subito tutto.
Nella vita spirituale della Beata Cabrini, ha mai avuto luogo uno di quei cambiamenti totali, uno di quei capovolgimenti di vita, che formano la conversione dei Santi? c'è stato, in lei, come nella storia umana, un ante Christurn naturn e un post Christurn naturn?
«Fiorito è Cristo nella carne pura, - or se ralegri l'umana natura», cantava Jacopone da Todi della natività di Gesù nel tempo e nella storia 12. A molti Santi è accaduto, un giorno, di dover dire la stessa cosa: Cristo fioriva nella loro anima, nasceva in loro. Cristo nasce in noi nel battesimo, ma tanti di noi nemmeno se n'avvedono. Ai Santi, invece, avviene un giorno d'avvedersene: si tramutano, trasfigùrano, trasumanano. Vivono non più loro, vive in loro Cristo.
Conosciamo le date di questa trasformazione, per molti Santi, da San Paolo a Sant'Alfonso. Lasciano, essi dicono, il mondo.
Nella B. Cabrini una data come questa non c'è. Il Signore in lei, si può dire che crebbe con lei. Della sua infanzia, della sua adolescenza, della sua prima giovinezza, tutto quel poco che conosciano attesta la sua vicinanza di cuore con Dio.
Segno d'una maturità d'un'anima, è la conoscenza, l'amore dello Spirito Santo. Ci sono cristiani che muoiono senz'averlo conosciuto: Neque si Spiritus Sanctus est novirnus. Della Beata Cabrini, una testimonianza dice: «Le fece una grandissima impressione, la Cresimai e le parve che lo Spirito Santo 1 'ammantasse di se stesso e quando diceva questo faceva un gesto particolare, che diceva molto più delle parole. E certo che il giorno stesso della Cresima essa chiese alla mamma come regalo di esser sempre contraddetta in tutto». Un'altra testimone afferma: «La vocazione religiosa si può dire sia nata con lei»: e in questo, molte altre deposizioni concordano unanimi. La chiamavano «la santina», «la novizia».
Apprese, pregando, quel che è la preghiera: apprese, mortificandosi, quel che è la mortificazione: maturò i primi voli transoceanici, recandosi da un angolo all'altro di quei paesi, del suo Sant'Angelo, della sua casetta, sonante di legni e lucida di mura. Quando un uomo e una donna non sono che un nodo d'istinti, dove la ragione nascente non gioca se non per dissimularli e farli contenti insieme e impuniti; la Beata Cabrini era già posseduta da Dio, profondamente.
Non osiamo, pertanto, parlare d'una conversione della Beata, di un dies natalis della sua santità. Col crescere d'età, cresceva nella Grazia. Bambina, scolaretta, studentessa, maestra e infine ausiliaria nella Casa della Provvidenza, fu un lento maturarsi dell'anima. Una povera bimba che l'accompagnava a Vidardo, quando la Beata vi si recava e pernottava come supplente scolastica, interrogata dei suoi ricordi, ora che è vecchia, insiste soprattutto su questi due: che la Beata si curava maternamente di porla nel lettino e farvela star calda e quieta, e poi, quando la credeva addormentata, s'alzava a pregare e far penitenza durante la notte. Questo, è già un regime di santità.
Sul primo della loro vita nuova, nei Santi si nota qualcosa d'avventuroso, estroso, visibilmente fuori dell'ordinario. Quasi un fiume che non abbia ancora trovato e scavato il suo corso. Dopo, sembra che si normalizzino. Nella Beata Cabrini, donna in cui la volontà prepoteva sulla fantasia, nulla nemmen da principio che sembri fuor dell'ordinario. Compose l'interiore torrente dello Spirito in un comportamento sereno, uguale, sorridente. Sino alla fine. Velò Iddio. Uno stacco, forse c'è. Col suo trentesimo anno, iniziò la Congregazione. Prima di quella data, fu un poco la fidanzata dello Spirito Santo; dopo, fu la sposa. Diventò - senza cambiamenti apparenti - diventò donna di fanciulla, regina della nuova casa, madre della sue Figlie. La cura delle altre anime e l'inizio dell'apostolato nasconderà ancora di più la sua anima e il dominio che vi prendeva Iddio: ma, per un altro verso, lo rivelerà sempre maggiormente, sebbene indirettamente.
Passando dalla vita nascosta alla vita pubblica, sull'età medesima in cui compì il Signore lo stesso passaggio, Madre Cabrini non mutò, ma semplicemente si offerse al Signore: sinora Gesù aveva santificato lei; ora, valendosi di lei, doveva santificare le sue Figlie, le sue alunne. Su questo passaggio, quanto vorremmo sapere! E non sappiamo nulla.
Visitai, un giorno di quest'anno, Codogno. Le nuove case, con l'antiche mura dell'abitato vecchio. Per quegli orti solitari e ricchi, per quegli anditi, quelle scalette anguste, quelle camere dai tetti basi e con le finestrine quadre, chiedevo di poter vedervi, in fantasia, la trentenne Beata, che lì, nel 1880, incominciò la sua opera.
In un angolo, uno sdrucito quadro di San Francesco Saverio: sia nata da questo, l'ispirazione di chiamarsi Saverio? Si badi, non Saveria, ma Saverio. Tentavo togliermi dinanzi agli occhi della mente, l'immaginazione della Beata negli ultimi anni: bellissima d'imperiosa dolcezza, ma già matura e disfatta dall'Amore, pronta alla morte. E, in cambio, fissavo l'immagine giovanile: non rotonda, ma quasi di taglio; magra, tesa, con gli occhi umidi, d'una luce saettante. E questa immagine ricollocavo, facevo muovere, nell'area della sua prima fondazione a Codogno. La vedevo nella chiesa, la vedevo a tu per tu con le prime creature della Congregazione, la vedevo nei primi contatti e attriti col mondo. Inutilmente. Tutto mi si risolveva in un giuoco fantastico: dopo, non ne sapevo di più.
Di quel passaggio, dall'anima sua a molte anime, noi non conosciamo nulla.
Scrutando i Santi, non potendo «vedere» Iddio né l'anima, siamo costretti a considerarli come una energia, come una forza. L'indagine, l'analisi non potrà giungere all'invisibile, ma può giungere all'estremo limite del visibile, e dire: di là, è Iddio.
Posti dinanzi a questa «forza» che fu la Madre Cabrini, domandiamoci quali furono le componenti di questa forza.
«La Madre, ripensando ai primi anni della sua vita, non ebbe mai occasione di manifestare rimorsi e rimpianti; e si può dire che riassumesse la vita della sua infanzia dicendo che ubbidiva, taceva ed osservava dal cantuccio dove stava a lavorare».
Fu, esternamente e sino all'ultimo, quietissima. Nulla, nel suo andamento, nel suo parlare, nel suo fare, che tradisse fretta, furia, impeto disordinato, impulsi istintivi, precipitazione e trasporti di sentimenti improvvisi. Quel che parve da bambina, parve da grande. Fu, già naturalmente, quieta. Ubbidiva, taceva, osservava, lavorava.
Ma dentro quella cenere di quiete ardeva un fuoco, che di lì a poco si sarebbe sparso pel mondo. Il Santangiolino è di natura sua giramondo. Col suo aspetto paziente, pacioso, placido, non appena si sente in qualche forza, lascia la mamma, la casa, Sant'Angiolo, e parte. Non sa nemmeno lui per dove. Gl'importa partire. C'è chi viaggia per arrivare, e c'è chi per partire. Può far piacere giungere in un luogo nuovo; ma un piacere anche maggiore può nascere dal lasciare un luogo vecchio. Di Santangiolini, mi diceva il parroco, è pieno il mondo, e dovunque se ne trova: Cristoforo Colombo, dicono a Sant'Angelo, trovò Santangiolini in America.
La Beata Cabrini fu ben figliola del suo paese. Ma che la sua irrequietezza sia stata altra cosa, che non ne' suoi compaesani, si vede dagli effetti. La sua irrequietezza era dell'indole di quella di Gesù, nella vita pubblica. Gesù non ebbe casa. La Beata Cabrini non sostò mai in una casa come per rimanervi. Era sempre idi passaggio, dovunque fosse: e che sentimento tradisca, questa precarietà di dimora, ciascuno vede. «Quando io studiavo da bambina la geografia che insieme con la storia mi piaceva più di qualsiasi altra materia...»;
quando lei studiava la geografia e la storia, le piacevano: un giorno avrebbe percorso il mondo, e nessun luogo sarebbe piaciuto più a lungo del momento in cui l'avrebbe visto. Per lei, come per San Paolo, non passa solamente il tempo, ma transit figura huius mundi.
Camminerà sino alla morte, e morrà in una casa dov'era di passaggio. Così, all'improvviso: senza grandi preparativi nemmeno per questa ultima partenza: «Il Sacro Cuore fa tanto in fretta a far le cose, che io non riesco a seguirlo». E voleva costruire, per portarlo essa, la nave «Cristoforo»!
Scriverà alle sue Figliuole: «Da brave, tutte, per carità; perché la vita è molto breve, e se non facciamo in fretta, non ci troveremo nulla, in fine... In fretta, in fretta, e allegramente, Figlie mie». Ancora: «Noi dovremmo correre tutto il mondo, per illuminare le anime che non conoscono Gesù Cristo: se non possiamo far ciò, perché non abbiamo ancora le ali delle sode virtù preghiamo almeno, soffriamo!» Il tema delle ali e del volo, è frequentissimo nella Beata: qui vediamo che cosa intendesse per ali. Ancora: «E’ troppo piccolo il mondo perché dobbiamo limitarci a un solo punto: io vorrei abbracciarlo tutto e giungere dappertutto». In una lettera scriveva: «Io sento che il mondo intero è troppo piccolo per soddisfare i miei desideri, e non mi darò pace finché sull'Istituto non tramonti mai il sole, per poter così offrire una lode continua al Sacro Cuor di Gesù. Crescete e moltiplicatevi, perché troppo è lo strazio che provo ne' miei viaggi, vedendo quante necessità estreme vi siano alle quali non posso rimediare per mancanza di soggetti».
E scriveva, pregando: «Colla tua grazia, amantissimo Gesù, io correrò dietro a te sino alla fine della corsa, e ciò per sempre, per sempre. Aiutami, o Gesù, perché voglio ciò fare ardentemente, velocemente».
Poche anime, nel mondo contemporaneo, tutto preso delle velocità meccaniche, sentirono al pari della Beata Cabrini la velocità di Dio, nella anime e nel mondo della salvezza: poche altre al pari di lei patirono questa fuga della nostra vita e il baleno dell'azione divina in noi.
La prima componente della forza, che fu la Madre Cabrini, è la sua divina irrequietezza, il suo perpetuo vivere senza sonno né stanchezza né morte.
Irrequietezza che non fu scontentezza, avventurosità, estro fantastico. Fu meditata volontà. Asservi il suo istinto naturale alla sua volontà, fatta soprannaturale e concorde collaboratrice di Dio.
E la sua volontà che presiede al suo moto. La differenza tra l'uomo naturale e l'uomo soprannaturale sta in questo che l'uno segue la china de' suoi istinti, e a questi sottomette la volontà; l'altro, rimonta e risale questa china, e li asservisce alla volontà fatta regime dell'uomo.
Noi conosciamo dalla storia uomini di volontà formidabile, ma che hanno fatto servire la volontà a una passione. La passione stessa ingrandiva la volontà, la voleva forte. Nei Santi, la volontà non è della carne, è soltanto di Dio.
La volontà della Beata Cabrini meriterebbe essere studiata a parte, tante testimonianze e prove abbiamo di come sapesse farne una componente mirabile, anzi la dirigente sovrana, della sua forza.
Perché la sua volontà non sbandasse, la educa a obbedire. Non c'è ancora più ferma, di quella che morde nel divino, al di sotto del mare mobile dell'umano. L'obbedienza è quest'ancora. Non è possibile a un'anima né la quiete né il moto, senza l'obbedienza.
«Ubbidienza! Oh cara parola!... Ubbidienza! parola rivelata, raggio di viva luce, che scende su di noi dal Padre dei lumi, manifestazione della Divina volontà per mezzo de' suoi rappresentati in terra. Chi sa di fare la volontà di Dio sente gran pace, gusta un Paradiso anticipato nell'anima propria».
Giovanissima, non si fece condurre che dall'obbedienza. Fondatrice, fondò la Congregazione obbedendo al suo Vescovo. Missionaria, su una parola del Papa, cambiò rotta: non verso la Cina, ma negli Stati Uniti. Le sue decisioni obbedivano alla sua vocazione, alla Chiesa, a Dio. Superiore Generale della Congregazione, tutti i suoi comandi erano altrettante obbedienze allo spirito della Congregazione e della Chiesa.
L'obbedienza fermò, rinsaldò la sua volontà. Ma spesso, le volontà forti divengono solitarie, autoritarie, arbitrarie; sdegnano compagnia. La Madre Cabrini non voleva
la sua gloria, ma quella di Dio. Sentì che, sola, avrebbe compiuto ben poco. Perché la sua volontà non s'immiserisse e non divenisse meschina, creò l'Istituto: adunò tante altre volontà, educate come la sua. Si circondò, per così dire, di altrettante Madri Cabrini quante erano le sue Figlie. Questo fascio di volontà concordi, tese allo stesso bersaglio, non sarebbe stato facile scioglierlo:
nemmeno con la sua morte. Oltre la morte, sarebbe stato vivo, forse anche più vivo.
Obbediente a Dio, concorde con molte altre, la volontà della Madre Cabrini si educò attraverso tutta una formazione, di natura particolare. Volle, per sè e per le sue Fighuole, un severissimo distacco da quello che costituisce lo spettacolo vano del mondo. Quel che nel mondo potesse rendere testimonianza a Dio, e aiutare l'anima verso Dio, ben venuto. Ma il mondo assai spesso diventa un facilissimo complice di rivolta a Dio, per lo meno di oblio; è congiurato della carne o della superbia. Meglio e più sicuro, ignorarlo.
Dall'affascinamento dei sensi aveva dunque tagliato fuori la sua volontà. Ma l'aveva affrancata anche dai più intimi e tremendi lacci dei sentimenti. Quella vita oscura o in mezza luce, che si nasconde in noi, improvvisa intricata potentissima, dei nostri sentimenti, Ella era riuscita a dominarla in sè e la voleva dominata nelle sue Figlie. Non già studiata, che è compito da artisti e moralisti: e nemmeno divelta e sradicata, ché sarebbe colpa ed è impossibile; bensì dominata. Il cuore della donna, più soggetto all'infermità dei sentimenti, è più capace, se vuole, di signoreggiarli e risanarli. Non tollerava nessun patteggiamento con questo altro mondo, segreto ma vivissimo, che è in noi, e certe volte ci seduce più del mondo esteriore. Bando alle fantasticaggini lente, bando alle tristezze pesanti, bando ai compiacimenti sentimentali, assai più gravi e pericolosi della compiacenze sensibili. Bando alle nostalgie, ai ritorni su se stessi, agl'indugi su se stessi. Bando, persino nella preghiera e nella mortificazione, a quelle morbide tenerezze che ci fanno così amabili a noi stessi, così degni d'ammirazione e di solenne pietà. Innumerevoli passi de' suoi scritti e atti della sua vita ci dicono la prontezza con cui la Beata troncava, di subito, sul loro primo palpitare all'esterno, questi stati d'animo fatti di mero sentimento. Una Suora, ch'ella conduceva con se in America, nel salutare i suoi al porto, diceva loro quanto volentieri facesse il sacrificio di quella partenza. La Beata sentì, e l'interruppe: «Resta, Figliuola, resta. Iddio non vuole importi sacrifici così gravi». E la fece restare. La sola ombra, nella sua incauta Suora, d'un sentimento che l'attardava a rimirarsi sacrificata, le parve indegna dell'amore di Cristo, che fa e non rinfaccia.
Da questo lato, ove la si potesse studiare a dovere, la forza della Beata Cabrini apparirebbe forse addirittura ghiaccia al nostro comune sentire. Ma gran parte della crocifissione cristiana, necessaria a un cristiano se vuol santificarsi, sta qui: e la Beata Cabrini, non intendeva né far dei lezii o della retorica spirituale, nel governo e nel dominio dei sentimenti. Le sue Fighuole che la conobbero, sanno con quanta risolutezza ed esattezza di taglio le sorprendeva, in una piccola debolezza del genere, e recideva inesorabilmente, anche duramente. La Beata sapeva che i sentimenti sono una forza, una dolce forza, a volte indefinitamente potente: ma debbono servire e non tiranneggiare l'anima, e mai, in nessun caso, non debbono alzar la voce.
Un'altra insidia alla volontà può nascere dallo sregolamento dell'intelligenza. La curiosità intellettuale non guidata, è come la voracità nei cibi: non nutre, ma offende l'intelligenza: la crolla, apre e fa rovinare d'ogni parte. L'intelligenza vuole la sua siepe e il suo pudore, come un podere, come un corpo.
Tanto fu pensosa e accorta la Beata Cabrini nel togliere alla volontà qualsiasi pretesto di deflettere da Dio, che nemmeno permise mai si indugiasse nella preghiera, come in un ozio, in un riposo, in una pausa, in un sonno. La preghiera non sia uno stagno fermo, ma una sorgente continua. Quante volte accade, a non sapersi difendere, che tutte le acque non sapute dirigere e convogliare a bene, refluiscano e stagnino, per così dire, nella preghiera! Nella preghiera vanno a finire rimproveri non smaltiti, malinconie non fugate, compiacimenti non stroncati, sentimenti non confessati. La preghiera diventa l'angolo d'appuntamento di tutti gli affetti contrariati del nostro cuore. Ma quella non è preghiera: è l'ora della preghiera, ceduta al convegno di tutte le ingenerosità, morosità e debolezze del cuore. Sembra che si preghi invece si ruminano risentimenti o attaccamenti. Sembra caldo d'amor di Dio quel che è invece un caldo molto diverso: dell'ira, dell'amor proprio, della simpatia, dell'amicizia, forse anche d'un inizio di passione. La Beata Cabrini volle che la preghiera fosse preghiera: meditazione, se meditazione; discorso con Dio, se discorso con Dio. Come ella pregava e come educò a pregare le sue Fighuole, era cosa limpidissima, tersa, nitida. La sua preghiera sveleniva l'organismo dell'animo, non lo congestionava: sollevava, non appesantiva; traeva sè da sè, non ve lo conficcava. E niente ghiottoneria di favori spirituali, niente ansie di chissà quali misticita, niente smanie e manie.
Così obbediente, così unita, così pulita, la volontà può tendere al suo Bene, Iddio. Può amare. Non altro, se non quest'amore di Dio, era la sua anima. Amore, di tutte le ore, di tutte le azioni, di tutti i pensieri, di tutti gli affetti. Pregava, e amava. Lavorava, e amava. Viaggiava, e amava. Parlava, e amava. Sorrideva, e amava. Redarguiva, e amava. Non la videro mai le sue Figliuole, che non vedessero Iddio amato. Se Iddio è amore, la Beata era divenuta, a sua volta, amore.
Ma di questo amore, come quando l'amore è grande e vero, ella serbò un pudore gelosissimo. Non si riesce a concepirla, nell'atto di parlare di questo suo amore. Parlava di Dio, non del suo amore per Lui: questo gli pareva debolissimo, indegno. Serviva Iddio, ma non metteva mai l'accento sul suo servizio. Gli pareva d'essere una serva inutile e dannosa. Far tutto ma sentire che non s'è fatto nulla, per quel che Iddio merita, ecco il suo costante sentimento. E guai a chi, comunque, avesse voluto fermarsi anche un attimo sopra la sua persona, e non sopra Iddio! Orania in ornnibus era Iddio, per lei. Detestava, pertanto, languori abbandoni appariscenze in codesto amore. E l'abbiamo veduto, tenne segretissima nel cuore la sua tenerezza divina.
Qui, sulla terra, bisognava non godere Iddio, ma patirlo. Sulla terra, Cristo affondò la croce, per Sè e quanti con lui volevano esser crocifissi a maggior gloria di Dio e salute del anime. L'amore, per la Beata Cabrini, doveva essere ed era l'arco teso, onde scocca l'azione. Agire, e patire: ecco per quali vie e in che modo poteva amare.
Della gioia del suo amore non parlava, ancor meno parlava delle sofferenze del suo amore. Chi ama, sa che l'amore per quattro quinti è sofferenza presente, per l'altro quinto è speranza di gioia, ma già la speranza è gioia. Delle sofferenze incontrate nella via del suo amore e della sua azione, non è facile dar conto: le nascose e ricoperse, assiduamente, del suo assiduo sorriso. Chi le fu vicino, non la vide mai spazientirsi, ma quasi sempre la vide patire. I patimenti di San Paolo e di San Francesco Saverio: l'estremo della forza, chiesto al corpo; l'anima arsa dall'ardore e tuttavia esatta nell'azione; mille pensieri, mille terrori; sempre in pericolo da ogni parte, sempre a spendersi senza limite, sempre a dolersi che tuttavia non bastava.
Se questa era la sua anima, questa voleva che fosse l'anima delle sue figlie. In loro educava tutto, e soprattutto la volontà. Le prendeva come erano; le rendeva, come voleva. Non appena si posavano sulla soglia della sua casa, domandando a lei di divenire sue figlie, le accoglieva con una dolcezza severa. Poco dopo, lentamente ma progressivamente, le sottoponeva a una disciplina di dedizione al Signore ,che le spogliava e svuotava d'ogni terrestre animo e sembiante, le rifaceva a nuovo. Della giovinetta antica, della donna tutta impetie ritorni naturali, tutta impressioni ed espressioni effimere, non rimaneva che l'ombra nella nuova creatura: non doveva rimanere che l'ombra indistruttibile. La preghiera orale e mentale (della meditazione ebbe una stima immensa); l'obbedienza di tutte le ore e di tutti gli affetti; l'energia nel lavoro, qualsivoglia lavoro purché voluto da Dio, finivano per snervare la creatura naturale ed esautorarla, dar forza alla creatura soprannaturale e renderla predominante.
Quell'atteggiamento che aveva assunto nel suo intimo, assunse nel governo e nella guida delle sue Figlie: un atteggiamento di capitano.
Si avvede con una miracolosa perspicacia delle allumacature sensibili, delle stenie e atonie della volontà, degl'ingorghi di sentimenti; e tutto spazza con una gloriosa gioia, con una robusta grazia. Il suo era uno spirito d'alacrità. Qualcosa d'un volo animava la sua azione; un volo silenzioso come tutti i voli alti, ma veloce e su lunghissime distanze. «Scioglietevi e mettete le ali»: questa sua parola, che è forse la più grande sua parola, compendia la sua dottrina. Scioglier
si, arditamente, da tutto ciò che non è Dio; e mettere le ali.
Una irrequietezza soprannaturale, una volontà fatta divina dall'amore, non sono ancora tutta la Madre Cabrini. Iddio le concesse, dono nuziale dell'amore, una confidenza in Lui, oltre ogni limite.
Si muoveva da un capo all'altro della terra, voleva come sa volere chi sente che è Iddio che vuole, e tuttavia, nella sua persona, nel suo volto, nulla di scalmanato, nulla d'instabile, nulla di duro e tagliente. Pareva il ritratto della pace, tutta raccolta e quieta in una dolcezza oltremondana e sovrumana.
Faceva il fattibile, e sapeva che ben poco aveva fatto: Iddio faceva, se qualcosa si faceva. Essa, come soleva dire, era spettatrice; una povera, lenta miope spettatrice. Queste non erano frasi fatte, modestie di formalità: erano la sua persuasione esatta.
Iddio non era soltanto la sua partenza e il suo arrivo: Iddio era la sua via. Quante partenze conobbe, dai porti terreni, dalle stazioni fumose; quanti arrivi! Nel pieno dell'infatuazione del progresso, mentre si cantavano inni a Satana e peana al vapore per una locomotiva e un transatiantico, questa donna non si lasciò mai soverchiare da consimili esaltazioni. Si serviva di tutto, ma non fermava il suo occhio e tanto meno il suo cuore, su nulla. Col risultato, che non rompeva la sua consegna di silenziosa adorazione a Dio sempre presente.
Iddio era il suo mare e la sua nave, il suo vento e la sua vela, il suo albero e il suo remo. La portava Iddio.
La sua faccia, sempre ma negli ultimi anni maggiormente, traspariva e come traluceva d'una ilarità sempre
uguale, più intensa e scoperta nella preghiera, velata e opaca nella sua azione. La nostra carne poco può specchiare l'anima, e ancor meno Iddio: solamente ne dà degl'indizi: è pesante, è sicura, è intrapassabile e non tramutabile. Soltanto di là dalla morte, e oltre il Giudizio, per un prodigioso intervento divino, acquisterà le doti dello spirito anch'essa. Or nella Beata Cabrini la persona fisica non colpiva nè traeva l'attenzione, ma piuttosto la luce che vi si rifletteva e ne riverberava:
una luce non fatta come questa nostra luce, pur cosi bella, ma così mutevole obliqua ambigua; una luce che le sue Figlie e quanti la trattavano intravedevano più che non vedevano; ma una luce reale spesso insostenibile.
Questa luce nasceva dalla sua assoluta confidenza in Dio. Era vicina a Lui, e non trepidava se non del proprio peccato.
Non fu ansiosa e perplessa dell'esito della sue imprese; non senti nessun terrore dell'insuccesso. Non si sbigottì di nessuna forza avversa. Un soffio dell'impeto di Paolo e Francesco Saverio era nel suo avanzare. Né terre nnove né violenze la arrestavano né impaurivano. Tra le difficoltà, si concentrava e tendeva a superarle, ma non frignava né cedeva. «Difficoltà, difficoltà scherzi da fanciulli!», questo scriveva alle sue Figlie trepidanti per lei.
Gesù aveva fondato l'Istituto, Gesù lo governava, Gesù lo diffondeva. Tutto era e faceva Gesù. Gesù, Gesù, Gesù, sempre Gesù echeggia nelle sue pagine, come echeggiava nella sua anima innamorata. Si è fatto il conto, ogni quante parole San Paolo nomina Gesù: ma questa divina ossessione di Gesù è il segreto della potenza e della confidenza di Paolo. «Vivo, ma non io; vive Cristo in me». Di questa tempra era la Beata Cabrini: viveva, ma non lei viveva, viveva Gesù in lei.
Ecco il premio dell'amore che si porta a Gesù: una confidenza in Lui, smisurata; la sua Presenza nell'anima amante; la sua onnipresenza, che oscura ogni altra presenza, persino quella dell'anima.
La Beata Cabrini non sentì se stessa, che come peccatrice. Il suo peccato era, non già i nostri grossi peccati che a lei sarebbero parsi incommensurabili tradimenti e delitti, ma era la sua infedeltà, la sua inadempienza, la sua insufficienza all'amore di Cristo. Si sentiva come un grumo di materia e d'ombra nella gran luce di Cristo; un piccolo essere irriscaldabile e irrisolubile nel gran fuoco; un punto di peso, di resistenza, quasi di ribellione. Più si dava, e sempre qualcosa restava a dare: le pareva che il suo amor proprio non fosse mai domato appieno, sempre stesse lì, acquattato, pronto a scattare contro l'Amore. E tornava contro questo amor proprio, come contro il peggior nemico dell'Amore, ogni volta che tornava a studiarsi nei Ritiri, negli Esercizi, nella Meditazioni.
Non già tristezza né fastidio di sè, ma nessuna confidenza ella sentiva verso di sè. La tristezza e il fastidio di sè sono ancora e sempre amor proprio. Non faceva della sua umanità come una persona tragica, d'immensa infelicità: non agiva, non gestiva sè stessa, come un'attrice che della sua colpa rappresentata si fa la sua gloria.
Oggi gli scrittori più grandi (e più lontani da Dio) sono grandi per aver saputo dare alla nostra umanità un'aura di dolorosa attrice, tra il creato, disperata del suo inutile dolore. Quasi rimproverano a Dio tanta tristezza degli uomini, il loro peccato, la loro miseria inguaribile, la loro morte.
Ma codesti scrittori non conoscono Iddio, e non lo amano. La Beata Cabrini faceva assai meglio di loro. Non si addolorava d'essere misera, n6n si ingelosiva di Dio, non voleva essere Iddio contro Dio, secondo la suggestione del Serpente a Eva. Guardava e amava la gloria di Dio. Viveva della gloria di Lui, come una sposa. E per amore della gloria di Dio, aveva gioia, non dispetto, d'essere povera, inferma, inutile, peccatrice.
Di qui, una indicibile tenerezza per Gesù. Quantunque si contenesse, le sfuggivano espressioni rivelatrici. «Il nome vostro, o Gesù, non è un nome vano, ma un nome sicuro». In questo grido è tutta la gioia d'un amore immenso, che sa di non perdersi, sa di darsi a Qualcuno che è «sicuro».
Amava abitare «in grande raccoglimento, in profondo silenzio di notte tranquilla».
Gesù era il suo alimento, viveva di Gesù. «Tanto soavemente e robustamente mi sazia», ella diceva di Gesù, che l'assetava e dissestava di sè. «Gesù, questo sole divino», dice in un punto, dove parla anche, con un ardire nuovo di espressione, di «preghiere intellettuali».
In realtà, noi siamo costretti di rinunziare a qualsiasi indagine o tentativo d'indagine, circa la sua vita mistica. «Involta, consumata del santo Amoi tuo, Gesù»: questo avvolgimento, questa cosumazione, ci rimangono e rimarranno ignoti per sempre.
Poche tracce del suo lavoro su sè, del suo infrenamento, del suo impeto. «Terrò il volto sempre ilare». «La via del cielo è tanto stretta, sassosa, spinosa, che niuno può camminarvi sopra se non volando». Proprio così. Come i grandi uccelli che non sanno camminare, e spalancano l'ali, ella metteva l'uno dopo l'altro i suoi passi laboriosi, ma presto o s'abbandonava al volo dell'Amore o l'Amore la ghermiva, scompariva nell'aria alta, oltre la nostra debole vista.
Mai inerte, sempre volontaria, sempre confidente, il suo dono caratteristico, il talento che l'assomma e contradistingue ci sembra possa dirsi l'immediatezza. «Troppo incalza la Passione di Gesù per potervi resistere»
Immediatezza tra l'intelligenza e la volontà. Non si soffermava a idoleggiare il veduto: voleva ciò che vedeva buono. Il bene veduto e voluto, lo compiva. Non frammetteva indugi, compiacenze, disattenzioni, dispersioni.
Tra il successo e Dio, la stessa immediatezza. Niente vanagloria, niente porzione per sè, niente immiserimenti meschini, soddisfacimenti inetti.
Questa immediatezza rese la sua breve vita amplissima e piena come cento vite. Rapida e non precipitosa, riuscì a bruciare quanto nel nostro organismo vi è di pigro, di lento, di duro; quanto nella nostra anima v'è di stagnante, ritornante, tentennante. La «nave Cristoforo» ch'ella sognava, fu lei stessa e la sua Congregazione con lei.
Non c'era che un solo Dio, non doveva esserci che un solo amore. Il resto è vano.
Così fatta vita, come accade ai Santi, rese la Beata Cabrini, con tutta la sua praticità e concretezza, una creatura non di questo mondo. Andava, veniva, come s'esce fuori di casa, in una notte tempestosa, per sbrigare qualcosa, e s'ha una gran fretta di rientrare. Operava, faceva, creava, ma con sentimento della fugacità del tempo, della precarietà del mondo, dell'inconsistenza di questa vita, che sbigottisce e turba. Breve la vita, piccolo il mondo, non solo non può contenere Iddio, ma nemmeno la nostra anima.
Dal veloce e operoso passaggio della Beata sulla terra nasce, oltre un senso di grandezza e celerità quasi di folgore, un senso di mestizia, quasi di pianto, per noi che siamo ancora in questo crepuscolo mattutino dell'eternità, che è il tempo; e siamo così tardi, così inetti, quasi intirizziti e semivivi.
Roma, 27 ottobre 1938
don GIUSEPPE DE LUCA
PENSIERI
trovati in un libro misterioso che mi fecero impressione
1. Maria SS. in abito rosa smagliante, con manto cilestrino pure smagliante, in atto di soavissima compiacenza, allargava le braccia, per stringere al suo seno la figlia sua confidente. Quell'anima fortunata dice di non aver visto immagine, per bella che sia, che ritrar possa le amabili e belle sembianze della Vergine SS. in quella visione.
2. Stavasi un'anima tribolata per non saper che decidere sull'accettare o no un'opera di grande loria di Dio nel timore di esporre troppo a pericoli le sue suddite, quando, nel massimo dell'amarezza, mentre supplicava caldamente nostro Signore esposto sull'altare a darle lume chiaro, vide la santa ostia trasformarsi in una gran luce e posarsi sopra un globo che rappresentava il mondo. Indi il globo venne girando innanzi agli occhi di quella persona mostrandogli con vivi sentimenti intimi il Signore le immensità dei luoghi in cui doveva portare l'opera sua per la di lui gloria.
Non poté però per allora capire quale fosse il nome di quei paesi lontani, perché erano descritti con caratteri e lingue straniere ch'ella non conosceva punto; restò però più animata a intraprendere quanto allora le si offriva.
3. Titubando tuttavia entro sé stessa per vedersi incapace a tutto e priva del vero spirito che si richiede all'apostolato, le si fece vedere di nuovo la Vergine SS. col Santo Bambino in braccio e tenendo in una mano il mondo appeso ad un occhiello per mezzo del quale lo baloccava come appunto si farebbe di una palla e diceva intanto alla figlia sua: Di che temi, mentre vedi che tutto sta nelle mie mani ed io posso farne di che voglio dell'orbe intero; se t'aiuto, continuò, di che temerai?
Quell'anima rimase molto consolata e animata alla grande impresa.
4. Le mostrò ancora il Signore per ben due volte la corona che le teneva preparata qualora intraprendesse l'opera tanto cara al suo Cuore pietoso e misericordioso.
5. Stando una serva di Dio meditando la vita di Maria SS. le vennero sublimi e profonde illustrazioni alla mente sul modo e in quali opere dovesse imitar la Madre sua per sè e per le sue suddite e sentissi animata non solo a intraprendere opere grandi, ma anche una alla quale fino allora aveva sentito molta ripugnanza sembrandole di sola carità materiale.
Un lume vivo le fece invece capire tutto il bene spirituale che poteva ricavare da quell'opera di misericordia. Le ispirò inoltre i precetti che doveva dare alle sue suddite per quell'esercizio di carità onde non ne soffrissero nocumento allo spirito.
6. Un'anima temeva nel dover intraprendere un viaggio lungo di molti giorni sul mare e titubava anche nel dubbio se proprio fosse contento il Signore dell'opera che andava a intraprendere quando le si fece vedere il Cuor SS. di Gesù bello e maestoso in abito bianchissimo che mettendo la mano al Cuore suo adorabilissimo le mostrò il monogramma del suo SS. Nome ivi dipinto in vivo Sangue dicendole interiormente ma vivamente all'anima: Và, che con questo nome nel quale hai tanta fede sarà benedetto il tuo viaggio e l'opera tua.
Ne rimase molto incoraggiata quell'anima e fece una fervorosa comunione di ringraziamento nella quale sentissi ispirata a tanti begli atti di santo amore.
7. Un'anima sentì un giorno vivo affetto per una persona a cui era tanto obbligata per grandi favori ricevuti e stando titubando su quel sentimento nel dubbio che non piacesse a Dio, le apparve Gesù, molto serio e le disse: Ordinai in te la carità ed ora tu guasti il mio lavoro; guai a te se una scintilla sola degli affetti del tuo cuore la metti nella creatura, allora io ti abbandono alla tua miseria.
Si scosse fortemente quell'anima, si umiliò profondamente, rinnovò il suo voto di offerta totale come vittima del Cuor SS. di Gesù e allora Gesù sorridendo la lasciò con gioia grande dell'anima sua.
Il giorno dopo fece la Comunione di ringraziamento provando sentimenti inusitati e sentendo da allora in poi sentimenti più vivi dell'unione con Dio.
8. Un'anima che io conosco si prefisse per l'anno nuovo a patroni S. Michele, S. Francesco Saverio, S. Margherita Alacoque, S. Giuseppe e la Madonna SS. segnando a ciascuno i favori particolari che da essi attendeva nel corso dell'anno. Alla sera, tra la veglia e il sonno, ebbe una visione in cui Gesù le apparve accompagnato da quei santi dicendole che approvava la di lei scelta e che glieli confermava per patroni. I santi si mostrarono tutti lieti di tale incarico ispirando gran fiducia nella loro divota e nel corso dell'anno l'aiutarono grandemente in tutto.
10. Ebbe quest'anima nel corso dell'anno sentimenti vivissimi della presenza di Dio, del proprio nulla e della grandezza di Dio, sentendosi talvolta come liquefare nell'amore pel suo Gesù.
11. Aveva quest'anima donato con voto a Maria SS. per tutto il mese di ottobre comunioni, messe, preghiere, sacrifici e buone opere pei presenti bisogni di S. Chiesa e del suo Istituto, quando, all'incominciarsi la novena dei morti, le vennero molte anime del purgatorio a raccomandarsi con istanza di suffragi. Restò perplessa quell'anima non sapendo che fare per aver legato tutto a Maria SS., ma quelle anime in forma di angioli penanti la sollecitavano con più vive istanze. Allora ella si volse a Maria supplicandola che volesse pensare essa alle care anime penanti, facendo che le comunioni, messe, rosari e sacrifici, mentre valevano a sua gloria pel voto fatto, valessero nello stesso tempo a suffragio di quelle anime.
Nel medesimo istante quelle penanti si mostrarono assai riconoscenti a quell'anima e disparvero lasciandola con una pace soavissima e quiete inalterabile. Oh! le anime del Purgatorio quanto sono riconoscenti! Suffraghiamole!
12. Stavasi un'anima molto tribolata da persone che volevano mettere impedimento a un'opera da essa intrapresa per la gloria di Dio, ed era arrivata a segno la contraddizione da imporle terribili minacce e spaventi. In tanta pena la consolò varie volte il buon Dio; una volta le mostrò una gran luce in forma triangolare con in mezzo l'occhio suo sereno, incòraggiante. Da quella soavissima luce, improvvisa uscì una voce che disse: Son io, non temere, in tutto ti guarderò e difenderò. Dopo di che tutto sparve lasciando molto rinforzata nelle pene sue quell'anima.
13. Un'altra volta le apparvero i dodici Apostoli i quali, or l'uno or l'altro la consolavano nelle sue pene e la animavano alla perfezione. Questa visione le stette tanto impressa che anche dopo tanto tempo ella diceva che se avesse veduto gli Apostoli li avrebbe saputi ben distinguere col proprio nome dalle sembianze.
14. Altra volta si vide come trasportata dal suo Angelo Custode in un vasto campo di luce da dove scorgeva le porte del paradiso formate da altrettanta luce splendidissima e conobbe che per avvicinarsi a quelle bisognava volare sopra alcune nubi di una bellezza straordinaria senza por piede in terra che di strada non se ne scorgeva e in tale vista venne illustrata molto la mente di questa persona e capì che bisognava, per arrivare a quelle beate porte staccarsi perfettamente da tutto purificare sempre più gli affetti del cuore e patire volentieri unifomandosi in tutto alla SS. volontà di Dio. Avrebbe voluto dopo spiegare quanto aveva veduto, ma con Paolo era costretta a dire: Vidi cose che l'occhio umano mai non vide; intesi cose che mente umana non può concepire, solo diceva sentirsi animata a qualunque sacrificio per amore del suo diletto Gesù.
15. Le apparve spesse volte il Bambino Gesù con sembianze attraenti e spiranti vera purità celestiale, animandola ora a soffrire pene grandi da cui era vessata, ora ispirandole la pratica di qualche virtù particolare ora mostrandosi soddisfatto di qualche sacrificio praticato e sempre quell'anima riceveva nuovo slancio, nuova forza e ardimento, fiduciosa nelle difficili prove che attraversava nell'opera che aveva alle mani.
16. Le anime del Purgatorio volevano da una superiora una opera in loro suffragio, ma titubando quest'anima se l'ispirazione venisse proprio da Dio, allora venne per più di un mese trasportata ogni notte su di una lunga via stretta costeggiante una grande riviera ove stavano numerosissimi gruppi di anime purganti che pregavano pei loro divoti e spesso sollecitavano quell'anima dell'opera in loro suffragio. Essa temeva di camminare per quella strada difficile ma il timore cessava allorché prometteva alle povere anime l'opera poiché desse la colmavano allora di benedizioni implorandogliele da Dio.
Infine col permesso dei superiori stabilì l'opera del suffragio ed ebbe in poi largo soccorso dalle anime penanti e vani spirituali conforti e consolazioni celesti. Dopo dieci anni dall'opera stabilita, dovette fare quell'anima una fondazione in lontanissimi paesi e con sua sorpresa si trovò di dover fare quella stessa via che ogni notte le avevano in ispirito fatto fare le anime penanti e ciò le fu di grande conforto supponendo nuove benedizioni oltre quelle che fin là l'avevano accompagnata.
17. Mentre un'anima stava sfogandosi in santi affetti verso Gesù. Egli le mostrò il suo amabilissimo Cuore dicendogli: Mia diletta, il tuo cuore è mio, lo voglio per me in perpetuo e però te lo levo dal petto perché d'ora innanzi tu non operi che col mio.
E in si dicendo quell'anima sentì toglierselo dal petto a grande forza e poi per più di un anno ebbe sussulti in quella parte, insoliti, sui quali anche i medici non sapevano che dire. Da quel punto anche sentivasi quell'anima come languire d'amore pel suo diletto, specialmente ogni volta che stava innanzi all'immagine del Sacro Cuore che pareva sempre gli parlasse e teneramente la guardasse.
18. Stavasi molto inquieta un'anima pensando alle proprie infedeltà e nell'amarezza del suo dolore, supplicava col capo a terra Maria SS. perché le ottenesse di essere interamente purificata dal Cuor SS. di Gesù e fatta degna di accostarsi a lui, quando sentissi toccare da mano invisibile e trarre quasi a viva forza vicina al Cuor SS. di Gesù dal quale sentì discendere grazia grande sopra sè medesima con una pace e soavità da renderla inebriata. Da quel dì sentissi animata a una viva confidenza e fiducia illimitata in Gesù e Maria e nella contrizione che cercava sempre di esercitare, non ebbe più inquietudini e turbamenti.
19. Una serva di Dio era solita dire che il Sacro Cuore era il suo speciale Direttore e Maria SS. la sua Maestra, ma avvisata da un santo Padre che ciò pareva gran superbia, non lo disse più e cercava anche intimamente di persuadersi delle parole del Padre mirando la sua indegnità e gran miseria.
Dopo circa sei mesi, mentre stavasi in grande raccoglimento pensando al modo di ricevere per bene il perdono di Assisi, le apparve il Sacro Cuore con veste bianchissima, tutto soave nell'aspetto e le disse: perché non mi chiami più col nome di tuo Direttore a me tanto gradito?
- Gesù mio, rispose quell'anima, voi sapete bene quanto io sia cattiva piena di miserie e non degna neppure di stare alla presenza del vostro Tabernacolo!
- Ebbene, soggiunge Gesù, le mie ricchezze son tue, sempre ti aiuterò accompagnandoti ovunque con la mia grazia e i miei tesori; confida in me, ama molto il mio Cuore e fallo amare molto dalle tue aderenti.
Nello stesso giorno vide Maria SS con abito smagliante, manto celeste, bellissima corona in testa con le mani allargate che le disse: Io sono la tua Madre di Grazie, desidero essere sempre chiamata la tua maestra. Vieni a me con gran confidenza nei tuoi bisogni e in quelli delle tue dipendenti. Io ti insegnerò il modo di conoscere a servir bene il Cuor SS. di Gesù.
Queste grazie diedero occasione a quest'anima di umiliarsi grandemente riconoscendo a quel lume celeste sempre più la propria miseria, ma si sentì anche molto animata, infervorata e come sollevata da tutte le pene che alcune persone le procuravano in quei giorni.
20. Stava malata una serva di Dio e tolta quindi ai suoi grandi affari; seivissi del letto come di santo ritiro per stare unicamente unita a Dio.
In uno di questi raccoglimenti e mentre a quest'anima le pareva di essere tra il sonno e la veglia, vide Gesù che le si avvicinò e con aspetto soavissimo le disse:
- Ora ti voglio mostrare la bontà di uno dei miei capegli, vieni meco. E facendola appoggiare alla sua spalla la condusse sopra di una nuvoletta fino alle porte del Paradiso e le fece osservare con intelligenza grande lo stemma che stava al di sopra delle stesse.
Esso era formato da un bellissimo giglio e da una palma mirabilmente intrecciate con in mezzo una chiàve doppia. Sopra la palma girava, leggermente segnato, un flagello e sopra lo stemma stava un angelo con una spada destinato a tener indietro chi ardisse di cercare l'entrata per quella porta se non era marcato da quello stemma.
L'intelligenza chiara che ebbe in mirarlo fu che quello era lo stemma con cui doveva marcarsi ogni religiosa dell'Istituto a cui apparteneva quell'anima: il giglio la grande purità e candidezza che devono avere le anime specialmente date alla Missione; la palma il sacrificio assoluto che le deve rendere quali vere vittime del Sacro Cuore conforme il loro Istituto, fino a che alcune saranno poi privilegiate col martirio. Il flagello leggermente tratteggiato indicava la penitenza dando a conoscere che la più bella e cara penitenza che deve osservare la religiosa è l'osservanza perfetta di tutte le S. Regole e la perfezione dei S. Voti.
L'arco di forma meravigliosa era tutto d'oro massiccio che rifletteva in sè tutti i più bei colori per le grandi gemme preziose di cui era adorno.
Le porte erano formate da una gran luce compatta impenetrabile a chi non ha le doti dei corpi gloriosi.
Al di sopra dell'arco si vedeva come il principio di una gran volta tutta pure di luce che rifletteva altra luce meravigliosa che veniva dal centro di quel luogo beato, ma che non potè essere osservata da quell'anima. Gesù poi le disse:
- Tutto ciò comunicherai alle Religiose dell'Istituto perché sappiano i loro importanti obblighi onde arrivare alla Beatitudine e te ne approfitterai nella tua Missione, per muovere i cuori di tante persone e animarli all'osservanza perfetta dei Comandamenti tanto manomessi e dimenticati.
PROPOSITI
MIO RITIRO SPIRITUALE
nell'ultimo venerdì di novembre 1878 in preparazione alla festa di S. Francesco Saverio e dell'Immacolata.
Dagli esercizi a questo punto la vostra misericordia,
o Signor mio, mi spinge a desiderare di patire qualche cosa per amor vostro e per imitare la vostra vita, o Gesù mio, che fu un continuo martirio di puro patire. Mi fate sentire anche la brama di umiliarmi per vostro amore, mi illuminate circa il modo di farlo e in tante circostanze quasi non sento il coraggio di mandare ad effetto le vostre sante ispirazioni.
Oh Cuore agonizzante del mio Gesù, per l'abbandono che provaste nell'Orto di Getsemani, per l'orrore che provaste vedendovi coperto da tutti i peccati miei che vi fecero persino sudar sangue, deh, aiutatemi, datemi coraggio ch'io superi tutti gli ostacoli che a voi mi rendono men cara.
Sì, sì, o Gesù amabilissimo, permettete che io qua nell'Orto degli Ulivi vi tenga compagnia in luogo dei discepoli che dormono.
Mio Gesù, ardisco abbracciarvi, stringervi al seno ed asciugarvi le gocce del prezioso vostro sangue che mi fa sperare la salute e la più alta perfezione.
Signore, unitemi strettamente con voi e fate che mai più da voi mi svincoli, o Amor mio, o Cuor del mio Cuore, o Vita della mia vita, o amabilissima e soavissima dolcezza dell'anima mia.
Come voi mi ispirate, o Signor mio, e come già da gran tempo me lo chiedete, ecco che a voi mi offro in oggi e per tutto il tempo di mia esistenza come vittima in unione alla vostra penante agonia dell'Orto a pro di tutti i poveri moribondi di ogni ora in tutto il mondo onde ottengano di spirare nelle vostre amorissime braccia contriti e compunti dei loro peccati.
Mi offro, o Gesù mio, a farne di ciò anche il voto al più presto che mi verrà permesso da chi mi dirige. Immacolata mia Madre dolcissima chiudetemi sotto il manto della vostra protezione oggi e sempre ed aggradite il mio voto che nel vostro giorno rinnoverò per sempre secondo la vostra intenzione onde meritare la stabile vostra divozione, la protezione nei miei bisogni e l'assistenza in morte.
Gesù e Maria, in mezzo a voi terrò in pace l'anima mia! Così sia.
MIO RITIRO SPIRITUALE nei Santi Esercizi - 21 ott. 1882
Sotto l'invocazione di N.S. del S.C. di G. che mi aiuti col materno suo aiuto a rientrare in me e conoscere tutti i miei difetti per emendarli e le virtù che l'amabile sposo vuole nel mio povero cuore per adornarlo.
N.S. del S.C. di G. pregate per la povera anima mia!
1. Ne ho un sommo bisogno degli spirituali esercizi
e ne sento tutta la fame della parola di Dio che mi riscuota e mi sollevi dalla mia polvere.
2 Ed ecco il Signore pronto a consolare e confortare la sua indegnissima sposa coi Santi Sp.li Esercizi. Grazie infinite vi rendo o grande Iddio che tanta bontà mi dimostrate coll'inviarmi simile misericordia.
3. Questi Esercizi possono essere l'ultima misericordia che mi usa Iddio e guai a me se non me ne approfitto onde preparami il corredo di tutte le virtù religiose. Posso morire e forse presto, prestissimo sia per l'incertezza della vita sia per la mia esile salute che da un momento all'altro mi fa vedere spesso la tomba che mi aspetta. Mio Dio misericordioso, deh! abbiate pietà di me e fate che prima della morte io sia arricchita di tutte le virtù che tanto fortemente mi fate sentire che volete in me. Parlate, o Signore, parlate, io vi ascolto e voglio seguire le vostre tracce.
Conducetemi per quella strada che più vi aggrada; purché io faccia la vostra volontà e vi dia le più belle dimostrazioni di amore vivissimo son ricca abbastanza.
4. Il Sacramento della Penitenza è uno dei più grandi elargitici dalla Misericordia di Dio ed io l'ho sempre meditato in questa maniera?
Quante volte mi vi accostai alquanto freddamente e non con quella vivezza di fede che si merita, con quella fiducia speranzosa che allieta l'anima e la rende capace di un maggiore amore per Iddio.
5. Il Sacramento della Penitenza è uno dei più grandi tesori per l'umiltà che ha seco nel manifestare le nostre miserie e davanti a Dio oh! quanto è preziosa la nostra umiliazione. Val più un atto di umiltà che la pratica delle più vistose virtù. L'umiltà è verità, ci mette nel nostro vero stato, infatti che cosa siamo noi davanti a Dio?
6. Lo zelo per la salute delle anime deve ardere esclusivamente nel mio cuore come Salesiana Missionaria del Sacro Cuore di Gesù.
7. E una gran carità lo zelo ma quando sia temperato appunto da una grande carità dolce e soave come quella appunto del Cuore di Gesù Cristo.
8. Le parole soavi muovono il cuore anche dei più indurati animi e li inducono a penitenza; procurerò io sempre dolcezza nel parlare.
9. Quando non sono ascoltate le parole ricorriamo alla preghiera, diciamo al Cuor di Gesù che li tocchi lui i cuori delle creature ed oh! quanto farà meglio lui di noi.
10. Anche nelle nostre operazioni le più ordinarie, in un lavoro qualunque facciamo conto di supplicare tante volte il Cuor di Gesù pei peccatori quanti movimenti facciamo nei nostri lavori.
11. Cucendo, in ogni punto intendiamo di dare tante punture al cuore dei peccatori per ottenerne il loro scuotimento e ravvedimento.
12. L'esercizio della presenza di Dio sia sempre vivo nel nostro spirito; vediamolo in ogni oggetto che ci si presenta ai nostri sguardi riflettendo alla onnipotenza, sapienza, bontà dell'amabile Gesù come facevano quelle colombelle di Sante tanto innamorate di Gesù.
13. Anche un fil d'erba ci parli di Gesù e ci rimporveri come è più pronto lui ai cenni di Dio di noi che abbiamo votato la nostra volontà allo Sposo nostro amabilissimo.
MIO RITIRO nel secondo giorno di Quaresima 1883
Mi pare di trovarmi come ricoperta di una gran montagna di peccati e mi rende l'animo triste in modo che non so più reggere in me stessa. Né in Dio, né nei miei Superiori mi pare di trovare quel conforto che in sì tremendi istanti ha bisogno l'anima mia. Mio Dio, quale tristezza!
Nel fondo però dell'anima mi sento dal mio Gesù infondere continuamente una scintilla di coraggio e mi dice con voce quasi intellegibile:
- Seguimi, che io fui per te triste sino alla morte.
- Si, mio Gesù, vi voglio seguire assoggettandomi interamente alla giustissima vostra volontà e però procurerò di sopportare queste pene interne per sollevare, o mio amabile Gesù, le pene tremende che il vostro bel cuore soffrì nell'orto degli ulivi alla vista dei peccati di tutto il mondo e specialmente dei miei che vi saranno stati di più acerbo dolore perché commessi da un'anima da voi tanto favorita in tutta la sua vita e specialmente coll'eleggerla a vostra sposa. Mi mostrerò con tutti sempre giuliva nascondendo le mie pene per vostro amore.
Saprò compatire e correggere con soavità le mie Sorelle per rendere a loro più leggero il caro giogo del vostro servizio.
Sopporterò volentieri la grave pena che sento nel dover per obbedienza mangiar cose diverse di quelle della comunità e ciò per supplire ai digiuni e alle penitenze che non posso fare.
Mio caro Gesù porgetemi aiuto, liberatemi da tutti i miei nemici spirituali e modellate l'anima mia secondo il vostro beneplacito.
VENERDI’ SANTO DEL 1884 mio ritiro spirituale. Protettore S. Ignazio e S. Teresa
Nelle meditazioni trovai bene onde umiliarmi, annichilirmi, vedendo la mia debolezza e il pochissimo coraggio nel portare la croce interna ed esterna della mia posizione. Rinnovai la promessa di dire più generosamente al mio Dio: Fate di me quel che volete, purché io piaccia a voi e l'Istituto sia proprio tutto del vostro adorabilissimo Cuore e vi renda gloria.
Io devo patire per santificarmi, devo essere come spremuta sotto il torchio del vostro santo Amore per divenire veramente purificata e degna di trattare gli interessi della vostra gloria. Capisco ciò al lume chiarissimo della vostra grazia, eppure quanto ripugno alle pene interne ed esterne che l'amoroso Cuore del mio dolce Gesù mi prepara.
Esame del mese seguente sui quattro voti principali. Proposito di vivere conforme a quelli.
Grazia da domandare ancora, la conversione dei peccatori e per me che conosca Dio e me stessa.
Mio Gesù mi chiudo nella piaga santissima del vostro Costato per ascoltare gli insegnamenti del vostro Cuore amoroso. In questo dolcissimo forame nascosta non temerò di nulla quantunque l'inferno tutto si scatenasse contro di me e il mondo mi venisse addosso. Chiudete lì dentro, o mio Gesù, tutte le Religiose di questo vostro Istituto e quella persona che al presente mi affligge.
MIO RITIRO nei santi Esercizi di quest'anno 1884 giorno 15 agosto
1. Paratum cor meum. Deus, paratum cor meum.
Sì, è preparato il mio cuore, o mio Dio, parlate, ditemi quel che volete, sono disposta a qualunque sacrificio per crescere nel vostro amore e per procurare la vostra gloria. Cuor di Gesù mio mi abbandono in te.
Parlami, istruiscimi, illuminami!
2 Io sono di Dio e devo servire a Dio. Il bene che faccio è Dio che lo opera in me come il bambino che scrive perché altri gli conduce la mano e dopo può dir suoi solamente gli sgorbi che la mano dura e ignorante gli fece fare ad onta della cura del maestro, così io in tutte le mie opere non ho di mio che la gramità delle stesse inserita nelle medesime dalla mia perfetta ignoranza e cattiva natura. Potrò dunque in qualche buona riuscita che Dio permette, gloriarmi?
3. Dio è mio Padrone e può fare di me quello ch'Egli vuole, può consolarmi e tribolarmi servendosi di quella qualunque causa che a Lui piace ed io come sua perfetta schiava, sono obbligata a rimanermene indifferente in quel qualunque modo mi voglia trattare e rallegrarmi sia nell'amaro come nel dolce riflettendo che il Cuor del mio amabil Dio è tutto tenerezza per me ed ogni cosa che permette lo fa sempre pel mio miglior bene.
Grazie a te, amabil Dio che mi affliggi quasi sempre in quelle cose ove io desideravo e mi pareva giusto sperare conforto. Perdonami che tantissime volte non mi sono piegata subitamente alla tua volontà!
4. Piegarsi in quelle cose che ripugnano alla natura, all'intelletto è far vero merito, ma piegarsi in quel che piace alla natura e solletica l'amor proprio poco o nulla si fa di merito e tante volte si fabbrica legna pel purgatorio.
5. Per conoscere se farò d'ora innanzi sempre bene la volontà di Dio mi prefiggo questo indizio, quello cioè di conservare esternamente ed internamente una continua letizia soave e gioconda conforme al carattere di vera Sposa del mio Gesù Crocifisso.
6. Per non cadere in peccato bisogna diffidare continuamente di noi, delle virtù che l'amor proprio ci fa credere di avere e confidare puramente nell'aiuto di Dio.
7. La mia vita non è più mia ma dell'Istituto e sono quindi obbligata a conservarla più sana che posso obbe dendo prontamente quando mi si dice di tenermi da conto e di usarmi tutti i riguardi, così al venerdì invece di non bere il vino cercherò di rintuzzare quattro o cinque volte l'amor proprio.
8. Le colpe delle quali siamo pentite appariranno coperte di, gemme nell'estremo giorno.
9. Senza l'adempimento delle pratiche di pietà è impossibile rimanere libere dai difetti.
10. L'opera di pietà più importante è l'esame di coscienza, particolare e generale. Non lo tralascierò proprio mai onde potermi umiliare continuamente.
11. Bisogna curare indefessamente l'amore proprio, perché sa sempre travestirsi sotto forma di maggior bene specialmente nelle cose di obbedienza e non dà tregua se non che ci ha fatte cadere in qualche mancanza esterna ed interna.
12. Non dobbiamo tenere per grandi quelle cose che ci sembrano tali, ma quelle solo che piacciono al Signore benché piccole e vili. S. Giuseppe e Maria non operarono cose grandi ma nell'umiltà loro piacquero immensamente all'Altissimo a segno tale da venire a depositarsi in mezzo a loro. Oh Maria, o S. Giuseppe, per la vostra immensa virtù legatemi strettamente a Gesù affinché si abbia pace l'animo mio.
13. L'anima che segue G.C. deve essere immutabile in qualunque circostanza, in qualunque avvenimento per triste o lieto che sia. Se opera diversamente inquietandosi o rallegrandosi a misura del cambiamento delle cose non ha ancora in sè lo spirito di Dio, ma quello dell'amor proprio tanto dannoso nella via della perfezione.
14. E ottima cosa invocare frequentemente lo Spirito Santo, perchè dirozzi il nostro spirito e ci illumini a camminare la via diritta.
15. Cristo nell'Orto ci insegna il modo di sopportare i patimenti e l'abbandono totale di ogni conforto umano.
17. Prima di ricorrere alle creature nelle nostre pene dobbiamo ricorrere all'amabile nostro Gesù e s'Egli non ci dà conforto bastevole non è poi contro la perfezione il rivolgerci verso le creature che ci rappresentano Dio. Potrà però l'anima sposa di Gesù dire che il suo Diletto non le dà bastevole conforto? Sarebbe un errore grandissimo, imperdonabile. Ci tratti pur come vuole l'amabile Gesù, ci metta pure sotto il torchio della tribolazione, ma egli è sempre quel caro oggetto della nostra predilezione e se Lui non ci bastasse sarebbe un gran cattivo segno.
Liberatemi, o Gesù amantissimo, da tanta disgrazia, ve ne supplico con tutto il cuore, con tutta l'anima.
MIO RITIRO nei Santi Esercizi 24 sett. 1885
Il Cuor di Gesù, Maria, Giuseppe e del Salesio mi aiut~no a cavarne profitto onde pormi in quello stato di perfezione che Dio esige da me.
1. Dio non manca mai con la sua grazia, ma la dà sempre sufficiente per corrispondere ai lumi che ci dà per la nostra perfezione.
2. Niuna cosa o circostanza o posto o persona devo incolpare se non vivo perfettamente, ma solo la cattiva volontà che abusa del libero arbitrio.
3. Dio mi ha creata per sè e il mio pensiero deve star sempre in Lui fisso, guai se anche un istante lo fermassi con compiacenza sopra le creature o sentimento vano.
4. Devo tutto spiritualizzare onde vivere la vita della vera Sposa del Cuor di Gesù. Solo alle bestie è concesso di vivere una vita materiale che fa conto di ciò che cade sotto i sensi.
5. Devo volere quello che Dio vuole da me, né più né meno in ogni ora, in ogni momento e volerlo davvero nel modo che Lui vuole, quindi non permettere al mio cuore di affliggersi, rattristarsi nei vari accidenti della vita anche quando sembra che tutto sia perduto.
6. Nelle tribulazioni, nei disprezzi, nelle vessazioni devo procurare di considerarli come mezzi più atti al mio ultimo fine, mezzi pensati, scelti per me fino ab aeterno da Dio.
7. Devo riflettere spesso alla sublimità della vocazione religiosa per essere grata al Cuor SS. di Gesù di questa grazia che posso considerare come una nuova creazione.
8. Beato quel dì in cui l'Altissimo con un raggio della sua grazia mi fece dire: Esci dalla tua terra e dal tuo parentado e vieni nella terra ch'io ti mostrerò.
Qual terra beata mai o Dio sarà la religione ove davvero scorre latte e miele; all'ombra del vostro tabernacolo ove vi potrò godere quell'intima unione con Voi la quale è il Paradiso della terra.
9. Niuna cosa fu in me da meritare così sublime grazia della vocazione eppure la bontà del Cuor SS. di Gesù me la volle dare ad ogni costo impegnando allora non la giustizia sua severa, ma la sola misericordia, chè diversamente non avrebbe potuto darmela; quanto dunque devo essere grata a quel Cuore dell'amantissimo Gesù e come ogni peso mi deve parer leggero, ogni pena soave quando trattasi di procuragli un po' di gloria conforme l'Istituto, vera terra di promissione.
10. Devo propormi qualche pratica speciale ogni giorno in riconoscenza del dono della vocazione e fin d'ora protesto di voler che ogni mia pena giornaliera e i tristi avvenimenti che spesse volte mi stringono il cuore siano tutti offerti come pegno di gratitudine al Cuore SS. di Gesù.
11. A tal fine procurerò di tenere sempre il volto lieto in modo da non far sapere agli altri la tristezza dell'anima mia onde dare olocausto meno indegno a Colui che beato in sè lascia il cielo per così dire, onde amar me misera sua creaturella.
12. Devo coltivare continui affetti di riconoscenza verso l'amabile mio Gesù che in tutta la vita mi ricolmò di benefizi e ben grandi e ben misericordiosi.
Oggi alla luce del Cuor di Gesù vedo tutti gli speciali aiuti, i titoli singolari di bontà coi quali mi ha sempre circondata e mi viene spontanea la più calda gratitudine, ma devo invece averla anche nelle aridità, oscurità e anche se mi paresse di essere da Dio abbandonata ciò che protesto oggi per sempre di ribattere simile pensiero come suggerito dal mio nemico onde trarmi nell'avvilimento e impedirmi quel poco di bene che potrei fare.
13. Mi devo rendere sempre più familiare il pensiero della morte che così mi tornerà più facile l'andare in tuttissime le cose direttamente a Dio.
14. Ribatterò come suggerito dal demonio il timore che Dio mi abbia ad abbandonare in punto di morte, poiché disonora quella bontà infinita che il Cuor di Gesù ha distesa sopra di me e della quale devo sentire continua gratitudine.
15. Nelle prove della vita devo procurare a tutto potere di conservar viva la confidenza nel Cuor SS. di Gesù onde non mancare di fiducia. Chi ha fiducia quale devesi avere non si abbatte mai.
16. Il mancar di fiducia disonora Dio in quanto che è un provare che Dio sia mancato a noi, mentre ciò èimpossibile, ma siamo sempre noi che manchiamo dalla parte nostra e che mettiamo impedimenti alle operazioni della grazia, quindi d'ora innanzi, al posto della mancanza di fiducia metterò un'umile confidenza, sicura che quanto più riconoscerò la mia miseria tanto più largo sarà il campo in cui potrà operare la bontà dell'Altissimo.
17. Protesto o mio Dio di voler far tutto nel miglior modo per compiacere al vostro amabilissimo Cuore e se qualche volta senza avvedermene, mancassi, mediante questa protesta intendo di risarcire al vostro amore vilipeso e di fare tanti atti di umiltà e venerazione quante saranno le mie mancanze. Aggradite, amantissimo Gesù mio ogni mio desiderio che per vostra bontà fate risvegliare nel mio animo, ogni slancio che mi permettete come veri atti di tenerissimo amore qual vera vostra Sposa.
19. Devo essere in tutto crocifissa e però ti ripeto o cuor mio che non devi essere più d'ora innanzi enero di te stesso e sopportare con magnanimità ogni pena o tribolazione che l'amabile sposo ti vorrà permettere tenendoti sicura che tutto è per tuo bene migliore, non solo, ma pure anche pel bene dell'Istituto che tanto amo.
20. Non farò distinzione tra pena e pena né perché mi venga da chi me l'aspettavo o da chi non me l'avrei mai aspettata, ma solo mi basterà che sia una pena per tenermela cara come un mezzo di riparazione alle mie continue infedeltà, come un atto d'amore molto caro a Gesù. Protesto di ogni pena di avere l'intenzione di levar una spina dal Cuore amorosissimo di Gesù e di guadagnare un'anima di più che gli dia gloria.
21. Devo procurare di avere in modo più perfetto che posso, lo spirito di penitenza e tanto più quanto mi vedo nell'impossibilità di praticarla. Mediante tale spirito saprò usufruttuare di tantissime piccole circostanze nelle quali un pochetto di patire potrò farcelo stare.
22. Le umili azioni sono un vero tesoro perché sono il vero mezzo per assomigliarci a Gesù Cristo.
23. Le lodi, gli applausi del mondo sono un fumo che annebbia la mente ogni qual volta ce li lasciamo entrare fino al cuore. Farà bene il riflesso che non è sempre schietta la parola di chi ci loda, ma spessissimo è adulazione.
24. Le persecuzioni non mancheranno mai e tanto più le incontrerò più mi sarò inoltrata nella via dello spirito che più mi renderà simile a Cristo il quale fu perseguitato in tutta la sua vita mortale.
26. Nelle persecuzioni che mai non mancano non devo sgomentarmi per nulla né scemare per niente nella fiducia che ho fissata nel Cuor SS. di Gesù ma rallegrarmi riflettendo che è questo un mezzo onde ottenere sempre più stretta unione col mio dolcissimo Sposo.
27. Quando la fiducia viene meno varmi nell'avvilimento bisogna che stia ben all’erta perché mi ridurrei allora dallo stato umiltà scelto a quello della superbia.
28. Il terzo grado di umiltà è quello che devo eleggermi onde vivere in pace con il mio Dio che a ragione molto esige da me dopo le innumerevoli grazie elargitemi in tutto il corso della mia esistenza.
29. Quanto gode l'anima tutta di Dio nel patire qualche cosa per suo amore! Ne risentirà la natura ma in fondo al cuore vi sarà una pace soavissima che non è da uguagliarsi a nessun piacere che possa dare la terra, inesprimibile perché sovrannaturale formata dall'Altissimo per l'anima sua prediletta.
30. L'amantissimo Gesù quanto ha patito per noi! Dunque che sono mai la nostre sofferenze paragonate alle sue? Chi ardirà lamentarsene?
31. Sarà qualche volta l'anima desolata senza conforto nessuno nelle sue pene ed allora ha bisogno di tenersi abbracciata al suo Gesù con umilissima fiducia.
32. Non si sgomenti l'anima neppure quando le sembrerà di essere abbandonata del tutto da Dio, sicura che tal pensiero è suggestione del nemico il quale vorrebbe rubare un tantino di quel patire che tutto puro dobbiamo riporre come olocausto nel Cuor SS. di Gesù.
33. Il servizio di Dio senza consolazioni è più sicuro che non quando si abbonda di dolcezze e appoggi secondo le inclinazioni, poiché è più facile agisca la natura che non lo spirito.
34. Si porti di quando in quando l'anima a tre stazioni: al Purgatorio, al Paradiso e nel Cuor SS. di Gesù. Al Purgatorio che ci aspetta per i nostri difetti onde portare con generosità le piccole tribolazioni, le spine con le quali Dio ci visita onde purificarci e farci di Lui degne. Al paradiso per animarci alla generosità in qualunque incontro riflettendo che tutto è poco quando si tratta di arrivare ad una felicità superna senza limiti e senza confini.
Al Cuore SS. di Gesù onde ricovrarci in esso e riposarvi tranquillamente lasciando a Lui ogni pensiero di ciò che ci riguarda. Oh quanto volentieri si prende Iddio pensiero dell'anima che in Lui si abbandona.
35. Quando o per impegni o per salute non potrò intervenire agli esercizi della Comunità cercherò essere fedele nelle commutazioni senza sgomentarmi nè lasciarmi abbattere.
Festa dell'Immacolata.
36. Come rapisce la bellezza di Maria Immacolata! Come è sfolgorante! Oh mia bella Mamma, per le vostre virtù sorprendenti abbellite la povera anima mia.
Cuor di Gesù amantissimo vi offro la bellezza dell'Immacolato Cuor di Maria per ottenere misericordia, perdono pieno a tutti i miei peccati. Oh quanto desidero di piacervi Amato Bene e come mi dà pena il vedermi si misera e lontana per demerito da voi... Deh guardate ai meriti infiniti di Maria non alla mia cattivena e tiratemi tutta tutta nel dolcissimo vostro Cuore. Maria pietà della vostra figlia che in voi pienamente confida ed ottenetemi questa grazia singolare.
37. Sento desiderio vivissimo d'umiltà e per ottenere questa preziosa grazia la chiedo a Voi Madre mia Immacolata in questa grande solennità sicura che me la darete proprio onde possa davvero piacere al mio Gesù. E voi, Beata Alacoque che mi avete ispirato di chiedere questa virtù come importante alla vera e costante unione con Dio, supplicate Maria a strapparla al Cuor di Gesù per me.
38. La fedeltà a certe piccole regolette Iddio mi chiede e però veglierò attenta sopra di me stessa per essere veramente osservante onde piacere al suo amantissimo Cuore.
39. Il Cuore di Gesù gradisce le piccole mortificazioni ed io le cercherò in tutto ma specialmente nell'esercizio del silenzio tacendo una parola che tante volte mi vien bella di dire, una lepidezza, una novita ecc. ecc.
40. Maria SS. non sa vedere il bisogno dell'anima sua divota senza correre in soccorso. Deh dunque Maria delle Grazie, sono vostra figlia, soccorretemi, aiutate l'anima mia, aiutate l'Istituto pel vostro Immacolato concepimento. Benedite tutte queste Religiose perché diventino vere religiose col fatto, degne del titolo di Salesiane Missionarie del Divin Cuore del diletto vostro Figlio. Mamma mia, siatemi mamma e salvatemi!
Ultimo ritiro dell'anno.
41. Uno sguardo penetrante del mio Gesù mi fa vedere come in un quadro tutte le mie mancanze di fedeltà, mi fa conoscere tutta la mia miseria perché impari a diffidare sempre più di me e confidarmi pienamente nel suo aiuto e abbandonarmi totalmente e spesse volte nel suo amantissimo Cuore.
42. Oh sì, mio caro Gesù, vo' proprio chiudermi perfettamente nel vostro Cuore come in un serraglio, farò tutte le mie cose esteriori perché è mio dovere, ma non mi immergerò mai in nessuna d'esse in modo da perder quel soave pensier fisso ch'io continuamente voglio avere in voi, nella santissima vostra unione che forma il mio paradiso nell'esilio in cui mi lasciate.
43. Anche quest'anno mi vennero da Dio elargite grazie specialissime per me e per l'Istituto, grazie che hanno del miracoloso e però quanto devo di ringraziamento all'Altissimo. Ma io poveretta che vi offrirò io mai? Mio Dio vi offro il Cuore di G.C. che è divenuto tutto mio, ve l'offro in modo particolare nel Santo
Sacrificio della Messa e per Esso vi prego a mettere un velo su tutto quanto vedete in me di dispiacevole innanzi alla vostra Divina Maestà.
44. Desidero immensamente di divenire una vittima pura e degna di Dio. Cuor Amantissimo di Gesù, aiutami in ogni occasione e specialmente quando vedi che sono fiacca in virtù e quando le prove mi sembrano troppo amare e pesanti per la mia debolezza. Margherita Alacoque a te pure sono consacrata, deh aiutami e fa tutto ove io manco perché voglio sempre piacere all'Altissimo e far che possa posare placido il suo Divino sguardo sopra di me. Gesù! Gesù mio!
45. Giudicherò sempre bene di tutto non facendo interpretazioni sulle opere altrui che non mi sembrassero buone, quando trattasi di persone che sono fuori dell'Istituto.
46. Prima di intraprendere alcuna opera dell'Istituto farò a me questa domanda: Ne sarà contento il Cuore amantissimo del mio Gesù?
47. Rifletterò su quanto di bene si faccia da tante anime buone ed Istituti per confodermi del pochissimo che faccio e delle imperfezioni che sono in tutte le mie opere. Farò come l'ape che vola su ogni fiore per raccogliervi il più prezioso elemento onde formarne del miele, lasciando indietro l'umore cattivo e inutile al suo lavoro e, come S. Antonio che girava nelle Tebaidi per ritrarre da ciascuno le più belle virtù onde ornare la sua vita.
48. Oh Cuore del mio Gesù, se voi non mi guidate io mi sento cader le braccia, ma non voglio farvi questo torto con la diffidenza e però nuovamente mi abbandono in voi e nella mia Beata Margherita che deve far tutto per me. Aggradite caro mio Gesù l'oppressione dell'anima mia che non ne può più e unitela all'offerta vostra nell'Orto degli ulivi. Oh Gesù, Gesù mio... salva la tua povera sposa che quantunque piena di difetti, sente di amarti proprio con tutto lo slancio dell'anima disposta a tutto per servirti nel modo che tu vuoi. L'Istituto, mio Gesù, è opera del tuo Cuore, fanne di che tu vuoi, purché i membri siano a te cari.
ESERCIZI agosto 1886
Il mio Gesù mi vuol perfezionata ad ogni costo. I miei difetti mi farebbero temere di me, ma abbandonata nel Cuore dolcissimo del mio diletto posso ripetere con Paolo: Omnia possum in Eo qui me confortat.
Dunque mio Gesù, a te appoggiata ti prometto di non dirti mai di no in nulla ma di seguire sempre fedele le tue ispirazioni.
RITIRO 2 dicembre 1886
Mio Dio per te mi hai creata e tutta a te devo servire. Che cosa terribile è mai comparirti innanzi con le mani vuote.
Me l'hai fatto capire troppo bene nel male dell'altro dì che pareva volesse togliermi la vita. Mio Dio, vuoi tanto dalla tua poverella? Mio Gesù aiutami, a tutto mi assoggetto per servirti fedelmente e per guadagnare anime al tuo Amor Santo. Potessi àllargare le braccia e abbracciar il mondo per dartelo, quanto sarei contenta. Oh io allora sarei soddisfatta, ma vedi bene, sono misera, sono ignorante, son poverella! Mostrami però la via e tutto farò se tu mi aiuti tutto potrò!
Incomincerò intanto con il perfetto spogliamento di me stessa, distacco proprio intero da tutto e da me per essere fatta capace d'essere da te riempita. Aiutami Gesù mio a godere nei dispiaceri, nelle privazioni, nelle pene per essere fatta degna dell'amore doloroso di te.
Deh stampa la tua passione nell'anima mia e fammi
degna di poterti consolare come io bramerei. Che cosa sono le mie sofferenze messe a confronto di una sola pena da te sofferta per mio amore? Eppure quante ne hai patite per me, per tirarmi al tuo bel Cuore per farmi tua, per difendermi, per salvarmi, per inebriarmi alla perfezione. Fammele meditare un pochino le tue pene, fammele penetrare... lo desidero proprio assai onde capire un po' più di essere la tua cara Sposa, o Gesù mio, mio Amore e mio Tutto.
Fedeltà grande nel seguirti o Gesù mio, specialmente quando qualche asprezza mi si presenta. Dolcezza nelle correzioni e generoso e sentito compatimento per quelli che mi offendono, godendomi nel Cuor di Gesù che mi presenta così sicuro modo di riparare a tante ingratitudini che tutto dì riceve. Tutta la diligenza possibile nell'adempimento della regola.
Puntuale attenzione per dare morte all'amor proprio ogni volta che vorrà mascherato ingannar l'anima sotto vari pretesti.
NOVENA in preparazione alla festa del Sacro Cuore di Gesù
Prep. al v. di am. con un Veni Creator Sp. e tre Pater al Sacro Cuore.
Presenza del Cuor di Gesù continua e Alleanza di volontà con quella di Gesù.
Unione cuore a cuore con Gesù.
Rifless. La Bontà del Cuor di Gesù è immensa ed infinita nella sua misericordia nel degnarsi di voler l'anima così vicina a Lui e stretta con un patto il più caro che mai possa idearsi.
T'amo Gesù mio e sempre più t'amerò a qualunque costo. Benedicimi in tutto e non permettere che da te mi allontani un solo momento.
MIO RITIRO nella casa di S. Michele in Roma il 22 dicembre 1887
Sono ammirata mio Gesù della grande vostra bontà verso di me, che mi abbiate aspettata, chiamata a Roma per ricolmarmi delle grazie celesti. Non so come corrispondere perché sono povera e misera, ma deh! perfezionate sempre più l'unione mia con voi.
Trasformatemi in voi, infiammatemi sempre più del vostro santo Amore e fate che in esso per puro amore mi conformi.
O diletto dell'anima mia, i miei affetti son tutti tuoi, santificali dunque dacché ti compiaci di gradirli e falli sempre più degni di Te.
Vorrei prepararti per la tua venuta un cielo di delizia nel mio cuore ove tu vi possa scendere a compiacerti e deliziarti, ma siccome per la mia miseria me ne trovo incapace, io ti offro intanto i miei propositi di voler cercare in tutto di conformarmi alla virtù della tua sant'infanzia vivendo specialmente nella semplicità e nel nascondimento esercitandomi nel puro amor tuo e in tutto cercandoti sempre e a te sospirando.
E tu degnati, o amantissimo Gesù, di prepararti da te stesso un seggio dentro di me, gradendo i miei vivi ardenti desideri, i miei sospiri.
Non dirò mai di no a Gesù, ma cercherò essere generosa in tutto e specialmente nelle occasioni difficili e di contrarietà riflettendo che l'amore si conosce alle prove.
SECONDO RITIRO 15 febbraio, 1° di Quaresima
Trovo da umiliarmi molto dinanzi a voi o Gesù mio poiché son tanto cieca che non conosco nessun difetto mentre so così tanto scoprirli alle mie Sorelle; me ne pento o Gesù mio dolce, so di essere una miserabile peccatrice non capace che di offendervi; ve ne domando umilmente perdono e vi prometto di vegliare di continuo attentamente sopra di me per non disgustarvi mai. Sì, o Gesù mio, mi sottoporrò a qualunque pena piuttosto che commettere anche un minimo peccato veniale.
Il vostro amore, o mio Gesù, in questi giorni mi ha penetrato si a fondo ch'io non so più come esprimervene la riconoscenza.
Mi legate a voi e mi fate restar mutola quasi sbalordita a tanta vostra bontà.
O Gesù mio, Sposo mio diletto, t'amo tanto tanto e proprio con tutto il mio cuore che sento disfarsi per te. Ma fa per carità che sia amor vero e durevole il mio e che il demonio mai m'inganni.
E voi, dolce Mamma mia Maria SS. a cui tanto debbo, aiutatemi ad esservi vera figlia degna di voi e tutta tutta del caro Gesù. S. Michele continuate a combattere per me, per l'anima mia e per tutti gli affari dell'Istituto. Sento pena, o mio Gesù, di non poter né digiunare né mangiar d'olio o di magro, ma voi non lo volete ed io sottometto il mio giudizio a chi per vostra bocca mi parla offrendovi il desiderio vivo che ho di mortificarmi per amor vostro e intanto accettate le sofferenze corporali che voi mi concedete e le morali che sento ancor di più per la mia vana delicatezza. Sì, o Gesù mio, soffro tutto volentieri assai per amor tuo a soddisfazione dei miei peccati, di tutte le mie infedeltà e per la conversione di tutti i poveri peccatori e in particolare per ottenere il vero spirito religioso a tutta questa Società e la grazia di poter qui fabbricare una Chiesa per bene di tutte le anime che stanno qui intorno a noi e per le quali imploro, o Gesù mio, il tuo prezioso Sangue. Salvale, o Gesù mio, te le raccomando!
Mi inorridisce, o Gesù, il pensiero di una lunga agonia e degli assalti e turbazioni che mi potrà mettere il nemico infernale e questo mi toglie qualche volta la pace, ma capisco, al lume del tuo Cuore Adorabile che il lasciarmi così sorprendere è un m'ancamento di vera fiducia nel tuo possente aiuto. Si, Gesù mio, d'ora innanzi più di nulla temerò, confidandomi pienamente nel tuo onnipotente soccorso e abbandonandomi totalmente nel tuo dolcissimo Cuore. Se tanto mi porgi adesso il tuo aiuto con un amore sviscerato, non me lo porgerai nell'ora del conflitto estremo? Si, Gesù mio, credo alla tua promessa e tutta confido in te.
Prometto dunque pieno abbandono nel Cuor di Gesù sia per mio spirito come per riuscimento di tutti gli affari dell'Istituto che sto qui trattando. La più possibile diligenza nella pratica delle opere di pietà.
Sentimenti di riconoscenza per gli aiuti speciali che mi vengono dal Sommo Iddio pei meriti del mio caro Gesù, dell'amorosa mia Madre Maria e dei miei speciali Avvocati.
Non mostrerò esternamente le sofferenze interne ma troverò sempre uguale ilarità per dovere di regola e per edificare la Comunità.
Tutto per Gesù, tutto con Gesù, tutto in Gesù e pel suo amantissimo Cuore nel quale bramo che si liquefaccia il mio e vi si perda.
MIO TERZO RITIRO IN ROMA 18 marzo 1888
Sotto la protezione del mio caro S. Giuseppe, dolce mio Maestro e mio Patrono speciale.
Mi siete tanto buono, o S. Giuseppe mio, deh! imprimente sempre più quella cara paradisiaca vostra immagine dentro di me e datemi sempre a gustare il mio diletto Bambino Gesù.
I vostri doni sono grandi ed io non ho parole sufficienti per ringraziarvene. L'obbedienza che oggi mi avete imposta, diletto S. Giuseppe, l'adempio con gran gioia dell'anima mia sicura che, ritardando per amore di raccoglimento l'affare, voi me lo benedirete ancor più e potrà riuscir felicemente.
In voi tutto confido.
A voi affido il mio spirito, dirigetelo voi in quella vera vita interiore che è sicura da inganni, nella profonda umiltà e nella cara semplicità.
O Giuseppe, giglio purissimo, fammi sempre più tutta di Gesù e fa che lo ami con ardore di Serafino e che più non senta le miserie della terra.
Gesù mio dammi grazia di odiare sempre più e fuggire con grande vigilanza il peccato veniale onde poter accrescere nell'anima mia quegli amori di spirito vitale che emanano dell'intima unione con te.
Oh Gesù, quanto sei buono ed amabile verso la tua miserabile Sposa; deh! fa ch'io corrisponda all'amor tuo.
Stammi o Gesù sempre intorno colle santissime tue ispirazioni e muovi il mio cuore a piegare sempre verso di esse con grande slancio ed amore.
Quando abbiamo' operato secondo l'impulso che credevasi buono al presente, non è poi da badare ai timori che vengono dopo, poiché altro non è che opera del demonio per togliere la pace.
MIO RITITO SPIRITUALE NEI SANTI ESERCIZI Anno del Signore 1889 19 ottobre
Sotto la protezione di Maria SS. di tutti gli Angeli e Santi, chiusa nel Cuor SS. di Gesù incomincio il mio ritiro del quale ho estremo bisogno e dal quale desidero ardentemente di sortire fervorosa nel Divino servizio onde mettermi a camminare sulla via di quella perfezione che il mio Gesù vuole da me.
2. Gesù mio, perdonate tutti i miei ritardi nel seguire le vostre sante ispirazioni e non me le sottraete per carità come io meriterei. Parlatemi, parlatemi o Signore che la vostra serva vi ascolta. Non permettete che muova un sol passo, non dica una sola parola, non faccia movimento, né mi fermi su alcun pensiero se non dietro l'impulso delle celesti vostre ispirazioni. Fate che l'anima mia diventi un orto chiuso, un fonte suggellato nel quale possiate trovare le vostre delizie o
Gesù mio! Omnia ad maiorem gloriam SS. Cordis Jesu.
3. Devo e voglio sottopormi in tutto e dappertutto alla SS. Volontà di Dio, riconoscendola in tutti gli avvenimenti o prosperi o sinistri, da qualunque parte o persona mi avvengano.
4. Veglierò dunque sopra me stessa per non lasciarmi sorprendere all'improvviso da certi sinistri che tanto fan soffrire la mia mal mortificata natura, ma con la continua presenza di Dio e profondo affetto alla sua
SS. volontà preverrò tali incontri onde serbare il medesimo umore giocondo e soave più che mi sarà possibile.
5. In qualunque difficoltà mi avessi a trovare voglio confidare grandemente nella bontà del Cuor SS. di Gesù che non mi abbandonerà certo, ma anzi farà lui tutto in vece mia, come ha fatto sinora.
6. Trovandomi indegna che il buon Gesù faccia tutto per me mi rivolgerò spesso a Maria SS. delle Grazie mia dolce Mamma perché mi renda col suo aiuto meno indegna dei celesti soccorsi.
7. Misericordias Domini in aeternum cantabo. Oh mio amabile Gesù, quanto è grande la tua misericordia! Tu non guardi alle mie continue infedeltà e mi dai prove si grandi del tuo purissimo Amore e mi sostieni in tutto e dappertutto operando tu per me. Non ho nulla onde mostrarti la mia graditudine perché nulla sono e nulla posso da me, nessuna virtù possiedo e però offro a te, te stesso o amantissimo Gesù, ti offro gli stessi tuoi doni infiniti e il vivo desiderio che mi strugge d'amarti degnamente e vederti da tutti amato.
Gesù, Gesù, t'amo Gesù!
8. Devo evitare il peccato veniale non solo, ma veglierò attentamente sopra me stessa con grande diligenza a far bene ogni cosa, perché non mai sia costretto il buon Gesù a rivoltare da me lo sguardo.
9. La negligenza abituale forma una coscienza troppo larga e diminuisce l'influenza della grazia in noi.
10. La diligenza al contrario e la diligenza premurosa attira tanti gradi di grazia sopra dell'anima e celesti ispirazioni per corrispondervi.
11. La carità, virtù celeste, sublime, caratteristica di una Salesiana Missionaria del Cuor SS. di Gesù devo cercare di praticarla in ogni circostanza colle parole, colle opere, coi pensieri e in tutto godendo di imitare in ciò il Cuor diletto del mio Gesù.
11. Summa Christiani perfectio Christi imitatio. Mi studierò in tutto e dappertutto d'imitare il mio Gesù cercando di praticare con perfezione ogni virtù, tenendomi a ciò obbligata strettamente dopo il mio voto dell'anno scorso.
12. Trovando di non aver imitato Cristo mi umilierò ogni volta profondamente imponendomi qualche penitenza e rinnovando un caldo proposito.
13. Procurerò di aver gran zelo per la gioventù, pei poveri e pei peccatori onde imitar più da vicino G.C.
14. Amerò il nascondimento e farò di tutto perché nessuno capisca lo spirito 4 per amore alla vita comune e nascosta insegnatami dal mio diletto in Nazaret. D'altra parte sarò molto semplice conferendo coi miei superiori.
15. Cercherò di farmi naturale la virtù della dolcezza imponendomi qualche penitenza ogni volta che vi mancherò.
16. Stimerò tutte le mie Sorelle più sante di me come lo sono in fatto farò come l'ape cercando di ritrarre in me le virtù che in ciascuna vedrò risplendere, lo stesso farò trattando con altre persone.
17. Quando la mia poca carità mi farà vedere difetti negli altri cercherò di scusare sempre l'intenzione anche quando non potessi scusare l'azione. Non giudicate
se non volete essere giudicati da G.C.
18. Prima di parlare rifletterò su quel che devo dire per non offendere nessuna virtù, ma essere di edificazione ai prossimi. Quando invece dovessi parlare con persone superiori o per grandi affari della gloria di Dio e dell'Istituto allora non penserò prima a quel che devo dire per non parlare che sotto l'impulso dello Spirito di Dio che mi deve accompagnare sempre in tali circostanze importanti. A tale scopo vivrò sempre abbandonata pienamente nel Cuore Adorabile di G.C. contenta sempre delle sue divine disposizioni.
19. Non bramerò mai che si faccia conto del mio parere e cederò volentieri le mie ragioni quando non ne scapiti l'onore di Dio.
20. Coi Superiori parlerò con grande rispetto, cogli inferiori con grande carità.
21. Non farò mai nessuna cosa con ansia ma tutto con pace come insegna lo spirito di G.C.
22. Vivrò staccata da tutti e da tutto, più specialmente da me stessa per vivere unicamente in Dio e conforme il suo beneplacito.
23. Avrò gran zelo per la gloria di Dio e non lascerò intentato nessun mezzo per coltivar più da vicino le Suore che trovansi più bisognose d'aiuto per avvicinarle a Dio.
24. Studierò ogni mezzo per allontanare dall'Istituto
ogni pericolo riguardo alla bella virtù perché nessuna Sorella o figliuola abbia a mancarvi o renderla meno fragrante.
25. Sarò molto rigorosa sulle amicizie particolari cercando ogni mezzo per troncarle vedessi nelle Sorelle o nelle fighuole dei piccoli germogli, per assicurare sempre più immacolati tutti i gigli.
26. Veglierò anche attentamente perché tutte le Sorelle si studino a grande umiltà e la pratichino in ogni circostanza perché messo questo fondamento possano incominciare il vero edificio della santità.
27. Per indurre le altre ad umilta, incomincerò a studiarla in me e praticarla in tutte le occasioni onde precedere in ciò coll'esempio. L'esempio val meglio delle parole.
28. Segnerò ogni volta sul coroncino le mancanze di umiltà e di dolcezza sebbene mi paresse di averle commesse inavvedutamente, essendo necessario togliere tutte le cattive abitudini di un naturale non conforme allo spirito di G.C.
29. Penserò di sovente all'umiltà della mia dolce Madre Maria SS. meditando i vari gradi per cercare di imitarla, implorando a ciò il valido suo patrocinio.
30. Procurerò di essere ferma nel non ritener nessun pensiero inutile per guadagnare sempre più l'unione con Dio e l'infusione della sua grazia.
30. Iddio infonde la grazia dello Spirito Santo con tutti i suoi doni in noi senza alcun nostro merito, ma non ci darà mai la virtù se non vi mettiamo la nostra buona volontà e i nostri piccoli sforzi.
31. Invocherò spesso dunque lo Spirito Santo perché infonda i suoi doni in me e in tutte le care anime che mi appartengono, supplicando Gesù e Maria a muovere la nostra volontà onde praticare ogni più bella virtù del nostro eccellentissimo stato.
32. Il più bel regalo che possa fare Gesù alla sua diletta si è quello di darle grazia di imitarlo nei patimenti.
33. Grazia grande è la croce, non guardiamo di che legno sia fatta, ci basti sapere che ci viene da Gesù.
34. Non discorrerò mai sulle afflizioni che mi possano capitare, né mi compatirò, né cercherò mai d'essere dagli altri compatita e neppure lo desidererò. A tal scopo cercherò tener viva la presenza di Dio e stare unita al Cuor SS. di Gesù studiandone i desideri. Mancando in ciò, segnerò il difetto sul mio coroncino, umiliandomi profondamente, confessando la mia miseria.
35. La vera amante di Gesù patisce godendo, tripudia nella pene e sente una certa voluttà di più partire.
36. Il patire è un tesoro nascosto che il Cuor di Gesù rivela alle anime umili in lui pienamente abbandonate.
36. La prontezza in certe minute cose attira gli sguardi del diletto Gesù sopra l'anima amante.
37. Quello che possiamo fare oggi non differiamolo a domani. Per domani altre grazie Iddio ha preparato per l'anima fedele.
38. Lo stato religioso è una carissima croce del nostro Gesù alla quale s'attacano volontariamente tutti i predestinati. Le Regole sono i legami che ad essa ci legano. I voti sono i chiodi che ad essa perfettamente ci attaccano.
39. La perdita della libertà che fa un'anima abbracciando lo stato religioso è stimabilissima perché ne fa sacrificio sull'istesso altare si santo su cui si è sacrificato Gesù Cristo suo diletto Sposo.
40. La religiosa fervente persevera sulla croce e quando anche potesse scaricarsi da questo peso tanto duro alla natura immortificata, non lo vorrebbe. Per amore al suo diletto si è privata della libertà, per puro amore persiste.
41. Il cuore della religiosa è spesso in cielo ove vi sale coi desideri per conversare cogli angeli, godere del suo diletto e presentargli sempre nuovi sacrifici che l'industrioso amore gli ha fatto praticare.
42. Il buon Gesù sa lui trovar modo di consolare l'anima afflitta che tutta e pienamente si abbandona nel suo Cuore.
43. Chi sa ben sopportare i mali e le angosce che Dio ci fa capitare alla giornata e lo fa per puro suo amor di Dio senza mai lamentarsi, quegli è un martire della Provvidenza. Qual felicità essere martire della Provvidenza!
44. Ripariamo il Cuor SS. di Gesù trafitto da tante spine acute quanti sono i peccati degli uomini.
45. Le vittime pure immacolate che si offrono tutto di al buon Gesù per la salvezza delle anime, sono quelle che sostengono il mondo e tengono dalle nazioni lontani tantissimi castighi.
46. La Religiosa deve essere sempre nel numero di tali pregevolissime vittime se è Sposa tenerissima del diletto Gesù i cui interessi molto gli devono premere.
47. Quando Iddio attrae a sè l'anima in santa contemplazione questa non deve lasciarlo per occuparsi di altro poiché sarebbe una inciviltà verso il padrone del campo.
48. L'anima a cui parla Iddio è inutile proporle le vane opinioni di uomini grandi. Egli è il verbo da cui procedono tutte le cose ed il vero principio che parla al semplice ed umile di cuore che cammina nella verità.
49. Quell'anima a cui Dio è tutto che a lui tutto riferisce e che in lui tutto vede può riposare tranquillamente.
50. L'umiltà, la semplicità unite al raccoglimento dispone l'anima a ricevere il lume dell'intelligenza per capire la sublimità della dottrina di G.C.
51. Chi cerca la via della perfezione con semplicità ed umiltà la troverà e diverrà esperta in molte cose per la grazia di Dio che la favorirà di luce superna.
52. La Religiosa è destinata dal suo stato ad una perfezione consumata, così deve vegliare attentamente per fuggire tutto ciò che vi si oppone e di abbracciare con coraggio tutto ciò che può innalzarvela.
52. La Missionaria deve essere molto zelante, ma guardarsi bene che non degeneri in sfogo di qualche propria passione e mancanza di carità.
53. La Missionaria deve procurare di essere sempre serena in volto, modesta in tutta la persona, umile nelle parole.
54, La Missionaria parli sempre con grande schiettezza ed abbia una maschia franchezza non restando mai titubante dinanzi alle mezze misure.
55. Chi aspira all'unione con Dio veda di dar qualche passo ogni giorno nella pratica delle più belle e sode virtù.
56. La pratica costante di ogni più bella virtù fa piegare l'occhio divino sopra dell'anima per colmarla di misericordia e di grazia.
57. Maria SS. è la nostra Madre di grazia. La sua Missione non si estende a una sola terra o nazione, Ella è madre di tutti e la sua Missione si estende sino agli ultimi confini del mondo; tutte le anime le appartengono, per tutte si interessa, per tutte vive, per tutte lavora, per tutte soffre e prega. Ovunque troviamo Maria, ovunque incontriamo la Misericordia.
MIO RITIRO NEI SANTI ESERCIZI Nel giorno di 5. Ignazio 1891
San Luigi, speciale patrono di questo ritiro, in ossequi al suo Centenario e in riconoscenza della protezione addimostratami.
Maria SS. Madre e maestra di questa solitudine, che distende il suo manto per accogliere me e tutte sotto la sua speciale sorveglianza e direzione e mi ammanta della sue santissime sembianze perché possa piacere a Gesù e ricevere l'impressione della sua divina grazia e l'acquisto di tutte le virtù. L'Angelo mio Custode sia il guardiano della solitudine e il suggeritore in ogni circostanza. S. Giuseppe, S. Francesco Saverio, S. Michele Arcangelo intercedano per me e suppliscano alla mia grande miseria, che tanto indegna mi rende dei celesti favori. Tutto alla maggior gloria del Cuore SS. di Gesù.
1. Dio è il mio padrone assoluto perché mi ha creata e mi conserva e mi porge aiuto. Oh! gran ventura mia, essere serva di Dio, tutta sua, irrevocabilmente sua! Egli pensa a me ed io mi abbandono nella sua infinita bontà e misericordia con indicibile gioia dell'anima mia.
2. Egli è il mio Padrone, devo servirlo. Oh felicità immensa! io posso servire Iddio ed Egli si degna gradire il mio debolissimo servizio! Ciò mi eccita a grande fervore e slancio, ad una gioia di Paradiso. Io mi abbandono a Lui totalmente; Egli pùò purificarmi e rendermi degna di far tutto con grande fedeltà.
3. Il Padre, Il Figlio, lo Spirito Santo sono i miei
Patroni, dunque mi posseggono assolutamente: io appartengo ad essi. Oh! interminabile delizia. tu scendi dal paradiso a consolarmi così! Oh! mio Dio e mio tutto!
Oh! tutto il mio Bene! fammi degna di Te! In te mi abbandono con tutto lo slancio di cui hai fatto capace l'anima mia.
4. Devo usare una grande fedeltà nell'osservanza delle addizioni proposte da S. Ignazio per i santi Esercizi.
Dall'osservanza delle medesime ne verrà di conseguenza una più intima unione con Dio.
5. Dalla considerazione del peccato devo cavare un sentimento di profondissima umiliazione ed annichilamento per le tante mie infedeltà, colle quali ho offeso e grandemente disgustato il mio diletto Gesù, l'amantissimo Sposo dell'anima mia.
6. Inoltre devo cavarne un sentimento di grande e perfetta diffidenza di me stessa al riflesso che se la Bontà infinita del mio Diletto mi abbandonasse un solo istante, io verrei a cadere in qualunque peccato, dopo il quale non so se mi sarebbe dato luogo e tempo ad ottenerne misericordia.
7. Avrò grande confidenza nella bontà infinita del mio Diletto; cercherò di perfezionare sempre più il mio perfetto abbandono nel suo divinissimo amatissimo Cuore, ma sempre appoggiata ad una grande diffidenza di me stessa. Cercherò sprofondarmi nel mio nulla, nella mia grande miseria per assicurarmi che sia verace il mio abbandono totale e non cada mai nelle illusioni del demonio.
Asperges me, Domine, hissopo et mundabor, lavabis me et super nivem dealbabor. Cor mundum crea in me Deus... Auditui meo dabis gaudium et laetitam...
8. Cercherò di avere una perfetta indifferenza in tutti gli avvenimenti o tristi o buoni che il mio Diletto permetterà, procurando di non lasciarmi sorprendere, ma di salire immediatamente collo spirito a vedere la sapiente mano di Dio che tutto dirige pel mio miglior bene. Mi persuaderò sempre più che è molto corto il mio intendimento, scarso il lume, per cui mi guarderò dall'ardimento di voler giudicare la condotta di Dio in qualunque avvenimento. Se alcuna cosa mi sembrerà ardua o pesante, raddoppierò la mia confidenza e abbandono nel mio Diletto, cercando prender riposo nel suo Divin Cuore.
9. Chi son io? Niente. Che cosa ho del mio? Miseria, peccati, ignoranza tenebre. I miei peccati sono grandi o leggeri? Immensamente grandi, perché offesa di un Dio immenso, grandissimo, perfettissimo. Somma la mia ingratitudine, perché per commettere i peccati mi sono servita degli stessi benefici del mio immenso Benefattore e Padre.
10. Caverò sentimenti di profonda ammirazione verso la misericordia divina che mi ha sempre sopportata e mi sopporta tuttora, sospendendo la vendetta che tutte le creature dovrebbero prendersi contro di me per le ingiurie che continuamente faccio a Dio colle mie innumerevoli infedeltà
11. Per evitare il pericolo di indebolire la pietà e allontanarmi dal mio Diletto, starò attenta a fare nel modo debito i miei esami e a non trascurarli per quanto siano diversi e grandi i miei impegni
12. Sarò poi sempre fedele alla ricerca delle virtù e della santità voluta dal mio stato, essendo questo pur anche necessario alla mia salute eterna ed essendo tale la cara e santa volontà di Dio.
13. Scorta la volontà di Dio nel grado di virtù e Mi 7,2+ santità, non sarò ritrosa, ma come un'anima alata per intraprenderla, diffidando di me e confidando in Colui che si degnò di ispirarmela. Chi mi fece degna di sentime l'ispirazione mi ha certamente preparata anche la grazia sufficiente. De congruo.
14. Rinnovazione di tutti i propositi del 1888 mediante i quali potrò avere grande fedeltà in tutti i miei voti e promesse solenni colle quali mi sono legato interamente senza riserva al Cuore Adorabile di Gesù. Così ora mi dedico tutta al servizio delle Sorelle, ricevendole tutte in conferenza, come l'obbedienza mi ha imposto per il loro vantaggio spirituale. Confido in voi, o Gesù mio, parlate voi in me e per me pel bene di queste anime che mi avete confidate. Io da me sola le posso tradire, con voi invece le posso aiutare. In voi m'abbandono, e confido pienamente. Maria SS. siate la mia maestra e non mi abbandonate un solo istante, perché non dica mai ad esse cose che non sia fermamente decisa di praticare io stessa. Questa grazia vi chiedo, o Mamma mia dolcissima, perché sono decisa e risoluta di essere in tutto fedele sposa di Gesù Cristo, vera figlia dell'Istituto, Angeli delle Sorelle, Angeli delle nazioni intercedete per me e venite tutti in mio aiuto e come un baluardo in mia difesa.
Tutto alla maggior gloria del Cuore SS. di Gesù.
MIO RITIRO IN GRANADA (NICARAGUA) il 10 Novembre 1891
Tutto alla maggior gloria del Cuore SS. di Gesu. Patrono del ritiro sarà 5. Luigi Gonzaga, eletto a Patrono di questa fondazione.
Mio diletto Gesù, sento un profondo bisogno di appressarmi a voi in modo tutto particolare, onde rinvigorire la mia unione con voi, che, quantunque, per vostra bontà non sia mai stata interrotta, pure io l'ho indebolita nei disagi del viaggio e nella poca diligenza circa le opere di pietà. Ora vi domando perdono di tutte le mie mancanze umiliandomi profondamente dinanzi alla vostra Divina Maestà e supplicandovi a purificare l'anima, il mio cuore, tutta me stessa perché possa divenire quale voi mi volete. Mi sento o mio Gesù struggere di amore per voi, ma deh voi purificate gli affetti miei e rendeteli degni di voi. Concedetemi che le mie operazioni siano fatte in modo che voi possiate compiacervi. Concedetemi ch'io non pensi mai a me, ma sempre e unicamente alla vostra SS. Gloria, che mi dimentichi di me per ricordare solo la gran bontà del vostro Adorabilissimo Cuore verso di me. Vi raccomando, o Gesù mio, in modo speciale questa Missione che stiamo per intraprendere e per intercessione di Maria SS. per la sua purissima immacolata Concezione, per la purezza di S. Luigi, vi supplico che ne diate grazia di poter adoperarci nel miglior modo possibile intorno a questo popolo per indurlo a lasciare il gravissimo errore di stare scoperti nella persona, specialmente nelle donne. Mandate, o Gesù mio, la vostra grazia a disporre le anime e fate che ci ascoltino, e diano presto a voi la consolazione di una vita più regolata e più pura. Rinnovo, o Gesù mio, in oggi la mia totale offerta come vittima del vostro bel Cuore, onde ottenere che l'olezzo del Giglio, la freschezza della bella virtù si sparga in queste contrade. Un raggio solo o Gesù dal tuo bel Cuore, se lo spandi in mezzo a questi popoli sono certa che tutti illuminerà perché tutti abbraccino la soave legge della modestia che tu ci inviasti a loro insegnare. Deh! o Gesù, ascolta i gemiti dell'anima mia, tocca loro il cuore e fammeli tutti docili, ché io non posso sopportare questi traviamenti che tanto offendono il tuo bel Cuore e irritano la tua giustizia.
E rinnovo pure l'offerta di tutta la tenerezza dei miei affetti che non deve mai essere per le creature, ma tutta unicamente per te; io son misera, a niente valgo, ma deh! tu avvalorala ed aggrandiscila salvando questo popolo. Benedici tutte le religiose tue spose che meco qui hai inviate e fa che non ricevano mai cattiva impressione dagli orrori che vedono ma si conservino immacolate e pure, degne di te e degne di compiere la grande missione che pei tuoi mirabili decreti hai voluto affidarci. Oh Gesù! salvaci tutti!
Ti prometto, o Gesù mio, di esserti fedele, di non contristarti mai, di esserti obbediente sempre tanto nelle cose grandi quanto in quelle piccole di consiglio, di supererogazione.
Rinnovo la promessa solenne che ti ho fatto di scegliere sempre quello che è più perfetto e di maggiore gloria e gusto al tuo Divin Cuore, ma deh! aiutami colla tua divina grazia, poiché ho tutte le ragioni di temere di me, della mia miseria e fragilità.
Non ti allontanare mai da me, Gesù, acciò io non perisca miseramente dopo tante belle promesse che quali soavi e dolcissimi legami a te mi uniscono.
Vedi, o Gesù, come la mia barchetta deve lottare contro le immense onde delle difficoltà dei pericoli; deh! veglia o Gesù sopra di essa e fa che mai non si sommerga. Io sento una grande fiducia in te e nell'abbandonarmi al tuo Divin Cuore una profonda tranquillità scende nel mio cuore e mi assicura. Ah! Gesù quanto sei buono, quanto sei caro, quanto amabile. Ti amo, Gesù, e bramo struggermi per te. A.M.G.SS.C.J.
MIO RITIRO IN GRANADA 3 gennaio 1892
Sotto l'immediata protezione dell'Immacolata che mi toccò in sorte per speciale Patrona dell'anno, dopo di avermela scelta d'accordo col Cuore Amantissimo per tutto l'anno a special Madre Maestra Governatrice e Stella propizia in tutto.
Il mio Diletto Gesù attirandomi colla più grande tenerezza a riposare nel suo Divin Cuore come una pellegrina sua diletta, stanca di un lungo viaggio, mi fece conoscere a vivi colori tutti i benefici compartitimi durante l'anno 1891, eccitandomi ad una volontà risoluta di dispormi a grandi sacrifici per l'anno nuovo. Questa grande bontà mentre mi tratta con tanta finezza di amore che non mi impedisce di riconoscere tutta la mia grande miseria, colla quale ho maltrattato tanto importanti interessi di Gesù ed ho usato tanta negligenza nel corrispondere alla sua grazia, mi fa umiliare di tal modo che mi pare di sentirmi dileguare il cuore; vorrei annichilirmi per riparare tutte le mie incorrispondenze, ma non so farlo come vorrei, né lo potrò mai fare perché troppa è la bontà del mio Diletto e per quanto faccia nell'umiliarmi trovo che sempre è molto superiore la finezza del suo amore per cui viene a formare nell'anima mia un dolce martirio che mi fa languire.
O mio Diletto, dilata l'anima mia perché possa capire tutta la tua bontà e misericordia e dammi luogo onde possa bastantemente umiliarmi quanto lo richiede la mia bassezza e infedeltà rispetto alla tua somma grandezza e fedelta! L'anno nuovo che incomincia col il Venerdì del mese mi fa presagire che sia un anno ben favorito dalle grazie del Cuor SS. - di Gesù e mi mette perciò una illimitata fiducia che mi fa abbandonare totalmente in Lui e riposare tranquillamente in
Lui come un bambino nelle braccia della sua mamma.
Il demonio mi mette innanzi spaventevoli difficoltà, fastidi, disgrazie, dispiaceri ecc. ecc. ma di che temerò?
Venga ciò che vuol venire, io chiuderò gli occhi e non leverò la testa dal Cuore di Gesù lasciando che a tutto pensi e risponda la mia legislatrice, governatrice la Vergine Immacolata.
Mi guarderò bene dal diffidare per le sinistre prevenzioni dell'inimico per non mettermi a pericolo che Gesù e Maria mi abbandonino alla mia fiacchezza e cecità che mi precipiterebbero in un baratro di miserie e di vera disgrazia.
Appoggiata al Mio Diletto niuna avversità potrà smuovermi: appoggiata a me stessa cadrò pel mio proprio peso. O Gesù, o Gesù, o Diletto dell'anima mia sono tua, per tutta pura misericordia mi hai eletta; deh! possiedimi interamente e non permetter mai che menomamente io da te mi allontani pensando ad altro che a te. Io confido in te, tutta in te o mio Gesù mi abbandono e non mai diffiderò colla tua grazia poiché tu hai detto: Qui per fidem vicerunt regna, operati sunt iustitiam, adepti sunt repromissiones. In Deo meo transgrediar murum, Dominus illuminatio mea et salus mea, quem timebo? Dominus protector vitae meae, a quo trepidabo? Si consistant adversum me castra, non timebit cor meum; si exurget adversum me praelium, in hoc ego sperabo. Secundum multitudìnem dolorum me rum in corde meo consolationes tuae laetificaverunt animam meam.
MIO RITIRO IN GRANADA 21 Febbraio 1892
Sotto la protezione dell'Immacolata mia Madre Maria SS. e dell'Angelo Custode.
Una grazia grande desidero riportare da questo santo ritiro, quella di apprendere a dare grande importanza alle cose piccole che cioè non son piccole in se stesse, perché volute da Dio, Grandezza infinita, ma le chiamiamo piccole noi, perché prive di quel lume di viva e vera fede della quale erano animati i Santi.
Oh! Maria, mia dolce Mamma, che col sapere dare importanza a tutto giungeste a principiare la vostra santità sulla cima della santità di tutti i Santi, deh! ottenetemi un vivo raggio della vostra luce onde conosca bene la mia via e cammini veloce in essa, senza mai soffermarmi. Deh, rugiadoso nostro monte di santità, fate piovere sull'anima mia e di tutte le Religiose dell'Istituto alcune gocce ristoratrici; Versate un poco del vostro balsamo nei nostri cuori acciò il nostro appetito provi sempre il buon gusto del misterioso e sa-poroso cibo della virtù a costo di qualunque sacrificio. Mandateci dei frutti del vostro orto e dei fiori del vostro giardino, perché possiamo languire del puro amor di Dio e ci torni insipida ogni cosa terrena e che non ha nulla a fare colla sublimità del nostro stato eccellentissimo. Gesù disse ai suoi Apostoli: Voi siete il sale della terra, ma guai se il sale perde il suo sapore, perché ad altro allora non gioverà che a guastare tutto che gli sta intorno.
Io pure sotto il nome di Missionaria devo imitar Cristo e gli Apostoli suoi aspergendo di sale tutti i cuori che mi circondano e chiunque avvicinerò colle parole e coi buoni esempi, prendendo occasione da tutto per edificare. Oh sale della sapienza e grazie di Dio scendete a purificarmi in me stessa per la bontà del vostro Cuore Divino, acciò possa davvero aiutare gli altri a purificarsi onde tutti acquistino quell'aurea pace ed unione d'Amore con voi, mio Dio, e voi possiate in tutti deliziarvi.
NOVENA DELL'ASSUNZIONE Mio ritiro spirituale nei Santi Esercizi in preparazione al sesto viaggio per le Missioni Miei Patroni: Gesù mio Avvocato, Maria mia consigliera, S. Giuseppe mio Maestro di vita interiore
Mio dolcissimo Gesù che mi sei stato potente e provvido Avvocato nella causa che ho dovuto sostenere per l'Istituto, siami ora benigno Avvocato e Protettore nella causa dell'anima mia. Io voglio farmi bella, voglio divenir qual colomba innocente e semplice per piacerti, o mio Diletto, e per essere fatta capace delle Tue Divine impressioni. Desidero conoscere tutti i miei difetti e correggerli, desidero vestirmi delle belle virtù religiose, desidero correre le Tue vie mirabili, Tu o Gesù caro sei come gigante che corre per la via ed io Ti voglio seguire. O mio Diletto Gesù io Ti amo, Ti amo tanto e mi sento struggere dal desiderio di amarti sempre più. Iddio mi ha creata, dunque io sono la sua generazione. I figli per essere veri figli non devono degene rare dal carattere dei loro genitori ed io, per essere vera figlia di Dio, devo studiare ogni giorno più per rendermi perfetta in tutto, onde imitare, sebbene in ombra pur smorta, la santità del mio Dio. Il carattere di Dio è la perfezione infinita. Non potendomi avvicinare a tanta sublimità sarà mio studio vegliare attentamente per correggere i miei difetti e crescere nel santo divino amore.
Non potendo per la mia insufficienza essere perfetta come vorrei per imitare il mio Padre Celeste, il mio dolce Sposo, crescerò in amare, lo amerò sempre più, mi struggerò di amore per Lui. L'amore è forte come la morte, l'amore tien luogo di tutto.
Declina a malo et fac bonum. Inquire pacem et persequere eam.
Amando fortemente e soavemente il mio Diletto fuggirò sempre il male, anzi volerò sopra il fango e le miserie della terra sènza accorgermi di passare in esse e sempre mi incontrerò in una via luminosa di pace e di soavità. O amantissimo mio Gesù, quanto è prodigioso l'amor Tuo, quante meraviglie va operando nelle anime che ti sono fedeli. Rendi, o Gesù, sempre più forte la mia fedeltà e rendimi magnanima nella generosità, onde possa servirti come bramo un po' meno indegnamente.
Come si sta bene o Gesù con Te!... Là dove Tu sei non giunge il fracasso delle passioni umane; colà si vive una vita immacolata, si gusta la pace, e le tribolazioni per quanto gravi diventano lievi come giuochi da fanciulli.
Una povera pezzente non indossa volentieri un abito regale, perché se ne vergogna, così l'anima veramente umile, nasconde i doni preziosi della grazia; li riconosce per esserne grata, ma se ne sente tanto indegna e se ne approfitta per umiliarsi maggiormente e nell'umiltà ripiglia nuovo coraggio per rendersi sempre più fedele al suo Diletto che tanto la favorisce. Io sono tutta di Gesù e Gesù è tutto mio, anzi io sono di Gesù perché Gesù è tutto mio. Il donatore val meglio di tutti i suoi doni. O Gesù mio caro, quante belle cose sa mai fare quel Tuo Divin Cuore!... Io ti amo, Ti amo, Ti amo tanto. Ma io sono piena di difetti e che farò dunque io mai? Non mi turberò, ma mi umilierò profondamente, amando poi di nuovo fortemente il mio Dio, perché il turbamento, l'inquietudine, l'ansietà ci allontanano dal misericordioso Gesù. Egli se ne offende dal più intimo del suo Cuore perché è un gran torto al suo amore, alla sua graziosa bontà.
La potenza di Dio si manifesta d'ordinario nei cuori umili e poveri di spirito e per lo più egli si serve dei soggetti più deboli per confondere i vani sapienti ed i forti che sperano nella loro fortezza.
Nel Santuario del Cuore amante del Mio Diletto io riporrò stasera tutto quanto ho operato per amor suo, chiedendo umilmente perdono dei miei mancamenti e riposandomi poscia tranquillamente in Lui, non penserò che a servirlo meglio domani e a seguire le sue sante ispirazioni.
O Gesù amantissimo quanto sei caro!... Dal momento che Ti incontrai, tale mi rapisti colla tua bellezza, che io dimentica di tutto Ti seguii e troppo felice sono seguendo le Tue tracce. Il patire non è più patire, ma un dolce godere quando si è con Te... O il mio Diletto è più bello del sole ed ogni ordine di bellezza Egli sorpassa. La luce è bella, ma Egli sorpassa, perché Egli, il mio Tesoro, è lo splendore della luce eterna. Egli èla Maestà di Dio... Oh! io amo il mio Diletto: lo amo tanto, tanto, languisco d'amore. Dilata il cuor mio o Diletto dell'anima mia, rendila un po' più capace, perché l'Amor Tuo io non posso più sostenere. Oh! pelago d'infinito amore, Ti amo e vorrei amarti ma più ti amo, meno ti amo, perché di più vorrei amarti. Non ne posso più, dilata... dilata il cuor mio...
MIO RITIRO NEI SANTI ESERCIZI 16 Novembre 1892
Tutto alla maggior gloria del SS. Cuor di Gesù del Quale devo essere vera vittima di espiazione pei peccati miei e dei peccatori miei fratelli e per guadagnare gli infedeli al gregge del mio Diletto. Speciali patroni di questo ritiro: la Vergine Immacolata Madre di Grazie, Fondatrice e Madre vera dell'Istituto, S. Francesco Saverio Patrono speciale delle Missioni dell'Istituto; L'Angelo Custode e l'Angelo speciale dell'Istituto che mi avvisino immediatamente ogni volta che metterò il piede in fallo onde mi trattenga e non tradisca mai i desideri, le speranze del mio Diletto Gesù che tanto mi ama.
Mio fine
La bontà immensurabile del Cuor Adorabile di Gesù, nei decreti infiniti della Sua onniscienza, ha decretato di dare a me l'essere in un paese cattolico e in una famiglia dei più pii sentimenti religiosi, per cui dietro l'essere materiale potei subito avere lo spirituale nella grazia grande del Sacramento del Battesimo, ai primi Ve~pri della Vergine SS. del Carmelo che subito prese a proteggermi quale tenerissima Madre. Il Battesimo!... oh grazia grande, sublimissima, per cui senza che io mi accorgessi venni unita al grembo della Cattolica Chiesa fatta figlia di Dio sorella di Gesù Cristo Diletto, di cui dovevo divenire sposa, coerede della celeste gloria.
In ossequio a questa grazia pegno di tutte le altre grazie, rammenterò spesso tre cose speciali di quell'atto come compendio dei miei doveri e della mia felicità.
Mi venne chiesto dapprima: che cercavo e fu risposto per me: la fede. Mi chiesero poi che mi poteva dare la fede: La vita eterna - allora mi si rispose -Serva mandata. La fede che conduce alla vita eterna mi venne data pienamente nel sacramento e Dio ha fatto tutto da parte sua in me pei meriti di Gesù Cristo. Resta a compiersi la parte: Serva mandata Sì, la legge evangelica voglio osservare mediante la vostra grazia, o Gesù mio, e ardentemente bramo di osservarla in ogni punto come Voi la spiegaste minutamente ai vostri diletti discepoli. Un'ardenza di desiderio mi porta a volare con grande slancio alla perfezione della vostra legge, ma da me non posso proprio far nulla, non so nulla, non intendo nulla e sono nella più densa oscurità. Ma non voglio sconfidare né avvilirmi, ben sapendo che il nulla può far nulla da sé, ma l'essere da voi datomi, aiutato dalla vostra grazia può fare grandi cose.
Con Dio farò cose grandi. Colla grazia corroboratrice del Cuor Adorabile di Gesù Cristo a tutto potrò arrivare, rompendo la bontà di quel Cuore, ogni muro della mia ignoranza ed indegnità. Aiutami dunque, o Gesù mio, io confido in te. Mi sento struggere d'amore per Te, il cuor mi dice che mi creasti perché Ti amassi con trasporti infocati di amore! T'amo dunque, o Diletto mio, T'amo, T'amo e sempre più amar Ti voglio. Mi sento struggere di amore per Te ed è per me una gran pena, un lento martirio il non poter fare qualche cosa di più per Te. Dilata, o Gesù amante, le fibre dell'essere mio e fa che io mi possa meglio slanciare in Te, fa che io possa lavorar molto per Te e che possa condurre molte anime al Tuo Divin Cuore.
Ti ringrazio di tutti gli aiuti che mi hai finora concessi e specialmente in quest'ultimo anno di Missione, in cui mi hai fatto toccare quasi palpabilmente, che sei Tu che operi, sei tu che fai tutto ed io non sono neppure, come gli altri dicono, strumento nelle mani tue, ma tu solo sei quello che fa tutto ed io non sono che spettatrice delle opere grandi e belle che tu sai fare. Se tu o Gesù non fossi un essere Dio, ma puramente un essere umano, dovrei dire che tu sei un gran bravo Missionario, così non posso darti una lode adeguata perché neppure la posso concepire come la dovrei, così mi accontento di farti una preghiera: Deh! fa che io da Te impari ad essere una buona Missionaria. Questa preghiera intendo rinnovarla in ogni palpito del mio cuore. Oh! che io ti serva fedelmente, o Gesù mio, corrispondendo al mio fine per cui con tanta bontà mi hai voluto trarre dal nulla. Quel tuo spirito o mio Dio, che una volta sul caos della massa informe ne iva vivificando, giri ora sopra le potenze dell'anima e tutte le induca a servirti come Tu vuoi e nella più grande fedeltà e col più grande slancio possibile.
Uso delle creature
Le creature animate o inanimate tutte devono servirmi a meglio servire Iddio. Userò dunque delle stesse o le abbandonerò secondo che vedrò mi possano servire o impedire il servizio di Dio, la mia santificazione. Il senso spesse volte si può ingannare se l'anima non è bene inclinata e però non conviene tener vie di mezzo, ma togliere prontamente ogni pericolo per quanto lontano ci paresse.
Veglierò attenta sugli affetti del mio cuore e cercherò di essere perfettamente indifferente a tutto perché il mio animo possa volare direttamente al suo Diletto Gesù in qualunque istante della vita.
Sarò attenta e generosa nel togliere pure ogni occasione meno santa d'intorno alle mie buone Sorelle, persì ché non sia loro impedito di volar liberamente alla perfezione. Qualche volta mi costerà sacrificio, avrò da soffrire, non importa son Missionaria, lo devo per la gloria del Cuor SS. di Gesù pel quale sono vittima di sacrificio e a tutto devo essere disposta, chiamando beato quel dì in cui mi sarà dato molto a soffrire, per una causa si santa e bella. Illuminami o Gesù, voglio servirti e farti servire fedelmente.
Fuga del peccato
Il peccato è un mostro tanto orrendo che pare non ci sia fatica a fuggirlo, anzi pare impossibile che si possa commettere. Eppure gli inganni dello spirito maligno sono tanti per cui bisogna temere di sè e vegliare in continua guardia da ogni principio di seduzione benché lontana. A tenermi sicura contro ogni scoglio diffiderò continuamente di me, della mia forza e della mia supposta virtù supplicando continuamente l'aiuto del mio Gesù e della Vergine SS. Immacolata mia Madre di Grazie perché mi aiutino, mi ispirino, mi sollevino e mi conducano sempre sulla retta via. Oh! Gesù! oh Maria, se non mi aiutate, se non mi tenete la mano sulla testa chissà dove andrò a finire. Deh! non fidatevi di me, statemi intorno continuamente se no io vi tradirò e manderò a male il cumulo di grazie che intorno spargete. In Voi confido!
18 Maggio 1893
Gesu' si delizia dell 'anima di lui innamorata e mette in moto la sua potenza per aiutarla a far cose grandi. S'inabissi l'anima nel suo nulla, e tosto si sentirà sollevata dal suo diletto Gesù.
Addizioni
1. Prima di addormentarmi la sera penserò all'ora in cui ho da levarmi e riassumerò i punti della meditazione, indi mi riposerò nel Cuore di Gesù colla massima tranquillità.
2. Svegliata la notte farò volare il mio pensiero a Dio, abbandonandomi tutta nel Cuore di Gesù.
3. Alla mattina, levandomi senza ascoltare la pigrizia, non darò luogo ad altro pensiero fuor che quello della meditazione, concependo confusione e vera umiliazione della mia grande miseria e intrattenendomi nel soggetto della meditazione senza mai allotanarmi dalle idee del soggetto.
4. Dopo aver pregato per lo spazio di un Pater, alzata la mente al cielo, considererò come Iddio mi sta osservando e gli farò riverenza profonda.
5. Trovato nel soggetto della meditazione ciò che fa al caso mio, quello afferrerò saziandomi senza ansietà in esso fino a soddisfarmi pienamente.
6. Finita la meditazione per qualche tempo esaminerò come mi sia andata la contemplazione; se male ne cercherò la cagione e trovatala me ne pentirò per emendarmene. Se sarà riuscita bene ne ringrazierò Iddio, offrirò i miei propositi supplicandolo di aiuto per bene adempirli.
7. Non mi allontanerò mai dal soggetto della meditazione in corso né mi permetterò la minima distrazione.
8. Mi priverò di ogni chiarezza di luce per conservare il raccoglimento.
9. Non parlerò né riderò mai, né dirò mai cosa che possa distrarre.
10. Sarò modesta assai negli occhi eccetto nel ricevere e congedare le persone ove pure però userò grande circospezione.
12. Terrò una grande compostezza nella persona.
MIO RITIRO NEI S. ESERCIZI incominciati nel giorno dell'Assunzione della mia tenera Madre Maria Santissima Anno 1893
Sotto gli auspici vostri o madre mia Immacolata, io entro in solitudine: voi siate la mia Maestra e guida e fate che lo Spirito Santo discenda in me a regolare e riordinare tutto il mio interno onde sia davvero il tempio vivo di Dio ove possa deliziarsi e trovare sempre le sue compiacenze. Intanto mi umilio profondamente riconoscendo la mia grande miseria e indegnità e vi supplico, o Madre e Maestra mia, di aiutarmi sempre più a riconoscere il mio nulla, la mia cattiveria, la mia ignoranza, i miei spropositi, perché mai nasca in me nessun pensiero vano ed orgoglioso, ciò che mi renderebbe rea come del massimo delitto.
Angelo mio Custode, veglia sollecito su me, e voi, o Angeli tutti delle mie dilette figlie solleciti con tutte acciò possano fare con profitto grande questo ritiro. Angelo speciale dell'Istituto sbatti le tue potenti ali e scuoti il cuore e tutte le interne fibre di ciascuna religiosa dell'Istituto per convertirle tutte ad una vita di vera osservanza. Converte nos ad Dominum Deum nostrum.
1. Io venni dal nulla, nulla sono, anche ora, ma solo un soffio di Dio che opera e agisce secondo che èmosso da lui medesimo. Da me non posso nulla tranne il peccato: grande disgrazia che Iddio solo mi permetterà se io sarò superba, orgogliosa, appropriandomi con petulanza i doni di Dio che non sono nè saranno mai cosa mia, ma sempre cosa gratuitamente prestatami perché io lo serva come dove e quando e quanto a lui piace. Oh! mio Dio illuminami, scendi o Spirito Santo Paraclito, scendi e fammi conoscere profondamente l'abisso del mio nulla e del mio nulla orribile, il mio nulla peccaminoso.
2. La via del cielo è tanto stretta, sassosa spinosa che niuno può camminarvi sopra se non volando. Niuno può volare senza ali, ma le ali non s'attaccano al corpo ma solo allo spirito, dunque lo spirito per volare deve prendere combattimento col proprio corpo con un distacco assoluto da tutto ciò che egli appetisce. Sciolto dalla terra, lo spirito mediante un perfetto rinunciamento di se medesimo e uno spogliamento perfetto di sé e della propria eccellenza, potrà liberamente volare sulla via spinosa senza sentire le punture in grande letizia e perfetta gioia. E tanto grande il ben che aspetto che ogni pena mi è diletto. Nelle mie pene io abbondo di gaudio.
3. Quanto è buono il mio Gesù nel mettermi a bere allo stesso calice da lui bevuto. Oh! potessi penetrarne la felicità e sapessi tirarmi dietro tutti a soffrire con gaudio con Cristo e per amor suo. Discendi o Spirito di lume a farmi conoscere e penetrare la felicità di chi patisce in Dio e per Dio.4. Senza uno studio speciale circa la santa indifferenza non potrò arrivare a quella perfezione che Dio esige da me. La santa indifferenza la devo avere in tutto e specialmente quando trattasi di eleggere tra cosa e cosa, per non lasciarmi mai piegare dalla mia inclinazione, ma solo dalla volontà di Dio e dalla sua gloria che sono obbligata in ogni modo e tempo di procurargli.
5. Devo prendere dalla mano di Dio indifferentemente tutto quello che Egli permette non solo senza lagnarmi, ma con serenità e giubilo, bastandomi di sapere che luiha voluto così, dicendo in ogni evento: Dio sia benedetto e benedetto il suo santo volere. Su questo cercherò di essere fedele alla mia promessa formale.
Mia riforma
Non parlerlò mai di me né in bene né in male come indegna di essere oggetto di cui si debbano occupare. Sentendo lodarmi cercherò bella mente di cambiare discorso. Sentendo biasimarmi farò il volto lieto e scuserò gli accusatori. Nasconderò più che sia possibile lo spirito da cui posso essere dominata per amore al nascondimendo tanto caro a Gesù e utile all'anima amante. Non darò importanza a nessuna tribolazione o patimento o ricevendo nuove infauste conserverò ilarità come al più bell'annuncio, riflettendo che è il mio Gesù che me le manda per fini santissimi ch'io non posso intendere colla mia corta intelligenza.
MIO RITIRO SPIRITUALE IN GENOVA il 9 Novembre 1893 Sotto la protezione della Vergine del SS. Rosario, patrona di questa novella fondazione.
Mia Signora e Madre mia, guidatemi voi, illuminatemi voi, lavorate voi in me perché possa formarmi a quella vera virtù di perfezione che consoli il Cuore Adorabile di Gesù mio diletto Sposo.
Frutto speciale di questo ritiro sarà, come Gesù me lo ha ispirato fortemente al cuore, un totale abbandono, un perfetto spogliamento di me stessa che mi renda idonea a ricevere le impressioni della grazia di Dio.
Negli importanti affari che ho alle mani per questa fondazione, non mi inquieterò per quante traversie e contraddizioni io possa incontrare. Mi mostrerò sempre con volto ilare e lieto, sicura che non succederà né più né meno di quello che Dio vorrà, che a Dio piacerà.
Gesù mi ha detto chiaramente in questi giorni: tu pensa a me che alle tue cose ci penso io. Oh! mio Gesù, quanto sei buono, caro, e adorabile. Maggiore è il pensiero che tu ti prendi di me e delle cose mie, più che non sappia io pensare a me. Oh! io mi abbandono ciecamente a tutte le tue disposizioni e d'ora innanzi solo dirò con soave letizia e con lo slancio dell'anima mia: Fiat voluntas tua-adveniat regnum tuum.
Nella penosa afflizione di questi giorni tu, o Gesù mi hai proibito solennemente di affligermi e la tua proibizione fu balsamo al povero mio cuore perché ti degnasti soggiungermi che sai perché ciò permetti e il bene che ve ne puoi ricavare in beneficio dell'Istituto, perché corrisponder possa ai tuoi disegni. La tua voce è potente, o Gesù mio, e il seguirla reca tal pace, tal soavità, tal gioia che l'anima ne va tutta inondata. Oh! sacro pelago di santo Amore... io mi immergo tutta in te. O mare d'immensa gioia, deh! guida tu come vuoi, qual sovrano Pilota la mia barchetta e trasportami ove tu vuoi, perché io possa in qualche modo servire e consolare il tuo Divin Cuore; di altro non mi curo, né di nulla pavento quando sei tu che mi muovi.
1. Per ricevere bene l'impronta di Gesù e conformarsi a lui nella meditazione della sua vita SS. bisogna ben preparare l'anima nostra innanzi, appunto come fa il fotografo che attrae con perfezione maggiore la figura della persona che gli sta innanzi, a misura che bene ha preparato sulla carta gli ingredienti necessari all'uopo.
Tutte le potenze vi devono essere impiegate nella meditazione, ma vi vogliono ben preparate. Viva fede, profonda umiltà, caldo amore di santi affetti.
2. Nella via della perfezione bisogna camminare con grande umiltà e semplicità, senza curarsi troppo di vedere se avanziamo, ma conviene abbandonarsi ciecamente con fede confidenza alle cure del Cuore Adorabile di Gesù, senza mai retrocedere. La figlia non può perire nelle braccia dell'Onnipotente.
MIO RITIRO NELL'ULTIMO DELL'ANNO 1893 T.A.M.G.D. C.SS.D.G. Sotto la protezione della Immacolata mia Madre di Grazie.
Voi o Madre mia dolcissima, siete quella cara e desiderata pianticella di Jesse alla quale io mi appoggio con profonda umiltà e colla più grande fiducia che vi piegherete alle mie suppliche per lasciarmi prendere il bel fiore, Gesù Diletto, onde da ora innanzi lo tenga a me ben stretto, guardandomi dal guastare neppure una foglia di questo caro fiore col commettere infedeltà. O Gesù mio, per la Madre tua SS. perdonami tutte le mie infedeltà, tutte le mie ingratitudini, tutti i miei delitti; dammi una indulgenza plenaria di tutti, in questo ultimo giorno dell'anno e fa che ne incominci uno santamente nella perfetta unione con te, o dolce, o amabile o caro mio diletto Sposo che tanto hai fatto per farmi tua fin dall'eternità. Mi abbandono pienamente al tuo volere o Gesù, fa di me quello che vuoi, che colla tua grazia non mi lamenterò mai e nelle avversità, nei dispiaceri, negli annunzi che potrebbero dispiacermi procurerò di tenere in perfetta calma il mio spirito, sereno l'aspetto, dolci le parole e la mia mente fissa a voi, o amato mio Bene, che di tutto sapete il perché. Aiutatemi ad esservi fedele, mentre io solo lo spero dalla grazia vostra e dall'aiuto potente della mia dolce Madre.
Non parlerò mai di me e poco di quanto mi riguarda, come chi non ha tempo di far questo, dovendo pensare agli interessi di Gesù nell'Istituto benedetto dal suo divin Cuore.
A chi mi parlerà di cose non adatte al mio stato, cercherò di declinare il discorso, introdurne altro utile o santo, superando con chiunque il rispetto umano e ciò per onore alla bella virtù e per ignorare sempre tante cose per amore ed ossequio alla purissima bellezza di Gesù. Lascerò non solamente il male, ma l'imperfetto e meno buono, scegliendo sempre di fare il migliore a seconda del lume che il buon Dio mi concederà. Cercherò di avere una grande purità d'intenzione in tutte le mie opere e parole.
O buon Gesù, previenimi di buon mattino colla preziosa tua grazia e muovi la mia volontà a servirti fedelmente.
MIO RITIRO NEI SANTI ESERCIZI 5 Agosto 1894 Sotto l'immediata sorveglianza e protezione della Vergine SS. dolce mia Madre di grazie e fondatrice dellistituto. Tutto alla maggior gloria del Cuore SS. di Gesù.
Sento o mio Gesù un bisogno estremo di questo santo ritiramento, una voglia grande di raccogliermi tutta intorno a Voi senz'altro pensiero che mi distragga. Io tutto voglio dimenticare in questi santi giorni, anche gli interessi più importanti dell'Istituto e della Missione che sono per intraprendere, per non immergermi che nel tuo bel Cuore, o Gesù, per ricever nuova grazia nuova lena, nuovi lumi a ben discernere quello che tu vuoi da me. Parla o Signore, la tua serva ti ascolta e va desiosa di seguir fedele i tuoi cenni. Io sono povera e miserabile piena di difetti, ma desidero ardentemente di emendarmi: deh! purificami, o Gesù, con una goccia del prezioso tuo Sangue rendimi bella, degna di te o immensa bellezza, o purità ineffabile, perché io desidero mettermi innanzi a te come una tela bianchissima, perché tu ritragga su me il tuo bel sembiante e possa divenire così veramente formata sul tuo modello.
O Gesù, ti amo tanto tanto, mi sento struggere per te di amore, ma troppo indegna sono di stare unita con te. Pur tuttavia non posso soffrirmi da te disgiunta, deh! rendimi dunque degna che tu solo il puoi fare: dì una sola parola, dammi uno sguardo e sarò fatta sana e bella e veramente degna dite.
Sono creata da Dio, devo vivere per Dio, con Dio e unicamente per la sua gloria. Come glorificherò Iddio? Col dipendere perfettamente dai suoi voleri. Dunque? Una perfetta indifferenza in tutto ciò che Dio permetterà in me e intorno a me. Cercherò di tenermi in perfetto equilibrio di spirito non piegando più da una parte che dall'altra, ma loderò sempre Iddio per quel che permette senza lamentarmi mai di nulla poiché tutto quello che permette Iddio lo fa per mio bene unicamente e per la sua gloria. Terrò dunque il volto sempre ilare non permettendo mai che entri in me la mestizia per qualsiasi avvenimento, contentandomi che sia contento Iddio e non l'io. L'io si annicchili.
Il peccato è una mostruosità tanto grande poiché èla creatura che si rivolta contro il suo Creatore Iddio; piuttosto la morte che commettere una imperfezione avvertita.
Nel cuore dove entra un perfetto amor di Dio non vi entrerà mai il peccato. E impossibile amar Dio e peccare e disgustarlo così sotto dei suoi occhi amorosissimi e purissimi. O Gesù mio, quanto sei caro ed amabile, deh! aiutami per carità a non offenderti mai mai, né per qualunque bene né per qualunque male. Tu sei tanto buono con me e mai non mi abbandoni, tu fai tutto in me, ma deh! o mio Gesù, fa che io corrisponda con fedeltà alla tua grazia e che finisca una volta di essere così imperfetta nel tuo divin servizio, Gesù, Gesù ti amo, ti amo e sempre più amar ti voglio. Voglio struggermi per te, voglio morire con te. Niuna cosa più mi separerà da te, né la persecuzione né la privazione di ogni cosa, nulla nulla purché o mio Gesù tu mi sostenga col dito della tua onnipotenza.
Non bisogna meravigliarsi dei nostri difetti, ché la meraviglia viene dall'orgoglio, ma umiliarmi e pensare che sono come finestra donde entra la luce per conoscere me medesima. E solo l'umiltà chiamata fondamento di ogni perfezione; e qual cosa mai più dei nostri difetti serve a conoscere noi stesse e ad umiliarci? E più cara innanzi a Dio un'anima difettosa ma umile che non una innocente e severa con se stessa ma piena di se stessa e confidente nelle proprie forze e nelle proprie pratiche e severità. Il Cuor di Gesù si compiace di un cuore contrito ed umiliato. Cor contritum, Deus, non despicies. Cor humiliatum, Deus non despicies.
Mediterò con molto ordine secondo le addizioni di S. Ignazio. Nel corpo della meditazione mi abbandonerò pienamente allo Spirito Santo, lasciandomi condurre dove Lui vuole, per lo spazio che vuole, finendo però sempre con risoluzioni proficue, energiche e con serio esame. Chi fa la meditazione secondo il metodo di S. Ignazio, non può avere distrazioni senza che voglia ammetterle con deliberata volontà. Chi sta con tutte le sue potenze dinanzi alla Maestà Divina, è impossibile che pensar possa ad altra cosa. Immergetevi tutta nel vostro Dio in santa contemplazione e abbandonatevi pienamente a Lui. Lo Spirito di Dio scende in noi con grande soavità, non mai con istrepito. Lo spirito di agitazione è sempre spirito luciferino.
Fare la volontà di Dio in tutto e dappertutto, rinnegando se medesimo e sottoponendosi all'obbedienza di tutte le sante Regole.
Amerò le umiliazioni, gradirò di averne ringraziando Iddio di un dono così prezioso che molto giova a tener l'anima in giusto equilibrio.
Temerò quando passi alcun tempo senza averne e ne chiederò a Gesù.
Cercherò di dominare me medesima in ogni circostanza, sempre per potere con l'aiuto del mio Diletto arrivare al perfetto spogliamento, per essere così posseduta assolutamente dal mio Diletto.
Non parlerò mai di me, tranne coi miei Superiori, ai quali scoprirò il bene e il male con grande semplicità.
Terrò sèmpre il volto ilare e per assicurare questo che non è sempre conforme al mio carattere non ancora dominato, cercherò mettere la bocca a sorriso ogni volta che mi si presenta una persona, specialmente con le Sorelle che io venero e voglio profondamente stimare come Spose dilette di Gesù.
Tre sono i gradi di perfezione. Di quelli del primo grado che dicono vorrei, è pieno l'inferno. Di quelli del secondo grado che dicono un voglio ma con velleità, ètappezzato il purgatorio. Di quelli del terzo grado che dicono un risoluto voglio, a qualunque costo, è ripieno il Paradiso. Questi sono i veri consolatori del Cuore di Gesù, saranno aiutati da Lui, anzi Lui medesimo opererà in loro, per cui proveranno un Paradiso anticipato.
Servirò a Dio con tutta la fedeltà a me possibile, non per il premio promesso, né per la minaccia fatta a chi sarà infedele, ma per puro amor di Dio.
Il mio Gesù ha fatto tanto per me, che non farò io per Lui? Tutto, o Gesù amantissimo, quello che tu vuoi; avvalora la mia volontà perché corrisponder possa al tuo Santo Amore, superando ogni difficoltà. Il mio libro sarà il Crocifisso, e lo terrò sempre aperto dinanzi agli occhi per imparare l'amare e il patire. Ecco come si ama. Ecco come si patisce. Amare con slancio e con ardore e misurare l'amore dal patire con generosità. La Missionaria che non vuol patire lasci il suo nome. Chi si intitola del Sacro Cuore deve sempre patire mirando le spine che si intrecciano intorno al Cuor di Gesù. Di più deve godere nel patire. Quanto è bello patire per Gesù, con Gesù e per puro amore consumarsi nel patire per Gesù! Colla buona volontà e coll'aiuto di Gesù che mai non manca, a tutto si può giungere e chi vuol essere fedelissima, lo deve. Gesù aiutatemi.
Farò ogni studio per mantenere l'unione di santa carità tra le Sorelle. Le amerò con cuore di vera Madre, procurando però di tenermi come la serva di tutte e questo con venerazione di affetto, mirando in ciascuna l'immagine del mio Diletto Sposo è della Vergine Santissima.
NEL RITIRO DELLE SORELLE IN NEW YORK Natale 1894 al 1° dell'anno 1895 Ad Majorem Gloriam SS. C.J.
Mio dolcissimo Gesù Bambino, mentre volete che mi adoperi intorno alle mie Sorelle pel loro ritiro, fate che qualche briciola della celeste mensa cada anche per me a saziar la fame e sete ch'io ho di voi, mio amantissimo Sposo. Io cercherò fare la spigolatrice e voi, mio Gesù Bambino Diletto, siatemi sempre generoso, e fate che io possa raccogliere tutto che è necessario per corrispondere alla vostra grazia e giungere a quella santità cui me ne corre l'obbligo, dopo i tanti vostri favori.
1. Tutto che a te piace io voglio fare o Gesù Bambino mio diletto; parlami al cuore, che la tua poveretta ti ascolta.
2. Desidero ardentemente di servirti, o Gesù; sì, voglio essere la tua serva, dimmi quello che vuoi da me.
3. Adempire io voglio la tua volontà in tutto, soffrire tutto per te, senza lagnarmi e senza mai pensare che a me sia fatto torto.
4. Mirerò in tutti i torti e le offese la mano tua che adempie la divina volontà sopra di me, mi umilierò e penserò che tutto è poco in confronto di quello che io merito per le tante infedeltà colle quali ti ho servito nel corso della mia vita.
5. Deh! o Gesù, pesa pure la tua mano sopra di me, ma risparmia l'Istituto del tuo Divin Cuore e fa che in esso tutti i soggetti ti glorifichino nel miglior modo possibile.
6. La diligenza nelle piccole cose è quella che ha formato i Santi. Molti guadagni fa una in vincersi in piccole cose più che nelle grandi.
7. Tutti i pensieri uniti nella profonda meditazione di una sola massima eterna, accendono un grande fuoco nell'anima.
8. In grande raccoglimento e profondo silenzio come di notte tranquilla si deve fare la propria meditazione, discorrendo coll'intelletto e ponderando ciò che si apprende in pro dell'anima, abbracciando colla volontà ciò che si apprende e applicandosi poscia a riformar la vita.
9. I mezzi al fine. Per quanto sia amara la medicina per guarire spiritualmente nell'anima, conviene prenderla con grande coraggio e non mai prendere vie di mezzo. Si tagli, si bruci, ma si faccia tutto per arrivare a togliere il difetto da noi e giungere a quella perfezione a cui Dio ci chiama.
10. Mio Diletto Gesù, tu vuoi che io arrivi davvero al perfetto spogliamento di me stessa ed io ti prometto, o Gesù mio dolcissimo, confidata unicamente nella bontà del tuo Divin Cuore, di attendere con tutta possa e con grande diligenza al perfetto dominio di me medesima, come già ti ho promesso nei miei spirituali esercizi. Ho fatto qualche passo colla tua grazia ed ora continuerò con crescente energia finché spogliata interamente di me medesima sarò da te posseduta senza riserva. Gesù, lo voglio, taglia, brucia consuma: io voglio, sono a tutto disposta, diffidando di me e confidando in te pienamente. Omnia possum in Eo qui me confortat.
11. Da piccole cose derivano le grandi e una delle prime risoluzioni si è quella di attenersi alle piccole cose, che sono appunto quelle che fecero i gran santi che ora veneriamo.
12. Nella meditazione bisogna che io vi entri con tutta me stessa, che vi rimanga sola con Dio e che ne esca tutt'altra da quella che vi entro.
13. il nome' SS. di Gesù è un compendio e un mem~ riale di tutte le perfezioni che gli convengono quanto Dio; di tutte le grazie e virtù che in Lui si trovano in quanto uomo, e di tutti gli uffici che in quanto Dio e Uomo, esercita colle anime.
14. Il Nome di Gesù è per me sapienza, giustizia, santificazione e redenzione. Egli è il mio Maestro, la mia guida, il mio pilota, il mio pastore, il mio medico, il mio padre, il mio giudice e il mio avvocato, il mio protettore e difensore.
15. Io ho tutto in Gesù mio amantissimo, diletto Sposo, ed Egli è ogni cosa per me. Se sono inferma è Egli la mia salute perché mi sostiene materialmente e spiritualmente; se sono affamata Egli è il mio cibo, che tanto soavemente e robustamente mi sazia, debole mi irrobustisce colla sua fortezza, povera mi arricchisce, ignorante qual sono è Egli la mia sapienza, e peccatrice qual sono, tanto miserabile, mi purifica ogni volta che mi umilio e mi eleva fino al suo Divin Cuore, mi abbraccia colla sua infinita bontà e mi fa ripetere: Omnia possum in Eo qui me confortat. Con Dio farò cose grandi.
16. Gesù è il mio forte, ammirabile consigliere, padre del futuro secolo, principe della pace; Gesù vinse i demoni, in Gesù tutto fu nuovo e meraviglioso, la sua dottrina è piena di meravigliosi consigli; Gesù è il principe della pace, è l'abbondanza della perfettissima pace.
17. Il vostro nome, o Gesù, non è un nome vano, ma un nome sicuro. Deh operate in me tutto quello che significa, perché io possa glorificarlo.
Voi siete per me ogni cosa, e la mia perfetta sazietà, non ho più nulla a desiderare, solo quello di ben servirvi e di glorificarvi il meno indegnamente possibile.
18. Niuno può dire degnamente Gesù se non in virtù dello Spirito Santo e tanto meno non potrò io ponderare degnamente e con profitto intendere quello che sta rinchiuso nel nome SS. del mio Diletto Gesù, se non prevenuta e aiutata dallo Spirito Santo. Lui dunque sempre invocherò.
19. Spirito Santo, vieni dal Cielo e dal Tabernacolo, mio Cielo, coi raggi tuoi, vieni, mi accendi, mi illumina la mente e il cuore. Previenimi o Santo Amore del mio Gesù di buon mattino ché io voglio servirti bene come vuoi. Gesù... Gesù...' Gesù... o mio caro Gesù... sì languire di amore per te... involta, consumata del santo Amore tuo, o Gesù...
20. Non penserò più me, spoglia affatto di tutto, altro pensiero non avrò che Gesù, Gesù amore. Amare Gesù, cercare Gesù, parlare di Gesù, far conoscere Gesù e le sue perfezioni divine, la sua Bontà infinita. Questo sarà il mio principale interesse, lo scopo di tutti i miei passi, di tutti i miei traffici, di tutte le mie preoccupazioni, di tutto insomma che mi viene imposto dall'ufficio che occupo.
21. Siccome io sono un povero nulla, non di altro capace che di far del male e di rovinare le opere di Dio, vedrò di annichilirmi sovente con profonde umiliazioni (verità) e immergermi nel sacro pelago dell'Amor Divino, per poi operare, o dirò meglio, lasciar operare Lui medesimo in me e con me, mettendo in opera tutto lo slancio che Egli mi darà per trattare gli interessi della sua gloria.
22. Non uscirò mai in campo senza accompagnarni colla robusta mia crociata, i miei Patroni e le 42 Reliquie che porto con me. Desse sempre avanti ed io dietro a loro. Il primo movimento sarà sempre della Crociata. Gli insuccessi, le umiliazioni, gli schemi, il disonore, l'obbrorio, tutto per me è ben dovuto. La discepola non è da più del suo Divin Maestro. Troppo incalza la Passione SS. di Gesù per potervi resistere. Oh! Gesù... Gesù... Gesù amore, Gesù... fa che io impari un poco a seguirti da vicino.
23. Quando Gesù entrò trionfante in Gerusalemme, molti buoni avevano fatto preparare un buon pranzo col desiderio di invitarlo in casa propria, ma poi per rispetto umano, per timore degli Scribi, che si imponevano a chi dava onoranza a Gesù, lo lasciarono solo e digiuno.
Povero Gesù, io non sono degna ma vorrei che veniste in casa mia al pranzo. Mettetemi la mano sulla testa e arricchitemi delle vostre grazie acciò vi possa fare un buon trattamento. A tavola poi permettetemi che mi metta al posto di confidenza, alla vostra sinistra, perché possa servirvi bene e farvi servire in tutto e intanto lasciate che io posi un momento il capo sul vostro cuore, per capire tutti gli arcani celesti che in esso si racchiudono e intenda a chiare note tutto quello che voi desiderate da me coll'impulso fervoroso a tutto ben praticare, perché io non vi voglio mai più far aspettare alla porta del mio cuore.
24. A misura che noi crederemo con viva fede la parola e i misteri di Gesù Cristo, sarà così rimisurata a noi l'intelligenza delle cose celesti, la quale intelligenza è resa e con grande esuberanza si rende alla fede, come per l'opposto la stessa intelligenza è tolta alla incredulità.
25. Chi con fede riceve la parola di Dio e colla fede la coltiva, avrà nuovi accrescimenti di intelligenza; a chi invece non avrà fede, sarà tolta anche la naturale intelligenza e si rimarrà in quella orribile cecità, nella quale caduto che sia il peccatore, nessun uso sa quasi più fare delle stesse facoltà naturali per sua salute.
26. La Missionaria del Sacro Cuore non deve però disanimarsi quando non vede fruttificare sensibilmente la semenza celeste che ella cerca di spargere, perché l'effetto di essa tante volte non è conosciuto che da Dio solo.
27. Vedendo poi l'effetto buono e il frutto della propria fatica, si guardi bene la Missionaria dall'attribuire a se stessa o alla propria virtù il frutto della semenza Divina, rammentando quello che dice l'Apostolo San Paolo: Né colui che pianta, né colui che innaffia èqualche cosa, ma Dio solo è che dà il crescere.
RITIRO IN PREPARAZIONE al compleanno nella Novena della Beata Vergine del Carmine in Panama. Luglio 1895
In 45 anni di vita che sto per compiere che cosa ho io fatto per mostrarmi perfetta Cristiana, e vera Religiosa e Sposa di Gesù Cristo, conforme la mia speciale vocazione?
Iddio mi ha circondata fin dai miei primi anni colla sùa immensa carità attorniandomi da tutte le bande, come l'acqua del mare che circonda e rinchiude un pesce, e se io avessi corrisposto, già dovrei essere una gran santa. Ho vissuto in mezzo alla bontà di Dio e non mi sono trasformata in essa. Ho vissuto nella carità di Dio e non mi sono infiammata con essa. Ho vissuto nell'Onnipotenza del mio Dio, ma non me ne sono approfittata, vivendo spessissimo in me con svantaggio gravissimo della mia vita spirituale. Oh! se avessi sempre avuto una fede ardente e viva. Colla vostra grazia, o mio Dio, l'avrò da ora in avanti, nel poco tempo che mi lasciate per la mia santificazione. Procurerò star sempre chiusa nel Cuore Adorabile di Gesù, in un con le tre Divine Persone, implorerò continuamente la luce, occupando le mie potenze nella somma bontà per poterla amare, l'infinità Maesta per adorarla, la somma Sapienza con cui conversare, l'Onnipotenza in cui confiderò con profonda, umile, immensa fiducia e lì vedrò l'infinita allegrezza in cui solo mi beerò.
O Re immenso che state nel vostro Regno per essenza tutto, assistendo per ogni parte, concedetemi che anche io assista tutta innanzi a Voi, vivendo sola immersa in Voi e servendovi colla più grande fedeltà.
In tutte le cose del mondo mirerò Iddio che in esse sta per essenza, per presenza o per potenza operando in loro e per mezzo di loro. Vedendo le creature non mi fermerò mai all'esterno, ma mirerò alla preziosità dell'anima che racchiudono, implorando su ciascuna una benedizione speciale dell'Altissimo a loro santificazione. Circondata da pericoli e da nemici, ravviverò la fede, pensando di stare molto vicina a Dio che sta in tutto e dappertutto e con questo acquisterò anima grande, ripetendo le parole di Giobbe: Pone me iuxta te, et cuiusvis manus pugnet contra me.
1. Procurerò di cercare Iddio dentro di me stessa, senza stancarmi a cercarlo ansiosamente fuori di me e però cercherò di tenere l'animo mio ben purgato da
ogni imperfezione, procurando che non sia mai in me cosa che offenda la infinita purezza della sua vista e che mi impedisca di vederlo e meglio conoscerlo.
Godrò della presenza del mio infinito tesoro rallegrandomi continuamente per vedère che il debolissimo mio essere sta vicino al Forte debellatore, il quale farà tutto in me e per me a misura della mia fiducia; andrò spesso ripetendo: Omnia possum in Eo qui me confortat. Io penserò a Te, o mio Diletto Gesù e in te mi riposerò, e Tu penserai a tutti i miei bisogni e farai tutto in me e per me. Io credo fermamente in te, ma deh! o Gesù, accresci sempre più la mia fede. Spero tutto da te, ma fammi sperare sempre con maggior sicurezza. Ti amo tanto, tanto tanto, e sempre più amar ti voglio. Tutto alla tua maggior gloria, o mio Gesù! Ecco la vittima, fa di me quello che tu vuoi.
ANNO DOMINI 1895
MIO RITIRO IN PANAMA nella novena di Maria Bambina. Sotto la protezione appunto di questa Madre di grazie, Fondatrice e Madre tenera dell'Istituto, sotto il cui manto io cammino e lavoro con la massima fiducia.
Mio amatissimo Gesù mi chiudo in Voi e nel vostro Cuore Adorabile tutta mi abbandono, desiderosa di fare una buona riforma. Illustrate la mia mente con un raggio della vostra luce, movete il mio cuore, l'anima mia, ed eccitatela a far tutto che a voi piace e tutto che è di vostra gloria. Ti amo tanto, o Gesù, e mi sento ardere dal desiderio di piacerti, ma misera me che per la mia ignoranza e malizia ancora non so che fare per corrispondere almeno in parte alle grazie tutte singolari, alle finezze di amore colle quali mi circondi.
MIO RITIRO IN BUENOS AIRES in preparazione alla Pasqua. (1896) Sol mi piace il tuo piacer;
Solo io voglio il tuo volere Bramo sol di amarti più Sacro Cuor del mio Gesù.
Dopo tante pene e sofferenze passate bene solo per la tua grazia, o mio Diletto Gesù, mi chiami a un ritiro tanto grande e soave, degnandoti di concedermi questo ritiro santo in santa unione con te.
Oh! un'ora sola a te unita intimamente, dimentica di Os 14,6+ ogni cura esterna, mi è di tanto refrigerio che mi fa dimenticare ogni peso, ogni amarezza e mi irrobustisce l'anima per patire sempre più per la tua gloria e per la salute delle anime. I figli del secolo, gli emissari di satana non dormono; insegnami, o Gesù mio, a sfidarli tutti, per procurar la tua gloria e intanto istruiscimi circa la santificazione dell'anima mia. Convertimi o Gesù mio, convertimi a te interamente, perché se non mi fai santa, non saprò lavorar bene nella vigna e arriverò a tradire i tuoi interessi invece di prosperarli.
Io starò umile, purificherò sempre le mie intenzioni, ma deh! opera tu in me, o mio Gesù, che io da per me non sono buona che a far del male. Salva o Gesù mio, la eredità tua se non vuoi che perisca. Nella tua Passione sta tutta la mia speranza. Desidero ricavare, o Gesù mio, da questo ritiro, una profonda lezione di umiltà. Umiltà, virtù sublime nascosta ai grandi del mondo, ai sapienti secondo il mondo. Umiltà, virtù santa scendi in me! Tu sei la più' preziosa delle virtù, tu sei un tesoro nascosto, una perla preziosa che per acquistarti, tutto è bene speso. Umiltà, virtù vera di Gesù Cristo, fa che io ti onori col praticarti in tutto e dappertutto, in ogni tempo e circostanza. Per te, virtù grande e sublime, goder potrò sempre la vera pace del cuore, per te sola potrò piacere al mio Diletto Gesù, per te sola farò opere meritorie, per te procurerò la vera gloria di Dio.
Se io avessi, possedessi, praticassi tutte quante le virtù ma non avessi l'umiltà più mi riuscirebbero di danno che di vantaggio tutte le supposte santità. Potrò avere delle pratiche buone, ma non possederò la solida virtù se manco di umiltà. L'umiltà è il fondamento di ogni opera meritoria, la base di ogni virtù, la pietra solida di fondamento per la santità. Se io fossi pura come un angelo e mancasse l'umiltà, tutta quanta la purezza non basterebbe a salvarmi: in Paradiso non entrano che gli umili.
Jesu mitis et humilis Corde fac cor meum secundum cor tuum.
Per qualunque difficoltà che incontrassi, trattando gli affari della gloria di Dio, non mi lascerò mai cadere le braccia, ma raddoppierò invece la fiducia nel pensiero che è Gesù quello che fa tutto e permette le difficoltà appunto per contrassegnare le opere sue. Le opere della gloria di Dio patiscono violenza. Non mi meraviglierò dunque delle contraddizioni nelle imprese, ma anzi le considererò come buoni segnali. Per qualunque contraddizione o violenza che mi si faccia, l'opera non ha da riuscire né più né meno di come piace a Sua Divina Maestà. Poco importa che siano buoni quelli che mi contraddicono, anzi devo esserne anche più contenta, perché più sensibile al mio cuore troppo tenero di sé.
Non ho ancora nulla dell'amore di Dio se non sono disposta a patire tutto con santa alleggezza e con vivo desiderio di sempre più patire.
Non vale a nulla il mio amore per Dio se non possiedo uno zelo divoratore della maggior gloria di Dio e della salute delle anime, congiunta ad un santo ardore che mi spinga sempre a maggior perfezione, per rendermi meno indegna di trattar con Dio e per Iddio. Porrò attenzione a tutte le più piccole cose, anzi non le considererò mai piccole quelle cose che possono dispiacere a Dio o dargli gusto.
A piccole osservanze stanno attaccate grazie grandi e segnalatissime. Il buon Gesù non misura il bene che si fa ma il modo con cui si fa.
La virtù non è una stella errante a cui si ferma o sospende il movimento, ma ha un moto continuo. Chi non avanza indietreggia.
Procurerò di tenere lo sguardo fisso e continuo alla presenza di Dio ed il mio cuore farò per quanto è da me, che si perda in quell'oceano di Amore come nel suo centro, per ottenere poco a poco la facilità di fare ogni cosa con tranquillità inalterabile.
L'intima unione con Dio riempie l'anima di una forza invincibile che la rende capace di sopportar tutto senza commuoversi.
L'amore di Dio trionfa di tutto, essendo un fuoco che investendo l'oggetto lo rende fuoco, e lo sguardo fisso in Gesù rende l'anima giusta e regolata facendola Egli partecipe della sua immutabilità.
PER LA FESTA DELLO SPIRITO SANTO
L'orazione e il silenzio interno sono di estrema necessità all'anima (la quale occupata al di fuori da mille cure, cerca di parlare, di vedere, d'udire e di darsi a molte cose anche buone, per prendere quel riposo mistico che serva a ristorare quella debolezza che le occupazioni le avevano lasciata ed acquistare nuove forze per operare in modo tutto spirituale come vera Sposa di Gesù Cristo.
Nel silenzio e nella quiete si digerisce bene la parola e la ispirazione divina e ciò serve per divenire robuste forti e coraggiose e inoltrarsi così a gran passi nel cammino della vera virtù.
Se io mi occupassi solo di cose esteriori per buone e sante che siano, diverrei debole e languente con rischio di perdermi, qualora mi mancasse il sonno dell'orazione e se non cercassi di riposare e dormire tranquillamente nel Cuor del mio Diletto Gesù.
Dammi, o Gesù, in abbondanza questo misterioso
sonno, acciocché possedendolo divenga meno indegna del tuo retaggio, la grazia cioé, la virtù, la perfezione e la santità.
L'anima abbandonata perfettamente nelle braccia dell'Onnipotente non desidera né gusta più le cose della terra, non si rallegra che in Dio e qualunque siano le disposizioni della Provvidenza sopra di lei, come vi si è per amore abbandonata, prova in quelle disposizioni una gioia purissima (poiché la natura non vi ha parte e nella sua purezza è grandissima. Trova quella gioia ineffabile che a torrenti deliziosissimi scorre nel suo cuore, essendo simile per quanto è possibile in questa terra di esilio a quella che gustano i beati del Cielo nell'eseguire a puntino la santa, amabile, adorabile volontà di Dio.
La pace dell'anima che si riposa sopra la Provvidenza è inalterabile e niente può turbarla sapendo che tutte le creature sono tra le mani di Dio e ne fa ciò che gli piace... Tutti gli uomini col loro potere e gli stessi demoni colla loro perversa volontà, non possono cagionarle inquietudine, poiché sa che non hanno se non quella forza che la divina Provvidenza loro permette di esercitare. Tutti i disegni dell'Altissimo sopra un'anima devono eseguirsi, quand'anche l'inferno facesse tutti gli sforzi e vomitasse tutta la sua rabbia in contrario.
Non saremo mai più grati a Dio di quando ci saremo annientati dinanzi a Lui per lasciarlo operare in noi ciò che vuole e nel modo che più gli aggrada.
La gloria del mondo è una chimera e la vanagloria èla rovina di ogni opera buona. Rinunzio ad ogni gloria, non voglio averne se non con Dio. Egli opera cose
meravigliose, anzi le stesse meraviglie, e se ne sta nascosto, io pure voglio vivere nascosta. Gesù disprezza ogni gloria, io pure con lui le disprezzo e non le voglio. Voglio solo godere del vivere con Cristo nel Presepio, in Egitto, nelle sue Piaghe, nel suo Tabernacolo, nel
Cielo ove si trova Gesù Cristo alla destra del Padre, senza mai voler comparire sulla terra. Oh! vita beata quella nascosta in Dio, cioè in Dio con Gesù Cristo amabilissimo Sposo, che inebria col suo infinito Amore. Rinunzio ad ogni lode, se fo del bene è Iddio che lo fa in me, Egli ne sia lodato. Soli Deo honor et gloria. Se invece fo del male, se mi addormentassi nei difetti, o si svegliasse in me la compiacenza del mondo meravigliato o dei suoi onori, deh! o Signore, fa che io sia biasimata e condannata, che io sia risvegliata da ogni sorta di obbrobri acciocché non mi addormenti in quella pestilenza mortifera. O Gesù, Gesù, Amore, aiuta sempre la tua poverella, la poverella tua Sposa e portala sempre nelle tue braccia. Io mi riposo sopra di te, in te mi abbandono, in te confido.
16 LUGLIO 1896 Quando vidi la luce a Te mi consacrarono, Madre dolcissima, Vergine del Carmelo. A.M.G.SS.C.J.
Oggi rinnovo la mia consacrazione a Te, Vergine del Carmelo, che dal santo monte per la centesima volta (mi parli) un linguaggio tutto nuovo e sublime. Si o Mamma mia, io voglio la perfezione, la voglio ad ogni costo; nulla mi importano i sacrifici perché io so che sostenuta da Te tutto posso. Sì voglio morire di amore di Dio dopo una vita di grande generosità e questa grazia che io non ho mai saputo meritarmi, la spero per la tua intercessione. Gesù è innamorato dell'interiore tua bellezza e per essa io mi sento sicura di ottenere sì grande e sublime grazia. Mi vestirono di Tua livrea e da quell'ora già non son mia ma a te in tutto appartengo, né vo' separarmi per causa mia. La rinnovazione delle promesse del Battesimo mi tornano dolcissime come l'eco tante volte ripetuta solennemente dei Voti della mia Professione religiosa e di tutti i miei particolari. Non ho niente da darti, o Gesù mio, in questo giorno fausto essendo la mia vita affatto vuota di meriti; ti amo però o Gesù, ti amo con tutto il cuore, ti amo tanto, tanto, mi sento struggere di amore per te, ma per tanto che io senta di ardore, io vedo, sento che è un nulla, un'ombra troppo morta in confronto delle fiamme d'amore colle quali mi circondi continuamente. O mio Gesù dolcissimo, o Cuore Adorabile, o fornace infocata degnati sublimare gli affetti miei e impreziosire tutte le mie tenerezze che tutte, tutte sono per Te, né mai loro permetterò che si pieghino né verso le creature né verso me stessa. Ti ho promesso con solennità, con voto speciale; oggi di nuovo te lo giuro poiché non avendo niente, misera qual sono, da presentarti, mi è di qualche sollievo il ripeterti almeno questi giuramenti. O Gesù, Gesù, Gesù io sospiro di amor per te, languisco e muoio: perché non muoio d'amor per te? Deh! rendimi il cuore largo come l'universo dà sempre nuovo slancio al mio spirito perché ti possa amare se non quanto tu meriti almeno un po' meno indegnamente. Cuore Adorabile, Cuor Amatissimo, Cuore infocato, fornace ardentissima del Divino Amore che volete che io faccia? A tutto sono disposta: ecco la vostra vittima, disponete di me come più vi aggrada.
Gesù mio se quello che oggi mi domandate con si forte impulso, siete proprio Voi che lo domandate, se non è una illusione mia, io mi metto nelle vostre Mani SS. Sapete come valgo a nulla e che sono buona altro che a rovinare le opere della gloria e a togliere ad esse il loro più bel pregio.
Ma se voi lo volete io lo farò, sì lo farò a costo di qualunque difficoltà avendomi l'esperienza dimostrato abbastanza che siete voi quello che fa tutto in me e per me e con me, per la vostra gloria. Per non cadere in illusioni andrò dal mio Anania, per assicurarmi in tutto dei vostri Divini voleri.
MIO RITIRO NEL CARNEVALE DEL 1897 in Roma. Speciali Avvocati del ritiro Maria SS. e S. Michele.
Quanto sei buono ed amabile mio Amatissimo Gesù, che in giorni tanto crudeli pel tuo Divin Cuore, straziato dai peccatori miei fratelli mi chiami in santo ritiro per unirmi strettamente con £e.
Oh! Gesù! io ti vedo sudar sangue e il tuo Cuore immerso in una mortale tristezza. Oh! mio Gesù, mi strazia l'animo quel profondo tuo patimento... Oh! io ti amo Gesù e vorrei aver mille cuori, anzi tanti cuori quanti sono gli ingrati peccatori, per amarti per tutti loro e farti conoscere quale sei, un Dio d'amore che tanto soffre per l'ingratitudine dei cuori. Oh! mio Gesù, quanto hai fatto per gli uomini ma e perché essi non ti amano? Perché non corrispondono? Quale ambascia a questo cuor mio... Ma ed io ti amo? Ti piace l'amor mio? Oh! Sposo diletto dell'anima mia io ti amo tanto, tanto e sempre più amar ti voglio. Deh! purificami o Amor mio, fammi degna di te, degnati di abbellire l'anima mia con quei fregi che renderla possano meno indegna di te, bellezza infinita. Oh! io voglio essere santa per essere degna di amarti di vantaggio. Io non posso vivere senza amarti; priva dell'amor tuo io agonizzerei in un mare di tristezza. Oh! Gesù! Oh! dolce farmaco dell'anima mia, io sono la tua Sposa, benché indegna, dammi dunque la dote colla quale diverrò ricca di quei preziosi doni mediante i quali potrò consolare il Tuo Divin Cuore. Io non posso più soffrire di vederti in pena, voglio ripararti, voglio ripararti ad ogni costo. Mi hai fatto per tua graziosa bontà Missionaria del tuo Divin Cuore, dunque sono pure la tua riparatrice. Già conosci o mio Gesù gli ardenti miei desideri, deh! muovi quei cuori che mi devono dare gli aiuti e fa che riesca a far presto quelle opere che ti devono in gran parte riparare dei tanti oltraggi che ricevi dagli ingrati peccatori e più da tante anime a te consacrate che ti servono con tanta freddezza e formano le prime spine che danno tante pene. Oh! Gesù... oh! Gesù... fammi la grazia, fammi la grazia! Io me la prometto dal tuo gran Cuore che se tanto mi ami mi darai pure la consolazione di poterti dar un poco di sollievo.
In questo santo ritiro procurerò di studiare sempre più la tua volontà, Amatissimo mio Gesù, per far sempre meglio quello che a te piace. No, non desidero altro che di conoscere il tuo gusto e conformarmi a quello. Il mondo per me più non esiste, le creature non hanno per tua grazia parte nel cuor mio: io penserò sempre a Te e Tu, o Gesù, pensa a me e fammi eseguire con vera fedeltà tutto che vuoi da me per la Tua gloria, o dirò meglio, fa tutto Tu in me acciocché neanche per sogno io possa pensare di appropriare qualche cosa a me. Io sono tutta tua, sono la vittima del Tuo Divin Cuore e il dirmi Tua vittima è il rinnovarti in ciò la mia totale consacrazione, disposta a tutto patire per sollevar il tuo Divin Cuore mi riesce così esilarante che mi pare di venir meno dalla gioia ineffabile. Oh! Diletto mio, quanto sei grande e ammirabile Tu sei un fascetto di mirra per me stillante, io gemo e godo nel gemere con Te. Deh! scolpisci, o Gesù il tuo Cuore nel mio cuore e in questo sigillo Divino contemplo io le tue amarezze, i tuoi dolori la tua Passione Santissima e Tu me ne applichi il frutto ogni volta che colla lingua o col cuore rinnoverò il mio voto di tutta la tenerezza per Te o Ti dirò semplicemente: Oh! Gesù ti amo tanto tanto, tanto.
1. La scienza del patire è la scienza dei Santi.
2. Chi ignora il patire per amor di Cristo, amante Sposo, che cosa sa ella mai di grande e meraviglioso nei giorni suoi?
3. Il patire santamente per Dio è quel cibo squisito frutto della mistica messe d'inestimabile merito per l'anima nostra.
4. Gesù patisce e noi soffrendo per Lui e con Lui, ripariamo il suo divin Cuore e acquistiamo meriti per la vita eterna, essendoché perfino ogni respiro, ogni lacrima sparsa per Gesù ha la sua mercede.
5. Oh! se tutte le anime scorgessero il lavoro prezioso della grazia nei loro patimenti e il legame in essi di loro eterna predestinazione, quante che fanno sciupio delle loro pene soffrendole con mormorazioni o lamenti o materialmente senza fine soprannaturale, saprebbero far tesoro di una messe sì pingue e copiosa!
MIO RITIRO SPIRITUALE NEI SANTI ESERCIZI nel Settembre 1897 Sotto la protezione della mia cara Madre di Grazie Immacolata e di S. Giuseppe.
Sento un bisogno grande, una sete ardente di fare i Santi Esercizi per unirmi intimamente a Gesù e chiusa nel suo Divin Cuore imparare a corrispondere in qualche maniera a quell'eccesso di Amore con cui mi ama il mio Diletto amatissimo Sposo. Oh! Gesù quanto sei buono! caro ed amabile... Deh! dilata per pietà il cuor mio piccolo, perché possa in qualche modo corrispondere all'amor tuo eccessivo. Oh! Gesù, io non ne posso più: o amarti o morire. Oh! Gesù, Sposo Diletto dell'anima mia, ti amo tanto, tanto, tanto, ma mi sento struggere perché non so amarti come vorrei e come lo merita il tuo bel Cuore infiammato di amore. O amore immenso, o pelago di amore, fa che io ti possa amare per intercessione di Maria SS. delle Grazie Immacolata e per 5. Giuseppe mio maestro di vita interiore.
1. Procurerò di far tutto con molta regolarità, di toglier tutto che possa molestare il raccoglimento esteriore e quanto all'interiore starò sempre unita a Gesù, innanzi a lui coll'anima mia in mano, supplicandolo d'una luce vivissima per conoscere tutte quante le mie magagne e grazia di poterle correggere e cambiare in altrettante belle virtù.
2. Nello scoprimento dei difetti mi umilierò profondamente ed amerò l'abiezione che da essi mi venga.
Iddio nella sua infinita botjtà mi concepì nella sua mente e traendomi dal nulla mi diede un'anima, un cuore capace di amarlo, vi accese dentro un fuoco, gli diede una vastità di desiderio e tutto dì lo va invitando a sempre più amarlo. Egli mi solleva fino al colmo di ogni bene il cui godimento trascende ogni espressione. Oh! mio Diletto, come sei tu? O mio amore, mia Vita, o mio tutto, Tu sei tutto mio ed io sono tutta tua. Io sono Tua perché Tu sei mio.
Sai però, o Gesù mio, mio dio e mio Tutto, che io sono nulla perché dal nulla mi hai tratto e il nulla non può nulla se Tu non operi. Opera dunque in me, amati in me, con me, per me, glorificati nel modo migliore che io lo desidero ardentissimamente ma non sono capace
perché sono miserabile creatura. Mi hai creata per te, unicamente per te e per obbligarmi a stare a Te sempre vicina mi hai dato il dono sublime della vocazione fino dai primi anni. Fammi dunque ogni giorno più la grazia di divenire santa e perfetta religiosa. Io lo voglio essere a costo di qualunque sacrificio. Io voglio tutto patire senza paura, perché il puro amore mi impedisce di nulla paventare. Egli mi pone come in una barchetta che degnasi condurre Egli medesimo, per cui nessuna procella mi spaventa, ma anzi le difficoltà accrescono la mia fiducia.
Mi abbandono totalmente al tuo beneplacito; fa, o Gesù, di me quello che Tu vuoi. Io sono Tua, tutta Tua, niente è buono per me all'infuori di Te. Amo le tue creature perché sono Tue, le voglio sempre amare in ordine a Te, per dar gusto a Te, per glorificarti e per consolare il Tuo Divin Cuore, procurando di condurle tutte a Te. Ammantami o Gesù della carità del Tuo Divin Cuore, perché io sia davvero la Missionaria del Tuo Divin Cuore né mai porti indegnamente questo grandioso e sublime titolo che dal Tuo Divin Cuore è sortito. Ti amo o Gesù, Ti amo tanto, tanto, tanto e con la grazia Tua sempre più amar ti voglio.
Soffrire per Gesù è un vero paradiso per l'anima amante. La volontà di Gesù è il paradiso della sua Sposa diletta. Parlate o Signore che la Vostra serva vi ascolta. O Gesù io mi appoggio a Te, vengo a Te!
introducimi nei segreti recessi e ammaestrami perché io segua sempre più fedelmente la Tua SS. Volontà. Io voglio piacerti in tutto, voglio quello che piace a Te, non mi voglio curare dei miei desideri, voglio che ogni mia inclinazione venga soffocata del tutto perché Tu, o Gesù mio, devi regnare in me da assoluto padrone. Tu sei il mio fattore, io sono la Tua creatura, ti devo obbedire ed è pur dolce per me questo tuo comando. Oh! si, l'obbedire a Te mio Dio, è per me un regno di pace, di gioia, di gaudio. Io son tua, tu sei tutto mio, anzi sono tua perché tu sei mio. Oh! mio Bene! Oh! mio Diletto, o mio Tutto... Ti amo... Ti amo tanto... Il servire a Te è regnare, Tu sei il mio paradiso; ogni pena, ogni aggravio è dolce con Te. Oh! mirabile bontà del mio Dio, quanto potente e fin dove arriva per beneficare la Tua fattura!...
La pace e la gioia che mi ponesti in seno, o Gesù, chi me la potrà turbare?
Le tribolazioni, le avversità, le contraddizioni? Oh no, Gesù mio, suoni la tua voce, mi riposi in Te e la mia pace sempre più crescerà anziché diminuire.
La vera pace paradisiaca consiste nell'adempimento perfetto della volontà di Dio, senza cercare né desiderare altro.
Sonet vox tua. Suoni, suoni, o Gesù dolcissimo la voce tua, che forma l'incanto dell'anima mia e ti seguirò allora con maggior perfezione possibile, senza fatica, poiché il suono della tua voce produce da se stesso il miracolo nell'anima mia e la muove soavemente verso di Te. O Gesù, Gesù, Gesù, quanto sei caro ed amabile. Ti amo tanto, tanto, tanto.
L'anima che è veramente umile e santamente indifferente come non si affligge nelle contrarietà, nelle umiliazioni, nei disprezzi, nell'essere dimenticata, anzi ne gode, sentendosi in ciò avvicinare sempre più all'adorato Bene dell'anima sua, così gode una pace imperturbabile.
Suoni, suoni la tua voce, che io capisca quello che tu vuoi da me, che io ti possa sempre trovare per amarti, Ti conosca per imitarti, Ti ami per possederti, Ti possegga per goderti. Tu vuoi o mio Gesù che io sempre Ti cerchi con tutto il mio affetto, vuoi che ti trovi, che Ti conosca, che Ti ami, che Ti glorifichi, procurando con tutte le forze che da Te mi vengono, di farti servire e onorare possibilmente da tutti. Si, o Bontà infinita, mi hai fatta Missionaria del Tuo Divin Cuore, per Tua pura misericordia, lo devo, lo farò mediante l'aiuto Tuo, che mai non mi vien meno. Suoni la voce Tua ed io mi slancerò fino agli ultimi confini del mondo e a fare tutto quello che Tu vuoi, poiché il suono della Tua voce opera i prodigi più meravigliosi.
Nel Tuo Nome, o Signore, e chiusa nel Tuo bel Cuore io posso tutto, Omnia possum in Eo qui me confortat.
La pace veramente sovrasensibile, la pace che produce il gaudio dello Spirito Santo è quella che proviene dalla ordinata disposizione dell'anima nostra. Gesù da parte sua non ha mancato... Ordinavit in me charitatem. Sì, il mio Gesù ha ordinato in me la carità verso Dio e verso il prossimo e guai a me il giorno in cui la disordinassi. Devo stare 'ordinata verso Dio, rendendo-gli tutto l'onore che da me esige, amandolo con tutto l'affetto, con tutto lo slancio del cuor mio, senza dare neppure una particella del mio affetto alle creature, né della mia tenerezza che tutta deve essere pel Diletto dell'anima mia.
Devo stare ordinata verso il prossimo, amandolo molto ma sempre in ordine a Dio, dando ad esso tutto che gli debbo, senza però mai dargli un filo di quello che debbo a Dio.
Neppure debbo avere dei desideri troppo vivi, per quanto buoni mi appaiano, ma stare in pace e nell'abbandono perfetto a tutte le disposizioni di Colui che mi va ripetendo: Ordinavi in te charitatem.
Il mio Diletto mi vuol riempire di amore, affinché per Lui stesso io possa rendergli tutto l'amore che gli debbo, amore forte che mai si abbatta per qualsivoglia contrarietà, amor puro, disinteressato, crocifisso, che non trovi gioia se non nel conformarsi in tutto e dappertutto a Colui che tanto amo e che voglio amare sempre più. L'amar Te, o mio Diletto, lo stare unita a Te forma tutta la mia felicità, la mia pace, il mio gaudio. Inveni quem dilexi quem amavi.
Ho trovato il mio tesoro, non lo lascerò mai: sempre però mediante la tua grazia, amantissimo Gesù mio, che se Tu ritiri il tuo dito dalla mia testa allora in un
momento io perdo ogni ricchezza e se cado nella miseria del tuo abbandonamento allora io non mi posso più fidare di me... Oh! mio Diletto, non ti fidare di me... stammi sempre vicino, parlami sempre al cuore, sostienimi colla grazia tua, colla tua unzione, fortificami coi preziosi doni tuoi.
Oh amantissimo mio Gesù, sarebbe possibile che io potessi vivere lontana da Te? La vita non può stare nella morte. Tu mi hai creata per Te e qua dentro sento che non potrei vivere lontana da Te. Deh! o Gesù caro, fammi morire piuttosto che permettere che io mi allontani menomamente da Te e dai tuoi santi voleri. Ti amo o Gesù, tanto tanto e sempre più amar ti voglio e compiacerti in tutto. Voglio vivere di amore, voglio vivere e morire di amore. Trattami come vuoi Tu, o Amantissimo Gesù, la Tua volontà è la mia gioia: fa quello che vuoi di me, ma fammi languir d'amore. Oh! Gesù, io sono tutta Tua, Tu sei tutto mio! Si, o Gesù mio, io rimango in Te, unita a Te nella più intima unione. Il tuo tocco è tocco di amore... è tocco di vita. L'anima mia è in Dio... Dio è nell'anima mia... Oh! ineffabili momenti! Oh! amore inconcepibile, incomprensibile, fin dove mai giunge la bontà di quel Tuo Cuor Divino!
Quanto amore in Gesù, quanta degnazione! Dà uno sguardo all'anima, vede l'immagine sua, la sua fattura, l'opera delle sue Divine mani e della Croce e si delizia, la stringe all'amorosissimo suo seno, le parla un linguaggio nuovo, intimo, sovrumano, la bacia e la trasforma, rendendola Lui stesso degna di Lui, e l'anima gode e pena in quell'estasi d'amore; gode e non può a meno, perché sente di non essere più in terra e quella beatitudine la corrobora, la rinvigorisce, la rende quasi onnipotente, per cui non conosce più difficoltà. Nuota nell'amore e pensa a null'altro che a far contento l'amor suo diletto. Pena poiché vede e conosce la sua miseria, il suo nulla; la sua pochezza, l'insufficienza sua a corrispondere; vorrebbe buttarsi ai piedi di Gesù, ma intanto si slancia nell'Amore senza poterne fare a meno, perché è Lui l'Amore, Gesù, che la solleva sino al bacio della bocca sua. L'anima sente che il cuore le si spezza, mentre vorrebbe dire: Ti amo! anzi, senza volerlo mentre si annichila dice appunto: Ti amo e intanto piange e le lagrime volevano essere di dolore ma sono ineffabili e sono l'espressione dell'amore che non sa esprimersi. O Gesù, o amore... come sei tu mai? O mio Dio ed ogni mio Bene, poniti come suggello sul mio cuore e sul mio braccio, acciò gli affetti che sono tutti tuoi diventino sempre più perfetti, più forti, più caldi per essere degni di Te. Che io non travagli e non operi se non per Te e per la gloria tua.
Deh! ripetimi, o Gesù, che non sai stare senza di me, perché fino a questo punto io ho visto che tu ami la tua creatura, Gesù mio, Sposo diletto dell'anima mia, mio Dio e mio tutto, io non posso più stare, non posso respirare senza di Te. O amore, o amore, o amore... Ti amo, ti amo tanto, tanto, tanto.
Sia molto diligente l'anima da Dio favorita per non cadere neppure nel minimo peccato veniale, perché se il peccato veniale non toglie la carità, la rende però languida ed abbattuta.
Le piccole infedeltà sono come la cenere che copre il fuoco del santo amore, rimane quindi lo splendore soffocato benché non si estingua. La presenza del peccato
veniale non toglie alla carità la forza che ella ha e la potenza di operare, ma in certo modo la intorpidisce privandola dell'uso dell'attività sua, quindi rimane oziosa, sterile ed infeconda. Per non giungere a questo deplorevole stato, stia molto umile l'anima amante, diffidi di sé moltissimo e moltissimo confidi in Dio, faccia sempre qualche preghiera speciale per ottenere di conservare e di accrescer quella carità che è puro dono di Dio, carità pronta, fervorosa, florida e fruttifera. Oh quanto sa operare Gesù in un'anima che con semplicità e generosità gli aderisce! Amiamo, amiamo l'Amore.
Egli è forte come la morte... Sacrifichiamoci a questo grande sacrificatore che tanto ha fatto e sa fare per noi. O Gesù diletto, quanto sei grande nella tua bontà, quante invenzioni di amore! Oh potessi amarti quanto vorrei, oh potessi farlo quanto dovrei! Ma io lo voglio, e però permettimi per altro segno della tua bontà ch'io ti ripeta il mio più bel ritornello: Ti amo, Gesù, ti amo tanto, tanto; ma dilata il mio cuore in amore, perché io sempre più amar ti voglio: voglio struggermi d'amore per te, o mio amantissimo Gesù, e consumarmi qual cero ardente innanzi a Te.
Oh Gesù, o Gesù, o Gesù io confido in Te, non mi lasciare per carità.
L'amore di Gesù è per l'anima sua diletta un oceano interminabile di luce e di grazia; oh soave peso che ad ogni istante fecondi chi in te si abbandona con tutto l'ardore possibile. E donde a me tanta bontà tua, o mio Diletto, donde a me? Tutte le ricchezze del Suo divin Cuore tutti i tesori della sua vita, della sua santissima passione, della preziosa sua morte Egli, il Diletto mio, tiene scritti in un libro ed è quello il testamento dello Sposo a favor della Sposa che nella sua graziosa inconcepibile bontà Egli osa chiamare l'unica sua prediletta: Una est columba mea, dilecta mea. O mio dolce Gesù, tu mi fai languire con le tenerezze della tua ineffabile bontà, le tue parole, o mio diletto Gesù, sono come acute ed arroventate frecce che mi saettano troppo frequente il cuore, che pare sia diventato bersaglio del tuo infiammato amore. Deh, o Gesù con i tuoi dardi i quali mi impiaghi il cuore degnati pure di bruciare tutto che vedi in me indegno dite, spogliami di tutto che in tutto io voglio compiacerti: voglio amarti con perfezione e con la purezza maggiore di carità che è possibile su questa terra di esilio. Io son tutta tua... o felicità! Tu sei tutto mio... oh paradiso!... Muoio perché non muoio... deh consuma o Gesù, la vittima... fa di me quel che vuoi.
Gesù, Gesù, Gesù, ti amo tanto, tanto, tanto. Io vivo ma non io, vive in me Gesù Cristo. Egli mi ha rigenerata a una vita di grazia, vita di amore e mi ha ricolmata delle sue benedizioni. Egli mi ama, Egli è l'unico dei miei pensieri... Egli è la mia vita! Non più, non più io, ma Egli vive in me.
Oh! Gesù... Oh! Gesù... come sei tu? Oh! se tutti ti conoscessero! Oh! se tu svelassi i tuoi segreti... come tutti volerebbero a Te in un baleno! E però quanto sono i miei debiti verso la tua bontà? Mio Gesù, a Te mi affido, al Tuo amor prodigioso, alla Tua sovrana bontà.
- Io sono la fonte, tu sei il rivolo, corri per ogni plaga che io ti addito, che le mie acque salutari opere ranno prodigi nelle anime. L'unico tuo pensiero sia quello di stare sempre attaccata con grande fedeltà alla fonte. Le acque mie salutari sono vigorose, pereuni; non temere di nulla; solo tu manèherai di aiuto quando io mancherò di potenza.
Sta forte nella fedeltà, questo solo pretendo da te, al resto ci penso io, amami sempre nella semplicità del tuo cuore e il tuo rivolo correrà sempre con abbondanza di acque cristalline, pure, vivissime. Se ti stacchi anche per poco dalla fonte, seccherà il tuo rivolo.
Deh! libera o mio Amante Sposo la tua poverella da tanta disgrazia. Temo di me o Gesù mio, temo della mia miseria, della mia povertà, ma confido molto in Te, nell'esauribile Tua bontà. Io voglio stare nella amorosa, perpetua Tua compagnia, o Gesù diletto, con la mente, col cuore sempre in Te. Io non voglio più parlare alle creature delle cose mie, ma solo a Te mio Diletto; agli altri voglio parlare soltanto di Te, o mio Diletto.
- La molteplicità delle grazie non ne diminuisce il valore, anzi lo accresce e lo impreziosisce. Che fanno le grazie? Preparano l'anima ad altre grazie. Di che temi? Io sono Onnipotente e voglio soccorrere la mia diletta! Più mi onora e mi commuove la tua fiducia
che quante mai cose puoi fare per esprimermi l'amor tuo. Riposa sul mio cuore con grande pace e tranquillità e cammina sempre con semplicità innanzi a me, correndo per le vie che io stesso ti additerò. Gli affetti tuoi sono miei e sempre lo furono ed io stesso m'impegnai a renderli tali che io li potessi gradire. Io ho fatto tutto, ma tu hai cooperato coll'aderire. La fedeltà nell'adesione è tutto quello che tu puoi fare e non pretendo altro dalla mia eletta. Oh! quanto io farei nelle anime se mi lasciassero fare!
L'anima che ascolta Gesù che così le parla, resta mutola e come estatica, ma in quel silenzio opera; tace, ma eloquentemente parla; non fa nulla e fa molto, non lei però, ma Lui, il Diletto che dice e fa, opera tutto con mirabile perfezione.
Oh! Gesù come sei Tu? La mia lingua resta mutola innanzi a Te. Oh! Cuore dolcissimo del mio Diletto Gesù, Ti lodino per tutte le generazioni le genti tutte per la Tua grande degnazione. Io Ti adoro, Ti venero, Ti benedico e vorrei percorrere tutta la terra per palesare a tutti l'amor Tuo prodigioso per la Tua creatura.
Oh! Cuore dolcissimo, amantissimo, Tu sei la mia requie, il mio riposo, la mia gioia. Vivo ego jam non ego, vivit vero in me Christus.
Più ti contemplo, o mio Gesù, e più mi diviene inesplicabile la Tua bontà. Tu sei nelle Tue larghe beneficienze sempre in principio. Ah! sì, Tu sei la generazione delle innumerevoli grazie, doni e benefici fatti in cielo ed in terra. E chi potrà enumerare anche le sole grazie e doni fatti a me e all'opera del Tuo Divin Cuore? Oh! amore, Tu sempre doni e sempre sei nel principio... sempre dispensi e sempre insaziabile sei di donare. Oh! i tuoi tesori sono per l'Istituto... sì, perché Tu hai aperta una vena, il fonte delle grazie. Ah! io più non temerò, no,no, sempre confiderò, perché Tu sei grande e magnanimo colle anime Tue amanti.
Tu con esse non hai misura; ad esse dai la chiave dei Tuoi tesori. Oh! amore, oh! amore, o Gesù, come sei Tu?...
Io ti comprendo eppure non Ti comprendo, e però adoro profondamente la Tua maestà, benedico la Tua misericordia, amo la Tua bontà, amo Te. Si, Ti amo, Ti amo tanto, tanto, tanto.
Colla tua grazia, o amantissimo Gesù, io correrò dietro a Te fino alla fine della corsa e ciò per sempre, per sempre. Aiutami o Gesù, perché io voglio ciò fare ardentemente, velocemente.
La vera virtù non ha limiti ma cresce sempre e tanto più la carità, che è la virtù delle virtù, quella che tutte le altre produce. Oh! carità, virtù eccelsa, tu hai di mira un oggetto infinito e però infinita diverresti se ti potessi incontrare in un cuore d'infinita capacità.
Non posso corrispondere all'amore infinito dell'infinito Amante mio, ma l'amor mio può crescere nella perfezione, purché io aderisca all'Amore che mi aiuta ad amarlo sempre più. Può dunque l'amor mio crescere e crescere sempre facendosi ogni dì più eccellente, perché è lo Spirito stesso di Dio che solleva me sopra di me. O mio Diletto quanto sei buono e quanta degnazione per la Tua povera creatura!
L'amor mio per quanto cresca non è che un piccolo fiorellino di campo in paragone del Tuo, eppure Tu ti
degni di mirarlo con occhio di predilezione e sembri pazzo d'amore dietro ad esso. Ma come va la cosa?... O mio Dio e mio Tutto, come sei Tu?...
Ogni parola dell'Amantissimo Gesù è di una incalcolabile importanza; ogni cenno dello Sposo è una legge per l'anima amante, la quale pare che tenga le ali ai piedi per volare ovunque lo Sposo vuole. Oh! come si sta bene vicine a Gesù... e quale giubilo per l'anima amante il poter prevenirne i desideri a costo di qualunque sacrificio... più non contan pene e dolori, perché l'amore è forte come la morte.
La benedizione del Santo Padre è caparra sicura di quella di Dio... quanta gioia arrecano all'anima le parole di quel Santo Vegliardo. A un Angelo resisterei a credere temendo di un'illusione, al papa ci credo e però grande tranquillità all'anima mi arrecano le sue parole, colle quali cerco confortarmi e assicurarmi. Mi pare di non aver altro desiderio, tranne quello di servire meglio al caro Gesu.
Ascensiones in corde suo disposuit.
IL SS. NOME DI GESÙ 1899
Poniti, o Gesù amantissimo, come suggello amoroso nel cuore della Tua sposa e sul di lei braccio, acciò mai si appoggi in altri che in Te. Tutti i suoi pensieri siano a Te rivolti, tutte le opere, parole, patimenti, diletti, piaceri, tutto, tutto sia per Te, o mio Diletto, Amantissimo Gesù.
Quanto è confortante, dolce, paradisiaco il dolcissimo Tuo Nome, o Gesù, all'anima che Ti ama e solo in Te si delizia. Le tenebre ricoprano pure la terra, la caligine avvolga pure i popoli, i mali tutti vengano pure ad opprimere, le tribolazioni e le croci, ma fino a che il Tuo Nome SS. Gesù sarà scolpito nel seno mio, oh! no, io non paventerò, poiché gli splendori che egli tramanda mi renderanno sempre sicura.
O luce eterna, o luce divina, spandi intorno i tuoi raggi, dissipa le tenebre dell'errore, salva, deh! salva tutti i peccatori, che sono anime da Te redente col preziosissimo Tuo sangue.
Il Tuo Nome dolcissimo vuol dire Salvatore, deh! salva adunque tutti. Io te li raccomando, te li chieggo pel Nome tuo dolcissimo. In nomine tuo salvam me fac. Sì, salva la tua sposa, ma salva con essa tutta l'eredità, i poveri dal peccato, che se il peccato li ha deformati e la malizia del nemico li ha da Te allontanati, la potenza del Tuo Nome SS. li può salvare. Al suono del Tuo Nome tremano i demoni dell'inferno, tutte, tutte le potenze si commuovòno, o Gesù, Gesù... Gesù... o dolce Nome Gesù, quanto m'inebria la soave ambrosia che sul labbro scorre nel pronunciarti. Gesù... Gesù... Gesù... Ti amo, Ti amo tanto, ma non son contenta, ti voglio amar da vantaggio: dilata, deh! per pietà, dilata il cuor mio e rendilo capace dell'immenso amore Tuo.
Quanta felicità gode la coscienza che assolutamente non permette che nel suo cuore regni altro che quello dell'amantissimo Gesù, che è l'autore della sapienza, della purità, della giustizia e di tutte le più belle virtù.
Fa' o Gesù mio che sempre mi accompagni una coscienza delicata e sensibilissima alle minime colpe e rendi ogni giorno più la mia coscienza retta in modo che sempre si conformi intieramente ai lumi della ragione e della fede e che si regoli sempre sulle massime del Tuo Santo Vangelo, che è per me un pasto soavissimo. Tutti i beni spirituali che adornano l'anima a Dio consacrata, sono raggi del Sole divino che in essa posano, sono ruscelli della sorgente inesauribile della bontà divina che l'amantissimo Gesù alla sua diletta dispensa per renderla degna di Lui e a Lui somigliante. Oh! quanto sei bello ed ammirabile, o mio Diletto, e quanto ineffabile la Tua virtù, la Tua sapienza!
MIO RITIRO SPIRITUALE IN MANRESA D'AMERICA Anno del Signore 1899
Ritiro che deve servirmi di preparazione alla totale Consacrazione dell'Istituto al Sacro Cuore di Gesù benedetto dal Santo Padre Leone Decimo Terzo
in un modo tutto speciale e solenne.
Patroni speciali: Il Sacro Cuore di Gesù Governatore dell'Istituto Maria SS. delle Grazie fondatrice dell'Istituto St. Giuseppe maestro di spirito per le Religiose.
O Cuore Adorabile del mio Gesù, io mi raccolgo in Santo Ritiro sotto gli auspici della vostra Bontà e Misericordia. Voi siete la fornace ardente del Divino Amore e però vi supplico umilmente, ardentemente di bruciare tutte le imperfezioni, le miserie che mi rendono indegna di offrirmi qual perfetto olocausto all'amor vostro. Io mi sono consacrata all'amor vostro, al vostro Divin Cuore fin dai primi anni, attiratavi da quell'amorosa bontà, che per nulla ancora comprendevo. Mi consacrai a voi totalmente, o mio amabilissimo Gesù nella mia Professione Religiosa. Mi consacrai al vostro Divin cuore 18 anni or sono, quale vittima per la conversione dei poveri peccatori, miei amatissimi fratelli, e per la prosperità delle Missioni Cattoliche, alle quali ardentemente sospirava e gemeva nel vedermi serrate per ogni parte le vie, mentre Voi nella bontà del Vostro Divin Cuore, me ne sollecitavate ogni giorno, accendendomi nell'anima un fuoco che pareva mi divorasse.
Oggi che la Santità di Leone Decimo Terzo, per un lume speciale della infinita vostra Bontà e Misericordia ha voluto consacrare tutto l'Orbe Cattolica al Vostro Divin Cuore, io sento un bisogno potente di rinnovare in un modo tutto speciale l'atto della mia Consacrazione e di tutto l'Istituto al vostro Divino, Amantis-simo Cuore e intendo:
1. Che questo sia come un atto di riparazione di tutte le infedeltà commesse in tutto questo tempo passato, che piango e detesto sopra ogni male; ve ne chieggo umilmente perdono, supplicandovi di gradire il vivo desiderio che ho di vivere d'ora innanzi una vita tutta santa e perfetta nel cospetto vostro, cercando di compiacervi in tutto quanto il vostro Amantissimo Cuore desidera da me.
2. Che questa offerta e consacrazione sia a voi, o Cuore Adorabile dell'Amantissimo mio Gesù una riparazione per il cordoglio che vi recano tanti cattivi cattolici e tanti protestanti, che, illuminati, non vogliono ancora saperne di entrare nelle vostre vie loro additate.
3. Per riparare alle crudeli ambasce che vi recano tante anime singolarmente favorite, che dopo essersi a voi consacrate, vivono dimentiche e trascurate dei loro doveri e vi trafiggono con l'enorme ingratitudine delle loro infedeltà.
4. Per riparare il vostro Divin Cuore dalla nera ingratitudine di tanti Stati i cui governi proscrivono la Religione Cattolica da Voi fondata col Sacrificio cruento della vostra Sacra Umanità, dai popoli a loro soggetti, per fini vili di umani interessi.
* * *
1. Inoltre faccio questo atto di consacrazione totale di me e dell'Istituto, con tutti i membri che lo compongono, per glorificare e consolidare il Vostro Divin Cuore, e per rinnovare in modo solenne tutti quanti i voti, che quali dolci e soavissimi legami, mi stringono all'Amantissimo Vostro Divin Cuore.
2. Pel trionfo di Santa Chiesa e che sempre sia senza macchia e senza ruga.
3. Per ottenere uno spirito di unità col loro Capo, e di Santità al Sacro Collegio dei Cardinali, a tutti i Prelati e a tutte le anime del Sacro Culto.
4. Per la prosperità dell'Istituto nostro e delle nostre Missioni alla maggior gloria del Divin Cuore.
5. Per la santità e vera robustezza di spirito in tutte le nostre osservanze, per ogni singolo membro, e che mai nessuna commetta peccato grave, o venga meno alla sua santa vocazione.
6. Per ottenere che mi facciate degna vostra vittima, tutta vostra, tutta a Voi dedicata senza riserva e in modo che vi possa davvero compiacere, consolare, glorificare e amare di un amore immenso.
Ti amo o Gesù... ma il mio cuore non è sazio, ha una sete che lo divora per amarti. Vorrei amarti di più, o Bene immenso... dilata il mio cuore, riempilo del tuo santo Divinissimo amore, acciò io mi sazi, mi disseti amando Te, con Te, per Té. Ti amo o Gesù, Ti amo, Ti amo, tanto, tanto, tanto.
Declina a malo et fac bonum Inquire pacem et persequere eam.
* * *
La Bontà immensa del mio Dio mi ha creata, preferendomi ad un'infinità di persone che poteva creare in luogo mio. Coll'infinito amor suo mi ha destinata al fine più nobile ed eccelso, per amarlo cioè, per servirlo, per divenire sua sposa e Missionaria del Suo Divin Cuore.
Egli mi conserva di continuo, provvede con amore speciale a tutti i miei bisogni, in maniera da farmi spesso rimanere attonita della tanta sua finezza d'amore, quasi di amante appassionato... Per grazia segnalata e privilegio specialissimo, mi fece nascere in un paese cattolico, da genitori molto dediti alla pietà, mentre una infinità sono fuori della Chiesa, infedeli, ebrei, eretici, scismatici ed io invece nata qui in quella Chiesa che mi somministra tanti sussidi, tanti mezzi, tanti aiuti, dai quali nascono tanti lumi copiosi, stimoli, eccitamenti, conforti. Oh! bontà immensa del mio Dio, quanto avete fatto per me e quanto mi obbligate con tante finezze di amore. Per eccesso di amore mi avete poi dato i Sacramenti, fonti salutari della grazia. Mi avete ammessa alla comunione dei Santi, facendomi partecipe delle loro preghiere e dei loro meriti; mi avete dato Gesù Cristo e il Sacrificio della Santa Messa, nel quale sempre posso partecipare ai meriti della Passione SS. del mio Amantissimo Sposo, e pagare con essi tutti i miei debiti. Oh! mio Dio, quanto sei grande, buono ed amabile. Oh! liberalità immensa del mio Dio, quanto vi sono debitrice di tutti i vostri benefici incomparabili, dei tanti pegni di predestinazione! Se tanti popoli che si trovano fra le tenebre e le ombre della morte, tanti poveri selvaggi che vivono in seno alle barbarie, privi dei lumi e dei conforti della religione Cattolica, avessero anche una parte sola dei mezzi (tanti) e sussidi che ho io, quanto frutto non ne caverebbero? Ed io che faccio? Oh! mio Dio e mio Amore e Bene immenso, io voglio corrispondere al tuo amore, voglio esserti fedele schiava, voglio servirti con perfezione ed intanto accetta il sentimento della mia profonda umiliazione, colla quale mi confesso indegna anche di uno solo dei tuoi favori e accogli pietoso la mia buona volontà che ho di esserti sempre serva fedele, laboriosa, fervente nel tuo santo servizio e nel procurare la tua gloria conducendo a te, per quanto mi sarà possibile nella mia poca capacità, i peccatori carissimi fratelli miei e le mie buone e sante Sorelle, colle quali io sono indegna di vivere. In ipso vivimus, movemur et sumus.
Egli il mio Dio dà l'essere al mio essere, quasi una creazione continua. Serba libero il respiro al mio petto e mi dà voce sonora e robusta in esile corpo perché eseguir possa il dover mio di Missionaria, pubblicando la gloria del suo amabilissimo Cuore, tanto misericordioso, santo e giusto.
I più eccellenti ed ammirabili spiriti, non sono che ombre al Tuo paragone, ma la Tua bontà è si grande,
che col Tuo immenso amore, in essi prendi le Tue compiacenze. Oh! Gesù quanto Ti amo e quanto più amar Ti voglio...
1. Teniamoci vicine a Gesù, perché perduto Gesù, abbiamo perduto tutto.
2. Quando si ritira Gesù che è il sole delle anime nostre, non vi ha vegetazione di progresso spirituale, ma è inverno, tutto è morte.
3, Cerchiamo Gesù, che se lo rinveniamo, troviamo il sole, la vita, il cielo, e sappiamolo poi tenercelo prigioniero, stretto, stretto, facendoci noi prigioniere. di Lui, coll'amore e il raccoglimento perfetto. Unione soavissima!
4. Non importa far cose grandi e luminose, ma il tutto consiste nel far bene quello che vuole Gesù da noi e nel modo che lo vuole, e colle circostanze che lui vuole.
5. La corona che si rimette ai santi, stiamo noi pure lavorandola se siamo generose e meniamo una vita osservante, da vere religiose, Missionarie del Divin Cuore e mancano forse pochi fiori, e forse, sono gli ultimi che vi riponiamo. Deh! facciamo che almeni siano belli, freschi, odorosi.
* * *
1. La vittima grata a Dio, non è querula, no, non si lamenta mai; ha sete di patire, non dice mai basta!
2. Le pene del corpo, quelle dello spirito, i travagli, i doveri di Comunità, le contraddizioni, le villanie, le durezze, tutto è poco, tutto riceve la vera vittima con grande generosità, e sconfinata confidenza in Dio.
3. La vittima è umile, assai tende alla morte, alla distruzione di sé e va e segue fino alla consumazione del sacrificio.
4. L'essenza della santità consiste nel riconoscere la sovranità di Dio sopra di noi e sottomettervici in tutto e dappertutto, con piena adesione di volontà, piaccia o non piaccia alla umanità nostra miserabile quanto Lui dispone.
5. Saper soffrire senza deplorare la mancanza degli umani conforti, in silenzio, in pace, è cosa che a prima vista pare difficile assai, ma eppure è meta a cui deve giungere l'anima amante a Dio consacrata.
6. Riguardiamo le afflizioni come un angelo custode, come un ombra benefica, che impedisca al sole cocente delle terrene cose, di inaridire il campo della nostra vita di perfezione, che siamo obbligate a tener sempre irrorata colla celeste rugiada del cielo, e sempre coltivarlo con amore grande alla nostra abbiezione.
7. Non badiamo alle nostre inclinazioni, l'anima ènobile e non deve perciò ascoltare il corpo che è vile.
Il buon Gesù ci ha tracciata la via stretta, ma sicura che conduce alla vera libertà dei fighuoli di Dio.
* * *
1. Non ignoriamo la sublimità, la potenza della vita di dipendenza da Dio, la vita di silenzio e di nascondimento, che conduce l'anima amante a grande perfezione.
2. Il nascondimento procura gioie che la penna non può descrivere.
3. La condurrò nella solitudine ed ivi le parlerò al cuore. Oh! mio Diletto, come si sta bene con Te. Il mondo da' noia e pena, Tu sei un dolce paradiso, ed ogni pena diventa gioia, perla preziosa che forma la collana e il diadema della Tua sposa.
4. Se i mondani conoscessero il tesoro che noi abbiamo in Gesù Cristo, non ci lascerebbero più in pace, perché tutti correrebbero al Convento, e a forza vorrebbero assoggettarsi al nostro modo di vivere, per godere della vera libertà dei fighuoli di Dio.
5. La' vera libertà consiste nel liberarci da tutte le nostre passioni, e non lasciarci mai dominare dalle medesime.
6. Il diavolo ride se noi cadiamo; oh! non facciamo mai un simile scorno a Gesù di far ridere per causa nostra il diavolo suo nemico.
MIO RITIRO IN PARIGI Ottobre 1900
Santi Protettori - La Vergine SS. Immacolata, gli Angeli speciali e le Anime Sante del Purgatorio.
Venite ad me omnes qui laborati estis et ego refi- Mii 1,28 ciam vos.
La pace e la tranquillità degli Spirituali Esercizi, ècosì dolce e soave, che fa provare un Paradiso anticipato nella unione intima col Cuor Santissimo di Gesù.
Il Vangelo di Gesù Cristo è il Vangelo della Croce. In esso Egli ci insegna il modo di raggiungere la nostra salute spirituale, ossia la santificazione. La santità nel privarci di tutto quanto alletta la natura, e accettare coraggiosamente ciò che la crocifigge. Crocifiggendoci così, in breve tempo noi saremo perfettamente guarite da tutte le nostre malattie spirituali. Colei che fugge questa massima non ha lo spirito di Gesù Cristo. Colei invece che ha il coraggio di seguirla con tutto il suo vigore, guarirà perfettamente (certamente).
Privarci dunque di tutto ciò che alletta la nostra natura, assolutamente e senza riserva.
Per mezzo della Professione Religiosa abbiamo messo in croce l'uomo vecchio, inchiodandolo coi chiodi dei Santi Voti; ma ciò non basta se non vogliamo dargli definitivamente la morte. La santità l'avremo solo quando l'uomo vecchio sarà distrutto, perché allora solo saremo libere di vivere una vita veramente soprannaturale.
MIO RITIRO SPIRITUALE NELL'ARGENTINA Marzo 1901
La mia speciale e sicura Patrona: - La Vergine di Lujan, St. Giuseppe.... Il maestro.
I Custodi: - L'Angelo mio e quello speciale dell'Istituto.
La guida sarà il silenzio.
Oh! mio Diletto, Tu che mi hai sostenuta nella mia peregrinazione per questa Missione del Tuo Divin Cuore e tanto mi favoristi, dandomi la grazia tanto segnalata
di comunicarmi tutti i giorni del viaggio, mostrami ora ancora la dilezione Tua, accompagnandomi e sostenendomi in questo Santo ritiramento. Se Tu parli, o Gesù Diletto, l'anima mia non resisterà, perché Tu le hai dato per Tua misericordia, la pieghevolezza. Parla o Signore che la Tua serva Ti ascolta e seguir vuole tutti i tuoi cenni.
La Tua volontà o Gesù adorato è il mio paradiso; ogni tesoro nel Tuo Divin Cuore, che posso io bramar di più? In Tua compagnia, o Gesù caro, non si turberà mai il mio cuore, non si sgomenterà anche quando assiep'ata tutt'intorno, da formidabili nemici, disposti col loro cieco furore a travagliarmi e cruciarmi.
Le ore fumanti e nere della furiosa tempesta ad altro non serviranno, colla grazia, che a farmi ammirare la Tua Onnipotenza, la Tua Possanza.
Tu mi hai detto, o Gesù, che neppur un capello mi si torcerà senza il Tuo permesso, e ciò mi basta. Conosco il Tuo Divin Cuore, l'amor Tuo tenero e costante l'ho intravveduto, di che mai temerò?
Fa o Gesù che io corra veloce dietro le tue vestigia, soggiogata e conquisa dall'amor tuo. Le grandezze e ricchezze degli immensi mari spariscono d'innanzi al profondo, mirabile mistero dell'amor Tuo. O Gesu... quanto sei grande e ammirabile nelle opere Tue d'amore. Non sono più niente gli splendori del Cielo, né le dovizie della terra. O Gesù... o Gesù, come sei Tu!?...
Tu o Gesù pei meriti del Tuo Preziosissimo Sangue, per Tua unica bontà mi hai introdotta, dopo avermi creata, nella Tua Chiesa, e aggiungendo grazia a grazia, mi hai posta nella Tua casa, come in un santuario, come in un ameno giardino, dove scorrono le acque che salgono insino alla vita eterna. O immensa e stupefacente bontà! !... Con qual moneta o mio Gesù soddisferò gli immensi debiti contratti col Tuo eterno Amore?
Amore... con amor si paga!... Farò, dirò, patirò tutto per amore e con vero spirito di amore. Non vivrò mai più in me, ma sempre nascosta con Iddio! Distruggi, o Gesù, tutti quanti i miei difetti col fuoco ardente dell'amor Tuo. Fa o Gesù che in morte io non abbia la triste e grande pena di averti troppo poco amato. In odorem unguentorum tuorum, currimus. Pax vobis - Manete in dilectione mea.
Nelle mie azioni, parole e patimenti, cercherò sempre la maggior gloria di Dio. E la stessa perfezione a cui per obbligo devo incessantemente aspirare procurerò con ogni diligenza che sia sempre animata dall'unico e nobilissimo fine della gloria di Dio.
Io son povera e miserabile peccatrice, ma se per la bontà di Dio scorgessi alcun bene in me, riferirò tutto a Dio, autore di ogni dono. Io sono cenere e polvere, io son terra e solo, benedetta dal mio Dio in Lui, con Lui e per Lui, posso essere il campo mistico della sua gloria. Mi conduce Egli nella sua cella, mi inebria e mi trasforma, perché Egli è il mio Diletto ed ha avuto compassione della mia miseria. Oh! mio Gesù, dilata il cuor mio, perché il mio cuore non è quale io vorrei per Te.
Misericordias Domini in aeternum cantabo.
MIO RITIRO AL MIO COMPLEANNO Luglio 1901
Sotto la protezione della Madonna del Carmine e degli Angeli deputati alla mia custodia, nonché del mio caro Maestro di vita interiore St. Giuseppe e dei miei cari Franceschi.
1. O Maria mia dolcissima Madre, voi siete il libro misterioso della mia predestinazione, nell'incominciare un nuovo anno di esistenza, vengo ai piedi vostri, mi stringo intorno a Voi per conseguire tutte le grazie necessarie e per servir sempre meglio il mio Diletto Gesù.
2. Voi siete bella e amabile assai, o mamma mia dolcissima,... Vi amo.
3. Voi siete sublime e gloriosa... Vi lodo.
4. Voi siete benigna e misericordiosa... Vi supplico con illimitata fiducia.
5. Voi siete la mia cara Mamma, la mia dolce Maestra, il mio prezioso Modello... Vi obbedirò, Vi imiterò.
6. O Maria, mia dolce Madre, io spero grandi cose dal vostro materno, amorosissimo Cuore; a Voi mi consacro e in Voi pienamente confido, in Voi che mi preveniste con le grazie Vostre, mi eccitaste ad essere tutta di Gesù fin dai primi albori della mia vita. Oh! quanto Vi sono grata... Oh! io voglio camminare sempre coperta dal Vostro manto, sempre sotto gli occhi vostri, sotto l'egida della vostra validissima protezione.
7. L'Istituto pure affido a Voi, egli è vostro, perché Voi lo fondaste servendovi del misero strumento di questa povera serva Vostra. Voi dunque che ne siete la Fondatrice, siatene pure la Madre; custodite questa Vostra eredità!
8. Noi siamo le vostre figlie, o Madre tenera, consigliateci Voi, guidateci Voi nella via retta, perché compiamo sempre la bella e celeste missione che abbiamo ricevuto sulla terra, di amare cioè con tutto il cuore, con tutte le forze l'amantissimo nostro Sposo Divino.
Guidateci Voi o Madre diletta, e fate che ogni cosa che noi operiamo sia sempre diretta all'amor di Gesù, che il fine unico ed ultimo sia sempre l'amor di Gesù e la gloria del Suo Divin Cuore.
9. Deh! fate o Madre mia, che a somiglianza vostra amiamo tanto Gesù in modo che i nostri cuori formino come un organo armonioso che con prontezza compone ed eseguisce le più belle melodie celesti, mediante la fedeltà dell'osservanza e il compimento di tutti quei sacrifici che il buon Dio si degnerà esigere da noi.
10. Deh! fate o Madre mia che in quest'Istituto, che è Vostro, si possa con verità e con le opere ripetere da ciascuna Religiosa: Io amo Gesù e che in effetto si voglia bene a Gesù, facendogli continua offerta del proprio cuore, con tutti i suoi affetti e palpiti e tenerezze; che Gesù sia ogni cosa per noi in terra ed in cielo; Lui solo l'oggetto della nostra mente, dell'anima nostra, della nostra speranza, della nostra gioia.
11. Fate o Madre diletta che il caro Gesù ci riempia le potenze dell'anima, i sensi del corpo, le fibre del cuore; ci possieda insomma internamente ed esternamente.
IL BEL GIORNO DI ST. MICHELE DEL 1902 Mio ritiro spirituale in Codogno
Dopo un lungo mese di viaggio, qual conforto per me, il trovar pronto un corso di Esercizi, nei quali posso rispecchiare l'anima mia e confrontarla col Cuor Dolcissimo del mio Gesù, per capir bene se tutti i miei sentimenti sono conformi ai suoi e di suo unico gradimento. Maria SS. la mia sollecita Mamma, St. Giuseppe per mio Maestro e St. Michele, Angelo speciale dell'Istituto, siano le mie particolari guide onde ne possa trarre profitto alla Maggior Gloria del Cuore Sacratissimo di Gesù ed alla santificazione dell'anima mia.
1. Cuore adorabile del mio dolce Gesù, mandate il lume del Vostro Santo Spirito al mio intelletto, affinché io possa sempre meglio conoscere Voi e conoscere me.
2 Legate a Voi in un modo tutto speciale il mio spirito e movete la mia volontà a tutti quei propositi, coi quali io possa consolare il Vostro Divin Cuore e ripararlo della nuova Passione che in questi tremendi giorni gli fanno soffrire tanti sconoscenti ed ingrati peccatori.
3. O mio dolce Gesù io sono la vittima del Tuo Divin Cuore, fa di me quel che vuoi, ma che sia riparato il Tuo Divin Cuore e tanti poveri salvati. Se tu vi metti il dito Onnipotente della Tua Mano tutto sarà fatto.
4 Disponi o Gesù come vuoi di me e di tutto quanto in qualche maniera mi possa appartenere. Io mi abbandono nelle Tue Mani, nel Tuo Divin Cuore con la maggior indifferenza che mi sia possibile, mediante la Tua grazia.
5. Io sono peccatrice, e peggiore di tutti i più gran peccatori del mondo... Lo sento vivamente e lo ripeto senza timore di esagerare, perché se i più gran peccatori, miei amatissimi fratelli, avessero avuto i doni e le grazie che Tu, o Gesù amantissimo, per sola bontà del Tuo Divin Cuore, mi hai elargito misericordiosamente, quelli sarebbero già gran Santi, mentre io mi trovo ancora misera e affatto misera, priva di ogni virtù e solo con un fondo di buona volontà, che pur riconosco come dono della Tua immensa Bontà. Desidero grandemente la perfezione per piacerti, ma le mie grandi miserie mi impediscono quelle cime a cui la bontà del Tuo Divin Cuore mi fa aspirare.
6. La mia salute è incerta, il Paradiso non è sicuro, ma questa incertezza o mio Diletto Gesù, mi fa bene e pare che inondi di una nuova gioia l'anima mia perché mi mette nella felice condizione di amarti e servirti figlialmente e non servilmente. Si, o mio Gesù mio Bene, grazia di amarti con tutto il cuore e di servirti con grande fedeltà in questa vita e che in fine io possa essere come un granello di arena che serva all'edificio, al monumento della Tua gloria per tutta l'eternità. Servire Te, amar Te, glorificar Te, questo è e voglio che sia sempre l'unico movente di tutta la mia vita e vivere abbandonata pienamente in Te. O Gesù mio amantissimo, io sono la Tua eredità. Io sento che Tu l'ami la Tua eredità; fa dunque di me quello che Tu vuoi, io non mi voglio più prendere nessun pensiero di me...
Io voglio solo pensare a Te... e in quanto a me... tutta abbandonata in Te, nel Tuo adorabile e dolce Cuore. Beati mortui qui in Domino moriuntur. Quando morrò io? Io non lo so ma il mio Diletto Gesù lo sa ed io godo che mi sia celato il tempo e che venga quando a Lui piacerà.
Come morrò io? Non lo so; certo come Dio vorrà. Mi piace assai la morte di St. Francesco Saverio, nel perfetto abbandono di ogni soccorso umano, sola con Gesù; voglio però quello che Iddio vuole da me e mi abbandono con la maggior perfezione possibile alla mia miseria, nel Cuore dolcissimo del mio Gesù.
Sarà meglio una vita lunga o una vita breve? Né l'una, né l'altra, quanto vuole Gesù per me sarà meglio. Basta che io viva come se ad ogni giorno, ad ogni ora dovessi morire. Bello il morire, per non aver più il pericolo di offendere Iddio, di mancare di fedeltà all'Amore. Bello il vivere per poter glorificar Gesù, soffrire e sacrificarsi per consolare il Cuor SS. di Gesù, per condurre anime a Lui, per imitare la vita SS. di Gesù, condotta tra i miseri mortali, per condurli quale eredità lasciatagli dall'Eterno Iddio, per una felice eternità. Bella però sopra tutto è la cara, amabile, adorabile volontà di Dio; morire quando, come e dove a Lui piacerà.
Santa Teresa, se potesse avere un desiderio, quello sarebbe di venire in terra a farsi i meriti che si possono guadagnare nello spazio di un'Ave Maria.
Voglio vivere come se fossi già morta, nel perfetto distacco da ogni cosa creata. Servir meglio che posso Iddio, servirlo in unione al mio Diletto Gesù, non operando niente da me, ma tutto con Lui e per' Lui in Lui. Se farò del bene sarà il mio Gesù che lo farà in me, se del male sarà tutta roba mia. Io confido in Te o mio Diletto Gesù, liberami da ogni male e mantienimi fedele al Tuo Divin Cuore. Ti amo, o Gesù, Ti amo tanto. Non lo so se sia vero, ma io mi diletto di ripetèrlo: Ti amo e Ti voglio amar sempre più mediante la Tua SS. grazia, colla quale per Tua misericordia, spero che non mi verrà mai meno.
8. La condotta della mia vita deve modellarsi sugli esempi mirabili della vita di Gesù.
9. Come farò io ad imitarti o mio Gesù? Si, lo potrò, perché lo voglio fermamente, lo potrò colla Tua grazia, anzi lo potrò perché Tu o mio Diletto, opererai in me e mi farai soavemente e con forza camminare sulle Tue vie. Omnia possum in Eo qui me confortat.
Accetterò con piena conformità alle disposizioni di Dio, ogni tribulazione, senza distinzione di sorta, pensando sempre che ogni spina prima di pungere me èpassata pel Capo e pel Cuore del mio Amantissimo Gesù ed ogni Croce, per quanto pesante ed obbrobriosa, l'ha prima portata il mio Diletto e le mie non son sola a portarle, ma Lui per la magnanima bontà del suo Divin Cuore le porta con me.
Se tu porterai di buon grado la Croce, la Croce porterà te.
10. Che mi può dare la creatura senza il Creatore? Io voglio solo il mio Gesù e lo voglio tutto e unicamente in tutte le cose, perché Egli è il mio Diletto Sposo Amantissimo, che ha pensato a me da tutta l'eternità e mi ha circondata nel tempo presente della mia breve carriera di tante premure, d'ineffabili finezze per preservarmi da mille pericoli che mi avrebbero potuto far naufragare. O mio Gesù e mio Dio quanta bontà! Nella mia ignoranza non ho sempre conosciuto le tue sapienti disposizioni, ma detesto questo mio debito ogni giorno più al raggio della Tua luce. Fammi sempre più conoscere o Gesù amabile la finezza delle Tue amabili disposizioni, perché io voglio tendere al fine per cui mi hai creata, con quella perfetta indifferenza che possa almeno alla lontana onorare l'ubbidienza del Tuo Cuore Divino alle disposizioni del Padre. Eccomi nelle Tue Mani SS. o Gesù, fa di me quanto vuoi Tu. Trattami come a Te piace, a me basta di dar gusto al Tuo Cuor Divino e poter in qualche modo ripararlo per le mancanze mie e quelle di tutti i peccatori fratelli carissimi miei.
O Gesù! o Gesù! o Gesù! Come sei Tu? Deh! fa che ti conosca sempre più e che impari una volta dall'amor Tuo, ad amarti come devo ed a sacrificarmi coi fatti in ogni occasione.
11. O Gesù amantissimo, o Re pacifico del cuor mio, Voi siete tutto mio ed io sono tutta vostra; Voi venite in me, ma o miracolo Divino, mentre Voi venite a me sono io che entro in Voi e tutta mi circondate! Di che dunque temerò io? Né la vita, né la morte, né nessuna persecuzione. Posseduta dal mio Dio io sono ricca abbastanza ed abbastanza sicura. Ma io che sono polvere e cenere, miserabile peccatrice, non potrei credere a me stessa tanta bontà e degnazione, e però Misericordias Domini in aeternum cantabo.
Uo dei più bei giorni che vi siano. Il bel dì dell'Immacolata del 1903
MIO RITIRO SPIRITUALE IN SEATTLE, WASH.
O Colomba Immacolata, mia dolce Madre, mia tenera Protettrice, vieni in mio aiuto, perché possa ricavar frutto di perfezione da questi Santi Esercizi.
Io non merito nulla, ma Tu o dolce mia propiziatrice, ottienimi dal Cuor SS. del caro Gesù, che io impari a conoscerlo per amarlo davvero come vera tua figlia e sua sposa. Oh! mio dolce Gesù, Tu sei un mistero sublimissimo di amore per me; desidero conoscerti per amarti; desidero amarti per servirti. Ti amo o Gesù mio, Ti amo tanto, tanto, tanto, ma non sono contenta, vorrei amarti dì più vorrei struggermi di amore per Te; o Re del mio cuore possiedimi interamente. Chiedimi in eredità al Tuo Eterno Padre, e chiudimi per sempre nel Tuo bel Cuore. Non lo merito, no, ma ben lo hanno meritato le Tue sublimi umiliazioni per me, la Tua Passione e morte che mi hanno redento, le Tue Piaghe SS. che mi hanno fatta Tua sposa. Oh! mio Diletto, o mio Gesù, o Mistero di Amore, come sei Tu?
1. Il mio Dio mi ha creata, io sono la sua fattura; Egli è il mio assoluto Padrone; io appartengo a Lui più che lo schiavo appartiene al suo padrone, e me ne corre quindi il dolcissimo obbligo di servirlo in tutto quello che a Lui piace e nella maniera che è più di Suo gradimento.
2. Qual felicità per un'anima che Iddio si degni di gradire il di lei servizio! Mistero sublime di amore! E però qual diligenza non deve porre l'anima, nel disimpegnar bene ogni ufficio che Iddio si degna di imporle colla santa obbedienza?
3. Lavorerò, faticherò, suderò, mi sacrificherò con molta umiltà, col distacco perfetto di tutte le cose in ogni obbedienza, perché prima di me lo ha fatto il mio caro Gesù, per compiacere al Padre suo.
4. Se io mi struggessi farei poco ancora pel mio Dio, perché io sono un nulla e a nulla valgo. Fate o mio Dio di me quel che volete; mettetemi ove a voi piace, colla grazia vostra vivrò in voi pienamente abbandonata e sempre confidente nel Cuor Amantissimo del mio Gesù, nel quale cercherò di stare ben chiusa e nel quale potrò ripetere: Omnia possum in Eo qui me confortat. Si, io sono nulla, a nulla valgo, ma con l'aiuto del mio Diletto amantissimo Sposo, posso tutto, posso far cose grandi per la gloria di Dio, se Egli lo vuole. Io devo essere solo fedele a non attribuire nulla a me stessa, che se credessi di essere qualche cosa, o capace di qualche cosa, tutte le creature avrebbero diritto di venire contro di me, come ad un forsennato.
Oh! mio dolce Gesù, io voglio vivere sempre come un bambino, nella vera semplicità del cuor mio e colla semplicità cercarti sempre.
La semplicità e l'abbandono in Te saranno le mie robuste ali, per le quali potrò sempre volare a Te, sorvolando sopra le miserie della terra e lontana da tutti i nemici della perfezione religiosa.
* * *
Si può quando si voglia trovare la solitudine anche fra gli uomini, conservando la pace e il raccoglimento del cuore, stando unite con Dio e sempre occupate di Lui.
Bisogna star sempre penetrate dal sentimento della divina presenza, adempiendo al tempo stesso tutti quei doveri che la Divina presenza ha imposto a ciascuna per mezzo dell'obbedienza.
Non credete di essere rigettate da Dio quando provate disgusto in servirlo, ma fate per piacergli con fedeltà, ciò che fareste se provaste piacere nel suo servizio.
Tenetevi umili, dipendenti, piccole, e come annientate sotto la mano di Dio, per non volere se non quello che Egli vuole da voi, e fatevi una felicità di quello che Ei vuole, anche in mezzo alle maggiori angustie ed oppressioni.
Il buon Dio vuole che andiamo a goderlo in Cielo e perciò si prende premura di purificare le anime nostre colle pene tante volte le più acerbe e le più umilianti. O questo in terra, o un purgatorio cocente di là. Quale vi piace meglio?
Comunicatevi sempre con gran fervore, poiché l'amantissimo Gesù prende sui nostri altari un nuova vita per
imprimerla nelle anime nostre, e per versare in noi tutte le ricchezze del suo santo Amore.
Il nostro Salvatore nasconde le sue perfezioni Divine agli occhi nostri nel SS. Sacramento, per non abbagliarli, ma fa però sentire ai nostri cuori la profondità dell'immensa sua umiltà, per impegnarci ad imitarla. Preghiamo il Cuor SS. di Gesù che cambi la freddezza del nostro cuore verso di Lui, in una ardente brama di amarlo, di piacergli e di possederlo.
Dite spesso al Cuor SS. di Gesù, che animi la vostra fede, con una viva impressione della Divina presenza e faccia che il vostro cuore la riceva sempre con rispetto, come suo Dio, con confidenza come suo Salvatore, e Sposo, e con amore come a vostro amoroso Padre.
E una grande sventura per noi l'aver tanto poca premura per contentar Gesù e tanta languidezza nel servirlo. O mio caro Gesù, se Voi volete potete guarirmi, fatelo per pietà!
Le frequenti comunioni spirituali, animeranno la vostra confidenza nel Cuor SS. di Gesù, che è il Dio del vostro cuore e la vostra eredità per tutti i secoli.
L'ardente desiderio che mostra Gesù Cristo di venire nei nostri cuori per prendervi possesso e regnarvi da Dio, più deve persuadere a tutte donarci a Lui, senza riserva, per disporre le anime nostre a riceverlo nel miglior modo possibile.
Preghiamo lo Spirito Santo che accenda il nostro cuore del suo irresistibile amore, che se a Lui saremo fedeli quanti vizi estirperemo, quante virtù accumuleremo; rapidi progressi faremo nella perfezione del nostro stato.
Il nostro Amabile Salvatore ha trattato con tanta asprezza il suo corpo e voi vorrete cercare mollezza nel vostro, che è un corpo di peccato e il nemico capitale della vostra felicità.
Maria è la Sposa dilettissima dello Spirito Santo; e che non può una sposa fedele, intemerata, sul cuor dello sposo? Alla tenerissima nostra Madre dunque raccomandatevi per avere i doni e le grazie che vi mancano. Se l'anima vostra è a guisa di canna agitata dai venti, volgetevi a Maria che è la Torre di Davide, da cui pendono immensi scudi. Coll'aiuto suo otterrete il dono della Fortezza.
Lo Spirito Santo è come si intitola, Spirito di Santità, e però Egli non vi santificherà se non gli farete tanti sacrifici quanti vi sono stranieri affetti nel vostro cuore, o verso le creature, o verso voi medesime.
Noi sappiamo tante volte imitare gli Apostoli nelle infedeltà, nelle pusillanimità, nelle fughe; dobbiamo ora mediante la grazia dello Spirito Santo, imitarli nella costante preghiera, col raccoglimento, collo zelo e col coraggio, pronte ad intraprendere e compiere tutto ciò che Iddio vuole da noi, che ci ha chiamate a seguirlo tanto da vicino.
Il Signore tante volte ci lascia travagliare in mezzo alle tempeste, acciocché ci assuefacciamo a patire cose contrarie, e non ci abbandoniamo allo scoraggiamento nelle burrasche della vita, ma resistere e portarsi avanti con tutte le contrarietà che provassimo.
Esaminatevi spesso come vi portate così nei travagli come nelle felicità, tempeste ambedue di questa vita,
perché per l'anima non riesce meno pericolosa tempesta la prosperità che l'avversità e tanto nell'una come nell'altra si può far naufragio.
Sia sempre cieca la vostra obbedienza, poiché il disputare sulle ragioni del comando, mostra debole virtù perché così è chiaro che non si obbedisce tanto per piacere a Dio, quanto per umani intendimenti.
Non vi risentite per precetti che vi vengono imposti, non vi pesi sottomettere il vostro giudizio alle superiore, e così darete un attestato sicuro del vostro amore a Gesù, che tanto ha meritato per voi colla sua obbedienza.
L'Immacolata Concezione di Maria è quel titolo che mentre a Lei da' sommo onore, a noi offre facile il modo di onorarla degnamente, essendo la base del culto di Maria, la imitazione delle sue eroiche virtù.
In Maria SS. noi troviamo il modello più sfolgorante di ogni più eccelsa perfezione: imitiamola dunque col dar saggio ogni giorno di maggior umiltà, purezza e mortificazione.
Sii ubbidiente e grata al tuo Angelo Custode, che non si parte mai da te e sino all'ultimo sospiro non ti lascerà mai, se non che tu non ti allontani dal tuo cammino o non arrivi a quel felice termine per quei mezzi che per te sono stati ordinati.
La scienza offre dei godimenti intellettuali, ma perché dessi siano presi, fa d'uopo che la religione li santifichi, li animi, e perché le cognizioni che ella da' a noi, sollevino realmente il nostro spirito, bisogna ch'ella si appoggi sulla fede, su questa eletta figlia del cielo.
Là, nella Divina Eucaristia l'Amabile Gesù si fa tutto a tutti, per ciascuno si impiccolisce e soddisfa al genio vasto e profondo che brama di conoscere, come all'intelligenza semplice ed ingenua, che appena sviluppata, non dimanda altra scienza che quella che è necessaria per credere e per amare.
La scienza dei Santi non consiste che nel conoscere Dio e nel conoscere se stessi; nel comprendere quale sia la meta della nostra vita, e quali siano i mezzi propri a farcela raggiungere. La pratica di questa scienza si riassume in tre parole: Amor di Dio e del prossimo, umiltà vera e adempimento degli obblighi del nostro stato.
Riposate sempre in Dio, seguite in tutto e per tutto la sua Provvidenza e non fate gran conto della prudenza umana.
Dovete essere sempre molto coraggiose, perché Iddio che è il nostro tutto, tiene il filo della nostra condotta tra il labirinto e gli intrighi che fa produrre in questa mortal vita la umana sapienza.
Notate che il buon governo non dipende dai talenti naturali, ma dalla grazia soprannaturale, la quale da' molto più perfettamente la esperienza necessaria che non fa la prudenza mondana.
Con Dio non si perde mai. Egli tante volte picchia al vostro cuore e chiede per avere occasione di dare; il poco posto nelle mani di Lui con cuor buono, con pura intenzione di piacergli, si moltiplica in nostra utilità e beneficio. Ogni cosa che si da' a Dio, benché sia piccola, diviene grande e perciò la ricchezza spirituale di un'anima nasce talora dall'essersi privata per amore di Lui di una soddisfazione leggera, di un piccolo gusto.
I Perfetti si compiacciono nella pratica della virtù, come i sensuali nelle delizie della vita.
La luce del sole rallegra l'occhio sano ed attira i suoi sguardi come lo splendore delle perfezioni di Dio rapiscono il cuore che è perfettamente pùro.
La Religiosa che ama veramente Gesù Cristo con amore veramente spirituale, è una religiosa che ama la santità della vita e la perfetta osservanza. Fugge da ogni piccola mancanza; si forma quasi una impossibilità morale di peccare.
Lo ha detto Gesù; un albero buono non può dare frutti cattivi.
St. Giovanni dice: Chiunque è nato da Dio non commette peccato e neppure può peccare.
St. Prospero assicura che la carità dei perfetti unisce inseparabilmente a Dio e non è più soggetta a nessun vizio d'instabilità o di cambiamenti.
E il privilegio di chi è appoggiata al Verbo umanato, quello di non poter moralmente peccare.
L'anima che sta intimamente unita con Dio, è investita di una virtù superiore, diventa padrona delle sue passioni, e nessuna forza, nessun inganno, nessuna attrattiva vi ha che la possa far cadere in peccato. Questa però non è l'impeccabilità dei beati (sarebbe errore pensarlo) ma è un'impeccabilità morale che rinforza mirabilmente la volontà dell'anima fedele.
Bisogna però lavorare un poco intorno all'acquisto della virtù e non pretendere che venga da sè.
Quando l'abitudine virtuosa si è formata, si avanza senza fatica, formando quasi un'alleanza che Dio fortifica e fortifica talmente, che dopo non può soffrir cambiamenti. Un'anima che acquistò p.e. il dono della contemplazione, non c'è più niente che la distragga e anche nelle cose più distrattive, si trova col suo Amato, a cui la carità la unisce.
La perfezione dei voti fa sante le Religiose... Non adagiatevi comodamente sulla Croce, se no l'uomo vecchio non solo non muore, ma si ingrossa e poi la fatica diventa più grave, perché ricalcitra e comanda lui.
Non concedere nulla all'uomo vecchio, alle inclinazioni; mortificarle tutte. Morto che sia risorgeremo a nuova vita e sarà la vita dei corpi gloriosi.
Si crocifigga l'uomo vecchio coi voti e si faccia morire colla perfezione dei medesimi, con un buon voglio ci si riesce. Un buon voglio fortificato da Dio, diventa onnipotente, perché avvalorato dall'onnipotente virtù di Dio.
La perfezione è un tesoro che si compra vendendo tutto.
Non vi è cosa che vi possa apportare maggior tranquillità che la frequente considerazione delle afflizioni, necessità, disprezzi, ingiustizie ed abbiezioni, sofferte dall'Amabile Gesù Bambino fin dai primi tempi della sua comparsa sulla terra.
Considerando tutte le amarezze sopportate da Gesù, non ci vergogneremo di chiamar avversità, pene, sofferenze i minuti accidenti che Dio permette? Ogni poco di modestia basta per sopportare quietamente gli affronti che noi crediamo ci siano fatti.
L'amatissimo Gesù poteva nascere senza dubbio, circondato di gloria, di potenza e di maestà, ma ha invece preferito nascere spoglio di tutto, in luogo incomodo, nella più cruda stagione, a mezzanotte, tremante e privo di ogni sorta di soccorso, per insegnarci col suo esem
pio, la via che conduce al cielo, quella cioè delle umiliazioni, delle povertà, delle sofferenze.
Il meritarci i celesti conforti del Cuor Santissimo di Gesù è necessario ascoltare e seguire le sublimi, sapienti lezioni che ci da' fin dalla sua nascita.
Io vi saluto o Maria piena di Grazia Celeste, piena di Dio, piena di gloria, Voi siete la salute degli uomini, lo specchio di ogni più bella virtù, la corona delle vergini. Nel vostro seno celeste si operò la dolce unione della natura divina con la umana, l'alleanza che da' ai miseri il rimedio di salute.
Colla vostra potenza o Maria Madre amantissima, ~ottenetemi di essere liberata da tutti i miei difetti, illuminatemi della vostra purissima luce, infiammatemi dell'ardente vostro amore e ottenetemi dal caro Gesù la pace che promisero gli angeli, agli uomini di buona volontà.
Eccoci al termine di un altro anno. Vedete un poco o fighuole come è trascorso per voi. Lo sguardo della vostra mente non si è mai dipartito da quel Cuor Divino a cui dovevano essere rivolti tutti i pensieri della vostra mente, gli affetti del vostro cuore, le parole del vostro labbro, e tutte le azioni vostre? Umiliatevi di ogni vostra mancanza e proponete per l'anno nuovo di non voler cercare altro che il gusto del vostro Sposo Gesù, desiderando di stare sempre a disposizione di Lui, essendo riposto in questo il sugo della perfezione religiosa, e senza di questo perfetto abbandono, non concluderete nulla nell'anno che la Provvidenza di Dio fa cominciare domani. Col vostro perfetto abbandono nel Cuore Adorabile di Gesù Egli eserciterà sopra voi il suo Dominio e non vi sarà pericolo che lo disgustiate coll'abuso della vostra libertà.
Gesù buono e caro, mi metto nelle tue braccia Divine, fa che il 1910 sia l'anno santo per me e per tutte le fighuole dell'Istituto. Da' la grazia a me e a tutte, di avere in tutto l'anno un perfetto dominio di noi stesse in tutto e dappertutto, per soggettarci sempre alla tua Divina Volontà. Il tuo beneplacito formi sempre la nostra principale aspirazione. Sarà mio principale studio di santificare il 1910, collo studiarmi di giungere colla grazia di Dio, al perfetto spogliamento di me stessa. Non posso nulla da me, ma lo potrò coll'aiuto del mio Diletto Sposo Gesù. Omnia possum in Eo qui me confortat.
La Religiosa che è ricca della purità d'intenzione, non ha che un sospiro. Tutto alla maggior gloria del Santissimo Cuor di Gesù - operando con questo spirito la Religiosa addimostra una straordinaria prudenza, perché anche delle cose più indifferenti sa trarre profitto, per accrescere i suoi meriti. Un'anima tale traffica mirabilmente i tesori di Dio e non concepisce un pensiero, non dà vita ad un affetto, non pronuncia una parola, non compie una benché minima azione se non che per piacere al suo Diletto Gesù. Ecco il modo di vivere un anno pieno di giorni.
Esortazione alla Preghiera
Desiderate voi o fighuole di camminare verso la perfezione Religiosa nella vita che vi siete elette? Eccovi il mezzo: recitate ogni giorno con diligenza, fervore, attenzione e grande divozione le vostre preghiere, ricordandovi che la preghiera è la chiave di tutte le grazie che dal Cielo discendono a consolare la terra. La preghiera avvicina le anime vostre a Dio e Dio alle anime vostre, ed è per mezzo della medesima che Iddio vuol effettuare gli ammirabili finì suoi nella salute e santificazione vostra.
La preghiera è la misteriosa scala di Giacobbe, che dalla terra si eleva al cielo e per la quale ascendono e discendono gli angeli deputati alla nostra assistenza; trasmettono a Dio i nostri voti, gemiti e sospiri, discendendo poi da quel Trono altissimo con risultati di grazia e misericordia per noi. Si, la preghiera schiude i cieli, serra l'inferno, apre le carceri del Purgatorio, disserra gli erari celesti, arresta lo sdegno di Dio, calma la sua collera, lo rende mite e clemente verso le sue creature. La preghiera attira sulla terra le celesti benedizioni, cangia le sorti umane, rende felici e prospere le nazioni e sostiene le famiglie Religiose. Colla preghiera adunque la Missionaria del Sacro Cuore può far del bene a tutti, e adempiere così fedelmente la sua Missione. Non venga mai meno il fervore delle vostre preghiere perché è il Cuore amantissimo del vostro Gesù, che vi previene col suo amore, chiamandovi a sé sin dalle prime ore del mattino. Egli stesso vi alletta, vi invita, vi attira soavemente al suo altare, onde voi con devozione lo preghiate e attirate le sue grazie. Vedete dunque che la preghiera è un tesoro immenso per voi. Le sue ricchezze sono senza numero, le sue gemme sono inestimabili, le sue margherite sono fulgidissime; raccoglietele tutte e niuna vi cada mai di mano: sappiate tesoreggiare.
NEL GIORNO DI TUTTI I SANTI 1910
1. Per elevare un tempio nel proprio cuore per unirsi con Cristo in Dio, è necessario imporre silenzio a tutti i nemici, vale a dire alle proprie passioni e metterle tutte sotto i piedi con una vittoria decisiva.
La vittoria sulle proprie passioni è il primo passo da fare per giungrre alla vita interiore e non può essere ammessa al favore che domanda perché sta scritto che Dio non può abitare in un cuore schiavo delle passioni.
3. La ragione, la fede e l'esempio dei Santi si riuniscono per mostrarmi che non si può giungere alla vera vita spirituale se non dando alla volontà inferiore penosi combattimenti, e questa necessità del combattimento èper tutte senza eccezione; solo che il combattere è più i O meno penoso secondo che la grazia è più o meno abbondante e secondo che le passioni sono più o meno forti.
4. La virtù più indispensabile per giungere alla vita interiore è l'umiltà e Dio medesimo nelle Sacre Carte ci dice che ha in abominio l'orgoglio ed i suoi vili schiavi, che resiste ai superbi e li umilia, mentre si compiace di elevare gli umili e di comunicarsi ad essi.
5. L'umiltà è il fondamento della Fede e come la Fede, bella figlia di Dio, è la pietra angolare di tutta la nostra SS. Religione, la base della disciplina cristiana e il principio dell'eterna salute, è evidente che il pregio e l'eccellenza dell'umiltà sono incomparabili.
6. L'umiltà è anche il fondamento sodo e durevole di tutte le altre virtù. Come l'orgoglio è il principio di tutti i vizi, così l'umiltà è la radice di tutte le virtù, essa le semina nelle nostre anime, le coltiva e le conserva; essa è la madre, la nutrice, la collana, l'ancora, l'appoggio e il vincolo di tutte le virtù.
7. La religiosa che accumula delle virtù senza umiltà fa come colui che butta della polvere al vento, poiché se l'umiltà è vacillante tutte le virtù che si erano radunate cadono in rovina e tutte le buone opere sono nulla se non sono condite e perfezionate dall'umiltà.
PENTECOSTE - 1911
1. Bisogna intendere praticamente e non speculativamente che le tribolazioni sono per la Religiosa come un secondo Noviziato. Il primo ha servito per la professione, il secondo serve per il Paradiso.
2. Quante Religiose sarebbero sante se avessero saputo meritare più grande parte della Croce di Cristo, poiché le anime nostre sono come la terra che per divenire feconda ha bisogno che il ferro dell'agricoltore le laceri il seno.
3. Non sapendo fare buona accoglienza alle croci che Dio manda si demerita la bella e preziosa grazia di offerirgli maggiori sacrifici e di aver parte tra le anime forti e generose.
4. La tribulazione sostenuta con amore conferisce all'anima paziente il privilegio più desiderabile, ed è quello di avere il suo Dio più vicino di coloro che non soffrono.
5. Soffrendo con amore Egli sta in noi con speciale predilezione e colle amorose cure di un tenerissimo Padre. Omnia possum in Eo qui me confortat.
Da frammenti di carte e foglietti senza data
Alcuni propositi di una Religiosa che sinceramente vuol farsi santa.
Mio Dio io sono una povera miserabile peccatrice meritevole di ogni castigo, ma pure confido nella vostra bontà e misericordia infinita.
Appoggiata alla bontà del vostro Divin Cuore o Gesù mio oso promettere di esservi fedele sposa d'ora innanzi sebbene mirando la mia miseria e fiacchezza non oserei di rifare quei propositi, darvi quella parola che coi fatti e all'occasione ho tante volte smentita. Ma voi siete il mio diletto Sposo, il buon Padre della misericordia e avete promesso di aiutare un cuore contrito, dunque in voi posso tutto. Appoggiata a me mi perderò; appoggiata a voi, chiusa nel vostro Divin Cuore diverrò un'anima capace di farmi santa. Omnia possum in Eo qui me confortat. Miserere mei Deus, secundum misericordiam tuam. Amplius lava me ab iniquitate mea.
Cor mundum crea in me Deus et spiritum rectum innova in visceribus meis.
Mamma mia Maria SS. dolce, tenera Madre mia aiutami voi, perché io possa portarmi da vera Religiosa imitando i vostri sublimi esempi per consolare il Cuore del mio dolce ed amabile Gesù.
Angelo mio Custode e fedelissima mia guida non istancarti delle mie insubordinazioni, ma parlami forte, scuotimi dal mio torpore e accendimi di santo amor di Dio e di santo sdegno contro di me povera peccatrice.
Miei santi speciali Patroni e voi specialmente mio caro Santo N. N. (Nd.r.: si riporta esattamente dal manoscritto), aiutatemi nella mia impresa. Io devo farmi santa, ottenetemi quegli abbondanti aiuti di cui tanto vo' bisognosa.
1. Diffiderò sempre di me e confiderò illimitatamente
nel mio Gesù. Omnia possum in Eo.
2. Mi confesserò sempre peccatrice, perché tale sono io in realtà e rammenti sempre che chi dice di non aver peccato mentisce a se stesso ed allo Spirito Santo.
3. Mi crederò sempre capace di nulla e solo buona a far del male; lavorerò però sempre con grande slancio secondo l'obbedienza e se qualche cosa riuscirà bene mi guarderò bene d'attribuirla a me, ma solo alla bontà del Divin Cuore.
4. Crederò le mie sorelle tutte più buone di me e sante e per tali le rispetterò vedendo in ciascuna la vera Sposa di Cristo della quale non merito la compagnia e neppure di baciare la terra che calca.
5. Vedendo qualche difetto nelle mie Sorelle attribuirò ciò alla mia malizia e cattiveria e qualora non potessi scusare l'azione scuserò l'intenzione. Tutte sono più sante di me, anche quelle che avessero le apparenze meno buone.
6. Mi guarderò bene dal giudicare i fatti altrui per non meritarmi di essere un giorno terribilmente giudicata e severamente castigata.
7. Avrò grande carità con tutte e ciascuna delle mie Sorelle e mai le offenderò né in fatti né in parole.
8. Quando per disgrazia vedrò di avere offeso qualcuno le domanderò subito perdono e non andrò mai all'altare senza essermi riconciliata colla mia Sorella.
9. Rispetterò e venererò le mie Superiore, senza fare distinzioni tra le une o le altre vedendo in esse le rappresentanti di Dio, alle quali devo sommissione ed ubbidienza.
10. Non dirò mai parola di critica o di mormorazione e nemmeno le ascolterò perché non diventi lebbrosa l'anima mia.
11. Quando per disgrazia avrò detto parola di critica, domanderò subito penitenza accusandomi alla mia superiora.
12. Custodirò il silenzio con molta accuratezza e lo considererò tanto necessario a me, come l'aria per respirare perché nel silenzio respirerò l'unione santa col mio Dio.
13. Non dirò mai le mie ragioni, né ascolterò mai il mio parere contro quello delle altre.
14. Ascolterò con rispetto le mie Superiore senza ribattere parola né giudicare i coniandi, mostrandomi vera figlia docile ed ubbidiente.
15. Non parlerò mai di cose che non mi riguardano e tanto meno di quelle che non sono del mio stato. Mi porterò sempre come ignorante declinando il discorso.
16. Non dirò mai parola per farmi credere prudente ed esperta.
17. Non parlerò mai di me nè in bene né in male e degli altri parlerò ben poco o niente e quel poco in bene.
18. Non sarò mai ansiosa di sapere le cose altrui e anche di me vorrò sapere che son grande peccatrice e capace a nulla.
19. Sarò sempre composta e modesta nella persona, pensando sempre al come si comportava Maria SS. mia tenera Madre.
20. Sarò sempre modesta negli occhi non fissandoli mai in nessuna creatura.
21. Sarò sempre semplice nel mio modo di parlare e di dire senza nessuna affettazione.
22. Non esagererò mai commozione, dolore o gioia, ma sempre mi conserverò nei limiti della mia modestia.
23. Non gestirò parlando né farò altri segni col volto e colla persona e schiverò le rughe.
ESERCIZI SPIRITUALI DELLE ESTERNE Ricordi alle Religiose
1. Tengano una modestia e compostezza da Angelo tenendosi in ispirito davanti l'Immagine di Maria SS. dolce Mamma e di Margherita Alacoque.
2. Osservino un silenzio rigorosissimo in tutti i posti e in tutte le ore, chi manca baci subito la terra.
3. Chi deve per dovere parlare colle Esercitanti pesi bene ogni parola per non rovinare le anime invece di edificarle. Si guardino bene dall'ascoltare mormorazioni e peggio di approvarle.
4 Recitino un Veni Creator ogni mattina e tre Angele Dei per le Esercitande, offrano poi allo stesso scopo tutte le pratiche, i sacrifici e le piccole mortificazioni che ogni momento faranno come fedeli Spose dell'amantissimo Cuore di Gesù.
5. Attenda ciascuna al proprio ufficio con scrupolosa diligenza e attendendo a sé non badi mai se le altre mancano.
6. Siano umili e soavi e gravemente dolci con tutte.
7. Abbiano una perfetta obbedienza proprio come è oluta dalla S Regole e con questa meriteranno grazie grandi per la conversione delle anime. Sarà l'obbedienza fatta così, il sacrificio più perfetto che potranno offrire al Cuore SS. di Gesù.
8. Appena libere dal proprio ufficio si ritirino al luogo destinato per mettersi un po' in raccoglimento.
9. Varie volte nel giorno ciascuna si esamini se ha speso proprio bene il suo tempo nel modo suindicato.
10. Alla sera recitino il Miserere colle braccia aperte per riparazione ai difetti commessi nella giornata e per ottenere grande Misericordia su tutte le anime che qui Gesù attirò.
Tutto in Nome di Gesù. Tutto pel suo sacratissimo Cuore. Tutto alla sua maggior gloria.
TUTTO PER LA MAGGIOR GLORIA DEL SS. CUORE DI GESÙ
pel quale la Religiosa si è fatta vittima pei peccatori suoi amati fratelli.
La Religiosa è vittima di santo amore e ogni dì arde sempre più di poter far molto e patire pel suo Amato. Le vittime volontarie non sono querule, ma generose assai e ad esse par tutto facile, tutto bello, tutto sereno, tutto giocondo per cui si direbbe che hanno il Paradiso nell'anima, che ne possono ad ogni momento far parte a tutti che le circondano, a tutti che le avvicinano. Questo è veramente il grande spettacolo che fa restare ammirati tutti che guardano la Religiosa, che sia vera Religiosa di ottimo spirito.
Le vittime devono essere pure ed immacolate e però la Religiosa deve avere uno studio speciale di custodire il proprio cuore, sradicando ogni dì più da essa tutte le affezioni, anche quelle che le paressero molto innocenti e naturali.
Per essa non vi e piu niente di naturale, essendosi promessa a Colui che non solo ha rinunciato al mondo ma ha detto solennemente: Io non prego pel mondo! La Religiosa soffre in silenzio e se le domandano delle sue pene, con un sorriso celeste risponde: oh! io provo un Paradiso dentro e intorno a me che nessuna delizia di quaggiù lo può uguagliare.
La Religiosa è modesta e molto regolata in tutti i suoi movimenti, non esagera mai né dolce commozione, né dolore.
La Religiosa non conosce patria, non fa distinzione di luogo o di paese perché pel suo grande animo il mondo è piccolo.
La Religiosa vive in un perfetto abbandono nel Cuore Adorabile di Gesù e non ha mai nessun pensiero che la preoccupa.
Te felice o anima avventurata! Iddio sempre tuo sia e ti benedica.
A.M.G.SS.C.J.
Sia così bene accomodato il tuo interiore che aggiusti sempre l'esteriore per adempiere all'obbligo dell'edificazione.
Abbi slancio in tutte le tue cose ché, come Missionaria, tieni l'obbligo di muovere tutti col tuo fervore a praticar bene ogni cosa.
Conosci l'importanza dei tuoi doveri ed esaminati ogni giorno per vedere se vi hai atteso e come. Ama l'Istituto e fa di divenirne ogni giorno più figlia attaccatissima.
Sopra tutto sii molto umile e abbraccia tutte le occasioni per praticare si bella, sì grande, sì nobile virtù,
che è la sola pietra sicura per gettare il fondamento alla più grande perfezione. Cura gli affetti del cuore e fa che volino sempre intatti al Cuore SS. di Gesù.
Non attaccarti mai a virtù peregrine ma alle sode e massicce e così pure insegna alle Novizie che è l'unica modo di farle degne figlie dell'Istituto.
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Teniamoci vicino a Gesù perché perduto Gesù abbiamo perduto tutto.
Quando si ritira Gesù che è il sole delle anime nostre non vi ha vegetazione; è inverno è lutto è morte.
Cercate Gesù, che se lo rinvenite trovate il sole la vita il cielo. Ma sappiatelo tenere prigioniero facendovi voi pure prigioniere col raccoglimento. Non importa far cose grandi e luminose, ma il tutto consiste nel far bene quello che vuole Gesù da noi. Abbiamo tante volte grandi desideri però aspira a tal posto al tal altro per far del bene, inganni per suo .
Noi stiamo formando una corona. Mancano forse pochi fiori e sono forse gli ultimi che io vi pongo. Che almeno siano belli, freschi, odorosi.
Gesù si offerse per noi nel Tempio pochi giorni or sono. Per noi!
Ratifichiamo questa offerta. Offriamoci rinnovando la nostra professione la quale assume i caratteri ed i doveri della vittima. Ma li soddisfo sempre.
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Dio esige dall'anima che aspira alla vita interiore certe virtù fondamentali le quali sono l'ornamento necesCi 2,4 sano della celletta ove la invita a conversare e la principale è la fedeltà alla grazia.
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nella sua benevolenza un volto ridente di festosa ilarità, alla triste malinconia.
L'anima fedele riceve nella meditazione la gioia la luce e la corona di gloria.
L'anima infedele che, per la sua infedeltà, perde la luce la gioia e
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Le passioni sono più terribili dei Giudei.
La corona di spine è stata formata dal mio orgoglio. La sua carne è stata flagellata dalle mie delicatezze. Le sue spalle denudate dai miei desideri di comodi di onori di riposo di agi. I chiodi sono le mie ripugnanze all'obbedienza. Quella tortura senza tregua causata dalla mia viltà. Quale delitto spaventevole! Tutti i miei falli gravi e leggeri trovano in Lui la loro espiazione. Gesù dunque è la mia vittima e non vorrò dunque io farmi vittima per Lui a costo di qualunque (cosa).
Posso offrire quasi Sacerdote la vittima di Gesù unita alla mia perché possa essere gradita all'Eterno.
Voglio liberare Gesù dalla morte vincendo me stessa. Guerra alla superbia alla vanità.
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Mancanza di purità d'intenzione.
Poca unione coi Superiori, trattando con essi senza confidenza, senza sincerità senza spirito di religione. Obbedienza senza più vita di fede, solo per timore e rispetto umano compiacenza o interesse.
Mancanza di carità e unione colle Sorelle, avversioni, lienazioni, raffreddamenti d'amore, legami di particolare amicizia, confidenze, leghe segrete. Spirito libertino che fa troppo poco conto delle piccolezze e vuol vivere senza contraddirsi in nulla.
Troppa premura per le comodità del corpo che porta a voler nulla soffrire e che fa negligenti anche nelle mortificazioni più comuni per la troppa cura della salute.
Spirito curioso, turbolento, presuntuoso che vuol saper tutto, mescolarsi in tutto, cagionar disgusti, divisioni ed inquietudine.
Troppa libertà nel parlare e nel manifestare i propri sentimenti, così che provoca offese altrui e ferisce la carità.
Cattiveria, orgoglio, curiosità, viltà, infedeltà.
Il bue ha conosciuto colui a cui appartiene e l'asino conobbe la stalla del suo padrone, ma Israele non mi ha conosciuto si è dimenticato dei miei benefizi. Non cercate il frutto dell'obbedienza. Ubbidisci.
Quei che sono caduti dal cielo erano pur angeli purissimi, innalzati al di sopra di tutte le creature per la nobiltà del loro essere, per l'eminenza della loro dignità. Lucifero era il primo dei Serafini, come dice Giobbe, e quei che lo seguirono questo capo infelice non erano meno nobili e si perdettero.
Pieni di sapienza, di luce, potere meraviglioso su tutto, il cielo per domicilio, la Grazia per provvisione, per patrimonio le virtù infuse e la beatitudine per compenso.
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Come serve dele accendete per bene la vostra lampada nel santo ritiro per incontrare lo Sposo penante, consolare il suo Divin Cuore e raccogliere gli immensi tesori della sua grazia.
Da brava e santa religiosa godi delle pene e tribulazioni e sta sicura che il buon Gesù mira e nota tutto. Gesù. ti benedica e ti aiuti.