LE GLORIE DI S. ANNA
Mons. GASPARE CINQUE
Canonico della Cattedrale di Napoli
NIHIL OBSTAT
Can. VITALIS DE ROSA Censor Delegatus
IMPRIMATUR Can. HERIBERTUS d'AGNESE Vie. Gen.
Neapoli ex Curia Archiepiscopalis
Die 22 Septembris 1960
A Sua Eminenza Rev.ma
il Cardinale ALFONSO CASTALDO
Arcivescovo di Napoli e Vescovo di Pozzuoli
la cui Mamma di venerata memoria
portava il dolce nome Anna
umilmente offro e dedico
in ricordo del Giubileo Episcopale
in segno di gratitudine
in Laude e Gloria della Augusta Genitrice della Madre di Dio
salutata dai Padri della Chiesa
Porta Aurea del Cristianesimo
ed Alba radiosa del Nuovo Testamento
Napoli, 9 gennaio 1960
Il Cardinale Arcivescovo di Napoli
prot. 1619/960 A
Reverendissimo Monsignore,
dopo aver letto, con tanto piacere, le bozze di stampa del volume che si accinge a pubblicare, dal titolo « Glorie di S. Anna », le significo tutta la mia sentita ammirazione.
La ringrazio per la dedica che ha voluto fare alla mia persona e Le esprimo il mio compiacimento per il dono che lei fa alla moltitudine dei fedeli e al Clero, di un libro, nel quale lo zelo sacerdotale che la distingue, si mette a servizio della Madre della SS.ma Vergine, onde glorificarne le virtù e per nutrire la devozione dei fedeli e dare, sopratutto, ai Predicatori materia ampia e sicura, attorno ad un argomento di così alta importanza.
Con i sensi di deferente ossequio, la benedico
F.to ALFONSO Càrd. CASTALDO
Arcivescovo di Napoli
All'Ill.mo e Rev.mo
Mons. GASPARE CINQUE
Canonico del Capitolo Metropolitano
NAPOLI
PREFAZIONE
Premetto che non mi ha fatto velo agli occhi la fraternità del sangue che mi lega all'Autore. Ho scritto, obiettivamente, ciò che sento.
La gigantesca figura di S. Anna, la « Vecchia potente », come, confidenzialmente, la chiamano a Napoli, balza in tutta la sua bellezza, fin nelle minime sfumature, dalle pagine di questo libro, uscito dall'aurea penna di Mons. Gaspare Cinque, canonico della Metropolitana di Napoli.
È un'opera che veniva richiesta da anni, specialmente in questa nostra città, ove la gloriosa Vecchia riscuote, da secoli, un culto popolare.
La Lettura del volume, scritto con stile sobrio ed elegante, riesce utile e dilettevole all'intelligenza e al cuore del lettore. L'Autore non ha trascurato nulla per far conoscere ed amare Colei. che si erge, come un radioso anello di congiunzione, tra i due Testamenti e
che ora nel cielo è " Tanto contenta di mirar sua Figlia Che non muove occhio per cantare Osanna " (Divina Comm. Parad. canto XXXII-45).Secondo il mio modesto parere, l'Opera può essere divisa in tre parti.
Nella prima, che chiamerei storica, la figura di S. Anna si delinea nel quadra del Vecchio Testamento, nell'armonia del suo dolce Nome, nella soavità mistica del suo santo sponsalizio con S. Gioacchino, nell'amarezza rassegnata della sua sterilità, fino a quell'età avanzata, in cui le leggi della natura precludono per sempre, alla donna ogni speranza di maternità.
È questo lo sfondo di luci e di ombre, sul quale S. Anna dominerà, nella pienezza della sua santità, della sua gloria e della sua potenza.
La seconda parte che chiamerei teologica, l'Autore la inizia con gli splendori del novo Testamento che sta per sorgere sull'orizzonte e cioè la prodigiosa Concezione nel seno vecchio e sterile di S. Anna, concezione ancora più prodigiosa perchè immacolata, senza macchia, fin dal suo primissimo istante, di Colei che poi nasce, come aurora rutilante, come alba che annunzia il sole.
Con argomenti profondamente teologici, ma chiari, l'Autore presenta S. Anna, in una triplice aureola di santità, in rapporto a Dio, alla Vergine, sua Figlia, agli altri Santi.
E conclude con un inno alla singolare maternità di S. Anna perchè essa sola ha formato lo sgabello della sua esaltazione, in cielo e in terra.
La terza parte - la liturgia - tratta del culto e del patrocinio di S. Anna in Oriente e in Occidente. L'Autore poi, si dilunga giustamente, in vari capitoli, sul monumento di fede, di amore e di gloria che Napoli - mai seconda a qualsiasi città del mondo - ha innalzato, attraverso i secoli, alla Vecchia Potente. Importante è anche la parte artistica che è ampia e completa.
Il lavoro non poteva essere più perfetto.
Mi rallegro con l'insigne Autore, mio fratello, nel sacerdozio e nel sangue, nato e cresciuto in un quartiere consacrato a S. Anna e lo ringrazio per l'onore che ha valuto farmi, pregandomi di scrivere la prefazione al suo libro.
Che lassù, nel cielo, la santa mamma nostra presenti a S. Anna questo devoto lavoro così, come durante la sua vita terrena, presentava a Dio i sudori apostolici dei due figli sacerdoti e le lacrime che versava, sapendoli in continuo pericolo, durante le due guerre mondiali.
Non mi resta che augurare a questo libro la migliore fortuna. Che esso venga conosciuto, letto e studiato in tutta Italia, dalle anime devote e specialmente dai predicatori.
Che S. Anna assista, protegga e benedica l'Autore.
Napoli 8 settembre 1958
P. Basilio M. Cinque A. S.
INNO A S. ANNA
Nello sterile vecchio tuo seno
il Signore un prodigio compì.
Del serpente infernale il veleno
per tua Figlia, soltanto, finì.
Anna santa, da tutte le genti
non si eleva che un canto per Te:
Salve Vecchia, fiammante sugello
alla legge del Duce Mosè.
Salve Donna, che apristi il novello
Testamento di amore e di fè.
Salve Nonna, che fosti la Madre
de la Madre di Cristo Gesù!
Tua la luce che, eterna, incorona
la Regina dei Santi lassù.
Tua la gloria che ovunque risuona
per Colei che Figlia ti fu.
Tu, sedendo alla destra di Lei,
no, non preghi, comandi lassù.
O Sant'Anna, ne gli aspri cimenti
ci conforti il tuo tenero amor.
De le lotte che turban le menti,
Tu ne spegni il brutal furor.
Tu ci guidi nell'arduo cammino
che ci porta a la gloria del ciel.
P. Basilio Cinque A. S.
Visitatore Generale
PRESENTAZIONE DEL LIBRO
Augusta Protagonista è la Gloriosa Madre della, Madre di Dio. Ella sta, tra i due testamenti, tra la Legge mosaica e il Vangelo. La sua grandezza, la sua missione, la sua gloria è quella di aver dato al mondo la Madre del Salvatore.
Uno dei più antichi panegiristi, S. Pietro di Argos (920) scrive: « Anna è il paradiso di Dio, il campo buono che ha dato il frumento eletto, la vigna che ha dato a noi la vite feconda il cui grappolo è Gesù. Di tutte le donne che l'hanno preceduta, nessuna è stata scelta a diventare Madre della Genitrice di Dio e dolce Ava del Messia ».
I capitoli del presente volume sono strofe di un inno, il cui ritmo è quello dell'Invitatorio dell'ufficiatura propria del 26 luglio:
« Iesum de Maria, Annae Filia, natum, venite, adoremus! ».
Questo libro, inoltre, riempie una lacuna, dà ampia materia ai predicatori e concorre alla maggiore diffusione della divozione a S. Anna, una divozione, forse, troppo superficiale e poco compresa. Ogni divozione, perchè sia fruttuosa, deve essere cosciente, vissuta e praticata, non formalistica, fatta di esteriorità e ricca di troppe frasche e di poco o niente frutto!
Il Titolo ci è stato suggerito dalla lettura della classica opera di S. Alfonso: « Le Glorie di Maria ».
Il libro potrebbe essere anche un regalo utile da offrire a quelle signore e signorine che portano il bel nome di Anna.
Un capitolo è dedicato alle Figlie di S. Anna, le quali potrebbero diffondere il libro stesso, nei loro collegi ed istituti. Tutte si chiamano Anna, come primo nome e della divozione a S. Anna sono aralde e pioniere.
Poichè la pubblicazione avviene anche a ricordo della ventennale mia predicazione del 3° martedì del mese alla Associazione delle spose e madri cristiane del cenacolo della Sapienza, le piissime Ancelle del S. Cuore potrebbero collaborare alla diffusione delle « Glorie di S. Anna », nell'Associazione suddetta. Delle Madri Cristiane S. Anna è la Celeste Patrona. Lei invocano, nelle ansie del parto vicino, a Lei ricorrono nei parti laboriosi e il nome di Lei impongono, ex voto, se da quei parti nasce una bambina!
* * * *
E qui voglio dire un'altra cosa che è personale. Questo volume doveva essere pubblicato nel 1940. Ma le vie della Provvidenza sono meravigliose! In questi anni trascorsi, ho potuto arricchire le « Glorie di S. Anna », con studi ulteriori di nuove gemme e sono lieto che il libro vede la luce, a chiusura del mio Giubileo sacerdotale, quasi aureo sigillo del mio Sacerdozio, la cui vocazione ebbe inizio, incremento e sviluppo, nella chiesa parrocchiale di S. Anna al Trivio, dove trascorsi la mia adolescenza, il mio chiericato e fu il primo campo della mia predicazione.
Che l'Augusta Genitrice della Vergine Immacolata conforti lo ultimo periodo di mia vita sacerdotale e mi assista nella ultima ora! Di tutto cuore, infine, ringrazio il nostro amatissimo Arcivescovo che si è degnato dare un largo contributo per la pubblicazione di questo volume, da tanti anni atteso.
Egli ha avuto anche la bontà e la pazienza di leggere ed approvare il manoscritto ed accettarne la dedica.
L'Arcivescovo nostro è stato sempre devotissimo di S. Anna, sopratutto, perchè la Mamma, di santa memoria, chiamavasi Anna. In famiglia la chiamavano Marianna, perchè amavano fondere, in un solo nome, quello della Augusta Madre e della Celeste Figliuola! Vescovo di Pozzuoli; l'Eminentissimo Principe ha, nella sua Diocesi, una terra, Monte di Procida, che si vanta di avere, come Protettrice, S. Anna e dove, ogni anno, si celebrano solennissime feste, ora rese più solenni dalla Porpora del Pastore.
Con grande gioia e, profondamente commosso, il nostro Arcivescovo consacrò a Montesano, in quel di Salerno, la nuova Chiesa di S. Anna, fatta costruire, a spese di un devoto, emigrato in America. Dopo la consacrazione del bel tempio, il Cardinale parlò di S. Anna, come sa parlare Lui, con accento paterno e con parola commossa e sentita! (1).
Poichè questo Libro « Glorie di S. Anna » si pubblica sotto gli auspici del nostro Cardinale Arcivescovo, nell'anno giubilare del 25° della Sua Consacrazione Episcopale, a nome dei Venerabili Capitoli della Cattedrale di Napoli e di Pozzuoli, a nome del clero e del popolo delle due apostoliche diocesi, Gli auguriamo un lunghissimo e fecondo Apostolato e Gli diciamo
VITA! VITA! VITA!
(1) E' una chiesa lunga 34 metri e larga 18. Ha 10 cappelle e può contenere tremila persone. Ha 2 campanili alti 50 metri. E' dotata di un organo elettrico e di un impianto altoparlante perfetto.
La facciata dalle linee classiche è un ricamo di guglie, di marmi istoriati, di statue marmoree. Sulla cuspide centrale svetta la statua marmorea di S. Anna. Un'altra bellissima statua troneggia sull'altare maggiore. Attorno al monumentale tempio sorgono vasti edifici che raccoglieranno opere religiose ed assistenziali.
Tutto è dono generoso di Filippo Gagliardi che partì povero da Montesano e nel Venezuela, da imprenditore, riuscì a farsi una colossale fortuna e ha erogato miliardi per opere grandiose di carità e di assistenza Ha donato a Montesano anche 113 fontanelle, tra cui quella monumentale ed artistica che è situata sulla piazza antistante il Tempio, dedicato a S. Anna, in memoria della mamma che si chiamava Anna.
CAPITOLO I.
LA MAESTOSA FIGURA DI S. ANNA
Un'aureola di grandezza circonda la veneranda figura dell'Augusta Genitrice della Vergine.
Fulge sulla fronte di lei, più che un diadema, una corona aurea, in cui brillano le gemme della più alta santità, della dignità più eccelsa, della gloria più sublime.
Come è bella la Madre di Maria! Non dite che è vecchia! Vecchiaia e bellezza sono termini antitetici. Una madre che porta sulle braccia una bimba cui porge il seno, non può essere vecchia! Anna, prodigiosamente madre, ha ritrovato la freschezza dell'età giovanile!
La sua bellezza è trasparenza di cielo, riverbero di santità, riflesso della bellezza della Figlia, la più bella, fra tutte le creature. Nella bellezza di Maria sono i riflessi della bellezza di Anna perchè la fisiologia e la esperienza dicono che « filii matrizant » prendono cioè più della mamma che del padre. Nel nostro occhio c'è qualche cosa della luce dell'occhio materno e, nella voce, accenti del timbro della voce di nostra madre!
Un alone di luce paradisiaca avvolge la suggestiva immagine di S. Anna, nel ritmo di un dolce idillio, pieno di poesia umana e divina.
Anna è bella, più di Rebecca, più di Giuditta, più di Ester, più dell'antica Anna, madre di Samuel.
L'arte cristiana, attraverso i secoli, col magistero dello scalpello e del pennello, ha reso omaggio a questa ideale e reale bellezza, ritraendola in tutte le pose, in una visione di verde e di oro, di bianco e di azzurro, in un alone di regale maestà e di materna bontà che affascina le genti tutte che la invocano, con fiducia e le dicono osanna!
Di S. Anna sappiamo poco. Il Vangelo non ne ha neppure registrato il nome. Il silenzio è completo.
Ma che importa? Chi guarda il Mosè di Michelangelo o la Trasfigurazione di Raffaello ed, estatico, contempla questi insuperabili capolavori; chi si è intenerito al vibrar delle note di Bethoven, del Pergolesi, del Verdi, di Perosi ha sentito forse il bisogno di conoscere la vita di quei genii?
Se noi ignorassimo la vita di quei grandi, quest'ignoranza sarebbe dolorosa, fino ad un certo punto.
Bastano i loro capolavori per giudicare la grandezza del loro genio.
Ora il capolavoro di S. Anna è Maria e Maria è la Madre di Dio!
E’ questa una grandezza che la trasporta ai margini dell'infinito!
È tutta qui la ragione della dignità e della gloria di S. Anna. Il silenzio che avvolge la vita di Lei non oscura questa grandezza, nulla sottrae a questa gloria.
La vita di S. Anna s'incentra tutta, in un poema a cui hanno messo mano cielo e terra: l'Immacolata!
L'Augusta genitrice stringe, tra le braccia, tremanti d'amore e di gioia, la Celeste Pargoletta, le sorride, la copre di baci, le canta una dolce nanna cui fa eco l'Arcangelo che sussurra l'antifona dell'Ave Gratia plena!
Se tuttavia poca c'è da dire di S. Anna è certo che, quando si ama, si possono dire cose grandi e belle, pur balbettando.
È quella che farò, perchè più cosciente sia la nostra venerazione, più sincera la devozione, più fervente il culto verso la gloriosissima Madre della Madre di Dio, lodata, esaltata e benedetta da tutti i secoli e da tutte le genti cristiane!
CAPITOLO II.
L'ELOQUENZA DELLA POSA
Ho detto che la posa di S. Anna è materna e regale, ma è anche una posa "espressiva ed eloquente.
Poche volte l'arte ha dipinto e scolpito S. Anna, senza la Celeste Pargoletta, ritraendola nell'ansia e nel desiderio di una maternità che sembrava, umanamente, impossibile. Solo l'amplesso della prodigiosa maternità dà a S. Anna la sua vera espressione. Ella difatti porta Maria, la mostra e la dà.
Sempre bella è S. Anna, quando stringe tra le sue braccia e sul suo cuore, la grande Bambina, dai secoli aspettata, quando le insegna il modo di leggere le pergamene delle Sante Scritture, quando l'Immacolata, coronata di stelle è a Lei vicina e quando l'accompagna nel tempio, per offrirla al Signore!
Il gruppo è completo. La pianta e il frutto, l'olivo e la mistica oliva, il cedro e il midollo del cedro, il trono e la regina, il firmamento e la stella mattutina, la Madre e la Figlia.
La nostra S. Anna è il mistico ostensorio di Maria: ostensorio di oro, cesellato dalla Grazia, fulgente delle preziosissime gemme di una incomparabile santità.
La mostra a Dio e gliela offre, con gesto di amore, dicendo questa Madre tua è Figlia mia! Con la tua sapienza l'hai formata in me, come tabernacolo vivente del Figlio tuo. Con la tua potenza l'hai preservata da ogni macchia e, nel mio seno, l'hai resa, fin dal primo istante, Concetta Immacolata. Con il tuo amore di ogni grazia l'hai arricchita.
La mostra agli angeli cui dice: Colei che è vostra Signora e Regina, esaltata su tutti gli angelici cori, è Figlia mia!
Colei, il cui onore fu rivendicato da Michell, nell'alba del tempo, contro la tracotante superbia e la perfida invidia di Lucifero, è Figlia mia!
Colei cui Gabriel, nella pienezza dei tempi, nei silenzi di Nazaret, disse: «Ave gratia plena », è Figlia mia!
E la mostra all'inferno ancora.
Ecco la Donna, da Dio promessa nell'Eden, quella che ti ha stritolato il capo orgoglioso, ha sconvolto i tuoi empi disegni ed ha mutato il nome di Eva in Ave! La Donna, vincitrice del dragone d'abisso, coronata di stelle, ammantata di sole e che ha per trono la luna; è Figlia mia!
Nella piazza Graben di Vienna, poco lungi dalla cattedrale, sorge un obelisco di forma piramidale triangolare, in onore della S.S. Trinità. Sulla piattaforma v'è, a sinistra, la statua marmorea dell'Immacolata che leva in trionfo la Croce.
Di fronte, s'erge S. Michele che tiene, legato ad una catena, il demonio che sta sotto il piede della Vergine.
È una sintesi teologica e storica.
Questo trionfo è sviluppo di quello inizio luminoso che si avverò, nel primo istante della Concezione immacolata, nel seno benedetto di Anna!
E non solo S. Anna porta e mostra la Celeste Pargoletta; ma la dà agli uomini e al mondo.
Da Lei è nata Maria: da questa terra beata è venuto a noi questo Frutto benedetto! Colei, Ella ci ripete, che voi onorate e invocate, a cui voi ricorrete, perchè è vostra Madre e Avvocata, Regina dell'universo e Mediatrice di tutte le grazie, è Figlia mia! E' Figlia mia Colei che è il vostro aiuto e il vostro soccorso, il vostro rifugio e la vostra speranza.
Come è dolce cosa pensare che, nella nostra famiglia cristiana, S. Anna è la cara nostra nonna materna che noi amiamo, con quella confidenza e intimità, con cui si suole amare la mamma della mamma nostra!
Giustamente S. Giovanni Damasceno, il cantore di S. Anna, ha scritto: Sii tu benedetta, o Anna che hai partorito la nostra speranza!
Sii tu benedetta, perchè nel tuo seno il Signore ha fabbricato la nuova Arca dell'Alleanza, abitacolo dell'Altissimo!
Sii tu, benedetta, o Porta del Nuovo Testamento, o alba della Redenzione che hai annunziato la luce del Sole che è Cristo Salvatore, nato da Maria Vergine, tua Figliuola.
Anche a Te, o Anna, tutte le generazioni cantano l'osanna della beatitudine e ripetono, ovunque le campane dicono: Ave, Maria, l'inno della lode e della gloria!
Tre volte beata sei tu, continua il S. Dottore, o beatissima Donna il cui ventre ha partorito Colei che è la letizia dello Universo!
Beata sei tu e beato è il Frutto del tuo seno. E' davvero cosa degna e giusta lodare te che hai dato a noi quel Frutta da cui venne il dolce Gesù! (Sermo De Nativitate Virginis oratio 2a)
Una delle antifone dell'ufficiatura propria, la 3a alle Lodi, sin
tetizza tutte le voci dei Padri della Chiesa, cantando
Godi ed esulta, o Madre della grande Prole; da te spuntò la Stella, foriera del Divin Sole: "Ex te processit rutilans stella summi solis „!
CAPITOLO III.
IL PAESE DI S. ANNA
La Figura di S. Anna, inquadrata nella sua cornice storica e geografica, messa sul fondo rifulgente di oro, risalta ai nostri occhi, in tutta la sua imponente grandezza.
Il paese di S. Anna è la Palestina, irradiata dalle luci dei Patriarchi, illustrata dalle epiche gesta dei grandi Condottieri, risonante delle voci dei Profeti. Questa terra singolare, piccola nella estensione, grande per la sua storia, fu il polo verso cui si orientarono tutte le speranze del mondo, in attesa del Liberatore.
Il popolo d'Israele, nelle sue molteplici peregrinazioni e nelle sue complesse vicende, custodì, gelosamente, il sacro deposito delle antiche Promesse e ne diffuse la notizia, tra le genti idolatre.
La storia Palestinese è un magnifico mosaico, nel quale la figura centrale, cui tutti i raggi convergono, è il Messia. Tutta la S. Scrittura, divinamente rivelata, « Christum sonat », dice S. Agostino. Attorno alla Donna, da Dio promessa nell'Eden, che avrebbe stritolato il capo del serpente, e che sarebbe stata la Madre del Salvatore ed aurora della Redenzione, tutta la storia umana s'incentra, tutta la filosofia di questa storia e tutti i corsi ed i ricorsi di essa.
Implicitamente, il popolo eletto, aspettando questa Donna, guardava anche alla donna beata che l'avrebbe partorita. Attendeva che spuntasse l'alba foriera di quella aurora che avrebbe annunziato, finalmente, dopo tanti secoli di miserie e di rovina, il Sole della Giustizia, « Oriens ex alto », onde illuminare gli uomini, immersi nella cupa notte del peccato e della morte. S. Anna, Madre di Colei che è l'aspettata, la vaticinata, segna l'inizio dei tempi nuovi, la porta del Nuova Testamento, la prima pietra del Regno di Dio!
Nella Terra Santa tre città cantano la gloria di S. Anna Betlem, ove nacque, Nazareth, ove andò sposa a Joakim, Gerusalemme, ove morì.
Betlem, detta anche Ephrata, cioè terra dei frutti; Nazareth, terra dei fiori; Jerusalem, città della pace!
E non è forse S. Anna la terra benedetta che ha dato al mondo un frutto di benedizioni? Non è Ella la terra fragrante, da cui è germinata la mistica Rosa, in cui il Verbo di Dio carne si fece? E non è S. Anna la mistica città di Dio, in cui è il Tempio vivente del Signore, Maria, Madre del Principe della Pace?
Che S. Anna sia nata a Betlem lo dicono antichissimi scrittori, nonchè una vetusta tradizione. Betlem, un millennio prima, aveva dato i natali a David e S. Anna era della gloriosa stirpe davidica. Come S. Giuseppe, Ella era « de domo et familia David ». Del resto, probabilmente, la S. Vergine, in forza dell'editto di Cesare Augusto, fu personalmente obbligata a recarsi a Betlem, perchè suo luogo d'origine. Quale gloria per S. Anna avere avuto i natali nella terra del suo glorioso antenato, là dove sarebbe nato il Salvatore del mondo!
E andò sposa a Nazaret, il paese di Joakim, la suggestiva città che si adagia, in una verde vallata, tra filari di alberi in fiore. Con tutta probabilità, la casa, ove la Vergine fu annunziata da Gabriel e dove il Figlio di Dio s'incarnò, era proprietà di Joakim e di Anna.
Certo un altro motivo che costrinse la SS. Vergine a recarsi a Betlem, fu il dispositivo della legge romana che obbligava al tributo le figlie uniche ed ereditiere. La casa di Nazaret dunque la Madonna dovette averla in eredità, morti i suoi santi genitori. Se è così, è dolce cosa pensare che la santa Casa, trasportata sulle nubi e sulle ali degli Angeli, a Loreto e la santa Grotta, inquadrata nel santuario augusto di Nazaret, conservano ancora le orme di Anna e l'eco della sua voce.
E Anna morì a Gerusalemme, ove si sarebbe trasferita da Nazaret. Non sappiamo perchè i santi coniugi fissarono, dopo pochi o molti anni di matrimonio, la loro residenza, presso la Piscina probatica, all'ombra del Tempio. In questa casa nacque la Immacolata. Qui dolcemente morirono i suoi Genitori. Di qui la Celeste Bambina uscì, per essere offerta al Signore! A Betlem è Anna che sospira al Messia venturo e ripete l'inno del Profeta « Rorate, coeli, desuper et nubes pluant Iustum »! E non sapeva che era proprio Essa la prescelta, a formare, dal suo grembo, quella mistica nube, vaticinata da Isaia!
A Nazaret, Anna sposa di Joakim, è tetragona nel dolore, forte nella fede, costante nella preghiera, fiduciosa nella onnipotenza di Dio!
A Gerusalemme ella, esultante nella gioia della sua singolare maternità, saprà ripetere il canto fatidico della madre di Samuele, la sterile fecondata dal miracolo. Qui nella Santa Città l'apoteosi della sua morte beata e della sua gloria, l'inizio del suo culto, l'antifona di una divozione che sarà universale, nello spazio e perenne nel tempo!
Non è meno importante la cornice storica, in cui s'inquadra la maestosa figura della Genitrice di Maria. È la pienezza dei tempi. Da quattro secoli tacevano i Profeti. L'ultimo, Malachia, avea chiuso il libro delle rivelazioni profetiche, dicendo alle generazioni future: « Ecco, viene »!
Nel turbine delle sventure, sotto la spada dei conquistatori, Israele sperava! Sapeva che il secondo Tempio avrebbe visto il Messia (Aggeo. II 3-10).
Le settanta settimane, vaticinate dal Profeta Daniele, ormai volgevano al termine. I tempi sono maturi. Le ultime stelle sono tramontate.
Albeggia e, « noctem lux eliminat »: la luce fuga le notturne tenebre! L'ora è vicina! Già i primi crepuscoli mattutini annunziano la scialba luce che precede l'aurora. Dai colli di Betlem, dai giardini di Nazaret, dalle vette del Sion risuona, quasi fremito d'arpa, il canto della gloria di S. Anna, radice della verga di Jesse. La Profezia ormai, è sulla soglia del Vangelo. Il fiore sta per tramutarsi in frutto! L'universale aspettazione del Messia era diventata spasmodica, presso gli Ebrei ed il Paganesimo sentiva come una scossa potente, per cui i vecchi errori svanivano, come le tenebre, ai primi albori del giorno! Ovunque, presso tutte le genti, si respira un'aria di attesa Messianica! « Il disseccato tronco della Profezia rinfiora, primaverilmente, e su quella profezia si profila una immensa storia.
Ogni popolo si protende verso un Rinnovatore, come alla sua salvezza, per modo che, quando Cristo arriverà, verrà come una persona, di cui abbiamo già udito il suono dei passi. (Vita Fornari. Vita di Gesù - Cap. 1-1) ».
Ma, omai, l'alba è spuntata ed i tempi sono maturi.
CAPITOLO IV
RICORDI DI S. ANNA IN PALESTINA
A Betlem non resta traccia alcuna. Solo nella maestosa basilica della Natività, eretta da S. Elena, l'unica che non fu distrutta dalle orde islamiche, era istoriato, sul fondo della navata maggiore, un'immenso Albero di Jesse, i cui rami portavano le figure dei patriarchi e dei profeti, nonchè quelle degli augusti Genitori della Vergine. Jesse è l'avo di Davide e Ioakim ed Anna sono virgulti di questo profetico albero genealogico.
Il meraviglioso mosaico, scintillante di oro, opera del secolo undicesimo, purtroppo, è ora completamente distrutto.
A Nazaret resta un solo ricordo nel santuario dell'Annunziazione. A piè della scala che porta alla grotta, scavata nella roccia, s'apre un vestibolo, nel quale sono due altari, uno, a sinistra, dedicato all'Arcangelo Gabriele e l'altra, a destra, sacro a S. Gioacchino e a S. Anna.
Qui fu la casa della Madonna, che gli Angeli staccarono dalla Grotta e trasferirono, prima in Dalmazia e poi a Loreto.
A cinque Km., a nord-ovest di Nazaret, è Seffurihè, l'antica Sefforis che, un secolo prima di Cristo, era una delle città più importanti della Galilea. Un recinto, fatto costruire dai Francescani, racchiude i ruderi di una basilica, eretta nel sec. XII, con i materiali di una chiesa più antica, di cui fa menzione S. Epifanio. Testimonianze antiche fanno di Sefforis il luogo di origine di S. Gioacchino.
Il protovangelo di Giacomo ed altri apocrifi dicono che S. Anna nacque a Betlem e S. Gioacchino, della tribù di Giuda, in Galilea.
È tradizione che quella grandiosa basilica fu eretta là, dove era la casa abitata dai genitori della Vergine. È vero che nessun antico pellegrino ne parla; ma è pur vera che sempre, ed anche oggi, quei ruderi si dicono della chiesa di S. Anna.
A Gerusalemme, presso il Getsemani, è la basilica della Tomba gloriosa della Madonna. Una scala, di 48 scalini, conduce, in fondo alla chiesa che è sotterranea e completamente oscura; ma illuminata da centinaia di lampade. Al 21° scalino, a destra, è una cappella dedicata a S. Gioacchino e a S. Anna. Sembra, ed è assai verosimile, che quella tomba fosse un sepolcreto di famiglia.
Avevano ragione perciò i pellegrini di venerare qui le sepolture dei Genitori della Madonna.
Ma in tal caso, i loculi degli antenati della Vergine dovettero essere sacrificati alla pianta della chiesa. È per questo motivo che non se ne fa parola nelle relazioni dei pellegrini, anteriori al secolo XV.
Del resto è appunto dal secolo IV e V, cioè all'epoca della costruzione della basilica, che risale la traslazione delle reliquie di S. Anna e di S. Gioacchino, secondo tradizioni che però non hanno fondamento storico.
Non vogliamo tacere che, in questo venerando tempio, monumento della Risurrezione ed Assunzione corporea di Maria, il grande devoto e panegirista di S. Anna, S. Giovanni Damasceno, tenne, alla presenza di vescovi, di preti e di monaci, il secondo celebre discorso «de Dormitione Virginis ».
A Gerusalemme, presso la Piscina probatica, poco lungi dalla spianata del Tempio, ove ora sorge la fantasiosa moschea di Omar, v'è una basilica che è davvero la reggia di S. Anna.
Ne parleremo di proposito nel capitolo 48 nel quale illustreremo questo celebre monumento storico ed artistico.
CAPITOLO V.
LA GENEALOGIA DEL MESSIA NEL VANGELO
La tavola genealogica del Cristo è il nodo che lega i due Testamenti.
Tra S. Matteo e S. Luca v'ha, nella compilazione, divergenza profonda.
Per ciò che riguarda il nostro argomento, notiamo la doppia filiazione di S. Giuseppe. S. Matteo lo dice « figlio di Iacob », Luca invece « figlio di Heli ».
Fin dal sec. 3°, le due dizioni furono oggetto di controversia. Forse, dice il dotto Abate Ricciotti, la soluzione non sarà mai raggiunta! L'opinione, più fondata, osserva il Card.
Legipier, nel trattato teologico su S. Giuseppe, sembra sia sempre quella di S. Giovanni Damasceno, secondo cui S. Giuseppe è figlio naturale, secondum carnem, di Iacob e figlio legale o ereditario, secondum legem, di Heli.
Ciò o in forza della legge del Levirato o in forza della adozione. Un fratello era tenuto a sposare la vedova del proprio fratello defunto ed il primogenito figurava come figlio legale del morto, pur essendo figlio naturale del vivo. Anche per adozione, l'adottato era considerato come figlio e come erede dell'adottante. Ma anche l'opinione del Damasceno, per quanto riferita dalla liturgia, nel 3° notturno del Breviario, il 16 agosto, festa di S. Gioacchino, non è chiara e presenta inconvenienti, non lievi, specie nei riguardi delle pretese seconde nozze di S. Anna e della tradizionale sterilità di Lei.
Ci sembra più chiara l'opinione del dotto P. Holzmeister e per la quale propende anche il P. Roschini, nella sua Vita di Maria in una nota, a pag. 49 e che semplifica l'intricata quistione! Alcuni difatti ritengono che Matteo e Luca abbiano fatto la genealogia di S. Giuseppe, figlio naturale di Iacob e figlio legale di Heli.
Altri invece pensano che S. Matteo abbia descritta la genealogia di S. Giuseppe e S. Luca quella della Madonna.
Ora il P. Holzmeister sostiene una sentenza media che elimina ciò che è inconveniente e salva tutto. La genealogia, descritta da S. Luca, formalmente sarebbe di Giuseppe, materialmente invece sarebbe la linea dei genitori di Maria, la quale, come era consuetudine, non viene nominata.
Heli dunque sarebbe Gioacchino. Presso gli ebrei il suocero dichiarava come figlio il suo genero, specie quando si trattava di un marito di figlia ereditiera, quale era Giuseppe, nei confronti di Maria. In tal caso lo sposo conseguiva i diritti ed il nome di figlio nella famiglia della sposa, come risulta da molti testi scritturali.
Dunque la genealogia, fatta da Luca è realmente quella della Madonna. Anche S. Giustino, nel dialogo con Trifone, e S. Ireneo, nel libro contro gli eretici, sembrano che la pensino così. S. Giuseppe allora « filius Iacob », in Matteo è il « filius Heli », in S. Luca. Ciò nè per la legge del levirato, nè per l'adozione; ma semplicemente perchè ha sposato la figlia unica e l'erede assoluta di Gioacchino (1).
Che Heli, Eli, Eliachim, Ioakim siano lo stesso nome risulta dalla S. Scrittura. Ioakim è un derivato di Eliachim ed Heli è solo una abbreviazione di questo.
(1) Presso gli Ebrei non esisteva l'istituto dell'adozione legale come nel diritto romano. A supplire la mancanza dei figli vigeva la legge del Levirato.
Tuttavia gli Ebrei conoscevano una certa adozione che, però, non produceva gli effetti religiosi, civili e morali, come era intesa presso i Greci, i romani, e gli altri popoli antichi.
Nella Bibbia se ne fa menzione solo tre volte e cioè nell'Esodo. Cap. II - 10 - e nel Libro di Ester - Cap. II - 7 e 15.
La figlia di Faraone « lo adottò in figliuolo e gli pose nome Mosè, dicendo: io lo trassi dalle acque».
Nel Libro di Ester è detto: « Mardocheo l'aveva adottata in figlia ».
Sono questi i soli due casi, citati dalla Bibbia. Ma da tutto il contesto si desume che si tratta di una adozione, in senso largo e niente affatto giuridica.
Nel libro di Giuditta il sommo sacerdote è chiamato, ora Eliakim ed ora Ioakim. Il sacerdote invece che educò Samuele è chiamato Heli. Sono dunque nomi equivalenti.
Grande gloria si riverberebbe dal nome Heli, segnato nel Vangelo, sulla fronte di S. Anna che non è stata notata nella pagina di S. Luca perchè presso gli Ebrei non si teneva conto delle donne, nelle descrizioni genealogiche. Solo S. Matteo ne numera quattro, due ebree e due pagane, delle quali tre sono anche peccatrici perchè, come commentano i Padri della Chiesa, l'evangelista ha voluto fissare, fin dalla prima pagina, i caratteri dell'universalità della Redenzione.
Tuttavia si tratta di una esegesi assai incerta ed oscura. Restano incertezze e dubbi, difficoltà esegetiche e storiche formidabili, per cui è da dirsi davvero che la questione è e resterà insolubile!
In fondo qui si tratta di una doppia generazione, naturale l'una, legale l'altra.
S. Matteo descrive la prima e S. Luca, che ha scritto, dopo Matteo, traccia la seconda.
Difatti il primo dice: « Iacob genuit Joseph » e l'altro, invece usa il termine generico: «qui fuit Heli ».
Il P. Curci (Concordanza dei Vangeli - Vol. I pag. 151 - nota 1) giudica « stiracchiatura » dire che questo Heli possa essere il Padre della Vergine.
Risulta dal complesso però una sola cosa chiara e limpida.
I Profeti avevano detto che il Messia sarebbe stato: «Filius David ». Dalle due genealogie il Messia è due volte Figlio di Davide, nelle due maniere, onde, presso gli Ebrei era possibile diventarlo e cioè, naturalmente e legalmente.
Ma da tanta oscurità e silenzio del Vangelo, nei rapporti dei Genitori di Maria, una grande luce scaturisce.
Il vincolo strettissima di sangue che corre tra Cristo ed i suoi Avi, secondo la carne, fa che l'onore ad essi, da noi tributato, si riferisca, in modo singolare, a Gesù e alla sua Madre Divina. Tutta la grandezza, tutta la gloria di Ioakim ed Anna si compendiano nella concisa espressione del calendario bizantino che li saluta « Santi ed illustri Avi del Signore »!
CAPITOLO VI.
IL PROTOVANGELO DI GIACOMO
Alcuni scrittori, dei primi secoli, vollero colmare le lacune del Vangelo, con libri leggendaria, detti apocrifi.
I vangeli apocrifi non furono mai accolti nel canone della Chiesa, perchè non ispirati. Talvolta sono puerili, nel concetto e nella forma, talvolta zeppi di errori, spesso ereticali.
Tuttavia hanno un valore documentario, sia per l'ambiente, dove quei testi hanno avuto origine, sia perchè alcuni sono di venerabile antichità.
D'altra parte essi hanno avuto un importante influsso, nei rapporti dell'arte cristiana ed hanno ispirato numerose opere di arte che spiegano, illustrano e commentano quei testi (1).
Il primo, in ordine di tempo e di importanza, è il protovangelo di Giacomo. Consta di 24 capitoli, scritti in uno stile semplice e fresco.
Il titolo di « Protovangelo » gli fu dato dal suo primo editore, nel 1857. Origene lo chiama, semplicemente: « Il libro di Giacomo ». Alcuni manoscritti antichi lo appellano: « Storia della Natività della Vergine ».
E' detto di S. Giacomo; ma non lo è. Evidentemente l'autore, un cristiano, della prima metà del 2° secolo, ha voluto nascondersi, dietro il nome del grande apostolo, cugino del Signore, nipote della Madonna, per accreditare il suo scritto col nome di chi poteva essere più o meno informato.
Si noti che « apocrifo » non vuol dire falso, ma solo che non è «canonico» e quindi non divinamente ispirato.
Il protovangelo è l'unico libro antico che ci parli di Gioac
chino ed Anna e ne riporta, per primo, i nomi. Ha un valore umano, ma storico e documentario.
NOTA- Anche l'apocrifo vangelo dello pseudo Matteo e l'evangelo della Infanzia riportano quei nomi; ma sono di data posteriore.
Vi predomina l'elemento fantastico; ma ritrae l'eco, pur se debole, della tradizione orale, quasi coeva ai fatti narrati. Troppo vicino all'epoca degli avvenimenti, l'autore non poteva falsare e inventare tutto di sana pianta.
Certo v'ha in esso molta zavorra, molta sabbia; ma vi sono pure granellini d'oro e preziosissime gemme.
Accettiamo i grani d'oro e buttiamo via la sabbia, respingendo ciò che è parto di fantasia o che urta contro i dati biblici e tradizionali, storici, geografici e cronologici.
Ci vuole molta prudenza, dice S. Girolamo, a cercare le gemme nell'arena e a vedere dove finisca la leggenda e cominci la storia.
Il protovangelo è importante anche perchè da esso, spesse volte, attinsero i Padri e la stessa Liturgia!
Nei riguardi degli augusti Genitori della Vergine, il protovangelo riferisce cose accettabili e cose fantastiche e inverosimili. Di S. Anna dice che è della stirpe di David ed è nata a Betlem. Gioacchino, della tribù di Giuda, è nato in Galilea.
S. Anna infatti è salutata dai Padri della Chiesa d'Oriente « Radix Virgae Iesse » - S. Gioacchino è anche lui della stirpe regale. Della discendenza davidica di Maria siamo assolutamente sicuri. Ella discende dal ceppo davidico, dal lato paterno e materno. Le profezie hanno avuto così il loro pieno avveramento e Cristo è davvero il « Figliuolo di Davide », cioè il Messia!
Dal protovangelo sappiamo che S. Anna fu colpita dalla sterilità, considerata, presso gli Ebrei, come una tremenda maledizione. Anna è respinta perfino dal Tempio e le sue offerte rifiutate. E' una radice arida e secca, un virgulto inutile e sterile!
Ma Anna, come Sara, chiede a Dio la prole e, come l'antica Anna, ne fa voto al Signore.
La sterile, afflitta da tanta sventura vive nella solitudine più perfetta e si esercita nella carità e nella preghiera, aspettando, con fiducia, con pazienza e con grande speranza, proprio come Abramo che sperava in spem contro spem!
E fu esaudita! Dalle spine della sterilità germinò un niveo giglio, l'Immacolata! A tre anni la Pargoletta fu, secondo il voto fatto, presentata al Tempio, offerta e consacrata al Signore.
Fin qui non solo non c'è nulla di inverosimile; ma la narrazione trova conferma nella tradizione ed è illustrata dai Padri greci, dal sec. 2° al sec. 8°, da S. Epifanio a S. Giovanni Damasceno, i quali prendono lo spunto dal protovangelo, per cantare le lodi di Joakim ed Anna.
Quando la liturgia ha segnato, nelle feste del 26 luglio e del 16 agosto, pagine stupende, tratte da S. Epifanio e dal Damasceno, in fondo, ha attinto da quel libro, come da primitiva sorgente.
Ma nel protovangelo vi sono altre cose fantastiche e che urtano con i Padri e con la stessa ragione. Scrittori posteriori vi hanno attinto ed hanno ricamato, su quelle linee, notizie più strabilianti ancora, facendo dire agli apocrifi ciò che essi neppure hanno scritto!
Tutto ciò è vile arena e va buttata via, non per ipercritica; ma per una sana e ragionevole critica.
Vogliamo dare solo un saggio di queste fantasie che non sono neppure poetiche!
S. Anna si sarebbe sposata, in seconde nozze, con Gioacchino. Difatti il Vangelo chiama Maria di Cleofa «sorella della Vergine». Per non negare la sterilità del matrimonio con S. Gioacchino, l'autore ricorre alle seconde nozze.
Ma la cosa è semplicissima. Nel linguaggio ebraico mancano i vocaboli, per designare i gradi di parentela. Il vocabolo «cugino» è del tutto sconosciuto e si usa invece la dizione di « fratello ». Così i cugini del Signore, nel Vangelo, sono chiamati « Fratres Domini ».
Anche presso di noi, del resto, i cugini si chiamano fratelli. La S. Vergine dunque e Maria di Cleofa non erano sorelle; ma cugine!
Che i genitori di S. Anna si chiamassero Stolano ed Emerenziana, ciò è cosa del tutto fantastica.
Del resto quell'Emerenziana, specialmente, sa troppo di greco e di romano e non ha nessun sapore ebraico!
Che S. Anna sia nata di martedì è una cosa semplicemente ridicola e ci meraviglia che alcuni scrittori, su antiche testimonianze, l'accettino.
Che un Angelo abbia annunziato a S. Anna il lieto evento, che abbia rivelato il nome da imporre alla Pargoletta, che S. Anna sia morta, quando Gesù era giovinetto e tante altre cose simili, tutto ciò può essere poesia, leggenda, può anche rispondere a verità; ma noi non possiamo dirlo con certezza e neppure con probabilità!
Ma che importa sapere se S. Anna andò sposa, all'età di 16, anni, come dicono alcuni scrittori o all'età di 24 anni, come è detto nelle rivelazioni della Ven. Maria d'Agreda la quale fissa nientemeno in 40 anni l'età di Gioacchino quando si sposò ad Anna? Si dirà che questa ed altre notizie sono da accettarsi perchè la Ven. dice di averle conosciute per rivelazione?
Ma è risaputo che in tutte queste private rivelazioni, come dice il Roschini. (Vita di Maria pag. 25), oltre l'elemento rivelato - se realmente ve n'è - vi si è mescolato l'elemento soggettivo. Per es. la Ven Emmerich fa morire la Madonna ad Efeso, la Ven. Agreda a Gerusalemme. E' chiaro dunque che i dati biografici debbono essere accettati con molta riserva.
Si noti inoltre, continua il dotto servita, che queste rivelazioni private ricalcano gli apocrifi! In sostanza le riconosciamo per vere, solo se non si contraddicono e sono bene controllate da altri documenti.
Ma a che indugiarsi ancora? Abbiamo forse bisogno di ricorrere agli apocrifi perché si accresca in noi la divozione a S. Anna? Per noi basta una sola frase sintetica e profonda: «Anna de qua nata est Maria »! V'è qui, in germe, tutto ciò che si potrebbe dire di Lei, come nel seme è già la pianta con il suo tronco, i rami, i fiori, i frutti!
NOTA Nella cappella degli Scrovegni, a Padova si ammirano ancora i celebri affreschi di Giotto che illustrano, nelle scene seguenti, la vita di San Gioacchino:
1 - S. Gioacchino è cacciato dal tempio ed i suoi doni sono rifiutati
2 - Il Santo, umiliato e confuso, si ritira nella solitudine a pregare
3 - Offre sacrifici a Dio ed è rapito in una estatica visione.
4 - Un Angelo gli annunzia la lieta novella.
5 - Il dolce e casto amplesso, nell'incontro a Gerusalemme.
CAPITOLO VII.
LA PREDESTINAZIONE DI S. ANNA
Da tutti i punti della terra un coro poderoso di voci, fuse in una magnifica polifonia, rivolgono a S. Anna il titolo di. « Gloriosissima ».
E' davvero grande la gloria di questa Donna privilegiata, ab eterno predestinata Madre della Madre di Dio.
La conservazione e il governo dell'universo si chiama Provvidenza. Ma quando si tratta degli uomini, dotati di libero arbitrio e creati, per un fine soprannaturale, la provvidenza diventa predestinazione.
Ogni uomo difatti ha una missione da compiere, il cui fine principale è la gloria di Dio, secondario, la salute dell'anima e delle anime.
Dove più grande è questa gloria e più larga la messe di bene, più importante è la missione. La predestinazione è uno dei più arcani misteri. E' un meraviglioso complesso armonico, il cui centro è il Verbo Incarnato.
Tutte le missioni sono raggi di questo centro, partiture di questa sinfonia.
La stupenda trilogia di S. Paolo: «Cristo fu ieri, oggi e nei secoli» è una sintesi storica. Cristo è l'asse dell'universo, il perno della storia. I secoli antichi furono preparazione al Cristo venturo e i tempi nuovi servono alla dilatazione del Regno di Dio. Ora S. Anna esplicò, nei rapporti del Messia, una missione singolare perchè predestinata Madre della Madre del Verbo Incarnato. Nei rapporti del Vecchio Testamento, Ella non preparò il mondo a ricevere il Messia; ma ne annunziò il prossimo avvento, come le rondini annunziano la primavera! Perciò l'arte cristiana le dà una veste d'oro e un manto verde, simbolo della speranza.
S. Anna difatti è il primo annunzio della divina primavera messianica, il primo crepuscolo del mattino della Redenzione. A causa di questa maternità, Ella entra, in certo modo, nei disegni arcani dell'Incarnazione.
Nei rapporti del Nuovo Testamento. S. Anna è già la realtà che subentra ai simboli, alle figure ed ai vaticini.
Vi può essere gloria più grande che dare al Creatore una Madre? Quale bene più grande poteva farsi all'umanità che partorire Colei che è la Corredentrice, la Madre universale di tutti gli uomini?
S. Anna è davvero la radice del Cristianesimo!
La predestinazione di S. Anna si accende di nuovi splendori. Dio, ab aeterno, aveva stabilito di redimere il genere umano, fissandone il tempo, il modo, la forma. Dalla eternità decretò che il Verbo prendesse carne da una Vergine e che questa Vergine nascesse da Anna.
Così la predestinazione di S. Anna è, fin dal principio, congiunta con quella di Maria e con quella di Cristo, in quanto Uomo. E' questo un tutto armonico, un meraviglioso poema. La S. Vergine è il mistico Tempio del Signore: S. Anna ne è la prima pietra. Maria è la splendida Stella mattutina, Anna ne è il firmamento.
La Vergine Madre è la mistica pianta di Iesse, donde uscì il Fiore che è Cristo. Anna è la terra benedetta da cui quella pianta germogliò. Maria è l'aurora: S. Anna è l'alba. Maria è la Figlia: S. Anna è la madre.
E chi allora potrebbe dire l'amore con cui Dio guardò, ab aeterno, questa eccelsa creatura che avrebbe dato all'Eterno Padre la primogenita, al Verbo una madre, allo Spirito Santo una sposa?
S. Giovanni Damasceno dice che sul cuore di S. Anna fu impresso il sigillo « Signaculum » della Augusta Trinità. Riccardo di S. Lorenzo scrive: « S. Anna fu la casa, ove abitò la SS. Trinità per apparecchiarvi una reggia, degna di Colei che, per la sua maternità divina, tocca le vette dell'infinito.
CAPITOLO VIII.
S. ANNA ATTRAVERSO IL V. TESTAMENTO
S. Anna è prefigurata da tre donne biblíche, sterili e prodigiosamente feconde: Sara, la donna del sorriso: Rachele, la donna della bellezza e del dolore: Anna, moglie di Phanuel, la donna delle meraviglie!
Abramo fu visitato da tre Angeli i quali gli annunziarono che Sara avrebbe avuto un figlio. Sara, che era dietro la tenda, ove s'era nascosta, udì e rise, giudicando la cosa impossibile, a causa della sua decrepita età! Ma il Signore visitò Sara, come aveva promessa e la divina parola si adempì.
Ed ella concepì e partorì un figlio, nella sua vecchiezza, al tempo predettole da Dio (Genesi cap. XXI - 2-6). Ora che è diventata madre, Sara esprime la sua gioia e canta la sua riconoscenza al Signore che così grande prodigio, in lei, ha operato.
Anna esulta e sorride nel sua materno gaudio, perchè ha partorito Colei che è il sorriso di Dio, la letizia d'Israele, la causa della nostra gioia, il gaudio di tutto l'universo.
Altra figura di S. Anna è Rachele. La S. Scrittura dice che Rachele era bella di volto e avvenente assai.
Ma Rachele era sterile. Sembrò che Dio l'avesse voluta dimenticare. Ella però aveva tanto pregato e pianto, riponendo tutta la sua confidenza nel Signore!.
« E il Signore si ricordò anche di Rachele e la esaudì e la rese feconda. Ed essa concepì un figlio, dicendo: Dio ha tolto il mio obbrobrio » (Genesi cap. XXX - 22-).
S. Anna è la Madre di Colei che è la « toa pulcra », e che germinò dalle spine e dall'ignominia della sterilità, quasi candido e niveo giglio. Nel canto di riconoscenza al Signore, Anna ripete l'inno di gioia della antica madre dei patriarchi.
Ma la più splendida figura di S. Anna è l'antica Anna, la sterile che passava i suoi anni, nella più profonda tristezza.
Tra gemiti e singulti, Ella si rivolse un giorno al Signore e gli chiese un figlio, non per sè; ma per offrirlo e consacrarlo al divino servizio. La preghiera fu esaudita e il voto fu accettato.
«Anna concepì e partorì un figlio che chiamò Samuele perchè lo aveva chiesto al Signore».
Con animo di sacerdote e di profeta Anna scioglie un cantico di grazie, ammirabile per la bellezza della forma e dei concetti. Prende occasione dal ringraziamento, doveroso, all'Altissimo, per cantare le glorie del popolo d'Israele, la rovina dei nemici di Dio e il trionfo del Messia. Il carattere Messianico del cantico e la divina ispirazione sono da non mettersi in dubbio, come non è da dubitare circa la sua autenticità.
L'antica Anna è la donna delle meraviglie e S. Anna ha partorito Colei che è la meraviglia della natura e della grazia, del miracolo e del mistero! La prima Anna è madre di un profeta, l'altra è la madre della Regina di tutti i Profeti!
Nella storia di Anna di Elcana sono accora tre circostanze che l'avvicinano a S. Anna nostra. Il sacerdote che la benedisse si chiamava Heli cioè Gioacchino!
Nel cantico, per la prima volta, ricorre il nome del Messia « Christus ».
Molte reminescenze dì questo inno si riscontrano nel Magnificat.
S. Anna fu anche vaticinata nella profezia di Isaia, non esplicitamente certo; ma indirettamente. « Egredietur virga de Radice Isse ». Si tratta di senso accomodatizio.
S. Anna è una radice del ceppo davidico; ma arida e secca, fecondata dal prodigio. Qui la profezia si fonde col simbolo. E' la radice di una mistica palma e di una mistica vite e Gesù è il divin dattero, il divin grappolo d'uva.
Il salmista, nel salmo 84 - verso 18 - aveva scritto: « et terra nostra dabit fructum suum ». S. Vincenzo Ferreri commenta « Questa terra è la Beata Anna e il Frutto suo è la Santissima Vergine ». Sermo 2° de Nativitate Virginis » O gloriosa S. Anna, dopo Maria, in te sono tutti i profumi del Carmelo e del Libano, tutte le fragranze delle vigne di Engaddi e della valle di Sorec, tutti gli olezzi déi giardini di Nazaret!
Al tuo nascere i Patriarchi esultano perchè si avvicina l'ora, tanto sospirata. Esultano i Profeti perchè già il vaticinio diventa realtà. Esultano i Giusti perchè i loro ardenti desideri sono ormai esauditi!
La polifonia dei secoli antichi ha un ritmo: tu gloria Jerusalem, tu laetitia Israel!
Queste parole rivolte a Giuditta e che la liturgia applica alla Vergine, possiamo, con le dovute proporzioni, rivolgerle anche a Colei che partorì Maria!
Ella è davvero la gloria di Gerusalemme la città, dove fu partorita Colei che è Figlia e Madre dell'Aurora! «Figlia del tuo Figlio, come la saluta Dante.
Anna è la letizia d'Israele perchè è la madre grande di Colei che è salutata: Causa nostrae laetitiae.
Ella è l'onore di nostra gente perchè in Anna convergono tutte le benedizioni dei secoli antichi e le speranze dei popoli tutti diventano realtà!
CAPITOLO IX.
LE DONNE BIBLICHE DI NOME ANNA
La prima donna, di tal nome, segnalata nelle pagine della Bibbia, è la madre di Samuele profeta.
Se non fu lei la prima a chiamarsi così; certo d'allora diventò popolare questo nome, tra gli Israeliti.
Anna si chiama la madre di Sara, virtuosa e bella fanciulla, perseguitata, terribilmente, dagli spiriti maligni e predestinata sposa del pio giovane Tobiolo.
La nostra gloriosa S. Anna partorì Colei che stritolò il capo del serpente antica e sconvolse i superbi disegni dell'inferno.
La madre di Samuele fu umiliata dalla sterilità e rigettata anche dalla soglia del Tempio; ma fu poi esaltata, nella sua prodigiosa maternità.
S. Anna fu, egualmente umiliata perchè considerata, come una maledetta; ma del pari esaltata, sopra ogni altra donna, nella sua singolare e incomparabile maternità
Anche la sposa del piissimo Tobia si chiamò Anna; ma questa donna, che mise a durissima prova la pazienza del vecchia consorte, è un'ombra che dà maggior risalto alla santità delle altre che portarono questo fatidico nome!
Sulla soglia del Nuovo Testamento incontriamo un'altra donna.
« Eravi, scrive S. Luca, una profetessa, Anna, figliuola di Fanuel, della tribù di Aser ». Visse 7 anni nel matrimonio. Rimasta vedova, a 22 anni, non volle contrarre seconde nozze.
Aveva 84 anni, quando Maria presentò il Divino Infante nel Tempio. Ella non usciva dal Tempio, dice l'Evangelo, e serviva il Signore, con digiuni e preghiere. Naturalmente l'espressione è iperbolica, per indicare che la vecchia Anna passava, gran parte del giorno, a regare, nella Casa di Dio.
Probabilmente abitava in qualche luogo, presso il tempio e dipendente da essa.
« E questa, sopraggiungendo, in quel tempo stesso, lodava anche essa il Signore e parlava di lui a tutti coloro che aspettavano la Redenzione d'Israel ».
Conobbe questa Anna del Vangelo l'ava di Colui del quale cantava la gloria, insieme con Simeone? E' probabile, data la sua età avanzata.
Fu presente al rito della presentazione della celeste Pargoletta al tempio? Può darsi, dal momento che ella era sempre a pregare ed abitava, forse, in uno dei luoghi, annessi al medesimo.
Certo dovette conoscere la giovane Maria e, in quel giorno, spinta da un soffio divino, vi si recò e vide il Salvatore, luce e salvezza delle genti.
Nella traiettoria di questa luce messianica la Madre di Maria sintetizza tutte le glorie di queste donne del Vecchio e del Nuovo Testamento, di cui è aureo fermaglio, ornato di preziosissime gemme.
S. Anna, a dir così, in un certo senso, chiude la porta del Vecchio Patto ed apre quella del Nuovo!
Certo i Padri della Chiesa la chiamano: « Porta del Nuovo Testamento ».
E' la porta di quella Casa vivente dell'Altissimo che è la Madre di Dio. E' la Porta del Tempio santo, ove è il Tabernacolo del Signore.
E' la mistica Porta della Città di Dio della quale sono state dette cose gloriose, direbbe il Salmista:
CAPITOLO X.
LE ARMONIE DEL NOME ANNA
Dopo il nome di Maria, quello di Anna è il più bello, tra i nomi di donna. E' melodia all'orecchio, miele sulle labbra, onda di gioia al cuore!
È un nome breve, consta di due sillabe, formate da una sola vocale ed una sola consonante, raddoppiate. Eppure è come un cielo trapunto di stelle, come iride che riflette i suoi colori. Esso è come lamina di purissimo oro: ogni lettera una pietra di inestimabile valore, un raggio di fulgida luce.
E' un nome quello di Anna che attinge le profondità degli abissi e le altezze delle vette, perchè rievoca la grandezza, la dignità, la santità e la gloria di una maternità singolare e incomparabile.
Questo nome è bifronte; lo si legge egualmente, da sinistra a destra e viceversa.
Sta come aureo fermaglio tra il Vecchio e Nuovo Testamento, come un nodo di amore tra la preparazione messianica e l'avvento del Vangelo. E' un nome teoforico, in cui il nome di Dio è sottinteso: «Dio ha concesso la grazia» ne è difatti il significato.
È un nome fatidico perchè è quello della augusta madre della Madre di Dio. Con i santi nomi di Gesù, di Maria e Giuseppe, forma un quadrilatero di potente difesa, nelle lotte della vita e della morte.
È un nome augurale, perchè è il nome di Colei che dai Padri è salutata crepuscolo mattutino del Vangelo. E' un nome di salute e di grazia perchè, in ebraico, suona « Grazia » o « dono grazioso », secondo alcuni moderni interpreti. Il nome ben si addice a Colei che ha partorito la Piena di Grazia, fu come il primo annunzio della Grazia e grazie largisce a quelli che a Lei ricorrono. È davvero « Dono grazioso » S. Anna perchè, dice S. Giovanni Damasceno, Ella ha partorito Maria che è la Grazia misericordiosa!
Ma è questo il vero nome della Madre di Maria? Certamente. E' da respingersi ciò che dicono alcuni critici. I nomi di Gioacchino ed Anna non sono affatto simbolici, ma sono nomi storici. L'autore del protovangelo di Giacomo, che li riferisce, per primo, è della prima metà del 2° secolo. Così vicino ai tempi apostolici, a parte le esagerazioni di questo libro apocrifo, egli poteva conoscere, molto bene, i nomi dei Genitori della Madonna. Giustamente il P. Roschini scrive: « Se il particolare significato dei nomi fosse un valido argomento per ritenerli simbolici, bisognerebbe conchiudere che la maggior parte dei nomi ebraici, avendo un particolare significato, spesso assai bene adatto alle persone che lo portano, siano tutti simbolici: il che è troppo! ». Del resto Anna è un nome caro agli Ebrei e lo si imponeva, con grande facilità, nei tempi messianici. L'antica Anna, madre di Samuele ed autrice di quel cantico, che è uno dei più meravigliosi gioielli della letteratura biblica, contribuì alla diffusione e alla popolarità di questo nome che è strettamente israelita.
Lo si imponeva perfino nella forma maschile. Dal Vangelo difatti sappiamo che il suocero di Caiphas si chiamava Annali. Anche il nome Giovanni è un nome teoforico; in armonia con quello di Anna. Esso vale: « Dio ha fatto grazia», ed Anna significa « grazia »!
Che poi sia questo il nome della Madre della Vergine, risulta da documenti antichi che illustrano la testimonianza del protovangelo e la rendono accettabile.
Basterebbe consultare il Tipico di S. Saba - sec. V -, in cui sono raccolte le antiche formule della Liturgia greca, trasmesse oralmente, fin dal sec. 3° - formule queste, rigorosamente, controllate dalle Chiese orientali, gelose della esattezza di ciò che era oggetto della liturgia.
Il dotto Calmet riconosce la antichità del protovangelo e dice «Non poteva quell'autore apocrifo, in tempi non molto remoti dal fatto, inventare, a capriccio, i nomi dei Genitori della S.S. Vergine.
Così scrive, nella dissertazione, in cui ha cercato di conciliare le divergenze di Matteo e di Luca, circa la genealogia del Cristo. Pur riconoscendo che il protovangelo è un libro apocrifo, il Calmet ne ammette l'antichità e gli dà un relativo valore documentario.
Anche il nostro calendario marmoreo, come vedremo, ne riferisce i nomi e, data la sua antichità, la sua testimonianza ha un valore, non indifferente.
Vogliamo notare che, presso i Greci e, (sopratutto nella liturgia dei Siri), Anna si dice Dina. È un nome biblico antichissimo che fu portato dalla figlia di Giacobbe, l'unica che è nominata nella S. Scrittura, (Genesi - XXX - 21). Deriva dal maschile Dan che significa: Giudice.
Non è a dire l'universalità e la popolarità del nome Anna, attraverso tutti i secoli, evidente prova della divozione alla Santa e del suo potente patrocinio.
Un competente di statistica ha segnalato che, in Italia, le Anne sono in numero superiore, sia pure in lieve proporzione, alle Marie. Ciò si deve anche al fatto che S. Anna è la patrona delle partorienti e spesso, in parti difficili, quel nome è votivo. Spesse volte i due nomi si intrecciano, in una sintesi espressiva, ed abbiamo così: Anna Maria, Maria Anna e Marianna. Pochi mesi or sono, un mio nipote, la cui mamma chiamavasi Anna, ha voluto imporre alla sua primogenita il nome di Anna-Gloria, quasi a sintetizzare, in due voci, il titolo del presente volume (1).
E' un nome quello di Anna che gode simpatia, non solo presso il popolo; ma anche nei ceti aristocratici e nelle corti dei re e dei principi.
Questo plebiscito è un canto di gloria, nello spazio e nel tempo, a Colei il cui nome è un poema, una preghiera, un osanna! Possiamo dire a S. Anna ciò che il popolo disse a Giuditta: « Il Signore ti ha dato un nome grande e la tua lode risonerà sempre sulle nostre labbra.
(
1) Si usa anche la forma: « Rosanna ». E' un bel nome che esprime, assai bene, il gradito olezzo delle rose e la gentile grazia di un nome!
CAPITOLO XI.
LO SPONSALIZIO DI S. ANNA
Ioakim, come ogni istraelita, pensò subito a sposarsi. Il celibato non era in onore, presso i figli dei Patriarchi. Anna, la bella fanciulla betlemita, fu la prescelta.
Mai coppia vi fu più santa e più felice di quella. Il matrimonio fu celebrato, secondo i costumi ebraici. Spettava ai genitori la scelta della sposa; ma se era il giovane a scegliere, la richiesta era fatta alla famiglia della sposa. Si fissava la dote, si chiedeva il consenso della fanciulla, si stipulava il contratto, davanti a testimoni, si celebrava il fidanzamento, con l'offerta dell'anello e le due famiglie, si riunivano a lieto banchetto.
Tra il fidanzamento e l'introduzione della sposa, nella casa maritale, correva un anno circa, onde dar tempo alla sposa di preparare il corredo. e allo sposo di disporre il sontuoso festino che durava sette giorni!
Fu così che Gioacchino giovinezza e del loro nobile auguri, invocanti sullo sposo di Giacobbe e sulla sposa quelle di fino alla quarta generazione!
Questi santi sposi erano noti e per la santità del coniugio e per la nobiltà dei loro natali.
Di Ioakim e di Anna possiamo ed Anna, nello splendore della loro casato, celebrarono le nozze, tra gli le benedizioni di Abramo, di Isacco, Sara, di Rebecca e di Rachele, dire l'elogio che il Vangelo fa di Zaccaria e di Elisabetta: «Erano ambedue giusti davanti a Dio e camminavano, irreprensibili, nell'osservanza di tutti i comandamenti divini e delle leggi del Signore.
Alla nobiltà dei natali essi univano lo splendore delle virtù. Erano giusti, cioè santi, non sola davanti agli uomini che, possono ingannarsi; ma davanti a Dio.
Di S. Anna il calendario gallicano, con una frase ampollosa, dice che Anna, per la santità della sua vita può chiamarsi « Paradiso di Dio ».
Della virtù straordinaria di S. Gioacchino sappiamo dal protovangelo e dai Padri, più antichi, che Egli offriva al Tempío, non solo ciò che era doveroso, per ogni israelita; ma il doppio, di cui metà, onde propiziare il Signore sulla propria famiglia e l'altra metà, in espiazione dei peccati del popolo!
Del resto la santità dei due sposi non può essere messa in dubbio. Non poteva non essere santo l'albero destinato a dare un frutto di tante benedizioni. Dio dà non solo la grazia perchè una missione sia compiuta; ma anche le grazie, perchè sia fedelmente eseguita.
La missione a cui erano chiamati Gioacchino ed Anna era la più sublime che mai si possa immaginare. Hanno avuto dunque la vocazione alla santità e i mezzi per attuarla.
E' vero che nella genealogia del Messia v'erano dei peccatori; ma è pur vero, dice il Roschini, che, a misura che la linea geneaologica si avvicinava a Maria, sempre più, essa si purificava.
« Si può tollerare un contrasto tra la purità di Maria e i suoi antenati anteriori, ma non tra quelli immediati ».
O voi beati, dice S. Giovanni Damasceno, voi siete «santi ». Lo dimostra la santità della vostra Figliuola di cui siete degni! (Hom I de nati Mariae Virg.).
Alla nobiltà della santità s'intreccia quella della stirpe. Questi due piissimi Sposi sono di stirpe regia e sacerdotale. Discendevano dunque da Aronne e da David.
Non si dimentichi che, presso gli Ebrei, timorati della Legge, i matrimoni si celebravano, tra membri della stessa famiglia. Che la SS. Vergine sia della stirpe davidica si desume. anche da S. Paolo il quale dice che Cristo fu fatto, secondo la carne, « ex muliere », dal seme di Davide.
Ora Gesù è frutto benedetto di Maria e solo di Maria, fecondata, nella sua verginità, dalla Virtù dell'Altissimo.
La stirpe sacerdotale risulta dal Vangelo di S. Luca il quale attesta che Elisabetta « erat de filiabus Aaron », cioè « della stirpe sacerdotale di Aronne ».
Zaccaria « erat et ipse sacerdos ». Ora l'Arcangelo Gabriele dice a Maria: « et ecce Elisabeth, cognata tua ... et ipsa concepit in senectute sua! ». Cognata, cioè parente strettissima, legata con vincoli di sangue.
Dunque Gioacchino ed Anna possono vantare, nella loro genealogia, non solo la gloria di 14 Patriarchi, 14 principi e 14 re; ma anche la discendenza regale di Davide e quella sacerdotale di Aronne. Nutriti di fede e di ardente speranza nel Messia che sarebbe venuto appunto dal ceppo Davidico. Gioacchino ed Anna vivono, pregando, aspettando e sperando un frutto di benedizione dal loro santo coniugio.
CAPITOLO XII
L'OMBRA DELLA STERILITA'
Erano tanto felici i due santi sposi! Spesso parlavano del Messia, sospiro dei secoli: leggevano le Scritture, sopratutto il salterio davidico e i vaticini dei Profeti.
Ma una nube di amara tristezza si fa più tetra e più fitta, a misura che passano gli anni, fino a coprire l'orizzonte della loro felicità. Passava sul loro coniugio l'ombra cupa della sterilità!
Noi lo sappiamo unicamente dall'apocrifo di Giacomo, da cui tutti hanno attinto, tutti i Padri e tutti gli scrittori ecclesiastici. Si tratta di una tradizione, vetusta per la sua antichità, venerabile per la sua universalità e solida per la sua perpetuità, nel tempo e nello spazio, nella Chiesa d'Oriente e in quella di Occidente.
Presso gli Ebrei la sterilità era considerata come una maledizione divina, per qualche occulto peccato dei coniugi, i quali erano perciò circondati da una nube di sospetti. L'onta e la vergogna colpivano, sopratutto, la donna che era ripudiata dai parenti, trattata, con tono sprezzante dal popolo, fuggita come da un contagio, respinta dal Tempio stesso come immonda!
Erano anni ed anni che Anna era colpita da questa sventura, coperta da questa vergogna che era tanto più grande, perchè ella era della stirpe davidica!
Anna può così ripetere col salmista: «tutta la mia vita è nei gemiti e nell'afflizione»!
Ma doveva essere purificata dal dolore e passare, attraverso il crogiuolo della tribolazione, quell'oro, in cui doveva essere incastonata la gemma più preziosa. Doveva essere dissodata dall'aratro la terra, da cui doveva germinare la profetica verga di Iesse. Dalle spine pungenti della sterilità doveva germinare quel niveo giglio che i Padri chiamano, col ritmo del Cantico dei cantici, «Lilium inter spinas »!
Traduciamo dal protovangelo. Erano passati 40 anni di matrimonio e nessun frutto da esso. Ormai era follia sperare!
Un giorno Gioacchinlo si recò al Tempio, per la rituale offerta. Ma il sommo sacerdote Ruben, rigettandolo, aggiunse: « Tu non sei degno di offrire i tuoi doni, perchè non hai dato al Signore il frutto della progenitura d'Israele». E fu allontanato con sdegnoso gesto! Confuso ed umiliato, Gioacchino non tornò neppure a casa, per non accrescere alla sua diletta Anna dolore e vergogna.
Consultò i Libri santi, guardò le tavole genealogiche delle tribù d'Israele e si convinse che veramente grande era la sua miseria. Decise allora di ritirarsi nella solitudine di una sua casa montana, ove pregò e rigorosamente digiunò, per 40 giorni!
Intanto Anna era stata avvertita del grave incidente, occorso a Joakim e, ritiratasi nella sua casa, pregava anche lei perchè il Signore le concedesse una prole, come aveva fatto a Sara, come aveva concesso all'altra Anna, madre del profeta, promettendo che l'avrebbe consacrata a Lui.
La preghiera di entrambi fu esaudita.
Un Angelo annunziò a Gioacchino che il Signore avrebbe concesso ad Anna la desiderata prole e, nello stesso tempo, lo stesso celeste annunzio fu recato ad Anna.
Il santo Patriarca, in ringraziamento a Dio, offrì dieci agnelli, dodici vitelli e cento capri senza macchia, secondo la consuetudine israelitica.
Così ritornò la serenità e la pace.
Venuto il tempo, Anna partorì una bambina che fu chiamata Maria!
Nel primo anniversario, Gioacchino ed Anna celebrarono una festa grande, con la partecipazione dei capi del popolo e dei sacerdoti.
Questi, nella letizia di tutti, elevarono questa solenne preghiera: « Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, benedite questa pargoletta e datele un nome che sia celebre in tutti i secoli »! « Amen! Amen! », risposero a coro gli invitati. E ancora « Dio della gloria, guardate, propizio, questa fanciulla e datele una benedizione che non abbia mai fine. Amen »!
« E' ben difficile, dice il P. Roschini, a pag. 54 della vita di Maria, quanto vi sia di strettamente storico e quanto vi possa essere di immaginario in questo antichissimo racconto ».
Si noti però che queste notizie colmano una grave lacuna della vita della Madonna. Sappiamo questo e solamente questo. D'altra parte queste notizie sono ripetute dagli scrittori più antichi, dal 2° all'8° secolo, come S. Giustino e S. Epifanio, Tertulliano, Origene, S. Andrea Cretese e S. Giovanni Damasceno.
A Gerico v'è una grotta, oggi officiata dai greci scismatici. E' il posto tradizionale, dove S. Gioacchino trascorse i 40 giorni di rigoroso digiuno. S. Anna invece rimase nella sua casa di Gerusalemme, presso la Piscina Probatica. S. Epifanio dice che « Ioakim orabat in monte, Anna autem precabatur in hortu suo ». Gioacchino, cioè pregava sul monte ed Anna, nel giardino della casa nuziale (1).
Chi potrebbe dire la gioia di Anna, durante il periodo di gestazione? Furono nove mesi d'estasi e di gaudio! S. Antonino dice che Maria fu concepita nel seno di Anna, come perla nel seno di una conchiglia.
I Padri greci chiamano la Vergine: figlia del miracolo perchè frutto della sterilità, prodigiosamente fecondata. Quel Dio che trasse l'acqua dalla rupe, toccò il seno della sterile e dall'arida radice di Iesse trasse il Frutto più benedetto.
Del resto la sterilità di S. Anna aveva il suo perchè. I figli delle sterili furono sempre i figli delle benedizioni, cui la Provvidenza ha affidato una grande missione. Nella sterilità difatti furono generati Isacco, Samuele, il Battista. La sterilità inoltre doveva dare alla Concezione dell'Immacolata un alone di castità e di purezza.
(1) L'autore apocrifo del libro della Natività della Vergine dice che Anna fu prevenuta dal Cielo circa la prodigiosa maternità.
Lo affermano anche S. Epifanio, S. Gregorio Nisseno e il Damascano. In S. Ambrogio (liber de instit. Virg. c. 5), il nome di Maria fu da Dio indicato a S. Anna.
Doveva ancora simboleggiare l'umanità, fatta vecchia e sterile, nel peccato e anelante, nella preghiera più accorata, al Messia futuro, paragonato a pioggia feconda, venuta giù sull'arida terra, dalla mistica nube.
Dalla terra arida, fecondata dal prodigio e dal mistero, doveva germinare la Madre del Salvatore.
Finalmente il miracolo della sterilità doveva preparare un altro più grande prodigio, detto da Geremia: « Novum super teram », cioè la Verginità feconda dell'Alma Figlia di Anna.
Si trattava di un miracolo strepitoso, nuovo, singolare, unico che mai più si ripeterà. Una donna Vergine e Madre!
Era una luce troppo abbagliante. Il Creatore ha ordinato prima i crepuscoli, poi l'alba, indi l'aurora, perchè l'occhio si abituasse, gradualmente, allo splendore del sole, nel pieno sfolgorio del meriggio!
Similmente, nel mondo soprannaturale, il miracolo della sterile che concepisce e partorisce, prepara e precede un miracolo, ancora più grande, quello della Vergine che, nella sua maternità non perde la verginale integrità, unica pianta che nel dare il suo Frutto, non perde il suo Fiore!
CAPITOLO XIII.
LA NATIVITA' DI MARIA
Vangelo e Tradizione nulla riferiscono circa il dove, il quando e il come spuntò l'aurora della Redenzione. Solo l'aspetto dommatico del mistero è di assoluta certezza.
Sotto il punto di vista geografico, Nazaret, Sephoris, Betlem e Gerusalemme si contendono l'onore di aver dato i natali alla Madre di Dio.
A Nazaret accenna 1'Evangelium Nativitatis, un apocrifo, erroneamente, attribuito a S. Girolamo e che invece è del sec. IX. L'anonimo pellegrino di Piacenza - secolo VI pare accetti quell'ipotesi. Ma fu solo durante le Crociate che l'ipotesi diventò una storica realtà!...
Ora la dimora nazarena di Maria ha un labile fondamento, perchè il dimorare, stabilmente, in un luogo, non dice che li si ebbe i natali.
Per Sephoris le probabilità sono ancora più discutibili. Ammessa l'ipotesi che Gioacchíno ed Anna abbiano abitato in questa città, non segue affatto che sia questo il luogo del nascimento di Maria.
S. Giovanni Crisostomo, nell'Omelia della notte di Natale del 396, dice che Betlem fu la culla della Vergine.
Della stessa opinione è S. Cirillo di Gerusalemme. Ma l'ipotesi non poggia su solido fondamento. Giuseppe e Maria si recarono a Betlem per il censimento, non perchè ivi ebbero i natali; ma perchè era quella la città originaria della stirpe davidica. L'ipotesi più accreditata è a favore di Gerusalemme. S. Giovanni Damasceno, nell'omelia del giorno otto settembre, lo affermò, con parole precise.
La testimonianza è tanto più accettabile, perchè il santo Dottore, che pur segue gli apocrifi, qui vi si oppone.
NOTA - Nel 405 abbiamo l'Ode di Sinesio alla Vergine di Solima. Nel 603 S. Sofronio, custode della tradizione locale, perchè Patriarca di Gerusalemme, dice: « dove Anna ha partorito Maria ».
Anche S. Sofronio chiama Maria: « Virgo Hierosolimitana ». In un inno del Vescovo Sinesio, sec, V, la Madonna è chiamata con lo stesso titolo.
Il più solido fondamento però della vetusta tradizione è la chiesa di S. Anna, dove sempre si celebrò, prima dell'invasione araba, la festa della Natività. Già prima di Costantino v'era un oratorio sulla grotta tradizionale della casa di S. Anna. Poi fu eretta la bella basilica bizantina, trasformata dai crociati in romanica. I turchi ne fecero una moschea, prima, poi una scuola islamica, e infine fu restituita ai Latini e riaperta al culto, dopo grandiosi restauri, nel 1856.
Se è così, Maria ebbe la sua culla là, ove Davide ebbe il suo trono (1).
(1) Anche nelle Rivelazioni di S. Brigida è detto che la Madonna è nata a Gerusalemme. Ciò concorda col Protovangelo apocrifo che riferisce però l'eco di una tradizione sicura.
Del resto cimeli archeologici dimostrano che, alla fine del II secolo già eravi un oratorio; venerato come il luogo della Natività della Vergine, dove è la Basilica di. S. Anna.
« Secondo una costante tradizione, dice Leone XIII, questa chiesa è la casa, ove la Beatissima Vergine fu concepita e nacque ». Ma questa sentenza, pur se ha più probabilità delle altre, non può dirsi assolutamente certa. I più antichi scrittori e pellegrini di Terra Santa non ne fanno parola. Tace anche S. Girolamo, così preciso, quando parla dei Luoghi Santi. La testimonianza più antica è quella del Vescovo Sinesio; ma è troppo vaga. Spesse volte i cittadini delle varie città sono denominati dalla metropoli della loro regione.
Circa il luogo dunque del Parto di S. Anna nulla possiamo asserire, con assoluta certezza. Si può dire solo genericamente, dice il Roschini, che la S. Vergine è nata in Palestina ».
Sotto l'aspetto storico la cosa è ancora più incerta.
Mancano i dati cronologici, per poter fissare la data precisa della natività di Maria.
Nel 1882, a Roma s'iniziò un movimento per la celebrazione del 19° Centenario del Parto di S. Anna, da stabilirsi nel 1885, supponendo l'anno 738 di Roma, come epoca del grande evento.
Il dibattito pro e contro fu tale che Leone XIII affidò ad una commissione cardinalizia l'esame della questione. La decisione fu negativa e ne fu data ufficiale comunicazione a tutti i vescovi. Gli argomenti addotti risultarono vuoti e confusi; oscuri i dati storici, apocrifi i documenti, come il « cronicon Paschale » e la testimonianza attribuita a S. Evodio, vescovo di Antiochia e successore di S. Pietro in quella cattedra.
Giustamente la lettera, inviata ai Vescovi, conchiudeva; «il culto quotidiano e non limitato da alcuna misura di tempo, che la Chiesa tributa alla Madre di Dio, supera per se stesso qualsiasi centenaria celebrazione».
La data può essere stabilita però, in una maniera più o meno approssimativa. Poichè le fanciulle ebree si sposavano, ordinariamente, dai 12 ai 14 anni, è probabile che la Madonna si sia sposata a Giuseppe, verso quell'età. « Tuttavia, dice qui il P. Roschini, (opera citata pag. 39) per essere più sicuri, si può fissare tale età fra i 14 e i 20 anni. Sottraendo perciò 20 anni dal 748, anno ritenuto il più probabile per la nascita di Cristo, si viene a concludere che il Parto di S. Anna sia avvenuto verso gli anni 728-733 di Roma ».
Una cosa è certa. I1 grande evento, anello tra due epoche, si è avverato nella vaticinata pienezza dei tempi e fu 1'exordium salutis et pacis, come canta la liturgia, l'inizio cioè della salvezza e della pace.
Il parto di S. Anna fu come la punta del giorno, dopo la buia notte dei secoli.
Primavera è spuntata, tornano a fiorire le rose dell'Eden e la terra ha dato, finalmente, il primo frutto benedetto, dopo la terribile maledizione!
Posto fra i due versanti della storia, questo parto prodigioso di S. Anna segna la realtà delle profezie.
I Patriarchi e i Profeti, Mosè, Davide ed Isaia, le madri dei Patriarchi: Sara, Rebecca, Rachele; le donne trionfatrici: Debora, Giaele, Giuditta; le donne della bellezza: Ester, Abigaille, la Sulamite, cantano presso questa culla il «Tu gloria Ierusalem, Tu laetitia Israel, Tu honorificentia populi nostri »!
Ma dall'altro versante, salgono le nuove generazioni e nella Figlia di Anna riconoscono la nuova Eva, che chiude la piaga aperta dalla prima, la Donna promessa che ha stritolato il capo del serpente.
Solo Satana freme di odio e di rabbia. Il colpo è formidabile. La celeste Bambina già canta il preludio del Magnificat.
Questo è il colpo di stato, lungamente preparato dalla Provvidenza. L'impero di Satana è già crollato e i suoi insolenti disegni sono sconvolti!
Antichi scrittori parlano del gaudio di S. Anna nel partorire Maria. Non subì i dolori del parto, afferma S. Andrea Cretese, Colei che diede alla luce la causa della nostra letizia!
Ma tutto ciò ha importanza relativa, di fronte all'aspetto teologico.
Questa Bambina che Anna stringe tra le braccia è l'Immacolata!
Ella, in previsione dei meriti di Cristo Salvatore, è stata preservata dalla colpa originale, con un privilegio unico e singolare. Ora questo mistero si è avverato, nel primo istante della Concezione, nel seno cioè di Anna
Quel Seno fu uno scrigno, ricco delle gemme più preziose della grazia e fu il campo dell'epica lotta tra Dio e l'inferno, tra la donna e il serpente.
L'Immacolata è un mistero di grazia, in un miracolo di natura. Il parto di S. Anna rivelò all'universo l'uno e l'altro e l'universo esultò all'apparire di questa aurora, foriera del Sole Divino. La Liturgia della festa settembrina canta perciò: « Nativitas tua gaudium nuntiavit universo mundo. E' questo il ritmo della Messa e della ufficiatura una nota cioè di universale letizia.
Nel calendario Marmoreo napoletano la festa della Natività è segnata a di 8 settembre ed era quindi celebrata prima del secolo 9°. Ma nello stesso nostro vetusto calendario è segnata, ai 9 dicembre, un'altra festa, con la dizione: « Coíiceptio S. Annae ». In fondo sono due feste che tornano in lode di S. Anna che concepì e partorì Maria.
Sono come due spartiti di una sinfonia unica! Sono due canti di un grandioso poema!
Il nostro Ven. D. Placido la celebrava, con speciale solennità e soleva ornare la bella statua di S. Anna, con ceri e fiori. Ne predicava il novenario, con speciale fervore, e chiamava questa preparazione l'avvento della Madonna.
Come la festa, dell'Assunta era la Pasqua, quella della Natività era il Natale della Vergine.
Ogni anno, agli ultimi di agosto, accompagnato da due sacerdoti, in carrozza, portava là bella immagine della Bambinella, 1a stessa davanti a cui fu rapito in estasi S. Francesco Saverio M Bianchi, al conservatorio di S. Maria di Costantinopoli, ove quelle suore la rivestivano a nuovo.
Ai Vespri del 7 settembre, al canto dell'Ave maris stella, tirava giù il velario e la mostrava al popolo.
La Bambinella recava al braccio un grappolo d'uva bianca come motivo eucaristico e in augurio di abbondante vendemmia. Nel fervorino di occasione Don Placido, sulle orme del Damasceno, osannando alla Bambina, scioglieva un inno di gloria a S. Anna e invitava il popolo a cantare una dolce canzone, il cui ritornello diceva così
O bellissima Bambina - Sei degli Angeli Regina.
Fu il Tuo nascer nostra sorte - Per la vita e per la morte.
Il Parto di S. Anna ha avuto una figurazione artistica importante, come risulta dalle antiche miniature del sec. XI e dai classici affreschi di Giotto e della sua scuola trècentesca.
Tra il 400 e il 500, l'incontro di Anna con Gioacchino diventa un motivo, sempre più raro ed invece la scena si allarga e diventa complessa e grandiosa, come nel magnifico affresco del Ghirlandaio, in S. Maria Novella e nel capolavoro del Murillo, che è a Louvre e che fu definito « una delle più belle feste di luce che abbia saputo darci la pittura ».
S. Anna è coricata, mentre gruppi di angeli e di giovani sono attorno alla neonata. Dall'altra parte, altri angeli si librano a volo ed una grande luce scende giù, ad illuminare la scena!
Non meno grandiosa è la scena della Natività nelle pittura dei secoli seguenti, specie in quelle di Luca Giordano. Ne paleremo in apposito capitolo.
CAPITOLO XIV.
S. ANNA E IL NOME DI MARIA
Dopo otto giorni dalla nascita, Ioakim ed Anna imposero alla Pargoletta il soave nome di Maria, forse loro rivelato da un Angelo, certo preordinato da Dio ab aeterno.
La prima a portare tale dolce nome fu Miriam, sorella di Mosè che intonò, dopo la liberazione di Israele, l'antifona del Magnificat!
Questo nome, nei tempi antichi, per deferenza all'antica Maria, non lo si imponeva mai. Tuttavia, nei tempi precedenti la venuta del Messia, diventò assai comune, come, risulta anche dal Vangelo.
È un nome di singolare musicalità e di squisita dolcezza. Gli scrittori ne hanno dato. 70 significati, ma quasi tutte le interpretazioni rivelano l'idea preconcetta di voler vedere nel nome una allusione alla Maternità divina o sono suggerite da sentimenti di devozione, da parte di scrittori che ignorano l'ebraico. Il significato più probabile è quello che lo fa derivare dalla lingua egiziana e che s'interpreta: « Amata da Dio »!
La teologia ci dice che Maria è la Prediletta del Signore, ab aeterno predestinata Madre del Cristo. L'interpretazione suddetta concorda anche con le parole di Gabriele: « Invenisti gratiam apud Deum che, secondo la forza del testo, indicano appunto questa divina predilezione. Filologicamente parlando, dice il Ricciotti, molti nomi egiziani sono formati da un mjr « amato » seguito dal nome di una divinità (Ricciotti Vita di Gesù nota pag. 255).
Del resto nomi egiziani sono anche quelli di Mosè e di Aronne, fratelli di Miriam. Ma, scrive il Ricciotti, ai tempi di Gesù, la vera etimologia del nome doveva essere del tutto ignota e il suo significato pare che fosse ottenuto ricorrendo al nome comune aramaico «mar, marj » « Signora », significato che fu attribuito all'antico nome egiziano. Difatti S. Gerolamo dice Maria, in lingua siriaca, significa; « domina »!
E allora Maria è l'equivalente del bel nome che, in italiano, diamo alla Vergine e cioè « Madonna », la Signora, per antonomasia, la mia Signora, la Mater Domini mei, come la salutò Elisabetta.
Con questo nome augusto potremmo comporre un geniale acrostico - Avremo così
M - Madre
A - Ausiliatrice
R - Regina
I - Immacolata
A - Assunta.
È qui una sintesi di tutta la teologia Mariana.
Ma chi impose tal nome? Chi lo pronunziò tante e tante volte? S. Anna! Ogni volta che la Madre chiamava la Figlia era una onda di crescente gaudio e di nuova dolcezza. Quel nome le risonava all'orecchio, come dolcissima musica, e sulla lingua, come favo di miele. Che ebbrezza di gioia! Che estasi di amore! Questo Nome lo ripeterà Gabriel, nei mistici silenzi di Nazaret, lo ripeteranno tutte le genti, risuonerà su tutti i punti della terra. È un'immensa polifonia di voci, esultanti e gementi, che si leverà, attraverso lo spazio ed il tempo, per allargarsi nell'eternità. Di questo perenne poema S. Anna è 1'antifonaria. Prima di Gabriele, di Elisabetta, dell'anonima donna del Vangelo, Ella cantò le armonie del più bello dei nomi di donna.
Benedette le labbra di S. Anna che pronunzíarono questo dolce nome!
Benedetti quegli occhi che, attraverso gli occhi di Maria, videro il Salvatore! Benedetto quel materno cuore che senti i palpiti del Cuore Immacolato di Maria! Nel Santuario di S. Anna in Aurey, in Normandia, v'è un bassorilievo marmoreo, diviso in due zone. Nella parte superiore è scolpita S. Anna che porta sulla fronte non un diadema; ma una regale corona.
Nella parte inferiore è scolpita una campana, su cui è scritto Ave Maria! Intorno alla campana, sopra un nastro, è inciso « In omnem terram exivit sonus eius! ». In ogni punto della terra risuona l'eco della campana che ripete: « Ave Maria »!
E' questa una sintesi storica della gloria di S. Anna, nei rapporti del culto a Maria! Universale è il culto della Vergine! Universale è il culto a S. Anna. Ave Maria! ripetono le campane dell'orbe e gloria a ,e, o S. Anna, dicono tutte le genti!
Guardo la Madre, contemplo la Figlia e dicendo: Maria! canto con S. Alfonso nostra, in dolce ritmo:
Chi ama Maria, contento vivrà
Chi ama Maria, contento sarà
Chi ama Maria, contento morrà!
Una voce al cuor mi dice che io pur sarò felice;
Se avrò Maria sul labbro,
Se avrò Maria nel core!.
CAPITOLO XV.
UN INTERROGATIVO IMPORTANTE
S. Anna aveva conoscenza della divina predestinazione di Maria? Nel caso affermativo questa intelligenza era chiara o, vaga? L'interrogativo è della massima importanza, nei rapporti dei genitori della Vergine.
Possiamo fissare le seguenti linee. Se Anna, e naturalmente intendiamo parlare anche di Ioachim, fu prevenuta, ebbe tutto il merito della fede e della docilità ai divini disegni. Se invece rimase in una relativa ignoranza ebbe la gloria di aver cooperato a preparare, nei limiti della sua saggezza materna, la futura missione della sua eccelsa Figliola. Sinceramente noi siamo per la prima ipotesi che ci sembra più conveniente e più consona al governo di Dio. Una cosa è certa, del resta, che cioè S. Anna contribuì, attivamente e coscientemente, alla formazione e agli sviluppi della vocazione e dell'educazione di Maria.
Gli apocrifi, S. Epifanio, S. Gregorío Nisseno, S. Giovanni Damasceno, S. Ambrogio parlano di celesti rivelazioni e divine comunicazioni, fatte ai santi coniugi, sia per interne illustrazioni, sia per ministero angelico.
Il dotto e pio teologo Suarez, giustamente, osserva che se la culla di alcuni Santi straordinari fu circondata da prodigi e prevenuta da rivelazioni e profezie, con più forte ragione questa, gloria non doveva mancare a Colei che è la Regina dei Santi tutti
«S. Anna, scrive Mons. Gay, che cosa faceva nel tempo che portò Maria nel grembo? Sapeva del destino meraviglioso della sua creatura? Forse si. Comunque, non è difficile immaginare quale celeste atmosfera circondasse quella che era più un frutto di grazia, che di natura, avendola ottenuta dopo lunghi anni di preghiere.
Fatti del resto assolutamente straordinarii si verificarono, in quel periodo. Dalla Figlia la grazia della Concezione Immacolata e tutte le grazie che da questa scaturivano, ritornavano sulla Madre, come l'altare santifica il tempio, come l'Ostia santifica l'altare, Maria santificava Anna e a Dio l'univa. Ciò che la madre riceveva d'alla figlia rifluiva su Lei, perchè risalisse a Dio, sotto forma di adorazione, di lode e di ringraziamento ». (Feste Cristiane pag. 31.6).
Ora come è possibile non pensare, in questo incessante flusso e riflusso di grazia, che fu ancora più intenso, dopo il parto prodigioso, ad un intimo commercio divino, sotto forma d'interne ispirazioni, illustrazioni superne e arcane rivelazioni, nei rapporti della futura grandezza della Madre divina?
«Nessuno oserebbe negare, scrive Mons. Bolo, che S. Anna non abbia, fedelmente e perfettamente, compiuto il suo capolavoro. Ma ciò che si deve mettere in chiaro, sia per la gloria a Lei dovuta, sia per istruzione di tutte le madri cristiane, è che Ella compì l'opera, non incosciamente e che, d'altronde; ebbe tutto il merito d'una collaborazione intelligente e personale al capolavoro di cui la Provvidenza Le aveva affidata la preparazione ». (L'Evangelo e le Madri pag. 55).
E difatti come sarebbe possibile conciliare una ignoranza circa i futuri destini di Maria con il prodigio di una maternità, frutto di così ardenti e lunghe preghiere? Se l'Arcangelo Le annunziò il nome da imporre, nulla Le avrà detto, neppure in linea generica, delle future grandezze?
E non vedeva S. Anna, nella fisionomia della Figlia, a misura che il tempo scorreva, la luce dell'immacolato concepimento, in un meraviglioso crescendo? Non era forse Maria simile ad un fiore che, gradatamente, schiudevasi, per effondere la sua fragranza e il suo olezzo di Grazia? Perchè poi S. Anna sacrificò le sue gioie e le sue materne tenerezze, distaccandosi dalla celeste Bambina, se non per offrirla al Signore, onde cooperare e collaborare con la Provvidenza all'arcano mistero della predestinazione divina?
Non v'è nella vita di S Anna un solo atto, un solo movimento che non supponga un impulso della grazia, una ispirazione divina, un soffio dello Spirito Santo!
Dobbiamo dunque conchiudere che S. Anna, educando Maria, aveva conoscenza dei futuri destini e delle future grandezze di Lei.
Ma questa conoscenza era chiara, precisa, completa? Possiamo rispondere che era soltanto vaga e generica, magari possiamo ritenere che fosse progressiva. Nel Vangelo di S. Luca, come epilogo della narrazione del ritrovamento di Gesù nel Tempio, è detto che Giuseppe e Maria « non compresero quello che Egli aveva detto loro. « Non compresero cioè tutta l'estensione delle parole di Gesù. Maria e Giuseppe conoscevano benissimo che Gesù era Figlia di Dio e vero Messia; ma non comprendevano ancora, con quale ordine e con quali mezzi, Egli doveva compiere la sua missione. Il Signore non vuole rivelare, tutto ad un tratto, i suoi misteri, anche ai più intimi. Gioacchino ed Anna avevano solo una certa conoscenza delle cose grandi a cui era destinata la loro augusta Figliuola; ma ne ignoravano, certamente, la estensione, il raggio di azione, le particolarità e le circostanze (1).
(1) Anche il celebre Suarez afferma che S. Anna dovette compiere la sua missione materna con piena conoscenza della grandezza futura della incomparabile figlia che le era stata affidata da Dio!
Anna, in linea generica, doveva sapere che questa sua diletta Figliuola era destinata ad avere un posto centrale nell'avveramento delle profezie messianiche e nell'avvento del Regno di Dio! Potremmo fare un'altra difficoltà.
S. Anna educò Maria e collaborò agli sviluppi della vocazione. L'iconografia di S. Anna che parla alla Celeste Bambina, tutta intenta ad ascoltare e che le insegna a leggere i Libri Santi; mentre la piccola Maria scorre, seguendo col dito indice della destra, i righi delle sacre pergamene e il libro dei Salmi o quello di Isaia, sopratutto, ritrae uno degli aspetti più simpatici della missione educatrice di S. Anna. Ma non ebbe Maria in forza del singolare privilegio della Concezione Immacolata, tutti i doni della giustizia originale e quindi anche quello della scienza e fin dal primo istante? Certo la santa Vergine, perché predestinata ad essere la Sede della Sapienza incerata, ebbe tale pienezza di
scienza e di sapienza, infusa per grazia, che simile non fu data ad altri. S. Tommaso dice che tale dono le fu dato « nella prima santificazione nel seno di S. Anna», cioè nel primo istante della Concezione. S. Alberto Magno, nel «De Beata Virgine », dice che Maria ebbe tanta scienza della natura, da Dio infusa, che potette assurgere alla contemplazione del soprannaturale. Quando alla intelligenza della Bibbia, S. Vincenzo Ferreri (Serm. De Nativitate Domini, scrive che la conobbe meglio di tutti i Profeti!Tutto ciò è vero; ma è pur vero ciò che S. Luca dice di Gesù (Cap. II verso 52) che « cresceva in sapienza, in età ed in grazia, presso Dio e presso gli uomini ». Quì trattasi non della scienza divina ed infusa, ma della scienza acquisita che progredì, in proporzione che i suoi sensi divenivano più perfetti e ricevano nuove impressioni, seguendo cioè lo sviluppo dell'età.
Nella S. Vergine tanto la scienza infusa, quanto la sperimentale agiva in un crescendo di luci e di perfezione, sotto l'influsso dello Spirito Santo e la guida di S. Anna, che, nei limiti delle sue possibilità materne, collaborava, in tal modo, alla formazione, agli sviluppi di quella vocazione.
E' per questo che S. Anna, pur sapendo che la Figlia era arricchita di ogni grazia, la educa al rispetto della legge, all'amore verso Dio ed il prossimo, alla lettura e alla interpretazione dei Libri Ispirati. Spesso la conduceva al Tempio e in casa l'abituava al lavoro e alla preghiera.
Insomma S. Anna esplicò la sua missione materna a perfezione e la sua opera educatrice è un monito e rimprovero a tutte le madri che non sentono la responsabilità dei loro doveri, specialmente nei nostri tempi, in cui troppe volte, l'educazione materna è non solo negativa; ma controproducente e talvolta, incoscientemente pervertitrice.
CAPITOLO XVI.
S. ANNA E LA PRESENTAZIONE DI MARIA
La Festa del 21 novembre è celebrata dalla Chiesa greca, fin dal secolo 7°. In occidente la si celebra solo dal 1372.
Oggetto ne è un episodio che può paragonarsi ad una fresca ondata di gigli o ad un volo di candide colombe.
La S. Vergine aveva tre anni quando fu, dai suoi santi genitori, offerta al Tempio. Alla testimonianza del protovangelo fanno eco quelle dei Padri Greci, da S. Gregorio Nisseno a S. Giovanni Damasceno. Di valore storico indiscusso è la « patena » di S. Massimo, in Provenza, ove sul capo di Maria orante, si legge c Maria Virgo Menester de templo Gerosolae ». Maria Vergine, ministra nel tempio di Gerusalemme. Dal sec. IV al sec. V è celebre la testimonianza di S. Teodoro d'Ancira +446, che narra il fatto della Presentazione, con tanta semplicità e sobrietà, che fa pensare ad una completa indipendenza dagli apocrifi
La cosa più meravigliosa è che nel Corano v'è una traccia dell'antica tradizione cristiana che sembra. anteriore agli stessi apocrifi.
Nella sura, al Capo XIX, intitolata « Maria », al verso 16, si legge: « Ella si ritrasse dalla sua famiglia e andò, nella parte orientale, e si coperse di un velo che la nascose a tutti gli sguardi ». Il Roschini (op. cit. pag. 67) scrive « la parte orientale è il tempio, come commenta Iohiad, appoggiandosi alla tradizione. Se si osserva che gli apocrifi erano scritti in greco, si può concludere che, probabilmente, essi non furono consultati dal rude impostore arabo.
E conchiude, dopo di aver citato le testimonianze storiche, dal sec. 2 al sec. XIV: « e questa ininterrotta catena di testimonianze, coronata dalla celebrazione della festa, in tutta la Chiesa, dà al fatto della Presentazione una più che sufficiente consistenza ». op. cit. pag. 68.
Naturalmente gli apocrifi infiorano questo gentile episodio di circostanze meravigliose.
E' sabbia che bisogna buttar via. E' poesia, è leggenda. Così il protovangelo narra che S. Gioacchino voleva offrire la Bambina, all'età di due anni e che S. Anna si oppose dicendo: « aspettiamo fino al 3° anno ». L'apocrifo narra lo slancio della Pargoletta che, svincolatasi dalla mamma, salì, da sola, i gradini che conducevano alla porta del tempio, tra il plauso della folla spettatrice. Descrive perfino la trionfale accoglienza, a suon di trombe, fatta da sacerdoti e leviti, avvertiti in antecendenza, della presentazione della straordinaria Bimba!
È detto pure che la pargoletta privilegiata, abitò nel « Sancta Sanctorum », ove gli Angeli venivano a servirla e a portarle il cibo quotidiano. Così fino all'età di 14 anni, quando il miracolo della leggendaria verga fiorita la designò sposa di S. Giuseppe! Sfrondata a narrazione da tutte queste belle cose poetiche e fantastiche, ed alcune assurde, come quella del Sancta Sanctorum, resta però intatta, nel suo valore storico, la testimonianza del secondo secolo che riecheggia, senza interruzione, fino al 14° secolo ed è valorizzata dalla vetusta liturgia greca che rimonta al secolo VI e VII.
Ma aveva tre anni Maria, quando fu al Tempio presentata? E' questa la sentenza comune e tradizionale. Può essere; ma è una circostanza, non storicamente garantita. La cosa però è probabile, perchè, presso gli ebrei, l'allattamento si protraeva fino all'età di tre anni.
Del resto sappiamo che il piccolo Samuele aveva, precisamente tre anni, quando fu offerto al Signore dalle mani di Anna sua madre. Sarà stata la novella Anna meno sollecita dell'antica?
Al Signore sono sempre gradite le primizie e la celeste bambina era la più eccellente primizia che mai fu o sarà offerta al Creatore.
Il piissimo P. D'Argentari, nella XII conferenza sulla grandezza della Vergine, scrive: «mi chiedi che cosa vada a fare al tempio la SS. Vergine, bambina di soli tre anni? A trastullarvisi forse da bambina?... Si, ma i suoi giuochi preferiti saranno, incomparabilmente più seri, più savi che le occupazioni più nobili, più importanti di tutti quanti i politici di questo mondo. Essa vi tratterà, sola a sola con Dio, gli affari, infinitamente importanti, dell'eternità per sè e per ciascuno di noi».
L'episodio inquadra tre fatti: la presentazione, l'angelica educazione, nel ritiro e nella preghiera e il voto di verginità perpetua.
Inoltre un nodo tra la Natività e l'Annunziazione e riempie una lacuna nella vita della Vergine, dato l'assoluto silenzio del Vangelo circa tale periodo.
Ha fondamenti storici, biblici e dottrinali perchè è conforme alla legge fondamentale di Maria che, ab aeterno, in forza della sua predestinazione, è consacrata a Dio.
È consono alle costumanze ebraiche, perchè sappiamo dal Levitico che, effettivamente, vi era, presso il Tempio un luogo appartato, ove venivano educate le fanciulle, al servizio del Signore.
Implicitamente vi allude S. Luca, parlando della profetessa Anna.
E' conforme sopratutto al Cuore di Maria, direbbe S. Ludovico di Montfort. Ella dà al Signore la propria infanzia, e tutta sè stessa, come vittima d'amore!
E' conforme al Vangelo perchè il voto di verginità, cui si riferisce Maria, nel colloquio con Gabriel, ci riporta al mistero del tempio, ove quel voto fu emesso.
Il Vangelo poi della Messa del 21 novembre è la più espressiva commemorazione di un mistero, in cui la Vergine ascoltò la parola di Dio e la custodì nel suo Cuore
L'orazione liturgica che afferma la continuità dei misteri celebrati, l'efficace mediazione della Madre di Dio in Cielo e il nostro culto in terra, la dolce speranza di essere anche noi presentati, nel Tempio della Gloria, è il riepilogo di tutta l'ascetica di questo episodio della vita della Vergine, così caro alle anime pie e sopratutto a quelle consacrate al Signore e che ha ispirato il pennello dei più grandi artisti da Giotto a Tiziano, dal Tintoretto a Luca Giordano.
Nel quadro stupendo della Presentazione, S. Anna e S Gioacchino sono figure di primo piano e gli artisti ritraggono, sopratutto Anna che, estatica, sorridente, offre all'Altissima questa sua creatura che è più frutto di grazia, che di natura.
S. Anna è qui, nella posa di sacerdotessa che offre una piccola candida ostia, in odore di soavità, al Signore!
Nella Basilica del Gesù Vecchio, il Ven. D. Placido celebrava, al 21 novembre, una festa caratteristica che era come il primo annunzio delle feste grandiose della Immacolata. In quel giorno, difatti, gli organi intonavano le dolci melodie pastorali.
Egli aveva fatto costruire una splendida statua di S. Anna, che è un vero capolavoro, per la posa, il colorito e l'atteggiamento. L'artista ha ritratto la Madre di Maria, in una posa regale. Accanto a lei, che guarda e sorride, è la Celeste Bambina.
Ma anche qui c'è qualche cosa di singolare. La Madonnina é in piedi, in atto di seguire, docilmente, l'Augusta Genitrice; ma sotto i piedini è la serpe cui schiaccia il capo e da cui si difende con un bastone, in forma di lancia.
Il richiamo alla Concezione Immacolata è evidente. E' una sintesi teologica, biblica, storica questa singolare iconografia!
Nel giorno della Presentazione si snodava una processione di bambine, bianco vestite, accompagnate dalle madri che venivano da tutti i rioni di Napoli.
Il filiale corteo procedeva al canto di una soave melodia, il cui ritornello diceva:
Di tre anni, la dolce Fanciulla fu nel Tempio a Dio presentata Tutta bella perchè Immacolata, Tutta bella perchè Incoronata!
Perchè non ripristinare nelle nostre parrocchie queste gentili tradizioni che, oltre una finalità, liturgica, hanno uno scopo didattico e formativo?
Nella Basilica della SS. Vergine del Rosario, in Pompei, questa funzione del 21 novembre è davvero suggestiva e commovente!
Tra le tante opere, istituite dalla Serva di Dio Madre Maria di Gesù Landi, non posso, a questo proposito, non segnalare l'Orfanotrofio: « Maria al Tempio » per bimbe da tre anni di età, significativo omaggio alla Celeste Bambina che S. Anna offrì al Tempio, precisamente, quando la Privilegiata Piccina, predestinata Madre di Dio, aveva tre anni!
CAPITOLO XVII.
S. ANNA ESALTATA PER LA SUA SANTITA'
Non è facile fissarti, le linee, il fondamento e i vertici di una santità, proporzionata alla grazia e alla missione. Più intimi sono i contatti con Dio e più grande deve essere la santità della creatura. Ecco il fondamento di questa teologia.
Dopo Maria e per Maria, eccettuato S. Giuseppe, che fa categoria unica, chi più vicino a Dio di S. Anna? Ha una Figlia che è la Primogenita. adottiva del Padre, la Madre del Verbo Incarnato, la Sposa dello Spirito Santo! Tra Lei e il Signore c'è solo l'Augusta Figliuola!
Fede, Preghiera, Purezza, sono le linee maestre di questa eccelsa santità
Una fede, nutrita dalla meditazione delle sante Scritture, sopratutto dei salmi messianici e delle profezie.
Fede, ravvivata da una speranza, tanto più ferma, quanto più si avvicinavano i tempi promessi. Il vaticinio di Daniele era in atto. Lo scettro era caduto dalle mani di Giuda. Albeggiava già e la stella, profetata da Baalam, era per spuntare.
Anna scrutava l'orizzonte della storia e dei vaticini e sospirava, in un amore che rendeva più vivo il desiderio, un desiderio che faceva più ancora ardere l'amore.
Ella personificava tutta l'umanità, anelante alla redenzione! Fede quella, vivificata dalla carità operosa verso Dio e verso il prossimo.
Era assidua e fervorosa, nei suoi doveri religiosi, praticati, con mente semplice e cuore sincero, in perfetto contrasto con quel fariseismo, così diffuso, in quell'epoca e contro cui Cristo scaglierà i suoi terribili anatemi!
E che dire dello spirito di raccoglimento e di preghiera? Sulle ali della preghiera, e in ispirito di penitenza, tutti e due fremono, sospirano e frutto di così accorata preghiera sarà un miracolo!
«Come l'antica Anna, scrive, il Damasceno, con le preghiere, ottenne Samuele; così la nuova Anna, con gli infocati sospiri delle sue orazioni, ottenne Maria»
A Penta, in quel di Salerno, ho visto una strana immagine, in cui S. Anna, nella posa di penitente, ha nella destra una pietra, con la quale si percuote il petto.
Ha un volto gemebondo e solcato di pianto!
A Lettere, presso Gragnano, dove il patronato della Santa è caratterizzato da un culto straordinario v'è una statua di S. Anna, pregevole opera di scultura, estatica nella posa, con le mani levate verso il cielo
E' in atto di preghiera fiduciosa che sospira e aspetta! Queste due immagini ritraggono davvero, quello spirito di preghiera, di penitenza e di fede, quella elevazione di estasi e di contemplazione che si intensificò, ancora più, quando Anna divenne Madre e il miracolo, tanto atteso e sospirato, fu compiuto. Ella, nell'amplesso di Maria, sentì allora più intimo il contatto con Dio e, nella figlia, intravedeva il suo Signore. Non è forse Maria,, direbbe Dante, la faccia che più a Cristo si rassomiglia?
La 3° linea è la purezza. Qualche scrittore dice che S. Anna presiede il coro delle Vergini, di cui Maria è Regina.
E' vero che Ella è coniugata; ma presso gli Ebrei, per una donna non v'era altro stato di perfezione che il matrimonio.
La verginità perpetua era assolutamente inconcepibile.
D'altra parte, Anna si unì a Gioacchino, con la più retta intenzione, nel santo timore di Dio e in un alone di incomparabile purezza di mente, e di cuore, resa ancora più perfetta dalla sterilità e dalla vecchiaia.
Il Signore, dice S. Girolamo, permise quella lunga sterilità, perchè risaltasse, ancora più, il dono di Dio. La Figlia di Anna non è frutto di carnale corruzione; ma di un coniugio santo e casto. Come un artista, prima di fondere una statua, ne fa il modello, così S. Anna fu come la forma di Colei che la liturgia chiama « santa e immacolata verginità ».
I figli portano l'impronta fisiologica e spirituale dei genitori. E' vero che la Concezione di Maria fu un mistero di grazia, ma è pur vero che si avverò nel seno della vecchia madre.
E' pur vero che l'Immacolata è figlia di Anna e doveva rassomigliarle, sotto il rapporto fisiologico e spirituale. La Concezione di Maria fu un miracolo di natura e un mistero di grazia.
Se anche di Gesù è detto che portò l'impronta di Maria « Ti rassomiglia tanto » diceva S. Gemma, come non dovrà dirsi lo stesso di Maria, nei riguardi della Madre?
Dio pose in S. Anna, in embrione e in miniatura, ciò che doveva rifulgere in Maria con pienezza di grazia e di santità! Allora la purezza di Anna, paragonata al candore delle vergini, non si oscura; ma si riveste di nuovi fulgori. Se esse sono grandi perchè hanno imitato Maria, non è meno grande S. Anna per averla adombrata!
Ed ecco infine il vertice di questa eccelsa santità. Anna tocca i margini dell'infinito, attraverso Maria. Dio - dice il Damasceno - ha impresso nel cuore di questa incomparabile Donna, un divino sigillo e le conferì tanta grazia da fare di Lei la mistica « Domus Dei »!
Ma sta scritto che la Casa del Signore deve essere santa. Domum Dei decet sanctitudo ed eccezionalmente santa doveva essere Colei che era predestinata a tanta dignità!
CAPITOLO XVIII.
LA SANTITA' DI S. ANNA NEI RAPPORTI DI MARIA
Dai frutti si conosce la bontà o meno della pianta e dalla santità della Figlia può desumersi quella dei Genitori.
Misurate la santità di Maria ed avrete, in certo modo, la misura di quella di Anna e di Gioacchino.
S. Epifanio, studiandone l'albero geneologico, risale a Davide, ad Abramo e li saluta « santi e progenie di santi »!
Questo, in linea ascendente: ma che dire se ne guardiamo la gloriosa discendenza?
Dio li prescelse, a preferenza di altri giusti, « prae omnibus Sanctis », come dice la liturgia di S. Gioacchino e conferì loro una grazia, proporzionata a quella missione cui essi corrisposero con la più assoluta fedeltà. « Justi et sancti » li chiamano i Padri della Chiesa, titoli che la Santa Scrittura raramente dà e che il Vangelo dice di S. Giuseppe.
Mons. Emanuele Murino fu invitato a predicare il novenario di S. Anna in un paese del Salernitano, dove, nella chiesa madre la Santa Patrona è esposta, in trono, circondata dalle statue dei Santi Compatroni (1).
1) Per gli argomenti. trattati in questo e nel capitolo seguente, vedi: a Novenari, Tridui e Panegirici di Mons. Murino, pubblicati in 28 edizione, dal benemerito Editor Pontificius D'Auria.
Leggendo le pagine del suddetto volume, si nota la genialità dell'insigne oratore che coglie la nota caratteristica di ciascuno di quei Santi e la incastona, come gemma, nella regale corona della Regina Madre del Paradiso!
Questa santità, immensamente crebbe, con la maternità, e diventò come sole in pieno meriggio. L'aurora illumina prima le vette e poi le valli e Maria, aurora di santità, riflette la sua luce prima sulla mistica vetta che è la Madre sua.
L'acqua bagna prima la terra, da cui scaturisce e poi le terre che essa attraversa. Maria prima irrigò della pienezza della sua grazia la propria Madre e poi noi tutti.
E' assioma scientifico giudicare gli effetti dalla più o meno vicinanza delle cause. Più una cosa è vicina al suo principio e più partecipa degli effetti del principio stesso. Ha più caldo certo chi più è vicino al fuoco; ha più luce chi più si avvicina ad un centro luminòso ed. è più pieno di grazia chi più è vicino a Dio. S. Tommaso, perciò, volendo mettere in risalto, la pienezza di grazia che è in Maria, giustamente dice: che nessuna creatura fu più vicina a Dio, perchè di Dio è la Madre. Non si può andare più oltre! Ora la vicinanza di S. Anna al Signore è tanta e tale, che solo Maria vi è intermedia. Dopo Maria, dunque, Ella è la creatura più ripiena di grazia e perciò la più santa.
E poi chi più vicina a Maria, specchio di santità, come S. Anna? Che cosa ha sentito Anna in quei nove mesi di gravidanza? Ella portava, in grembo, l'Immacolata! Ne era il tabernacolo vivo!
Chi potrà dire - direbbe Bossuet - le effervescenze del sangue materno? Chi dirà le ascensioni del cuore di questa beatissima madre, gli slanci della sua anima, le gioie del suo spirito, le estasi del suo amore?
E che cosa avrà provato S. Anna nel partorire Maria? Che gioia stringere; tra le sue braccia, Colei che avrebbe stretto, nelle sue, il Figlio di Dio!
Che immenso gaudio baciare quella fronte che sarebbe stata baciata dal Divino Infante! V'è un crescendo di luce e di profumi, un crescendo di bellezza e di armonie. Mancano le cifre per fare il calcolo di questa trascendente santità. Mancano i vocaboli per descriverne le intime ricchezze. Mancano le note per cantarne le melodie. La pietà popolare sa esprimere tutto questo poema, con una sola frase, concisa e profonda, quando dice Sancta Mater Anna!
Naturalmente parlando di questa eccelsa santità di Anna non intendiamo paragonarla con S. Giuseppe che entra nell'ordine estrinseco dell'Incarnazione e neppure con S. Giovanni Battista, la cui missione profetica. supera, come risulta dal Vangelo, quella di tutti i profeti e di tutti i Santi che lo precedettero.
S. Anna e S. Gioacchino non entrano affatto nell'ordine estrinseco della Incarnazione. Unica e singolare fu la loro missione; preparare la prima pietra del Cristianesimo.
S. Epifanio e S. Giovanni Damasceno parlano della santità dei Genitori della Vergine, puntando sulla espressione del Vangelo: « ex fructibus cognoscetis eos ». E intendevano dire che dalla santità della Madre di Dio, frutto benedetto del seno di Anna, si poteva misurare l'eccelsa santità di quei Genitori augusti.
Quei due titoli: « Giusti e Santi » che loro conferisce la liturgia greca, ci fa argomentare che la santità eminente di Gioacchino ed Anna era così accertata che Padri e dottori, scrittori ed innografi non hanno esitato a farlo notare!
Un antico scrittore, Giorgio di Nicodemia scrive: « Essi furono predestinati a concorrere alla effettuazione dei divini disegni: Essi giunsero sulle vette della santità e raggiunsero quella meta gloriosa che, attraverso i secoli videro e salutarono: « a longe salutantes et aspicientes!».
CAPITOLO XIX.
SANTITA’ DI S. ANNA NEI RAPPORTI DI TUTTI I SANTI
Nel bassorilievo marmoreo di Aurey, S. Anna ha una corona sul capo. E veramente alla Madre di Maria spetta una regale corona, non solo per la sua maternità; ma anche perchè Ella partecipa della regale grandezza della Regina di tutti i Santi.
S. Anna è come la regina madre che, nelle corti, ha diritti e onori regali e prende posto, immediatamente, dopo la sovrana. Ella, del resto, è in una costellazione di santi.
Appartenne, difatti, ad una stirpe di Santi, quella di Aronne e di Davide. Parentela strettissima v'era fra lei e S. Giuseppe che, in forza del verginale matrimonio con Maria, diventò ancora più intima.
Dal Vangelo sappiamo che Elisabetta era legata a Maria da vincoli strettissimi di sangue. Di Zaccaria e di Elisabetta il Vangelo fa l'elogio della loro santità.
Naturalmente S. Giovanni Battista è della stessa famiglia di Anna.
Dal Vangelo sappiamo pure che Maria di Cleofa era cugina della Madonna e fu madre di santi e di apostoli.
Cleofe, suo marito, fu uno dei due discepoli di Emmaus e forse fratello di S. Giuseppe. Giacomo, il Minore, Giuda Taddeo e Simone, suoi figliuoli sono apostoli. Salome, moglie di Zebedeo, fu madre degli altri due apostoli, Giacomo, il Maggiore e Giovanni, il Prediletto. S. Matteo e S. Luca «la annoverano tra le sorelle del Signore. S. Giovanni la chiama: «sorella della Madre di Gesù » - Cap. XIX 25.
Il merito di queste due donne, strette da vincoli di sangue, dice S. Pietro Canisio, è incomparabile perchè esse seguirono Gesù, in Galilea, lasciarono le loro case, lo servivano, durante la vita apostolica, furono presenti sul Calvario e recarono gli aromi al sepolcro » (De Deipara Libro I).
Evidentemente si tratta di sorelle cugine, come già dimostrammo.
Tra i parenti di S. Anna, secondo un'antica tradizione, non però controllata, sarebbe anche quel ragazzo che aveva i cinque pani e i due pesci e che S. Andrea segnalò al Maestro, quando disse: « Vi è qui un fanciullo che ha cinque pani e due pesci ». Il suo nome leggendario è Marziale. La tradizione francese dice che egli accompagnò S. Pietro a Roma' e fu inviato a Limoges, a predicare il Vangelo.
Ora S. Marziale sarebbe figliuolo di Eliud fratello di Elisabetta e pronipote di Anna.
Quale gloria per S. Anna! Stirpe di santi i suoi antenati, i suoi consanguinei, i suoi discendenti.
Ella è la dolce nonna, sorella, zia e prozia di quelli che saranno apostoli e martiri.
Insieme con Gioacchino, il grande Patriarca che raccoglie tutte le benedizioni dei Patriarchi e dei re che furono antenati del Messia, Anna si ammanta di luce e s'incorona di gloria.
Sulla soglia tra il Vecchio ed il Nuovo Testamento, S. Anna sta, tra i Santi dell'uno e dell'altro e ne raccoglie le luci. Come un ostensorio, Ella mostra, levandola in alto, la Celeste Bambina. A Lei s'inchinano i Patriarchi, di cui è figlia e da cui fu tanto attesa. A Lei osannano i Profeti che vedono le profezie, fatte realtà, in Maria.
A Lei gli Apostoli, i Martiri, le Vergini, i Santi tutti cantano la laude e la gloria, dicendo a Maria: Beato il seno che ti ha portato e il latte che hai succhiato!
E' un coro universale di voci, tripudianti di gioia e acclamanti alla più benedetta, alla più gloriosa fra tutte le donne, dopo Maria.
Si comprende allora perchè tanti Santi furono devotissimi di S. Anna e non seppero mai disgiungere le due dolcissime devozioni, quella a Maria e quella alla Madre di Maria. S. Epifanio,
S. Giustina, S. Giovanni Damasceno, S. Efrem Siro sono fra i più devoti di S. Anna, nella Chiesa di Oriente.
Nella Chiesa di Occidente la devozione di S. Anna conta nomi celebri, come quelli di S. Ambrogio, S. Girolamo, S. Pier Damiano, S. Ignazio, S. Pietro Canisio, S. Francesco di Sales, S. Brigida (1), S. Coletta, S. Teresa, S. Alfonso, S Maria Francesca che ne portava il nome battesimale e il Venerabile D. Placido, nonchè la B. Anna Maria Taigi.
(1) S. Brigida, nei quattro mesi, trascorsi, per lo più, a Gerusalemme, spesse volte, visitava la Grotta della Nascita della Madonna, sosta di riposo e di estasi. Qui ebbe arcane visioni e rivelazioni mariane e della stessa S. Anna!
Del resto S. Anna è per tutti i cristiani come la nonna e la si ama con amore tenero e dolce, come si ama la mamma della propria mamma.
La Divozione a S. Anna non deve ridursi ad un vano formalismo o a un morboso sentimentalismo. S. Anna è veneratissima, in tutti i punti della terra. Il popolo cristiano la invoca, con i nomi più soavi e le rivolge le più fervorose preghiere.
Ciò che conta però è la imitazione!
S. Anna è la maestra di tutte le virtù. In Lei è il riflesso più fedele della santità di Maria che è « Speculum iustitiae ». Viva e operosa fu la fede di S. Anna, ferma la sua speranza, ardente la sua carità, profonda la sua umiltà, piena la sua adesione alla Volontà di Dio. La sua mente era sempre assorta nelle cose celesti, il suo cuore sempre puro. Esatta e precisa era la sua osservanza ai precetti della legge, alle tradizioni e ai doveri di religione.
La devozione a S. Anna non deve, nè può essere un sentimentalismo. E' forse vera devozione onorare la madre e bestemmiare la Figlia? Portare la veste di voto, forse anche immodesta, e non avere la veste della grazia?
E' forse vera devozione onorare la nostra Santa, con feste esterne che sono spesso incentivo a peccare? E' forse onorare S. Anna organizzare orchestrine che strimpellano profane canzoni, davanti alle Edicole stradali? Procuriamo di onorarla, con devozione sincera e ne esperimenteremo il potente patrocinio, in tutte le necessità della vita e, sopratuto, nell'ora angosciosa e decisiva della nostra morte. In alcuni paesi e da molti devoti si suole aggiungere il nome di S. Anna alla S. Famiglia, con quella triplice invocazione che dovrebbe essere più diffusa e cioè:
Gesù, Giuseppe, S. Anna e Maria a Voi dono il mio cuore e l'anima mia! ...assisteteci nell'ultima agonia! ...spiri, in pace con Voi l'anima mia!
Dunque l'elemento più importante, nella divozione ai Santi è l'imitazione delle loro virtù.
In S. Anna, come risulta dalle tradizioni, erano eminenti quelle due virtù che nei Santi del Vecchio Testamento, formavano un solo complesso e cioè la fede e la speranza nel futuro Messia, due virtù queste che erano nutrite da una preghiera fiduciosa ed intensa, da offerte e sacrifici e dalla esatta osservanza dei divini comandamenti.
Chi dice di essere devoto di S. Anna e non vive una vita cristiana, sentita, vissuta e praticata s'illude e la sua divozione si riduce ad un vuoto formalismo!
CAPITOLO XX°
S. ANNA ESALTATA PER LA SUA MATERNITA'
«Beato il seno, scrive S. Giovanni Damasceno, in cui Dio ha fabbricato l'arca santa ed il tabernacolo suo! Beata sei tu, o Anna, tre volte beata, perchè hai germinato la vite fruttifera che diede a noi il divin grappolo d'uva.
Veramente sei tu beata e benedetto il frutto del ventre tuo. E' davvero cosa degna e giusta predicare e benedire colei che ci diede la pianta da cui è nato Gesù »!
E' da notare che il santo Dottore esprime, non salo la tradizione di otto secoli; ma i sentimenti di tutte le chiese orientali e, specialmente, della chiesa greca.
Tutta la grandezza di Maria è in una sola frase, breve e scultorea del Vangelo di S. Matteo: « Maria de qua natus est Jesus! ». Tutta la grandezza di Anna è in questa sola espressione: « Da Anna è nata Maria! ».
Basterebbe sola il mistero della Concezione Immacolata che si avverò nel seno di S. Anna, per fissare le linee della grandezza di una maternità singolare. « Voi siete veramente beata e gloriosa, dice S. Fulberto, Vescovo di Chartres, Voi siete degna di ogni lode, perchè vi fu dato di essere madre di Colei che generò il nostro Salvatore! ». (Serm. De nativitate).
La divina maternità, dice S. Tommaso, « quamdam infinitatem habet », tocca cioè le vette e i margini dell'infinito!
Ora la santa Vergine trasporta la madre su queste altezze. Difatti S. Anna entra, in intimo rapporto con la S.S. Trinità, a causa delle relazioni arcane e divine che la Figlia ha con 1'Eterno Padre e col Verbo e con lo Spirito Santo. Se una figlia del popolo sposasse un principe, trasporterebbe la mamma sugli scalini del trono! E se non è possibile una seconda madre di Dio, S. Anna resta la più singolare delle creature, perchè ella fu privilegiata tra tutte le madri. Il Signore le ha conferito una grazia unica e singolare, proporzionata a questa eccelsa maternità.
S. Tommaso, parlando delle grandezze di Maria, dice, che ella ebbe la fontale fecondità a generare «omnes electos », tutti i predestinati, cioè, alla gloria. Perchè Madre di Gesù, Autore della grazia, ella è la mediatrice di tutte le grazie ed è il canale di ogni bene, di ogni santità, di ogni dono di grazia. Sotto questo aspetto, Ella è davvero la madre di tutti i Santi. Ora S. Anna partecipa, in certo modo, ed in senso indiretto, a questa Maternità. Come nell'ordine naturale, l'ava è chiamata anche essa madre mamma grossa, la chiamavano, una volta i napoletani - così, nell'ordine soprannaturale, S. Anna, quale madre della Madonna, è considerata dolce mamma grande nostra! (1).
(1) I francesi chiamano S. Anna la Grand - Mére.
Gesù chiama i suoi discepoli: non servi; ma amici, e daremo lo stesso titolo a S. Anna? S. Agostino (o lo pseudo Agostino) dice che la carne di Cristo è carne di Maria. Ma la carne di Maria è stata presa da quella di Anna. Ora è assioma scientifico e filosofico che le cose, eguali ad una terza, sono eguali tra loro. Dunque, in certo modo, v'è rapporto di sangue tra Gesù Cristo e S. Anna. Difatti ella è la nonna di Gesù, secondo la carne.
E' congiunta perciò con vincoli di parentela col Verbo, nella temporale Generazione. E' chiaro che i vincoli di sangue sono superiori e più intimi di quelli dell'amicizia. Se poi consideriamo la Generazione eterna del Verbo, la S. Vergine, in forza della sua maternità divina, è in intimi rapporti con la S.S. Trinità! Ella è Figlia, madre, sposa di Dio. Ma è sempre figlia di Anna e quindi trasporta la madre ad una partecipazione di speciale aderenza col Signore.
Nessuno elogio vale quanto questo: Anna è la madre della madre di Dio! I figli sono la gloria delle madri e assolutamente singolare è la gloria di S. Anna perchè, ella partecipa alla beatitudine della Celeste Figliuola che tutte le generazioni proclamano beata. (Vedi Murino opera citata).
Con le dovute proporzioni, e in linea subordinata e secondaria, S. Anna può dire « beatam me dicent omnes generationes! ». Se l'anonima donna del popolo non seppe fare elogio più bello a Gesù, che facendo quello della Madre di Lui, non faremo elogio più cara alla Madonna che dicendole: « Beatus venter qui te portavit et beata ubera quae suxisti ».
Beato il seno che ti ha portato e beato il latte che hai succhiato!
La S. Vergine rivelò alla Ven. Rosa Gattorno che ella è tanto contenta, quando la Madre sua è da noi onorata!
E' per questo che volle si chiamassero « Figlie di S. Anna » le suore dalla stessa Venerabile istituite.
Senza dubbio, S. Anna è la nostra ambasciatrice più efficace presso il Cuore di Colei che è la Mediatrice di tutte le grazie.
CAPITOL XXI
LA SANTITA', LA MISSIONE E LA GLORIA DI S. GIOACCHINO
È il penultimo Patriarca. In ordine di tempo, precede S. Giuseppe. Una nube d'oro che filtra i raggi di tutte le benedizioni dell'Antico Testamento, l'avvolge.
La sua fisionomia è dolce e serena: gigante è la sua statura morale, regale e maestosa la sua posa.
Ha una veste, come l'oro delle messi, un mantello verde, come i campi a primavera!
Come Davide, suo antenato, era pastore. La iconografia che lo ritrae, prima della paternità augusta, gli dà una pecorella ai piedi, ovvero un uccellino che pigola sul vincastro.
Nelle vene gli scorreva il sangue dei principi e dei re di Giuda.
Heli, Eliacim, Joachim, è il suo nome. Alcuni pensano che Helj della genealogia, riportata da S. Luca, sia il Padre di Maria. Ma la cosa è oscura, sotto tutti i punti di vista, come dicemmo. Joachim è un nome diffuso in Israele, come risulta dalla Bibbia. È un nome augurale, mistico e, vorrei dire, liturgico. Significa Preparazione del Signore, preparazione a ricevere il Signore. E' un nome perfettamente ebraico. Difatti è un nome teoforico che risulta composto dalla parola Jahveh, Dio e dal verbo qum (Ioakim).
Gli Ebrei solevano imporre ai loro figli, quasi sempre, un nome in cui entrava il nome di Dio.
Il significato di questo nome è: Dio stabilisce, raddrizza, solleva, rialza, prepara!
Heli era il nome di quel sommo sacerdote cui l'antica Anna, la sterile, fecondata dal miracolo, consegnò il piccolo Samuele. Joakim si chiamava il marito della bella e casta Susanna. Heli, il sacerdote che fu protagonista dei trionfi di Giuditta. Ai tempi messianici, questo nome era popolare, come i nomi di Simeone, Giuseppe ed Anna, Tobia ed Elia.
Parlando di S. Gioacchino, S. Epifanio, che ne è antico panegirista, lo chiama « uomo giusto » Iustus, vocabolo classico del Vangelo, cioè santo, uomo perfetto che vive di Dio e con Dio! S. Matteo dà questo attributo a Giuseppe e S. Luca lo dice di Zaccaria ed Elisabetta. Erano tutte e due « giusti », « perchè camminavano, irreprensibili, in tutti i comandamenti e le leggi del Signore ». E' proprio lo stesso elogio che possiamo fare di Gioacchino e Anna.
S. Giovanni Damasceno argomenta dalla singolare ed eccelsa paternità la santità di Ioachim, perchè dalla bontà del frutto che è Maria, si argomenta la bontà, la santità dell'albero. Le tradizioni orientali ed occidentali, del resto, gli danno sempre l'appellativo di « iustus et sanctus ». Si tratta di una tradizione antichissima, universale e costante.
Sposo di Anna, Gioacchino era a lei unito col triplice nodo di sangue, di amore e di santità.
Ambedue erano come astri, in congiunzione di luce. Camminavano per le vie della Fede e nell'esatta osservanza della legge. La santità di Gioacchino può misurarsi anche dal significato mistico del nome. Vi è, nel suo significato, un riferimento ad una vocazione singolare che richiedeva una santità precedente, non comune: Questa preparazione era accentuata dai contatti spirituali con la piissima sposa.
Giustamente la liturgia dice che Ioakim fu prescelto « prae omnibus Sanctis », preferito cioè ad essere Padre della Madre di Dio! S. Gregorio Nisseno - Sec. IV - lo chiama « uomo insigne, nell'esatta osservanza della Legge del Signore ».
Nel secolo XII, il grande Pontefice Innocenzo III, in una omelia al clero ed al popolo romano, nel giorno della Natività della Vergine, esalta la santità dell'Augusto Genitore.
Era Gioacchino un verace israelita dalla fede sincera, irradiata dalla luce della speranza nel Messia. Era uomo di preghiera ed esatto nei suoi doveri di pietà e di carità.
Raddoppiava le offerte, dovute come tributo, al tempio di Signore ed era generoso verso i poveri che picchiavano alla porta della sua casa. Nella sventura, trovava il suo conforto nella preghiera e nella meditazione delle sante Scritture.
Era questa una santità, che lo preparò alla missione della più sublime paternità.
In lui si è avverata, letteralmente, l'augurio del salmista, di antenato, «Ecce sic benedicetur homo, qui timet Dominum »! Egli sposò la bella e pia fanciulla che era della tribù di Giuda e della stirpe di David come lui. Respinto dal Tempio, quasi fosse un maledetto, a causa della sterilità, sopportò, in fortezza e pazienza, la lunga umiliazione.
Come Abramo sperò, contro ogni speranza, e non andò confuso. Dalle spine della sterilità germinò il candido giglio, fragante di divini profumi.
Esultò, quando nacque Maria e nella sua gioia v'era quel di tutta l'umanità.
Egli prese, tra le sue braccia, tremanti di amore, la celeste Pargoletta, e l'offrì all'Altissimo, mostrandola, sulla soglia del Nuovo Testamento, ai secoli tutti. Ormai è spuntata, nella casa Gioacchino, la Stella di Iacob e questa stella si chiama Maria! A tre anni la Pargoletta fu trapiantata, quasi olivo fecondo, tempio, per crescere alla scuola dello Spirito Santo.
Benedetto Patriarca che, non da lontano; ma da vicino, vi è il Messia. Maria difatti è già la realtà di quella che era aspettazione e vaticinio.
Gioacchino è l'ostensorio della Immacolata. È il nodo che stringe i due testamenti, in unica armonia. È l'aureo anello che lega e rinsalda i secoli della preparazione messianica con quelli dell'attuazione.
Nulla sappiamo circa il suo transito. Certo fu assistito da Anna e da Maria, ancora bambina. Fu sepolto a Gerusalemme. Gioacchino è il penultimo patriarca che ricongiunge Adamo col Cristo. E' per questo che nella Messa del 16 agosto, la Liturgia ha inserito il Vangelo della Genealogia del Messia (S. Matteo Cap. I). Prima ancora di S. Anna, Gioacchino annunziò ai Giusti del Limbo l'ora della liberazione.
Il suo spirito esultò, quando, nell'ora nona del Venerdì Santo, l'anima di Cristo descendit ad inferos - per annunziare agli Spiriti eletti l'Alleluia della Pasqua.
Risuscitò il Santo Patriarca quando Cristo risuscitò e molti corpi di Santi risuscitarono? Non lo sappiamo.
Una cosa è certa, che grande è la gloria di S Gioacchino in cielo, potente è la sua preghiera, efficace la sua protezione. Per i vincoli di sangue che lo legano alla Vergine Santa, a S. Anna e allo stesso Gesù, Gioacchino ha poteri quasi sovrani, per cui potente è il suo patrocinio. E' deplorevole pertanto che la devozione al grande Patriarca lascia molto a desiderare e non ha quella nota di popolarità e universalità che ha il culto di S. Anna. Un detto napoletano dice: « Tutto a S. Anna e niente a S. Gioacchino »!
Ciò non è giusto perchè il nostro Santo glorioso è sempre il Padre augusto della Madre di Dio, l'Avo di N. S. Gesù Cristo, secondo la carne e noi dovremmo venerarlo ed amarlo, con quel tenero ed intimo amore, come i nipotini amano il nonno materno!
Il Culto di S. Gioacchino ha avuto alterne vicende.
Da tempi immemorabili la Chiesa Orientale commemorava i Genitori della Madonna, in una delle domeniche antecedenti il Natale, nella festa dell' Annunziazione o della Presentazione, prima o dopo..
Più tardi fu istituita una festa, cumulativa dei Genitori della Vergine, ai 9 settembre ed ai 25 luglio. Anche nella Chiesa latina si cominciò con una commemorazione cumulativa, ai 26 luglio, come risulta dal Martirologio di Lubecca e dal celebre Messale di Brescia. Più tardi fu fissata la festa di S. Gioacchino, ai 9 settembre. In alcuni Martirologi, anteriori al secolo XVI, è segnata al 9 dicembre e col titolo di Patriarca.
Nel 1510, Giulio II prescrisse la festa per la Chiesa universale, ai 20 marzo, per abbinarla a quella di S. Giuseppe. Soppressa dalla riforma di S. Pio V, fu rimessa da Gregorio XIII. Gregorio XV ne ampliò il rito.
Clemente XII la trasferì nella domenica, dopo la festa dell'Assunzione.
Leone XIII la elevò a doppio di II classe. S. Pio X, definitivamente, la fissò al 16 agosto, gentile omaggio al Padre di Colei che è Assunta, anima e corpo ai cieli!
Le lezioni del Breviario, ai 16 agosto, sono tolte da S. Epifanio e da S. Giovanni Damasceno, insigni ed antichi panegiristi del S. Patriarca.
Nell'introito della Messa si sente il palpito dell'attesa, la cui attuazione è vicina. Il frutto prezioso che nasce da Gioacchino ed Anna, scrive l'Abate Caronti, nel messalino, è l'ultima preparazione per la nostra salute.
Levate il capo perchè la Redenzione è vicina!
Nel Salmo dell'Introito v'è l'elogio del giusto che è beato, perchè teme il Signore e ne esegue, fedelmente, i comandamenti. Nella Colletta invochiamo l'aiuto del Santo ed il suo perenne patrocinio. Nella Salmodia si eleva un cantico di gioia e di speranza che è una supplica fiduciosa allo Sposo di Anna e al Padre dell'Alma Vergine Maria, perchè doni ai suoi devoti i tesori della salvezza. Attraverso la lettura del Vangelo vibra la gloria di Gioacchino, scelto tra i Patriarchi, antenati del Messia, ad essere il Padre di Maria.
Nell'orazione « secreta » chiediamo la partecipazione dei frutti di salute che spunteranno dalla Prole benedetta del santo Patriarca! La grazia nella vita presente e la gloria nel futuro, ecco i frutti, che chiediamo a Dio, per intercessione dei meriti e delle preghiere del Beato Gioacchino, Padre della Genitrice del Diletto Figliuolo, nostro Signor Gesù Cristo. (orazione del Postcommunio).
Storicamente parlando, la festa di S. Gioacchino, celebrata in Oriente, fin dal secolo V, fu portata in Occidente, verso il secolo VII, quando i monaci orientali, per sfuggire le persecuzioni degli eretici e degli iconoclasti si rifugiarono a Roma e nel meridione d'Italia, recando seco anche i messali, dove si vedono, in miniatura, le prime immagini di S. Gioacchino, scintillanti di oro e di azzurro, nei testi liturgici delle feste della Madonna!
Nel secolo VI, a Costantinopoli, v'era una chiesa dedicata ai Genitori di Maria e presso Damasco ve n'era una, dedicata esclusivamente a S. Gioacchino, officiata dai Basiliani di rito greco, con annesso convento, chiamato casa di S. Gioacchino. Non vogliamo tacere che la figura del Patriarca, fu soggetto artistico dei più grandi pittori nostri del Medio Evo, sopratutto. Giotto ha dipinto una meravigliosa sintesi della vita di S. Gioacchino e cioè il sacrificio, l'espulsione dal Tempio, la visione dell'Angelo che gli annunzia la concezione di Maria ed il dolce incontro con Anna. Altri artisti, come il Ghirlandaio, il Luini, il Gozzoli, il Tiepolo, il Pinturicchio, Luca Giordano ed il Vaccaro hanno immortalato la figura ieratica del santo Patriarca.
Bellissimo è il dipinto di un ignoto autore del trecento: il Santo che dispensa pane ed elemosine ai poveri. Gli artisti, del resto, hanno ritratto S. Gioacchino, sempre in compagnia di S. Anna, come nelle scene della Natività della Madonna e della presentazione al Tempio, sopratutto. Chiese, gallerie, pinacoteche e musei sono pieni di capolavori, con cui gli artisti e specialmente quelli italiani, hanno esaltato la grandezza di S., Gioacchino.
Sotto il Pontificato di Leone XIII, Gioacchino Pecci, le Nazioni europee costruirono quella grandiosa Chiesa che è ai Prati di Castello, in omaggio al grande Pontefice. E’ un monumento di arte. Ogni nazione ha la sua cappella, come a Loreto, dedicata ai propri Santi Patroni e decorata da pitture, relative alla storia dei propri paesi.
Napoli ha due piccole chiese, dedicate a S. Gioacchino, nella zona del Carmine e di Pontenuovo. In quella Sopramuro al Torrione è una Arciconfraternita che celebra, solennemente, la festa annuale del Santo Titolare.
Più importante è quella sulla Salita Pontenuovo, dove, spesse volte, è trasportata la bella statua argentea di S. Gioacchino. Facciamo voti perchè il dinamico rettore continui la tradizione.
Nel 1895 il Can. Iavarone, del Capitolo metropolitano, riuscì a far proclamare S. Gioacchino, compatrono di Napoli.
La grandiosa statua di argento, nella cappella del Tesoro di S. Gennaro, è situata di fronte a quella di S. Anna.
Per circostanze provvidenziali di uomini e di cose, un nuovo centro di divozione al Santo Patriarca è nella chiesa parrocchiale della S.S. Trinità, in Via Tasso, dove, su marmoreo altare, una artistica statua del Santo è veneratissima. È del celebre nostro scultore Irace. Fu ordinata da fratello Epifani.
Il Venerabile P. Luigi da Ponte, gesuita, narra, nella vita di Marina D'Escobar, che, il 20 marzo 1623, giorno, in cui allora si celebrava la festa del Santo, la Serva di Dio vide la gloria dei S. Patriarca in cielo.
Il santo era vestito di ricchissimi abiti, risplendenti di preziosissime gemme. Egli era assiso su un magnifico trono. Gli angeli gli cantavano « Osanna ». I santi del Vecchio e del Nuovo Testamento gli prestavano omaggio!
S. Gioacchino è onnipotente, per preghiera. Egli possiede le chiavi di un triplice tesoro: il Cuore divino di Gesù, il Cuore Immacolato di Maria e la potente mediazione di S. Anna.
Concludiamo con le parole del Card. Schuster (Liber Sacramentorum. Vol. VIII - pag. 189) « Il vincolo strettissimo di sangue che corre tra il Salvatore e S. Gioacchino, conferisce a questi una eminente dignità sopra gli altri Santi, e a lui tributato, si riffetta, in modo speciale, sulla sua Madre Immacolata. Questi, in vita, altri ed onorarono S. Gioacchino ed ora, in due gioielli preziosissimi, adornano la corona
fa si che l'onore, su Gesù Cristo e amarono sopra gli Cielo, quasi come del S. Patriarca».
Non possiamo qui omettere la nuova pagina che Napoli ha scritto, nella storia del culto di S. Gioacchino, proprio nell'anno in cui questo volume « Glorie di S. Anna », viene pubblicato. Anche questo è una felice coincidenza!
Dopo 14 anni da che, in un pomeriggio di agosto, il compianto Card. Ascalesi benedisse la prima pietra, il grandioso tempio votivo, in ricorda dei Morti dell'ultima guerra, è stato inaugurato, nel giorno dell'Ascensione del 1960. Nella domenica precedente, Mons. Vittorio Longo, Ausiliare del Carda Arcivescovo Alfonso Castaldo, aveva benedetto le campane del nuovo santuario di S. Gioacchino, nella letizia di tutto un popola osannante!
Ora il glorioso Padre della Immacolata ha, nella aristocratica Via Orazio, il suo nuovo trono, il suo altare, la sua reggia! Al suono festivo delle campane, avranno sussultato, di gioia, le ossa dell'umile fratello Epifani, apostolo della divozione del S. Patriarca, in quella zona che va dall'Arca Mirelli a Mergellina, da Ghiaia a Posillipo Alto, dal mare alle colline profumate di aranceti.
Fu lui ad ideare la costruzione di questo tempio grandioso! L'idea sembrava, semplicemente, follia; ma una forza misteriosa lo spingeva a compiere i più eroici sacrifici. Salì le scale marmoree dei palazzi signorili, scese nei tuguri della povera gente, passò per le strade ed i vicoli di Napoli, dai Vergini a Cariati, dalla zona del Porto al Vasto e, dovunque, stese la sua mano, per chiedere un obolo qualsiasi per il suo S. Gioacchino.
Ora il sogno di fratello Epifani è una stupenda realtà!
Il tempio grandioso sorge, nel posto più panoramico di Napoli, sulla collina di Posillipo che è tutta una fioritura di rose e di gerani, di margheritine e gladioli che adornano le belle ed aristocratiche ville e ne infiorano le terrazze.
Le onde sonore delle campane del nuovo tempio salgono sui colli; profumati di aranceti in fiore, ridiscendono a valle e vibrano sulle acque azzurrine del più bel mare del mondo, per cantare osanna al grande Patriarca!
Da alcuni anni un periodico, la « Voce di S. Gioacchino.» diffonde il culto del Glorioso Santo, in Italia, in America, sopratutto, dove lavora, apostolicamente, quel caro P. Cesa, il dinamico Visitatore provinciale dei Missionari di S. Vincenzo, per il quale la costruzione di questa chiesa fu idea dominante, passione e tormento di tutta la sua vita.
E questa medesima passione la sentì il Comm. Ernesto Lan cellotti che arrivò a vedere piantata, sul vertice della cupola, la Croce luminosa. Era il giorno 8 dicembre 1957.
«Piangeva, scrive il periodico suddetto e quelle lacrime sembravano note senza parole del « Nunc dimittis ». Alla generosità del figlio Comm. Antonio si deve la ripresa dei lavori a ritmo celere. Poi, scrive ancora il periodico, l'uomo d'azione divenne un martire di dolori indicibili, dove apparve luminosa la rassegnazione cristiana ed evidente il patrocinio di S. Gioacchino, che ne confortò l'anelito estremo! ».
Le opere di Dio sono feconde, quando hanno il crisma del sacrificio. In una camera, immobilizzato dalla sua malattia, sta quel venerando P. Antonio Salerno, umile e semplice apostolo del culto del Grande Patriarca, che tanti fondi raccolse per la fabbrica del Tempio e che ha voluto donare una delle campane alla nuova reggia di S. Gioacchino.
Ci piace riferire ciò che scrive quel periodico: Maggio 1960 « Mancava qualche cosa, quassù, dove la natura è così prodiga di luci, di armonie e di colori, ci mancava, in questo manto di smeraldo, acceso, la notte, di mille rubini, ci mancava la gemma più bella. È stata accesa la Croce luminosa sulla Casa del Padre della Madre di Dio! ».
È tanto bello pensare che, ora, sulle due colline più poetiche e suggestive di Napoli, su Capodimonte e su Posillipo, brillano due luci fulgidissime, una che si rispecchia sul mare, l'altra che si riflette a valle, quella del grandioso Tempio dell'Incoronata, Regina della Chiesa, fac-simile, in piccolo, della Basilica Vaticana e quella del nuova Tempio dell'Augusto Genitore della Grande Regina.
Nello stesso anno, precisamente a distanza di un mese, Napoli ha scritto due pagine gloriose della sua storia religiosa e mariana! Non bisogna infine dimenticare che il tempio di S. Gioacchino è stato inaugurato dai Figli di S. Vincenzo, nell'anno tricentenario della morte del S. Fondatore che fu araldo dell'Immacolata! Neppure è da trascurarsi un importante particolare. A Parigi, nella Cappella delle Apparizioni, vi era una tela di S. Anna e S Caterina Labouré ci tenne a sottolineare che la Madonna rassomigliava a S. Anna, pur se i lineamenti erano diversi.
Possa il nuovo tempio diventare una centrale da cui si irradi, sempre più, una divozione più profonda per S. Gioacchino, in questa Napoli nostra che, purtroppo, non ha una divozione ardente e popolare verso l'Augusta Genitore dell'Immacolata!
Senza dubbio, c'è qualche cosa di misterioso in questo nuovo tempio la cui caratteristica artistica è la semplicità e che è sorto come un miracolo!
Il messaggio che S. Gioacchino rivolse all'umile fratello coadiutore della Congregazione della Missione è in pieno sviluppo e lo sarà ancora più, come tutto lascia prevedere.
Il Tempio, diventato parrocchia, costruito in una zona, così panoramica e così aristocratica il cui accesso è facilitato dalla funicolare di Mergellina, è la risposta a quel Messaggio che dice: « Il mio nome non è, abbastanza invocato e la mia figura poco conosciuta. Eppure io voglio venire in aiuto dei bisognosi e spargere molte grazie. Edificate un Santuario, in mio onore e tutti quelli che a me faranno ricorso sperimenteranno l'efficacia del mio potere presso Dio! ».
Facciamo voti che si costruisca, nell'abside del tempio, un trono marmoreo, semplice ed elegante, onde esporre alla venerazione dei fedeli una scultorea e suggestiva statua del gloriosissimo Santo!
Meglio ancora se fosse una statua di niveo e candido marmo. Dovrebbe essere modellata su quella che è a Lourdes. (Vedi Capitolo XXXI).
CAPITOLO XXII
LA MORTE DI S. ANNA
Non è possibile precisare l'epoca della morte di S. Anna. E' un punto importante, ma oscuro. Alcuni la fissano, nientemeno, dopo la fuga in Egitto!...
Assistette Maria al piissimo transito dei suoi genitori? Conobbero essi, con tutta chiarezza, prima di chiudere gli occhi, la gloriosa vocazione e la divina missione della loro diletta Figliuola?
Ecco tante domande alle quali, scrive il Roschini, nulla di certo può rispondere la storia. Siamo quindi costretti ad accontentarci, in mancanza di meglio, di alcuni tenui ed incerti barlumi, (opera citata, pag. 89-90). Il monaco Epifanio, morto nell'810, nel suo compendio della storia, a pag. 183, dice che la Madonna rimase orfana, quando aveva 12 anni. S. Gioacchino sarebbe morto a 80 anni e S. Anna a 79 Ma si tratta di una testimonianza, assai tardiva e che non ha nessun fondamento nè storico, nè solido.
Due cose, per altro, sono certe. I due santi Vegliardi morirono, tra le braccia della Vergine, come su un trono di grazia ed erano già morti, quando Gesù morì. Se fossero stati, superstiti, Cristo, morendo, non avrebbe affidato forse la Madre sua alle cure filiali del discepolo prediletto. E poi sarebbero stati troppo avanzati in età, per poter vivere ancora!
Per la celebrazione dei funerali ci piace riportare una pagina del Roschini. « Possiamo ritenere che tutto si svolse, secondo le consuetudini di Palestina che costituivano un cerimoniale funebre, identico per i ricchi e i poveri.
Secondo questo cerimoniale, si svolsero i funerali dei genitori di Maria.
La rassegnazione alle amabili disposizioni della Provvidenza divina, spinta al grado più alto, non impedi all'umile orfanella di sentire, in tutta la sua amarezza, questa duplice irreparabile perdita. Rimasta sola sulla terra, intensificò sempre più lo slancio della mente e del cuore verso il. cielo ». (Opera citata pag. 91).
L'anima eletta di S. Anna fu ricevuta nel seno di Abramo, secondo la classica dicitura ebraica.
Che gioia per i Giusti dell'antico Testamento, in attesa della Redenzione, 1'incontro con la madre della Madre del Redentore! Quasi rondinella, Anna annunziò la primavera della Redenzione! E chi potrà dire la gioia di Gioacchino, nel ritrovarsi con la diletta sposa? E chi potrà dire la letizia dei Santi tutti, in modo speciale, dei consanguinei della Vergine, quando l'Anima di Gesù discese in quel luogo, diventato Paradiso, insieme con quella del buon Ladro, splendido trofeo della Croce?
Finalmente era suonata l'ora della liberazione ed era spuntata la luce ad illuminare quelli che erano nelle tenebre e che attendevano la fatidica ora! S. Matteo, nel narrare i prodigi avvenuti, alla morte del Salvatore, parla, per anticipazione, della risurrezione di molti corpi di Santi che erano nelle tombe. In realtà, questo prodigio avvenne, nell'ora stessa in cui Gesù risuscitò. Difatti l'evangelista attesta che, dopo la Risurrezione di Lui, i risuscitati entrarono nella città santa. Non si può supporre che fossero rimasti ancora nella tomba, se risuscitarono, appena Gesù morì.
Poichè si parla di « corpi resuscitati e che apparvero a molti », è chiaro che si tratta di vera risurrezione. Erano quindi corpi, non più soggetti alle leggi della materia e dotati della perfezione dei corpi gloriosi.
Ora, ci domandiamo: tornarono di nuovo a morire, per aspettare il giorno finale, ovvero ascesero, con Cristo Trionfatore, ai Cieli?
Questa seconda ipotesi, la più comune, è ritenuta anche da S. Tommaso e da moltissimi teologi ed esegeti moderni.
La Chiesa tace sull'argomento. Ma tra questi molti santi, risuscitati e che ascesero al Cielo, 40 giorni dopo, vi fu S. Giuseppe? Furono esclusi i Genitori di Maria?
Nulla possiamo dire al riguardo. Di S. Giuseppe era così sicuro S. Bernardino che, predicando, un dì, a Síena, vide una grande Croce profilarsi nel cielo e gridò, improvvisamente: in verità vi dico che S. Giuseppe è veramente assunto, in anima e corpo, ai cieli! Anche S. Francesco di Sales lo dice.
Ma si tratta quì di private rivelazioni o di opinioni personali che hanno un valore assai relativo.
La cosa sintomatica, però, è questa: mentre per S. Giuseppe si nota una assoluta assenza di reliquie, per S. Anna invece, come vedremo, abbondano anche troppo!
Allora è da dirsi o queste reliquie non sono autentiche o quei risorti ritornarono a morire, o che, tra i Santi risuscitati e che sarebbero ascesi ai cieli, non sono da includersi i Genitori di Maria. Questa terza ipotesi ci lascia perplessi! In ogni modo, siamo di fronte ad ipotesi che nulla hanno che vedere con le glorie di S. Anna e non ne inficiano il culto nè lo diminuiscono.
Il p. Curci ritiene che invano cercheremo chi fossero quei Santi risuscitati. Certo dovettero essere patriarchi e profeti dello antico Testamento le cui anime, uscite dal Limbo con l'Anima Santíssima di Gesù, vennero ad informare i loro carpi; ma solo, per poco tempo. « Rimasti quindi in stato glorioso; ma transitorio nella città santa, per i 40 giorni che il Signore risorto restò sulla terra, quasi a corteggiarlo, si addormentarono di nuovo e le loro anime furono da Lui, insieme alle altre, come trofei del suo trionfo, introdotte nei Cieli » (I quattro Vangeli concordati - Vol. III).
Questa opinione del Calmet e del Curci, sembra la più probabile e ragionevole.
In tal modo, resta impregiudicata la quistione circa le Reliquie di S. Anna, se mai Ella fu tra quei Santi risuscitati e che definitivamente, poi morirono!
CAPITOLO XXIII°
LE RELIQUIE DI S. ANNA
A prescindere dall'ipotesi, più o meno probabile, di una assunzione corporea ai cieli di quei Santi che risuscitarono, nella Pasqua e su cui disputano i teologi e la Chiesa non si pronunzia, le molte Reliquie della nostra Santa, quà e là venerate, nelle diverse regioni, non godono dì una sicura autenticità. Ne parliamo brevemente, e solo come notizie storiche che interessano il culto di S. Anna. Una leggenda dice che, nientemeno Longino avrebbe trasferito parte del corpo della Santa a Lione!
L'altra parte, nel 326, sarebbe stata portata a Costantinopoli dall'oratorio di Porta Aurea in Gerusalemme!
Douren, città della Germania meridionale, si gloria di possedere parte del corpo di S. Anna. L'altra parte si venera a Castelbuono in Sicilia!
Secondo il Baronio l'anello nuziale di S. Anna si venererebbe a Roma!
Un piede, preziosa reliquia, è venerato nella Cattedrale di Ancona! L'altro piede fu portato a Napoli, durante le Crociate, dai principi di Montemiletto e donato alla nostra Cattedrale.
Don Carlo Capece Galeota fece collocare questa reliquia nell'antichissima cappella Capece, nel nostro Duomo, intitolata al S.S. Salvatore e dove si custodiva il S.S. Sacramento, che ora invece si conserva nella cappella di S. Aspreno. Una lapide marmorea; a caratteri d'oro, ne riferisce la storia. Un braccio è venerato a Roma, nella Basilica di S. Paolo. Ne era devotissima S. Brigida e ne chiese ed ottenne un frammento.
S. Anna le sarebbe apparsa e l'avrebbe istruita, circa il modo di custodire e venerare le sue reliquie!
In questi ultimi tempi, nota il cardinale Schuster (liber sacramentorum, 26 luglio) Leone XIII e Benedetto XV hanno donato frammenti di quest'Osso ad insigni santuari, dedicati alla nostra santa, in Normandia e nel Canadà. Il Signore, sono parole dello Schuster, si è compiaciuto di illustrare queste Reliquie con numerosi miracoli.
Eppure tutto questo non può essere argomento di autenticità. Data la assoluta deficienza di documenti sicuri, la confusione di notizie storiche, la faciltà con cui, nel Medio Evo, o per esagerata devozione, o a scopo di lucro, s'inventavano, si adulteravano e si moltiplicavano le reliquie dei santi, noi si rimane dubbiosi e, sinceramente, non siamo disposti ad accettare per oro ciò che oro forse non è o è di dubbia lega!
Le rivelazioni private, come dicemmo, hanno un valore relativo, umano e sono discutibili!
D'altra parte il Signore premia la fede di chi prega, pur se questi è in errore o in buona fede circa l'autenticità di certe reliquie. Nessuna meraviglia dunque se le molte reliquie dette di S. Anna, venerate in diversi paesi dell'orbe, siano illustrate da Dio, con innumerevoli prodigi.
CAPITOLO XXIV
IL CULTO DI S. ANNA
Si distingue per la sua universalità. Si estende, difatti, su tutti i punti della terra. Ogni campana che squilla l'angelico saluto, dice osanna all'augusta madre di Maria.
È un culto antica, perchè rimonta ai primordi del Cristianesimo. È, storicamente certo, che, dopo alcuni anni dalla Pentecoste, a Gerusalemme, presso la Porta Aurea, vi era una « Memoria » di S. Anna, custodita dagli eremiti del Carmelo. Evidentemente si trattava, di un'oratorio, in qualche casa privata. Nel 326 S. Elena ampliò questo primo ricordo del culto di S. Anna.
È un culto perenne. Dopo 20 secoli è più vivo che mai, perchè affonda le sue radici nella divozione stessa che i popoli cristiani hanno per la Madre di Dio.
Nel secolo 6° l'imperatore Giustiniano eresse, a Costantinopoli, una sontuosa basilica, in onore di S. Anna. Il Menòlogio, cioè calendario greco, segna come festivo, il giorno 9 settembre, in onore dei Genitori della Vergine.
I Siri la venerano, ai 25 luglio. Generalmente gli Orientali cumulavano, in unica commemorazione, in uno dei giorni, più vicini alla festa della Natività di Maria od a quella dell'Assunzione, il ricordo dei Genitori della Vergine. Dal Tipico di S. Saba, il più antico ordinario della Chiesa greca, risulta che, fin dal secolo IV, la chiesa d'oriente celebrava, con Messa ed ufficiatura, la festa di S. Anna. Difatti ai 25 luglio segna: « Dormitio Sanctae Annae ».
Nella Chiesa Latina una delle prime tracce di questo culto è nella riproduzione delle immagini dei santi genitori della Madonna, nell'arco trionfale della basilica di S. Maria Maggiore, voluta da Leone III. Altra immagine è in Santa Maria antiqua. La pittura è del secolo VIII. Fin dal secolo XI, la festa di S. Anna era celebrata, con rito commemorativo, insieme con S. Gioacchino, ai 26 luglio.
Nel 1378 Urbano VI confermava la festa di S. Anna, ai 26 luglio, già da secoli introdotta, sdoppiata da quella di S Gioacchino che era celebrata, come abbiamo detto, in altre date. Con la riforma liturgica di S. Pio V, la festa fu sopprressa. Fu rimessa da Papa Gregorio XIII, nel 1684. Gregorio XVI la elevò a festa di doppio precetto. Leone XIII le conferì il rito di seconda classe. Col decreto di S. Pio X circa la riforma dei giorni festivi, la festa di precetto del 26 luglio fu soppressa; ma il popolo, egualmente, la celebra, per divozione, dandole una nota di spontaneità, di grande popolarità e quindi di maggior merito.
Un'imponente coro di voci hanno cantato, in tutti i secoli, un inno di laude e di gloria a S. Anna e nella Chiesa Greca e nella Chiesa Latina.
Sono i Padri, da S. Epifanio a S. Giovanni Damasceno. Sono i Dottori, da S. Tommaso a S. Alfonso che hanno scritto auree pagine su S. Anna, di cui erano devotissimi. Nel secolo XIII Innocenzo III, nel discorso « In die nativitatis Beatae Mariae Virginis » esalta la madre della Vergine e ne fa un elogio, in cui è l'eco degli antichi Padri.
In Occidente questo culto fu combattuto fino al secolo XI. - Vedi S. Pier Damiano, 3° sem.de Nativitate, ma ogni lotta cessò, quando fu riconosciuto nel Martirologio romano e confermato da Urbano VI.
È da notarsi che Urbano VI era napoletano. Egli istituì anche la festa della Visitazione, per tutta la Chiesa.
Carmelitani, Domenicani, Francescani, Agostiniani, Teatini e Gesuiti hanno onorato sempre S. Anna, in specialissimo modo.
S. Ignazio insegna come promuovere nelle famiglie cristiane la divozione a S. Anna.
Gareggiano in questa devozione imperatori, re e principi, creando ordini cavallereschi, intitolati a S. Anna, promuovendone il culto, edificando chiese e basiliche.
Non meno grandioso è il poema che l'architettura, la scultura, la pittura hanno elevato a S. Anna, attraverso le basiliche, i templi ed i santuari, eretti in Italia, in Francia, nella Spagna ed in tutti i Paesi del mondo.
Senza dubbio S, Anna è un soggetto preferito dai più grandi artisti del pennello, che hanno seminato di autentici capolavori chiese e musei. È ritratta, la grande Santa, in tutte le pose ed in tutte le scene della infanzia della Vergine, in un atteggiamento materno e regale insieme.
Nel 1505 la Confraternita dei Palafrenieri pontifici, costruì una chiesa a S. Anna, alle porte stesse del palazzo papale. Prima del 1870, ai 26 luglio, una solenne e grandiosa processione portava in trionfo il simulacro della Santa, fino alla casa del cardinale protettore.
Quando la veneratissima Immagine arrivava sul ponte S. Angelo, il cannone della Mole Adriana faceva replicate salve d'onore. Questa chiesa, ora è la parrocchia della Città del Vaticano. Fu restaurata da Benedetto XV. Comunica, per un ìngresso laterale, con lo stesso palazzo pontificio. Ogni anno vi si celebra un triduo solenne, con grande affluenza del popolo romano.
Dopo la Benedizione Eucaristica, impartita da S. E. Mons. Sacrist, agostiniano, si dà a " baciare la Reliquia della Santa. Tra i Santi tutelari del Romano Pontificato, S. Anna è vicinissima al Vicario di Cristo e ne è scudo, protezione e difesa contro le frecce dell'empietà ed i conati dell'inferno.
Abbiamo detto che tutti gli Ordini religiosi sono devotissimi di S. Anna; ma fra tutti, eccelle l'Ordine Carmelitano. Difatti S. Anna è Patrona specialissima dei Carmeliti che, in Inghilterra, patria di S. Simone Stok, in Italia, in Germania, in Polonia e nella Spagna, diffusero e resero popolare la novena di S. Anna, precedente la festività del 26 luglio. Nell'ufficiatura carmelitana vi sono due bellissime antifone proprie, quella dei Vespri e quella delle Lodi, Nella prima, S. Anna è chiamata « Madre sublime della Signora che è la Madre della Misericordia ». « Te, continua l'antifona, veneriamo, con lo stesso amore, con cui veneriamo tua Figlia e Te salutiamo, fulgida gemma del Paradiso ». Alle Lodi, la liturgia carmelitana così si esprime: « O Anna beata, che regni in eterno con gli Angeli, ricordati di noi perchè noi possiamo meritare di essere in così dolce compagnia e così sia ».
Il culto speciale dell'Ordine Carmelitica si riferisce anche alla vetusta tradizione dei pellegrinaggi devoti che S. Anna faceva sul Carmelo, sopratutto, nel triste periodo della sua sterilità. È da pensare, per altro, che anche la Vergine dovette salire le pendici della celebre montagna di Elia!
E' così vicina Nazaret al Carmelo!
Anche oggi si usa ascendere, in devoto pellegrinaggio, sul Monte Santo, perfino dalle donne ebree e mussulmane.
A proposito della divozione speciale a S. Anna da parte dei Carmelitani, Agostiniani, Gesuiti e di altri Ordini Religiosi, non vogliamo passare, sotto silenzio, le antiche litanie mariane domenicane che terminavano così
Filia Dei, Maria, nos respice;
Filia Ioakim, Maria, nos dilige, Filia Annae, Maria, nos suseipe!
e cioè
« O Maria, figlia del Signore, guardaci! O Figlia di Gioacchino, Maria, amaci!
O Maria, figlia di Anna, accoglici tra le tue braccia! »
In un antico acrostico, contenuto nelle « Litanie di tutte le lodi di Maria, c'è un ricordo di S. Anna.
S. Maria: Ora pro nobis
e cioè
M Mitis ut agna »
A Alma quam genuit Anna »
R Restaurans Hevae damna »
I Iubilatio magna »
A Angelorum dulce manna, »
S. Maria: Pregate per noi
M Mite come agnellina »
A Alma figlia di Anna »
R Restauratrice dei danni di Eva »
I Iride di gioia e di pace »
A Amore dolcissimo degli Angeli »
(Vedi Petoch: la Madre di Dio - Roma 1955).
E' inutile dire che questo culto venuto, dall'Oriente in Occidente, anche oggi è radicato nella Chiesa Greca che celebra, al 9 settembre, la festa cumulativa dei Santi Genitori della Vergine.
Nella Liturgia di S. Giovanni Crisostomo, i nomi gloriosi di Gioacchino ed Anna sono segnati, non solo nella « Protesi », preparazione del Sacrificio; ma anche nell'ultima prece che è rivolta a Gesù Risorto, perchè ci usi misericordia e ci salvi, per intercessione dell'Immacolata Madre sua, dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, dei Santi Profeti e Martiri, di S. Giovanni Crisostomo, e dei Santi Gioacchino ed Anna e di tutti i Santi!
Nel 14 novembre 1960, dopo la celebrazione di questa solenne liturgia greca, nella Basilica Vaticana, il Papa Giovanni XXIII, nel discorso meraviglioso sulle Note della Chiesa una, santa; cattolica, apostolica, ha ripetuto, con accenti commossi questa preghiera liturgica, bizantina.
CAPITOLO XXV
IL PATROCINIO DI S. ANNA
Patrocinio deriva dal latino « patronus ». Ufficio del paírono è quello di proteggere il cliente e trattarne la causa, come fosse la propria. Perchè un patrocinio sia efficace, si richiedono potere e il volere, la potenza e la bontà.
Ora S. Anna è, come la chiama il nostro popolo, non solo potente; ma potentissima! Una antica giaculatoria dice « Potentissima S. Anna, cara Madre di Maria ... ».
Ella ha un trono in cielo che eccelle sui troni dei Santi tutti. Dante, descrivendo la disposizione dei Beati, ha una geniale terzina:
" ... di contro a Pietro vedi seder Anna, tanto contenta di mirar sua Figlia,
che non move occhio per cantare osanna!"
Dunque il poeta la pone vicino a Giovanni Battista che è lato destro del trono della Madonna.
Gli altri Santi dicono osanna, guardando a Dio; Anna lo dice egualmente, ma guardando Maria. Si direbbe che il suo Paradiso passi per gli occhi della Figlia!
Allora non è esagerato ciò che insinuano gli antichi Padri della Chiesa e che ancora oggi, il popolo ripete: che cioé S. Anna non prega, ma comanda; « non rogat, sed imperat », dice il Damasceno. Le relazioni, derivanti dall'Umanità, assunta del Verbo, non solo restano integre; ma si perfezionano in cielo. La Madonna è sempre la figlia che, in terra, ubbidì alla madre perciò le ubbidisce anche lassù. D'altra parte, Cristo Signore non può non vedere, nella sua umanità, come, un riflesso di S. Anna, a cui è nipote, secondo la carne. Se Egli non lascia inesaudita la preghiera della Madre, neppure inesaudita può restare quella della diletta Ava.
L'altro elemento del patrocinio è la bontà. S. Anna l'ha, in grado eminente, perchè è madre grande nostra: è la nostra dolce nonna materna!
Non siamo noi figli di Maria e fratelli di Gesù, per un mistero di divina adozione? Noi consideriamo la madre di Maria e la veneriamo, amandola, come si venera la nonna, sempre pronta a difendere i figli di sua figlia, ad abbracciarli, a carezzarli ed a raccontar loro tante cose belle e buone. Che S. Anna debba dirsi, a rigore teologico, avola di Gesù, è cosa da tutti ammessa. Se Cristo in quanto uomo, è figlio di Davide, di Abramo, di Adamo; perchè non possiamo dire aver avuto parenti, antenati ed avoli? Certo sarebbe errore - e la Chiesa ha detto la sua parola di condanna - dire che S. Anna è imparentata con la S.S. Trinità, nel senso che S. Epifanio dice della Vergine, in forza della divina maternità; che S. Anna faccia parte dell'ordine estrinseca della Incarnazione ed altre simili esagerazioni; ma non si può negare che è madre di Maria e quindi nonna di Cristo secondo la carne.
Certo la potenza di S. Anna è straordinaria ed efficace ne è il patrocinio, un patrocinio universale che si estende a tutta la Chiesa, con efficacia illimitata: onde chiunque a Lei si rivolga, può essere sicura di essere esaudito. Nella sua materna cura abbraccia tutti coloro che a Lei fanno ricorso. Li aiuta nelle loro pene, li difende nei pericoli e, nella sua benignità, non pur soccorre a chi domanda; ma, spesso, a dimandar precorre!
Ruperto abate, commentando la visione della scala di Giacobbe, vede negli scalini gli antenati del Messia, in linea ascendente. La scala si levava da terra verso il cielo. Il supremo scalino è Maria, quelli più vicini sono Gioacchino ed Anna. E' chiaro che queste relazioni di parentela restano in cielo e se Anna è tanto vicina al Signore ed alla Madre del Signore, chi mai potrà valutare la potenza della sua mediazione e l'efficacia del suo patrocinio?
La storia del culto di S. Anna è fatta di grazie, di prodigi di protezione. « L'Acta Santorum », ai 26 luglio, parlano, a lungo dei portenti operati da S. Anna, a favore dei suoi devoti, attraverso l'invocazione del nome, l'olio delle lampade, l'applicazion delle reliquie.
Parlano di infermi guariti, di miracoli a favore di ciechi sordi, paralitici, cancerosi, nonchè di apparizioni e stupende visioni. Narrano di strepitose conversioni di peccatori ostinati e induriti e perfino di conversione di mussulmani ed ebrei.
Sperimentarono sempre il patrocinio di S. Anna le città che l'invocarono, durante le guerre, le pestilenze ed i tremuoti. La invocano le donne, colpite da sterilità, le madri in istato interessante e le partorienti, nelle ore difficili, le spose e le madri cristiane di cui è speciale protettrice.
Ne sperimentarono il patrocinio Pontefici, Re e Principi, Regine e Dame, popoli e nazioni, cavalieri ed artisti. Non v'è angolo della terra, ove Ella non sia osannata ed invocata. Il suo nome riempie tutti i cuori, risuona in tutte le lingue. Se le avversità ci costringono, se il dolore ci opprime, se le infermità affliggono le nostre case, è a S. Anna che, dopo la Vergine, si ricorre, ed a Lei si chiede aiuto e conforto.
Con le dovute proporzioni, dopo la Madonna, Ella è l'aiuto dei cristiani, la salute degli infermi, la consolatrice degli afflitti. Davvero possiamo dire: S. Mater Anna ora pro nobis, nunc et in ora mortis nostrae ».
Vi è un fatto importante che è prova evidente di questo potente patrocinio ed è la popolarità del nome, imposta alle neonate, per voto fatto dalle partorienti, preoccupate per il primo parto e per parti laboriosi o pericolosi. Un'antica preghiera, per ottenere la desiderata prole è questa «Siate benedetto o Gesù, Figlio di Dio e Figliuolo della Vergine Immacolata che vi degnaste scegliere a Madre colei che fu il frutto del coniugio di Gioacchino ed Anna. Deh! movetevi a pietà di tutti i coniugati, onde, mediatrice S. Anna, ottengano la desiderata prole. E così sia. Un'altra antichissima preghiera, indulgenziata da Pio VII con 100 giorni di indulgenza, il 10-1-1815, è sul ritmo dell'Ave Maria « Ave Maria, piena di grazie, il Signore è con Voi e la grazia vostra sia con me. Voi siete benedetta fra le donne e benedetta S. Anna, madre vostra, da cui siete nata, o Vergine Maria, senza macchia Immacolata e poi da Voi è nato Gesù Cristo figlio di Dio ».
Nel 1952, una donna di Aurey, venne pellegrina a Lourdes. Chiedeva due miracoli, la guarigione di un suo figliuolo e la conversione del marito.
Al ritorno a casa, fu accolta dai frizzi salaci dell'empio consorte! Il ragazzo si era aggravato!
E' passato un anno! Ora va a Lourdes a piedi. Ma va prima e dice una preghiera che esprime, detto circa i motivi dell'efficacia sui poteri che Ella ha sul Cuore al santuario celebre di S. Anna molto bene, ciò che abbiamo della mediazione di S. Anna e di Maria.
Prega S. Anna perchè fiduciosa preghiera.
Arriva a Lourdes, con i piedi sanguinanti e, piena di fede, comandi la Figlia ad esaudire la sua dice alla Vergine: « perchè non mi hai voluto ascoltare, ora ti dico che devi ubbidire a tua Madre. Ella te lo comanda!
La preghiera fu esaudita. Il figlio morì e il marito si convertì. Era ciò che desiderava, perchè essa preferiva la salvezza dell'anima di lui alla guarigione del figlio (1).
(1) Vedi « L'Immacolata di Lourdes ». Bollettino mensile del Santuario di S. Nicola da Tolentino - Luglio 1958.
A Beauprè, in Canadà, le folle si accalcano attorno alla grande Basilica e nella immensa esplanade.
Vengono pellegrini, a migliaia.
Sul lungo percorso della rotabile, nel solo 1957, furono contate 380.000 vetture. I treni scaricano pellegrini, venienti da tutte le regioni dell'America. Pellegrini scendono negli aeroporti, a tutte le ore. Treni attrezzati, senza numero, riversano migliaia e migliaia di infermi, proprio come a Lourdes. L'arcivescovo di Quebec porta loro il conforto della sua parola e della sua benedizione.
In questa terra S. Anna è invocata salute degli infermi, rifugio dei peccatori, dispensatrice di grazie!
Questo spettacolo di fede nella potenza del patrocinio di S. Anna che si ammira in Canadà, durante la stagione dei pellegrinaggi, sopratutto, è lo stesso, sia pure in minore proporzione, che si vede in Francia, al santuario di Aurey.
Del resto, dovunque è il culto di S. Anna, si constata la grande fiducia del popolo verso la Madre della Vergine é l'efficacia di un patrocinio che è potentissimo!
Da tutti i punti della terra sale una accorata preghiera: sub tuum praesidium confugimus: nostras deprecationes non despicias in necessitatibus nostris et in periculis cunctis libera nos semper! Sotto il tuo presidio ci rifugiamo: accogli le nostre preghiere, liberaci nei pericoli!
In fondo ci rivolgiamo a S. Anna, con gli stessi accenti con cui supplichiamo Maria!
CAPITOLO XXVI
IL CULTO DI S. ANNA NEL CANADA'
S. Anna è la celeste Patrona di questo grande paese, dal 1658. Uri sacerdote, canadese mi diceva che la dívozione a S. Anna, in tutta la vasta regione del Canadà, gareggia con quella alla Madonna. Ultimamente è stato pubblicato, in inglese, un volume « Culto di S. Anna in occidente e nell'America del Nord ».
A Beuaprè, diocesi di Quebeq, sorge la grandiosa Basilica, di cui è stata celebrata nel 1958, la festa tricentenaria. Un altro celebre santuario è a Scranton, in Pensilvania. Qui è invocata S. Anna quale patrona speciale dei minatori. Nel 1955, centomila pellegrini, quasi tutti minatori, si riunirono, in quel santuario, per rendere omaggio alla celeste Patrona. Giunsero da tutte le regioni e, sopratutto, dagli Stati limitrofi, a marcia forzata, recitando il Rosario. Fu inno spettacolo di fede e di devozione commovente e che interessò tutta la stampa americana.
Ma il grande Santuario Canadese, dedicato a S. Anna, è la grande basilica di Beaupré. Le feste centenarie furono celebrate, sopratutto, con la inaugurazione della nuova monumentale facciata.
Il Cardinale, gli Arcivescovi ed i Vescovi del Canadà proclamarono l'anno 1958 « Anno di S. Anna », con una intenzione speciale di preghiere per la pace di tutto il mondo, ancora sconvolto e turbato dall'incubo di una terza guerra che sarebbe il suicidio dell'umanità!
L'anno s'iniziò, il 4 marzo e terminò il 12 ottobre. Pio XII nominò suo Legato il Cardinale Leger, Arcivescovo di Montreal, con apposita lettera, nella quale, il grande Pontefice che doveva scomparire, solo a tre mesi di distanza, segna alcune linee che qui vogliamo esporre.
1) Fin dai primi secoli, scrive il Pontefice, fu dato culto a S. Anna, perchè la gloria dei figli torna a gloria dei genitori e viceversa.
2) I romani Pontefici, non solo hanno approvato questo culto; ma ampliato ed arricchito di privilegi, non comuni.
3) La Cappella di S. Anna a Beaupré fu costruita, appena 50 anni dopo la fondazione della città. Ora è una splendida Basilica.
4) Il culto a S. Anna fu portato nel Canadà dai coloni francesi.
5) Tre secoli di gloria narrano la storia del culto della grande santa, patrona della vasta e ricca regione del Canadà.
Le feste, tre volte secolari, sotto la presidenza del Cardinal Legato, si svolsero, in maniera grandiosa. Solennemente, di aurea corona, tempestata di gemme, fu incoronata la prodigiosa statua della Augusta madre di Maria. E giustamente fu incoronata, perchè se ai Santi è data l'aureola, solo una corona regale conviene a Colei che è la madre della Regina dei Santi.
Durante l'anno giubilare, si svolsero giornate di studio su S. Anna. La benedizione degli infermi, la processione Eucaristica, quella serotina e quella « aux fiambeaux » diedero alla celebrazione canadese il colore di Lourdes.
La Basilica è di stile romano-gotico. Ha 5 navate. Si ha la impressione di entrare in una selva di colonne, di pilastri e di archi. Ha 10 grandiose cappelle. Nell'abside vi è un grande mosaico: S. Anna è al centro, vicino all'Immacolata che è avvolta nella gloria della SS. Trinità. La Santa è circondata da 19 personaggi, i Santi patroni del Canadà ed i fondatori e- le fondatrici delle chiese canadesi.
La cripta può contenere 5.000 persone. La nuova facciata ha due torri che rassomigliano a quelle di Notre Dame. Ha 124 colonne di pietra e 12 statue monumentali, quelle degli Apostoli.
Splendido è il rosone centrale: artistiche le vetrate. Alle 6 antiche campane ne sono state aggiunte altre tre.
Questo monumento di fede, di storia e di arte, per il Canadà è simbolo di due amori: religione e patria!
Le 9 campane cantano un inno di gloria alla celeste Patrona e narrano i fasti di questa nobile e cristianissima Nazione.
Non vogliamo tacere a proposito della suddetta storica basilica canadese, ciò che «L'Osservatore Romano» riferì da Montreal, nel maggio del 1958.
Un grande pellegrinaggio si recò al santuario di Beauprè, per ringraziare S. Anna della prima prodigiosa guarigione, avvenuta, precisamente, tre secoli fa, a favore di Luigi Guimond.
Luigi Guimond era un paralitico che, nel 1658, mentre si scavavano le fondazioni della prima cappella, riuscì a gettarvi tre piccole pietre e, invocando S. Anna, istantaneamente, guarì. Nel settembre del 1665 la venerabile Maria dell'Incarnazione, scriveva: «Nella chiesa di S. Anna, Nostro Signore opera grandi meraviglie: i paralitici camminano, i ciechi vedono e gli infermi di qualsiasi malattia guariscono».
Il 12 marzo 1670 il Vescovo Mons. Laval ordinò il processo canonico di tali guarigioni e ne approvò la divulgazione. Da tre secoli S. Anna, in America, scrive il libro più meraviglioso del suo patrocinio. A Beauprè si sente la presenza della Madre di Maria ed ogni pietra della grande Basilica ne è una prova indiscutibile. Questo Santuario della «Suona S. Anna di Beauprè, sei volte ricostruito, in tre secoli, è la centrale di tutta la vita religiosa, non sola di Quebec; ma di tutto il Canadà ed è anche il centro da cui il culto di S. Anna si è diffuso, in tutta l'America del Nord e nei paesi di Missioni.
Da un articolo del dotto e pio Redentorista, Alfonso Santonicola, pubblicato sull'Osservatore Romano del 30 luglio 1959, apprendiamo una notizia che ci ha riempito il cuore di grande gioia. Dal 1810 questo, ormai celebre, Santuario canadese è affidato ai figli del nostro glorioso S. Alfonso.
Non fu S. Alfonso devotissimo della Augusta Madre della Madonna?
E non fu, in un 26 luglio, che il Santo ottenne una pioggia ristoratrice, dopo una grande e terribile siccita?
I Redentoristi, che sono i custodi della basilica Mariana di Oropa e di altri santuari, in Italia e in Europa, sono altresi i custodi di quel grande santuario canadese.
Essi anzi hanno creato, attorno a questo centro, tutto un complesso di opere religiose, sociali ed artistiche; e cioè alberghi, collegi, ospedali, Scala Santa, Via Crucis monumentale, seminario ed opere pie di carità e di assistenza e case del Pellegrino.
Hanno una voce tutte queste opere che si intitolano a S. Anna, negli « Annali » che sono documentazioni storiche del culto e della divozione alla potente Madre di Maria.
Ho detto anche di opere artistiche ».
E qui riferisco testualmente, ciò che scrive il P. Santonicola, autore di molti libri che delineano la fisionomia di S. Alfonso, quale precursore dei tempi nostri.
« A Quebec sorge il geniale Historial, dovuto alla pazienza dei Redentoristi e singolarmente del P. Forte, canadese, con la collaborazione di valenti artisti. In 20 quadri, scolpiti in cera, egli narra ai fedeli la vita di S. Anna e la storia del suo Santuario ». E un itinerario artistico. I sei primi quadri rievocano il periodo affannoso dei Santi coniugi, discendenti di David e cioè lo sponsalizio con Gioacchino, la vita di pietà e di virtù, la desolazione della sterilità che rende oggetto di disprezzo i coniugi dalla cui discendenza gli ebrei speravano il Messia, quando si erano esaurite le settimane di anni, predette dal profeta Daniele, le incessanti e accorate preghiere a Dio perchè, con un miracolo concedesse, nel tardo pomeriggio, quanto la natura loro aveva negato. E poi ecco l'Angelo avvertirli separatamente. Alla Porta Aurea si comunicano il grande miracolo.
Altri quadri rappresentano la Natività della Vergine e la Presentazione al Tempio.
Vi sono anche scene che calcano le linee dei libri apocrifi, quali lo sponsalizio di S. Giuseppe con la Madonna: S. Anna vi assiste ed è tanto felice!
E non manca neppure la scena della Natività del Salvatore, in cui si vede la beata nonna che stringe, tra le sue braccia, il Divino Infante!
L'ultimo quadro è la morte dolcissima di S. Anna che, assistita da Maria e da Gesù, fanciullo, si stacca dalla terra, in attesa della visita di Gesù nel Limbo, per seguirlo al Cielo, nel trionfo dell'Ascensione: Questi ultimi quadri della vita, tranne l'ultimo che rievoca la discesa del Cristo nel Limbo e l'Ascensione sono poesia e leggenda, come a suo luogo dimostrammo.
Gli altri 14 quadri plastici compendiano la storia e le vicende della grande Basilica odierna che fu inaugurata nel 1927.
Dalla volta centrale della basilica uno stupendo mosaico mostra la S.S. Trinità con Gesù Bambino, tra la Madre Divina e la Augusta Nonna il cui volto è tutto irradiato di gioia e di luce, nella contemplazione del Figlio di Maria. Davvero che attraverso questo capolavoro si può dire di S. Anna, con le dovute proporzioni, ciò che Dante dice della Vergine: «Umile ed alta più che creatura »!
Nella Basilica è eretta una Arciconfraternita, indulgenziata da tutti i Papi, da Leone XIII a Pio XII. Conta 1200 arciconfraternite aggregate, con mezzo milione di iscritti. Unica finalità è diffondere, ovunque, la divozione a Sant'Anna.
Un'altra preziosa notizia ci riferisce il p. Alfonso: l'acqua scaturita, la prima volta, è una inesausta sorgente, che, tuttora, opera prodigi di guarigioni!
Nella Basilica Canadese si venera la Reliquia del polso che, nel 1892, Leone XIII fece staccare dal Braccio di S. Anna che si venera in S. Paolo e che fu portata in trionfo a New York ed indi a Quebec, dove è veneratissima.
Ma nell'America del Nord vi è ora un altro centro del Culto. di S. Anna.
Dopo 3 anni dall'arrivo dei Barnabiti nell'America del Nord, a Buffalo, fu loro donato, da due ricchi vecchietti polacchi, un territorio immenso, nel cui centro fu posta subito una statua della Madonna di Fatima.
Quando sarà completa la grandiosa cattedrale, il cui progetta è in attuazione, essa apparirà come una Croce gigantesca. Sarà il santuario più grande del mondo, vicino alle più grandi cascate, quelle del Niagara. Si tratta di una chiesa all'aperto.
Le navate conducono a tre altari: quello centrale è dedicato alla Madonna di Fatima, quello di destra a S. Anna e quello di sinistra a S. Francesca Cabrini. Alla confluente delle navate sorge una vasca gigantesca, a forma di cuore, nelle cui acque si sgrana il Rosario missionario, illuminato da cinque colori, quanti sono i continenti.
In testa a questa straordinaria costruzione sorge una vasta cappella sferica, simbolo del globo terrestre sul cui vertice domina la Madonna che parla ai Pastorelli; giù le statue dei 12 Apostoli che le fanno corona; mentre decine e decine di statue di Santi sono scaglionate lungo le navate.
Queste notizie le abbiamo desunte dal supplemento n. 11 del 1959 di « Parrocchia » (Roma) intitolato: « I Barnabiti, oggi ». Ma quello che più ci riguarda, siamo lieti che questa immensa originale cattedrale è anche la reggia di S. Anna, nell'America del Nord, quasi raggio che scatta da quella centrale luminosa che è Beauprè, in Canadà.
La regione difatti dove sorge questo tempio è, precisamente, sui confini del Canadà!
CAPITOLO XXVII
IL CULTO DI S. ANNA IN NAPOLI
Singolare è la divozione del nostro popolo per S. Anna. E' antichissima. Il calendario marmoreo, illustrato dal Can. Alessio Mazzochi e, ultimamente dal nostro compianto Can. Domenico Mallardo, è un documento importantissimo. Ne parleremo in apposito capitolo.
La festa di S. Anna è una festa bizantina che rimonta al secolo VI, quando l'imperatore Giustiniano eresse a Costantinopoli una chiesa, in onore della Madre della Vergine. La prima testimonianza storica è però del secolo VIII ed è il canone di S. Andrea Cretese, morto nel 740. Egli introdusse, nella chiesa greca, le tradizioni liturgiche della chiesa gerosolimitana. La festa è segnata ai 9 dicembre. E' indiscussa l'influenza bizantina, nei riguardi del calendario marmoreo la cui antichità risale al secolo 9°. Poichè, ai 9 dicembre, il nostro calendario segna: « Conceptio S. Annae Mariae Virginis », è chiaro che la chiesa napoletana celebrava la festa di S. Anna, prima di quel secolo. E' una festa perciò tutta bizantina, nell'origine e nella datà.
Dalla cronaca di Notar Giacomo (pag. 3 a 6) sappiamo che, nel 1507, fu rinvenuta sulla casa di Troiano Caracciolo, principe di Melfi, un antichissimo affresco di S. Anna che fu trasportato nella primitiva chiesa dell'Annunziata. Dal Celano (vedi Giornata 32) si rileva che il palazzo Caracciolo era situato, presso la chiesetta di S. Stefano, attigua alla Cattedrale.
Il pezzo di muro, su cui era l'affresco, scrive la cronaca, fu tagliato, con attenzione e con grande diligenza».
Notar Giacomo narra pure che, ai 30 novembre, vi fu una processione, con l'intervento della regina madre e della principessa sua figliuola, nonchè di gentiluomini, cavalieri e popolo immenso. Vi presero parte anche le figlie della «S. Casa», le quali erano vestite di bianco e celeste. Il D'Addosio, nella storia della Real Casa dell'Annunziata, a pagina 57, scrive, che il Principe diede ordine ad abile artista di distaccare, delicatamente, l'intonaco, su cui, era dipinta S. Anna: il che riuscì, così felicemente, da attribuirsi da tutti a miracolo»!
Quattro secoli fa, dunque in Napoli si conosceva l'arte di tagliare e trasportare gli affreschi. La vecchia chiesa della Annunziata era, ove oggi sono i magazzini, sotto 1'archivolta della rampa che menava alla distrutta chiesa della Maddalena.
L'affresco, peraltro dovette andare distrutto, quando fu abbattuta la vecchia chiesa e costruita la nuova, che dopo molti rifacimenti, fu costruita da un discepolo del Vanvitelli, nella forma attuale. La stessa Cronaca, parla «della grande devozione del popolo di quella zona verso quella vetusta Immagine », senza che il concorso e la devozione pregiudicasse il culto che si dava a S. Anna, nella chiesa del Carmine. Evidentemente il culto a S. Anna doveva avere un centro, assai importante, nel nostro celebre e storico Santuario carmelitano.
E' deplorevole che nel tempio della Annunziata manchi una cappella dedicata a S. Anna, a ricordo dei fasti celebrati n.ella Cronaca suddetta. In compenso, però, giù alla porta, a destra di chi entra, v'è una bellissima statua lignea del 700, a grandezza naturale, di giovanile aspetto e di regale maestà. Se ne celebra ogni anno la festa con grande solennità.
La popolarità del culto di S. Anna, in Napoli, la si rileva anche dai seguenti fattori:
a) il numero delle immagini della Santa gloriosa, in tutte le chiese napoletane è straordinariamente grande;
b) il nome, imposto a tante bambine è tale che possiamo dire che non c'è famiglia, in cui non ci sia almeno una donna che porti questo dolce nome, con tutti i suoi graziosi vezzeggiativi e diminutivi. Nella sola famiglia di chi scrive tra nonna, cugine, cognate, nipoti e pronipoti, le Anne sono un bel numero. Lo stesso può dirsi di quasi tutte le famiglie napoletane;
c) il giorno 26 luglio, pur non essendo festivo, per i napoletani è festa grande, è festa di famiglia, una festa che ha note caratteristiche e folcloristiche che non si riscontrano in nessuna altra città.
d) le edicole stradali, disseminate per tutte le vie ed i vicoli della città, sia nelle zone aristocratiche e popolari, sia nelle zone marinare e perifériche, sono innumerevoli. Molte di esse sono storiche ed artistiche. Ad esempio ve n'è una, ad un angolo di un palazzo di via della Quercia, situata molto in alto, in una posa suggestiva. S. Anna squaderna davanti alla Bambina le Sacre Scritture. La pargoletta legge, con grande attenzione. S. Gioacchino, guarda e sorride. Un'altra immagine, inquadrata in un tempietto marmoreo, è agli inizi di via Salvatore Rosa;
e) lungo le strade che conducono ai paesi della nostra archidiocesi napoletana e perfino per le vie campestri, s'incontrano edicole di S. Anna; da Posillipo a Villaricca, da Secondigliano a Melito, da S. Giovanni a Teduccio a Torre del Greco, dovunque, S. Anna guarda e sorride e dovunque se ne celebra solennemente la festa. Barra, l'ha anzi come principale patrona e'gode il privilegio della Messa ed ufficio -proprio.
S. Anna è compatrona di Napoli, fin dal 1805, dopo il tremendo e catastrofico tremuoto del 26 luglio, in cui la nostra città rimase incolume. La grande e bella statua d'argento entrò in Cattedrale, col solenne rito patronale, il 1° agosto 1842. Si conserva nella Cappella del Tesoro ed è collocata presso la statua settecentesca di S. Antonio Abate e di fronte a quella, non meno maestosa, di S. Gioacchino.
Ogni anno la si trasporta, in processione, in S. Giovanni Maggiore per la celebrazione delle solenni feste.
Nella cappella di S. Gennaro, a ricordo del patrocinio di S. Anna, il 26 luglio, si espone la statua del Santo Patrono, si celebra la Messa solenne e si canta il Te Deum. A vespro del 25 luglio è prescritto il suono festivo delle campane di tutte le chiese. Dal complesso di tutti questi fatti, se ne deduce che i napoletani, fin dai secoli più remoti, hanno ritenuto la Madre del Vergine, come la migliore ambasciatrice ed avvocata presso Dio e presso la Dispensatrice di tutte le grazie. Confidenzialmente con accento tutto partenopeo, il nostro popolo chiama S. Anna la vecchia potente ».
A Napoli il giorno 26 luglio è considerato dal nostro popolo come giorno di festa, a tutti gli effetti.
La Città prende, difatti, il suo ritmo festivo e le chiese tut rigurgitano di fedeli, come nelle domeniche.
Tanto più meritoria è questa celebrazione perchè spontane e non imposta da nessun precetto.
Le numerose edicole della Santa gloriosa si adornano di luci e di fiori.
Fin dalle prime ore del mattino, le campane delle nostre chiese suonano a festa e, a sera le vie s'illuminano di folcloristiche luminarie e rintronano di tradizionali sparatorie!
Chi, il giorno 26, è fuori Napoli, avverte un senso di vuoto di malinconia!
Chi scrive si è trovato una volta, ad Assisi, un'altro anno Vienna o ad altrove ed ha sentito la nostalgia di quella celebra zione, tutta partenopea!
CAPITOLO XXVIII
ALCUNE IMMAGINI DI S. ANNA IN NAPOLI
Cominciamo, naturalmente, dalla Cattedrale. Nella Basilica di S. Restituta, e propriamente, nella cappella gentilizia « De Forma », la terza, a destra di chi entra, v'è, sulla parete destra, una tavola di piccole dimensioni, pregevole opera di Andrea da Salerno. E' di non lieve valore artistico, srive lo storico del nostro Ven. Capitolo Metropolitano, il Can. Pasquale Santamaria.
S. Anna ha, nella mano destra, il libro delle Sante Scritture, aperto, mentre sul grembo, regge una Madonnina piccolina, ma bellissima. A sua volta la Bambina porta sul seno il Divino Infante, graziosissimo nella sua piccolezza.
Il gruppo è completo. È l'apoteosi della maternità! Quel libro è certamente quello delle profezie e S. Anna par che dica: « io sono la radice di Iesse; da me è germinata la profetica pianta e su di essa, ecco il Fiore. Sembra che l'autore si sia ispirato ad un dipinto di Leonardo.
Nella Cattedrale, nella navata a sinistra di chi entra; in fondo, presso la cappella, .una volta chiamata di Sant'Attanasio, v'è quella, detta degli Illustrissimi. Sul muro interno dell'ingresso si vede un grande affresco che rappresenta l'Albero Davidico, motivo genealogico, assai frequente nelle decorazioni medioevali. Anche nella Basilica di Betlem, sul fronte della navata maggiore, v'era un mosaico dell'albero di lesse, i cui rami portavano figure di Profeti, ognuno dei quali recava una piccola bandiera su cui, in latino, era scritto un versetto biblico. Il mosaico era del secolo XII; ma ora è completamente distrutto. L'autore del dipinto della nostra cappella dovette ispirarsi a quello di Betlem, imitando, del resto e ripetendo ciò che altri artisti dellepoca, hanno qua e là riprodotto.
Difatti il vecchio Iesse, nonno di Davide, sta seduto alla radice dell'Albero. E' vestito di tunica nera ed è avvolto in un coltre purpurea. Ha la posa di uno che vegli, disteso a terra. Sui rami seggono le figure di 36 personaggi che portano, in mano, leggende che però sono -indecifrabili, a causa di posteriori restauri e perchè deteriorate dal tempo. Sul secondo ramo si vede una figura femminile, a destra. Questa potrebbe essere proprio S. Anna. Del resto, anche sul lato sinistro, vi sono ieratiche figure di donne, tra cui S. Anna non può mancare. Sul trono centrale è dipinto Davide che suona l'arpa. Gli è vicino un re con scettro e globo. Certamente è Salomone. Poi ecco un venerando personaggio. Sarà S. Gioacchino? La Madonna è in atteggiamento di orante. Il Salvatore ha il capo nimbato, un libro nella sinistra e con la destra benedice. In direzione del capo del Cristo è dipinta una colomba. A destra si vede un angelo. In basso è un altro profeta, preceduto da un angelo con una pergamena aperta nelle mani. A destra dei profeta Balaam, con la biblica asina è un angelo che minaccia con una spada. Sarà San Michele? L'affresco, così prezioso per la sua antichità e per il soggetto che tratta, probabilmente sarà del Cavallino che lavorò a Napoli, tra il 1320-1331. Fu malamente restaurato nel secolo XV.
La chiesa dei Gerolomini, dedicata alla Madonna nascente ed a tutti i Santi, in fondo, è dedicata al Parto di S Anna.
La Santa è dipinta, non solo nel soffitto, in parte crollato nel bombardamento del 4 agosto 1943; ma anche nella cappella del. SS. Salvatore ed in quella della Madonna della Neve.
Sul frontone dell'ingresso secondario, v'è un bassorilievo, in gesso, che ritrae S. Anna che porta, in grembo, la Madonna col Divino Infante. Peccato che non è marmoreo.
Di marmo invece è il bassorilievo quattrocentesco che è nel grandioso e monumentale santuario dell' Incoronata Madre del B. Consiglio, Regina della Chiesa Cattolica, consacrato dal Cardinale Arcivescovo di Napoli Alfonso Castaldo, ai 26 aprile 1960. Detto bassorilievo è nel passaggio dalla navata di destra all'abside. È di non grande proporzione e raffigura Sant'Anna, la Madonna e il Bambino, diposti verticalmente.
Mons. De Simone ci ha trascritta la relativa iscrizione che è indecifrabile; ma che reca, con chiarezza, il nome di S. Anna. Questo bassorilievo proviene da un palazzo demolito e fu donato da un popolano di cui non si conosce il nome. Gli operai del Tempio che ritrae la architettura e la forma, in piccolo, della Basilica Vaticana, erano particolarmente devoti di questa Immagine, decorosamente incorniciata di marmo con relativa mensoletta marmorea.
Degna di nota è una grande tela, firmata: Suor Giacinta Sacchetti - 1734 - Rappresenta S. Anna nella scena della Nascita della Madonna. E' nella cappella del S.S. Sacramento.
Altra tela, forse del 1600, di autore ignoto, raffigura S. Anna con Gioacchino e l'Immacolata a cui S. Gennaro offre l'ampolla del suo Sangue prodigioso. È questa una nota, tutta partenopea, che è poi una sintesi storica delle nostre tre speciali divozioni l'Immaèolata, S. Anna e S. Gennaro! Questa tela proviene dalla demolita chiesa di S. Nicola, alla Dogana del sale.
Fin dagli anni del chiericato, questa tela, in quella chiesa, mi fece sempre grande impressione, per quella nota caratteristica che può ammirarsi nel bassorilievo ligneo della Chiesa di Portosalvo, come subito diremo.
Une delle lunette, in mosaico, della cupola; grandiosa del Tempio dell'Incoronata, ritrae, nella gloria, gli Augusti Genitori della Regina della Chiesa!
Nella bella chiesa del Monte della Misericordia, tra tante artistiche tele, c’è sulla parete destra di chi guarda, nell’altare maggiore, una pregiata ed espressiva tela di S. Anna di Luca Giordano.
Una delle quattro statue marmoree, ai pilastri dell'altare maggiore della storica chiesa di S. Maria della Pace, da troppi anni, purtroppo, chiusa e puntellata, rappresenta S. Anna in una posa davvero imperiale.
Sulla collina di Caponapoli, la quarta cappella della cadente e quasi distrutta chiesa di S. Agnello è dedicata alla madre della Vergine. Poco lungi, in S. Andrea delle Dame, la magnifica tela, l'Immacolata è dipinta, tra S. Anna e S. Giuseppe. La pittura è della scuola del Solimene. In S. Luca delle belle arti, la S. Anna che distribuisce l'elemosina ai poveri, è del Maldarelli.
S. Anna e S. Gioachino che offrono all'Eterno Padre la celeste Pargoletta, nella chiesa della Sapienza, è del Vaccaro.
Nella chiesa della Redenzione dei Captivi, ove sono ancora vivi i ricordi di S. Alfonso, una cappella è dedicata a S. Anna ed a S. Francesco d'Assisi. Là S. Anna della cappella, in S. Demetrio ai Banchi Nuovi, è di Luca Giordano.
In S. Girolamo delle Monache la Vergine è cincondata da S. Giuseppe e da S. Anna con S. Gioacchino. Vi è anche dipinto S. Antonio Abate.
La S. Anna della chiesa del Purgatorio ad Arco è del Finelli. È dipinta, in alto, sull'arco dell'abside dell'altare maggiore. Nella Basilica del Gesù Vecchio, nella prima cappella a destra di chi entra, S. Anna è con S. Gioacchino e S. Giuseppe. Nei laterali è la gloria di S. Anna, corteggiata da angeli.
Nel Santuario di Portosalvo, su uno degli altari, c'è un gruppo caratteristico. S. Anna, in ginocchia, addita l'Immacolata di don Placido. A sinistra, in piedi, è S. Gennaro. E' una felice sintesi di storia religiosa napoletana.
Nella chiesa della Pietà dei Turchini, a Via Medina, nel cappellone di sinistra, ricco di marmi e di colonne rosso bruciato di Parigi, si venera una S. Anna che offre all'Altissima la celeste Bambina. Ai laterali sono dipinte alcune scene della vita della Santa.
Nella Basilica dello Spirito Santo uno dei cappelloni è dedicato a S. Anna che .ha vicino la Vergine ed è circondata da S. Gaetano e da S. Carlo Borromeo.
Anche in S. Maria degli Angeli a Pizzofalcone, S. Anna è venérata nella 4a cappella a destra. La tela, molto bella, è del Vaccaro.
In S. Caterina a Chiaia, v'è una cappella, ornata di marmi policromi. Bella e radiosa è la tela, movimentato il gruppo pittorico. Ne è autore Benedetto Fusco.
In alto, è la gloria dell'Eterno Padre, tra nubi e raggi, tra angeli e celesti splendori. La Santa è seduta. Ha lineamenti invecchiati. La Pargoletta è in piedi. La madre ha nelle mani un libro e le insegna a leggere. S. Gioacchino, a sinistra di chi guarda, tra l'estasi e la meraviglia, si gode la scena ed è felice, intento a guardare la Madre e la Figlia. In alto aleggia la nivea colomba.
Di più gigantesche dimensioni è poi la bellissima tela di Luca Giordano, nella cappella di sinistra, nell'aristocratica chiesa di S. Teresa a Chiaia. Gli effetti di luce sono meravigliosi; soavi le tinte, vivi i colori. In alto è la gloria dell'Eterno Padre. Giù, a grandezza naturale, è S. Anna, dai lineamenti giovanili che squaderna il libro delle Sante Scritture. La Bambina legge, con attenzione. S. Gioacchino guarda e sorride.
Anche nella bella chiesa dell'Ascensione, costruita nel 1300, sul posto dove era una cappella dedicata a S. Anna, un altare è dedicato alla gloriosa Santa.
La grande tela è di Luca Giordano e rappresenta la scena della Presentazione al Tempio. S. Anna accompagna la Pargoletta ché sembra ascendere sulle nubi. Sul volto della Madre si riflette la gioia dell'offerta e la letizia del sacrificio. Nella forma attuale, questa chiesa fu rifatta dal Fanzaga ed è dedicata al Mistero dell'Ascensione di nostro Signore Gesù Cristo e all'Arcangelo S. Michele.
Nella celebre e popolare chiesa di S. Brigida e propriamente nella cappella di S. Giovanni Leonardi, fondatore dei Chierici della Madre di Dio, a destra, si vede un grandioso dipinto di S. Anna. In origine era nella cappella, dove ora si venera la suggestiva Immagine dell'Addolorata. Alcuni si ostinavano a dire che questo dipinto era da attribuirsi a Nicola Vaccaro, figlio di Andrea. In realtà questo pittore dipinse due quadri oblunghi e che dovevano ornare le pareti di quella cappella, che prima del culto alla Addolorata, era appunto dedicata alla Madre della Vergine. Le due tele sono andate perdute.
La grande tela di S. Anna, in questi ultimi tempi, è stata, accuratamente, ripulita e restaurata. Ne è venuta così fuori la firma di Luca Giordana che si può leggere, giù, a destra.
La scena del quadro è caratteristica e del tutto nuova, di fronte alle tante immagini della Santa, dipinte da Luca «fa presto ». S. Anna è seduta ed ha alle spalle S. Gioacchino. E’ nell'atto di offrire un cespo di rose alla Pargoletta. In alto è tutta una gloria di angeli, uno dei quali, certamente Gabriele, scende giù per offrire alla Vergine un candido giglio. La celeste Bambina è di straordinaria bellezza. È vestita di bianco, ha capelli lunghi, sciolti sulle, spalle, biondissimi ed inanellati. Ella sembra voler gradire i fiori che la mamma le offre. Ma è titubante. Con la destra sembra prenderli, per non dispiacerle; ma con la sinistra che si leva verso l'Arcangelo par che dica: ecco la mia predestinazione! La visione dell'Angelo, dalle ali spiegate che offre il giglio, nella mente dell'artista, vuole significare un'anticipazione del messaggio di Nazaret.
Anche nella chiesa di S. Maria in Portico, officiata dagli stessi Chierici regolari della Madre di Dio, c'è una cappella di S. Anna. La tela è del Fischietti (1760). Rappresenta la nascita della Madonna. Si vede seduta una fantesca che ha sul grembo la neonata. S. Gioacchino ha un ampio mantello rosso ed una veste verde. S. Anna, assistita da una serva, è sul letto puerperale: il suo volto è irradiato di gioia e di arcana letizia Nella cappella dell'Assunta, nella celebre Certosa di S. Martino, sono dipinte molte scene della vita dei Santi Genitori della Madonna.
Nella centralissima chiesa di S. Domenico Soriano è da notarsi la venerata immagine della Madonna del Suffragio, tra S. Giovanni Battista e S. Anna; uno a destra e l'altra a sinistra. S. Gregorio Magno è ai lati del Battista e S. Caterina, Vergine e Martire, al fianco di S. Anna. È opera del Santafede.
A proposito di S. Anna, nei rapporti del suffragio, dobbiamo segnalare una tela settecentesca, di ignoto autore, che è in una cappella della chiesa madre dell'Incoronata di Positano.
Sulle nubi è la Madonna delle Grazie. Giù è un gruppo di Anime purganti. S. Anna è di fronte alla Vergine. Il suo volto ha una fisionomia pietosa e addita le anime dei suoi devoti, implorandone la liberazione.
Nella zona di Materdei, nella bella chiesa degli Agostiniani Scalzi, detta di S. Maria della Verità, una cappella è dedicata a S. Anna. Questo Tempio, splendido monumento di storia e di arte, è un centro di devozione a S. Anna, in tutto quel popoloso rione, la cui divozione s'incentra in una magnifica statua, espressiva nella sua posa e nei suoi lineamenti. Specialmente nei martedì è veneratissima ed è invocata, con fede e divozione grande. Ogni anno se ne celebra la festa, con grande concorso di popolo, con trionfale processione e con folcoristiche luminarie.
Nella chiesa del Gesù Nuovo, dove oggi è la grandiosa cappella di S. Francesco de Geronimo, c'era un grande dipinto che ora, da quando l'insigne scultore napoletano Irace scolpì l'artistico gruppo marmoreo del grande apostolo popolare di Napoli, si vede presso la cappella di S. Francesco Saverio.
In questo dipinto,' l'Immacolata, molto bella e piccolina, è venerata da S. Anna e da S, Gioacchino. Nella parte inferiore, l'artista dipinse S. Ciro e S. Francesco de Geronimo.
Nella chiesa di S. Onofrio dei Vecchi v'è una tela, non importante artisticamente; ma geniale per il concetto dell'autore. È nella prima cappella, al lato del Vangelo. In alto c'è l'Eterno Padre che guarda e benedice. Lo Spirito Santo, sotto forma di colomba, sovrasta il capo della Santa la cui fronte è irradiata da vivida luce. Ella è in atto di offrire al Divin Padre la Celeste Bambina, coronata da 12 stelle. Alla destra un angelo reca,.nella sinistra, un niveo giglio. Più giù è S. Gioacchino con le mani giunte che guarda, estatico, la scena. Ancora più giù si snoda un serpente che ha nelle fauci il biblico pomo. Un angioletto gli vibra sul capo un colpo di lancia.
Un altro angioletto ha invece nella destra uno specchio. E' una vera apoteosi della Vergine Immacolata, coronata di stelle, trionfatrice del serpente. Lo specchio è il simbolo di quella luce che traduce il titolo lauretano, così espressivo nel suo significato «Speculum iustitiae».
Il quadro è vivo nei colori; ricco il panneggio dei personaggi, movimentati gli atteggiamenti. È firmato c eques Vinci ». La data è indecifrabile.
Queste descrizioni sono solamente un saggio perchè se volessimo descrivere tutte le Immagini di S. Anna in Napoli, non basterebbe un volume.
Non vogliamo trascurare, tra le immagini di S. Anna, che si venerano in Napoli, quella che si venera nella Chiesa di S. Biagio ai Taffettanari, assai bella ed espressiva.
E' una statua. S. Anna conduce la Bambina con la mano sinistra.
Altra statua simile è nella chiesa abbaziale di S. Maria della Palma. Qui la Pargoletta è guidata dalla mano destra.
Tutte e due sono del Citarelli.
Nell'Oratorio Pontificio del S. Cuore e siamo grati al Prof. Mario De Martino, che ce ne dà notizia, v'è un dipinto di forma rettangolare. È del 16° secolo. S. Anna reca, in grembo, la Celeste Pargoletta la quale poggia i piedini sulla luna. Evidente allusione è questa posa alla Concezione Immacolata.
V'è ancora un dipinto, di forma rotonda, E' del Santafede - 1560-1625 -. Qui il gruppo è completo. S. Gioacchino con S. Anna e la Madonnina. La Pargoletta è seduta in grembo all'augusta Genitrice ed ha i piedi poggiati sii un fascio di rose.
Ella guarda in alto verso una candida colomba, simbolo dello Spirito Santo che dardeggia fulgidi raggi di luce.
Nell'Oratorio si conserva una reliquia della Santa in un ostensorio di argento del 700.
La divozione di S. Anna nella storica Basilica del Carmine, dove attorno alla celebre Madonna della Bruna, tutta Napoli si prostra col cuore pulsante e pregante, è antichissima, come risulta dalla testimonianza di notar Giacomo, da noi citata.
Ma anche oggi, il culto alla Madre di Maria è popolarissimo in tutta la zona. Con fede grande la invocano gestanti, partorienti e puerpere. Nella 5a cappella, a destra di chi entra, ricca di marmi pregiati, si venera una grande tela, inquadrata in artistica cornice marmorea.
È del De Matteis. S. Anna è seduta, in una posa regale. Sulle ginocchia porta la Bambina, bellissima nel suo atteggiamento. La Santa è vestita in verde e giallo cupo. La Madonnina, invece, ha una veste candida ed una aureola sul capo. A sinistra è S. Gioacchino, in una posa di umiltà profonda e di estatico raccoglimento. In alto è la nivea, simbolica colomba.
Anche nella Basilica di Piedigrotta non.poteva mancare il culto di S. Anna. Nella 2a cappella, entrando, dopo quella del Crocifisso, troneggia sull'altare una bellissima statua della gloriosa Madre della Vergine. È in legno ed è certamente, del 700, perchè le due figure ritraggono stile, colorito e panneggio dei pastori del Presepe che è appunto di quell'epoca.
S. Anna è a mezzo busto; ma la Madonnina è seduta su due cuscini rossi. La madre l'abbraccia e la sostiene. La Bambinella, invece, ha la veste color roseo e il velo azzurro, ornato di stelline. Sul capo porta la corona di dodici stelle e traduce così, plasticamente, la dizione del Martirologio che saluta S. Anna: Madre di Maria Vergine Immacolata.
È bello pensare che i due più celebri Santuari Mariani di Napoli nostra, quello di Piedigrotta che è sul mare di Mergellina e quello del Carmine, lungo la via della marina, sono due pagine di oro della storia religiosa della nostra Città, osannanti alla gloriosa Madre della Madre di Dio!
CAPITOLO XXIX
ALCUNE IMMAGINI DI S. ANNA VENERATE A ROMA
Non è possibile descrivere neppure le principali immagini che si venerano nelle Basiliche e nelle chiese di Roma. Ne accenniamo soltanto ad alcune.
Nella chiesa di S. Maria del Popolo sono famose le vetrate, dipinte a fuoco, e che rimontano a Giulio II. Nella vetrata di sinistra, sono dipinte le seguenti scene: l'incontro di S. Gioacchina con S. Anna, presso la Porta Aurea del tempio di Gerusalemme, la natività della Vergine e la presentazione al tempio. Una trilogia completa. Notiamo che, in questa chiesa, si svolgeva la grandiosa cerimonia della consegna della ghinea, cioè la mula bianca che, ogni anno, il 38 giugno, il re di Napoli inviava al Papa, quale tributo della investitura del regno.
Nella cappella Ghigi, l'altare è dedicato al Parto di S. Anna. Nella chiesa di S. Maria di Campitelli, detta anche S. Maria in Portico, la seconda cappella è dedicata a S. Anna. La tela è di Luca Giordano.
Agli Ordini Religiosi enumerati in altri capitoli, bisogna aggiungere la Congregazione lucchese che, gloriandosi del titolo della «Madre di Dio», non poteva non avere divozione speciale . a colei che della madre di. Dio è la madre gloriosissima.
In S. Carlo dei Catinari, officiata dai Barnabiti, un altare, ne! braccio sinistro della crociera è dedicata alla nostra Santa. La bellissima tela è di Andrea Sacchi.
A S. Maria Antiqua, in una nicchia semicircolare, c'è una Madonna col Bambino sulle ginocchia, seduta fra S. Anna che porta, sul grembo, la celeste pargoletta e S. Elisabetta che reca sulle ginocchia il piccolo Giovanni.
Questa vetusta basilica sorge là, dove per secoli, le Vestali alimentarono il fuoco sacro e cioè al Foro Romano.
Il vetusto dipinto è la esaltazione delle tre più grandi Maternità.
Nella chiesa di S. Agostino, nella 2,1 cappella della.navata sinistra, c'è un gruppo marmoreo del Sansovino; S. Anna che porta la Bambina.
Quì il 26 luglio di ogni anno, si riunivano letterati e poeti a recìtare sonetti ed inni, in onore dì S. Anna. La caratteristica accademia si concludeva con un fraterno convito nel chiostro agostiniano.
In S. Onofrio, celebre per i ricordi di Torquato Tasso e le gite festive di S. Filippo, si vede una bella S. Anna che insegna a leggere alla celeste figliola. È un pregevole lavoro di un pittore umbro, della prima metà del quattrocento.
Una prima traccia del culto di S. Anna in Roma e nel mondo latino, come già accennammo, è nella biografia, dipinta nell'arco trionfale di S. Maria Maggiore. Papa Leone III, a ricordo del Concilio di Efeso e della proclamazione del Dogma della Maternità Divina (431), volle questo insigne monumento che, nella storia della vita della Madonna, ìnquadra le biografie pittoriche dei santi genitori di Maria. Pìo XI, nel 1931, ne volle ìl restauro a ricordo del XV centenario.
Oltre la chiesa di S. Anna, di cui già parlammo, che è la parrocchia della Città del Vaticano, nella stessa Basilica di S. Pietro, c'è la grande cappella della Presentazione di Maria Bambina al tempio. Nel magnifico e grandioso mosaico S. Anna, estatica, sorride nella gioia della mistica offerta. Il mosaico è dall'originale del Romanelli. A destra dell'altare si vede un loculo destinato a conservare, temporaneamente, la salma del Papa defunto, fin a tumulazione definitiva. Vi sostò, per vari anni, quella di Leon XIII, fino a che non fu pronto il fastoso monumento in Laterano.
Sotto l'altare, all'ombra di S. Anna, è oggi la tomba venerata di S. Pio X, sempre adorna di ceri e fiori.
Non vogliamo tacere della cappella, retrostante alla sacresti dei canonici di S. Pietro, sul cui altare, al centro, è la Madonna col Bambino, ai lati S. Anna.ed i Santi Apostoli Pietro e Paolo. La tela è di Francesco Penni, detto il « Fattore ». Di fronte a' un quadro di Giulio Romano: Madonna col Bambino e S. Giovanni.
Nella quarta sala del Museo di Roma abbiamo potuto vedere una tela del Caravaggio: la Vergine con Gesù Bambino che' schiaccia il capo del serpente. Vicino è S. Anna. L'allusione al trionfo della Concezione Immacolata, per la previsione dei meriti di Cristo Salvatore, avvenuta, nel primo istante, nel seno di Anna. è evidente. Questa tela, dipinta per la chiesa di S. Anna dei Palafrenieri, fu invece collocata in S. Pietro da cui, poi, fu tolta a causa di un eccessivo realismo. Difatti, il Caravaggio ha proiettato sulle figure una luce così forte, che le figure ne restano abbagliate.
Dopo Napoli, Roma è certo la madre della Vergine.
A titolo di cronaca, vogliamo dire che Papa Benedetto XV devotissimo di S. Anna, restauratore della omonima chiesa del Vaticano, attraverso quell'ingresso laterale, comunicante col palazzo Pontificio, si recò a visitare il tempio, ancora fosse avvenuta la Conciliazione.
CAPITOLO XXX
UN CAPOLAVORO DI LEONARDO
Molti anni or sono, un settimanale illustrato pubblicò le xilografie di due capolavori di Leonardo da Vinci, con un magistrale articola illustrativo. Sono dolente di non aver potuto ríntracciare il foglio, su cui avevo preso appunti al riguardo. Né ricordo il nome dell'autore. Tuttavia in questo capitolo tornano reminiscenze di quella lettura.
Nella vita del grande Leonardo, scriveva l'articolista, un sol nome di donna affiora, quello della madre, Caterina!
Questo genio poliedrico, pittore e scultore, scienziato e musicista, scrittore e poeta, fu di una squisita sensibilità. Egli sentì, in pieno, la profondità dell'amore materno. Nel museo del Louvre, a Parigi, sono due capolavori, splendida esaltazione della maternità e cioè la Vergine delle Roccie e quella di S. Anna. Si tratta di due concezioni artistiche che sì completano, quasi due canti dì un poema.
Nella Vergine delle Roccíe, una luce filtra dalle fenditure delle rupi, in una grotta, avvolta nella penombra, una luce di azzurro cupo, in contrasto dello scuro della grotta e che avvolge le belle figure della Madonna, di S. Anna, di S. Gioacchino e del Divino Infante, il quale, seduto su di un tappeto fiorito, posa la mano sinistra sui fiori e con la destra benedice il piccolo Gíovanni, colui che sarà il precursore del regno di Dio.
Giovannino è in atto di adorazione, in un alone di infantile semplicità.
Il volto della Vergine è dolcemente mesto. Ella sembra pensosa e preoccupata della futura tragedia, vaticinata dai Profeti dal salmista e dal vecchio Simeone. « È stato detto giustamente in questo quadro è la maternità melanconica, in cui il sorriso si dilegua, nelle angosciose preoccupazioni di un incombente dolore »
Nel quadro di S. Anna invece, dice l'articolista, è la maternità sorridente che gioisce, esulta, canta. S. Anna è seduta su di un prato verde primaverile. E' il colore della speranza. E' con una veste verde siamo abituati a veder S. Anna, in tutte le sue iconografie. Il volto della Genitrice della Vergine, in questo quadro è soffuso di soave dolcezza, illuminato da dolce sorriso. Sorride a Maria che le sta seduta sul grembo e sorride al Bambino che, a sua volta seduto sulle ginocchia della Vergine, è in atto di slanciarsi dall'amplesso materno, per cavalcare un agnellino su cui ha già affacciata una gambetta. Il quadro è davvero stupendo ed eloquente è il simbolismo dell'agnello.
« Il gesto è graziosissimo; ma solo l'arte del genio e di quel genio, poteva ritrarre la dolcezza di quel sorriso. Possiamo dire che tutta la scena è illuminata, da questo duplice materno sorrise di S. Anna, rivolto alla Figlia e al Nipote: mirabile sintesi di quel poema che è l'amar di madre »!
Come nell'altro capolavoro di Leonardo, anche nel classico dipinto del Louvre, la Vergine, con un filiale abbandono si riposa sulle ginocchia della mamma e guarda, con intima gioia, il Divine Infante.
Con un gesto grazioso, si rivolge verso Gesù e, cercando di attirarlo a sè, dolcemente, sembra che gli mormori « perchè non vieni tu sulle ginocchia di mamma tua e della tua grand mere »?
Ma l'Infante è tutto preso dal. candore dell'agnellino che egli stringe al cuore e, volgendosi verso la mamma, risolutamente, le risponde: « non è necessario: sono occupato in cose che riguardano il Padre mio che è nei Cieli: io sono il Buon Pastore »!
Non è poesia questa interpretazione del P. Forte (vedi Sant'Anna dans l'art. pag. 30); ma è teologia e vangelo. È misticismo sublime quello che traspira dal sorriso di questa S. Anna del Leonardo, un sorriso, ancora più misterioso di quello della Gioconda, appunto perchè tutta questa piramide di amore converge verso il piano della Redenzione e, vorrei dire, è una stupenda anticipata figurazione plastica della adorabile parabola del buon Pastore che va in cerca della pecorella smarrita.
Questo dolce idillio di amore il P. Forte non poteva cantarlo con parole più concise e più commoventi.
Tutti quelli che visitano le sale del Lojvre di Parigi rimangono estasiatí davanti a questo dipinto del grande Leonardo.
A mio parere la figura della Madonna se il pittore non l'avesse dipinta con una scollacciatura, abbondante, anche troppo, sarebbe ancora più bella. Ma siamo all'epoca del Rinascimento e c'entra molto l'elemento personale, il gusto cioè dell'artista che si farà sempre più esigente. Leonardo segna il primo passo di questo stile che tende, peraltro, alla perfezione, sotto il punto di vista artistico ed estetico.
Se ai suddetti due capolavori si aggiunge il cartone che è a Londra e del quale parleremo, sotto la guida del P. Forte, nel penultimo capitolo, dobbiamo dire che il soggetto delle tre Madri era molto caro a Leonardo. È l'amore di madre che si rivela nelle opere del grande pittore il quale ha voluto esaltare, in questa magnifica trilogia, la grandezza della Maternità, attraverso la gloria delle tre Madri più auguste: la Vergine, S. Anna e Santa Elisabetta!
CAPITOLO XXXI
L'IMMAGINE DI S. ANNA A LOURDES ED A LORETO
Nella Basilica superiore del Santuario di Lourdes, e precisamente, nell'ultima cappella, in cornu Epistolae, verso l'altare maggiore, s'erge, magnifica la statua marmorea di S. Anna. Il gruppo, in candidissimo marmo, è situato sull'altare della cappella. La Santa ha il capo coperto da un manto regale che tutta la avvolge. Ha un'espressione dolcissima ed una fisionomia, quasi giovanile.
E' nell'atteggiamento di maestra e nella mano tiene un rotolo di .pergamene squadernate. La celeste Bambina è inginocchiata ai piedi della mamma, in soave atteggiamento, quasi bevendo le materne istruzioni ed ha sul volto un sorriso luminoso che le conferisce grazia e leggiadria. Nella cappella precedente, sull'altare, è la statua di S. Gioacchino, anch'essa in marmo. Maestosa è la figura del Santo Patriarca, di singolare bellezza è la celeste Bambina.
A Lourdes, nella grande Basilica, dedicata all'Immacolata, non poteva mancare il culto dei Genitori della Vergine, e soprattutto di S. Anna, nel cui Seno benedetto, si avverò il mistero augusto dell'Immacolata Concezione.
Nemmeno a Loreto poteva mancare il ricordo dei santi Genitori della Madonna, nella cui casa di Nazaret l'Arcangelo Gabriele disse il fatidico saluto « Ave Gratia plena ».
A Nazaret, nella chiesa dell'Annunziazione, un'altare è dedicato a S. Anna ed a S. Gioacchino e a Loreto, dove si venera la Santa Casa, nella cappella svizzera, c'è un grande e stupendo mosaico che rappresenta S. Anna, dalla figura regale e maestosa e S. Gioacchino, dalla statura gigante. Nel centro è la celeste Bambina, di singolare bellezza.
È copia di un celebre quadro di Angelica Kaufimann. I quattro quadri in basso, rappresentano alcuni episodi della vita della Vergine nel tempio di Gerusalemme.
Da notarsi che sui lati frontali delle colonne, è raffigurata la Ven. Rosa Gattorno, Fondatrice delle Figlie di S. Anna, le quali molto contribuirono alla raccolta dei fondi, per la decorazione di questa fastosa cappella, dedicata ai santi Genitori di Maria.
Anche nella Cappella delle Apparizioni della Medaglia Miracolosa, a Parigi, vi era e si vede tuttora, un quadro di S. Anna, sulla porta della sagrestia, al lato del Vangelo.
«Era la S.S. Vergine scrive S. Caterina, tutta simile a S. Anna: solo il volto era diverso».
La Labourè accenna ad una tela che è ancora visibile, nella quale S. Anna sta seduta su di una poltrona ed è rivestita di una veste bianca, tendente; al giallo, con velo azzurro.
Parigi, Lourdes, Loreto! Tre Santuari Mariani! Tre strofe che cantano alla Madre di Maria!
Non ci è stato possibile sapere se nella mondiale basilica dell'Augusta Regina delle Vittorie, in Pompei, ci sia qualche immagine di S. Anna, almeno tra le figure che ornano la cupola.
Sappiamo però che sprazzi e riverberi della luce della gloriosa Madre della Vergine rifulgono, nel giorno 21 novembre, attraverso la suggestiva e commovente funzione della presentazione e della benedizione delle bambine e delle mamme, mentre il dolce canto delle orfanelle strappa lacrime di commozione e di gioia.
Non voglio trascurare un capolavoro artistica che vidi nella Cattedrale di S. Agata dei Goti, quando tenni un corso di predicazione mariana ed un panegirico di S. Anna.
Nella Cattedrale, che fu di S. Alfonso, v'è una cappella, dedicata alla grande Madre della Vergine.
E' un altorilievo marmoreo, di stile barocco, forse alquanto esagerato; ma che non eccede la linea dei canoni artistici. L'altorilievo rappresenta la Sacra Famiglia, al completo Gesù, Maria e S. Giuseppe, con S. Gioacchino e S. Anna. Ammirai il pensiero devoto dell'autore che non volle separare S. Anna da S. Gioacchino, verso il quale v'è una divozione fredda ed anemica.
Un corrispondente da S. Agata scriveva al nostro settimanale « La Croce »
«Purtroppo, nonostante le ricerche, non si conosce l'autore di un tosi mirabile capolavoro che meriterebbe un posto, nei migliori musei del mondo; ma sta meglio nella nostra Cattedrale, per la quale fu scolpito.
Nei recenti restauri, si studiò un apposito impianto di luci che lo pone in perfetta prospettiva, in modo che ne risaltano tutti i singolari pregi artistici ».
Ci risulta che, alcuni mesi fa, a cura del Provveditorato scolastico di Benevento, il marmorea altorilievo di S. Anna fu messo in grande evidenza.
CAPITOLO XXXII
LA CONCEZIONE IMMACOLATA NELLA ANTICA ICONOGRAFIA DI S. ANNA
E' domma di fede che la Santa Vergine fu Immacolata Concetta, nel primo istante. Fu dunque il Seno benedetto di Anna il campo dell'epica lotta tra la Donna promessa nell'Eden e l'antico serpente. E' per questo che le più antiche rappresentazioni iconografiche della Concezione, fin dal secolo X, hanno per soggetto l'incontro di S. Gioacchino é di S. Anna, sotto la Porta Aurea di Gerusalemme. Era questo un motivo orientale, nota il nostro dottissimo oratoriano Padre Antonio Bellucci, che venne adottato, anche dall'arte occidentale.
Nella cappella grottesca degli Scrovegni, a Padova, e in Santa María Novella, a Firenze, due stupendi affreschi ritraggono questo concetto. Quello di Padova è un autentico «Giotto»; l'altro è di scuola grottesca. Riportiamo la descrizione che 'ne fa padre Bellucci, nelle note ad una sua comunicazione all'Accademia di San Pietro in Vinculis (vedi Asprenas 1955). « È notevole in questo affresco di Giotto l'espressione della più tenera affettuosità sul volto dei santi coniugi. Sul fondo prospettico è dipinta la Porta, stretta tra due torri... Tutta la scena è una fusione di armonia delicatissima e di trasparente mistero.»
Nel secondo affresco lo stesso autore scrive a pag. 46 « ...sulla soglia della porta due matrone guardano S. Gioacchino e S. Anna che s'incontrano. Un angelo, discendendo dall'alto, in volo e, fuoruscendo da un cirro di nubi, tocca i menti dei due Santi, come a riunirli... ».
Evidentemente, il pittore ha voluta esprimere, nel gesto dell'avvicinamento dei volti dei santi coniugi, il primo istante della vita dell'Immacolata.
Del resto questa espressione artistica del mistero fu comuni a molti artisti, come risulta dal bellissimo dipinto di S. Mari, Formosa a Venezia, in cui il Vivarini pone, sul volto di Gioacchino, un senso di grande meraviglia e di venerazione profonda verso Anna; « mentre in questa, nota padre Bellucci, pur nella rispondenza dell'affettuoso abbraccio, tutto parla di una concentrazione interiore, soprannaturalmente, altissima. L'angelo, con le ali vibrate, poggia le mani sulle loro teste. » Queste concezioni artistiche sono davvero geniali, nella loro semplicità, ma ve ne sono altre, ancora più poetiche ed eloquenti, nota il dotto scrittore, come quelle, per esempio, che mostrano due piantine che s. uniscono, per sostenere un fiore, il quale, aprendosi, porta dipinta l'immagine dell'Immacolata.
Questo primitivo modo di ritrarre il Mistero era consono alle testimonianze degli scrittori più antichi che ne intuirono la grandezza, nei rapporti di S. Anna.
Nella festa della Concezione di S. Anna, «celebrata ai 9 dicembre »! era intesa la immunità della Vergine dalla colpa d'origine; ma non esplicitamente. S. Andrea Cretese nel suo canone (+ 740) e S. Giovanni di Eubea (+ 750), in una omelia, dicono che Gioacchino ed Anna prepararono il « paradiso », generando una bambina, « tutta immacolata ». Ma questo vocabolo non poteva avere il senso dommatico attuale, come vedremo.
Eutimio, patriarca di Costantinopoli, morto nel 917, in un sermone « In Conceptione S. Annae » dice, che in questo seno, la Vergine ebbe piena santificazione, nel primo istante « Si noti bene » quella « tutta immacolata, quella piena santificazione, quel primo istante, e « nel seno di S. Anna ».
E' una completa sintesi di tutta la teologia del mistero della Conceptio S. Annae.
Non vogliamo passare, sotto silenzio, un dipinto che risale al 1604. In una cappella domenicana, che è a Belvedere, sulle rive del Po, tra i boschi del Ticino, e rappresenta l'Immacolata. La Madonna è seduta vicino a S. Anna. Tutte e due sorreggono il Divin Infante. S. Anna ha tra le sue mani, la manina sinistra di Lui. Ai lati, in ginocchio, v'è S. Giacínto, a destra della Vergine: a sinistra è la Beata Sibillina, terziaria domenicana. Nel centro del dipinto, un'epigrafe latina riporta una preghiera: la Ave Maria di S. Anna, che noi abbiamo altrove riferita.
Quando eravamo bambini la sentivamo cantare da alcune vecchiette, nella chiesa di S. Anna al Trivio, che la cantavano, in un ritmo che era una cantilena suggestìva, nella sua semplicìtà. Le figlie e le nipoti di quelle donne, di stampa antico, non conoscono affatto questo ritmo di schietta devozione popolare, in cuì la poesìa si armonizzava con la fede e ne esprimeva le grandezze.
Ancora a proposito della festa della Immacolata, detta «Conceptio S. Annae », nel 1954, il padre Jugie, agostiniano dell'Assunzione, in una conferenza, tenuta a Roma, davanti ad un uditorio qualificato, dimostrò che questa festa bizantina, fu celebrata il 9 dicembre, in occidente, fin dal secolo ottavo.
Per esattezza teologica, a proposito di questa festa del 9 dicembre, così vetusta e di origine orientale, liturgicamente parlando, abbondano le lodi alla « santissima », alla tutta immacolata, alla tutta santa ».
A prima vista, tutto ciò sembra suggerire, l'idea dommatica di una santità che esclude il peccato originale. Ma a rigore teologico, questo contenuto dommatico non c'è. Questa Festa che risale alla fine del sec. VII, non è una prova apodittica della Concezione Immacolata, fin dal primo istante; ma è una testimonianza implicita che va inserita nel quadro storico di una tradizione che, attraverso i secoli si fa, sempre più chiara e più esplicita, fino a culminare nella definizione dommatíca del 1854.
(Vedi Beniamino Emmì - Encìclopedia Mariana - Theotòkos - pagg. 349 - 356).
CAPITOLO XXXIII
I GENITORI DELLA VERGINE NEL MARTIROLOGIO
Ai 26 luglio: « Dormititi S. Annae ma tris Genetricis Dei Mariae Immaculatae »: cioè dormizione di S. Anna, madre della Genitrice di Dio, Maria Immacolata.
La parola « Dormitio » sarebbe o dovrebbe essere il giorno emortuale; qui invece si tratta di una data festiva, semplicemente convenzionale che ritrae le due note caratteristiche della antichità e della tradizione.
Si noti l'appellativo « Immacolata », segnato dal martirologio. Ciò costituisce una grande gloria che illumina la augusta maternità di Anna, di una fulgida luce di mistero. E' la gloria della Figlia che difatti si riverbera su quella della Madre.
Per S. Gioacchino, ai 16 agosto, si dice « dies natalis »; ma anche questa dicitura non è indicazione del transito. Anche questa è una data convenzionale, nemmeno avvalorata dalla vetusta tradizione. Difatti, come già osservammo, la festa del Padre della Vergine ondeggiò, tra date diverse e lo stesso martirologio segna il « dies natalis », ai 20 marzo; mentre il calendario marmoreo la riporta ai 9 settembre.
Anche a S. Gioacchino il martirologio dà il titolo gloriosissimo di padre della Immacolata Maria Madre di Dio. Il singolare privilegio, nota il cardinale Schuster, riflette la sua splendida luce sul casta connubio di Gioacchino ed Anna (vol. 8a opera citata pag 187) Di S. Gioacchino parla S. Epifanio, in una delle sue opere contro le eresie.
Ne parla anche S Agostino « contro Faustum manicheum », libro 23 cap. 9°.
E' superfluo dire che la festa di S. Gioacchino, ai 9 settembre, è assolutamente greca.
CAPITOLO XXXIV
IL CALENDARIO MARMOREO E S. ANNA
Nel nostro calendario marmoreo la festa dì S. Anna è segnata, ai 26 luglio; ma abbinata ad una santa di nome Eupraxia.
Ai 9 dicembre è segnata l'altra festa bizantina « Conceptio S. Annae Mariae Virginis ». Questo calendario, come è stato dimostrato dal Can. Alessio Mazzocchi, non è né prima né dopo il secolo nono.
Fu ritrovato, nel 1742, durante i restauri della chiesa di S. Giovanni Maggiore.
Sì conserva ora nella cappella dell'Episcopio e consta di 12 tavole marmoree, quanti sono i mesi dell'anno. Il grande Giovan Battista de Rossi, lo chiama « Prezioso ». « Monumento unico nel suo genere, » lo dice Mons. Mallardo; ed è così, perchè, mentre le altre chiese scrivevano il calendario delle loro feste su pergamene, Napoli le incideva su tavole di marmo. Tutti gli archeologi e tutti gli storici lo chiamano « celebre ». E’ stato illustrato, oltre che dal Mazzocchi, dal Sabatino e dal Mallardo.
E' un documento storico ed è un monumento archeologico della Napoli greca. E' evidente il suo carattere bizantino e vi abbondano le feste, importate éíalla` chiesa greca. Ora ai 26 luglio è strano che S. Anna è accomunata con quella di S. Eupraxia che nessuno conosce. Tra questa santa e la Madre di Marìa non v'è nessun rapporto storico, liturgico ed etnografico. E non si capisce perchè due feste nello stesso giorno, allo stesso livello e sub unica conclusione, quando non c'è nessun vincolo tra esse. Il nostro dottissimo e compianto Mallardo, pensa, ed è questa forse l'unica illazione giusta, che un chierico di S. Giovanni Maggiore, pur di riempire ed arricchire il calendario, non si sia preoccupato che solo di questo, prescindendo da ogni motivo storico e liturgico. Dal Sjnaxarium della chiesa di Costantinopoli, ai 25 luglio, si rilevano notizie circa questa santa Eupraxia. I Sjnaxari erano raccolte di vite di santi che si leggevano, durante la divina officiatura e ad uso dei sacerdoti e dei fedeli. « Sinaxa », si chiamavano infatti le riunioni dei primi cristiani.
Eupraxia è una vergine, nata circa il 380, a Costantinopoli e morta, a 30 anni, nel 410. Rimasta orfana, ella si recò in Egitto, dove visse la sua breve vita nella solitudine di un chiostro della Tabaide. «Acta Sanctorum Martyrum (Tomo 2°, pag. 265-274).
Ed eccoci al punto più importante ed anche più difficile su ciò che riguarda S. Anna, nel nostro calendario marmoreo e cioè la festa segnata, ai 9 dicembre con la dizione « Conceptio S. Annae Beatae Mariae Virginis ».
E' noto che questa festa si celebrava in Oriente, con questo titolo, nel secolo VI. Il termine « Conceptio » nei secoli antichi, in Oriente ed in Occidente, era preso in senso attivo e non, come oggi, in senso passivo.
L'espressione « Conceptio Mariae Virginis » significava la Concezione divina di Cristo Dio, nel seno di Maria. Il concepimento invece di Maria, nel seno di S. Anna, era detto Concezione di S. Anna (vedi Arrighini, vol. 2° Feste cristiane pag. 303. Marietti).
In origine dunque si celebrò solo una festa della Concezione « passiva » di Maria.
Sotto la denominazione « Conceptio S. Annae » la festa passò in Occidente e, nel 1166, fu riconosciuta come festa di precetto, anche civilmente, con decreto dell'imperatore Michele Comneno. E' una festa questa celebrata, un secolo e mezzo prima, ai 9 dicembre, sebbene con minore solennità. Poichè il nostro calendario è bizantino, nello spirito e nella lettera, appunto ai 9 dicembre, è segnata la festa della « Conceptio S. Annae ».
Importante cosa è la data del nostro calendario perchè rimane la prima ed unica testimonianza, in Occidente, della festa del 9 dicembre. Alla metà del secolo XI, la festa cominciò però ad essere celebrata 1'8 dicembre, come risulta dai libri liturgici anglosassoni.
La dizione del calendario marmoreo è la seguente: ai 9 dicembre: « Ceptio S. Annae Mariae Virginis » cioè « Conceptio », una forma abbreviata. Mons. Mallardo, nel suo volume « Il calendario Marmoreo - Poliglotta Vaticana, 1947, scrive che, nella sintetica forma, si è voluto esprimere la concezione attiva e passiva e che si è voluto fondere, in una unica dipendenza sintattica, con genitivo soggettivo: S. Annae; l'oggetto, Mariae Virginis, e cioè: Festum S. Annae, quae concepit Beatam Mariam Virginem. Il Sabatini, invece legge: Conceptio Beatae Mariae Virginis, in utero S. Annae ». Il Mallardo si attiene strettamente al termine letterale e grammaticale. Su per giù anche il Sabatino. Ciò che non è ammissibile è voler vedere nella festa del 9 dicembre quella del parto di S. Anna. Ma la cosa è chiarissima! Quì si parla di concezione e non di parto. Sarebbe strana una speciale celebrazione del parto di S. Anna, in un giorno diverso da quello della natività. Il 9 dicembre sarebbe allora un doppione del'8 settembre, festa che in Oriente già si celebrava, sin dal secolo V. Seconda altri la festa del 9 dicembre ricorderebbe l'evento prodigioso, narrato dagli apocrifi, quando Gioacchino ed Anna, sterili da 20 anni, in seguito ad un angelica annunzio, per miracolo, ebbero in Maria la sospirata Prole... Una festa così importante che nel secolo 8° e 9° è già in atto nella chiesa di Napoli ed in tante chiese dell'Italia meridionale, soggette alla dominazione bizantina, che ha nientemeno per fondamento la letteratura apocrifa! Noi sappiamo, invece, con quanta precisione la chiesa greca si attenesse, nelle sue formule liturgiche, alla realtà storica. Noi piuttosto incliniamo a credere che, in quella forma « Conceptio S. Annae », cioè « Concezione di Maria nel seno di S. Anna, sia da sottindendersi un'attributo e cioè « pura, santa ». Certo la cosa non è chiara. Del resto, nella liturgia delle varie chiese già v'era l' esponente della fede, contenuta nella tradizione. Nel 370 S. Efrem Siro, in un suo Carme chiama la Vergine: «Sine macula » cioè Immacolata. E ciò vuol essere inteso, in modo pieno, così da escludere anche la macchia della colpa originale. Giustamente il Cardinale Shiuster in « Liber Sacramentorum ». (Vol. 6° pag. 101) scrive: « Una festa locale, in onore della Concezione di Maria è ricordata, il 9 dicembre, in un sermone del vescovo Giovanni di Eubea, coevo dei Damasceno, come già dicemmo. Un secolo dopo, la festa era già di uso comune, tra i Greci, come risulta da un discorso del Vescovo Giorgio di Nicodemia sulla Conceptio S. Annae. Gli antichi prendevano tale espressione, in senso attivo, tanto che nei loro calendari il titolo Conceptio S. Mariae commemorava, invece, la Incarnazione del Verbo.
Nel calendario marmoreo, continua il Card., lo data ed il titolo rivelano subito l'influenza bizantina e conclude: « resta a stabilire il primitivo significato di questa solennità della concezione di Sant'Anna. Certo nessun documento liturgico antico appone a quello di concezione l'attributo « Immacolata »; ma da tutto il complesso storico, risulta che lo si doveva implicitamente intendere, giacchè altrimenti la solennità non avrebbe avuto alcun speciale significato ».
E lo conferma anche la festa bizantina della « Conceptio S. Ioannis « che ricordava appunto la santificazione di Giovanni nel seno della Madre (opera citata pag. 102). Una grande gloria dunque rifulge sulla Augusta madre della Vergine Immacolata, attraverso l'antica celebrazione di una festa che, implicitamente, allude al singolare privilegio. La data del 9 dicembre, scolpita nel calendario marmoreo, è poi venerabile documento del culto di S. Anna in Napoli nostra.
CAPITOLO XXXV
USANZE e RITI
Rientra, nelle linee del culto di S. Anna, l'uso di intitolare molte cliniche di maternità a Colei che è invocata, quale speciale Patrona. delle partorienti. Ciò non solo in Italia; ma anche in Francia, nella Spagna e altrove. A Napoli una clinica, assai importante, è nella zona dell'Arenella, oltre che al Vomero.
Per le madri che affrontano il momento, più ansioso e felice della loro maternità, quel Nome è auspicio ed augurio, segno di speciale protezione. Quante neonate escono dalle cliniche col dolce nome di Anna, imposto, per voto materno e che porteranno per tutta la vita!
In questo modo la divozione a S. Anna si trasmette dì madre in figlìa, di generazìone in generazione e dà il suo crisma ad ogni culla. Ciò è semplicemente commovente e pio!
Un'altra consuetudine che si inserisce nel quadro della liturgia, è il Rito della benedizione della donna pregnante, chiesta, per divozione a S. Anna, dalle madri, in stato interessante, durante gli ultimi tempi della gravidanza o quando si prospetta il pericolo di un parto difficile e laborioso. In questa benedizione non c'è nessuno accenno a S. Anna, perchè la liturgia si attiene, rigidamente, ai motivi teologici, biblici e tradizionali; ma ciò non toglie la devota intenzione di quella richiesta, nei riflessi. della popolare divozione alla Augusta Madre di Maria. In questa benedizione liturgica che è un sacramentale, è da notarsi una invocazione alla S.S. Trinità, perchè sia ferma e solida la Fede della partoriente e sia questa da ogni pericolo difesa e protetta.
Nella seconda orazione s'invoca la Vergine Santa, abitacolo del Figlio di Dio e si rievoca la gioia di Giovanni, esultante nel seno materno.
Segue una fervida preghiera, con un augurio, perchè la prole, concepita. nell'utero di detta madre che invoca il Signore, ora che il parto è vicino, veda la luce e viva, per conquistare poi la vita Eterna!
Commovente è, nella terza orazione, l'invito agli Angeli Custodi, perchè custodiscano la prole nascitura e la conducano, dopo questa vita terrena, a quella eternale del Cielo!
Il Rito, beneaugurante, che dovrebbe diventare più popolare, si conchiude con la formola che compendia tutti gli auguri: «la benedizione di Dio Padre Onnipotente e del Figliuolo e dello Spirito Santo discenda sopra di te e della tua prole e rimanga per sempre. Amen ».
E'. una benedizione larga, copiosa, perseverante che scende, come dolce augurio di celesti favori sulla mamma, preoccupata; ma fiduciosa e sulla prole che ella porta nel seno.
E' quì, a conclusione, non possiamo tacere di una gentile consuetudine, introdotta, nella chiesa parrocchiale di S. Maria della Misericordia, a Capodimonte, dove è grande il culto di S. Anna, ritenuta Patrona di tutta la zona. Se ne celebra perciò la festa, con grande solennità e popolarità.
A suo tempo, il dinamico parroco don Espedito Cirillo, non solo introdusse il rito della benedizione alle donne pregnanti, sporadicamente, ma le adunava tutte, il giorno 26 luglio, per la celebrazione della Messa solenne, con Comunione generale e benedizione, solennemente impartita alle medesime.
Una funzione commovente questa che è stata conservata, e con entusiasmo, dal parroco successore di don Cirillo. Attualmente il Cirillo è parroco della importante Chiesa, ora splendidamente restaurata e dedicata all'Immacolata di Lourdes e S. Giuseppe.
In questo vasto tempio v'è un fedele fac-simile della Grotta, tanto da essere chiamato la Lourdes partenopea.
Nel 26 luglio di ogni anno sì celebra, dopo la Messa solenne, il rito della benedizione alle pregnanti. Non solo; ma, quando il parto è vicino, le partorienti fanno accendere luci e candele davanti alla grandiosa statua di S. Anna che mostra la Celeste Bambina.
Perchè non diffondere queste usanze e questi riti augurali in tutte le parrocchie, specialmente in quelle, ove fortemente è radicata la devozione a S. Anna?
V'è tanto bisogno di invocare la speciale protezìone della Madre di Maria sulle madri, sulla prole, sulle famiglie cristiane!
A proposito di usanze tradizionali folcoristiche, che qua e là, si celebrano per la festa dì S. Anna, come a Barra, a Monte dì Procida e altrove, non possiamo non segnalare quella che si celebra, d Ischia, con le barche addobbate e il caratteristico incendio del vetusto e storico Castello.
La festa a mare, agli Scogli di S. Anna, è fantasmagorica. Tu vedi cento e cento barche, adornate, infiorate ed illuminate.
Alcune portano gruppi orchestrali e canori.
La sera del 26 luglio, il più bel mare del mondo è solcato di motonavi e imbarcazioni, di ogni genere.
La festa attira isolani, turisti e napoletani, anchè per il suggestivo spettacolo dell'incendio della scogliera e del Castello, uno spettacolo grandioso ed imponente che, visto una volta, non si dimentica più.
Nell'isola fatata di Ischia il culto di S. Anna è antichissimo ed ha una nota di popolarità straordinaria.
La festa agli Scogli di S. Anna è anche la più solenne, la più popolare, tra quelle che si celebrano, nella verde Isola, splendida gemma del Golfo di Napoli.
Ad Apt in Francia si celebra una festa particolare, nella domenìca ìn Albis, la ìnvenzìone del Corpo di S. Anna, avvenuta, nel 792, presente Carlo Magna col Vescovo Tupino. Secondo una vetusta tradizione il corpo di Sant'Anna vi fu portato da Gerusalemme, da S. Lazzaro, il risuscitato, che sarebbe approdato a Marsiglia. Ma come dimostrammo, queste tradizioni, pur tanto belle, non hanno nessun fondamento storico, e probabilmente, si tratta solo di sabbia, senza granellini d'oro! Una cosa è certa, che tutta la Francia ha un culto specialissimo per S. Anna e che quella processione, dell'ottava di Pasqua, ha qualche cosa di grandioso e di folcloristico, che la letizia pasquale rende ancora più solenne.
A proposito di usanze e costumi, molte ninne nanna, in Abruzzo e in Sicilia sono ispirate alla Mamma di Gesù che culla il suo Bimbo divino ed altre sono ispirate a S. Anna che addormenta la Madonna.
Ne riferisco una sola
Ninna nanna, ooooh...
Quanno S. Anna cantava a Maria
Quante belle canzune le diceva!
E le diceva: - adduormete Maria!
Maria che era santa s'addurmeva
E le diceva: - adduormete, piccirella Tu si la mamma de lo Sarvatore!
Ninna Nanna, ooooh... ooooh...!
CAPITOLO XXXVI
S. ANNA NELLA LITURGIA DEI VESPRI
V'è un Ufficio Proprio, concesso al clero di Barra e che, sinceramente, vorremmo vedere esteso a tutta l'Archidiocesi di Napoli, di cui S. Anna è Compatrona (1).
(1) L'ufficio « proprio » di S. Anna è stato concesso non solo a Lettere; ma a tutta la diocesi di Castellammare! E a Napoli no? Ci auguriamo che il nostro Card. Arcivescovo si degnerà chiederlo anche per la nostra Arcidiocesi, onde aggiungere alla sua corona pastorale un'altra gemma!
Rifulgono nelle antifone e nei responsori, nelle lezioni e negli inni, splendide gemme e vibrano strofe di un sublime poema. L'inno dei Vespri suona così: « di gaudio celeste esultano i fedeli tutti e ad Anna, Madre di Maria, cantano osanna!
Di stirpe regale e sacerdotale questa illustre Anna rifulge di santità eccelsa. O mirabile donna del Cielo! Ella, nel suo grembo, portò Colei, che nei secoli tutti, è fulgida stella delle vergini!
Nel suo seno concepì Colei che stritola il capo del serpente antico.
Già è spuntata l'aurora della speranza: la nivea colomba annunzia la pace all'Universo tutto.
I versetti sono un'accorata preghiera liturgica che. contiene una lode unica ed inconfondibile.
Ora pro nobis, beata Anna, quae Matrem Dei Immaculatam peperisti.
È quì una lode alla Maternità divina ed.all'Immacolata Concezione di Maria che torna a gloria di Anna, perciò veramente beata e potente.
L'antifona dei primi Vespri prende il ritmo dal Magnificat. Grandi cose fece il Signore, che è potente, col dare al mondo Anna, perchè fosse il pegno della Madre divina, prossima a venire! L'orazione liturgica è concisa; ma è completa. « O Signore, che hai concesso alla Beata Anna la grazia di divenire Madre della Genitrice del tuo Unigenito Figliuolo, fa che, celebrandone oggi la festa, ci assista col suo patrocinio ».
Nel celebre Santuario di Aurej, in Francia, v'è un avverbio che vuole fissare le dimensioni- inmensurabili di questa Grazia! « Deus qui beatae Annae tantam gratiam conferre dignatus est etc. ». Ma forse ci sta meglio quel «gratia» perchè, la Chiesa chiama Grazia il privilegio, concesso a S. Anna, di dare alla luce la Madre di Dio.
Nel volume 8° Liber Sacramentorum pag. 104, il Card. Schuster, scrive: «...attese le intime relazioni di madre e di ava... Anna non potè non essere arricchita, magnificamente, di tutte le grazie, convenienti alla missione assegnatole. Sarebbe ridondato a poco decoro di Gesù e Maria, se avessero dovuto trattare, ubbidire e rispettare una nonna ed una madre, troppo da loro difforme, in santità ».
Si noti che nel calendario romano, nei primi Vespri, v'è la sola commemorazione perchè, sebbene la festa sia di 2a classe, i Vespri sono quelli di S. Giacomo Apostolo. Nella città di Barra invece, i primi vespri sono di S. Anna, perchè, quale Patrona Principale, ha il rito di prima classe.
L'Antifona dei II Vespri è una bellissima preghiera, breve nella forma, densa di concetti, « O Madre Santa, Anna potentissima sii tu nostra salvezza, custodisci la nostra Fede, corroborai i costumi e donaci la pace con la tua santa intercessione. Omnium nostrum salus esto : serva fidem, mores corrobora, tribue pacem »! Nelle tante nostre chiese, ove è così popolare il culto di S. Anna, invece di certe preghiere prolisse, fredde e talvolta, senza un concetto teologico, perchè non si diffonde questa preghiera -liturgica, tanto concisa e così commovente, nonchè adatta ai nostri tempi, in cui debole è la fede, pagani i costumi e la pace. delle coscienze e dei popoli sempre in pericolo?
Possa questa Madre, potentissima nel suo patrocinio, intercedere sempre per la nostra pace e per la nostra salvezza.
CAPITOLO XXXVII
S. ANNA NEL MATTUTINO
L'invitatorio, che dà il ritmo ed è come lo schema, il seme di tutta l'ufficiatura, dice così: c Gesù, figlio di Maria, nata da Anna, venite, adoriamo ».
Un filo di oro lega i tre nomi e le due Maternità. Il Nome di Gesù è quasi fermaglio di brillanti, tra i due santi nomi della Madre privilegiata e della Madre divina.
L'Inno è quello dei primi Vespri: « Lucis beatae gaudiis ». Delle tre antifone, la prima si riferisce alla Celeste Pargoletta che è il capolavoro ed il poema di lode di tanta madre!
Nella seconda, Anna ha partorito una Figlia, in cui il Signore, come in un sole, ha posto il suo tabernacolo.
La terza parla della benedizione, di cui è stata ricolma Anna, nel concepire la Madre di Dio.
Le tre Lezioni riferiscono la storia della antica. Anna (libro I dei Re. Cap. I). La madre di Samuele è figura della nostra Anna, che può ripetere il fatidico inno di quella.
I tre Responsori sono tratti da questa storia profetica, con evidenti riferimenti a S. Anna, madre della Regina dei Profeti.
Le tre Antifone del secondo Notturno sono bellissime e di sapore biblico.
I1- più bello dei figli degli uomini ha preso la madre sua da Anna!
Il Signore ha santificato il suo Tabernacolo, mentre, attraverso l'azione della Grazia, si' formava, nel seno di S. Anna, il Germe immacolato: Nella terza si allude alle glorie di S. Anna, da cui è sorta la mistica Città di Dio.
Nei versetti dei tre notturni del Mattutino 'il concetto è unico, l'adempimento cioè delle antiche promesse, attraverso il prodigio della sterilità feconda.
Le Lezioni del 2° Notturno sono tratte da S. Giovanni Damasceno. Oratio II « De Nativitate Virginìs, in fine ».
E' un inno stupendo che canta la gloria di questa Madre, tre volte beata!
« Accorrete, o popoli tutti, ed esultate: oggi è nata Colei che è la gioia di tutto l'universo. Oggi, dall'albero di Jesse si distende sul mondo un ramo su cui sbocciò il Fiore. Da Anna germoglia una Vite feconda che ha prodotto il grappolo di uva...
I Responsori sono caratteristici e soffusi di poesia, nei loro concetti teologici.
Da Anna abbiamo avuto Colei che è la Vergine delle vergini, la Signora degli Angeli, la Regina del mondo.
Ella, il cui nome suona Grazia, ha dato al mondo la madre della Grazia.
La Sterile ha partorito la Figlia Immacolata, l'Alma Vergine Maria.
Questa è quella beata Anna, nel cui seno si formò il germe della Grazia.
Questa è la terra che diede il Frutto della benedizione!
In questo seno l'Altissimo operò cose grandi e mirabili. La natura cedette alla Grazia e l'universo trepidò davanti a tante meraviglie. Nelle tre antifone del III Notturno v'è un riferimento al Regno di Dio, di cui Anna è l'alba.
Nella seconda è l'elogio del nome e della santità di Anna. Nella 3a v'è un riferimento alle promesse, di cui S. Anna segna la realtà dell'adempimento.
Le tre Lezioni, a commento del Vangelo: « Liber Generationis Jesu Cristi », sono di S. Ambrogio (Expositio Ev. secundum Lucam, libro 3° - 10 - 12). Il Santo Dottore espone un parallelo tra la, genealogia, secondo S. Matteo e quella secondo S. Luca.
Le 5 Antifone alle Lodi, sono veri gioielli. La prima dice così: « Diciamo un canto di lodi ad Anna gloriosa, benedetta dal Signore, nella Prole ».
O Anna, figlia di re, sposa di Joachim, madre dell'Alma Vergine, benedetto davvero è il frutto del ventre tuo.
Gioisci, o Madre della Grande Figlia, Tu sei un cielo, su cui brillò la Stella mattutina!
L'inclita Verga di Jesse ha prodotto il Fiore che diffonde meraviglioso profumo!
L'ultima Antifona è una acclamazione: « Ecco tu sei felice, o Anna santa, ecco tu sei felice, o Genitrice della Madre di Dia! ». I concetti, espressi nelle antifone sono sviluppati, in forma poetica, nell'inno delle Lodi, in cui si esalta Colei che è Radice di Jesse, la Madre della Vergine futura ed il Porto sereno che, al mondo esultante, diede la salute.
La chiusa dell'inno è una preghiera a S. Anna, perchè salvi la patria, accolga i voti supplici del popolo e dia perenne grazia a quelli che, devotamente, la invocano.
I versetti risuonano un accento del Magnificat: perchè Dio ha guardato all'umiltà di Anna, perciò tutte le genti le rendono gloria! L'Antifona, al Benedictus, ha invece, il ritmo di un verso del cantico di Zaccaria: c Dall'alto oriente il Signore mandò Anna che, col partorire Maria, al genere umano preparò la via della salvezza ».
Nella liturgia, S. Anna, occupa un posto speciale, anche nelle feste della Natività di Maria, della Presentazione al Tempio e di S. Gioacchino.
Nell'orazione liturgica del giorno 8 settembre, difattì, il Parto di S. Anna, esordio della salute e incremento di pace, è la nota saliente di questa solennità.
Questo Parto, fu aurora di luce e dì gaudìo ed inizio di eterna vita per l'universo intero.
Nel II Notturno dell'Ufficiatura del 21 novembre, il breviario riporta un brano di S. Giovanni Damasceno, in cui si fa un parallelo tra l'antica Anna che offrì al tempio il piccolo Samuele e questa nuova grande Anna che offre all'Eterno la Celeste Pargoletta.
Nella festa del 16 agosto, le lezioni del II Notturno di Mattutino riferiscono le voci di S. Epifanio e di S. Giovanni Damasceno che tracciano il più bel panegirico dei santi Genitori di Maria, ne fissano il significato dei nomi e ne cantano la santità, la missione e la gloria!
L'arte ha tradotto, nei suoi capolavori, i fasti della Liturgia dei santi genitori della Madonna. Dai vetusti mosaici dell'arco trionfale della veneranda basilica romana di S. Maria Maggiore agli affreschi di Giotto, dal tabernacolo dell'Orgagna di Orsammichele di Firenze, alle pitture del Ghirlandaio, in Santa Maria Novella, è tutto un solco di gloria!
Quelle solennità liturgiche esaltano, nei secoli, soprattutto S. Anna che tutte le genti acclamano beata!
E non solo i popoli antichi di Oriente e di Occidente la venerano; ma anche i popoli dell'America e sopratutto del Canadà, dove da circa 3 secoli la festa di S. Anna è di precetto. Si calcolano che dal 1658 al 1957 furono a visitare il santuario di S. Anna a Beauprè, circa 30 milioni di pellegrini, come abbiamo detto, in apposito capitolo.
Vogliamo notare, per essere precisi e completi, che, con la ultima riforma del Messale e del Breviario romano che avrà vigore dal 1° gennaio 1961, nulla è cambiato nei rapporti delle feste di S. Anna e S. Gioacchino perchè è stato conservato il rito di doppio di 2a classe ».
CAPITOLO XXXVIII
LA LITURGIA DELLA MESSA DI S. ANNA
L'Introito è il Gaudeamus omnes in Domino, diem festum celebrantes! È quel solenne e grandioso introito che si legge, in alcune Messe, durante l'anno e che è originario della festa di S. Agata. È assai appropriato a S. Anna, il cui Parto fu di gioia agli Angeli e agli uomini, a tutto l'universo, perchè aurora della Redenzione. L'Introito qui, davvero, sotto il punto di vista ascetico, è un richiamo a quella che deve essere la vera divozione alla gran Madre di Maria.
Solo così sarà veramente fruttuosa la partecipazione al santo Sacrificio.
Si noti l'importanza dell'Introito, anche sotto il punto di vista liturgico. È come il seme, che in sè contiene il divenire della pianta. Tutta la Messa ha nell'Introito il suo germe.
Sotto l'aspetto musicale, ogni introito è il preludio di una sinfonia che, in questo di S. Anna, è ancora più solenne e trionfale. Quelle parole « sub honore B. Annae » costituiscono, la nota più espressiva!
Davvero rallegriamoci tutti, nel Signore, celebrando la festa ad onore della Beata Anna, della cui solennità esultano gli Angeli e lodano, in coro, il Figliò di Dio!
L'orazione liturgica è quella da noi esaminata nella Liturgia dei Vespri.
In essa domandiamo il patrocinio di S. Anna, esaltata da Dio, quale Madre di Colei che è mediatrice e dispensatrice di tutte le grazie.
L'Epistola esalta le virtù della donna forte ed è un inno a tutte le madri cristiane, di cui S. Anna è l'inclita patrona e maestra. Se il nome della Madre di Maria è tanto diffuso, lo si deve a questo culto di invocazione e a questo Patronato universale.
Questa pagina dei Proverbi (Cap. 31 - Vol. 10 - 31,) è chiamata l'alfabeto d'oro della donna ideale. Vi sono enumerate tutte le virtù della donna saggia che è sposa pia e madre prudente.
Nella Messa di S. Anna questa pagina, comune a tutte le Sante madri e vedove, s'illumina, qui, di luce più viva ed ha un valore ancora più alto.
Nella Messa Propria, concessa per alcuni luoghi e alcune chiese, l'Epistola è tratta dal Genesi - Cap. 36 Vol. 3-5 - Vi si parla delle grandi promesse, fatte da Dio ad Abramo ed ai Patriarchi, nel cui Seme tutte le Genti saranno benedette. Anna è figlia di quei Patriarchi ed è della stirpe davidica. In Lei le antiche Promesse cominciano ad avverarsi, perchè Ella è la madre di Colei, nel cui Seme tutti i popoli sono redenti.
La Salmodia della Messa comune ricalca lo stesso concetto dell'Epistola e canta le virtù della madre cristiana e cioè la carità, la giustizia, la castità..
Viceversa nella Messa Propria, la salmodia è un serto di preziosissime perle.
« Sulle tue labbra è diffusa la grazia, perciò il Signore ti ha benedetta ».
È qui chiara l'allusione al significato del nome che suona appunto grazia!
Veramente benedetta è Colei che è la Madre della Benedetta fra tutte le Donne ed è l'Ava del Messia.
O Anna felice, che hai partorito Colei che partorirà la Redenzione del mondo. Alleluia!
La pericope evangelica è tratta da S. Matteo (Cap. 13 - Versi 44-52).
Il Regno dei Cieli è simile ad un tesoro nascosto, ad una perla preziosa, ad una rete gettata a mare. Costi quello che costi, vale la pena compiere qualsiasi sacrificio, pur di acquistare quel Regno. Il tratto è comune a tutte le sante, non vergini, nè martiri.
Ma il Card. Shuster, nel commento alla Messa del 26 luglio, scrive: «il campo nel quale ritrovasi il tesoro nascosto può, graziosamente, simboleggiare la Progenie di Anna e Gioacchino, lo stelo di Iesse, donde derivò appunto Gesù Cristo. Dicasi lo stesso della rete gettata in mare, la quale prende l'Ictys divino che nutriste gli uomini per la vita eterna». Liber Sacramentorim (Vol. 8°. pag. 104).
Del resto la Santa Vergine è davvero il Tesoro ed il seno beato di Anna fu il campo delle meraviglie e dei misteri di Dio, il campo dell'epica lotta tra Dio e satana, il campo in cui, tra le spine del peccato, germogliò il candido giglio dell'Immacolata Concezione. Il seno di S. Anna può davvero rassomigliarsi ad una conchiglia e l'Immacolata ne è la splendida e preziosissima perla.
Non senza ragione, nei tanti santuari e basiliche mariane, non manca mai il culto della Madre della Vergine.
È un altare, è una statua, un dipinto, una cappella; ma non manca mai il sorriso di S. Anna, ovunque!
Nella Messa propria, la pericope evangelica è. la prima pagina di S. Matteo, e cioè quella della genealogia del Cristo, secondo la natura umana.
È la stesso vangelo che si legge nella Messa, della Natività della Vergine. È questa una pagina divina, importante, sotto lo aspetto biblico e storico.
Viceversa quello della Messa ordinaria per tutta la Chiesa universale lo è, sotto il puntò di vista allegorico.
L'Antifona per l'Offertorio è presa dal salmo 44. Tra le sue dilette vi sono figlie di re; sta la regina, vestita di oro, alla tua destra, con vesti, variopinte. È qui una chiara allusione alla stirpe regale di S. Anna, alla sua posa regale ed alle luci fulgide della sua santità.
Nella « secreta » chiediamo che il Sacrificio sia gradito al Signore, per intercessione della Beata Anna, madre della Genitrice del Figlia di Dio, onde torni ad aumento della nostra pietà e ci sia causa di salvezza ».
« C'è, commenta il Card. Shuster, un nesso intimo tra il divino Sacrificio e S. Anna; pérchè quell'Umanità e quel Sangue, che Gesù offrì sulla Croce, gli derivò dal seno purissimo di Maria che a sua volta li deve alla propria santa madre Anna, nel cui seno fu concepita senza peccato originale » (luogo citato - pag. 104-105). L'Antifona alla Comunione ripete un versetto della salmodia. « La Grazia è soffusa sulle tue labbra e perciò Dio ti benedi in eterno e per tutti i secoli ».
Anna significa grazia. Universale e perenne, nello spazio e nel tempo, è il culto glorioso di S. Anna.
Ma la Grazia che Anna apportò al mondo è la Vergine Maria. Veramente soffuse di grazia furono le labbra di S. Anna, che tante volte, chiamarono Maria e tanti dolcissimi baci impressero sulla fronte della Celeste Pargoletta.
La preghiera finale è un vivo desiderio di giungere alla Vita Eterna, di cui l'Eucaristia è pegno, per intercessione di S. Anna, madre della Madre di Dio ».
Una tela caratteristica è nella Chiesa della Pietà dei Turchini, a via Medina. È la pala del cappellone di sinistra, presso l'altare maggiore ed è inquadrata, tra marmi e pitture artistiche.
S. Anna è in gloria e sembra sia come il trono di Maria. La sostengono gli Angeli. La celesta Bambina si slancia verso lo Eterno Padre. S. Anna l'offre, ma è la Vergine che si offre. L'Eterno, dall'alto, scende giù, in un movimento di accettazione, mentre Maria si slancia, con un movimento di completa offerta e di totale dedizione.
Giù, ed è questa una nota eucaristica, in ginocchio, sta S. Tommaso d'Aquino che, estatico, guarda ed eleva l'Ostensorio. Sembra che canti il « Nobis datus, nobis natus ex intatta Virgine ». È ribadito il concetto, espresso dal Card. Schuster, nel commento eucaristico della secreta della Messa di S. Anna. Teologia e liturgia trovano così una sublime espressione nell'arte.
CAPITOLO XXXIX
ALCUNE GEMME DELL'UFFICIO PROPRIO DI S. ANNA
Hanno una nota di popolarità le Litanie che commenteremo nel prossimo capitolo.
Ma se sì raccogliessero alcune perle dall'« Ufficio Proprio », si potrebbero comporre Litanie stupende, con prevalente nota liturgica.
Ne diamo qui un saggio, anche per dare ai predicatori spunti e schemi di soda eloquenza.
Anna, figlia di re ed inclita stirpe di Davide.
Illustre, per antica nobiltà sacerdotale e regale.
Radice feconda di Iesse che germinò la Verga fiorita.
Madre dell'Alma Vergine, aspettata dai Patriarchi.
Madre Santa di Colei che fu annunziata dai Profeti.
Lumìnoso Firmamento, in cui rutila la splendida Stella Mattutina.
Seno beato, da cui spuntò la Vergine, quasi Giglio tra le spine.
Seno benedetto, in cui la Donna promessa stritolò il capo dell'infernale serpente.
Seno fecondo che, quasi conchiglia, formò l'unica preziosissima perla.
Anna santissima, illustre per lo splendore di tutte le virtù.
Anna piissima, ripiena di ogni grazia e benedizione.
Donna singolare per la sua Fede e per la sua speranza nel futuro Messía.
Diletta sposa di Gioacchino, Madre della Madre di Dìo ed Ava di Gesù Crìsto, secondo la carne.
Del popolo di Israel speranza e letizia.
Dei popoli tutti difesa e tutela.
Mediatrice nostra potentissima presso l'Eccelsa Regina.
Pegno di salvezza e di speranza.
Colomba, nunziatrice di pace.
Rondinella, nunzia della primavera della Grazia.
Preclaro modello ed Educatrice delle Vergini cristiane.
Esempio di virtù alle spose, di sacrificio alle madri, di fortezza alle vedove.
Nelle, cose prospere Adiutrice.
Nelle cose avverse Soccoritrice.
Nei pericoli, salvezza sicura e conforto nei dolori.
Avvocata dei peccatori e sollievo dei tribolati.
Della Chiesa Trionfante gaudio e letizia.
Gioia degli Angeli ed onore dei Santi tutti.
Patrona potentissima della Chiesa Militante.
Liberatrice e Consolatrice della Chiesa Purgante.
Questo complesso di lodi che hanno un accento liturgico e patristico, si concludono con i versetti dei vespri
« Prega per noi, o Beata Anna che partoristi l'Immacolata Madre di Dio ».
Stupendo poi è il ritmo della preghiera, contenuta nelle seguenti antifone
O Anna, colomba di nostra gente, guardaci, con occhio benigno e aiutaci, con materno amore!
O potentissima S. Anna, sii tu la nostra salvezza; conserva a noi la Fede, corrobora in noi l'integrità dei costumi e, con la tua santa intercessione, ottienici il dono, della pace!
O dolce nostra S. Anna, porgi tu per noi le nostre suppliche e prega tu per noi la grande Regina, mediatrice di tutte le grazie.
Il tuo nome fatidico, o S. Anna, significa grazia e tu hai partorito Colei che è la Mater Divinae Gratiae e la Onnipotente Dispensatrice di tutte le grazie.
Il nostro popolo devoto canta con una cantilena, tutta partenopea, in cui c'è una vena di mestizia
« Potentissima S. Anna, « Cara Madre di Maria
« In vita e in morte mia
« Non dovete abbandonarmi !
Non è vera poesia? D'accordo; ma quì non è la rima che conta, ma è il cuore che, cantando, prega e, pregando, canta.
CAPITOLO XL
LE LITANIE DI S. ANNA
Non hanno nessuna approvazione ufficiale della Chiesa, nè sono inserite nell'appendice del Breviario, come quelle di S. Giuseppe; ma sono molto antiche ed una volta, erano popolarissime, nelle chiese, ove è radicato il culto a S. Anna. Le invocazioni sono assai espressive, pur se qualcuna dovrebbe essere alquanto ritoccata.
È un complesso di 20 invocazioni che può essere diviso in quattro parti, quasi sinfonie di un poema musicale. Tutte le invocazioni danno a S. Anna il titolo di gloriosa.
Nella prima sinfonia è l'esaltazione della singolare Maternità di S. Anna che, nella sterilità, fecondata dal miracolo, concepì la Immacolata, portò nel seno, per 9 mesi, la speranza dei secoli e partorì la Madre di Dio.
Colei che è la Trionfatrice del serpente antico, Colei che è la Vita, la dolce nostra speranza, spuntò, quale vaga aurora, nunzia dell'Eterno Sole di giustizia!
La settima invocazione che chiude la Ia sinfonia, dice così « O gloriosa S. Anna che ci desti Maria, Madre nostra dolcissima, pregate per noi!
La seconda sinfonia è l'esaltazione della santità di Anna, specchio di ubbidienza, di pazienza, di pietà e di carità, modello di religione e di preghiera.
Vera divozione è imitarne le virtù ed invocarla, con fiducia; ma con cuore puro, casto il corpo e monda la coscienza.
Nella terza parte è l'esaltazione della missione di S. Anna, nei rapporti della Chiesa di cui è difesa e baluardo.
« O gloriosa S. Anna, propugnacolo della Chiesa, pregate per noi! »
« Dei cristiani tutti Ella è il più potente aiuto, dopo la Vergine Ausiliatrice. Dei coniugati è il modello; delle sterili è speranza e conforto, delle partorienti è soccorso e forza. »
Nell'ultima sinfonia è 1'apoteosi della gloria di S. Anna, onore dei Patriarchi, desiderio dei Profeti, Patrona delle Vergini, Regina madre dei Santi tutti.
Sulla soglia, tra il Vecchio e Nuovo Testamento, sta S. Gioacchino, ultimo dei patrìarchi; ma vicino sta Anna gloriosissima. Isaia vaticinò la Radice di Iesse, da cui sarebbe venuta la pianta che avrebbe germinato il Fiore.
S. Anna è questa profetica Radice!
Nelle corti dei Re, la madre della Regina è regina madre. Nel Paradiso S. Anna lo è, nei rapportì dei Santi tutti, di cui Maria è Sovrana.
L'ultima invocazione dice « O Gloriosa S. Anna, aiuto potente di chi vi invoca, pregate per noi. »
In tutte le invocazioni a S. Anna si dà il titolo di Gloriosa, in cui si intravede l'altro titolo di potente, eco della voce dei Padri della Chiesa, e sopratutto, di S. Giovanni Damasceno che scrive
« S. Anna, in cielo non prega, ma comanda: « non rogat, sed imperat ».
« Gloriosissìma S. Anna », la saluta il nostra popolo ed invocandola la chiama: « Vecchia potente ».
La Liturgia, del resto, applica, in senso accomodatizio, le parole del Salmista: « Di te o Anna, sono state predicate cose gloriose!»: « Gloriosa dieta sunt de te ».
Con la liturgia carmelitana diciamo: « Te lodiamo, te veneriamo o S. Anna; da te nacque Maria, Figlia prediletta del Padre, Madre del Verbo Incarnato, Sposa dello Spirito Santo ». Alleluia!
CAPITOLO XLI
LE « FIGLIE DI S. ANNA »
L'Istituto delle Figlie di S. Anna, fondato dalla Serva di Dio Rosa Gattorno, ha dato e dà, nei tempi nostri, un contributo, non indifferente, al culto della Gloriosissima S. Anna.
Sono 405 le case - la statistica è del 1941 e 8120 le suore che, secondo la Regola, assumono tutte il nome di Anna che è premesso al nome specifico e al cognome. Quest'albero benedetto tende i suoi rami, anche in terra di missione, come ad Assab in Etiopia ed a Sephoris, presso Nazaret, ove sono ancora vivi i ricordi degli augusti Genitori della Vergine.
Rosa Gattorno, di nobile famiglia genovese, fu sposa, madre e vedova.
Il Signore la scelse, per vie ardue e difficili e la sollevò sulle vette della santità, affidandole la missione di Fondatrice di una opera che è religiosa, morale e sociale.
Dalla piissima mamma le fu istillata, fin dai primi anni, una tenera e fiduciosa divozione a S. Anna. Le sagge spose cristiane affidano alla Madre di Maria le ansie e le sollecitudini della loro maternità! Del resto Genova rende a S. Anna un culto distinto e la bella Chiesa del convento carmelitano è appunto a Lei dedicata. Ma per Rosa questo indirizzo materno fu un segno provvidenziale, quasi un auspicio, certo una preparazione di quella grande opera che le sarebbe stata ispirata, in una visione e che sarebbe stata dedicata alla Santa Madre di Maria.
Sul principio, il nuovo Istituto fu chiamato delle Figlie di Maria Immacolata e Minime di S. Francesco d'Assisi.
Ma, una notte, mentre Rosa era tutta assorta nella cappellina della casa madre di Piacenza, vide una grande luce. Le apparve la Vergine Santissima, con S. Anna, in atto di mostrarle un velo. In ginocchio, rivolto a Maria, era S. Francesco d'Assisi.
L'Immacolata, a voce chiara e sillabando, le disse: « Io desidero che il titolo sia quello di « Figlie di S. Anna », Madre mia e così dicendo, l'additava, con un gesto di filiale tenerezza!
Cedo a Lei questa opera. Ciò che tu farai per essa, lo terrò come fatto a me! La visione meravigliosa disparve, lasciandola, immersa in un'estasi dolcissima. La Fondatrice voleva subito recarsi a Roma, e consultare Pio IX, il quale forse, con spirito profetico, approvando il titolo primitivo, aveva detto: «sia per ora questo il titolo dell'Istituto; poi si vedrà! »
Poichè non poteva recarsi di persona a Roma, scrisse al Papa che le rispose, a mezzo del Card. Patrizi, approvando il nuovo titolo.
Rosa chiamava S. Anna « Madre dell'Immacolata » e diceva che tale appellativo è il titolo più onorifico di così eccelsa Donna. Ella istillò nell'animo delle sue Figlie, tale amore, da contribuire, straordinariamente, alla diffusione del culto di S. Anna, nella IIa metà del secolo scorso. Oggi le case dell'Istituto ne sono centri di divozione e le Figlie di S. Anna ne sono aralde!
Tra le nobili Dame, che protessero il nascente Istituto della Gattorno, emerge la principessa Granito Pignatelli di Belmonte che, un giorno, presentò alla Fondatrice, suo figlio don Gennaro, allora non ancora sacerdote.
Questi, fra le altre sue qualità, sapeva di pittura e si offrì a dipingere un quadro di S. Anna per la chiesetta di villa Cosenza, ad Ottocalli, nella nostra città. È il quadro che tuttora si venera a villa S. Anna.
Il Belmonte, fatto sacerdote, ebbe rapporti spirituali, preziosissimi con la Serva di Dio. Egli fu uno dei consiglieri più efficaci della Fondatrice ed è stato uno dei testimoni più autorevoli, nel processo di Beatificazione.
Il Card. Gennaro Granito Pignatelli di Belmonte, decano dei Cardinali e Protettore dell'Ordine cui era legato da vincoli di speciale predilezione, è morto, a 97 anni, nel 1948.
Sulla via Merulana, a Roma, è la Casa centrale delle Figlie di S. Anna. La Chiesa, dedicata alla Vergine, Mater gratiae et Misericordiae, è un monumento di fede e di arte. Quì il 25 nov. 1899 Mons. Belmonte fu consacrato vescovo dal Card. Rampolla. Quì Rosa Gattorno intonava il suo « Nunc dimittis! ».
Ella difatti morì il 6 maggio nel 1900.
L'affresco centrale della Chiesa suddetta rappresenta S. Anna che, fra le palme, addita alla Celeste Bambina; vestita di candida tunica, un gruppo di poveri, situati, in semicerchio, ai quali la Piccola distribuisce dei pani. Sono figure scarne e imploranti. Nel fondo si scorge un paesaggio della Palestina. L'effetto è suggestivo!
Nel pannello frontale dell'arco, a destra, Gioacchino ed Anna accompagnano al Tempio la Celeste Bambina la quale ascende, con passo rapido e deciso, la scala, come attratta dalla fulgida luce che scatta dalla soglia del tempio. A sinistra è dipinto l'incontro affettuoso dei santi coniugi, dopo la duplice leggendaria, angelica rivelazione.
Nel tempio vi è una cappella, di preziosi marmi bianchi e policromi, dedicata alla Santa.
Stupendo è il gruppo marmoreo di S. Anna con la Celeste Pargoletta.
Nella lunetta centrale del frontone esterno, v'è una colossale statua in travertino, ai cui lati sono scolpití due Cherubini, in atto di profonda venerazione.
Vogliamo concludere, segnalando una nota caratteristica nell'opera di Rosa Gattorno. Ella seppe armonizzare la divozione a Gesù Eucaristia, alla Vergine Immacolata e all'Augusta Genitrice della Madonna: furono i suoi tre grandi amori. A Piacenza difatti, nel giorno 8 dicembre 1884, istituì le Terziarie di S. Anna, adoratrici del SS. Sacramento.
Auguriamo al grande Istituto, tanto benemerito nell'insegnamento, nelle opere dì carità e nel culto dei morti, la gioia dì veder presto elevata agli onori degli altari, la grande Fondatrice, apostola della divozione a S. Anna nel secolo nostro e in questa nostra Italia, dove, secondo una statistica di 20 anni or sono, sulle 405 dell'Ordine, 327 sono Italiane!
Non mi è stato possibile avere notizie più recenti; ma sappiamo che, in questi ultimi anni, l'Istituto ha avuto un intenso sviluppo, in Italia e fuori.
CAPITOLO XLII
LE CHIESE IN NAPOLI DEDICATE A S. ANNA
Non tutte le Chiese, che si dicono di S. Anna, perchè centri popolari di devozione, sono, realmente, dedicate alla Madre della Vergine.
Difattí quella, detta di S. Anna alle Paludi e quella, distrutta di S. Anna, all'Orto del Conte, al Lavinaio, s'intítolano alla Madonna delle Grazie. La bella e vetusta Immagine, tanto venerata nella zona' del Mercato, è ora veneratissima nella chiesa di Santa Maria della Scala, in tutti i martedi, e specie nella ricorrenza festiva, che è celebrata, con grande solennità.
Non meno venerata è la graziosa statua nella parrocchiale chiesa che, era nelle Paludi, ed ora è in un centro importante, tra la zona della stazione centrale, via Stella Polare e Borgo Loreto,
La Chiesa di S. Anna del Rifugio, in realtà, è dedicata alla SS. Vergine dal titolo di Refugium peccatorum. Veneratissima è la caratteristica immagine di S. Anna. È un artistico gruppo di dimensioni al naturale.
La Madre di Maria è seduta, come su un trono, ed è vestita di un ricchissimo abito di broccato, ricamato -in oro. La Celeste Bambina, di meravigliosa bellezza, è in piedi.
S. Gioacchino sembra rapito in estasi e guarda la Madre e la Figlia.
Questa Immagine è un centro di attrazione e di intensa divozione, in tutta la zona che si estende dai Tribunali al Duomo, da Porta Capuana alla Annunziata. Ora la si venera in una cappella, l'ultima, a sinistra di chi entra.
Le attivissime suore maestre Pie Venerini hanno fatto della Chiesa del Rifugio un centro di Azione Cattolica femminìle, sotto l'egida di S. Anna madre, educatrìce e maestra, oltre che un complesso di scuole femminili e culturali.
Anche la Chiesa detta di S. Anna a Chiaia, ma che è invece dedicata a S. Maria della Neve, è un centro popolare di divozione, in tutta la zona marinara di Chiaía e Mergellina.
Di S. Anna di Palazzo parleremo di proposito. Diciamo solo che, in realtà, la Chiesa è dedicata alla Madonna del Rosario.
La Chiesa che il popolo continua a chiamare di S. Anna a Capodimonte, è viceversa, intitolata alla Madonna delle Grazie. Queste denominazioni, in contrasto con i titoli, cui sono dedicate quelle Chiese, sono peraltro un indice della grande devozione a S. Anna, le cui Immagini, veneratissime, hanno finito per prendere il sopravvento sul titolo medesima, si che, a voce di popolo, vengono dette di S. Anna, mentre, in realtà, è altra la dedicazione, diverso il titolo.
Sulla Via Lanzieri, nella piazzetta, resta ancora una chiesetta che fu detta di S. Nicola, prima, poi di S. Marco ed infine di S Anna e ceduta ad una arciconfraternita, detta di S. Maria del Suffragio.
In una piazzetta, al vico Garofalo, a Sedil di Porto, vi è una chiesetta che fu già arciconfraternita dei pittori, sotto il titolo dei Santi Anna e Luca, che fu poi anche detta di S. Antonio abate, quando nel 1852, fu ceduta alla arciconfraternita omonima.
Un'altra chiesetta, dìstrutta da circa 40 anni, era quella di S. Anna alle Fontanelle, in via Trìvio, nella zona Arenaccìa. Le campane, di piccole proporzioni, furono donate alla cappella della Madonna delle Grazie, soppressa quando fu costruita la Chìesa omonima che ha per contitolare S. Attanasio, Vescovo di Napoli. La S. Lucia che si venera ivi, proviene da quella chiesetta.
Il quadro di S. Anna invece è nella sacrestia della parrocchiale chiesa di S. Anna al Trivio.
Rappresenta S. Anna che muore. In estasi. d'amore, Ella protende le braccia verso la Figlia che le porge Gesù Bambino. È come una visione profetica che avvolge Anna, in un alone di luce paradisiaca.
Nel vico Gigante esisteva una antica Chiesetta, dedicata a S. Anna, dove si fermarono i primi Gesuiti, venuti a Napoli col padre Alfonso Salmeron, nel 1551. A ricordo e in omaggio, in tutte le chiese dei Gesuiti, v'è sempre un altare, dedicato a S. Anna. Difatti nella Chiesa del Gesù Vecchio la prima cappella, a destra di chi entra, è dedicata alla Madre di Maria. Nell'aristocratico tempio di S. Ferdinando, già di S. Francesco Saverio, la prima cappella, a sinistra di chi entra, è dedicata al mistero della Presentazione di Maria.
La tela è di ignoto autore. Nota caratteristica è la posa del sacerdote israelita che accoglie la Celeste Bambina, incensandola, con aureo turibolo. S. Anna offre al Signore la diletta Figliuola elle ascende gli scalini del Tempio. Al lato opposto, è S. Gioacchino che si uinsce nella mistica offerta.
Al Corso Vittorio Emanuele v'è una cappella, nel palazzo dei principi di Montemiletto, detta «Il Piede di S. Anna». I Principi di Montemiletto, devotissimi della Santa, ne propagarono il culto, in tutti i loro feudi. Anche oggi a Pratola Serra, in diocesi di Benevento, la parrocchiale chiesa, fondata da quei Principi, è dedicata a S. Anna.
L'insigne Reliquia del Piede di S. Anna, portata a Napoli, ai tempi delle Crociate, ora si venera, come già dicemmo, nella nostra Cattedrale.
In quanto alla chiesa detta «alle Paludi», nulla risulta di preciso, a cominciare dalla costruzione stessa del tempio, di recente restaurato e che il popolo chiama sempre di S. Anna. Difatti nella prima santa visita pastorale è scritto: «per ciò che riguarda la fondazione, manca qualsiasi notizia o documento ». Come, più tardi, sia stata chiamata di S. Anna, non si sa. Come e perchè si sia tanto diffusa la divozione alla Madre della Vergine, fino a dare il nome a tutto il rione, s'ignora. L'immagine ritenuta « prodigiosa » - è assai nota, in Napoli e fuori. L'autore è ignoto. Sembra che la deficienza di notizie storiche sia dovuta ad un incendio che distrusse il solo archivio, in tempi lontani. Una cosa è certa, la popolarità della divozione a S. Anna, in tutta la zona, oggi valorizzata dalla nuova grandiosa stazione ferroviaria e dall'intenso sviluppo industriale.
Un altro centro popolare della divozione a S. Anna era la distrutta chiesa della confraternita di S. Barbara dei cannonieri, al Porto.
La bellissima statua della Santa è ora nella Chiesa dell'Incoronatella, nuova sede della suddetta Arciconfraternita.
Questa S. Anna era chiamata dei « Remolatori » cioè addetti al lavoro dei remi.
Nell'antica chiesa di S. Barbara la divozione del popolo verso la gloriosa Santa era intensa, sopratutto nei martedì. Anche oggi, vecchi marinari e donne degli uomini di mare si recano all'Incoronatella a venerare la vetusta e taumaturgica Immagine.
Vogliamo sperare che la tradizione non si spegni e che nella nuova chiesa che è poi l'antica parrocchia, ora trasferita nella Pietà dei Turchi, si riaccenda quella devozione, già tanto viva, in tutta la zona portuale.
Verso la metà del sec. XVI, i marinai pescatori di Chiaia costituirono un pio monte, per soccorrere coloro che per vecchiaia o malattia erano inabili al lavoro e bisognosi perciò di speciale assistenza.
Nel 1571 fu edificata la chiesa, dedicata alla Madonna della Neve che diventò la sede stabile della detta opera assistenziale. Nell'attiguo ospizio trovarono ricovero i marinai pescatori e le loro famigliuole avevano dotazioni e maritaggi, sussidi ed assistenza. La tela della Madonna della Neve, invocata :come propizia Stella del mare e che si ammira sull'altare maggiore, è del Sabatini.
Ma contemporaneamente al culto della Madonna della Neve, sorgeva la divozione a S. Anna.
Presso la Torretta eravi un magnifico quadro, su legno, di ignoto autore e della scuola secentesca napoletana.
È di interesse artistico notevole. S. Anna è seduta, in una posa maestosa di, matrona e di regina. Non solo ha nella destra uno scettro; ma porta sul capo una corona regale. Il volto di S. Anna è assai espressivo e forti ed energici sono i lineamenti. Con la sinistra la madre abbraccia la Celeste Bambina che legge sulle pergamene delle sante scritture. Sul capo si ergono tre corone sul cui vertice la mistica Colomba vibra raggi luminosi. Il concetto teologico delle tre corone è magnifico; ma, esteticamente, la figura della Madonnina ne è appesantita. Infondo, a sinistra si vede la figura di S. Gioacchino. È una figura d'angolo, in un alone di umiltà profonda e di estatica contemplazione.
Questa Immagine aveva culto popolare, ma sembrava che la Madonna non fosse contenta che la Madre fosse sulla strada.
Si pensò così di collocarla, là, dove è oggi e veneratissima, cioè sul secondo altare, a sinistra di chi entra.
In tutta quella zona marinara da Mergellina a Piedigrotta, S. Anna è invocata con grande fervore.
CAPITOLO XLIII
DUE CHIESE ALLA PERIFERIA DI TOLEDO
Una è quella di S. Anna dei Lombardi, a sud di via Roma, l'altra, è S. Anna di Palazzo, a nord della stessa strada.
L'attuale chiesa, detta di S. Anna di Palazzo, fu edificata nel 1573. Ampliata dai Domenicani, fu dedicata alla Vergine SS. del Rosario, in occasione della festa, stabilita da Gregorio XIII, alla prima domenica di ottobre.
Espulsi i religiosi, la chiesa accolse la cura parrocchiale, che era prima in S. Anna di Palazzo che fu chiamata S. Anna Vecchia. Questa chiesa fu fondata, nel 1572, dai governatori della Congrega del SS. Sacramento di S. Giovanni Maggiore.
Nel 1600 il Card. Gesualdo la eressa a parrocchia.
Quando la cura fu poi trasferita nella suddetta chiesa del Rosario, questa di S. Anna Vecchia fu ceduta alla Congrega che era nella attigua chiesa di S. Maria della Salvazione.
Sull'altare maggiore restò ancora il bellissimo dipinto del Sabatini che rappresentava S. Anna con la Vergine e S. Gioacchino. Nell'attuale parrocchia si venera una prodigiosa statua di S. Anna che è invocata, con grande divozione, da tutti i fedeli di quella vasta e popolarissima zona.
Del complesso di edifici che avevano per centro S. Anna Vecchia, non esiste più nulla. È però in pieno dinamismo la chiesa di S. Anna di Palazzo, una parrocchia aristocratica e popolare e che resta una centrale del culto di S. Anna, nei quartieri alti della città.
Più importante, perchè monumentale è la chiesa, detta di S. Anna dei Lombardi che è invece la celebre e classica chiesa di Monteoliveto.
Nel 1581 i mercanti lombardi, abbandonata una loro antica cappella, nella Basilica del Carmine, acquistarono parte del giardino, detto di Carogioiello, nella zona, sita tra palazzo Maddaloni
e Monteoliveto, ed eressero una Chiesa, dedicata a S. Anna, dopo lunghe discussioni e litigi.
Difatti non erano d'accordo sul titolo da dare a questa loro nuova chiesa. Chi voleva fosse dedicata a S. Ambrogio, chi a S. Marco, chi a S. Carlo, chi a S. Antonio. La vertenza si fece spinosa e ne era difficile la composizione. Si pensò allora sottoporla alle decisioni del, Cardinale Arcivescovo. I litiganti furono chiamati in episcopio. Ma le teste erano, così accaldate che ne nacque un litigio, nonostante la presenza del Cardinale.
« A un certo punto, narra graziosamente il De Lillo, quando la discussione sembrava volesse degenerare, intervenne il mazziere dell'Arcivescovo che, dopo di aver cercato di mettere pace, nel nostro colorito idioma, gli scappò di bocca: «ma se pò sapè, comme S. Anna a vulite chiammà sta chiesa?».
L'espressione spontanea e tutta partenopea fece sorridere lo Arcivescovo il quale, salomonicamente, sentenziò: «Ben detto! dewdichiamola a S. Anna e non se ne parli più!».
Il dolce nome di S. Anna, calmò i bollenti spiriti dei litiganti. La sentenza fu da tutti accettata e con grande gioia.
La Chiesa fu un centro di devozione fino al 1805. Ma a causa del tremuoto, del 26 luglio, dovette essere chiusa perchè pericolante. Fu così che alla Arciconfraternita di S. Anna -dei Lombardi fu ceduta la storica Chiesa di Monteoliveto.
I due marmorei sepolcri, che sono nell'atrio, provengono dalla chiesa di S. Anna. Nel vicolo Carogioiello, in ricordo del distrutto tempio, fu eretta una edicola che anche ora si vede ed è veneratissima dagli abitanti di quel vicolo che mette in comunicazione Mpnteoliveto con Via Roma.
Bellissima e veneratissima è la statua lignea della Santa che è in una delle più belle cappelle della Chiesa di Monteòliveto. Solenne è la festa che, ogni anno, vi si celebra, con grande affluenza di popolo devoto. Non mancano luminarie e fuochi, nel vicolo, per i festeggiamenti alla S. Anna dell'edicola che ha certamente un valore storico e documentario.
Sulle rovine della antica Chiesa di S. Anna è oggi il palazzo della Arciconfraternita dei Lombardi.
Nonostante tante vicende di uomini e di tempi, rimane integra, in quella zona una pagina di storia, segnata perfino sulla tabella viaria della stessa strada che mena a quella che fu la Chiesa Olivetana e che a S. Anna s'intitola.
Da molti anni, nella suddetta storica chiesa si celebra la c Messa degli Artisti », in tutte le domeniche, una geniale istituzione questa che ha finalità religiosa ed artistica.
Il nuovo giovane e dinamico rettore don Dini saprà, certamente, riportare questo tempio monumentale, sede di una aristocratica Arciconfraternita ai pristini splendori!
CAPITOLO XLIV
S. ANNA A CAPUANA
Al termine della caratteristica via S. Antonio Abate, è la chiesa di S. Anna a Capuana cui si accede, per due rampanti di piperno. Sulla porta, sotto il finestrone di una facciata barocca, non priva di eleganza, vi è un grande ovale che porta scolpita una bella immagine della Santa titolare. Sorgeva in questa zona un vasto possedimento della nobile e ricca famiglia Incarnao. Era tutta una vastissima area, in linea retta ed intersecata da gran numero di vicoli, chiamata fino al 1600 «Quartiere degli Incarnati ». Una di quelle traverse oggi si chiama difatti via degli Incarnati, come il popolo chiamava gli Incarnao.
'Nel territorio che comprendeva 50 moggia, fu eretta una Chiesetta dedicata a S. Anna, patrona di quella antica e nobile famiglia. La cura fu affidata prima ai Minori conventuali dell'attiguo convento di S. Francesco di Paola, e poi, nel 1563, fu ad essi ceduta. La Chiesa fu ampliata e vi fu annesso un convento. Religioso di questo fu quel padre Ganganelli che diventò Papa Clemente XIV. Durante quel periodo, fu anche padre spirituale della Arciconfraternita di S. Antonio dei Padulani, attigua al Convento dei Minori Conventuali e da essi dipendente. Nella Sacrestia di questa arciconfraternita si. vede una grande tela che ritrae, a vivi colori, quel Pontefice.
Nel 1751 la Chiesa fu rifatta dalle fondamenta, nella forma attuale.
Nel decennio francese, espulsi i conventuali, fu ceduta alle Oblate di Maria Santissima della Purità, istituite nel 1778 dal pio sacerdote napoletano don Domenico Campopiano, il quale aveva iniziato la sua opera, in un vicoletto, dove resta ancora una piccola chiesa e che tuttora si chiama Ritiro Purità a Foria.
Dal 1960 è sede di una Arciconfraternita.
Nel 1836, durante la terribile pestilenza, la chiesa a Capuana fu adibita a luogo di recezione e smistamento dei cadaveri ed il convento, a lazzaretto. Nel 1860, in forza delle leggi eversive, il convento diventò ritiro di pigionali del 2° gruppo Opere Pie.
Nel 1935, la Chiesa fu eretta a parrocchia ed il primo parroco fu il compianto Don Filippo Smaldone, morto nell'aprile del 1951. Veneratissima è la bella statua lignea di S. Anna che stringe, tra le braccia, la Celeste Bambinella. In in piedi, a grandezza naturale, ed ha lineamenti di giovanile freschezza. È della metà del secolo scorso e sostituì un'altra statua di legno dorata del 1500, corrosa dal tempo. Di questa Icone prodigiosa era devotissimo re Ferdinando II.
Appena discesi gli scalini della Chiesa, a destra di chi imbocca la via S. Antonio Abate, in alto, presso il primo palazzo, v'è una antica tela, in cui S. Anna non porta la solita aureola; ma la corona. L'ignoto pittore non poteva esprimere, con più eloquenza, quella materna regalità!
La Chiesa di S. Anna a Capuana è un centro di popolare devozione, in tutta la zona capuana ed antoniana.
Tutta la via S. Antonio Abate e tutti i vicoli adiacenti sono seminati di edicole di S. Anna e, in occasione della Festa, si accendono di luci fantasmagoriche e folcoristiche.
Noi stessi, quando nel 1921, ci fu affidata la diruta Chiesa di S. Antonio Abate che fu restaurata dal soffitto al pavimento di marmo policromo, voleremo esporre alla venerazione dei fedeli una grande statua di S. Anna, nella cappella che è all'inizio della strada, di fronte alla statua di S. Antonio Abate, perchè la via, vetusta e popolare, si iniziasse da S. Anna e terminasse con S. Anna.
CAPITOLO XLV
S. ANNA AL TRIVIO
Nel 1884, nella zona, tra il Trivio e Casanova, il piissimo Nicola Pane, terziario agostiniano, costruì, a sue spese, la chiesa caratteristica di S. Anna al Trivio. È di forma, quasi circolare, con una cupola che poggia su 4 colonne, non marmoree. Nella cupola era dipinta la gloria di S. Anna. Le pitture sono andate distrutte. La grandiosa statua della Santa sembrava più maestosa su quel trono imponente che era sullAltare Maggiore, decorato dalle statue dei Principi degli Apostoli. Aveva due rampanti di scale marmoree. Anche questo trono è crollato. Nello sfondo dell'abside era affrescata una stupenda apparizione di Cristo Risorto agli Apostoli e a S. Tommaso.
Caratteristica era la posa di ciascun Apostolo, e, meravigliosamente espressiva, quella dell'Apostola incredulo. che voleva toccare; ma non osò, nè si decideva e finiva per prorompere in quel grido di fede e di amore « Mio Signore e mio Dio! ».
Purtroppo anche questo affresco fu travolto dall'alluvione. La Chiesa ha due cappelle con due grandi tele di Luca Giordano; una rappresenta il battesimo di S. Agostino, amministrato di S. Ambrogio e l'altra ritrae la graziosa leggenda del bambino che vorrebbe, portare il mare, con una conchiglia, nel foro, praticato nella sabbia.
La statua di S. Anna, maestosa per la sua posa è a mezzo busto, e ritrae molto bene i due caratteri antitetici; ma qui in perfetta armonia, e cioè: vecchiaia e bellezza! Tu vedi una vecchia ringiovanita e fatta bella dalla sua prodigiosa maternità: i suoi occhi estatici guardano in alto. Con la destra sostiene la Celeste Pargoletta. La Madonnina è in piedi, con le mani sul cuore. Ha gli occhi socchiusi, in un alone di verginale modestia. Sul capo porta la regale corona ed è redimita dal serto di 12 stelle. E proprio nella posa dell'Immacolata, specchio di candore e modello di purità. S. Anna con la sinistra, l'addita. Questa immagine, senza dubbio, è una delle più belle ed è molto venerata in tutta la zona.
Nella zona del Vasto, lungo la Via Nazionale che ne è l'arteria principale, v'è la chiesa che, dal 1945, è parrocchia. È detta «S. Anna a puverella ». Questa denominazione ebbe origine popolare perchè quella chiesa fu fatta, unicamente, dal ricavato della raccolta e della vendita di stracci ed ossa.
Oggi il giovane parroco, don Ardizzone, ne ha fatto un centro dinamico di azione cattolica. Il vecchio appellativo, dato a voce di popolo, è ormai caduto in disuso; ma il culto a S. Anna conserva sempre la sua freschezza, il suo fervore e là sua popolarità.
Fondatore della chiesa, in origine cappella serotina, fu il defunto Don Strina che di questa piccola chiesa fece un centro di attività e di apostolato, sopratutto con l'esempio di una vita umile, silenziosa e pia.
CAPITOLO XLVI
CHIESA DI S. ANNA A MARCONIGLIO
Importante ed elegante è questa tempio che, dal 1926, è parrocchia. Non è troppo vasto. Nel 1956 è stato restaurato con marmi e stucchi, quasi rifatto e allungato per opera del parroco don Salvatore Consiglio.
Nella metà del secolo XVIII sorgeva, tra orti e roseti, una chiesetta, dedicata all'Ascensione di N. S. G. C. Fu eretta da un certo Marco Niglio ovvero De Niglio ed era amministrata dai pastai che vi facevano celebrare una messa quotidiana. Poi fu chiamata del SS. Salvatore e infine si denominò S. Anna a Marconiglio.
?Una epigrafe però del 1846 la dice intitolata alla Purità di Maria e a S. Anna. Tutti questi titoli danno maggiore importanza, storicamente ed asceticamente, a questo assai frequentato tempio. Nel 1820 la chiesetta, diruta e abbandonata, fu affidata al pio canonico don Salvatore Carnevale che la restaurò e la riaprì al pubblico.
Nel 1856, per voto fatto, durante il colera del 1854, fu ampliata e decorata.
Lo stesso rettore eresse, poco lungi dalla chiesetta, una arciconfraternita del SS. Salvatore cui si accedeva, per un corridoio, comunicante con essa. Il piccone del risanamento buttò a terra 1'arciconfraternita che fu riedificata, nel vicolo Cedrangolo, chiamato così perchè c'era lì un'albero omonimo. È questa l'attuale Via Silvati.
Poco lungi dalla chiesa di S. Anna, lo stesso munifico sacerdote aprì una cappellina serotina, intitolata alla Madonna Auxilium Christianorum e a S. Francesco di Paola. Attualmente è arciconfraternita e di molta importanza. Il piccolo quadro di S. Francesco di Paola, molto espressivo, era nella chiesa di S. Anna e fu donato dal parroco attuale. Nella chiesa parrocchiale, nella nicchia ultima, a destra, si vede una grande e bella statua di S. Francesco di Paola, di proprietà del defunto maestro Lama.
Questo culto al grande Taumaturgo, nella nostra zona, era un atto di doverosa gratitudine. La storica Porta Capuana è legata ai trionfi di questo Santo al quale era dedicata la chiesa, con annesso convento, dove ora sono le Preture. E' rimasto il ricordo della piazza che a lui, non a S. Francesca d'Assisi, è intitolata. La statua del maestro Lama ha poi un valore storico e documentario, perchè fu venerata, appunto nella ex chiesa del Santo, nella piazza suddetta.
Ma come fu introdotto il culto di S. Anna nella chiesetta dell'Ascensione? Come il cambiamento del Titolo?
Una devota donnicciuola, venditrice di erbaggi, solea esporre alla venerazione dei passanti, sopra una botte, rivestita, di drappi e adorna di fiori campestri ed erbe odorifere, una statua, in, legno, di S. Anna con la Bambinella in braccio, una statua, non priva di un certo pregio artistico, lavoro del secolo XVIII. Detta statua, a mezzo busto, era affumicata dalle candele e deteriorata dal tempo. Il rettore Carnevale la comprò, la fece ritoccare da valente artista e l'espose alla venerazione del popolo. Fu tale la devozione popolare, che re Ferdinando II, ogni volta che si recava al Campo di Marte, per le esercitazioni militari, soleva sostare, in preghiera, davanti a questa S. Anna. Quando egli scampò dal pugnale di Agesilao Milano, appunto al Campo, venne quì a ringraziare la Santa Taumaturga cui donò una preziosa collana. Ogni anno, per la festa del 26 luglio, regalava la polvere da sparo per i fuochi pirotecnici, come faceva anche per la festa della Madonna di S. Brigida.
Il 28 luglio 1883, la Chiesa fu distrutta da un incendio. Tra le rovine, illesa, rimase solo la statua di S. Anna. E la cosa sembrò prodigiosa.
La Chiesa fu subito rifatta e restaurata. Nel principio di questo secolo il rettore don Francesco Figurati trasformò il piccolo tempio in un gioiello di marmi e di bronzi, dotandolo di un altare maggiore davvero monumentale.
Il 6 gennaio 1926 la Chiesa fu dichiarata parrocchia con una cura importante che va dal corso Garibaldi, all'altezza di via Porzio, alla vasta Piazza Carlo III.
Primo parroco fu Mons. Gaetano Pinto, promosso canonico della Cattedrale e defunto il 6 dicembre 1959.
I restauri ultimi, dovuti al Parroco Consiglio, radicali e non completi, perchè tutto il tempio dovrà essere rivestito di marmi, come lo è già la parte inferiore, hanno dato a questa chiesa una fisionomia elegante, a largo respiro. Le due cappelle sono già rivestite di marmo e di marmo è rivestita l'edicola della Immacolata nella posa della « Medaglia Miracolosa ».
Speriamo di poter presto ammirare un artistico trono marmoreo, degno dell'altare e della Santa Titolare ed auguriamoci di vedere anche l'attuazione di un nostro desiderio, l'erezione di una colonna e di una statua marmorea dell'Immacolata, nella piazzetta antistante.
Su tutta la nostra bella Napoli, dalle colline profumate di aranceti, al più bel mare del mondo, dalle pendici del Vesuvio a M'èrgellina, la gloriosa S. Anna stende il suo verde manto, in segno di potente Patrocinio. Tra i paesi che ingemmano la corona della nostra grande Archidiocesi, si distinguono, per una speciale divozione a S. Anna, oltre Barra, anche S. Giorgio a Cremano e Boscotrecase che la invocano come Patrona e Tutelare.
Una- cosa ancora vogliamo dire ed è importante. Tutti e due i versanti di Capodimonte: Porta Piccola e Porta Grande, tutta la zona del Bosco, insomma, riconosce S. Anna, come Protettrice e ciò da secoli; ma sopratutto da quanto quella zona, nel 1943, fu minacciata di distruzione dalla terribile deflagrazione di alcuni depositi di polvere e di materiali esplosivi e ne usci incolume, grazie a speciale protezione di S. Anna, invocata da quella popolazione, atterrita.
Una lapide, nella chiesa di Porta Piccola, ne perpetua il ricordo nei secoli.
CAPITOLO XLVII
SANTUARIO DI S. ANNA ALL'ARENELLA
Ero giovane sacerdote, in quel lontano 1910, quando fui invitato a predicare il novenario di S. Anna, in quel santuario, allora incompleto.
La sera del 26 luglio, impartì la solenne Benedizione, in rito pontificale, Mons. Antonio Laviano, cui il Servo di Dio, don Alfonso Fusco, fondatore delle Battistine, aveva dato una lusinghiera relazione sulla mia caratteristica predicazione di S. Anna. Mons. Vicario si degnò congratularsi ed ascoltò, con vivo interesse, il panegirico.
Aveva appena due anni di sacerdozio. Mi posò, paternamente, una mano sul capo e mi esortò ad approfondire il dolcissimo tema, così arido, eppur così fecondo, onde pubblicare un volume che sarebbe stato utilissimo ai predicatori e ai devoti di S. Anna.
Solo dopo mezzo secolo, prima che io dica il « nunc dimittis », quel voto è diventato realtà!
Le notizie che qui riferisco, le desumo da un numero unico, edito nel 1950, a cura di quella gemma del nostro clero, che è il parroco Gennaro Errico, delegato della pontificia Basilica di S. Gennaro ad Antignano. Il Tempio dell'Arenella fu benedetto, il 26 luglio 1900, da Mons. Cosenza, presente immensa calca di popolo.
L'immagine di Colei che è la Radice del Cristianesimo, è assai bella. In una fiorita cornice, sorretta da tre angeli, S. Anna, mite e serena, regge il libro delle sante Scritture, in cui la celeste Pargoletta, col capo irradiato di luce, legge e sorride, perchè già presaga della sua futura missione.
Quell'immagine fu acquistata, con altre tele, da un tal Francesco Troncone che comprava e vendeva oggetti di tal genere.
Ma la S. Anna fece impressione su di un vecchio ottuagenario che, quasi ispirato, disse: «questa S. Anna farà cose grandi». Così il rivendugliolo non volle vendere quel quadro che rimase in casa, finchè visse il vecchio zio. Quando il Troncone sloggiò; non volle togliere, da quel posto, l'immagine e la donò a un tal Costantino Punzo che abitava a pianterreno.
Fu tolta però dal chiuso di una stanza e sospesa ad una parete esterna del terraneo. V'era lì un lavatoio. Vi fu accesa una lampada.
Furono questi gli umili inizi di un culto che doveva allargarsi, in tutta la zona dell'Arenella.
Ma la tela, esposta all'intemperie, si deteriorava di giorno in giorno. Nel 1896 venne ad abitare, di fronte, per cambiamento d'aria, una giovane signora, assai sofferente, Amalia Stampa del Prete, la quale, fin dal primo momento, sentì una forza di attrazione verso quell'immagine di S. Anna.
Un giorno, narra 1'Errico, sulla collina dell'Arenella si scatenò un furioso temporale, di eccezionale violenza.
Quando la bufera cessò, la tela di S. Anna, staccata e trascinata dal vento, fu ritrovata, poco lungi; ma rovinata ed in condizioni impossibili.
Alla signora Stampa non fu cosa facile trovare un restauratore. Molti artisti si rifiutarono. Non ne valeva la pena restaurare una vecchia, sudicia e lacera tela. Ma il pittore Mosdace accettò il difficile incarico, con riserve sull'esito del lavoro.
« Appena il quadro fu consegnato all'artista, scrive la nobile e pia signora, avvertii una sensibile miglioria ed al ritorno di esso, otto giorni dopo, la mia perfetta guarigione fu un fatto così evidente da spingermi, in uno slancio di fede, a fare il voto di innalzare un tempio a S. Anna, con elemosine da me stessa raccolte ». Lo stesso pittore fu il primo a credere al miracolo, quando vide riapparire, più bella di prima, la figura di S. Anna.
Il quadro ebbe il suo trono, in casa della signora Stampa, in Via S. Maria la Nova.
La duchessa di Corigliano, la marchesa Rodinò, la marchesa Diana e la marchesa Imperiale d'Afflitto si fecero attive zelatrici del costruendo tempio cui prestarono opera generosa l'architetto Ferdinando de Rosenhin e l'imprenditore Vincenzo, Errico. Il 23 luglio 1900 S. Anna entrò nella reggia dell'Arenella.
Non vogliamo tacere del favore con cui Mons. Vincenzo Sarnelli, già parroco di S. Domenico Soriano, poi vescovo di Stabia e, solo per sei mesi, Arcivescovo di Napoli, incoraggiò e benedisse il voto della signora Stampa, vaticinando il pieno trionfo dell'opera che, umanamente, sembrava impossibile. Fu questo grande Servo di Dio che, in tale occasione, diede di S. Anna una definizione che ha sapore patristico, chiamandola «Radice del Cristianesimo ».
Un'altra gemma della storia di questo Santuario è il vaticinio di S. Pio X.
Egli disse alla signora Amalia: «Non dubiti, figliuola, tutte le benedizioni del Cielo accompagneranno l'opera santa. Avrà le benedizioni della Madre e anche quelle della Figlia la quale si compiace degli onori che vengono tributati alla Madre sua. Il nuovo Tempio a S. Anna sorgerà, come per incanto»!
Queste parole sono di conforto a tutti noi. Chi onora S. Anna onora la Figlia e si assicura la speciale protezione di Ambedue, in vita ed in morte!
Il Santuario dell'Arenella è una centrale del culto di S. Anna. Un bollettino ne diffonde la voce, ne riferisce le grazie, eco dei tanti devoti in Italia, in Francia e in America.
Omai il Santuario e l'orfanotrofio sono conosciuti in tutto il mondo. S. Anna ha fatto del suggestivo tempio dell'Arenella un trono di grazie e di misericordia, un faro di Fede e di Carità.
Cosi si onorano i Santi! La Fede si traduce in opere di carità e le rende feconde e perenni. Non si dimentichi che il Vangelo non è solo un messaggio religioso; ma anche sociale. La verità va fatta nella Carità e questa è la più forte apologia della Fede Veritatem facientes in caritate, dice S. Paolo.
CAPITOLO XLVIII
IL SANTUARIO DI S. ANNA IN GERUSALEMME
Nel rievocare,i ricordi di S. Anna in Palestina, accennammo al tempio che sorge in Gerusalemme.
Ne vogliamo parlare in questo capitolo, quasi aureo sigillo delle «Glorie di S. Anna».
Sorge il santuario gerosolomitano, a pochi minuti dalla basilica di S. Stefano, poco lungi dalla Piscina Probatica e dalla spianata, dove sorge la fantasiosa Moschea di Omar. Importante è il vasto stabilimento dei Padri Bianchi, col seminario greco melchita ed annessi edifici. Nel cortile è l'antica chiesa che occupa l'area della casa paterna della Madonna.
P Era, scrive il Meistermann, una modesta abitazione, in parte costruita in muratura e in parte tagliata nella roccia. Quest'ultima forma la cripta della chiesa e quivi si venera il luogo, dove nacque la Vergine Immacolata (Guida di Terra Santa, pag. 235).
Questa è la sentenza più accreditata, come risulta dalle vetuste tradizioni, riferite anche dagli antichi pellegrini, il diacono Teodosio (530), Antonino di Piacenza (570), Sofroniò di Gerusalemme (637), S. Giovanni Damasceno (730). Essi scrivono che quella chiesa fu costruita sul luogo tradizionale della Natività di Maria.
All'arrivo dei Crociati, la suddetta chiesa era custodita da un piccolo gruppo di povere suore benedettine. Con esse si ritirò a vita eremitica Arda, moglie di Baldovino I, nel 1104. Nel 1130, la splendida principessa Giuditta, detta Ivette, figlia di Baldovino II, qui prese il velo e, qualche anno dopo, il pastorale. Sotto il governo di questa badessa, la basilica fu affrescata con pitture allusive alle ansie della sterilità ed alle gioie della maternità di S. Anna. Il monastero, dotato di rendite regali, di. venne una ricca Badia.
Nel 1187 passò sul santuario la bufera saracena che tutto travolse e distrusse.
Il Gorla, col suo stile colorito e vivace, nel suo libro c Colori e Voci di Oriente », descrive una pagina che fu anche a noi narrata dalla guida, nel 1934, quando il Signore ci largì la grazia singolare di recarci in Egitto e in Palestina.
È una pagina tragica che non ha una documentazione- storica precisa; ma che ha tanti precedenti) storici, quando, tante volte, vergini cristiane preferirono la mutilazione volontaria e la stessa morte, allo scempio della loro verginale pudicizia, in circostanze drammaticamente straordinarie!
Narra il geniale scrittore (pag. 372): « La storia ricorda che all'avvicinarsi di quelle orde impure, tutte le vergini si raccolsero attorno al Tabernacolo e immolarono la loro bellezza al mistico Sposo, pur di conservare la loro purezza. I saraceni, entrati per violarle, si ritrassero inorriditi. Essi si erano trovati davanti a fantasmi insanguinati, dal volto mostruoso. Quelle eroine si erano tutte reciso il naso e dalla loro bocca venivano fiotti di sangue »!
Nel 1197 Saladino trasformò il convento in una scuola di dottrina islamica. Nel sec. XV la scuola non c'era più e la Moschea, nel sec. XVIII, era un cumulo di rovine.
Nel 1842, il pascià di Gerusalemme cercò di ricostruire scuola e moschea e vi fece alzare un minareto, rimasto incompiuto. Nel 1856, dopo la guerra di Crimea, le rovine furono cedute alla Francia.
Il governo francese restaurò, a sue spese, lo storico monumento, riportandolo allo stile del 1200. La chiesa fu riaperta nel 1878 ed affidata con gli annessi edifici, ai Padri Bianchi, fondati dal Card. Lavigerie.
Una cosa è degna di rilievo. I giovanetti del piccolo seminario e i giovani del seminario teologico sono greci uniti, di rito melchita e quindi educati alla perpetua verginità. Questa nota di castità perfetta, anche per la Chiesa greca, questa penetrazione del celibato, gemma del sacerdozio cattolico, presso gli altari di rito orientale, è come una dolce ventata di primavera, piena di promesse. La Regina dei Vergini vede attorno alla sua culla una splendida e fulgente aiuola di gigli» Gorla pag. 371.
Durante, i sette secoli di profanazione, i Francescani usarono tutti i mezzi per ottenere l'accesso alla cripta, onde poter pregare con i pellegrini. Essi si lasciavano sdrucciolare per una piccola finestra che ancora esiste.
Nel sec. XV ottennero un decreto per la celebrazione della Messa, nel giorno della festa della Natività e in quella dell'Immacolata Concezione; ma nonostante il firmano, dovevano spezzàre insidie ed ostruzionismi da parte dei Turchi che mal tolleravano la presenza-dei valorosi francescani, in quelle due festività. Oggi i pellegrini possono avere la gioia di ascoltare la S. Messa e pregare nel luogo santo, ove S. Anna portò nel seno Colei che, fin dal primo istante, schiacciò il capo del serpente antico. Ivi, per nove mesi, Anna la portò nel suo seno. Lì spuntò l'aurora della salvezza e della pace. Di li Anna condusse ed offrì al Signore, nel vicino tempio, Colei che doveva essere la Sposa di Dio, la Madre del Verbo Incarnato, la Regina dell'Universo.
È profonda davvero la definizione data dal Servo di Dio Mons. Sarnelli : S. Anna è la radice del Cristianesimo!
Se i Milanesi, pellegrini a Gerusalemme, sentono una gioia grande, nello scendere in questa cripta, perchè il loro superbo Duomo è dedicato alla Natività della Vergine: « Mariae Nascenti » è la dedica scritta su quel poema di guglie e di statue, di ricami e di trafori marmorei: ma non meno grande è la gioia del pellegrini napoletani, perchè a Maria Nascente sono dedicate le nostre chiese di Piedigrotta, dei Gerolomini e di Caravaggio, mentre tutta Napoli è costellata di chiese dedicate a S. Anna!
La cripta del Santuario è di marmi preziosissimi. L'altare è di un candore, leggermente rosato. Su di esso troneggia un gruppo marmoreo, sintesi biblica, teologica e storica. L'Immacolata è tra S. Gioacchino e S. Anna.
S. Gioacchino l'addita ad Adamo ed Anna ad Eva. Il gruppo è una monumentazione geniale ed è un plastico di quella pagina del Genesi, dove ai caduti progenitori fu promessa la Donna che avrebbe trionfato sul peccato, sulla morte e sull'inferno!
Alcuni scrittori, tra il 1113 e il 1172, affermano che nella grotta della Natività si trovavano le tombe di S. Anna e di S. Gioacchino. Si tratta di testimonianze assai tardive. Nessun pellegrino e nessuno scrittore dei secoli precedenti, lo dice.
Dalla seconda metà del sec. XIX, solo 16 pellegrini parlano, nelle loro relazioni, di queste tombe, scrive il Meistermann (opera citata pag. 238). Gli altri pellegrini, e sono più di 200, non vi fanno alcuna allusione. Viceversa gli scrittori competenti dimostrano l'assurdità dell'opinione di quei pochi, un'opinione che non solo non ha fondamento storico; ma è in opposizione con la tradizione locale e con la stessa legge mosaica che proibiva di seppellire i morti nelle case e nei luoghi abitati. Il Card. Lavigerie, giustamente osserva che, se fosse stata qui una sepoltura ebraica, non poteva esserci il luogo della Natività della Vergine. In realtà, scrive ancora il Meistermann: « dal 1888 al 1891, si scavò la roccia, presso il fondamento del pilastro nord-ovest della cupola, e fu rinvenuto uno spazio vuoto, colmo di rottami. Se ne fece una cameretta, con quattro mura di pietre e, nel muro orientale, si costruirono due arcosoli che dovevano rappresentare i due sepolcri dei Genitori della Madonna. Una rappresentazione dunque solamente simbolica e commemorativa. Avrebbero fatto meglio a lasciare tutto nello stato, in cui gli scavi diedero luce a quei venerabili ruderi!
La Chiesa attuale di S. Anna è di stile romanica. Misura metri 37 per metri 19,50. Ha tre navate, delle. quali ciascuna ha una abside. Davanti alle tre absidi passa una crociera, sulla cui intersecazione s'innalza una cupola.
Sotto la vecchia cupola, quella centrale, si eleva un magnifico altare nuovo, sormontato da un baldacchino, sostenuto da quattro colonne di granito rosso. Sull'altare è una statua di marmo bianchissimo che rappresenta S.. Anna con l'Immacolata.
La chiesa, internamente, è di una nivea bellezza. Lo stile romanico, innestato sugli avanzi dell'antica basilica bizantina, dà all'ambiente un senso di dolce austerità. Le finestre sono poche e strette. Al tramonto, vi filtra una luce d'oro e di porpora che va a baciare, in tinta rosea, il candido gruppo marmoreo.
A mattino, quando il sole sta per sorgere, l'affascinante aurora indora la piazza 'della Basilica ed accende i cipressi che svettano attorno. Quanta poesia mariana, in quell'ora e in quel luogo santo, dove dal seno di Anna, firmamento di grazia, spuntò l'aurora, annunziante la levata del Sole divino.
Ci ricordammo allora di quelle antifone liturgiche della Natività e le adattammo al luogo e all'ora: « Hic nata est B. Virgo Maria, della stirpe di Davide. Ex te Ortus est Sol iustitiae, Christus Deus noster : qui solvens maledictionem dedit benedictionem! » Alleluia!
Noi avemmo la gioia di prostarci in questo Luogo Santo, così suggestivo, il 19 agosto 1934, insieme con mio fratello P. Basilio e la commozione che provammo noi, devotissimi di S. Anna, è cosa che non sapremmo esprimere a parole.
L'immortale Pontefice Pio XII, nel dicembre 1954, dichiarò Basilica Minore il Santuario di Gerusalemme.
Era l'omaggio del Papa dell'Assunta alla Madre dell'Immacolata che in Cielo trionfa, in Anima e Corpo!
CAPITOLO XLIX.
S. ANNA NELL'ARTE
Avevamo chiuso le «Glorie di S. Anna, con l'aureo sigillo della storia e della descrizione della Basilica di S. Anna, in Gerusalemme.
Ma, mentre il nostro lavoro è in tipografia, abbiamo letto sull' « Osservatore », prima e sul « Quotidiano » dell'8 aprile poi, una recensione di Lorenzo Bracaloni su un libro, pubblicato in francese, da quel P. Forte di cui abbiamo parlato nel capitolo: « Culto di S. Anna nel Canadà ». Il P. Forte non solo, su nostra richiesta, ci ha inviato, in omaggio, il suo libro « S. Anne dans l'Art » (Ed. Salomone - Roma - 1960); ma prima di partire per il Canadà, si è degnato venire, personalmente, a Napoli per conoscermi e chiedermi copie del mio libro. P. Francesca Forte è giovanissimo. Egli è stato consacrato sacerdote, nel 1947. È un degnissimo figlio di S. Alfonso nostro. È Canadese. Ha messo a servizio della Madre di Maria la sua mente ed il suo cuore. Nella sua umiltà egli dice che tutta la sua opera di apostolato del Culto di S. Anna, la si deve al dotto e pio redentorista Eugenio Lefeboure. Il P. Paul Goubert S. I. professore di Archeologia e di Storia dell'Arte, nell'Istituto Pontificio Orientale, ha premesso al volumetto del P. Forte uria prefazione, concisa ed entusiasta.
« Saint Anne dans 1'Art » è un libro di 67 pagine, piccolo di mole; ma preziosissimo. Lo stile è vivace e colorito.
Chiara e precisa, nella sua brevità, è la didascalia di ciascuna illustrazione. Son 40 tavole artistiche, di cui 14 a colori. L'Autore, dopo un rapidissimo sguardo a S. Anna, nell'arte orientale ed occidentale, divide il suo lavoro in tre punti: a) Arte paleocristiana, fino al sec. XI; b) Arte Medievale, dal sec. XII al sec. XV; c) Dal Risorgimento ai tempi nostri.
Sulla copertina spicca la S. Anna del Pinturicchio, a vivaci colori.
Eccone la descrizione
Il Pinturicchio (1434-1513) tratta lo stesso tema di Benozzo, allievo del B. Angelico e cioè S. Anna, la Vergine e il Divino Infante.
L'artista dipinge le tre figure in linea discendente. In alto è S. Anna dalla posa matronale che porta la Figlia sulle ginocchia, mentre Gesù Bambino sta su quelle della mamma. Caratteristica
è la posa dell'Infante che guarda, sorridendo, la nonna e con la sinistra le offre un fiore. Sull'aureola di S. Anna è una scritta « Sancta Anna, Mater Mariae Virginis ». Su quella della Madonna si legge: « Sancta Maria Mater Dei ». Su quella del Bambina solo due parole: « Iesus Christus ».
Viceversa il Pinturicchio ha dipinto le tre figure, in una composizione dai colori trasparenti, improntata allo stile delle miniature.
S. Anna è seduta sopra una cattedra che è un trono sulla cui pé'dana sta la Vergine che porta sul ginocchio destro il Divino Infante. Questa tavola del celebre discepolo del Perugino, dà ai personaggi un aspetto estatico e la mirabile fusione dei colori bleu, rosso, viola e oro è tutta una sinfonia che ritrae lo stile e la pittoresca e poetica eloquenza delle pitture del Perugino.
Tra autori francesi e tedeschi, il P. Forte ne ha consultato 7, oltre un autore italiano, il Garzanti (Serie Arte 'Garzanti 1956). Una prima impressione è che, in poche pagine, cosi concise, l'Autore è riuscito a darci un quadro completo dell'omaggio delle belle Arti a S. Anna. Sono le voci della pittura, del mosaico e della architettura, una vera polifonia che, attraverso l'iconografia, pone, in risalto, le note della liturgia e della storia.
Il volumetto colma una lacuna; ma potrebbe avere anche maggior respiro ed una portata artistica, più vasta. Un'altra cosa emerge da questo volumetto del Forte. S. Anna è stata un soggetto, attraente per gli artisti di tutti i tempi e di tutte le scuole! Si resta sorpresi, scrive l'Autore, come i più grandi geni, Giotto e Leonardo, Raffaello e Tiziano hanno trattato, magistralmente, questo tema!
Si spiega solo con un senso di grande devozione che essi avevano per la Madre della Madre di Dio e che è la Augusta Ava di N. S. Gesù Cristo, secondo la carne.
È qui tutta la gloria di S. Anna ed è una gloria unica e singolare che si ripercuote, in Oriente ed Occidente attraverso la polifonia dei secoli.
Il P. Forte dà un rapido sguardo in Oriente. A Gerusalemme e a Costantinopoli, nei primi secoli, il culto di S. Anna è abbinato a quella della S. Vergine.
Sulla linea della liturgia, gli artisti ritraggono l'Augusta Madre di Maria, specie nelle scene della natività e della presentazione al Tempio. Gerusalemme fu la prima città che elevò un tempio, nel posto tradizionale, presso la' Piscina Probatica.
Nel VI secolo l'imperatore Giustiniano costruì una chiesa, in onore della Madre della Madre di Dio.
Nel sec. XI, sul Monte Athos, a Dafni, fu eretta una chiesa, i cui splendidi mosaici, a fondo oro, narrano i fasti della vita di S. Anna.
Nel libro del P. Forte v'è una tavola in cui è S. Anna che, nella sua lunga sterilità, fervorosamente prega.
È uno dei mosaici di Dàfni.
Caratteristica è la posa della Santa che leva le mani in alto. È presso una fontana simbolica dalle acque chiare e fresche. In alto è l'Arcangelo dalla spada ignea che l'assicura e la conforta, rivelandole il prodigio.
In Occidente le prime figurazioni di S. Anna risalgono al sec. V. Ed è di questa epoca il Ciborio del S. Marco di Venezia. Sulla seconda colonna, S. Anna occupa il posto centrale, nelle scene che riguardano l'infanzia della Madonna, quali l'incontro a Porta Aurea, la Natività, la Presentazione al Tempio.
« I 'dettagli architettonici ed i costumi, nota il P. Forte, provano l'origine siriana e palestinese di queste sculture (opera citata pag. 11).
Le due più antiche pitture in S. Maria Antiqua, al Foro Romano, sono del sec. VIII. Ne abbiamo parlato nel capitolo « Alcune Immagini di S. Anna in Roma ».
Del resto, nell'Alto Medio Evo, si notano affreschi, mosaici e miniature di S. Anna, qua e là, in Occidente; ma è solo dal sec. XII che pitture, sculture e mosaici diventano motivi iconografici della Madre di Maria, a Parigi, a Chartres, a Venezia, a Roma. Meraviglioso è il timpano del portale di Notre Dame de Paris, con la sua bella S. Anna e le due fasce marmoree, dove sono scolpite le scene della vita della grande Santa « Madame Saint Anne, come la chiamano in Francia!
Nel sec. XIII Amiens scolpisce la vita di S. Anna e le scene dell'infanzia di Maria sugli stalli del coro della Cattedrale. Chartres, nella stessa epoca, ritrae le stesse scene, sul grande portale, su cui svetta, al culmine della porta centrale, la bella statua marmorea di S. Anna.
Una delle vetrate, a colori, canta la gloria della Santa che porta, tra le braccia, la Celeste Pargoletta. Anche nella cattedrale di Mans, nella cappella della Madonna, una magnifica vetrata illustra diverse scene della vita di S. Anna.
Ma è con Giotto (1266 -1336) che l'arte cristiana si trasforma, sganciandosi dallo stile bizantino.
A Padova, nella cappella degli Scrovegni, il grande artista ha dipinto, in una serie di affreschi, le scene della vita della Madre della Vergine. L'incontro, per esempio a Porta Aurea, è di una commovente semplicità. La gioia dei due sposi che si ritrovano, dopo una prova dura e lunga, si tramuta in estasi d'amore e il bacia che, nell'amplesso,.si scambiano, è di una purezza adorabile. Sotto l'arco della Porta, un gruppo di donne, e tra esse, la serva che porta, sul braccio, un mantello regale, contemplano la soave scena.
La pittura si ispira agli apocrifi.
Nella Presentazione al Tempio, dello stessa Giotto, come è soave il volto materno, come è dolce lo sguardo! Come è eloquente il gesto, col quale S. Anna aiuta la Pargoletta a salire gli scalini del tempio! Ella vuole cooperare al sacrificio della Figlia che va a prepararsi alla grande Missione cui è predestinata!
Da questo punto l'Autore non sa più distaccarsi dall'arte italiana e passa, in rapida rassegna, le tele dipinte dal Masaccia e da Taddeo Galdi, da Giovanni di Milano, dal Salimbeni e dal Lippi, da Benozzo Gozzoli, dal Pinturicchio e dal Ghirlandaio. E' un excursus artistico che va dal 1336, al 1494 e chiude il Medio Evo. (Vedi P. Forte: S. Anne dans 1'Art - pag. 18 - 28 con 8 illustrazioni - di cui 4 a colori).
La descrizione che ne fa l'Autore è breve, ma chiara e completa.
Ed eccoci al Rinascimento e ai tempi moderni, un periodo che va dal sec. XVI. al XX. secolo.
Si apre il Rinascimento con Leonardo.
Il genio del celebre artista ha dipinto quel cartone che si conserva a Londra. Leonardo che è un grande geometra, è riuscito a concentrare, in una meravigliosa piramide le figure di S. Anna, della Vergine e di Gesù Bambino. Col magistero dei colori, egli fissa, attraverso i chiaroscuri, un alone di mistero, un poema di amore. La Vergine sulle ginocchia della Madre, con un filiale abbandono, contempla, con gioia, il Divino Infante che si rivolge al. piccolo Giovanni e lo benedice, mentre con la sinistra, gli carezza il mento. S. Gioacchino si appoggia ad un bastone e, contemplando, dolcemente sorride. S. Anna, dall'aspetto maestoso e regale, graziosamente guarda la Figlia e le addita il Cielo.
Il lineamenti della Santa sono quasi giovanili e il volto della madre è perfettamente somigliante a quello della figlia. Della stessa epoca (1506) è la S. Anna, gemma del Louvre, dove la Vergine, con lo stesso dolce abbandono è sulle ginocchia della madre e, con gesto grazioso, si curva verso il figlio che, attirato dal candore di un agnellino, scherza con il nivea agnello e; teneramente, se lo stringe al cuore.
Note pastorali ed ascetiche sono in questo dipinto di Leonardo, da noi segnate nel capitolo: Un capolavoro di Leonardo.
Nelle pagine seguenti, l'Autore cita le pitture di Gaudenzio, 176 - di Raffaello, di Bartolomeo, di Andrea del Sarto, di Tiziano fino al Tintoretto e al Barocci.
Si tratta di un periodo che va dal 1452 al 1612. Comprende undici illustrazioni, di cui cinque a colori. (Vedi opera citata pag. 29 - 45).
Le illustrazioni a colori sono: Leonardo, Raffaello, Bartolomei, Tiziano e Tintoretto.
Caratteristico è il dipinto di Raffaello, detto « l'Impennata » a causa di una finestra che è nello sfondo. La Madonna, ed è questa una nota, singolare, prende Gesù Bambino dalle braccia di S. Anna; ma il Divino Infante si attacca alla mamma, un istante solo, per ritornare alla nonna cui dolcemente sorride, quasi per ,dirle: vedi, sono tornato a te, sei contenta ora? Alle spalle di S. Anna sta Elisabetta che le posa la destra sulla spalla, mentre, con la sinistra, addita a Gesù il piccolo Giovanni che, seduto su una pelle d'agnello, ha nella destra la Croce e con la sinistra addita Gesù, come a dire: Ecce Agnus Dei!
Nella tela del Bartolomeo S. Anna è seduta su un trono purpureo. I piedi poggiano su un cuscino di broccato. Sulle ginocchia porta Gesù Bambino il quale sfoglia un libro. La Madonna è seduta su una sedia dalle anse ricurve. Ha capelli biondi e ricciuti. Nella destra ha una magnifica rosa purpurea che ella offre al piccolo Gesù il quale guarda e dolcemente sorride. Il P. Forte commenta: «il suo stile dona ai tre personaggi` uno charme indefinibile »!
E infine, ecco la Presentazione, il grandioso dipinto del Tiziano, che è una delle gemme dell'Accademia di Venezia. La piccola Maria sale la imponente scala del Tempio. Con gesto naturale, ella solleva il lembo della lunga veste azzurra. Giù è S. Anna, vestita, come una nobile matrona veneziana, con veste di broccato, puro stile veneto. Ella è in piedi, circondata da una folla di personaggi e guarda, dolcemente, la sua bambina che è accolta, con gioia, dal sommo sacerdote.
Grandioso è il prospetto d.el Tempio con le sue colonne e caratteristico è il particolare di. una donna che, seduta sul laterale della prima rampa della scalea, guarda la scena. Presso di lei, a terra, c'è un grosso paniere ricolmo di ova. P. Forte commenta «La Vergine si dona al Signore e sembra dire: Ecce Ancilla nomini! Vi sono già le strofe del Magnificat, scritte sugli scalini del Tempio ». (Opera citata: pag. 40).
Nella Presentazione del Tintoretto, S. Anna è in una posa da cui traspare la tristezza della separazione e la gioia del trionfo. A sinistra, tra le ombre, si vedono personaggi che rappresentano
i popoli avvolti nella caligine del peccato e che guardano a quella Pargoletta come all'aurora della Redenzione. Giù della scala una madre giovanissima, addita alla sua piccina la Vergine che si offre al Signore e sembra le inculchi di imitarla. Questa vasta composizione è una sintesi teologica, storica ed ascetica. Il P. Forte commenta: «la vastità dello spazio e la luce fulgidissima sono più che sufficienti a suscitare una forte emozione e a provocare un senso di ammirazione ». (Pag. 44).
Al P. Forte è sfuggito il Caravaggio che dipinse una sintesi biblica e teologica in quel dipinto, in cui l'Immacolata schiaccia, sotto il piede, il serpente dell'Eden, su cui egualmente il Bambina Gesù posa i piedi, schiacciandolo. Vicino è S. Anna che, con gioia vivissima, assiste a questa lotta e a questo trionfo del Cristo e dell'Immacolata. Contemplando questa tela, "si capisce perchè il culto di S. Anna ebbe tale sviluppo che Lutero ne fu irritato e tentò di rallentarne il ritmo. Ma fu nel 1584 che Gregorio XIII rispose all'attacco dell'apostata, decretando festa di precetto il 26 luglio. Fu così che gli artisti del XVI e XVII secolo composero una sinfonia che ha due partiture: S. Anna educatrice e S. Anna gloriosa, in terra e nei Cieli. Il Murillo e il Rubens hanno dipinto la S. Anna che insegna alla Celeste Bambina le Sante Scritture e, sopratutto, Isaia che aveva vaticinato, da secoli, la Vergine che avrebbe concepito e partorito!
Del nostro Luca Giordano il P. Forte dedica una sola illustrazione, a colori, a pag. 57, quella della Natività della Vergine. La didascalia è brevissima. L'Autore si limita a notare che questa di Luca è una pittura abile che lascia intravedere la rapidità dell'esecuzione di Luca fa presto! Il complesso, peraltro, è di una semplicità meravigliosa; mentre i colori sono fulgidissimi. Noi però che già abbiamo descritto altri capolavori del grande artista nostro, nel capitolo « Alcune immagini di S. Anna in Napoli », non possiamo non richiamare la attenzione dei nostri lettori su questa grandiosa tela.
In alto è l'Eterno Padre, in uno sfondo di aurea luce, tra nubi splendenti e in una gloria di Angeli. Il volto è di una maestà incomparabile. Egli leva in alto la destra in segno di potenza e la sinistra regge lo scettro che poggia sul globo. Al centro, in una luce più viva e in una gloria di raggi fulgidissima sta la simbolica, nivea colomba. Nella parte inferiore è Anna, sul letto puerperale. E' bellissima. Ha il volto estatico e gli occhi che guardano in alto. I Suoi lineamenti sono di una donna cinquantenne robusta e formosa, una vera matrona che lascia intravedere la nobiltà della sua stirpe e la gioia soprannaturale del lieto evento.
Attorno al letto della puerpera è S. Gioacchino che ha la destra sul bastone e la sinistra sul cuore. Anche lui è in estasi e contempla, felice, la sterile sposa, prodigiosamente diventata madre.
Un gruppo di donne guardano, ammirate, la bella Bambina elle viene loro mostrata da una donna, molto bella e scollacciata abbastanza! Caratteristica è la posa di una bella lavandaia che va a lavare i candidi lini, collocati in un cesto che ella reca sul capo e sostiene con la destra. La cesta è ricolrna e i panni sono in disordine. In alto si vede uno sfondo campestre. Presso il letto della puerpera, da una porta che si apre, una servetta, vestita di rosso scuro, chiede se la puerpera ha bisogno di qualche cosa. E' inutile dire del volto di S. Anna è irradiato dar raggi luminosi che scattano dalla gloria dell'Eterno Padre e dalla nivea Colomba, simbolo dello Spirito Santo.
Quella celeste Bambina sarà adombrata dalla virtù dell'Altissimo e lo Spirito Santo sopravverrà su di Lei. Questa è la grandezza di S. Anna, una grandezza analoga a quella che si riflette sui genitori di illustri personaggi. Qui si tratta dei genitori di Colei che è la Madre di Dio!
In quanto all'epoca moderna l'Autore accenna ad Alessandro Franchi (1838 - 1914), le cui opere adornano la cappella di S. Anna, in Nostra Signora del Monte, a Genova. Anche nella chiesa parrocchiale di S. Anna in Vaticano v'è una tavola dello stesso pittore che ritrae S. Anna che insegna alla Bambina la lettura delle sante Scritture. « Per la sua ispirazione ed imitazione, scrive P. Forte, l'artista si riallaccia ai sec. XIV e XV; ma risente del cattivo gusto del secolo vigesimo.
Tuttavia, anche nel secolo nostro, architettura, scultura e pittura cantano le glorie di S. Anna.
Basterebbe, a dimostrarlo, la chiesa di S. Anna, in Via Merulana, a Roma, già da noi descritta, e, sopratutto quella basilica di Beauprè, nel Canadà, magnifico monumento di granito e di marmi preziosissimi. Architettura, scultura, mosaici, qui costituiscono le pagine di un libro, le strofe di un canto, le sinfonie di un poema musicale. La Basilica è di una grandiosità tale che ti fa pensare, dentro e fuori, a Notre Dame de Paris.
La cappella del Santissimo con la sua aurea cupola, le sue colonne dai capitelli, ricchi di rose, scolpite nel marmo, i suoi mosaici, è un complesso artistico impressionante.
L'immensa Esplanade, ove sono trasportati i malati che invocano Madame Saint Anne, come salute degli infermi, ti fa pensare a Lourdes. La Scala Santa, il parco grandioso, la cappella commemorativa, l'eremo, convento di clausura delle Redentoriste sulla collina che domina la basilica, l'edificio stupendo, il Bureau degli Annali, situati presso il museo storico di S. Anna, formano un complesso gigantesco, unico nel mondo.
La fontana di Beauprè è ornata di una stupenda statua marmorea di S. Anna che, sulla destra porta la Celeste Bambina che ha una pergamena, su cui è scritta la parola « Charitè ». Madre e Figlia dolcemente sorridono e tutte e due sono incoronate con aurea regale corona.
«Ecco, scrive il carissimo P. Forte, un'opera che conforterà i cuori angosciati e farà loro comprendere la gioia di vivere, nello alone della carità».
L'ultima pittura che è a Beauprè, è del 1954. S. Anna ha per sfondo una vite ricca di pampini, è vestita di bianco e sul capo ha una fastosa corona imperiale. Ha tra le braccia la Pargoletta che guarda giù, verso i miseri e i doloranti che la invocano.
Ha uno sguardo pensoso, mentre quello di S. Anna, angoscioso e materno, si rivolge verso quelli che ricorrono al suo patrocinio. Il piccolo volume del P. Forte si chiude a pag. 64 con una pittura del 1926 intitolata: colloquio intimo tra S. Anna e la Vergine. Noi ci risparmiamo di descriverla. Nonostante il parere della commissione di Arte Sacra che la giudicò « una elevation plus qu'humaine », ci sembra invece una nota stonata, nella meravlgliosa polifonia dei secoli osannanti alla Madre di Maria.
Siamo grati al P. Forte che, in data 2 - 5 - 960, ci scriveva da Roma: «... sono rimasto commosso di tutto ciò che lei dice di me... si, lei può utilizzare il mio libriccino, per aggiungere un capitolo alle « Glorie di S. Anna ».
A voce poi mi chiese di poter utilizzare, in Canadà, il mio volume, appena sarà pubblicato ed anche di questo, di tutto cuore, lo ringrazio.
Chi è vero devoto della Madre della Madre di.Dio e ne diffonde la divozione, non andrà confuso in eterno, anche perchè la Madonna, Mediatrice di tutte le grazie, è grata verso coloro che ne esaltano la Madre!
CAPITOLO L.
PRECISAZIONI E DICHIARAZIONI IMPORTANTISSIME
Il nome di Mons. Vitale De Rosa dà al mio lavoro una garanzia di precisione. Vivamente lo ringrazio di alcuni rilievi fatti, in qualità di censore delegato. Mi ha dato agio di poter colmare, con questo 50° capitolo, alcune deficienze e chiarire qualche punto.
Sento poi il dovere di esprimere, cordialmente, a Mons. Vicario Generale che, ai fini dell' « Imprimatur », si è degnato fissare, in sette linee, quei rilievi del Censore ed anche suoi. Li. trovo giustissimi e perciò tengo a dare le relative precisazioni, pur se con qualche riserva.
Presentare le « Glorie di S. Anna », quali sono: una « silva praedicabilis », non opera di erudizione biblica, nè critica. Accetto il termine che, nello stile antiquato dei manuali di S. Eloquenza, era un elogio dello scrittore. Mi auguro però che la mia « Silva » non sia oscura e, tanto meno, selvaggia ed aspra e forte!
Direi piuttosto che è una miniera, i cui filoni aurei serviranno a colmare una lacuna e a dare materia ampia e sicura ai predicatori. E' per questa ragione che ho voluto dare in omaggio, una copia a tutti i Sacerdoti napoletani ed a tutti i Superiori delle Case Religiose, in Napoli.
Le « Glorie di S. Anna » qui rifulgono, sotto tutti gli aspetti teologico e biblico, liturgico, storico ed artistico.
Non pretende di essere la mia, un'opera di erudizione biblica, nè critica. Certo, per quanto, ed il lettore può giudicarlo, tocca, spesse volte, i margini di quella erudizione e, qualche granellino di sana critica non manca, del resto.
Il soggetto non è affatto biblico. I nomi degli Augusti Genitori della Madonna sono registrati da una tradizione vetusta e costante, da tutti accettata. Per la precisione scrivo: « tradizione », con la minuscola. Naturalmente tutto quello che è biblico, nei riguardi di S. Anna e cioè figure, simboli, vaticini, etc., deve essere inteso, assolutamente, in senso accomodatizio e in ritmo oratorio. Móngignore Francesco di Domenico, incomparabile maestro, di s. m., era solito tessere un intero discorso su quelle pagine della Bibbia, nel cantare le lodi di S. Anna. Peccato che non sia stato mai pubblicato quel panerigico che era un cesello di letteratura italiana, una poesia in prosa, di classica bellezza!
In quanto alla Genealogia del Messia e del Protovangelo di Giacomo, mi sono attenuto a ciò che ritengono i più precisi esegeti e storici, quali il Calmet, il Curci e, per ciò che riguarda il protovangelo, il Ricciotti e il Roschini.
Infine dichiaro che non ho inteso fare lavoro di critica, pur se non ne manca un granellino, perchè allora mi sarei dovuto limitare a scrivere un breve opuscolo di 36 paginette, come fece di S. Gioacchino quel caro Mons. Luigi Pepe che fu uditore del Card. Ascalesi, di s. m. (Mors. L. Pepe. S. Gioacchino - D'Auria - 1941). In tal caso, avrei dovuto limitarmi solo alla parte storica del culto, alla liturgia ed alla parte artistica.
In materia di filologia semitica, tengo a precisare che si tratta solo di quella dei nomi di S. Anna e Gioacchino la cui interpe. trazione è tradizionale ed è accettata da tutti i Padri, Dottori e Scrittori che hanno cantato le lodi dei Santi Genitori della Vergine, da S. Giovanni Damasceno, ai moderni competenti in filologia semitica, dal p. Iugie al nostro dottissimo Mons. Salvatore Garofalo, autentica gloria del nostro Capitolo Metropolitano.
Del resto, la stessa liturgia insinua chiaramente quella filologia.
Difatti, nella Messa del 26 luglio, tre volte si allude alla « Grazia », nella orazione liturgica, nella salmodia e nel Communio.
In verità avrei dovuto consultare qualche dizionario biblico; non ne ho avuto il tempo, nè il modo. Ma avrei tratto le stesse conclusioni.
Piuttosto la filologia potrebbe essere dubbia circa il nome « Anna », nella forma maschile. Dico potrebbe, perchè, in fondo, si tratta sempre di un nome di «grazia ». Difatti lo storico ebreo Giuseppe Flavio grecizza il nome del suocero di Caifas in « Anano » che deriva da Hananiah, cioè « Anania ». Ora Anania significa « Dio è propizio, Dio è misericordioso, Dio è Bontà!
Vedi: Antichità Giudaiche. XX - 198 del Flavio. Per la filologia vedi Libro di Geremia - Cap. 28 - Angelo Perna - Marietti 1952, ovvero P. Curci e P. Marco Sales, nel commento al cap. V di Tobia.
Nei riguardi del Protovangelo di Giacomo, si tenga conto che la dizione « di S. Giacomo » è, giustamente, respinta dai moderni critici.
Fu il primo editore, il Postel (1851) che lo chiamò « di San Giacomo ». Origene, invece, ilo chiama: « Libro di Giacomo » «P. G. - 3-13-876 - 877).
Alcuni manoscritti dicono: « Storia della Natività di Maria ». Il Róschini, nella Vita di Maria - pag. 14, riporta un giudizio dell'Aman, specialista in materia, circa l'antichità del protovangelo. Lo scritto, in 24 capitoli, nella forma completa che possediamo, non può risalire più in là del sec. V; ma le prime due parti già esistevano nella prima metà del sec. II - Dict. Bibl. Supplementum I - 483.
Giustamente mi si chiede di rendere autorevoli i testi dei Padri con le relative citazioni di libri, capitoli, versetti ed edizioni. Io mi sono attenuto sulle linee generiche, senza controllare ciò che altri scrittori hanno riferito. Tuttavia 'citazioni precise non mancano nei diversi capitoli di questo libro. Peraltro cercherò di colmare questa lacuna, almeno in parte. I Padri e Dottori che hanno dato notizie sicure circa i Genitori di Maria sono: ~. Epifanio, S. Andrea Cretese, S. Pietro d'Argos, S. Giovanni Damasceno.
Isidoro di Tessalonica, Teofilatto, S. Vincenza Ferreri, Santa Brigida ed altri sono scrittori che hanno attinto da quelli. Da notarsi, sopratutto, che le notizie date da quei due grandi luminari della Chiesa Greca, Epifanio (Sec. IV) e Giovanni Damasceno (sec. VII) prescindono dagli apocrifi, mentre la voce del Damasceno risuona nella liturgia del 26 luglio, del 16 agosto e del 21 novembre.
Chi volesse approfondire la materia patristica, consulti gli Annali del Baronio, la collezione delle Leggende del Cristianesimo del Migne, -gli Annali del Tornielli e la pubblicazione di don Antonio Rocchi, monaco basiliano di Grottaferrata.
Il Tornielli Agostino è un barnabita, cultore di storia ecclesiastica (1543-1562). Vedi Annales sacri ab orbe condito ad ipsum Christi Passione reparatum - Novara.
Diamo qui alcune citazioni patristiche, le più importanti e le più precise
1) S. Germano di Costantinopoli -f- 733 - Omelia II sulla Presentazione al Tempio. E' tra le sue 8 Omelie sulla Madonna;
2) S. Giovanni di Eubea -f- 750 - Discorso sulla Concezione d Maria;
3) S. Andrea Cretese -f- 740 - Omelia 4 sulla Natività della Vergine;
4) S. Giovanni Damasceno + 740 - Omelia sulla Natività e sulla Dormizione di Maria (P. G., 96 - 668);
5) Della Presentazione al Tempio parla anche S. Gregorio Nisseno -I- 394 -- Oratio i .g diem natalem Christi (P. G. - 46 -1130);
6) S. Teodoto d'Ancira (Omelia VI - P. G., 77 - 1427);
7) S. Germano di Costantinopoli - sec. VIII - in Praesentatione Deiparae - P. G., 98 - 291.
Quasi in tutte queste omelie, si risente l'eco degli apocrifi e sono poche le notizie, storicamente sicure, dice il Roschini (Vita di Maria: Tonti storiche).
Per tutti si può consultare l'opera monumentale di Giacomo Migne (1800 - 1875) - ITatrologia Cursus completus - Serie latina 221 volumi e serie greca 166 rol. con traduzione latina parallela.
Un'altro rilievo cé : evitare il riferimento al Calendario Marmoreo, !come a documento liturgico.
Molti così la pensano; altri 'o ritengono, come una delle fonti liturgiche.
Noi accettiamo, in. pieno, il pensiero di Mons. De Rosa, competentissimo in materia.
Egli dice: «per me il Marmoreo non è un documento liturgico, nel senso stretto della yoúrula; ma un documento storico, certamente, che doveva compiere l'ufficio devozionale, cioè ricordare ai fedeli gli Eroi della Fede».
Le dite lastre, per il Maliardo, due plutei, guardavano i fedeli, nella parte scritta, invitandoli a ricordare i grandi Atleti. « Mihi autem nimis honorati sunt amici tui, Deus, era scritto, nella zona periferica, in alto».
Non mi sembra, aggiunge-re l'insigne maestro, che si tratti di un vero c Ordo », perchè non riesco a convincermi che una espressione calendaristica liturgica arricchisca una Chiesa, sia pur insigne, che non sia quella dell'Episcopio! » (da una lettera, inviata all'autore, in data 5-10-1960). E bisogna riconoscere che quest'ultimo argomento è fortissimo, sotto tutti i punti di vista. Il Calendario Marmoreo difatti apparteneva a S. Giovanni Maggiore e non alla Stefania! L'argomento riesce ancora più forte da ciò che un giorno, Mons. Mallardo - e tanto nomini nullum per elogium - mi diceva: « Un chierico di S. Giovanni, pur di riempire il Calendario, affacciava nomi su nomi, senza criterio esatto ». Difatti al 26 luglio unisce i nomi di S. Anna e di S. Eupraxia!
Ultimo rilievo è quello della esclusione di qualsiasi aggettivo, sinonimo di «Immacolata» al termine c Conceptio », nel Calendarlo marmoreo.
Mons. De Rosa scrive: « quella del 9 dic. è una festa bizantina, nella sua origine, e commemora il « praeconium Annae ». Nella sua natura - in! sembra - la dizione del Marmoreo vuol esprimere la concezione attiva e passiva, in una unica dipendenza sintattica, un genitivo soggettivo (S. Annae) ed un genitivo oggettivo, come se avesse detto « S. Anna quae concepit Mariam Virginem. Mi risulta che anche Mons. Mallardo era dello stesso parere » (Lettera citata).
E veramente, letteralmente e logicamente parlando, la traduzione è quella e noi siamo perfettamente d'accordo. (Vedi capitolo XXXIV di questo vol.).
Certo il praeconium Annae, così come è, esclude qualsiasi attributo, nè la festa del 9 dicembre può considerarsi un argomento apodittico circa la verità dommatica della Concezione Immacolata, nel primo istante.
Si pensi però che lo sviluppo storico del Domma che culminò nella Bolla del 1854 e nell'aureo sigillo di Lourdes del 25 marzo 1858: « le suis 1'Immàculée Coriception », si svolse attraverso lotte aspre, dal sec. XII al sec. XVII - Solo nel 1806, Pio VII concesse, e al solo ordine Minoritico, il privilegio, esteso poi, per la petizione di 300 vescovi, a tutta la Chiesa, la dizione del Prefazio: «Et Te in Conceptione Immacolata B. Mariae semper Virginis ».
Ma si noti che, nei primi 3 secoli, la verità della Concezione Immacolata è implicita nella dottrina Mariana della Maternità Divina, nell'ufficio della Eva riparatrice e nella illimitata santità e purezza della Madonna.
Chi volesse approfondire, legga il magistrale discorso VI del Roschini: Il Dogma dell'Immacolata - Istituto Padano A. G. Rovigo 1950 - pagg. 118 -139.
Il P. Iugie, da noi citato, fa giustamente rilevare che, fin dalle origini cristiane, la Madonna è stata chiamata la « Santa Vergine » (L'Immaculèe Conception dans le tradition Oriental - Roma - pag. 46 - Ed. 1952).
S. Efrem, il primo cantore dell'Immacolata, nei « Carmina Nisibena » canta « in Te, o Signore, non v'è macchia e in te, o Madre, non v'è alcuna sozzura ».
S. Epifanio la dice « Immacolata, più pura dei raggi del sole! « Vedi Iugie - opera citata e Rouet de Journal - Ench. Patrum n. 745).
E c'è dell'altro. Verso la fine del sec. VII, in Oriente, già si celebrava la festa della « Conceptio ». Ciò risulta dal Canone di S. Andrea Cretese e da un'omelia di S. Giovanni d'Eubea - (Roschini opera cit. 134, ove sono segnate le citazioni esatte). Oggetto di tale festa, e'risulta chiaro dai due documenti, era anche 1'immu-. nità della colpa originale, fino dal primo istante. Giovanni d'Eubea -f- 750 dice, nel discorso sulla concezione della Madre di Dio, che Gioacchino ed Anna hanno generato il « paradiso di Dio », generando una fanciulla «tutta immacolata e che la S.S. Trinità, a preparare una degna abitazione al Verbo Incarnato, ha voluto fare in lei una nuova creazione, creandola, nello stato di giustizia originale. E qui potremmo addurre altre testimonianze di Padri, Dottori e scrittori, fino al sec. X. Ora se il Marmoreo è bizantino e non è prima, nè dopo il sec. IX e se quella festa della « Conceptio » è segnata ai 9 dic., nulla vieta di poter sottindendere un attributo che sia pure, oscuramente, implicitamente, dia l'idea di purezza alla Conceptio, dal momento che questa idea era già ferma e chiarissima, nei primi dieci secoli della Chiesa. Era quella, dice il Roschini, l'alba radiosa che, dopo le lotte dei secoli seguenti, diventa aurora prima, e sole, dopo, in pieno meriggio!
Se, quella del 9 dicembre era una festa, quale ne sarebbe stato l'oggetto? Una festa per dirci che Anna ha concepito Maria? E non sarebbe bastata allora quella della Natività?
Noi si rimane perplessi! Lo stesso Mons. De Rosa, usa un «mi sembra». E del Mallardo usa una parola che tentenna un pochino: «mi risulta». Per tutte queste ragioni noi ci atteniamo al parere dell'Iugie e del Card. Schuster, di imperitura memoria e crediamo di essere in ottima compagnia!
In tal modo i predicatori di S. Anna avranno materia, ancora più ampia e sicura. (Vedi Cap. XXXIV - Il Calendario Marmoreo. E con ciò facciamo punto al nostro lavoro. Abbiamo inteso, con questo capitolo cantare l'ultima strofa all'Augusta Madre dell'Immacolata cui sia in Cielo ed in terra, nei secoli ed in eterno OSANNA.
EPILOGO DEL LIBRO
Le « Glorie di S. Anna » vedono la luce, anche in ricordo del Giubileo Sacerdotale dell'Autore.
Quando si arriva alla « Messa d'Oro », si è vicini al traguardo! Un senso di rimorso ti prende. Si è fatto poco e quel poco, forse, è stato fatto male!
Quante grazie!, Quanti doni! Ma quanta ingratitudine!
Non v'è che un solo rifugio, la infinita Misericordia di Dio un sol conforto, una speciale protezione della Madonna, in hora mortis nostrae.
In quell'ora angosciosa e decisiva ci sia di aiuto il patrocinio di S. Giuseppe e della Gloriosa S. Anna che noi invochiamo ora, per quell'ora tremenda che è il momento da cui dipende la nostra eternità.
Ci piace, a tal proposito, conchiudere con i versi scritti, poco prima di morire, da colui che ci fu guida, maestro e modello nel difficile ministero della sacra predicazione, Mons. Francesco di Domenico che morì, improvvisamente, il 30 novembre 1945, dopo di aver tenuto l'ultima lezione agli accademici di S. Giovanni Crisostomo.
« Pria che l'ultimo dì, declini a sera,
Ascoltala, o Signor, la mia preghiera.
E per l'ora che resta ancor di vita,
Sii Tu mia custodia ed aita.
E già la notte sepolcral s'avanza,
E scuote il tentator la mia speranza.
Temo il mio errore!
Ma in Te confido, o Dio
Che Padre sei misericordioso e Pio ».
FINE