LA VITA PER LA GLORIA DEL PADRE

Messaggio del Padre dato a madre Eugenia Elisabetta Ravasio, sull'Amore per i suoi figli

 

PREFAZIONE

Con questo opuscolo non intendiamo raccontare vicen-de di cronaca, che più o meno la vita umana riserva a tutti, ma il movente che anima la vita di Madre Eugenia Elisabetta Ravasio: L'UNITà DEI FIGLI IN CRISTO PER LA GLORIA DEL PADRE. Esso viene esposto in forma semplice, di facile com-prensione, breve perché non annoi, sminuzzata con ripeti-zioni perché non passi inosservato l'essenziale. A suo tempo si farà una esposizione più completa della sua storia; ora ci contentiamo dei frammenti che hanno già dato pace e serenità a chi ne è venuto a conoscenza. L'intenzione è: - suscitare il desiderio di stare nella Verità, l'unica che ci farà liberi (Gv 8,32), felici e veri figli di Dio; - prendere coscienza che Dio è nostro PADRE, buono e premuroso, che ama stare con i suoi figli; - essere stimolati dalla vita di chi già vive questa mera-vigliosa realtà, la quale ci è possibile solo se viviamo la Parola del Vangelo con le disposizioni: Amore-umiltà, capaci questi di farci attingere alla Sorgente di acqua Viva, zampillante, eterna, che si chiama PADRE. Che questi spunti di riflessione ci spronino a leggere il Vangelo e viverlo fino in fondo. Solo allora troveremo Luce, Pace, felicità vera e potremo sperimentare così la Paternità di Dio nostro PADRE.

 D. Joppolo

 "Per Ipsum, cum lpso et in Ipso"

DIO è MIO PADRE

Padre mio che sei nei cieli, com'è dolce e soave il sapere che Tu sei mio Padre, e che io sono figlio Tuo! è soprattutto quando è cupo il cielo dell'anima mia e più pesante è la mia croce, che sento il bisogno di ripeterTi: Padre, credo al Tuo Amore per me! Sì, credo che Tu mi sei Padre ogni momento della vita e che io sono Tuo figlio! Credo che mi ami con Amore infinito! Credo che vegli giorno e notte su di me, e neppure un capello cade dalla mia testa senza il Tuo permesso! Credo che, infinitamente Sapiente, sai meglio di me, ciò che mi è utile. Credo che, infinitamente Potente, puoi trarre il bene anche dal male! Credo che, infinitamente Buono, fai servire tutto a vantaggio di quelli che Ti amano: ed anche sotto le mani che percuotono, io bacio la Tua mano, che guarisce! Credo, ...ma aumenta in me la fede, la speranza e la carità! Insegnami a veder sempre il Tuo Amore, come guida in ogni evento della mia vita. Insegnami ad abbandonarmi a Te, come un bimbo nelle braccia della mamma. Padre, Tu sai tutto, Tu vedi tutto, Tu mi conosci meglio di quanto io mi conosca: Tu puoi tutto, e Tu mi ami! Padre mio, poiché Tu vuoi che ricorriamo sempre a Te, eccomi con fiducia a chiederTi, con Gesù e Maria (chiedere la grazia desiderata). Per questa intenzione, unendomi ai Loro Sacratissimi Cuori, Ti offro tutte le mie preghiere, i miei sacrifici e le mortificazioni, tutte le mie azioni ed una maggiore fedeltà al mio dovere. Dammi la luce, la grazia e la forza dello Spirito Santo! Confermami in questo Spirito, in modo che io non abbia mai a perderLo, né a contristarLo, né ad affievolirLo in me. Padre mio, è in nome di Gesù Tuo Figlio che Te lo domando! E Tu, o Gesù, apri il Tuo Cuore e mettivi il mio, e con quello di Maria offrilo al nostro Divin Padre!... Ottienimi la grazia, di cui ho bisogno! Padre Divino, chiama a Te gli uomini tutti. Il mondo intero proclami la Tua Paterna Bontà e la Tua Divina Misericordia! Siimi tenero Padre, e proteggimi ovunque come la pupilla del Tuo occhio. Fa' che io sia sempre degno figlio Tuo, abbi pietà di me!

PADRE DIVINO, dolce speranza delle anime nostre! Sii conosciuto, onorato ed amato da tutti gli uomini!

PADRE DIVINO, bontà infinita, che s'effonde su tutti i popoli! Sii conosciuto, onorato ed amato da tutti gli uomini!

PADRE DIVINO, rugiada benefica dell'umanità! Sii conosciuto, onorato ed amato da tutti gli uomini! (Se si recita questa preghiera come Novena, aggiungere: "Ti prometto, di essere più generoso, specialmente in questi nove giorni in tale circostanza... con quella persona....)

Madre Eugenia Elisabetta Ravasio

Girard, Vic. Apost. Cairo-Egitto 9 ottobre 1935

Jean Card. Verdier Arcivescovo di Parigi 8 maggio 1936

 

Perché questa preghiera al PADRE? Non abbiamo il "PADRE nostro" la preghiera più perfetta che Gesù ci ha insegnato? Madre Eugenia non ha voluto fare di più, ma solo esprimere dei sentimenti d'amore filiale, sgorgati dalla contemplazione di Dio PADRE, e farci partecipi per aiu-tarci a pregare meglio il PADRE e recitare il "PADRE nostro" con più amore e confidenza.

 

Chi è Madre Eugenia?

Nata nel 1907 a San Gervasio d'Adda (BG) da mamma Felicita Magni e papà Carlo Ravasio, una famiglia modesta. La mamma, spaventata per l'improvviso crollo finanziario familiare dovuto al fallimento della Banca, dà alla luce la bambina al sesto mese di gravidanza. Il dottore, solo guardandola, dice: "Occupiamoci della mamma, tanto la bambina non può sopravvivere". La mamma di conseguenza è rimasta allettata per sette anni. C'è disagio in quella famiglia! Tutti uomini in casa. Perciò la situazione diventa più difficile. Degli otto fratelli - Teresa, la primogenita, sposata in un paese vicino, Luigi, Lorenzo, Giovanna deceduta a due anni, Giovanni, Angelo, Francesco - Elisabetta, chiamata graziosamente Bettina in famiglia, è la più piccola. Nonno Piero, molto pio, sembra il 'capo-tribù' quan-do, ogni mattina presto prima di andare a messa, intona l'Angelus ad alta voce facendosi seguire da tutta la 'nidiata' per iniziare la giornata nel nome del Signore. La bambina non muore secondo il previsto, ma a quattro anni è ancora minuscola, né parla, né cammina. Perciò nonno Piero decide di andare a piedi al Santuario della Madonna di Varese e chiedere la grazia per la sua nipotina, con la preghiera di guarirla o di prenderla con Sé. Nell'ora in cui il nonno arriva al Santuario, ed era prestissimo, Bettina si alza presa per mano da una bel-lissima Signora che l'aiuta a vestirsi e le dice di andare a farsi vedere dai genitori. Questi intuendo il miracolo, tra la meraviglia e la gioia, ringraziano la Madonna. Quando più grandina la portano al Santuario della Madonna in pellegrinaggio di ringraziamento, Bettina vede la Statua della Madonna ed esclama: "Ecco la bella Signora che mi ha vestito!". Intanto cresce serbando tutto nel suo cuore. Già tanto piccola conosce gli inevitabili stenti della situazione familiare. Assolve i doveri di casa e con tutto il freddo va a lavare le calze dei fratelli nell'acqua dell'Adda. Così in tanta sofferenza cresce ben temprata. Tutti sono lontani dall'immaginare il piano di Dio su di lei che l'arruola tanto vicino a Sé sul cammino della Croce. Nonno Piero, vedendola già carica degli oneri di una persona adulta, cerca di starle vicino dandole tutto il suo affetto e ciò che ha di più caro e prezioso: la Fede, comunicandogliela man mano nella vita, perché la sua piccola in tanto fluttuare abbia un'àncora di salvezza. Elisabetta si ricorda ancora il suo nonno con le brac-cia aperte davanti all'immagine del Sacro Cuore che prega: "Gesù a questa bambina pensateci Voi!". Tutto ciò stabilisce un rapporto confidenziale tra la Bettina e i suoi protettori. Gli insegnamenti del nonno sono per Bettina come il seme caduto in terreno fertile e ben curato. Un giorno il nonno le disse indicando l'Adda: "Guarda l'acqua come scorre e va via, domani non è più quella, se si fermasse sarebbe un ristagno di acqua putrida. Così è per le tue sofferenze, le tue lacrime e le tue lotte: ci sono e passa-no; guardati bene dal tenerle ferme. Tutto passa! Offri tutto a Dio e accetta ogni giorno la Sua Volontà. Non guardare la persona dalla quale ti viene la sofferenza, prendila dalle Sue mani, niente viene a caso, Dio segue passo per passo le sue creature. Lui sì che ci vuole bene, anche se noi non capiamo tutti i perché. Fatti coraggio, vai sempre avanti e aspetta che la sofferenza passi!". Elisabetta fa tesoro di questi insegnamenti: è il suo caro nonno che parla. Ancora oggi ripete queste parole emblematiche: "Aspetto che passi e intanto canto". A dodici anni va in fabbrica di tessitura fino a vent'anni: Ed ecco l'ora desiderata: è decisa di farsi missionaria contro ogni impedimento. Quel giorno del 1927 durante la celebrazione della festa di Cristo Re, il Parroco, don Benigno Carrara, nella sua predica dice: "Il Re ha scelto la sua Regina, Bettina Ravasio parte per farsi missionaria sulle orme di Cristo". "Eccomi, io vengo o PADRE, per fare la Tua Volontà!". In convento, Ist. N.D. des Apotres, oltre a tantissime difficoltà, incontra anche la delusione. Certo non si può pretendere che tutti siano già santi solo perché si sta in convento, santi si diventa lottando e man mano conqui-stando la crescita nella Grazia del Signore. Ma lei ha ben capito che non bisogna giudicare; che bisogna stare uniti a Dio, osservando il regolamento senza guardarsi attorno, cioè se gli altri sono osservanti o meno; ciascu-no si trova da solo a rispondere davanti a Dio con le proprie responsabilità. è ben convinta che deve guardare gli altri solo per essere caritatevole e aiutarli nei loro bisogni. Pensa che Dio non manca a darle la sua forza, perciò si fa "corag-gio e avanti". Inaspettatamente, ancora giovanissima, la incaricano maestra delle novizie; poi nel 1935 la eleggono Madre Generale. Il        suo modo di agire è di una persona che confida illimitatamente in Dio, senza stare a misurare le sue forze e la sua capacità. Diverse circostanze non le avevano permesso di porta-re avanti la sua istruzione, che si ferma alla terza ele-mentare. Ora si trova alle prese con diverse lingue, tanti impegni e tanti problemi. Dopo tanti anni ci dice: "Se ci penso a quegli anni! Se mi fossi fermata a pensare a quell'ònere!... Ma mi buttavo senza preoccuparmi, pensavo che Dio era con me, perciò andavo avanti nel compito che Egli mi aveva affidato". Veramente solo Lui ci ha messo le mani! E meno male che non ci pensava e si fidava solo di Dio, altrimenti si sarebbe trovata come San Pietro sulle acque, che appena comincia a pensarci inizia ad affondare! Chiunque l'avvicina si accorge della sua forza e di una certa facilità nel risolvere situazioni difficili con lungimiranza, chiarezza e decisione. Parlando di Madre Eugenia, Raoul Follereau dice, ammirando e lodando la sua alta personalità: "Madre Eugenia Elisabetta Ravasio è una donna eccezionale, per lei la parola impossibile non ha alcun significato". è un vulcano di iniziative; nel giro di poco tempo dà un impulso radicale all'Istituto, rinnovando di viva fre-schezza opere e Suore. Agisce con la massima rettitudine, senza farsi condi-zionare da compromessi, popolarità o minacce; senza paura di perdere la 'poltrona'. Dominata da vero Spirito evangelico, il "Sì, si, no, no" e vissuto anche nelle opere: decise, nette, spogli da tutti quei raggiri umani, che solitamente si mescolano nella vita della persona per portare avanti i propri punti di vista, giustificandoli col Vangelo 'alla lettera' ma vuoti di Spirito. Lei è libera di tutto questo. La sua è una luce alla cui presenza si scopre anche il pulviscolo. Apre noviziati in diverse nazioni precorrendo così le direttive del Concilio Vaticano Il, che parla di necessità a formare i giovani religiosi indigeni sul posto. Istituisce Province, e dove occorre, Regioni. Vi introduce corsi di aggiornamento e di specializzazione per Suore e Novizie, tanto che ognuna è in grado di affrontare il lavoro mis-sionario e i vari problemi con professionalità. Il movente di questo nuovo pullulare di vita è la coscienza chiara che ha dello Spirito che dal profondo grida "Abba" PADRE (Rm 8,15), Autore della nuova Vita che Gesù ci ha riconquistato. Perciò l'agire deve rispec-chiare nei figli un tale PADRE! "Siate perfetti come il PADRE vostro" (Mt 5,44-48). Lei è animata di amore materno, deciso e forte, deri-vato dalla Paternità Divina (Ef 3,14) e mette tutto il suo impegno per proteggere, curare, seguire i figli affinché non degenerino; veglia perché l'amore cresca, restituen-do al PADRE figli veri, sigillati dal suo Amore. Per rag-giungere lo scopo si serve di tutti i mezzi. Dopo i primi riassestamenti si ha un ampio respiro. Un entusiasmo nuovo si sprigiona da ognuno. Si vive la vera fraternità; è come una primavera, sui volti irradiati dal sole si coglie il sorriso e la gioia. Il Cardinale Gerlier di Lione, visitando la Comunità dice: "Vorrei che tutti noi fossimo come queste Suorine liete e unite: dovremmo portare qui i nostri seminaristi". Il suo sussidio è solo il Vangelo, infatti c'è scritto: "La mia Parola è sorgente di acqua Viva" (Gv 4,14). Anzi, lei sente il bisogno di comunicare la vita che ha dentro di sé, scrivendo anche, come di getto, vari libri secondo i bisogni e le varie circostanze. Sorridendo ci dice che nella prima pagina metteva tutti i segni della punteggiatura, aggiungendo: "Metteteli dove occorre, per l'ortografia pensateci voi perché non è compito mio". Invece nel latino, quando le capitava di scriverlo, non presentava errori, come testimonia un Sacerdote per uno scritto indirizzato a lui e consegnato da lei personalmente.

 

In terra di missione

Le apparenze sono fragili; chi si aspetta da una 'Suorina' esile e giovane un lavoro radicale di una potente ruspa? Così avvenne per il paternalismo esercita-to da altri sulle sue Suore perché fondati dallo stesso Fondatore. Veniva loro spontaneo di credersi in diritto di adoperare le Suore con un ruolo di apostolato non appropriato, ma per la Madre Eugenia non è così: tutti gli uomini sono uguali davanti a Dio, tutti figli dello stesso PADRE, né colore, né razze, né ceti sociali, né sesso possono rendere qualcuno superiore ad un altro. Certamente ammette la sottomissione all'autorità, non perché la persona che l'esercita è superiore agli altri, ma perché "non c'è alcun potere che non venga dall'alto" (Gv 19,11); "questo comando ho ricevuto dal PADRE mio (Gv 10,18). Solo Dio detiene il potere, e Dio è Amore e lo adopera solo per il Bene. Quindi eserci-tare l'autorità è un servizio all'Autorità di Dio. Chiunque esercita questo potere, a qualunque titolo, deve servire il bene della persona e dell'umanità, non il proprio tornaconto, né si deve sentire superiore agli altri servendo la propria superbia. Ogni autorità bene esercitata è degna di rispetto in quanto è unita a Dio e serve il Bene. Apparentemente, per qualcuno che non 'sa' di Van-gelo, lei potrebbe sembrare disobbediente e testarda, mentre in verità è perspicace, forte ed eroica nel com-piere fino in fondo il proprio dovere di Cristiana e di Consacrata, senza compromessi, conciliazioni ambigue e rispetto umano, che non hanno a che fare con Dio: col suo Amore, con la sua Giustizia, col rispetto ad ogni suo figlio, ad ogni sua creatura. Questo atteggiamento scomoda certe abitudini, e viene protestato. Gli 'altri' si sentono forti perché gesti-scono gli aiuti che Propaganda Fide invia per le Missioni. Non conoscono ancora lo stampo di questa giovane Madre Generale e, sorpresi, ricevono una risposta degna della sua personalità: "Siamo venuti per aiutare la Chiesa, non per farci mantenere", e confidando nella Provvidenza rifiuta ogni contributo che condiziona le sue Suore, rimettendole alla dignità del proprio apostolato. Si fa più forza e va avanti fiduciosa. Madre Eugenia osa tutto quando si tratta di difende-re i diritti di Dio e dei suoi figli. Incontrando il Cardinale Fumasoni Biondi e riferen-do le sue decisioni, questi le dice: "E come faranno le Suore a vivere senza i contributi di Propaganda Fide?". Lei, serena e sicura in Chi confida, risponde: "Ne avran-no per loro e anche per aiutare gli altri", e così fu. Qualche anno dopo, visti i frutti, il Vicario Apostolico dice: "Madre Eugenia, in ogni processione vi è prima la Croce e poi la bandiera".

 

Madre dei lebbrosi

La sola guida di tutto il suo fervore è l'Amore di Dio; si può riscontrare nelle sue opere questa spinta, che non ha il metro umano per misurare né le sue possi-bilità, né le reazioni che si possono avere attorno a lei. Così avvenne quando nel 1939, in visita alle case dell'Africa nella Costa d'Avorio, incontrò i lebbrosi con-finati in un'isola chiamata Désirée (Desiderata). Le per-sone del villagio, terrorizzate per questo male imperdo-nabile, li trasportano nell'isola dove non possono più fuggire, abbandonati in preda all'incurabile e mostruoso male, alla solitudine, alla disperazione. Ogni tanto, qualcuno dalla piroga a distanza butta loro dei viveri, ma fuggono subito via, né una parola di conforto, né una speranza: sono "maledetti". Riportiamo qualche stralcio di Giannina Facco dove descrive l'incontro di Madre Eugenia con i lebbrosi. "Un giorno Madre Eugenia, la Superiore Generale delle Suore di Nostra Signora degli Apostoli, arrivò nei pressi dell'isola con un idrovolante. Non era una turista in cerca di avventure, s'intende: le Suore mettono a ser-vizio di Dio e degli uomini tutte le ore della loro vita. Quando la piroga ebbe raggiunto l'isola, i viaggiato-ri gridarono a Madre Eugenia di scendere in fretta e tornarono subito indietro. Si capiva che erano terroriz-zati per la paura del contagio. La Madre Eugenia vide, ben nascoste tra le palme, miserabili baracche abitate dalle più infelici creature del mondo: i lebbrosi. Li interrogò con bontà, e seppe che l'avevano costruite gli ammalati stessi con le loro povere mani mutilate. Mangiavano quello che riusciva-no a trovare e quello che qualcuno gettava a riva dalle piroghe. Nel viso avevano dipinta una disperazione che avrebbe avuto fine soltanto con la morte. - Che cosa vorreste? - chiese infine Madre Eugenia a quel gruppo d'infelici. - Parlate liberamente; c'è chi vi ama e vorrebbe aiu-tarvi. Negli occhi fissi su quella straniera, che mostrava di non temere il contagio, c'era stupore, ma non diffiden-za. Madre Eugenia aveva un viso onesto e un'espressio-ne addolorata. - Vi piacerebbe abitare in una piccola città tutta vostra? - Senza mura intorno? - azzardò un giovane sfigura-to dal male. - Senza mura, s'intende, - replicò la Madre. - Ma non è possibile: la lebbra è contagiosa. Dobbiamo vivere isolati. Il mare ci tiene prigionieri; nessuno può andarsene da qui. Siamo condannati a morire soli. - Farò del mio meglio per darvi una mano, - cercò di assicurarli Madre Eugenia. - Non dovete disperare. Vi prometto che tornerò appena mi sarà possibile. Più tardi Madre Eugenia parlò dei lebbrosi alle sue Consorelle. Nessuna di loro trovò assurdo il progetto di aiutarli. Madre Eugenia spiegò loro con voce vibrante: - La loro città dovrebbe sorgere in mezzo alla foresta, in modo che i malati si sentano liberi. Ogni famiglia dovrebbe possedere una casetta e un pezzo di terra da coltivare; così i lebbrosi avrebbero l'impressione di vivere del loro lavoro. Naturalmente dovrebbero avere la radio, e il cinema e, perchè no? Vorrei anche che dedi-cassero un po' di tempo all'artigianato. - Lavoreremo tutte per quei poveretti. Ci conti, Madre. - Lo so. Il problema è un altro: trovare gli aiuti che occorrono". Sentiamo come Raoul Follereau racconta questo epi-sodio nella sua autobiografia "La sola verità è amarsi Eccone qualche passo:

 

"Adzopé: città della Carità  

1939 - LA COSTA D'AVORIO.

Un' isola ad altezza di Abijan. Un'isola sulla laguna, che niente distingueva dalle altre, con le sue grandi palme, la sua vegetazione lussureggiante. Un'isola che sembra fatta per la felicità, il riposo, la pace. Porta un nome attraente e dolce "Isola Desiderata". Malgrado ciò, quest'isola che sembra un paradiso è un luogo d'inferno. Quando le piroghe si avvicinano, i rematori girano la testa e se ne vanno di corsa. Perché l'isola è abitata da esseri maledetti. Segnati da orribili stigmate fuggono o si nascondono alla vostra vista. Le loro case? Misere baracche che hanno costruito con le loro povere mani mutilate. Il loro cibo? Ciò che trovano o che talvolta gettano loro. E quest'isola che sembrava promessa a tanta felicità risuona spesso di grida di odio e di disperazione. Perché l'isola Désirée è la prigione, il cimitero dei lebbrosi della Costa d'Avorio. Un giorno vi si posò l'aereo di Madre Eugenia, allo-ra Superiora Generale delle Suore di Nostra Signora degli Apostoli. E quei miserabili sventurati, videro così scendere dal cielo la Missionaria della Carità. è tutta vestita di bianco, sorride e tende le mani. Parla loro, ascolta con orecchio paziente la loro triste storia; cia-scuno mostra le sue piaghe, spiega la sua miseria. Ma come conciliare questa impressione di libertà con la servitù imposta allora dai regolamenti sanitari? La Missionaria ha escogitato un'idea geniale: La città dei lebbrosi sarà costruita in piena foresta vergine. Così questi infelici saranno isolati, come da una muraglia, ma non si sentiranno soffocati da essa. Potranno andare e venire a loro piacere nella città; avran-no veramente l'impressione di essere liberi. In questa città Madre Eugenia vuole riunirli e dar loro una vita più vicina possibile alla norma. Ogni famiglia avrà la sua casetta e un pezzo di giar-dino da coltivare. Si insegneranno loro dei mestieri, si porteranno i passatempi di oggi: radio e cinema; sarà come una cittadina di un posto qualsiasi. Madre Eugenia sorride sempre, ma i suoi occhi ora sono pieni di lacrime. Allora nacque il progetto di costrui-re la città dei lebbrosi, dove vivranno come uomini e non come bestie. Avranno l'impressione della libertà, niente mura che limitino il loro cielo. Oggi può apparire semplice, data la scomparsa di stupidi pregiudizi e paure. Ma nel 1939 era un progetto rivoluzionario. Sembrava un sogno, un'utopia, una chi-mera. Questa donna era generosa, ma la sua Carità la spingeva all'impossibile!... Le Suore Missionarie entusiaste erano pronte a con-sacrarvi la loro vita con gioia. Ma ciò non bastava: biso-gnava procurarsi i mezzi materiali perché non restasse un sogno. Anch'io me ne incaricai vivacemente. Oggi a pensarci, mi sembra pazzesco: era una sfida, ma la loro Carità era contagiosa! e benedetta..."

 

Cenni su Raoul Follereau

Uomo intelligente, compie gli studi in modo brillan-te e ottiene alla Sorbona le licenze di lettere, filosofia e legge. Inoltre è poeta, giornalista ed oratore. A vent'an-ni tiene la prima conferenza all'"Hotel des Sociétés Savantes" sull'argomento: "Dio è Amore", cita Platone: "è l'amore che dona la pace agli uomini, la calma al mare, il silenzio al vento, la quiete al dolore" e termina: "Il cuore è la chiave del cielo". è un cristiano e un cattolico dichiarato, un credente esplicito e combattivo. Tuttavia, come tutti i 'profeti' nel mondo ecclesiastico, incontra più silenzi e velate riserve che adesioni. Agì sempre in nome proprio, prendendosi tutte le responsabilità senza sentire il senso di inferiorità nei confronti dei Religiosi. Non risparmiò critiche a certi ambienti ecclesiastici ufficiali, che badavano più alle forme che alla sostanza del Cristianesimo, più ai pre-cetti che alla carità. Fu un laico unito in matrimonio e visse fedelmente il dono di questo sacramento. Furono Raoul e Madeleine insieme a vivere il Carisma di quest'opera di Carità. Egli dice: "La più grande fortuna della mia vita è mia moglie". Lo dirà anche uno dei suoi amici, R. Guerrini: "Questa compagna ideale, che l'ha accompagnato in tutti i suoi viaggi, è segretaria, confidente e anche consi-gliera illuminata. Discreta quanto modesta, era per così dire il suo 'angelo custode'. Sono persuaso che senza di lei non avrebbe potuto realizzare ciò che ha fatto". La Madre Eugenia ricordando Madeleine dice che era una donna dolce e buona di un largo sorriso, tutta rispetto e venerazione per suo marito. Cristiano e borghese, più tardi su questa linea, avverrà la scoperta traumatizzante e decisiva dei lebbrosi, del loro mondo crudelmente emarginato e scacciato. è la scoperta dell'amore che lo affascina. Con l'incontro di Madre Eugenia Elisabetta Ravasio vive un'esperienza di carità vibrante, sensibile, traboc-cante, tanto che l'imperativo dell'amore fraterno resterà sempre la forza principale del suo 'messagio' fino ad arrivare allo slogan "La sola verità è amarsi". Era rimasto già segnato quando, visitando i luoghi dov'era vissuto Charles de Foucauld, ne ha scoperto la radicale trasformazione di quest'uomo: quale contrasto tra l'elegante uniforme del Visconte De Foucauld e il panno grezzo di beduino indossato dal solitario del Sahara! Rimane compenetrato da questi pensieri. In questi luoghi incontra dei lebbrosi e osserva: "Mentre alcuni fuggono impauriti, altri se ne stanno immobili senza cessare di guardarmi con i loro occhi dolorosi. Ho detto alla guida: - Chi sono questi uomini? - Dei lebbrosi, - mi ha risposto. - Perché si trovano là? - Sono dei lebbrosi. - Capisco, ma non starebbero meglio al villaggio? Che cosa hanno fatto per esserne esclusi? - Sono dei lebbrosi, vi dico. - Vengono curati almeno? A questo punto il mio interlocutore diede un'alzata di spalla e mi lasciò senza dir nulla. Quel giorno ho capi-to che esisteva un crimine. Un crimine che non ammet-teva ricorso o amnistia di sorta: la lebbra". Tuttavia egli non si è messo subito al loro servizio. L'incontro del Sahara era una chiamata che chiedeva una conferma. Ed ecco l'incontro con Madre Eugenia Elisabetta Ravasio, che lo anima di nuovo e decisivo slancio. Ora non si fermerà più. Si è in tempo di guerra, egli aveva pubblicato nel 1938 sul suo bollettino "Hitler, volto dell'anticristo", perciò non era troppo prudente per lui rimanere in zone vistose; così cerca rifugio a Vénissieux vicino a Lione, nella casa madre delle Suore di Nostra Signora degli Apostoli. Conosce bene le religiose. Ebbe modo di conoscerle nel Cairo, nel Libano e in Africa, tanto che nel 1939 dedicò ad esse un'opera in due volumi: "Sur les routes de la charité" (Sulle vie della carità). à Vénissieux è sicuro di essere accolto bene. è là che si delineerà nettamente la sua vocazione, tramite l'azio-ne della Superiora Generale Madre Eugenia Elisabetta Ravasio."Una suora lancia Follereau all'azione in favo-re dei lebbrosi" Questo è il titolo dell'articolo, nel mensile: CLUB MISSIONARIO ROMANO (n. 1 - 1985, G. Pappalardo), qui sotto riportato: "Tornata da Abidjan la Madre Eugenia confida la sua preoccupazione, con voce vibrante e sdegnosa, al-l'ortolano Raoul Follereau che, nell'ascoltarla, misura-va a passi inquieti il giardino del convento: «In Europa si fa la guerra! milioni di franchi per bombe e cannoni! E laggiù gli esseri più poveri del mondo muoiono di fame e di miseria nera. Ragazzi sui dodici anni senza mani, con la faccia sfigurata, che dormono sul sudiciume. Giovani donne impazzite per la fame. E noi giochiamo alla guerra! Voglio costruire una città nella foresta Afri-cana, dove i lebbrosi non saranno più trattati come bestie, ma come esseri umani con tutto il rispetto e la dignità che meritano...». Follereau sentiva nella voce di quella piccola Suora una volontà enorme, decisa a tutto. Ma dove trovare i soldi in quella Parigi devastata, occupata, depredata? Madre Eugenia vide ad un tratto il suo 'ortolano' gettare la zappa, detergersi il sudore e dire deciso: - Madre mia, non si preoccupi, continui pure la sua Opera; del danaro mi occupo io! Quando il segretario, rimasto a Parigi, viene a cono-scenza della novità esclama: - Costruire un villaggio per i lebbrosi a 7.000 km dalla Francia in piena guerra? Ma è pazzesco! Madre Eugenia sogna ad occhi aperti!". Bisogna riconoscere che la Carità è più contagiosa della lebbra e riuscirà a rimuovere tanti cuori, che come una falange sono convogliati a questo progetto; e il suo 'sogno utopistico' diventerà realtà. Raoul Follereau aderisce subito alla proposta di quella Madre così sensibile e premurosa per i problemi degl'infelici. La paura della polizia militare è sparita; esce dal convento con un solo mezzo: la sua parola che sgorga dal cuore toccato dalla carità evangelica; così cominciò a fare le conferenze. La sua parola fluisce come da sorgente: è limpida, fer-vida, immaginosa, colorita. Esprime tenerezza, sente di portare tutta la carica che Madre Eugenia gli ha comu-nicato. Ha espressioni che fanno colpo, gesti che im-pressionano, dice: "Guardate queste mani! Hanno toccato migliaia di lebbrosi, ma non hanno preso la lebbra". La prima conferenza ha luogo il 15 aprile 1943 al teatro municipale di Annecy. Cosa va in scena per atti-rare tanta folla? Un grande sipario rosso fa da sfondo. Sul proscenio un tavolino con sopra un bicchiere d'ac-qua. Un movimento della mano colpisce inaspettata-mente il bicchiere e l'acqua si rovescia sui fogli, che diventano illeggibili; cosa fare? Si concentra un po' e improvvisa un discorso caldo e vivace, provocando folate di applausi. Da quel giorno Follereau non scri-verà più un discorso su carta. La Madre Eugenia sorride ancora quando ricorda questo bicchiere 'guastafeste' e dice: "Gliel'avevo detto che non occorreva che il cuore, la volontà e la fiducia di arrivare al traguardo. Infatti, Gesù ci ha insegnato di non preoccuparci di cosa dobbiamo dire quando si tratta di difendere la Verità e agire per la difesa dei diritti di Dio e dell'uomo". Le conferenze seguono a profusione per il Belgio, la Svizzera, il Canada e il Nord-Africa. In Francia anche i sindaci comunisti offrono gratuitamente le loro sale più belle; nella "Comédie-Franšaise" la riunione è presie-duta dal nuovo Nunzio Apostolico, Mons. Roncalli, il futuro Papa Giovanni XIII. Al "Palais de Chaillot" un migliaio di persone non potranno entrare, tanto è pieno; così al "Chatelet". Alla fine di ogni conferenza, le vecchie valigie di Follereau, messe appositamente all'entrata, si riempiono di danaro. Follereau racconta: "A Nancy mi si è acco-stato un giovane, si è tolto il suo anello d'oro e me l'ha fatto scivolare in mano, dicendo a bassa voce: - Mi scusi per aver esitato tanto tempo. Un altro nella 'Banlieu' parigina uscendo: - Abbiamo il portafoglio vuoto, ma abbiamo qualcosa nel cuore". Quando si ama davvero, si riesce a comunicare tale amore. Penso a Madre Eugenia Elisabetta Ravasio e le sue Suore, a Raoul Follereau e a tutto il suo seguito. Veramente la Carità è più contagiosa della lebbra!

 

La foresta retrocede

Su richiesta di Madre Eugenia Elisabetta Ravasio il governo offre 250 ettari di terreno per la costruzione della città dei lebbrosi in piena foresta vergine, a 15 km dal Villagio. Dunque, 15 km di strada da conquistare metro per metro con i soli mezzi di cui si disponeva a quel tempo: asce, zappe, pale, piccoli cesti per traspor-tare la terra; abbattere alberi giganti di legno duro. Duecento manovali reclutati nel nord partono all'assalto della foresta. Vanno a squadre di cinque. Una volta un albero cadendo schiaccia due tagliale-gna. Allora gli operai pensano scoraggiati: "Gli spiriti della foresta sono in collera!" e abbandonano il cantiere. Ci vorranno giorni di discussione per convincerli a tornare. La foresta comincia così a perdere terreno, e mentre Madre Eugenia si dedica ai suoi impegni, le altre diri-gono i lavori con coraggio. Occorrono tredici ponti sulle paludi e finalmente al quindicesimo chilometro è rag-giunto il terreno pianeggiante. Si costruiscono le prime case, e nel luglio del 1950 Suore e Malati si trasferiscono al nuovo lebbrosario, che non cesserà più di svilupparsi. Così con la buona volontà di tante persone e la fiducia, che Madre Eugenia ha tra-smesso e sostenuto, si è realizzato l'impossibile'! Ha le caratteristiche di Dio, che al progetto della crea-zione ha fatto partecipare gli uomini 'gli altri, la gente', i quali si devono muovere nella Carità come Lui. Follereau dice nel suo discorso per l'inaugurazione: "Penso a Lei, Madre Eugenia, quando ha scoperto nell'isola Désirée quell'angolo terribile, dove i lebbrosi per sfuggire dagli uomini hanno nascosto le loro miserie, le loro sofferenze, la loro disperazione. Penso a Lei, quan-do ha sognato di costruire una città per loro che non fosse una prigione, ma una città come le altre, dove essi vivranno come gli altri e dove essi potranno morire come uomini. Questa diventerà anche per sua volontà, Madre, una città di Carità". Questo progetto è partito da un cuore pieno di Carità, libero da ambizioni, perciò riuscirà a continuare in que-sta linea tracciata dalla sua ideatrice e promotrice. Sentiamo come Raoul Follereau testimonia la corag-giosa Carità di Madre Eugenia Elisabetta Ravasio in occasione della Giornata Mondiale dei Lebbrosi: "...Avete evocato, Signor Ministro, il ricordo... Madre Eugenia aveva fatto questo sogno che appariva ancor più utopistico e chimerico in un mondo di egoismo, di odio, di disgrazia, tormentato e inondato di sangue; di costruire una città di fraternità. Poca gente nel 1941-42 parlava di pace e di amore. Eppure questa idea fioriva nel suo cuore, di una città per i più sfortunati e abban-donati degli uomini: i lebbrosi. Al suo grande sogno - e gliene sarò sempre grato - volle associare il giovane poeta che ero io. Divenni una specie di 'Ministro delle finanze' di Adzopé. Disponevo come mezzi solo della mia parola e del mio cuore. Questa parola l'ho offerta ai lebbrosi per 10 anni, accompagnando le Suore, che hanno lottato contro l'inerzia, l'egoismo, la vile idea che «tanto i lebbrosi ci saranno sempre!». Era un'idea sem-plice, sordida, definitiva. Sono andate di città in città, di villaggio in villaggio per riunire i primi soldi, che permisero di iniziare la costruzione. Questa casa è davan-ti a voi, fu la prima... Percorrevo il mondo per inseguire questa strana battaglia di fraternità". Il 30 ottobre 1968 il governo decideva di trasformare il Vilaggio di Adzopé in Istituto Nazionale della Lebbra della Costa d'Avorio, intitolandolo al nome di Raoul Follereau. Ma egli, nel suo discorso d'inaugurazione che ebbe luogo il 28 gennaio 1971, in occasione della 18° giornata mondiale dei lebbrosi, dice ancora: "Oggi è l'inaugurazione dell'Istituto Nazionale della Lebbra della Costa d'Avorio, Istituto che porta il mio nome, ma che avrebbe dovuto portare il vostro, perché non sono stato io, ma Madre Eugenia insieme a voi... Madre Eugenia non era presente. Non era presente neanche, quando all'Istituto di N. S. degli Apostoli le è stata assegnata la Corona Civica, che è la massima onorificenza che la Francia concede per opere di carattere sociale, in questo caso per il lebbrosario di Adzopé. La Madre Eugenia ne era stata l'ideatrice e la promotrice della città dei lebbrosi di Adzopé, diventata ormai un faro e una spinta di incoraggiamento per l'apertura di altri centri per la cura di questi malati. C'è chi semina e chi raccoglie. La Madre Eugenia è contenta purché il bene si faccia. Lei si sente povera davanti a Dio, davanti agli uomini e davanti a se stessa. Sa ben chiaro che l'unica fonte del Bene è solo Dio e noi possiamo compierlo solo se ci lasciamo guidare da Lui, dalla sua Parola; se continuiamo a tenere la 'nostra mano in quella del PADRE'. Dopo che avete fatto il vostro dovere, chiamatevi servi inutili" (Lc 17,10), cioè: la potenza del 'fare' è Dio. Egli ha voluto farci partecipi concedendola anche a noi, ma dobbiamo essere coscienti che è Lui artefice; a noi di non essere presuntuosi, cadendo nella menzo-gna, nel male, se non riconosciamo questa verità. Per il suo profondo e onesto sentire, Raoul Follereau andò a Roma nel 1971 per visitare Madre Eugenia, e la trova tutta intenta nella fedeltà sul cammino del 'Calvario'. Con profondo rispetto egli esprime il suo dispiacere: "L'Istituto Nazionale della Lebbra di Adzopé andava intitolato al suo nome Madre, non al mio, io gliel'ho detto". Poi con profonda riverenza le ha baciato la mano; un attimo di silenzio e con occhi lucidi dice: "A Lei devo il mio profondo grazie per avermi lanciato nell'avventu-ra più bella che possa esistere al mondo". Lei con atteg-giamento modesto e convinzione profonda risponde: "Sono contenta di compiere quanto il PADRE vuole da me". Per Lei infatti era l'ora del 'Calvario'; e aggiunge: "Sono contenta di non aver fatto niente agli occhi del mondo, così mi presento a Dio povera, povera". Dice ancora Follereau: «Questo incontro mi ha sprofondato in un incontrastato silenzio che mi ha tirato a contemplare la pace dei giusti; mi sembra di aver rac-colto il frutto delle mie fatiche: una nuova luce mi ha pervaso e ho capito che cosa significa: "Dopo che avete fatto il vostro dovere chiamatevi servi inutili", inutili sì: all'orgoglio; ma figli di Dio, utili solo alla Verità che è amarsi. Mi sono sprofondato: Dio è ed è Amore, mi basta essere suo figlio. Ora capisco meglio la preghiera "Dio è mio PADRE". La Gloria è solo Sua, ma io sono suo figlio e partecipo! Chi può penetrare la luce profonda di queste anime che, animate di Fede e di Amore, s'innalzano nell'Eterno?! Così, mentre il primo incontro con Madre Eugenia, sensibile e ben disposto com'era, lo fa diventare aposto-lo dell'amore fraterno, in questo secondo incontro viene lanciato nell'Infinito e intravede l'Assoluto: spoglio di tutto! Anche di quegli 'idoli' buoni, ma che non sono ancora Spirito e Verità. Gliene rimane il sapore. Tanto che negli ultimi anni della vita che ancora gli restano, sente impellente il bisogno di immergersi in questa immensa Pace che si chiama PADRE, e gustare la sua Paternità.

 

Alle prese con i medicamenti

Madre Eugenia aveva mobilitato una moltitudine di persone che rispondevano generosamente; ma intanto bisognava dare agli ammalati i primi soccorsi, e medi-cine per la lebbra non ce n'erano. Era assillata dal pensiero di come aiutare quei pove-ri lebbrosi con il corpo "smangiato che cadeva a bran-delli". Guardandosi attorno, con il cuore spezzato dalla pena, sembrava chiedesse soccorso a chiunque vedeva. Si trovò così davanti ad una pianta di chalmogras (scialmogrà), i suoi occhi sono attirati dalle sue bacche; non perde tempo: "Forse voi mi potete aiutare, ma sì! A qualcosa dovete pur servire se il Signore vi ha create, aiutatemi!". Con la speranza nel cuore, le pesta e diven-tano una poltiglia oleosa; la applica sulle membra pia-gate dalla lebbra, fermandone così lo sviluppo. Madre Eugenia è veramente imprevedibile! L'Istituto Pasteur di Parigi ha perfezionato questa scoperta, dando così un impulso alla scienza per debel-lare questa malattia. Della sua vita missionaria abbiamo ricordato solo qualche episodio, tanto per farci un'idea della sua forza, del suo coraggio, del suo zelo per il bene del prossimo, della sua massima fiducia in Dio, della Parola del Vangelo vissuta: "Voi siete il lievito che fermenta tutta la pasta... Siete il sale della terra... La lampada accesa sopra il can-delabro perché tutti vedano" (cfr. Mt 13,33; 5,13-15).

 

Creati per la felicità in Dio

Madre Eugenia è un vulcano in continuo movimen-to, un fuoco inarrestabile: la forza e la vita di Dio la conducono. L'Apostolo San Paolo dice: "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me" (Gai 2,20). è normale, secondo la nostra fede, che Cristo in ogni anima che Lo accoglie continua a vivere le sue aspirazioni: la Gloria del PADRE e la salvezza di tutti i suoi figli, gli uomini di buona volontà che Lo vogliono accogliere. "PADRE Santo! Che il mondo creda che tu mi hai mandato... Li hai amati come ami Me... PADRE Santo! Che tutti siano una cosa sola e siano anch'essi dove sono io" (cfr. Gv 17,20-26). Siamo stati creati da Dio, e non solo ha desiderato che noi esistessimo, ma ha voluto avere la compiacenza di farci suoi figli: "Ed alitò su di loro" (Gen 1,26), cioè comunicandoci la sua stessa Vita, permettendoci così di far parte della 'Famiglia Divina'. Disgraziatamente l'uomo non ha scelto un compor-tamento giusto come il suo Creatore e PADRE, ma si lasciò sedurre dalla menzogna che è il male. Da quanti idoli menzogneri siamo attirati! Ma attenti! 'Non tutto ciò che luccica è oro'. Se ad esempio pensia-mo alla droga: felicità bugiarda che distrugge l'uomo! Il 'figlio prodigo' del Vangelo pensava di essere felice, ma lontano dal padre, dalla Verità, è finito a mangiare con i porci. è così per tanti altri 'idoli' bugiardi. Dio allora ci ha dato dei Comandamenti, non tanto per imporci qualcosa o per mostrare la sua superiorità, ma per guidarci a scegliere bene, a scegliere la Verità, la sola che ci "farà liberi e felici" (cfr. Gv 8,32). O Verità-libertà, o schiavitù. La libertà è il dono più grande che Dio ha fatto al-l'uomo, ma va usata con amore, ordine, giustizia, perché la verità è che noi veniamo da Dio; perciò nella nostra libertà, per essere genuini, ci conviene scegliere un com-portamento alla maniera di Dio: Egli è AMORE. Se non siamo nell'amore come ci insegna il Vangelo, abbiamo tradito Dio e noi stessi, siamo nella menzogna e perciò nel male, nell'infelicità. Qualcuno dice di trovarsi bene in un comportamento dissoluto, questo finché non raccoglie il frutto amaro del male; come il figlio prodigo, come il ricco epulone del Vangelo, come i drogati ecc. Dio ha voluto darci il modo di scegliere. Perché? Certamente è un dono grande, lo capiremo meglio quan-do staremo nel mondo della Verità dove raccoglieremo i frutti del nostro agire; però lo possiamo capire anche adesso se ci lasciamo condurre da Dio. Tanti si domandano: perché Dio permette il male? Se leggiamo con attenzione il Vangelo abbiamo la rispo-sta. Qui in due parole semplici rispondiamo: perché rispetta la libertà dell'uomo, tale come l'ha creato. Anziché prendercela con Dio, che sarebbe una grande ingiustizia, guardiamo come Egli si comporta: Per rispettare la libertà dell'uomo Dio ha preferito piuttosto che il suo unico Figlio fosse linciato dal male, che noi abbiamo scelto di fare, pur di avere salvi tutti i suoi figli, l'umanità. L'Amore del PADRE-Creatore si moltiplica all'infinito in questo gesto. Sembra che Dio PADRE non possa fare a meno di vedere i suoi figli felici. Sant'Ireneo, contemplando questo mirabile mistero, dice: "La Gloria di Dio è l'uomo Vivente", Vivente del suo Amore e non di menzogna. I figli sono la Gloria del PADRE. Noi non possiamo fare a meno di Dio per essere felici, mentre Dio è felice in se stesso. Egli vuole che la sua Gloria sia soddisfatta dal vedere i suoi figli felici.

 

Gesù fa gli interessi del PADRE

Gesù è venuto nel mondo per occuparsi delle cose del PADRE suo: "Perché mi cercavate, non sapevate che devo occuparmi delle cose del PADRE mio?" (cfr. Lc 2,49). Con questo atteggiamento Gesù mette in secondo ordine tutti gli altri valori. I suoi interessi, in modo asso-luto, sono gli interessi del PADRE: avere tutti i suoi figli salvi nella Verità, a formare un'unica cosa con Gesù, felici in seno al PADRE, nell'Amore dello Spirito Santo. "Io e il PADRE siamo una sola cosa", e il suo ardente desiderio è: "PADRE Santo! Che tutti siano uno in Me, come Io e Te siamo UNO... E siano anch'essi dove sono Io" (cfr. Gv 14,11; 17,24). Gesù è venuto a riproporci la Via, la Verità e la Vita che è Egli stesso. è venuto fra  suoi, ma essi non Lo hanno accolto perché hanno travisato Dio, i veri valori. Sono sedotti dalla superbia, dall'egoismo e, ormai sono ferrei in que-sto proposito; sono accecati, non conoscono neanche i segni dei tempi! I Profeti avevano già denunciato questo comporta-mento malefico, ma coloro che stavano nella menzogna hanno reagito uccidendoli. Molto peggio hanno reagito con Gesù, dato che Egli oltre ad annunciare la Verità, la conferma con la sua potenza. Gesù ci ha riproposto l'Amore come il massimo dei Comandamenti, anzi include tutti i Comandamenti. Perciò, anziché annientare coloro che Lo vogliono ucci-dere, come agnello mite, si lascia uccidere. Ora di tenebre! Ma trionfa risorgendo in una magnifica Vita che nessuno più può contrastare. Insieme a Gesù risorgono coloro che Lo hanno accolto e partecipano del suo trionfo quanti l'aiutano nel cam-mino del Calvario a portare i figli alla Casa del PADRE. Chi ha accolto la Verità ed è coinvolto da essa, ha qualcosa da dire al mondo. Insieme a Gesù è un 'profeta', e non è per niente facile perché il 'mondo', cioè i 'non disposti per Dio', non Lo accoglie. Ma il 'profeta', insieme a Gesù, va avanti, non teme; freme nel Getsemani, ma non retrocede, porta la sua croce con pazienza e speranza, attendendo la vittoria, che sicura attende al traguardo. Così è capitato a Madre Eugenia, quando si è occupa-ta degli interessi del PADRE: far conoscere la Paternità di Dio, sono sorti mille contrasti. Ma lei va avanti salda nella fede come una roccia; anzi, chi vi urta si sfracella, perché chi è nella Verità è incontrastabile. Dopo la morte in croce, Gesù dimostra una Vita ancora più bella; così è dei suoi 'profeti': la sofferenza non li annienta, ma li potenzia.

 

Sulle orme di Cristo

Ecco il cammino di un'anima che va insieme al suo Maestro: "Hanno perseguitato Me, perseguiteranno anche voi (Gv 15,20; Mt 10,24); ma uniti a Gesù siamo sicuri e fieri come dice San Paolo: "Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Chi ci separerà dall'Amore di Cristo? Né la tribolazione, né l'angoscia, né la persecuzione... In tutte queste cose siamo più che vincitori per virtù di Colui che ci ha amati" (Rm 8,31.35.37). La sofferenza ci distacca da tutti gli idoli attraenti di questa terra, dall'amore proprio disordinato, dalla vana gloria e da tutto ciò che non è Verità, affinché Cristo ci riporti fra le braccia del PADRE, ove sarà pace, serenità, gioia, gaudio, letizia, Gloria del PADRE che sarà la nostra Gloria. 'Impresa difficile', seguire il Maestro con coerenza fino in fondo! Un giorno Padre Pio di Pietrelcina domandò a un bambino: - Cosa vorresti fare da grande? - Voglio fare il santo. - Mestiere difficile, figlio mio! - rispose Padre Pio sorridendo. Così è successo a Santa Teresa d'Avila: era triste per-ché aveva visto alcune situazioni di peccato. Nel vedere il suo Signore offeso, ha avuto tanta pena che non riusciva a prendere cibo da tre giorni. Allora si presentò Gesù con aspetto dolce e malinconico, quasi dicendole: "Consolia-moci insieme", Egli aveva in mano un bicchiere d'acqua e un po' di pane e la invita a prendere cibo; ma ella desiste. Gesù la invita ancora dicendole di farsi corag-gio e aggiunge: "Non sai che i miei amici li tratto così, visitandoli con la croce?" - "Ah, Signore! Perciò ne avete pochi di amici!..." Anche Madre Eugenia Elisabetta Ravasio è stata invi-tata a farsi forte e seguire Gesù disprezzato e crocifisso; cioè a farsi forte per superare le difficoltà circostanti, che incontra nel perseguire il suo ideale nella Verità. Il PADRE esprimendosi con lei le dice: "Sono già tante volte che comunico ad altre anime questo mio desiderio, il 'Messagio', ma queste alle prime difficoltà si arren-dono. Non fare altrettanto tu". Lei di fronte al volere di questo dolcissimo PADRE, che sembra chieda l'elemosi-na alle sue creature, si sente sciogliere il cuore e mobi-lita tutte le sue forze fino all'impossibile: "Si PADRE! Farò di tutto, prendi anche il mio onore e quanto altro mi è di più caro, perché la Tua Volontà è tutto per me". è cosciente che Dio prende in 'parola' ed eccola pronta a lasciarsi pestare, disprezzare, vituperare: "Mi sono seduta vicina a Gesù sofferente a farGli compagnia in quella tremenda tribolazione!" e, insieme a Gesù, non cede, non condanna, supera tutto facendo rivivere ciò che il PADRE vuole mediante questa sua offerta.

 

Se il grano non marcisce

Prima l''osanna' e poi il 'crucifigge'! Fino al 1948 l'Opera di Dio in Madre Eugenia Elisabetta Ravasio era come un trionfo. Si vedevano i frutti del suo operato, l'organizzazione e la realizzazione di tante opere. Ma Dio voleva anche altre cose da lei. Anche per Gesù è stato lo stesso; il PADRE così ha voluto. Gesù stava facendo tanto del bene soccorrendo i bisognosi in tutti i campi, consolando tutti, guarendo gli ammalati nel corpo e nello spirito, risuscitando i morti. Gesù è in pieno vigore a 33 anni; perché non lascia quel pugno di uomini che lo vogliono annullare, solo, perché la sua dottrina li scomoda, per andarsene altrove? Ci sono tanti che attendono soccorso... Infatti San Pietro, guidato dalla logica umana e da ciò che è più facile e comodo, gli dice di cambiare rotta: "Non andare a Gerusalemme... Corri pericolo!"; ma Gesù risponde: "Non sapete di che spirito siete... Vattene via da me, satana... Non devo fare la Volontà del PADRE MIO?". Alla nostra maniera, che ci fa vedere corto, oggi diremmo come San Pietro e anche peggio: bello, giovane e potente, avrà un momento di pazzia, è cocciuto a non evitare quei quattro scalmanati, perché non li annienta, quei!... Chi non direbbe questo alzi la mano! Che noi faremmo lo stesso è provato. Forse, ai nostri tempi, le anime che seguono fedelmente Cristo, non sono bollati allo stesso modo? Ma Gesù e le anime che Lo seguono sono guidati dalla Volontà del PADRE, che svolge i suoi programmi per un fine di Amore grandissimo. Il PADRE sacrifica quanto ha di più caro: l'unico Figlio, pur di avere tutti i figli salvi. Noi diremmo, e forse anche soddisfatti: son voluti andare a rotta di collo, adesso si arrangino!... Glielo dicevo io!... Anche Dio ci ha detto di scegliere il bene. Per fortuna che il PADRE non fa come noi, Egli ha avuto pietà della nostra debolezza e cerca di rimediare. Gesù dice: "Se voi che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, tanto più il PADRE vostro che è nei cieli" Lui, che è l'Amore (cfr. Lc 11,13). Il PADRE anche oggi, come in tutti i tempi, ci chiede: chi vuole aiutarMi a portare tutti i miei figli a casa incamminandosi sulla via della croce insieme a Gesù? E il PADRE si fa ben capire da chi Lo ascolta. Madre Eugenia Elisabetta Ravasio ha già detto di "Sì" al PADRE. Nella sua mente si era messo come un chiodo fisso: "PADRE Santo, che tutti siano UNO!". Infatti racconta: "Un giorno aprendo il Vangelo, mi è venuto il capitolo 17 di San Giovanni: la Preghiera Sacerdotale di Gesù. L'ho letta più attenta delle altre volte e quando sono arrivata al punto: - PADRE Santo, che tutti siano UNO - mi sono fermata; mi sembrava di vedere tutto lì: perché Gesù si era fatto uomo, il fine della sua venuta. Con slancio mi trovai a rispondere: Sì PADRE. Mi era ormai chiaro cosa voleva il PADRE da me". Quel "Sì" non sanguinava, ma bruciava di Amore pen-sando che con la sua piccola vita insignificante poteva, in qualche modo, appagare il desiderio di Gesù. Se leggiamo con attenzione la preghiera "Dio è mio PADRE", possiamo vedere come lei è abbandonata total-mente alla Volontà di Dio, la grande fiducia in Lui, il grande amore alla sua tenerezza Paterna, che veglia sulle sue creature con Amore: "I capelli del vostro capo sono tutti contati" (Mt 10,30), per custodire i suoi figli, non per sindacare. Qualunque cosa non viene a caso: è l'Amore pater-no, è una Luce continua che lei vede vegliare sulle sue azioni, sui suoi movimenti, sui suoi respiri: su tutto della sua vita. Non vive più per i propri interessi, ma insieme a Gesù per quelli del PADRE. Ormai ha offerto la sua vita insieme a Gesù per questo grande ideale: che tutti i figli in Gesù siano uniti al PADRE e con Gesù siano la Gloria del PADRE. Questa offerta èfatta non solo per la durata di questa vita terrena, ma va oltre. "PADRE, mi voglio dar da fare e non darmi pace finché c'è ancora un'anima sulla terra". I problemi del mondo sono problemi della sua grande 'famiglia', che lei offre al PADRE continuamente e per la quale ha offerto la sua vita. è un grande sacrificio, perché in mano lei ha solo la Croce, la Risurrezione è in mano al PADRE, e lei si fida del PADRE. è per questo ideale di Unità in Cristo per la Gloria del PADRE, che si avvia a creare una struttura specifica, e a questo scopo lascia l'Istituto Religioso dove si trova. Con questo inizia il suo cammino verso il Calvario. A partire dal 1948 le difficoltà si susseguono una dopo l'altra, senza tregua. Al padre della discordia, satana, non piace affatto questo programma di Unità in Dio PADRE; inizia quindi ad impedirla, suscitando contra-rietà nel modo più svariato e folle. Nel 1949 si trova in periferia di Roma. La signora N. N. sua exnovizia, che per motivi di salute non stava più in convento, andò a trovare Madre Eugenia, che fra l'altro dice: "Vedo l'inferno infuriatissimo contro di me... Ma io accetto tutto dalla permissione del PADRE, perché se mi fermo alle persone che lo fanno e al demonio che ne è il promotore, potrei avere dei risentimenti. Le mie dife-se le prendono Gesù e il PADRE... E un calice amaro, ma ho già detto di sì al PADRE e lo voglio bere per la sua Gloria... Mi trovo a dire continuamente "sì" per non ritirarmi indietro. Dio prende l'offerta sul serio, ma anch'io voglio dire sì fino in fondo. Farò compagnia a Gesù, Lui che ha sofferto senza limiti, sfigurato, vilipe-so, sputato, schiaffeggiato, deriso, e chi può contare le offese che ha ricevuto?! Lui, Dio e Signore che si abbas-sa fino a tanto! Cosa sono le nostre sofferenze? Noi, in un modo o in un altro, le meritiamo, Lui no. Solo per Amore nostro accetta tanta sofferenza!". Nel 1972 si avvera quanto aveva previsto nel '49 e siamo in pieno uragano: viene smagliata la struttura che lei ha tentato di fare, le viene tolto l'abito religioso; è una gara a chi grida di più: "crucifigge", è una vera sugge-stione diabolica. Se non fosse diabolico, come si spiega che la gente tanto beneficata da Gesù è tutta sulla piazza a gridare crucifige? "Voi non siete da più del Maestro: hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi" (Gv 15,20; cfr. Mt 10,24). Un Monsignore, incontrandosi col cappellano dove si trovava per breve tempo la Madre, gli domanda: - Allora, hai visto Madre Eugenia? dimmi, come sta? - Lei, bene. Le dico Monsignore, che le persone si sono migliorate tanto con la sua presenza. I suoi occhi spi-ravano tanta pace e riusciva a comunicarla anche agli altri. Ascoltava tutti senza badare alla sua sofferenza. Dopo tanti anni che ha portato l'abito religioso con tanto amore, ora senza, prova una triste sensazione! Se con la triste vicenda sembra che le hanno tolto l'onore e quanto aveva di più caro, togliendole l'abito religioso le sembra che le tolgono l'anima. è talmente triste a questo pensiero, che una mattina non si decideva di alzarsi; guarda triste il Crocifisso che ha davanti, e sente chiare queste parole: "Di che ti lamenti? Tu almeno hai qualcosa da metterti addosso. Non vedi come sono ridotto? Nudo!". Queste parole le diedero coraggio; salta fuori del letto e cerca di vestirsi il meglio che può. "è imbacuccata più di prima", le dice il Parroco della Montagnola quando la incontra. Ormai, di lei è stato distrutto tutto. Solo lei non si sente annientata per la grande fiducia che ha in Dio. Il suo è un trasferimento nello Spirito quasi assoluto. Dopo il Calvario c'è la Risurrezione; la sua presenza emana una grande pace.

 

Riportiamo qualche testimonianza

Avvicinandola, tutti sentono qualcosa che non si sanno spiegare, e restano col desiderio di rivederla. Mentre Madre Eugenia era a Roma in ospedale, tanti del personale infermieristico la visitano spesso. Qualcuno ha detto: "Non so perché mi sento tanto attirata da que-sta Suora, sento proprio il bisogno di venire a trovarla". Nessuno le aveva parlato di Madre Eugenia. Un'altra: "Ero triste, neanche le vacanze mi avevano dato un po' di serenità. Ora, dopo che sono stata con la Madre Eugenia, mi sento un'altra, sono serena e contenta". N. N. dice: "Lo sa? Ho detto alla Madre di mettermi la mano sulla testa, perché erano due giorni che mi dolorava moltissimo. Appena mi ha toccato con la sua mano, mi è scomparso completamente". Un Professore: "Quando ho incontrato Madre Eugnia avevo in mente di esporre il mio problema dell'inson-nia; erano due anni che non potevo dormire. Non avevo ancora pronunziato una parola: lei mi ha sorriso e alzando la mano mi ha detto: - Dormirà mai tanto!- Infatti ho un sonno tranquillo mai avuto. Il bello è che quasi non posso fare a meno di portare sempre con me la preghiera del PADRE, mi fa sentire di stare in comunione con Lui". Per la Madre Eugenia non ci sono barriere, né di tempo né di spazio. Segue le cose anche a centinaia di chilome-tri, e se qualcuno la chiama, sente a qualunque distanza. Racconta N. N.: "Stavo in treno, mi è partito un embo-lo come già altre volte mi era capitato. Dai sintomi capii subito di che si trattava, avevo già la bocca paralizzata; con la mia mente chiamai Madre Eugenia in mio aiuto e ho detto la preghiera del PADRE. Coloro che stavano con la Madre mi dissero che Madre Eugenia con lo sguardo lontano, come assente, diceva: - Ringraziamo Dio che è andata bene! Alla domanda dei presenti: - Che cosa è successo? - lei rispondeva con la medesima frase: - Ringraziamo Dio che è andata bene!- L'ora coincideva con la mia disgrazia. Quando mi trovai davanti ai medici, mi dissero mera-vigliati dell'andamento delle cose: - Lei certamente ha un grande Santo che le tiene la mano in testa! Io risposi che ce l'avevo grandissimo: il PADRE e la pre-ghiera di Madre Eugenia che avevo chiamato in mio aiuto". Episodi di aiuto con la preghiera, se ne potrebbero raccontare un'infinità; ne riportiamo ancora qualcuno. In Francia: "Non avevamo notizie di nostro figlio da molto tempo. Ho fatto la novena con la preghiera 'Dio è mio PADRE' . Siamo stati esauditi, nostro figlio è ritornato". In Francia: "Una signora, sapendo che si ottenevano dal PADRE delle grazie mediante la novena con la pre-ghiera 'Dio e mio PADRE', ci ha chiesto se facevamo anche per lei questa novena, perché da quindici anni che è sposata non aveva bambini. Con grande gioia di tutto il gruppo, la signora ha ottenuto la grazia". Dall'America arriva una telefonata, è una Dottoressa che conosce la Madre: "Dite alla Madre Eugenia di pre-gare perché una mia amica nell'incidente ha perso uno dei suoi due figli; l'altro non si sa se può salvarsi perché è in gravi condizioni e vomita sangue. Tutta la gente sta fuori dell'ospedale per aspettare notizie del giovane; alle ore 13 lo devono operare". La Madre avuta la notizia, si mise subito in preghiera. Di nuovo squilla il telefono: "Il ragazzo è fuori pericolo, si è alzato in mezzo al letto con grande meraviglia di tutti. La gente fuori grida com-mossa: miracolo! Solo ai parenti ho detto, di aver telefo-nato a Madre Eugenia per pregare". Da Firenze telefonano: "Mia moglie arriva per rin-graziare il PADRE. Si doveva operare di tumore ed era tutta pronta per l'intervento. Si è ricordata di avere la preghiera 'Dio e mio PADRE'; l'ha recitata subito e poi dice: - Prima di operarmi rifatemi gli accertamenti, perché a me sembra di sentirmi proprio bene. Così è stato: l'hanno trovata bene, con grande sor-presa, e non c'è stato più bisogno dell'operazione. Una persona con le gambe paralizzate da un po' di tempo è venuta a chiedere preghiere, e la Madre Eugenia le rispose: "Stai tranquilla, il tuo male me lo prendo io; tu sei giovane, devi fare ancora tanto del bene". Dopo un po', alla presenza di altri ospiti: due di colore, una signora francese e altri italiani, l'ammalata si svincola dalle mani che la reggono e di scatto cammina fra la emozione di tutti. N. N. dice: "Erano già tre anni che avevo male alla gamba, non per reumatismo; ho domandato alla Madre Eugenia se voleva farmi un segno di croce sulla parte sofferente, e mi ha risposto: - Sopporta ancora un po', Gesù ha bisogno della tua sofferenza. Felice che quella sofferenza poteva servire a far con-tento Gesù, me la tenevo come una compagna e le par-lavo: ancora per poco, pare che sei tanto preziosa! Passato un po' di tempo sono ritornata dalla Madre Eugenia dicendole se era arrivato il momento di farmi il segno di croce sulla parte malata, e lei mi rispose: - Se Gesù lo vuole, e se non lo vuole? - Va bene, se Gesù non vuole sono contenta lo stesso, però Lei mi faccia il segno di croce. - Va bene, fallo tu. L'ho fatto, ma al contrario il dolore incalzava più forte. Dentro di me però avevo tanta fiducia e dicevo: sei vinto, abbaia pure forte, sei come un cane legato. Dopo otto giorni di questa lotta mi è sparito completa-mente e sono ormai cinque anni che sto bene". "E se Gesù non lo vuole?" Madre Eugenia è ben convinta, che la Volontà di Dio è il Bene più grande e che qualunque grazia serve, in un modo o in un altro, a portarci a Dio che è la Grazia delle grazie a cui dobbiamo aspirare. Questo si esperimenta quando, finita la novena fatta con la preghiera "Dio è mio PADRE", si viene fuori con tanta pace e serenità e più entusiasti ad affrontare la vita guardandola con un'ottica diversa; tanto che alle persone non importa più ottenere le 'grazie' che si erano proposte. Ciascuno, a modo suo, esprime la propria gioia. Ne riportiamo qualcuna: "Ora ho tanta gioia, mi sembra che tutto sorride attorno a me... Sento la fede più viva, mi sento più felice e sicura, Dio è Padre vicino "Finalmente mi sono incontrato con Dio sentendolo PADRE tenerissimo, protezione, pace profonda... Mi sembra che tante cose mi hanno preparato a questo incontro. Sono felice, tanto che non mi preoccupo più, sono più serena". "Sacrificherei tutto pur di fare ancora quell'esperien-za: sentire Dio mio PADRE. Ora è un dolcissimo ricordo di questa esperienza, che mi aiuta ad avere la certezza nella fede. Sento il bisogno di leggere il Vangelo. E come se i miei occhi si fossero aperti. Prima credevo, ma era come se mi scivolasse. Scopro solo adesso che Gesù è venuto a rivelarci il PADRE. Prima guardavo Gesù solo come Redentore, ma anche in questo Egli ha fatto la Volontà del PADRE. Confesso che non ci aveva fatto caso. Comunque voglio dire che quella esperienza mi ha portato ad una lettura viva del Vangelo; ora credo davvero! E sono felice che quel PADRE potente e amo-rosissimo è anche mio PADRE realmente, non solo a parole sfuggenti". "Avevo chiesto la grazia per aver sollievo da una sofferenza facendo la novena con la preghiera 'Dio è mio PADRE'. Finita la novena, mi sento tanto serena e sono contenta così. Anzi adesso penso, che la sofferenza è un'occasione per dimostrare al PADRE che lo amo con-cretamente, accettando la sua amabilissima Volontà per realizzare quanto vuole da me. Avevo letto in un libro che Gesù diceva: - è con la Croce che avvicino le anime a Me! Ora mi sento proprio diversa, nella sofferenza non vedo più una croce che voglio evitare, ma un fuoco che mi fa avvicinare di più all'Amore. Vedo un dono perché mi viene dall'amabilissimo PADRE, che sinceramente guida le cose per un bene maggiore. Perciò voglio stare forte e sicura vicino al mio Eroe sulla Croce, insieme a Lui non mi sento schiacciata, ma vittoriosa". "Sono stata colpita nell'osservare come Madre Eugenia è totalmente abbandonata alla Volontà del PADRE. Prima di incontrarla non avevo mai fatto caso quanto Gesù è abbandonato alla Volontà del PADRE, e quanto dipende tutto dal PADRE; è una cosa sola col PADRE e Gli porta tutto il rispetto. Infatti Gesù dice: - Le parole che vi dico non le dico da Me, ma il PADRE che è in Me compie le sue opere... Credetemi: Io sono nel PADRE e il PADRE è in Me;... cre-detelo per le opere stesse (Gv 14,10-11). Provo tanta gioia che questo PADRE è anche mio PADRE! Mi sento più sicura e felice. Gesù ce l'ha detto nel Vangelo, ma non l'avevo colto chiaramente". "Non riuscivo a togliermi il vizio del fumo. Piano piano la Madre Eugenia mi andava preparando. Lei vedeva la mia buona volontà, ma non tanta da riuscire ad avere la forza che ci voleva. è arrivata l'ora in cui mi diede il colpo decisivo con tutta la sua capacità materna. A lei, che l'ho vista una persona di Dio e avevo tutto il rispetto, non sono stata capace di tirarmi indietro e dire di no. Ora ringrazio Madre Eugenia, perché dopo que-sta vittoria mi sento veramente 'un'altra', sono contenta e serena. La mia famiglia ha avuto una svolta; insieme recitiamo il Rosario e la preghiera 'Dio è mio PADRE' e passiamo sopra a tante difficoltà che prima ci arrenava-no. Anche mio marito si è tolto qualche vizio, ci siamo sostenuti insieme; ora troviamo la forza di educare i nostri bambini, perché questo vale anche per loro. Grazie Madre, che ci sproni a questa nuova vita. Ora la nostra casa sorride e lo dobbiamo a Lei".

 

Il coraggio a scapitarne di persona

La Madre Eugenia non esita a scapitarne di persona pur di agire secondo Dio e per il bene vero delle perso-ne. Le disse un Dottore: "Devo andare a testimoniare per Lei in... L'unica figlia che ho è destinata a morire perché ammalata di tumore. Dica a Gesù, che se mi guarisce la figlia io testimonio bene, altrimenti dirò male di Lei". La Madre abbassa gli occhi a quell'insulto e non lo degna neanche di una parola. Chi osa mettersi alla pari di Dio e ricattarLo? Davanti a Dio si sta con tutto il rispetto e si chiedono le grazie con l'umiltà perché Dio è Verità e non lo può cambiare nessuno. Noi capiamo poco quando pensiamo che Dio sta lì per rispondere ai nostri desideri, che a noi ci sembrano sempre buoni. Ma Dio vede le cose meglio di noi, guarda al nostro vero bene e cerca di indirizzare il tutto per evita-re una rovina maggiore. Per esempio: quel Dottore chiedeva la guarigione della figlia, cosa buona per se stessa, ma la sua disposi-zione era provocante e superba. Può darsi che il dolore della perdita della figlia l'abbia fatto rientrare in se stesso e sia meglio disposto a scegliere la giustizia e l'amore nella Verità, che è il Bene supremo degno dell'uomo. Questa è una considerazione da farci caso, ma il motivo vero e proprio lo sa solo Dio che veglia su tutta la nostra esistenza e le nostre vicende con Amore. Dio è Amore e vuole portarci alla felicità di questo Amore. Come sempre, anche in questo caso, la Madre ha tenuto il comportamento secondo Dio. Ha visto la situazione del papà più grave di quella della figlia e ha pregato per lui, ha offerto a Dio le conseguenze del male che egli le ha causato alterando la sua testimo-nianza. Lei non ha avuto alcun rancore perciò prega: PADRE Santo! Unita a Gesù, l'offro a Te, PADRE, affin-ché tutti i figli arrivino al tuo Paterno Amore. Tu che sei Amore e Verità. L'unità che desidera Madre, Eugenia non è un fatto di consensi, per stare - come si dice - in buona armonia; ma è l'Unità dei figli nella casa del PADRE, nell'Amore e nella Verità, cioè: l'Unità voluta da Gesù. La guida di questa Unità è di stare sempre nella Volontà del PADRE perché Egli vuole solo il nostro bene. Egli è il Bene, quindi ci conviene stare uniti a Lui. Una mamma racconta: "Avessi lasciato fare a Dio! La mia bambina, l'unica figlia, a tre anni si è ammalata senza speranza di guarire. Io non riuscivo a rassegnarmi a questo dolore. Pregavo Dio che non la lasciasse mori-re la mia unica bambina. Mi buttai per terra disperata, gridando a braccia aperte. Dio mi ha esaudito, ma ora son pentita; avessi lasciato compiersi la sua sapiente Volontà! Ora sono più disperata che mai; mia figlia già a quindici anni appena, 'batte il marciapiede', drogata e contro di me. Ora mi trovo senza figlia, col disonore, col rancore e un vuoto disperato che nessuno può immaginare. Avessi lasciato fare a Dio! Mi sarebbero rimasti almeno l'innocenza e l'amore di lei!". Gesù nel Vangelo ci insegna a pregare: "PADRE se è possibile passi da me questa sofferenza, altrimenti non la mia volontà, ma la Tua si compia!". Se pensiamo alla droga e ad altre dannose attrattive: i genitori e le persone, che li vogliono liberare fanno tutti i sacrifici che occorrono pur di salvare i figli dal 'male', che non è il 'bene' della persona. Così Dio vuol salvare i figli dalla droga del male-menzogna e portarli al Bene-Verità. Il drogato e chi è caduto nella schiavitù del peccato ormai non sono più in grado di salvare se stessi, altri, che sono liberi da queste schiavitù, li devono aiutare. Così Dio chiede ai suoi figli fedeli di aiutare i suoi figli prodighi, ma per aiutarli devono imporsi dei sacrifici. Chi è quella persona che ne vede un'altra in preda alle fiamme e non tenta di aiutarla? Chiunque farebbe di tutto. Il 'male' è peggio delle fiamme; solo che non abbiamo abbastanza 'gli occhi aperti' per renderci conto. Chi più e chi meno, chi in un modo, chi in un altro, tutti attizziamo il fuoco del male. Le persone giuste, libere dalla schiavitù del male, non solo lo evitano, ma si offrono a fare tutti i sacrifici per salvare i fratelli. Non sempre è evidente e palpabile che i sacrifici dei giusti aiutano gli altri, ma coloro che seguono Dio fedelmente hanno imparato che il PADRE si serve dei sacrifici fatti per mantenersi giusti, per aiutare tutti i figli. Le persone giuste sono come i parafulmini. Abramo chiede a Dio se risparmierebbe il castigo, che aveva preannunciato a tutta la città, se avesse tro-vato cinquanta persone giuste. Dio rispose di sì. Ma nel dubbio che non ne avesse trovate cinquanta, diminuen-do sempre più, è arrivato a chiedere: "E se ne trovo solo dieci giusti, per questi risparmieresti il castigo a tutti?" Dio rispose di sì (cfr. Gen 18,20-33). Un giorno Santa Geltrude si sentiva schiacciata da una sofferenza, le tentazioni erano talmente brutte che si è lamentata col Signore dicendo: - Signore, com'è che devo lottare tanto? Voi lo sape-te che voglio comportarmi solo secondo il vostro inse-gnamento! Gesù allora si fece vedere e le disse: - Lo so che tu hai scelto di comportarti secondo i miei desideri, ma Io voglio che ti costi tanto, affinché la tua fedeltà sovrabbondi e Io la possa adoperare per aiu-tare coloro che sono più deboli. Allora le fece vedere due persone in lotta contro il 'male', ma che combattevano debolmente e sarebbero state sopraffatte dal peccato. - Vedi? La tua lotta Mi è servita per aiutarle. - Signore, non mi occorre più che io veda a chi indi-rizzi i miei sacrifici. Li offro a Te, pensaci Tu. - Ho tante anime che mi aiutano con l'offerta delle loro sofferenze, sacrifici e preghiere, ma Io non le informo come l'adopero, per evitare loro la tentazione di sentirsi superiori agli altri e cadere nella superbia. Voglio che stiano nella fede credendo al Vangelo. Non ho detto a Tomaso: beati coloro che credono senza vedere? E ancora: la fede sposta le montagne? Ogni piccolo sacrificio e preghiera offerti a Me nella fede, senza badare se si sente la dolcezza della mia presenza o no, è grande agli occhi del PADRE mio. La Madre Eugenia si trova bene con quanto Gesù ha detto. Lei non pensa mai di soffrire per espiare i peccati degli altri. Lei affida se stessa e gli altri a Dio: "Lui sa". Quando vede qualcosa che non va, comincia a pregare: "Gesù, pensaci Tu!" ripetendolo tante volte. Se parlando, qualcuno si sente tanto 'redentore', la Madre Eugenia risponde al discorso dicendo: "Ne ho tanti dei miei da scontare, affidiamo tutto a Gesù, ci pensa Lui". Quando si tratta di schivare una tentazione, anche di poca importanza, come potrebbe sembrare questa 'di sentirsi salvatori', lo fa così in fretta e decisa come se dovesse toccare un ferro infuocato. Lei vede le cose, sia del passato che del futuro, ma si serve di questo solo per offrirle al Signore e pregare. Quando qualcuno le domanda qualcosa, anche buona, ma che potrebbe rasentare la curiosità, lei risponde: - Non è la mia missione. - Allora qual'è la sua missione? - Vivere il Vangelo nella fede; se il PADRE permette, che mi serva della conoscenza di alcune cose, è solo per aiutare a vivere di fede, e perché le anime si rinfor-zino meglio nella fede. Poi aggiunge subito: - Ma io non so niente! Su questo punto è irremovibile. Quando qualcuno prega per determinate intenzioni, lei in modo semplicissimo, tanto che, chi non è interes-sato neanche se ne accorge, dà una risposta. Quando qualcuno vuole mantenere a tutti i costi il proprio punto di vista, lei cerca di evitare tutto con il silenzio, ma tra i denti dice: - E quando esaudirà Dio i vostri desideri, se non avete le disposizioni richieste dal Vangelo? - Madre, perché non glielo dice? - Perché non intendono ascoltare, se lo desiderasse-ro, sarebbero già disposti diversamente. Ci si presenta a Dio con i nostri desideri sì, ma bisogna anche ascoltarLo, senza voler mantenere per forza le proprie idee, altrimenti soli cominciamo, soli finiamo e soli rimaniamo con la nostra superbia. Madre Eugenia non si immischia nelle vicende, anche se conosce bene come andranno a finire. Lei rispetta fino in fondo il piano di Dio, che dà all'uomo l'intelligen-za di programmare, ma nella sua Provvidenza, non gli permette di vedere le cose prima che si svolgano. Gesù nel Vangelo ci insegna: ad ogni giorno basta il suo affanno. Un giorno va a trovarla, tutta contenta, una signora che attendeva un bambino. La Madre Eugenia l'ascolta come se non vedesse che il bambino tanto desiderato non aveva più vita. Dopo che era andata via la Madre dice: - Bisogna pregare per la Signora N. N. perché abbia la forza di affrontare bene la situazione: il piccino che aspetta è già morto. - Oh! E perché non gliel'ha detto? - Lasciamo che le cose vadano da sé, non stiamo qui per questo, è inutile e sa di curiosità. Noi preghiamo, questo il Signore vuole da noi. Quando vede come finale qualche vittoria dice: "Però adesso armiamoci di coraggio a lottare con tutto l'impe-gno, altrimenti le cose potrebbero cambiare". Questo per dire quanto è importante la nostra colla-borazione al destino finale. Ci insegna ad affrontare le cose con fede viva, facendoci notare che questo com-portamento è scritto nel Vangelo, e a metterlo in pratica anche nelle piccole cose, perché niente davanti a Dio è piccolo. Tante volte dice: "Sono impegnata, mi hanno chia-mato". Questo è quello che lei fa più volontieri, cioè pregare. Per lei non c'è distanza: la chiamano in aiuto, lei sente, ed è pronta a soccorrere tutti con la preghiera. Un giorno ripete con voce insolita: - Madre! Madre! Chi mi chiama? - Nessuno, - le rispondono. - Sì, mi chiamano, devo aiutarli... Poi, quando abbiamo incontrato quelle persone, ci hanno detto: - L'altro ieri alle ore 14 ci è successo... Abbiamo chiamato Madre Eugenia in aiuto, poi subito abbiamo recitato la preghiera "Dio è mio Padre", per fortuna si è risolto bene! - Infatti la Madre a quell'ora aveva detto: "Chi mi chiama?". Perciò vi ha sentito. La Madre Eugenia viveva ritirata in preghiera, nella semplicità. Evita incontri di persone per non disturbare il suo raccoglimento, ma aiuta tutti volentieri con la preghiera seguendoli nel suo raccoglimento con Dio. Il mondo intero lo sente sua famiglia e segue tutti gli avvenimenti. Una sera l'abbiamo vista preoccupata e abbiamo domandato: - Madre, c'è qualcosa? - Devo aiutare, che disastro! Un treno si scontra! - Se passiamo la notte in preghiera possiamo evitarlo? - Dobbiamo pregare, ma possiamo solo aiutare le anime a presentarsi a Dio... Infatti poi è successo il disastro del treno. Lo stesso fu per un grande terremoto. Se si domanda qualcosa, lei risponde che non sa niente. Forse il Signore le fa vedere solo le cose sul momento che deve pregare. Infatti, lei dice che la sua missione è di pregare e aiutare le anime nella Fede in Dio e nella fiducia, che Egli è PADRE che ci ama teneramente.

 

Con Maria Regina Unitatis

Insieme a Gesù ha offerto la sua vita per l'Unità dei figli nella Casa del PADRE. Come poteva farlo meglio se non con Maria, Regina dell'Unità? La sua vita era stata già segnata dalla presenza di questa dolcissima Mamma: La Vergine Santissima l'aveva aiutata a camminare per la prima volta nella vita. Man mano che Bettina cresce, si accorge che deve stringere quella mano sempre di più, per poter superare gli ostacoli e camminare sicura nella via dello Spirito. Un giorno le sembra ancora di toccare quella mano, e si sente condurre in una immensa Luce ancora mai vista, si trova di fronte ad un orrizzonte nuovo: la Mamma Celeste che la conduce dolcissimamente le fa distinguere il PADRE, il FIGLIO e lo SPIRITO SANTO.  Mistero ineffabile!... La Mamma Santissima le dice: "Vedi? Fai parte della nostra Famiglia". La Madre Eugenia non sapeva più se stava in Cielo o in terra! Questa conoscenza ha segnato profondamente la sua anima. Adesso lei sa in che modo bisogna fare Unità! Costi quel che costi: «Vergine Maria, Mamma di Gesù e Mamma mia dolcissima, metto tutta la mia vita nelle tue mani, adorando sempre e in tutto la divina Volontà del PADRE! Offrila a Gesù nell'Amore dello Spirito Santo, affinché tutti arrivino nella Casa del PADRE: finalmente UNA SOLA FAMIGLIA nell'Eterna Beatitudine PER LA GLORIA DEL PADRE. Aiutami Tu, Mamma, a vivere con Gesù da vera figlia del PADRE in una consacrazione totale al Vangelo. Amen. Regina dell'Unità, prega per noi.»

 

Conoscere il PADRE

Sant'Ilario di Poitiers diceva, che la Grande Opera del Cristo è stata di farci conoscere il PADRE. Infatti, nel discorso sulla Montagna Gesù parla del PADRE 17 volte; nel Vangelo di San Matteo 47 volte; in San Giovanni 115 volte; nell'ultimo intrattenimento con gli Apostoli Gesù parla ancora del PADRE 43 volte, e così via... La Buona Novella è stata annunciata da Gesù, ma pro-viene dal PADRE, perché  Gesù si presenta come l'Inviato del PADRE: "La mia dottrina non è mia, ma di Colui che Mi ha mandato" (Gv 7,16; cfr 15,23-24); "Non faccio nulla da Me stesso, ma Io parlo come Mi ha insegnato il PADRE... Egli è con Me perché faccio sempre le cose che Gli sono gradite" (Gv 8,28-29). E ancora: "Chi vede Me vede il PADRE... Non credi tu che Io sono nel PADRE e il PADRE è in Me? Le parole che Io vi dico non le dico da Me, ma il PADRE che è in Me compie le sue opere. Credetemi: Io sono nel PADRE e il PADRE è in Me, se non altro, credetelo per le opere stesse." (Gv 14,10-11). "Nessuno può venire a Me, se non l'attira il PADRE che Mi ha mandato" (Gv 6,44). Facciamo un po' di attenzione su queste parole: nessuno. Non capiamo mai abbastanza l'incapacità della nostra natura di fronte al mondo soprannaturale. Dovremmo chiedere umilmente al PADRE di stabilirci nella Verità e ringraziarlo molto che ci attira a Lui, eterna felicità. Adoriamo la sua bontà, la sua condiscendenza, il suo Amore. "Questa è la vita eterna: che conoscano Te, PADRE, unico vero Dio, e Colui che hai mandato, Gesù Cristo" (cfr. Gv 17,3). Il PADRE conosce la limitatezza della nostra natura umana perciò, nel suo grande Amore, ci dà Gesù con la sua stessa capacità per poter ricevere in pienezza tutto il suo Amore Paterno. Nel "Padre nostro" c'è già espressa questa verità esal-tante: il PADRE già ci appartiene, si vuole lasciare posse-dere da noi con tutta l'immensa ricchezza della sua Divinità. "Se uno Mi ama, osserverà la mia Parola e il PADRE mio lo amerà e Noi verremo e prenderemo dimora pres-so di lui... La Parola che voi ascoltate non è mia, ma del PADRE che Mi ha mandato" (Gv 14,23; cfr. 7,16). "Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi, ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il PADRE man-derà nel mio nome, Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto" (Gv 14,25-26). Il cristiano che osserva la Parola del Vangelo vive nella Trinità: con Gesù che ci ha meritato tutto, ci muo-viamo nell'Amore dello Spirito Santo per la Gloria del PADRE, che è la nostra Gloria per partecipazione e pos-sesso come figli eredi (cfr. Rm 8,17). Per i meriti di Gesù nell'Amore dello Spirito Santo, il PADRE stesso parla nel segreto ad ogni cristiano e a Pietro quando dichiara: "Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio viven-te". Allora Gesù conferma: "Beato te, Simone, figlio di Giona, perché né la carne, né il sangue te l'hanno rivelato, ma il PADRE mio che è nei cieli" (Mt 16,17). Chi è da Dio ascolta la Parola di Dio. "Tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il PADRE e ha imparato da Lui viene a Me" (Gv 6,45). Gesù ci ha meri-tato il diritto anche a noi di chiamarlo PADRE, e lo è realmente. Anche se Gesù ci ha parlato del PADRE, i primi cri-stiani si sono fermati soprattutto alla Persona di Gesù. Questo è facile da capirsi in quanto prima bisognava rinforzarsi nella fede in Lui. Gesù ha fondato la Chiesa nella persecuzione. Nono-stante la sua Risurrezione, gli ostili continuano nella loro durezza e intimano agli Apostoli, con le frustate e il carcere, di tacere. Gesù conosce bene le cose e dice: "Adesso non avre-ste la forza di sostenere tutto. Lo Spirito Santo vi con-durrà alla Verità intera" (cfr. Gv 16,12-13). "Verrà tempo in cui i veri adoratori adoreranno il PADRE in Spirito e Verità, perché il PADRE cerca tali adoratori" (cfr Gv 4,23). In quanto al 'Messaggio' che il PADRE ha affidato a Madre Eugenia, un prelato le ha detto: "Madre, lei si sarebbe dovuta presentare cinquant'anni più tardi con questo Messaggio". Gli animi non erano ancora pronti; poteva sembrare loro che, richiamando l'attenzione sulla Persona del PADRE, si velasse la figura del Cristo Redentore. Però la Persona del PADRE non vela la figura del Cristo Redentore: riconoscere la Paternità divina appartiene alla "Verità intera". Giustamente, come ci fa notare Monsignor Caillot, Vescovo di Grenoble: col 'Messaggio' affidato a Madre Eugenia, il PADRE non rivela niente di nuovo che non sia nel Vangelo. Egli vuole richiamare l'attenzione sulla Paternità divina e al vero culto, quello del PADRE, tale come Gesù ce l'ha insegnato e come la Chiesa l'ha fis-sato nella Liturgia. Il PADRE, essendo Creatore, poteva essere per noi padrone o altro di simile; invece nel suo immenso Amore e Bontà infinita ha voluto esserci PADRE! E quando Lo ringraziamo abbastanza per questo inestimabile dono?! Ormai, è 'tempo' di prendere coscienza, che Dio è nostro PADRE; di lodare, onorare e godere la sua Paternità divina. Lodare, in quanto dimostriamo nella gioia la nostra riconoscenza, lodando la sua immensa Bontà e Perfezione. Onorare, in quanto ci dobbiamo comportare come figli degni di un tale PADRE: "siate perfetti come il PADRE vostro"(cfr. Mt 5,48). Perfetti, non alla maniera umana; se questa c'è, sia pure. Noi - poveri limitati - riteniamo difettoso anche la diversità che c'è fra una persona e un'altra. Secondo il Vangelo essere perfetti significa: vivere nella rettitudine, glorificando così il PADRE, per-ché si vive secondo il Suo Spirito, come si spiega San Paolo nella prima lettera ai Corinti, capitolo 13. Godere, in quanto ci accostiamo a Lui con più fiducia e confidenza. Egli così vuole! PADRE significa anche questo. Preso coscienza, che abbiamo un PADRE così grande e buono, come non desiderare che tutti conoscano que-sta Verità e pregare, perché sia conosciuto da tutti gli uomini? "PADRE Divino, dolce speranza delle anime nostre, sii conosciuto, onorato e amato da tutti gli uomi-ni". Così prega Madre Eugenia, spinta dallo Spirito che dal profondo grida "Abba" PADRE (cfr. Rm 8,15), affin-ché tutti vengano a conoscenza e godano di questa Sorgente della Vita che si chiama PADRE. Gesù ha impegnato tutta la sua vita per la Gloria del PADRE. La sua vita è il modello di ogni cristiano: se rimanete nel mio Amore, fate quello che vi comando, e questo è il mio Comandamento: che vi amiate gli uni gli altri del mio Amore, quello vero, perché tutti siano Uno in Me, come Io e Te, PADRE, siamo UNO. Madre Eugenia Elisabetta Ravasio andò maturando nel suo cuore particolarmente questa parte del Vangelo, e quando l'ebbe chiara, non esitò a consacrare tutte le sue forze per la Gloria del PADRE insieme a Gesù, facendosi accompagnare sempre da Maria Santissima, Regina dell'Unità. La Madonna a Fatima chiede ai tre bambini, se sono disposti a sopportare tutte le sofferenze che Dio chiede loro per poter realizzare il Messaggio che dava al mondo. Essi rispondono di sì. Non sanno cosa aspetta loro, ma si tengono pronti ad ogni momento a compiere questa Volontà di Dio. Non che Dio vuol far soffrire le sue creature, ma per poter conquistare tutti i figli al suo Amore, ci vuole una 'battaglia' per la vittoria. Qualcuno deve lottare e andare di mezzo. Cominciando da Gesù, così è anche per tutti coloro, che lo seguono e si offrono per sostenere la 'battaglia' affinché tutti i figli tornino all'Amore del PADRE: "Per questo il PADRE Mi ama, perché offro la mia vita, ma la riprenderò di nuovo" (Gv 10,17). In cinquant'anni la Madre Eugenia ha sostenuto, con pazienza e fino in fondo, tutte le contrarietà, che il 'Messaggio' del PADRE ha suscitato fra i meno disposti. Lei non si sente importante, né per la sua missione, né per la sofferenza sostenuta, ma con semplicità pren-de tutto dalla Volontà di Dio, momento per momento. Lei non vede nessuno che le voglia far del male, non vede il 'male', non vuol vederlo e dice: "Non ho nemici, io prendo tutto dalla Volontà di Dio. All'inferno non regalo né uno sguardo, né una parola".

 

Quali sono le esigenze del PADRE?

"Chi non accoglie il Regno di Dio come un bambi-no, non entrerà in esso" (Mc 10,13; cfr.Mt 11,25-27). Non ci viene chiesto di fare chissà quali grandi cose, ma la disposizione dei bambini. Essi non sono dei minorati per la loro posizione, ma godono l'amore dei genitori e rispondono a questo amore con fiducia e confidenza. Essi sono semplici, non hanno ancora assorbito le astuzie del male. La Madre Eugenia a questo riguardo dice: "Quando vedete il male, fate come se non vedeste e, umili senza scandalizzarvi o condannare, rimanete fissi in Dio; la vostra forza in Dio da sé combatterà il male. Il Bene è come il sole che dirada la tenebre". Noi siamo l'oggetto dell'Amore del PADRE. In noi Egli vede: la compiacenza di averci creato a sua immagine e somiglianza; il Sangue del Figlio, versato con tutto il suo Amore per ricondurrci al PADRE; il suo grande desiderio di vederci felici; la sua Gloria: "La Gloria di Dio è l'uomo Vivente" (S. Ireneo). Non siamo minorati quando stiamo nella Verità, ri-conoscendo che Dio è nostro PADRE. Saremmo invece dei mostri a non voler riconoscere la Verità. Non è una dipendenza di sudditanza, ma è partecipazione alla Vita divina che ci fa in Cristo una cosa sola col PADRE. Saremo dei, perché lo vedremo come Egli è (cfr. Gv 10,34 ss; cfr. 1 Gv 3,1-2). "Ogni paternità viene dal PADRE" (cfr. Ef 3,14). Per un papà i figli sono l'oggetto delle proprie compiacenze e premure. Quando gli fanno onore, il papà esulta di gioia; è come dire: 'il cuore si scoglie' davanti ai figli. Quando fanno i 'prodighi', il papà soffre, ma non per questo vien meno il suo amore. Anzi, sta ad attendere con cuore grande, e finché non ritornano sta sulle spine! Non sta tranquillo, finché non assicura loro la felicità. Non vuole fare a meno di questa esigenza paterna; e solo allora è contento, quando vede i figli al sicuro. Il PADRE ci vuole con Sé nella sua Gloria. Ai mistici piace portare l'esempio della goccia d'acqua che si unisce all'oceano e quindi partecipa a tutte le pre-rogative dell'immensa acqua. Ma c'è molta differenza: l'unione della goccia all'oceano si disperde, mentre i mistici, cioè coloro che hanno esperienza di Dio, dicono, che nell'unione dell'anima con Dio si diventa una cosa sola, ma con la differenza che conserva la propria per-sonalità e fisionomia. Che meraviglia! Dio è veramente grande e perfetto! Ci ama di un Amore perfetto, per noi stessi, concedendoci tutto alla perfezione. Di questo pare che noi, finché non facciamo espe-rienza, non possiamo renderci conto perché è nuovo per la natura umana. San Paolo parla di un uomo rapito in paradiso, che udì parole indicibili che nessuno può pro-nunziare (cfr. 2 Cor 12,4) e dice: "mai occhio vide, né orecchio udì ciò che Dio ha preparato per coloro che Lo amano" (1 Cor 2,9). Intanto sappiamo, che siamo eredi di questa immen-sa ricchezza, e che Dio con tutte le sue perfezioni è nostro PADRE, e lo è davvero! (cfr. Ef 1,17s).

 

Attenzione ai falsi profeti!

(Mt 7,15-20; 24,11-13; 2 Tm 4,3; Gal 5,22; I Ts 5,21)

Ci sono coloro, che appena sentono parlare di un fatto straordinario che può destare stupore, corrono die-tro, senza rendersi conto, se è benefico o malefico, oppure futile, destinato solo a distrarre l'attenzione dal vero Bene cioè: la nostra elevazione alla natura divina. Come possiamo vedere nel Vangelo, Gesù non ha mai operato un intervento straordinario inutile e nean-che per glorificare se stesso, perché si lascia testimo-niare dal PADRE. Gesù ha compiuto miracoli per testi-moniare la Verità: Dio; per soccorrere le necessità e per aiutare la fede in ciò che Egli annunziava: il Messaggio della Salvezza. La presenza di Dio che Gesù testimoniava, ammor-bidiva i cuori, li animava alla Carità-umiltà, dava pace, serenità e speranza: "Dai frutti riconoscerete l'albero" (Mt 7,16). Mentre coloro che cercano la propria gloria e i propri comodi fanno di tutto per attirare l'attenzione su di loro, ingannando se stessi e gli altri. Essi non sono animati dallo Spirito di Dio. Coloro che non volevano accettare Gesù, il Messaggio della Salvezza, perché non volevano liberarsi dalle loro idee, si indurivano di più. Gesù dice: sono venuto per dividere coloro che vogliono aderire a Dio da quelli che non lo vogliono (cfr. Mt 10,35 ss). Per avere diritto alla Vita divina bisogna, che cia-scuno lo voglia, mediante il modo di vivere che sceglie: i figli della Luce vivono dell'Amore del PADRE loro, mentre i figli delle tenebre compiono opere inique, ingiuste, egoistiche e superbe. Apriamo gli occhi per vedere, dove dobbiamo anda-re, chi dobbiamo seguire; dai frutti dobbiamo ricono-scere ciò che è buono. Se sentiamo, che il nostro cuore si ammorbidisce nella Verità e nella Carità di Dio, andiamo sicuri. Le altre cose sono per distrarre la nostra attenzione dal grande 'miracolo': la FEDE nel Messaggio Evangelico. Bisogna fare attenzione ai facili entusiasmi e con-frontarli col Vangelo, l'unica Verità. Oggi si corre di qua, si corre di là, dicendo: 'Eccolo il Cristo!' e così facendo si confonde il vero Dio che è Spirito e Verità. A volte cose, anche buone di per sé, le rendiamo vuote di Dio; si strumentalizzano per la propria vana glo-ria e per soddisfare la propria superbia, come ad esem-pio i farisei che erano perfetti, ma vuoti di Dio e stru-mentalizzavano la religione per il proprio tornaconto. Se diamo uno sguardo: quante volte troviamo di adorare Dio in Spirito e Verità? Cioè per quello che Egli è, senza tradire questa nostra esigenza vera di ado-razione, adorando idoli, che lì per lì sembra ci soddisfi-no, ma sono illusione e menzogna. La nostra vera soddisfazione è: adorare il vero Dio, stare nella Verità, la sola che ci farà liberi e felici. "Quale tesoro di gloria il PADRE riserva ai suoi figli!" (cfr. Ef 1,17-18); Dio è nostro PADRE! E ci è anche con-sentito dire: Dio è mio PADRE, per il diritto che ciascu-no ha al rapporto personale con Dio. Chiunque avvicina Madre Eugenia, sente tanta pace e serenità, sente il desiderio di meditare il Vangelo, trova la forza per andare avanti e mantenere l'unità della famiglia, armandosi di pazienza, perché ci si rende conto, che vale la pena sotto tutti i punti di vista. Come testimonia il Vescovo di Grenoble, Monsignor Caillot: "Credo, che c'è il dito di Dio... si vede, da come applica alla sua vita reale la dottrina, che ci ricorda".

 

Dio parla come vuole

Potrebbe sorgere la domanda: il PADRE è purissimo Spirito, come si può vedere? è semplicissimo: 'Dio parla come vuole, quando vuole, a chi vuole'. Non ha bisogno di nessun consi-gliere, a Lui sono riservati tutti i perché. Se pensiamo, che Lui è Dio-Creatore-PADRE, e che noi siamo sue creature-figli, saremmo ridicoli - se non addirittura col-pevoli - se avessimo l'ardire di ribattere il suo operato. Però Egli è buono e molto clemente, non si adira facilmente come possiamo pensare noi, misurando tutto con nostro metro umano. Egli è Dio Amore perfetto, non se la prende a male, se noi ci domandiamo: perché? E buon per noi, se umilmente chiarendo, arriviamo alla Verità, riconoscendo che Egli può fare tutto ciò che vuole ed è perfetto. Chi può impedirgli di manifestarsi nella forma che Egli vuole ad una creatura insignifican-te agli occhi del mondo? Ragionando, ciascuno arrivi come meglio gli aggra-da, ma per noi che crediamo in Gesù e al suo Vangelo, è semplice: "Chi vede Me, vede il PADRE" (Gv 14,9-10). E come può manifestarsi meglio alla nostra natura umana, se non con le sembianze del Figlio, che ha già dichiarato di essere una cosa sola col PADRE? Prendere coscienza di questa sua Paternità è il fine del 'Messaggio' affidato a Madre Eugenia: "Vedo, che ignorate e che non sapete, che Io nient'altro desidero da voi, se non che Mi conosciate come PADRE", di avere più fiducia e confidenza, perché Egli è PADRE per noi. Non è il PADRE a giudicare, ma la Parola stessa del Figlio, se l'abbiamo accolta o meno. Egli è sempre il PADRE, che attende i figli fra le sue braccia. Desidera, che abbiamo confidenza e fiducia nel suo Amore di PADRE, che gli raccontiamo tutto: gioie, dolori e tutte le cose che animano la nostra vita quoti-diana. Egli sa tutto di noi, ci veglia con Amore e "nep-pure un capello" sfugge alla sua vigilanza Paterna. Senza la presenza di Dio non ci sarebbe vita. Siamo noi, che dobbiamo aprire gli occhi a questa vita meravi-gliosa e usarla a nostro vantaggio. Il PADRE chiede un'immagine nelle famiglie e nei luoghi più abitati. Non che Egli si circoscrive in quella figura; Egli è presente dappertutto, specialmente nel-l'intimità del nostro spirito, ma chiede un'immagine per aiutare l'esigenza della nostra natura umana. Se prendessimo coscienza, che svolgiamo la nostra vita sotto lo sguardo dell'Amore del PADRE, le cose cambierebbero in bene, migliorando tutto. Tanti lo fanno già, ma tantissimi l'ignorano, almeno in pratica. Perciò, con questo 'Messaggio' il PADRE vuole richiamare la nostra attenzione al suo Amore Paterno, perché diventi Vita. Vediamo il 'Messaggio' come un campanello che suona per rinviare la nostra attenzione al Messaggio Evangelico: "Verrà tempo, ed è questo, in cui i veri ado-ratori adoreranno il PADRE in Spirito e Verità" (Gv 4,23), perché tutti siano UNO in Gesù, nell'Amore dello Spirito Santo, per la GLORIA DEL PADRE. Ormai, i tempi sono maturi. Con la riforma liturgica abbiamo la gioia di rivolgerci al PADRE. Il Papa stesso, Giovanni Paolo Il, ha fatto l'Enciclica sul PADRE: "Dives in Misericordia". E ora, che il PADRE veda ritor-nare tutti i suoi figli a Casa e si senta chiamare PADRE.

 

Ma chi è Madre Eugenia Elisabetta Ravasio?

Il Papa Pio XII, sentendo parlare di Madre Eugenia, mandò un Sacerdote di sua fiducia, Padre Girard Matthieu, a rendersi conto della situazione. Questi, re-catosi sul posto, fece chiamare Madre Eugenia. Mentre l'attendeva, la vide arrivare dal fondo del corridoio verso di lui e, sollevata mezzo metro da terra, raggiante emanava luce. Dio le diede il segno, e come dice lui stesso: "Con questo ed altre cose ho avuto la conferma dell'opera di Dio in Madre Eugenia". Chi è Madre Eugenia ce lo dice soprattutto Monsignor Alexandre Caillot, Vescovo di Grenoble. Egli, dopo aver esaminato per dieci anni Madre Eugenia con una inchie-sta canonica, condotta dai due teologi Gesuiti, i Padre Augusto e Roberto Valensin, la testimonia con grande lucidità, chiarezza e convinzione e, benedice il PADRE, che si è degnato di scegliere la sua diocesi come luogo di manifestazioni così toccanti del suo Amore Paterno.

 

TESTIMONIANZA DI SUA ECCELLENZA MONS. CAILLOT VESCOVO DI GRENOBLE IN SEGUITO AL RAPPORTO STABILITO DURANTE L'INCHIESTA CANONICA, FATTA IN MERITO A MADRE EUGENIA

Sono passati dieci anni da quando, come Vescovo di Grenoble, ho deciso l'apertura di un'inchiesta sul caso di Madre Eugenia. Possiedo ora elementi sufficienti per portare alla Chiesa la mia testimonianza di Vescovo. Una prima certezza viene fuori in piena chiarezza dall'inchiesta: 1. Quella delle virtù solide di Madre Eugenia. Fin dall'inizio della sua vita religiosa, la Suora aveva attirato l'attenzione delle sue Superiore per la sua pietà, la sua obbedienza, la sua umiltà. Le Superiore, sconcertate per il carattere straordina-rio dei fatti che si erano verificati durante il noviziato della Suora, erano decise a non tenerla in convento. Esse esitavano e dovettero rinunciare al loro progetto davanti alla vita esemplare della Suora. Durante tutta l'inchiesta, Suor Eugenia dette prova di una grande pazienza e di una docilità perfetta, sotto-mettendosi a tutti gli esami medici senza lamentarsi, rispondendo agli interrogatori, spesso lunghi e penosi, delle commissioni teologiche e mediche, accettando le contraddizioni e le prove. Tutti gli inquirenti hanno lodato soprattutto la suo semplicità. Molte circostanze hanno permesso anche di scoprire, che la Suora era capace di praticare la virtù ad un grado eroico, a testimonianza dei teologi, special-mente l'obbedienza nella inchiesta del Rev.do Padre Auguste Valensin, nel giugno 1934, e l'umiltà nella dolorosa giornata del 20 dicembre 1934. Nelle sue funzioni di Superiora Generale, posso attestare che l'ho trovata molto impegnata nel suo dovere di stato, dedicandosi al suo compito - che doveva tuttavia sembrarle tanto più difficile, poiché non vi era preparata - con grande amore per le anime, per la sua Congregazione e per la Chiesa. Quelli che le vivono vicino sono colpiti, come lo sono io stesso, dalla sua forza d'animo in mezzo alle difficoltà. Non sono soltanto le virtù che mi impressionano, sono le qualità che la Madre rivela nell'esercizio dell'autorità che una Suora, poco istruita, arriva ad occupare la più alta funzione della sua Congregazione. C'è già in questo qual-cosa di straordinario, e riguardo questo punto di vista l'inchiesta fatta dal mio Vicario Generale Mons. Guerry, il giorno dell'elezione, è forte e suggestiva. Le risposte delle capitolari, tutte, Superiore e delegate delle diverse missioni, hanno mostrato che sceglievano Madre Eugenia come Superiora Generale - nonostante la sua giovane età e gli ostacoli canonici che dovevano scartare nor-malmente l'idea della sua nomina - a causa delle sue qua-lità di giudizio, di equilibrio, di energia e di fermezza. La realtà sembra aver di gran lunga sorpassato la speranza che le elettrici ponevano in colei che sceglievano. Ciò che ho maggiormente notato in lei, è innanzitutto la sua intelligenza luminosa, viva, penetrante. Ho detto, che la sua istruzione era stata carente, giustamente per delle ragioni esterne, indipendenti da lei: la lunga malattia di sua madre l'aveva obbligata, giovanissima, a pren-dersi cura delle faccende di casa e a fare molto spesso delle assenze a scuola. Poi vi furono, fino alla sua entra-ta in convento, i duri anni della vita in fabbrica come operaia tessitrice. Nonostante queste lacune di base, le cui conseguenze si fanno sentire con evidenza nella sua composizione e nell'ortografia, Madre Eugenia fa nu-merose conferenze alla Comunità. Ha redatto, notevol-mente lei stessa, le circolari alla sua Congregazione e i contratti conclusi con i municipi o consigli di ammini-strazione per gli istituti ospedalieri affidati alle Suore della sua Congregazione, N.D. des Apotres. Ha compo-sto un lungo direttorio. Vede chiaro e giusto in una situazione, come in un caso di coscienza. Le sue direttive sono nette, precise, particolarmente pratiche. Conosce singolarmente ognu-na delle sue 1400 figlie, con le loro attitudine e le loro virtù, ed è così capace per le nomine ai diversi compiti, di scegliere quelle che sono le più adatte. Ha ugual-mente una conoscenza esatta, personale, dei bisogni, delle risorse della sua Congregazione, della situazione di ogni casa. Ha fatto la visita a tutte le sue missioni. Vogliamo sottolineare anche il suo spirito di lungi-miranza. Ha preso tutte le disposizioni necessarie per-ché, nell'avvenire, ogni istituto ospedaliero o scolastico avesse le Suore diplomate delle quale ci sarà bisogno per vivere e svilupparsi. Infine, mi sembra specialmen-te interessante di far notare che: Madre Eugenia sembra dotata di un spirito di deci-sione, del senso del reale e di una volontà realizzatrice. In sei anni ha fatto 67 fondazioni e ha saputo portare dei miglioramenti ben utili nella Congregazione. Se metto in evidenza le sue qualità di intelligenza, di giudizio, di volontà, le sue attitudini di governo, è, perché esse mi sembrano tali da eliminare definitivamente tutte quelle ipotesi che si dovevano esaminare durante l'inchie-sta, ma che erano impotenti a dare una spiegazione sod-disfacente: ipotesi di allucinazione, di illusione, spiriti-smo, isterismo, delirio. La vita della Madre è una costante dimostrazione del suo equilibrio mentale e generale, e questo equili-brio sembra essere - perfino a degli sguardi osservatori - la nota dominante della sua personalità. Le altre ipotesi di suggestionabilità, di maneggiabilità, che avevano spinto gli inquirenti a domandarsi, se non fossero in presenza di una natura molto impressionabile, come uno specchio sfaccettato che subisce tutte le influenze e le suggestioni, sono state ugualmente rifiutate dalla realtà quotidiana. Madre Eugenia, benché dotata di una natura sensibile e di un temperamento emotivo, ha dato prova che non usava preferenze riguardo a nessuno e che, lungi dal lasciarsi influenzare dalle considerazioni umane, sapeva designare i suoi progetti, la sua attività, le sue realizzazioni e imporsi agli altri mediante la sua rag-giante personalità. Un semplice racconto ne dirà di più che tutti gli apprezzamenti: l'indomani della sua elezio-ne a Superiora Generale, dovette procedere ad alcune elezioni di superiore; ebbene, non esitò a sostituire una di quelle che avevano appena votato per lei: sbarcando in Egitto, questa Superiora locale apprese il suo cam-biamento, notificata per via aerea. 2. Sull'oggetto della missione L'oggetto della missione che sarebbe stato affidato a Madre Eugenia è preciso e, dal punto di vista dottrinale, mi pare legittimo ed opportuno. Oggetto preciso: far conoscere ed onorare il PADRE, soprattutto con l'istituzione di una festa speciale, chie-sta alla Chiesa. L'inchiesta ha stabilito, che una festa liturgica in onore del PADRE starebbe bene nella linea di tutto il culto cattolico, conforme al movimento tradizio-nale della preghiera cattolica, che è un'ascensione verso il PADRE, mediante il Figlio, nello Spirito Santo, come lo provano le orazioni della Messa e l'oblazione liturgi-ca del PADRE nel Santo Sacrificio. D'altra parte, tutta-via, è di fatto, che non esiste nessuna festa speciale in onore del PADRE: la Trinità è onorata come tale, il Verbo e lo Spirito Santo sono onorati nella loro missio-ne e le loro manifestazioni esteriori, solo il PADRE non ha una festa propria, che attirerebbe l'attenzione del popolo cristiano sulla sua Persona. Bisogna attribuire a questa assenza di una festa liturgi-ca in suo onore questo fatto, che una inchiesta abbastanza estesa presso numerosi fedeli ha rivelato, nelle diversi classi sociali e perfino presso numerosi preti e religiosi: "Il PADRE non è conosciuto, non lo si prega, non si pensa a Lui". L'inquirente scopre anche, con stupore, che un gran numero di cristiani si allontanano dal PADRE per-ché vedono in Lui un giudice terribile. Preferiscono rivolgersi all'umanità del Cristo e, quanti domandano a Gesù di proteggerli contro la collera del PADRE! Una festa speciale avrebbe dunque come primo effetto di ristabilire l'ordine nella pietà di molti cristiani e di ricondurli alla consegna del Divin Salvatore: "Tutto ciò che chiederete al PADRE, nel mio nome..."; e ancora: "Ormai, voi pregherete così: PADRE nostro...". Una festa liturgica in onore del PADRE avrebbe anche l'effetto di elevare lo sguardo verso Colui che l'apostolo San Giacomo chiamava: "Il PADRE di Luce, dal quale ci vengono tutti i doni...". Abituerebbe le anime a consi-derare la Bontà divina, i benefici di Dio, la sua Provvi-denza Paterna; certo, che questa Provvidenza è proprio quella di Dio Trinità; ed è per la sua natura Divina, comune alle Tre Persone, che Dio elargisce al mondo i tesori ineffabili della sua Misericordia infinita. Sembrerebbe dunque, a prima vista, che non ci sia nessuna ragione speciale di onorare il PADRE in partico-lare, tuttavia, non è forse il PADRE che ha mandato suo Figlio nel mondo? Se è sommamente giusto, rendere un culto al Figlio e allo Spirito Santo per le loro manife-stazioni esteriori, sarebbe ugualmente giusto e dovero-so, rendere grazie a Dio PADRE, come lo domandano i prefazi della Messa, per il dono che Egli ci ha fatto di suo Figlio? L'oggetto proprio di questa festa speciale risulta così in maniera netta: onorare il PADRE, ringraziarlo, lodarlo per averci dato suo Figlio. In una parola, come dice esat-tamente il 'Messaggio': quale Autore della Redenzione. Rendere grazie a Colui che ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio, affinché tutti gli uomini, riuniti nel Corpo Mistico del Cristo, riassumano questo Figlio, divengano figli in Lui. Nel momento in cui il mondo smarrito dalle dottrine del laicismo, dell'ateismo e delle filosofie moderne non conosce più Dio - il vero Dio - questa festa, non fareb-be conoscere a molti il PADRE vivente che Gesù ci ha rivelato, il PADRE di misericordia e di bontà? Non con-tribuirebbe ad accrescere il numero di quegli adoratori del PADRE "in Spirito e Verità" che Gesù ha annunciato? Nel momento in cui il mondo dilaniato dalle guerre micidiali va provando il bisogno di cercare un principio solido di unione, per un ravvicinamento tra i popoli, non porterebbe questa festa una grande luce, insegnan-do agli uomini che essi hanno tutti nel Cielo lo stesso PADRE: Colui che Gesù ha loro rivelato e verso il quale li conduce, come membri del suo Corpo Mistico, nell'u-nità dello stesso Spirito d'Amore! Nel momento in cui tante anime sfinite o stanche dalle prove della guerra potrebbero essere avide di vol-gersi verso una vita interiore profonda, non è questa festa capace di chiamarle "dal di dentro" per adorare il PADRE che è nel segreto, e per offrirsi in una oblazione filiale e generosa al PADRE, Sorgente unica della Vita nella Trinità Santa in loro? Una tale festa, non conser-verebbe un attraente stimolo di vita soprannaturale che trascina logicamente le anime verso la semplicità spiri-tuale e la vita filiale verso il PADRE, mediante la confi-denza, l'abbandono alla Volontà Divina e lo Spirito di fede? Inoltre, distinto da questa questione di una festa spe-ciale, e qualunque sia la decisione della Chiesa su que-sto punto, vi è un problema di dottrina che si pone. Illustri teologi ritengono, che la dottrina dei rapporti dell'anima con la Santissima Trinità chiede di essere approfondita, e che essa potrebbe essere per le anime una sorgente di luce: - sulla vita di unione con il PADRE e il Figlio, di cui parla San Giovanni; - sulla  partecipazione alla vita di Gesù, Figlio del PADRE, mediante una comune disposizione del Cristo - particolarmente al suo Amore filiale verso il PADRE - intima del suo Cuore. Qualunque cosa ne sia di questi problemi teologici, ciò che voglio sottolineare qui è questo fatto: una povera ignorante in teologia dichiara, di avere comunicazioni Divine che potrebbero essere molto ricche di dottrina. Le costruzioni immaginarie di una visionaria sono povere, sterili, incoerenti. Al contrario, il Messaggio che la Madre Eugenia dice esserle stato affidato dal PADRE è fecondo, con un intreccio armonioso di due caratteri che lo rendono più sicuro: 1. Da una parte esso si presenta come tradizionale nella Chiesa, senza un aspetto di novità, che potrebbe farlo tacciare di sospetto, poiché esso ripete incessante-mente, che è stato detto già tutto dalla Rivelazione del Cristo su suo PADRE e, che tutto è nel Vangelo. 2. Ma, d'altra parte dichiara, che questa grande Verità, sulla conoscenza del PADRE, chiede di essere ripensata, approfondita, vissuta. La sproporzione tra la debolezza dello strumento - incapace esso stesso di scoprire una dottrina di questa natura - e la profondità del Messaggio che la Suora porta, non lascia intravedere, che un'altra causa superiore, soprannaturale, Divina, è intervenuta per affidarle questo Messaggio? Io non vedo come, umanamente, si potrebbe spiega-re la scoperta da parte della Suora, di una idea di cui i teologi esaminatori hanno intravisto soltanto a poco a poco l'originalità e la fecondità. Un altro fatto mi sembra ugualmente molto sugge-stivo: quando Suor Eugenia ha annunciato che aveva avuto delle apparizioni del PADRE, i teologi esaminatori le hanno replicato che le apparizioni del PADRE erano in se stesse impossibili, che esse non erano mai accadute nella storia. A queste obiezioni la Suora ha resistito, dichiarando semplicemente: "Il PADRE mi ha detto di descrivere quello che io vedevo. Egli chiede ai suoi figli teologi di cercare". La Suora non ha mai cambiato niente nelle sue spiegazioni, ha mantenuto le sue affermazioni durante i lunghi mesi. Fu solo nel gennaio 1934, che i teologi scoprirono, in San Tommaso d'Aquino stesso, la risposta all'obiezione che essi facevano. La risposta del grande dottore, sulla distinzione tra l'apparizione e la missione, fu luminosa. Essa tolse l'o-stacolo che paralizzava tutta l'inchiesta. Contro sapienti teologi, la piccola ignorante aveva avuto ragione. A questo punto, come spiegare ancora umanamente la luce, la saggezza, la perseveranza della Suora? Una falsa visionaria avrebbe cercato di adattarsi alle spiega-zioni dei teologi. La Suora ha tenuto fermo; ecco le nuove ragioni per le quali la sua testimonianza ci sem-bra degna di essere appoggiata con fiducia. In ogni caso, ciò che mi sembra degno di nota è que-sto atteggiamento di riserbo riguardo al meraviglioso. Mentre le false mistiche le fanno passare in primo piano, anzi non vedono che le cose straordinarie. Queste, nel caso della Suora, sono messe in secondo piano, a titolo di prove e di mezzi. C'è un'assenza di esaltazione, un equilibrio di valori che fanno buona impressione. Dell'inchiesta dei teologi dirò solo poche cose: I Reverendi Padri Albert e Auguste Valensin sono stimati per la loro autorità filosofica e teologica, ed anche per la loro conoscenza della vita spirituale. Essi aveva-no dovuto intervenire già in altre circostanze per fatti dello stesso genere, che erano stati sottomessi al loro esame come questa volta. Sappiamo che l'avevano fatto con molta prudenza. Questi sono le ragioni che li avevano designati alla nostra scelta. Siamo loro riconoscenti per una collaborazione che fu devota e veramente coscienziosa. La loro testimonia-nza a favore della Suora e a favore di una spiegazione soprannaturale dei fatti nel loro insieme ha tanto più valore, perché hanno indugiato per tanto tempo, dap-prima ostili e scettici, poi esitanti. Si sono convinti a poco a poco, dopo aver sollevato ogni tipo di obiezione e imposto alla Suora dure prove.

 

CONCLUSIONI

Secondo la mia anima e la mia coscienza, con senso vivissimo della mia responsabilità davanti alla Chiesa, dichiaro: che l'intervento so rannaturale e Divino mi sembra il solo capace di dare, dall'insieme dei fatti, una spiega-zione logica e soddisfacente. Libero di tutto ciò che lo circonda, questo fatto essenziale mi sembra pieno di nobiltà, di elevazione, di fecondità soprannaturale. Un'umile religiosa ha richiamato le anime al vero culto, quello del PADRE, tale come Gesù l'ha insegna-to e come la Chiesa l'ha fissato nella liturgia. Non vi è in questo niente di allarmante, niente altro che di molto puro e conforme ad una solida dottrina. I fatti meravigliosi che accompagnano questo Mes-saggio potrebbero essere dissociati dall'avvenimento centrale, che questo Messaggio conserverebbe tutto il suo valore. La Chiesa dirà, se l'idea della festa speciale può essere presa in considerazione, prescindendo dal fatto particolare della Suora, e per delle ragioni dottrinali. Io credo, che la grande prova dell'autenticità della missione della Suora ci è fornita dalla maniera, in cui lei applica alla sua vita reale la bella dottrina che sareb-be venuta a ricordare. Io reputo, che conviene di lasciarla continuare la sua opera. Credo, che c'è là il dito di Dio e, dopo dieci anni di ricerca, di riflessione e di preghiera, benedico il PADRE di essersi degnato di scegliere la mia diocesi come luogo di manifestazioni così toccanti del suo Amore.

ALEXANDER CAILLOT Vescovo di Grenoble

     

IL PADRE PARLA AI SUOI FIGLI

 

Presentazione

 

"Dio è mio Padre!": è questo il grido che oggi si fa sempre più frequente nel mondo, gli uomini riconoscono Dio come Padre.

 

    Sentiamo perciò il dovere di dare alla stampa questo messaggio che Dio Padre ha donato al mondo per mezzo di una creatura che tanto Lo ha amato, Suor Eugenia Elisabetta Ravasio, Messaggio riconosciuto valido dalla Chiesa.

    Ci è parso opportuno pubblicare anche la testimonianza che S.E. Mons. Alexandre Caillot, Vescovo di Grenoble, ha fornito a conclusione dei lavori della Commissione di esperti convocati da varie parti della Francia per il processo diocesano da lui stesso avviato nel 1932 e che durò dieci anni.

    Fra gli altri fecero parte della commissione: il Vicario del Vescovo di Grenoble Mons. Guerry, teologo; i fratelli gesuiti Alberto e Augusto Valencin, tra le massime autorità in campo filosofico e teologico ed esperti in valutazione di casi simili; due dottori in medicina, uno dei quali psichiatra.

    Affidiamo alla Vergine Maria la diffusione di questo Messaggio e con Lei invochiamo lo Spirito Santo perchè aiuti gli uomini a comprendere e a riconoscere la profonda tenerezza che il Padre nutre per ogni uomo.

                                               Padre Andrea D'Ascanio o.f.m. capp.

 

 

Brevi cenni sulla vita di Madre Eugenia Elisabetta Ravasio

 

    Chi era Madre Eugenia? Chi era questa creatura che il Padre chiamava "la figlia prediletta ... la mia pianticella"?

    Riteniamo che Madre Eugenia sia stata una delle più grandi Luci di questi tempi: il piccolo profeta di una Chiesa nuova, in cui il Padre è al centro e al vertice di ogni fede e l'unità è il massimo ideale di ogni spiritualità. E' la luce che il Padre ha donato al mondo in questo tempo di caos e di buio perchè si conosca la via da seguire.

    Nacque a San Gervasio d'Adda (ora Capriate San Gervasio), piccolo centro in provincia di Bergamo, il 4 settembre 1907, da famiglia di origini contadine.

    Frequentò solo la scuola elementare e dopo alcuni anni di lavoro in fabbrica entrò a vent'anni nella Congregazione di Nostra Signora degli Apostoli, ove si sviluppò la sua grande personalità carismatica che la fece eleggere, a soli 25 anni, Madre Generale della Congregazione stessa. Ma, prescindendo dalla sua dimensione di spirito, per farla entrare nella Storia basterebbe la sua azione in campo sociale: in dodici anni di attività missionaria          ella aprì oltre settanta centri - con infermeria, scuola, chiesa - nei luoghi più abbandonati dell'Africa, dell'Asia e dell'Europa.

    Scoprì la prima medicina per curare la lebbra, ricavandola dal seme di una pianta tropicale, medicina poi studiata ed elaborata dall'Istituto Pasteur di Parigi.

    Lanciò nell'apostolato Raoul Follereau, che sulla scia e sulle basi da lei poste viene considerato l'apostolo dei lebbrosi.

     Progettò e realizzò ad Azoptè (in Costa d'Avorio), negli anni 1939-41, la "Città dei Lebbrosi": un immenso centro di raccolta per questi malati, articolato su una superficie di 200.000 metri quadri e che tuttora resta un centro d'avanguardia in Africa e nel mondo. Per questa realizzazione la Francia concesse alla Congregazione delle Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli - di cui Madre Eugenia era stata Superiora generale dal 1935 al 1947 - la massima onoreficenza nazionale per opere a carattere sociale.

    Madre Eugenia è tornata al Padre il 10 agosto 1990. La cosa più importante che ella ci ha lasciato è il Messaggio che qui presentiamo ("Il Padre parla ai Suoi figli"), l'unica rivelazione fatta personalmente da Dio Padre e riconosciuta autentica dalla Chiesa dopo dieci anni di rigorosissimi esami. E' degno di nota il fatto che il Padre - nel 1932 - dettò a Madre Eugenia il Messaggio in latino, lingua a lei totalmente sconosciuta. nel 1981 siamo riusciti ad avere - in modo miracoloso - tale messaggio e nel 1982 - 50° anniversario - lo abbiamo pubblicato in lingua italiana.

    I tanti prodigi di Grazia che da esso sono scaturiti ci hanno spinti a diffonderlo gratuitamente, specialmente nelle carceri, nelle caserme, negli ospedali. grazie ai collaboratori che il Signore ci ha donato abbiamo potuto curare la stampa in francese, inglese, tedesco, spagnolo, albanese. Sono in elaborazione l'edizioni polacca, cinese, giapponese, araba ed altre.

    Ecco ora, prima del Messaggio, la Testimonianza di S.E. Mons. Alexandre Caillot, Vescovo di Grenoble.

    Pace e Bene a Voi.

 

 

Testimonianza del Vescovo di Grenoble, S.E. Mons. Caillot, a conclusione dell'inchiesta canonica, condotta in merito a Madre Eugenia

 

    Sono passati dieci anni da quando, come Vescovo di Grenoble, ho deciso l'apertura di un'inchiesta sul caso di Madre Eugenia. Possiedo ora elementi sufficienti per portare alla Chiesa la mia testimonianza di Vescovo.

 

1. Una prima certezza si pone in piena luce dall'inchiesta: quella delle solide virtù di Madre Eugenia. 

    Fin dai primi tempi della sua vita religiosa la Suora aveva attirato l'attenzione delle Superiore per la sua pietà, la sua obbedienza, la sua umiltà.

    Le Superiore, turbate dal carattere straordinario dei fatti che si erano verificati durante il suo noviziato, erano intenzionate a non tenerla in convento. Esse esitarono e dovettero rinunciare al loro progetto, data la vita esemplare della Suora.

    Durante l'inchiesta, Suor Eugenia dette prova di grande pazienza e di perfetta docilità, sottomettendosi a tutti gli esami medici senza lamentarsi, rispondendo agli interrogatori, spesso lunghi e penosi, delle Commissioni teologiche e mediche, accettando le contraddizioni e le prove.

    Tutti gli inquirenti hanno lodato soprattutto la sua semplicità.

Parecchie circostanze hanno permesso anche di scoprire che la Suora era capace di praticare le virtù in modo eroico, come testimoniano i teologi, specialmente l'obbedienza nel corso dell'inchiesta del rev. p. Auguste Valencin, nel giugno 1934, e l'umiltà, come nella dolorosa giornata del 20 dicembre 1934.

    Per quanto riguarda le sue funzioni di Superiora Generale, posso attestare che l'ho trovata molto dedita al dovere, consacrata al suo compito - che doveva tuttavia sembrarle molto più difficile poichè non vi era preparata - piena di grande amore per le anime, la sua Congregazione e la Chiesa. Quelli che le vivono vicino sono colpiti, come lo sono io stesso, dalla sua forza d'animo nelle difficoltà.

    Non sono soltanto le virtù che mi impressionano, sono le qualità che la Madre rivela nell'esercizio dell'autorità ed il fatto che una suora, poco istruita giunga ad essere designata per la più alta funzione della sua Congregazione. C'è già in questo qualcosa di straordinario e, da questo punto di vista, l'inchiesta fatta dal mio Vicario Generale Mons. Guerry il giorno dell'elezione è molto suggestiva. Le risposte delle capitolari, tutte, superiori e delegate delle diverse missioni, hanno mostrato che - nonostante la giovane età della candidata e gli ostacoli canonici che normalmente avrebbero indotto a scartare la sua nomina - esse sceglievano Suor Eugenia come Superiora Generale in considerazione delle sue qualità di giudizio, di equilibrio, di energia e di fermezza. la realtà sembra aver di gran lunga sorpassato le aspettative che le elettrici ponevano in colei che esse designavano.

    Ciò che ho maggiormente notato in lei è innanzi tutto la sua intelligenza luminosa, viva, penetrante. Ho detto che la sua istruzione era stata carente, ma ciò per delle ragioni estranee alla sua volontà: la lunga malattia di sua madre l'aveva obbligata, giovanissima, a prendersi cura della casa e a rimanere molto spesso assente dalla scuola. Seguirono poi, fino alla sua entrata in convento, i duri anni della vita in fabbrica come tessitrice. Nonostante queste lacune di base, le cui conseguenze sono evidenti nel suo modo di scrivere e nell'ortografia, Madre Eugenia tiene numerose conferenze alla sua Comunità. Da notare che ha redatto lei stessa le circolari alla sua congregazione e i contratti conclusi con i municipi o Consigli d'amministrazione per gli istituti ospedalieri affidati alle Suore di Nostra Signora degli Apostoli. Ha composto un lungo direttorio.

    Vede chiaro e giusto in ogni situazione, anche nei casi di coscienza. Le sue direttive sono nette, precise, particolarmente pratiche. Conosce singolarmente ognuna delle sue 1400 figlie, le loro attitudini e le loro virtù, e così, nell'attribuire i diversi compiti, riesce a scegliere quelle tra loro che sono le più qualificate. Ha anche una esatta e personale conoscenza dei bisogni, delle risorse della sua Congregazione e della situazione di ogni casa. Ha visitato tutte le sue missioni.

    Vogliamo sottolineare anche il suo spirito di lungimiranza. Ella ha adottato tutte le disposizioni necessarie perchè nell'avvenire ogni Istituto ospedaliero o scolastico abbia le suore diplomate e quanto occorre per vivere e svilupparsi. Infine mi sembra particolarmente interessante far notare: Madre Eugenia sembra dotata di spirito di decisione, realismo e volontà realizzatrice. In sei anni ha dato vita a 67 fondazioni e ha saputo apportare dei miglioramenti veramente utili alla Congregazione.

    Se metto in evidenza le sue qualità di intelligenza, di giudizio, di volontà, le sue attitudini di amministrazione, è perchè esse mi sembrano tali da fugare definitivamente tutte le ipotesi formulate nel corso dell'inchiesta e risultate quindi insoddisfacenti e insostenibili: ipotesi di allucinazione, di illusione, spiritismo, isterismo, delirio.

    La vita della Madre è una costante conferma e manifestazione del suo equilibrio mentale e generale e, anche agli stretti osservatori, questo equilibrio sembra essere la nota dominante della sua personalità. Le altre ipotesi di suggestionabilità, di maneggiabilità, che avevano spinto gli inquirenti a domandarsi se non fossero in presenza di una natura molto impressionabile, come uno specchio sfaccettato che risente di tutte le influenze e le

suggestioni, sono state ugualmente smentite dalla realtà quotidiana. Madre Eugenia, benchè dotata di una natura sensibile e di un temperamento emotivo, ha dato prova che non usava preferenze riguardo a nessuno, e che, lungi dal lasciarsi influenzare dalle considerazioni umane, sapeva sostenere i suoi progetti, la sua attività, le sue realizzazioni e imporsi agli altri per il suo fascino personale. Un semplice racconto val più che ogni apprezzamento: l'indomani della sua elezione a Superiora Generale ella dovette procedere alla nomina di alcune Superiore; ebbene, non esitò a sostituirne una che pur aveva votato per lei e che, sbarcando in Egitto, apprese la revoca dell'incarico notificatole per via aerea.

 

2. Sull'oggetto della Missione:

    L'oggetto della Missione che sarebbe stato affidato a Madre Eugenia è preciso, e, dal punto di vista dottrinale, mi pare legittimo ed opportuno.

    Oggetto preciso: far conoscere ed onorare il Padre, soprattutto con l'istituzione di una festa speciale, chiesta alla Chiesa. L'inchiesta ha stabilito che una festa liturgica in onore del Padre ben si collocherebbe nella linea di tutto il culto cattolico, conforme al movimento tradizionale della preghiera cattolica, che è un'ascensione verso il Padre, mediante il Figlio, nello Spirito, come lo provano le orazioni della Messa e l'oblazione liturgica al Padre nel Santo Sacrificio. D'altra parte, tuttavia, è strano che non esiste nessuna festa speciale in onore del Padre: la Trinità è onorata come tale, il verbo e lo Spirito Santo sono onorati nella loro missione e nelle loro manifestazioni esteriori, solo il Padre non ha una festa propria, che attirerebbe l'attenzione del popolo cristiano sulla sua Persona. Come risulta da una inchiesta abbastanza estesa compiuta presso numerosi fedeli delle diverse classi sociali e perfino presso numerosi preti e religioni, questa assenza di una festa liturgica in Suo onore è attribuibile al fatto che: "il Padre non è conosciuto, non lo si prega, non si pensa a Lui". Chi ha condotto la ricerca scopre anche, con stupore, che un gran numero di cristiani si allontanano dal Padre perchè vedono in Lui un Giudice terribile. Preferiscono rivolgersi all'umanità del Cristo, e quanti domandano a Gesù di proteggerli contro la collera del Padre!

    Una festa speciale avrebbe dunque come primo effetto di ristabilire l'ordine nella pietà di molti cristiani e di ricondurli alla consegna del divin Salvatore: "Tutto ciò che chiederete al Padre, nel mio nome ...", e ancora: "Voi dunque, pregerete così: Padre nostro ...".

    Nello stesso tempo, una festa liturgica in onore del Padre li aiuterebbe anche ad elevare lo sguardo verso Colui che l'apostolo san Giacomo chiamava: "Il Padre di Luce, dal quale ci vengono tutti i doni ...". Abituerebbe le anime a considerare la Bontà divina, i benefici di Dio, la sua Provvidenza paterna, e che questa Provvidenza è proprio quella di Dio Trinità; ed è per la sua natura divina, comune alle tre Persone, che Dio spande sul mondo i tesori ineffabili della sua Misericordia infinita.

    Sembrerebbe dunque, a prima vista, che non ci sia nessuna ragione speciale per onorare il Padre in particolare, tuttavia, non è forse il Padre che ha mandato Suo Figlio nel mondo? Se è sommamente giusto rendere un culto al Figlio e allo Spirito, per le loro manifestazioni esteriori, non sarebbe giusto e doveroso rendere grazie a Dio Padre, come lo domandano i prefazi della Messa, per il dono che Egli ci ha fatto di Suo Figlio?

    L'oggetto proprio di questa festa speciale si delinea allora in maniera netta: onorare il Padre, ringraziarLo, lodarLo per averci dato Suo Figlio; in una parola, come dice esattamente il Messaggio, onorarLo, ringraziarLo e lodarLo quale Autore della Redenzione. Rendere grazie a Colui che ha tanto amato il mondo da dare il Suo unico Figlio perchè tutti gli uomini, riuniti nel Corpo Mistico del Cristo, in questo Figlio, divengano figli in Lui. Nel momento in cui il mondo, turbato dalle dottrine del laicismo, dell'ateismo e delle filosofie moderne, non conosce più Dio, il vero Dio, questa festa non farebbe conoscere a molti il Padre vivente che Gesù ci ha rivelato, il Padre di misericordia e di bontà? Non contribuirebbe ad accrescere il numero di quegli adoratori del Padre "in spirito e verità" che

Gesù ha annunciato? Nel momento in cui il mondo, sconvolto dalle guerre micidiali, va provando il bisogno di cercare un principio solido di unione, per un riavvicinamento tra i popoli, questa festa porterebbe una grande luce, insegnando agli uomini che essi hanno tutti nel cielo lo stesso Padre: Colui che ha donato loro Gesù, verso il quale li attira, come membra del suo Corpo Mistico, nell'unità dello stesso Spirito d'Amore! Nel momento in cui tante anime, sfinite o stanche dalle prove della guerra, potrebbero bramare di volgersi verso una vita interiore profonda, non sarebbe questa festa capace di muoverle "dal di dentro", per adorare il Padre che è nel segreto, e per offrirsi in una oblazione filiale e generosa al Padre, sorgente unica della vita della Trinità Santa in loro? Una tale festa non conserverebbe il bel movimento di vita soprannaturale che trascina logicamente le anime verso l'infanzia spirituale e verso la vita filiate con il Padre, mediante la confidenza, l'abbandono alla Volontà Divina, lo spirito di fede? 

    D'altra parte, distinto da questa questione di una festa speciale e qualunque sia la decisione della Chiesa su questo punto, vi è un problema di dottrina che si pone. Illustri teologi pensano che la dottrina dei rapporti dell'anima con la Trinità debba essere approfondita e che essa potrebbe essere, per le anime, una sorgente di luce sulla vita di unione tra il Padre ed il Figlio, di cui parla S. Giovanni, e sulla partecipazione alla vita di Gesù, Figlio del Padre, e specialmente al suo amore filiale per Lui.

    Qualunque cosa ne sia di questi problemi teologici, ciò che voglio qui sottolineare, è questo fatto: una povera ignorante in teologia dichiara di avere comunicazioni divine, che potrebbero essere molto ricche di dottrina.

      Le costruzioni immaginarie di una visionaria sono povere, sterili, incoerenti. Al contrario, il Messaggio che Madre Eugenia dice esserle stato affidato dal Padre è fecondo, contrassegnato da un incrocio armonioso di due caratteri che lo rendono più sicuro: da una parte esso si pone nella tradizione della Chiesa, senza un aspetto di novità che potrebbe farlo tracciare di sospetto, poichè esso ripete incessantemente che è stato già detto tutto, mediante la rivelazione del Cristo su Suo Padre, e che tutto è nel Vangelo. Ma, d'altra parte esso rende chiaro che questa grande Verità, sulla conoscenza del Padre, necessita di essere ripensata, approfondita, vissuta.

    La sproporzione tra la debolezza dello strumento - incapace esso stesso di scoprire una dottrina di questa natura - e la profondità del Messaggio che la Suora trasmette, non lascia intravedere che un'altra causa superiore, soprannaturale, divina è intervenuta per affidarle questo Messaggio?

    Io non vedo come, umanamente, si potrebbe spiegare la scoperta, da parte della Suora, di un'idea di cui gli inquisitori teologi hanno intravisto soltanto a poco a poco l'originalità e la fecondità.

    Un altro fatto mi sembra ugualmente molto suggestivo: quando Suor Eugenia ha annunciato che aveva avuto delle apparizioni del Padre, gli inquisitori teologi le hanno replicato che le apparizioni del Padre erano in se stesse impossibili, che esse non si erano mai verificate nella storia; a queste obiezioni la Suora ha resistito, dichiarando semplicemente:"Il Padre mi ha detto di descrivere quello che io vedevo. Egli chiede ai suoi figli teologi di cercare". La Suora non ha mai cambiato niente nelle sue spiegazioni, ha ribadito le sue affermazioni per lunghi mesi. Fu solo nel gennaio 1934 che i teologi, nello stesso s. Tommaso d'Aquino, la risposta all'obiezione che essi sollevavano.

    La risposta del grande dottore, sulla distinzione tra l'apparizione e la missione, fu luminosa. Essa superò l'ostacolo che paralizzava tutta l'inchiesta. Contro sapienti teologi, la piccola ignorante aveva avuto ragione. Come spiegare umanamente, anche in questo caso, la luce, la saggezza, la perseveranza della Suora? Una falsa visionaria avrebbe cercato di adattarsi alle spiegazioni dei teologi. La Suora ha tenuto duro; ecco le nuove ragioni per le quali la sua testimonianza ci sembra degna di essere sostenuta con fiducia.

    In ogni caso, ciò che mi sembra degno di nota è questo atteggiamento di riservo assunto a riguardo del meraviglioso. Mentre le false mistiche fanno passare in primo piano, anzi non vedono che le cose straordinarie, queste sono, nel caso della Suora, messe in secondo piano, a titolo di prove e di mezzi. C'è un'assenza di esaltazione, un equilibrio di valori che fanno buona impressione.

    Dell'inchiesta dei teologi dirò solo poche cose. I reverendi pp. Alberto e Augusto Valencin sono stimati per la loro conoscenza nel campo della vita spirituale. Già in altre circostanze essi hanno dovuto intervenire per fatti del genere di quelli sottomessi, questa volta, al loro esame.

    Sappiamo che l'avevano fatto con molta prudenza. Queste sono le ragioni per cui, nella nostra scelta, abbiamo designato loro.

    Siamo loro riconoscenti per una collaborazione che fu devota e veramente coscienziosa. La loro testimonianza a favore della Suora e a credito di una spiegazione soprannaturale dei fatti nel loro insieme ha ancor più valore in quanto essi, per tanto tempo, avevano indugiato, dapprima ostili e scettici, poi esitanti. Si sono convinti poco a poco, dopo aver sollevato ogni tipo di obiezione e imposto alla Suora delle dure prove.

 

C o n c l u s i o n i

 

    Secondo la mia anima e la mia coscienza, con vivissimo senso della mia responsabilità davanti alla Chiesa, dichiaro:

    che l'intervento soprannaturale e divino mi sembra il solo capace di dare una spiegazione logica e soddisfacente all'insieme dei fatti.

    Privo di tutto ciò che lo circonda, questo fatto essenziale mi sembra pieno di nobiltà, di elevazione, di fecondità soprannaturale.

    Un'umile religiosa ha richiamato le anime al vero culto, quello del Padre, tale come Gesù lo ha insegnato e come la Chiesa l'ha fissato nella sua liturgia. Non c'è in questo niente di allarmante, niente altro che di molto semplice e conforme ad una solida dottrina.

    I fatti meravigliosi che accompagnano questo messaggio potrebbero essere dissociati da quell'avvenimento centrale e questo conserverebbe tutto il suo valore. La Chiesa dirà se l'idea della Festa speciale può essere accolta al di là del fatto particolare legato alla Suora, e per delle ragioni dottrinali.

    Io credo che la grande prova dell'autenticità della Missione della Suora ci è fornita dal modo in cui le applica alla vita reale la bella dottrina che ella sarebbe venuta a ricordare. Reputo conveniente lasciarle continuare la sua opera. Credo che lì ci sia il dito di Dio e, dopo dieci anni di ricerca, di riflessione e di preghiera, benedico il Padre di essersi degnato di scegliere la mia diocesi, come luogo di manifestazioni così toccanti del suo Amore.

 

ALEXANDRE CAILLOT

Vescovo di Grenoble

all'epoca in cui è stato rivelato

il Messaggio

 

 

Il Messaggio del Padre

1° fascicolo

 

1° Luglio 1932

Festa del prezioso Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo

 

Ecco finalmente il giorno per sempre benedetto della promessa del Padre celeste!

Oggi terminano i lunghi giorni della preparazione e mi sento vicina, vicinissima alla venuta del Padre mio e del Padre di tutti gli uomini.

Alcuni minuti di preghiera e, poi, delle gioie tutte spirituali! Sono stata preda da una sete di vederLo e di sentirLo!

Il mio cuore bruciante d'amore si apriva con una confidenza talmente grande da farmi constatare che allora non ero stata così fiduciosa con nessuno.

Il pensiero del Padre mio mi gettava come in una follia di allegrezza.

Finalmente dei canti cominciamo a farsi udire. Degli angeli vengono e mi annunciano questo felice arrivo! I loro canti erano così belli che mi sono proposta di scriverli appena possibile.

Questa armonia cessò un istante ed ecco il corteo degli eletti, dei cherubini e dei serafini, con Dio nostro Creatore e Padre nostro.

Prostrata, la faccia a terra, inabissata nel mio nulla, ho recitato il Magnificat. Subito dopo il Padre mi dice di sedermi con Lui per scrivere ciò che ha deciso di dire agli uomini.

Tutta la Sua corte, che L'aveva accompagnato, è scomparsa. Solo il Padre è rimasto con me e prima di sedersi mi dice:

"Te l'ho già detto e te lo dico ancora: non posso più donare un'altra volta il mio Figlio diletto, per provare il mio amore per gli uomini! Ora è per amarli e perchè essi conoscano questo amore che Io vengo tra loro, prendendo la loro somiglianza, e la loro povertà.

Guarda, Io depongo la mia corona e tutta la mia gloria, per prendere l'atteggiamento di un uomo comune!"

Dopo aver preso l'atteggiamento di un uomo comune deponendo la Sua corona e la Sua gloria ai Suoi piedi, prese il globo del mondo sul Suo cuore, sostenendolo con la mano sinistra, poi si sedette accanto a me. Sul Suo arrivo, sull'atteggiamento che si degnò di assumere e sul Suo Amore non posso dire che qualche parola! Nella mia ignoranza non ho parole per esprimere ciò che Egli mi fece capire.

 

"Pace e salvezza - disse - a questa casa e al mondo intero! Che la mia Potenza, il mio Amore e il mio Spirito Santo tocchino i cuori degli uomini, affinchè tutta l'intera umanità si volga verso la salvezza e venga verso suo Padre, che la cerca per amarla e salvarla!

Che il mio vicario Pio XI capisca che questi sono giorni di salvezza e di benedizione. Che non si lasci sfuggire l'occasione di richiamare l'attenzione dei figli sul Padre che viene a far loro del bene in questa vita e a preparare la loro felicità eterna.

Ho scelto questo giorno per iniziare la mia Opera tra gli uomini, perchè è la festa del Sangue prezioso del mio Figlio Gesù. Ho intenzione di intengere in questo Sangue l'Opera che sto iniziando, perchè essa porti grandi frutti nell'umanità intera.

 

Ecco il vero scopo della mia venuta:

 1. Vengo per bandire il timore eccessivo che le mie creature hanno di me e per far loro capire che la mia gioia consiste nell'essere conosciuto ed amato dai miei figli, cioè da tutta l'umanità presente e futura.

 

2. Vengo a portare la speranza agli uomini e alle nazioni. Quanti l'hanno già perduta da molto tempo! Questa speranza li farà vivere nella pace e nella sicurezza lavorando per la loro salvezza.

 

3. Vengo per farMi conoscere così come sono. Perchè la fiducia degli uomini aumenti contemporaneamente al loro amore per Me, loro Padre, che non ho che una sola preoccupazione: quella di vegliare su tutti gli uomini e di amarli come miei figli.

 

Il pittore si diletta nel contemplare il quadro da lui dipinto; così io Mi compiaccio, Mi rallegro nel venire tra gli uomini, capolavoro della mia creazione!

Il tempo urge, correi che l'uomo sapesse al più presto che lo amo e che provo la più grande felicità nello stare con lui e parlare con lui, come un padre con i suoi figli.

Sono l'Eterno, e quando vivevo solo, avevo già pensato di usare tutta la mia potenza per creare degli esseri a mia immagine. Ma occorreva prima la creazione materiale perchè questi esseri potessero trovare il loro sostentamento: allora fu la creazione del mondo. Lo riempivo di tutto quello che sapevo doveva essere necessario agli uomini: l'aria, il sole e la pioggia e tante altre cose che sapevo necessarie alla loro vita.

Infine, fu creato l'uomo! Mi sono compiaciuto della mia Opera. L'uomo commette il peccato, ma è proprio allora che si manifesta la mia infinita bontà. per vivere tra gli uomini che avevo creato, scelsi nell'Antico testamento dei profeti ai quali comunicai i miei desideri, le mie pene e le mie gioie, perchè le trasmettessero a tutti.

Più cresceva il male, più la mia bontà Mi sollecitava a comunicarMi a delle anime giuste perchè trasmettessero i miei ordini a coloro che causavano il disordine. Così talvolta dovetti usare delle severità per riprenderli, non per castigarli - perchè ciò non avrebbe fatto che male - ma per distoglierli dal vizio e indirizzarli verso il loro Padre e il loro Creatore che avevano dimenticato e disconosciuto nella loro ingratitudine. Più tardi il male sommerse talmente il cuore degli uomini che fui costretto a mandare delle sciagure sul mondo perchè l'uomo fosse purificato mediante la sofferenza, la distruzione dei suoi beni o perfino la perdita della vita: fu il diluvio, la distruzione di Sodoma e Gomorra, le guerre dell'uomo contro l'uomo, ecc., ecc.

 Ho sempre voluto restare in questo mondo tra gli uomini. Così, durante il diluvio, ero vicino a Noè, il solo giusto d'allora. Anche nelle altre calamità, trovai sempre un giusto presso il quale dimorare e, attraverso lui, dimorai in mezzo agli uomini di quel tempo e fu sempre così.

Il mondo è stato spesso purificato dalla sua corruzione grazie alla Mia infinita bontà verso l'umanità. Allora continuavo a scegliere alcune anime nelle quali Mi compiacevo per poter, mediante loro, rallegrarMi con le mie creature, gli uomini.

Avevo promesso al mondo il Messia. Che cosa non ho fatto per preparare la sua venuta, mostrandoMi nelle figure che Lo rappresentavano persino mille e mille anni prima della Sua venuta!

Perchè chi è questo messia? Donde viene? Che farà sulla terra? Chi viene a rappresentare?

Il Messia è Dio.

- Chi è Dio?

Dio è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

- Da dove viene o meglio chi Gli ha ordinato di venire tra gli  uomini?

Sono Io suo Padre, Dio.

- Chi rappresenterà sulla terra?

Suo Padre: Dio.

- Che farà sulla terra?

Farà conoscere e amare il Padre: Dio.

Non ha detto:

"Non sapete che è necessario che Mi occupi delle cose del Padre mio?" - "Nesciebatis quia in his quae Patris mei sunt oportet Me esse?" (Lc 2,49)

"Non sono venuto che per fare la volontà del Padre mio"

"Tutto ciò che domanderete al Padre mio nel Mio Nome ve lo concederà."

"Lo pregherete così: Padre nostro che sei nei cieli ....", e altrove, poichè è venuto per glorificare il Padre e farLo conoscere agli uomini, dice:

"Chi vede Me, vede il Padre mio."

"Io sono nel Padre e il Padre è in Me."

"Nessuno viene al Padre se non per Me." - "Nemo venit ad Patrem nisi per Me" (Gv 14,6)

"Chiunque è con Me è anche col Padre mio", ecc. ecc.

 

Vedete, o uomini, che da tutta l'eternità non ho che un desiderio, quello di farMi conoscere dagli uomini e di farMi amare, desiderando stare incessantemente presso di loro.

Volete una prova autentica di questo desiderio che ho or ora espresso?

Perchè ho ordinato a Mosè di costruire il tavernacolo e l'arca dell'alleanza se non perchè avevo il desiderio ardente di venire ad abitare, come un Padre, un fratello, un amico confidente, con le mie creature, gli uomini? Malgrado ciò Mi hanno dimenticato, offeso con delle colpe senza numero. E perchè si ricordassero, nonostante tutto, di Dio loro Padre e dell'unico desiderio che Egli ha di salvarli, ho dato i miei comandamenti a Mosè, perchè essendo tenuti ad osservarli, potessero ricordarsi del Padre infinitamente buono, tutto intento alla loro salvezza presente ed eterna.

Tutto ciò cadde ancora nell'oblio e gli uomini sono affondati nell'errore e nel timore, ritenendo faticoso osservare i comandamenti come li avevo trasmesi a Mosè. Si sono fatte altre leggi conformi ai loro vizi, per osservarle più facilmente. Poco a poco, nel timore esagerato che avevano di Me, Mi hanno sempre più dimenticato e colmato d'oltraggi.

Eppure il mio Amore per questi uomini, figli miei, non si è affatto fermato. Quando ebbi ben constatato che nè i patriarchi, nè i profeti avevano potuto farMi conoscere e amare dagli uomini, ho deciso di venire lo stesso.

Ma come fare per trovarMi in mezzo agli uomini? Non vi era altro mezzo che andare Io stesso, nella seconda persona della Mia divinità.

Gli uomini Mi conosceranno? Mi ascolteranno?

Per Me, niente era nascosto del futuro; a queste due domande rispondevo io stesso:

"Ignoreranno la mia presenza, pur essendo vicino a Me. In Mio Figlio Mi maltratteranno, nonostante tutto il bene che darà loro. Nel Figlio mio Mi calunnieranno, Mi crocifiggeranno per farMi morire"

Mi fermerò per questo? No, il mio Amore è troppo grande per i miei figli, gli uomini, è troppo grande.

Non Mi sono fermato là: potete ben riconoscere che vi ho amati, per cos' dire, più ancora del mio Figlio diletto, o per dire ancora meglio, più di Me stesso.

Ciò che vi dico è talmente vero che se fosse bastata una delle mie creature per espiare i peccati degli altri uomini, mediante una vita e una morte simile a quella del Figlio mio, avrei esitato. Perchè? Perchè avrei tradito il mio Amore facendo soffrire un'altra creatura che amo, anzichè soffrire Io stesso, nel Figlio mio. Non avrei voluto mai far soffrire i miei figli.

Ecco dunque in breve il racconto del mio Amore fino alla mia venuta, mediante il Figlio mio, in mezzo agli uomini.

La maggior parte degli uomini conosce tutti questi avvenimenti, ma ne ignora l'essenziale: che è stato cioè l'Amore a condurre tutto!

Sì, è l'Amore, ecco ciò che voglio farvi notare.

Ora questo Amore è dimenticato. Voglio ricordarvelo perchè impariate a conoscerMi, così come sono. Perchè non siate come degli schiavi, timorosi verso un Padre che via ama fino a questo punto.

Vedete, in questo racconto noi non siamo che al primo giorno del primo secolo e vorrei condurlo fino ai giorni nostri: al XX secolo.

Oh, come il mio Amore di Padre è stato dimenticato dagli uomini! Eppure vi amo teneramente! In mio figlio, cioè nella persona del Figlio fatto Uomo, che cosa non ho fatto ancora! La divinità in questa umanità si è velata, piccola, povera, umiliata. Io conducevo con mio Figlio Gesù una vita di sacrificio, di lavoro. Ricevevo le sue preghiere perchè l'uomo avesse un cammino tracciato, per camminare sempre nella giustizia, al fine di giungere al sicuro fino a Me!

Certo, so ben capire la debolezza dei miei figli! Perciò ho chiesto a mio Figlio di donar loro dei mezzi per rialzarsi dalle loro cadute. Questi mezzi li aiuteranno a purificarsi dal loro peccato, affinchè siano ancora i figli del mio Amore.

Sono principalmente i sette Sacramenti e, soprattutto, il grande messo per salvarvi, nonostante le vostre cadute, è il Crocifisso, è il Sangue del Figlio mio che ad ogni istante si riversa su di voi, purchè voi lo vogliate, sia con il Sacramento della Penitenza, sia anche con il Santo Sacrificio della Messa.

Miei cari figli, gia da venti secoli vi colmo di questi beni con delle grazie speciali e il risultato è molto misero!

Quante mie creature, divenute figlie del mio Amore per mezzo di mio Figlio, si sono gettate molto rapidamente nell'abisso eterno! In verità, non hanno conosciuto la mia infinità Bontà. Io vi amo così tanto!

Almeno voi, che sapete che vengo Io stesso per parlarvi, per farvi conoscere il mio Amore, per pietà di voi stessi, non gettatevi nel precipizio. Sono vostro Padre!

Sarebbe possibile che, dopo avermi chiamato vostro Padre e avermi testimoniato il vostro amore, trovaste in Me un cuore talmente duro e talmente insensibile da lasciarvi perire? No, no, non credetelo! Io sono il migliore dei padri! Conosco la debolezza delle mie creature! Venite, venite a Me con confidenza e amore! Ed Io vi perdonerò in seguito al vostro pentimento. Anche se i vostri peccati fossero ripugnanti come il fango, la vostra fiducia ed il vostro amore Me li faranno dimenticare, così che non sarete giudicati! Io sono giusto, è vero, ma l'Amore paga tutto!

Ascoltate, figli miei, facciamo una supposizione e avrete la sicurezza del mio Amore. Per Me, i vostri peccati sono come il ferro, i vostri atti d'amore come l'oro. Anche se mi consegnaste mille chili di ferro, non sarebbe tanto quanto sei mi donaste dieci chili d'oro! Ciò significa che con un po' d'amore si riscattano immense iniquità.

Ecco dunque una larvatissima immagine del mio giudizio sui miei figli, gli uomini, tutti senza eccezione. Bisogna arrivare dunque fino a Me. Sono così vicino a voi! Bisogna dunque amarMi  onorarMi affinchè non siate giudicati o tutt'al più giudicati con Amore infinitamente misericordioso!

Non dubitate! Se il mio Cuore non fosse così, avrei già sterminato il mondo ogni volta che ha commesso il peccato! Mentre, voi ne siete testimoni, ad ogni istante si manifesta la mia protezione mediante grazie e benefici. Da ciò potete concludere che c'è un Padre al di sopra di tutti i padri, che vi ama e non cesserà mai di amarvi, purchè lo vogliate-

 

Io vengo tra voi per due vie: la Croce e l'Eucarestia!

La CROCE è la mia via per scendere tra i miei figli, perchè è per mezzo suo che vi ho fatto redimere da mio Figlio. E, per coi, la Croce è la via per salire a mio figlio e da mio Figlio fino a Me. Senza di essa non potreste mai venire, perchè l'uomo, con il peccato, ha attirato su di sè il castigo della separazione da Dio.

Nell'EUCARESTIA io dimoro tra voi come un padre nella sua famiglia. Ho voluto che mio Figlio istituisse l'Eucarestia per fare di ogni tabernacolo il serbatoio delle mie Grazie, delle mie Ricchezze e del mio Amore, per darle agli uomini, miei figli.

E' sempre per queste due strade che faccio scendere incessantemente sia la mia Potenza che la mia Infinita Misericordia.

 ... Ora che vi ho mostrato che mio Figlio Gesù Mi rappresenta tra gli uomini e che mediante Lui Io dimoro costantemente tra loro, voglio mostrarvi anche che vengo tra voi per mezzo del MIO SPIRITO SANTO.

L'opera di questa terza persona della mia Divinità si compie senza rumore e spesso l'uomo non se ne accorge. Ma è un mezzo molto idoneo per dimorare non solo nel tabernacolo, ma anche nell'anima di tutti quelli che sono in stato di grazia, per stabilirvi il mio trono, e dimorarvi sempre come il vero Padre che ama, protegge e sostiene il figlio suo. Nessuno può comprendere la gioia che provo quando sono da solo a solo con un'anima. Nessuno ha ancora capito i desideri infiniti del mio Cuore di Dio Padre, di essere conosciuto, amato ed onorato da tutti gli uomini, giusti e peccatori.

Pertanto sono questi tre omaggi che desidero ricevere dall'uomo perchè Io sia sempre misericordioso e buono, anche verso i più grandi peccatori.

 Che cosa non ho fatto al mio popolo, da Adamo fino a Giuseppe, padre adottivo di Gesù, e da Giuseppe fino a questo giorno, perchè l'uomo possa renderMi il culto speciale che Mi è dovuto come Padre, Creatore e Salvatore! Tuttavia questo culto speciale, che ho tanto desiderato e che desidero, non Mi è stato ancora dato!

Nell'Esodo leggete che bisogna onorare Dio di un culto speciale. Soprattutto i salmi di David racchiudono questo insegnamento. Nei comandamenti che ho dato Io stesso a Mosè, ho messo in primo luogo "Adorerai ed amerai perfettamente un solo Dio".

Ebbene, amare e onorare qualcuno, sono due cose che vano insieme. Siccome vi ho colmati di tanti benefici, devo dunque essere onorato da voi in modo tutto particolare!

Dandovi la vita, ho voluto crearvi a mia somiglianza! Il vostro cuore è dunque sensibile come il mio, il mio come il vostro!

Che non fareste se uno dei vostri vicini vi avesse reso un piccolo favore per farvi piacere? L'uomo più insensibile conserverebbe per questa persona una riconoscenza indimenticabile. Qualsiasi uomo cercherebbe anche ciò che gli farebbe maggior piacere per ricompensarlo del servizio reso. Ebbene, Io sarò molto più riconoscente verso voi, assicurandovi la vita eterna, se voi Mi farete il piccolo favore di onorarMi come vi chiedo.

Riconosco che Mi onorate in mio Figlio e che ci sono quelli che sarrno far salire tutto da mio Figlio a Me, ma è un numero ben piccolo! Non crediate tuttavia che, onorando mio Figlio, non onorate Me! Certo che sì, Mi onorate poichè Io dimoro nel Figlio mio! Dunque tutto ciò che è gloria per Lui, lo è anche per Me!

Ma io vorrei vedere l'uomo onorare il Padre suo ed il suo Creatore con un culto speciale. Più onorerete Me, più onorerete mio Figlio, poichè, secondo la mia volontà, Egli si è fatto il VERBO INCARNATO ed è venuto tra voi per farvi conoscere Colui che Lo ha mandato.

Se Mi conoscerete, Mi amerete e amerete mio Figlio diletto più di quanto non lo facciate adesso. Vedete quanto mie creature, divenute miei figli mediante il mistero della Redenzione, non sono nei pascoli che ho stabilito mediante mio Figlio per tutti gli uomini. Vedete quanti altri, e voi lo sapete, ignorano ancora questi pascoli,  e quante creature uscite dalle mie mani, di cui Io so l'esistenza mentre voi l'ignorate, non conoscono nemmeno la mano che le ha create!

Oh come vorrei far conoscere che Padre onnipotente sono per voi e come lo sarei anche per loro mediante i miei benefici! Vorrei far loro trascorrere una vita più dolce per mezzo della mia legge. Vorrei che andaste a loro nel mio Nome e che parlaste loro di Me. Sì, dite loro che hanno un padre che, dopo averli creati, vuole dare loro i tesori che possiede. Soprattutto dite loro che li penso, li amo e voglio dare loro la felicità eterna.

Ah! Ve lo prometto: gli uomini si convertiranno più in fretta.

Credete che se aveste cominciato fin dalla Chiesa primitiva ad onorarMi ed a farMi onorare con un culto speciale, dopo venti secoli sarebbero rimasti pochi uomini viventi nell'idolatria, nel paganesimo e in tante false e cattive sette, nelle quali l'iomo corre ad occhi chiusi a gettarsi negli abissi del fuoco eterno! E vedete quanto lavoro resta da fare!

LA MIA ORA E' GIUNTA! Bisogna che io sia conosciuto, amato ed onorato dagli uomini, perchè dopo averli creati Io possa essere loro Padre, poi il loro Salvatore ed infine l'oggetto delle loro eterne delizie.

Fin qui, vi ho parlato di cose che sapevate già, ho voluto ricordarvele perchè siate sempre più convinti che sono un Padre buonissimo e non terribile, come voi credete, e ancora che sono il Padre di tutti gli uomini ora viventi e di quelli che creerò fino alla fine del mondo.

Sappiate anche che voglio essere conosciuto, amato e soprattutto onorato. Che tutti riconoscano le mie bontà infinite verso tutti e soprattutto verso i peccatori, i malati, i moribondi e tutti coloro che soffrono. Che sappiano che non ho che un solo desiderio: amarli tutti, donare loro le mie grazie, perdonare quando si pentono e soprattutto non giudicarli secondo la mia giutizia, ma secondo la mia misericordia, perchè tutti siano salvi e annoverati nel numero dei miei eletti.

Per concludere questo piccolo esposto, vi faccio una promessa, il cui effetto sarà eterno, eccola: Chiamatemi col nome di Padre, con confidenza ed amore, e riceverete tutto da questo Padre, con Amore e Misericordia.

Che il figlio mio, tuo padre spirituale, sappia occuparsi della mia Gloria e mettere frase su frase ciò che ti ho fatto scrivere ed anche quello che ti farò ancora scrivere, perchè gli uomini trovino facile e piacevole da leggere l'esposto di ciò che voglio che sappiano, senza nulla aggiungere.

Un po' per giorno ti parlerò dei miei desideri sugli uomini, delle mie gioie, delle mie pene e, soprattutto, mostrerò agli uomini le mie infinite bontà e la tenerezza del mio amore compassionevole.

Vorrei anche che le tue Superiore ti permettessero di impiegare i tuoi momenti di libertà per intrattenerti con Me e che tu possa una mezz'ora al giorno consolarMi e amarMi, e ottenere così che i cuori degli uomini, miei figli, siano ben disposti a lavorare per estendere questo culto, di cui vi ho or ora rivelato la forma, perchè arriviate ad una grande confidenza verso questo Padre che vuole essere amato dai suoi figli.

Perchè quest'opera che vorrei fare tra gli uomini possa estendersi in seno a tutte le nazioni il più rapidamente possibile, senza che quelli che saranno incaricati di diffonderla commettano la minima imprudenza, ti domando di passare le tue giornate in un grande raccoglimento. Sarai felice di parlare poco con le creature e nel segreto del tuo cuore, anche quando tu sarai in mezzo a loro, parlerai con Me e ascolterai Me.

Ecco d'altra parte ciò che voglio che tu faccia: quando talvolta ti parlerò per te, scriverai le mie confidenze in un piccolo diario speciale. Ma qui intendo parlare agli uomini: Io vivo con gli uomini in un'intimità più grande che una madre con i suoi figli. Fin dalla creazione dell'uomo, non ho mai smesso un solo istante di vivere accanto a lui; come Creatore e Padre dell'uomo sento il bisogno di amarlo. Non è che abbia bisogno di lui, ma il mio Amore di Padre e di Creatore Mi fa sentire questo bisogno di amare l'uomo. Vivo dunque vicino all'uomo, lo seguo dovunque, lo aiuto in tutto, supplisco a tutto.

Vedo i suoi bisogni, le sue fatiche, tutti i suoi desideri e la mia felicità più grande è di soccorrerlo e di salvarlo.

Gli uomini credono che Io sia un Dio terribile e che precipiti tutta l'umanità nell'inferno. Che sorpresa alla fine dei tempi quando vedranno tante anime che credevano perse, godere l'eterna felicità in mezzo agli eletti! Vorrei che tutte le Mie creature avessero la convinzione che c'è un padre che veglia su di loro e che vorrebbe far loro pregustare, anche quaggiù, la felicità eterna.

Una madre non dimentica mai la piccola creatura che ha messo al mondo. Non è ancora più bello da parte mia, che mi ricordi di tutte le creature che ho messo al mondo?

Ora, se la madre ama questo esserino che Io le ho donato, Io lo amo più di lei perchè Io l'ho creato. Quand'anche talvolta succeda che una madre ami meno il suo bambino a causa di un difetto che potrebbe esistere in lui, Io, al contrario, lo amerò ancora di più. Lei potrebbe giungere a dimenticarlo o a non pensarlo che raramente, soprattutto quando la sua età lo avrà sottratto alla sua vigilanza, Io non lo dimenticherò mai. Io lo amo sempre, e anche se non si ricorda più di Me suo Padre e suo Creatore, Io mi ricordo di lui e lo amo ancora.

Vi ho detto prima che vorrei darvi, anche quaggiù, la felicità eterna, ma voi non avete ancora capito questa parola della quale ecco il significato: Se Mi amate e se Mi chiamate con confidenza con questo dolce nome di Padre, voi cominciate a conoscere, fin da quaggiù, l'amore e la fiducia che faranno la vostra felicità nell'eternità e che canterete in cielo in compagnia degli eletti. Non è questa una anticipazione della felicità del cielo che durerà eternamente?

Desidero dunque che l'uomo si ricordi spesso che Io sono là dove lui è. Che non potrebbe vivere se Io non fossi con lui, vivente come lui. Nonostante la sua incredulità, Io non cesso mai di essere accanto a lui.

Ah! come desidero vedere realizzarsi il progetto che voglio comunicarvi e che è questo: fino ad oggi, l'uomo non ha affatto pensato di fare a Dio, suo Padre, questo piacere che sto per dire:

Vorrei vedere stabilirsi una grande confidenza tra l'uomo e il Padre suo dei cieli, un vero spirito di familiarità e di delicatezza nello stesso tempo, per non abusare della mia grande bontà.

Conosco i vostri bisogni, i vostri desideri e tutto ciò che è in voi. Ma quanto sarei felice e riconoscente, se vi vedessi venire a Me e confidarMi i vostri bisogni, come un figlio totalmente fiducioso fa con suo padre. Come potrei rifiutarvi qualunque cosa, di minima o di grande importanza, se Me la chiedeste? Anche se non Mi vedete, non Mi sentite vicinissimo a voi negli avvenimenti che accadono in voi e attorno a voi?

Come sarà meritorio per voi, un giorno, aver creduto in Me senza averMi visto!

Anche ora che sono qui, in persona in mezzo a voi tutti, che vi parlo, ripetendovi incessantemente, sotto tutte le forme, che vi amo e che voglio essere conosciuto, amato ed onorato con culto speciale, Voi non mi vedete, eccesso una sola persona, colei alla quale detto questo Messaggio! Una sola in tutta l'umanità! Tuttavia ecco che vi parlo e in colei che Io vedo e alla quale parlo, Io vi vedo tutti e parlo a tutti e a ciascuno, e vi amo come se Mi vedeste!

Desidero dunque che gli uomini possano conoscerMi e sentire che sono vicino a ciascuno di loro. Ricordatevi, o uomini, che vorrei essere la speranza dell'umanità. Non lo sono già? Se non fossi la speranza dell'uomo, l'uomo sarebbe perduto. Ma è necessario che Io sia conosciuto come tale, perchè la Pace, la Confidenza e l'Amore entrino nel cuore degli uomini e giungano a metterli in relazione con il Padre loro del cielo e della terra.

Non crediate che Io sia quel terribile vecchio che gli uomini rappresentano nelle loro immagini e nei loro libri! No, no, Io non sono nè più giovane, nè più vecchio di mio Figlio e del mio Santo Spirito. Perciò vorrei che tutti, dal bambino al vecchio, Mi chiamassero col nome familiare di Padre e di amico, poichè sono sempre con voi, Mi faccio simile a voi, per farvi simili a Me. Quanto grande sarebbe la Mia gioia nel vedere i genitori insegnare ai loro bambini a chiamarMi spesso col nome di Padre come realmente sono! Quanto desidererei veder infondere in queste giovani anime una fiducia, un amore tutto filiale verso di me! Io ho fatto tutto per coi; non farete questo per Me?

Vorrei stabilirmi in ogni famiglia come nel Mio dominio, affinchè tutti possano dire con totale sicurezza "Abbiamo un Padre che è infinitamente buono, immensamente ricco e largamente misericordioso. Pensa a noi ed è vicino a noi, ci guarda, ci sostiene Lui stesso, ci darà tutto ciò che ci manca se glieLo domandiamo. Tutte le sue ricchezze sono nostre, noi avremo tutto ciò che ci occorre". Io sono là proprio perchè Mi domandiate ciò di cui avete bisogno: "Chiedete ed otterrete". nella mia paterna bontà vi darò tutto, purchè tutti sappiano considerarMi come un vero Padre vivente in mezzo ai miei, come Io veramente faccio.

Desidero ancora che ogni famiglia esponga alla vista di tutti l'immagine che più tardi farò conoscere alla mia "figlioletta". Desidero che ogni famiglia possa mettersi così sotto la mia protezione tutta speciale, per poterMi onorare più facilmente. Là, ogni giorno, la famiglia Mi farà partecipe dei suoi bisogni, dei suoi lavori, delle sue pene, delle sue sofferenze, dei suoi desideri, e anche delle sue gioie, perchè un padre deve conoscere tutto ciò che riguarda i suoi figli. Io lo so, certamente, poichè sono là, ma amo tanto la semplicità. So piegarMi alla vostra condizione. Mi faccio piccolo con i piccoli, Mi faccio adulto con gli uomini adulti, con i vecchi Mi faccio simile a loro perchè tutti comprendano ciò che voglio loro dire per la loro santificazione e per la mia gloria.

La prova di ciò che vi sto dicendo non l'avete in mio Figlio che si è fatto piccolo e debole come voi? Non l'avete ancora adesso, vedendoMi qui a parlarvi? E perchè possiate capire ciò che voglio dirvi non ho scelto, per parlarvi, una povera creatura come voi? Ed ora non Mi faccio simile a Voi?

Vedete, ho messo la mia corona ai miei piedi, il mondo sul mio cuore. Ho lasciato la mia gloria nel cielo e sono venuto qui, facendoMi tutto a tutti, povero con i poveri e ricco con i ricchi. Voglio proteggere la gioventù, come un tenero Padre. C'è tanto male nel mondo! Queste povere anime inesperte si lasciano sedurre dagli allettamenti del vizio che, a poco a poco, le conduce alla rovina totale. O voi, che specialmente avete bisogno di qualcuno che vi custodisca nella vita per poter evitare il male, venite a Me! Sono il Padre che vi ama più di quanto nessun'altra creatura vi amerà mai! Rifugiatevi vicino a Me, confidateMi i vostri pensieri e i vostri desideri. io vi amerò teneramente. Vi darò le grazie per il presente e benedirò il vostro avvenire. Siate certi che non vi dimentico, dopo quindici o venticinque o trenta anni che vi ho creati. venite! Vedo che avete grande bisogno di un Padre dolce e infinitamente buono come Me.

Senza dilungarmi in tante altre cose che sarebbe opportuno dire qui ma che potrò dire più tardi, voglio ora parlare in modo tutto particolare alle anime di quelli che mi sono scelto, preti e religiosi: a voi, figli cari del mio amore. Ho dei grandi disegni su di voi!

 

A L   P A P A

 Prima che a tutti gli altri mi rivolgo a te, figlio mio diletto, a te mio Vicario, per mettere fra le tue mani questa Opera che dovrebbe essere la prima di tutte e che, per il timore che il demonio ha ispirato all'uomo, si compirà solo in questo tempo.

Ah! vorrei che tu capissi l'estensione di quest'opera, la sua grandezza, la sua larghezza, la sua profondità, la sua altezza. Vorrei che tu comprendessi i desideri immensi che ho sull'umanità presente e futura!

Se tu sapessi quanto desidero essere conosciuto, amato ed onorato dagli uomini con un culto speciale! Questo desiderio l'ho in Me da tutta l'eternità  e dalla creazione del primo uomo. Questo desiderio l'ho espresso parecchie volte agli uomini soprattutto nell'Antico Testamento. Ma l'uomo non l'ha mai compreso. Ora questo desiderio Mi fa dimenticare tutto il passato, purchè esso si realizzi al presente, nelle mie creature del mondo intero.

Mi abbasso fino alla più povera delle mie creature per poter nella sua ignoranza parlarle e mediante lei poter parlare agli uomini, senza che lei si accorga della grandezza dell'Opera che vorrei fare tra loro!

Non posso parlare di teologia con lei, sarei sicuro di fallire, non capirebbe. Permetto che sia così per poter realizzare la mia Opera mediante la semplicità e l'innocenza. Ma tocca a te ora mettere quest'Opera allo studio e portarla prestissimo ad esecuzione.

Per essere conosciuto, amato ed onorato con culto speciale non chiedo niente di straordinario. Desidero soltanto questo:

1.che un giorno, o almeno una domenica, sia consacrato ad onorarMi in modo del tutto particolare sotto il nome di Padre dell'umanità tutta intera. Vorrei per questa festa una messa ed un ufficio proprio. Non è difficile trovare i testi nella Sacra Scrittura. Se preferite renderMi questo culto speciale una domenica, Io scelgo la prima domenica di agosto, se prendete un giorno della settimana, preferisco che sia sempre il 7 di questo stesso mese.

2.Che tutto il clero si impegni a sviluppare questo culto e soprattutto che Mi faccia conoscere agli uomini come sono e come sarò sempre presso di loro, cioè il Padre più tenero e più amabile di tutti i padri.

3.Desidero che il clero Mi faccia entrare in tutte le famiglie, negli ospedali, anche nei laboratori ed officine, nelle caserme, nelle sale ove i ministri delle nazioni prendono decisioni, infine ovunque si trovino le Mie creature, anche se ce ne fosse soltanto una! Che il segno tangibile della mia invisibile presenza sia una immagine che mostri che Io sono realmente là, presente. Così tutti gli uomini faranno tutte le loro azioni sotto lo sguardo del loro Padre e Io stesso avrò sotto i miei occhi la creatura che ho adottata dopo averla creata, così tutti i miei figli saranno come sotto lo sguardo del loro tenero padre. Indubbiamente anche adesso sono dovunque, ma vorrei essere rappresentato in una maniera sensibile!

4.Che durante l'anno il clero e i fedeli adottino alcuni esercizi di pietà in mio onore, senza nuocere alle loro abituali occupazioni. Che senza timore i miei sacerdoti vadano ovunque, in tutte le nazioni, a portare agli uomini la fiamma del mio Paterno Amore. Allora le Anime saranno illuminate, conquistate, non solo tra gli infedeli, ma in tutte le sette che non sono della vera Chiesa. Sì, che anche questi uomini, che sono figli miei, vedano brillare questa fiamma davanti a loro, che conoscano la verità, che l'abbraccino e pratichino tutte le virtù cristiane.

5.Vorrei essere onorato in modo tutto particolare nei seminari, nei noviziati, nelle scuole e nei pensionati. Che tutti, dal più piccolo al più grande, possano conoscerMi ed amarMi come loro Padre, loro Creatore e loro Salvatore.

6.Che i sacerdoti si impegnino a cercare nelle Sacre Scritture ciò che ho detto in altri tempi e che è rimasto finora ignorato, relativamente al culto che desidero ricevere dagli uomini. Che lavorino anche per far giungere i miei desideri e la mia volontà a tutti i fedeli e a tutti gli uomini, specificando ciò che dirò per tutti gli uomini in generale e - in particolare - per i sacerdoti, religiosi e religiose. Quelle sono le anime che scelgo per renderMi grandi omaggi, più che gli uomini del mondo.

Certo occorrerà del tempo per arrivare ad una completa realizzazione di questi desideri che ho concepito sull'umanità e che ti ho fatto conoscere! Ma un giorno con le preghiere ed i sacrifici delle anime generose che si immoleranno per questa opera del mio Amore, sì un giorno sarò soddisfatto. Ti benedirò, Figlio mio diletto, e ti darò il centuplo di tutto ciò che farai per la mia Gloria.

 

AL VESCOVO

 Voglio dire una parola anche a te, figlio mio Alessandro, perchè i miei desideri siano realizzati nel mondo.

E' necessario che con il Padre spirituale della "pianticella" del mio Figlio Gesù, siate i promotori di quest'opera, cioè di questo culto speciale che attendo dagli uomini. A voi, figli miei, affido quest'Opera e il suo futuro così importante.

Parlate, insistete, fate conoscere ciò che dirò perchè Io sia conosciuto, amato ed onorato da tutte le mie creature e avrete fatto ciò che Mi attendo da voi, cioè la mia volontà, e avrete realizzato i desideri che da tanto tempo ho custodito nel silenzio.

Di tutto ciò che voi farete per la mia Gloria, Io farò il doppio per la vostra salvezza e la vostra santificazione. Infine sarà nel cielo e solo nel cielo, che vedrete la grande ricompensa che sarò a voi in modo tutto particolare, e a tutti quelli che lavoreranno per questo scopo.

Ho creato l'uomo per Me ed è ben giusto che io sia TUTTO per l'uomo. L'uomo non gusterà gioie vere al di fuori del Padre suo e del suo Creatore, perchè il suo cuore non è fatto altro che per Me.

Dal canto mio, il mio amore per le mie creature è così grande che Io non provo nessuna gioia pari a quella di essere tra gli uomini.

La mia gloria in cielo è infinitamente grande, ma la mia gloria è ancora più grande quanto Mi trovo tra i Miei figli: gli uomini di tutto il mondo. il vostro cielo, mie creature, è in Paradiso con i miei eletti, perchè lassù, nel cielo, che Mi contemplerete in una visione perenne e che godrete di una gloria eterna. Il mio cielo è sulla terra, con coi tutti, o uomini! Sì, è sulla terra e nelle vostre anime che cerco la mia felicità e la mia gioia. Potete darMi questa gioia ed è per voi anche un dovere verso il vostro Creatore e Padre che da voi lo desidera e lo attende.

La mia gioia di essere tra voi non è meno grande di quella che provavo quando ero con mio Figlio Gesù durante la Sua vita mortale, mio Figlio, ero Io che Lo inviavo. Era concepito dal mio Spirito Santo, che sono ancora Io, in una parola ero sempre IO.

A voi, creature mie, amandovi come mio Figlio che sono Io, dico come a Lui: siete i miei figli diletti nei quali pongo le mie compiacenze; è per questo che Io godo in vostra compagnia e desidero restare con voi. La mia presenza tra voi è come il sole sul mondo terrestre. Se siete ben disposti a riceverMi, verrò vicinissimo a voi, entrerò in voi, vi illuminerò, vi riscalderò del mio Amore infinito.

Quanto a voi, anime in stato di peccato, o che ignorate la verità religiosa, non potrò entrare in voi, ma sarò comunque vicino a voi, poichè non smetto mai di chiamarvi, di invitarvi a desiderare di ricevere i beni che vi porto perchè vediate la Luce e guariate dal peccato.

A volte vi guardo con compassione per l'infelice stato nel quale vi trovate. A volte vi guardo con amore per disporvi a cedere ai fascini della grazia. Passo talvolta dei giorni, degli anni anche, vicino ad alcune anime, per poter assicurare loro la felicità eterna. Ignorano che Io sono là che le aspetto, che le chiamo ad ogni istante del giorno. Tuttavia non Mi stanco affatto e provo lo stesso la mia gioia nel restare accanto a voi, sempre con la speranza che un giorno ritornerete al Padre vostro e Mi farete almeno qualche atto d'amore prima di morire.

Ecco, per esempio, un anima che sta morendo all'improvviso: quest'anima è stata sempre per Me come il figliol prodigo (nota di Madre Eugenia: "Annoto questo esempio che ho visto compiersi tale e quale il Padre nostro ce lo descrive") . Io la colmavo di beni, le se ne andava sperperando tutti questi beni, questi doni gratuiti del Padre suo amabilissimo, e per di più Mi offedeva gravemente. L'attendevo, la seguivo dappertutto; le davo nuovi favori come la salute ed i beni che facevo fruttare dai suoi lavori così bene che aveva del superfluo. Talvolta la mia provvidenza gliene procurava ancora di nuovi. Era dunque nell'abbondanza, ma non guardava che al triste barlume dei suoi vizi e tutta la sua vita fu un tessuto di errori per il peccato mortale abituale. Ma il mio Amore non si è mai stancato. La seguivo egualmente, l'amavo e soprattutto, malgrado i rifiuti che Mi opponeva, ero contento di vivere pazientemente vicino a lei, nella speranza che forse un giorno avrebbe ascoltato il mio Amore e sarebbe tornata a Me, Suo Padre e Salvatore. infine si avvicina il suo ultimo giorno: le mando una malattia perchè possa raccogliersi e ritornare a Me suo Padre. Ma il tempo passa, ed ecco il mio povero figlio di 74 anni alla sua ultima ora. Sono ancora là, come sempre: gli parlo con più bontà che mai. Insisto, chiamo i miei eletti, che preghino per lui affinchè domandi il perdono che Io gli offro .... A questo punto, prima di rendere l'ultimo respiro, apre gli occhi, riconosce i suoi errori e quanto si sia allontanato dal vero cammino che conduce fino a Me. Rientra in se stesso, poi con flebile voce, che nessuno di quanti gli sono intorno ascolta, Mi dice: "Dio mio, ora vedo come il vostro Amore per me è stato grande ed io Vi ho offeso continuamente con una sì cattiva vita. Non ho mai pensato a Voi, mio Padre e mio Salvatore. Ora vedete tutto e per tutto questo male che vedete in me e che io riconosco nella mia confusione, Vi chiedo perdono e Vi amo, Padre mio e Salvatore mio!"

Egli morì nello stesso istante ed eccolo davanti a Me. Io lo giudico con l'Amore di un Padre, come mi ha chiamato, ed è salvo. Resterà qualche tempo nel luogo di espiazione, poi sarà felice per l'eternità. Ed Io, dopo esserMi compiaciuto durante la sua vita nella speranza di salvarlo con il suo pentimento, godo ancor più con la mia Corte celeste d'aver realizzato il Mio desidero e d'essere suo Padre per tutta l'eternità.

 Quanto alle anime che vivono nella giustizia e nella grazia santificante, provo la mia felicità nello stabilirMi in loro. Mi dono a loro. Trasmetto loro l'uso della MIA POTENZA e con il MIO AMORE trovano un'anticipazione del Paradiso in ME, loro Padre e loro Salvatore!

 

Il Messaggio del Padre

2° fascicolo

 

Il secondo fascicolo comincia il 12 agosto 1932.

Un giorno il demonio se ne impadronì e ne lacerò la copertina con delle forbici.

 

"Ho appena aperto una sorgente d'acqua viva che, da oggi fino alla fine dei tempi, non si inaridirà mai. vengo a voi, creature mie, per aprirvi il mio seno paterno appassionato d'amore per voi, figli Miei. Io voglio che voi siate testimoni del mio Amore infinito e misericordioso. Non Mi basta avervi mostrato il mio Amore, voglio anche aprirvi il Mio Cuore dal quale uscirà una sorgente refrigerante a cui tutti gli uomini si disseteranno. Gusteranno allora le gioie che non avevano conosciuto fino ad allora a causa di questo peso immenso di timore esagerato che avevano di Me, loro tenero Padre.

E' da quando ho promesso un Salvatore agli uomini che ho fatto sgorgare questa sorgente (nota di Madre Eugenia: "Questa sorgente, da quando Egli me ne parla, la vedo tutti i giorni"). Io l'ho fatta passare attraverso il Cuore del Figlio mio perchè giunga fino a voi. Ma il mio Amore immenso per voi mi spinge a fare più ancora aprendo il mio seno dal quale sgorgherà quest'acqua di salvezza per i miei figli, ed io permetto loro di attingere liberamente tutto ciò che è loro necessario per il tempo e per l'eternità.

Se volete provare la potenza di questa sorgente di cui vi parlo, imparate prima a conoscerMi meglio e ad amarMi, fino al punto che desidero Io, cioè non soltanto come Padre, ma come vostro Amico e vostro Confidente.

perchè stupirvi di quello che vi dico? Non vi ho creati a mia immagine? Vi ho fatti a mia immagine perchè non troviate niente di strano quando parlate e familiarizzate con il Padre vostro, vostro Creatore e vostro Dio; poichè siete divenuti, per mezzo della mia misericordiosa Bontà, i figli del Mio Amore paterno e divino.

Mio figlio Gesù è in Me e Io sono in Lui, nel nostro scambievole amore che è lo Spirito Santo, che ci tiene uniti con questo vincolo di Carità che fa sì che Noi siamo UNO.

Lui, mio Figlio, è il serbatoio di questa sorgente, perchè gli uomini possano andare ad attingere nel Suo Cuore che è sempre pieno di acqua di Salvezza fino a traboccare! Ma è necessario che abbiate la certezza di questa sorgente che mio Figlio vi apre, perchè possiate convincervi che è refrigerante e piacevole! Allora, venite a Me per mezzo del Figlio mio e quando sarete vicino a Me, confidateMi i vostri desideri. Vi mostrerò questa sorgente facendoMi conoscere tale qual sono. Quando Mi conoscerete, sarete dissetati, ristorati, i vostri mali guariranno, i vostri timori svaniranno; la vostra gioia sarà grande e il vostro amore troverà riposo che non aveva mai provato fino ad ora.

ma come, Mi direte, possiamo venire a voi? Ah! venite per la via della confidenza, chiamateMi vostro Padre, amateMi in Spirito e Verità e ciò sarà sufficiente perchè quest'Acqua refrigerante e potentissima giunga a dissetarvi.

Ma se volete che essa vi dia tutto ciò che vi manca per conoscerMi e amarMi e se vi sentite freddi ed indifferenti, chiamateMi soltanto con il dolce nome di Padre ed Io verrò a voi. La Mia sorgente vi donerà l'amore, la confidenza e tutto ciò che vi manca per essere sempre amati dal vostro Padre e Creatore.

Poichè desidero soprattutto farMi conoscere da voi tutti, perchè possiate tutti godere, anche quaggiù, della Mia bontà e della mia tenerezza, fatevi apostoli presso coloro che non Mi conoscono, che non Mi conoscono ancora, ed Io benedirò le vostre fatiche e i vostri sforzi preparandovi una grande gloria vicino a Me, nell'eternità!

Io sono l'oceano della Carità, figli miei, ecco un'altra prova dell'Amore paterno che ho per voi tutti, senza eccezione, qualunque sia la vostra età, il vostro stato, il vostro paese. Non escludo nemmeno le società diverse, le sette, fedeli, infedeli, credenti, indifferenti, richiudo in questo Amore tutte le creature ragionevoli il cui insieme forma l'umanità.

Ecco la prova: sono l'oceano della Carità. Vi ho fatto conoscere la sorgente che sgorga dal mio seno per dissetarvi ed ora, perchè voi proviate quanto sono buono verso tutti, sto per mostrarvi l'oceano della mia Carità universale perchè voi vi ci gettiate ad occhi chiusi; perchè? Perchè, tuffandosi in quest'oceano, le anime rese gocce amare dai vizi e dai peccati perdano l'eccesso dell'amarezza in questo bagno di Carità. Ne usciranno migliori, felici d'aver imparato ad essere buone e piene di carità.

Se voi stessi, per ignoranza o per debolezza, ricadete nello stato di una goccia amara, Io sono un oceano di Carità pronto a ricevere questa goccia amara per cambiarla in carità, in bontà e per fare di voi dei santi come lo sono Io, Io vostro Padre.

Volete, figli miei, passare quaggiù la vostra vita nella pace e nella gioia? Venite a gettarvi in questo oceano immenso e restateci sempre, pur utilizzando la vostra vita con il lavoro, questa stessa vita sarà santificata mediante la Carità.

Quanto ai Miei figli che non sono nella Verità, voglio a maggior ragione coprirli delle mie più paterne predilezioni perchè aprano gli occhi alla luce che in questo tempo risplende più sensibilmente che mai.

E' il tempo delle grazie, previsto ed atteso da tutta l'eternità!

Io sono là in persona per parlarvi, vengo come il più tenero e il più amabile dei padri. Mi abbasso, Mi dimentico per innalzarvi a Me e assicurare la vostra salvezza.

Voi tutti che vivete oggi e anche voi che siete nel nulla, ma che vivrete di secolo in secolo fino alla fine del mondo, pensate che non vivete soli, ma che un Padre al di sopra di tutti i padri vive preso di voi, vive persino in voi, pensa a voi e vi offre di partecipare alle incomprensibili prerogative del Suo Amore.

Avvicinatevi alla sorgente che sgorgherà sempre dal mio seno paterno. Gustate la dolcezza di questa acqua salutare e quando avrte provato tutta la sua deliziosa potenza sulle vostre anime per soddisfare a tutti i vostri bisogni, venite a gettarvi nell'oceano della mia Carità per non vivere più che in Me e morire a voi stessi per vivere eternamente in Me".

 

Nota di Suor Eugenia:

Il Padre nostro mi ha detto in un colloquio intimo: "La sorgente è il simbolo della Mia Conoscenza e l'oceano quello della Mia Carità e della vostra fiducia. Quando volete bere a questa sorgente, studiateMi per conoscerMi e quando Mi conoscerete, gettatevi nell'oceano della mia Carità confidando in Me con una confidenza che vi trasformi e alla quale Io non possa resistere; allora perdonerò i vostri errori e vi colmerò delle più grandi grazie".

 

Ripresa del Messaggio:

 "Sono tra voi. Felici quelli che credono questa verità e che approfittano di questo tempo di cui le Scritture hanno parlato in questi termini: "Ci sarà un tempo in cui Dio deve essere onorato e amato dagli uomini come Egli lo desidera."

Le scritture pongono in seguito la domanda: "Perchè? Ed esse rispondono: Perchè solo Lui è degno di onore, di amore e di lode per sempre!"

Mosè ha ricevuto da Me stesso come primo dei dieci Comandamenti questo ordine da comunicare agli uomini: "Amate, adorate Dio!"

Gli uomini che sono già cristiani possono dirMi: "Noi amiamo da quando siamo venuti al mondo o dalla nostra conversione, poichè diciamo spesso nell'orazione domenicale: Padre nostro che sei nei cieli!"

Sì, figli Miei, è vero, voi Mi amate e Mi onorate quando dite la prima invocazione del Pater. Ma continuate le altre richieste e vedrete:

"Che il Tuo Nome sia santificato!" - Il Mio Nome è santificato?

Continuate: "Venga il Tuo Regno!" - Il Mio Regno è venuto?

Voi onorate, è vero, con tutto il vostro fervore la regalità del Figlio mio Gesù, ed in Lui onorare Me! Ma rifiuterete a Vostro Padre questa grande gloria di proclamarlo "Re" o almeno di farmi regnare perchè tutti gli uomini possano conoscerMi ed amarMi?

Desidero che celebriate questa festa della regalità di mio figlio in riparazione degli insulti che Egli ha ricevuto davanti a Pilato e anche da parte dei soldati che flagellavano la sua santa ed innocente umanità. Chiedo non di sospendere questa festa, al contrario, di celebrarla con entusiasmo e fervore; ma perchè tutti possano veramente conoscere questo Re, occorre anche conoscere il suo Regno.

Ora, per giungere a questa doppia conoscenza in maniera perfetta è necessario ancora conoscere il Padre di questo Re, il Creatore di questo Regno.

In verità, figli miei, la Chiesa - questa società che ho fatto fondare da mio Figlio - completerà la sua opera facondo onorare Colui che ne è l'autore: il vostro Padre e Creatore.

Tra voi, figli miei, alcuni potranno dirMi: "La Chiesa è cresciuta incessantemente, i cristiani sono sempre più numerosi; è questa una prova sufficiente che la nostra Chiesa è completa!" Sappiate, figli miei, che il Padre vostro ha sempre vegliato sulla Chiesa fin dalla sua nascita e che, d'accordo con mio Figlio e con lo Spirito Santo, l'ho voluta infallibile mediante il mio Vicario il Santo Padre. Tuttavia, non è vero che se i cristiani Mi conoscessero quale Io sono, cioè come il Padre tenero e misericordioso, buono e liberale, praticherebbero con più forza e sincerità questa religione santa?

Figli miei, non è forse vero che se sapeste di avere un Padre che pensa a voi e che vi ama di un amore infinito, vi sforzereste a titolo di reciprocità, anche di cittadini, per essere giusti e per render giustizia a Dio e agli uomini?

Non è vero che se aveste la conoscenza di questo Padre che vi ama tutti senza distinzione e che, senza distinzione, vi chiama tutti con il bel nome di figli, Mi amereste come figli affettuosi e l'amore che Mi dareste, non diventerebbe, sotto il mio impulso, un amore attivo che si estenderebbe al reso dell'umanità che non conosce ancora questa società di cristiani e meno ancora Colui che li ha creati e che è loro Padre?

Se qualcuno andasse a parlare a tutte queste anime abbandonate alle loro superstizioni, o a tante altre che mi chiamano Dio poichè sanno che esisto senza sapere che sono vicino a loro, se dicesse loro che il loro Creatore è anche il loro Padre che pensa a loro e che si occupa di loro, che le circonda di un intimo affetto in tante sofferenze e scoraggiamenti, questi otterrebbe la conversione anche dei più ostinati e queste conversioni sarebbero più numerose ed anche più solide, cioè più perseveranti.

Alcuni, esaminando l'Opera d'amore che sto compiendo in mezzo agli uomini, troveranno qui da criticare e diranno così: "Ma i missionari, da quando sono giunti in questi paesi lontani, non parlano agli infedeli che di Dio, della Sua Bontà, della sua Misericordia; che potrebbero dire di più di Dio dal momento che ne parlano sempre?"

I missionari hanno parlato e palano ancora di Dio nella misura in cui essi stessi Mi conoscono, ma Io ve l'assicuro, non Mi conoscete tale quale sono, poichè vengo per proclamarMi Padre di tutti e il più tenero dei padri, per correggere l'amore che mi portate e che è falsato dal timore.

Vengo a renderMi simile alle mie creature per correggere l'idea che avete di un Dio terribilmente giusto, poichè vedo tutti gli uomini trascorrere la loro vita senza confidarsi al loro unico Padre che vorrebbe far loro sapere il Suo unico desiderio, quello di facilitare il passaggio della loro vita terrena per dar loro dopo, in Cielo, una Vita tutta divina.

E' questa una prova, che le anime non Mi conoscono più di quanto voi Mi conoscete senza oltrepassare la misura dell'idea che avete di me. Ma adesso che Io vi dò questa Luce, restate nella Luce e portate la Luce a tutti; sarà un mezzo potente per ottenere delle conversioni e anche per chiudere, se è possibile, la porta dell'inferno, poichè Io rinnovo qui la mia promessa che non potrà mai venir meno e che è questa:

TUTTI QUELLI CHE MI CHIAMERANNO CON IL NOME DI PADRE, NON FOSSE CHE UNA VOLTA SOLA, NON PERIRANNO, MA SARANNO SICURI DELLA LORO VITA ETERNA IN COMPAGNIA DEGLI ELETTI.

Ed a voi che lavorerete per la mia Gloria e che vi impegnerete a farMi conoscere, onorare ed amare, assicuro che la vostra ricompensa sarà grande, poichè conterò tutto, anche il minimo sforzo che farete e vi renderò tutto al centuplo nell'eternità.

ve l'ho detto, nella santa Chiesa è necessario completare il culto onorando con una maniera tutta particolare l'Autore di questa società, Colui che è anche venuto a fondarla, Colui che ne è l'Anima, il Dio in tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo.

Finchè le tre Persone non saranno onorate con un culto particolarmente speciale nella Chiesa e nell'umanità intera, qualcosa mancherà a questa società. Ho fatto già sentire questa mancanza ad alcune anime, ma la maggior parte, troppo timide, non ha corrisposto al mio appello. Altri hanno avuto il coraggio di parlarne a chi di dovere, ma davanti a loro fallimento, non hanno insistito.

Ora è giunta la mia ora. Vengo Io stesso a fare conoscere agli uomini, miei figli, ciò che fino ad oggi non avevano completamente capito. vengo Io stesso a portare il fuoco ardente della legge d'Amore perchè, con questo mezzo, possa fondere e distruggere l'enorme strato di ghiaccio che circonda l'umanità.

O cara umanità! O uomini che siete miei figli, uscite, uscite dai legami nei quali il demonio vi ha incatenati fino ad oggi, con la paura di un Padre che non è che Amore! Venite, avvicinatevi, voi avete tutti il diritto di avvicinare vostro Padre, dilatate i vostri cuori, pregate mio Figlio, perchè vi faccia conoscere sempre meglio le mie Bontà verso di voi.

O voi che siete prigionieri delle superstizioni e delle leggi diaboliche, uscite da questa tirannica schiavitù e venite alla Verità delle verità. Riconoscete Colui che vi ha creati e che è vostro Padre. Non pretendete di usare dei vostri diritti dando adorazione e omaggi a quelli che ci hanno trascinato a condurre fin qui una via inutile, ma venite a Me, vi aspetto tutti perchè tutti siete miei figli.

E voi che siete nella vera Luce, dite loro quanto è dolce vivere nella Verità! Dite ancora a quei cristiani, a quelle care creature, miei figli, quanto è dolce pensare che c'è un Padre che vede tutto, che sa tutto, che provvede a tutto, che è infinitamente buono, che sa facilmente perdonare, che punisce solo a malincuore e lentamente. Dite loro infine, che non voglio abbandonarli nelle disgrazie della vita, soli senza meriti, che vengano a Me: Io li aiuterò, alleggerirò il loro fardello, addolcirò la loro vita così dura e li inebrierò del mio paterno Amore, per renderli felici nel tempo e nell'eternità.

E voi, figli Miei, che avendo perso la Fede, vivete nelle tenebre, alzate gli occhi e vedrete dei raggi luminosi venire ad illuminavi.

Io sono il Sole che illumina, che scalda e che riscalda, guardate e riconoscete che sono il vostro Creatore, il vostro Padre, il vostro solo ed unico Dio. E' perchè vi amo che vengo a farMi amare perchè siate tutti salvi.

Mi rivolgo a tutti gli uomini del mondo inero facendo risuonare questo appello del mio paterno Amore; questo Amore infinito, che desidero farvi conoscere, è una realtà permanente.

Amate, amate, amate sempre, ma fate anche amare questo Padre, perchè fin da oggi Io possa mostrare a tutti il Padre più appassionato d'Amore per voi.

E voi, miei diletti figli, sacerdoti e monaci, io vi esorto a far conoscere questo Amore paterno che nutro per gli uomini e per voi in particolare. Voi siete tenuti a lavorare perchè la mia Volontà si realizzi negli uomini e su di voi. Ebbene questa Volontà è che Io sia conosciuto, onorato ed amato. Non lasciate tanto tempo il mio Amore inattivo, poichè sono assetato dal desiderio di essere amato!

Ecco il secolo privilegiato fra tutti: non lasciate passare questo privilegio, nel timore che vi sia ritirato! Le anime hanno bisogno di certi tocchi divini e il tempo urge; non abbiate timore di nulla, sono il Padre vostro; vi aiuterò nei vostri sforzi e nel vostro lavoro. Vi sosterrò sempre e vi farò gustare, fin da quaggiù, la Pace e la Gioia dell'anima, facendo portare frutti al vostro ministero e alle vostre opere di zelo: dono inestimabile poichè l'anima che è nella Pace e nella Gioia, già pregusta il cielo aspettando la ricompensa eterna.

Al mio Vicario, il Sommo Pontefice, mio rappresentante sulla terra, ho comunicato un'attrattiva tutta particolare per l'apostolato delle missioni nei paesi lontani e soprattutto uno zelo grandissimo per rendere mondiale la devozione al Sacro Cuore del mio Figlio Gesù. Adesso gli affido l'Opera che questo stesso Gesù è venuto a compiere sulla terra: glorificarMi facendoMi conoscere quale Io sono, come sto dicendo rivolgendoMi a tutti gli uomini, miei figli e mie creature.

Se gli uomini sapessero penetrare il cuore di Gesù con tutti i suoi desideri e la sua gloria, riconoscerebbero che il suo desiderio più ardente è di glorificare il Padre, Colui che l'ha inviato e soprattutto di non lasciarGli una gloria diminuita, come è stato fatto fino ad oggi, ma una gloria totale come l'uomo può e deve darMela, come Padre e Creatore, e ancora di più come Autore della loro Redenzione!

Io gli domando ciò che egli può darMi: la sua confidenza, il suo amore e la sua riconoscenza. Non è perchè ho bisogno della mia creatura o delle sue adorazioni che desidero essere conosciuto, onorato ed amato; è unicamente per salvarla e per farla partecipe della mia Gloria che Io Mi abbasso fino a lei. E ancora perchè la mia Bontà, il mio Amore si accorgono che gli esseri che ho tratto dal nulla e adottato come veri figli, stanno cadendo in gran numero nell'infelicità eterna con i demoni, venendo così meno allo scopo della loro creazione e perdendo il loro tempo e la loro eternità!

Se desidero qualcosa, soprattutto nel momento attuale, è unicamente un maggior fervore da parte dei giusti, una grande felicità per la conversione dei peccatori, una conversione sincera e perseverante, il ritorno dei figli prodighi alla Casa paterna, in particolare dei Giudei e di tutti gli altri che sono anche mie creature e miei figli, come scismatici, gli eretici, i frammassoni, i povei infedeli, i sacrileghi e le sette diverse e segrete; che volente o nolente, tutto questo mondo sappia che c'è un Dio ed un Creatore. Questo Dio, che parlerà doppiamente alla loro ignoranza, è loro sconosciuto; non sanno che Io sono il Padre loro.

CredeteMi, coi che Mi ascoltate leggendo queste parole: se tutti gli uomini che sono lontani dalla nostra Chiesa cattolica, sentissero parlare di questo Padre che li ama, che è loro Creatore e loro Dio, di questo Padre che desidera dare loro la vita eterna, una gran parte di questi uomini, anche tra i più ostinati, verrebbe a questo Padre del quale avrete loro parlato.

Se non potete andare direttamente a parlare loro così, cercate dei mezzi, mille maniere dirette o indirette, mettetele in opera, con un vero spirito di discepoli e un grande fervore; vi prometto che i vostri sforzi saranno presto, per una particolare grazia, coronati di grandi successi. Fatevi apostoli della Mia Bontà paterna e, per lo zelo che Io darò a tutti voi, sarete forti e potenti sulle anime.

 Sarò sempre accanto a voi ed in voi: se voi siete due a parlare, Io sarò tra voi due; se siete più numerosi Io sarò in mezzo a voi; così direte ciò che Io vi ispirerò e metterò nei vostri ascoltatori le disposizioni volute; così tutti gli uomini saranno conquistati dall'Amore e salvati per tutta l'eternità.

Quanto ai mezzi per onorarMi come Io desidero, non vi chiedo altro che una grande confidenza. Non crediate che aspetti da voi austerità, delle mortificazioni, che voglia farvi camminare a piedi scalzi o prostrare il viso nella polvere, farvi coprire di cenere ecc. ... No, no! Voglio e Mi è caro che abbiate con Me il vostro atteggiamento di figli, con la semplicità e la fiducia in Me!

Con voi, Mi farò tutto a tutti come il Padre più tenero e più amoroso. Familiarizzerò con tutti voi, donandoMi a tutti, facendoMi piccolo per farvi diventare grandi per l'eternità.

La maggior parte degli increduli, degli empi e delle diverse comunità restano nella loro malvagità ed incredulità perchè credono che Io chieda loro l'impossibile, che devono sottomettersi ai miei ordini, come degli schiavi sotto un padrone tiranno, che rimane avvolto nella sua potenza e resta nel suo orgoglio, distante dai suoi sudditi, per costringerli al rispetto e alla devozione. No, no, figli miei! Io so farMi piccolo mille volte di più di quanto voi non supponete.

Tuttavia ciò che esigo è l'osservanza fedele dei Comandamenti che ho dato alla mia Chiesa perchè siate delle creature ragionevoli e non assomigliate agli animali per la vostra indisciplina e le vostre cattive tendenze, perchè infine possiate conservare questo tesoro che è la vostra anima e che vi ho donato nella piena bellezza divina della quale l'ho rivestita!

Poi fate - così come Io desidero - ciò che vi ho già fissato per onorarMi con un culto speciale. Che ciò vi faccia capire la mia volontà di darvi molto e di farvi partecipare in larga misura alla mia potenza e alla mia gloria, unicamente per rendervi felici e salvarvi, per manifestarvi il mio unico desiderio di amarvi e di essere in cambio amato da voi. Se mi amerete di un amore filiale e fiducioso, porterete anche un rispetto pieno d'amore e di sottomissione alla mia Chiesa ad i miei rappresentanti. Non un rispetto come quello che avete adesso e che vi tiene a distanza da Me perchè vi spavento; questo falso rispetto che avete ora è una ingiustizia che fate alla Giustizia, è una ferita alla parte più sensibile del mio Cuore, è una dimenticanza, un disprezzo del mio Amore paterno verso di voi.

Ciò che maggiormente Mi ha afflitto nel mio popolo di Israele e che Mi affligge ancora nell'umanità attuale, è questo rispetto mal concepito verso di Me. Il nemico degli uomini se ne è infatti servito per farli cadere nell'idolatria e negli scismi. Se ne serve ancora e se ne servirà sempre contro di voi, per allontanarvi dalla Verità, dalla mia Chiesa e da Me.

Ah, non lasciatevi più trascinare dal nemico, credete alla Verità che vi sta rivelando e camminate nella Luce di questa Verità.

Voi figli miei, che vi trovate al di fuori della Chiesa cattolica, sappiate che non siete esclusi dal mio Amore paterno. Vi rivolgo un tenero appello, poichè anche voi siete figli miei. Se siete vissuti finora nelle insidie che vi tendeva il demonio, riconoscete che vi ha ingannati, venite a Me, vostro Padre ed Io vi accoglierò con Gioia ed Amore!

Anche voi che non conoscete nessun'altra religione che quella in cui siete nati e questa religione non è la vera, aprite gli occhi: ecco il Padre vostro, Colui che vi ha creati e che vuole salvarvi. Vengo a voi per portarvi la Verità e con essa la Salvezza. Vedo che Mi ignorate e che non sapete che nient'altro desidero da voi se non che Mi conosciate come Padre e Creatore e anche come Salvatore. E' per questa ignoranza che non potete amarMi; sappiate dunque che non vi sono tanto lontano come voi credete.

Come potrei lasciarvi soli dopo avervi creati ed adottati col mio Amore? Vi seguo ovunque, vi proteggo in tutto, perchè tutto diventi una constatazione della mia grande liberalità verso di voi, malgrado voi dimentichiate le mie infinite bontà, cosa che vi fa dire: "E' la natura che ci fornisce tutto, che ci fa vivere e che ci fa morire". Ecco il tempo di Grazia e di Luce! Riconoscete dunque, che Io sono il solo vero Dio!

Per darvi la vera felicità in questa vita e nell'altra, desidero che facciate ciò che vi propongo in questa Luce. Il tempo è propizio, non lasciate fuggire l'Amore che si offre al vostro cuore in maniera cos' tangibile. A tutti chiedo come mezzo di ascoltare la Santa Messa secondo la liturgia: questo mi è molto gradito! Dopo, con il tempo, vi dirò altre piccole preghiere, ma non voglio sovraccaricarvi! L'essenziale sarà onorarMi come vi ho detto, stabilendo una Festa in mio onore e servendoMi con la semplicità  dei veri figli di Dio vostro Padre, Creatore e Salvatore del genere umano.

Ecco un'altra testimonianza del mio Amore paterno verso gli uomini: figli miei non dirò tutta la grandezza del mio Amore infinito, poichè basta aprire i libri santi, guardare il Crocifisso, il Tabernacolo e il Santissimo Sacramento, perchè possiate capire a qual punto vi ho amati!

Tuttavia, per farvi conoscere la necessità nella quale siete di soddisfare la Mia volontà su voi e perchè Io sia d'ora in avanti più conosciuto e meglio amato, voglio segnalarvi, prima di terminare queste poche parole che non sono che la base della mia opera d'Amore tra gli uomini, alcune delle innumerevoli prove del mio Amore verso di voi! Finchè l'uomo non è nella Verità, non prova affatto la Vera Libertà: credete di essere nella gioia, nella pace, voi, miei figli che siete al di fuori della vera Legge per la cui obbedienza vi ho creati, ma in fondo al vostro cuore sentite che in voi non c'è, nè la vera Pace, nè la vera Gioia e che non siete nella Vera Libertà di Colui che vi ha creati e che è vostro Dio, vostro Padre!

Ma voi, che siete nella Vera Legge o meglio che avete promesso di seguire questa Legge che vi ho data per assicurarvi la vostra Salvezza, ecco che siete stati condotti al male dal vizio.  Vi siete allontanati dalla Legge con la vostra condotta malvagia. Credete di essere felici? No. Lasciate che vi dica che non sarete mai nella Vera Libertà, nè nella Vera felicità, finchè non mi riconoscerete come Padre e non vi sottometterete al mio giogo, per essere dei veri figli di Dio vostro Padre! Perchè? Perchè vi ho creati per un sol fine che è quello di conoscerMi, di amarMi e di servirMi, come il bambino semplice e fiducioso serve suo padre!

Un tempo, nell'Antico testamento, gli uomini si comportavano come degli animali, non conservavano nessun segno che indicasse la loro dignità di figli di Dio loro Padre. Così per far loro conoscere che volevo elevarli alla grande dignità di figli di Dio, dovetti mostrarMi di una severità talvolta spaventosa. Più tardi, quando ne vidi alcuni abbastanza ragionevoli per capire finalmente che bisognava stabilire qualche differenza tra loro e gli animali, allora cominciai a colmarli di benefici, a concedere loro la vittoria su quelli che non avrebbero ancora saputo riconoscere e conservare la loro dignità. E siccome il loro numero aumentava, ho mandato loro mio Figlio, ornato di tutte le perfezioni divine, poichè era il Figlio di un Dio perfetto. E' lui che ha tracciato loro le vie della perfezione, per Lui vi ho adottati nel mio Amore infinito, come dei veri figli e dopo, non vi ho più chiamati con il semplice nome di "creature" ma con nome di "figli".

Vi ho rivestiti del vero Spirito della Nuova Legge che vi distingue non soltanto dagli animali, come gli uomini dell'antica legge, ma vi innalza al di sopra di quegli uomini dell'Antico Testamento. Vi ho elevati tutti alla dignità di figli di Dio, sì, voi siete miei figli e dovete dirMi che Io sono vostro Padre; ma abbiate fiducia in Me come figli, poichè senza questa fiducia non avrete mai la vera libertà.

Tutto ciò che vi dico è perchè riconosciate che Io vengo per questa Opera d'Amore, per aiutarvi potentemente a scrollare la tirannica servitù che imprigiona la vostra anima e farvi gustare la vera libertà donde proviene la vera felicità, in confronto della quale tutte le gioie della terra non sono nulla. Elevatevi tutti verso questa dignità di figli di Dio e sappiate rispettare la vostra grandezza, ed Io sarò più che mai vostro Padre, il più amabile ed il più misericordioso.

Sono venuto per portare la Pace con questa Opera d'Amore. Se qualcuno Mi onora e si affida a Me, farò scendere su di lui un raggio di pace in tutte le sue avversità, in tutti i suoi turbamenti, nelle sue sofferenze e nelle sue afflizioni di ogni genere, soprattutto se Mi invoca e Mi ama come suo Padre. Se le famiglie Mi onorano e Mi amano come loro Padre, Io darò loro la mia Pace e con essa la mia Provvidenza. Se i lavoratori, gli industriali e gli altri diversi artigiani Mi invocano e Mi onorano, Io donerò loro la mia Pace, la mia Forza, mi mostrerò Padre buono e misericordioso. Se in ogni società cristiana Mi si invoca e Mi si onora, Io darò la mia Pace, Mi mostrerò Padre amorosissimo e con la mia potenza assicurerò la salvezza eterna delle anime.

Se tutta l'umanità Mi invoca e Mi onora farò scendere su tutta l'umanità lo Spirito di Pace come una rugiada benefica.

Se tutte le nazioni, come tali, Mi invocano e Mi onorano non ci saranno mai più discordie, nè guerre, perchè Io sono il Dio della Pace e là dove sono Io non sarà la guerra.

Volete avere la vittoria sul vostro nemico? InvocateMi e trionferete vittoriosamente su di lui.

Infine voi sapete che posso tutto con la mia Potenza. Ebbene questa Potenza la offro a tutti, perchè ve ne serviate per il tempo e per l'eternità. Mi mostrerò sempre vostro Padre, purchè voi vi mostriate miei figli.

Che cosa desidero con questa Opera d'Amore, se non trovare dei cuori che possano capirMi?

Sono la Santità di cui possiedo la perfezione e la pienezza e vi dono questa Santità - della quale sono l'Autore - attraverso il mio Spirito Santo e la instauro nelle vostre anime con i meriti di mio Figlio.

E' mediante mio Figlio che lo Spirito Santo che vengo verso di voi, in voi, ed in voi cerco il mio riposo.

Per certe anime queste parole: "vengo in voi", sembreranno un mistero, ma non c'è mistero! Poichè dopo che ebbi ordinato a mio Figlio di istituire la Santa Eucarestia, Mi sono proposto di venire in voi tutte le volte che ricevete la Santa Ostia!

Certo, niente Mi impediva di venire a voi anche prima dell'Eucarestia, poichè niente Mi è impossibile! Ma ricevere questo Sacramento è un'azione facile da capire e che vi spiega come Io vengo in voi!

Quando sono in voi, vi dò più agevolmente ciò che possiedo, purchè Me lo domandiate.

Con questo Sacramento vi unite a Me intimamente ed è in questa intimità che l'effusione del mio Amore fa riversare nella vostra anima la Santità che possiedo.

Vi inondo del mio Amore, allora non dovete che chiederMi le virtù e la perfezione di cui avete bisogno, e siate sicuri che in questi momenti di riposo di Dio nel cuore della sua creatura niente sarà rifiutato.

Dal momento che capite il luogo del mio riposo, non vorrete darmelo? Sono vostro Padre e vostro Dio, oserete rifiutarMi questo? Ah, non fateMi soffrire con la vostra crudeltà verso un Padre che vi chiede questa solo grazia per Lui.

Prima di finire questo messaggio, voglio esprimere un desiderio ad un certo numero di anime consacrate al mio servizio. Queste anime siete voi, sacerdoti, religiosi e religiose. Siete votati al mio servizio, sia nella contemplazione, sia nelle opere di carità e di apostolato. Da parte mia, è un privilegio della mia Bontà; dalla vostra e la fedeltà alla vocazione con la vostra buona volontà.

Questo è il mio desiderio: voi che capite più facilmente ciò che aspetto dall'umanità, pregateMi, perchè Io possa realizzare l'opera del Mio Amore in tutte le anime. Voi sapete tutte le difficoltà che occorre superare per conquistare un'anima! Ebbene, ecco il mezzo efficace che vi renderà facile guadagnare una grande moltitudine: questo mezzo è precisamente farMi conoscere, amare, onorare dagli uomini.

Innanzi tutto, desidero che siate voi a cominciare per primi. Che gioia, per Me, entrare in primo luogo nelle case dei sacerdoti, religiosi e religiose!.

Che gioia trovarMi, come Padre, tra i figli del mio Amore! Con voi, miei intimi, converserò come con degli amici! Sarò, per voi, il più discreto dei confidenti! Sarò il vostro tutto, che vi basterà per tutto! Sarò soprattutto il Padre che accoglie i vostri desideri, colmandovi del suo Amore, dei suoi benefici, della sua universale tenerezza.

Non rifiutateMi questa gioia che desidero godere tra voi!

Ve la renderò al centuplo e, poichè voi Mi onorerete, anche Io vi onorerò preparandovi una grande gloria nel mio Regno! Sono la Luce delle luci: là dove Essa penetrerà, ci sarà la vita, il pane e la felicità. Questa Luce illuminerà il pellegrino, lo scettico, l'ignorante; vi illuminerà tutti, o uomini che vivete in questo mondo pieno di tenebre e di vizi; se non aveste la mia Luce, cadreste nell'abisso della morte eterna!

Questa Luce, infine, illuminerà le strade che conducono alla vera Chiesa cattolica, per i suoi poveri figli che sono ancora vittime delle superstizioni. Mi mostrerò Padre di coloro che soffrono di più sulla terra, i poveri lebbrosi!

Mi mostrerò il Padre di tutti quegli uomini che sono abbandonati, esclusi da ogni società umana. Mi mostrerò il Padre degli afflitti, il Padre dei malati, soprattutto degli agonizzanti. Mi mostrerò il Padre di tutte le famiglie, degli orfani, delle vedove, dei prigionieri, degli operai e della gioventù

Mi mostrerò Padre in tutti i bisogni. Infine, Mi mostrerò il Padre dei re, delle loro nazioni. E tutti sentirete le Mie Bontà, tutti voi sentirete la mia Protezione e tutti voi vedrete ma mia Potenza!

La Mia paterna e divina Benedizione a tutti, Amen!

Particolarmente al mio figlio e Rappresentante, Amen!

Particolarmente al mio figlio Vescovo, Amen!

Particolarmente al mio figlio, tuo Padre Spirituale, Amen!

Particolarmente alle mie figlie, le tue Madri, Amen!

A tutta la Congregazione del mio Amore, Amen!

A tutta la Chiesa e a tutto il Clero, Amen!

Benedizione tutta speciale alla Chiesa del Purgatorio, Amen!

Amen!

F I N E

 

PREGHIERA DI MADRE EUGENIA AL PADRE:

 

Per Ipsum, cum Ipso et in Ipso

DIO E' MIO PADRE

Padre mio che sei nei cieli, com'è dolce e soave il saper che Tu sei mio Padre e che io sono figlio Tuo.

E' soprattutto quando è cupo il cielo dell'anima mia e più pesante la mia croce, che sento il bisogno di ripeterTi: Padre credo al Tuo Amore per me!

Sì, credo che Tu mi sei Padre ogni momento della vita e che io sono Tuo figlio!

Credo, che mi ami con Amore infinito!

Credo, che vegli giorno e notte su di me e neppure un capello cade dalla mia testa senza il Tuo permesso!

Credo che, infinitamente Sapiente, sai meglio di me ciò che mi è utile.

Credo che, infinitamente Potente, puoi trarre il bene anche dal male.

Credo che, infinitamente Buono, far servir tutto a vantaggio di quelli che Ti amano; ed anche sotto le mani che percuotono, io bacio la Tua mano che guarisce!

Credo ...., ma aumenta in me la fede, la Speranza e la Carità!

Insegnami ad aver sempre il Tuo Amore come guida in ogni evento della mia vita.

Insegnami ad abbandonarmi a Te a guisa di un bimbo nelle braccia della mamma.

Padre, Tu sai tutto, Tu vedi tutto, Tu mi conosci meglio di quanto io mi conosca: Tu puoi tutto e Tu mi ami!

Padre mio, poichè Tu vuoi che ricorriamo sempre a Te, eccomi con fiducia a chiederTi, con Gesù e Maria ....... (chiedere la grazia desiderata).

Per questa intenzione, unendomi ai loro Sacratissimi Cuori Ti offro tutte le mie preghiere, i miei sacrifici e le mortificazioni, tutte le mie azioni ed una maggiore fedeltà al mio dovere (1).

Dammi la Luce, la Grazia e la Forza dello Spirito Santo.

Confermami in questo Spirito in modo ch'io non abbia mai a perderLo, nè a contristarLo nè ad affievolirLo in me.

Padre mio, è in nome di Gesù, Tuo Figlio, che Te lo domando! E Tu, o Gesù, apri il Tuo cuore e mettivi il mio, e con quello di Maria offrilo al nostro Divin Padre!

........ Ottienimi la grazia di cui ho bisogno!

Padre Divino, chiama a Te gli uomini tutti. Il mondo intero proclami la Tua Paterna Bontà e la Tua Divina Misericordia!

Siimi tenero Padre, e proteggimi ovunque come  la pupilla del Tuo occhio. Fa' che io sia sempre degno figlio Tuo: abbi pietà di me!

 

Padre Divino, dolce speranza delle anime nostre,

Sii conosciuto, onorato ed amato da tutti gli uomini!

Padre Divino, bontà infinita, che s'effonde su tutti i popoli.

Sii conosciuto, onorato ed amato da tutti gli uomini!

Padre Divino, rugiada benefica dell'umanità.

Sii conosciuto, onorato ed amato da tutti gli uomini!

 

(1) Se si recita questa preghiera come Novena aggiungere: "Ti prometto di essere più generoso, specialmente in questi nove giorni, in tale circostanza ....... con quella persona ......."

 

Indulgenza parziale

Mons. Girard

Vicario Apostolico

Cairo (Egitto) 9 Ottobre 1935

 

Jean Card. Verdier

Arcivescovo di Parigi

8 Maggio 1936.

 Padre mio, Padre buono, a Te mi offro a Te mi dono per la Tua Gloria!

 

 

PREGHIERA ALLA SANTISSIMA TRINITà

Santissima TRINITà, divina realtà nell'Unità di una sola sostanza e nella triplice diversità delle Persone del PADRE, del FIGLIO nello SPIRITO SANTO, io Ti adoro nella nullità del mio essere, ricco solo del dono della vita da Te a me elargito. In questo atto di adorazione intendo raccogliere tutte le voci delle Tue creature e farne con la mia una sola. Sono le voci della Tua Voce, che nel calice del mio Amore desidero raccogliere, perché, unita all'Unigeni-to, che, quale Uomo-Dio, ha reso la lode perfetta nel-l'obbedienza amorosa alla divina Volontà, possa, più largamente possibile, offrire la mia partecipazione, oggi nel tempo e domani nell'Eternità.

Madre Eugenia Elisabetta Ravasio

 

BENEDIZIONE

Che il PADRE, GESù e lo SPIRITO SANTO

Ci benedica,

Ci protegga,

Ci illumini, e

Ci guidi,

Ci fortifichi, e

Ci santifichi

Cum Maria, Matre Jesu. Amen.

Madre Eugenia Elisabetta Ravasio