GIUSEPPE FANIN
(Servo di Dio)
Nacque a Lorenzatico di San Giovanni in
Persiceto, l'8 gennaio 1924, in una numerosa famiglia di coltivatori diretti,
trasferitasi nel 1910 dal vicentino alla località della “bassa bolognese”.
Battezzato il 13 gennaio 1924 e
cresimato il 4 ottobre 1931, educato alla pratica della fede cristiana, dopo un
breve periodo trascorso in Seminario, si diplomò all'Istituto Tecnico Agrario
Statale "Scarabelli" di Imola e, nel 1948, si laureò in agraria
all'Università di Bologna.
Partecipò attivamente alla vita
associativa degli universitari cattolici e dei lavoratori cristiani bolognesi,
operando per l'elevazione morale e sociale dei contadini e dei braccianti della
"bassa" sulla base della dottrina sociale della Chiesa.
Per la corrente sindacale cristiana, si
interessò in particolare dei patti agrari, mettendo a punto una particolare
forma di contratto di compartecipazione, che avrebbe dovuto presentare a
Molinella in un convegno indetto per il 7 novembre 1948.
Più volte minacciato e diffidato a non
proseguire nel suo appassionato impegno per la giustizia, in nome della fede
rifiutò un'arma di difesa, come gli suggerivano alcuni amici.
La sera del 4 novembre 1948, dopo aver
incontrato la fidanzata, mentre rincasava in bicicletta, venne aggredito e
ucciso a colpi di sbarra da tre militanti comunisti.
Alla fine del 2004 ricorreva il cinquantaseiesimo anniversario del sacrificio di Giuseppe Fanin, il sindacalista cattolico ucciso nella nebbia invernale che avvolgeva il persicetano la sera del 4 novembre 1948. Il giovane sindacalista percorreva la Via Biancolina per rientrare a casa in località “Tassinara”, dove fu mortalmente aggredito.
Non fu l’unica vicenda tragica che colpì
quella fascia di territorio ai confini fra le province di Bologna, Ferrara e
Modena; non a caso si parlò di “triangolo della morte”, perché in quel
periodo la zona della “bassa padana” era attraversata da forti tensioni. In
diverse occasioni erano avvenute aggressioni e violenze; ne furono vittime
diversi sacerdoti e militanti di parte politica avversa alla sinistra.
Spiegare ai giovani del nostro tempo
quelle vicissitudini è certamente difficile, perché per fortuna l’Italia da
quel periodo ha conosciuto una felice evoluzione verso la democrazia, la libertà
e la pace; le difficoltà ci sono state, come non ricordare le vicende del
terrorismo degli anni settanta, ma il nostro Paese è oggi entrato a pieno
titolo fra le grandi democrazie europee.
L’Italia che ci troviamo a vivere, pur
con le difficoltà sociali ed economiche attuali, è il frutto dell’azione di
tanti uomini e donne che hanno lottato per l’affermazione dei principi che
venivano delineati nella Costituzione della Repubblica Italiana, entrata in
vigore il 1° gennaio 1948.
Giuseppe Fanin aveva allora ventiquattro
anni e gli amici lo descrivono come un giovane allegro, pieno d’amore per la
vita e non a caso lo troviamo in numerose foto di gruppo; Pippo era un forte
animatore di compagini ai più diversi livelli, da San Giovanni in Persiceto a
tutta la provincia di Bologna.
Aveva conseguito la laurea in agraria ed era
proiettato verso una brillante carriera professionale, ma il suo cuore e la sua
mente andavano oltre; in lui ardeva la passione per l’azione sociale.
Sì, Fanin era un protagonista della vita sociale
dell’epoca, non a caso lo troviamo impegnato nelle più importanti
“aggregazioni cattoliche” del tempo: dai gruppi parrocchiali alla FUCI,
dall’Azione Cattolica alle ACLI, dai Sindacati Liberi alla Democrazia
Cristiana; si direbbe col linguaggio odierno che aveva sposato completamente la
“causa” e viveva con entusiasmo il suo tempo. Colpiscono la sua “mobilità
sul territorio”, nonostante le difficoltà di quel tempo nei collegamenti e
nei trasporti, era sempre presente là dove si poteva rendere concreto il
“bene comune”. E’ difficile descrivere la “dimensione” di Giuseppe
Fanin, seppur la breve esistenza;
un aspetto che va rilevato è la “non violenza”. In più occasioni le
persone che gli erano vicine gli evidenziarono i pericoli che correva e fu
pertanto consigliato di girare armato, come facevano tanti altri; il suo rifiuto
a detenere armi fu cosciente e determinato.
Per la corrente sindacale cristiana s’interessò
particolarmente dei contratti agrari e delle questioni relative alla
compartecipazione, sulla quale avrebbe dovuto tenere la relazione al convegno di
Molinella del 7 novembre 1948, dopo avere iniziato nel settembre le trattative
con l’Associazione degli agricoltori. Alle vicende agrarie si erano aggiunte
le tensioni provocate dal primo sorgere dei “liberi sindacati”: Giuseppe
Fanin era divenuto segretario del settore terra.
Il poliedrico impegno di Giuseppe Fanin testimonia
come il suo agire non fu dettato solo da motivazioni sociali e politiche, ma
soprattutto da profonde sensibilità religiose; il Card. Giacomo Biffi,
Arcivescovo di Bologna, il 1° novembre 1998 ha aperto il processo canonico di
beatificazione di Giuseppe Fanin.
Nella Collegiata di San Giovanni
in Persiceto il Card. Giacomo Biffi ha posto l’attenzione più sulle virtù
che sul martirio del giovane militante aclista: “Non si tratta solo della
vittima di un atto barbarico: la sua vita e la sua morte sono anche un dono, offerto dal Padre celeste, alle
nuove generazioni di credenti. Ci siamo resi conto che ci è stato dato un
esempio alto e prezioso di testimonianza evangelica”.
Il ricordo della figura Giuseppe Fanin non è più
legata solo alla “vita ecclesiale”, ma ad altre scelte fra le quali la
“titolazione” di strade di numerosi Comuni di ogni parte dell’Italia;
queste “intestazioni” sono il riconoscimento che se oggi nella terra
emiliano – romagnola ed in Italia è possibile vivere secondo i principi del
rispetto reciproco, del pluralismo, di una pacifica convivenza, lo dobbiamo
anche al sacrificio di uomini come Giuseppe Fanin.
Dopo Santa Clelia Barbieri, l’apertura del processo
di beatificazione di Pippo Fanin, è per il persicetano l’ulteriore conferma
che la Chiesa in queste terre della bassa bolognese ha dato frutti di vita
cristiana ben radicati.
Esercizi
spirituali
Villa San
Giuseppe - San Luca (Bologna)
2 - 5 aprile
1947
Riforma Spirituale
Ponendomi
dinanzi a Dio e con il Suo aiuto io intendo ora compilare questo scritto,
cercando di mettere sulla carta, con la maggior fedeltà possibile, quelli che
sono i pensieri e i propositi maturati nella mia anima e nel mio cuore durante
questi, che spero, salutari e santi Esercizi.
Per primo
punto, pur considerando le mancanze che in seguito per la mia stessa debolezza
commetterò, intendo aderire al 3° grado di perfezione spirituale, secondo il
pensiero di Sant'Ignazio. Quanto sopra nell'ambito della vocazione e dello stato
di vita scelto (benché non sia ancora detta l'ultima parola) che a rigor di
termini è definito matrimoniale.
In conseguenza
di quanto sin qui affermato, declino ora i miei concreti propositi nei miei
rapporti con Dio, me stesso ed il prossimo.
1)
Verso Dio:
a prescindere dalla mia debolezza e difficoltà nell'evitare specie le
occasioni prossime di peccato veniale, io faccio vivo proposito di non
ricadervi, e, pertanto, mi impegnerò alla comunione settimanale e,
possibilmente, infrasettimanale; alla confessione quindicinale e anche
settimanale, alla preghiera quotidiana più devota e mai dimentica; al rispetto
del nome di Dio e dei Santi sia nel pronunciarli come nelle immagini.
2)
Verso me stesso:
prima di tutto nella purezza evitando: pensieri con relativo lavorio
della fantasia che possano portami a considerare cose impure o anche desideri
cattivi; parole che possano offendere il sentimento della purezza specie nella
persona da me amata; opere come sguardi su persone o cose che mi causino
pensieri impuri, o toccamenti abbracci e baci che offendano nella persona amata
o in me sentimenti di purezza; e nella conservazione del mio corpo evitando
pericoli non necessari per la mia anima nelle sue facoltà di intelligenza,
volontà e sentimento.
3)
Verso il prossimo:
usando l'equilibrio cristiano nei miei rapporti con tutto il mio
prossimo, evitando tutto quanto può venire meno alla carità
E qui intendo fare un particolare proposito di maggior carità e
comprensione nei rapporti con i miei familiari.
(Questo
scritto venne ritrovato nella tasca di Giuseppe Fanin la sera della sua
uccisione; sono i propositi formulati al termine degli Esercizi Spirituali
tenuti nei giorni dal 2 al 5 aprile 1947 a Villa San Giuseppe, sul Colle della
Guardia dove sorge il Santuario della B.V. di San Luca)
Omelia
del Card. Giacomo Biffi nella Messa per il
40° anniversario dell'uccisione di Giuseppe Fanin
6 novembre 1988
Quarant'anni fa l'uccisione di Giuseppe Fanin sgomentò
l'Italia come pochi altri episodi, in un'epoca che pure aveva una sciagurata
consuetudine con i fatti di sangue. Sgomentò innanzi tutto il mondo civile; ma
alla coscienza cattolica italiana apparve subito come un evento di luce e una
vittoria; per usare l'antico linguaggio cristiano, apparve come un
"martirio":
Un ragazzo che era nato da una famiglia di contadini
ed era riuscito ad arrivare alla laurea, che aveva scelto di consacrare la sua
intelligenza e le sue energie a migliorare la sorte della gente dei campi; un
cristiano e un cittadino che sapeva proporre con ardore le sue convinzioni, ma
non aveva mai fatto torto ad alcuno né inflitto mai alcuna violenza; un uomo
sotto tutti gli aspetti esemplare , trucidato inerme a colpi di sbarra, mentre
ritornava dall'aver portato alla fidanzata un mazzo di fiori coltivati con le
sue mani: ecco chi siamo oggi invitati a ricordare.
La sua morte ha avuto allora per tutti noi il
significato e la forza di una rivelazione. In nessun'altra occasione si è
capito con più evidenza di quella che un'ideologia che induceva a queste
aberrazioni era disseccata in se stessa, finita, senza vero avvenire; che da un
movimento incline a simili iniquità e simili ferocie, anche se largamente
diffuso e sostenuto da molti cuori in buona fede, non avrebbe mai potuto
provenire al popolo nessuna vera giustizia e nessuna autentica promozione; che
la sola speranza non deludente non ci viene e non può venirci da chi non
rifugge nella prepotenza né da chi non esita a derubare della vita gli
oppositori, ma da chi è capace di donare la vita.
A distanza di quattro decenni quella persuasione è
caso mai più acuta, quella luce s'è fatta ancora più chiara, quella
intuizione si dimostra più estesamente comprovata, e il sacrificio di Fanin si
propone come una lezione connotata di un'attualità ancora più fresca.
Le nuove generazioni domandano soprattutto di essere
giustamente ed efficacemente motivate; hanno bisogno di lasciarsi convincere che
il vero fascino della giovinezza sta nella possibilità di aprirsi a grandi
ideali; hanno urgenza di imparare a essere risolute senza essere violente,
coraggiose senza arroganza, pronte ad accogliere con animo libero ogni positività
ne ogni valore senza rinunciare mai alla propria identità cristiana , decise a
non intimidire nessuno e a non farsi intimidire da nessuno. Ebbene, esse trovano
in Giuseppe Fanin un incitamento provvidenziale e un esempio.
Se lo scorrere dei suoi giorni non fosse stato così
crudelmente interrotto, egli avrebbe oggi sessantaquattro anni. La brutalità
dei suoi carnefici lo ha fissato per sempre tra i giovani, i quali perciò lo
devono sentire come uno di loro, coetaneo, amico, fratello di fede.
L'esuberanza esistenziale di questo ventiquattrenne,
appassionato al tempo stesso della bellezza e della giustizia, amante della vita
e saldo nella disciplina morale, aveva una sorgente segreta e uno sbocco
connaturale.
La sorgente era l'intensità del suo rapporto con
Dio, dal quale egli voleva ispirato e giudicato ogni suo comportamento. Quando
fu assalito, aveva tra le mani la corona del rosario: è la prova che aveva
l'abitudine di impreziosire con la preghiera i suoi scarsi momenti di
solitudine. E custodiva nel portafoglio i propositi dell'ultimo corso di
Esercizi Spirituali cui aveva partecipato: sapeva nutrire la sua fede e il suo
impegno cristiano dando spazio al silenzio, all'ascolto di Dio e al colloquio
con lui, alla meditazione delle verità eterne.
Lo sbocco di una religione vissuta con questo
spessore era la dedizione alla causa dell'uomo; dell'uomo da salvare e da
promuovere secondo gli intramontabili insegnamenti del Vangelo. Per lui la
scelta cristiana doveva comportare, insieme con l'amore per Cristo e con
l'attesa del Regno, una operosità omogenea e coerente nei vari ambiti di e nei
vari livelli della vita associata.
L'effusione del sangue è sopravvenuta come un divino
suggello ad autenticare questa pienezza di professione cristiana e, al tempo
stesso, come una porpora regale a esaltare la straordinaria ricchezza d'umanità
di questo figlio della nostra terra.
La Chiesa di Bologna si onora di Giuseppe Fanin, ne
ammira la vita e ne venera la nobile morte. Mentre non si cura che siano
ricordati gli uccisori (che, perdonando, affida alla misericordiosa di Dio), non
intende consentire che si sbiadisca la memoria di questo suo figlio retto e
animoso. E addita in Giuseppe Fanin a tutti i credenti un esempio di come si
vive e di come si deve essere disposti a immolarsi per il Signore Gesù e per
l'attuazione sociale del suo messaggio.
Dal “Decreto di introduzione della causa” del 4 ottobre 1998
GIUSEPPE FANIN "Servo di Dio"
"La
memoria di Giuseppe Fanin non si spenta dopo la sua morte, anzi è andata
aumentando nel corso del tempo, estendendosi anche al di fuori della nostra
Diocesi e regione, e sollecitando molti cristiani ad un impegno sociale
evangelicamente ispirato. Abbiamo perciò ritenuto opportuno raccogliere la
documentazione del suo impegno ecclesiale e della sua adesione agli insegnamenti
evangelici. Alla luce delle testimonianze assunte, e più in generale della fama
di santità di cui Ci è giunta notizia, abbiamo deciso di avviare la Causa di
Beatificazione.”
Bologna
4 ottobre 1998 + Giacomo Biffi
Cardinale Arcivescovo
Preghiera
O Dio, Padre di
misericordia,
che hai donato al tuo
Servo Giuseppe Fanin
l’ideale della
giovinezza esemplare,
la forza della
testimonianza disarmata,
la volontà di amarti
preferendo
a qualunque ricchezza e
alla stessa vita
la somiglianza al Cristo
sofferente e umiliato,
e gli hai concesso di
sigillare con il sangue
il suo impegno per la
libertà e
la giustizia del lavoro,
ti chiediamo di
ravvivare in noi
la stessa Fede e la
stessa carità
perché possiamo
diffondere
il messaggio di
riconciliazione e di salvezza
che emana dal suo
esempio.
Per Cristo nostro
Signore. Amen.
Imprimatur
26 ottobre 1998 - + Claudio Stagni – Vic. Gen. di Bologna
Floriano Roncarati
Presidenza regionale M.C.L. Movimento Cristiano
Lavoratori - Via Lame, 118 - 40122 BOLOGNA
Tel. 0039 051/52.03.65 - Fax 0039 051/52.07.12
E – mail : froncarati@tiscali.it
Per informazioni o per comunicare grazie ricevute per
l’intercessione del Servo di Dio
C/o Curia Arcivescovile - Via Altabella, 6 - 40126
BOLOGNA - Tel. 0039 051 641.07.21 -
Fax 0039 051 648.07.34