MAGGIORINO
VIGOLUNGO (Venerabile)
14 anni!
"Diventerà
un santo o un brigante? "Si domandano la maestra e i suoi genitori. Ma lui
incontrò presto un piccolo grande prete e imparò ad alimentarsi spesso di Gesù-Pane
di vita: e si fece santo.
Venerdì 6 Marzo 1904, nella famiglia Vigolungo nasce Maggiorino. Siamo a Benevello d'Alba, un paese tra boschi e vigneti, nelle Langhe. "Fin dall'infanzia", afferma la sorella M. Delfina, suora tra le Minime del Suffragio, "manifesta temperamento vivace ed attivo. Sembra nato per le scoperte e il movimento. Con la sua fantasia dà vita e animazione a quanto gli capita sottomano. Lo attirano le macchine e passa lungo tempo, durante la trebbiatura del grano, a vedere come entrano in funzione".
Ha
solo cinque anni quando la mamma si ammala seriamente. Maggiorino ha già
scoperto dai suoi genitori chi è Gesù e prega volentieri ogni giorno.
Bambino allegrissimo, si fa improvvisamente serio e pensieroso accanto alla
mamma, premuroso nell'assisterla come può, lieto come un principe quando ella
finalmente guarisce e riprende la vita normale.
A
scuola, nel 1910, incontra la maestra Pierina, una vera educatrice, la quale,
quando ha finito la prima elementare, dice ai genitori: "Questo ragazzo
darà loro grandi gioie e grandi dolori, farà ottima o cattiva riuscita,
diventerà un santo o un brigante, secondo l'educazione che riceverà".
Il
giudizio della maestra viene spesso ripetuto in casa dai genitori, davanti a
Maggiorino, che rimane perplesso, forse anche risentito, e sbotta:
"Brigante io? Ma no!". Un giorno ad una persona che gli domanda:
"Che cosa farai da grande?", risponde "Io farò il santo
".
Frequenta
le lezioni di catechismo del parroco, don Luigi Brovia, e si appassiona di Dio,
di Gesù, venuto sulla terra per la nostra salvezza, cresce nella conoscenza
di lui, con un gusto particolare. A soli sette anni è ammesso alla Prima
Comunione: gran giorno di festa, così che, alcuni anni dopo, dirà a don
Giacomo Alberione, sua guida spirituale: "Non vedevo e non sentivo altro
che Gesù. Giorno beato pieno di grazie!".
È
il punto di partenza verso il suo stile di eroismo. Alla sorella Maria Delfina,
ai genitori, ora rivela un grande desiderio: "Mi farò missionario per
convertire gli infedeli... Mi farò prete per predicare il Vangelo e salvare le
anime... Voglio farmmi santo!".
A
cominciare dall'estate del 1911, per cinque anni, fino al 1916, da Alba arriva
spesso a Benevello, per aiutare il vecchio parroco don Brovia, un giovane sacerdote,
appena trentenne, piccolo, magro, ardente: si chiama don Giacomo Alberione; è
nato presso Fossano nel 1884 ed è già direttore spirituale del Seminario. Tra
i ragazzi del paese, don Alberione nota in particolare Maggiorino Vigolungo.
Lo segue al catechismo, gli parla da solo, lo ascolta e lo dirige in
confessione. Lo innamora di Gesù, gli insegna a vivere in intimità con lui,
a pregare la Madonna, con confidenza e fiducia.
"A
confessarsi da me -, ricorderà don Alberione -, "cominciò verso i sette
anni, una volta al mese, poi più spesso. Tra i sette e gli otto anni, prese a
frequentare spesso la Comunione... Si distingueva nel prepararsi e
nell'accostarsi al Signore. Nel banco stava quasi immobile, con lo sguardo
all'altare, specialmente quando era esposto il SS.mo Sacramento".
"Tra
i compagni -, conclude don Alberione -, "cercava di primeggiare. Giocava
con impegno e bel garbo; pur se talora gli scappava qualche bisticcio, sapeva anche
chiedere perdono e richiamare chi sbagliava". Dopo la cresima, ricevuta il
20 Maggio 1913, da vero apostolo di Gesù, il suo impegno diventa più deciso:
non solo fa il chierichetto, ma anche il cantore in chiesa, con al sua bella
voce. Sa richiamare al rispetto di Dio, quelli che sente bestemmiare, anche se
adulti, meritandosi stima per il suo coraggio. Ogni giorno, prima e dopo la
scuola, passa in chiesa a far visita a Gesù eucaristico. Ogni domenica,
partecipa non solo alla Messa, ma anche all'ora di preghiera davanti al SS.
Sacramento esposto sull'altare, guidata da don Alberione.
Intanto,
il 20 Agosto 1914, proprio il giorno in cui a Roma muore Papa Pio X, don
Alberione ha iniziato in Alba, con la Scuola tipografica, la fondazione della
Società San Paolo, per diffondere nel mondo la conoscenza e l'amore di Cristo
attraverso i mezzi della comunicazione sociale. Nella primavera del 1916,
attorno a Pasqua, parla a Maggiorino della sua opera. Maggiorino comprende: è
Dio stesso che lo chiama. Si affida alla Madonna. Ne parla in casa con insistenza:
i suoi genitori, dopo qualche perplessità, rispondono di sì. Domenica 15
ottobre 1916, Maggiorino - 12 anni - entra nella Scuola tipografica di Alba.
Dal
primo anno, a contatto quotidiano con un padre e un sacerdote santo come don
Alberione e di compagni dai medesimi ideali, si sente a suo agio più che a
casa. Inizia gli studi di prima media e, per qualche ora al giorno, lavora in
tipografia, dove si sente già piccolo apostolo della buona stampa.
Una
sera, don Alberione spiega ai suoi ragazzi il programma che porta in cuore;
consacrazione a Gesù per tutta la vita, vita sacerdotale con lo stile del grande
apostolo S. Paolo, irradiazione del Vangelo con la stampa con ogni mezzo di
comunicazione. Maggiorino sente che quello è proprio il suo progetto ed è
felice. Su un quaderno, comincia a scrivere le sue riflessioni, le sue
preghiere: "Il mio capo è Gesù, divino Maestro, che mi è rappresentato
dal Direttore. Non mi resta che obbedire in tutto". "Voglio farmi
santo". Gesù, Tu solo mi basti . "Chi voglio amare, se non Te, Gesù'
?. "Per tuo amore, voglio progredire un tantino ogni giorno".
È
questo il suo proposito fondamentale che lo mobilita verso l'alto, con un
impegno deciso, generoso, senza mezze misure, per rassomigliare a Gesù, per prepararsi
a farlo conoscere e amare. Un impegno di santità che affida alla Madonna con
la preghiera, spesso ripetuta: "Vergine Maria, Madre di Gesù, fateci
santi".
Don
Alberione gli insegna "il patto segreto di riuscita", una preghiera
con cui ogni giorno Maggiorino invoca Gesù Maestro: "Confidiamo solo in
te... Moltiplica... i frutti del nostro lavoro spirituale, del nostro studio,
del nostro apostolato". Un giorno qualcuno lo invita a lasciare la Scuola
Tipografica, non avendo fiducia nel suo domani; Maggiorino gli risponde:
"C'è un patto con Dio, che io so e che voi non sapete. Il Signore farà
tutto".
Un
giorno del dicembre 1916 Maggiorino si presenta a don Alberione e gli
confessa: "Io sento di avere la fede come lei ha spiegato" e gli
apre la sua anima su ogni problema. Ogni settimana va a rendergli conto della
sua vita, in ogni difficoltà chiede il suo aiuto. Tutte le mattine, si accosta
a ricevere Gesù eucaristico nella Comunione e ripete a se stesso, come il suo
unico desiderio: "Lascia che Gesù viva in te".
Si
impegna a fondo nello studio, sentendo ogni giorno che passa come un gradino che
sale verso il sacerdozio. Lavora in tipografia, per quanto un ragazzo della
sua età può fare, mentre studia, ma ciò gli basta per sentirsi già diffusore
del Vangelo di Gesù in mezzo agli altri. Si appassiona nel gioco, come ogni suo
coetaneo, e guida gli altri con generosità, lieto di rendersi utile.
Fino
alla primavera del 1918 gode di ottima salute: vivace, intraprendente, pronto
allo scherzo, felice del gioco e di ogni bella esperienza che gli è offerta.
Lui, però, non avrebbe visto lo sviluppo dell'opera della Famiglia Paolina. Un
giorno dice al capomacchina: "Non mi sento bene, ma non dir niente a nessuno".
Il male si rivela da solo con sintomi preoccupanti: pleurite. È riportato in
famiglia a Benevello, curato, secondo la medicina del tempo. Maggiorino non si
riprende più; ha un solo desiderio, quello di tornare nella sua
"casa" di Alba, ma riesce ad andarci ancora una sola volta per
salutare i compagni.
Don
Alberione gli propone di offrire la sua vita per la famiglia paolina. Maggiorino
accetta. "Tu sarai il primo apostolo della stampa nella casa del cielo,
pregherai per tutti e noi verremo a raggiungerti". Maggiorino risponde:
"Sì, Padre, se cosi piace al Signore": Si spegne il 27 luglio 1918, a
14 anni, con un sorriso. Davvero "brigante no!", ma piccolo santo!
Il
28 marzo 1988, Papa Giovanni Paolo II lo proclama "venerabile". Non
resta che attenderlo presto innalzato alla gloria degli altari. (Tratto da:
“In braccio a Gesù” - Paolo Risso)