GUIDO DE FONTGALLAND 11 anni (Servo di Dio)

Era un conte, - un piccolo conte - con una grande vo­glia di vivere e di farsi strada nel mondo... Ma Gesù, il giorno della sua 1a Comunione, gli disse: "Io farò di Te, il mio angelo".

Appena fuori della culla, era dappertutto. La sua mamma non sapeva più che fare per stargli dietro: toc­cava tutto, urtava tutto, spostava vasi e fiori, creava un gran baccano. Allora la mamma lo afferrava, se lo po­neva sulle ginocchia e gli parlava a lungo di Gesù. "È venuto dal Cielo sulla terra, ha dato la vita per te, ti vuole bene, un bene grande così". Spalancava le brac­cia, la mamma, per fargli vedere quanto lo amava Gesù, poi se lo stringeva al petto.

Il bambino si chiamava Guido ed era nato a Parigi, Rue Vital, 37, il 30 novembre 1913, dalla no­bile famiglia dei Conti De Fontgalland. Al battesimo, chiamarono Guy (= Guido). Sarà Guido de Fontgalland, il nome illustre con cui sarà conosciuto nel mondo intero.

Quando Guido aveva tre anni, gli nacque un fra­tellino, che chiamarono Marco. Corse alla culla, tutto festoso, a vederlo, ma appena vistolo, commentò deluso: "Troppo piccolo! Mamma, come potrò giocare con lui in giardino? Papà, vai a cambiarmelo con un altro più grande!". Ma gli volle subito bene, anche perché tutti lo assicurarono che sarebbe cresciuto.

Ma ogni giorno, andava a spiare il fratellino, per rendersi conto se cresceva davvero: "Ah! È sempre piccolo! Non diventerà mai grande questo bambino!". - diceva, mentre se ne andava, scuotendo la testa...

Finalmente il tempo passò e Marco, indossati i calzon­cini corti, poté scendere in giardino a giocare con lui.

"Gesù nella casetta piccola"

Un giorno - Guido aveva solo tre anni - faceva un gran chiasso nella camera della nonna con la sua trombetta. La nonna gli disse: "Se continui a distur­barmi così, Gesù se ne andrà dal tuo cuore!". Il bam­bino rimase pensoso e alla sera glielo domandò alla mamma: "È vero quel che dice la nonna?". La mam­ma non gli rispose. Guido incalzò: "È vero che Gesù abita nella casetta piccola sull'altare? E di là viene nel cuore delle persone buone che lo ricevono?".

Aveva già scoperto il mistero divino dell'Eu­caristia. La mamma gli rispose: "Sì, Guido".

"E anche nei cuori dei bambini buoni, vero?" "Sì, questo è vero" - rispose la mamma.

"E allora abita anche in me?" "Sì, finché sei buono e non lo offendi con il pec­cato!"

"Da quando, mamma, Gesù abita in me?" "Dal giorno del Battesimo".

"Allora abita anche in Marco?" "Sì, certamente, anche in lui".

Allora non si trattenne più dalla gioia e cominciò a cantare per tutta la casa. "Che bello, che bello! Gesù è in me. Gesù e io ci vogliamo bene. Io voglio essere come il piccolo Gesù". Dio gli aveva già rivelato tut­to e lui sapeva i tre "indirizzi" di Gesù, dove trovarlo vivo e vero: in Cielo, nel Tabernacolo, nella sua ani­ma. E insieme il primo, unico grande impegno di ogni cristiano: amarlo, vivere in intimità con Lui, configu­rarsi a Lui, identificarsi con Lui.

Da quel momento, ebbe un grandissimo desiderio: andare spesso, ogni giorno a visitare il suo grande Amico, in chiesa, davanti al Tabernacolo, per dirgli molte cose, per parlargli di sé, dei suoi genitori, di Marco, degli amici che aveva, per ascoltarlo. Solo a dirgli il nome di Gesù, era già un dolce richiamo a ren­dersi buono, paziente, generoso, forte, a correggersi dei difetti.

Si fece impaziente di ricevere Gesù nella prima Comunione. Quando, di domenica, i suoi genitori lo portavano a Messa e vedeva molti accostarsi all'Eucaristia, scalpitava: "Perché a me, non anco­ra?" Gli spiegarono che avrebbe dovuto studiare il catechismo, conoscere a fondo Gesù, impegnarsi a vi­vere come Lui, che poi, fino a nove anni nessuno ri­ceveva la prima comunione.

Era un conte, Guido, ed ebbe, molto presto, una maestra in casa, tutta per lui. Imparò presto, attorno ai cinque anni, a leggere e a scrivere, a far le operazioni di aritmetica. La mamma e la maestra gli fecero cate­chismo. Si incantava quando gli raccontavano di Gesù, gli leggevano la "storia sacra", il Vangelo. Gli spiegarono i comandamenti di Dio, uno per uno. Capiva con una straordinaria precocità, si rendeva conto che per osservare la legge di Dio, occorreva molta forza. Cominciò a pregare la Madonna, con il Rosario, a portare al collo, la sua medaglia miracolo­sa, ad affidarsi a Lei. Ecco il "grande giorno", ora si avvicinava.

Festa grande

"Guido, - gli diceva la mamma - Gesù ha soffer­to molto sulla croce, per espiare i nostri peccati, anche i tuoi". Continuava, con il volto serio: "Per i buoni, ci sarà il Paradiso, per i cattivi, che fanno i peccati e non vogliono il perdono di Dio, ci sarà l'inferno". Guido ascoltava e rispondeva: "Mamma, parlami ancora di Gesù e della Madonna: dimmi perché hanno sofferto per noi".

Giunse il giorno della prima Confessione: andò a inginocchiarsi davanti al Crocifisso, vi rimase a pen­sare, a esaminarsi, a dire il suo amore per Lui. Poi, si avvicinò al sacerdote e confessò i suoi peccati: uscì dal confessionale con una grande pace e gioia in cuo­re e disse alla mamma: "Vorrei che tutto il mondo fos­se felice come me! Posso dare un po' del mio denaro ai poveri? -. "Certo", rispose la mamma. E quella se­ra, per la festa, Guido diede il suo dolce a Marco.

Partecipò agli "esercizi spirituali": seguiva atten­tissimo le meditazioni di don André Callon, e alla se­ra, segnava tutto su un quaderno, aggiungendo le sue riflessioni, i suoi propositi: "Essere buono, faticare e sacrificarmi per Gesù. Noi siamo amici di Gesù: lui ci vuole bene. Io sono il fratellino di Gesù; voglio lavo­rare e fare piccole rinunce per Lui, che mi ama tanto. Gesù è l'amico più caro che sta sempre nel Tabernacolo per non lasciarmi mai".

"Gesù, ti offro tre propositi: recitare ogni giorno le preghiere; non lasciar passare giorno, senza sacri­ficarmi per Te; studiare con impegno, per diventare domani sacerdote".

La sera precedente la 1a Comunione, andò a dor­mire, ma non riusciva ad addormentarsi per la gioia.

Alle cinque del mattino, si precipitò nella camera dei genitori: "Mamma, mamma, oggi è il mio grande giorno. Alzati, mamma!". "Ma è ancora presto!". "Oh, mamma, - continuò Guido - Oggi, Gesù, viene da me!". Non guardò né il vestito né i regali, attese so­lo la sua ora.

Nella chiesa di Saint-Honoré d'Eylau, partecipò alla Messa e, al momento tanto atteso, Guido ricevet­te l'Ostia Santa dalle mani del sacerdote che gli dice­va: "Il Corpo di Cristo ti custodisca per la vita eter­na". Tornato al suo posto, si raccolse in preghiera... In quel momento, sentì nel suo intimo una Voce che gli diceva: "Mio piccolo Guido, Io verrò presto a prenderti. Tu morirai, non diventerai prete. Io farò di te il mio angelo".

Subito rimase costernato: dunque, pensò, avrebbe lasciato presto i suoi cari, non sarebbe diventato prete come voleva... Ma capì che Gesù attendeva una ri­sposta e gliela diede: "Sì, Gesù". Da quel giorno, la piccola grande parola "Sì", diventò la sua risposta a ogni dovere, a ogni chiamata di Dio. Sarà il ragazzo del "Sì", pieno totale, così come in Gesù non ci fu mai "il sì" o "il no", ma soltanto sì alla volontà di Dio.

Quella sera, prima del riposo, la mamma gli do­mandò: "Sei felice oggi?" "Sì, lo sono" rispose Guido. "E che cosa hai chiesto a Gesù?". "Niente. Gesù mi ha parlato e io ho risposto "sì".

Ragazzo più buono non c'è

Il 4 ottobre 1921, a otto anni, Guido entrò nella scuola S. Luigi di Rue Franklin a Parigi. Si trovò con cento bambini, un ambiente nuovo, diverso dall'inti­mità della sua casa, in cui era cresciuto fino allora. Una volta era felice di giocare con gli altri, ora invece non aveva che un pensiero fisso: "Io verrò presto a prenderti" - gli aveva detto Gesù. Non viveva più che per quel momento. Regalava i suoi giocattoli a Marco e ai compagni e per sé ne teneva solo qualcuno. Non accettava gli inviti dei compagni a giocare e quelli pensavano che facesse così perché era nobile.

Qualcuno gli faceva i dispetti o gli nascondeva la penna, la matita... Una volta avrebbe risposto con sberle sonore, adesso non reagiva. Prese a prendersi cura dei più poveri, dei meno curati, dei malati. Intanto cercava di studiare con impegno, intelligentis­simo, soprattutto contento nelle ore di religione. Ma si domandava, riguardo le altre materie: "Perché studiare tanto poi? In Cielo a che mi serviranno queste co­se?". Lo faceva per far contenti i genitori, per dar buon esempio, per accontentare i maestri che gli dice­vano: "Impara! Ti servirà per la vita! Ti farai strada nel mondo!". Lui però pensava a Gesù solo, del Quale sarebbe diventato "un angelo".

Per strada o sul tram, recitava il Rosario, tenendo la mano sulla sua corona che aveva sempre in tasca. evitava i compagni più grossolani, custodiva gli occhi davanti a figure indecenti. Una sera, la mamma, do­vendo uscire con papà per una festa, si sentì dire da Guido: "Mamma, mettiti un vestito con le maniche lunghe. Copriti il collo. Gesù non ti vuole così".

Soffriva freddo ai piedi e la mamma d'inverno gli metteva una bottiglia d'acqua calda in fondo al letto. Lui la toglieva dicendo: "Gesù non aveva la bottiglia nel suo letto a Nazareth".

Di venerdì, giorno della Passione del Signore, qualche volta arrivò a mettersi dei sassolini nelle scar­pe: "Voglio soffrire un pò con Gesù". Una sera, la mamma lo sentì parlare da solo nella sua camera: "Con chi parli?" - gli domandò. "Con Gesù. ho tan­te cose da dirgli e da chiedergli. prego, come vedi". Soffriva di non poter confidare il suo segreto alla mamma: che l'avrebbe addolorata troppo. Non gli ri­maneva che Gesù, come amico.

Ogni mattina, prima della scuola, prese ad andare a Messa e alla Comunione, immancabilmente. Sembrava che fosse l'unica realtà a farlo felice: parte­cipare con attenzione, con amore, al Sacrificio di Gesù, unirsi a Lui nella medesima offerta al Padre, per tutti gli uomini. Un giorno, la mamma lo preghò di ri­posarsi al mattino un pò di più. Lui le rispose: "E io per questo dovrei perdere la Messa e la Comunione? Impossibile!". "Che fai, gli domandarono, durante la S. Messa?". Spiegò: "All'elevazione dell'Ostia e del Calice, io parlo con Gesù. Alla Comunione, Lui parla con me. La sua presenza è per me una grandissima gioia!".

Il direttore spirituale della scuola, il P. Rousseau, prese a dire: "Guido è il ragazzo più buono e più vir­tuoso di tutti i suoi compagni messi insieme".

Gli piacevano i dolci, ma li regalava ai bambini che non li avevano. Alla mamma che gli dava pane e cioccolata, restituiva la cioccolata, dicendo: "Gesù non ce l'aveva". Gli capitò di ammalarsi e il medico gli prescrisse una medicina amara. La mamma gli spiegò: "Bevila in un sorso solo, non te ne accorge­rai!". Guido la bevve piano piano, per sentirne tutto il cattivo gusto: "Lo faccio per Gesù". Gli costava ubbi­dire a scuola, lui che a casa era lasciato abbastanza li­bero, ma s'imponeva di ubbidire sempre.

Accostandosi ogni giorno alla Comunione, con la sua fede e la sua purezza eccezionale, diventò l'intimo di Cristo e qualche volta ebbe da Lui delle rivelazio­ni, delle profezie, che quando si avveravano, sorpren­devano tutti. Erano passati tre anni, da quando Gesù gli aveva detto: "Farò di te il mio angelo". Non se l'e­ra mai dimenticato e non dubitava di quella promessa. Anzi si preparava a morire. In soffitta trovò un vec­chio teschio e se lo pose sulla scrivania: "Sei pazzo?" - gli domandò la domestica. Rispose: "Diventeremo tutti così!".

"Un segreto, un segreto"

Nell'estate 1924, la famiglia Fontgalland andò in pellegrinaggio a Lourdes, dove rimasero molti giorni e Guido incominciò a far "pazzie d'amore". Ogni mat­tina, la Messa e la Comunione presso la grotta dove la Madonna era apparsa nel 1858 a Bernardette, in gi­nocchio. Percorse più volte, pregando, la "via crucis". Ogni momento, era buono per scappare dall'hotel alla grotta per pregare da solo.

La Madonna si fece sentire a lui, come è solita fa­re con i piccoli; "Mio caro piccolo Guido, verrò pre­sto a prenderti. Sarà di sabato. Ti accoglierò dalle braccia della tua mamma e ti porterò in Cielo". Guido non percepiva nulla di quanto gli accadeva intorno. A mezzogiorno, non era ancora arrivato all'hotel: vi giunse assorto, come fuori di sè. La mamma gli do­mandò: "Che cos'hai, bambino mio?". Rispose: "La Madonna mi ha rivelato un segreto!". Lo stesso gior­no, la famiglia ritornò a Parigi.

Nella sua camera, Guido collocò un quadro della Madonna di Lourdes per ricordarsi della sua "promes­sa". Il 30 novembre 1924, si fece grande festa per il suo 11° compleanno. Guido sapeva che la sua vita volgeva al termine, che stava per iniziare la vera vita. La domenica 7 dicembre 1924, andò a dormire che stava bene, ma durante la notte, la mamma sentì chiamare. Accorse e trovò il figlio in preda a una crisi di soffocamento.

Poco dopo si riprese e disse: "Mamma, devo dirti un segreto che ti farà piangere". Una pausa lunga. Poi: "Io devo morire adesso. La Madonna mi verrà a pren­dere. Quando avevo sette anni, il giorno della mia pri­ma Comunione, Gesù mi disse: "Tu non diventerai prete. Voglio fare di te un mio angelo. E io gli risposi sì... Ricordi, mamma? A Lourdes, la Madonna mi con­fidò un segreto... adesso te lo devo dire. "...verrò di sabato... ti porterò in Cielo".

Il medico, subito arrivato, dopo averlo visitato, disse: "Deve essere vaccinato contro la difterite... Ma forse è già tardi". Cominciarono le cure: Guido offri­va le sue sofferenze "in espiazione del peccato di aver avuto poca voglia di studiare, per poter andare subito in Paradiso dopo la sua morte". A Natale, sembrava stare meglio: non c'era più traccia di difterite, ma Guido disse: "La Madonna non ha cambiato idea".

Già alla sera, la sua situazione precipitava: "Voglio il mio confessore". Il papà chiamò il medico: "No, prima il confessore, gridò Guido, poi il medico". Giunsero insieme i due: il medico e il confessore. Guido prima volle comunicarsi e ricevere la Comunione, poi si lasciò apprestare le cure.

Un solo rimpianto: "Avrei tanto desiderato di far conoscere Gesù a tutto il mondo. Volevo farlo amare... Da grande, avrei costruito un aereo per andare a predicare Gesù in tutto il mondo!".

Ma ha pure una grandissima gioia: "Io andrò ritto in Paradiso".

"Gesù è il Cielo" - Negli ultimi giorni, tra genitori e figlio, tra mamma e il figlio, si intrecciarono dialoghi meravigliosi. Il 1° gennaio 1925, domandò: "Perché suonano le cam­pane?". "È l'inizio dell'anno nuovo, buon anno, bam­bino mio". "Io non posso augurarti un anno di gioia. dovrò morire. Ma è l'Anno Santo, un bell'anno per andare in Cielo".

L'indomani volle la Comunione come Viatico per l'eternità: "Mamma - disse - mettiti l'abito più bello. Oggi viene Gesù. Io lo amo sai, diglielo anche tu!". Ricevuta la Comunione aggiunse: "Non morirò oggi. Sarà di sabato". "Coraggio, bambino mio, non aver paura!". 'Io non ho paura, neppure della morte per­ché essa è la porta del Paradiso. Gesù e io ci voglia­mo molto bene".

La mamma disse: "Spero ancóra che Gesù ti gua­risca". Guido: "Non lo farà. È meglio così. Io ho solo undici anni e sono puro come un angelo. La Madonna verrà lei stessa a prendermi e a portarmi in Cielo".

"Bambino mio, come lo immagini il Cielo, il Paradiso?". Guido: "Io non lo immagino affatto: Gesù è il mio Cielo!".

Sabato 24 gennaio 1925, domanda: "Oggi che giorno è?". "È sabato 24 gennaio!". "Oh! Sabato, ecco il mio giorno. La Madonna oggi verrà a pren­dermi... Non piangere!". Alle ore 12 chiamò il papà: "Fai venire il mio confessore che mi porti l'olio dei malati. Non posso più ricevere la Comunione".

Venne il sacerdote... Guido baciò più volte il Crocifisso. Ad un tratto, si alzò seduto sul letto, fissò un punto della camera e disse: "Gesù, ti amo!". Ora davvero Gesù era diventato il suo Cielo.

Perché non esiste un altro Paradiso che Lui: Gesù eucaristico sulla terra, Gesù glorioso nell'eternità. Guido De Fontgalland, il ragazzo che aveva sem­pre detto "sì" a Gesù, cominciava la sua missione: "Io farò di te il mio angelo". Cioè il messaggero di Cristo, perché altri ragazzi, altri fratelli, piccoli e grandi, lo amino e lo facciano amare.

Tratto da: “In braccio a Gesù” Profili di ragazzi esemplari - Paolo Risso