SAN BASILIO MAGNO

Vescovo e Dottore della Chiesa (329-379)

 

Il santo che vi propon­go (…) è un grande uomo, considerato una delle colonne della Chiesa Orientale ma vene­rato anche in quella occidentale e il cui influsso è vivo ancora og­gi. Infatti i monaci orientali gre­co-slavi si rifanno ancora oggi alle Regole che lui ha vissuto e scritto 1700 anni fa. Stiamo par­lando di san Basilio il Grande. Ad essere precisi (liturgicamente par­lando) si dovrebbe parlare anche del suo amico san Gregorio Na­zianzeno. Il nostro calendario li ricorda insieme. (…) Abbiamo davanti a noi una stella di prima grandezza nel firmamento della Chiesa, sia per esperienza eccle­siale, sia come studioso, sia co­me esempio di vita cristiana. E poi, sono sicuro, Gregorio Na­zianzeno non si lamenterà visto che si può parlare più ampia­mente del suo amico. E l'amico gioisce delle gioie, dei successi, della fama del proprio amico, senza invidia o gelosia. Non è vero? Ho trovato la biografia di Ba­silio estremamente interessante e attuale. All'uomo contempora­neo, moderno o post moderno che si voglia, che ha ancora il coraggio di porsi la domanda ul­tima "Che cos'è l'uomo?" e "che cosa ci faccio io su questo mon­do?", sapete che cosa risponde san Basilio: "L'uomo è una creatura che ha ricevuto da Dio l'ordine di diventare Dio per grazia". Non c'è male. Cercate in tutte le filosofie e in tutti i pen­satori e scrittori un obiettivo più grande e più impegnativo per l'uomo. Altro che obiettivi "de­boli" o a breve termine o nutriti di pessimismo e nichilismo. Ba­silio lega il destino dell'uomo il più alto possibile: a Dio stesso. Il motivo è molto semplice: per­ché Dio stesso, in Cristo, nella In­carnazione, ha voluto legare il suo destino all'uomo stesso. Non c'è niente di più grande e di più consistente e di più permanente che Dio stesso. Questo Dio, af­ferma ancora Basilio, deve esse­re sempre davanti agli occhi del­l'uomo giusto. La vita del giusto infatti sarà un pensare a Dio e nello stesso tempo una lode con­tinua a Lui. San Basilio: "Il pen­siero di Dio una volta impres­so come sigillo nella parte più nobile dell'anima, si può chia­mare lode di Dio, che in ogni tempo vive nell'anima... L'uo­mo giusto riesce a fare tutto al­la gloria di Dio, così che ogni azione, ogni parola, ogni pen­siero hanno valore di lode". Due citazioni di questo santo che ci danno subito l'idea della sua vi­sione dell'uomo (antropologia) positiva legata saldamente al pen­siero su Dio (teologia).

 

Basilio: studente costante e grande viaggiatore

Basilio nacque a Cesarea di Cappadocia (attuale Turchia) nel 329. Da una famiglia agiata dal lato economico, e ricchissima sul versante culturale, spirituale e propriamente cristiano. Basilio respirò fin dalla più tenera età il pensare, l'agire e tutti i valori le­gati alla religione cristiana, valori vissuti anche a costo di sacrifici. I suoi nonni paterni ad esempio godevano dell'aureola di marti­rio, perché durante la persecu­zione di Massimino per sette lun­ghi anni avevano vissuto nasco­sti sui monti e nei boschi. Basi­lio subì grandemente l'influen­za della nonna Macrina e anche della sorella con lo stesso nome (dirigeva una comunità di com­pagne in una specie di monaste­ro, è diventata poi santa). Que­sta aveva un grande ascendente sul fratello e fu lei stessa a sol­lecitarlo a ricevere il battesimo in­vitandolo a porre fine alla vanità di una scienza umana e dedicar­si a Dio. Basilio ebbe la possi­bilità di studiare prima a Cesarea, poi a Costantinopoli e infine ad Atene, allora uno dei principali centri culturali. Qui conobbe Gre­gorio Nazianzeno. I due diven­tarono grandi amici: ambedue vescovi, dottori della Chiesa e santi. Conobbe ad Atene anche un certo Giuliano (la storia lo chiamerà Giuliano l'Apostata). Attirato dall'ideale monasti­co, viaggiò molto visitando mo­naci ed eremiti palestinesi, egi­ziani e armeni. Rimase forte­mente ammirato e attratto dalla loro scelta. E divenne monaco. Ma Basilio, da persona intelli­gente e acuta che era, notò che mancava qualcosa. Questi mo­naci amavano in maniera radi­cale Dio con tanti sacrifici; la lo­ro vita ascetica era ineccepibile ed encomiabile. Ma l'amore del prossimo dove lo praticavano, se vivevano isolati? Basilio aveva intuito che per amare Dio non bastava solo la contemplazione, ci voleva anche l'azione fatta di istruzione ai poveri e di mol­teplici opere di carità, e maga­ri anche esercitare l'amore del prossimo sopportando i propri fratelli nella vita comunitaria. Da questa sua esperienza e ri­flessione nacque il progetto del "cenobio" (= vita in comune). Queste intuizioni sulla vita reli­giosa le trasmise nelle Regole: queste avranno un influsso enorme sulla Chiesa, facendo di san Basilio il padre del mona­chesimo dell'Oriente. Non solo il nostro san Benedetto chia­mandolo "il beato padre san Ba­silio" ne riconobbe l'influsso su quello occidentale. Ordinato sacerdote nel 364 di­ventò per un po' di tempo colla­boratore del vescovo Eusebio di Cesarea, finché alla sua morte ne raccolse l'eredità pastorale. Non era ricco di anni (ne aveva 40) ma lo era di esperienza, di cultura, di coraggio e di santità. Tutte ca­ratteristiche che dimostrò subito. Prima di tutto nel resistere all'imperatore ariano Valente, che difendeva l'arianesimo (una ere­sia dirompente per il Cristiane­simo). E’ interessante la risposta che Basilio diede al governatore Modesto: questi aveva tentato in tutti i modi di fargli sottoscrive­re una dichiarazione pro ariana minacciandolo di rappresaglie, in quanto il suo atteggiamento ribelle contro l'imperatore non l'aveva mai tenuto nessuno. Ba­silio gli rispose: "Forse perché non ti sei mai imbattuto in un vescovo". Aveva ragione. Vescovi della tempra, cultura e santità di Basilio non ce ne erano in giro. Quasi viene da ridere al pensare ai due contendenti: l'imperatore Valente, con tutta la sua potenza e potere politico contro un ve­scovo mingherlino, povero e ma­laticcio, armato solo della sua cultura e fede in Dio. Chi vincerà il duello? Strano ma il più forte cedette. Valente capì chi aveva davanti e... lasciò fare. Con di­sappunto del governatore Modesto. Anzi, ironia della sorte, più tardi fece ricorso proprio a lui per mettere pace fra alcune chie­se, donandogli come regalo dei poderi.

 

La  “Basiliade”: la "città di Basilio" per i malati

Quei terreni li adoperò per co­struire una cittadella della soffe­renza e della speranza (una spe­cie di Cottolengo "ante litteram"). Il popolo la chiamò "Basiliade" ovvero "la Città di Basilio". E Basilio ne fu il motore intelli­gente e pieno di energia. Il con­cetto di ospedale non è moderno, non è figlio del solito illuminismo o della scienza figlia della ra­gione. La Basiliade era un com­plesso grandioso con vari repar­ti, secondo le diverse malattie, per evitare contagi. Particolare cura era riservata ai malati di leb­bra, normalmente abbandonati anche dai parenti. Basilio era un grande organizzatore (qualcuno l'ha definito "l'ultimo dei Ro­mani'). Diceva che tutti anche i malati erano chiamati a "di­ventare Dio" per grazia... di Dio. Aveva organizzato bene an­che la carità per finanziare la sua città-ospedale senza aspettare il ministero della Sanità dell'Impero Romano. E qui ritorna in ballo Giuliano al massimo della carriera: era imperatore. Questi sentendo parlare della Basiliade si infuriò con i suoi governatori perché pur essendo pieni di de­naro pubblico e di "risorse uma­ne" (leggi schiavi) non erano riu­sciti a realizzare qualcosa di si­mile, a differenza di quel mona­co spiantato di soldi e di schia­vi ma ricco di... Provvidenza. Giuliano aveva dimenticato qual­cosa o meglio Qualcuno in cui non credeva più: Dio. San Basilio non solo è un grande vescovo e santo ma è an­che un Dottore della Chiesa. Scrisse anche molte opere. Ma mentre Gregorio di Nissa, suo fratello, era un vero speculativo, lui era pratico, essenziale, strin­gato, chiaro e profondo e rigoroso nell'argomentazione. Ci ha la­sciato opere di carattere teologi­co, esegetico (a commento del­la Scrittura) morale e ascetico. Ci sono rimaste anche molte sue lettere. In questi scritti Basilio si dimostra un maestro spirituale ed un padre non solo per i mo­naci ma per tutti i fedeli. Un con­cetto su cui il grande Basilio ritornava sempre era che Dio è il bene sommo ed unico del­l'uomo, la felicità di questi è nel possesso di Dio. Dio è la mi­sura del bene dell'uomo e del­la sua felicità. Ma per rag­giungere questo è necessario "camminare alla presenza di Dio" e praticare una costante ascesi o sforzo spirituale per attuare questa conformazione a Cristo, e per non ostacolare l'opera e l'illuminazione dello Spirito Santo. Anche all'uomo di oggi san Basilio propone l'immagine di un Dio non solo non invidioso dell'uomo o tiranno su di lui, ma un Dio che ha a cuore la sua gran­dezza e felicità. L'obiettivo di questo Dio è di "collaborare" al­la grandezza e alla felicità del­l'uomo. Per cui l'uomo, ogni uo­mo, è chiamato a "diventare Dio per grazia" di Dio. Ecco la sfida che, secondo san Basilio, Dio lancia all'uomo di tutti i tempi.

 

In Maria fu preparato il disegno di salvezza

"O abisso della bontà e dell'amore di Dio per gli uomini! Ma noi, nonostante questo smisurato amore, ci sottraiamo al suo ser­vizio. Perché Dio è in mezzo agli uomini? Gli uomini ne inda­gano il motivo mentre dovrebbero adorare la sua bontà. O uo­mo, che fare con te? Finché Dio rimane nelle altezze, tu non lo cerchi; quando discende accanto a te e conversa con te nella car­ne non lo accogli ma cerchi il motivo per il quale hai potuto diventare familiare con Dio. Sappi che per questa ragione Dio è venuto nella carne, perché era necessario che questa carne, og­getto di maledizione, fosse santificata; che questa carne debo­le, fosse rafforzata; che questa carne, estranea a Dio, gli diven­tasse familiare; che questa carne caduta dal paradiso, fosse ri­sollevata nei cieli. E qual è il luogo in cui lavora a tale disegno di salvezza? Il corpo della Santa Vergine Maria" (da Omelia sul­la natività di Cristo 2-3).

 

Invito a leggere la Bibbia

Basilio è considerato un maestro sicuro nello studio della Scrittura, nella sua interpretazione e nell'amore con cui biso­gna accostarla, leggerla e viverla (Lectio Divina). I Salmi, Pa­rola di Dio ispirata, sono considerati e usati dalla Chiesa anco­ra oggi come base della propria preghiera. Ecco cosa scrive san Basilio dei Salmi: "Il salmo è tranquillità dell'anima, arbi­tro di pace, allontana il tumulto e l'ondeggiare dei pensieri, reprime l'ira dell'animo, corregge e modera la sfrenatez­za... concilia l'amicizia, pacifica coloro che sono separati, met­te in fuga i demoni, invoca l'aiuto degli angeli... è sicurezza ai fanciulli, ornamento dei giovani, consolazione per gli an­ziani. E’ base per chi muove i primi passi nella perfezione, incremento per chi progredisce in questo cammino, sostegno per chi giunge alla meta". (Omelia sul Salmo 1,2).