MADRE
GABRIELLA BITTERLICH E GLI ANGELI
PROFILO
BIOGRAFICO
La
nostra preoccupazione principale non è di raffigurare grandiose visioni
angeliche, che magari sbalordiscano, più che portano vantaggi spirituali. No,
preferiamo presentare una concisa sintesi della dottrina spirituale di MADRE
GABRIELLA, affinché i fedeli che vengono toccati dalla grazia divina, e
spinti dal desiderio di coltivare una amicizia personale con i santi angeli,
essi possono proseguire in maniera prudente e feconda. SAN FRANCESCO DI SALES
osservava che ci sono molte forme di pietà falsa, che magari gratificano per il
momento, ma che non producono frutti degni di Dio. Il segno della vera devozione
è quello che ci aiuta a crescere sempre di più nell'amore verso Dio e verso
il prossimo. Ancora di più, la vera devozione è quella che ci spinge con un
autentico zelo a compimento del nostro dovere quotidiano. E analogicamente, SAN
LUIGI MARIA GRIGNION Di MONTFORT ha mostrato che la genuina devozione alla
Madonna ci porta ad un radicale rinnovamento e vita secondo il voto
battesimale e alla perfetta imitazione di MARIA e di GESÙ CRISTO. Dall'altra
parte "satana si maschera da angelo di luce" (2 Cor 11,14) desiderando
di ingannare gli eletti di Dio. Inoltre, gli spiriti caduti "tentano di
coinvolger l'uomo nella loro ribellione contro Dio". Ottennero la prima
vittoria già nel Paradiso, laddove provocarono il peccato originale di tutta
l'umanità. "Così l'uomo si trova diviso in se stesso. Per questo tutta la
vita umana, sia individuale sia collettiva, presenta i caratteri di una lotta
drammatica tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre. Anzi, l'uomo si
trova incapace di superare efficacemente da sé medesimo gli assalti del male,
così che ognuno si sente come incatenato. Ma il Signore stesso è venuto a
liberare l'uomo e a dargli forza, rinnovandolo nell'intimo e scacciando fuori
`il principe di questo mondo (Gv 12, 31), che lo teneva schiavo del
peccato". Ora, il Signore nostro viene insieme con i suoi angeli e gli ha
affidato un ministero in favore degli eletti (cf. Eb 1,14). Perciò, è chiaro
che un'autentica devozione agli angeli di Dio dovrebbe fondarsi sulla dottrina
della Chiesa, dovrebbe essere sostenuta da un solido discernimento degli
spiriti. Ma neanche questo promette di darci dei frutti spirituali, se la vita
spirituale non viene fondata sulle virtù dell'umiltà, docilità e
dell'ubbidienza alla Santa Chiesa. Contro queste virtù le armi del nemico sono
impotenti.
In
questa situazione generale GESÙ ha messo in guardia SANTA MARGHERITA MARIA
ALACOQUE, dicendo: "Ascolta, figlia mia, non credere facilmente a tutti
gli spiriti neanche fidarti (facilmente) di loro, perché Satana si è
infuriato contro di te e desidera ingannarti. Per questo motivo non fare
nulla senza l'approvazione di coloro che ti dirigono, affinché avendo
l'autorità di ubbidienza [per protezione] egli rimane incapace di ingannarti,
poiché lui non ha potere alcuno sulle anime ubbidienti!"
MADRE
GABRIELLA si distingueva per la santa ubbidienza, come vedremo.
Prima
di passare ad una revisione della sua dottrina fondamentale, vogliamo offrire un
profilo biografico della sua vita.
1.
INFANZIA
Gabriella
nacque il primo novembre, festa di tutti Santi nell'anno 1896 a Vienna, Austria.
Era la seconda di tre figli.
Suo
padre, Bernardo Gòhlert, era di discendenza Boemia; cresceva nelle montagne
alla frontiera fra Boemia e Sassonia nell'est-centrale della Germania. La sua
famiglia era piuttosto povera, e doveva lottare e sacrificare molto per poter
terminare la sua educazione. Era un uomo tranquillo, riservato e non troppo
pietoso.
Terminati
gli studi, entrò al servizio dello stato a Vienna. Là fece conoscenza della
sua futura sposa, Federica, che era di discendenza italo - olandese ed era
gioiosa e piena della vivacità latina. Il matrimonio fu felice e armonioso.
Nel
1901 la famiglia, a causa del servizio statale del padre, si trasferì in
Romania. Là, quando Gabriella aveva appena 4 anni, il suo angelo le è apparso
per la primo volta. Giocando col suo fratello e altri amici, successe che il
fratello la chiuse nel capanno di legno nel giardino. Gabriella, essendo troppo
piccola, non riusciva ad aprire la porta. Repentinamente apparve l'angelo, pieno
di luce e d'amore, e la liberò. Gabriella, raggiante corse direttamente dalla
mamma, esclamando, "Ho visto il mio Angelo Custode!" La Sua mamma, la
diede uno schiaffo, spiegandole con severità che non voleva ascoltare più tale
fantasie, e che non ritornasse mai con storie del genere!"
Potete
immaginare lo stupore e il dolore che questa reazione della mamma provocò
nell'anima di Gabriella. Gabriella decise non dire mai parola alcuna
sull'Angelo. Infatti, benché l'Angelo continuasse ad apparirle diventandone il
suo amico, consigliere e protettore frequente, restava in silenzio a proposito
dell'Angelo.
A
causa della salute indebolita del padre, la famiglia non poté rimanere più
tempo in Romania. Questa volta la famiglia cambiò casa a Bolzano nel sud Tirolo,
e poco tempo più tardi, cambiarono casa a Merano. Era là che Gabriella
frequentò la scuola. Anche lei era di salute molto fragile, e perse due anni di
scuola a causa delle malattie.
Nel
quinto anno di scuola la suora responsabile richiese che gli allievi svolgessero
un tema sulle loro vocazioni. Con molto piacere Gabriella si mise al lavoro,
descrivendo il suo sogno di diventare suora missionaria. Leggendolo in sua
presenza, la suora le disse: "Cara, tu non sei chiamata per diventare
suora missionaria, ma sì, per diventare una mamma!" Con quanto dolore
accettò Gabriella questo messaggio nel suo piccolo cuore!
All'età
di 16 anni nel anno 1912 si è trasferita a Innsbruck per continuare i suoi
studi nel collegio delle suore Orsoline. Infatti, poco dopo tutta la famiglia
cambiò casa a Innsbruck, a causa della prima guerra mondiale. Terminò gli
studi in 1917. Era così eccellente nella lingua tedesca che le suggerirono di
diventare scrittrice, ma Gabriella rifiutò, preferendo seguire una vocazione più
profonda, cioè quella delle belle arti! Voleva diventare pittrice, e difatti
aveva grande talento come ritrattista! Più tardi sarebbe stato la sua figlia,
Roswita, a raggiungere fama internazionale come pittrice. Nonostante né l'uno né
l'altro di questi talenti rimasero inattivi nell'anima di Gabriella. Chiamata
da Dio a collaborare con i santi angeli e fargli conoscere, ha scritto ben più
di 30 mila pagine in santa ubbidienza descrivendo le sue esperienze mistiche
in relazione con i santi angeli e col mistero della Croce e con le sofferenze di
espiazione.
Suo
fratello maggiore, Germano, - compagno principale della sua gioventù - aveva
spirito di avventura; affascinato dalle armi, entrò nell'esercito. Già
all'inizio della prima guerra mondiale era inviato al fronte orientale. Prima
della partenza, disse a Gabriella: "Prendi cura della mamma, poiché io non
ritorno più!" Poche settimane dopo la sua mamma cominciò a piangere,
sapendo che qualcosa era accaduto a Germano. Infatti, morì in quel giorno!
Suo
fratello minore, Federico, facendo onore al suo nome, diventò sacerdote nella
diocesi di Innsbruck, onde servì fedelmente nel lavoro pastorale fino alla sua
morte nell'anno 1986.
2.
VITA DI COPPIA
Fin
dalla prima guerra mondiale la sua mamma fece capire a Gabriella che desiderava
che si sposasse. In quell'epoca l'ideale di ubbidienza filiale permise ancora
che i genitori potevano decidere la vocazione dei figli. Essendo questo il
caso, Gabriella cedette al loro desiderio. Infatti, Gabriella già conosceva
il futuro sposo, Hans, molto prima di immaginare che lo sarebbe stato, poiché
era il fratello della sua amica Maria, che abitava nello stesso palazzo.
Frequentava abbastanza la sua abitazione, perché Maria e Gabriella suonavano
insieme il piano.
La
sua relazione si sviluppò molto naturalmente quando per caso loro si
trovarono insieme un'altra volta nell'accademia delle belle arti. Nel caso di
Hans si trattava solo di interesse e non di vocazione, visto che già era
dottore in giurisprudenza. Anche durante la guerra, quando Hans tornava dalla
fronte, s'incontravano con le loro famiglie. Alla fine della guerra Hans ebbe un
incarico statale a Merano in Tirolo. Nell'anno 1917 Gabriella soggiornava anche
in Merano ed è successo che un'altra volta s'incontrarono. Questa volta era più
serio, finché di modo che le sue amiche cominciarono a parlare di Hans come del
futuro sposo. Gabriella protestò, dicendo, "Sono lontana dal pensiero di
sposarmi con lui, e neanche il suo nome, Bitterlich (che significa "con
amarezza") mi piace". Ciò malgrado, non poteva essere così amaro,
tanto che si sposarono due anni più tardi.
Subito
dopo il matrimonio cambiarono casa a Bregenz, Austria. Là è nata la sua prima
figlia. Appena un anno dopo la famiglia si trasferì a Boemia, dove Hans
assunse la direzione di una fabbrica. Là sono nati gli due altri figli,
Hans-Jdrg e Wolfram.
Roswita,
la prima figlia, è diventata una famosa pittrice; già nella gioventù aveva
curato dell'esposizione delle sue opere in Olanda e in Inghilterra. Più tardi
si specializzò nell'arte sacra, particolarmente degli angeli. Hans-Jórg
diventò sacerdote nella diocesi di Innsbruck. E Wolfram diventò scienziato, un
specialista nella scoperta delle radiazioni. Anticipando un poco, possiamo
aggiungere che dopo la seconda guerra mondiale, la famiglia adottò altre tre
orfani, completando la famiglia con otto persone.
Benché
la posizione come direttore di fabbrica avesse i suoi vantaggi materiali,
Gabriella mai si adattò bene a quell'ambiente mondano e materialista. Quel
periodo di esilio finì nell'anno 1928 quando morì il padre di Hans. La
famiglia ritornò a Innsbruck laddove si stabilì definitivamente. Infatti,
ritornarono nello stesso palazzo abitato nella gioventù. Un'altra dura prova
là aspettava Gabriella: anche la madre di Hans e sua zia si sono installate con
la famiglia nel piccolo appartamento. Chiaro, Gabriella non era capace di fare
nulla che gli piacesse; era una povera Cenerentola nella propria casa. Durante
queste cinque anni, fino alla fine della zia nell'anno 1932 Gabriella frequentò
un grande noviziato nella scuola di sofferenza silenziosa. Trovò la forza per
questa via sacra nelle ore di adorazione silenziosa davanti al tabernacolo.
La
sua croce diventò ancora più pesante in questa epoca della sua vita, perché
prese una grave infezione di ameba che la indebolì - particolarmente il suo
cuore - durante 10 anni.
Nell'anno
1936 é entrata nel terzo ordine francescano, prendendo il nome assai
profetico, Maria degli Angeli. Simile a San Francesco, riceve la vocazione di
restaurare, di fortificare la santa Chiesa, particolarmente i sacerdoti.
Quando
cominciò la seconda guerra mondiale, tutti gli uomini nella casa, incluso il
suo marito nonostante i suoi 50 anni, vennero arruolati per il servizio di
stato. Il marito Hans servì in Francia, Polonia, Russia e Grecia. Tutti
servivano durante tutta la guerra, e tutti si sono tornati sani e salvi alla
fine della guerra. Questo valeva realmente un Te Deum!
Gabriella
capiva il compito dell'Angelo Custode come una specie di opera di misericordia.
Ispirata da questo ideale, si sentiva spinto ad aiutare i bisognosi. Voleva
offrire un amore uguale ed efficace a chi ne aveva bisogno. A Innsbruck era
conosciuta per le sue opere di misericordia. Ogni settimana dedicava due giorni
nei quali visitava i poveri nelle loro case, offrendo servizi umili e utili.
Similmente, i profughi e i senzatetto che bussavano alla sua porta potevano
aspettare una buona accoglienza. Come è conosciuto, queste persone
sfortunate - che abbondavano dopo la guerra - avevano sviluppato un sistema di
segni per indicare luoghi, dove si poteva aspettare una assistenza
caritatevole. Il muro davanti alla residenza dei Bitterlich, non era solo pieno
di questi segni, ma quei poveri ancora di più scrivevano poemi di lode sul
muro. Ogni tanto era necessario di dipingere nuovamente il muro. Spiritualmente
e materialmente Gabriella faceva il possibile per aiutare.
Durante
questo tempo, cioè già prima, durante e dopo la Guerra, il Signore introduceva
Gabriella sempre più profondamente nei Suoi misteri di redenzione con l'aiuto
del suo Angelo Custode. In questa epoca riceve dal Signore le sante stigmate e
cominciò a dedicare ogni settimana, in quanto possibile, le sante ore della
passione di GESÙ, accompagnandolo nella Sua agonia nel giardino, e dopo sulla
via crucis e nelle ore sulla croce. Queste esperienze e pratiche diventarono più
tardi momenti focali nella spiritualità dell'Opus Angelorum.
3.
DIREZIONE SPIRITUALE E L'INIZIO DELL'OPERA DEI SANTI ANGELI
A
metà degli anni `40, Gabriella cominciò ad aprire i secreti del suo cuore e
mostrava al confessore i particolari della sua intimità con il suo Angelo
Custode, poiché s'intensificava sempre di più la sua vita interiore. Nell'anno
1949 il Signore stesso, nella vigilia di San Marco, le disse che l'ora era
venuta e che doveva scrivere sugli angeli buoni e cattivi. Confermata in questa
missione per il suo confessore, che fungeva anche di direttore spirituale,
scrisse in ubbidienza sul mondo delle prime creature di Dio. Un angelo,
diverso dal proprio Angelo Custode, inviato dal Signore si presentò al suo
fianco per aiutarla. Era una situazione simile a quella di Santa Francesca
Romana, che aveva ricevuto anche lei un secondo angelo come compagno al
momento che il Signore le mandò fondare una comunità religiosa. Il compagno
angelico di Gabriella la introdusse nel vasto mondo spirituale della gerarchia
angelica e nella moltitudine dei loro servizi. Nello stesso tempo, l'angelo la
fortificò, poiché doveva testimoniare anche l'organizzazione del mondo
infernale con loro macchinazioni contro le anime e la Chiesa e il mondo. Questa
seconda parte era particolarmente riservata; fu scritta in vista del lavoro
pastorale dei sacerdoti, specialmente per gli esorcisti.
Fra i primi scritti di Gabriella si trova uno nella quale l'angelo le dava istruzione sull'amore e sulla vita di espiazione. Questa pedagogia non era appena teorica, era grafica ed esistenziale. Riassumendo possiamo dire che l'angelo le presentò periodicamente un gran chiodo, che significava altro abisso di sofferenze espiatorie che lei doveva accettare. Ad ogni passo peraltro l'angelo le dava istruzione teologica sul mistero dell'opera della nostra redenzione. Era una scuola eccezionale di amor fraterno.
1.
Il primo chiodo era un "ecce" ("eccomi"), una chiamata a
rendersi conto del fatto della redenzione, e di dichiarare la sua prontezza di
partecipare in quest'opera di GESÙ che si rinnova in ogni Santa Messa. Il
chiodo era come una spina della corona di GESÙ. Gabriella doveva imparare a
trasformare tutte le difficoltà, anche piccole, in sacrifici di amore per i
peccatori. Era un aprirsi gli occhi alla presenza di Dio, chi desidera la nostra
salvezza.
Era
necessario di camminare nella presenza di Dio e di praticare le virtù con
assiduità. L'angelo le spiegava il significato della notte dei sensi per la
vita spirituale. L'anima non doveva lasciarsi vincere per la stanchezza e la
tiepidezza, neanche disanimarsi per causa dell'oscurità.
2.
Il secondo chiodo richiedeva un "fiat mihi" ("sia fatta in
me"), un "Si" generoso alla volontà divina, che importava la
vera sequela di GESÙ, portando di buona disposizione la croce di GESÙ. Si
trattava di apprendere di trasformare ogni sofferenza e ingiustizia in sacrificio
di amore. In questo capitolo è diventato evidente la nostra grande responsabilità
morale per il nostro prossimo.
3.
Il terzo chiodo, si chiamava "Sitio" ("Ho sete"), era una
compartecipazione alla Sete di GESÙ per la conversione dei peccatori.
Questo chiodo era una spina di compassione che doveva ferire costantemente il
cuore con i dolori della misericordia, affinché Gabriella diventasse
intercessore costante per i peccatori. Il vero amore del prossimo è qualcosa di
sobrio, dato che la carità brama specialmente la vita eterna per il prossimo.
Nel caso dei peccatori ci vuole una diligenza costante di riparare le loro
negligenze e offese commesse contro Dio.
4.
Il quarto chiodo era grande quanto la croce stessa. Difatti erano momenti di
grandissimo dolore nella vita di Gabriella. Doveva consacrare anche la propria
famiglia, sposo e figli, ai piani in scrutabile di Dio. Per abbracciare questa
croce, Gabriella doveva imitare GESU’ anche in questo punto, cioè fissare gli
occhi con fiducia sul premio celeste. San Paolo precisa che anche GESU’ agì
cosi, affermando che egli "per la gioia che gli era posta dinanzi sopportò
la croce sprezzando il vituperio, e s'è posto a sedere alla destra del trono di
Dio" (Eb 12,2). Le grandi croci in questa vita non sono sopportabili senza
speranza!
Gabriella apprendeva in ciò la grandez za della rinuncia che è un'arma principale nella notte oscura dell'anima.
5.
Con il quinto chiodo Gabriella riceve la possibilità di vedere gli angeli,
"inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza" (Eb
1,14). Anche uno fra loro è stato inviato a GESU’ nel giardino per offrigli
il calice di forza, di cui abbia umanamente bisogno (cf. Lc 22,43), per portare
la croce fino alla consumazione dell'opera di salvezza.
Suo
era anche un sguardo nelle profondità, vedendo e stimando le immense e indicibile
dolore che la Madre Dolorosa aveva sofferto per noi sotto la croce.
6.
Nel consegnare il sesto chiodo, l'angelo istruì Madre Gabriella sulla
efficacia dei piaghe di GESU’, che sono come le cinque fonti principale della
divina misericordia. Questo passaggio è molto simile alla lezione di Santa
Faustina: la fiduciosa invocazione della divina misericordia è molto più
efficace che le nostre opere.
7.
Il settimo chiodo già portava la vittoria, indicando la vita eterna, che è
il frutto del mistero pasquale di GESU’. Già subito dopo la morte di
GESU’, sentendo ancora grande dolore, Maria cominciava a elevare i suoi occhi
nella aspettativa della risurrezione di GESU’. Chi arriva a questo punto con
GEsù e Maria, grida con San Paolo: "Chi ci separerà dall'amore di CRISTO?
Sarà forse la tribolazione, o l'angoscia, o la persecuzione, o la fame, o la
nudità, o il pericolo, o la spada? Anzi, in tutte queste cose, noi siamo più
che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. Poiché io son persuaso
[niente può] separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo GESÙ, nostro
Signore" (Rom 8,35.37.38.39b).
Insomma,
quella piccola scuola di amore si è mostrata come il cammino espiatorio più
efficace per arrivare alla sua santificazione.
Benché
avesse ricevuto questa nuova missione dal Signore, Gabriella non desisté di
essere sposa e madre di non pochi figli; doveva adempiere tutti i suoi servizi
con il sorriso e l'amore. Perciò le rimanevano solo le ore della notte per
scrivere sugli Angeli. Iddio vede e provvede! Gabriella così riceve la grazia
di vivere senza dormire, riuscendo a fare bene tutto il necessario. Quando però
il suo vescovo Paolo Rusch venne a sapere di questa cosa, egli le comandò di
riposarsi ogni sera. In obbedienza a questa direttiva Gabriella si mise a
riposare per quattro o cinque ore ogni notte, e poi usava il resto della notte
per scrivere e per dedicarsi alla preghiera. Passava tutto questo tempo senza
luce - anche scrivendo - per non disturbare nessuno.
Nel
coltivare la sua vita interiore era così naturale, umile e discreta, che suo
marito venne a sapere del suo dono mistico soltanto anni dopo, e solo quando
il suo direttore spirituale, Msgr. Waitz, nominato dallo stesso vescovo Rusch
nel anno 1951, lo informò riguardo alla relazione con i Santi Angeli. Hans, il
suo marito, che all'inizio del loro matrimonio non era osservante nella
pratica della religione, cambiò molto. Con il tempo, egli stesso si identificò
come il protettore dell'Opera dei Santi Angeli.
Durante
più o meno 30 anni, Gabriella continuava a scrivere in santa obbedienza;
sottoponeva tutti i suoi scritti al direttore spirituale. Anche il vescovo Rusch
di Innsbruck ordinò che fosse informato regolarmente sugli scritti di
Gabriella. Lei doveva presentarsi due volte all'anno per un colloquio con lui.
Il vescovo stesso controllò ed approvò la circolazione discreta dei suoi
scritti. Oltre questa vigilanza e protezione paterna e responsabile, non promulgò
nessuna decisione riguardo all'origine soprannaturale dei suoi scritti. Disse
però, in una memoria scritta a Msgr Waitz, che le visioni di Gabriella
Bitterlich potevano funzionare come stimolo per una rinnovata devozione
verso i Santi Angeli, ma non come fondamento dottrinale, visto che l'unico
fondamento possibile era il depositum fidei della Chiesa.
Tutta
questa supervisione, invece di inquietare Madre Gabriella, le diede pace. Lei
stessa sentiva una profonda necessità interiore di sottomettere categoricamente
tutti i suoi scritti all'autorità e al giudizio della Chiesa. Durante tutta la
sua vita è rimasta riconoscente per la vigilanza e assistenza ricevuta dal
vescovo Rusch.
Questo
non significa però, che non abbia sofferto a causa della debolezza umana che si
trova nella Chiesa; soffriva, ma sempre con occhi pieni di fede. Raccontò un
esempio. In una certa occasione il Signore lasciò che Gabriella sapesse che
lui voleva che lei scrivesse un'opera sui Santi Angeli e il loro rapporto con
lo SPIRITO SANTO. Come di solito, presentò la domanda al suo direttore, Msgr.
Waitz, chiedendo la sua benedizione. Lui invece, proibì qualsiasi opera, perché
avendo ascoltato alcune critiche sulla Madre Gabriella: egli entrò in crisi.
Prese a dubitare per un anno riguardo dell'autenticità della sua grazia.
Questo
stato provocò grande sofferenze per Madre Gabriella. Certo è che voleva
obbedire! Ma ecco, il dilemma! GESU’ non ritirava la Sua domanda,
semplicemente non protestò. Lei piombò in profonda oscurità e angoscia. Non
avendo saputo risolvere la tensione, e pensando da una parte che dispiaceva a
GESÙ, ma dall'altra parte non osava disobbedire al direttore. Insomma, fini per
ammalarsi e fu ricoverata in ospedale. Là finalmente GESU’ ruppe il Suo
silenzio, assicurandole che se non avesse obbedito al direttore, cioè alla
Chiesa, questo sarebbe stato proprio la fine del Opus Angelorum. Sarebbe come un
aborto: morto, prima di nascere!
Era
questa una lezione dolorosissima, ma assolutamente necessaria! Avendo
collaborato con la grazia produceva lei così frutti notevoli: capiva molto più
profondamente la santa obbedienza e aumentava nel suo cuore l'amore della
santa sottomissione e docilità davanti al discernimento e giudizio della
Chiesa. Molti anni dopo, Gabriella sapendo come erano difficili i suoi scritti e
che la Chiesa procede sempre con cautela e con prudenza lungamente ponderata,
diede questo consiglio ai membri dell'Opera dei Santi Angeli. Nel caso in cui
un giorno la Chiesa dovesse proibire tutti i suoi scritti, i membri avrebbero
obbedire categoricamente alla Chiesa senza alcuna esitazione. Infatti, molti
anni più tardi la Chiesa davvero proibì una parte considerevole dei suoi
scritti, cioè quella parte che investigava fondo a fondo gli Angeli nel loro
servizio e organizzazione gerarchica, inclusi i loro nomi. È chiaro, che
questa informazione così dettagliata non si trova nel depositum dei, e perciò
la Chiesa non poteva riconoscere gli scritti come fondamento di una spiritualità
ecclesiale. Questo fatto lo aveva accennato il vescovo Rusch fin dall'inizio.
La
rivelazione privata non può mai aggiungere qualcosa di realmente nuovo al
deposito fidei. Il valore essenziale delle rivelazione private, autentiche, è
che ci aiutano opportunamente a comprendere le più importanti verità di fede,
che possono essere trascurate, e ci stimolano a scoprire ed approfondire di
nuovo queste verità di grande importanza in una ora certa della storia della
Chiesa (cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 67; Giovanni Paulo II, Lettera
Apostolica, Rosarium Virgine Mariae, n. 7).
Madre
Gabriella non perdeva la sua pace interiore davanti a tali eventualità, perché
in fondo seguiva la volontà di Dio e sapeva che la Sua provvidenza guidava
tutto soavemente verso il fine da Lui prevista. Conosceva molto bene la verità
che GESU’ insegnava a Santa Margarita Maria Alacoque già secoli fa:
"Voglio dimostrarti chi Io sia il Signore sovrano sui i miei regali e sulle
mie creature, e che proprie niente può impedire il compimento perfetto dei miei
piani. Per questo motivo, non solo voglio che tu faccia tutto ciò che le tue
superiore ti mandano a fare, ma anche riguardo a tutto ciò che Io ti comando,
che non faccia nulla senza il loro consenso. Sappi che Io amo la obbedienza, e
senza obbedienza nessuno riesce a farmi piacere" (Autobiographie, p. 65).
In
ogni modo, Madre Gabriella aveva saputo che il piano di Dio si sarebbe
realizzato lentamente. Vedete e capite, che non si tratta solo di comprendere
intellettualmente i suoi scritti sui Santi Angeli, ma è necessaria una
consacrazione effettiva e feconda della propria vita, che si metta categoricamente
al servizio di Dio per la salvezza delle anime in unione con gli Angeli. Si
tratta evidentemente di un programma di santificazione, che abbraccia non solo
l'intelletto, ma anche e integralmente il cuore e la vita. E queste cose non
si imparano leggendo, ma per mezzo della pratica delle virtù e con molte prove
e sofferenze. Stiamo parlando della scuola della Croce. Infatti, nella visione
di Madre Gabriella la santa collaborazione con gli Angeli di Dio implicava
necessariamente la croce, cioè il sacrificio.
Ulteriori
dati significativi della vita di Madre Gabriella.
Il
tempo non ci permette di presentare ampiamente tutta la vita di Gabriella. Non
dimeno vogliamo tracciare perlomeno a grandi linee e i dati più importanti
della sua lunga vita.
1950:
Consacrazione a tutti i Santi Angeli
Nel
anno 1950 Gabriella, mossa dall' angelo, scrisse la Consacrazione a tutti i
Santi Angeli. E poco dopo, seguendo un mandato del direttore, scrisse anche una
consacrazione e una promessa all'Angelo Custode. Tutte le tre preghiere
ricevettero l'approvazione del vescovo Rusch di Innsbruck.
1950:
Ordine degli Angeli, Teologia della Croce
Nello
stesso anno 1950 il Signore manifestò il suo piano per un Ordine religioso per
il quale tutti i membri dovevano essere consacrati agli Angeli. Ciò nonostante
quando il vescovo ebbe notizia del suo piano nel 1952, proibì categoricamente
di fondare l'Ordine, perché - come spiegava - mancavano già vocazioni per le
comunità religiose nella diocesi.
Dovuta
alla sua inesperienza, questa decisione riempiva Gabriella di grande angoscia;
si ammalò, avendo paura, che il Signore insistesse per andare avanti con la
fondazione dell'Ordine. Ma il santo Angelo la tranquillizzava, spiegandole:
"Non temere, sorella mia, il Signore mai ti farebbe deviare dal cammino
certo con un atto di disubbidienza. Distogli lo sguardo dall'Ordine dei Santi
Angeli. Adesso non puoi proseguire in passi pratici per realizzare il piano
del Signore. Ma guarda in quest'altra direzione: ecco, l'idea del gruppo dei
fratelli della Santa Croce. In questa direzione puoi avanzare perché qui non c'è
proibizione"!
A
seguito di una grande prova di ubbidienza, il Signore, invece di insistere che
scrivesse sullo SPIRITO SANTO, ordinò di scrivere piuttosto sulla teologia
della Croce, un tema che diventerà centrale nei suoi scritti. Era la scuola
doverosa per tutti quelli che volevano coltivare una profonda collaborazione con
i Santi Angeli nel servizio del Signore. Non è possibile inserirsi presso le
schiere angeliche senza minimamente essere pronto alla battaglia spirituale.
Certamente la metà, se non più dei suoi scritti, avevano che fare con la
croce, cioè il tema dell'espiazione, della purificazione, della sofferenza e
della trasformazione spirituale.
Scrisse,
per esempio più di duecento Via Crucis. Tutte queste erano frutto non solo
delle sue riflessioni, ma anche della scelta di accompagnare il Signore nel
mistero della Passio Domini. Mostrava bene come le sofferenze e la Croce di GESÙ
coprano ogni possibile miseria umana, offrendo luce, speranza e salvezza.
Mostrava come la Croce di GESÙ, cioè il mistero Pasquale, sia il punto focale
di tutta la storia di Salvezza, della Chiesa. Ogni celebrazione liturgica
comincia con il segno della Croce.
E
questo è il motivo perché anche i suoi scritti sugli angeli sono pieni di
teologia della Croce. Perfino, gli angeli sono ministri della grazia di
Cristo, meritata sulla croce. Mossa dalla grazia divina Gabriella si
identificava bene con la spiritualità di San Paolo che esclamò: "Ora mi
rallegro nelle mie sofferenze per voi; e quel che manca alle afflizioni di
Cristo lo compio nella mia carne a pro del corpo di lui che è la Chiesa"
(Col 1,24).
Tratto
da: “Opus Sanctorum Angelorum”