LAURA ROSSI 11 anni
Una bambina dolce e gentile, di singolare coraggio... Vive la fede in semplicità nella sua famiglia. A 11 anni, compie uno speciale patto con Dio. Patto accettato.
Lui,
Giuseppe Rossi, giovane mite e sereno, che ha sofferto molto per la guerra e la
prigione in Africa, di professione muratore; lei, Luigina Manzoni, tutta buon
senso, fiducia in Dio e carità. Si sono sposati e hanno dato vita alla loro
famiglia a Pedrengo (Bergamo) in un ambiente semplice e ricco di fede. Il 1°
marzo 1950, nasce una bambina minuta, che al battesimo chiamano Laura.
Per
molto tempo la piccola ha bisogno di cure, poi trova le sue energie per partire
per la vita, ma rimane sempre delicata di salute. A tre anni, comincia a frequentare
la scuola materna del paese, tenuta dalle Suore dell'Istituto Palazzolo. Suor
Miralisa che sarà poi la sua confidente, la ricorda così: "Anche se qualche
bambino le faceva un dispetto, Laura cedeva subito; gli andava vicino, gli
parlava, anche se era stata offesa: convinta, non perché avesse paura".
Dai genitori, dalle suore, dal parroco, don Casari, riceve una buona
educazione cristiana.
Alla
scuola elementare, tutti i bambini e le bambine diventano suoi amici. Laura si
trova bene con loro e con la maestra e impara in fretta, dimostrando presto
una sua maturità ben oltre gli anni verdi e teneri che ha... A otto anni, la
prima Comunione: una grande festa "perché oggi è venuto da me Gesù in
persona". Intanto in casa, sono nati Maria-Rosa, Ester e infine anche un
fratellino, Orazio, che ella sembra voler prendere sotto la sua protezione.
A
Pedrengo è assai viva l'Azione Cattolica con le diverse sezioni per età e
categorie. Laura vi entra come "beniamina" - come si dice - tra le
più piccole, continua come "aspirante" frequentando assiduamente
gli incontri formativi, in cui impara a conoscere Gesù, Uomo-Dio, il Salvatore,
l'Amico, Colui che rende bella, grande e santa la vita, e ci porta in Paradiso.
Sa dove e come incontrarlo - nei Sacramenti e nella preghiera - e prende a
confessarsi molto spesso e a andare alla Messa ogni mattina, insieme al numeroso
gruppo di persone che ci vanno quotidianamente. Cerca di non mancare mai,
anche se deve alzarsi prestissimo, poi va a scuola, lieta con il sorriso in
volto, anche quando la salute non risponde troppo. Si affida alla Madonna, con
le sue gioie e con le sue difficoltà. Si ricorda sempre di pregare per il Papa
Pio XII, poi Giovanni XXIII, bergamasco come lei.
La
mamma, quando ha bisogno di aiuto, si rivolge a Maria-Rosa, che è più
robusta, ma Laura vuole fare la sua parte a tutti i costi, collaborando con i genitori,
in casa, nell'orto, a far la spesa, a curare galline e conigli... Molto
diligente a scuola, al pomeriggio, appena può, ritorna all'asilo dalle suore,
per imparare a cucire, a ricamare, attirata soprattutto da suor Miralisa, che
intesse tra lei e Gesù un singolare rapporto d'amore.
Lì,
inoltre c'è la possibilità di giocare, di chiacchierare con le amiche, di
apprendere un mondo di cose interessanti e utili per la vita. Le suore tengono
le loro alunne attente alla vita della Chiesa e del mondo e le invitano a
pregare per molte intenzioni. Laura sgrana ogni giorno alcune decine del Rosario
alla Madonna.
Vuol
bene a tutte ed è riamata. Il colloquio frequente con il parroco in
confessione o fuori, la Comunione che diventa quotidiana, la rendono davvero
"un tesoro" di bambina. Nel 1961 finisce le elementari. Sottovoce,
più volte, ha confidato a suor Miralisa: "Io... mi farò suora... Sarò
missionaria". Per il momento, viene iscritta all'Avviamento professionale
di Bergamo. Poi, si vedrà.
Il
2 giugno 1961, mentre aiuta i suoi a caricare della legna, sente un forte dolore
alla spalla. La mamma la mette a letto, affinché riposi tranquilla. Appena è
sola nella stanzetta, Laura si alza, si inginocchia sul pavimento e dice al
Signore Gesù, come se fosse la cosa più naturale del mondo: "Fammi
ammalare per un anno, poi, se vuoi, fammi guarire o morire, sia fatta la tua
volontà. Offro le sofferenza di questo anno per la Chiesa, per il ritorno dei
cristiani separati alla Chiesa Cattolica, per i missionari ".
Si
rimette a letto e, fino ad addormentarsi, prega, prega... Ha soltanto undici
anni, ma già sa che la Chiesa vive un momento particolare, che può essere
carico di speranze, ma denso di difficoltà. Dei missionari, Laura è
affascinata perché ha uno zio missionario. Le sembra quindi naturale la sua
"offerta", che nessuno, per il momento, viene a sapere: solo Gesù
deve saperlo.
Le
prime cure le danno qualche sollievo, ma "il male" resta. In ottobre
inizia a frequentare la nuova scuola e le sue amiche, vedendo che fatica a
portare la cartella, si offrono per aiutarla. È evidente che soffre, anche se
vuole nasconderlo più che può.
Ricoverata
in clinica a Bergamo, la diagnosi è "fibroma ascellare" per cui
occorrerà un intervento. Laura scrive allo zio missionario: "Sopporterò
volentieri l'operazione secondo le tue intenzioni e per i tanti sacrifici
dei missionari, per quelli che sono separati dalla Chiesa Cattolica, affinché
possano un giorno ritornare ad essa".
Fatto
l'intervento, tutto sembra risolto, ma il 6 dicembre 1961, dev'essere di nuovo
ricoverata al "Bolognini" di Seriate: è tumore maligno che ormai si
espande verso il braccio e al torace e non si può più operare tanto è
diffuso. Accetta, serena, di restare, per 40 giorni in ospedale. Non vuole
calmanti, nonostante i dolori atroci. Non si ribella, non piange. Se ha voglia
di gridare, morde nel lenzuolo e raddoppia le preghiere. Non vuole essere
coccolata né ammirata.
Come
Gesù in croce, soffre e basta. Il primario è meravigliato di questa bambina
che gli appare straordinaria. Ella offre le sue sofferenze a Dio e prega,
fedele al patto stretto con Gesù, il 2 giugno precedente. Però ogni giorno,
vuole la Comunione. "Mangia, Laura" - le raccomanda la mamma.
Risponde: "Prima voglio ricevere Gesù. Quando faccio la Comunione, Lui
mi dà tanta forza e io mi sento sazia per tutta la giornata".
Un
giorno, la suora infermiera le dice: "Qui in ospedale c'è un uomo ormai
morente che non vuole ricevere i Sacramenti, è lontano da Dio. Offri tu per
lui". Durante la notte i dolori di Laura sono laceranti, ma all'indomani,
quello si confessa, riceve la Comunione, muore in pace con Dio. Gli altri
infermi spesso si radunano attorno al letto di Laura a trovare consolazione, a
pregare con lei.
Il
16 gennaio 1962, Laura torna a casa: non c'è più nulla da fare. Il suo letto
diventa un altare. Vengono in molti a chiederle di pregare. Il vice-parroco
don Locatelli, le affida i giovani che sta per radunare in "ritiro".
Quando torna a dirle "com'è andata", dichiara: "Laura, da
anni, quelli non venivano più a Messa, adesso sono venuti in tantissimi, si
sono confessati, hanno ricevuto Gesù... Grazie, Laura!".
A
suor Miralisa, ella confida: "Lascio andare a letto i miei genitori, poi mi
alzo e mi inginocchio accanto al mio lettino, anche quando ho tanto male, e
prego...". "Per chi?". "Per tutti". Sovente,
incredibile a dirsi, ma vero, parte delle sue notti le passa così. Quando la
medesima suora vorrebbe farle le iniezioni di calmante, Laura rifiuta: "Non
devo portare solo la mia anima in Paradiso, devo portarne tante di più". A
chi le manifesta le proprie necessità, Laura risponde che intercederà presso
Dio: le grazie avvengono anche nei casi più disperati.
Scrive
al Papa Giovanni XXIII per raccontargli la sua offerta per la Chiesa... Il Papa
le risponde: "Ho conosciuto la tua pietà e bontà. Prego per te. Ti
benedico con i tuoi cari". Verso la fine di febbraio 1962, Laura apre il
cuore a suor Miralisa: "Quando ho sentito per la prima volta il dolore al
braccio, ho offerto la mia vita per la Chiesa... È un segreto, il mio segreto.
Non lo dica alla mamma". Ma all'indomani, alla mamma che le è vicino, ella
stessa rivela il segreto.
La
mamma le dice: "Abbiamo fatto tutto per te... Ora andrai a trovare i nonni,
lo zio, in Paradiso". Senza affannarsi, Laura risponde: "Allora, se
devo morire, lasciatemi sola con Dio, perchè devo raccomandargli la mia
anima". Serena e forte, riceve l'Unzione degli infermi e lo comunica al papà
con gioia: "Ora sto bene, sono così forte che posso andare anche a
comprarti le sigarette ".
Si
fa dare il suo Crocifisso, lo stringe tra le mani, si copre il volto con il
lenzuolo e fa la sua ultima offerta. Alla suora sua confidente, raccomanda:
"Dica ai miei genitori di non piangere per me. Vado in Paradiso". Ai
suoi cari: "Pregherà molto per voi, soprattutto per Orazio".
"Voglio essere vestita con l'abito bianco della mia prima Comunione.
Grazie, mamma, perché me lo hai già fatto allungare ".
È
il 28 febbraio 1962: al mattino sta assai male, ma rassicura tutti: "Non
muoio adesso. Sarà per stasera alle sette. Portatemi nel letto grande della
mamma". Non vuole che nessuno le parli, che tutti i presenti veglino e
preghino con lei: è Gesù che viene a prendere la sua piccola amica. Quando dal
campanile suonano le sette, mentre il cielo si gremisce di stelle e attorno c'è
una grande pace, Laura alza il capo, si fa sorridente, fissa un punto preciso
davanti a sé ed esclama: "Che bella strada luminosa!". E ancora:
"Che bello, che bello! ".
"Che
cosa vedi Laura?"- le domanda suor Miralisa. Il suo volto si distende nella
pace: vede Dio, la Luce, la Bellezza eterna, venirle incontro, il suo Paradiso
per sempre.
Dodici
anni appena, offerti in olocausto per la Chiesa, per i missionari. Il fratello
minore, Orazio, a suo tempo, diventerà prete e missionario. Altri giovani e
ragazze di Pedrengo si consacreranno a Dio... Se nella Chiesa, domani sboccerà
una nuova primavera, più che degli intelligenti e dei loquaci, sarà il frutto
di piccole sante creature così, simili al Crocifisso, dal Quale soltanto
discende la redenzione del mondo.
(Tratto
da: “In braccio a Gesù” - Profili di ragazzi esemlari - Paolo Risso.)