MAMMA CARMELA
Una testimonianza d’amore
Cenni
BiograficiCarmelina Negri Carabelli nasce a Melegnano il 9 maggio 1910, festa della Madonna del Bosco, di cui la mamma, Teresa Galbiati, era devotissima. Ultima arrivata nella famiglia di Gaetano Negri, che conta già cinque figlie e un figlio; viene battezzata due giorni dopo nella chiesa prepositurale di Melegnano e le sono imposti i nomi di Carmelina Agnese.
A
sette anni fa la sua Prima Comunione e ha come madrina la sorella maggiore, in
procinto di prendere il velo nella congregazione delle Suore del Prez.mo
Sangue. Benché si fosse preparata bene e conoscesse a menadito il catechismo,
confesserà più tardi di non essere stata forse spiritualmente cosciente di ciò
che faceva.
•
L'adolescenza e la giovinezza
Brava
e vivace, Carmelina, dopo le elementari entra nel collegio delle Suore di
Maria Bambina a Lodi, dove rimane per tre anni, riscuotendo grande
apprezzamento, tanto che la Superiora cerca in tutti i modi di convincere i
genitori a farla restare.
A
quindici anni entra a far parte dell'Azione Cattolica e, per l'entusiasmo che la
distingue, le viene affidato il gruppo delle "beniamine",
un'incombenza che la rende felice e che, assolta con passione, le occupa tutte
le ore libere in attività di "guida spirituale" e di catechesi,
costituendo per lei, nel contempo, un impegno serio a progredire spiritualmente.
Le bambine del gruppo le si affezionano moltissimo: molte di esse - arriverà
a contarne cinquanta - si recano con lei ogni mattina alla prima Messa, che si
celebra alle cinque nella chiesa parrocchiale; con lei pregano e fanno
meditazione. Chi può, poi, l'accompagna fino a casa e la sera, quando torna dal
lavoro, c'è ancora chi va ad attenderla al treno.
Trascorre
gli anni dell'adolescenza e della giovinezza preoccupata di riempire la sua
vita di "cose belle", senza sciuparla in sconsideratezze e futilità.
Nessun sacrificio le pesa, pur di custodire la virtù della purezza.
Deve
invece rimproverarsi, forse con eccessiva severità, un carattere non sempre
facile, che fa, a volte, soffrire i familiari e lei stessa, incapace, nonostante
i rinnovati propositi, di migliorare.
•
Un incontro decisivo
Nel
1926 consegue il diploma all'Istituto Tecnico per Ragionieri e poco dopo
riesce a entrare come impiegata alla Banca Vonwiller, a Milano, dove rimane per
nove anni, fino alle nozze.
Viaggia
quindi tra Melegnano e Milano sul tram a vapore. Sale regolarmente sull'ultima
vettura chiamata dei "badilanti" ed è l'unica donna. Ella è così
ben accetta da tutti che trova sempre qualcuno che le tiene o le cede il
posto...
"Si
parlava di religione e nessuno osava bestemmiare", ricorderà lei stessa.
Due mesi dopo la sua assunzione, entra a lavorare in Banca Vonwiller anche
Giuseppe Carabelli, che si conquista presto la stima e il rispetto dei colleghi
per l'impegno e la serietà sul lavoro, ma che viene presto conosciuto anche
come giovane impegnato a testimoniare con passione e coerenza la propria vita di
fede in parrocchia e fuori. Anche lui entra presto nelle file dell'Azione
Cattolica e tra gli "scouts" dell'ASCI.
È
il 15 luglio 1930, quando sulla "gradinata del Duomo", Pino
Carabelli dice a Carmelina che intende parlarle di matrimonio. Presentandolo
ai genitori e ricevendone il consenso, i due giovani si fidanzano. Sperano di
potersi sposare nel giro di pochi mesi, ma il fidanzamento si protrae invece
per più di quattro anni. Se di questo ne soffrono, per il desiderio che hanno
di formare presto una famiglia santa, non costa loro la decisione di vivere
questo periodo con amore puro e generoso.
Benchè
lavorino nello stesso ufficio e facciano assieme un tratto di strada sulla via
di casa, si scrivono in quegli anni, quasi quotidianamente, lettere che,
assieme a squarci di vita quotidiana, ci svelano due anime ricche di grazia.
•
Il sogno di una grande famiglia
Si
sposano quindi il 23 gennaio 1935, nel ricordo dello sposalizio di Maria
Vergine.
Il
20 dicembre dello stesso anno nasce una bambina, la prima, che viene
battezzata il giorno di Natale: non poteva essere scelta festività migliore per
questo avvenimento, "poichè la vita della grazia è il vero giorno
natalizio di un cristiano", scriverà poi mamma Carmela.
Si
sono sposati con il desiderio di formare una famiglia numerosa. E la famiglia
numerosa verrà.
Nel
frattempo, però, scoppia anche la guerra, che avrebbe portato, di lì a poco,
lutti e distruzione a non finire e che già comporta restrizioni e sacrifici.
Carmelina è molto delicata di salute: quasi dopo ogni maternità, terminato
l'allattamento, subentra la pleurite, che non può curare per l'impossibilità
di riposo e di un'alimentazione più ricca e sostanziosa. I sacrifici si
susseguono e, con l'iscrizione a scuola della primogenita, subentrano nuove
preoccupazioni con la sofferenza dei primi distacchi.
Gesù,
che riceve ogni giorno nell'Eucaristia - una frequenza che non cessa per tutta
la vita - è l'Aiuto a portare i suoi tanti pesi.
"Ad
ogni nuova maternità diventavo svelta come un uccellino, tanta era la
gioia", dirà in seguito lei stessa.
Nel
periodo in cui la famiglia "sfolla" a Barni, tra la fine del '42 e
l'agosto del '45, nascono il sesto e il settimo figlio. Anche in questa località
Carmelina si inserisce nelle iniziative parrocchiali con fervore e senza
remore.
Il
papà giunge da Milano con il rifornimento viveri, che procura settimanalmente
nei negozi delle sorelle di Carmelina a Melegnano, e con la scorta di giornali
cattolici, di cui i bambini più grandicelli si fanno diffusori.
•
Come il sacrificio di Isacco
Pochi
giorni dopo il ritorno a Milano - siamo verso la fine dell'agosto '45 -
Franchino, l'ultimo nato, si ammala. Qualche linea di febbre, la gola arrossata,
il bimbo piange spesso. Viene chiamato il medico, il quale dice che non c'è di
che preoccuparsi; ma il bambino peggiora a vista d'occhio...
"Ricordo
- racconterà in seguito - che imploravo piangendo la Vergine del Rosario,
promettendo che lo avrei chiamato col nome di Rosario, se me lo avesse
lasciato...".
Quando
si accorge che è la fine, nonostante il medico continui a dare speranza ai
genitori affranti, mamma Carmela, nel ricordare l'obbedienza pronta e generosa
di Abramo, cui il Signore aveva chiesto la vita del figlioletto Isacco, prega
così: "Mio Dio, io non posso e non debbo ribellarmi alla tua volontà.
Se Tu vuoi questo mio figlio, che Tu mi hai dato, io non voglio che me lo
porti via, ma voglio donartelo".
È
il primo di settembre e Franchino lascia questa terra per il Cielo. La sua
dipartita - come quella, quasi vent'anni più tardi, del maggiore dei figli
maschi, perito in un incidente d'auto - non lascia spazio alla disperazione, ma
a un profondo senso di pace e di serenità, frutto di un abbandono totale e
incondizionato al volere del Padre che sempre ha di mira il bene dei suoi
figli.
Carmelina
chiede però come contropartita al Signore, di poter essere beneficata con una
nuova maternità e il Signore l'accontenta con la nascita, dieci mesi più
tardi, dell'ottava figlia.
•
Santità quotidiana
La
guerra è nel frattempo terminata e lentamente si pongono le premesse per la
ricostruzione economica e morale del Paese. In un'atmosfera fatta talora rovente
per l'insorgere di ostilità e risentimenti maturati durante il ventennio
precedente, Giuseppe Carabelli, forte della sua appartenenza ai Comitati di
Liberazione Nazionale (C.L.N.), così come suona una testimonianza, sa
esprimere parole di perdono e di riconciliazione e "portare a soluzione
casi assai gravi, imponendosi con la sua figura di galantuomo, inattaccabile
da qualsivoglia sospetto".
La
famiglia torna a stare nella casa dove abitava già prima, in Piazza Gabrio
Rosa, al Corvetto. La vita riprende a scorrere, scandita per i due sposi secondo
i ritmi abituali e i consueti appuntamenti: ogni giorno, il mattino di
buon'ora, la santa Messa, poi, per lui, il lavoro in banca - dove, prima che
capufficio è maestro e amico di tutti, pronto a dare un consiglio e un aiuto a
chiunque ne abbia bisogno -; per Carmelina, le faccende di casa e la cura dei
più piccoli, accompagnando sempre il tutto con una preghiera o un canto. Poi,
per ambedue il lavoro per l'Azione Cattolica, lei come propagandista, tenendo
conferenze nelle parrocchie di Milano e dell'hinterland, lui come segretario cittadino.
La sera, infine, dopo cena, non manca la recita del Rosario, accompagnato da
uno o più canti, con i più piccoli sulle ginocchia del papà.
Quando
tutti vanno a letto, resta sempre accesa una luce fino alle ore piccole: la
mamma a cucire o a rammendare, ma anche a confezionare qualche indumento e il
papà curvo sul lavoro che si porta a casa dall'ufficio.
È
in questi tempi - siamo nel 1947 - che mamma Carmela riprende e rinnova la
consacrazione alla Madonna, secondo la formula di S. Luigi Grignon de Montfort,
consacrazione che aveva lasciato un poco affievolire dopo averla vissuta e
diffusa in gioventù.
Attenta
com'è a leggere anche nelle piccole cose dei "segni" del Cielo, vede
un incentivo e un apprezzamento nel ritrovamento casuale - la vigilia
dell'Annunciazione, festa della "santa schiavitù a Maria" - ad
opera della più piccola della nidiata, della sua medaglietta
"distintivo" smarrita da anni.
•
L'incontro con Padre Pio
Al
settembre del 1950 data il suo primo incontro con P. Pio da Pietrelcina:
incontro a cui mamma Carmela attribuisce il merito di un "cambiamento
radicale" nella sua vita, nonché di una continua pioggia di grazie.
Ricorda
lei stessa come già alcuni mesi prima di compiere quel viaggio, ogni mattina,
inspiegabilmente, viene svegliata alle cinque in punto. Getta uno sguardo
sull'orologio: le cinque. Dice una preghiera e si riaddormenta.
Quando
giunge a S. Giovanni Rotondo, trova la spiegazione del fenomeno. Una penitente
del frate stimmatizzato le confida infatti che Padre Pio suole
"svegliare" coloro che prende come figli spirituali, per farli in
qualche modo partecipi della santa Messa che egli celebra a quell'ora.
Arriva
a S. Giovanni Rotondo accompagnata dalla figlia maggiore, quasi quindicenne. Le
strutture logistiche approntate per i pellegrini non sono in quegli anni di gran
qualità: niente più che un porticato a fianco della chiesetta di S. Maria
delle Grazie, dove ci si deve in qualche modo arrangiare a dormire. Mamma
Carmela piange al pensiero che la figlia, che prima di partire era stata
febbricitante, debba dormire in quelle condizioni. Con una preghiera fiduciosa
alla Provvidenza, riescono tuttavia a trovare accoglienza in una casa.
L'indomani mattina, l'incontro con il Padre, alle cinque del mattino durante la
santa Messa: un incontro nella Preghiera per eccellenza.
Torna
da quel "memorabile viaggio" con un amore ancora più grande alla
preghiera e con un accresciuto desiderio di fare il bene, così da dare a tutto
quanto compie un'impronta di entusiasmo e di fervore cristiano.
•
Nella nuova casa
La
famiglia non smette di crescere i figli, che dopo la morte di Franchino sono già
nove (la decima e ultima nascerà nella festa dell'Immacolata nel 1955).
Non
mancherà mai la preoccupazione di mamma e papà, pur a fronte di grandi
sacrifici, di dare a ognuno di loro una formazione cristiana: alcune
frequentano la scuola dalle Suore di "M. Ausiliatrice", altri dai
Salesiani e dai Frati Cappuccini.
Intanto
la casa si fa ormai stretta, ed è proprio ora, che la sera, tra le altre
intenzioni del rosario, si comincia a indicare quella di riuscire a trovare
una casa un po' più grande, se ciò è nella volontà di Dio.
Fin
dall'inizio della vita matrimoniale la mamma aveva eletto la Madonna
"padrona di casa". Si inizia quindi a pregare la Madre della Divina
Provvidenza. E la casa più grande arriva: una villetta a due piani, all'altro
capo della città, vicino al canale Martesana, nella parrocchia di S.
Agostino. È da sistemare, ma con tanto spazio che sembra un sogno; alla fine
del 1954 l'acquisto viene concluso e la grande famiglia vi fa il suo ingresso,
frastornata e felice.
Risulta
chiara la risposta della Mamma celeste alla fede della sua piccola schiava,
constatando che tutte le date, non scelte dalla mamma, ma fissate da altri, che
hanno segnato le tappe dell'acquisto della casa, coincidono con altrettante
feste della Madonna.
Certo
ora si tratta di dare "braccia e tempo" alla Provvidenza per far
fronte ai prestiti e al mutuo contratto: chi è in età da lavoro si aggiunge
così a papà Giuseppe, mentre la mamma, presa la licenza di affittacamere,
comincia a ospitare un piccolo numero di giovani lavoratori che trovano nella
casa un'atmosfera familiare e una scuola di vita cristiana, partecipando la sera
con la famiglia stessa alla recita del santo Rosario.
•
Quando il dolore bussa alla porta
Nel
gennaio 1957 cominciano a manifestarsi i primi sintomi del male che, in capo a
due anni, priverà la famiglia di papà Giuseppe.
Scriverà in seguito mamma Carmela: "Dal gennaio 1957 al marzo 1959 fu il periodo più doloroso della mia vita matrimoniale, ma anche il più prezioso e il più caro, in cui ho potuto prodigarmi per mio marito e dimostrargli tutto il mio affetto". Di lui così scrive "La voce", mensile degli uomini cattolici: (...) "Quando il dolore e la malattia bussarono alla sua porta, sin dal primo istante pronunciò il suo fiat, rassegnato e convinto. Il suo letto divenne un altare, un pulpito eloquente. Ogni giorno, pur consapevole del male che lo minava e lo faceva spasimare nelle carni, egli offriva a Dio le sue preghiere, le sue indicibili sofferenze. Mai un lamento, mai un pensiero che fosse di smarrimento. `Voi andate, sacrificate il vostro tempo, portate le vostre parole... Io qui prego e offro il mio contributo per l'Azione Cattolica, perché il Signore fecondi il vostro apostolato'.
Questo
diceva a chi di noi si recava da lui per una visita fraterna. Stare con lui
anche pochi istanti era come andare a una predica. La meditazione veniva
spontanea, come spontanea era l'ammirazione per così salda tempra di cristiano.
Aveva
tanta fede nella Madonna. Si recò anche a Lourdes, affrontando con fiducia i
disagi del viaggio. Il suo incontro con la Madonna fu di gran conforto al suo
soffrire. Negli ultimi mesi ricevette anche una visita di S.E. il card. Montini
- il futuro Paolo VI - che, con gesto di paternità veramente commovente, si
recò al suo capezzale, sostò con lui in preghiera e lo benedisse. Quanta
gioia su quel volto intriso di sofferenza! Non finiva mai di lodare il Signore
per così grande grazia.
Aveva
avuto più volte anche la santa Messa in camera. Riceveva la Comunione ogni
giorno con una pietà senza pari. Sembrava di entrare nella casa di un antico
patriarca: tutti quei figli, premurosi, affettuosi attorno a lui. E lui buono,
sereno, sempre vicino a Dio".
Ricorderà
mamma Carmela: "Fu all'inizio della malattia che la signora E.R.,
fondatrice della Compagnia di Maria Riparatrice, mi portò in regalo la statua
della Madonna, che oggi troneggia sull'altare e che tante grazie avrebbe
ottenuto... Davanti a questa statua pregavamo tutti in famiglia. L'avevamo
posta in un angolo, sopra un tavolino, sulla parete opposta a quella dov'era
appoggiato il letto di Pino...".
La
notte del Venerdi santo, il 27 marzo 1959, Giuseppe Carabelli chiude la sua
esistenza terrena. Il card. Montini, raggiunto dalla notizia, ricorda edificato
"quel sant'uomo della parrocchia di S. Agostino".
Mamma
Carmela fa stampare sull'immagine ricordo queste parole: "Amò intensamente
Dio, la Chiesa, la numerosa famiglia e li servì sempre nel silenzioso
nascondimento, con umile passione. Fece della professione la sua cattedra di
apostolato, dell'Azione Cattolica la sua bandiera, del suo letto di dolore un
luminoso altare, del suo corpo sofferente un'ostia da immolarsi con Cristo per
la conversione delle anime".
•
Il gruppo "Passio" e le riunioni del Giovedì sera
Rimasta
vedova, lungi dallo sgomentarsi di fronte alle responsabilità che le derivano
dal carico dei numerosi figli, di cui ancora sei in età scolare, intensifica
ulteriormente l'impegno in parrocchia, dove per molti anni anima e guida il
gruppo "Passio", che raccoglie persone volonterose che s'impegnano a
visitare gli ammalati per essere loro di conforto e portare una parola di
speranza cristiana.
Non
tralascia neppure, come è sua abitudine da anni, di recarsi di quando in
quando pellegrina a S. Giovanni Rotondo, dove, nella parola illuminata di Padre
Pio, attinge forza e saggezza per portare ancor più serenamente la croce di cui
è gravata.
I
figli maggiori hanno intanto cominciato ad inserirsi nel mondo del lavoro. Se
aumentano le disponibilità economiche, non viene però meno un atteggiamento
austero e parsimonioso nell'uso dei beni, per nulla incline al consumismo che
con il "boom" economico va in quegli anni prendendo piede.
Nell'azione
educativa nei confronti dei figli, non manca mai l'invito a farsi carico dei
problemi dei più bisognosi e il suggerimento di sacrificare parte delle non
laute mance domenicali a favore di casi segnalati da quegli "avamposti
della carità" che allora erano rappresentati quasi esclusivamente dalle
missioni. Non manca soprattutto l'invito a mantenersi sempre in grazia di Dio.
Col
passare degli anni, i figli maggiori cominciano a lasciare la casa per dar vita,
a loro volta, a nuove famiglie. Per mantenere saldi i legami familiari e perché
tutti possano continuare a tener vivo lo spirito di preghiera e di amore alla
Chiesa, la mamma prende l'iniziativa di riunire tutta la famiglia
settimanalmente nella casa paterna.
La
sera del giovedì, dopo una cena frugale e un po' di conversazione, si recita,
come sempre è stato prima, una corona del rosario. Si prende l'abitudine di
leggere una pagina del Vangelo, di meditarla e poi di commentarla con l'aiuto
di qualche sacerdote che, di volta in volta, si presta a farlo.
Presto
alla famiglia si uniscono amici, vicini e conoscenti: segno davvero della
"fame e sete" di Dio che molti provano.
•
Un richiamo interiore
La
notte del 14 marzo 1968, mamma Carmela sente in cuor suo una sorta di richiamo.
Levatasi, prende un quaderno e una matita e comincia a scrivere. Scrive per
un'ora, poi torna a letto e si addormenta.
La
mattina dopo, rileggendo quanto aveva scritto, trova che sono "cose molto
belle e vere ". Così avviene anche per le notti seguenti. "Erano cose
molto utili alla mia anima e, pensavo, certamente anche all'anima dei miei
figli, un giorno", annota poi nei suoi ricordi.
Da
allora, per oltre dieci anni, ella scrive quotidianamente, riempiendo migliaia e
migliaia di pagine di quaderno, dove col suo proprio stile, piano ed espressivo,
alla portata dei più semplici, si succedono gli appelli di Gesù
misericordioso, di Maria Vergine e dei santi.
In
un mondo dilaniato dall'odio e dalla violenza, segnato dalle contrapposizioni
e dall'inimicizia, giungono gli appelli di Gesù misericordioso e della Madre
del divino Amore ad affermare il primato della carità, la necessità della
riconciliazione, l'economia del perdono.
Gli
uomini smarriti e scoraggiati vengono chiamati a scoprire la Parola che non
tramonta, il Vangelo; ad aprirsi all'azione redentrice di Cristo, ad affidarsi
all'aiuto e all'amore della Madre, a trovare forza e vigore nei Sacramenti e a
camminare uniti in comunione generosa e fedele con la Chiesa e il suo Pastore.
I
tribolati, i sofferenti sono invitati a innestarsi col loro carico di dolore
al corpo vivo di Cristo e dare così a esso significato salvifico e potere
redentivo.
•
Il Cenacolo della Divina Misericordia
Nel
cuore di Milano, così, una casa come tante altre diventa un nuovo
"cenacolo", piccola oasi di pace e d'amore,
Alla
partecipazione quotidiana all'Eucaristia, alla recita del Rosario in famiglia,
alla preghiera personale, di giorno, ma specialmente di notte, alle faccende
domestiche, all'interessamento quotidiano e concreto per i figli ancora in
famiglia e per quelli già sposati, all'aiuto discreto a persone in stato di
bisogno, poveri e sofferenti, si aggiungono così, per mamma Carmela, numerose
iniziative di apostolato, l'accoglienza ai gruppi che da ogni dove giungono per
riunirsi a pregare, i colloqui personali con persone desiderose di una parola
di conforto, le decine di telefonate al giorno, i cumuli di corrispondenza: il
tutto affrontato con spirito di abnegazione, generosità ed entusiasmo.
Vi
è più di un elemento che sembra accomunare l'apostolato, che viene svolgendo
mamma Carmela, alla missione che è stata di suor Faustina. Comune è la
spiritualità che le anima - quella propria di Teresa di Lisieux e della sua
"piccola via" - come comune è il richiamo insistente all'abbandono
fiducioso alla misericordia di Dio.
Ispirata
da Gesù, mamma Carmela scrive: "Vi chiamo per dirvi quanto è grande la
mia misericordia. Desidero farvi dono dell'amore che avvampa nel mio cuore.
Chiamo anche voi a essere misericordiosi e buoni. Non siate giudici severi gli
uni degli altri, ma nel compatimento, nella comprensione e in quella carità
che vi affratella, sappiate edificarvi a vicenda". E ancora: "Grazie
per la diffusione del mio sacro volto. Benedirò quelle famiglie nelle quali
verrà esposta la mia immagine. Convertirò i peccatori che in esse abitano,
aiuterò i buoni a perfézionarsi, i tiepidi a riscaldarsi. Provvederò ai loro
bisogni e li aiuterò in ogni loro necessità spirituale e materiale. Rivolgetevi
spesso a me, invocandomi così: Gesù misericordioso, confidiamo in Te, abbi
pietà di noi e del mondo intero".
La
vigilia della Domenica in Albis del 1969: "Figlia mia, nell'immensità del
mio amore e della mia misericordia, ti prometto che chiunque avrà celebrato
con particolare solennità la festa del mio Amore misericordioso con vero
intento d'amore, verrà accolto nel mio cuore con particolare tenerezza. Gli svelerò
i miei segreti, gli parlerò al cuore e lo considererò come confidente ed
amico".
Dal
"cenacolo" di viale Lunigiana si dirama, negli anni successivi, una
fitta rete di gruppi di preghiera che, accomunati dalla medesima spiritualità
della Misericordia e da un solido orientamento mariano ("Ad Jesum per
Mariam"), varca presto i confini d'Italia e d'Europa fino a toccare gli
altri continenti.
Conscia
della necessità che questo "cenacolo", con tutte le sue diramazioni,
non si esaurisca con la sua morte, mamma Carmela desidera di poter formare una
comunità femminile impegnata nel presente e nel futuro a continuare
l'animazione del movimento di preghiera e l'accoglienza alle persone spiritualmente
bisognose.
Tale
desiderio, favorito anche dalle ispirazioni che riceve, si incontra con la
chiamata interiore di alcune signorine, già partecipanti alla preghiera e alle
opere di apostolato del Gruppo, disposte a consacrarsi interamente al servizio
del Signore.
A
partire dall'agosto del '78 trova concretezza la costituzione del primo nucleo
della Comunità.
•
Il passaggio alla vita del cielo
La
salute fisica di mamma Carmela, già provata dalle numerose maternità, dagli
assilli della famiglia e dal crescente lavoro di apostolato, con il passare
degli anni non può che risentirne.
Ricoverata
in ospedale una prima volta a Milano nel 1972, viene nuovamente ricoverata nel
1976 a Domodossola. Lasciato l'ospedale, rientra a casa ancora malata; ma a
partire dal 13 ottobre, anniversario delle apparizioni della Madonna di Fatima,
comincia a migliorare e a riprendere poco a poco le sue attività abituali.
Il
7 settembre 1978, cade per strada mentre si reca in chiesa e si rompe la mano
destra. Nelle settimane successive il suo stato di salute comincia ad accusare
un serio peggioramento. Ciò nonostante, dal 24 al 27 settembre, febbricitante,
guida ancora un centinaio di persone del Gruppo agli esercizi spirituali, che
si svolgono come di consueto al "Salesianum" di Tavemola (Como).
È
con rammarico che la domenica del 22 ottobre 1978, a seguito di ripetute e
dolorose coliche biliari, mamma Carmela entra all'ospedale Fatebenefratelli di
Milano, dove le viene diagnosticata una grave infezione alla cistifellea, che
richiede un tempestivo intervento chirurgico.
La
domenica 29 ottobre, ultima del mese del rosario, spinta dal temperamento di
apostolo che l'ha sempre caratterizzata, e a dispetto della debolezza e della
febbre, rientra a casa - nel suo cenacolo - per animare l'abituale riunione di
preghiera. Torna esausta all'ospedale alle 19.30.
La
febbre persistente ha in un primo tempo sconsigliato i medici
dall'intervenire. Poi, l'impossibilità di rinviare ulteriormente l'intervento
li spinge a rischiare il tutto per tutto.
La
malata viene operata d'urgenza mercoledì 15 novembre. Purtroppo l'operazione
non ottiene i risultati sperati. Il corpo debilitato, privo di sostentamento non
reagisce più. Dall'ingresso in ospedale, infatti, la malata non tollera alcun
alimento. La si sostiene con trasfusioni di sangue e fleboclisi.
Sabato
25 novembre il suo stato si aggrava ulteriormente. Nel pomeriggio tutta la
famiglia è intorno a lei. Verso sera, dopo che il cappellano dell'ospedale le
ha amministrato il Sacramento degli infermi, chiede ai figli di andare tutti a
pregare nella cappella di viale Lunigiana. La figlia maggiore e uno dei figli,
assieme al direttore spirituale della mamma, restano presso di lei recitando
il rosario.
Alle
22, facendosi critiche le sue condizioni, vengono avvertiti gli altri figli e
figlie, che giungono poco dopo al suo capezzale, dove sono nel frattempo
convenute anche le componenti della piccola comunità femminile.
Pregano
tutti insieme accanto alla mamma che nel frattempo ha perso conoscenza e la
vedono addormentarsi nella pace del Signore: sono le ore 23 del 25 novembre
1978.
Domenica
26, festa di Cristo Re, le spoglie vengono portate in viale Lunigiana e composte
nella cappella: mamma Carmela, contornata di rose, pare dormire.
I
funerali sono fissati per l'indomani, 27 novembre, anniversario della Madonna
della Medaglia Miracolosa. Quasi una delicatezza della Madonna verso la sua
apostola del rosario che tante volte, in questa cappella, ha pregato e fatto
pregare davanti alla statua della "Vergine coi raggi".
Verso
le ore 14 si comincia la recita del rosario. L'affluenza di persone, venute per
l'ultimo saluto a mamma Carmela e per pregare con lei e per lei, è tale, che i
componenti della famiglia a malapena riescono a entrare in cappella. Poi
giungono i sacerdoti, seguiti dal carro funebre.
Verso
le 15 mamma Carmela esce per l'ultima volta da casa sua. Vi è una folla tale
che è necessario l'intervento dei vigili urbani per regolare il traffico. Il
corteo si dirige verso la chiesa parrocchiale di S. Agostino, che diviene presto
colma.
La
S. Messa comincia alle 15.20; il Prevosto, don Mario Bava, concelebra con
altri tredici sacerdoti e pronuncia una commossa omelia. Dopodichè la salma
viene portata al Cimitero Maggiore di Musocco, dove sono già sepolti lo sposo,
Giuseppe Carabelli, e il figlio scomparso nel 1965.
•
Mamma Carmela:la vita come dono e preghiera
Ecco
le parole con cui viene ricordata, qualche anno dopo la morte, la figura di
mamma Carmela:
"Al
di là del carisma specifico, da cui ha avuto origine questa grande famiglia,
diffusa ormai ovunque, di cui siamo stati chiamati a far parte, credo che il
significato più pregnante di mamma Carmela stia in due cose, che poi a ben
vedere sono una cosa sola e che noi abbiamo esperimentato in lei: l'essersi
fatta preghiera e l'essersi fatta dono. Come espressione dell'amore a Dio e
dell'amore ai fratelli.
Mamma
Carmela ci ha insegnato a pregare - lo ha fatto con tanti di noi - e insieme si
è davvero data tutta alle cose di Dio e a noi, alla sua famiglia di sangue e
alla sua famiglia spirituale. Si è "eucaristizzata ", se così si può
dire, si è lasciata consumare da noi e lo ha fatto con forza, con generosità,
con entusiasmo nella semplicità del quotidiano, senza farlo pesare. Ha messo la
sua vita nelle nostre mani, che poi era il modo di metterla nelle mani di Gesù:
giorno dopo giorno si è presa sulle spalle o nel cuore i nostri problemi, le
nostre angustie, le nostre ansie e ci ha insegnato a chi ricorrere e dove
acquietarci: da quella Mamma che Gesù, sulla croce, pochi attimi prima di
spirare, quasi in un testamento, ci ha donato come nostra Mamma e poi, tramite
lei, nel cuore di Gesù ". (Un figlio spirituale)
*
* *
Sin
dagli anni giovanili, Carmelina è stata una discepola fedele, sempre in
ascolto del Signore, del quale ha praticato la volontà e ha atteso il
ritorno.
La
preghiera è stata al centro della sua vita: una preghiera apostolica, che ha
annunciato il Signore e che ha puntato su tre cose:
-
la Parola di Dio;
-
la preghiera vera, quella che prega con le parole di Gesù;
-
l'accompagnamento dello Spirito Santo.
Ma
la preghiera, come discepola e missionaria, connota anche l'esperienza della
fatica, della serva inutile del Vangelo che, dopo aver fatto il suo dovere, si
ritira, perchè sa che solo nel mistero della volontà di Dio ci sarà il
raccolto.
Cinque
aspetti fondamentali si colgono nella vicenda di mamma Carmela:
•
il suo dialogo con Dio;
•
la sua scelta di essere nel Regno con una vocazione: la famiglia;
•
la sua dedizione al servizio della Chiesa e per la Chiesa: pregare e insegnare
a pregare;
•
il modello di un servizio: la devozione mariana;
•
la spiritualità di chi si fa piccolo e si spende per il Regno di Dio.
1°
Aspetto
Il
segreto, il fondamento di ciò che non si vede, ma esiste, la sorgente di tutto,
nella vita di un credente, è la preghiera personale, il dialogo, il colloquio
con Dio, nella certezza che Dio ci conosce per nome, ci chiama, sa quando ci
sediamo e quando ci alziamo, sa quanto viviamo alla sua presenza.
Ci
viene chiesto di riflettere, di ascoltare, di entrare nel suo progetto, di
chiarirlo, di sceglierlo. Tutto questo avviene nella preghiera personale, tempo
di riflessione, ma soprattutto tempo di gratitudine a Dio per il dono della fede
e certamente è avvenuto nella preghiera di mamma Carmela.
2°
Aspetto
Ogni
figlio di uomo è chiamato dal Signore per il Regno. Noi non siamo una massa
informe di individui, ognuno di noi ha il proprio posto e la propria
responsabilità. È la vocazione, una scelta precisa e concreta, una storia da
realizzare.
Per
mamma Carmela, il luogo della testimonianza, della vocazione al Regno, è
stato l'affetto per il marito, che l'ha portata a costruire una famiglia nello
spirito delle Beatitudini evangeliche, in cui non veniva a mancare né la
gioia né il coraggio di affrontare qualsiasi situazione.
3°
Aspetto
Mamma
Carmela ci ha insegnato a pregare, ha scelto di essere nel Regno di Dio come
moglie e come mamma; ma fin da ragazza ha scelto di essere apostola della
preghiera nell'educazione dei bambini, in un'animazione ricca di fede e di
religiosità; nel mondo professionale, nel mondo delle sue amicizie e, quando
le è stato possibile, ha insegnato a pregare, ha diffuso la preghiera con un
tono e uno stile del tutto particolari.
Tutto
questo sempre nell'ambito fedele del pregare liturgico, del pregare della
Chiesa.
Mamma
Carmela ha aiutato ciascuno di noi ad attuare quello che Gesù ha ripetutamente
detto: "Bisogna pregare sempre". Non c'è scusa per dire: non so
pregare, non ho tempo! Gesù ha detto: "Bussate e vi sarà aperto. Chiedete
e vi sarà dato". È una preghiera che nasce dai cuori angosciati, ricca di
abbandono alla paternità di Dio. È la preghiera che Cristo faceva nel
silenzio al Padre suo.
La
radice profonda della preghiera, che ha caratterizzato il modo di pregare di
mamma Carmela, è l'umiltà. Quando si sceglie per il Regno di Dio, si è come
un seme che scompare nel terreno perchè altri abbiano domani a nutrirsene. La
vita ha successo se viene spesa per gli altri.
Questo
è stato il grande segreto di mamma Carmela nel suo insegnamento, nella sua
quotidianità.
4°
Aspetto
La
preghiera applicata a Maria è la grande e felice intuizione che mamma Carmela
ha avuto sentendo il dovere di pregare e di invocare per gli altri. Maria è
la donna che ha pregato e nella preghiera ha ascoltato Dio, nella preghiera ha
capito, nella preghiera si è resa disponibile, nella preghiera ha deciso, si è
lasciata accompagnare, nella preghiera ha vissuto la speranza del compiersi
del disegno che l'avrebbe resa Madre di Dio.
Abbiamo
nel Vangelo la grande preghiera di Maria: il canto del Magnificat. Maria, nella
preghiera, ha goduto di questa grande e insolita verità che è la presenza del
Signore. Ha conosciuto l'agire del Signore, ne ha cantato l'amore. Ella quindi
ha goduto nel pregare perchè in lei era la presenza del Signore, perchè il
Signore si manifestava nelle sue opere, Lui che ricolma di beni e che è il
fondamento di ogni speranza.
La
gioia nasce proprio dalla speranza e dalla serena certezza di essere nella verità.
5°
Aspetto
Il
dono di sé e la speranza nella misericordia di Dio: La spiritualità
Il
tema centrale per la meditazione del mistero del Signore è che Lui è il
"misericordioso" (Eb. 2,17).
Non
può non esserlo, perchè è la manifestazione del Padre "ricco di
misericordia" (Ef. 2.4).
Possiamo
brevemente documentare questa affermazione leggendo il Vangelo:
Alla
supplica di un lebbroso, si legge: "Mosso a compassione, stese la mano,
lo toccò e gli disse: lo voglio, guarisci" (Mc. 1,40-41).
Gesù
guarda le folle e prova compassione perchè sono "stanche e sfinite, come
pecore senza pastore" (Mt. 9,36).
In Dio la compassione non è situazione episodica, ma fedeltà all'uomo. Dovremmo frequentemente recitare il Magnificat, il canto di Maria alla misericordia infinita di Dio: "... di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono" (Lc. 1,50).
La
sua volontà autentica, quella che noi diciamo "la volontà del
Padre", è che noi abbiamo ad imitarlo proprio in questo campo. "Beati
i misericordiosi perchè troveranno misericordia" (Mt. 5,7); "Siate
misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro" (Lc. 6,36);
"Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto
pietà di te?" (Mt. 18,33).
Il
compimento o meno delle opere di misericordia sarà il
criterio di giudizio della nostra esistenza, che sarà positivo se saremo
stati solidali e ci saremo identificati con coloro che attendono misericordia.
Ma
soprattutto, ed è questa la bellezza del discorso, noi siamo salvati
dall'azione misericordiosa di Cristo.
Scrivendo
al discepolo Tito, san Paolo dice: "Egli ci ha salvati non in virtù di
opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia, mediante un lavacro
di rigenerazione e di rinnovamento dello Spirito Santo" (Tt. 3,4-5).
Nei
gruppi di preghiera del nostro movimento, che si riconosce nella dizione di
"Gesù Misericordioso", è abituale il riferimento alla spiritualità
di santa Faustina Kowalska e di mamma Carmela, che, trent'anni dopo la morte di
suor Faustina, scriverà sotto ispirazione di Gesù: "Scrivi, figlia mia.
Tu sarai l'apostola del mio amore misericordioso. lo ti benedirò e riverserò
su di te grazie abbondanti e grandi doni".
E
davvero mamma Carmela fu fervente apostola della divina misericordia con la
parola, gli scritti e una larga diffusione dell'immagine del volto di Gesù.
Oggi, in molti luoghi di preghiera, è facile trovare l'immagine di Gesù
Misericordioso; e anche nelle case, nei libri di devozione di tanti, sta la sua
immagine, a ricordare un'onda sempre più diffusa di fede e di speranza nel
progetto provvidenziale del Padre.
La
misericordia è il progetto del Padre in Cristo per ogni uomo.
San
Pietro nella sua prima lettera scrive: "Voi, che un tempo eravate non
popolo, ora invece siete il popolo di Dio; voi, un tempo esclusi dalla
misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia" (1Pt. 2,10).
Chiediamo
che il Signore ci assista e ci benedica nel rivestirci di quelle virtù che
testimoniano la sua misericordia, che la Chiesa ha riconosciuto in santa
Faustina e, che noi, abbiamo stimato in mamma Carmela.
"Rivestitevi
dunque, come amati da Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di
bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza" (Col. 3,12).
Il
Cenacolo della Divina Misericordia ha sede nella casa che fu di mamma Carmela
in viale Lunigiana 30, Milano.
Questo
Cenacolo ha come scopo di diffondere la devozione a Gesù Misericordioso e a
Maria attraverso la fondazione di Gruppi di Preghiera, che siano anche momenti
di catechesi e fraternità; di promuovere la preghiera in famiglia, la pratica
del santo rosario, la frequenza agli esercizi spirituali, la visita ai santuari
mariani e altre forme di incontro di preghiera; di far conoscere gli scritti
di mamma Carmela; di offrire aiuto spirituale e morale a coloro che si trovano
in difficoltà.
Questi
scopi si collocano nel più ampio impegno di ogni cristiano di annunciare la
verità di Cristo, collaborando all'azione pastorale della Chiesa cattolica.
Il
gruppo si riunisce quasi quotidianamente per l'incontro di preghiera,
presente, quando possibile, un sacerdote che ne condivide lo spirito.
Nel
corso dell'incontro di preghiera viene sempre letto e meditato uno scritto
tratto dai quaderni di mamma Carmela che, nella semplicità della loro forma, si
rivelano ricchi di sapienza e dottrina cristiana e portatori di santo fervore.
Ad
animare il Cenacolo c'è, dal 1978, una piccola comunità femminile, le cui basi
furono poste poco prima della morte di mamma Carmela e le cui componenti furono
consacrate nel 1992 dal Card. Carlo Maria Martini nell'Ordo Virginum della
diocesi di Milano.