Madre
Maria Margherita Lazzari
Serva di Dio Suor Maria Margherita di Gesù Crocifisso
(Maria
Virginia Lazzari) Fondatrice delle Suore Missionarie della Passione di N. S. G.
C. (1885-1961)
1.
L'infanzia
Il
6 giugno 1885 nasceva in via Orto Botanico, 10 (ora via Cesare Lombroso) a
Torino dai pii coniugi Rag. Giovanni Lazzari e Dott.ssa Giuditta Dalla Chiara,
la primogenita di tre fratelli, che al battesimo (Parrocchia dei SS. Pietro e
Paolo, 16 giugno) riceveva i nomi di Maria Virginia Anna. Dopo circa due anni,
il 27 marzo 1887, arrivava la sorellina Rosmunda e l' l1 aprile 1889 un
fratellino, Cesare.
Poco
dopo il papà, per ragioni di lavoro veniva trasferito a Portici presso Napoli,
e lì nel 1894 contrasse al mare, forse originata dalla puntura di qualche
animaletto marino, un'infezione che i numerosi medici specialisti consultati
non riuscirono a diagnosticare. Ritornato a Torino venne sottoposto a
innumerevoli esami e cure specialistiche che si rilevarono inefficaci. Per
consentire alla mamma di curare adeguatamente il papà Maria Virginia fu
mandata a Rovigo dalla nonna e le zie paterne, mentre Rosmunda e Cesare furono
accolti dalla nonna materna. Giovanni Lazzari, nonostante le cure amorevoli
della moglie, moriva l'11 gennaio 1896, quando la giovinetta Maria Virginia
contava poco meno di undici anni.
La
buona mamma, molto religiosa e colta, crebbe i suoi tre figli con sani
principi cristiani. Diede a ciascuno di loro un'istruzione per quei tempi
"superiore", con piena sua soddisfazione per la loro seria
applicazione ed il profitto nello studio. Si distingueva specialmente la giovane
Maria Virginia che dall'anno 1890 al 1894 ricevette numerosi "Attestati di
lode e di buona condotta". A 18 anni era diplomata maestra e già
insegnava; ma per desiderio della mamma continuò gli studi frequentando
l'Università di Torino. Conseguì così vari diplomi che l'abilitarono
all'insegnamento di molte materie, ma la sua vera carriera fu poi quella di
Segretaria nelle Scuole Normali (Magistrali).
2.
Attratta dalla vita religiosa - Primo impegno (1906-1912)
Nel
periodo degli studi Maria Virginia ha come confessore e direttore spirituale
Don Giovanni Rinaldi, Salesiano, Direttore del Collegio San Giovanni
Evangelista, amico di famiglia il quale, trasferito fuori Torino nel 1906,
lascerà il posto al suo omonimo e più famoso Don Filippo Rinaldi, allora
Prefetto Generale della Società Salesiana, che ne diventerà poi Rettore
Maggiore come terzo successore di Don Bosco.
Nello
stesso anno 1906, per sostenere la mamma vedova e i fratellini più giovani si
fa assumere come impiegata dalle Ferrovie dello Stato. Terrà questo impiego con
serietà e competenza fino al 1912.
Maria
Virginia si sentiva fortemente attratta dalla vita religiosa. La sua condizione
di impiegata, pur accettata serenamente, non era che un ripiego dettato dalla
necessità, non riempiva tutta la sua vita.
Quanto
doveva ancora durare questo periodo? Per ovviare all'inconveniente la Lazzari
chiede al suo confessore di indicarle un Istituto di anime consacrate a Dio pur
rimanendo nel mondo. Don Rinaldi le suggerisce l'Istituto secolare delle
"Figlie del Cuore di Maria".
Il
2 aprile 1909 viene ammessa al Postulandato ed il 5 febbraio dell'anno seguente
inizia il Noviziato con il nome di Margherita Maria di Gesù, nome che terrà
poi per tutta la vita anche in altra Istituzione.
Il
28 febbraio 1912 emette i santi voti della prima professione nelle Figlie del
Cuore di Maria.
3.
Insegnante e Segretaria - Lutti in famiglia (1912-1939)
In
quello stesso anno 1912 Maria Virginia, avendo già vinto l'anno precedente un
concorso per Segretaria nelle Scuole Normali Statali (Magistrali) e per
incarichi temporanei e di supplenza, lascia l'impiego presso le Ferrovie dello
Stato ed inizia la carriera scolastica.
Il
suo primo anno di insegnamento lo trascorre a Camerino, donde dopo un anno
soltanto viene trasferita alla Scuola Normale "G. A. Rayneri" di
Pinerolo come Segretaria ed Insegnante. Di lì, senza ragionevole motivo viene
trasferita all'Istituto Magistrale "Rosa Govone" di Mondovì. Chiesti
chiarimenti al Ministero, ottiene di ritornare a Pinerolo per rimanere vicino
alla mamma ormai cagionevole di salute.
Nel
1914 scoppia la La Grande Guerra Mondiale. L'Italia non vi partecipa subito.
Il 24 gennaio di quell'anno muore la sorella di Maria Virginia, Rosmunda
Lazzari, nel fiore dell'età, brillante e virtuosa, oggetto delle più belle e
lusinghiere speranze. Il 24 maggio 1915 il rag. Cesare Lazzari viene arruolato
con il grado di sottotenente nell'Amministrazione della sussistenza
dell'esercito. L'Italia entra nell'immane conflitto.
Il
14 dicembre 1918 il Capitano Cesare Lazzari viene colto da grave malore in
caserma ed il 24 seguente muore in concetto di santità. I funerali sono il
trionfo del giusto. Di lui escono già nel 1924 brevi "Cenni
biografici" a cura del Sac. Prof. G. P. (anonimo salesiano), un opuscolo
mirabile in cui non solo risalta la figura di questo ufficiale, onesto e
virtuoso in un ambiente e con incombenze che non favoriscono la santità, amato
e rimpianto sinceramente dai suoi soldati, ma anche la serietà e religiosità
dell'educazione impartita a tutti in casa Lazzari.
Dal
1917 al 1923 Maria Virginia Lazzari presta servizio come Segretaria ed
Insegnante alla Scuola Magistrale "Domenico Berti" in Torino per
sostituire la titolare Emma Scaduti.
Il
6 giugno 1919 il Consiglio degli Insegnanti della "Domenico Berti",
soddisfatto della sua ottima collaborazione, propone la nomina definitiva della
Lazzari come Segretaria al posto della Emma Scaduti, ma la Provvidenza dispone
diversamente.
Nel
1923 è Segretaria e Insegnante al Liceo "Massimo D'Azeglio" in via
Parini n. 8, a Torino. Il 5 dicembre 1931 muore il suo confessore Don Filippo
Rinaldi, anch'egli in concetto di santità. Dal 29 aprile 1990 è noverato nel
numero dei Beati. Il 7 settembre 1934 viene a mancargli anche l'amatissima mamma
Dott.sa Giuditta Dalla Chiara. Ormai è rimasta sola.
Al
"Massimo D'Azeglio", molto amata e apprezzata da tutti, la Lazzari
rimarrà fino al 1936, anno in cui, ormai libera da legami di famiglia ma
assillata dagli "impegni di fondazione", chiede ed ottiene la nomina
ad Insegnante e Segretaria presso l'Istituto Magistrale "Amedeo di Savoia
Duca d'Aosta" di Trieste, per motivi che chiariremo in seguito
4.
Vita religiosa di Suor Margherita Maria di Gesù
Ci
siamo fin qui attardati a precisare i tempi e i luoghi della carriera scolastica
della Lazzari, dando forse l'impressione d'aver trascurato o dimenticato la
sua vita religiosa, anzi da religiosa. Dal lontano 1912 infatti sono trascorsi
24 anni dai suoi primi voti come "Figlia del Cuore di Maria" e nel
frattempo le sono capitati molti avvenimenti di somma importanza. Rimediamo ora,
anche per chiarire eventuali dubbi affiorati alla mente del lettore. Diciamo
subito che queste destinazioni scolastiche ed i vari trasferimenti di sede
hanno accompagnato una crescita spirituale, la nascita e lo sviluppo del suo
speciale "carisma", la Fondazione di quell`Opera", voluta dalla
Provvidenza Divina e preannunciata da Don Filippo Rinaldi, che doveva essere
tutta sua. Scendiamo nei particolari.
Tutti
i momenti liberi della scuola e dell'indispensabile governo della propria casa,
la Lazzari li dedicava ad opere di carità, e non solo nella "Piccola Casa
della Divina Provvidenza" del Cottolengo dove recava con amore l'aiuto
della sua scienza ed esperienza scolastica, ma anche fuori istruendo i
fanciulli poveri, impartendo lezioni gratuite, visitando qualche persona anziana
e sola, portando ai più bisognosi vitto e vestiario, e a tutti il conforto e la
parola di Dio, con l'intento di santificarsi santificando le anime e portandole
alla perfezione, secondo le Costituzioni delle "Figlie del Cuore di
Maria" cui non si era mai dimenticata di appartenere.
5.
Il "carisma" della Passione di N.S.G.C. - Vari tentativi di innesto
Il
16 luglio 1922 Don Filippo Rinaldi, suo confessore, le aveva raccomandato di
pregare e prepararsi ad una grande missione. Gliene aveva poi parlato di tanto
in tanto per circa nove anni, fino alla sua morte avvenuta nel 1931, senza mai
riuscire a specificarle, per la sua ritrosia, quale essa fosse. Finalmente nella
Quaresima dell'Anno Santo della Redenzione (1933), in visita al Monastero
della Visitazione in Corso Francia a Torino, si intrattiene a lungo con Suor
Filomena di Agliano, Madre Assistente. Da lei riceve in quella circostanza un
pacco di immagini sacre da distribuire tra le quali trova il "quadrante
della Passione di Gesù".
Fu
come una rivelazione voluta dalla Provvidenza. Intuisce che doveva essere
questa l'Opera alla quale si riferiva Don Rinaldi. Si dà quindi alla
divulgazione dell`Ora di guardia con Gesù nelle ore della Sua Santa
Passione".
Fa
stampare delle immagini e delle pagelline da distribuíre e si mette d'impegno
a raccogliere adesioni fra i suoi numerosi conoscenti, allargando sempre più la
sua cerchia a religiose, insegnanti secolari ed infermiere. In breve riesce ad
iscrivere nel suo registro numerose anime disposte a trascorrere un'ora in
compagnia di Gesù nelle ore della sua terrena passione e morte, si da coprire
agevolmente l'intero quadrante delle ore.
L'iniziativa
piace e si diffonde. La Lazzari pensa allora a renderla stabile, a dare
continuità a quest'opera meravigliosa, e, temendo che avesse da estinguersi per
eventuali suoi gravi impedimenti o con la sua morte, tenta di affidarla ad un
Istituto Religioso o ad una Congregazione già affermata e con finalità
affini, affinché entrasse a far parte del suo "carisma".
Nel
luglio dello stesso 1933 incontra al Cottolengo di Torino il Padre Provinciale
dei Passionisti di S. Pancrazio in Pianezza e, ritenendo la sua Congregazione la
più affine al carisma, gli affida l'iniziativa. Gli consegnò il cliché del
"quadrante della Passione" che è servito per le immaginette, l'elenco
dei numerosi aderenti all"`Ora di guardia" da lei raccolti e 500
pagelline. Con questo crede finalmente terminata la sua parte. Ma non fu così.
Nell'autunno
del 1934 venne a conoscenza che in Firenze erano state fondate le
"Sorelle della Riparazione Notturna" finalizzate a meditare Gesù
agonizzante nell'orto degli ulivi. Pensò quindi di poter propagandare presso di
loro l'Ora di guardia, come ampliamento del loro carisma, passando dalla
devozione alla sola agonia alla contemplazione di tutta la Passione di Gesù.
Prese
perciò contatti con la Direttrice di Firenze che di ritorno la pregò di
stendere un programma.
Un
mattino mentre pregava nella chiesa della Visitazione in Torino per avere la
giusta ispirazione, si sente rispondere molto chiaramente: «Non pensarci tu,
quando ti metterai a scrivere, ti sarà dettato».
Infatti
nel gennaio del 1935, era il pomeriggio di una domenica, si mette a scrivere a
mano, di filato, come sotto dettatura, dalle 15 e un quarto fino alle ore
16,50 (un'ora e mezza circa di seguito). Ricopiate ne risultano 16 pagine
dattiloscritte: aveva scritto «un magnifico programma di Congregazione
Religiosa».
6.
Nascita di una Congregazione
A
Firenze il "Programma", molto ammirato, non è accettato perché va
al di là del loro carisma.
A
Padova la Lazzari propone, pure senza esito, la sua iniziativa alle
"Ancelle della SS.ma Trinità".
Li
però la Provvidenza fa incontrare il rev.mo P Alessio Magni, Provinciale dei
Gesuiti, poi Vicario Generale per l'Italia, e gli affida fiduciosa il
manoscritto del "Programma".
Nell'estate
del 1935 il P. Alessio Magni S.J., dopo un attento esame del Programma, così
le rispose: «È un'Opera bella e buona che io approvo e mi piace, ma siccome
Iddio l'ha affidata a lei, è lei che la deve fare, e non approvo che cerchi di
affidarla ad altri. Vada a Torino e dia principio all'Opera adunando quelle
figliole che mostrassero vocazione».
Anche
a Torino P. Carlo Cavriani, S.J., legge con grande interesse e approva il
Programma ed ha nei confronti della Lazzari gli stessi sentimenti del P Magni.
Ella scrisse poi nelle sue memorie: «Compresi che facendo diversamente andavo
contro la Divina Volontà e, pur sentendo profondamente la mia nullità, mi
posi completamente a disposizione di Dio». Il carisma e la vocazione di Maria
Virginia Lazzari si stanno delineando sempre più, ed ella percepisce ora con
maggior chiarezza, anche se li affronta con comprensibile sgomento.
Per
"adunare quelle figliole che mostrassero vocazione" occorre preparare
un luogo idoneo dove adunarle. Maria Virginia non ha una casa sua. Per
espresso desiderio della mamma ha sempre alloggiato, come pensionante presso
Istituti religiosi femminili nelle vicinanze della scuola. Così a Camerino
era stata presso le "Sorelle dei Poveri di S. Caterina da Siena", a
Mondovì Piazza presso le "Carmelitane di S. Teresa", a Pinerolo
presso le "Suore Giuseppine", a Torino presso le "Suore Terziarie
Carmelitane" di Pozzo Strada. Ora non sa dove porre la residenza del nuovo
Istituto. Non era facile trovare un luogo adatto, tanto più che era ancora
costretta a mantenere il suo impegno scolastico. Come ogni anima prescelta da
Dio per essere Fondatrice la Lazzari ha la stoffa della santa, cioè di chi
possiede una fede incrollabile in Dio ed un abbandono totale alla Sua volontà,
con il risultato di non ritenere nulla di impossibile: «Nulla è impossibile a
Dio» (Lc 1,41).
In
quei giorni le capitò tra le mani un catalogo di pubblicazioni religiose tra
le quali individua un libriccino dedicato alla Passione, di un certo P. Giuseppe
Petazzi, S.J, che aveva già pubblicato un manuale di pratiche di pietà
intitolato: «Ripariamo». La Lazzari rintracciato il E Petazzi nella
residenza dei Padri Gesuiti a Trieste, gli chiede di inviarle una copia di
questi due suoi libretti. Scrive la Lazzari nei suoi: «Appunti riservati di
Storia dell'Istituto delle "Missionarie della Passione di N.S.G.C. "».
"Insieme ai libri il rev.do Padre Petazzi scrisse una lettera,
incoraggiandomi alla diffusione dei suoi volumi, mentre io gli mandai in omaggio
un bel pacco di pagelline (500) dell'Ora di guardia della Passione, perché ne
facesse propaganda gratuita in Trieste, fra le persone di sua conoscenza. Egli
gradì l'offerta e mostrò di essere di suo gradimento la Pia Associazione da me
iniziata in Torino, e promise di farla conoscere ".
Nel
dicembre dello stesso 1935 scrive una meditazione di preparazione al Probandato
ed una formula di ammissione che le sembra adeguata. Nella Santa Messa di
mezzanotte del Natale, nella chiesa della Visitazione a Pozzo Strada, pronuncia
la formula di ammissione al probandato. La ripete al mattino del 25 dicembre,
con altre tre sue amiche, nella Cappella della Sindone, la reliquia più
preziosa della Passione, durante la S. Messa delle ore 7. È l'inizio
dell'Opera, anche se ognuna delle probande rimane per ora a casa propria.
Scrive
la Lazzari: «Mi pareva fosse conveniente che l'Opera che doveva essere tutta di
Gesù, nascesse nel Suo Natale e ai piedi della Santa Sindone che è della
Passione e dei Patimenti di Gesù, reliquia preziosissima».
7.
La prima sede - Sviluppo dell'Opera
Soltanto
il 31 maggio 1936, giorno di Pentecoste, si trasferisce con il poco mobilio di
sua proprietà, in via San Quintino 34, dove ha trovato una discreta
sistemazione, almeno per gli inizi. Quella fu la prima sede dell'Opera.
Il
1° giugno arriva la prima aspirante, alla fine di giugno entra una maestra
elementare che le sarà molto utile, nella direzione di questa prima casa,
mentre essa si attiva viaggiando per l'espansione della comunità.
Ai
primi di agosto è a Rovigo in cerca di vocazioni. Ne arrivano ben tre. Il 18
agosto, a Brescia, nella Cappella privata delle "Figlie del S.
Cuore" Maria Lazzari e sei altre figliole pronunciano la formula di
ammissione al probandato. All'indomani è di ritorno in via S. Quintino a
Torino.
Primo
Confessore e Direttore Spirituale dell'Opera fu il rev.mo P. Giovanni
Sandigliano, Provinciale dei rev.di Padri Camilliani; i primi amici: Mons. G. B.
Pinardi, Vescovo Ausiliare, P. Carlo Cavriani S.J., superiore dei Gesuiti
residenti in Torino, e il Teologo A. Visetti, loro vicino di casa.
Il
30 settembre 1936 alle ore 17 la Madre si reca in udienza privata dal Card.
Maurilio Fossati. Il Padre Carlo Cavriani ha ottenuto questo incontro, tuttavia
non ne può prevedere l'esito perché è risaputo che il Cardinale è contrario
al sorgere di nuove famiglie religiose, specialmente se femminili. Il Cardinale
Fossati accolse benevolmente Madre Lazzari, l'ascoltò con viva attenzione, e la
rassicurò dicendole che approvava verbalmente l'Opera e che la Curia Metropolitana
avrebbe poi emesso il relativo decreto di erezione. Qualcuno gridò quasi al
miracolo! Va però qui ricordato che il Cardinale Fossati era molto sensibile
alla devozione per la S. Sindone, e per quanto in essa vi era raffigurato e
richiamato: la passione di Cristo. Ne era praticamente il devoto
"Custode" a nome dei legittimi proprietari, la Casa Savoia, e poi
erano ancora recentissimi gli echi delle due "ostensioni" sindoniche
del 1931 per il matrimonio di Umberto di Savoia con Maria José del Belgio, e
del 1933 centenario della redenzione. Non si erano ancora raffreddati del
tutto quei sentimenti di ardente amore, di umile riconoscenza, di umana
compassione e di sincera conversione che il sacro lenzuolo sa suscitare e che
costituiscono gran parte della spiritualità cristologica. È quindi verosimile
che il Cardinale abbia ravvisato nella nascente Congregazione, un gruppo di
discepole predilette di Gesù Crocifisso, idoneo e ben determinato a tener
viva e a tramandare questa importante e meravigliosa devozione alla
"Passione di NS.G.C" diventandone le ardenti "Missionarie".
Tenendo fede alla sua parola il 5 dicembre seguente il Cardinale Maurilio
Fossati approva il primo Statuto dell'Istituto delle Missionarie della
Passione di Gesù, ed il 7 dicembre la Curia Metropolitana di Torino emette il
Decreto di Erezione in Pia Unione.
Il
Confessore della comunità, P. Giovanni Sandigliano, Camilliano, facile profeta,
predice fin dall'inizio alla Madre: «È un'Opera di Dio, non abbia timore che
certamente andrà avanti, magari cadrà, ma risorgerà; si prepari a soffrire
molto; l'Opera deve passare per l'acqua e per il fuoco, ma proseguirà».
La
piccola comunità appena nascente è già oggetto di impellenti richieste da
parte di sacerdoti e vescovi. Il 3 ottobre erano partite da Torino tre
aspiranti per Navasa di Limana presso Belluno. All' indomani vi si
aggiungevano a Padova, con la Madre, altre sei aspiranti. A Navasa non si
fermarono a lungo perché il Padre Gesuita le voleva vicino a sè, a Trieste,
dove si trovò per loro alloggio in via Galileo Galilei, n. 16. Qui con
l'autorizzazione dell'Arcivescovo Mons. Carlo Margotti, stabilirono la loro
giovane comunità, piena di entusiasmo e buona volontà. La Madre, "per
impegni di fondazione di una Casa delle Missionarie", chiede il 29
dicembre c.a. ed ottiene di essere trasferita come Segretaria ed Insegnante
all'Istituto Magistrale "Amedeo di Savoia" di Trieste. Terrà questo
incarico per gli ultimi tre anni della sua carriera scolastica (1936-1939).
8.
Villanova Mondovi – Il monte Calvario - La Casa Madre
L'anno
1936, che può essere ritenuto l'anno di nascita della Congregazione, si chiuse
con un atto molto importante di Madre Lazzari: l'acquisto, avvenuto il 30
dicembre, con l'approvazione del Vescovo, di una casa in Villanova presso Mondovi.
L'acquisto venne prospettato alla Madre da una Suora salesiana sua amica, Suor
Clotilde Morano, figlia spirituale anch'essa del compianto Don Filippo Rinaldi.
La casa era di proprietà della Baronessa Lina Fenoglio Enrici che, rimasta
vedova, anziana e sola intendeva donarla alle Figlie di Maria Ausiliatrice. Era
fatiscente ed in uno stato pietoso, perciò le suore salesiane la rifiutarono.
Le Missionarie della Passione la ritennero tuttavia accessibile alle loro
possibilità e finirono per acquistarla (Rogito Notaio Giuseppe Giacosa di
Roccaforte).
Per
una felice coincidenza, voluta forse dalla Divina Provvidenza, la casa è
situata sul cocuzzolo di un monte comunemente chiamato: "Monte
Calvario". Ritorna così senza volerlo, anche nella scelta del luogo, il
tema carismatico della Passione di Gesù Cristo. La casa, ristrutturata a
dovere, divenne poi ed è tuttora Casa Madre Generalizia. Nel marzo
successivo, con il denaro ereditato dalla zia materna Virginia, Madre Margherita
acquista anche i terreni agricoli della Baronessa Lina Fenoglio Enrici
adiacenti alla Casa Madre. Abbiamo narrato in tono disteso e sereno quest'ultima
vicenda che, nella sua realtà storica fu, e non la sola, tra le più
travagliate gestite dalla Madre, e sempre alla ricerca di spazio per l'inattesa
veloce espansione dell'Opera, sempre in cerca dei fondi indispensabili per
assicurarsi il possesso delle strutture necessarie alla vita della nuova
Congregazione, sempre maternamente sollecita del bene delle sue Figlie spirituali.
Poteva dire di aver trovato il suo Monte Calvario. Tutte le nuove Congregazioni
Religiose sorgono nella più profonda povertà. Sono proprio i sacrifici, le
privazioni, l'eroica sopportazione di ogni più fastidioso disagio, il
superamento di tutte le crisi di crescenza più dolorose, vissuti virtuosamente
dai primi loro membri che ne ricevono una robusta formazione, attirano sulla
loro comunità le abbondanti benedizioni dal cielo, ed assicurano loro lo
sviluppo e la riuscita futura.
Lo
scopo di questo "profilo" di Madre Margherita Lazzari, e la sua
programmata brevità non ci consente di seguire passo passo tutta la storia
degli inizi, l'apertura e l'eventuale chiusura di tutte le case in cui hanno
operato le prime Missionarie della Passione, ecc. Diremo tuttavia ciò che
riteniamo importante per conoscere la Serva di Dio in vista del suo Processo
di Canonizzazione, rimandando chi ne volesse sapere di più agli scritti più
ampi su di lei rintracciabili presso la Casa Madre, Piazza S. Caterina, n. 9, in
Villanova Mondovì.
9.
Madre e Maestra - La formazione spirituale delle prime Missionarie
«Il
nucleo di soggetti che la Madre via via accoglieva, inviati alcuni dal Padre
Gesuita, altri da sacerdoti che conoscevano ed apprezzavano la Madre, si faceva
sempre più consistente. Erano tutte giovani, alcune giovanissime. La più
anziana era la maestra elementare alla quale, per l'età, l'istruzione e
ovviamente anche per le buone qualità di cui era fornita, la Madre aveva dato
mansioni direttive.
Però
la formazione spirituale con l'osservanza regolare dello Statuto che ne era il
logico corollario, era compito suo. Era Madre e Maestra, consigliera e
confidente; era il centro vivo e propulsore di spiritualità e di quella vita
attiva di cooperazione e di apostolato che ne derivava. E siccome era
un'attività non remunerata, ella continuava ad insegnare come professoressa
nelle Scuole Superiori per poter dare alle sue figliole quel minimo
indispensabile per vivere. Nonostante l'impegno della scuola faceva loro tre
conferenze al giorno. Le sue parole suscitavano tra le sue figliole una gara di
bontà, di fervore e di sacrificio. Realizzavano nella loro esiguità quello
che negli Atti degli Apostoli si legge circa la prima comunità cristiana. La
povertà era sovente portata al limite della miseria e del più duro sacrificio.
La
povertà era grande, ma altrettanto grande era l'entusiasmo e la gioia, e
quelli si possono veramente definire i tempi della felicità».
10.
Alcune attività nel Monregalese
Nell'autunno
del 1938 Mons. Francesco Veglia, Parroco di Chiusa Pesio, dopo aver cercato per
dodici anni delle Religiose che accettassero di aprire un Orfanotrofio, non
avendone trovate per mancanza di mezzi finanziari, venuto a conoscenza della
nuova Fondatrice Madre Maria Margherita Lazzari, si rivolse a lei pregandola
di aprire un Orfanotrofio. Fiduciosa nell'aiuto della Divina Provvidenza, ella
diede risposta affermativa.
Dopo
aver chiesto regolare permesso a S. E. Mons. Sebastiano Briacca, Vescovo di
Mondovì, il 15 marzo 1939 la Madre stessa accompagnò tre sue figliole a Chiusa
Pesio e diede inizio all'apertura di quell'opera, accogliendo bimbe povere
colpite da dolorose situazioni morali, per le quali affrontò ogni sacrificio
al fine di preparare delle giovani capaci di guadagnarsi decorosamente la vita e
formare poi delle ottime famiglie nella società.
All'inizio
del mese di febbraio del 1942, aderendo all'invito ed alla supplica
dell'Arciprete Don Pietro Servetti, Madre Margherita Lazzari accettava la cura
della Casa di Esercizi Spirituali per la Diocesi di Mondovì e quelle limitrofe,
che è anche sede di giornate di studio oltre all'assistenza ai pellegrini;
tutto bene che viene prestato con tanto amore senza retribuzione.
Anche
durante il periodo della guerra 1943-1945, quando gli italiani per la diversità
delle loro idee politiche si schieravano in una guerra fratricida, non contando
sacrifici, Madre Maria Margherita Lazzari venne incontro alle necessità del
momento portando ovunque, anche a mezzo delle Suore, aiuto e conforto. Su
questo periodo non possiamo purtroppo, per brevità, dir di più.
Il
1° ottobre 1947 l'Arciprete Don Pietro Servetti, Parroco di S. Caterina, pregò
la rev.ma Madre di voler accettare l'opera della Scuola Materna, catechismo e
laboratorio femminile nella sua Parrocchia, poiché privo di mezzi finanziari
non sapeva come dar vita a questa benefica istituzione.
La
buona Madre accolse il suo desiderio mandando le sue Suore gratuitamente,
provvedendole di ogni cosa. Tutt'ora l'opera continua con soddisfazione della
popolazione.
Nel
1949 il Delegato Vescovile, Canonico Don Giuseppe Bruno, rivolse domanda alla
Madre perché accettasse l'opera della Casa Alpina delle A.CL.L a Balma di
Frabosa, che aveva lo scopo di aiutare i lavoratori a trascorrere un periodo
di tranquillità e di riposo in un clima salubre. La Madre, viste le finalità
di quest'opera sociale così benefica, mandò il 10 giugno le sue figliole,
contenta di poter aiutare questa classe di persone di poche possibilità
finanziarie.
Il
1 ° ottobre 1952 il rev.mo Prof. Don Lorenzo Coccalotto, Direttore
dell'Ospizio Maschile di Mondovì, si trovava nella triste situazione di dover
chiudere detta opera, poiché da qualche anno bussava invano alle porte di vari
Istituti senza riuscire ad ottenere qualche Suora che potesse cooperare nella
missione di bene attorno a poveri giovani, allora una trentina. Supplicò la
buona Madre Lazzari di aiutarlo altrimenti sarebbe stato costretto a chiudere
l'opera. La Madre nonostante si trovasse in particolari difficoltà, per
mancanza di soggetti, addolorata nel vedere abbandonata un'opera così benefica
e necessaria alla gioventù, particolarmente povera, privandosi delle uniche tre
Suore che l'aiutavano in Casa Madre, accettò anche questa richiesta. L'Ospizio
andò ognora più rifiorendo con grande aiuto per tante famiglie; ospitando
fino a centoventi giovani.
La
Casa di Ricovero Poveri Vecchi della Parrocchia di S. Lorenzo che ospitava
diciotto ricoverati tutti di famiglie povere e la maggior parte veramente
infermi, nell'agosto del 1956 si trovava priva di assistenza poiché le Suore
che prestavano il loro servizio erano state costrette a lasciarla perché
anziane e di malferma salute. Il Parroco Don Giuseppe Giugiaro e gli
Amministratori erano preoccupatissimi perché in due anni di ricerche non erano
riusciti a trovare né persone religiose, né secolari che si prestassero ad
assistere questi bisognosi. Esposero il caso a S. E. Mons. Sebastiano Briacca,
Vescovo di Mondovì, il quale, conoscendo il grande cuore di Madre Lazzari, le
scrisse una lettera supplicandola, se le fosse possibile, di venire incontro a
questa penosa situazione. Ella non aveva proprio soggetti se non qualche Suora
che studiava per essere Maestra d'Asilo; per aiutare anche in questa
circostanza, fece sospendere gli studi e accolse questa pietosa opera che andò
sempre più incrementandosi a confronto e sollievo di tante persone anziane e
abbandonate, tanto che oggi accoglie circa quaranta ricoverati.
Il
Presidente della P.O.A. di Mondovi, Mons.Angelo Ferrua, espresse più volte alla
Reverenda Madre il desiderio di affidarle la Colonia Marina di Finalpia (Savona)
per la quale non trovava personale di assistenza nè religioso, nè secolare. Lo
scopo di questa Colonia era di aiutare tante famiglie povere e dar loro la
possibilità di passare un periodo di riposo facendo la cura del mare, in un
ambiente molto familiare e sereno. In questa Casa venivano ospitate mamme con
bambini, adolescenti ed operaie per tutta la stagione estiva, in tutte erano
circa 600 che godevano di questo beneficio. La Madre appena ebbe disponibilità
di qualche Suora, e precisamente il 10 giugno 1958 accettò la Colonia, ove le
ospiti furono assistite maternamente dalle Suore in tutte le loro necessità.
Il
Reverendo Mons. Giuseppe Graneris con la sorella, sig.ra Prof.ssa Lina
desiderando lasciare un'opera di bene a sollievo dei poveri ed anziani,
particolarmente della loro terra natale e delle zone limitrofe, con i risparmi
di oltre quarant'anni propri e dei loro cari, prepararono il locale accogliente
e bello, ma purtroppo non riuscirono a trovare alcun Istituto che potesse dare
le Suore per l'assistenza ai ricoverati. Il Dottor Luigi Bosio di Mondovì in
nome di Mons. Giuseppe Graneris, venne a pregare vivamente la Rev.ma Madre
Lazzari di mandare qualcuna delle Suore per aprire detta Opera, ma subito ciò
fu impossibile. Più tardi anche i signori Graneris vennero personalmente a fare
la loro richiesta e Madre Margherita li pregò ripetutamente, se fosse stato
loro possibile, di attendere perchè non aveva soggetti disponibili; li
consigliò di rivolgersi altrove che certamente il buon Dio avrebbe provveduto.
Ma
dopo due anni essi si presentarono nuovamente supplicando la buona Madre di
volerli aiutare ed Ella, con non lieve sacrificio, ma con tanto amore, il 1°
Settembre 1960 concesse le Suore. Si apri cosi a Piozzo la Casa di Riposo che
tuttora ospita circa quaranta persone, che godono di un ambiente familiare e
sereno.
I
R.R. Padri dell'Oratorio S. Filippo di Mondovì cercarono inutilmente per nove
anni delle religiose che potessero aiutarli a continuare l'apostolato tra i
giovani. Esposero, allora, il loro pietoso caso a Madre Margherita Lazzari che
promise, appena avesse avuto qualche Suora, di mandargliela. Ancora negli
ultimi anni della Sua vita i RR. Padri vennero nuovamente a raccomandarsi a Lei
ed Ella promise di mantenere la promessa il più presto possibile. Il 15
Settembre 1963 le Suore cominciarono a prestare il loro servizio in quest' Opera
che contava una sessantina di ragazzi, anche questi economicamente bisognosi.
Madre
Margherita Lazzari si è trovata in molte occasioni, almeno un centinaio di
volte, di fronte a richieste da parte di varie Opere che avevano bisogno di
aiuto, nell'assoluta impossibilità di concederlo. Fu sempre per Lei una grande
sofferenza non potere dare a tutti quell'appoggio richiesto, anche materiale,
che purtroppo in certi casi le era umanamente impossibile.
11. La fondazione di Trieste. Croce, non delizia per la Madre, "prova del fuoco" predetta da P. Sandigliano - Sua soluzione.
Su
questa triste vicenda faremo una breve panoramica cronologica per poi
soffermarci alquanto sulla sua dolorosa conclusione.
-1936
*
il 3 ottobre partono da Torino tre aspiranti per Navasa di Limana presso
Belluno.
*
il 4 ottobre si congiungono a Padova con la Madre ed altre sei aspiranti.
A
Navasa si fermeranno poco (fino al 1° gennaio 1937): Il Padre Gesuita le vuole
a Trieste, dove egli risiede.
*
il 29 dicembre la Madre ottiene il trasferimento come Insegnante e Segretaria
presso l'Istituto Magistrale "Amedeo di Savoia Duca d'Aosta" di
Trieste per poter seguire la formazione delle sue 9 aspiranti.
-1937
*
il 1° gennaio si abbandona Navasa di Limana.
*
l' l 1 gennaio si apre la casa di Trieste in via Galileo Galilei, n°16.
*
il 24 maggio la Madre visita una villa in via Pindemonte n°9. Versa la 1° rata
della caparra (£ 10.000). Le restanti £ 40.000 verranno versate entro il 31
luglio p. v.
*
il 31 luglio muore il proprietario della Villa Sig. Pietro Vanoli. La Madre
ottiene una proroga fino al 31 agosto.
*
31 agosto - ulteriore proroga fino al 15 settembre.
*
12 settembre - versamento della restante caparra. Viene fissato il
perfezionamento del contratto con il versamento della totale somma d'acquisto
per il 31 ottobre p.v. In questo stesso giorno la Villa viene benedetta.
*
il 15 settembre - le Missionarie si trasferiscono da via Galileo Galilei, 16 a
via Pindemonte, 9. La Villa viene chiamata "Villa Gesù Re d'amore".
Un bel augurio che purtroppo non verrà realizzato!
*
Autunno - la comunità creatasi l' l1 gennaio ad Albisano del Garda chiude e
raggiunge quella di Trieste.
*
1° dicembre - mancano i fondi per perfezionare l'acquisto. Lettera di
sfratto. Vengono faticosamente ottenute ulteriori dilazioni.
-1938
*
In gennaio - La Madre rende visita alla Contessa Maria Walter Bas di Venezia che
promette di aiutarla.
*
25 marzo - la Villa è intestata a Madre Lazzari per desiderio espresso della
Contessa.
*
Quaresima - Le Missionarie della Passione si danno all'apostolato sociale di
promozione nei casermoni alla periferia di Trieste occupati dai più poveri ed
emarginati. Aiuti materiali, istruzione, catechismo.
*
9 aprile - Erezione delle Missionarie in Pia Unione a Trieste.
*
10 aprile - Approvazione dello Statuto a Trieste.
*
17 aprile - Lunedì di Pasqua - Si giunge finalmente alla stipulazione del
contratto d'acquisto.
-1940
Si
è formato a Trieste, in seno alla giovane Congregazione, un gruppo di
dissidenti, fomentato dalla condotta scriteriata ed esosa del Padre Gesuita
responsabile della Congregazione. Scrive la Larese-Cella: "Doveva arrivare
anche a Madre Margherita come a tutti i santi e a tutti i fondatori di
Istituti religiosi "la prova del fuoco" quella che sembra annientare
con la spietata crudezza della delusione più amara e del dolore più profondo e
sottile, perfino le più intime risorse dell'animo".
-1941
*
Il 10 aprile - La Madre lascia definitivamente Trieste e viene in Piemonte. Si
ferma a Chiusa Pesio.
*
Il 16 dicembre - La Madre accompagnata da una consorella si trova a Trieste
per risolvere l'intricato caso della sistemazione della "Villa".
Rimarrà saltuariamente nei paraggi fino al 15 settembre 1942, ospitata a Rovigo
ed aiutata dalla buona zia Isolina, perchè alla "Villa" le dissidenti
le hanno chiusa la porta in faccia. Era un fatto gravissimo che non poteva più
essere tollerato. Ma...
Ecco
come si erano svolti i fatti.
Da
un po' di tempo il Padre Gesuita aveva assunto un atteggiamento ostile nei
confronti della Madre, che l'aveva circondato di quella cortese deferenza e
squisita affabilità che riservava ai Sacerdoti. Con costosa generosità lo
aveva sempre rifornito di quanto gli occorreva per il vitto, per il vestito, e
quanto altro ancora, anche a prezzo di nascosti e sensibili sacrifici personali.
Sentiamo dalla voce della Larese-Cella il racconto delle stranezze del Padre
Gesuita. Hanno il sapore dell'incredibile, perciò ritengo che si debba citare
il brano alla lettera conservandogli tutta la crudezza originale.
«[Il
Padre Gesuita] Aveva fatto accogliere in comunità una vedova settantenne,
quella che pareva una santa Rita madre di tre figli consacrati a Dio e che aveva
dato le 10.000 lire (le prime versate per la caparra N.d.R.), poi una di
settantatrè anni e un'altra ancora sessantenne. Infine una ... già nonna, che
voleva obbligare il marito a vivere solo, qualora non avesse voluto farsi
religioso egli pure.
Queste
quattro donne, abituate all'indipendenza e al comando, portarono in Comunità
non poco scompiglio e per la sorveglianza poliziesca e dittatoriale, per le
critiche alla Madre e alle loro compagne, per gli esagerati rilievi delle più
insignificanti manchevolezze, per la sistematica deformazione della verità di
parole e difatti.
Il
Padre Gesuita, senza nemmeno interpellare la Madre, non solo inserì tre di
queste sue devote nella Comunità, ma fece far loro di seguito e senza alcuna
preparazione Vestizione e Professione, nominandole per di più Superiore perchè
al loro confronto le altre Suore, ancora giovani, erano, secondo lui, delle
bambine. Mandò come assistente la nonna, nonchè moglie, a Chiusa Pesio. Là le
Suore di Madre Maria Margherita videro questo povero marito ripudiato piangere
lacrime disperate alla porta della loro casa religiosa mentre supplicava invano
la moglie a non abbandonarlo.
La
Madre... subiva e taceva. In più ella era giocata - questo è il termine esatto
- da una giovane venticinquenne che aveva accolto ancora all'inizio a Torino, la
quale faceva il doppio gioco... Di questa figliola la Madre scriverà:
"Accolta con tanto amore, fu in seguito occasione di lacrime, divisioni e
danni incalcolabili".
Queste
dissidenti, sostenute in un modo ignominioso dal Padre Gesuita, intendevano
estromettere la Madre dalla Comunità, appropriarsi della Villa di Trieste, loro
roccaforte, e di ogni altro bene così faticosamente conquistato.
Madre
Margherita cercava di tenere nascosta la gravità della situazione a tutta la
comunità, mentre nella sofferenza e nella preghiera invocava lumi ed aiuto da
Gesù agonizzante: "Padre, se è possibile allontana da me questo calice!
Però non la mia volontà, ma la Tua sia fatta!" (Lc 22,42). Il Padre
Gesuita giunse persino in un modo insensato ed arbitrario, che risultò poi
ridicolo ai più, a "scomunicare" la Madre. La Madre, ingiustamente e
indegnamente bistrattata, sopportava tutto con umiltà e distacco finchè si
trattava della propria persona. Veniva confortata, consigliata e sorretta
moralmente dal Vescovo di Trieste che, pur condividendo le buone e giuste
ragioni, trattandosi di un Padre Gesuita, religioso esente, non era tuttavia in
grado di intervenire autorevolmente in merito. Ma un giorno Madre Lazzari
ricevette una lettera del Padre Gesuita che le intimava di "fermarsi a
Chiusa Pesio perchè a Trieste non c'era più bisogno di lei". Oramai si
trattava della salvezza della Congregazione, ed occorreva agire con tempestività.
Parti quindi subito per Trieste. Giunta in loco l'attendeva un telegramma che la
chiamava d'urgenza a Rovigo al capezzale della zia Isolina che era gravemente
ammalata. Fu un contrattempo provvidenziale; le vie del Signore sono per lo più
imprevedibili, ma portano sempre al bene!
Continua
la Larese-Cella: «In quella città, grazie ad una Superiora delle Suore Servite
cui ella confidò le sue pene, (la Madre) potè conoscere il Rev.mo Padre
Giovanni Rossi, Provinciale dei PP. Serviti il quale, assumendosi ogni
responsabilità e conseguentemente la direzione spirituale, le indicò subito le
direttive da seguire se voleva salvare la fondazione. Innanzitutto non
confessarsi più dal Padre Gesuita, poi licenziare le dissidenti e infine
trasferirsi con le poche Suore a lei fedeli in Piemonte. Così fece. Lasciò
qualcuna a Chiusa Pesio e con le rimanenti a Villanova diede inizio
all'insediamento stabile della Casa Madre in Piemonte.
Ritornata
a Trieste, conformemente alle direttive del Rev.mo P. Rossi e con il pieno
consenso del Vescovo di Trieste, ne licenziò sedici, alcune delle quali si
sistemarono subito altrove o ritornarono in famiglia».
Sembra
finalmente tutto a posto, persino la vendita della Villa alle Figlie di Maria
Ausiliatrice, quando giunge notizia che le dissidenti non vogliono più
lasciarla e si sono appellate a Roma. Il loro esposto è pieno di calunnie
contro la Madre. L'aiutano a districare l'affare il R.mo P. Raffaele Baldini,
servita, Consultore della S. Congregazione dei Religiosi, ed il Segretario
della stessa Sua Ecc.za Mons. Ermenegildo Pasetto, arcivescovo cappuccino.
II
P. Alessio Magni, Vicario Generale dei PP. Gesuiti per l'Italia, interviene
rimproverando il Padre Gesuita. gli impone di cessare ogni rapporto con le
Suore Missionarie della Passione. Ciò nonostante egli le importunerà
gravemente fino alla sua morte avvenuta nel 1948.
Altre
date importanti:
1942
- 30 settembre - abbandono definitivo della Villa di Trieste e affitto della
medesima.
1946
- in novembre - finalmente la vendita della Villa di Trieste!
8
dicembre - La Madre, contro il parere della Contessa Maria Walter Bas, sua
benefattrice, che insiste nel dichiarare che quel denaro l'aveva donato proprio
per Madre Lazzari e la sua Fondazione, ma seguendo il consiglio dei vescovi
implicati nella vicenda, consegna £ 300.000 a Mons. Sebastiano Briacca, vescovo
di Mondovì, perchè le invii al Vescovo di Trieste per tacitare quelle
dissidenti, che non cessavano di tornare alla carica per spillare quanti più
quattrini era loro possibile. Anche questo gesto, non dovuto ma di una generosità
senza pari, non riuscì a domare e neppure a smorzare alquanto il loro esoso
livore.
La
Madre «Metteva così in pratica il consiglio che era solita dare: "Aver
cura di dimenticare ogni parola offensiva che possiamo aver ricevuto e non
serbare rancore con chicchesia, perchè altrimenti si inaridisce il cuore e si
paralizzano i sentimenti più delicati della carità". Non ammetteva
critiche o mormorazioni di sorta e diceva di proposito: "Le mormorazioni
sono la rovina delle Comunità e delle anime. Chi critica ha il diavolo nella
lingua, chi ascolta il diavolo nelle orecchie".
Riguardo
alle persone che l'avevano fatta molto soffrire non ebbe mai parole di biasimo.
Se qualche volta fu costretta a farne cenno chiedeva poco dopo: "Non avremo
mica detto qualcosa che offenda la carità?"»`
12. Segni umani e divini di gradimento.
Non
è nelle intenzioni dello scrivente trattare diffusamente di tutte le virtù
di Madre M. Margherita Lazzari. Esse affiorano abbondantemente ad ogni passo del
pur breve racconto, dove più riconoscibili, dove più nascoste, ma sempre
determinanti per le scelte e il comportamento della Madre. Altri, a suo tempo,
con opera più "scientifica e storica", presenterà questa
interessante figura, notevole per profonda umanità e squisita spiritualità,
attiva negli avvenimenti (anche bellici) del suo tempo, operosa nei luoghi
testimoni del suo zelo apostolico, ben viva in ogni vicenda lieta o dolorosa,
da lei vissuta alla ricerca della propria perfezione e dell'altrui
santificazione.
Noi
ora, dopo aver spigolato qua e là nella sua vita, alla ricerca di quanto ci
sembrava indispensabile o più adatto ad una seria, seppur assai incompleta,
conoscenza del personaggio, ci soffermeremo su alcuni giudizi ed episodi che
riteniamo significativi a conferma dell'importanza e del valore sia della
Madre Fondatrice che della sua Fondazione.
a)
Prima di tutto un giudizio "umano", quello del Vescovo di Mondovì
Mons. Sebastiano Briacca, anche lui parte attiva in alcune delle vicende qui
narrate. Testimonia e scrive sempre la nostra Luigia Larese-Cella: "Dopo le
vicende della guerra, nella Parrocchia di S. Caterina era stata inaugurata la
Chiesa Nuova e il Vescovo di Mondovì, Monsignor Briacca, non mancò di fare
visita a Madre Maria Margherita e alle sue Suore in Casa Madre, celebrandovi la
Messa e accogliendo la rinnovazione dei Voti della Fondatrice e delle sue
figliole, incoraggiandole pure con sentita e paterna bontà e con espressioni di
alta considerazione per il loro apostolato di bene.
Il
Vescovo aveva visto alla prova la generosità della Madre non soltanto riguardo
alle opere, ma anche verso i suoi Sacerdoti, specialmente i più bisognosi,
andando incontro alle necessità dei Parroci con totale disinteresse personale
rivelando in ogni occasione i sentimenti che l'animavano e che inculcava nelle
sue Suore".
b)
E poi un giudizio che ritengo "divino". Si tratta della guarigione
miracolosa di Suor Carla De Noni, ottenuta per l'intercessione dell'antico
Confessore e Direttore di spirito di Madre Margherita Lazzari, Don Filippo
Rinaldi, di santa memoria. Se Dio ha gradito l'intercessione di Don Rinaldi ed
ha concesso la guarigione miracolosa di Suor Carla De Noni, quella che determinò
il 29 aprile del 1990 la sua iscrizione nel novero dei Beati riconosciuti
ufficialmente dalla Chiesa, quanto più Don Rinaldi, interessato e
riconoscente, avrà gradito la scelta fiduciosa di Madre Margherita nei suoi
confronti. Ecco in breve i fatti:
Il
20 aprile 1945, alle ore 14, Suor Carla De Noni, mentre si recava a Mondovi sul
trenino di Villanova, fu ferita mortalmente alla spalla, al petto ed alla
faccia, con l'asportazione completa della mandibola inferiore, da una raffica
di mitraglia. Ricoverata in fin di vita alla clinica Bosio di Mondovì, tutti
credevano dovesse morire nella notte per setticemia, con febbre altissima, in
preda ad atroci sofferenze. Madre Lazzari l'assisteva, impotente, con non meno
straziante dolore e tenero amore materno. Sopravvisse inspiegabilmente, ma il 26
aprile fu riportata a Villanova. Non c'era più nulla da fare. Il 27 aprile alle
ore 10,30 l'inferma era in agonia.
"L'adoratissima
Madre, dopo aver provveduto per gli ultimi conforti religiosi, radunò la
comunità e disse: "Suor Carla sta per spirare, lasciate tutto, andate in
Cappella a pregare per strappare il miracolo con l'intercessione del Padre
Rinaldi". Poi corse a prendere un fazzoletto che conservava quale reliquia
del Veneratissimo Padre, lo diede alla morente, le raccomandò di avere
fiducia nell'intercessione del Venerato Padre e di fare qualche promessa. Suor
Carla accostò il fazzoletto al petto, quindi al viso; aveva ormai perduto la
sua fisionomia, ma in pochi istanti si rianimò, ritornò ad avere il suo
aspetto e con grande stupore della Madre e delle Sorelle che le erano vicino,
fece cenno di darle da bere; per la prima volta, aiutata da loro, cominciò a
sorbire una mezza tazza di latte. Cadde la febbre, cessò la setticemia e il
giorno dopo il Dottor Fenoglio di Villanova la dichiarò quasi fuori pericolo.
E
qui cominciò un vero calvario per la Suora martoriata. Con una ventina di
successive piccole, ma dolorosissime operazioni, il medico le estrasse tutti i
residui e le schegge ossee insieme col periostio e i muscoli spezzati sotto
mascellari e sotto linguali, ad eccezione dei due tronconi penzolanti in cima
alla mandibola spessi un centimetro circa e lunghi un centimetro e mezzo, e le
cucì insieme i due pezzi di mento lacerato. Si rimarginarono intanto i fori
della spalla e il mento fu a posto, ma non essendo sostenuto dall'osso mandibolare,
ricadeva sul petto e la lingua vi stava sopra, penzoloni ...Ma il Padre
Rinaldi ...non fa le cose a metà...
Verso
la fine di giugno, poco prima della festa dei Santi Pietro e Paolo, un
pomeriggio Suor Carla si assopì e insolitamente si addormentò. Da circa due
mesi non aveva più avuto il ristoro di un vero sonno. Dopo circa un'ora e mezza
si svegliò, avvertì qualcosa di duro in bocca, si toccò e si accorse che i
due tronconi di osso mandibolare erano cresciuti da cinque a sette centimetri.
...Quando
il medico curante venne a visitare l'ammalata, impallidì, non potè
nascondere la sua commozione e affermò trattarsi di un intervento
soprannaturale.
Il
13 luglio attraverso l'esame radiologico si vide chiaramente l'esistenza
dell'osso mandibolare in due tronconi lunghi da sei a otto centimetri. In meno
di una settimana... i due tronconi crebbero fino ad avvicinarsi ed a
congiungersi. Oggi Suor Carla, (Superiora generale emerita), presenta un viso
completamente normalizzato all'infuori di un piccolo avallamento sulla parte
destra che segna la cicatrice del foro d'entrata di uno dei proiettili della
mitragliatrice anglo-americana".
Questo
l'avvincente racconto dei fatti stilato dalla Larese-Cella alla quale sovente ci
siamo riferiti. Qui non si può negare il dito di Dio, di un Dio che, attraverso
questi segni visibili, rivela il suo gradimento delle persone protagoniste dei
fatti e delle loro opere di bene.
13. Ultime sofferenze morali e fisiche - La sua morte.
Due
anni prima della sua santa morte "Dato l'incremento della sua Famiglia
religiosa, alla Madre parve giunto il momento di ottenere un riconoscimento
giuridico dal maggiore organo della Chiesa a ciò preposto trasformando il suo
Istituto riconosciuto come Pia Unione in Congregazione di Diritto Diocesano. Fu
lo stesso Vescovo di Mondovì, Monsignor Briacca, a consigliarle questo passo,
in quanto considerava da tempo le Missionarie della Passione di Gesù quali
religiose, figlie benemerite e onore della sua Diocesi.
Furono
preparati i documenti richiesti che furono poi inviati alla sacra Congregazione
dei Religiosi per l'autorizzazione all'Ordinario di riconoscere all'Istituto
l'ambita qualifica. Ma la pratica, per la colluvie di accuse fatte arrivare
contro la Madre Maria Margherita, rimase bloccata". È ancora la
Larese-Cella a darcene notizia.
Ancora
calunnie contro la Madre. Non hanno consistenza nè alcun fondamento, ma come
osserva acutamente la Larese-Cella: "La calunnia quando non macchia,
brucia: Tant'è che l'approvazione della Congregazione, nuovamente richiesta,
per ora si arena. Quanta sofferenza, secondo la profezia di P. Giovanni
Sandigliano, costerà ancora l'approvazione della Congregazione religiosa?
I
due ultimi anni di vita furono per la Madre una continua preparazione alla
morte. Ne parlava sovente.
Il
15 maggio 1961 la Madre parte con alcune consorelle per Lourdes in
pellegrinaggio; è per l'ultima volta. A Lourdes consacra se stessa e le figlie
spirituali presenti e future alla Madonna. A Lei presenta in quel giorno le sue
dimissioni. Lo dirà poco dopo.
Il
14 luglio ritorna a Villanova per l'ultima volta. Nell'estate affida tutti i
documenti riguardanti l'amministrazione dell'Opera a Suor Carla De Noni, la sua
più vicina collaboratrice. Progetta al cimitero la tomba per sè e per le sue
suore, verrà realizzata soltanto dopo la sua morte.
L'8
settembre tiene la sua ultima conferenza alla Comunità. Fa le sue ultime
raccomandazioni, parla delle sue imminenti dimissioni del resto presentate già
in maggio alla Madonna di Lourdes.
Il
28 settembre si reca a Torino, in Corso Picco n°1, dove aveva già acquistato
(8 settembre 1949) una casetta indipendente, che aveva poi ristrutturato, e
dotato di Oratorio (1960) con l'autorizzazione a conservarvi il SS.mo
Sacramento. Saluta commossa tutta la Comunità. Le Suore hanno il triste
presentimento che sia l'ultimo addio.
Infatti
il 13 ottobre, al mattino durante la meditazione accenna alla sua morte ormai
vicina, e il 17 ottobre, giorno del suo onomastico, verso sera si sente
improvvisamente molto male. Due giorni dopo una grave crisi cardiaca la riduce
in breve in fin di vita.
Prega
e soffre serenamente, offrendo tutto per la Congregazione. Ovunque si prega per
lei.
Il
7 dicembre è gravissima. Giungono a Torino da Villanova l'arciprete Don Pietro
Servetti ed il Canonico Giuseppe Bruno con alcune suore.
L'8
dicembre, festa della Madonna, verso le 10 del mattino riceve l'Olio degli
Infermi verso mezzogiorno dice alla suora che l'assiste: "Se sapessi quante
grazie sta preparando l'Immacolata per queste sofferenze!" Che abbia
avuto qualche visione rivelatrice?
L'
l1 dicembre giungono a Torino le Superiore delle varie Case. Incontrano la Madre
alle 10,30. Un nuovo incontro l'avranno poi alle 14 perchè la Madre sembra un
po' sollevata. Più tardi riceve la S. Comunione e dà le ultime consegne a
Suor Carla De Noni: "Stai tranquilla, figliola, Gesù e Maria ti
aiuteranno, L'Istituto è Opera di Dio e continuerà a fare tanto del
bene".
Vedendo
che la Suora che l'assisteva non era andata a fare la solita iniezione ad
un'ammalata in città, le disse: "Tu per assistermi dimentichi il tuo
dovere". Alla risposta: "No, Madre, ... ho terminato ieri
mattina" aggiunse: "Perchè, vedi, figliola, il prossimo va servito
prima della Madre".
Il
12 dicembre, alle 4 del mattino la Madre è di un pallore impressionante. Alle
5, recitata l'ultima preghiera: "O mio Dio, io Vi amo con tutto il cuore,
premio dell'amor mio sia l'amarVi sempre più e morire per Voi d'amore", e
Madre Maria Margherita Lazzari spira serenamente.
14. Dopo morte.
Il
14 dicembre nella Chiesa della Gran Madre di Dio in Torino vi furono i funerali
solennissimi della Madre e la sua salma venne trasportata a Villanova, dove
l'indomani vi furono altri funerali plebiscitari nella parrocchia di S.
Caterina. Nell'Omelia l'Arciprete Don Pietro Servetti ebbe queste sublimi parole
di indubbio sapore profetico: "...non passerà molto tempo che la figura di
Madre M. Margherita verrà riconosciuta in tutta la sua luce. È così
nell'ordine della Provvidenza e dei disegni di Dio. Quanto più il Signore è
stato servito e seguito nel nascondimento, nell'umiliazione, nella
mortificazione e nel sacrificio della vita terrena, altrettanto dispone che
queste anime sconosciute ed ignorate al mondo, vengano dopo morte alla ribalta
in tutta la loro grandezza: a nostro esempio ed edificazione, a nostro
richiamo, a nostro aiuto e conforto".
Purtroppo
ci sono voluti quasi trent'anni per vedere concretizzarsi questa facile
profezia.
Qualche
anno prima che il Signore la chiamasse a Sè aveva invano rivolto una viva
supplica alla competente Autorità Ecclesiastica per ottenere l'approvazione
dell'Istituto in Congregazione di Diritto Diocesano. Ora finalmente, in data 16
novembre 1963, la Sacra Congregazione dei Religiosi, vedendo le grandi finalità
dell'Opera, i vantaggi che ne derivano alla società e riconoscendo le
benemerenze per il bene operato, con Rescritto n. 3858/50 dà il "nulla
osta" affinchè la Pia Unione sia canonicamente eretta in Congregazione
di Diritto Diocesano.
Il
2 febbraio 1964 Mons. Carlo Maccari, Arcivescovo, nuovo vescovo di Mondovì,
visita l'Istituto e auspica che si possa ottenere la traslazione della salma
della Madre in Casa Madre.
Il
18 febbraio l'Arcivescovo firma la licenza che autorizza le pratiche per la
traslazione ed il 7 marzo viene inviata a Roma la domanda corredata da tutta
la documentazione necessaria.
Il
13 aprile giunge il Decreto del Ministero della Sanità che autorizza la
tumulazione privilegiata della salma di Madre Margherita Lazzari.
Il
30 maggio, presieduta dal vescovo di Mondovì, l'Arcivescovo Carlo Maccari, ha
luogo la solenne traslazione della salma di Madre M. Margherita Lazzari dal
cimitero di Villanova a Casa Madre, in un loculo nelle adiacenze della Cappella
interna. L'Arcivescovo tiene una stupenda omelia su Madre Margherita e le sue
Missionarie della Passione.
L'indomani,
chiusura del mese di maggio dedicato alla Madonna, ci fu una solenne Messa di
ringraziamento per l'erezione canonica dell'Istituto in Congregazione di
Diritto Diocesano.
15. Madre M. Margherita gode di vera fama di santità.
Già
una consolidata fama di santità in vita aveva suggerito alle autorità, non
molto tempo dopo la sua morte, di chiedere per lei una sepoltura privilegiata
quale la si riserva ai personaggi famosi e benemeriti. E l'avevano ottenuta. Ora
il luogo della sua sepoltura è diventato meta di numerose visite private e
anche di piccoli e grandi pellegrinaggi. da Bra, Alba, Torino, Carcare, Genova,
La Spezia, ecc. giungono ogni anno gruppi di persone alla sua tomba, alcune in
ringraziamento per l'aiuto ricevuto, altre fiduciose di ricevere qualche
grazia particolare da questa umile Suora, formata alla santità da un santo
direttore spirituale e chiaramente amica di Dio e dei suoi santi.
Basta
leggere l'interessante "Bollettino delle Suore Missionarie della Passione
di NS.G.C' che, in ricca veste tipografica dai colori vivaci, esce da quattro
anni a questa parte due volte all'anno, per rendersi conto e capire quanto siano
ancora vivi il "carisma" di Fondazione e la memoria della Fondatrice.
Numerosi
sono i segni di riconoscenza che circondano il suo loculo. Sono di ammalati che
per sua intercessione hanno in qualche modo visto migliorare la loro salute, di
angosciati sollevati dalle loro ansie, di partorienti felicemente diventate
madri, di anziani e di giovani, di laici e di religiose, di personaggi
altolocati e di umili fedeli che, da lei raccomandati, Dio ha favorito nella
loro necessità e nei loro desideri. Discretamente collocati in un ambiente separato
dalla Cappella di Casa Madre da una porta generalmente chiusa, questi segni
non disturbano le norme che regolano il "culto non ancora dovuto" ai
Servi di Dio sottoposti al Processo canonico sulla loro fama di santità, vita
e virtù. Sono invece l'espressione autentica dei sentimenti popolari di
fiducia, riconoscenza ed amore che ancora oggi Madre M. Margherita sa suscitare
attorno a sè. Ella non è morta ma "vive in eterno!" Ciò dimostra
che "la vita eterna è veramente una vita" e che "chi vi è
entrato vive finalmente dell'unica vera vita".
Madre
Margherita visse nella preghiera, nel lavoro e nel sacrificio esercitando
eroicamente ogni più bella virtù. Il Suo grande cuore pieno di comprensione e
di amore verso tutte le miserie umane, cercò di confortare e consigliare quanti
fossero a Lei ricorsi per qualunque pena e difficoltà. Possiamo attestare con
tutta coscienza e verità che questa grande anima impiegò l'intera sua vita nel
servizio di Dio e per il bene del Prossimo.
PREGHIERA
Dio
Padre misericordioso, Tu perdoni i peccati del mondo e trasformi i cuori più
induriti per il sangue del Cristo Tuo Figlio, fatto uomo, umiliato fino alla
morte di croce e risorto glorioso. Tu hai instillato la vera
"compassione" e condivisione salvatrice per la sofferenza
redentrice di Gesù, nel cuore della Tua fedele serva Madre M. Margherita
Lazzari, fa che, per il suo esempio e aiuto, possiamo accettare e serenamente
portare ogni giorno la nostra croce; e se rientra nei Tuoi santi voleri, concedile
anche qui in terra quella glorificazione riservata ai Tuoi santi. Per i meriti
della Passione di Gesù, e il carisma di condivisione della Tua serva Madre M.
Margherita alle Sue sofferenze, concedi la grazia... che ti chiediamo. Pater,
Ave, Gloria.
Mondovi,
1 luglio 1998
Solennità
del Preziosissimo Sangue
+
Luciano Pacomio Vescovo
I
fedeli che ricevessero grazie sono pregati dl comunicarlo alle Suore Missionarie
della Passione Piazza S. Caterina, 9 - 12089 VILLANOVA Mondovì (CN)
LA
DEVOZIONE ALLA PASSIONE DI N. S. G. C.
per
vegliare e pregare con Lui nella sua agonia e morte. Soltanto a Gesù, che
rimanendo Dio si è fatto uomo per fare sua la nostra natura umana con le sue
limitazioni ed i suoi disagi, è possibile immedesimarsi negli altri. Noi troviamo
grande difficoltà e fatica a rivestire i panni altrui, specialmente a farsi
carico della sua sofferenza. Perciò chi soffre, incompreso o compreso solo
parzialmente, finisce per soffrire da solo. Il suo lamento è allora
un'espressione profondamente umana, non solo di disagio fisico, ma più ancora
di solitudine interiore.
Gesù
stesso ha voluto sentire, con molta umanità, questa solitudine interiore e il
bisogno di un garbato lamento, per attirare l'attenzione di chi si dichiara suo
vero amico: "Così non siete riusciti a vegliare neppure una sola ora con
me? Vegliate e pregate per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto ma la
carne è debole!" (Mt
26, 40-41 - Mc 14, 38 - Le 22, 40)
Vegliate
e pregate un po' con me! Questa esortazione, lamentando un certo disinteresse
degli uomini per le sofferenze della Sua dolorosa Passione, Gesù l'ha rivolta
a molte anime sante: a S. Margherita Maria Alacoque, a S. Maria Maddalena de'
Pazzi e altre. Si è anche rivolto, in modo apparentemente occasionale ma in
realtà molto provvidenziale, alla Serva di Dio Madre M. Margherita Lazzari
quando ... , ma sentiamola dalle sue stesse parole:
«Uno
degli ultimi Venerdì della quaresima dell'Anno Santo 1933, mi recai in
parlatorio nel Monastero della Visitazione di S. Maria in Torino. Quel giorno mi
intrattenni particolarmente con la Venerata Madre Assistente, la quale mi portò
in dono per distribuire un pacchetto di immagini sacre, fra le quali vi era il
quadrante della Passione di Gesù, appena visto il quale io esclamai:
"Bisogna trovare delle anime che facciano queste ore!" Pensai subito
di ... far fare delle immagini, trovare delle persone che, per turno, anche
nell'adempimento del loro dovere o nella fatica e sofferenza, si portassero in
spirito presso Gesù e, considerando un mistero della Passione, a Lui si
unissero e offrissero tutta l'ora con le sofferenze da Lui sostenute nell'ora
corrispondente della Sua Passione».
Questa
chiara ispirazione del Signore, già a lei preannunciata velatamente dal Beato
don Filippo Rinaldi, suo confessore, divenne il suo carisma e sfociò nella
fondazione dell'Istituto delle Suore Missionarie della Passione di N. S. G. C.
Madre
M. Margherita Lazzari fu sempre instancabile apostola della diffusione dell'Ora
di Guardia accanto a Gesù sofferente. Lasciò alle sue figlie spirituali il
compito di allargare quanto più possibile il numero degli amici sinceri di
Gesù, capaci di passare qualche tempo in preghiera con Lui, meditando le
sofferenze della Sua Passione e riversandovi anche e soprattutto le proprie
amarezze, fatiche e sofferenze.
L'invito
è rivolto a tutti, nessuno escluso, perché essendo stati tutti redenti dalla
Sua Passione, tutti sono chiamati ad amare Gesù. Nel Suo Sacro Cuore c'è posto
per tutti!
Chi
volentieri intende fare propria questa devozione la può praticare in due modi,
scegliendo quello che più gli è congeniale:
il
1° modo consiste nel
dedicare alla meditazione delle sofferenze di Gesù nella Sua santa Passione due
brevi momenti della giornata:
alla
sera, in sintonia con le
ore serali del Giovedì Santo e notturne del Venerdì Santo, trascorse da Gesù
come vengono indicate nello specchietto "Orario della Passione" -
(dalle ore 18 alle 6 del mattino) - ricordare brevemente (secondo il tempo
disponibile), ma con vero sentimento di compassione, i Suoi tormenti: dal
distacco dagli Apostoli nell'ultima cena al tradimento di Giuda (distacco dalle
persone), dall'agonia nell'orto degli ulivi al rinnegamento di Pietro (mortifïcazione
della sensibilità umana), dall'istituzione dell'Eucaristia alla condanna a
morte (donazione totale di sé per amore) ... e offrire a Dio Padre queste Sue
grandi sofferenze, con le nostre piccole sofferenze quotidiane, recitando la
Preghiera riportata più sotto.
al
mattino, in sintonia con
le ore diurne del Venerdì Santo trascorse da Gesù fino alla Sua sepoltura,
come vengono indicate nello stesso specchietto - (dalle ore 7 del mattino
alle ore 17 della sera) - ricordare brevemente (secondo il tempo disponibile),
ma con vero sentimento di compassione, i Suoi tormenti: dal Suo iniquo
processo alla preferenza per Barabba (sopportazione delle ingiustizie), dalle
percosse all'incoronazione di spine (umiliazioni, grandezza dell'umiltà), dalla
salita al Calvario alla deposizione nel sepolcro (rinunce, spogliamento di sé),
dalla promessa del Paradiso al buon ladrone alla morte in croce (prezzo e premio
dell'amore). Anche al mattino offrire a Dio Padre queste grandi sofferenze di
Gesù, con le nostre piccole sofferenze quotidiane, recitando la Preghiera
riportata più sotto.
il
2° modo consiste nel
dedicare alla meditazione delle sofferenze di Gesù nella Sua santa Passione una
o più ore della giornata (anche se non proprio di 60 minuti) così organizzate:
- scegliere l'ora (o le ore) come viene
(vengono) indicata/e nello specchietto "Orario della Passione", e al
principio di essa/e fissare nella mente l'episodio vissuto da Gesù in quel
momento, meditando con sentita compassione sulle atroci sofferenze che l'hanno
tormentato. Si possono alternare i pensieri con alcune giaculatorie come
queste o simili: "Gesù umiliato per noi, facci comprendere e praticare
una santa umiltà" - "Gesù sofferente per noi, dacci la forza di
sopportare per Te le nostre sofferenze" - "Gesù che hai dato la vita
per amore anche per i Tuoi nemici, insegnaci ad amare veramente i nostri amici e
anche i nostri nemici"., ecc.
-
Offrire a Dio Padre, al termine dell'ora, queste grandi sofferenze di Gesù, con
le nostre piccole sofferenze quotidiane, recitando la Preghiera riportata più
sotto.
-
L'ora che non si dovrebbe mai dimenticare è quella della morte di Gesù, cioè
le 15. In qualche chiesa, al venerdi, viene annunciata con il suono delle
campane.
Avvertenze
-
L'ora (o le ore) può (possono) essere cambiatale ogni giorno delle settimana.
-
Si raccomanda a chi ne ha la possibilità di passare, almeno ogni tanto, l'ora
(o il momento disponibile) in chiesa. Basta tuttavia meditare e pregare
svolgendo il proprio lavoro, viaggiando, nei momenti di attesa. Le più gradite
al Signore sono quelle passate nei disagi e nelle infermità perché più vicine
a Lui e più preziose.
Eterno
Padre, io vi offro tutto il valore di soddisfazione e di redenzione acquisito
dal vostro dilettissimo Figlio Gesù durante (queste ore della notte - oppure -
queste ore del giorno - oppure quest'ora) in cui Egli compì, nella Sua dolorosissima
Passione, ciò che noi con infinita riconoscenza ricordiamo: (indicare qui
l'episodio relativo all'ora o alle ore sceltale):
Mi unisco di cuore, per quanto posso e con i
miei disagi e le mie sofferenze, alle Sue sante intenzioni volute allora dalla
Sua Anima adorabile, intendendo che tutto in me, anche i miei minimi pensieri ed
affetti, sia diretto mediante Lui, con Lui e in Lui, alla Vostra maggiore
gloria, alla conversione di tutti i peccatori, alla salvezza mia e di tutti gli
uomini, specialmente di quelli che stanno per lasciare questa vita.
O
Maria, madre di Gesù e madre mia, che lo hai seguito con immenso amore fin
sotto la croce, aiutami ad unirmi alla Sua Passione in questa notte (giorno -
ora). Amen.
Con
permissione dell'Autorità Ecclesiastica.
Per
chiarimenti ed iscrizioni all'Ora di Guardia della Passione di Gesù rivolgersi
alle Missionarie della Passione di Gesù Piazza S. Caterina - Villanova Mondovì
(Cuneo)
•
ore 18 Gesù celebra la cena pasquale.
•
ore 19 Cena Eucaristica.
•
ore 20 Discorso di addio e orazione sacerdotale.
•
ore 21Andata all'orto degli ulivi.
•
ore 22 Orazione nell'orto, agonia, sudor di sangue.
•
ore 23 Gesù è arrestato.
•
ore 24 È condotto ai Sommi Sacerdoti.
•
ore 1 Gesù è condotto ad Anna e Caifa.
•
ore 2 È giudicato e condannato a morte.
•
ore 3 È rinnegato da Pietro.
•
ore 4-5 Nelle mani dei soldati è insultato.
•
ore 6 Gesù compare di nuovo davanti al Sinedrio, che, dopo averlo condannato,
•
ore 7 lo fa condurre al tribunale di Pilato per la prima volta.
•
ore 8 È mandato da Erode e viene deriso.
•
ore 9 Gesù compare per la seconda volta al tribunale di Pilato.
•
ore 10 È flagellato - coronato di spine - presentato al popolo - posposto a
Barabba.
•
ore 11 È condannato a morte e sale al Calvario.
•
ore 12 È crocifisso in mezzo a due ladri. (dalle 12 alle 15 resta sospeso in
croce)
•
ore 13 Gesù prega per noi e perdona il buon ladro.
•
ore 14 Gesù ci dà Maria SS.ma per madre.
•
ore 15 Gesù muore per noi.
•
ore 16 Il S. Cuore di Gesù aperto per noi.
•
ore 17 Gesù deposto dalla croce nelle braccia di Maria SS. ed è sepolto.