LA PRIMAVERA DI LAURA
Episodi della vita di Laura Degan ricordati dalla nonna Assunta
PARTE
IDomenica
13 dicembre 1987, festa di S. Lucia, all'ospedale di Padova viene alla luce
una bellissima bambina. Sei tu, mia adorata nipotina Laura! I tuoi genitori,
Paolo Degan e Paola Franceschetto, sono raggianti: sei arrivata dopo due anni e
sei giorni dal loro matrimonio.
Sei
accolta con immensa gioia anche dai nonni Regina e Camillo, Damiano e Assunta,
dagli zii e dalle zie: sei la prima nipotina.
Il
nonno Damiano ti sa riconoscere tra i tanti neonati, dice che sei la più bella!
Hai un bel visetto roseo e paffuto, capelli lunghi e neri e due occhioni
bellissimi.
Per
il tuo arrivo a casa ti preparo la carrozzina morbida e calda perché tu non
prenda freddo, piccolo esserino indifeso!
Alcuni
giorni dopo la tua nascita il Parroco Don Rino Brasola viene a casa tua per
conoscerti e darti il benvenuto nella nostra comunità di Cervarese S. Croce. In
questa occasione chiede alla mamma perchè desiderano chiamarti
"Laura": sul calendario non compare nessuna santa che porti questo
nome. Io ora penso che un giorno ci sarai tu, "Santa Laura Martire".
Chi
leggerà quanto sto scrivendo su di te o conoscerà per altre vie la tua storia,
capirà che sei arrivata su questa terra come un Angelo, per risvegliare la fede
nel cuore di moltissime persone.
Cara
Laura, vieni battezzata dal Parroco Don Rino, domenica 7 febbraio, festa della
vita. Zia Marcolina e zio Giorgio sono i tuoi padrini.
Don
Rino inizia la S. Messa con queste parole: "Come sapete, in questa prima
domenica successiva alla Presentazione di Gesù al Tempio, si celebra ogni anno
la festa della vita. I Vescovi, in questa occasione, ci invitano a meditare la
Parola che troviamo nel Vangelo di Luca, 'Benedetto il frutto del tuo grembo'.
Con questo saluto che Elisabetta rivolse a Maria noi diamo il benvenuto a Laura,
la bambina che ora, mediante il Battesimo, entrerà a far parte della nostra
famiglia parrocchiale e dell'intera comunità cristiana.
Facciamo
festa anche alla nostra sorella Augusta Pepato che compie oggi 90 anni. Queste
due vite, una appena sbocciata e l'altra già avanzata, devono essere entrambe
accolte e protette con amore e con gioia."
La
signora Augusta ora ha 98 anni e prega anche lei vicino alla tua piccola tomba.
Cara
nipotina, come dimenticare la tua vivacità e la tua voglia di vivere? Amavi
molto la musica e le feste. Eri tanto birichina, ti piaceva cantare, ballare,
giocare, correre.
Avevi
appena un anno e mezzo quando la tua mamma, svegliatasi all'improvviso durante
la notte a causa di rumori provenienti dalla cucina, ti trovò seduta sopra la
credenza intenta a sgranocchiare dei biscotti.
Qualche
anno più tardi, con la tua biciclettina, sei scappata via di corsa: ti ho
raggiunta ad uno "stop", proprio mentre sopraggiungeva una macchina.
Siamo cadute e tu eri molto dispiaciuta poichè mi ero procurata delle ferite:
mi hai chiesto perdono piangendo.
Un
altro giorno sei scappata in mezzo ad un campo di grano ed un altro ancora ti
sei nascosta nello stanzino del bruciatore di nonna Regina: tante persone ti
cercavano, ma ti hanno trovata solo quando tu hai deciso di uscire dal tuo
nascondiglio.
Ti
piaceva arrampicarti sulle piante e salire più in alto che potevi. Eri tanto
felice quando potevi andare al mare, in montagna e al parco giochi: "Quando
eravamo all'asilo lei andava sempre sull'altalena" scrive un tuo piccolo
amico. E un'altra compagna aggiunge: "Laura per me è una persona
insostituibile. Era amica di tutti, simpatica, sempre allegra; mi manca molto e
vorrei fosse ancora qui".
Cara
Laura, ti piaceva tanto la vita, ma il Signore Gesù ti ha voluta con sè a soli
6 anni.
Ora
gioca felice con tutti i bambini che ti hanno preceduta, con gli Angioletti, con
Gesù Bambino e con la Mamma Celeste!
Era
il 25 febbraio del 1990 e avevi solo due anni quando i medici dissero ai tuoi
genitori che avevi un male molto molto grave.
Mamma
e papà e noi nonni ti abbiamo subito portata al Santuario di S. Leopoldo dove
un Padre, commosso dal nostro racconto, ha aperto la vetrinetta dove è
custodita la veste del Santo: la mamma ne ha preso un lembo e l'ha appoggiato
sul tuo visetto dove si sarebbe manifestato il male.
Tu,
piccola gioia, ti sei inginocchiata e hai baciato le sue sante pantofole. Hai
tanto pregato dicendo con grande confidenza: "Nonno Poldo, aiutami a guarire!".
Al
ritorno ci siamo fermati al S. Cuore di Saccolongo da Padre Daniele, un santo
sacerdote, infermo da molti anni, che ti è sempre stato vicino, dalla tua
nascita fino alla fine dei tuoi giorni terreni.
Quel
giorno, però, Padre Daniele non potè riceverti poiché stava tanto male.
Cara
Laura, il giorno dopo la diagnosi sono arrivati dal cielo due palloncini
colorati che portavano appeso un semplice bigliettino con un indirizzo: erano
stati lasciati liberi durante una festa di carnevale dai bambini di Borgoforte,
un piccolo paese in provincia di Mantova. Avevano percorso più di 100
chilometri in una sola notte! Noi abbiamo accolto questi palloncini come un
grande messaggio mandato dal Signore Gesù e abbiamo scritto a quel piccolo
paese del grande dolore che aveva colpito la nostra famiglia: in quella
Parrocchia ti hanno subito amata e in te hanno amato tutti i bambini ammalati.
Il Parroco, Don Ernesto Lara, ha celebrato subito una Messa e ha deciso di far
pregare per te la sua comunità tutte le domeniche: come gioivano quando
arrivavano notizie di un tuo miglioramento!
Nonno
Damiano, zia Daniela ed io siamo andati a Borgoforte una domenica del 1991. Don
Ernesto ci ha accolto con tanta gioia e, consegnataci una lettera, ci ha detto:
"Mettetela via per ricordo, un giorno vi servirà". Che profezia, cara
Laura!
Il
Vescovo di Mantova, Monsignor Egidio Caporello, fu molto sorpreso per questo
legame tra le nostre Parrocchie. Ci scrisse tra l'altro: "Ho ricevuto da
tempo la sua lettera e la documentazione sulla sua nipotina (...). Ho letto con
viva partecipazione spirituale, sorpreso anche per il singolare rapporto con
la nostra Borgoforte, con il suo parroco, le suore e i parrocchiani (...). Tutto
ci parla di una testimonianza sofferta eppure misteriosa e lieta."
Cara
Laura, il giorno 27 febbraio 1990 sei entrata per la prima volta in sala
operatoria nel reparto di chirurgia pediatrica dell'Ospedale di Padova.
Ricordo
quella mattina con molta commozione. Eri tanto agitata e non riuscivi ad
addormentarti con l'anestesia tanto che i medici permisero alla tua mamma di
esserti vicina, vestita anche lei come loro, con il grembiule verde, la cuffia,
i calzari sterili e la mascherina.
In
sala d'attesa, insieme al tuo papà e a me, c'era anche l'amico Don Dino
Breggion, ex parroco di Cervarese S. Croce.
Quando
la tua mamma uscì, aveva le lacrime agli occhi e ci raccontò che, prima di
addormentarti, ti eri voltata verso di lei e le avevi detto: "Mamma, cantami
l'Ave Maria". Anche i medici si erano commossi. La tua mamma ti aveva
cantato l'Ave Maria sorridendo, ma il suo cuore piangeva. Coccolata dalla voce
soave della mamma ti eri addormentata serenamente: certamente vicino a te
avevi la Madonnina che amavi tanto.
Cara
Lauretta, nel 1991 scrivo in Vaticano per far conoscerela tua e la nostra
sofferenza e per chiedere al Santo Padre una preghiera e una benedizione. Da
allora ci sono arrivati dal Vaticano diversi messaggi, uniti anche a coroncine
del S. Rosario.
Anche
tu hai mandato al Papa letterine e piccoli disegni insieme a offerte per i bimbi
più poveri. Sappiamo da fonti sicure che il Santo Padre si è molto commosso
nel leggere la tua storia, Lui che, il 17 agosto 1994, venticinque giorni prima
che tu ci lasciassi, mentre stavi molto soffrendo, ha detto: "Ci saranno
apostoli tra i fanciulli".
Cara
Laura, questo Papa che ama molto i bimbi ha poi scritto una lettera indirizzata
a loro proprio il 13 dicembre 1994, mentre tu festeggiavi in Cielo il tuo
settimo compleanno. Che bella "coincidenza"!
Ricordo
con molta commozione i giorni passati accanto a te durante uno dei numerosi
ricoveri per radioterapia. Tu, piccina, avevi un tubicino infilato dentro il
nasetto ed eri costretta a stare in quella stanza tutta piena di raggi. Fra il
tuo letto e il mio c'era un pannello che ci teneva divise: il medico mi aveva
raccomandato di avvicinarmi a te il meno possibile per evitare le radiazioni.
A
volte avevi paura e così io ti tenevo la mano, ti leggevo le fiabe e pregavo
con te.
Ricordo
che in un momento di tristezza mi hai detto: "Nonna vorrei tanto vederti,
ma so che non puoi perché ti prendi i raggi." In quel momento, non
curandomi più delle raccomandazioni del medico, ti sono venuta vicina e ti ho
abbracciato forte, forte. Piccolo angelo, quanti aghi hanno trafitto il tuo
corpicino in più punti, sul viso, sulle braccia, sulle mani, sulla schiena! Eri
tu che dicevi alle infermiere dove pungerti.
Una
volta, stanca di tutto questo, hai preso le forbici e hai tagliato il tubicino
della flebo. Che paura abbiamo avuto!
Una
tua cara amica scrive pensando a te in questi momenti: "Laura era la mia
migliore amica: mi dispiace che ha molto sofferto, ma ora non soffrirà più!".
Da
parte mia molte volte ho detto al Signore Gesù: "Prendi me e salva la mia
cara nipotina!".
Ricordo
il lungo periodo in cui sei stata in camera sterile in seguito al trapianto del
midollo, avvenuto 1'8 gennaio 1993.
Eri
stata ricoverata il giorno precedente. Ricordo che la tua mamma aveva cercato
per tutta la casa un'immagine di Padre Pio che desiderava portare con sè.
Risultando vana la sua ricerca, si era rivolta a me. Anch'io, però, pur avendo
molte immagini del caro Padre, non riuscivo a trovarne. Ormai rassegnata, poco
prima di partire per accompagnarti in ospedale, ho aperto, senza apparente
motivo un cassetto della scrivania: sopra tutte le scartoffie c'era l'immagine
desiderata. Essa fu di grande conforto per la tua mamma e anche per te, che
pregavi sempre Padre Pio per la tua guarigione.
L'intervento
di trapianto si svolse senza problemi. Ricordo che potevamo vederti solo
attraverso i vetri e comunicare con te solo per mezzo del citofono o del
telefono, ma tu eri ugualmente contenta perché avevi sempre vicino la mamma
che ti raccontava la favole, ti faceva giocare e pregava con te.
L'l1
febbraio, festa della Madonna di Lourdes, pochi giorni dopo il tuo ritorno a
casa, la mamma ti ha portata nella basilica di S. Antonio: in quel giorno si
pregava in modo particolare per gli ammalati. Era presente anche il Vescovo,
Monsignor Antonio Mattiazzo, che ti ha accarezzata e benedetta.
Nei
brevi periodi in cui la tua malattia ti ha dato un po' di tregua, hai
frequentato, con buon profitto, la scuola materna, il catechismo e la scuola
elementare. Nonostante tu abbia partecipato alle lezioni per meno di tre mesi,
hai imparato a leggere e a scrivere molto bene, come dice un tuo compagno:
"Laura è venuta poche volte a scuola, ma quando veniva era veloce a
scrivere. Era molto simpatica e gentile.". "Laura era sempre contenta
perché prendeva bei voti" aggiunge un'altra bimba.
La
tua diligenza è stata notata anche da questa amichetta che afferma: "Anche
se era in ospedale Laura faceva lo stesso i compiti!".
Mentre
eri ricoverata per un piccolo intervento di chirurgia plastica, il 16 maggio
1994, hai scritto una poesia intitolata "La
primavera" che,
musicata da zia Daniela e imparata da tanti bambini, è ormai destinata a
diventare molto famosa:
La
primavera è bella
la
primavera è un fiore
la
primavera conta i giorni
la
primavera è un saluto
la
primavera è una giostrina
la
primavera sarà contenta
la
primavera è tutto
il
mio cuoricino.
Laura.
Cara
nipotina, con molta commozione ricordo la sera in cui hai fatto la Prima
Comunione. Desideravi tanto ricevere Gesù. La mamma, sapendo questo e vedendo
le tue condizioni di salute, ha ottenuto dal parroco di anticipare il tuo Primo
Incontro con Gesù Eucarestia. Avevi quasi sei anni. Era la sera di mercoledì
6 luglio 1994, festa di S. Maria Goretti. Avevi un bel vestitino bianco e blu e
un grazioso cappellino bianco: eri vestita come il giorno del Corpus Domini del
1993 quando, durante la processione, spargevi petali di rose per le vie del
paese dove passava Gesù. Quel 6 luglio hai detto alla mamma: "Quando
faranno la Prima Comunione i miei compagni, posso farla anch'io con la
tunichetta bianca?". Cara Laura, quando i tuoi compagni hanno ricevuto Gesù
per la prima volta, tu eri già in Cielo e noi ti abbiamo pensata presente in
mezzo a loro, tutta vestita di bianco!
Cara
Lauretta, dal giorno della tua Prima Comunione hai desiderato ricevere Gesù
tutti i giorni.
Hai
fatto il tuo secondo incontro con l'Eucarestia a Chiampo (VI), presso la piccola
grotta di Lourdes dove riposa il Beato Fra Claudio che abbiamo invocato per la
tua guarigione. Era una mattina molto calda e tu hai percorso tutte le stazioni
della Via Crucis fra le braccia della mamma: ti spiegava le tappe del Calvario
di Gesù e tu, piccina, eri molto attenta e desideravi sapere tutto.
Ti
piaceva molto partecipare alla S. Messa e ricevere Gesù nella chiesa del Sacro
Cuore di Saccolongo: quel luogo era per te la seconda casa, andavi sempre a
salutare la Madonnina.
Poi,
quando la tua malattia non ti ha più permesso di alzarti dal letto, il nostro
parroco o quello del vicino paesello di S. Maria venivano a portarti Gesù tutte
le sere. Quando tardavano tu eri impaziente e dicevi: "Ieri sera a quest'ora
era già arrivato!". Ma come potevi saperlo dal momento che i tuoi occhi già
non vedevano più?
Ricordo
che una sera hai detto al sacerdote: "Mi porti la Comunione anche domani
sera?". Poi hai aggiunto: "Se io fossi Gesù farei guarire tutti i
bambini ammalati!".
Quando
fu celebrata la S. Messa nella tua cameretta, tu l'hai seguita con molta
attenzione e con le mani giunte.
Appena
ricevevi Gesù ti mettevi tranquilla e stringevi fra le tue manine una piccola
statua della Madonna. Solo una volta ti ho sentita dire: "Ora che ho
ricevuto Gesù ho più male di prima!". Quella sera il parroco è uscito
piangendo. Lo stesso Don Rino scrive di te: "Quello che mi sorprendeva
sempre in questa bambina di pochi anni non era tanto 1'atteg-
giamento
raccolto e consapevole che assumeva nel ricevere l'Eucarestia, quanto invece il
silenzio e la solitudine che voleva attorno a sè: chiedeva di rimanere sola,
di non essere disturbata. Certe cose non si percepiscono se non nel silenzio e
con gli occhi del cuore.
Non
per nulla Gesù, in un impeto di commozione, lodò il Padre con le parole: Ti
benedico, o Padre, perché hai rivelato i misteri del Regno di Dio ai piccoli e
non ai sapienti! ".
Cara
Lauretta, un giorno che non dimenticherò mai è il 18 luglio 1994. La tua mamma
aveva intuito che stavi per perdere la vista, così ti portò con l'auto sui
Colli Euganei e sul Monte della Madonna. C'ero anch'io e il tuo fratellino
Marco. La tua mamma guidava piano e ti parlava dei paesi che stavamo
attraversando. Ti diceva: “Vedi, Laura, quelle luci laggiù?”; oppure:
"Laura, guarda lassù in alto!". Siamo poi andati ad Abano per
prendere un gelato nella migliore gelateria, ma tu hai preferito non entrare:
era una sofferenza per te accorgerti degli sguardi della gente che si posavano
sul tuo visetto sfigurato e sui tuoi occhi che si spegnevano.
Al
ritorno ci siamo fermati a Montemerlo. Era la festa del paese e la tua mamma
evitò di passare per il centro: c'erano le giostre che tu amavi tanto, ma sulle
quali, questa volta, non saresti potuta salire. Gli amici Meggiorin ci hanno
ospitato: come tutti i lunedì stavano recitando il S. Rosario con il loro
gruppo e chiedevano la grazia della tua guarigione. Mentre eri nel loro giardino
con la mamma, Marco, la zia Marcolina, me e altri due amici, ad un tratto hai
alzato gli occhi verso il cielo e hai esclamato forte: "Guarda, un
Angioletto! Vedo un Angelo!". Noi presenti non lo vedevamo e tu ne eri
molto meravigliata. Ricordo che ti sei chinata un po' e hai detto ancora:
"Ma come non lo vedete, se io lo vedo? Guardatelo lì!" e facevi segno
con la manina verso l'alto. Poi ce lo hai descritto dicendo: "E' piccolo
come il mio fratellino Marco, biondo come il cuginetto Gabriele, tutto
ricciolino, vestito di bianco e con leali trasparenti".
Da
allora, cara Laura, Lo hai visto altre volte e hai parlato con Lui. Alla mamma
che ti chiedeva che cosa vi dicevate, rispondevi: "Tu parla con il tuo
Angelo; io parlo con il mio!".
Cara
nipotina, ora tu sei sempre insieme a Lui: ti prego, prendilo per mano e,
insieme, custodite il tuo fratellino Marco, il cuginetto Gabriele e tutti noi!
Cara
Laura, prima di ogni tuo ricovero o controllo all'ospedale, dopo essere passati
a salutare Padre Daniele e a ricevere la sua benedizione, andavamo al santuario
di S. Leopoldo e tu accendevi sempre una grossa candela davanti alla Madonna.
L'ultima
volta che sei entrata nella celletta di "nonno Poldo" hai scritto sul
grande libro che si trova lì: "Sono Laura, fammi guarire, grazie!".
Era il luglio del 1994.
Cara
Laura, desideravi così tanto andare dove appare la Madonna, che la mamma, nel
giro di poche settimane, nei mesi di giugno e luglio del 1994, ti ha
accompagnata due volte a Medjugorje. Ricordo che, la sera precedente la tua
seconda partenza, ti sei affacciata alla finestra e hai detto che c'era
l'Angioletto; quindi ti sei rivolta a Lui e Gli hai chiesto: "vieni anche
tu domani a Medjugorje con me?". Ti disse "sì".
Durante
il viaggio di ritorno dicevi di vederlo attraverso i vetri del pullman.
In
quell'ultimo viaggio hai desiderato portare con te una bella statuina della
Madonna di Fatima, che ti era stata donata da una cara amica: ora quell'immagine
si trova vicino al tuo lettino, circondata da fiori freschi e con accanto un
piccolo lume sempre acceso.
A
Medjugorje hai incontrato la veggente Vicka, che ci ha scritto e telefonato
dicendo che tu sei un Angelo del Paradiso. Sei anche salita sul monte dove hai
abbracciato la grande Croce: allora il tuo visetto era già sfigurato come
quello di Gesù Crocifisso.
Come
non ricordare la sera del primo agosto 1994! Eri a letto sola e molto sofferente
quando, verso le 22.30, ti abbiamo sentita cantare. La mamma ed io siamo salite
per verificare: ci sembrava impossibile che, nelle tue condizioni, avessi ancora
voglia di cantare. Eppure cantavi! Cantavi l'Inno alla Madonna di Czestochowa
ripetendo spesso: "Lascia che io viva vicino a Te!".
Cara
stellina, non ti sei accorta subito della nostra presenza e hai continuato fino
alla fine del canto. Sembravi in estasi. Quando poi ci hai notate, hai detto:
"Uscite e lasciatemi sola".
Quanto
deve aver gradito quel canto la Mamma Celeste, anche se la tua voce non era più
melodiosa come quando stavi bene. Sei sempre stata molto brava a cantare le lodi
della Madonna!
Cara
Laura, anche la sera del 2 agosto è stata molto particolare, senz'altro un
momento da ricordare e meditare.
Un
Padre della basilica di Sant'Antonio è venuto a farti visita e ti ha portato
una reliquia del Santo. Tu, piccola martire, quella sera hai voluto che tutte le
persone che si trovavano in famiglia in quel momento salissero nella tua
cameretta, per pregare e baciare la reliquia: la stanza si è subito riempita.
Eppure già da diversi giorni non desideravi visite. Dicevi: "Verranno
quando starò meglio.". Era doloroso per te mostrare il tuo visetto
sfigurato dal male.
Quella
sera hai anche scherzato con Padre Gianmarco, chiedendogli di indovinare il nome
del tuo cuginetto.
Cara
Laura, la tua sofferenza ci ha ottenuto il grande dono di avere, nella nostra
povera e indegna famiglia, la reliquia di Sant'Antonio.
Quante
volte lo hai pregato in basilica, appoggiando le tue manine sul marmo dell'arca
dove riposano le sue sante spoglie! Grazie Laura!
Cara
stellina, la sera del 6 agosto 1994, giorno della Trasfigurazione, hai ricevuto
il Sacramento della Cresima. Te lo ha amministrato il parroco Don Rino. Eri
distesa sul mio letto e seguivi molto attentamente la cerimonia.
Quando
Don Rino ha chiesto chi era la tua madrina, io ho risposto che era zia Daniela.
Allora tu hai ribattuto: 'Non si chiama Daniela, ma Ieia!'. Tu la chiamavi
sempre così, eri molto affezionata a lei. Quella sera indossavi un vestitino
che ti aveva comprato la mamma, per tuo desiderio, alcuni giorni prima. Era un
abitino a fiori (sembrava una primavera!) che ti era subito piaciuto, mentre
non avevi approvato quello acquistato precedentemente perchè troppo elegante.
Hai
indossato per la seconda volta quel vestito il giorno della tua ultima festa,
quella che tu avevi previsto pochi giorni prima di lasciarci, dicendo:
"Mamma, il terzo giorno che starò meglio faremo una grande festa con tanta
gente!".
Cara
Laura, fra il 9 e il 10 agosto del'94 hai perso la vista. Noi pensavamo che ti
saresti spaventata e disperata, invece non ti sei affatto lamentata. Ci hai dato
una grande lezione, eri molto più coraggiosa di noi.
Desideravi
che ti portassimo vicino il tuo fratellino Marco: lo accarezzavi e gli dicevi:
"Giugiù, sei bellissimo!". Ma come potevi dire così se non avevi
più gli occhi? Dove trovavi quella tua grande forza?
Tu
piccola Laura eri illuminata, vedevi la luce di Dio! Sei nata il giorno di S.
Lucia e te ne sei andata senza occhi come Lei, Santa Martire!
Cara
nipotina, nel mese di agosto desideravi che la mamma andasse alla S. Messa tutte
le mattine: dicevi che se lei andava alla Messa tu sentivi meno dolore.
Io
ero molto preoccupata quando mamma si allontanava, perché avevo paura che ti
succedesse qualcosa: eri soggetta a frequenti emorragie.
Tu
mi dicevi di non preoccuparmi, perché, nei momenti in cui la mamma stava in
chiesa, non ti poteva accadere nulla di male.
Ricordo
che una mattina ero molto in ansia per le tue condizioni e, con decisione, ho
detto alla tua mamma di rimanere a casa vicino a te. Lei obbedì. Al
pomeriggio, però, tu mi hai detto: "Ecco, nonna, questa mattina non hai
voluto che la mamma andasse alla Messa e io ora ho più male degli altri
giorni". Perdonami, piccola stellina, per averti fatto tanto soffrire!
Cara
Laura, una notte piangevi e dicevi di avere tanto male. Hai chiesto di spegnere
tutte le luci, ma la stanza era già tutta buia. Eppure tu vedevi dei fasci di
luce colorata, molto forte, che ti facevano soffrire tanto. Passato il male, hai
detto: "Saranno stati gli occhi di Gesù".
Appeso
al muro, sopra il tuo lettino, c'era - e c'è ancora - un quadro di Gesù
Misericordioso: i fasci di luce che ti facevano tanto soffrire avevano gli
stessi colori di quelli che, in quest'immagine, scaturiscono dal Suo Sacro
Cuore.
Un'altra
sera in cui stavi tanto male hai detto: "Ma che cosa vuole Padre Daniele da
me?". Alla mamma che ti chiedeva spiegazioni hai detto che lui era seduto
ai piedi del tuo lettino. Ma come è possibile?
Abbiamo
riferito tutto a Padre Daniele che, con un bel sorriso, disse che ti era sempre
accanto.
Cara
stellina, ricordo che di notte non riuscivi a dormire: ascoltavi, attraverso
Radio Maria, i canti dedicati alla Mamma Celeste e il S. Rosario. Ti piaceva
molto anche sentire le cassette che ti portavano la voce di Padre Pio: lo amavi
tanto!
Eri
contenta quando, al mattino, sentivi il canto del gallo: ti mettevi tranquilla e
ti addormentavi. Altre volte dicevi: "Nonna il gallo canta, ormai è
mattina, è l'ora del bagnetto".
Oh
cara nipotina, ricordo il tuo visetto sfigurato: sembrava quello di Gesù
Crocifisso. Dove erano i tuoi occhioni belli, il tuo nasetto, la bocca? Non si
vedeva più nulla, il tuo viso era tutto una piaga. Ricordo che nei momenti di
grande sofferenza chiedevi che ti venissero versate delle gocce di olio santo
dentro le orecchie perchè dicevi di sentirle chiuse. Desideravi anche che ti
bagnassimo il volto con l'acqua benedetta o che ti appoggiassimo sulle piaghe
alcune foglie di edera del pozzo della Madonnina del Sacro Cuore di Saccolongo.
Eri così devota a questa Mamma che Padre Diego, l'allora Superiore, ha permesso
che la piccola statua venisse portata nella tua cameretta dove è rimasta per
qualche giorno. Grazie cara Madonnina per essere stata vicina alla mia cara
nipotina in momenti tanto dolorosi!
Penso,
cara piccina, che il Signore mandi la Croce a chi sa accettarla con fede e
rassegnazione. Abbiamo affrontato momenti tanto difficili! A volte ci sembrava
che il Buon Dio ci avesse abbandonato e dicevamo, come Gesù in Croce: "Dio
mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato?".
La
tua mamma, però, non si lamentava mai: la sua fede le dava grande forza.
E
tu, piccola martire, eri speciale: attraverso la tua sofferenza, vissuta con
fede eroica, ci hai insegnato che la vita è un grande dono di Dio. Tu, così
piccina, così fragile, dicevi di essere una bambina fortunata perché avevi
sempre la mamma vicino a te e potevi curarti con le medicine, mentre i bimbi del
Ruanda o della Bosnia erano privi di tutto.
Grazie
Laura per il tuo grande esempio!
Dal
Cielo proteggi tutti i bambini del mondo!
Cara
Lauretta, l'ultima domenica che hai trascorso su questa terra sono venuti alcuni
parenti per sapere di te, ma non sono saliti alla tua cameretta, perché da
tempo non desideravi visite se non quelle dei medici, della cara infermiera
Lucia Bressan, dei religiosi e delle religiose.
Tu,
piccola martire, dal tuo lettino di sofferenza, quel giorno mi hai affidato
questo messaggio per i presenti: "Di' loro che, invece di chiacchierare;
recitino il S. Rosario!". Poi hai aggiunto: "Dillo forte: voglio
sentirti!".
Il
giorno successivo, quando hai saputo che due di quegli zii erano tornati, mi hai
detto: "Chiedi loro se ieri hanno recitato il S. Rosario".
Amavi
molto questa preghiera.
Ricordo
che, una sera, mentre eri coricata accanto a me, mi hai chiesto di recitare con
te il S. Rosario. Eri tanto debole, avevi solo un filo di voce, ma hai
continuato a pregare finchè ti sei addormentata, tenendo fra le mani la
coroncina bianca che ti aveva mandato il Santo Padre.
Stellina
bella, quante cose ci hai lasciato da meditare!
Ricordo
che una notte di settembre, poco prima che ci lasciassi, abbiamo sentito che
chiedevi: "Ma perchè sono stata scelta proprio io?".
Anche
noi, cara piccina, ce lo chiediamo spesso. Certamente il Signore ha un piano
speciale per te.
Cara
stellina, mai posso dimenticare le ultime notti che ho trascorso con te: non
riuscivi a dormire e, nei rari momenti in cui il male ti dava un po' di tregua,
ti piaceva conversare. Facevi tante domande alla tua mamma: ti informavi sulla
salute delle persone che sapevi ammalate, volevi sapere di Marco, se era stato
buono e aveva mangiato le pappe, oppure se aveva fatto i capricci. Dicevi:
"Mamma, raccontami qualcosa di bello!".
Non
mi hai mai fatto pesare gli errori che, a causa della stanchezza, a volte
commettevo. Ricordo che, una notte, sfinita ti dissi: "Laura, ora basta
chiacchierare, chiudi gli occhietti e dormi". Ma come potevi chiudere gli
occhi se non li avevi più? Tu mi hai risposto solamente: "Scusa, nonna, se
è colpa mia che sei stanca!".
Un'altra
notte desideravi che ti bagnassi le manine perchè ti facevano male, ma io non
riuscivo ad afferrare bene quello che mi chiedevi: solo la mamma capiva tutto
di te da quando il male ti aveva colpito anche la bocca. In quel momento,
quindi, ti dissi: "Laura, ti do carta e penna: scrivi quello che vuoi
dirmi". "Ora non ho voglia di scrivere" mi hai detto, coprendo il
mio errore: tu non potevi scrivere poiché non vedevi più.
La
notte fra il 9 e il 10 settembre ti abbiamo sentita parlare con un filo di voce.
Dicevi: "Sì, sì, va bene, ho capito, va bene". Alla mamma che ti
chiedeva con chi stessi parlando hai risposto che Gesù Bambino e la Madonnina
si erano seduti vicino a te e ti accarezzavano la fronte, poiché avevi tanto
male. Quando però abbiamo fatto domande sul contenuto della vostra
conversazione, hai detto: "E' un segreto, non posso dirlo!". Hai solo
aggiunto che Gesù Bambino aveva 5 o 6 anni e che la Madonnina era vestita di
grigio.
Eri
proprio una bambina molto speciale e fortunata, poiché avevi accanto in modo
così particolare Gesù, la Mamma del Cielo e il tuo amico Angioletto.
Cara
stellina, un giorno, uno dei tuoi ultimi su questa terra, stavi tanto male e hai
detto alla mamma: "Vai da Padre Daniele e chiedi a lui, che è un santo,
quando guarirò." Il Padre non ci diede la risposta che speravamo, disse
solo di pregare. A te abbiamo detto che Padre Daniele non sapeva quando
saresti guarita. Da allora non hai più chiesto profezie sulla tua salute.
Cara
Laurina, il giorno precedente il tuo volo verso il Paradiso hai chiesto di
ricevere Gesù già dalle 4 del mattino. Supplicavi: "Voglio la Comunione,
voglio la Comunione". Noi abbiamo pensato che tu, non vedendo più, non
sapevi distinguere il giorno dalla notte e non abbiamo chiamato subito il
Parroco. Don Rino venne solo verso mezzogiorno e ci rimproverò, dicendo che
avremmo dovuto chiamarlo subito.
Tu
avevi ben validi motivi di chiedere Gesù, quel mattino: la sera la tue
condizioni erano così gravi che non avresti potuto riceverlo.
Piccola
Laura, Gesù veniva da te in piccoli frammenti, sempre più piccoli. Gli
ultimi giorni ricevevi la Comunione su un cucchiaino, con un po' d'acqua.
Piccola martire, hai sofferto la fame del Cibo del Cielo e anche di quello della
terra. Ricordo che una volta mi hai detto: "Nonna, mi tocca morire dalla
fame!".
Cara
stellina, come posso dimenticare le ultime ore che hai trascorso tra noi?
Domenica,
11 settembre, le tue condizioni, fin dal mattino, apparvero più gravi degli
altri giorni: respiravi a fatica. Era uno strazio non poter far nulla per
alleviare le tue sofferenze.
La
mamma telefonò al convento del Sacro Cuore di Saccolongo per chiedere il dono
di una benedizione: te la portò Padre Diego che ti aveva fatto visita anche il
giorno precedente e aveva detto: "Sono venuto a trovare Laura e per
preparare la predica per domani".
Arrivò
anche il parroco, che ti portò Gesù per l'ultima volta. Ti amministrò anche
il Sacramento dell'Unzione degli infermi e lasciò accanto a te una reliquia
della Santa Croce che rimase nella tua cameretta fino al 14 settembre, festa
dell'Esaltazione della Croce. Grazie, cara stellina, per aver ottenuto a questa
casa anche il grande dono di ospitare un pezzetto della Croce di Gesù! Come
dice Don Rino, sei un grande dono di Dio!
Accanto
al tuo lettuccio quella mattina c'era anche il professor Luigi Zanesco; ci disse
che, in tanti anni di professione medica, non si era mai occupato di un caso
doloroso come il tuo: il tuo volto era sfigurato come quello di Gesù in Croce,
la tua fronte coronata di spine, la tua bocca spruzzava sangue. Tu, però,
piccola martire, eri molto serena, sembravi illuminata da una luce
soprannaturale. Certamente avevi una presenza divina accanto a te: alzavi spesso
le manine verso il Cielo.
Il
Professore ti chiese se volevi essere ricoverata, ma tu hai fatto capire che
desideravi rimanere a casa: anche di questo ringrazio con tutto il cuore il
Signore che ti ha fatto restare con noi fino al tuo ultimo respiro.
Alle
13.50 accanto a te c'era solo la tua mamma, che ti appoggiò alla gola
un'immagine di Padre Pio dicendo: "Padre Pio, aiutala!".
Il
medico di famiglia, il dott. Loris Rossetto, stava telefonando ad una farmacia
per procurarti l'ossigeno, quando la tua mamma ci chiamò. Non avevi più
bisogno di nulla: tu, anima pura e bella, eri passata a nuova Vita.
La
tua mamma ti teneva stretta, ti chiamava, ti cullava, ti accarezzava. Il
parroco, più tardi, disse di voi in quel momento: "Sembravano la Pietà di
Michelangelo".
Insieme
al forte dolore per il distacco regnava nei nostri cuori anche una grande pace.
La tua mamma disse al parroco di suonare le campane a festa. Don Rino, dopo un
attimo di perplessità, esaudì questo suo - e certamente anche tuo - desiderio
Caro
Angioletto, quando il paese sentì il suono festoso delle campane, capì subito
che tu, piccola martire, avevi terminato di soffrire ed eri volata in Paradiso.
Da quel momento sei diventata la nostra Protettrice. "La ricordiamo sempre
e la ameremo per sempre!" scrive un tuo piccolo amico. Iniziarono subito le
visite.
Venne,
tra gli altri, Padre Giampietro Mattiello che ci disse: "La Lauretta la
vedrete ancora, tutta vestita di bianco". Prima di andarsene ti salutò con
questa preghiera che la mamma ha voluto stampare sull'epigrafe e sulle foto
ricordo: "Va' in pace, anima bella, perchè colui che ti ha creata in Cielo
ti accoglierà".
Il
nostro caro amico Lanfranco, infermo e sofferente, ci ha detto invece che, al
momento della tua partenza, sei passata tu nella sua stanza a salutarlo.
"Laura
ci manca molto" scrivono i tuoi compagni.
Caro
Angioletto, in molti abbiamo recitato il S. Rosario la sera della tua
partenza, ma è soprattutto la veglia del 12 settembre che merita di essere
ricordata. Alle ore 20.00 la nostra grande chiesa si è riempita: sembrava il
giorno di Pasqua. I tre sacerdoti presenti, Don Rino, Don Roberto e Don Sergio
sono rimasti a confessare fino a tarda notte.
Il
giorno successivo a quello della tua nascita al Cielo ci offre anche altri
motivi di riflessione.
La
tua mamma, quel pomeriggio, mentre ti accarezzava una manina, ti ha detto nel
suo cuore: "Oh Laura, quanto vorrei che tu mi facessi ancora una
carezza!". In quel momento senti la tua manina e tutto il tuo corpicino
diventare morbidi e flessibili. Molte persone possono testimoniare che tutto ciò
che sto scrivendo corrisponde a verità.
Era
meraviglioso vedere anche il tuo piccolo volto, distrutto sì dal male, ma non
più tirato e sofferente: sembravi un piccolo angelo ornato di purezza.
Cara
piccola martire, il 13 settembre 1994 fu il giorno della tua ultima grande festa
su questa terra: non posso dimenticarlo, fu triste e insieme meraviglioso. Le
persone che in gran numero venivano a darti l'ultimo saluto se ne andavano col
cuore pieno sì di dolore, ma anche di tanta pace. Scrive un tuo compagno:
"Abbiamo un grandissimo ricordo di Laura, era sempre gentile con tutti, era
buona con tutti. Io volevo molto bene alla Laura".
Quella
mattina, quando arrivò la tua piccola bara bianca, la mamma disse al giovane
autista di portarla via perchè era troppo presto e di tornare nel pomeriggio:
il ragazzo capì e si rese anche conto che la nostra famiglia godeva di una
presenza molto particolare. Quando ritornò aveva un'auto tutta bianca e piena
di fiori, per trasportare un Angioletto come te. Si stava realizzando la
profezia che avevi fatto l'anno prima parlando del tuo vestito di carnevale.
Avevi detto: "L'anno prossimo mi vestirò da Angelo". E sembravi
proprio un Angelo quel giorno, con i fiori bianchi tra i capelli, il vestitino
fiorito e la coroncina del Santo Padre tra le mani.
La
mamma non volle che si recitassero per te i Misteri Dolorosi, ma quelli
Gloriosi.
Sei
uscita da questa casa verso le 15, accompagnata dal canto della Salve Regina, e
sei stata accolta in chiesa al suono festoso delle campane. Parlavano di gioia e
di speranza anche i canti suonati durante la S. Messa dalla tua cara zia e
madrina Daniela.
Quel
13 settembre concelebrarono 13 sacerdoti (gli altri, giunti in ritardo,
seguirono la S. Messa insieme ai numerosi fedeli presenti) e il parroco Don Rino
ebbe per te parole commosse e toccanti: ti aveva sempre seguito da vicino e
poteva quindi ricordare i momenti più significativi del tuo lungo Calvario. I
13 sacerdoti recitarono il "Padre Nostro" tenendosi per mano e con le
braccia alzate: con i loro paramenti bianchi sembravano un girotondo di Angeli!
I
presenti erano così numerosi che la chiesa non riusciva a contenerli tutti.
Molti di loro erano bambini della scuola elementare e materna accompagnati
dalle loro insegnanti.
I
tuoi genitori seguirono la cerimonia di addio con molta serenità trovando anche
la forza di cantare. La mamma indossava un abito dalla storia molto particolare:
glielo aveva acquistato quel giorno stesso zia Marcolina. Alcuni mesi prima tu
avevi consigliato con entusiasmo la mamma di comprarlo: «Mamma, compralo, è
molto bello!». La mamma allora non lo aveva fatto, ma tu evidentemente lo
desideravi proprio per lei e hai provveduto a farglielo avere per il giorno
della tua festa, ispirando la zia che non conosceva affatto questo tuo
desiderio. Che cosa pensare piccola stellina?
C'era
un legame così forte fra te e la mamma che hai scelto per lei l'abito per la
tua ultima festa: tu e mamma, con il vestito nuovo e fiorito, sembravate due
primavere, una in terra e una in Cielo! Accompagnarono la tua uscita dalla
Chiesa le note festose dell'organo e delle campane, seguite dal forte applauso
delle due ali di folla. Sulle porte della chiesa c'erano tante tue fotografie
insieme al tuo ultimo disegno fatto per la Madonnina il 16 luglio: era proprio
una grande festa, tutta per te!
Un
lungo corteo si snodò dalla chiesa al cimitero per seguirti fino alla tua
ultima dimora su questa terra. Al momento dell'estremo saluto il cielo limpido e
luminoso all'improvviso si oscurò e scoppiò un violento temporale. Tanti
dissero che con quell'acquazzone tu ci stavi chiedendo di purificare i nostri
spiriti, mentre una signora ricordò la tradizione che dice che piove sempre in
abbondanza quando muore un Santo.
Quel giorno tutti tornammo a casa molto
bagnati, ma nessuno si prese neppure un piccolo raffreddore. Come sei grande e
misteriosa, piccola Laura!
PARTE
II
Cara
Laura, la tua bella storia non si interrompe con la tua partenza per il Cielo.
Tu sei viva e operante in mezzo a noi come dice un tuo compagno: "Io mi
ricordo che all'asilo stavo vicino alla Laura. So che lei è qui vicino a
noi!". Anche una tua amica sente che le sei vicina e la proteggi: "Io
ricordo di Laura che stavamo sempre insieme ed eravamo molto amiche. Ora lei è
in Paradiso con gli Angeli, i Santi e Gesù e ci protegge ogni giorno!". Di
questo è convinto anche un altro bimbo che dice: "La Laura, anche se non
è con noi, ci vede!".
L'l1
settembre 1995 ti abbiamo ricordata con una S. Messa concelebrata, un'altra
grande festa di Laura! Sempre in questo giorno abbiamo fatto dipingere due
bellissimi Angioletti e il tuo nome all'esterno della casa, sopra la finestra
della stanzetta da dove sei partita per il Paradiso e che ora è diventata luogo
di preghiera per molti. E' commovente vedere che tante persone che vengono a
farci visita desiderano soffermarsi nel luogo dove hai trascorso i tuoi ultimi
giorni, pregare e meditare vicino al tuo lettino di sofferenza. Anch'io, cara
nipotina, quando entro nella tua cameretta faccio il segno della Croce e prego.
In ogni angolo di questa casa c'è qualcosa di tuo, la tua presenza è ovunque!
Cara
Lauretta, sei stata ricordata anche al Sacro Cuore di Saccolongo con una Messa
speciale celebrata poco dopo l'anniversario della tua nascita al Cielo. Il
Padre Superiore Giampietro Mattiello ha voluto trattenere una tua grande foto
che ti ritrae mentre abbracci la Madonnina di Fatima venerata in quel convento:
sei stata nominata Angelo protettore di quel luogo a te tanto caro.
Padre
Giampietro, durante l'omelia, ha detto: "Vorrei avere la voce degli Angeli,
l'intelligenza dei Serafini e la fede dei Cherubini per poter parlare della vita
di una bambina che aveva il dono mistico di vedere il suo Angelo Custode, che ha
sofferto e che il Signore ha chiamato a sè in modo così misterioso (…).
Laura
è stata qui tante volte a pregare stringendo a sè questa Madonnina che voi
vedete. Da questo comprendiamo subito il grande dono della fede che è stato
fatto da Dio ad una bambina resa ancora più fragile rispetto agli altri piccoli
a causa di una malattia che l'ha portata via in modo tanto orrendo (...). Il
Signore fa bene tutte le cose, ci interpella sempre in prima persona, ci ama e
ci chiama per nome: ognuno di noi oggi, attraverso l'insegnamento di questa
bambina, deve imparare a sentirsi amato da Dio in modo particolare (...).
Laura
sapeva vedere pur non avendo più gli occhi, sapeva guardare a Dio con gli occhi
della fede (...). Questa bambina, che non vedeva più, contemplava la Gloria di
Dio ed ora è la nostra Protettrice e ci invita ad avere più fede. Allora
ringraziamo il Signore dal profondo del cuore e ringraziamo anche Laura che ci
ha dato un grande insegnamento (...)."
Cara
Laura, il 13 dicembre 1995 hai festeggiato il tuo ottavo compleanno in Cielo con
Gesù, la Madonnina e il tuo amico Angioletto. Anche se non abbiamo potuto
spegnere insieme le candeline, anche se non ti vediamo più, tu sei sempre con
noi spiritualmente e ci guidi e ci aiuti a sopportare il grande dolore della tua
partenza.
Ti
abbiamo ricordata in quel giorno speciale durante la S. Messa al S. Cuore e poi
abbiamo preparato il Presepe e l'albero di Natale accanto alla tua tomba. Alla
S. Messa celebrata in parrocchia nel pomeriggio hanno partecipato molti bambini
con le loro insegnanti. I tuoi compagni hanno riservato un banco tutto per te,
al centro della classe, dove trova posto la tua fotografia: "Laura è
venuta pochissimo a scuola, però c'è un banco sempre libero come se Laura
fosse sempre vicina a noi. Lei è in Cielo con Gesù, gli Angeli e i Santi,
sempre pronta a proteggerci. Laura resterà sempre nel mio cuore comeun'amica
speciale!"
Pochi
giorni dopo il tuo ottavo compleanno ho ricevuto una telefonata dalla Germania
da parte di una signora che desiderava ricevere un tuo ricordo: aveva letto la
tua storia sul giornalino "Armata Bianca" e si era molto commossa.
Dall'Ecuador
ci ha scritto Padre Luigi Rizzo, chiedendoci un pacco con le tue foto-ricordo
e informandoci che avrebbe dato il tuo nome alle prime bambine che avrebbe
battezzato. II caro missionario ha fatto conoscere la tua breve vita a
moltissime persone che ora ti pregano come una piccola santa. Afferma Padre
Luigi in una sua lettera: "Laura non è solo bella, ma è anche
sacra!"
Cara
nipotina, domenica 26 maggio 1996 i tuoi compagni hanno ricevuto Gesù per la
prima volta. E' stato un momento molto importante non solo per i tuoi amici, ma
anche per tutti noi.
Abbiamo
trascorso i giorni precedenti in un clima di preoccupazione: avevamo il timore
di vivere quell'avvenimento con tristezza, ma non è stato così. La tua
mamma, vincendo ogni paura, ha preso parte alla S. Messa della Prima Comunione e
il parroco, al termine della celebrazione, l'ha voluta accanto a sè perchè
distribuisse lei stessa le coroncine e i libretti del S. Rosario che, con amore
di mamma, aveva preparato per i tuoi compagni.
A
Don Rino ha consegnato un biglietto su cui aveva scritto: "La ringrazio per
aver infuso in Laura l'amore per l'Eucarestia".
I
tuoi piccoli amici, guidati da zia Daniela, hanno cantato la tua poesia
'"La primavera" accolta dai fedeli che riempivano la nostra grande
chiesa con un forte applauso e tanta commozione.
Accanto
all'altare maggiore c'era un grande cartellone che riportava i nomi di tutti i
tuoi compagni e, al centro, si leggeva anche il tuo.
Pure
tra i disegni e le letterine posti davanti all'altare di S. Giuseppe eri
presente con un tuo pensiero che diceva: "Cristo nostra Pasqua è risorto
ed ora è vivo in mezzo a noi!"
Hai
preso parte da protagonista a quella grande festa: la tua mamma mi ha detto che
quello è stato per lei uno dei giorni più belli della sua vita.
Il
parroco Don Rino scrive :"C'era un posto vuoto in chiesa quel giorno,
quello di Laura Degan; ma Laura aveva già fatto la Prima Comunione il 6 luglio
1994: aveva preceduto tutti i suoi compagni e da allora aveva voluto che le
venisse portata l'Eucarestia tutti i giorni."
Cara
nipotina, quante persone mi dicono di averti sognata! Ti vedono con un visetto
bellissimo e con un vestito lungo.
In
tanti affermano di sentirti sempre vicina e mi chiedono la tua fotografia che in
molte famiglie è esposta e venerata.
Scive
il maestro Fabio che a te piaceva tanto: "Il ricordo di Laura ci commuove e
porta con sè una dimensione misteriosa e profonda che tutti noi percepiamo
come ricchezza nel dolore."
Una
volta mi è venuta a trovare una giovane mamma con una bella confezione di
fiori e mi ha raccontato la sua storia: mentre era in attesa del suo bambino
i medici le avevano detto di non illudersi di portare a termine la gravidanza,
ma lei non si è persa d'animo. Ha incominciato a pregare te, piccola Laura,
perchè intercedessi per loro presso Gesù e tutto è andato bene: ora è mamma
di un bel bambino di nome Valentino!
Grazie,
grazie ancora, cara Laura!
PARTE
III
Cara
Laura, la tua vita è una fonte sempre viva di insegnamenti: vorrei ricordare
qui ancora alcuni episodi che mi hanno fatto molto riflettere e che devono
diventare tesoro di tutti.
Cara
stellina, come posso dimenticare le tue sante manine, generose come il tuo
cuoricino?
Quando
bussava alla nostra porta qualche persona bisognosa tu correvi a prendere
qualcosa da offrirle, senza che nessuno ti dicesse nulla. Avevi fatto amicizia
con un giovane ambulante nordafricano che chiedeva sempre tue notizie: quando ha
saputo che eri volata in Cielo si è molto commosso e ha baciato la tua
fotografia che gli ho donato per ricordo.
Quando
ti ha fatto visita Monsignor Foralosso, Vescovo in Brasile, avevi appena 5
anni: gli hai donato il tuo salvadanaio e, quando già era uscito da casa tua,
lo hai rincorso per consegnargli una bambolina da regalare ad una bimba
brasiliana.
Durante
il breve periodo in cui hai frequentato la scuola mettevi nella tua cartella due
merendine: dicevi che una era per te e l'altra per chi ne fosse stato privo.
I
tuoi compagni ricordano bene questa tua generosità: "Mi dispiace molto
che Laura non sia più in mezzo a noi perchè era molto simpatica e mi aiutava
quando avevo bisogno" scrive una tua amichetta e un'altra precisa: "Io
ho un caro ricordo di Laura: mi aveva regalato una bambola molto bella e mi
aveva anche detto un segreto!"; conferma una terza: "Noi abbiamo tanti
ricordi di Laura. Lei voleva sempre stare vicina a tutti, era gentilissima!
Vorrei essere sorella di Laura!".
Provavi
tanto amore e tenerezza anche per le persone anziane.
Quando
venivi con me a trovare una zia in una casa di riposo la accarezzavi e le
parlavi.
Una
volta ci eravamo già congedate da lei quando tu sei tornata indietro e,
accarezzandole le mani, le hai detto: "Domani vengo ancora a trovarti, sta'
tranquilla!"
Cara
Lauretta, quando è nato il tuo fratellino Marco eri ricoverata in ospedale.
Avevi la broncopolmonite e la febbre sempre alta, ma desideravi conoscere il
nuovo arrivato.
All'insaputa
dei medici e d'accordo con la cara infermiera Lucia ti abbiamo coperta bene e,
protetta dalla mascherina, ti abbiamo portata da Marco. Era meraviglioso
vedere come lo guardavi attraverso il vetro e lo salutavi con la manina!
Dopo
essere tornata nella tua camera hai appeso sopra al lettino un cartellone con un
fiocco azzurro e con la scritta: "Benvenuto Marco!"
Tutti
i medici e le infermiere, quel giorno, sono venuti da te per farti le
congratulazioni.
Amavi
molto anche il cuginetto Gabriele. Ricordo che il giorno del suo Battesimo hai
detto: "Nonna io vengo alla festa anche se la gente mi guarda perché sono
senza capelli."
Non
hai smesso di occuparti dei due piccoli neppure quando eri già molto
sofferente. Una notte del tuo ultimo agosto per tre volte mi hai ripetuto di
ricordare al nonno di tenere chiuso il pozzo perché non rappresentasse un
pericolo per i bimbi.
Ma
come potevi, nelle tue condizioni, pensare a Marco e Gabriele?
Anche
il tuo fratellino ha imparato a volerti molto bene. Dice di te: "Laura è
la bambina più bella del mondo. Laura è la luce della mamma. Laura è andata
in Cielo con la scala del nonno."
Cara
nipotina, noi ti affidiamo il tuo fratellino e il tuo cuginetto: proteggili,
tienili per mano, guidali, fa' che diventino bravi cristiani!
Cara
Lauretta, ricordo che una mattina del tuo ultimo luglio mi hai chiesto che
giorno fosse e, quando hai saputo che era giovedì, hai esclamato: "Oh che
bello! Domani è venerdì e anch'io voglio mangiare pane e acqua come fa la
mamma!" Ho scoperto così, cara stellina, che la tua mamma offriva alla Madonnina
anche questo bel fioretto che si univa a tanti altri e che anche tu, pur così
debole e piccina, desideravi digiunare come lei.
Cara
Laura, mi manchi tanto, mi mancano i tuoi esempi, il tuo sorriso, la tua soave
vocina!
Dai
pensieri che i tuoi compagni hanno scritto su di te è facile capire che sapevi
perdonare con molto coraggio e generosità.
Dice
una piccola amica: "Io mi ricordo che lei era gentile con tutti, era brava,
giocava con tutti, persino con quelli che le facevano male!".
E
un altro bimbo conferma: "Quando giocavo con Laura era molto contenta.
Qualche volta la prendevo in giro, ma lei mi diceva sempre che mi perdonava!„.
Cara
stellina, voglio ricordare l'ultimo Natale trascorso con te.
Io
volevo sapere quale regalo volessi da Gesù Bambino e tu mi hai risposto:
"Desidero i capelli lunghi per poi fare le treccine!" Hai però subito
aggiunto che sapevi bene che, a causa delle cure che stavi facendo, il tuo
desiderio, in quel momento, non poteva essere esaudito. Sei stata forte e
paziente fino alle fine.
Una
settimana prima che ci lasciassi, ascoltando da zia Daniela il racconto di una
cerimonia di nozze cui aveva partecipato, hai sentito che aveva con sè la
bomboniera donatale dagli sposi e hai esclamato: "Fammela vedere!" I
tuoi occhi però si erano già spenti da qualche settimana: non era possibile mostrarti
quel dono.
Hai
così subito aggiunto: "Non importa, non importa!" e ti sei
accontentata di ascoltare la descrizione di quel regalino.
Cara
piccola martire, ricordo che una sera del tuo ultimo agosto, quando già avevi
perso la vista, sei scesa da sola dal piano superiore della casa: faceva caldo e
desideravi prendere un po' d'aria, ma hai battuto il visetto sulla porta
d'ingresso aggiungendo dolore a dolore.
Eri
tanto brava e desideravi disturbare il meno possibile: tante volte andavi in
bagno da sola per rinfrescarti il visetto e le manine.
Nei
tuoi ultimi giorni non desideravi più prendere le medicine e io non ho mai
capito se era perchè avevi male alla bocchetta o se desideravi rinunciare a
quei calmanti per donare le tue sofferenze al Signore Gesù.
Una
mattina mi hai detto: "Nonna, questa notte ho avuto tanto male, ma non ho
voluto dirlo!"
Sapevi
comunicare questa forza anche agli altri: i tanti religiosi che sono venuti a
farti visita, quando uscivano da questa casa, dicevano di sentirsi più forti e
di voler portare alle loro parrocchie quell'energia particolare da te
ricevuta.
Un
giorno un Padre chiese alla tua mamma: "Che cosa provi ad essere la mamma
di una bimba tanto speciale?" La tua mammina rispose con un bel sorriso.
Anche lei è stata forte e coraggiosa come te. Non l'ho mai sentita dire:
"Perchè il Signore ha portato via la mia bambina?". Mai si è
ribellata. Ora, pur sentendo il dolore del distacco, è serena e contenta di
essere la mamma di una bimba straordinaria come te.
Mia
carissima e adorata nipotina, mentre scrivevo queste paginette in tuo onore e
ricordo ho tanto desiderato essere una brava scrittrice per raccontare nel modo
migliore la tua storia, la tua breve, ma intensa vita, invece sono solo una
nonna, la tua nonna che ti ha voluto e ti vuole un'infinità di bene.
Grazie
Lauretta per aver versato il tuo sangue fino all'ultima goccia per noi poveri
peccatori, grazie per tutti i doni che ci hai fatto e continui a farci, grazie
per aver lasciato su questa terra il tuo profumo di santità.
Ora
intercedi per noi e per il mondo intero presso il Signore Gesù e lascia un
posto speciale nel tuo cuoricino per i tuoi genitori e per Marco.
Grazie
a Gesù, alla Madonnina e al tuo amico Angioletto per esserti rimasti vicini
specialmente nei momenti di grande sofferenza.
Un
grazie speciale al Santo Padre Giovanni Paolo II per le sue preghiere e le sue
sante benedizioni.
Grazie
al parroco Don Rino, a Padre Daniele, Padre Giampietro, Padre Diego, Don Roberto
e Don Dino e a tutti i religiosi che ci sono sempre stati vicini in questi anni
di sofferenza.
Un grande grazie anche ai bravi medici e infermieri e ai tantissimi parenti e amici che ci hanno aiutato anche materialmente in momenti tanto difficili.
Un
grazie, infine, alle numerose persone che ci hanno scritto dopo aver conosciuto
la tua bella e santa storia. E grazie ancora a te, mia dolcissima nipotina
Laura, dal profondo del mio cuore ti abbraccio forte, forte!
Cara
Laura,
amo
ricordarti mentre reciti questa preghiera:
"Gesù,
Giuseppe e Maria vi dono il cuore e l’nimetta mia! ".
Ora
la tua animetta è in Paradiso, tra le braccia amorose della Mamma Celeste, la
migliore di tutte le mamme.
Rendo
grazie a Dio per avermi fatto il grande dono di essere la tua mamma.
Eri,
sei e sarai sempre nel mio cuore.
la
tua mamma