A
GIORGINA SERGIO NEL CENTENARIO DELLA SUA NASCITA
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Gina
si sedette sul bordo del marciapiede con la testa tra le mani. Aveva circa
dodici anni e già tanta esperienza di sofferenza.
Era
una giornata d'estate, tipica del sud-Salento, ma lei quasi non sentiva il sole
che scaldava le pietre, sentiva solo la testa scoppiarle dal dolore. Erano quei
soliti mal di testa a cui i suoi si erano abituati, molto meno lei, specialmente
quando diventavano insopportabili.
Perciò,
quella volta, sua madre non vi aveva dato tanta importanza e l'aveva obbligata
ad andare a portare ad una famiglia povera una pietanza che aveva appena
preparato.
Alle
sue rimostranze, a causa del suo mal di testa, mamma Agata aveva ribattuto:
-
Fai questo sacrificio in suffragio delle Anime del Purgatorio! Vai in fretta e
al ritorno ti riposerai un poco.
E
lei era andata ...
Era
andata di malavoglia, ma adesso proprio non ce la faceva più. Mentre era lì,
con la testa tra le mani, le venne un'idea luminosa: prese il contenitore che la
mamma le aveva affidato, lo aprì e iniziò a mangiare. Mentre assaporava la
gustosa vivanda, ad ogni boccone diceva:
-
In suffragio delle anime del Purgatorio!
E
così, avanti, finché non ebbe finito tutto. Poi, soddisfatta e ristorata, si
alzò e ritornò a casa senza dir nulla alla mamma della sua monelleria.
-
Bene, Gina, sei tornata? Adesso riposa un po', finché non ti sia passato il mal
di testa.
-
Sì, mamma.
Il
giorno dopo una vicina di casa venne a trovare la signora Agatuccia e le chiese:
-
Ascolta, stanotte ho sognato tua madre che mi diceva: `Come mi hanno ristorato i
peperoni fritti che mi ha dato ieri mia figlia Agatuccia!'
-
Dimmi, che significa questo sogno?
E
mamma Agata molto consolata, glielo spiegò.
A
pranzo, poi, raccontò alla famiglia riunita la cosa e aggiunse: - Vedete come
si possono sollevare le Anime del Purgatorio con atti di carità? Io non ti ho
detto niente ieri, Gina, ma la mia intenzione era di dare un sollievo alla mia
cara mamma defunta.
-
Hai ragione, mamma, rispose Gina, però sappi che quella pietanza, ieri, l'ho
mangiata io in suffragio delle anime del Purgatorio! La carità l'hai fatta a
me!
Mamma
Agatuccia rimase per un po' senza parola, incapace di credere che la sua piccola
Gina, tanto generosa, avesse potuto fare una cosa simile, ma quando ella le
spiegò che il suo mal di testa era proprio intollerabile, rimproverò se stessa
per la durezza nel pretendere da lei più di quanto potesse.
I
coniugi Tommaso Sergio e Agata Casto avevano avuto otto figli: Donato, Filomena,
Giorgina, Serafino, Immacolata, Alberto, Bianca, e Maria Teresa.
Donato
morirà a 19 anni, Bianca a 2 e Maria Teresa a 16. La famiglia, provata e
prostrata da tanti lutti, - tra l'altro aveva perso anche papà Tommaso nel
1942, quando ferveva il progetto di fondazione del Monastero delle Carmelitane
-, aveva avuto un crollo. Ne seguirono serie difficoltà economiche che misero a
dura prova la fede di Giorgina e rischiarono di affondare anche tutti i suoi
sogni.
Ma
chi era Giorgina Sergio e che cosa sognava?
Era
nata a Matino, il 6 giugno 1910, da genitori di elette virtù, tra i più
stimati ed amati nel piccolo paese salentino, per la loro proverbiale generosità
verso i poveri.
Tommaso,
discendente da un'antica famiglia baronale (il cognome appare presente a Matino
fin dal 1650), aveva conservato lo stile e il cuore nobile e aveva trovato nella
gentile Agata Casto, figlia di facoltosi proprietari terrieri di Casarano, una
sposa amabile con cui condividere pienamente sogni e ideali.
I
figli che avevano riempito la casa di vita e di gioia, vi avevano portato anche
preoccupazioni, come tutti i bambini, a motivo di varie malattie.
Giorgina
ad esempio, era stata sana e vispa fino ai nove anni, poi una meningite,
superata per miracolo, l'aveva lasciata debole e malaticcia. La spina dorsale
aveva iniziato a incurvarsi, causandole una stenosi carotidea che le provocava
terribili emicranie.
Crescendo,
nonostante la sofferenza, Giorgina svolgeva una vita molto attiva, tutta dedita
ad opere di carità. Lo stile della famiglia Sergio aveva ben radicato in lei
amore verso i poveri e compassione per tutte le sofferenze, morali e fisiche.
Era
straordinaria la delicatezza e la costanza con cui riusciva a soccorrere tutte
le necessità di cui veniva a conoscenza.
Non
c'erano orfani di cui lei non si occupasse, non c'erano malati e poveri a cui
non prestasse la sua assistenza e non procurasse le necessarie medicine. Era
divenuta, per questa sua passione, infermiera provetta e ricercata.
È
rimasta nella memoria di quanti l'hanno conosciuta, l'episodio di quella donna
con piaghe purulenti, abbandonata da tutti nella sporcizia, perché
incontentabile e astiosa. Gina, invece, appena venne a conoscenza del suo stato,
volò da lei per assisterla con amore. Anche se veniva ricambiata con rimbrotti
e parolacce, con la sua bontà e la sua assistenza umile e delicata riuscì a
cambiarle il cuore e a farle ricevere i sacramenti prima di morire. Questa
vittoria rese Gina felice, quasi fuori di sé per la gioia!
Quasi
tutti i giorni la si vedeva portare, nascosti sotto l'ampio scialle scuro che
l'avvolgeva, fagotti misteriosi, mentre si dirigeva spedita verso famiglie
disagiate.
Quando
la si vedeva passare così in fretta e carica, la gente sorrideva compiaciuta.
Ormai tutti la chiamavano "l'Angelo del paese".
Quante
volte mamma Agata dovette scoprire che il corredo di Gina era sparito, regalato
a ragazze povere! E con santa pazienza rifarlo e rivederlo sempre regalato! Fino
a che decise di non rifarlo più.
Molto
attiva anche nelle due Parrocchie allora esistenti in Matino, era presente e
disponibile ad ogni iniziativa, pretendendo per sé, come ricompensa, l'ultimo
posto: il solo privilegio che si riservava era quello di fare del bene.
Sarebbe
difficile dire quale famiglia di Matino del suo tempo non fosse stata, pur in
qualche modo, beneficata dalla famiglia Sergio, attraverso Gina.
Anche
solo per questa sua eroica attività caritativa, essa dovrebbe essere indicata
alle nuove generazioni come modello da imitare, per chi vuole costruire la
comunione attraverso l'amore.
Nonostante
tanta attività, il cuore di Gina sognava un luogo in cui rinchiudersi per
donarsi totalmente al Signore. I diversi tentativi fatti per entrare in
Monastero erano andati a vuoto a causa della sua salute, ma ella continuava a
sognare e a desiderare. Man mano che il tempo passava, però, tutto diventava
sempre più difficile. Finché non le venne data un'indicazione precisa: -
Fondalo tu un Monastero a Matino!
Glielo
aveva detto una Priora alla quale aveva chiesto di essere accolta nel suo
Monastero.
Gina
non era una facilona. Aveva pensato che la risposta della Priora fosse stata una
battuta di spirito, ma il suo confessore, l'allora famoso gesuita, Padre
Gravina, l'aveva presa sul serio. Con i suoi famigliari si era seduta a tavolino
per vedere se l'economia Sergio potesse reggere l'impegno della fondazione di un
Monastero di Carmelitane Scalze, perché questo era ormai il sogno di Gina.
La
famiglia Sergio non si smentì e dimostrò, in modo concreto, quanto amasse i
valori dello spirito. Infatti, tutti abbracciarono con entusiasmo il progetto e
assicurarono la loro collaborazione fattiva. Anche la piccola Maria Teresa donò
la sua parte di eredità in vista del suo ingresso nel nuovo Monastero.
Maria
Teresa, l'ultima figlia dei Sergio, aveva 15 anni quando, nel 1945, Gina e
Serafino presentarono al Vescovo della Diocesi, Mons. Gennaro Fenizia, la
domanda per l'erezione del Monastero, che fu accolta con grande entusiasmo dal
Prelato.
Nell'aprile
dello stesso anno, fu posta la prima pietra sulla proprietà dei Sergio, detto
"Sprone". Il progetto fu poi modificato e il Monastero venne costruito
nel giardino stesso della casa paterna di Giorgina.
La
posa della prima pietra in questo luogo avvenne il 19 marzo 1946, e Maria Teresa
moriva esattamente un mese dopo. Aveva 16 anni e quattro mesi.
Dopo
questi fatti ci furono un insieme di difficoltà di vario genere che avrebbero
stroncato chiunque, ma non Gina.
Per
fortuna, mamma Agata aveva ancora qualche risorsa personale e si impegnò a
costruire la chiesa del Monastero.
Così,
con un buon prestito bancario, continuarono i lavori ma, disgrazia dopo
disgrazia, il 24 agosto del 1947, mamma Agata morì improvvisamente e tutto fu
nuovamente in bilico.
Ma
le opere di Dio si riconoscono dalle difficoltà che incontrano sul loro
cammino, per questo, nella fondazione di questo Monastero, le difficoltà e le
tribolazioni non mancarono di certo.
Serafino,
il fratello di 4 anni più piccolo di Gina, fedele e insostituibile alleato in
questo progetto, continuò a sostenerla e ad aiutarla in tutti i modi e lei,
tenace, da liberale donatrice, divenne umile questuante per raggranellare il
necessario per portarlo a termine.
Naturalmente
trovò le porte aperte, così come lei aveva sempre aperta la sua a tutti: la
gente seppe ricambiare il molto che aveva ricevuto dalla famiglia Sergio e da
Gina in particolare.
A
questo proposito ci fu una gara meravigliosa fra i cittadini per aiutare
Giorgina a costruire il Monastero: ricchi e poveri, tutti contribuirono secondo
le loro possibilità, alla realizzazione del progetto. Possiamo dire, senza
timore di smentita, che questo Monastero è doppiamente dei matinesi, perché da
loro voluto e con i loro sacrifici costruito.
E
così, nonostante tutte le contraddizioni e traversie capitate, il 25 novembre
del 1951, finalmente il Monastero, pur strutturalmente incompleto, poté essere
giuridicamente eretto da Monsignor Corrado Ursi, che in quello stesso giorno
faceva la sua prima visita pastorale a Matino.
Erano
venute, come Fondatrici, tre Monache dal Monastero di Gallipoli: Madre Giovanna
Cirillo in qualità di Priora, Suor Anna Ventura come sottopriora, e Suor
Celeste Paolo come Maestra delle novizie.
Gina
aveva 41 anni.
L'8
dicembre, dello stesso anno, anche lei entrava nel nido della Santa Vergine.
Ormai era povera, aveva dato tutto quanto possedeva e tutto adesso si attendeva
dal buon Dio per ultimare la costruzione dell'opera iniziata. Per sé non
chiedeva che il privilegio dell'ultimo posto, che conserverà gelosamente fino
alla morte.
Quello
che portava di suo, poiché tutto aveva dato del suo patrimonio, era un cuore
grande e la devozione a Gesù Bambino di Praga.
Sarà
questa devozione l'altro dono che Gina Sergio lascerà in eredità a Matino
attraverso le sue figlie, che la custodiranno e diffonderanno sempre più, con
il passare degli anni.
La
chiesa poté essere ultimata solo nel 1957 e il 13 ottobre di quello stesso
anno, il Vescovo di Nardò, Monsignor Corrado Ursi, la consacrò tra il tripudio
del popolo.
L'ingresso
in Monastero di Giorgina lasciò tanto dolore nel cuore dei matinesi. Infatti,
fino all'ultimo giorno ella si prodigò per i suoi poveri, tanto che suo
fratello Alberto fu costretto a dire alla Priora: - Prendetevi Gina al più
presto possibile in Monastero, perché altrimenti mi manda in rovina! Non fa che
acquistare, a mio carico, medicinali per i poveri!
Una
volta in Monastero, Giorgina cessò di prodigarsi per i suoi prediletti? Non lo
si creda affatto, perché anche da lì il suo cuore materno sapeva trovare
strade per aiutarli, non più direttamente, come prima, poichè ormai era lei
povera e bisognosa, ma attraverso l'efficacia della sua preghiera, che
raggiungeva sempre tutti.
Per
la Comunità religiosa, poi, in serie difficoltà economiche, abbiamo già
parlato dei fioretti avvenuti per intervento di Gesù Bambino nel libro
"COME SENTINELLE', scritto in occasione del cinquantesimo di fondazione del
Monastero.
Le
mani che Gesù Bambino adoperava per venire incontro ai bisogni della Comunità,
erano le mani delle persone che Giorgina aveva beneficato con tanta generosità
mentre era a casa sua. La fede, però, era quella di Suor Carmela, come ora si
chiamava, che aveva sperimentato la potenza di questa devozione.
Lei
l'aveva acquisita, attraverso i Padri carmelitani che i Sergio ospitavano in
occasione delle predicazioni che venivano a fare a Matino, e l'aveva coltivata
in famiglia. L'aveva poi diffusa a piene mani tra i suoi domestici, prima, e tra
i suoi conoscenti poi.
La
statua di Gesù Bambino di Praga che troneggia nella chiesa delle Carmelitane è
appunto quella della famiglia Sergio.
Non
amiamo, perciò ripeterci, ma di quei fioretti vogliamo soltanto ricordare
quello del pane, che ha portato, poi alla tradizione della benedizione del pane
nella festa di Gesù Bambino di Praga.
Erano
i primissimi tempi della fondazione e Gina era da poco in Monastero come
postulante, quando un giorno la suora addetta alla dispensa si rivolse a lei per
dirle che il pane era finito e che non c'erano soldi per comperarlo. Gina si
vide smarrita e non sapendo come rimediarvi le disse di rivolgersi a Gesù
Bambino di Praga, la cui statua era stata collocata nella piccola cappella
provvisoria. Cosa che la suora fece in un modo tra l'impertinente e lo
scherzoso, provocando lo stupore di Gina.
Prima
di mezzogiorno, però, il pane arrivò sotto forma di dono e la piccola Comunità
corse a ringraziare Gesù Bambino.
Da
quel giorno la devozione a Gesù Bambino di Praga divenne il fulcro del Carmelo
di Matino. Progressivamente e in vari modi, venne diffusa e oggi è molto
conosciuta, diventando espressione della fede del popolo matinese.
Troviamo,
adesso, Gina Sergio - suor Carmela del Sacro Cuore - nella nuova Comunità di
Carmelitane Scalze. Come vive e come sente la sua responsabilità di Fondatrice?
Bisogna
dire, prima di tutto, che le ristrettezze economiche del Monastero furono per
lei motivo di pena nel vedersi impotente ad alleviarle.
Tuttavia
la sua vita spirituale si rafforzò tra queste difficoltà e la si vide sempre
pronta e disponibile all'aiuto fraterno.
Ultima
tra tutte, mai si fece avanti per far valere la sua posizione di Fondatrice, ma
materna al massimo, tutte aiutava e sosteneva con grande amore. Mise a
disposizione della Comunità le sue conoscenze infermieristiche con un amore
squisito e una dedizione a tutta prova.
Per
il resto fu sempre un'ottima religiosa, con un grande amore per la povertà e
rispettosissima verso i superiori. Fedele alla preghiera e agli impegni di
Comunità, nonostante le sue dolorosissime e frequenti emicranie: appena la
crisi rallentava, subito la si vedeva attiva e pronta al servizio.
Intanto
le tappe per l'inserimento nella Comunità proseguivano regolarmente e il 24
novembre 1952 indossò l'abito religioso carmelitano. L'8 dicembre 1953 faceva
la professione temporanea, e il 10 marzo 1957 quella perpetua.
Con
il coronamento del suo sogno, suor Carmela entrava nella sua piena maturità
spirituale e si consegnava totalmente al Signore.
Gli
anni che seguirono portarono la piccola Comunità ad assorbire gli aspetti
fondamentali della personalità della Fondatrice, la quale, pur rifiutando in
Comunità ogni ruolo importante, diffondeva, suo malgrado, il profumo della
sua personalità semplice e generosa, aperta all'accoglienza e al dono gratuito.
La
sua fede profonda si esprimeva in una preghiera fiduciosa e insistente che molto
spesso otteneva quanto chiedeva.
Questi
tratti di Suor Carmela sono diventati lo stile del Carmelo di Matino, che oggi
è una presenza viva per il paese, come lo era lei, che nel suo amore per i suoi
concittadini, non tralasciava di tessere contatti fraterni con quanti cercavano
non solo il suo consiglio e il conforto della sua parola saggia e amabile, ma
soprattutto l'intercessione della sua preghiera.
Tre
sono, quindi, gli elementi che fanno di Giorgina Sergio (Sr. Carmela) una
personalità a cui il popolo matinese deve molto.
1.
Per aver lasciato alle nuove generazioni un modello e un messaggio credibile di
generosità, di amore sconfinato per i poveri e per tutti i bisognosi, senza
discriminazioni, e per aver, quindi dimostrato che, con il buon uso della
ricchezza è possibile costruire ponti di solidarietà e di comunione.
2.
Per aver donato alla Città di Matino, il Monastero delle Carmelitane Scalze,
segno di predilezione e di protezione del Signore, punto di riferimento e di
sostegno per tutti.
3.
Per aver coltivato e diffuso a Matino la devozione a Gesù Bambino di Praga,
luce nell'oscurità di questo nostro faticoso andare.
Suor
Carmela al secolo Giorgina Sergio è, quindi, un segno della benedizione del
Signore per questa nostra Città di Matino.
Il
cognome Sergio risale al 1024, come ho trovato scritto in un libro in possesso
di mio nonno, Tommaso Sergio (Duca di Napoli - Don Matteo Carpino - Litografa di
Giuseppe Simonetti - Napoli - 1847)
Suor
Carmela, al secolo Giorgina Sergio, era sorella di mia madre -Immacolata-.
Poiché
io sono la più piccola della famiglia, non ho conosciuto i miei nonni
materni, venuti a mancare prima che io nascessi. Quando con mia madre andavo dai
nostri parenti, per strada sentivo che la gente del paese le parlava della bontà
di mio nonno ed io, incuriosita facevo delle domande a mia madre, per saperne di
più. Mia madre mi raccontava che mio nonno aveva studiato in un collegio di
religiosi, per questo in famiglia c'era questa grande religiosità.
Mia
zia Gina da ragazza aveva espresso il desiderio di farsi suora missionaria, ma
il nonno non glielo aveva permesso a causa della sua cattiva salute.
Comprendendo
la ragionevolezza dell'impedimento posto da suo padre a questo suo desiderio,
zia Gina si mise a cercare tra i Monasteri di clausura, ma inutilmente, perché
il suo fisico non resisteva al ritmo della disciplina religiosa e, in breve, si
ammalava. Un fratello di mia nonna era dottore, e da lui la zia aveva imparato
ad assistere e curare gli ammalati. Cosa che faceva senza risparmio a beneficio
dei poveri di Matino, fino al punto di vendere, di nascosto dalla nonna, i suoi
gioielli per comprare loro i medicinali. Con tutto il bene che faceva, raccolse
più di una volta dei grossi dispiaceri a causa dell'ingratitudine di alcuni
suoi beneficati i quali la denunciarono alle autorità perché faceva le
iniezioni senza essere in possesso dei dovuti requisiti. Ciononostante ella
continuò a fare del bene senza lasciarsi scoraggiare, finché non entrò nel
Monastero delle Carmelitane Scalze da lei fondato. Anche mia madre donò la sua
parte del suolo per questa fondazione, perché anche mia madre era buona ed era
amata dalla gente del paese. Graziella Paiano
Sono
Antonio Paiano, figlio di Immacolata Sergio, sorella di Suor Carmela.
Innanzitutto
sono molto onorato e nello stesso tempo emozionato per questo evento storico e
per tutto ciò che esulta dai cuori di coloro che conobbero mia zia. Certo,
molti di loro non sono più tra noi, ma molti ne hanno sentito parlare dai
propri parenti, amici o conoscenti. Mia zia, al secolo Giorgina Sergio, nacque
in una famiglia dal cuore grande dove i valori della bontà e dell'aiuto al
prossimo erano ben radicati. La piccola fiammella che si accese in lei in quel
piccolo ed esile corpicino dalla salute molto precaria sin da piccola, a causa
di una meningite che all'età di 9 anni ne minò il suo fisico, come mi
raccontava mia madre, non si spense mai. Anzi, con il passare degli anni, emanò
una luce sempre più splendente, alimentata dalle sue belle azioni a favore di
chi era povero e bisognoso di tale assistenza: i malati. Con il passare del
tempo, nel lontano 1951, con la fede in Dio e la sua determinazione, riuscì a
fondare il Monastero a tutti noto, dedicando la chiesa a Gesù Bambino di Praga
a cui era molto devota. Già in casa dei nonni c'era la pietra sacra per poter
celebrare la S. Messa e la statua di Gesù Bambino di Praga. Quando si celebrava
la Messa, mi diceva mia madre, oltre ai famigiiari, partecipavano i domestici
che erano parte integrante della famiglia. La devozione a Gesù Bambino era
molto sentita, tanto che anche mia madre, durante l'estate nella Marina di
Mancaversa, nei primi anni 50, organizzava una festicciola religiosa in onore di
Gesù Bambino di Praga, utilizzando una statua di piccole dimensioni con
apposito altarino con fiori e candele. Nel tardo pomeriggio c'era la processione
e dopo si faceva la corsa al sacco per coinvolgere tutti, grandi e piccini,
tenendo presente che a quei tempi le famiglie in detta Marina non erano tante.
Tutto ciò serviva a diffondere la devozione a Gesù Bambino, non molto
conosciuto nei nostri paesi, e a risvegliare la fede.
Ritornando
a mia zia Giorgina, ella consacrò la sua vita divenendo anche lei monaca del
Monastero che aveva fondato, dedicando insieme alle Consorelle la propria
esistenza alla preghiera in soccorso di tutti coloro che confidano nella grazia
e nella misericordia di Nostro Signore Gesù Cristo. Antonio
Paiano
Sono
il maestro Luigi Lecci, amico di Alberto, fratello di Suor Carmela. Andavo
spesso a casa Sergio per trovare l'amico Bebè, così lo chiamavano. Gina mi
parlava e mi accoglieva sempre sorridendo in segno di gioia. Era già allora una
persona dolce, solare e generosa.
Da
presidente dell'E.C.A. (Ente Comunale Assistenziale), ogni mese, ci tenevo a
portare personalmente al Monastero un'offerta, a secondo della disponibilità.
Era per me un'occasione che non cedevo a nessuno, perché mi permetteva di poter
incontrare la cara Suor Carmela, il che mi faceva felice.
Come
Sindaco del Comune, per 5 anni ebbi l'onore e la gioia di avere iscritte
nell'elenco dei poveri le 11 suore carmelitane: avevano diritto al medico
condotto, alle medicine, ai ricoveri ospedalieri, tutto gratis, ed io, molto
volentieri le favorivo. Quando mia moglie era in attesa del primo figlio, Suor
Carmela mi disse che voleva regalarmi una copertina per il piccolo che
attendevamo. A quei tempi non si conosceva anzitempo il sesso del nascituro, ma
lei mi disse che l'avrebbe fatta color rosa e, infatti, mi nacque una bambina. Luigi
Lecci
Gina
Sergio era amica carissima, quasi sorella, di Lucia De Prezzo, mia zia, e con
lei, negli ultimi tempi della sua vita da secolare, andava chiedendo aiuti per
il completamento della chiesa, che era rimasta a metà a causa della morte
improvvisa della mamma. Gina aveva un carattere dolce ma deciso nello stesso
tempo. Frequentava le due Parrocchie e collaborava molto con la gerarchia.
Contribuì con un aiuto pratico e finanziario all'erezione a `Santuario' della
parrocchia dell'Addolorata.
Per
l'occasione invitò otto vescovi per preparare i fedeli al grande evento, che si
realizzò nel 1937 e che coinvolse tutta la cittadinanza.
Esile e
sofferente nel corpo, Giorgina aveva un cuore nobile e generoso, uno spirito
forte, radicato su una grande fiducia nel Signore. Questo la rendeva capace di
affrontare le difficoltà e le sofferenze legate alle sue scelte non comuni.
Quando
il Monastero fu fondato, fu lei la prima ad entrarvi. Se oggi Matino ha questo
faro luminoso lo deve a questa figura di donna che seppe fidarsi di Dio fino
all'eroismo. Assuntina De Prezzo
Negli
anni quaranta facevo l'organista nella chiesa del Rosario. I genitori di
Giorgina Sergio erano Terziari domenicani e priori della stessa Confraternita.
Erano loro a conservare nella loro cassaforte gli abiti preziosi che si facevano
indossare alle statue della Madonna del Rosario e del Carmine nei giorni della
loro festa.
I
Sergio erano persone esemplari, molto generose e disponibili ad aiutare chi ne
avesse bisogno.
Quando
in chiesa si preparavano i canti per le celebrazioni liturgiche, la famiglia
Sergio offriva ai cantori frutta abbondante proveniente dal proprio giardino e
all'uscita della S. Messa domenicale la signora Agata offriva a tutti caffè e
biscotti. La signorina Giorgina era di carattere affabile e generoso, come i
suoi genitori, sempre pronta a soccorrere le persone in difficoltà. Agostino
Caggiula
Il
primo impatto con Gina Sergio l'ho avuto nell'ottobre del 1936 in occasione
della festa della Madonna del Rosario; ero chierichetto - luigino - così erano
chiamati i chierichetti dell'Addolorata e accompagnavo il sacerdote don
Giorgio Parata perchè coadiuvasse don Gaetano Marsano, rettore della chiesa del
Rosario, nella celebrazione delle Sante Messe.
Era
una solatìa giornata di ottobre e, nell'entrare nella chiesa del Rosario mi
colpì la figura di una donna tutta vestita di nero con un cingolo rosso alla
vita, intenta a sistemare i fiori tra un candelabro e l'altro. Io mi avvicinai
all'altare e osservavo di spalle questa sagoma di donna con spalle curve, bracci
esili: ad un tratto si girò verso di me e mi chiese di porgerle dei fiori da
sistemare negli appositi vasi; nell'eseguire quanto richiestomi, vidi, da
distanza ravvicinata, il suo viso diafano, il suo sorriso mesto e sempre uguale,
occhi vividi da sembrare due carboni accesi e una voce molto suadente e calda.
Mi
chiese chi fossi e il mio nome. Mi presentai e dissi di aver perduto la mamma un
anno prima.
Dopo
la funzione liturgica mi chiamò e mi regalò un nichelino - quattro soldi del
tempo - invitandomi il giorno dopo a casa sua.
Il
giorno dopo mi recai nella sua casa, magnifica abitazione sita in Matino a via
Roma a fronte alla Villa Pellegrino.
Rimasi
affascinato dalla maestosità della facciata del palazzo, ingresso arioso, stile
liberty, scala interna imponente, camere molto grandi e alte con volta a stella.
Trovai Gina Sergio nella sua camera intenta a produrre, con una macchina
specifica, ostie grandi e piccole per rifornire le chiese aperte al culto, sia
in Matino che nei paesi limitrofi.
Mi
sorrise e riprendemmo il colloquio del giorno prima. Dopo pochi minuti entrò
sua madre, donna Agata Casto, una matrona che incuteva con la sua presenza
fisica rispetto e ammirazione; infine venne suo padre, don Tommaso Sergio,
figura ieratica di gran signore di un tempo, ricco proprietario, canuto, con
baffi all'Umberto, sempre in completo nero con gilet, sul quale ostentava la
catena d'oro dell'orologio a cipolla come si usava a quel tempo; e questo
aspetto severo incuteva soggezione e rispetto unitamente a sua moglie. Entrambi
i coniugi erano conosciuti in paese per la loro bontà e generosità
eccezionali. Costituivano una coppia esemplare: entrambi avevano sempre una
buona parola per tutti ed amavano molto i bambini. L'amore e la carità verso i
poveri era una costante per la loro esistenza ed era la loro gioia e questa
gioia era l'occupazione giornaliera della nostra Gina Sergio, la quale sempre,
con il suo abito quasi monacale, nel tragitto che percorreva da casa sua alla
chiesa del Rosario si fermava ad ogni porta aperta, come era usanza del tempo,
per informarsi se qualcuno avesse bisogno di qualcosa e semmai provvedere.
Maggiore
fermata si faceva presso la famosa Giorgina Fava - Sanapo di cognome - una
grande donna tutto fare della famiglia Sergio; presso il negozio di Leonardo
Paiano; presso la casa di mescia (maestra) Giacinta Primiceri e, per ultimo,
prima di entrare in chiesa, visitava un grande uomo matinese, allora anziano,
Giorgio De Salve, titolare di una rivendita di tabacchi, grande scalpellino in
legno che, nel secolo scorso intagliò e costruì il coro della cattedrale di S.
Domenico Maggiore in Napoli e il coro della chiesa matrice di S. Giorgio.
Gina
Sergio, prima di affrontare l'opera terminata il 25 novembre 1951, ebbe a
contattare molti padri religiosi e case generalizie dei diversi ordini regolari:
francescani, domenicani, gesuiti.
Fu
aiutata da molti con consigli e suggerimenti, ma la svolta per esaurire il suo
desiderio gliela dette suo fratello Serafino, il quale, tramite le sue amicizie
politiche del tempo, tra cui Giuseppe Grassi, ministro di Grazia e Giustizia,
portò a termine la costruzione del convento e annessa chiesetta a rustico nel
1949. Nel 1950 venne chiamato alla predicazione della festività del patrono S.
Giorgio, dal Sindaco pro tempore, dott. Giorgio Primiceri, un giovane padre
carmelitano, Padre Filippo Maini, il quale si entusiasmò dell'idea di
istituire a Matino una Comunità di Monache di clausura Carmelitane che fossero
vicine a Gallipoli, dove già esisteva ed esiste un'altra Comunità.
La
nuova linfa giovanile di padre Filippo, mise le ali alla nostra cara Gina Sergio
ed in due anni furono completate tutte le opere edili e superati tutti gli
ostacoli, così che il 25 novembre 1951 il Monastero fu eretto canonicamente.
Gina
stessa si monacò nel medesimo Monastero. Prima Priora fu Suor Giovanna, di cui
molti matinesi hanno memoria di una grande Madre.
Ritornati
alla casa del Padre gli effettivi protagonisti dell'attuale Comunità
Carmelitana Scalza di Matino, mi piace ricordarli tutti e tre con il loro
indimenticabile sorriso: Gina Sergio, Suor Giovanna e padre Filippo.
Tutti
e tre assisi su una nuvoletta bianca, tinta di rosa tea, che guardano il
campanile del Monastero, mentre una suora fa rintoccare la campanella per
chiamare i fedeli alla Messa e altre funzioni sacre. Ricordando questo rintocco
della campanella a tutti, la loro quotidiana preghiera e la loro presenza di
`Sentinelle', come alla Comunità piace essere ricordate e nel contempo 'nostre
oranti', come le chiamava Victor Hugo, augurandomi che l'azione congiunta
protezione dall'alto di Suor Carmela, di Suor Giovanna e padre Filippo,
unitamente alle nostre preghiere, possano dare il frutto di giovani vocazioni,
ad majorem Dei gloriam. Antonio Primiceri (da: "Il giornale degli
Autori matinesi ", aprile 2010)
Sono
partita da Matino il 21 novembre 1947, giorno della presentazione di Maria al
tempio, all'età di 18 anni, ma i miei ricordi sono freschi come se fosse ieri.
Gina Sergio, però, è più di un ricordo molto caro per me. Non si può
comprendere la sua vita e la sua scelta, se non si inserisce nel contesto e
nell'ambiente in cui è vissuta.
Noi
rispettavamo la società del nostro tempo, che, certamente non era divagante
come quella di oggi, ma tradizionale e molto religiosa, protesa verso ciò che
conta davvero.
La fede
veniva trasmessa come testimonianza, come eredità familiare e sociale. Il
fulcro era Dio e noi, con le nostre famiglie coltivavamo il concetto di dover
sostenere grandi sacrifici per il bene comune. Era quasi un'oblazione questa
forma di vita! Giorgina Sergio era figlia di quest'epoca, di questo nostro paese
di Matino e posso dire che era un sostegno e un fulcro della società di allora,
che aveva bisogno di preghiera e di testimonianza, e potrebbe esserlo tanto più
oggi.
Era
un sostegno per chi le viveva intorno. Era il seme della potenza di Dio, che
diventava concretezza e perseveranza. Il fulcro a cui ci si rivolgeva, poiché,
essendo una persona in comunione costante con il Signore, trasmetteva senza
volerlo, a chi si avvicinava, e anche a distanza di anni, la presenza di Dio.
Sentivo
dentro di lei Dio e il dono di saperlo comunicare agli altri. Amava parlare e la
gente amava ascoltarla.
Gina
aveva la costanza, perché nessuno dà ciò che non ha. Sapeva che il Signore le
era vicino e la sosteneva. Aveva fede! Era una donna cattolica e di grande fede!
Ho
trovato in Gina questo sostegno mentre ero ancora in crescita. A maggior
ragione, credo che lo abbiano trovato coloro che le sono vissuti accanto: la sua
famiglia, le sue Consorelle e la gente di Matino.
Allora
andavo all'Azione Cattolica e mi attirava questa signorina in abito nero,
elegante, con una cintura in vita, inginocchiata al suo inginocchiatoio, che
pregava assorta, quasi rapita. Si vedeva che parlava con il Signore, anche perché
pregava tanto.
In
Gina vedevo l'azione e la contemplazione e perché io non abbia seguito il suo
cammino, solo il Signore lo sa! Lui mi ha dato tutto ed è stato proprio sulla
scia della preghiera e della contemplazione di Gina che ha tracciato la mia
strada. Suor Teresa Carmen - Gina Nuzzaci Suore di Carità
dell'Immacolata Concezione d Ivrea
Il
14 aprile 1971 la nostra cara Suor Maria Carmela del Sacre Cuore di Gesù (Gina
Sergio), serenamente lasciava questo mondo pe il Cielo.
I
pochi giorni che rimase a letto esprimeva tutto il suo affetto per no tutte,
chiedeva perdono se mai avesse dato dispiacere e prometteva d pregare tanto per
noi e per tutti i benefattori.
Era
contenta di aver visto la chiesa completamente finita e i Monastero quasi
finito, solo l'ultimo pezzo è stato costruito dopo la su, dipartita, ma
certamente ha visto tutto dal Cielo e ne gode nel veder che la sua opera ha
avuto compimento.
Aveva
61 anni di età, era nata, infatti, il 6 giugno 1910, ma mene di 19 anni di vita
monastica. Eppure sin da giovinetta aveva accarezzate l'idea di entrare in un
Carmelo, ma a causa della sua malferma salute la sua richiesta venne respinta.
Ora, alla luce degli avvenimenti chi seguirono, possiamo affermare che tutto ciò
accadde non senza uni speciale disposizione della Provvidenza Divina. Dal
Diario della Comunità
Sono
entrata in Monastero nel luglio del 1971. Suor Carmela era morta da tre mesi.
Avevo avuto la fortuna di vederla in parlatorio quando mi ero presentata per
chiedere di essere accettata al Carmelo. Mi avevano colpito in modo particolare
i suoi occhi, luminosissimi, dolci e penetranti, che scrutavano con amore e, al
tempo stesso, infondevano grande pace e sicurezza.
Quando
entrai in Monastero la sua presenza era ancor viva. Spesso pensavo con
ammirazione alla sua generosità: aveva donato non solo il suo patrimonio, ma
anche se stessa al Signore nel servizio più totale ai fratelli, quello della
preghiera di lode e di intercessione.
Il
racconto della sua santa morte, poi, mi dava tanta gioia: lucidissima fino
all'ultimo, non si era smentita un istante; salda nella fede e nell'umiltà si
era abbandonata nelle mani di Dio come un bambino tra le braccia di suo padre.
Mi
accadde, però, che dopo un po' che ero in Monastero, a causa di una minaccia da
parte di ignoti al Monastero, fossi assalita da un senso di paura; non mi
sentivo protetta e cominciai a dormire poco e male.
Ma
una notte sognai di trovarmi sulla terrazza della Chiesa e qui vidi, accanto al
campanile, Suor Carmela insieme a Suor Geltrude. - Era questa una giovane
olandese tanto malata, accolta per carità dalla Comunità. Trovandosi sul punto
di morire, aveva chiesto la grazia di poter pronunciare i voti religiosi, cosa
che le fu accordato, anche se era entrata in Monastero solo da pochi mesi.
Fu
la figura di suor Carmela che polarizzò la mia attenzione. Vedendola fui presa
da un sentimento di meraviglia e le dissi:
-
Suor Carmela, siete qui?
-
Sì, figlia mia. Io sono sempre qui, e sempre veglierò su questo Monastero.
Al
risveglio mi sentii inondata da una grande pace: suor Carmela vegliava sul
Monastero, questa certezza guarì di colpo tutte le mie paure. Suor
Franca Rosa