PADRE
ALESSIO BENIGAR

Nell'antichità
cristiana, chi, colpito a morte in odio a Cristo, tuttavia sopravviveva, era
chiamato confessore della fede. Questo nobile titolo, simile assai a quello
di martire, ben si addice, anche oggi, al Padre Alessio Benigar, che nella sua
lunga vita, a causa di Gesù, passò attraverso il martirio e sopravvisse,
fino alla più tarda età.
Sulle orme di Francesco
Nacque a Zagabria (Croazia), il 28 gennaio 1893 e al battesimo fu chiamato Francesco, come il poverello di Assisi i cui frati, nei secoli più bui, facevano la loro parte nei Paesi slavi per difendere la fede cattolica, minacciata dai Turchi.
Francesco
Benigar crebbe forte, deciso, innamorato di Gesù, suo soldato, come allora
ben si diceva, quando l'Arcivescovo della sua illustre città lo segnò con
sigillo dello Spirito Santo nella Cresima. Da Gesù, Pane di Vita, traeva
sovente luce e forza per vivere e testimoniare il Vangelo.
Durante
la sua adolescenza, straordinariamente pura, scoprì il suo santo Patrono,
Francesco d'Assisi, nel suo fascino di speculum Christi e decise di seguirlo
più da vicino, molto da vicino, sulle sue orme, entrando il 7 settembre 1907,
nel noviziato dei Frati Minori, nella provincia francescana dei Santi Cirillo
e Metodio di Croazia.
Un
anno e mezzo di prova per la sua verde età - aveva solo 14 anni -, poi, il 4
marzo 1909, davanti alla Madonna delle Grazie a Tersatto (Fiume), offrì a Dio
i suoi primi voti. Seguirono gli studi filosofici e teologici. Fra' Alessio
(questo il suo nuovo nome da religioso) si rivelò intelligente, appassionato
della sua vocazione, ricco di molti doni di natura e di grazia con una
particolare sapienza e fortezza d'animo.
Il
30 marzo 1912, si consacrava a Dio con i voti solenni e, tre anni dopo, era
ordinato sacerdote a Zagabria, il 30 giugno 1915.
In
quei giorni di consacrazione totale a Dio, Fra' Alessio fece una promessa
alla Madonna: ogni giorno avrebbe sgranato in suo onore il Rosario intero, anzi,
tutto il tempo libero, anche nei ritagli di tempo, lo avrebbe riempito di
Rosari, per la salvezza di tutte le anime. Maria Santissima lo condurrà, come
conduce i suoi prediletti, a compiere grandi cose.
Da
quel giorno, nessuno riuscirà più a fermarlo. La prima tappa: il suo
apostolato in Croazia, in un momento difficile per portare la verità del
Vangelo e la pace, durante la prima guerra mondiale, che vedeva il tracollo
dell'Impero degli Asburgo e una nuova sistemazione dei Balcani.
Ad
un certo punto, i suoi superiori lo mandarono a Roma, dove, presso il
Pontificio Istituto Orientale, nel 1929, conseguì la laurea di rerum
orientalium Doctor. Audace come un ardito, coltissimo, in possesso di diverse
lingue, quel medesimo anno partì per la Cina.
Aveva
dentro il fuoco dei primi missionari, quelli che nel Medioevo, figli del suo
stesso Ordine Francescano, forse per primi si erano incamminati senza alcuna
speranza di ritorno, verso quel grande Impero d'Asia, per portarvi Gesù
Cristo.
Padre
Alessio, per 25 anni, nell'Istituto regionale di Teologia di Han Kow, fu
professore di teologia, maestro dei novizi e dei chierici, portando
all'altare di Cristo, tre generazioni di giovani candidati al sacerdozio. Fu
un autentico apostolo degli apostoli.
Il
1° ottobre 1949, Mao Tse Tung giunse al potere, con i metodi violenti noti a
tutti. La dittatura dei comunisti cominciò a stringere sempre più nella sua
morsa la Chiesa, con la persecuzione, il carcere, l'espulsione, la morte.
Padre
Alessio rimase sulla breccia fino al 1945, quando un giorno, mentre stava
predicando un corso di esercizi spirituali, fu arrestato e condotto al comando
centrale della polizia.
Seguirono
interrogatori, torture, cose indicibili e neppur pensabili da onesta mente
umana.
Un
giorno, i suoi aguzzini, a lui e ad altri preti cattolici fecero bere l'urina,
affinché rinnegassero Gesù Cristo.
Qualche
tempo dopo, con altri missionari, fu espulso. A chi gli domandava che cosa
avesse vissuto nelle prigioni di Mao "il liberatore", Padre Alessio rispondeva:
«Preferirei fare silenzio su tutto, pregando... lì ho vissuto quel che il
giorno del giudizio universale manifesterà».
Come
aveva promesso Gesù ai suoi Apostoli, lo Spirito Santo gli aveva ispirato che
cosa dire davanti ai suoi persecutori e lui aveva reso testimonianza al Divino
Maestro.
Avrebbe
voluto, Padre Alessio rientrare nella sua provincia d'origine, in Croazia, ma
il Generale di allora, Padre Sapinski, lo chiamò a Roma al Collegio internazionale
Sant'Antonio e gli affidò il compito di padre spirituale dei sacerdoti
studenti.
In
una parola, continuava la missione che aveva percorso in Cina, padre e guida dei
futuri apostoli, strumento dello Spirito Santo, nel modellare i suoi amici
ad immagine di Gesù.
Undici
anni di lavoro così, poi egli stesso, a 72 anni, chiese di lasciare l'incarico
per l'età. Ma non aveva fatto solo questo, che pur sarebbe già molto. Nel
1943, aveva pubblicato La Liturgia Romana, in due volumi, uscito uno a Pechino
e l'altro a Tien Sin.
Nel
1958, aveva fatto uscire a Sapporo, in Giappone, la prima edizione della sua
Theologia Spiritualis, ripubblicato a Roma in seconda edizione nel 1964: testi
di singolare bellezza e verità in cui Padre Alessio concentra il suo studio e
il suo amore su Gesù Cristo, Crocifisso e Risorto, vivo e operante nel
Santo Sacrificio della Messa, in adorazione al Padre in espiazione del peccato
per la salvezza dell'umanità. Intanto, nel 1960, a Krasic, suo paese natale, in
Croazia, era deceduto, come un martire, il santo Cardinale di Zagabria, Luigi
Stepinac, a causa delle persecuzioni subìte da parte dei comunisti al
potere.
Padre
Alessio era legato a lui da intensa amicizia e venerazione e ne scrisse una
stupenda biografia, spiegando in mille densissime pagine, come il Cardinale
Stepinac fosse stato un intrepido confessore della fede.
A
causa di questa biografia giudicata "revisionista" dai comunisti al
potere in Yugoslavia, non avrebbe più potuto entrare nella sua Croazia.
Senza
lasciarsi intimidire, Padre Alessio lavorò per la beatificazione del suo
Cardinale.
Anche
negli anni più operosi, e questo fino alla fine, Padre Alessio, alle cinque
del mattino era già in chiesa: la sua giornata iniziava con la meditazione,
il breviario, la Via Crucis - sua preghiera prediletta - cui aggiungeva,
lungo il giorno, Rosari, Rosari e Rosari alla Vergine benedetta, quasi a far
della sua giornata un Rosario ininterrotto. Seguivano lunghe ore dedicate
alle confessioni e alla direzione spirituale: così nella chiesa di Sant'Antonio,
come a San Giovanni in Laterano, dove veniva sovente chiamato.
Altri
due confratelli lo emulavano e gli davano il cambio, quando lui si dedicava ad
altro ministero: Padre Emanuele Chiettini (il "santo fraticello" di
Roma, simile a San Francesco d'Assisi, persino nel volto e nella magrezza
penitente) e Padre Ermenigildo Lio, il grande moralista, allora professore al
Laterano e amico personale del Papa Paolo VI, nelle ore più difficili e
amare.
Allo
stesso modo, parlando, Padre Alessio, diverse lingue, si rendeva disponibile a
predicare, contagiando diversi cuori con la sua fede e la sua gioia. Soprattutto
in corsi di esercizi spirituali, predicati alle più svariate categorie di
persone. Assetato delle anime da salvare, impegnato ad aiutare i sacerdoti,
religiosi, seminaristi e umili fedeli a farsi santi, sofferente fino allo
spasimo davanti all'apostasia della fede, nei nostri tempi, anche da parte
di chi avrebbe dovuto essere modello nella fede: «Non vedi lo sfascio che ci
circonda? Salvati da questo sfascio! La Madonna salverà la Chiesa e l'umanità,
riportandola al Figlio suo!».
Forte
come una roccia, giunse vigoroso e sempre attivo all'età di 95 anni, di cui
80 di vita religiosa e 73 di sacerdozio.
Il
1° novembre 1988, solennità di Tutti i Santi, all'ora di cena nella sua
comunità, si sentì male.
Disse
subito: «Distendetemi sul pavimento e datemi l'Unzione degli Infermi!».
Si
spense così, sulla nuda terra, come San Francesco d'Assisi, con il sorriso
sul volto, lieto di andare a vedere Gesù che aveva amato e fatto amare, dalla
Croazia alla Cina, a Roma, come protagonista infaticabile degli Atti degli
Apostoli dei giorni nostri.
In
una delle sue pagine ardenti, fu trovato scritto: «O Santissima Croce, o
innocente e prezioso sangue, o povertà di Cristo mio redentore! O piaghe
pietose, o cuore trapassato di Cristo, o sangue sparso, o divinità del Verbo,
degna di essere adorata, aiutami ad ottenere la vita eterna nella mia morte.
Amen».
La
vita di Padre Alessio, è stata profondamente segnata dalla sua esperienza
missionaria in Cina.
A chi gli apriva il cuore per confidargli le sue difficoltà diceva: «Quando sei nel dubbio o in pericolo, ripeti: Tutto per te, Gesù, tutto per te!».
Il
3 ottobre 1998, Giovanni Paolo II ha beatificato il suo grande amico, il
Cardinale Luigi Stepinac. Non verrà forse anche il giorno della
beatificazione di Padre Alessio? La Chiesa ha i suoi tempi, ma intanto, solo
lei ha uomini così. Paolo Risso - Str. San Carlo, 5
- 14055 Costigliole d'Asti.