DOMENICO DEL SANTISSIMO SACRAMENTO (1901-1927)

 

“Quel che importa è attuare i disegni di Dio e che in tutto si compia la sua vo­lontà”: queste parole, espresse in una lette­ra diretta a un suo confratello, delineano lo spessore di un sacerdozio eroico vissuto fino all'ultimo da Domenico Iturrate Zubero (Domenico del Santissimo Sacramento), sacerdote professo dell'Ordine della Santissima Trinità (Trinitari). Il particolare, poi, che quel pensiero così sentito sia stato comunicato per iscritto tre mesi prima della morte, sottolinea lo spirito testamentario di quell'e­spressione: una rilevanza tutta speciale che ha costi­tuito la trama dell'omelia pronunciata da Giovanni Paolo Il durante il rito di beatificazione svoltosi il 30 ottobre 1983. La sua breve vita 1901-1927 conferma che i suoi piani sacerdotali svanirono: desiderava ardentemente di essere missionario in terre pagane ma ai primi di giugno del 1926 Fra' Domenico avvertì i primi sintomi della tubercolosi polmonare. I suoi giorni si avviarono verso la fine. Il Beato Domenico era nato in Spagna, non lontano da Bilbao. I genitori Simone Iturrate e Maria Zubero, ferventi cristiani, diedero al giovane una so­lida educazione religiosa. A sette anni si avverte il primo segnale di una parti­colare predisposizione a vivere in spirito di preghie­ra: Domenico si confessò per la prima volta e da al­lora prese la significativa abitudine di confessarsi ogni mese senza attendere il tempo della Prima Comunione, che fece tre anni dopo. Intanto il ragaz­zo frequentò la scuola del suo paese e aiutò i suoi genitori in casa e nei campi. Non bastando questo suo trascorrere i giorni tra lavoro e preghiera il pic­colo Domenico dimostrò uno speciale interesse al­l'apprendimento del catechismo, tanto che il parro­co gli affidò altri bambini più piccoli perché inse­gnasse loro quanto aveva appreso. A nove anni fu tra i chierichetti: partecipava alla Messa non solo la do­menica e nei giorni festivi ma spesso anche nei gior­ni feriali. Venne, poi, il tempo della Prima Comunione. Sembra che a questo periodo risalga la sua prima presa di coscienza della chiamata allo stato religioso. Vi sono delle date che contrassegnano l'ascesi spiri­tuale del giovane Domenico: l'11 dicembre 1917 vestì l'abito dei Trinitari e iniziò il noviziato nel convento-santuario della "Virgen Bien Àparecida". Va ricordato che al termine dell'anno di noviziato, l'a­spetto fisico del novello religioso appariva pallido e dimagrito "come se avesse subito un calvario inte­riore". Il 14 dicembre 1918 fece la professione sem­plice. Proprio allora Domenico stava vivendo la "notte oscura dello spirito" di questa tormentata situazio­ne si venne a conoscenza dopo circa 10 anni duran­te una confidenza fatta poco prima di morire al suo direttore spirituale Dal 1919 al 1926 visse a Roma dove si laureò in filo­sofia nel luglio del 1922 presso la Pontificia Università Gregoriana e nell’ottobre dello stesso an­no fece i suoi voti perpetui nel convento romano di San Carlo alle Quattro Fontane, dove risiedeva. Nel 1926 si laureò anche in teologia. Ci sono due date, però, come "coronamento" della vita sacerdotale di questo umile frate trinitario: il 9 agosto 1925, la sua ordinazione sacerdotale e il 15 dello stesso mese celebrò la sua prima Messa. A questo punto, più che mai voleva essere missiona­rio in Africa o nell'Àmerica Latina. Voleva essere te­stimone di Cristo in terra di evangelizzazione ma le cose andarono diversamente: la tubercolosi polmo­nare si manifestò fulminea in uno stadio troppo avanzato. Inviato inutilmente a Rocca di Papa presso il Santuario della Madonna del Tufo con la speranza che l'aria di montagna riassestasse quel fisico tanto provato, fu trasferito a Madrid. Da lì il 23 dicembre 1926 fu avviato al convento di Belmonte (Cuenca). Nell'entrare nella nuova residenza disse con spirito estremamente profetico al Padre Ministro: "Uic dor­miam et requiescam" "Qui dormirò e riposerò". Il 14 febbraio 1927 celebrò la sua ultima Messa. Morì il 7 aprile dello stesso anno. Nella lettera indi­rizzata al Padre Provinciale, il 24 marzo, aveva scritto pochi giorni mancavano alla Pasqua: "Quest'anno l'Alleluia lo canterò in cielo con l'Agnello Divino e con Maria nostra Madre".