MADRE MARIA NAZARENA MAJONE
Un
cuore pieno d'amore
p.
Antonio M. Alessi
Scambio
di vocazione - Una calda
sera d'autunno del 1889, due donne di Graniti, un grazioso paesino sulle pendici
dell'Etna, 64 km da Messina, stanno conversando animatamente davanti alla porta
della loro modesta abitazione. La più anziana, Marta Falcone, vedova di Bruno
Majone, sta rammendando una calza; la più giovane, Teresa, è intenta a
ricamare una tovaglia.
-
Così, hai proprio deciso di lasciarci per entrare in convento?
-
Veramente, mamma, ora non sono più sicura come prima.
-
Perché? Cosa è successo?
- Ecco, devo proprio dirtelo: anche mia sorella Maria vuole farsi suora, e mi ha pregato di dirtelo.
La
povera donna la guardò trasecolata.
-
Maria suora? Ma cosa ti salta in testa? Lei, così piena di vita, chiudersi in
convento?
-
Me lo ha detto parecchie volte, e insiste perché tu le dia il permesso.
-
Come, avreste il coraggio di lasciarmi tutte e due? Lei è l'unica che
guadagna e mi aiuta a tirare avanti dopo la morte di tuo padre. E poi, dove
troverei il denaro per prepararle il corredo?
-
Hai ragione, mamma, ci ho pensato a lungo. Per questo avrei deciso di restare io
con te e di dare a lei il mio corredo ormai pronto. Penso che diventerà una
brava suora, meglio di quello che sarei stata io.
-
Ma quando le è venuta questa idea?
-
Ricordi le due suore del Padre di Francia, venute da Messina per la questua,
che Maria ha aiutato a girare per la campagna a chiedere qualche aiuto ai
contadini per i loro orfanelli? Si è lasciata conquistare da loro, e vuole
andare, con Carmela D'Amore, ad aiutarle a Messina.
-
In che convento andranno a finire?
-
Nessun convento; è una congregazione che comincia ora, anzi credo che non
abbiano ancora l'approvazione dell'Arcivescovo.
-
Don Calabrò lo sa?
-
È ben felice che due delle sue "Figlie di Maria" si facciano suore.
È stato lui a consigliarle a seguire l'ispirazione del Signore.
Fu
così che Teresa Majone rinunciò alla vocazione religiosa e al corredo che si
era preparato per entrare in convento, donandolo alla sorella più giovane,
Maria, chiamata da Dio a diventare, con padre Annibale di Francia,
cofondatrice della congregazione delle suore Figlie del Divino Zelo.
Giovinezza
serena - Maria, l'ultima di
sei fratelli e sorelle, era nata il 21 giugno 1869.
Il padre, guardia campestre nei possedimenti del marchese Schirò, assicurava un certo benessere alla numerosa famiglia. La mamma accudiva alle faccende domestiche e si preoccupava di formare i figli cristianamente, inculcando loro, fin dalla più tenera età, quei principi morali e religiosi che si stamperanno profondamente nel loro animo e saranno il più sicuro viatico nel cammino della vita.
A
11 ani Maria ebbe il primo grande dolore: la morte improvvisa del babbo, che
veniva a privare di colpo la famiglia della sua presenza educatrice e dell'unico
sostegno economico. Lei, che doveva diventare un giorno madre per tante
orfanelle, provava sin da piccola quanto sia dolorosa la privazione di chi ci ha
dato la vita.
Ebbe
tuttavia la fortuna di incontrare un santo.sacerdote, don Vincenzo Calabrò, che
divenne suo padre spirituale, guidando con mano sicura la sua giovane vita
durante gli anni dell'adolescenza e della giovinezza.
Aveva
fondato la pia unione delle "Figlie di Maria", alla quale avevano
aderito anche le ragazze più buone e disponibili della parrocchia.
-
Dovete essere di esempio e modello a tutte le altre. Per questo desidero che
siate puntuali alle pratiche di pietà: preghiera, Messa quotidiana,
meditazione e apostolato attivo, particolarmente l'insegnamento catechistico
ai più piccoli.
Chi
spiccava di più era Carmela D'Amore, che don Vincenzo aveva messo a capo del
gruppo; e Maria Majone, sua inseparabile amica.
Per
aiutare la mamma, Maria andava "a giornata", a lavorare nei campi.
Robusta, vivace, allegra, si era conquistata la stima e la simpatia di tutto
il paese. Le ore del giorno erano scandite da un triplice impegno: preghiera,
lavoro, apostolato tra i fanciulli, che correvano a lei nelle ore libere per
giocare e imparare il catechismo.
Un
giorno arrivano in paese due suore poveramente vestite, con una lettera di
raccomandazione del padre Di Francia. Il parroco le ospita in canonica. Si
fermeranno alcuni giorni. Don Calabrò invita Maria e Carmela ad accompagnarle
nella questua:
-
Farete loro da guida nelle campagne. Voi siete conosciute; sono sicuro che
vedendovi saranno più generosi. E dite loro che a largheggiare con Dio per
aiutare i poveri, non ci si perde mai!
Un
incontro determinante -
L'incontro con le due suorine, venute da Messina a mendicare per procurare un
tozzo di pane agli orfanelli, doveva segnare un nuovo orientamento nella vita
delle due giovani. La descrizione dell'estrema miseria in cui viveva la
popolazione del più povero e malfamato quartiere di Messina, che padre Annibale
aveva adottato, le commosse profondamente.
-
Noi stiamo bene; non ci manca nulla - disse Maria all'amica -; dobbiamo fare
qualcosa per aiutare quei poveretti.
- Non possiamo accontentarci di amare e pregare il Signore; egli ci comanda di servirlo nei fratelli più poveri: "Quello che farete all'ultimo dei più piccoli, lo ritengo fatto a me".
-
Parliamone con il nostro direttore spirituale: lui ci dirà se è volontà di
Dio che tentiamo questa esperienza.
Don
Calabrò fu ben lieto che due figliole della sua associazione si orientassero
verso una tale consacrazione al Signore. Da persona prudente, però, le consigliò:
-
Andate prima a vedere. Da quanto mi dicono, padre Di Francia ha iniziato da poco
la sua opera, in mezzo a difficoltà e contrasti di ogni genere. Le stesse suore
vivono in condizioni di grande miseria. Provate, e se vi sentirete il coraggio
di accettare la vita di povertà e rinunce che vi propone, io ne sarò felice:
vi accompagnerò con la preghiera e la mia benedizione.
Così
il 14 ottobre 1889 le due giovani scesero dal ridente paesino di Graniti fino
alla città sullo stretto, accolte con grande gioia da padre Annibale già
consapevole della loro disponibilità, annunciata dalle suore al rientro dalla
questua.
L'impatto
con la realtà dell'opera che stava sorgendo fu sicuramente sconvolgente.
A
Messina, il quartiere cosiddetto di Avignone, dove il buon padre aveva iniziato
la sua opera redentrice nel 1878, ancora diacono, non solo era il più povero
della città, ma anche il più malfamato.
Il
prof. Vincenzo Lilla, docente all'Università di Messina, aveva definito quel
luogo, formato da baracche miserabili, vere topaie nelle quali vivevano un
centinaio di persone, in una sporcizia indescrivibile e nella più deplorevole
promiscuità, "un pezzo di terra maledetta, abitata da un branco di bestie
umane".
Qui,
malgrado l'ostilità della "Messina bene", che giudicava indegno per
un sacerdote occuparsi di quei rifiuti umani, e l'intolleranza stessa degli
abitanti del quartiere, padre Annibale aveva intrapreso un'audace opera di
bonifica e di redenzione sociale.
I
fiori crescono nel fango -
Dando fondo al suo patrimonio personale, aveva cominciato ad acquistare e
ripulire alcune baracche, provvedendo letti, masserizie, tavole, pagliericci;
aveva comperato attrezzi da calzolaio e falegname, per darli a chi era in grado
di lavorare; stoffa, aghi, filo, forbici per le donne e le ragazze, per
strapparle all'ozio...
Ma
tutto ciò non bastava! "Vivo in mezzo all'orrore più degradante -
scriveva nel 1884 - tra lo strazio spaventoso cui sono sottoposte l'innocenza
e la verginità!".
Per opporsi al dilagare del male, aveva aperto un "piccolo rifugio" per ragazze orfane e abbandonate, un altro per ragazzi, e un ricovero per vecchi soli, storpi, malati, costretti a mendicare un tozzo di pane...
Cercò
invano delle religiose disposte ad aiutarlo a dirigere le sue opere. Quello che
chiedeva e offriva era superiore a ogni disponibilità, anche per chi aveva
fatto il voto di povertà.
Visto
che nessuno vuole aiutarlo, decide di fare da sé. "Concepii allora -
scrive - un pensiero forse troppo ardito, anzi audace: formare io stesso una
comunità di suore educatrici per i miei orfanotrofi".
Sceglie
quattro delle giovani più volenterose, che avevano risposto al suo appello, e
la sera del 18 marzo 1887 impone loro l'abito religioso, dando vita alla prima
delle due famiglie da lui fondate: le "Figlie del Divino Zelo" e i
"Rogazionisti del Cuore di Gesù".
La
povertà è estrema. Per mantenersi e sfamare tante bocche, padre Annibale,
discendente dai marchesi di Santa Caterina dello Ionio, si fa mendicante; le
sue figlie spirituali ne seguono l'esempio, girando nei paesi della zona a
chiedere l'elemosina.
E
la Provvidenza, come abbiamo visto, guiderà due di loro ad incontrare nel
piccolo centro di Graniti due anime generose che saranno le colonne della
nascente congregazione. Carmela D'Amore e Maria Majone incontrano il padre che
le attende come un dono dal cielo.
-
Figliole, non ho nulla da offrirvi, solo tanta povertà, tanta miseria, tante
necessità. Vedete se avete il coraggio di rimanere con noi. Io pregherò perché
il Signore vi conceda il suo aiuto.
Le
conduce, attraverso un cortile ingombro di immondizie maleodoranti, nella
catapecchia adattata a convento: un dormitorio che trasuda umidità dalle
pareti, con dei pagliericci per terra; un piccolo laboratorio, una cucina con
alcune stoviglie e qualche sedia di paglia.
-
Padre, avete la cappella? - chiede Maria.
-
Sì, abbiamo adattato una stanzetta dove teniamo il Signore: è lui la nostra
unica ricchezza.
-
Se c'è lui, non ci manca nulla - risponde Maria -. Rimaniamo con lei, padre!
Tornano
a Graniti, salutano i familiari, le amiche, e partono per dare inizio alla più
meravigliosa avventura: consacrarsi a Dio a servizio dei poveri.
Fedeltà
eroica - Non fu certo facile
per le due coraggiose giovani, abituate a un certo benessere, adattarsi alla
nuova vita: cibo scarso e dozzinale, lavoro massacrante e umiliante per
combattere la sporcizia che regnava sovrana in quel quartiere di miserabili;
incontri-scontri con mamme che pretendono di essere pagate per affidare alla
loro cura le figlie sottratte all'ozio e alla strada... Qualche volta Carmela se
ne lagna, temendo di non farcela, ma Maria è pronta a rincuorarla:
- Gesù sulla croce stava molto peggio e non si lamentava. La Majone aveva anzi finito per prendere gusto a tutti quegli inconvenienti di quella vita durissima, facendo spesso e volentieri delle grandi risate.
-
Come è bella la vita qui! - diceva -. Ogni giorno abbiamo sempre qualche novità.
Come ci vuol bene il Signore! Coraggio: gente allegra il ciel l'aiuta!
Dopo
sei mesi di quella vita incredibile, il padre le ritiene pronte per entrare
definitivamente nella famiglia che ha fondato.
-
Ho un bel regalo per voi! Per la festa di san Giuseppe, nostro patrono e
protettore, vi faccio iniziare il noviziato.
La
sera del 18 marzo 1890, nella disadorna cappella, davanti a poche orfanelle
poveramente vestite e a qualche vecchietta avvizzita, le due giovani indossano
la divisa di spose di Cristo, senza alcun rimpianto per quello che lasciano e
senza timore per le difficoltà e i sacrifici che incontreranno.
- Abbiamo scelto Dio come nostra eredità, come bene supremo della nostra vita. Con lui non ci mancherà mai nulla! Tra la Majone e padre Annibale si stabilisce un rapporto di stima e fiducia reciproca, che si consoliderà durante tutta la vita.
Donarsi
senza rimpianti - La vita
del padre Di Francia è un continuo paradosso, meglio ancora una sfida aperta
a se stesso, all'opinione pubblica, alla Provvidenza. Questa deve intervenire
anche con miracoli per rimediare alle "imprudenze" di un uomo che, per
amore dei poveri, si lancia in imprese contro la logica e il buon senso.
È
riuscito a trasformare il quartiere di Avignone da "terra maledetta"
in "terra benedetta", e ora potrebbe starsene tranquillo, a curare
le varie opere realizzate; ma un bel giorno vengono a dirgli:
-
È morto improvvisamente padre Sollima; suo fratello Lorenzo non vuole
accollarsi il peso dell'orfanotrofio lasciatogli in eredità, per cui le 40
orfanelle si trovano sul lastrico.
Padre
Annibale non ci pensa due volte: - Le prendo io!
-
Ma dove le mette? Quello di Avignone è già troppo pieno...
-
Non preoccupatevi! Per i figli prediletti di Dio c'è sempre posto.
La
Provvidenza ci penserà.
Al
centro della città c'è l'antico palazzo Brunaccini, che i proprietari vogliono
affittare. Corre e, senza un soldo in tasca, come di consueto, stipula un
contratto triennale. Il 15 aprile 1891 i due gruppi di orfanelle si riuniscono
insieme nella nuova dimora.
Per
assisterle divide le sue religiose in due comunità: suor Carmela D'Amore, con
alcune postulanti, rimangono ad Avignone ad accudire l'orfanotrofio maschile;
la Majone con altre novizie, si trasferiscono a palazzo Brunaccini.
Qui,
dopo due anni di noviziato, le due amiche si preparano a consacrarsi a Dio,
emettendo i voti di povertà, castità e obbedienza.
Maria
ha solo 22 anni, ma il padre la ritiene matura per una scelta così impegnativa.
-
Ve la sentite di donarvi per sempre al Signore, senza timori e rimpianti?
-
Si, padre, se lei ci ritiene degne.
Il
18 marzo 1892, ai primi vespri della festa di san Giuseppe, pronunciano il
loro "sì" generoso e gioioso. Maria aggiunge al nome della Madre
celeste anche quello dello sposo divino: d'ora in poi si chiamerà Maria
Nazarena. Farà la sua professione perpetua il 19 marzo 1907.
Anche
nel severo palazzo la povertà regna sovrana: padre Annibale e la Majone sono
costretti a fare acrobazie per provvedere alle necessità di cento persone
dotate di appetito formidabile...
Quante
ore della notte trascorse a rattoppare vestiti, ricucire scarpe e pantofole;
quanti viaggi per ottenere da qualche dama benefica il necessario per soddisfare
qualche creditore non più disposto ad attendere...! E quante volte deve correre
dal padre per dirgli:
-
Non abbiamo più pane. .. Come faccio oggi a preparare il pranzo?
La
risposta è sempre la stessa:
-
Andate in chiesa a pregare san Giuseppe e sant'Antonio, nostri protettori,
affinché provvedano.
Puntualmente,
e spesso in modo davvero miracoloso, giungerà quanto occorre perché non manchi
il necessario ai figli di Dio.
Trapiantare
per crescere - Il soggiorno
nel palazzo Brunaccini dura poco più di tre anni. I proprietari si rifiutano di
rinnovare il contratto: bisogna sloggiare. Ma dove trovare una casa capace di
accogliere un centinaio di persone? Riprendono le affannose ricerche...
A
Messina c'è un vecchio monastero cistercense che, dopo la soppressione del
1866, era stato trasformato in caserma, in seguito abbandonata. Ora era
diventato proprietà di tutti, al punto che lo avevano saccheggiato asportando
ogni cosa: mobili, infissi, persino parte del tetto.
Padre
Annibale lo visita con suor Majone:
-
Te la sentiresti di traslocare qui? Oltre tutto potremmo restituirlo alla Chiesa
cui è stato sottratto!
-
Non sarà facile renderlo abitabile, ma se lei ce lo ordina, faremo del nostro
meglio.
Ottenuti
i debiti permessi dal Comune, suor Maria Nazarena vi si trasferisce con un
gruppo di orfane, scelte fra le più grandicelle e volenterose. Si accampano in
una stanza e iniziano l'opera di bonifica: immondizie, lerciume, rottami d'ogni
genere si sono ammucchiati in ogni dove. La giovane suora si rimbocca le maniche
e con l'aiuto delle ragazze pulisce, rabbercia, aggiusta il vecchio convento.
Chiama falegnami, muratori, imbianchini, incitandoli al lavoro.
-
Aiutatemi a preparare un nido accogliente per le nostre orfanelle; sono le
predilette di Dio!
Il
padre guarda, incoraggia, sorride a quella discepola che incarna così bene il
suo spirito, il suo ideale; che vive la sua stessa ansia di carità. Ma è anche
preoccupato.
-
Come faremo a pagare il materiale e gli operai?
-
Ci penserà la Provvidenza, padre. Quante volte mi ha ripetuto che dobbiamo
fidarci di Dio! Egli non può abbandonare chi in lui confida.
La
casa è pronta. Alla fine del 1895 suore e orfanelle si trasferiscono nel
grande e accogliente monastero dello Spirito Santo. È vero, rimangono ancora
molte rifiniture e anche tanti debiti da pagare, oltre al problema sempre
aperto e urgente di provvedere al necessario quotidiano per la comunità.
"Aiutati che il ciel t'aiuta!", dice un saggio proverbio, e madre
Majone moltiplica le iniziative per stimolare la beneficenza e trovare aiuti.
Su
suggerimento e con l'aiuto del padre, organizzano "passeggiate di
beneficenza". A Messina saranno famosi i "Carri della carità".
Su carrette prestate dall'esercito fanno salire le orfanelle che, al suono di
bande musicali, girano per la città raccogliendo doni e offerte di ogni genere.
Si accordano con una ditta per preparare con la carta fiori artificiali;
visitano le famiglie più abbienti per chiedere qualche aiuto...
Padre
Annibale, intanto, grazie a una cospicua offerta, decide di acquistare un
mulino che fa installare in un'ala dell'antico monastero.
-
Forniremo la città di farina genuina - dice - e avremo pane per i nostri
orfani.
La
necessità aguzza l'ingegno e padre Annibale non mancava certo di audacia e
iniziativa quando si trattava di dare una mano al buon Dio...
Potare
e irrobustire - Tutto sembra
procedere per il meglio, ma si sa che le opere del Signore devono subire dure
prove per crescere e rafforzarsi. Anche la bufera serve alla pianta per
irrobustirsi e radicarsi più profondamente nel terreno.
Quale
Superiora della nascente Congregazione che andava lentamente sviluppandosi,
padre Annibale aveva messo fin dal 1892 Carmela D'Amore, di due anni più
anziana di Maria. A quest'ultima aveva affidato, come abbiamo visto, la
direzione della comunità prima a palazzo Brunaccini e poi allo Spirito Santo.
La
vita religiosa di entrambe le comunità, sotto la guida delle due giovani
superiore di Graniti, unite da fraterna amicizia, era contrassegnata da un
grande fervore e da un immenso lavoro apostolico-caritativo. Questo però non
garbava al diavolo che pensò di metterci non solo lo zampino, ma anche la
coda...
Un
primo colpo venne inferto quando lo stesso cardinale Guarino, in seguito ad
alcune voci che gli erano giunte sul comportamento della D'Amore, giudicato
troppo severo nell'esigere l'osservanza della regola, la destituiva, ordinando
al padre di eleggere una nuova superiora.
La
povera suora chinò il capo all'umiliazione inflittale e si ritirò per qualche
tempo al paese natio. In seguito riprese il suo posto, come direttrice nella
prima filiale aperta a Taormina; e poi ricoprì altre cariche, fino a quando lo
Sposo celeste la chiamò al premio, il 15 agosto 1926, a 59 anni di età.
Toccò
a Maria Majone prendere il posto dell'amica come Superiora generale, divenendo
così la cofondatrice della congregazione. Sarà lei il capolavoro di padre
Annibale. Egli ne ha tanta stima che sovente, per farle praticare in grado
eroico la virtù dell'umiltà, fondamento di ogni altra, la riprende
pubblicamente anche per le più lievi mancanze. E lei, in ginocchio davanti
alle consorelle, ripeteva:
-
Mi perdoni, padre; vede, sono una buona a nulla!
Quando
però suor Maria Nazarena non è presente, il padre dice alle suore:
-
È tanto giovane, le umiliazioni le fanno bene. Obbeditele: avete una santa come
vostra guida.
Una
pastorella per il gregge -
L'eroica carità di padre Annibale non trovava solo consensi nella città di
Messina, ma anche incomprensioni e contrasti.
I più dolorosi provenivano proprio da persone dalle quali era logico attendersi aiuti. Tra coloro che non vedevano di buon occhio le sue imprese caritative, particolarmente la congregazione femminile, c'era lo stesso vicario della diocesi, mons. Basile. Praticamente egli reggeva la Chiesa messinese, sostituendo il cardinal Guarino, assente per grave malattia. Le lamentele giungevano sul suo tavolo da ogni parte.
-
Quel prete è uno sconsiderato! Continua a far debiti! Come può andare avanti
senza una base finanziaria sicura?
-
E quelle suore... sono veramente capaci di esplicare un'azione educativa?
Mons.
Basile dà credito alle voci e attende solo un'occasione per intervenire e
mettere fine a tutto. Questa si presenta, anche se causata da un fatto
banalissimo: un'orfanella, presa dalla nostalgia di rivedere i parenti, un bel
giorno fugge dall'Istituto senza avvisare alcuno. Scatta un'inchiesta della
questura sul trattamento delle orfanelle e, manco a dirlo, viene informato il
vicario.
Mons.
Basile coglie la palla al balzo e manda a chiamare madre Majone. Un ordine
secco, perentorio:
-
Non voglio più grane. Da questo momento la vostra congregazione è sciolta.
Dica subito alle altre suore di smettere l'abito e di tornarsene ciascuna alla
propria casa. Ecco il rescritto!
-
Monsignore, la prego, la scongiuro, abbia pazienza. Aspetti almeno che padre
Annibale rientri; io non posso far nulla senza il suo consenso.
-
Bene, lo mandi a chiamare; lo faccia venire subito!
Povero
padre, questa proprio non se l'aspettava. Venti anni di lavoro, di sacrifici,
distrutti con un colpo di spugna, con un decreto che non tiene conto delle
persone coinvolte, delle conseguenze di una decisione presa a caldo, senza
consultare gli interessati... Per fortuna, egli è "un pazzo lucido dalla
testa dura". Si precipita in curia:
-
Monsignore, io sono anche pronto a obbedire, ma chi si prende cura delle
ragazze? Mandate via le suore, si troveranno sulla strada...
Già,
il monsignore non aveva pensato a questo piccolo inconveniente. Si vede
costretto a scendere a più miti consigli... - Va bene, vi lascio ancora un anno
di prova. Nel frattempo lei mi deve trovare una persona capace di guidare meglio
le sue suore.
Padre
Annibale e madre Majone ingoiano il rospo: essere umiliati, in fondo, fa sempre
bene.
-
Questo è il segno che Dio ci vuole bene - dice alla madre -. Egli resiste ai
superbi e dona le sue grazie agli umili. Cerchiamo subito una persona di fiducia
della curia, che venga a vivere con voi finché non passi la burrasca.
Dopo
varie ricerche, padre Annibale trova Mélanie Calvat, la veggente che, con il
pastorello Maximin, aveva parlato con la Madonna quando era apparsa a La Salette
il 19 settembre 1846. Alle reiterate preghiere del padre, finisce per accettare,
e il 14 settembre 1897 prende dimora allo Spirito Santo.
Convivenza
difficile - La nuova
superiora, quando arriva a Messina, ha 60 anni. Giungeva preceduta da una fama
che aveva fatto scalpore in Francia e in Italia, per il contrasto tra chi
credeva all'evento soprannaturale dell'apparizione e gli increduli che lo
negavano.
Per
sottrarsi alla morbosa curiosità di cui era oggetto, era stata costretta a
cambiare diversi rifugi; l'ultimo era Galatina (Lecce), dove il padre l'aveva
scovata e convinta ad aiutarlo a salvare la sua Congregazione.
Rimase
a Messina un anno; il suo governo fu rigido, angoloso. Cresciuta nell'Alta
Savoia, aveva la durezza della montanara, abituata alle asprezze della
montagna, lontana, quindi, dal carattere mediterraneo e più ancora da quello
siciliano.
Conduceva
una vita austera, inesorabile nel combattere la mediocrità, la leggerezza, la
mancanza di responsabilità e di generosità. Tante volte padre Annibale e la
madre, che conservava l'autorità di direttrice della casa, dovettero
intervenire per esortare le suore alla pazienza.
-
Melania è una santa; ha parlato con la Madonna!
-
Dobbiamo essere contente di farci guidare da lei, di obbedirle. Lo fa per il
nostro bene!
La
sua presenza fu sicuramente proficua. Come un albero sotto le raffiche del
vento lascia cadere i rami secchi e quelli meno resistenti, così abbandonarono
la Congregazione quelle suore e aspiranti che non avevano una autentica
vocazione, solidamente ancorata a un vero amore verso Dio, nel totale dono di se
stesse.
Chi
uscì dalla prova sublimata nello Spirito fu madre Majone. Un'altra meno
virtuosa, vedendosi privata dell'autorità fino allora esercitata, costretta a
subire la presenza di una persona che, nel rimproverare, non guardava in faccia
ad alcuno, avrebbe detto:
-
Non avete fiducia in me? Bene, me ne vado!
Invece
rimase al suo posto, accettando umiliazioni e rimproveri, cercando di mitigare
con la sua bontà la severità e le asprezze di Mélania.
Sarà
la veggente stessa a ricorrere alla madre Majone, prima di prendere qualche
decisione importante, anche alle suore diceva:
-
Andate a confidarvi con la madre. Lasciatevi guidare da lei. E prima di lasciare
la comunità, affermerà:
-
Avete una santa superiora, vogliatele bene, ascoltatela, obbeditele in tutto!
Parlando
con il Padre non mancava di tessere i più alti elogi della superiora. Terminato
il suo mandato, malgrado le insistenze del padre e delle suore che le si erano
affezionate, Mélania decise di andarsene, dicendo:
-
Sono contenta del servizio che ho potuto rendere. Anche lontana, mi sentirò
vicina a voi; ora appartengo anch'io alla vostra Congregazione.
Dopo
aver fatto ancora una capatina in Francia, si ritirerà ad Altamura (Bari) dove
morirà il 14 dicembre 1904.
La
Congregazione conserverà sempre un grato ricordo di questa donna, che in un
momento difficile l'aveva aiutata a resistere e a irrobustirsi, come un albero
dopo la potatura.
L’albero
si sviluppa - Passata la
burrasca, rinforzata dalla prova, la navicella riprese la navigazione sotto la
guida esperta di madre Majone, che ora le consorelle stimavano ancor più dopo
la precedente aspra esperienza.
Ha
compiuto trent'anni, ma è matura e ben temprata per guidare con mano sicura
la famiglia che il padre le ha affidato con assoluta fiducia.
Ella fa suo il grande ideale di padre Annibale, il carisma che egli pone a fondamento delle sue due Congregazioni: pregare, immolarsi per ottenere dal Signore numerose e sante vocazioni. Il suo "Rogate" diventerà l'impegno primario delle suore.
Con
il fondatore ripeterà continuamente alle figlie:
"Il
più grande dono che possiamo offrire alla Chiesa è pregare perché il
Signore mandi operai alla sue messe. È questo il rimedio infallibile che Gesù
stesso ci ha raccomandato".
"È
nostro preciso dovere impegnarci tutte e con tutte le nostre forze a viverlo e
diffonderlo ovunque".
Per
riunire tutti in questa crociata di preghiera, il 14 settembre 1901 il padre
sceglie il nome definitivo di "Rogazionisti del Cuore di Gesù" per il
ramo maschile e "Figlie del Divino Zelo" per quello femminile.
"La
vera crisi dell'uomo attuale - egli dice - è una crisi di vocazioni
sacerdotali, religiose, laicali, che si consacrino a salvare l'uomo. Noi
dobbiamo impegnarci in prima linea a rispondere all'appello di Gesù: sarà
questo il quarto voto delle nostre famiglie".
Intanto
il piccolo albero cresce, si sviluppa, mette nuovi germogli. In quello stesso
anno padre Annibale ottiene dal sindaco di Taormina parte del grande convento
dei Cappuccini. Lo fa adattare ad orfanotrofio, e il 6 gennaio 1902 madre Majone
con altre suore va ad aprire nel più noto centro turistico dell'isola la prima
casa filiale.
Vi
rimane pochi mesi. Quando tutto è ormai sistemato ne affida la direzione a
suor Carmela D'Amore, l'antica compagna con la quale era scesa da Graniti a
Messina 13 anni prima.
L'anno
seguente apre una seconda casa a Giardini, sul mare, ai piedi di Taormina, altra
località turistica in fase di crescente sviluppo.
Aumentando
le comunità, aumentano per la madre anche le preoccupazioni. Spesso deve
ricorrere al padre per la spesa quotidiana, ma sovente è il padre che viene a
chiederle qualche aiuto.
Oltre
alla Madonna, patrona e protettrice delle due famiglie religiose, egli aveva
posto le case sotto la protezione di san Giuseppe e di sant'Antonio da Padova,
impegnati a tempo pieno a provvedere il necessario agli orfani e ai poveri che
accorrevano da ogni parte.
Madre
Majone si industria in tutti i modi, lavorando anche di notte, per provvedere
alle necessità delle case.
E
quando non ha altre risorse, ricorre alla banca che le ha garantito un fido
per i casi più disperati: l'inesauribile banca del buon Dio, per cui fioriscono
i miracoli. Ne citiamo uno solo.
"Un
giorno - racconta suor Rosalia - arriva da Catania un fornitore di grano per
riscuotere il suo credito di 500 lire, una grossa somma per quell'epoca.
-
Non ho una lira - risponde la madre -. Pregalo di attendere qualche giorno e
salderemo tutto.
Ma
quello era irremovibile.
-
Non mi muovo di qui finché non mi avrete pagato! Quella somma mi occorre
subito.
Madre Majone va in chiesa; prega, poi apre la cassetta delle elemosine, pur sapendo che era stata svuotata la sera precedente. Vi fruga attentamente... ed ecco, nella scanalatura dove vengono introdotte le offerte c'è un biglietto di carta: esattamente 500 lire!
Episodi
che si ripetono sempre nella vita dei santi!
La
tragedia del terremoto -
Ancora una prova, inattesa, tremenda.
28
dicembre 1908. Messina è ancora immersa nel buio. Alle 5.30 un boato immane:
la terra come impazzita si solleva, si squarcia, si apre in paurose voragini.
Case e palazzi crollano sventrati, frantumati da una forza gigantesca.
La
stupenda città sullo stretto è ridotta a un cumulo di macerie, avvolta in un
enorme polverone. Fumo e fiamme si levano dai quartieri distrutti, mentre
risuonano le grida strazianti dei feriti e invocazioni di quanti sono
prigionieri delle macerie.
Si
calcolano 80.000 i morti di Messina e Reggio Calabria coinvolte nel sisma. Padre
Annibale riceve la notizia a Roma, dove si è recato per sbrigare alcune
pratiche. Si precipita al Sud, ma solo il 31 dicembre riesce a raggiungere la
sua città, i suoi figli. Una visione apocalittica: Messina è un immenso cimitero.
Non
può neppure sbarcare; è costretto a proseguire per Catania, da dove
raggiungerà Messina, via terra, qualche giorno dopo...
-
Ma perché, mio Dio, non sono anch'io tra loro? Perché non sono rimasto a
condividere la loro sorte?
Neppure
madre Majone è presente nell'ora della tragedia. Si trovava in visita alle casa
di Taormina e Giardini.
"Era
la prima volta che il padre si allontanava - ricorda nelle sue memorie -. Era
partito la sera di Natale, giovedì 25 dicembre. Salutandolo non riuscivo a
frenare le lacrime.
-
Madre vi sentite poco bene? - mi chiese.
Ma
io per la commozione non riuscii a rispondergli. Lasciai Messina il 26, per la
visita già programmata. Il terremoto lo sentimmo a Taormina, mentre eravamo
in chiesa per la Messa: una scossa terribile, che fece cadere i candelieri
dall'altare e gettò le suore una sull'altra...".
Il
giorno seguente scende a Giardini e si precipita a Messina, incrociando i
convogli carichi di feriti. Raggiunge l'Istituto scavalcando montagne di
macerie, nello straziante spettacolo dei morti che giacciono ancora insepolti
tra le rovine. Arrivata alla casa dello Spirito Santo, in parte diroccata, si
vede circondata dalle orfanelle piangenti e da un gruppo di suore. Le abbraccia
tutte, una a una...
-
E le altre? Le novizie dove sono? - domanda angosciata. Nessuna ha il coraggio
di dire la verità. Ben tredici sono rimaste sepolte nel crollo della chiesa,
che aveva schiacciato il dormitorio dove si stavano preparando per partecipare
alla celebrazione eucaristica. Solo sette erano state estratte vive, le altre
erano ancora sepolte sotto l'enorme cumulo di macerie.
La
madre si inginocchia allora per terra a baciare quel luogo sacro che le aveva
strappato tante figlie, poi leva lo sguardo rigato di lacrime al cielo
dicendo:
-
Fiat! Fiat! Signore sia fatta la tua volontà!
Per
un mese le due comunità degli orfani e delle orfanelle vivono in baracche di
fortuna nella parte dell'edificio rimasta ancora in piedi.
La
terra, intanto, in fase di assestamento, continua a tremare, per cui si decide
di creare un rifugio più sicuro per tutte quelle creature alle quali si sono
aggiunti altri orfani, rimasti senza casa e senza famiglia.
Anche le autorità vengono in aiuto. Il vescovo di Oria (Brindisi), mons. Di Tommaso, mette a loro disposizione un edificio a Francavilla e poco dopo un secondo a Oria. Decidono di accettare.
La
via dell'esilio - La comunità
delle orfane parte in due scaglioni verso le due località offerte così
generosamente. Il primo gruppo, guidato da padre Annibale, il 19 gennaio 1909;
il secondo, con madre Majone, un mese più tardi, il 19 febbraio.
A
Oria vengono accolte con grande entusiasmo dalle autorità e da tutta la
cittadinanza; il Vescovo le attende in cattedrale dove pronuncia un solenne
saluto di benvenuto.
In
attesa che il monastero di san Benedetto sia pronto, per quaranta giorni sono
ospiti delle Figlie della Carità, trattate con grande bontà.
Madre
Majone, durante i tre anni trascorsi in questo forzato esilio, continua a
prodigarsi per il bene delle orfane e delle sue figlie, lasciando un
indimenticabile ricordo della sua bontà e carità.
-
Siete proprio fortunate - dirà la superiora delle Figlie della Carità che le
ospita -. Avete una santa Superiora, un cuore di mamma!
Le
fatiche e gli strapazzi sostenuti nel mese in cui era rimasta a Messina, e poi
a Oria, per seguire i lavori di adattamento del monastero di san Benedetto,
fiaccarono il suo robusto organismo. Rimase per quasi sei mesi a letto
ammalata; continuò tuttavia il suo impegno nella direzione delle comunità.
Accogliendo
l'invito dell'arcivescovo di Trani (Bari), mons. Francesco Carraro, che aveva
messo a loro disposizione alcuni locali accanto al palazzo vescovile, d'accordo
con il padre, apre un altro orfanotrofio, con annesso laboratorio.
Rimane
diversi mesi in questa nuova casa, prodigandosi particolarmente quando in città
scoppia un'epidemia di colera aumenta il numero delle orfane bisognose di
assistenza e di cure. In quella circostanza si reca subito dall'arcivescovo
mettendosi a sua disposizione.
-
Monsignore, d'accordo con il padre, saremo liete di accogliere nelle nostre
case quanti sono rimasti privi dell'affetto dei genitori. Potremo così ripagare
in qualche modo la bontà di vostra eccellenza e di questa città così
benevola e generosa con noi.
Durante
il periodo di permanenza in Puglia continua a fare la spola tra Francavilla,
Oria e Trani, visitando le case, recando ovunque il sorriso e l'aiuto del suo
cuore di madre, che cerca in tutti i modi il bene dei figli ricevuti dalla
Provvidenza.
Dopo
tre anni di lontananza dalla sua diletta Messina, il padre pensa di
richiamarla.
-
Ora che le cose procedono bene, penso che la sua presenza costì non sia più
necessaria, mentre a Messina la ricostruzione della casa dello Spirito Santo
procede troppo lentamente.
-
Padre, se crede possa esserle utile, sono pronta a ritornare. - Sì, riprenda il
suo posto in quella casa. Sono sicuro che con il suo coraggio e la sua attività
riusciremo a portarla all'antico splendore.
La
madre, sempre obbediente e disponibile, riprende il treno, varca nuovamente lo
stretto e rientra nella sua Messina che sta lentamente risorgendo e risanando
le crudeli ferite del terremoto.
Tanta
fede per amare - Quando
madre Majone rientra a Messina ha 43 anni: è nel pieno vigore fisico e
soprattutto spirituale. Dalla sua persona emana un fascino che attira e
conquista i cuori, anche di persone poco inclini alla Chiesa. Trascorrerà qui
ben 15 anni di intensa attività, in stretta unione con il padre, di cui
esegue fedelmente tutte le iniziative di bene.
La sua presenza dà nuovo impulso alla costruzione dell'edificio che diverrà la Casa Madre della Congregazione. Ma la sua bontà rifulge soprattutto nelle opere caritative a servizio degli orfani, dei poveri, che ha imparato ad amare e a servire con il cuore del padre. Anche per lei sono "i suoi padroni, i suoi baroni, i suoi principi", da trattare con ogni riguardo. Quante volte il padre mandava a dirle:
-
Madre oggi preparate un pranzo più solenne del solito: ho invitati di onore.
Manco
a dirlo compariva con due, tre mendicanti, spesso infestati da parassiti, che
faceva sedere accanto a sé e voleva fossero serviti con ogni riguardo.
Il
cuore di madre Majone ribocca di carità, perché la sua vita è animata da
quella grande fede che, secondo la promessa del Signore, sa di poter ottenere
tutto dal Padre che è nei cieli: "Qualunque cosa chiedete al Padre nel mio
nome la otterrete" (Matteo 21, 22).
Solo
qualche episodio.
Racconta
suor Letterìa, maestra delle novizie:
"Avevamo
in casa una probanda, certa Falcone, che, a causa di una progressiva malattia,
era diventata completamente cieca. Era doloroso per tutti vedere quella
giovane fiorente di vita, condannata a rimanere per sempre priva della vista. Più
di tutti ne soffriva la madre. Una mattina la mandò a chiamare:
-
Senti figliola, hai fede in Gesù sacramento?
-
Oh sì, madre, tanta!
-
Allora ascoltami bene. Appena lo avrai ricevuto nella santa Comunione, dirai
così: "La madre vuole che io veda!". Io pregherò tanto per te.
-
Sì madre, lo farò!
Appena
ricevuta la Comunione, la giovane tornò al suo posto, ma subito balzò in
piedi gridando:
-
Madre ci vedo! Ci vedo!
La
ragazza era perfettamente guarita, e quel brutto male scomparve per
sempre".
In
casa l'unica risorsa per il mantenimento della numerosa comunità è il mulino,
che lavorava a pieno ritmo giorno e notte. Un brutto giorno si guasta. Vengono
chiamati gli operai, che armeggiano varie ore per rimetterlo in funzione.
Inutilmente! Alla fine si arrendono:
-
Non riusciamo a ripararlo!
-
Va bene - risponde la madre -, ci penserò io...
Fa
chiamare suor Geltrude Famularo e le dice:
-
Domattina alzati presto; benedici con l'acqua santa la macina e mettila in
moto.
L'indomani
presto, il mugnaio è svegliato di soprassalto dalla mola che gira veloce.
A
proposito del mulino, lo faceva lavorare ininterrottamente; solo che qualche
volta mancava il grano...
-
Madre, i sacchi sono vuoti; fermiamo la macina?
-
No, no, continuate a macinare, se manca il grano, non manca però la
Provvidenza!
E
la mola continuava a macinare grano...
Gesù
ha detto: "Se avete fede quanto un granellino di senapa, potrete dire a
questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà
impossibile" (Matteo 17, 20). E la fede non mancava certo a madre Majone.
La
prima guerra mondiale - La
prima guerra mondiale 1914-1918 ebbe le sue dolorose ripercussioni anche sulle
due famiglie religiose di padre Annibale; il ramo maschile ebbe numerosi
confratelli chiamati sotto le armi; quello femminile fu chiamato a moltiplicare
il suo slancio apostolico per lenire le sofferenze che il conflitto andava
moltiplicando.
Padre Annibale e la madre Nazarena aprirono subito le loro case agli orfani e ai poveri in costante aumento.
-
Fate che nessuno bussi inutilmente alla nostra porta - raccomandavano.
-
Cercate che ci sia sempre un piatto di minestra e un pezzo di pane per coloro
che hanno fame.
Qualche
volta l'addetta alla cucina le fa osservare: - Madre, oggi il pane non basterà
neppure per noi...
-
Cominciate a distribuire quello che c'è, non dubitate, perché la Provvidenza
non lascia mai mancare il necessario ai suoi figli.
Esigeva
che i poveri fossero trattati con ogni riguardo.
-
Riceviamoli - diceva - con lo stesso calore e amore con cui riceveremmo Gesù
stesso!
Come
il padre, anche lei credeva fermamente che quello stesso Gesù che adoriamo
presente nell'Eucaristia è altrettanto presente sotto i cenci e le piaghe dei
poveri.
-
Aiutando loro, noi obblighiamo la Provvidenza a venire in nostro soccorso.
Mentre
il conflitto continua a mietere tante vittime, aumentando disagi e sofferenze
di ogni genere, la madre accetta volentieri di inviare alcune suore dove la
loro opera caritativa era più necessaria e urgente.
Mons.
Luigi Pellizzo, vescovo di Padova, si era rivolto al padre per avere le sue
suore nell'ospedale militare: "Siamo nelle immediate retrovie; dal fronte
giungono continuamente feriti bisognosi di assistenza e di cure - aveva
scritto -. Penso che le sue religiose troveranno un vasto campo di
apostolato...".
-
Madre, dobbiamo accettare - disse padre Annibale -, anche perché possiamo così
sdebitarci un po' con il "santo dei miracoli", che obblighiamo
troppo spesso a intervenire per venire incontro alle nostre richieste.
La madre fu subito d'accordo. Vennero scelte alcune delle più preparate, che il 30 maggio 1917 partirono alla volta di Padova. La madre le abbracciò piangendo:
-
Andate figliole. È il Signore che vi aspetta in tanti poveri giovani, feriti,
mutilati. Amateli, serviteli con il cuore e l'amore di Cristo. Vi accompagno
con il mio affetto e le mie preghiere.
Nella
città del Santo si trattennero solo pochi mesi. Con la rotta di Caporetto, le
autorità decisero di trasferire l'ospedale da Padova a Firenze, per cui vennero
richiamate. Molte di loro andarono poi ad aprire un orfanotrofio ad Altamura
(Bari) per le figlie dei caduti.
Tra
gioie e dolori - Malgrado il
nascondimento in cui madre Majone amava vivere, attribuendo al padre tutto il
bene che poteva realizzare, le sue figlie vollero celebrare con grande solennità
la duplice ricorrenza del suo 50° anno di età e 25° di professione
religiosa.
Avuto
sentore che si stava preparando qualcosa in suo onore, si recò dal fondatore
supplicando in ginocchio:
-
Padre, la prego, mi risparmi questa mortificazione; sono una povera creatura,
una buona a nulla! Ricordi quante volte me lo ha ripetuto agli inizi dell'opera.
Il
padre finse di aderire, ma di nascosto convocò tutte le superiore delle case,
invitandole a festeggiare la madre. Volle celebrare egli stesso la Messa della
comunità, interpretando i comuni sentimenti di gratitudine per il grande
servizio reso alla Congregazione.
Al
pomeriggio nel salone-teatro, presente l'aristocrazia messinese, con
rappresentanti delle varie congregazioni religiose, benefattori ed estimatori
dell'opera, si svolse una riuscita accademia. La madre, commossa, ripeteva:
-
Ringrazio tutti per la festa da me non attesa e tanto immeritata, e vi prego
di unirvi a me per ringraziare il buon Dio, cui solo va ogni onore e gloria!
Quasi
a coronamento delle feste, lo Sposo divino le fece nuovamente assaporare la
prova della croce, con una grave forma di diabete che la costrinse a letto per
qualche mese.
Ripresasi,
si diede da fare per aprire una casa-ritiro a Fiumana Guardia, località di
incantevole bellezza che si affaccia sullo stretto, di fronte alla costa
calabra, là dove gli antichi ponevano la terribile Cariddi. Padre Annibale la
benedisse il 1 ° luglio 1921.
Sarà
proprio in questo luogo di paradiso che sei anni più tardi egli concluderà
la sua intensa giornata terrena.
Altro
avvenimento importante, l'apertura di una casa a Roma; un sogno che il padre
accarezzava da tempo nel desiderio di lanciare la sua crociata del
"Rogate" dal centro della cattolicità al mondo intero. Nell'agosto
del 1924 riusciva ad acquistare, nei pressi delle mura di san Giovanni, un
ampio locale, e chiamò le suore a prenderne possesso. Diverrà in seguito la loro
Casa Generalizia.
Ma
non c'è rosa senza spine... Nel 1926, alla vigilia di Natale, madre Majone
inizia il suo lento, doloroso calvario che la condurrà alla immolazione totale.
Mentre
scende le scale, cade malamente, si rompe il braccio sinistro, e si gonfia il
viso di ecchimosi.
Poco
dopo un'altra prova. Da Roma hanno mandato un visitatore apostolico, mons.
Parillo, con l'incarico di sciogliere le due congregazioni.
Le
solite malelingue, visti inutili i tentativi di minare alla base le due
Congregazioni, erano ricorse in alto loco, con accuse e calunnie. Ma dopo
un'accurata visita alle varie case, l'inviato di Roma non solo muta di parere,
ma diventa un grande estimatore del padre. Conclude la sua missione dicendo
all'arcivescovo di Messina, mons. Paino:
-
Dia pure la sua approvazione. Non solo non ho trovato nulla di contrario alle
tradizioni e alla vita religiosa, ma sono rimasto ammirato per il bene che le
due famiglie stanno operando.
Così
il 6 agosto 1926 finalmente un decreto della Curia erige le due congregazioni
al grado di "diritto diocesano" innestandole definitivamente
nell'albero millenario della Chiesa.
La
via della croce - Approvate
dalla Chiesa, le opere di padre Annibale si estendono ormai in diverse regioni
dell'Italia centro-meridionale. Ma la sua salute comincia a declinare.
Ha
ormai 75 anni; il suo organismo, debilitato da privazioni e sacrifici di ogni
genere, bruciato dalla fiamma della carità che si è sforzato di accendere nel
cuore dei suoi figli e delle sue figlie, sta per cedere.
Il 4 aprile 1926 ha ancora la gioia di partecipare all'inaugurazione del grandioso tempio della Rogazione da lui innalzato nella sua diletta città. Fa ancora un giro per le case, per un ultimo addio; rientra a Messina il 15 ottobre. Il 20 febbraio 1927 celebra per l'ultima volta l'Eucaristia allo "Spirito Santo".
La
madre, come figlia devota, gli è accanto. Prega incessantemente, fa aspre
penitenze, offre la sua vita per prolungare l'esistenza del padre amato.
I
medici, nell'estremo tentativo di salvarlo, consigliano di condurlo nella quiete
accogliente alla casa della Guardia. Lei segue il decorso della malattia con
appassionate circolari nelle quali ragguaglia le figlie e le invita a pregare
per ottenere il miracolo.
"Chiediamo
questo dono al cuore dolcissimo di Gesù, piangiamo davanti a lui per la vita
di chi amiamo tanto e chiamiamo padre".
Ma
il Signore ormai attende per il premio il suo servo fedele.
Lo
stesso padre aveva detto:
-
Il Signore mi ha fatto capire chiaramente che è ora di partire per il cielo!
Con
il cuore straziato, ma pienamente sottomessa al volere divino, madre Majone è
accanto a lui quel mattino del 1° giugno 1927. Il padre trova ancora la forza
di sorriderle, quasi per dirle: non piangere, coraggio figlia diletta, sii
forte, altre prove ti attendono; io ti aspetto lassù!
E
lei rispose come sempre: "Sì, padre!". Ora deve portare la croce da
sola; seguirlo sulla via del Calvario, la via dell'immolazione e dell'amore.
Trascorrerà
gli ultimi dodici anni nel silenzio; sarà purificata nel crogiolo della
sofferenza e resa degna di raggiungere il padre amato, in quel regno dove non
vi sono più lutti, né lacrime, né dolori.
Le
prove cominciano subito.
Morto
il Fondatore, fu deciso di indire subito un Capitolo generale per l'elezione
canonica della Superiora e del suo Consiglio. Madre Majone propone la data del
30 settembre dello stesso anno, ma il visitatore apostolico, generale dei
Passionisti, delegato della S. Sede, ordina che l'elezione si faccia a Roma,
il 18 e 19 marzo 1928.
Tutti
attendono la rielezione di colei che è stata cofondatrice e ha retto la
Congregazione negli anni difficili della nascita e del suo sviluppo. Invece, con
un solo voto di scarto, viene eletta madre Cristina. È un'amara sorpresa per
tutti. Solo lei rimane serena, anzi trova la forza per dire:
-
Vi ringrazio, sorelle; mi avete sollevato da un grande peso e da una più grande
responsabilità!
Il
giorno dopo riparte per la Sicilia, destinazione Taormina. Si ferma tre giorni a
Messina, in quella casa che durante quaranta anni è stata testimone della sua
intensa attività, intessuta di privazioni e sacrifici, ma sempre soffusa di
tanto amore per le sue figlie, che si stringono attorno tristi e smarrite. Lei
rincuora tutte:
-
Coraggio figliole, le prove sono un dono di Dio. Anche lontana vi porterò
sempre nel mio cuore. Pregherò per voi, invocando ogni giorno la benedizione
del Signore e la protezione dell'amato padre dal cielo!
Tramonto
di luce - Rimane nella
ridente Taormina quattro anni, prodigandosi come sempre in opere di apostolato
e di carità, soprattutto a favore dei carcerati che avvicina suscitando in loro
sentimenti da tempo sepolti. La chiamano "madre" e sono felici di
ricevere i suoi doni e poter aprire a lei il loro cuore, indurito dal male.
Intanto c'erano cambiamenti al vertice della Congregazione nella Casa Generalizia di Roma. Mons. Pasetto, nominato visitatore apostolico, il 7 ottobre 1932; nominava superiora generale madre Ascensione con nuove consigliere; eleggeva inoltre madre Majone vicaria della Congregazione, invitandola a risiedere nell'antico nido dello Spirito Santo a Messina.
Vi
rimane 15 mesi, prodigandosi come sempre in opere caritative. Non tutti però
vedono bene la grande generosità con cui soccorre i poveri, con lo stile
appreso alla scuola del santo Fondatore.
Pietoso
e penoso il tentativo di giudicare i santi con il corto metro della nostra
povertà interiore! Mons. Pasetto, la invita a Roma. Il 24 gennaio 1934 lascia
la sua diletta isola, e il padre amato che ora riposa nel grande santuario di
sant'Antonio. Quante volte vi si era recata a pregare e a colloquiare con lui,
che l'aveva compresa come nessun altro!
Sente
che quel distacco è definitivo, dopo cinquant'anni di vita dedicati a servire
l'amore e a diffonderlo tra gli uomini...
Giunge
a Roma con il titolo di Madre vicaria, ma praticamente libera da ogni attività.
Abile in lavori artistici, vi dedica il tempo libero. Così trascorre le sue
lunghe giornate pregando e lavorando come sempre aveva fatto. Sono cinque anni
di vita quasi eremitica, con pochissimi contatti con il mondo esterno
assaporando giorno dopo giorno l'amarezza dell'oblio, della solitudine e
dell'incomprensione. Rammenta sovente il giorno in cui il padre aveva detto:
-
Per la salvezza delle anime occorrono vittime!
E
lei, buttandosi prontamente in ginocchio, aveva risposto:
-
Padre, mi offro io!
L'ora
era giunta. Lo sposo è venuto a chiamarla vicino a sé, sulla via del Calvario
e con lui sulla croce, vittima di espiazione e di amore.
A
qualche figlia che andando a trovarla le chiede: - Come sta madre? - risponde
serena:
-
Sono qui a fare la volontà di Dio!
Il
diabete continua ad aggravare le sue condizioni: le gambe si gonfiano, il suo
corpo si riempie di piaghe. Gli ultimi quattro mesi sono un lento martirio
fisico e morale: Dio macinava il grano di quell'anima eletta per renderla degna
di entrare nel regno dei cieli. Unico nutrimento negli ultimi giorni, l'Ostia
divina che il cappellano, padre Ludovico, le depone ogni mattina sulla lingua
ridotta a una piaga.
Il
23 gennaio 1939 riceve l'Unzione degli infermi. Il 24, vigilia della sua
dipartita, chiede perdono alle suore raccolte attorno al suo letto:
-
Perdonate i cattivi esempi che vi ho dato, soprattutto le mancanze di amore
verso Dio e contro la carità.
Vengono
anche le orfanelle; ad una ad una baciano quella mano venerata che tante volte
si è levata per accarezzare, consolare, beneficare...
-
Cercate di essere sempre buone - dice -. Vogliate tanto bene a Gesù e
ricordatevi che il padre è sempre qui con voi. Il mattino seguente, 25 gennaio,
ricevuto un frammento di Ostia, vola incontro allo Sposo, al padre, nella luce
infinita. Sono le 11 del mattino: fuori splende il sole!
Preziosa
eredità - Il carisma di
padre Annibale di Francia, vissuto con eroica fedeltà da madre Majone, è
sicuramente il dono più prezioso lasciato alle sue figlie per continuare la
missione che, sotto la guida dello Spirito Santo, ha portato il Fondatore e la
Confondatrice a vivere e diffondere la radicalità del messaggio evangelico
del Rogate.
Ancorati
a una fede granitica, animati da una carità senza confini, hanno visto
risplendere nei sofferenti, nei poveri, negli emarginati, il volto di Cristo,
prodigandosi oltre ogni limite per la loro redenzione morale e sociale.
Chiamati
dallo Spirito alla specifica vocazione del "Rogate", hanno saputo
suscitare, con la forza della preghiera e l'efficacia della testimonianza, una
particolare sensibilità vocazionale nel popolo e nella gioventù, chiamata a
una risposta pronta e generosa all'invito del Signore.
Essi
hanno saputo conciliare, in maniera mirabile, il duplice impegno dell'orazione e
dell'azione, attuato nelle due famiglie religiose che, accanto al dovere
primario della preghiera, sono chiamate a esercitare una molteplice attività
sul piano caritativo ed educativo, con una spiccata preferenza verso la gioventù
povera e abbandonata.
Il
«Rogate» diventa così la sorgente vitale e feconda che ispira e sorregge
tutte le opere dei Rogazionisti e delle Figlie del Divino Zelo. Questo carisma
rimane ancor oggi la proposta più attuale e urgente offerta alla chiesa e al
mondo.
La
carenza di vocazioni sacerdotali e religiose, la profonda crisi di fede che
molte comunità cristiane attraversano, l'urgenza di assicurare anime
apostoliche all'evangelizzazione del mondo in tutti i settori della pastorale
ecclesiale... impegnano tutti a partecipare alla crociata del «Rogate»
insieme con i figli e le figlie di padre Annibale Di Francia, apostolo dei tempi
moderni.
Essi
sono ora presenti in tante regioni d'Italia e del mondo. Possano trovare - anche
con il nostro aiuto - anime ardenti capaci di rispondere, come madre Majone,
con un "sì" gioioso e generoso all'invito di Dio, per la salvezza
di tanti fratelli che attendono ancora di incontrare Cristo, unico liberatore
e salvatore degli uomini.
O
Dio, nostro Padre, che in ogni tempo e in ogni luogo illumini la Chiesa con la
testimonianza dei santi, ti rendo grazie per la vita e l'esempio di Madre M.
Nazarena Majone.
Lo
Spirito del tuo Figlio ha impresso nel suo cuore il sigillo indelebile
dell'amore per te e per il prossimo, e l'ha resa infaticabile per la diffusione
della preghiera per le vocazioni.
Ti
prego di glorificare sulla terra la tua serva fedele e di concedermi la grazia
che ti domando per la sua intercessione...
Donami
di vivere una vita autenticamente cristiana e di camminare sempre sulla via
dell'amore. Per Cristo nostro Signore. Amen. Pater - Ave - Gloria
(con
approvazione ecclesiastica)
Per
comunicare grazie e per richiedere reliquie, immagini e biografie, rivolgersi a:
Postulazione Madre M. Nazarena Majone Circonvallazione Appia, 144 - 00179 ROMA
Tel. 06 7804642