GRAZIA GENGA
Grazia
Genga. Una ragazzina pugliese immigrata a Torino. Taciturna, sottile. I lisci
capelli castani incorniciano un volto straordinariamente espressivo.
Ha
quasi 16 anni. Tra gli scioperi scolastici, l'intasamento delle macchine di via
Nizza, le discussioni condotte con il linguaggio scanzonato dei giovanissimi,
sente nascere dentro un affetto tenero e prepotente per Elio, 16 anni anche lui.
Lo annota nel diario.
«Ieri
sera è venuta a trovarmi Maria Rosa con un ragazzo, boia cane, bello. Ha
soltanto sedici anni, ma sembra un uomo fatto. Si chiama Elio».
Alcuni
giorni dopo continua: «È un ragazzo che mi ha stupito in ogni senso. Ieri
sono uscita con lui e company. Ho avuto la conferma che Elio si è imbarcato
di me, e anch'io me ne sono imbarcata. Si potrebbe stare bene assieme. Ma io ho
paura».
Qualche
settimana dopo: «Domenica, ore boh! Il mio primo bacio d'amore. Ehi, sono
all'undicesimo cielo! ».
Una
delle tante ingenue ragazzine del Sud approdate a Torino, che hanno cominciato
così a sciupare la loro vita, per finire in un casone della periferia cariche
di figli e di miseria? No. Il sorriso che s'affaccia timido sulla faccina bella
di Grazia, esprime una «ricchezza profonda».
Grazia
è nata nel novembre 1958 a Stratte, in provincia di Taranto. Papà e mamma
vengono a Torino quando Grazia ha appena 10 anni. Prendono alloggio in un
vecchio caseggiato con ringhiera nei pressi della stazione ferroviaria di Porta
Nuova. Tra le nebbie e il fischio ossessionante dei treni, Grazia ricorda il suo
paese: «Si erge su una collina. È piccolo, grazioso. È stato rimodernato:
hanno costruito ville e palazzi, hanno creato giardini pubblici. E c'è tanto
sole».
Quattro
anni di scontro silenzioso -
Papà lavora come operaio, mamma fa la casalinga. Accanto a Grazia crescono
tre fratelli, nell'alloggio stretto, pieno di letti e di nervosismo. Per la
ragazzina l'impatto con la città è duro. Il lungo inverno getta nelle strade
di Torino nebbie dense, nevai grigi, piogge tristi. Quattro anni di scontro
silenzioso con questa distesa disumana di case, con i tappeti di automobili
che lastricano le vie. Quattro anni prima di rassegnarsi. Ancora nel 1972
scriverà: « Ho tanta voglia di vivere in un mondo dove le strade non sono che
distese di prato, di un verde particolare ».
Finisce
le medie, inizia l'Istituto Tecnico Femminile. Intanto ha scoperto un gruppo
di ragazzi e ragazze, nella parrocchia del Sacro Cuore, in via Nizza 56.
Giuliana ricorda: « La prima volta che l'ho vista qui era una ragazzina
dall'aria un po' sperduta, con tanti problemi. Gli stessi problemi nostri, del
resto ».
Il
gruppo si chiama « Camminiamo insieme ». Una ventina di ragazzi che, insieme a
un pretino pallido, cercano di «camminare insieme alla ricerca dell'amore»,
di « vivere il Vangelo » nel quartiere nero della stazione dove ogni mattina
il diretto da Siracusa sbarca famiglie di meridionali con figli e scatole di
cartone, e il racket della mano d'opera dirige il « mercato delle braccia
giovani».
Quei
ragazzi pregano insieme, visitano le vecchiette di Beinasco, fanno giornate di
ritiro o trascorrono qualche giornata di vacanza in Val Varaita. Nasce qualche
legame affettuoso («ci s'imbarca», nel linguaggio studentesco).
Grazia è una ragazza moderna, viva. Ama la musica e le canzoni «scatenate», fa tifo per il Cagliari, fa pallacanestro e pattinaggio artistico, vorrebbe esercitarsi in atletica leggera. Legge romanzi di avventure e fumetti che la fanno « evadere ». S'incanta di fronte agli animali, « anche i più brutti », davanti alla natura, alle piante, alle pietre di un torrente.
Le
pagine di « Pallino » -
1973. Sulle pagine di un grosso quaderno, che battezza con nome buffo Pallino,
Grazia comincia a scrivere il suo diario. Registra le piccole cose di tutti i
giorni, i pensieri segreti, le emozioni. Parla con Pallino dei battibecchi con
la mamma, degli incontri allegri con gli amici, degli avvenimenti gravi che
scoppiano nella città ammalata di violenza. 27 mesi sfilano sereni e nervosi,
punteggiati dalle parole limpide che rivolge direttamente a Dio, gonfi
dell'amore che Grazia sente crescere in sé non solo per Elio ma per tutte le
persone che le stanno attorno: «Incomincio ad amare tutti. Voglio amare, ho
bisogno di amare ».
Nelle
prime pagine parla del suo gruppo: « Io faccio parte di un gruppo di giovani
simpatici studenti. Insieme si discute di tutto, insieme si svolgono alcune
attività. Ma... c'è un ma. Esistono degli screzi. "Rispetta chi non la
pensa come te". È una frase che dovrebbe frullare nella testa di tutti.
Noi del gruppo "Camminiamo insieme" cerchiamo di camminare insieme alla ricerca dell'amore vivendo il Vangelo. Ieri sera, dopo l'incontro con il gruppo, sono ritornata a casa con Piero, un ragazzo al quale è stata soffiata la ragazza da un altro. Ora, 'sto povero Piero mi raccontava che era disperato, perché convinto che lei lo amasse ancora. Mi sentivo toccata da questo problema di Piero. Lo vivevo come mio. Gli ho parlato, ho cercato di consolarlo, ho cercato di aiutarlo. Mi sono stupita di poter aiutare chi ha più anni di me. Gli ho parlato come una sorella. Mi sono accorta di averlo saputo ascoltare e questo penso sia importante ».
Scenate
in famiglia - Come tutti i
ragazzi di 14 anni, Grazia si sente in conflitto con i suoi genitori. Cerca di
capirli, ma le pare che loro non la capiscano.
«
Sono triste, molto triste. I genitori, dopo quattordici anni, non mi conoscono
ancora. Abbiamo visto il film Fratello Sole e Sorella Luna, la vita di San
Francesco. Io cerco quello che cercava Francesco: il Bene, l'Amore e la Purezza
per raggiungere Dio. Li cerco e li sto cercando con tutta me stessa nel gruppo
di giovani di cui faccio parte... Mia madre non voleva che ci andassi. Non è lo
stare attaccata ai miei genitori, sempre, che fa la mia felicità. Ho bisogno
di un giovane come me, di tanti buoni amici, che mi diano un po' di conforto, di
serenità, di allegria. I miei non sono genitori cattivi, ma li credevo più
inseriti nel mondo d'oggi e li scopro ogni giorno di più alquanto chiusi,
arretrati.
Al
mattino avevo avvisato mia madre che al pomeriggio sarei andata al cinema con
gli amici e sembrava d'accordo. Ma al pomeriggio, quando cominciai a prepararmi,
"Dove vai?", mi chiese, e aggiunse: "E con chi... Perché non lo
hai detto a tuo padre?... Incominciamo presto a uscire e a spendere i soldi
alla domenica..."».
Alcune
settimane dopo, sul diario, racconta: « Ieri con il gruppo sono andata a
trovare a Chivasso un ragazzo, Ferruccio, che si sta consacrando a Dio. I miei
genitori, per la prima volta in vita mia, mi hanno lasciata andare senza fare
prediche. Ho passato un pomeriggio eccezionale. Tornati a Torino, decidemmo di
andarci a mangiare la pizza. Io non potevo rifiutare, ma non mi sentivo
tranquilla pensando ai miei genitori che mai mi avrebbero concesso di star
fuori con dei ragazzi.
Alle
19,30 avevamo finito la pizza e ci trovavamo a far cordone nella strada
gridando: "La strada è nostra fino a mezzanotte!" (Per la crisi del
petrolio le auto non potevano circolare dal mattino alla mezzanotte della
domenica). Ci siamo messi in cerchio a cantare e saltare. Sembravamo pazzi invasati.
Ma a noi sembrava tutto così naturale, un modo come un altro per sentirci più
fratelli. I miei genitori non mi hanno detto nemmeno una parola.
Questa
mattina, prima di andare a scuola, mia madre "scoppia" e me ne dice
quattro: "Non devi uscire con i maschi... Sei una donna e devi restare in
casa... ". Mi sono talmente irritata che sono scoppiata a piangere ».
Sentire
Dio vicino - Nelle giornate
di «ritiro», Grazia incontra la presenza viva di Gesù, comincia a parlare con
lui.
«Sono andata a trascorrere la Giornata dell'Amicizia a Castiglione. Sono sicura che non la dimenticherò più. Giornata commovente e allegra. Prima di lasciarci, ci siamo stretti la mano formando un grande cerchio e abbiamo cantato "Resta con noi", considerando tra noi Gesù. Vorrei che ogni giornata fosse così: "Amatevi l'un l'altro", ha detto Gesù ».
«
Sono partita per Saluzzo. Mi sono ritrovata in cappella, in un angolo seduta a
pregare. Ero triste, ma contemporaneamente felice, perché sentivo Dio
vicino... È meraviglioso essere cristiani e vivere da cristiani, è
meraviglioso donarsi, amare, e ciò che più è meraviglioso per me è l'aver
capito il senso della mia esistenza. Prego il Signore che non scordi il mio
motto: Vivere per amare e amare per vivere».
Fine
dell'anno scolastico. Fretta e nervosismo per le ultime interrogazioni, gli
ultimi lavori scritti: « Sono stati giorni più o meno piacevoli, presa com'ero
dallo studio: siamo agli sgoccioli, bisogna darci dentro. Spesso, però, ho
passato attimi di silenzio che mi hanno fatto pensare, che mi hanno portato a
riflettere, a pregare.
Ora
aspetto ansiosa le vacanze estive. Sono stanca e desidero un po' di riposo. Se
tutto andrà per il verso giusto, farò con gli zii un giretto per l'Italia (in
auto). Così potrò togliermi una grossa soddisfazione».
Anno
scolastico nuovo. Nuovi libri, nuovi orizzonti. Grazia si sente meno bambina,
più riflessiva e matura. La voglia di amare cresce prepotente: « Amare! Ne ho
una voglia matta: ho voglia di amare tutti, di bussare alla porta di persone che
non conosco... ».
Lottiamo
per il denaro - Papà si
logora in fabbrica. Mamma fa i salti mortali per far bastare le lire. Il denaro
è una parola che batte e ribatte sulla vita di tutti. Grazia scrive: «Ho
appena finito di leggere un brano del Vangelo: "Guardate gli uccelli del
cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il vostro Padre
celeste li nutre". Mi è balzato alla mente il fatto che tutti lottiamo per
il denaro. A volte mi domando che cos'è questo denaro e a che cosa serve
oltre che a dividerci in classi. Io sono dell'idea che il denaro non dovrebbe
esistere: tutti dovremmo esercitare onestamente un mestiere, lavorando e
sacrificandoci gli uni per gli altri: ogni mestiere la possibilità di un
servizio. Sarebbe fantastico vivere come gli uccelli, sotto lo sguardo di Dio!
».
I
poveri. Una realtà che in quest'anno entrano violentemente nella vita di
Grazia, e la fanno pensare, maturare, diventare esigente.
«Sono
andata a trovare la signora C., una vecchia di ottant'anni, ammalata. Mi è
venuto un colpo: non c'è. Veniamo a sapere che è ricoverata... L'anziano è un
essere umano come noi. Perché deve essere considerato un reietto? Ma con i
tempi che corrono, ognuno pensa ai "cavoli propri". C'è molto egoismo.
Non vedo l'ora che arrivi sabato per andare dai vecchietti a Beinasco. È bello mettersi al servizio degli altri. E allora perché lo facciamo così poco? Perché ci scomoda, ecco perché. Per poter incontrare Dio bisogna abbattere le strutture che "fabbricano i poveri". Non serve regalare qualcosa a un povero, se dentro di noi non c'è amore... "Che mondo schifoso!" dice spesso la gente. Il mondo ha i difetti che provochiamo noi. Per cambiare il mondo basterebbe che ognuno degli uomini penetrasse la ragione del bene: "Do you promise your love? ", "Prometti il tuo amore?".
Tutti
vogliamo essere milionari, dieci mesi di vacanza all'anno... Ma ti pare vita?
È una boiata. Perché noi avere tanto e altri non avere neanche
l'indispensabile per sfamarsi? Tanta gente che all'apparenza sembra ricca,
bella, intelligente, più furba delle altre, è invece povera e vuota dentro di
sé».
Amore
e morte - Finisce il 1973.
L'anno nuovo, l'ultimo anno intero nella vita di Grazia, sarà dominato da due
elementi che calamitano i suoi pensieri: l'amore e la morte.
Alcuni
ragazzi pigliano la "cotta" per lei. Nella buca delle lettere ce n'è
qualcuna che le reca sospiri e dichiarazioni di «amore eterno». Grazia
commenta: «Mi ha scritto Angelo. Si è imbarcato di me, e me lo confessa
nella lettera. L'avevo già capito da un pezzo. Ho le idee chiare e so benissimo
come rispondere: negativamente, è naturale, perché io amo Angelo come
qualunque altro, né più né meno. Inoltre non mi sento matura per amare».
«
I primi amori, le prime cotte... Io cerco e voglio un amico che non s'imbarchi
di me ma accetti la mia amicizia, soltanto quella. L'amore è una cosa seria».
Ma
anche Grazia si trova all'improvviso con il cuore tenero per un ragazzo,
Salvatore: « Sono uscita da casa per andare a scuola e l'ho visto, Salvatore.
Mi è preso un colpo. Avevo, però, tanta voglia di vederlo! Volevo andare in
chiesa a pregare: ne sentivo più che mai bisogno. È tutto il giorno che lo
penso. Oh, ma sono proprio scema».
Cerca
di sorridere sopra se stessa: «San Valentino. Oggi è la festa degli
innamorati. Sono innamorata, io? Boh! Forse un po' cotta... di Salvatore.
Auguri, allora!».
Nella
seconda parte dell'anno scolastico sente un fastidioso nodulo alla spalla. Non
passa. A volte la fa soffrire. Non lo sa, ma è il primo annuncio del « sarcoma»
che porrà drammaticamente fine alla sua vita.
«Ho
una ciste dietro la spalla, ed è un paio di giorni che soffro per questo. Ho
paura di essere messa sotto i ferri; ho paura che salti fuori qualche malattia
grave. Oh, Gesù, aiutami, non abbandonarmi». La sua scuola è colpita da una
tragedia.
«È
mancata sabato pomeriggio la mia professoressa d'italiano, Rita, colpita da un
male incurabile, il cancro. Non la dimenticherò mai. Era una signora
ottimista; anche quando ci parlava del suo "bel tumoricino" (così lo
chiamava) riusciva a sorridere. Aveva tanta fiducia negli altri.
È
inutile piangere. A che cosa serve? Rita è risorta. Fanno pena, se mai, i suoi
figli di nove e dieci anni.
Sento
che la raggiungerò: non vivrò a lungo, io. Sarò fissata, ma è così.
Paura? Non credo. Vorrei soltanto poter vivere di più per poter amare di più
».
Finisce
l'anno scolastico. Il fastidio alla spalla c'è sempre. A volte la fa piangere
di dolore, a volte si assopisce. Le visite mediche non concludono nulla.
Nella
vita entra Elio - Nelle
brevi vacanze di Val Varaita accarezza un sogno grande per la sua vita: « Ho
pensato al mio paese, a Stratte, vicino a Taranto, alla mia gente, ai giovani
soprattutto: mi sacrificherei tutta la vita per loro, in questo momento. Vorrei
fare qualcosa: andare giù, creare un gruppo, operare... ».
L'ultima sera, prima di lasciarsi, il gruppo si raduna attorno a un grande falò. A Torino, Grazia lo ricorda con nostalgia pungente. «Il falò. La parte più bella della serata. Quando il falò era soltanto più una luce rossa, abbiamo pregato tutti insieme. E’ stato stupendo. Un cuore solo attorno al falò. Uno dei ricordi più importanti: Dio. Non dev'essere soltanto un ricordo: Lui è sempre con me».
Poi
nella sua vita entra Elio: un amore «importante, serio ». Ma il male alla
spalla ritorna, la fa piangere. «Sono felice, però sto male fisicamente.
Con
Giuliana abbiamo letto un brano di Vangelo che parla dell'ultima ora, della
morte. Abbiamo fatto una lunga preghiera spontanea. Ho pregato anche per te,
Elio. Non posso non pensarti. Elio, la prima cosa che dobbiamo fare per star
bene insieme è quella di accettarci come siamo. Abbiamo bisogno di crescere,
però. Lo tentiamo insieme? In due si cammina meglio ».
24
novembre 1974. L'ultimo compleanno. « Oggi compio 16 anni. Auguri! Potrei
essere la ragazza più felice del mondo. Ho una famiglia discreta, il mio
ragazzo, la voglia di vivere ». Poche righe dopo: « C'era un vento fortissimo.
Sono uscita all'aperto. Le nuvole sono state tutte spazzate via e in cielo
splendeva la luna. Ho incominciato a ringraziare il mio Signore per la luna,
per l'albero spoglio che sembrava chiedere qualcosa, per l'amore che sentivo
per Elio, per tutto, insomma. Per me stessa: anch'io in fondo sono un dono ».
La
violenza che si scatena -
Mentre l'amore e il male oscuro crescono in lei, Grazia vede con tristezza la
violenza che si scatena, la vita che si fa più cattiva, disumana.
«Anche
la voglia di ridere va perdendosi. Dappertutto nient'altro che facce cupe».
« Strage a Brescia. È pazzesco come aumenta la delinquenza nel nostro paese. Ma che gusto ci trovano nell'uccidere la gente? Non si può vivere così, è assurdo! ».
«
Dovremmo essere soprattutto noi cristiani a lottare per la pace, la giustizia,
la libertà del mondo, e invece ci limitiamo a fare da spettatori, a esclamare:
Come mi dispiace! Poverino! Che macello! ».
«
Oggi sciopero generale. La situazione nel nostro paese si fa sempre più tragica».
«Abbiamo rifiutato di pensare. Così ci siamo abituati ad accettare anche realtà disumane. Il ragazzo che finisce al carcere minorile. La ragazzina che fugge di casa. I ragazzi che si drogano. La ragazza che finisce sulla strada. Sono cose che succedono. Eh, già: tutto succede... Ma la nostra responsabilità? ».
Ora
il male irrompe senza argini nella sua vita. Grazia si afferra alla speranza,
alla preghiera, all'amore per gli altri. A volte la tristezza la sommerge.
«Signore,
vorrei pregare per me. Oggi andrò dal medico e si segnerà la mia sorte. Sarà
l'inizio della fine o l'inizio dell'inizio? Non voglio saperlo; voglio solo
che mi aiuti ad accettare queste sofferenze ».
Nessuno
osa dirle che la sua vita è segnata, che il sarcoma è inguaribile. Le dicono
che si tenterà un'operazione.
«
Signore, ti prego, stammi vicino. Sono stanca, sai? Stanotte mi sono alzata
due volte: stavo male, sempre per la spalla. Non vedo l'ora di fare gli esami
per andare a operarmi. Sono convinta che non conta quanto si vive, ma come si
vive ».
I
ferri del chirurgo -
All'ospedale non si trova un posto. Grazia aspetta, in fila con tutti i poveri
che aspettano.
«
Sono a casa con quasi 39° di febbre, con un fortissimo dolore alla spalla, con
i nervi tesi e con una paura del cavolo addosso che non te ne fai un'idea. Vado
a fare una "vacanza" all'ospedale. Non ho più la forza di fare
niente. Quello che riesco a chiedere al Signore, molto a stento, è aiuto ».
« Ricordo quando stavo bene e pensavo alla gente che soffriva. Allora, pregavo il Signore e gli chiedevo che mi facesse provare gl'intensi dolori degli altri, anche soltanto per qualche secondo: volevo riuscire a comprenderli. Ora ci sono.
La
sofferenza è una gran brutta cosa, che veramente ti fa passare la voglia di
vivere ».
«
Voglio che tu mi ricordi sempre che perdendo si vince, morendo si vive ».
Vanno
a trovarla gli amici, padre Luca. Ritrova qualche momento di felicità: « Ho
riscoperto di colpo di essere la ragazza più felice del mondo ».
Prima
dell'operazione scrive sul grosso quaderno, scritto ormai quasi fino all'ultima
pagina: « Mi fai pena, Pallino. Anche tu stai volgendo alla fine. Non te la
prendere, Pallino, ce la faremo: ci rifaremo, tu con un nuovo quaderno, io con
una nuova vita. Forse tu non sei solo il mio Diario: dietro al tuo nome buffo e
simpatico, ho paura che tu ne nasconda un altro, più serio e importante: Cristo».
Operazione.
Grazia è devastata dai ferri del chirurgo, ma non c'è più niente da fare. Lei
ormai lo sa. Riesce a scrivere sul Diario le ultime righe.
«
Sono stata operata e tutto quello che prevedevo si sta avverando. Mi si è
formato del liquido dietro la spalla e soffro le pene dell'inferno quando me lo
estraggono. Applicazioni al cobalto.
Io
vivo in una convinzione da circa un anno, ossia da quando è cominciato a uscire
'sto coso: il mio è un tumore. Ho avuto paura di affrontare prima questa brutta
realtà, ma ora... Vivere per morire, morire per vivere ».
«Vado
a casa mia»
- Notte sul 17 marzo 1975. Grazia sussurra alla mamma che la veglia: « Vorrei
parlare con padre Luca. Lo so che è notte, ma ti prego, mamma, chiamalo ».
Padre Luca ricorda: « Il confratello che mi comunicò la telefonata mi disse: "Se fossi in te non andrei. Sai come sono i malati. Ci andrai domani". Mi ributtai sul letto, ma dopo pochi minuti mi misi in strada, e raggiunsi l'ospedale come potei. Erano passate le 3. Sapevo che Grazia era grave, ma non immaginavo che fosse alla fine. Quando mi vede, fa: "Ah, ce ne hai messo del tempo. Ti aspettavo. Ho bisogno di te. Sai, devo cambiare casa. Vado a casa mia. Mi capisci, vero?". Ho risposto di sì, che capivo. E ho ascoltato quella che avrebbe dovuto essere l'ultima confessione di Grazia, e che è stata un'ultima dichiarazione di amore per Gesù, accompagnata dal rammarico di non potere fare di più per Lui. E dopo qualche istante... ».
Nel
diario di Grazia sono rimaste tre pagine bianche. Pochi giorni prima aveva
scritto: « Sono convinta che non conta quanto si vive, ma come si vive ».
Il Diario di Grazia Genga è stato stampato dall'editore Gribaudi con il titolo Morire a sedici anni. Teresio Bosco
Tratto dall’opuscolo: “Grazia - Nancy - Anna” Collana Campioni 21 – Editrice ELLE DI CI