MADRE MARIA MADDALENA DELL'INCARNAZIONE

UNA VITA PER L'EUCARISTIA

Paolo Risso

PREFAZIONE

Nella Bibbia è chiaramente affermata la necessità della preghiera: il "popolo di Dio" non può vivere senza preghiera.

Nel Vecchio Testamento, ci sono due episodi che mettono ben in luce il gigantesco potere della preghiera.

Il primo è ambientato attorno alle 'Querce di Mamre'. Abramo ha appena ospitato tre misteriosi personaggi ed ha ricevuto l'inaudito annuncio che, entro un anno, sarà padre di un bambino... lungamente, atteso. Il clima è pieno di mistero, ma anche denso di luce: ogni incontro con Dio, infatti, è così.

Ecco la scena della preghiera audace ed insistente: "Quegli uomini si alzarono e andarono a contemplare Sodoma dall'alto, mentre Abramo li accompagnava per congedarli. Il Signore diceva: 'Devo io tener nascosto ad Abramo quello che sto per fare, mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra?" (Gen 18, 16-18).

E Dio confida ad Abramo che il peccato pesa sulla sorte di due città, al punto tale che sta per distruggerle. Abramo avverte un fremito di solidarietà verso le due città, e, contemporaneamente, sente di poter bussare al cuore dei 'tre misteriosi personaggi': "Davvero sterminerai il giusto con l'empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lungi da te far morire il giusto con l'empio, così che il giusto sia trattato come l'empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la Terra non praticherà la giustizia?" (Ivi, 18, 23-25).

La preghiera vera fa entrare nel Cuore di Dio e, quindi, può permettersi di essere audace e insistente. Per questo Abramo non si perde d'animo e scende a quaranta persone, a trenta, a venti e la risposta è: "Non la distruggerò per riguardo a quei venti" (Ivi, 18, 31). Abramo ha un momento di esitazione, ma, poi, con il coraggio della fede, si azzarda a dire: "'Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola; forse là se ne troveranno dieci'. Rispose: 'Non la distruggerò per riguardo a quei dieci"' (Ivi, 18, 32).

I dieci giusti, purtroppo, mancarono! Ma resta intatto il significato del racconto: la preghiera è dialogo; la preghiera è iniziativa d'amore; la preghiera è ardimento; la preghiera è la porta che ci introduce nel Cuore di Dio e nel mistero stesso delle Sue decisioni.

Oh, se pregassimo davvero! Giovanni Paolo I, in una delle poche catechesi che il Signore gli concesse di fare, con il candore che gli era proprio, esclamò: "Perdiamo tante battaglie, perché preghiamo poco!". La Bibbia gli dà ampiamente ragione.

Il secondo memorabile episodio sulla forza della preghiera è nel libro dell'Esodo. Israele è in viaggio verso la Terra Promessa: ma il viaggio è pieno di insidie, di rischi, di agguati, di nemici. Davanti ad un nemico potente ed insidioso, Mosè prende la seguente decisione: "Disse a Giosué: 'Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalek. Domani io starò ritto sulla cima del colle con in mano il bastone di Dio!'. Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalek, mentre Mosè, Aronne e Cur salirono sulla cima del colle. Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek. Poiché Mosè sentiva pesare le mani per la stanchezza, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi si sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e uno dall'altra, sostenevano le sue mani" (Es 17, 8-12).

A volte, davanti ai continui problemi del nostro faticoso cammino verso la Terra Promessa, noi cerchiamo soluzioni di pura alchimia umana e, talvolta, di furbizia tutta terrestre.

E se la soluzione, invece, stesse semplicemente nell'alzare le mani verso il Cielo giorno e notte? è mai possibile che l'esempio di Mosè non abbia qualcosa da insegnare anche a noi, professori' di Dio più che 'testimoni' di Dio?

Teoricamente siamo tutti convinti dell'importanza della preghiera: e se ne parla spesso e lo si ripete dovunque.

Ma siamo proprio sicuri che la preghiera sia al centro della nostra vita? Una cosa è parlare di preghiera, un'altra cosa è pregare!

A volte, davanti alle ricorrenti e insidiose sfide della storia, siamo tutti tentati di affidarci a collaborazioni di raffinate competenze e di alta professionalità... teorica! E se, invece, cercassimo semplicemente alcune persone, come Aronne e Cur, per tenere sempre alzate le mani di coloro che devono pregare per tutti, non pensiamo che avremmo più forza e più credibilità e più incisività nel nostro apostolato?

Madre Maria Maddalena dell'Incarnazione, la cui vita avventurosa e luminosa è presentata con lodevole efficacia in queste pagine, era convinta che la preghiera è la forza della Chiesa. Ella poteva tranquillamente sottoscrivere le parole di Santa Teresa di Lisieux: 'Un saggio ha detto: Datemi una leva, un punto d'appoggio,

ed io solleverò il mondo'. Quello che Archimede non ha potuto ottenere perché la sua richiesta non si rivolgeva a Dio ed era espressa solo da un punto di vista materiale, i Santi l'hanno ottenuto pienamente. L'Onnipotente ha dato loro, come punto d'appoggio, Se stesso e Se solo; come leva, l'orazione che infiamma d'un fuoco d'amore, e così essi hanno sollevato il mondo; così lo sollevano i santi della chiesa militante e lo solleveranno ancora i santi futuri, fino alla fine del mondo".

Nella "Novo Millennio Ineunte" il Papa coraggiosamente ha scritto: "Sì, carissimi Fratelli e Sorelle, le nostre comunità cristiane devono diventare autentiche scuole di preghiera, dove l'incontro con Cristo non si esprima soltanto in implorazione di aiuto, ma anche in rendimento di grazie, lode, adorazione, contemplazione, ascolto, ardore di affetti, fino ad un vero 'invaghimento' del cuore. Una preghiera intensa, dunque, che tuttavia non distoglie dall'impegno nella storia: aprendo il cuore all'amore di Dio, lo apre anche all'amore dei fratelli, e rende capaci di costruire la storia secondo il disegno di Dio".

La storia affascinante di Madre Maria Maddalena dell'Incarnazione conferma le parole del Santo Padre e ci aiuta a capire qual è il lato debole dell'apostolato in questo particolare momento storico: dobbiamo ricominciare a pregare restituendo all'Eucaristia il primo posto nella preghiera.

+ANGELO COMASTRI

ARCIVESCOVO-DELEGATO PONTIFICIO DI LORETO

 

1 - UNA RAGAZZA VIVACE

UN PAESE, UNA FAMIGLIA

Ai piedi del Monte Argentario, sulla costa che si affaccia al Mar Tirre-no, di fronte all'isola del Giglio, sorge Porto Santo Stefano, un ridente paese della Toscana, in provincia di Grosseto.

Davanti il mare, alle spalle il monte. Il suo nome risale al Trecento ed era un semplice luogo di approdo. All'inizio del Settecento diventò luogo abitato e nel 1730 ebbe parroco e parrocchia. Le famiglie, quasi tutte di pescatori, crebbero per l'arrivo di altre, attirate dalla facilità della pesca e dal fondale ricco di coralli. Provenivano dal sud dell'Italia e dall'Isola d'Elba.

Proprio in quegli anni, sull'Argentario si era stabilito, con il suo Ordi-ne religioso nascente e fiorente, P Paolo della Croce, il santo fondatore dei Padri Passionisti: contemplativi innamorati del Crocifisso e missiona-ri ardenti.

P Paolo della Croce, suo fratello P Giovanni Battista e i primi Passionisti, dall'Argentario, scendevano spesso a Porto S. Stefano, a predicare Gesù Crocifisso ed Eucaristico, a chiamare poveri e ricchi alla conversione e all'amore a Lui, unico Salvatore.

La presenza e il passaggio di S. Paolo della Croce lasciò un'impronta profonda nel borgo, come in tutti i luoghi dell'Argentario, con la dirompente forza d'urto della predicazione del Crocifisso, che attira, converte, infiam-ma e conduce a salvezza.

A Porto S. Stefano, nella seconda metà del Settecento, si distinse la famiglia di Lorenzo Sordini e di Teresa Moizzo: lui nato nel 1739 nell'iso-la d'Elba, lei nata nel 1745 a Porto S. Stefano, ma di famiglia proveniente da Napoli. Possedevano terre e imbarcazioni e trafficavano nei coralli: piuttosto benestanti, onestissimi, cattolici praticanti, erano devotissimi del SS.mo Sacramento dell'altare, dediti alla carità verso i poveri, impegnati non soltanto nel lavoro, ma nell'educazione cristiana dei loro figli. Dio gliene diede loro nove, ma tre morirono in giovanissima età.

Il tempo era tutt'altro che facile, anzi stavano per addensarsi sulla Chiesa e sull'Europa nere nubi di ateismo, di rivoluzione e di morte. Al di là delle Alpi, e anche in Italia, il movimento dell'illuminismo, avrebbe semi-nato la ribellione a Dio, a Cristo e alla Chiesa, come mai prima s'era visto. Ma per il momento non c'era ancora aria di bufera, anche se non era lontana.

Grandi santi, come S. Leonardo da Porto Maurizio, S. Alfonso de' Liguori, S. Paolo della Croce, soprattutto in Italia radicarono le popolazio-ni nell'amore a Cristo Crocifisso e Eucaristico, nella devozione alla Ma-donna, garanzia più sicura della fede, via verso la santità e il Cielo.

A Porto S. Stefano, nel clima fervoroso lasciato da S. Paolo della Cro-ce, stava per accendersi un'altra luce nella storia dell'Italia e della Chie-sa.

 

UNA MONELLA

A casa Sordini, proprio sulla riva del Tirreno, la domenica di Pasqua, 15 aprile 1770, tra lo sciacquio delle onde, i voli di rondini e il canto festoso dell'Alleluja, era giorno di attesa: una nuova creatura - la quarta - dono di Dio, era in arrivo.

Nacque l'indomani, 16 aprile 1770, lunedì dell'Angelo, quando nella Messa del giorno, si leggeva l'incontro di Gesù con i discepoli di Emmaus, la sera della Sua Risurrezione: quelli tristi e delusi se ne ritornavano a casa e un misterioso Viandante si accompagnò con loro, spiegò le Scrittu-re e come il Cristo dovesse patire e morire per entrare nella sua gloria, riscaldò loro il cuore affranto. Gli dissero allora: "Resta con noi, perché si fa sera". Il Viandante rimase, sedette a mensa con loro. Quelli lo riconob-bero allo spezzare del pane: era Gesù vivo, il Crocifisso risorto.

è giorno eucaristico il lunedì di Pasqua. La bambina appena nata, fu battezzata il giorno dopo, 17 aprile 1770, con i nomi di Caterina Maria Francesca Antonia. Noi diremo di lei: Caterina Sordini.

Già nella culla, cominciò a rivelarsi intelligente e vivace, anzi, irre-quieta. La mamma e il papà presero a educarla alla fede, appena compre-se qualcosa, ed ella prestissimo imparò a pregare con i suoi e ad ascolta-re attenta la storia di quel Gesù, così grande, così bello, così unico.

Aveva soltanto tre anni, quando un giorno i genitori la condussero con sé sul Monte Argentario a pregare nella chiesa dei Padri Passionisti. Mentre i suoi discorrevano con i religiosi, Caterina se ne andò a esplorare il luogo, senza che alcuno se ne accorgesse.

Visto che "era sparita", la cercarono per il convento e dintorni. Non c'era. Fu necessario perlustrare il bosco da ogni parte. Non c'era. Gli stes-si Passionisti, condividendo l'angoscia di Lorenzo e Teresa Sordini este-sero le ricerche. Per diverse ore, fu una vera disperazione.

Scendeva la sera e Caterina non s'era più vista: poteva anche essere sbranata dai lupi che non mancavano in quei luoghi. Era quasi notte, quan-do la piccola fu trovata, serena e tranquilla, intenta a giocare sotto un albero.

Come nulla fosse accaduto, si lasciò portare a casa dal Religioso Passionista che l'aveva recuperata.

Stava, un'altra volta, tornando a casa dalla chiesa di Porto S. Stefano, dove il padre l'aveva portata a Messa. Il papà le disse di non fermarsi per strada - a causa dei pericoli - ma di rientrare subito nella sua abitazione. Caterina invece rimase a osservare e a godersi i giochi di alcuni ragaz-zi. Pochi istanti dopo, passò un cavallo a briglia sciolta, che piombato sulla bimba, la travolse con gli zoccoli, lasciandola tramortita a terra.

Il medico, chiamato e accorso, disse che era in pericolo di vita, che difficilmente sarebbe sopravvissuta. Ma qualche giorno dopo, ella scese dal letto, guarita, più vivace di prima.

Non viene voglia di definirla una piccola "monella", o almeno una biri-china, questa bambina di famiglia agiata?

Venne l'ora di andare a scuola. La mamma aveva scelto per lei una maestra a pochi passi da casa. Una mattina, Caterina, prima di partire per le lezioni, chiese di prendere con sé una pigna che stava sul bordo del caminetto. La mamma le disse di no e le raccomandò di affrettarsi per la scuola.

La bambina però, avendo la mamma volto lo sguardo altrove, afferrò il frutto, lo nascose nell'abito e usci, correndo per le scale. Inciampando, ruzzolò per terra sbattendo la faccia sulla pigna medesima. Fu raccolta con l'occhio sinistro che usciva dall'orbita, sfigurata.

Si chiamò il medico, si cominciò a pregare per la sua guarigione. Il medico riuscì a sistemarle l'occhio, la fasciò e le legò le mani dietro la

schiena, perché non si toccasse l'occhio ferito. Dovette rimanere a letto, immobile, lei così vivace.

Provava tanto dolore e piangeva men-tre i suoi non facevano altro che pregare per lei. Ma, un giorno, rimasta sola, riuscì a liberarsi le mani, si tolse la benda e estrasse dall'occhio un minuscolo fram-mento legnoso, che subito mostrò alla mamma.

Il medico, nuovamente chiamato, si stu-pì che ciò non avesse danneggiato ancor più la vista. In breve, la bambina guarì, ri-prese la scuola, imparò a leggere e scrive-re e soprattutto cominciò a dimostrarsi più saggia.

 

L'OSTIA CHE ATTRAE

Scrive uno dei primi biografi: "Dopo questo terzo accaduto, si vide Caterina non più vivace nel suo naturale, ma tutta umile, obbediente e solo intenta alla divozione ".

"Qualcuno", più grande di lei, al quale ora dava ascolto, veniva trasfor-mandola dal di dentro.

Sicuramente, attorno ai dodici anni, come allora si era soliti, Caterina si accostò per la prima volta alla Confessione e alla Comunione Eucaristi-ca. Ricevette la Cresima. Era Gesù che entrava in lei, con la sua novità di vita e le faceva dono di un orientamento diverso.

Tutte le mattine vuole andare a Messa con la mamma. Spesso riceve Gesù nella Comunione. Si fa più raccolta, intimamente lieta, di una gioia intensa, profonda.

Al momento della consacrazione, quando il Sacerdote eleva l'Ostia consacrata per l'adorazione dei fedeli, appare come rapita: sospira e... sembra svenire. La mamma le proibisce di inginocchiarsi: ascolti la Mes-sa stando seduta! Ma il fatto avviene ugualmente. La mamma ne è preoc-cupata.

Il padre spesso chiede ai Sacerdoti della sua parrocchia di esporre solennemente il Santissimo Sacramento per l'Adorazione: Caterina non manca mai e davanti a Gesù Eucaristico esposto sull'altare, prova un'im-mensa gioia. Il rapimento, quel suo "andar fuori di se stessa ", si ripete più forte e più a lungo.

Nei giorni di carnevale - soprattutto il giovedì grasso - il padre desidera che il SS.mo Sacramento rimanga esposto più a lungo e che si prolunghi l'Adorazione e la preghiera in riparazione dei peccati degli uomini, per la salvezza eterna dei più lontani da Dio. Questa prolungata Adorazione Eucaristica è una delizia per Caterina, la quale domanda a suo padre: "Babbo mio, perché non è tutti i giorni giovedì grasso?"

Il suo amore a Gesù Eucaristico ha già qualcosa di straordinario. Gesù la attrae in modo singolare e le parla al cuore: già la affascina e la conqui-sta. Tuttavia ella ne conserva per sé sola il "segreto".

La nipote di Caterina - figlia di Giovanni, il fratello più giovane - che avrebbe seguito la zia sulla medesima via, dirà: "Il Signore si contentava che conoscesse l'amore che aveva per lei e il fine a cui la preparava. Era di uno spirito retto interiore, godeva della grazia che Gesù le faceva e nel segreto del suo cuore conduceva con Lui una vita beata".

Dunque, è già iniziata per lei "una vita a due" con Gesù, la sua "storia d'amore", intessuta con Colui che è il più grande e il più affascinante di tutti gli amori, perché è l'AMORE per eccellenza, in assoluto. Che sia così, lo testimonia il fratello Giovanni: "Ero più piccolo di Caterina, ma l'accompagnavo la mattina alla prima Messa; Caterina spesso si confes-sava. Rimaneva in chiesa a pregare circa due ore per mattina. Ritornava a casa, si occupava dei lavori domestici. Vestiva modestamente".

Caterina osserva i comandamenti di Dio e della Chiesa. Rispetta e ama i suoi genitori. Non è più irrequieta e tanto meno avventata, come nella sua fanciullezza. Vive riservata e ritirata nella sua casa, esce soltanto per recarsi in chiesa o per obbedire ai suoi genitori o per vera necessità.

Eppure non ha l'aspetto austero, anzi, è così amabile. Apparentemen-te sembra non aver nulla di straordinario, nella sua semplicità. I suoi ge-nitori sono assai orgogliosi di una figlia così.

Chi vive al suo fianco, si accorge però che c'è una Presenza segreta che viene trasformandola ogni giorno di più: l'Eucaristia che è il Figlio di Dio fatto uomo e offerto in sacrificio.

 

2 - PER UN AMORE PIù GRANDE

ALFONSO O GESU'?

è primavera, dunque per Caterina, è tempo di amore. Non le manca nulla per sposarsi, nella sua casa ricca di ogni bene, nel suo secolo che null'altro sembra celebrare che l'amore, nei brillanti incontri di società, nelle rime dei suoi poeti e nelle note dei suoi musici.

Papà Lorenzo Sordini conosce un buon giovane di Sorrento, serio ed esperto nei commerci marittimi che si chiama Alfonso Cacece. Si combi-na in modo che costui conosca Caterina: resasi vicina agli occhi, presto sia anche vicina al cuore, sempre più vicina.

Ciò che succede quasi subito: Alfonso si innamora di Caterina e le promette di sposarla. Ella non inclina al matrimonio - perché già sente dentro che Qualcuno più bello e più forte la chiama - ma per accondiscen-dere ai desideri del padre e della famiglia, sembra adattarsi alla via comu-ne.

Accetta la promessa di matrimonio, dicendosi disponibile ad accoglie-re Alfonso come sposo, al ritorno di lui da un viaggio a Costantinopoli cui per ragioni di lavoro deve per il momento sobbarcarsi. Prima di partire, come pegno della sua promessa sincera le lascia un cofanetto pieno di gioielli.

Caterina ne è contenta e compiaciuta. Saluta Alfonso in partenza per l'Oriente: "Arrivederci presto". "Non mancherò. Vivremo insieme felici". Una domenica, Caterina, mentre si prepara per recarsi alla Messa in parrocchia, si ricorda dei gioielli lasciatile da Alfonso e subito se ne ador-na, guardandosi, tutta soddisfatta, allo specchio, nella sua bellezza.

In chiesa, indugia sull'entrata per essere vista e ammirata. Il papà però non è contento di questa leggerezza e, scoperta la figlia, così vestita, la richiama a tornare a casa e a vestirsi, come al solito in eleganza sì, ma in semplicità. Caterina obbedisce, ma rientrata nella sua camera, si ferma alquanto a guardarsi allo specchio, per godere ancora della sua avvenen-za.

Ma lo specchio, in quel momento, misteriosamente, non riflette il suo volto, ma le mostra l'immagine di Gesù Crocifisso, grondante sangue, coronato di spine, proteso in avanti verso di lei come a chiamarla più intensamente, a darle il suo perdono. Ascolta la sua voce: "Caterina, vuoi forse abbandonarmi per un altro?".

Sconvolta dalla visione e dalla voce, cade svenuta a terra. Quando si riprende, depone per sempre i gioielli, chiede perdono della sua vanità davanti al Crocifisso, che ora l'affascina ancora di più. Si reca da suo padre e gli consegna i gioielli di Alfonso, spiegandogli: "Ormai non sono più per me".

Il padre non comprende, ma Caterina ora è sicura di quanto Dio vuole da lei: non avrebbe mai sposato un giovane di questa terra, ma solo e per sempre Gesù, il più bello tra i figli degli uomini, l'unico Salvatore del-l'umanità, il Figlio del Dio Altissimo. C'è forse qualcosa di migliore al mondo?

Sarà dunque di Gesù, per sempre. Ancora una volta, nella storia delle anime, il Nazareno pur essendo "Sposo di sangue", ha vinto con il suo fascino segreto, irresistibile.

 

"ENTRA, SENZA PIU' USCIRE!"

In cerca di luce e di conforto, Caterina sale al Monte Argentario, ad aprire la sua anima a un Padre Passionista, per averne consiglio. Gli nar-ra del Crocifisso che le ha parlato e del tumulto seguito nella sua anima.

Il Passionista, esperto nelle vie di Dio, la rassicura che davvero Dio la vuole religiosa e la consiglia di entrare tra le Passioniste, nel monastero di Corneto (Tarquinia) fondato da pochi anni da Madre Faustina Crocifis-sa Costantini, prima "figlia" di S. Paolo della Croce.

Torna a casa, più sicura di sé e, confidato ai genitori il suo proposito, si sente rispondere dal padre: "No, tra le Passioniste, è un istituto troppo rigido e austero. La salute non te lo consente". Spera ancora di poter indurla a sposare il giovane Alfonso, appena questi ritorni da Costantinopoli.

Per inconvenienti tecnici - o per disposizione di Dio - costui però non sembra tornare mai e il "piano" lentamente sfuma nel nulla, con grande gioia di Caterina, che vi vede il dito di Dio. Ella riflette, prega, ne parla con Gesù, negli incontri caldi di amore della Santa Messa-Comunione e dell'Adorazione Eucaristica. La luce scende, a dolci ondate, nella sua ani-ma: perché non farsi francescana nel monastero dei Santi Filippo e Gia-como in Ischia di Castro?

Risale all'Argentario a riparlare della sua vocazione con il Padre Spiri-tuale, il quale approva la scelta. Ritorna alla carica con il suo papà, che, volendole assai bene, la rasserena: "Ma sì, questa può essere la tua stra-da. Ci penseremo".

Segretamente, egli spera ancora che Alfonso ritorni dalle vie del mare, ma costui non si fa più vedere. Caterina insiste che non avrebbe accettato altro nella vita che consacrarsi al Signore Gesù, come monaca. Finalmente Lorenzo Sordini acconsente e organizza un viaggio con la figlia per prendere contatto con il monastero delle francescane.

Una mattina di febbraio 1788 - ancor freddo, ma pieno di sole, con i primi segni della primavera non più lontana - papà Lorenzo, con la figlia Caterina e alcuni amici di famiglia, giungono al monastero di Ischia di Castro, nell'alto Lazio, non lontano dal lago di Bolsena, allora nella dioce-si di Acquapendente, oggi in provincia di Viterbo.

Tra campi, vigne e uliveti, a 400 metri di altezza, di lassù gli orizzonti da ammirare da ogni lato, sono pieni di luce e di festa. Lorenzo Sordini tenta ancora di distrarre la figlia: "Guarda com'è bello vivere al mondo, libera e felice. Andiamo a vedere le cose belle qua attorno. Non speri che ritorni Alfonso?".

Caterina ha diciotto anni: tutta la vita davanti, non le manca nulla. Per-ché andare a rinchiudersi tra le mura di un chiostro con persone scono-sciute, in una vita umile e penitente, ignota al mondo per sempre? Non si può forse servire Dio e amarlo anche nel mondo?

Ella ha scelto, o meglio è stata scelta da Lui. Rimane irremovibile e pretende subito di andare al monastero, dove la Madre Badessa è stata avvisata della sua venuta.

Giunta nel monastero, le è dato di visitare qualche ambiente al di là della porta: ne rimane conquistata, comprendendo ancor più chiaramen-te che Gesù la vuole lì per sempre.

Quando sembra giunto il momento di congedarsi, Caterina chiede alla Badessa, Madre Candida Rosa di Gesù Crocifisso: "Potrei entrare?".

La Madre le risponde: "Sì, ma senza più poterne uscire!". All'istante, Caterina sale oltre la soglia della clausura: il grande passo è compiuto! Il papà piange a dirotto: "Ma perché mi abbandoni così?". Caterina gli risponde: "Babbo mio, sono giunta dove Dio mi vuole. Benedicimi e godi anche tu di questa grazia che Egli mi ha fatto".

 

SUOR MARIA MADDALENA DELL'INCARNAZIONE

In quel tempo, il monastero dei Santi Filippo e Giacomo, è piuttosto fiorente: fondato nel marzo 1743 da Suor Lilia Maria del Crocifisso, origi-naria di Viterbo, presto era cresciuto con altri quattro monasteri della stessa Famiglia. Le religiose, dedite soprattutto alla preghiera e alla contemplazione di Dio, nello spirito di S. Francesco d'Assisi, si sarebbero occupate anche dell'educazione delle ragazze, fino al 1795, quando sarebbero di-ventate interamente contemplative.

Caterina, entrando nel febbraio 1788, vi trova venti sorelle che vivono la loro consacrazione a Dio in un clima fervente. Trascorre i primi mesi come postulante, preparandosi nell'ascolto delle istruzioni, nella preghiera e nel lavoro quotidiano, a vestire l'abito religioso.

Non le mancano le difficoltà e neppure le prove nello stile austero del tempo, ma una grande gioia le riempie l'anima, la vita, vivendo in unione con il Signore Gesù e intravvedendo il suo futuro tutto per Lui.

Proprio in quei mesi, quando ella è già entrata in monastero, si presen-ta a Porto S. Stefano il giovane Alfonso, di Sorrento, che non ha dimenti-cato Caterina. Chiede di lei al fratello Giovanni, che gli spiega come ella sia andata a farsi monaca. Alfonso rimane profondamente sorpreso e pian-ge sul suo sogno perduto. Ma non si arrende.

Pensando che il fatto sia dovuto a un intrigo di parenti, pentiti della promessa che ella gli aveva pur fatto e pertanto abbiano pensato di disto-glierla, si reca a Ischia per chiarire le cose. Le monache non gli permetto-no di vedere Caterina. Alfonso si porta dal Vescovo a chiedergli di far esaminare la vocazione della giovane.

Il Vescovo accetta e gli consegna una lettera per il Vicario Foraneo di Ischia incaricandolo di esaminarla sulla vocazione religiosa. Caterina in-terrogata dal Prelato, gli risponde con fermezza: "Ho conosciuto qual è la volontà di Dio per me, quella di consacrarmi a Lui per sempre e l'ho libera-mente seguita. Ho rinunciato a qualsiasi altra vita, a ogni altro amore."

Alfonso si rassegna alla situazione e torna a Porto S. Stefano, ma con il desiderio di rivedere di persona Caterina in monastero e di sentire da lei medesima la storia della sua chiamata. Ritornerà in monastero ad Ischia, presentandosi come un "cugino", per essere ricevuto in parlatorio. Al ve-derlo ella si sarebbe messa a ridere, invitandolo ad andarsene per sem-pre. Qualcuno dei biografi racconta che Alfonso, qualche tempo dopo, lasciò il mondo per farsi Passionista.

Dopo queste prove, Caterina non ha che un desiderio: essere ammes-sa alla Vestizione. Dopo essere stata postulante per otto mesi - quattro di meno di quanti richiesti dalla Regola - il 26 ottobre 1788, ella veste il santo abito delle francescane, alla presenza del Vicario Foraneo don Gio-vanni Minocci e della Badessa, Madre Candida Rosa.

E' festa umile e grande, nel monastero. Ora Caterina Sordini è diventa-ta Suor Maria Maddalena dell'Incarnazione: "Il nome della Santa della quale era devotissima e che pregava di aiutarla con la sua protezione, desiderando di imitarla per quanto le era possibile nell'amore che aveva per Gesù".

Dunque Gesù al centro. Il Figlio di Dio incarnato, fatto uomo per la gloria del Padre e per la salvezza dell'umanità. "Colui che pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce" (Fil. 2, 6-8).

Ecco il suo nome nuovo: Suor Maria Maddalena dell'Incarnazione. Come dire: Suor Maria Maddalena del Figlio di Dio Incarnato e fatto uomo Suor Maria Maddalena di Gesù.

Nome bello, nome attuale, per il suo seco-lo. E per il no-stro tempo.

 

3 - LUMINOSA INDIMENTICABILE VISIONE

TEMPO DI PROVE

Fin dall'inizio del noviziato, Suor Maria Maddalena è assai fedele alla Regola del suo Istituto: ascolta e impara, docile al Maestro che le parla al cuore. Prega e lavora, nei servizi più umili, avvolta nel silenzio e nel nascondimento.

Al centro di tutto, Gesù!

Di Lui, Gesù, nel secolo corrente - il `700 - molti non ne vogliono sape-re. Voltaire, in Francia, ha scritto, con odio contro di Lui: "Ecrasez l'infa-me" ("Schiacciate l'infame"), in cui "l'infame" è il Cattolicesimo, Gesù Cristo stesso. In Europa, uomini di cultura, filosofi, pubblicisti, politici, presuntuosi della ragione umana, illusi che l'uomo possa sostituire Dio, iniziano la più terribile ribellione contro Dio che non sia mai avvenuta.

Una società segreta - la massoneria - li sostiene e li anima, in Inghilter-ra, in Francia e in Germania, con la pretesa di diventare e di essere "gli uomini dei lumi" (gli illuministi), senza Dio e contro Dio.

Sono costoro a scatenare, dopo averla preparata a fondo, la rivoluzio-ne francese che dovrà dilagare in Europa e nel mondo, sovvertendo tutto, ponendo l'uomo al posto di Dio, l'uomo fatto dio per se stesso, senza Cri-sto e contro di Lui, perché non c'è bisogno di essere salvati.

Nel 1789 - l'anno in cui Suor Maria Maddalena a Ischia di Castro si prepara alla consacrazione totale a Cristo - esplode la rivoluzione a Pari-gi, con un'estate carica di lampi e di tuoni, densa di cupa tempesta, per-corsa da luce sinistra e paurosa. Nell'anno che segue, sono proclamati i "diritti dell'uomo", ma senza Cristo; si tenta di staccare il sacerdozio dal Pontificato romano.

Non c'è più posto per Gesù, in questo tempo. Gesù Crocifisso, uni-co Salvatore del mondo, Gesù Eucaristico offerto sugli altari, adorato nei tabernacoli? Ma non scherziamo! Se Dio c'è - dottoreggiano gli illuministi - è vago e lontano, non si interessa di noi e a noi non interessa. è la ragio-ne dell'uomo ad essere divina (1a dea ragione") ed essa sarà presto intronizzata sull'altare profanato di Notre-Dame, raffigurata come una ballerina del tempo.

Tolta la fede, l'adorazione e la lode a Dio e al Figlio suo Gesù Cristo, non ci stupiamo se la storia dimostra, con lettere di sangue, gli abissi e i baratri senza fondi e senza luce che l'uomo può toccare, dove i soprusi, le violenze, le sozzure, le sopraffazioni e le guerre testimoniano la notte dell'umana irragionevolezza.

Ma Dio non abbandona coloro che da sempre ha amato e continua a chiamare a salvezza. Dio cerca figli e figlie che rispondano alla sua chia-mata e, uniti a Cristo, adorino e intercedano per tutti, in ogni luogo e in ogni tempo.

Lui deve regnare e regnerà.

 

"IL GIORNO DEL LUME! "

Non sappiamo fino a che punto Suor Maria Maddalena, diciottenne, giovane novizia, conoscesse ciò che stava preparando il suo tempo. Qual-cosa sicuramente conosce, se non altro per le informazioni che i suoi, dediti al commercio e abituati a tenere contatti con diverse persone, ac-quisiscono ogni giorno, e per la richiesta di preghiere che sacerdoti di passaggio in monastero presentano per il loro apostolato sempre più dif-ficile. Non dimentichiamo poi che le claustrali, per loro vita di unione con Dio, spesso hanno come "il fiuto" dei pericoli e delle tempeste che si addensano sul mondo lontano da Dio.

Ciò serve per alimentare la loro intercessione: i piedi posti sulla terra e gli occhi e le mani rivolti al cielo.

è il 19 febbraio 1789, giovedì prima delle "ceneri", comunemente chia-mato "giovedì grasso", perché nel mondo, festeggiandosi il carnevale, si suole banchettare, nei ritrovi, con cibi grassi e succulenti. Poi verrà la Quaresima ad imporre l'astinenza. Spesso il carnevale è occasione di peccato e i buoni cristiani, nelle case, nelle parrocchie, nei conventi, fan-no piccole o grandi penitenze e prolungano la preghiera, spesso davanti al SS.mo Sacramento esposto, in riparazione dei peccati propri e altrui.

Così avviene anche nel monastero di Ischia di Castro. Quella mattina, Suor Maria Maddalena, dopo aver partecipato alla Messa e all'ufficiatura come al solito, è occupata a spazzare il refettorio. Passa la Madre Badessa e le domanda: "Avete fatto colazione?". "Non ancora Madre" - le risponde. "Allora fatela subito", conclude la buona Superiora, dandole una michetta di pane. Suor Maria Maddalena, sorridendo e ringraziando, inizia a far colazione.

Appena rimasta sola nel refettorio, è investita da una grande luce, che la rapisce in Dio, in un'estasi prolungata e dolcissima. Ella vede Gesù "come assiso in un trono di grazia nel Santissimo Sacramento, circonda-to da vergini che lo adorano". Sente la sua voce divina: "Ti ho scelta per istituire l'opera delle Adoratrici Perpetue, che giorno e notte mi offriranno i loro umili ossequi, lodi e adorazioni per riparare i torti e le ingratitudini dell'umanità e impetrare grazie e aiuti dalla mia divina misericordia".

Stupore e gioia invadono il suo cuore. Sarà dunque fondatrice di una Famiglia Religiosa dedita all'Adorazione di Gesù Sacerdote e Ostia? Gesù glielo conferma, mostrandole anche l'abito bianco con lo scapolare rosso che porteranno le Adoratrici che Lui vuole, le mostra persino il nome delle Sorelle che sarebbero entrate, il tempo e i mezzi con cui sarebbe stato possibile realizzare il progetto.

Suor Maria Maddalena sa di essere soltanto una giovanissima novizia, incapace totalmente a realizzare un'opera simile: infatti, le difficoltà sa-ranno enormi. Gesù le manifesta i grandi, tristi avvenimenti che sarebbe-ro capitati nella società e nella Chiesa: lo sconvolgimento della rivoluzio-ne, in Francia, in Italia, nel territorio della Chiesa, le sofferenze prossime del Papa regnante Pio VI, la deportazione di Pio VII in Francia...

è sconcertata, sconvolta, Suor Maria Maddalena. "Ma prima di tutto questo - le profetizza Gesù - sarai eletta Badessa del tuo monastero, soffri-rai molto, anche l'esilio... Ma non temere: tu e le tue "figlie", mi darete adorazione e gloria davanti al Sacramento del mio Amore, a cominciare da questo tempo, in cui io sono negato, offeso, perseguitato nella mia Chie-sa. Non temere. Continuerai l'Adorazione, unita a me, come io adoro il Padre nel santo Sacrificio della Messa".

Quanto dura la visione? In quest'estasi di luce e di amore, ella vede la sua missione che l'attende. è il "giorno del lume", come sarà chiamato in seguito nel nuovo Ordine.

 

LA VITA PER ADORARE

Passa nuovamente la Badessa in refettorio e vede Suor Maria Maddalena "fuori di sé": comprende che davanti a lei si è "aperto" il Cielo e che Dio stesso le si rivela in modo singolare. La chiama, la scuote e la novizia si ritrova al suo posto, vicino alla scopa, con la sua pagnotta non ancora consumata.

La Badessa la interroga. Suor Maria Maddalena, in semplicità e quasi non credendo a se stessa, arrossendo di essere stata scelta per un compi-to così alto, le narra la visione. Conclude: "Quando inizierà l'Opera del-l'Adorazione Perpetua, solo la Madre Vicaria sarà ancora viva, tra le suore di oggi".

La Superiora le ordina: "Figlia mia, nulla dite di ciò ad alcuno, ma ma-nifestate tutto al vostro Confessore". Suor Maria Maddalena aggiunge: "Farò silenzio, ma come farò io, misera creatura?". Subito confida: "Dio lo vuole ed Egli lo farà".

Si rivela così a Suor Maria Maddalena un progetto particolare di Dio, nulla è avvenuto a caso. Nel tempo in cui a Dio si nega l'Adorazione, lei e le sue Figlie, unite a Gesù Sacerdote e Ostia che ripresenta il suo Sacrifi-cio della croce sull'altare, avrebbero dato a Lui l'Adorazione più alta!

Nel tempo in cui Gesù dovrebbe essere escluso dalla vita e dalla socie-tà, nell'illusione che l'uomo senza di Lui saprebbe creare il paradiso a misura d'uomo, mentre sempre si apre desolazione e solitudine sulla ter-ra proprio quando ci si allontana da Lui crocifisso, Suor Maria Maddalena dell'Incarnazione e le sue Figlie - che verranno in futuro - lo adoreranno presente e vivo nel Sacramento del suo Sacrificio e collaboreranno con Lui per la diffusione del suo regno.

Missione sublime che, alla luce di Gesù Eucaristia - luce che non l'avreb-be mai più abbandonata -, ella avrebbe sempre più compreso e visto rea-lizzarsi tra le sue mani, come un dono dell'onnipotenza divina.

Ma per il momento occorre prepararsi, nel silenzio e nella preghiera, nell'ascolto di Lui che, giorno per giorno, la viene disponendo alla mis-sione che è sua da tutta l'eternità. è soltanto novizia e non ha neppure vent'anni, eppure è già "segnata" dentro da Lui.

Non era una "monella" soltanto pochi anni prima, qualche volta con la testa rotta per le sue "marachelle"? Ora si prepara alla Professione Reli-giosa tra le Francescane, sempre più fedele alla Regola, sempre più umi-le, animata da una interiore letizia.

L'estate è "calda", in quel 1789. Dalla Francia, giungono strane noti-zie: la convocazione degli "stati generali" il 5 maggio, la piazza, sobillata da sovvertitori, che si agita e insorge contro i legittimi sovrani, idee folli fatte circolare da quelli che per studi e censo dovrebbero essere guide sagge, mentre sempre più spesso sembrano diventare un pericolo pubbli-co.

 

SPOSA DI CRISTO

Passa l'anno di noviziato. Le religiose riunite in capitolo con la Badessa, in ottobre, ammettono alla professione dei santi voti, con unanime con-senso, Suor Maria Maddalena. Ella il 28 ottobre 1789 si consacra a Dio, in castità, povertà e obbedienza: sarà di Gesù per sempre.

Nel registro delle professioni, conservato nell'archivio del monastero di Ischia, al n° 36, leggiamo l'atto, nella lingua solenne del tempo: "Il 28 ottobre 1789, Suor Maria Maddalena dell'Incarnazione, monaca corale, terminato l'anno di noviziato e all'età di 19 anni, mesi sei e giorni dieci, dopo essere stati premessi i soliti Esercizi Spirituali, ed esplorata la sua volontà e fatto ogni altro atto necessario, spontaneamente nelle mani del Reverendo Don Giovanni Orazio Minocci, Vicario Foraneo, alla presenza di me, sottoscritta Abbadessa di questo monastero, con la licenza del Rev.mo Mons. Clemente Bardini Vescovo di Acquapendente, fece la solenne Pro-fessione... "

Ella sottoscrive: "In fede. Io, Suor Maria Maddalena dell'Incarnazione, ho professato come è sopra, mano propria".

L'atto è firmato dalla Madre Vicaria Suor Teresa Margherita, dalla ma-estra di noviziato Madre Serafina, e infine, dalla Badessa Madre Candida Rosa.

Lo stesso giorno, il padre della pro-fessa, Lorenzo Sordini consegna al monastero la dote di 300 scudi.

Ma quel che conta è il fatto stupen-do che ella è diventata davvero "sposa di Cristo". Come la regola vuole, dopo i voti, rimane ancora un anno in novi-ziato per completare la sua formazio-ne. Le viene affidato l'umile incarico di sacrestana e anche di infermiera.

Silenzio, preghiera, lavoro, nascon-dimento. Ignota al mondo, ma vive alla luce della visione del giovedì prima delle "ceneri". Il "giorno del lume" che illumina e cambia la vita.

 

4 - NEL SILENZIO, L'ATTESA

ANNI '90 DEL l'700

Finito l'ultimo anno di formazione, Suor Maria Maddalena è nuova-mente incaricata dei due uffici di infermiera e sacrestana. è umile, sem-plice, generosissima, e compie meglio che può il suo servizio.

Sacrestana, è lieta di aver più possibilità delle altre di stare in chiesa, per dedicarsi alla cura dell'altare e dei vasi sacri. Cresce la sua intimità con Gesù Sacerdote e Ostia. Stare davanti al Tabernacolo è ogni giorno di più la sua gioia.

Infermiera, si occupa delle sorelle inferme con spirito di sacrificio, di-menticando persino se stessa, anche se non gode mai, neppure lei, di buona salute.

La sua vita è avvolta nel silenzio e nella preghiera. Anche nel monaste-ro di Ischia di Castro, giunge notizia dei fatti terribili che avvengono in Francia, in Italia, in Europa.

Iniziata la "rivoluzione" nel maggio 1789, dilagano i nuovi "principi" affermati dai più esagitati di Francia, sostenuti dagli illuministi d'Europa: i diritti dell'uomo senza Dio e contro Dio, la "costituzione civile" del Cle-ro, cioè il tentativo di staccare il sacerdozio cattolico dall'obbedienza al Papa di Roma (1790).

Poi a Parigi è dichiarata decaduta la monarchia e proclamata la repub-blica (1792). Il re Luigi XVI e la regina Maria Antonietta sono condannati a morte (1793). Dilagano le stragi nella Vandea, dove preti e credenti cattolici, colpevoli soltanto della loro fede, sono massacrati: il primo genocidio dell'età contemporanea (1793).

è persecuzione contro la Chiesa, dovunque dilagano "i principi" del 1789. In Francia, sotto il tallone di Robespierre, il Terrore imperversa con la ghigliottina (1794). Chi non condivide il nuovo corso, per fede, per ragionevolezza o buon senso, è eliminato.

Quando le armate francesi, guidate da Napoleone Bonaparte, varcano le Alpi (1796) nella penisola italiana e si impongono con le armi, i sovra-ni degli stati locali sono costretti a fuggire. Gli ufficiali di Napoleone ten-tano di diffondere le idee della rivoluzione sul suolo d'Italia, alimentando la ribellione alla Chiesa. Nel medesimo tempo, si arricchiscono di botti-no, denaro, opere d'arte, tesori vari, confiscati, rubati e spediti in Francia. Ma il buon popolo cattolico insorge, in Piemonte, in Lombardia, in Veneto, in Romagna, nel centro-Italia, a Roma, nelle regioni del Sud e in Sicilia. Gli "insorgenti" che, in nome della fede, della terra e dei figli da difendere contro i prepotenti che si dicono democratici difensori dell'uo-mo (!), sono i veri patrioti. Ma sono soffocati nel sangue.

Gli anni `90 del secolo XVIII - il Settecento - sono terribili e segnano l'inizio dell'età contemporanea, la più empia e la più sanguinaria della storia, l'età che giunge fino a noi.

In questo tempo mentre cadono i martiri cattolici, umili credenti, padri e madri di famiglia, giovani e ragazzi, preti, suore a migliaia, mentre in Italia gli eroi si oppongono, con la fede e con le armi per legittima difesa agli invasori, che fanno i consacrati in monastero?

Che fa la nostra Suor Maria Maddalena dell'Incarnazione?

Non ci sono molte notizie biografiche su questo periodo della sua esi-stenza. Ella tuttavia sa che "Gesù è in agonia" e continua a versare il suo sangue nelle membra perseguitate e dolenti del suo Corpo che è la Chie-sa.

Sicuramente non dorme, come non è lecito a nessuno dormire quando il Cristo è in agonia. Ella veglia e prega. Offre la sua Adorazione a Dio e al Figlio suo Gesù presente sull'altare e si unisce al suo sacrificio. è la sua, vita di espiazione e di impetrazione per il mondo.

E attende la sua "ora".

 

INCOMPRESA

Intanto, passa un lungo periodo di "prove": proprio ciò che serve per unirsi di più al sacrificio del suo Sposo. Scaduta la Badessa che l'aveva accolta in comunità, Madre Candida Rosa, la nuova Badessa, Suor Maria Diomira, non la comprende affatto.

Alcune monache - chissà perché - cominciano a non vederla di buon occhio, ad accusarla ora all'Abadessa, ora al Confessore, ora anche al Vescovo. Altre, quasi con un senso di disprezzo, la chiamano "scemarella", cioè donna di poche capacità, di ingegno un po' tardo; altre ancora la chiamano la "scioccherella", un termine tra il burlesco e l'affettuoso per definire una persona molto semplice, scherzosa e gaia, da non prendersi in troppa considerazione. Essa infatti è solita animare con le sue arguzie la ricreazione comune.

Di tanto in tanto è malata e deve stare ritirata nella sua cella, a letto, bisognosa di cure e di un po' di compagnia. Ma Madre Maria Diomira non crede alle sue infermità.

Un giorno, Suor Geltrude si reca a passare un po' di tempo con lei per darle sollievo. In quel momento, la Badessa sopraggiunge a controllare... e Suor Geltrude, per invito di Suor Maria Maddalena che sta a letto, esce dalla finestra della camera e si nasconde sul tettuccio sottostante, per non essere vista.

Badessa e monache non credono alla sua virtù, al suo cammino di ascesi verso la santità. Suor Maria Maddalena non si ribella, ubbidisce, sopporta con pazienza e con interiore ed esteriore letizia. Non mette mai in mostra le sue capacità, cerca sempre l'ultimo posto. Per nascondersi e sottomettersi, per esempio, già monaca professa, va da Suor Lilia Maria, ancora novizia, per farsi istruire sulla recita dell'Ufficio Divino.

Mangia il minimo indispensabile per vivere. Si accontenta di quel che le offrono, anche quando avrebbe bisogno, per motivi di salute, di qualco-sa di migliore. Un anno, in Quaresima, una consorella riesce a farle pas-sare un uovo al giorno, sapendo che non può sopportare il digiuno, allora assai rigoroso nei tempi penitenziali. Suor Maria Maddalena, con vero eroismo, mette da parte tutte le uova e, giunta a Pasqua, le riconsegna alla Badessa, come dono.

Non le mancano le pene interiori. è il Signore - direbbe S. Teresa d'Avila - che "tratta così i suoi amici" e, attraverso la via aspra della croce, la configura ogni giorno di più a Sé. Anzi la prepara alla missione cui l'ha chiamata - ricordate? - il "giorno del lume".

Ella offre: olocausto di adorazione e di espiazione a Dio, con Gesù Crocifisso, per la Chiesa sofferente e per il mondo in agonia. è la sua battaglia - la sua "insorgenza" - per vincere l'Avversario che opera per mezzo dei suoi strumenti, come abbiamo narrato e come testimonia ogni testo di storia che sia onesto.

Ma non può restare a lungo nascosta una suora così. Le sorelle miglio-ri sono "costrette" ad aprire gli occhi e rendersi conto di qual tesoro Dio sta arricchendo il monastero di Ischia.

Capita, in occasione dei santi Esercizi Spirituali, un ottimo Religioso a predicare. Costui, una mattina, mentre distribuisce alle monache la Co-munione, vede il volto di una di loro irradiato di una luce singolare. Al termine della Messa, cerca di sapere chi sia: scoperto che si tratta di Suor Maria Maddalena, chiede di incontrarsi con lei.

Ella gli apre la sua anima... e il Padre la conforta con buoni consigli che la illuminano e che l'aiutano a continuare il suo cammino di ascesi. Prima di andarsene, il Sacerdote fa chiamare la Badessa e le spiega che quella suora non è affatto una scioccherella, ma è un dono che Dio ha dato al monastero.

Finalmente, cominciano a stimarla e a volerle bene. Ella continua a essere umile, orante, penitente, lieta.

è di esempio per tutte.

 

IO SONO CON TE

Ma non le mancano le pene interiori. è un'anima retta, ma sperimenta le tentazioni al male, l'incertezza di essere stata o no fedele a Dio, l'insi-curezza di chi non sa come fare per rispondere in modo adeguato alla divina chiamata.

Ha sempre davanti agli occhi la "visione" del "giovedì grasso": un gior-no, avrebbe dovuto dare inizio a una nuova Fondazione con Gesù Eucari-stia al centro, ma chi è mai lei, così debole e fragile e incerta come si sente, per compiere un'opera tanto grande?

Cerca di aprirsi un po' con il Confessore ordinario del monastero, ma non è né capita né aiutata. Si sente perduta per la violenza del conflitto interiore in cui si trova, ma non dispera. Si porta ai piedi del Crocifisso e si affida a lui: "Aiuto, mio caro Bene, Amore mio crocifisso; nel bisogno in cui mi tro-vo, fa' che non prevalga in me la forza dei miei nemici, ma sii tu per me fortezza e guida, per abbatterli nelle tentazioni con cui mi assalgono ". Gesù le fa sentire la sua voce: "Non temere, Io sono con te! Combatti e vinci con la grazia che ti dò. Vivi contenta di questo tuo patire e potrai essere sempre sicura di me. Io presto ti farò avere chi ti guiderà nel sentiero vero della virtù e sarà poi con te a fare la grande Opera della mia Perpetua Adorazione nell'Eucaristico Sacramento".

In quel momento, Gesù le fa conoscere il nome e cognome di colui che sarà la sua guida. Suor Maria Maddalena si alza consolata e ancora chie-de a Gesù luce e grazia per rispondere alla Sua Volontà. Subito chiede alla Badessa chi sia questo Sacerdote - don Giovanni Antonio Baldeschi - che Gesù le ha indicato.

"è di Ischia - le risponde la Superiora - ed è stato ordinato da un anno. Vuoi conoscerlo?" - "Sì, Madre, se piace a lei". - "Te lo mostrerò, questa sera, quando verrà al nostro monastero con Mons. Bardini nostro Vesco-vo, che quest'anno villeggia a Ischia".

Alla sera, quando Suor Maria Maddalena può vederlo, come per un'in-tuizione dall'alto ne rimane turbata. Rientrata nella sua cella, prega: "Gesù, non voglio questo prete come confessore, perché conosco che mi farà as-sai soffrire ".

Gesù le dice: "Non temere. Io sono con lui e la sua guida e assistenza verso di te sarà secondo il mio volere". Ella si rasserena e attende di cono-scerlo e di aprirgli l'anima.

Ammalatosi il confessore ordinario, Suor Maria Maddalena si trova nella necessità di ricorrere a un altro Sacerdote. Il medesimo Confessore del Monastero fa chiamare proprio don Baldeschi, che, mal volentieri, accetta di andarvi "per una volta sola".

Suor Maria Maddalena riesce finalmente a rivelar l'agitazione e le lot-te della sua anima. Don Baldeschi l'ascolta con carità e l'incoraggia a dire tutto ciò che la preoccupa affinché egli possa illuminarla nel modo mi-gliore.

Egli comprende che è tutta di Dio e la invita a superare ogni dubbio, ogni paura, a camminare con sicurezza sulla via di Dio: "Bisogna essere più confidente in Dio e abbandonata nelle sue divine braccia. Dio è nel-l'anima che confida in lui".

 

ECCO LA GUIDA

Suor Maria Maddalena prega don Baldeschi di ritornare da lei una se-conda volta e lo assicura che in avvenire lo avrebbe obbedito, che si sa-rebbe comportata con maggior fiducia in Dio: "Torni domani, anche se troverà alla grata qualcuna che la dissuaderà dall'ascoltarmi".

L'indomani, infatti, quando don Baldeschi si presenta in parlatorio, incontra proprio una Suora che gli parla "male" di Suor Maria Maddalena, la quale, però, trovandosi vicino, può sentire tutto il discorso. La Suora intrusa si allontana rapidamente e don Baldeschi può ascoltare, seppure con rammarico all'inizio, Suor Maria Maddalena che si apre sulla "mis-sione" che l'attende, raccontandogli "la visione" e la singolare chiamata di Dio: "Non mi abbandoni e mi assista nella guida della mia anima e nella Fondazione".

Don Baldeschi ne è assai impressionato, sentendosi indegno e incapa-ce di collaborare. Poi, riflettendo che Dio si serve dei più piccoli per com-piere le cose più grandi, accetta: "Mi presenterò a darle il mio aiuto spiri-tuale e a quanto vorrà Dio. Intanto, si rivolga al suo Confessore ordinario". Appreso che questi non le è di aiuto, insiste: "Chieda a lui il permesso di rivolgersi a me".

Ottenuto tale permesso, don Baldeschi torna altre due volte ad ascol-tarla, ma poi, forse impaurito del compito che gli viene richiesto, decide di non andarci più e di lasciarla nelle mani di Dio.

Ma un giorno, trovandosi a passeggiare in una sua proprietà, è rapito come in estasi e costretto interiormente a giurare di non abbandonare Suor Maria Maddalena.

Tuttavia, nei giorni seguenti, non è ancor sicuro di poterlo fare e chie-de un segno dal cielo che gli manifesti apertamente la volontà di Dio. Per sottrarsi a quell'incarico, decide di recarsi a Roma, presso suo fratello, Monsignore in Segreteria di Stato.

Partito in sella al suo cavallo, a pochi passi da Ischia l'animale si imbizzarrisce e non vuol più saperne di procedere. "Questo è il segno che Dio mi dà a favore di Suor Maria Maddalena" - pensa don Baldeschi. E ritorna a casa, con l'impegno di occuparsi dell'Opera.

Sarà la gui-da di Suor Ma-ria Maddalena, anche se non sarà facile, ma ella stessa a nome di Gesù, lo rassicura: "Il Signore è con lei. Ella farà tut-to secondo la sua volontà".

 

5 - SAPORE DI "FIORETTI"

ULTIMO PAPA!

Proprio in questi anni, tra il `700 e 1'800, che cosa è successo in Italia? Un vero finimondo. Scrive il Card. Giacomo Biffi: 'Tra le varie date, che potrebbero essere assunte a segnare per la no-stra penisola l'inizio dell'età contemporanea, quella che mi sembra più utile e chiarificante è il 1796: l'anno dell'ingresso nelle nostre regioni delle truppe guidate da Napoleone Bonaparte. Di eserciti invasori e di estranee dominazioni si possedeva da noi ormai una lunga e multiforme esperienza. Ci si dovette però avvedere ben presto che stavolta era qual-cosa d'inedito, senza paragonabili precedenti".

Gli stati d'Italia cadono uno dopo l'altro sotto la dominazione francese: sì, nascono le diverse repubbliche - cispadana, cisalpina, genovese, veneta, ecc... - ma sono tutte in mano al nuovo despota, che fa rizzare l'albero della libertà e impone contribuzioni, taglie, requisizioni e opera autenti-che spogliazioni di tesori d'arte. Due milioni impone al duca di Parma, sette milioni al duca di Modena, ventuno al Papa Pio VI. Da tutti pretende la consegna di decine di capolavori che finiscono nei saloni del Louvre a Parigi.

"C'era però un'altra novità - continua imperterrito a scrivere il Card. Biffi - quell'esercito di ladri, era anche per così dire, un esercito di "mis-sionari". Negli zaini di quei soldati entrarono in Italia anche gli "immorta-li principi" (liberté, égalité, fraternité) della rivoluzione, l'annuncio di un radicale capovolgimento delle regole di convivenza sociale".

Ecco: "missionari" della nuova "religione" che pone l'uomo al posto di Dio, come ha insegnato Voltaire e compari, con le nefaste conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti: l'inferno che si è aperto e scatenato sulla terra.

Ma il popolo cattolico insorge contro il latrocinio e il pervertimento della sua più pura tradizione. Nel maggio 1796, insorge Pavia. Nel luglio 1796, insorge Lugo di Romagna. Nell'aprile 1797, insorge Verona. Non sono che alcuni nobili esempi dell'insorgenza contro il tiranno, il quale risponde soffocando nel sangue questi che sono i veri patrioti.

Papa Pio VI, il 19 febbraio 1797, deve piegarsi al durissimo trattato di pace (un "diktat") di Tolentino, in cui è costretto a cedere alla Francia Avignone e il contado venosino, ad accettare l'occupazione militare d'Ancona, l'incorporazione di Ferrara, di Bologna e della Romagna alla dominazione francese, a versare trenta milioni e un centinaio di opere d'arte al Bonaparte. Anche lo Stato Pontificio sta per cadere nelle mani del dominatore.

Nel monastero di Ischia di Castro, si comincia a soffrire moltissimo per la situazione sempre più incerta che viene a crearsi.

Nel dicembre 1797, in un tumulto popolare contro i francesi, viene ucciso un emissario del governo di Parigi, il generale Duphot. Segue l'oc-cupazione da parte francese dello Stato Pontificio: il 15 febbraio 1798, viene dichiarato decaduto il potere temporale del Papa e proclamata la repubblica romana. Papa Pio VI, ottantenne, viene arrestato e condotto prigioniero in Francia, dove il 29 agosto 1799, si spegne a Valence, come un martire antico.

I rivoluzionari, i senza-Dio di ogni risma, dichiarano che Pio VI è ormai l'ultimo Papa. Ma non sarà così. In virtù di quel Gesù, Figlio di Dio, che assicurò che le potenze dell'inferno mai sarebbero prevalse contro la sua Chiesa (Mt. 16,18), il 14 marzo 1800, dal Conclave radunato a Venezia, è eletto il nuovo Papa, il benedettino Barnaba Chiaramonti, che prende il nome di Pio VII: fragile nell'aspetto emaciato, forte come la roccia su cui è costruita la Chiesa di Cristo.

 

"NON MANCHERA' NULLA!"

In quella critica e lacrimevole circostanza - scrive uno dei primi biografi di Madre Maria Maddalena - è facile immaginarsi le angustie che quelle povere religiose soffrissero per essere manomesso il culto di Dio, la reli-gione depressa, e veder trionfare ogni genere di delitto e di iniquità, oltre di che esse erano rimaste prive di ogni sussistenza e vivevano nelle più grandi miserie, di modo che non avevano di che farsi le robe necessarie. Per vivere doveva formare il loro cibo un poco di erba senza alcun condi-mento".

In questo periodo, Suor Maria Maddalena è ancora sacrestana: appro-fittando del suo ufficio, indugia a lungo in preghiera davanti al Taberna-colo che è il suo Paradiso sulla terra, certa che "se Gesù è lì ed è tutto, tu dove vuoi andare?". Vive serena e lieta, confidando in Lui, nonostante il tempo difficilissimo, sicura che Gesù non ci abbandona.

Le consorelle sono attratte dalla sua singolare letizia e alcune di loro vanno spesso in sacrestia a sfogarsi con lei, ad ascoltarla, a lamentarsi della miseria in cui si trovano.

Suor Maria Maddalena, un giorno, per incoraggiarle e infondere in loro un po' di speranza, risponde, quasi scherzando: "Voi dite che i Supe-riori non badano a migliorare le cose? Ebbene, se toccasse a me provvede-re all'andamento del monastero, non mancherebbe nulla e tutte starebbe-ro assai bene".

"E come farebbe?".

"Oh, semplice! Io ho un Re con tanto di borsa!".

E con la mano indica la lunghezza smisurata della borsa. Quelle sorri-dono e se ne vanno un po' confortate.

Ma la miseria continua a farsi sentire e le Francescane di Ischia man-cano spesso del necessario per il cibo e il vestiario. Non riescono più, per le asprezze dell'esistenza diventata durissima, a vivere la loro vita di con-sacrate con regolarità e fervore.

Si giunge al 1802: Napoleone, insediatosi con colpo di stato come pri-mo console, tiene in pugno la Francia, l'Italia e mezza Europa, preparan-do nuove aggressioni e nuove conquiste, sognando l'impero sulla pelle dei poveri e degli umili. Papa Pio VII, con mano ferma, cerca di guidare la Chiesa nella tempesta.

A Ischia, Madre Maria Diomira, quell'anno scade da Badessa. Si radu-na il capitolo per eleggere la nuova Superiora, ma si trascina a lungo senza elezione alcuna.

Il loro Confessore ordinario, don Ermini, impone loro di eleggere quel-la che avessero ritenuta più abile a guidare il Monastero in quel momento tanto difficile.

Il 20 aprile 1802, Suor Maria Maddalena dell'Incarnazione è eletta Badessa. Ha solo 32 anni e in un primo momento non capisce neppure di essere lei l'eletta. Anzi, saputo che la nuova Superiora era stata nomina-ta, essendo sacrestana, si reca di corsa a suonar le campane a distesa. Ma, pochi istanti dopo, apprende che toccherà a lei dirigere il Monastero. Scoppia in un pianto dirotto e vuole rifiutare: "Sono indegna... sono inca-pace!".

Don Ermini le risponde: "Voi in questo dovete riconoscere la Volontà del Signore, dovete fidarvi dell'amore che Egli ha per la vostra anima. Eccovi il sigillo e le chiavi del Monastero, la Regola che dovete osservare e far osservare, mentre io, in nome di Gesù, vostro divino Sposo, vi bene-dico, con le vostre Consorelle ".

S'intona il "Te Deum". Le Suore le prestano obbedienza. Madre Maria Maddalena piange, senza ritegno. Una delle Suore più anziane, Suor Co-lomba del SS.mo Sacramento, pensando alla miseria in cui vive il Mona-stero, la incoraggia: "Madre, non pianga, perché Dio l'aiuterà e provvede-rà a tutte le sue e nostre necessità".

Madre Maria Maddalena risponde: "Credo di vero, pur io, che Gesù mi soccorrerà con aiuti necessari, ma piango ancora, che in questo tempo si muoveranno i re!".

NERA PENURIA: TUTTO

Il Monastero si trova sprovvisto di tutto e pieno di debiti. Persino le vesti delle Suore sono rattoppate da far pietà e c'è chi non l'ha cambiata da molti anni. Sono indispensabili diverse riparazioni ai locali.

Madre Maria Maddalena si affida alla Provvidenza del suo Sposo Gesù e subito giunge la sua risposta generosa per il Monastero. I problemi, uno per uno, vengono risolti dalla nuova Badessa, che sembra avere il "filo diretto" con il Cielo.

Il 16 giugno 1802, vigilia del Corpus Domini, mentre le monache desi-derano festeggiare Gesù Pane di Vita come Egli merita, manca la farina per lo stretto necessario. La Madre prega e vede arrivare in parlatorio una minima quantità di farina, che non basta affatto, ma non dispera.

Anzi ordina a Suor Eletta di preparare pasta e lievito per due forni. Le dicono che è impossibile. Risponde: "Abbiate fede, non dubitate, che con questa poca farina, ci devono essere due forni". Insieme alle tre suore in-caricate di fare il pane, recita tre Ave Maria, poi traccia un segno di croce sulla farina: "Ne verranno due forni. Non ridete". Impastano, infornano. Risultato: c'è il pane bastevole per 14 giorni!

Un miracolo simile succede il 5 luglio 1802 alla signora Margherita Castiglioni. Costei, dopo aver dato parte della sua farina al monastero, si trova in difficoltà per se stessa. La Madre le dice: "Faccia un segno di croce sulla farina che le rimane e non dubiti del Signore; per la carità che ha usato a me, Lui la moltiplicherà". Come avviene.

Il segreto della Madre è la sua preghiera e unione con Dio, la sua im-plorazione continua davanti al Tabernacolo, sorgente di ogni grazia... è sempre sicura della parola di Gesù: "Tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato" (Mc. 11, 24). Invita le sorelle a pregare, in modo da far, tutte insieme, forza al Cielo... e accadono i miracoli, che spesso hanno il sapore dei fioretti francescani, segno della bontà paterna di Dio.

Un giorno, mancano le uova per la comunità. "Madre - le dice la suora incaricata del pollaio - le galline non fanno più uova". La Madre le ordina di chiamare tutte le galline ed ella stessa ordina loro: 'Voi non fate più uova e io darò ordine di chiudervi in pollaio e di farvi stare senza mangi-me". Le galline, ascoltano l'ordine della Badessa, con la testa alzata, e l'indomani e nei giorni seguenti depongono molte uova.

Si deve pulire il pozzo nel chiostro del monastero. Madre Maria Maddalena fa chiamare mastro Zuzzurro, un buon muratore di Montefiascone. Il quale cala nel pozzo a cavalcioni di un'assicella, sorret-ta da una corda che un altro muratore, mastro Filippo, fa scorrere nelle sue mani.

A un certo punto, mastro Filippo non ce la fa più a reggere e chiede aiuto. L'altro, dal di dentro, urla disperatamente: "Coraggio, sarei perdu-to!". Si sente un tonfo nel pozzo: Zuzzurro è caduto nella melma. La Ma-dre assicura subito: "Non è nulla, vedrete!". Infatti, subito Zuzzurro si alza in piedi, sano e salvo e si accinge a compiere il lavoro. Ha vinto la fede della Badessa.

Don Baldeschi, il Confessore di Madre Maria Maddalena, è solito far giungere al monastero un fiasco di vino, prelevandolo alla botte che un suo fratello tiene in cantina. In breve, questi scopre che la botte è quasi vuota. Ma quando scende in cantina a verificare, vede che la botte è anco-ra piena. Giunta la vendemmia, si deve distribuire tutto il vino vecchio che contiene, ai poveri, per mettere il vino nuovo.

Un altro giorno, Suor Geltrude si presenta alla Superiora a dirle che non c'è nulla da dare in cibo alle monache. La Madre, scherzando e sorri-dendo, le risponde: "Come altre volte, Dio provvederà subito al pranzo della comunità". All'istante, si presenta alla porta un uomo con un capret-to in dono.

Allo stesso modo, per le preghiere della Madre, avvengono numerose guarigioni. La gente ormai conosce che Madre Maria Maddalena dell'In-carnazione ottiene da Dio ciò che vuole: si rivolge a lei con fiducia.

Un uomo di Capodimonte ha la moglie - nativa di Orvieto - gravemente malata di tisi. Conosciuta la virtù della Superiora del convento di Ischia, si reca da lei a chiederle insistenti preghiere per la moglie. La Madre, invoca con lui l'aiuto di Dio e lo rimanda a casa, pieno di speranza e serenità. Al suo rientro in famiglia, trova la moglie alzata da letto e ristabi-lita. Da quel giorno, prende a beneficare il monastero.

Ma ella non vuole che si attribuiscano a lei le guarigioni e per questo si limita a toccare i malati con la punta del cordone del suo saio, dicendo che "è per virtù di San Francesco", o a offrire l'olio della lampada che arde davanti a un Crocifisso miracoloso, rimasto prodigiosamente intatto in un incendio.

Il Card. Castiglioni, nell'autunno del 1806, ha un forte attacco di gotta al piede. Don Baldeschi arriva alla sua camera con un panno che ha toc-cato il Crocifisso del prodigio e, in nome della Madre, lo invita a metterlo sulla parte malata, recitando alcune preghiere alla SS. Trinità. Si fa tutto, come la Madre ha consigliato. Due giorni dopo, il Cardinale è perfetta-mente guarito. Per contraccambiare la Madre, fa costruire a sue spese, nella sacrestia del monastero, un nuovo confessionale. Ormai è noto alle monache e a molti di fuori che ella ha particolari doni spirituali per la guida della sua comunità e delle anime che si rivolgono a lei. Comincia a essere "assediata" in parlatorio.

 

SI MUOVONO I RE

Da guida saggia e prudente, ella mira a rendere più stabile economica-mente la situazione del monastero. Saputo che il buon Carlo Emanuele IV, già re di Piemonte e Sardegna, dopo aver lasciato Torino a causa del-l'occupazione napoleonica nel 1798 e abdicato al regno nel 1802, vive a Roma, gli scrive, per fargli presente le necessità della sua comunità: "Vi supplico a voler darci qualche caritatevole aiuto, di cui avrà da Dio ampia ricompensa ".

Per la dimenticanza di don Michelangelo Calmet, prete di Ischia, cui la lettera della Madre è stata consegnata per farla arrivare al re, la risposta tarda a venire.

Carlo Emanuele IV, appena ha in mano la lettera, manda a Madre Ma-ria Maddalena "un plico di denari" e le chiede di pregare per lui, assicu-randole che in seguito avrebbe ancora provveduto.

Il 21 novembre 1803, egli si reca a Ischia per conoscere la Madre e la sua comunità. Adorato il SS.mo Sacramento esposto sull'altare della Chiesa, si intrattiene due ore con la Badessa scoprendo di aver parlato con una santa, dotata di spirito di profezia, in quanto egli stesso ha notato che si è verificato quanto ella gli aveva predetto: persino il denaro, nelle sue casse, era aumentato, dopo che lui l'aveva soccorsa.

Da quel giorno, Carlo Emanuele IV porta generosamente aiuto alle necessità del monastero. Con i soldi datile dal re, Madre Maria Maddalena provvede a vestire con abiti nuovi le consorelle, fa abbondanti provviste per vivere con dignità, fa restaurare i locali e migliora ed estende i pos-sessi della casa, paga i debiti accumulati negli anni più duri dell'occupa-zione francese.

La vita in comunità ora si svolge senza troppi disagi. La Madre, invitan-do le Suore a ringraziare il Signore, chiede loro che corrispondano ai suoi doni, con un'osservanza della Regola più piena, con maggiore fervo-re nella Vita Religiosa, con una maggiore unione con Gesù.

L'avevano giudicata una "scemarella", ma ora sono tutte concordi a ritenerla un'ottima Badessa: colei che ha fatto rifiorire il monastero, non solo per la saggia amministrazione, ma nella sua vita di offerta a Dio, con Gesù, modello e autore di ogni perfezione.

Carlo Emanuele IV continua a sostenere con il suo aiuto finanziario il monastero, chiedendo in contraccambio molte preghiere.

La sua sposa, la regina Maria Clotilde, pur non andando mai a Ischia, manda a Madre Maria Maddalena il bellissimo abito color rosa-lillà, di seta finissima, che ella aveva indossato il giorno delle sue nozze. L'abito sarà usato a lungo per le feste di Vestizione, facendolo indossare alle no-vizie prima di ricevere l'abito religioso.

Dopo la morte della sposa, in giovane età, Carlo Emanuele IV lascia il mondo per farsi Gesuita, morendo appena novizio, nel 1819.

Intanto gli anni sono passati e ormai è vicino il tempo, in cui la Madre Maria Maddalena dovrà realizzare il progetto di Dio, intravisto "il giorno del lume": la Fondazione delle Adoratrici.

 

6 - FONDATRICE

"IL SIGNORE LO VUOLE"

Da tempo, Madre Maria Maddalena non ha più parlato al Confessore del progetto di Fondazione, ma non l'ha mai dimenticato, continuando a pregare per la sua realizzazione.

All'inizio del 1806 torna a trattare con il Confessore: "Da quest'Opera verrà un gran bene. Dio ci darà l'aiuto che noi desideriamo".

Don Baldeschi le risponde ricordandole di quanti mezzi ci sarebbe stato bisogno per iniziare la Fondazione, quante difficoltà avrebbe susci-tato in un tempo in cui è assai diffusa l'ostilità contro la Chiesa e gli Ordi-ni Religiosi: "Occorre un segno più chiaro della volontà di Dio".

Il clima è davvero difficile: i francesi - corre voce - minacciano di inva-dere un'altra volta lo Stato Pontificio, come era avvenuto pochi anni pri-ma sotto il Papa Pio VI. Don Mario Baldeschi, addetto alla Segreteria di Stato a Roma, un giorno, scrivendo a suo fratello, don Giovanni Antonio Baldeschi, Confessore del monastero di Ischia, gli chiede di pregare e di far pregare le monache, affinché non permetta Iddio una simile sciagura per il Papa e per il popolo cristiano.

Il Confessore ne riferisce a Madre Maria Maddalena, la quale rispon-de: "Perché non facciamo la volontà di Dio?" - "In che cosa?" - "Nel fare la Fondazione delle Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento!". "Ma voi volete questa Fondazione?".

Madre Maria Maddalena risponde, lucida e forte: "Non voglio farla io, ma è il Signore che la vuole, ed Egli ci aiuterà a poterla fare come vuole". "Figlia mia, voi sapete che occorrono i mezzi opportuni?".

"Si, Gesù li provvederà per quanto ci occorre".

"Sapete che è necessaria anche una Regola per le Adoratrici. Voi pote-te farla?"

"Spero che il Signore mi darà la luce necessaria per scriverla".

"Ebbene, fatela".

 

"OPERA PIù BELLA NON C'E'

Pochi giorni dopo, Madre Maria Maddalena torna dal Confessore con alcuni capitoli della Regola già scritti. Si sente dire che li deve rifare, come vuole Gesù nel Sacramento dell'altare. La Madre obbedisce e non molto tempo dopo presenta a Don Baldeschi 12 capitoli della Regola.

Quello apporta alcuni ritocchi, lasciando intatta la sostanza, perché ha compreso che la Regola sta nascendo secondo la volontà e lo spirito del Signore. In breve tempo, la Regola viene completata. Il Confessore la con-segna a Mons. Pierleoni, Vescovo diocesano di Acquapendente, al quale spiega chi è la Madre, la sua visione del "giorno del lume", il suo progetto di Fondazione di una Famiglia Religiosa di Adoratrici.

Il Vescovo, dopo averla letta insieme al suo Vicario Generale, e ritenuta la "cosa bella e santissima", decide di presentarla al Papa Pio VII, per sentirne il parere.

A questa buona notizia, datale dal suo Confessore, Madre Maria Maddalena, manda a dire al Vescovo di comunicare al Papa, qualora aves-se sollevato difficoltà circa i mezzi per la Fondazione, che "ella aveva Uno con tanto di borsa il quale le dava quanti denari voleva".

Appena giunto a Roma, Mons. Pierleoni sottopone il progetto della nuova Regola a uno dei più diretti collaboratori del Papa, Mons. Menochio, il quale lo invita a rivolgersi con fiducia a Pio VII. Infatti, il Papa, appena informato da Monsignore Pierleoni del progetto, se ne compiace assai e gli risponde: "Opera più bella e necessaria di questa non c'è! Ma io non ho i mezzi per aiutarla a stabilirsi".

Mons. Vescovo risponde: "La Madre mi ha fatto sapere, perché io glielo dica: che ella, per i mezzi ha Uno con tanto di borsa per darle i soldi che occorrono". Il Papa ride di gusto e conclude: "Se ciò è vero, la cosa è fatta".

Quando, ritornato il Vescovo ad Acquapendente, la Madre viene infor-mata dell'approvazione di Pio VII, ne rimane assai lieta. Dunque, si può partire.

 

"UNO CON TANTO DI BORSA"

è evidente che Madre Maria Maddalena conta tutto sul suo Sposo Gesù: è Lui solo quell"`Uno con tanto di borsa", del quale ella suole parlare con tanta fiducia e abbandono alla sua Provvidenza. Ma, normalmente, il Si-gnore Gesù, per provvedere, si serve di qualcuno, che cammina tra le vie di questo mondo. La Madre prega intensamente che il Signore glielo fac-cia incontrare: in preghiera ella "vede" che saranno due i grandi benefat-tori della Fondazione nascente.

In quei giorni, dalla Segreteria di Stato a Roma, don Mario Baldeschi scrive al fratello don Giovanni Antonio, Confessore a Ischia, che la Ma-dre, per trovare aiuti dovrebbe rivolgersi al Marchese Negrete del Campo d'Alange, Ambasciatore di Carlo IV, re di Spagna in Lisbona: egli stesso avrebbe fatto pervenire la lettera di richiesta di aiuto, tramite la Segrete-ria di Stato.

Madre Maria Maddalena scrive la lettera con tutte le indicazioni neces-sarie e la manda a Roma, da dove, come le era stato promesso, viene inviata al Negrete. Nel giro di breve tempo, il Marchese fa avere a Madre Maria Maddalena mille scudi e una lettera in cui si compiace per il pro-getto di Fondazione di un Ordine di Adoratrici Perpetue del SS.mo Sacra-mento.

Mons. Menochio, informato del gesto generosissimo del Nobile Uomo, consiglia la Madre di tenere e di far fruttare la somma ricevuta, in modo che terminata " la tempesta" in cui si trova la Chiesa, possa procedere alla Fondazione. Intanto, "la nota religiosa può raccomandarsi sempre più a Dio, che se vuol effettuato il suo disegno, stabilisca una costante pace nella Chiesa, illumini chi deve, perché si possa con frutto dar mano alla grande opera a sola gloria di Dio".

Passata la festività dei Santi 1806, il Marchese Negrete, invia al Vesco-vo Mons. Pierleoni altri tremila scudi e insieme la promessa che avrebbe mandato quanto sarebbe servito per iniziare la nuova Fondazione nella città di Roma. La Madre, da parte sua, gli aveva già fatto sapere che era proprio lui, il Marchese, uno dei benefattori che Gesù le ha mostrato, du-rante la preghiera.

Non c'è altro da fare che pregare e attendere "l'ora" voluta da Dio.

Il 20 aprile 1807, Mons. Pierleoni compie la "visita canonica" nel monastero di Ischia. Un mese dopo, il 20 maggio 1807, il medesimo Ve-scovo con don Giovanni Baldeschi partono per Roma per prendere parte alla Canonizzazione di cinque Beati. Giunti a Roma, entrambi si recano in udienza da Pio VII e lo informano sugli ultimi sviluppi del progetto di Fondazione. Il Papa concede che Madre Maria Maddalena venga a iniziare la sua Opera a Roma, appena abbia trovato la sede dove stabilirsi. Non resta dunque che cercare una casa adatta.

Il 24 maggio 1807, Pio VII iscrive tra i santi, Giacinta Marescotti, An-gela Merici, Benedetto Moro, Francesco Caracciolo e la Beata Coletta. Dopo la Canonizzazione, Mons. Pierleoni parte subito per Ischia per oc-cuparsi con la Madre del viaggio necessario alla nuova Fondazione.

Nel medesimo tempo, Madre Maria Maddalena, per illuminazione di Dio intuisce quali tra le consorelle Francescane avrebbe condotto con sè a Roma per iniziare: Suor Marianna delle Sante Piaghe e Suor Maria Gesualda. Tuttavia, ella stessa fa presente al suo Confessore che le prime Adoratrici sarebbero giunte da Firenze.

 

FINALMENTE A ROMA

Il 31 maggio 1807, Madre Maria Maddalena parte per Roma. Saluta con commozione il Monastero, dove si è consacrata a Gesù e ha avuto da Lui la "seconda chiamata", quella a diventare Fondatrice. Conduce con sè due Consorelle e alcune giovani che pensano di dover seguirla nella me-desima vocazione.

è salutata dal pianto grande delle Francescane, che l'hanno avuta come Badessa illuminata e materna, da molta gente del paese che in lei ha po-tuto apprezzare la monaca santa, dal "filo diretto" con Dio.

L'accompagneranno nel viaggio, il fratello Giovanni Sordini e quattro nipoti...

Prima della partenza, alcuni tra la gente venuta a salutarla, le chiedo-no di intercedere da Dio il dono di un'abbondante pioggia per la loro campagna, arsa dalla siccità. Quando la carrozza, che porta la Madre, è appena fuori del paese, il cielo si copre di nubi e piove a volontà.

Nei paesi dove passa, c'è gente a salutarla. Molti, rivolti a lei, esclama-no: "Beata Te! Tu sei una santa!". Verso sera, giunge a Viterbo, dove è ricevuta con le altre nel Monastero dell'Assunzione di Maria.

L'indomani, Madre Maria Maddalena si reca a pregare sulle tombe di S. Rosa da Viterbo e di S. Giacinta Marescotti e a visitare la casa dove aveva abitato la Beata Lucia da Narni: sono momenti intensi di preghiera.

Va a far visita, insistentemente chiamata, a una madre di famiglia, una certa signora Crespina, e la guarisce, benedicendola con il Crocifisso del suo scapolare. Allo stesso modo, guarisce un uomo da un terribile mal di capo che lo aveva reso inabile al lavoro. Alla sera, visita il santuario della Madonna della Quercia. Dilaga in città la fama di santità della Madre. Il suo è un vero viaggio della carità.

Il 2 giugno 1807, si riparte per Roma. Durante una breve sosta a Monterosi, è acclamata come " la monaca santa" ed è ricevuta a pranzo a casa del Cardinale di York, Vescovo di Frascati, che vi si trova in villeggia-tura. Appena diffusasi la notizia, giunge alla dimora del Cardinale una folla di ammalati che chiedono le preghiere della Madre.

Si incontra pure con Mons. Francesco Saverio Castiglioni, Vescovo di Cingoli, il futuro Papa Pio VIII.

Finalmente Madre Maria Maddalena, con le Consorelle e le giovani che la seguono, giunge a Roma, dove viene ospitata nel Monastero delle Agostiniane di S. Lucia in Selci. La sua prima preoccupazione è quella di cercare una casa, per dare inizio alla Fondazione.

Intanto, rimane ospite di "S. Lucia", adattandosi alla vita delle Agostiniane.

Così, per più di un mese; impegnandosi molto per trovare il locale, con qualche incomprensione tra le Agostiniane e le loro ospiti.

Madre Maria Maddalena è spesso ricercata da Prelati e gente comune per la sua fama di santità.

Da parte di Papa Pio VII, le giungono parole di incoraggiamento ad andare avanti, nonostante le prime difficoltà che trova.

Finalmente, il suo Confessore don Baldeschi apprende che il Conven-to dei Santi Gioacchino e Anna alle "Quattro fontane", è stato lasciato dai Carmelitani spagnoli che intendono ritornare a Madrid, e si mobilita per acquistarlo per le future Adoratrici. Il contratto è presto fatto per tremila scudi, mille dei quali sono pagati dal marchese Negrete.

Davvero Gesù si è dimostrato "Uno con tanto di borsa", come non ha mai dubitato la Madre, fin dal "giorno del lume.

L'8 luglio 1807, Madre Maria Maddalena con la sua piccola comunità nascente prende possesso della casa. Con la lucidità e il coraggio di un vero leader, intraprende le ripara-zioni e gli adattamenti necessari. La chiesa, rovinata dalla prece-dente occupazione dei soldati francesi, è rapidamente restaura-ta. Mons. Menochio, in persona, la terza domenica di settembre, festa dell'Addolorata, si reca a be-nedirla, vi celebra la Santa Messa e lascia Gesù Sacramentato espo-sto sull'altare.

Davanti a Lui, Sacerdote e Ostia, Madre Maria Maddalena e sorelle si prostrano per la loro pri-ma Adorazione.

Sono nate le Adoratrici Perpe-tue del SS.mo Sacramento.

 

7 - LA NASCITA, NEL PIANTO

GESU EUCARISTIA Al CENTRO

In quei giorni d'inizio dell'Opera, con Madre Maria Maddalena, ci sono la sua Vicaria Suor Marianna e Suor Maria Clotilde, un gruppetto di aspi-ranti alla Vita Consacrata di Adoratrici, provenienti da Ischia e dintorni, la signora Margherita Castiglioni e una giovane di nome Bernardina, per dare aiuto e consiglio.

I locali del monastero appena aperto, sono privi di tutto. Madre Maria Maddalena, senza scoraggiarsi, dà subito inizio alla ristrutturazione e al-l'adattamento della casa. Sua prima preoccupazione - come già abbiamo narrato - è cominciare l'Adorazione di Gesù Eucaristia: per questo e non per altro è vissuta e ha lasciato il suo monastero di Ischia.

Poche di numero e impegnate in tanti lavori, non possono permettersi subito l'Adorazione continua, ma appena ottenuto dal Santo Padre Pio VII il permesso di esporre il SS. Sacramento sull'altare, la Madre e le prime sorelle iniziano l'Adorazione, nella chiesa a porte chiuse, dalle ore 16 alle 18 del pomeriggio.

Ideale della Madre è l'Adorazione Perpetua, con la partecipazione, "extra claustrum", di chiunque avesse voluto onorare Gesù nel Sacramento più grande del suo amore. Si affretta con vera passione per realizzare il suo sogno al più presto possibile.

Comincia col consegnare la Regola, scritta quando era ancora a Ischia, al Cardinale Della Somaglia, Vicario del Papa a Roma, e fa premure affin-ché ne prenda rapidamente visione e la approvi.

La Regola, prima viene revisionata da Mons. Bartolomeo Menochio, Sacrista e Confessore del Papa. Intanto, che il Cardinale conceda l'Adora-zione pubblica, almeno nelle domeniche e feste di precetto.

La terza domenica di settembre 1807, festa di Maria SS. Addolorata, la Chiesa del monastero accoglie i fedeli per la prima Adorazione a Gesù Sacramentato, aperta anche a loro. La Madre, intanto, avrebbe cercato modo e mezzi perché ciò fosse possibile, al più presto, tutti i giorni.

Le difficoltà sono enormi. La Madre prega per la Chiesa, per il Papa, affinché gli invasori francesi, ai quali ormai è soggetta gran parte dell'Ita-lia, non abbiano a impadronirsi di Roma, con grave danno per la fede e per il popolo cristiano.

Purtroppo, il 2 febbraio 1808, i francesi entrano in Roma, lasciando credere che siano solo di passaggio per portarsi alla conquista del regno di Napoli.

Lo sgomento in città è grande, ancor di più nella piccola comunità delle Adoratrici. La sera di quel giorno, all'improvviso giunge in monaste-ro il Cardinale Vicario Della Somaglia, il quale, fatta chiamare la Madre, le dice: "Stamattina, prima di andare in Cappella al Quirinale, non sono potuto uscire dalla mia camera, senza prima aver firmato il decreto di approvazione della vostra Regola. Ora, eccola approvata, fatela stampare e preparatevi tutte alla Vestizione dell'abito di Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento".

Grande è la gioia della Madre e della piccola comunità.

Proprio nel momento in cui i rivoluzionari venuti dalla Francia, soppri-mono tante Famiglie Religiose, in modo miracoloso ne nasce una nuova, che pone al centro di tutto Gesù Eucaristia, al quale unirsi nell'offerta al Padre nella Santa Messa, da adorare continuamente, esposto sull'altare, per chiedere santità e configurazione totale a Lui, la salvezza per la Chie-sa e per il mondo, in questa vita e nell'aldilà.

Stringendosi a Gesù Eucaristia, Madre Maria Maddalena e la sua Fa-miglia Religiosa avrebbero ottenuto una cascata di grazie per il Santo Padre e per la Chiesa, nell'ora del pericolo, la preservazione della Fede cattoli-ca, la riparazione per innumerevoli peccati e delitti, la conversione dei più lontani da Dio e dei nemici della Chiesa, il Paradiso per sé e per tanti fratelli.

Una missione meravigliosa, cui dedicare la vita intera. Vivere diventa Adorare Gesù Ostia.

Il Cardinal Vicario, a nome del Papa, ha dunque approvato la Regola. Madre Maria Maddalena ha realizzato la sua Opera a Roma, "caput Ecclesiae et caput mundi", d'intesa diretta e sotto la speciale guida del Papa, cosa mirabile, come stiamo per spiegare.

 

LA FEDE DI PIETRO

In quei giorni, del febbraio 1808, sono giunti a Roma - come nemici della Chiesa e del Credo cattolico - quei rivoluzionari, formati alla scuola degli illuministi francesi, che facevano della ragione dell'uomo l'unica regola per se stessi e per la società, ponendo l'uomo al posto di Dio, come abbiamo già narrato.

Tra i loro pessimi maestri c'era - ricordate? - quel Voltaire, che propo-nendo di schiacciare Cristo e la sua Chiesa, nel suo "Dictionnaire philosophique", alla voce "transustanziazione" aveva scritto orrende be-stemmie contro l'Eucaristia. I nemici di Dio, di qualsiasi colore e risma, fuori e dentro la comunità cristiana, sanno benissimo che per distruggere la Chiesa, la fede, il culto, bisogna cominciare a distruggere l'Eucaristia.

Ora, in questi momenti più aspri, tocca al Papa, per primo, porre al centro di tutto, l'Eucaristia, proprio come Pietro, che manifestò a Gesù la sua prima professione di fede, dopo che il divino Maestro a Cafarnao, moltiplicati i pani, promise un altro Pane, Se stesso, offerto in sacrificio per la vita del mondo. La fede di Pietro è già fede eucaristica: "Da chi andremo, Signore? Tu solo hai parole di vita eterna" (Gv. 6,59). Cioè: "Noi crediamo in Te, Gesù, anche ora che prometti - incredibile a dirsi, ma vero - di darci il tuo Corpo e il tuo Sangue come Sacrificio e come Cibo, e in esso, la tua Vita Divina, la Vita eterna, la risurrezione finale, tutto ciò che hai e che sei. Quindi stiamo con Te, Gesù, proprio mentre gli altri ti ab-bandonano - e ti tradiscono e ti cercano a morte - Ci sei solo Tu, Gesù, per noi!".

Sulle orme di Pietro, il Papa, lungo i secoli, conferma, deve conferma-re i fratelli nella fede eucaristica di Pietro, il quale per primo riconobbe davanti al Pane Eucaristico: "Questo è il Corpo di Gesù-Dio. Questo è Gesù--Dio". Di qui, l'onore, l'amore, la legislazione più adatta a promuovere il culto, la centralità unica e assoluta a Gesù Eucaristico.

Cosi Pio VII, nel momento più difficile del suo Pontificato, il giorno medesimo in cui entrano a Roma i rivoluzionari stile Voltaire, sorti da quell'illuminismo che odia l'Eucaristia, approva la Famiglia religiosa di Madre Maria Maddalena, che si impegna nell'Adorazione Perpetua di Gesù Eucaristico, Nucleo fondamentale del Cattolicesimo, Sintesi e Compen-dio della nostra Fede.

Sarebbero venuti presto giorni durissimi per Pio VII, ma l'Eucaristia l'avrebbe salvato, come è soltanto l'Eucaristia che salva la Chiesa e l'uma-nità.

Il marchese Negrete, saputo che l'Opera ormai sta mettendo radici, continua a essere il benefattore generoso di Madre Maria Maddalena e delle Sorelle. Per assicurarsi una rendita stabile, viene loro consigliato di investire il denaro in una tenuta agricola. Il 28 febbraio 1808, Mons. Guer-rieri, futuro Cardinale, acquista per l'Opera delle Adoratrici un vasto ter-reno alle Tre Fontane dai monaci Benedettini.

Nello stesso momento, il marchese Ercolani provvede alla spesa ne-cessaria perché la Madre possa iniziare nel monastero l'Adorazione quo-tidiana e pubblica al SS.mo Sacramento. è un'altra tappa, nel cammino segnato da Dio, con grande gioia della Fondatrice. Un numero sempre maggiore di fedeli vi partecipa, raccogliendosi a pregare per sé e per le loro famiglie, perché siano risparmiate altre sventure a Roma e alla Chiesa.

Quando momentaneamente il marchese Ercolani sospende gli aiuti a causa di alcune sue difficoltà, è un altro laico, il banchiere Cavalier Papiani che provvede: ... e l'adorazione continua. è ammirevole questo contributo generoso di christifideles laici per il culto e l'Adorazione Eucaristica, da cui grazie senza limiti giungono sui credenti e sull'umanità.

Nei giorni amari che si appressano, Gesù Eucaristico sarebbe stato luce, conforto, alimento, davvero Presenza e Pane di Vita.

 

L'OMBRA DELLA CROCE

è l'ombra lunga della croce che si adagia su Madre Maria Maddalena, la sua Famiglia nascente, su Roma e sul Papa stesso. Ma dalla croce, la luce e la vittoria: basta non temere e attendere. La nascita dell'Opera av-viene sì, tra le prime consolazioni, ma è fecondata dal pianto.

Le truppe francesi, insediatesi in Roma, compiono sempre più soprusi e vessazioni, esiliando i Prelati e i credenti più in vista, moltiplicando le difficoltà alla vita della Chiesa, proprio nella città che è la sua "capitale". Il Cardinale Della Somaglia, Vicario dell'Urbe, è mandato in esilio: al suo posto viene messo, come Pro-Vicario, il Cardinal Despuig, spagnolo.

Succede che una giovane postulante della Famiglia delle Adoratrici, giudicata inadatta da Madre Maria Maddalena, comincia a sparlare di lei e del Confessore, giungendo ad accusarli entrambi presso il Cardinale Pro-Vicario. Il quale decide di cacciar via il Confessore don Baldeschi dal monastero e di metterlo sotto inchiesta con la Madre e la Comunità delle Adoratrici.

Don Baldeschi protesta la sua innocenza: non è ascoltato. Madre Ma-ria Maddalena, per nulla intimorita, risponde al Card. Despuig: "Vostra Eminenza ci toglie il nostro Confessore, ma quella (intanto indica con la mano il quadro della Madonna, appeso in parlatorio) ce lo restituirà".

Iniziata l'inchiesta, non si trova nessun capo d'accusa serio, ma la que-stione sembra non finire più. Don Baldeschi è invitato a presentarsi al Santo Padre, al quale dà relazione esatta e sincera del suo operato. Pio VII, che ben lo conosce da tanto tempo, presta fede alle sue parole e, per mezzo di Mons. Pedicini, invita il Cardinal Pro-Vicario a lasciare in pace le Adoratrici e a restituir loro il buon Confessore.

Nel frattempo il Card. Despuig ha pure esaminato Madre Maria Maddalena e le Sorelle e si è reso conto che si tratta soltanto di calunnie, tutte infondate, anzi brilla in modo singolare l'equilibrio e la virtù della Madre. Mons. Pedicini, esegue gli ordini del Santo Padre e la pace sem-bra tornare in monastero.

Madre Maria Maddalena, per sottrarsi ad altre eventuali questioni da parte del Pro-Vicario, chiede che sia dato come Superiore della sua Co-munità, Mons. Bartolomeo Menochio, Sacrista e Confessore del Papa. Pio VII accetta volentieri la richiesta e un sant'uomo come Mons. Menochio (oggi riconosciuto "venerabile" dalla Chiesa) si prende a cuore il destino delle Adoratrici con la sua sapienza e santità.

Dal pianto si è passati alla consolazione, ma ora dilaga il pianto gran-de della Chiesa per il suo Supremo Pastore. Ormai - siamo nel 1809 - i francesi si sentono "padroni" a Roma, l'Urbe che da S. Pietro Apostolo, primo Papa, è sede e centro della Chiesa universale. Guai a chi tocca Roma e il suo Vescovo, Sommo Pontefice di tutta la Chiesa: "Chi mangia del Papa - scrisse Talleyrand, che pure perseguitò la Chiesa - ne muore ".

Anche se le truppe francesi da Castel S. Angelo, dove si sono insediate, puntano i cannoni verso il Quirinale, dimora del Papa, Pio VII non cede alle loro pretese, anzi dichiara che "a costo di farsi scorticare vivo, si sa-rebbe sempre opposto al sistema francese", che ha saputo essere espres-sione di odio alla Chiesa.

Come risposta, molti cardinali vengono espulsi da Roma e il Card. Pac-ca, Segretario di Stato, evita l'esilio soltanto per il forte intervento in suo favore da parte del Papa. Il 16 maggio 1809, Napoleone, da Schoenbrun, decide che lo Stato Pontificio sia annesso ai suoi domini. Il 10 giugno 1809, la bandiera francese è innalzata su Castel S. Angelo al posto di quella pontificia. Pio VII risponde facendo affiggere alle porte delle Basi-liche romane la bolla di scomunica ai colpevoli della violazione al Patri-monio della Chiesa.

Il momento è difficilissimo. Conoscendo le virtù di Madre Maria Maddalena dell'Incarnazione, Pio VII la convoca in Quirinale e si intrat-tiene in lungo colloquio con lei: "Che cosa pensa delle terribili vicende che stiamo vivendo? Che cosa ne sarà di me?". La Madre, per interiore illuminazione, gli risponde: "Padre Santo, alla Santità Vostra non manca il coraggio: i francesi La porteranno via come un agnello in mezzo ai lupi, i quali però non Le potranno nuocere, ma poi tornerà glorioso e in trionfo sul Suo trono!".

La profezia si avvera presto. Nella notte tra il 5 e il 6 luglio 1809, i francesi, con atto sacrilego, penetrano nel Palazzo del Quirinale, cattura-no il Papa e, a tappe, lo portano prigioniero in Francia.

Il giorno precedente, Madre Maria Maddalena aveva fatto avvertire se-gretamente Mons. Pedicini e il sig. Giuseppe Evangelisti, ufficiale presso i Sacri Palazzi, di stare assai in guardia, perché sarebbe avvenuto l'assal-to da parte dei francesi. Ma nulla è valso ad evitare la prigionia a Pio VII.

Davvero il pianto è grande nella Chiesa e nella Famiglia delle Adoratrici, cui il Papa, nei mesi precedenti ha dimostrato tutto il suo interessamento e aiuto. Ma Madre Maria Maddalena non teme neppure quest'ora tanto buia.

Sa di avere con sè Gesù Sacerdote e Ostia: che cosa c'è mai da temere?

 

IN GRAVE SOSPETTO

In quei giorni tanto amari, giunge a colloquio con Madre Maria Maddalena un certo fra Crispino da Perugia, Cappuccino, che come tanti altri religiosi, nella bufera napoleonica era stato sfrattato dal convento, chiuso e soppresso. Il fraticello le mostra una bella immagine della Ma-donna, che piace assai alla Madre, la quale gli chiede di donargliela. "Lo farò - dice Crispino - se potrò tornare al Convento e diventare Sacerdote".

"Non dubitate - gli risponde la Madre - diventerete Sacerdote come deside-rate e io avrò la vostra immagine di Maria".

"Che ne sarà del Papa?" - incalza il frate. "Napoleone lo tratterà molto male - ribatte sicura Madre Maria Maddalena - ma sarà presto costretto a rimandarlo libero alla sua Sede".

"E di Napoleone che avverrà? Morirà in battaglia o in qualche altro modo?" La risposta è di nuovo sicura: "Dio lo toglierà di mezzo, senza che alcuno possa gloriarsi di averlo ucciso".

"E io tornerò al mio convento?". Ma certamente, non dubitatene!. "Allora vi porterò quest'immagine di Maria".

Tutta lieta Madre Maria Maddalena esclama: "La Mamma è mia, la Mamma è mia!". Tutte le profezie si sarebbero avverate a puntino.

Per il momento però, c'è proprio nulla per cui esser lieti. In Roma, caduta sotto il dominio francese, si comincia a spogliare le chiese e a espellere frati e monache dai conventi. Ma le Adoratrici del monastero di S. Anna, sono ritenute soltanto delle buone persone riunite insieme per vivere ritirate senza alcuna approvazione ufficiale, per cui sono rispar-miate.

Tuttavia, già un mese dopo l'ingresso dei francesi a Roma, Madre Ma-ria Maddalena è stata iscritta nel libro delle persone da inquisire, alla prima occasione, tanto più che è già nota come "capace di interviste allo Spirito Santo", come "profetessa d'Ischia", "capace di predire avvenimenti faustissimi al Pontefice e alla Chiesa", cosa che dispiace agli occupanti. Anzi, è giudicata pericolosa perché ha consigliato al Papa di istituire in tutti i monasteri l'Adorazione Perpetua del SS. Sacramento, per la tutela della Chiesa.

Ed è così che Madre Maria Maddalena, il suo monastero e coloro che lo frequentano sono tenuti d'occhio, per il fatto così innocente e pacifico dell'Adorazione Eucaristica: chissà perché i nemici della Chiesa, ieri come oggi, hanno tanta paura, quasi il terrore, della piccola Ostia, alzata sugli altari?

Intanto la missione di Madre Maria Maddalena e della sua comunità continua ad andare avanti: silenzio, preghiera, adorazione sempre più prolungata a Gesù Eucaristia, in primo luogo per il Papa, prigioniero in Francia, e per la Chiesa, per l'Italia e per Roma, che ora viene privata di tanti religiosi. Da Roma, sono cacciati Cardinali, Prelati, Superiori Gene-rali degli Ordini Religiosi e le autorità amministrative. Religiosi e Sacerdoti che vivono a Roma, ma non sono romani di origine, vengono spediti nella loro patria. I conventi sono soppressi e chiusi.

Viene imposto il giuramento di fedeltà all'imperatore e chi non giura viene esiliato nel nord Italia o in Corsica: così stabilisce il decreto napoleonico del 17 aprile 1810. Stranamente, la comunità di Madre Ma-ria Maddalena, a un passo dal Quirinale, viene risparmiata.

Ma il 7 maggio 1811, il suo monastero viene perquisito.

 

PERQUISITA E PROSCRITTA

All'improvviso, compaiono due commissari "napoleonici", Milanesi e Pelucchi, che, penetrati con prepotenza, si buttano a ricercare dappertut-to presunte carte compromettenti, valide a testimoniare l'ostilità della Madre Maria Maddalena al governo francese instauratosi a Roma. Ciò era stato soffiato alla "polizia" da una famiglia avversa al monastero e "colla-borazionista" con i francesi.

Dopo lungo cercare, i commissari mettono le mani su un sacchetto di tela che contiene le Regole ritoccate dal Confessore, le lettere del mar-chese Negrete con le risposte a lui date, le lettere del re di Piemonte e Sardegna Carlo IV, poi un altro fascicolo di carte riguardanti lo spirito della Fondatrice e dell'Opera dell'Adorazione Perpetua a Gesù Sacramen-tato.

Al ritrovamento del "sacchetto" si era giunti, perché mentre ancora i commissari frugavano, una giovane aspirante alla Vita Religiosa era giun-ta davanti alla Fondatrice, con una chiave in mano e, alla presenza dei commissari, le aveva domandato: "Madre che cosa devo fare di questa chiave?". Ingenuità o malizia?

Ed è così che i poliziotti sono giunti alla "scoperta", di ciò che doveva rimanere segreto.

Cadute queste carte in mano agli occupanti, la Madre e il suo progetto di Fondazione, i suoi scritti riguardanti il destino di Pio VII e della Chiesa in quel tempo, le sue "profezie" sul trionfo del Papato, diventano oggetto di derisione e di scherno.

La Madre è minacciata di esilio a Parigi. Il fatto della perquisizione con le carte trovate finisce persino nei commenti dei pettegoli e dei cattivi nelle piazze e nelle bettole di Roma, fino al punto di essere soprannominata "Flaminia dell'Incarnazione", dal nome di una commediante dell'epoca. Anche il Confessore don Baldeschi è incarcerato, ma in capo a pochi giorni, viene liberato. Il momento è davvero tristissimo. Le "probande" - le giovani in prova per essere accettate nell'Istituto - dicono alla Fondatrice: "Ora anche noi saremo soppresse". Ella risponde: "La Fondazione sarà impedita dai francesi, ma non estinta. Passerà qualche tempo... ed essa germoglierà a Roma e fuori Roma".

Presto si applica alla Madre il provvedimento già messo in pratica con-tro i Religiosi non originari di Roma: quello di ritornare alle loro terre di origine. Così, qualche tempo dopo la perquisizione, si presenta di nuovo in monastero il commissario Milanesi e ordina a Madre Maria Maddalena di tornare subito a Porto S. Stefano, là dov'era nata.

L'Opera appena sorta sembra distrutta e il pianto delle Suore e dei buoni fedeli che già si raccoglievano in Adorazione davanti a Gesù Euca-ristia, è davvero grande e amarissimo. La Madre li rassicura: "Presto la nostra Opera tornerà a ripristinarsi, con maggiore nostra gioia, a gloria di Gesù Sacramentato".

La comunità si disperde. La Madre, via mare, raggiunge Porto S. Stefa-no. è l'esilio. Eppure Madre Maria Maddalena non teme: Gesù Eucaristia, l'Emmanuele, il Dio-con-noi, ancora una volta avrebbe vinto.

 

8 - DALL'ESILIO, NUOVA VITA

NELLA CASA PATERNA

A Roma le giovani "postulanti" già accolte, ritornano alle loro case, dopo che la Madre ha detto loro: "Operate secondo gli insegnamenti rice-vuti in monastero... Ma nessuna di voi diventerà Adoratrice". Una delle due Religiose venute da Ischia rimane a Roma, come Vicaria, in attesa. L'altra accompagna Madre Maria Maddalena nell'esilio.

A Porto S. Stefano, la Madre è accolta nella casa del fratello Giovanni Sordini. Ha ancora la gioia di rivedere il vecchio padre. Al porto, è venuta ad attenderla una grande moltitudine di popolo che la acclama: "Ecco la nostra santa!". A stento ella ha potuto passare e giungere a casa.

Luisa Sordini, la giovane figlia di Giovanni, quindi nipote della Madre, è entusiasta di conoscere l'illustre zia, della quale ha sentito parlare. Scri-verà: "Mentre essa saliva le scale, io le andai incontro non avendola mai veduta. Mi trovavo in compagnia di mia madre e di quattro altre mie sorel-le. La zia, appena vedutami, mi mise la mano sul capo, dicendo: "Questa sarà monaca mia!".

Papà Giovanni Sordini le risponde: "Non è possibile che Luisa si faccia monaca, perché è una testa sventata". Ma la zia, imperterrita, ribatte: "Sì, sì, sarà mia monaca, assisterà alla mia morte e diverrà Superiora". Luisa si mette a piangere: "Non voglio andare con le monache - afferma - per-ché ho sentito dire che sono teste fasciate!". Ma presto Luisa rimane affa-scinata dalla vita della zia "santa".

Madre Maria Maddalena è ospitata nella medesima camera della nipo-te. Ogni sera, Luisa, con i suoi occhi, può vedere che la zia non prende riposo nel letto, ma trascorre gran parte della notte in preghiera. Solo a tardissima notte, quando non è più lontana l'alba, prende un po' di ripo-so.

Il suo stile di vita è esemplare. Lungo il giorno, dopo aver partecipato alla Messa nella chiesa parrocchiale, si ferma a lungo a pregare e adorare davanti al Tabernacolo - Adoratrice anche nel mondo - e in casa, sta quasi sempre ritirata in camera. Trascorre le giornate in silenzio, in intenso raccoglimento, come se fosse in monastero. Subito si fa voler bene da tutti i familiari e da quelli che l'avvicinano. Ha un singolare ascendente per le sue virtù, limpida, amabile.

A contatto con lei, matura la vocazione di Luisa. Ed ecco che l'esilio comincia già a diventare fecondo. Proprio per questo, chi le vive accanto, nella casa paterna, prende a notare che il demonio la tormenta.

Lo vince con la forza della fede e della preghiera, con l'Adorazione a Gesù Eucaristico.

Ma, trascorso poco tempo in una certa serenità, Madre Maria Maddalena viene di nuovo sospettata di essere pericolosa per il governo in carica, trovandosi a vivere presso un porto di mare, dove ha la possibilità di av-vicinare troppa gente. Eppure non è una congiurata né organizza alcun complotto. Tuttavia, riceve l'ordine di partire per Firenze, immediatamen-te, sotto la sorveglianza del ministro di polizia. Risponde: "Si parta pure, se questa è la volontà di Dio".

Nella notte, accompagnata dal fratello, parte sotto scorta di un ufficia-le francese, il quale non fa altro che minacciarla e maltrattarla. Ella non si spaventa, convinta che Gesù Sacramentato l'avrebbe custodita e difesa da tutti i pericoli. Nulla di male accade a Madre Maria Maddalena e alla sua consorella Suor Maria Clotilde, ma la croce si fa ancora più pesante.

 

FIORI A FIRENZE

Giunta a Firenze, è costretta a presentarsi al commissario di polizia, come una proscritta: da lui apprende che è incolpata di "fomentare il malcontento e di eccitare sussurri contro il governo francese" - proprio lei che non ha mai avuto altro sogno che di adorare il suo Signore. Ma il commissario, dalle risposte date in sua difesa da Giovanni Sordini, è co-stretto a rendersi conto che si tratta di sospetti fasulli e quasi a sorridere per aver detto cose tanto "grosse", sul conto di una donna inerme e indifesa.

Si cerca alloggio in una locanda. In seguito, la Madre è di nuovo chia-mata in commissariato, dove il capo della polizia le assicura che sarebbe stata sorvegliata, che anzi, l'avrebbe fatta fucilare se non si fosse vestita subito in abiti secolari. "Anzi - conclude - fareste bene a maritarvi!. Da quel giorno ella viene spiata: spesso due persone vestite di nero indugia-no a lungo presso la sua abitazione.

Trascorsi quaranta giorni alla locanda, finalmente può essere accolta in una piccola casa, che il fratello Giovanni ha affittato per lei. Subito si sparge la voce: "è arrivata la santa, la santa!". Pur rimanendo nascosta e ritirata il più possibile, tutta la città di Firenze conosce il suo arrivo. "Le visite sono così frequenti di chi andava e veniva - scrive il Sordini - che la casa sembrava un santuario, tanto da cagionarmi a volte grandi timori".

Giungono anche persone distinte, come la Principessa Corsini, il Prin-cipe Ruspigliosi; Madre Maria Maddalena, tranquillizza il fratello: "Non mi mancherà nulla. Di nulla avrò da soffrire". Ha finalmente la gioia di poter confessarsi e di ricevere la Comunione, ma è ancora accusata pres-so la polizia, con grave pericolo. Ne esce libera, quasi per miracolo.

Dopo i primi tempi così burrascosi, può ritirarsi in una casa privata, per l'ospitalità offertale dalla famiglia Borghi: vi rimane per quasi tre anni, ricevendovi "molte attenzioni e riguardi".

Nella pace e nel silenzio, la Madre non solo prega intensamente, ma pensa all'organizzazione della sua Opera.

Scrive molte massime di perfezione, indirizzandosi soprattutto alle future novizie; le Regole saranno pubblicate con il titolo di "Istruzioni vir-tuose da osservarsi dalle novizie dell'Adorazione Perpetua di Gesù Sacra-mentato ", dieci capitoli, preceduti da una premessa che contiene lo spiri-to e lo stile della Sua Opera: "Se le osserverete - scrive la Madre - il fervore regnerà sempre nelle vostre operazioni, vi renderete nemiche del secolo, sarete mortificate nei sentimenti, soggette alla ragione, staccate dagli af-fetti terreni, tutte impiegate nella custodia e osservanza della S. Regola... Sarete vere Adoratrici di Gesù Sacramentato".

Ecco, l'esilio comincia a essere fecondo. C'è pure un Carmelitano che la dirige, il P Luigi Gonzaga, il quale ne sarà lui stesso edificato. Continua a mantenere contatti epistolari con Mons. Menochio e con Don Baldeschi, con il Marchese Ercolani, rimasti a Roma. Ed è così che costui, incredibil-mente viene sospettato dai francesi di costituire una società di congiurati, sotto il nome di "Veglia del SS. Sacramento".

Il 2 maggio 1812, a Porto S. Stefano, muore il papà Lorenzo Sordini, senza che Madre Maria Maddalena riesca più a vederlo. Per qualche tem-po ritorna a Porto S. Stefano, ma non vi rimane a lungo, perché lì non trova un Confessore. A Firenze, ormai è conosciuta da molti: famiglie umili e nobili, illustri Prelati; intuisce che lì Dio prepara le "figlie" per la sua Opera. L'esilio - anche se è un deserto - per la grazia di Dio - comincia a fiorire.

 

PRIME VOCAZIONI

L'eterno fascino di Gesù - presente in Madre Maria Maddalena - attira attorno a lei, o meglio, attorno a Lui Sacramentato, le prime giovani che diventeranno Adoratrici. A Firenze, cerca di radunare alcune ragazze per il suo Istituto: all'inizio, si ha paura di mandargliele, perché ella è arrivata in città accompagnata dalla polizia. Ma presto il Cardinal Franzoni, pure lui esiliato a Firenze, assicura le famiglie riguardo alla santità della Ma-dre e così le sono affidate delle giovani da educare per Gesù.

Una di costoro, la futura Suor Maria Raffaella della SS. Trinità, raccon-terà in seguito: "Conobbi Madre Maria Maddalena dell'Incarnazione nel 1813 a Firenze, dove ella si trovava esiliata per ordine di Napoleone Bonaparte. Avendo io intenzione di farmi monaca e conoscendo che ella amava raccogliere delle giovani per la Fondazione del suo Istituto della Perpetua Adorazione del SS. Sacramento, io ci fui condotta; allora conta-vo l'età di circa vent'anni. Ella mi accolse e così seguitai a frequentarla di tanto in tanto, in Firenze medesima, finchè poi, aggiustatesi le cose, ven-ni insieme a lei e altre giovani a Roma".

è un incontro decisivo per la vita di molte ragazze. Continua a narrare Suor Maria Raffaella, illustrandoci che cosa avvenne di meraviglioso in quei mesi amari: " I discorsi tra me e la Madre riguardavano la Fondazio-ne dell'Istituto. Ella ardeva dal desiderio di vederlo subito fondato, dicen-do alle volte: " Signore, fate presto". Qualche volta, mi parlava delle cose di Napoleone, di qualche guerra perduta e di altro che faceva, ma ciò di passaggio e solo perché cadeva a proposito nel discorso relativo alla Fon-dazione dell'Istituto".

Già, per la Madre, Napoleone - che ha messo a ferro e fuoco l'Europa e s'illudeva di costruire un nuovo ordine al mondo - è soltanto un'ombra che passa, mentre la realtà che rimane in eterno è Gesù Sacerdote e Ostia e l'Adorazione a Lui: non le rimane che una sicurezza invincibile... e il futuro da costruire con Lui.

Continua Suor Maria Raffaella, nel suo racconto: "Sempre chi andava, la trovava in casa, o in chiesa... Le furono affidate delle giovani, tra le quali anch'io. La Madre era visitata in Firenze dalla principessa Corsini e da altre signore di egual rango".

Storia simile a quella di Suor Maria Raffaella, la narra Suor Maria Tere-sa del Sacro Cuore: "Conosciuta Madre Maria Maddalena nel 1814, tre o quattro volte andai a visitarla a Firenze... per consiglio del mio Direttore Spirituale... Avendogli io esposto il mio desiderio di farmi monaca, egli mi disse di recarmi da lei, la quale mi avrebbe condotta con sé a Roma... Sono stata accolta amorevolissimamente... e mi disse che mi avrebbe ac-cettata, dicendomi di prepararmi presto al viaggio, perché aveva rice-vuto notizia da Mons. Menochio, che presto l'avrebbe mandata a prende-re".

Dunque, emana una grande irradiazione. è solita andare ogni giorno a pregare nelle chiese della città, come in quella del Monastero di S. Maria Maddalena de' Pazzi, o S. Maria in Campo.

In una chiesa, conosce due religiose ex-domenicane. Dio le fa cono-scere che una di loro sarebbe entrata nel suo Istituto. Madre Maria Maddalena fa amicizia con lei - che sarà Suor Maria Serafina - e per mez-zo suo conosce altre giovani che diventeranno Adoratrici.

Ormai l'astro di Napoleone volge al tramonto. La campagna di Russia ha distrutto la sua armata (1812). La sconfitta di Lipsia (1813) lo costrin-ge ad abdicare al trono (1814).

è tempo per la Madre di ritornare a Roma.

Nel febbraio 1814, Gioacchino Murat, rientrato a Napoli e vedendo che Napoleone volge alla fine, emana un decreto che autorizza esiliati e deportati a ritornare alle loro case.

Proprio dall'esilio, anche per Madre Maria Maddalena, rifiorisce la vita, per lei e per il suo Istituto: d'ora in poi sarà libera con le sue "figlie", di adorare Gesù Eucaristia.

 

RIENTRO A ROMA

All'inizio del 1814, a Roma Mons. Menochio manda a Firenze il Con-fessore Don Baldeschi a richiamare la Madre. A Firenze, egli esamina le giovani intenzionate a diventare Adoratrici e le trova adatte a compiere la loro consacrazione a Dio.

Il 12 marzo 1814, la Madre parte con una decina di giovani per l'Urbe: ecco ora il suo monastero riprenderà vita. Lungo il viaggio, a Ronciglione, una giovane, Angela Manetti, si presenta alla Madre chiedendo di farsi Adoratrice... ed è accettata. A Montefiascone, ci si ferma e il Confessore celebra la Santa Messa per la "comitiva", in una povera stalla ripulita e adattata.

Il 19 marzo 1814, festa di S. Giuseppe, Madre Maria Maddalena giun-ge a Roma e rientra nel suo monastero: vi ritrova Suor Marianna delle Sante Piaghe e Bernardina, che a lungo l'avevano attesa in quegli anni di esilio. La povertà del nuovo inizio è assoluta. Quando scende la notte e in casa non c'è lume né olio, una delle ragazze ha un piccolo cero: lo divido-no, un pezzo per una, e con quello acceso, si ritirano ognuna, nella pro-pria cella.

La Madre e le "sorelle", cantano, nei loro cuori, l'inno del ringrazia-mento. Nel cuore, però esse hanno ancora paura, perché in Roma circola-no ancora tanti nemici della fede, compresi quei preti, detti "giurati", che per debolezza o per interesse, avevano promesso fedeltà a Napoleone. Per questo, quella sera, le giovani giunte con la Madre, si dirigono, quasi furtivamente al monastero, due a due, per non dare nell'occhio. Decidono altresì, di vivere più nascoste possibile.

Nei giorni che seguono, la Madre ordina di iniziare le riparazioni ne-cessarie al monastero, alla chiesa e agli arredi sacri, e insegna a recitare l'Ufficio Divino, a cantare le litanie e l'inno per l'Adorazione Eucaristica. Tutte lavorano per aprire al più presto la chiesa al culto pubblico a Gesù Eucaristico.

è nell'aria ormai che il Papa Pio VII sarebbe presto tornato dalla sua prigionia. Eppure la piccola comunità sperimenta ancora la persecuzio-ne. Il Delegato Apostolico Mons. Atanasi, che era stato tra i "giurati" di Napoleone, manda uno dei suoi preti a esaminare le giovani "postulanti". Poi, fatto chiamare il Confessore, lo rimprovera aspramente di aver con-dotto quelle giovani in monastero, giungendo al punto di sospenderlo "a divinis". Ma presto capisce il male commesso e riabilita il Confessore, che non aveva alcuna colpa. Nei giorni che seguono, altri giurati danno qualche fastidio alla Madre e alla sua Opera che umilmente rinasce.

In primavera 1814, pare essere giunta davvero "l'ora di Dio".

Il 24 maggio 1814, passando tra popolazioni in festa, Papa Pio VII arriva a Roma, accolto trionfalmente, dopo cinque anni di deportazione. Il Papa presiede di persona la processione del Corpus Domini, mandando, alla fine, alla Madre, il cero che egli stesso teneva in mano.

In quell'anno, lo stesso Pio VII si reca a piedi nel monastero: riceve la Madre Maria Maddalena e le Sorelle in sacre-stia, poi si intrat-tiene a lungo da solo con Madre Maria Maddalena e la incoraggia a proseguire nella sua Opera per l'Adorazione a Gesù Eucaristico, da cui grazie sen-za fine sarebbero giunte alla Chie-sa e al mondo.

Ancora una volta è la fede eu-caristica di Pie-tro a confermarla nella Fondazione. Più nessuno la fermerà.

 

9 - LA MADRE ALL'OPERA

"SANTA ADORAZIONE"

Proprio in quel periodo, tanto per cominciare bene, Madre Maria Maddalena è ammalata. "Dal giorno che sono venuta a Roma - scrive al fratello il 25 aprile 1814 - sono stata sempre male e credevo di mai più scrivervi... Mi gonfiai tutta... Mi sento molto male e vedo che le medicine mi fanno poco... Sia benedetto Dio. Non vi pigliate pena, che io sono conten-ta ".

è la "perfetta letizia" dei santi. Ciò non le impedisce di andare avanti, anche se dal suo "male" non guarirà più, in questi ultimi dieci anni della sua esistenza.

Sfidando malattia e difficoltà, ella apre il noviziato, nominando Suor Maria Clotilde, Maestra delle Novizie. Esse, sotto la sua guida, iniziano ad apprendere lo spirito e lo stile di vita dell'Istituto, soprattutto ad adorare Gesù nel SS. Sacramento: "Conta più la contemplazione e l'orazione men-tale che quella vocale".

Fin dal suo rientro a Roma, chiede a Mons. Menochio di aprire la chie-sa alla pubblica Adorazione, ma non essendole consentito per motivo di prudenza, con le sue "sorelle", a chiesa chiusa, fa iniziare l'Adorazione a Gesù Eucaristia esposto solennemente sull'altare, alla domenica e al gio-vedì, invitandole a desiderare e a ottenere al più presto l'Adorazione quo-tidiana.

Il 13 luglio 1814, Mons. Menochio fa aprire la chiesa e autorizza l'Ado-razione quotidiana: la Madre prova una gioia grandissima, cosicché tutte la vedono, quasi ringiovanita, riprendersi anche in salute. Quel giorno un popolo numeroso invade la chiesa del monastero. Ella sa di essere nata e di dover vivere per adorare, perché se lì, nell'Ostia Consacrata c'è Gesù, vivo e vero, il Figlio di Dio offerto al Padre e donato agli uomini, se Lui è tutto, tu dove vuoi andare?

"Fu dato principio - scriverà Suor Raffaella - al turno della S. Adorazio-ne tanto di giorno che di notte; di giorno, si faceva da ognuna la sua ora di Adorazione... di notte, si faceva due - tre ore per ciascuna; e poi ogni Adoratrice andava a chiamare la "sorella" che stava dormendo e doveva succederle".

Il medesimo 13 luglio 1814, con il consenso di Pio VII, la Madre inau-gura il canto monastico dell'Ufficio Divino, con gioia della comunità e dei fedeli che vi partecipano. Il Papa concede che nei giorni in cui è consen-tito dal calendario liturgico sia cantato l'Ufficio Votivo del SS.mo Sacra-mento e che negli altri giorni, se ne faccia sempre la commemorazione. Il venerdì, le monache potranno recitare l'Ufficio dei Sette Dolori di Maria.

Prima che il 1814 si concluda, la Madre fa pubblicare a Roma, presso l'editore Bourlié, due testi da lei compilati, `Il libro dei ritiri in cella" e il "Direttorio per l'Adorazione Perpetua a Gesù Sacramentato": gli "atti" di preghiera ivi contenuti sono stati dettati da Madre Maria Maddalena e si leggono ad alta voce nell'Adorazione al SS. Sacramento: è una guida, per aiutare monache e fedeli a pregare davanti a Gesù Eucaristia, per alimen-tare fede e preghiera.

Quello stile di vita - con Gesù al centro, con Gesù che è davvero Tutto - affascina: giungono così numerose giovani a chiedere di entrare a far parte dell'Istituto delle Adoratrici. C'è sempre grande stupore quando un'ani-ma si apre a Dio e si innamora del Figlio suo, ma non è Lui il più bello e il più grande dei figli dell'uomo?

L'aveva assicurato: "Quando sarò innalzato, attirerò tutti a me" (Gv. 12,32). La sua promessa si compie nei secoli, immancabilmente, se Lui - che spesso è il divino Sconosciuto - viene fatto conoscere.

 

IN POVERTA' E LETIZIA

Presto il monastero appare piccolo e c'è bisogno di altro spazio. Ma-dre Maria Maddalena, per nulla intimidita dalle difficoltà, si rivolge al Card. Scotti, per ottenere un locale più grande: "Le dico solo che necessiterebbe che fosse ampio, con chiesa piuttosto grande, e in buona situazione" (8 settembre 1814). Nella povertà in cui vive con le sue Suore, è una richie-sta quasi folle, ma i santi non hanno paura.

Il Card. Scotti se ne interessa, ma l'Istituto avrà una casa più grande soltanto dopo 25 anni, quando la Madre sarà già in Paradiso, ma non si sarà dimenticata della sua Fondazione. Intanto si vive in vera povertà: mancano i mezzi per vivere e per pagare le diverse spese indispensabili alla comunità, ma Dio illumina e provvede giorno per giorno, servendosi di persone preparate e capaci di aprire strade nuove.

Non mancano prove e difficoltà di ogni genere che cercano di ostaco-lare il sorgere dell'Istituto dedito all'Adorazione Eucaristica. "Distruggere l'Eucarestia, eliminare la S. Messa, far sparire l'Adorazio-ne Eucaristica - spiega S. Alfonso de' Liquori - è l'opera massima dell'anti-cristo, che così facendo, opera l'abominio della desolazione nella Chiesa e nel mondo".

è la "congiura" che, iniziata fin dagli albori della vita pubblica di Gesù in questo mondo, continua, oggi più accanita che mai.

Ma Madre Maria Maddalena, pur soffrendo molto, è convinta che Gesù Eucaristia è "il Forte per eccellenza" e che tocca a Lui la vittoria sull'Av-versario. Per diversi mesi, fino alla primavera del 1815, ella soffre molte prove spirituali: finalmente, al suono delle campane del Sabato Santo 1815, si trova perfettamente libera e può adempiere tutti gli atti della comunità. Il 18 maggio 1815, può scrivere al fratello Giovanni: "Io sto meglio assai, state quieto, che Mons. Menochio mi fece una Benedizione e mi pare di essere ritornata da morte a vita".

La povertà non manca, le tribolazioni neppure, ma ella sa - lo pensa continuamente - che c'è pure Lui, Gesù, il Presente, il Vivente: a Lui ricor-re e Lui provvede, così che il suo cuore si apre alla serenità e diffonde attorno a sé luce e pace: la letizia dei santi, che viene soltanto da Lui.

è Gesù che le manda altri benefattori a sostenere l'Opera. è Gesù che le spiana il cammino, un giorno dopo l'altro, portando a compimento il progetto che le ha fatto intravedere, nel lontano, ma a lei sempre presen-te, "giorno del lume".

Nel giugno 1815, sparisce per sempre, sconfitto a Waterloo, l'astro di Napoleone. Ritorna un clima più quieto, dovunque, sotto il governo più mite degli antichi sovrani cattolici.

 

AMICI MANDATI DA LUI

In quei giorni, a Roma è presente il Re di Spagna Carlo IV, con la Regi-na Luisa sua consorte. Hanno lasciato la Spagna a causa dell'invasione delle truppe napoleoniche e nell'Urbe sono assai benefici verso la Chiesa e i poveri. Madre Maria Maddalena pensa di ricorrere all'aiuto della Regi-na, ma ne è dissuasa dal Confessore: "Ricorra al Signore - le dice - se lo vorrà Lui, le toccherà il cuore".

Qualche tempo dopo, si presenta in monastero una signora spagnola, Donna Catarina Pariente e dà alla Madre una buona offerta, chiedendole di fare una novena di preghiere, secondo l'intenzione di una "pia perso-na". Tornata un'altra volta, la Madre la fa entrare in monastero: Donna Catarina comprende le sue necessità e le svela che era stata la Regina di Spagna a mandarle il denaro. Essa stessa era entrata in chiesa, la prima volta, attirata proprio dall'Adorazione al Santissimo Sacramento che vi si teneva e le era parso di essere in Paradiso. Aveva raccontato tutto alla Regina, la quale l'aveva inviata al monastero a chiedere preghiere e a portare aiuto.

Madre Maria Maddalena comprende al volo che davvero Gesù l'aveva esaudita, che proprio Gesù le aveva mandato il soccorso della Regina di Spagna: tutti i mesi la Regina le manda cento ducati e spesso altre offerte, purché il monastero possa provvedere a tutte le sue necessità. Persino le manda i suoi abiti più belli, per farne paramenti sacri e arredi per la chiesa. Rimane però ancora un'angustia alla Madre: come colmare il debito di novemila scudi ai Monaci Cistercensi per il saldo della tenuta. Intanto la rallegra una grande gioia: il 6 gennaio 1816, la nipote Luisa Sordini, fi-glia del fratello Giovanni, entra nella Vita Religiosa come "Adoratrice": la profezia si sta avverando.

Per le sue necessità, la Madre si rivolge al Card. Macchi a Lisbona, pregandolo di aiutarla... Il Cardinale, quando proprio non sa a chi rivol-gersi, trova una piissima signora, la Marchesa Das Minas, la quale, assenziente Papa Pio VII, fa giungere al Monastero delle Adoratrici a Roma la somma necessaria per pagare la "tenuta" alle Tre Fontane e ancora per comprare un altro vasto terreno che avrebbe reso più sicura l'esistenza.

Si è avverata un'altra profezia della Madre: "Gesù Sacramentato man-derà due benefattori con i quali risolverà le nostre difficoltà ". E così è stato, grazie alla sua fede e alla sua preghiera, quasi a realizzare persino mate-rialmente la promessa di Gesù: "Chi mangia di me, vivrà di me" (Gv. 6,58). Il Signore non può mancare.

Ma il più grande benefattore del monastero è il Papa VII, che da quan-do ha conosciuto Madre Maria Maddalena non ha mai smesso di occupar-si della sua Opera, dimostrando in ogni occasione, anche nell'ora della sua deportazione e prigionia, che "a lui sta a cuore la propagazione di questo sublime Istituto".

In monastero la vita di preghiera si fa sicura e regolare. Aumentano le giovani che entrano tra le Adoratrici. I turni di Adorazione davanti a Gesù Eucaristia si fanno ormai quasi continuati. è l'ideale della Madre che si realizza. La vita della Madre, si fa sempre più raccolta: vive assorta in Dio, nell'Adorazione a Gesù presente nel SS. Sacramento, che ormai è tutta la sua vita.

Scende in parlatorio, solo per estrema necessità, per riguardo alle per-sone verso le quali è in debito di gratitudine. Spesso quando parla, le sfuggono delle vere "profezie". A Carlo Pedicini, gentiluomo di quarant'an-ni, profetizza che presto sarebbe diventato Sacerdote, Vescovo e Cardina-le. Lo stesso annuncia al Marchese Ercolani... Tutto si avvera e la stima verso la Madre aumenta, nel popolo di Roma.

 

PIO VII APPROVA

Nonostante tanto impegno, l'Istituto non è ancora approvato defi-nitivamente. La Madre prega più intensamente e si muove con decisione per giungere alla meta: la sua "creatura", dovrà realizzarsi pienamente nel posto voluto da Dio.

Prima di tutto, ammaestra e forma le sue "figlie": all'osservanza delle Regole, alla vita interiore e al raccoglimento, all'intimità con Gesù, al di-stacco da tutto, alla carità perfetta verso Dio e verso il prossimo: "Figlie mie - raccomanda - Dio è geloso, vuole essere solo". "Ognuna dica a se stessa: «Io e Dio» e si consideri sola con Lui nella Vita Religiosa. Quel che conta è questo rapporto: «lo e Dio». Cercate sempre l'ultimo posto".

La Vita Religiosa che si vive in monastero è autentica: pertanto aumen-tano le vocazioni. Sempre più numerosi sono i fedeli che vengono ad ado-rare il SS. Sacramento, in modo che la chiesa è così piena che non si può entrare. Madre Maria Maddalena prova una grande gioia.

Il 2 agosto 1816 scrive a Pio VII perché nomini una commissione che esamini la Regola al fine di essere approvata dal Papa stesso. Intanto si sarebbe preparata la "divisa", il santo abito che le Adoratrici avrebbero rivestito.

Alla fine del 1816 (o all'inizio del 1817) il Papa viene a far visita al monastero e riceve l'omaggio della Madre e di tutte le sorelle.

In quell'occasione, gli viene presentata una giovane vestita con il nuo-vo abito: Suor Maria Geltrude del Verbo Incarnato. Il Papa osserva, sorri-de, e dice che è assai bello e che piace anche a lui.

In quei mesi, il Papa fa esaminare la Regola e l'esame, da parte di Cardinali e Prelati incaricati, sembra non finire più, nonostante le pre-ghiere della Madre.

Nell'agosto 1817, la Madre rompe ogni indugio, chiedendo a Pio VII l'autorizzazione a vestire l'abito approvato. La risposta positiva viene il 2 settembre 1817, da parte del Card. Mattei: "Sembra che possa annuirsi all'istanza della vestizione per la terza domenica di settembre, riservan-dosi in seguito l'approvazione delle Regole".

Così il 18 settembre 1817, dalle mani di Mons. Menochio, ricevono il santo abito - la tonaca bianca con lo scapolare rosso - le prime Adoratrici: Madre Maria Maddalena dell'Incarnazione, Fondatrice e Superiora, Suor Marianna delle Piaghe di Gesù, Vicaria, Suor Maria Giuseppa dei Sacri Cuori e Suor Maria Serafina di Gesù Sacramentato... Il 4 ottobre 1817, ancora da Mons. Menochio ricevono l'abito le prime dieci postulanti, cin-que delle quali sono le giovani che hanno seguito la Madre da Firenze e una è Suor Maria Cherubina della Passione, nipote della Fondatrice.

è grande festa nella chiesa, aperta ai fedeli, e in monastero. Davvero ora la vita claustrale si può vivere in pienezza.

Il Confessore Mons. Baldeschi così riassume, con il linguaggio del tem-po, questa vita, nelle linee fondamentali: "L'assolamento con Dio, nella ricerca di un'unione sempre più perfetta con Lui, amato prima di tutto e sopra ogni cosa; l'implorazione e l'incessante intercessione per l'umanità; lo zelo nel promuovere il culto di Gesù Eucaristico nei fedeli, nel modo più ampio, affinché tutti lo conoscano, lo amino, lo adorino e in Lui e con Lui vivano e muoiano".

Il 10 marzo 1818, viene data l'approvazione definitiva dell'Istituto del-l'Adorazione Perpetua e il 13 dello stesso mese si ottiene la sanzione Pontificia. Ora non manca più nulla davvero.

Il 12 maggio 1818, Madre Maria Maddalena con le tre sorelle che hanno vestito l'abito con lei, offrono a Dio la loro Professione dei santi Voti. Altrettanto fanno le altre dieci novizie l'11 ottobre 1818. Primo gesto del-la Fondatrice è quello di distribuire i turni dell'Adorazione Eucaristica, perché per loro la vita è adorare Gesù nel SS. Sacramento - e il Padre in Lui e per mezzo di Lui - e condurre il mondo intero a Lui.

Non c'è opera più grande che questa, al mondo e nell'eternità.

 

10 - AI PIEDI DEL SANTO ALTARE

"RACCOGLIERSI IN LUI"

Lieto che Gesù Eucaristia sia adorato notte e giorno, Papa Pio VII, nel Breve del 22 luglio 1818, riguardo a Madre Maria Maddalena e alle Adoratrici, ha scritto:

"Questa nuova Religiosa Famiglia, sotto la protezione di Maria Vergine Addolorata, e per l'opera, studio, diligenza, consiglio e religioso zelo del-la Madre Maria Maddalena dell'Incarnazione, già cresciuta fino a un nu-mero sufficiente, e per le straordinarie e copiose elargizioni della pietà dei fedeli, più che abbastanza provveduta delle rendite necessarie a so-stentamento della vita, con il favore della divina clemenza si avanza in guisa nella via della perfezione che, come una vigna eletta del Signore, sembra di giorno in giorno sempre più sovrabbondare dei frutti di opere buone, con grande edificazione dei fedeli, che concorrono nella di lei chie-sa, ove ogni giorno si espone il SS. Sacramento dell'Eucaristia a pubblica venerazione".

Dallo scritto si sente che il Papa non solo approva, ma esulta - lui che ha tanto sofferto - per quanto Madre Maria Maddalena ha compiuto a Roma, per il culto e il trionfo di Gesù Eucaristico, dal Quale soltanto ogni bene viene alla Chiesa e al mondo.

Sulla medesima linea, le Costituzioni approvate definitivamente nel 1818, suddivise in 33 capitoli, nella prefazione esprimono chiaro il fine dell'Istituto: "Chi pertanto sarà di voi, che non vorrà emulare con tutte le salde e vere virtù i santi Angeli, nel servire e lodare Gesù Cristo, e con un fervorosissimo e costante amore, i Serafini nell'amarlo e adorarlo? Tali vi vuole il fine di questo santo Istituto, per cui tutte dovete essere, grazie al divino aiuto, a piè del Sagro altare, in tutto il tempo della vostra vita, per Adorare di continuo il Corpo del Signore sotto le Specie Sacramentali".

Dunque, chi è Madre Maria Maddalena e chi sono le "Adoratrici" da lei fondate? è semplice la risposta: "Angeli, Serafini che vivono la vita ai piedi del sacro Altare". A fare che cosa? Continua la prefazione: "Per adorare di continuo il Corpo del Signore, sotto le Specie Sacramentali, sotto le quali, mentre Egli si nasconde ai vostri occhi, manifesta a voi e al mondo tutta la sua infinita ardentissima carità con cui vi ha amate, dandovi tutto Se stes-so nel venerabilissimo Sacramento dell'Eucaristia, dono sopra tutti gli altri doni, che nella sua grandezza ed eccellenza, non lascia di farvi pro-vare le finezze amorevolissime e le dolcezze di un Dio, che per essere onnipotente, non poté dare di più; per essere sapientissimo, non seppe dare di più; per essere ricchissimo non ebbe a dare di più".

Madre Maria Maddalena ha davanti a sé e, la mostra alle sorelle Adoratrici la Realtà più grande che Dio ci abbia dato e che la Chiesa ha illustrato con il suo infallibile magistero e la sapienza dei suoi teologi più insigni, primo tra tutti San Tommaso d'Aquino: `L'Eucaristia, che essen-do Presenza reale di Gesù, Figlio di Dio e suo Sacrificio continuamente ripresentato sull'altare in Adorazione al Padre, in espiazione dei peccati e per la salvezza del mondo, è il Tesoro più sublime, il fonte e il culmine della vita della Chiesa, il Tutto in assoluto, perché Dio stesso".

"Per questo la Fondatrice e le sue sorelle - scrive ancora la prefazione, illustrando di fatto la loro esistenza - devono considerare la bella sorte loro concessa di starsi alla Divina Presenza; perciò, procureranno di con-centrarsi in Lui, che è il fonte di ogni bene; e lasciando da parte ogni pen-siero terreno, lo adoreranno di continuo e con gioia dell'anima loro... Si ricordino che il loro amabilis-simo Sposo richiede da tutte un cuore puro, retto e gene-roso, in corrispondenza di averle prescelte".

Alla luce di Gesù Eucari-stia, la vita diventa sacrificio con Lui che si sacrifica, ripa-razione per la moltitudine dei peccati del mondo con Lui che ripara, amore continuo a Lui che nel seno del Padre e nel seno della sua Madre purissi-ma, per le vie del mondo du-rante la sua vita terrena, sulla Croce e in modo sommo nel-l'Eucaristia, si è rivelato come l'Amore infinito ed eterno.

 

L'OFFERTA PIù ALTA

La vita di Madre Maria Maddalena acquista così la socialità più alta: con l'offerta della sua vita, resa tutta Adorazione e sacrificio, ella con le sue sorelle "supplicheranno l'immensa bontà e misericordia di Dio per i vantaggi e dilatazione della Santa Chiesa Cattolica, per il suo Capo visibi-le il Romano Pontefice, per l'estirpazione delle eresie, per la conversione dei peccatori e di tutti quelli che vivono nelle tenebre dell'ignoranza e degli errori, affinché tutti uniti in uno stesso spirito di fede e di comunio-ne cattolica, ed accesi dal santo amore, spingano ancor essi il loro cuore a adorare, lodare, amare e ringraziare ogni istante Gesù nel Santissimo e divinissimo Sacramento".

Non è forse questo il modo, lo stile più alto per spendere e consumare al prezzo più grande e incomparabile, la vita che ci è data? L'Eucaristia, Presenza reale e Sacrificio di Cristo, è il compendio di tutto il Credo Cattolico, il Centro cui converge la Chiesa e deve convergere tutta la storia, tutta l'umanità, l'intero universo. Ne scaturisce che unirsi a Cri-sto Eucaristico che rende continuamente presente il suo Sacrificio è col-laborare con Lui al massimo, affinché sia vinto ogni peccato, ogni errore- eresia, e sia stabilito il suo Regno nei singoli e nella società, Regno eucaristico e sociale, che ha il suo compimento nell'eternità con Dio. Non c'è altro da fare al mondo che questo, per ogni credente, tanto più per chi, per una singolare chiamata, consacra a Dio la sua vita. Ecco, perché le medesime Costituzioni del 1818, prescrivono che le Adoratrici cominci-no la loro giornata con la Via Crucis, memoria del Sacrificio di Gesù, che poi viene reso presente nel Sacrificio della Messa, cui subito dopo parte-cipano... Ogni giornata è illuminata dalla meditazione quotidiana che ap-profondisce il medesimo Mistero di Verità e di amore, è santificata dall'Uf-ficio Divino e dall'Adorazione, che prolunga la preghiera della Santa Mes-sa.

A questo punto - del nostro tempo, che tutto sembra voler fare, meno che pensare a Dio, inginocchiarsi e pregare - si pone una domanda: "Ma perché adorare l'Eucaristia, il SS. Sacramento dell'Altare? Non è forse più utile buttarsi a servire i poveri, impegnarsi nella società, per qualcosa di concreto?". Anche le claustrali - che vivono soltanto di Dio e per Lui solo - sono state tentate dai nuovi sedicenti maestri di una falsa spirituali-tà tutta incentrata sull'uomo quasi come se Dio non ci fosse, a uscire dai loro chiostri per buttarsi nel mondo, non fosse altro che per fare catechesi... Dunque...

 

...PERCHE' ADORARE L'EUCARISTIA!

Da tutta l'eternità, Dio genera il Figlio della stessa sua sostanza, al Quale Egli comunica la pienezza del suo Essere e della sua perfezione divina e rende continua testimonianza: "Tu sei mio Figlio, Io oggi ti ho generato" (Sal. 2,7). Dallo scambio di amore del Padre e del Figlio proce-de lo Spirito Santo. è il mistero della Trinità Divina.

Quando il Figlio si incarna nel mondo e si fa uomo, per liberare l'uma-nità dal peccato e riportarla a Dio nella vita divina ( = la grazia santifican-te) per la sua gloria, guardando Gesù, continua a proclamare: 'Tu sei il mio Figlio diletto, nel Quale mi compiaccio". E rivolto a noi, comanda: "Ascoltatelo!" (Mt. 17,5).

Noi creati a immagine di Dio, chiamati a essere perfetti come Dio (Mt. 5,36), saremo al nostro posto, nella volontà e nel progetto di Dio, quando davanti a Gesù, in ginocchio come si sta davanti a Dio, chineremo la fron-te a riconoscere: "Tu sei il Figlio del Dio vivente" (Mt. 16,16). "Tu solo hai parole di vita eterna" (Gv. 6,68).

Non c'è altro nome, non c'è altra Via, non c'è altra Verità, non c'è altra Vita, non c'è altra Salvezza in questa nostra esistenza e nell'aldilà, che Gesù Cristo. A coloro che gli domandano: "Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?" (cioè per "piacere a Dio"), Gesù risponde perentorio: "Questa è l'opera di Dio: credere in Colui che Egli ha mandato" (Gv. 6,28-29).

Non è possibile piacere a Dio, senza riconoscere, credere, adorare Gesù Cristo, come il Figlio di Dio stesso. Tutto il Vangelo, tutto il Nuovo Testa-mento, tutto l'insegnamento dei Padri, sta qui: la centralità, il primato, la divinità regale di Cristo. è dogma di fede che a ogni uomo e a ogni società che vuol costruirsi nella verità e nella vita che dura in eterno, nel presente e nell'aldilà, Dio chiede in modo assoluto: "Adora Cristo, ascolta Cristo, sii fedele a Cristo, se vuoi venire a me".

Questa fede - adorazione - adesione di mente e di volontà diventa som-ma davanti al SS.mo Sacramento, che è veramente il Corpo, l'Anima e la Divinità di Gesù Cristo, il Figlio di Dio offerto in sacrificio per la nostra salvezza. Qui, davanti all'Ostia e al Calice consacrati, Dio chiede il vertice della Fede e dell'Adorazione, la totalità della mente, del cuore, delle forze, del corpo e dell'anima, il meglio, il massimo e il più profondo di noi stessi.

Mai come qui, davanti all'Ostia alzata sui nostri altari o racchiusa nel Tabernacolo, la fede - adorazione si fa grande, sublime e meritoria davan-ti a Dio. Nel culto - adorazione a Gesù Eucaristico, offriamo a Dio, la reli-gione più alta, l'adorazione assoluta.

Quando, prostrati davanti alla piccola Ostia, riconosciamo: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente", "Tu sei tutto per il Padre e tutto per me", portiamo a Dio il culto e l'Adorazione suprema. Mai siamo di più nel pro-getto e nella volontà di Dio, come quando siamo lì, prostrati e immobili, in Adorazione dell'Eucaristia. Mai l'uomo può essere più grande, più piena-mente uomo che quando, in ginocchio, con la fronte a terra, proclama: "Mia piccola Ostia, Tu sei Gesù, il Figlio di Dio, Tu sei Dio. Io ti credo, ti adoro, ti spero e ti amo. E ti chiedo perdono e salvezza per quelli che non credono, non ti adorano, non sperano e non ti amano".

è la risposta più grande e più piena dell'uomo a Dio che chiede la fede - adorazione - unione con il Figlio Suo: "Questi è il mio Figlio diletto: ascolta-telo, adoratelo, offritelo a me".

La vita si fa dunque Adorazione. Vivere è adorare Gesù Eucari-stia, nel Quale si abbraccia ogni uomo, come proprio fratello e per lui si domanda il perdono, la salvezza, la vita piena, la vita di Dio in lui... in una parola si domanda il Regno in pienezza.

 

FERVORE DI VITA

Così vive la vita, Madre Maria Maddalena, in monastero. La sua comu-nità fecondata da Gesù Eucaristico, cresce in numero e in santità.

Il 1° novembre 1817, pochi mesi dopo la Vestizione delle prime dieci Adoratrici, entra a chiedere il santo abito di Adoratrice Teresa Pierleoni, di Città di Castello, nipote di Mons. Florido Pierleoni, Vescovo di Acquapendente. Il 15 marzo 1818, entra una giovane spagnola, Anna Lago di Madrid.

Dai registri del monastero, sappiamo che tre giovani entrano nel 1819,

altre quattro nel 1820, tra le quali una nipote del Cardinal Mattei. Nel 1822, arriva Costanza Pfijffer, figlioccia di battesimo del Cardinal Vicario Della Genga, futuro Papa Leone XII. Ormai nel monastero di Madre Maria Maddalena, sono circa trenta sorelle ed è diventato stretto - come scrive, nel marzo 1822, Mons. Menochio, loro Superiore - perché conta 23 mo-nache e sette converse. Il medesimo Mons. Menochio precisa: "Vi è vita comune strettissima e l'obbligo dell'Adorazione a Gesù Sacramentato gior-no e notte. Sempre devono esser due all'attuale Adorazione e però fanno a vicenda (cioè si alternano). Mi consola ogni volta che entro in clausura per vedere e ne resto sempre edificato".

In una lettera successiva (8 giugno 1822) aggiunge: "Vi sono altre che vorrebbero incorporarsi... Il giorno dell'Ascensione feci la funzione della Professione di tre: esse ora riescono molto bene e sono di edificazione a tutta Roma". Ma non aveva atteso molti anni per esprimere il suo giudizio entusiasta, che riassume la vita di Madre Maria Maddalena e delle Adoratrici.

Il 17 maggio 1821, già aveva scritto: "Ora a me serve di qualche sollie-vo in questa mia vecchiaia l'aver Figlie spirituali così buone e sante, quali sono le Adoratrici di Gesù Sacramentato, nuovo Istituto del quale io ho avuto molta mano sin dal primo momento, e molto ho aiutato per la sua Fondazione; (..) e assicuro che sono angeli che adorano Gesù... e che una... è meglio dell'altra; la pace, l'amore scambievole, l'allegria santa, consola il vederle; e mi rallegro tutto in Dio quando ci vado, ed è quasi ogni giorno in chiesa, a sentirle cantare e salmeggiare (..). Spero che Dio sem-pre le benedirà come le provvede di buon sostentamento" (...). Sono la mia consolazione e spero saranno il mio conforto, in punto di morte, per-ché le vedo veramente innamorate di Gesù".

Non manca più il necessario per vivere, segno davvero dell'adempi-mento della promessa di Gesù: "Cercate il Regno di Dio e la sua giustizia ( = la santità, la configurazione totale al Figlio suo) e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù" (Mt. 6,33). Che cosa mai può mancare a chi vive solo del Cristo Eucaristico? Nulla può mancare.

Infatti abbondanti aiuti continuano a giungere da parte della Regina di Spagna, della Marchesa Das Minas e dell'illustre Negrete, di cui si è già parlato, di Cardinali e Prelati e di buoni benefattori di Roma e fuori Roma. Ogni giorno Madre Maria Maddalena ringrazia Dio, con le sorelle, fino a commuovere chi viene a farle visita.

Il medico del monastero dottor Sciarra, per le sue frequenti visite (in primo luogo alla Fondatrice, sempre più fragile di salute) testimonia che sotto la sua guida "nella comunità vi è una unione e pace edificante e una grande obbedienza". Madre Maria Maddalena è molto amata e stimata così che anche quando, già nel 1821, ella ha voluto essere esonerata dal suo incarico, le monache chiedono che sia confermata. Papa Pio VII, in-formato da Mons. Menochio, conferma per un altro triennio, sia la Supe-riora che il Confessore Don Baldeschi.

La comunità continua così a consolidarsi e a crescere nel numero e nel fervore. Ormai è punto di riferimento per un numero davvero grande di anime a Roma e ancora più lontano.

 

RITRATTO DI MADRE

Il suo stile, la sua autorevolezza, la sua santità le vengono da Gesù Eucaristico: è Lui che l'ha resa "cristiforme", proprio come è del dono dell'Eucaristia accolto, ricevuto, vissuto, far diventare e essere un altro Gesù. Il suo ritratto più bello e più vero sta qui: nell'aver assunto sempre di più i lineamenti, la fisionomia del Cristo.

Ricca di una fede sempre più grande, appare serena e lieta di una pro-fonda fiducia in Dio, generosa e materna con le sorelle, a cominciare dal-le postulanti e dalle novizie, che, appena conosciutola, le aprono il cuore con confidenza, in modo che ella può guidarle sulle vie della perfezione.

è fedelissima alla Legge di Dio, fino alle sfumature più fini delle virtù cristiane e religiose, mossa dall'odio al peccato e dall'amore a Dio e al prossimo, sempre più intenso, in continua ascesa verso la santità. Vive i voti religiosi con dedizione assoluta. E' orante e intima di Dio, è penitente per riparare i peccati degli uomini e per guadagnare anime a Dio, affin-ché il sacrificio di Cristo sia fruttuoso per tutte le anime.

Nelle difficoltà terribili per cui è passata - e che non le mancheranno fino alla sua ultima ora - nelle sofferenze fisiche della salute ormai mal-ferma, dimostra una singolare lucidità e fortezza d'animo: con il sorriso in volto, senza adagiarsi mai su se stessa in cerca di commiserazione, trasforma tutto in offerta - dono - olocausto con Gesù Crocifisso. La sua letizia non viene meno, anzi si accresce, man mano che vede avvicinarsi la sua "ora", l'incontro con Dio. Le sue sorelle la vedono prudente e sag-gia, la sperimentano ogni giorno davvero "madre". E pure, l'ascoltano e la seguono come maestra.

I suoi insegnamenti più volte ristampati, sono di singolare attualità anche oggi, oltre che rivelatori della sua grande anima: "La maggior carità e il maggior servizio che possiamo prestarci è quel-lo di animarci vicendevolmente a corrispondere alla grazia della vocazio-ne alla quale siamo state chiamate" (Avvertimento n°5).

"Vedere come siamo state perseveranti nella orazione mentale... vedere come siamo state amanti di questa tanto necessaria orazione, essendo questa il cibo dell'anima nostra e il fonte perenne di ogni virtù" (Avverti-mento n° 7).

"Vedere come si tiene Dio presente a noi quando si opera per Lui e in Lui: per Lui facendo tutto per suo amore, in Lui trattenendoci alla sua divi-na presenza" (Avvertimento n° 11).

"Domandare a Gesù che sia solo Lui a regnare nel nostro cuore e ne sia l'assoluto Signore; pregarlo che accenda in noi un vivo desiderio di Lui, che tolga tutti i desideri che sono fuori di Lui" (Avvertimento n° 18).

"Un'Adoratrice Perpetua deve essere un acceso serafino nell'amare e nell'adorare Gesù Sacramentato; tutti i suoi affetti devono tendere a Lui, nostra Vita e nostro conforto; come cerva assetata anelare continuamente a questo Fonte perenne; come cerva affamata bramare di essere cibata di questo Pane Celeste. Oh, mio Dio! Se ti amassimo davvero, il solo nome di Gesù Sacramentato, renderebbe contento e sazio il nostro cuore!" (Avver-timento n° 25).

Ancora una volta, Madre Maria Maddalena ci riporta al Centro, al Fon-te e al Culmine di ogni santità, di ogni vita, di ogni ascesa verso Dio, di ogni opera di bene verso le anime, verso la Chiesa: GESù EUCARISTICO che è davvero TUTTO.

Lo stesso medico della sua comunità ha potuto affermare: "Lui nel SS. Sacramento, l'Opera della Adorazione formano l'unico oggetto di tutti i suoi pensieri e affetti".

Tutto questo, in primo luogo per la gloria di Dio - nessuno adora Dio in modo perfetto come il Cristo Crocifisso ripresentato dall'Eucaristia e chi a Lui si unisce, in "unum" - e per la Chiesa.

"Professava il massimo rispetto per la Chiesa e per il Sommo Pontefi-ce" - affermano le sue Suore - aveva un desiderio straordinario che si propagasse in tutto il mondo la Religione cattolica. Diceva che Gesù ave-va voluto il suo Istituto non solo per riparare le offese che riceve, ma per-ché tutti giungessero alla conoscenza del vero Dio e della nostra santa Religione".

Madre Maria Maddalena nel "Libro del Ritiro" del 1814 ha lasciato scritto, trasfondendovi tutta la sua anima: "Questa vita volentierissimo darei per la testimonianza del vostro Santo Vangelo, e affinché tutti gli uomini si assoggettino a crederlo. O mio Dio, io sono figlia della vostra S. Chiesa e come tale voglio morire".

All'ora dell'incontro definitivo con Lui, lo Sposo Divino ora viene pre-parandola.

 

11 - ULTIMA ASCESA

TEMPO D'ADDIO

Coloro che più le hanno fatto del bene, uno per uno, se ne vanno. Il 25 marzo 1823, muore Mons. Giuseppe Bartolomeo Menochio, il santo Ve-scovo, che oltre ad essere Sacrista e Confessore del Papa Pio VII, è anche Superiore delle Adoratrici, un vero padre per Madre Maria Maddalena dell'Incarnazione e le sue "figlie".

è grande lo sconforto in monastero, perché - si pensa - chi mai avrebbe potuto sostituire Mons. Menochio, che tanto aveva voluto loro bene e si era adoperato per loro? Pio VII, per renderle più sicure nel difficile mo-mento storico in cui si viveva, le aveva sottratte alla giurisdizione del Vicariato e affidate alla guida di Mons. Menochio, sotto la diretta respon-sabilità papale.

Ma ora, il loro Superiore diretto è il Card. Annibale Della Genga, Vica-rio del Papa per la diocesi di Roma, il quale ha tutt'altro che stima per il monastero, al punto che alla futura Suor Agnese di S. Luigi, recatasi da lui a comunicargli che presto sarebbe entrata tra le Adoratrici, aveva detto: "Se ne fossi io il Superiore, in meno di otto giorni, le toglierei di mezzo".

Il Card. Della Genga aveva creduto a voci malevole, inconsistenti di contenuto, ma circolanti e apparentemente fondate. La giovane, sentita la triste affermazione, gli aveva risposto, con rispetto, ma con decisione: "è tutto falso quanto viene detto contro Madre Maria Maddalena e la sua Fondazione. Io, che abito di fronte al loro Istituto da tanto tempo, non ho mai sentito di loro cose opposte alla Regola che professano".

Ma il Card. Della Genga non ne vuol sapere. Madre Maria Maddalena, al corrente dell'opposizione del nuovo Eminentissimo Superiore, non si scoraggia e, come al solito, si affida alla Madonna invocandola come sicu-ra difesa, anche in quel frangente.

Qualche tempo dopo, si presenta in monastero l'Abate Canali, manda-to dal Cardinale Vicario, in veste di Confessore straordinario, a condurre di fatto un'inchiesta sulle Adoratrici. Madre Maria Maddalena gli illustra finalità, Regola e vita dell'Istituto: quello ascolta lei e le altre suore e prende visione della situazione. Deve arrendersi all'evidenza che là c'è una Fondatrice santa e delle consacrate in cammino verso la perfezione. Al-tresì si convince che ottima è la guida del loro Confessore Ordinario, Don Baldeschi.

Si reca subito a farne relazione al Card. Della Genga, assicurandolo che non vi è proprio nulla di quanto gli era stato riferito sulle Adoratrici. Il Cardinale Vicario non ne è persuaso affatto. Ma l'Abate Canali conferma con maggior forza quanto ha asserito: "Eminenza, io Le augurerei che avesse altro monastero simile a quello delle Adoratrici, né io sono per ingannarla".

L'illustre Porporato si scuote e ordina di richiamare al suo incarico Don Baldeschi e di lasciare in pace Madre Maria Maddalena e le Adoratrici. Subito in monastero, davanti a Gesù Eucaristia solennemente esposto sull'altare, e alla Madonna, esplode l'inno di ringraziamento.

Ma non si finisce mai di soffrire. Il 20 agosto 1823, dopo 23 anni di Pontificato, segnato dal dolore, dal martirio e dalla santità, muore Papa Pio VII, Colui che più di tutti aveva sostenuto Madre Maria Maddalena e da lei era stato sostenuto.

Il 28 settembre 1823, proprio il Cardinal Della Genga, nonostante la sua salute malferma, viene eletto Papa: Leone XII.

Madre Maria Maddalena e le monache ne sono alquanto impaurite, ma subito pensano che, grazie alla protezione della Madonna, il nuovo Vica-rio di Cristo, ormai ben informato sulla loro vita, le avrebbe amate come figlie. Intanto, gli mandano un bellissimo quadro per dimostrargli obbe-dienza e affetto.

Le nubi si dissipano presto, ma ormai attorno a Madre Maria Maddalena il mondo sta cambiando. An-che altre persone buone che l'hanno aiutata e sostenuta nel cammino, se ne sono andate al premio eterno. Davvero è giun-to il tempo degli addii, quan-do, un po' per volta, Dio distac-ca le sue creature dalla terra per portarle sempre più in Lui.

 

IN SERENITà E LETIZIA

Da alcuni anni, nonostante l'ancor buona età, Madre Maria Maddalena è diventata sempre più fragile di salute. è seriamente malata di cuore, con respiro sempre più pesante, edemi vari in tutto il corpo. Le cure del tempo, anche se il loro medico dottor Sciarra è molto sollecito, servono poco o nulla. è sempre più malata e sofferente, eppure non perde la pace e la gioia, il sano equilibrio di sempre.

Spesso il diavolo la tormenta con vere vessazioni sulla sua anima e sul suo corpo, che lasciano il segno anche fisico dell'odio dell'Avversario, il quale nulla più detesta del Santissimo Sacramento e coloro che promuo-vono il culto e l'Adorazione a Gesù Eucaristia che attira a Sé i cuori e il mondo.

Madre Maria Maddalena non teme nulla, nella certezza assoluta che la piccola Ostia - che è il Figlio di Dio offerto al Padre - è infinitamente più forte. Fino a quando le forze glielo permettono, continua nell'osservanza regolare del suo Istituto, fedelissima anche all'Adorazione notturna - il suo paradiso sulla terra - nonostante i malesseri fisici sempre più gravi.

Le Suore la vedono sempre come Madre, guida ed esempio di perfe-zione. Continua a ricevere in parlatorio tutti coloro che vengono a farle visita, spesso in cerca di consiglio: tra i visitatori, ci sono anche Sacerdoti e illustri Prelati, Vescovi e Cardinali, la Regina di Toscana, Maria Luisa, con il figlio Duca di Lucca.

Le costa immensa fatica, ma appare sempre ilare e lieta. Gran parte delle sofferenze, riesce a nasconderle, facendone offerta viva con Gesù Eucaristia nella S. Messa e nell'Adorazione, a gloria del Padre e per la salvezza del mondo. Prega: prega molto, soprattutto con il Rosario, con una fiducia grandissima nella Madonna che la prepara al grande passo.

Sente pure lei il bisogno di un po' di conforto e scrive al fratello Gio-vanni a Porto S. Stefano, pregando di venire a farle visita. Intanto ella rivela il suo grande spirito e gli dà consigli per la salvezza dell'anima e la sua santificazione:

"Fratello mio, mi sono invecchiata e poco ci vedo e sono piena di inco-modi. Il mio esilio è stato una grandissima cosa: ho perso la salute... Se mai avete la nuova della mia morte, non vi faccia specie. E ricordatevi di me con qualche suffragio.

Io non mi scordo mai di voi e prego per tutti di casa. Vi raccomando il santo timor di Dio. Frequentate spesso i Sacramenti, siate devoto di Maria Santissima e non dubitate che Lei vi assisterà".

Già il 4 aprile 1820, ella scriveva così, ma ora, nel 1823-24, deve ag-giungere: "Non potete immaginarvi quanto io sia dispiacente che non rice-vete le mie lettere. Io e vostra figlia, Suor Maria Cherubino della Passione, si scrive sempre... sia benedetto Dio che ci vuole tribolati. Io sto sempre male. Ma bisogna patire in questo mondo e bisogna star bene con Dio per avere la Sua protezione e assistenza. Quando Dio mortifica in questo mon-do, è sempre segno buono. A noi pare diversamente perché non siamo abbandonati alla sua santissima volontà. Però fatevi coraggio, che Dio vi guarda con occhi di misericordia e pensa a voi. Voi pensate a Lui, che tutto andrà bene" (18 novembre 1823).

Alla lettera, allega un quadro di Pio VII, defunto da poche settimane, e una medaglia fatta coniare da lui e un pezzetto di camicia del Papa, come reliquia, spiegando che "ha fatto tanti miracoli".

 

"AL CADER DELLE FOGLIE"

L'8 gennaio 1824, Madre Maria Maddalena ha una rivelazione da par-te di Gesù: "Morirai al cader delle foglie". Lo rivela alla nipote Suor Maria Cherubina e a Suor Maria Raffaella. Il 22 luglio 1824, festa di S. Maria Maddalena e suo onomastico, offrirà un pranzo particolare alla sua co-munità e in quell'occasione, dirà: "Questo è l'ultimo anno della mia vita. Morirò al cader delle foglie".

Le Suore sapendola dotata di profezia, impallidiscono ma sperano e pregano che ciò non si avveri, comunque l'anno è appena iniziato e l'au-tunno pare così lontano. Vorrebbero trattenere il rapido fluire del tempo o fissare ai rami degli alberi le foglie, che non cadano mai. Ma ella si prepa-ra alla sua ultima ora.

Al fratello Giovanni, ormai consapevole che le restano pochi mesi, scri-ve: "Sento che state affitto per i vostri affari. Vi consiglio, prima di farli, di raccomandarvi molto a Dio e poi di mettere tutto nelle mani di Maria San-tissima. Consegnate tutto a questa Signora e poi prendete l'affare tutto buttato in Lei, esponendo le vostre necessità. Se voi farete così sono sicura che tutto andrà bene".

Aggiunge: `Mio caro, vi raccomando il santo timor di Dio, la frequenza ai SS. Sa-cramenti e la devozione al S. Rosario. Oh, se voi sapeste quante grazie si ricevono da Dio per la devozione al S. Rosario, voi restereste stordito... Poco ci vedo e sto sempre male. Ma sia benedetto Dio" (5 gennaio 1824).

Il 25 gennaio 1824, scrive ancora a Giovanni: "Ora, fratello mio, è tempo di patire, ma molto... Prego molto e credete che Dio vi guarda con occhio di misericordia. Ma state buono e tenete sempre Dio davanti a voi e amate molto la Madonna. Molte grazie si rice-vono per mezzo della terza parte del Rosario. Ditela in casa sempre, ogni sera, e poi non dubitate di niente".

Unica sua preoccupazione è la salvezza dell'anima e la santificazione di coloro che avvicina, tanto più per coloro che ella stessa guida. Sempre più impedita dalla malattia, fino a quando non potrà quasi più uscire dalla sua cella né scendere dal letto, ma non tralascia di essere "Madre".

Consolida la Regola con nuove e più sagge disposizioni affinché le Adoratrici possano amare più intensamente il loro Sposo Gesù. Tutto sarà sottoposto al Papa Leone XII, ma ella non potrà vederne l'approvazione.

Attorno al monastero, è nata, per il fascino di Gesù Eucaristico che attira le anime a sé e per lo zelo di Madre Maria Maddalena, un'aggrega-zione di Adoratori esterni: vorrebbe dare loro la definitiva sistemazione, ma non vi riesce più.

Nell'estate del 1824, Leone XII, ancora percorso da qualche dubbio sulla vita del Monastero, vi manda, a interrogarvi le monache, il Cardinal Zurla, il quale - viste e riviste le cose - riferisce al Papa ogni bene sulla Madre, sul Confessore e sulle Adoratrici.

Il 19 ottobre 1824, Madre Maria Maddalena presiede il Capitolo di Comunità e afferma che quello è l'ultimo della sua vita.

Consacra se stessa e ogni Adoratrice come "schiava" alla Madonna, sicura che in Lei troveranno sempre la vera Madre e la vera Maestra di santità: "Figlie mie - dice - questa è l'ultima funzione che io faccio".

Ora è autunno - il dolce autunno romano - che non trattiene le foglie, ma le lascia cadere a una a una. Le Adoratrici, mentre la Madre quasi non scende più dalla cella, passeggiando nel giardino sono invase da una gran-de mestizia. Sperano e pregano che non sia vero che ella debba andarse-ne così presto, a soli 54 anni. Eppure sanno che anch'ella è una "povera foglia fragile", destinata però a immergersi in un oceano di Luce.

 

12 - A FACCIA SCOPERTA

SOMMO DESIDERIO

Per tutta la sua vita, non ha fatto altro, Madre Maria Maddalena, che desiderare e volere giungere là, alla Meta, a vedere e contemplare per sempre Lui. Come tante volte, come l'amata al suo Amato, aveva ripetuto a Gesù, suo Sposo, nelle sue "Aspirazioni":

"O Gesù, fa' che io viva in Te, diventi simile a Te, e unicamente aneli e sospiri a Te".

"O mio Gesù, la mia anima ti cerca ed è innamorata di Te: quando ti potrà contemplare faccia a faccia?".

'Fa', o mio Gesù, che io non ti trovi meno bello nelle tue umiliazioni che nella tua gloria;

fa', o mio Gesù, che io ti segua, e ti obbedisca e ti abbracci con ugual tenerezza, allorché vieni a me con la croce, che quando vi vieni con tutte le benedizioni della tua soavità".

"Io non ti chiedo che mi liberi dai mali che soffro, ma la forza di soffrirli per tuo amore. Ti chiedo solo la grazia di vivere e di morire sulla croce". "Gesù, mio sommo Bene, vorrei che tutto il mondo ti amasse, anche a costo di molte mie pene e della mia stessa vita".

"Mio amabile Gesù, non voglio respirare che amore; non voglio vivere che d'amore; voglio consumarmi e morire per puro amore".

Invocazioni che sono lo specchio della sua vita ardente per il Signore Gesù, contemplato sulla croce, Redentore del mondo, adorato nella sua Presenza reale, nella Messa suo perenne Sacrificio, e nel culto eucaristico, cui ha dedicato la sua vita.

L'Eucaristia è stata per Madre Maria Maddalena il Paradiso già sulla terra, ma perché il Paradiso sia pieno, deve spezzarsi il velo sotto cui si nasconde il volto dello Sposo. Ora, tutto questo sta per compiersi: sarà dunque, presto, sarà Paradiso in pienezza. Questo il suo sommo deside-rio: vedere a faccia scoperta, Lui, così come Egli è, in tutta la sua bellezza e il suo divino splendore.

Dopo l'ultimo Capitolo di Comunità, la Madre non scende più dal suo letto: soffre di asfissia, ma sorride ancora anche se la fronte s'imperla di sudore gelido e un pallore mortale denuncia che il cuore si avvia a cede-re. Le sue Figlie la sorprendono in pianto: "Che cosa mai - le domandano - che cosa mai l'affligge?".

Risponde: "Penso se le future Adoratrici conserveranno il ricco patrimonio spiri-tuale del nostro Ordine. Sapranno amare Gesù fino all'estremo? Sapranno donarsi a tutte le esigenze dell'Amore Divino?".

Le Suore cercano di confortarla: "Dio proteggerà il nostro santo Ordi-ne, come ha fatto finora...?". La Madre conferma: "Sarà così".

 

ADORAZIONE ETERNA

Il 21 ottobre 1824, la Madre raduna la Comunità attorno a sé: chiede a tutte perdono per le mancanze commesse durante la sua Vita Religiosa e lascia loro i suoi ultimi ricordi: "Amate l'osservanza regolare. Vivete nascoste in Cristo, dimentiche di tutto ciò che è terreno".

"Ognuna di voi pensi a compiere sino in fondo i propri doveri, siate esatte nel compiere gli atti comuni".

"Amate la croce. Il dono più grande che desidero per voi è l'amore alla sofferenza".

"Vogliatevi bene tra voi. Figlie mie, nella santa Religione, è meglio esse-re oppresse che oppressori".

Si confessa e riceve Gesù Viatico per la Vita Eterna, con grandissimo fervore, tra le lacrime delle sue Figlie.

Passano alcuni giorni e chiede di ricevere l'Unzione degli Infermi: provvede subito il Confessore Don Baldeschi. Le viene portato - come si usa con i malati di Roma - il Santo Bambino Gesù venerato nella Basilica dell'Aracoeli: alla sua presenza, consegna l'abito religioso alla giovane novizia per cui ha tenuto il suo ultimo Capitolo.

Nei giorni che seguono, Madre Maria Maddalena riceve ancora più volte la Comunione, anche sotto forma di Viatico: quando Gesù-Ostia le è por-tato, il suo volto diventa luminoso, splendente, di singolare bellezza ed esclama: "Oh, che bella cosa io vedo!".

Alle sue Figlie che le domandano che cosa vede, risponde di aver visto la Madonna e S. Giuseppe, Mons. Menochio e Suor Geltrude, morta due anni prima, venirle incontro.

Suor Maria Cherubina e Suor Maria Teresa, diranno che la Madonna era venuta a consolare la Madre, mostrandole le Adoratrici sotto il suo manto e spiegandole: "Guarda come io proteggo e amo questo Istituto e le tue monache!".

è serena e lieta. Sentendo avvicinarsi la sua ora, canta lodi al Signore e vuole che si suoni il cembalo nella sua cella: "Adesso bisogna stare allegra. Sono contentissima di morire e non vedo l'ora di unirmi al mio Sposo ".

Fa chiamare il fratello Giovanni, il quale la trova sollevata e non crede che sia vicina a morire, ma ella gli raccomanda di pensare alla salvezza dell'anima, di vivere unito a Dio.

In quei giorni di fine novembre, Suor Maria Raffaella, la più semplice, che ama teneramente la Madre, affacciandosi alla finestra, vede con indi-cibile tristezza il tappeto di foglie gialle al suolo e vorrebbe attaccarle tutte agli alberi, perché non cadano più.... Ma ora, "la profezia" della Ma-dre sta per compiersi davvero: "Morirò al cadere delle foglie".

 

Alla nipote, Suor Maria Cherubina, Madre Maria Maddalena chiede: "Quando sarò nell'agonia, ti prego della carità di recitarmi i misteri dolo-rosi del S. Rosario, perché Maria Santissima in una circostanza mi disse che, recitandosi questo Rosario nell'agonia, i moribondi ne provano un grande aiuto ed acquistano una forza particolare per resistere al demonio. E che ciò io facessi riguardo a tutte le Religiose alla cui agonia avessi assi-stito ".

 

Il 29 novembre 1824, la Madre - che è alla fine - chiede di vestire l'abi-to più logoro. è l'ora per Suor Maria Cherubina di intonare il Rosario, ma indugia, con il cuore rotto dalla commozione. La Madre si volta verso di lei e le dice: "E' il Rosario?"

Con voce spezzata dal pianto, Suor Maria Cherubina inizia il primo mistero doloroso: "l'agonia di Gesù nel Getzemani"... Al terzo mistero: "Gesù coronato di spine", Madre Maria Maddalena dell'Incarnazione con-templa per sempre lo Sposo a faccia scoperta, faccia a faccia.

Sono le undici di notte del 29 novembre 1824.

Si compie finalmente per lei la preghiera di San Tommaso d'Aquino, il sommo teologo e cantore dell'Eucaristia, che Ella ogni giorno offriva a Gesù con desiderio struggente:

"Adoro Te devote, latens Deitas, quae sub his figuris vere latitas. Tibi se cor meum totum subjicit, quia te contemplans totum deficit...

Jesu, quem velatum nunc aspicio, oro fiat illud quod tam sitio: ut te revelata cernons facie, visu sim beatus tuae gloriae".

"Ti adoro devotamente, Dio nascosto, che sotto questi veli ti celi.

A Te il cuor mio tutto si abbandona perché la tua vista tutto l'innamora... O Gesù, che ora guardo velato, ti prego che avvenga ciò che tanto bramo: che ti possa contemplare a viso scoperto e sia beato nella visione della tua gloria".

Il velo era caduto e Madre Maria Maddalena ora contemplava il suo Dio nell'Adorazione Eterna.

"Il giorno del lume" si era fatto splendente di gloria.

Adoratrice Perpetua del Santissimo Sacramento, Gesù Sacerdote e Ostia del Sacrificio, l'Emmanuele, il Dio con noi, l'unico Salvatore dell'uomo e del mondo, l'unica Sorgente della vita, della civiltà, dell'eternità felice, Colui che solo è Tutto.

 

Dal Monastero di Roma, pochi anni dopo la morte di Madre Maria Maddalena dell'Incarnazione iniziò l'espansione dell'Ordine delle Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento. Oggi, all'inizio del Terzo Millennio, si contano più di 80 Monasteri sparsi in tutto il mondo:

ITALIA, AUSTRIA, SPAGNA, STATI UNITI, MESSICO, CILE, ALASKA, KENYA.

 

MONASTERI DELLE ADORATRICI PERPETUE DEL SS. SACRAMENTO IN ITALIA

36061 BASSANO DEL GRAPPA (VI) Via B. Giovanna, 52

09140 CAGLIARI Via S. Saturnino, 63

12043 CANALE (CN) Via Melica, 18

80053 CASTELLAMMARE DI STABIA (NA) Largo Pace, 1

16145 GENOVA Via G. Byron, 15

01010 ISCHIA DI CASTRO (VT) Via Umberto 1, 1

20052 MONZA (MI) Via S. Maddalena, 2

80138 NAPOLI Via S. Giuseppe de' Ruffi, 2

09170 ORISTANO (CA) Via Vinea Regum, 28

00 151 ROMA Via del Casaletto, 268

20038 SEREGNO (MI) Via Stefano, 52

27029 VIGEVANO (PV) ViaTrento,27

 

BIBLIOGRAFIA

- Una Monaca Adoratrice (a cura di), "L'Ordine delle Adoratrici Perpetue del SS.mo Sacramento", Tip. Nazionale G. Sai, Vigevano, 1996.

- M. Maria Lux de Luce a.p., "Quanto può l'amore...", Tip. Nazionale, G. Sai, Vigevano, 1981.

- H. Daniel Rops, "Storia della Chiesa di Cristo", vol. V - 2; vol. VI -1, Marietti, Torino - Roma, 1968.