MARIA CELESTE
Un'anima,
una vita, un messaggio per la famiglia, per la pace nel mondo
Vi
sono persone le quali, fin che vivono, passano quasi inosservate, sembrano
persone da poco, inutili e a volte sono quasi di fastidio per chi non comprende
la ricchezza spirituale che le spinge ad agire in quel modo e al nascondimento.
E'
difficile parlare di queste persone delle quali, a tutta prima, sembra che non
ci siano grandi imprese da raccontare e sembra che non abbiano neppure avuto
grandi doni da madre natura e tanto meno dal buon Dio, perché, se anche ne
hanno avuti, hanno tenuto tutto nascosto e si sono preoccupate solo che nessuno
sapesse...
Quando
però passano all' altra vita, i parenti e gli amici si guardano intorno e si
accorgono di un vuoto immenso, che non è il vuoto lasciato dalla persona
soltanto, ma è un vuoto dovuto ad una testimonianza di un amore che non c'è più,
la testimonianza di una umiltà, di una dolcezza, d'un silenzio, in sostanza di
un insieme di virtù che quando non c'è più fa riflettere e, finalmente,
richiama alla realtà di quella persona che prima non si era capita e magari si
era sottovalutata, e poi si dice quasi sorpresi: ma quella era una santa. Non
vogliamo precorrere i tempi, né anticipare giudizi che spetteranno ad altri, ma
riteniamo utile, per la maggior gloria di Dio, fare chiarezza sulla vita e sulle
virtù di Maria Celeste per l'esempio di vita cristiana, di amore a Dio, alla
Vergine santa, alle anime, alla famiglia che ne può venire ai cristiani di
buona volontà.
Quanto
verremo dicendo è frutto delle testimonianze di persone che con Maria Celeste
hanno avuto lunga dimestichezza, ne hanno apprezzato le virtù e ne hanno
ricavato incitamento di autentica vita cristiana, di amore a Gesù Cristo, alla
Vergine Santa, alla Chiesa e alla famiglia, nonché alle persone più sole, più
bisognose, abbandonate.
Tra
queste testimonianze vi sono sacerdoti, dirigenti e membri del Movimento per la
famiglia (MIDAF), vi è il marito che ha condiviso con Maria Celeste varie tappe
del suo apostolato e che è stato testimone della sua ascesa spirituale, vi sono
testimonianze scritte di antiche amicizie e di amicizie più recenti.
Ci
sono venute numerose richieste di rendere pubbliche le memorie straordinarie di
questa anima innamorata di Gesù Sacramentato e di Maria Santissima, che dalla
Vergine Santa ha ricevuto messaggi per la famiglia e per la pace del mondo in
tempi in cui la rivoluzione del 1968 portava lo scompiglio nella politica, nella
vita sociale e soprattutto una drammatica confusione nella mente della gioventù
sempre desiderosa di cose nuove e di cambiamento. Il gusto di cambiare dava a
quella gioventù l'illusione di ringiovanire il mondo che invece rischiava di
invecchiare quanto è vecchio satana, causa prima del degrado morale a cui
quella rivoluzione avrebbe riportato il mondo.
Quanto
è contenuto in queste pagine è riportato con la massima fedeltà in omaggio
alla verità conosciuta da testimoni oculari. Ed è soprattutto questa verità
che ci ha spinti a fare conoscere la personalità singolare di Maria Celeste che
ha sempre espresso con la vita "l'armonioso inno della fede, la stupenda
iridescenza della speranza, la forza possente della carità", secondo
quanto ella stessa ebbe a scrivere in una composizione poetica.
Ci
ha spinti poi a scrivere il desiderio di fare partecipe tanta gente dello
"straordinario dono di bontà, di dolcezza, di umiltà" di una
creatura privilegiata che fu "un'epifania dell'amore e della tenerezza di
Dio" nella certezza che potrà venirne a molti un gran bene.
Sei una sposa? Stai per esserlo? Sei mamma, giovane, anziana? Non importa, fa lo stesso. Ti vediamo vicino a noi e leggiamo nei tuoi occhi il desiderio di sapere tante cose, di avere tante risposte agli interrogativi che la vita pone a tutti, quindi anche a te, che vivi le tue scelte con sentimenti alterni: gioie e tristezze, felicità e delusioni. Sono ingredienti che danno il tono alla vita di ogni giorno.
La
storia che stiamo per raccontarti è di una creatura chiamata con un diminutivo
che a lei piaceva tanto anche se nascondeva la grandezza e la dolcezza del suo
nome di battesimo: Tina. Così aveva voluto essere chiamata quando persone
"adulte" faticavano a pronunciare il suo nome di battesimo, perché
troppo "complicato": Maria Celeste. La chiamarono Celestina. Ma lei si
ribellò: "allora chiamatemi Tina". La sua fantasia di bimba di cinque
anni le aveva suggerito un nome che a lei pareva tutto nuovo, piccolo come lei
era piccola. L'avrebbero sempre chiamata Tina.
A
differenza delle persone che per lunga consuetudine continuarono a chiamarla
Tina, noi la chiameremo Maria Celeste, perché come ogni nome di battesimo,
anche questo è scritto in cielo, e perché questo nome porta in sé il presagio
della predilezione con cui la Vergine Santa avrebbe arricchito di doni la sua
creatura.
Perché
la memoria di Maria Celeste non si spegnesse, si è costituito un Comitato con
lo scopo di prendere opportune iniziative, la prima delle quali è la presente
piccola biografia che proponiamo a quanti hanno conservato il culto
dell'Eucaristia, a quanti hanno a cuore le sorti della famiglia cristiana, a
quanti hanno sempre il coraggio della propria fede e la testimoniano con
fermezza in ogni ambiente di vita. Sono questi gli insegnamenti che scaturiscono
da queste brevi pagine, insieme ad un tenero amore verso la Vergine Santa il
quale costituisce il primo dei quattro cardini intorno ai quali si è svolta la
vita di Maria Celeste: Gesù Eucaristia, Maria Santissima, la famiglia
cristiana, una fede ardente, granitica, che i marosi della vita sono serviti a
far maggiormente risplendere senza mai scalfirla.
Maria
Celeste nacque a Fabriano il 10 Marzo 1910 e fu una nascita segnata dal rifiuto
di chi invece avrebbe dovuto amarla.
La
nonna paterna voleva un nipote maschio e quando si vide presentare una bambina,
andò su tutte le furie e la gettò giù dalle scale con il desiderio, forse
inconscio, che morisse.
Invece,
forse perché i disegni della Divina Provvidenza non possono essere sconfitti
dalla cattiveria umana, Maria Celeste uscì illesa da quel rotolone.
In
quel momento era nata una creatura destinata alla sofferenza per il compimento
di disegni di Dio che, con lo scorrere del tempo, riuscì a capire solo chi le
viveva accanto.
Ancora
piccolissima fu condotta dai genitori in Svizzera dove il padre, dott. Gisleno
Mannucci, farmacista, aveva trovato lavoro presso un'azienda farmaceutica.
Dopo
qualche anno però, la madre Ginevra Mari, si ammalò di spagnola e morì quando
Maria Celeste aveva appena cinque anni. L'amara odissea, cominciata col rotolone
giù per le scale, continuava inesorabile il suo percorso.
Si
volle tenere nascosto il funerale alla bambina che già piangeva angosciosamente
perché voleva la sua mamma. La bambina però vedeva dai vetri della finestra il
viavai della gente nella strada e chiedeva: "Che cos'è quella carrozza e
perché mi avete messo in testa questo nastro nero?"
Quell'odissea
di dolore accompagnerà Maria Celeste per tutta la vita, ma non fu mai un dolore
capace di chiuderla in se stessa, bensì di maturare in lei un amore sconfinato
verso la Vergine Santa di cui portava il nome. La morte della mamma resterà per
sempre il dolore più profondo della sua vita, ma sarà sempre accompagnato
dalle ultime sue parole: "ama tuo padre, Gesù sull'altare e la Mamma del
cielo. Sarà Lei ad accompagnarti e a farti felice".
La
Madonna fu sempre la luce della sua vita e Gesù Sacramentato sarà sempre
l'amico del suo cuore. A Lui confiderà ogni sua pena e quel Cuore Divino sarà
il suo rifugio nei momenti più bui della sua vita.
La
bimba non poteva immaginare cosa fosse la felicità, come a cinque anni nessuna
creatura può immaginarlo. Poiché però la mamma le aveva detto che la Madonna
l'avrebbe fatta felice, ricordando che i momenti più belli vissuti fino allora
erano quelli trascorsi sulle ginocchia della mamma, pensava che la Madonna
sarebbe venuta, almeno qualche volta, a prenderla sulle ginocchia per farle
sentire tutto il suo amore materno. Intanto aspettava e piangeva perché la
Madonna non arrivava mai.
Il
padre ritornò in Italia e, con il denaro guadagnato in Svizzera, comperò una
farmacia e si stabilì con la famiglia a Lecco (Como).
Non
potendo seguire la bambina, il padre assunse una donna di servizio, la quale però
deluse ben presto la fiducia accordatale: scomparvero alcuni oggetti di casa e
poi anche un paio di scarpette nuove della bambina. Poiché il papà voleva
licenziarla, Maria Celeste intervenne per difenderla dicendo che quelle
scarpette erano proprio utili alla bambina della tata, la quale, poverina, era
sempre scalza. Poi scomparve dal collo di Maria Celeste la catenina d'oro
ricordo del battesimo.
Allora
papà Gisleno, per non lasciare la bambina in mani estranee e soprattutto per
non metterla in collegio, decise di risposarsi.
Si
era convenuto tra i due promessi sposi che la bambina sarebbe rimasta in casa e
che avrebbe avuto ogni cura materna.
Per
un po' sembrava che le cose andassero per il meglio, poi avvenne un fatto che
dimostrò il malanimo della matrigna.
Maria
Celeste aveva raggiunto i sette anni e chiese a papà Gisleno di fare la prima
comunione, come da tanto tempo desiderava.
La
matrigna però non volle che la bambina andasse in Parrocchia con le altre
bambine, perché avrebbe dovuto preparare l'abito bianco per non fare brutta
figura davanti alle altre bambine. E poi c'era la spesa...
Pensò
allora di rivolgersi ad un istituto di suore, chiedendo ad esse di preparare la
bambina a una cerimonia privata, senza lussi, modesta, perché la bambina,
diceva lei, non amava le grandi feste, e preferiva una cosa umile, semplice.
Il
giorno della prima Comunione, Maria Celeste si presentò con un abito grigio di
tutti i giorni alle suore che l'avevano preparata.
Nella
chiesetta era sola, perché la cerimonia era solo per lei. La matrigna era
assente e il papà non aveva potuto lasciare la farmacia. In quella solitudine
Maria Celeste invocò la sua mamma e, mentre le lacrime le rigavano il viso,
ebbe l'impressione che la mamma le fosse vicino e l'accarezzasse i capelli.
-
Mamma! - disse. E scoppiò in pianto.
Una
suora le si avvicinò per farle coraggio. Il sacerdote celebrante non fece
alcuna omelia. Per una bambina sola non valeva la pena. Anche se la parola di
Gesù l'avrebbe tanto confortata. Ma lei aspettava solo lui, Gesù.
Le
avevano detto che quando il sacerdote mostrava l'ostia doveva aprire la bocca
perché allora Gesù sarebbe venuto. Quando la Messa fu alla Consacrazione, il
sacerdote alzò l'ostia per il gesto liturgico dell'Elevazione e Maria Celeste
aprì la bocca e presentò la lingua.
Ma
Gesù non veniva.
La
bambina aspettava ed in cuor suo chiedeva: "Gesù, perché non vieni?"
E grossi lacrimoni scendevano sulle guance di Maria Celeste che continuava a
mostrare la lingua a Gesù e lo sollecitava a venire "Vieni. E' tanto che
ti aspetto, perché non vieni? Cosa ti ho fatto?" Finalmente la suora si
accorse della situazione e corse a tranquillizzare la bambina dicendole che Gesù
sarebbe venuto quando il sacerdote, sceso dall'altare, si sarebbe avvicinato a
lei. Maria Celeste si tranquillizzò, mise il volto tra le mani e continuò a
parlare con il suo Gesù finché venne il momento della Comuneunione di quella
piccola anima innocente con Colui che sarebbe stato sempre per lei:
Gioia,
felicità, profondo amore, eterno gaudio, verità e via, sole radioso, balsamo
del cuore, unica speme della vita mia.
Così
scrisse Maria Celeste ventenne in una sua poesia, ricordando la sua prima
Comunione e manifestando vivissima fede e una profonda amorosa comprensione per
il Divino Sacramento.
Sai
tu quanti bambini hanno atteso Gesù con tanto amore e con tanta ansia?
Ma
vi sono altri versi scritti molto prima di quelli citati, che palesano quali
fossero i propositi di vita spirituale maturati da quella prima Comunione e
dall'intensa vita eucaristica che ne è seguita.
Semplice,
umile, pudica e pia di sacrificio e di dedizione tessuta vorrei che fosse ognor
la vita mia, e fosse tutta come il bianco fiore, consacrata al Signore
Maria
Celeste ebbe tanta fiducia in Gesù Eucaristico e l'amò tanto che ogni mattina
era alla Messa, anche con la neve alta dei mesi invernali più freddi. Non le
pareva possibile vivere un giorno senza Gesù. Fu vista, lei sola, imbacuccata
sotto la neve, appoggiata alla porta della chiesa, aspettare che qualcuno
aprisse. Ed erano le sette del mattino; e aveva solo sette anni.
Terminata
la Messa si spensero le luci, ma Maria Celeste restava immobile nel suo banco,
con la testa tra le mani, in intimo colloquio con il suo Gesù.
Una
suora venne a scuoterla. La bambina si alzò con gli occhi pieni di pianto. La
suora l'accarezzò dicendo: "Povera bimba!" Certamente aveva capito
tante cose. La bimba uscì di chiesa e rasentando i muri, si avviò verso la
farmacia. Voleva vedere il suo papà, l'unica persona al mondo che le voleva
bene.
"Angelo
mio!" esclamò il papà vedendola entrare. E rimasero abbracciati a lungo,
mentre la figura di un'altro angelo, mamma Ginevra, era presente nelle loro
menti e nei loro cuori.
L'abbraccio
di papà fu l'unico regalo cha Maria Celeste ebbe a ricordo della sua prima
Comunione. Ma quell'abbraccio lo ricorderà per tutta la vita.
La
matrigna mal sopportava il sentimento religioso della bambina, il suo pregare in
ginocchio davanti all'immagine della Madonna, il suo voler andare tutti i giorni
in chiesa, le sue lacrime ogni volta che si parlava della mamma morta. Così si
mostrò presto insofferente della presenza della bambina e poi cominciò ad
insistere perché fosse messa in collegio.
Papà
Gisleno, per evitare litigi che si facevano ogni giorno più pesanti, fu
costretto a cedere e Maria Celeste, che già tanto soffriva per la mancanza
della mamma, si vide privata anche del papà.
Il
papà la condusse all'istituto delle suore Canossiane a Como ove la lasciò con
lo strazio nel cuore.
Maria
Celeste ricorderà sempre le buone suore che l'avevano educata e cresciuta nella
fede dandole tanta attenzione e tanto affetto. Sono della fine di quegli anni
alcune sue poesie dedicate alla mamma che rivelano la sensibilità del suo animo
e tutta la sofferenza da lei tenuta in cuore per l'assenza della persona che più
si amava nella vita:
"Passaron
gli anni e della madre accanto non ebbi mai la guida sua e l'amore, non la mano
a terger il mio pianto, fui sempre sola in ogni mio dolore. Oh quante volte
avrei desiderato posar la testa sul suo cuor materno! Ma tutto questo ognor mi
fu negato com'è negato il sol al crudo inverno ".
Spesso,
soprattutto nei primi anni di collegio, fu vista appartarsi, durante la
ricreazione, davanti alla grotta della Madonna di Lourdes per riversare la piena
del suo dolore nel Cuore della Mamma del Paradiso, che fin da allora, forse per
un particolare dono celeste, aveva imparato ad amare teneramente.
La
sua fu una sofferenza che l'accompagnò sempre e che si attenuò solo negli anni
del matrimonio per la dedizione incondizionata del marito.
Però
la sua era una giovinezza già immersa nel dolore e nell'amore del Signore e del
prossimo, soprattutto dei bambini, e per questo il suo dolore si fa preghiera.
"Per
la mia infanzia priva di calore che non ci sian più bimbi senza mamma, per la
mia giovinezza senza amore Signor, conserva la materna fiamma ".
Sono
versi che dimostrano la confidenza amorosa verso Colui ai cui piedi era solita
inginocchiarsi e nel cui Cuore divino era solita riversare la piena dei suoi
affetti umani. Ma rivelano anche la sua pena per le sofferenze degli altri,
soprattutto dei bambini che potevano trovarsi nelle sue condizioni.
Durante
tutta la vita le sofferenze degli altri saranno sempre sofferenze sue,
profondamente sentite e partecipate con l'aiuto materiale. Se veniva a
conoscenza che qualche famiglia era in difficoltà economiche, interveniva senza
che i suoi lo sapessero, come diremo meglio in seguito.
A
circa diciassette anni, giunse per lei il momento di lasciare il collegio e
Maria Celeste si preparava a quel giorno con poco entusiasmo. Mentre per le
altre ragazze quello era un giorno di festa, per lei era solo un giorno pieno di
incognite.
Non
era la mamma ad attendere il suo ritorno a casa, ma una matrigna che mal la
sopportava e che le avrebbe sempre messo contro il padre. E poi che cosa avrebbe
fatto nella vita ?
Alcuni
giorni prima del suo rientro in famiglia le avvenne un fatto che segnò
definitivamente la sua esistenza.
Una
mattina era ancora a letto, dominata dal solito pensiero dell'uscita dal
collegio, delle suore che le volevano bene e per le quali nutriva un tenero
affetto, tanto che le dispiaceva lasciarle. All'improvviso vide accanto al letto
una figura confusa, come in una nebbia, di un uomo che pareva vestito d'una
tunica bianca. A poco a poco la figura si fece più netta, più precisa, ed
apparve Gesù agli occhi stupiti di Maria Celeste che fece in fretta il segno
della croce. Gesù sorrise, le si avvicinò e le disse: "Ti voglio con me
nell'orto del Getsemani".
Poi
lentamente disparve. Maria Celeste rimase attonita. Nella sua mente si
rincorrevano tante domande con il dispiacere di non averle poste a Gesù e di
non aver chiesto a Lui cosa voleva dire.
Nel
Getsemani? Ma c'era già da quando era nata. Che cosa voleva ancora Gesù?
Era
successo tutto così improvviso, inaspettato, insolito. Sarà la vita a spiegare
a Maria Celeste il significato delle parole di Gesù, la sua vita sarà tutto un
soffrire, un pregare, un lottare per e con Gesù. Infatti la vita di Maria
Celeste è stata la vita semplice e umile di chi vuole servire il Signore senza
apparire, con il solo desiderio che ella espresse nei versi dedicati a Gesù
Sacramento quando era ventenne, prendendo lo spunto dalla piccola fiammella che
è sull'altare, versi che si sono trovati tra le poesie di un suo vecchi
quaderno:
"Ardi
perenne ai piè del Re d'amore tacita, solitaria, e fida ancella.
Tu
Cristo additi al pellegrino cuore. Una fiammella esser vorrei pur io, arder
d'amor, la vita consumare di Cristo ai piedi l'olocausto mio al suo trionfo lo
vorrei sacrare ".
In
questi pochi versi c'è tutta la fede e tutto l'amore verso Gesù eucaristico
che ha accompagnato Maria Celeste durante tutta la vita e che ella ha
testimoniato sia nella vita privata, sia nell'Azione Cattolica, sia nella sua
famiglia dopo il matrimonio, sia nell'apostolato per altre famiglie.
Quando
Gesù chiama ti segna dentro, e senti che se gli dici di no, tradisci l'Amore più
grande dell'universo; ti turba, ti inquieta, ti affascina, e se gli dici di sì,
ti rasserena, ti dà pace con la tenerezza che nessun altro ti può dare.
E'
da notare come la giovane Maria Celeste conclude i suoi versi parlando di
olocausto e offrendolo al trionfo del suo Gesù quando anche la miglior gioventù
cristiana di oggi alla parola "olocausto" facilmente si disorienta,
perché non sa che 1' olocausto è il trionfo dell' amore, e anche se lo sa, non
sa amare fino a fare del suo amore il trionfo del Signore, come invece ha saputo
fare Maria Celeste.
La
sua vita in famiglia non conobbe gioie, anzi le sue giornate erano per lo più
giornate vissute nella sofferenza perché senza comprensione alcuna da parte di
chi avrebbe dovuto farle da mamma. Per lei non c'era una parola dolce, mai una
carezza, e doveva intervenire papà Gisleno per difenderla dagli ingiusti o
troppo aspri rimproveri della matrigna, suscitando spesso litigi interminabili.
Maria
Celeste, anche se piccola, si sentiva in colpa per quei litigi che mettevano in
grave disagio il suo papà, per cui talvolta si sforzava di mostrarsi serena e
taceva sui fatti che l'amareggiavano.
Confidava
allora le sue pene alla Madonna che amava tanto e alla mamma che, ne era sicura,
dal Paradiso la proteggeva.
La
matrigna, che non aveva ricevuto da piccola né da grande alcuna educazione
religiosa, la canzonava ogni volta che la vedeva andare in chiesa e cercava in
ogni modo di metterle contro il padre. Nonostante vi fosse in casa una donna di
servizio, pretendeva che fosse Maria Celeste a fare i lavori più umili, dicendo
con disprezzo: "Una serva vale l'altra". (Dovette sturare il lavandino
del bagno anche il mattino delle nozze).
Se
Maria Celeste aveva bisogno di un paio di scarpe, la matrigna pretendeva che il
marito ne comprasse due paia per lei. Così per i vestiti e per ogni altra cosa.
E il marito si trovava a dover moltiplicare ogni spesa per tre. Allora, per non
mettere in difficoltà il padre, Maria Celeste si privava di tante cose anche
strettamente necessarie. Una volta fu il suo medico di famiglia a far notare al
padre che la figlia aveva le scarpe rotte, e si era in pieno inverno.
Queste
sono solo alcune notizie, che possono fare capire quale fosse l'atmosfera che si
respirava in quella casa. Ogni giorno la vita diventava più pesante per le
continue insinuazioni pronunciate a fior di labbra e i continui brontolii che
dimostravano una scontentezza di fondo dovuta alla mancanza di divertimenti in
compagnia della gente del gran mondo della città, cosa che era sempre stata nei
sogni di quella donna, e dovuta al desiderio di avere sempre più denaro, che
per lei era l'unica cosa valida.
Maria
Celeste andava ogni mattina a ricevere Gesù eucaristico, a Lui confidava le sue
pene, a Lui chiedeva aiuto anche per fare diventare più buona la matrigna. Per
avvicinarla alla vita di fede, faceva ogni cosa che a lei facesse piacere con
sollecitudine e con il sorriso sulle labbra. Ma vedendola sorridere, la matrigna
diceva con sarcasmo: "Ridi, ridi, poi ti sistemo io".
Il
padre per difendere la figlia, era arrivato all'esasperazione e a causa dei
continui e violenti litigi, teneva a portata di mano una rivoltella meditando il
suicidio.
Ma
il Signore non poteva abbandonare quell'uomo che era veramente un bravissimo
cristiano e si serviva del suo lavoro di farmacista per fare un gran bene.
Non
si sa quante prostitute tolse dalla cattiva strada, quante ragazze madri aiutò
perché non abbandonassero i loro figli, quanti aborti riuscì ad evitare con la
sua carità illuminata, concreta e tempestiva. Maria Celeste conosceva tutte
queste cose che erano tanti segreti tra lei e suo padre (guai se le avesse
sapute la matrigna) e cresceva a questa scuola di generoso altruismo e di vera
carità cristiana. Intanto i rapporti tra la matrigna e il padre si facevano
sempre più tesi perché papà Gisleno, dimostrava un giusto affetto per la
figlia. Gelosia, invidia, frustrazioni dovute ad una vita di famiglia onesta,
timorata di Dio, articolata sui canoni della parsimonia e della riservatezza,
canoni che, mai accettati dalla matrigna, avevano reso impossibile la convivenza
tra i due coniugi.
Quando
era tornata a casa dal collegio avrebbe voluto frequentare l'università per
laurearsi in farmacia in modo da aiutare con maggior competenza il padre nel suo
lavoro, ma la matrigna non volle neppure che se ne parlasse.
Non
si potevano sciupare i soldi per far studiare la figlia.
Maria
Celeste allora si accontentò di studiare da sola sotto la guida del padre che
si era laureato in Scienze chimiche farmaceutiche prima in Svizzera e poi in
Italia conseguendo il "maxima cum laude" da una commissione che si
complimentò con lui fino a dirgli che meritava di stare dalla parte degli
esaminatori e non sulla sedia dell'esaminando.
Maria
Celeste sapeva che la causa principale di tanto malessere era la sua presenza e,
d'accordo col padre decise di andarsene.
Alcune
amiche, impiegate a Milano all'Università Cattolica del Sacro Cuore, la
introdussero in quell'ambiente, ed ella lasciò il lavoro della farmacia e andò
a lavorare presso "la Cattolica".
La
ospitava una ottima signora, mamma di sei figli (di cui tre suore Canossiane),
la quale fu da Maria Celeste sempre considerata la sua seconda mamma.
Quella
signora era edificata dal contegno della sua ospite, soprattutto dal suo amore
verso la matrigna che giustificava dicendo: "E' la moglie di mio
padre".
Le
sembrava giusto che, volendo bene a suo padre, volesse bene anche a colei che ne
era la moglie e non pronunciò una parola contro la matrigna, ma spesso anzi la
difendeva. Per questo quella brava signora, parlando con i suoi figli esclamava:
"Ma che forza ha quella creatura".
A
volte, Maria Celeste, sentendo criticare la matrigna per i suoi comportamenti,
diceva: "Ero io che ero cattiva". Così difendeva chi le faceva del
male, accusando se stessa che era innocente come una povera agnella.
Poi
quella signora morì improvvisamente una domenica mattina mentre usciva dalla
messa e Maria Celeste, anche per le insistenze del padre, ritornò in famiglia.
Fu
una vita di continue rinunce, di tanta sofferenza, di tanta preghiera e di
un'intensa vita sacramentale.
Nel
corso di quegli anni Maria Celeste ottenne di modificare un poco i comportamenti
della matrigna, almeno quel tanto da rendere possibile la convivenza familiare,
ma quella donna non cambiò mai veramente.
Giunse
ad augurare alla figlia di morire "tisica svenata", e poco tempo prima
di morire, parlando della figlia già sposata e lontana da casa, disse: 'Possa
morire lei due mesi prima di me in un lago di sangue".
Invece
la poveretta due mesi dopo fu trovata morta nel suo letto in un lago di sangue,
appunto.
Il
tumore al seno, che aveva provocato metastasi allo stomaco e all'intestino,
aveva causato quella fine.
Maria
Celeste pianse quella morte, soprattutto perché capiva che certi parenti
l'avevano lasciata morire senza sacramenti.
Maria
Celeste, appena rientrata dal collegio, preoccupata di continuare ad amare e
servire il Signore fuggendo le tante occasioni di una vita mondana che le
venivano offerte dalla società "perbene" in cui era venuta a
trovarsi, andò a parlare con il suo parroco.
Questi
le consigliò di iscriversi all'Azione Cattolica, e fu così ben impressionato
dalla spiritualità della ragazza che dopo qualche tempo, le affidò il gruppo
delle "Beniamine".
Maria
Celeste profuse tutte le sue doti di spirito, di intelligenza e di cuore per far
sì che quelle bambine portassero nel mondo il profumo del Signore.
Non
perse alcuna occasione per rendere quel gruppo attivo sul piano della formazione
cristiana.
Per
loro preparò spettacoli in occasione di feste particolari. Scrisse commediole
(qualcuna venne anche musicata), dialoghi, sketch, scenette folcloristiche,
mettendo in scena ogni cosa con gusto finissimo e divertente .
Per
le feste parrocchiali, e in occasione delle visite pastorali dell'arcivescovo di
Milano le sue "Beniamine" avevano sempre una poesia pronta, composta
dalla loro delegata.
Si
adattava a chiudersi nella sua stanza per lavorare senza essere vista dalla
matrigna, la quale la canzonava per quelle sciocchezze che non le facevano
guadagnare una lira.
E
quando le furono affidate le "aspiranti" mise in atto, anche per loro,
iniziative appropriate interessandole vivamente alla vita dell'Associazione e
della formazione spirituale.
Non
solo non si tirava mai indietro, ma in ogni occasione era la prima a rispondere
alle richieste del sacerdote.
Così
venne il giorno che le proposero di partecipare al gruppo delle propagandiste
dell'Azione Cattolica.
Maria
Celeste rispose con entusiasmo alla richiesta e, dopo un breve periodo di
preparazione, entrò ufficialmente a far parte di quel gruppo, ricevendo il
crocifisso da parte del venerabile Cardinale Idelfonso Shuster, arcivescovo di
Milano.
Maria
Celeste ricorderà sempre con grande gioia quel giorno perché le aveva
consentito di entrare ufficialmente tra gli apostoli della Chiesa che amava con
tutte le sue forze.
Le
fu affidata una "plaga" di paesi che lei visitava, a turno, ogni
domenica, nella buona e nella cattiva stagione, trasformando il riposo festivo
in un faticoso lavoro per la gloria di Dio.
Una
domenica imperversava il maltempo e papà Gisleno insisteva perché rimanesse a
casa.
Maria
Celeste invece aveva dato appuntamento a quelle "care figliole di Oggiono"
e non volle mancare.
Arrivò
impregnata d'acqua come un pesce, ma le figliole che l'avevano aspettata erano
felici, e questo a lei bastava.
Intuiva
già che nell'apostolato bisogna dimenticarsi e lasciare ogni cosa, perché le
anime non aspettano e perché per l'apostolo non ci sono diritti, ma solo il
dovere di correre...
Alla
sera giunse a casa febbricitante. Il medico diagnosticò la pleurite che poi
provocò serie complicazioni polmonari per le quali ci vollero lunghi mesi di
cura, tanto che a Oggiono giunse notizia che la signorina era morta.
Si
stava celebrando una santa Messa in suo suffragio quando sulla porta della
chiesa apparve Maria Celeste che, nel frattempo, si era alquanto ristabilita.
Qualche
bambina si spaventò pensando ad un fantasma, ma la folla ne fu felice e più di
tutti il parroco che non sapeva più se continuare a celebrare una Messa da
morto o una Messa da vivo.
Tra
le attività svolte da Maria Celeste nell'apostolato sarà utile ricordare
l'incarico avuto dall'assistente della gioventù femminile di A. C., Don Busti,
di aiutarlo nel revisionare i libri di nuova pubblicazione, per conto
dell'ufficio diocesano dell' "imprimatur".
E'
un incarico che Maria Celeste svolse fino all'inizio della seconda guerra
mondiale e che dimostra la grande stima che quel sacerdote aveva per quella
ragazza la quale metteva in luce cultura, equilibrio e tanta saggezza.
E'
evidente che in lei operava la grazia e, in modo particolare, la luce dello
Spirito Santo che suppliva a studi filosofici e teologici che non aveva fatto.
In
quegli anni, Maria Celeste, desiderosa di servire il Signore consacrandosi
totalmente a Lui, fece domanda di entrare nella congregazione delle Canossiane.
Era
giunta a questa scelta per l'amicizia con le tre suore di quella congregazione,
figlie di colei che le aveva voluto tanto bene e che Maria Celeste considerava
come la seconda mamma.
Purtroppo
a causa di quel grave fatto polmonare, la risposta fu negativa e Maria Celeste
ne soffrì amaramente perché sognava di diventare missionaria e spendere
l'intera sua vita per il Signore. Ma i piani di Dio erano diversi anche se Maria
Celeste ricordava sempre le parole di Gesù: "Ti voglio con me nell'orto
del Getsemani" e non sapeva cosa fare per rispondere a quella volontà del
Signore, poiché non si rendeva conto che nell'orto del Getsemani si trovava già
da tanto tempo. Basta dire come ultimo esempio (e poi non torneremo più su
questo argomento) che durante quella lunga e grave malattia polmonare, di giorno
le mancava quasi ogni assistenza e, avendo bisogno di essere vegliata anche di
notte, dovette essere papà Gisleno a sobbarcarsi a quella fatica, e quando, per
lo stress del lavoro in farmacia, non lo poté fare, fu il medico di famiglia ad
offrirsi a vegliare l'ammalata che stimava come una santa.
Qui
occorre forse una precisazione perché, sentendo parlare di farmacia si può
essere indotti a pensare che vi fossero chi sa quali guadagni. Non è così,
perché a pochi metri di distanza c'era un'altra farmacia che faceva una
concorrenza spietata anche con metodi che il dottor Gisleno rifiutava, e
un'altra farmacia si trovava a un centinaio di metri da quella che ci interessa.
E poi si tenga conto della generosa carità di papà Gisleno, il quale era
fedele all'insegnamento evangelico: "Ciò che vi sopravanza datelo ai
poveri".
La
sua carità nascosta si poté valutarla in tutta la sua portata in occasione del
suo funerale, al quale parteciparono tante persone sconosciute e i fiori che
mani ignote deposero per anni sulla sua tomba.
Attraverso
l'Azione Cattolica Maria Celeste venne a conoscenza dell'Opera della Regalità
del Sacro Cuore, voluta da P. Agostino Gemelli e operante nell'ambito
dell'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano.
Non
esitò a chiedere di essere ammessa all'Opera della Regalità che era un
istituto secolare per la formazione alla vita di perfezione cristiana.
P.
Gemelli, col quale ebbe un colloquio prima di esservi ammessa, le disse in
dialetto lombardo: "Te se'n cit toumates" sei un piccolo pomodoro, ma
diventerai una grande pianta". Parole profetiche pronunciate dal fondatore
dell'Università Cattolica e sulle quali Maria Celeste spesso rideva, convinta
del suo nulla, dei suoi limiti, della sua incapacità a essere quale il Sacro
Cuore la voleva.
Però
in poco tempo, all'Opera della Regalità si fece ben volere e stimare da tutti
per il suo impegno a fare nella vita concreta di ogni giorno ciò che sentiva
nelle riunioni e ciò che le veniva trasmesso nei colloqui con le dirigenti e
soprattutto con P.Gemelli.
Quando
poi parlò di matrimonio, per quell'ambiente fu un trauma, perché nessuno
voleva perdere un elemento tanto prezioso.
Si
pensava che Maria Celeste con il matrimonio si sarebbe affievolita nella vita
spirituale, come se quel sacramento non fosse anch'esso mezzo di santificazione.
Ma
i disegni di Dio non coincidevano, anche questa volta, con quelli degli uomini.
In
quel tempo la crisi religiosa, soprattutto tra i giovani, era sempre più
aggravata dall'edonismo che si andava diffondendo, propugnando l'amore libero,
contro i principi cristiani sui quali fino ad allora si erano rette l'unità
della famiglia e l'indissolubilità del matrimonio. Si parlava sempre più
frequentemente di divorzio, soprattutto sulla stampa periodica femminile.
Maria
Celeste doveva essere una delle tante pietruzze scelte da Dio per costruire la
diga contro i mali della famiglia.
Ma
ancora nulla lei sospettava di tutto questo.
Molti
sacerdoti allora affermavano che non c'era molto da preoccuparsi, perché il
divorzio in Italia non sarebbe arrivato mai, essendo l'Italia un paese
cattolico. La storia avrebbe poi dimostrato una realtà ben diversa.
La
verità è che fino ad allora nell'ambito ecclesiale non si era posta molta
attenzione alla pastorale familiare e non ci si era accorti dell'avanzare
pericoloso di forze politiche che giocavano, sull'amore libero, la riuscita
della loro propaganda volta a distruggere il cristianesimo con la distruzione
della famiglia cristiana.
A
distanza di circa quarant'anni dobbiamo dire che satana ha conquistato molto
terreno.
Solo
nel 1968 SS. Paolo VI promulgò l'enciclica "Humane Vitae" e solo nel
1981 Giovanni Paolo II promulgò l'enciclica "Familiaris Consortio".
Un
campo di apostolato che Maria Celeste prediligeva erano le giornate di Rovagnate
dove si davano convegno numerose associazioni femminili dell'A.C. della
Lombardia. Spesso veniva chiamata dalle dirigenti di Milano a fare da
conduttrice a quei corsi di esercizi spirituali e lei faceva ogni sforzo per
essere presente. Il padre, conoscendo la delicatezza e l'ardore dell'animo della
figlia, le dava volentieri il permesso di assentarsi dalla farmacia.
Maria
Celeste aveva un intuito particolare della situazione delle anime e dava tutta
se stessa per il bene di quelle figliole con le quali Dio la metteva in
contatto. Ascoltava tutte con la massima attenzione e aveva una risposta sicura
ad ogni obiezione, ad ogni domanda, ad ogni dilemma.
Ascoltava,
suggeriva il suo consiglio e poi lasciava che ognuno decidesse come voleva, ma
continuava a dare tutta se stessa perché ognuna vedesse chiaro nella propria
vita.
La
luce dello Spirito Santo inondava la sua mente e il suo cuore. Purtroppo non
tutte le ragazze seguivano i suoi consigli ed ella soffriva amaramente, ma in
silenzio, mostrandosi sempre serena con tutti.
Le
sue soddisfazioni le aveva nell'apostolato nel quale si tuffava a capofitto per
dare il Cristo a tutti coloro che incontrava, per dare ogni aiuto possibile a
tutti. Si potrebbe dire, come ha testimoniato una sua amica degli anni
giovanili, che con lei è nata la voglia di dare senza mai ricevere nulla. Però
in lei ha operato abbondantemente la grazia di Dio.
Anche
se tanti valori non erano ancora messi in discussione, sotto sotto si sentiva il
franare di tante certezze che con l'avanzare strisciante dell'edonismo perdevano
la forza di collante tra fede e vita vissuta.
Fin
dagli anni trenta si faceva sentire l'influsso del "piano massonico"
che, dalla Francia faceva penetrare in Italia, le prime stampe pornografiche, i
primi film con il terzo incomodo: l'amante quale avamposto dell'amore libero,
prima mina vagante per la distruzione della famiglia.
La
gioventù femminile era la più esposta alla subdola campagna di perversione dei
costumi, e per questo Annida Barelli, con provvidenziale intuito aveva chiamata
a raccolta la gioventù femminile nella A.C. (Azione Cattolica). In queste file
Maria Celeste si era trovata ad operare con tutto l'entusiasmo del suo giovane
cuore e con tutto l'ardore della usa fede.
Verso
il 1820 nell'ambito della loggia massonica del Grande Oriente di Francia, con la
costituzione dell'Alta Vendita, alla quale fu affidato il compito di assalire il
Papa e disgregare il clero, si intese preparare l'assalto finale alla Chiesa.
Il
capo dell'Alta Vendita (di nome convenzionale Nubius) concluse il suo discorso
programmatico dicendo: "...Noi non cospiriamo che contro Roma".
Da
quel tempo libri e giornali, scuole e cattedre, circoli e teatri, movimenti e
discorsi politici, fotografie e arti belle tutto cospirò a pervertire le menti
e a corrompere i cuori.
Maria
Celeste compirà il suo apostolato in questo clima di incertezze, di timori e di
abbandoni.
L'attirava
la grotta di Lourdes e vi andò in pellegrinaggio due volte come infermiera.
Desiderava godersi la bellezza delle cerimonie, delle processioni e di tutto
l'incanto di quanto si svolge intorno alla grotta di Massabielle, ma non voleva
perdere l'occasione di essere utile anche agli altri, specialmente agli
ammalati.
Fu
in una di quelle occasioni che la Madonna la volle testimone di un fatto
straordinario.
Le
era stata affidata una bambina affetta da paralisi agli arti inferiori. In pochi
giorni la bambina si era affezionata alla sua "dama" e le chiedeva
continuamente se la Madonna l'avrebbe guarita. Maria Celeste le ripeteva ogni
volta di dire alla Madonna che lo chiedesse a Gesù perché Gesù ascolta sempre
le preghiere della Mamma sua.
Si
giunse al giorno della processione eucaristica e Maria Celeste stava con la
bambina in carrozzella nella fila degli ammalati.
L'ansia
in quei momenti è sempre forte in tutti i presenti e Maria Celeste partecipava
a quell'ansia chiedendo a Gesù di guarire quella bambina e di restituirla sana
alla mamma che l'aspettava trepidando a casa.
Il
sacerdote si avvicinava pronunciando le rituali preghiere: "Gesù, dona la
vista ai ciechi, dona l'udito ai sordi, Gesù che hai guarito il paralitico, fa
camminare chi è ammalato nelle gambe".
Improvvisamente
la bambina si alzò nella carrozzella, in un baleno fu a terra gridando:
"Dama, cammino, dama, cammino, cammino" e andava brancolando dietro il
sacerdote che alzava l'ostensorio e non poteva asciugarsi i lacrimoni che gli
scendevano dal ciglio.
Maria
Celeste abbracciò la bambina e la portò, come prassi, al Burau Indernational
du Constatation.
Ogni
volta che Maria Celeste raccontava questo fatto dimostrava una gioia
incontenibile e una incontenibile gratitudine verso Gesù Eucaristico che aveva
esaudito le sue preghiere.
Raccontava
poi della felicità e dello choc della mamma quando alla stazione la bambina le
andò incontro correndo.
In
un altro viaggio a Lourdes invece, fu vista inginocchiata alla grotta davanti
alla Madonna piangere e singhiozzare a lungo supplicando: "Mamma aiutami,
Mamma aiutami".
Tutte
le sue sofferenze le aveva portate là, ai piedi della Vergine Santa, insieme a
tutto il suo bisogno di aiuto per riuscire a sostenere lotte e vincere difficoltà
che sembravano soverchiare le forze di una ragazza che poteva confidare solo
nell'aiuto del cielo.
Negli
anni giovanili avrà sempre davanti agli occhi l'immagine della Immacolata di
Lourdes e sarà sempre il suo modello e le sarà sempre di incoraggiamento a
salire le difficili vette della santità.
Quando
dopo il matrimonio si trasferì a Roma con il marito, dai suoi bagagli saltò
fuori una statua dell'Immacolata in porcellana che lei aveva posto nel giardino
di Maggianico, frazione di Lecco, e poi da lei salvata dal cassone dei rifiuti
dove una mano sacrilega l'aveva confinata quando la famiglia da Maggianico si
trasferì a Lecco.
Quando
si parlava della Madonna il suo viso si illuminava, i suoi occhi s'infiammavano
e manifestavano tutto l'ardore del suo cuore verso la "Mamma del
cielo".
E
la Madonna le dava la capacità di essere e di mostrarsi sempre serena in
qualsiasi evenienza e in qualsiasi stato d'animo.
Arrivò
poi il 10 Giugno 1940. Con la dichiarazione di guerra all'Inghilterra e alla
Francia da parte dell'Italia, iniziarono anni duri soprattutto quando la
farmacia incominciò ad essere presa di mira dai tedeschi e dai fascisti che la
sospettavano di aiutare i partigiani.
In
verità papà Gisleno era pronto a fornire di medicine gratuitamente i
partigiani che ne facessero richiesta.
Poiché
sospettavano di lui, più di una volta i fascisti portarono i partigiani feriti
sulla porta della farmacia, minacciando di morte chiunque cercasse di
soccorrerli.
Una
volta Maria Celeste vide un cadavere sul marciapiede vicino alla porta della
farmacia. Si avvicinò per liberare il passaggio, ma si ritrasse sgomenta
vedendo nella mano aperta di quel poveretto una manciata di occhi strappati ai
partigiani. In mezzo alla strada c'era un tedesco che imbracciava un mitra.
Se
ne andò ridacchiando. A Maria Celeste non rimase che telefonare per
un'autoambulanza.
Più
volte andò su per le montagne che partono dal lago di Como a portare medicinali
ai partigiani, a prestare le prime cure ai feriti.
Non
è che non avesse paura, ma trovava coraggio pregando la Madonna, soprattutto
col Santo Rosario che portava sempre con sé.
Difatti
voleva sempre abiti con le tasche perché doveva metterci la corona. Anche dopo
il matrimonio voleva abiti con le tasche per lo stesso motivo.
Dopo
la guerra, Maria Celeste, ricca di tante esperienze, riprese con maggior vigore
il suo apostolato prestandosi ad ogni richiesta delle dirigenti dell'Azione
Cattolica.
Una
volta sola disse di no: quando Armida Barelli, fondatrice della gioventù
femminile di A.C., la invitò a concorrere per le elezioni politiche del 1948.
Allora
disse con fermezza: "Apostolato sì, politica no". Non voleva mettersi
in vista, non voleva richiamare l'attenzione su di sé, ma solo su Gesù Cristo.
Se
non c'era di mezzo in modo diretto la causa del Regno di Dio, voleva rimanere
nascosta. "La politica, diceva, richiede troppi compromessi".
In
quegli anni la presidenza della G.F. di A.C. diede inizio al settimanale
"Gioia" che poi fu venduto alla Rizzoli.
Maria
Celeste fu una delle prime collaboratrici e in redazione i suoi articoli erano
molto apprezzati per lo stile vivace ed incisivo con cui affrontava gli
argomenti.
Voleva
giungere a tutti con una parola calata con molta praticità nella vita
quotidiana, gettando il seme della bontà e della gioia, senza pretese ma con la
semplicità dell'amore.
Per
questo collaborava anche con "Le Nostre Battaglie" settimanale
diocesano della Gioventù femminile dell'A.C. di Milano, con articoli firmati
sempre con pseudonimi che dimostravano tutto il suo attaccamento alla causa del
Regno e che comunicavano il suo interesse per tale causa alle lettrici.
Credeva
in quello che faceva e in quello che diceva. Quando parlava in pubblico, usava
toni forti perché credeva fortemente, parlava con passione perché credeva
appassionatamente. Non difendeva solo le sue idee, difendeva le sue convinzioni
germinate da una fede che non ammetteva discussioni.
Era
di una dolcezza che conquistava i cuori, ma quando si trovava in contraddittorio
con i nemici delle verità insegnate dalla Chiesa non esitava a stigmatizzare i
loro errori con tutta fermezza.
Non
sopportava che si infangasse l'angelica figura di Pio XII, come erano soliti
fare quelli della parte avversa, soprattutto nei primi anni dopo l'ultima
guerra.
Aveva
aderito con entusiasmo all'iniziativa di Pio XII delle missioni
religioso-sociali che, secondo la definizione dello stesso Pontefice, dovevano
essere: "L'aratura spirituale dell'Italia". E vi si immerse, con tutte
le sue forze dando un valido contributo alla riuscita di quella iniziativa che
si rivelò una vera benedizione di Dio nelle Diocesi in cui poté essere
realizzata. Di solito, ovunque andava, teneva conferenze alla gioventù
femminile e alle mamme, suscitando vivo interesse e favorendo impensabili
ritorni a Dio. Il clima che Maria Celeste riusciva a creare nei suoi uditori era
sempre un clima di profondo ripensamento e di grande adesione ai temi da lei
trattati. La gioventù ne usciva entusiasta e molte ragazze ritornavano da lei
per avere consigli e ulteriore incoraggiamento a proseguire nella vita
cristiana.
Molte
mamme furono udite esclamare: "L'avessi conosciuta prima..."
La
sua voce aveva una tale espressione che anche quando parlava sulle piazze,
conquistava i cuori e la gente si commuoveva.
Nelle
settimane precedenti le elezioni del 18 Aprile 1948, ebbe più volte occasione
di parlare sulle piazze, ribadendo i principi cristiani che dovevano presiedere
il buon ordinamento della vita sociale. Allora si videro gli uomini, mandati dai
loro partiti per disturbare la piazza, commuoversi e applaudire a quella voce di
donna che parlava di pace e di bontà, di perdono e di concordia, di amore del
Cristo Redentore per l'umanità intera.
Così
avvenne nei primi mesi del 1948, tempo in cui erano in gioco le sorti
dell'Italia, a Pienza, a Radicofani in Toscana e poi in vari paesi dell'Emilia
Romagna, oltre che della Sicilia e della Sardegna.
Si
era in Toscana quando Maria Celeste seppe di contrasti e violenti litigi tra due
coniugi. Si adoperò con tutte le sue forze per sanare quella situazione che
sembrava irreparabile soprattutto per l'ostinazione della donna che minacciava
di morte il marito.
Chiese
preghiere a parecchie persone. Chiese alla Vergine Santa di volere fare da mamma
anche a quella famiglia, e l'ultima sera di quella missione, dopo la processione
di chiusura, i due coniugi si incontrarono (diciamo per caso) in Chiesa e
davanti alla statua della Madonna si abbracciarono mentre la donna lasciava
cadere il coltello con il quale voleva uccidere il marito.
Raramente
si è vista Maria Celeste così felice e a chi la invitava ad uscire di chiesa
perché era tardi, diceva: "Ringrazia la Madonna con me, perché oggi ha
fatto un grande miracolo: ha cambiato due cuori".
Mise
più volte a repentaglio la propria vita per difendere la sua fede, la Chiesa e
quello che lei definiva "il mio Papa": Pio XII.
In
un paese della Diocesi di Reggio Emilia, dopo alcune sere di conferenze e di
dibattiti, si presentò in canonica un giovane che, rivolgendosi a Maria
Celeste, la invitò a seguirlo. E' il marito che testimonia, ma non ricorda il
nome di quel paese.
Era
ormai notte fonda ed ella diede uno sguardo interrogativo al parroco, il quale
cercò di farle capire, con un altro sguardo, di non seguirlo.
Maria
Celeste capì il contrario e seguì quel giovane che la condusse attraverso
strade e sentieri di campagna. Ogni tanto si sentiva un fischio a cui quel
giovane rispondeva con un altro fischio di intesa. Dopo molto camminare si
fermarono.
Quel
giovane le disse: "Stia qui ferma e quando comincerà ad albeggiare ritorni
indietro facendo la stessa strada. Arriverà in canonica. Ma non dica a nessuno
che un comunista le ha salvato la vita".
In
canonica non trovò il parroco, ma seppe dalla Perpetua che, nella notte erano
venuti due uomini per cercare di lei e, nella convinzione che il parroco la
tenesse nascosta, lo caricarono di bastonate e lo mandarono in ospedale.
La
Madonna aveva protetto la sua figlia diletta come tante altre volte.
A
Monreale (Catania) si teneva il discorso di chiusura della missione
religioso-sociale sulla piazza antistante la cattedrale.
Maria
Celeste se ne stava appartata vicino al muro della stessa cattedrale quando
senti una voce che le disse imperiosamente: "Fa un passo avanti".
Maria
Celeste ubbidì e sentì qualcosa che le sfiorava i capelli, la schiena e poi il
tonfo di un grosso sasso precipitato dal tetto della chiesa.
Anche
questa volta la Madonna l'aveva salvata da morte certa. Corse voce che quello
era stato un tentativo di vendetta di quella parte politica dalla quale Maria
Celeste, la sera prima aveva messo in guardia l'uditorio parlando dei valori del
matrimonio cristiano e della famiglia e riscuotendo adesione ed emozione, tanto
che un uomo, definitosi "lavoratore", si levò dalla platea, andò sul
palco e chiese di parlare.
Estrasse
di tasca una tessera del partito comunista e disse: "Io questa tessera la
strappo perché da questo partito ho imparato soltanto l'odio e la violenza.
"Per
questo nella mia famiglia da un po' di tempo tutto va male. Adesso torno a casa
e faccio pace con mia moglie".
E'
la stessa conclusione a cui giunsero molte persone. Non si dimentichi che il
clima in cui si viveva nel 1948 era un clima di forte contrapposizione politica
tra partiti che giocavano l'ultima carta per le sorti d'Italia: o ridurla a
vassalla della Russia bolscevica o consentirle di vivere nella propria secolare
cultura di libertà religiosa e di democrazia.
Le
elezioni del 18 aprile 1948 liberarono l'Italia dallo spettro bolscevico. Rimarrà
però il dovere dei cristiani di continuare ad operare per la difesa dei valori
che stanno alla base del vivere civile come la famiglia cristiana e la pace dei
cuori e del mondo.
L'itinerario
di missioni compiute da Maria Celeste in varie parti d'Italia, è assai lungo e
molto ci sarebbe da dire, essendo iniziato nel 1947 e continuato fino a tutto il
1952.
Il
Signore le offriva tante altre occasioni straordinarie di fare del bene.
Accenniamo solo ad alcune come semplici esempi.
Si
trovava a Pescara dove si stava svolgendo una settimana di conferenze
particolarmente travagliata per l'interferenza di un gruppo di anarchici. Non
dimentichiamo che si era nel Gennaio del 1948, anno in cui gli animi erano
particolarmente tesi per le imminenti elezioni politiche che avrebbero deciso
del destino dell'Italia.
Una
mattina Maria Celeste stava attraversando un ponte quando vide una persona che
cercava di scavalcarne il parapetto. Intuendo l'intenzione di quella persona si
avvicinò di corsa e l'abbracciò: "Ah è lei", disse quella, "se
non mi fermava mi ammazzavo. Sono venuta alle sue conferenze in queste sere. Io
avevo mai sentito quelle cose, ma ho capito che non posso continuare in questa
vita. O cambio o mi ammazzo. Ho pensato che ammazzarmi era più facile che
cambiare". Le sere successive Maria Celeste non fece che parlare dell'amore
misericordioso di Dio, della speranza che ognuno deve avere di riuscire a
ritrovarsi tra le braccia del Padre che, non solo perdona, ma dà la grazia e la
forza di migliorarsi, di santificarsi. Non perse di vista quella ragazza,
diciassette anni, orfana di madre, ma la raccomandò alle dirigenti locali dell'
A. C..
Si
trovava in un paese dell'Emilia dove, a quei tempi era ben difficile avere un
uditorio quando si trattava di temi religiosi. Era proibito dal partito.
Maria
Celeste scavalcava l'ostacolo andando a trovare le persone nelle loro case.
Le
segnalarono una vecchietta in grave stato di salute che non voleva saperne del
sacerdote ed ella andò a trovarla. Il colloquio si avviò stancamente.
L'ammalata
si mostrava di umore nero, disperata. Maria Celeste incominciò a scherzare, poi
chiese alla vecchietta il regalo di un sorriso quale compenso per la strada
fatta per andarla a trovare. "Vengo da Roma, disse, un sorriso me lo sarò
ben meritato!!!"
"Lei
viene da Roma, e io vado all'inferno, rispose l'ammalata. Ma non posso andare di
là. Ci sono le manine di tanti bambini da me abortiti e da me fatti abortire
che tengono chiusa la porta della vita. Le vede quelle manine? Se io muoio vado
all'inferno. Lo vede quell'orto là fuori? E' la tomba di tutti quei bambini.
Cosa vuole che me ne faccia del prete?"
Invece
il giorno dopo il prete, accompagnato da Maria Celeste, varcò la soglia di
quella casa e la vecchietta dopo pochi giorni ritornò serena alla casa del
Padre.
A
Piombino c'era un anziano signore, di quelli che sanno tutto, che per ogni
domanda hanno una risposta prefabbricata secondo i loro preconcetti.
Si
trovava in fin di vita e la moglie era andata a chiamare qualcuno del gruppo che
da alcuni giorni si trovava in quella città per la missione religioso-sociale.
Si era cercato di avvicinarlo di confutare le sue idee sbagliate, di riportarlo
alla verità in cui un tempo credeva. Tutto era stato inutile: dei sacramenti
non voleva saperne. Alla fine, poiché quell'uomo aveva i giorni contati, si
invitò Maria Celeste a fare un ultimo tentativo. Ella dapprima resistette
dicendo: "Se non siete riusciti voi, posso riuscire io a convincerlo?"
Ma poi acconsentì. Pregò la Vergine Santa, chiese agli amici di unirsi alla
sua preghiera e si presentò all'ammalato con il solito bel sorriso
incoraggiante.
Parlò
del più e del meno, della giornata di sole che il buon Dio ci aveva regalato, e
quando quel signore stava per ribattere con una delle solite frasi
sconclusionate, gli prese con tenerezza le mani che teneva con le dita
incrociate sulle coperte, gliele distese, gliele fece giungere e poi gli disse:
"Ecco, così va bene. Così può presentarsi alla mamma sua. Lo sa che la
mamma l'aspetta in paradiso per darle le carezze che le dava quand'era
bambino?" Gli occhi dell'ammalato si inumidirono. Maria Celeste si accorse
di aver fatto breccia in quel cuore, e insistette: "Lo sa che sua mamma ha
voluto il sacerdote prima di morire?".
"Si
lo so. Gliel'ho chiamato io".
Maria
Celeste non lo sapeva, ma aveva tirato a indovinare.
"E
allora? Vuole tradire la mamma, lei che non ha mai tradito nessuno?"
"No,
non posso tradire mia mamma. Mi chiami il sacerdote, io mi devo confessare. Se
andrò con mia mamma lo devo a lei".
Dove
non servirono gl'insegnamenti, le discussioni teologiche servì l'amore.
E
Maria Celeste era maestra in amore perché amava il suo Gesù con un amore
ardente e incondizionato e amava la Madonna quanto una figlia di questa terra può
amare la Mamma del cielo.
L'amore
della Madonna era la sua luce e, specialmente negli ultimi ventitré anni di
vita, le aveva dato la capacità di tanta tenerezza e di tanta dolcezza con cui
consolava e incoraggiava quanti l'avvicinavano.
Il
suo desiderio di amare e di dimostrare in tutti i modi il suo amore alla Vergine
Santa lo aveva espresso con maestria nella sua composizione poetica che intitolò
"Vorrei". Dopo avere espresso il suo desiderio di vedere le vette
bianche e immacolate, i ruscelli, i mari, i fiori, la luna, le stelle cantare
alla Vergine le lodi migliori e incoronarla di gemme le più fulgide e più
belle, con senso di concretezza e di praticità, risponde al volere della Mamma
"offrendole la vita come una gran fiamma perché sia Lei a farne dono a
Dio".
Più
di una volta aveva ricevuto dichiarazioni di matrimonio.
La
prima volta aveva diciotto anni e ancora pensava di andare missionaria. Quando
un suo pretendente entrò in casa, Maria Celeste stava cambiando l'abito ad una
grossa bambola che le aveva regalato la mamma, poco prima di contrarre la
malattia che la condusse alla morte. Il padre fece fare una sola constatazione a
quel giovanotto dicendogli: "Non vedi che gioca ancora con le
bambole?".
La
seconda volta si presentò un medico molto ricco, ma di fama sospetta, e Maria
Celeste non volle neppure che se ne parlasse.
La
terza volta (era in corso la guerra d'Abissinia), Maria Celeste non prese in
considerazione la richiesta di un giovanotto che andò volontario in Africa
Orientale dove cadde in combattimento.
Maria
Celeste non dimenticò mai quel giovanotto che era andato a morire in Africa
perché lei aveva rifiutato la sua offerta d'amore e pregò sempre per lui. Dirà
poi: "Mi sentivo dentro una voce che mi
diceva di no e ho detto di no!".
Venne
il Gennaio 1948 e Maria Celeste accettò la proposta di matrimonio di un giovane
che era impegnato come lei nelle missioni religioso-sociali.
Quando
gli disse di sì, andarono insieme a fare un po' di adorazione eucaristica nella
chiesa più vicina per chiedere la benedizione del Signore. "Io sono la
vite, voi i tralci. Senza di me potete fare nulla".
Maria
Celeste ricordava queste parole del Vangelo e rispondeva in ogni occasione con
tanta preghiera.
Espresse
il suo pensiero quando disse ad una amica : " volevo un uomo che sapesse
piegare le ginocchia davanti all'altare come me, e quando l'ho trovato l'ho
accettato".
Il
matrimonio fu celebrato nella chiesa cattedrale di Lecco, il 15 Maggio 1950.
Da
quel matrimonio nacque un figlio che divenne sacerdote.
La
vita di famiglia si svolse tra gioie e problemi, come in tutte le famiglie.
Il
Santo Rosario non era mai dimenticato. Maria Celeste ascoltava la santa Messa
con il rosario avvolto alla mano e a chi gliene chiedeva il motivo rispondeva
che durante la Messa sull'altare è sempre presente anche la Madonna e che lei
teneva il rosario in mano per sentirsi più unita anche alla Vergine Santa.
Tra
i due coniugi non vi fu mai motivo di litigio perché cercavano sempre di
intuire l'uno il desiderio dell'altro per farsi felici a vicenda. Maria Celeste
era orgogliosa del nome del marito acquisito con il matrimonio e non voleva
farsi chiamare con il nome da nubile. "Basta", diceva, "io sono
Rocci e voglio essere chiamata Rocci". Per il marito rinunciava a qualunque
cosa, era capace di qualunque sacrificio e sapeva circondarlo d'ogni premura e
tenerezza.
Quale
differenza con le donne che oggi rifiutano il nome del marito per una illogica
pretesa di uguaglianza e di indipendenza, pretendono poi solo di essere servite.
Se
le capitava di incorrere in qualche sbaglio, era pronta a chiedere scusa e non
si dava pace fino a quando non era certa di essere stata perdonata.
Aveva
una umiltà che incantava. Si metteva sempre dopo gli altri, soprattutto dopo il
marito del quale decantava i pregi dimenticando i difetti.
Se
c'erano invitati a tavola, si metteva sempre all'ultimo posto con la scusa che
doveva servire.
Era
una cuoca abilissima ed era felice quando si accorgeva che chi sedeva a mensa
era soddisfatto.
Non
interloquiva mai nelle discussioni di economia e di politica, ma era sempre
pronta, specie quando era invitata con il marito a qualche pranzo, a dare la sua
testimonianza di fede, quando se ne presentava l'occasione, senza curarsi dei
giudizi degli altri commensali.
Era
sarta bravissima che confezionava sempre i suoi abiti con le proprie mani per
non gravare sul bilancio familiare.
Vestiva
modestamente anche se seguiva il taglio e i colori di moda perché voleva
insegnare alle ragazze ad essere moderne, ma non stupidamente schiave di una
moda che si faceva sempre più scollacciata e provocante.
Per
questo detestava le minigonne e i pantaloni che giudicava contrari alla dignità
femminile. Diceva: "La donna deve essere donna anche nel vestire".
Al
marito piaceva che qualche volta mettesse qualche capo di vestiario rosso perché
le ravvivava il viso. Un giorno trovandosi ad Assisi, le comperò una camicetta
rossa con i ricami in bianco a punto croce.
A
Maria Celeste avevano detto che non bisognava vestirsi di rosso perché quel
colore ricordava il diavolo.
Quando
ebbe tra le mani quella camicetta esclamò: "Che bella! Mi ricorda il
Sangue di Gesù. La metto subito così mi sembrerà di essere avvolta in quel
Sangue!". Con il suo buon spirito, sempre allegro e sereno, sempre proteso
verso l'alto, sapeva giudicare ogni cosa con la giusta misura, che è la misura
dell'Amore.
Era
abilissima ricamatrice che sapeva trattare con uguale maestria la lana come il
cotone, la seta come l'oro.
Aveva
una molla che la spingeva a lavorare con entusiasmo e fare ogni cosa nel modo
migliore: la molla dell'amore.
Diceva
sempre: "Con l'amore si aggiusta tutto. Se la gente lo sapesse quante
famiglie vivrebbero in pace!"
Facendo
ogni cosa per amore riusciva anche ad essere ordinatissima fino a far esclamare
alla matrigna: "Non so come fai ad essere così ordinata con la fatica che
ci vuole ad ordinare le cose io sarei già morta".
In
quel tempo, occorrendo lavori in casa per una infiltrazione d'acqua, fu chiamato
un muratore, il quale, saputo che Maria Celeste rimaneva sola in casa ogni
mattina, incominciò a circuirla, con chiare cattive intenzioni.
Maria
Celeste si mise in allarme e sperava solo che quell'uomo terminasse il lavoro e
se ne andasse. Ma terminato il lavoro, finse di dimenticare gli attrezzi del
mestiere per poter ritornare. Così il giorno seguente, dopo averla infastidita
cercando di baciarla, lasciò ancora una parte degli attrezzi che aveva nascosto
in terrazza, per poter ritornare. II marito, informato della cosa, rimase a casa
dall'ufficio, ma il muratore non si vide.
Il
giorno dopo si seppe che era caduto dal ponte di un palazzo in costruzione ed
era morto.
Maria
Celeste si raccolse in preghiera. Ancora una volta la Madonna aveva risolto la
situazione a modo suo, in favore della sua prediletta.
Il
30 Luglio 1967 successe qualcosa che sconvolse la vita di quella piccola
famiglia.
Era
una domenica pomeriggio e Maria Celeste giocava a carte con il marito, come
faceva ogni tanto durante le ferie.
Suonò
il campanello e Maria Celeste andò a vedere alla porta chi era. Ritornò dopo
poco, pallida in viso, dicendo: "Sono pazza!".
Disse
di aver visto per pochi istanti la Madonna, aggiungendo: "Non è possibile.
Sono io che sono pazza".
Comunque
la Vergine Santa ritornò il 20 Agosto e poi il 3 Settembre dello stesso anno,
chiedendo a Maria Celeste "di fare tutto quello che voleva Lei".
Ritornò
il 10 Settembre e poi, a intervalli irregolari di tempo, per circa dieci anni,
23 volte fino al 19 Agosto 1976. Dopo continuarono frequenti locuzioni, e ad
ogni difficoltà di particolare gravità, la Madonna consigliava e dirigeva
Maria Celeste.
Nella
settima apparizione (13.11.1967), la Vergine Santa diede a Maria Celeste un
rosario con i grani pieni di spine, quasi a sottolineare, con un fatto concreto,
le parole dette a suo tempo da Gesù: "Ti voglio con me nell'orto del
Getsemani", e annunciando così quello che sarà il contributo migliore che
la Madonna si aspetterà dalla sua prediletta per la salvezza della famiglia e
per la pace nel mondo: il contributo della sofferenza.
Comunque,
poiché queste apparizioni ebbero lo scopo di dare inizio ad una azione in
favore della famiglia, il cui valore fino ad allora non era sufficientemente
difeso anche in ambiente ecclesiale, riteniamo opportuno ricordare quanto la
Vergine Santa disse nella sesta apparizione del 20 ottobre 1967, rivolgendosi a
tutta la famiglia di Maria Celeste: "Io vi affido una missione. Dovete
compierla. Ci saranno coloro chi non vi crederanno, ma lo opererò tante
conversioni. Quelli saranno i miei miracoli. L'umanità si salverà solo se mi
riconosceranno Regina. I Sacerdoti, i Vescovi se non mi ameranno, il mio Figlio
non li proteggerà ... Preghiera, rosario, santa Messa. Operate altrimenti in
questi giorni avverrà un grande flagello. Chiedete al Signore che perdoni,
altrimenti molte famiglie si perderanno. Nelle famiglie ci sono troppi scandali.
Chiedete misericordia, misericordia, misericordia. Chiedete che sospenda questo
immane flagello. Operate, parlate ... Io vi aiuterò. E' l'ora mia, è l'ora
mia".
E'
inutile dire che la piccola famiglia si è immersa nella preghiera e nell'azione
...e il grande flagello fu sospeso.
Nelle
successive apparizioni la Vergine Santa continuò a dare istruzioni per la retta
impostazione della sua Opera fino a dettare tre bellissime preghiere alla SS.
Trinità e alla Vergine Consolatrice e Regina, da diffondere nelle famiglie,
dicendo: "E' la Trinità divina che ha sempre voluto me nella Redenzione
che il Figlio mio ha dato al mondo. Il Figlio mio deve regnare tramite la mia
Regalità. E voi dovete compiere quest'opera".
La
Madonna era stata esplicita, la sua volontà era chiara, le cose da fare anche,
ma perché si capissero meglio i contenuti dell'attività formativa che doveva
maturare negli aderenti all'Opera, Ella dettò per vari anni consecutivi i
programmi di formazione che divennero oggetto di studio e di impegno in tutti i
gruppi del Movimento della famiglia (MIDAF).
La
famiglia chiamata a questa immane impresa era piccola, povera, limitata in ogni
sua possibilità, ma fu confortata dalle parole della Vergine Santa: "E'
proprio sulla piccolezza umana che Dio edifica il capolavoro della sua grandezza
divina. Operate, pregate, soffrite. Io sono con voi".
Non
riteniamo che sia questa la sede per parlare del contenuto di tutte le
apparizioni. Diciamo soltanto che questi fatti hanno marcato profondamente la
vita spirituale dei tre membri della famiglia, i quali si sono sentiti impegnati
ad un deciso cammino di perfezione cristiana. In secondo luogo diciamo che la
Madonna ha chiesto preghiera, santa Messa, Rosario e un'azione per la famiglia,
dicendo che "il mondo si perde perché le famiglie continuano a
sgretolarsi".
Per
questa impresa che, secondo la richiesta della Madonna, doveva essere assunta da
una "Sua Milizia, opera indispensabile per le necessità dei tempi
presenti", la Vergine Santa chiese l'azione dei Sacerdoti e soprattutto dei
Vescovi. Per questo motivo Maria Celeste intensificò le sue preghiere per i
Sacerdoti, e se prima pregava perché fossero fedeli alla loro vocazione, da
quel momento pregò anche perché rispondessero con generosità al desiderio
della Madonna adoperandosi per coinvolgere tutta la famiglia nella formazione
delle persone ad una mentalità ed a una coscienza autenticamente cristiane.
D'altra
parte la Vergine Santa, quando Maria Celeste le chiedeva chi fosse e che cosa
volesse, le disse: " Sono la Vergine della Consolazione; sono la Regina
delle Famiglie. Le famiglie si perdono e Dio non vuole. Solo se mi vorranno
Regina nelle loro case si salveranno. Altrimenti verranno dei grandi
flagelli..."
Quando
le fu chiesto se sapeva perché la Vergine Santa si era manifestata anche con il
titolo di Vergine della Consolazione, rispose: "verranno tempi in cui la
disperazione sarà tanta che la gente potrà trovare consolazione solo
ricorrendo alla Madonna".
In
varie apparizioni la Vergine Santa le aveva fatto vedere la città di Roma
semidistrutta, per le strade scorreva il sangue e mucchi di cadaveri ne
ostruivano il passaggio.
La
Vergine Santa non viene solo a annunciare castighi, ma ad insegnare a tutti come
ci si può salvare, Questa è la strada che salva: rosario, santa Messa e
frequenza dei sacramenti. E' la via della grazia, dell'amicizia con Dio, è la
via della conversione, della santità. Il Rosario è l'arma che ci attira
l'aiuto della Vergine Santa necessario a vincere ogni tentazione, ogni lusinga
di un mondo sempre più corrotto, per vincere le forze del male, il demonio, la
carne, e vivere perfettamente nella legge di Dio.
Si
confortava al pensiero che la Vergine Santa le aveva promesso che quanti si
sarebbero adoperati per la sua Opera dopo la morte li avrebbe portati subito in
Paradiso senza che passassero per il Purgatorio. Ne ebbe conferma quando la
signora Rita F. morì a causa di osteosarcoma. Al momento del trapasso Maria
Celeste era presente e vide la Madonna che abbracciava la sua anima come un
globo di luce azzurra e la portava con sé. Allora la Madonna le disse:
"Non credevi che mantenevo la mia promessa?".
Quella
signora era stata la prima benefattrice del Movimento.
Poiché
Maria Celeste continuava a diffidare di se stessa e spesso nei primi tempi
diceva che tutto era frutto della sua pazzia, venne confidata ogni cosa ad un
sacerdote amico di famiglia, il quale consigliò di rivolgersi al Centro di
psicologia dell'Ateneo Salesiano di Roma per sottoporre Maria Celeste ad un
esame psicologico. Diede questo consiglio, non perché dubitasse dell'equilibrio
mentale del soggetto che conosceva bene, ma come misura di prudenza e per
rassicurare la stessa Maria Celeste.
E
così fu fatto. Fu esaminata dal preside della facoltà di psicologia, ma fu un
esame brevissimo perché quel professore, come la vide si rese conto di essere
in presenza di un soggetto normalissimo ed affermò: “l'esame psicologico lo
dovrei fare a chi mi ha mandato la signora per essere esaminata. E' una persona
normalissima. E se volete questo giudizio ve lo metto per iscritto”.
In
verità Maria Celeste si era sempre comportata con il massimo equilibrio in ogni
cosa, meritando sempre la stima di tutti.
Quando
le apparizioni furono nove volle chiedere consiglio a S. E. Mons. Ferdinando
Longinotti, già vescovo di Como, che nel passato, mentre era amico di famiglia,
era stato anche suo direttore spirituale. Si andò a trovarlo e Maria Celeste,
raccontando di quelle prime apparizioni, disse: "Eccellenza, evidentemente
sono io che sono pazza".
Mons.
Longinotti le diede amabilmente un pugno sulla testa, e le disse: "Ti
proibisco di dire questo. Cerca piuttosto di essere strumento docile nelle mani
della Madonna e lascia fare a Lei". Maria Celeste ritornò confortata da
quella visita e da allora dimostrò sempre la sua incondizionata disponibilità
al volere della Vergine Santa.
Ci
pare di dover a questo punto rilevare che la conoscenza e soprattutto la vita
del messaggio non è qualcosa di assolutamente indifferente per la salvezza e
che possa essere abbandonato.
E'
qualcosa che Dio si prefigge di realizzare in qualche maniera nella sua Chiesa,
è una chiamata che non sarebbe del tutto lecito non ascoltare.
Senza
dubbio la principale funzione delle rivelazioni private non consiste nel
proporre un contenuto dottrinale, ma nel forte appello che rivolgono perché sia
rinnovato l'impegno ad una vita più autenticamente cristiana, rimuovendo gli
ostacoli che ad essa si oppongono.
E
in questo punto ci sembra che anche le apparizioni di cui stiamo trattando siano
esemplari.
Maria
Celeste era consapevole che la sofferenza doveva essere
l'ingrediente
migliore della missione che la Vergine Consolatrice e Regina le aveva affidato
per la famiglia e per la pace nel mondo.
La
Vergine stessa glielo aveva ripetuto più volte, ed era stata esplicita nella
settima apparizione, dicendole: "Se il grano non marcisce, non porta
frutto. Sarai tu il piccolo granello di frumento che, marcendo, porterà la
spiga".
A
questa affermazione della Madonna, Maria Celeste, spinta dal desiderio di
corrispondere all'attesa di Lei, disse trepidando: "Ma io non so cosa fare,
Mamma".
E
la Madonna a lei: "Devi marcire come il granello di frumento nascosto sotto
terra per diventare la spiga per il Figlio mio... Il primo granellino sei tu. E
tu mettiti lì, granello di frumento, a marcire...". A questo punto la
Madonna fece vedere a Maria Celeste una buca nel terreno...
Queste
parole generarono in Maria Celeste lo stile con il quale lavorò e con il quale
manifestò il suo grande amore alla famiglia e il suo impegno per la pace del
mondo: lo stile del nascondimento e dell'accettazione di ogni sofferenza senza
una parola di lamento, ma con una grande gioia nel cuore. Dietro Gesù tutti i
santi hanno sentito bisogno di nascondersi, di nascondere le proprie doti, le
proprie virtù e di annientare la propria personalità.
Perché
la Madonna potesse avere una risposta positiva alle sue richieste, Maria Celeste
ora, oltre a pregare, faceva costantemente mortificazioni e penitenze per i
sacerdoti, per i vescovi e per i cardinali.
Ma
operava anche concretamente sul piano organizzativo per il Movimento della
famiglia, la Milizia che la Vergine Santa aveva chiesto, aprendo la propria casa
ai gruppi di giovani e di coniugi che man mano venivano costituendosi. Voleva
che si formasse una Milizia per una grande crociata che doveva ottenere la pace
nel mondo portando la Madonna Regina in tutte le famiglie. Questa infatti era la
richiesta della Vergine Santa.
Dava
così vita alla prima "famiglia apostolica" che si dedicava alla
formazione cristiana di altre famiglie, organizzando il proprio lavoro di donna
di casa e di madre di famiglia in armonia con il nuovo impegno di apostolato che
tendeva a realizzare la formazione permanente familiare.
Maria
Celeste è pertanto l'esempio della sposa che sa rinunciare alle proprie comodità,
anche al proprio riposo, al divertimento, per portare nelle famiglie, con la
regalità della Madre, la regalità del Figlio perché Egli regni nelle
coscienze e nei cuori.
A
questo impegno Maria Celeste si è dedicata con tutta l'anima, non solo
rinunciando totalmente a se stessa, ma operando capillarmente con le singole
persone attraverso un dialogo amichevole e aperto, con il consiglio sperimentato
e illuminato, con l'incoraggiamento dolce e sicuro allo stesso tempo.
E'
il lavoro che ha compiuto per venti anni nei gruppi degli sposi, alle cui
riunioni fu sempre presente con discrezione e affetto verso tutti.
Abbiamo
fra le altre una testimonianza scritta da uno di quegli sposi che conferma e
illumina ulteriormente quanto sopra affermato: "Mi sono sempre accorto
nell'arco di quattordici anni che ella in vita possedeva già il carisma della
santità. Penso che lei non se ne sia mai accorta, ma io sì... Approfittavo di
ogni occasione per farle delle domande e avere delle spiegazioni, ma erano anche
parole di grande conforto che mi scendevano in cuore. A volte, conversando con
lei, trovavo delle risposte che certamente venivano dallo Spirito Santo, che non
riuscivo a trovare né sui libri sacri, né me le poteva fornire alcun'altra
persona.
Una
volta io ero infinitamente triste per il pensiero di mio figlio morto a diciotto
anni. Lei si accorse del mio stato d'animo e mi confortò tanto che io sentii
che il mio peso era diventato più leggero. Ripresi la mia croce e rientrai a
casa diverso.
Lei
per me era una seconda mamma terrena ... Io mi aprivo con tutto il cuore, perché
sapevo di parlare con una mamma ... Ella ora è in cielo e mi protegge, ma non
solo me, ma tutti noi del Movimento per la famiglia. Pertanto è giunta l'ora
che si conosca il suo grande amore per il prossimo, la sua vita angelica passata
sulla Terra, anche se con grande sofferenza, perché proprio la sofferenza ha
purificato la sua anima e l'ha resa degna del cielo". (S.L.)
Trasmetteva
così, con semplicità e amore, il messaggio ricevuto dalla Vergine Santa per la
famiglia, perché i suoi membri vivano in pace, serenamente uniti, nell'amore
del Cristo e della Madre sua e fiduciosi nel loro aiuto, meritando così la pace
per il mondo intero.
Pregava
sempre per il Regno di Maria nelle famiglie, affinché nel mondo si costituisse
un regno di pace. Pregava sempre per la famiglia unita e, se veniva a conoscenza
di famiglie in crisi, non si dava pace finché la crisi non era risolta. A
questo fine chiedeva insistentemente alla Vergine Santa di intervenire con la
sua grazia e con la sua luce.
Diceva
sempre che la famiglia in crisi è la famiglia in cui non regna Maria, che il
mondo è in crisi perché nelle famiglie non c'é Gesù perché in esse non
regna Maria.
Aveva
sempre presente ciò che la Vergine Santa le aveva detto durante un'apparizione:
"Il mondo si perde perché le famiglie continuano a sgretolarsi".
"Voi dovete operare perché nelle famiglie avvengono troppi scandali".
Intorno
a queste parole si dipanava tutto il contenuto degli altri numerosi messaggi che
in tanti anni la Madonna ha trasmesso per istruire, guidare, incoraggiare Maria
Celeste e quanti con lei collaboravano per rendere sempre più efficiente il
Movimento per la famiglia.
Per
conoscere lo spirito con cui Maria Celeste aderì all'invito della Vergine Santa
sarà utile conoscere l'atto con il quale espresse tutta la sua adesione:
"Vergine
della Consolazione e Regina delle Famiglie, spinta dal desiderio di contribuire
più efficacemente e più direttamente al trionfo del tuo Regno sopra la terra,
mossa dall'ardente aspirazione di essere nelle tue mani un piccolo strumento
capace di dare conforto al tuo cuore materno, con la volontà ferma di dare il
mio contributo per la salvezza della famiglia cristiana, vengo a Te per
presentarti l'offerta di tutta me stessa con la consacrazione di tutta la mia
vita alla tua causa. Mi consacro interamente al tuo servizio e al servizio
dell'Opera che Tu hai chiesto per la salvezza del mondo attraverso la salvezza
della famiglia. A questo scopo ti offro tutto ciò che possiedo e tutto ciò che
sono, la volontà, l'intelligenza, il mio cuore, tutte le potenze del mio corpo,
così che io sia possessione tua e tuo conforto. Conoscendo la mia miseria e la
mia debolezza, depongo nelle tue mani le mie promesse perché tu le presenti al
figlio tuo Gesù e da Lui mi ottenga la pienezza della sua misericordia.
A
te chiedo la benedizione e la grazia che mi siano sostegno in ogni prova,
incoraggiamento nella stanchezza, gioia nella fatica e anticipazione della
comunione eterna con Te e con il mio Signore Gesù Cristo. "
Questo
atto di consacrazione fu trovato tra le cose di Maria Celeste dopo la sua morte.
Era
il messaggio che aveva ricevuto dalla Madonna e che desiderava diffondere perché
finalmente si desse vita ad una grande crociata perché, nel nome di Maria, nel
mondo vi fosse la pace.
Ad
ogni annuncio di guerra sussultava: "Non si fa la Milizia chiesta dalla
Madonna e non ci può essere la pace, perché si lascia troppo spazio a
Satana".
Avrebbe
voluto che in tutto il mondo si costituisse questa Milizia per la famiglia, ma
che fosse una Milizia al servizio del Regno del Cristo, nella certezza che Maria
avrebbe ottenuto da Lui la pace alle famiglie rafforzandole nell'unità e si
sarebbe estesa la pace al mondo.
Cercava
di comunicare queste sue convinzioni alle persone con le quali parlava con la
dolcezza e con la fermezza che le erano abituali, cercando di infervorarle
nell'amore alla Vergine Santa. Purtroppo spesso non era capita.
Per
avere una idea dello stile con cui Maria Celeste operava all'interno del
Movimento per la famiglia e la stima di cui godeva, può essere utile conoscere
per tutte la testimonianza della professoressa Domenica Amati che riportiamo di
seguito: "A tre mesi dalla morte di Tina (Maria Celeste) sono qui a
ricordare, a pensare e far riemergere tanti momenti vissuti con un'amica che
eccezionalmente è entrata a far parte della mia vita, mutandola radicalmente a
poco a poco, con dolcezza, con fermezza, con linearità. Chi è stata Tina?
Quanto mi è difficile poterla definire con semplici parole: il suo rapporto con
Dio tramite la Mamma, come la chiamava lei, la sua pratica delle virtù
cristiane perseguite fin dalla più tenera età, la sua forte intuizione fra
cose da dover scegliere, ma la virtù maggiore e più impegnativa che ha
senz'altro dimostrato nella sua famiglia che ella ha saputo guidare con immenso
amore e rispetto verso il marito, con generosità, tenerezza e intelligenza
verso il figlio, sono l'umiltà e l'intelligenza che ha riversato nella sua
seconda e più grande famiglia: il Movimento per la famiglia.
"Questo
movimento che Tina ha iniziato, cresciuto e amato fino alla morte, facendone una
cosa sola con la sua vera famiglia nella semplicità, nella intimità e nella
calma.
"Tina
riusciva a leggere nel cuore, intuiva le preoccupazioni, non forzava mai le
confidenze, ma le sollecitava implicitamente con quel suo sguardo penetrante che
dava sicurezza e conforto. Vicino a lei mi sentivo sicura.
"Ricordo
che si trascorrevano ore e ore insieme in casa e fuori, o per andare in
parrocchia agli Angeli Custodi per ascoltare la Messa, o in certe feste in
qualche santuario mariano. E questo per anni e anni. Sempre quando tornavo a
casa sentivo che mi ero arricchita di qualcosa di importante perché vicino a
lei, sempre, in una maniera indefinibile, quasi celestiale, si sentiva la
presenza della Madonna. Solo dopo la sua morte ho saputo che si chiamava Maria
Celeste: e davvero il suo nome è tutto un poema con la sua vita, con il suo
essere tutto proteso verso la Madre di Dio. E quello che è importante ora per
me e quasi strano, è che io ora sento Tina molto più vicina di quando la
sapevo a Roma in casa sua, adesso che ero costretta a vederla raramente.
"Mi
viene fatto di parlare con lei più ora che un tempo quando le sedevo accanto.
Le affido i miei saluti per la Madonna, Vergine della Consolazione che ho in
immagine vicino al letto, e le dico sempre: "Abbracciami, Tina, la
Madonnina bella". E mi sembra di sentire la sua voce suadente: "Stai
tranquilla. Già fatto". Chi più di (Tina) Maria Celeste può intercedere
per noi tutti presso la Vergine della Consolazione e Regina delle Famiglie, lei
che ci ha conosciuti e incoraggiati uno ad uno?".
Ed
ora ecco la testimonianza di una giovane signora che conobbe Maria Celeste
quando aveva tredici anni e che le rimase sempre vicino, anche dopo il
matrimonio.
"...Divenne
per i miei genitori un punto di riferimento, di aiuto e di sincera amicizia. Così
presi a frequentare assiduamente questa famiglia, e la mia adolescenza prima, la
giovinezza poi, furono penetrate dalla carica spirituale della signora Tina; mi
piaceva starle vicino e parlarle, per godere della sua rassicurante presenza;
così bene sapeva dare forza e coraggio, con molto amore e tanta generosità,
sempre insegnando ad amare Gesù, a rivolgersi alla Madonna come alla Mamma,
calandosi sempre nella realtà quotidiana, comprendendo e mai giudicando.
"Posso
dire con assoluta certezza che sapeva leggermi nel cuore; non avevo bisogno di
parlare, perché il suo sguardo penetrante sapeva leggere dentro, nei sentimenti
e nelle ansie, come nessuno.
"Quando
iniziò l'attività del MIDAF, ricordo che la presenza della signora Maria
Celeste durante le riunioni, anche se restava in silenzio a pregare, bastava a
farci sentire vicino la presenza della Madonna. ... Da lei ho imparato il
significato e l'importanza della preghiera e della penitenza. E' stata un
modello di perfezione, una vera testimone di vita cristiana. Sapeva sopportare
grandi dolori fisici in silenzio: anzi, durante alcune gravi malattie, quando le
domandavo come stava, lei rispondeva con un sorriso che la sofferenza era la
migliore preghiera, poi scherzava sulla situazione e riusciva perfino a dire
battute allegre, così da sdrammatizzare il tutto. Credo di avere imparato da
lei l'importanza di avere sempre un certo distacco dagli eventi, siano essi
tristi o piacevoli, nella consapevolezza che c'é sempre la Madonna che ci guida
e ci protegge e che vuole che la nostra vita acquisti un preciso significato di
cammino nella fede.
Ricordo
anche come la signora Maria Celeste sapeva aiutare gli altri sia materialmente
sia moralmente, ma senza dirlo, senza che nessuno se ne accorgesse. Io l'ho
appreso parlando con alcune persone che mi hanno detto di aver ricevuto aiuto,
incoraggiamento, amicizia, tanta disponibilità... Nel suo esempio c'é tutto
quanto serve per trovare conforto e per ritrovare la giusta strada, se la si
perde". (F.M.A.)
Era
sensibilissima alle necessità materiali della gente, qualunque persona venisse
a bussare alla sua porta trovava in lei comprensione e generosità.
Non
rimandava mai nessuno a mani vuote. In casa spesso i soldi non bastavano per
arrivare alla fine del mese e non si capiva il perché dal momento che la
famiglia viveva una vita modestissima, senza divertimenti e senza lussi.
Quando,
per le sua malattia, dovette ritirarsi dalla gestione della casa, allora si
conobbero i vari rivoli di carità concreta attraverso i quali venivano
distribuiti i soldi dello stipendio e poi della pensione del marito.
Ricordava
le parole di Gesù: "Una carezza data a un povero l'avete data a me".
Quella
domenica di settembre 1968 Maria Celeste volle andare in pellegrinaggio al
santuario della Madonna di Fatima in San Vittorino romano di cui allora tanto si
parlava per le apparizioni ad un sacerdote degli Oblati di Maria.
Allora
c'era ancora il vecchio piccolo santuario essendo appena iniziata la costruzione
del nuovo.
La
folla gremiva la piccola chiesa e Maria Celeste con il marito e il figlio si
misero a recitare il santo Rosario davanti alla statua racchiusa nella nicchia.
Improvvisamente
però Maria Celeste vide la statua animarsi e la Vergine Santa uscire dalla
nicchia. Era triste la Madonna, pallida in viso. Non guardava la folla e
sembrava volersi scuotere dal capo la corona, mentre grosse lacrime le
scendevano dal ciglio.
Maria
Celeste intimorita le chiese:
-
"Mamma, perché sei così triste? Perché piangi? C'è tanta gente qui che
ti vuole bene".
-
"Sì, c'è tanta gente, ma pochi mi amano. Molti vengono solo per curiosità
e fanno anche soffrire chi qui cerca di farmi amare (Padre Gino). Se non mi
amano, se non fanno penitenza, presto verranno dei grandi flagelli. Pregate per
riparare tante offese che si fanno al Figlio mio. Preghiera, sacrificio,
donazione. Altrimenti...
A
questo punto Maria Celeste vide cataste di cadaveri e molto sangue scorrere per
le strade di Roma. Vedendo anche rovine e desolazione ovunque Maria Celeste,
spaventata, esclamò: "Mamma, salvaci da tanto disastro".
Rispose
la Madonna: "Proteggerò tutti quelli che mi amano e pregano con il santo
Rosario. Voglio che tutti i miei figli si salvino, ma occorre preghiera, santa
Messa, confessione, penitenza".
Maria
Celeste ritornò da S. Vittorino Romano con tanta pena per quello che aveva
visto e con nel cuore l'ansia di far conoscere la sofferenza e l'amore della
Vergine Santa, nonché il suo messaggio per la salvezza dei figli, delle
famiglie, del mondo.
Nonostante
il terrore suscitato dalla visione del castigo, Maria Celeste ricordava le tre
promesse veramente straordinarie che la Vergine Santa le aveva fatto il giorno
di Natale 1967 per quanti si sarebbero adoperati per la sua Milizia:
1.
la sua speciale assistenza durante tutta la loro vita;
2.
la sua impetrazione perché Dio nasconda le loro colpe nella sua misericordia,
non sia mai il loro giudice ma il loro Salvatore;
3.
la sua vicinanza durante tutta la loro vita e al momento supremo della loro
agonia per portarli dal Figlio suo perché dia loro la gloria eterna.
Queste
tre promesse davano a Maria Celeste la ferma speranza che tali castighi
sarebbero stati almeno sospesi, perché molte persone si sarebbero sentite
incoraggiate ad aderire alla Milizia richiesta dalla Vergine Consolatrice e
Regina per la ricostruzione della famiglia cristiana, meritando così doni più
grandi della Mamma del cielo e del Figlio suo.
Maria
Celeste sapeva che la Vergine Santa non voleva da lei tanto l'azione quanto la
sofferenza. Glielo disse più di una volta esplicitamente: "Tu sai qual'è
la tua parte migliore; il dolore, la sofferenza". "A te il
dolore".
Nella
decima apparizione (24 Febbraio 1968) le mise sul capo una corona di spine e
Maria Celeste nell'accettarla osservò: "Anche il Rosario me l'hai dato di
spine. E se poi divento cattiva?". La Madonna le rispose con un sorriso. Ma
sapeva Maria Celeste che la sofferenza intristisce e incattivisce chi non
l'accetta, chi non se ne fa uno scalino per staccarsi dalle brutture della
terra, uno strumento per purificare l'oro del suo amore per il Signore. Non era
comunque il suo caso, perché Maria Celeste era giunta a desiderare la
sofferenza perché si compisse la volontà della Madonna per la salvezza delle
famiglie e per la pace nel mondo.
Si
spiegano così i suoi continui e forti mali di testa che le davano tregua solo
durante la notte (evidentemente la Mamma del cielo voleva che la sua figlia
prediletta potesse riposare perché potesse sopportare le sofferenze quotidiane)
per riprendere al mattino quando iniziava la sua giornata.
Non
c'erano calmanti che servissero ad attenuare quei dolori. D'altra parte Maria
Celeste stessa rifiutava di farne uso, tranne raramente a seguito delle
insistenze del marito che non voleva vederla soffrire a quel modo.
Qualche
rara volta fu udita esclamare: "Punge". E poi quasi pentita per il
lamento che le era sfuggito, soggiungeva: "Ma non importa. Va bene così".
D'altra
parte, fin dall'inizio delle sue manifestazioni la Vergine Santa le aveva fatto
comprendere che la parte a lei riservata per il compimento della sua Opera per
le famiglie e per la pace nel mondo, la sua parte migliore, era la sofferenza.
Si era nell'autunno del 1967 quando, una domenica mattina, dopo la santa Messa
nella chiesa degli Angeli Custodi, Maria Celeste si è soffermata nella cappella
della Madonna della Misericordia e, mentre pregava, ha visto che la statua si
animava.
Gesù
Bambino in piedi sulle ginocchia della Mamma teneva in mano due grappoli d'uva,
uno bianco e uno nero. Dopo aver spremuto con le sue manine il grappolo bianco,
facendo intendere che riguardava un'altra persona, Gesù Bambino ha preso quello
nero e lo ha spremuto facendo uscire tanto sangue che la Vergine Santa ha
raccolto in un calice, facendo comprendere a Maria Celeste che quel grappolo era
lei.
In
verità tutta la vita di Maria Celeste fu una spremuta d'amore e di sangue, cioè
di sofferenza da lei offerta con grande amore per la Chiesa.
Nulla
mai poté diminuire il suo attaccamento alla Chiesa che difese sempre con tutte
le sue forze insieme con le persone che la offendevano.
Così
come la sua vita fu tutta un'offerta di sofferenze per i peccatori che
rattristavano, che torturavano il suo Gesù che a lei si era mostrato più volte
coronato di spine e grondante sangue, dicendo che così gli uomini lo avevano
ridotto.
Allo
stesso modo, fedele al messaggio della Vergine Consolatrice e Regina delle
Famiglie, offrì ogni sua sofferenza per la salvezza della famiglia, perché
quanto prima si potesse dare vita ad una Milizia e ad una crociata che salvasse
la famiglia e operasse per la pace nel mondo portando Maria quale Regina in
tutte le famiglie.
Il
gradimento per un impegno volto ad attuare una crociata silenziosa, la Vergine
santa lo dimostrò quando un reverendo Padre gesuita, spinto da entusiasmo per
l'idea che gli sembrava estremamente opportuna, pensò di aiutare il Movimento
per la famiglia, sorto da poco, facendo affiggere in tutta Italia manifesti per
lanciare l'iniziativa.
Entrò
in ospedale per un piccolo intervento chirurgico, dicendo: "Tra una
settimana sarò tra voi e inizierò la propaganda".
Dopo
una settimana quel Padre gesuita era morto e tutto restò nel silenzio.
La
Madonna voleva un lavoro concreto, dinamico, senza strombettamenti, perché
doveva essere un lavoro in grado di formare coscienze cristiane per una vita
matrimoniale e familiare autenticamente cristiana, quindi un lavoro spirituale,
capillare e silenzioso.
Per
tutto questo Maria Celeste aumentava le mortificazioni. Per esempio, da anni non
andava più a letto dopo pranzo. Dormiva in cucina con la testa appoggiata sul
tavolo e, per quanto stesse male, non si riusciva a persuaderla ad andare a
letto.
A
Maria Celeste ricorsero anche le anime del Purgatorio per avere suffragi.
Queste
generavano in lei un senso di pietà e di carità fraterna.
La
piccola famiglia era nella casa di montagna quando una sera appena terminata la
cena, si sentì bussare alla porta. La cosa sembrò strana perché il portoncino
ai piedi delle scale era chiuso. Nessuno poteva essere salito fino alla porta di
casa. Il marito chiese: "Chi é?" Dal di fuori una voce maschile
rispose pronunciando un nome, che per ovvie ragioni riteniamo di dover tacere.
All'indomani
Maria Celeste raccontò il fatto al parroco, il quale individuò subito la
persona morta trenta o quarant'anni prima, e disse: "Ha bisogno di
preghiere. Domani celebrerò la santa Messa per lui".
La
famigliola era solita la sera prima di andare a dormire, passare in chiesa, la
cui porta secondaria comunicava con le scale di casa, per dare "la buona
notte" a Gesù Sacramentato. Una sera Maria Celeste vide due sacerdoti in
camice bianco inginocchiati ai piedi dell'altare, immersi in profonda preghiera.
Capì subito trattarsi di anime del purgatorio. Il giorno seguente il parroco
informato del fatto, celebrò la santa Messa per quelle anime.
Dopo
di allora non vi furono più, in quella casa, manifestazioni di sorta.
E'
lecito pensare che il Signore volesse ancora le preghiere di quell'anima
prediletta che era Maria Celeste, per portare in Paradiso quelle anime purganti.
Al
tempo delle missioni religioso-sociali Maria Celeste si trovava in un paese
della Toscana per una settimana di conferenze. Era ospitata con il marito, che
svolgeva la medesima attività, in una pensione dove ogni notte venivano
disturbati da rumori di passi, come di scarponi chiodati, sopra il solaio. A
tutta prima i due pensarono che altre persone abitassero il piano di sopra, ma
poi si accorsero che la loro camera terminava con il tetto.
Inoltre,
al rumore dei passi si aggiunse lo svolazzare, come di piccioni, nella stanza
stessa, tanto che i due si sentirono sbattere le ali sulla testa e sulle
orecchie. Quest'ultimo fatto avveniva anche di giorno quando i due erano già
alzati e attendevano alle pulizie.
Maria
Celeste alla fine della settimana disse: "Se questa notte li sento ancora,
chiedo che cosa vogliono". Sennonché la proprietaria della pensione,
conosciuto il fatto, per lei non nuovo, chiamò il parroco a benedire e l'ultima
notte di permanenza trascorse tranquilla.
Si
seppe poi che in quella camera, molto tempo prima, avevano soggiornato due
pastori protestanti che andavano per quelle campagne a fare propaganda.
Una
mattina però furono trovati morti in quel letto, e non si seppe mai il perché.
Nello
stesso paese si era suicidata, impiccandosi al lampadario della cucina, la
moglie di un individuo da tutti conosciuto per la sua attività politica. Quella
donna, prima dell'insano gesto aveva scritto al marito un biglietto del seguente
tenore: "Mi hai tolto Dio, mi hai tolto tutto. Io mi tolgo la vita divenuta
inutile". Durante quella settimana, ogni notte il marito sentiva suonare il
campanello di casa, ma alla porta trovava mai nessuno. Pensò che fossero i
propagandisti dell'Azione Cattolica che gli facevano quel dispetto e chiamò i
carabinieri.
Il
comandante di quella Tenenza, mandò i suoi uomini per alcune notti a
controllare e questi sentirono suonare il campanello di casa, ma non videro
anima viva.
Andarono
anche a chiedere alla pensione dove erano i due conferenzieri, ma seppero che
erano in camera a dormire. Il tenente dei carabinieri disse a quell'uomo:
"Se lei ha a che fare con gli spiriti, se la veda con loro, ma i miei
uomini di giorno devono lavorare".
Andò
poi Maria Celeste a convincere quell'uomo con molta delicatezza, ad ascoltare il
richiamo della moglie che si rendeva presente con il suono del campanello, perché
approfittasse di quella straordinaria settimana dello spirito per un vero
ritorno a Dio.
Negli
ultimi anni Maria Celeste, anche se era ammalata, continuava il suo apostolato
nascosto dando consigli a chiunque li cercasse. Riceveva molte telefonate da
persone che volevano confidarle le loro pene per ottenere preghiere.
A
volte le telefonate si protraevano più del previsto e Maria Celeste si
preoccupava soltanto di dare il Cristo a chi le stava parlando, dimenticando
tutto il resto.
In
proposito abbiamo una testimonianza che vale la pena rendere nota: "Era una
creatura che amava interamente Gesù Cristo e che di Lui aveva fatto il centro
della sua vita".
L'amore
poi per la Madonna non era misurabile, in quanto ogni suo pensiero, azione o
circostanza della vita passava sempre attraverso questo "canale": la
Mammina, come la chiamava lei.
Maria
Celeste ha insegnato a qualunque persona l'avvicinasse, a nutrire per la Madonna
un amore sconfinato.
Si
rivolgeva a Lei come ad un Essere sempre presente e pronto a darle risposta,
aiuto e conforto. In questo amore Maria Celeste era meravigliosa. Io che ho
avuto il privilegio di esserle molto vicina per tanti anni, posso dire che
questa creatura, pur nella sua sofferente vita, ha sempre amato Maria SS. In
misura eccelsa, con gioia, e rispetto, trasmettendo anche a me le
caratteristiche di questo stupendo amore. Devo moltissimo a Maria Celeste, per
le tante grazie che ho ricevuto dalla "Mammina" attraverso il suo
amore filiale.
Grazie
Maria Celeste.
"Nella
sua semplicità mi raccontava come, a volte trovandosi a parlare al telefono con
qualche persona bisognosa di aiuto, di conforto o di consiglio, si ricordava che
in cucina - come ogni brava donna di casa - aveva dei cibi a cuocere sul gas
acceso per il pranzo del marito e del figlio e, non volendo lasciare in asso
quelle anime sofferenti, si rivolgeva al suo Angelo Custode chiedendogli di
spegnere il gas sotto le pentole, cosa che puntualmente si verificava. Quindi mi
diceva: "Sai, che oggi l'Angelo Custode ha salvato il pranzo di mio marito
e di mio figlio". Che dire? Il suo amore per il Signore e per il prossimo,
l'umiltà, la semplicità ed anche il brio nell' affrontare le situazioni,
insieme con uno sconfinato amore per la Madonna sono state le caratteristiche
della sua non facile vita. Ciò che scrivo è tutto vero, e tante altre cose
potrei dire di questa creatura che, con il suo annientamento, ha dimostrato che
l'amore vero a Gesù e Maria può essere fonte di santità per tutti, come lo è
stato per lei".(D.S.)
Ma
Satana tentò di indebolire la ferrea volontà di Maria Celeste anche
attaccandola personalmente.
Si
fece vedere più volte di notte entrando improvvisamente nella camera e cercando
di spaventarla.
Una
notte si avvicinò al letto e la strinse al collo per strangolarla, ma all'udire
il nome della Madonna invocata da Maria Celeste, scomparve.
Un'altra
notte Maria Celeste sentì suonare il campanello di casa: scese dal letto e andò
ad aprire. Vide un vecchio parente che in vita aveva fatto parte della
massoneria. Quando un venerdì fu ospite nella sua casa, a pranzo volle la
carne, dicendo: "Voglio la cagnaccia. Voglio andare all'infernaccio".
Sapeva che era morto da anni e aveva sempre pregato per lui. Gli chiese, mentre
si faceva il segno di croce e in cuor suo invocava la Madonna: "Perché sei
qui?"
Quegli
non rispose, ma il suo volto divenne di fuoco e si voltò per andare via. Mentre
scendeva le scale Maria Celeste vide che non aveva le scarpe ai piedi ma gli
zoccoli del caprone. Evidentemente le preghiere di Maria Celeste aumentavano le
sue sofferenze ed egli era venuto a dirle che non doveva pregare più per lui.
Il
marito, che in quel tempo era stato da P. Pio, la consigliò di rivolgersi al
santo frate e lo pregò lui pure.
P.Pio
sapeva già dell'Opera della Madonna per la famiglia iniziata a Roma e la
incoraggiava. Una notte Maria Celeste vide P. Pio entrare in camera, dare
un'ampia benedizione e andarsene sorridente.
Da
quella notte non si ebbero più manifestazioni diaboliche in quella casa.
Se
ne ebbe ancora una qualche tempo dopo nella casa di montagna dove la piccola
famiglia era solita passare l'estate.
Una
notte Maria Celeste vide un uomo ai piedi del letto. Chiamò il marito gridando:
"C'é un uomo. E' tutto nero. E' ai piedi del letto".
Il
marito le disse tranquillamente: 'Fatti il segno di croce, chiama la Madonna e
sparirà". Così avvenne.
Ma
il marito volle sapere se Maria Celeste aveva riconosciuto quell'uomo, o se era
il demonio. Lo aveva riconosciuto molto bene ed era quello della chiesa satanica
che più volte aveva minacciato di morte Maria Celeste e il marito e che poi morì
suicida. Il demonio che è potente gli aveva permesso di andare a fare paura a
coloro che amavano la Madonna. Ma se il demonio è potente, la Madonna è
invincibile.
Maria
Celeste aveva un'autentica venerazione per i sacerdoti, e fin da giovanissima
pregava ogni giorno per loro fino ad offrire la sua vita perché i sacerdoti non
tradissero la loro vocazione. Così dopo le manifestazioni della Vergine Santa,
offrì penitenze e sofferenze fisiche e morali per i sacerdoti, oltre che per le
famiglie per le quali la Madonna l'aveva voluta sua messaggera.
Purtroppo,
come in tante opere di Dio, ben presto Satana cercò di rovinare ogni cosa,
anche servendosi di persone non certamente mosse da spirito cristiano che, con
la maldicenza e la calunnia, cercarono di gettare discredito sul lavoro
intrapreso per la famiglia e sulle persone che vi si dedicavano.
Una
persona autorevole che in precedenza aveva chiesto a Maria Celeste di pregare
per lei, spinta da tanta maldicenza, si mostrò irritata nei confronti suoi e
dei suoi familiari. Ma un giorno si venne a sapere che quella persona autorevole
era gravemente ammalata e Maria Celeste si diede a pregare con tutte le sue
forze per ottenerne la guarigione.
La
Vergine Santa l'avvertì dicendole: "Poi te ne pentirai". Maria
Celeste insistette, noncurante di sé e di qualunque altra cosa. E avvenne la
guarigione. In seguito Maria Celeste avrebbe avuto motivo per pentirsene
amaramente, ma non ne fece parola con alcuno e fu comunque contenta di aver
ottenuto la salute per quella persona. Crediamo che si possa dire che Maria
Celeste era veramente una creatura voluta da Dio per dimostrare al mondo, con
una dimostrazione in più, come si ama, anche i nemici.
Comunque
satana continuò nella sua opera nefasta trovando chi era disposto a continuare
a screditare il lavoro intrapreso per dare una risposta valida alla richiesta
della Vergine Santa. Una delle idee di fondo che veniva portata avanti dalla
famiglia di Maria Celeste era proprio quella di investire nell'azione formativa
al matrimonio la famiglia stessa, sia come oggetto di formazione sia come
operatrice della formazione. Per questa idea, tale famiglia fu accusata di
integralismo. Ora, a distanza di vent'anni si parla di formazione permanente
della famiglia il che significa che, con parole diverse, si vuole la stessa
cosa.
Ma
le persone che denigrarono coloro che si adoperavano per il Movimento della
Famiglia, trovarono credito, e vi fu chi cercò di fermarne l'attività.
Per
questo la salute di Maria Celeste ebbe un tracollo fatale, con stupore del
medico di famiglia, il quale non se ne spiegava il motivo. Maria Celeste pregò
sempre secondo le intenzioni di quella persona autorevole, anche quando la
persecuzione si era fatta più dura, estesa e violenta.
Ancora
negli ultimi tempi della sua vita, dopo venti anni da quei fatti, continuava in
quella preghiera e a chi, per saggiare il suo animo, le diceva che era inutile,
che ormai era passato tanto tempo, ecc. rispondeva: "Mi ha chiesto di
pregare ed io pregherò sempre per lui".
Non
si è mai lamentata di quanto era avvenuto, non ha mai parlato contro le persone
che l'avevano calunniata, ma le ha sempre scusate dicendo: "Tutti possiamo
sbagliare". E continuava a pregare per loro. Vi fu chi, con una finta
vendita, la derubò di un appartamento a S.Remo lasciatole in eredità dal
padre. Prodigiosamente ebbe tra le mani il documento che dimostrava la vendita
fraudolenta.
Con
quel documento avrebbe potuto intentare una causa giudiziaria per difendere i
suoi diritti.
Invece
lo consegnò alla persona colpevole dimostrando così tutta la sua superiorità
morale e la sua volontà di non mettersi contro chi avrebbe dovuto amarla e che
lei amava. Dimostrava così quant'era disinteressato il suo amore per gli altri,
non solo quando faceva apostolato nell'A.C. o nelle missioni religioso-sociali,
ma sempre, in ogni circostanza della sua vita.
Infatti,
non fece mai parola di ciò che era avvenuto, non accusò mai nessuno, e
qualcuno diceva che non capiva più tante cose. Invece, a chi le stava più
vicino diceva: "Mi credono stupida, ma sapessero loro quello che so
io..."
Così
ha contribuito a dimostrare quanto sia vero che il peggiore nemico dell'umanità,
la vera causa di tante guerre è il voler dire sempre: "Questo è mio.
Questo mi appartiene. E se non è mio, mi serve e me lo prendo".
Con
questo gesto, incompreso al mondo, Maria Celeste meritò per sé l'avverarsi
della settima Beatitudine: "Beati gli operatori di pace perché saranno
chiamati figli di Dio".
Maria
Celeste ricordava le parole che la Vergine Santa aveva detto nella tredicesima
apparizione del 21 gennaio 1969, parlando delle gravi difficoltà che la sua
Opera per la famiglia avrebbe incontrato: "L'incendio acceso per bruciare
tutta la rovinosa sterpaglia del male può sembrare che venga soffocato sotto
l'immane, gigantesco tallone dell'odio, della ribellione più violenta; può
sembrare che venga anche spento dalla incomprensione più dolorosa perché
derivante da chi più dovrebbe capire, sostenere, aiutare, donarsi. Ma il soffio
onnipotente di Dio farà scaturire proprio da sotto il tallone miriadi e miriadi
di scintille che alimenteranno altri e altri focolai, e il fuoco divamperà e la
sterpaglia sarà distrutta, le sue ceneri disperse. Il campo dei figli di Dio
ritornerà alla sua fecondità...".
Era
una predizione della Madonna che faceva intravedere il momentaneo apparente
insuccesso dell'Opera, causa di profondo dolore in Maria Celeste e nei più
fedeli collaboratori. A tutti costoro pareva impossibile che solo dopo quindici
anni dalla costituzione del Movimento per la famiglia (l'Opera della Madonna):
incendio acceso per bruciare tutta la rovinosa sterpaglia del male, esso subisse
già una crisi così profonda.
Maria
Celeste vide in questi avvenimenti un rifiuto all'invito insistente e premuroso
della Madonna, preoccupata della salvezza dei suoi figli attraverso la salvezza
della famiglia e del mondo.
Il
suo cuore non resse più, la sua esistenza su questa terra le parve inutile,
forse d'intralcio, e scelse la via del cielo.
Intanto
nel 1974 era stato legalizzato il divorzio e nel 1981 l'aborto anche con il
contributo di tanti cristiani dimentichi della legge di Dio.
Esultarono
gli avversari per aver vinto i referendum in nome di una falsa libertà che
sarebbe stata la porta aperta ad ogni libertinaggio. C'era in tante forze
avverse la voglia di distruggere quanto aveva il nome di cristiano causando un
incubo senza fine e nei cristiani una sconcertante incoscienza frutto di
ignoranza non si sa quanto colpevole.
Si
era nel pieno di un decennale calvario che ebbe la sua prima e principale
manifestazione nei moti del '68 che furono il primo balzo verso il paganesimo
ora imperante.
La
Vergine Santa anticipò quei fatti e venne in soccorso dei suoi figli con le
apparizioni di Roma, chiedendo già nel 1967 che fosse messo in atto l'unico
rimedio possibile a tanto male che stava per scatenarsi sull'Italia: una
richiesta forte dell'intervento divino per mezzo della preghiera, la sofferenza,
i santi sacramenti, insieme ad una azione concreta per la ricostruzione della
coscienza cristiana nel popolo in gran parte non più cristiano.
Non
si trattava solo di far fronte ad una serie di costumi, abitudini, fatti, eventi
che minacciavano di cambiare il volto dell'Italia cattolica, ma di organizzare
una forza che, operando sulle coscienze con le opportune iniziative, ridesse
pieno respiro a quanti volevano servire Cristo nel nome di Maria.
L'impresa
era improba, ma non impossibile perché nulla è impossibile a Dio, il quale però
vuole salvare l'uomo per mezzo dell'uomo. Se l'uomo rifiuta di essere un tale
mezzo, la sua responsabilità è grande davanti a Dio che un giorno gliene
chiederà conto.
Ad
una persona che aveva vissuto una giovinezza travagliata lontana da Dio diceva:
"Tu sei la mia prediletta. Ecco, ti lascio un'eredità di beni eterni: il
Movimento per la famiglia.
Poi
vedi tu. Ama la tua croce, quella di tutti i giorni. Rinnega te stessa, ama il
Rosario, il Vangelo, ama tutti, tutti. Dai solo e sempre carità. Io vedo da un
occhio solo, ma tu sei quella pupilla. Il demonio ha paura delle donne dal cuore
pulito".
E
quella stessa persona testimonia: "Tina (Maria Celeste) sapeva tutto di me.
Apposta mi diceva sempre: "Hai avuto coraggio, non ti sei sporcata.
(Volevano farmi abortire perché il parto si presentava difficile). Era un'anima
grande... Con il suo sorriso mi ha illuminato il faticoso andare che è la vita.
I quindici misteri del Rosario li ha vissuti tutti con il sorriso il sorriso di
Nostra Signora delle Famiglie, Consolatrice di ogni umana miseria. Poi mi
diceva: "Tu sei piccola, fragile, ma hai amato, lottato, non ti sei mai
tirata indietro e io lo so". E io a dirle che le altre erano tutte più
brave di me. E le indicavo una a una. Ma lei si indispettì, perché voleva
tirarmi fuori definitivamente da quel mio mondo, e mi disse: "Ma devo
inginocchiarmi per farti capire che ti voglio bene, che ti vorrò sempre bene
oltre quella che si dice la morte?"Allora mi inginocchiai io, perché era
solo quello che potevo fare di fronte all'amore che aveva per me. Maria Celeste
aveva la voce della Madonna, Madre piena di grazia. Allora accettai la mia
parte: amore e dolore. Ora Maria Celeste è per me una persona cara come mia
madre, più della mia vera madre; non posso tacerlo perché è la verità.
Ricorderò
sempre che mi diceva negli ultimi tempi: "Ti assisterò sempre; sappi che
il tuo nome lo vado a scrivere in Paradiso. Ti farò grazie; me le chiederai e
vedrai. E' vero: me ne ha già fatte. Per gli altri sempre, ma pure per me,
anche se non le merito. Posso solo continuare ad avere fiducia, sempre fiducia,
solo fiducia". (M.B.)
Ed
ecco un'altra testimonianza: "Anche se la Vergine Santa aveva detto che i
suoi miracoli sarebbero stati le conversioni, bisognosa di guarigione mi rivolsi
a Maria Celeste. Avevo appreso dai medici dell'Ospedale di Tivoli i risultati
delle analisi e non c'erano dubbi: dovevo sottopormi all'asportazione del nodulo
freddo alla tiroide, ormai fin troppo evidente e con reali effetti collaterali.
L'unica mia preoccupazione era la mia famiglia, i miei figli ancora in tenera età,
così bisognosi della loro mamma. In quel periodo Maria Celeste era la mia più
grande amica e a lei confidai le mie ansie, chiedendole di pregare per me la
Vergine Regina delle Famiglie. Ella mi rassicurò con il suo dolce sorriso, ed
io di buon animo accettai la mia sorte. Era già fissato il periodo per il
ricovero in Ospedale, ma inaspettatamente, in un fortuito incontro avuto con
Maria Celeste, lei mi invitò a seguire la cura del Dr. Aldo Vieri, del
"Regina Elena", in quanto l'intervento sarebbe stato per me troppo
controproducente. Era così perentorio il suo invito, che non ebbi alcun dubbio
nel seguirlo. Oggi, a distanza di venticinque anni da quell'episodio, sottoposta
da qualche anno all'asportazione di quella parte della tiroide malata che dall'
esame istologico è risultata essere affetta da carcinoma follicolare, penso con
grande affetto, nostalgia e gratitudine alla mia cara grande amica, che dal
cielo prega ancora per me, ne sono certa". (R.C.)
Tempo
addietro una mamma che già faceva parte del Movimento della Famiglia, che anzi
aveva aperto la sua casa per ospitare le riunioni del gruppo sorto nel quartiere
di Cinecittà di Roma, si raccomandò a Maria Celeste perché l'aiutasse ad
ottenere dalla Madonna la guarigione del figlio affetto da epilessia. La signora
poi si privò di un gioiello per darlo ai poveri.
In
poco tempo il figlio guarì completamente. Ora è sposato ed ha quattro figli
sani e vegeti. Forse quel figlio ha mai saputo delle preghiere di Maria Celeste,
della madre e dei suoi sacrifici. La Vergine Santa ha però dimostrato ancora
una volta di mantenere le sue promesse aiutando chi La ama e si adopera perché
siano soddisfatte le sue richieste.
Chi
aveva visto un lembo di Paradiso vedendo il volto della Vergine Santa, vedendo
Gesù e sentendo più volte la loro voce, non poteva più accontentarsi delle
cose della terra. Anche gli affetti umani, i più santi e i più forti, non
potevano accontentare un cuore che per tutta la vita aveva interamente amato il
Gesù del Getsemani, il Gesù eucaristico e Colei che le si era presentata come
Vergine della Consolazione e Regina delle Famiglie, che le aveva fatto
pregustare gioie di Paradiso, quando le aveva dato da baciare il suo Gesù
Bambino. Era il I ° Maggio 1973. La famigliola volendo andare ad un santuario
della Madonna scelse quale meta il santuario di S.Maria ad Rupes di Nepi. Dopo
la recita del S. Rosario, Maria Celeste vide una grande luce che emanava
dall'immagine della Madonna nell'apposita cappella. Si avvicinò. La Vergine
Santa le sorrise. Rispose alle sue domande e quando Maria Celeste le disse:
"Io vorrei baciare Gesù Bambino che hai in braccio", Maria Santissima
glielo porse e le disse: "Bacialo. Sì. Portatelo il mio Gesù nel mondo,
altrimenti verranno giorni tremendi. Adoperatevi per dare il Figlio mio al
mondo... ".
Maria
Celeste raccontò che baciando Gesù Bambino sul viso, lo sentì vivo, di carne,
ma poiché aveva gli occhi chiusi, ella disse: "Gesù, apri gli
occhietti". E Gesù li aprì.
Raccontò
questi particolari al marito con una gioia grande, ed ora sentiva un autentico e
ardente desiderio di morire per porre fine alle miserie della vita, che
certamente non piacevano a Gesù, e andare ad abbracciare la Mamma del cielo
insieme con la mamma terrena. Desiderava l'abbraccio della Madonna che le era
stata Mamma durante tutta la vita, per un amplesso di gioie e felicità senza
fine. Aveva una nostalgia del cielo che la rendeva impaziente di raggiungere
l'ultimo traguardo e chiedeva a tutti di pregare per ottenerle la grazia di
morire.
Ad
una persona che aveva vissuto una giovinezza travagliata, chiese di pregare
perché la Madonna la prendesse con sé, dicendole: "Tu prega perché io
vada con la Madonna e io ti apro la porta dell'amore della Madonna. Così io
muoio e tu nasci alla luce. Ti aspetta il Calvario, la corona di spine, la
croce, la derisione, ma io ti darò la forza possente e l'ardore fecondo di fare
tutto. Ci saranno giorni che vorrai morire perché ti sentirai sola come un
naufrago. In quei giorni ti soccorrerò".
La
fiamma dell'apostolato che aveva riscaldato la sua vita, continuava ad ardere
nel suo cuore anche in vista dell'ultimo traguardo ed oltre.
Aveva
sempre comunicato agli altri l'amore del Cristo, e pensando al Paradiso,
progettava di continuare a comunicare quell'amore a chi più ne aveva bisogno.
Non si reggeva più, camminava curva, stentava a muovere le gambe, non poteva
camminare se non sorretta da due persone, ma con una forza di volontà unica non
rimaneva a letto, quasi volesse morire in piedi.
E
si chiudeva di nuovo nel suo silenzio, pregando sempre per tutti e specialmente
per coloro che la facevano soffrire e per coloro che, più o meno
coscientemente, si erano opposti al volere della Madonna. Non voleva restare a
letto e, come durante tutta la vita si era alzata alle sei del mattino, anche
nelle ultime settimane, nonostante il tracollo subìto che la costringeva a
camminare curva, si alzava a quell'ora e anche prima. Che lo facesse per spirito
di penitenza lo comprese il marito quando un mattino gli disse: "Lasciami
fare. Tu non sai perché lo faccio". E non volle dire di più, operando nel
silenzio e nel nascondimento, come insegnava agli altri. Ad una persona che
veniva spesso a trovarla, diceva: "Mortificati, ma non dirlo a nessuno.
Deve saperlo solo il Signore". Così quando la Madonna le offrì il dono
delle stimmate, dapprima le rifiutò dicendo semplicemente: "Come faccio
poi a lavare i piatti?"
Un'altra
volta, insistendo la Madonna per farle lo stesso dono, disse: "Sì, ma che
non si veda niente". E le stimmate non si videro.
Ma
il marito sa che negli ultimi tempi, quando non poteva più accudire alle
faccende di casa, non si poteva toccarle il dorso delle mani senza che si
lamentasse per il dolore.
Un
giorno la Vergine Santa le chiese:
-
Vuoi essere un'altra Caterina da Siena?
-
Io un'altra Caterina? No, per carità. Non sono capace. Farei fare brutta figura
a Te e a Gesù.
Non
le importavano le grandi cose. Se stimava un niente, incapace di operare per la
gloria di Gesù, e questo solo le importava.
Amava
il nascondimento, convinta che Gesù ama particolarmente le anime nascoste nel
suo Cuore e rifuggiva da ogni esibizionismo e da ogni pubblicità. Rifuggiva da
tutto ciò che poteva dare negli occhi alla gente, far sapere che lei c'era, che
la Madonna la prediligeva. I santi fuggono da quelli che li onorano, fanno di
nascosto il maggior bene possibile, preferiscono le attività meno brillanti che
non fanno scalpore. Di tutte le loro opere e virtù conosciamo una percentuale
minima e insignificante. Il resto lo conosce Dio. Lui solo conta. Lui solo
resta.
Ma
amava la verità. Una volta un sacerdote, canzonandola disse: "Ecco la
visionaria". Non rispose, ma volgendosi a chi le stava accanto disse:
"Si è sbagliato. Non sono visionaria, semmai sono veggente, perché io ho
visto, io vedo".
Era
stanca, annoiata delle cose della terra e negli ultimi tre anni aveva un solo
desiderio, quello di morire.
Rimase
a letto solo quattro giorni durante i quali i suoi occhi si erano fatti luminosi
e grandi da meravigliare quanti venivano a trovarla. Un sacerdote, amico di
famiglia, che la vide due giorni prima che morisse, confessò di essere rimasto
meravigliato a vedere quegli occhi, così splendenti e così grandi come mai li
aveva visti prima e pensò che qualcosa di soprannaturale forse era avvenuto in
lei.
Confidò
al marito che la Vergine Santa le aveva detto: "Tra tre giorni verrò a
prenderti", e il marito incredulo diceva:
-
Verrai a trovarmi?
-
Se il Signore lo vorrà.
La
penultima sera c'erano in casa dei giovani del Movimento della famiglia. Li
volle salutare uno ad uno. Li volle baciare.
Rimase
lucida fino all'ultimo momento.
L'ultima
sera, non potendo più parlare, fissò a lungo il figlio sacerdote che le aveva
dato l'Unzione degl'infermi. Poi fissò il marito al quale, in uno sforzo
supremo, tentò di dire "grazie".
Da
anni, per ogni servizio, per ogni minimo favore che riceveva, diceva sempre:
"Scusa, grazie".
Erano
le 19,40. Il respiro si era fatto affannoso, difficile. Maria Celeste fissò lo
sguardo in avanti, poi chiuse forte gli occhi quasi per ripararli da una luce
improvvisa troppo forte. Poi li riapri e spirò dolcemente.
La
Madonna aveva mantenuto la sua promessa ed era venuta a prendere la sua figlia
prediletta per portarla dal Figlio suo perché le desse la gloria eterna, così
come aveva promesso fin dalla nona apparizione nel Natale del 1967.
Era
la sera del 23 Gennaio 1992. Maria Celeste aveva 81 anni.
Così
volò in Paradiso un'anima che meritò, da un sacerdote che la conobbe bene, la
seguente testimonianza:
"Di
questa creatura privilegiata mi resta un ricordo profondo di una donna
innamorata di Dio e di Maria SS.
E'
stata un dono straordinario di bontà, di dolcezza, di umiltà, di autentica
santità. Una epifania dell'amore e della tenerezza di Dio.
...
Ho imparato tanto da lei, soprattutto a soffrire col sorriso sulle labbra in un
appassionato amore alla Chiesa. E' stata una sorella dolcissima e una donna
forte. Con quel microfono in mano la ricordo sulla piazza di Tolfa a proclamare
la "buona notizia" con una forza e una passionalità paolina. La
Madonna è stata la sua passione e il Rosario la sua forza: quella Corona in
mano il segreto della sua esistenza. Aveva con la Madre di Gesù un
"feeling" particolare e privilegiato. lo ne so qualcosa. Mi torna
spontanea la preghiera: "Signore, non ti chiediamo perché ce l'hai tolta
ma ti ringraziamo perché ce l'hai donata".
Mi
sarebbe piaciuto un giorno farla venire nella mia nuova parrocchia e farla
parlare alle mamme come sapeva fare lei: basta pensarla per sentirsi più buoni.
Nei momenti di stanchezza e dello scoramento la penserò e la chiamerò come una
santa..." (don
R. C.)
A
noi imitare l'esempio di tanta virtù e di tanto amore a Dio, alla Vergine Santa
e alla famiglia.
Alla
Chiesa. l'ultimo giudizio. Un'ultima nota di cronaca:
il
giorno del funerale, che avvenne il 25 gennaio, nella chiesa di S.Maria Assunta
al Tufello, nonostante la commozione che invadeva l'animo di tutti, non sembrava
di essere a una cerimonia funebre, ma ad una festa che celebrava la vita.
La
numerosa folla non sembrava accorsa a dare un addio, ma per chiedere
l'intercessione presso il trono di Dio di un'anima eletta che, nonostante il suo
nascondimento, era stimata da tutti come una persona eccezionale per virtù e
carismi.
Vi
fu chi disse: "Non è stato un funerale, ma un trionfo". Il trionfo
del Bene e dell'Amore.
Ora
è sepolta a Roma, nel cimitero di Prima Porta, cappella 42.
Al
termine di queste pagine si può dire che l'insegnamento lasciatoci da Maria
Celeste può così riassumersi: Dio ha mostrato la sua grandezza nell'usare il
niente che noi siamo.
Rimaniamo
nel nostro niente così da dare a Dio la possibilità di usarci senza
consultarci.
Diamogli
sempre tutto con grande sorriso perché "a Dio piace l'allegro
donatore".
Le tre preghiere dettate dalla Vergine Santa a Maria celeste per il Movimento della famiglia (MIDAF).
Oh
Santissima Trinità, che per un incommensurabile disegno divino di amore e di
misericordia, hai voluto che la redenzione si compisse con l'ausilio della
Vergine Madre, concedi che, regnando Lei Sovrana nelle coscienze, nelle famiglie
e nei cuori, il mondo travagliato e confuso, per Lei, Vergine della
Consolazione, possa ritrovare, riconoscere e seguire l'unico vero suo Salvatore
Cristo Gesù. Così sia.
Oh
Dio, Trinità Divina, Tu che hai voluto elevare l'umile Vergine Maria alla
sublime dignità di Madre del Verbo, eleggendola così Regina della terra e del
cielo, concedi a noi che, adoperandoci quaggiù per l'avvento del Regno di
Cristo Signore, nella regalità della Madre sua, meritiamo di venire a ricevere
il premio lassù nella gloria dei cieli.
Oh
Vergine della Consolazione, Regina delle Famiglie, noi vogliamo donare a Te, ora
per ora, giorno per giorno tutte le nostre sofferenze, fisiche e morali, perché
Tu le offra alla Trinità Divina, affinché per esse le coscienze intorpidite,
le famiglie malate e sconvolte, i cuori troppo tiepidi ritrovino, nella
Giustizia del Padre, nella Misericordia del Figlio, nell'Amore dello Spirito
Santo, la via della fede, la luminosità della speranza, l'ardore fecondo della
carità.
E
Tu, Consolatrice e Regina, rimani accanto a noi nella faticosa salita del nostro
Calvario, e fa che al termine di essa, con Te e per Te, possiamo raggiungere il
Redentore nella gloria dei cieli. Amen.
Le
preghiere che accompagnavano la giornata di Maria Celeste:
Gesù
in Sacramento, compendio di miracoli, intendo adorarti in tutti i tabernacoli.
Tutto
per Te, mio Dio, mio bene immenso, quanto faccio, soffro, dico e penso e in ogni
mio respiro, intendo, o mio Signore, donarti l'anima e consacrarti il cuore,
intendo offrirti tutte le sofferenze fisiche e morali insieme ai tuoi meriti
infiniti, insieme ai meriti della Madre tua, in penitenza dei miei peccati, per
la famiglia cristiana e per la pace nel mondo.
Maria,
Madre mia, dammi il tuo Figlio Gesù e insegnami ad amarlo come lo ami Tu.
Maria,
Madre del mio Gesù, prendi il nostro cuore e forgialo come vuoi Tu.
O
Madre dolce e cara, ascolta chi ti chiama salva, Maria, chi ti ama, chi tanto
confida in Te.
Consigliamo, per risolvere casi di famiglie e coppie divise, di figli in disaccordo con i genitori, di sofferenza causate da disoccupazione, da dissesti finanziari, da malattie e soprattutto per risolvere casi di vite lontane da Dio, la seguente novena:
"O dolce Maria Celeste, innamorata di Gesù Eucaristia, prediletta della Vergine Consolatrice e Regina delle Famiglie, ti supplico di volerci ottenere con la tua intercessione dal buon Dio delle misericordie, la soluzione del seguente caso che tanto travaglia la mia famiglia (si esprime il desiderio del proprio cuore). Io ti prometto amore e adorazione a Gesù Eucaristia e un costante impegno nel diffondere la devozione alla Regina delle Famiglie. Tutto per la gloria di Dio.
Salve
o Regina, Madre di
misericordia, vita, dolcezza, speranza nostra, salve. A te ricorriamo, esuli
figli di Eva, a te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime.
Orsù dunque Avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi e
mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del seno tuo. O
clemente, o pietosa o dolce Vergine Maria ".
Nota
importante
La
Vergine della Consolazione e Regina delle Famiglie non è apparsa in luogo
pubblico, né apribile al pubblico, ma in una casa privata, nell'intimità di
una famiglia. Non ha chiesto la costruzione di un tempio, ma l'azione per la
famiglia perché ogni famiglia divenisse suo tempio accogliendola tra le sue
mura e vivendo nell'amore suo e del Figlio.
La
Milizia da Lei richiesta deve adoperarsi perché ogni famiglia diventi suo
tempio, così che sia combattuto ogni genere di peccato, sia difesa l'innocenza,
si maturi nei figli la coscienza cristiana consapevole dell'importanza
insostituibile della legge di Dio e consapevole che salvata l'anima è salvato
tutto, perduta l'anima è perduto tutto.
E'
più facile costruire un tempio di pietra che trasformare tante famiglie in
templi viventi di Dio.
A
quanti ricevono grazie per intercessione di Maria Celeste, rivolgiamo caldo
invito di volerne dare notizia alla Lega Eucaristica, Via Capraia, 75 R3 - 00139
Roma.
Ricordiamo
che la Regina delle Famiglie ha promesso conversioni, perché vuole guarire i
mali della famiglia. Ognuno pensi al proprio coniuge, ai propri figli e per loro
preghi.
La
Milizia della Madonna per la famiglia
Se
tra i nostri lettori molti (come speriamo) vorranno aderire alla Milizia chiesta
dalla Vergine Santa per la ricostruzione della famiglia cristiana, potranno
inviare il sottostante tagliando di adesione alla Lega Eucaristica, Via Capraia,
75 R3 - 00139 Roma.
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Cognome:
Nome
Indirizzo: C.A.P.
Comune:
Provincia:
Intendo
aderire alla Milizia della Madonna per la ricostruzione della famiglia cristiana
impegnandomi a collaborare, secondo le mie possibilità, per la buona riuscita
delle iniziative che verranno indicate. Firma
Vergine
Madre, Consolatrice e Regina delle famiglie, Tu che hai fatto nascere tuo Figlio
in una stalla mentre gli angeli cantavano su di te, che sei vissuta in una
povera casetta cercando il pane per tuo Figlio che provvede il pane all'universo
intero, Tu che hai dovuto difendere la vita di tuo Figlio dalla persecuzione di
Erode, comprendi le difficoltà che minacciano l'onestà e la vita cristiana dei
miei figli e le necessità della mia famiglia.
Tu
che piangi sui mali del mondo, concedi a noi il Tuo aiuto: ottieni ai miei figli
dal Divin Padre la luce e la forza per mantenersi saldi e perseveranti nel bene,
difendili dalla seduzione del male e dai condizionamenti degli increduli nemici
di Dio, dona ad essi il coraggio di manifestare una granitica fede e un filiale
amore per Te, cosi che Tu, Madre di tutti, possa essere la Regina della nostra
famiglia e la nostra Consolazione per sempre.
Nel
1967 la Vergine Santa le affidò una missione per la ricostruzione della
famiglia cristiana.
Maria
Celeste divenne una apostola della famiglia. Illuminata dalla Vergine Santa, capì
il franare dei pilastri della vita quando tutti, anche spiriti evoluti, erano
certi che le tradizioni che avevano fatto la storia del nostro Paese, lo
avrebbero salvato dalla vergogna che oggi gli fa chinare il capo. Dal 1944 lottò
con tutte le sue forze perché ciò non avvenisse. Eroina nascosta, sconosciuta
ai più, affrontò le piazze, le strade, gli arenghi in difesa della verità
ormai vilipesa e calpestata. Prima fra pochi, alzò la fiaccola della famiglia
per illuminare gli antri della menzogna, per impedire che tutto divenisse un
lupanaro, per dare forza e coraggio alla gioventù in attesa di speranza. Subì
due attentati orditi da cuori di pietra desiderosi di spegnere la sua voce. Ne
uscì salva soltanto per l'intervento stupefacente della Vergine Maria,
Castellana d'Italia. Della sua storia, della sua fede eroica, del suo lottare
per l'affermazione del Regno ben pochi hanno saputo qualcosa. Ora qualche velo
incomincia a sollevarsi...
E
tutto sia per Colui che solo è degno dell'onore, della lode, della gloria.